Acqua inquinata Policlinico nella bufera ANNO XIX N. 14 13 APRILE 2012 EURO 1,50 Jessica Biondo, la ragazza del rally Parlano i “terroni” leghisti Maraventano e Brigandì PAG. 15 Jessica Biondo centonove Dopo i controlli dei Nas affissi PAG. 10 i cartelli: non potabile Angela Maraventano Giuseppe Pecoraro Il Carroccio...ne dei siciliani Ritratto della campionessa di San Piero Patti PAG. 21 Settimanale di Politica, Cultura, Economia SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE A REGIME SOVVENZIONATO 45% (ME) AL REGIONE CAPOLINEA LOMBARDO TRATTA LE DIMISSIONI CON GLI ALLEATI E L’OPPOSIZIONE. IL GOVERNO SI AVVITA SULLA MANOVRA DI BILANCIO. ECCO LE PAGELLE DI UNA GIUNTA CHE HA FATTO LE RIFORME A META’ il punto 13 APRILE 2012 centonove EDIT Un tecnico per la crisi UNA PARTITA DI FIORETTO quella che si è aperta alla Presidenza della Regione tra Raffaele Lombardo e suoi “alleati”, mezzo Pd e mezzo Fli. Il presidente ha spiazzato tutti, raccontando a viva voce, accanto a un magistrato di nome Massimo Russo, che nellʼinchiesta Iblis ci sono scritte un sacco di fregnacce, che la magistratura, cui lui fermamente crede, si è lasciata abbindolare da una serie di farabutti. Ma...siccome lui è un uomo delle istituzioni, non lascerà infangare la Regione e”un minuto prima del giudizio” rassegnerà le dimissioni. Dichiarazioni che hanno lasciato esterrefatti i suoi alleati, Briguglio-Granata, e Cracolici-Lumia. Perchè alla domanda, “quando questo evento potrà verificarsi?”, Lombardo ha risposto: tra due mesi, sei mesi, un anno, chissà. Eʼ la tecnica del galleggiamento, arte nella quale il governo Lombardo si è prodotto appieno da quando si è insediato, ma che oggi non è più tollerabile per una sola ragione: la Sicilia è, più che il sistema-Italia, sullʼorlo di un baratro economico. Che non si risolve con il miliardo a garanzia spostato dallʼassessore Armao per le energie rinnovabili. Tantomeno con le finte riforme sulla formazione professionale che nulla hanno cambiato nella sostanza. Il tema è: la spesa europea ferma al palo. I saldi di fine stagione non sono più possibili. Il tempo è scaduto. In Sicilia è lʼora del commissario. Umberto Bossi Lega, quando il materiale è scadente Si grida allo scandalo per il tesoriere infingardo e i “figli che sbagliano”. Ma la storia di Bossi “furbo raggirato” non convince. Per più di un motivo DI DOMENICO BARRILÀ CHE LA POLITICA PRESENTI ordinariamente dei tratti patologici, la storia e la cronaca lo documentano senza equivoco. Che essa sia stata e diventi sempre di più ricettacolo di individui strampalati e senza qualità, che in altri ambiti reciterebbero ruoli del tutto marginali, non cʼè bisogno di approfondite analisi sociologiche per affermarlo. La Lega costituisce unʼesemplificazione perfetta e una potente esasperazione di tali premesse, basta il senso comune a certificarlo, e non ci voleva nemmeno questo trambusto da primissima repubblica per convincercene. Il portatore dei semi di tale natura patologica della Lega, più volte descritta e motivata su queste pagine, è in primo luogo colui che lʼha fondata, semi di cui oggi cogliamo la prevedibile degenerazione. Nessuna delusione, quindi, per le gesta eterodosse di un partito assemblato con materiale scadente e per un uomo che quel materiale rappresenta alla perfezione. Umberto Bossi è stato una frana come politico (la sua filosofia si fonda su primitivi sentimenti di esclusione) quale che sia il giudizio di quei politologi incapaci di guardare alla realtà, ma molto attenti a stupire i lettori con teorie immaginifiche. Ma è stato una frana a tutto tondo, basta guardare, duole dirlo, i frutti acerbi e poco qualitativi della sua pianta, come quella strapagata creatura fluviale collocata, con incredibile temerarietà, nel Consiglio Regionale della Lombardia. Del resto non ci si improvvisa educatori, così come non ci si dovrebbe improvvisare politici, due attività che avrebbero nelle proprie corde una comune parentela con la pedagogia, ingrediente fortemente deficitario nel leader leghista, in diversi e delicati ambiti. Eʼ proprio a motivo di tale carenza, in Bossi e in molti suoi colleghi politici, che popolano tutti i centri decisionali del Paese, che lʼItalia è in affanno assai più della maggior parte dei paese europei. Mettere una comunità di Vicecaposervizio: Daniele De Joannon In redazione: Gianfranco Cusumano, Alessio Caspanello, Michele Schinella Segreteria di redazione: Rossana Franzone, Rosa Lombardo, Francesco Pinizzotto - Editore: Kimon scrl: Via S. Camillo, 8 MESSINA tel.: 090/9430208 Fax: 090/9430210 P. Iva 02131540839 Registrazione Tribunale di Messina n. 11- 92 del 4 maggio 1992 Iscritto al Registro Operatori della Comunicazione n° 17229 Stampa: Sts Spa - Società tipografica Siciliana spa Strada 5 n. 35 - zona industriale 95030 Catania. Redazione e ufficio abbonamenti via San Camillo, 8 98122 (ME), CCP n° 90443839 Copie arretrate Euro 3,00; Internet: http://www.centonove.it e-mail [email protected] centonove SETTIMANALE REGIONALE DI POLITICA CULTURA ED ECONOMIA Direttore responsabile sessanta milioni di persone in mano a uomini del genere, significa progettare scientemente di affondarla. Certo, noi siciliani non dovremmo nemmeno aprire bocca, avendo da opporre situazioni che avanzano tra la sponda del ridicolo e quella del tragico, ma se una volta tanto qualcuno cerca di eguagliarci ci sentiamo meno soli. Martedì sera a Bergamo si è riunito un manipolo di leghisti, scope in mano per ripulire il partito dalla sporcizia. La causa di tale sporcizia era sul palco, a delirare di complotti, con una faccia tosta tipica delle persone furbe, perché Bossi è una persona furba, estremamente furba, che non significa intelligente. Eppure, quasi nessuno si è messo a fischiarlo, tutto il malanimo era per il tesoriere infingardo (per conto terzi); per la terrona col complesso delle terrona, quindi leghista per compensazione e badante per opportunismo, nonché per il rampollo discolo, incapace e disonesto. Tutti e tre, secondo il popolo (certe volte lʼappellativo bue si adatta alla perfezione), dovranno essere sacrificati per distogliere lo sguardo dal vero responsabile dellʼimbarazzante commedia in camicia verde, che Maroni alimenta raccontando ai pm che il suo capo sarebbe stato “raggirato”. Un furbo raggirato. Più che un ossimoro. Esattamente negli stessi attimi mi trovavo per lavoro a pochi chilometri da quella manifestazione, nel territorio di un comune a guida leghista. Un uomo, dopo la mia conferenza, mi ha preso da parte e, dopo avermi confidato di essere stato leghista, agli albori del movimento, mi ha detto lapidario: “Dottore, la malattia di tanta gente che vota Bossi è lʼignoranza, vedrà che continuerà a votarlo perché allʼignoranza non cʼè rimedio”. Mi è parso di avvertire, in quellʼaccenno allʼirresponsabilità degli elettori (lʼignoranza è una forma di irresponsabilità), qualcosa di familiare, di maledettamente vicino ai luoghi delle mie origini. Distribuzione Gaetano Toscano Sas via Corbino Orso n. 9/11 - 98124 MESSINA telefono 090/692508 Distributore regionale Eagleservices via M.Rapisardi, 62 95021 Acicastello (Ct) Pubblicità legale-istituzionale-commerciale: Via San Camillo, 8 Messina Tel. 090/9430208 Fax: 090/9430211-9430210. Tariffe pubblicitarie (1 modulo cm3,5 x 4,5); Manchette prima pagina Euro 206, 58; Finestrella prima pagina Euro 438,99; commerciali a mod. 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TOP SECRET 6/7 MALASANITÀ La testimonianza del boss pentito che ha detto ai giudici dellʼokay al Mpa A PAGINA Pasta killer, a giudizio medico e rosticciere 8 POLITICA Elezioni, Palermo caput mundi Nel capoluogo siciliano si gioca la partita per la Regione che verrà A PAGINA Tradimenti nell’Urna 9 Da SantʼAlessio a Pagliara tutti i cambi di casacca in provincia di Messina A PAGINA La finestra sul mare della Fiumara d’arte 10 Elezioni di ceramica Giustizia di favore Gli equilibri a Santo Stefano di Camastra A catania, lʼex gip Mondello condannato per mafia. Mentre il sostituto Lembo... A PAGINA 11 Candidato su Marte POSTER A PAGINA A Barcellona, Turrisi lascia le elezioni A PAGINA de Luca fa saltare il banco 12 A Santa Teresa di Riva il leader si Sicilia Vera divorzia da Lo Schiavo e scende in campo A PAGINA 13 PAG.42 Pascoli, lettere da Messina 19 Hexe, il cane che vive sul “veliero” Mirian Mafai, il mondo ringrazia Faceva compagnia a Rudolf, principeclochard. Ora è proprietaria di una barca ad Alì Terme A PAGINA 20 Un secolo di battaglie civili che ora affida alla memoria dei protagonisti della terza Repubblica A PAGINA 40/41 A 21 anni miete successi. Grazie ai consigli di papà Agostino A PAGINA 21 Due milioni per donare vita alle opere della Valle dellʼHalesa Nel mirino delle “bulle” Gazzetta del Sud, i primi 60 anni Una ragazzina milazzese di 11 anni picchiata dal branco. Avrebbe rubato il fidanzatino A PAGINA 22 Il quotidiano soffia sulle candeline. Nino Calarco lascia il timone Jessica, la ragazza del Rally Se l’Europa scopre Fiumara d’arte A PAGINA Racalmuto, in nome della ragione Il ministro Cancellieri nel Comune sciolto per infiltrazioni mafiose A PAGINA 23 Meraviglie in volo Il rettore Tomasello PAG.18 14 Noi, leghisti di Sicilia Facce e fatti meridionali allʼombra del Carroccio A PAGINA 15 Concorrenza sleale LʼAuthority stanga MessinAmbiente A PAGINA A PAGINA 24 Ascom, si liquida Quanti fondi elettorali controllano i due tesorieri “dello Stretto” A PAGINA Al via il 29° campo internazionale ECONOMIA Rimborsi? Ci penso io 16 TAORMINA ARTE A un secolo dalla scomparsa del poeta A PAGINA 36/37 A PAGINA La richiesta di fallimento chiesta dalla Procura di Roma decreta la fine del Consorzio fidi A PAGINA 29 42 43 Settegiorni Zum Qui Scuola/Istruzioni per l'Uso Occorre Sapere/Uomini & Business Consulenti/Consumatori Libri/La Classifica Weekend Lettere & Commenti Io, Cittadino/Heritage Ecologia e Ambiente Alfabeto Minimo/Eliodoro/150 Parole Antibuddaci/Animal House Ganzirri senza cozze Sui rubinetti di alcuni reparti del polo sanitario di Messina, cartelli che sconsigliano di bere A PAGINA 17 Medicina, facoltà taccagna Il Tar del Lazio ordina ai messinesi di rivalutare lʼofferta formativa A PAGINA 18 Il progetto dellʼAssociazione di imprese che gestirà il punto di approdo dei croceristi A PAGINA 32 Il progetto di due ingegneri di Capo dʼOrlando candidato allʼOscar mondiale Knx dellʼinnovazione A PAGINA 33 pagina 3 MESSINA. Eʼ stata la Iceia S.r.l di Cagliari ad aggiudicarsi, per 418 mila euro, i lavori per il ripristino della strada statale 113 a Calamona, interrotta da una frana 2 anni fa. La conclusione dei lavori, che inizieranno a breve, è stata stabilita per contratto per il mese di luglio MESSINA. Ai ferri corti con il rettore Tomasello, che lo aveva voluto, il manager palermitano Giuseppe Pecoraro terminerà la sua esperienza alla guida del Policlinico il prossimo mese di agosto, con la scadenza dei primi 3 anni di contratto, per legge rinnovabile di altri tre. Giordano, pari e patta La casa nello smartphone Statale 113, lavori alla Iceia di Cagliari Contrasti con il rettore, il manager Pecoraro va via La Regione pronta a far ripartire gli allevamenti di molluschi nel lago. Anche se... A PAGINA 30 Il Terminal si fa il lifting Policlinico con potabile MESSINA. Sono Tiziana Rocca, organizzatrice di eventi, e Mario Sesti, giornalista nato a Messina e tra i promotori del primo festival del cinema di Roma, i nomi sui quali punta il presidente della Provincia di Messina per il Taormina Film Festival. I due sono contrapposti alle “preferite” del presidente della Regione, lʼattrice Maria Grazia Cucinotta e la giornalista Silvia Bizio. POLICLINICO La Commissione tributaria punisce e premia A PAGINA 31 SICILIA Tiziana Rocca e Mario Sesti al Film Festival MESSINA RUBRICHE 4/5 26/27 28 34 34 38/39 44/45 46/47 46 46 47 47 PATTI. Il sostituto della Procura di Patti, Rossana Casabona, ha chiesto il rinvio a giudizio di Edoardo Recupero, il titolare della rosticceria “Peli e penne” di Falcone, e di Santa Fiorello medico del 118. Il primo è accusato di aver venduto le lasagne contaminate da salmonella a Grazia Marino, la seconda di non aver curato adeguatamente la donna morta il 10 agosto del 2010. Il giudice Giovanni Lembo PAG.19 13 APRILE 2012 7giorni centonove MESSINA. LA PROTESTA DELLA RETE “NO PONTE” SUL PILONE DI TORRE FARO CHI SALE L Elvira Amata MESSINA. Lʼassessore allʼArredo Urbano del Comune di Messina non smette mai di lavorare, anche quando beve un aperitivo con le amiche. A dimostrarlo, una lunga chiacchierata sul verde in città con un giornalista incontrato per caso, culminata con un attacco allʼAzienda Foreste, alla quale , ha spiegato, aveva chiesto una mano inutilmente. L Tanino Caliò MESSINA. Pur di tenere le relazioni con i vecchi amici di infanzia, il consigliere dellʼUdc al Comune di Messina ha rispoverato il tedesco studiato in gioventù. Caliò,inoltre, ha fatto un figurone scrivendo in lingua sul social network, suscitando l'ammirazione di tutti. L Carmelo Briguglio MESSINA. Il coordinatore regionale di Fli riporta la pace a Ragusa, turbata dalle dimissioni polemiche del coordinatore provinciale dimissionario Enzo Pelligra. Briguglio ha infatti nominato commissario per la provinca degli iblei Franco Iemolo, primario ospedaliero e docente universitario, che già fa parte del coordinamento regionale. L Pierfrancesco Donato MESSINA. Il commercialista è stato proposto dal presidente della Regione come membro effettivo del collegio dei revisori dei conti della Camera di Commercio di Messina. A “disturbare” la designazione, lʼinterrogazione di tre deputati del Pdl che accusano Lombardo di nomine elettorali. L Davide Faraone PALERMO. Il rottamatore di Sicilia sconfitto alle primarie di Palermo, dopo avere deluso i tanti suoi sostenitori in chiave "innovatrice", ha deciso di appoggiare lʼavversario Fabrizio Ferrandelli. E nel rendersi conto della traumatica circostanza, si è confessato: vuole scrivere un libro dopo le amarezze della sua vicenda politica. “No tav” dello Stretto Striscione di sostegno ai manifestanti della Val di Susa. A Palermo tafferugli fra attivisti e forze dell’ordine MESSINA. Distano migliaia di chilometri lʼuna dallʼaltra, eppure mercoledì 13 aprile la Sicilia e la Val di Susa sono state vicine come non mai. Nel giorno della mobilitazione nazionale indetta dal movimento No Tav contro gli espropri, infatti, un gruppo di manifestanti della rete No Ponte ha preso “dʼassalto” il Pilone di Torre Faro esponendo uno striscione con la scritta “No Tav No-Ponte”. Gli attivisti, guidati dal portavoce del movimento Luigi Sturniolo, hanno scavalcato la rete di recinzione attorno alla struttura e dopo aver scalato l'impalcatura in ferro hanno esposto lo striscione contro le due “grandi opere” a un centinaio di metri di altezza. Al termine del presidio, durato circa tre ore, gli attivisti hanno trovato ad attenderli gli uomini della Digos. È sfociato invece in violenza il corteo dei “No Tav” palermitani. Dopo aver protestato davanti alla sede del Comune, i manifestanti si sono diretti alla stazione centrale per bloccare la circolazione ferroviaria, dove il corteo è INAUGURAZIONI “Giardino” Azienda Foreste MESSINA.Giovedì 24 aprile alle 10, in contrada Camaro sui Colle San Rizzo, lʼAzienda Foreste di Messina inaugurerà il “Centro Polifunzionale delle Piante Endemiche ed Autoctone del Mediterraneo”, alla presenza, tra gli altri dellʼAssessore regionale Elio DʼAntrassi e del Comandante del Corpo Forestale Pietro Tolomeo. Il “Giardino delle Meraviglie”, realizzato in un ex vivaio dellʼAzienda Foreste di Messina, con unʼalta biodiversità florofaunistica, è un vero e proprio centro di educazione ambientale permanente, unico in Sicilia, con allʼinterno dei suoi sedicimila metri quadrati varie aree tematiche: il giardino delle farfalle, lo stagno con flora igrofila, il giardino della flora peloritana con circa 200 piante autoctone, di cui alcune inserite nella lista rossa, e quindi a rischio dʼestinzione. Eʼ possibile ammirare un percorso delle essenze e delle piante officinali e quello sensoriale. INDISCRETO. VIDEO AD AGRIGENTO DELLA POP-STAR ORIGINARIA DI NASO Lady Gaga torna a casa NASO. Lady Gaga torna alle origini. Potrebbe essere girato in Sicilia il nuovo video della siculo-americana Stefani Joanne Angelina Germanotta, in arte Lady Gaga, originaria di Naso, paese di 4mila anime in provincia di Messina. Lo ha rivelato l'emittente Julienews precisando che la pop star vorrebbe ambientare il prossimo video ad Agrigento, utilizzando come scenografia le antiche e suggestive rovine della Valle dei Templi. Il video in questione è quello previsto per il brano The Queen tratto dall'ultimo album Born this way. Lady Gaga ha sempre rivendicato con orgoglio il sangue italiano, basti pensare alla interpretazione del boss Joe Calderone durante gli Mtv Awards dello scorso anno. Qualche tempo fa, la stessa pop star dichiarò di voler avere un figlio da un uomo siciliano. La notizia del video in Sicilia non è stata ancora confermata. Tuttavia, proprio in questi giorni il Time, ha celebrato la Valle dei Templi di Agrigento con una intervista al sindaco Marco Zambuto, che in più occasioni ha annunciato di voler vendere i diritti di immagine degli antichi tesori della Magna Grecia ad azeinde come Louis Vuitton o Versace in cambio di aiuto economico. pagina 4 stato più volte caricato dalle forze dell'ordine, che hanno impedito ai manifestanti di entrare in stazione. I No Tav hanno deciso quindi di bloccare l'ingresso della stazione dei pullman. SOCIETA’ Un volume sulle opere di Nino Leotti BARCELLONA. Un volume sull'artista Nino Leotti con le foto di oltre 1200 opere raccolte dal figlio Walter in quasi vent'anni di ricerca. Il libro sarà presentato sabato 14 aprile a Barcellona (Auditorium S.Vito - ore 17) con lʼintervento di Virginia Buda, Andrea Italiano Stagno e Gino Tapani. A coordinare lʼincontro sarà Franco Cassata. Venerdì 20 aprile invece, la presentazione si terrà alla Galleria della Provincia regionale di Messina, alle 17. Interverranno Virginia Buda, Sergio Palumbo, Caterina Di Giacomo. Coordinerà Angela Pipitò. Brolo, forum siciliano sul turismo BROLO. Un “forum” tra professionisti della formazione che, guardando allʼEuropa, determini nuove professionalità del turismo nebroideo. Lʼiniziativa si terrà il 14 aprile a Brolo, alle ore 17,30, nella sala multimediale “Rita Atria”. Ad organizzarlo è Marinella Ricciardello, direttore della Yes. Una sezione sarà dedicata al preside Salvatore Di Paola, recentemente scomparso. Allʼincontro interverranno Larissa Bollaci, Daniela Cassini, Giuseppa Milazzo, Giovanni Ruggieri, Angela Fogliani e Sabrina Provasoli, oltre alle testimonianze di giovani studenti coordinati dai professori Anna Timpanaro e Lillo Adamo. “La grande scala” del Museo del Fango MESSINA. Si chiama “La grande Scala” o “La Veronica” e sorgerà in Contrada Lumbri, a Giampilieri, la prima delle 37 grandi opere che costituiranno il percorso della “Montagna ad arte”, il progetto creato dal “Museo del Fango” per commemorare le vittime dellʼalluvione dellʼottobre 2009. Dedicata a Lorenzo e Francesco Lonia e a Ilaria De Luca, le tre giovanissime vittime della tragedia di Giampilieri, lʼopera sarà inaugurata il 21 aprile alle 19.30 “Resuscitano “ le mummie di Militello MILITELLO ROSMARINO. Dopo quasi mezzo secolo di abbandono, “torna alla luce” la cripta della chiesa madre di Militello Rosmarino, che conserva 41 mummie. Su iniziativa del Comune, il sito è stato infatti riaperto in vista di un restauro dei corpi imbalsamati di religiosi e laici. Lʼintervento di recupero del sito è stato affidato all'Eurac di Bolzano, un centro che studia e progetta la conservazione delle mummie. L'ispezione ha confermato che la cripta è stata danneggiata da azioni vandaliche ispirate dalla leggenda popolare sulla presenza di “San Fuddicchiu”, misteriosa figura di “uomo nero” a cui si attribuisce unʼinfluenza negativa. Delle 41 mummie presenti, quattro sono collocate all'interno dei confessionali. centonove 7giorni 13 APRILE 2012 TERMINI IMERESE Una porcilaia tra i graffiti preistorici CATANIA. OCCHIO GIGANTE CON FULMINE VISIBILE DAL CIELO, OPERA DI UN PAESAGGISTA INGLESE Colpo d’occhio con la Land Art CATANIA. Un enorme occhio da cui parte un fulmine, creato con centinaia di piante diverse su una vecchia cisterna di 36 metri di diametro ben visibile dagli aerei in partenza ed in arrivo dall'aeroporto di Catania. Si tratta dell'opera di Land Art, denominata 'Un colpo d'occhio', realizzata con cipressi, lantane ed agavi dalla paesaggista britannica Clare Littlewood con l'aiuto di alcuni studenti del'Istituto agragio Filippo Eredia. L'opera è stata presentata al capoluogo etneo in occasione dell'inaugurazione di 'Dove fiorisce la jacaranda. Piante, uomini, idee...', la prima mostramercato di piante per il giardino mediterraneo, in programma fino a domani nella tenuta Cardinale, alle porte di Catania. L'iniziativa è stata organizzata 'Grandi Giardini Italiani' in collaborazione con l'Azienda agricola Trinità del giardino di Villa Trinità. TERME VIGLIATORE. VA A RUBA UN ALBUM CON LE FOTO DEGLI SPORTIVI LOCALI Ce l’hai la figurina dell’assessore? TERME VIGLIATORE. Una nuova moda sta impazzando non solo fra i ragazzi ma anche fra i meno giovani del paese: acquistare lʼalbum e le figurine degli sportivi di Terme Vigliatore. La colpa, o il merito, è dellʼassessore allo sport Gennaro Nicolò, calabrese di nascita ma “terminoto” di adozione. Da tempo, infatti, Nicolò era in cerca di qualcosa che potesse rilanciare lo sport locale e che potesse interessare anche ai giovani, finché una società editoriale del nord ha dato allʼassessore il giusto input: realizzare un album delle figurine, simile alla raccolta Panini, con le foto di coloro che hanno rappresentato lo sport locale negli anni e di tutti gli sportivi che oggi calpestano non solo i campi di calcio, ma anche le strade del ciclismo, i campi di volley e le palestre di ballo. Nicolò non ci ha pensato su un attimo e ha subito coinvolto lʼamministrazione comunale. Così, da qualche giorno, grazie allʼadesione delle società sportive locali, che hanno fornito le foto dei propri adepti, nelle edicole di Terme Vigliatore cʼè la ressa per accaparrarsi lʼalbum e le bustine, con un susseguirsi di giovani e meno giovani (cʼè anche qualche nonno) curiosissimi di vedere le proprie foto e quelle dei propri cari. «Per me che sono stato un calciatore anche bravino spiega Nicolò, che nellʼalbum campeggia a pagina 2 con una foto che lo rende simile al mitico Antognoni - rivedere queste foto, poter permettere ai giovani di essere immortalati nellʼalbum che resterà mitico per molto tempo per ognuno di loro, è un orgoglio. Sono sicuro che molti giovani si avvicineranno ancora di più allo sport, e questo è molto importante in un momento in cui internet e tutto lʼindotto ad esso connesso, la fa Gennaro Nicolò da padroni”. (Pasqualino Materia) TERMINI IMERESE. Graffiti preistorici di 13.000 anni fa nellʼabbandono. A denunciarlo è lʼAssociazione SiciliAntica con una lettera al sindaco i Termini Imerese e alla Soprintendenza di Palermo. Le incisioni si trovano nel riparo di Borgo Scuro, sito scoperto nel 1985, dove sono stati rinvenuti frammenti di selce e quarzite con punte a dorso abbattuto, utensili tipici del Paleolitico finale siciliano. Nella parete rocciosa sono state rinvenute dallo studioso di preistoria siciliana Giovanni Mannino, incisioni lineari risalenti a circa 13.000 anni fa: tra le prime scoperte in Europa. “Ma oggi il sito preistorico versa in uno stato di totale incuria, - scrive Alfonso Lo Cascio, della Presidenza SiciliAntica. Lʼarea quasi introvabile tra la vegetazione alta è invasa da rifiuti. Fino a qualche tempo fa il luogo era addirittura recintato e utilizzato dal proprietario come porcilaia. “Per questo - conclude Alfonso Lo Cascio - chiediamo un intervento che possa portare al recupero dellʼarea e alla sua tutela”. ROSA E NERO Milazzo, si è laureato Christopher Formica MILAZZO. Si e' laureto alla facoltà di Scienze Della Comunicazione dellʼUniversità Cattolica di Milano Christopher Formica, figlio del consigliore comunale Carmelo. Formica ha discusso la tesi "Thriller di Michael Jackson: case history di un successo multimediale". A relazione il professore Fausto Colombo. Roberto Cerreti diventa papà, è nata Iris MESSINA. Il capogruppo del Mpa alla Provincia di Messina è diventato papà. Nel giorno di pasquetta, alle 7,15 del mattino, la moglie Chiara ha dato alla luce la piccola Iris. E’ morto Rosario Valenza ALIMENA. Eʼ morto domenica Rosario Valenza, capolega nelle lotte contadine, dirigente del Pci, fondatore della Camera del lavoro locale, consigliere comunale e assessore negli anni '70. Aveva compiuto 88 anni. Sfuggì alla prigionia durante la seconda guerra mondiale, trovando rifugio in casa di contadini napoletani. La sua testimonianza è stata consegnata alla storia, nel 2004, nel libro Il mio Novecento ad Alimena, curato dalla figlia Adriana per le edizioni Arianna. Mazara, addio a Nico dei Gabbiani MAZARA DEL VALLO. Dopo una lunga malattia è morto giovedì 12, nella sua casa di Mazara del Vallo (Trapani), all'età di sessantasette anni, Nicola Tirone, famoso nel mondo della musica leggera italiana con lo pseudonimo di Nico dei Gabbiani. Era nato nel 1944, a Sambuca di Sicilia, in provincia di Agrigento. pagina 5 CHI SCENDE M Roberto Sparso MESSINA. Lʼassessore al Risanamento del Comune di Messina non fa tesoro dell'esperienza del suo predecessore. Alla consegna dei lavori di riqualificazione del parco Magnolia a Giostra, infatti, non ha invitato i rappresentanti del quartiere che per anni si erano attivati a chiedere i finanziamenti, suscitandone le ire e il forte disappunto. M Cateno de Luca FIUMEDINISI. incurante delle sue vicende giudiziarie, lʼex sindaco di Fiumedinisi e deputato regionale di Sicilia Vera allʼArs ha mandato ai suoi concittadini alcuni agnelli pasquali personalizzati. Allʼinterno, a mo' di beffa, i destinatari hanno trovato il plico con le denunce presentate dallʼopposizione consiliare. M Nino Germanà MESSINA. La smania di dover essere un super giovane che sa usare contemporaneamente facebook e twitter ha giocato un brutto scherzo al deputato del Pdl di Messina. Qualche giorno fa, infatti, un suo pensiero su Imu e famiglia è apparso incomprensibile anche ai suoi più fedeli sostenitori, basiti di fronte ad una serie di asterischi, chioccioline e abbreviazioni. MPaolo Magaudda MESSINA. Il sovrintendente del Teatro di Messina è stato battuto in prontezza da un giovane bambino rom che gli aveva chiesto “una monetina” davanti a una gelateria. Alla risposta negativa di Magaudda, il bimbo ha rilanciato: “Allora offrimi un cono!”. Risultato? Un gelato maxiformato da tre euro. M Raffaele Verso MESSINA. Il consigliere del Pd della V Circoscrizione di Messina va matto per le noccioline americane. Approfittando dellʼiniziativa di un locale alla moda che le piazza dentro un canestro, Verso, dopo averne sgranocchiata qualcuna in diretta, ha deciso di fare la scorta, uscendo fuori con le tasche piene. 13 APRILE 2012 primopiano SPALLE AL MURO. Il presidente “stretto” tra Finanziaria, Bilancio e le aule di giustizia Lombardo tra due fuochi Se non si approva entro il 30 la manovra, è impossibile procedere a un mini rimpasto prima delle dimissioni fissate nel giorno dell’udienza dal Gup. Aperte le trattative con l’opposizione DI DANIELE DE JOANNON centonove RICATTO BILANCIO. Tecnicamente, per votare Finanziaria e Bilancio è necessaria la presenza in aula della metà più uno dei deputati. Un numero che potrebbe bastare alla maggioranza di Lombardo. Che, però, non è più solida come un tempo. Proprio lʼapprossimarsi della scadenza e le vicende giudiziarie, infatti, hanno reso meno forte il governatore, che si ritrova costretto a trattare tanto sul fronte interno (ovvero con il Pd, dove non cʼè identità di vedute) che con gli avversari. I DUE VERTICI. Il primo è stato nei giorni scorsi. Lombardo ha rotto gli indugi e ha incontrato informalmente i capigruppo dellʼopposizione per “contrattare” su Bilancio e Finanziaria. Una discussione che si è arenata soprattutto su un punto tanto caro al Pd: le riforme. «Abbiamo detto chiaramente al governatore che non è questo il momento di attuare “mega riforme”. E su questo non si transige», spiega il presidente del gruppo del Pid, Rudy Maira. Che aggiunge: «Non ha senso parlare, ad esempio, di abrogazione dei Consorzi di bonifica. Piuttosto si pensi a un bacino unico dei dipendenti per affrontare le carenze. Stesso discorso sullʼIstituto Autonomo Case popolari. Lombardo vorrebbe dismettere il patrimonio immobiliare, sottraendolo allʼIacp. Ma anche questa scelta non ha senso. In primo luogo perché, avendo bilanci autonomi, senza le entrate derivanti dalle locazioni gli istitiuti andrebbero in rosso. E poi perché non solo non esiste un elenco di questi immobili, ma mi sembra legalmente non percorribile la strada dellʼacquisizione del patrimonio di un ente autonomo». Una sinergia si è invece trovata con i tagli orizzontali da 170 milioni di euro che il governo vorrebbe attuare. Lombardo ha anche parlato di sue possibili dimissioni concordate, ma adesso la palla passa in mano agli alletati, con i quali il governatore deve ancora incontrarsi. A sostenere lʼesigenza di elezioni a ottobre, dentro il Pd, sono Beppe Lumia, Antonello Cracolici e lʼarea Innovazioni. ARIA DI BURRASCA. Lombardo ormai lo ha capito. Lʼattività del suo governo, che nelle sue quattro versioni ha prodotto molte riforme annunciate e poche attuate, ormai prescinde dai risultati suoi e dei singoli assessori, ormai a fine mandato. Perché il centro di gravità permanente sono le inchieste e le notizie connesse. Vere o presunte. Come quella lanciata nei giorni scorsi di un fascicolo per associazione mafiosa che sarebbe ancora ARIA DI SMOBILITAZIONE. Ormai il conto alla rovescia è iniziato, e lʼobiettivo, per maggioranza e opposizione, è quello di prepararsi alle elezioni anticipate dʼautunno. A divergere, però, sono le modalità con cui arrivare. E soprattutto le persone che dovrebbero traghettare la Regione nei prossimi mesi. Il presidente sta tentando lʼaccordo con la maggioranza per avviare un mini rimpasto che assicuri la vicepresidenza a un eletto (come da Statuto) e non a un tecnico quale è lʼattuale numero due, lʼassessore allʼEnergia Giosuè Marino. Di diverso avviso, invece, sono le opposizioni. Per le quali, vista lʼaria che tira, una gestione affidata al prefetto sarebbe ottimale, soprattutto alla luce delle vicende giudiziarie di Lomnardo. Per la minoranza, tutto ciu sarebbe possibile in forza a un precedente. Quando Totò Cuffaro, condannato, in un primo momento pensò allʼautosospensione, era stato individuato come vicepresidente Giovanni Pitruzzella, fuori dallʼArs. GAETANO ARMAO : 7- CATERINA CHINNICI: 8,5 MARIO CENTORRINO: 6,5 ELIO D’ANTRASSI: 7- ASSESSORATO ECONOMIA Lʼutlima proposta dellʼassessore allʼEconomia, alle prese con Finanziaria e Bilancio, è lʼistituzione delle sezioni (civile e penale) della Cassazione in Sicilia. Tra le iniziative targate Armao, ci sono il “Bollettino sul fabbisogno della Regione”, la creazione dellʼIrfis Finsicilia, lʼattuazione del Credito di Imposta e il varo del Microcredito. Altre iniziative, invece, sono del tutto in corso dʼopera, come il riordino delle società partecipate della Regione o alcune norme di risparmio e razionalizzazione varate lo scorso agosto. ASSESSORATO AUTONOMIE Ha un indubbio primato. È lʼunico tecnico della giunta Lombardo che sia rimasto realmente tale. Al suo attivo ha la legge su trasparenza e semplificazione amministrativa, i regolamenti dei dipartimenti, lʼavvio del programma per la misurazione e riduzione degli oneri amministrativi, la modifica gestione servizio autoblu, le direttive allʼAran per il rinnovo del contratto regionali, lʼdozione e attuazione codice anticorruzione "Vigna" e la legge elettorale. Tra i provvedimenti da attuare, il ddl per la soppressione delle Province. ASSESSORATO FORMAZIONE Costretto a smentire le indagini in corso sullʼAvviso 20, lʼassessore passerà alla storia per una riforma del sistema della Formazione professionale (costo 286 milioni) che non ha avuto unanimi consensi. Così come polemiche ha suscitato il piano di dimensionamento scolastico. Centorrino ora punta sul “Piano Giovani”, che dovrebbe impegnare 500 milioni provenienti dal Fondo sociale europeo, e su nuovi avvisi. Primo fra tutti il 18, per lʼattivazione dei corsi per operatore socio-sanitario. Il ballo, 40 milioni di euro. ASSESSORATO AGRICOLTURA Il suo fiore allʼocchiello sono i dati di spesa del Programma di sviluppo rurale (Psr) Sicilia, lo strumento di programmazione delle risorse comunitarie per l'agricoltura che si sono rivelati in linea con la media nazionale ed europea. Fino al 29 marzo scorso, infatti, sono stati spesi 806.683.934 euro di finanziamenti pubblici (pari al 37% della dotazione disponibile), di cui 505.044.386 euro di spesa Feasr pari al 39,50% della spesa pubblica. DʼAntrassi è stato attaccato recentemente per lʼassenza del Piano faunistico-venatorio. PALERMO. Tra Raffaele Lombardo e le sue dimissioni non cʼè solo la fissazione dellʼudienza davanti al gup di Catania. Alla data ancora incerta nelle aule giudiziarie, infatti, si contrappone quella certissima entro cui Bilancio e Finanziaria devono essere approvati. Pena il commissariamento e lo scioglimento dellʼArs. Che sarebbe un boomerang per tutti. pagina 6 centonove primopiano SEBASTIANO DI BETTA: 6+ GIOSUÈ MARINO: 5,5 SEBASTIANO MISSINEO: 7 ASSESSORATO TERRITORIO Recentemente si è visto approvare progetti in campo ambientale per oltre quattro milioni di euro nell'ambito del Programma Operativo Italia-Malta 2007- 2013. Il pallino di DʼAntrassi, subentrato pochi mesi fa a Gianmaria Sparma e quindi da poco tempo in sella, però, è un altro: “Ho un'aspirazione: fare in modo che il demanio in Sicilia diventi un settore a burocrazia zero". Di Betta intende aumentare i canoni e regolarizzare il settore, assicurando, però, un aumento del mercato con il 40 per cento delle coste libere in Sicilia. ASSESSORATO ENERGIA Alla nomina, si è ritrovato a gestire la “grana” dellʼannullamento della gara per i termovalorizzatori. Da allora, però, il nuovo piano dei Rifiuti non è stato ancora messo in campo, e attende lʼapprovazione da Roma. Allo stesso modo, è rimasta al palo la riforma delle Autorità territoriali per i rifiuti, messe in liquidazione e sostituite con legge approvata a fine del 2010 da altri organismi. Organismi che, però, non hanno ancora visto la luce. Allo stato, questo limbo ha soltanto aggravato la situazione economica della gestione. ASSESSORATO BENI CULTURALI La sua ultima mossa è stata bloccare i progetti da 130 milioni per il sistema portuale turistico di Lipari. A Missineo si lega lo sblocco del bando per i servizi aggiuntivi da dare ai privati nellʼambito della gestione dei siti siciliani, che sono stati finalmente assegnati. Ma non solo. Resta legata alla sua gestione anche la tornata di Fondi europei che sono stati assegnati ai progetti presentati dalle soprintendenze della Sicilia per il restauro e la rifunzionalizzazione dei beni di proprietà della Regione. Missineo ha debuttato nel Lombardo quater. Nella pagina accanto, il presidente della Regione Raffaele Lombardo. Il governatore si trova stretto tra lʼapprovazione di Finanziaria e Bilancio, entro il 30 aprile, e la data dellʼudienza dal gup nella quale verrà deciso un suo eventuale rinvio a giudizio, ancora da fissare. A sinistra, il capogruppo del Pid allʼArs, Rudy Maira. Accanto, il leader dei deputati del Pd in Assemblea, Antonello Cracolici aperto a Catania. Una notizia ridimensionata da una nota ufficiale della Procura, soprattutto per quanto riguarda la definizione di “nuova indagine” (“I termini per le indagini sono da tempo scaduti e si provvederà di conseguenza all'immediata definizione del procedimento”), che però lascia qualche dubbio in un passaggio, quello che richiama il provvedimento di imputazione coatta a carico di Raffaele Lombardo e del fratello Angelo per concorso esterno in associazione mafiosa: “Detto procedimento è semplicemente lo 13 APRILE 2012 cadrà. La Pea ha debiti per oltre 44 milioni di euro per consulenze legali, come quella milionaria data ad Armao per la sua attività di amministrativista, e di progettazione a fronte di un'unica attività svolta dalla società, quella dello sbancamento di un pezzo di terra sul quale doveva sorgere il termovalorizzatore mai costruito per l'annullamento del bando di gara. La Procura, ora, oltre a chiedere il fallimento della società, contesta agli ex amministratori - nel frattempo sostituiti dai liquidatori - la “redazione di bilanci non veritieri e la sostanziale inattendibilità delle scritture contabili a partire dal 2004 e fino all'ultimo bilancio approvato che è del 2009”. I pm vogliono capire ora se Armao che ha spiegato di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia - venne inserito tra i creditori in una posizione privilegiata tale da fargli avere i soldi prima degli altri e se le somme che gli spettavano siano state iscritte in bilancio: il reato si configura infatti indipendentemente dalla loro riscossione”. Le spese per consulenze legali, pari a 8 milioni 200 mila euro, riguardano oltre Armao, anche studio dei legali messinesi Francesco Astone e Alberto Stagno d’Alcontres (che lo scorso anno aveva fatto notizia per i quindici milioni da parte dell’Amia accordati a lui e a Bartolomeo Romano). Proprio dʼAlcontres, il 9 novembre 2010, era stato inserito da Armao all’interno del “Comitato tecnico con il compito di supportare l’attività dell’assessore dell’Economia negli approfondimenti tecnico-giuridici propedeutici alla revisione delle norme di attuazione dello Statuto siciliano in materia di credito e di risparmio”. Un ruolo che faceva il paio con l’ultima consulenza da parte della macchina regionale, più specificamente dalla Ragioneria generale: “Supporto al servizio Partecipazioni e Liquidazioni del Dipartimento regionale del Bilancio e del tesoro nell’attività di analisi delle problematiche connesse all’attuazione del piano di riordino delle partecipazioni regionali in società di capitali, con particolare riferimento agli aspetti civilistici e tributari delle eventuali fusioni ed operazioni straordinarie delle società”. Un incarico assegnato il 7 ottobre 2010, terminato il 16 ottobre 2011 e costato 30.937 euro. Nel 2009, sempre dalla Regione, d’Alcontres aveva ricevuto l’incarico di fornire consulenza legale al commissario straordinario della Fiera di Palermo. stralcio di atti dall'originario procedimento, denominato Iblis... è relativo alle dichiarazioni rese dal collaboratore Avola Maurizio, come peraltro indicato anche nell'ordinanza con la quale il giudice per le indagini preliminari ha disposto l'imputazione coatta.... Lo stralcio fu all'epoca disposto in quanto non si ritenne che dette dichiarazioni fossero idonee a sostenere l'accusa nel giudizio”. A questo fronte giudiziario, poi, si aggiunge anche quello riguardante uno degli assessori di punta della giunta, Gaetano Armao. ARMAO NEL MIRINO. nei giorni scorsi, lʼassessore allʼEconomia sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Palermo che vuol far luce sul fallimento della Pea, la società mista che avrebbe dovuto realizzare uno dei termovalorizzatori, mai costruiti, pensati per risolvere il problema dei rifiuti in Sicilia. A chiedere il fallimento sono stati gli stessi pm, caso in cui il reato di bancarotta si può ipotizzare prima della sentenza che dichiara il fallimento. Ma se il fallimento non arriverà, anche l'accusa di bancarotta PIER CARMELO RUSSO: 6,5 MASSIMO RUSSO: 7- DANIELE TRANCHIDA: 7+ MARCO VENTURI: 6,5 ASSESSORATO INFRASTRUTTURE In questi giorni è in campo per le ferrovie. Russo, infatti, ha detto che «l'annunciato ripristino, da giugno, di un treno da Palermo a Milano è sicuramente un fatto positivo, anche se restiamo in attesa di vederlo marciare per davvero». Sul fronte dei fondi europei, lʼassessore ha giustificato la lentezza della spesa girando la palla su sullo Stato, che tramite enti direttamente controllati come Rfi, Anas e Autorità portuale, gestisce di fatto il 70% delle risorse». Tra le “grane” dellʼassessore, il Consorzio Autostrade siciliane. ASSESSORATO SANITAʼ Il più tecnico e più politico della giunta Lombardo (ha debuttato alle amministrative di Palermo con la lista “Palermo Avvenire”) è molto amato o molto odiato, come nel caso della più recente polemica sui punti nascita. A Russo va il merito di aver sventato il commissariamento della Sanità siciliana e di aver migliorato i conti economici, ma alcune vertenze restano aperte. Come quella del servizio 118, dove ci sono da due anni 500 autisti soccorritori pagati per non lavorare. Cʼè poi la mobilità passiva dellʼassistenza, che costa 250 milioni. ASSESSORATO TURISMO A lui si deve il riconoscimento dei comuni a vocazione turistica e il varo dei Distretti turistici fermi da tempo, ma anche la riforma della disciplina “ingessata” sulle guide turistiche in Sicilia. Tranchida, che ha puntato sul Circuito del Mito, adesso pensa al Tirsi per rilanciare la cultura nei centri minori. “Teatri intermedi della regione siciliana”, in rampa di lancio, è infatti un consorzio di teatri che potranno ospitare rassegne senza gravare sulle casse comunali. Ad aderire all’avviso, cinquantacinque centri. ASSESSORATO ATTIVITAʼPRODUTTIVE Rappresentante di Confindustria in giunta e perfettamente in linea con la rivoluzione Lo Bello, che ha applicato con commissariamenti nelle nove province, ha creato lʼIrsap, lʼistituto regionale che andrà a sostituire i vecchi consorzi Asi. Venturi, al quale è assegnata la gestione di una buona fetta di fondi europei, ha anche sbloccato i Distretti produttivi e fatto lavorare il servizio "Internazionalizzazione delle imprese”. È però ancora nel limbo il destino di Termini Imerese, dove sarebbe dovuta entrare Dr Motors. pagina 7 primopiano 13 APRILE 2012 IN TRIBUNALE. La testimonianza del boss pentito che ha detto ai giudici dell’okay al Mpa Di Gati racconta che... Raffaele Lombardo ribatte punto per punto, definendolo “gente da strapazzo”, ma le risposte date al procuratore hanno fatto il giro d’Italia. Provocando un terremoto alla Regione DI FRANCO CASTALDO PALERMO. Raffaele Lombardo lo ha attaccato a testa bassa, ma la sua deposizione nellʼambito del processo a carico del presidente della Regione e del fratello Angelo per reato elettorale “pesano come macigni”. Così, anche se al governatore «viene la nausea a sentire gentaglia da strapazzo e farabutti, ai quali non ho mai dato confidenza, dire sciocchezze di dimensioni mondiali che vengono prese da qualcuno come oro colato», le parole di Maurizio Di Gati hanno avuto vasta eco, soprattutto alla luce della richiesta di rinvio a giudizio nellʼambito dellʼaltro procedimento a carico dei fratelli Lombardo, quello per concorso esterno in associazione mafiosa. CHI È DI GATI. Prima boss mafioso e reggente di Cosa nostra in provincia di Agrigento, poi pentito eccellente e grande accusatore del Movimento per lʼautonomia, Di Gati, ex barbiere, ex calciatore, sta vivendo adesso il massimo della sua popolarità, da quando le sue dichiarazioni contro Lombardo hanno fatto il giro dʼItalia. Neanche quando svelò agli inquirenti il progetto di uccidere i magistrati Anna Maria Palma e Ottavio Sferlazza o il deputato Beppe Lumia (che oggi appoggia Lombardo) ebbe tanta notorietà. Maurizio Di Gati è cresciuto a pane e mafia. Il fratello, Diego, boss di peso a Racalmuto ucciso nella prima strage degli anni 90, lo aveva iniziato insieme ai fratelli Beniamino (anche lui pentito) e Roberto (suicidatosi in carcere dopo lʼarresto). Per anni è stato implacabile killer agli ordini del superboss Salvatore Fragapane. Poi ne prese il posto a suon di omicidi. Di Gati uccideva anche per nulla. O per fare un favore (come raccontò ai giudici descrivendo il suo primo omicidio, il battesimo del Maurizio Di Gati sangue, Mariano Mancuso di Milena). E uccideva anche per mafia. Quando capì che il suo momento di gloria arrivò al capolinea, fece due conti e si pentì. Grazie alle sue dichiarazioni sono stati sciolti due consigli comunali (Castrofilippo e Racalmuto), arrestato un sindaco (Salvatore Ippolito, di Castrofilippo) e indagato decine e decine di uomini politici ed amministratori. Alcune sue dichiarazioni sembravano molto forti come quando raccontò che alle elezioni del 2001 un candidato alle regionali si rivolse alla mafia per uccidere il suo rivale, in cambio di 100 milioni, per avere lʼelezione sicura. IL “COLLABORATORE”. Da pentito ha assunto questo ruolo intransigente, in linea con la legalità. Al punto che, qualche anno fa, quando vide la notizia che lo riguardava e la foto della moglie pubblicata su un giornale (titolo: “Di Gati inguaia parenti, amici e nemici”) non esitò a denunciare il cronista per diffamazione (in Sicilia queste affermazioni – scrisse in querela – danno lʼidea dellʼinfame”) ed anche per furto ossia la foto stampata sul giornale che ritraeva la moglie. Oggi, dunque accusa il movimento politico di Lombardo affermando che la mafia cambiò cavallo, abbandonando Forza Italia. centonove IL RACCONTO. Di Gati, nel corso di numerosi interrogatori resi anche a Procure diverse, si sofferma anche sul ruolo della mafia catanese, soprattutto le indicazioni del boss calatino Ciccio La Rocca, sulle indicazioni politiche su chi votare e sostenere che partivano sempre da Palermo e sul modo di comprare voti, come a Favara, per sostenere Mpa. Lombardo si è difeso puntando lʼattenzione sul fatto che, nel 2006, Di Gati decise di appoggiare alle regionali Giuseppe Arnone, vicino allʼallora presidente della Regione, Salvatore Cuffaro. Ed allora - afferma Lombardo delle due lʼuna: o appoggiava Mpa o altri. LʼINTERROGATORIO. In realtà sul punto la vicenda non è particolarmente complicata. Infatti, è vero che Di Gati e la sua famiglia decisero di appoggiare un candidato diverso tra quelli Mpa ma è anche vero che lo stesso pentito chiarisce in questo modo il suo personale disimpegno: “Nel 2006 non mi sono occupato di sostenere alcuna candidatura alle elezioni politiche anche perché il mio ruolo ed il mio peso in cosa nostra era molto ridimensionato. A livello regionale mi sono impegnato a sostenere solo Arnone, forse Giuseppe o Gaetano, di Favara (che ha già querelato, ndr), che lavora a Palermo. So che è soggetto politico vicino alle posizioni dellʼonorevole Cuffaro ed è stato candidato nella lista del Presidente. Nelle ultime elezioni del 2006, per esempio, non mi sono, ovvero, ho passato la parola ai miei familiari, a qualche amico che mi veniva a trovare e poi ho lasciato cioè scelta libera”. Chiede il Pm: “E la prima occasione nella quale si votò per l'Mpa qual è stata; se lei ricorda?”. Risponde Di Gati: “È stata nel 2006, se non vado errato. Anche come ho detto poco fa io tanti impegni non ne ho presi, anche perché avevo già deciso di consegnarmi alle forze dell'ordine”. Incalza il magistrato: “Però agli altri l'ordine era questo”. Di Gati: “Gli altri votarono nel 2006”. E qualʼera lʼordine? Lo afferma sempre Di Gati alla frase del pm “e lei mi aveva detto anche, se ben ricordo, che il figlio di Lo Giudice era passato all'Mpa”: “Sì - risponde il pentito - In contemporanea ma perché, per quello che mi raccontava Angelo Di Bella, in quel momento l'unico che si poteva aiutare a livello regionale parliamo, non a livello nazionale, ed era portato abbastanza bene, era l'Mpa di Lombardo, perciò dovevamo votare l'Mpa”. SCRIPTA MANENT I voti secondo Barone Il Gip spiega il reato elettorale dei fratelli CATANIA. I “reiterati accordi elettorali tra i Lombardo e Cosa Nostra”? Il gip Luigi Barone, nel chiedere lʼimputazione coatta per il concorso esterno in associazione mafiosa, scrive così nelle sue conclusioni: “Esaurita la disamina delle risultanze sopra riportate, non può che concludersi come le stesse, quanto meno sul piano indiziario, compongano un quadro, oltre che omogeneo, quanto mai chiaro e preciso, dai quale emerge in tutta la nitidezza l'immagine del consolidato rapporto instaurato con gli esponenti più autorevoli di Cosa Nostra Etnea da Raffaele e Angelo Lombardo, neIla loro ascesa politica avvenuta nell'ultimo decennio. In tutte le occasioni elettorali, alle quali partecipavano da candidati, gli odierni indagati non rinunciavano mai a ricorrere all'appog- gio di Cosa Nostra, offrendo, in cambio del sostegno elettorale ottenuto, l'impegno, una volta eletti, di favorire gli interessi della organizzazione mafiosa anzidetta in tutte quelle attività economiche, che implicavano per la loro realizzazione di aggiudicazioni, permessi, concessioni o autorizzazioni pubbliche. L'impegno assunto da Cosa Nostra, implicava non solo il materiale attivarsi degli uomini d'onore e dei sodali per procacciare voti, ma anche l'esborso di ingenti somme di denaro per acquistare. In taluni casi i voti e più in generale per finanziare la campagna elettorale. Sotto altro profilo, solo per completezza di argomentazione, va osservato che la caratura mafiosa dei soggetti che, di volta in volta, erano entrati, direttamente o per interposta persona a contatto con i Lombardo, non consente neanche di ipotizzare che questi ultimi ignorassero l'identità dell'organizzazione con cui stipulavano di volta in volta i patti di scambio. Del resto, il ruolo di vertice che i predetti uomini d'onore ricoprivano nell'associazione di appartenenza era l'unica ragione valida che ne giustifi- pagina 8 cava da parte dei Lombardo il coinvolgimento per ottenere il sostegno elettorale, trattandosi di individui, privi nel tessuto sociale sano di un ruolo tale da poter essere in grado di procacciare voti. Il caso più eclatante è, chiaramente, quello dell'Aiello, già all'epoca delle elezioni del 2008, notoriamente ai vertici della famiglia Santapaola-Ercolano e, proprio in quanto tale, nella possibilità di decidere di stanziare centinaia di migliaia di euro per finanziare la campagna elettorale dei Lombardo. In merito alla sicura piena consapevolezza da parte degli odierni indagati del fatto che il destinatario ultimo degli impegni da loro assunti in cambio del sostegno elettorale richiesto fosse l'organizzazione mafiosa di appartenenza dei loro interlocutori sono di estremo interesse la riunione organizzata da Barbagallo presso la propria campagna per festeggiare l'elezione di Lombardo Angelo, alla presenza, oltre ovviamente di quest'ultimo, di altri boss di Cosa Nostra e imprenditori vicini all'associazione, nonché il pestaggio patito, qualche tempo dopo, di Lombardo Angelo. (D.D.J.) Politica 13 APRILE 2012 centonove AI NASTRI. Nel capoluogo siciliano si gioca la partita per la Regione che verrà Elezioni, Palermo caput mundi Millequattrocento in corsa per il consiglio comunale e aspiranti a sindaco la cui vittoria può determinare le alleanze per il voto anticipato di autunno. Tutti gli scontri di maggio in Sicilia DI DANIELE DE JOANNON PALERMO. Migliaia di candidati in tutta la Sicilia e 1400 nella sola Palermo, il capoluogo siciliano in cui le elezioni amministrative del prossimo 6 e 7 maggio diventano un doppio banco di prova per la tenuta dei principlai partiti, Pdl (in indedita alleanza con lʼUdc), Pd (che ha perso Italia dei Valori) e il resto del Terzo Polo, composto da Fli e Mpa. Già, perché il test palermitano è anche il preludio di nuovi assetti alla Regione. NellʼIsola si voterà in 148 comuni dove saranno chiamati alle urne circa 2 milioni e mezzo di cittadini. Oltre a Palermo, i capoluoghi coinvolti sono Trapani (otto candidati a sindaco, 15 liste, 430 pretendenti a uno dei 30 seggi del consiglio) e Agrigento: 5 candidati a sindaco, 13 liste e circa 400 candidati ai 30 posti del consiglio. TRA TRIBUNALE E VOTO. Le amministrative avranno una valenza enorme se lʼudienza di Raffaele Lombardo, il presidente della Regione rinviato a giudizio a Catania per concorso esterno in associazione mafiosa, verrà fissata dopo le consultazioni. Il governatore, infatti, ha assicurato che si dimetterà ancor prima di sapere le decisioni del giudice. Il che vuol dire che, ancor prima, dovrà varare un “Lombardo quinques” per lasciare la regione nelle mani di un vicepresidente eletto, e non lʼattuale prefetto e assessore allʼEnergia Giosuè Marino, che è un tecnico. Se la tempistica sarà favorevole, il peso del risultato sarà determinante per gli assetti della Regione che resterà in piedi fino al voto anticipato di autunno, decidendo anche le possibili alleanze future. PALERMO, TUTTI IN PISTA. Escluso Antonio Pappalardo, il generale dei Carabinieri in pensione e candidato PER IDV. Leoluca Orlando L’UOMO DELLE PRIMARIE. Fabrizio Ferrandelli sindaco schiacciato dal responso della commissione elettorale, non correrà o insieme agli altri undici. La sua lista, il “Melograno”, è stata presentata oltre il termine delle ore 12.00 di mercoledì 11. Per il resto, sarà all'ultimo voto tra gli i candidati a sindaco e l'esercito di pretendenti a Palazzo delle Aquile. In tutto oltre 1.400 persone spalmati su 28 liste. I candidati a sindaco sono Massimo Costa (Pdl, Udc, Grande Sud e lista Costa), Alessandro Aricò (Mpa, Fli, Mps, Api e movimenti civici, Chiama la Città), Marianna Caronia (Amo Palermo, Pid-Cantiere popolare, Dc, Udeur, partito tradizional popolare, Noi FLI E MPA. Alessandro Aricò per il Sud), Leoluca Orlando (Idv, Sinistra ed ecologisti per Palermo), Fabrizio Ferrandelli (Pd, Ora Palermolista Ferrandelli, Palermo per Ferrandeli con Vendola), Tommaso Dragotto (Movimento Impresa Palermo), Gioacchino Basile (Liberiamo Palermo), Giuseppe Mauro (Adc); Marco Priulla (Partito comunista dei lavoratori), Rossella Accardo (Movimento dei Forconi) e Riccardo Nuti (Movimento Cinque Stelle). Il centrosinistra è spaccato tra Orlando e Ferrandelli, che dovrà dividere i voti del proprio elettorato tradizionale anche con Nuti ma ha incassato lʼappoggio del CEFALU’ Sgarbi, “Concorso Esterno” Il critico d’arte chiede il sostegno ai cittadini CEFALUʼ. A Cefalù, a catturare i riflettori, è già Vittorio Sgarbi, ex sindaco di Salemi (sciolto un mese fa dal ministro Cancellieri per infiltrazioni mafiose) che in un comizio in Piazza Duomo, minacciando di non candidarsi e di non voler fare il sindaco se non per una dichiarata volontà popolare, ha chiesto alla popolazione di sottoscrivere la lista “Concorso esterno”, in una sorta di “autodenuncia” pubblica per appoggiare il «Partito della Rivoluzione», il neo soggetto politico fondato da Vittorio Sgarbi. «Ho chiesto alla Vittorio Sgarbi popolazione accorsa al mio comizio di pronunciarsi, sottoscrivendo la paradossale lista “Concorso esterno”. Sotto al palco in breve tempo 400 cittadini hanno sottoscritto la lista. Così ho accettato di candidarmi». La mossa dello storico dellʼarte prende le mosse da un articolo firmato il 6 aprile da Attilio Bolzoni sul quotidiano la Repubblica, il quale ha ipotizzato “la Cefalù di Sgarbi come una succursale di Mafiopoli governata da boss delle Madonie approdati come pirati sulla costa”. Oltre a Vittorio Sgarbi, saranno cinque i candidati sindaci a Cefalù. In pista, infatti, ci sono anche il sindaco uscente Giuseppe Guercio (che si presenta con una lista civica e il sostegno del Pid), Rosario Lapunzina (centro sinistra, quattro liste), Edoardo Croci (centro destra, quattro liste), Mauro Caliò (Cefalù possibile) e Rosa Maria Testa (Cefalù viva). pagina 9 PDL, UDC, GRANDE SUD. Massimo Costa candidato alle primarie Davide Faraone (in giunta cʼè la “sua” Mila Spicola). Ma anche il centrodestra è diviso tra Aricò, Costa e Caronia. Questi ultimi due hanno stipulato un patto alla luce del sole: chi andrà al ballottaggio sarà appoggiato dall'altro. A sorpresa - il suo nome non era mai stato pronunciato apertamente durante le settimane di pre-scontro elettorale - è spuntato il giovanissimo Marco Priulla, 26 anni, laureando in lettere moderne, che scrive recensioni musicali. A correre per il consiglio comunale ci sono giornalisti, esponenti di movimenti e associazioni come Tony Pellicane, del Comitato di lotta per la casa, e Adriana Di Carlo, presidente dell'associazione contro lo stalking. E poi liberi professionisti, avvocati, cuochi, vigili del fuoco, operatori culturali, edicolanti, ma anche dipendenti dell'Amat come Antonino Lo Piccolo. E poi imprenditori, casalinghe, architetti, video maker, insegnanti e consiglieri comunali e provinciali uscenti, volontari della protezione civile, come Francesco Saverino. Tra i giornalisti, ci sono la fotoreporter Letizia Battaglia (già assessore durante la “Primavera” di Palermo) nella lista Sinistra e gli ecologisti per Palermo e l'ex presidente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, Vittorio Corradino, nella lista di Ora Palermo Lista Ferrandelli. Non mancano i casi omonimia: tra i candidati delle lista dell'Idv, che appoggia l'ex sindaco della primavera e portavoce nazionale dell'Idv, Leoluca Orlando, figura Totò Orlando, già consigliere uscente dell'Idv a palazzo delle Aquile. Tra i candidati che sostengono il vincitore delle primarie, sostenuto da Pd e Sel, c'è anche Roberto Ferrandelli, candidato nella lista Palermo per Ferrandelli con Vendola. Non manca un omonimo di Alessandro Aricò, che fa l'imprenditore ed è candidato nella lista Noi Sud, a sostegno di Marianna Caronia. Lʼultimo ad aggiornare la lista degli assessori indicati al momento della presentazione di programma e candidatura è stato Marrimo Costa, che ha annunciato la presenza in giunta, in caso di elezioni, di Sergio Alessandro, ex direttore del Museo d'arte moderna e contemporanea di Palazzo Riso. In ambito “arte”, Fli ha invece risposto con lʼex soprintendente del Mare Sebastiano Tusa. I CINQUE DI AGRIGENTO. Nella città dei Templi sono cinque i candidati a sindaco con 13 liste a supporto e circa 400 persone che corrono per uno dei 30 seggi al consiglio comunale. I pretendenti alla fascxia tricolore sono sono l'uscente Marco Zambuto dell'Udc (con l'appoggio del Patto per il territorio), Salvatore Pennica (penalista, candidato dal movimento civico Epolis ed ➪ Politica ➪ appoggiato da Pdl, Grande Sud e Cantiere popolare), Mariella Lo Bello (ex segretario provinciale della Cgil, che viene schierata da Mpa, Pd, Fli ed Agrigento protagonista), Giampiero Carta (impiegato dell'agenzia delle Entrate, che ha vinto le primarie del centrosinistra e che ha l'appoggio di Sel, Rifondazione comunista e del movimento "Bene comune") e l'avvocato Giuseppe Arnone (attuale consigliere comunale e responsabile di Legambiente, che viene presentato dalla lista “Utile per eleggere il migliore sindaco di Agrigento”. E I SETTE DI TRAPANI. Sette candidati per sedici liste. Per la poltrona di primo cittadino corrono Giuseppe Maurici, imprenditore (Grande Trapani, I Riformisti, Udc, Grande Sud, Mps, Mpa, Fli), Vincenzo Marrone D'Alberti, maestro concertista (Verdi), Sabrina Rocca, docente scuole superiori (Pd, Sabrina Rocca per Trapani Democratica con Vendola), Luigi Fasoni, coordinatore di una società di credito al consumo (Partito Popolare Siciliano Fratelli d'Italia), Giuseppe Caradonna, avvocato (Idv - Fds), Stefano Nola, ingegnere (Facciamo Trapani), Vito Damiano, generale dei carabinieri in pensione (Pdl, Lista Fazio) e Domenico Messina (tesserato Pd e appoggiato dalla lista "Bene Comune" ). NELLE ALTRE PROVINCE. A Sciacca (Agrigento) corrono in cinque: Fabrizio Di Paola (Pdl-Grande sud), Emma Giannì (Movimento Cinquestelle), Enzo Guirreri (Sel), Gioacchino Marsala (Fli, Pd, Api ed Mpa) e Giuseppe Turco (Italia dei Valori). In provincia di Ragsua sono sei i comuni che vanno al voto. A Chiaramonte Gulfi sono tre i candidati a sindaco: Vito Fornaro per la lista “Cambiare per crescere”, l'attuale vice sindaco Giovanni Nicosia, sostenuto da una lista civica che porta il suo nome, e l'atuale assessore allo Sviluppo economico Salvatore Nicosia (lista Amiamo la nostra città). A Monterosso Almo si candida l'attuale presidente del consiglio comunale, Salvatore Pagano, con la lista “Il paese che vorrei” e l'ex assessore Paolo Buscema con la lista “Cambiare insieme uniti”. A Giarratana l'uscente Pino Lia punta come suo successore su Michela Frasca, capogruppo consiliare di “Alleanza popolare per Giarratana”, mentre il Pd candida Bartolo Giaquinta, attuale capogruppo al Consiglio comunale. A Santa Croce Camerina, il Pd schiera Franca Iurato, sostenuta dal movimento degli agricoltori e da due liste civiche, mentre l'ex assessore provinciale alle Politiche sociali Piero Mandarà si candida con la lista civica “Tutti per Santa Croce”. Idv e Fed puntano invece sul commercialista Salvo Caruso e l'Unione di centro sull'attuale presidente del Consiglio comunale Giovanni Barone. Da segnalare, poi, l'indipendente Giovanni Giavatto, che si presenta a capo di una lista civica ed è sostenuto anche dal movimento “Sicilia Vera” del deputato regionale messinese Cateno De Luca.A completare il quadro dei comuni al voto nel ragusano, che sono Scicli e Pozzallo. Nella città barocca quattro i candidati: Adolfo Padua, Armando Cannata, Enzo Catera e Franco Susino. Cinque invece in corsa a Pozzallo: Roberto Ammatuna, Raffaele Monte, Emanuele Pediliggieri, Luigi Ammatuna e Giancarlo Manenti. 13 APRILE 2012 centonove A sinistra Giuseppe Di Tommaso, sindaco di Nizza di Sicilia da 30 anni. Nelle altre foto i due avversari. In basso Giacomo DʼArrigo, capo della minoranza e dimissionario dalla carica di coordinatore nazionale dellʼAnci giovane. Sotto la consigliera Mimma Brigandì AL VOTO. Da Sant’Alessio a Pagliara tutti i cambi di casacca dell’ultima ora Tradimenti nell’urna A Nizza di Sicilia in campo con Giacomo D’Arrigo, capo della minoranza, ex fedelissimi dell’uscente Giuseppe Di Tommaso. Mimma Brigandi in solitaria DI GIUSEPPE PISTONE MESSINA. Presentate le liste si comincia finalmente a giocare a carte scoperte e vengono fuori tradimenti politici dellʼultimo momento, tra cambi di casacche, telefonate notturne e inevitabili polemiche. Come a SantʼAlessio Siculo la sorpresa della candidatura di Cetto Fleres, al posto di Agatino Gussio, espressione dellʼopposizione, ha scatenato lʼira del sindaco uscente Giovanni Foti, giunto al secondo mandato. E appena il tempo della presentazione delle liste, scende in piazza per dare vita ad una spietata campagna elettorale. «Votate tutti tranne Cetto Fleres», avrebbe ripetuto più volte lʼex sindaco Foti. Chiuso il cerchio, con il suo ex vice sindaco Rosanna Fichera, “Insieme per SantʼAlessio”, tenta anche un avvicinamento con lʼaltro candidato sindaco, Francesco Santoro della lista “Viviamo SantʼAlessio”, per tagliare fuori dai giochi il suo acerrimo nemico Cetto Fleres. Lʼobiettivo? Garantire anche una “sana” opposizione che possa far tornare in sella dopo 5 anni lʼuscente Foti. Dunque a contendersi la poltrona sono 3 candidati, tra cui due figli di ex amministratori, Peppino Fichera, padre di Rosanna e Nino Fleres, figlio di Cetto, con la lista “Fleres sindaco, difendere S.Alessio”. Ma la vera continuità dellʼormai ex sindaco Foti, è Rosanna Fichera che ha raccolto quasi tutto il gruppo di maggioranza, designando assessori, Giuseppe Cacciola ex presidente del consiglio e Giuseppe Bartorilla. Cetto Fleres dal canto suo però ACQUEDOLCI Tutti contro Ciro Gallo “amico”nel dicembre 2009, risponde con la lista “Acquedolci nel Cuore”. Per catturare nella rete Gallo, il rampante presidente Mezzanotte è riuscito a tessere la tela a “ tre maglie”, riunendo pazientemente in unica coalizione le espressioni elettorali di riferimento di due ex sindaci della città: Salvatore Oriti e Antonino Terranova oggi assessore provinciale dellʼUdc. Gli assessori designati sono il dirigente della Coldiretti Nello Amata, ACQUEDOLCI. Amici per la “pelle” al gong della campagna fedelissimo di Terranova, e la commercialista Valeria Maria elettorale vincente di cinque anni fa contro il sindaco Robuano, voluta da Mezzanotte. Accusato dagli Salvatore Oriti, alla campana delle amministrative del avversari di “cesarismo” il sindaco Ciro Gallo fruisce 6 e 7 maggio 2012 il sindaco Ciro Gallo ed il presidente della “Forza” elettorale di Bartolo Messina primo eletto del consiglio Sergio Mezzanotte si sfideranno su fronti nel 2007 nella lista di Nino Terranova e Pippo Salerno, opposti con due “armate” formate anche da chi ha il più votato della lista di riferimento di Salvatore Oriti cambiato casacca politico amministrativa, senza alla precedente tornata amministrativa. La “continuità” “cuore” o “coesione”. “Acquedolci, Coesione, Forza e cercata dal sindaco Gallo è riscontrabile nel delegato Continuità” è il logo della lista del sindaco uscente Ciro al Turismo del suo esecutivo, Calogero Carcione, Gallo, a cui il presidente del consiglio, Sergio candidato a consigliere, che darà spazio alla Mezzanotte, autore della mozione di sfiducia al suo Ciro Gallo giovanissima Daniela Zingale. (Nidra) Con l’avversario Mezzanotte gli ex sindaci Terranova e Oriti pagina 10 centonove Politica 13 APRILE 2012 potrà contare dellʼappoggio di Agatino Gussio, il quale avrebbe ritirato la sua candidatura, in cambio di un assessorato, candidando inoltre il cognato Giuseppe Riggio. Ma la vera “sconfitta” di questa campagna elettorale è Pina Basile la quale dice di volersi astenere dal voto. Dopo un patto di ferro con il candidato Giuseppe Cacciola, la doveva persino designare assessore al Turismo. Il funzionario della Provincia ha, però, fatto un accordo con Fichera “sbarazzandosi” della professoressa. Tre liste anche a Nizza di Sicilia. Giacomo DʼArrigo, capogruppo di minoranza, è partito per primo con tanto di manifesti elettorali “Nizza Viva” ed una serie di incontri pubblici. Fiono allʼultimo è stato tentato lʼaccordo con Mimma Brigandì per sbaragliare insieme lʼuscente Giuseppe Di Tommaso, sindaco per quasi 30 anni, dal lontano 1978, alla fine ha deciso di candidarsi nelle due vesti di sindaco e consigliere comunale con la lista “Cambia Nizza”. Nella lista Giovanna Tirante, Francesco Briguglio e Domenico Vollino, che fino a poco tempo fa sembravano vicini a Di Tommaso. Clamoroso tradimento a Pagliara che ha fatto venir meno la candidatura a sindaco dellʼuscente Santino Di Bella. Si tratta dellʼex assessore Pippo Di Blasi e del capogruppo dellʼopposizione, già dimissionario, Pietro Laganà, i quali al loro posto hanno designato due donne nella squadra del rivale Prestipino. Eleonora Spadaro e Santina Andronaco. Nel piccolo comune di 800 anime sarà dunque una sfida a due. Alla fine lʼuscente sindaco Santino Di Bella ha candidato al suo posto il presidente del consiglio Sebastiano Gugliotta con la lista “Vincere per Pagliara”. Pronto ad accogliere la sfida Domenico Prestipino, “Insieme si può”. Dal canto suo però lʼex sindaco Prestipino ha perso alcuni suoi seguaci tra cui Melina Scarcella, “decisa” a sfornare una terza lista, in cambio le è stato però assicurato un assessorato, e Sebastiano Caspanello, entrambi traghettati nella lista dellʼavvocato Gugliotta. Liste presentate in anticipo a Savoca, dove si registra lʼinattesa candidatura del vicesindaco Paolo Onofrio Trimarchi, “Insieme per Savoca”, sindaco dal 1992 al 2002 che dovrà vedersela con lo sfidante Rosario Domenico Famulari, “Savoca Democratica”. Una novità dellʼultima ora per la politica savocese. «Mi auguro che il comune possa continuare a crescere nellʼambito di un processo di rinnovamento – ha detto il sindaco Antonino Bartolotta». SANTO STEFANO DI CAMASTRA Elezioni di ceramica Equilibri delicati tra Colombo, Re e Ruggieri. Colpa degli incarichi in giunta. E della presidenza DI NINO DRAGOTTO S. STEFANO DI CAMASTRA. Con la presenza nella giunta di Francesco Re dellʼaggraziata figura femminile di Staszewska Agliezka, imprenditrice polacca conquistata dallʼamore per la Sicilia, a Santo Stefano di Camastra il voto lo si cerca anche tra gli stranieri. Alle due Carmelo Colombo e Francesco Re coalizioni annunciate, quella del professore di chimica Carmelo Colombo pronto a volare come assessore a fianco (“Vivere Santo Stefano”), vicesindaco del giovane Matteo Napoli, pendolare da aspirante a primo cittadino, e quella del Milano con il pass del Re. Lʼunico a bancario sindacalista, Francesco Re rimanere a corto di “kerosene” è il (“Santo Stefano nel Cuore”), socialista di promotore finanziario Fausto Pellegrino, lungo corso, farà da competitor il medico il quale declassato da assessore il giorno Beppe Ruggieri, (“Nuove Idee”) già dopo ha visto cancellata la sua “isola assessore alla Provincia, riuscito sul filo di lana ad assemblare 15 candidati, tra “monelli” delle liste avversarie. La lista di Ruggeri, ritenuta a prima osservazione la più “leggera”, sembra quella più titolata a raccogliere il voto del dissenso di chi è rimasto fino ad oggi deluso. Nella lista “Nuove Idee” è presente il professore Rosario Raffaele, corrispondente della Gazzetta del Sud, “censore” di vicende ed uomini della politica locale, ed oggi tribuno in comizi. Nella lista del bancario Francesco Re, “Santo Stefano nel Cuore”, la più pronosticata in una competizione a “due”, gli azionisti sono pronti ad incassare i dividendi. Il capolista Carmelo Re, già sindaco, dopo il “regno” di Luigi Famularo, è pronto a svolgere il ruolo di presidente del consiglio, se i suffragi elettorali lo conforteranno, altrimenti sarà vice Re. La componente di riferimento al candidato “forte” di preferenze, Santo Rampulla è stata accontentata con la designazione dellʼassessore Staszewska Agliezka, molto legata al “grande elettore”, lʼarchitetto Nino Torcivia. La componente più a sinistra, ispirata dal “pensatore” Filippo Fratantoni, farà convergere le preferenze sul bancario Nino La Rosa, SINAGRA Rottura nel Pd, Giglia con Leone SINAGRA. Un “piccolo esercito” di candidati per Sinagra, piccolo centro nebroideo con appena 1900 elettori. Infatti, ai quattro aspiranti alla carica di primo cittadino, Leone Agnello, Enza Maccora, Carmelo Rizzo e Enzo Ioppolo, sono collegati ben 65 candidati al consiglio comunale. Eʼ veramente un record per una piccola realtà dove non è previsto neanche il ballottaggio. I sinagresi sono solo confusi e disorientati, non vedono chiarezza e certezze, nelle sedi politiche locali si è assistito a “diatribe” e “divisioni” per la ricerca di posti al sole. Eʼ quanto accaduto in particolar modo in “casa Pd Enrico Berlinguer”, dove il presidente uscente del consiglio comunale Emanuele Giglia, sarà lʼeventuale vice-sindaco del candidato Leone Agnello ( area Pdl) e Lidia Gaudio si è candidata al consiglio. Lʼuscente Gaetano Scarso, che ha scelto di non ricandidarsi, appoggia il vice-sindaco Carmelo Rizzo, schierandosi contro il cognato Enzo Ioppolo. Anche se qualcuno vocifera di una strategia. (G.L) pagina 11 Beppe Ruggieri pedonale” con provvedimento del vice sindaco Colombo e dal sindaco Pippo Mastrandrea. Cinque anni fa Fausto Pellegrino e Carmelo Re su opposti fronti hanno animato la campagna elettorale con toni forti al limite della correttezza, oggi si ritrovano nella stessa squadra. Politica 13 APRILE 2012 BARCELLONA. A poche ore dalla presentazione lascia Turrisi. Subentra l’ex assessore Candidato su Marte I quattro candidati partono con la campagna elettorale, ma i dubbi sullo sciogliemento del comune da parte del Ministero degli Interni rimane. La corazzata di Catalfamo DI GIUSEPPE PULIAFITO BARCELLONA. I giochi della politica barcellonese è iniziata ufficialmente in vista delle elezioni del 6 e 7 maggio, ma tutta lʼattenzione è proiettata alle decisioni del Governo nazionale, che a breve potrebbe decidere sullʼeventuale scioglimento del consiglio comunale. Questa cappa rischia di condizionare tutte le strategie delle quattro coalizioni, che hanno iniziato le prime scaramucce con lʼaffissione dei manifesti e le discussioni nei capannelli delle piazze. La presentazione ha messo in chiaro le forze in campo con il candidato del centrodestra, Rosario Catalfamo, che può contare su una corazzata per puntare alla successione di Candeloro Nania. Sei liste con 180 aspiranti, su un totale di 375 candidati totali, sono un punto di partenza importante, anche perché a sostenere la sua proposta elettorale ci sono il Popolo delle Libertà, con quattro liste, il Pid insieme Noi Sud e lʼUdc, che è tornata in seno alla coalizione del centrodestra, dopo cinque anni di coerente opposizione al sindaco Candeloro Nania. Un ritorno annunciato da mesi, che ricompone lo schieramento che nel 2001 conquistò una larga maggioranza consiliare, con lʼ80 per cento dei voti per il primo cittadino. Vero è che gli equilibri rispetto a quegli anni sono cambiati, perché parte di quellʼelettorato si sposterà probabilmente su Santi Calderone, che dopo la scissione dellʼautunno scorso dal gruppo del senatore Nania, punta a raccogliere tutti coloro che hanno voluto svincolarsi dagli schemi dei partiti politici sia di destra che di sinistra, una trasversalità assoluta rispetto al quadro politico precedente. Dagli ex assessori della giunta Nania, Filippo Sottile, Natale Spinella e Nino Cutugno, ai consiglieri uscenti Carmelo Cutugno, Lidia Pirri e Nino Puliafito. Ci sono così Giuseppe Ruggieri esponenti cresciuti nellʼalveo del centrodestra, ma anche rappresentati del Partito Democratico, vicini ai deputati Picciolo e Laccoto, che hanno rotto con il Pd locale. Proprio dal partito di Bersani sono arrivati i colpi scena dellʼultimo ora, con la rinuncia alla candidatura di Giusi Turrisi, sostenuto anche dallʼMpa e dal Fli, che ha portato i vertici regionali e provinciali a precettare nel ruolo di candidato della coalizione di centro lʼex consigliere Filippo Marte, già capogruppo di Alleanza Nazionale, che da oltre due anni ha chiuso con il gruppo Nania, chiudendo il mandato nel gruppo misto di Palazzo Longano. La sinistra, infine, cerca la proposta innovativa di Maria Teresa Collina, vincitrice delle primarie di centrosinistra, che rappresenta lʼunica donna candidata a sindaco. Al suo fianco ci sono i partiti della Sinistra, da Rifondazione Comunista alla Sinistra Ecologia e Libertà, dallʼItalia dei Valori al Psi, ma anche le associazioni più attive sul territorio comunale a partire da quella dellʼantiracket Liberi Tutti, puntando sul voto dʼopinione e di protesta contro lʼattuale sistema politico. A rendere più interessante lʼeventuale campagna elettorale ci sarà anche il ricorso degli elettori al voto disgiunto, che potrebbe essere favorito dal nuovo sistema elettorale senza il trascinamento del voto del consigliere sul candidato a sindaco collegato. centonove BROLO Germanà punta sul medico Bruno L’onorevole abbandona Salvo Messina BROLO. Eʼ rottura tra lʼuscente Salvo Messina e lʼonorevole Nino Germanà. Dopo una legislatura passata a braccetto Germanà ha preso negli ultimi mesi le distanze dallʼamministrazione e ha sponsorizzato la sindacatura del medico Cono Bruno (Uniti per Brolo). Svanita lʼidea di una terza lista del deluso Nuccio Ricciardello, sfidante cinque anni fa dellʼattuale sindaco e legato alla corrente Fli. Ricciardello ha promesso che dopo le lezioni spiegherà pubblicamente i motivi della suo ritiro. Il sindaco Messina, dopo aver finalmente trovato uno sfidante, impresa che stava ormai per trasformarsi in unʼutopia, dal momento che il nome di Bruno è emerso qualche settimana fa, ha messo in piedi una squadra composta da giovani e buona parte della sua amministrazione uscente. Rimangono fedelissimi il consigliere Peppino Magistro e gli assessori uscenti Enzo Di Luca e Carmelo Gentile, questʼultimo ri-designato in giunta per la seconda volta insieme alla professionista brolese Tina Fioravanti. Tante le prime candidature nella lista Messina come i giovanissimi Ciccio Gullà, Carmelo Lamonica, Antonio Traviglia, Nino Pino e una schiera di professionisti come lʼendocrinologa Elisabetta Morini, lʼassessore uscente Maria Ricciardello e lʼavvocato Cono Condipodero. Molti però si sono chiesti come mai il vicesindaco Letizia non abbia continuato la sua avventura politica, dopo anni di servizio incondizionato. Poche sorprese nella neonata lista di Bruno, dove sono confluiti due consiglieri dellʼopposizione uscente, Gaetano Scaffidi Lallaro e Irene Ricciardello, designati assessori nellʼeventuale giunta marchiata Bruno e volti nuovi della politica brolese. Lo stesso candidato a sindaco ha dichiarato che apprezza il lavoro dellʼamministrazione uscente, ma che si potrebbe fare di più, frase che fa pensare che questa tornata elettorale brolese, sicuramente, non avrà sorprese. Caterina Scaffidi LETOJANNI Bucceri saluta Ruccella Il politico escluso dalla lista all’ultima ora LETOJANNI. La sfida tra i tre contendenti si è ufficialmente aperta subito dopo la presentazione delle liste frutto di una campagna “acquisti” che si è conclusa con alcune combinazioni dellʼultima ora. Ore che sono state caldissime, considerate le tante incognite presenti negli schieramenti allestiti da Alessandro Costa, 37enne, ed attuale presidente del Consiglio, da Marilena Bucceri, assessore uscente, e da Peppino Gullotta. Trattative frenetiche che hanno portato, tra lʼaltro, allʼesclusione dalla lista della Bucceri di Salvatore Ruccella, accostato in tempi non sospetti a Gullotta. La compagine dellʼimprenditore turistico locale aveva, inoltre, concluso lʼaccordo con lʼassessore provnciale Renato Fichera, ma non si conoscevano gli alleati che sarebbero assessori. Resta da stabilire chi ricoprirà il ruolo di presidente entrati in gioco. Si vociferava sulla possibile candidatura di del Consiglio. In campo sono scesi, inoltre, Domenico Carmelo Bucceri, e invece ecco spuntare Biagia Pecoraro, Bucceri, Salvatore DʼAllura e Giovanni Interdonato, una neofita della politica. Tra i tanti volti nuovi della lista consiglieri dʼopposizione uscenti. I volti nuovi della spicca il nome di Paola Celi, classe 1987, alla sua prima compagine sono, invece, Alessandra Iannino e Antonio esperienza politica, come dʼaltronde Ignazio Battaglia. Riccobene, ex presidente della Misericordia San Giuseppe. Designati, già, gli assessori della lista “LetojCapitolo Bucceri. Lʼassessore Crescita in natura”: Domenica Lo Monaco e dellʼamministrazione Mauro si presenterà Domenico Serranò. Questʼultimo è il cugino di durante con una squadra rinnovata in parte. Da Claudio Curcuruto, candidato nella lista di qui il nome “Rinnovare per crescere”. A Alessandro Costa. La squadra del sostenerla Salvatore Curcuruto, designato commerciante letojannese è formata da anche questa volta assessore, assieme a Fabio componenti di diversa estrazione politica e Cicala, Anna Bene e Marina Scimone. La newsociale. Figura tra i dodici anche Danilo entry dallʼultima ora è il medico Angela Lo Turco, Cacopardo, candidato nelle passate elezioni che qualche mese fa era in procinto di passare con Marina Scimone. Maria Teresa Rammi e con Alessandro Costa. Domenico Currò, Eugenio Bonsignore, già sindaco per due invece, molto probabilmente farà il presidente legislature, saranno due dei potenziali quattro Marilena Bucceri del consiglio. (Enrico Scandurra) pagina 12 centonove Politica 13 APRILE 2012 S. TERESA DI RIVA. L’onorevole divorzia da Lo Schiavo e scende in campo da solo MAZZARRA’ S. ANDREA De Luca fa saltare il banco Il primo cittadino? Lo fa l’assessore A meno di un anno dalle dimissioni da primo cittadino di Fiumedinisi e avere convinto l’avvocato a gettarsi nella mischia, il deputato spariglia le carte e punta al municipio DI MASSIMO FERRARO SANTA TERESA DI RIVA. Saranno quattro i candidati a sindaco che si contenderanno la poltrona più prestigiosa della casa municipale. La frantumazione del fronte di opposizione al primo cittadino uscente, Alberto Morabito, ha generato una situazione che nelle ultime ore prima dello scadere del termine ultimo per la presentazione delle liste ha registrato colpi di scena a ripetizione con ribaltoni e controribaltoni tutti interni alla coalizione “S. Teresa Protagonista “ capeggiata dallʼavvocato Carlo Lo Schiavo. Protagonista assoluto lʼonorevole Cateno De Luca che non ha perso lʼoccasione per occupare in lungo ed in largo la scena. Dopo aver messo in piedi con tanto di comizio pubblico la sindacatura dellʼex assessore provinciale, il deputato nisano ha sconfessato lo stesso reo di “non aver rispettato il patto generazionale” siglato qualche giorno prima che prevedeva nella composizione della squadra il favorire di un turn-over nella classe politica santateresina. Seguiva qualche scossone pure allʼinterno del fli (altro alleato di Lo Schiavo ) con le relative dimissioni del coordinatore cittadino Salvatore Bucalo che tornava tra le braccia di De Luca che lo aveva lanciato nel 2007. Frizioni e fratture varie che hanno portato alla nascita di quattro schieramenti definitivi. Il primo a chiudere la squadra il primo cittadino in carica che sino ad adesso è il vero protagonista della campagna elettorale avendo centrato tutti gli obiettivi prefissati, chiudendo tutti gli accordi previsti in largo anticipo e tagliando quelli che lui riteneva i “ rami secchi “ che ne avevano ostruito il percorso negli ultimi cinque anni. Lo “squadrone “ di Morabito poggia su un asse civico composto da Pdl, Udc,Mpa e Pd. Poche sorprese, eccetto la presenza della giovanissima Paola Cingari, in una coalizione che registra il viaggio di ritorno dellʼex vicesindaco Giuseppe Lombardo e Cateno De Luca lʼadesione degli udicini Nino Toscano ed Antonio Di Ciuccio più quella di Tanino Maggioloti, il più votato tra i consiglieri nella scorsa tornata. Assessori designati Pablo Spadaro (Pd, promosso per meriti acquisiti sul campo dopo anni di interesse soprattutto in ambito consortile ) ed il figlio dʼarte Giammarco Lombardo figlio del sopraccitato Giuseppe. Saranno i valori emersi dalle urne a stabilire gli altri due assessori e la presidenza del consiglio anche se i seguaci del partito di Casini vantano un documento sottoscritto in cui si prevede la nomina per la carica più alta del consiglio comunale a favore dellʼex sindaco di Antillo Antonio Di Ciuccio, ma la scelta dovrà essere di gruppo e tra il dire ed il fare cʼè di mezzo lʼequilibrio dei numeri. Santa Teresa protagonista, questo il nome del raggruppamento guidato dallʼex sindaco Carlo Lo Schiavo regge su una lista civica che raccoglie elementi che vanno da Rifondazione Comunista per finire al Pdl passando per Pd, Udc, Fli, Mpa e amici di Nino Bartolotta che di fatto rompe ufficialmente con Cateno De Luca. Molti i nomi nuovi da Agostino Gullotta del circolo Impastato a Rosaria Cundari ( sindacalista), a Lucia Gentile (dirigente ) per continuare con Filippo Triolo e Santo Trimarchi (entrambi area udc ), per concludere con Maria Antonia Briguglio che a sorpresa incassa anche la nomina in giunta. Una squadra partorita in extremis dopo il paventato forfait di Futuro e Libertà e la defezione di Sicilia Vera. I seguaci di Carlo Lo Schiavo puntano molto sulla riconosciuta abilità dello stesso nelle performance comunicative per un personaggio della politica locale che come si suol dire “buca lo schermo”. Cateno De Luca, invece, mantiene la parola professata nel suo incontro di gennaio scorso quando provocatoriamente (almeno così si pensava) annunciò la sua candidatura a sindaco. Detto, fatto, per lʼex sindaco di Fiumedinisi le promesse sono contratti, con viva gioia di Alberto Morabito. “Sicilia Vera – Libera Santa Teresa “propone tra gli altri i consiglieri comunali uscenti Danilo Lo Giudice - che in caso di vittoria farebbe il presidente del consiglio e Salvatore Bucalo, fresco di divorzio dal fli. Tutti designati gli assessori che sono lo stesso Bucalo, Giovanni Bonfiglio, Pina Giovanna DʼArrigo e Nino Famulari, questʼultimo designato vicesindaco. Al foto finish taglia il traguardo della presentazione anche “Sveglia S. Teresa “ guidata dallʼex capogruppo di minoranza Fabio Palella che rappresenta il momento di rottura dalla politica istituzionale e convenzionale e che mira a raccogliere il voto di protesta di una cittadina che non riesce a svoltare e a rigenerare una classe politica targata 1980. In lista volti poco noti col solo Pasquale Turriciano che vanta un passato di milizia nella destra ed il noto attore-regista Vittorio Bruno, assessore designato insieme a Debora Russo. Ex amministratori i tre pretendenti MAZZARRAʼ SANTʼANDREA. Dopo il passo indietro del vice sindaco Pippo Grasso, nel paese dei vivai si confronteranno “solo” tre candidati a sindaco. A contendersi la poltrona di primo cittadino saranno tre ex assessori: lʼassicuratore Domenico Crupi, Carmelo Petrafitta e il neo presidente dellʼIpab regionale “Barone Ignazio Foti”, Salvatore Bucolo. Proprio questʼultimo avrà diversi parenti nelle liste dei suoi avversari politici poiché, oltre a Mario Italiano, i suoi cugini Carmelina Perroni, Maurizio e Virginia Bucolo, sono candidati con Pietrafitta. Ma anche nella lista del candidato a sindaco Domenico Crupi , in cui è inserito il figlio Giuseppe, figurano altri parenti con componenti della lista di Bucolo. Ma questʼultimo è, comunque, determinato a cambiare pagina e con una nota dichiara che si è candidato per «l'amore che ha per il proprio paese che deve rinascere e per la necessità di proporre dei modelli di sviluppo differenti rispetto a quelli attuali». Bucolo ha designato assessori Marchiona Cristaudo e Letizia Marchetta. Dallʼaltra parte, anche il professore Pietrafitta ambisce alla grande carica. Dopo il passo indietro del vice sindaco Pippo Grasso, Pietrafitta avrà dalla sua anche qualche componente della maggioranza comunale fedele al sindaco uscente Carmelo Navarra, come Giovannino Pantano, Filippo Catalfamo e Antonio Da Campo: «A prescindere dal passo indietro del vice sindaco Grasso, alcuni consiglieri avrebbero fatto comunque parte della mia lista - afferma Pietrafitta». Oltre alle già designate Virginia Bucolo e Domenica Simone, pare che ad occupare uno dei due posti in giunta possa essere Rosaria Torre. Allʼinsegna della pacificazione la lista di Crupi (Mazzarà Futura) simboleggiata da due mani che si stringono. Come gli altri due candidati, ha designato due donne come assessori: Alessandra Catania e Rosa Torre, entrambe con parenti nelle lista di Bucolo. (P.A.) PIRAINO Condipodero pigliatutto L’avvocato “assorbe” Mastrolembo, Ruggeri e Terranova PIRAINO. Alla fine sono solo due le liste presentate a Piraino in vista dellʼimminente tornata elettorale per il rinnovo del consiglio. Sino a qualche mese fa si vociferava di un numero come sei candidati, ma alla luce dei fatti, chi per un motivo, che per un altro, ognuno ha fatto un passo indietro, ma senza scomparire dalla scena. Così “la sfida” si giocherà tra lʼestroso avvocato Pippo Condipodero, fenomeno “mediatico” della campagna elettorale pirainese che ha affidato ogni suo pensiero, ogni sua mossa politica, al social network Facebook, e la pacata dottoressa Gina Maniaci che ha assicurato toni sobri e pacati durante questa campagna elettorale. Le grandi sorprese sono emerse nella coalizione dellʼavvo- cato pirainese che ha messo in difficoltà tutti gli aspiranti sin- del vicesindaco uscente Enzo Forestieri, il sindacalista cadaci, “costringendo” sia la battagliera Angelita Terranova, sia pogruppo di maggioranza, Pippo Spanò Bascio, il consilʼassessore uscente, lʼIngengnere Maurizio Ruggeri, che gliere uscente Giuseppe Trischitta e lʼArchitetto Nunzio lʼanticonformista Francesco Mastrolembo a rinunciare alla Buttà che ancheʼegli, in un primo momento, aspirava alla carica di primo cittadino. Dopo mesi di comunicati stampa carica di primo cittadino. Insomma nella coalizione dellʼavecco che Ruggeri e Terranova, staccatasi bruscamente a di- vocato Pirainese, dal nome “Nuova Piraino” di nuovo cʼè cembre dallʼamministrazione Campisi e Mastrolembro, da ben poco, solo due nomi si affacciano per la prima volta sulsempre oppositore dellʼesecutivo, si ritrovano tutti e tre as- la scena politica e si tratta di Raffaele Sarina e Villanti Tinsessori designati dallʼavvocato Condipodero. daro, per il resto tra chi inneggia “ai minestroni” e Designazione che sa tanto di accordo politico. “alle insalate” è evidente che gli accordi non soTra i candidati emerge qualche nuovo nome cono mancati. me quello dellʼimprenditore pirainese Bruno ArAnche la dottoressa Gina Maniaci, a capo della licidiaco, dei giovani Pizzino Maria, Scaffidi Insta “Insieme per unʼAlba Nuova”, presenta nel suo giona Giovanna, Vito Maria e Raffaele Andrea, gruppo qualche volto già noto. Immancabile inma per il resto si tratta di volti già noti alla politifatti il “jolly” Aldo Marino, da sempre presente in ca pirainese. Nella compagine di Condipodero ogni competizione. Sono confluiti, inoltre, alcuni emergono infatti Pino Campisi, fratello dellʼatmembri dellʼopposizione uscente, come il duo Condipodero tuale sindaco uscente, Domenica Repici, moglie composto da Marco Ceraolo e Ignazio Natoli. pagina 13 Politica 13 APRILE 2012 PAGA(VA) PAPÀ SILVIO. Il tesoriere del Pdl Rocco Crimi CONTI IN ROSSO. Pippo Naro tiene i conti finanziari dell’Udc INCHIESTA. Quanti fondi elettorali controllano i due tesorieri “dello Stretto” Rimborsi? Ci penso io I conti del Pdl e dell’Udc in mano a Rocco Crimi e Pippo Naro. In rosso i centristi, per le spese degli azzurri provvedeva Berlusconi. Gli eletti? Evadono le loro quote DI ALESSIO CASPANELLO MESSINA. A Messina probabilmente i conti li sanno gestire con oculatezza. Rocco Crimi e Pippo Naro, tesorieri di Pdl ed Udc provengono infatti dalla città dello Stretto. Eppure non è un buon momento per chi gestisce i conti di partito. Qualche settimana fa la bufera ha travolto il tesoriere della Margherita Luigi Lusi per lo scandalo dei fondi intascati e spesi in allegria, da un paio di giorni è toccato a quello della Lega Nord Francesco Belsito, accusato di distribuire denaro dei contribuenti per le spese della famiglia Bossi, mentre un anno fa ad essere tirato in ballo è stato proprio Naro, sotto inchiesta per una tangente da 200 milioni che un imprenditore lo accusa di aver intascato. E Crimi, lʼuomo che ha avuto le chiavi delle casseforti di Forza Italia prima e del Pdl dopo? Eʼ tranquillo. Almeno per un poʼ. LE CHIAVI DELLA CASSAFORTE PDL. Deputato dal 1994, farmacista, ex sottosegretario allo Sport, fino a qualche mese fa Rocco Crimi aveva davvero poco di che preoccuparsi, dato che per le esigenze del Pdl le mani in tasca le metteva sempre Silvio Berlusconi. Fino a qualche tempo fa. Perchè oggi Berlusconi sembra essersi smarcato dalla sua creatura. Una iattura, dato che Berlusconi faceva fronte anche ai debiti, garantendo con fidejussioni personali per 179 milioni di euro. A farne le spese, la lunghissima teoria di candidati in cerca di un contributo per la campagna elettorale delle amministrative di maggio, le cui speranze si sono infrante con lʼesigenza di razionalizzare le spese e razionare i contributi. Perchè? Perchè i numeri parlano chiaro. Se Forza Italia (che ancora percepisce i rimborsi elettorali), nel bilancio 2010, si legge nella relazione del centonove commissario straordinario Sandro Bondi, presenta un disavanzo patrimoniale complessivo aumentato da 27.478 euro del precedente esercizio ai 34.237 euro, il bilancio del Pdl, invece, piange. Nel rendiconto del 2010, il terzo redatto dal partito, si legge di un disavanzo di esercizio di 5 milioni 946 mila 830 euro: “di conseguenza il disavanzo complessivo aumenta, passando da 2 milioni 18mila 802 euro del precedente esercizio a 7 milioni 965 mila 632 euro”, scriveva Bondi, lasciando che a lanciare lʼallarme fosse lo stesso tesoriere Crimi. In totale, nelle casse del Pdl entrano la bellezza di 32,7 milioni di contributi dallo Stato, ai quali si sommano 5 milioni di quote associative annuali e oltre 9 milioni di donazioni, compresi i 4,8 milioni di versamenti da parte di parlamentari (quelli nazionali sono tassati per 800 euro al mese; quelli europei per 500) e consiglieri regionali (500 euro al mese). Se non fosse che i politici del Pdl, di dare il loro contributo al partito se ne dimenticano con facilità. GLI EVASORI IN CASA. Ci sono infatti tre milioni di euro sotto la voce “inadempienze”: il 28% dei parlamentari nazionali ed europei ha ʻposizioni arretrateʼ, mentre il 24% non ha mai versato nulla per un ammontare complessivo di 1 milione 670 mila 400 euro. Ancora piuʼ critica la situazione per i consiglieri regionali: il 41 % non ha pagato gli arretrati, mentre il 37% non ha mai versato un euro nelle casse del partito per un totale di 1 milione 279 mila 153 euro. Chi è eletto nel Pdl, insomma, dovrebbe versare una quota dello stipendio. Ma non lo fa. E le spese tocca coprirle ai militanti. Ultima curiosità, Rocco Crimi è anche il tesoriere più ricco: la sua dichiarazione dei redditi personale del 2011 ammonta a 377mila euro. E gli altri? UDC, IL PIATTO PIANGE. Di tuttʼaltra natura i problemi che Pippo Naro, calcolatrice alla mano, si trova a far fronte. LʼUdc “piange miseria”, perchè il bilancio del l'Udc è quasi interamente poggiato sui soldi pubblici: su 13 milioni incassati, 12 arrivano dai rimborsi elettorali. Il resto, trascurando i 16 mila del tesseramento, è frutto di contributi privati per gran parte erogati dalla famiglia Caltagirone, che per anni ha interpretato il ruolo che Berlusconi ha nel Pdl, ma i cui contributi non sono bastati. L'anno infatti è chiuso in perdita, con spese ammontano a oltre 16 milioni. LʼUdc, tra lʼaltro, è uno dei partiti che “lucrano meno” sui rimborsi elettorali. Tra il 2008 ed il 2012, infatti, a 16 milioni di spese lo stato ha rimborsato 26 milioni, il 64%. tanto per fare paragoni, il Pd di milioni ne spende meno di 19 e ne incassa 180: lʼ876%. MESSINA La “base”? Mani in tasca L’autotassazione dei militanti sul territorio per pagare affitti e spese è la regola MESSINA. E “in periferia”? Come si vive la vicenda dei rimborsi elettorali? Con freddezza. “Come dovremmo prenderla, noi che non abbiamo nemmeno una sede in cui riunirci?”, spiega un consigliere comunale del Pdl che vuole restare anonimo. Perchè, a Messina, il primo partito dʼItalia vive da “ospite” nella ex sezione del Msi (di proprietà dellʼex Alleanza Nazionale) di via SantʼElia. Una convivenza che gli ex di Forza Italia mal digeriscono, e ricordano con nostalgia la vecchia sede di via Maddalena. “Quella era pagata dal partito, poi nientʼaltro”, spiega Pippo Capurro, capogruppo del Pdl in consiglio comunale. E oggi? In via Martinez esiste un cir- colo che una volta era riferibile allʼarea “della Libertà”, lʼoperazione mediatica di “radicamento sul territorio” di un partito, Forza Italia, che non ne aveva alcuno, fortemente voluto da Marcello DellʼUtri. A reggerne le sorti è Angelo Caristi. “Rimborsi? No, non abbiamo più niente a che vedere col partito. Raccogliamo tutto noi. Da Forza Italia e dal Pdl abbiamo avuto solo problemi, nonostante per anni li abbiamo ospitati”, spiega. “Fino a quando eravamo Forza Italia, io personalmente contribuivo allʼaffitto della sede per cinquanta euro al mese”, conferma Capurro. Per il Pdl, probabilmente, i contributi arriveranno a breve, sulla base dei numeri del tesseraPippo Capurro mento di due mesi fa. La se- pagina 14 de del Pd messinese, invece, è di proprietà del deputato Francantonio Genovese, che la affitta al partito a 1500 euro mensili. Ciccio Quero e Alessandro Russo, presidenti del quarto e quinto quartiere, animano il circolo “Libertà” del Pd. “Il partito non paga nulla, ci autotassiamo di tasca nostra per affitto, spese e quantʼaltro. A dire la verità Genovese ci aveva proposto un contributo, ma abbiamo declinato lʼofferta per avere maggiore autonomia”. E lʼUdc? La sede di via Natoli è in affitto, ed è pagata dai “maggiorenti”. Giorgio Muscolino, presidente provinciale ed assessore del comune di Messina spiega il meccanismo. “Abbiamo stabilito che consiglieri ed assessori, sia provinciali che comunali si autofinanziano un contributo rispettivamente da 50 e 100 al mese. Poi ci sono i deputati Giovanni Ardizzone, Pippo Naro e Gianpiero DʼAlia che coprono il resto delle spese. I proventi del tesseramento vengono mandati a Roma, che poi li ripartisce. Dallʼultima campagna noi abbiamo recuperato ventimila euro”. (A.C.) centonove Politica 13 APRILE 2012 TESTIMONIANZE “Io, giornalista isolano in Veneto” Nella foto a sinistra, Matteo Brigandì, messinese, deputato e senatore leghista. Al centro Manuela Marrone, favarese dʼorigine e moglie di Umberto Bossi. In alto Angela Maraventano, lampedusana e senatrice leghista, eletta in Emilia Romagna SCOPRI L’INTRUSO. Facce e fatti meridionali all’ombra del Carroccio Noi, leghisti di Sicilia Il terremoto interno alla lega Nord scopre gli altarini. Da “lady Bossi” Manuela Marrone al messinese Matteo Brigandì, ecco quanto c’è di “terrone” nel movimento politico MESSINA. A lanciare il sasso nello stagno ci ha provato, senza troppa convinzione Umberto Bossi stesso, nel discorso dal palco della giornata dellʼorgoglio padano. “A me quel Belsito non mi sembrava granchè milanese”, ha spiegato il grande capo della Lega Nord, per giustificare gli episodi che lo fanno apparire, agli occhi dei leghisti, come un “napoletano” qualunque. Perchè, nella lega Nord, il “terronismo” è molto più presente di quanto non appaia, anche non volendo considerare lʼapparentamento, alle politiche del 2008, tra Lega ed Mpa con il beneplacito di Roberto Calderoli e di Raffaele Lombardo in nome del federalismo, “liaison” successivamente rinnegata da entrambi. Perchè esiste un filo rosso che lega Favara, in provincia di Agrigento, a Varese, pancia della Lega. Un filo rosso di nome Manuela Marrone. La moglie del capo. Una donna alla quale si deve materialmente la nascita della Lega Lombarda. LADY MARRONE. Manuela Marrone con la politica ha un certo feeling. Già una volta, nel 1989, è stata eletta nel Carroccio come consigliere provinciale, ma il ruolo più importante non lʼha svolto dai banchi di unʼaula consiliare, ma dal suo monolocale. La lega è nata praticamente a casa sua, in via Crispi, a Varese: il 12 aprile 1984, Manuela Marrone è la prima a sfilare davanti a un notaio milanese per firmare lʼatto costitutivo della Lega Lombarda, assieme al futuro marito Umberto Bossi. Uno scandalo, per i puristi del sole delle Alpi. Perchè Manuela Marrone è siciliana da parte di padre e soprattutto di nonno. E infatti Calogero Marrone, impiegato all'anagrafe del Comune di Varese dal nome che più siciliano non si può, e che finì deportato in un lager nazista dopo aver aiutato gli ebrei a scappare, era di Favara, località nella quale, lo scorso anno, si è recato in visita alla tomba del nonno Renzo Bossi, il “trota” che faceva vanto di non aver mai oltrepassato il confine a sud di Roma. Lady Marrone, in pensione dallʼetà di 39 anni, è titolare di una scuola padana, la Bosina, lʼistituto varesino che ai programmi statali affianca lo studio di dialetto e tradizioni locali. IL MESSINESE ALLA CORTE DI BOSSI. Cʼè anche un poʼ di Stretto di Messina, alla corte di Bossi. Matteo Brigandì, messinese, del “senatur” è stato legale per parecchi anni, e della Padania, addirittura, procuratore capo, qualunque cosa significasse la carica. La sua storia politica è verde fino al midollo: Senato nel 1994, nel 2000 consigliere regionale in Piemonte e dal 2002 assessore. Accusato di corruzione, rimette le deleghe al Legale e al Contenzioso e poi si dimette. Condannato in primo grado, viene assolto in appello. Nel 2006 e 2008 viene eletto alla Camera, poi nel 2010 viene eletto dal MESSINA. Fabio Bonasera i “polentoni” li conosce bene. Messinese, giornalista, classe 1971, per dieci anni tra il Corriere di Rovigo ed Il Gazzettino, poi un libro arrivato alla terza ristampa e scritto insieme a Davide Romano, “Inganno padano. La vera storia della Lega Nord”, poi il ritorno a casa. Ride, quando gli si domanda dei casini che stanno travolgendo il Carroccio. La Lega ha sempre inventato rivalità di natura sociale ed etnica, contro Roma ed il meridione: ebbene, Bossi è sposato con una maestra meridionale, quindi dipendente pubblico e pure terrona. Ecco la nemesi storica”, spiega. Come se la cava un siciliano nel profondo nord? Alla grande. Più realista del re. “Nella base leghista - racconta - ci sono moltissimi siciliani emigrati in nord Italia, e spesso sono i più accaniti. Perchè? Forse dipende dal fatto che se te ne vai vuol dire che hai problemi, o non hai lavoro, o non hai possibilità. E maturi astio nei confronti della tua terra”. Il terremoto che sta scuotendo le fondamenta del Carroccio? Niente di nuovo, secondo Fabio Bonasera. “Cʼè unʼopinione pubblica dormiente, che non vuole consapevolezza. Io, da siciliano, ho ricevuto molte più pressioni al nord, quando si è trattato di scoprire pentoloni. Pressioni e minacce. Terrone? Si, me lʻhanno detto, qualche volta. In realtà - conclude - in settentrione cʼè molto meno razzismo di quanto non sembri”. (A.C.) Parlamento come componente laico del Consiglio superiore della magistratura, ma un anno dopo il Plenum del Csm dichiara la sua decadenza per non essersi dimesso per tempo dal ruolo di amministratore della Fin Group, dato che la legge stabilisce l'incompatibilità tra l'essere componente di un consiglio di amministrazione di una società commerciale e l'incarico di consigliere del Csm. Avvocato penalista, Brigandì, che risiede a Cumiana, fino a poco tempo fa, manteneva uno studio legale a Messina, in via Nicola Fabrizi. Successivamente ha aperto uno studio a Torino, adesso esercita a Pinerolo. (A.C.) L’INTERVISTA La Pasionaria di Lampedusa Parla Angela Maraventano, senatrice che i siciliani li chiama “loro”. Ed i lumbard “noi” MESSINA. “Io porterò la mia isola alla provincia di Bergamo. Con un referendum chiederemo l'annessione”. Era questo, in estrema sintesi, il programma di Angela Maraventano quando, nel 2008, da vicesindaco di Lampedusa si apprestava a correre per un seggio al Senato nel collegio dellʼEmilia Romagna, sotto le bandiere verdi col sole delle Alpi della Lega Nord. Quattro anni dopo, da palazzo Madama, commentando la bufera scatenata sul Carroccio, la “Pasionaria di Lampedusa”, come lʼaveva definita lʼex ministro dellʼInterno leghista Roberto Maroni, non solo non ritratta, ma si spinge addirittura più in là. “Ci vorrebbero cinquantʼanni di questi episodi per dire che i leghisti sono come i siciliani”. Lʼaccento è ri- pagina 15 masto quello, con una decisa cadenza agrigentina, ma le prese di distanza sono aumentate. “I leghisti non sono come i siciliani, i leghisti sono persone meravigliose e lottano per il loro territorio, e comunque quello che è uscito in questi giorni sui giornali è un piccolo episodio che è tutto da dimostrare”, spiega la senatrice, chiamando “loro” i suoi conterranei siciliani e “noi” i militanti leghisti. Perchè questo sdoppiamento di personalità? Perchè, spiega, “Io sono orgogliosa, meridionale e terrona, ma ho lottato contro Roma e anche contro la Sicilia, io sono per chi lavora per i propri territori, non come loro, che il territorio lʼhanno depredato”, puntualizza. Loro chi? “Ma i politici siciliani, sʼintende”. Tutto da buttare, quindi? No, affatto. Perchè, mettendo da parte lʼorgoglio padano, Angela Maraventano rivela “Sa, mi sto interessando per far avere un poʼ di soldi alla chiesa di Siculiana, ci piove dentro e i fedeli si bagnano quando assistono alla messa”. Autocritica, ditini puntati, ammissioni di colpe? Nemmeno mezza. “Per il capo Umberto Bossi io mi faccio tagliare due mani, non una sola”, conclude. “Si sistemerà tutto, siamo lʼunico movimento serio che esiste nel paese”. (A.C.) Politica 13 APRILE 2012 SOTTO SCACCO DALL’AUTHORITY. Dipendenti di Messinambiente presidiano palazzo Zanca MESSINAMBIENTE. “Posizione dominante e ostruzionismo”, l’Authority stanga Concorrenza sleale Nel 2010 la partecipata non comunica all’Ato3 i dati sul personale, necessari per lo svolgimento delle gare. Che sono andate deserte. L’organismo di garanzia condanna: 52mila euro di multa DI ALESSIO CASPANELLO MESSINA. “La società Messinambiente Spa ha posto in essere un abuso di posizione dominate contrario allʼarticolo 102 del Tfue (Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, ndr), consistente nel rifiuto e ritardo a fornire informazioni necessarie ai fini del corretto svolgimento di due procedure di gara competitive per lʼaffidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti nel comune di Messina”. Firmato Giovanni Pitruzzella, presidente dellʼAutorità garante della concorrenza e del mercato. Unʼennesima batosta alla società di via Dogali, che le costerà cinquantaduemila euro. E che fa luce su ciò che è veramente successo tra Dicembre del 2010 e giugno del 2011, quando lʼAto3 emanava i due bandi che mettevano a gara i servizi di raccolta e spazzamento che per dieci anni Messinambiente aveva svolto. Gare che sono andate deserte. Il motivo? Nella sentenza. LʼOSTRUZIONISMO. Per due volte lʼAto3 ci aveva tentato. E per due volte sono state bastonate sui denti. Chi si avvicinava allʼazienda dʼambito chiedendo informazioni sul bando, come la Dusty di Catania (titolare dellʼanalogo appalto con lʼAto2 del comprensorio tirrenico), poi non aveva ritenuto di dover concretizzare lʼinteresse in unʼofferta. Perchè? Perchè, in sostanza, Messinambiente “faceva melina”. A settembre del 2010, due mesi prima del bando, lʼAto3 chiedeva a Messinambiente di conoscere qualifiche, livelli, anzianità di servizio, contratti applicati e servizi svolti dal personale in forza alla partecipata di via Dogali. “Tali informazioni erano necessarie puntualizza la delibera dellʼAuthority - per lʼimminente svolgimento della gara”. centonove Richiesta ottemperata solo il 26 novembre e, lamentava lʼAto3, in maniera lacunosa. Nel frattempo la gara va deserta. Per la seconda, Messinambiente, tra maggio e giugno, invia un secondo elenco, in più riprese, con dentro i nominativi della settantina di dipendenti che, a causa di un contenzioso con lʼazienda, avrebbero avuto poi ottime possibilità di essere riassunti. Ricapitolando, 486 dipendenti effettivi, più unʼottantina in attesa di reintegro “con anzianità antecedente il 2007, più altra comunicazione da parte di 56 lavoratori in procinto di passare da tempo determinato ad indeterminato. Ce nʼera abbastanza perchè chi fosse interessato a partecipare alla gara fuggisse atterrito. MESSINAMBIENTE? BARA. Messinambiente, scrive il relatore Piero Barucci, opera in regime di posizione dominante, in quanto unico affidatario del servizio dal 1999. E questo gli consente di avere tutte le informazioni chieste dallʼAto3, “necessarie allo svolgimento di una procedura competitiva”. La conseguenza? “Messinambiente avrebbe abusato della propria posizione dominante nel servizio di gestione dei rifiuti”, scrive lʼAuthority. E, “per il solo fatto di rivestire una posizione di monopolio sul mercato in esame, è soggetta al principio della “speciale responsabilità” che incombe sugli operatori dominanti”. E lʼautorità garante ha valutato anche questo aggravio, nel sanzionare Messinambiente. Di fatto, lʼorganismo di garanzia lamenta il fatto che, per una gara del genere, avrebbero potuto essere interessate “altre imprese sia italiane che straniere, ed almeno una, la Dusty srl, sembrava seriamente intenzionata a partecipare”. In poche parole, Messinambiente si è prima rifiutata e poi ha trasmesso in forma incompleta le informazioni necessarie allo svolgimento della gara. E lì è partita la sanzione. LʼAUTHORITY STANGA. “La strategia volutamente dilatoria ed ostativa” di Messinambiente costerà allʼazienda 52mila euro. E poteva andare peggio, perchè la legge 287 del 1990 prevede che, in caso di infrazioni gravi, la sanzione pecuniaria arrivi fino al dieci per cento del fatturato. Un disastro di proporzioni epiche, per i conti devastati di Messinambiente, perchè, nel 2011, il fatturato della partecipata di via Dogali è stato di ventuno milioni e rotti. Alla fine, i giudici dellʼAuthority “si passano una mano sulla coscienza” e stimano in 105mila euro la sanzione, ridotta poi a meno della metà, 52mila euro, in considerazione dei disastri contabili della partecipata. ZOOM Ministero, il resto mancia Tolti dal bilancio 157mila euro, residui attivi di un finanziamento del 1998. Ecco perchè Armando Di Maria MESSINA. Messinambiente è sullʼorlo del collasso finanziario, ma si prende il lusso di rinunciare a spendere 157mila euro di residui attivi (somme accertate e non riscosse entro il termine dellʼesercizio) di un finanziamento del ministero dellʼAmbiente che risale addirittura al 1998. La storia nasce quando il dirigente alle Partecipate Antonino Cama chiede spiegazioni sul mantenimento, nel bilancio consuntivo del 2011, di 157mila euro, somma residua dell finanziamento ministeriale. Alla richiesta di informazioni, dalla partecipata di via Dogali amministrata da Armando Di Maria rispondevano che “del finanziamento ricevuto pari ad 298.253 euro, la somma effettivamente spesa e rendicontata (al 2002, ndr) am- pagina 16 montava ad 271.552 euro, con un residuo non speso di 26.701 euro”. Qualche tempo dopo, dal ministero dellʼAmbiente bussano alla porta di Messinambiente, chiedendo la restituzione di quanto non speso e rendicontato. Detto fatto, spiegano i vertici della società: “In data 19.7.2005 la Messinambiente ha provveduto, così come richiesto dal Commissario Delegato (Felice Crosta, ndr) a restituire la somma di 26.701 euro con bollettino postale intestato alla Tesoreria Provinciale di Palermo”. Tutto chiaro? Nientʼaffatto. “alla data odierna non risultano, dagli atti trasmessi a questo dipartimento dalla Società Messinambiente in liquidazione, nè documentazione né titoli giuridici idonei a giustificare il mantenimento della somma pari ad 157.777 euro tra i residui attivi del Bilancio del Comune di Messina”. Cosa ne ha fatto Messinambiente coi soldi del finanziamento? Una piattaforma per “beni durevoli”. Il commissario delegato per lʼemergenza rifiuti della regione dellʼepoca, Felice Crosta, aveva disposto a favore del comune di Messina lʼerogazione di 577 milioni di lire, 70% del contributo massimo di 825 milioni di vecchie lire. (A.C.) Sicilia centonove Giuseppe Pecoraro MESSINA. Sopra i rubinetti di alcuni reparti è attaccato un cartello che avverte che l’acqua non è idonea all’uso umano Policlinico non potabile Mistero sulle cause della decisione dei vertici aziendali. A febbraio un batterio killer costrinse a sospendere l’attività chirurgica. Trovato dai funzionari dell’Asp 5 il livello di cloro alle stelle. L’inchiesta dei Nas sulla gestione dell’allarme DI MICHELE SCHINELLA MESSINA. Lʼacqua del Policlinico di Messina? Parte tutta dallo stesso serbatoio e passa per la stessa rete idrica, ma «Non è potabile», a macchia di leopardo, in alcuni posti si e in altri no. Su disposizione dei vertici dellʼazienda universitaria lʼavviso è stato attaccato ai rubinetti dei reparti di alcuni degli undici padiglioni del nosocomio più grande della città la mattina di venerdì 6 aprile 2012. Eppure, che il liquido con cui i pazienti ricoverati nei reparti dislocati negli undici padiglioni si lavano i denti o la faccia o fanno la doccia non fosse idoneo allʼuso umano lo avevano stabilito, un mese e mezzo prima (il 20 febbraio 2012) gli esami dellʼacqua effettuati dai funzionari dellʼazienda sanitaria provinciale di Messina su richiesta dei Nas di Catania, che a loro volta conducono unʼinchiesta coordinata dalla Procura di Messina. I nuclei dei carabinieri specializzati in ispezioni igienico sanitarie dellʼospedale di viale Gazzi erano arrivati nel pomeriggio del 6 febbraio attirati da una telefonata anonima che annunciava: «Lʼacqua del Policlinico è avvelenata». Lʼacqua non era avvelenata, come si è scoperto da subito, ma inquinata (anche quella delle sale operatorie) dallo pseudomonas aeruginosa, un batterio causa di infezioni letali in corsia. Il direttore sanitario, Manlio Magistri, è stato così costretto ad ordinare la sospensione di tutta lʼattività chirurgica per alcuni giorni. Per debellare il germe nei serbatoi è stato versato in grosse quantità il cloro, sostanza nota per le capacità antisettiche ma anche irritative e tossiche. Ma il rimedio si mostrato peggiore del male. RISULTATI CHIARI. «Ci sono livelli di cloro nellʼacqua che fuoriesce dai rubinetti 9 volte il limite massimo consentito dalla legge. Nel serbatoio generale è arrivato a 30 volte il limite massimo», hanno scritto i dirigenti dellʼAsp 5 nella nota inviata ai vertici del Policlinico il 20 febbraio 2012. BUGIE SOLARI. Giovedì 2 marzo 2012, 15 giorni dopo, nonostante la nota dellʼAsp fosse chiara, il direttore generale Giuseppe Pecoraro, a cui era stato chiesto per iscritto quali esiti avessero dato gli stessi esami, attraverso una nota anchʼessa scritta dellʼaddetto stampa, ha specificato “i risultati hanno confermato che la rete idrica del Policlinico non presenta criticità che possano limitare od impedire lo svolgimento di tutte le normali attività clinico-assistenziali e la direzione sanitaria non ha assunto alcun ulteriore provvedimento”. La dichiarazione del manager palermitano da 4 anni alla guida dellʼospedale messinese ha destato molta sorpresa tra gli addetti ai lavori. Salvatore Ciotto, navigato chimico ha spiegato: «Si vede che hanno cercato di eliminare i batteri dallʼacqua ma lʼhanno inquinata di 13 APRILE 2012 sostanze chimiche. Queste quantità di cloro possono determinare danni alla salute. Eʼ assurdo non sia stato assunto alcun provvedimento». Il provvedimento è stato assunto un mese dopo il aprile 2012. SCHERZI DELLA SORTE. Manlio Magistri in una nota riservata datata 3 aprile 2012 aveva rassicurato: «Se il cloro aveva raggiunto quei livelli era stato solo perchè il giorno dei prelievi si era rotta la macchinetta che dosa lʼerogazione del cloro nei serbatoi». Orazio Claudio Grillo, il direttore del Dipartimento di Igiene del Policlinico, in una nota inviata alllʼAzienda sanitaria di Messina qualche tempo dopo, aveva assicurato che “erano stati segnalati solo due casi di pseudmonas aeruginosa che tuttavia non avevano determinato danni alla salute e probabilmente non erano stati determinati dallʼacqua”. LʼALLARME. «Una serie di pazienti trattati agli occhi tornano a distanza di tempo con del pus negli occhi segno di unʼinfezione. Ho paura che ci sia un agente infettivo nella nostra sala operatoria», ha scritto il primario Attilio Squeri, con 2 note del 21 dicembre del 2011. Il giorno dopo il direttore sanitario Magistri e il direttore medico di presidio, Rosalba Ristagno, hanno sospeso “lʼattività operatoria del complesso del primo piano del padiglione F”. Il motivo della chiusura doveva rimanere riservato. “Per urgenti lavori di manutenzione” hanno motivato la decisione nella nota (protocollata al numero 0071704 del registro generale). La “manutenzione” in realtà altro non è stata che la sanificazione. Doveva rimanere segreto anche lʼallarme di lunedì 6 febbraio che nel pomeriggio per una telefonata anonima aveva portato al Policlinico i Nas. «Per sopravvenuti problemi tecnici, si dispone la sospensione immediata di tutti gli interventi chirurgici in elezione». La nota, firmata dal direttore sanitario Magistri (protocollo 007092) parte via fax dallʼUfficio di segretaria alle 21 e 13 minuti del 7 febbraio 2012. Eʼ diretta anche 118 e agli ospedali della provincia. Il giorno dopo il direttore e invia unʼaltra nota (protocollo 7455): «Per il ripresentarsi delle problematiche tecniche si dispone la sospensione di tutte le attività chirurgiche al padiglione F e al padiglione NI. “Le problematiche tecniche” erano lo pseudomonas. Nonostante le carte, Pecoraro ha sempre smentito: «Non sono mai state chiuse le sale operatorie. La salute dei pazienti è stato sempre il nostro primo obiettivo. Denuncerò Centonove per procurato allarme», ha minacciato. EFFETTI COLLATERALI Stella Maris, scuola all’asciutto L’istituto era rifornito dai serbatoi del nosocomio. Dal13 febbraio gli alunni non possono bere e lavarsi MESSINA. Ad accorgersi che lʼacqua (potenzialmente inquinata di pseudomonas o cloro) del Policlinico rifornisce anche la scuola “Stella Maris” ubicata nelle vicinanze dellʼazienda universitaria è stato il direttore sanitario del Policlinico, Manlio Magistri, lo stesso giorno del 6 febbraio 2012 in cui negli uffici dellʼazienda sono arrivati i Nas dei carabinieri. Nei bagni della scuola frequentata da centinaia di alunni è comparsa la scritta: «Acqua non potabile». Ma da allora tra le varie istituzioni che avrebbero dovuto risolvere il problema si è scatenato uno scaricabile e il cartello non è stato rimosso. Il 13 febbraio i funzionari dellʼAzienda sanitaria di Messina, incaricati degli esami, hanno inviato il Comune e lʼAmam, la società pubblica che eroga lʼacqua in città, a porre rimedio al più presto ad una situazione che mette a rischio la salute di bambini ed operatori scolastici. LʼAmam Spa, a stretto giro di posta, se nʼè lavata le mani dichiarando che “la scuola Stella Maris non è rifornita dallʼAmam che invece rifornisce unicamente il Policlinico”. Il dirigente del Dipartimento di Sanità e Ambiente Comune di Messina, Vincenzo Schiera, il 20 febbraio 2012, ha invitato Salvatore De Francesco, dirigente del Dipartimento pubblica istruzione, a provvedere. Questʼultimo qualche giorno dopo a sua volta si è rivolto al dirigente del Dipartimento Edilizia scolastica, Antonella Cutroneo, invitata a mettere in cantiere ed eseguire i lavori per rendere autonoma la scuola sotto il profilo idraulico. Ma da allora non è accaduto nulla. (M.S.) pagina 17 Manlio Magistri Sicilia 13 APRILE 2012 centonove Franco Tomasello Santi Delia MESSINA. Il Tar del Lazio ordina di rivalutare l’offerta formativa: «Pochi i posti messi in concorso» dagli allievi che loro stessi dovrebbero formare», sottolinea il rappresentante dellʼUdu. CONTRADDIZIONI. La richiesta di 200 posti era partita dalla città di Messina ala volta di Roma nel mese di maggio. Il ministero lʼha avallata, come per tutte le altre facoltà italiane, qualche settimana dopo. Il 5 settembre del 2011 si sono tenute le prove e il 20 settembre sono state note le graduatorie e quindi tutti hanno potuto sapere i nomi e i cognomi degli ammessi ma anche di quelli che si sono piazzata subito dopo i primi duecento e si potevano avvantaggiare di unʼeventuale allargamento del numero dei posti. «Ci autorizzate ad aumentare lʼofferta formativa di 20 posti?», ha domandato il 26 settembre 2012 il rettore dellʼateneo di Messina Tomasello al ministro Francesco Profumo. «Tra maggio e settembre non era cambiato nulla», osserva il legale Santi Delia, autore del ricorso al vincente. «Se si potevano ammettere più studenti a settembre lo si poteva fare anche a maggio». «I nuovi posti sono stati chiesti perchè non erano stati occupati quelli riservati agli extra comunitari», ribatte il preside. «Non è vero. Lʼateneo di Messina è il quarto anno di fila che adotta lo stesso metodo. Sino al 24 ottobre non sa se i posti riservati sono rimasti vacanti. Il numero chiuso comprime il diritto costituzionale allo studio e allʼaccesso alle professioni. La Corte Costituzionale ha spiegato che può accadere solo per lʼesigenza di garantire unʼadeguata formazione è stato ritenuto legittimo. Con questa richiesta postuma, a graduatoria pubblica, quando si sa chi si può favorire, cʼè il rischio che la decisione dellʼamministrazione sia determinata da fattori non obiettivi», conclude il legale. M.S Medicina, “facoltà taccagna” I giudici hanno accolto il ricorso di alcuni aspiranti medici delusi. A sperare adesso sono una trentina di candidati. Nonostante l’ateneo di Tomasello abbia il record di docenti e il ministero sollecita l’aumento, i posti banditi sono diminuiti. MESSINA. «I posti messi in concorso dalla facoltà a numero chiuso di Medicina di Messina sono pochi. Va rivalutata lʼofferta formativa». La decisione lʼha assunta il 6 aprile del 2012 il Tribunale amministrativo del Lazio, su richiesta di alcuni aspiranti medici delusi, ma che ci fosse qualcosa che non andava nella decisione del Consiglio di facoltà dellʼateneo di Messina guidato da Franco Tomasello di chiedere al ministero dellʼUniversità 200 posti per lʼanno 2011 lo dicono a chiare lettere i numeri. La facoltà retta dal preside Emanuele Scribano può vantare fra tutte le facoltà degli atenei italiani il più alto numero (453) di docenti in proporzione agli studenti molti dei quali in esubero non svolgono attività assistenziale al Policlinico, e disporre di unʼinfinità di strutture distribuite in 11 padiglioni. Tuttavia, se in tuttʼItalia i posti messi a concorso per gli aspiranti medici tra il 2007 e il 2011 sono passati da 7mila e 366 a 10mila 464, la facoltà di Medicina dellʼateneo di Messina, invece per i mille e 500 spiranti medici che ogni anno si iscrivono per partecipare il test di ammissione, ha messo a disposizione 5 posti. La facoltà, unica i Italia, non si è curata minimamente di osservare la direttiva impartita per la prima volta nel 2007 e poi reiterata ogni anno dal ministero dellʼUniversità su richiesta del ministero della Salute, di aumentare i posti per scongiurare il rischio che negli anni prossimi lʼItalia si ritrovi, come indicano vari studi con una carenza di medici. PARAGONI SICILIANI. Diversamente si sono comportati i vertici degli altri due atenei pubblici siciliani. Lʼateneo di Catania ha portato tra il 2007 e il 2011 da 257 a 347 il numero dei posti; lʼateneo di Palermo dai 250 del 2007 è arrivato a 440 del 2011. ma i posti sono diminuiti. MISTERI. Ma perchè una facoltà che potrebbe incassare di più in tasse e avere maggiore prestigio rinuncia a farlo? Il preside della facoltà, Emanuele Scribano, spiega: «Non ci sono le strutture adeguate per garantire la formazione a tutti. Non è tanto questioni di laboratori ed aule quanto di spazio nelle corsie dove formare i futuri medici». La risposta del preside ingenera una curiosità: «Ma se non cʼè spazio per più di 200 allievi perchè la facoltà di Medicina continua a bandire concorsi per ricercatori associati e ordinari? «Che cʼentra: è il normale turn over. Cʼè stata sottolinea il preside - unʼemorraggia negli ultimi anni di pensionamenti. Abbiamo perso 100 docenti». E meno male. Perchè Il confronto con i posti messi a concorso dagli altri due atenei siciliani dà risultati ancora più clamorosi se si considera che la facoltà di Catania dispone di 345 docenti (109 in meno di Messina) e quella di Palermo ha 380 docenti, 74 in meno di Messina. Non solo. La facoltà di Medicina di Messina ha domandato per lʼanno accademico 2011/2012 dieci posti in meno di quelli che aveva chiesto nel 2002 quando aveva in tutto a disposizione 9 aule. Nel 2011 le aule sono diventate 55 e tutte ad uso esclusive ma i posti sono diminuiti. ALTRE IDEE. Michele Bonetti, rappresentante dellʼUdu, Unione degli universitari, associazione che si batte per lʼeliminazione del numero chiuso, ha unʼaltra tesi: «A decidere il numero dei posti è il Consiglio di Facoltà fatto dai docenti. Meno studenti ci sono da formare, meno i docenti che sono anche medici lavorano e più si possono dedicare alla loro attività privata al riparo da ogni possibile concorrenza che gli può venire in futuro LA SCHEDA Numero chiuso, croce degli studenti I dati dicono che nel 2018 ci sarà carenza di sanitari Richiesti dal ministero della Salute mille posti in più Emanuele Scribano MESSINA. «Il numero chiuso è un male necessario per garantire lʼadeguata formazione», sottolinea Emanuele Scribano, ripetendo quanto ripetono i presidi di Medicina riuniti nella Conferenza nazionale. LʼUdu, lʼUnione degli universitari, replica: «Non si capisce perchè i posti in palio siano pochi nonostante sia dimostrato che in futuro ci sarà una carenza di medici». LʼAutorità Garante della Concorrenza e del Mercato il 14 aprile del 2009 ha sancito: «La procedura che determina i posti restringe l’offerta potenziale di servizi sanitari con danni sia ai soggetti che vogliono entrare nel mercato sia ai cittadini-utenti interessati unicamente alla competenza dei medici, obiettivo dipendente invece dalla qualità dell’offerta formativa, uni- pagina 18 co parametro da usare», aveva auspicato lʼAutorità. Lʼeffetto? La procedura non è cambiata e i posti messi in palio sono di meno di quelli caldeggiati dal ministero della Salute. Lʼunico parametro invocato dallʼAutorità, ovvero lʼofferta formativa, è data dalle strutture e dal numero dei docenti (medici anche loro) di ogni facoltà. Così, per rimanere in Sicilia, possono accadere cose bizzarre: la facoltà di Medicina di Messina nel 2011 ha messo in palio 200 posti pur contando su 454 docenti, il 30% dellʼintero corpo docente dellʼateneo, mentre lʼateneo di Catania con 345 docenti, ne ha messo in palio 315 posti (15 in più del 2010 e 115 in più di Messina); e quello di Palermo con 380 docenti ha messo in concorso 400 posti (20 in più del 2010 e 200 in più di Messina). Il risultato finale è spiegato dal Piano sanitario nazionale 2010: «Dal 2012 al 2018 si attende una carenza di 22mila medici”. Già nel 2008 il ministero della Salute, allarmato, aveva chiesto di aumentare progressivamente i posti di Medicina: sono passati così tra il 2009 e il 2010 da 8mila e 800 a 9mila e 550. Ma nel 2011 sono calati di 50 mentre il ministero aveva insistito perché se ne bandissero mille in più. (M.S.) centonove Sicilia 13 APRILE 2012 VERDETTI. L’ex Gip Mondello condannato per mafia, il sostituto Lembo assolto ma per prescrizione Giustizia di favore La Corte d’appello di Catania conferma l’impianto accusatorio della sentenza che aveva fatto luce sulla gestione del falso pentito Sparacio e sulle frequentazioni “pericolose” tra magistrati di Messina e boss Giovanni Lembo DI MICHELE SCHINELLA MESSINA. Lʼuno, Marcello Mondello, ex capo dei Giudici per le indagini preliminari del Tribunale di Messina, usava il suo potere di magistrato a favore della mafia, di cui era un “concorrente esterno”. Lʼaltro, Giovanni Lembo, sostituto della Procura nazionale antimafia, invece, si prodigava non per favorire la mafia, bensì due boss di prima grandezza dellʼorganizzazione, uno dei quali ha frequentato per anni nella vita privata nonostante fosse stato già latitante. Risultato? Il primo, Mondello, è stato condannato a 7 sette anni di galera; per il secondo, Lembo, è scattata la prescrizione del reato (non più aggravato, in base alle nuove valutazioni, e quindi con termini di prescrizione più brevi), che in primo grado gli era costata una condanna a cinque anni di reclusione. La Corte dʼappello di Catania ha emesso il verdetto che decide una delle vicende più torbide della stagione dei collaboratori di giustizia nel primo pomeriggio di mercoledì 11 aprile 2012, 15 anni dopo la presentazione della denuncia che Michelangelo Alfano Marcello Mondello allʼinchiesta aveva dato il via. GIUSTIZIA DI FAVORE. Relazioni di favore prima per far diventare il boss di Messina Sparacio collaboratore di giustizia (rivelatosi falso), poi per fargli revocare il sequestro dei beni stimato in 25 miliardi di vecchie lire e per consentirgli un trattamento di favore nel periodo di protezione. E, ancora, pressioni su altri collaboratori di giustizia per “addomesticarne” le dichiarazioni e proteggere lʼemissario della mafia di Palermo a Messina, Michelangelo Alfano (oltre alla stesso Sparacio). Erano questi i fatti, accertati in sede processuale, che avevano portato alla condanna di Giovanni Lembo per favoreggiamento personale, aggravato dal fatto che per di più ad essere favorita era anche la mafia. Secondo i giudici dʼappello, Lembo i fatti li ha sì commessi, ma solo per favorire Luigi Sparacio e Michelangelo Alfano, individualmente considerati. I due boss, in affari tra la fine degli anni ottanta e lʼinizio degli anni novanta, nel 1993 furono autori di un accordo che per andare in porto aveva bisogno della “protezione” di un magistrato di peso. PATTO SCELLERATO. Il patto, secondo quanto accertato in primo grado, era stato siglato per neutralizzare i collaboratori di giustizia come Salvatore Giorgianni e Guido La Torre, che avevano iniziato a raccontare dello spessore criminale di Sparacio e Alfano e degli affari che realizzavo insieme in riva allo Stretto. La strategia prevedeva il pentimento (falso) del boss Sparacio, che così non solo evitava il carcere ma poteva mettere al sicuro il patrimonio suo e del socio Alfano. Perché centrasse lʼobiettivo, però, la strategia aveva bisogno del supporto di un magistrato distratto o accondiscendente e di due collaboratori che riscontrassero le dichiarazioni di Luigi Sparacio: Giovanni Vitale e Mario Marchese. I due per adempiere a questo compito, comʼè emerso, sono stati profumatamente pagati da Michelangelo Alfano. RELAZIONI PERICOLOSE. Giovanni Lembo a quellʼepoca è il magistrato messinese più importante nelle indagini di mafia, tantʼè che è sostituto della Procura nazionale antimafia. È lui ad occuparsi sin dallʼinizio di gestire la collaborazione di Luigi Sparacio benché avesse rapporti di frequentazione con Michelangelo Alfano. «È accertato che esisteva un rapporto di frequentazione tra i due sorto e proseguito sino al febbraio del 1993 nella consapevolezza da parte del giudice Lembo della reale natura e delle vicende giudiziarie di cui Alfano era protagonista a Palermo e dei contatti che aveva con esponenti della criminalità messinese come Sparacio», hanno scritto i giudici di primo grado. Michelangelo Alfano, infatti, coinvolto nellʼinchiesta di Giovanni Falcone, cosiddetta Maxi 1, era stato destinatario di misura cautelare a cui si era sottratto per due anni. Arrestato, nel 1989 viene scarcerato e riprende i rapporti con Lembo. Di questi rapporti sanno anche i collaboratori di giustizia, ma come è scritto in un passaggio della sentenza di mille e 400 pagine di primo grado, Giovanni Lembo non solo non si astiene, ma “omette di verbalizare le dichiarazioni di Salvatore Giorgianni e Carmelo Ferrara sullʼesistenza di questi rapporti personali”. Se Giovanni Lembo frequenta lʼimprenditore emissario della mafia a Messina, Marcello Mondello intrattiene relazioni pericolose e quotidiane con lʼimpreditore di Villafranca Santo Sfameni, considerato un altro boss di prima grandezza (di recente deceduto), da cui il magistrato ottiene la costruzione di due ville intestate a prestanomi. Lʼex capo dei Gip di Messina è condannato per una serie di provvedimenti giudiziari favorevoli (scarcerazioni soprattutto) e secondo i giudici di primo e secondo grado - “di favore” ad esponenti mafiosi vicini a Sfameni e allo stesso clan capeggiato da Luigi Sparacio. SMASCHERATI. Le indagini partirono da un esposto presentato nel 1997 da Ugo Colonna, legale di due collaboratori, La Torre e Giorgianni, neutralizzati dalla strategia del duo Sparacio - Alfano e dagli aggiustamenti dei verbali di interrogatorio operati da Lembo. Luigi Sparacio, per le false dichiarazioni, è stato condannato in primo grado e in appello a 6 anni e 4 mesi di reclusione. Per Michelangelo Alfano il processo si è chiuso con il suo suicidio, avvenuto nel 2005. ALTRE DISTRAZIONI. Il processo si tenne a Catania, perché inizialmente furono coinvolti anche il magistrato Carmelo “Pucci” Marino, attuale giudice di Corte dʼappello a Messina, e il sostituto della Procura di Reggio Francesco Mollace: entrambi avevano gestito il collaboratore Sparacio insieme a Lembo e non si erano accorti che fosse falso. «Non conoscevamo i verbali degli altri collaboratori per poterli confrontare e smascherare Sparacio», si sono giustificati. I due sono stati prosciolti. A MARGINE Subornazione, Siracusano prescritto L’imprenditore era stato condannato per aver tentato di indurre il maresciallo Gatto ad una deposizione soft sul giudice MESSINA. Era stato condannato in primo grado ed in appello per aver tentato di indurre il maresciallo Biagio Gatto a rendere dichiarazioni mendaci o a non testimoniare a Catania, in modo che si alleggerisse la posizione di Giovanni Lembo, ma è stato assolto per prescrizione, come lʼamico magistrato che cercava di proteggere, dalla Corte di Cassazione. Lʼimprenditore Salvatore Siracusano le aveva provate tutte pur di convincere uno dei collaboratori più stretti e teste di accusa di Lembo: offerte di denaro, viaggi e soggiorni a Campione dʼItalia, ingressi gratuiti al casinò della stessa cittadina e lʼassunzione, soprattutto, alla società Sitat Srl (di proprietà di Pagano e Siracusano) del figlio Domenico: tutti fatti processualmente pro- vati. Biagio Gatto, dopo essersi avvantaggiato dei doni, però a Catania a testimoniare è andato lo stesso e non avvalendosi neppure della facoltà di non rispondere che gli derivava dallʼessere imputato di procedimento connesso. Siracusano in primo grado è stato riconosciuto colpevole e condannato dal collegio del Tribunale presieduto da Alfredo Sicuro ad un anno e 8 mesi di reclusione. Insieme a lui sul banco degli accusati cʼera anche lʼex sottosegretraio di Stato, Santino Pagano, socio di affari di Siracusano, che è stato assolto. Il Tribunale ha escluso per Siracusano lʼaggravante di voler favorire la mafia, ma solo il giudice Lembo. Biagio Gatto fu avvicinato da Siracusano tra il 2003 e il 2004 nel momento in cui gli inquirenti lo avevano sentito come persona informata sui fatti. Il marasciallo aveva dichiarato che il magistrato della Procura nazionale antimafia, nel lontano 1994, durante le verbalizzazioni delle deposizioni dei collaboratori di giustizia, faceva pressioni in tutti casi in cui le dichiarazioni toccavano certi personaggi, i cui nomi non voleva fossero pronunciati nè messi a verbale. (M.S.) pagina 19 Salvatore Siracusano Sicilia 13 APRILE 2012 centonove La barca trasformata in un casa La cagnetta Haxe con Giuseppe Famulari, Massimo Ambu, Giuseppe Sofia, Giuseppe Muzio e Giuseppe Rodà. La cagnetta Hexe LA STORIA. Faceva compagnia a Rudolf, principe-clochard. Ora è proprietario di una barca ad Alì Terme a vela. Imbarcato prima come giovanotto di macchina su una nave mercantile, diventa capitano di coperta. Frequenta lʼaccademia di New York, presto si laurea “capitano” alla guida di una petroliera con la quale naviga da un continente allʼaltro. Un poliglotta. Per amore della moglie lascia la navigazione e si stabilisce dapprima a Malta, poi a Giarre dove compra una fattoria e vive di agricoltura e piccoli lavori. Il suo matrimonio naufraga e la moglie, dopo averlo costretto a vendere tutto, ritorna in Germania. Rudolf, con i soldi rimasti, costruisce in soli 9 mesi un catamarano a vela di circa 20 metri per tornare a navigare. Una navigazione che presto si arena ad Alì Terme. Per sempre. Peccato che quella fu la sua ultima navigazione. Perché in seguito ad un guasto allo scafo non poté più ripartire, trasformando quella barca a vela in una casa con tutti i comfort. UNA BARCA DA SOGNO. Non mancava nulla. Aveva una cucina, un laboratorio del legno, unʼofficina meccanica dove lavorava, camera da letto che divideva con la sua cagnetta ed un salottino per la lettura. Sulla barca si faceva persino lʼorticello ed i salumi affumicati. Una barca che oggi è diventata il simbolo di tutta la cittadina termale. «”Ma quale nobiltà? Il rispetto lʼho raccolto tutto per strada” diceva sempre Rudolf – ricorda il suo amico Giuseppe Famulari - lʼultima immagine radiosa mentre faceva lunghe passeggiate sullʼalveo del torrente in compagnia di “Hexe” dove continuo a vederlo mentre mi saluta con la mano, quasi a segnare il destino di chi viveva ai margini del mondo, col merito di essere un “autentico maestro di vita”. Perché tale è stato per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo”. “A bordo non ci sono grandi cose – racconta Muzio - piccoli oggetti come alcune maschere in legno orientali, una piccola libreria. Le cose più preziose che aveva portato dai suoi viaggi le ha vendute. In barca viveva in modo semplice, non stava mai fermo, riparava le ormai vecchie lamiere e adattava la barca ad una fruizione terrestre più che marina». Lʼultimo saluto Rudolf lʼha ricevuto nella chiesa di San Rocco con la divisa bianca da capitano e riposa al cimitero di Alì Terme dove non mancano mai fiori bianchi. Hexe, il cane che vive sul “veliero” Il suo padrone viveva tra tenute e castelli, poi lasciò la Germania e cominciò a navigare in giro per il mondo. Ad accudire la cagnetta, gli amici del nobile. Che ora vogliono allestire un museo DI GIUSEPPE PISTONE ALIʼ TERME. La piccola cagnetta “Hexe”, unica erede, non si rassegna alla scomparsa del suo principe, Rudolf Armbuster, vissuto tra tenute e castelli, morto da clochard lo scorso 18 marzo su quella che era una barca a vela, ormeggiata nellʼex cantiere nautico di Alì Terme. Una barca che è già diventata il simbolo della cittadina termale, attirando lʼattenzione di centinaia di visitatori. IL MUSEO. Gli amici per mantenere in vita il ricordo del vecchio capitano stanno lavorando per trasformare lʼimbarcazione in un museo marinaro. «Il suo berretto da Rudolf Armbuster, il principe - clochard capitano – dice con un filo di voce il suo amico Giuseppe Muzio - dopo il funerale, lo conservo sulla plancia di comando, accanto al timone della mia barca. Sono certo che ci sarà anche lui quando navigherò nei momenti difficili». Hexe aspetta giornate intere che il suo padrone faccia ritorno seduta a prua. Invano. Nei suoi teneri occhi è viva lʼimmagine del suo caro padrone. Ma a farle compagnia gli amici di Rudolf che ogni giorno salgono a bordo del natante per portarle da mangiare e accendere le luci della barca e farla sentire meno sola. «Vivere fianco a fianco di un “principe clochard” come Rudolf, seguendo i suoi ritmi, è stata unʼesperienza unica – rivela lʼamico Giuseppe Rodà - era un uomo speciale, dalla crosta dura, ma dal cuore tenero, dallʼintuito straordinario, forte della sua sapienza». Anche nei tratti sembrava conservare un non so che di nobiliare, il suo volto sembrava venuto fuori da una tela del Caravaggio, pizzetto e capelli bianchi fluenti, magro e alto. A nessuno però verrebbe da pensare che proprio quel “principe” aveva scelto come regno il mare, la barca, la sua fedele cagnetta Hexe. Lei non smette un attimo di presidiare lʼimbarcazione giorno e notte. Basta pronunciare il nome del suo capitano che salta di gioia. Guai a chi si avvicina. LʼEREDE. Così la cagnetta bianca, unica erede del principe tedesco, non vuole più lasciare quel natante che per più di 15 anni ha condiviso col suo padrone, facendogli da “nocchiere” a vele spiegate per i mari di mezzo mondo. E proprio quella barca di oltre 20 metri, ormai mal ridotta, da 10 anni finita sullʼarenile dellʼex cantiere navale, era la loro unica ed ultima amata dimora. Ogni sera allʼimbrunire la piccola Hexe emette un ululato che fa stingere la gola agli amici di Rudolf, che ogni pomeriggio continuano ad incontrasi allʼinterno del natante per fare compagnia allʼanimale. «Abbiamo avvisato il consolato tedesco, ma nessun parente si è presentato. Anzi – racconta Giuseppe Muzio – un giorno è venuto un certo Daniele Micalizzi che dice di essere il nipote di Rudolf. Ma non si è più fatto vedere». Intanto da indiscrezioni sembrerebbe che il capitano, abbia pure un figlio di 58 anni che vive in Germania, come avrebbe rivelato in uno dei suoi racconti. Rudolf il “capitano” era figlio adottivo della città termale. LA STORIA. Un personaggio pittoresco. Da oltre 10 anni viveva con una pensione di 300 euro al mese e grazie agli aiuti di amici, della Caritas e della parrocchia. Aveva persino la residenza sulla barca: “Princess Moana Stutt Gart AXJ4342”. Rudolf Armbuster, 77 anni aveva vissuto negli agi degli splendidi palazzi tedeschi, cacciando di frodo cervi e cinghiali. Da giovane rubava viveri allʼesercito nazista, ospitato nelle tenute del padre, per donarli ai coloni affamati e umiliati dai soldati del 3° Reich. Ma ben presto volle gettarsi alle spalle i privilegi della sua casta, i collegi esclusivi, le donne, i balli. Diventa cittadino del mondo, passando da un mestiere allʼaltro. Poi lʼamore per la navigazione, trasmesso dal nonno, capitano di vascello pagina 20 centonove Sicilia 13 APRILE 2012 Con il padre Agostino Il premio miglior pilota femminile Prima di una gara SAN PIERO PATTI. A 22 anni miete successi. Grazie ai consigli di papà Agostino Jessica, la ragazza del Rally Da piccola giocava con le macchinine, ora guida bolidi sulle strade più difficili della Sicilia seguendo la tradizione di famiglia. «Quando sono al volante non ho paura di nessuno» DI ROSSANA FRANZONE SAN PIERO PATTI. Lo scorso marzo ha ricevuto dallʼAci-Csai Messina il Premio Giovani Talenti come miglior pilota femminile. Lʼultimo successo che Jessica Biondo ha portato a casa in appena due anni di “carriera”. Classe 1989, capelli neri, occhi scuri e una passione smisurata per le macchine da corsa. Passione ereditata dal padre Agostino, noto pilota siciliano. Il suo debutto è proprio al suo fianco come navigatrice nel 2010 al Rally Ronde di Zappa. A bordo di una Renault Mégane Gruppo A i due hanno vinto classe e gruppo. Ma Jessica, nata e cresciuta a San Piero Patti, è stata navigatrice solo poche volte. Lei vuole stare al volante e ci riesce imponendosi sempre nella categoria riservata alle donne. Nel 2011 partecipa al “Trofeo Green Valley” a bordo di una Peugeot 106 1600 Rally, aggiudicandosi la vittoria della sua categoria. Ottiene un primo e due secondi posti su tre gare complessive disputate tra febbraio e ottobre 2011. Da qui in poi un successo dopo lʼaltro. Il 10 aprile fa il suo debutto nel campionato italiano Slalom. A Torregrotta vince la classifica femminile sempre a bordo della Peugeot 106 Rally, si ripete anche a San Piero Patti e a Librizzi dove trionfa in entrambe le gare, questa volta a bordo di una Citroen Saxo N2. «Eʼ un sogno che diventa realtà confessa Jessica - da quando ero bambina ho sempre desiderato diventare pilota. Ci sono riuscita ad appena ventʼanni». Jessica è stata lanciata nel mondo delle corse dal “Progetto Giovani” della Sgb Rallye e nel corso della scorsa stagione è entrata di diritto nello Junior Team della scuderia siciliana. «Jessica - precisa Mauro Gulino, direttore sportivo della Sgb Rallye - è stata lʼunica ragazza selezionata tra i giovani. E da subito ha dimostrato le sue grandi doti come navigatrice e soprattutto come pilota. In Jessica abbiamo subito ritrovato Jessica Biondo il talento del padre. Su di lei, il prossimo anno, punteremo per la conquista della coppa Italia femminile». «Stare al volante - continua - non mi ha mai messo paura. Ogni gara mi regala sempre tante emozioni. La più grande è stata quella di correre al fianco del mio papà. Non ho esitato un solo istante. Avere lui accanto mi ha dato tanta sicurezza». La stessa che Jessica porta in strada ogni volta che affronta una gara. «Dopo aver navigato - continua la giovane pilota - ho subito sentito il bisogno di guidare. Ho provato un paio di volte nella pista di Brolo e poi mi sono lanciata nella mia prima competizione». Jessica, ventitré anni da compiere ad ottobre, ha unʼaltra passione: il calcio. Nel tempo libero scende in campo come componente della squadra femminile del suo paese. E da bambina si divertiva a giocare con le macchinine. Ma non cʼè da stupirsi. Le corse doveva averle per forza nel sangue. La sua, infatti, è una famiglia di piloti. «Mio padre, i miei zii, - conclude Jessica - e adesso anche mio fratello Giovanni che ha gareggiato per la prima volta alla scorsa edizione del Ronde di Gioiosa Marea». Nella provincia di Messina sono veramente poche le donne che decidono di gareggiare nelle vesti di pilota. «Ci sono tante navigatrici - svela Mauro Gulino - ma poche quelle che si mettono al volante». Di recente alla guida si sono cimentate: Mattia Solano (pilota di slalom), Isabella Schepisi (pilota slalom e navigatrice), Maria Guglielmelli (già navigatrice ha debuttato come pilota nel Rally al Ronde dei Peloritani del 2011). INIZIATIVE Il Progetto Giovani della Sgb Rallye Otto i ragazzi dello Junior Team della scuderia nebroidea Da sinistra Riccardo Scaglione, il presidente Giuseppe Gulino e Giovanni Biondo SAN PIERO PATTI. Il settore giovanile della Scuderia S.G.B. Rallye prende il via nel settembre 2010 a conclusione di un percorso cominciato con il progetto “Con i Giovani Per i Giovani” indetto dalla scuderia nebroidea. Eʼ nata con lo scopo di far conoscere il mondo delle gare automobilistiche e far crescere le giovani leve sia da un punto di vista di guida, capacità ed abilità sportive ma anche di impegno e costanza. Il progetto è stato avviato con una prima selezione di ragazzi di età compresa tra 15 e 21 anni e senza licenza di guida. Quelli scelti hanno iniziato un cammino che li ha visti affrontare il mondo delle competizioni prima dal punto di vista teorico e poi direttamente sul campo di gara seguendo gli altri equipaggi della scuderia. Ad oggi lo Junior Team della S.G.B. Rallye conta ben 8 giovanissimi piloti: Giovanni Biondo, Jessica Biondo, Andrea Borrello, Angelo Candido, Alessandro De Luca, Tindaro Falsetti, Fabio Ferro, Riccardo Scaglione. pagina 21 Sicilia 13 APRILE 2012 MILAZZO. Una ragazzina di 11 anni picchiata dal branco. Avrebbe rubato il fidanzatino Nel mirino delle “bulle” E’ stata portata in una stradina dove sarebbe stata malmenata di fronte a decine di coetanei. La scena è stata ripresa con il cellulare. Ecco tutti i dettagli DI GIANFRANCO CUSUMANO MILAZZO. Eʼ stata picchiata con lʼaccusa di avere “rubato” il fidanzato. Prima lʼhanno fermata, poi portata in un luogo appartato e mentre due ragazze la tenevano ferma, la rivale in amore la colpiva con calci e pugni, e addirittura in testa con il telefonino. Nel frattempo il tutto veniva ripreso con lʼobiettivo di pubblicare il video su You tube. Le rivali in amore sono ragazzine di 11 anni che frequentano una scuola media cittadina. A partecipare alla spedizione punitiva ci sarebbe stata anche una ragazza di 17 anni. I genitori in un primo momento si erano rivolti al commissariato di polizia, ma fino ad oggi formalmente non risulta depositata alcuna denuncia. Si erano ripromessi di ritornare con un esposto scritto da un legale ma non si sono più fatti vivi. Pare abbiano deciso di trascorrere qualche giorno fuori Milazzo per tranquilizzare la piccola e far calare lʼattenzione sulla vicenda. Ricostruire la vicenda non è facile. Tante le reticenze o i particolari fantasiosi che si sono susseguiti da quel giorno. Centonove è riuscito a mettere insieme i dettagli della storia. Il triste episodio che ha sconvolto la città del Capo è avvenuto nel pomeriggio di domenica 1 aprile, intorno alle 19. «Se racconti qualcosa ai tuoi genitori ti ammazziamo», avrebbe detto la promotrice dellʼaggressione alla vittima. Minaccia che non ha sortito effetto. La bambina in evidente stato di choc ha raccontato tutto ai familiari. Chi ha visto il video - che a scuola si troverebbe sui cellulari di diversi alunni che se lo sono trasferiti tramite bluethooth - nota che la bimba di fronte alle minacce rimaneva con lo sguardo nel vuoto, incapace di reagire di fronte al “branco”. Lunedì mattina è stata fatta refertare al pronto soccorso dellʼospedale cittadino dove è stato riscontrato un evidente trauma psicologico e una serie di contusioni. La lite sarebbe cominciato a scuola. A causa dellʼassenza di unʼinsegnante per coprire il “vuoto” di unʼora sono state unite due classi (prima e seconda): il contatto sarebbe stato fatale. Infatti sarebbe partita in quellʼoccasione quella che sembrava una banale “scaramuccia amorosa” nella quale ci si contendeva un fidanzatino. La tredicenne, però, aveva giurato vendetta alla rivale. E dalle parole è passata ai fatti. Vendetta che si è consumata pochi giorni dopo. La centonove bambina è stata fermata dal branco vicino la chiesa di San Giacomo mentre era in compagnia di una amica coetanea, con la forza sarebbe stata portata in una traversa, vicino alla scuola elementare Piaggia. Mentre due del branco la tenevano ferma, la tredicenne assieme ad altre ragazzine secondo quanto avrebbe riportato dalla piccola vittima a casa - infierivano. «Lo vedi cosa hai combinato?», lʼaccusavano. Una di loro ha ripreso lʼaggressione con il cellulare, il video, però, non è mai arrivato su youtube. Lʼindomani le ragazzine che hanno assistito alla “lezione” non si sono presentati in classe come se avessero capito di averla fatta grossa. Immediatamente sono stati informati sia i docenti che il dirigente scolastico il quale, sulla scorta del certificato medico, ha acconsentito alla piccola vittima di assentarsi per 15 giorni in modo da riprendersi dallo choc. Lʼargomento è stato affrontato dai docenti in classe stigmatizzando lʼepisodio. Secondo quanto riportano alcuni genitori dei compagni di classe, la ragazza accusata di avere organizzato la spedizione si sarebbe presentata a scuola e tra lo sbigottimento dei presenti avrebbe sostenuto la sua tesi affermando che ripeterebbe il vile gesto. Quello che ha visto protagonista lʼundicenne, non sarebbe un episodio isolato. In questi giorni altri ragazzini della scuola hanno ammesso che queste vicende sono più frequenti di quello che si possa pensare. Formalmente lʼistituto non ha preso provvedimenti nei confronti della ragazzina, già bocciata in passato per scarso rendimento scolastico. I fatti essendo accaduti al di fuori dellʼedificio non rientrerebbero tra quelli che possono essere oggetto di provvedimenti disciplinari. FOCUS La Fidapa organizza incontri nelle scuole MILAZZO. Ad indignarsi pubblicamente sulla vicenda della bambina picchiata dai compagni di scuola è intervenuta pubblicamente solo la Fidapa di Milazzo presieduta da Graziella Cuzzupè. Il club service, secondo quanto riferisce Francesca Sindoni, responsabile delle Politiche giovanili, intende istituire una commissione composta da esperti per affronatre nelle scuole, a partire dal prossimo anno scolastico, il problema del bullismo e della violenza in genere nel corso di incontri tematici. «Questo episodio sta passando sotto silenzio - dice Sindoni - non è nostro intento accanirci su caso specifico, ma credo sia arrivato il momento di affrontare il tema della violenza giovanile a Milazzo coinvolgendo anche i genitori». ALTRI FRONTI Quando Piazza Duomo diventa terra di nessuno Decine di ragazzini hanno il pieno possesso dell’area. Ma nessuna istituzione interviene Ragazzi a Piazza Duomo MILAZZO. Li chiamano “i barcellunisi”, ma spesso arrivano da Olivarella o Santa Lucia del Mela. Sono diventati un vero spauracchio per gli adolescenti milazzesi che bazzicano principalmente nellʼambito di Piazza Duomo. Attaccano con spallate, basta un semplice sguardo e ti malmenano. I ragazzini tra di loro raccontano di micro furti: motorini, caschi, cellulari. Piazza Duomo su cui si affaccia la Chiesa Madre, in particolare, è uno spaccato di questo degrado. Ragazzini tra gli 11 e i 17 pagina 22 anni, percorrono lʼaea pedonale impennando su motocicli, scavalcano il recinto del campetto di calcio, deturpano con lo spray il campanile. Molti genitori che provengono dalla periferia li lasciano nelle prime ore del pomeriggio e li rivengono a prendere la sera. Trattandosi di minori è difficile affrontare il problema. Le forze dellʼordine non ricevano denunce, i dirigenti scolastici evitano di affrontare la problematica temendo che il proprio istituto possa essere “macchiato” dalla presenza di bulli. La verità è che si tende a chiudere gli occhi davanti a certe problematiche. Negli anni scorsi la Fondazione per il Sud ha finanziato il progetto “Smonta il bullo” tramite la rete “Solco”, alla cooperativa Obiettivo salute e lavoro guidata da Ciccio DʼAmico. Innumerevoli i rifiuti dai presidi delle scuole superiori. Lʼunico ad accettare, allʼepoca, fu lʼIndustriale Maiorana retta da una dirigenza diversa dallʼattuale. Per stessa ammisisone di DʼAmico, la collaborazione è stata minima. Addirittura lo sportello per ascoltare i ragazzi si poteva aprire solo il pomeriggio quando a scuola non cʼera nessuno. centonove Sicilia 13 APRILE 2012 Il ministro dellʼInterno Annamaria Cancellieri a Racalmuto IL CASO. Il ministro Cancellieri nel Comune sciolto per infiltrazioni mafiose Racalmuto, in nome della ragione Cittadini indifferenti, politica assente nel paese che fu di Sciascia. L’invito a non mollare. Con una consulta cittadina che affianchi i prefetti DI ALIDA AMICO RACALMUTO. Quando al Viminale, le portarono sul tavolo la relazione per firmare lo scioglimento del consiglio comunale, rimase allibita. “Come è possibile, mi sono detta, il paese di Sciascia, della cultura e della ragione, in mano alla mafia?”. Ma subito dopo lʼesame del “malloppo” predisposto dai 3 ispettori prefettizi - che hanno passato al setaccio lʼattività amministrativa svolta dal chiacchierato sindaco Salvatore Petrotto - il ministro dellʼInterno Annamaria Cancellieri, capì che doveva dare immediatamente lʼokay allo scioglimento. “Sono sicura che anche Sciascia avrebbe capito e non poteva che stare dalla nostra parte...”. A pochi giorni dallo scioglimento del Comune (deliberato lo scorso 23 marzo dal Consiglio dei Ministri), per infiltrazioni mafiose - che ha comportato anche lo slittamento delle elezioni amministrative (avrebbero dovuto svolgersi a maggio) - il ministro dellʼInterno arriva nella cittadina agrigentina in coincidenza con lʼinsediamento della commissione prefettizia (capeggiata dal prefetto Gabriella Tramonti), che dovrà guidare il “paese della ragione” tanto caro a Sciascia, nei prossimi 18 mesi. ”Lo stato è vicino ai racalmutesi ed a tutti i siciliani - ha assicurato Cancellieri - in nome della legge e della ragione, che per Sciascia era un punto di riferimento, chiedo a tutti i cittadini di Racalmuto di credere che questo può essere un momento di rinascita...”. CONFINDUSTRIA & INTELLETTUALI. Nel suo tour agrigentino, accompagnata dai vertici di Confindustria Sicilia (in testa il neo presidente regionale Antonello Montante), nonché da un drappello di giornalisti ed intellettuali racalmutesi - tra cui Felice Cavallaro, Gaetano Savatteri, ma anche Giancarlo Macaluso ed Egidio Terrana, che dal lontano 1980, curano lʼuscita del periodico “Malgrado tutto” (a cui aveva collaborato anche lo stesso Sciascia) e dai quali è partita lʼiniziativa di invitare il ministro - il Capo del Viminale ha sollecitato i 9 mila racalmutesi, a “rialzare la testa”. “Bisogna ridare legalità ad un paese come Racalmuto, dalle tradizioni così nobili” ha ribadito il ministro. Ed ha citato un altro “esempio” da imitare. “La Sicilia sta dando delle prove, abbiamo Confindustria - ha ricordato - che già ha dimostrato di volere reagire ed ha avanzato delle belle risposte. Ebbene, trovate lo stesso coraggio - ha esortato la Cancellieri - vi garantisco che lo Stato non vi abbandonerà mai”. Ha quindi invitato la cittadinanza, a non lasciare lavorare in solitudine la commissione prefettizia. Suggerendo la costituzione, di una consulta cittadina (“fate in modo che non si perda il tessuto democratico del paese...”). RACALMUTESI INDIFFERENTI. Anche se i 9 mila racalmutesi, sono rimasti per lo più indifferenti ed assenti, a giudicare dalla loro esigua partecipazione (una decina di pensionati ed una scolaresca),durante la visita del ministro Cancellieri. Una delle poche voci, levatasi fuori dal coro del silenzio, quella del vescovo di Agrigento Francesco Montenegro. Che in una lettera alla comunità ecclesiale di Racalmuto, lʼha invitata a “non accettare nessun compromesso con il male”. “Non dobbiamo esitare - ha esortato - a sfidare una certa mentalità mafiosa”. Già, perché nel paese della “ragione smarrita” - tranne qualche rara dichiarazione in corner sul Web - la grande assente, è soprattutto la politica. Il riscatto in rete. Nella patria dello scrittore che per primo scrisse e parlò di mafia, quando ne veniva disconosciuta lʼevidenza, il “problema” - come da 3 anni denuncia Sergio Scimè, raccontando in rete, insieme ad un drappello di cittadini racalmutesi, il malaffare locale, sul Blog “Regalpetralibera” - è stato infatti “rimosso” e sepolto nellʼindifferenza dei più. Nel Comune guidato fino allo scorso giugno da Salvatore Petrotto ( ex di tutto: Dc, poi Rete, Ds, Idv, quindi Mpa e Pd), personaggio bizzarro e chiacchierato (con svariate pendenze giudiziarie) - che salì ultimamente alla cronaca, per la confessione choc, di avere fatto uso di droga (nella sua giunta, dove si sono alternati 30 assessori, ce nʼera uno che spacciava anche cocaina), e poi quando offrì il “Premio Sciascia” a Berlusconi (suscitando le proteste dei familiari dello scrittore) - le delibere comunali, solo da qualche mese, dopo la battaglia per la trasparenza dei blogger di “Reagalpetralibera”, vengono pubblicate nel sito del Comune. IL RUOLO DEL PD. Le amministrazioni locali degli ultimi 20 anni - tranne la parentesi della sindacatura di Gigi Restivo - portano tutte il marchio di Petrotto. Che negli ultimi 5 anni, ha amministrato insieme al Pd: i 2 assessori comunali democratici, fino a poco tempo fa, facevano capo al segretario provinciale Emilio Messana, che è racalmutese(vicino al parlamentare Capodicasa). E si sono dimessi solo lo scorso mese di giugno, quando il sindaco Petrotto, inquisito per concorso esterno in associazione mafiosa dalla Dda di Palermo, gettò anche lui la spugna. LE INFILTRAZIONI DI COSA NOSTRA. E nonostante lʼarchiviazione del procedimento a suo carico, il Gip del Tribunale di Palermo, nella sentenza di proscioglimento, sottolineava che Petrotto, ha svolto il ruolo di sindaco di Racalmuto “consentendo, di fatto, allʼorganizzazione mafiosa capeggiata da Di Gati Maurizio, di potersi infiltrare allʼinterno del Comune.... Quando ha avuto lʼopportunità, nella qualità di sindaco di prendere le distanze dallʼorganizzazione mafiosa - scrivono i giudici - non ha proceduto ad isolare o allontanare esponenti mafiosi presenti e conosciuti in paese...”. Subito dopo, era scattata lʼispezione prefettizia, che ha dato poi luogo allo scioglimento del consiglio e della amministrazione comunale, per inquinamento mafioso. Dalla corposa relazione degli ispettori, sulla opaca gestione del Comune, a partire dallʼultima tornata elettorale del 2007, emerge un complesso ed inquietante reticolo di contiguità - in un contesto di parentele ed amicizie, tra boss di Cosa Nostra, apparati burocratici, esponenti del consiglio e dellʼamministrazione comunale - che hanno stretto nella morsa il Comune di Racalmuto in questi anni. Intanto, a fare piombare indietro di 20 anni il clima del paese - quando la cruenta guerra di mafia, insanguinò con 20 morti le strade di Racalmuto - i 12 automezzi incendiati nottetempo alla ditta Falcoabramo, che si occupa del trasporto di sale, allʼinterno della miniera Italkali. RETROSCENA «Le prime denunce 3 anni fa» Parlano il blogger Scimè e il giornalista Terrana RACALMUTO. “Il nostro Blog, ha anticipato tutto: da 3 anni denunciamo che questa amministrazione ed il consiglio comunale non ci rappresentavano più...”. Sergio Scimè, blogger di “Regalpetralibera”, la rete civica che da 3 anni rappresenta la voce critica ed indipendente dei cittadini racalmutesi, interpreta le speranze del suo paese. “La gente, vuole innanzitutto serenità, sviluppo onesto - spiega - lavoro per i giovani, partecipazione. Un Comune trasparente. Attende che il teatro Regina Margherita chiuso perché inagibile, come le ville comunali, si aprano. E poi la pulizia, gli alloggi popolari da anni ultimati che non si assegnano, la riduzione delle tasse su acqua e rifiuti...”. Insomma, è tempo di aprire il dibattito e rompere il “silenzio assordante”, visto che a destra ed a sinistra, impera il “sistema” della corruzione e delle clientele, anche a prescindere dalla mafia. “Sicuramente la presenza del ministro Cancellieri, è stata un segnale importante per la comunità racalmutese, che in un momento così difficile, non può essere lasciata sola” sottolinea Egidio Terrana, direttore della rivista culturale “Malgrado tutto” (da poco anche in versione Web). “In paese ci sono forze ed energie - aggiunge Terrana - che sapranno reagire e fare sentire la loro voce. La consulta cittadina proposta dal Ministro, dovrebbe raccogliere le istanze della gente - prevede Terrana - e trasmetterle alla commissione prefettizia. Creando un collegamento continuo con le associazioni, il volontariato, la chiesa, rappresentare la società civile racalmutese. Oggi lʼimmagine del paese sostiene il direttore di “Malgrado tutto” - è a pezzi. Cʼè un paese scoraggiato, deluso, amareggiato. Il morale della gente è giù. Bisogna puntare sulla cultura - ipotizza Egidio Terrana - e sul lavoro legato al turismo. Sarebbe opportuno, ad esempio, visto che il Ministro Cancellieri arriva accompagnata dai massimi vertici di Confindustria, attivare un progetto che dia la possibilità a dieci, venti ragazzi racalmutesi, di poter lavorare nel circuito turistico. Sono segnali concreti, che ti aiutano a A.A. recuperare la fiducia, la speranza...”. pagina 23 Sergio Scimè Sicilia 13 APRILE 2012 MESSINA. Al via il 29° campo internazionale Meraviglie in volo Volontari da tutta europa per lo studio e la protezione di rapaci e cignogne sullo Stretto. L’impegno di wwf, Man e Nabu MESSINA. Eʼ iniziato il ventinovesimo campo internazionale per lo studio e la protezione dei rapaci e delle cicogne in migrazione sullo Stretto di Messina, sugli splendidi monti Peloritani in Sicilia, dove i volontari provenienti da tutta Europa attendono i migratori, sorvegliandone il volo migratorio. Nei primi 10 giorni di campo sono stati già censiti oltre 1700 rapaci, appartenenti a ben 18 specie diverse, alcune delle quali molto rare e minacciate. Un tempo questi stessi monti erano teatro inconsapevole di una strage annunciata: migliaia di bracconieri li attendevano negli appostamenti fissi in cemento, o sulle case, per farne inutili trofei. Grazie allo sforzo congiunto delle associazioni ambientaliste e delle forze dellʼordine, la strage illegale (si uccidevano specie protette, in periodo di caccia chiusa, da appostamenti fissi vietati dalla legge) in Sicilia è quasi del tutto debellata. Rimangono pochissimi irriducibili che, afferma Anna Giordano “cercheremo di assicurare alla giustizia”. Voli spettacolari di Albanella pallida, uno dei rapaci più minacciati al mondo, si susseguono a quelli del più comune Falco di palude, del Nibbio bruno, delle Poiane, mentre i Grillai, altro rapace fortemente minacciato a livello globale, sfreccia veloce spesso insieme ai Gheppi, specie molto simile ma più comune. Anche unʼAquila anatraia minore è stata vista migrare con venti forti di maestrale, mentre unʼAquila reale del terzo anno, oltre a farsi ammirare in tutto il suo splendore, si è anche posata su una collina di fronte ai volontari del campo che è promosso da Man, Wwf e Nabu. “La migrazione ha un fascino speciale, magnetico” dichiara Deborah Ricciardi, presidente della Man “e mai potremmo rinunciare ad immergerci nei suoi ritmi, apprezzarla, conoscerla, studiarla, ma soprattutto salvarla da vecchi Sopra falco pecchiaiolo. Accanto, Biancone. In basso Albanella minore e nuovi pericoli”. Se è stato debellato quasi del tutto il bracconaggio ai rapaci, rimane forte il rischio di nuovi e più silenziosi pericoli e tra questi, il ponte sullo Stretto di Messina. “Spesso volano con grande difficoltà, sbattuti dal vento impetuoso, molto frequente in primavera” aggiunge Anna Giordano del Wwf “e non sempre possono evitare di collidere con gli ostacoli aerei quale sarebbe lʼinutile e devastante ponte”. Lo Stretto di Messina si è rivelato essere la rotta migratoria più importante al mondo in primavera, per ben tre specie, due delle quali a rischio a livello globale (Albanella pallida e Grillaio). Christoph Hein, della Nabu, sottolinea come i dati raccolti sullo Stretto di Messina centonove siano estremamente importanti, “ è uno dei pochi siti europei dove la migrazione viene monitorata da un tempo estremamente lungo, che consente di conoscere gli andamenti delle popolazioni in migrazione”. Inoltre, sottolinea, “ i migratori che passano sullo Stretto di Messina si dirigono poi in tutta lʼEuropa, anche nei paesi dellʼest, nelle lontane steppe dellʼex Unione Sovietica, come accade per lʼAlbanella pallida, e sono patrimonio di tutta lʼEuropa”. Doveroso quindi, tutelarne il volo lungo questa rotta estremamente vulnerabile, soggetta anche a devastanti distruzioni di habitat. I cittadini di Messina sono fortunati a vivere lungo una delle rotte migratorie più importanti dʼEuropa, possono goderne ogni giorno: del tutto gratuitamente possono contattarci (www.migrazione.it) e raggiungerci per osservarli e imparare a riconoscerli. Sullo Stretto, per ammirarli, vengono da tutta Europa e da oltre oceano, specie altrove difficili da vedersi, si concentrano qui, facendo gioire gli appassionati. Dalla fine di aprile si attende il grosso passaggio della specie più comune, il Falco pecchiaiolo: anche 9000 individui in un giorno, come accaduto il 5 maggio del 2000 e il 6 maggio del 2011. Tutto dipenderà dal vento, dal tempo, sono questi i fattori principali che stabiliscono numeri e rotte seguite, ora dopo ora dagli oltre 40mila rapaci che vengono censiti sullo Stretto di Messina. Per informazioni: www.migrazione.it I DESTINATARI Il progetto formativo, della durata complessiva di 1932 ore, individuava quali destinatari delle azioni progettuali di orientamento, formazione e tirocinio formativo 16 giovani (uomini e donne) di età compresa fra i 18 e 32 anni residenti nella Regione Sicilia. Al fine di garantire la massima efficacia dell’attività progettuale, si è attuata l’alternanza tra fasi teoriche da svolgere in aula e esperienza in bottega/impresa artigiana (tirocinio formativo) sotto la guida dei maestri artigiani indicati dalle aziende aderenti. Le aziende aderenti all’iniziativa sono state otto, ubicate a Patti, Barcellona P.G., Santo Stefano di Camastra, Caronia, Piraino e Reitano (n.3 aziende) Durante il tirocinio, gli allievi (2 per ciascuna impresa artigiana), attraverso la permanenza sul luogo, il contatto con la realtà lavorativa quotidiana e sotto la guida del maestro artigiano, hanno svolto un percorso che gli ha permesso di entrare in possesso non solo delle competenze strettamente tecniche, ma anche di quel bagaglio che potrà consentire un adeguato placement nel settore. INTERVENTO FINANZIATO DALL’UNIONE EUROPEA E DALLA REGIONE SICILIANA –P.O. FSE SICILIA 2007-2013 “INVESTIAMO PER IL VOSTRO FUTURO” Avviso pubblico N. 6 del 26/05/2009 per l’ occupabilità nel settore dell'artigianato grazie al recupero e alla valorizzazione degli “Antichi Mestieri”. DIFFUSIONE DEI RISULTATI Il 06 aprile 2012 si è concluso il progetto formativo dal titolo “La lavorazione della ceramica”, progetto n°2007.IT.051. PO. 003/II/E/F/9.2.1 FP/ 0216, CUP G15E10000110009, organizzato dall’ATS PROGETTO ARTE, formata da Progetto Impresa Servizi Innovativi srl (capofila) e da Formarte srl . IL PROGETTO “LA LAVORAZIONE DELLA CERAMICA” Nell’ambito delle indicazioni dell’Avviso 6 e sulla base delle analisi condotte, Progetto Impresa S.I srl e Formarte srl hanno inteso puntare sul settore della ceramica, uno dei punti forza dell’economia locale; il progetto, tra gli altri, ha avuto lo scopo di: - far conoscere un’arte affascinante e ricca di storia attraverso l’insegnamento di artigiani esperti del settore e diffondere "gli antichi mestieri" a rischio di estinzione; - rivitalizzare produzioni che vanno scomparendo, ma che possiedono una propria intrinseca vitalità oltre ad un elevato contenuto di professionalità, qualità e immagine; - conferire potenzialità di inserimento professionale in determinate produzioni artigianali tradizionali, tipiche e/o artistiche; fornire un contributo orientativo e professionalizzante per la realizzazione di esperienze di creazione di micro-imprese, incentivando la capacità imprenditoriale dei giovani sul territorio. I RISULTATI E LA VALUTAZIONE Al temine del percorso è opportuno analizzare i risultati raggiunti, con particolare riferimento agli obiettivi previsti sia dall’avviso n 6 che dal progetto approvato. Nello specifico gli allievi hanno imparato: 1. ad utilizzare le macchine impastatrici per le argille; 2. realizzare oggetti semplici, come piattini o posacenere, per poi passare ad oggetti alzati come vasi, portavasi o boccali,; 3. le varie tecniche di patinatura e colorazione della terracotta; 4. le tecniche di cottura nei forni elettrici ed a gas. Visto l’andamento positivo del progetto e il gradimento manifestato dalle aziende ospitanti, potrebbero esistere delle concrete possibilità per i partecipanti di ricevere proposte di lavoro. Inoltre, diversi partecipanti hanno manifestato la loro intenzione di creare delle attività imprenditoriali autonome, in modo da valorizzare quanto appreso durante il percorso formativo. Il secondo obiettivo, la valorizzazione “dell’antico mestiere”, è stato pienamente raggiunto in quanto gran parte degli allievi hanno manifestato interesse per l’attività della lavorazione della ceramica , intravedendo in essa non solo il retaggio della tradizione, ma anche una possibilità di crescita personale e professionale, nonche’ lo sviluppo socio-economico del territorio. Nel complesso il progetto ha rappresentato un esperienza positiva per tutti i soggetti che a vario titolo sono stati coinvolti; la sua tipologia, con la preminenza relativa alle fasi di tirocinio formativo in azienda, ha rappresentato una novità rispetto ai tradizionali interventi. L’insieme di queste considerazioni rende l’esperienza progettuale particolarmente rilevante per il territorio coinvolto; infatti, al di là di coloro che hanno preso parte alle attività, sia come destinatari che come partner, l’intero sistema artigianale della Provincia di Messina, in particolare quello tradizionale, potrebbe essere interessato ad iniziative analoghe, così come molti giovani alla ricerca di occupazione, seguendo il positivo esempio dei loro colleghi che hanno già maturato tale esperienza, potrebbero avvicinarsi ad un settore spesso trascurato ma dalle molteplici potenzialità e dalle grandi possibilità di crescita. pagina 24 centonove Sicilia 13 APRILE 2012 pagina 25 Zum 13 APRILE 2012 pagina 26 centonove centonove Zum 13 APRILE 2012 pagina 27 Qui, scuola 13 APRILE 2012 centonove MESSINA. LA PRESIDE D’ORAZIO PRESENTA I PROGETTI DELL’ISTITUTO “ANTONELLO”. DAI LABORATORI LINGUISTICI A QUELLI ENOGASTRONOMICI Così ti “apparecchio” la formazione DI CHIARA MICCOLI MESSINA. Hanno esportato le specialità della cucina siciliana, soprattutto messinese oltre Manica, cucinando, servendo e accogliendo intellettuali, registi, attori e artisti italiani famosi. Da Piero Angela a Monica Bellucci. Gli studenti dellʼistituto professionale per i servizi commerciali, turistici e alberghieri “Antonello” di Messina sono stati i protagonisti del progetto “Ambasciatori del gusto a Londra”, che si è concluso lo scorso marzo. Nato da un protocollo dʼintesa tra Miur-Direzione Affari Internazionali e Mae - Istituto Italiano di Cultura a Londra, il tirocinio formativo della durata di due settimane, ha visto impegnati, presso lʼIstituto Italiano di Cultura di Londra, sedici studenti in attività di accoglienza ristorativa e promozione della cultura italiana e siciliana allʼestero, come spiega la preside dellʼistituto, Elvira DʼOrazio. «La mission che si propone lʼistituto – continua la dirigente – è quella di proporre attività formative innovative. Senza presunzione posso affermare che ci impegniamo per distinguerci da quello che In alto Elvira DʼOrazio, dirigente dellʼIstituto “Antonello”di Messina. A destra e in basso gli studenti che hanno partecipato al progetto “Ambasciatori del gusto” e allo stage linguistico a Malta. fanno tutte le altre scuole». E anticipa le nuove iniziative: «In questi giorni stiamo lavorando ad un progetto di cooperazione tra lʼUniversità degli studi di Messina e la OnlusSpes da realizzare a Buenos Aires e Montevideo sul tema della valorizzazione dei flussi turistici, con particolare riferimento al cosiddetto “turismo di ritorno” e sulla mobilità internazionale dei giovani. Lʼiniziativa mira a valorizzare lʼidentità, la cultura, le tradizioni isolane allʼestero mediante il confronto con le comunità di siciliani presenti in Argentina e Uraguay. Al progetto, che prevede più soggiorni e visite, parteciperanno solo pochissime scuole in tutta Italia. Lʼistituto ha anche presentato unʼiniziativa di scambio con la Russia che però è ancora in corso di valutazione. In generale - aggiunge puntiamo a promuovere corsi di informatica, lingue, pasticceria e cucina al fine di far acquisire ai nostri studenti abilità essenziali e competenze per intraprendere nel futuro unʼattività imprenditoriale». Per potenziare lʼapprendimento delle lingue e ricevere certificazioni riconosciute a livello nazionale ed europeo, questʼanno gli studenti hanno partecipato a stage a Parigi, Londra e Sliema (Malta), e per la durata di quattro settimane hanno svolto tirocini formativi a Torino e a Parigi. Lʼistituto è stato inoltre selezionato dalla Direzione Generale per gli Affari Internazionali del Miur, insieme ad altre sedici scuole di Calabria, Campania, Puglia e Sicilia per lʼevento “Expo Italia 150 anni” che si è svolto a Torino dal 25 al 27 ottobre 2011 in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia. «La manifestazione – dichiara la dirigente - è stata unʼoccasione per i giovani, protagonisti del futuro del paese, per riflettere sul proprio senso di appartenenza, sul rapporto fra lʼidentità e le differenze, fra la cittadinanza locale e quella europea e globale». In tal senso lʼistituto, che mira a valorizzare lʼinterculturalità, sostenendo lʼintegrazione e il successo scolastico degli alunni stranieri (66 su un totale di 1.400 iscritti), ha partecipato anche al progetto “Laboratorio interculturale”, bandito dalla Regione. «Eʼ per noi motivo di orgoglio - conclude la preside - che il nostro sia lʼunico istituto superiore di alta specializzazione presente in Sicilia che opera nel settore delle “Nuove tecnologie per il Made in Italy” - Sistema Alimentare con un corso biennale di tipo tecnico-agroalimentare». ISTRUZION PER L’USO di Andrea Smith Religione, così la mobilità degli insegnanti RIMANEVANO SOLO da definire i dettagli della procedura sulla mobilità del personale docente di religione cattolica. Con la pubblicazione dellʼordinanza ministeriale n° 26 del 3 aprile, in corso di registrazione, il cerchio si è chiuso e tutte le procedure per lʼapertura dellʼanno scolastico 2012-2013 sono in pieno svolgimento. Lʼordinanza, che contiene norme di attuazione del CCNI per la mobilità sottoscritto il 29/2/2012, è stata trasmessa con la nota n° 2507, nella quale viene evidenziato che lʼattribuzione del punteggio relativo alla continuità dei docenti di religione cattolica decorre dallʼa.s. 2009/10, con la conseguenza che i docenti potranno avvalersi di tale punteggio nelle istanze di mobilità per lʼa.s. 2013-14. Ai fini della predisposizione della graduatoria regionale, distinta per ambiti territoriali diocesani, tale punteggio si applica sin dallʼa.s. in corso per la graduatoria relativa allʼindividuazione dei soprannumerari per lʼa.s. 2012/13. La stessa nota evidenzia anche che lʼO.M. innova, in materia di certificazioni e dichiarazioni sostitutive, rispetto al CCNI 29/2/2012, ai sensi della L. 183/2011 di modifica del D.P.R. 445/2000. Le domande di mobilità, in cartaceo, potranno essere presentate dai docenti di religione cattolica nel periodo compreso tra lʼ11 aprile e il 7 maggio 2012. Le domande di trasferimento e di passaggio, redatte in conformità agli appositi modelli allegati allʼ Ordinanza e corredate dalla relativa documentazione, devono essere indirizzare allʼUfficio scolastico regionale della Regione di titolarità e presentarle al pagina 28 dirigente dellʼIstituzione scolastica di servizio. Nel caso di diocesi che insistono sul territorio di più Regioni, a prescindere dallʼubicazione della sede diocesana, le domande devono essere indirizzate allʼUfficio scolastico regionale della Regione in cui si trova lʼIstituzione scolastica presso la quale è prestato il servizio. Nel rispetto della normativa concordataria vigente, in tutte le operazioni di mobilità che li riguardano gli insegnanti di religione cattolica devono essere in possesso del riconoscimento di idoneità rilasciato dallʼordinario della diocesi di destinazione e deve essere raggiunta una intesa sulla utilizzazione tra il medesimo ordinario diocesano e il Direttore Generale dellʼUfficio scolastico regionale o un suo delegato relativamente alla sede o alle sedi di servizio. La pubblicazione dei movimenti è prevista per il 10 luglio 2012; eventuali richieste di revoca vanno prodotte entro il termine del 25 giugno 2012. Economia 13 APRILE 2012 Roberto Corona IL LIQUIDATORE. Enzo Barilà MESSINA. La richiesta di fallimento chiesta dalla Procura di Roma decreta la fine della corsa Ascom, si liquida Il commercialista Enzo Barillà “chiuderà” il consorzio fidi che ha portato in carcere i deputati regionali Roberto Corona e Fabio Mancuso. Lo hanno chiesto i soci. Ecco perchè DI MICHELE SCHINELLA MESSINA. Enzo Barillà commercialista di professione è il liquidatore di Ascom Finance, il consorzio fidi al centro di unʼinchiesta condotta dalla Procura di Roma che ha portato in carcere i deputati regionali Roberto Corona e Fabio Mancuso. Sono stati i soci di Ascom finance, riuniti in assemblea ad affidare al professionista di origini calabresi il compito di chiudere senza ulteriori danni lʼattività del consorzio nato per garantire i mutui e lʼaccesso al credito dei soci ma divenuto nel tempo, secondo quanto emerso dallʼattività di indagine, una sorta di bancomat dallʼuso disinvolto e nella sostanza “truffaldino”. Il lavoro di Enzo Barillà è quello di accertare lo stato patrimoniale (attivo e passivo) della società e predisporre il bilancio del 2011: ovvero ciò che avrebbe dovuto fare il Consiglio dʼamministrazione falcidiato dallʼinchiesta giudiziaria (lʼultimo presidente dopo la bufera giudiziaria era stato Giuseppe Minniti Traina, amministratore della società che gestisce lʼEuropa Palace Hotel). Sul suo capo, però, pende la spada di Damocle della procedura fallimentare intentata dalla Procura di Roma. Nel Tribunale della capitale si sono già celebrate alcune udienze di un processo che potrebbe portare alla dichiarazione di fallimento di Ascom Finance e alla nomina di un curatore fallimentare che significherebbe la fine dellʼesperienza di Barilà. «Non è possibile sapere a quanto ammonta il passivo di Ascom. Infatti, Eʼ suscettibile di crescere man mano che i soci garantiti non pagheranno il loro debito e il creditore deciderà di agire sul garante», spiega Enzo Barilà. La società è comunque destinata alla centonove cessazione della sua attività dopo la decisione della Banca dʼItalia di revocare lʼautorizzazione ad emettere garanzie fideiussorie a favore delle centinaia di associati. La comunicazione alla società cooperativa è stata recapitata il 23 marzo del 2012. Dal documento emerge che l' area "Vigilanza bancaria e finanziaria" dell' Istituto aveva adottato nel settembre 2010, un provvedimento di ritiro dell' iscrizione per «svolgimento di attività riservate in assenza delle prescritte autorizzazioni». Lo scorso febbraio, invece, sono stati trasmessi alla Banca d' Italia gli esiti dell' ispezione condotta presso l' Ascom dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza. «Dall' analisi della documentazione - hanno scritto i delegati del direttorio, Roberto Parmeggiani e Corrado Baldinelli - è emerso che l' operatività svolta dalla cooperativa fosse contraria alla natura giuridica dei Confidi e violava i limiti delle riserve di legge». In particolare, secondo la Banca d' Italia, risulta che l'emissione di polizze fideiussorie in favore di enti pubblici e privati a garanzia dell' adempimento di obbligazioni contrattuali, attività non consentita ai confidi iscritti nella sezione intermediari finanziari (ex art. 155, comma 4 Tub), non ha rivestito carattere occasionale, come dichiarato dalla società nelle memorie difensive trasmesse nel precedente procedimento di ritiro dell' iscrizione, ma ha assunto invece negli anni 2009 e 2010 «carattere di sistematicità e di assoluta prevalenza». Il servizio "Supervisione intermediari specializzati" dell' Istituto ha evidenziato che «la società risulta aver operato in un quadro di diffusa illegalità, svolgendo attività finanziaria riservata agli intermediari vigilati attraverso l' abusiva emissione di oltre mille polizze fideiussorie a garanzia di capitali per un ammontare superiore a 212 milioni di euro». La Banca italiana ha rimarcato quanto emerso nei confronti di esponenti dell' Ascom dall' accertamento ispettivo delle Fiamme gialle. Nello specifico si parla del ruolo assunto da Domenico Consolo, Vincenzo Musmeci e Roberto Corona, per i quali sono stati ipotizzati diversi reati quali la bancarotta fraudolenta, l' esercizio abusivo di attività finanziaria, l' ostacolo all' esercizio delle funzioni di vigilanza, il finanziamento illecito di partiti. Per la Banca d' Italia, i fatti sono di tale gravità da imporre «per la tutela del pubblico risparmio» il ritiro dellʼiscrizione di Ascom Finance. CONSEGUENZE Il reintegro negato L’Unione Commercianti rescinde il contratto al parlamentare del Pdl MESSINA. La raccomandata era stata anticipata via fax il 16 marzo. A firmare la richiesta, Roberto Corona, deputato regionale del Pdl. Oggetto del contendere? Niente di politico, ma una richiesta di reintegro come direttore della Confcommercio Messina, alla luce della revoca da parte del gip di Roma della misura degli arresti domiciliari: “Essendo quindi venuta meno la causa che aveva determinato la mia sospensione obbligatoria dal servizio, chiedo di essere immediatamente reintegrato”, concludeva nella lettera inviata a Francesco Rivolta (direttore generale di Confcommercio), Carlo Sangalli (presidente di Confcom- mercio) e Antonio Messina (presidente di Confcommercio Messina). Assunto come dirigente da Confcommercio nazionale per distaccarlo a Messina, Corona diventa direttore della sede in forza di una convenzione del 1980. Il primo anno, a pagare lo stipendio, è la Confcommercio nazionale, cui poi subentrata Messina. Uno stipendio, quello del deputato, che è cresciuto di anno in anno, fino a diventare, nel 2011, pari a 191 mila euro annui al lordo, con un costo complessivo di 275 mila 553. Il reintegro richiesto da Corona, messo nel congelatore in seguito allʼarresto sul crack di Ascom Finance, appare però difficile, almeno in territorio messinese. Già il 5 dicembre 2011, sulla scia di analogo provvedimento del nazionale, la giunta dellʼUnione Commercianti aveva sospeso il direttore dallʼincarico. Successivamente, il 29, la stessa giunta decideva la risoluzione della convenzione per il distacco di Corona come direttore. Lʼintenzione di non avvalersi più delle sue prestazioni, inoltre, viene manifestata con ulteriori comunica- pagina 29 zioni in occasione della visita a Roma del presidente Antonio Messina il 2 febbraio 2012, con una lettera di Confcommercio Messina al presidente Carlo Sangalli del 7 febbraio e con una lettera personale del vicepresidente Antonio Giordano a Piero Agen del 2 marzo. E il tutto diventa una delibera con la quale la convenzione viene risolta la convenzione, decidendo anche di chiedere le somme non erogate sin da dicembre 2011 a favore dellʼUnione Commercianti. Allʼormai ex direttore, tutto viene comunicato con una raccomandata del 27 marzo, in risposta alla richiesta di reintegro: “Per maggiori informazioni sulla ripresa della sua attività lavorativa, dovrà rivolgersi al suo datore di lavoro, Confcommercio nazionale, in quanto da parte dellʼUnione, in data 28 dicembre 2011 e successivamente in data 16 marzo, è stata risolta la convenzione”. In ultimo, lʼUnione avverte che si riserva di agire per lʼaccertamento di responsabilità di Corona e per il risarcimento “dei conseguenti danni patrimoniali e non”. (D.D.J.) Economia 13 APRILE 2012 MESSINA. La Regione pronta a far ripartire gli allevamenti di molluschi nel lago. Anche se... Ganzirri senza cozze La concessione di 18 mila metri quadrati già rilasciata alla cooperativa “Lago Grande” diventerà effettiva dopo l’analisi delle acque un tempo inquinate. Ma si potranno coltivare solo vongole DI TIZIANA CARUSO MESSINA. La concessione cʼè, ma manca la classificazione delle acque. Poi si potrà partire, ma solo con le vongole, dicendo addio alle cozze. Nel frattempo, però, la molluschicultura nel lago grande di Ganzirri, a Messina, si continua a praticare nonostante un divieto del 1986 e lʼistituzione, nel 2001, della Riserva Naturale “Laguna di Capo Peloro”. LA STORIA. Il primo “no” alla molluschicoltura sui laghi di Ganzirri e Torre Faro è stato disposto da un decreto della Regione. Una delle cause dell'interdizione fu l'ammorbamento delle acque dei due pantani, ritenute non idonee alla coltivazione di mitili, ma anche le tecniche di allevamento dei molluschi attraverso imbarcazioni a motore pericolose per lʼecosistema dell'area che già dal 1972 fu riconosciuta dall'Unesco come sito di importanza internazionale. IL LAGO DI FARO. Nel 1995 la molluschicoltura ripartì ufficialmente nel “lago piccolo” di Torre faro, le cui acque sono state riconosciute dalla Regione di tipo “A” ovvero con caratteristiche biologico-ittiogeniche che presentano una popolazione ittica durevole e abbondante o che rappresentano prevalentemente una risorsa economica per la pesca, consentendo di fatto l'allevamento di molluschi. Dallo scorso ottobre, inoltre, la Capitaneria di Porto ha diramato un'ordinanza con cui si consente la molluschicoltura solo a chi detiene regolare concessione demaniale e solo con barche a remi o motore ecologico. IL LAGO DI GANZIRRI. Situazione “diversa” è quella del “lago grande”, alle cui spalle sorgono complessi edilizi e costruzioni da cui provenivano gli scarichi. Nonostante il divieto, la molluschicoltura è sempre rimasta vigorosa e deregolamentata. Per anni si è tentato di sbloccare la situazione: i fermenti provenivano soprattutto da gruppi di allevatori locali che hanno spinto sull'acceleratore per modificare la classificazione delle acque e ridisegnare gli assetti di una “deregulation”, determinando, però, tensioni fra gli stessi pescatori. A gennaio 2010, poi, un'interrogazione del deputato regionale dellʼUdc Giovanni Ardizzone chiedeva un per la salubrità delle acque. LA COOP "LAGO GRANDE”. Nel marzo dello stesso anni fu poi presentata a Palermo una richiesta di concessione delle aree marittime da parte della società “Lago Grande Ganzirri”, che aveva tentato già in precedenza di “controllare” l'allevamento “abusivo”. Il segretario della cooperativa, Salvatore Ruello, già consigliere Udc della VI circoscrizione che, assieme al suocero e presidente della società Nino Arena, nel 2009 ha subìto l'incendio della sede e altri atti intimidatori. Ruello racconta che a Ganzirri è malvista la possibilità che gruppi di coltivatori organizzati riescano a sfruttare le potenzialità del lago, estromettendo di fatto gli altri. «E' una realtà difficile e spesso c'è chi fa della pesca un modo per ottenere proventi che In alto, panoramica del lago grande di Ganzirri. Accanto, rifiuti a bordo lago, che si trova allʼinterno della riseva “Laguna di Capo Peloro”. A destra, una pepata di cozze. La coltivazione a Ganzirri della cozza , in latino Mytilus galloprovincialis, nacque spontaneamente fino a diventare sistematica. Tale è la fama delle produzioni, che quelle di Ganzirri vengono chiamate "Cozzole di Messina" pagina 30 centonove poi finiscono con l'arricchire chi spaccia». Alla costituzione, la cooperativa contava solo 9 soci iscritti. Oggi, a distanza di due anni, la Regione ha accolto la richiesta di concessione di 18.871,86 metri quadri all'interno del lago Grande: si tratta di una grossa fetta dell'area marittima, ad esclusione di un lembo d'acqua lato monte e della parte più interna al lago, in cui è possibile effettuare traversate in canoa (in gran parte concesse dalla Provincia, ente gestore della riserva orientata, al circolo “Thalatta”). L'affidamento dell'area alla società, costato poco meno di 4mila euro (esattamente 3.980,65 da suddividere nei vari anni di concessione), durerà fino al 2015. Oggi la cooperativa è composta da una “cordata” di 80 soci, per i quali “l'apertura” arrivata lo scorso 13 febbraio dal Dipartimento all'Ambiente-Servizio Demanio Marittimo dell'Assessorato regionale al Territorio ed Ambiente, retto da Sebastiano Di Betta, sembra rappresentare una nuova possibilità. LE CONTRADDIZIONI. Ma se la Regione “apre” con la concessione demaniale per la coltivazione di molluschi (il cui costo è stato già coperto), contemporaneamente la subordina a una serie di disposizioni e soprattutto all'emissione del decreto assessoriale di classificazione delle acque che non è ancora stato rilasciato. Il nullaosta definitivo di Palermo sarà basato sui dati che verranno consegnati dal dipartimento di Igiene e profilassi dell'Asl di Messina, che avrà il compito di elaborare i campioni raccolti e inviarli direttamente a Palermo. Secondo Ruello gli ultimi dati relativi alla polpa dei molluschi risultano ottimi e questo fa sperare che al massimo entro sei mesi si dovrebbe procedere con la definitiva ed esclusiva concessione dell'area alla cooperativa. La concessione sarà inoltre vincolata a una serie di interventi da realizzare all'interno del bacino, nel rispetto delle disposizioni stabilite dalla Provincia e imposte dalla direttrice della riserva Maria Letizia Molino. Sul lago potranno essere prodotte solamente specie autoctone (vongole) e dovranno essere raccolte con barche a remi. Inoltre, dovranno essere rispettati gli standard di produzione di ogni singola specie in modo da non pregiudicare l'equilibrio naturale esistente e si dovrà evitare il proliferare di una specie rispetto alle altre. Diktat, questi, che fino ad oggi non sono operativi ma che dovrebbero obbligatoriamente valere nel momento in cui l'assessorato si pronuncerà sulla classificazione delle acque e sarà a tutti gli effetti esecutiva la concessione. centonove Economia 13 APRILE 2012 EVASIONI. Una sentenza della Commissione tributaria lo affossa, una seconda lo salva Giordano, pari e patta L’Agenzia delle entrate chiede otto milioni a tre società riconducibili all’imprenditore, che prima tenta la conciliazione, poi, al rifiuto, va per tribunali. Ecco com’è andata DI MICHELE SCHINELLA MESSINA. La sezione della Commissione tributaria provinciale guidata da Francesco Deodato lo aveva messo con le spalle al muro. Quella presieduta da Armando Lanza Volpe, gli ha fatto tornare il sorriso. La sorte di Nino Giordano, lʼimprenditore edile i cui interessi si muovono anche nel campo delle pulizie e delle compagnie aeree, è affidata a due tra i massimi tributaristi siciliani Francesco Vermiglio ed Andrea Parlato e alla giurisprudenza delle varie sezioni dellʼorgano di giustizia tributaria di Messina che non si sono trovate perfettamente d'accordo. In ballo ci sono complessivamente 8 milioni di euro che lʼAgenzia delle entrate ha chiesto a tre società riconducibili allʼimprenditore: Meridional Srl, la società di pulizia con cui Giordano ha iniziato lʼascesa; Agricol società cooperativa, ora cessata; e Procoge Spa, la società con cui Giordano sta realizzando grossi investimenti immobiliari. Gli otto milioni di euro sono frutto di evasione fiscale che secondo la Guardia di Finanza, titolare di unʼinchiesta sullʼimprenditore, veniva effettuata attraverso fatturazioni virtuali e di comodo fra società dello stesso gruppo o di gruppi vicini e compiacenti, per lavori in realtà mai eseguiti. La fatturazione fittizia diventava un costo e consentiva di abbattere gli utili, e quindi lʼimponibile su cui calcolare le imposte. Nino Giordano dinanzi alle cartelle di pagamento ha dapprima tentato la strada dellʼadesione, in modo da pagare di meno, ma lʼAgenzia allʼepoca guidata da Salvatore Altomare si è opposta, e poi ha presentato ricorso alla commissione tributaria. I ricorsi che riguardavano lʼevasione di Meridional Srl e Agricol soc.coop. sono state trattate alla sezione 11 della commissione tributaria presieduta da Francesco Deodato (e composta da Giuseppe Merlino e Guido Feliciotto) che le ha rigettate in toto. Per difendersi Nino Giordano aveva dichiarato che la documentazione contabile di una società era andata smarrita a seguito di un allegamento degli uffici dellʼazienda, ma non è stato creduto dai tre giudici. I ricorsi che riguardavano Procoge Spa sono stati assegnati alla sezioni 13 presieduta dal presidente del tribunale di Patti, Armando Lanza Volpe (e composta anche da Enrico Orlando e Salvatore Calabrò) che invece ha accolto le ragioni dei legali di Nino Giordano superando le obiezioni e annullando gran parte delle cartelle di pagamento. La partita tributaria non è chiusa: tutte le cause, infatti, su appello incrociato pendono davanti alla commissione di secondo grado. EFFETTI. Il processo tributario è strettamente legato ad uno penale. I fratelli Nino e Giacomo Giordano, Stefano Costa e Carlo Borella, infatti, per gli stessi fatti in discussione dinanzi alla commissione tributaria sono finiti alla sbarra, accusati per i reati di associazione a delinquere finalizzata allʼevasione fiscale, ed evasione. Il processo a loro carico è partito il 9 ottobre. Ottenere lʼannullamento della richiesta di pagamento delle tasse evase da parte dellʼAgenzia delle entrate significherebbe avere maggiori speranze di ottenere lʼassoluzione in sede penale. Sulla scorta di alcune informative della Guardia di finanza e di due Salvatore Altomare consulenze tecniche, il sostituto della Procura di Messina, Maria Pellegrino, aveva chiesto il rinvio a giudizio dei quattro. Della sparizione dolosa dei documenti contabili sono accusati il fratello di Nino Giordano, Giacomo, e Stefano Costa, rappresentante legale della Procoge, società impegnata nella costruzione, contestata da parte degli ambientalisti, di uno stabile accanto alla Provincia regionale, e della Agricol. Il 2 ottobre scorso Nino Giordano è stato condannato ad un anno di reclusione nellʼambito dellʼinchiesta Case basse, per avere negato di aver subito unʼestorsione. E si è autosospeso da Confindustria Messina. PARI E PATTA. Nino Giordano ZOOM Meridional sugli scudi Abbandonata l’avventura l’aeronautica, si torna alle pulizie, tra polemiche e variazioni societarie Carlo Borella MESSINA. Praticamente archiviata la carriera da imprenditore nel settore dei trasporti aeronautici con il “congelamento” della Prima Airlines, Nino Giordano torna a puntare forte nel business che per primo gli ha arriso: gli appalti di pulizia. Giusto per restare in ambito aeronautico, la Meridional Srl di Giordano si è aggiudicata, nel 2007, lʼappalto per la pulizia dello scalo e dei parcheggi bandito dalla So.G.Aer. spa, società di gestione dellʼaeroporto di Cagliari Elmas. Costo del servizio? Quasi settecentomila euro, appalto triennale, anche se non risulta che, alla scadenza, siano state esperite altre gare. Ironia della sorte, nellʼatrio dellʼaeroporto di Cagliari troneggia un gigantesco manifesto, nell'area partenze, della Alpi Ea- pagina 31 gle, la fallita compagnia aerea veneta che Giordano ha rilevato trasformandola prima in Eagle Airlines, poi in Prima Airlines, e che adesso non risulta volare più. Lo spazio occupato dal manifesto, tra lʼaltro, costa sedicimila euro al mese. Nel frattempo, Giordano non è stato con le mani in mano, ottenendo nel giugno 2009 anche lʼappalto per la pulizia e la sanificazione presso il Policlinico San Matteo di Pavia. E lì la Meridional ha avuto qualche attrito con i sindacati locali: straordinari, ore non pagate, e mancanze in busta paga lamentate dai lavoratori (parte dei quali riassorbiti dalla Mts, ditta che prima della Meridional si occupava delle pulizie), che sfociavano in un presidio in ditta, che lʼazienda aveva giudicato “provocatorio”. Al centro del contendere i continui errori in busta paga e il materiale per le pulizie, giudicato inadeguato dai lavoratori. La Meridional si è difesa adducendo come motivazione “lentezze burocratiche”. Perchè? Da marzo 2012 Meridional Srl è diventata Meridional Service Srl, scorporando l'azienda per il settore sanità. “Novità” comunicata a dicembre 2011. (A.C.) Economia 13 APRILE 2012 centonove IL NUOVO SCALO L’ammiraglia della Royal TERRASINI. Si chiama “Navigator of the Seas” ed è una delle navi da crociera più grandi del Mediterraneo, lʼammiraglia della Royal Caribbean che dal prossimo 30 aprile imbarcherà dal nuovo home-port di Messina. Lʼinaugurazione del nuovo scalo sarà presentata nel corso del TravelExpo, in programma dal 13 al 15 aprile all'hotel Città del Mare di Terrasini. Nel corso dellʼevento la compagnia presenterà inoltre due crociere enogastronomiche, con lo chef Alessandro Borghesee il nutrizionista Giorgio Calabrese. «Con l'apertura del nuovo home-port di Messina, Royal Caribbean è vicina agli operatori siciliani - spiega Giuseppe d'Agostino, national sales manager di Rcl Cruises Italia - Dal nostro punto di vista la Sicilia, così come tutto il Mezzogiorno, ha grosse potenzialità di crescita, e TravelExpo è l'occasione giusta per dimostrare il nostro impegno nel rafforzare il legame con il territorio». Un rendering del nuovo Terminal MESSINA. Il progetto dell’Associazione di imprese che gestirà il punto di approdo dei croceristi Il Terminal si fa il lifting Finanziato con 180mila euro, “guiderà” i passeggeri alla scoperta delle bellezze della città. Mentre la società Tao “strizza l’occhio” a Comune e Provincia per migliorare i servizi turistici MESSINA. Li si vede vagare smarriti per le vie cittadine. Senza una meta e senza guide. Mentre tentano di “raccapezzarsi” fra indicazioni stradali e cartine turistiche svolazzanti. Presto, però, grazie a un nuovo “Terminal Crociere” che accoglierà i croceristi sulla banchina I Settembre del Porto e al progetto di accoglienza turistica “Welcome to Messina”, proposto dalla società “Taormina servizi per la cultura e per lo spettacolo” (Tao), per le centinaia di migliaia di croceristi che ogni anno sbarcano a Messina, la città dello Stretto potrebbe non essere più una “terra straniera”. TERMINAL NEW LOOK. Finanziato dallʼAssociazione temporanea di imprese composta da Msc Crociere, Marinvest, Stazioni Marittime e Sicilia Shipping, che lo Giuseppe Ministeri scorso 4 aprile si è aggiudicata la concessione per cinque anni dei servizi relativi alla gestione delle aree del Terminal Crociere, il nuovo punto di approdo dei croceristi si estenderà su unʼarea di circa 700 metri quadrati e avrà al suo interno un punto ristoro, due postazioni internet, una linea wi-fi, una sala dʼattesa con 112 posti a sedere, un info point e una serie di monitor al plasma che guideranno i croceristi alla scoperta degli itinerari turistici e delle bellezze della città. «La soluzione proposta - spiega lʼarchitetto Dario La Fauci, progettista del Terminal assieme al collega Axel Lars Bonura - è stata redatta per rispondere adeguatamente alle esigenze legate allʼincremento del traffico croceristico e per agevolare le operazioni di imbarco e sbarco dei passeggeri durante gli attracchi. La struttura, che verrà ampliata e ammodernata, fungerà pertanto sia come luogo di accoglienza e smistamento per i croceristi da imbarcare, sia come spazio coperto dotato di servizi ed info point per gli escursionisti in transito». «Se verrà confermato lʼaffidamento del Terminal alla nostra Associazione di imprese, ammoderneremo la struttura e cercheremo di trarre il massimo dallo spazio a nostra disposizione, piuttosto esiguo, per garantire un servizio migliore ai croceristi», spiega invece William Munzone, amministratore delegato di Msc Sicilia, che assieme alle società Marinvest, Stazioni Marittime e Sicilia Shipping, ha ottenuto il massimo punteggio per l´offerta tecnica nel bando dellʼAutorità portuale di Messina per lʼaffidamento dellʼattuale Terminal con unʼofferta economica di 180 mila euro. “BENVENUTI IN CITTAʼ”. Si chiama “Welcome to Messina” ed è un ambizioso progetto per gestire in modo organico l'offerta turistica locale, coinvolgendo lʼAutorità Portuale, il Comune di Messina, la Provincia Regionale, la Camera di Commercio e tutti gli altri enti interessati, dal Vittorio Emanuele allʼUniversità. Presentata dalla società “Tao”, lʼiniziativa mira a individuare una strategia di gestione coordinata di tutti i servizi: dalla pulizia delle strade alla potatura delle aiuole, dalla creazione di nuovi itinerari turistici a spettacoli di benvenuto per i croceristi. «”Welcome to Messina” - spiega il presidente di “Tao” Giuseppe Ministeri - è una sorta di “piattaforma programmatica” concepita per sfruttare appieno una Il progetto del Terminal croceristico pagina 32 risorsa, quella del turismo croceristico, ormai ampiamente consolidata ma ancora in larga parte inesplorata. Il nostro intento prosegue Ministeri - è quello di creare un “fronte comune” con le autorità per valorizzare lʼofferta turistica cittadina e fronteggiare “lʼascesa” di Catania». Fra gli obiettivi del progetto, il ripristino del decoro urbano, escursioni sui Nebrodi, degustazioni di prodotti enogastronomici e spettacoli di intrattenimento nelle Piazzette tematiche della Cortina. LA CARICA DEI 500MILA. Dopo le ottime performance registrate dallʼattività cruise nel 2010, che hanno fatto in modo che che il porto di Messina diventasse per lʼanno in esame il primo porto crociere dellʼintera Regione Siciliana, il 2011 ha regalato allʼAutorità portuale di Messina la soddisfazione del traguardo del mezzo milione di crocieristi, con un incremento del +18,4% per le navi approdate (257) e del +33,7% per i passeggeri. Dati che dovrebbero mantenersi costanti anche nel 2012, con lʼapprodo di 175 navi e di circa 400mila turisti. Fra gli “eventi” più attesi della stagione croceristica, il viaggio inaugurale della nuova “ammiraglia” della Royal Caribbean, che sbarcherà sullo Stretto il 30 aprile, e gli “arrivi” della “Msc Divina”, il 29 maggio, e della “Carnival Breeze”, il 9 di giugno. (M.R.) centonove Economia 13 APRILE 2012 CAPO D’ORLANDO. Il progetto di due ingegneri candidato all’Oscar mondiale Knx dell’innovazione La casa nello smartphone Alessio Adornetto e Giovanni Natoli propongono un’abitazione automatizzata. Tramite il cellulare si può spegnere la luce, abbasare le serrande, accendere i riscaldamenti. Ecco come DI SAMANTA PINO CAPO DʼORLANDO. Hanno inventato la casa automatizzata. Tramite lo smartphone si possono abbassare le tapparelle, accendere i riscaldamenti, spegnere le luci. Tutto a distanza. Un progetto che porterà la prossima settimana Alessio Adornetto e Giovanni Natoli, della Randazzo Energy Team, a Francoforte dove gareggeranno, come unica squadra italiana, per la vittoria dellʼOscar mondiale Knx della innovazione. Sono solo sei le nazioni che si sono aggiudicate la nomination allʼoscar per la categoria giovani (il Knx Award 2012, categoria Young Award), sbaragliando gli altri 42 progetti concorrenti. Il progetto della “Sicilian Home automation” (la casa automatizzata) comprende un impianto elettrico di nuova generazione che consente di produrre un consistente risparmio di energia allʼinterno dellʼabitazione. Secondo il progetto, la casa automatizzata, in gergo chiamata “domotica”, si può gestire anche da lontano, tramite computer e la nuova tecnologia di comunicazione, Alessio Adornetto, Giovanni Natoli, Elio Pizzino e Giuseppe Randazzo calcolando i consumi prodotti e controllando tutte le funzioni di illuminazione, diffusione sonora, antintrusione, videosorveglianza, le funzioni di termoregolazione ed il risparmio energetico. Il progetto ha trovato già la sua prima applicazione in una villa abitata da cinque persone. I giovani ingegneri lavorano a questo progetto da circa un anno sostenendo dei costi pari a circa 40 mila euro. Sono state diverse le difficoltà riscontrate per L E G A L M E N T E ERRATA CORRIGE - TRIBUNALE DI PATTI -In rif. alla pubblicazione del 6.04.12 – Causa Civile RG 642/10 Si specifica che trattasi di Vendita del 14.06.12, e non di Vendita senza incanto come erroneamente indicato. -In rif. alla pubblicazione del 6.04.12 – Causa Civile RG 565/10 Si specifica che trattasi di Vendita con incanto del 14.06.12, e non di Vendita senza incanto come erroneamente indicato. In rif. alla pubblicazione del 6.04.12 –Proc. Divisione RG 640/06 Si specifica che trattasi di Vendita con incanto del 14.06.12, e non di Vendita senza incanto come erroneamente indicato. centonove Settimanale di Politica, Cultura, Economia PUBBLICA GLI AVVISI ED ESITI DI GARA D’APPALTO SU CENTONOVE PER CONTATTARE LA REDAZIONE CHIAMA I SEGUENTI NUMERI: 090.9430208 - 9430206 FAX 090.9430210 - 090.9430211 RICHIEDI I PREVENTIVI ANCHE VIA E-MAIL A: [email protected] pagina 33 la realizzazione di questʼultimo in quanto un sistema di Home automation offre parecchi vantaggi permettendo di semplificare gli aspetti progettuali e di pianificazione rispetto ad un impianto elettrico tradizionale e tutto ciò che comporta la necessità di integrare sistemi diversi. Attualmente lʼazienda ha una decina di richieste di impianti di automazione sia civile che domotica,ma anche di building automation (automazione industriale). «Di particolare interesse- afferma lʼingegnere Adornetto- risulta la richiesta di una messa in servizio di un impianto di automazione per conto di un Discount Europeo locato nella zona industriale di Catania, riuscendo ad allargare un bacino dʼutenza che va da Santo Stefano di Camastra a Catania dove vi sono altri impianti». Il progetto, presentato a Bruxelles, si può comunque adattare anche ad un normale appartamento con costi che nel futuro andranno sempre più avvicinandosi ai costi di un impianto elettrico tradizionale. «Siamo soddisfatti del risultato ottenuto - continua lʼingegnere - il settore è in forte crescita ed il cliente ha risposto positivamente al nostro progetto e cʼè lʼinteresse, da parte nostra, di promuovere nel territorio questa nuova tecnologia che tanto rende confortevole sia lʼambiente domestico che il reparto industriale. Cʼè anche lʼintenzione di creare un centro di formazione aziendale con lo scopo di poter fornire allʼinstallatore tradizionale un ausilio ed un supporto tecnico per inserirsi in questo nuovo mondo tecnologico». Economia 13 APRILE 2012 OCCORRE SAPERE di Salvatore Cifalà UOMINI&BUSINESS Succhi di frutta, nuove etichette Il Parlamento europeo approva regole più attente per i consumatori. Ecco come districarsi UNA NUOVA SERIE di regole più attente ai consumatori nell'etichettatura di succhi di frutta e nettari è stata approvata dal Parlamento europeo. Le nuove regole mirano a prevenire nomi potenzialmente fuorvianti per succhi misti come ad esempio la dicitura "senza zucchero aggiunto". Il Parlamento di Strasburgo ha approvato alcune modifiche a una normativa del 2001 con 585 voti a favore, 33 contrari e un'astensione. In futuro, un mix di due succhi di frutta dovrà avere un nome che ne rifletta il contenuto, sostengono i deputati nel testo approvato. Per esempio, una miscela con il 90% di mela e il 10% di succo di fragola dovrà essere chiamata "mela e succo di fragola", mentre in alcuni casi è menzionato unicamente il nome dell'ingrediente minore. I nomi generici come "succo misto" potranno essere utilizzati solo nel caso in cui siano presenti tre o più fonti di frutta. Per quanto riguarda gli zuccheri e i dolcificanti, i deputati sanno che i consumatori, in particolare i diabetici, i centonove genitori e le persone a dieta, vogliono indicazioni chiare sulla differenza tra succo e nettare e sulla presenza di edulcoranti, ed è per questo che, nell'immediato futuro, i succhi di frutta non dovranno più contenere zuccheri o edulcoranti per definizione. I nettari, bevande a base di purea di frutta con aggiunta d'acqua, potranno invece contenerne. Le etichette "senza aggiunta di zucchero" non saranno più consentite a nettari che contengano dolcificanti artificiali, come ad esempio la saccarina, per evitare rischi di confusione. Un'altra questione mette in rilievo il problema delle indicazioni contenute sulle etichette dei succhi d'arancia: secondo gli standard internazionali, un succo d'arancia può contenere fino al 10% succo di mandarino, che contribuisce al colore e al gusto, ma l'ingrediente non è attualmente indicato sulle confezioni. Per mantenere quindi condizioni di parità, le nuove regole affermano che tutti i succhi d'arancia importati, cosi come quelli fabbricati nell'UE, dovranno essere puri per essere venduti come tali, o, se presente, dovranno includere il mandarino nel nome del prodotto. Ora le nuove regole dovranno essere adottate dal Consiglio perché entrino in vigore. Tuttavia, tutti i prodotti immessi sul mercato o etichettati prima dell'entrata in vigore potranno ancora essere venduti per 3 anni. I Paesi europei avranno 18 mesi per aggiornare la loro legislazione nazionale. NOTIZIE DAI CONSULENTI DEL LAVORO NOVITA’ Data presunta del parto, da aprile richiesta di astensione anticipata a tre mesi “Legali lavoro” anche a Messina LA NOVITA Eʼ stata introdotta dal decreto semplificazioni 2/2012 che modifica il testo unico sulla maternità trasferendo le competenze relative all'intera procedura di interdizione anticipata dal lavoro per "gravi complicanze della gravidanza a di persistenti forme morbose", compresa l'adozione del provvedimento finale di astensione, dal Ministero del Lavoro alle ASL con decorrenza 1 aprile 2012. Imprese e Consulenti del lavoro che li assistono, dovranno pertanto porre attenzione alle nuove procedure in quanto le somme corrisposte durante tale periodo sono a carico degli enti previdenziali. Ricordiamo, a tal fine, che non si tratta dell'astensione obbligatoria operante nei due mesi che precedono la data presunta del parto e fino ai tre mesi successivi alla data di nascita del bambino, ma del periodo di assenza anticipato a tre mesi dalla data presunta del parto quando la lavoratrice risulti occupata in lavori che, in relazione all'avanzato stato di gravidanza, siano da ritenersi gravosi o pregiudizievoli. Tale anticipazione del divieto di lavoro, prima delle modifiche, era disposta dal servizio ispettivo locale del Ministero del lavoro che proseguirà lʼistruttoria delle pratiche esclusivamente fino al 31 marzo prossimo, rimandando alla competenza delle ASL la gestione delle domande destinate ad essere definite con provvedimenti da emanarsi dal 1° aprile. Rimane invece attribuita alla competenza delle Direzioni del lavoro lʼistruttoria e l'emanazione del provvedimento di interdizione legata a condizioni pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino e all'impossibilità di spostamento ad altre mansioni. Si tratta in questo caso dell'interdizione dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza, fino al periodo di astensione obbligatoria che le Direzioni Provinciali, sulla base di accertamento medico, avvalendosi dei competenti organi del Servizio sanitario nazionale, potranno disporre: a) nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza; b) quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino; c) quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni. MESSINA. Sei studi legali, cinque città, quaranta avvocati e un unico obiettivo. Lavorare per la difesa dei diritti e degli interessi dei lavoratori, dipendenti da privati e dalla pubblica amministrazione, così come dei diritti delle organizzazioni sindacali. Si chiama “LegaliLavori” ed è un progetto nato dalla federazione di sei studi legali di Milano, Firenze, Roma, Bari e Messina. Nella città dello Stretto, il punto di riferimento per tutti i lavoratori è lo studio “Notarianni & Partners” di Viale San Martino. Guidato da Aurora Notarianni (nella foto in basso) e dal suo team di avvocati, composto da Maria Grazia Belfiore, Giuseppe Linguaglossa e Mariacarmen Pucciano, lo studio legale offre ai clienti di ogni collocazione professionale (dai manager agli impiegati, dagli operai ai lavoratori subordinati) lʼopportunità di reperire dei servizi di qualità in un mercato professionale difficilmente conoscibile e poco trasparente. Per info sul progetto è possibile consultare il sito “legali lavoro.it”. pagina 34 AUTOPORTO SIRACUSA Dell’Albani presidente SIRACUSA. Sebastiano Dell'Albani è il nuovo presidente dell' autoporto. È stato eletto alla unanimità dal consiglio di amministrazione. Dell' Albani è stato sindaco di Avola. Attualmente ne è vicesindaco con la delega per i servizi sociali. Si ripristina così l' assetto gestionale di questa struttura - con sette amministratori e un dipendente - costruita in piena zona industriale e destinata a fornire servizi al trasporto e ai trasportatori. DISTRETTO TURISTICO Eletto Angelo Miccichè CEFALUʼ. Eletto il consiglio d' amministrazione del Distretto turistico di Cefalù e dei Parchi delle Madonie e di Himera. L'organismo, fondato nel 2011, è composto da 140 soggetti, 109 privati e 39 enti pubblici. A presiedere il cda sarà per tre anni Angelo Miccichè della Cefalù Holidays. Gli altri componenti sono Antonio Mangia, Francesco Randone, Vincenzo Pottino, Giuseppe La Placa, Filippo Dolce, Magda Culotta, Francesco Vasta e Angelo Cascino. CONSUMATORI Se l’acqua è potabile DI FRANCESCO SABATINO SGORGA DAI RUBINETTI di tutte le case ed è una delle fonti principali del nostro benessere ma a volte ci domandiamo se lʼacqua che assumiamo e con cui cuciniamo è davvero del tutto potabile . Sarà perché a volte il suo sapore è metallico o clorato e lʼaspetto non è del tutto limpido, ma sono migliaia i messinesi che, nonostante le periodiche rassicurazioni dellʼAzienda Municipalizzata Messinese preferiscono bere lʼacqua minerale. Ma chi ci assicura che lʼacqua è davvero potabile? E quali sostanze può contenere per essere tranquillamente bevibile? Lʼacqua potabile è disciplinata e possiede requisiti rigorosi. Per essere potabile non deve “contenere microrganismi e parassiti, né altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana”, ma non deve superare valori massimi di sostanze non propriamente nocive per la salute . Per queste sostanze la legge vede parametri il cui superamento, pur non determinato necessariamente la potabilità dellʼacqua, impone una valutazione delle autorità sanitarie le quali possono prendere “provvedimenti intesi a ripristinare la qualità dellʼacqua”. Così, ad esempio, se il ferro supera il valore di 200 microgrammi per litro (un microgrammo è un milionesimo di grammo) o il manganese 50 microgrammi . Lʼautorità sanitaria può ordinare allʼazienda che gestisce lʼacquedotto di predisporre alcuni trattamenti per abbassare tali valori . Ciò è dovuto al fatto che, nel caso specifico, ferro e manganese non sono nocivi alla salute anche se superano leggermente i valori prescritti , anzi possono essere utili allʼorganismo. Ma anche lʼacqua potabile viene utilizzata da tutti senza che si abbia la possibilità di scegliere ciò che esce dal rubinetto, la legge ha previsto dei limiti per cercare di accontentare ogni esigenza . Adoc-Uil Messina centonove GIOVANNI PASCOLI LETTERE DA MESSINA Ad un secolo dalla scomparsa del poeta il ricordo del soggiorno sullo Stretto PAG. 36 poster 13 APRILE 2012 MIRIAN MAFAI, IL MONDO RINGRAZIA Lʼaddio alla giornalista-militante che ha regalato quasi un secolo di battaglie civili PAG. 40 MURALES DI UMANITA VARIA LIPARI. SETTIMANA DELLA CULTURA Contaminazioni eoliane Alternative rock col Teatro degli orrori Tra archeologia e arte moderna la mostra-evento che celebra le isole e il suo mare. Così le opere LIPARI. La colomba di Picasso, le astrazioni dellʼAccardi, le incisioni di Arnaldo Pomodoro e, sullo sfondo, preziosi e inediti reperti archeologici come la coppa dellʼEtà del Bronzo antico (2200-1800 a.C.) rinvenuta nel villaggio di Filo Braccio a Filicudi durante gli scavi del 2009, sulla quale un ignoto artista del tempo ha raffigurato una serie di imbarcazioni. Tra archeologia e arte moderna e contemporanea, sono le Eolie, il loro mare, la loro antichissima storia il trait-dʼunion della mostra in programma a Lipari dal 14 aprile al 9 giugno. Sʼintitola Contaminazioni. Dallʼetà del bronzo alle collezioni artistiche eoliane moderne e contemporanee, è organizzata dal Museo Archeologico Luigi Bernabò Brea e vede la cura di Michele Bellamy Postiglione, Maria Clara Martinelli e Michele Benfari. Sarà inaugurata sabato 14 aprile, alle 18.30, nella Chiesa di Santa Caterina in coincidenza con lʼavvio della 14/a Settimana della Cultura, e sarà visitabile, con ingresso gratuito, fino al 9 giugno. In mostra, oltre agli artisti già citati, opere di Piero Dorazio, Rosario Bruno, Mario Sironi, Piero Guccione, Giuseppe Uncini, Renato Guttuso, Filippo de Pisis, Franco Gulino, Elio Marchegiani e molti altri. MUSICA. LIVE AL BIER GARTEN DI PALERMO Incisione di Pomodoro. Sotto la Colomba di Picasso PALERMO. Una delle realtà di punta della nuova scena alternative-rock italiana, il Teatro degli Orrori (nella foto in basso), arriva in Sicilia per due date. La band si esibirà il 4 maggio al Bier Garten e il giorno prima ai Mercati Generali di Catania. “Il Mondo Nuovo”, l'ultimo lavoro del Teatro degli Orrori, è uscito il 31 gennaio scorso. Il terzo album della band è un concept album di 16 brani, ognuno dei quali parla di migranti e immigrazione. Leader della formazione è Pierpaolo Capovilla, affiancato da Francesco Valente alla batteria, Gionata Mirai, Giulio Ragno Favero al basso. Il gruppo nasce nel 2005 e il 6 aprile 2007 viene pubblicato il primo album, “Dell'impero delle tenebre”. Il 20 giugno 2008 partecipano all'Heineken Jammin' Festival al fianco dei Linea 77. MODICA. AL CAFFÈ LETTERARIO QUASIMODO, FINO AL 22 APRILE, FESTIVAL DELLA POESIA DIALETTALE Dialetto in rima MODICA. La XIV Settimana della Cultura si apre allʼinsegna della poesia in vernacolo al Caffè Letterario “Salvatore Quasimodo”. Sabato 14 aprile alle ore 18, al Palazzo della Cultura, cinque poeti dellʼarea della Sicilia occidentale saranno i protagonisti del nuovo appuntamento letterario modicano. Si tratta di Nino Barone di Trapani, cultore di tradizioni popolari e fondatore del mensile di cultura Epucanostra; Giuseppe Gerbino di Castellammare del Golfo, vice presidente dellʼ Associazione Nazionale Artisti Poeti e Scrittori; Lina La Mattina di Palermo, allieva del poeta Ignazio Buttitta; Marco Scalabrino di Trapani, poeta e saggista; ed infine, Giuseppe INDOVINA CHI E’? Vultaggio di Erice, autore di testi dialettali e racconti. Un festival della poesia dialettale che riafferma la straordinaria vivacità di una "lingua" quale quella siciliana e di una comune e forte identità culturale. Ad interpretare le liriche gli stessi autori, con un accompagnamento folk del gruppo Muorika mia diretto dal maestro Gianluca Abbate. CONCORSI Dirigenti dell’ospedale Piemonte I DIRIGENTI DEL COMITATO di gestione dellʼospedale Piemonte in una conferenza stampa. Sono queste le indicazioni per indovinare i nomi dei personaggi ritratto nella foto a sinistra. Il volto della scorsa settimana (foto a destra), invece, è stato svelato da Mario Intilisano. La sua email è arrivata in redazione venerdì 6 Per partecipare marzo alle 15.24 con la rial quiz inviare sposta giusta: il senatore la soluzione all’indirizzo email Francesco Recupero. Il [email protected], gnor Intilisano ha vinto tre allegando i propri dati abbonamenti a Centonove personali e recapiti che verranno attivati a partire dal mese di luglio 2012. pagina 35 posteranniversari 13 APRILE 2012 centonove Sotto Giovanni Pascoli. Nella foto accando in una cartolina inviata allʼamata sorella Mariù (nella foto in basso). Sotto la lapide a Palazzo Sturiale RICORRENZE. A un secolo dalla scomparsa del poeta, il ricordo sul soggiorno in una Messina “viva e attiva” Pascoli, “cinque anni raggianti di visioni” Pareri contrastanti sul periodo trascorso nella città dello Stretto, ma com’è documentato la città lo conquistò. Nonostante l’esilio DI FE.ICE IRRERA IL 6 APRILE 1912 moriva a Bologna il poeta Giovanni Pascoli, che occupa un posto di rilievo nella storia della poesia italiana del Novecento, non solo perché interprete, con la sua sensibilità squisitamente decadente, del suo tempo, ma capace pure di influenzare profondamente lʼimmaginario collettivo di gran parte del Novecento con i suoi archetipi (il nido, la famiglia, il colonialismo) che ne sottolineano il rilievo nella cultura italiana ma anche nellʼuomo comune grazie ai suoi componimenti imparati a memoria da generazioni di italiani a scuola nel secolo scorso. Giovanni Pascoli rimase a Messina poco tempo (se togliamo i periodi estivi del suo ritorno a Castelvecchio): dal gennaio 1898 sino al giugno 1902, prima di trasferirsi a Pisa. E si deve anche dire che scarso spazio è stato riservato dagli studiosi del Pascoli al soggiorno messinese, solitamente considerato un periodo di scontentezza, di mancanza di favore da parte dellʼambiente, di clima non confacente né al Pascoli né alla sorella. Eppure, comʼè documentato da alcune sue lettere, lʼannunzio della nuova destinazione gli fece piacere e la città lo colpì favorevolmente, a giudicare dalle espressioni da lui usate per la “bella falce adunca, che taglia nellʼazzurro il più bel porto del mondo”. Non si può escludere, naturalmente, che ci sia stato un periodo in cui Pascoli pensò a Messina come ad un “esilio”, ma dovette trattarsi di qualcosa di passeggero se è vero quellʼentusiasmo che si sviluppò in Pascoli per le sue attività accademiche e per la partecipazione allʼattività culturale. Nel corso dei vari anni le sue lezioni ebbero come oggetto i due più grandi poeti della latinità, Virgilio e Orazio, ai quali lo legava particolarmente lʼamore per la campagna e la vita semplice. Ma anche numerosi furono i suoi discorsi pubblici (ricordiamo la commemorazione allʼUniversità di Felice Cavallotti del marzo 1898; quella di Diego Vitrioli (“Un poeta di lingua morta”) allʼAccademia peloritana nel giugno dello stesso anno; il discorso “Della poesia”e lʼaltro “La Sicilia in Dante” alla Dante Alighieri (di cui divenne socio), rispettivamente nel febbraio del l899 e del 1900; la commemorazione del 350° anniversario dellʼAteneo del giugno 1900; un discorso su Garibaldi nel 20° anniversario della morte del 1901, poi pubblicato da Muglia; ecc.). Il fatto, poi, che spesso i resoconti delle sue conferenze fossero pubblicati sui giornali locali assieme ai suoi versi latini testimonia, senza alcun dubbio, lʼattenzione con cui la città ne seguiva la presenza, cosa di cui Pascoli era conscio se nel giugno 1898 scriveva al Codronchi, il ministro che lo aveva nominato alla cattedra universitaria senza concorso, suscitando le critiche di alcuni: “La città e lʼuniversità mi onorano”. Messina era allora una grande città di circa 150.000 abitanti, con i suoi problemi, certo, ma anche con un tocco di signorilità superiore ad altre città dellʼisola: la bellissima via del porto, sempre piena di traffico; le altre strade del centro frequentate per i ricchi negozi; le tante piazze ritrovo della buona borghesia: insomma, una città viva e attiva. Anche la vita culturale era tuttʼaltro che disprezzabile. Molte, per esempio, in città, le librerie e tra queste, entrambe sullʼodierno corso Cavour, la “Maurolico” di Principato e quella di Muglia. Questʼultimo è anche lʼeditore con cui Pascoli pubblicò il suo primo volume dantesco, “Sotto il velame. Saggio di unʼinterpretazione generale del poema sacro” (1900) e unʼaltra opera su Dante, “La mirabile visione. Abbozzo dʼuna storia della Divina Commedia” (1902), a cui si aggiunsero, sempre ad opera di Muglia, tutti nel 1903, “Miei pensieri di varia umanità” (che contengono la redazione quasi definitiva del “Fanciullino”), “In Or San Michele. Prolusione al Paradiso” e “Il centurione. Carme latino traduzione italiana di Giuseppe Sala Contarini”. A testimoniare lʼintenso clima culturale, in città operava ancora lʼantica settecentesca Accademia peloritana dei Pericolanti, pagina 36 mentre numerose erano le testate giornalistiche; e Messina era assai viva anche dal punto di vista musicale, con concerti quotidiani tenuti negli spazi più suggestivi di ritrovo e di passeggio, mentre attivo era ancora il Real Teatro “La Munizione”, sia pure relegato ad un ruolo meno importante dopo la costruzione del Vittorio Emanuele; cʼerano anche numerosi altri luoghi che funzionavano da teatri minori o arene nel periodo estivo, mentre si aprivano in città i primi cinematografi. Tra il febbraio e il marzo del 1900, proprio a Messina, uscirono tre numeri della prima rivista simbolista italiana, “Le Parvenze”, il che testimonia lʼesistenza nella città di un vero e proprio cenacolo poetico (Angelo Toscano, Enrico Cardile, Giuseppe Rino, Umberto Saffiotti), che non è escluso abbia favorito il simbolismo esasperato degli studi dì critica dantesca di Pascoli (che non ebbero, in verità, il successo desiderato dal poeta e ai quali fu per ben due volte negato il premio dei Lincei). Accanto al Pascoli conferenziere, prosatore e critico non va, comunque, dimenticato che proprio in questa città si centonove posteranniversari CELEBRAZIONI Dal Complotto alla Cavallina storna versione anglosassone Emma Corcos, la Gentile ignota svolse la sua seconda grande stagione poetica, dopo quella di “Myricae”, con i “Canti di Castevecchio”, che sono fondamentali nellʼintera poesia italiana del Novecento: libro dellʼinteriorità pascoliana, si porta qui a compimento la rivoluzione della sua poesia, concentrata sulle cose comuni, piccole, sulla sfera privata: non è improbabile che la Sicilia, proprio perché così remota dai luoghi familiari, abbia stimolato lʼimmaginazione e il ricordo del poeta sino a fargli comporre qui diverse poesie che andranno a far parte dei “Canti di Castelvecchio”, pubblicati per la prima volta a Bologna nel 1903: lo dimostrerebbe il carteggio (edito da Patron nel 2010) di Pascoli con il lucchese Alfredo Caselli, un mecenate proprietario di un caffè di Lucca che fu di prezioso aiuto al poeta per una ventina di anni occupandosi dei suoi affari letterari ed economici, con una fedeltà, un affetto e una devozione straordinaria. Ma agli anni messinesi risalgono anche molti “Inni” e una parte delle “Odi”, mentre furono composte certo qui anche diverse composizioni latine poi incluse nei Carmina, ma pure alcuni dei “Poemi conviviali”, come “La buona novella”, “Anticlo”, “Il sonno di Odisseo”, “Sileno”. Nellʼambiente messinese, Pascoli intrecciò, inoltre, legami culturali e affettivi. Fu collega allʼUniversità con Michele Barbi e Vittorio Cian; coltivò lʼamicizia dellʼillustre grecista Luigi Alessandro Michelangeli e del geografo Cosimo Bertacchi, la cui moglie, esperta nellʼarte di cucina, ribattezzò col nome di Hera, consorte di Zeus; invitava spesso a cena colleghi e amici, come Antonio Restori, docente di letterature neolatine, Manara Valgimigli, allora appena laureato, ex-allievo di Carducci e in seguito famoso grecista, che insegnava nel collegio Dante Alighieri, dove lo stesso Pascoli lo aveva indirizzato; ebbe un amore platonico per unʼaffascinante allieva messinese, Giovanna Perroni Marcianti, che nel 1898 si era iscritta a Lettere. Il poeta nella città dello Stretto era andato ad abitare inizialmente in un appartamento MESSINA. Si è aperta il 24 marzo al Museo Casa Pascoli di San Mauro la serie di celebrazioni in onore del poeta “fanciullino”, con l'inaugurazione della mostra documentaria dal titolo “Il Complotto. Il delitto di Ruggero Pascoli, un mistero da svelare”. L'assassinio del padre del poeta, avvenuto il 10 agosto 1867 e rimasto impunito, grazie a recenti ricerche archivistiche, può adesso contare su materiali che aprono a nuovi scenari, fino all'individuazione di un vero e proprio complotto perpetrato ai danni di Ruggero Pascoli. Partendo dalla ricostruzione della complessa figura di Ruggero e dall'ambiente della San Mauro dell'epoca, e avvalendosi di carte d'archivio e di fotografie inedite del nobile Casato romano dei Torlonia, per la prima volta esposte al pubblico, nonché di documenti provenienti dagli archivi locali, il percorso documentario della mostra ha fatto emergere nuovi indizi sulle dinamiche del delitto Pascoli, frutto di una sorta di congiura contro l'inflessibile amministratore dei Torlonia. Per la prima volta è stata anche esposta una bellissima lettera di Giovanni Pascoli dei primi del '900 in cui parla dell'assassinio del padre. A Bologna il 3 aprile è stato lʼirlandese Seamus Heaney, premio Nobel per la Letteratura nel 1995, a rendergli omaggio presentando un'inedita versione in inglese della “Cavallina storna”, al Convegno internazionale che si è tenuto nell'aula Absidale di Santa Lucia e che ha ripercorso vita e opere del poeta che ha soggiornato più volte nella città petroniana, sia da insegnante che da studente ribelle, fuoricorso, sorvegliato speciale dalla polizia politica, in prima fila nelle manifestazioni internazionaliste, tanto da finire in carcere per tre mesi. Questa scapigliata giovinezza sarà ripercorsa anche da una mostra, visibile fino al 28 aprile alla biblioteca dell'Archiginnasio. Ma nel suo girovagare da professore per lʼItalia, Pascoli toccò molte città che ad un secolo dalla sua scomparsa lo hanno voluto ricordare, tra cui anche Messina. Mercoledì 11 aprile, nellʼex sala Giunta di Palazzo dei Leoni, si è svolta la conferenza di presentazione delle “Celebrazioni pascoliane Messina 2012”, che prevedono un fitto calendario di eventi, organizzati da vari istituti universitari, giornali, biblioteche e associazioni culturali: il Convegno internazionale su “Pascoli: le Vie della Tradizione”; un incontro tra più istituzioni pubbliche in vista del possibile acquisto dellʼappartamento di Palazzo Sturiale, in cui abitò Giovanni Pascoli durante il suo soggiorno messinese; il conferimento della cittadinanza onoraria al poeta da parte del Consiglio Comunale di Messina e lʼintitolazione presso il Palazzo della Cultura della Sala degli Uomini Illustri con la collocazione di una targa celebrativa; una mostra di libri e pannelli didattici a cura della Biblioteca Regionale Universitaria di Messina, itinerari guidati sui “Luoghi pascoliani di Messina”, “Serate di luglio” con lettura di poesie e animazione musicale e una serie di manifestazioni con la partecipazione delle scuole. di via Legnano, economico, ma molto grande, al secondo piano, preso in affitto assieme alla sorella Mariù: era in una zona allora industriale, con cielo perciò sempre scuro e puzza di concerie. Proprio per questo, nel novembre 1898 si spostò in via Risorgimento (Palazzo Sturiale), zona centrale nei pressi della stazione dei tram. Da qui poteva allora godere di un bel panorama: dalle pendici dei Peloritani col forte Gonzaga fino allʼAspromonte (anche se si lamentava del frequente scampanio e delle grida dei venditori di calia e di lupini). Pascoli si affezionò particolarmente al portinaio del palazzo di via Risorgimento: Giovanni Sgroi, guercio, piccolo e zoppo, era buono dʼanimo e servizievole e di lui si ricorderà il poeta dopo il terremoto inviandogli un sussidio. La sua giornata messinese era semplice, fatta di studi, ma anche di passeggiate pomeridiane fino al porto; alla bella Palazzata, opera dellʼarchitetto messinese abate Giacomo Minutoli, che si estendeva allora per quasi due chilometri tra il porto e la via Garibaldi e risaliva ai primi dellʼOttocento; alla pescheria; fino a Maregrosso: si era portato da Castelvecchio il canarino e il cane Gulì, nero e vivacissimo, con cui usciva di casa dopo la scuola e al quale sia lui che la sorella dedicavano cure sollecite con grande trasporto affettivo. Spesso inviava da Messina in Romagna alla sorella Ida pacchi con arance, cedri e fichidindia. Ma la residenza dovette risultargli gradita anche per la dolcezza del clima, il profumo dei giardini dʼaranci, lʼospitalità degli abitanti. La riconoscenza del Pascoli nei confronti della città è espressa, dʼaltronde, nella lettera da lui inviata a Luigi Fulci il 5 luglio 1910 da Barga: “Io ci ho passato i cinque anni migliori, più operosi, più lieti, più raccolti, più raggianti di visioni, più sonanti dʼarmonia della mia vita”. E la nostra città cosʼha fatto fin qui per Pascoli? Poco: oltre ad un Istituto scolastico e ad una via a lui intitolata, solo una lapide apposta nel 1988 dal Consiglio del IX quartiere nel suo primo alloggio di via Lettera a Virgilio La Scola pagina 37 13 APRILE 2012 Legnano e unʼaltra, per iniziativa del Comitato Cittadino “100 Messinesi per Messina 2008”, posta accanto al portone dʼingresso del palazzo Sturiale con iscrizione di Aldo Di Blasi. In verità, recentemente lʼUniversità di Messina ha effettuato un acquisto degno di nota che riguarda il nostro illustre ospite: alcune lettere, risalenti ai periodi immediatamente successivi al tragico terremoto che nel 1908 in 37 secondi distrusse le città di Messina e Reggio Calabria, redatte proprio da Pascoli. Esse (diciotto pagine in tutto) sono indirizzate ad un poeta palermitano conosciuto da Pascoli durante gli anni messinesi, Virgilio La Scola, che dopo il terremoto aggiornava costantemente il poeta sulle sorti dei suoi ex colleghi; e al direttore del Museo del Risorgimento di Bologna, Fulvio Cantoni. Sono particolarmente interessanti perché il poeta vi racconta il suo dolore in seguito ai danni causati dal potente sisma del 28 dicembre e la nostalgia dovuta alla lontananza da quella città nella quale, proprio durante gli anni di docenza alla cattedra di Letteratura Latina dellʼAteneo, aveva accumulato ricordi e esperienze. In una indirizzata al La Scola il 24 gennaio 1909 Pascoli descrive, con queste parole, il dolore causatogli dalla tragedia: ''Mio caro e buon Virgilio, vede: gli amici vecchi o non sono più tali, o non ci son più; hanno lasciato o un pianto o un rimpianto, o un dolore acuto o un'amara e lunga interminabile disillusione: sicché mi son detto le mille volte: amici nuovi, niente! non ci procuriamo nuovi dolori e nuove disillusioni. Ebbene no, ecco un amico nuovo che m'e' venuto dalla mia adorata Sicilia, e in un'ora così tremenda''. E più in là: “I due panorami di Messina sono lì, incorniciati, in una parte al mio fianco; le atroci fotografie del disastro sono poco di sotto, e ogni tanto ci vado a pascere la mia tristezza”. Speranza, disperazione, desiderio di aiutare gli amici lontani e in difficoltà, che Pascoli sente ancora vicini ci forniscono adesso informazioni assai più pregnanti su tanti aspetti dei suoi anni messinesi. Ecco, proprio da qui si potrebbe partire per recuperare, tra tante altre, una memoria storica di cui riappropriarsi: sarebbe tanto difficile far fruttare questa felice iniziativa per costruire, nei luoghi che videro Pascoli sostare nel corso della sua inquieta esistenza, un piccolo Museo? Non fossʼaltro che per dare sostanza a quanto lui scrisse dopo il terremoto: «Qui dove tutto è distrutto, rimane la poesia». posterlibri 13 APRILE 2012 centonove NOVITA’. Lo storico Renda racconta la centralità della Sicilia nella vita in chiaroscuro dell’imperatore Le due facce di Federico II Il legame profondo della leggendaria figura sveva e la Sicilia multietnica. Cominciando da un matrimonio DI PIETRO SCAGLIONE PALERMO. Lo storico Francesco Renda racconta la centralità della Sicilia nella vita in chiaroscuro dellʼimperatore Federico II. Il professore Renda parte dal presupposto che, senza la Sicilia, Federico II non sarebbe divenuto lo statista di fama internazionale (tra luci e ombre) e lʼintellettuale noto con il soprannome di Stupor mundi. Il legame profondo tra lʼimperatore svevo e lʼIsola dal passato multietnico, dunque, è alla base dellʼappassionante volume “Federico II e la Sicilia”, appena pubblicato dalla casa editrice Rubbettino. Si tratta dellʼultima fatica letteraria di Francesco Renda, classe 1922, prezioso punto di riferimento per la cultura italiana e figura leggendaria per la sinistra siciliana di ieri e di oggi. Il saggio sullo Stupor mundi segue altri importanti testi, come “Storia della mafia” (Sigma edizioni), “Autobiografia politica” e “Storia della Sicilia” (Sellerio), per citare solo le opere degli ultimi anni. La narrazione di Renda inizia nel XII secolo, con un evento particolare, il matrimonio tra il tedesco Enrico Hohenstausten e la siciliana Costanza dʼAltavilla. Re di Germania e futuro imperatore, Enrico VI era il figlio di Federico I, detto il Barbarossa, che, dopo la pace stipulata con la Lega Lombarda, era animato dallʼambizioso sogno di estendere lʼImpero fino al Sud Italia. Per realizzare tale faraonico intento, lʼimperatore Federico Barbarossa utilizzò la via diplomatica e convinse il figlio Enrico a sposarsi con la principessa Costanza dʼAltavilla, donna ricca e intelligente. Originaria di unʼillustre dinastia normanna trasferitasi nel Sud Italia, Costanza era figlia di Ruggero II, primo sovrano del Regno di Sicilia, in buoni rapporti con il mondo arabo e musulmano. Il matrimonio tra Enrico VI e Costanza A CURA DI CARMELO CELONA avevano convissuto in pace con cristiani,ebrei e greco-bizantini. Di nuovo cʼera il fatto che, nella Sicilia sveva, per motivi religiosi, i seguaci di Allah non venivano considerati siciliani come gli altri, mentre, nelle terre da loro abitate, volevano vivere non come servi dello Stato cristiano, ma come liberi sudditi del Regno. Il loro irredentismo era una manifesta utopia, nondimeno aveva a fondamento quel sentimento naturale della libertà”. Con la vittoria finale sui saraceni, lʼimperatore Federico II di Svevia tornò il padrone incontrastato del Regno di Sicilia e realizzò il sogno di suo padre Enrico VI: annettere lʼIsola al Sacro Romano Impero. Il Regno di Sicilia fu il luogo dove Federico II realizzò le sue principali opere: promosse la poesia in volgare, creò la lingua siciliana, fondò lʼUniversità degli Studi di Napoli, animò la vita culturale e scientifica dellʼepoca. Secondo il professore Renda, “se lʼaugusto imperatore, re di Sicilia, dʼItalia e di Gerusalemme, avesse desistito dal proposito di unire il Regno di Sicilia allʼImpero, sarebbe stato sempre un grande imperatore, ma non sarebbe diventato lo splendor mundi e immutator mirabilis, insigne statista e illuminato cultore di arti e scienze”. Tuttavia, tale annessione alimentò ulteriormente il conflitto epocale con la Chiesa, iniziato già da Enrico VI. Alla fine, la supremazia religiosa del Pontefice ebbe il sopravvento sulla potenza imperiale e Federico II fu inesorabilmente sconfitto. Scomunicato da papa Innocenzo III nel 1245, sconfitto a Parma tre anni dopo, Federico II morì a Lucera nel 1250, allʼetà di 56 anni. dʼAltavilla (che rappresentava simbolicamente lʼunione tra una dinastia sveva e una dinastia normanna e, quindi, tra la stirpe tedesca e la stirpe francese) fu celebrato il 27 gennaio del 1186 a Milano, senza il consenso del Pontefice, scatenando, dunque, unʼestenuante conflitto epocale tra Papato e Impero, durato per 150 anni. Dallʼunione tra il futuro imperatore Enrico VI e la principessa Costanza dʼAltavilla, nacque Federico II di Svevia, che, sin da adolescente, divenne re di Sicilia. Una volta adulto, Federico II fu incoronato imperatore in Germania Francesco Renda ma tornò presto in Sicilia per espugnare le fortezze saracene. Nei secolo XIII, con relativo credo politico”. primi tempi, Federico II non ereditò dal Renda esalta quelle lotte arabe: “La nonno Ruggero II gli ottimi rapporti con il resistenza musulmana del XIII secolo fu mondo musulmano. In passato, infatti, il sostanzialmente fondata sul fatto che gli Regno normanno di Sicilia si era distinto arabi, viventi in Sicilia da cinque secoli, si sempre per il suo crogiolo etnico, religioso, consideravano siciliani aventi come patria linguistico e culturale. Nelle città e nelle lʼIsola. In quella terra natia, per secoli campagne, convivevano senza problemi normanni, arabi, ebrei, greci, latini e africani. Con lʼavvento di Federico II di Svevia, invece, gli arabi si ribellarono al di Felice Irrera nuovo regime e furono repressi con una violenza inaudita. Circa 20 mila saraceni si Michele Antonino Crociata, salvarono ma furono deportati a Lucera per Sicilia nella storia, Dario Flaccovio 2011, pp. 840, € 45,00 volontà dellʼimperatore; gli altri furono Ecco unʼopera che in tre volumi affronta dodici secoli di storia della Sicilia, partendo dalla douccisi in combattimento, furono massacrati minazione saracena del IX secolo per giungere alla fine del separatismo negli anni Cinquanta. dopo la resa o fuggirono in Africa; altri Lʼautore, già ordinario di storia nella scuola secondaria superiore, intende qui contrastare ancora, infine, si convertirono al una diffusa storiografia infarcita di menzogne e omissioni che, a suo giudizio, non rende giucristianesimo, praticando di giorno i riti stizia al ruolo ricoperto per tanti secoli nel Mediterraneo da unʼisola i cui abitanti dovrebbero ecclesiastici latini e di notte i riti islamici riappropriarsi della loro storia illustre e fascinosa. orientali. “La crudeltà di Federico II verso i ribelli fu spietata – spiega Renda – Un terzo Massimo Gramellini - Fai bei sogni Andrea Camilleri - La regina di Pomedella popolazione siciliana fu eliminata. A Longanesi rania e altre storie di Vigàta - Sellerio quello sterminio i musulmani opposero una CarloVerdone - La casa sopra i porFrancesco Guccini - Dixzionario delresistenza lunga e tenace. Gli arabi rivoltosi tici - Bompiani le cose perdute - Mondadori si rivelarono combattenti di una causa Carlos Ruiz Zafón Il prigioniero del Palov - La città perduta dei templari nazionale e in un linguaggio moderno cielo - Mondadori - Newton Compton wuz.it possono definirsi gli irredentisti islamici del LA CLASSIFICA 1 2 3 LACERTI DI LETTURE Le foglie del carciofo LA MINACCIA, IN SICILIA, si esprime con paradossi. “«Ho lasciato la giacca allʼUcciardone» soleva dire per celia o per minaccia: e dunque ammazzando qualcuno sarebbe potuto tornare a riprenderla.” Non sempre ispirandosi alla natura lʼuomo ha prodotto il Bene. “Cosca: gli avevano spiegato, è la fitta corona delle foglie del carciofo.” Mai pensare ai retroscena.Bisogna attenersi ai fatti, alle carte: così si riesce, a norma di legge, a far finta di fare il proprio dovere, negando i fatti veri con i fatti ufficiali. “Niente fantasia, gli aveva raccomandato il maggiore. Niente fantasia, soltanto i fatti. La Sicilia è tutta una fantastica dimensione: come si può star dentro senza fantasia?” Gustare certi cibi è come con le emozioni, si possono cogliere con la giusta intensità solo in un dato momento ed 4 5 6 frasi che fanno un racconto, diverso da quello narrato dall’autore in una data atmosfera. “Lʼarrosto di castrato era rimasto sul piatto, freddo sarebbe stato disgustoso, e a riscaldarlo ancora di più: il castrato va mangiato caldo, col grasso che sgocciola ancora e odoroso di pepe”. La deferenza non conosce pudore. “«Oh Eccellenza...» disse sgusciando dal letto con un balzo, svegliando la signora. Si trovò fuori dal letto in pigiama, scalzo, ad inclinarsi. La signora lo guardò disgustata, e prima di voltargli le spalle,nude splendide spalle, disse mormorando: «non ti vede, puoi fare a meno di scodinzolare». Davvero, in quel momento gli mancava la coda per esprimere devozione ”. Quando il dovere travalica e diventa zelo genera mostri. “Eʼ pensò di se “cane della legge”; e poi pensò: “ cani del signore”, che erano i dominicani, e pensò “inquisizione”; parole che scesero come in una vuota oscura cripta. E con pena si chiese se non avesse già valicato, in nome della legge, la soglia di quella cripta”. pagina 38 Bisogna agire in coerenza con quel che si dice, diversamente è meglio tacere. “Le parole non sono come i cani cui si può fischiare e richiamarli.” La verità non sta mai in superficie,bisogna entrarci dentro per conoscerla. “La verità è nel fondo del pozzo: lei guarda un pozzo e vede il sole o la luna, ma se si butta giù non cʼè più nè il sole nè la luna, cʼè la verità”. La Sicilia, una metafora per capire lʼItalia. “La Sicilia è incredibile, incredibile è anche lʼItalia, bisogna andare in Sicilia per constatare quanto è incredibile lʼItalia”. Organizzazione sociale perfetta, regole chiare a tutti, inequivocabili e condivise, certezza della pena, prevalenza del merito. Un modello perfetto che produce unʼefficienza efferata e disumana: incredibile! “«Già cosʼè questa mafia?». «Eʼ molto complicato da spiegare» disse Bellodi «è … incredibile, ecco»”. Lacerti tratti da: “Il giorno della Civetta”-1961 Leonardo Sciascia posterlibri centonove 13 APRILE 2012 MESSINA. Il procuratore antimafia Grasso al Salone del Libro Solo così saremo “Liberi tutti” Un libro-testimonianza su origini, sviluppi, riti e “valori” della mafia. Con un invito alle donne e una certezza: «La legalità è la forza dei deboli» DI CHIARA MICCOLI Antonio Zichichi MESSINA. “In una pausa del maxiprocesso alla mafia, i poliziotti si accorsero che nessuno degli imputati aveva mangiato i mandarini e, temendo che avessero intenzione di lanciarli in aula come forma protesta, chiesero alla Corte di ritardare il suo ingresso. Fu a quel punto che, per smorzare la tensione, fra i giudici qualcuno propose: «Mandiamo in avanscoperta Giuseppe Ayala che è alto un metro e novanta», così «se li becca tutti lui». Questo è solo uno dei tanti aneddoti presenti in “Liberi Tutti. Lettera a un ragazzo che non vuole morire di mafia” (Ed. Sperling&Kupfer, pag. 225, euro 15,00), lʼopera del procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, che sarà presente alla seconda edizione del Salone del Libro domenica 15 alle ore 19 per la sezione “Le mafie”. Quello di Grasso è un libro testimonianza scritto Pietro Grasso con la consapevolezza di chi ogni giorno è in trincea. Lʼautore racconta le origini e condiscendenza o compiacenza da parte di molti gli sviluppi della mafia, i riti, le parole d'ordine, i religiosi”. E un invito alle “donne di mafia” che valori. E lo fa riportando quello che a lui stesso secondo Grasso potrebbero svolgere un ruolo di hanno spiegato sia i pentiti sia uomini simbolo come primaria importanza nel processo di affrancamento Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Per il dalla schiavitù della mafia dando “unʼultima spallata procuratore le stragi di Capaci e via dʼAmelio alla crisi, già in atto, dellʼuniverso mafioso”. rispondono a “una triplice logica”: la vendetta (anche “Liberi Tutti. Lettera a un ragazzo che non vuole per i boss condannati con il maxiprocesso), la morire di mafia” non è solo una storia della mafia, ma prevenzione (per il timore che venissero riprese le anche una lezione di cultura mafiosa indagini su connubi fra imprenditoria, spiegata da un siciliano che per politica e mafia) e l'eversione, per “evitare professione la combatte. Grasso si rivolge che dopo Tangentopoli si potessero ai giovani nella convinzione che la lotta innescare mutamenti radicali della politica debba avvenire soprattutto su un terreno italiana”. Ma cʼé un interrogativo ancora culturale. «La legalità è la forza dei deboli, aperto: “Chi, e per quale motivo, spinse è il baluardo che possiamo opporre ai Cosa nostra ad accelerare l'esecuzione soprusi, alla sopraffazione, alla della strage di via DʼAmelio?”. Non manca prevaricazione, alla corruzione». una nota critica nei confronti della Chiesa: Unʼutopia? «Può darsi- dice - ma agli “a fronte dell'impegno di pochi vescovi, di scettici voglio ricordare che sono le utopie diversi preti e gruppi cattolici di base, ci che fanno la storia». sono ancora troppe ambiguità, LA CURIOSITA’ Una vetrina sull’«Isola editoriale» L’occasione per conoscere l’unica agenzia letteraria di Messina Luigi Grisolia AL SALONE del libro parteciperà anche Isola editoriale, lʼunica agenzia letteraria di Messina. A parlarne è il fondatore, Luigi Grisolia, giornalista, editor e direttore della rivista Excursus. «Per chi ama i libri è un piacere partecipare alla fiera. E poi sul piano professionale è unʼoccasione per presentare i nostri servizi (valutazione inediti, editing, promozione), la nostra attività formativa e per stringere nuovi rapporti di collaborazione con scrittori e case editrici e rafforzare quelli già in essere». Cosa propone dʼinteressante questʼanno lʼeditoria siciliana? «Tra le recenti pubblicazioni, citerei “Isola” di Vanni Ronsisvalle (Pungitopo), “Omini” di Nino De Vita (Mesogea) e la ristampa de “La Sicilia nella Battaglia di Lepanto” di Giuseppe Arenaprimo (Edas)». Perché è importante un evento del genere a Messina? «Perchè serve a “svegliare” una città con grandi potenzialità che però sembra assopita. Anche Isola Editoriale sta organizzando, per settembre, un festival culturale di cui presto daremo notizie». Ch.M pagina 39 GLI APPUNTAMENTI Taglio del nastro con Zichichi Il fisico apre la passerella. Così le novità MESSINA. Ad inaugurare la seconda edizione del Salone del Libro di Messina, questʼanno ci sarà un ospite dʼeccezione, il fisico di fama internazionale, Antonio Zichichi. Lʼappuntamento è per venerdì 13 aprile alle ore 10 al Palacultura “Antonello”, dove la manifestazione prenderà il via con il tradizionale taglio del nastro alla presenza del sindaco Giuseppe Buzzanca e del Rettore dellʼUniversità di Messina, Francesco Tomasello. Nato nel 2011 da unʼidea di Raffaele Lindia, il Salone del Libro, il cui comitato organizzativo è presieduto da Matilde Cannavò e composto da Rosa Gazzara, Saverio Di Bella, Gustavo Ricevuto e Franz Riccobono, propone un programma denso di incontri e appuntamenti. A cominciare dal Premio “Giacomo Gazzara” per gli autori emergenti e per gli studenti delle scuole. Al Palacultura saranno inoltre allestite tre mostre: “La stampa periodica a Messina dal 1810 al 2010” curata dallo storico Franz Riccobono, “Viaggio intorno alla mafia” curata dai professori Saverio Di Bella e Gaetano Rizzo Nervo e la mostra fotografica “Urban Photography – Sickle (falce)” curata da Siro Barbagallo. E sono circa trenta le presentazioni di libri organizzate di concerto con le case editrici presenti al Salone. Ecco il calendario degli eventi: venerdì 13 alle ore 16 il professor Zichichi terrà una conferenza dal tema ”Giovanni Paolo II, il Papa amico della scienza”. Alle 18 appuntamento con Salvatore De Matteis, autore de “Sia fatta la mia volontà” (ed.Mondadori), alle 19 con Vanni Ronsisvalle autore de “LʼIsola” (ed. Pungitopo) ed alle 20 con Ninni Bruschetta per “Il mestiere dellʼattore” (ed. Bompiani). Sabato 14, alle ore 18, appuntamento con Mauro Mellini, autore de “Il partito dei magistrati” (Bonfirraro editore), alle 19 Sergio Schiavone presenta “Un filo di luce” (ed.Anordest). Domenica 15 alle ore 11.00 Franz Riccobono introduce lʼincontro “La Stampa Periodica a Messina tra XIX e XX secolo”, cui interverrà Angelo Sindoni, professore di Storia Moderna e Prorettore dellʼUniversità di Messina. Per la sezione “Le mafie”, che nella precedente edizione ha visto protagonista il magistrato Nicola Gratteri, alle ore 17 incontro con il procuratore aggiunto alla procura distrettuale antimafia di Palermo, Antonio Ingroia; alle 18 incontro con Gianluigi Nuzzi, conduttore del programma dʼinchiesta su la 7 “Gli intoccabili”; ed alle 19 con il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. Nellʼambito della serata di premiazione “Prof. Avv. Giacomo Gazzara” che si terrà venerdì 13 alle ore 21 nellʼAuditorium del Palacultura, saranno consegnati i premi “alla carriera” a Melo Freni, Premio autore dellʼanno a Salvatore De Matteis e premio Personaggio dellʼanno a Ninni Bruschetta. Sarà inoltre conferito un riconoscimento dallʼOrdine dei Giornalisti di Sicilia, presieduto da Riccardo Arena, a Vanni Ronsisvalle e a Gaetano Rizzo Nervo. Dal 13 al 15 aprile, dalle 10 alle 22 con ingresso libero si potranno visitare gli stand delle case editrici presenti al Salone. 13 APRILE 2012 posterprotagonisti ADDIO ALLA RAGAZZA ROSSA centonove GAY, L’INVETTIVA CONTRO BERLUSCONI Eʼ morta il 9 aprile ad 86 anni - dopo una vita spesa per capire e raccontare la realta' che la circondava - Miriam Mafai. Nata a Firenze nel 1926, la "ragazza rossa" (come veniva chiamata in omaggio al suo compagno di una vita, Giancarlo Pajetta il "ragazzo rosso") ha partecipato alla resistenza antifascista a Roma nelle file del Pci. Ha svolto una intensa carriera di inviata speciale e giornalista politica. E' stata direttore del settimanale Noi donne. Intensa anche l'attivita' saggistica: soprattutto ritratti di donne e uomini che hanno cambiato il volto della societa' italiana (Diario italiano 1976-2006 edito da Laterza nel 2008) e puntuali analisi sul comunismo in Italia (Dimenticare Berlinguer. La Sinistra italiana e la tradizione comunista, 1996 e Botteghe oscure, addio, 1997). Con quest'ultima opera ha vinto il Premio Cimitile, nel 1996, mentre nel 2005 ha vinto il Premio Montanelli, per la sua attivita' votata allo sviluppo della cultura italiana del '900, con particolare attenzione al mondo femminile. QUANDO LʼEX PREMIER Silvio Berlusconi disse '' Meglio essere appassionati di belle ragazze che gay '' era il novembre del 2010. Berlusconi interveniva sulla vicenda Ruby e il commento di Miriam Mafai, quasi un'invettiva. La scrittrice dichiarò che il premier fingeva di non capire e che il problema non era essere gay od eterosessuale, scelta definita "rispettabile ed assolutamente privata". Il problema per Simona Mafai era legato ai comportamenti del Primo Ministro italiano, colpevole a suo pare d'aver trasformato "una sede pubblica in un luogo di grotteschi festini e soprattutto nessuno è mai intervenuto per far rilasciare un partner colpevole di qualsivoglia reato" fermato dalla polizia. Atteggiamenti alieni a quelli di altri leader europei, quand'anche dichiaratamente gay. Non fu lʼunico attacco a Berlusconi. Anche sul caso Englaro ebbe modo di mettere in guardia sullo “scontro istituzionale”. IN MEMORIA. L’ultimo saluto a una militante che ha attraversato le stanze della politica “senza denaro e senza macchia” Miriam Mafai, il mondo ringrazia Un secolo di battaglie civili che ora affida alla memoria dei protagonisti della terza Repubblica. L’esempio di chi ha servito la società senza l’intento di accumulare profitti illeciti nè privilegi DI AUGUSTO CAVADI PALERMO. Ho incontrato di persona Miriam Mafai solo una volta, quando nel 2007 a Palermo ha inaugurato una mostra di quadri (del padre Mario) e di sculture (della madre Antonietta Raphaël, a sua volta figlia di un rabbino ebreo lituano). Avevo imparato ad apprezzarla sia attraverso i suoi numerosi interventi pubblici (su “Repubblica” e in varie trasmissioni televisive) sia attraverso le parole di ammirazione e di affetto, sobrie ma frequenti, della sorella Simona. Per molti anni, e per molti versi, le loro vite si sono snodate in parallelo: entrambe, ragazze della buona borghesia romana, si sono dedicate con slancio alla militanza nella resistenza come staffette partigiane (più per intuizione che per analisi dottrinaria del fascismo); entrambe si sono iscritte al Pci (anche qui più per desiderio viscerale di giustizia che per una conoscenza dei testi fonfdamentali del marxismo); entrambe si sono legate affettivamente a due personalità del Pci (Miriam a Giancarlo Pajetta, Simona a Pancrazio De Pasquale); entrambe si sono impegnate in prima persona nellʼattività politica (diventando, in anni diversi, parlamentari della Repubblica); entrambe hanno coniugato la fedeltà ai princìpi con lʼelasticità mentale di chi sa cogliere il mutare delle condizioni storiche e sa aprirsi a prospettive diverse da quelle in cui si è formato da giovane; entrambe hanno accompagnato Miriam Mafai in una foto recente Miriam Mafai a pochi le molteplici iniziative pratiche con un di quasi un secolo di lotte, di errori, di di accumulare profitti leciti né privilegi instancabile aggiornamento culturale e speranze e di successi della illeciti. Concita De Gregorio, dopo con una vivace attività giornalistica e democrazia post-bellica, ma anche la averle attribuito il medesimo proposito saggistica; entrambe hanno difeso i diritti testimonianza personale di una cittadina di Irene Brin («vorrei arrivare a delle donne senza scivolare mai che ha servito la società senza lʼintento destinazione povera e senza nellʼunilateralismo di certi femminismi più emotivi che progettuali. In queste ore di lutto si moltiplicano gli attestati di stima, i ricordi, le dichiarazioni nei confronti (come scrive Eugenio Scalfari su quello stesso quotidiano di cui Miriam Mafai è stata co-fondatrice) di “una vecchia e grande ragazza che ha MIRIAM MAFAI si è espressa su divorzio, aborto, referendum, laicità dello Stacombattuto battaglie civili per tutta la vita, to, legge sulla fecondazione assistita e condizione femminile, oltre che sui temi volontaria, militante, giornalista e più generali della politica e dei diritti dei lavoratori. Per questo suo impegno sosoprattutto persona”. Anche Giorgio ciale Eugenio Scalfari, ebbe modo di definirla "una donna laica e libera" ed anNapolitano - nel ricordare “la schietta cora, riferendosi ai trascorsi degli anni cinquanta nel Partito Comunista Italiano amicizia” con una donna dalla “umanità "una femminista nel partito più maschilista di tutti". Nonostante questa sua forappassionata, affettuosa ed aperta” - ha te tensione morale seppe sempre coniugare la forza dell'impegno con la dolvoluto sottolineare che “lo spirito critico cezza del carattere, meritando da Ezio Mauro, direttore de la Repubblica al mocon cui aveva ripercorso le sue scelte mento della scomparsa, la definizione di "fortissima e dolcissima". Il giorno delideali era parte di un temperamento la scomparsa il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la ricorda in un morale alieno da convenzionalismi e messaggio di cordoglio ufficiale rammentandone la forte personalità, il tempefaziosità”. ramento morale alieno da convenzionalismi e faziosità ed il grande talento giorMafai si addormenta nei giorni in cui nalistico uniti alla combattività che le permisero di divenire una significativa così almeno si spera – anche la scrittrice strettamente legata al movimento per l'emancipazione delle donne e, Seconda Repubblica conclude il suo più in generale, all'attività politica della sinistra italiana. ciclo vitale. Ai protagonisti della Terza Repubblica affida non solo la memoria DICONO DI LEI Una femminista più maschilista di tutti Mafai con il presidente Napolitano pagina 40 centonove posterprotagonisti 13 APRILE 2012 TRA AMORE E ARTE ASSIEME ALLE sorelle Simona e Giulia, Miriam Mafai nasce da una coppia di noti artisti italiani del XX secolo, il pittore Mario Mafai, cattolico, e la scultrice Antonietta Raphaël, di origine ebraica, tra i fondatori della corrente artistica della Scuola Romana, che la educano all'antifascismo sin dagli anni trenta. Con l'introduzione delle leggi razziali, nel 1938, Miriam deve lasciare il ginnasio. Nel 1962 inizia una relazione con Giancarlo Pajetta, di quindici anni più anziano, che dura fino alla morte di quest'ultimo nel 1990. Sul loro rapporto Miriam Mafai aveva detto: «Tra un weekend con Pajetta e un'inchiesta, io preferirò sempre, deciderò sempre, per la seconda». Mike Wallace COINCIDENZE. Si sono spente quasi contemporaneamente due stelle del giornalismo La lezionedi Mike Wallace Hanno operato in due contesti diversi, con stili e tecniche molto differenti, ma un dato certamente li accomunava: il non essere conformisti DI GIOVANNI FRAZZICA mesi in braccio al padre pittore compromessi»), attesta che davvero la sua anziana collega e amica ha attraversato le redazioni dei giornali e le stanze della politica “senza denaro e senza macchia, percorso netto”. In unʼintervista televisiva aveva espresso il desiderio che la morte la raggiungesse mentre era ancora viva: in forze e soprattutto intellettualmente vivace. Eʼ stata accontentata quasi del tutto: la malattia lʼha fiaccata davvero solo negli ultimi giorni. Contro lʼondata montante del qualunquismo anti-politico (che, invece di far autocritica perché ha consentito lʼascesa al potere di certi politici, si illude di trovare la soluzione nellʼastensionismo e nel ribellismo a ore), è importante far conoscere queste storie di vita. Non è vero che siamo stati tutti gli stessi, non è vero che siamo tutti gli stessi. Né è vero che, nel prossimo futuro, non potremo distinguerci più nettamente fra chi approfitta di ogni occasione per accaparrarsi qua e là qualche briciola e chi, invece, riga dritto per la strada che la sua coscienza ritiene migliore per sé e per altri. MESSINA. Mike Wallace e Miriam Mafai, due grandi stelle del firmamento del giornalismo, si sono spente quasi contemporaneamente, lasciandoci dopo lʼultimo forte bagliore generato dallʼimpulso alla commemorazione, un momento per qualche riflessione più profonda, utile al nostro eternamente incerto navigare. Wallace e Mafai hanno operato in due contesti diversi, con stili e tecniche molto differenti, ma un dato certamente li accomunava, il non essere conformisti. Miriam Mafai è stata comunista in unʼItalia fascista, democristiana, berlusconiana, ma il suo obiettivo strategico non la fece mai scadere nel settarismo. La “ragazza rossa” faceva il suo mestiere con grande serenità e riusciva ad affrontare i grandi temi sociali, il mezzogiorno, la questione femminile, riuscendo anche a pilotare dalle colonne dellʼUnità delle vere e proprie battaglie di grande valenza politica generale e non già per alimentare piccoli interessi di bottega. Wallace invece ha lavorato in quella che agli occhi di noi europei è la meravigliosa giungla del giornalismo americano, un mondo in cui apparentemente non ci sono regole, dove si creano personaggi straordinari come Douglas Edwards e i reporter del Washington Post, Bob Woodward e Carl Bernstein, protagonisti del famosissimo “caso Watergate” che costò a Nixon la Presidenza degli Stati Uniti e miti come Walter Cronkite (un suo intervento contro la guerra del Vietnam convinse Johnson a lasciare la corsa alla presidenza degli Stati Uniti del 1968) e lo stesso Mike Wallace definito, alla notizia della sua scomparsa, la leggenda del giornalismo americano. Parliamo di cavalli di razza, ma anche di un ambito diverso per cultura e per organizzazione in cui questi soggetti si trovano ad operare. Wallace non è guidato dallʼideologia comunista, la sua bibbia è la Costituzione americana e la legge, lui combatte tutto ciò che va contro le regole con tutti i mezzi e con tutte le astuzie che riesce a inventarsi, forse andando oltre al limite di ciò che comunemente si definisce politicamente corretto. Per questo il dittatore panamense Noriega, danneggiato da un suo servizio televisivo, che gli fece anticipare la fine della sua nefasta carriera, gli attribuì il nomignolo di “malice”, il maligno. Ma ci voleva ben altro che un dittatore sud americano per intimidire Wallace o per fare deflettere dal suo percorso il solido sistema informativo americano, autentico pilastro della democrazia a stelle e strisce. Lo stesso Presidente Lincoln, in tempi non sospetti, amava ripetere: “quando i giornali sono liberi la democrazia è più salda”. Tornando in Italia, per cercare di farci una ragione del pagina 41 perché i nostri pur bravi giornalisti raramente assumono le fattezze del mito, potremmo citare Indro Montanelli che diceva:”Gli italiani sono adusi a soccorrere il vincitore”. Tra i maggiori campioni di velocità nella corsa al soccorso dei vincitori ci sono stati sempre gli editori. Dal 92 in poi anche la grande stampa di sinistra, che di solito non partecipava alla gara, si è decomposta. Sparita “lʼOra” e “Paese Sera”, lʼUnità è diventata una pallida ombra di quello che fu il giornale fondato da Antonio Gramsci ed il Pd, paragonato al Pci di Enrico Berlinguer, fa un poʼ sorridere. Il berlusconismo ha contagiato tutto il sistema politico e, ne le forze di opposizione, ne la stampa, lo hanno saputo diagnosticare con esattezza e curare come malattia di sistema. Oggi, dopo ogni intervento della magistratura, torme di giovani cronisti assediano la villa di Lusi o la casa di Gemonio dove Umberto Bossi si è asserragliato con la sua famiglia. Ma possibile che nessuno avesse avuto il vago sospetto di quello che stava succedendo in tutti questi anni? E poi Lucia Annunziata, che si fa dire “non mi dovete rompere le palle” da Rutelli in diretta e lo fa continuare con trenta minuti di incredibile autodifesa, diventa un bilanciamento delle sviolinate di Bruno Vespa al Cavaliere e ci fa capire perché gli italiani pagano così malvolentieri il canone Rai. 13 APRILE 2012 postermonumenti RESTAURI. Due milioni per donare nuova vita alle opere della Valle dell’Halesa Se l’Europa scopreFiumara d’arte Sono 14 i progetti in provincia di Messina ammessi a finanziamento dall’assessorato regionale ai Beni Culturali tramite fondi comunitari. Il punteggio più alto al Museo dell’argilla di Spadafora DI GIANFRANCO CUSUMANO MESSINA. Il punteggio più alto lʼha ottenuto il Museo dellʼArgilla che dovrebbe sorgere a Spadafora, uno dei finanziamenti più ingenti, invece, potrebbe andare alla conservazione delle opere della Fiumara dʼarte, quasi 2 milioni di euro. Ventitre milioni di euro non basteranno per i 54 progetti ammessi allʼinterno dellʼasse di finanziamento dellʼassessorato regionale ai Beni Culturali, di cui 14 nel messinese, ma di certo questi sono in pole position. «Il finanziamento se verrà concesso - spiega Antonio Presti, patron di Fiumara dʼArte, il parco di arte contemporanea più grande dʼEuropa - sarà utilizzato per il progetto presentato dalla Valle Halesa che prevede il restauro di tutte le opere realizzate da Fiumara dʼArte. Necessitano di interventi urgenti. A cominciare dalla più vecchia, quella di Consagra (La materia poteva anche non esserci, ndr). Gli interventi consentiranno di farle rinascere». Il sogno del mecenate, però, è un altro. «Questi finanziamenti sono importanti ma si traduce tutto ad una serie di appalti. Il mio desiderio è quello di aprire unʼAccademia di restauro per consegnare ad una didattica il futuro di Fiumara dʼArte e consentire ai ragazzi di preservare la bellezza». A presentare lʼanno scorso i progetti sono stati Soprintendenze e Parchi archeologici, interessati ad interventi di restauro di beni artistici che ricadono nel demanio. I 54 progetti approvati in tutta l'isola saranno finanziati fino ad esaurimento, in base alla graduatoria. L'investimento dell'Unione europea si muove su tre assi di finanziamento. Il primo, di 3 milioni, destinato allo "sviluppo di processi di gestione innovativa di beni, attività e servizi integrati per la fruizione e la valorizzazione del patrimonio culturale contemporaneo". Il “La finestra sul mare”, una delle opere di Fiumara d’arte punteggio più alto è stato assegnato al piano della Provincia di Catania che ha richiesto fondi per un sistema museale integrato. Sul secondo asse (10 milioni 300 mila euro) vi sono i progetti approvati per la realizzazione di laboratori di produzione artistica e per la qualità della produzione architettonica e urbanistica. Oltre 9 milioni sono destinati al terzo, “progetti di valorizzazione di contesti architettonici, urbanistici e paesaggistici, connessi alle attività contemporanee”. Spadafora ha chiesto un milione di euro per realizzare dei laboratori di produzione artistica all'interno del museo dell'argilla. A Capo dʼOrlando dovrebbe nascere il “Laboratorio Orlando contemporaneo” con 480 mila euro. Il “Museo delle arti e della realtà” è una iniziativa del comune di Montalbano Elicona (2.402.156,45). A Castell'Umberto vorrebbero realizzare un “Percorso di valorizzazione dell'arte artigiana e delle espressioni artistiche contemporanee” (300 mila euro). Santa centonove Lucia del Mela vorrebbe riqualificare le aree urbane degradate, in particolare piazza degli Emigranti. Nelle parti più basse della graduatoria si trovano i due progetti per il Palazzo della Cultura "Antonello da Messina": Il laboratorio avanzato di Design e Digital Art (500 mila euro) e la galleria d'arte (500 mila euro). Raccuja si accontenterebbe di “appena” 25 mila euro per istituire dei corsi di formazione per lavoratori nella costruzione di elementi lapidei architettonici in pietra locale e suo restauro e restauro mobili in legno. Ottocentosettanta mila euro sono stati richiesti dal comune di Sant'Agata Militello per la “riqualificazione del borgo marinaro e le aree intorno al castello Gallego”. Il comune di Forza d'Agro ha chiesto 700 mila euro per riaprire le botteghe di via Belvedere. I comuni di Santo Stefano di Camastra e di Ficarra hanno chiesto 250 mila euro a testa per un laboratorio di ceramiche innovativo nel primo caso, e di valorizzazione dei beni architettonici nel secondo. Ammesso il progetto "Percorsi dell'acqua, tra memoria e tradizioni" del Comune di Messina, per 450 mila euro. In realtà la provincia di Messina aveva prodotto un numero ben più alto di progetti. A non rientrare tra le priorità la nuova sede espositiva antiquarium di Milazzo, lʼallestimento del Museo Brea e di Villa Amato, la rassegna “Eolie-tappe di viaggio” e il Centro per lʼarte contemporanea nel Parco Archeologico: in tutto, 4 milioni e 759mila euro. Il Parco di Naxos, invece, proponeva i restauri del teatro Odeon di Taormina, del paesaggio storico con itinerari integrati tra Taormina e Naxos, la trasformazione del Castello Schisò in sede museale, itinerari integrati tra Naxos e Francavilla con studio dellʼentroterra di Naxos e Tauromenion, la messa in sicurezza e ampliamento dei percorsi dellʼantica Naxos. La cifra complessiva è fra le più alte richieste: 21 milioni e 254mila euro. ROMETTA Un percorso per i croceristi Il comune crea un percorso “bizantino” ROMETTA. Mille secoli di storia fanno di Rometta una tappa obbligata del circuito turistico crocieristico promosso dalla provincia regionale di Messina. “Rometta e i Bizantini Urbs Munitissima” è il nome dell'itinerario che avrebbe come fulcro centrale l'area dell'antica roccaforte che affaccia sulle alture di Dinnamare, la Chiesa bizantina del VI secolo, il Palatium di Federico II, la cinta muraria e tutte le testimonianze che ancora testimoniano di insediamenti romani, bizantini, arabi, normanni, angioini, aragonesi e spagnoli. Le ultime scoperte archeologiche hanno incentivato, inoltre, la realizzazione di un museo civico cittadino da allestire nei locali dell'ex Opera Pia “Scandurra”, che fino all'anno scorso ospitavano il municipio. A ridosso di Porta Messina, infatti, nel costone roccioso sottostante il giardino del “Belvedere”, sono riaffiorate quattro grotte, coperte da rovi, tra le quali è stato individuato un ipogeo funebre di epoca bizantina. La scoperta è stata effettuata dagli operai comunali, nel corso di lavori di scerbatura allo scopo di ricavare un percorso turistico che creasse un itinerario che conducesse, dalla zona di Sottocastello alla porta della città, passando poi per le mura merlate e i resti del castello di Federico II. La conferma di trovarsi dinanzi a una grossa scoperta è venuta dallo stesso soprintendete ai Beni culturali di Messina, il dott. Salvatore Scuto, che su richiesta del sindaco Roberto Abbadessa ha compiuto un sopralluogo nel quale ha constatato che si tratta di un probabile caso di sepoltura risalente al periodo dal 535 al 965, quando Rometta, la greca “Erymata”, era una florida città-fortificata dell'Impero Romano d'Oriente. Sul luogo si è portata anche una equipe di archeologi della Soprintendenza, il presidente della provincia Nanni Ricevuto ed il capo provinciale della protezione Civi- pagina 42 le Bruno Manfrè. La giunta Abbadessa, dunque, ha subito abbracciato la proposta del vicesindaco Alberto Magazù di istituire il museo “Città di Rometta” che «avrà oggetto - come si legge nella proposta di delibera - l'archeologia, la storia, la cultura, le tradizioni, usi e costumi del territorio di Rometta». L'esposizione permanente tiene conto anche dei ritrovamenti dei resti di una fattoria romana risalenti al I secolo rinvenuti lo scorso gennaio nel quartiere Fondaco Nuovo a Rometta Marea, ai "Phitos" di S. Andrea, grandi urne funerarie con resti umani risalenti all'età del Bronzo e scoperti nel villaggio sabatino nel 2008 durante i lavori di metanizzazione. A questi reperti si aggiungerebbero, come collezioni, «anche quelli oggetto delle campagne archeologiche del passato (necropoli ellenistica, insediamenti del Neolitico e dell'età del Ferro), eventi storici significativi, come la resistenza alla conquista musulmana, o di personaggi che hanno dato lustro alla città come il giurista Mario Giurba». Antonio Bonaccorso posteranniversari centonove IL FONDATORE. Uberto Bonino IL DIRETTORE EDITORIALE. Lino Morgante IL DIRETTORE. Alessandro Notarstefano MESSINA. Il quotidiano soffia sulle candeline. Nino Calarco lascia il timone Gazzetta del Sud, i primi 60 anni Il nuovo direttore, Alessandro Notarstefano, sarà il primo nella storia recente dei quotidiani siciliani ad occupare una poltrona riservata ai proprietari. Alla direzione editoriale sbarca Lino Morgante DI DANIELE DE JOANNON MESSINA. Era la notte del 12 aprile 1952 quando, in una piccola tipografia di via XXIV Maggio a Messina, giornalisti, tipografi, linotipisti erano a lavoro per stampare la Gazzetta del sud. Lʼindomani mattina, il 13, le edicole della città della Sicilia, e soprattutto della Calabria, venivano inondate dal quotidiano che per quasi mezzo secolo ha caratterizzato Messina. A fondarla a 51 anni fu Uberto Bonino, figlio di un ammiraglio della Marina già comandante di Marisicilia, che era stato in precedenza eletto allʼAssemblea Costituente e poi deputato di destra durante la prima legislatura. Nel 1952 esisteva già un giornale dal 1944, il “Notiziario di Messina e della Calabria”. Bonino, nel corso degli anni, seppe difendere la sua “intuizione da tutto e da tutti. Il primo scontro fu con “La Tribuna del Mezzogiorno”, di proprietà del Gruppo Pesenti, titolare dellʼItalcementi e di altri quotidiani. Bonino, però, chiuse un accordo con il concorrente e Pesenti diventò lʼazionista privato di maggior peso della Ses, acquisendo il 33%. In territorio calabrese, zoccolo duro del giornale, si profilò poi lʼurto, negli anni ʻ70, con Giacomo Mancini, parlamentare socialista e poi ministro dei Lavori pubblici, che inventò con il petroliere Rovelli “Il giornale di Calabria”. Bonino, però, seppe trovare unʼintesa anche con il politico, che venne ad inaugurare la nuova sede del giornale, e Rovelli vendette tutto. Ad acquistare una sua società, la Messapia, che possedeva il 15% della Gazzetta, fu Mario Ciancio, proprietario del La Sicilia, che così riuscì a mettere un piede dentro la Ses. LʼADDIO DI CALARCO. Se Giovanni Bruti, sul primo numero, titolava il suo editoriale “Senza sigle”, Nino Calarco, che è stato senatore della Dc e presidente della Stretto di Messina, ha sempre amato dire che il suo giornale era “senza padrini né padroni”. E definire “sua” la Gazzetta è più che appropriato, visto che è il direttore più longevo della storia della carta stampata nonché il presidente della Fondazione Bonino Pulejo, che detiene la maggioranza delle azioni della società editrice. Il 13 aprile, allo scoccare dei 60 anni, Calarco Accanto, il direttore uscente Nino Calarco. Sopra, lʼamministratore della Ses Gianni Morgante lascerà la direzione dopo 44 anni ininterroti. Solo una volta, nella sua lunga carriera, pensò di dimettersi. Nel 1979, quando era in corsa per il senato con la Dc. Le ipotesi sulla successione furono pubblicate dal settimanale Il Soldo nel numero del 10 marzo. Ecco quali erano: “In corsa per la poltrona, oltre a Biagio Belfiore, vi sono dichiaratamente tre persone: Angelo Beninato, Lino Amendolia e Giovanni Morgante (amministratore della stessa Ses, ndr). Poi c'è un aspirante non dichiarato ma temuto da tutti, Alfredo Leto, il redattore capo.... Calarco ha annunciato al comitato di redazione che la soluzione sarà interna e sono stati fatti vari pronostici: Morgante direttore e Leto redattore capo, oppure Amendolia direttore e Morgante redattore, oppure Belfiore direttore e Leto redattore». In vista del 13, in questi mesi come allora, i pronostici si sono sprecati. IL DELFINO NOTARSTEFANO. Per la successione, Calarco ha scelto il 13 APRILE 2012 caporedattore Alessandro Notarstefano. Una indicazione che è stata una notizia nella notizia. Per la prima volta nella storia recente dei tre quotidiani siciliani, infatti, a occupare la poltrona numero uno non sarà lo stesso proprietario o un componente della proprietà. Il “nominato” commenta così: «Non mi sono mai posto il problema di diventare direttore. Certo, penso in prospettiva, ma non così tanto e con tale ambizione». Ma come cambierà la Gazzetta? «Non perderà sicuramente di vista la continuità rispetto ai grandi temi nazionali, sulla scia dellʼintuizione di Bonino, rivolgendosi a piazze che hanno un unico giornale. La nostra caratterizzazione sul territorio, però, sarà ancora più accentuata di quanto già non lo sia già stata negli ultimi mesi. Per me spiega - puntare sul territorio significherà anche accentuare le inchieste, valorizzare la società civile, stare attenti a sviluppare punti di vista originali dando voce ai lettori. La Gazzetta ha un blasone e una eredità che non vanno sprecate, ma anzi rilanciate in tempi in cui la carta stampata deve ritrovare un suo spazio». IL DIRETTORE EDITORIALE. La novità che scatta con il sessantesimo è anche unʼaltra. Il giornale non avrà un vicedirettore (al momento non indicato), ma un direttore editoriale. Lʼincarico è stato affidato a Lino Morgante, caporedattore uscente come Notarstefano e al timone della cronaca di Messina: «Per me sarà unʼesperienza nuova. Sono entrato in Gazzetta 25 anni fa e ho fatto un poʼ di tutto, quindi ai cambiamenti sono abituato e mi stimolano», spiega Morgante. Che chiarisce anche il ruolo che dovrà ricoprire: «Quella del direttore editoriale non è una figura usuale, ma esiste nelle aziende, come la nostra, che possiedono più testate. Il mio lavoro sarà finalizzato a rendere la Gazzetta un giornale multimediale. Certo, che dire, il primo amore, la cronaca, non si scorda mai. E poi chi fa il giornalista ama le notizie....». NIENTE MONDANITAʼ. Ma come verranno festeggiati i sessanta anni? «Niente di mondano, solo una bicchierata in redazione, attendendo la copia del giornale. Insieme al numero in edicola, verrà dato ai lettori un magazine di 256 pagine che ripercorre gli ultimi sessanta anni di storia di Italia, Sicilia e Calabria. È dello stesso formato di Sette del Corriere della Sera, interamente a colori. Penso sia il giusto omaggio a chi ci segue ormai da tanti anni», conclude Morgante. ALTRE TESTATE Gds, valzer di incarichi Deliziosi e Fiorito nominati caporedattori PALERMO. E qualcosa si muove anche allʼinterno del più blasonato quotidiano dellʼIsola, il Giornale di Sicilia. Dopo le nomine a caporedattore per Francesco Deliziosi e Guido Fiorito, e a vicecaporedattore per Marco Romano, in vista cʼè la promozione a caposervizio per la cronaca regionale di Filippo DʼArpa. Il giornale, fondato a Palermo subito dopo l'arrivo in Sicilia di Giuseppe Garibaldi, col nome di “Giornale officiale di Sicilia”, esce il 7 giugno 1860, con Girolamo Ardizzone come editore e direttore. La prima pagina titolava proprio dell'arrivo dell'eroe dei due mondi a Palermo. Nato come espressione del gruppo democratico crispino e divenuto in seguito filoministeriale, è una prosecuzione del bollettino del Comitato Rivoluzionario del 1848 finito poi nelle mani del governo borbonico. La sua storia di gior- pagina 43 nale indipendente comincia con la famiglia Ardizzone. Nel 1965 Piero Pirri diventa amministratore delegato del quotidiano e nomina alla direzione Delio Mariotti, al quale succede nel 1969, prima di cedere la direzione a Roberto Ciuni, che lascerà la guida a Lino Rizzi e Fausto De Luca. La quota di maggioranza delle azioni rimane sempre in mano alla famiglia Ardizzone, e nel 1982 Antonio Ardizzone diventa anche direttore del giornale, affiancato da Giovanni Pepi prima come vicedirettore e poi come condirettore responsabile. Il terzo giornale siciliano è La Sicilia di Catania. Fondato il 15 marzo 1945 come organo del Partito Liberale siciliano, viene finanziato da un gruppo di personaggi liberali e monarchici tra cui vi erano Domenico Sanfilippo, l'avvocato Mattia Ciancio e l'industriale dei molini Fazio, proprietari della società editrice Rinnovamento. La direzione venne affidata ad Alfio Russo. Nel 1976 Mario Ciancio Sanfilippo, nipote del fondatore, diviene direttore ed editore del giornale. È uno degli editori più potenti dʼItalia. (D.D.J.) posterweekend 13 APRILE 2012 come... dove... quando... venerdi' 13 aprile CATANIA. “Un tram che si chiama desiderio” nella lettura del regista Antonio Latella. Il trio Marinoni, Marchioni, Valgoi nei ruoli principali della coproduzione ErtTeatro Stabile Catania. Teatro Ambasciatori ore 21 MESSINA. “LʼUfficio” MUSICA sabato 14 aprile con la regia di Ninni Bruschetta e interpretato da: Maurizio Marchetti, Antonio Alveario, Giampiero Cicciò, Maurizio Puglisi, Lucio Patanè, Adele Tirante e Livio Bisignano. Teatro Vittorio Emanuele. Ore 21 CAPO DʼORLANDO. Al Cine Teatro Rosso di San Secondo Paolo Labiati e Giorgio Verduci, nell'ambito della I^ edizione di Cabarettando. Ore 21 CASALVECCHIO. 13^ edizione dellʼAtelier Internazionale della Musica diretta dal Maestro Gianfranco Pappalardo Fiumara. Mozart e Salieri Concerto dell'Orchestra Sinfonica di Palermo. Ore 20 PALERMO. Al Ccp Agricantus 'Sopra un palazzo c'è un cane pazzo' il nuovo spettacolo di Sergio Vespertino. Ore 21.30 CATANIA. “Un tram che si chiama desiderio” del regista Antonio Latella. Il trio Marinoni, Marchioni, Valgoi nei ruoli principali. Teatro Ambasciatori ore 21 MESSINA. “LʼUfficio” con la domenica 15 aprile regia di Ninni Bruschetta e interpretato da: Maurizio Marchetti, Antonio Alveario, Giampiero Cicciò, Maurizio Puglisi, Lucio Patanè, Adele Tirante e Livio Bisignano. Teatro Vittorio Emanuele. Ore 21 PALERMO. Al Ccp Agricantus 'Sopra un palazzo c'è un cane pazzo' il nuovo spettacolo di Sergio Vespertino. Ore 21.30 ACIREALE. 'L'Avaro' di Moliere con Pippo Pattavina. Teatro Maugeri. Ore 21 CATANIA. “Un tram che si chiama desiderio” nella lettura del regista Antonio Latella con Marinoni, Marchioni, Valgoi. Teatro Ambasciatori ore 21 MESSINA. “LʼUfficio” regia di Ninni Bruschetta con Maurizio Marchetti, Antonio Alveario, Giampiero Cicciò, PALERMO. Al Teatro Bellini con Galatea Ranzi di Cesare Natoli Filarmonica a meno 4 ULTIMI QUATTRO CONCERTI per il cartellone principale della Filarmonica Laudamo di Messina. Si comincia domenica 15 alle 18, al Palacultura, con “Estrio”, una formazione cameristica composta da Laura Gorna (violino), Cecilia Radic (violoncello) e Laura Manzini (pianoforte); programma dedicato allʼImpressionismo, con due Sonate di Ravel e un Trio di Debussy. Domenica 22, invece, è di scena Benedetto Lupo, uno dei pianisti più apprezzati del panorama nazionale. Una settimana dopo (stessi luogo e orario) sarà la volta dellʼorchestra di fiati del Conservatorio “Corelli” e del violoncellista Marco Scano, diretti da Lorenzo Della Fonte. Domenica 6 maggio, infine, lʼomaggio al jazz del trombettista Enrico Rava e del suo quintetto. Da segnalare, inoltre, i tre appuntamenti previsti alla Galleria dʼarte della Provincia (ore 17): il trio Art-Kalispera e il violinista Fabrizio Longo (rispettivamente il 17 e il 19 aprile) e lʼOrchestra multietnica Ritmo Live, diretta da Maria Grazia Armaleo, il 3 maggio. NUOVEVISIONI centonove Il Mistero doloroso di Ronconi Dall’amonimo racconto di Ortese una storia d’amore e morte nella Napoli di fine ‘700 di Marco Olivieri Cinema italiano negli Usa CRONACHE AMERICANE seconda e ultima parte. Conclusasi con successo la settima edizione del Festival del cinema italiano all'Università di Yale, negli Stati Uniti, promossa dal Dipartimento di Italianistica, su impulso della docente Millicent Marcus, sono moltissime le suggestioni nel segno del binomio tra il grande schermo e l'Italia. Accolto bene dalla critica britannica, sta per arrivare anche negli Usa il film di Paolo Sorrentino “This Must Be the Place”, con Sean Penn. Smarrimento esistenziale, grandi scenari americani, ripresi in una chiave non stereotipata, e un gusto visivo che ricerca l'inedito, non senza ironia, sono la cifra stilistica di Sorrentino. Nel frattempo, in realtà come il Dipartimento di Italianistica di Yale si continua a educare giovani appassionati ai maestri Fellini, De Sica, Rossellini, Antonioni e Pasolini. Tra le mille sale di New York, invece, si scovano anche film come “Bianca” di Nanni Moretti e la recente commedia “Gianni e le donne” di Gianni Di Gregorio. Anna Maria Ortese DI PALERMO. Un appuntamento molto atteso nel panorama teatrale siciliano e nazionale: Luca Ronconi che dirige a Palermo Galatea Ranzi in “Mistero doloroso”, tratto dallʼomonimo racconto di Anna Maria Ortese (pubblicato postumo da Adelphi nel 2008). Riferiamo dello spettacolo che, nel contesto della stagione del “Biondo Stabile”, debutterà in prima nazionale al Teatro convegni mostre In memoria di Mallandrino Pisces in fabula a Studio 71 MESSINA. In occasione della “XIV Settimana della Cultura”, evento a carattere nazionale che si svolgerà dal 14 al 22 aprile, a Zafferia, si aprono le porte di Villa Cianciafara, storica dimora nobiliare, per “Giuseppe Mallandrino. Ingegnere, Architetto, Ispettore per le Belle Arti. Un impegno per due ricostruzioni: il dopo terremoto e il dopo guerra”. Lʼevento, curato dallʼarchitetto Mirella Vinci, dirigente dellʼUnità operativa “Archivio Storico” e dallʼingegner Giuseppe Amedeo Mallandrino Cianciafara, proporrà lʼesposizione di importanti documenti dʼarchivio, dai progetti del noto ingegnere agli antichi volumi appartenenti alla sua famiglia. Sono inolte previsti due dibattiti: uno condotto da Giovanni Molonia su luci ed ombre della ricostruzione dellʼarchitettura sacra nel dopo terremoto e uno da Maria Giuffrè sulla tutela e valorizzazione degli archivi storici in Sicilia, più attività musicali concertistiche ed esercitazioni degli allievi dellʼIstituto Minutoli. PALERMO. Sarà inaugurata sabato 14 aprile alle ore 18, presso la galleria dʼarte Studio 71, Via Vincenzo Fuxa n. 9 Palermo, la mostra personale di Giuseppe Sciacca dal titolo: “Pisces in fabula”, Lʼartista presenta in questa mostra la sua produzione degli ultimi due anni scegliendo, come elemento centrale per i suoi lavori, il mare e i suoi abitanti: pesci, ricci, molluschi nonché isole fantastiche, vulcani in eruzione e, presenza quasi costante, la donna pescatrice dai tratti PAOLO RANDAZZO Bellini di Palermo dal prossimo 18 aprile al 13 maggio. Un appuntamento e una scommessa: dar forma teatrale, nel volto, nelle parole, nella presenza scenica della Ranzi (attrice di formazione ronconiana ma che ormai da anni vive e lavora a Palermo), ad uno struggente racconto di complessione visionaria dietro, e dentro, lʼapparente sua semplicità, dar vita al rito stesso del raccontare che è azione teatrale in sé, ancor prima di diventar dramma. La storia che verrà dunque narrata è intrecciata fitta dʼamore e morte ed teatro mitologici. Nel suo testo di presentazione in catalogo scrive Vinny Scorsone: (…) Regine, dee, semplici popolane nelle opere di questo artista si mischiano e compenetrano dando vita a nuovi miti. Le sue donne opulente difatti sono divinità dʼacqua e di terra. Sono rivelazioni inaspettate detentrici di poteri taumaturgici, pagina 44 capaci di “nutrire” i pesci anche fuori dal mare. Già, perché il mare di Giuseppe Sciacca si propaga idealmente anche oltre la demarcazione dellʼorizzonte. Esso si espande ed invade il dipinto. La natura morta è ribaltata; non oggetti e animali inerti o boccheggianti bensì modelli da ritrarre in tutta la loro bellezza e fulgore, portatori sani di vita anche quando appaiono infilzati da lunghi arpioni maneggiati da Veneri pescatrici. La mostra è visitabile fino al 5 maggio. I burattini con Nave Argo CALTAGIRONE. Quinto e ultimo appuntamento con la Rassegna di teatro per l'infanzia “Famiglie a Teatro” promossa dallʼ Associazione Culturale “Nave Argo”. Domenica 15 aprile alle ore 18,30 allʼAuditorium scolastico di Via Fisicara sarà in scena il Centro Teatrale Corniani di Mantova che presenterà “Fagiolino servo di due padroni” con Maurizio Corniani. Lo spettacolo avrà come protagonista il burattino Fagiolino che si ritrova nel bel mezzo di due avventure. Nella prima dovrà salvare la bella Rosaura dalle grinfie di un vecchio che vuole sposarla con la complicità dell'avido padre. Nella seconda dovrà aiutare due donne la cui eredità è nelle mire di un prepotente avventuriero. Già si guarda alla programmazione futura come dichiarato da Fabio Navarra, Presidente di Nave Argo: «Le nostre attività proseguiranno a giugno con il progetto "Universo Teatro" rivolto ai ragazzi delle scuole superiori del Calatino e con l'ottava edizione del Festival "Teatrinfiniti" a luglio. posterweekend centonove lunedi' 16 aprile Maurizio Puglisi, Lucio Patanè, Adele Tirante e Livio Bisignano. Teatro Vittorio. Ore 21 PALERMO. Al Ccp Agricantus 'Sopra un palazzo c'è un cane pazzo' il nuovo spettacolo di Sergio Vespertino. Ore 21.30 PALERMO. Simonetta Agnello Hornby presenta 'La breve storia della Sicilia' - Le radici antiche dei problemi di oggi, di Amelia Crisantino. Reading di Fabozzi e musica popolare de I Cirauli. Ore 18 Atelier Nuovo Montevergini CATANIA. “Un tram che si chiama desiderio” regia Latella con trio Marinoni, Marchioni, Valgoi. Teatro Ambasciatori ore 21 CATANIA. Al Parco ambientata nella Napoli di fine settecento «perduta sotto un cielo di una luminosità di pietra preziosa, raccolta in un silenzio incantato», che vive la sua caotica e luminosa essenza di metropoli mediterranea in unʼarmonia composta e cristallizzata tra le diverse classi sociali. In questo contesto si palesa unʼoperosa borghesia mercantile e, in questa borghesia, la famiglia di don Mariano Civile, una famiglia di guantai in cui nasce Ferrantina. La ragazza va in sposa al giovane scultore belga De Gourriex, bello e valente, ma economicamente spiantato e che ben presto si dimostrerà violento con la moglie. Poco prima di morire le darà una figlia: Florida, comunemente detta «Florì»: una creatura perfetta, fragilissima, inquieta ed inquietante. Se per continuare a vivere Ferrantì, la madre, diventa sarta e si arricchisce con la sua bottega, la piccola Florì cresce in un suo incantato mondo di sogni. Un mondo arcano e inafferrabile che traspare tuttavia, traspare palpitante nel suo volto, semplice e profondo, di adolescente e che sa fare innamorare persino il nipote del re, il potente e ambitissimo principe Cirillo. Cedere a questo Galatea Ranzi amore, cedere anche solo al sogno proibito di questo amore, al suo mistero doloroso, riconoscerlo, riconoscerne la forza e la necessità, cedergli anche per lʼistante di un solo sguardo, equivale a rompere irreparabilmente un equilibrio perfetto e a commettere un peccato che mai più la piccola Florì saprà perdonarsi, chiudendosi, per sempre, Luca Ronconi in un silenzio definitivo. cinema Strage Capaci, trailer di “Damiano” CATANIA. La strage di Capaci vista con gli occhi di un bambino di nove anni, il cui maestro e mentore viene ucciso dalla mafia, che da grande sceglie di seguire le orme degli eroi della giustizia, divenendo un magistrato in prima linea nella lotta alla mafia. E' la storia che racconta 'Damiano', cortometraggio del regista catanese Giovanni Virgilio, attualmente al vaglio per le selezioni al Festival di Cannes, che sarà presentato venerdì prossimo a Catania. Realizzato in occasione del ventennale della strage di Capaci, il cortometraggio, del quale venerdì sarà proiettato un trailer, è stato realizzato nell'ambito di un progetto educativo dedicato alle scuole, condiviso dall'associazione 'AddioPizzo Catania', al quale ha aderito la Provincia, che prevede la proiezione in diverse scuole del territorio. Alle riprese hanno preso parte 18 alunni dell'Istituto Statale P.M. Gabriele Allegra di Valverde. Il corto è dedicato a Damiano Russo, giovane attore del cinema indipendente ed interprete della fiction 'I liceali', scomparso prematuramente il 22 ottobre del 2011. Alla presentazione saranno presenti, regista e protagonisti: Alessio Vassallo, il piccolo Uriele Giambra (Damiano) e Ignazio Barcellona (maestro). Archeologico Greco Romano lʼEneide di Virgilio, inscenata da Agostino De Angelis con la collaborazione di Extramoenia. Ore 10.30 e 17.30 martedi' 17 aprile CATANIA. “Un tram che si chiama desiderio”, regia Antonio Latella. Teatro Ambasciatori ore 21 MESSINA. Trio Art Kalispera, con Carmen Barone (soprano), Salvatore Ciccotta (clarinetto), Antonella Sorbello (pianoforte). Organizzatore: Filarmonica Laudamo.Galleria Provinciale d'Arte Moderna e Contemporanea alle ore 17 PALERMO. Al Teatro Dante ore 21 Noemi in concerto. ACIREALE. Tiziano Ferro in concerto al Palasport. Ore 21 CATANIA 13 APRILE 2012 mercoledi' 18 aprile CATANIA. “Un tram che si chiama desiderio” nella lettura del regista Antonio Latella. Il trio Marinoni, Marchioni, Valgoi nei ruoli principali della coproduzione Ert-Teatro Stabile Catania. Teatro Ambasciatori ore 21 ACIREALE. Tiziano Ferro in concerto al Palasport. Ore 21 giovedi' 19 aprile CATANIA. “Un tram che si chiama desiderio” nella lettura del regista Antonio Latella. Il trio Marinoni, Marchioni, Valgoi nei ruoli principali della coproduzione ErtTeatro Stabile Catania. Teatro Ambasciatori ore 21 CATANIA. Personale di Cosimo Sebastiano Auteri dal titolo 'La città degli Angeli'. Presso la Galleria dʼArte Ristorante Pizzeria Pizzart DE GUSTIBUS di Massimo Lanza Sicilia en primeur sotto il vulcano Un momento dello spettacolo I Giganti della Montagna Pirandello recita Pirandello CATANIA. Chi ucciderà lʼArte? Forse lʼArte stessa, bruciata dal sacro fuoco che pure la alimenta. L'Arte, magnifica ossessione destinata a schiantarsi contro il rifiuto e lʼinsensibilità del potere materiale. È un epilogo affatto consolatorio quello che Stefano Pirandello ha steso di suo pugno per I Giganti della Montagna, lʼincompiuto capolavoro del padre Luigi, che avrebbe indicato al figlio in limine mortis la soluzione cercata per anni. Il finale “aggiunto" sarà ora per la prima volta recitato come testo che integra la messinscena: è questa la scelta del regista Giuseppe Dipasquale, direttore del Teatro Stabile di Catania, per il nuovo allestimento alla sala Verga dal 20 aprile al 12 maggio. La produzione si avvale delle scene di Antonio Fiorentino, i costumi di Elena Mannini, le musiche di Marco Betta, i movimenti coreografici di Donatella Capraro, le luci di Franco Buzzanca. Di prestigio il cast degli interpreti che vede nei ruoli principali Magda Mercatali (Ilse, la Contessa), Vincenzo Pirrotta (Cotrone), Gian Paolo Poddighe (il Conte), affiancati da Anna Malvica, Vitalba Andrea, Giancarlo Condè, Barbara Gallo, Enzo Gambino, Camillo Mascolino, Plinio Milazzo, Giampaolo Romania, Sergio Seminara. In scena agiscono ancora i neodiplomati della Scuola dʼArte drammatica dello Stabile etneo, intitolata ad Umberto Spadaro: tredici giovani che rispondono ai nomi di Lucia Fossi, Luca Iacono, Marina La Placa, Liliana Lo Furno, Alberto Mica, Viviana Militello, Nicola Notaro, Ramona Polizzi, Lucia Portale, Francesco Russo, Clio Scira Saccà, Giorgia Sunseri e Irene Tetto. Come e più che in altre sue opere, nei Giganti della Montagna Luigi Pirandello avverte acutamente quanto l'Arte, libera manifestazione dello spirito, sia nel suo esercizio costantemente minacciata da nemici più o meno consapevoli. Una preoccupazione particolarmente esasperata nella versione raccolta da Stefano Pirandello, che si può leggere in "Maschere nude", laddove l'Arte risulta innocente vittima sacrificale della propria incontenibile volontà di pervadere tutto e tutti, esito tragico di una pièce su cui il grande Girgentano si tormentò per un quasi un decennio, a partire dall'estate 1928. La prima rappresentazione (regia di Renato Simoni, interpreti Memo Benassi, Andreina Pagnani, Carlo Ninchi e Salvo Randone) avvenne a Firenze nel 1937, un anno dopo la morte di Luigi Pirandello: successo postumo per l'autore che dopo Lazzaro e La nuova colonia aveva voluto dedicare ai giganti il terzo titolo del suo “ciclo del mito”. pagina 45 SICILIA EN PRIMEUR 2012 è ormai in dirittura dʼarrivo, saranno ben 28 aziende, per oltre 200 vini in degustazione, che parteciperanno allʼappuntamento che annualmente viene organizzato da Assovini Sicilia. Questʼanno ad ospitare la manifestazione sarà un territorio di grande suggestione: lʼEtna, un luogo magico e unico non solo per il Vulcano ma anche per la peculiarità della sua terra e dei suoi vini, oggi riscoperti e amati da esperti ed eno-appassionati di tutto il mondo. Con queste premesse la manifestazione fortemente voluta da Assovini Sicilia ha già le carte in regola per accogliere al meglio dal 20 al 22 aprile i tanti giornalisti enologici provenienti da tutto il mondo con lʼobiettivo di far conoscere i vini siciliani dellʼultima vendemmia e quelli che saranno messi in commercio nel corso del 2012. Sede dellʼedizione di questʼanno sarà lʼEtna Golf Resort a Castiglione di Sicilia alle pendici dellʼEtna. Il ricco programma prevede una serie di tour in giro per le cantine che parteciperanno allʼevento e ben tre degustazioni tecniche riservate ai giornalisti che così potranno farsi unʼidea ben precisa dellʼandamento generale della vendemmia 2011 ma soprattutto della salute dellʼenologia siciliana attraverso la degustazione dei vini che stanno per essere messi in commercio. Ma la novità di questʼanno è che Sicilia En Primeur si apre anche al grande pubblico, infatti domenica 22 aprile, dalle 18 alle 22, in una location di eccezione: la Città del Gusto di Catania, situata alla Vecchia Dogana del porto della città etnea i tanti enoappassionati siciliani potranno degustare in anteprima tutte le novità che a giorni saranno sul mercato. Inutile sottolineare lʼimportanza di questa manifestazione che non guarda solo al mercato locale e a quello nazionale, ma si proietta prepotentemente verso lʼestero, che come confermano gli ultimi dati sullʼesportazione dei vini siciliani con segno positivo a due cifre, apprezza sempre di più i vini prodotti in terra di Sicilia. SICILIA DA ASSAGGIARE! La caponata dei baroni ANTICO PIATTO DELLA CUCINA POPOLARE che nasce dalla tradizione culinaria dellʼaristocratica siciliana. L'etimologia deriverebbe dal “capone”, nome con il quale in alcune zone della Sicilia viene chiamata la lampuga, un pesce dalla carne pregiata ma piuttosto asciutta che veniva servito sulle tavole aristocratiche condito con la salsa agrodolce tipica della caponata. Il popolo, non potendo permettersi il costoso pesce, lo sostituì con le economiche melanzane aggiungendo a volte i peperoni. Ingredienti per 6 persone: 3 melanzane, 3 peperoni, 50 gr. di capperi, 100 gr. di sedano, 3 cipolle, 150 gr. concentrato di pomodoro, 100 gr. di zucchero, 1 bicchiere di aceto, pinoli, uva passa,1/4 di olio d'oliva, 150 gr. di mandorle tostate e grattugiate, 3 uova Procedimento: Tagliare le melanzane e i peperoni a dadini e friggerli separatamente. Soffriggere la cipolla insieme al sedano dopo averlo scottato, unire i pinoli, l'uva passa e i capperi. Aggiungere aceto e pomodoro e regolare con lo zucchero. Tagliare le uova sode a rotelle e sistemarle sopra. Spolverare a freddo con le mandorle e servire. Disio Hostaria Via dei Monti, 98049 - Serro ~Villafranca Tirrena (Me) tel. +39 329 7967075- www.disiohostaria.com [email protected]. 13 APRILE 2012 IO, CITTADINO di Eugenio Caputo posterlettere&... DISCUTIAMONE DI ROCCO CHIRIELEISON centonove HERITAGE Inciampi sul marciapiede? Quando paga il Comune Se il Comune di Messina “scopre” il piano regolatore INCIAMPANDO in una buca sul marciapiede sono caduta ed ho subito una distorsione oltre alla rottura delle bottiglie nell busta della spesa. Posso chiedere i danni al Comune? Antonia - Messina INSOMMA, PARE CHE lʼAmministrazione comunale della nostra città abbia fatto una scoperta, una scoperta molto importante – anzi, direi proprio formidabile - che metterà finalmente fine alle tribolazioni di noi cittadini e risolverà tutti i problemi di Messina. Come ci ha informato la Gazzetta del Sud di domenica 8 la scoperta è – come ha lucidamente argomentato lʼassessore allʼurbanistica - che una Amministrazione comunale deve avere cura del proprio territorio e che una città grande come Messina non può non avere un Piano Regolatore Generale. E si è scoperto pure che lʼambiente va tutelato, che ci vuole una svolta culturale e che bisogna ridurre il consumo di suolo. Così come bisogna recuperare il “senso di città” che Messina ha smarrito e che è necessario mitigare il rischio idrogeologico e quello sismico. Beh, che ve ne pare? Secondo voi il problema è che ancora non sanno che lʼacqua calda lʼhanno già scoperta, o è solo un problema di faccia tosta, per non dire altro? Messina ha subìto nel corso della sua storia diversi disastri naturali, e il terremaremoto del 1908 è stato quello più rovinoso, non solo per la violenza distruttiva dellʼevento ma per quelli che, sfortunatamente per la città, si sono occupati della gestione del dopo: il governo “italiano”, che ancora non aveva compiuto i 50 anni, al quale non pareva vero di potere completare il lavoro di spoliazione e distruzione della fiorente economia messinese iniziato con lʼunificazione (!); quel poco, infatti, che il sisma aveva risparmiato fu in gran parte distrutto dai gestori politici. Ma i guai non sarebbero finiti lì perché una lunga serie di “banchetti” e di “gozzoviglie” si sarebbero succeduti fino ai nostri giorni, con qualche breve parentesi, a danno della città - che perdeva definitivamente la sua identità storica, culturale e urbanistica - e dei messinesi, che perdevano ogni speranza e la voglia di battersi per un futuro, accontentandosi delle piccole elemosine di amministratori sempre più cinici e famelici. Ora ci vengono a dire, con notevole improntitudine, che bisogna che ci sia una svolta culturale eccetera, eccetera………. Non so se piangere o ridere. Ma la cosa che lascia più basiti è che se chiedete conto e ragione del loro operato ai signori amministratori della città, vi sentirete rispondere che loro non cʼentrano e non hanno alcuna colpa perché “loro” la situazione disastrosa lʼhanno ereditata. Insomma la solita storiella dello scaricabarile alla quale, purtroppo, ancora troppi messinesi credono, indifferenti allʼinfinocchiamento. La questione, come ho già avuto modo di dire in altre occasioni, è che in questa città buona parte dei politici, dei professionisti e degli imprenditori sono geneticamente privi di senso di cittadinanza e perseguono lʼunico scopo di badare al proprio particulare infischiandosene del territorio, della cura della città e dei cittadini e dellʼidentità storicoculturale di Messina. Quindi le parole e le dichiarazioni dʼintenti serviranno magari ad alleggerirsi la coscienza ma non risolveranno certo i problemi di Messina e dei suoi abitanti. Lʼunica possibilità di riscatto di questa martoriata e sfortunata città è che una grossa folata di vento spazzi via quanti non sanno fare altro che i loro propri interessi a scapito della collettività. Lo so, ci vuole un vento speciale, che non esiste nella rosa dei venti, un vento che venga ben alimentato e indirizzato; e questo possono farlo solo i messinesi con il cuore e la testa, riscattandosi da troppi decenni di errori e indifferenza e dimostrando finalmente – soprattutto a sé stessi - di essere in grado di fare intelligenti e oculate scelte politiche nellʼinteresse proprio, della città e delle future generazioni. Poi i piani regolatori generali, la riparazione dei danni e degli sfregi, la svolta culturale e la rinascita verranno, e saranno reali non fumose chiacchiere. Imparare a gestire il sapere DI SERGIO BERTOLAMI In base ad un consolidato orientamentodella giurisprudenza lʼincidenteavvenuto su strada pubblica ai danni di un utente rientra nell'ambito dellaresponsabilità ex art. 2051 c.c. per i danni cagionati da cose incustodia, in quanto nell'ipotesi di beni demaniali in effettiva custodia dellapubblica amministrazione è sufficienteche sussista il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno arrecato, senza che rilevi al riguardo la condotta del custode e l'osservanza o meno diun obbligo di vigilanza. Tale tipo di responsabilità è esclusa solo dal casofortuito, fattore che attiene non già ad un comportamento delresponsabile bensì al profilo causale dell'evento, riconducibile ad un elementoesterno, recante i caratteri dell'oggettiva imprevedibilità ed inevitabilità eche può essere costituito anche dal fatto del terzo o dello stesso danneggiato.Presupposto di questa responsabilità è l'obbligodella P.A. di provvedere alla manutenzione delle strade pubbliche di suaproprietà. Tale obbligo discende non solo da specifiche normedell'ordinamento ma anche dal generale obbligo di custodia incombente sulproprietario. Il danneggiato cheinvochi detta responsabilità non è, pertanto, onerato della dimostrazione dellaverificazione del danno in conseguenza dell'esistenza di una situazionequalificabile come insidia o trabocchetto, dovendo esclusivamente provarel'evento dannoso e l'esistenza del rapporto eziologico tra la cosa e l'eventosuddetto. Di contro il custode, anche quando si tratti di P.A., per liberarsidalla presunzione di responsabilità per il danno cagionato dalla cosa, deveprovare che esso si è verificato per caso fortuito, non ravvisabile comeconseguenza della mancanza di prova, da parte del danneggiato, dell'esistenza dell'insidia. Per ulteriori informazioni [email protected] tel. 0909430208 - fax 0909430210 ECOLOGIA E AMBIENTE MESSINA. È oramai un plus valore il fatto che le cose non debbano essere sempre “speciali”, ma semplicemente “normali”. Vale anche per quanto riguarda lʼinsegnamento: con i giovani che vogliono veramente imparare e i più maturi disponibili veramente ad insegnare, comunicando esperienze acquisite sul campo. Invece, chi si trova a trattare con i giovani può leggere spesso lʼincapacità di scorgere orizzonti lontani. Primo fra tutti che ognuno di noi può valere molto più di quello che crede. La vera sfida da evidenziare consiste nello stabilire, ora più che mai, quale sia il criterio di scelta più opportuno per affrontare una pluralità straripante di dati. Ecco perché lʼinsegnamento passa da una questione di trasmissione di contenuti ad un processo di metodo. La diffusa richiesta degli allievi è un maggiore tempo concesso allʼesercizio. Come se pratica e teoria potessero essere scisse. Chiedi, allora, di operare una ricerca e li vedi annaspare, non solo in una biblioteca, ma persino davanti al mare infinito del web. Se dunque oggi è il tripudio delle informazioni, dobbiamo chiederci dove si trovino i contenuti e soprattutto quali siano i parametri di selezione. Non è possibile assumere notizie a caso, ma sapere quali siano utili ed attendibili, quale via occorra seguire. Ecco dunque che gli studenti cominciano, via via, a comprendere che il processo metodologico di ricerca, poi di lettura e dʼinterpretazione, di un testo scritto oppure visuale, è frutto di una preparazione complessa. Perché la realtà è il prodotto di una costruzione da analizzare nei suoi elementi fondamentali. Non era Michel Foucault che ci ha insegnato come occorra “smontare il montaggio” con cui si è congegnato lo sviluppo della storia? È una quantità di elementi che bisogna isolare, raggruppare, rendere pertinenti, mettere in relazione, costituire in insiemi. Chi si impegna nello studio potrà comprendere che il passato è terribilmente variegato, quanto e più del presente. [email protected] di Anna Giordano Anas e strade pericolose IL TEMPO, INTESO come manifestazione del meteo, influenza i nostri spostamenti. Eʼ più che normale che il vento impetuoso blocchi i collegamenti con le isole minori, è sempre accaduto e sempre accadrà, chi va su di unʼisola ne deve essere perfettamente consapevole, e se ha i giorni contingentati, deve mettere in conto di non potere rispettare le scadenze. Ora più che mai, con le previsioni meteo spesso azzeccate. Ed ecco che si legge dei visitatori delle Isole Eolie, inferociti, perché bloccati senza poter tornare. Magari a qualcuno verrà in mente di progettare un ponte o un tunnel, così i turisti saranno in grado di tornare anche sotto una burrasca di primavera, stagione in cui – insieme allʼautunno – si scatenano i venti impetuosi. Qualcuno potrebbe ricordare loro che le isole si chiamano Eolie, per il dio Eolo? Ovvero il dio del vento? Detto questo, ci sono poi collegamenti che al contrario, dovrebbero essere funzionali e funzionanti sempre, anche con le burrasche, le celle temporalesche e ogni genere di tempesta che possa manifestarsi. Ma non lo sono. Le autostrade e le strade statali, quelle in capo allʼAnas, sono un terno al lotto e se danneggiate, rimangono tali per anni e anni. Che gli automobilisti debbano contare sullʼintelligenza altrui per non precipitare o non investire (ingresso autostrada di Villafranca, il baratro sotto), che debbano sperare che non precipiti giù tutto o non si apra una voragine (contrada S. Nicola, SS113), che abbiano i minuti contati ma debbano stare allʼeterno semaforo (Calamona, SS113dir), che debbano sperare di non incrociare un camion o un autobus quando per evitare massi e terra devono invadere la corsia opposta (Ac- pagina 46 qualadroni SS113dir), giusto per citarne alcune, non è da paese del G8, ma da quinto mondo, manco terzo e nemmeno quarto. Basta la pioggia, o un microsisma, o entrambe, ed ecco che ciò che dovrebbe essere sempre funzionale e funzionante, con qualunque tempo, si trasforma in una gimkana, in un terno al lotto, in un colpo di fortuna (o sfortuna). Eppure, lʼavevo scritto già più di un anno fa, sulla SS113 dir, era spuntato un cartello mai visto altrove: in caso di eventi meteorologici intensi, divieto di transito. Della serie, sapevamo già da molto tempo prima che se avesse piovuto qualche pezzetto di collina crollava, ma non abbiamo fatto nulla, e se volete evitare guai, noi vi abbiamo avvisato. Mi consta che chi dirige lʼAnas sia lo stesso che è Ad della ponte Spa. Con ampi compensi. Vergognoso che le strade in capo allʼAnas siano rotte, pericolanti, crollate, prossime al crollo, da anni, e nulla cambi. Su questo, silenzio totale o quasi. Però ci propinano lʼinutile ponte. No comment. poster...commenti centonove ALFABETO MINIMO di Giovanni Merenda ELIODORO Bosseide LE DISGRAZIE non vengono mai sole. Ci apprestavamo all'inizio della settimana pasquale a fare una noterella sulle disgrazie di Umberto che a quanto pare non ha molta fortuna con i figli. Dopo il Trota (abbiamo saputo da fonte sicura che anche lui è convinto di chiamarsi Il Trota e se gli telefonate vi risponde: “Pronto, sono il Trota.”) avremmo scommesso che non si poteva avere di peggio, ma un altro figlio Roberto Libertà (non è finita qua poi arriva Sirio Eridano), non ancora così noto (ma è questione di tempo) è riuscito a farsi condannare a una multa di 1400 euro per un gavettone alla candeggina a un poveraccio che non condivideva le sue idee (idee????) politiche. Poi c'era pure da notare l'inaugurazione di Bossi padre a Marcallo, tra fischi e lazzi, di un improbabile Viale Padania. Ma la settimana era appena cominciata e la Lega si è ritrovata in casa un problema molto più scottante con buona pace di quelli che hanno creduto che potesse ripulire l'Italia dalla corruzione di Roma ladrona, uno che mentiva pure sul suo titolo di studio, con l'accompagnamento di ampolle con acqua di fiume e militanti ruttanti con le corna di bue in testa. Belsito, il tesoriere, è stato accusato di appropriazione indebita e truffa. E i soldi che sparivano sembra servissero anche a finanziare quei poverini della famiglia Bossi. A questo punto l'Umberto (che comincia sempre di più a ricordarci l'Armando della canzone di Jannacci, buttato giù dal tram dal gemello Maroni) se ne è uscito in una frase in puro stile Scaiola: “Denuncerò chi ha usato quei soldi per ristrutturare la mia casa!” 13 APRILE 2012 Roghi di città CATANIA. Dalla zona commerciale di Misterbianco a quella industriale di Catania, passando per il quartierebene di Catania, nel giorno di pasquetta. Roghi in serie, una lunga scia di fuoco che distrugge prima un grande magazzino di giocattoli e, qualche giorno dopo, brucia, in pieno giorno, mentre tutta la città è alla classica scampagnata, i cassonetti per la raccolta differenziata. A poche ore dalla denuncia, mediatica e legale del sindaco Stancanelli che ipotizza un cruento boicottaggio della raccolta differeniata, un altro rogo distrugge scarti di plastica e gomma in un deposito a Pantano d'arci. Qui non c'è solo il fumo, ma anche tanto, troppo arrosto che puzza di intimidazione. 150 PAROLE DA PALERMO Solo con due cani E tutto questo non è sufficiente! Son venuti in suo difesa i notabili del Pdl. Formigoni, sì proprio lui che si ritrova la giunta inquisita, ha detto: “Visto che è stato tirato in ballo il nome di Umberto Bossi mi sento di escludere in maniera assoluta ogni suo coinvolgimento". E poi come se non bastasse sull'Armando, pardon l'Umberto, è caduta la pietra tombale. Silviuccio loro Berlusconi ha dichiarato: “Chiunque conosca Umberto Bossi e la sua vita personale e politica, non può essere neanche lontanamente sfiorato dal sospetto che abbia commesso alcunché di illecito. E in particolare per quanto riguarda il denaro della Lega, del movimento al quale ha dato tutto se stesso. Perciò esprimo a Umberto Bossi la mia più affettuosa vicinanza". E sull'onesta di Bossi ha giurato, un giuramento sulla testa di Bossi e dei suoi figli (quelli di Bossi). I figli di Berlusconi gli hanno detto che se giura ancora sulla loro testa lo fanno interdire. A questo punto l'Umberto ha capito che la partita era persa e si è dimesso. In pratica Maroni l'ha buttato giù dal tram. A noi non fa piacere, povero Umberto, al suo posto c'è pure Calderoli, come dire che al peggio non c'è mai fine. Non resta che augurarci che Silvio Berlusconi faccia gli auguri al prossimo sfidante repubblicano di Obama, chiunque egli sia. ANIMAL HOUSE di Roberto Salzano Ancora Circo MESSINA. Le attrezzature del circo di Moira Orfei hanno preso sede presso la cittadella fieristica di Messina il 5 aprile e vi resteranno fino al 15. La presenza in città di una delle strutture circensi più antiche e famose al mondo offre la possibilità di discutere ancora una volta dei diritti degli animali, . Gli animalisti si sono sempre scagliati contro il ricorso ad animali durante spettacoli del genere. La tradizione del circo prevede lʼutilizzo di creature dalla più svariata provenienza, proponendo il loro coinvolgimento come un'esperienza unica ed istruttiva capace di far sognare grandi e piccini per tutto il tempo dello show, mostrando un rapporto tra uomo ed animale così stretto da stupire ed avvincere gli spettatori fino allʼultimo secondo. Leoni, tigri, giraffe, elefanti, cavalli non sono che alcuni degli animali che è possibile ammirare sotto il tendone. Non è necessario entrare nel merito dellʼeffettiva validità e correttezza dei metodi di addomesticamento adottati nel caso specifico, perché la serietà dello staff del circo in questione, che ha alle spalle una storia lunghissima, è fuori discussione. Ma il principio che sta alla base della necessità di addomesticare gli animali è certamente discutibile: creature obbligate a perdere il contatto con il loro habitat, condannate a vivere in gabbia ed a fare cose che poco hanno a che vedere con la loro indole, intrappolate nei panni di pagliacci e burattini che si muovono a comando. La libertà contro la cattività, lʼistinto contro la costrizione. Non sarebbe davvero unico, istruttivo, entusiasmante e mozzafiato vedere questi animali attori nel grande spettacolo del mondo, nei ruoli scelti per loro dalla natura? pagina 47 NELLA MIA ZONA, come in ogni quartiere del mondo, ci sono tipi un poʼ strani: alcuni hanno a che fare coi cani. Cʼè un tizio, nel mio palazzo, che ha due cani: con lʼaria molto più sveglia di lui. Cʼè poi una donna, anche lei con una coppia di cani, che blandisce e rimprovera come bimbetti. Unʼaltra signora, oltre a interloquire con la sua cagnolina, la agghinda con fiocchi e merletti. Cʼè ancora un ragazzo, dagli occhi grigio-azzurri e dallo sguardo smarrito, che porta in giro dei cagnolini a fare i bisogni, ma su commissione. Questo ragazzo, a parte i cani a noleggio, è sempre solo. Oppure è avvicinato da qualche coetaneo che, spesso, lo prende in giro. Penso che non sia giusto. Penso che noi del quartiere, dovremmo in un certo qual modo adottarlo. Offrendogli magari un dolcetto. O almeno un sorriso. E dicendogli: - Ciao, come stai? Maria DʼAsaro ANTIBUDDACI di Dino Calderone Progetti senza sviluppo MESSINA. Recentemente si è tenuta a Messina una riunione promossa da molte sigle (Confindustria, Confcommercio, Cna, Confesercenti, Confapi, Confagricoltura, Legacoop, Confcooperative, Agci, Casartigiani, Claai, Unicoop, Cgil, Cisl, Uil, Ugl) per stimolare il rilancio dellʼeconomia locale (ne ho scritto nel numero scorso). Durante lʼincontro si sono udite analisi e proposte molto interessanti, fra cui lʼaccorata denuncia di chi ha sottolineato come nella nostra provincia manchi del tutto una visione integrata dei problemi e delle risorse del territorio per cui i diversi settori (turismo, agricoltura, artigianato etc) procedono ognuno in maniera indipendente. Una constatazione amara, resa ancor più dolorosa dal fatto che ormai da diversi anni si parla sia nelle politiche regionali che nei documenti comunitari con insistenza di sviluppo locale. Dopo tante occasioni ed iniziative progettuali a livello territoriale qualcuno dovrebbe dire come mai si è arrivati a un punto così fallimentare. Evidentemente la combinazione fra risorse umane, naturali, infrastrutture, identità territoriale, non ha funzionato. Cosa è venuto a mancare per la valorizzazione di questi elementi? In queste condizioni come si può pensare che il sistema locale possa riuscire a competere in un mercato sempre più globale? La domanda non è oziosa anche perchè dalla risposta dipenderà la possibilità di uno spazio futuro “messinese” nellʼattuale fase di globalizzazione. A meno che non si dica che non è possibile parlare di sviluppo locale perché le decisioni sono prese in sedi lontane e non controllabili. Sarebbe solo lʼennesimo tentativo di scaricare su altri le proprie responsabilità. [email protected]