Anno XIX - n. 84 Luglio - Settembre 2013 Il mare come tomba di don Vincenzo Sorce L’acqua simbolo della vita e sorgente di energia nel Mediterraneo diventa simbolo di morte per migliaia di immigrati che, spinti dalla speranza, sognano un futuro più umano. La via crucis dolorosa e terribile per arrivare alle spiagge della Libia: violenza, fame, sete, stanchezza, solitudine. E poi l’incubo della traversata. Donne, bambini, uomini, giovani e anziani, sani e ammalati. Un viaggio per sfuggire alla guerra, al sottosviluppo, al disagio. Insieme su messi insicuri e pericolosi. Rischiare e lottare ad ogni costo. Per molti la gioia dell’approdo, per tanti l’impatto con la morte. Il nome ricorrente: tragedia. Perché? Molti proclami, molti discorsi, molte presenze politiche, ma l’accoglienza è carente, le strutture fatiscenti. Questi fratelli dormono ancora a terra, sotto la pioggia, nel freddo, nella promiscuità. E le promesse, e le risposte, e gli impegni. E mentre papa Francesco tuona: “Sono carne viva di Cristo!”, emozioni passeggere, sentimenti vaghi. E la gente muore. Un moto di orgoglio, un’esplosione di solidarietà, una risposta di vera compassione. Non si può essere felici da soli. 47° Settimana Sociale: il futuro è nella famiglia Ha avuto luogo a Torino, dal 12 al 15 settembre, la 47° settimana sociale dei Cattolici Italiani il cui titolo è stato La famiglia, speranza e futuro per la società italiana. Si è trattato di un consesso molto partecipato, snodatosi attraverso otto assemblee tematiche e diversi dibattiti che hanno affrontato i temi e le emergenze più importanti che caratterizzano l’attuale condizione della famiglia in Italia. Nell’arco delle quattro giornate, naturalmente, ampio spazio è stato dedicato all’elaborazione di proposte che potessero offrire prospettive e sollecitazioni utili a suggerire una efficace progettualità per il futuro. Tra le aree tematiche, La missione educativa della famiglia, Le alleanze educative, in particolare con la scuola, L’accompagnamento dei giovani nel mondo del lavoro, La pressione fiscale sulle famiglie e il loro rapporto col sistema di welfare, L’integrazione delle famiglie immigrate e, infine, Abitare la città e custodire il creato per una solidarietà intergenerazionale. Don Sorce, dal 2008 membro del Comitato Scientifico Organizzatore delle Settimane Sociali, sulla scorta della sua esperienza ormai trentennale nel campo dell’accoglienza, assistenza, riabilitazione di persone in condizione di disagio, è stato incaricato della preparazione e definizione dell’area relativa a “Famiglia e Welfare”. Pubblichiamo qui di seguito il messaggio che il Santo Padre ha indirizzato ai partecipanti. Al Venerato Fratello Cardinale Angelo Bagnasco Presidente della Conferenza Episcopale Italiana Rivolgo il mio cordiale saluto a Lei e a tutti i partecipanti alla 47ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, convocata a Torino. Rinnovo il mio abbraccio fraterno ai Vescovi presenti, in particolare al Pastore di codesta Chiesa, Arcivescovo Cesare Nosiglia, come pure all’Arcivescovo Arrigo Miglio e ai membri del Comitato Scientifico e Organizzatore. Saluto tutti i rappresentanti delle Diocesi d’Italia e delle diverse aggregazioni ecclesiali. La tradizione delle Settimane Sociali in Italia è iniziata nel 1907, e tra i suoi principali promotori vi fu il Beato Giuseppe Toniolo. Questa 47ª Settimana è la prima che si tiene dopo la sua beatificazione, avvenuta il 28 aprile 2012, e giustamente è stata affidata in modo particolare alla sua intercessione. La figura del Beato Toniolo fa parte di quella luminosa schiera di cattolici laici che, nonostante le difficoltà del loro tempo, vollero e seppero, con l’aiuto di Dio, percorrere strade proficue per lavorare alla ricerca e alla costruzione del bene comune. Con la loro vita e il loro pensiero essi hanno praticato ciò che il Concilio Vaticano II ha poi insegnato a proposito della vocazione e missione dei laici e il loro esempio costituisce un incoraggiamento sempre valido per i cattolici laici di oggi a cercare a loro volta vie efficaci per la medesima finalità, alla luce del più recente Magistero della Chiesa. La forza esemplare della santità in campo sociale è resa in questo caso ancor più sensibile dalla sede di questa 47ª Settimana Sociale. Torino infatti è una città emblematica per tutto il cammino storico-sociale dell’Italia, e lo è in modo particolare per la presenza della Chiesa dentro questo cammino. A Torino hanno operato nei secoli XIX e XX numerosi uomini e donne, sacerdoti, religiosi e religiose, laici, alcuni di loro Santi e Beati, PAG.1 - EMMAUS N.84 - LUG./SET. 2013 che hanno testimoniato con la vita e lavorato efficacemente con le opere a servizio dei giovani, delle famiglie, dei più poveri. Le Settimane Sociali dei Cattolici Italiani, nei diversi periodi storici, sono state provvidenziali e preziose, e lo sono ancora oggi. Esse infatti si propongono come iniziativa culturale ed ecclesiale di alto profilo, capace di affrontare, e se possibile anticipare, gli interrogativi e le sfide talvolta radicali, posti dall’attuale evoluzione della società. Per questo la Chiesa in Italia, 25 anni or sono, ha voluto riprenderle e rilanciarle, come momenti qualificati di ascolto e di ricerca, di confronto e di approfondimento, molto importanti sia per la stessa comunità ecclesiale, per il suo servizio di evangelizzazione e promozione umana, sia per gli studiosi e gli operatori nel campo culturale e sociale (cfr Nota Pastorale CEI del 20 novembre 1988). Le Settimane Sociali sono così uno strumento privilegiato attraverso il quale la Chiesa in Italia porta il proprio contributo per la ricerca del bene comune del Paese. Questo compito, che è di tutta la comunità nelle sue diverse articolazioni, appartiene, come già ricordavamo, in modo specifico ai laici e alla loro responsabilità. Il tema di questa Settimana Sociale è "La famiglia, speranza e futuro per la società italiana". Esprimo tutto il mio apprezzamento per questa scelta, e per aver associato alla famiglia l’idea di speranza e di futuro. E’ proprio così! Ma per la comunità cristiana la famiglia è ben più che "tema": è vita, è tessuto quotidiano, è cammino di generazioni che si trasmettono la fede insieme con l’amore e con i valori morali fondamentali, è solidarietà concreta, fatica, pazienza, e anche progetto, speranza, futuro. Tutto questo, che la comunità cristiana vive nella luce della fede, della speranza e della carità, non è mai tenuto per sé, ma diventa ogni giorno lievito nella pasta dell’intera società, per il suo maggior bene comune. Speranza e futuro presuppongono memoria. La memoria dei nostri anziani è il sostegno per andare avanti nel cammino. Il futuro della società, e in concreto della società italiana, è radicato negli anziani e nei giovani: questi, perché hanno la forza e l’età per portare avanti la storia; quelli, perché sono la memoria viva. Un popolo che non si prende cura degli anziani e dei bambini e dei giovani non ha futuro, perché maltratta la memoria e la promessa. In tale prospettiva si colloca questa 47ª Settimana Sociale, con il documento preparatorio che l’ha preceduta. Essa intende offrire una testimonianza e proporre una riflessione, un discernimento, senza pregiudizi, il più possibile aperto, attento alle scienze umane e sociali. Anzitutto come Chiesa offriamo una concezione della famiglia, che è quella del Libro della Genesi, dell’unità nella differenza tra uomo e donna, e della sua fecondità. In questa realtà, inoltre, riconosciamo un bene per tutti, la prima società naturale, come recepito anche nella Costituzione della Repubblica Italiana. Infine, vogliamo riaffermare che la famiglia così intesa rimane il primo e principale soggetto costruttore della società e di un’economia a misura d’uomo, e Continua a pag.7 VI RACCONTO IL MIO BRASILE Con immensa gioia e incredulità avevo accettato di andare in Brasile!!! Non avevo però capito che sin dall’inizio sarei stato fianco a fianco con un leone!! … non della savana ma di Serradifalco. Padre Vincenzo, un infaticabile, un irriducibile, un condottiero. Una persona dalle idee chiare! Che grande esperienza quella del Brasile, una grande occasione per migliorare lo stile di vita, per comprendere la dimensione del tempo e scoprire la propria capacità di poter fare tantissimo anche con semplici e piccoli gesti. Avevo sentito già parlare del lavoro che svolgeva l’Associazione Casa Famiglia Rosetta in Italia e all’Estero. Ma poter partecipare in prima persona, essere coinvolto per l’intera giornata e per tutte le giornate nella vita della comunità e della casa famiglia, è stata la vera occasione di arricchimento personale. Mi ha sorpreso scoprire qual è il filo conduttore che lega e alimenta, nello stesso tempo, tutti coloro che vivono o partecipano all’interno della grande famiglia dell’Associazione. Un filo conduttore fatto di amore, gioia, voglia di fare, di inventarsi qualcosa per fare ancora meglio, sempre con lo scopo di offrire un’occasione e una speranza a chi l’aveva già perduta o a chi non sa di averne ancora una. Questo filo conduttore è l’energia travolgente che Padre Vincenzo ha saputo creare, sfruttando l’energia interiore di ogni persona facente parte della grande famiglia, metterla insieme e farla diffondere con carattere epidemico. Questa scoperta è stata la prima vera grande novità che ha caratterizzato la mia esperienza in Brasile, tanto da osservare con stupore ed esclamazione a Padre Vincenzo: “.. ma si rende conto di quello che ha combinato?!..” E io, abituato a ritmi quotidiani stressanti, che di Salvatore Vancheri avevo deciso di lasciare in Italia il mio cellulare invadente …. mi sono lasciato coinvolgere e travolgere volentieri da questa energia positiva! Questa è la premessa per lasciare intendere il livello del mio coinvolgimento. Con spirito di adattamento iniziale dovuto alle difficoltà della lingua, poi trasformato in osservazione e curiosità crescente, ho apprezzato e stimato la professionalità di Rosario Cigna e Calogero Ricevuto, miei compagni di viaggio con i quali ho condiviso tantissimo, anche qualche zanzara! Ho apprezzato con meraviglia il grande lavoro svolto dall’infaticabile Giusy Fulco nella veste di Direttore Generale indiscusso delle strutture di Porto Velho, di Sergio Surace, quale responsabile della comunità maschile “Giovanni Paolo II” di Porto da Esperanza, ma di entrambi nella veste di splendidi genitori delle meravigliose Ana e Camila, due sorelle che insieme ai loro gatti e alla loro simpatia e allegria, ci hanno tenuto compagnia. Alla stessa maniera ho apprezzato con meraviglia, per il modo di svolgere il proprio lavoro, tutte le operatrici e operatori del centro di triagem, di riabilitazione “Paolo VI”, della casa famiglia “Anna Teresa Cappello”, della comunità di reinserimento “Dom Elder Camara”di Porto Velho e le operatrici e operatori delle due comunità “Giovanni Paolo II” e “N.S. Aparecida” di Porto de Esperanza. Persone formidabili, appassionate al proprio lavoro che svolgono con grande professionalità ma soprattutto con amore sincero e spontaneo, senza limite di tempo, verso le persone che hanno il piacere di assistere. Grande e articolata è stata l’attività che si è svolta a Porto Velho nelle comunità, nella casa famiglia e nel centro di riabilitazione. Il mio contributo era mirato a fornire alcune indicazioni e consigli tecnici, volti a migliorare le condizioni già accoglienti e funzionali delle varie strutture di cui dispone l’associazione in Brasile. Molto di più è stato quello che ho ricevuto dai meravigliosi bambini del centro di riabilitazione e della casa famiglia di Porto Velho, dai ragazzi e dalle ragazze delle comunità di “Porto de Esperanza”, dai ragazzi del “rientro” e dalle loro famiglie, incontrate in più occasioni da loro organizzate, per mostrare la loro grande riconoscenza a Casa Famiglia Rosetta e direttamente a Padre Vincenzo. E’ grazie a questo stimolo sincero che riuscivo volentieri a tenere il passo all’infaticabile condottiero Padre Vincenzo nelle diverse escursioni quotidiane di pubbliche relazioni, di visite e riunioni continue con rappresentanti del Governo dello Stato della Rondonia, esponenti della Un rinnovato “Porto della Speranza” L’undici luglio del 2013 nella sede di Candeias do Jamari, l’Associação Casa Família Rosetta ha inaugurato i nuovi locali della Comunità Terapeutica “Porto da Esperança”. È stato un evento che ha rappresentato un momento davvero importante, improntato a sinceri sentimenti di gratitudine, ma anche di crescita. Abbiamo sperimentato la consapevolezza che, se è doveroso andare fieri dell’esperienza accumulata in questi anni di fecondo lavoro, è anche necessario che la soddisfazione per i traguardi raggiunti deve proiettarci verso il futuro con rinnovato slancio ed entusiasmo. Abbiamo voluto condividere questa conquista con i giovani che partecipano ai nostri servizi, con le famiglie, i volontari, i collaboratori e le istituzioni partner, una grande famiglia che si è gioiosamente riunita attorno al nostro Fondatore e Presidente, Padre Vincenzo Sorce, giunto per l’occasione dall’ Italia insieme ai collaboratori Rosario Cigna, Calogero Ricevuto e Salvatore Vancheri. Grazie all’appoggio di una Fondazione partner, è stato possibile realizzare la ristrutturazione degli ambienti della Comunità Terapeutica “Porto da Esperança” in modo da poter offrire un servizio di più alta qualità da cui i tanti adolescenti e giovani che vivono il dramma delle dipendenze patologiche potranno trarre maggiori benefici. Il 13 febbraio del 1992 l’ Associação Casa Familia Rosetta istituiva la Comunità Terapeutica Porto da politica locale, dell’Università, della Curia Vescovile, delle televisioni nazionali e locali. Non si riusciva più a capire chi rincorreva chi. Non c’è stato un attimo di tregua, forse non lo abbiamo neanche cercato. Grandi risultati si stavano concretizzando in quei momenti o si sarebbero materializzati da lì a poco. La seconda grande sorpresa, che mi ha lasciato veramente incredulo, è la notevole iniziativa avviata nella città di Ouro Preto do Oeste, portata avanti da João Alves Pereira e dalla figlia Andrea Alves De Oliveira del comitato organizzatore per la nascita della comunità “Associaçao Casa Familia Rosetta”, sostenuti dal resto della famiglia e da altre persone a loro vicine, che sta consentendo la nascita di una grande comunità terapeutica. La nostra visita a Ouro Preto do Oeste, durata appena due giorni, ci ha consentito di toccare con mano una realtà che si va concretizzando a ritmi incessanti, grazie alle iniziative di volontariato locale e all’aiuto dell’intera cittadinanza di Ouro Preto do Oeste, guidata con notevole capacità dal Prefetto Alex Testoni e sostenuta dal deputato statale Jaques Testoni. Ho avuto modo di apprezzare la generosità della popolazione brasiliana, la loro voglia di fare per dare una mano di aiuto a chi ne ha bisogno. Non conosco bene quale sia stato l’entusiasmo iniziale e le difficoltà incontrate oltre venti fa, quando l’Associazione Casa Famiglia Rosetta decise di diffondere il proprio modo di operare in Brasile, ma da quanto ho visto a Ouro Preto do Oeste, dall’entusiasmo e voglia di fare, dall’accoglienza ricevuta da Padre Vincenzo e da tutti noi al suo seguito, sono convinto che dobbiamo prepararci a vederne ancora delle belle!! … E ancora più convinto di prima mi viene da chiedere di nuovo a Padre Vincenzo: ”... ma si rende conto di quello che ha combinato?!”. di Giusy Fulco Esperança, con l’obiettivo di accogliere, riabilitare e reinserire nella società numerosi giovani che vivevano il dramma del consumo di droghe. Come disse allora il nostro Fondatore, Padre Vincenzo, “Senza amore non esiste vita, senza affetto non può esservi crescita, perché tutto ciò che è amato cresce!” Durante questi 21 anni la Comunità Terapeutica ha accolto giovani provenienti da Porto Velho e dai vari Comuni dello Stato della Rondonia, offrendo un servizio non soltanto professionale, ma improntato ai valori dell’accoglienza, della comprensione, della solidarietà: un servizio “umanizzato” che si è nutrito di amore a Dio e al prossimo. Nel mese di luglio, dunque, abbiamo, per così dire, reinaugurato un servizio che oggi può contare su una infrastruttura adeguata, moderna e funzionale, conforme agli standard previsti dalla legislazione del settore, che garantisce condizioni degne, che ha spazi per l’accoglienza ben strutturati. Consideriamo questo momento come un punto di partenza per nuove conquiste che permettano ampliare i servizi , affinché i giovani con dipendenze patologiche vedano garantiti e rispettati i loro diritti e possano esercitare pienamente la loro cittadinanza. Così si è espresso uno dei nostri ragazzi dando il benvenuto ai numerosi partecipanti alla cerimonia: Buon giorno a tutti! Il mio nome è Wellington. Voglio ringraziare Dio, perché, alla fine, senza di Lui niente di tutto questo sarebbe possibile. PAG.2 - EMMAUS N.84 - LUG./SET. 2013 Voglio ringraziare l’ideatore e fondatore di tutta quest’opera, Padre Vincenzo. Ringrazio anche le autorità qui presenti, ringrazio tutti. È molto bello stare qui, oggi, esprimendo la gioia e gratitudine per questo posto speciale che mi ha salvato. Sette mesi fa quando sono arrivato in comunità da São Paulo, non sapevo cosa stavo cercando, ma qui ho incontrato la mia Vita! Sono molto grato per questo e spero che questa comunità continui a esistere per molti anni, fedele alla sua missione che è quella di salvare vite umane. Vi accolgo a nome di tutti i residenti, sperando che tutti vi sentiate a vostro agio e che trascorriate con noi una ottima giornata. Siate i benvenuti nella Nuova Comunità Porto da Esperança! Visita annuale di Padre Vincenzo in Brasile di Giusi Fulco Dal 2 al 17 luglio del 2013 ha avuto luogo la visita annuale in Brasile di Padre Vincenzo, Fondatore e Presidente dell’Associação Casa Familia Rosetta. È, questo, un momento sempre molto atteso da tutti noi, che ci permette ossigenarci e confrontarci non solo dal punto di vista professionale, ma anche umano, una opportunità di crescita e di rinnovamento delle motivazioni per la quale siamo grati. Come sempre la programmazione delle attività è densa, l’associazione in Brasile è cresciuta, per cui sono varie le azioni da realizzare e tante le persone da incontrare. Ci ha fatto grande piacere accogliere insieme a Padre Vincenzo, Rosario Cigna, Calogero Ricevuto e Salvatore Vancheri, con cui abbiamo condiviso ne abbiamo avuto modo di celebrare i 20 anni di fondazione del centro di riabilitazione Paulo VI, chiudendo in bellezza la visita di padre Vincenzo e degli amici Rosario, Calogero e Salvatore. Vogliamo riservare una particolare attenzione ad un momento importante che ha visto riuniti tutti gli operatori dell’Associação Casa Familia Rosetta, in occasione dell’incontro di formazione tenuto insieme a Padre Vincenzo, sul Carisma, mito fondativo e Mission dell’associazione. Incontro che ha rinnovato le energie e le motivazioni di tutti noi, facendoci sentire più uniti ai nostri colleghi italiani e africani, rafforzando le nostre radici e permettendo di esprimere la disponibilità di alcuni nostri colleghi brasiliani per andare in Tanzania a servire i bambini delle nostre strutture. ne della Comunità Terapeutica Porto da Esperança, il giorno 11 di luglio del 2013, che ha rappresentato un momento di gratitudine e crescita, di condivisione con i giovani, le famiglie, i volontari, gli operatori e le autorità locali. Grazie all’aiuto di una fondazione che ci collabora da qualche anno, siamo riusciti a ristrutturare gli ambienti della comunità Porto da Esperança che durante questi 21 anni ha accolto centinaia di giovani provenienti dai vari comuni della Rondonia e altri stati. Tra gli altri momenti vissuti durante questa visita ricordiamo gli incontri con i giovani del reiserimento sociale e i Graduati, che sono speranza viva per tanti giovani. Incontri ricchi di emozione, allegria e condivisione di momenti importanti riguardanti il lavoro, ma anche storie e fatti del nostro quotidiano, così che siamo grati a loro per l’amicizia riscoperta e per quella conquistata. Tra i momenti vissuti ricordiamo l’incontro con i bambini disabili e l’equipe del Centro di Riabilitazione Paulo VI e della Casa Famiglia “Anna Teresa Cappello”. È stato un momento ricco di emozioni, vedere la crescita dei bambini che hanno consegnato dei doni a Pe. Vincenzo , ma soprattutto l’affetto che gli hanno dimostrato. Con la presenza degli altri italiani è stato possibile dividerci in due equipe, dove Rosario e Calogero con Sergio si sono occupati della formazione degli operatori del programma terapeutico, mentre Pe. Oltre agli eventi interni hanno avuto molta importanza le attività con le istituzioni locali con le quali l’associazione collabora, come l’incontro con il sindaco di Porto Velho, Dr.Mauro Nazif; il rappresentante del Governatore dello Stato di Rondônia, Dr Marcos; il Dr. Sergio William, Giudice del tribunale di esecuzioni penali e misure socio-educative e l’assessora statale della SEPAZ, che si occupa della tossicodipendenza in Rondonia. Con quest’ultima abbiamo realizzato una riunione tecnica di interscambio con l’equipe dell’assessorato, sulle nuove tendenze nel campo delle dipendenze e le politiche adottate. Positivo è stato l’incontro con il Rettore della Facoltà Cattolica di Porto Velho, il Prof. Fabio, con cui abstorie di vita trasformate e ricostruite. Altro momento, la visita nella nuova comunità terapeutica di Ouro Preto do Oeste, un progetto fortemente desiderato dalle autorità e dalla popolazione locale. Questo lo si percepisce dalla grande solidarietà e impegno delle persone, dei volontari e delle istituzioni coinvolte nel progetto, come João e la sua famiglia, il Dr. Evandro, magistrato del Ministero Publico, il Sindaco Alex, il deputato Jaques e i vari giudici e impresari locali. Da registrare, gli incontri con il gruppo di giovani francesi che hanno vissuto una settimana missionaria a Porto Velho, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventu –JMJ. Questi giovani hanno avuto modo di trascorrere il 15 luglio 2013 nelle comunità terapeutiche, Vincenzo, Salvatore e Giusi hanno curato gli aspetti amministrativi, legali e di relazioni pubbliche. Durante la formazione , dopo aver ricordato con grande emozione l’amico e collega Giuseppe Tardanico, sono stati trattati i seguenti temi: storia dell’uso delle sostanze psicotrope e conseguente nascita di strutture atte ad arginarne la dipendenza; azione delle sostanze psicotrope sull’organismo umano, evidenziandone gli effetti sul sistema nervoso centrale, trattando le ultime scoperte in ambito delle neuro scienze; utilizzo della Cartella terapeutica e del piano di trattamento individuale; il lavoro d’equipe all’interno della comunità terapeutica. Nel corso della formazione sono state prese in esame le varie fasi del programma terapeutico, cosa che ha permesso di valutare il lavoro fatto alla luce delle nuove informazioni ricevute e di prendere decisioni per migliorare sempre più la qualità dei servizi che offriamo. A questo proposito un grande risalto ha avuto, tra gli eventi realizzati, la cerimonia di reinaugurazio- facendo vita comune, lavorando, cantando insieme ai nostri ragazzi e il giorno 16 luglio, insieme ai bambini e ragazzi disabili del centro di riabilitazione e della casa famiglia. Durante questi momenti emotivamente forti, è stato bello percepire come i rapporti tra persone vadano oltre ogni lingua, nazione, disabilità. E in questa occasio- PAG.3 - EMMAUS N.84 - LUG./SET. 2013 biamo stretto una collaborazione per la realizzazione di un master sulle dipendenze patologiche da realizzare a Porto Velho e destinato ai professionisti locali. Infine ricordiamo gli incontri tenuti con la Comunità Santa Maria dei Poveri di Porto Velho, incontri di profonda comunione, di emozione per le storie condivise, in modo particolare il battesimo di Milena, figlia di Douglas e Shierlei, che ha immerso la comunità in un clima di famiglia. Questi 15 giorni vissuti così intensamente, hanno rinnovato la nostra vita e lasciato un segno, siamo grati per il dono dell’amicizia rinnovata e costruita e come diciamo in Brasile, hanno lasciato molta SAUDADE! L’ESPERIENZA A TANGA di Antonino Salvo Ho soggiornato a Tanga nel periodo compreso tra il 2 agosto e il 17 agosto 2013, presso la Casa Famiglia Rosetta ove risiedono 23 bambini affetti da infezione da HIV. Il Centro è dotato di complessi abitativi abbastanza confortevoli, di una zona conviviale ampia e adatta alla socializzazione, di una decorosa farmacia con annessi ambulatori ove sono conservate le cartelle cliniche dei bambini che hanno un'età compresa tra i 2 e i 14 anni, sono tutti in ottime condizioni cliniche e sono accuditi secondo i migliori standard occidentali. Durante il soggiorno ho avuto modo di sottoporre i bambini ad esame clinico completo e di valutare la loro terapia antivirale (HIV). Ho altresì visitato il paese di Tanga apprezzandone le tipiche zone commerciali quali il mercato del pesce e il mercato di frutta e verdura, i giardini molto ben tenuti, la spiaggia con un mare sottoposto alle influenze della marea ma pur sempre pescoso. I bambini sono stati, durante il mio soggiorno, oggetto di mille attenzioni da parte della delegazione italiana che ha regalato loro zainetti e borselli, omaggiando con profumi italiani le 4 dolcissime Mamme che accudiscono amorevolmente i bambini nonché la Direttrice del Centro, Signora Irene. Il rapporto con i bambini e con il personale del luogo ha arricchito sia umanamente che professionalmente il mio bagaglio personale e certamente molti dei momenti che ho vissuto rimarranno indelebili nella mia memoria, sia per la dolcezza della gente incon- trata che per l’incredibile bisogno di affetto e di attenzioni che i bambini hanno continuamente manifestato. I bambini del Centro, pur affetti dalla insidiosa malattia virale, pur sottoposti a terapia farmacologica, hanno manifestato una sorprendente ed entusiasmante gioia di vivere, voracità di conoscenza e generosità di affetti. Tre giornate della mia permanenza sono state dedicate all’arricchimento culturale e al confronto scientifico nel corso di un convegno sull’AIDS che ha visto gli interventi dei medici dell’ospedale Bombo (che seguono i malati affetti da AIDS). Nel corso delle prime due giornate del convegno sono stato impegnato in due successive relazioni scientifiche sull'epidemiologia e sulla terapia dell’AIDS. Durante le relazioni ho avuto modo di far conoscere ai medici convenuti i dati relativi all'epidemiologia italiana e siciliana dell'infezione da HIV. Inoltre sono stati proposti i più moderni protocolli di terapia antiretrovirale in accordo con le principali linee guida. Le relazioni hanno suscitato uno straordinario interesse da parte dei medici locali con numerose domande, interventi, richieste di materiale didattico da presentare all’interno del nosocomio Bombo. Tutto ciò ha determinato il successo della manifestazione scientifica che ha raggiunto l’obiettivo assai significativo di interrompere l’utilizzo di alcuni farmaci obsoleti (non più in uso in Italia) e assai pericolosi per la salute dei trattati. Inoltre molti dei medici VIAGGIO IN SE STESSI E SEME DI VITA Fare un viaggio, di qualunque natura esso sia, è una responsabilità, specialmente quando non si sa esattamente a cosa si va in contro, ma ancor di più quando al proprio viaggio si vuole dare una ragione più profonda, più intima e intensa. Accade che delle persone diano una direzione alla nostra esistenza anche quando non sono più su questa terra. Nel luglio di quest’anno chiesi a mia madre di unirci a Padre Vincenzo nella sua imminente visita in Tanzania e così decidemmo di far lui la nostra proposta. Il mio fu un desiderio nato direttamente dal cuore e che subito decisi di condivider con lei; come spesso accade, dietro a una persona si nasconde una storia, e la nostra è una storia d’amore che ha dato il via alla nostra scelta e la traccia al nostro viaggio. Eravamo reduci da una grande perdita quale è quella di un padre, nonché operatore nella comunità di Terra Promessa, ma avevamo deciso di trasformare questo dolore in amore. Siamo dunque partiti con una doppia missione e personalmente con la consapevolezza che questa esperienza mi avrebbe cambiata, non soltanto sarei stata io a donare qualcosa ai bambini della comunità, ma soprattutto loro mi avrebbero lasciato un grande insegnamento. Il 29 di luglio siamo partiti verso Tanga, la città in cui Padre Vincenzo ha fondato “Casa delle Speranze Monsignor Cataldo Naro”, la struttura che accoglie bambini sieropositivi e affetti da HIV. L’impatto con la nuova realtà partecipanti hanno richiesto di poter rendere solido e perdurante il nostro rapporto scientifico, corredandolo con visite in Sicilia, per verificare lo stato dell’arte e apprendere le principali metodologie diagnostiche e le più comuni procedure terapeutiche. Credo che questo risultato mi autorizzi a dire che sono state gettate le basi per future collaborazioni tra le strutture di Caltanissetta e quelle dell’Ospedale Bombo di Tanga. Ringrazio Padre Sorce, Presidente della Casa Famiglia Rosetta, per la straordinaria opportunità che egli mi ha regalato e per l'irripetibile esperienza umana e professionale che mi ha consentito di vivere. Certamente da ora e per il futuro tale esperienza rappresenterà una delle più belle e significative pagine della mia vita. di Martina Tardanico è stato subito destabilizzante; avevamo immaginato come si sarebbe potuto presentare quel nuovo mondo intorno a noi, ma l’Africa toglie spazio anche all’immaginazione, sconvolgendo tutto. Nulla può essere tanto bello quanto gli occhi dei bambini, occhi pieni d’infinito proprio come la loro terra. Ho scoperto che nei loro sguardi si può ritrovare tutto quello che si pensava di aver perso, la maPAG.4 - EMMAUS N.84 - LUG./SET. 2013 lattia non aveva spento quella luce, non aveva placato le loro risa. Infatti appena arrivati nella bellissima struttura in cui vivono, siamo stati travolti da un’ondata di vita che non esclude nessuno, credo che anche il cuore più rigido si sciolga davanti a tale gioia. Abbiamo visto i ventidue bimbi nella loro quotidianità, dal risveglio alla scuola, dal gioco all’ora della buonanotte, abbiamo insieme a loro pregato con lingue diverse, ma con una sola intenzione nel cuore, e abbiamo più di ogni altra cosa gioito e giocato. Quando sono partita da Caltanissetta avevo tante domande e dubbi irrisolti, oltre che un immenso vuoto. Mi era stato tolto ciò che più avevo amato, ma al mio ritorno, dopo aver incontrato quei bambini, aver visto la vita racchiusa nei loro volti, ho imparato a non chiedere al Signore perché me l’avesse tolto, ma a ringraziarlo per avermelo dato. E’ stato il viaggio della speranza, dell’amore, dell’incontro con il servizio per gli altri; è stato un messaggio a “non disperare” a guarire per quanto possibile le ferite altrui, a unire la propria esistenza a quella di qualcun altro. Ho dato questo senso al nostro viaggio grazie a Padre Vincenzo che ha permesso che tutto questo avvenisse, grazie a mia madre che mi insegna giorno per giorno a vivere la vita con fede e speranza, grazie ai bambini della casa famiglia e grazie soprattutto a mio padre, eterna bussola per la mia strada e meta di tutti i miei cammini. MISSIONE IN TANZANIA di Miguel Marcello Quatra Dal 31 luglio al 19 agosto scorso ho avuto, per la seconda volta, la fortuna di potermi recare in Tanzania come membro di una piccola delegazione di Casa Famiglia Rosetta. È stata un’esperienza di lavoro molto impegnativa, fitta di impegni, ma altrettanto ricca di soddisfazioni professionali e personali. Il lavoro affidatomi si svolgeva su vari fronti: supervisione dell’unità operativa “Casa delle Speranze Mons. Cataldo Naro”, supervisione del Centro di Formazione e Riabilitazione “Casa Gabriele”, supervisione del progetto “Formazione Permanente e Sviluppo Locale”, organizzazione e realizzazione di un Seminario sull’HIV/AIDS, rapporti con le autorità locali. È stata una grande gioia, innanzitutto, rincontrare i bambini ospiti della “Casa delle Speranze” e trovarli in buone condizioni, e non solo dal punto di vista della salute. Nel modo in cui svolgono le loro attività quotidiane (dallo studio al gioco, dalla collaborazione nelle faccende domestiche alla preghiera) trapela, infatti, una serenità e una gioia di vivere, che non solo li avvolge esternamente grazie al lavoro attento e alle cure amorevoli delle operatrici, ma che scaturisce dal profondo del loro cuore e si irradia dallo sguardo. L’approccio di Casa Famiglia Rosetta è proprio così: chinarsi su coloro che soffrono per dare una risposta non solo ai loro bisogni materiali e socio-sanitari, ma anche per incontrarli nelle esigenze più profonde della persona umana. Altro aspetto importante per me è stato il rincontrarmi con i colleghi africani: la Direttrice, Irene, mamma Fina, mamma Judith Ngandala, mamma Judith Mboto, mamma Stella, e poi Musa, il Fisioterapista, Mwanaidi, l’Assistente Sociale, e il giovane Omari, l’autista, ma anche Mohamedi, il giardiniere, sempre sorridente e ottimista. Il loro impegno quotidiano e i loro sforzi, al di là dei limiti che la situazione socio-economica e formativa impone loro, suscita ammirazione e, personalmente, mi sono sentito molto onorato di un rapporto con loro, professionale e personale, che cresce nella reciproca stima e nella collaborazione generosa. Anche le attività riguardanti il progetto dei microcrediti procedono in modo soddisfacente, e secondo il calendario stabilito. Nei IL “CUORE DELL’AFRICA” Quando mia figlia Martina espresse il desiderio di andare in Tanzania mi sembrò subito di poter realizzare un sogno, immediatamente telefonai a Padre Vincenzo che accolse di buon grado la proposta. Io e Martina non volevamo chiuderci nel nostro dolore, così con il cuore colmo di speranza partimmo per Tanga dove ci aspettava un mondo nuovo, in quella parte d’Africa variopinta e sconfinata dove la gente vive nella semplicità con spirito di sacrificio. E’ stato tutto una sorpresa, ma ancor di più lo è stato condividere emozioni, gioie e mesi di marzo e aprile sono state realizzate due sessioni di formazione (per un totale di 6 giorni) dirette a 50 famiglie. Alla fine di maggio sono stati assegnati i microcrediti a un primo gruppo di 30 beneficiari provenienti da 5 villaggi e presto si aggiungerà il secondo gruppo di altre 20 famiglie. Interessantissimo è stato notare come, finora, si è registrato un tasso di adempimento di restituzione del credito del 100%. I fattori che determinano questo andamento positivo sono i seguenti: 1) la formazione impartita ai beneficiari, 2) la personalizzazione dei piani di restituzione, 3) la non applicazione di interessi (pratica, questa, consona alla sensibilità mussulmana), 4) l’accompagnamento costante e attento dei Tutors che settimanalmente visitano le famiglie e mensilmente presentano un rapporto su ciascuna di esse. Ma certamente la sfida più stimolante di questa missione di lavoro è stata per me l’organizzazione e la realizzazione del Seminario “Exploring Paths of Collaboration on HIV/AIDS”, voluto e impostato nei suoi elementi fondamentali da Don Vincenzo e tenutosi nei locali di “Casa Gabriele” destinati alla formazione. Ad esso sono stati invitati i responsabili locali e regionali del servizio sanitario nelle sue distinte articolazioni, responsabili e operatori di organizzazioni attive nel campo socio -assistenziale, medici, farmacologi, infermieri, assistenti sociali, religiose e volontari, nonché le autorità civili e religiose. I temi trattati sono stati i seguenti: - La situazione dell’HIV/AIDS nella città di Tanga - Situazione epidemiologica dell’HIV/AIDS in Italia e nuove sfide - Questioni farmacologiche in Tanzania di Colomba Amico speranze con i meravigliosi bambini della casa famiglia che con entusiasmo, vitalità e soprattutto con amore hanno spalancato il mio cuore e lasciato un segno nella mia anima; hanno soprattutto segnato il mio modo di guardare avanti, il pensare alla vita come una chiamata all’amore per il prossimo. Giorni indimenticabili trascorsi insieme nella condivisione e nella preghiera resi realizzabili grazie al Signore che per mezzo di Padre Vincenzo ci ha fatto questo dono e grazie a Giuseppe, umile testimone dell’Amore di Dio, che mi ha insegnato a “donare con gioia”. PAG.5 - EMMAUS N.84 - LUG./SET. 2013 - Nuove acquisizioni nella Terapia antiretrovirale - Nuove sfide riguardanti l’HIV/AIDS a Tanga - L’esperienza di Casa Famiglia Rosetta al servizio delle persone in situazioni di disagio - La risposta della comunità mussulmana al problema dell’HIV/AIDS a Tanga - Risposta pastorale al problema dell’HIV/ AIDS a Tanga I partecipanti sono stati 43 il primo giorno, 39 il secondo, 40 il terzo giorno. Oltre al grandissimo valore attribuito allo scambio e al confronto medico e scientifico, è stata apprezzata anche l’apertura al dialogo religioso del Seminario, espressa nell’invito rivolto al rappresentante della comunità mussulmana e a quello delle chiese cristiane. I partecipanti hanno espresso grande soddisfazione, e lo hanno definito “un seminario diverso”, ricco di contenuti e di confronto. Nella discussione finale, focalizzata sulla ricerca di vie di collaborazione, è stato fortemente auspicato il proseguimento di un rapporto di collaborazione tra le istituzioni sanitarie tanzaniane e quelle siciliane a livello di scambio di informazioni e di esperienze, riguardanti soprattutto le tecniche diagnostiche e gli approcci trattamentali. È stato espresso, anche, il desiderio che altri seminari di formazione, informazione e aggiornamento possano essere realizzati nel prossimo futuro. L’esperienza dominante e persistente che ho fatto attraverso lo svolgimento delle svariate attività è stato il costare come attraverso il suo servizio e il suo stile, improntati alla professionalità e all’amore sincero (profondamente laico ed evangelico allo stesso tempo) verso i fratelli e le sorelle più fragili, l’Associazione “fa famiglia”, attrae, genera senso di appartenenza e desiderio di impegno. Chiunque abbia avuto a che fare con l’Associazione, attraverso rapporti stabili o incontri occasionali, dai bambini di Casa delle Speranze, ai partecipanti al Seminario, dalla Direttrice alle operatrici, tutti esprimono, in misura e modalità diverse, che si sentono “parte” di questa grande “Nyumba na familia Rosetta”, “Casa Famiglia Rosetta” . Ricordando Mons. Cataldo Naro di don Vincenzo Sorce Il 29 settembre del 2006, improvvisamente, nel corso di un incontro con il suo presbiterio, moriva mons. Cataldo Naro, arcivescovo di Monreale da appena quattro anni. Sacerdote esemplare, vescovo zelante, storico rigoroso, Cataldo Naro rimarrà per sempre una figura rappresentativa del nostro territorio, una personalità di altissimo profilo umano, spirituale, culturale. Per Casa Famiglia Rosetta, don Aldo, come ancora amiamo ricordarlo, fu un compagno di strada fedele e attento, ma, soprattutto, un amico fraterno del fondatore, don Vincenzo, con il quale condivise “con sguardo di aquila” l’amore alla Chiesa e al sacerdozio, la premura ai giovani e ai deboli. Così don Sorce ha ricordato l’amico presso la sua tomba, nella chiesa Madre di San Cataldo, in occasione del settimo anniversario della sua prematura scomparsa. Siamo radunati insieme per celebrare la divina liturgia domenicale che ha nell’Eucaristia la radice e il contenuto fondamentale. Radunati perché convocati dal Dio della misericordia che ci parla e ci offre i criteri per aiutarci a vivere nella fede il cammino della nostra vita personale, per saper guardare con il cuore e gli occhi di Dio la storia nella quale noi viviamo. La parola di Dio è parola di verità e spada tagliante che ferisce e libera. E balza subito alla nostra attenzione di credenti il contrasto sempre più acuto tra ricchezza e povertà, tra miseria e opulenza, tra periferia e centro. I poveri sempre al centro dell’attenzione di Dio, del suo amore concreto, operativo, che vuole sia sempre prolungato dalla Chiesa, dalla parte dei poveri, casa sempre aperta ai più poveri. Il salmo 145 ci aiuta a contemplare l’intervento di Dio a favore dei più poveri, a proclamare la beatitudine dei poveri in spirito. Il profeta Amos nella prima lettura denunzia l’irresponsabilità di quanti non si preoccupano della rovina degli ultimi, dei più emarginati, dei più esclusi. Il Vangelo drammaticamente ci offre il contrasto tra “l’uomo ricco”, egoista, distratto, festaiolo, e il povero Lazzaro, coperto di piaghe, affamato, rifiutato. Dramma attuale inquietante, vicinissimo a noi, carico di responsabilità. Paolo, nella lettera a Timoteo e attraverso di essa, ci invita a “tendere alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza”. Ci spiana la strada all’impegno, all’azione, alla “battaglia della fede” per promuovere diritti, sviluppo, occupazione, solidarietà. La parola di Dio è fattualità, è concretezza, è azione. Dio parla e realizza. Oggi, nell’anniversario della sua morte, davanti a molti testimoni, ci viene offerta la testimonianza della bella professione di fede di mons. Cataldo Naro. Modello e testimone, maestro ed educatore, uomo, prete, vescovo, di passione, inserito nella storia, studioso attento e competente dei processi di sviluppo, delle conflittualità sociali, dei problemi del territorio, a livello economico, cooperativistico, imprenditoriale. Profondamente calato nella Chiesa nissena e aperto a cerchi sempre più vasti, alla Sicilia, al meridione, all’Italia. Motore propulsore della sua ricerca, del suo studio, del suo lavoro intellettuale, la sua fede, la sua spiritualità. Uomo di Dio e, perciò, dalla parte dei poveri, esperto del movimento cattolico, meridionalista convinto, attraverso un dialogo fecondissimo fede-storia, fede-cultura, fede-politica, ha tracciato nuove piste per la realizzazione di un mondo solidale, di una pace più giusta, di una economia a misura d’uomo. L’esperienza del mistero di Dio lo ha spinto sempre di più nell’abisso dell’umano con professionalità, con serietà, con intensa partecipazione. Trasformandosi in studio, in fatica di ricerca, di approfondimento. Imprenditoria, cooperazione, managerialità coniugata con il Vangelo, illuminate dalla dottrina sociale della Chiesa di cui era straordinario conoscitore e maestro. Ha saputo sapientemente cogliere il rapporto tra movimento cattolico, santità e carità, superando ogni rischio di subordinazione, di dipendenza l’uno dall’altro e realizzando feconde convergenze. Ha investigato brillantemente la storia dei carismi caritativi della nostra Isola e non solo. Giacomo Cusmano, Nunzio Russo, Giuseppe Guarino, Annibale di Francia, Maria Schininà, Angelico Lipani, Vincenzina Cusmano, Mariannina Amico Roxas, Brigida Pastorino, solo alcune testimonianze di servizio ai poveri che mons. Naro ha studiato, ha proposto, ha indicato, per percorrere insieme la via della santità attiva attraverso l’impegno di carità, in uno straordinario dinamismo di convergenza. Troppo presto ci ha lasciato, ma resta ancora vivo il suo magistero da conoscere, da studiare, da trasformare in impegno. Sono rimasto sorpreso, a Torino, partecipando alla 47° Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, di cui era stato membro del Comitato Scientifico in precedenti settimane, della stima, delle venerazione, dell’ammirazione ancora vivissime di cardinali, vescovi, laici, politici, studiosi, delle quali è ancora circondato il suo ricordo. Luce sul candelabro per sempre. Abbiamo bisogno ancora della tua scienza e PAG.6 - EMMAUS N.84 - LUG./SET. 2013 della tua sapienza, del fascino delle tue virtù, della forza delle tue convinzioni. Andammo a Roma insieme per commissionare il pastorale d’argento che l’Associazione Casa Famiglia Rosetta gli regalava per la sua ordinazione episcopale. All’improvviso, nel laboratorio dell’orafo, in modo deciso, mi disse: “Dammi il logo dell’Associazione. Lo voglio impresso nel mio pastorale.” Un legame profondo con i nuovi poveri, con un carisma che aveva visto nascere e crescere con stima, con rispetto, con amore. Un legame vero, sincero, profondo. Era nel solco del movimento cattolico nisseno. Un sigillo nell’impegno del nuovo pastore. Il giorno prima che fosse annunziata la sua nomina, mi comunicò in un clima di grande emozione questa nuova chiamata di Dio e mi disse: “E ora verrai nella mia diocesi per avviare un’opera a servizio dei più poveri.” Un servizio nato a Partinico e ancora operativo. Testimone del Vangelo, vescovo innamorato di Cristo, della Chiesa della sua storia. Vivo in mezzo a noi per sempre. Ci indica ancora il primato di Dio e la centralità della formazione nel nostro agire personale e comunitario, ci aiuta ancora a coniugare armonicamente evangelizzazione e promozione umana, ci spinge ad un fedeltà radicale al Vangelo fino al martirio, ci aiuta con la sua intercessione dal Cielo a superare le stanchezze, gli scoraggiamenti, le solitudini, le contraddizioni della nostra Chiesa. Ci spinge ad andare oltre, “con lo sguardo dell’aquila”, prolungando nel nostro cammino quotidiano il “sì” che celebriamo nell’Eucaristia, sicuri che “il ricordo di Dio è la nostra vita”. Continuiamo la santa celebrazione vivendo il mistero della comunione dei santi. Ricordiamo al Padre della misericordia il vescovo Cataldo, al nostro fratello chiediamo il dono di una fede operosa, di una carità coraggiosa, di una speranza convinta. Portiamo nella bisaccia della nostra esistenza, come viatico, i suoi insegnamenti, la sua testimonianza. Amen. APPUNTAMENTO CON LA TRINITA’ di Rodrigo Barbesco Don Vincenzo Sorce, ispirato fondatore della nostra Comunità di vita apostolica “S. MARIA DEI POVERI”, ha definito ciò che si è svolto dal 25 al 31 Agosto 2013, presso la casa di esercizi spirituali “Santuario dell’Addolorata” dei Missionari Passionisti a Mascalucia (CT), un vero e proprio “appuntamento con la TRINITA’ ”! L’affermazione è sorta alcuni giorni prima dell’inizio di questa “avventura” annuale; sin da subito la sensazione provata dai circa 60 membri intervenuti tra presbiteri, seminaristi, coppie con figli, celibi e vergini, provenienti dalle singole comunità di Caltanissetta, Marsala e Palermo, è stata quella di lasciare il proprio vivere quotidiano e iniziare la salita sul “Monte”. Per persone vocate dal Signore, rese partecipi di una realtà comunitaria volta alla sequela di Cristo nella propria ordinarietà e all’evangelizzazione di coloro che vengono riconosciuti in senso lato “ultimi della terra”, un ritrovo del genere rappresenta non solo momento fondante per il proprio cammino spirituale, ma anche “carburante” indispensabile per il prosieguo dello stesso. A condurre dolcemente “per mano” l’intera comunità nell’ arco dei sei giorni con brevi catechesi atte all’ approfondimento personale della fede è stato scelto quest’anno Don Giuseppe Civiletto. Padre Bocconista, da oltre 30 anni sulle orme del Beato Giacomo Cusmano, presbitero “vecchio stampo” (termine scelto nella sua accezione migliore) che con modo “gentile” e parlare semplice, non privo tuttavia di profondità spirituale, ha affrontato un percorso denso di riferimenti soprattutto al Nuovo Testamento a cui ha dato un titolo che è apparso perfettamente aderente al carisma della nostra Comunità: “Nati dall’Amore, serviamo l’Amore, per ritornare all’Amore”. Si è partiti da un pensiero incisivo e non scontato: gli esercizi spirituali sono un dovere per il singolo cristiano, il quale è alla continua scoperta della Potenza che Dio opera nella sua vita. E dato che l’uomo è perennemente inquieto e cerca di trovare risposta alle sue numerose domande esistenziali (PERCHE’ SONO NATO? DOVE VADO? IL SENSO DELLA MORTE?), “questa settimana” simboleggia per lui un dono prezioso: “il bussare discreto di Dio alla porta della sua vita”, un’ulteriore opportunità di incontro con un Papà che va Egli Stesso alla ricerca del proprio figlio. Decidere di aprire quella porta impegna ognuno di noi a riscoprire le radici della propria fede, a valutarne l’entità fino a quel preciso momento. Inevitabili si ripropongono tutti quei quesiti che ci mettono in relazione con la figura del Cristo, Verbo Incarnato: CHI E’ GESU’ CRISTO? E CHI E’ GESU’ PER ME? COME VIVO IL MIO RAPPORTO CON LUI? CONDIZIONA LE MIE SCELTE? POSSO VERAMENTE DEFINIRMI “CRISTIANO”? Poteva ciascun membro della Comunità, in tale privilegiato contesto, restare indif- ferente di fronte a così forti stimolazioni? Per di più ci è stato ricordato che la Fede è un cammino in un sentiero di montagna, non un’autostrada! Ce ne siamo resi conto tutti: e pensare che eravamo solo al primo giorno!!! Appurato il fatto che il Figlio diventa la strada obbligatoria per vedere il Padre, nei successivi momenti di catechesi si è sottolineato il fatto che Gesù Stesso si manifesta chiaramente nella Sua Chiesa anche attraverso quei segni particolari che abbracciano tutta la nostra esistenza: i Sacramenti. Emozionante scoprire come l’iniziativa di Dio, che rientra in un Suo piano di salvezza per l’uomo, si trasformi in un patto di alleanza con lui, una sorta di “giuramento di fedeltà tra amici”, rivelando il significato attuale del termine Sacramento: luogo magnifico di incontro con Dio, segno percepibile ed efficace della Sua grazia. Ci è particolarmente piaciuta un’immagine di “divina metamorfosi” contenuta in alcuni scritti sul Beato Giacomo Cusmano che ben si adatta al nostro Battesimo, inizio di una vita nuova in Dio, nello Spirito (col suo liberarci dal peccato originale, il farci entrare nel corpo della Chiesa e lo spingerci a “profumare di Cristo nel mondo”): “DA BRUCO A FARFALLA”, un passaggio che ci deve far orientare tutta la nostra vita attorno a quell’unica Persona che è Gesù Cristo! Ma ciascun elemento di questa Comunità è chiamato da Dio, attraverso “gli impegni” dei 3 consigli evangelici, ad un più profondo legame con Lui, a seguire Gesù in maniera particolare con una Consacrazione che è espressione più perfetta di quella battesimale. Viene richiesta la gioia incessante di appartenere esclusivamente a Dio, come un fedele innamorato che ogni giorno offre se stesso e le proprie azioni a Lui, con l’abbandono fiducioso di chi sa farsi “creta nelle mani del Grande Vasaio”, disposto a prendere la forma che Egli ha scelto per lui. Già! E’ facile dirlo, ma compierlo è tutt’altra cosa! E’ vero che i mezzi a nostra disposizione, per raggiungere quella Santità quotidiana verso cui siamo tutti in cammino, li conosciamo bene: un ascolto costante della Parola, la preghiera fatta “col cuore” e la frequentazione dei Sacramenti, l’abnegazione di se stessi e la carità, che da sola copre un’infinità di peccati. Dobbiamo però tenere in considerazione che, dietro l’angolo, si presenta sempre la Tentazione con le sue diverse sfaccettature, pronta a farci fare ripetuti “capitomboli”! Essa, oltre ad ottenebrare la nostra mente facendoci dimenticare di avere incontrato il Signore, ci induce anche a rinunciare alle lotte spirituali quando pensiamo di non farcela. Durante una delle meditazioni di queste giornate facciamo, tuttavia, una scoperta sconcertante ed insieme consolatoria: tale insinuante “nemica” è fortemente necessaria per la crescita del nostro “Io spirituale”! I suoi attacchi ci allenano infatti a discernere il Bene dal Male e, dinanzi ad essi, la nostra virtù diventa più stabile; inoltre, l’esperienza del Male ci porta nel corso del tempo a provare un odio illimitato per esso; ci allontaniamo, infine, dalla presunzione, imparando l’umiltà e convincendoci della nostra debolezza e della Potenza di Colui che ci ha soccorso! Da una pagina della 2° lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi ci viene annunciato da Dio: TI BASTA LA MIA GRAZIA! E’ per mezzo di essa che Maria, Madre venerata e accolta come nostra prima Superiora, ha potuto copiare in sé la vita di Cristo Gesù, unendosi a Dio totalmente e fedelmente. Questa intima unione l’ha potuta sperimentare anche il Beato Giacomo Cusmano, medico sacerdote dall’animo particolarmente sensibile di fronte alle sofferenze altrui, che è stato presentato a noi dal nostro relatore Bocconista quale alto modello di uomo dedito esclusivamente a Dio e ai poveri. A loro si offriva fino all’esaurimento delle sue forze, mettendo insieme annuncio e servizio perfettamente indissolubili, con sostegni sia materiali che morali. “IL BOCCONE DEL POVERO”, una delle Associazioni da lui fondate, nasceva proprio col fine di propagare la Fede per mezzo della Carità, perché tutti, perfino “gli ultimi”, avevano un posto nel Regno dei cieli. “NON SONO DI NESSUNO, DUNQUE SONO NOSTRI” e “QUELLO CHE SI FA A UNO DEI FRATELLI PIU’ PICCOLI LO SI FA A DIO” sono 2 dei motti, da lui spesso pronunciati, che ci fanno comprendere meglio l’uomo che si è fatto povero con i poveri, riuscendo a posporsi a coloro in cui ha chiaramente visto l’immagine di Gesù. Come tutto questo aderisce perfettamente a S. MARIA DEI POVERI e alla sua ragion d’essere! C’è tanto altro ancora, di meraviglioso e illuminante, dentro questi nostri giorni: i precisi riferimenti al documento di Giovanni Paolo II “Vita Consecrata” e alle Costituzioni e al Regolamento della nostra Comunità, offertici da Padre Vincenzo e perfettamente “in linea” con le riflessioni suggerite da Don Civiletto; le celebrazioni eucaristiche e i momenti di Adorazione diurna e notturna; la “tavola” condivisa ogni giorno con i fratelli di Comunità; il Rosario itinerante; il culmine della Consacrazione di alcuni membri; poi le parole, gli sguardi, la condivisione di emozioni… Tutte cose che non fanno altro che alimentare il desiderio di un prossimo “appuntamento con le tre Persone più importanti della nostra vita”! E che lo slogan di questo ritiro “VIVA GESU’ SEMPRE NEI NOSTRI CUORI” possa diventare “tema conduttore” della nostra vita cristiana! Continua da pag.1 - 47° Settimana Sociale: il futuro è nella famiglia come tale merita di essere fattivamente sostenuta. Le conseguenze, positive o negative, delle scelte di carattere culturale, anzitutto, e politico riguardanti la famiglia toccano i diversi ambiti della vita di una società e di un Paese: dal problema demografico – che è grave per tutto il continente europeo e in modo particolare per l’Italia – alle altre questioni relative al lavoro e all’economia in generale, alla crescita dei figli, fino a quelle che riguardano la stessa visione antropologica che è alla base della nostra civiltà. Queste riflessioni non interessano solamente i credenti ma tutte le persone di buona volontà, tutti coloro che hanno a cuore il bene comune del Paese, proprio come avviene per i problemi dell’ecologia ambientale, che può molto aiutare a comprendere quelli dell’"ecologia umana". La famiglia è scuola privilegiata di generosità, di condivisione, di responsabilità, scuola che educa a superare una certa mentalità individualistica che si è fatta strada nelle nostre società. Sostenere e promuovere le famiglie, valorizzandone il ruolo fondamentale e centrale, è operare per uno sviluppo equo e soli- dale. Non possiamo ignorare la sofferenza di tante famiglie, dovuta alla mancanza di lavoro, al problema della casa, alla impossibilità pratica di attuare liberamente le proprie scelte educative; la sofferenza dovuta anche ai conflitti interni alle famiglie stesse, ai fallimenti dell’esperienza coniugale e familiare, alla violenza che purtroppo si annida e fa danni anche all’interno delle nostre case. A tutti dobbiamo e vogliamo essere particolarmente vicini, PAG.7 - EMMAUS N.84 - LUG./SET. 2013 con rispetto e con vero senso di fraternità e di solidarietà. Vogliamo però soprattutto ricordare la testimonianza semplice, ma bella e coraggiosa di tantissime famiglie, che vivono l’esperienza del matrimonio e dell’essere genitori con gioia, illuminati e sostenuti dalla grazia del Signore, senza paura di affrontare anche i momenti della croce che, vissuta in unione con quella del Signore, non impedisce il cammino dell’amore, ma anzi può renderlo più forte e più completo. Possa questa Settimana Sociale contribuire in modo efficace a mettere in evidenza il legame che unisce il bene comune alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, al di là di pregiudizi e ideologie. Si tratta di un debito di speranza che tutti hanno nei confronti del Paese, in modo particolare dei giovani, ai quali occorre offrire speranza per il futuro. A Lei, caro Fratello, e alla grande assemblea della Settimana Sociale di Torino assicuro il mio ricordo nella preghiera e, mentre chiedo di pregare anche per me e per il mio servizio alla Chiesa, invio di cuore la Benedizione Apostolica. Dal Vaticano, 11 settembre 2013 - FRANCESCO ONU: un'Agenda per lo Sviluppo inclusivo della disabilità di Giovanna Garofalo Dal 23 al 25 settembre scorso si sono svolti nella sala dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York e presso la sede dell’UNICEF i lavori dell’High Level Meeting e altri incontri sulla realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e di altri obiettivi di sviluppo concordati a livello internazionale per le persone con disabilità in vista del proseguimento delle azioni nel post- 2015 ed oltre. L’Associazione “Casa Famiglia Rosetta” ONLUS, in qualità di Organizzazione in Stato Consultivo speciale con ECOSOC, è stata invitata a partecipare alle sessioni di lavoro dedicate alla presentazione dei risultati a livello globale a degli obiettivi del Millennio e alla programmazione del post-2015. È stata la prima volta nella storia dell’ONU, che i diritti delle persone con disabilità venissero discus- se nel quadro dell'Agenda Politica delle Nazioni Unite. Oltre 50 Stati membri, le agenzie delle Nazioni Unite e la Società Civile hanno dichiarato e riaffermato la propria volontà di perseguire gli obiettivi per un profondo riconoscimento e rispetto dei diritti delle persone con disabilità, bambini, adolescenti e adulti e per la loro partecipazione alla vita in tutte le sue espressioni. I lavori dell’Assemblea Generale sono stati aperti dal Segretario Generale dell'ONU Ban KI-MOON, dal presidente dell'Assemblea Generale Mr. John ASHE, accompagnati dal Presidente del Comitato per i Diritti e la partecipazione delle persone con disabilità, la Signora Maria Soledad CISTERNAS REYES, e il Signor Stevie WONDER, pluripremiato cantautore e musicista e messaggero di pace delle Nazioni Unite. Nella sua dichiarazione, il signor VARDAKASTANIS presidente del Disability Alliance (IDA), ha invitato i responsabili ai più alti livelli a riconoscere l'importanza di integrare i diritti delle persone con disabilità nella Agenda di Sviluppo del post -2015. “Le persone con disabilità devono smettere di essere destinatarie di bassi livelli di istruzione, di livelli più elevati di disoccupazione, devono smettere di essere vittime di un sistema che manca di servizi di trasporto, sanità e di scarsa accessibilità alle informazioni.” Casa Famiglia Rosetta è stata rappresentata dalla d.ssa Giovanna Garofalo che ha partecipato ai lavori, illustrando l’impegno dell’Associazione in ambito internazionale e confrontandosi con le realtà delle Reti Internazionali delle NAVE ITALIA: ALLA SCUOLA DEL MARE Il 9 ottobre 2006 il brigantino Swan fan Makkum approdava a Genova e veniva ormeggiato al Ponte Colombo, Stazione Marittima. Il più grande brigantino a vela del mondo, Nave Italia, che sembra uscire da una stampa dell’800, era stata costruita nel 1993: linee ed armo classico in uno scafo moderno, sicuro e confortevole. Il 10 gennaio 2007 a bordo del brigantino nasceva la Fondazione Tender To Nave Italia ONLUS, costituita dalla Marina Militare e dallo Yacht Club Italiano. Da allora, la Fondazione promuove la cultura del mare e della navigazione come strumenti di educazione, formazione, abilitazione, riabilitazione, inclusione sociale e terapia. I beneficiari sono associazioni non profit, ONLUS, scuole, ospedali, servizi sociali, aziende pubbliche o private che promuovano azioni inclusive verso i propri assistiti e le loro famiglie. È la prima nave ad affrontare con professionalità la formazione di chi opera a contatto con il disagio, un’università del mare che si affianca alle strutture a terra quale nodo di scambio di esperienze anche internazionali. La nave è iscritta nel quadro del naviglio militare e l’equipaggio è formato da personale della Marina Militare. Ad oggi Nave Italia ha imbarcato oltre 3000 passeggeri “speciali”, ha accolto 4000 visitatori e realizzato 130 progetti che in questi anni sono cresciuti di numero e qualità fornendo ai beneficiari percorsi formativi e riabilitativi davvero unici. Ogni progetto è disposto per realizzare una metodologia educativa straordinaria per efficacia, capacità di incidere sui processi formativi, abilitativi, riabilitativi, dedicati a bambini, ragazzi, adulti, anziani. La Fondazione Tender To Nave Italia ONLUS persone con disabilità e delle loro famiglie. Il contributo di Casa Rosetta al HLMDD rappresenta un’importante occasione per ribadire l’impegno profuso in trent’anni di servizio nella valorizzazione delle persone con disabilità, a partire dal problema del riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità nelle popolazioni a basso reddito, come per esempio, i bambini con disabilità che vivono nei villaggi più poveri della Tanzania e del Brasile, dove l’Associazione sta portando avanti progetti di riabilitazione fisica e psicosociale, nonché programmi per la formazione del personale sanitario dedicato alla riabilitazione e al supporto delle famiglie, attraverso la costruzione di Centri per la formazione permanente del personale sanitario. Sempre più forte la sua attenzione nei confronti del problema delle famiglie delle persone con disabilità psicosociale, il cosiddetto “Dopo di Noi” e l’impegno di realizzare progetti per l’inserimento lavorativo delle persone, giovani e adulti, con disabilità. In questo modo Casa Rosetta ha ribadito il suo impegno nella realizzazione di una profonda inclusione della disabilità negli Obiettivi di Sviluppo del Millennio che nel corso della sessantottesima Assemblea Generale delle Nazioni Unite è stata fortemente sostenuta da parte delle Organizzazioni di tutto il mondo delle persone con Disabilità, per dare voce, soprattutto alle persone più fragili, e opportunità di rivendicare quei diritti basilari che garantiscono per tutti il riconoscimento della dignità umana. Lo slogan dei lavori condotti presso la sede dell’UNICEF “EVERY CHILDREN EVERY WHERE” tutti i bambini in ogni luogo - ci dà il senso dell’impegno. L’Associazione da trent’anni svolge un lavoro silenzioso e paziente, con professionalità e amore, con un approccio olistico alla persona con disabilità, mettendo al centro del suo agire la persona con disabilità, in ogni fase della sua vita. di Rosario Cigna crede che gli esclusi e gli emarginati, i bambini, gli adolescenti e gli adulti resi fragili da disagio o disabilità, non siano solo “oggetti di tutela”, ma “soggetti” capaci di risposte attive, espressione di energie inattese e di nuove consapevolezze sul proprio valore di persone. Capace di alloggiare fino a 24 ospiti oltre l’equipaggio, Nave Italia è un luogo dove si realizzano progetti di ricerca, educazione, formazione e terapia. Le persone che salgono a bordo di Nave Italia tirano fuori risorse mai espresse prima, danno il meglio di sé oppure lo ritrovano, così che partecipare da volontari a questo "miracolo" di Nave Italia è un’esperienza unica. Esperienza che si è rivelata davvero straordinaria anche per i venti ragazzi delle comunità terapeutiche di Terra Promessa e dell’Oasi e per i quattro operatori del programma che li hanno accompagnati in una crociera vera e propria che, partita da La Spezia, ha solcato le acque toscane ed ha raggiunto Portofino, Rapallo, Genova. E come nella Mission del progetto, quella che poteva sembrare una semplice vacanza ha invece assunto i caratteri di un percorso terapeutico a tutti gli effetti. La barca a vela naviga soltanto se vi è vera interazione tra i membri dell’equipaggio, se tutti si muovono in maniera organizzata e sincronizzata. Ed è stato emozionante vedere tutti i nostri giovani collaborare attivamente con l’equipaggio, sperimentando una nuova modalità che ha fatto emergere con chiarezza l’importanza del gruppo. Altro elemento significativo è stato rappresentato dall’enorme esperienza di libertà che si vive in alto mare, in completa antitesi con la “gabbia” delle dipendenze. Ancora una volta, Casa Famiglia Rosetta, Terra Promessa e l’Oasi si sono mostrate pronte e creative nel cimentarsi con innovativi strumenti terapeutici per la riabilitazione di persone con problemi di dipendenze patologiche. E come dicono i marinai di Nave Italia, davvero, insieme, hanno avuto “buon vento”! Direttore Responsabile Vincenzo Sorce - Coordinatore di Redazione Maria Giovanna Scavone Redazione C.da Bagno - tel. 0934.508326 - Reg. a Trib. di CL n. 132 del 16.05.1990 Impaginazione ... - Stampa: ... PAG.8 - EMMAUS N.84 - LUG./SET. 2013