MADDALENA
CRIPPA
«Il mestiere dell’attore
è forse il più difficile.
È un continuo cercare,
un continuo migliorare»
Debutta a marzo
“IL MORTO
PER
EQUIVOCO”
ovvero “La vecchia corbellata”,
commedia in vernacolo
pordenonese di Giuseppe Spelladi
FESTIVAL
ITINERANTE
DEL TEATRO
AMATORIALE
Il premio Nazionale Marcello Mascherini
diventa un classico
Periodico ad uso del Comitato provinciale di Pordenone
della Federazione Italiana Teatro Amatori.
Pubblicazione quadrimestrale.
Registrazione Tribunale di Pordenone n.12 del 15/04/2009.
Poste Italiane SpA · Spedizione in abbonamento postale
70% DCB PN.
Anno 3 · Numero 1 · Gennaio 2011
1/2011
Sommario
Periodico del Comitato provinciale di Pordenone
Federazione Italiana Teatro Amatori.
ANNO 3 numero 1
Gennaio 2011
Registrazione al Tribunale di Pordenone n. 12
del 15/04/09.
EDITORIALE
Nuovi progetti e tante idee per un 2011 “pieno” di teatro
1
L’INTERVISTA
Maddalena Crippa
«Fare teatro, insostituibile forma di catarsi e riflessione»
2
1° FESTIVAL ITINERANTE DEL TEATRO AMATORIALE
Il pubblico delle grandi occasioni premia l’impegno della Fita
6
IL PERSONAGGIO
Ivan Castiglione
Dalla fiction televisiva al teatro senza mai perdere l’entusiasmo
10
LE NUOVE COMPAGNIE
La “Compagnia dei Guitti”
con il pallino della divulgazione teatrale
12
“Teatro a Tema”
premia la compagnia purliliese “Passe–Partout Teatro”
14
“La vecchia corbellata”
salva dall’oblio modi di dire, usi e costumi del nostro passato
15
I LUOGHI DEL TEATRO
L’auditorium comunale di Travesio, fucina creativa e passione
16
Stampa
Tipografia DFB snc
Francenigo, Gaiarine (Tv)
La vetrina di “Teatro Insieme”, un po’ festa e un po’ riflessione
18
Segreteria
Renata Casagrande
FISCO E DINTORNI
Attenzione al 31 marzo: Modello Eas da presentare
22
Sede Redazionale
Viale Trento, 3 · Pordenone | Tel. 346 170 56 38
La festa della Fita Nazionale a Siracusa,
quando il teatro amatoriale si mette in mostra
23
INVERNO A TEATRO
Caneva, Pescincanna, Pordenone, Trieste
25
Direttore Responsabile
Alessandra Betto
Responsabile Editoriale
Franco Segatto
Comitato di Redazione
Cristiano Francescutto
Aldo Presot
Francesco Bressan
Daniele Rampogna
Giulio Raffin
Rosella Liut
Silvia Corelli
Ascanio Caruso
Debora Fior
[email protected]
www.fitapordenone.it
Con il patrocinio
In copertina: spettacolo “Il barbiere di Siviglia”
L’editore è a disposizione degli eventuali detentori di diritti che non sia stato possibile rintracciare.
Editoriale
Nuovi
progetti
e tante idee per un 2011
“pieno” di teatro
V
olendo tracciare un breve consuntivo dell’attività svolta
nel 2010, possiamo affermare con soddisfazione che, nonostante la crisi economica e la conseguente carenza di
risorse, siamo riusciti a portare a termine tutti i nostri progetti.
Primo fra tutti, la realizzazione della prima edizione del Festival Itinerante del Teatro Amatoriale con il Premio Marcello Mascherini.
Le compagnie selezionate, che si sono esibite nei teatri comunali di Azzano Decimo, Pasiano di Pordenone e Prata di
Pordenone, hanno dimostrato ampiamente quali siano le capacità e le professionalità dei gruppi teatrali che hanno dato
lustro alla variegata realtà del teatro amatoriale. Non sono infatti mancate le parole di apprezzamento ed elogio espresse
dai responsabili di enti pubblici e privati e delle aziende che
hanno sostenuto il Festival, assicurando la loro collaborazione
per le prossime edizioni.
Nel 2010 è ripresa, come da tradizione, nell’auditorium Concordia, la Rassegna Regionale di Teatro Popolare, giunta alla sua
dodicesima edizione e realizzata in collaborazione con il Comune di Pordenone. Terminerà a marzo.
A settembre abbiamo rinnovato l’importante appuntamento di
cultura e approfondimento teatrale “Teatro Insieme”, nona edizione, che si è caratterizzato per gli interessanti corsi di scrittura
creativa e trucco teatrale oltre che per l’appuntamento conclusivo ospitato nella meravigliosa cornice di Travesio.
Questi sono soltanto alcuni degli eventi organizzati lo scorso anno, che ci proponiamo di ripetere, assieme a tanti altri
nuovi, nel 2011.
Questo nuovo anno si annuncia fortemente sfidante. Non sarà
facile per noi che promuoviamo attività culturali. Sono sicuro
che tutti assieme, con la nostra professionalità e la serietà dimostrata nell’organizzazione di eventi teatrali, riceveremo da
Amministrazioni pubbliche e Privati il sostegno necessario per
portare a compimento tutti i nostri programmi, perché le idee
non ci mancano così come energia e voglia di fare.
Auguro a tutti un 2011 “pieno” di teatro.
Franco Segatto
Presidente F.I.T.A. Pordenone
Gennaio 2011
1
L’intervista
2
Gennaio 2011
MADDALENA
CRIPPA
« Fare teatro, insostituibile forma di catarsi e riflessione»
Per il mestiere di attore servono formazione e tanti provini
L’
abbiamo recentemente apprezzata ne “I Demoni” di
Peter Stein al Teatro comunale “Giuseppe Verdi” di Pordenone, ma già da diversi anni si reca volentieri nella
nostra provincia per portare i suoi spettacoli, che la vedono
protagonista non solo in veste di attrice, ma anche di cantante. Maddalena Crippa è un’attrice umile, sorridente, vera, che si
mette in gioco continuamente, interpretando ruoli e personaggi sempre differenti.
Com’è resistere sul palco per 12 ore?
«“I Demoni” è un romanzo corale, ben distribuito su tutti
gli attori, quindi nessun personaggio è in scena dall’inizio
alla fine. Per esempio, io recito molto nella prima parte,
in una sola scena nella seconda e nella scena finale della
terza. Certo, si riscontra qualche difficoltà nel mantenere
la concentrazione e l’attenzione per tutta la durata dello
spettacolo, ma non è impossibile, perché le pause sono
ben diluite: ci sono i tempi di lavoro in cui si è in scena e
ci sono anche i tempi in cui si esce dal personaggio e si
può riposare, dormire, leggere».
Hanno definito il personaggio di Varvara Petrovna “una
donna rigida, tutta d’un pezzo, che non perde occasione di
comandare a tutti”. Concorda con questa definizione?
«Sì e no. La trovo una definizione leggermente riduttiva: i
personaggi di Dostoevskij sono grandi e importanti, perché
esprimono la complessità di un essere umano e la contraddittorietà dei suoi sentimenti. Varvara Petrovna è una donna austera e autoritaria (prima di tutto con se stessa), però
all’interno arde d’amore per Stepàn Trofímovič; la bellezza
e l’umanità di questo personaggio consistono proprio nella
difficoltà di dover agire in contrasto con i propri sentimenti».
Oltre ad avere una durata fuori dal comune, lo spettacolo
“I Demoni” verrà ricordato per essere stato rappresentato in location originali, quali il borgo di San Pancrazio in
Umbria e l’Hangar Bicocca di Milano. Qual è quella che le
è sembrata più conforme alla natura dello spettacolo? E la
più suggestiva?
«Il primo premio va ovviamente a San Pancrazio, il piccolo
borgo in Umbria: un luogo suggestivo come la bellissima
sala prove avente due enormi finestre a Nord e a Sud non
l’abbiamo mai più trovato! Cominciavamo a recitare alle
undici del mattino senza alcuna illuminazione artificiale e,
durante tutta la giornata, era bellissimo vedere come la luce
del sole cambiava: nel pomeriggio filtrava da Sud e al tramonto entravano dei fasci di luce rosa da Nord. La luce naturale dona una verità assoluta, un effetto magico che non
si può riprodurre in un teatro. Inoltre, essendo la sala prove
immersa nel bosco, il pubblico (composto da sole 99 persone) durante le pause usciva e respirava aria pura e scendeva a piedi al borgo per mangiare. È meraviglioso vivere
un romanzo come “I Demoni” e stare a contatto con la natura. Anche a Pordenone è stata trovata un’ottima soluzione:
la direttrice del Teatro “Verdi” si è battuta per garantire una
tribuna costruita sulla platea, che era fondamentale per la
fruizione dello spettacolo. In questo modo tutti gli spettatori
vedevano benissimo ed erano molto vicini agli attori.
Gennaio 2011
3
L’intervista
Lei è molto affezionata a Pordenone, per esservi stata molte volte con i suoi spettacoli. Quale pensa sia il carattere
culturale di questa città?
«Sono stata spesso a Pordenone, ma non abbastanza quanto avrei voluto. Mi sembra che in questa città i presupposti
ci siano e siano buoni! Sono rimasta positivamente impressionata dalla vostra biblioteca. È una ricchezza che vi invidio;
è un luogo accogliente, nuovo, ben fornito e frequentato
da tanti giovani. Avete anche un teatro meraviglioso, non
posso che farvi i complimenti, perché non è usuale respirare
cultura, specie nell’Italia di adesso!».
Tra i numerosissimi ruoli che ha interpretato, ce n’è uno a
cui è rimasta particolarmente legata?
«Sicuramente Varvara Petrovna e Medea, che ho messo in
scena con il regista Peter Stein; e porterò sempre nel cuore
anche il personaggio di Ada Mariglia dell’ “Annaspo” di Raffaele Orlando (regia di Cristina Pezzoli), che risale ad una
decina di anni fa. Questo testo meraviglioso, molto forte,
mostrava il lato oscuro degli anni Sessanta che invece sono
visti solitamente come gli anni del boom economico, della
speranza, del successo».
C’è un obiettivo dietro alla sua passione per il teatro?
«Mi sembra eccessivo definirlo “obiettivo”. Io faccio teatro
perché penso sia una forma insostituibile di catarsi e di riflessione; il teatro è un luogo dove, nell’unità di spazio e di tempo, si vive un evento irripetibile, durante il quale si sviluppano delle sensazioni, delle emozioni, delle riflessioni insieme
agli altri. Dopotutto già in Grecia il teatro dava la possibilità
di interrogarsi e di riflettere sulle regole sociali che ci siamo
dati, sulle regole che ci tengono insieme come comunità.
Il teatro non è affatto un mezzo per mettermi in mostra o
per collezionare ruoli da protagonista: c’è una necessità di
comunicare attraverso di esso e di raccontare delle cose inerenti a un dato momento storico».
Lei ha lavorato anche in alcuni film e serie televisive. Qual
è la differenza nella costruzione del personaggio teatrale e
di quello cinematografico?
«In teatro l’attore è centrale, perché ha la responsabilità di
tutto il materiale precedentemente elaborato e svolge continuamente un work in progress, nel senso che non si sente
mai “arrivato”, ma è sempre alla ricerca. Nel cinema invece la
figura fondamentale è il regista: l’attore può anche essere
straordinariamente bravo, ma deve sottostare al disegno del
regista che decide tutto: come effettuare le riprese, il montaggio. La televisione, al giorno d’oggi, è talmente scaduta
che non vedo la necessità di farla. Apparentemente, se sei
dentro a quella scatola, puoi acquisire notorietà, la qual cosa
può diventare pericolosa, perché si rischia di cristallizzarsi
in un personaggio. Nonostante la televisione abbia delle
potenzialità straordinarie, sono convinta che non vengano
assolutamente sfruttate e non mi pare che ultimamente sia
così interessante».
È opinione comune che il teatro venga “sottovalutato”
rispetto al cinema e alla televisione, per l’attenzione che
richiama e i finanziamenti che riesce ad attrarre. Quali
possono essere le soluzioni per rialzare le sorti dello spettacolo “dal vivo”?
«Allo spettacolo “dal vivo” andrebbe innanzitutto ripristinato un sovvenzionamento degno di questo settore. È vero, la
televisione riceve grossi finanziamenti che, però, vengono
usati malissimo. Considerato il lavoro che sta intorno alle discipline performative e la ricchezza delle belle arti presenti in
Italia, sono convinta che nel nostro Paese, potremmo vivere
solo di questo! Perché siamo unici nel panorama mondiale!
A differenza dal cinema che deve sottostare a delle regole
commerciali molto rigide, il teatro è il luogo in assoluto dove
la gente si esprime liberamente. Dunque, andrebbe da una
parte sovvenzionato giustamente, dall’altra dovrebbe avvalersi di “case di produzione teatrali” che funzionino veramente e che abbiano un rapporto con la città. Questo “girare”
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Gennaio 2011
continuamente è tipicamente italiano, ma anche dispersivo:
bisognerebbe tenere uno spettacolo fisso in una grande città come Roma, Milano, Napoli finché c’è gente che vuole e
quindi accorre a vederlo. La folle corsa al “dare un po’ a tutti”
non fa bene, in quanto il teatro è sempre fruito dallo stesso
pubblico e non ne acquisisce di nuovo. Infine, si dovrebbe
bandire la politica dal teatro, perché negli ultimi anni l’ha
invaso completamente in maniera deleteria: trent’anni fa,
Strehler, la Vinchi e Grassi litigavano tutte le notti intenzionati ad alzare il sipario, non a chiuderlo come succede con i
manager di oggi!».
Durante la sua carriera si è mai confrontata con la realtà
del Teatro Amatoriale in Italia o all’estero? Che idea se ne
è fatta?
«Penso che sia una forma teatrale necessaria per la comunità, perché è un modo di trovarsi, di progettare delle cose
insieme, di lavorare e di sensibilizzarsi sul teatro. Ultimamente queste realtà amatoriali sono fiorite a perdita d’occhio ed
esprimono un forte legame con la propria regione, le proprie
radici, il proprio dialetto. La cosa importante è che rimanga
nel suo ambito: il teatro dialettale non può assolutamente
prendere il posto del teatro professionale, una cosa non può
sostituirsi all’altra perché ci sono dei parametri e una concezione completamente differenti. È legittimo che un attore
possa cominciare nel teatro amatoriale e poi diventare un
professionista, ma la preparazione e l’educazione allo stare
in scena sono completamente diverse».
Quale consiglio per un attore amatoriale che aspira a trasformare la sua passione in una professione a tutti gli effetti?
«Molto semplice: deve misurarsi con le dimensioni professionali. Cominciare con il teatro amatoriale, poi fare i provini
nelle scuole migliori d’Italia (il Piccolo Teatro e l’Accademia
“Paolo Grassi” di Milano o l’Accademia “Silvio D’Amico” di
Roma) che lo diplomeranno “attore” e tentare di farsi strada
dentro alla dimensione professionale. Le scuole servono, ma
sicuramente non c’è una via sola: per esempio io non l’ho
fatta, perché ho cominciato subito a lavorare con Strehler.
Non che io mi senta “arrivata”: il mestiere dell’attore è forse
il più difficile poiché è veramente un continuo cercare, un
continuo migliorare. In confronto a un musicista che suona
uno strumento, l’attore “suona” se stesso. E allora la crescita, il
perfezionamento e l’approfondimento sono infiniti. Un aspirante attore deve misurarsi con la dimensione professionale
passando, se ha l’età, attraverso le scuole oppure facendo i
provini direttamente nelle compagnie e verrà premiato se
ha talento, una buona dizione… e un pizzico di fortuna!».
Elena Sartor.
chi è
MADDALENA
CRIPPA
M
addalena Crippa è nata a Besana Brianza nel
1957, si è formata presso il Piccolo Teatro di Milano, dove è iniziata la sua carriera professionale sotto la direzione del regista Giorgio Strehler. Debutta a
diciassette anni ne “Il Campiello” di Goldoni, partecipando
alla lunga tournèe che la porta in tutta Italia e all’estero.
Ha lavorato come attrice teatrale e cinematografica per
Luca Ronconi, Antoine Vitez, Massimo Castri, Peter Stein,
Cristina Pezzoli Maurizio Panici e molti altri.
Ha condotto un lungo studio personale sull’emissione della voce per perfezionare la dizione e il canto come mezzi espressivi. Mette in risalto la sua esperienza di cantante–attrice in due recital, “Canzoni italiane” e “Canzonette
vagabonde” degli anni ’20 e ’40, in cui canta brani italiani
e tedeschi, negli spettacoli musicali “Sboom!” ovvero “Canti e disincanti degli anni ’60 e dintorni”, “A Sud dell’alma”
e nell’attuale spettacolo “E pensare che c’era il pensiero”,
dove i brani di Giorgio Gaber vengono riletti al femminile.
Nel 1994 ha vinto il premio “Maschera d’Argento” come
migliore attrice.
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Primo
Festival Itinerante
del Teatro Amatoriale
Premio Nazionale
Marcello Mascherini
Il pubblico delle grandi
occasioni premia
l’impegno della Fita
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Gennaio 2011
Vince
“Il Barbiere di Siviglia”
della compagnia
“Teatroimmagine”
di Salzano
F
requentare il teatro amatoriale consente, fra le altre cose,
esperienze sempre nuove, spesso molto interessanti:
«Benvenuti a questa serata di festa e di emozione che conclude il primo Festival Itinerante del Teatro Amatoriale, Premio nazionale Marcello Mascherini». Sono le parole con cui Norina Benedetti ha aperto la serata finale, condotta con Ascanio Caruso, nel
corso della quale sono state proclamate le compagnie vincitrici
della kermesse promossa dal Comitato Fita di Pordenone.
Classico avvio di serata per una manifestazione che ambisce
a diventare un “classico” degli appuntamenti teatrali del Friuli
Occidentale. «I numeri ci sono tutti» ha affermato il presidente
provinciale Franco Segatto, che tenacemente ha voluto la manifestazione, perché «frutto di un lavoro impegnativo e ambizioso
che ha subito incontrato l’entusiasmo di enti e associazioni che il
direttivo del Comitato ha saputo coinvolgere nel progetto».
Il pubblico, che ormai ha imparato ad apprezzare la qualità
delle produzioni “firmate” Fita, anche questa volta non ha fatto mancare il suo sostegno. In verità, visto il livello complessivo degli spettacoli, alcune serate avrebbero meritato di più di
quanto hanno avuto, ma tant’è: “Roma non fu costruita in un
giorno” quindi, nonostante l’impegno delle compagnie amatoriali sul territorio per un’adeguata e uniforme diffusione della
cultura del teatro, sarà necessario lavorare ancora molto.
Ad ogni modo la prima edizione si è rivelata di tutto rispetto.
Le sei compagnie finaliste (se n’è parlato diffusamente nello scorso
numero di questa rivista, ndr) si sono confermate all’altezza delle
attese, mettendo in seria difficoltà la qualificata giuria composta
da autorevoli personalità del locale mondo culturale e artistico:
il giornalista Nico Nanni, l’attrice Carla Manzon, l’attore e regista
Carlo Pontesilli e il regista Daniele Travain, coordinati dal presidente regionale Fita Aldo Presot.
Il festival è iniziato il 15 ottobre, quando la compagnia “Colonna infame” di Conegliano (Treviso), ospite del nuovo teatro
“Marcello Mascherini” di Azzano Decimo, ha presentato “Il Giramondo”. La commedia seicentesca di sicuro interesse, ben
diretta e recitata con grande energia, forse complice la fredda
bellezza della sala non è però riuscita a riscaldare gli animi della
platea. Di tutt’altro tenore lo spettacolo di sabato 16, al teatro Pileo di Prata, dove l’agguerrita compagnia ligure “Laboratorio teatrale Terzo Millennio” di Cengio (Savona) con l’esilarante “Sesso
e Gelosia” è stata calorosamente apprezzata dal pubblico. Nonostante un inconveniente inatteso che ha messo a dura prova le capacità dell’organizzazione, impegnandola in una corsa
contro il tempo, venerdì 22, sempre al Pileo, il “Teatroimmagine”
di Salzano (Venezia) ha portato in scena, fra gli applausi scroscianti di tante persone entusiaste “Il Barbiere di Siviglia”, spettacolo comico parodistico in guisa dei Commedianti dell’Arte,
in sostituzione del selezionato “I Promessi Sposi”: un lieve infortunio aveva sottratto uno degli interpreti.
Sabato 23 la manifestazione si è spostata al teatro Gozzi di
Pasiano dove, in una sala finalmente gremita, la compagnia
“Arte povera” di Mogliano Veneto (Treviso) ha rappresentato la
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pirotecnica commedia degli equivoci “Taxi a Due Piazze” mentre venerdì 29, sempre al teatro Gozzi nuovamente gremitissimo, la compagnia di Ponte Sesto di Rozzano (Milano) “Panvil
Productions” si è esibita nella brillantissima commedia a sfondo
“noir” “Il Mistero dell’Assassino Misterioso”.
Il 30 si è infine ritornati a teatro “Mascherini”, che questa volta
è parso un poco meno freddo forse anche grazie alla simpatia
comunicativa del “Gruppo teatrale del Pentagono” impegnato
nella piéce a sfondo sociale “Figli delle Stelle”.
Sabato 6 novembre il teatro Mascherini si è trasformato in
una piccola “Hollywood” per ospitare la serata di gala in cui
sono stati consegnati i premi realizzati dallo scultore azzanese Dante Turchetto che si ispirato ad un bozzetto teatrale dello
stesso Mascherini, realizzando la “Foglia della magia”. L’emozione in sala era palpabile e per stemperarla non è bastata neppure la bella commedia “Vestiti e Usciamo” rappresentata, fuori
concorso, dalla compagnia “Passe–partout” di Porcia (Pordenone), vincitrice del Concorso regionale “Teatro a Tema” di Trieste.
Dopo un breve intervallo tecnico (l’organizzazione è stata
sempre ineccepibile, ndr), i conduttori hanno dapprima invitato sul palcoscenico i rappresentanti di tutte le compagnie
in concorso, ciascuno dei quali è stata consegnata una targa
di partecipazione; successivamente, il presidente della giuria
Aldo Presot ha preso la parola e, dopo i ringraziamenti di rito,
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ha dato lettura di un comunicato che si concludeva con una
segnalazione a favore della Compagnia Teatrale “Colonna infame” di Conegliano (Treviso) e con una menzione speciale di
merito per la scelta originale del testo e la ricerca estetica nella
messa in scena dello spettacolo “Il Giramondo”. Da qui in avanti
è stato un crescendo di trepidazione con la proclamazione dei
vincitori dei vari premi che venivano di volta in volta consegnati
dalle numerose autorità presenti in sala in rappresentanza degli
eredi Mascherini, delle istituzioni e degli sponsor che con i loro
contributi hanno sostenuto la manifestazione.
Il premio di gradimento del pubblico, consegnato dal rappresentante della Banca di Credito Cooperativo del Pordenonese, è andato a “Il Barbiere di Siviglia” della Compagnia Teatroimmagine di Salzano (Venezia), proprio quello rappresentato in
sostituzione dei selezionati “Promessi Sposi” che, sbaragliando
la pur agguerrita concorrenza, si è vista assegnare anche il premio per il miglior attore non protagonista a Daniele Baron Toaldo, nel ruolo del conte di Almaviva, «per il grande eclettismo
e la duttilità, nel sostenere il trasformismo nei vari ruoli»; il premio per la migliore attrice protagonista a Martina Boldarin, nel
personaggio di Rosina, «per aver saputo tenere un ruolo centrale, complesso, nelle varie tecniche e linguaggi espressivi»; il
premio per la miglior regia a Benoit Roland «per aver saputo
rivisitare un testo classico in maniera geniale» e infine il premio
quale miglior spettacolo «per aver saputo realizzare un’idea originale nella struttura drammaturgica, dove hanno trovato spazio situazioni sceniche brillanti».
Il commento più appropriato a questo trionfo è venuto
dall’assessore regionale alla Cultura, Elio De Anna che, nel consegnare il premio per la miglior regia ha esclamato: «Se questo
spettacolo considerato “di ripiego” ha meritato tutti questi riconoscimenti, non oso pensare cosa avrebbe vinto quello selezionato dalla commissione!». Come si sa, la giuria è sovrana e il suo
giudizio inappellabile: nella sua valutazione finale ha ritenuto di
assegnare il premio per la migliore scenografia al Gruppo teatrale del Pentagono di Bareggio di Milano (nei giorni successivi
protagonista di una drammatica vicenda umana) con lo spettacolo “Figli delle Stelle”, «per l’originalità unita a funzionalità,
nel rappresentare un’idea astratta del degrado morale, prima
ancora che materiale, della vicenda»; il premio per la migliore
attrice non protagonista a Stefania Butta Calice della Compagnia Panvil Production di Ponte Sesto di Rozzano (Milano), nel
duplice ruolo di Greta Gruzenzmeyer e Contessa Worthington,
nello spettacolo “Il Mistero dell’Assassino Misterioso”, «per aver
reso il suo personaggio in maniera godibile ed effervescente,
sapendolo mantenere con grande equilibrio in un crescendo
di situazioni» e il premio al migliore attore protagonista a Carlo
Pioletti della medesima compagnia che nello stesso spettaco-
lo interpretava il duplice ruolo del Detective Mallory e di Albert, «per aver saputo mantenere un ruolo di fulcro dell’azione
drammaturgica, con sicurezza e lievità».
Un finale scoppiettante che ha messo in evidenza la convergenza tra le valutazioni tecniche della giuria e le preferenze della platea, che ha visto la propria scelta confermata dai
numerosi premi attribuiti dai giudici “togati” allo spettacolo “Il
barbiere di Siviglia”.
A sottolineare ulteriormente la riuscita della manifestazione,
Francesco Pirazzoli, gradito ospite della serata in rappresentanza della Fita Nazionale, ha portato il saluto del Presidente Nazionale, esprimendo a nome della Federazione tutta il più vivo
compiacimento per questa ulteriore prova della vitalità della
nostra associazione e concludendo con la consegna di due
targhe ricordo al presidente del Comitato regionale del Friuli
Venezia Giulia Aldo Presot e a quello del Comitato provinciale
di Pordenone Franco Segatto.
Francesco Bressan
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Il personaggio
Dalla fiction televisiva
al teatro senza perdere
l’entusiasmo
L’attore emergente Ivan Castiglione
sul palco è Roberto Saviano di Gomorra
I
van Castiglione, attore di cinema, teatro, televisione è talmente versatile da riuscire con estrema facilità a passare
dalla fiction televisiva (“Carabinieri” o “Un posto al sole”) a
importanti ruoli teatrali classici e di attualità (collabora con i
Teatri Stabili di Roma, Genova e Napoli). Il suo esordio è stato
foriero di un successo crescente e fulmineo: a 27 anni ha iniziato
la carriera da professionista, riscuotendo subito diffusi consensi
di critica e pubblico.
Come ricorda il suo primo incontro con il regista Andrea
Liberovici?
«Una giornata difficile da scordare. A dire il vero, quel provino non m’importava molto, perché avevo già un ingaggio
per un film, ma immediatamente mi sono reso conto che
molti attori più in vista di me erano in corsa, dunque non
potevo perdere quell’occasione. Una volta salito sul palco
ho avuto la sensazione fortissima di essere, come si dice, “al
posto giusto, nel momento giusto”. Tutto era perfetto: come
mi muovevo, come parlavo, come recitavo. Con Liberovici
si è sviluppata subito una sintonia perfetta. Superati tutti i
provini, ho rinunciato al film. È stata una scelta giusta».
Il suo impegno spazia a 360 gradi: dal teatro civile al teatro di
informazione e denuncia sociale. Tra i suoi riconoscimenti più
prestigiosi figurano il Premio Scenario 2005 (sezione “Ustica”),
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con lo spettacolo teatrale “Quattro”, diretto da Giuseppe Miale di Mauro; il premio Golden Graal 2008, come miglior attore
protagonista, per l’interpretazione di Roberto Saviano (di cui è
amico) nello spettacolo teatrale “Gomorra”.
Che cosa rappresenta per lei, giovane attore, la possibilità
di vestire i panni di colui che molti considerano un eroe dei
giorni nostri?
«Avevo capito subito che dal punto di vista interpretativo
si trattava di un ruolo affascinante, ma nello stesso tempo
rischioso: se da un lato disponevo di un’infinita quantità di
spunti e materiale per costruire il personaggio, allo stesso
tempo dovevo capire bene come agire per non creare una
mera copia. Dovevo scegliere insomma che cosa “prendere”
di lui e che cosa invece escludere: dal punto di vista estetico,
ho tenuto il suo gesticolare con le mani, perché credo che
rappresenti lo specchio dei suoi pensieri. Con Saviano si ha
sempre la sensazione che la sua mente sia più veloce delle parole e le mani descrivono questo “non ancora detto”. È
stata un’esperienza davvero unica, anche perché all’esordio
tra il pubblico sedeva sua madre, che al termine dello spettacolo mi ha detto che assomigliavo in tutto e per tutto a
suo figlio, nonostante il mio aspetto fisico sia evidentemente piuttosto diverso».
Quale tipo di legame è riuscito a instaurare con i suoi “compagni di viaggio?
«Il legame che mi unisce a Mario Gelardi (drammaturgo e
regista teatrale) e Giuseppe Miale di Mauro (regista e attore) è nato lavorando, ma in breve si è sviluppata una forte
e duratura amicizia. Questo tipo di alchimia rappresenta un
punto di forza, in quanto entusiasmo, stima e fiducia vengono sicuramente percepiti dal pubblico. Anche con Claudia
Cardinale si è creato un rapporto di simpatia che è nato sul
palcoscenico. È una vera star, una grande artista di estrema
semplicità ed umiltà. Non è detto che questa sintonia si
crei con tutti. Non è scontato che si crei sempre un legame
che vada al di là dell’ambito lavorativo. Al giorno d’oggi fare
squadra è piuttosto complicato, ma è sicuramente un vantaggio, in quanto il gruppo unifica e dà forza».
Quale messaggio lancia ai lettori di “In Scena”?
«Ho sempre considerato il teatro amatoriale molto simile al
teatro dei professionisti. La differenza consiste soltanto nella
quantità di tempo che si può riservare all’uno o all’altro: se
nell’amatoriale gli incontri si limitano ovviamente a qualche
ora, per uno o due giorni la settimana, l’attore professionista
dedica alla preparazione dello spettacolo anche più di otto
ore al giorno, diversi mesi di seguito. Emozioni e impegno
sono identici. Quando all’attore professionista o amatoriale
vengono meno il divertimento, la passione nel fare teatro e
l’entusiasmo, il quid che accomuna tutti gli attori, perde inevitabilmente la capacità di recitare bene. Giorgio Albertazzi e
Claudia Cardinale, nonostante la lunga esperienza, si presentano diverse ore prima di ogni spettacolo per concentrarsi e
provare. Se un attore sul palco non dà il cento per cento, le
persone si alzano e se ne vanno».
Per chi volesse vedere Ivan Castiglione sul palcoscenico, l’8
marzo, a Castelfranco Veneto e il 9 marzo, a Mestre, porterà in
scena “Santos”, adattamento teatrale di un racconto inedito di
Roberto Saviano (regia di Mario Gelardi) che narra la storia di
quattro ragazzini assoldati come vedette dalla camorra. Il loro
compito è quello di giocare a calcetto in una piazza e di avvisare quando arriva la polizia o qualche sospetto. È una storia piena di emozioni e avvenimenti che contiene un forte messaggio
di speranza e salvezza.
Debora Fior
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Le nuove compagnie
La “Compagnia dei Guitti”
con il pallino della
divulgazione teatrale
Il prossimo lavoro: “O soi dome un omp,
un’ipotesi sul pensiero di Pietro lungo il Calvario”
L
a “Compagnia dei Guitti” di Reana del Rojale, nata nel
2006, ha come obiettivo primario la divulgazione della
cultura teatrale nel territorio della provincia di Udine, con
particolare attenzione alla lingua friulana e al sostegno di drammaturgie e musiche originali. L’associazione si propone anche di
promuovere forme di aggregazione attraverso l’organizzazione
di seminari e corsi sui linguaggi del teatro e della musica.
Nonostante la “giovane età”, la compagnia, fondata da Lorenzo Armani, Paola Benini, Sabine Cattarossi, Samuele Cattarossi e
Tania Cattarossi, vanta un curriculum sostanzioso, perché ha alternato le rappresentazioni teatrali ai laboratori dedicati alle tecniche base del linguaggio teatrale e alla stagione teatrale 2009,
realizzata in collaborazione con il Comune di Reana del Rojale.
Inoltre, ha promosso la messa in scena dell’originale spettacolo
teatrale e musicale “Anghel”, che ha richiesto oltre un anno di
lavoro. Il progetto mira a sensibilizzare il pubblico sul tema delle
difficoltà di comunicazione e dell’intolleranza. In tempi in cui lo
straniero diventa sempre più parte integrante della nostra società, memori di un non troppo lontano passato in cui questa
condizione era nostra e consapevoli di un equilibrio, sempre più
precario, in cui barcolla un mondo spaccato al suo interno, si è
voluto porgere un modesto contributo di pace e tolleranza, versando una goccia rinfrescante su menti e cuori assetati.
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Il gruppo comprende venti parti recitanti, nove voci corali
e tre strumenti musicali. Il testo scritto da Samuele Cattarossi
e la colonna sonora composta ad hoc dal maestro Marco Maiero conferiscono originalità e lustro all’evento. Il testo, principalmente in lingua friulana e italiana, spazia verso idiomi stranieri, giocando anche col linguaggio sulla bellezza del diverso.
La flessibilità di una scenografia semplice, senza grossi cambi
di scena, la sua adattabilità anche a spazi aperti, rendono lo
spettacolo fruibile non soltanto in luoghi deputati, in quanto
adattabile a qualsiasi spazio e quindi utile anche per la valorizzazione di angoli storici artistici del nostro territorio.
Nel 2010 la compagnia ha portato in scena, riscuotendo
molto successo, lo spettacolo “Fabulastrocca”, commedia nata
dall’idea di mescolare un racconto farsesco, che segue un codice narrativo ben definito, a un’altra forma narrativa più asciutta, schietta e diretta quale è la filastrocca. Come si è arrivati a
questo nuovo genere? Con un esperimento affrontato nei mesi
estivi del 2008, che ha condotto alla realizzazione di uno spettacolo breve proposto nella bellissima cornice di Casa Lucis a
Ribis di Reana del Rojale, in occasione del “Piccolofestival”. L’idea
quindi di sviluppare la storia, liberamente tradotta e riadattata
da Sabine Cattarossi e Samuele Cattarossi, con ulteriori sviluppi,
è venuta spontanea. La viscerale regia di Federico Scridel ha
stimolato la creatività degli attori in scena. Esilaranti improvvisazioni hanno contribuito ad arricchire con battute e lazzi uno
spettacolo che si annunciava irresistibile. Questo semplice e
spontaneo innesco creativo ha generato la “Fabulastrocca” che
altro non è che un episodio di vita normale che acquista valore
per chi lo vive, per un gruppo di persone o per una comunità,
e diviene rito. Quando il rito smarrisce i motivi per cui è comparso, si svuota delle sue motivazioni, tende a scomparire, per
rifugiarsi nella memoria. La memoria trasforma il rito in mito,
ma quando dal mito svanisce il potere terrifico per lasciare spazio a quello immaginifico, simbolico, allegorico, nasce la fabula.
Se condiamo la fabula con l’ironia, il grottesco e il paradosso,
si arriva alla farsa. Se, infine, disseminiamo questo intreccio di
malintesi con una sequenza di suoni a ritmo rapido e cadenzato, farcita con rime, assonanze e allitterazioni rinchiuse nella
filastrocca, nasce la “Fabulastrocca”.
Con questo spirito di scoperta e sperimentazione la compagnia sta lavorando al prossimo spettacolo “O soi dome un
omp – Un’ipotesi sul pensiero di Pietro lungo il Calvario”, una
rappresentazione rigorosamente in friulano.
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“Teatro a tema” premia la compagnia
purliliese “Passe – Partout Teatro”
“Vėstiti e usciamo” vince per l’eleganza nell’affrontare problematiche
di stringente attualità.
S
i è conclusa nell’ottobre scorso la VI edizione della Rassegna regionale “Teatro a Tema” dedicata alle compagnie
non dialettali del Friuli Venezia Giulia e dell’Istria. La manifestazione, organizzata dalla compagnia “Teatro incontro” e
ospitata nel teatro “Silvio Pellico” di Trieste, trattava l’argomento
di “Colori, emozioni e ricordi”.
Anche lo scorso anno “Teatro a Tema” ha incontrato il vivace interesse del pubblico che ha seguito con attenzione
gli spettacoli portati in scena dalle 5 compagnie amatoriali regionali: “Etabeta Teatro” di Pordenone che ha portato
in scena “Money - La felicità non fa i soldi” (Fabio Comana,
autore e regista); “Il Magazzino dei Teatranti” di Pozzuolo
Del Friuli (Udine) che si è esibita in “In alto mare”di Slavomir
Mrozek (regia di Paolo Sartori); “Dietroteatro” di Udine con
“Sottobanco” di Domenico Starnone (regia di Irene Missera);
“Collettivo Terzo Teatro” di Gorizia con “Il Matrimonio può attendere” (Mauro Fontanini, autore e regista); “Passe-Partout
Teatro” di Porcia (Pordenone) con “Vėstiti e usciamo” (Simonetta Vallone, autrice e regista).
Ai padroni di casa, la compagnia “Teatro Incontro”, era riservata, fuori concorso, l’ultima serata. Vista la concomitanza con
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la celebrazione dell’anniversario del sodalizio culturale, è stato
allestito lo spettacolo “Trentacinque anni di emozioni teatrali”,
a cura della Compagnia dell’associazione, un collage di scene
tratte dai testi più interessanti presentati in tanti anni di attività.
Il premio per il miglior spettacolo è andato alla commedia
“Vėstiti e usciamo” con la motivazione «per l’eleganza e la raffinatezza nell’affrontare problematiche di stringente attualità in tono leggero ma espressivo». Migliore attore è risultato
Andrea Chiappori in “Money – La felicità non fa i soldi” per
«la convincente presenza anche di tipo mimico gestuale sulla scena, unita alla capacità di instaurare con il pubblico un
genuino ed immediato rapporto emotivo» mentre migliore
attrice è stata giudicata Enrica Laprocina nello spettacolo “Il
matrimonio può attendere” per «l’assoluta padronanza del
testo e dello spazio scenico, ma soprattutto per la varietà e
l’efficacia delle qualità espressive».
La compagnia premiata per il migliore spettacolo, “PassePartout Teatro” di Porcia, ha partecipato di diritto alla serata di
Gala del “1° Festival Itinerante del Teatro Amatoriale, Concorso
Nazionale “Marcello Mascherini”, al teatro “Mascherini” di Azzano Decimo (Pordenone).
“La vecchia corbellata”
finalmente le luci del palcoscenico
illuminano l’opera dello Spelladi
D
ebutta a marzo, in piena atmosfera carnevalesca, “Il
Morto per equivoco” ovvero “La vecchia corbellata”, gustosa commedia in vernacolo pordenonese scritta alla
fine del Settecento dal nobile Giuseppe Spelladi. Verrà finalmente messa in scena, grazie a un progetto di comune impegno del
Gruppo Teatro Pordenone “Luciano Rocco” e della Compagnia
Teatrale “Punto e… a capo”, con la regia di Ferruccio Merisi.
“La vecchia corbellata” è un testo di primaria importanza
nella storia del teatro pordenonese, per vari motivi. Si tratta di
una commedia pluridialettale, certamente il più studiato e il più
importante fra i testi antichi che testimoniano l’antico dialetto
pordenonese, così come era parlato nel
tardo Settecento. Accanto al veneto e
all’italiano compare infatti il linguaggio di
Pordenone, un tipo di friulano occidentale che Spelladi utilizza in un ventaglio
di sfumature, a seconda dei personaggi,
con una forte caratterizzazione sociolinguistica. Nella commedia il friulano pordenonese è la lingua di comari, serve e
popolino. Notai, avvocati, maestri e nobili
della città parlano in veneto; il barigello,
l’ufficiale di polizia, invece si esprime in
italiano.
La varietà di lingua contribuisce a
rendere estremamente espressivi i personaggi e crea numerosi effetti comici sulla scena, ben premiando l’impegno di tutti gli attori, che in questa occasione si
cimentano sì in un dialetto locale, ma antico1.
Ambientata nei pressi della porta della Bossina, l’opera di Spelladi è anche una preziosa testimonianza dei gusti, delle tradizioni
e dei luoghi di un’epoca ormai scomparsa: quella delle vecchie
comari che allevano il porzielut spettegolano dei vicini, dei matrimoni mal combinati, delle antiche usanze legate al rito matrimoniale. Un mondo che oggi può ancora rivivere sulla scena.
In questo testo sono idealmente riposte le origini teatrali delle
compagnie amatoriali pordenonesi. Nel Settecento a Pordenone
era frequente il passaggio di compagnie di comici e saltimbanchi
e gli spettacoli teatrali, specialmente quelli di Goldoni e la com-
media dell’arte, erano numerosi. In città non mancavano mascherate, cerimonie e feste; anche Gasparo Gozzi, durante i suoi lunghi
soggiorni a Visinale, non disdegnava di partecipare come attore
alle rappresentazioni che con autentico spirito amatoriale i giovani dilettanti pordenonesi organizzavano nel teatro cittadino. La
“Corbellata” di Giuseppe Spelladi fu composta per una di queste
compagnie di dilettanti filodrammatici, e recitata in città, come
d’uso, nel periodo del carnevale.
Il testo, riportato alla luce da Maurizio Lucchetta e da lui
pubblicato nel 1972, pur avendo notevoli meriti teatrali ha
spesso attirato l’attenzione dei linguisti, ma non a sufficienza
quella degli uomini di teatro. Pertanto
questo sarà il primo allestimento in territorio pordenonese2. A distanza di quasi
quarant’anni, finalmente la commedia
vedrà le luci del palcoscenico, grazie a un
progetto di collaborazione che coinvolge non soltanto le compagnie citate, ma
anche altre associazioni, con il sostegno
del Comune di Pordenone.
Questo spettacolo darà modo di riascoltare i suoni e i modi di dire della nostra antica parlata locale, moltissimi dei
quali ancora in uso, e di riscoprire usanze
e abitudini oggi scomparse. Noi ci auguriamo che sia un’occasione di divertimento e una festa per tutta la città.
Silvia Corelli
1. Pordenone, pur originariamente friulana quanto a linguaggio, nel corso del
tempo ha infatti rimosso il friulano nell’uso orale, rivolgendosi invece al veneto,
sia per il maggior prestigio di quella lingua, sia per la posizione geografica della
città, che la fanno anche storicamente legata ai territori di Venezia e Treviso.
2. Proprio con questa commedia cominciò, nel 1974, l’avventura teatrale nucleo del Gruppo Teatro Pordenone. Luciano Rocco ne curò un primo adattamento, ma le prove furono poi abbandonate in favore della messa in scena di
un testo più accessibile per una compagnia alle prime esperienze.
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I luoghi del teatro
L’auditorium comunale
di travesio, fucina di creatività
e passione
Costruito alla fine degli anni Settanta,
a pochi passi da scuole e centro sportivo
L
’auditorium comunale di Travesio è stato costruito grazie al contributo dei soldati americani, al termine della
realizzazione, dopo il sisma del 1976, del nuovo complesso scolastico. Nasce come spazio dedicato agli studenti
della scuola media inferiore, primaria e dell’infanzia che lì possono realizzare spettacoli, saggi di danza, teatro, proiettare film
e documentari, suonare e assistere a concerti.
Negli anni Ottanta e Novanta la struttura di proprietà
dell’Amministrazione comunale viene data in gestione alla Pro
Loco di Travesio che, in occasione di sagre e particolari eventi,
cerca di richiamare il pubblico organizzando rassegne teatrali,
esecuzioni musicali e spettacoli di intrattenimento. Tra gli ospiti
più famosi che si sono esibiti su questo palcoscenico vanno ricordati l’orchestra d’archi “Tita Marzuttini” di Gorizia e il cantautore italiano Toto Cutugno.
In quegli anni, la sala che ospita fino a circa 600 persone (tra
platea e gradinate), si riempiva all’inverosimile esclusivamente
per la lotteria “Pro Asilo” (come da tradizione il 26 dicembre), che
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si accompagnava all’esibizione dei bambini e all’arrivo di Babbo Natale con i doni. È stato questo evento a dare impulso alla
vena artistica della comunità: per ingannare il tempo di attesa dell’estrazione dei biglietti della lotteria, alcuni appassionati
hanno iniziato ad esibirsi con qualche sketch teatrale.
Di anno in anno il gruppo si è affiatato e si è trasformato in
una compagnia teatrale amatoriale in grado di allestire e realizzare in autonomia commedie in lingua friulana. Nel tempo,
l’auditorium si è scoperto luogo ideale dove le associazioni
locali (ma non solo) realizzano e condividono assieme alla popolazione progetti, eventi e spettacoli, trasformandosi un vero
e proprio centro culturale, ludico e ricreativo. L’ubicazione ha
giocato in favore di questo salto di qualità: l’auditorium, dotato
di un ampio parcheggio, si trova a pochi metri dalla pista di
atletica e dei campi da basket, volleyball, calcetto, da un parcogiochi per bambini e da un punto di ritrovo per ragazzi che è
collegato alla scuola media.
Per un paese di circa duemila abitanti l’auditorium rappresenta un cuore pulsante che dà spazio a eventi culturali importanti e ricreativi a volte però ignorati dalla popolazione locale,
ma sempre motivo di attrazione per i “foresti”.
Quando alla fine degli anni Novanta la struttura è stata chiusa,
per il rifacimento dell’impianto di riscaldamento, Travesio si è improvvisamente ritrovata impoverita, perché sono venuti a mancare quei momenti associativi così fondanti per la comunità. La
struttura però necessitava inoltre di un importante intervento di
rinnovamento sul fronte della sicurezza e dell’ergonomia del palcoscenico. Tra una delibera e l’altra, i progetti si sono susseguiti e
soltanto dopo una decina d’anni l’auditorium ha riaperto le porte,
presentandosi con una nuova veste e, soprattutto, con la necessità di una gestione oculata e fortemente promozionale.
Uno spazio sociale
invidiato da molti
A
ll’auditorium di Travesio non manca proprio nulla: una torre scenica dotata di quinte mobili; un
mega schermo; un palco in legno di pino; un impianto audio surround Bose; un sistema di luci con un’americana semovente esterna al palcoscenico; tre camerini;
una reception e uno spazio confortevole, comunicanti fra
loro, adibito a carico e scarico; comodissime poltrone rosse. Il tutto immerso nel blu vellutato di pareti e pavimento.
Nel 2005 la compagnia “TravesioTuttoTeatro” ha sottoscritto una convenzione con l’Amministrazione comunale per la gestione e la valorizzazione dell’auditorium,
realizzando una stagione teatrale in lingua friulana che
per cinque edizioni è riuscita ad attirare un folto pubblico come vent’anni prima, quando non esistevano centri
commerciali e multisala. L’auditorium (e l’annessa sala
polifunzionale) ora rappresenta molto di più: non soltanto teatro amatoriale infatti, ma anche concerti, convegni,
corsi di formazione e giornate a tema che attraggono
diverse centinaia di persone. Grazie alla collaborazione
artistica con numerose associazioni provinciali, al contributo di sponsor e sostenitori e al patrocinio del Comune,
è diventato uno spazio sociale invidiato da molti.
La reception dell’auditorium utilizzata durante Teatro Insieme.
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Teatro Insieme
La vetrina di “Teatro Insieme”
un po’ festa e un po’ riflessione
La giornata conclusiva, nell’auditorium comunale di Travesio
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S
e nel 2009 gli amici di Trieste sono riusciti a trasmettere
grandi sensazioni nella giornata di festa di “Teatro Insieme”, la nona edizione si è caratterizzata per un coinvolgimento tale che le emozioni e il divertimento ci hanno accompagnato per l’intero pomeriggio dedicato all’espressione artistica
dei gruppi Fita della provincia di Pordenone (e non solo).
La varietà delle proposte ospitate nella bella cornice dell’auditorium comunale di Travesio spaziava da canzoni, poesie
(magistralmente interpretate da Sam e Mariagrazia) e filmati
(interessante e culturalmente provocatorio quello degli amici
dell’ ”Estragone” di San Vito) ai monologhi (straordinari quelli proposti da Paolo Marcuzzi del “Teatro Maravee” di Osoppo,
tratto da “Il Cassadisintegraat” e quello di Sergio Saracchini dei
“Geniattori” di Pordenone, tratto da “Il nonno il bullo il cattivo”).
La vetrina sui lavori delle compagnie è stata però la sezione più
apprezzata: “L’amore imperfetto” della compagnia “Proscenium”
di Azzano Decimo, la lettura tratta dalle “Maldobrie” dell’ ”Associazione Grado Teatro”, da “I sette re di Roma” dell’ ”Iniziativa”
di Sacile, “C come Colombo” della compagnia “Pass-partout” di
Porcia e “La palla al piede” del “Bazar degli strambi” di Prata. Una
carrellata di attori in erba e navigati, costumi bellissimi e ricer-
cati, trucchi appena accennati o a volte esagerati, scene che
si montano e smontano in pochi istanti, il tutto per deliziare
un pubblico che non è quello tradizionale, ma è composto da
“colleghi” di palcoscenico, che hanno intrapreso, forse inconsapevolmente, una sorta di gara a chi riesce, in pochi minuti, a far
divertire di più la platea o persino a commuoverla.
È stata una giornata divertente e inconsueta, iniziata con il
Palio di trucco teatrale, proseguita con un pranzo unico e delizioso (la ricorderemo per anni quell’enorme paella) e conclusa
con un programma accattivante, in cui lingue e parlate (friulano, veneto, napoletano, romanesco, gradese) hanno idealmente accompagnato i partecipanti in un originale giro d’Italia.
Ringraziamo quindi tutti per averci aiutato a valorizzare la
nostra festa. Grazie al nostro impegno e al nostro entusiasmo
contagioso “Teatro Insieme” sta crescendo velocemente, diventando sempre più un fondante momento di incontro e conoscenza per un grande gruppo di amici che hanno in comune
una passione sfrenata per il teatro.
Daniele Rampogna
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Teatro Insieme
Lezioni di trucco
con due maestri d’eccezione
Il grande Fulvio Cimarosti
e il suo assistente Andrea Buggini
L
o stage di trucco teatrale, incluso nel contenitore culturale di “Teatro Insieme”, manifestazione organizzata dalla
Fita di Pordenone, è stato accolto con entusiasmo dalle
compagnie del nostro territorio. Le sei lezioni tenute da Fulvio
Cimarosti e Andrea Buggini, responsabili del servizio trucco dei
Teatri Comunali di Trieste, Udine e Treviso, si sono svolte nella
sede dell’associazione “Festa del Vino”, a San Cassiano di Livenza.
Lo spessore professionale e l’esperienza degli insegnanti
hanno costituito una buona base di partenza per un risultato
che è stato più che positivo. I due professionisti hanno dimostrato disponibilità e abilità tali da coinvolgere tutti: Cimarosti
vanta trentacinque anni di attività come truccatore degli artisti che operano nei maggiori teatri lirici italiani mentre ogni
gesto del suo assistente Buggini esprime passione e altrettanta competenza ottenuta in tanti anni di lavoro a fianco
del suo maestro.
Il loro compito non è stato affatto facile. Gli iscritti al corso
erano venti oltre ad altrettanti modelli e modelle: quaranta persone da formare, istruire, seguire passo passo.
Le sei intense lezioni teorico-pratiche si sono svolte in un
clima di attenzione e affiatamento, non senza un pizzico di sana
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competizione, perché il corso si concludeva con un “Palio” di
trucco teatrale che è stato molto partecipato.
Interessanti e utili le “istruzioni per l’uso” illustrate dai due professionisti: nessun attore deve mai calcare il palco senza trucco;
usare prodotti specifici e professionali; approfondire la conoscenza dei personaggi da truccare; non utilizzare colori freddi, quali
gli azzurri, i verdi e i viola che ingrigiscono sotto l’effetto delle
luci; i colori dei trucchi non devono avere alcuna attinenza con il
colore del vestito; il trucco teatrale non ha nulla a che vedere con
i maquillage di tutti i giorni; conservare in perfetta pulizia pennelli, piumini e spugnette; non è necessario possedere un’enorme
varietà di prodotti: meglio la qualità, che la quantità; il trucco è
studiato in funzione dell’impatto che ha sul pubblico che osserva da lontano il volto dell’attore; per un buon risultato il resto lo
fanno la pratica e l’occhio attento del truccatore che individua i
tratti più espressivi dell’attore che vanno valorizzati.
Alla fine del corso i due maestri si sono congratulati con i
partecipanti i quali si sono impegnati con passione nelle prove
pratiche che si sono alternate agli insegnamenti teorici.
Rosella Liut
Lezioni di scrittura creativa
con Vitaliano Trevisan
S
crivere per il teatro. Vitaliano Trevisan di teatro ne ha
scritto, letto e fatto tanto. Ce ne ha parlato in quattro
serate, alla Fita di Pordenone, in un seminario intitolato
“Scritti in... casa”.
Nel nostro piccolo, molti di noi si sono cimentati in scritture e
adattamenti, qualcuno con successo, altri lasciando tutto nel cassetto. Confrontarsi con un autore contemporaneo ha permesso
di avere spunti e strumenti di cui ognuno saprà fare tesoro.
Il punto di partenza è stato una canzone di Battisti-Mogol: poche frasi, dialoghi che delineano un ambiente, dei rapporti, dei
sentimenti, delle azioni. La differenza tra drammaturgia e narrazione consiste proprio nel fatto che la prima non descrive, ma
suggerisce e traccia ciò che poi la regia trae e concretizza in scena.
Un suggerimento è risultato particolarmente interessante:
copiare e copiare bene. Copiare soprattutto dai classici, con
lo scopo di imparare, capire, riappropriarsi del testo nella sua
essenza. Copiare non significa plagio, significa fare rivivere l’originale con il sentire e il vocabolario e le espressioni di oggi.
Se il testo ha forza, spessore e qualità, una riscrittura libera ma
rispettosa può farlo rivivere con inaspettati risultati. Trevisan ce
ne ha dato un esempio con la riscrittura che sta facendo della “Bancarotta” di Carlo Goldoni: dopo una lettura scenica del
primo atto, il prossimo anno sarà allestito lo spettacolo intero
con la partecipazione di molti artisti veneti, ognuno dei quali si
esprimerà nella sua lingua, con le sue caratteristiche.
Tra consigli pratici e teorici di scrittura, molti sono stati gli
esempi e i riferimenti ai maestri, tra i quali possiamo citarne alcuni:
Bernard, Goldoni, Beckett, Mamet, Kaurismaki, con molti sconfinamenti interdisciplinari: oltre al teatro, anche cinema, letteratura,
pittura, fotografia, musica, televisione. In particolare, da un testo
di Trevisan abbiamo potuto toccare il passaggio dal soggetto al
trattamento, per arrivare poi alla sceneggiatura cinematografica.
In conclusione, è stata un’occasione di confronto e quindi di
crescita, uno stimolo alla creatività e all’originalità senza ricette
prefissate. Speriamo che sia fruttuosa nella creazione di nuovi
autori e nuove opere!
Giulio Raffin
Roberta Maria Dalvador
dell’Arc di San Mârc vince
il “palio di trucco teatrale”
I
l corso di trucco a San Cassiano di Livenza era stato
ideato per far conoscere alle compagnie l’importanza e i segreti del trucco teatrale. Le lezioni si sono
concluse con il Palio di trucco teatrale, un vero e proprio
concorso che ha assegnato un premio al miglior allievo.
L’occasione prescelta per la cerimonia di consegna è stata
la giornata conclusiva di Teatro Insieme, nell’Auditorium
comunale di Travesio, dove la giuria composta dai maestri Fulvio Cimarosti e Andrea Buggini ha individuato
l’esecuzione migliore.
Al concorso hanno preso parte quasi tutti gli allievi che si
sono presentati con la propria modella da truccare sulla
base di un’indicazione ben definita: una dama del Settecento. Ad aggiudicarsi il Palio è stata Roberta Maria Salvador,
che ha curato in modo perfetto il maquillage della modella
Bruna Cancian. Armata di pennelli, fondotinta, rossetti ne
ha correttamente interpretato le caratteristiche, applicando
con proprietà i fondamenti del trucco teatrale appresi.
Roberta Maria Salvador, dell’”Arc di San Mârc” di San Martino al Tagliamento, non è un’esperta: ha partecipato al
corso spinta dalla voglia di imparare e per rendersi utile
alla propria compagnia, per la quale confeziona i vestiti e,
assieme al marito, prepara le scenografie. Questa vittoria
l’ha ricompensata del suo impegno, ma anche la compagnia “Arc di San Mârc” si potrà vantare di avere la migliore
truccatrice della provincia.
R.L.
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Fisco e dintorni
Attenzione al 31 marzo:
Modello Eas da presentare.
A
ncora qualche settimana a disposizione degli enti associativi
per comunicare all’Agenzia delle
Entrate le eventuali modifiche dei dati rilevanti ai fini fiscali precedentemente inviati. Il termine è fissato a mercoledì 31 marzo.
Il mondo del “no profit” è chiamato
a verificare se le informazioni trasmesse
all’Amministrazione finanziaria abbiano subito variazioni nello scorso anno.
Dal 2009, tutte le associazioni teatrali
(ma non solo) sono tenute a presentare, all’Agenzia delle Entrate, il modello
Eas che in 38 domande cerca di fare una
fotografia fiscale dell’associazione. Per le
realtà di nuova costituzione il modello
deve essere compilato e spedito entro
60 giorni dalla costituzione. Gli enti che
lo hanno presentato per la prima volta
entro il 31 dicembre 2009 sono tenute
a ripresentarlo, in caso di variazione dei
dati precedentemente comunicati, entro
il 31 marzo di ogni anno. Il modello non
va ripresentato per le variazioni inerenti i
dati prettamente contabili.
Il modello Eas, reperibile in formato
elettronico sul sito dell’Agenzia delle Entrate, potrà essere inviato esclusivamente
per via telematica. La trasmissione potrà
essere effettuata secondo una duplice
modalità: direttamente dall’Associazione
vincolata a tale obbligo, attraverso il servizio Entratel (per i soggetti già abilitati)
ovvero mediante il servizio telematico Internet (per tutti gli altri soggetti); a mezzo
di intermediari abilitati quali professionisti, associazioni di categoria, Caf.
In caso di mancato adempimento, le
ripercussioni sono piuttosto pesanti se si
opera senza fini di lucro. Un’associazione
È nato anche a Udine
il Comitato provinciale Fita
L
Gennaio 2011
Per maggiori informazioni:
www.agenziaentrate.gov.it
unedì 22 novembre è finalmente nato il Comitato provinciale Fita della provincia di Udine. In questa prima fase di
avvio, come prevede lo Statuto nazionale, l’organismo è
composto da tre persone: Italo Tavoschi della compagnia “Baraban” di Udine, presidente; Gregorio Grasselli del “Gruppo Teatrale
Universitario” di Tavagnacco, segretario; Gabriella Ferigutti della
compagnia “Lis Anforis” di Bagnaria Arsa, consigliere.
Alla seduta costitutiva era presente Francesco Pirazzoli, Tesoriere nazionale e responsabile del tesseramento, in rappresentanza del Consiglio Nazionale della Fita.
L’organigramma del Friuli Venezia Giulia è ora formato da
tre Comitati provinciali: Pordenone, Trieste e Udine, oltre che
dal Comitato regionale. In provincia di Gorizia per il momento non è possibile raggiungere lo stesso traguardo, in quanto
sono attualmente iscritte tre compagnie sulle cinque previste
come minimo per la fondazione di un Comitato. Queste per ora
continueranno a far capo al Comitato Regionale.
Aldo Presot
22
che non ha provveduto ad inviare il modello non è soggetta a una multa specifica legata al mancato adempimento,
bensì al rischio concreto di uno scivolamento nel regime di “commercialità” prevalente delle operazioni svolte: le entrate
di quote sociali e di attività nei confronti
dei soci si presumono di natura commerciale, con conseguenze in termini tributari (contributivi), in quanto se tali entrate
dovessero essere prevalenti, tutta l’attività assumerebbe natura di tipo “commerciale” con la ricaduta nell’art. 149 del Tuir
917/1986 e ovvio assoggettamento alle
dichiarazioni fiscali relative e alle imposte
connesse alle medesime dichiarazioni.
La festa della Fita Nazionale di Siracusa,
quando il teatro amatoriale si mette in mostra
Un fondante momento di incontro e confronto
per la grande famiglia degli Amatori
È
stata una sorpresa. Quando ho deciso di aderire all’invito
della Fita e partecipare alla “Festa del Teatro 2010” (XXIII
edizione), a Siracusa, dall’8 al 10 ottobre, ho innanzitutto
immaginato una vacanza fuori stagione. Giunto all’Hotel Fontane
Bianche mi sono reso conto che sarebbe stato molto di più.
Per le tre giornate successive Siracusa è stata la capitale del
teatro amatoriale italiano: sono affluiti da tutte le regioni d’Italia i rappresentanti delle varie compagnie federate a presentare
i propri talenti, a raccontare le proprie esperienze, a discutere del
proprio futuro. Qui, una giuria composta dall’autore e regista teatrale Aldo Formosa e dagli attori Giovanni Argante e Debora Lentini, ha decretato i vincitori del Premio Fitaitalia 2010, scegliendo
fra gli spettacoli delle compagnie che avevano risposto al bando
della Fita Nazionale.
La scelta di questa località come sede della festa è stata, a detta del presidente nazionale Carmelo Pace, una scelta simbolica:
«Come a dire, il teatro torna alle sue radici», data la plurisecolare
tradizione teatrale che vede questa città e i suoi teatri protagonisti fin dai tempi della Grecia Antica. Una preferenza giustificata
anche dalla forte presenza numerica di cui la Fita gode in Sicilia
e, in particolare, nella provincia di Siracusa. Presenza che si è fatta notare nelle varie serate programmate, in cui le compagnie
presenti hanno rappresentato brani del proprio repertorio, nei
quali l’impegno e la creatività non sono mancati, con qualche
indubbio picco di eccellenza soprattutto nelle compagnie che
con coraggio e competenza hanno saputo affrontare generi più
moderni e “sperimentali”.
L’evento più atteso, quello che ha dato la sua impronta alla
manifestazione, è stata la serata di gala in cui sono stati consegnati i premi Fitaitalia. Per l’occasione, ai quasi quattrocento
ospiti fissi della festa si sono aggiunte altre duecento persone,
convenute da tutta la Sicilia per sostenere i propri beniamini (i
siciliani in lizza erano diversi). Dopo un’emozionante prima parte in cui Agata Tarso (vincitrice del premio come migliore attrice
protagonista per l’interpretazione di “Filumena Marturano” con la
Compagnia Amici del Teatro di Nicolosi di Catania) invitata “fuori
programma” a recitare un “pezzo” all’impronta che, evidentemente, nessuno prima le aveva detto di preparare, ha dato ancora
una volta la prova della magia che si compie a teatro. Quando i
riflettori si sono accesi e, dopo un attimo di imbarazzato silenzio,
è partita con la “Preghiera alla Madonnina” (il passo più intenso
dell’interpretazione di Filumena). Battuta finale e un’eruzione di
applausi, quasi a sottolineare che gli oltre 500 spettatori, per quei
brevi attimi, si sono sentiti un po’ Filumena.
Subito dopo è arrivato il momento dei Giovani dell’Accademia del Teatro, gruppo di dieci ragazzi e ragazze dai 18 ai 25 anni
selezionati anche quest’anno, come è ormai consuetudine, fra
tutte le compagnie Fita d’Italia, per partecipare a uno stage di
otto giorni. Sotto la direzione del regista Daniele Franci, i giovani
hanno provato otto ore al giorno per presentare il lavoro teatrale loro proposto: il libero adattamento del racconto di Stefano
Benni “La Topastra” divenuto, nella trasposizione dell’Accademia,
“Il sogno dei Topastri”. Lo spettacolo, che tratta il tema dell’ambiente e della sua tutela, in una modalità divertente ed efficace, è
stato lungamente applaudito dal pubblico.
Questa è stata la sorpresa più grande: scoprirsi parte di un’entità che trascende la nostra compagnia di provenienza e il Comitato provinciale o regionale di appartenenza; scoprirsi parte integrante della grande famiglia del Teatro degli Amatori, sensazione
che è impossibile raccontare, se non la vivi in prima persona. Per
fortuna, a Siracusa io c’ero. E d’ora in avanti farò il possibile per
non mancare agli appuntamenti futuri.
F. B.
Gennaio 2011
23
TEATRO E DINTORNI
a cura di Giulio Raffin
Il teatro d’avanguardia è il teatro di
domani. Il guaio è che te lo fanno vedere oggi.
Pino Caruso
Gli attori sono soggetti interessanti,
perché fondamentalmente tragici
nella loro fragilità.
Vitaliano Trevisan
La penna è più potente della spada, e
decisamente più comoda per scrivere.
Marty Feldman
Un clown è come l’aspirina, a parte il
fatto che fa effetto prima.
Groucho Marx
A veder lavorare questi “commedianti”
tra i quali c’erano un architetto, un artigliere, un prete e molti altri ancora,
capivo come quell’arte primitiva della
commedia ne comprendesse molte altre, e che non v’è esercizio migliore per
allenare la memoria, nerbo dell’intelletto, per fondere lo spirito col corpo.
Jean Guitton
Lo psichiatra è un tizio che vi fa un
sacco di domande costose che vostra
moglie vi fa gratis.
Woody Allen
LA POSTA DI “IN SCENA”
Scrivete, scrivete, scrivete!
Dubbi, quesiti, osservazioni, punti di
vista e tanto altro ancora. “in scena” è
aperto a tutti. Volete collaborare?
La Nostra redazione vi aspetta:
www.fitapordenone.it
[email protected]
Siamo a Pordenone, in viale Trento,3
Telefono 346 170 56 38.
24
Gennaio 2011
Il miracolo
di ombretto e pennello
U
n corso di trucco con il maestro
Cimarosti e il suo assistente Buggini: un’occasione da non perdere. E così è stato!
Sei serate a cadenza bi-settimanale,
nelle quali porre le basi, imparare i principi, assimilare le regole fondamentali per,
non dico “saper truccare”, ma almeno riuscire ad utilizzare i prodotti e gli strumenti
giusti per ottenere un risultato accettabile,
considerando l’“amatorialità” del nostro teatro.
E quindi via! Si parte con l’applicazione
della base (ad acqua o grassa, a seconda
delle necessità); si asciuga con il piumino
e la cipria; si disegna la riga sugli occhi; si
sfuma, si crea il punto luce; si allungano le
sopracciglia; si passa il mascara, il fard e infine il rossetto. Facile, no? Sembra, perché
fard e rossetto siamo abituate a metterteli tutti i giorni, ma quella sfumatura sulle
palpebre ancora non viene! Con una certa
Una “Mezzasalma”
per Vicenza
S
abato 19 febbraio, alle 21, nel Salone Festa del Vino, a San Cassiano
di Livenza (Brugnera), il gruppo
teatrale “I commedianti per scherzo” porteranno in scena la commedia in due atti
www.mezzasalma.it di Aldo Cirri (regia
Franco Segatto). L’iniziativa ha un fine
benefico: le offerte raccolte saranno consegnate al Comitato regionale della Fita
Veneto per la ristrutturazione della loro
sede di Vicenza, colpita nel novembre
scorso dall’alluvione.
attenzione però alla fine si riesce a creare
quel gioco di luci, ma come è possibile
truccare 70 persone in un’ora? Tutto è possibile per il maestro Cimarosti , basta dargli
pennello e ombretto e il gioco è fatto.
Manca poco al debutto in scena e una
fila di parrucche composte da morbidi
capelli veri sono pronte sul tavolo della
sala trucco; i beauty sono aperti e sistemati in bell’ordine così come i pennelli e le
palette con i vari colori, fondi, spugnette
e colla per le barbe finte. E poi via, uno
dopo l’altro gli artisti, più o meno esigenti, passare al belletto: qualcuno si ferma a
fare due chiacchiere e posa per una foto
dopo essere stato trasformato in un anziano e distinto signore. Perché la magia si è
compiuta…e si può andare in scena!
Morena Pajer
Gruppo Teatro Pordenone
Luciano Rocco
Inverno – Primavera Teatro
PORDENONE
AUDITORIUM CONCORDIA
12a RASSEGNA REGIONALE
DI TEATRO POPOLARE
ingresso 3,50 euro
TRIESTE / TEATRO SILVIO PELLICO
VIA ANANIAN N. 5/2
26° STAGIONE DEL TEATRO
IN DIALETTO TRIESTINO
CANEVA
AUDITORIUM COMUNALE
11° RASSEGNA DI TEATRO
AMATORIALE
ingresso libero
DOMENICA 30 GENNAIO 2011 ORE 16.00
Compagnia teatrale Quei de Scala Santa di Trieste
INTRIGO di Maria Gregori e Silvia Grezzi
regia di Silvia Grezzi
COMMEDIA IN TRIESTINO
ORARIO SPETTACOLI.
venerdì e sabato ore 20.30
domenica ore 16.30
SABATO 29 GENNAIO 2011 ORE 20.45
Scuola Sperimentale dell’Attore di Pordenone
DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011 ORE 16.00
Compagnia Teatro Arte Magica di Porcia (Pn)
Compagnia teatrale “Ex allievi del Toti”
ET VOILÀ
ideato e prodotto dalla Compagnia
SPETTACOLO DI MAGIA
di Toni Morrison, regia di Ferrucci Merisi.
28.29.30 GENNAIO 2011
4.5.6 FEBBRAIO 2011
EL MISTERO DE VIA SPORCAVILLA
11.12.13 e 18.19.20 FEBBRAIO 2011
Compagnia teatrale “Fariteatro”
SABATO 26 FEBBRAIO 2011 ORE 20.45
Compagnia teatrale I commedianti per scherzo di
San Cassiano di Livenza (Pn)
di Sergio Saracchini, regia di Carla Manzon
COMMEDIA IN ITALIANO
25.26.27 FEBBRAIO 2011
4.5.6 MARZO 2011
Compagnia teatrale “Amici di San Giovanni”
Testo e regia di Claudio Sigovich
WWW.MEZZASALMA.IT
di Aldo Cirri, regia di Franco Segatto.
DOMENICA 27 FEBBRAIO 2011 ORE 16.00
Compagnia Teatrale Giù dai Colli di Pordenone
CHI BAZILA MORI
di Aldo De Benedetti, regia di Antonio Rocco
COMMEDIA IN ITALIANO
11.12.13 e 18.19.20 MARZO 2011
Compagnia teatrale “Quei de scala Santa”
DOMENICA 6 MARZO 2011 ORE 16.00
Compagnia Teatrale di Ragogna (Ud)
di Marisa Gregori e Silvia Grezzi, regia di Silvia Grezzi.
PRIMITÎF TU E TO NONO
NATALE IN CASA CUPIELLO
di Eduardo De Filippo, regia di Angela Bonacotta.
TRA I LINZIOI
DUE DOZZINE DI ROSE SCARLATTE
SABATO 12 FEBBRAIO 2011 ORE 20.45
Compagnia teatrale l’Iniziativa di Sacile
di Bruno Cappelletti, regia di Paolo Dalfovo.
DOMENICA 20 FEBBRAIO 2011 ORE 16.00
Compagnia Teatrale I Geniattori di Pordenone
IL NONNO IL BULLO IL CATTIVO
AMATISSIMA
Testo e regia di Giuliano Zanier.
SABATO 12 MARZO 2011 ORE 20.45
Compagnia teatrale Cantiere Teatro di Fiume
Veneto
IL SIGNORE È SERVITO
di Paolo Starvaggi, regia di Alessandra Zanin.
LA SALUTE XE UN’OPINION?
testo e regia della compagnia
COMMEDIA IN FRIULANO
25.26.27 MARZO 2011
1.2.3 APRILE 2011
Compagnia teatrale “Compagnia dei giovani”
DOMENICA 20 MARZO 2011 ORE 16.00
Compagnia Teatrale Il Bazar degli strambi di Prata (Pn)
di Agostino Tommasi, regia di Julian Sgherla.
SABATO 26 MARZO 2011 ORE 20.45
Compagnia Teatrale La baraccia di Trieste
DESTRA SINISTRA PAR CONDICIO
di Dante Cuttin e Walter Basso,
regia e adattamento di Giorgio Fortuna.
QUEL CHE VA DRENTO…
GA DE VIGNIR FORA
LA PALLA AL PIEDE
di Georges Feydeau, regia di Vincenzo Muriano
COMMEDIA IN ITALIANO
PESCINCANNA – SALA PARROCCHIALE
VOCI DI PRIMAVERA
SABATO 19 MARZO 2011 ORE 20.45
Compagnia Teatrale Lis Falischis Di Cussignacco (Ud)
SABATO 16 APRILE 2011 ORE 20.45
Compagnia Teatrale Cibìo di Chions
VOLI NOL VIOT
DON CAMILLO
di Aldo Lo Castro, regia di Nadia Seganfreddo.
di Giovanni Guareschi, regia di Aldo Presot.
SABATO 2 APRILE 2011 ORE 20.45
Compagnia Teatrale Amici San Giovanni di Trieste
SABATO 30 APRILE 2011 ORE 20.45
Compagnia Teatrale Amici di Pescincanna
A PASSI PICI PICI
OCIO ADA… VARDA IDA
di Gianfranco Pacco, regia di Roberto Eramo.
di Giorgio Tosi, regia di Sergio Marcuzzi.
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