IL MONDO
CAPOVOLTO
L’anno della fede: un’occasione per leggere il Concilio in chiave missionaria
A 50 anni di distanza la strada è ancora lunga
La missionarietà è la parola chiave
di Giulio ALBANESE
S
ono trascorsi 50 anni
dall’inizio dei lavori
del Concilio Vaticano
II, uno straordinario tempo di grazia per la Chiesa.
A questo proposito, Papa
Benedetto XVI ha indetto
l’Anno della Fede che è
iniziato ufficialmente l’11
Ottobre scorso. Si trattò di
un evento ecclesiale che
vide, come ha sottolineato
lo stesso Papa nel tradizionale messaggio per la
Giornata Missionaria Mondiale (Gmm 2012), la “partecipazione dei Vescovi
cattolici provenienti da
ogni angolo della terra,
(…), un segno luminoso
dell’universalità della
Chiesa, accogliendo, per la
prima volta, un così alto
numero di Padri Conciliari
provenienti dall’Asia, dall’Africa, dall’America Latina e dall’Oceania. Vescovi
missionari e Vescovi autoctoni, Pastori di comunità
sparse fra popolazioni non
cristiane, che portavano
nell’assise conciliare l’immagine di una Chiesa presente in tutti i Continenti
e che si facevano interpreti delle complesse realtà
dell’allora cosiddetto Terzo Mondo”. Il concetto di
fondo è che la Chiesa ha
ragione di esistere solo se
vive la dimensione missionaria, come comunicazione di fede rivolta a un
mondo lacerato da guerre
e sopraffazioni, dove spesso l’egoismo sembra prendere il sopravvento. D’altronde, la forza del Cristianesimo, nei secoli, è
stata la capacità di molti
credenti di rendere intelligibile il messaggio evan-
gelico. Senza l’annuncio e
la testimonianza di Gesù
Cristo, l’impegno per i poveri, per la giustizia, per la
solidarietà, per la salvaguardia del creato, la missione è tradita e vilipesa.
Partendo dall’assunto che
la persona umana è creata
a “immagine somiglianza
di Dio”, il Concilio promosse un dialogo a trecentosessanta gradi, senza
escludere alcun interlocutore. Sia la Dei Verbum,
che la Gaudium et Spes,
come anche la Lumen
Gentium, l’Ad Gentes o la
Nostra Aetate, stimolarono i fedeli a leggere la
Storia alla luce dei “segni
dei tempi”, avendo sempre e comunque la Parola
di Dio come riferimento
permanente della vita ecclesiale. Un discernimento
da realizzare non come
navigatori solitari, ma insieme, come “popolo di
Dio”, metafora dell’attiva
partecipazione di ogni
battezzato alla vita della
Chiesa. Il Vaticano II, connotandosi in chiave fortemente antropologica, perciò, prefigurò la maggiore rivoluzione culturale
dell’Occidente, rimodulando l’evangelizzazione
col registro della tolleranza, come hanno testimoniato, ad esempio, in giro
per il mondo, tanti dei nostri missionari. In questa
prospettiva, la chiave del
rapporto con Dio rimarrà
sempre, stando al Concilio, quella insegnataci da
Gesù: l’accoglienza della
“vedova, dell’orfano, dello straniero”, dei cosiddetti irregolari nella fede, che
chiedono riconoscimento
e condivisione. Occorre comunque prendere atto
che il cammino è ancora
lungo perché, a distanza
di 50 anni, i testi del Concilio, per quanto abbiamo
determinato dei cambiamenti, non sono stati del
tutto recepiti dalle nostre
comunità. Basti pensare,
ad esempio, al deficit di
corresponsabilità nelle attività pastorali o alle chiusure determinate da un
certo fondamentalismo
antagonista rispetto allo
spirito dialogico del Concilio. Pertanto , sarebbe auspicabile cogliere l’occasione dell’Anno della Fede, per avviare un dibattito sereno e costruttivo,
con la disponibilità da parte di tutti alla “revisione
di vita”, in nome di quella
“Ecclesia semper reformanda” evocata dai Padri
e che non teme il confronto e la correzione fraterna. “La riforma – ha scritto don Primo Mazzolari in
riferimento alla Chiesa del
suo tempo – non è una
parola scomunicata e un
desiderio di biasimevole. I
santi e gli spiriti cristiani
d’ogni tempo l’hanno voluta, preparata, predicata”.
Anno XIII, n. 9 - NOVEMBRE 2012
mensile della comunità Ecclesiale
N. di registrazione 276 del 7.2.2000
presso il Tribunale di Frosinone.
DIRETTORE:
Raffaele Tarice
IN REDAZIONE:
Claudia Fantini
Per inviare articoli:
Claudia Fantini Via Sanità, 22 03011
Alatri - Tel. 348.3002082
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RESPONSABILE DISTRIBUZIONE
Bruno Calicchia
AMMINISTRATORE
Giovanni Straccamore
HANNO COLLABORATO:
Giulio Albanese, Daniele Amatino,
Lorenza Castagnacci, Marco Cecili,
Maria Grazia Costantini,
Maria De Luca, Valerio De Luca,
Paolo Fiorenza, Pino Flori,
Pierino Giacomi, Nicoletta Macali,
Giulia Mangiapelo, Giorgio A. Pacetti,
Mario Palleri, Salvatore Raponi
EDITORE
Diocesi di Anagni-Alatri
FOTOCOMPOSIZIONE E STAMPA
Tipografia Editrice Frusinate srl
Frosinone
ANNO XIII N.
9
NOVEMBRE 2012
Spedizione in a.p. art. 2 comma 20c legge 662/96 filiale Frosinone - Spedito il 20 Ottobre 2012 - www.diocesianagnialatri.it
a l l ’ii n t e r n o . . .
FOTO
NOTIZIA
Una presenza
che sconfigge
la paura
Pag. 3
Speciale
Don Celestino
Ludovici
Pagg. 6-7
Nel silenzio,
mi hai parlato
Pag. 9
I nostri giovani al Monastero di Bose
C
he la famiglia da sola
non possa essere sufficiente per l’educazione
delle nuove generazioni, è
uno degli assunti fondamentali di tutti quelli che a vario
titolo si pongono in questo
ultimo periodo il problema
della formazione. E che questo sia fondamentale anche
nella Chiesa è ormai ampiamente dibattuto. Il problema,
però, è che spesso la famiglia
oggi tende ad “appaltare”
l’educazione dei propri figli
ad altre agenzie educative.
Succede nel rapporto con la
scuola, con il gruppo sportivo,
e non da ultimo con la Parrocchia. Le famiglie oggi sembrano non più capaci di trasmettere la gioia della fede ai piccolissimi. Per questo il lavoro
che stiamo facendo anche
nella nostra diocesi in questi
anni, si muove verso la costruzione di un ponte che possa
mettere in comunicazione comunità e famiglie, soprattutto quelle con bambini piccoli
e che magari vivono l’esperienza della celebrazione del
battesimo. Non è un caso al-
PRIMO PIANO
Convegno Pastorale 2012
LA COMUNITÀ CRISTIANA GREMBO
FECONDO DELLA FAMIGLIA
lora che il tema dell’ultimo
Convegno Diocesano (29-30
settembre 2012) sia stato: “La
comunità cristiana grembo fecondo della famiglia”. Nel
suo interevento introduttivo,
il vescovo Lorenzo ha lanciato
il concetto fondante: «La cosa
necessaria è una sola: l’annunzio del Vangelo, la comunicazione della fede, “la gioia
di credere e lo slancio nel trasmettere la fede”». E ha continuato: «Accogliere la Buona
Notizia che è Gesù Cristo e
trasmetterla, soprattutto agli
uomini e donne di domani, è
l’impegno che caratterizza al
presente il cammino delle
Chiese che sono in Italia e della nostra Chiesa». Nel segno
di questo impegno, il vescovo
ha poi ricordato quanto il tema dell’educazione abbia caratterizzato il nostro cammino diocesano dal 2009. In
quell’anno il Convegno era intitolato “La sfida dell’educazione. Misura della nostra capacità di futuro”, e negli anni
successivi siamo passati per
“Famiglia in rete. Nuove relazioni per l’avventura educativa” (2010) per arrivare a “Non
lo terremo nascosto ai nostri
figli. Respirare la fede nei primissimi anni di vita” (2011).
Mons. Loppa ha voluto ribadire ancora che «il Convegno di
quest’anno vuole mettere in
congruo risalto il ruolo della
Parrocchia nell’accompagnamento della Famiglia e del
suo impegno educativo». Una
parrocchia che «nonostante
tante difficoltà, è importante,
perché può offrire “una appartenenza non esclusiva”, in
uno spazio in cui non sono
necessari altri titoli se non il
Battesimo». L’obiettivo per il
vescovo è chiaro: «Occorre
raccogliere questa sfida: attraverso il Battesimo e gli altri
Sacramenti dell’Iniziazione
Cristiana si viene introdotti allo splendore della vita cristiana dentro una comunità credente», e quindi «la pastorale
dei sacramenti non deve essere “la pastorale delle occasioni”, ma deve arrivare a costruire l’identità e l’avventura
cristiana».
Raffaele Tarice
2
100 NOTIZIE
MADRE MARIA ELVIRA CI HA LASCIATO
I
l 12 giugno la Chiesa di San Giovanni al Carmelo era gremita di fedeli. C’era tanta tristezza perché Madre Maria
Elvira ci ha lasciato per tornare al Padre, al quale ha dedicato tutta la propria vita e lo ha fatto proprio nel giorno in
cui ricorreva il Corpus Domini, lei che aveva scelto di chiamarsi Suor Maria Elvira del Santissimo Sacramento. Una cerimonia semplice come lo è stata in tutta la sua vita Madre
Elvira, ma molto forte e sentita per l’affetto che tutti hanno
nutrito per lei e per le parole e consigli e preghiere che dispensava a chi ne aveva bisogno. All’inizio suor Maria Martina ha evidenziato i momenti più significativi della vita di
Suor Elvira dalla sua entrata nella Congregazione del Santissimo Sacramento al passaggio al Carmelo di Jesi, sottolineando quanto si è prodigata per istituire il Monastero a
Carpineto Romano che nonostante i primi ostacoli si è ampliato con nuove vocazioni tanto da creare in seguito nuovi
monasteri in Italia e all’estero. Infine ha letto la preghiera
che Madre Elvira aveva dettato, poco prima di lasciarci, in
occasione della solennità del Corpus Domini. Nell’omelia il
Vescovo ha ribadito l’umiltà, la profonda fede e la serenità
che hanno sempre contraddistinto l’operato di Madre Elvira
che con il suo costante sorriso ha saputo far fronte a tutte
le difficoltà incontrate e ha profuso coesione nella comunità claustrale e tanto coraggio a chiunque si avvicinasse
anche per un solo momento al Monastero. Questo comportamento ha suscitano nelle persone sia del Paese che al di
fuori un profondo affetto che resterà sempre vivo in tutti.
Alla fine della cerimonia Padre Tiberio Scorrano ha ricordato quando, appena divenuto sacerdote, ha accompagnato
il provinciale e Suor Elvira a fare il primo sopralluogo nella
Canonica e Chiesa di San Giovanni a Carpineto, messa a disposizione dall’allora Parroco don Goffredo Gavillucci che
tanto si prodigò affinché il progetto venisse realizzato. Così
il suo tanto desiderato sogno si è realizzato nell’aprile del
1979 assaporandone i frutti per ben 33 anni. Cara Madre
Maria Elvira, ci manchi tanto, ora siamo privi del tuo sorriso
terreno, ma siamo certi che da lassù, nell’Eterna Luce, il tuo
sorriso sarà ancora più splendente e ci proteggerai grazie
alla tua intercessione presso il tuo Amato Sposo.
Mario Palleri
Novembre
100 NOTIZIE
L ’AA G E N D A
Giovedì 1 novembre
Anagni, Cattedrale,
ore 11.30
SOLENNITA’ DI TUTTI
I SANTI
Pontificale presieduto
dal Vescovo
Alatri, Cimitero
ore 15.30
S. MESSA
presieduta dal Vescovo
2012
NOVEMBRE
Venerdì 2 novembre
Anagni, Cimitero
ore 15.00
S. MESSA
presieduta dal Vescovo
Giovedì 15 novembre
Anagni, Seminario
Vescovile, ore 9.00
TERZO GIOVEDI’
DEL CLERO
AVVICENDAMENTI PARROCI
Il 1° ottobre 2012 il nostro Vescovo Lorenzo ha firmato una
serie di decreti per i prossimi avvicendamenti nelle parrocchie della diocesi:
Don Claudio Pietrobono è stato nominato Parroco della
Parrocchia del SS. Salvatore in Collepardo, dove farà l’ingresso il 27 ottobre p.v. alla ore 16.30;
Don Daniele D’Agostino è stato nominato Parroco della
Parrocchia della Santa Famiglia in Alatri, e prenderà possesso il 27 ottobre p.v. alle ore 18.30. Don Maurizio Mariani
è stato nominato Vicario Parrocchiale della stessa;
Don Edoardo Pomponi è stato nominato Parroco delle
Parrocchie di San Michele Arcangelo e di San Nicola in
Guarcino, e inizierà la sua attività pastorale il 31 ottobre
p.v. alle ore 17.00 nella Collegiata di San Nicola.
Guarcino
Lo scorso 5 agosto in occasione della Solennità della Madonna della Neve, Protettrice di Guarcino, il popolo di
Guarcino ha voluto installare, all’interno del Santuario,
una lapide in ricordo dell’indimenticabile don Pietrino, che
ci ha lasciato il 30 gennaio scorso. Parole di riconoscenza e
il ricordo della sua vita sacerdotale spesa a totale servizio
di Dio e dei fedeli a lui affidati quell’11 febbraio 1952 sono
state fatte stampare sulla lapide.
Pino Flori
Anno XIII
Numero 9
Q
LA CATTEDRA
uesta serata in cui ci
ritroviamo numerosi
qui al Santuario la
portiamo nel cuore per tutti i
giorni dell’anno, e ad essa ci
rifacciamo soprattutto in
quelli che segnano un deperimento della nostra speranza. Nel salutarVi e nel salutare i Vostri Vescovi e le Chiese
da cui provenite, non faccio
fatica a cogliere la bellezza
della Vostra fede e della Vostra devozione. Solo il Signore Gesù conosce il cuore di
ognuno di noi (“Egli infatti
conosceva quello che c’è nell’uomo”: Gv 2,25), ma Egli
non ha mai disprezzato la fede umile di tante persone,
pur se, a volte, venata di magia e superstizione. Cristo sapeva e sa che anche una fede
iniziale può costituire una solida base per un atteggiamento di fiducia meno impubere e più adulto. Sicuramente la fede di noi tutti, per diventare sempre meno acerba, ha bisogno di attraversare il dubbio e la paura. Non è
umano né cristiano far finta
di niente davanti alle difficoltà e ai guai della vita. Certo che ci spaventano i “terremoti”: quello che è accaduto
pochi giorni fa in Emilia;
quello della crisi che stiamo
attraversando, che è non solo
economica, ma morale, spirituale, culturale; quello che
ha gettato una luce non proprio benevola sulla vita della
S. Sede, mediante la pubblicazione di documenti riservati! Ma la Parola che c’è stata
annunciata ci prende per mano e ci invita a superare il
dubbio e la paura camminando anche in mezzo alla notte
con la lampada accesa.
Il testo del Deuteronomio invita Israele a ricordare le
grandi opere di Dio. La caratteristica della fede biblica è il
fatto che essa si fondi non
sull’intelligenza che specula,
ma sulla memoria che rievoca
(I lettura). Per noi punto di riferimento della memoria riconoscente è la Pasqua come
evento in cui è stata protagonista la SS. Trinità e che ha segnato la Risurrezione del
Crocifisso.
DEL VESCOVO
Santuario Santissima Trinità
2 Giugno 2012
Messa e processione
eucaristica
Una presenza che
sconfigge la paura
S. Paolo ricorda, inoltre, ai cristiani di Roma e a noi che “tutti
quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di
Dio” (8,14). E noi non abbiamo ricevuto uno spirito da schiavi
per ricadere nella paura, ma abbiamo ricevuto lo Spirito di figli
adottivi. E, se siamo figli, siamo anche eredi (cfr 8,15-17) (II lettura). Eredi, cioè, significa che abbiamo un futuro. Ci aspetta qualcosa nel futuro, che non è una parete di cemento contro cui batteremo la testa, ma pienezza di gratuità e di vita.
In questo senso va la parola di Gesù che ci ricorda il Vangelo di
Matteo : “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”
(Mt 28,20). La compagnia e la presenza vivificante di Cristo e,
quindi, del Padre e dello Spirito, è promessa non a chi guarda il
cielo con rammarico e nostalgia per quello che avrebbe potuto
essere, ma a chi cammina (“Andate”: 28,19) e annuncia il Vangelo. E, particolare non di secondaria importanza, questa promessa
di Gesù è l’antidoto per ogni tipo di dubbio (“Essi, però, dubitavano”: 28,17).
Il Dio per-noi, il Dio con-noi, il Dio in-noi dissolve il dubbio e, soprattutto, la paura. Che non vanno evitati e rimossi, ma vanno
attraversati con la forza della speranza e con l’amore. Come fece
Gesù nella notte del Getsemani e sul Calvario. E’ questo il percorso per giungere ad uno spirito adulto, che non si inganna, e
guarda con sincera concretezza la realtà, valutando le cose come
sono e dice notte alla notte. Solo dopo nasce la forza che ci libera da ogni schiavitù. E diciamo “Padre” per dono dello Spirito,
non a conclusione di un ragionamento. Lo Spirito e la Parola sostengono la nostra debole fede e la fanno diventare forte perché consegnano la nostra fragilità carnale all’onnipotenza del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E’ questo affidarsi al Dio
Uno e Trino che mette al riparo da ogni smentita della storia e
della cronaca la nostra speranza fondata sulla roccia della fedeltà di Dio. E abbiamo potuto constatare l’impegno e la responsabilità di Dio sulla storia nella Pasqua e nella Risurrezione
del Crocifisso. Dio non dimentica i suoi figli nella morte, come
non ha dimenticato il Figlio nel sepolcro: “Solo in Dio riposa l’anima mia da Lui la mia speranza” (Sal 61,6). L’Amore del Dio
Uno e Trino è la roccia incrollabile della nostra speranza che diventa solida pazienza, perché il Signore non ci salva come pensiamo noi e quando lo desidereremmo: “Perché i miei pensieri
non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie” (Is
55,8).
La solennità della Santissima Trinità non è un invito a fare una
bella arrampicata sugli specchi. E’ una verità non da capire, ma
da vivere e da affidare alla semplicità del dato biblico. Dio è famiglia e la nostra familiarità con le Tre divine persone, che si è
3
accesa nel giorno del Battesimo, è la radice del nostro vivere, del nostro agire, del nostro sperare, di ogni tentativo di costruire la comunione,
di ogni esperienza di fraternità nella Chiesa e oltre. Anche nell’Antico Testamento,
pure nel rigore assoluto del
monoteismo ebraico, Dio
non è mai pensato come “solo”, ma viene sempre visto in
dialogo con il mondo, con la
storia e con gli uomini. Noi
tra poco diremo: “Credo in
un solo Dio”, ma non veniamo sfiorati minimamente dal
dubbio che Dio sia un Dio
“solo”. La SS. Trinità è il
grembo da cui proveniamo,
la nostra patria, il nostro programma e la nostra legge di
vita. Le letture che ci sono
state offerte mettono in rapporto fecondo ed equilibrato
la fede professata (I lettura),
la fede celebrata (Vangelo) e
quella vissuta (II lettura). E attraversare la nostra vicenda
personale e comunitaria in
maniera trinitaria significa
soprattutto ricordare e vivere
una parola suggestiva e
straordinaria di Gesù Cristo.
Era la festa della Dedicazione
che cadeva in inverno. Gesù
si trovava all’interno del Tempio nel portico di Salomone
probabilmente per ripararsi
dal freddo. Ai Giudei, fattiglisi attorno in maniera non
proprio benevola per avere
una risposta sulla sua identità
messianica, Gesù indirizza
queste parole: “Voi non credete perché non fate parte
delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e
io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute
in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre
mio, che me le ha date, è il
più grande di tutti e nessuno
può strapparle dalle mani del
Padre. Io e il Padre siamo una
cosa sola” (Gv 10,26-30).
Sono parole che non ci mettono al riparo dai guai della
vita, ma che preservano da
ogni caduta e da ogni stanchezza la nostra speranza e
la nostra voglia di vivere.
+ Lorenzo Loppa
VITA DI
4
COMUNITA
Estate dell’Azione Cattolica
,
Novembre
2012
Comunità Parrocchiale in festa
Vacanza formativa
Grest:
adulti di Ac
aTUperTu
Ripartire dal Concilio per una ritrovata fede cristiana
Dall’11 al 17 giugno a Carpineto Romano
Nicoletta MACALI
Q
uest’anno la vacanza
degli adulti si è svolta
a S. Martino di Castrozza (TN). L’ambiente
ameno e paesaggistico ha
fatto da sfondo al tema della vacanza “Ripartire dal
Concilio per una rinnovata
fede cristiana”. Ci hanno
guidato nelle riflessioni S.E.
Mons. Lorenzo Loppa, l’assistente don Giuseppe Ghirelli, il teologo don Giovanni Tangorra e don Fabio Tagliaferri. Un clima fraterno
e di condivisione, alla luce
della Parola di Dio, hanno
caratterizzato i 10 giorni.
Al momento dei saluti una
promessa: vederci ancora
durante l’anno per rivivere
insieme altri momenti formativi.
• Campo Giovanissimi AC
“Coraggioso... per scelta”
Tagliacozzo
29 luglio-5 agosto 2012
• Campo ACR
Casamari - 23-29 lug 2012
• Serata per il campo seminaristi al Leoniano
30 agosto 2012
e poi tante iniziative parrocchiali per ragazzi e adulti
(Grest, campi scuola, vacanze...) a Sgurgola, Piglio, Alatri, Anagni..
D
al 11 al 17 giugno a
Carpineto Romano,
presso il convento di
Sant’Agostino si è svolto il
GREST per bambini e ragazzi dai 6 ai 12 anni.
Il tema del GREST è stato
aTUperTu con l’affascinante storia de “Il Principe e il
povero” di Mark Twain,
rappresentata ogni giorno
grazie alla collaborazione di
attori di teatro e al contributo del parroco don Giuseppe Ghirelli nelle vesti del
Gran Re, portando i ragazzi
attraverso un percorso suddiviso in varie tematiche ad
avvicinarsi al vero Re, Nostro Signore, il re povero
che ha donato la Sua vita
per noi. Grazie all’entusiasmante partecipazione degli animatori e degli educatori dell’A.C.R. di Carpineto
i ragazzi hanno trascorso
una settimana all’insegna
del divertimento con giochi
all’aperto preparati per loro, escursioni in montagna
e acqua park. Di notevole
interesse sono stati i vari laboratori svolti nelle ore pomeridiane come il laboratorio musicale diretto da suor
Daniela Campanello con
l’intento di far avvicinare i
ragazzi alla musica, il laboratorio di cucina diretto da
un’educatrice frequentante
l’Alberghiero di Fiuggi, il laboratorio di danza con la
partecipazione di un’animatrice frequentante la Scuola
di danza Bolero e il laboratorio teatrale con la partecipazione di attori di teatro
che hanno preparato durante la settimana lo spettacolo e i costumi. La settimana è terminata con una domenica in Festa, da far vivere a tutta la comunità, portando gioia e allegria con
suoni e danze per le vie del
paese e animando la S. Messa. Gli educatori e i ragazzi
del GREST al termine della
celebrazione hanno intrattenuto e coinvolto i passanti
in piazza attirando la loro
curiosità. Nel pomeriggio i
bambini e i ragazzi hanno
atteso l’arrivo dei propri genitori per presentare il lavoro svolto durante tutta la
settimana coinvolgendoli in
questa bellissima avventura.
La giornata è terminata con
una ricca cena “condivisa”
che ogni famiglia ha contribuito a realizzare e l’attesa
premiazione ha tenuto tutti
con il fiato sospeso.
Anno XIII
Numero 9
VITA DI
COMUNITA
,
5
Con Giovanni alla scoperta di Gesù
Tempo: estate
eccezionale
Calcio a 5, Beach volley, campo scuola e tante riflessioni
di Daniele AMATINO
D
avvero eccezionale è
stata l’estate per l’ACR diocesana e per i
suoi ragazzi che hanno risposto con entusiasmo e in
modo massiccio alle due iniziative proposte in questa
rovente estate.
Si è cominciato il 24 giugno
con la prima edizione del
“Torneo Diocesano di Calcio
a 5” per ragazzi, organizzato magistralmente dalla responsabile ACR della parrocchia di S. Maria del Carmine
di Tecchiena, Marzia La
Guardia. Il torneo si è svolto
a Mole Bisleti nella parrocchia di S. Maria del Rosario
che ha ospitato 10 squadre
di ragazzi provenienti da
ogni parte della diocesi.
Non si è trattato di un avvenimento puramente ludico,
ma al contrario è stata
un’ulteriore occasione per
evidenziare e mostrare lo
stile che contraddistingue
l’ACR; uno stile piacevole
che parte dal gioco e dal divertimento per arrivare all’animo di ciascun ragazzo
con argomenti dai contenuti profondi. Obiettivo del
torneo, infatti, è stato quello di creare un momento
aggregativo che consentisse
non solo di far incontrare
tutti gli “ACIERRINI” della
diocesi, chiamati a vivere e a
“respirare” la dimensione
diocesana, ma anche di vivere un incontro ancora più
autentico: quello con Gesù
Eucarestia. Si è cercato di far
capire che ogni momento
della vita di ciascuno (compreso il gioco) può diventare occasione di preghiera,
perché in ognuno di essi è
inevitabile e immancabile la
presenza del Signore. Il torneo ha visto come vincitori
per il Beach-Volley i ragazzi
della parrocchia S. Maria del
Rosario (Mole) e per il Calcio
a 5 la parrocchia di Immacolata Concezione (Collelavena).
Sulle solide “fondamenta”
gettate con entusiasmo in
questo evento, è sorto il
momento che segna la fine
di un anno associativo (o la
base per quello venturo, a
seconda del punto di vista),
e che da molti anni anima
l’estate nella nostra diocesi:
il campo ACR per ragazzi di
età compresa tra i 12 ed i 14
anni. Il campo, intitolato
“VENITE E VEDRETE!”, si è
svolto dal 23 al 29 luglio
presso il convento di suore
cistercensi in località Casamari ed ha coinvolto 46 ragazzi provenienti da Alatri,
Anagni, Piglio e Sgurgola
guidati da 11 educatori (tra
cui la responsabile diocesana ACR, Caterina Castagnacci), sotto l’attenta supervisione dell’assistente diocesano don Giuseppe Ghirelli. In
questa esperienza i ragazzi
sono stati accompagnati
dalla figura di Giovanni, il
discepolo fedele sempre al
seguito del Maestro, che ha
sperimentato l’Amore di Dio
grazie al rapporto di familiarità e intimità che si è formato tra lui e Gesù ogni
giorno. Con l’apostolo a fare da riferimento, i ragazzi
hanno imparato a sentirsi
discepoli amati e a formare
quotidianamente nella preghiera la loro fede. Fin da
subito si è creato nel gruppo
un clima caldo, conviviale e
giocoso che ha permesso di
affrontare le mille difficoltà
della settimana e di superare, senza troppa fatica, il
maltempo che ha contraddistinto i primi giorni; la settimana è trascorsa tra canti,
giochi ma soprattutto attività e momenti di riflessione
che hanno portato i ragazzi
a scegliere la via della Sequela, della fede e dell’Annuncio come impegni di vita. Ancora una volta il campo ACR diocesano ha cercato di lasciare in ogni singolo
partecipante un segno, nella speranza che le esperienze di una settimana d’estate
possano tornare utili in
quelle di ogni giorno.
Aspettativa realizzata? VENITE E VEDRETE!
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Speciale d
8 ottobre 2012: è tornato alla casa del Padre
Una vita
al servizio
Parroco ed insegnante, Pastore buono, sguardo amabile
ed ottimista
di Pierino GIACOMI
L
a notizia della morte del carissimo don Celestino, avvenuta nella mattinata di sabato 6 Ottobre 2012, si è diffusa
immediatamente nella comunità di Fiuggi, come notizia
inaspettata, perché, me compreso, aspettavamo l’imminente
sua dimissione dall’Ospedale di Anagni.
La testimonianza del grande affetto verso di lui si è resa evidente nella celebrazione della S. Messa esequiale nella chiesa
Collegiata di S. Pietro Apostolo in Fiuggi di domenica pomeriggio 7 Ottobre, festa della B.V. Maria del Rosario, di cui don
Celestino era un grande devoto. Presieduta da Mons. Lorenzo Loppa e concelebrata da oltre trenta Presbiteri e alcuni Religiosi, con la partecipazione del Sindaco di Fiuggi Fabrizio
Martini, che ha avuto modo di tratteggiare l’opera di don Celestino, numerose autorità sia civili che militari, moltissime le
Religiose, una folla immensa di fedeli provenienti non solo
da Fiuggi ma anche da Piglio, Acuto, dove è stato parroco per
molti anni, prima di approdare definitivamente alla Parrocchia di S. Stefano Protomartire di Fiuggi e fedeli provenienti
dai molti altri paesi della Diocesi.
Nel 1973 è stato nominato Vicario parrocchiale della nuova
eretta parrocchia di S. Teresa del B. Gesù, per la quale si è speso senza riserve nella fase iniziale, grazie all’intervento dello
Stato, del compianto Mons. Umberto Florenzani, dell’avvocato Alessandri, del Comune di Fiuggi ed altri per la costruzione
del rustico e della chiesa e della casa canonica (1987) a cui si è
aggiunto (1990-2006) il mio contributo e sostegno come Parroco “in solidum” con don Celestino, Parroco moderatore di
S. Teresa del B. Gesù, S. Stefano Protomartire e di S. Maria del
Colle, fino a portare a termine l’opera in parte con il contributo economico della CEI, con l’opera di lavoro volontario di
tantissimi giovani e ragazzi delle altre parrocchie e anche alcuni di S. Teresa, di mio fratello il Dott. Giacomi Mauro e la
sua famiglia e di alcune imprese edili di Fiuggi: tutto sotto la
solerte e accorta guida dell’ing. Atorino Pasquale.
L’esperienza di essere parroci in solidum mi ha permesso di
essere ancora più in contatto e vicino a don Celestino, che nel
frattempo insegnava, cattedra completa, all’Istituto Magistrale di Anagni. L’esperienza scolastica ha inciso profondamente
sullo stile della sua vita che considerava il rapporto interpersonale con gli alunni, insegnanti, le famiglie la base indispen-
sabile per incontrare le persone, per dialogare, per incoraggiare, per animare e sostenere in ogni situazione, fosse pure
la più ingarbugliata. Nel tratto squisitamente umano, ricco di
paterna affettività ha rivelato quella caratteristica di maestro
e pastore che oggigiorno giustamente viene messo in risalto,
che permette di accostare, avvicinare, sostenere chi si trova in
necessità di comprensione umana e soprattutto nella necessità spirituale di debolezza di fede, bisognoso di recuperare
la pace con Dio e con i fratelli, di appianare divergenze gravi
in famiglia. Andare da don Celestino significava tornarsene a
casa con una rinnovata forza interiore, perché sapeva bene
dipanare le miserie umane con l’incoraggiamento ad affidarsi
a Gesù Crocifisso e alla Beata Vergine Maria Immacolata che,
certamente, avrebbero portato a conversione e ad una vita
rinnovata dal soffio dello Spirito Santo. Di fronte alle reiterate richieste di aiuto, sia da parte delle famiglie che da parte
di singole persone povere, non esitava mai a mettersi le mani
in tasca e a rimandarle a casa con una speranza in più.
Quanti incontri, colloqui, aperture del proprio animo al sacerdote e pastore di anime nell’attesa di una parola di sicura
speranza! Un ultimo impegno pastorale è arrivato a don Celestino (1997-2006) quando il compianto Vescovo Mons. Luigi
Belloli in seguito alla morte dell’Arciprete di S. Pietro, don.
Gastone Uberti, gli chiese di portare avanti come arciprete la
Parrocchia di S. Pietro e di S. Stefano. Don Celestino, come mi
ha raccontato, espresse le sue personali difficoltà ma subito si
rimise nelle mani del Vescovo accettando questo nuovo e faticoso ministero pastorale. Ecco dunque una vita semplice,
umile, serena, impegnata aperta all’ottimismo che viene dalla
fede in Gesù Crocifisso e Risorto: voleva somigliare sempre di
più al Cuore mite e misericordioso del Sacro Cuore di Gesù.
Un altro aspetto della vita di don Celestino la sua preparazione filosofico-teologica, laurea in sacra teologia, psicologia e
pedagogia; uomo di cultura, ricercatore instancabile di documenti riguardanti non solo la diocesi ma anche la storia di
Anticoli di Campagna oggi Fiuggi. Un sacerdote dallo sguardo lungimirante, aperto, capace di far sentire tutti indistintamente figli diletti e amati dal Signore. Noto è il suo impegno
nel coltivare con i gesti della vita quotidiana l’accoglienza di
persone di religione o confessione cristiana diversa, da quella
cattolica. Il dialogo interreligioso molte volte avveniva così
semplicemente sulle famose panchine di Corso Sorelle Faioli,
tra S. Stefano e S. Pietro quando si incontrava con lo storico
Pelloni, Ebreo di religione. Sempre amabilmente vicino ai
suoi anziani genitori, Giacinto ed Eugenia, alle sorelle Emilia
ed Anna, in particolare ad Elisa che ha condiviso tutta la sua
vita con lui.
Don Celestino ha chiuso la sua esistenza terrena all’età di ottantaquattro anni e dopo aver celebrato il 60° di sacerdozio il
5 Luglio scorso nella festa di S. Maria Goretti, con la celebrazione della S. Messa nella chiesa di S. Stefano di cui era Rettore dal 2006, circondato dall’affetto delle persone care. Ed è
proprio dopo la celebrazione della S Messa feriale a S. Stefano che si è sentito male, ed è stato soccorso dal comune e carissimo amico Biagio Scaramastra; dopo un primo intervento
al Pronto soccorso, è stato ricoverato ad Anagni, dove pochi
giorni dopo il Signore lo ha chiamato alla vita eterna. Accompagnavo sempre don Celestino a tutti gli incontri del Clero,
agli aggiornamenti, alle riunioni dei Parroci ed ho avuto modo di profittare della saggezza dei suoi consigli spirituali. Ci
mancherà molto; però sappiamo nella fede che ci sarà sempre vicino spiritualmente con il suo bel faccione pacioso, sereno, i suoi begli occhi carichi di speranza e di grande ottimismo. Egli adesso può fissare il suo sguardo verso il volto di
Dio che da sempre lo ha amato. Era preparato ad accogliere
in ogni momento, nella volontà di Dio, sorella morte corporale. Mi diceva che la cosa più importante di tutto è vivere costantemente nella santa volontà di Dio. “Ecco io sono pronto;
quando il Signore vorrà, mi troverà sveglio perché lo sto
aspettando“.
E mancherà molto ai tanti ragazzi e giovani che andavano a
trovarlo, perché trovavano in lui un padre capace di ascoltarli
e di incoraggiarli nell’andare avanti nella vita, nonostante le
tante difficoltà; per questo ha gioito tantissimo quando il
consiglio interparrocchiale per l’evangelizzazione di Fiuggi,
ha espresso il desiderio di mettere a disposizione dei giovani
la “sua” S. Stefano così bella e ringiovanita, dopo gli ultimi
lavori, luogo sacro in cui potersi incontrare con il Signore e
con tanti altri fratelli, nell’ascolto della Parola di Dio, nell’
adorazione del Santissimo, nella preghiera comunitaria e nello scambio di esperienze spirituali. L’immagine più bella che
ho di don Celestino è la gioia e la contentezza che esprimeva
quando in estate, insieme al Vescovo e agli altri sacerdoti immancabilmente veniva a trovarci al Campo Insieme Fiuggi, situato nel comune di Canistro (AQ), campo scuola per ragazzi,
giovani e famiglie, perché, credo, ritrovava in quell’ambiente,
la freschezza di ritrovarsi insieme a tanti tanti ragazzi in un
clima di grande fraternità.
Grazie per tutto, don Celestino.
TUTTI AMAVANO DON CELESTINO
D
di Marco CECILI
on Celestino ha lasciato un ricordo in molti. A me ha insegnato, anche indirettamente, moltissimi princìpi. Innanzitutto ho scoperto grazie a lui la religione cattolica e l’amore cristiano. Con lui sono cresciuto (come tantissimi fiuggini), mi ha confessato per la prima volta, mi ha accompagnato nel cammino dell’Eucarestia (che significa, come ripeteva spesso, “ringraziare bene il Signore per i doni che ci ha fatto”) e infine sempre lui mi ha accompagnato alla Cresima. Don Celestino mi ha fatto capire come sia importante lo studio e mi ha fatto conoscere la storia, le tradizioni e i
costumi del mio paese, e pochi possono affermare di aver avuto un maestro di questo livello. Il suo lavoro sulla storia
di Anticoli dalle origini fino al 1911, sarà portato avanti. Pino Pelloni e io, stretti collaboratori di don Celestino, termineremo l’organizzazione dell’opera, seguendo le direttive dell’autore. Da lui ho imparato a vedere sempre positivo
nella vita. Infatti ricordo affettuosamente come ha fatto dei piani per il futuro anche in tarda età (ad esempio ha comprato dei mobili pochi mesi fa e aveva intenzione di acquistare una macchina nuova!).
Non posso che ringraziare il Signore per avermi dato la possibilità di conoscere un sacerdote e, soprattutto, una persona di questa umanità. E sono certo che continuerà a starmi accanto.
8
VITA DI
COMUNITA
,
Novembre
2012
Pellegrinaggio diocesano dei giovani
Insieme si può
Ri-scoprire
il silenzio
Attraverso la fatica che non stanca ma riempie
di Lorenza CASTAGNACCI
S
i è svolto il 1 e il 2 settembre il consueto pellegrinaggio della pastorale
giovanile della diocesi di Anagni-Alatri. Quest’anno per la
prima volta si è abbandonato
il pellegrinaggio presso il santuario della Santissima Trinità
ed è iniziato un nuovo viaggio
alla scoperta dei santuari della
nostra diocesi e per primo è
stato scelto l’eremo di sant’Agnello a Guarcino. Una due
giorni speciale fatta di gioia
canti e condivisione. Con noi è
stato il nostro vescovo Lorenzo
Loppa che ha condiviso il cammino. Cammino fatto di “Parola e Silenzio”, un percorso
sulla ri-scoperta del silenzio,
anche grazie alle riflessioni del
Raduno delle
Confraternite
A
papa Benedetto in occasione
della 46° giornata mondiale
delle comunicazioni sociali “silenzio e parola: cammino di
evangelizzazione”.
Tanti sono stati gli ospiti che ci
hanno regalato momenti bellissimi, come Antonello Bianchi
e Sigismondo Giordani del CAI,
che ci hanno illustrato e presentato il paesaggio, Achille
Anielli, astrofilo dell’osservatorio di Gorga, che ci ha incantato con un’avvincente osservazione delle stelle, avvenuta anche grazie ad un repentino
cambiamento del tempo che si
è aperto straordinariamente. E
poi come non si può citare l’amico di Gesù che abbiamo
avuto modo di conoscere:
Sant’Agnello, grazie alle spiegazioni del diacono Massimiliano e al grande gioco organizzato dal gruppo scout, noi
pellegrini abbiamo conosciuto
tutti gli aspetti della vita di
questo santo che da giovane si
è rifugiato a Guarcino.
La città di Guarcino ha potuto
così assaporare un “arcobaleno di anime” che gioivano insieme nel trasmettere l’amore
di Dio; continuando a parafrasare una bella canzone si può
affermare che “da soli non si
può fare nulla, sai aspetto solo
te, noi voi tutti vicini e lontani
INSIEME si fa”, e questo i ragazzi l’hanno assaporato bene: solo insieme SI PUO’.
Ragazzi scout, dell’Azione Cat-
TORRE CAJETANI: UN CAMMINO DI FEDE
tolica, focolarini e giovani delle parrocchie si sono ritrovati
insieme in uno scambio fraterno di canti, balli, emozioni,
preghiere, parole ma soprattutto SILENZIO, il vescovo più
volte durante questa esperienza ci ha esortati a ri-scoprire il
vero senso di questa parola e
ad abbandonare, per qualche
minuto al giorno, le parole
vuote, il rumore, magari anche
spegnendo i cellulari e i computer che delle volte portano
solo chiasso dentro di noi. Un
inizio anno molto speciale e
bello con la speranza che questo bello scambio continui e altri ragazzi siano disposti a vivere emozioni speciali.
Giorgio Alessandro Pacetti
ccolti con fraterna amicizia dai Priori e aderenti delle due Confraternite della città di Torre Cajetani, sono giunti la mattina della prima domenica di ottobre i rappresentanti dei
sodalizi della Diocesi tra cui quello di Alatri, Acuto, Anagni, Collepardo, Fiuggi, Fumone,
Guarcino, Piglio, Torre Cajetani e Vallepietra. Il raduno era fissato presso il monumento dei
caduti, simbolo dell’unità della Patria. Alle ore 9.30 ha avuto inizio il Cammino. Giunti in
piazza è arrivato il Vescovo Mons. Lorenzo Loppa che ha rivolto la sua paterna parola ai numerosi convenuti incentrando il suo intervento su due parole fondamentali la Fede e la Formazione. È ripreso quindi il Cammino che si è concluso nella chiesa di Santa Maria Assunta.
Hanno concelebrato Mons. Alberto Ponzi Vicario Generale della Diocesi, nativo di Torre Cajetani e Don Bruno Veglianti Delegato Vescovile delle Confraternite già parroco di Torre per
lunghi anni. Nell’omelia Don Alberto ha insistito sulla necessità che tutti i confratelli e le consorelle prendano parte attiva all’iniziativa per l’anno della Fede indetta da Papa Bendetto XVI. Al temine hanno preso la parola Don Bruno Veglianti che ha incitato le Confraternite a collaborare con le parrocchie per la migliore riuscita dell’anno della Fede, e il Segretario Diocesano Aldo
Fanfarillo che ha suggerito le attività per l’anno della Fede, soprattutto con la diffusione del “Compendio del Catechismo della
Chiesa Cattolica” che il Papa ha invitato a prendere in mano per rafforzare la nostra Fede e ha invitato tutti i Priori a chiedere ai
confratelli che desiderano acquistare tale libro di inviare la richiesta al Coordinamento diocesano. Ha annunciato, altresì, che a
livello diocesano sarà organizzato un pellegrinaggio al Santuario della SS. Trinità per Sabato 11 maggio 2013. Ha rivolto un
ringraziamento alle autorità presenti per la loro collaborazione e a tutte le Confraternite partecipanti. Ha ringraziato S. E.
Mons. Vescovo, il Delegato Vescovile Don Bruno Veglianti, Mons. Alberto Ponzi Vicario Generale e il Segretario Diocesano Emerito Carlo Costantini. A tutte le Confraternite presenti è stato consegnato l’attestato di partecipazione. Il prossimo Cammino
diocesano si svolgerà a Trivigliano.
Anno XIII
Numero 9
VITA DI
COMUNITA
,
9
Un Campo di lavoro presso il monastero di Bose
Nel silenzio,
mi hai parlato
Lasciarsi educare per potere educare
di Giulia MANGIAPELO
N
ell’ultima settimana
di vacanza, un gruppo di giovani educatori della diocesi è partito
quasi coraggiosamente
per un campo-lavoro presso il monastero di Bose,
una frazione di Magnano
in provincia di Biella. Con
sorpresa e meraviglia ci
siamo ritrovati in una specie di mondo parallelo,
perfetto, governato da
pace e armonia, capace di
comunicare ai numerosi
ospiti il messaggio che il
Priore della Comunità, Enzo Bianchi, trasmette da
molti anni: il silenzio che
non è più mancanza di parole, ma linguaggio pieno
di attenzioni e umanità,
che ci permette di riscoprire l’importanza dei gesti e
delle parole, capace perfino di portare la pace in
noi e fuori di noi. I fratelli
e le sorelle della comunità
ci hanno accolto a braccia
aperte, hanno saputo inserirci nella loro vita che ci
spaventava così tanto,
senza forzare, allentando
il movimento con tanta
dolcezza e spontaneità,
perché hanno saputo comunicarci una così grande
serenità che ci siamo lasciati guidare dalla campana che scandiva ogni
momento della loro giornata e della nostra, seguendo così una vita che
fa del lavoro e della pre-
ghiera una grande concentrazione d’amore. Lavorare con loro ci ha fatto
conoscere la cura e la speranza, la fatica che non
stanca ma riempie, poiché
era entusiasmo quello che
ci muoveva e che ci faceva
sentire vivi, perché l’agire
senza pigrizia ci rende liberi. La sveglia delle 5:30
metteva in noi una grande impazienza di uscire, di
parlare con Dio, di ascoltare Dio. Di sorridere a
tutti coloro che condividevano con noi questa vita,
di porre al loro servizio le
nostre braccia e la nostra
testa. Il pomeriggio l’incontro tenuto dai fratelli
della comunità ci ricordava che l’esperienza non
doveva essere un’esclusione illusoria dal mondo,
doveva invece prepararci
a portare fuori, tornati
nelle nostre parrocchie, la
bellezza che ci segnava
giorno dopo giorno. Ci ha
fatto capire che dobbiamo
curarci di noi stessi perché
educare presuppone prima di tutto l’essere educati, che la nostra è una fede in continua crescita e
maturazione, e che dobbiamo fare della Bibbia la
nostra vita, dobbiamo
amarla, conoscerla, testimoniare che è viva.
I suggestivi momenti di
preghiera, dominati da
canti straordinariamente
coinvolgenti, non erano
più i soli momenti di incontro con Dio, ma gli attimi in cui Dio veniva lodato, poiché la Sua presenza
era sempre viva in mezzo
a noi. Da qui il tempo libero, dedicato da noi a una
doccia o una dormita, diventava qualcosa di mai
sperimentato, un Dio che
è protagonista e amore
dei nostri giorni, non più
ospite della sera, magari
durante una breve preghiera che ci fa addormentare più o meno tranquilli. Il silenzio sperimentato durante il pranzo, infine, è stato per noi la
prova che ciò di cui abbiamo bisogno può essere comunicato con uno sguardo complice, un sorriso
contagioso, una mano che
prende la tua. Perché ci
hanno insegnato a guardare alla natura, nel suo
duplice aspetto. In primo
luogo la natura dei tramonti, dell’orto, del frutteto, dei campi coltivati,
della pioggia. Un secondo
aspetto della natura, quello che riguarda i sensi, dai
quali ci estraniamo toccando tutto, sentendo rumori esageratamente forti, mangiando anche senza fame, riempiendoci di
profumi artificiali, guardando poco oltre il nostro
naso. L’eccesso che annulla i sensi stessi.
Sento di averli ritrovati
proprio lì, mi porto a casa
una vista ampia di colori
autentici, di occhi profondi, l’odore di marmellata
alla frutta preparata con
fatica, di erba appena tagliata, il sapore di un minestrone alla fine del lavoro, di pane condiviso, il
suono dei canti, del gallo,
della campana, della fede
di giovani monaci, del silenzio, il tatto su una mano che non stringevamo
da un’intera giornata che
ora ci sembra più calda.
Porto soprattutto con me
la bellezza pura di una
scelta di vita che non sembra costringere alla rinuncia ma solo donare autentica felicità, di quelle persone che vivono equilibrando perfettamente il
rapporto con se stessi, con
gli altri e con Dio rendendo ogni momento ricco di
emozioni. Si è così verificata un’unione di più persone diverse ma ugualmente alla sequela del Signore perché, come scrive
Martin Buber: Dio non dice “Quel cammino conduce fino a me, quell’altro
no”, ma “tutto quello che
fai può essere un cammino verso di me, a condizione che tu lo faccia in
modo tale che ti conduca
fino a me”.
Novembre
10
2012
Cult
Attualità
M O S T R A
G
JOHANNES
VERMEER
A ROMA
IN MOSTRA
e Scuderie del Quirinale ospitano la mostra “Vermeer, il secolo
d’oro dell’arte olandese” da ottobre a gennaio. Si tratta di una
mostra che offre al pubblico la prima grande esposizione mai realizzata in Italia dedicata al massimo
esponente della pittura olandese
del XVII secolo, forse uno degli autori più amati dal grande pubblico.
Solo pochi quadri certi dipinti in vita
e una biografia di cui si conoscono
pochissimi dettagli. E’ bastato
però poco per farlo entrare nel novero degli artisti-mito, tanto che oggi quando si parla di lui non si parla
di un semplice pittore, ma del PITTORE per antonomasia. Negli ultimi
cento anni sono state 8 le grandi
mostre su Vermeer e solo 3 hanno
raccolto insieme più di 4 capolavori
dell’artista: nel 1996 alla National
Gallery of Art di Washington, seguita da L’Aja, nel 2001 al Metropolitan Museum of Art di New York e
nel 2003 in Spagna (Museo del Prado) che, come l’Italia, non ha opere
dell’artista di Delft, ma riuscì a riunirne 9. La rassegna si presenta come uno dei più importanti eventi
culturali di quest’anno, non solo in
Italia. Johannes Vermeer (1632 1675, Delft) dipinse solo quarantacinque quadri nella sua vita. Conoscitore e mercante d’arte si considerava soprattutto un pittore. Lavorò
solo su commissione e non dipinse
mai più di due o tre opere all’anno,
il necessario per mantenere la moglie e gli undici figli. Eppure noi oggi lo consideriamo uno dei più grandi pittori di tutti i tempi. In mostra,
oltre a un’accurata selezione di capolavori di Vermeer, saranno esposte opere degli artisti suoi contemporanei, tra i massimi protagonisti
dell’arte di genere del secolo d’oro
olandese.
INTERNET
APPLE PER NON
VEDENTI
Maria DE LUCA
L
iovanni Luca Ciaffoni, informatico italiano scelto dalla casa
madre di iPhone e iPad ha cambiato e cambierà la vita di
molti non vedenti. Con l’applicazione “Ariadne GPS”, Ciaffoni dà loro (se muniti di melafonino o tablet) la possibilità di sapere
dove si trovano in un determinato momento, monitorare gli spostamenti, essere allertati in merito al raggiungimento di un luogo
preimpostato e ascoltare i rumori di ciò che li circonda. La soluzione, scaricata già più di 5mila volte, è piaciuta ed è finita sotto i riflettori di San Francisco, suscitando in patria orgoglio per l’impresa
del 36enne bolognese. Invitato pochi mesi ad un incontro da Apple, alla ricerca di storie o applicazioni particolari, aveva iniziato a
interessarsi allo sviluppo di iOs un paio di anni fa: voleva rendere le
mappe accessibili ai non vedenti. E c’è riuscito: ora è possibile per
un non vedente esplorare la mappa con il dito, avere la traduzione
audio di quello che noi vediamo, come un fiume o il mare: l’utente
sente il rumore dell’acqua, sapere dove si trova. (Se, per esempio, si
memorizza la fermata dell’autobus, in prossimità della stessa l’app
lo avvisa). Si è laureato in ingegneria informatica nel 2003 e ha fatto il servizio civile all’Istituto dei ciechi di Bologna, dove lavora attualmente come sviluppatore di software e consulente per l’accessibilità di pagine web e testi digitali alle persone disabili. Aveva lanciato l’app, nata come esperimento nel tempo libero, a un costo inferiore a due euro. Dopo la prima versione sono iniziate ad arrivare
richieste di inserimento di nuove funzioni e si era reso conto che
c’era bisogno di un bel po’ di lavoro. Visto che il mercato è limitato
tirato su il prezzo (5,99) per pagarsi le ore di sviluppo.
N
PROGETTI
CULTURALI
Paolo FIORENZA
ell’incontro dell’11 luglio scorso, la Commissione Diocesana
per il Progetto Culturale ha deciso di intraprendere le iniziative di seguito elencate:
• collaborazione al giornale diocesano Anagni-Alatri Uno con una
pagina dedicata ai temi del Progetto Culturale nazionale arricchita
anche di suggerimenti su link, testi ed altro, utili allo studio ed all’approfondimento dei temi evidenziati;
• preparazione di studi su temi ecclesiali, biblici, liturgici, sociali ed
altro, da offrire come contributo di idee alla Diocesi ed in particolare agli uffici diocesani direttamente interessati. Ogni studio pronto
(anche in bozza) verrà portato a conoscenza di tutti per i relativi
contributi;
• i medesimi studi saranno poi oggetto di incontri con la realtà civile, per una attività “di frontiera” con la quale contribuire a portare il messaggio della fede cristiana anche verso le persone credenti
(per un approfondimento) oppure in ricerca o non credenti ma
aperte al dialogo;
• un progetto per la realizzazione di una Web TV diocesana che
con modesti investimenti potrebbe risultare un formidabile mezzo
di comunicazione di tutte le attività diocesane o delle singole realtà
parrocchiali ed associative. Una volta pronto il progetto verrà presentato al Vescovo ed all’Ufficio delle Comunicazioni Sociali;
• offrire il proprio contributo organizzativo e di idee all’iniziativa
su cittadinanza e partecipazione avviata quest’anno dalla Diocesi;
studio della Via Benedicti o altre simili per la creazione di itinerari
religiosi.
C ultura A rte M usica L etteratura S cienza S port C inema T eatro
11
Anno XIII
Numero 9
tur@
Eccomi a giocare ancora con le parole...
C’ho messo un po’! le ho cercate nella mia testa, ma poi le ho
trovate nella sfera della mia biro, e mi sono trovato a rincorrere
lettere e sillabe su un foglio bianco che si riempiva mano mano.
Queste parole non parlano di viaggi e né di avventure, parlano di un
nuovo modo di vedere le cose.
La mia esperienza africana inizia il 10 luglio nell’aeroporto di
Fiumicino, con l’ultimo cappuccino italiano D.O.C. versato in uno di
quei bicchieri take away, con su scritto “un sorriso lungo un viaggio”.
Sono partito bianco tra i neri e sono tornato nero tra i bianchi.
Ho nuotato nell’oceano indiano, ho attraversato la Tanzania in
fuoristrada sino ad arrivare al suo centro e ancora più in là ...
Ho sentito il peso del suo cielo stellato e mi sono perduto e
ritrovato sotto la croce del sud.
Non avevo niente ma avevo tutto, ho perso tutto eppure ero ricco.
Ho imparato a parlare lo swahili;
Ho imparato a vivere senza attesa;
Ho imparato a mangiare in un piatto unico e con le mani;
Ho imparato a pregare, ho allenato lo spirito e il corpo, ho corso al
tramonto di Itigi a 1300m di altitudine e all’alba di Dar es salaam
sulla spiaggia davanti all’oceano;
Ho imparato ad amare, ad apprezzare e ad accettare le persone per
quello che sono;
Ho imparato cosa significa sentirsi al posto giusto al momento
giusto;
Ho imparato cosa significa sentirsi utile davvero;
sono stato pittore, contadino, maestro di asilo, operaio, farmacista
OPD e impiegato BIMA;
C’erano manguste e iene al posto di cani e gatti (anche se qualche
esemplare si vedeva in giro);
C’erano corvi al posto delle rondini;
C’erano mango,papaya, e avocado al posto di mele e pere;
Ho visto elefanti giraffe e zebre, fagoceri e impala, ippopotami e
coccodrilli;
ho rischiato di essere attaccato da un leone, ho dato da mangiare ai
lemuri;
Ho conosciuto seminaristi, medici e semplici volontari tutte persone
diverse ma ugualmente speciali.
Ho giocato e cantato con bambini orfani;
ho parlato e stretto la mano ai lebbrosi;
ho dato tutto me stesso, sono partito con uno zaino che pesava
15kg e sono tornato come un sacco vuoto che è stato riempito.
Ho vissuto come un tanzaniano e avevo come doccia un secchio di 5
litri di acqua calda
Ho vissuto da missionario;
Ho vissuto da turista in un hotel con camera con vista sull’oceano.
...Queste parole parlano di momenti ancora vivi.
Ho vissuto tra gli africani e ho visto di cosa hanno loro bisogno: loro
necessitano di cure, di rifugi a volte più sicuri, di cibo e di abiti.
Condividendo con loro queste esigenze e perdendo la sicurezza
delle cose superflue del mio paese, ho capito invece di cosa
abbiamo bisogno noi “occidentali”.
Noi abbiamo bisogno di ritrovare quel senso di solidarietà, e quel
senso di credo cristiano che ormai abbiamo perso e sepolto sotto i
nostri “vorrei”, … senso che, invece, è molto vivo in loro.
Attualità
S T O R I A
In Africa,
in Africa
Salvatore RAPONI
PIRANDELLO
AD ALATRI.
GLI ESAMI DEL 1904
uigi Pirandello era ad Alatri
nel giugno del 1904. Lo attesta il libro dei verbali degli
esami di maturità del Conti Gentili
dove fa bella mostra di sé la sua
firma. Il ritrovamento, emozionante, è stato fatto dall’associazione
culturale Malamente che ha reso
pubblico la notizia il 18 agosto
scorso alla presenza del Sindaco e
ovviamente della preside del liceo
che ha seguito l’operazione.
I “Malamente” hanno avuto il
permesso di mostrare pubblicamente il librone dei verbali per tre
giorni e hanno ricostruito le frenetiche giornate pirandelliane di
quei caldi giorni del 1904.
Fu quello l’anno in cui lui e la sua
famiglia furono ridotti sul lastrico:
la miniera di zolfo di Aragona di
proprietà del padre, e nella quale
era stata investita parte della dote
della moglie Antonietta, subì un
allagamento e una frana. L’evento
oltretutto accrebbe il disagio mentale della donna. Motivi economici
e medici lo spinsero, dunque, ad
accettare di far parte della commissione d’esami del liceo classico
di Alatri. Ma quello fu un anno
anche molto creativo. Proprio in
quei mesi di permanenza ad Alatri
Pirandello ultimava la revisione
del grande successo letterario del
suo primo romanzo Il fu Mattia
Pascal, che fu pubblicato proprio
nel 1904. Ora una targa in ricordo
della presenza del premio Nobel
ad Alatri verrà posta nel viale di
destra dell’Acropoli.
L
C ultura A rte M usica L etteratura S cienza S port C inema T eatro
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Novembre 2012 - Diocesi di Anagni