1° ANNO
2007/2008
2° ANNO
2008/2009
QUALE ARMONIA?
Prospettive e problemi nel rapporto tra
persone.
NON SIAMO TUTTI UGUALI.
L’insegnante in relazione
con i colleghi.
SILENZIO!?
Ascolto e dialogo nella scuola,
tra adulti,
tra insegnanti e alunni.
LA DIDATTICA, IL MIO STILE.
Mettersi in gioco
tra modelli
e bisogni personali.
TI FIDI DI ME?
Le dinamiche della fiducia nel contesto
formativo.
LA FIDUCIA NON E’ UN REGALO.
Imparare ad avere fiducia
degli altri per dare fiducia.
IO + TU = NOI.
Insieme alla scoperta dell’empatia.
COLLABORARE! CHI IO?
Dalla sopportazione all’adattamento
creativo
COLLABORARE. CHI, IO?
Dalla sopportazione
all’adattamento creativo
a cura di Girardi Gaetano
COLLABORARE: PERCHE’?
1 - La scuola è una comunità di persone, organizzate secondo
regole scritte e non scritte che ne definiscono compiti, ruoli,
competenze, responsabilità, relazioni reciproche
2. Il processo di insegnamento-apprendimento non è possibile
senza relazioni significative tra tutte le persone coinvolte
3. Nella società di oggi nessuno possiede competenze talmente
complete da poter fare da solo
4. In particolare nella scuola le competenze richieste sono
talmente ampie e diversificate, oltre che sempre in sviluppo,
che bisogna necessariamente agire insieme
COLLABORARE: PERCHE’?
L’ organizzazione scolastica prevede molte forme di
collaborazione all’interno della scuola: collegio docenti,
dipartimenti disciplinari, consigli di classe
/interclasse/istituto/circolo. Per non parlare dei rapporti con
le famiglie, pure questi obbligatori per legge. Se allarghiamo
l’orizzonte, “bisogna” collaborare con la segreteria, i bidelli, i
tecnici, il comune, i servizi sociali, l’ULSS,…….. Tutte queste
sono forme di collaborazione istituzionalizzate, ma ce ne sono
altre meno formali, anche se comunque previste e
regolamentate: progetti, gruppi di studio e di autoformazione.
Infine ci sono tutte le forme di collaborazione spontanee.
COLLABORARE: PERCHE’?
C’è un proverbio che dice: “Chi fa per sé, fa per tre”,
intendendo che a fare da soli si hanno risultati
migliori. Questo proverbio vuole mettere in luce le
difficoltà del lavorare insieme , che avrebbero come
conseguenza una maggiore lentezza e una minor
efficacia nell’ottenere risultati. Ma è sempre vero? E
poi, visto che “comunque” dobbiamo collaborare,
perché non trasformare questa situazione da un
“obbligo” a una “risorsa”?
La ricerca psicosociale ha da tempo messo in
rilievo che l’attività in collaborazione, rispetto a
quella in competizione, dà migliori risultati:
1.Maggiore coordinamento degli sforzi
2.Maggiore diversità di contributi di ciascun
membro
3.Più suddivisione di attività
4.Più pressione verso il conseguimento di un
risultato
5.Più comunicazione reciproca
6. Più attenzione ai compagni di gruppo
7. Più comprensione reciproca nella
comunicazione
8. Più valutazioni comuni di una comunicazione
9. Maggiore orientamento e maggiore
produttività per unità di tempo
9. Migliore qualità del prodotto e delle
discussioni
10.Una valutazione più favorevole del gruppo e
delle discussioni
11.Maggiore cordialità e amicizia durante le
discussioni
12.Una valutazione più favorevole del gruppo e
dei suoi prodotti
13. Maggior numero di comportamenti diretti
ad aiutare il gruppo e migliore
funzionamento del gruppo stesso
14. Maggiore sensazione di risultare
simpatico/a agli altri membri del gruppo
15. Maggior senso di sentirsi obbligati e
desiderio di vincere rispetto agli altri
COLLABORARE. COME?
Affinchè la collaborazione in un gruppo sia efficace e
soddisfacente sono necessarie alcune condizioni:
1. Interdipendenza positiva: ciascuno dei membri
raggiunge i propri obiettivi solo se anche gli altri
raggiungono i propri, cioè ha bisogno di tutti gli
altri per raggiungere i propri obiettivi
2. Abilità comunicative
3. Abilità di negoziazione del conflitto
4. Abilità di risolvere problemi
5. Abilità del prendere decisioni
6. Una leadership distribuita
1. Interdipendenza positiva: ciascuno dei membri
raggiunge i propri obiettivi solo se anche gli altri
raggiungono i propri, cioè ha bisogno di tutti gli altri
per raggiungere i propri obiettivi: è necessario un
obiettivo comune che tutti sentono come proprio e al
raggiungimento del quale tutti sono disposti a dare il
loro contributo
2. Abilità comunicative: ascoltare, esprimere il
messaggio in modo efficace, cioè personalizzato,
chiaro, completo, appropriato; saper esprimere
sentimenti ed emozioni…………………………………………..
3. Abilità di negoziazione del conflitto: individuare i fatti
che sono all’origine del conflitto ed essere disponibili
a discuterlo per superarlo; identificare i propri
bisogni e i propri scopi e che cosa si vuole dall’altro;
essere capaci di confrontarsi; cercare di comprendere
la prospettiva dell’altro (= empatia); essere capaci di
inventare soluzioni di mutuo vantaggio; ricercare
creativamente le soluzioni possibili; trovare un
accordo che sia soddisfacente per entrambi
4.Abilità di soluzioni dei problemi: saper
stabilire quando ci si trova di fronte a un
problema; definire il problema; trovare delle
soluzioni, valutarle, sceglierne una e
decidere come realizzarla. L’esecuzione dei
vari momenti può essere svolta in molti modi
e questi possono pregiudicare o determinare
la soluzione.
5. Abilità del prendere decisioni:
Modalità
decisionali
Tempo
richiesto
Qualità della
decisione
Utilizzo delle
risorse
Soddisfazione
dei membri
Responsabilità
dei membri
autoritaria
breve
scarsa
nessuno
bassa
Minima
Attraverso
esperti
breve
buona
Nessuno
Bassa
Scarsa
Consultazione
individuale dei
membri
Variabile a
seconda dei
membri
Discreta
Parziale
Bassa
Scarsa
Autoritaria
dopo
discussione
Per lo più lungo
Buona
Buono
Discreta per
chi sente di
aver avuto
influenza
Scarsa
Lasciata a una
minoranza
Breve
Buona/discreta
Scarso
Scarsa
Scarsa
Votazione a
maggioranza
Breve
Buona/discreta
Sufficiente
Scarsa
Scarsa
Ricerca del
consenso
Lungo
buona
buono
alta
alta
6. Leadership distribuita: ogni situazione può
richiedere di volta in volta abilità di leadership
diverse, per cui è più efficace il gruppo o l’insieme di
persone che assicura la distribuzione e la rotazione
degli incarichi di leadership tra tutti i suoi
componenti. Esistono funzioni di leadership
orientate al compito e funzioni orientate a favorire le
relazioni fra i membri del gruppo e la loro
soddisfazione.
Funzioni di leadership
orientata al compito:
1. esporre nuove idee, portare
suggerimenti, fornire
informazioni
2. Cercare informazioni e
opinioni
3. Orientare il lavoro di gruppo
e attribuire ruoli
4. Riassumere
5. Stimolare
l’approfondimento
dell’argomento o aprire
nuove prospettive
6. Controllare il livello di
comprensione dei membri
Funzioni di leadership
orientata alla relazione
1. Incoraggiare la
partecipazione
2. Facilitare la comunicazione
3. Sollevare le tensioni
4. Osservare il processo
5. Risolvere problemi
interpersonali
6. Mostrare accettazione dei
membri ed elargire
riconoscimenti
COLLABORARE: CON CHI?
1.
2.
3.
4.
COLLEGHI
DIRIGENTE
PERSONALE A.T.A.
GENITORI
COLLABORARE CON LE FAMIGLIE
Al di là delle dichiarazioni di principio e delle norme
scritte, dei “luoghi” istituzionali in cui si svolgono le
relazioni tra scuola e famiglia, spesso tali relazioni sono
più formali che altro, viziate da un clima più di
competizione che di vera collaborazione. Le ragioni
sono tante e radicate nel tempo. In attesa che si arrivi a
una vera “corresponsabilità” tra scuola e famiglia, che
cosa possiamo fare? Magari cominciare a prendere
coscienza delle paure che spesso interferiscono
negativamente nella comunicazione fra docenti e
genitori, generando diffidenza e distacco.
Paure degli insegnanti
Paure dei genitori
•“Si credono migliori di me” (minaccia
• “Si credono migliori di me” (minaccia alla
propria autostima).
• “Danno sempre la colpa alla famiglia”
(minaccia alla propria autostima, paura di
sentirsi inadeguati).
• “Non riesce a capire mio figlio e lo
giudica in modo ingiusto” (paura che il
docente non comprenda i bisogni e le
potenzialità del figlio”).
• “Mio figlio non mi considera più, crede
solo a quello che dice l’insegnante” (paura
di non essere più il principale punto di
riferimento del figlio).
• “Non possiamo dire niente che sia in
disaccordo con quanto pensa l’insegnante,
altrimenti si vendica sui nostri figli” (paura
del conflitto e delle ritorsioni).
alla propria autostima).
• “Vogliono farmi fare quello che
vogliono”(minaccia alla propria
indipendenza).
• “Credono di essere più competenti di
me nella mia disciplina” (minaccia alla
propria autonomia didattica).
• “Pretendono troppo da me, che sia
sempre a loro disposizione” (paura di
essere fagocitati dai genitori).
• “Se mi metto in opposizione, i
genitori se la prendono con me e mi
fanno la guerra” (paura del conflitto e
delle ritorsioni)
REAZIONI INADEGUATE
aggressività
• alzare la voce, colpevolizzando l’altro e dando giudizi sulla persona (“Suo
figlio è un gran maleducato”),
• assumere una postura d’attacco e svalorizzare l’altra persona
(“Quella non capisce niente”), attaccandola in modo diretto (“Ma lei chi si
crede di essere?!?”), o mascherato (“Cosa pensa di una persona che crede di
essere sempre dalla parte del giusto?”),
• manifestare atteggiamenti di indifferenza (“Di quella persona non mi può
importare di meno!”), o di superiorità (“Non vale la pena di perdere il mio
tempo con quello lì!”),
• chiamarsi fuori e addossando all’altro tutta la colpa (“Io ho fatto tutto il
possibile, è suo figlio che non si applica”);
REAZIONI INADEGUATE
passività
• evitare il confronto (“Non ho nulla da dire”), o lo scontro
(“Devo stare zitta”), con la fuga (“Meglio che me ne vada!”) o
con la negazione delle paure (“Non è vero che c’è un
problema”), e delle ansie (“Io sto bene, questo problema non
mi sfiora nemmeno!”), oppure
• addossare tutta la colpa a se stessi (“È colpa mia, sono io
che non capisco niente”), o
• rimanere inerte all’aggressione del genitore o
dell’insegnante;
REAZIONI ADEGUATE
assertività
• cercare il colloquio, il confronto, una soluzione concordata
al problema, elaborando insieme le paure, raggiungendo un
punto d’accordo, costruendo insieme delle programmazioni
condivise.
• La convinzione principale è la seguente: “Io sono capace,
tu sei capace, troviamo un accordo, una collaborazione, una
proposta che vada bene per entrambi”.
IdR e FAMIGLIE
La specifica identità dell’ IRC facilita o ostacola una piena
collaborazione con le famiglie?
Le famiglie si aspettano dall’IdR le stesse cose che si
aspettano dagli altri insegnanti?
La considerazione che le famiglie hanno dell’IdR è come
quella che hanno degli altri docenti? Si sentono più liberi
perché meno condizionati dalla valutazione? Sentono di
poter pretendere di più perché la materia è facoltativa?
C’è differenza nel rapporto con le famiglie “credenti e
praticanti” rispetto alle altre? E con quelle immigrate?
COLLABORARE?
SI’, IO
BUON LAVORO!
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collaborare: perche`?