Anno XIX - n. 84
Luglio - Settembre 2013
Il mare
come tomba
di don Vincenzo Sorce
L’acqua simbolo della vita
e sorgente di energia nel
Mediterraneo diventa simbolo di morte per migliaia
di immigrati che, spinti
dalla speranza, sognano
un futuro più umano.
La via crucis dolorosa e
terribile per arrivare alle
spiagge della Libia: violenza, fame, sete, stanchezza, solitudine. E poi l’incubo della traversata.
Donne, bambini, uomini,
giovani e anziani, sani e
ammalati.
Un viaggio per sfuggire
alla guerra, al sottosviluppo, al disagio. Insieme su
messi insicuri e pericolosi.
Rischiare e lottare ad ogni
costo.
Per molti la gioia dell’approdo, per tanti l’impatto
con la morte.
Il nome ricorrente: tragedia. Perché?
Molti proclami, molti discorsi, molte presenze
politiche, ma l’accoglienza
è carente, le strutture
fatiscenti.
Questi fratelli dormono
ancora a terra, sotto la
pioggia, nel freddo, nella
promiscuità. E le promesse, e le risposte, e gli impegni.
E mentre papa Francesco
tuona: “Sono carne viva di
Cristo!”, emozioni passeggere, sentimenti vaghi. E
la gente muore.
Un moto di orgoglio, un’esplosione di solidarietà,
una risposta di vera compassione.
Non si può essere felici da
soli.
47° Settimana Sociale: il futuro è nella famiglia
Ha avuto luogo a Torino, dal 12 al 15 settembre, la 47° settimana sociale dei Cattolici Italiani il cui titolo è stato La famiglia, speranza e futuro per la società italiana.
Si è trattato di un consesso molto partecipato, snodatosi attraverso otto assemblee tematiche e diversi dibattiti che hanno
affrontato i temi e le emergenze più importanti che caratterizzano l’attuale condizione della famiglia in Italia.
Nell’arco delle quattro giornate, naturalmente, ampio spazio è
stato dedicato all’elaborazione di proposte che potessero offrire prospettive e sollecitazioni utili a suggerire una efficace
progettualità per il futuro.
Tra le aree tematiche, La missione educativa della famiglia, Le
alleanze educative, in particolare con la scuola, L’accompagnamento dei giovani nel mondo del lavoro, La pressione fiscale
sulle famiglie e il loro rapporto col sistema di welfare, L’integrazione delle famiglie immigrate e, infine, Abitare la città e
custodire il creato per una solidarietà intergenerazionale.
Don Sorce, dal 2008 membro del Comitato Scientifico Organizzatore delle Settimane Sociali, sulla scorta della sua esperienza
ormai trentennale
nel campo dell’accoglienza, assistenza, riabilitazione di
persone in condizione di disagio, è
stato
incaricato
della preparazione
e definizione dell’area
relativa
a
“Famiglia e Welfare”.
Pubblichiamo qui di
seguito il messaggio che il Santo
Padre ha indirizzato
ai partecipanti.
Al Venerato Fratello Cardinale Angelo Bagnasco
Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
Rivolgo il mio cordiale saluto a Lei e a tutti i partecipanti alla
47ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, convocata a Torino.
Rinnovo il mio abbraccio fraterno ai Vescovi presenti, in particolare al Pastore di codesta Chiesa, Arcivescovo Cesare Nosiglia, come pure all’Arcivescovo Arrigo Miglio e ai membri del
Comitato Scientifico e Organizzatore. Saluto tutti i rappresentanti delle Diocesi d’Italia e delle diverse aggregazioni ecclesiali.
La tradizione delle Settimane Sociali in Italia è iniziata nel
1907, e tra i suoi principali promotori vi fu il Beato Giuseppe Toniolo. Questa 47ª Settimana è la prima che si tiene dopo
la sua beatificazione, avvenuta il 28 aprile 2012, e giustamente
è stata affidata in modo particolare alla sua intercessione. La
figura del Beato Toniolo fa parte di quella luminosa schiera di
cattolici laici che, nonostante le difficoltà del loro tempo, vollero e seppero, con l’aiuto di Dio, percorrere strade proficue per
lavorare alla ricerca e alla costruzione del bene comune. Con la
loro vita e il loro pensiero essi hanno praticato ciò che il Concilio Vaticano II ha poi insegnato a proposito della vocazione e
missione dei laici e il loro esempio costituisce un incoraggiamento sempre valido per i cattolici laici di oggi a cercare a loro
volta vie efficaci per la medesima finalità, alla luce del più
recente Magistero della Chiesa.
La forza esemplare della santità in campo sociale è resa in
questo caso ancor più sensibile dalla sede di questa 47ª Settimana Sociale. Torino infatti è una città emblematica per tutto
il cammino storico-sociale dell’Italia, e lo è in modo particolare
per la presenza della Chiesa dentro questo cammino. A Torino
hanno operato nei secoli XIX e XX numerosi uomini e donne,
sacerdoti, religiosi e religiose, laici, alcuni di loro Santi e Beati,
PAG.1 - EMMAUS N.84 - LUG./SET. 2013
che hanno testimoniato con la vita e lavorato efficacemente
con le opere a servizio dei giovani, delle famiglie, dei più poveri.
Le Settimane Sociali dei Cattolici Italiani, nei diversi periodi
storici, sono state provvidenziali e preziose, e lo sono ancora
oggi. Esse infatti si propongono come iniziativa culturale ed
ecclesiale di alto profilo, capace di affrontare, e se possibile
anticipare, gli interrogativi e le sfide talvolta radicali, posti
dall’attuale evoluzione della società. Per questo la Chiesa in
Italia, 25 anni or sono, ha voluto riprenderle e rilanciarle, come
momenti qualificati di ascolto e di ricerca, di confronto e di
approfondimento, molto importanti sia per la stessa comunità
ecclesiale, per il suo servizio di evangelizzazione e promozione
umana, sia per gli studiosi e gli operatori nel campo culturale e
sociale (cfr Nota Pastorale CEI del 20 novembre 1988). Le
Settimane Sociali sono così uno strumento privilegiato attraverso il quale la Chiesa in Italia porta il proprio contributo per la
ricerca del bene comune del Paese.
Questo compito, che è di tutta la comunità nelle sue diverse
articolazioni, appartiene, come già ricordavamo, in modo specifico ai laici e alla loro responsabilità.
Il tema di questa Settimana Sociale è "La famiglia, speranza e
futuro per la società italiana". Esprimo tutto il mio apprezzamento per questa scelta, e per aver associato alla famiglia
l’idea di speranza e di futuro. E’ proprio così! Ma per la comunità cristiana la famiglia è ben più che "tema": è vita, è tessuto
quotidiano, è cammino di generazioni che si trasmettono la
fede insieme con l’amore e con i valori morali fondamentali, è
solidarietà concreta, fatica, pazienza, e anche progetto, speranza, futuro. Tutto questo, che la comunità cristiana vive nella
luce della fede, della speranza e della carità, non è mai tenuto
per sé, ma diventa ogni giorno lievito nella pasta dell’intera
società, per il suo maggior bene comune.
Speranza e futuro presuppongono memoria. La memoria dei
nostri anziani è il sostegno per andare avanti nel cammino. Il
futuro della società, e in concreto della società italiana, è radicato negli anziani e nei giovani: questi, perché hanno la forza e
l’età per portare avanti la storia; quelli, perché sono la memoria
viva. Un popolo che non si prende cura degli anziani e dei
bambini e dei giovani non ha futuro, perché maltratta la memoria e la promessa.
In tale prospettiva si colloca questa 47ª Settimana Sociale, con
il documento preparatorio che l’ha preceduta. Essa intende
offrire una testimonianza e proporre una riflessione, un discernimento, senza pregiudizi, il più possibile aperto, attento alle
scienze umane e sociali. Anzitutto come Chiesa offriamo una
concezione della famiglia, che è quella del Libro della Genesi,
dell’unità nella differenza tra uomo e donna, e della sua fecondità. In questa realtà, inoltre, riconosciamo un bene per tutti, la
prima società naturale, come recepito anche nella Costituzione
della Repubblica Italiana. Infine, vogliamo riaffermare che la
famiglia così intesa rimane il primo e principale soggetto costruttore della società e di un’economia a misura d’uomo, e
Continua a pag.7
VI RACCONTO IL MIO BRASILE
Con immensa gioia e incredulità avevo accettato di
andare in Brasile!!!
Non avevo però capito che sin dall’inizio sarei
stato fianco a fianco con un leone!! … non della
savana ma di Serradifalco.
Padre Vincenzo, un infaticabile, un irriducibile, un
condottiero. Una persona dalle idee chiare!
Che grande esperienza quella del Brasile, una
grande occasione per migliorare lo stile di vita, per
comprendere la dimensione del tempo e scoprire
la propria capacità di poter fare tantissimo anche
con semplici e piccoli gesti.
Avevo sentito già parlare del lavoro che svolgeva
l’Associazione Casa Famiglia Rosetta in Italia e
all’Estero. Ma poter partecipare in prima persona,
essere coinvolto per l’intera giornata e per tutte le
giornate nella vita della comunità e della casa
famiglia, è stata la vera occasione di arricchimento
personale.
Mi ha sorpreso scoprire qual è il filo conduttore
che lega e alimenta, nello stesso tempo, tutti
coloro che vivono o partecipano all’interno della
grande famiglia dell’Associazione.
Un filo conduttore fatto di amore, gioia, voglia di
fare, di inventarsi qualcosa per fare ancora meglio,
sempre con lo scopo di offrire un’occasione e una
speranza a chi l’aveva già perduta o a chi non sa
di averne ancora una.
Questo filo conduttore è l’energia travolgente che
Padre Vincenzo ha saputo creare, sfruttando
l’energia interiore di ogni persona facente parte
della grande famiglia, metterla insieme e farla
diffondere con carattere epidemico.
Questa scoperta è stata la prima vera grande
novità che ha caratterizzato la mia esperienza in
Brasile, tanto da osservare con stupore ed esclamazione a Padre Vincenzo: “.. ma si rende conto
di quello che ha combinato?!..”
E io, abituato a ritmi quotidiani stressanti, che
di Salvatore Vancheri
avevo deciso di lasciare in Italia il mio cellulare invadente …. mi sono lasciato coinvolgere e travolgere volentieri
da questa energia positiva!
Questa è la premessa per lasciare intendere il livello del
mio coinvolgimento.
Con spirito di adattamento iniziale dovuto alle difficoltà
della lingua, poi trasformato in osservazione e curiosità
crescente, ho apprezzato e stimato la professionalità di
Rosario Cigna e Calogero Ricevuto, miei compagni di
viaggio con i quali ho condiviso tantissimo, anche qualche zanzara!
Ho apprezzato con meraviglia il grande lavoro svolto
dall’infaticabile Giusy Fulco nella veste di Direttore Generale indiscusso delle strutture di Porto Velho, di Sergio
Surace, quale responsabile della comunità maschile
“Giovanni Paolo II” di Porto da Esperanza, ma di entrambi nella veste di splendidi genitori delle meravigliose
Ana e Camila, due sorelle che insieme ai loro gatti e alla
loro simpatia e allegria, ci hanno tenuto compagnia.
Alla stessa maniera ho apprezzato con meraviglia, per il
modo di svolgere il proprio lavoro, tutte le operatrici e
operatori del centro di triagem, di riabilitazione “Paolo
VI”, della casa famiglia “Anna Teresa Cappello”, della
comunità di reinserimento “Dom Elder Camara”di Porto
Velho e le operatrici e operatori delle due comunità
“Giovanni Paolo II” e “N.S. Aparecida” di Porto de Esperanza.
Persone formidabili, appassionate al proprio lavoro che
svolgono con grande professionalità ma soprattutto con
amore sincero e spontaneo, senza limite di tempo, verso
le persone che hanno il piacere di assistere.
Grande e articolata è stata l’attività che si è svolta a
Porto Velho nelle comunità, nella casa famiglia e nel
centro di riabilitazione.
Il mio contributo era mirato a fornire alcune indicazioni e
consigli tecnici, volti a migliorare le condizioni già accoglienti e funzionali delle varie strutture di cui dispone
l’associazione in Brasile.
Molto di più è stato quello che ho ricevuto dai meravigliosi bambini del centro di riabilitazione e della casa
famiglia di Porto Velho, dai ragazzi e dalle ragazze delle
comunità di “Porto de Esperanza”, dai ragazzi del
“rientro” e dalle loro famiglie, incontrate in più occasioni
da loro organizzate, per mostrare la loro grande riconoscenza a Casa Famiglia Rosetta e direttamente a Padre
Vincenzo.
E’ grazie a questo stimolo sincero che riuscivo volentieri
a tenere il passo all’infaticabile condottiero Padre Vincenzo nelle diverse escursioni quotidiane di pubbliche
relazioni, di visite e riunioni continue con rappresentanti
del Governo dello Stato della Rondonia, esponenti della
Un rinnovato “Porto della Speranza”
L’undici luglio del 2013 nella sede di Candeias do
Jamari, l’Associação Casa Família Rosetta ha
inaugurato i nuovi locali della Comunità Terapeutica “Porto da Esperança”.
È stato un evento che ha rappresentato un momento davvero importante, improntato a sinceri
sentimenti di gratitudine, ma anche di crescita.
Abbiamo sperimentato la consapevolezza che, se è
doveroso andare fieri dell’esperienza accumulata
in questi anni di fecondo lavoro, è anche necessario che la soddisfazione per i traguardi raggiunti
deve proiettarci verso il futuro con rinnovato
slancio ed entusiasmo.
Abbiamo voluto condividere questa conquista con i
giovani che partecipano ai nostri servizi, con le
famiglie, i volontari, i collaboratori e le istituzioni
partner, una grande famiglia che si è gioiosamente
riunita attorno al nostro Fondatore e Presidente,
Padre Vincenzo Sorce, giunto per l’occasione dall’
Italia insieme ai collaboratori Rosario Cigna, Calogero Ricevuto e Salvatore Vancheri.
Grazie all’appoggio di una Fondazione partner, è
stato possibile realizzare la ristrutturazione degli
ambienti della Comunità Terapeutica “Porto da
Esperança” in modo da poter offrire un servizio di
più alta qualità da cui i tanti adolescenti e giovani
che vivono il dramma delle dipendenze patologiche potranno trarre maggiori benefici.
Il 13 febbraio del 1992 l’ Associação Casa Familia
Rosetta istituiva la Comunità Terapeutica Porto da
politica locale, dell’Università, della Curia Vescovile,
delle televisioni nazionali e locali.
Non si riusciva più a capire chi rincorreva chi.
Non c’è stato un attimo di tregua, forse non lo
abbiamo neanche cercato. Grandi risultati si stavano concretizzando in quei momenti o si sarebbero
materializzati da lì a poco.
La seconda grande sorpresa, che mi ha lasciato
veramente incredulo, è la notevole iniziativa avviata
nella città di Ouro Preto do Oeste, portata avanti da
João Alves Pereira e dalla figlia Andrea Alves De
Oliveira del comitato organizzatore per la nascita
della comunità “Associaçao Casa Familia Rosetta”,
sostenuti dal resto della famiglia e da altre persone
a loro vicine, che sta consentendo la nascita di una
grande comunità terapeutica.
La nostra visita a Ouro Preto do Oeste, durata
appena due giorni, ci ha consentito di toccare con
mano una realtà che si va concretizzando a ritmi
incessanti, grazie alle iniziative di volontariato locale
e all’aiuto dell’intera cittadinanza di Ouro Preto do
Oeste, guidata con notevole capacità dal Prefetto
Alex Testoni e sostenuta dal deputato statale Jaques Testoni.
Ho avuto modo di apprezzare la generosità della
popolazione brasiliana, la loro voglia di fare per
dare una mano di aiuto a chi ne ha bisogno.
Non conosco bene quale sia stato l’entusiasmo
iniziale e le difficoltà incontrate oltre venti fa, quando l’Associazione Casa Famiglia Rosetta decise di
diffondere il proprio modo di operare in Brasile, ma
da quanto ho visto a Ouro Preto do Oeste, dall’entusiasmo e voglia di fare, dall’accoglienza ricevuta
da Padre Vincenzo e da tutti noi al suo seguito,
sono convinto che dobbiamo prepararci a vederne
ancora delle belle!!
… E ancora più convinto di prima mi viene da chiedere di nuovo a Padre Vincenzo: ”... ma si rende
conto di quello che ha combinato?!”.
di Giusy Fulco
Esperança, con l’obiettivo di accogliere, riabilitare e
reinserire nella società numerosi giovani che vivevano il
dramma del consumo di droghe.
Come disse allora il nostro Fondatore, Padre Vincenzo,
“Senza amore non esiste vita, senza affetto non può
esservi crescita, perché tutto ciò che è amato cresce!”
Durante questi 21 anni la Comunità Terapeutica ha
accolto giovani provenienti da Porto Velho e dai vari
Comuni dello Stato della Rondonia, offrendo un servizio
non soltanto professionale, ma improntato ai valori
dell’accoglienza, della comprensione, della solidarietà:
un servizio “umanizzato” che si è nutrito di amore a Dio
e al prossimo.
Nel mese di luglio, dunque, abbiamo, per così dire, reinaugurato un servizio che oggi può contare su una
infrastruttura adeguata, moderna e funzionale, conforme
agli standard previsti dalla legislazione del settore, che
garantisce condizioni degne, che ha spazi per l’accoglienza ben strutturati.
Consideriamo questo momento come un punto di
partenza per nuove conquiste che permettano ampliare i
servizi , affinché i giovani con dipendenze patologiche
vedano garantiti e rispettati i loro diritti e possano esercitare pienamente la loro cittadinanza.
Così si è espresso uno dei nostri ragazzi dando il benvenuto ai numerosi partecipanti alla cerimonia:
Buon giorno a tutti!
Il mio nome è Wellington. Voglio ringraziare Dio, perché,
alla fine, senza di Lui niente di tutto questo sarebbe
possibile.
PAG.2 - EMMAUS N.84 - LUG./SET. 2013
Voglio ringraziare l’ideatore e fondatore di tutta
quest’opera, Padre Vincenzo. Ringrazio anche le
autorità qui presenti, ringrazio tutti.
È molto bello stare qui, oggi, esprimendo la gioia e
gratitudine per questo posto speciale che mi ha
salvato.
Sette mesi fa quando sono arrivato in comunità da
São Paulo, non sapevo cosa stavo cercando, ma qui
ho incontrato la mia Vita!
Sono molto grato per questo e spero che questa
comunità continui a esistere per molti anni, fedele
alla sua missione che è quella di salvare vite umane.
Vi accolgo a nome di tutti i residenti, sperando che
tutti vi sentiate a vostro agio e che trascorriate con
noi una ottima giornata. Siate i benvenuti nella
Nuova Comunità Porto da Esperança!
Visita annuale di Padre Vincenzo in Brasile
di Giusi Fulco
Dal 2 al 17 luglio del 2013 ha avuto luogo la visita
annuale in Brasile di Padre Vincenzo, Fondatore e
Presidente dell’Associação Casa Familia Rosetta.
È, questo, un momento sempre molto atteso da
tutti noi, che ci permette ossigenarci e confrontarci non solo dal punto di vista professionale, ma
anche umano, una opportunità di crescita e di
rinnovamento delle motivazioni per la quale siamo
grati.
Come sempre la programmazione delle attività è
densa, l’associazione in Brasile è cresciuta, per cui
sono varie le azioni da realizzare e tante le persone da incontrare.
Ci ha fatto grande piacere accogliere insieme a
Padre Vincenzo, Rosario Cigna, Calogero Ricevuto
e Salvatore Vancheri, con cui abbiamo condiviso
ne abbiamo avuto modo di celebrare i 20 anni di
fondazione del centro di riabilitazione Paulo VI,
chiudendo in bellezza la visita di padre Vincenzo e
degli amici Rosario, Calogero e Salvatore.
Vogliamo riservare una particolare attenzione ad un
momento importante che ha visto riuniti tutti gli
operatori dell’Associação Casa Familia Rosetta, in
occasione dell’incontro di formazione tenuto insieme
a Padre Vincenzo, sul Carisma, mito fondativo e
Mission dell’associazione. Incontro che ha rinnovato
le energie e le motivazioni di tutti noi, facendoci
sentire più uniti ai nostri colleghi italiani e africani,
rafforzando le nostre radici e permettendo di esprimere la disponibilità di alcuni nostri colleghi brasiliani per andare in Tanzania a servire i bambini delle
nostre strutture.
ne della Comunità Terapeutica Porto da Esperança, il
giorno 11 di luglio del 2013, che ha rappresentato un
momento di gratitudine e crescita, di condivisione con i
giovani, le famiglie, i volontari, gli operatori e le autorità
locali.
Grazie all’aiuto di una fondazione che ci collabora da
qualche anno, siamo riusciti a ristrutturare gli ambienti
della comunità Porto da Esperança che durante questi
21 anni ha accolto centinaia di giovani provenienti dai
vari comuni della Rondonia e altri stati.
Tra gli altri momenti vissuti durante questa visita ricordiamo gli incontri con i giovani del reiserimento sociale e
i Graduati, che sono speranza viva per tanti giovani.
Incontri ricchi di emozione, allegria e condivisione di
momenti importanti riguardanti il lavoro, ma anche storie e fatti del nostro quotidiano, così che
siamo grati a loro per l’amicizia riscoperta e per
quella conquistata.
Tra i momenti vissuti ricordiamo l’incontro con i
bambini disabili e l’equipe del Centro di Riabilitazione Paulo VI e della Casa Famiglia “Anna Teresa
Cappello”. È stato un momento ricco di emozioni,
vedere la crescita dei bambini che hanno consegnato dei doni a Pe. Vincenzo , ma soprattutto
l’affetto che gli hanno dimostrato.
Con la presenza degli altri italiani è stato possibile
dividerci in due equipe, dove Rosario e Calogero
con Sergio si sono occupati della formazione degli
operatori del programma terapeutico, mentre Pe.
Oltre agli eventi interni hanno avuto molta importanza le attività con le istituzioni locali con le quali
l’associazione collabora, come l’incontro con il sindaco di Porto Velho, Dr.Mauro Nazif; il rappresentante del Governatore dello Stato di Rondônia, Dr
Marcos; il Dr. Sergio William, Giudice del tribunale
di esecuzioni penali e misure socio-educative e
l’assessora statale della SEPAZ, che si occupa della
tossicodipendenza in Rondonia.
Con quest’ultima abbiamo realizzato una riunione
tecnica di interscambio con l’equipe dell’assessorato, sulle nuove tendenze nel campo delle dipendenze e le politiche adottate.
Positivo è stato l’incontro con il Rettore della Facoltà
Cattolica di Porto Velho, il Prof. Fabio, con cui abstorie di vita trasformate e ricostruite.
Altro momento, la visita nella nuova comunità terapeutica di Ouro Preto do Oeste, un progetto fortemente
desiderato dalle autorità e dalla popolazione locale.
Questo lo si percepisce dalla grande solidarietà e impegno delle persone, dei volontari e delle istituzioni coinvolte nel progetto, come João e la sua famiglia, il Dr.
Evandro, magistrato del Ministero Publico, il Sindaco
Alex, il deputato Jaques e i vari giudici e impresari locali.
Da registrare, gli incontri con il gruppo di giovani francesi che hanno vissuto una settimana missionaria a Porto
Velho, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventu –JMJ. Questi giovani hanno avuto modo di trascorrere il 15 luglio 2013 nelle comunità terapeutiche,
Vincenzo, Salvatore e Giusi hanno curato gli aspetti amministrativi, legali e di relazioni pubbliche.
Durante la formazione , dopo aver ricordato con
grande emozione
l’amico e collega Giuseppe
Tardanico, sono stati trattati i seguenti temi: storia
dell’uso delle sostanze psicotrope e conseguente
nascita di strutture atte ad arginarne la dipendenza; azione delle sostanze psicotrope sull’organismo
umano, evidenziandone gli effetti sul sistema
nervoso centrale, trattando le ultime scoperte in
ambito delle neuro scienze; utilizzo della Cartella
terapeutica e del piano di trattamento individuale;
il lavoro d’equipe all’interno della comunità terapeutica.
Nel corso della formazione sono state prese in
esame le varie fasi del programma terapeutico,
cosa che ha permesso di valutare il lavoro fatto
alla luce delle nuove informazioni ricevute e di
prendere decisioni per migliorare sempre più la
qualità dei servizi che offriamo.
A questo proposito un grande risalto ha avuto, tra
gli eventi realizzati, la cerimonia di reinaugurazio-
facendo vita comune, lavorando, cantando insieme ai
nostri ragazzi e il giorno 16 luglio, insieme ai bambini e
ragazzi disabili del centro di riabilitazione e della casa
famiglia. Durante questi momenti emotivamente forti, è
stato bello percepire come i rapporti tra persone vadano
oltre ogni lingua, nazione, disabilità. E in questa occasio-
PAG.3 - EMMAUS N.84 - LUG./SET. 2013
biamo stretto una collaborazione per la realizzazione di un master sulle dipendenze patologiche da
realizzare a Porto Velho e destinato ai professionisti
locali.
Infine ricordiamo gli incontri tenuti con la Comunità
Santa Maria dei Poveri di Porto Velho, incontri di
profonda comunione, di emozione per le storie
condivise, in modo particolare il battesimo di Milena, figlia di Douglas e Shierlei, che ha immerso la
comunità in un clima di famiglia.
Questi 15 giorni vissuti così intensamente, hanno
rinnovato la nostra vita e lasciato un segno, siamo
grati
per
il
dono dell’amicizia rinnovata e
costruita
e
come diciamo
in
Brasile,
hanno lasciato
molta SAUDADE!
L’ESPERIENZA A TANGA
di Antonino Salvo
Ho soggiornato a Tanga nel periodo compreso tra il 2 agosto e il 17 agosto 2013,
presso la Casa Famiglia Rosetta ove risiedono 23 bambini affetti da infezione da HIV. Il
Centro è dotato di complessi abitativi abbastanza confortevoli, di una zona conviviale
ampia e adatta alla socializzazione, di una
decorosa farmacia con annessi ambulatori
ove sono conservate le cartelle cliniche dei
bambini che hanno un'età compresa tra i 2
e i 14 anni, sono tutti in ottime condizioni
cliniche e sono accuditi secondo i migliori
standard occidentali. Durante il soggiorno
ho avuto modo di sottoporre i bambini ad
esame clinico completo e di valutare la loro
terapia antivirale (HIV).
Ho altresì visitato il paese di Tanga apprezzandone le tipiche zone commerciali quali il
mercato del pesce e il mercato di frutta e
verdura, i giardini molto ben tenuti, la
spiaggia con un mare sottoposto alle influenze della marea ma pur sempre pescoso.
I bambini sono stati, durante il mio soggiorno, oggetto di mille attenzioni da parte della
delegazione italiana che ha regalato loro
zainetti e borselli, omaggiando con profumi
italiani le 4 dolcissime Mamme che accudiscono amorevolmente i bambini nonché la
Direttrice del Centro, Signora Irene. Il rapporto con i bambini e con il personale del
luogo ha arricchito sia umanamente che
professionalmente il mio bagaglio personale
e certamente molti dei momenti che ho
vissuto rimarranno indelebili nella mia memoria, sia per la dolcezza della gente incon-
trata che per l’incredibile bisogno di affetto e di
attenzioni che i bambini hanno continuamente
manifestato.
I bambini del Centro, pur affetti dalla insidiosa
malattia virale, pur sottoposti a terapia farmacologica, hanno manifestato una sorprendente ed
entusiasmante gioia di vivere, voracità di conoscenza e generosità di affetti.
Tre giornate della mia permanenza sono state
dedicate all’arricchimento culturale e al confronto
scientifico nel corso di un convegno sull’AIDS
che ha visto gli interventi dei medici dell’ospedale
Bombo (che seguono i malati affetti da AIDS).
Nel corso delle prime due giornate del convegno
sono stato impegnato in due successive relazioni
scientifiche sull'epidemiologia e sulla terapia
dell’AIDS. Durante le relazioni ho avuto modo di
far conoscere ai medici convenuti i dati relativi
all'epidemiologia italiana e siciliana dell'infezione
da HIV. Inoltre sono stati proposti i
più moderni protocolli di terapia
antiretrovirale in accordo con le
principali linee guida.
Le relazioni hanno suscitato uno
straordinario interesse da parte dei
medici locali con numerose domande, interventi, richieste di materiale
didattico da presentare all’interno
del nosocomio Bombo. Tutto ciò ha
determinato il successo della manifestazione scientifica che ha raggiunto l’obiettivo assai significativo
di interrompere l’utilizzo di alcuni
farmaci obsoleti (non più in uso in
Italia) e assai pericolosi per la salute
dei trattati. Inoltre molti dei medici
VIAGGIO IN SE STESSI E SEME DI VITA
Fare un viaggio, di qualunque natura esso
sia, è una responsabilità, specialmente
quando non si sa esattamente a cosa si va
in contro, ma ancor di più quando al proprio
viaggio si vuole dare una ragione più profonda, più intima e intensa.
Accade che delle persone diano una direzione alla nostra esistenza anche quando non
sono più su questa terra. Nel luglio di quest’anno chiesi a mia madre di unirci a Padre
Vincenzo nella sua imminente visita in Tanzania e così decidemmo di far lui la nostra
proposta.
Il mio fu un desiderio nato direttamente dal
cuore e che subito decisi di condivider con
lei; come spesso accade, dietro a una persona si nasconde una storia, e la nostra è
una storia d’amore che ha dato il via alla
nostra scelta e la traccia al nostro viaggio.
Eravamo reduci da una grande perdita quale è quella di un padre, nonché operatore
nella comunità di Terra Promessa, ma avevamo deciso di trasformare questo dolore in
amore. Siamo dunque partiti con una doppia missione e personalmente con la consapevolezza che questa esperienza mi avrebbe cambiata, non soltanto sarei stata io a
donare qualcosa ai bambini della comunità,
ma soprattutto loro mi avrebbero lasciato
un grande insegnamento.
Il 29 di luglio siamo partiti verso Tanga, la
città in cui Padre Vincenzo ha fondato “Casa
delle Speranze Monsignor Cataldo Naro”, la
struttura che accoglie bambini sieropositivi e
affetti da HIV. L’impatto con la nuova realtà
partecipanti hanno richiesto di poter rendere
solido e perdurante il nostro rapporto scientifico, corredandolo con visite in Sicilia, per
verificare lo stato dell’arte e apprendere le
principali metodologie diagnostiche e le più
comuni procedure terapeutiche.
Credo che questo risultato mi autorizzi a dire
che sono state gettate le basi per future
collaborazioni tra le strutture di Caltanissetta
e quelle dell’Ospedale Bombo di Tanga.
Ringrazio Padre Sorce, Presidente della Casa
Famiglia Rosetta, per la straordinaria opportunità che egli mi ha regalato e per l'irripetibile esperienza umana e professionale che mi
ha consentito di vivere. Certamente da ora e
per il futuro tale esperienza rappresenterà
una delle più belle e significative pagine della
mia vita.
di Martina Tardanico
è stato subito destabilizzante; avevamo immaginato come si sarebbe potuto presentare quel
nuovo mondo intorno a noi, ma l’Africa toglie
spazio anche all’immaginazione, sconvolgendo
tutto. Nulla può essere tanto bello quanto gli
occhi dei bambini, occhi pieni d’infinito proprio
come la loro terra.
Ho scoperto che nei loro sguardi si può ritrovare
tutto quello che si pensava di aver perso, la maPAG.4 - EMMAUS N.84 - LUG./SET. 2013
lattia non aveva spento quella luce, non aveva placato le loro risa. Infatti appena arrivati
nella bellissima struttura in cui vivono, siamo
stati travolti da un’ondata di vita che non
esclude nessuno, credo che anche il cuore
più rigido si sciolga davanti a tale gioia.
Abbiamo visto i ventidue bimbi nella loro
quotidianità, dal risveglio alla scuola, dal
gioco all’ora della buonanotte, abbiamo insieme a loro pregato con lingue diverse, ma con
una sola intenzione nel cuore, e abbiamo più
di ogni altra cosa gioito e giocato.
Quando sono partita da Caltanissetta avevo
tante domande e dubbi irrisolti, oltre che un
immenso vuoto. Mi era stato tolto ciò che più
avevo amato, ma al mio ritorno, dopo aver
incontrato quei bambini, aver visto la vita
racchiusa nei loro volti, ho imparato a non
chiedere al Signore perché me l’avesse tolto,
ma a ringraziarlo per avermelo dato.
E’ stato il viaggio della speranza, dell’amore,
dell’incontro con il servizio per gli altri; è
stato un messaggio a “non disperare” a guarire per quanto possibile le ferite altrui, a
unire la propria esistenza a quella di qualcun
altro.
Ho dato questo senso al nostro viaggio grazie
a Padre Vincenzo che ha permesso che tutto
questo avvenisse, grazie a mia madre che mi
insegna giorno per giorno a vivere la vita con
fede e speranza, grazie ai bambini della casa
famiglia e grazie soprattutto a mio padre,
eterna bussola per la mia strada e meta di
tutti i miei cammini.
MISSIONE IN TANZANIA
di Miguel Marcello Quatra
Dal 31 luglio al 19 agosto scorso ho avuto,
per la seconda volta, la fortuna di potermi
recare in Tanzania come membro di una
piccola delegazione di Casa Famiglia Rosetta. È stata un’esperienza di lavoro molto
impegnativa, fitta di impegni, ma altrettanto
ricca di soddisfazioni professionali e personali.
Il lavoro affidatomi si svolgeva su vari fronti: supervisione dell’unità operativa “Casa
delle Speranze Mons. Cataldo Naro”, supervisione del Centro di Formazione e Riabilitazione “Casa Gabriele”, supervisione del
progetto “Formazione Permanente e Sviluppo Locale”, organizzazione e realizzazione di
un Seminario sull’HIV/AIDS, rapporti con le
autorità locali.
È stata una grande gioia, innanzitutto, rincontrare i bambini ospiti della
“Casa delle Speranze” e trovarli in
buone condizioni, e non solo dal
punto di vista della salute. Nel
modo in cui svolgono le loro attività quotidiane (dallo studio al gioco, dalla collaborazione nelle faccende domestiche alla preghiera)
trapela, infatti, una serenità e una
gioia di vivere, che non solo li
avvolge esternamente grazie al
lavoro attento e alle cure amorevoli delle operatrici, ma che scaturisce dal profondo del loro cuore e
si irradia dallo sguardo.
L’approccio di Casa Famiglia Rosetta è proprio così: chinarsi su
coloro che soffrono per dare una
risposta non solo ai loro bisogni
materiali e socio-sanitari, ma
anche per incontrarli nelle esigenze più profonde della persona
umana.
Altro aspetto importante per me è stato il
rincontrarmi con i colleghi africani: la Direttrice, Irene, mamma Fina, mamma Judith
Ngandala, mamma Judith Mboto, mamma
Stella, e poi Musa, il Fisioterapista, Mwanaidi, l’Assistente Sociale, e il giovane Omari,
l’autista, ma anche Mohamedi, il giardiniere,
sempre sorridente e ottimista. Il loro impegno quotidiano e i loro sforzi, al di là dei
limiti che la situazione socio-economica e
formativa impone loro, suscita ammirazione
e, personalmente, mi sono sentito molto
onorato di un rapporto con loro, professionale e personale, che cresce nella reciproca
stima e nella collaborazione generosa.
Anche le attività riguardanti il progetto dei
microcrediti procedono in modo soddisfacente, e secondo il calendario stabilito. Nei
IL “CUORE DELL’AFRICA”
Quando mia figlia Martina espresse il desiderio di andare in Tanzania mi sembrò subito di poter realizzare un sogno, immediatamente telefonai a Padre Vincenzo che accolse di buon grado la proposta.
Io e Martina non volevamo chiuderci nel
nostro dolore, così con il cuore colmo di
speranza partimmo per Tanga dove ci
aspettava un mondo nuovo, in quella parte
d’Africa variopinta e sconfinata dove la gente vive nella semplicità con spirito di sacrificio. E’ stato tutto una sorpresa, ma ancor di
più lo è stato condividere emozioni, gioie e
mesi di marzo e aprile sono state realizzate due
sessioni di formazione (per un totale di 6 giorni)
dirette a 50 famiglie. Alla fine di maggio sono
stati assegnati i microcrediti a un primo gruppo di
30 beneficiari provenienti da 5 villaggi e presto si
aggiungerà il secondo gruppo di altre 20 famiglie.
Interessantissimo è stato notare come, finora, si
è registrato un tasso di adempimento di restituzione del credito del 100%. I fattori che determinano questo andamento positivo sono i seguenti:
1) la formazione impartita ai beneficiari, 2) la
personalizzazione dei piani di restituzione, 3) la
non applicazione di interessi (pratica, questa,
consona alla sensibilità mussulmana), 4) l’accompagnamento costante e attento dei Tutors che
settimanalmente visitano le famiglie e mensilmente presentano un rapporto su ciascuna di
esse.
Ma certamente la sfida più stimolante di questa
missione di lavoro è stata per me l’organizzazione
e la realizzazione del Seminario “Exploring Paths
of Collaboration on HIV/AIDS”, voluto e impostato nei suoi elementi fondamentali da Don Vincenzo e tenutosi nei locali di “Casa Gabriele” destinati alla formazione. Ad esso sono stati invitati i
responsabili locali e regionali del servizio sanitario
nelle sue distinte articolazioni, responsabili e
operatori di organizzazioni attive nel campo socio
-assistenziale, medici, farmacologi, infermieri,
assistenti sociali, religiose e volontari, nonché le
autorità civili e religiose.
I temi trattati sono stati i seguenti:
- La situazione dell’HIV/AIDS nella città di Tanga
- Situazione epidemiologica dell’HIV/AIDS in Italia
e nuove sfide
- Questioni farmacologiche in Tanzania
di Colomba Amico
speranze con i meravigliosi bambini della casa
famiglia che con entusiasmo, vitalità e soprattutto
con amore hanno spalancato il mio cuore e lasciato un segno nella mia anima; hanno soprattutto segnato il mio modo di guardare avanti, il
pensare alla vita come una chiamata all’amore
per il prossimo. Giorni indimenticabili trascorsi
insieme nella condivisione e nella preghiera resi
realizzabili grazie al Signore che per mezzo di
Padre Vincenzo ci ha fatto questo dono e grazie a
Giuseppe, umile testimone dell’Amore di Dio, che
mi ha insegnato a “donare con gioia”.
PAG.5 - EMMAUS N.84 - LUG./SET. 2013
- Nuove acquisizioni nella Terapia antiretrovirale
- Nuove sfide riguardanti l’HIV/AIDS a Tanga
- L’esperienza di Casa Famiglia Rosetta al
servizio delle persone in situazioni di disagio
- La risposta della comunità mussulmana al
problema dell’HIV/AIDS a Tanga
- Risposta pastorale al problema dell’HIV/
AIDS a Tanga
I partecipanti sono stati 43 il primo giorno, 39
il secondo, 40 il terzo giorno.
Oltre al grandissimo valore attribuito allo
scambio e al confronto medico e scientifico, è
stata apprezzata anche l’apertura al dialogo
religioso del Seminario, espressa nell’invito
rivolto al rappresentante della comunità mussulmana e a quello delle chiese cristiane.
I partecipanti hanno espresso grande soddisfazione, e lo hanno definito
“un seminario diverso”, ricco di
contenuti e di confronto.
Nella discussione finale, focalizzata sulla ricerca di vie di
collaborazione, è stato fortemente auspicato il proseguimento di un rapporto di collaborazione tra le istituzioni
sanitarie tanzaniane e quelle
siciliane a livello di scambio di
informazioni e di esperienze,
riguardanti soprattutto le tecniche diagnostiche e gli approcci trattamentali. È stato
espresso, anche, il desiderio
che altri seminari di formazione, informazione e aggiornamento possano essere realizzati nel prossimo futuro.
L’esperienza dominante e
persistente che ho fatto attraverso lo svolgimento delle
svariate attività è stato il costare come attraverso il suo servizio e il suo stile, improntati
alla professionalità e all’amore sincero
(profondamente laico ed evangelico allo stesso tempo) verso i fratelli e le sorelle più fragili, l’Associazione “fa famiglia”, attrae, genera
senso di appartenenza e desiderio di impegno. Chiunque abbia avuto a che fare con
l’Associazione, attraverso rapporti stabili o
incontri occasionali, dai bambini di Casa delle
Speranze, ai partecipanti al Seminario, dalla
Direttrice alle operatrici, tutti esprimono, in
misura e modalità diverse, che si sentono
“parte” di questa grande “Nyumba na familia
Rosetta”, “Casa Famiglia Rosetta” .
Ricordando Mons. Cataldo Naro di don Vincenzo Sorce
Il 29 settembre del 2006, improvvisamente,
nel corso di un incontro con il suo presbiterio,
moriva mons. Cataldo Naro, arcivescovo di
Monreale da appena quattro anni.
Sacerdote esemplare, vescovo zelante, storico rigoroso, Cataldo Naro rimarrà per sempre
una figura rappresentativa del nostro territorio, una personalità di altissimo profilo umano, spirituale, culturale.
Per Casa Famiglia Rosetta, don Aldo, come
ancora amiamo ricordarlo, fu un compagno di
strada fedele e attento, ma, soprattutto, un
amico fraterno del fondatore, don Vincenzo,
con il quale condivise “con sguardo di aquila”
l’amore alla Chiesa e al sacerdozio, la premura ai giovani e ai deboli.
Così don Sorce ha ricordato l’amico presso la
sua tomba, nella chiesa Madre di San Cataldo, in occasione del settimo anniversario
della sua prematura scomparsa.
Siamo radunati insieme per celebrare la divina liturgia domenicale che ha nell’Eucaristia
la radice e il contenuto fondamentale.
Radunati perché convocati dal Dio della misericordia che ci parla e ci offre i criteri per
aiutarci a vivere nella fede il cammino della
nostra vita personale, per saper guardare con
il cuore e gli occhi di Dio la storia nella quale
noi viviamo.
La parola di Dio è parola di verità e spada
tagliante che ferisce e libera.
E balza subito alla nostra attenzione di credenti il contrasto sempre più acuto tra ricchezza e povertà, tra miseria e opulenza, tra
periferia e centro.
I poveri sempre al centro dell’attenzione di
Dio, del suo amore concreto, operativo, che
vuole sia sempre prolungato dalla Chiesa,
dalla parte dei poveri, casa sempre aperta ai
più poveri.
Il salmo 145 ci aiuta a contemplare l’intervento di Dio a favore dei più poveri, a proclamare la beatitudine dei poveri in spirito.
Il profeta Amos nella prima lettura denunzia
l’irresponsabilità di quanti non si preoccupano
della rovina degli ultimi, dei più emarginati,
dei più esclusi.
Il Vangelo drammaticamente ci offre il contrasto tra “l’uomo ricco”, egoista, distratto,
festaiolo, e il povero Lazzaro, coperto di piaghe, affamato, rifiutato.
Dramma attuale inquietante, vicinissimo a
noi, carico di responsabilità.
Paolo, nella lettera a Timoteo e attraverso di
essa, ci invita a “tendere alla giustizia, alla
pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla
mitezza”.
Ci spiana la strada all’impegno, all’azione, alla
“battaglia della fede” per promuovere diritti,
sviluppo, occupazione, solidarietà.
La parola di Dio è fattualità, è concretezza, è
azione. Dio parla e realizza.
Oggi, nell’anniversario della sua morte, davanti a molti testimoni, ci viene offerta la
testimonianza della bella professione di fede
di mons. Cataldo Naro.
Modello e testimone, maestro ed educatore,
uomo, prete, vescovo, di passione, inserito
nella storia, studioso attento e competente
dei processi di sviluppo, delle conflittualità
sociali, dei problemi del territorio, a livello
economico, cooperativistico, imprenditoriale.
Profondamente calato nella Chiesa nissena e
aperto a cerchi sempre più vasti, alla Sicilia,
al meridione, all’Italia.
Motore propulsore della sua ricerca, del suo
studio, del suo lavoro intellettuale, la sua fede,
la sua spiritualità.
Uomo di Dio e, perciò, dalla parte dei poveri,
esperto del movimento cattolico, meridionalista
convinto, attraverso un dialogo fecondissimo
fede-storia, fede-cultura, fede-politica, ha tracciato nuove piste per la realizzazione di un mondo solidale, di una pace più giusta, di una economia a misura d’uomo.
L’esperienza del mistero di Dio lo ha spinto sempre di più nell’abisso dell’umano con professionalità, con serietà, con intensa partecipazione.
Trasformandosi in studio, in fatica di ricerca, di
approfondimento.
Imprenditoria, cooperazione, managerialità coniugata con il Vangelo, illuminate dalla dottrina
sociale della Chiesa di cui era straordinario conoscitore e maestro.
Ha saputo sapientemente cogliere il rapporto tra
movimento cattolico, santità e carità, superando
ogni rischio di subordinazione, di dipendenza
l’uno dall’altro e realizzando feconde convergenze.
Ha investigato brillantemente la storia dei carismi caritativi della nostra Isola e non solo.
Giacomo Cusmano, Nunzio Russo, Giuseppe
Guarino, Annibale di Francia, Maria Schininà,
Angelico Lipani, Vincenzina Cusmano, Mariannina Amico Roxas, Brigida Pastorino, solo alcune
testimonianze di servizio ai poveri che mons.
Naro ha studiato, ha proposto, ha indicato, per
percorrere insieme la via della santità attiva
attraverso l’impegno di carità, in uno straordinario dinamismo di convergenza.
Troppo presto ci ha lasciato, ma resta ancora
vivo il suo magistero da conoscere, da studiare,
da trasformare in impegno.
Sono rimasto sorpreso, a Torino, partecipando
alla 47° Settimana Sociale dei Cattolici Italiani,
di cui era stato membro del Comitato Scientifico
in precedenti settimane, della stima, delle venerazione, dell’ammirazione ancora vivissime di
cardinali, vescovi, laici, politici, studiosi, delle
quali è ancora circondato il suo ricordo.
Luce sul candelabro per sempre.
Abbiamo bisogno ancora della tua scienza e
PAG.6 - EMMAUS N.84 - LUG./SET. 2013
della tua sapienza, del fascino delle tue
virtù, della forza delle tue convinzioni.
Andammo a Roma insieme per commissionare il pastorale d’argento che l’Associazione
Casa Famiglia Rosetta gli regalava per la sua
ordinazione episcopale.
All’improvviso, nel laboratorio dell’orafo, in
modo deciso, mi disse: “Dammi il logo
dell’Associazione. Lo voglio impresso nel mio
pastorale.”
Un legame profondo con i nuovi poveri, con
un carisma che aveva visto nascere e crescere con stima, con rispetto, con amore. Un
legame vero, sincero, profondo. Era nel
solco del movimento cattolico nisseno.
Un sigillo nell’impegno del nuovo pastore.
Il giorno prima che fosse annunziata la sua
nomina, mi comunicò in un clima di grande
emozione questa nuova chiamata di Dio e
mi disse: “E ora verrai nella mia diocesi per
avviare un’opera a servizio dei più poveri.”
Un servizio nato a Partinico e ancora operativo.
Testimone del Vangelo, vescovo innamorato
di Cristo, della Chiesa della sua storia. Vivo
in mezzo a noi per sempre.
Ci indica ancora il primato di Dio e la centralità della formazione nel nostro agire personale e comunitario, ci aiuta ancora a coniugare armonicamente evangelizzazione e
promozione umana, ci spinge ad un fedeltà
radicale al Vangelo fino al martirio, ci aiuta
con la sua intercessione dal Cielo a superare
le stanchezze, gli scoraggiamenti, le solitudini, le contraddizioni della nostra Chiesa.
Ci spinge ad andare oltre, “con lo sguardo
dell’aquila”, prolungando nel nostro cammino quotidiano il “sì” che celebriamo nell’Eucaristia, sicuri che “il ricordo di Dio è la nostra vita”.
Continuiamo la santa celebrazione vivendo il
mistero della comunione dei santi.
Ricordiamo al Padre della misericordia il
vescovo Cataldo, al nostro fratello chiediamo
il dono di una fede operosa, di una carità
coraggiosa, di una speranza convinta.
Portiamo nella bisaccia della nostra esistenza, come viatico, i suoi insegnamenti, la sua
testimonianza.
Amen.
APPUNTAMENTO CON LA TRINITA’ di Rodrigo Barbesco
Don Vincenzo Sorce, ispirato fondatore della nostra Comunità di vita apostolica “S. MARIA DEI
POVERI”, ha definito ciò che si è svolto dal 25 al
31 Agosto 2013, presso la casa di esercizi spirituali
“Santuario dell’Addolorata” dei Missionari Passionisti a Mascalucia (CT), un vero e proprio
“appuntamento con la TRINITA’ ”! L’affermazione
è sorta alcuni giorni prima dell’inizio di questa
“avventura” annuale; sin da subito la sensazione
provata dai circa 60 membri intervenuti tra presbiteri, seminaristi, coppie con figli, celibi e vergini,
provenienti dalle singole comunità di Caltanissetta,
Marsala e Palermo, è stata quella di lasciare il
proprio vivere quotidiano e iniziare la salita sul
“Monte”.
Per persone vocate dal Signore, rese partecipi di
una realtà comunitaria volta alla sequela di Cristo
nella propria ordinarietà e all’evangelizzazione di
coloro che vengono riconosciuti in senso lato
“ultimi della terra”, un ritrovo del genere rappresenta non solo momento fondante per il proprio
cammino spirituale, ma anche “carburante” indispensabile per il prosieguo dello stesso.
A condurre dolcemente “per mano” l’intera comunità nell’ arco dei sei giorni con brevi catechesi
atte all’ approfondimento personale della fede è
stato scelto quest’anno Don Giuseppe Civiletto.
Padre Bocconista, da oltre 30 anni sulle orme del
Beato Giacomo Cusmano, presbitero “vecchio
stampo” (termine scelto nella sua accezione migliore) che con modo “gentile” e parlare semplice,
non privo tuttavia di profondità spirituale, ha
affrontato un percorso denso di riferimenti soprattutto al Nuovo Testamento a cui ha dato un titolo
che è apparso perfettamente aderente al carisma
della nostra Comunità: “Nati dall’Amore, serviamo
l’Amore, per ritornare all’Amore”.
Si è partiti da un pensiero incisivo e non scontato:
gli esercizi spirituali sono un dovere per il singolo
cristiano, il quale è alla continua scoperta della
Potenza che Dio opera nella sua vita. E dato che
l’uomo è perennemente inquieto e cerca di trovare
risposta alle sue numerose domande esistenziali
(PERCHE’ SONO NATO? DOVE VADO? IL SENSO
DELLA MORTE?), “questa settimana” simboleggia
per lui un dono prezioso: “il bussare discreto di
Dio alla porta della sua vita”, un’ulteriore opportunità di incontro con un Papà che va Egli Stesso
alla ricerca del proprio figlio. Decidere di aprire
quella porta impegna ognuno di noi a riscoprire le
radici della propria fede, a valutarne l’entità fino a
quel preciso momento. Inevitabili si ripropongono
tutti quei quesiti che ci mettono in relazione con la
figura del Cristo, Verbo Incarnato: CHI E’ GESU’
CRISTO? E CHI E’ GESU’ PER ME? COME VIVO IL
MIO RAPPORTO CON LUI? CONDIZIONA LE MIE
SCELTE?
POSSO
VERAMENTE
DEFINIRMI
“CRISTIANO”? Poteva ciascun membro della Comunità, in tale privilegiato contesto, restare indif-
ferente di fronte a così forti stimolazioni? Per di più ci è
stato ricordato che la Fede è un cammino in un sentiero
di montagna, non un’autostrada! Ce ne siamo resi conto
tutti: e pensare che eravamo solo al primo giorno!!!
Appurato il fatto che il Figlio diventa la strada obbligatoria per vedere il Padre, nei successivi momenti di catechesi si è sottolineato il fatto che Gesù Stesso si manifesta chiaramente nella Sua Chiesa anche attraverso quei
segni particolari che abbracciano tutta la nostra esistenza: i Sacramenti. Emozionante scoprire come l’iniziativa
di Dio, che rientra in un Suo piano di salvezza per l’uomo, si trasformi in un patto di alleanza con lui, una sorta
di “giuramento di fedeltà tra amici”, rivelando il significato attuale del termine Sacramento: luogo magnifico di
incontro con Dio, segno percepibile ed efficace della Sua
grazia. Ci è particolarmente piaciuta un’immagine di
“divina metamorfosi” contenuta in alcuni scritti sul Beato
Giacomo Cusmano che ben si adatta al nostro Battesimo, inizio di una vita nuova in Dio, nello Spirito (col suo
liberarci dal peccato originale, il farci entrare nel corpo
della Chiesa e lo spingerci a “profumare di Cristo nel
mondo”): “DA BRUCO A FARFALLA”, un passaggio che ci
deve far orientare tutta la nostra vita attorno a quell’unica Persona che è Gesù Cristo!
Ma ciascun elemento di questa Comunità è chiamato da
Dio, attraverso “gli impegni” dei 3 consigli evangelici, ad
un più profondo legame con Lui, a seguire Gesù in maniera particolare con una Consacrazione che è espressione più perfetta di quella battesimale. Viene richiesta la
gioia incessante di appartenere esclusivamente a Dio,
come un fedele innamorato che ogni giorno offre se
stesso e le proprie azioni a Lui, con l’abbandono fiducioso di chi sa farsi “creta nelle mani del Grande Vasaio”,
disposto a prendere la forma che Egli ha scelto per lui.
Già! E’ facile dirlo, ma compierlo è tutt’altra cosa! E’ vero
che i mezzi a nostra disposizione, per raggiungere quella
Santità quotidiana verso cui siamo tutti in cammino, li
conosciamo bene: un ascolto costante della Parola, la
preghiera fatta “col cuore” e la frequentazione dei Sacramenti, l’abnegazione di se stessi e la carità, che da sola
copre un’infinità di peccati.
Dobbiamo però tenere in considerazione che, dietro
l’angolo, si presenta sempre la Tentazione con le sue
diverse sfaccettature, pronta a farci fare ripetuti
“capitomboli”! Essa, oltre ad ottenebrare la nostra mente
facendoci dimenticare di avere incontrato il Signore, ci
induce anche a rinunciare alle lotte spirituali quando
pensiamo di non farcela. Durante una delle meditazioni
di queste giornate facciamo, tuttavia, una scoperta
sconcertante ed insieme consolatoria: tale insinuante
“nemica” è fortemente necessaria per la crescita del
nostro “Io spirituale”! I suoi attacchi ci allenano infatti a
discernere il Bene dal Male e, dinanzi ad essi, la nostra
virtù diventa più stabile; inoltre, l’esperienza del Male ci
porta nel corso del tempo a provare un odio illimitato
per esso; ci allontaniamo, infine, dalla presunzione,
imparando l’umiltà e convincendoci della nostra debolezza e della Potenza di Colui che ci ha soccorso!
Da una pagina della 2° lettera di S. Paolo apostolo ai
Corinzi ci viene annunciato da Dio: TI BASTA LA
MIA GRAZIA! E’ per mezzo di essa che Maria, Madre
venerata e accolta come nostra prima Superiora, ha
potuto copiare in sé la vita di Cristo Gesù, unendosi
a Dio totalmente e fedelmente. Questa intima unione l’ha potuta sperimentare anche il Beato Giacomo
Cusmano, medico sacerdote dall’animo particolarmente sensibile di fronte alle sofferenze altrui, che
è stato presentato a noi dal nostro relatore Bocconista quale alto modello di uomo dedito esclusivamente a Dio e ai poveri. A loro si offriva fino all’esaurimento delle sue forze, mettendo insieme annuncio e servizio perfettamente indissolubili, con
sostegni sia materiali che morali. “IL BOCCONE DEL
POVERO”, una delle Associazioni da lui fondate,
nasceva proprio col fine di propagare la Fede per
mezzo della Carità, perché tutti, perfino “gli ultimi”,
avevano un posto nel Regno dei cieli. “NON SONO
DI NESSUNO, DUNQUE SONO NOSTRI” e “QUELLO
CHE SI FA A UNO DEI FRATELLI PIU’ PICCOLI LO
SI FA A DIO” sono 2 dei motti, da lui spesso pronunciati, che ci fanno comprendere meglio l’uomo
che si è fatto povero con i poveri, riuscendo a
posporsi a coloro in cui ha chiaramente visto l’immagine di Gesù.
Come tutto questo aderisce perfettamente a S.
MARIA DEI POVERI e alla sua ragion d’essere! C’è
tanto altro ancora, di meraviglioso e illuminante,
dentro questi nostri giorni: i precisi riferimenti al
documento di Giovanni Paolo II “Vita Consecrata” e
alle Costituzioni e al Regolamento della nostra
Comunità, offertici da Padre Vincenzo e perfettamente “in linea” con le riflessioni suggerite da Don
Civiletto; le celebrazioni eucaristiche e i momenti di
Adorazione diurna e notturna; la “tavola” condivisa
ogni giorno con i fratelli di Comunità; il Rosario
itinerante; il culmine della Consacrazione di alcuni
membri; poi le parole, gli sguardi, la condivisione di
emozioni… Tutte cose che non fanno altro che
alimentare
il
desiderio
di
un
prossimo
“appuntamento con le tre Persone più importanti
della nostra vita”! E che lo slogan di questo ritiro
“VIVA GESU’ SEMPRE NEI NOSTRI CUORI” possa
diventare “tema conduttore” della nostra vita cristiana!
Continua da pag.1 - 47° Settimana Sociale: il futuro è nella famiglia
come tale merita di essere fattivamente sostenuta.
Le conseguenze, positive o negative, delle scelte di carattere culturale, anzitutto, e politico riguardanti la famiglia toccano i diversi ambiti
della vita di una società e di un Paese: dal problema demografico – che è grave per tutto il continente europeo e in modo particolare per l’Italia –
alle altre questioni relative al lavoro e all’economia
in generale, alla crescita dei figli, fino a quelle che
riguardano la stessa visione antropologica che è
alla base della nostra civiltà.
Queste riflessioni non interessano solamente i
credenti ma tutte le persone di buona volontà,
tutti coloro che hanno a cuore il bene comune del
Paese, proprio come avviene per i problemi dell’ecologia ambientale, che può molto aiutare a comprendere quelli dell’"ecologia umana". La famiglia
è scuola privilegiata di generosità, di condivisione,
di responsabilità, scuola che educa a superare una
certa mentalità individualistica che si è fatta strada
nelle nostre società. Sostenere e promuovere le
famiglie, valorizzandone il ruolo fondamentale e
centrale, è operare per uno sviluppo equo e soli-
dale.
Non possiamo ignorare la sofferenza di tante famiglie,
dovuta alla mancanza di lavoro, al problema della casa,
alla impossibilità pratica di attuare liberamente le proprie
scelte educative; la sofferenza dovuta anche ai conflitti
interni alle famiglie stesse, ai fallimenti dell’esperienza
coniugale e familiare, alla violenza che purtroppo si
annida e fa danni anche all’interno delle nostre case. A
tutti dobbiamo e vogliamo essere particolarmente vicini,
PAG.7 - EMMAUS N.84 - LUG./SET. 2013
con rispetto e con vero senso di fraternità e di
solidarietà. Vogliamo però soprattutto ricordare la
testimonianza semplice, ma bella e coraggiosa di
tantissime famiglie, che vivono l’esperienza del
matrimonio e dell’essere genitori con gioia, illuminati e sostenuti dalla grazia del Signore, senza paura
di affrontare anche i momenti della croce che,
vissuta in unione con quella del Signore, non impedisce il cammino dell’amore, ma anzi può renderlo
più forte e più completo.
Possa questa Settimana Sociale contribuire in modo
efficace a mettere in evidenza il legame che unisce
il bene comune alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, al di là di pregiudizi e ideologie. Si tratta di un debito di speranza che tutti
hanno nei confronti del Paese, in modo particolare
dei giovani, ai quali occorre offrire speranza per il
futuro. A Lei, caro Fratello, e alla grande assemblea
della Settimana Sociale di Torino assicuro il mio
ricordo nella preghiera e, mentre chiedo di pregare
anche per me e per il mio servizio alla Chiesa, invio
di cuore la Benedizione Apostolica.
Dal Vaticano, 11 settembre 2013 - FRANCESCO
ONU: un'Agenda per lo Sviluppo inclusivo della disabilità di Giovanna Garofalo
Dal 23 al 25 settembre scorso si sono svolti nella
sala dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a
New York e presso la sede dell’UNICEF i lavori
dell’High Level Meeting e altri incontri sulla realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e
di altri obiettivi di sviluppo concordati a livello
internazionale per le persone con disabilità in vista
del proseguimento delle azioni nel post- 2015 ed
oltre.
L’Associazione “Casa Famiglia Rosetta” ONLUS, in
qualità di Organizzazione in Stato Consultivo speciale con ECOSOC, è stata invitata a partecipare
alle sessioni di lavoro dedicate alla presentazione
dei risultati a livello globale a degli obiettivi del
Millennio e alla programmazione del post-2015.
È stata la prima volta nella storia dell’ONU, che i
diritti delle persone con disabilità venissero discus-
se nel quadro dell'Agenda Politica delle Nazioni Unite.
Oltre 50 Stati membri, le agenzie delle Nazioni Unite e la
Società Civile hanno dichiarato e riaffermato la propria
volontà di perseguire gli obiettivi per un profondo riconoscimento e rispetto dei diritti delle persone con disabilità, bambini, adolescenti e adulti e per la loro partecipazione alla vita in tutte le sue espressioni.
I lavori dell’Assemblea Generale sono stati aperti dal
Segretario Generale dell'ONU Ban KI-MOON, dal presidente dell'Assemblea Generale Mr. John ASHE, accompagnati dal Presidente del Comitato per i Diritti e la
partecipazione delle persone con disabilità, la Signora
Maria Soledad CISTERNAS REYES, e il Signor Stevie
WONDER, pluripremiato cantautore e musicista e messaggero di pace delle Nazioni Unite.
Nella sua dichiarazione, il signor VARDAKASTANIS presidente del Disability Alliance (IDA), ha invitato i responsabili ai più alti livelli a riconoscere l'importanza di integrare i diritti delle persone
con disabilità nella Agenda di
Sviluppo del post -2015.
“Le persone con disabilità
devono smettere di essere
destinatarie di bassi livelli di
istruzione, di livelli più elevati
di disoccupazione, devono
smettere di essere vittime di
un sistema che manca di
servizi di trasporto, sanità e di
scarsa accessibilità alle informazioni.”
Casa Famiglia Rosetta è stata
rappresentata dalla d.ssa
Giovanna Garofalo che ha
partecipato ai lavori, illustrando l’impegno dell’Associazione
in ambito internazionale e
confrontandosi con le realtà
delle Reti Internazionali delle
NAVE ITALIA: ALLA SCUOLA DEL MARE
Il 9 ottobre 2006 il brigantino Swan fan Makkum
approdava a Genova e veniva ormeggiato al Ponte
Colombo, Stazione Marittima.
Il più grande brigantino a vela del mondo, Nave
Italia, che sembra uscire da una stampa dell’800,
era stata costruita nel 1993: linee ed armo classico in uno scafo moderno, sicuro e confortevole.
Il 10 gennaio 2007 a bordo del brigantino nasceva
la Fondazione Tender To Nave Italia ONLUS,
costituita dalla Marina Militare e dallo Yacht Club
Italiano.
Da allora, la Fondazione promuove la cultura del
mare e della navigazione come strumenti di educazione, formazione, abilitazione, riabilitazione,
inclusione sociale e terapia. I beneficiari sono
associazioni non profit, ONLUS, scuole, ospedali,
servizi sociali, aziende pubbliche o private che
promuovano azioni inclusive verso i propri assistiti
e le loro famiglie.
È la prima nave ad affrontare con professionalità
la formazione di chi opera a contatto con il disagio, un’università del mare che si affianca alle
strutture a terra quale nodo di scambio di esperienze anche internazionali.
La nave è iscritta nel quadro del naviglio militare e
l’equipaggio è formato da personale della Marina
Militare.
Ad oggi Nave Italia ha imbarcato oltre 3000 passeggeri “speciali”, ha accolto 4000 visitatori e
realizzato 130 progetti che in questi anni sono
cresciuti di numero e qualità fornendo ai beneficiari percorsi formativi e riabilitativi davvero unici.
Ogni progetto è disposto per realizzare una metodologia educativa straordinaria per efficacia,
capacità di incidere sui processi formativi, abilitativi, riabilitativi, dedicati a bambini, ragazzi, adulti,
anziani.
La Fondazione Tender To Nave Italia ONLUS
persone con disabilità e delle loro famiglie. Il contributo di Casa Rosetta al HLMDD rappresenta un’importante occasione per ribadire l’impegno profuso in
trent’anni di servizio nella valorizzazione delle persone con disabilità, a partire dal problema del
riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità
nelle popolazioni a basso reddito, come per esempio, i bambini con disabilità che vivono nei villaggi
più poveri della Tanzania e del Brasile, dove l’Associazione sta portando avanti progetti di riabilitazione
fisica e psicosociale, nonché programmi per la
formazione del personale sanitario dedicato alla
riabilitazione e al supporto delle famiglie, attraverso
la costruzione di Centri per la formazione permanente del personale sanitario.
Sempre più forte la sua attenzione nei confronti del
problema delle famiglie delle persone con disabilità
psicosociale, il cosiddetto “Dopo di Noi” e l’impegno
di realizzare progetti per l’inserimento lavorativo
delle persone, giovani e adulti, con disabilità.
In questo modo Casa Rosetta ha ribadito il suo
impegno nella realizzazione di una profonda inclusione della disabilità negli Obiettivi di Sviluppo del
Millennio che nel corso della sessantottesima Assemblea Generale delle Nazioni Unite è stata fortemente sostenuta da parte delle Organizzazioni di
tutto il mondo delle persone con Disabilità, per dare
voce, soprattutto alle persone più fragili, e opportunità di rivendicare quei diritti basilari che garantiscono per tutti il riconoscimento della dignità umana. Lo slogan dei lavori condotti presso la sede
dell’UNICEF “EVERY CHILDREN EVERY WHERE” tutti i bambini in ogni luogo - ci dà il senso dell’impegno.
L’Associazione da trent’anni svolge un lavoro silenzioso e paziente, con professionalità e amore, con
un approccio olistico alla persona con disabilità,
mettendo al centro del suo agire la persona con
disabilità, in ogni fase della sua vita.
di Rosario Cigna
crede che gli esclusi e gli emarginati, i bambini, gli
adolescenti e gli adulti resi fragili da disagio o disabilità,
non siano solo “oggetti di tutela”, ma “soggetti” capaci
di risposte attive, espressione di energie inattese e di
nuove consapevolezze sul proprio valore di persone.
Capace di alloggiare fino a 24 ospiti oltre l’equipaggio,
Nave Italia è un luogo dove si realizzano progetti di
ricerca, educazione, formazione e terapia.
Le persone che salgono a bordo di Nave Italia tirano
fuori risorse mai espresse prima, danno il meglio di sé
oppure lo ritrovano, così che partecipare da volontari a
questo "miracolo" di Nave Italia è un’esperienza unica.
Esperienza che si è rivelata davvero straordinaria anche
per i venti ragazzi delle comunità terapeutiche di Terra
Promessa e dell’Oasi e per i quattro operatori del programma che li hanno
accompagnati in una
crociera vera e propria
che, partita da La
Spezia, ha solcato le
acque toscane ed ha
raggiunto
Portofino,
Rapallo, Genova.
E come nella Mission
del progetto, quella
che poteva sembrare
una semplice vacanza
ha invece assunto i
caratteri di un percorso terapeutico a tutti
gli effetti. La barca a
vela naviga soltanto se
vi è vera interazione
tra i membri dell’equipaggio, se tutti si
muovono in maniera
organizzata e sincronizzata. Ed è stato
emozionante vedere tutti i nostri giovani collaborare
attivamente con l’equipaggio, sperimentando una
nuova modalità che ha fatto emergere con chiarezza
l’importanza del gruppo.
Altro elemento significativo è stato rappresentato
dall’enorme esperienza di libertà che si vive in alto
mare, in completa antitesi con la “gabbia” delle
dipendenze.
Ancora una volta, Casa Famiglia Rosetta, Terra
Promessa e l’Oasi si sono mostrate pronte e creative
nel cimentarsi con innovativi strumenti terapeutici
per la riabilitazione di persone con problemi di
dipendenze patologiche.
E come dicono i marinai di Nave Italia, davvero,
insieme, hanno avuto “buon vento”!
Direttore Responsabile Vincenzo Sorce - Coordinatore di Redazione Maria Giovanna Scavone
Redazione C.da Bagno - tel. 0934.508326 - Reg. a Trib. di CL n. 132 del 16.05.1990
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PAG.8 - EMMAUS N.84 - LUG./SET. 2013
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Emmaus N° 84 - Associazione Casa Famiglia Rosetta