IL MONDO CAPOVOLTO L’anno della fede: un’occasione per leggere il Concilio in chiave missionaria A 50 anni di distanza la strada è ancora lunga La missionarietà è la parola chiave di Giulio ALBANESE S ono trascorsi 50 anni dall’inizio dei lavori del Concilio Vaticano II, uno straordinario tempo di grazia per la Chiesa. A questo proposito, Papa Benedetto XVI ha indetto l’Anno della Fede che è iniziato ufficialmente l’11 Ottobre scorso. Si trattò di un evento ecclesiale che vide, come ha sottolineato lo stesso Papa nel tradizionale messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale (Gmm 2012), la “partecipazione dei Vescovi cattolici provenienti da ogni angolo della terra, (…), un segno luminoso dell’universalità della Chiesa, accogliendo, per la prima volta, un così alto numero di Padri Conciliari provenienti dall’Asia, dall’Africa, dall’America Latina e dall’Oceania. Vescovi missionari e Vescovi autoctoni, Pastori di comunità sparse fra popolazioni non cristiane, che portavano nell’assise conciliare l’immagine di una Chiesa presente in tutti i Continenti e che si facevano interpreti delle complesse realtà dell’allora cosiddetto Terzo Mondo”. Il concetto di fondo è che la Chiesa ha ragione di esistere solo se vive la dimensione missionaria, come comunicazione di fede rivolta a un mondo lacerato da guerre e sopraffazioni, dove spesso l’egoismo sembra prendere il sopravvento. D’altronde, la forza del Cristianesimo, nei secoli, è stata la capacità di molti credenti di rendere intelligibile il messaggio evan- gelico. Senza l’annuncio e la testimonianza di Gesù Cristo, l’impegno per i poveri, per la giustizia, per la solidarietà, per la salvaguardia del creato, la missione è tradita e vilipesa. Partendo dall’assunto che la persona umana è creata a “immagine somiglianza di Dio”, il Concilio promosse un dialogo a trecentosessanta gradi, senza escludere alcun interlocutore. Sia la Dei Verbum, che la Gaudium et Spes, come anche la Lumen Gentium, l’Ad Gentes o la Nostra Aetate, stimolarono i fedeli a leggere la Storia alla luce dei “segni dei tempi”, avendo sempre e comunque la Parola di Dio come riferimento permanente della vita ecclesiale. Un discernimento da realizzare non come navigatori solitari, ma insieme, come “popolo di Dio”, metafora dell’attiva partecipazione di ogni battezzato alla vita della Chiesa. Il Vaticano II, connotandosi in chiave fortemente antropologica, perciò, prefigurò la maggiore rivoluzione culturale dell’Occidente, rimodulando l’evangelizzazione col registro della tolleranza, come hanno testimoniato, ad esempio, in giro per il mondo, tanti dei nostri missionari. In questa prospettiva, la chiave del rapporto con Dio rimarrà sempre, stando al Concilio, quella insegnataci da Gesù: l’accoglienza della “vedova, dell’orfano, dello straniero”, dei cosiddetti irregolari nella fede, che chiedono riconoscimento e condivisione. Occorre comunque prendere atto che il cammino è ancora lungo perché, a distanza di 50 anni, i testi del Concilio, per quanto abbiamo determinato dei cambiamenti, non sono stati del tutto recepiti dalle nostre comunità. Basti pensare, ad esempio, al deficit di corresponsabilità nelle attività pastorali o alle chiusure determinate da un certo fondamentalismo antagonista rispetto allo spirito dialogico del Concilio. Pertanto , sarebbe auspicabile cogliere l’occasione dell’Anno della Fede, per avviare un dibattito sereno e costruttivo, con la disponibilità da parte di tutti alla “revisione di vita”, in nome di quella “Ecclesia semper reformanda” evocata dai Padri e che non teme il confronto e la correzione fraterna. “La riforma – ha scritto don Primo Mazzolari in riferimento alla Chiesa del suo tempo – non è una parola scomunicata e un desiderio di biasimevole. I santi e gli spiriti cristiani d’ogni tempo l’hanno voluta, preparata, predicata”. Anno XIII, n. 9 - NOVEMBRE 2012 mensile della comunità Ecclesiale N. di registrazione 276 del 7.2.2000 presso il Tribunale di Frosinone. DIRETTORE: Raffaele Tarice IN REDAZIONE: Claudia Fantini Per inviare articoli: Claudia Fantini Via Sanità, 22 03011 Alatri - Tel. 348.3002082 e-mail: [email protected] RESPONSABILE DISTRIBUZIONE Bruno Calicchia AMMINISTRATORE Giovanni Straccamore HANNO COLLABORATO: Giulio Albanese, Daniele Amatino, Lorenza Castagnacci, Marco Cecili, Maria Grazia Costantini, Maria De Luca, Valerio De Luca, Paolo Fiorenza, Pino Flori, Pierino Giacomi, Nicoletta Macali, Giulia Mangiapelo, Giorgio A. Pacetti, Mario Palleri, Salvatore Raponi EDITORE Diocesi di Anagni-Alatri FOTOCOMPOSIZIONE E STAMPA Tipografia Editrice Frusinate srl Frosinone ANNO XIII N. 9 NOVEMBRE 2012 Spedizione in a.p. art. 2 comma 20c legge 662/96 filiale Frosinone - Spedito il 20 Ottobre 2012 - www.diocesianagnialatri.it a l l ’ii n t e r n o . . . FOTO NOTIZIA Una presenza che sconfigge la paura Pag. 3 Speciale Don Celestino Ludovici Pagg. 6-7 Nel silenzio, mi hai parlato Pag. 9 I nostri giovani al Monastero di Bose C he la famiglia da sola non possa essere sufficiente per l’educazione delle nuove generazioni, è uno degli assunti fondamentali di tutti quelli che a vario titolo si pongono in questo ultimo periodo il problema della formazione. E che questo sia fondamentale anche nella Chiesa è ormai ampiamente dibattuto. Il problema, però, è che spesso la famiglia oggi tende ad “appaltare” l’educazione dei propri figli ad altre agenzie educative. Succede nel rapporto con la scuola, con il gruppo sportivo, e non da ultimo con la Parrocchia. Le famiglie oggi sembrano non più capaci di trasmettere la gioia della fede ai piccolissimi. Per questo il lavoro che stiamo facendo anche nella nostra diocesi in questi anni, si muove verso la costruzione di un ponte che possa mettere in comunicazione comunità e famiglie, soprattutto quelle con bambini piccoli e che magari vivono l’esperienza della celebrazione del battesimo. Non è un caso al- PRIMO PIANO Convegno Pastorale 2012 LA COMUNITÀ CRISTIANA GREMBO FECONDO DELLA FAMIGLIA lora che il tema dell’ultimo Convegno Diocesano (29-30 settembre 2012) sia stato: “La comunità cristiana grembo fecondo della famiglia”. Nel suo interevento introduttivo, il vescovo Lorenzo ha lanciato il concetto fondante: «La cosa necessaria è una sola: l’annunzio del Vangelo, la comunicazione della fede, “la gioia di credere e lo slancio nel trasmettere la fede”». E ha continuato: «Accogliere la Buona Notizia che è Gesù Cristo e trasmetterla, soprattutto agli uomini e donne di domani, è l’impegno che caratterizza al presente il cammino delle Chiese che sono in Italia e della nostra Chiesa». Nel segno di questo impegno, il vescovo ha poi ricordato quanto il tema dell’educazione abbia caratterizzato il nostro cammino diocesano dal 2009. In quell’anno il Convegno era intitolato “La sfida dell’educazione. Misura della nostra capacità di futuro”, e negli anni successivi siamo passati per “Famiglia in rete. Nuove relazioni per l’avventura educativa” (2010) per arrivare a “Non lo terremo nascosto ai nostri figli. Respirare la fede nei primissimi anni di vita” (2011). Mons. Loppa ha voluto ribadire ancora che «il Convegno di quest’anno vuole mettere in congruo risalto il ruolo della Parrocchia nell’accompagnamento della Famiglia e del suo impegno educativo». Una parrocchia che «nonostante tante difficoltà, è importante, perché può offrire “una appartenenza non esclusiva”, in uno spazio in cui non sono necessari altri titoli se non il Battesimo». L’obiettivo per il vescovo è chiaro: «Occorre raccogliere questa sfida: attraverso il Battesimo e gli altri Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana si viene introdotti allo splendore della vita cristiana dentro una comunità credente», e quindi «la pastorale dei sacramenti non deve essere “la pastorale delle occasioni”, ma deve arrivare a costruire l’identità e l’avventura cristiana». Raffaele Tarice 2 100 NOTIZIE MADRE MARIA ELVIRA CI HA LASCIATO I l 12 giugno la Chiesa di San Giovanni al Carmelo era gremita di fedeli. C’era tanta tristezza perché Madre Maria Elvira ci ha lasciato per tornare al Padre, al quale ha dedicato tutta la propria vita e lo ha fatto proprio nel giorno in cui ricorreva il Corpus Domini, lei che aveva scelto di chiamarsi Suor Maria Elvira del Santissimo Sacramento. Una cerimonia semplice come lo è stata in tutta la sua vita Madre Elvira, ma molto forte e sentita per l’affetto che tutti hanno nutrito per lei e per le parole e consigli e preghiere che dispensava a chi ne aveva bisogno. All’inizio suor Maria Martina ha evidenziato i momenti più significativi della vita di Suor Elvira dalla sua entrata nella Congregazione del Santissimo Sacramento al passaggio al Carmelo di Jesi, sottolineando quanto si è prodigata per istituire il Monastero a Carpineto Romano che nonostante i primi ostacoli si è ampliato con nuove vocazioni tanto da creare in seguito nuovi monasteri in Italia e all’estero. Infine ha letto la preghiera che Madre Elvira aveva dettato, poco prima di lasciarci, in occasione della solennità del Corpus Domini. Nell’omelia il Vescovo ha ribadito l’umiltà, la profonda fede e la serenità che hanno sempre contraddistinto l’operato di Madre Elvira che con il suo costante sorriso ha saputo far fronte a tutte le difficoltà incontrate e ha profuso coesione nella comunità claustrale e tanto coraggio a chiunque si avvicinasse anche per un solo momento al Monastero. Questo comportamento ha suscitano nelle persone sia del Paese che al di fuori un profondo affetto che resterà sempre vivo in tutti. Alla fine della cerimonia Padre Tiberio Scorrano ha ricordato quando, appena divenuto sacerdote, ha accompagnato il provinciale e Suor Elvira a fare il primo sopralluogo nella Canonica e Chiesa di San Giovanni a Carpineto, messa a disposizione dall’allora Parroco don Goffredo Gavillucci che tanto si prodigò affinché il progetto venisse realizzato. Così il suo tanto desiderato sogno si è realizzato nell’aprile del 1979 assaporandone i frutti per ben 33 anni. Cara Madre Maria Elvira, ci manchi tanto, ora siamo privi del tuo sorriso terreno, ma siamo certi che da lassù, nell’Eterna Luce, il tuo sorriso sarà ancora più splendente e ci proteggerai grazie alla tua intercessione presso il tuo Amato Sposo. Mario Palleri Novembre 100 NOTIZIE L ’AA G E N D A Giovedì 1 novembre Anagni, Cattedrale, ore 11.30 SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI Pontificale presieduto dal Vescovo Alatri, Cimitero ore 15.30 S. MESSA presieduta dal Vescovo 2012 NOVEMBRE Venerdì 2 novembre Anagni, Cimitero ore 15.00 S. MESSA presieduta dal Vescovo Giovedì 15 novembre Anagni, Seminario Vescovile, ore 9.00 TERZO GIOVEDI’ DEL CLERO AVVICENDAMENTI PARROCI Il 1° ottobre 2012 il nostro Vescovo Lorenzo ha firmato una serie di decreti per i prossimi avvicendamenti nelle parrocchie della diocesi: Don Claudio Pietrobono è stato nominato Parroco della Parrocchia del SS. Salvatore in Collepardo, dove farà l’ingresso il 27 ottobre p.v. alla ore 16.30; Don Daniele D’Agostino è stato nominato Parroco della Parrocchia della Santa Famiglia in Alatri, e prenderà possesso il 27 ottobre p.v. alle ore 18.30. Don Maurizio Mariani è stato nominato Vicario Parrocchiale della stessa; Don Edoardo Pomponi è stato nominato Parroco delle Parrocchie di San Michele Arcangelo e di San Nicola in Guarcino, e inizierà la sua attività pastorale il 31 ottobre p.v. alle ore 17.00 nella Collegiata di San Nicola. Guarcino Lo scorso 5 agosto in occasione della Solennità della Madonna della Neve, Protettrice di Guarcino, il popolo di Guarcino ha voluto installare, all’interno del Santuario, una lapide in ricordo dell’indimenticabile don Pietrino, che ci ha lasciato il 30 gennaio scorso. Parole di riconoscenza e il ricordo della sua vita sacerdotale spesa a totale servizio di Dio e dei fedeli a lui affidati quell’11 febbraio 1952 sono state fatte stampare sulla lapide. Pino Flori Anno XIII Numero 9 Q LA CATTEDRA uesta serata in cui ci ritroviamo numerosi qui al Santuario la portiamo nel cuore per tutti i giorni dell’anno, e ad essa ci rifacciamo soprattutto in quelli che segnano un deperimento della nostra speranza. Nel salutarVi e nel salutare i Vostri Vescovi e le Chiese da cui provenite, non faccio fatica a cogliere la bellezza della Vostra fede e della Vostra devozione. Solo il Signore Gesù conosce il cuore di ognuno di noi (“Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo”: Gv 2,25), ma Egli non ha mai disprezzato la fede umile di tante persone, pur se, a volte, venata di magia e superstizione. Cristo sapeva e sa che anche una fede iniziale può costituire una solida base per un atteggiamento di fiducia meno impubere e più adulto. Sicuramente la fede di noi tutti, per diventare sempre meno acerba, ha bisogno di attraversare il dubbio e la paura. Non è umano né cristiano far finta di niente davanti alle difficoltà e ai guai della vita. Certo che ci spaventano i “terremoti”: quello che è accaduto pochi giorni fa in Emilia; quello della crisi che stiamo attraversando, che è non solo economica, ma morale, spirituale, culturale; quello che ha gettato una luce non proprio benevola sulla vita della S. Sede, mediante la pubblicazione di documenti riservati! Ma la Parola che c’è stata annunciata ci prende per mano e ci invita a superare il dubbio e la paura camminando anche in mezzo alla notte con la lampada accesa. Il testo del Deuteronomio invita Israele a ricordare le grandi opere di Dio. La caratteristica della fede biblica è il fatto che essa si fondi non sull’intelligenza che specula, ma sulla memoria che rievoca (I lettura). Per noi punto di riferimento della memoria riconoscente è la Pasqua come evento in cui è stata protagonista la SS. Trinità e che ha segnato la Risurrezione del Crocifisso. DEL VESCOVO Santuario Santissima Trinità 2 Giugno 2012 Messa e processione eucaristica Una presenza che sconfigge la paura S. Paolo ricorda, inoltre, ai cristiani di Roma e a noi che “tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio” (8,14). E noi non abbiamo ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma abbiamo ricevuto lo Spirito di figli adottivi. E, se siamo figli, siamo anche eredi (cfr 8,15-17) (II lettura). Eredi, cioè, significa che abbiamo un futuro. Ci aspetta qualcosa nel futuro, che non è una parete di cemento contro cui batteremo la testa, ma pienezza di gratuità e di vita. In questo senso va la parola di Gesù che ci ricorda il Vangelo di Matteo : “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). La compagnia e la presenza vivificante di Cristo e, quindi, del Padre e dello Spirito, è promessa non a chi guarda il cielo con rammarico e nostalgia per quello che avrebbe potuto essere, ma a chi cammina (“Andate”: 28,19) e annuncia il Vangelo. E, particolare non di secondaria importanza, questa promessa di Gesù è l’antidoto per ogni tipo di dubbio (“Essi, però, dubitavano”: 28,17). Il Dio per-noi, il Dio con-noi, il Dio in-noi dissolve il dubbio e, soprattutto, la paura. Che non vanno evitati e rimossi, ma vanno attraversati con la forza della speranza e con l’amore. Come fece Gesù nella notte del Getsemani e sul Calvario. E’ questo il percorso per giungere ad uno spirito adulto, che non si inganna, e guarda con sincera concretezza la realtà, valutando le cose come sono e dice notte alla notte. Solo dopo nasce la forza che ci libera da ogni schiavitù. E diciamo “Padre” per dono dello Spirito, non a conclusione di un ragionamento. Lo Spirito e la Parola sostengono la nostra debole fede e la fanno diventare forte perché consegnano la nostra fragilità carnale all’onnipotenza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E’ questo affidarsi al Dio Uno e Trino che mette al riparo da ogni smentita della storia e della cronaca la nostra speranza fondata sulla roccia della fedeltà di Dio. E abbiamo potuto constatare l’impegno e la responsabilità di Dio sulla storia nella Pasqua e nella Risurrezione del Crocifisso. Dio non dimentica i suoi figli nella morte, come non ha dimenticato il Figlio nel sepolcro: “Solo in Dio riposa l’anima mia da Lui la mia speranza” (Sal 61,6). L’Amore del Dio Uno e Trino è la roccia incrollabile della nostra speranza che diventa solida pazienza, perché il Signore non ci salva come pensiamo noi e quando lo desidereremmo: “Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie” (Is 55,8). La solennità della Santissima Trinità non è un invito a fare una bella arrampicata sugli specchi. E’ una verità non da capire, ma da vivere e da affidare alla semplicità del dato biblico. Dio è famiglia e la nostra familiarità con le Tre divine persone, che si è 3 accesa nel giorno del Battesimo, è la radice del nostro vivere, del nostro agire, del nostro sperare, di ogni tentativo di costruire la comunione, di ogni esperienza di fraternità nella Chiesa e oltre. Anche nell’Antico Testamento, pure nel rigore assoluto del monoteismo ebraico, Dio non è mai pensato come “solo”, ma viene sempre visto in dialogo con il mondo, con la storia e con gli uomini. Noi tra poco diremo: “Credo in un solo Dio”, ma non veniamo sfiorati minimamente dal dubbio che Dio sia un Dio “solo”. La SS. Trinità è il grembo da cui proveniamo, la nostra patria, il nostro programma e la nostra legge di vita. Le letture che ci sono state offerte mettono in rapporto fecondo ed equilibrato la fede professata (I lettura), la fede celebrata (Vangelo) e quella vissuta (II lettura). E attraversare la nostra vicenda personale e comunitaria in maniera trinitaria significa soprattutto ricordare e vivere una parola suggestiva e straordinaria di Gesù Cristo. Era la festa della Dedicazione che cadeva in inverno. Gesù si trovava all’interno del Tempio nel portico di Salomone probabilmente per ripararsi dal freddo. Ai Giudei, fattiglisi attorno in maniera non proprio benevola per avere una risposta sulla sua identità messianica, Gesù indirizza queste parole: “Voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è il più grande di tutti e nessuno può strapparle dalle mani del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10,26-30). Sono parole che non ci mettono al riparo dai guai della vita, ma che preservano da ogni caduta e da ogni stanchezza la nostra speranza e la nostra voglia di vivere. + Lorenzo Loppa VITA DI 4 COMUNITA Estate dell’Azione Cattolica , Novembre 2012 Comunità Parrocchiale in festa Vacanza formativa Grest: adulti di Ac aTUperTu Ripartire dal Concilio per una ritrovata fede cristiana Dall’11 al 17 giugno a Carpineto Romano Nicoletta MACALI Q uest’anno la vacanza degli adulti si è svolta a S. Martino di Castrozza (TN). L’ambiente ameno e paesaggistico ha fatto da sfondo al tema della vacanza “Ripartire dal Concilio per una rinnovata fede cristiana”. Ci hanno guidato nelle riflessioni S.E. Mons. Lorenzo Loppa, l’assistente don Giuseppe Ghirelli, il teologo don Giovanni Tangorra e don Fabio Tagliaferri. Un clima fraterno e di condivisione, alla luce della Parola di Dio, hanno caratterizzato i 10 giorni. Al momento dei saluti una promessa: vederci ancora durante l’anno per rivivere insieme altri momenti formativi. • Campo Giovanissimi AC “Coraggioso... per scelta” Tagliacozzo 29 luglio-5 agosto 2012 • Campo ACR Casamari - 23-29 lug 2012 • Serata per il campo seminaristi al Leoniano 30 agosto 2012 e poi tante iniziative parrocchiali per ragazzi e adulti (Grest, campi scuola, vacanze...) a Sgurgola, Piglio, Alatri, Anagni.. D al 11 al 17 giugno a Carpineto Romano, presso il convento di Sant’Agostino si è svolto il GREST per bambini e ragazzi dai 6 ai 12 anni. Il tema del GREST è stato aTUperTu con l’affascinante storia de “Il Principe e il povero” di Mark Twain, rappresentata ogni giorno grazie alla collaborazione di attori di teatro e al contributo del parroco don Giuseppe Ghirelli nelle vesti del Gran Re, portando i ragazzi attraverso un percorso suddiviso in varie tematiche ad avvicinarsi al vero Re, Nostro Signore, il re povero che ha donato la Sua vita per noi. Grazie all’entusiasmante partecipazione degli animatori e degli educatori dell’A.C.R. di Carpineto i ragazzi hanno trascorso una settimana all’insegna del divertimento con giochi all’aperto preparati per loro, escursioni in montagna e acqua park. Di notevole interesse sono stati i vari laboratori svolti nelle ore pomeridiane come il laboratorio musicale diretto da suor Daniela Campanello con l’intento di far avvicinare i ragazzi alla musica, il laboratorio di cucina diretto da un’educatrice frequentante l’Alberghiero di Fiuggi, il laboratorio di danza con la partecipazione di un’animatrice frequentante la Scuola di danza Bolero e il laboratorio teatrale con la partecipazione di attori di teatro che hanno preparato durante la settimana lo spettacolo e i costumi. La settimana è terminata con una domenica in Festa, da far vivere a tutta la comunità, portando gioia e allegria con suoni e danze per le vie del paese e animando la S. Messa. Gli educatori e i ragazzi del GREST al termine della celebrazione hanno intrattenuto e coinvolto i passanti in piazza attirando la loro curiosità. Nel pomeriggio i bambini e i ragazzi hanno atteso l’arrivo dei propri genitori per presentare il lavoro svolto durante tutta la settimana coinvolgendoli in questa bellissima avventura. La giornata è terminata con una ricca cena “condivisa” che ogni famiglia ha contribuito a realizzare e l’attesa premiazione ha tenuto tutti con il fiato sospeso. Anno XIII Numero 9 VITA DI COMUNITA , 5 Con Giovanni alla scoperta di Gesù Tempo: estate eccezionale Calcio a 5, Beach volley, campo scuola e tante riflessioni di Daniele AMATINO D avvero eccezionale è stata l’estate per l’ACR diocesana e per i suoi ragazzi che hanno risposto con entusiasmo e in modo massiccio alle due iniziative proposte in questa rovente estate. Si è cominciato il 24 giugno con la prima edizione del “Torneo Diocesano di Calcio a 5” per ragazzi, organizzato magistralmente dalla responsabile ACR della parrocchia di S. Maria del Carmine di Tecchiena, Marzia La Guardia. Il torneo si è svolto a Mole Bisleti nella parrocchia di S. Maria del Rosario che ha ospitato 10 squadre di ragazzi provenienti da ogni parte della diocesi. Non si è trattato di un avvenimento puramente ludico, ma al contrario è stata un’ulteriore occasione per evidenziare e mostrare lo stile che contraddistingue l’ACR; uno stile piacevole che parte dal gioco e dal divertimento per arrivare all’animo di ciascun ragazzo con argomenti dai contenuti profondi. Obiettivo del torneo, infatti, è stato quello di creare un momento aggregativo che consentisse non solo di far incontrare tutti gli “ACIERRINI” della diocesi, chiamati a vivere e a “respirare” la dimensione diocesana, ma anche di vivere un incontro ancora più autentico: quello con Gesù Eucarestia. Si è cercato di far capire che ogni momento della vita di ciascuno (compreso il gioco) può diventare occasione di preghiera, perché in ognuno di essi è inevitabile e immancabile la presenza del Signore. Il torneo ha visto come vincitori per il Beach-Volley i ragazzi della parrocchia S. Maria del Rosario (Mole) e per il Calcio a 5 la parrocchia di Immacolata Concezione (Collelavena). Sulle solide “fondamenta” gettate con entusiasmo in questo evento, è sorto il momento che segna la fine di un anno associativo (o la base per quello venturo, a seconda del punto di vista), e che da molti anni anima l’estate nella nostra diocesi: il campo ACR per ragazzi di età compresa tra i 12 ed i 14 anni. Il campo, intitolato “VENITE E VEDRETE!”, si è svolto dal 23 al 29 luglio presso il convento di suore cistercensi in località Casamari ed ha coinvolto 46 ragazzi provenienti da Alatri, Anagni, Piglio e Sgurgola guidati da 11 educatori (tra cui la responsabile diocesana ACR, Caterina Castagnacci), sotto l’attenta supervisione dell’assistente diocesano don Giuseppe Ghirelli. In questa esperienza i ragazzi sono stati accompagnati dalla figura di Giovanni, il discepolo fedele sempre al seguito del Maestro, che ha sperimentato l’Amore di Dio grazie al rapporto di familiarità e intimità che si è formato tra lui e Gesù ogni giorno. Con l’apostolo a fare da riferimento, i ragazzi hanno imparato a sentirsi discepoli amati e a formare quotidianamente nella preghiera la loro fede. Fin da subito si è creato nel gruppo un clima caldo, conviviale e giocoso che ha permesso di affrontare le mille difficoltà della settimana e di superare, senza troppa fatica, il maltempo che ha contraddistinto i primi giorni; la settimana è trascorsa tra canti, giochi ma soprattutto attività e momenti di riflessione che hanno portato i ragazzi a scegliere la via della Sequela, della fede e dell’Annuncio come impegni di vita. Ancora una volta il campo ACR diocesano ha cercato di lasciare in ogni singolo partecipante un segno, nella speranza che le esperienze di una settimana d’estate possano tornare utili in quelle di ogni giorno. Aspettativa realizzata? VENITE E VEDRETE! i c i v o d u L o n i t s e l e C n o Speciale d 8 ottobre 2012: è tornato alla casa del Padre Una vita al servizio Parroco ed insegnante, Pastore buono, sguardo amabile ed ottimista di Pierino GIACOMI L a notizia della morte del carissimo don Celestino, avvenuta nella mattinata di sabato 6 Ottobre 2012, si è diffusa immediatamente nella comunità di Fiuggi, come notizia inaspettata, perché, me compreso, aspettavamo l’imminente sua dimissione dall’Ospedale di Anagni. La testimonianza del grande affetto verso di lui si è resa evidente nella celebrazione della S. Messa esequiale nella chiesa Collegiata di S. Pietro Apostolo in Fiuggi di domenica pomeriggio 7 Ottobre, festa della B.V. Maria del Rosario, di cui don Celestino era un grande devoto. Presieduta da Mons. Lorenzo Loppa e concelebrata da oltre trenta Presbiteri e alcuni Religiosi, con la partecipazione del Sindaco di Fiuggi Fabrizio Martini, che ha avuto modo di tratteggiare l’opera di don Celestino, numerose autorità sia civili che militari, moltissime le Religiose, una folla immensa di fedeli provenienti non solo da Fiuggi ma anche da Piglio, Acuto, dove è stato parroco per molti anni, prima di approdare definitivamente alla Parrocchia di S. Stefano Protomartire di Fiuggi e fedeli provenienti dai molti altri paesi della Diocesi. Nel 1973 è stato nominato Vicario parrocchiale della nuova eretta parrocchia di S. Teresa del B. Gesù, per la quale si è speso senza riserve nella fase iniziale, grazie all’intervento dello Stato, del compianto Mons. Umberto Florenzani, dell’avvocato Alessandri, del Comune di Fiuggi ed altri per la costruzione del rustico e della chiesa e della casa canonica (1987) a cui si è aggiunto (1990-2006) il mio contributo e sostegno come Parroco “in solidum” con don Celestino, Parroco moderatore di S. Teresa del B. Gesù, S. Stefano Protomartire e di S. Maria del Colle, fino a portare a termine l’opera in parte con il contributo economico della CEI, con l’opera di lavoro volontario di tantissimi giovani e ragazzi delle altre parrocchie e anche alcuni di S. Teresa, di mio fratello il Dott. Giacomi Mauro e la sua famiglia e di alcune imprese edili di Fiuggi: tutto sotto la solerte e accorta guida dell’ing. Atorino Pasquale. L’esperienza di essere parroci in solidum mi ha permesso di essere ancora più in contatto e vicino a don Celestino, che nel frattempo insegnava, cattedra completa, all’Istituto Magistrale di Anagni. L’esperienza scolastica ha inciso profondamente sullo stile della sua vita che considerava il rapporto interpersonale con gli alunni, insegnanti, le famiglie la base indispen- sabile per incontrare le persone, per dialogare, per incoraggiare, per animare e sostenere in ogni situazione, fosse pure la più ingarbugliata. Nel tratto squisitamente umano, ricco di paterna affettività ha rivelato quella caratteristica di maestro e pastore che oggigiorno giustamente viene messo in risalto, che permette di accostare, avvicinare, sostenere chi si trova in necessità di comprensione umana e soprattutto nella necessità spirituale di debolezza di fede, bisognoso di recuperare la pace con Dio e con i fratelli, di appianare divergenze gravi in famiglia. Andare da don Celestino significava tornarsene a casa con una rinnovata forza interiore, perché sapeva bene dipanare le miserie umane con l’incoraggiamento ad affidarsi a Gesù Crocifisso e alla Beata Vergine Maria Immacolata che, certamente, avrebbero portato a conversione e ad una vita rinnovata dal soffio dello Spirito Santo. Di fronte alle reiterate richieste di aiuto, sia da parte delle famiglie che da parte di singole persone povere, non esitava mai a mettersi le mani in tasca e a rimandarle a casa con una speranza in più. Quanti incontri, colloqui, aperture del proprio animo al sacerdote e pastore di anime nell’attesa di una parola di sicura speranza! Un ultimo impegno pastorale è arrivato a don Celestino (1997-2006) quando il compianto Vescovo Mons. Luigi Belloli in seguito alla morte dell’Arciprete di S. Pietro, don. Gastone Uberti, gli chiese di portare avanti come arciprete la Parrocchia di S. Pietro e di S. Stefano. Don Celestino, come mi ha raccontato, espresse le sue personali difficoltà ma subito si rimise nelle mani del Vescovo accettando questo nuovo e faticoso ministero pastorale. Ecco dunque una vita semplice, umile, serena, impegnata aperta all’ottimismo che viene dalla fede in Gesù Crocifisso e Risorto: voleva somigliare sempre di più al Cuore mite e misericordioso del Sacro Cuore di Gesù. Un altro aspetto della vita di don Celestino la sua preparazione filosofico-teologica, laurea in sacra teologia, psicologia e pedagogia; uomo di cultura, ricercatore instancabile di documenti riguardanti non solo la diocesi ma anche la storia di Anticoli di Campagna oggi Fiuggi. Un sacerdote dallo sguardo lungimirante, aperto, capace di far sentire tutti indistintamente figli diletti e amati dal Signore. Noto è il suo impegno nel coltivare con i gesti della vita quotidiana l’accoglienza di persone di religione o confessione cristiana diversa, da quella cattolica. Il dialogo interreligioso molte volte avveniva così semplicemente sulle famose panchine di Corso Sorelle Faioli, tra S. Stefano e S. Pietro quando si incontrava con lo storico Pelloni, Ebreo di religione. Sempre amabilmente vicino ai suoi anziani genitori, Giacinto ed Eugenia, alle sorelle Emilia ed Anna, in particolare ad Elisa che ha condiviso tutta la sua vita con lui. Don Celestino ha chiuso la sua esistenza terrena all’età di ottantaquattro anni e dopo aver celebrato il 60° di sacerdozio il 5 Luglio scorso nella festa di S. Maria Goretti, con la celebrazione della S. Messa nella chiesa di S. Stefano di cui era Rettore dal 2006, circondato dall’affetto delle persone care. Ed è proprio dopo la celebrazione della S Messa feriale a S. Stefano che si è sentito male, ed è stato soccorso dal comune e carissimo amico Biagio Scaramastra; dopo un primo intervento al Pronto soccorso, è stato ricoverato ad Anagni, dove pochi giorni dopo il Signore lo ha chiamato alla vita eterna. Accompagnavo sempre don Celestino a tutti gli incontri del Clero, agli aggiornamenti, alle riunioni dei Parroci ed ho avuto modo di profittare della saggezza dei suoi consigli spirituali. Ci mancherà molto; però sappiamo nella fede che ci sarà sempre vicino spiritualmente con il suo bel faccione pacioso, sereno, i suoi begli occhi carichi di speranza e di grande ottimismo. Egli adesso può fissare il suo sguardo verso il volto di Dio che da sempre lo ha amato. Era preparato ad accogliere in ogni momento, nella volontà di Dio, sorella morte corporale. Mi diceva che la cosa più importante di tutto è vivere costantemente nella santa volontà di Dio. “Ecco io sono pronto; quando il Signore vorrà, mi troverà sveglio perché lo sto aspettando“. E mancherà molto ai tanti ragazzi e giovani che andavano a trovarlo, perché trovavano in lui un padre capace di ascoltarli e di incoraggiarli nell’andare avanti nella vita, nonostante le tante difficoltà; per questo ha gioito tantissimo quando il consiglio interparrocchiale per l’evangelizzazione di Fiuggi, ha espresso il desiderio di mettere a disposizione dei giovani la “sua” S. Stefano così bella e ringiovanita, dopo gli ultimi lavori, luogo sacro in cui potersi incontrare con il Signore e con tanti altri fratelli, nell’ascolto della Parola di Dio, nell’ adorazione del Santissimo, nella preghiera comunitaria e nello scambio di esperienze spirituali. L’immagine più bella che ho di don Celestino è la gioia e la contentezza che esprimeva quando in estate, insieme al Vescovo e agli altri sacerdoti immancabilmente veniva a trovarci al Campo Insieme Fiuggi, situato nel comune di Canistro (AQ), campo scuola per ragazzi, giovani e famiglie, perché, credo, ritrovava in quell’ambiente, la freschezza di ritrovarsi insieme a tanti tanti ragazzi in un clima di grande fraternità. Grazie per tutto, don Celestino. TUTTI AMAVANO DON CELESTINO D di Marco CECILI on Celestino ha lasciato un ricordo in molti. A me ha insegnato, anche indirettamente, moltissimi princìpi. Innanzitutto ho scoperto grazie a lui la religione cattolica e l’amore cristiano. Con lui sono cresciuto (come tantissimi fiuggini), mi ha confessato per la prima volta, mi ha accompagnato nel cammino dell’Eucarestia (che significa, come ripeteva spesso, “ringraziare bene il Signore per i doni che ci ha fatto”) e infine sempre lui mi ha accompagnato alla Cresima. Don Celestino mi ha fatto capire come sia importante lo studio e mi ha fatto conoscere la storia, le tradizioni e i costumi del mio paese, e pochi possono affermare di aver avuto un maestro di questo livello. Il suo lavoro sulla storia di Anticoli dalle origini fino al 1911, sarà portato avanti. Pino Pelloni e io, stretti collaboratori di don Celestino, termineremo l’organizzazione dell’opera, seguendo le direttive dell’autore. Da lui ho imparato a vedere sempre positivo nella vita. Infatti ricordo affettuosamente come ha fatto dei piani per il futuro anche in tarda età (ad esempio ha comprato dei mobili pochi mesi fa e aveva intenzione di acquistare una macchina nuova!). Non posso che ringraziare il Signore per avermi dato la possibilità di conoscere un sacerdote e, soprattutto, una persona di questa umanità. E sono certo che continuerà a starmi accanto. 8 VITA DI COMUNITA , Novembre 2012 Pellegrinaggio diocesano dei giovani Insieme si può Ri-scoprire il silenzio Attraverso la fatica che non stanca ma riempie di Lorenza CASTAGNACCI S i è svolto il 1 e il 2 settembre il consueto pellegrinaggio della pastorale giovanile della diocesi di Anagni-Alatri. Quest’anno per la prima volta si è abbandonato il pellegrinaggio presso il santuario della Santissima Trinità ed è iniziato un nuovo viaggio alla scoperta dei santuari della nostra diocesi e per primo è stato scelto l’eremo di sant’Agnello a Guarcino. Una due giorni speciale fatta di gioia canti e condivisione. Con noi è stato il nostro vescovo Lorenzo Loppa che ha condiviso il cammino. Cammino fatto di “Parola e Silenzio”, un percorso sulla ri-scoperta del silenzio, anche grazie alle riflessioni del Raduno delle Confraternite A papa Benedetto in occasione della 46° giornata mondiale delle comunicazioni sociali “silenzio e parola: cammino di evangelizzazione”. Tanti sono stati gli ospiti che ci hanno regalato momenti bellissimi, come Antonello Bianchi e Sigismondo Giordani del CAI, che ci hanno illustrato e presentato il paesaggio, Achille Anielli, astrofilo dell’osservatorio di Gorga, che ci ha incantato con un’avvincente osservazione delle stelle, avvenuta anche grazie ad un repentino cambiamento del tempo che si è aperto straordinariamente. E poi come non si può citare l’amico di Gesù che abbiamo avuto modo di conoscere: Sant’Agnello, grazie alle spiegazioni del diacono Massimiliano e al grande gioco organizzato dal gruppo scout, noi pellegrini abbiamo conosciuto tutti gli aspetti della vita di questo santo che da giovane si è rifugiato a Guarcino. La città di Guarcino ha potuto così assaporare un “arcobaleno di anime” che gioivano insieme nel trasmettere l’amore di Dio; continuando a parafrasare una bella canzone si può affermare che “da soli non si può fare nulla, sai aspetto solo te, noi voi tutti vicini e lontani INSIEME si fa”, e questo i ragazzi l’hanno assaporato bene: solo insieme SI PUO’. Ragazzi scout, dell’Azione Cat- TORRE CAJETANI: UN CAMMINO DI FEDE tolica, focolarini e giovani delle parrocchie si sono ritrovati insieme in uno scambio fraterno di canti, balli, emozioni, preghiere, parole ma soprattutto SILENZIO, il vescovo più volte durante questa esperienza ci ha esortati a ri-scoprire il vero senso di questa parola e ad abbandonare, per qualche minuto al giorno, le parole vuote, il rumore, magari anche spegnendo i cellulari e i computer che delle volte portano solo chiasso dentro di noi. Un inizio anno molto speciale e bello con la speranza che questo bello scambio continui e altri ragazzi siano disposti a vivere emozioni speciali. Giorgio Alessandro Pacetti ccolti con fraterna amicizia dai Priori e aderenti delle due Confraternite della città di Torre Cajetani, sono giunti la mattina della prima domenica di ottobre i rappresentanti dei sodalizi della Diocesi tra cui quello di Alatri, Acuto, Anagni, Collepardo, Fiuggi, Fumone, Guarcino, Piglio, Torre Cajetani e Vallepietra. Il raduno era fissato presso il monumento dei caduti, simbolo dell’unità della Patria. Alle ore 9.30 ha avuto inizio il Cammino. Giunti in piazza è arrivato il Vescovo Mons. Lorenzo Loppa che ha rivolto la sua paterna parola ai numerosi convenuti incentrando il suo intervento su due parole fondamentali la Fede e la Formazione. È ripreso quindi il Cammino che si è concluso nella chiesa di Santa Maria Assunta. Hanno concelebrato Mons. Alberto Ponzi Vicario Generale della Diocesi, nativo di Torre Cajetani e Don Bruno Veglianti Delegato Vescovile delle Confraternite già parroco di Torre per lunghi anni. Nell’omelia Don Alberto ha insistito sulla necessità che tutti i confratelli e le consorelle prendano parte attiva all’iniziativa per l’anno della Fede indetta da Papa Bendetto XVI. Al temine hanno preso la parola Don Bruno Veglianti che ha incitato le Confraternite a collaborare con le parrocchie per la migliore riuscita dell’anno della Fede, e il Segretario Diocesano Aldo Fanfarillo che ha suggerito le attività per l’anno della Fede, soprattutto con la diffusione del “Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica” che il Papa ha invitato a prendere in mano per rafforzare la nostra Fede e ha invitato tutti i Priori a chiedere ai confratelli che desiderano acquistare tale libro di inviare la richiesta al Coordinamento diocesano. Ha annunciato, altresì, che a livello diocesano sarà organizzato un pellegrinaggio al Santuario della SS. Trinità per Sabato 11 maggio 2013. Ha rivolto un ringraziamento alle autorità presenti per la loro collaborazione e a tutte le Confraternite partecipanti. Ha ringraziato S. E. Mons. Vescovo, il Delegato Vescovile Don Bruno Veglianti, Mons. Alberto Ponzi Vicario Generale e il Segretario Diocesano Emerito Carlo Costantini. A tutte le Confraternite presenti è stato consegnato l’attestato di partecipazione. Il prossimo Cammino diocesano si svolgerà a Trivigliano. Anno XIII Numero 9 VITA DI COMUNITA , 9 Un Campo di lavoro presso il monastero di Bose Nel silenzio, mi hai parlato Lasciarsi educare per potere educare di Giulia MANGIAPELO N ell’ultima settimana di vacanza, un gruppo di giovani educatori della diocesi è partito quasi coraggiosamente per un campo-lavoro presso il monastero di Bose, una frazione di Magnano in provincia di Biella. Con sorpresa e meraviglia ci siamo ritrovati in una specie di mondo parallelo, perfetto, governato da pace e armonia, capace di comunicare ai numerosi ospiti il messaggio che il Priore della Comunità, Enzo Bianchi, trasmette da molti anni: il silenzio che non è più mancanza di parole, ma linguaggio pieno di attenzioni e umanità, che ci permette di riscoprire l’importanza dei gesti e delle parole, capace perfino di portare la pace in noi e fuori di noi. I fratelli e le sorelle della comunità ci hanno accolto a braccia aperte, hanno saputo inserirci nella loro vita che ci spaventava così tanto, senza forzare, allentando il movimento con tanta dolcezza e spontaneità, perché hanno saputo comunicarci una così grande serenità che ci siamo lasciati guidare dalla campana che scandiva ogni momento della loro giornata e della nostra, seguendo così una vita che fa del lavoro e della pre- ghiera una grande concentrazione d’amore. Lavorare con loro ci ha fatto conoscere la cura e la speranza, la fatica che non stanca ma riempie, poiché era entusiasmo quello che ci muoveva e che ci faceva sentire vivi, perché l’agire senza pigrizia ci rende liberi. La sveglia delle 5:30 metteva in noi una grande impazienza di uscire, di parlare con Dio, di ascoltare Dio. Di sorridere a tutti coloro che condividevano con noi questa vita, di porre al loro servizio le nostre braccia e la nostra testa. Il pomeriggio l’incontro tenuto dai fratelli della comunità ci ricordava che l’esperienza non doveva essere un’esclusione illusoria dal mondo, doveva invece prepararci a portare fuori, tornati nelle nostre parrocchie, la bellezza che ci segnava giorno dopo giorno. Ci ha fatto capire che dobbiamo curarci di noi stessi perché educare presuppone prima di tutto l’essere educati, che la nostra è una fede in continua crescita e maturazione, e che dobbiamo fare della Bibbia la nostra vita, dobbiamo amarla, conoscerla, testimoniare che è viva. I suggestivi momenti di preghiera, dominati da canti straordinariamente coinvolgenti, non erano più i soli momenti di incontro con Dio, ma gli attimi in cui Dio veniva lodato, poiché la Sua presenza era sempre viva in mezzo a noi. Da qui il tempo libero, dedicato da noi a una doccia o una dormita, diventava qualcosa di mai sperimentato, un Dio che è protagonista e amore dei nostri giorni, non più ospite della sera, magari durante una breve preghiera che ci fa addormentare più o meno tranquilli. Il silenzio sperimentato durante il pranzo, infine, è stato per noi la prova che ciò di cui abbiamo bisogno può essere comunicato con uno sguardo complice, un sorriso contagioso, una mano che prende la tua. Perché ci hanno insegnato a guardare alla natura, nel suo duplice aspetto. In primo luogo la natura dei tramonti, dell’orto, del frutteto, dei campi coltivati, della pioggia. Un secondo aspetto della natura, quello che riguarda i sensi, dai quali ci estraniamo toccando tutto, sentendo rumori esageratamente forti, mangiando anche senza fame, riempiendoci di profumi artificiali, guardando poco oltre il nostro naso. L’eccesso che annulla i sensi stessi. Sento di averli ritrovati proprio lì, mi porto a casa una vista ampia di colori autentici, di occhi profondi, l’odore di marmellata alla frutta preparata con fatica, di erba appena tagliata, il sapore di un minestrone alla fine del lavoro, di pane condiviso, il suono dei canti, del gallo, della campana, della fede di giovani monaci, del silenzio, il tatto su una mano che non stringevamo da un’intera giornata che ora ci sembra più calda. Porto soprattutto con me la bellezza pura di una scelta di vita che non sembra costringere alla rinuncia ma solo donare autentica felicità, di quelle persone che vivono equilibrando perfettamente il rapporto con se stessi, con gli altri e con Dio rendendo ogni momento ricco di emozioni. Si è così verificata un’unione di più persone diverse ma ugualmente alla sequela del Signore perché, come scrive Martin Buber: Dio non dice “Quel cammino conduce fino a me, quell’altro no”, ma “tutto quello che fai può essere un cammino verso di me, a condizione che tu lo faccia in modo tale che ti conduca fino a me”. Novembre 10 2012 Cult Attualità M O S T R A G JOHANNES VERMEER A ROMA IN MOSTRA e Scuderie del Quirinale ospitano la mostra “Vermeer, il secolo d’oro dell’arte olandese” da ottobre a gennaio. Si tratta di una mostra che offre al pubblico la prima grande esposizione mai realizzata in Italia dedicata al massimo esponente della pittura olandese del XVII secolo, forse uno degli autori più amati dal grande pubblico. Solo pochi quadri certi dipinti in vita e una biografia di cui si conoscono pochissimi dettagli. E’ bastato però poco per farlo entrare nel novero degli artisti-mito, tanto che oggi quando si parla di lui non si parla di un semplice pittore, ma del PITTORE per antonomasia. Negli ultimi cento anni sono state 8 le grandi mostre su Vermeer e solo 3 hanno raccolto insieme più di 4 capolavori dell’artista: nel 1996 alla National Gallery of Art di Washington, seguita da L’Aja, nel 2001 al Metropolitan Museum of Art di New York e nel 2003 in Spagna (Museo del Prado) che, come l’Italia, non ha opere dell’artista di Delft, ma riuscì a riunirne 9. La rassegna si presenta come uno dei più importanti eventi culturali di quest’anno, non solo in Italia. Johannes Vermeer (1632 1675, Delft) dipinse solo quarantacinque quadri nella sua vita. Conoscitore e mercante d’arte si considerava soprattutto un pittore. Lavorò solo su commissione e non dipinse mai più di due o tre opere all’anno, il necessario per mantenere la moglie e gli undici figli. Eppure noi oggi lo consideriamo uno dei più grandi pittori di tutti i tempi. In mostra, oltre a un’accurata selezione di capolavori di Vermeer, saranno esposte opere degli artisti suoi contemporanei, tra i massimi protagonisti dell’arte di genere del secolo d’oro olandese. INTERNET APPLE PER NON VEDENTI Maria DE LUCA L iovanni Luca Ciaffoni, informatico italiano scelto dalla casa madre di iPhone e iPad ha cambiato e cambierà la vita di molti non vedenti. Con l’applicazione “Ariadne GPS”, Ciaffoni dà loro (se muniti di melafonino o tablet) la possibilità di sapere dove si trovano in un determinato momento, monitorare gli spostamenti, essere allertati in merito al raggiungimento di un luogo preimpostato e ascoltare i rumori di ciò che li circonda. La soluzione, scaricata già più di 5mila volte, è piaciuta ed è finita sotto i riflettori di San Francisco, suscitando in patria orgoglio per l’impresa del 36enne bolognese. Invitato pochi mesi ad un incontro da Apple, alla ricerca di storie o applicazioni particolari, aveva iniziato a interessarsi allo sviluppo di iOs un paio di anni fa: voleva rendere le mappe accessibili ai non vedenti. E c’è riuscito: ora è possibile per un non vedente esplorare la mappa con il dito, avere la traduzione audio di quello che noi vediamo, come un fiume o il mare: l’utente sente il rumore dell’acqua, sapere dove si trova. (Se, per esempio, si memorizza la fermata dell’autobus, in prossimità della stessa l’app lo avvisa). Si è laureato in ingegneria informatica nel 2003 e ha fatto il servizio civile all’Istituto dei ciechi di Bologna, dove lavora attualmente come sviluppatore di software e consulente per l’accessibilità di pagine web e testi digitali alle persone disabili. Aveva lanciato l’app, nata come esperimento nel tempo libero, a un costo inferiore a due euro. Dopo la prima versione sono iniziate ad arrivare richieste di inserimento di nuove funzioni e si era reso conto che c’era bisogno di un bel po’ di lavoro. Visto che il mercato è limitato tirato su il prezzo (5,99) per pagarsi le ore di sviluppo. N PROGETTI CULTURALI Paolo FIORENZA ell’incontro dell’11 luglio scorso, la Commissione Diocesana per il Progetto Culturale ha deciso di intraprendere le iniziative di seguito elencate: • collaborazione al giornale diocesano Anagni-Alatri Uno con una pagina dedicata ai temi del Progetto Culturale nazionale arricchita anche di suggerimenti su link, testi ed altro, utili allo studio ed all’approfondimento dei temi evidenziati; • preparazione di studi su temi ecclesiali, biblici, liturgici, sociali ed altro, da offrire come contributo di idee alla Diocesi ed in particolare agli uffici diocesani direttamente interessati. Ogni studio pronto (anche in bozza) verrà portato a conoscenza di tutti per i relativi contributi; • i medesimi studi saranno poi oggetto di incontri con la realtà civile, per una attività “di frontiera” con la quale contribuire a portare il messaggio della fede cristiana anche verso le persone credenti (per un approfondimento) oppure in ricerca o non credenti ma aperte al dialogo; • un progetto per la realizzazione di una Web TV diocesana che con modesti investimenti potrebbe risultare un formidabile mezzo di comunicazione di tutte le attività diocesane o delle singole realtà parrocchiali ed associative. Una volta pronto il progetto verrà presentato al Vescovo ed all’Ufficio delle Comunicazioni Sociali; • offrire il proprio contributo organizzativo e di idee all’iniziativa su cittadinanza e partecipazione avviata quest’anno dalla Diocesi; studio della Via Benedicti o altre simili per la creazione di itinerari religiosi. C ultura A rte M usica L etteratura S cienza S port C inema T eatro 11 Anno XIII Numero 9 tur@ Eccomi a giocare ancora con le parole... C’ho messo un po’! le ho cercate nella mia testa, ma poi le ho trovate nella sfera della mia biro, e mi sono trovato a rincorrere lettere e sillabe su un foglio bianco che si riempiva mano mano. Queste parole non parlano di viaggi e né di avventure, parlano di un nuovo modo di vedere le cose. La mia esperienza africana inizia il 10 luglio nell’aeroporto di Fiumicino, con l’ultimo cappuccino italiano D.O.C. versato in uno di quei bicchieri take away, con su scritto “un sorriso lungo un viaggio”. Sono partito bianco tra i neri e sono tornato nero tra i bianchi. Ho nuotato nell’oceano indiano, ho attraversato la Tanzania in fuoristrada sino ad arrivare al suo centro e ancora più in là ... Ho sentito il peso del suo cielo stellato e mi sono perduto e ritrovato sotto la croce del sud. Non avevo niente ma avevo tutto, ho perso tutto eppure ero ricco. Ho imparato a parlare lo swahili; Ho imparato a vivere senza attesa; Ho imparato a mangiare in un piatto unico e con le mani; Ho imparato a pregare, ho allenato lo spirito e il corpo, ho corso al tramonto di Itigi a 1300m di altitudine e all’alba di Dar es salaam sulla spiaggia davanti all’oceano; Ho imparato ad amare, ad apprezzare e ad accettare le persone per quello che sono; Ho imparato cosa significa sentirsi al posto giusto al momento giusto; Ho imparato cosa significa sentirsi utile davvero; sono stato pittore, contadino, maestro di asilo, operaio, farmacista OPD e impiegato BIMA; C’erano manguste e iene al posto di cani e gatti (anche se qualche esemplare si vedeva in giro); C’erano corvi al posto delle rondini; C’erano mango,papaya, e avocado al posto di mele e pere; Ho visto elefanti giraffe e zebre, fagoceri e impala, ippopotami e coccodrilli; ho rischiato di essere attaccato da un leone, ho dato da mangiare ai lemuri; Ho conosciuto seminaristi, medici e semplici volontari tutte persone diverse ma ugualmente speciali. Ho giocato e cantato con bambini orfani; ho parlato e stretto la mano ai lebbrosi; ho dato tutto me stesso, sono partito con uno zaino che pesava 15kg e sono tornato come un sacco vuoto che è stato riempito. Ho vissuto come un tanzaniano e avevo come doccia un secchio di 5 litri di acqua calda Ho vissuto da missionario; Ho vissuto da turista in un hotel con camera con vista sull’oceano. ...Queste parole parlano di momenti ancora vivi. Ho vissuto tra gli africani e ho visto di cosa hanno loro bisogno: loro necessitano di cure, di rifugi a volte più sicuri, di cibo e di abiti. Condividendo con loro queste esigenze e perdendo la sicurezza delle cose superflue del mio paese, ho capito invece di cosa abbiamo bisogno noi “occidentali”. Noi abbiamo bisogno di ritrovare quel senso di solidarietà, e quel senso di credo cristiano che ormai abbiamo perso e sepolto sotto i nostri “vorrei”, … senso che, invece, è molto vivo in loro. Attualità S T O R I A In Africa, in Africa Salvatore RAPONI PIRANDELLO AD ALATRI. GLI ESAMI DEL 1904 uigi Pirandello era ad Alatri nel giugno del 1904. Lo attesta il libro dei verbali degli esami di maturità del Conti Gentili dove fa bella mostra di sé la sua firma. Il ritrovamento, emozionante, è stato fatto dall’associazione culturale Malamente che ha reso pubblico la notizia il 18 agosto scorso alla presenza del Sindaco e ovviamente della preside del liceo che ha seguito l’operazione. I “Malamente” hanno avuto il permesso di mostrare pubblicamente il librone dei verbali per tre giorni e hanno ricostruito le frenetiche giornate pirandelliane di quei caldi giorni del 1904. Fu quello l’anno in cui lui e la sua famiglia furono ridotti sul lastrico: la miniera di zolfo di Aragona di proprietà del padre, e nella quale era stata investita parte della dote della moglie Antonietta, subì un allagamento e una frana. L’evento oltretutto accrebbe il disagio mentale della donna. Motivi economici e medici lo spinsero, dunque, ad accettare di far parte della commissione d’esami del liceo classico di Alatri. Ma quello fu un anno anche molto creativo. Proprio in quei mesi di permanenza ad Alatri Pirandello ultimava la revisione del grande successo letterario del suo primo romanzo Il fu Mattia Pascal, che fu pubblicato proprio nel 1904. Ora una targa in ricordo della presenza del premio Nobel ad Alatri verrà posta nel viale di destra dell’Acropoli. L C ultura A rte M usica L etteratura S cienza S port C inema T eatro