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Domenica
26 febbraio 2012
Obiettivi delle telecamere puntati sulla precarietà delle condizioni che si vivono al Pronto Soccorso
Troupe di Ballarò piomba al Cardarelli
I Pronto Soccorso di mezz’Italia sono ‘malati’. La cronaca giornalistica ce lo ricorda quotidianamente e l’argomento
è oggetto di inchieste che portano alla luce fatti e misfatti
di una sanità sull’orlo del baratro. Attenti osservatori di
Il Pronto Soccorso
del Cardarelli
queste realtà sono i giornalisti della redazione di Ballarò, il
programma che va in onda in prima serata ogni martedì su
Rai Due. Una troupe inviata dal conduttore conduttore Giovanni Floris ha fatto visita ieri al Cardarelli di Campobasso
puntando gli obiettivi delle telecamere sul Pronto Soccorso, argomento scottante e di grande attualità dopo lo scandalo venuto a galla recentemente al Policlinico Umberto I
a Roma dove una donna affetta da Alzheimer è stata trovata legata alla barella. A Campobasso e a suo nosocomio
episodi del genere sono del tutto estranei, pur convivendo
con quelle criticità tipiche di ogni altro Pronto Soccorso
d’Italia. Il giornalista che ha condotto il servizio si è trattenuto a colloquio con il direttore del dipartimento d’urgenza
(118) il dottor Fedele Clemente e con funzionario responsabile, il dottor Rino Pascalucci. Per niente turbati da quella visita inattesa hanno fotografato la situazione attuale del
Cardarelli che è il maggior ospedale della regione.
ANNO XV - N. 56
DOMENICA 26 FEBBRAIO 2012
TEL. 0865/415513 - FAX 0865/403973 e-mail: [email protected]
TA n. 76 - 86170 ISERNIA
La vicenda, che risale a qualche anno fa, è ora oggetto di procedimento civile presso il tribunale di Isernia
Nato morto, chiedono un milione
Deceduto prima del parto, i genitori intentano causa per i danni morali e materiali
Nascituro muore alla
41esima settimana di gravidanza, una coppia della provincia di Isernia chiede 1 milione di euro all’Asrem di
Isernia per danni morali e
materiali. Il processo civile si
sta svolgendo presso il Palazzo di giustizia di Isernia.
I fatti risalgono a una mattina di alcuni anni fa, quando la donna, giunta alla
41esima settimana di gestazione, si è reca presso l’ospedale pentro per essere sottoposta ad un esame tococardiografico (esame che registra i battiti del cuore, i movimenti fetali e l’attività contrattile dell’utero). Nonostante una presunta sofferenza
fetale che sarebbe evidenziata da una scarsità dell’attività contrattile, la donna viene
dimessa. Nel pomeriggio,
però, la gestante non sente
più i movimenti del feto e
Il tribunale di Isernia
torna in ospedale, dove le comunicano la diagnosi di morte intrauterina del feto. A quel
punto la donna viene ricoverata e sottoposta ad un cesareo per l’estrazione del feto
morto: un maschietto di 4
chili deceduto per asfissia intrauterina. La coppia decide
di interessare l’autorità giudiziaria dell’accaduto e si rivolge all’avvocato Lucio
Epifanio. Secondo le accuse
il personale ospedaliero non
avrebbe approfondito la vicenda clinica della donna attraverso le indagini del caso
sebbene la paziente si fosse
sottoposta a controlli giornalieri nel corso degli ultimi
giorni di gravidanza. La procura di Isernia apre un’inchiesta, che si conclude con
l’archiviazione. I due genitori allora avviano un’azione
civile, chiedendo ognuno
500mila euro come compensazione per i danni morali e
materiali. Il processo inizia
nel 2009, dinanzi al giudice
Antonio Ruscito. L’Asrem
chiama in causa, in autotutela, due medici, uno dei quali
non era stato indagato a livello penale. Ragion per cui il
suo difensore, l’avvocato
Gianni Perrotta, sostiene che
il medico non fosse presente
al momento dei fatti. L’altro
giorno il giudice Ruscito ha
designato, in veste di perito,
Foto archivio
la dottoressa Serana Di Giorgio. L’avvocato Perrotta ha
proposto istanza di ricusazione sostenendo che la dottoressa non avrebbe competenze specifiche in materia ginecologica. La richiesta è stata respinta, ma il magistrato
ha chiesto al medico legale
di attenersi alle indicazioni
fornite dalla perizia del processo penale. Nella prossima
udienza, fissata per i 28 settembre, la dottoressa Di
Giorgio depositerà i risultati
della perizia.
12 Isernia e Provincia
Domenica 26 febbraio 2012
Una donna si è rivolta in tribunale dopo aver partorito un feto morto di 4 chili
Malasanità, chiesto
un milione all’Asrem
ISERNIA. Era completamente formato e pesava quattro chili il feto del piccolo M.
partorito morto dalla mamma
a causa di asfissia endouterina, determinata “per imperizia e negligenza dei sanitari o
del personale dell’Ospedale
Civile di Isernia”.
Questo è ciò che sostiene nell’atto di citazione l’avvocato
Lucio Epifanio, che chiede di
risarcire i genitori con un milione di euro.
La citazione riguarda la gestione liquidatoria dell’Asl
Pentria di Isernia, nella persona del Commissario pro tempore.
La vicenda, infatti, si è verificata nel 2004, cioè nel periodo in cui le Asl vengono trasformate dalla Regione in
Asrem.
Lo scorso 17 febbraio presso
il Tribunale di Isernia si è tenuta l’udienza del Processo
Civile e il giudice Ruscito ha
deciso di affidare la perizia al
medico legale Serena Di
Giorgio.
L’avvocato Gianni Perrotta,
titolare della difesa di uno dei
ginecologi chiamati in causa
L’esterno dell’ospedale ‘Veneziale’ di Isernia
dall’Asrem a propria autotutela, si è opposto alla nomina
della Di Giorgio, sostenendo
che in qualità di medico legale non avrebbe tutte le conoscenze professionali per valutare un caso che riguarda
l’ambito ginecologico.
Il giudice ha respinto l’istanza di Perrotta, vincolando,
però, Di Giorgio ad attenersi
alla linea condotta dalla perizia effettuata nel corso delle
indagini preliminari del procedimento penale che determinò l’archiviazione della
posizione di uno dei medici
oggi chiamati a rispondere
dei fatti accaduti in sede civile.
“Tra l’altro il mio assistito
non è mai stato indagato per
questa vicenda: – spiega l’avvocato Perrotta – quindi dimostreremo che non ha alcuna responsabilità in sede civile”.
Il prossimo 28 settembre la
Di Giorgio presenterà la perizia e quindi il processo entrerà nel vivo per chiarire le responsabilità di un dramma
che ha coinvolto una giovane
coppia residente in un paese
della provincia di Isernia.
Il 16 agosto del 2008 la mamma del piccolo M. si recò
presso l’ospedale Veneziale
ed essendo alla quarantunesima settimana di gestazione fu
sottoposta, per circa un’ora, a
tracciato tococardiografico.
Concluso l’esame, le fu detto
di andare a casa e tornare al
momento del parto. Tuttavia,
trascorse alcune ore, intorno
alle 18:30 la donna rientrò
presso l’ospedale Veneziale,
non avvertendo più i movimenti del bambino.
Terminata la visita, viene
emessa la drammatica diagnosi di morte endouterina
del feto. A quel punto, i medici ricoverano la madre e la
sottopongono a parto cesareo
per estrarre il feto.
Inizia quindi la battaglia legale. I genitori si rivolgono all’avvocato Epifanio che chiama in causa per il risarcimento l’Azienda Sanitaria, soste-
nendo che se si fosse intervenuto tempestivamente, ricoverando la gestante ed effettuando il taglio cesareo (in
quanto il tracciato tococardiografico non appariva rassicurante) sicuramente non si
sarebbe verificata la morte
del piccolo.
Nell’atto di citazione si sostiene, inoltre, che nonostante
i controlli quotidiani ai quali
fu sottoposta la madre del
bambino presso l’Ospedale di
Isernia, “il personale sanitario
omise, purtroppo, di approfondire la vicenda clinica con
le opportune e doverose indagini, limitandosi, in modo
puerile e superficiale – scrive
l’avvocato – all’esecuzione di
un’indagine strumentale senza neppure repertarla e senza
neppure sentire il bisogno di
visitare la gestante”.
La sequenza dei controlli clinici ai quali la donna si sottopose, dimostrerebbero, a dire
del legale di parte civile, la
negligenza e la superficialità.
Il 30 luglio del 2004 la donna
è stata ricoverata presso il Veneziale per ottenere una valutazione globale delle sue condizioni. Quindi viene dimessa
con la diagnosi “gravidanza
alla trentottesima settimana,
dismetabolismo glucidico”.
Il 9 agosto la frequenza cardiaca fetale mostrava una
scarsa reattività alla fine del
tracciato e l’attività contrattile uterina era scarsamente
rappresentata.
Due giorni dopo l’attività uterina era caratterizzata da saltuarie contrazioni e le oscillazioni del BCF apparivano ridotte.
Una situazione che è andata
avanti fin quando, il 16 agosto, i medici costatano la
morte del feto.
L’avvocato Epifanio osserva,
quindi, che, nonostante l’atti-
vità cardiaca fetale non fosse
rassicurante, non fu disposto
il ricovero della donna che,
tra l’altro, risultava con predisposizione al diabete.
L’Azienda sanitaria viene direttamente chiamata in causa
anche perché “secondo una
giurisprudenza ormai consolidata – scrive l’avvocato
Epifanio nell’atto di citazione
– è responsabile dei danni cagionati dai propri dipendenti
e non ha alcun rilievo la specifica individuazione dei soggetti concretamente responsabili, essendo invece necessaria e sufficiente la riconducibilità dell’evento a personale
dell’ente, anche se non nominativamente individuato”.
La citazione termina con la
quantificazione del danno da
risarcire: 500mila euro per
ogni genitore. Quindi, complessivamente, un milione di
euro.
TERMOLI
Domenica 26 febbraio 2012
LA LETTERA
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DALLʼECCELLENZA AL DECLINO DEL NOSOCOMIO VASTESE - IL COMMENTO DI BRUNO RAMOS
La lenta crisi dell’ospedale San Timoteo
N
egli ultimi anni l’Ospedale “S. Timoteo” di Termoli, dal primato che vantava in un vasto ambito
territoriale, dall’alta Puglia all’intera
Regione fino al basso Abruzzo, ha imboccato il tunnel della marginalità con
prospettive assai poco rassicuranti
sulla sua permanenza come “ospedale” del territorio basso molisano.
E di questo malcelato e voluto
destino abbiamo tutti i segnali: basta entrare nell’ospedale per averne
prove tangibili, a cominciare dal CUP
(Centro di Prenotazione Unica). Per
avere il timbro di accesso a un servizio, quando tutto va bene devi aspettare almeno un paio d’ore senza che
a qualcu-no salti in mente di ridurre
i tempi di attesa con una migliore
utilizzazione del personale amministrativo. Va bene così, tanto nessuno
protesta e tanto meno ce la fa a protestare la persona anziana afflitta dai
disagi fisici che rimane in attesa di
una chiamata che non si sa quando
verrà.
Poi viene la sorpresa: quell’accertamento (TAC, Scintigrafia, Risonanza Magnetica, Raggi) o quella visita
medica specialista (Neurologica, cardiologia, ortopedica, ginecologica,
etc.) può essere fatta fra sei-otto-dieci
mesi, giusto il tempo per consentire a
una cellula malata di esplodere in metastasi o ad un cardiopatico di morire.
Altro che prevenzione della salute,
di cui tanto si parla. Per modificare
il disservizio baste-rebbe aumentare
le ore delle prestazioni del personale
comunque in servizio: ci sarebbe non
soltanto un taglio decisivo ( o meglio
annullamento) delle liste di attesa
ma anche la riduzione dei costi di
ammortamento degli strumenti con
conseguente riduzione pro-capite dei
costi dei servizi prestati. Analoga è la
situazione per le visite mediche specialistiche: per averla nel giro di pochi
giorni, senza attendere svariati mesi
all’interno dell’ospedale e dallo stesso medico , basta pagare una seconda
volta. Chi invece non può, e oggi è la
stragrande maggioranza delle persone, deve rassegnarsi affidandosi a un
Santo protettore che non sempre è in
ascolto.
Veniamo a un altro aspetto: la carenza del personale medico e di quello infermieristico tra i quali, i cosiddetti ‘interinali’ che svolgono la loro
attività negli ospedali di Termoli e di
Campobas-so provenendo magari da
Isernia e provocando gravi problemi
gestionali.
Ci fu un tempo in cui andato in
pensione un primario o un aiuto si
provvedeva a sostituirlo indicendo il
relativo concorso. Oggi, o meglio da
più di un decennio, di concorsi non se
ne parla più e la conseguenza è sotto
gli occhi di chi, purtroppo, capita nel
“San Timoteo”: più di qualche reparto
e servizio è senza primario e carente
di medici per cui il servizio va avanti proprio grazie all’impegno di un
avamposto di volenterosi che continua a lavorare tra la mancanza di infermieri, di strumentazione tecnologicamente avanzata, di farmaci spesso
richiesti ai
familiari dei
ricoverati.
Qualche concorso è stato fatto,ma
nell’area
amministrativa che invece necessiterebbe di
una drastica
cura dimagrante. Così
se in trincea
si
devono
arrangiare,la
retroguardia
se la spassa. Una Regione che impegna oltre i
due terzi del bilancio nella Sanità non
è riuscita fino ad oggi, malgrado le
chiusure di alcuni presidi ospedalieri,
ad assicurare all’Ospedale di Termoli
l’organico necessario al buon funzionamento dei reparti e ad una adeguata assistenza ai malati.
Senza poi
parlare dell’annosa carenza degli anestesisti e della conseguente riduzione
delle sedute operatorie.
L’impegno di spesa della Regione
è notevolissimo, in quanto alla citata quota bisogna aggiungere il ricavato di cui viene a beneficiare con il
raddoppio dei ticket farmaceutici e
l’aumento di quelli per la diagnostica, l’aumento della accise per i carburanti, l’addizionale irpef, i prestiti
accesi con banche estere per posticipare al futuro parte del debito contratto dalla sanità. Le diseco-nomie e
le inefficienze di gestione producono
una situazione di grave incertezza sui
tempi di adempimento delle obbliga-
zioni soprattutto nei rapporti con i
fornitori provocando pesanti ricadute
in ter-mini di costi aggiuntivi. Nonostante questo fallimento gestionale
e finanziario vengono elargiti ‘premi
di rendimento’ a dirigenti e capi vari
senza che qualcuno abbia mai detto:
ma l’ottimo stipendio non è sufficiente? Se l’Ospedale e la sanità in generale è un fallimento sotto tutti gli aspetti, a che titolo vanno elargiti questi
premi? Non sarebbe più giusto,onesto
e corretto applicare delle penali per
gli obiettivi che non sono sistematicamente raggiunti? E perché aumentare
i ticket per dare a chi ha già tanto togliendolo a chi ha poco o niente? Quale la logica e la ragione di queste follie
in una Regione che è
sull’orlo del
p re c i p i z i o ,
come e forse più della
Grecia?
E pensare che se
il “San Timoteo” fosse
stato accompagnato nel
primato
e
nell’eccellenza che lo
distingueva,
sarebbe stato una risorsa finanziaria anche per la Regione. Si
è invece abbattuta su questo Ospedale
una sorta di indifferenza , accanimento o maledizione che oggi mostra il
volto se non dello smantellamento,
per lo meno del declino. Un tempo
tutto il “San Timoteo”era un punto di
riferimento, oggi sopravvive soltanto
qual-cosa. Situazione ben conosciuta
da quanti non potendovi fare ricorso,
sono obbligati ad andare fuori Regione con ulteriori aggravi di spesa.
Com’è potuto accadere tutto questo? Chi lo ha voluto e perché? Dove
stavano e stanno i politici locali, i
consiglieri e gli assessori del basso
Molise che attingono a piene mani nel
serbatoio elettorale di Termoli; quale posizione hanno preso e in quale
circostanza si sono battuti per il “San
Timoteo”? Vale la pena ricordare che
il contesto basso molisano non è di
50mila persone ma di oltre 100mila e
d’estate, quando la costa si riempie di
turisti, la popolazione raddoppia.
Questo declino ha indubbiamente
un padre, la politica che è entrata sempre più pesantemen-te e direttamente
nella gestione della Sanità. E questo
per un meschino calcolo elettorale:
avere voti dando posti. Le stesse carriere professionali, l’utilizzazione di
infermieri in altri compiti, gli avanzamenti degli impiegati sono tutti dovuti a generose concessioni dei politici, o
meglio delle contropar-tite pre e post
elettorali. E così tutto è precipitato, il
primato è solo un ricordo per chi lo
ha vissuto e l’eccellenza è un termine
che può appartenere alla Lombardia,
al Veneto ma non al Molise.
Così operando si sono avvantaggiati ulteriormente gli ospedali di
Campobasso e di Isernia che saranno
gli unici nel Molise se la linea rigorista
del Governo Monti verrà attuata.
Questa è la situazione oggi, questa la realtà ben conosciuta da chi per
una qualsiasi ragione ha un approccio
con l’ospedale.
È giunto dunque il momento di
dire basta, di chiedere ai nostri consiglieri e assessori regionali cosa intendono fare per interrompere, con
provvedimenti urgenti, questo declino; per dare alla gente del basso Molise che ne dovesse avere bisogno non
solo un posto-letto vicino casa ma un
ospedale raggiungibile in un tempo
massimo di mezz’ora e offrire gli stessi servizi che sono garantiti a Campobasso ed Isernia.
Se i nostri politici dovessero permanere in questo silenzio omertoso
diventerebbero moral-mente e cristianamente responsabili nei confronti di tutti i cittadini e principalmente
di quelli che sono afflitti anche da altri
problemi come la mancanza di lavoro,
la disoccupazione giovanile, delle categorie dell’agricoltura, in costante
passivo, della marineria ridotta sul
lastrico, delle categorie commerciali,
artigianali e professionali in continuo
e lento declino.
Cosa fanno, cosa intendono fare
questi nostri politici per invertire
questa regressione?
Siamo stanchi delle loro comparse
televisive e del loro silenzio sui quotidiani problemi delle famiglie prive
di tutto.
Un silenzio che se dovesse continuare, assumerebbe la connotazione
dell’omertà.
I Popolari Liberali
Ing. Bruno Ramos
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Domenica
26 febbraio 2012
L’iniziativa di ieri mattina
“Il tumore non viene da un
giorno all’altro e solo con la
prevenzione possiamo combatterlo”.
Parole di Giovanni Fabrizio, direttore del reparto di
Chirurgia dell’ospedale di
Campobasso che ieri mattina ha tenuto una lezione di
‘prevenzione tumorale’ ai
tanti giovani presenti presso
il cinema Sant’Antonio di
Termoli per l’iniziativa, il
“Progetto Martina”, organiz-
zata dal Rotary Club insieme ai Lions Club “Tifernus”
e “Host”.
Sotto la lente quelle che,
da sempre, vengono definite le ‘malattie incurabili’ che
ogni anno causano 4 milioni
di morti. E sotto la lente,
considerati dei veri e propri
killer per la vita umana, vanno a finire il tabacco e la cattiva alimentazione che, messi insieme quasi in un cocktail micidiale, causano il
Ieri l’interessante convegno organizzato dal Rotary e dai Lions Club
Prevenire e informare contro i tumori
La lotta parte dai giovani
65% delle morti per tumore.
Evitare di incorrere in una
malattia che fa paura, però,
si può.
Al primo posto per Fabrizio, infatti, va messa la prevenzione. “Prevenire significa prima di tutto informare - ha detto il chirurgo che
ogni giorno combatte contro
la malattia - bisogna approcciarsi al medico in maniera
meno paurosa. Tampinarlo
anche quando si dimostrano
meno disponibili perchè impegnati”. Il ‘trucco’, infatti,
per curare la malattia sta nel
prenderla quando è ancora in
una fase iniziale. Quando,
quindi, è facile da curare perché piccola. “Il tumore non
viene da un giorno all’altro
e quando ci accorgiamo che
è presente nel nostro orga-
nismo è perché sta lì da anni.
Ogni giorno produciamo
delle cellule anomale che,
con lo stile di vita sbagliato,
si trasformano in cellule tumorali”. Fabrizio ha rivolto
un appello proprio ai giovani presenti a evitare di fuma-
re o a fumare meno e soprattutto non fumare negli ambienti chiusi “perché il fumo
resta attaccato alle suppellettili e si respira fino a un
anno”. La ricerca, però, sta
facendo dei passi da gigante
e si è ridotta la mortalità, per
alcuni tipi di tumore, anche
del 5%. I dati, però, restano
allarmanti visto che di alcune tipologie di tumore muore il 50% della popolazione.
Un dato che arriva al 100%
per altri tipi di malattie.
Mic.Bev.
Domenica
26 febbraio 2012
Il fatto è avvenuto a Guglionesi
Cane aggressivo
fermato dai veterinari Asrem
e dalla Polizia Municipale
E’ stato protagonista di diverse aggressioni, per fortuna
senza conseguenze, ad alcune persone anche nei pressi della villa comunale e ieri un cane vagante è stato acciuffato
dal personale del servizio veterinario dell’Asrem e dalla
Polizia Municipale.“Si coglie l’occasione – si legge in una
nota stampa del Comune di Guglionesi - per comunicare
che presso il “Canile D’Addario” di Larino sono ricoverati
numerosi cani vaganti accalappiati nel nostro territorio.
Poiché questo comporta un esborso notevole di euro dal
nostro bilancio, mi sento di rivolgere un appello a chi volesse adottare i nostri cani senza alcuna spesa.Per concordare una visita e visionare i cani per poi procedere all’affidamento definitivo è possibile telefonare al dott. Galasso al
numero 347-7159822”.
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DOMENICA 26 FEBBRAIO 2012
ANNO XV - N. 56
VIA ANDREA DA CAPUA, 6 - TEL. 0875/707896 - FAX 0874/484625
Si è parlato di cure palliative e terapia del dolore
Giornata del Malato, successo
per gli Amici dell’Hospice
di Lucia Rita Carfagno
Per celebrare la XX Giornata Mondiale del
Malato, sabato 25 febbraio, presso l’Ospedale
Vietri di Larino, si è tenuto un convegno dal
titolo “Il Dolore… Affrontiamolo Insieme!”.
L’evento, patrocinato dall’Asrem, dalla Regione Molise, dall’Assessorato alle Politiche Sociali e Salute e dalla Federazione Cure Palliative Onlus, è stato organizzato dall’Associazione Amici dell’Hospice Madre Teresa di Calcutta di Larino (Mtdc). La signora Maria Giovanna Corrente, vicepresidente dell’Associazione, ha curato in prima persona tutti gli aspetti organizzativi dell’evento che si è rivelato
molto seguito e interessante. Dopo i saluti delle
autorità politiche locali e regionali, tra cui quelli dell’Onorevole Sabrina De Camillis, si è dato
inizio ai lavori. La signora Marilena Marra,
Presidente dell’Associazione Amici Mtdc, ha
moderato i vari interventi al tavolo dei relatori. “Il livello di civiltà di un popolo si misura
con la capacità di assistere i malati fino alla
morte, nel pieno rispetto della dignità umana”,
ha esordito così Marilena Marra nell’affrontare il tema del dolore cosiddetto “inutile”. “Il
dolore ha un forte impatto sulla qualità della
vita, ma lo si può dominare, con diagnosi
e strategie. Il 20%
della popolazione è
affetto da dolore cronico, ciò vuol dire
che 12 milioni di persone hanno una vita
sconvolta dalla sofferenza”, ha asserito la
dottoressa Elisa
Mazziotti, presidente Isal di Bologna, nella sua
relazione. “Bisognerebbe riconoscere al Volontariato un ruolo attivo nelle attività di progettazione e programmazione visto che molte volte sostituisce le Istituzioni invece di supportarle soltanto” ha sostenuto il dottore Michele
Colavita, Dirigente all’Assessorato alle Politiche Sociali e Salute della Regione Molise.
“La Legge n. 38 del 15 marzo 2010 tutela il
diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore. Dolore che colpisce non solo la persona malata, ma anche tutto il contesto familiare. La legge n.38 ha introdotto, inoltre, il concetto di rete per le cure palliative e rete per la terapia del dolore, volte a
garantire la continuita’ assistenziale del malato dalla struttura ospedaliera al suo domicilio”,
ha relazionato così la dottoressa Maria Rosaria Santoli, medico anestesista, attualmente impegnata presso l’Assessorato alle Politiche Sociali e Salute della Regione Molise. “Il volontario, o chi è al fianco del malato, deve far
emergere il bisogno umano di comunicare,
strappare un sorriso a chi soffre è la vittoria
più grande. Vuol dire che gli avremo restituito
dignità ed autostima”, queste le parole conclusive della dottoressa Elvira PellegriIl tavolo dei relatori
no, psicologa dell’Associazione
Mdtc di Larino. In
base alla legge n.
38, le cartelle clinche devono riportare il grado di dolore che colpisce il
malato.
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ISERNIA
Domenica 26 febbraio 2012
ISERNIA
LA VICENDA RISALE AL 2004. POCHI GIORNI FA LA SCELTA DEL PERITO CHE DOVRAʼ FAR LUCE SULLE CAUSE
Bimbo nato morto,
chiesti danni
per un milione
Presunta negligenza dei camici bianchi:
la famiglia del piccolo intenta azione civile all’Asrem
ISERNIA. Un milione di euro di risarcimento danni. Per compensare l’inestimabile perdita di un figlio nato morto. Questa la richiesta di una coppia di coniugi
di un paese della provincia d’Isernia nei
confronti dell’Asrem pentra, al centro di
un processo civile che si sta svolgendo nel
tribunale di Piazza Tedeschi. La vicenda
inizia una mattina dell’estate 2004, quando una donna, giunta alla quarantunesima
settimana di gravidanza, si reca presso
l’ospedale Veneziale per sottoporsi a un
tracciato tococardiografico, esame che
misura i battiti cardiaci e sopratutto come
reagisce il bambino sotto le contrazioni
uterine, oltre alla frequenza e all’intensità
delle stesse. Dopo il quale, viene dimessa
nonostante una presunta sofferenza fetale
evidenziata da una scarsa attività contrattile uterina e invitata a tornare per l’espletamento del parto. Nel tardo pomeriggio
la gestante non avverte più i movimenti
fetali e si reca di nuovo nel nosocomio. E
qui, il tragico epilogo: viene emessa diagnosi di morte intrauterina del feto. Con
conseguente ricovero, intervento di taglio
cesareo ed estrazione del feto già morto.
Un maschietto di 4 chili, completamente
formato, ma morto per un’asfissia intrauterina. I genitori del piccolo decidono di
fare causa all’Azienda sanitaria locale. Si
rivolgono all’avvocato Lucio Epifanio, cui
forniscono tutta la documentazione medica. Dalla quale si evincerebbe che il decesso sarebbe stato causato da imperizia
e negligenza dei sanitari e del personale
del nosocomio. I quali, secondo le accuse,
avrebbero omesso di approfondire la vicenda clinica della paziente con le opportune indagini, nonostante la donna si fosse
sottoposta a controlli quotidiani durante
gli ultimi giorni di gravidanza. La procura
di Isernia apre un’inchiesta. Viene indagato un ginecologo, ma il procedimento
viene archiviato. Tuttavia, i genitori del
piccolo intentano un’azione civile, sempre
tramite Epifanio. E chiedendo danni morali e materiali per 500mila euro a testa.
Nell’aprile 2009 inizia il processo dinanzi al giudice di Isernia Antonio Ruscito.
L’Asrem, in autotutela, chiama in causa
due medici. Uno di essi, assistito dal noto
avvocato del Foro pentro Gianni Perrotta,
non era mai stato indagato a livello penale.
Tanto che il difensore sostiene non fosse
nemmeno presente, al momento dei fatti
contestati. Pochi giorni fa l’ultima udienza,
con il dottor Ruscito che ha scelto come
perito il medico legale isernino Serena Di
Giorgio. Contro il quale Perrotta ha proposto ricusazione, sostenendo che non
avrebbe competenze in materia di ginecologia. L’istanza è stata respinta, ma il giudice Ruscito ha chiesto all’anatomopatologa
di attenersi alle indicazioni fornite nella
perizia del procedimento penale. Si torna
in aula il 28 settembre, quando la Di Giorgio depositerà la perizia.
Red. Is.
DOMENICA 26 FEBBRAIO 2012
ANNO XV - N. 56
VIA ANDREA DA CAPUA, 6 - TEL. 0875/707896 - FAX 0874/730606
Le note ufficiali dell’Arpa Molise e Asrem:
“Campo nella norma e nei limiti previsti dalla legge”
Tra i documenti pervenuti
in precedenza in Comune si
riporta, i quello trasmesso
dal Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria
regionale datata 23 novembre 2010.
La riportiamo di seguito e
per intero per completezza di
informazione:
“In riferimento a quanto da
lei rappresentato nell’allegato esposto scritto, pertinen-
22
te la problematica emarginata in oggetto (“potenziale pericolo per la salute pubblica
connesso alla presenza di una
stazione radio base di telefonia nelle vicinanze del presidio sanitario del 118 - misurazioni di campo elettromagnetico”), si reputa opportuno far presente che l’Agenzia regionale per la Protezione Ambientale Molise di recente ha condotto una speci-
fica campagna di rilevamenti strumentali presso il presidio poliambulatoriale di Santa Croce di Magliano, finalizzata, appunto, a verificare
l’esposizione ai campi elettromagnetici, sia di tipo indoor (riguardanti i laboratori), sia di dipo outdoor (esposizione della popolazione),
connessi alla presenza nelle vicinanze di una stazione
radio base di telefonia.
Le analisi dell’Arpa
Dalla lettura dei dati scaturenti dalle misurazioni condotte - continua la nota
Asrem - riferite con nota Arpa
Molise n. 6478 datata 16/06/
2010 (che si rimette in allegato per opportuna conoscenza), emerge che i valori di
campo elettrico e magnetico
riscontrati risultano conformi
ai livelli di esposizione previsti in materia di tutela dei
lavoratori nei luoghi di lavori (rif. Decreto Legislativo 9
aprile 2008, n. 81) e a quelli
fissati per la protezione della
popolazione (rif. D.P.C.M., 8
luglio 2003).
Per quanto concerne - conclude la nota Asrem - le preoccupazioni connesse al presunto aumento, statisticamente significativo, di patologie tumorali a carico degli
operatori sanitari che lavora-
no nelle vicinanze della predetta stazione radio base e,
più in genere, dei cittadini
residenti nelle vicinanze,
non si dispongono dati epidemiologici di riferimento
che possono confermare tale
assunto;
ad ogni modo si rappresenta l’esigenza che venga
continuata l’attività di monitoraggio ambientale nel
predetto contesto”.
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ALTO MOLISE
Domenica 26 febbraio 2012
AGNONE - ALTO MOLISE
AGNONE - IL CONSIGLIERE DI MINORANZA MASTRONARDI CHIEDE SPIEGAZIONI ALLʼASSESSORE
«Attademo, scena
muta sull’ospedale»
AGNONE. Dopo i duri
commenti da parte del comitato civico agnonese Il
Cittadino c’è, che per bocca della coordinatrice Enrica Sciullo ha bacchettato
l’atteggiamento tenuto allo
scorso Consiglio comunale
dall’ex sindaco De Vita e
dall’assessore Giuseppe
Attademo, arriva il parere
di Gaetano Mastronardi,
che siede tra i banchi della minoranza come capogruppo di Agnone Rinasce:
“Come membro del
Consiglio comunale mi sento
chiamato in causa – scrive - anche se non sono
un professionista
della Sanità, come
ho detto durante
l’ultimo Consiglio
Comunale e come
ribadisco in questa
sede.
Ho apprezzato
e condiviso quanto
proposto con il documento presentato e fatto proprio
dal Consiglio, ho
accettato le modifiche apportate
GAETANO MASTRONARDI
perché suggerite
da un professionista operante nel settore.
Non ho accettato e non accetto che l’assessore
alla sanità del Comune di Agnone su tutta la materia non abbia espresso il proprio parere, non ho
accettato che quando ho chiesto all’Assessore cosa
ne pensasse del documento, il Sindaco invece di invitare lo stesso a dare una risposta ha pensato che
la mia fosse una provocazione per far venir fuori le
contraddizioni all’interno della maggioranza.
Io non sono un ‘politico’, ma un cittadino che
vedendo in quali condizioni versa il proprio paese
ha cercato e cerca di dare il proprio contributo affinché la nostra terra possa tornare a risplendere,
affinché i nostri figli possano vivere e realizzarsi
nella terra che li ha visti nascere, crescere e speriamo non emigrare.”
Ricordiamo che, durante la scorsa riunione, gli
amministratori hanno presentato una proposta di
modifica al decreto n.80, come soluzione alternativa a soddisfare le reali necessità del Caracciolo.
Adele Moauro
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