MADDALENA CRIPPA «Il mestiere dell’attore è forse il più difficile. È un continuo cercare, un continuo migliorare» Debutta a marzo “IL MORTO PER EQUIVOCO” ovvero “La vecchia corbellata”, commedia in vernacolo pordenonese di Giuseppe Spelladi FESTIVAL ITINERANTE DEL TEATRO AMATORIALE Il premio Nazionale Marcello Mascherini diventa un classico Periodico ad uso del Comitato provinciale di Pordenone della Federazione Italiana Teatro Amatori. Pubblicazione quadrimestrale. Registrazione Tribunale di Pordenone n.12 del 15/04/2009. Poste Italiane SpA · Spedizione in abbonamento postale 70% DCB PN. Anno 3 · Numero 1 · Gennaio 2011 1/2011 Sommario Periodico del Comitato provinciale di Pordenone Federazione Italiana Teatro Amatori. ANNO 3 numero 1 Gennaio 2011 Registrazione al Tribunale di Pordenone n. 12 del 15/04/09. EDITORIALE Nuovi progetti e tante idee per un 2011 “pieno” di teatro 1 L’INTERVISTA Maddalena Crippa «Fare teatro, insostituibile forma di catarsi e riflessione» 2 1° FESTIVAL ITINERANTE DEL TEATRO AMATORIALE Il pubblico delle grandi occasioni premia l’impegno della Fita 6 IL PERSONAGGIO Ivan Castiglione Dalla fiction televisiva al teatro senza mai perdere l’entusiasmo 10 LE NUOVE COMPAGNIE La “Compagnia dei Guitti” con il pallino della divulgazione teatrale 12 “Teatro a Tema” premia la compagnia purliliese “Passe–Partout Teatro” 14 “La vecchia corbellata” salva dall’oblio modi di dire, usi e costumi del nostro passato 15 I LUOGHI DEL TEATRO L’auditorium comunale di Travesio, fucina creativa e passione 16 Stampa Tipografia DFB snc Francenigo, Gaiarine (Tv) La vetrina di “Teatro Insieme”, un po’ festa e un po’ riflessione 18 Segreteria Renata Casagrande FISCO E DINTORNI Attenzione al 31 marzo: Modello Eas da presentare 22 Sede Redazionale Viale Trento, 3 · Pordenone | Tel. 346 170 56 38 La festa della Fita Nazionale a Siracusa, quando il teatro amatoriale si mette in mostra 23 INVERNO A TEATRO Caneva, Pescincanna, Pordenone, Trieste 25 Direttore Responsabile Alessandra Betto Responsabile Editoriale Franco Segatto Comitato di Redazione Cristiano Francescutto Aldo Presot Francesco Bressan Daniele Rampogna Giulio Raffin Rosella Liut Silvia Corelli Ascanio Caruso Debora Fior [email protected] www.fitapordenone.it Con il patrocinio In copertina: spettacolo “Il barbiere di Siviglia” L’editore è a disposizione degli eventuali detentori di diritti che non sia stato possibile rintracciare. Editoriale Nuovi progetti e tante idee per un 2011 “pieno” di teatro V olendo tracciare un breve consuntivo dell’attività svolta nel 2010, possiamo affermare con soddisfazione che, nonostante la crisi economica e la conseguente carenza di risorse, siamo riusciti a portare a termine tutti i nostri progetti. Primo fra tutti, la realizzazione della prima edizione del Festival Itinerante del Teatro Amatoriale con il Premio Marcello Mascherini. Le compagnie selezionate, che si sono esibite nei teatri comunali di Azzano Decimo, Pasiano di Pordenone e Prata di Pordenone, hanno dimostrato ampiamente quali siano le capacità e le professionalità dei gruppi teatrali che hanno dato lustro alla variegata realtà del teatro amatoriale. Non sono infatti mancate le parole di apprezzamento ed elogio espresse dai responsabili di enti pubblici e privati e delle aziende che hanno sostenuto il Festival, assicurando la loro collaborazione per le prossime edizioni. Nel 2010 è ripresa, come da tradizione, nell’auditorium Concordia, la Rassegna Regionale di Teatro Popolare, giunta alla sua dodicesima edizione e realizzata in collaborazione con il Comune di Pordenone. Terminerà a marzo. A settembre abbiamo rinnovato l’importante appuntamento di cultura e approfondimento teatrale “Teatro Insieme”, nona edizione, che si è caratterizzato per gli interessanti corsi di scrittura creativa e trucco teatrale oltre che per l’appuntamento conclusivo ospitato nella meravigliosa cornice di Travesio. Questi sono soltanto alcuni degli eventi organizzati lo scorso anno, che ci proponiamo di ripetere, assieme a tanti altri nuovi, nel 2011. Questo nuovo anno si annuncia fortemente sfidante. Non sarà facile per noi che promuoviamo attività culturali. Sono sicuro che tutti assieme, con la nostra professionalità e la serietà dimostrata nell’organizzazione di eventi teatrali, riceveremo da Amministrazioni pubbliche e Privati il sostegno necessario per portare a compimento tutti i nostri programmi, perché le idee non ci mancano così come energia e voglia di fare. Auguro a tutti un 2011 “pieno” di teatro. Franco Segatto Presidente F.I.T.A. Pordenone Gennaio 2011 1 L’intervista 2 Gennaio 2011 MADDALENA CRIPPA « Fare teatro, insostituibile forma di catarsi e riflessione» Per il mestiere di attore servono formazione e tanti provini L’ abbiamo recentemente apprezzata ne “I Demoni” di Peter Stein al Teatro comunale “Giuseppe Verdi” di Pordenone, ma già da diversi anni si reca volentieri nella nostra provincia per portare i suoi spettacoli, che la vedono protagonista non solo in veste di attrice, ma anche di cantante. Maddalena Crippa è un’attrice umile, sorridente, vera, che si mette in gioco continuamente, interpretando ruoli e personaggi sempre differenti. Com’è resistere sul palco per 12 ore? «“I Demoni” è un romanzo corale, ben distribuito su tutti gli attori, quindi nessun personaggio è in scena dall’inizio alla fine. Per esempio, io recito molto nella prima parte, in una sola scena nella seconda e nella scena finale della terza. Certo, si riscontra qualche difficoltà nel mantenere la concentrazione e l’attenzione per tutta la durata dello spettacolo, ma non è impossibile, perché le pause sono ben diluite: ci sono i tempi di lavoro in cui si è in scena e ci sono anche i tempi in cui si esce dal personaggio e si può riposare, dormire, leggere». Hanno definito il personaggio di Varvara Petrovna “una donna rigida, tutta d’un pezzo, che non perde occasione di comandare a tutti”. Concorda con questa definizione? «Sì e no. La trovo una definizione leggermente riduttiva: i personaggi di Dostoevskij sono grandi e importanti, perché esprimono la complessità di un essere umano e la contraddittorietà dei suoi sentimenti. Varvara Petrovna è una donna austera e autoritaria (prima di tutto con se stessa), però all’interno arde d’amore per Stepàn Trofímovič; la bellezza e l’umanità di questo personaggio consistono proprio nella difficoltà di dover agire in contrasto con i propri sentimenti». Oltre ad avere una durata fuori dal comune, lo spettacolo “I Demoni” verrà ricordato per essere stato rappresentato in location originali, quali il borgo di San Pancrazio in Umbria e l’Hangar Bicocca di Milano. Qual è quella che le è sembrata più conforme alla natura dello spettacolo? E la più suggestiva? «Il primo premio va ovviamente a San Pancrazio, il piccolo borgo in Umbria: un luogo suggestivo come la bellissima sala prove avente due enormi finestre a Nord e a Sud non l’abbiamo mai più trovato! Cominciavamo a recitare alle undici del mattino senza alcuna illuminazione artificiale e, durante tutta la giornata, era bellissimo vedere come la luce del sole cambiava: nel pomeriggio filtrava da Sud e al tramonto entravano dei fasci di luce rosa da Nord. La luce naturale dona una verità assoluta, un effetto magico che non si può riprodurre in un teatro. Inoltre, essendo la sala prove immersa nel bosco, il pubblico (composto da sole 99 persone) durante le pause usciva e respirava aria pura e scendeva a piedi al borgo per mangiare. È meraviglioso vivere un romanzo come “I Demoni” e stare a contatto con la natura. Anche a Pordenone è stata trovata un’ottima soluzione: la direttrice del Teatro “Verdi” si è battuta per garantire una tribuna costruita sulla platea, che era fondamentale per la fruizione dello spettacolo. In questo modo tutti gli spettatori vedevano benissimo ed erano molto vicini agli attori. Gennaio 2011 3 L’intervista Lei è molto affezionata a Pordenone, per esservi stata molte volte con i suoi spettacoli. Quale pensa sia il carattere culturale di questa città? «Sono stata spesso a Pordenone, ma non abbastanza quanto avrei voluto. Mi sembra che in questa città i presupposti ci siano e siano buoni! Sono rimasta positivamente impressionata dalla vostra biblioteca. È una ricchezza che vi invidio; è un luogo accogliente, nuovo, ben fornito e frequentato da tanti giovani. Avete anche un teatro meraviglioso, non posso che farvi i complimenti, perché non è usuale respirare cultura, specie nell’Italia di adesso!». Tra i numerosissimi ruoli che ha interpretato, ce n’è uno a cui è rimasta particolarmente legata? «Sicuramente Varvara Petrovna e Medea, che ho messo in scena con il regista Peter Stein; e porterò sempre nel cuore anche il personaggio di Ada Mariglia dell’ “Annaspo” di Raffaele Orlando (regia di Cristina Pezzoli), che risale ad una decina di anni fa. Questo testo meraviglioso, molto forte, mostrava il lato oscuro degli anni Sessanta che invece sono visti solitamente come gli anni del boom economico, della speranza, del successo». C’è un obiettivo dietro alla sua passione per il teatro? «Mi sembra eccessivo definirlo “obiettivo”. Io faccio teatro perché penso sia una forma insostituibile di catarsi e di riflessione; il teatro è un luogo dove, nell’unità di spazio e di tempo, si vive un evento irripetibile, durante il quale si sviluppano delle sensazioni, delle emozioni, delle riflessioni insieme agli altri. Dopotutto già in Grecia il teatro dava la possibilità di interrogarsi e di riflettere sulle regole sociali che ci siamo dati, sulle regole che ci tengono insieme come comunità. Il teatro non è affatto un mezzo per mettermi in mostra o per collezionare ruoli da protagonista: c’è una necessità di comunicare attraverso di esso e di raccontare delle cose inerenti a un dato momento storico». Lei ha lavorato anche in alcuni film e serie televisive. Qual è la differenza nella costruzione del personaggio teatrale e di quello cinematografico? «In teatro l’attore è centrale, perché ha la responsabilità di tutto il materiale precedentemente elaborato e svolge continuamente un work in progress, nel senso che non si sente mai “arrivato”, ma è sempre alla ricerca. Nel cinema invece la figura fondamentale è il regista: l’attore può anche essere straordinariamente bravo, ma deve sottostare al disegno del regista che decide tutto: come effettuare le riprese, il montaggio. La televisione, al giorno d’oggi, è talmente scaduta che non vedo la necessità di farla. Apparentemente, se sei dentro a quella scatola, puoi acquisire notorietà, la qual cosa può diventare pericolosa, perché si rischia di cristallizzarsi in un personaggio. Nonostante la televisione abbia delle potenzialità straordinarie, sono convinta che non vengano assolutamente sfruttate e non mi pare che ultimamente sia così interessante». È opinione comune che il teatro venga “sottovalutato” rispetto al cinema e alla televisione, per l’attenzione che richiama e i finanziamenti che riesce ad attrarre. Quali possono essere le soluzioni per rialzare le sorti dello spettacolo “dal vivo”? «Allo spettacolo “dal vivo” andrebbe innanzitutto ripristinato un sovvenzionamento degno di questo settore. È vero, la televisione riceve grossi finanziamenti che, però, vengono usati malissimo. Considerato il lavoro che sta intorno alle discipline performative e la ricchezza delle belle arti presenti in Italia, sono convinta che nel nostro Paese, potremmo vivere solo di questo! Perché siamo unici nel panorama mondiale! A differenza dal cinema che deve sottostare a delle regole commerciali molto rigide, il teatro è il luogo in assoluto dove la gente si esprime liberamente. Dunque, andrebbe da una parte sovvenzionato giustamente, dall’altra dovrebbe avvalersi di “case di produzione teatrali” che funzionino veramente e che abbiano un rapporto con la città. Questo “girare” 4 Gennaio 2011 continuamente è tipicamente italiano, ma anche dispersivo: bisognerebbe tenere uno spettacolo fisso in una grande città come Roma, Milano, Napoli finché c’è gente che vuole e quindi accorre a vederlo. La folle corsa al “dare un po’ a tutti” non fa bene, in quanto il teatro è sempre fruito dallo stesso pubblico e non ne acquisisce di nuovo. Infine, si dovrebbe bandire la politica dal teatro, perché negli ultimi anni l’ha invaso completamente in maniera deleteria: trent’anni fa, Strehler, la Vinchi e Grassi litigavano tutte le notti intenzionati ad alzare il sipario, non a chiuderlo come succede con i manager di oggi!». Durante la sua carriera si è mai confrontata con la realtà del Teatro Amatoriale in Italia o all’estero? Che idea se ne è fatta? «Penso che sia una forma teatrale necessaria per la comunità, perché è un modo di trovarsi, di progettare delle cose insieme, di lavorare e di sensibilizzarsi sul teatro. Ultimamente queste realtà amatoriali sono fiorite a perdita d’occhio ed esprimono un forte legame con la propria regione, le proprie radici, il proprio dialetto. La cosa importante è che rimanga nel suo ambito: il teatro dialettale non può assolutamente prendere il posto del teatro professionale, una cosa non può sostituirsi all’altra perché ci sono dei parametri e una concezione completamente differenti. È legittimo che un attore possa cominciare nel teatro amatoriale e poi diventare un professionista, ma la preparazione e l’educazione allo stare in scena sono completamente diverse». Quale consiglio per un attore amatoriale che aspira a trasformare la sua passione in una professione a tutti gli effetti? «Molto semplice: deve misurarsi con le dimensioni professionali. Cominciare con il teatro amatoriale, poi fare i provini nelle scuole migliori d’Italia (il Piccolo Teatro e l’Accademia “Paolo Grassi” di Milano o l’Accademia “Silvio D’Amico” di Roma) che lo diplomeranno “attore” e tentare di farsi strada dentro alla dimensione professionale. Le scuole servono, ma sicuramente non c’è una via sola: per esempio io non l’ho fatta, perché ho cominciato subito a lavorare con Strehler. Non che io mi senta “arrivata”: il mestiere dell’attore è forse il più difficile poiché è veramente un continuo cercare, un continuo migliorare. In confronto a un musicista che suona uno strumento, l’attore “suona” se stesso. E allora la crescita, il perfezionamento e l’approfondimento sono infiniti. Un aspirante attore deve misurarsi con la dimensione professionale passando, se ha l’età, attraverso le scuole oppure facendo i provini direttamente nelle compagnie e verrà premiato se ha talento, una buona dizione… e un pizzico di fortuna!». Elena Sartor. chi è MADDALENA CRIPPA M addalena Crippa è nata a Besana Brianza nel 1957, si è formata presso il Piccolo Teatro di Milano, dove è iniziata la sua carriera professionale sotto la direzione del regista Giorgio Strehler. Debutta a diciassette anni ne “Il Campiello” di Goldoni, partecipando alla lunga tournèe che la porta in tutta Italia e all’estero. Ha lavorato come attrice teatrale e cinematografica per Luca Ronconi, Antoine Vitez, Massimo Castri, Peter Stein, Cristina Pezzoli Maurizio Panici e molti altri. Ha condotto un lungo studio personale sull’emissione della voce per perfezionare la dizione e il canto come mezzi espressivi. Mette in risalto la sua esperienza di cantante–attrice in due recital, “Canzoni italiane” e “Canzonette vagabonde” degli anni ’20 e ’40, in cui canta brani italiani e tedeschi, negli spettacoli musicali “Sboom!” ovvero “Canti e disincanti degli anni ’60 e dintorni”, “A Sud dell’alma” e nell’attuale spettacolo “E pensare che c’era il pensiero”, dove i brani di Giorgio Gaber vengono riletti al femminile. Nel 1994 ha vinto il premio “Maschera d’Argento” come migliore attrice. Gennaio 2011 5 Primo Festival Itinerante del Teatro Amatoriale Premio Nazionale Marcello Mascherini Il pubblico delle grandi occasioni premia l’impegno della Fita 6 Gennaio 2011 Vince “Il Barbiere di Siviglia” della compagnia “Teatroimmagine” di Salzano F requentare il teatro amatoriale consente, fra le altre cose, esperienze sempre nuove, spesso molto interessanti: «Benvenuti a questa serata di festa e di emozione che conclude il primo Festival Itinerante del Teatro Amatoriale, Premio nazionale Marcello Mascherini». Sono le parole con cui Norina Benedetti ha aperto la serata finale, condotta con Ascanio Caruso, nel corso della quale sono state proclamate le compagnie vincitrici della kermesse promossa dal Comitato Fita di Pordenone. Classico avvio di serata per una manifestazione che ambisce a diventare un “classico” degli appuntamenti teatrali del Friuli Occidentale. «I numeri ci sono tutti» ha affermato il presidente provinciale Franco Segatto, che tenacemente ha voluto la manifestazione, perché «frutto di un lavoro impegnativo e ambizioso che ha subito incontrato l’entusiasmo di enti e associazioni che il direttivo del Comitato ha saputo coinvolgere nel progetto». Il pubblico, che ormai ha imparato ad apprezzare la qualità delle produzioni “firmate” Fita, anche questa volta non ha fatto mancare il suo sostegno. In verità, visto il livello complessivo degli spettacoli, alcune serate avrebbero meritato di più di quanto hanno avuto, ma tant’è: “Roma non fu costruita in un giorno” quindi, nonostante l’impegno delle compagnie amatoriali sul territorio per un’adeguata e uniforme diffusione della cultura del teatro, sarà necessario lavorare ancora molto. Ad ogni modo la prima edizione si è rivelata di tutto rispetto. Le sei compagnie finaliste (se n’è parlato diffusamente nello scorso numero di questa rivista, ndr) si sono confermate all’altezza delle attese, mettendo in seria difficoltà la qualificata giuria composta da autorevoli personalità del locale mondo culturale e artistico: il giornalista Nico Nanni, l’attrice Carla Manzon, l’attore e regista Carlo Pontesilli e il regista Daniele Travain, coordinati dal presidente regionale Fita Aldo Presot. Il festival è iniziato il 15 ottobre, quando la compagnia “Colonna infame” di Conegliano (Treviso), ospite del nuovo teatro “Marcello Mascherini” di Azzano Decimo, ha presentato “Il Giramondo”. La commedia seicentesca di sicuro interesse, ben diretta e recitata con grande energia, forse complice la fredda bellezza della sala non è però riuscita a riscaldare gli animi della platea. Di tutt’altro tenore lo spettacolo di sabato 16, al teatro Pileo di Prata, dove l’agguerrita compagnia ligure “Laboratorio teatrale Terzo Millennio” di Cengio (Savona) con l’esilarante “Sesso e Gelosia” è stata calorosamente apprezzata dal pubblico. Nonostante un inconveniente inatteso che ha messo a dura prova le capacità dell’organizzazione, impegnandola in una corsa contro il tempo, venerdì 22, sempre al Pileo, il “Teatroimmagine” di Salzano (Venezia) ha portato in scena, fra gli applausi scroscianti di tante persone entusiaste “Il Barbiere di Siviglia”, spettacolo comico parodistico in guisa dei Commedianti dell’Arte, in sostituzione del selezionato “I Promessi Sposi”: un lieve infortunio aveva sottratto uno degli interpreti. Sabato 23 la manifestazione si è spostata al teatro Gozzi di Pasiano dove, in una sala finalmente gremita, la compagnia “Arte povera” di Mogliano Veneto (Treviso) ha rappresentato la Gennaio 2011 7 pirotecnica commedia degli equivoci “Taxi a Due Piazze” mentre venerdì 29, sempre al teatro Gozzi nuovamente gremitissimo, la compagnia di Ponte Sesto di Rozzano (Milano) “Panvil Productions” si è esibita nella brillantissima commedia a sfondo “noir” “Il Mistero dell’Assassino Misterioso”. Il 30 si è infine ritornati a teatro “Mascherini”, che questa volta è parso un poco meno freddo forse anche grazie alla simpatia comunicativa del “Gruppo teatrale del Pentagono” impegnato nella piéce a sfondo sociale “Figli delle Stelle”. Sabato 6 novembre il teatro Mascherini si è trasformato in una piccola “Hollywood” per ospitare la serata di gala in cui sono stati consegnati i premi realizzati dallo scultore azzanese Dante Turchetto che si ispirato ad un bozzetto teatrale dello stesso Mascherini, realizzando la “Foglia della magia”. L’emozione in sala era palpabile e per stemperarla non è bastata neppure la bella commedia “Vestiti e Usciamo” rappresentata, fuori concorso, dalla compagnia “Passe–partout” di Porcia (Pordenone), vincitrice del Concorso regionale “Teatro a Tema” di Trieste. Dopo un breve intervallo tecnico (l’organizzazione è stata sempre ineccepibile, ndr), i conduttori hanno dapprima invitato sul palcoscenico i rappresentanti di tutte le compagnie in concorso, ciascuno dei quali è stata consegnata una targa di partecipazione; successivamente, il presidente della giuria Aldo Presot ha preso la parola e, dopo i ringraziamenti di rito, 8 Gennaio 2011 ha dato lettura di un comunicato che si concludeva con una segnalazione a favore della Compagnia Teatrale “Colonna infame” di Conegliano (Treviso) e con una menzione speciale di merito per la scelta originale del testo e la ricerca estetica nella messa in scena dello spettacolo “Il Giramondo”. Da qui in avanti è stato un crescendo di trepidazione con la proclamazione dei vincitori dei vari premi che venivano di volta in volta consegnati dalle numerose autorità presenti in sala in rappresentanza degli eredi Mascherini, delle istituzioni e degli sponsor che con i loro contributi hanno sostenuto la manifestazione. Il premio di gradimento del pubblico, consegnato dal rappresentante della Banca di Credito Cooperativo del Pordenonese, è andato a “Il Barbiere di Siviglia” della Compagnia Teatroimmagine di Salzano (Venezia), proprio quello rappresentato in sostituzione dei selezionati “Promessi Sposi” che, sbaragliando la pur agguerrita concorrenza, si è vista assegnare anche il premio per il miglior attore non protagonista a Daniele Baron Toaldo, nel ruolo del conte di Almaviva, «per il grande eclettismo e la duttilità, nel sostenere il trasformismo nei vari ruoli»; il premio per la migliore attrice protagonista a Martina Boldarin, nel personaggio di Rosina, «per aver saputo tenere un ruolo centrale, complesso, nelle varie tecniche e linguaggi espressivi»; il premio per la miglior regia a Benoit Roland «per aver saputo rivisitare un testo classico in maniera geniale» e infine il premio quale miglior spettacolo «per aver saputo realizzare un’idea originale nella struttura drammaturgica, dove hanno trovato spazio situazioni sceniche brillanti». Il commento più appropriato a questo trionfo è venuto dall’assessore regionale alla Cultura, Elio De Anna che, nel consegnare il premio per la miglior regia ha esclamato: «Se questo spettacolo considerato “di ripiego” ha meritato tutti questi riconoscimenti, non oso pensare cosa avrebbe vinto quello selezionato dalla commissione!». Come si sa, la giuria è sovrana e il suo giudizio inappellabile: nella sua valutazione finale ha ritenuto di assegnare il premio per la migliore scenografia al Gruppo teatrale del Pentagono di Bareggio di Milano (nei giorni successivi protagonista di una drammatica vicenda umana) con lo spettacolo “Figli delle Stelle”, «per l’originalità unita a funzionalità, nel rappresentare un’idea astratta del degrado morale, prima ancora che materiale, della vicenda»; il premio per la migliore attrice non protagonista a Stefania Butta Calice della Compagnia Panvil Production di Ponte Sesto di Rozzano (Milano), nel duplice ruolo di Greta Gruzenzmeyer e Contessa Worthington, nello spettacolo “Il Mistero dell’Assassino Misterioso”, «per aver reso il suo personaggio in maniera godibile ed effervescente, sapendolo mantenere con grande equilibrio in un crescendo di situazioni» e il premio al migliore attore protagonista a Carlo Pioletti della medesima compagnia che nello stesso spettaco- lo interpretava il duplice ruolo del Detective Mallory e di Albert, «per aver saputo mantenere un ruolo di fulcro dell’azione drammaturgica, con sicurezza e lievità». Un finale scoppiettante che ha messo in evidenza la convergenza tra le valutazioni tecniche della giuria e le preferenze della platea, che ha visto la propria scelta confermata dai numerosi premi attribuiti dai giudici “togati” allo spettacolo “Il barbiere di Siviglia”. A sottolineare ulteriormente la riuscita della manifestazione, Francesco Pirazzoli, gradito ospite della serata in rappresentanza della Fita Nazionale, ha portato il saluto del Presidente Nazionale, esprimendo a nome della Federazione tutta il più vivo compiacimento per questa ulteriore prova della vitalità della nostra associazione e concludendo con la consegna di due targhe ricordo al presidente del Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia Aldo Presot e a quello del Comitato provinciale di Pordenone Franco Segatto. Francesco Bressan Gennaio 2011 9 Il personaggio Dalla fiction televisiva al teatro senza perdere l’entusiasmo L’attore emergente Ivan Castiglione sul palco è Roberto Saviano di Gomorra I van Castiglione, attore di cinema, teatro, televisione è talmente versatile da riuscire con estrema facilità a passare dalla fiction televisiva (“Carabinieri” o “Un posto al sole”) a importanti ruoli teatrali classici e di attualità (collabora con i Teatri Stabili di Roma, Genova e Napoli). Il suo esordio è stato foriero di un successo crescente e fulmineo: a 27 anni ha iniziato la carriera da professionista, riscuotendo subito diffusi consensi di critica e pubblico. Come ricorda il suo primo incontro con il regista Andrea Liberovici? «Una giornata difficile da scordare. A dire il vero, quel provino non m’importava molto, perché avevo già un ingaggio per un film, ma immediatamente mi sono reso conto che molti attori più in vista di me erano in corsa, dunque non potevo perdere quell’occasione. Una volta salito sul palco ho avuto la sensazione fortissima di essere, come si dice, “al posto giusto, nel momento giusto”. Tutto era perfetto: come mi muovevo, come parlavo, come recitavo. Con Liberovici si è sviluppata subito una sintonia perfetta. Superati tutti i provini, ho rinunciato al film. È stata una scelta giusta». Il suo impegno spazia a 360 gradi: dal teatro civile al teatro di informazione e denuncia sociale. Tra i suoi riconoscimenti più prestigiosi figurano il Premio Scenario 2005 (sezione “Ustica”), 10 Gennaio 2011 con lo spettacolo teatrale “Quattro”, diretto da Giuseppe Miale di Mauro; il premio Golden Graal 2008, come miglior attore protagonista, per l’interpretazione di Roberto Saviano (di cui è amico) nello spettacolo teatrale “Gomorra”. Che cosa rappresenta per lei, giovane attore, la possibilità di vestire i panni di colui che molti considerano un eroe dei giorni nostri? «Avevo capito subito che dal punto di vista interpretativo si trattava di un ruolo affascinante, ma nello stesso tempo rischioso: se da un lato disponevo di un’infinita quantità di spunti e materiale per costruire il personaggio, allo stesso tempo dovevo capire bene come agire per non creare una mera copia. Dovevo scegliere insomma che cosa “prendere” di lui e che cosa invece escludere: dal punto di vista estetico, ho tenuto il suo gesticolare con le mani, perché credo che rappresenti lo specchio dei suoi pensieri. Con Saviano si ha sempre la sensazione che la sua mente sia più veloce delle parole e le mani descrivono questo “non ancora detto”. È stata un’esperienza davvero unica, anche perché all’esordio tra il pubblico sedeva sua madre, che al termine dello spettacolo mi ha detto che assomigliavo in tutto e per tutto a suo figlio, nonostante il mio aspetto fisico sia evidentemente piuttosto diverso». Quale tipo di legame è riuscito a instaurare con i suoi “compagni di viaggio? «Il legame che mi unisce a Mario Gelardi (drammaturgo e regista teatrale) e Giuseppe Miale di Mauro (regista e attore) è nato lavorando, ma in breve si è sviluppata una forte e duratura amicizia. Questo tipo di alchimia rappresenta un punto di forza, in quanto entusiasmo, stima e fiducia vengono sicuramente percepiti dal pubblico. Anche con Claudia Cardinale si è creato un rapporto di simpatia che è nato sul palcoscenico. È una vera star, una grande artista di estrema semplicità ed umiltà. Non è detto che questa sintonia si crei con tutti. Non è scontato che si crei sempre un legame che vada al di là dell’ambito lavorativo. Al giorno d’oggi fare squadra è piuttosto complicato, ma è sicuramente un vantaggio, in quanto il gruppo unifica e dà forza». Quale messaggio lancia ai lettori di “In Scena”? «Ho sempre considerato il teatro amatoriale molto simile al teatro dei professionisti. La differenza consiste soltanto nella quantità di tempo che si può riservare all’uno o all’altro: se nell’amatoriale gli incontri si limitano ovviamente a qualche ora, per uno o due giorni la settimana, l’attore professionista dedica alla preparazione dello spettacolo anche più di otto ore al giorno, diversi mesi di seguito. Emozioni e impegno sono identici. Quando all’attore professionista o amatoriale vengono meno il divertimento, la passione nel fare teatro e l’entusiasmo, il quid che accomuna tutti gli attori, perde inevitabilmente la capacità di recitare bene. Giorgio Albertazzi e Claudia Cardinale, nonostante la lunga esperienza, si presentano diverse ore prima di ogni spettacolo per concentrarsi e provare. Se un attore sul palco non dà il cento per cento, le persone si alzano e se ne vanno». Per chi volesse vedere Ivan Castiglione sul palcoscenico, l’8 marzo, a Castelfranco Veneto e il 9 marzo, a Mestre, porterà in scena “Santos”, adattamento teatrale di un racconto inedito di Roberto Saviano (regia di Mario Gelardi) che narra la storia di quattro ragazzini assoldati come vedette dalla camorra. Il loro compito è quello di giocare a calcetto in una piazza e di avvisare quando arriva la polizia o qualche sospetto. È una storia piena di emozioni e avvenimenti che contiene un forte messaggio di speranza e salvezza. Debora Fior Gennaio 2011 11 Le nuove compagnie La “Compagnia dei Guitti” con il pallino della divulgazione teatrale Il prossimo lavoro: “O soi dome un omp, un’ipotesi sul pensiero di Pietro lungo il Calvario” L a “Compagnia dei Guitti” di Reana del Rojale, nata nel 2006, ha come obiettivo primario la divulgazione della cultura teatrale nel territorio della provincia di Udine, con particolare attenzione alla lingua friulana e al sostegno di drammaturgie e musiche originali. L’associazione si propone anche di promuovere forme di aggregazione attraverso l’organizzazione di seminari e corsi sui linguaggi del teatro e della musica. Nonostante la “giovane età”, la compagnia, fondata da Lorenzo Armani, Paola Benini, Sabine Cattarossi, Samuele Cattarossi e Tania Cattarossi, vanta un curriculum sostanzioso, perché ha alternato le rappresentazioni teatrali ai laboratori dedicati alle tecniche base del linguaggio teatrale e alla stagione teatrale 2009, realizzata in collaborazione con il Comune di Reana del Rojale. Inoltre, ha promosso la messa in scena dell’originale spettacolo teatrale e musicale “Anghel”, che ha richiesto oltre un anno di lavoro. Il progetto mira a sensibilizzare il pubblico sul tema delle difficoltà di comunicazione e dell’intolleranza. In tempi in cui lo straniero diventa sempre più parte integrante della nostra società, memori di un non troppo lontano passato in cui questa condizione era nostra e consapevoli di un equilibrio, sempre più precario, in cui barcolla un mondo spaccato al suo interno, si è voluto porgere un modesto contributo di pace e tolleranza, versando una goccia rinfrescante su menti e cuori assetati. 12 Gennaio 2011 Il gruppo comprende venti parti recitanti, nove voci corali e tre strumenti musicali. Il testo scritto da Samuele Cattarossi e la colonna sonora composta ad hoc dal maestro Marco Maiero conferiscono originalità e lustro all’evento. Il testo, principalmente in lingua friulana e italiana, spazia verso idiomi stranieri, giocando anche col linguaggio sulla bellezza del diverso. La flessibilità di una scenografia semplice, senza grossi cambi di scena, la sua adattabilità anche a spazi aperti, rendono lo spettacolo fruibile non soltanto in luoghi deputati, in quanto adattabile a qualsiasi spazio e quindi utile anche per la valorizzazione di angoli storici artistici del nostro territorio. Nel 2010 la compagnia ha portato in scena, riscuotendo molto successo, lo spettacolo “Fabulastrocca”, commedia nata dall’idea di mescolare un racconto farsesco, che segue un codice narrativo ben definito, a un’altra forma narrativa più asciutta, schietta e diretta quale è la filastrocca. Come si è arrivati a questo nuovo genere? Con un esperimento affrontato nei mesi estivi del 2008, che ha condotto alla realizzazione di uno spettacolo breve proposto nella bellissima cornice di Casa Lucis a Ribis di Reana del Rojale, in occasione del “Piccolofestival”. L’idea quindi di sviluppare la storia, liberamente tradotta e riadattata da Sabine Cattarossi e Samuele Cattarossi, con ulteriori sviluppi, è venuta spontanea. La viscerale regia di Federico Scridel ha stimolato la creatività degli attori in scena. Esilaranti improvvisazioni hanno contribuito ad arricchire con battute e lazzi uno spettacolo che si annunciava irresistibile. Questo semplice e spontaneo innesco creativo ha generato la “Fabulastrocca” che altro non è che un episodio di vita normale che acquista valore per chi lo vive, per un gruppo di persone o per una comunità, e diviene rito. Quando il rito smarrisce i motivi per cui è comparso, si svuota delle sue motivazioni, tende a scomparire, per rifugiarsi nella memoria. La memoria trasforma il rito in mito, ma quando dal mito svanisce il potere terrifico per lasciare spazio a quello immaginifico, simbolico, allegorico, nasce la fabula. Se condiamo la fabula con l’ironia, il grottesco e il paradosso, si arriva alla farsa. Se, infine, disseminiamo questo intreccio di malintesi con una sequenza di suoni a ritmo rapido e cadenzato, farcita con rime, assonanze e allitterazioni rinchiuse nella filastrocca, nasce la “Fabulastrocca”. Con questo spirito di scoperta e sperimentazione la compagnia sta lavorando al prossimo spettacolo “O soi dome un omp – Un’ipotesi sul pensiero di Pietro lungo il Calvario”, una rappresentazione rigorosamente in friulano. Gennaio 2011 13 “Teatro a tema” premia la compagnia purliliese “Passe – Partout Teatro” “Vėstiti e usciamo” vince per l’eleganza nell’affrontare problematiche di stringente attualità. S i è conclusa nell’ottobre scorso la VI edizione della Rassegna regionale “Teatro a Tema” dedicata alle compagnie non dialettali del Friuli Venezia Giulia e dell’Istria. La manifestazione, organizzata dalla compagnia “Teatro incontro” e ospitata nel teatro “Silvio Pellico” di Trieste, trattava l’argomento di “Colori, emozioni e ricordi”. Anche lo scorso anno “Teatro a Tema” ha incontrato il vivace interesse del pubblico che ha seguito con attenzione gli spettacoli portati in scena dalle 5 compagnie amatoriali regionali: “Etabeta Teatro” di Pordenone che ha portato in scena “Money - La felicità non fa i soldi” (Fabio Comana, autore e regista); “Il Magazzino dei Teatranti” di Pozzuolo Del Friuli (Udine) che si è esibita in “In alto mare”di Slavomir Mrozek (regia di Paolo Sartori); “Dietroteatro” di Udine con “Sottobanco” di Domenico Starnone (regia di Irene Missera); “Collettivo Terzo Teatro” di Gorizia con “Il Matrimonio può attendere” (Mauro Fontanini, autore e regista); “Passe-Partout Teatro” di Porcia (Pordenone) con “Vėstiti e usciamo” (Simonetta Vallone, autrice e regista). Ai padroni di casa, la compagnia “Teatro Incontro”, era riservata, fuori concorso, l’ultima serata. Vista la concomitanza con 14 Gennaio 2011 la celebrazione dell’anniversario del sodalizio culturale, è stato allestito lo spettacolo “Trentacinque anni di emozioni teatrali”, a cura della Compagnia dell’associazione, un collage di scene tratte dai testi più interessanti presentati in tanti anni di attività. Il premio per il miglior spettacolo è andato alla commedia “Vėstiti e usciamo” con la motivazione «per l’eleganza e la raffinatezza nell’affrontare problematiche di stringente attualità in tono leggero ma espressivo». Migliore attore è risultato Andrea Chiappori in “Money – La felicità non fa i soldi” per «la convincente presenza anche di tipo mimico gestuale sulla scena, unita alla capacità di instaurare con il pubblico un genuino ed immediato rapporto emotivo» mentre migliore attrice è stata giudicata Enrica Laprocina nello spettacolo “Il matrimonio può attendere” per «l’assoluta padronanza del testo e dello spazio scenico, ma soprattutto per la varietà e l’efficacia delle qualità espressive». La compagnia premiata per il migliore spettacolo, “PassePartout Teatro” di Porcia, ha partecipato di diritto alla serata di Gala del “1° Festival Itinerante del Teatro Amatoriale, Concorso Nazionale “Marcello Mascherini”, al teatro “Mascherini” di Azzano Decimo (Pordenone). “La vecchia corbellata” finalmente le luci del palcoscenico illuminano l’opera dello Spelladi D ebutta a marzo, in piena atmosfera carnevalesca, “Il Morto per equivoco” ovvero “La vecchia corbellata”, gustosa commedia in vernacolo pordenonese scritta alla fine del Settecento dal nobile Giuseppe Spelladi. Verrà finalmente messa in scena, grazie a un progetto di comune impegno del Gruppo Teatro Pordenone “Luciano Rocco” e della Compagnia Teatrale “Punto e… a capo”, con la regia di Ferruccio Merisi. “La vecchia corbellata” è un testo di primaria importanza nella storia del teatro pordenonese, per vari motivi. Si tratta di una commedia pluridialettale, certamente il più studiato e il più importante fra i testi antichi che testimoniano l’antico dialetto pordenonese, così come era parlato nel tardo Settecento. Accanto al veneto e all’italiano compare infatti il linguaggio di Pordenone, un tipo di friulano occidentale che Spelladi utilizza in un ventaglio di sfumature, a seconda dei personaggi, con una forte caratterizzazione sociolinguistica. Nella commedia il friulano pordenonese è la lingua di comari, serve e popolino. Notai, avvocati, maestri e nobili della città parlano in veneto; il barigello, l’ufficiale di polizia, invece si esprime in italiano. La varietà di lingua contribuisce a rendere estremamente espressivi i personaggi e crea numerosi effetti comici sulla scena, ben premiando l’impegno di tutti gli attori, che in questa occasione si cimentano sì in un dialetto locale, ma antico1. Ambientata nei pressi della porta della Bossina, l’opera di Spelladi è anche una preziosa testimonianza dei gusti, delle tradizioni e dei luoghi di un’epoca ormai scomparsa: quella delle vecchie comari che allevano il porzielut spettegolano dei vicini, dei matrimoni mal combinati, delle antiche usanze legate al rito matrimoniale. Un mondo che oggi può ancora rivivere sulla scena. In questo testo sono idealmente riposte le origini teatrali delle compagnie amatoriali pordenonesi. Nel Settecento a Pordenone era frequente il passaggio di compagnie di comici e saltimbanchi e gli spettacoli teatrali, specialmente quelli di Goldoni e la com- media dell’arte, erano numerosi. In città non mancavano mascherate, cerimonie e feste; anche Gasparo Gozzi, durante i suoi lunghi soggiorni a Visinale, non disdegnava di partecipare come attore alle rappresentazioni che con autentico spirito amatoriale i giovani dilettanti pordenonesi organizzavano nel teatro cittadino. La “Corbellata” di Giuseppe Spelladi fu composta per una di queste compagnie di dilettanti filodrammatici, e recitata in città, come d’uso, nel periodo del carnevale. Il testo, riportato alla luce da Maurizio Lucchetta e da lui pubblicato nel 1972, pur avendo notevoli meriti teatrali ha spesso attirato l’attenzione dei linguisti, ma non a sufficienza quella degli uomini di teatro. Pertanto questo sarà il primo allestimento in territorio pordenonese2. A distanza di quasi quarant’anni, finalmente la commedia vedrà le luci del palcoscenico, grazie a un progetto di collaborazione che coinvolge non soltanto le compagnie citate, ma anche altre associazioni, con il sostegno del Comune di Pordenone. Questo spettacolo darà modo di riascoltare i suoni e i modi di dire della nostra antica parlata locale, moltissimi dei quali ancora in uso, e di riscoprire usanze e abitudini oggi scomparse. Noi ci auguriamo che sia un’occasione di divertimento e una festa per tutta la città. Silvia Corelli 1. Pordenone, pur originariamente friulana quanto a linguaggio, nel corso del tempo ha infatti rimosso il friulano nell’uso orale, rivolgendosi invece al veneto, sia per il maggior prestigio di quella lingua, sia per la posizione geografica della città, che la fanno anche storicamente legata ai territori di Venezia e Treviso. 2. Proprio con questa commedia cominciò, nel 1974, l’avventura teatrale nucleo del Gruppo Teatro Pordenone. Luciano Rocco ne curò un primo adattamento, ma le prove furono poi abbandonate in favore della messa in scena di un testo più accessibile per una compagnia alle prime esperienze. Gennaio 2011 15 I luoghi del teatro L’auditorium comunale di travesio, fucina di creatività e passione Costruito alla fine degli anni Settanta, a pochi passi da scuole e centro sportivo L ’auditorium comunale di Travesio è stato costruito grazie al contributo dei soldati americani, al termine della realizzazione, dopo il sisma del 1976, del nuovo complesso scolastico. Nasce come spazio dedicato agli studenti della scuola media inferiore, primaria e dell’infanzia che lì possono realizzare spettacoli, saggi di danza, teatro, proiettare film e documentari, suonare e assistere a concerti. Negli anni Ottanta e Novanta la struttura di proprietà dell’Amministrazione comunale viene data in gestione alla Pro Loco di Travesio che, in occasione di sagre e particolari eventi, cerca di richiamare il pubblico organizzando rassegne teatrali, esecuzioni musicali e spettacoli di intrattenimento. Tra gli ospiti più famosi che si sono esibiti su questo palcoscenico vanno ricordati l’orchestra d’archi “Tita Marzuttini” di Gorizia e il cantautore italiano Toto Cutugno. In quegli anni, la sala che ospita fino a circa 600 persone (tra platea e gradinate), si riempiva all’inverosimile esclusivamente per la lotteria “Pro Asilo” (come da tradizione il 26 dicembre), che 16 Gennaio 2011 si accompagnava all’esibizione dei bambini e all’arrivo di Babbo Natale con i doni. È stato questo evento a dare impulso alla vena artistica della comunità: per ingannare il tempo di attesa dell’estrazione dei biglietti della lotteria, alcuni appassionati hanno iniziato ad esibirsi con qualche sketch teatrale. Di anno in anno il gruppo si è affiatato e si è trasformato in una compagnia teatrale amatoriale in grado di allestire e realizzare in autonomia commedie in lingua friulana. Nel tempo, l’auditorium si è scoperto luogo ideale dove le associazioni locali (ma non solo) realizzano e condividono assieme alla popolazione progetti, eventi e spettacoli, trasformandosi un vero e proprio centro culturale, ludico e ricreativo. L’ubicazione ha giocato in favore di questo salto di qualità: l’auditorium, dotato di un ampio parcheggio, si trova a pochi metri dalla pista di atletica e dei campi da basket, volleyball, calcetto, da un parcogiochi per bambini e da un punto di ritrovo per ragazzi che è collegato alla scuola media. Per un paese di circa duemila abitanti l’auditorium rappresenta un cuore pulsante che dà spazio a eventi culturali importanti e ricreativi a volte però ignorati dalla popolazione locale, ma sempre motivo di attrazione per i “foresti”. Quando alla fine degli anni Novanta la struttura è stata chiusa, per il rifacimento dell’impianto di riscaldamento, Travesio si è improvvisamente ritrovata impoverita, perché sono venuti a mancare quei momenti associativi così fondanti per la comunità. La struttura però necessitava inoltre di un importante intervento di rinnovamento sul fronte della sicurezza e dell’ergonomia del palcoscenico. Tra una delibera e l’altra, i progetti si sono susseguiti e soltanto dopo una decina d’anni l’auditorium ha riaperto le porte, presentandosi con una nuova veste e, soprattutto, con la necessità di una gestione oculata e fortemente promozionale. Uno spazio sociale invidiato da molti A ll’auditorium di Travesio non manca proprio nulla: una torre scenica dotata di quinte mobili; un mega schermo; un palco in legno di pino; un impianto audio surround Bose; un sistema di luci con un’americana semovente esterna al palcoscenico; tre camerini; una reception e uno spazio confortevole, comunicanti fra loro, adibito a carico e scarico; comodissime poltrone rosse. Il tutto immerso nel blu vellutato di pareti e pavimento. Nel 2005 la compagnia “TravesioTuttoTeatro” ha sottoscritto una convenzione con l’Amministrazione comunale per la gestione e la valorizzazione dell’auditorium, realizzando una stagione teatrale in lingua friulana che per cinque edizioni è riuscita ad attirare un folto pubblico come vent’anni prima, quando non esistevano centri commerciali e multisala. L’auditorium (e l’annessa sala polifunzionale) ora rappresenta molto di più: non soltanto teatro amatoriale infatti, ma anche concerti, convegni, corsi di formazione e giornate a tema che attraggono diverse centinaia di persone. Grazie alla collaborazione artistica con numerose associazioni provinciali, al contributo di sponsor e sostenitori e al patrocinio del Comune, è diventato uno spazio sociale invidiato da molti. La reception dell’auditorium utilizzata durante Teatro Insieme. Gennaio 2011 17 Teatro Insieme La vetrina di “Teatro Insieme” un po’ festa e un po’ riflessione La giornata conclusiva, nell’auditorium comunale di Travesio 18 Gennaio 2011 S e nel 2009 gli amici di Trieste sono riusciti a trasmettere grandi sensazioni nella giornata di festa di “Teatro Insieme”, la nona edizione si è caratterizzata per un coinvolgimento tale che le emozioni e il divertimento ci hanno accompagnato per l’intero pomeriggio dedicato all’espressione artistica dei gruppi Fita della provincia di Pordenone (e non solo). La varietà delle proposte ospitate nella bella cornice dell’auditorium comunale di Travesio spaziava da canzoni, poesie (magistralmente interpretate da Sam e Mariagrazia) e filmati (interessante e culturalmente provocatorio quello degli amici dell’ ”Estragone” di San Vito) ai monologhi (straordinari quelli proposti da Paolo Marcuzzi del “Teatro Maravee” di Osoppo, tratto da “Il Cassadisintegraat” e quello di Sergio Saracchini dei “Geniattori” di Pordenone, tratto da “Il nonno il bullo il cattivo”). La vetrina sui lavori delle compagnie è stata però la sezione più apprezzata: “L’amore imperfetto” della compagnia “Proscenium” di Azzano Decimo, la lettura tratta dalle “Maldobrie” dell’ ”Associazione Grado Teatro”, da “I sette re di Roma” dell’ ”Iniziativa” di Sacile, “C come Colombo” della compagnia “Pass-partout” di Porcia e “La palla al piede” del “Bazar degli strambi” di Prata. Una carrellata di attori in erba e navigati, costumi bellissimi e ricer- cati, trucchi appena accennati o a volte esagerati, scene che si montano e smontano in pochi istanti, il tutto per deliziare un pubblico che non è quello tradizionale, ma è composto da “colleghi” di palcoscenico, che hanno intrapreso, forse inconsapevolmente, una sorta di gara a chi riesce, in pochi minuti, a far divertire di più la platea o persino a commuoverla. È stata una giornata divertente e inconsueta, iniziata con il Palio di trucco teatrale, proseguita con un pranzo unico e delizioso (la ricorderemo per anni quell’enorme paella) e conclusa con un programma accattivante, in cui lingue e parlate (friulano, veneto, napoletano, romanesco, gradese) hanno idealmente accompagnato i partecipanti in un originale giro d’Italia. Ringraziamo quindi tutti per averci aiutato a valorizzare la nostra festa. Grazie al nostro impegno e al nostro entusiasmo contagioso “Teatro Insieme” sta crescendo velocemente, diventando sempre più un fondante momento di incontro e conoscenza per un grande gruppo di amici che hanno in comune una passione sfrenata per il teatro. Daniele Rampogna Gennaio 2011 19 Teatro Insieme Lezioni di trucco con due maestri d’eccezione Il grande Fulvio Cimarosti e il suo assistente Andrea Buggini L o stage di trucco teatrale, incluso nel contenitore culturale di “Teatro Insieme”, manifestazione organizzata dalla Fita di Pordenone, è stato accolto con entusiasmo dalle compagnie del nostro territorio. Le sei lezioni tenute da Fulvio Cimarosti e Andrea Buggini, responsabili del servizio trucco dei Teatri Comunali di Trieste, Udine e Treviso, si sono svolte nella sede dell’associazione “Festa del Vino”, a San Cassiano di Livenza. Lo spessore professionale e l’esperienza degli insegnanti hanno costituito una buona base di partenza per un risultato che è stato più che positivo. I due professionisti hanno dimostrato disponibilità e abilità tali da coinvolgere tutti: Cimarosti vanta trentacinque anni di attività come truccatore degli artisti che operano nei maggiori teatri lirici italiani mentre ogni gesto del suo assistente Buggini esprime passione e altrettanta competenza ottenuta in tanti anni di lavoro a fianco del suo maestro. Il loro compito non è stato affatto facile. Gli iscritti al corso erano venti oltre ad altrettanti modelli e modelle: quaranta persone da formare, istruire, seguire passo passo. Le sei intense lezioni teorico-pratiche si sono svolte in un clima di attenzione e affiatamento, non senza un pizzico di sana 20 Gennaio 2011 competizione, perché il corso si concludeva con un “Palio” di trucco teatrale che è stato molto partecipato. Interessanti e utili le “istruzioni per l’uso” illustrate dai due professionisti: nessun attore deve mai calcare il palco senza trucco; usare prodotti specifici e professionali; approfondire la conoscenza dei personaggi da truccare; non utilizzare colori freddi, quali gli azzurri, i verdi e i viola che ingrigiscono sotto l’effetto delle luci; i colori dei trucchi non devono avere alcuna attinenza con il colore del vestito; il trucco teatrale non ha nulla a che vedere con i maquillage di tutti i giorni; conservare in perfetta pulizia pennelli, piumini e spugnette; non è necessario possedere un’enorme varietà di prodotti: meglio la qualità, che la quantità; il trucco è studiato in funzione dell’impatto che ha sul pubblico che osserva da lontano il volto dell’attore; per un buon risultato il resto lo fanno la pratica e l’occhio attento del truccatore che individua i tratti più espressivi dell’attore che vanno valorizzati. Alla fine del corso i due maestri si sono congratulati con i partecipanti i quali si sono impegnati con passione nelle prove pratiche che si sono alternate agli insegnamenti teorici. Rosella Liut Lezioni di scrittura creativa con Vitaliano Trevisan S crivere per il teatro. Vitaliano Trevisan di teatro ne ha scritto, letto e fatto tanto. Ce ne ha parlato in quattro serate, alla Fita di Pordenone, in un seminario intitolato “Scritti in... casa”. Nel nostro piccolo, molti di noi si sono cimentati in scritture e adattamenti, qualcuno con successo, altri lasciando tutto nel cassetto. Confrontarsi con un autore contemporaneo ha permesso di avere spunti e strumenti di cui ognuno saprà fare tesoro. Il punto di partenza è stato una canzone di Battisti-Mogol: poche frasi, dialoghi che delineano un ambiente, dei rapporti, dei sentimenti, delle azioni. La differenza tra drammaturgia e narrazione consiste proprio nel fatto che la prima non descrive, ma suggerisce e traccia ciò che poi la regia trae e concretizza in scena. Un suggerimento è risultato particolarmente interessante: copiare e copiare bene. Copiare soprattutto dai classici, con lo scopo di imparare, capire, riappropriarsi del testo nella sua essenza. Copiare non significa plagio, significa fare rivivere l’originale con il sentire e il vocabolario e le espressioni di oggi. Se il testo ha forza, spessore e qualità, una riscrittura libera ma rispettosa può farlo rivivere con inaspettati risultati. Trevisan ce ne ha dato un esempio con la riscrittura che sta facendo della “Bancarotta” di Carlo Goldoni: dopo una lettura scenica del primo atto, il prossimo anno sarà allestito lo spettacolo intero con la partecipazione di molti artisti veneti, ognuno dei quali si esprimerà nella sua lingua, con le sue caratteristiche. Tra consigli pratici e teorici di scrittura, molti sono stati gli esempi e i riferimenti ai maestri, tra i quali possiamo citarne alcuni: Bernard, Goldoni, Beckett, Mamet, Kaurismaki, con molti sconfinamenti interdisciplinari: oltre al teatro, anche cinema, letteratura, pittura, fotografia, musica, televisione. In particolare, da un testo di Trevisan abbiamo potuto toccare il passaggio dal soggetto al trattamento, per arrivare poi alla sceneggiatura cinematografica. In conclusione, è stata un’occasione di confronto e quindi di crescita, uno stimolo alla creatività e all’originalità senza ricette prefissate. Speriamo che sia fruttuosa nella creazione di nuovi autori e nuove opere! Giulio Raffin Roberta Maria Dalvador dell’Arc di San Mârc vince il “palio di trucco teatrale” I l corso di trucco a San Cassiano di Livenza era stato ideato per far conoscere alle compagnie l’importanza e i segreti del trucco teatrale. Le lezioni si sono concluse con il Palio di trucco teatrale, un vero e proprio concorso che ha assegnato un premio al miglior allievo. L’occasione prescelta per la cerimonia di consegna è stata la giornata conclusiva di Teatro Insieme, nell’Auditorium comunale di Travesio, dove la giuria composta dai maestri Fulvio Cimarosti e Andrea Buggini ha individuato l’esecuzione migliore. Al concorso hanno preso parte quasi tutti gli allievi che si sono presentati con la propria modella da truccare sulla base di un’indicazione ben definita: una dama del Settecento. Ad aggiudicarsi il Palio è stata Roberta Maria Salvador, che ha curato in modo perfetto il maquillage della modella Bruna Cancian. Armata di pennelli, fondotinta, rossetti ne ha correttamente interpretato le caratteristiche, applicando con proprietà i fondamenti del trucco teatrale appresi. Roberta Maria Salvador, dell’”Arc di San Mârc” di San Martino al Tagliamento, non è un’esperta: ha partecipato al corso spinta dalla voglia di imparare e per rendersi utile alla propria compagnia, per la quale confeziona i vestiti e, assieme al marito, prepara le scenografie. Questa vittoria l’ha ricompensata del suo impegno, ma anche la compagnia “Arc di San Mârc” si potrà vantare di avere la migliore truccatrice della provincia. R.L. Gennaio 2011 21 Fisco e dintorni Attenzione al 31 marzo: Modello Eas da presentare. A ncora qualche settimana a disposizione degli enti associativi per comunicare all’Agenzia delle Entrate le eventuali modifiche dei dati rilevanti ai fini fiscali precedentemente inviati. Il termine è fissato a mercoledì 31 marzo. Il mondo del “no profit” è chiamato a verificare se le informazioni trasmesse all’Amministrazione finanziaria abbiano subito variazioni nello scorso anno. Dal 2009, tutte le associazioni teatrali (ma non solo) sono tenute a presentare, all’Agenzia delle Entrate, il modello Eas che in 38 domande cerca di fare una fotografia fiscale dell’associazione. Per le realtà di nuova costituzione il modello deve essere compilato e spedito entro 60 giorni dalla costituzione. Gli enti che lo hanno presentato per la prima volta entro il 31 dicembre 2009 sono tenute a ripresentarlo, in caso di variazione dei dati precedentemente comunicati, entro il 31 marzo di ogni anno. Il modello non va ripresentato per le variazioni inerenti i dati prettamente contabili. Il modello Eas, reperibile in formato elettronico sul sito dell’Agenzia delle Entrate, potrà essere inviato esclusivamente per via telematica. La trasmissione potrà essere effettuata secondo una duplice modalità: direttamente dall’Associazione vincolata a tale obbligo, attraverso il servizio Entratel (per i soggetti già abilitati) ovvero mediante il servizio telematico Internet (per tutti gli altri soggetti); a mezzo di intermediari abilitati quali professionisti, associazioni di categoria, Caf. In caso di mancato adempimento, le ripercussioni sono piuttosto pesanti se si opera senza fini di lucro. Un’associazione È nato anche a Udine il Comitato provinciale Fita L Gennaio 2011 Per maggiori informazioni: www.agenziaentrate.gov.it unedì 22 novembre è finalmente nato il Comitato provinciale Fita della provincia di Udine. In questa prima fase di avvio, come prevede lo Statuto nazionale, l’organismo è composto da tre persone: Italo Tavoschi della compagnia “Baraban” di Udine, presidente; Gregorio Grasselli del “Gruppo Teatrale Universitario” di Tavagnacco, segretario; Gabriella Ferigutti della compagnia “Lis Anforis” di Bagnaria Arsa, consigliere. Alla seduta costitutiva era presente Francesco Pirazzoli, Tesoriere nazionale e responsabile del tesseramento, in rappresentanza del Consiglio Nazionale della Fita. L’organigramma del Friuli Venezia Giulia è ora formato da tre Comitati provinciali: Pordenone, Trieste e Udine, oltre che dal Comitato regionale. In provincia di Gorizia per il momento non è possibile raggiungere lo stesso traguardo, in quanto sono attualmente iscritte tre compagnie sulle cinque previste come minimo per la fondazione di un Comitato. Queste per ora continueranno a far capo al Comitato Regionale. Aldo Presot 22 che non ha provveduto ad inviare il modello non è soggetta a una multa specifica legata al mancato adempimento, bensì al rischio concreto di uno scivolamento nel regime di “commercialità” prevalente delle operazioni svolte: le entrate di quote sociali e di attività nei confronti dei soci si presumono di natura commerciale, con conseguenze in termini tributari (contributivi), in quanto se tali entrate dovessero essere prevalenti, tutta l’attività assumerebbe natura di tipo “commerciale” con la ricaduta nell’art. 149 del Tuir 917/1986 e ovvio assoggettamento alle dichiarazioni fiscali relative e alle imposte connesse alle medesime dichiarazioni. La festa della Fita Nazionale di Siracusa, quando il teatro amatoriale si mette in mostra Un fondante momento di incontro e confronto per la grande famiglia degli Amatori È stata una sorpresa. Quando ho deciso di aderire all’invito della Fita e partecipare alla “Festa del Teatro 2010” (XXIII edizione), a Siracusa, dall’8 al 10 ottobre, ho innanzitutto immaginato una vacanza fuori stagione. Giunto all’Hotel Fontane Bianche mi sono reso conto che sarebbe stato molto di più. Per le tre giornate successive Siracusa è stata la capitale del teatro amatoriale italiano: sono affluiti da tutte le regioni d’Italia i rappresentanti delle varie compagnie federate a presentare i propri talenti, a raccontare le proprie esperienze, a discutere del proprio futuro. Qui, una giuria composta dall’autore e regista teatrale Aldo Formosa e dagli attori Giovanni Argante e Debora Lentini, ha decretato i vincitori del Premio Fitaitalia 2010, scegliendo fra gli spettacoli delle compagnie che avevano risposto al bando della Fita Nazionale. La scelta di questa località come sede della festa è stata, a detta del presidente nazionale Carmelo Pace, una scelta simbolica: «Come a dire, il teatro torna alle sue radici», data la plurisecolare tradizione teatrale che vede questa città e i suoi teatri protagonisti fin dai tempi della Grecia Antica. Una preferenza giustificata anche dalla forte presenza numerica di cui la Fita gode in Sicilia e, in particolare, nella provincia di Siracusa. Presenza che si è fatta notare nelle varie serate programmate, in cui le compagnie presenti hanno rappresentato brani del proprio repertorio, nei quali l’impegno e la creatività non sono mancati, con qualche indubbio picco di eccellenza soprattutto nelle compagnie che con coraggio e competenza hanno saputo affrontare generi più moderni e “sperimentali”. L’evento più atteso, quello che ha dato la sua impronta alla manifestazione, è stata la serata di gala in cui sono stati consegnati i premi Fitaitalia. Per l’occasione, ai quasi quattrocento ospiti fissi della festa si sono aggiunte altre duecento persone, convenute da tutta la Sicilia per sostenere i propri beniamini (i siciliani in lizza erano diversi). Dopo un’emozionante prima parte in cui Agata Tarso (vincitrice del premio come migliore attrice protagonista per l’interpretazione di “Filumena Marturano” con la Compagnia Amici del Teatro di Nicolosi di Catania) invitata “fuori programma” a recitare un “pezzo” all’impronta che, evidentemente, nessuno prima le aveva detto di preparare, ha dato ancora una volta la prova della magia che si compie a teatro. Quando i riflettori si sono accesi e, dopo un attimo di imbarazzato silenzio, è partita con la “Preghiera alla Madonnina” (il passo più intenso dell’interpretazione di Filumena). Battuta finale e un’eruzione di applausi, quasi a sottolineare che gli oltre 500 spettatori, per quei brevi attimi, si sono sentiti un po’ Filumena. Subito dopo è arrivato il momento dei Giovani dell’Accademia del Teatro, gruppo di dieci ragazzi e ragazze dai 18 ai 25 anni selezionati anche quest’anno, come è ormai consuetudine, fra tutte le compagnie Fita d’Italia, per partecipare a uno stage di otto giorni. Sotto la direzione del regista Daniele Franci, i giovani hanno provato otto ore al giorno per presentare il lavoro teatrale loro proposto: il libero adattamento del racconto di Stefano Benni “La Topastra” divenuto, nella trasposizione dell’Accademia, “Il sogno dei Topastri”. Lo spettacolo, che tratta il tema dell’ambiente e della sua tutela, in una modalità divertente ed efficace, è stato lungamente applaudito dal pubblico. Questa è stata la sorpresa più grande: scoprirsi parte di un’entità che trascende la nostra compagnia di provenienza e il Comitato provinciale o regionale di appartenenza; scoprirsi parte integrante della grande famiglia del Teatro degli Amatori, sensazione che è impossibile raccontare, se non la vivi in prima persona. Per fortuna, a Siracusa io c’ero. E d’ora in avanti farò il possibile per non mancare agli appuntamenti futuri. F. B. Gennaio 2011 23 TEATRO E DINTORNI a cura di Giulio Raffin Il teatro d’avanguardia è il teatro di domani. Il guaio è che te lo fanno vedere oggi. Pino Caruso Gli attori sono soggetti interessanti, perché fondamentalmente tragici nella loro fragilità. Vitaliano Trevisan La penna è più potente della spada, e decisamente più comoda per scrivere. Marty Feldman Un clown è come l’aspirina, a parte il fatto che fa effetto prima. Groucho Marx A veder lavorare questi “commedianti” tra i quali c’erano un architetto, un artigliere, un prete e molti altri ancora, capivo come quell’arte primitiva della commedia ne comprendesse molte altre, e che non v’è esercizio migliore per allenare la memoria, nerbo dell’intelletto, per fondere lo spirito col corpo. Jean Guitton Lo psichiatra è un tizio che vi fa un sacco di domande costose che vostra moglie vi fa gratis. Woody Allen LA POSTA DI “IN SCENA” Scrivete, scrivete, scrivete! Dubbi, quesiti, osservazioni, punti di vista e tanto altro ancora. “in scena” è aperto a tutti. Volete collaborare? La Nostra redazione vi aspetta: www.fitapordenone.it [email protected] Siamo a Pordenone, in viale Trento,3 Telefono 346 170 56 38. 24 Gennaio 2011 Il miracolo di ombretto e pennello U n corso di trucco con il maestro Cimarosti e il suo assistente Buggini: un’occasione da non perdere. E così è stato! Sei serate a cadenza bi-settimanale, nelle quali porre le basi, imparare i principi, assimilare le regole fondamentali per, non dico “saper truccare”, ma almeno riuscire ad utilizzare i prodotti e gli strumenti giusti per ottenere un risultato accettabile, considerando l’“amatorialità” del nostro teatro. E quindi via! Si parte con l’applicazione della base (ad acqua o grassa, a seconda delle necessità); si asciuga con il piumino e la cipria; si disegna la riga sugli occhi; si sfuma, si crea il punto luce; si allungano le sopracciglia; si passa il mascara, il fard e infine il rossetto. Facile, no? Sembra, perché fard e rossetto siamo abituate a metterteli tutti i giorni, ma quella sfumatura sulle palpebre ancora non viene! Con una certa Una “Mezzasalma” per Vicenza S abato 19 febbraio, alle 21, nel Salone Festa del Vino, a San Cassiano di Livenza (Brugnera), il gruppo teatrale “I commedianti per scherzo” porteranno in scena la commedia in due atti www.mezzasalma.it di Aldo Cirri (regia Franco Segatto). L’iniziativa ha un fine benefico: le offerte raccolte saranno consegnate al Comitato regionale della Fita Veneto per la ristrutturazione della loro sede di Vicenza, colpita nel novembre scorso dall’alluvione. attenzione però alla fine si riesce a creare quel gioco di luci, ma come è possibile truccare 70 persone in un’ora? Tutto è possibile per il maestro Cimarosti , basta dargli pennello e ombretto e il gioco è fatto. Manca poco al debutto in scena e una fila di parrucche composte da morbidi capelli veri sono pronte sul tavolo della sala trucco; i beauty sono aperti e sistemati in bell’ordine così come i pennelli e le palette con i vari colori, fondi, spugnette e colla per le barbe finte. E poi via, uno dopo l’altro gli artisti, più o meno esigenti, passare al belletto: qualcuno si ferma a fare due chiacchiere e posa per una foto dopo essere stato trasformato in un anziano e distinto signore. Perché la magia si è compiuta…e si può andare in scena! Morena Pajer Gruppo Teatro Pordenone Luciano Rocco Inverno – Primavera Teatro PORDENONE AUDITORIUM CONCORDIA 12a RASSEGNA REGIONALE DI TEATRO POPOLARE ingresso 3,50 euro TRIESTE / TEATRO SILVIO PELLICO VIA ANANIAN N. 5/2 26° STAGIONE DEL TEATRO IN DIALETTO TRIESTINO CANEVA AUDITORIUM COMUNALE 11° RASSEGNA DI TEATRO AMATORIALE ingresso libero DOMENICA 30 GENNAIO 2011 ORE 16.00 Compagnia teatrale Quei de Scala Santa di Trieste INTRIGO di Maria Gregori e Silvia Grezzi regia di Silvia Grezzi COMMEDIA IN TRIESTINO ORARIO SPETTACOLI. venerdì e sabato ore 20.30 domenica ore 16.30 SABATO 29 GENNAIO 2011 ORE 20.45 Scuola Sperimentale dell’Attore di Pordenone DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011 ORE 16.00 Compagnia Teatro Arte Magica di Porcia (Pn) Compagnia teatrale “Ex allievi del Toti” ET VOILÀ ideato e prodotto dalla Compagnia SPETTACOLO DI MAGIA di Toni Morrison, regia di Ferrucci Merisi. 28.29.30 GENNAIO 2011 4.5.6 FEBBRAIO 2011 EL MISTERO DE VIA SPORCAVILLA 11.12.13 e 18.19.20 FEBBRAIO 2011 Compagnia teatrale “Fariteatro” SABATO 26 FEBBRAIO 2011 ORE 20.45 Compagnia teatrale I commedianti per scherzo di San Cassiano di Livenza (Pn) di Sergio Saracchini, regia di Carla Manzon COMMEDIA IN ITALIANO 25.26.27 FEBBRAIO 2011 4.5.6 MARZO 2011 Compagnia teatrale “Amici di San Giovanni” Testo e regia di Claudio Sigovich WWW.MEZZASALMA.IT di Aldo Cirri, regia di Franco Segatto. DOMENICA 27 FEBBRAIO 2011 ORE 16.00 Compagnia Teatrale Giù dai Colli di Pordenone CHI BAZILA MORI di Aldo De Benedetti, regia di Antonio Rocco COMMEDIA IN ITALIANO 11.12.13 e 18.19.20 MARZO 2011 Compagnia teatrale “Quei de scala Santa” DOMENICA 6 MARZO 2011 ORE 16.00 Compagnia Teatrale di Ragogna (Ud) di Marisa Gregori e Silvia Grezzi, regia di Silvia Grezzi. PRIMITÎF TU E TO NONO NATALE IN CASA CUPIELLO di Eduardo De Filippo, regia di Angela Bonacotta. TRA I LINZIOI DUE DOZZINE DI ROSE SCARLATTE SABATO 12 FEBBRAIO 2011 ORE 20.45 Compagnia teatrale l’Iniziativa di Sacile di Bruno Cappelletti, regia di Paolo Dalfovo. DOMENICA 20 FEBBRAIO 2011 ORE 16.00 Compagnia Teatrale I Geniattori di Pordenone IL NONNO IL BULLO IL CATTIVO AMATISSIMA Testo e regia di Giuliano Zanier. SABATO 12 MARZO 2011 ORE 20.45 Compagnia teatrale Cantiere Teatro di Fiume Veneto IL SIGNORE È SERVITO di Paolo Starvaggi, regia di Alessandra Zanin. LA SALUTE XE UN’OPINION? testo e regia della compagnia COMMEDIA IN FRIULANO 25.26.27 MARZO 2011 1.2.3 APRILE 2011 Compagnia teatrale “Compagnia dei giovani” DOMENICA 20 MARZO 2011 ORE 16.00 Compagnia Teatrale Il Bazar degli strambi di Prata (Pn) di Agostino Tommasi, regia di Julian Sgherla. SABATO 26 MARZO 2011 ORE 20.45 Compagnia Teatrale La baraccia di Trieste DESTRA SINISTRA PAR CONDICIO di Dante Cuttin e Walter Basso, regia e adattamento di Giorgio Fortuna. QUEL CHE VA DRENTO… GA DE VIGNIR FORA LA PALLA AL PIEDE di Georges Feydeau, regia di Vincenzo Muriano COMMEDIA IN ITALIANO PESCINCANNA – SALA PARROCCHIALE VOCI DI PRIMAVERA SABATO 19 MARZO 2011 ORE 20.45 Compagnia Teatrale Lis Falischis Di Cussignacco (Ud) SABATO 16 APRILE 2011 ORE 20.45 Compagnia Teatrale Cibìo di Chions VOLI NOL VIOT DON CAMILLO di Aldo Lo Castro, regia di Nadia Seganfreddo. di Giovanni Guareschi, regia di Aldo Presot. SABATO 2 APRILE 2011 ORE 20.45 Compagnia Teatrale Amici San Giovanni di Trieste SABATO 30 APRILE 2011 ORE 20.45 Compagnia Teatrale Amici di Pescincanna A PASSI PICI PICI OCIO ADA… VARDA IDA di Gianfranco Pacco, regia di Roberto Eramo. di Giorgio Tosi, regia di Sergio Marcuzzi.