n.
288
29 settembre
2014
Lo sbarco in F.1 del sedicenne Verstappen
inaugura la moda dei piloti minorenni.
La contraddizione però è ammetterli
nel Circus proprio quando li si vuole
tenere fuori da categorie meno impegnative
LA MEGLIO
GIOVENTÙ?
Registrazione al tribunale Civile di Bologna
con il numero 4/06 del 30/04/2003
Direttore responsabile:
Massimo Costa
([email protected])
Redazione:
Stefano Semeraro
Marco Minghetti
Collaborano:
Carlo Baffi
Antonio Caruccio
Marco Cortesi
Alfredo Filippone
Dario Lucchese
Claudio Pilia
Guido Rancati
Dario Sala
Silvano Taormina
Filippo Zanier
Tecnica:
Paolo D’Alessio
Produzione:
Marco Marelli
© Tutti gli articoli e le immagini
contenuti nel Magazine Italiaracing
sono da intendersi
a riproduzione riservata
ai sensi dell'Art. 7 R.D.
18 maggio 1942 n.1369
Fotografie:
Photo4
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Photo Pellegrini
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Realizzazione:
Inpagina srl
Via Giambologna, 2
40138 Bologna
Tel. 051 6013841
Fax 051 5880321
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Il graffio di Baffi
FORMULA
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FERRARI
TEMPO D
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DI SCEGLIERE
Mattiacci ribadisce che la rifondazione Ferrari non può essere
giudicata da queste prime settimane, Alonso morde il freno. E
la McLaren torna a blandirlo dal suo sito web
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FORMULA
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FERRARI
Stefano Semeraro
Alla fine è sempre questione di tempo. Di quello che si vorrebbe avere e di quello che manca. Per Marco Mattiacci ad
esempio, è ancora troppo presto per giudicare i risultati della rivoluzione al vertice del managemente della Rossa. «Non
possiamo già dire ora come funzionerà – ha raccontato il team
manager ad Autosport – Io mi considero fortunato ad aver
lavorato con un personaggio carismatico come Luca di Montezemolo, e ora di poterlo fare con Sergio Marchionne. Imparare è importante, come discutere degli argomenti fondamentali. Tutti stiamo cercando di riportare la Ferrari al top. Con
la macchina abbiamo compiuto grossi miglioramenti – ha
aggiunto riferendosi alla gara di Singapore – Ormai siamo sullo stesso livello della Red Bull, anche se ovviamente il nostro
obiettivo è vincere, non raggiungere la concorrenza». Insomma: ci vuole tempo. Del resto, come sottolinea Kimi Raikkonen, «la Ferrari non il posto più facile dove trovarsi quando
le cose non vanno bene, anche se sono convinto che ora abbiamo un bel gruppo e potremo prepararci in maniera giusta al
futuro». Chi invece sente di aver poco tempo per decidere è
Fernando Alonso, ormai da settimane nell'occhio del ciclone
delle voci di mercato. Una situazione che pare cambiare ogni
giorno, con continui allontanamenti e riavvicinamenti al team
di Maranello. Secondo Cadena Ser, importante network
radiofonico spagnolo, Alonso a Singapore avrebbe rassicurato i suoi meccanici, suggerendo loro di non ascoltare tutte le
voci infondate che lo riguardano. Una in particolare sembra
veramente poco realistica, e cioè quella che rivorrebbe Alonso alla Lotus con l'ingresso nella proprietà del miliardario
canadese Lawrence Stroll (come ha riportato Roger Benoit su
“Blick”).
Anche un possibile sbarco alla Red Bull o alla Mercedes sembra allontanarsi, mentre continuano intensi gli “spifferi” che
vorrebbero l'asturiano di ritorno alla McLaren – grazie alle
pressioni della Honda - nonostante il poco feeling dimostrato in passato con Ron Dennis. A rilanciare l'ipotesi è stata l'iniziativa della scuderia inglese di aggiungere il profilo di Fernando nella galleria di grandi piloti del suo sito web. Fino a
ieri dello spagnolo sul sito McLaren non si trovava traccia,
oggi viene detto che «quando i libri di storia verranno scritti
il nome di Alonso sarà scritto a grandi caratteri come uno dei
più forti piloti di tutti i tempi». Tutti rumors, comunque, alcuni fondati altri meno, che probabilmente verranno spazzati
via a metà ottobre, quando Marchionne entrerà ufficialmente in carica come nuovo Presidente della Fiat. «Chi guiderà la
Ferrari in futuro? - ha dichiarato l'ad Fiat in questi giorni - La
decisione dipende anche dai piloti e da quello che vorranno
fare. Comunque ne parlerò con Mattiacci dopo il 13 ottobre».
L'impressione è che la Ferrari punti a trattenere Alonso, ma
senza inchinarsi ai desideri e ai capricci dello spagnolo perché non vuole dare l'impressione di dipendere da un pilota,
anche se di assoluta qualità come Fernando. Per sapere cosa
succederà dovremo aspettare ancora un po' di tempo.
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FORMULA
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HELMUT MARKO
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«VERSTAPPEN?
NON È
UN AZZARDO»
Helmut Marko parla del rapporto
privilegiato con la Renault,
dei bisticci con la Lotus,
di Vettel a cui promette un 2015
con meno jella e più potenza.
E replica a chi mette sotto
accusa la scelta di lanciare in F.1
il sedicenne pilota olandese.
Che secondo lui ha un talento
alla Senna e verrà preparato
al meglio prima dell'esordio
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FORMULA
1
HELMUT MARKO
Il primo test con una F.1
Max Verstappen lo ha svolto ad Adria
al volante di una STR7 del 2012
girando per un totale di 148 giri
Signor Marko, a Singapore ha avuti
un lungo meeting con il capo progettista della Re Bull, Rob Marshall. Di
cosa avete discusso?
«Soprattutto degli sviluppi per il 2015. Gli
argomenti centrali sono stati l'integrazione
ottimale fra power unit e telaio e la necessità di avere una cooperazione ancora più
stretta con Renault l'anno prossimo».
Ecco, a proposito della Renault:
Gerard Lopez della Lotus recentemente ha sostenuto che c'è sempre
stato un accordo nascosto per il quale la Red Bull era il team di riferimento per la Renault, e quest'anno la cosa
è sembrata evidente...
«Non è mai stato così. Per molti anni noi
siamo stati loro clienti come altri team è
stato solo per merito dei nostri successi che
il rapporto è diventato più stretto – anzi,
sotto questo aspetto per molti anni è stata
proprio la Lotus la beniamina segreta della Renault. Solo di recente le cose sono
cambiate. Ed è successo quando è stato
10
annunciato che la Red Bull era il team partenr ufficiale di Renault».
Dunque ciò che lei sostiene è che in
passato Lotus e Red Bull sono state
trattate allo stesso modo, fino a
quando la 'simpatia' si è spostata sulla Red Bull?
«Basta guardare i risultati. L'anno scorso
Kimi Raikkonen e Romain Grosjean erano
fra i nostri rivali più accaniti. Quest'anno le
cose stanno molto diversamente. In tempi
nei quali la power unit è la chiave del successo bisogna concentrarsi sulla opzione
più vantaggiosa. Vorrei ricordarvi che quest'anno abbiamo avuto quattro diverse
soluzioni per adattare il motore al telaio.
L'anno prossimo ce ne sarà solo una, qualla che la Red Bull ha sviluppato insieme alla
Renault. E' la più efficiente. La Mercedes
sta dimostrando che questo è un sistema
che funziona, hanno solo una versione di
power unit e lo stesso accade in Ferrari».
Lei ha parlato prima della partner-
ship fra Red Bull e Renault. Si tratta
di un impegno a lungo termine o varrà solo per il 2015?
«Stiamo cercando di rafforzare la cooperazione tecnica per riuscire a correre allo stesso livello della Mercedes nel 2015. Sul lungo termine stiamo discutendo ora su come
collaborare o su un base più ampia o per un
periodo più lungo».
Singapore è stata l'eccezione, ma
paragonata alle scorse quattro stagioni si può dire che quest'anno Sebastian Vettel abbia avuto molta sfortuna. Come pensate di rimediare?
«Cerchiamo di ottimizzare tutti i controlli
per evitare che certi episodi si ripetano. Ma
pensate al problema al motore che ha avuto a Singapore il venerdì: un guasto del
genere non si era mai verificato prima, ed
è accaduto a Sebastian! La Lotus ha avuto
dei problemi, e così la Caterham e la Toro
Rosso, ma da loro capitano ad entrambi i
piloti. Nel nostro caso capita sempre a
Seb».
Quindi cosa gli avete promesso per il
2015?
«Che avrà una stagione migliore e che potrà
disporre di più potenza. Abbiamo avuto una
riunione tecnica dove sono stati discussi gli
sviluppi che dovranno essere implementati
definitivamente entro il luglio del 2015. Quindi a partire dalla stagione europea dovremmo
disporre di una power unit competitiva».
Questo significa che vi chiamate già fuori per quanto riguarda le prime quattro
gare del prossimo campionato?
«Abbiamo già dimostrato quest'anno che
nonostante un deciso svantaggio per quanto
riguarda la power unit sappiamo competere
con successo, quindi anche l'anno prossimo
non dovrebbe andare troppo male, nemmeno
nelle prime quattro gare».
Il nome di Sebastian viene spesso fatto
in riferimento ad un suo possibile cambio di scuderia. Lui ha smentito questi
'rumors', ma qual è la verità?
«Al momento non so esattamente a quale
team sia stato accostato, anche perché cambia di giorno in giorno. E' veramente difficile
stare al passo di tutte le voci».
Onestamente: senza i risultati di
Daniel Ricciatdo questa sarebbe stata
una stagione molto deludente per la
Red Bull?
«Dissento in parte da questa impostazione.
Pensate al Canada: entrambi avevano la possibilità di vincere. A Budapest di nuovo è stato così, ma la safety car ha svantaggiato Seb.
In entrambe le gare erano tutti e due veloci
alla stessa maniera, ma a causa di elementi al
di fori del nostro controllo le gare sono andate peggio per Seb».
“
Verstappen assomiglia più di tutti ad Ayrton Senna. E sotto
questp aspetto non bisogna badare alla sua età. Ha parlato con gente
molto esperta quando si tratta di valutare lo sviluppo dei giovani e tutti
hanno detto che sotto il profilo mentale sembra più un ragazzo di 22 anni
che uno di 16. Dal punto di vista delle qualità tecniche, è uno che corre –
professionalmente – da quando aveva 4 anni. Quindi ci aspettiamo che sia
competitivo sin dalla prima gara. Non stiamo giocando d'azzardo con lui,
sappiamo quello che stiamo facendo. E i risultati ci danno ragione
HELMUT MARKO
”
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FORMULA
1
HELMUT MARKO
Per quattro anni alla Red Bull c'è stata una sorta di Vettel-mania. Ora che
la sua stella non brilla più alla stessa
maniera come gestite la situazione
nel team?
«Non ne facciamo un gran problema, è una
faccenda creata dai media. E' irritante
vedere quanta spazzatura è stata scritta al
riguardo. Ovviamente Sebastian ha dovuto
affrontare momenti difficili, specie considerando che le cose nell'altra metà del box
andavano così lisce».
Lei ha spinto fortemente per la firma
di Max Verstappen con la Toro Rosso: cosa si aspetta da un pilota così
giovane?
«E' un talento di quelli che si vedono una
volta ogni dieci anni».
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Lo può paragonare a qualcuno?
«Più di tutti ad Ayrton Senna. E sotto
questp aspetto non bisogna badare alla
sua età. Ha parlato con gente molto esperta quando si tratta di valutare lo sviluppo
dei giovani e tutti hanno detto che sotto il
profilo mentale sembra più un ragazzo di
22 anni che uno di 16. Dal punto di vista
delle qualità tecniche, è uno che corre –
professionalmente – da quando aveva 4
anni. Quindi ci aspettiamo che sia competitivo sin dalla prima gara. Non stiamo
giocando d'azzardo con lui, sappiamo
quello che stiamo facendo. E i risultati ci
danno ragione».
Come lavorerete con lui? Potrebbe
avere bisogno di attenzione rispetto
a qualcuno più anziano?
«Come ho detto, mentalmente sembra più
adulto di un 20enne. Comunque sì, lavoreremo con lui in maniera intensiva. Farà
qualche giro il venerdì. Non troppo tempo
fa ha percorso 400 km di test in Italia,
appena può è al simulatore e sta lavorando
sia fisicamente sia mentalmente con i
nostri migliori esperti. Stanno emergendo
le cose su cui si dovrà concentrare nel 2015.
Detto questo, sta avendo un'istruzione perfetta prima di trovarsi sulla griglia».
Alla fine si è convertito all'idea che i
doppi punti nell'ultimo Gp sono una
cosa positiva?
«Sì, adesso li apprezziamo davvero tanto!
Tranne che se saremo scalzati dalla seconda posizione nel campionato costruttori:
allora li malediremmo...».
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FORMULA
1
IL CASO
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LA FARSA
DELLA FIA
Venerdì sarà permesso a Verstappen di partecipare a 17 anni e 3 giorni
al primo turno libero del GP del Giappone di F.1
sulla difficile pista di Suzuka. Ma a un ragazzo di 15 anni e 11 mesi è
severamento vietato correre con le piccole monoposto di F.Renault 2.0.
Il tutto per promuovere la F.4…
L’esibizione di Verstappen a Rotterdam
con una Red Bull del 2012 in livrea Toro Rosso
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FORMULA
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IL CASO
Massimo Costa
Martedì 30 settembre, Max Verstappen
compie 17 anni e venerdì 3 ottobre guiderà
la Toro Rosso-Ferrari nel primo turno di
prove libere a Suzuka al posto di Jean-Eric
Vergne. Il giovanissimo olandese farà quindi il suo debutto ufficiale in F.1, ma la Toro
Rosso Verstappen l’ha già guidata in un
vero test sul tracciato di Adria una ventina
di giorni fa. Quando aveva ancora 16 anni.
Ultimamente la FIA è molto attenta alle età
dei piloti che debuttano in monoposto. Una
delle regole che più hanno fatto discutere
negli ultimi mesi è il divieto a un ragazzo di
15 anni di poter guidare una monoposto di
F.Renault 2.0. Una vettura con poco più di
210 cavalli. A loro è permesso soltanto di
guidare nella neonata categoria F.4, guarda caso fortemente voluta dalla stessa FIA
e che nel 2014 ha debuttato soltanto in Italia, ma che dal 2015 sarà attiva anche in
Gran Bretagna e Germania, Giappone e
Australia oltre che nel nord est europeo.
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Dietro al paravento del “210 cavalli sono
troppi per un 15enne”, si nasconde l’intento di promuovere la F.4 obbligando a una
scontata scelta un pilota di quell’età. Ma il
paradosso è forte e facciamo un esempio: a
Matevos Isaakyan mancavano una manciata di giorni per compiere i 16 anni, ma gli è
stato impedito di gareggiare a Imola nella
F.Renault ALPS. Le regole sono regole. E’
direttamente intervenuta la FIA, da Parigi,
per fermare il russo che aveva partecipato
alle prove libere dell’evento imolese e aveva ricevuto il nulla osta dal direttore di gara
per disputare anche qualifica e corse. Nell’ottobre 2013, il vincitore del premio Kartista Italiaracing Leonardo Pulcini, ha svolto il test collettivo Eurocup Renault sulla
pista di Montmelò. Il giovane romano
all’epoca aveva 15 anni e 4 mesi, qualche
box più in là c’era anche Max Verstappen
che aveva compiuto i 16 anni da due settimane, ma per tutto il 2013 (dunque a 15
anni) si era allenato con delle Tatuus di
F.Renault in giro per l’Europa. La Federa-
zione italiana, ovviamente leggendo Italiaracing, saputo del fatto che Pulcini stava
girando a Montmelò grazie al nostro premio, ha subito provveduto a informare la
Federazione spagnola chiedendo spiegazioni: come mai un 15enne è in pista nella
vostra nazione in un test collettivo della
Renault 2.0? Fermatelo! Che deve correre
in F.4. Come poi è accaduto questa stagione… E’ quindi arrivata una telefonata ai
responsabili di Renault Sport Technologies, ma la cosa non ha avuto seguito e Pulcini ha potuto proseguire nello svolgimento del test. La CSAI, quindi, anziché lodare
la nostra iniziativa di portare in pista, in un
palcoscenico così importante e di qualità,
un giovanissimo ragazzo italiano, si era
messa di traverso. Ma non ci sorprendiamo
vista la non competenza dei personaggi, a
partire dal presidente Angelo Sticchi
Damiani, che fanno parte della Federazione.
Dunque, ricapitolando: a un pilota di 15
anni e 11 mesi (vedi Isaakyan), la FIA
Leonardo Pulcini impegnato
nel test con la F.Renault
nell’ottobre del 2013
impedisce di guidare una piccola monoposto di F.Renault 2.0. D’accordo, la regola è
questa. Ma la stessa FIA permette a un
ragazzo di 16 anni (Verstappen) e 11 mesi
di salire sulla Toro Rosso F.1 per affrontare un test ad Adria, non di meno un road
show a Rotterdam, dove tra l’altro ha
anche rimediato una discreta figuraccia. E
di debuttare ufficialmente in F.1 a 17 anni
e 3 giorni mettendosi in mezzo ai migliori
piloti del mondo nel primo turno libero su
una delle piste più impegnative del campionato del mondo: Suzuka. Sia ben chiaro, non mettiamo in discussione le qualità
del pilota, Verstappen sicuramente farà
molto bene, ma sotto inchiesta è il metodo, il concetto, adottato dalla FIA. Può una
differenza di qualche mese di età creare un
divario così esagerato? Verstappen può
guidare una F.1 ad Adria a 16 anni e 11 mesi
mentre Isaakyan non può guidare una
F.Renault 2.0 a Imola a 15 anni e 11 mesi?
Sembra una presa in giro, ma è accaduto
ed è tutto vero…
Matevos Isaakyan
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FORMULA
1
CATERHAM
Kamui Kobayashi:
da lui Ravetto e Kolles
si aspettano un...
salto di qualità
MIRACOLI
IN CORSO
Manfredi Ravetto racconta il cambio di proprietà della Caterham, la scuderia
di cui ora è team principal. Dal misterioso gruppo di investitori svizzeri e medio-orientali
all'opera di salvataggio di una squadra che pareva già defunta, ecco i dettagli
dell'operazione, e del progetto per farla continuare anche nel 2015
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FORMULA
1
CATERHAM
Ravetto, ci può spiegare il suo ruolo
nel cambio di proprietà alla Caterham?
«Non ho avuto nessun ruolo. Ho solo ricevuto una telefonata venerdì notte dal mio
buon amico Colin Kolles, che rappresenta i
nuovi azionisti. “Affare fatto – mi ha detto
– benvenuto a bordo”».
E' sorpreso di ritrovarsi improvvisamente in F.1 dopo le sue precedenti
esperienze con la Spyker e la HRT?
«Un po' sì. Da quando si era concluso il
nostro accordo con la HRT nel 2011 io e
Colin abbiamo parlato con diversi investitori e siamo stati in trattativa con altri team,
ma non se ne era mai fatto nulla. Devo
ammettere che la mia vita si è svolta molto
lontano dalla F.1, compreso l'acquisto di
una squadra di calcio in Italia, quindi sì,
sono rimasto abbastanza sorpreso dalla
telefonata».
Qual è la situazione del team al
momento? Presumibilmente Tony
Fernandes non l'avrà abbandonato
senza una ragione...
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«La mia sensazione è che i proprietari precedenti avessero staccato già da tempo la
spina, il team non credeva neppure che
avremmo corso a Silverstone. Ma non solo
siamo riuscito a correre a Silverstone,
abbiamo fatto anche i test e siamo stati in
pista a Singapore. Nel frattempo abbiamo
fatto progressi evidenti con la macchina, e
continuiamo a lottare. Ma voglio essere
chiaro: la prendiamo come viene. Siamo
molto rilassati. Penso che abbiamo già
compiuto un piccolo miracolo per portare
il team fin qui. Abbiamo aggiunto altri piccoli miracoli compiendo dei progressi e
stando davanti alla Marussia in termini di
velocità e molto vicini alla Lotus e alla Sauber. Siamo qui per produrre miracoli!».
Quanto dureranno, questi miracoli?
«Speriamo di riuscire a stabilizzarlo abbastanza in fretta. Questo è il nostro obiettivo al momento: stabilizzare il paziente».
A sentirla sembra quindi dell'idea
che il team riuscirà a essere della
partita nel 2015...
«Stiamo testando proprio adesso a Colonia
la vettura 2015, nella galleria del vento della Toyota. E ovviamente non ti fanno usare la galleria del vento a Colonia solo perché sei simpatico. Puoi farlo solo se metti
dei soldi sul tavolo, e noi l'abbiamo fatto. E
questo significa che siano pienamente
impegnati a essere in pista l'anno prossimo.
Un team di F. 1 e l'iscrizione alla F.1 sono
capitali molto importanti, e dunque bisogna fare il massimo per tutelarli».
Quali sono i prossimi passi della
vostra strategia di sopravvivenza?
«Al momento stiamo cercando di sviluppare la nostra vettura attuale. Vogliamo introdurre nuovi particolari e nuove soluzioni
perché il nostro obiettivo è il decimo posto
nel campionato costruttori. Raggiungerla è
molto importante per noi, ma non vitale.
Abbiamo un piano che prescinde dalla
posizione, perché vogliamo dare un futuro
all'azienda. Dobbiamo ristrutturare il
dipartimento tecnico e metterlo sotto il
controllo di John Iley e del suo staff. Ci sono
dati molto interessanti, anche se ovviamente non costruiremo una vettura capace di
vincere il titolo».
Manfedi Ravetto
Può spiegarci quali sono secondo lei
i lati deboli della Caterham? Lei ha
esperienza di molti piccoli team e di
cosa hanno bisogno per sopravvivere.
«Ottima domanda. Nessuno me l'ha chiesto fino ad ora. Darò una risposta molto
chiara: questo è un piccolo team che è stato costruito come un mega, supersonico
team di alto livello. Ma così non può funzionare. Bisogna essere realistici. Non so
quale fosse l'obiettivo della precedente proprietà, ma non era sostenibile, e i fatti lo
hanno dimostrato».
Lei ha ereditato molto rapidamente
la posizione di team principal da
Christijan Albers. Quali sono le sue
referenze per questo ruolo?
«Sono un uomo fortunato, ma so so se sia
una fortuna diventare il team principal.
Credo di portare una grande voglia di lavorare e di risolvere in fretta tutti i problemi.
Non intendo trovare la soluzione, ma essere la soluzione».
E' stato il 'consulente' Colin Kolles a
rappresentare la Caterham all'incontro dei team
principal:
perché? Da
quanto si è
capito ha solo
un ruolo di
consulente...
«Ha partecipato
al meeting perché è il rappresentante degli
azionisti. Fondamentalmente, è
lui che ha l'ultima
parola,
anche se non è
coinvolto nel
lavoro quotidiano del team. La
sua posizione è
molto simile a
quella di Helmut
Marko alla Red
Bull».
Ci può dire
qualcosa sulla
struttura proprietaria del
team? A quanto si sa è composta da
un consorzio di investitori svizzeri e
del Dubai .
«Sarà molto onesto, più onesto di così non
è possibile, ci sono cose che non so e che
non è neppure previsto che io sappia. Funziona come un club di persone che sono state riunite da Colin Kolles. E' un gruppo di
persone molto ricche che hanno deciso di
puntare una fiche al Casinò. Non hanno
ambizioni in F.1, perché il loro settore è un
altro, e sono divise in parti eguali fra la Svizzera e il Dubai. Perché vogliono restare
anonime? Vi do un esempio. Se sapessi un
nome e lo facessi circolare – mettiamo:
“dietro l'operazione c'è il signor Bianchi” sicuramente il signor Neri potrebbe dire:
perché Mr White è sulla ribalta e non ci
sono io, e poi salterebbe fuori il signor Verdi che direbbe che l'accordo era diverso, che
lui non vuole apparire... Insomma, la verità è che non vogliamo entrare in questo giochetto pericoloso. Non vogliamo occuparsi
dell'esposizione pubblica degli azionisti.
Anche perché al momento la situazione ci
consente di lavorare in totale libertà e indipendenza».
Insomma, è una specie di circolo privato?
«Forse la si può
mettere
così.
Suppongo che si
riuniscano
la
domenica per
pranzo e si godano la gara».
Il team cambierà nome?
«Al momento
non è nei piani.
La storia della
F.1 è fatta di
nomi che cambiano – e la mia
storia personale
in F.1 è piena di
simili cambiamenti – ma per
ora non è una
priorità».
Ha già in mente chi saranno
i piloti nel
2015?
«Abbiamo qualcosa in testa, e
ovviamente ci
piacerebbe un
mix fra un pilota
esperto e un emergente di talento. Non
vogliamo perdere Marcus Ericsson, perché
il team ha investito su di lui come rookie e
ora vuole raccogliere i frutti di quell'investimento, visto che siamo convinti che
abbia le qualità per farcela. Per quanto
riguarda Kamui Kobayashi, sa che alla
Caterham per lui la porta è aperta. Ma sa
anche che deve ottenere risultati quest'anno. Deve aiutarci a raggiungere la decima
posizione che inseguiamo».
Quali saranno gli sviluppi a brevissimo termine?
«Siamo ormai alla fine della stagione, con
ormai poche gare in trasferta dove sappiamo di avere pochissime chance, quindi stiamo lavorando soprattutto sulla parte commerciale. Il nostro dipartimento tecnico sta
lavorando a tempo pieno sul progetto 2015,
mentre il team è impegnato quotidianamente nelle gare. Dopo Abu Dhabi tireremo un po' il fiato e cercheremo di conoscerci tutti meglio, cosa non facile da fare se
arrivi a stagione iniziata».
Le piace il suo ruolo?
«Questo è il problema: la risposta è sì. Mi
godo ogni singolo minuto, ogni singolo,
tormentato minuto».
21
IL GIALLO
22
A Suzuka nel 1976 andò in scena uno dei più drammatici GP della storia della F.1. Fra le “paure “ di Lauda,
reduce dal fuoco del Nurburgring, e le vendette dei suoi colleghi, la gara si disputò sotto l’acqua dopo
violente discussioni. Anche Regazzoni si schierò contro il compagno di squadra, il risultato fu che da allora si
ruppe il rapporto fra Lauda e il Drake. Ma chi fu il vero colpevole? Carlo Baffi
Domenica 24 ottobre 1976. Mentre in
Italia sono da poco passate le 5, dall’altro capo del mondo la Formula Uno si
appresta a vivere l’ultimo atto di un campionato destinato ad entrare nella
memoria degli appassionati. Una stagione dai due volti, dominata nella prima
parte dalla Ferrari 312 T2 del Campione
del Mondo uscente Niki Lauda. L’austriaco conquista cinque vittorie e firma
tre pole; un ruolino di marcia che lo lancia verso la riconferma sul trono iridato.
Ma il 1 agosto nel corso del 2° giro del
G.P. di Germania (10a prova) in programma sul temibile Nurburgring, Lauda è vittima di un gravissimo incidente,
che lo lascia sospeso tra la vita e la morte per alcuni giorni. Fortunatamente il
ferrarista, che gode di una tempra fortissima, riesce a riprendersi e dopo un mese
torna in pista nel G.P. d’Italia. Nel frattempo però, l’inglese James Hunt ha
recuperato terreno e al volante della
McLaren è ormai divenuto un serio pericolo nella lotta al titolo. Da Monza in
avanti, Lauda incamera solo 7 punti in 3
GP, contro i 22 di Hunt, vittorioso in
Canada ed in Usa-Est. Così alla vigilia del
duello finale il vantaggio di Niki è di soli
3 punti: 68 a 65.
MISTICA
SUZUKA
Il palcoscenico è quello del Gran Premio
del Giappone, in una località carica di
misticismo. Il circuito sorge infatti alle
pendici del monte Fuji, un vulcano alto
3.776 metri, ritenuto un luogo sacro per
gli appartenenti alla religione scintoista.
E’ una sorta di sfida nella sfida, perché
pone di fronte due uomini profondamente divisi dal carattere e dalla filoso-
fia di vita: metodico e calcolatore l’austriaco, esuberante e imprevedibile il
britannico. Un “bad boy”, che s’è guadagnato il soprannome di “Hunt the
shunt”, ovvero “lo schianto”. Alla vigilia
dello scontro però, i due sono all’opposto anche nello stato d’animo. Se Hunt è
carico, Lauda è stremato, perché alla
normale stanchezza fisica che accompagna i piloti a fine stagione si sono
aggiunte le conseguenze del rogo al Nurburgring (a Monza corre con un casco
particolare per vie delle ferite ancora
aperte). Una condizione non certo ideale per sopportare la pressione psicologica di una lotta al titolo. Al termine delle
qualifiche, disputate sotto il sole, Mario
Andretti firma la pole, seguito da Hunt,
che partirà al suo fianco in prima fila.
Lauda, terzo, è in seconda fila insieme a
Watson. Una situazione che nulla farebbe presagire al peggio, invece il destino
è in agguato. Sin dalle prime luci dell’alba, lo scenario è radicalmente cambiato.
Oltre ad essere avvolto in una coltre nebbiosa, il circuito è battuto da una pioggia sempre più fitta e violenta. Un meteo
implacabile che in breve rende la pista
inguidabile, complici i rivoli d’acqua che
si formano su un asfalto che non riesce
a drenare l’acqua. Il warm-up si svolge
regolarmente, con le monoposto che pur
procedendo lentamente faticano a stare
in pista, Jarier, Pace e Stuck finiscono in
testa coda, Larry Perkins distrugge la
sua Brabham-Alfa Romeo alla curva
300R. Lauda non intende prendere
rischi inutili, compie così solo un giro e
rientra. Parla subito con Daniele Audetto, direttore sportivo del Cavallino, il
quale interpella subito gli altri piloti circa la possibilità di non correre. Viene
indetta una riunione col direttore di
gara, dove la maggioranza dei piloti non
intende prendere il via. Lauda ovviamente è tra questi, sa che per correre
sotto l’acqua bisogna far ricorso ad una
determinazione supplementare, visto le
insidie ed i pericoli; e lui è ormai in
riserva.
LA RIUNIONE NELLA
ROLLS-ROYCE
Nel frattempo l’acquazzone s’è trasformato in un vero e proprio diluvio, tale da
indurre la direzione gara a ritardare di
due ore la partenza. Terminata la riunione, Lauda si rinchiude in una delle RollsRoyce che l’organizzazione ha messo a
disposizione per gli spostamenti dei concorrenti. Riceve i colleghi ed insieme a
Fittipaldi e Pace, convoca un nuovo
incontro, in cui si chiede l’annullamento
del GP. A questo punto però spuntano i
contrari. Sono due piloti di casa Noritake Takahara e Masahiro Hasemi, seguiti
da Vittorio Brambilla (piede pesante sul
bagnato), Ronnie Peterson, Hans Stuck e
Clay Regazzoni. Si proprio il compagno
di Niki; una presa di posizione che la dice
lunga sul rapporto ormai logoro tra i due
alfieri del Cavallino. E’ presente anche
Bernie Ecclestone, patron della Brabham
e già ai vertici del Circus, il quale sottolinea che a breve si chiuderà la finestra
col satellite e che una mancata partenza
comporterebbe problemi di inadempienza contrattuale. La soluzione potrebbe
essere quella di prendere il via, al fine di
incassare il premio di partecipazione e
poi di rientrare ai box dopo aver percorso poche tornate. E’ d’accordo anche
Hunt, che fin dall’inizio ha dichiarato
alla stampa inglese che i piloti non
vogliono partire. Dunque Hunt sarebbe
disposto a deporre le armi e consegnare
il titolo al rivale, in nome della sicurezza? Sarebbe un grande gesto di sportività.
23
IL GIALLO
IL BUIO
DELLE 15
Alle 13.15 locali, ha luogo l’ennesimo
briefing. Nella torre della direzione gara,
arrivano anche i team managers, tra questi c’è Max Mosley che annuncia la presenza delle sue March al via. Un’ulteriore crepa nel fronte del no. Lauda per contro, conferma che si ritirerà dopo un giro
di pista. Spunta anche l’opzione di disputare il Gran Premio, senza ritenerlo valido ai fini della classifica, ma viene subito bocciata. Malgrado continui la pioggia
battente, intorno alla 14.30, un uomo
dell’organizzazione fa capolino tra i
rivoltosi, avvisando che, complice il maltempo, si sta facendo buio e che se la corsa non parte subito, non si potranno
disputare gli ultimi giri per mancanza di
visibilità. Un danno non solo per il pubblico presente, ma pure le riprese televisive. Parole “magiche”, che sbloccano di
colpo la situazione; Brambilla si alza e
prende la via della pista, seguito da altri
colleghi. E’ il prologo al via. Un epilogo
inaspettato, che su Niki ha un effetto psicologico negativo. Forghieri cerca di rincuorarlo invitandolo a non mollare. Una
volta in pista, le vetture si muovono lentamente per il giro di ricognizione, avvolte da nuvoloni d’acqua, su un tracciato
inguidabile, nonostante il tentativo di
scavare dei canaletti per far scolare l’acqua dall’asfalto. Alle 15.09 scatta la corsa. Andretti fa pattinare le gomme e vie-
24
ne sorpreso da Hunt che prende il
comando seguito da Watson. Lauda invece viene risucchiato dal gruppo e procede in 10a posizione. Il campione confesserà tempo dopo, di essersi trovato in
preda al panico a, rivede i fantasmi del
Ring: «…avevo la sensazione che da un
secondo all’altro chiunque potesse tamponarmi». Nel corso del 2° passaggio, la
Ferrari numero uno imbocca la pit-lane,
fino a fermarsi davanti al proprio box.
Attorno alla Rossa accorrono tecnici e
meccanici, il pilota fa strani gesti e invita Forghieri ad avvicinarsi. Sopraggiunge anche Audetto, mentre vengono allontanati i curiosi. Lauda dice qualcosa, si
slaccia le cinture ed esce dall’abitacolo.
E’ la resa. Ad un giornalista che gli chiede cosa sia successo, il ferrarista risponde: «Niente, non me la sentivo di continuare, non ci vedevo», E’ la stessa risposta data a Forghieri, che gli offre di trovare un motivo tecnico, magari un guasto elettrico, per giustificare il ritiro. Un
atteggiamento decisamente coerente e
coraggioso: non a caso un quotidiano
titolerà: «Il coraggio di avere paura».
HUNT
IL FORSENNATO
All’8° passaggio si arrende Pace e due
giri dopo Fittipaldi, entrambi reputano
impossibile continuare. Che sia il preludio al forfait generale precedentemente
annunciato? Intanto il GP continua con
Hunt capofila davanti ad uno scatenato
Brambilla, più indietro nel gruppone c’è
Regazzoni, che potrebbe ancora dare una
mano a Niki. Intorno al 24° giro, ecco un
nuovo colpo di scena. La pioggia inizia a
diminuire fino a cessare e la pista va via
via asciugandosi. Da qui in poi la gara
cambierà, perché non ci sarà più alcun
motivo per ritirarsi. Un altro colpo basso per Lauda, che se fosse riuscito a resistere qualche passaggio in più, potrebbe
ancora difendere il titolo. Invece l’austriaco ha già lasciato il circuito insieme
alla moglie Marlene. Il mondiale pare
quindi deciso, ma al 62° giro Hunt inizia
ad accusare problemi ai pneumatici, viene raggiunto e superato dagli inseguitori. Deve così riparare ai box, quando
mancano 3 giri fine. In testa passa
Andretti, seguito guarda da caso da
Regazzoni, poi Jones e Depailler. Basta
che il ticinese preceda il britannico e Niki
resterà campione. Un capovolgimento di
fronte che Lauda, apprende via radio
mentre sta arrivando all’aeroporto di
Tokio. Le ultime tornate però sono destinate a cambiare nuovamente il corso
degli eventi. Regazzoni ha le gomme
degradate e fatica a reggere gli assalti dei
rivali. Attende vanamente istruzioni dal
suo box, che avrebbe dovuto calcolare il
momento più propizio per montare le
gomme da asciutto. Clay decide allora di
rientrare spontaneamente e quando
riparte è quinto. Hunt, con le gomme
nuove da vita ad una rimonta forsennata
e dopo aver passato un arrendevole
Il via della gara del Fuji sotto la pioggia
Jones artiglia il terzo posto e la sua prima corona iridata, per un solo punto.
Lauda verrà a conoscenza del risultato
mentre attende di salire sull’aereo.
CHI HA
PUGNALATO NIKI?
Una sconfitta pesante, destinata a generare non poche polemiche, anche a fronte di alcune incognite che non hanno
ancora trovato risposta. C’era davvero un
accordo tra i piloti, in virtù del quale la
gara sarebbe durata solo poche tornate?
Se così fosse, chi pugnalò Lauda alle
spalle? Secondo Forghieri, i piloti inglesi avrebbero giocato con Niki, sostenendo fino all’ultimo che non sarebbero partiti, per poi fare il contrario. L’ex direttore tecnico sostiene pure che alcuni team
d’oltre Manica avrebbero fatto delle
segnalazioni ad Hunt in modo da garantirgli il 3° posto, il riferimento a Jones è
evidente. Ma Forghieri aggiunge anche
che certi atteggiamenti ostili da parte di
alcuni rivali, fossero la conseguenza del
modo di agire di Lauda, che in quegli
anni non si era certo attirato molte simpatie. Ad esempio, Ronnie Peterson non
aveva gradito l’opposizione del ferrarista
al suo arrivo a Maranello, per sostituirlo
dopo l’incidente in Germania. Lo stesso
Regazzoni, non era più in buoni rapporti con l’austriaco, soprattutto dopo il titolo perso nel ’74. Nel suo libro “E’ questione di cuore”, lo svizzero sarà alquanto
polemico con Niki: «Paura… se si ha paura, si va piano e non ci si ritira!» . E non
sarà tenero nemmeno con la squadra,
sulla questione del cambio gomme:
«Lauda e Forghieri erano partiti per l’aeroporto di Tokio. Quello che stava succedendo in pista, evidentemente, non li
interessava». Parole di fuoco, probabilmente giustificate dal benservito riservatogli da Ferrari a fine stagione, dopo
averlo accusato di correre per “casa
Regazzoni.”
LA RABBIA
DEL DRAKE
Il Drake però non risparmierà nemmeno Lauda. Se in pubblico coprirà il pilota, tra le mura domestiche non perdonerà mai quel ritiro motivato dalla paura.
Una decisione criticata anche da molti
giornali, pronti a dare del coniglio e del
pilota finito al ferrarista. Una volta di
fronte a Maranello, il grande Vecchio
offrirà a Lauda il posto da direttore
sportivo. Niki intuirà così che il Drake
ha più fiducia in lui: «…aveva scelto di
tenermi in frigorifero come pilota e nel
contempo di non cedermi ad altri». Lauda però è forte di un contratto che lo
lega a Maranello fino al 1977 e Ferrari
deve abbozzare; ma in vista della stagione successiva promuove Carlos Reutemann al ruolo di prima guida. Sarà la
causa che porterà l’austriaco a lasciare
la rossa per la Brabham. Prima però
conquisterà il secondo mondiale col
Cavallino prendendosi una giusta rivincita. James Hunt invece, dopo aver toccato l’apice della carriera, imboccherà
un triste viale del tramonto. Lascerà le
corse nel ’79 senza grandi acuti ed il 15
giugno del 1993 verrà stroncato da un
infarto a soli 45 anni, complice una vita
spericolata, fatta anche di eccessi di
alcol e fumo.
James Hunt
25
MOTO
GP
GARA AD ALCANIZ
L’incredibile scivolata di Marquez
ha regalato a Lorenzo la prima
vittoria della stagione e il maiorchino
ha così potuto festeggiare
bandiera in pugno
LE CADUTE
DEGLI DEI
Il secondo errore consecutivo di Marquez complica il finale di stagione
del catalano, che a Motorland ha regalato la vittoria a Lorenzo,
al primo centro della stagione, scivolando ingenuamente sul bagnato.
Paura invece per il botto di Valentino Rossi,
fortunatamente senza conseguenze, mentre finiscono a terra
anche Iannone e Dovizioso. L’Italia si consola
con il successo di Fenati in Moto3 26
27
MOTO
GP
GARA AD ALCANIZ
Luigi Ansaloni
Sono bastate due gare per rovinare i piani
di Marc Marquez. Da Misano ad Aragòn, lo
spagnolo ha messo in discussione quanto
di buono fatto nella stagione. Le 11 gare
vinte e le altrettante pole position sembravano poter assicurare a Marquez un arrivo
decisamente comodo e anticipato verso il
suo secondo titolo iridato. Le cose non
stanno andando esattamente come pianificato e ad errori si stanno aggiungendo altri
errori. Solo due settimane fa la scivolata
al «Marco Simoncelli» di Misano alle spalle di Rossi, adesso la caduta del Motorland,
sul bagnato. Quest'ultimo errore poteva
essere facilmente evitato, se solo lo spagnolo non si fosse lasciato prendere dalla sfida con il suo compagno di squadra e dalla
voglia di stravincere. Marquez è stato tradito (come Pedrosa) dall'asfalto viscido per
la pioggia. Una caduta a poche curve dall'entrata dei box, quanto basta per permettere a Lorenzo di approfittare della situazione. Il pilota della Yamaha, da questo
punto in poi, ha gestito la testa della corsa
mentre Marquez rialzava la moto e correva
verso il box per salire sulla Honda con le
gomme rain.
La battaglia tra Pedrosa e Marquez
con Lorenzo spettatore
Primo podio in carriera per Aleix Espargaro
ch ha festeggiato con Lorenzo
LORENZO
PRIMO URRAH
Mentre Lorenzo e la Yamaha guadagnavano il primo GP vinto ad Aragon (e la prima vittoria stagionale per il maiorchino),
Marquez terminava tredicesimo alle spalle
anche di Danilo Petrucci con la ART e di
Alex De Angelis con la Forward Yamaha.
Marquez comunque non si dispera. L'obiettivo di vincere il mondiale in anticipo c'è
sempre (potrebbe accadere a Motegi in
Giappone, basta che il pilota della Honda
faccia meglio di Pedrosa di un punto), a
patto di non cercare di strafare come in
queste ultime corse In una gara caratterizzata da tante cadute, brilla Danilo Petrucci tra gli italiani (a terra sono finiti: Andrea
Iannone, Valentino Rossi e Andrea Dovizioso: su Rossi torneremo più avanti). Il
ternano in sella alla ancora acerba ARTAprilia MotoGP, ha guidato bene finendo
undicesimo. Una iniezione di fiducia per
Petrucci che il prossimo anno potrebbe
prendere il posto di Iannone nel Team
Ducati-Pramac. L'Italia festeggia invece
nella Moto3 con il successo di Romano
Fenati. Il pilota della Ktm-team Sky, che
scattava dalla quinta fila, è riuscito a risalire il gruppo degli inseguitori battagliando a lungo con il leader della corsa Alex
28
Marquez (Honda). «Ho fatto una buona
gara, avevo un buon feeling con la mia
moto - ha detto Fenati - è stata dura qui ad
Aragon contro un pilota spagnolo, ma sono
molto soddisfatto».
IL DOTTORE...
ALL'OSPEDALE
Per Valentino Rossi una domenica densa di
emozioni che più densa non si può- Prima
la grande gioia per Romano Fenati (pilota
della sua scuderia), poi la corsa verso
l'ospedale. Ad alcune, il 'Dottore? avrebbe
rinunciato con piacere. Dalla gioia, Valentino è passato alla paura. Dopo la vittoria
di Misano, Rossi mentre era in lotta con
Dani Pedrosa, si avvicinava troppo alla
Honda dello spagnolo. Un pilota esperto sa
che in quella situazione, e a certe velocità,
non si può entrare in curva e ha correttamente 'raddrizzato’ la moto, per andare
nella via di fuga. Ma era troppo veloce.
L'ORDINE DI ARRIVO
DOMENICA 28 SETTEMBRE 2014
1 - Jorge Lorenzo (Yamaha) - Yamaha Factory - 28 giri in 44'14"586
2 - Aleix Espargaro (FTR Yamaha) - Forward - 10"295
3 - Cal Crutchlow (Ducati) - Ducati Team - 10"312
4 - Stefan Bradl (Honda) - LCR - 11"718
5 - Bradley Smith (Yamaha) - Tech 3 - 29"483
6 - Pol Espargaro (Yamaha) - Tech 3 - 29"686
7 - Alvaro Bautista (Honda) - Gresini - 29"763
8 - Hiroshi Aoyama (Honda) - Aspar - 37"841
9 - Nicky Hayden (Honda) - Aspar - 42"957
10 - Scott Redding (Honda) - Gresini - 53"937
11 - Danilo Petrucci (ART) - Ioda Racing - 59"824
12 - Alex De Angelis (FTR Yamaha) - Forward - 1'00"718
13 - Marc Marquez (Honda) - Honda Team - 1'15"227
14 - Dani Pedrosa (Honda) - Repsol Honda - 1'24"526
15 - Yonny Hernandez (Ducati) - Pramac - 1'38"255
16 - Michael Laverty (PBM) - Bird - 1 giro
17- Mike di Meglio (Avintia) - Avintia - 1 giro
18 - Broc Parkes (PBM) - Bird Motorsport - 1 giro
19 - Hector Barbera (Avintia) - Avintia - 1 giro
Ritirati
Andrea Dovizioso (Ducati) - Ducati Team
Valentino Rossi (Yamaha) - Yamaha Factory
Andrea Iannone (Ducati) - Pramac
Karel Abraham (Honda) - Cardion AB
Il campionato piloti
1.Marquez 292; 2.Pedrosa 217; 3.Rossi 214; 4.Lorenzo 202; 5.Dovizioso 142;
6.A.Espargaro 112; 7.P.Espargaro 108; 8.Iannone 92; 9. Bradl 87; 10. Smith 85.
Pochi istanti dopo, la sua Yamaha lo ha letteralmente scaraventato in arie e poi violentemente sull'asfalto con la M1 che ancora più pericolosamente gli volteggiava a
pochi metri. Nel box Yamaha i tecnici si
disperavano, per la gara buttata al vento,
ma Lin Jarvis, il responsabile in pista del
team, con gli occhi fissi al monitor, portava le mani in testa, temendo il peggio. Rossi, a terra e immobile, ha fatto prendere un
bello spavento a tutti, compresi i soccorritori che delicatamente lo hanno adagiato
su una barella, portandolo in fretta verso
la prima ambulanza. La memoria di tutti
in quel momento è tornata al 5 giugno
2010, alle prove del Gp d'Italia, nelle quali Valentino si ruppe tibia e perone
destri. Ma lo spavento è durato solo fino al
Centro medico, dove Valentino è stato
messo subito in piedi: con la testa confusa, ma in condizioni accettabili. Il personale della Yamaha gli ha permesso addirittura di seguire la gara nel box, fino a
quando i medici non hanno deciso di sot-
toporlo a una Tac, perchè - come afferma
il responsabile medico della MotoGp,
Michele Macchiagodena - «con la testa è
sempre meglio non scherzare». Assieme
a Valentino, è partito alla volta dell'ospedale di Alcaniz anche il dottor Michele
Zasa, responsabile della Clinica mobile,
che al termine dell'esame è apparso rassicurante. Il pilota, dunque, dopo qualche
giorno di riposo, sarà di nuovo in forma
e pronto per affrontare le ultime quattro
gare della stagione.
Attimi di paura per la brutta caduta di Valentino Rossi, a sinistra.
I soccorsi immediati e il pronto intervento dei medici hanno
comunque scongiurato gravi conseguenze al pilota di Tavullia
che se l’è cavata con un legegro trauma cranico
con temporanea perdita di memoria.
Sull’asfalto di Aragon è finito anche Andrea Dovizioso, sopra,
quando era in lotta per il quarto posto
29
RENAULT
3.5
GARE A LE CASTELLET
30
Nel momento peggiore della sua carriera, quando si è visto sottrarre
il sedile della Toro Rosso 2015 che pareva suo per essere affidato
a Verstappen, e in crisi di risultati nella WSR, lo spagnolo ha saputo
reagire da campione vincendo le due corse in Francia.
E ora il titolo è a portata di mano
LA FORZA
DI SAINZ
31
RENAULT
3.5
GARE A LE CASTELLET
Massimo Costa
Foto: DPPI
Non era per nulla facile, per Carlos Sainz,
ritrovare la serenità dopo tutto quello che
gli stava capitando. Se Helmut Marko voleva una prova di carattere, quelle che tanto
piacciono a lui e che a fine 2013 è costato
il posto alla Toro Rosso ad Antonio Felix
Da Costa, il ragazzo di Madrid gliela ha servito su un piatto d’argento. Ben sapendo
che a poco servirà perché la STR10 2015
sarà per Max Verstappen e non per lui. Che
rischia di diventare il primo campione
World Series Renault 3.5 targato Red Bull
nonché il più giovane campione della storia della categoria. Tutto inutile. Sainz si
schermisce, dice sempre che deve pensare
a lavorare ancora di più, con tanta umiltà.
Ma dentro di sé si chiederà: ma cosa devo
fare di più per meritarmi un posto in F.1?
Già…
LA REAZIONE
DEI CAMPIONI
Sainz è arrivato a Le Castellet con tanta
ansia, anche se non la lasciava trasparire.
Roberto Merhi si era avvicinato tantissimo,
arrivando ad appena 16 punti di distanza.
Carlos jr a Budapest non aveva particolarmente impressionato, quarto e sesto, cui si
aggiungeva il ritiro in gara 2 nel precedente appuntamento del Nurburgring. Tutto
pareva procedere in salita, insomma. E
anche le prime due sessioni libere a Le
Castellet non lasciavano presagire granché
con quell’ottavo posto nel primo turno e
addirittura il dodicesimo nel secondo. Ma
i campioni sanno sempre reagire. Sainz e il
team Dams non scherzano e quando è stato il momento di fare sul serio, tutto è filato liscio come l’olio. Pole nella prima qualifica, vittoria tranquilla in gara 1; secondo
tempo in qualifica 2 e altro successo in gara
2. Sette i trionfi su quindii gare per Sainz e
sette anche le pole. Non male davvero.
LA RESA
DI MERHI
Sotto i colpi di Sainz, questa volta Merhi si
è dovuto arrendere alzando bandiera bianca. Non ha piovuto a Le Castellet, e sappia-
32
mo come il pilota della Zeta Corse con
l’asfalto bagnato riesca a fare la differenza.
Serviva dunque una vettura perfetta. Come
Sainz, anche Merhi nelle libere ha sofferto,
undicesimo e ottavo, la macchina non scorreva via come avrebbe voluto. In qualifica
1 ha concluso quarto a 4 decimi da Sainz,
ma in gara non ha mai avuto il passo del
connazionale. E’ anche partito male, non
per colpe sue, e al traguardo è transitato
quinto. Capendo che tutto si sarebbe complicato. Il giorno seguente, quinto in qualifica 2, sempre a 4 decimi dal poleman, questa volta Pierre Gasly. Poi, in gara 2 una sofferta quarta posizione e un prolungato
duello con Jazeman Jaafar. La favola Merhi si è però come fermata.
Matthieu Vaxiviere
Carlos Sainz
Niente da fare per Merhi
sul circuito francese
33
RENAULT
3.5
GARE A LE CASTELLET
Gasly e Jaafar in lotta
IL GRAN FINALE
IN ANDALUSIA
Ora la distanza da Sainz per Merhi è importantissima: i 16 punti della vigilia sono diventati 44.
Ovvero: Roberto deve vincere le due gare di Jerez
e sperare che Carlos non faccia meglio del nono
posto in entrambe le corse. Tutto può accadere,
il ribaltone benché molto difficile non è impossibile. Certo a Sainz dovrebbe accadere di tutto…
Per il campionato però, miglior finale di stagione non poteva esserci. Si correrà in Spagna, a
Jerez, e a contendersi il titolo sono proprio due
spagnoli, uno di Madrid, l’altro di Castellon, vicino a Valencia. Si prevede grande pubblico per
questa prima assoluta della WSR in Andalusia. A
dire la verità vi fece tappa nel 2004, quando però
la WS era organizzata privatamente da Jaime
Alguersuari senior e in quell’occasione Heikki
Kovalainen vinse il campionato. E l’anno dopo
subentrò la Renault.
34
Poca fortuna per Oscar Tunjo, sopra, e Zoel Amberg, sotto
Oliver Rowland
GASLY SI CONFERMA
VAXIVIERE AL TOP
A Le Castellet, grande protagonista, ma ormai
non è una novità, è stato Gasly. Due volte secondo, una pole, il francese sta crescendo in fretta e
il terzo posto lo conferma. Soltanto un anno fa si
è laureato campione della Eurocup Renault…
Gasly grazie a quel trionfo di 12 mesi orsono era
entrato nel programma Red Bull e si è meritato
la conferma. Continua a sorprendere un altro
francese, Matthieu Vaxiviere, terzo e sesto. Partito in sordina a inizio stagione, saltati due
appuntamenti per infortunio, il francese sta
dimostrando grande continuità e notevoli progressi. Anche Vaxiviere arriva dalla Renault 2.0
dove, però, aveva disputato un pessimo 2013.
Terzo in gara 2 Oliver Rowland, altro rookie in
arrivo dalla serie minore della Renault. Nella prima corsa ha pasticciato un po’ troppo, ma la sua
generosità è sotto gli occhi di tutti. Ritorno al vertice per Sergey Sirotkin dopo l’incubo ungherese. Il russo si è piazzato quarto e settimo. Punti
anche per Luca Ghiotto che mancavano da Spa:
il vicentino ha chiuso settimo la prima gara.
L'ORDINE DI ARRIVO GARA 1
SABATO 27 SETTEMBRE 2014
1 - Carlos Sainz - Dams - 22 giri 42'45"660
2 - Pierre Gasly - Arden - 4"568
3 - Matthieu Vaxiviere - Lotus Charouz - 9"054
4 - Sergey Sirotkin - Fortec - 12"170
5 - Roberto Merhi - Zeta - 17"957
6 - Marlon Stockinger - Lotus Charouz - 18"670
7 - Luca Ghiotto - Draco - 28"575
8 - Marco Sorensen - Tech 1 - 32"454
9 - Matias Laine - Strakka - 32"768
10 - Norman Nato - Dams - 33"433
11 - Zoel Amberg - AVF - 37"474
12 - Will Stevens - Strakka - 38"632
13 - Oliver Rowland - Fortec - 39"260
14 - Esteban Ocon - Comtec - 40"741
15 - Beitske Visser - AVF - 52"779
16 - Nicholas Latifi - Tech 1 - 54"512
17 - William Buller - Arden - 54"661
18 - Oscar Tunjo - Pons - 57"267
19 - Cameron Twynham - Comtec - 57"672
Giro più veloce: Pierre Gasly 1'50"855
Ritirati
12° giro - Meindert Van Buuren
0 giri - Pietro Fantin
0 giri - Jazeman Jaafar
L'ORDINE DI ARRIVO GARA 2
DOMENICA 28 SETTEMBRE 2014
1 - Carlos Sainz - Dams - 22 giri 42'32"448
2 - Pierre Gasly - Arden - 12"637
3 - Oliver Rowland - Fortec - 19"676
4 - Roberto Merhi - Zeta - 22"253
5 - Jazeman Jaafar - ISR - 23"671
6 - Matthieu Vaxiviere - Lotus Charouz - 24"653
7 - Sergey Sirotkin - Fortec - 33"820
8 - Will Stevens - Strakka - 39"277
9 - Nicholas Latifi - Tech 1 - 41"967
10 - William Buller - Arden - 42"392
11 - Beitske Visser - AVF - 44"825
12 - Esteban Ocon - Comtec - 46"242
13 - Marlon Stockinger - Lotus Charouz - 54"613
14 - Meindert Van Buuren - Pons - 58"022
15 - Oscar Tunjo - Pons - 58"331
16 - Luca Ghiotto - Draco - 58"574
17 - Matias Laine - Strakka - 58"976
18 - Cameron Twynham - Comtec - 1'03"271
19 - Zoel Amberg - AVF - 1 giro
20 - Pietro Fantin - Draco - 1 giro
Giro più veloce: Carlos Sainz 1'51"867
A punti Luca Ghiotto in gara 1
Ritirati
16° giro - Marco Sorensen
15° giro - Norman Nato
Il campionato
1.Sainz 227; 2.Merhi 183; 3.Gasly 172; 4.Rowland 138; 5.Sirotkin 107; 6.Stevens 97;
7.Nato 84; 8.Jaafar 73; 9.Stockinger 71; 10.Vaxiviere 67; 11.Amberg 66; 12.Sorensen 42; 13.Laine 39; 14.Martsenko 36; 15.Ghiotto, Fantin 26.
35
EUROFORMULA
GARE A MONZA
36
È STUVIK
IL CAMPIONE
37
EUROFORMULA
GARE A MONZA
Antonio Caruccio
Foto: Photo 4 e Speedy
Sandy Stuvik vince la prima edizione della Euroformula Open conquistan
do entrambe le pole e le vittorie a Monza, in occasione del penultimo round della stagione 2013. Il
thailandese della RP Motorsport conquista così
quel titolo che gli era sfuggito per un pelo lo scorso anno, quando la serie si chiamava Formula 3
Open, nel finale di Barcellona a favore di Ed Jones.
Per questo Stuvik era il candidato da pronostico
più accreditato alla vittoria, e se non fosse stato
per la battuta di arresto di Portimao, l’incoronazione sarebbe potuta arrivare prima. In gara Sandy ha preso facilmente il largo lasciando i suoi
avversari invischiati nella battaglia per le altre
posizioni sul podio, con il compagno polacco Artur
Janosz che in entrambe le occasioni ha avuto la
meglio. Si sono alternati al terzo posto invece Yu
Kanamaru di De Villota e Christopher Hoher, della BVM. La squadra di Giuseppe Mazzotti, entrata a stagione in corso con l’austriaco, è riuscita in
breve tempo ad affermarsi tra le compagini di alta
classifica, e già a Spa era in grado di poter lottare
per il podio, anche se forse Chris è ancora un po’
acerbo, come dimostrato dall’errore in gara 1,
dove tamponando un avversario ha vanificato la
possibilità di salire sul podio. Molto bene è andato anche Damiano Fioravanti. Il romano, kartista
di Italiaracing nel 2012, è entrato regolarmente in
zona punti, con una grande rimonta sino al quinto posto in gara 2 che fa ora ben sperare per un
bel finale nel round di Barcellona. Primo dei delusi invece Kevin Giovesi. Il lombardo, richiamato
da DAV Racing per conquistare un podio in casa,
seppur veloce in qualifica non ha potuto concretizzare in gara, dovendo rinunciare ad ogni velleità di medaglia. Per la squadra lombarda comunque è arrivata la soddisfazione di vedere in zona
punti sia Costantino Peroni, ai suoi primi punti in
stagione, che Henrique Baptista. Ha perso terreno invece uno sfortunato Alex Palou, costretto al
ritiro dopo un capottamento in gara 1 e messo fuori gioco da un contatto nella seconda manche, con
all’attivo solo il punto del giro veloce di gara 2.
Ottimo fine settimana
per Damiano Fioravanti
Palou capottato in gara 1
38
.
L'ORDINE DI ARRIVO
SABATO 27 SETTEMBRE 2014
1 - Sandy Stuvik - RP Motorsport - 16 giri 28'53"969
2 - Artur Janosz - RP Motorsport - 12"557
3 - Yu Kanamaru - De Villota - 13"401
4 - Kevin Giovesi – DAV – 14”056
5 - Konstantin Tereschenko - Campos - 21"382
6 - Sean Walkinshaw - Campos - 21"759
7 - Yarin Stern - West Tec - 23"431
8 - Nicolas Pohler - West Tec – 26”641
9 - Damiano Fioravanti – BVM – 30”707
10 - Tanart Sathienthirakul - West Tec – 39"746
11 - Henrique Baptista - DAV - 40"683
12 - Costantino Peroni - DAV - 41"009
13 - Saud Al Faisal - RP Motorsport - 1'10"195
14 - Christopher Hoher - BVM - 1'19"864
15 - Andres Saravia - RP Motorsport – 1 giro
16 - William Barbosa – Corbetta – 1 giro
Giro veloce: Kevin Giovesi 1’47”311
Ritirati
12° giro - Wei Fung Thong
12° giro - John Simonyan
0 giri - Che One Lim
0 giri - Alex Palou
Gran controsterzo di Tung
Le Miss di DAV Racing P4
.
L'ORDINE DI ARRIVO
DOMENICA 28 SETTEMBRE 2014
La partenza di gara 1
1 - Sandy Stuvik - RP Motorsport – 16 giri 28'45"781
2 - Artur Janosz - RP Motorsport - 6"948
3 - Christopher Hoher - BVM - 8"168
4 - Kevin Giovesi – DAV – 8”237
5 - Damiano Fioravanti – BVM – 19”526
6 - Andres Saravia - RP Motorsport – 20"395
7 - Che One Lim - De Villota - 28"749
8 - Tanart Sathienthirakul - West Tec – 28"791
9 - Sean Walkinshaw - Campos - 30"338
10 - Costantino Peroni - DAV - 37"959
11 - Henrique Baptista - DAV - 38"588
12 - William Barbosa – Corbetta – 40”316
13 - John Simonyan - RP Motorsport - 1'29"695
14 - Yu Kanamaru - De Villota – 1 giro
15 - Saud Al Faisal - RP Motorsport – 1 giro
16 - Alex Palou - Campos – 1 giro
17 - Konstantin Tereschenko - Campos – 1 giro
Giro veloce: Alex Palou 1’47”036
Ritirati
11° giro - Yarin Stern
2° giro - Wei Fung Thong
2° giro - Nicolas Pohler
Il campionato
1. Stuvik 293 punti; 2. Janosz 216; 3. Palou 197; 4. Kanamaru 108; 5. Stern 92; 6.
Tereschenko 75; 7. Sathienthirakul 59; 8. Saravia 58; 9. Twynham 53; 10. Walkinshaw 49.
Costantino Peroni, per la prima volta
a punti con DAV nella gara di casa
39
EUROCUP
RENAULT
GARE A LE CASTELLET
DE VRIES T
L’olandese ha conquistato il campionato con una prova di anticipo
bissando il titolo ottenuto nella serie ALPS. Una doppietta
che è riuscita a pochi piloti che poi sono diventati
eccellenti professionisti in F.1
40
RA I GRANDI
Passo da campione
di Nyck De Vries
a Le Castellet
41
EUROCUP
RENAULT
GARE A LE CASTELLET
Massimo Costa
Foto: DPPI
Nyck De Vries
Prima il campionato ALPS, poi la Eurocup. Non si è fatto
mancare niente Nyck De Vries nel 2014. Al terzo anno nella serie Renault 2.0, il piccolo olandese del programma
Junior McLaren non poteva fallire. Tanta pressione aveva
sulle spalle il pilota del team Koiranen che doveva cancellare un contraddittorio campionato 2013. Messo nel cassetto il primo obiettivo, quello diciamo più facile del campionato ALPS dove si è confrontato con una serie comunque
notevole di rookie, su tutti Charles Leclerc e Matevos Isaakyan, De Vries si tanto dato da fare nella categoria continentale che abbondava di piloti esperti come lui.
AVVERSARI
POCO INCISIVI
Sulla carta, l’avversario principale doveva essere Bruno
Bonifacio, ma si è sciolto cammin facendo dopo un promettente avvio di stagione. Un altro pretendente, Egor Orudzhev, è stato troppo altalenante come Andrea Pizzitola e
Alexander Albon. Piloti veloci, promettenti, ma che non
hanno saputo dare continuità ai risultati. Lo stesso discorso vale per Ignazio D’Agosto che era partito con l’intento di
giocarsi il titolo, ma presto si è dovuto ricredere salvo poi
divenire protagonista nella seconda parte del campionato
grazie al cambio di ingegnere. Troppo tardi, però. Nella parte centrale dell’annata, a provare a contrastare l’olandese ci
ha provato Dennis Olsen, non senza sorpresa. Ha vissuto
buoni momenti a Spa e al Nurburgring, ottenuto vari piazzamenti, ma nel momento decisivo, quando occorreva fare
un salto di qualità, è svanito tra Budapest e Le Castellet.
LA CONTINUITÀ
DI DE VRIES
Ecco che mentre tutti disegnavano grafici con alti e bassi,
De Vries è stato un vero martello. Sempre là davanti: quattro vittorie, sei pole, due secondi posti, due terzi, due quarti, un settimo, un ritiro. E’ così che si vincono i campionati, è così che De Vries ha iscritto il proprio nome nell’albo
d’oro, più che prestigioso considerando i nomi che vi si trovano, della Eurocup. De Vries se parteciperà alla Renault
3.5 riceverà un assegno di 500mila euro. Nella storia della
categoria, da quando tale premio è stato istituito, soltanto
Valtteri Bottas, campione 2008, non ne ha fatto uso: il suo
manager Toto Wolff, oggi gran capo Mercedes, decise di farlo correre nella F.3 europea. L’entourage di De Vries sembra propenso a sfruttare l’occasione e a far salire di categoria Nyck, sulla scia di quanto già fatto da Pierre Gasly, Stoffel Vandoorne, Robin Frijns eccetera.
42
D’AGOSTO CONTINUA
IL PERIODO POSITIVO
A Le Castellet, De Vries ha letteralmente dominato. Due
pole, due vittorie, due gare senza rivali. Dietro di lui si sono
dati un gran da fare Egor Orudzhev e Alexander Albon nella prima corsa, ancora Orudzhev con Aurelien Panis nella
seconda prova. Positivo il weekend del russo, secondo e terzo, e di Panis, quarto e secondo. D’Agosto aveva iniziato
maluccio afflitto da un forte sovrasterzo che pareva irrimediabile. E’ quindi rimasto a centro classifica. Ma in qualifica 2 le cose sono cambiate, secondo tempo di gruppo e quarto al traguardo in gara 2 cogliendo così il quinto risultato
utile nelle ultime sei gare. Punti importanti che lo hanno
rilanciato nella classifica generale che ora lo vede in lizza
anche per il quarto posto finale.
Ignazio D’Agosto
L'ORDINE DI ARRIVO DI GARA 1
SABATO 27 SETTEMBRE 2014
1 - Nyck De Vries - Koiranen - 13 giri 27'27"090
2 - Egor Orudzhev - Tech 1 - 11"050
3 - Alexander Albon - KTR - 12"232
4 - Aurelien Panis - ART Junior - 13"218
5 - Andrea Pizzitola - Manor MP - 16"426
6 - Dennis Olsen - Prema - 16"643
7 - Kevin Joerg - Kaufmann - 20"418
8 - Bruno Bonifacio - Prema - 20"782
9 - Gustav Malja - Kaufmann - 27"015
10 - Hans Villemi - Prema - 27"365
11 - Martin Rump - Fortec - 28"361
12 - Anthoine Hubert - Tech 1 - 28"877
13 - Steijn Schothorst - Manor MP - 29"356
14 - Ignazio D'Agosto - Koiranen - 34"430
15 - Ryan Tveter - Kaufmann - 34"926
16 - Louis Deletraz - AVF - 35"728
17 - Patric Armand - Tech 1 - 38"369
18 - Hugo De Sadeleer - Tech 1 - 39"478
19 - Levin Amweg - ART Junior - 42"101 **
20 - James Allen - ARTA - 43"535
21 - Jack Aitken - Fortec - 45"234
22 - Callan O'Keefe - KTR - 48"667
23 - Simon Gachet - ART Junior - 1'23"897
24 - Hong Li Ye - Koiranen - 1 giro
Albo d’Oro
2014 – Nyck De Vries
2013 – Pierre Gasly
2012 – Stoffel Vandoorne
2011 – Robin Frijns
2010 – Kevin Korjus
2009 – Albert Costa
2008 – Valtteri Bottas
2007 – Brendon Hartley
2006 – Filipe Albuquerque
2005 – Kamui Kobayashi
2004 – Scott Speed
2003 – Esteban Guerrieri
2002 – Eric Salignon
2001 – Augusto Farfus
2000 – Felipe Massa
Nyck De Vries
Alexander Albon
Giro più veloce: Nyck De Vries 2'05"914
Ritirati
6° giro - Jules Gounon
0 giri - Matthew Parry
0 giri - Gregor Ramsay
.
L'ORDINE DI ARRIVO DI GARA 2
DOMENICA 28 SETTEMBRE 2014
Chi ha fatto
la doppietta
2000 – Felipe Massa (Eurocup e Italiano)
2005 – Kamui Kobayashi (Eurocup e Italiano)
2006 – Filipe Albuquerque (Eurocup e NEC)
2008 – Valtteri Bottas (Eurocup e NEC)
2014 – Nyck De Vries (Eurocup e ALPS)
1 - Nyck De Vries - Koiranen - 11 giri 41'48"498
2 - Aurelien Panis - ART Junior - 9"168
3 - Egor Orudzhev - Tech 1 - 9"415
4 - Ignazio D'Agosto - Koiranen - 9"817
5 - Steijns Schothorst - Manor MP - 10"733
6 - Kevin Joerg - Kaufmann - 12"058
7 - Gustav Malja - Kaufmann - 13"830
8 - Andrea Pizzitola - Manor MP - 15"185
9 - Anthoine Hubert - Tech 1 - 15"477
10 - Matthew Parry - Fortec - 16"414
11 - Levin Amweg - ART Junior - 17"544
12 - Jack Aitken - Fortec - 17"956
13 - Alexander Albon - KTR - 19"249
14 - Gregor Ramsay - KTR - 26"089
15 - Callan O'Keefe - KTR - 29"802
16 - Simon Gachet - ART Junior - 30"227
17 - James Allen - ARTA - 30"588
18 - Louis Deletraz - AVF - 31"192
19 - Hugo De Sadeleer - Tech 1 - 32"731
20 - Hong Li Ye - Koiranen - 34"435 **
** Penalizzato di 10"
Giro più veloce: Nyck De Vries 2'05"940
Ritirati
8° giro - Patric Armand
7° giro - Bruno Bonifacio
1° giro - Dennis Olsen
1° giro - Hans Villemi
0 giri - Martin Rump
0 giri - Ryan Tveter
0 giri - Jules Gounon
Il campionato
1.De Vries 204; 2.Olsen 116; 3.Pizzitola 108; 4.Albon 93; 5.Orudzhev 82; 6.Bonifacio
80; 7.Panis 78; 8.D'Agosto 73; 9.Joerg 72; 10.Aitken 50.
Egor Orudzhev
43
F.4
ITALIA
GARE A MONZA
L’ASSALTO
DI DRUDI
Nel penultimo appuntamento del campionato
la F.4 Italia ha trovato un nuovo protagonista
Antonio Caruccio
Dopo aver assistito al dominio del team Prema
con Brandon Maisano e Lance Stroll in tutte le
precedenti occasioni, sul circuito brianzolo è
andato in scena un vero e proprio ribaltone. Mattia Drudi ha infatti ottenuto una straordinaria
tripletta, rivelandosi velocissimo sin dalle prove
di qualificazione, perdendo una pole position
per soli sette millesimi. Drudi è stato sia abile
battagliero in gara 1, quando dopo una safetycar ha saputo gestire le concitate fasi della ripartenza, che solitario dominatore di gara 3, quando si è tenuto lontano dai guai garantendosi un
margine sufficiente ad ottenere la terza medaglia d’oro del fine settimana. Non si è risparmiato nemmeno in gara 2 il riminese del team F&M
che nonostante la griglia invertita si è preso il
successo, divenendo il primo pilota a vincere tutte e tre le corse di un evento. Con questo cospicuo bottino Drudi si è portato al secondo posto
in campionato, alle spalle dell’ormai già titolato
Lance Stroll.
STROLL
APPANNATO
Il canandese da parte sua non è stato forse all’altezza delle aspettative. In qualifica, seppur sempre tra i più veloci, ha dovuto inseguire, ed in
gara non è sembrato avere la superiorità dimostrata nei precedenti appuntamenti per distaccare gli avversari, rimanendo invischiato nella
bagarre. In gara 3 poi un errore di valutazione
nei primi metri dopo la partenza lo ha portato
ad un contatto con Sennan Fielding che ha
costretto l’inglese a sostituire il muso ed il canadese a concludere la propria gara contro le barriere. Il team Prema si è comunque potuto consolare con la conquista dei due titoli che ancora
mancavano, vale a dire quello Team e del Trofeo, con il francese Brandon Maisano. Il transalpino, riferimento prestazionale di Stroll per tutta la stagione, è stato costretto al ritiro in gara 2
44
Drudi festeggia
col team F&M
da Andrea Russo, penalizzato poi dalla direzione gara con l’arretramento in griglia nella terza
corsa all’ultimo posto. Il portacolori Antonelli
era già stato sanzionato dai commissari per aver
tagliato la Roggia in gara 1, conquistando impropriamente il podio. Decisamente negativa invece la trasferta di Takahashi Kasai.
SPAVENTO
PER PULCINI
Il giapponese, sicuramente veloce come dimostrato in qualifica, deve migliorare nella gestione della gara. Sabato pomeriggio è stato infatti
l’unico a non avvedersi delle bandiere gialle alla
prima curva, dove i commissari stavano intervenendo per ricoverare la vettura di Edi Haxhiu,
tamponando violentemente Robert Shwartzman, a sua volta finito contro Leonardo Pulcini. Il romano è stato sbalzato contro le barriere
esterne della prima curva, urtando anche il trattore degli addetti ai lavori. Una vera fortuna che
non ci siano state gravi conseguenze fisiche per
nessuno, con lo stesso Kasai portato poi in centro medico, ma non abilitato dai dottori a prendere parte alle gare successive, operazione
comunque resa impossibile dalla rottura del
telaio. Kasai per la gara di Imola riceverà dieci
posizioni di penalità.
Il pauroso botto di Pulcini
FIELDING
DUE VOLTE A PODIO
Difficile fine settimana per Pulcini. Passato da
Euronova a DAV Racing, il kartista di Italiaracing è stato prima svantaggiato dal non aver trovato nemmeno una scia nel giro di qualifica, e
poi incolpevole vittima di due incidenti in gara 1
e gara 2, riuscendo almeno ad ottenere i punti
del nono posto, avendo però perso la terza piazza in campionato. Meglio è andata al suo sostituto Fielding, che nonostante un ritiro per incidente con Stroll, ha concluso due volte secondo.
Brandon Maisano, campione nel Trofeo
salta la prima variante
L'ORDINE DI ARRIVO DI GARA 1
L'ORDINE DI ARRIVO DI GARA 2
1 - Mattia Drudi – F&M – 13 giri 30'18"242
2 - Sennang Fielding – Euronova - 0"981
3 - Brandon Maisano – Prema - 1"273
4 - Lance Stroll – Prema - 1"812
5 - Andrea Russo – Antonelli - 2"170 *
6 - Lucas Mauron – Jenzer - 2"273
7 - Andrea Fontana – Euronova - 3"470
8 - Alain Valente – Jenzer - 3"478
9 - Matteo Desideri – Antonelli - 7"006
10 - Ivan Matveev – Euronova - 7"967
11 - Mahaveer Raghunathan – F&M - 10"641
12 - Nico Rindlisbacher – Jenzer - 11"298
13 - Ali Al Khalifa – Jenzer - 14"993
14 - Jonathan Giudice – Diegi – 23”823
15 - Bar Baruch – Israel – 2 giri
1 - Mattia Drudi – F&M – 11 giri 21'12"236
2 - Sennang Fielding – Euronova - 0"722
3 - Lance Stroll – Prema - 2"827
4 - Alain Valente – Jenzer - 11"767
5 - Robert Shwartzman – Cram – 11”841
6 - Mahaveer Raghunathan – F&M - 12"312
7 - Joao Vieira – Antonelli – 12”380
8 - Edi Haxhiu – Cram – 12”401
9 - Nico Rindlisbacher – Jenzer - 26"937
10 - Jonathan Giudice – Diegi – 35”559
11 - Ali Al Khalifa – Jenzer - 41"410
12 - Ivan Matveev – Euronova - 41"481
13 - Andrea Fontana – Euronova – 4 giri
SABATO 27 SETTEMBRE 2014 DOMENICA 28 SETTEMBRE 2014
* Indica la penalizzazione di 1”6
Giro veloce: Brandon Maisano 1’54”986
Giro veloce: Sennan Fielding 1’54”403
Ritirati
1° giro - Robert Shwartzman
1° giro - Takashi Kasai
1° giro - Leonardo Pulcini
0 giri - Edi Haxhiu
Non partito: Joao Vieira
Ritirati
1° giro - Leonardo Pulcini
1° giro - Lucas Mauron
1° giro - Bar Baruch
0 giri - Brandon Maisano
0 giri - Andrea Russo
0 giri - Matteo Desideri
Non partito
Takashi Kasai
.
L'ORDINE DI ARRIVO DI GARA 3
DOMENICA 28 SETTEMBRE 2014
1 - Mattia Drudi – F&M – 15 giri 31'04"327
2 - Brandon Maisano – Prema – 1”501
3 - Joao Vieira – Antonelli – 5”077
4 - Alain Valente – Jenzer - 8"353
5 - Andrea Russo – Antonelli – 10”079
6 - Matteo Desideri – Antonelli – 10”661
7 - Robert Shwartzman – Cram – 13”514
8 - Ivan Matveev – Euronova - 14"327
9 - Leonardo Pulcini – DAV – 16”603
10 - Edi Haxhiu – Cram – 17”302
11 - Lucas Mauron – Jenzer – 25”245
12 - Mahaveer Raghunathan – F&M - 25"852
13 - Bar Baruch – Isreal – 31”128
14 - Nico Rindlisbacher – Jenzer - 33"923
15 - Ali Al Khalifa – Jenzer - 34"964
16 - Jonathan Giudice – Diegi – 42”440
17 - Andrea Fontana – Euronova – 1’19”952
Giro veloce: Mattia Drudi 1’54”568
1° giro - Sennang Fielding
0 giri - Lance Stroll
Non partito
Takashi Kasai
Il campionato
1. Stroll 331 punti; 2. Drudi 194; 3. 180 Russo; 4. Valente 159; 5. Pulcini 154; 6. Vieira 88; 7. Kasai 83; 8. Fontana 72; 9.Matveev 47; 10. Cairoli 33.
Senna Fielding al debutto con Euronova
45
DTM
GARA A ZANDVOORT
La gioia di Ekstrom
46
CRASH
and
SHOW
Sul tracciato olandese Ekstrom ha riportato
alla vittoria l’Audi dopo oltre un anno!
Ma a tenere banco sono stati i tanti e troppi
incidenti che hanno visto protagonisti
soprattutto i piloti della Mercedes
Claudio Pilia
Dallo show mancato, per la lunga trasferta nella lontana Cina, ad uno
show vero e proprio, andato in scena nel meno esotico, ma sempre
emozionante tracciato di Zandvoort. Il saliscendi disegnato sopra le
dune di sabbia, a due passi dalle coste olandesi, ha regalato al penultimo atto della stagione DTM 2014 una corsa frizzante, con sorpassi
e svariate safety-car. Soprattutto, ha ridato il successo all’Audi, che il
gradino più alto del podio non lo vedeva dallo scorso anno al Moscow
Raceway, e quest’anno era ancora incomprensibilmente a secco.
47
DTM
GARA A ZANDVOORT
EKSTROM RIPORTA
L’AUDI AL TOP
Tutto merito di Mattias Ekstrom, autore di
un successo da incorniciare dopo una bella rimonta dall’ottava piazza, scomoda
“eredità” della penalità inflittagli sabato
pomeriggio, per aver – a detta degli stewards – ostacolato Gary Paffett in qualifica. Lo svedese non si è fatto sopraffare dai
patemi d’animo, scegliendo di iniziare con
una strategia attendista, partendo con le
gomme a mescola dura per poi approfittare, con le più performanti morbide, di eventuali scossoni in pista. Arrivati, puntualmente, nella seconda metà di gara. Con un
tempismo pressoché perfetto (e una bella
dose di fortuna, come sottolineato dal gran
capo di Audi Sport, Wolfgang Ullrich), il
portacolori del team Abt si è infilato in corsia box appena un giro prima del terzo
intervento della vettura di sicurezza, intervenuta per il “botto” di Augusto Farfus con
Daniel Juncadella. La nuova bandiera verde ha dato praticamente il via a una gara
sprint di 13 tornate, facendo scatenare un
Ekstrom che in appena tre giri ha messo
tutta la compagnia alle sue spalle, incluso
il fresco campione 2014 Marco Wittmann,
vittima pregiata al 33esimo passaggio. “È
sempre bello vincere, specialmente quando
passa così tanto tempo dall’ultima volta”,
ha detto lo svedese della Casa dei Quattro
Anelli. “La vittoria ci mancava da 14 mesi,
è un giorno speciale. Abbiamo avuto un po’
di fortuna, ma la mia vettura era anche
molto veloce. È stato importante non perdere tempo all’inizio, poi le safety car ci
hanno dato una mano”.
TITOLO TEAM ALLA
RMG DI WITTMANN
Insomma, una vittoria meritata appieno,
davanti al quale nulla ha potuto nemmeno
il già citato Wittmann, che però è uscito
dall’appuntamento olandese con un nuovo
podio e un titolo ancor più marcato, peraltro regalando al suo team RMG il titolo stagionale riservato alle squadre. “È stata una
gara folle, piena di safety-car”, sono state le
parole emozionate del giovane pilota di
Furth. “Ho fatto un’ottima partenza su
Mike Rockenfeller, ma le mie gomme hanno subìto un rapido degrado e non sono stato in grado di mantenere il mio passo. Sono
orgoglioso che, dopo il titolo piloti, ora siamo anche campioni tra i team; è il giusto
riconoscimento per il gran lavoro che
abbiamo fatto. Complimenti anche al mio
48
l neo campione Wittmann
non si è risparmiato
compagno Maxime Martin, nuovo Rookie
dell’anno”. A consolare ulteriormente la
BMW, poi, ci ha pensato pure Martin Tomczyk, per la prima volta a podio in questa
stagione dopo tanti piazzamenti a punti e
una medaglia di legno a Spielberg.
MORTARA NON
GETTA LA SPUGNA
Senza dubbio è stata festa anche per i colori
italiani. Si, perché Edoardo Mortara tutto ha
fatto, tranne che gettare la spugna. Sbattuto
in fondo allo schieramento, per irregolarità
trovate nello splitter anteriore (troppo basso per i commissari) dopo uno strepitoso terzo tempo in qualifica, il “nostro” portacolori si è rimboccato le maniche, con tutta la
determinazione di mettersi alle spalle il terribile weekend del Lausitzring. Con praticamente tutto il plotone da rimontare, la fortuna ha dato uno sguardo alla sua Audi,
facendogli indovinare il momento della
sosta ai box – al 18esimo giro, appena prima
della seconda safety car -, prima di giocarsela in pista fino alla bandiera a scacchi, resistendo agli attacchi di un buon Christian
Vietoris, migliore delle Mercedes. “Avevamo
una strategia perfetta ed il pit stop è stato
superlativo”, è stato il raggiante commento
Farfus, all'esterno, Wickens,
Juncadella in un momento... delicato
Grande rimonta di Mortara, quarto
L'ORDINE DI ARRIVO
di “Edo”, decisamente soddisfatto. “Ho
superato un sacco di macchine, dovendo
partire dall’ultima posizione. Oggi era difficile trovare motivazioni, ma non mi sono
arreso e ho dimostrato che siamo in grado
di sfruttare le opportunità, quando si presentano”.
PILOTI MERCEDES
TROPPO SCORRETTI
Opportunità che, per alcuni, sono svanite
con l’avvicinarsi delle gru di servizio. Ad
esempio per Adrien Tambay e Gary Paffett,
entrambi costretti ad alzare bandiera bianca alla curva Mastersbocht. Non solo, perché anche Nico Muller è stato, suo malgrado, chiamato a saggiare le protezioni olandesi, in seguito a una bussata decisa di Vietoris, il quale l’ha spedito fuori alla Tarzan.
Come detto, l’esito della corsa al vertice
sarebbe potuto essere probabilmente
diverso, senza lo spettacolare incidente tra
Juncadella e Farfus. Lo spagnolo ha mandato a muro e in testacoda il brasiliano della BMW, facendolo carambolare in mezzo
alla pista, quindi tagliando pericolosamente la chicane e insabbiandosi all’esterno,
nella via di fuga. Un brivido, e per fortuna
solo quello.
DOMENICA 28 SETTEMBRE 2014
1 - Mattias Ekstrom (Audi RS5) - Abt - 43 giri in 1.16'35"761
2 - Marco Wittmann (BMW M4) - RMG - 7"414
3 - Martin Tomczyk (BMW M4) - Schnitzer - 11"144
4 - Edoardo Mortara (Audi RS5) - Abt - 12"234
5 - Christian Vietoris (Mercedes C-Coupe) - HWA - 12"730
6 - Maxime Martin (BMW M4) - RMG - 14"260
7 - Pascal Wehrlein (Mercedes C-Coupe) - HWA - 15"128
8 - Bruno Spengler (BMW M4) - Schnitzer - 15"591
9 - Daniel Juncadella (Mercedes C-Coupe) - HWA - 15"729
10 - Robert Wickens (Mercedes C-Coupe) - HWA - 16"182
11 - Timo Scheider (Audi RS5) - Phoenix - 16"792
12 - Joey Hand (BMW M4) - RBM - 20"736
13 - Vitaly Petrov (Mercedes C-Coupe) - Mucke - 21"518
14 - Timo Glock (BMW M4) - MTEK - 23"799
15 - Antonio Felix Da Costa (BMW M4) - MTEK - 24"233
16 - Jamie Green (Audi RS5) - Rosberg - 25"008
17 - Mike Rockenfeller (Audi RS5) - Phoenix - 36"746
18 - Miguel Molina (Audi RS5) - Abt - 1 giro
Ritirati
34° giro - Gary Paffett
25° giro - Nico Muller
17° giro - Augusto Farfus
16° giro - Paul Di Resta
4° giro - Adrien Tambay
Il campionato
1.Wittmann 146 punti; 2.Ekstrom 81; 3.Vietoris 69; 4.Mortara 68; 5.Rockenfeller 54;
6.Martin 47; 7.Wehrlein 46; 8.Tomczyk 43; 9.Spengler 42; 10.Wickens e Farfus 39.
Ekstrom ha riportato alla vittoria l'Audi dopo 14 mesi
49
GT
OPEN
GARE A MONZA
50
PROFETI
IN PATRIA
51
GT
OPEN
GARE A MONZA
Antonio Caruccio
Foto: Photo4
Monza ha rivoluzionato la classifica del GT
Open, che vedrà nel gran finale di Barcellona tre equipaggi in lotta, gli stessi che si
sono dati battaglia sulla pista brianzola.
Escono con sorriso le Corvette, che hanno
monopolizzato il podio di gara 2 e visto Nicky Pastorelli, in coppia con Miguel Ramos,
tornare in vetta al campionato, approfittando anche dei problemi avuti da Niccolò
Schirò e Andrea Montermini. I due italiani, al volante della Ferrari 458 GT3 della
Villorba Corse, arrivavano a Monza da leader della serie, e nonostante delle difficili
prove, soprattutto dovute all’introduzione
di una differente mescola di pneumatici, in
gara 1 erano riusciti a recuperare sino al
podio, incrementando la loro leadership.
Domenica poi il disastro. Un problema
elettrico al motore ha costretto Schirò a
rientrare ai box compromettendo ogni
possibilità di recupero, se non fosse però
stato sufficiente, Montermini ha dovuto
scontare due drive-through: uno per un
contatto del compagno di Lainate con Griffin nelle prime fasi di gara, ed uno per aver
superato il limite di velocità ai box in uno
dei tanti rientri resisi necessari per prova-
Doppio Podio per Zlobin e Persiani
La Camaro
di Reiter
al debutto
nella serie
52
re a sistemare il problema tecnico. Ne hanno parallelamente approfittato RamosPastorelli, bloccati da una doppia foratura
sabato, che si sono portati in vetta alla classifica con 179 punti, uno solo più di Daniel
Zampieri e Roman Mavlanov che hanno
sorpreso tutti a Monza. Il russo aveva deciso di saltare la concomitante gara di Le
Castellet con la Formula Renault 3.5 col
romano che è stato grande protagonista
andandosi a prendere il successo di gara 1,
divenendo così la prima Ferrari in classifica. Velocissimo era stato in qualifica
Archie Hamilton, due volte sul podio con
la Corvette del team Selleslagh, mentre ha
deluso al debutto Kelvin Snoeks, sulla
seconda Corvetta del V8 Racing con Maxime Soulet. Aperta la battaglia nella GTS,
con Giorgio Roda sempre leader di campionato grazie al supporto di Paolo Ruberti, ma con Aicart/Maleev pronti a cogliere
ogni passo falso a Barcellona. Doppio
podio, dopo l’esordio di Spa, per Nikita
Zlobin, in coppia con Luca Persiani. È
mancata invece la Porsche di Autorlando,
che a causa di uno “scambio” di cronometri durante il pit-stop ha visto la coppia
Beretta-Camathias costretta ad uno
Stop&Go di 10 secondi, che li ha tolti dalla
lotta per la vittoria.
L'ORDINE DI ARRIVO DI GARA 1
SABATO 27 SETTEMBRE 2014
1 - Mavlanov/ Zampieri (Ferrari 458) - Russian Bears - 38 giri 1:11'14"228
2 – Tutumlu/Hamilton (Corvette C6) - Selleslagh - 0"459
3 – Schirò/Montermini (Ferrari 458) – Villorba - 10"588
4 – Roda/Ruberti (Ferrari 458) – AF Corse - 16"778
5 – Snoeks/Soulet (Corvette C6) - V8 Racing - 17"406
6 – Persiani/Zlobin (Ferrari 458) – AF Corse - 21"281
7 – Lyons/Lathouras (Ferrari 458) – AF Corse - 37"701
8 - Aicart/Maleev (Ferrari 458) – Russian Bears - 38"588
9 – Bontempelli/Costantini (Ferrari 458) - Ombra - 50"335
10 – Sdanewitsch/Leo (Ferrari 458) - AF Corse - 1'03"670
11 – Griffin/Cameron (Ferrari 458) – AF Corse - 1'08"591
12 – Gattuso/Cordoni (Ferrari 458) - Ombra - 1'12"527
13 – Mancini/Dromedari (Ferrari 458) – Easy Race – 1’28”952
14 – Patel/Campanico (Audi R8) - Novadriver - 1'35”680
15 – Beretta/Camathias (Porsche 997) - Autorlando - 1 giro
16 – Castellacci/Tromas (McLaren MP4-12C) – Monaco – 1 giro
Giro veloce: Snoeks/Soulet 1’48”849
Ritirati
18° giro - Romani/Gruber
17° giro – Pastorelli/Ramos
15° giro – Jacoma/Pan
4° giro – Enge/Volker
Pic al debutto con Roda nel Loeb Racing
Il podio di gara 2, tutto Corvette
L'ORDINE DI ARRIVO DI GARA 2
DOMENICA 28 SETTEMBRE 2014
Il via di gara 1
1 – Pastorelli/Ramos (Corvette C6) – V8 Racing – 33 giri 1:01”58”227
2 – Snoeks/Soulet (Corvette C6) - V8 Racing - 0"702
3 – Tutumlu/Hamilton (Corvette C6) - Selleslagh - 12"597
4 – Aicart/Maleev (Ferrari 458) – Russian Bears - 15"252
5 - Mavlanov/ Zampieri (Ferrari 458) - Russian Bears - 27"120
6 – Persiani/Zlobin (Ferrari 458) – AF Corse - 32"307
7 – Bontempelli/Costantini (Ferrari 458) - Ombra - 32"434
8 – Roda/Ruberti (Ferrari 458) – AF Corse - 37"929
9 – Enge/Volker (Chevrolet Camaro) – 42”467
10 – Lyons/Lathouras (Ferrari 458) – AF Corse - 51"472
11 – Patel/Campanico (Audi R8) - Novadriver - 53”271
12 – Beretta/Camathias (Porsche 997) - Autorlando - 54”017
13 – Gattuso/Cordoni (Ferrari 458) - Ombra - 58”995
14 – Sdanewitsch/Leo (Ferrari 458) - AF Corse - 1'04"081
15 – Mancini/Dromedari (Ferrari 458) – Easy Race – 1’17”417
16 – Griffin/Cameron (Ferrari 458) – AF Corse - 1'22"169
17 – Jacoma/Pan (Porsche 997) – Ebimotors – 1’47”601
18 – Castellacci/Tromas (McLaren MP4-12C) – Monaco – 1 giro
19 - Romani/Gruber (Porsche 997) – Autorlando – 1 giro
20 – Schirò/Montermini (Ferrari 458) – Villorba – 5 giri
Giro veloce: Ramos/Pastorelli 1’48”971
Il campionato
1. Ramos/Pastorelli 179 punti; 2. Zampieri/Mavlanov 178; 3. Schirò/Montermini 175
53
NASCAR
GARA A DOVER
IL RITROVATO,
IL BELLO,
LO SFORTUNATO
Marco Cortesi
E' stata una gara noiosa, la AAA 400 di
Dover. Pochi sorpassi, nessun grosso incidente, ma solo una vittoria che ha riportato
Jeff Gordon in victory lane al Monster Mile
dopo tredici anni. E proprio la trasferta in
Delaware ha significato molto per il californiano. Gordon, sempre che ci fosse stato
bisogno di sottolinearlo, è tornato ai suoi
livelli dopo qualche stagione - in realtà un
bel po' di stagioni - in cui era sembrato
"appannato", o forse solo un po' tramortito,
come tutti, dalla grande ascesa di Jimmie
Johsnon. Sicuramente, anche l'aver risolto
in parte il cronico mal di schiena che l'aveva afflitto negli ultimi anni ha aiutato e ora,
a 43 anni, Gordon è pronto a lottare per il
suo quinto titolo. Tra l'altro, a inizio stagione aveva detto di volersi ritirare in caso di
successo finale. Chissà se se ne ricorderà, o
se glielo ricorderà la moglie, la bellissima
Ingrid Vandebosch. A Dover è continuata
anche la grandiosa serie di sfortune random
che continua a colpire Kevin Harvick, auto-
54
re di grandi prove in qualifiche e gare. Uno
potrebbe pensare che si tratti, oltre che della sorte, anche di una poca organizzazione
in corsia box. In realtà, quando Stewart ha
avuto la certezza di essere rimasto fuori dalla Chase, ha "girato" la sua squadra di meccanici al compagno, lasciandolo solo con gli
uomini di punta. Quindi sì, è sfiga. Per fortuna di Harvick, per conquistare il titolo può
essere sufficiente far bene nelle ultime due
gare. Se lo meriterebbe il sempre sorridente trentottenne dopo anni in cui, al team
Childress, ha investito tempo e talento senza avere una vettura alla pari di quelle di
casa Hendrick. Da Dover esce a testa alta
anche Kasey Kahne. Da sempre stanco di
essere da molti considerato solo il "belloccio" della Sprint Cup, ha mostrato un'enorme determinazione, anche se dovrà far
vedere qualcosa di meglio rispetto alla sua
media stagionale per avere speranze di conquistare la Sprint Cup. Contro Gordon, ma
soprattutto contro il temibile duo Penske
composto da Brad Keselowski e Joey Logano, sembra poterci essere poco da fare.
L'ORDINE DI ARRIVO
DOMENICA 28 SETTEMBRE 2014
1 - Jeff Gordon (Chevy) – Hendrick - 400
2 - Brad Keselowski (Ford) – Penske - 400
3 - Jimmie Johnson (Chevy) – Hendrick - 400
4 - Joey Logano (Ford) – Penske - 400
5 - Matt Kenseth (Toyota) – Gibbs - 400
6 - Kyle Larson (Chevy) – Ganassi - 400
7 - Martin Truex Jr (Chevy) – Furniture Row - 400
8 - Ryan Newman (Chevy) – Childress - 400
9 - Clint Bowyer (Toyota) – Waltrip - 400
10 - Kyle Busch (Toyota) – Gibbs - 400
11 - Carl Edwards (Ford) – Roush/Fenway - 400
12 - Denny Hamlin (Toyota) – Gibbs - 400
13 - Kevin Harvick (Chevy) – Stewart/Haas - 399
14 - Tony Stewart (Chevy) – Stewart/Haas - 399
15 - Brian Vickers (Toyota) – Waltrip - 399
16 - Paul Menard (Chevy) – Childress - 399
17 - Dale Earnhardt Jr (Chevy) – Hendrick - 399
18 - Kurt Busch (Chevy) – Stewart/Haas - 399
19 - Ricky Stenhouse (Ford) – Roush/Fenway - 399
20 - Kasey Kahne (Chevy) – Hendrick - 399
21 - Greg Biffle (Ford) – Roush/Fenway - 399
22 - Jamie McMurray (Chevy) – Ganassi - 398
23 - AJ Allmendinger (Ford) – JTG - 398
24 - Austin Dillon (Chevy) – Childress - 398
25 - Danica Patrick (Chevy) – Stewart/Haas - 398
26 - Marcos Ambrose (Ford) – Petty - 398
27 - Casey Mears (Chevy) – Germain - 397
28 - Aric Almirola (Ford) – Petty - 397
29 - Justin Allgaier (Chevy) – Hscott - 395
30 - Cole Whitt (Toyota) – BK Racing - 395
31 - David Ragan (Ford) – Front Row - 395
32 - Reed Sorenson (Chevy) – Baldwin - 394
33 - David Gilliland (Ford) – Front Row - 393
34 - Alex Bowman (Toyota) – BK Racing - 391
35 - Landon Cassill (Chevy) – Hillman - 391
36 - Mike Bliss (Chevy) – Baldwin - 391
37 - David Stremme (Chevy) – Circle Sport - 389
38 - Travis Kvapil (Toyota) – BK Racing - 389
39 - JJ Yeley (Ford) – FAS - 387
40 - Mike Wallace (Toyota) – Robinson - 384
41 - Michael Annett (Chevy) – Baldwin - 361
42 - Josh Wise (Chevy) – Parsons - 197
43 - Timmy Hill (Chevy) – XXXtreme - 11
La Chase For The Cup*
1. Keselowski 3000; 2. Logano 3000; 3. Harvick 3000; 4. Johnson 3000; 5. Gordon 3000; 6. Kyle Busch 3000; 7. Earnhardt 3000; 8. Kenseth 3000; 9. Newman
3000; 10. Edwards 3000; 11. Hamin 3000; 12. Kahne 3000.
*classifica iniziale del Contender Round
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STOCK
CAR BRAZIL
SANTA CRUZ DO SUL
CAMILO
CI CREDE
I saliscendi di Santa Cruz do Sul hanno esaltato un rigenerato Thiago Camilo,
finora l'unico ad aver centrato tre successi in questa stagione. Momenti di
gloria anche Raphael Matos, al suo primo successo in carriera nella Stock Car
Brasil. E intanto la lotta per il titolo diviene un affare "a dieci"...
Silvano Taormina
La stagione 2014 della Stock Car Brasil inizia ad assumere sempre
di più i contorni di una delle innumerevoli, nonché popolari, telenovela brasiliane. Lunghe, con numerosi protagonisti che si alternano sotto la luce dei riflettori e dall'esito mai scontato. L'ultima
puntata registrata a Santa Cruz do Sul ha fatto emergere il personaggio impersonato da Thiago Camilo (Ipiranga RCM), al quale
probabilmente il ruolo di miglior attore non protagonista inizia ad
andare stretto e pertanto si appresta ad avanzare la propria candidatura all'Oscar. Scomparso momentaneamente dalla scena nelle
due ultime prove di Curitiba e Nova Santa Rita, a Santa Cruz ha
ripreso il discorso interrotto a Cascavel mettendo a segno la sua
terza vittoria stagionale. Un risultato non indifferente alla luce dell'equilibrio che regna in questa edizione 2014 della popolare serie
brasiliana. A Santa Cruz l'obiettivo ha puntato dritto anche su
Rapahel Matos (Hot Car) il quale, non solo ha rotto il ghiaccio conquistando il suo primo successo nella categoria, ma è divenuto il
dodicesimo pilota a raggiungere tale traguardo in questa stagione.
Il tutto mentre gli abituali protagonisti come Atila Abreu (Mobil
Super), Rubens Barrichello (Full Time) e Caca Bueno (Red Bull
Brasil) si sono accontentati del ruolo di comparsa.
56
57
STOCK
CAR BRAZIL
SANTA CRUZ DO SUL
CAMILO METTE LA TERZA
La Main Race ha fatto emergere la consistenza di
Camilo. Veloce, determinato e con un ottima visione di gara. Messa in cascina la pole al sabato, in gara
non ha sbagliato nulla dominando dai semafori verdi alla bandiera a scacchi. E poco importa se le insidie erano dietro l'angolo, con la safety-car entrata
più volte in pista a fungere da variabile principale.
Perfetto nelle ripartenze nonostante la pressione di
Daniel Serra (Red Bull Brasil), veloce quando c'era
da spingere e intelligente nello scegliere il momento più opportuno per effettuare la sosta. Ciò non si
può dire di Abreu, Barrichello e Bueno, inspiegabilmente rientrati ai box ad una manciata di giri dal termine dopo l'ultima caution perdendo l'occasione di
lottare per il podio. Il leader del campionato si è complicato la vita rientrando frettolosamente in pista
con il bocchettone ancora fissato alla sua vettura.
L'ex ferrarista ha perso la partenza al palo in gara 2
in seguito ad una penalità per un contatto con Galid
Osman (Ipiranga RCM). A giovarne Allam Khodair
(Full Time), da qualche weekend a questa parte sempre più frequentatore del podio. Sorridono anche
Marcos Gomes (Nova Shin) e il ritrovato Felipe Fraga (Vogel), entrambi in top-five, mentre la coppia del
Prati Donaduzzi formata da Julio Campos e Antonio
Pizzonia ha portato a a casa punti importanti in ottica campionato.
Atila Abreu
Felipe Fraga
Julio Campos
58
L'ORDINE DI ARRIVO DI GARA 1
DOMENICA 28 SETTEMBRE 2014
1 - Thiago Camilo (Chevrolet) - Ipiranga RCM - 27 giri in 41'59''283
2 - Daniel Serra (Chevrolet) - Red Bull Brasil - 0''746
3 - Allam Khodair (Chevrolet) - Full Time Sports - 5''523
4 - Marcos Gomes (Peugeot) - Nova Schin - 6''639
5 - Felipe Fraga (Chevrolet) - Vogel - 7''257
6 - Felipe Lapenna (Chevrolet) - Hot Car - 9''006
7 - Antonio Pizzonia (Peugeot) - Prati Donaduzzi - 9''393
8 - Julio Campos (Peugeot) - Prati Donaduzzi - 9''892
9 - Max Wilson (Chevrolet) - Eurofarma RC - 11''902
10 - Raphael Matos (Chevrolet) - Hot Car - 14''178
11 - Lucas Foresti (Peugeot) - RC3 Bassani - 17''506
12 - Alceu Feldmann (Peugeot) - Hanier - 21''334
13 - Ricardo Maurício (Chevrolet) - Eurofarma RC - 21''795
14 - Gabriel Casagrande (Chevrolet) - C2 Team - 22''453
15 - Caca Bueno (Chevrolet) - Red Bull Brasil - 22''978
16 - Diego Nunes (Chevrolet) - C2 Team - 23''301
17 - Valdeno Brito (Chevrolet) - Shell - 23''461
18 - Rafael Suzuki (Chevrolet) - ProGP - 26''652
19 - Rubens Barrichello (Chevrolet) - Full Time Sports - 32''155
20 - Felipe Tozzo (Peugeot) - Boettger - 30''757
21 - Bia Figueiredo (Chevrolet) - ProGP - 1 giro
22 - Atila Abreu (Chevrolet) - Mobil Super - 1 giro
23 - Ricardo Zonta (Chevrolet) - BMC - 1 giro
24 - Galid Osman (Chevrolet) - Ipiranga RCM - 1 giro
25 - Popo Bueno (Chevrolet) - Shell - 5 giri
Giro più veloce: Allam Khodair 1'21''239
Raphael Matos
Ritirati
20° giro - Nono Figueiredo
17° giro - Luciano Burti
15° giro – Beto Cavaleiro
10° giro Fabio Fogaça
4° giro - Sergio Jimenez
3° giro - Denis Navarro
3° giro - Tuka Rocha
Squalificato: Vitor Genz
L'ORDINE DI ARRIVO DI GARA 2
FINALMENTE MATOS
La retrocessione di Barrichello in gara 1, per via
dell'inversione della griglia, ha servito su un piatto d'argento la pole della Sprint Race a Raphael
Matos. L'ex Indycar ha colto al volo l'occasione
per conquistare il suo primo successo in una stagione finora avara di soddisfazioni. La sua impresa non è stata delle più semplici , nei pochi giri
disputati in regime di bandiera verde, ha dovuto
fare i conti con uno scatenato Campos, a sua volta determinato ad ovviare ad un weekend iniziato male. Quest'ultimo, nonostante abbia concluso in scia a Matos, si è dovuto difendere da Max
Wilson (Eurofarma RC), Pizzonia e Fraga con i
quali si è scambiato più volte la posizione e anche
qualche sportellata di troppo. Non è riuscito a
ripetersi Camilo, nono al traguardo dietro Serra,
mentre Barrichello si è accontentato dell'undicesima piazza. La tensione ha giocato un brutto
scherzo a Abreu, scatenato ad inizio gara ma vittima di un contatto evitabile figlio dell'eccessiva
irruenza nei confronti di Gabriel Casagrande
(C2). La corsa è stata segnata dal brutto incidente di Alceu Feldman (Hanier), stordito ma senza
alcuna conseguenza fisica dopo essere stato centrato da Diego Nunes (C2) sul lato guida al primo giro, e dalla carambola multipla innescata da
Vitor Genz (Boettger) che ha coinvolto anche
Popo Bueno (Shell), Osman, Tozzo (Boettger),
Casagrande e la Figuiredo (ProGP).
DOMENICA 28 SETTEMBRE 2014
1 - Raphael Matos (Chevrolet) - Hot Car - 13 giri in 22'44''812
2 - Julio Campos (Peugeot) - Prati Donaduzzi - 0''221
3 - Max Wilson (Chevrolet) - Eurofarma RC - 0''959
4 - Antonio Pizzonia (Peugeot) - Prati Donaduzzi - 1''471
5 - Felipe Fraga (Chevrolet) - Vogel - 3''016
6 - Felipe Lapenna (Chevrolet) - Hot Car - 4''144
7 - Marcos Gomes (Peugeot) - Nova Schin - 4''579
8 - Daniel Serra (Chevrolet) - Red Bull Brasil - 4''979
9 - Thiago Camilo (Chevrolet) - Ipiranga RCM - 5''742
10 - Lucas Foresti (Peugeot) - RC3 Bassani - 6''466
11 - Rubens Barrichello (Chevrolet) - Full Time Sports - 8''196
12 - Ricardo Maurício (Chevrolet) - Eurofarma RC - 9''346
13 - Sergio Jimenez (Peugeot) - Voxx - 11''000
14 - Caca Bueno (Chevrolet) - Red Bull Brasil - 11''466
15 - Rafael Suzuki (Chevrolet) - ProGP - 11''476
16 - Ricardo Zonta (Chevrolet) - BMC - 12''878
17 - Bia Figueiredo (Chevrolet) - ProGP - 13''786
18 - Nono Figueiredo (Chevrolet) - Mobil Super - 13''905
19 - Beto Cavaleiro (Peugeot) - Hanier - 25''256
20 - Allam Khodair (Chevrolet) - Full Time Sports - 1 giro
21 - Atila Abreu (Chevrolet) - Mobil Super - 1 giro
22 - Valdeno Brito (Chevrolet) - Shell - 1 giro
Giro più veloce: Nono Figuiredo 1'21''346
Ritirati
8° giro - Gabriel Casagrande
8° giro – Felipe Tozzo
8° giro – Galid Osman
8° giro – Popo Bueno
1° giro – Alceu Feldman
1° giro – Diego Nunes
Non partiti: Luciano Burti, Fabio Fogaca, Denis Navarro, Tuka Rocha
Squalificato: Vitor Genz
Il campionato
1. Abreu 145,5; 2. Barrichello 145; 3. Camilo 136,5; 4 C. Bueno 134; 5 Campos 124,5;
6. Jimenez 123; 7 Wilson 119; 8. Pizzonia 117,5; 9. Gomes 116; 10. Serra 115.
59
WORLD
RALLYCROSS
FRANCIACORTA
SOLBERG
SENZA
PAROLE
Undici anni dopo aver vinto il mondiale rally, Hollywood è di nuovo campione
del mondo. È il primo nella storia delle corse su quattro ruote
a essere riuscito a conquistare la corona in due discipline diverse
60
61
WORLD
RALLYCROSS
FRANCIACORTA
Guido Rancati
Senza parole. Petter Solberg archivia la manche italiana del mondiale rallycross con un terzo posto che
lo mette al riparo da ogni eventuale sorpresa e fa
sapere di non riuscire a trovare le parole capaci di
esprimere quello che sta provando. Arginare la commozione lo impegna parecchio, forse più ancora di
quanto non lo avessero impegnato gli avversari sul
tracciato franciacortino. Il suo non è stato un fine settimana semplice. Solo nono alla fine della prima serie
di batterie per un problema al motore della DS3, per
garantirsi l'accesso alla semifinale ha dovuto darsi da
fare come poche altre volte. E la finale, affrontata
partendo dalla seconda fila accanto ad Andreas Bakkerund, alle spalle di Timmy Hansen e Timur Timerzyanov non è stata una passeggiata. Costretto ad
arrancare con una sospensione posteriore danneggiata, gli ultimi tre giri devono essergli parsi interminabili. “Sono stato fortunato”, ammette a cose fatte.
Prima di abbracciare uno dei suoi che, pronto, gli
ricorda che anche la fortuna fa parte del bagaglio di
un campione. “Questo è un momento indimentica-
La gioia di Petter Solberg e di tutto il suo team
62
bile”, sussurra mentre alza le braccia al cielo. Già, lo
è: i punti rastrellati nell'ultima sfida sui mille e trecentonovanta metri di un circuito piuttosto ben disegnato gli consegnano il titolo iridato con due gare
d'anticipo.
Undici anni dopo aver vinto il mondiale rally, Hollywood è di nuovo campione del mondo. E' il primo
nella storia delle corse su quattro ruote a essere riuscito a conquistare la corona in due discipline diverse. Ha compiuto un'impresa e non si fa nessun problema a mostrarsi ai cronisti che lo assediano con
taccuini e microfoni senza più la maschera del guascone. Non dice di essere il più forte di tutti, evita di
lanciare proclami roboanti. Ringrazia la sua splendida famiglia, la moglie Pernilla e il figlio Oliver. Ma
anche i tifosi che lo hanno sostenuto in questa avventura. E tutti i componenti di una squadra, la sua, che
spiega di essere riuscito a strutturare proprio come
una seconda famiglia. “Abbiamo creato un gruppo
nel quale l'essere tutti per uno e uno per tutti non è
solo un modo di dire”, osserva con occhi lucidi. Con
occhi lucidi ricorda che “segui il tuo sogno” è il suo
motto. “E oggi il sogno si è avverato”, aggiunge.
LA FINALE
DOMENICA 28 SETTEMBRE 2014
1. Timmy Hansen (Peugeot 208) in 4’55”473
2. Richard Goranss (Ford Fiesta) in 5’01”834s
3. Petter Solberg (Citroën DS3) in 5’26”883s
4. Timur Timerzyanov (Peugeot 208) in 5’3”155s
5. Johan Kristofferson (VW Polo) N/A
6. Andreas Bakkerud (Ford Fiesta) N/A
Il campionato
1. Petter Solberg 235 punti
2. Toomas Heikkinen 175
3. Reinis Nitiss 167pts
4. Timmy Hansen 152
5. Timur Timerzyanov 148
6. Andreas Bakkerud 146
Timmy Hansen vincitore della manche italiana del World RX
IL PRIMO AMORE
NON SI SCORDA MAI
Smettere? No, grazie. Alla fine del 2012, chiusa la sua seconda parentesi
fordista nel mondiale rally, mettere da parte casco e tuta era l'unica opzione che Petter Solberg non aveva neppure preso in considerazione. “Correre – spiega – è la mia vita e avevo un paio di offerte per continuare a
farlo”. Le ha valutate con ovvia attenzione, ma alla fine ha scelto di allestire un team tutto suo per cercare di essere protagonista nel mondo del
rallycross. Forse perché è proprio vero che il primo amore non si scorda
mai.
Era stato sulle pistine del bilcross – specialità tutta norvegese – che s'era
appassionato all'automobilismo. Seguendo papà Teje e mamma Tove che
ne erano buoni interpreti. E appena l'età glielo aveva permesso, nel bilcross aveva mosso i primi passi. Raccogliendo le prime soddisfazioni. Poi,
quasi inevitabile, il passaggio al rallycross e l'incontro con John Haugland,
vecchia gloria vichinga che s'era preso la briga di filmarlo in azione e di
spedire le cassette a tutti i team manager. Anche ovviamente a Malcolm
Wilson che, impegnato a ridare credibilità all'impegno fordista nella serie
iridata, aveva trovato il tempo di visionarla. Pochi mesi e il biondino s'era
ritrovato al centro studi avanzati inglese dell'Ovale Blu per la presentazione dei piloti che di lì a poco avrebbero dovuto mostrare il valore della Focus
vuerrecì firmata da Gunther Steiner. Insieme a Colin McRae e a Simon
Jean-Joseph. Era un giorno di novembre del 1988, il Rac s'era concluso
da una ventina di ore e Hollywood si muoveva appoggiandosi a due stampelle: la sua avventura nelle foreste del Regno Unito con una Celica GTFour s'era conclusa con un busso nel quale s'era fratturato qualche ossa.
“Va tutto bene”, spiegava sorridento. Poi i primi piazzamenti, strepitoso il
quinto posto al Safari '99, e nell'estate successiva il divorzio non proprio
amichevole dalla Ford per approdare alla corte di David Richards. Nel
2001, all'Acropoli, il primo podio, nel 2002, al Rac, la prima vittoria. Il
titolo mondiale nel 2003, un altro paio di stagioni vissute alla grande. Prima del lento, inesorabile declino delle berline blu sfornate dall'atelier di
Banbury. Le annate da privato di lusso con le Citroen e quella con la Fiesta. La riscoperta del rallycross, i quattro successi rastrellati quest'anno,
la corona iridata acchiappata in anticipo.
RALLYCROSS: UNA STORIA
CHE PARTE DA LONTANTO
Dice Gabriele Favero: “I rally sono un'altra cosa, d'accordo. Ma il rallycross mi ha subito conquistato e allora devo
ringraziare Simone Romagna per avermi coinvolto in questa avventura che, spero, abbia un seguito anche l'anno
prossimo”. Il Grigio, da sempre uno degli uomini-simbolo
del Motoring Club, non è l'unico ad essersi lasciato conquistare da una specialità che da sempre ha un larghissimo
seguito nel nord dell'Europa. E che adesso, grazie soprattutto all'impegno di Umberto Andreoletti, potrebbe tornare ad accendere gli animi degli appassionati italiani. Quarant'anni dopo le infuocate sfide sulla pistina terra-asfalto
di Groppello Cairoli. Attento a tutto quello che si muoveva
nel mondo delle corse, a Cesare Fiorio non era sfuggito il
tentativo della Ford (e della Citroen) di importare nel Bel
Paese i rispettivi monomarca e insieme a Siropietro Quaroni s'era dato da fare per allestire un campionatino aperto a tutte le auto da rally. Fulvia contro 124 Abarth e Alpine, poi pure le Stratos. Con gli ufficiali, da Amilcare Ballestrieri a Giacomo Pelganta, da Maurizio Verini a Mauro
Pregliasco, a battersi contro manipoli di privati spesso, quasi sempre, assai ben equipaggiati. L'iniziativa s'era poi arenata, anche per la chiusura dell'impianto pavese. A rilanciarla ci ha pensato il fine settimana in Franciacorta.
Gigi Galli
GALLI MANCA LA FINALE
PER POCHI SECONDI
Ha mancato la finale per pochi secondi, ma è comunque
stato protagonista dell'appuntamento italiano con il mondiale rallycross. E malgrado il contatto in batteria che lo
ha costretto a una posizione di partenza non proprio felice in semifinale, Gigi Galli ha di che essere soddisfatto di
quanto ottenuto con la Fiesta Supercar del team Olsbergs.
Forse una ripartenza dopo sei anni di inattività.
63
IDOMENICA
CALENDARI
2014
PER DOMENICA
Test FIA F.3
7-8 ottobre a Imola
Test World Series Renault
21-22 ottobre a Jerez
3-4-5 novembre ad Alcaniz
...........................................
5 ottobre
F.1 a Suzuka
Mondiale Rally in Francia
USCC a Braselton
Super GT a Buriram
Formel 3 a Hockenheim
Adac GT a Hockenheim
Euro V8 Series a Hockenheim
F.Renault ALPS a Jerez
F.Renault NEC Junior a Spa
Nascar a Kansas City
Coppa Italia a Imola
Targa Tricolore Porsche a Imola
12 ottobre
F.1 a Sochi
GP2 a Sochi
GP3 a Sochi
Moto GP a Motegi
WEC al Fuji
FIA F.3 European a Imola
F.4 Italia a Imola
GT Italia a Imola
CIP a Imola
EuroGTSprint a Imola
WTCC a Shanghai
Nascar a Charlotte
Nascar Euro Series a Le Mans
V8 Supercars a Bathurst
Stock Car Brazil a Curitiba
Europeo Rally in Romania
Italiano Rally Due Valli
19 ottobre
Moto GP a Phillip Island
World Series Renault 3.5 a Jerez
Eurocup Renault 2.0 a Jerez
FIA F.3 European a Hockenheim
DTM a Hockenheim
Blancpain GT Sprint a Zolder
Auto GP a Estoril
ELMS a Estoril
F.Renault NEC Junior a Zandvoort
Formula E a Putrajava
Nascar a Talladega
Italiano WRC Como
64
26 ottobre
Mondiale Rally in Spagna
Moto GP a Sepang
WTCC a Suzuka
Nascar a Martinsville
V8 Supercars a Surfers Paradise
GT Italia a Monza
CITE a Monza
Clio Cup a Vallelunga
Coppa Italia a Vallelunga
RS Cup a Vallelunga
F.Junior a Franciacorta
Europeo Rally in Svizzera
2 novembre
F.1 ad Austin
WEC a Shanghai
Blancpain GT Sprint a Baku
Nascar a Fort Worth
Stock Car Brazil a Taruma
GT Open a Montmelò
F.3 Open a Montmelò
9 novembre
F.1 a San Paolo
Super Formula a Suzuka
Moto GP a Valencia
Nascar a Phoenix
F.Junior a Varano
Europeo Rally in Corsica
16 novembre
Mondiale Rally in Gran Bretagna
WEC ad Al Sakhir
Super GT a Motegi
WTCC a Macao
F.3 a Macao
Nascar a Miami
V8 Supercars a Phillip Island
Stock Car Brazil a Brasilia
23 novembre
F.1 a Yas Marina
GP2 a Yas Marina
GP3 a Yas Marina
Finali Mondiali Trofeo Lambo a Sepang
30 novembre
WEC a San Paolo
7 dicembre
V8 Supercars a Sidney
13 dicembre
Formula E a Punta del Este
10 gennaio 2015
Formula E a Buenos Aires
Una nuova avventura
ci aspetta!
Per tutto lo scorso anno Cuore nelle Corse, la nostra
rubrica di cultura e passione sportiva curata in collaborazione
da Italiaracing e dall’ing Andrea Toso della
Dallara, ci ha tenuto compagnia esplorando l’articolatissimo
e affascinante mondo del motorsport in tutti i suoi aspetti.
Da questo numero Cuore nelle Corse torna sotto forma di
appuntamento per tutti coloro che hanno una curiosità, un
dubbio, un ricordo, una proposta da sottoporre e condividere
all’ingegner Toso e alla comunità dei lettori di Italiaracing.
Con questo nuovo formato ci proponiamo di essere multimediali
e interattivi, sterzando con agilità fra le pagine del nostro
Magazine e la rete di internet e dei social network, e
vi invitiamo quindi a visitare i nostri account Twitter
e Facebook CUORE NELLE CORSE e ad inviare le vostre
domande e le vostre proposte all’indirizzo mail
[email protected]
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