I FIGLI NATURALI
e L’AFFIDO
Obiettivi degli incontri:
Sentire i bisogni impliciti della famiglia
Migliorare le nostre capacità d’ascolto
Gestire le piccole conflittualità
Rendere il più possibile efficace la Genitorialità
Migliorare la comunicazione intrafamiliare
La struttura di una famiglia
nucleare
Un’insieme di richieste funzionali stabilisce
i modelli su cui i componenti della famiglia
interagiscono
Quali sono le richieste funzionali al buon
andamento di una famiglia?
Sono quell’insieme di richieste soddisfatte
in base alle quali ogni componente sente
di far parte di un gruppo che agisce
rispettando tutti i suoi membri
L’affido come scelta condivisa
Solitamente, il desiderio di prendersi cura
di un bambino in Affido parte da un solo
membro della famiglia che si fa portavoce
di un suo bisogno, di un suo desiderio
Il passo successivo lo vede proporre agli
altri membri la sua idea: “ Che ne
pensate?”
Ciascun membro dovrà avere la possibilità
di esprimere sensazioni, paure, dubbi…
soprattutto quando a manifestare queste
reazioni sono i nostri figli
Le domande ☺ speciali
A seconda dell’età i nostri figli manifesteranno
diverse reazioni:
Se sono piccoli ( 0-5 anni) all’entusiasmo iniziale
potranno seguire una serie di domande relative
agli spazi da condividere, ai giocattoli da prestare
Dai 5 ai 10 anni alle domande precedenti si
aggiungeranno altre curiosità : “Da dove viene?”
“Perché è in Affido” “Resterà per sempre?”
Dai 10 anni in poi le reazioni saranno più
complesse da definire perché terranno conto del
vissuto dei nostri figli e in noi dovrà attivarsi
molto di più la funzione di ascolto ( soprattutto
dei loro silenzi)
Le risposte ☺ speciali
L’efficacia delle nostre risposte è
direttamente proporzionale alla nostra
capacità d’ascolto
I dubbi, le curiosità dei nostri figli ci
mettono di fronte alla necessità di avere
ben chiaro quali sono i nostri obiettivi nei
confronti dell’Affido ( senso di solidarietà,
desiderio di azione, di protezione ecc.)
Nulla va celato ma nelle nostre risposte
non può mancare il rispetto per la famiglia
nucleare e le sue titubanze
Le regole della famiglia
Ci vogliono circa 10 anni per stabilire le regole
interne al nucleo famigliare, come possiamo
coinvolgere i nostri figli affinché ci aiutino a
trasmetterle al bimbo in Affido?
E’ importante che nella nostra famiglia vi sia la
flessibilità necessaria per “assorbire” il
cambiamento e integrarlo nell’organizzazione
delle relazioni famigliari
Se un evento supera la soglia di tolleranza e la
capacità di flessibilità scatta un meccanismo di
rigidità che porta frustrazione e fallimento
Come evitarlo?
Regole e Confini
I confini né rigidi né costanti devono però essere
CHIARI
Es: Rivolti al figlio maggiore :
“ Quando noi non ci siamo la responsabilità di ciò
che succede è tua!” In questo confine temporale
il figlio maggiore entra a far parte del sistema
genitoriale
Se la regola è chiara anche il nuovo membro
famigliare si sentirà coinvolto e parte integrante
del gruppo
Spesso, infatti , ciò che lamentano i figli naturali
nei confronti dei ragazzi in Affido, è la disparità di
trattamento che, seppure compiuta in buona
fede, allontana i membri della famiglia
ponendoli in fazioni competitive
“ A lui vogliono più bene: tutto qui!”
Arriva il temporale?
Quali sono le avvisaglie che ci
permettono di evitare un conflitto
tra figli?
Bisognerebbe cercare di vedere
il mondo con gli occhi dei figli
Nei loro silenzi si nasconde un mondo fatto
di paure
Nell’aggressività la voglia d’esser presi in
considerazione
Nella provocazione il desiderio di avere una
guida
Nelle menzogne la necessità di creare un
mondo proprio
Nelle loro fughe il desiderio di dimostrarsi
indipendenti
:”3.254!” “1!” “14!”
Passerà se…
I conflitti non hanno solo connotazioni
negative
E’ un bene se il conflitto porta ad una
crisi che implica la volontà al
cambiamento
Ma ci sono alcune regole anche nel
litigio …
Il conflitto come occasione di
dialogo e cambiamento

Determiniamo l’oggetto della lite:”Oggi sei
arrivato in ritardo!” e non “Sei sempre il solito
ritardatario”

“ Perché hai preso 4 in matematica?!” e non :
“Sei un ’ asino!”
Il conflitto come occasione di
dialogo e cambiamento

Non interrompiamo colui che
accusa. Il crescendo delle accuse
crea disagio e aggressività
Non ritorciamo le accuse sugli altri
:” E’ colpa sua se ho sbagliato!” ma
ammettiamo le nostre
responsabilità” “Non avrei dovuto
dargli retta”
Il litigio come occasione di dialogo

Concordiamo luogo e tempo della
discussione. Litigare davanti agli
altri umilia

Evitiamo di andare a ritroso nel
tempo evocando fatti successi anni
prima, che senso ha?
Il litigio come occasione di dialogo
Teniamoci a distanza di sicurezza
Non tocchiamo la soglia di
vulnerabilità dell’altro
Consideriamo il litigio come risultato
di condotte reciproche e non solo
come colpe dell’altro
Finalmente!
“ I figli naturali nell’affido” II parte
Nel primo incontro abbiamo parlato
di regole famigliari – abitudini -,
azioni genitoriali più o meno
appropriate e abbiamo stilato alcune
regole di base da applicare durante i
conflitti
Abbiamo anche accennato ai pricipali
canali attraverso i quali passa la
Comunicazione
La comunicazione non
verbale:premessa
“Parliamo con le corde vocali, ma comunichiamo con
l’espressione del volto”P.Ekman
Ci concentreremo sulla comunicazione non verbale
con particolare attenzione ai gesti, espressioni, che
rivolgiamo ai nostri figli e che loro rivolgono a noi
Es:Quando una madre sostiene di non essersela
presa per un bicchiere di latte
rovesciato
o una brutta pagella,
i figli spesso ignorano le sue parole
e reagiscono a un’espressione
di disapprovazione
o al tono nervoso della voce.
Il linguaggio non verbale e i
bambini
I bambini colgono
prima di tutto i
messaggi non verbali:
più piccoli sono, e più
importante è la
comunicazione non verbale,
perché non hanno che quella
Vale anche l’esempio
contrario:”Non devi
più giocare in questo
modo!”dice una mamma
dopo che la bimba di 3 anni
ha imbrattato tutta la cucina
ma, nel dirlo, non riesce a
trattenere
un sorriso!
Il linguaggio non verbale e i
bambini
I neonati reagiscono al linguaggio del
corpo:un bambino avverte la tensione dal
modo in cui la madre lo tiene in braccio e
incomincia a piangere. Se la madre è
tranquilla, anche il piccolo si calmerà
(empatia)
Massaggiare un neonato sicuramente porta
a lui e noi serenità
Piccoli segnali
Noi genitori attraverso l’osservazione
attenta possiamo imparare a capire
i messaggi non verbali dei figli quando
sono arrabbiati,
quando sfogano lo stress
( si tormentano i capelli),
quando sono in ansia
( si mordono le labbra)…
Qualche esercizio
Per imparare ad usare il linguaggio del
corpo e comunicare con più efficacia serve
sintonizzarsi sul modo personale in cui
durante il giorno si parla, si gesticola e ci
si muove.
Facciamo attenzione ad esempio alle strette
di mano date e ricevute.
Una stretta che ci ispira fiducia è ferma e
asciutta, esercita una pressione forte ma
non eccessiva per tutto il tempo che dura
il contatto
Anche l’occhio vuole la sua parte…
Soffermiamoci sullo sguardo
Ci sono persone che guardano gli altri
dritto negli occhi ed altri che non
riescono a reggerlo senza provare
disagio…
Alcuni segnali
ci permettono
di affrontare
le questioni
famigliari,
di lavoro
prima che
diventino
problemi
e che cada
il silenzio
fra gli interpreti
Il silenzio
La fine di una comunicazione
Ciò che accomuna
genitori e figli nei
confronti del silenzio
è senza dubbio la paura
Per un bambino sentirsi
rifiutato verbalmente
equivale a dirgli
:“Tu sei morto per me!”
Per un genitore essere
sfidato
dal silenzio
opposizionale
crea frustrazione
e senso di impotenza
Non ci resta che
Comunicare, comunicare, comunicare
“Colui che tace con le labbra parla con la
punta delle dita” S. Freud
Soprattutto pensando al disagio minorile
ci rendiamo conto che alle volte il silenzio
copre un prezioso segreto, che è il
territorio intimo del bambino che va
assolutamente rispettato al quale
possiamo rispondere solo offrendo la
nostra disponibilità ( anche al silenzio )
La Comunicazione non verbale
Ci concentreremo su questo tipo di
comunicazione in quanto innata e
primordiale nell’individuo appartiene
maggiormente ai bambini
I canali non verbali sono classificabili in 5
sistemi:
Vocale
Cinesico
Aptico
Prossemico
cronemico
Sistema vocale
E’ il sistema che riguarda tutti gli
aspetti paralinguistici del parlare:
Intonazione
Intensità
Ritmo
Tono
Anche il silenzio è importantissimo,
soprattutto nelle interazioni affettive
Sistema cinesico
E’ l’intera gamma dei movimenti del corpo:
Espressioni facciali - che da sempre vediamo
come le espressioni dei sentimenti ( ma esistono
anche quelle false)
Postura del corpo – che segnala il
coinvolgimento nella conversazione ( risente
molto del contesto)
Gestualità delle mani – che oltre ad
accompagnare il verbale possiede pure un proprio
codice ( si gesticola anche quando si è soli) e
risente molto della cultura di appartenenza
Sistema aptico
E’ il sistema che si attiva con il
contatto fisico tra i soggetti coinvolti
nella comunicazione e definisce il
loro grado di intimità
Sistema prossemico
E’ la modalità di occupare lo spazio
tra mittente e destinatario ( vi
ricordate della Bolla?) C’è una zona
invalicabile per gli estranei
Sistema cronemico
E’ il modo di organizzare i tempi della
conversazione
Le pause, il ritmo, l’alternanza tra chi
parla e chi ascolta rispecchiano il
tempo soggettivo della
conversazione
La comunicazione efficace deve
rispettare i tempi altrui!
La comunicazione non verbale
L’espressività non verbale si basa sulla capacità di
usare in modo efficace il sorriso,lo sguardo,la
vicinanza e il tono di voce.
L’interazione tra due o più persone ha luogo a
diversi livelli e quindi esiste una doppiezza
comunicativa automatica
Si può rafforzare a livello non intenzionale
l’altra persona con brevi sorrisi e cenni del capo
Se l’altra persona non parla abbastanza si possono
fare più domande o usare più rinforzi ( non
verbali)
Il controllo degli aspetti non verbali
della propria espressione
Mentre il parlato viene emesso quasi in
automatico la mente tiene sotto controllo
tutto quello che viene comunicato in
maniera non verbale
Es. La più classica delle informazioni da
ricevere è:
”Mostra interesse alle mie parole?”
“Mi segue con gli occhi?”
“Mi incoraggia dicendo:si, certo, dica?”
E’ l’interlocutore il vero centro di
gravità della comunicazione
Il linguaggio del nostro inconscio
Se chiediamo ad un nostro amico di prestarci l’auto e lui ci risponde
che lo farà e ci limitiamo alle parole dette
Possiamo cadere in errore
Osserviamo se quando ci risponde
scuote la testa in senso orizzontale
il tono della sua voce si affievolisce
tende ad allontanarsi da noi
Se ci sono tutti questi segnali…
Sicuramente il suo inconscio gli sta ricordando una commissione da
svolgere con l’uso dell’auto che quindi non ci potrà prestare
Il 93% della comunicazione è gestita dall’inconscio
La parte razionale influenza soltanto il 7% che però resta
fondamento della comunicazione sociale
Proviamo a decodificare i segnali di
gradimento
Segnali di gradimento
Bacio dato a se stessi il nostro interlocutore
arriccia le labbra in senso di reale interessamento
e desiderio di approfondimento
Pressione della lingua all’interno delle
guance è un segnale raro che significa interesse
molto alto per l’argomento
Accarezzamento delle labbra con le dita o il dorso
della mano
Linguino è un gesto simile a quello che si
compie per umidificare le labbra è pari al 100%
di gradimento anche nei vostri confronti
Postura del corpo
La postura del corpo
risente dei ruoli che caratterizzano la relazione.
La persona di ruolo superiore
si presenta con postura
più rilassata,
mentre l’individuo
di ruolo inferiore appare
in postura più tesa
e con limitati movimenti
del corpo.
Se un individuo che
comunica si protende
in avanti rispetto
all’altra persona,
secondo il linguaggio
del corpo egli esprimerà
un atteggiamento più positivo
rispetto a colui che invece si sposta all’indietro.
Postura del corpo
MOVIMENTI
Durante la conversazione gli interlocutori
producono dei movimenti, ma sono assai diversi
tra chi parla e chi ascolta. Secondo il linguaggio
del corpo, principalmente chi parla tende a
sottolineare ciò che sta dicendo con dei gesti per
ridurre la possibilità che chi ascolta fraintenda il
messaggio complessivo.
Chi ascolta tende a fornire
al parlante dei feedback
comunicativi
(movimenti del capo,
mimica facciale)
che raffigurano il parlante.
Gestualità delle mani
Le mani possiedono un loro linguaggio che può
integrare quello verbale ma essere anche
indipendente da esso, esprimendo persino il
contrario di ciò che si trasmettendo per mezzo
delle parole.
Può capitare che, nel corso di un colloquio
importante, una persona avverta il disagio di non
sapere dove mettere le mani. Se tende, ad
esempio, ad infilarle e sfilarle dalla tasca
ripetutamente, sistemarsi l’abbigliamento,
giocherellare con una collana o con un bottone o
con qualsiasi oggetto abbia tra le mani, egli
trasmetterà una sensazione di insicurezza.
Le mani
Se la tendenza è invece quella di nasconderle, ad
esempio tenendole ostinatamente in tasca, il
soggetto rivelerà una scarsa affidabilità o
comunque la tendenza a nascondere la verità su
se stesso.
Se durante un dialogo la persona tende a
muovere animatamente le mani può esprimere
estroversione ma anche tradire una certa ansia
nel vivere la situazione, e dunque una indole
insicura o impaziente.
Colui che non muove mai le mani è
probabilmente una persona metodica, lenta nel
prendere le decisioni ma anche impermeabile alle
idee nuove.
Toccare con le mani
Toccarsi il naso con l’indice indica che il soggetto
deve prendere una decisione importante. Se con
l’indice invece si tocca la nuca si tratta di un
timido e timoroso davanti alle difficoltà.
Se si tiene il collo con l’indice ricurvo come fosse
un uncino, si ha davanti qualcuno che tende a
sopravvalutarsi.
Prendersi la testa
fra le mani può
denotare insicurezza
e bisogno di conforto
Segnali d’allerta
Chi si strofina le mani intrecciando
contemporaneamente le dita è poco sincero ed è
suggestionabile perché non è convinto delle sue
idee, ma se le dita sono intrecciate mentre le
palme stanno ferme la persona è sicura e
soddisfatta.
Se le palme durante un discorso si avvicinano
lentamente una all’altra congiungendosi come in
un atto di preghiera si ha un temperamento ricco
e generoso.
Le mani che si uniscono a formare una specie di
palla o sono strette una all’altra indicano una
tendenza all’avarizia.
I segnali della menzogna
Quando vogliamo mascherare un
sentimento solitamente sorridiamo
Un sorriso è vero solo se coinvolge
I muscoli intorno all’occhio
Il tono di voce di chi mente suona più
acuto
Le parole vengono “mangiate” e spesso chi
mente gesticola meno del solito ma
solitamente manipola, stritola, preme
qualcosa con le dita
E il nostro corpo?
Quando mentiamo ci pensano le nostre
gambe e i nostri piedi a tradirci:
Se siamo in ansia o
ci sentiamo in
colpa le estremità
saranno dirette
verso una potenziale
via di fuga
Anche i nostri piedi
si solleveranno
Si contorceranno
li tireremo a noi da
seduti
Concludiamo…
Il nostro non è stato che un breve
“viaggio” nella comunicazione non
verbale ora proveremo a metterci alla
Prova guardando insieme questo
filmato
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