La storia del concetto di Totalitarismo
• Il concetto di totalitarismo applicato allo stato fascista e a quello
nazista nasce come categoria storiografica ancora negli anni ’20, ’30
nella definizione di Nitti per il fascismo e negli studi di Neumann e
Löwenthal per il nazismo
• Lo stesso fascismo definiva comunque la propria concezione dello
stato “totalitaria” contrapposta allo stato liberale.
• Nel dopoguerra la categoria di totalitarismo trova una nuova
fortuna soprattutto negli studi di H.Arendt negli anni ‘50 e
C.Friedrich e Z.K.Brezezinskij negli anni ‘60. Il concetto di
totalitarismo in questo caso viene esteso anche al regime sovietico.
•Nel clima della guerra fredda il concetto di totalitarismo ha una
utilizzazione anche politica in quanto accomuna le ideologie fasciste
a quella comunista come nemiche della libertà e della democrazia
rappresentate dall’occidente
Dal monopolio dell’autorità al monopolio
del politico
• In questi studi lo stato totalitario di tipo fascista si distingue dalle
forme di reazione conservatrice precedenti (come il regime
bonapartistico o lo stato bismarckiano).
•In questi regimi un blocco politico autoritario controllava gli
apparati dello stato, l’amministrazione pubblica, le forze armate, ma
non escludeva l’esistenza nella società di altri gruppi o partiti, che
erano esclusi dalla gestione del potere, limitati nella libertà di
espressione, ma la cui presenza era tollerata.  Monopolio del
autorità
•Nei regimi di tipo totalitario il gruppo di potere non tollerava non
solo nessun tipo di opposizione, ma neppure nessuna posizione che
non si identificasse totalmente nell’ideologia dominate.
•Si punta perciò ad un controllo totale della società e nello stesso
tempo ad una mobilitazione delle masse a favore e a sostegno del
regime  Monopolio del politico
Le caratteristiche dello stato totalitario
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Negli studi di C.Friedrich e Z.K.Brezezinskij gli stati totalitari
sono definiti a partire dalla presenza di alcuni elementi basilari
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Un ideologia ufficiale ed esclusiva
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Un partito unico di massa basato su questa ideologia
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Un regime di polizia e una repressione totale delle opposizioni
basato sul terrore esercitato contro gli avversari politici
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Un controllo monopolistico dei mezzi di informazione di massa
ed un uso massiccio della propaganda per favorire il consenso
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Un controllo totale delle forze armate
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Forme di controllo centralizzato sull’economia
I regimi totalitari come regimi di massa 1
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H. Arendt, e con lei altri critici, tendono invece ad insistere sulla
differenza sostanziale dei regimi totalitari dagli altri regimi
autoritari, in quanto tali regimi traggono origine da movimenti
che mirano ad organizzare le masse
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I partiti tradizionali organizzavano e difendevano interessi specifici di classe (come i partiti socialisti) o si presentavano come
confluenza di interessi differenziati, ma convergenti su un progetto e una visione comune della società (i due grandi partiti
USA).
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I partiti che creano i regimi totalitari è di organizzare quelle
masse di popolazione, solitamente amorfe e passive, che
determinate contingenze storiche spingono all’organizzazione
politica all’organizzazione politica pur non essendo unite da
nessun interesse comune o da nessuna coscienza di classe
unitaria.
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Da qui l’aspetto di sostanziale novità, negli uomini e nelle forme
politiche di questi movimenti, e il loro sprezzante rifiuto di un
confronto politico e non violento con gli avversari
I regimi totalitari come regimi di massa 2
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Non è possibile capire l’affermarsi dei regimi totalitari
indipendentemente dalla loro contestualizzazione nella società di
massa di cui anzi ne sfruttano gli elementi fondamentali:
la spiccata propensione all’atteggiamento conformistico
l’atomizzazzione dell’individuo e la sua ansia di identità
lo sradicamento dagli ambiti delle comunità tradizionali
a questi stati d’animo i regimi totalitari rispondono sfruttando
l'atteggiamento gregario e offrendo nuove forme di identificazione nei miti della razza, dello stato, della nazione, del partito
il culto della personalità del leader ha una funzione centrale in
questo meccanismo di identificazione: incarnazione vivente
dell’unità della comunità; misura vivente dei nuovi valori del
nuovo ordine.
•Nell’ottica della relazione fra società di massa e società totalitaria,
tutto un filone critico (Adorno, Horkheimer, Marcuse) interpreterà la
società dei consumi postbellica come una regime totalitario occulto
dove l’elemento della violenza manifesta è eliminato data la rinnovata
capacità di persuasione occulta dell’industria culturale
I regimi totalitari fascismo e nazismo a
confronto
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Se essenziale alla definizione di un regime totalitario è il
controllo totale della società, il fascismo, nonostante le
dichiarazioni dei suoi ideologi che teorizzarono il concetto di
stato totalitario, non ebbe mai questa presa
• 1) In Italia permangono contropoteri ed istituzioni che il
fascismo non riuscirà mai completamente a controllare, ma con
le quali sarà costretto a trattare: monarchia e Chiesa
2) Il fascismo trova il suo superiore valore nell’affermazione dello
Stato, forma unificante in cui il singolo trova la sua
realizzazione, per il nazismo lo stato totalitario è solo uno
strumento per l’affermazione della razza
Tale legame, che rinvia ad una unità biologica più che culturale e
storica, è più profondo e unitario, permette inoltre di identificare
un ulteriore fattore di coesione nella lotta ai diversi
Da questi fattori deriva la maggior forza aggregante del nazismo
sulla società che collegata ai successi in politica economica ed
estera della Germania negli anni ‘30 faranno sì che il nazismo
assuma la leadership del movimento fascista internazionale
Le critiche al concetto di totalitarismo
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Il concetto di totalitarismo sarà comunque oggetto di puntuali
critiche
Tale concetto risente dell’influenza della guerra fredda e ha la
finalità ideologica di condannare l’esperienza sovietica
accomunandola ai fascismi senza tenere conto della differenza
nelle intenzioni e negli scopi di questi regimi (i primi
intenzionalmente diretti a creare forme di sopraffazione e
dominio dell’uomo sull’uomo, i secondi diretti a finalità generali
emancipative)
Tale concetto e statico, non tiene conto delle trasformazioni
attuate nel regime sovietico dopo la fine dello stalinismo
Concetto troppo generale, applicabile a realtà diversissime a cui
sfuggono caratteristiche essenziali dei sistemi (il caos
organizzativo dello stato hitleriano descritto da Broszat e
Mommsen che mal si adatta al concetto monolitico di stato
totalitario)
Le interpretazioni del Fascismo 1
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Il fascismo come malattia morale dell’Europa prodotta dalla
devastazione della guerra. La grande Guerra scatena impulsi e
istanza aggressive che il sistema dei valori liberal-borghesi era
sempre riuscito a controllare e fa deviare il corso razionale e
liberale della sua storia. (Croce, Meinecke, Ritter)
Il fascismo come prodotto specifico dello sviluppo storico di
alcuni paesi caratterizzati dal ritardo e dall’esasperazione con i
quali si sarebbero realizzati in questi paesi lo sviluppo economico
e il processo di unificazione. Diverse varianti di questa tesi.
Connessione con i processi di modernizzazione: via ad una
modernizzazione autoritaria, gestione autoritaria dell’ingresso
delle masse nella dimensione politica (Mosse: la
nazionalizzazione delle masse)  dittatura dello sviluppo
(Gregor)
Debolezza e subordinazione della borghesia che non assimila
mai interamente i valori liberal democratici (Gramsci.
Fischer,Kocka)
Radici storiche antichissime (McGovern: il nazismo e la riforma,
Gobetti: il nazismo e il risorgimento come mancata rivoluzione
liberale)
Le interpretazioni del Fascismo 2
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Interpretazione marxista: il fascismo come prodotto dela società
capitalistica e reazione antiproletaria. (Dimitrov 1935, rilettura di
Talheimer anni ‘30 e Mason anni’70)
Il fascismo come ideologia tipica della medio e piccolo
borghesia, contemporaneamente antisocialista e anticapitalistica
 fascismo come estremismo di centro (Lipset).
De Felice: distinzione nel fascismo italiano tra movimento e
regime. Fascismo movimento: ideologia di un ceto medio
emergente che vuole porsi come classe forza nuova che non
riconosce più legittimità alle vecchie classi dirigenti
Interpretazione su base psicanalitica: Il fascismo come risposta
paranoica all’alienazione fuga dalla libertà (Reich, Fromm)
Il fascismo come ideologia radicalmente antimoderna che nega il
principio fondamentale dell’emancipazione e della trascendenza
(Nolte)
L’Unicità della Shoa
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Revisionisti: lo sterminio degli ebrei come reazione preventiva alla
minaccia bolscevica (antecedenza storica e indirettamente causale
degli stermini bolscevichi a quello nazista) (Nolte, Hillgruber)
Dibattito sull’unicità della Shoa
Sterminio degli ebrei unico in cui lo sterminio è fine a sé stesso e
non mezzo per ottenere altro
Le altre forme di sterminio hanno una loro razionalità seppur
criminale (eliminare una classe nemica, un popolo che occupava una
terra che si vuole <<liberare>>, lo sterminio degli ebrei contraddice
ogni forma di razionalità politica ed economica, pur essendo attuato
in modo assolutamente <<razionalizzato>> (vedi confronto gulag,
lager)
Nello sterminio l’ebreo è eliminato non per quello che è e o
rappresenta, sulla base di una valutazione anche perversa delle sue
azioni, ma perché è.
La ripresa del concetto di totalitarismo
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Dopo la caduta del muro di Berlino e la “fine” della guerra
fredda c’è stata una ripresa del concetto di totalitarismo e della
comparazione fra regime sovietico e fascismi in diverse analisi
storiografiche che si sono concentrate più che sulla forma degli
stati totalitari sulla mentalità “totalitaria” dei movimenti che
produssero tali regimi (U.Herbert)
Coscienza in questi movimenti di una totale e irreversibile crisi
del sistema liberal-borghese e dei suoi valori, confermata dalla
distruzione della guerra
convinzione di aver a disposizione degli strumenti interpretativi
forti (le teorie razziali, il marxismo) per l’interpretazione della
storia e di poter individuare una necessità storica immanente
che giustifica la violenza impiegata. Erro
convinzione di una opportunità storica unica per poter compiere
cambiamenti radicali della società in tempi brevissimi. Da qui la
necessità di mobilitazione totale delle forze
da questa dinamizzazione e semplificazione della storia nasce
anche la convinzione che rimuovendo le cause dei problemi
(ebrei, kulaki) anche i problemi possono essere risolti.
Diversa base di consenso dei due regimi (terrore nazista
esercitato soprattutto verso l’esterno)
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