La storia delle chiese di Gavirate
Gavirate è un comune composto dai rioni: Gavirate, Fignano, Armino, Pozzolo e dalle frazioni: Voltorre e Oltrona.
Sino al 1400 la documentazione è quasi inesistente. Il primo cenno documentale su Gavirado è del
713, per cui bisogna affidarsi soprattutto sull’archeologia che però qui non ha molte possibilità di
successo a causa delle ripetute demolizioni e ricostruzioni. Non rimane che tentare le ricostruzioni
più probabili partendo dal prezioso lavoro di chi mi ha preceduto.
La storia di Gavirate è quella di molti comuni italiani con forte intreccio tra vicende civili e religiose
in terre abitate da tempi preistorici con invasioni di molti popoli. In Lombardia il cristianesimo era
arrivato probabilmente a Milano prima del 200. Si ritiene che a Gavirate vi arrivò probabilmente
nel 350 con san Eusebio consacrato vescovo di Vercelli nel 345 o coi santi fratelli greci Giulio e Giuliano, venerati sul lago d’Orta, o forse nel VII secolo coi missionari di Castelseprio, fondata nel IV
secolo come centro di difesa. A sostegno della prima ipotesi sembra che anche la vicina Brebbia fu
evangelizzata nel IV secolo da San Giulio che costruì una prima chiesa nel V secolo col nome di santa Maria, al posto di un tempio dedicato a Minerva e di cui sono state trovate tracce. La chiesa fu
poi ampliata nel VII secolo e sostituita sul finire dell’XI secolo da una dedicata ai santi Pietro e Paolo.
Gli edifici sacri, cuore della comunità, sono punto di riferimento, anche civile, legato alle vicende
storiche. Sono organismi vivi che cambiano nel tempo per effetto dei cambiamenti dovuti a esigenze liturgiche e gusti artistici, con ampliamenti, ristrutturazioni e restauri.
Agli inizi sembra probabile che fosse stata costruita una cappella in una posizione insolita sopra un
poggio roccioso, forse fortificato, dedicata probabilmente a Maria sopra Fignano, il suo nucleo più
antico, sulle rovine di un tempietto forse dedicato a una dea pagana. È probabile che la chiesa attuale sia stata costruita nello stesso luogo di questa cappella. Da notare che le chiese più antiche
di Gavirate, Oltrona, Voltorre e la Trinità sono costruite tutte presso siti sacri dedicati a templi o
cimiteri di epoche precristiane.
Poi il rione di Gavirate probabilmente fondato dagli Ostrogoti (494–568) fu ampliato e reso più
importante di Fignano dai Longobardi (568–774), che portarono il culto di san Giovanni Battista.
L’antica chiesa di San Giovanni ora scomparsa
Nel periodo del Sacro Romano impero (Carlo Magno, 774–887) Gavirate con Fignano fu inclusa
nella Pieve di Brebbia, sede anche di un castello della Contea di Castelseprio. Nel periodo degli
stati italiani, dei comuni (1152–1250), delle Signorie e del Gran Ducato di Milano (1250–1492) si
hanno le più antiche memorie certe di una chiesa a Gavirate. La prima del 1200 riflette una situazione precedente. Poi nel Libro di notizie dei Santi della diocesi di Milano scritto agli inizi del 1300,
viene riportato che nella pieve di Brebbia, in località Gavirate, c'è la chiesa di san Giovanni apostolo con un altare del ‘400 dedicato a san Sebastiano e una pala affrescata della Vergine e san Bernardino.
L’antica chiesa, ora scomparsa, era collocata a destra della piazza della chiesa nella posizione oggi
evidenziata da alcuni cubetti di marmo bianco, era di stile romanico con un abside semicircolare, e
le sue caratteristiche fanno pensare ad una origine antica.
La chiesa di san Vitale e Agricola
Le prime notizie della chiesa, che allora era poco più di una cappella con un piccolo campanile al
centro di un cimitero rimasto sino al 1793 e poi trasferito nell’area del monumento ai caduti, risalgono al 1326. Ma probabilmente la costruzione risale a prima dell’anno 1000 in un’area dove era1
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no collocate delle sepolture d’età tardo romana (IV-V secolo). Nel 1346 la chiesa fa parte della Pieve di Varese. Nel 1398 viene citata per la prima volta con il titolo dei santi Vitale e Valeria. Dalla vicenda di Stefano de Celina, monaco di Voltorre e rettore della chiesa circa 100 anni dopo i tempi di
san Carlo, e del monaco Alexander si ricava la convinzione che la chiesa nel 1567 fosse nata in dipendenza di san Michele di Voltorre. Nel 1574 San Carlo assegnerà Voltorre e Oltrona a Comerio,
sollevando proteste da parte della popolazione che avrebbe voluto unirsi a Luvinate.
Agli inizi del 1600 la chiesa è diventata parrocchia di Oltrona e Groppello ed ha un curato: Giacomo
Daverio. Nel 1612 si ha notizia di un nuovo campanile. Dal 1676 al 1798 i frati Carmelitani Scalzi
del deserto, gli stessi di Voltorre, tennero aperta una cappella nel loro convento posto nell’attuale
Villa Garoni.
San Carlo e i suoi successori chiedono inutilmente modifiche alla chiesa ma la povertà degli abitanti non lo consentirà. Nel periodo 1600-1700 avviene una ricostruzione radicale contestualmente al
cambio della dedicazione in: santi Vitale ed Agricola, le cui reliquie conservate nella chiesa e certificate nel 1741, la tradizione vuole portate da san Carlo nel 1581.
Nel 1821 il campanile viene distrutto da un fulmine e la chiesa pericolante viene chiusa per diverso
tempo. Nel 1855 la chiesa risulta ampliata ma solo nel 1898-1904 la chiesa raggiunge le dimensioni
attuali con l’attuale campanile. Degli antichi affreschi rimane solo una Madonna con Bambino del
’400.
L’antica chiesa di san Michele e il chiostro di Voltorre
Il chiostro così come oggi si vede, da un punto di vista artistico è uno dei massimi monumenti medievali del varesotto e fu probabilmente progettato e realizzato attorno al 1200 da Lanfranco da
Ligurno, il più antico scultore varesino di cui si conosce l’identità, che sicuramente scolpì anche alcuni capitelli.
Si suppone che il complesso possa essere stato costruito su una domus rustica tardo romana o su
un edificio paleocristiano. Poi nel V secolo, fu costruita una chiesa con abside utilizzando la struttura preesistente. Nel VI secolo la chiesa fu sostituita da una seconda con abside e poi cadde in rovina. Nel XI-XII secolo fu abbattuta e sostituita dalla attuale chiesa romanica con l’istituzione attorno di un’area cimiteriale che alla fine del XII secolo sarà in parte occupata dal chiostro.
Faceva parte di un complesso più vasto al centro di una corte rurale con recinto quadrato, del quale restano due porte che erano attraversate da una strada sud-nord che conduceva a Comerio. Il
suo ingresso principale fu rifatto nel 1643. La piccola chiesa romanica di san Michele come la vediamo oggi, risale al XI-XII secolo. Era destinata ai monaci del chiostro in cui è integrata e probabilmente faceva parte di un progetto più ampio. Fu costruita sulle fondamenta di edifici preesistenti di più ampie dimensioni. Anticamente era dotata di finestre successivamente chiuse per
permettere la decorazione delle sue pareti.
Verso la fine del ‘600 la chiesa fu sopraelevata, venne aggiunta la cappella dei magi, furono aperte
finestre più grandi, venne modificata la facciata e venne ricavata la sacrestia nel chiostro.
All’interno affreschi di sant’Antonio Abate e san Bernardino. La torre di poco posteriore alla chiesetta, eretta inizialmente per scopi militari, è stata più volte modificata e l’ultimo intervento è del
1937-1940. Anticamente aveva una piccola campana medievale del XIII secolo, che reca
l’iscrizione: Magister Blasinus Stemalius de Lugano, oggi gelosamente conservata.
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Inizialmente faceva parte della Pieve di san Vittore di Varese e poi di quella di santo Stefano di
Brebbia. Dal 1154 dipendeva dall’abbazia benedettina di san Benigno di Fruttuaria. La cessione nel
1519 ai Canonici Lateranesi, e successivamente nel 1798 a privati, ne provocò un progressivo declino.
La chiesetta di san Carlo ad Armino
Fu costruita tra il 1300-1500 e dedicata a san Rocco. Nel 1569 P. Leonetto Chiavone la trova semidistrutta. Verrà ricostruita nel 1672 dai figli di Matteo Besozzi e dedicata a san Carlo.
Dopo un periodo di decadenza nel 1927 la chiesetta viene restituita al culto e la facciata che prima
guardava all’interno del cortile viene posta dalla parte opposta sulla piazzetta di san Carlo
La tassa sul sale ed il giuramento
A sottolineare l’importanza di Gavirate, malgrado non fosse la sede della Pieve si sono ritrovati i
due atti qui dettagliati. Nel 1491 nella piazza di Gavirate vengono convocati i delegati per la ripartizione della tassa del sale della pieve di Brebbia per ridiscutere la ripartizione della tassa a seguito
di una supplica rivolta dai paesi stessi all’autorità ducale. Nel 1513, il giuramento di fedeltà degli
uomini dei comuni della pieve al duca Massimiliano Sforza nella chiesa di san Giorgio di Gavirate,
dimostra la normale commistione tra Stato e Chiesa, vediamo che la cerimonia si svolge sulla piazza di Gavirate, nel luogo dove il pretore rendeva giustizia, per poi entrare nella chiesa di san Giorgio per prestare il giuramento di fedeltà al duca.
La chiesetta di santa Maria della Natività
Costruita sulla strada per Bardello fu costruita da Giovanni Giacomo Besozzi prima del 1534 la
Chiesetta di santa Maria della Natività, ricordata anche come: gesiola o Santa Maria in Via. Era di
pianta quadrata con gli affreschi di san Sebastiano e san Bernardino, era collocata dove ora c’è il
tabernacolo di Maria Bambina. Fu per breve tempo sede della confraternita dei Disciplini. Nel
1873, quando ormai era in rovina fu acquistata dal comune che la demolì e coi fondi raccolti si
ampliò l’attuale chiesa parrocchiale.
Il Mercato
Il 20 giugno 1539, Carlo V consente, su richiesta del conte Vitaliano Visconti Sforza Borromeo feudatario, di tenere il mercato a Gavirate, che avvierà un periodo di grande sviluppo del paese.
La nuova chiesa di san Giorgio
Di san Giorgio si hanno i primi cenni nel 1455, seguiti da altri del 1428, del 1485 e del 1510 con un
legato per un altare di sant’Antonio, ma probabilmente si tratta di una cappella, forse santa Maria
sopra Fignano. Si ha infatti notizia di una chiesa di san Giorgio più grande e più bella la cui costruzione è iniziata nel 1514 come ristrutturazione di un edificio preesistente. Ne eredita l’abside semicircolare. Insolito il fatto che pur non essendo sede di Pieve, di chiese ce ne fossero due, una di
faccia all’altra: quella di san Giovanni Evangelista e quella di san Giorgio che fa pensare essere
appartenente ad un centro fortificato, forse il castello di cui si ha qualche sporadica menzione.
Nel 1520 la riforma protestante. Nel 1544 il Sindacato del comune di Gavirate ordina ad ogni famiglia di mandare almeno un rappresentante adulto alla processioni.
Nel 1560, san Carlo, segretario dello zio papa Pio IV, a 22 anni diventa cardinale di Milano e stabilisce regole molto precise sulla documentazione, consentendo così di poter ricostruire molti avvenimenti da quel momento in poi.
Nel 1567, subito dopo il Concilio di Trento (1545–1563), non esiste un tabernacolo sull’altare, non
c’è la pisside né il battistero, che verrà costruito verso la fine del 1500, né il confessionale e né la
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pala dell’altar maggiore. A Fignano esisteva un convento delle suore Orsoline di Cannobio di cui
l’ultima notizia è del 1722.
Nel 1569 la chiesa è lunga circa 15 metri e larga 12, ha un campanile con al suo fianco la sacrestia,
tre navate di 6 pilastri non intonacate, tre absidi con qualche affresco, è senza pavimento, ha due
fosse aperte e contiene 26 sepolcri coperti da lapidi delle 26 famiglie più facoltose, ci sono sei altari in precarie condizioni anche se dotati di lasciti però male adempiuti dagli eredi. Allora la chiesa
era distante circa 750 metri dai quattro rioni di Armino, Pozzolo, Fignano e Gavirate per cui quelli
di Armino ottengono il permesso di seppellire i loro morti nella più vicina Cocquio.
Nel 1574 san Carlo visita per la prima volta Gavirate, preceduto nel 1569 da un suo delegato, Leonetto, le chiese di san Giovanni, san Giorgio, santa Maria e san Rocco ad Armino. Visita inoltre Voltorre, trasferisce la chiesa di san Bartolomeo di Trevisago, sino allora con Gavirate, alla parrocchia
di Cocquio e la Pieve da Brebbia a Besozzo. Allora a Gavirate, sopra la porta maggiore di san Giorgio s’innalzava una grande tribuna di legno, appena edificata a spese della scuola dei disciplini.
Nello stesso anno si trova pure il battistero presso l'ultimo pilastro di sinistra.
Nel 1578 c’erano 40 feste di precetto oltre le domeniche e 14 processioni
Nel 1581 seconda visita di san Carlo a Gavirate ed Oltrona, allora con Comerio ed unificazione delle parrocchie di Voltorre e Oltrona con Groppello, ma seguite dal parroco di Barasso.
Nel 1589 visita a Gavirate del vescovo Gaspare Visconti; nel 1596 e nel 1560 del cardinal Federico
Borromeo.
Nel 1596 sul primo pilastro sinistro, presso l'altare, è addossato un pulpito di forma quadrata. La
sacristia è pure sempre al lato destro dell'altare maggiore, in fondo alla navata meridionale.
La chiesa di san Giorgio e san Giovanni
Nel 1598, durante la dominazione spagnola (1535– 714), la chiesa di san Giorgio diventa di san
Giorgio e san Giovanni e successivamente di san Giovanni, titolo che le rimane sino ai giorni nostri.
Nella documentazione del ‘500 spesso questo passaggio è confuso e frequente è la sua citazione
come parrocchia di Gavirate e Fignano, evidentemente non ancora unite, a volte come san Giorgio, a volte come san Giorgio e san Giovanni e a volte come san Giovanni.
Nel 1608 è rifatta la cappella dell'altare maggiore dei santi Giovanni e Giorgio come scrive mons.
Pezzano, già al seguito di san Carlo nel 1581.
Nel 1610, Colonna visita Gavirate e scrive che la vecchia chiesa che era crollata, è stata riedificata e
fatta rifiorire dalla confraternita dei disciplini, fondata prima del 1574 e che aveva sede in santa
Maria della Natività allora andata in rovina. La chiesa è ora dedicata a santa Marta loro patrona.
Nel 1636, battaglia di Tornavento tra spagnoli e francesi, le cui truppe svizzere mercenarie, i Lanzichenecchi, devastano la zona e gli abitanti anche dei paesi vicini sino a Soma ed Oleggio, si rifugiano per circa un mese sul monte Campo dei Fiori.
Nel 1639, visita a Gavirate del Perabò alla chiesa citata come san Giovanni Evangelista.
Nel 1647 la chiesa appare restaurata nella parte meridionale, si tratta probabilmente della cappella della Madonna.
Nel 1683 Gaspare Visconti riferisce che la chiesa è intitolata ai santi Giovanni e Giorgio ed è appena stata ricostruita ed ingrandita.
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Le cappelle private
Nel corso del ‘700 esistevano a Gavirate numerosi oratori privati all’interno di numerosi palazzi
nobiliari nati per la proibizione di san Carlo Borromeo di far costruire altari privati nella chiesa parrocchiale. A volte erano aperti anche al pubblico. Si ha notizia di uno ad Armino dedicato dai Besozzi a san Francesco di Paola, un altro di san Patrizio nel palazzo dei Litta Visconti, oggi convertito in bar, la cui pala, con sant’Antonio da Padova e san Patrizio è custodita nella sala parrocchiale.
Un altro di questi oratori è quello citato da Il Secolo - Gazzetta di Milano del 13 ottobre 1888 dove
si legge dell’inaugurazione del primo teatro di Gavirate, per conto della società operaia Ludenco
Benefica, sponsorizzato dall'Astra, che era stato ricavato da una piccola e vecchia chiesa posta nella via IV novembre, probabilmente dove ora c’è una sala cinematografica.
La chiesetta della Trinità
Nel 1713 viene benedetta la Chiesetta della Trinità al Sasso, al posto di una preesistente cappella
dedicata alla Trinità in un’area dove era ubicata una necropoli romana. L’edificio non ha subito nel
tempo sostanziali modifiche, mentre è molto cambiato l’ambiente circostante, allora completamente spoglio.
Essa, così isolata, invitava alla preghiera e dava il benvenuto del paese al viandante che veniva da
Varese. Il quadro della Madonna con bambino è del Mascioni del 1922 e sostituisce un analogo
quadro dello stesso soggetto preesistente. L’altare col paliotto della Trinità è successivo al 1748.
Presenza di santa Caterina d’Alessandria, san Giovanni, san Bruno, santa Lucia, sant’Agata e santa
Appollonia.
Sotto la dominazione austriaca (1714–1859), col breve intervallo del periodo Napoleonico (1796–
1814), per le scarse risorse disponibili non sufficienti per la conservazione delle due chiese, le risorse furono dedicate esclusivamente alla nuova chiesa.
La cappella dell’Addolorata
Nel 1729 viene fondata la Confraternita della Beata Vergine dei Sette Dolori che sicuramente ha
favorito, esattamente 500 anni dopo la fondazione dell’ordine dei Serviti, l’acquisto nel 1733 della
statua della Vergine Addolorata e la sua collocazione nell’attuale cappella dedicata allora alla Madonna di Loreto. Sotto l’altare viene è posto un Cristo morto, chiara sintesi dell’Entierro. Siamo a
dopo l’arrivo nel 1487 dei Serviti ad Angera, il miracolo delle tre stelle del 1678 a Varese e dopo
l’Entierro di Germignaga del 1686.
Inizialmente questa Cappella era dedicata alla Visitazione ed aveva solo un crocifisso. Poi nel 1596
viene ristruttura e dedicata alla Vergine del Rosario, due anni dopo viene dedicata alla Vergine di
Loreto probabilmente con un statua e nel 1733 viene dedicata alla Vergine Addolorata.
Sotto l’altare della Madonna, dietro il Cristo deposto, c’è un frammento di affresco rudimentale
che rappresenta una Madonna con un bambino, che nel 1770 viene citata come Madonna di Loreto e che apparteneva alla vecchia chiesa come si vede per essere collocata ad un livello più basso.
Ma l’immagine non sembra corrispondere all’iconografia tipica, che tra l’altro avrebbe dovuto essere una statua.
Il regno Napoleonico
Nel 1806 il regno d’Italia istituito da Napoleone vende tutti i beni degli enti religiosi ed il monastero di Voltorre viene venduto a privati causandone la sua decadenza.
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La storia delle chiese di Gavirate
Dopo che Gavirate passa sotto i piemontesi (1859) viene abbandona santa Marta poi demolita
dopo il 1869. Col materiale ricavato viene costruita, in sua sostituzione, l’attuale cappella di santa
Marta che ne conserva altare e relativa pala del ‘600. Nel 1980 durante il rifacimento del sagrato
se ne sono potute fotografare le fondazioni.
L’oratorio di san Carlo al Lazzaretto
Fu costruita da volontari prima del 1863 in un luogo chiamato Lazzaretto dove probabilmente sono stati sepolti 1500 salme vittime di un’epidemia. La chiesetta è stata ampliata e restaurata dagli
Alpini e da altri volontari nel 1964.
L’unità d’Italia
Dopo l’unità di Italia (1870), nel 1874 fu allungata la chiesa parrocchiale alle dimensioni attuali,
viene costruita l’attuale sacrestia e costruito sul sagrato l’attuale porticato. Nel 1931 viene rialzato
il campanile costruito nel 1600.
Nel 1913 istituzione della pieve di Gavirate per le parrocchie di Comerio, Oltrona, Bardello, Cocquio e Carnisio con Trevisago.
Nel 1927 viene istituita la provincia di Varese, e Oltrona, Groppello e Voltorre vengono aggregate a
Gavirate, prima in provincia di Como.
La nuova chiesa di san Michele
Con un generoso contributo dei voltorresi e con l’opera degli architetti Bassi e Boschetti è costruita la nuova chiesa che è stata consacrata dal cardinal Colombo il 7 gennaio 1973. Il tabernacolo ed
il battistero sono opera dello scultore Aloi, mentre la Pietà è opera dello scultore Zucchini di Ferrara.
Il santuario della Madonna delle vocazioni e del santo rosario
A Groppello dopo un’attesa durata secoli, il 12 maggio 1995 viene consacrata una bella chiesetta,
non lontano dalla foce del Tinella, con una bella vista su Oltrona e il Campo dei Fiori e accanto
all’antico abitato. E' una chiesetta moderna che da il suo meglio all'interno, dove ampie vetrate
creano un'atmosfera di serenità e gioia che ben rende la religiosità di Maria.
Le processioni dell’Addolorata
Per quanto riguarda le processioni con la statua dell’Addolorata, la prima di cui abbiamo una documentazione è del 16 settembre 1906 quando arriva come parroco don Vittorio Brunetti. Si legge
che da tanti anni la statua non veniva più portata in processione.
È quindi evidente che di processioni con l’Addolorata ce n’erano state anche prima e se ne conservava il ricordo. Non pare pertanto azzardato pensare, anche per la presenza del Cristo morto, che
anticamente avvenissero anche nella Settimana Santa sul modello dell’Entierro come già si faceva
a Germignaga, Varese ed Angera.
Le madonne della chiesa di Gavirate:
A manifestare l’affetto per Maria dei gaviratesi, basti osservare che nelle chiese è raffigurata più
volte e che in san Giovanni ci sono ben 16 sue immagini, e precisamente di Vergini Addolorate:
nella cappella dell’Addolorata: Statua, affreschi della Pietà nella volta e sulla parete sinistra della salita al Calvario; Abside: crocifissione; nella cappella di sant’Antonio arazzo
con cuor trafitto e santi Giovanni e Giorgio; Via crucis: incontro con Maria, crocifissione e
deposizione, in santa Marta: arazzo della crocifissione, acquarello con Maria e Gesù nella
salita verso il calvario
e di altre Madonne:
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La storia delle chiese di Gavirate
sotto l’altare della Madonna Antico affresco; sull’ambone icona dell’annunciazione; Vetrata con sant’Anna e Maria bambina; busto dipinto del Graziani; in santa Marta: Maria
e disciplini e santa Maria di Guadalupe.
I santi antichi della chiesa di san Giovanni a Gavirate
Con san Carlo Borromeo incomincia la documentazione dei resoconti dei cardinali e dei loro inviati
che permette di stabilire alcuni punti fermi anche relativi agli anni precedenti. Nel 1400 si assiste
alla proliferazioni di altari ed altarini dedicati alla Vergine e ai santi che invadono anche le navate.
Nel 1567 sono citati affreschi di Dio Padre e degli evangelisti nell’abside. Le più antiche notizie riguardano gli altari di san Omobono e sant’Antonio.
Nel 1569 esistono 6 altari (di cui si conosce la titolazione solo di tre) e due cappelle:
• Altare di San Omobono sostituito poi da sant’Abbondio
• Altare di Sant’Ambrogio con bassorilievo in marmo, anticamente dipinto, che raffigura il santo,
san Rocco ed altri santi (di cui un frammento è conservato ad Armino) ed una immagine della
Annunciazione (non si sa se scolpita o dipinta)
• Altare di san Giovanni Battista decollato
• Cappella di Sant’Abbondio con una pala lignea scolpita con varie figure di santi, andata perduta, poi nel 1661 ricostruita e dedicata a sant’Antonio prima con un dipinto, ora conservato nella casa parrocchiale e poi con l’attuale statua
• Cappella della Visitazione con solo un crocifisso, che nel 1589 viene ristruttura e dedicata alla
Vergine del Rosario, nel 1683 viene dedicata alla Vergine di Loreto probabilmente con un statua e nel 1733 viene dedicata alla Vergine Addolorata
Testo tratto dal libro: Storia di una lunga fede, Luciano Folpini, Centro Culturale Kairòs, 2009
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