6 Domenica 26 febbraio 2012 Obiettivi delle telecamere puntati sulla precarietà delle condizioni che si vivono al Pronto Soccorso Troupe di Ballarò piomba al Cardarelli I Pronto Soccorso di mezz’Italia sono ‘malati’. La cronaca giornalistica ce lo ricorda quotidianamente e l’argomento è oggetto di inchieste che portano alla luce fatti e misfatti di una sanità sull’orlo del baratro. Attenti osservatori di Il Pronto Soccorso del Cardarelli queste realtà sono i giornalisti della redazione di Ballarò, il programma che va in onda in prima serata ogni martedì su Rai Due. Una troupe inviata dal conduttore conduttore Giovanni Floris ha fatto visita ieri al Cardarelli di Campobasso puntando gli obiettivi delle telecamere sul Pronto Soccorso, argomento scottante e di grande attualità dopo lo scandalo venuto a galla recentemente al Policlinico Umberto I a Roma dove una donna affetta da Alzheimer è stata trovata legata alla barella. A Campobasso e a suo nosocomio episodi del genere sono del tutto estranei, pur convivendo con quelle criticità tipiche di ogni altro Pronto Soccorso d’Italia. Il giornalista che ha condotto il servizio si è trattenuto a colloquio con il direttore del dipartimento d’urgenza (118) il dottor Fedele Clemente e con funzionario responsabile, il dottor Rino Pascalucci. Per niente turbati da quella visita inattesa hanno fotografato la situazione attuale del Cardarelli che è il maggior ospedale della regione. ANNO XV - N. 56 DOMENICA 26 FEBBRAIO 2012 TEL. 0865/415513 - FAX 0865/403973 e-mail: [email protected] TA n. 76 - 86170 ISERNIA La vicenda, che risale a qualche anno fa, è ora oggetto di procedimento civile presso il tribunale di Isernia Nato morto, chiedono un milione Deceduto prima del parto, i genitori intentano causa per i danni morali e materiali Nascituro muore alla 41esima settimana di gravidanza, una coppia della provincia di Isernia chiede 1 milione di euro all’Asrem di Isernia per danni morali e materiali. Il processo civile si sta svolgendo presso il Palazzo di giustizia di Isernia. I fatti risalgono a una mattina di alcuni anni fa, quando la donna, giunta alla 41esima settimana di gestazione, si è reca presso l’ospedale pentro per essere sottoposta ad un esame tococardiografico (esame che registra i battiti del cuore, i movimenti fetali e l’attività contrattile dell’utero). Nonostante una presunta sofferenza fetale che sarebbe evidenziata da una scarsità dell’attività contrattile, la donna viene dimessa. Nel pomeriggio, però, la gestante non sente più i movimenti del feto e Il tribunale di Isernia torna in ospedale, dove le comunicano la diagnosi di morte intrauterina del feto. A quel punto la donna viene ricoverata e sottoposta ad un cesareo per l’estrazione del feto morto: un maschietto di 4 chili deceduto per asfissia intrauterina. La coppia decide di interessare l’autorità giudiziaria dell’accaduto e si rivolge all’avvocato Lucio Epifanio. Secondo le accuse il personale ospedaliero non avrebbe approfondito la vicenda clinica della donna attraverso le indagini del caso sebbene la paziente si fosse sottoposta a controlli giornalieri nel corso degli ultimi giorni di gravidanza. La procura di Isernia apre un’inchiesta, che si conclude con l’archiviazione. I due genitori allora avviano un’azione civile, chiedendo ognuno 500mila euro come compensazione per i danni morali e materiali. Il processo inizia nel 2009, dinanzi al giudice Antonio Ruscito. L’Asrem chiama in causa, in autotutela, due medici, uno dei quali non era stato indagato a livello penale. Ragion per cui il suo difensore, l’avvocato Gianni Perrotta, sostiene che il medico non fosse presente al momento dei fatti. L’altro giorno il giudice Ruscito ha designato, in veste di perito, Foto archivio la dottoressa Serana Di Giorgio. L’avvocato Perrotta ha proposto istanza di ricusazione sostenendo che la dottoressa non avrebbe competenze specifiche in materia ginecologica. La richiesta è stata respinta, ma il magistrato ha chiesto al medico legale di attenersi alle indicazioni fornite dalla perizia del processo penale. Nella prossima udienza, fissata per i 28 settembre, la dottoressa Di Giorgio depositerà i risultati della perizia. 12 Isernia e Provincia Domenica 26 febbraio 2012 Una donna si è rivolta in tribunale dopo aver partorito un feto morto di 4 chili Malasanità, chiesto un milione all’Asrem ISERNIA. Era completamente formato e pesava quattro chili il feto del piccolo M. partorito morto dalla mamma a causa di asfissia endouterina, determinata “per imperizia e negligenza dei sanitari o del personale dell’Ospedale Civile di Isernia”. Questo è ciò che sostiene nell’atto di citazione l’avvocato Lucio Epifanio, che chiede di risarcire i genitori con un milione di euro. La citazione riguarda la gestione liquidatoria dell’Asl Pentria di Isernia, nella persona del Commissario pro tempore. La vicenda, infatti, si è verificata nel 2004, cioè nel periodo in cui le Asl vengono trasformate dalla Regione in Asrem. Lo scorso 17 febbraio presso il Tribunale di Isernia si è tenuta l’udienza del Processo Civile e il giudice Ruscito ha deciso di affidare la perizia al medico legale Serena Di Giorgio. L’avvocato Gianni Perrotta, titolare della difesa di uno dei ginecologi chiamati in causa L’esterno dell’ospedale ‘Veneziale’ di Isernia dall’Asrem a propria autotutela, si è opposto alla nomina della Di Giorgio, sostenendo che in qualità di medico legale non avrebbe tutte le conoscenze professionali per valutare un caso che riguarda l’ambito ginecologico. Il giudice ha respinto l’istanza di Perrotta, vincolando, però, Di Giorgio ad attenersi alla linea condotta dalla perizia effettuata nel corso delle indagini preliminari del procedimento penale che determinò l’archiviazione della posizione di uno dei medici oggi chiamati a rispondere dei fatti accaduti in sede civile. “Tra l’altro il mio assistito non è mai stato indagato per questa vicenda: – spiega l’avvocato Perrotta – quindi dimostreremo che non ha alcuna responsabilità in sede civile”. Il prossimo 28 settembre la Di Giorgio presenterà la perizia e quindi il processo entrerà nel vivo per chiarire le responsabilità di un dramma che ha coinvolto una giovane coppia residente in un paese della provincia di Isernia. Il 16 agosto del 2008 la mamma del piccolo M. si recò presso l’ospedale Veneziale ed essendo alla quarantunesima settimana di gestazione fu sottoposta, per circa un’ora, a tracciato tococardiografico. Concluso l’esame, le fu detto di andare a casa e tornare al momento del parto. Tuttavia, trascorse alcune ore, intorno alle 18:30 la donna rientrò presso l’ospedale Veneziale, non avvertendo più i movimenti del bambino. Terminata la visita, viene emessa la drammatica diagnosi di morte endouterina del feto. A quel punto, i medici ricoverano la madre e la sottopongono a parto cesareo per estrarre il feto. Inizia quindi la battaglia legale. I genitori si rivolgono all’avvocato Epifanio che chiama in causa per il risarcimento l’Azienda Sanitaria, soste- nendo che se si fosse intervenuto tempestivamente, ricoverando la gestante ed effettuando il taglio cesareo (in quanto il tracciato tococardiografico non appariva rassicurante) sicuramente non si sarebbe verificata la morte del piccolo. Nell’atto di citazione si sostiene, inoltre, che nonostante i controlli quotidiani ai quali fu sottoposta la madre del bambino presso l’Ospedale di Isernia, “il personale sanitario omise, purtroppo, di approfondire la vicenda clinica con le opportune e doverose indagini, limitandosi, in modo puerile e superficiale – scrive l’avvocato – all’esecuzione di un’indagine strumentale senza neppure repertarla e senza neppure sentire il bisogno di visitare la gestante”. La sequenza dei controlli clinici ai quali la donna si sottopose, dimostrerebbero, a dire del legale di parte civile, la negligenza e la superficialità. Il 30 luglio del 2004 la donna è stata ricoverata presso il Veneziale per ottenere una valutazione globale delle sue condizioni. Quindi viene dimessa con la diagnosi “gravidanza alla trentottesima settimana, dismetabolismo glucidico”. Il 9 agosto la frequenza cardiaca fetale mostrava una scarsa reattività alla fine del tracciato e l’attività contrattile uterina era scarsamente rappresentata. Due giorni dopo l’attività uterina era caratterizzata da saltuarie contrazioni e le oscillazioni del BCF apparivano ridotte. Una situazione che è andata avanti fin quando, il 16 agosto, i medici costatano la morte del feto. L’avvocato Epifanio osserva, quindi, che, nonostante l’atti- vità cardiaca fetale non fosse rassicurante, non fu disposto il ricovero della donna che, tra l’altro, risultava con predisposizione al diabete. L’Azienda sanitaria viene direttamente chiamata in causa anche perché “secondo una giurisprudenza ormai consolidata – scrive l’avvocato Epifanio nell’atto di citazione – è responsabile dei danni cagionati dai propri dipendenti e non ha alcun rilievo la specifica individuazione dei soggetti concretamente responsabili, essendo invece necessaria e sufficiente la riconducibilità dell’evento a personale dell’ente, anche se non nominativamente individuato”. La citazione termina con la quantificazione del danno da risarcire: 500mila euro per ogni genitore. Quindi, complessivamente, un milione di euro. TERMOLI Domenica 26 febbraio 2012 LA LETTERA 15 DALLʼECCELLENZA AL DECLINO DEL NOSOCOMIO VASTESE - IL COMMENTO DI BRUNO RAMOS La lenta crisi dell’ospedale San Timoteo N egli ultimi anni l’Ospedale “S. Timoteo” di Termoli, dal primato che vantava in un vasto ambito territoriale, dall’alta Puglia all’intera Regione fino al basso Abruzzo, ha imboccato il tunnel della marginalità con prospettive assai poco rassicuranti sulla sua permanenza come “ospedale” del territorio basso molisano. E di questo malcelato e voluto destino abbiamo tutti i segnali: basta entrare nell’ospedale per averne prove tangibili, a cominciare dal CUP (Centro di Prenotazione Unica). Per avere il timbro di accesso a un servizio, quando tutto va bene devi aspettare almeno un paio d’ore senza che a qualcu-no salti in mente di ridurre i tempi di attesa con una migliore utilizzazione del personale amministrativo. Va bene così, tanto nessuno protesta e tanto meno ce la fa a protestare la persona anziana afflitta dai disagi fisici che rimane in attesa di una chiamata che non si sa quando verrà. Poi viene la sorpresa: quell’accertamento (TAC, Scintigrafia, Risonanza Magnetica, Raggi) o quella visita medica specialista (Neurologica, cardiologia, ortopedica, ginecologica, etc.) può essere fatta fra sei-otto-dieci mesi, giusto il tempo per consentire a una cellula malata di esplodere in metastasi o ad un cardiopatico di morire. Altro che prevenzione della salute, di cui tanto si parla. Per modificare il disservizio baste-rebbe aumentare le ore delle prestazioni del personale comunque in servizio: ci sarebbe non soltanto un taglio decisivo ( o meglio annullamento) delle liste di attesa ma anche la riduzione dei costi di ammortamento degli strumenti con conseguente riduzione pro-capite dei costi dei servizi prestati. Analoga è la situazione per le visite mediche specialistiche: per averla nel giro di pochi giorni, senza attendere svariati mesi all’interno dell’ospedale e dallo stesso medico , basta pagare una seconda volta. Chi invece non può, e oggi è la stragrande maggioranza delle persone, deve rassegnarsi affidandosi a un Santo protettore che non sempre è in ascolto. Veniamo a un altro aspetto: la carenza del personale medico e di quello infermieristico tra i quali, i cosiddetti ‘interinali’ che svolgono la loro attività negli ospedali di Termoli e di Campobas-so provenendo magari da Isernia e provocando gravi problemi gestionali. Ci fu un tempo in cui andato in pensione un primario o un aiuto si provvedeva a sostituirlo indicendo il relativo concorso. Oggi, o meglio da più di un decennio, di concorsi non se ne parla più e la conseguenza è sotto gli occhi di chi, purtroppo, capita nel “San Timoteo”: più di qualche reparto e servizio è senza primario e carente di medici per cui il servizio va avanti proprio grazie all’impegno di un avamposto di volenterosi che continua a lavorare tra la mancanza di infermieri, di strumentazione tecnologicamente avanzata, di farmaci spesso richiesti ai familiari dei ricoverati. Qualche concorso è stato fatto,ma nell’area amministrativa che invece necessiterebbe di una drastica cura dimagrante. Così se in trincea si devono arrangiare,la retroguardia se la spassa. Una Regione che impegna oltre i due terzi del bilancio nella Sanità non è riuscita fino ad oggi, malgrado le chiusure di alcuni presidi ospedalieri, ad assicurare all’Ospedale di Termoli l’organico necessario al buon funzionamento dei reparti e ad una adeguata assistenza ai malati. Senza poi parlare dell’annosa carenza degli anestesisti e della conseguente riduzione delle sedute operatorie. L’impegno di spesa della Regione è notevolissimo, in quanto alla citata quota bisogna aggiungere il ricavato di cui viene a beneficiare con il raddoppio dei ticket farmaceutici e l’aumento di quelli per la diagnostica, l’aumento della accise per i carburanti, l’addizionale irpef, i prestiti accesi con banche estere per posticipare al futuro parte del debito contratto dalla sanità. Le diseco-nomie e le inefficienze di gestione producono una situazione di grave incertezza sui tempi di adempimento delle obbliga- zioni soprattutto nei rapporti con i fornitori provocando pesanti ricadute in ter-mini di costi aggiuntivi. Nonostante questo fallimento gestionale e finanziario vengono elargiti ‘premi di rendimento’ a dirigenti e capi vari senza che qualcuno abbia mai detto: ma l’ottimo stipendio non è sufficiente? Se l’Ospedale e la sanità in generale è un fallimento sotto tutti gli aspetti, a che titolo vanno elargiti questi premi? Non sarebbe più giusto,onesto e corretto applicare delle penali per gli obiettivi che non sono sistematicamente raggiunti? E perché aumentare i ticket per dare a chi ha già tanto togliendolo a chi ha poco o niente? Quale la logica e la ragione di queste follie in una Regione che è sull’orlo del p re c i p i z i o , come e forse più della Grecia? E pensare che se il “San Timoteo” fosse stato accompagnato nel primato e nell’eccellenza che lo distingueva, sarebbe stato una risorsa finanziaria anche per la Regione. Si è invece abbattuta su questo Ospedale una sorta di indifferenza , accanimento o maledizione che oggi mostra il volto se non dello smantellamento, per lo meno del declino. Un tempo tutto il “San Timoteo”era un punto di riferimento, oggi sopravvive soltanto qual-cosa. Situazione ben conosciuta da quanti non potendovi fare ricorso, sono obbligati ad andare fuori Regione con ulteriori aggravi di spesa. Com’è potuto accadere tutto questo? Chi lo ha voluto e perché? Dove stavano e stanno i politici locali, i consiglieri e gli assessori del basso Molise che attingono a piene mani nel serbatoio elettorale di Termoli; quale posizione hanno preso e in quale circostanza si sono battuti per il “San Timoteo”? Vale la pena ricordare che il contesto basso molisano non è di 50mila persone ma di oltre 100mila e d’estate, quando la costa si riempie di turisti, la popolazione raddoppia. Questo declino ha indubbiamente un padre, la politica che è entrata sempre più pesantemen-te e direttamente nella gestione della Sanità. E questo per un meschino calcolo elettorale: avere voti dando posti. Le stesse carriere professionali, l’utilizzazione di infermieri in altri compiti, gli avanzamenti degli impiegati sono tutti dovuti a generose concessioni dei politici, o meglio delle contropar-tite pre e post elettorali. E così tutto è precipitato, il primato è solo un ricordo per chi lo ha vissuto e l’eccellenza è un termine che può appartenere alla Lombardia, al Veneto ma non al Molise. Così operando si sono avvantaggiati ulteriormente gli ospedali di Campobasso e di Isernia che saranno gli unici nel Molise se la linea rigorista del Governo Monti verrà attuata. Questa è la situazione oggi, questa la realtà ben conosciuta da chi per una qualsiasi ragione ha un approccio con l’ospedale. È giunto dunque il momento di dire basta, di chiedere ai nostri consiglieri e assessori regionali cosa intendono fare per interrompere, con provvedimenti urgenti, questo declino; per dare alla gente del basso Molise che ne dovesse avere bisogno non solo un posto-letto vicino casa ma un ospedale raggiungibile in un tempo massimo di mezz’ora e offrire gli stessi servizi che sono garantiti a Campobasso ed Isernia. Se i nostri politici dovessero permanere in questo silenzio omertoso diventerebbero moral-mente e cristianamente responsabili nei confronti di tutti i cittadini e principalmente di quelli che sono afflitti anche da altri problemi come la mancanza di lavoro, la disoccupazione giovanile, delle categorie dell’agricoltura, in costante passivo, della marineria ridotta sul lastrico, delle categorie commerciali, artigianali e professionali in continuo e lento declino. Cosa fanno, cosa intendono fare questi nostri politici per invertire questa regressione? Siamo stanchi delle loro comparse televisive e del loro silenzio sui quotidiani problemi delle famiglie prive di tutto. Un silenzio che se dovesse continuare, assumerebbe la connotazione dell’omertà. I Popolari Liberali Ing. Bruno Ramos 18 Domenica 26 febbraio 2012 L’iniziativa di ieri mattina “Il tumore non viene da un giorno all’altro e solo con la prevenzione possiamo combatterlo”. Parole di Giovanni Fabrizio, direttore del reparto di Chirurgia dell’ospedale di Campobasso che ieri mattina ha tenuto una lezione di ‘prevenzione tumorale’ ai tanti giovani presenti presso il cinema Sant’Antonio di Termoli per l’iniziativa, il “Progetto Martina”, organiz- zata dal Rotary Club insieme ai Lions Club “Tifernus” e “Host”. Sotto la lente quelle che, da sempre, vengono definite le ‘malattie incurabili’ che ogni anno causano 4 milioni di morti. E sotto la lente, considerati dei veri e propri killer per la vita umana, vanno a finire il tabacco e la cattiva alimentazione che, messi insieme quasi in un cocktail micidiale, causano il Ieri l’interessante convegno organizzato dal Rotary e dai Lions Club Prevenire e informare contro i tumori La lotta parte dai giovani 65% delle morti per tumore. Evitare di incorrere in una malattia che fa paura, però, si può. Al primo posto per Fabrizio, infatti, va messa la prevenzione. “Prevenire significa prima di tutto informare - ha detto il chirurgo che ogni giorno combatte contro la malattia - bisogna approcciarsi al medico in maniera meno paurosa. Tampinarlo anche quando si dimostrano meno disponibili perchè impegnati”. Il ‘trucco’, infatti, per curare la malattia sta nel prenderla quando è ancora in una fase iniziale. Quando, quindi, è facile da curare perché piccola. “Il tumore non viene da un giorno all’altro e quando ci accorgiamo che è presente nel nostro orga- nismo è perché sta lì da anni. Ogni giorno produciamo delle cellule anomale che, con lo stile di vita sbagliato, si trasformano in cellule tumorali”. Fabrizio ha rivolto un appello proprio ai giovani presenti a evitare di fuma- re o a fumare meno e soprattutto non fumare negli ambienti chiusi “perché il fumo resta attaccato alle suppellettili e si respira fino a un anno”. La ricerca, però, sta facendo dei passi da gigante e si è ridotta la mortalità, per alcuni tipi di tumore, anche del 5%. I dati, però, restano allarmanti visto che di alcune tipologie di tumore muore il 50% della popolazione. Un dato che arriva al 100% per altri tipi di malattie. Mic.Bev. Domenica 26 febbraio 2012 Il fatto è avvenuto a Guglionesi Cane aggressivo fermato dai veterinari Asrem e dalla Polizia Municipale E’ stato protagonista di diverse aggressioni, per fortuna senza conseguenze, ad alcune persone anche nei pressi della villa comunale e ieri un cane vagante è stato acciuffato dal personale del servizio veterinario dell’Asrem e dalla Polizia Municipale.“Si coglie l’occasione – si legge in una nota stampa del Comune di Guglionesi - per comunicare che presso il “Canile D’Addario” di Larino sono ricoverati numerosi cani vaganti accalappiati nel nostro territorio. Poiché questo comporta un esborso notevole di euro dal nostro bilancio, mi sento di rivolgere un appello a chi volesse adottare i nostri cani senza alcuna spesa.Per concordare una visita e visionare i cani per poi procedere all’affidamento definitivo è possibile telefonare al dott. Galasso al numero 347-7159822”. 19 DOMENICA 26 FEBBRAIO 2012 ANNO XV - N. 56 VIA ANDREA DA CAPUA, 6 - TEL. 0875/707896 - FAX 0874/484625 Si è parlato di cure palliative e terapia del dolore Giornata del Malato, successo per gli Amici dell’Hospice di Lucia Rita Carfagno Per celebrare la XX Giornata Mondiale del Malato, sabato 25 febbraio, presso l’Ospedale Vietri di Larino, si è tenuto un convegno dal titolo “Il Dolore… Affrontiamolo Insieme!”. L’evento, patrocinato dall’Asrem, dalla Regione Molise, dall’Assessorato alle Politiche Sociali e Salute e dalla Federazione Cure Palliative Onlus, è stato organizzato dall’Associazione Amici dell’Hospice Madre Teresa di Calcutta di Larino (Mtdc). La signora Maria Giovanna Corrente, vicepresidente dell’Associazione, ha curato in prima persona tutti gli aspetti organizzativi dell’evento che si è rivelato molto seguito e interessante. Dopo i saluti delle autorità politiche locali e regionali, tra cui quelli dell’Onorevole Sabrina De Camillis, si è dato inizio ai lavori. La signora Marilena Marra, Presidente dell’Associazione Amici Mtdc, ha moderato i vari interventi al tavolo dei relatori. “Il livello di civiltà di un popolo si misura con la capacità di assistere i malati fino alla morte, nel pieno rispetto della dignità umana”, ha esordito così Marilena Marra nell’affrontare il tema del dolore cosiddetto “inutile”. “Il dolore ha un forte impatto sulla qualità della vita, ma lo si può dominare, con diagnosi e strategie. Il 20% della popolazione è affetto da dolore cronico, ciò vuol dire che 12 milioni di persone hanno una vita sconvolta dalla sofferenza”, ha asserito la dottoressa Elisa Mazziotti, presidente Isal di Bologna, nella sua relazione. “Bisognerebbe riconoscere al Volontariato un ruolo attivo nelle attività di progettazione e programmazione visto che molte volte sostituisce le Istituzioni invece di supportarle soltanto” ha sostenuto il dottore Michele Colavita, Dirigente all’Assessorato alle Politiche Sociali e Salute della Regione Molise. “La Legge n. 38 del 15 marzo 2010 tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore. Dolore che colpisce non solo la persona malata, ma anche tutto il contesto familiare. La legge n.38 ha introdotto, inoltre, il concetto di rete per le cure palliative e rete per la terapia del dolore, volte a garantire la continuita’ assistenziale del malato dalla struttura ospedaliera al suo domicilio”, ha relazionato così la dottoressa Maria Rosaria Santoli, medico anestesista, attualmente impegnata presso l’Assessorato alle Politiche Sociali e Salute della Regione Molise. “Il volontario, o chi è al fianco del malato, deve far emergere il bisogno umano di comunicare, strappare un sorriso a chi soffre è la vittoria più grande. Vuol dire che gli avremo restituito dignità ed autostima”, queste le parole conclusive della dottoressa Elvira PellegriIl tavolo dei relatori no, psicologa dell’Associazione Mdtc di Larino. In base alla legge n. 38, le cartelle clinche devono riportare il grado di dolore che colpisce il malato. 18 ISERNIA Domenica 26 febbraio 2012 ISERNIA LA VICENDA RISALE AL 2004. POCHI GIORNI FA LA SCELTA DEL PERITO CHE DOVRAʼ FAR LUCE SULLE CAUSE Bimbo nato morto, chiesti danni per un milione Presunta negligenza dei camici bianchi: la famiglia del piccolo intenta azione civile all’Asrem ISERNIA. Un milione di euro di risarcimento danni. Per compensare l’inestimabile perdita di un figlio nato morto. Questa la richiesta di una coppia di coniugi di un paese della provincia d’Isernia nei confronti dell’Asrem pentra, al centro di un processo civile che si sta svolgendo nel tribunale di Piazza Tedeschi. La vicenda inizia una mattina dell’estate 2004, quando una donna, giunta alla quarantunesima settimana di gravidanza, si reca presso l’ospedale Veneziale per sottoporsi a un tracciato tococardiografico, esame che misura i battiti cardiaci e sopratutto come reagisce il bambino sotto le contrazioni uterine, oltre alla frequenza e all’intensità delle stesse. Dopo il quale, viene dimessa nonostante una presunta sofferenza fetale evidenziata da una scarsa attività contrattile uterina e invitata a tornare per l’espletamento del parto. Nel tardo pomeriggio la gestante non avverte più i movimenti fetali e si reca di nuovo nel nosocomio. E qui, il tragico epilogo: viene emessa diagnosi di morte intrauterina del feto. Con conseguente ricovero, intervento di taglio cesareo ed estrazione del feto già morto. Un maschietto di 4 chili, completamente formato, ma morto per un’asfissia intrauterina. I genitori del piccolo decidono di fare causa all’Azienda sanitaria locale. Si rivolgono all’avvocato Lucio Epifanio, cui forniscono tutta la documentazione medica. Dalla quale si evincerebbe che il decesso sarebbe stato causato da imperizia e negligenza dei sanitari e del personale del nosocomio. I quali, secondo le accuse, avrebbero omesso di approfondire la vicenda clinica della paziente con le opportune indagini, nonostante la donna si fosse sottoposta a controlli quotidiani durante gli ultimi giorni di gravidanza. La procura di Isernia apre un’inchiesta. Viene indagato un ginecologo, ma il procedimento viene archiviato. Tuttavia, i genitori del piccolo intentano un’azione civile, sempre tramite Epifanio. E chiedendo danni morali e materiali per 500mila euro a testa. Nell’aprile 2009 inizia il processo dinanzi al giudice di Isernia Antonio Ruscito. L’Asrem, in autotutela, chiama in causa due medici. Uno di essi, assistito dal noto avvocato del Foro pentro Gianni Perrotta, non era mai stato indagato a livello penale. Tanto che il difensore sostiene non fosse nemmeno presente, al momento dei fatti contestati. Pochi giorni fa l’ultima udienza, con il dottor Ruscito che ha scelto come perito il medico legale isernino Serena Di Giorgio. Contro il quale Perrotta ha proposto ricusazione, sostenendo che non avrebbe competenze in materia di ginecologia. L’istanza è stata respinta, ma il giudice Ruscito ha chiesto all’anatomopatologa di attenersi alle indicazioni fornite nella perizia del procedimento penale. Si torna in aula il 28 settembre, quando la Di Giorgio depositerà la perizia. Red. Is. DOMENICA 26 FEBBRAIO 2012 ANNO XV - N. 56 VIA ANDREA DA CAPUA, 6 - TEL. 0875/707896 - FAX 0874/730606 Le note ufficiali dell’Arpa Molise e Asrem: “Campo nella norma e nei limiti previsti dalla legge” Tra i documenti pervenuti in precedenza in Comune si riporta, i quello trasmesso dal Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria regionale datata 23 novembre 2010. La riportiamo di seguito e per intero per completezza di informazione: “In riferimento a quanto da lei rappresentato nell’allegato esposto scritto, pertinen- 22 te la problematica emarginata in oggetto (“potenziale pericolo per la salute pubblica connesso alla presenza di una stazione radio base di telefonia nelle vicinanze del presidio sanitario del 118 - misurazioni di campo elettromagnetico”), si reputa opportuno far presente che l’Agenzia regionale per la Protezione Ambientale Molise di recente ha condotto una speci- fica campagna di rilevamenti strumentali presso il presidio poliambulatoriale di Santa Croce di Magliano, finalizzata, appunto, a verificare l’esposizione ai campi elettromagnetici, sia di tipo indoor (riguardanti i laboratori), sia di dipo outdoor (esposizione della popolazione), connessi alla presenza nelle vicinanze di una stazione radio base di telefonia. Le analisi dell’Arpa Dalla lettura dei dati scaturenti dalle misurazioni condotte - continua la nota Asrem - riferite con nota Arpa Molise n. 6478 datata 16/06/ 2010 (che si rimette in allegato per opportuna conoscenza), emerge che i valori di campo elettrico e magnetico riscontrati risultano conformi ai livelli di esposizione previsti in materia di tutela dei lavoratori nei luoghi di lavori (rif. Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81) e a quelli fissati per la protezione della popolazione (rif. D.P.C.M., 8 luglio 2003). Per quanto concerne - conclude la nota Asrem - le preoccupazioni connesse al presunto aumento, statisticamente significativo, di patologie tumorali a carico degli operatori sanitari che lavora- no nelle vicinanze della predetta stazione radio base e, più in genere, dei cittadini residenti nelle vicinanze, non si dispongono dati epidemiologici di riferimento che possono confermare tale assunto; ad ogni modo si rappresenta l’esigenza che venga continuata l’attività di monitoraggio ambientale nel predetto contesto”. 26 ALTO MOLISE Domenica 26 febbraio 2012 AGNONE - ALTO MOLISE AGNONE - IL CONSIGLIERE DI MINORANZA MASTRONARDI CHIEDE SPIEGAZIONI ALLʼASSESSORE «Attademo, scena muta sull’ospedale» AGNONE. Dopo i duri commenti da parte del comitato civico agnonese Il Cittadino c’è, che per bocca della coordinatrice Enrica Sciullo ha bacchettato l’atteggiamento tenuto allo scorso Consiglio comunale dall’ex sindaco De Vita e dall’assessore Giuseppe Attademo, arriva il parere di Gaetano Mastronardi, che siede tra i banchi della minoranza come capogruppo di Agnone Rinasce: “Come membro del Consiglio comunale mi sento chiamato in causa – scrive - anche se non sono un professionista della Sanità, come ho detto durante l’ultimo Consiglio Comunale e come ribadisco in questa sede. Ho apprezzato e condiviso quanto proposto con il documento presentato e fatto proprio dal Consiglio, ho accettato le modifiche apportate GAETANO MASTRONARDI perché suggerite da un professionista operante nel settore. Non ho accettato e non accetto che l’assessore alla sanità del Comune di Agnone su tutta la materia non abbia espresso il proprio parere, non ho accettato che quando ho chiesto all’Assessore cosa ne pensasse del documento, il Sindaco invece di invitare lo stesso a dare una risposta ha pensato che la mia fosse una provocazione per far venir fuori le contraddizioni all’interno della maggioranza. Io non sono un ‘politico’, ma un cittadino che vedendo in quali condizioni versa il proprio paese ha cercato e cerca di dare il proprio contributo affinché la nostra terra possa tornare a risplendere, affinché i nostri figli possano vivere e realizzarsi nella terra che li ha visti nascere, crescere e speriamo non emigrare.” Ricordiamo che, durante la scorsa riunione, gli amministratori hanno presentato una proposta di modifica al decreto n.80, come soluzione alternativa a soddisfare le reali necessità del Caracciolo. Adele Moauro