Acqua inquinata
Policlinico nella bufera
ANNO XIX N. 14
13 APRILE 2012
EURO 1,50
Jessica Biondo,
la ragazza del rally
Parlano i “terroni” leghisti
Maraventano e Brigandì PAG. 15
Jessica Biondo
centonove
Dopo i controlli dei Nas affissi
PAG. 10
i cartelli: non potabile
Angela Maraventano
Giuseppe Pecoraro
Il Carroccio...ne
dei siciliani
Ritratto della campionessa
di San Piero Patti PAG. 21
Settimanale di Politica, Cultura, Economia
SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE A REGIME SOVVENZIONATO 45% (ME)
AL
REGIONE
CAPOLINEA
LOMBARDO TRATTA LE DIMISSIONI CON GLI ALLEATI E L’OPPOSIZIONE.
IL GOVERNO SI AVVITA SULLA MANOVRA DI BILANCIO.
ECCO LE PAGELLE DI UNA GIUNTA CHE HA FATTO LE RIFORME A META’
il punto
13 APRILE 2012
centonove
EDIT
Un tecnico
per la crisi
UNA PARTITA DI FIORETTO
quella che si è aperta alla
Presidenza della Regione tra
Raffaele Lombardo e suoi
“alleati”, mezzo Pd e mezzo Fli.
Il presidente ha spiazzato tutti,
raccontando a viva voce,
accanto a un magistrato di
nome Massimo Russo, che
nellʼinchiesta Iblis ci sono
scritte un sacco di fregnacce,
che la magistratura, cui lui
fermamente crede, si è lasciata
abbindolare da una serie di
farabutti. Ma...siccome lui è un
uomo delle istituzioni, non
lascerà infangare la Regione
e”un minuto prima del giudizio”
rassegnerà le dimissioni.
Dichiarazioni che hanno
lasciato esterrefatti i suoi
alleati, Briguglio-Granata, e
Cracolici-Lumia. Perchè alla
domanda, “quando questo
evento potrà verificarsi?”,
Lombardo ha risposto: tra due
mesi, sei mesi, un anno, chissà.
Eʼ la tecnica del
galleggiamento, arte nella quale
il governo Lombardo si è
prodotto appieno da quando si
è insediato, ma che oggi non è
più tollerabile per una sola
ragione: la Sicilia è, più che il
sistema-Italia, sullʼorlo di un
baratro economico. Che non si
risolve con il miliardo a
garanzia spostato
dallʼassessore Armao per le
energie rinnovabili. Tantomeno
con le finte riforme sulla
formazione professionale che
nulla hanno cambiato nella
sostanza. Il tema è: la spesa
europea ferma al palo. I saldi di
fine stagione non sono più
possibili. Il tempo è scaduto. In
Sicilia è lʼora del commissario.
Umberto Bossi
Lega, quando il materiale è scadente
Si grida allo scandalo per il tesoriere infingardo e i “figli che sbagliano”.
Ma la storia di Bossi “furbo raggirato” non convince. Per più di un motivo
DI DOMENICO BARRILÀ
CHE LA POLITICA PRESENTI ordinariamente dei tratti
patologici, la storia e la cronaca lo documentano senza equivoco.
Che essa sia stata e diventi sempre di più ricettacolo di individui
strampalati e senza qualità, che in altri ambiti reciterebbero ruoli
del tutto marginali, non cʼè bisogno di approfondite analisi
sociologiche per affermarlo. La Lega costituisce
unʼesemplificazione perfetta e una potente esasperazione di tali
premesse, basta il senso comune a certificarlo, e non ci voleva
nemmeno questo trambusto da primissima repubblica per
convincercene. Il portatore dei semi di tale natura patologica della
Lega, più volte descritta e motivata su queste pagine, è in primo
luogo colui che lʼha fondata, semi di cui oggi cogliamo la
prevedibile degenerazione. Nessuna delusione, quindi, per le
gesta eterodosse di un partito assemblato con materiale scadente
e per un uomo che quel materiale rappresenta alla perfezione.
Umberto Bossi è stato una frana come politico (la sua filosofia si
fonda su primitivi sentimenti di esclusione) quale che sia il giudizio
di quei politologi incapaci di guardare alla realtà, ma molto attenti a
stupire i lettori con teorie immaginifiche. Ma è stato una frana a
tutto tondo, basta guardare, duole dirlo, i frutti acerbi e poco
qualitativi della sua pianta, come quella strapagata creatura
fluviale collocata, con incredibile temerarietà, nel Consiglio
Regionale della Lombardia. Del resto non ci si improvvisa
educatori, così come non ci si dovrebbe improvvisare politici, due
attività che avrebbero nelle proprie corde una comune parentela
con la pedagogia, ingrediente fortemente deficitario nel leader
leghista, in diversi e delicati ambiti. Eʼ proprio a motivo di tale
carenza, in Bossi e in molti suoi colleghi politici, che popolano tutti i
centri decisionali del Paese, che lʼItalia è in affanno assai più della
maggior parte dei paese europei. Mettere una comunità di
Vicecaposervizio: Daniele De Joannon In redazione: Gianfranco Cusumano, Alessio Caspanello, Michele Schinella Segreteria di redazione:
Rossana Franzone, Rosa Lombardo, Francesco Pinizzotto - Editore:
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centonove
SETTIMANALE REGIONALE
DI POLITICA
CULTURA ED ECONOMIA
Direttore responsabile
sessanta milioni di persone in mano a uomini del genere, significa
progettare scientemente di affondarla. Certo, noi siciliani non
dovremmo nemmeno aprire bocca, avendo da opporre situazioni
che avanzano tra la sponda del ridicolo e quella del tragico, ma se
una volta tanto qualcuno cerca di eguagliarci ci sentiamo meno
soli. Martedì sera a Bergamo si è riunito un manipolo di leghisti,
scope in mano per ripulire il partito dalla sporcizia. La causa di tale
sporcizia era sul palco, a delirare di complotti, con una faccia tosta
tipica delle persone furbe, perché Bossi è una persona furba,
estremamente furba, che non significa intelligente. Eppure, quasi
nessuno si è messo a fischiarlo, tutto il malanimo era per il
tesoriere infingardo (per conto terzi); per la terrona col complesso
delle terrona, quindi leghista per compensazione e badante per
opportunismo, nonché per il rampollo discolo, incapace e
disonesto. Tutti e tre, secondo il popolo (certe volte lʼappellativo
bue si adatta alla perfezione), dovranno essere sacrificati per
distogliere lo sguardo dal vero responsabile dellʼimbarazzante
commedia in camicia verde, che Maroni alimenta raccontando ai
pm che il suo capo sarebbe stato “raggirato”. Un furbo raggirato.
Più che un ossimoro. Esattamente negli stessi attimi mi trovavo
per lavoro a pochi chilometri da quella manifestazione, nel
territorio di un comune a guida leghista. Un uomo, dopo la mia
conferenza, mi ha preso da parte e, dopo avermi confidato di
essere stato leghista, agli albori del movimento, mi ha detto
lapidario: “Dottore, la malattia di tanta gente che vota Bossi è
lʼignoranza, vedrà che continuerà a votarlo perché allʼignoranza
non cʼè rimedio”. Mi è parso di avvertire, in quellʼaccenno
allʼirresponsabilità degli elettori (lʼignoranza è una forma di
irresponsabilità), qualcosa di familiare, di maledettamente vicino ai
luoghi delle mie origini.
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telefono 090/692508 Distributore regionale Eagleservices via M.Rapisardi, 62
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Camillo, 8 Messina Tel. 090/9430208 Fax: 090/9430211-9430210. Tariffe pubblicitarie (1 modulo cm3,5 x 4,5); Manchette prima pagina Euro 206, 58; Finestrella prima pagina Euro 438,99; commerciali a mod. Euro 41,32; Finanziaria/Appalti/Gare a mod Euro 129,11; Legali/Aste/Sentenze a mod. Euro 129,11; redazionali Euro 77,47; una pagina interna Euro 1.446,08; ultima pagina Euro 1.807,6 Posizione di rigore + 20%. Colore + Euro 387,34.
Graziella Lombardo
Garante del lettore Attilio Raimondi
pagina 2
Questo periodico è associato alla
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del 14/12/2011
Sommario
centonove
13 APRILE 2012
PRIMO PIANO
Lombardo tra due fuochi
Il presidente “stretto” tra Finanziaria,
Bilancio e le aule di giustizia
A PAGINA
Di Gati racconta che...
TOP SECRET
6/7
MALASANITÀ
La testimonianza del boss pentito
che ha detto ai giudici dellʼokay al Mpa
A PAGINA
Pasta killer, a giudizio
medico e rosticciere
8
POLITICA
Elezioni, Palermo caput mundi
Nel capoluogo siciliano si gioca la partita
per la Regione che verrà
A PAGINA
Tradimenti nell’Urna
9
Da SantʼAlessio a Pagliara tutti i cambi
di casacca in provincia di Messina
A PAGINA
La finestra sul mare della Fiumara d’arte
10
Elezioni di ceramica
Giustizia di favore
Gli equilibri a Santo Stefano di Camastra
A catania, lʼex gip Mondello condannato
per mafia. Mentre il sostituto Lembo...
A PAGINA
11
Candidato su Marte
POSTER
A PAGINA
A Barcellona, Turrisi lascia le elezioni
A PAGINA
de Luca fa saltare il banco
12
A Santa Teresa di Riva il leader si Sicilia Vera
divorzia da Lo Schiavo e scende in campo
A PAGINA 13
PAG.42
Pascoli, lettere da Messina
19
Hexe, il cane che vive sul “veliero” Mirian Mafai, il mondo ringrazia
Faceva compagnia a Rudolf, principeclochard. Ora è proprietaria di una barca ad
Alì Terme
A PAGINA 20
Un secolo di battaglie civili che ora affida alla
memoria dei protagonisti della terza Repubblica
A PAGINA 40/41
A 21 anni miete successi. Grazie ai consigli
di papà Agostino
A PAGINA 21
Due milioni per donare vita alle opere della
Valle dellʼHalesa
Nel mirino delle “bulle”
Gazzetta del Sud, i primi 60 anni
Una ragazzina milazzese di 11 anni picchiata
dal branco. Avrebbe rubato il fidanzatino
A PAGINA 22
Il quotidiano soffia sulle candeline.
Nino Calarco lascia il timone
Jessica, la ragazza del Rally Se l’Europa scopre Fiumara d’arte
A PAGINA
Racalmuto, in nome della ragione
Il ministro Cancellieri nel Comune sciolto per
infiltrazioni mafiose
A PAGINA 23
Meraviglie in volo
Il rettore Tomasello
PAG.18
14
Noi, leghisti di Sicilia
Facce e fatti meridionali allʼombra del Carroccio
A PAGINA 15
Concorrenza sleale
LʼAuthority stanga MessinAmbiente
A PAGINA
A PAGINA
24
Ascom, si liquida
Quanti fondi elettorali controllano i due
tesorieri “dello Stretto”
A PAGINA
Al via il 29° campo internazionale
ECONOMIA
Rimborsi? Ci penso io
16
TAORMINA ARTE
A un secolo dalla scomparsa del poeta
A PAGINA 36/37
A PAGINA
La richiesta di fallimento chiesta dalla Procura
di Roma decreta la fine del Consorzio fidi
A PAGINA 29
42
43
Settegiorni
Zum
Qui Scuola/Istruzioni per l'Uso
Occorre Sapere/Uomini & Business
Consulenti/Consumatori
Libri/La Classifica
Weekend
Lettere & Commenti
Io, Cittadino/Heritage
Ecologia e Ambiente
Alfabeto Minimo/Eliodoro/150 Parole
Antibuddaci/Animal House
Ganzirri senza cozze
Sui rubinetti di alcuni reparti del polo sanitario
di Messina, cartelli che sconsigliano di bere
A PAGINA 17
Medicina, facoltà taccagna
Il Tar del Lazio ordina ai messinesi
di rivalutare lʼofferta formativa
A PAGINA
18
Il progetto dellʼAssociazione di imprese
che gestirà il punto di approdo dei croceristi
A PAGINA
32
Il progetto di due ingegneri di Capo dʼOrlando
candidato allʼOscar mondiale Knx
dellʼinnovazione
A PAGINA 33
pagina 3
MESSINA. Eʼ stata la Iceia S.r.l
di Cagliari ad aggiudicarsi, per
418 mila euro, i lavori per il ripristino della strada statale
113 a Calamona, interrotta da
una frana 2 anni fa. La conclusione dei lavori, che inizieranno a breve, è stata stabilita per
contratto per il mese di luglio
MESSINA. Ai ferri corti con il
rettore Tomasello, che lo aveva voluto, il manager palermitano Giuseppe Pecoraro terminerà la sua esperienza alla
guida del Policlinico il prossimo mese di agosto, con la scadenza dei primi 3 anni di contratto, per legge rinnovabile di
altri tre.
Giordano, pari e patta
La casa nello smartphone
Statale 113, lavori
alla Iceia di Cagliari
Contrasti con il rettore, il
manager Pecoraro va via
La Regione pronta a far ripartire gli allevamenti
di molluschi nel lago. Anche se...
A PAGINA 30
Il Terminal si fa il lifting
Policlinico con potabile
MESSINA. Sono Tiziana Rocca, organizzatrice di eventi, e
Mario Sesti, giornalista nato a
Messina e tra i promotori del
primo festival del cinema di
Roma, i nomi sui quali punta il
presidente della Provincia di
Messina per il Taormina Film
Festival. I due sono contrapposti alle “preferite” del presidente della Regione, lʼattrice
Maria Grazia Cucinotta e la
giornalista Silvia Bizio.
POLICLINICO
La Commissione tributaria punisce e premia
A PAGINA 31
SICILIA
Tiziana Rocca e Mario
Sesti al Film Festival
MESSINA
RUBRICHE
4/5
26/27
28
34
34
38/39
44/45
46/47
46
46
47
47
PATTI. Il sostituto della Procura di Patti, Rossana Casabona, ha chiesto il rinvio a
giudizio di Edoardo Recupero, il titolare della rosticceria
“Peli e penne” di Falcone, e
di Santa Fiorello medico del
118. Il primo è accusato di
aver venduto le lasagne contaminate da salmonella a
Grazia Marino, la seconda di
non aver curato adeguatamente la donna morta il 10
agosto del 2010.
Il giudice Giovanni Lembo
PAG.19
13 APRILE 2012
7giorni
centonove
MESSINA. LA PROTESTA DELLA RETE “NO PONTE” SUL PILONE DI TORRE FARO
CHI SALE
L
Elvira Amata
MESSINA. Lʼassessore allʼArredo Urbano del Comune di Messina non smette
mai di lavorare, anche quando beve un aperitivo con le
amiche. A dimostrarlo, una
lunga chiacchierata sul verde in città con un giornalista
incontrato per caso, culminata con un attacco allʼAzienda Foreste, alla quale ,
ha spiegato, aveva chiesto
una mano inutilmente.
L Tanino Caliò
MESSINA. Pur di tenere le relazioni con i vecchi amici di
infanzia, il consigliere dellʼUdc al Comune di Messina
ha rispoverato il tedesco studiato in gioventù. Caliò,inoltre, ha fatto un figurone scrivendo in lingua sul social
network, suscitando l'ammirazione di tutti.
L Carmelo
Briguglio
MESSINA. Il coordinatore regionale di Fli riporta la pace a
Ragusa, turbata dalle dimissioni polemiche del coordinatore provinciale dimissionario Enzo Pelligra. Briguglio
ha infatti nominato commissario per la provinca degli
iblei Franco Iemolo, primario
ospedaliero e docente universitario, che già fa parte del
coordinamento regionale.
L Pierfrancesco
Donato
MESSINA. Il commercialista
è stato proposto dal presidente della Regione come
membro effettivo del collegio dei revisori dei conti della Camera di Commercio di
Messina. A “disturbare” la
designazione, lʼinterrogazione di tre deputati del Pdl
che accusano Lombardo di
nomine elettorali.
L Davide Faraone
PALERMO. Il rottamatore di
Sicilia sconfitto alle primarie
di Palermo, dopo avere deluso i tanti suoi sostenitori in
chiave "innovatrice", ha deciso di appoggiare lʼavversario Fabrizio Ferrandelli. E
nel rendersi conto della traumatica circostanza, si è confessato: vuole scrivere un libro dopo le amarezze della
sua vicenda politica.
“No tav” dello Stretto
Striscione di sostegno ai manifestanti della Val di Susa.
A Palermo tafferugli fra attivisti e forze dell’ordine
MESSINA. Distano migliaia di chilometri
lʼuna dallʼaltra, eppure mercoledì 13 aprile
la Sicilia e la Val di Susa sono state vicine
come non mai. Nel giorno della
mobilitazione nazionale indetta dal
movimento No Tav contro gli espropri,
infatti, un gruppo di manifestanti della rete
No Ponte ha preso “dʼassalto” il Pilone di
Torre Faro esponendo uno striscione con
la scritta “No Tav No-Ponte”. Gli attivisti,
guidati dal portavoce del movimento Luigi
Sturniolo, hanno scavalcato la rete di
recinzione attorno alla struttura e dopo
aver scalato l'impalcatura in ferro hanno
esposto lo striscione
contro le due “grandi
opere” a un centinaio di
metri di altezza. Al
termine del presidio,
durato circa tre ore, gli
attivisti hanno trovato ad
attenderli gli uomini della
Digos. È sfociato invece
in violenza il corteo dei “No Tav”
palermitani. Dopo aver protestato davanti
alla sede del Comune, i manifestanti si sono
diretti alla stazione centrale per bloccare la
circolazione ferroviaria, dove il corteo è
INAUGURAZIONI
“Giardino” Azienda Foreste
MESSINA.Giovedì 24 aprile alle 10, in contrada Camaro sui Colle San
Rizzo, lʼAzienda Foreste di Messina inaugurerà il “Centro Polifunzionale delle Piante Endemiche ed Autoctone del Mediterraneo”, alla presenza, tra gli altri dellʼAssessore regionale Elio DʼAntrassi e del Comandante del Corpo Forestale Pietro Tolomeo. Il “Giardino delle Meraviglie”, realizzato in un ex vivaio dellʼAzienda Foreste di Messina,
con unʼalta biodiversità florofaunistica, è un vero e proprio centro di
educazione ambientale permanente, unico in Sicilia, con allʼinterno
dei suoi sedicimila metri quadrati varie aree tematiche: il giardino delle farfalle, lo stagno con flora igrofila, il giardino della flora peloritana
con circa 200 piante autoctone, di cui alcune inserite nella lista rossa,
e quindi a rischio dʼestinzione. Eʼ possibile ammirare un percorso delle essenze e delle piante officinali e quello sensoriale.
INDISCRETO. VIDEO AD AGRIGENTO DELLA POP-STAR ORIGINARIA DI NASO
Lady Gaga torna a casa
NASO. Lady Gaga torna alle origini. Potrebbe essere girato in Sicilia il
nuovo video della siculo-americana Stefani Joanne Angelina
Germanotta, in arte Lady Gaga, originaria di Naso, paese di 4mila
anime in provincia di Messina. Lo ha rivelato l'emittente Julienews
precisando che la pop star vorrebbe ambientare il prossimo video ad
Agrigento, utilizzando come scenografia le
antiche e suggestive rovine della Valle dei
Templi. Il video in questione è quello
previsto per il brano The Queen tratto
dall'ultimo album Born this way. Lady
Gaga ha sempre rivendicato con orgoglio il
sangue italiano, basti pensare alla
interpretazione del boss Joe Calderone
durante gli Mtv Awards dello scorso anno.
Qualche tempo fa, la stessa pop star
dichiarò di voler avere un figlio da un uomo
siciliano. La notizia del video in Sicilia non
è stata ancora confermata. Tuttavia,
proprio in questi giorni il Time, ha celebrato
la Valle dei Templi di Agrigento con una
intervista al sindaco Marco Zambuto, che
in più occasioni ha annunciato di voler
vendere i diritti di immagine degli antichi
tesori della Magna Grecia ad azeinde
come Louis Vuitton o Versace in cambio di
aiuto economico.
pagina 4
stato più volte caricato dalle forze
dell'ordine, che hanno impedito ai
manifestanti di entrare in stazione. I No Tav
hanno deciso quindi di bloccare l'ingresso
della stazione dei pullman.
SOCIETA’
Un volume sulle opere di Nino Leotti
BARCELLONA. Un volume sull'artista Nino Leotti con le foto di oltre 1200 opere raccolte dal figlio Walter in quasi vent'anni di ricerca. Il libro sarà presentato sabato 14 aprile a Barcellona (Auditorium S.Vito - ore 17) con lʼintervento di Virginia Buda, Andrea Italiano Stagno e Gino Tapani. A coordinare lʼincontro sarà Franco Cassata. Venerdì 20 aprile invece,
la presentazione si terrà alla Galleria della Provincia regionale di Messina, alle 17. Interverranno Virginia Buda, Sergio Palumbo, Caterina Di Giacomo. Coordinerà Angela Pipitò.
Brolo, forum siciliano sul turismo
BROLO. Un “forum” tra professionisti della formazione che,
guardando allʼEuropa, determini nuove professionalità del turismo nebroideo. Lʼiniziativa si terrà il 14 aprile a Brolo, alle ore
17,30, nella sala multimediale “Rita Atria”. Ad organizzarlo è Marinella Ricciardello, direttore della Yes. Una sezione sarà dedicata al preside Salvatore Di Paola, recentemente scomparso.
Allʼincontro interverranno Larissa Bollaci, Daniela Cassini, Giuseppa Milazzo, Giovanni Ruggieri, Angela Fogliani e Sabrina
Provasoli, oltre alle testimonianze di giovani studenti coordinati dai professori Anna Timpanaro e Lillo Adamo.
“La grande scala” del Museo del Fango
MESSINA. Si chiama “La grande Scala” o “La Veronica” e sorgerà in Contrada Lumbri, a Giampilieri, la prima delle 37 grandi opere che costituiranno il percorso della “Montagna ad arte”, il progetto creato dal “Museo del Fango” per commemorare le vittime dellʼalluvione dellʼottobre 2009. Dedicata a Lorenzo e Francesco Lonia e a Ilaria De Luca, le tre giovanissime vittime della tragedia di Giampilieri, lʼopera sarà inaugurata il 21 aprile alle 19.30
“Resuscitano “ le mummie di Militello
MILITELLO ROSMARINO. Dopo quasi mezzo secolo di abbandono, “torna alla luce” la cripta della chiesa madre di Militello Rosmarino, che conserva 41 mummie. Su iniziativa del
Comune, il sito è stato infatti riaperto in vista di un restauro dei
corpi imbalsamati di religiosi e laici. Lʼintervento di recupero
del sito è stato affidato all'Eurac di Bolzano, un centro che studia e progetta la conservazione delle mummie. L'ispezione ha
confermato che la cripta è stata danneggiata da azioni vandaliche ispirate dalla leggenda popolare sulla presenza di
“San Fuddicchiu”, misteriosa figura di “uomo nero” a cui si attribuisce unʼinfluenza negativa. Delle 41 mummie presenti,
quattro sono collocate all'interno dei confessionali.
centonove
7giorni
13 APRILE 2012
TERMINI IMERESE
Una porcilaia
tra i graffiti
preistorici
CATANIA. OCCHIO GIGANTE CON FULMINE VISIBILE DAL CIELO, OPERA DI UN PAESAGGISTA INGLESE
Colpo d’occhio con la Land Art
CATANIA. Un enorme occhio da
cui parte un fulmine, creato con
centinaia di piante diverse su una
vecchia cisterna di 36 metri di
diametro ben visibile dagli aerei
in partenza ed in arrivo
dall'aeroporto di Catania. Si tratta
dell'opera di Land Art,
denominata 'Un colpo d'occhio',
realizzata con cipressi, lantane
ed agavi dalla paesaggista
britannica Clare Littlewood con
l'aiuto di alcuni studenti
del'Istituto agragio Filippo Eredia.
L'opera è stata presentata al
capoluogo etneo in occasione
dell'inaugurazione di 'Dove
fiorisce la jacaranda. Piante,
uomini, idee...', la prima mostramercato di piante per il giardino
mediterraneo, in programma fino
a domani nella tenuta Cardinale,
alle porte di Catania. L'iniziativa è
stata organizzata 'Grandi Giardini
Italiani' in collaborazione con
l'Azienda agricola Trinità del
giardino di Villa Trinità.
TERME VIGLIATORE. VA A RUBA UN ALBUM CON LE FOTO DEGLI SPORTIVI LOCALI
Ce l’hai la figurina dell’assessore?
TERME VIGLIATORE. Una nuova moda sta impazzando non solo fra i
ragazzi ma anche fra i meno giovani del paese: acquistare lʼalbum e le
figurine degli sportivi di Terme Vigliatore. La colpa, o il merito, è
dellʼassessore allo sport Gennaro Nicolò, calabrese di nascita ma
“terminoto” di adozione. Da tempo, infatti, Nicolò era in cerca di qualcosa
che potesse rilanciare lo sport locale e che potesse interessare anche ai
giovani, finché una società editoriale del nord ha dato allʼassessore il
giusto input: realizzare un album delle figurine, simile alla raccolta Panini,
con le foto di coloro che hanno rappresentato lo sport locale negli anni e di
tutti gli sportivi che oggi calpestano non solo i campi di calcio, ma anche le
strade del ciclismo, i campi di volley e le palestre di ballo. Nicolò non ci ha
pensato su un attimo e ha subito
coinvolto lʼamministrazione comunale.
Così, da qualche giorno, grazie
allʼadesione delle società sportive locali,
che hanno fornito le foto dei propri
adepti, nelle edicole di Terme Vigliatore
cʼè la ressa per accaparrarsi lʼalbum e le
bustine, con un susseguirsi di giovani e
meno giovani (cʼè anche qualche nonno)
curiosissimi di vedere le proprie foto e
quelle dei propri cari. «Per me che sono
stato un calciatore anche bravino spiega Nicolò, che nellʼalbum campeggia
a pagina 2 con una foto che lo rende
simile al mitico Antognoni - rivedere
queste foto, poter permettere ai giovani
di essere immortalati nellʼalbum che
resterà mitico per molto tempo per
ognuno di loro, è un orgoglio. Sono
sicuro che molti giovani si avvicineranno
ancora di più allo sport, e questo è molto
importante in un momento in cui internet
e tutto lʼindotto ad esso connesso, la fa
Gennaro Nicolò
da padroni”. (Pasqualino Materia)
TERMINI IMERESE. Graffiti
preistorici di 13.000 anni fa
nellʼabbandono. A denunciarlo è
lʼAssociazione SiciliAntica con
una lettera al sindaco i Termini
Imerese e alla Soprintendenza di
Palermo. Le incisioni si trovano
nel riparo di Borgo Scuro, sito
scoperto nel 1985, dove sono
stati rinvenuti frammenti di selce
e quarzite con punte a dorso
abbattuto, utensili tipici del
Paleolitico finale siciliano. Nella
parete rocciosa sono state
rinvenute dallo studioso di
preistoria siciliana Giovanni
Mannino, incisioni lineari risalenti
a circa 13.000 anni fa: tra le
prime scoperte in Europa. “Ma
oggi il sito preistorico versa in
uno stato di totale incuria, - scrive
Alfonso Lo Cascio, della
Presidenza SiciliAntica. Lʼarea
quasi introvabile tra la
vegetazione alta è invasa da
rifiuti. Fino a qualche tempo fa il
luogo era addirittura recintato e
utilizzato dal proprietario come
porcilaia. “Per questo - conclude
Alfonso Lo Cascio - chiediamo
un intervento che possa portare
al recupero dellʼarea e alla sua
tutela”.
ROSA E NERO
Milazzo, si è laureato Christopher Formica
MILAZZO. Si e' laureto alla facoltà di Scienze Della Comunicazione dellʼUniversità Cattolica di Milano Christopher Formica, figlio del consigliore comunale Carmelo. Formica ha discusso la tesi "Thriller di Michael Jackson: case history di un successo multimediale". A relazione il professore Fausto Colombo.
Roberto Cerreti diventa papà, è nata Iris
MESSINA. Il capogruppo del Mpa alla Provincia di
Messina è diventato papà. Nel giorno di pasquetta, alle 7,15 del mattino, la moglie Chiara ha dato alla luce
la piccola Iris.
E’ morto Rosario Valenza
ALIMENA. Eʼ morto domenica Rosario Valenza, capolega nelle lotte contadine, dirigente del Pci, fondatore della Camera del lavoro locale, consigliere comunale e assessore negli anni '70. Aveva compiuto 88 anni. Sfuggì alla prigionia durante la seconda guerra mondiale, trovando rifugio in casa di contadini napoletani.
La sua testimonianza è stata consegnata alla storia,
nel 2004, nel libro Il mio Novecento ad Alimena, curato dalla figlia Adriana per le edizioni Arianna.
Mazara, addio a Nico dei Gabbiani
MAZARA DEL VALLO. Dopo una lunga malattia è
morto giovedì 12, nella sua casa di Mazara del Vallo
(Trapani), all'età di sessantasette anni, Nicola Tirone,
famoso nel mondo della musica leggera italiana con lo
pseudonimo di Nico dei Gabbiani. Era nato nel 1944, a
Sambuca di Sicilia, in provincia di Agrigento.
pagina 5
CHI SCENDE
M Roberto Sparso
MESSINA. Lʼassessore al Risanamento del Comune di
Messina non fa tesoro dell'esperienza del suo predecessore. Alla consegna dei lavori di riqualificazione del parco
Magnolia a Giostra, infatti,
non ha invitato i rappresentanti del quartiere che per anni si erano attivati a chiedere
i finanziamenti, suscitandone le ire e il forte disappunto.
M Cateno de Luca
FIUMEDINISI. incurante delle
sue vicende giudiziarie, lʼex
sindaco di Fiumedinisi e deputato regionale di Sicilia Vera allʼArs ha mandato ai suoi
concittadini alcuni agnelli pasquali personalizzati. Allʼinterno, a mo' di beffa, i destinatari hanno trovato il plico
con le denunce presentate
dallʼopposizione consiliare.
M Nino Germanà
MESSINA. La smania di dover
essere un super giovane che
sa usare contemporaneamente facebook e twitter ha
giocato un brutto scherzo al
deputato del Pdl di Messina.
Qualche giorno fa, infatti, un
suo pensiero su Imu e famiglia è apparso incomprensibile anche ai suoi più fedeli
sostenitori, basiti di fronte ad
una serie di asterischi, chioccioline e abbreviazioni.
MPaolo Magaudda
MESSINA. Il sovrintendente
del Teatro di Messina è stato
battuto in prontezza da un
giovane bambino rom che gli
aveva chiesto “una monetina” davanti a una gelateria.
Alla risposta negativa di Magaudda, il bimbo ha rilanciato: “Allora offrimi un cono!”.
Risultato? Un gelato maxiformato da tre euro.
M Raffaele Verso
MESSINA. Il consigliere del
Pd della V Circoscrizione di
Messina va matto per le noccioline americane. Approfittando dellʼiniziativa di un locale alla moda che le piazza
dentro un canestro, Verso,
dopo averne sgranocchiata
qualcuna in diretta, ha deciso
di fare la scorta, uscendo fuori con le tasche piene.
13 APRILE 2012
primopiano
SPALLE AL MURO. Il presidente “stretto” tra Finanziaria, Bilancio e le aule di giustizia
Lombardo tra due fuochi
Se non si approva entro il 30 la manovra, è impossibile procedere a un mini rimpasto prima
delle dimissioni fissate nel giorno dell’udienza dal Gup. Aperte le trattative con l’opposizione
DI DANIELE DE JOANNON
centonove
RICATTO BILANCIO. Tecnicamente, per
votare Finanziaria e Bilancio è necessaria
la presenza in aula della metà più uno dei
deputati. Un numero che potrebbe bastare
alla maggioranza di Lombardo. Che, però,
non è più solida come un tempo. Proprio
lʼapprossimarsi della scadenza e le
vicende giudiziarie, infatti, hanno reso
meno forte il governatore, che si ritrova
costretto a trattare tanto sul fronte interno
(ovvero con il Pd, dove non cʼè identità di
vedute) che con gli avversari.
I DUE VERTICI. Il primo è stato nei giorni
scorsi. Lombardo ha rotto gli indugi e ha
incontrato informalmente i capigruppo
dellʼopposizione per “contrattare” su
Bilancio e Finanziaria. Una discussione
che si è arenata soprattutto su un punto
tanto caro al Pd: le riforme. «Abbiamo
detto chiaramente al governatore che non
è questo il momento di attuare “mega
riforme”. E su questo non si transige»,
spiega il presidente del gruppo del Pid,
Rudy Maira. Che aggiunge: «Non ha
senso parlare, ad esempio, di abrogazione
dei Consorzi di bonifica. Piuttosto si pensi
a un bacino unico dei dipendenti per
affrontare le carenze. Stesso discorso
sullʼIstituto Autonomo Case popolari.
Lombardo vorrebbe dismettere il
patrimonio immobiliare, sottraendolo
allʼIacp. Ma anche questa scelta non ha
senso. In primo luogo perché, avendo
bilanci autonomi, senza le entrate derivanti
dalle locazioni gli istitiuti andrebbero in
rosso. E poi perché non solo non esiste un
elenco di questi immobili, ma mi sembra
legalmente non percorribile la strada
dellʼacquisizione del patrimonio di un ente
autonomo». Una sinergia si è invece
trovata con i tagli orizzontali da 170 milioni
di euro che il governo vorrebbe attuare.
Lombardo ha anche parlato di sue possibili
dimissioni concordate, ma adesso la palla
passa in mano agli alletati, con i quali il
governatore deve ancora incontrarsi. A
sostenere lʼesigenza di elezioni a ottobre,
dentro il Pd, sono Beppe Lumia,
Antonello Cracolici e lʼarea Innovazioni.
ARIA DI BURRASCA. Lombardo ormai lo
ha capito. Lʼattività del suo governo, che
nelle sue quattro versioni ha prodotto
molte riforme annunciate e poche attuate,
ormai prescinde dai risultati suoi e dei
singoli assessori, ormai a fine mandato.
Perché il centro di gravità permanente
sono le inchieste e le notizie connesse.
Vere o presunte. Come quella lanciata nei
giorni scorsi di un fascicolo per
associazione mafiosa che sarebbe ancora
ARIA DI SMOBILITAZIONE. Ormai il
conto alla rovescia è iniziato, e lʼobiettivo,
per maggioranza e opposizione, è quello
di prepararsi alle elezioni anticipate
dʼautunno. A divergere, però, sono le
modalità con cui arrivare. E soprattutto le
persone che dovrebbero traghettare la
Regione nei prossimi mesi. Il presidente
sta tentando lʼaccordo con la
maggioranza per avviare un mini
rimpasto che assicuri la vicepresidenza a
un eletto (come da Statuto) e non a un
tecnico quale è lʼattuale numero due,
lʼassessore allʼEnergia Giosuè Marino.
Di diverso avviso, invece, sono le
opposizioni. Per le quali, vista lʼaria che
tira, una gestione affidata al prefetto
sarebbe ottimale, soprattutto alla luce
delle vicende giudiziarie di Lomnardo.
Per la minoranza, tutto ciu sarebbe
possibile in forza a un precedente.
Quando Totò Cuffaro, condannato, in
un primo momento pensò
allʼautosospensione, era stato
individuato come vicepresidente
Giovanni Pitruzzella, fuori dallʼArs.
GAETANO ARMAO : 7-
CATERINA CHINNICI: 8,5
MARIO CENTORRINO: 6,5
ELIO D’ANTRASSI: 7-
ASSESSORATO
ECONOMIA
Lʼutlima proposta
dellʼassessore allʼEconomia, alle prese
con Finanziaria e Bilancio, è lʼistituzione
delle sezioni (civile e penale) della Cassazione in Sicilia. Tra le iniziative targate Armao, ci sono il “Bollettino sul
fabbisogno della Regione”, la creazione dellʼIrfis Finsicilia, lʼattuazione del
Credito di Imposta e il varo del Microcredito. Altre iniziative, invece, sono del
tutto in corso dʼopera, come il riordino
delle società partecipate della Regione
o alcune norme di risparmio e razionalizzazione varate lo scorso agosto.
ASSESSORATO
AUTONOMIE
Ha un indubbio primato. È lʼunico tecnico
della giunta Lombardo
che sia rimasto realmente tale. Al suo attivo ha la legge su trasparenza e semplificazione amministrativa, i regolamenti dei dipartimenti, lʼavvio del programma per la misurazione e riduzione
degli oneri amministrativi, la modifica
gestione servizio autoblu, le direttive allʼAran per il rinnovo del contratto regionali, lʼdozione e attuazione codice anticorruzione "Vigna" e la legge elettorale. Tra i provvedimenti da attuare, il ddl
per la soppressione delle Province.
ASSESSORATO
FORMAZIONE
Costretto a smentire le
indagini in corso sullʼAvviso 20, lʼassessore passerà alla storia
per una riforma del sistema della Formazione professionale
(costo 286 milioni) che non ha avuto
unanimi consensi. Così come polemiche ha suscitato il piano di dimensionamento scolastico. Centorrino ora
punta sul “Piano Giovani”, che dovrebbe impegnare 500 milioni provenienti
dal Fondo sociale europeo, e su nuovi
avvisi. Primo fra tutti il 18, per lʼattivazione dei corsi per operatore socio-sanitario. Il ballo, 40 milioni di euro.
ASSESSORATO
AGRICOLTURA
Il suo fiore allʼocchiello
sono i dati di spesa del
Programma di sviluppo
rurale (Psr) Sicilia, lo
strumento di programmazione delle risorse comunitarie per l'agricoltura che si sono rivelati in linea con
la media nazionale ed europea. Fino al
29 marzo scorso, infatti, sono stati spesi
806.683.934 euro di finanziamenti pubblici (pari al 37% della dotazione disponibile), di cui 505.044.386 euro di spesa
Feasr pari al 39,50% della spesa pubblica. DʼAntrassi è stato attaccato recentemente per lʼassenza del Piano faunistico-venatorio.
PALERMO. Tra Raffaele Lombardo e le
sue dimissioni non cʼè solo la fissazione
dellʼudienza davanti al gup di Catania.
Alla data ancora incerta nelle aule
giudiziarie, infatti, si contrappone quella
certissima entro cui Bilancio e
Finanziaria devono essere approvati.
Pena il commissariamento e lo
scioglimento dellʼArs. Che sarebbe un
boomerang per tutti.
pagina 6
centonove
primopiano
SEBASTIANO DI BETTA: 6+
GIOSUÈ MARINO: 5,5
SEBASTIANO MISSINEO: 7
ASSESSORATO
TERRITORIO
Recentemente si è visto approvare progetti
in campo ambientale
per oltre quattro milioni di euro nell'ambito
del Programma Operativo Italia-Malta
2007- 2013. Il pallino di DʼAntrassi, subentrato pochi mesi fa a Gianmaria
Sparma e quindi da poco tempo in sella, però, è un altro: “Ho un'aspirazione:
fare in modo che il demanio in Sicilia diventi un settore a burocrazia zero". Di
Betta intende aumentare i canoni e regolarizzare il settore, assicurando,
però, un aumento del mercato con il 40
per cento delle coste libere in Sicilia.
ASSESSORATO
ENERGIA
Alla nomina, si è ritrovato a gestire la “grana” dellʼannullamento
della gara per i termovalorizzatori. Da allora, però, il nuovo piano dei Rifiuti non è
stato ancora messo in campo, e attende lʼapprovazione da Roma. Allo stesso modo, è rimasta al palo la riforma
delle Autorità territoriali per i rifiuti, messe in liquidazione e sostituite con legge
approvata a fine del 2010 da altri organismi. Organismi che, però, non hanno
ancora visto la luce. Allo stato, questo
limbo ha soltanto aggravato la situazione economica della gestione.
ASSESSORATO
BENI CULTURALI
La sua ultima mossa è
stata bloccare i progetti da 130 milioni per il sistema portuale turistico di Lipari. A Missineo
si lega lo sblocco del bando per i servizi
aggiuntivi da dare ai privati nellʼambito
della gestione dei siti siciliani, che sono
stati finalmente assegnati. Ma non solo.
Resta legata alla sua gestione anche la
tornata di Fondi europei che sono stati
assegnati ai progetti presentati dalle soprintendenze della Sicilia per il restauro
e la rifunzionalizzazione dei beni di proprietà della Regione. Missineo ha debuttato nel Lombardo quater.
Nella pagina
accanto, il presidente
della Regione
Raffaele Lombardo.
Il governatore
si trova stretto
tra lʼapprovazione
di Finanziaria
e Bilancio, entro
il 30 aprile, e la data
dellʼudienza
dal gup nella quale
verrà deciso un suo
eventuale rinvio
a giudizio, ancora
da fissare.
A sinistra,
il capogruppo del Pid
allʼArs, Rudy Maira.
Accanto, il leader
dei deputati del Pd
in Assemblea,
Antonello Cracolici
aperto a Catania. Una notizia
ridimensionata da una nota ufficiale della
Procura, soprattutto per quanto riguarda la
definizione di “nuova indagine” (“I termini
per le indagini sono da tempo scaduti e si
provvederà di conseguenza all'immediata
definizione del procedimento”), che però
lascia qualche dubbio in un passaggio,
quello che richiama il provvedimento di
imputazione coatta a carico di Raffaele
Lombardo e del fratello Angelo per
concorso esterno in associazione mafiosa:
“Detto procedimento è semplicemente lo
13 APRILE 2012
cadrà. La Pea ha debiti per oltre 44 milioni
di euro per consulenze legali, come quella
milionaria data ad Armao per la sua attività
di amministrativista, e di progettazione a
fronte di un'unica attività svolta dalla
società, quella dello sbancamento di un
pezzo di terra sul quale doveva sorgere il
termovalorizzatore mai costruito per
l'annullamento del bando di gara. La
Procura, ora, oltre a chiedere il fallimento
della società, contesta agli ex
amministratori - nel frattempo sostituiti dai
liquidatori - la “redazione di bilanci non
veritieri e la sostanziale inattendibilità delle
scritture contabili a partire dal 2004 e fino
all'ultimo bilancio approvato che è del
2009”. I pm vogliono capire ora se Armao che ha spiegato di non aver ricevuto alcun
avviso di garanzia - venne inserito tra i
creditori in una posizione privilegiata tale
da fargli avere i soldi prima degli altri e se
le somme che gli spettavano siano state
iscritte in bilancio: il reato si configura infatti
indipendentemente dalla loro riscossione”.
Le spese per consulenze legali, pari a 8
milioni 200 mila euro, riguardano oltre
Armao, anche studio dei legali messinesi
Francesco Astone e Alberto Stagno
d’Alcontres (che lo scorso anno aveva
fatto notizia per i quindici milioni da parte
dell’Amia accordati a lui e a Bartolomeo
Romano). Proprio dʼAlcontres, il 9
novembre 2010, era stato inserito da
Armao all’interno del “Comitato tecnico
con il compito di supportare l’attività
dell’assessore dell’Economia negli
approfondimenti tecnico-giuridici
propedeutici alla revisione delle norme di
attuazione dello Statuto siciliano in materia
di credito e di risparmio”. Un ruolo che
faceva il paio con l’ultima consulenza da
parte della macchina regionale, più
specificamente dalla Ragioneria generale:
“Supporto al servizio Partecipazioni e
Liquidazioni del Dipartimento regionale del
Bilancio e del tesoro nell’attività di analisi
delle problematiche connesse
all’attuazione del piano di riordino delle
partecipazioni regionali in società di
capitali, con particolare riferimento agli
aspetti civilistici e tributari delle eventuali
fusioni ed operazioni straordinarie delle
società”. Un incarico assegnato il 7 ottobre
2010, terminato il 16 ottobre 2011 e
costato 30.937 euro. Nel 2009, sempre
dalla Regione, d’Alcontres aveva ricevuto
l’incarico di fornire consulenza legale al
commissario straordinario della Fiera di
Palermo.
stralcio di atti dall'originario procedimento,
denominato Iblis... è relativo alle
dichiarazioni rese dal collaboratore Avola
Maurizio, come peraltro indicato anche
nell'ordinanza con la quale il giudice per le
indagini preliminari ha disposto
l'imputazione coatta.... Lo stralcio fu
all'epoca disposto in quanto non si ritenne
che dette dichiarazioni fossero idonee a
sostenere l'accusa nel giudizio”. A questo
fronte giudiziario, poi, si aggiunge anche
quello riguardante uno degli assessori di
punta della giunta, Gaetano Armao.
ARMAO NEL MIRINO. nei giorni scorsi,
lʼassessore allʼEconomia sarebbe stato
iscritto nel registro degli indagati dalla
Procura di Palermo che vuol far luce sul
fallimento della Pea, la società mista che
avrebbe dovuto realizzare uno dei
termovalorizzatori, mai costruiti, pensati
per risolvere il problema dei rifiuti in Sicilia.
A chiedere il fallimento sono stati gli stessi
pm, caso in cui il reato di bancarotta si può
ipotizzare prima della sentenza che
dichiara il fallimento. Ma se il fallimento
non arriverà, anche l'accusa di bancarotta
PIER CARMELO RUSSO: 6,5
MASSIMO RUSSO: 7-
DANIELE TRANCHIDA: 7+
MARCO VENTURI: 6,5
ASSESSORATO
INFRASTRUTTURE
In questi giorni è in
campo per le ferrovie.
Russo, infatti, ha detto
che «l'annunciato ripristino, da giugno, di
un treno da Palermo a Milano è sicuramente un fatto positivo, anche se restiamo in attesa di vederlo marciare per
davvero». Sul fronte dei fondi europei,
lʼassessore ha giustificato la lentezza
della spesa girando la palla su sullo Stato, che tramite enti direttamente controllati come Rfi, Anas e Autorità portuale, gestisce di fatto il 70% delle risorse». Tra le “grane” dellʼassessore, il
Consorzio Autostrade siciliane.
ASSESSORATO
SANITAʼ
Il più tecnico e più politico della giunta Lombardo (ha debuttato alle amministrative di Palermo con la lista “Palermo Avvenire”) è molto amato o molto
odiato, come nel caso della più recente
polemica sui punti nascita. A Russo va il
merito di aver sventato il commissariamento della Sanità siciliana e di aver migliorato i conti economici, ma alcune vertenze restano aperte. Come quella del
servizio 118, dove ci sono da due anni
500 autisti soccorritori pagati per non lavorare. Cʼè poi la mobilità passiva dellʼassistenza, che costa 250 milioni.
ASSESSORATO
TURISMO
A lui si deve il riconoscimento dei comuni a
vocazione turistica e il
varo dei Distretti turistici fermi da tempo,
ma anche la riforma della disciplina “ingessata” sulle guide turistiche in Sicilia.
Tranchida, che ha puntato sul Circuito
del Mito, adesso pensa al Tirsi per rilanciare la cultura nei centri minori.
“Teatri intermedi della regione siciliana”, in rampa di lancio, è infatti un consorzio di teatri che potranno ospitare
rassegne senza gravare sulle casse
comunali. Ad aderire all’avviso, cinquantacinque centri.
ASSESSORATO
ATTIVITAʼPRODUTTIVE
Rappresentante di
Confindustria in giunta e perfettamente in linea con la rivoluzione
Lo Bello, che ha applicato con commissariamenti nelle nove
province, ha creato lʼIrsap, lʼistituto regionale che andrà a sostituire i vecchi
consorzi Asi. Venturi, al quale è assegnata la gestione di una buona fetta di
fondi europei, ha anche sbloccato i Distretti produttivi e fatto lavorare il servizio "Internazionalizzazione delle imprese”. È però ancora nel limbo il destino di Termini Imerese, dove sarebbe
dovuta entrare Dr Motors.
pagina 7
primopiano
13 APRILE 2012
IN TRIBUNALE. La testimonianza del boss pentito che ha detto ai giudici dell’okay al Mpa
Di Gati racconta che...
Raffaele Lombardo ribatte punto per punto, definendolo “gente da strapazzo”, ma le risposte
date al procuratore hanno fatto il giro d’Italia. Provocando un terremoto alla Regione
DI FRANCO CASTALDO
PALERMO. Raffaele Lombardo lo ha
attaccato a testa bassa, ma la sua
deposizione nellʼambito del processo a
carico del presidente della Regione e del
fratello Angelo per reato elettorale “pesano
come macigni”. Così, anche se al
governatore «viene la nausea a sentire
gentaglia da strapazzo e farabutti, ai quali
non ho mai dato confidenza, dire
sciocchezze di dimensioni mondiali che
vengono prese da qualcuno come oro
colato», le parole di Maurizio Di Gati
hanno avuto vasta eco, soprattutto alla
luce della richiesta di rinvio a giudizio
nellʼambito dellʼaltro procedimento a carico
dei fratelli Lombardo, quello per concorso
esterno in associazione mafiosa.
CHI È DI GATI. Prima boss mafioso e
reggente di Cosa nostra in provincia di
Agrigento, poi pentito eccellente e grande
accusatore del Movimento per
lʼautonomia, Di Gati, ex barbiere, ex
calciatore, sta vivendo adesso il massimo
della sua popolarità, da quando le sue
dichiarazioni contro Lombardo hanno
fatto il giro dʼItalia. Neanche quando svelò
agli inquirenti il progetto di uccidere i
magistrati Anna Maria Palma e Ottavio
Sferlazza o il deputato Beppe Lumia
(che oggi appoggia Lombardo) ebbe
tanta notorietà. Maurizio Di Gati è
cresciuto a pane e mafia. Il fratello,
Diego, boss di peso a Racalmuto ucciso
nella prima strage degli anni 90, lo aveva
iniziato insieme ai fratelli Beniamino
(anche lui pentito) e Roberto (suicidatosi
in carcere dopo lʼarresto). Per anni è stato
implacabile killer agli ordini del superboss
Salvatore Fragapane. Poi ne prese il
posto a suon di omicidi. Di Gati uccideva
anche per nulla. O per fare un favore
(come raccontò ai giudici descrivendo il
suo primo omicidio, il battesimo del
Maurizio Di Gati
sangue, Mariano Mancuso di Milena). E
uccideva anche per mafia. Quando capì
che il suo momento di gloria arrivò al
capolinea, fece due conti e si pentì.
Grazie alle sue dichiarazioni sono stati
sciolti due consigli comunali (Castrofilippo
e Racalmuto), arrestato un sindaco
(Salvatore Ippolito, di Castrofilippo) e
indagato decine e decine di uomini politici
ed amministratori. Alcune sue
dichiarazioni sembravano molto forti
come quando raccontò che alle elezioni
del 2001 un candidato alle regionali si
rivolse alla mafia per uccidere il suo
rivale, in cambio di 100 milioni, per avere
lʼelezione sicura.
IL “COLLABORATORE”. Da pentito ha
assunto questo ruolo intransigente, in
linea con la legalità. Al punto che,
qualche anno fa, quando vide la notizia
che lo riguardava e la foto della moglie
pubblicata su un giornale (titolo: “Di Gati
inguaia parenti, amici e nemici”) non
esitò a denunciare il cronista per
diffamazione (in Sicilia queste
affermazioni – scrisse in querela – danno
lʼidea dellʼinfame”) ed anche per furto
ossia la foto stampata sul giornale che
ritraeva la moglie. Oggi, dunque accusa il
movimento politico di Lombardo
affermando che la mafia cambiò cavallo,
abbandonando Forza Italia.
centonove
IL RACCONTO. Di Gati, nel corso di
numerosi interrogatori resi anche a
Procure diverse, si sofferma anche sul
ruolo della mafia catanese, soprattutto le
indicazioni del boss calatino Ciccio La
Rocca, sulle indicazioni politiche su chi
votare e sostenere che partivano sempre
da Palermo e sul modo di comprare voti,
come a Favara, per sostenere Mpa.
Lombardo si è difeso puntando
lʼattenzione sul fatto che, nel 2006, Di Gati
decise di appoggiare alle regionali
Giuseppe Arnone, vicino allʼallora
presidente della Regione, Salvatore
Cuffaro. Ed allora - afferma Lombardo delle due lʼuna: o appoggiava Mpa o altri.
LʼINTERROGATORIO. In realtà sul punto
la vicenda non è particolarmente
complicata. Infatti, è vero che Di Gati e la
sua famiglia decisero di appoggiare un
candidato diverso tra quelli Mpa ma è
anche vero che lo stesso pentito chiarisce
in questo modo il suo personale
disimpegno: “Nel 2006 non mi sono
occupato di sostenere alcuna candidatura
alle elezioni politiche anche perché il mio
ruolo ed il mio peso in cosa nostra era
molto ridimensionato. A livello regionale mi
sono impegnato a sostenere solo Arnone,
forse Giuseppe o Gaetano, di Favara (che
ha già querelato, ndr), che lavora a
Palermo. So che è soggetto politico vicino
alle posizioni dellʼonorevole Cuffaro ed è
stato candidato nella lista del Presidente.
Nelle ultime elezioni del 2006, per
esempio, non mi sono, ovvero, ho passato
la parola ai miei familiari, a qualche amico
che mi veniva a trovare e poi ho lasciato
cioè scelta libera”. Chiede il Pm: “E la
prima occasione nella quale si votò per
l'Mpa qual è stata; se lei ricorda?”.
Risponde Di Gati: “È stata nel 2006, se
non vado errato. Anche come ho detto
poco fa io tanti impegni non ne ho presi,
anche perché avevo già deciso di
consegnarmi alle forze dell'ordine”. Incalza
il magistrato: “Però agli altri l'ordine era
questo”. Di Gati: “Gli altri votarono nel
2006”. E qualʼera lʼordine? Lo afferma
sempre Di Gati alla frase del pm “e lei mi
aveva detto anche, se ben ricordo, che il
figlio di Lo Giudice era passato all'Mpa”:
“Sì - risponde il pentito - In contemporanea
ma perché, per quello che mi raccontava
Angelo Di Bella, in quel momento l'unico
che si poteva aiutare a livello regionale
parliamo, non a livello nazionale, ed era
portato abbastanza bene, era l'Mpa di
Lombardo, perciò dovevamo votare
l'Mpa”.
SCRIPTA MANENT
I voti secondo Barone
Il Gip spiega il reato elettorale dei fratelli
CATANIA. I “reiterati accordi elettorali tra i Lombardo e Cosa Nostra”? Il gip Luigi Barone, nel chiedere lʼimputazione
coatta per il concorso esterno in associazione mafiosa, scrive così nelle sue conclusioni: “Esaurita la disamina delle risultanze sopra riportate, non può che concludersi come le
stesse, quanto meno sul piano indiziario, compongano un
quadro, oltre che omogeneo, quanto mai chiaro e preciso,
dai quale emerge in tutta la nitidezza l'immagine del consolidato rapporto instaurato con gli esponenti più autorevoli di
Cosa Nostra Etnea da Raffaele e Angelo Lombardo, neIla loro ascesa politica avvenuta nell'ultimo decennio. In tutte le
occasioni elettorali, alle quali partecipavano da candidati, gli
odierni indagati non rinunciavano mai a ricorrere all'appog-
gio di Cosa Nostra, offrendo, in cambio del sostegno elettorale ottenuto, l'impegno, una volta eletti, di favorire gli interessi della organizzazione mafiosa anzidetta in tutte quelle
attività economiche, che implicavano per la loro realizzazione di aggiudicazioni, permessi, concessioni o autorizzazioni
pubbliche. L'impegno assunto da Cosa Nostra, implicava non
solo il materiale attivarsi degli uomini d'onore e dei sodali per
procacciare voti, ma anche l'esborso di ingenti somme di denaro per acquistare. In taluni casi i voti e più in generale per
finanziare la campagna elettorale. Sotto altro profilo, solo per
completezza di argomentazione, va osservato che la caratura mafiosa dei soggetti che, di volta in volta, erano entrati,
direttamente o per interposta persona a contatto con i Lombardo, non consente neanche di ipotizzare che questi ultimi
ignorassero l'identità dell'organizzazione con cui stipulavano di volta in volta i patti di scambio. Del resto, il ruolo di vertice che i predetti uomini d'onore ricoprivano nell'associazione di appartenenza era l'unica ragione valida che ne giustifi-
pagina 8
cava da parte dei Lombardo il coinvolgimento per ottenere il
sostegno elettorale, trattandosi di individui, privi nel tessuto
sociale sano di un ruolo tale da poter essere in grado di procacciare voti. Il caso più eclatante è, chiaramente, quello dell'Aiello, già all'epoca delle elezioni del 2008, notoriamente ai
vertici della famiglia Santapaola-Ercolano e, proprio in quanto tale, nella possibilità di decidere di stanziare centinaia di
migliaia di euro per finanziare la campagna elettorale dei
Lombardo. In merito alla sicura piena consapevolezza da parte degli odierni indagati del fatto che il destinatario ultimo degli impegni da loro assunti in cambio del sostegno elettorale
richiesto fosse l'organizzazione mafiosa di appartenenza dei
loro interlocutori sono di estremo interesse la riunione organizzata da Barbagallo presso la propria campagna per festeggiare l'elezione di Lombardo Angelo, alla presenza, oltre ovviamente di quest'ultimo, di altri boss di Cosa Nostra e
imprenditori vicini all'associazione, nonché il pestaggio patito, qualche tempo dopo, di Lombardo Angelo. (D.D.J.)
Politica
13 APRILE 2012
centonove
AI NASTRI. Nel capoluogo siciliano si gioca la partita per la Regione che verrà
Elezioni, Palermo caput mundi
Millequattrocento in corsa per il consiglio comunale e aspiranti a sindaco la cui vittoria
può determinare le alleanze per il voto anticipato di autunno. Tutti gli scontri di maggio in Sicilia
DI DANIELE DE JOANNON
PALERMO. Migliaia di candidati in tutta
la Sicilia e 1400 nella sola Palermo, il
capoluogo siciliano in cui le elezioni
amministrative del prossimo 6 e 7
maggio diventano un doppio banco di
prova per la tenuta dei principlai partiti,
Pdl (in indedita alleanza con lʼUdc), Pd
(che ha perso Italia dei Valori) e il resto
del Terzo Polo, composto da Fli e Mpa.
Già, perché il test palermitano è anche il
preludio di nuovi assetti alla Regione.
NellʼIsola si voterà in 148 comuni dove
saranno chiamati alle urne circa 2 milioni
e mezzo di cittadini. Oltre a Palermo, i
capoluoghi coinvolti sono Trapani (otto
candidati a sindaco, 15 liste, 430
pretendenti a uno dei 30 seggi del
consiglio) e Agrigento: 5 candidati a
sindaco, 13 liste e circa 400 candidati ai
30 posti del consiglio.
TRA TRIBUNALE E VOTO. Le
amministrative avranno una valenza
enorme se lʼudienza di Raffaele
Lombardo, il presidente della Regione
rinviato a giudizio a Catania per concorso
esterno in associazione mafiosa, verrà
fissata dopo le consultazioni. Il
governatore, infatti, ha assicurato che si
dimetterà ancor prima di sapere le
decisioni del giudice. Il che vuol dire che,
ancor prima, dovrà varare un “Lombardo
quinques” per lasciare la regione nelle
mani di un vicepresidente eletto, e non
lʼattuale prefetto e assessore allʼEnergia
Giosuè Marino, che è un tecnico. Se la
tempistica sarà favorevole, il peso del
risultato sarà determinante per gli assetti
della Regione che resterà in piedi fino al
voto anticipato di autunno, decidendo
anche le possibili alleanze future.
PALERMO, TUTTI IN PISTA. Escluso
Antonio Pappalardo, il generale dei
Carabinieri in pensione e candidato
PER IDV. Leoluca Orlando
L’UOMO DELLE PRIMARIE. Fabrizio Ferrandelli
sindaco schiacciato dal responso della
commissione elettorale, non correrà o
insieme agli altri undici. La sua lista, il
“Melograno”, è stata presentata oltre il
termine delle ore 12.00 di mercoledì 11.
Per il resto, sarà all'ultimo voto tra gli i
candidati a sindaco e l'esercito di
pretendenti a Palazzo delle Aquile. In
tutto oltre 1.400 persone spalmati su 28
liste. I candidati a sindaco sono
Massimo Costa (Pdl, Udc, Grande Sud
e lista Costa), Alessandro Aricò (Mpa,
Fli, Mps, Api e movimenti civici, Chiama
la Città), Marianna Caronia (Amo
Palermo, Pid-Cantiere popolare, Dc,
Udeur, partito tradizional popolare, Noi
FLI E MPA. Alessandro Aricò
per il Sud), Leoluca Orlando (Idv,
Sinistra ed ecologisti per Palermo),
Fabrizio Ferrandelli (Pd, Ora Palermolista Ferrandelli, Palermo per Ferrandeli
con Vendola), Tommaso Dragotto
(Movimento Impresa Palermo),
Gioacchino Basile (Liberiamo
Palermo), Giuseppe Mauro (Adc);
Marco Priulla (Partito comunista dei
lavoratori), Rossella Accardo
(Movimento dei Forconi) e Riccardo
Nuti (Movimento Cinque Stelle). Il
centrosinistra è spaccato tra Orlando e
Ferrandelli, che dovrà dividere i voti del
proprio elettorato tradizionale anche con
Nuti ma ha incassato lʼappoggio del
CEFALU’
Sgarbi, “Concorso Esterno”
Il critico d’arte chiede il sostegno ai cittadini
CEFALUʼ. A Cefalù, a catturare i riflettori, è già Vittorio Sgarbi, ex sindaco di Salemi (sciolto un mese fa dal ministro Cancellieri per infiltrazioni mafiose) che in un
comizio in Piazza Duomo, minacciando
di non candidarsi e di non voler fare il sindaco se non per una dichiarata volontà
popolare, ha chiesto alla popolazione di
sottoscrivere la lista “Concorso esterno”, in una sorta di “autodenuncia” pubblica per appoggiare il «Partito della Rivoluzione», il neo soggetto politico fondato da Vittorio Sgarbi. «Ho chiesto alla
Vittorio Sgarbi
popolazione accorsa al mio comizio di
pronunciarsi, sottoscrivendo la paradossale lista “Concorso
esterno”. Sotto al palco in breve tempo 400 cittadini hanno
sottoscritto la lista. Così ho accettato di candidarmi». La mossa dello storico dellʼarte prende le mosse da un articolo firmato
il 6 aprile da Attilio Bolzoni sul quotidiano la Repubblica, il
quale ha ipotizzato “la Cefalù di Sgarbi come una succursale
di Mafiopoli governata da boss delle Madonie approdati come
pirati sulla costa”.
Oltre a Vittorio Sgarbi, saranno cinque i
candidati sindaci a Cefalù. In pista, infatti, ci sono anche il sindaco uscente Giuseppe Guercio (che si presenta con una lista civica e il sostegno del Pid), Rosario Lapunzina
(centro sinistra, quattro liste),
Edoardo Croci (centro destra, quattro liste), Mauro Caliò (Cefalù possibile) e Rosa Maria Testa (Cefalù viva).
pagina 9
PDL, UDC, GRANDE SUD. Massimo Costa
candidato alle primarie Davide Faraone
(in giunta cʼè la “sua” Mila Spicola). Ma
anche il centrodestra è diviso tra Aricò,
Costa e Caronia. Questi ultimi due
hanno stipulato un patto alla luce del
sole: chi andrà al ballottaggio sarà
appoggiato dall'altro. A sorpresa - il suo
nome non era mai stato pronunciato
apertamente durante le settimane di
pre-scontro elettorale - è spuntato il
giovanissimo Marco Priulla, 26 anni,
laureando in lettere moderne, che scrive
recensioni musicali. A correre per il
consiglio comunale ci sono giornalisti,
esponenti di movimenti e associazioni
come Tony Pellicane, del Comitato di
lotta per la casa, e Adriana Di Carlo,
presidente dell'associazione contro lo
stalking. E poi liberi professionisti,
avvocati, cuochi, vigili del fuoco,
operatori culturali, edicolanti, ma anche
dipendenti dell'Amat come Antonino Lo
Piccolo. E poi imprenditori, casalinghe,
architetti, video maker, insegnanti e
consiglieri comunali e provinciali
uscenti, volontari della protezione civile,
come Francesco Saverino. Tra i
giornalisti, ci sono la fotoreporter Letizia
Battaglia (già assessore durante la
“Primavera” di Palermo) nella lista
Sinistra e gli ecologisti per Palermo e
l'ex presidente dell'Ordine dei giornalisti
di Sicilia, Vittorio Corradino, nella lista
di Ora Palermo Lista Ferrandelli. Non
mancano i casi omonimia: tra i candidati
delle lista dell'Idv, che appoggia l'ex
sindaco della primavera e portavoce
nazionale dell'Idv, Leoluca Orlando,
figura Totò Orlando, già consigliere
uscente dell'Idv a palazzo delle Aquile.
Tra i candidati che sostengono il
vincitore delle primarie, sostenuto da Pd
e Sel, c'è anche Roberto Ferrandelli,
candidato nella lista Palermo per
Ferrandelli con Vendola. Non manca un
omonimo di Alessandro Aricò, che fa
l'imprenditore ed è candidato nella lista
Noi Sud, a sostegno di Marianna
Caronia. Lʼultimo ad aggiornare la lista
degli assessori indicati al momento della
presentazione di programma e
candidatura è stato Marrimo Costa, che
ha annunciato la presenza in giunta, in
caso di elezioni, di Sergio Alessandro,
ex direttore del Museo d'arte moderna e
contemporanea di Palazzo Riso. In
ambito “arte”, Fli ha invece risposto con
lʼex soprintendente del Mare
Sebastiano Tusa.
I CINQUE DI AGRIGENTO. Nella città
dei Templi sono cinque i candidati a
sindaco con 13 liste a supporto e circa
400 persone che corrono per uno dei 30
seggi al consiglio comunale. I
pretendenti alla fascxia tricolore sono
sono l'uscente Marco Zambuto dell'Udc
(con l'appoggio del Patto per il territorio),
Salvatore Pennica (penalista, candidato
dal movimento civico Epolis ed ➪
Politica
➪ appoggiato da Pdl, Grande Sud e
Cantiere popolare), Mariella Lo Bello
(ex segretario provinciale della Cgil, che
viene schierata da Mpa, Pd, Fli ed
Agrigento protagonista), Giampiero
Carta (impiegato dell'agenzia delle
Entrate, che ha vinto le primarie del
centrosinistra e che ha l'appoggio di Sel,
Rifondazione comunista e del movimento
"Bene comune") e l'avvocato Giuseppe
Arnone (attuale consigliere comunale e
responsabile di Legambiente, che viene
presentato dalla lista “Utile per eleggere
il migliore sindaco di Agrigento”.
E I SETTE DI TRAPANI. Sette
candidati per sedici liste. Per la poltrona
di primo cittadino corrono Giuseppe
Maurici, imprenditore (Grande Trapani,
I Riformisti, Udc, Grande Sud, Mps,
Mpa, Fli), Vincenzo Marrone D'Alberti,
maestro concertista (Verdi), Sabrina
Rocca, docente scuole superiori (Pd,
Sabrina Rocca per Trapani Democratica
con Vendola), Luigi Fasoni,
coordinatore di una società di credito al
consumo (Partito Popolare Siciliano
Fratelli d'Italia), Giuseppe Caradonna,
avvocato (Idv - Fds), Stefano Nola,
ingegnere (Facciamo Trapani), Vito
Damiano, generale dei carabinieri in
pensione (Pdl, Lista Fazio) e Domenico
Messina (tesserato Pd e appoggiato
dalla lista "Bene Comune" ).
NELLE ALTRE PROVINCE. A Sciacca
(Agrigento) corrono in cinque: Fabrizio
Di Paola (Pdl-Grande sud), Emma
Giannì (Movimento Cinquestelle), Enzo
Guirreri (Sel), Gioacchino Marsala
(Fli, Pd, Api ed Mpa) e Giuseppe Turco
(Italia dei Valori). In provincia di Ragsua
sono sei i comuni che vanno al voto. A
Chiaramonte Gulfi sono tre i candidati a
sindaco: Vito Fornaro per la lista
“Cambiare per crescere”, l'attuale vice
sindaco Giovanni Nicosia, sostenuto
da una lista civica che porta il suo
nome, e l'atuale assessore allo
Sviluppo economico Salvatore Nicosia
(lista Amiamo la nostra città). A
Monterosso Almo si candida l'attuale
presidente del consiglio comunale,
Salvatore Pagano, con la lista “Il paese
che vorrei” e l'ex assessore Paolo
Buscema con la lista “Cambiare
insieme uniti”. A Giarratana l'uscente
Pino Lia punta come suo successore
su Michela Frasca, capogruppo
consiliare di “Alleanza popolare per
Giarratana”, mentre il Pd candida
Bartolo Giaquinta, attuale capogruppo
al Consiglio comunale. A Santa Croce
Camerina, il Pd schiera Franca Iurato,
sostenuta dal movimento degli
agricoltori e da due liste civiche, mentre
l'ex assessore provinciale alle Politiche
sociali Piero Mandarà si candida con la
lista civica “Tutti per Santa Croce”. Idv e
Fed puntano invece sul commercialista
Salvo Caruso e l'Unione di centro
sull'attuale presidente del Consiglio
comunale Giovanni Barone. Da
segnalare, poi, l'indipendente Giovanni
Giavatto, che si presenta a capo di una
lista civica ed è sostenuto anche dal
movimento “Sicilia Vera” del deputato
regionale messinese Cateno De
Luca.A completare il quadro dei comuni
al voto nel ragusano, che sono Scicli e
Pozzallo. Nella città barocca quattro i
candidati: Adolfo Padua, Armando
Cannata, Enzo Catera e Franco
Susino. Cinque invece in corsa a
Pozzallo: Roberto Ammatuna,
Raffaele Monte, Emanuele
Pediliggieri, Luigi Ammatuna e
Giancarlo Manenti.
13 APRILE 2012
centonove
A sinistra Giuseppe Di Tommaso, sindaco di Nizza di Sicilia da 30 anni.
Nelle altre foto i due avversari. In basso Giacomo DʼArrigo, capo della
minoranza e dimissionario dalla carica di coordinatore nazionale dellʼAnci
giovane. Sotto la consigliera Mimma Brigandì
AL VOTO. Da Sant’Alessio a Pagliara tutti i cambi di casacca dell’ultima ora
Tradimenti nell’urna
A Nizza di Sicilia in campo con Giacomo D’Arrigo, capo della minoranza,
ex fedelissimi dell’uscente Giuseppe Di Tommaso. Mimma Brigandi in solitaria
DI GIUSEPPE PISTONE
MESSINA. Presentate le liste si comincia
finalmente a giocare a carte scoperte e
vengono fuori tradimenti politici
dellʼultimo momento, tra cambi di
casacche, telefonate notturne e inevitabili
polemiche. Come a SantʼAlessio Siculo
la sorpresa della candidatura di Cetto
Fleres, al posto di Agatino Gussio,
espressione dellʼopposizione, ha
scatenato lʼira del sindaco uscente
Giovanni Foti, giunto al secondo
mandato. E appena il tempo della
presentazione delle liste, scende in
piazza per dare vita ad una spietata
campagna elettorale. «Votate tutti tranne
Cetto Fleres», avrebbe ripetuto più volte
lʼex sindaco Foti. Chiuso il cerchio, con il
suo ex vice sindaco Rosanna Fichera,
“Insieme per SantʼAlessio”, tenta anche un
avvicinamento con lʼaltro candidato
sindaco, Francesco Santoro della lista
“Viviamo SantʼAlessio”, per tagliare fuori
dai giochi il suo acerrimo nemico Cetto
Fleres. Lʼobiettivo? Garantire anche una
“sana” opposizione che possa far tornare in
sella dopo 5 anni lʼuscente Foti. Dunque a
contendersi la poltrona sono 3 candidati,
tra cui due figli di ex amministratori,
Peppino Fichera, padre di Rosanna e Nino
Fleres, figlio di Cetto, con la lista “Fleres
sindaco, difendere S.Alessio”. Ma la vera
continuità dellʼormai ex sindaco Foti, è
Rosanna Fichera che ha raccolto quasi
tutto il gruppo di maggioranza, designando
assessori, Giuseppe Cacciola ex
presidente del consiglio e Giuseppe
Bartorilla. Cetto Fleres dal canto suo però
ACQUEDOLCI
Tutti contro Ciro Gallo
“amico”nel dicembre 2009, risponde con la lista “Acquedolci nel
Cuore”. Per catturare nella rete Gallo, il rampante presidente
Mezzanotte è riuscito a tessere la tela a “ tre maglie”, riunendo
pazientemente in unica coalizione le espressioni elettorali di
riferimento di due ex sindaci della città: Salvatore Oriti e Antonino
Terranova oggi assessore provinciale dellʼUdc. Gli assessori
designati sono il dirigente della Coldiretti Nello Amata,
ACQUEDOLCI. Amici per la “pelle” al gong della campagna fedelissimo di Terranova, e la commercialista Valeria Maria
elettorale vincente di cinque anni fa contro il sindaco
Robuano, voluta da Mezzanotte. Accusato dagli
Salvatore Oriti, alla campana delle amministrative del
avversari di “cesarismo” il sindaco Ciro Gallo fruisce
6 e 7 maggio 2012 il sindaco Ciro Gallo ed il presidente
della “Forza” elettorale di Bartolo Messina primo eletto
del consiglio Sergio Mezzanotte si sfideranno su fronti
nel 2007 nella lista di Nino Terranova e Pippo Salerno,
opposti con due “armate” formate anche da chi ha
il più votato della lista di riferimento di Salvatore Oriti
cambiato casacca politico amministrativa, senza
alla precedente tornata amministrativa. La “continuità”
“cuore” o “coesione”. “Acquedolci, Coesione, Forza e
cercata dal sindaco Gallo è riscontrabile nel delegato
Continuità” è il logo della lista del sindaco uscente Ciro
al Turismo del suo esecutivo, Calogero Carcione,
Gallo, a cui il presidente del consiglio, Sergio
candidato a consigliere, che darà spazio alla
Mezzanotte, autore della mozione di sfiducia al suo Ciro Gallo
giovanissima Daniela Zingale. (Nidra)
Con l’avversario Mezzanotte
gli ex sindaci Terranova e Oriti
pagina 10
centonove
Politica
13 APRILE 2012
potrà contare dellʼappoggio di Agatino
Gussio, il quale avrebbe ritirato la sua
candidatura, in cambio di un assessorato,
candidando inoltre il cognato Giuseppe
Riggio. Ma la vera “sconfitta” di questa
campagna elettorale è Pina Basile la
quale dice di volersi astenere dal voto.
Dopo un patto di ferro con il candidato
Giuseppe Cacciola, la doveva persino
designare assessore al Turismo. Il
funzionario della Provincia ha, però, fatto
un accordo con Fichera “sbarazzandosi”
della professoressa. Tre liste anche a
Nizza di Sicilia. Giacomo DʼArrigo,
capogruppo di minoranza, è partito per
primo con tanto di manifesti elettorali
“Nizza Viva” ed una serie di incontri
pubblici. Fiono allʼultimo è stato tentato
lʼaccordo con Mimma Brigandì per
sbaragliare insieme lʼuscente Giuseppe Di
Tommaso, sindaco per quasi 30 anni, dal
lontano 1978, alla fine ha deciso di
candidarsi nelle due vesti di sindaco e
consigliere comunale con la lista “Cambia
Nizza”. Nella lista Giovanna Tirante,
Francesco Briguglio e Domenico Vollino,
che fino a poco tempo fa sembravano
vicini a Di Tommaso. Clamoroso
tradimento a Pagliara che ha fatto venir
meno la candidatura a sindaco
dellʼuscente Santino Di Bella. Si tratta
dellʼex assessore Pippo Di Blasi e del
capogruppo dellʼopposizione, già
dimissionario, Pietro Laganà, i quali al loro
posto hanno designato due donne nella
squadra del rivale Prestipino. Eleonora
Spadaro e Santina Andronaco. Nel
piccolo comune di 800 anime sarà
dunque una sfida a due. Alla fine lʼuscente
sindaco Santino Di Bella ha candidato al
suo posto il presidente del consiglio
Sebastiano Gugliotta con la lista “Vincere
per Pagliara”. Pronto ad accogliere la
sfida Domenico Prestipino, “Insieme si
può”. Dal canto suo però lʼex sindaco
Prestipino ha perso alcuni suoi seguaci tra
cui Melina Scarcella, “decisa” a sfornare
una terza lista, in cambio le è stato però
assicurato un assessorato, e Sebastiano
Caspanello, entrambi traghettati nella lista
dellʼavvocato Gugliotta. Liste presentate
in anticipo a Savoca, dove si registra
lʼinattesa candidatura del vicesindaco
Paolo Onofrio Trimarchi, “Insieme per
Savoca”, sindaco dal 1992 al 2002 che
dovrà vedersela con lo sfidante Rosario
Domenico Famulari, “Savoca
Democratica”. Una novità dellʼultima ora
per la politica savocese. «Mi auguro che il
comune possa continuare a crescere
nellʼambito di un processo di
rinnovamento – ha detto il sindaco
Antonino Bartolotta».
SANTO STEFANO DI CAMASTRA
Elezioni di ceramica
Equilibri delicati tra Colombo, Re e Ruggieri.
Colpa degli incarichi in giunta. E della presidenza
DI NINO DRAGOTTO
S. STEFANO DI CAMASTRA. Con
la presenza nella giunta di
Francesco Re dellʼaggraziata figura
femminile di Staszewska Agliezka,
imprenditrice polacca conquistata
dallʼamore per la Sicilia, a Santo
Stefano di Camastra il voto lo si
cerca anche tra gli stranieri. Alle due
Carmelo Colombo e Francesco Re
coalizioni annunciate, quella del
professore di chimica Carmelo Colombo
pronto a volare come assessore a fianco
(“Vivere Santo Stefano”), vicesindaco
del giovane Matteo Napoli, pendolare da
aspirante a primo cittadino, e quella del
Milano con il pass del Re. Lʼunico a
bancario sindacalista, Francesco Re
rimanere a corto di “kerosene” è il
(“Santo Stefano nel Cuore”), socialista di
promotore finanziario Fausto Pellegrino,
lungo corso, farà da competitor il medico
il quale declassato da assessore il giorno
Beppe Ruggieri, (“Nuove Idee”) già
dopo ha visto cancellata la sua “isola
assessore alla Provincia, riuscito sul filo
di lana ad assemblare 15 candidati, tra
“monelli” delle liste avversarie. La lista di
Ruggeri, ritenuta a prima osservazione la
più “leggera”, sembra quella più titolata a
raccogliere il voto del dissenso di chi è
rimasto fino ad oggi deluso. Nella lista
“Nuove Idee” è presente il professore
Rosario Raffaele, corrispondente della
Gazzetta del Sud, “censore” di vicende
ed uomini della politica locale, ed oggi
tribuno in comizi. Nella lista del bancario
Francesco Re, “Santo Stefano nel
Cuore”, la più pronosticata in una
competizione a “due”, gli azionisti sono
pronti ad incassare i dividendi. Il capolista
Carmelo Re, già sindaco, dopo il “regno”
di Luigi Famularo, è pronto a svolgere il
ruolo di presidente del consiglio, se i
suffragi elettorali lo conforteranno,
altrimenti sarà vice Re. La componente di
riferimento al candidato “forte” di
preferenze, Santo Rampulla è stata
accontentata con la designazione
dellʼassessore Staszewska Agliezka,
molto legata al “grande elettore”,
lʼarchitetto Nino Torcivia. La componente
più a sinistra, ispirata dal “pensatore”
Filippo Fratantoni, farà convergere le
preferenze sul bancario Nino La Rosa,
SINAGRA
Rottura nel Pd, Giglia con Leone
SINAGRA. Un “piccolo esercito” di candidati per Sinagra, piccolo centro nebroideo con appena 1900 elettori. Infatti, ai quattro aspiranti alla carica di primo
cittadino, Leone Agnello, Enza Maccora, Carmelo Rizzo e Enzo Ioppolo, sono
collegati ben 65 candidati al consiglio comunale. Eʼ veramente un record per una
piccola realtà dove non è previsto neanche il ballottaggio. I sinagresi sono solo
confusi e disorientati, non vedono chiarezza e certezze, nelle sedi politiche locali si è assistito a “diatribe” e “divisioni” per la ricerca di posti al sole. Eʼ quanto accaduto in particolar modo in “casa Pd Enrico Berlinguer”, dove il presidente
uscente del consiglio comunale Emanuele Giglia, sarà lʼeventuale vice-sindaco
del candidato Leone Agnello ( area Pdl) e Lidia Gaudio si è candidata al consiglio. Lʼuscente Gaetano Scarso, che ha scelto di non ricandidarsi, appoggia il
vice-sindaco Carmelo Rizzo, schierandosi contro il cognato Enzo Ioppolo. Anche se qualcuno vocifera di una strategia. (G.L)
pagina 11
Beppe Ruggieri
pedonale” con provvedimento del vice
sindaco Colombo e dal sindaco Pippo
Mastrandrea. Cinque anni fa Fausto
Pellegrino e Carmelo Re su opposti fronti
hanno animato la campagna elettorale
con toni forti al limite della correttezza,
oggi si ritrovano nella stessa squadra.
Politica
13 APRILE 2012
BARCELLONA. A poche ore dalla presentazione lascia Turrisi. Subentra l’ex assessore
Candidato su Marte
I quattro candidati partono con la campagna elettorale, ma i dubbi sullo sciogliemento
del comune da parte del Ministero degli Interni rimane. La corazzata di Catalfamo
DI
GIUSEPPE PULIAFITO
BARCELLONA. I giochi della politica
barcellonese è iniziata ufficialmente in
vista delle elezioni del 6 e 7 maggio, ma
tutta lʼattenzione è proiettata alle
decisioni del Governo nazionale, che a
breve potrebbe decidere sullʼeventuale
scioglimento del consiglio comunale.
Questa cappa rischia di condizionare
tutte le strategie delle quattro coalizioni,
che hanno iniziato le prime scaramucce
con lʼaffissione dei manifesti e le
discussioni nei capannelli delle piazze.
La presentazione ha messo in chiaro le
forze in campo con il candidato del
centrodestra, Rosario Catalfamo, che
può contare su una corazzata per
puntare alla successione di Candeloro
Nania. Sei liste con 180 aspiranti, su un
totale di 375 candidati totali, sono un
punto di partenza importante, anche
perché a sostenere la sua proposta
elettorale ci sono il Popolo delle Libertà,
con quattro liste, il Pid insieme Noi Sud
e lʼUdc, che è tornata in seno alla
coalizione del centrodestra, dopo
cinque anni di coerente opposizione al
sindaco Candeloro Nania. Un ritorno
annunciato da mesi, che ricompone lo
schieramento che nel 2001 conquistò
una larga maggioranza consiliare, con
lʼ80 per cento dei voti per il primo
cittadino. Vero è che gli equilibri rispetto
a quegli anni sono cambiati, perché
parte di quellʼelettorato si sposterà
probabilmente su Santi Calderone, che
dopo la scissione dellʼautunno scorso
dal gruppo del senatore Nania, punta a
raccogliere tutti coloro che hanno voluto
svincolarsi dagli schemi dei partiti
politici sia di destra che di sinistra, una
trasversalità assoluta rispetto al quadro
politico precedente. Dagli ex assessori
della giunta Nania, Filippo Sottile,
Natale Spinella e Nino Cutugno, ai
consiglieri uscenti Carmelo Cutugno,
Lidia Pirri e Nino Puliafito. Ci sono così
Giuseppe Ruggieri
esponenti cresciuti nellʼalveo del
centrodestra, ma anche rappresentati
del Partito Democratico, vicini ai
deputati Picciolo e Laccoto, che hanno
rotto con il Pd locale. Proprio dal partito
di Bersani sono arrivati i colpi scena
dellʼultimo ora, con la rinuncia alla
candidatura di Giusi Turrisi, sostenuto
anche dallʼMpa e dal Fli, che ha portato i
vertici regionali e provinciali a
precettare nel ruolo di candidato della
coalizione di centro lʼex consigliere
Filippo Marte, già capogruppo di
Alleanza Nazionale, che da oltre due
anni ha chiuso con il gruppo Nania,
chiudendo il mandato nel gruppo misto
di Palazzo Longano.
La sinistra, infine, cerca la proposta
innovativa di Maria Teresa Collina,
vincitrice delle primarie di centrosinistra,
che rappresenta lʼunica donna
candidata a sindaco. Al suo fianco ci
sono i partiti della Sinistra, da
Rifondazione Comunista alla Sinistra
Ecologia e Libertà, dallʼItalia dei Valori
al Psi, ma anche le associazioni più
attive sul territorio comunale a partire da
quella dellʼantiracket Liberi Tutti,
puntando sul voto dʼopinione e di
protesta contro lʼattuale sistema politico.
A rendere più interessante lʼeventuale
campagna elettorale ci sarà anche il
ricorso degli elettori al voto disgiunto,
che potrebbe essere favorito dal nuovo
sistema elettorale senza il
trascinamento del voto del consigliere
sul candidato a sindaco collegato.
centonove
BROLO
Germanà punta
sul medico Bruno
L’onorevole abbandona Salvo Messina
BROLO. Eʼ rottura tra lʼuscente Salvo
Messina e lʼonorevole Nino Germanà.
Dopo una legislatura passata a braccetto Germanà ha preso negli ultimi
mesi le distanze dallʼamministrazione
e ha sponsorizzato la sindacatura del
medico Cono Bruno (Uniti per Brolo).
Svanita lʼidea di una terza lista del deluso Nuccio Ricciardello, sfidante cinque anni fa dellʼattuale sindaco e legato alla corrente Fli. Ricciardello ha promesso che dopo le lezioni spiegherà
pubblicamente i motivi della suo ritiro.
Il sindaco Messina, dopo aver finalmente trovato uno sfidante, impresa
che stava ormai per trasformarsi in
unʼutopia, dal momento che il nome di
Bruno è emerso qualche settimana fa,
ha messo in piedi una squadra composta da giovani e buona parte della sua
amministrazione uscente. Rimangono
fedelissimi il consigliere Peppino Magistro e gli assessori uscenti Enzo Di
Luca e Carmelo Gentile, questʼultimo
ri-designato in giunta per la seconda
volta insieme alla professionista brolese Tina Fioravanti. Tante le prime candidature nella lista Messina come i giovanissimi Ciccio Gullà, Carmelo Lamonica, Antonio Traviglia, Nino Pino e una
schiera di professionisti come lʼendocrinologa Elisabetta Morini, lʼassessore uscente Maria Ricciardello e lʼavvocato Cono Condipodero. Molti però si
sono chiesti come mai il vicesindaco
Letizia non abbia continuato la sua avventura politica, dopo anni di servizio
incondizionato. Poche sorprese nella
neonata lista di Bruno, dove sono confluiti due consiglieri dellʼopposizione
uscente, Gaetano Scaffidi Lallaro e Irene Ricciardello, designati assessori
nellʼeventuale giunta marchiata Bruno
e volti nuovi della politica brolese. Lo
stesso candidato a sindaco ha dichiarato che apprezza il lavoro dellʼamministrazione uscente, ma che si potrebbe fare di più, frase che fa pensare che
questa tornata elettorale brolese, sicuramente, non avrà sorprese.
Caterina Scaffidi
LETOJANNI
Bucceri saluta Ruccella
Il politico escluso dalla lista all’ultima ora
LETOJANNI. La sfida tra i tre contendenti si è ufficialmente
aperta subito dopo la presentazione delle liste frutto di una
campagna “acquisti” che si è conclusa con alcune
combinazioni dellʼultima ora. Ore che sono state caldissime,
considerate le tante incognite presenti negli schieramenti
allestiti da Alessandro Costa, 37enne, ed attuale presidente
del Consiglio, da Marilena Bucceri, assessore uscente, e da
Peppino Gullotta. Trattative frenetiche che hanno portato,
tra lʼaltro, allʼesclusione dalla lista della Bucceri di Salvatore
Ruccella, accostato in tempi non sospetti a Gullotta. La
compagine dellʼimprenditore turistico locale aveva, inoltre,
concluso lʼaccordo con lʼassessore provnciale Renato
Fichera, ma non si conoscevano gli alleati che sarebbero
assessori. Resta da stabilire chi ricoprirà il ruolo di presidente
entrati in gioco. Si vociferava sulla possibile candidatura di
del Consiglio. In campo sono scesi, inoltre, Domenico
Carmelo Bucceri, e invece ecco spuntare Biagia Pecoraro,
Bucceri, Salvatore DʼAllura e Giovanni Interdonato,
una neofita della politica. Tra i tanti volti nuovi della lista
consiglieri dʼopposizione uscenti. I volti nuovi della
spicca il nome di Paola Celi, classe 1987, alla sua prima
compagine sono, invece, Alessandra Iannino e Antonio
esperienza politica, come dʼaltronde Ignazio Battaglia.
Riccobene, ex presidente della Misericordia San Giuseppe.
Designati, già, gli assessori della lista “LetojCapitolo
Bucceri.
Lʼassessore
Crescita in natura”: Domenica Lo Monaco e
dellʼamministrazione Mauro si presenterà
Domenico Serranò. Questʼultimo è il cugino di
durante con una squadra rinnovata in parte. Da
Claudio Curcuruto, candidato nella lista di
qui il nome “Rinnovare per crescere”. A
Alessandro Costa. La squadra del
sostenerla Salvatore Curcuruto, designato
commerciante letojannese è formata da
anche questa volta assessore, assieme a Fabio
componenti di diversa estrazione politica e
Cicala, Anna Bene e Marina Scimone. La newsociale. Figura tra i dodici anche Danilo
entry dallʼultima ora è il medico Angela Lo Turco,
Cacopardo, candidato nelle passate elezioni
che qualche mese fa era in procinto di passare
con Marina Scimone. Maria Teresa Rammi e
con Alessandro Costa. Domenico Currò,
Eugenio Bonsignore, già sindaco per due
invece, molto probabilmente farà il presidente
legislature, saranno due dei potenziali quattro Marilena Bucceri
del consiglio. (Enrico Scandurra)
pagina 12
centonove
Politica
13 APRILE 2012
S. TERESA DI RIVA. L’onorevole divorzia da Lo Schiavo e scende in campo da solo
MAZZARRA’ S. ANDREA
De Luca fa saltare il banco
Il primo cittadino?
Lo fa l’assessore
A meno di un anno dalle dimissioni da primo cittadino di Fiumedinisi e avere convinto
l’avvocato a gettarsi nella mischia, il deputato spariglia le carte e punta al municipio
DI MASSIMO FERRARO
SANTA TERESA DI RIVA. Saranno
quattro i candidati a sindaco che si
contenderanno la poltrona più prestigiosa
della casa municipale. La frantumazione
del fronte di opposizione al primo cittadino
uscente, Alberto Morabito, ha generato una
situazione che nelle ultime ore prima dello
scadere del termine ultimo per la
presentazione delle liste ha registrato colpi
di scena a ripetizione con ribaltoni e
controribaltoni tutti interni alla coalizione “S.
Teresa Protagonista “ capeggiata
dallʼavvocato Carlo Lo Schiavo.
Protagonista assoluto lʼonorevole Cateno
De Luca che non ha perso lʼoccasione per
occupare in lungo ed in largo la scena.
Dopo aver messo in piedi con tanto di
comizio pubblico la sindacatura dellʼex
assessore provinciale, il deputato nisano
ha sconfessato lo stesso reo di “non aver
rispettato il patto generazionale” siglato
qualche giorno prima che prevedeva nella
composizione della squadra il favorire di un
turn-over nella classe politica
santateresina. Seguiva qualche scossone
pure allʼinterno del fli (altro alleato di Lo
Schiavo ) con le relative dimissioni del
coordinatore cittadino Salvatore Bucalo
che tornava tra le braccia di De Luca che lo
aveva lanciato nel 2007. Frizioni e fratture
varie che hanno portato alla nascita di
quattro schieramenti definitivi. Il primo a
chiudere la squadra il primo cittadino in
carica che sino ad adesso è il vero
protagonista della campagna elettorale
avendo centrato tutti gli obiettivi prefissati,
chiudendo tutti gli accordi previsti in largo
anticipo e tagliando quelli che lui riteneva i “
rami secchi “ che ne avevano ostruito il
percorso negli ultimi cinque anni. Lo
“squadrone “ di Morabito poggia su un asse
civico composto da Pdl, Udc,Mpa e Pd.
Poche sorprese, eccetto la presenza della
giovanissima Paola Cingari, in una
coalizione che registra il viaggio di ritorno
dellʼex vicesindaco Giuseppe Lombardo e
Cateno De Luca
lʼadesione degli udicini Nino Toscano ed
Antonio Di Ciuccio più quella di Tanino
Maggioloti, il più votato tra i consiglieri nella
scorsa tornata. Assessori designati Pablo
Spadaro (Pd, promosso per meriti acquisiti
sul campo dopo anni di interesse
soprattutto in ambito consortile ) ed il figlio
dʼarte Giammarco Lombardo figlio del
sopraccitato Giuseppe. Saranno i valori
emersi dalle urne a stabilire gli altri due
assessori e la presidenza del consiglio
anche se i seguaci del partito di Casini
vantano un documento sottoscritto in cui si
prevede la nomina per la carica più alta del
consiglio comunale a favore dellʼex sindaco
di Antillo Antonio Di Ciuccio, ma la scelta
dovrà essere di gruppo e tra il dire ed il fare
cʼè di mezzo lʼequilibrio dei numeri. Santa
Teresa protagonista, questo il nome del
raggruppamento guidato dallʼex sindaco
Carlo Lo Schiavo regge su una lista civica
che raccoglie elementi che vanno da
Rifondazione Comunista per finire al Pdl
passando per Pd, Udc, Fli, Mpa e amici di
Nino Bartolotta che di fatto rompe
ufficialmente con Cateno De Luca. Molti i
nomi nuovi da Agostino Gullotta del circolo
Impastato a Rosaria Cundari (
sindacalista), a Lucia Gentile
(dirigente ) per continuare con
Filippo Triolo e Santo
Trimarchi (entrambi area udc ),
per concludere con Maria
Antonia Briguglio che a
sorpresa incassa anche la
nomina in giunta. Una squadra
partorita in extremis dopo il
paventato forfait di Futuro e
Libertà e la defezione di Sicilia
Vera. I seguaci di Carlo Lo
Schiavo puntano molto sulla
riconosciuta abilità dello
stesso nelle performance
comunicative per un
personaggio della politica
locale che come si suol dire
“buca lo schermo”. Cateno De
Luca, invece, mantiene la
parola professata nel suo incontro di
gennaio scorso quando provocatoriamente
(almeno così si pensava) annunciò la sua
candidatura a sindaco. Detto, fatto, per lʼex
sindaco di Fiumedinisi le promesse sono
contratti, con viva gioia di Alberto Morabito.
“Sicilia Vera – Libera Santa Teresa
“propone tra gli altri i consiglieri comunali
uscenti Danilo Lo Giudice - che in caso di
vittoria farebbe il presidente del consiglio e Salvatore Bucalo, fresco di divorzio dal fli.
Tutti designati gli assessori che sono lo
stesso Bucalo, Giovanni Bonfiglio, Pina
Giovanna DʼArrigo e Nino Famulari,
questʼultimo designato vicesindaco. Al foto
finish taglia il traguardo della presentazione
anche “Sveglia S. Teresa “ guidata dallʼex
capogruppo di minoranza Fabio Palella
che rappresenta il momento di rottura dalla
politica istituzionale e convenzionale e che
mira a raccogliere il voto di protesta di una
cittadina che non riesce a svoltare e a
rigenerare una classe politica targata 1980.
In lista volti poco noti col solo Pasquale
Turriciano che vanta un passato di milizia
nella destra ed il noto attore-regista Vittorio
Bruno, assessore designato insieme a
Debora Russo.
Ex amministratori i tre pretendenti
MAZZARRAʼ SANTʼANDREA. Dopo il
passo indietro del vice sindaco Pippo
Grasso, nel paese dei vivai si confronteranno “solo” tre candidati a sindaco.
A contendersi la poltrona di primo cittadino saranno tre ex assessori: lʼassicuratore Domenico Crupi, Carmelo
Petrafitta e il neo presidente dellʼIpab
regionale “Barone Ignazio Foti”, Salvatore Bucolo. Proprio questʼultimo
avrà diversi parenti nelle liste dei suoi
avversari politici poiché, oltre a Mario
Italiano, i suoi cugini Carmelina Perroni, Maurizio e Virginia Bucolo, sono
candidati con Pietrafitta. Ma anche nella lista del candidato a sindaco Domenico Crupi , in cui è inserito il figlio Giuseppe, figurano altri parenti con componenti della lista di Bucolo. Ma questʼultimo è, comunque, determinato a
cambiare pagina e con una nota dichiara che si è candidato per «l'amore
che ha per il proprio paese che deve rinascere e per la necessità di proporre
dei modelli di sviluppo differenti rispetto a quelli attuali». Bucolo ha designato assessori Marchiona Cristaudo e Letizia Marchetta. Dallʼaltra parte,
anche il professore Pietrafitta ambisce
alla grande carica. Dopo il passo indietro del vice sindaco Pippo Grasso,
Pietrafitta avrà dalla sua anche qualche componente della maggioranza
comunale fedele al sindaco uscente
Carmelo Navarra, come Giovannino
Pantano, Filippo Catalfamo e Antonio
Da Campo: «A prescindere dal passo
indietro del vice sindaco Grasso, alcuni consiglieri avrebbero fatto comunque parte della mia lista - afferma Pietrafitta». Oltre alle già designate Virginia Bucolo e Domenica Simone, pare
che ad occupare uno dei due posti in
giunta possa essere Rosaria Torre. Allʼinsegna della pacificazione la lista di
Crupi (Mazzarà Futura) simboleggiata
da due mani che si stringono. Come gli
altri due candidati, ha designato due
donne come assessori: Alessandra
Catania e Rosa Torre, entrambe con
parenti nelle lista di Bucolo. (P.A.)
PIRAINO
Condipodero pigliatutto
L’avvocato “assorbe” Mastrolembo, Ruggeri e Terranova
PIRAINO. Alla fine sono solo due le liste presentate a Piraino in vista dellʼimminente tornata elettorale per il rinnovo del
consiglio. Sino a qualche mese fa si vociferava di un numero come sei candidati, ma alla luce dei fatti, chi per un motivo, che per un altro, ognuno ha fatto un passo indietro, ma
senza scomparire dalla scena. Così “la sfida” si giocherà tra
lʼestroso avvocato Pippo Condipodero, fenomeno “mediatico” della campagna elettorale pirainese che ha affidato ogni
suo pensiero, ogni sua mossa politica, al social network Facebook, e la pacata dottoressa Gina Maniaci che ha assicurato toni sobri e pacati durante questa campagna elettorale.
Le grandi sorprese sono emerse nella coalizione dellʼavvo-
cato pirainese che ha messo in difficoltà tutti gli aspiranti sin- del vicesindaco uscente Enzo Forestieri, il sindacalista cadaci, “costringendo” sia la battagliera Angelita Terranova, sia pogruppo di maggioranza, Pippo Spanò Bascio, il consilʼassessore uscente, lʼIngengnere Maurizio Ruggeri, che gliere uscente Giuseppe Trischitta e lʼArchitetto Nunzio
lʼanticonformista Francesco Mastrolembo a rinunciare alla Buttà che ancheʼegli, in un primo momento, aspirava alla
carica di primo cittadino. Dopo mesi di comunicati stampa carica di primo cittadino. Insomma nella coalizione dellʼavecco che Ruggeri e Terranova, staccatasi bruscamente a di- vocato Pirainese, dal nome “Nuova Piraino” di nuovo cʼè
cembre dallʼamministrazione Campisi e Mastrolembro, da ben poco, solo due nomi si affacciano per la prima volta sulsempre oppositore dellʼesecutivo, si ritrovano tutti e tre as- la scena politica e si tratta di Raffaele Sarina e Villanti Tinsessori designati dallʼavvocato Condipodero.
daro, per il resto tra chi inneggia “ai minestroni” e
Designazione che sa tanto di accordo politico.
“alle insalate” è evidente che gli accordi non soTra i candidati emerge qualche nuovo nome cono mancati.
me quello dellʼimprenditore pirainese Bruno ArAnche la dottoressa Gina Maniaci, a capo della licidiaco, dei giovani Pizzino Maria, Scaffidi Insta “Insieme per unʼAlba Nuova”, presenta nel suo
giona Giovanna, Vito Maria e Raffaele Andrea,
gruppo qualche volto già noto. Immancabile inma per il resto si tratta di volti già noti alla politifatti il “jolly” Aldo Marino, da sempre presente in
ca pirainese. Nella compagine di Condipodero
ogni competizione. Sono confluiti, inoltre, alcuni
emergono infatti Pino Campisi, fratello dellʼatmembri dellʼopposizione uscente, come il duo
Condipodero
tuale sindaco uscente, Domenica Repici, moglie
composto da Marco Ceraolo e Ignazio Natoli.
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Politica
13 APRILE 2012
PAGA(VA) PAPÀ SILVIO. Il tesoriere del Pdl Rocco Crimi
CONTI IN ROSSO. Pippo Naro tiene i conti finanziari dell’Udc
INCHIESTA. Quanti fondi elettorali controllano i due tesorieri “dello Stretto”
Rimborsi? Ci penso io
I conti del Pdl e dell’Udc in mano a Rocco Crimi e Pippo Naro. In rosso i centristi,
per le spese degli azzurri provvedeva Berlusconi. Gli eletti? Evadono le loro quote
DI ALESSIO CASPANELLO
MESSINA. A Messina probabilmente i
conti li sanno gestire con oculatezza.
Rocco Crimi e Pippo Naro, tesorieri di Pdl
ed Udc provengono infatti dalla città dello
Stretto. Eppure non è un buon momento
per chi gestisce i conti di partito. Qualche
settimana fa la bufera ha travolto il
tesoriere della Margherita Luigi Lusi per lo
scandalo dei fondi intascati e spesi in
allegria, da un paio di giorni è toccato a
quello della Lega Nord Francesco Belsito,
accusato di distribuire denaro dei
contribuenti per le spese della famiglia
Bossi, mentre un anno fa ad essere tirato in
ballo è stato proprio Naro, sotto inchiesta
per una tangente da 200 milioni che un
imprenditore lo accusa di aver intascato. E
Crimi, lʼuomo che ha avuto le chiavi delle
casseforti di Forza Italia prima e del Pdl
dopo? Eʼ tranquillo. Almeno per un poʼ.
LE CHIAVI DELLA CASSAFORTE PDL.
Deputato dal 1994, farmacista, ex
sottosegretario allo Sport, fino a qualche
mese fa Rocco Crimi aveva davvero poco
di che preoccuparsi, dato che per le
esigenze del Pdl le mani in tasca le
metteva sempre Silvio Berlusconi. Fino a
qualche tempo fa. Perchè oggi Berlusconi
sembra essersi smarcato dalla sua
creatura. Una iattura, dato che Berlusconi
faceva fronte anche ai debiti, garantendo
con fidejussioni personali per 179 milioni di
euro. A farne le spese, la lunghissima
teoria di candidati in cerca di un contributo
per la campagna elettorale delle
amministrative di maggio, le cui speranze
si sono infrante con lʼesigenza di
razionalizzare le spese e razionare i
contributi. Perchè? Perchè i numeri parlano
chiaro. Se Forza Italia (che ancora
percepisce i rimborsi elettorali), nel bilancio
2010, si legge nella relazione del
centonove
commissario straordinario Sandro Bondi,
presenta un disavanzo patrimoniale
complessivo aumentato da 27.478 euro del
precedente esercizio ai 34.237 euro, il
bilancio del Pdl, invece, piange. Nel
rendiconto del 2010, il terzo redatto dal
partito, si legge di un disavanzo di esercizio
di 5 milioni 946 mila 830 euro: “di
conseguenza il disavanzo complessivo
aumenta, passando da 2 milioni 18mila
802 euro del precedente esercizio a 7
milioni 965 mila 632 euro”, scriveva Bondi,
lasciando che a lanciare lʼallarme fosse lo
stesso tesoriere Crimi. In totale, nelle casse
del Pdl entrano la bellezza di 32,7 milioni di
contributi dallo Stato, ai quali si sommano 5
milioni di quote associative annuali e oltre 9
milioni di donazioni, compresi i 4,8 milioni di
versamenti da parte di parlamentari (quelli
nazionali sono tassati per 800 euro al
mese; quelli europei per 500) e consiglieri
regionali (500 euro al mese). Se non fosse
che i politici del Pdl, di dare il loro contributo
al partito se ne dimenticano con facilità.
GLI EVASORI IN CASA. Ci sono infatti tre
milioni di euro sotto la voce
“inadempienze”: il 28% dei parlamentari
nazionali ed europei ha ʻposizioni arretrateʼ,
mentre il 24% non ha mai versato nulla per
un ammontare complessivo di 1 milione
670 mila 400 euro. Ancora piuʼ critica la
situazione per i consiglieri regionali: il 41 %
non ha pagato gli arretrati, mentre il 37%
non ha mai versato un euro nelle casse del
partito per un totale di 1 milione 279 mila
153 euro. Chi è eletto nel Pdl, insomma,
dovrebbe versare una quota dello
stipendio. Ma non lo fa. E le spese tocca
coprirle ai militanti. Ultima curiosità, Rocco
Crimi è anche il tesoriere più ricco: la sua
dichiarazione dei redditi personale del
2011 ammonta a 377mila euro. E gli altri?
UDC, IL PIATTO PIANGE. Di tuttʼaltra
natura i problemi che Pippo Naro,
calcolatrice alla mano, si trova a far fronte.
LʼUdc “piange miseria”, perchè il bilancio
del l'Udc è quasi interamente poggiato sui
soldi pubblici: su 13 milioni incassati, 12
arrivano dai rimborsi elettorali. Il resto,
trascurando i 16 mila del tesseramento, è
frutto di contributi privati per gran parte
erogati dalla famiglia Caltagirone, che per
anni ha interpretato il ruolo che Berlusconi
ha nel Pdl, ma i cui contributi non sono
bastati. L'anno infatti è chiuso in perdita,
con spese ammontano a oltre 16 milioni.
LʼUdc, tra lʼaltro, è uno dei partiti che
“lucrano meno” sui rimborsi elettorali. Tra il
2008 ed il 2012, infatti, a 16 milioni di spese
lo stato ha rimborsato 26 milioni, il 64%.
tanto per fare paragoni, il Pd di milioni ne
spende meno di 19 e ne incassa 180:
lʼ876%.
MESSINA
La “base”? Mani in tasca
L’autotassazione dei militanti sul territorio
per pagare affitti e spese è la regola
MESSINA. E “in periferia”? Come si vive la vicenda dei rimborsi elettorali? Con freddezza. “Come dovremmo prenderla, noi che non abbiamo nemmeno una sede in cui riunirci?”,
spiega un consigliere comunale del Pdl che vuole restare
anonimo. Perchè, a Messina, il primo partito dʼItalia vive da
“ospite” nella ex sezione del Msi (di proprietà dellʼex Alleanza Nazionale) di via SantʼElia. Una convivenza che gli ex di
Forza Italia mal digeriscono, e ricordano con nostalgia la vecchia sede di via Maddalena. “Quella era pagata dal partito,
poi nientʼaltro”, spiega Pippo Capurro, capogruppo del Pdl
in consiglio comunale. E oggi? In via Martinez esiste un cir-
colo che una volta era riferibile allʼarea “della Libertà”, lʼoperazione mediatica di “radicamento sul territorio” di un partito, Forza Italia, che non ne aveva alcuno, fortemente voluto
da Marcello DellʼUtri. A reggerne le sorti è Angelo Caristi.
“Rimborsi? No, non abbiamo più niente a che vedere col partito. Raccogliamo tutto noi. Da Forza Italia e dal Pdl abbiamo avuto solo problemi, nonostante per anni li abbiamo
ospitati”, spiega. “Fino a
quando eravamo Forza Italia, io personalmente contribuivo allʼaffitto della sede per
cinquanta euro al mese”,
conferma Capurro. Per il Pdl,
probabilmente, i contributi
arriveranno a breve, sulla base dei numeri del tesseraPippo Capurro
mento di due mesi fa. La se-
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de del Pd messinese, invece, è di proprietà del deputato
Francantonio Genovese, che la affitta al partito a 1500 euro mensili. Ciccio Quero e Alessandro Russo, presidenti
del quarto e quinto quartiere, animano il circolo “Libertà” del
Pd. “Il partito non paga nulla, ci autotassiamo di tasca nostra
per affitto, spese e quantʼaltro. A dire la verità Genovese ci
aveva proposto un contributo, ma abbiamo declinato lʼofferta per avere maggiore autonomia”. E lʼUdc? La sede di via
Natoli è in affitto, ed è pagata dai “maggiorenti”. Giorgio Muscolino, presidente provinciale ed assessore del comune di
Messina spiega il meccanismo. “Abbiamo stabilito che consiglieri ed assessori, sia provinciali che comunali si autofinanziano un contributo rispettivamente da 50 e 100 al mese. Poi ci sono i deputati Giovanni Ardizzone, Pippo Naro
e Gianpiero DʼAlia che coprono il resto delle spese. I proventi del tesseramento vengono mandati a Roma, che poi li
ripartisce. Dallʼultima campagna noi abbiamo recuperato
ventimila euro”. (A.C.)
centonove
Politica
13 APRILE 2012
TESTIMONIANZE
“Io, giornalista isolano
in Veneto”
Nella foto a sinistra,
Matteo Brigandì, messinese,
deputato e senatore leghista.
Al centro Manuela Marrone,
favarese dʼorigine e moglie
di Umberto Bossi.
In alto Angela Maraventano,
lampedusana e senatrice leghista,
eletta in Emilia Romagna
SCOPRI L’INTRUSO. Facce e fatti meridionali all’ombra del Carroccio
Noi, leghisti di Sicilia
Il terremoto interno alla lega Nord scopre gli altarini. Da “lady Bossi” Manuela Marrone
al messinese Matteo Brigandì, ecco quanto c’è di “terrone” nel movimento politico
MESSINA. A lanciare il sasso nello stagno
ci ha provato, senza troppa convinzione
Umberto Bossi stesso, nel discorso dal
palco della giornata dellʼorgoglio padano.
“A me quel Belsito non mi sembrava
granchè milanese”, ha spiegato il grande
capo della Lega Nord, per giustificare gli
episodi che lo fanno apparire, agli occhi
dei leghisti, come un “napoletano”
qualunque. Perchè, nella lega Nord, il
“terronismo” è molto più presente di
quanto non appaia, anche non volendo
considerare lʼapparentamento, alle
politiche del 2008, tra Lega ed Mpa con il
beneplacito di Roberto Calderoli e di
Raffaele Lombardo in nome del
federalismo, “liaison” successivamente
rinnegata da entrambi. Perchè esiste un
filo rosso che lega Favara, in provincia di
Agrigento, a Varese, pancia della Lega. Un
filo rosso di nome Manuela Marrone. La
moglie del capo. Una donna alla quale si
deve materialmente la nascita della Lega
Lombarda.
LADY MARRONE. Manuela Marrone con
la politica ha un certo feeling. Già una
volta, nel 1989, è stata eletta nel Carroccio
come consigliere provinciale, ma il ruolo
più importante non lʼha svolto dai banchi di
unʼaula consiliare, ma dal suo monolocale.
La lega è nata praticamente a casa sua, in
via Crispi, a Varese: il 12 aprile 1984,
Manuela Marrone è la prima a sfilare
davanti a un notaio milanese per firmare
lʼatto costitutivo della Lega Lombarda,
assieme al futuro marito Umberto Bossi.
Uno scandalo, per i puristi del sole delle
Alpi. Perchè Manuela Marrone è siciliana
da parte di padre e soprattutto di nonno. E
infatti Calogero Marrone, impiegato
all'anagrafe del Comune di Varese dal
nome che più siciliano non si può, e che
finì deportato in un lager nazista dopo aver
aiutato gli ebrei a scappare, era di Favara,
località nella quale, lo scorso anno, si è
recato in visita alla tomba del nonno
Renzo Bossi, il “trota” che faceva vanto di
non aver mai oltrepassato il confine a sud
di Roma. Lady Marrone, in pensione
dallʼetà di 39 anni, è titolare di una scuola
padana, la Bosina, lʼistituto varesino che ai
programmi statali affianca lo studio di
dialetto e tradizioni locali.
IL MESSINESE ALLA CORTE DI BOSSI.
Cʼè anche un poʼ di Stretto di Messina, alla
corte di Bossi. Matteo Brigandì,
messinese, del “senatur” è stato legale per
parecchi anni, e della Padania, addirittura,
procuratore capo, qualunque cosa
significasse la carica. La sua storia politica
è verde fino al midollo: Senato nel 1994,
nel 2000 consigliere regionale in Piemonte
e dal 2002 assessore. Accusato di
corruzione, rimette le deleghe al Legale e
al Contenzioso e poi si dimette.
Condannato in primo grado, viene assolto
in appello. Nel 2006 e 2008 viene eletto
alla Camera, poi nel 2010 viene eletto dal
MESSINA. Fabio Bonasera i “polentoni” li conosce bene. Messinese, giornalista, classe 1971, per dieci anni tra il
Corriere di Rovigo ed Il Gazzettino, poi
un libro arrivato alla terza ristampa e
scritto insieme a Davide Romano, “Inganno padano. La vera storia della Lega Nord”, poi il ritorno a casa. Ride,
quando gli si domanda dei casini che
stanno travolgendo il Carroccio. La Lega ha sempre inventato rivalità di natura sociale ed etnica, contro Roma ed il
meridione: ebbene, Bossi è sposato
con una maestra meridionale, quindi
dipendente pubblico e pure terrona.
Ecco la nemesi storica”, spiega. Come
se la cava un siciliano nel profondo
nord? Alla grande. Più realista del re.
“Nella base leghista - racconta - ci sono moltissimi siciliani emigrati in nord
Italia, e spesso sono i più accaniti. Perchè? Forse dipende dal fatto che se te
ne vai vuol dire che hai problemi, o non
hai lavoro, o non hai possibilità. E maturi astio nei confronti della tua terra”.
Il terremoto che sta scuotendo le fondamenta del Carroccio? Niente di nuovo, secondo Fabio Bonasera. “Cʼè
unʼopinione pubblica dormiente, che
non vuole consapevolezza. Io, da siciliano, ho ricevuto molte più pressioni al nord, quando si è trattato di
scoprire pentoloni. Pressioni e minacce. Terrone? Si, me lʻhanno detto, qualche volta. In realtà - conclude
- in settentrione cʼè molto meno razzismo di quanto non sembri”. (A.C.)
Parlamento come componente laico del
Consiglio superiore della magistratura, ma
un anno dopo il Plenum del Csm dichiara
la sua decadenza per non essersi dimesso
per tempo dal ruolo di amministratore della
Fin Group, dato che la legge stabilisce
l'incompatibilità tra l'essere componente di
un consiglio di amministrazione di una
società commerciale e l'incarico di
consigliere del Csm. Avvocato penalista,
Brigandì, che risiede a Cumiana, fino a
poco tempo fa, manteneva uno studio
legale a Messina, in via Nicola Fabrizi.
Successivamente ha aperto uno studio a
Torino, adesso esercita a Pinerolo. (A.C.)
L’INTERVISTA
La Pasionaria di Lampedusa
Parla Angela Maraventano, senatrice che
i siciliani li chiama “loro”. Ed i lumbard “noi”
MESSINA. “Io porterò la mia isola alla provincia di Bergamo. Con
un referendum chiederemo l'annessione”. Era questo, in estrema
sintesi, il programma di Angela Maraventano quando, nel 2008,
da vicesindaco di Lampedusa si apprestava a correre per un seggio al Senato nel collegio dellʼEmilia Romagna, sotto le bandiere
verdi col sole delle Alpi della Lega Nord. Quattro anni dopo, da palazzo Madama, commentando la bufera scatenata sul Carroccio,
la “Pasionaria di Lampedusa”, come lʼaveva definita lʼex ministro
dellʼInterno leghista Roberto Maroni, non solo non ritratta, ma si
spinge addirittura più in là. “Ci vorrebbero cinquantʼanni di questi
episodi per dire che i leghisti sono come i siciliani”. Lʼaccento è ri-
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masto quello, con una decisa cadenza agrigentina, ma le prese di
distanza sono aumentate. “I leghisti non sono come i siciliani, i leghisti sono persone meravigliose e lottano per il loro territorio, e comunque quello che è uscito in questi giorni sui giornali è un piccolo episodio che è tutto da dimostrare”, spiega la senatrice, chiamando “loro” i suoi conterranei siciliani e “noi” i militanti leghisti. Perchè questo sdoppiamento di personalità? Perchè, spiega, “Io sono orgogliosa, meridionale e terrona, ma ho lottato contro Roma e
anche contro la Sicilia, io sono per chi lavora per i propri territori,
non come loro, che il territorio lʼhanno depredato”, puntualizza. Loro chi? “Ma i politici siciliani, sʼintende”. Tutto da buttare, quindi?
No, affatto. Perchè, mettendo da parte lʼorgoglio padano, Angela
Maraventano rivela “Sa, mi sto interessando per far avere un poʼ di
soldi alla chiesa di Siculiana, ci piove dentro e i fedeli si bagnano
quando assistono alla messa”. Autocritica, ditini puntati, ammissioni di colpe? Nemmeno mezza. “Per il capo Umberto Bossi io
mi faccio tagliare due mani, non una sola”, conclude. “Si sistemerà
tutto, siamo lʼunico movimento serio che esiste nel paese”. (A.C.)
Politica
13 APRILE 2012
SOTTO SCACCO DALL’AUTHORITY. Dipendenti di Messinambiente presidiano palazzo Zanca
MESSINAMBIENTE. “Posizione dominante e ostruzionismo”, l’Authority stanga
Concorrenza sleale
Nel 2010 la partecipata non comunica all’Ato3 i dati sul personale, necessari per lo svolgimento
delle gare. Che sono andate deserte. L’organismo di garanzia condanna: 52mila euro di multa
DI ALESSIO CASPANELLO
MESSINA. “La società Messinambiente
Spa ha posto in essere un abuso di
posizione dominate contrario allʼarticolo
102 del Tfue (Trattato sul funzionamento
dell'Unione europea, ndr), consistente nel
rifiuto e ritardo a fornire informazioni
necessarie ai fini del corretto svolgimento
di due procedure di gara competitive per
lʼaffidamento del servizio di gestione
integrata dei rifiuti nel comune di Messina”.
Firmato Giovanni Pitruzzella, presidente
dellʼAutorità garante della concorrenza e
del mercato. Unʼennesima batosta alla
società di via Dogali, che le costerà
cinquantaduemila euro. E che fa luce su
ciò che è veramente successo tra
Dicembre del 2010 e giugno del 2011,
quando lʼAto3 emanava i due bandi che
mettevano a gara i servizi di raccolta e
spazzamento che per dieci anni
Messinambiente aveva svolto. Gare che
sono andate deserte. Il motivo? Nella
sentenza.
LʼOSTRUZIONISMO. Per due volte lʼAto3
ci aveva tentato. E per due volte sono state
bastonate sui denti. Chi si avvicinava
allʼazienda dʼambito chiedendo
informazioni sul bando, come la Dusty di
Catania (titolare dellʼanalogo appalto con
lʼAto2 del comprensorio tirrenico), poi non
aveva ritenuto di dover concretizzare
lʼinteresse in unʼofferta. Perchè? Perchè, in
sostanza, Messinambiente “faceva
melina”. A settembre del 2010, due mesi
prima del bando, lʼAto3 chiedeva a
Messinambiente di conoscere qualifiche,
livelli, anzianità di servizio, contratti
applicati e servizi svolti dal personale in
forza alla partecipata di via Dogali. “Tali
informazioni erano necessarie puntualizza la delibera dellʼAuthority - per
lʼimminente svolgimento della gara”.
centonove
Richiesta ottemperata solo il 26 novembre
e, lamentava lʼAto3, in maniera lacunosa.
Nel frattempo la gara va deserta. Per la
seconda, Messinambiente, tra maggio e
giugno, invia un secondo elenco, in più
riprese, con dentro i nominativi della
settantina di dipendenti che, a causa di un
contenzioso con lʼazienda, avrebbero
avuto poi ottime possibilità di essere
riassunti. Ricapitolando, 486 dipendenti
effettivi, più unʼottantina in attesa di
reintegro “con anzianità antecedente il
2007, più altra comunicazione da parte di
56 lavoratori in procinto di passare da
tempo determinato ad indeterminato. Ce
nʼera abbastanza perchè chi fosse
interessato a partecipare alla gara fuggisse
atterrito.
MESSINAMBIENTE? BARA.
Messinambiente, scrive il relatore Piero
Barucci, opera in regime di posizione
dominante, in quanto unico affidatario del
servizio dal 1999. E questo gli consente di
avere tutte le informazioni chieste dallʼAto3,
“necessarie allo svolgimento di una
procedura competitiva”. La conseguenza?
“Messinambiente avrebbe abusato della
propria posizione dominante nel servizio di
gestione dei rifiuti”, scrive lʼAuthority. E,
“per il solo fatto di rivestire una posizione di
monopolio sul mercato in esame, è
soggetta al principio della “speciale
responsabilità” che incombe sugli operatori
dominanti”. E lʼautorità garante ha valutato
anche questo aggravio, nel sanzionare
Messinambiente. Di fatto, lʼorganismo di
garanzia lamenta il fatto che, per una gara
del genere, avrebbero potuto essere
interessate “altre imprese sia italiane che
straniere, ed almeno una, la Dusty srl,
sembrava seriamente intenzionata a
partecipare”. In poche parole,
Messinambiente si è prima rifiutata e poi ha
trasmesso in forma incompleta le
informazioni necessarie allo svolgimento
della gara. E lì è partita la sanzione.
LʼAUTHORITY STANGA. “La strategia
volutamente dilatoria ed ostativa” di
Messinambiente costerà allʼazienda 52mila
euro. E poteva andare peggio, perchè la
legge 287 del 1990 prevede che, in caso di
infrazioni gravi, la sanzione pecuniaria
arrivi fino al dieci per cento del fatturato. Un
disastro di proporzioni epiche, per i conti
devastati di Messinambiente, perchè, nel
2011, il fatturato della partecipata di via
Dogali è stato di ventuno milioni e rotti. Alla
fine, i giudici dellʼAuthority “si passano una
mano sulla coscienza” e stimano in
105mila euro la sanzione, ridotta poi a
meno della metà, 52mila euro, in
considerazione dei disastri contabili della
partecipata.
ZOOM
Ministero, il resto mancia
Tolti dal bilancio 157mila euro, residui attivi
di un finanziamento del 1998. Ecco perchè
Armando Di Maria
MESSINA. Messinambiente è sullʼorlo del collasso finanziario, ma
si prende il lusso di rinunciare a spendere 157mila euro di residui
attivi (somme accertate e non riscosse entro il termine dellʼesercizio) di un finanziamento del ministero dellʼAmbiente che risale
addirittura al 1998. La storia nasce quando il dirigente alle Partecipate Antonino Cama chiede spiegazioni sul mantenimento, nel
bilancio consuntivo del 2011, di 157mila euro, somma residua dell
finanziamento ministeriale. Alla richiesta di informazioni, dalla partecipata di via Dogali amministrata da Armando Di Maria rispondevano che “del finanziamento ricevuto pari ad 298.253 euro, la
somma effettivamente spesa e rendicontata (al 2002, ndr) am-
pagina 16
montava ad 271.552 euro, con un residuo non speso di 26.701
euro”. Qualche tempo dopo, dal ministero dellʼAmbiente bussano
alla porta di Messinambiente, chiedendo la restituzione di quanto non speso e rendicontato. Detto fatto, spiegano i vertici della
società: “In data 19.7.2005 la Messinambiente ha provveduto, così come richiesto dal Commissario Delegato (Felice Crosta, ndr)
a restituire la somma di 26.701 euro con bollettino postale intestato alla Tesoreria Provinciale di Palermo”. Tutto chiaro?
Nientʼaffatto. “alla data odierna non risultano, dagli atti trasmessi
a questo dipartimento dalla Società Messinambiente in liquidazione, nè documentazione né titoli giuridici idonei a giustificare il
mantenimento della somma pari ad 157.777 euro tra i residui attivi del Bilancio del Comune di Messina”. Cosa ne ha fatto Messinambiente coi soldi del finanziamento? Una piattaforma per “beni durevoli”. Il commissario delegato per lʼemergenza rifiuti della
regione dellʼepoca, Felice Crosta, aveva disposto a favore del comune di Messina lʼerogazione di 577 milioni di lire, 70% del contributo massimo di 825 milioni di vecchie lire. (A.C.)
Sicilia
centonove
Giuseppe Pecoraro
MESSINA. Sopra i rubinetti di alcuni reparti è attaccato un cartello che avverte che l’acqua non è idonea all’uso umano
Policlinico non potabile
Mistero sulle cause della decisione dei vertici aziendali. A febbraio un batterio killer costrinse a sospendere l’attività
chirurgica. Trovato dai funzionari dell’Asp 5 il livello di cloro alle stelle. L’inchiesta dei Nas sulla gestione dell’allarme
DI MICHELE SCHINELLA
MESSINA. Lʼacqua del Policlinico di
Messina? Parte tutta dallo stesso serbatoio
e passa per la stessa rete idrica, ma «Non
è potabile», a macchia di leopardo, in
alcuni posti si e in altri no. Su disposizione
dei vertici dellʼazienda universitaria lʼavviso
è stato attaccato ai rubinetti dei reparti di
alcuni degli undici padiglioni del nosocomio
più grande della città la mattina di venerdì 6
aprile 2012. Eppure, che il liquido con cui i
pazienti ricoverati nei reparti dislocati negli
undici padiglioni si lavano i denti o la faccia
o fanno la doccia non fosse idoneo allʼuso
umano lo avevano stabilito, un mese e
mezzo prima (il 20 febbraio 2012) gli esami
dellʼacqua effettuati dai funzionari
dellʼazienda sanitaria provinciale di
Messina su richiesta dei Nas di Catania,
che a loro volta conducono unʼinchiesta
coordinata dalla Procura di Messina. I
nuclei dei carabinieri specializzati in
ispezioni igienico sanitarie dellʼospedale di
viale Gazzi erano arrivati nel pomeriggio
del 6 febbraio attirati da una telefonata
anonima che annunciava: «Lʼacqua del
Policlinico è avvelenata».
Lʼacqua non era avvelenata, come si è
scoperto da subito, ma inquinata (anche
quella delle sale operatorie) dallo
pseudomonas aeruginosa, un batterio
causa di infezioni letali in corsia.
Il direttore sanitario, Manlio Magistri, è
stato così costretto ad ordinare la
sospensione di tutta lʼattività chirurgica per
alcuni giorni. Per debellare il germe nei
serbatoi è stato versato in grosse quantità il
cloro, sostanza nota per le capacità
antisettiche ma anche irritative e tossiche.
Ma il rimedio si mostrato peggiore del male.
RISULTATI CHIARI. «Ci sono livelli di
cloro nellʼacqua che fuoriesce dai rubinetti
9 volte il limite massimo consentito dalla
legge. Nel serbatoio generale è arrivato a
30 volte il limite massimo», hanno scritto i
dirigenti dellʼAsp 5 nella nota inviata ai
vertici del Policlinico il 20 febbraio 2012.
BUGIE SOLARI. Giovedì 2 marzo 2012,
15 giorni dopo, nonostante la nota dellʼAsp
fosse chiara, il direttore generale Giuseppe
Pecoraro, a cui era stato chiesto per iscritto
quali esiti avessero dato gli stessi esami,
attraverso una nota anchʼessa scritta
dellʼaddetto stampa, ha specificato “i
risultati hanno confermato che la rete idrica
del Policlinico non presenta criticità che
possano limitare od impedire lo
svolgimento di tutte le normali attività
clinico-assistenziali e la direzione sanitaria
non ha assunto alcun ulteriore
provvedimento”. La dichiarazione del
manager palermitano da 4 anni alla guida
dellʼospedale messinese ha destato molta
sorpresa tra gli addetti ai lavori. Salvatore
Ciotto, navigato chimico ha spiegato: «Si
vede che hanno cercato di eliminare i
batteri dallʼacqua ma lʼhanno inquinata di
13 APRILE 2012
sostanze chimiche. Queste quantità di
cloro possono determinare danni alla
salute. Eʼ assurdo non sia stato assunto
alcun provvedimento». Il provvedimento è
stato assunto un mese dopo il aprile 2012.
SCHERZI DELLA SORTE. Manlio Magistri
in una nota riservata datata 3 aprile 2012
aveva rassicurato: «Se il cloro aveva
raggiunto quei livelli era stato solo perchè il
giorno dei prelievi si era rotta la
macchinetta che dosa lʼerogazione del
cloro nei serbatoi». Orazio Claudio Grillo,
il direttore del Dipartimento di Igiene del
Policlinico, in una nota inviata alllʼAzienda
sanitaria di Messina qualche tempo dopo,
aveva assicurato che “erano stati segnalati
solo due casi di pseudmonas aeruginosa
che tuttavia non avevano determinato
danni alla salute e probabilmente non
erano stati determinati dallʼacqua”.
LʼALLARME. «Una serie di pazienti trattati
agli occhi tornano a distanza di tempo con
del pus negli occhi segno di unʼinfezione.
Ho paura che ci sia un agente infettivo
nella nostra sala operatoria», ha scritto il
primario Attilio Squeri, con 2 note del 21
dicembre del 2011. Il giorno dopo il
direttore sanitario Magistri e il direttore
medico di presidio, Rosalba Ristagno,
hanno sospeso “lʼattività operatoria del
complesso del primo piano del padiglione
F”. Il motivo della chiusura doveva
rimanere riservato. “Per urgenti lavori di
manutenzione” hanno motivato la
decisione nella nota (protocollata al
numero 0071704 del registro generale). La
“manutenzione” in realtà altro non è stata
che la sanificazione. Doveva rimanere
segreto anche lʼallarme di lunedì 6 febbraio
che nel pomeriggio per una telefonata
anonima aveva portato al Policlinico i Nas.
«Per sopravvenuti problemi tecnici, si
dispone la sospensione immediata di tutti
gli interventi chirurgici in elezione». La
nota, firmata dal direttore sanitario Magistri
(protocollo 007092) parte via fax dallʼUfficio
di segretaria alle 21 e 13 minuti del 7
febbraio 2012. Eʼ diretta anche 118 e agli
ospedali della provincia. Il giorno dopo il
direttore e invia unʼaltra nota (protocollo
7455): «Per il ripresentarsi delle
problematiche tecniche si dispone la
sospensione di tutte le attività chirurgiche
al padiglione F e al padiglione NI. “Le
problematiche tecniche” erano lo
pseudomonas. Nonostante le carte,
Pecoraro ha sempre smentito: «Non sono
mai state chiuse le sale operatorie. La
salute dei pazienti è stato sempre il nostro
primo obiettivo. Denuncerò Centonove per
procurato allarme», ha minacciato.
EFFETTI COLLATERALI
Stella Maris, scuola all’asciutto
L’istituto era rifornito dai serbatoi del nosocomio.
Dal13 febbraio gli alunni non possono bere e lavarsi
MESSINA. Ad accorgersi che lʼacqua (potenzialmente inquinata di pseudomonas o cloro) del Policlinico rifornisce anche la
scuola “Stella Maris” ubicata nelle vicinanze dellʼazienda universitaria è stato il direttore sanitario del Policlinico, Manlio Magistri, lo stesso giorno del 6 febbraio 2012 in cui negli uffici dellʼazienda sono arrivati i Nas dei carabinieri. Nei bagni della scuola frequentata da centinaia di alunni è comparsa la scritta: «Acqua non potabile». Ma da allora tra le varie istituzioni che avrebbero dovuto risolvere il problema si è scatenato uno scaricabile e il cartello non è stato rimosso.
Il 13 febbraio i funzionari dellʼAzienda sanitaria di Messina, incaricati degli esami, hanno inviato il Comune e lʼAmam, la società pubblica che eroga lʼacqua in città, a porre rimedio al più
presto ad una situazione che mette a rischio la salute di bambini ed operatori scolastici.
LʼAmam Spa, a stretto giro di posta, se nʼè lavata le mani dichiarando che “la scuola Stella Maris non è rifornita dallʼAmam
che invece rifornisce unicamente il Policlinico”.
Il dirigente del Dipartimento di Sanità e Ambiente Comune di
Messina, Vincenzo Schiera, il 20 febbraio 2012, ha invitato
Salvatore De Francesco, dirigente del Dipartimento pubblica
istruzione, a provvedere.
Questʼultimo qualche giorno dopo a sua volta si è rivolto al dirigente del Dipartimento Edilizia scolastica, Antonella Cutroneo, invitata a mettere in cantiere ed eseguire i lavori per rendere autonoma la scuola sotto il profilo idraulico. Ma da allora
non è accaduto nulla. (M.S.)
pagina 17
Manlio Magistri
Sicilia
13 APRILE 2012
centonove
Franco Tomasello
Santi Delia
MESSINA. Il Tar del Lazio ordina di rivalutare l’offerta formativa: «Pochi i posti messi in concorso»
dagli allievi che loro stessi dovrebbero
formare», sottolinea il rappresentante
dellʼUdu.
CONTRADDIZIONI. La richiesta di 200
posti era partita dalla città di Messina ala
volta di Roma nel mese di maggio. Il
ministero lʼha avallata, come per tutte le
altre facoltà italiane, qualche settimana
dopo. Il 5 settembre del 2011 si sono
tenute le prove e il 20 settembre sono state
note le graduatorie e quindi tutti hanno
potuto sapere i nomi e i cognomi degli
ammessi ma anche di quelli che si sono
piazzata subito dopo i primi duecento e si
potevano avvantaggiare di unʼeventuale
allargamento del numero dei posti.
«Ci autorizzate ad aumentare lʼofferta
formativa di 20 posti?», ha domandato il 26
settembre 2012 il rettore dellʼateneo di
Messina Tomasello al ministro Francesco
Profumo. «Tra maggio e settembre non
era cambiato nulla», osserva il legale Santi
Delia, autore del ricorso al vincente. «Se si
potevano ammettere più studenti a
settembre lo si poteva fare anche a
maggio». «I nuovi posti sono stati chiesti
perchè non erano stati occupati quelli
riservati agli extra comunitari», ribatte il
preside. «Non è vero. Lʼateneo di Messina
è il quarto anno di fila che adotta lo stesso
metodo. Sino al 24 ottobre non sa se i posti
riservati sono rimasti vacanti. Il numero
chiuso comprime il diritto costituzionale allo
studio e allʼaccesso alle professioni. La
Corte Costituzionale ha spiegato che può
accadere solo per lʼesigenza di garantire
unʼadeguata formazione è stato ritenuto
legittimo. Con questa richiesta postuma, a
graduatoria pubblica, quando si sa chi si
può favorire, cʼè il rischio che la decisione
dellʼamministrazione sia determinata da
fattori non obiettivi», conclude il legale.
M.S
Medicina, “facoltà taccagna”
I giudici hanno accolto il ricorso di alcuni aspiranti medici delusi. A sperare adesso sono una trentina di candidati.
Nonostante l’ateneo di Tomasello abbia il record di docenti e il ministero sollecita l’aumento, i posti banditi sono diminuiti.
MESSINA. «I posti messi in concorso dalla
facoltà a numero chiuso di Medicina di
Messina sono pochi. Va rivalutata lʼofferta
formativa».
La decisione lʼha assunta il 6 aprile del
2012 il Tribunale amministrativo del Lazio,
su richiesta di alcuni aspiranti medici
delusi, ma che ci fosse qualcosa che non
andava nella decisione del Consiglio di
facoltà dellʼateneo di Messina guidato da
Franco Tomasello di chiedere al ministero
dellʼUniversità 200 posti per lʼanno 2011 lo
dicono a chiare lettere i numeri.
La facoltà retta dal preside Emanuele
Scribano può vantare fra tutte le facoltà
degli atenei italiani il più alto numero (453)
di docenti in proporzione agli studenti molti
dei quali in esubero non svolgono attività
assistenziale al Policlinico, e disporre di
unʼinfinità di strutture distribuite in 11
padiglioni. Tuttavia, se in tuttʼItalia i posti
messi a concorso per gli aspiranti medici
tra il 2007 e il 2011 sono passati da 7mila e
366 a 10mila 464, la facoltà di Medicina
dellʼateneo di Messina, invece per i mille e
500 spiranti medici che ogni anno si
iscrivono per partecipare il test di
ammissione, ha messo a disposizione 5
posti. La facoltà, unica i Italia, non si è
curata minimamente di osservare la
direttiva impartita per la prima volta nel
2007 e poi reiterata ogni anno dal ministero
dellʼUniversità su richiesta del ministero
della Salute, di aumentare i posti per
scongiurare il rischio che negli anni
prossimi lʼItalia si ritrovi, come indicano vari
studi con una carenza di medici.
PARAGONI SICILIANI. Diversamente si
sono comportati i vertici degli altri due
atenei pubblici siciliani.
Lʼateneo di Catania ha portato tra il 2007 e
il 2011 da 257 a 347 il numero dei posti;
lʼateneo di Palermo dai 250 del 2007 è
arrivato a 440 del 2011. ma i posti sono
diminuiti.
MISTERI. Ma perchè una facoltà che
potrebbe incassare di più in tasse e avere
maggiore prestigio rinuncia a farlo?
Il preside della facoltà, Emanuele Scribano,
spiega: «Non ci sono le strutture adeguate
per garantire la formazione a tutti. Non è
tanto questioni di laboratori ed aule quanto
di spazio nelle corsie dove formare i futuri
medici». La risposta del preside ingenera
una curiosità: «Ma se non cʼè spazio per
più di 200 allievi perchè la facoltà di
Medicina continua a bandire concorsi per
ricercatori associati e ordinari? «Che
cʼentra: è il normale turn over. Cʼè stata sottolinea il preside - unʼemorraggia negli
ultimi anni di pensionamenti. Abbiamo
perso 100 docenti». E meno male. Perchè
Il confronto con i posti messi a concorso
dagli altri due atenei siciliani dà risultati
ancora più clamorosi se si considera che la
facoltà di Catania dispone di 345 docenti
(109 in meno di Messina) e quella di
Palermo ha 380 docenti, 74 in meno di
Messina. Non solo. La facoltà di Medicina
di Messina ha domandato per lʼanno
accademico 2011/2012 dieci posti in meno
di quelli che aveva chiesto nel 2002
quando aveva in tutto a disposizione 9
aule. Nel 2011 le aule sono diventate 55 e
tutte ad uso esclusive ma i posti sono
diminuiti.
ALTRE IDEE. Michele Bonetti,
rappresentante dellʼUdu, Unione degli
universitari, associazione che si batte per
lʼeliminazione del numero chiuso, ha
unʼaltra tesi: «A decidere il numero dei
posti è il Consiglio di Facoltà fatto dai
docenti. Meno studenti ci sono da formare,
meno i docenti che sono anche medici
lavorano e più si possono dedicare alla loro
attività privata al riparo da ogni possibile
concorrenza che gli può venire in futuro
LA SCHEDA
Numero chiuso, croce degli studenti
I dati dicono che nel 2018 ci sarà carenza di sanitari
Richiesti dal ministero della Salute mille posti in più
Emanuele Scribano
MESSINA. «Il numero chiuso è un male necessario per garantire
lʼadeguata formazione», sottolinea Emanuele Scribano, ripetendo
quanto ripetono i presidi di Medicina riuniti nella Conferenza nazionale. LʼUdu, lʼUnione degli universitari, replica: «Non si capisce perchè i posti in palio siano pochi nonostante sia dimostrato che in futuro ci sarà una carenza di medici». LʼAutorità Garante della Concorrenza e del Mercato il 14 aprile del 2009 ha sancito: «La procedura che determina i posti restringe l’offerta potenziale di servizi sanitari con danni sia ai soggetti che vogliono entrare nel mercato sia
ai cittadini-utenti interessati unicamente alla competenza dei medici, obiettivo dipendente invece dalla qualità dell’offerta formativa, uni-
pagina 18
co parametro da usare», aveva auspicato lʼAutorità. Lʼeffetto? La
procedura non è cambiata e i posti messi in palio sono di meno di
quelli caldeggiati dal ministero della Salute. Lʼunico parametro invocato dallʼAutorità, ovvero lʼofferta formativa, è data dalle strutture e
dal numero dei docenti (medici anche loro) di ogni facoltà. Così, per
rimanere in Sicilia, possono accadere cose bizzarre: la facoltà di Medicina di Messina nel 2011 ha messo in palio 200 posti pur contando su 454 docenti, il 30% dellʼintero corpo docente dellʼateneo, mentre lʼateneo di Catania con 345 docenti, ne ha messo in palio 315 posti (15 in più del 2010 e 115 in più di Messina); e quello di Palermo
con 380 docenti ha messo in concorso 400 posti (20 in più del 2010
e 200 in più di Messina). Il risultato finale è spiegato dal Piano sanitario nazionale 2010: «Dal 2012 al 2018 si attende una carenza di
22mila medici”. Già nel 2008 il ministero della Salute, allarmato, aveva chiesto di aumentare progressivamente i posti di Medicina: sono
passati così tra il 2009 e il 2010 da 8mila e 800 a 9mila e 550. Ma nel
2011 sono calati di 50 mentre il ministero aveva insistito perché
se ne bandissero mille in più. (M.S.)
centonove
Sicilia
13 APRILE 2012
VERDETTI. L’ex Gip Mondello condannato per mafia, il sostituto Lembo assolto ma per prescrizione
Giustizia di favore
La Corte d’appello di Catania conferma l’impianto accusatorio della sentenza che aveva fatto luce sulla
gestione del falso pentito Sparacio e sulle frequentazioni “pericolose” tra magistrati di Messina e boss
Giovanni Lembo
DI MICHELE SCHINELLA
MESSINA. Lʼuno, Marcello Mondello, ex
capo dei Giudici per le indagini preliminari
del Tribunale di Messina, usava il suo
potere di magistrato a favore della mafia,
di cui era un “concorrente esterno”.
Lʼaltro, Giovanni Lembo, sostituto della
Procura nazionale antimafia, invece, si
prodigava non per favorire la mafia, bensì
due boss di prima grandezza
dellʼorganizzazione, uno dei quali ha
frequentato per anni nella vita privata
nonostante fosse stato già latitante.
Risultato? Il primo, Mondello, è stato
condannato a 7 sette anni di galera; per il
secondo, Lembo, è scattata la
prescrizione del reato (non più aggravato,
in base alle nuove valutazioni, e quindi
con termini di prescrizione più brevi), che
in primo grado gli era costata una
condanna a cinque anni di reclusione. La
Corte dʼappello di Catania ha emesso il
verdetto che decide una delle vicende più
torbide della stagione dei collaboratori di
giustizia nel primo pomeriggio di
mercoledì 11 aprile 2012, 15 anni dopo la
presentazione della denuncia che
Michelangelo Alfano
Marcello Mondello
allʼinchiesta aveva dato il via.
GIUSTIZIA DI FAVORE. Relazioni di
favore prima per far diventare il boss di
Messina Sparacio collaboratore di
giustizia (rivelatosi falso), poi per fargli
revocare il sequestro dei beni stimato in
25 miliardi di vecchie lire e per consentirgli
un trattamento di favore nel periodo di
protezione. E, ancora, pressioni su altri
collaboratori di giustizia per
“addomesticarne” le dichiarazioni e
proteggere lʼemissario della mafia di
Palermo a Messina, Michelangelo
Alfano (oltre alla stesso Sparacio). Erano
questi i fatti, accertati in sede processuale,
che avevano portato alla condanna di
Giovanni Lembo per favoreggiamento
personale, aggravato dal fatto che per di
più ad essere favorita era anche la mafia.
Secondo i giudici dʼappello, Lembo i fatti li
ha sì commessi, ma solo per favorire
Luigi Sparacio e Michelangelo Alfano,
individualmente considerati. I due boss, in
affari tra la fine degli anni ottanta e lʼinizio
degli anni novanta, nel 1993 furono autori
di un accordo che per andare in porto
aveva bisogno della “protezione” di un
magistrato di peso.
PATTO SCELLERATO. Il patto, secondo
quanto accertato in primo grado, era stato
siglato per neutralizzare i collaboratori di
giustizia come Salvatore Giorgianni e
Guido La Torre, che avevano iniziato a
raccontare dello spessore criminale di
Sparacio e Alfano e degli affari che
realizzavo insieme in riva allo Stretto. La
strategia prevedeva il pentimento (falso)
del boss Sparacio, che così non solo
evitava il carcere ma poteva mettere al
sicuro il patrimonio suo e del socio Alfano.
Perché centrasse lʼobiettivo, però, la
strategia aveva bisogno del supporto di un
magistrato distratto o accondiscendente e
di due collaboratori che riscontrassero le
dichiarazioni di Luigi Sparacio: Giovanni
Vitale e Mario Marchese. I due per
adempiere a questo compito, comʼè
emerso, sono stati profumatamente
pagati da Michelangelo Alfano.
RELAZIONI PERICOLOSE. Giovanni
Lembo a quellʼepoca è il magistrato
messinese più importante nelle indagini di
mafia, tantʼè che è sostituto della Procura
nazionale antimafia. È lui ad occuparsi sin
dallʼinizio di gestire la collaborazione di
Luigi Sparacio benché avesse rapporti di
frequentazione con Michelangelo Alfano.
«È accertato che esisteva un rapporto di
frequentazione tra i due sorto e
proseguito sino al febbraio del 1993 nella
consapevolezza da parte del giudice
Lembo della reale natura e delle vicende
giudiziarie di cui Alfano era protagonista a
Palermo e dei contatti che aveva con
esponenti della criminalità messinese
come Sparacio», hanno scritto i giudici di
primo grado. Michelangelo Alfano, infatti,
coinvolto nellʼinchiesta di Giovanni
Falcone, cosiddetta Maxi 1, era stato
destinatario di misura cautelare a cui si
era sottratto per due anni. Arrestato, nel
1989 viene scarcerato e riprende i rapporti
con Lembo. Di questi rapporti sanno
anche i collaboratori di giustizia, ma come
è scritto in un passaggio della sentenza di
mille e 400 pagine di primo grado,
Giovanni Lembo non solo non si astiene,
ma “omette di verbalizare le dichiarazioni
di Salvatore Giorgianni e Carmelo
Ferrara sullʼesistenza di questi rapporti
personali”. Se Giovanni Lembo frequenta
lʼimprenditore emissario della mafia a
Messina, Marcello Mondello intrattiene
relazioni pericolose e quotidiane con
lʼimpreditore di Villafranca Santo
Sfameni, considerato un altro boss di
prima grandezza (di recente deceduto),
da cui il magistrato ottiene la costruzione
di due ville intestate a prestanomi. Lʼex
capo dei Gip di Messina è condannato per
una serie di provvedimenti giudiziari
favorevoli (scarcerazioni soprattutto) e secondo i giudici di primo e secondo
grado - “di favore” ad esponenti mafiosi
vicini a Sfameni e allo stesso clan
capeggiato da Luigi Sparacio.
SMASCHERATI. Le indagini partirono da
un esposto presentato nel 1997 da Ugo
Colonna, legale di due collaboratori, La
Torre e Giorgianni, neutralizzati dalla
strategia del duo Sparacio - Alfano e dagli
aggiustamenti dei verbali di interrogatorio
operati da Lembo. Luigi Sparacio, per le
false dichiarazioni, è stato condannato in
primo grado e in appello a 6 anni e 4 mesi
di reclusione. Per Michelangelo Alfano il
processo si è chiuso con il suo suicidio,
avvenuto nel 2005.
ALTRE DISTRAZIONI. Il processo si
tenne a Catania, perché inizialmente
furono coinvolti anche il magistrato
Carmelo “Pucci” Marino, attuale giudice
di Corte dʼappello a Messina, e il sostituto
della Procura di Reggio Francesco
Mollace: entrambi avevano gestito il
collaboratore Sparacio insieme a Lembo e
non si erano accorti che fosse falso. «Non
conoscevamo i verbali degli altri
collaboratori per poterli confrontare e
smascherare Sparacio», si sono
giustificati. I due sono stati prosciolti.
A MARGINE
Subornazione, Siracusano prescritto
L’imprenditore era stato condannato per aver tentato di indurre
il maresciallo Gatto ad una deposizione soft sul giudice
MESSINA. Era stato condannato in primo grado ed in appello per
aver tentato di indurre il maresciallo Biagio Gatto a rendere dichiarazioni mendaci o a non testimoniare a Catania, in modo che si alleggerisse la posizione di Giovanni Lembo, ma è stato assolto per
prescrizione, come lʼamico magistrato che cercava di proteggere,
dalla Corte di Cassazione. Lʼimprenditore Salvatore Siracusano le
aveva provate tutte pur di convincere uno dei collaboratori più stretti e teste di accusa di Lembo: offerte di denaro, viaggi e soggiorni a
Campione dʼItalia, ingressi gratuiti al casinò della stessa cittadina e
lʼassunzione, soprattutto, alla società Sitat Srl (di proprietà di Pagano e Siracusano) del figlio Domenico: tutti fatti processualmente pro-
vati. Biagio Gatto, dopo essersi avvantaggiato dei doni, però a Catania a testimoniare è andato lo stesso e non avvalendosi neppure
della facoltà di non rispondere che gli derivava dallʼessere imputato
di procedimento connesso.
Siracusano in primo grado è stato riconosciuto colpevole e condannato dal collegio del Tribunale presieduto da Alfredo Sicuro ad un
anno e 8 mesi di reclusione. Insieme a lui sul banco degli accusati
cʼera anche lʼex sottosegretraio di Stato, Santino Pagano, socio di
affari di Siracusano, che è stato assolto. Il Tribunale ha escluso per
Siracusano lʼaggravante di voler favorire la mafia, ma solo il giudice
Lembo. Biagio Gatto fu avvicinato da Siracusano tra il 2003 e il 2004
nel momento in cui gli inquirenti lo avevano sentito come persona
informata sui fatti.
Il marasciallo aveva dichiarato che il magistrato della Procura nazionale antimafia, nel lontano 1994, durante le verbalizzazioni delle deposizioni dei collaboratori di giustizia, faceva pressioni in tutti
casi in cui le dichiarazioni toccavano certi personaggi, i cui nomi non
voleva fossero pronunciati nè messi a verbale. (M.S.)
pagina 19
Salvatore Siracusano
Sicilia
13 APRILE 2012
centonove
La barca trasformata in un casa
La cagnetta Haxe con Giuseppe Famulari, Massimo Ambu, Giuseppe Sofia, Giuseppe Muzio e Giuseppe Rodà.
La cagnetta Hexe
LA STORIA. Faceva compagnia a Rudolf, principe-clochard. Ora è proprietario di una barca ad Alì Terme
a vela. Imbarcato prima come giovanotto di
macchina su una nave mercantile, diventa
capitano di coperta. Frequenta lʼaccademia
di New York, presto si laurea “capitano” alla
guida di una petroliera con la quale naviga
da un continente allʼaltro. Un poliglotta. Per
amore della moglie lascia la navigazione e
si stabilisce dapprima a Malta, poi a Giarre
dove compra una fattoria e vive di
agricoltura e piccoli lavori. Il suo
matrimonio naufraga e la moglie, dopo
averlo costretto a vendere tutto, ritorna in
Germania. Rudolf, con i soldi rimasti,
costruisce in soli 9 mesi un catamarano a
vela di circa 20 metri per tornare a
navigare. Una navigazione che presto si
arena ad Alì Terme. Per sempre. Peccato
che quella fu la sua ultima navigazione.
Perché in seguito ad un guasto allo scafo
non poté più ripartire, trasformando quella
barca a vela in una casa con tutti i comfort.
UNA BARCA DA SOGNO. Non mancava
nulla. Aveva una cucina, un laboratorio del
legno, unʼofficina meccanica dove
lavorava, camera da letto che divideva con
la sua cagnetta ed un salottino per la
lettura. Sulla barca si faceva persino
lʼorticello ed i salumi affumicati. Una barca
che oggi è diventata il simbolo di tutta la
cittadina termale. «”Ma quale nobiltà? Il
rispetto lʼho raccolto tutto per strada”
diceva sempre Rudolf – ricorda il suo
amico Giuseppe Famulari - lʼultima
immagine radiosa mentre faceva lunghe
passeggiate sullʼalveo del torrente in
compagnia di “Hexe” dove continuo a
vederlo mentre mi saluta con la mano,
quasi a segnare il destino di chi viveva ai
margini del mondo, col merito di essere un
“autentico maestro di vita”. Perché tale è
stato per chi ha avuto la fortuna di
conoscerlo”. “A bordo non ci sono grandi
cose – racconta Muzio - piccoli oggetti
come alcune maschere in legno orientali,
una piccola libreria. Le cose più preziose
che aveva portato dai suoi viaggi le ha
vendute. In barca viveva in modo semplice,
non stava mai fermo, riparava le ormai
vecchie lamiere e adattava la barca ad una
fruizione terrestre più che marina».
Lʼultimo saluto Rudolf lʼha ricevuto nella
chiesa di San Rocco con la divisa bianca
da capitano e riposa al cimitero di Alì
Terme dove non mancano mai fiori bianchi.
Hexe, il cane che vive sul “veliero”
Il suo padrone viveva tra tenute e castelli, poi lasciò la Germania e cominciò a navigare in giro
per il mondo. Ad accudire la cagnetta, gli amici del nobile. Che ora vogliono allestire un museo
DI GIUSEPPE PISTONE
ALIʼ TERME. La piccola cagnetta “Hexe”,
unica erede, non si rassegna alla
scomparsa del suo principe, Rudolf
Armbuster, vissuto tra tenute e castelli,
morto da clochard lo scorso 18 marzo su
quella che era una barca a vela,
ormeggiata nellʼex cantiere nautico di Alì
Terme. Una barca che è già diventata il
simbolo della cittadina termale, attirando
lʼattenzione di centinaia di visitatori.
IL MUSEO. Gli amici per mantenere in vita
il ricordo del vecchio capitano stanno
lavorando per trasformare lʼimbarcazione
in un museo marinaro. «Il suo berretto da
Rudolf Armbuster, il principe - clochard
capitano – dice con un filo di voce il suo
amico Giuseppe Muzio - dopo il funerale, lo
conservo sulla plancia di comando,
accanto al timone della mia barca. Sono
certo che ci sarà anche lui quando
navigherò nei momenti difficili». Hexe
aspetta giornate intere che il suo padrone
faccia ritorno seduta a prua. Invano. Nei
suoi teneri occhi è viva lʼimmagine del suo
caro padrone. Ma a farle compagnia gli
amici di Rudolf che ogni giorno salgono a
bordo del natante per portarle da mangiare
e accendere le luci della barca e farla
sentire meno sola. «Vivere fianco a fianco
di un “principe clochard” come Rudolf,
seguendo i suoi ritmi, è stata unʼesperienza
unica – rivela lʼamico Giuseppe Rodà - era
un uomo speciale, dalla crosta dura, ma
dal cuore tenero, dallʼintuito
straordinario, forte della sua
sapienza». Anche nei tratti
sembrava conservare un non so
che di nobiliare, il suo volto
sembrava venuto fuori da una tela
del Caravaggio, pizzetto e capelli
bianchi fluenti, magro e alto. A
nessuno però verrebbe da
pensare che proprio quel
“principe” aveva scelto come
regno il mare, la barca, la sua
fedele cagnetta Hexe. Lei non
smette un attimo di presidiare
lʼimbarcazione giorno e notte.
Basta pronunciare il nome del suo
capitano che salta di gioia. Guai a
chi si avvicina. LʼEREDE. Così la
cagnetta bianca, unica erede del
principe tedesco, non vuole più
lasciare quel natante che per più
di 15 anni ha condiviso col suo
padrone, facendogli da “nocchiere” a vele
spiegate per i mari di mezzo mondo. E
proprio quella barca di oltre 20 metri, ormai
mal ridotta, da 10 anni finita sullʼarenile
dellʼex cantiere navale, era la loro unica ed
ultima amata dimora. Ogni sera
allʼimbrunire la piccola Hexe emette un
ululato che fa stingere la gola agli amici di
Rudolf, che ogni pomeriggio continuano ad
incontrasi allʼinterno del natante per fare
compagnia allʼanimale. «Abbiamo avvisato
il consolato tedesco, ma nessun parente si
è presentato. Anzi – racconta Giuseppe
Muzio – un giorno è venuto un certo
Daniele Micalizzi che dice di essere il
nipote di Rudolf. Ma non si è più fatto
vedere». Intanto da indiscrezioni
sembrerebbe che il capitano, abbia pure un
figlio di 58 anni che vive in Germania, come
avrebbe rivelato in uno dei suoi racconti.
Rudolf il “capitano” era figlio adottivo della
città termale.
LA STORIA. Un personaggio pittoresco.
Da oltre 10 anni viveva con una pensione
di 300 euro al mese e grazie agli aiuti di
amici, della Caritas e della parrocchia.
Aveva persino la residenza sulla barca:
“Princess Moana Stutt Gart AXJ4342”.
Rudolf Armbuster, 77 anni aveva vissuto
negli agi degli splendidi palazzi tedeschi,
cacciando di frodo cervi e cinghiali. Da
giovane rubava viveri allʼesercito nazista,
ospitato nelle tenute del padre, per donarli
ai coloni affamati e umiliati dai soldati del 3°
Reich. Ma ben presto volle gettarsi alle
spalle i privilegi della sua casta, i collegi
esclusivi, le donne, i balli. Diventa cittadino
del mondo, passando da un mestiere
allʼaltro. Poi lʼamore per la navigazione,
trasmesso dal nonno, capitano di vascello
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centonove
Sicilia
13 APRILE 2012
Con il padre Agostino
Il premio miglior pilota femminile
Prima di una gara
SAN PIERO PATTI. A 22 anni miete successi. Grazie ai consigli di papà Agostino
Jessica, la ragazza del Rally
Da piccola giocava con le macchinine, ora guida bolidi sulle strade più difficili della Sicilia
seguendo la tradizione di famiglia. «Quando sono al volante non ho paura di nessuno»
DI ROSSANA FRANZONE
SAN PIERO PATTI. Lo scorso marzo ha
ricevuto dallʼAci-Csai Messina il Premio
Giovani Talenti come miglior pilota
femminile. Lʼultimo successo che Jessica
Biondo ha portato a casa in appena due
anni di “carriera”. Classe 1989, capelli
neri, occhi scuri e una passione smisurata
per le macchine da corsa. Passione
ereditata dal padre Agostino, noto pilota
siciliano. Il suo debutto è proprio al suo
fianco come navigatrice nel 2010 al Rally
Ronde di Zappa. A bordo di una Renault
Mégane Gruppo A i due hanno vinto
classe e gruppo. Ma Jessica, nata e
cresciuta a San Piero Patti, è stata
navigatrice solo poche volte. Lei vuole
stare al volante e ci riesce imponendosi
sempre nella categoria riservata alle
donne. Nel 2011 partecipa al “Trofeo
Green Valley” a bordo di una Peugeot 106
1600 Rally, aggiudicandosi la vittoria della
sua categoria. Ottiene un primo e due
secondi posti su tre gare complessive
disputate tra febbraio e ottobre 2011. Da
qui in poi un successo dopo lʼaltro. Il 10
aprile fa il suo debutto nel campionato
italiano Slalom. A Torregrotta vince la
classifica femminile sempre a bordo della
Peugeot 106 Rally, si ripete anche a San
Piero Patti e a Librizzi dove trionfa in
entrambe le gare, questa volta a bordo di
una Citroen Saxo N2.
«Eʼ un sogno che diventa realtà confessa Jessica - da quando ero
bambina ho sempre desiderato diventare
pilota. Ci sono riuscita ad appena
ventʼanni». Jessica è stata lanciata nel
mondo delle corse dal “Progetto Giovani”
della Sgb Rallye e nel corso della scorsa
stagione è entrata di diritto nello Junior
Team della scuderia siciliana.
«Jessica - precisa Mauro Gulino, direttore
sportivo della Sgb Rallye - è stata lʼunica
ragazza selezionata tra i giovani. E da
subito ha dimostrato le sue grandi doti
come navigatrice e soprattutto come
pilota. In Jessica abbiamo subito ritrovato
Jessica Biondo
il talento del padre. Su di lei, il prossimo
anno, punteremo per la conquista della
coppa Italia femminile».
«Stare al volante - continua - non mi ha
mai messo paura. Ogni gara mi regala
sempre tante emozioni. La più grande è
stata quella di correre al fianco del mio
papà. Non ho esitato un solo istante.
Avere lui accanto mi ha dato tanta
sicurezza». La stessa che Jessica porta in
strada ogni volta che affronta una gara.
«Dopo aver navigato - continua la giovane
pilota - ho subito sentito il bisogno di
guidare. Ho provato un paio di volte nella
pista di Brolo e poi mi sono lanciata nella
mia prima competizione».
Jessica, ventitré anni da compiere ad
ottobre, ha unʼaltra passione: il calcio. Nel
tempo libero scende in campo come
componente della squadra femminile del
suo paese. E da bambina si divertiva a
giocare con le macchinine. Ma non cʼè da
stupirsi. Le corse doveva averle per forza
nel sangue. La sua, infatti, è una famiglia
di piloti. «Mio padre, i miei zii, - conclude
Jessica - e adesso anche mio fratello
Giovanni che ha gareggiato per la prima
volta alla scorsa edizione del Ronde di
Gioiosa Marea». Nella provincia di
Messina sono veramente poche le donne
che decidono di gareggiare nelle vesti di
pilota. «Ci sono tante navigatrici - svela
Mauro Gulino - ma poche quelle che si
mettono al volante». Di recente alla guida
si sono cimentate: Mattia Solano (pilota di
slalom), Isabella Schepisi (pilota slalom e
navigatrice), Maria Guglielmelli (già
navigatrice ha debuttato come pilota nel
Rally al Ronde dei Peloritani del 2011).
INIZIATIVE
Il Progetto Giovani della Sgb Rallye
Otto i ragazzi dello Junior Team della scuderia nebroidea
Da sinistra Riccardo Scaglione, il presidente Giuseppe Gulino e Giovanni Biondo
SAN PIERO PATTI. Il settore giovanile della Scuderia S.G.B. Rallye prende il via nel
settembre 2010 a conclusione di un percorso cominciato con il progetto “Con i Giovani Per i Giovani” indetto dalla scuderia nebroidea. Eʼ nata con lo scopo di far conoscere il mondo delle gare automobilistiche e far crescere le giovani leve sia da
un punto di vista di guida, capacità ed abilità sportive ma anche di impegno e costanza. Il progetto è stato avviato con una prima selezione di ragazzi di età compresa tra 15 e 21 anni e senza licenza di guida. Quelli scelti hanno iniziato un cammino che li ha visti affrontare il mondo delle competizioni prima dal punto di vista
teorico e poi direttamente sul campo di gara seguendo gli altri equipaggi della scuderia. Ad oggi lo Junior Team della S.G.B. Rallye conta ben 8 giovanissimi piloti:
Giovanni Biondo, Jessica Biondo, Andrea Borrello, Angelo Candido, Alessandro
De Luca, Tindaro Falsetti, Fabio Ferro, Riccardo Scaglione.
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Sicilia
13 APRILE 2012
MILAZZO. Una ragazzina di 11 anni picchiata dal branco. Avrebbe rubato il fidanzatino
Nel mirino delle “bulle”
E’ stata portata in una stradina dove sarebbe stata malmenata di fronte a decine
di coetanei. La scena è stata ripresa con il cellulare. Ecco tutti i dettagli
DI GIANFRANCO CUSUMANO
MILAZZO. Eʼ stata picchiata con
lʼaccusa di avere “rubato” il
fidanzato. Prima lʼhanno fermata,
poi portata in un luogo appartato
e mentre due ragazze la
tenevano ferma, la rivale in
amore la colpiva con calci e
pugni, e addirittura in testa con il
telefonino. Nel frattempo il tutto
veniva ripreso con lʼobiettivo di
pubblicare il video su You tube.
Le rivali in amore sono ragazzine
di 11 anni che frequentano una
scuola media cittadina. A
partecipare alla spedizione
punitiva ci sarebbe stata anche
una ragazza di 17 anni. I genitori
in un primo momento si erano
rivolti al commissariato di polizia,
ma fino ad oggi formalmente non
risulta depositata alcuna
denuncia. Si erano ripromessi di
ritornare con un esposto scritto
da un legale ma non si sono più
fatti vivi. Pare abbiano deciso di
trascorrere qualche giorno fuori
Milazzo per tranquilizzare la
piccola e far calare lʼattenzione
sulla vicenda. Ricostruire la
vicenda non è facile. Tante le reticenze o i
particolari fantasiosi che si sono susseguiti
da quel giorno. Centonove è riuscito a
mettere insieme i dettagli della storia. Il
triste episodio che ha sconvolto la città del
Capo è avvenuto nel pomeriggio di
domenica 1 aprile, intorno alle 19. «Se
racconti qualcosa ai tuoi genitori ti
ammazziamo», avrebbe detto la
promotrice dellʼaggressione alla vittima.
Minaccia che non ha sortito effetto. La
bambina in evidente stato di choc ha
raccontato tutto ai familiari. Chi ha visto il
video - che a scuola si troverebbe sui
cellulari di diversi alunni che se lo sono
trasferiti tramite bluethooth - nota che la
bimba di fronte alle minacce rimaneva con
lo sguardo nel vuoto, incapace di reagire di
fronte al “branco”. Lunedì mattina è stata
fatta refertare al pronto soccorso
dellʼospedale cittadino dove è stato
riscontrato un evidente trauma psicologico
e una serie di contusioni. La lite sarebbe
cominciato a scuola. A causa dellʼassenza
di unʼinsegnante per coprire il “vuoto” di
unʼora sono state unite due classi (prima e
seconda): il contatto sarebbe stato fatale.
Infatti sarebbe partita in quellʼoccasione
quella che sembrava una banale
“scaramuccia amorosa” nella quale ci si
contendeva un fidanzatino. La tredicenne,
però, aveva giurato vendetta alla rivale. E
dalle parole è passata ai fatti. Vendetta
che si è consumata pochi giorni dopo. La
centonove
bambina è stata fermata dal branco vicino
la chiesa di San Giacomo mentre era in
compagnia di una amica coetanea, con la
forza sarebbe stata portata in una traversa,
vicino alla scuola elementare Piaggia.
Mentre due del branco la tenevano ferma,
la tredicenne assieme ad altre ragazzine secondo quanto avrebbe riportato dalla
piccola vittima a casa - infierivano. «Lo
vedi cosa hai combinato?», lʼaccusavano.
Una di loro ha ripreso lʼaggressione con il
cellulare, il video, però, non è mai arrivato
su youtube. Lʼindomani le ragazzine che
hanno assistito alla “lezione” non si sono
presentati in classe come se avessero
capito di averla fatta grossa.
Immediatamente sono stati informati sia i
docenti che il dirigente scolastico il quale,
sulla scorta del certificato medico, ha
acconsentito alla piccola vittima di
assentarsi per 15 giorni in modo da
riprendersi dallo choc. Lʼargomento è stato
affrontato dai docenti in classe
stigmatizzando lʼepisodio. Secondo quanto
riportano alcuni genitori dei compagni di
classe, la ragazza accusata di avere
organizzato la spedizione si sarebbe
presentata a scuola e tra lo sbigottimento
dei presenti avrebbe sostenuto la sua tesi
affermando che ripeterebbe il vile gesto.
Quello che ha visto protagonista
lʼundicenne, non sarebbe un episodio
isolato. In questi giorni altri ragazzini della
scuola hanno ammesso che queste
vicende sono più frequenti di quello che si
possa pensare.
Formalmente lʼistituto non ha preso
provvedimenti nei confronti della
ragazzina, già bocciata in passato per
scarso rendimento scolastico. I fatti
essendo accaduti al di fuori dellʼedificio
non rientrerebbero tra quelli che possono
essere oggetto di provvedimenti
disciplinari.
FOCUS
La Fidapa organizza incontri nelle scuole
MILAZZO. Ad indignarsi pubblicamente sulla vicenda della bambina picchiata dai
compagni di scuola è intervenuta pubblicamente solo la Fidapa di Milazzo presieduta da Graziella Cuzzupè. Il club service, secondo quanto riferisce Francesca Sindoni, responsabile delle Politiche giovanili, intende istituire una commissione composta da esperti per affronatre nelle scuole, a partire dal prossimo anno scolastico, il problema del bullismo e della violenza in genere nel corso di incontri tematici. «Questo episodio sta passando sotto silenzio - dice Sindoni - non è nostro intento accanirci su caso specifico, ma credo sia arrivato il momento di affrontare il
tema della violenza giovanile a Milazzo coinvolgendo anche i genitori».
ALTRI FRONTI
Quando Piazza Duomo
diventa terra di nessuno
Decine di ragazzini hanno il pieno possesso
dell’area. Ma nessuna istituzione interviene
Ragazzi a Piazza Duomo
MILAZZO. Li chiamano “i barcellunisi”, ma spesso arrivano da
Olivarella o Santa Lucia del Mela. Sono diventati un vero
spauracchio per gli adolescenti milazzesi che bazzicano
principalmente nellʼambito di Piazza Duomo. Attaccano con
spallate, basta un semplice sguardo e ti malmenano. I ragazzini
tra di loro raccontano di micro furti: motorini, caschi, cellulari.
Piazza Duomo su cui si affaccia la Chiesa Madre, in particolare,
è uno spaccato di questo degrado. Ragazzini tra gli 11 e i 17
pagina 22
anni, percorrono lʼaea pedonale impennando su motocicli,
scavalcano il recinto del campetto di calcio, deturpano con lo
spray il campanile. Molti genitori che provengono dalla periferia
li lasciano nelle prime ore del pomeriggio e li rivengono a
prendere la sera. Trattandosi di minori è difficile affrontare il
problema. Le forze dellʼordine non ricevano denunce, i dirigenti
scolastici evitano di affrontare la problematica temendo che il
proprio istituto possa essere “macchiato” dalla presenza di bulli.
La verità è che si tende a chiudere gli occhi davanti a certe
problematiche. Negli anni scorsi la Fondazione per il Sud ha
finanziato il progetto “Smonta il bullo” tramite la rete “Solco”,
alla cooperativa Obiettivo salute e lavoro guidata da Ciccio
DʼAmico. Innumerevoli i rifiuti dai presidi delle scuole superiori.
Lʼunico ad accettare, allʼepoca, fu lʼIndustriale Maiorana retta
da una dirigenza diversa dallʼattuale. Per stessa ammisisone di
DʼAmico, la collaborazione è stata minima. Addirittura lo
sportello per ascoltare i ragazzi si poteva aprire solo il
pomeriggio quando a scuola non cʼera nessuno.
centonove
Sicilia
13 APRILE 2012
Il ministro
dellʼInterno
Annamaria
Cancellieri
a Racalmuto
IL CASO. Il ministro Cancellieri nel Comune sciolto per infiltrazioni mafiose
Racalmuto, in nome della ragione
Cittadini indifferenti, politica assente nel paese che fu di Sciascia.
L’invito a non mollare. Con una consulta cittadina che affianchi i prefetti
DI ALIDA AMICO
RACALMUTO. Quando al Viminale, le
portarono sul tavolo la relazione per firmare
lo scioglimento del consiglio comunale,
rimase allibita. “Come è possibile, mi sono
detta, il paese di Sciascia, della cultura e
della ragione, in mano alla mafia?”. Ma
subito dopo lʼesame del “malloppo”
predisposto dai 3 ispettori prefettizi - che
hanno passato al setaccio lʼattività
amministrativa svolta dal chiacchierato
sindaco Salvatore Petrotto - il ministro
dellʼInterno Annamaria Cancellieri, capì
che doveva dare immediatamente lʼokay
allo scioglimento. “Sono sicura che anche
Sciascia avrebbe capito e non poteva che
stare dalla nostra parte...”. A pochi giorni
dallo scioglimento del Comune (deliberato
lo scorso 23 marzo dal Consiglio dei
Ministri), per infiltrazioni mafiose - che ha
comportato anche lo slittamento delle
elezioni amministrative (avrebbero dovuto
svolgersi a maggio) - il ministro dellʼInterno
arriva nella cittadina agrigentina in
coincidenza con lʼinsediamento della
commissione prefettizia (capeggiata dal
prefetto Gabriella Tramonti), che dovrà
guidare il “paese della ragione” tanto caro a
Sciascia, nei prossimi 18 mesi. ”Lo stato è
vicino ai racalmutesi ed a tutti i siciliani - ha
assicurato Cancellieri - in nome della legge
e della ragione, che per Sciascia era un
punto di riferimento, chiedo a tutti i cittadini
di Racalmuto di credere che questo può
essere un momento di rinascita...”.
CONFINDUSTRIA & INTELLETTUALI.
Nel suo tour agrigentino, accompagnata
dai vertici di Confindustria Sicilia (in testa il
neo presidente regionale Antonello
Montante), nonché da un drappello di
giornalisti ed intellettuali racalmutesi - tra
cui Felice Cavallaro, Gaetano Savatteri,
ma anche Giancarlo Macaluso ed Egidio
Terrana, che dal lontano 1980, curano
lʼuscita del periodico “Malgrado tutto” (a cui
aveva collaborato anche lo stesso
Sciascia) e dai quali è partita lʼiniziativa di
invitare il ministro - il Capo del Viminale ha
sollecitato i 9 mila racalmutesi, a “rialzare
la testa”. “Bisogna ridare legalità ad un
paese come Racalmuto, dalle tradizioni
così nobili” ha ribadito il ministro. Ed ha
citato un altro “esempio” da imitare. “La
Sicilia sta dando delle prove, abbiamo
Confindustria - ha ricordato - che già ha
dimostrato di volere reagire ed ha avanzato
delle belle risposte. Ebbene, trovate lo
stesso coraggio - ha esortato la Cancellieri
- vi garantisco che lo Stato non vi
abbandonerà mai”. Ha quindi invitato la
cittadinanza, a non lasciare lavorare in
solitudine la commissione prefettizia.
Suggerendo la costituzione, di una
consulta cittadina (“fate in modo che non si
perda il tessuto democratico del paese...”).
RACALMUTESI INDIFFERENTI. Anche
se i 9 mila racalmutesi, sono rimasti per lo
più indifferenti ed assenti, a giudicare dalla
loro esigua partecipazione (una decina di
pensionati ed una scolaresca),durante la
visita del ministro Cancellieri. Una delle
poche voci, levatasi fuori dal coro del
silenzio, quella del vescovo di Agrigento
Francesco Montenegro. Che in una lettera
alla comunità ecclesiale di Racalmuto, lʼha
invitata a “non accettare nessun
compromesso con il male”. “Non dobbiamo
esitare - ha esortato - a sfidare una certa
mentalità mafiosa”. Già, perché nel paese
della “ragione smarrita” - tranne qualche
rara dichiarazione in corner sul Web - la
grande assente, è soprattutto la politica.
Il riscatto in rete. Nella patria dello
scrittore che per primo scrisse e parlò di
mafia, quando ne veniva disconosciuta
lʼevidenza, il “problema” - come da 3 anni
denuncia Sergio Scimè, raccontando in
rete, insieme ad un drappello di cittadini
racalmutesi, il malaffare locale, sul Blog
“Regalpetralibera” - è stato infatti “rimosso”
e sepolto nellʼindifferenza dei più. Nel
Comune guidato fino allo scorso giugno da
Salvatore Petrotto ( ex di tutto: Dc, poi
Rete, Ds, Idv, quindi Mpa e Pd),
personaggio bizzarro e chiacchierato (con
svariate pendenze giudiziarie) - che salì
ultimamente alla cronaca, per la
confessione choc, di avere fatto uso di
droga (nella sua giunta, dove si sono
alternati 30 assessori, ce nʼera uno che
spacciava anche cocaina), e poi quando
offrì il “Premio Sciascia” a Berlusconi
(suscitando le proteste dei familiari dello
scrittore) - le delibere comunali, solo da
qualche mese, dopo la battaglia per la
trasparenza dei blogger di
“Reagalpetralibera”, vengono pubblicate
nel sito del Comune.
IL RUOLO DEL PD. Le amministrazioni
locali degli ultimi 20 anni - tranne la
parentesi della sindacatura di Gigi Restivo
- portano tutte il marchio di Petrotto. Che
negli ultimi 5 anni, ha amministrato
insieme al Pd: i 2 assessori comunali
democratici, fino a poco tempo fa,
facevano capo al segretario provinciale
Emilio Messana, che è racalmutese(vicino
al parlamentare Capodicasa). E si sono
dimessi solo lo scorso mese di giugno,
quando il sindaco Petrotto, inquisito per
concorso esterno in associazione mafiosa
dalla Dda di Palermo, gettò anche lui la
spugna.
LE INFILTRAZIONI DI COSA NOSTRA. E
nonostante lʼarchiviazione del
procedimento a suo carico, il Gip del
Tribunale di Palermo, nella sentenza di
proscioglimento, sottolineava che Petrotto,
ha svolto il ruolo di sindaco di Racalmuto
“consentendo, di fatto, allʼorganizzazione
mafiosa capeggiata da Di Gati Maurizio, di
potersi infiltrare allʼinterno del Comune....
Quando ha avuto lʼopportunità, nella
qualità di sindaco di prendere le distanze
dallʼorganizzazione mafiosa - scrivono i
giudici - non ha proceduto ad isolare o
allontanare esponenti mafiosi presenti e
conosciuti in paese...”. Subito dopo, era
scattata lʼispezione prefettizia, che ha dato
poi luogo allo scioglimento del consiglio e
della amministrazione comunale, per
inquinamento mafioso. Dalla corposa
relazione degli ispettori, sulla opaca
gestione del Comune, a partire dallʼultima
tornata elettorale del 2007, emerge un
complesso ed inquietante reticolo di
contiguità - in un contesto di parentele ed
amicizie, tra boss di Cosa Nostra, apparati
burocratici, esponenti del consiglio e
dellʼamministrazione comunale - che
hanno stretto nella morsa il Comune di
Racalmuto in questi anni. Intanto, a fare
piombare indietro di 20 anni il clima del
paese - quando la cruenta guerra di mafia,
insanguinò con 20 morti le strade di
Racalmuto - i 12 automezzi incendiati
nottetempo alla ditta Falcoabramo, che si
occupa del trasporto di sale, allʼinterno
della miniera Italkali.
RETROSCENA
«Le prime denunce 3 anni fa»
Parlano il blogger Scimè e il giornalista Terrana
RACALMUTO. “Il nostro Blog, ha anticipato tutto: da 3 anni denunciamo
che questa amministrazione ed il consiglio comunale non ci
rappresentavano più...”. Sergio Scimè, blogger di “Regalpetralibera”, la
rete civica che da 3 anni rappresenta la voce critica ed indipendente dei
cittadini racalmutesi, interpreta le speranze del suo paese. “La gente,
vuole innanzitutto serenità, sviluppo onesto - spiega - lavoro per i giovani,
partecipazione. Un Comune trasparente. Attende che il teatro Regina
Margherita chiuso perché inagibile, come le ville comunali, si aprano. E poi
la pulizia, gli alloggi popolari da anni ultimati che non si assegnano, la
riduzione delle tasse su acqua e rifiuti...”. Insomma, è tempo di aprire il
dibattito e rompere il “silenzio assordante”, visto che a destra ed a
sinistra, impera il “sistema” della corruzione e delle clientele, anche a
prescindere dalla mafia. “Sicuramente la presenza del ministro
Cancellieri, è stata un segnale importante per la comunità racalmutese,
che in un momento così difficile, non può essere lasciata sola” sottolinea
Egidio Terrana, direttore della rivista culturale “Malgrado tutto” (da poco
anche in versione Web). “In paese ci sono forze ed energie - aggiunge
Terrana - che sapranno reagire e fare sentire la loro voce. La consulta
cittadina proposta dal Ministro, dovrebbe raccogliere le istanze della gente
- prevede Terrana - e trasmetterle alla commissione prefettizia. Creando
un collegamento continuo con le associazioni, il volontariato, la chiesa,
rappresentare la società civile racalmutese. Oggi lʼimmagine del paese sostiene il direttore di “Malgrado tutto” - è a pezzi. Cʼè un paese
scoraggiato, deluso, amareggiato. Il morale della gente è giù. Bisogna
puntare sulla cultura - ipotizza Egidio Terrana - e sul lavoro legato al
turismo. Sarebbe opportuno, ad esempio, visto che il Ministro Cancellieri
arriva accompagnata dai massimi vertici di Confindustria, attivare un
progetto che dia la possibilità a dieci, venti ragazzi racalmutesi, di poter
lavorare nel circuito turistico. Sono segnali concreti, che ti aiutano a
A.A.
recuperare la fiducia, la speranza...”.
pagina 23
Sergio Scimè
Sicilia
13 APRILE 2012
MESSINA. Al via il 29° campo internazionale
Meraviglie in volo
Volontari da tutta europa per lo studio e la protezione di rapaci
e cignogne sullo Stretto. L’impegno di wwf, Man e Nabu
MESSINA. Eʼ iniziato il ventinovesimo
campo internazionale per lo studio e la
protezione dei rapaci e delle cicogne in
migrazione sullo Stretto di Messina, sugli
splendidi monti Peloritani in Sicilia, dove i
volontari provenienti da tutta Europa
attendono i migratori, sorvegliandone il
volo migratorio.
Nei primi 10 giorni di campo sono stati già
censiti oltre 1700 rapaci, appartenenti a
ben 18 specie diverse, alcune delle quali
molto rare e minacciate. Un tempo questi
stessi monti erano teatro inconsapevole di
una strage annunciata: migliaia di
bracconieri li attendevano
negli appostamenti fissi
in cemento, o sulle
case, per farne inutili
trofei. Grazie allo sforzo
congiunto delle associazioni ambientaliste
e delle forze dellʼordine, la strage illegale (si
uccidevano specie protette, in periodo di
caccia chiusa, da appostamenti fissi vietati
dalla legge) in Sicilia è quasi del tutto
debellata. Rimangono pochissimi
irriducibili che, afferma Anna Giordano
“cercheremo di assicurare alla
giustizia”. Voli spettacolari di
Albanella pallida, uno dei rapaci più
minacciati al mondo, si susseguono a
quelli del più comune Falco di
palude, del Nibbio bruno, delle
Poiane, mentre i Grillai, altro rapace
fortemente minacciato a livello
globale, sfreccia veloce
spesso insieme ai
Gheppi, specie
molto simile ma
più comune.
Anche unʼAquila
anatraia minore è stata
vista migrare con venti
forti di maestrale,
mentre unʼAquila reale del
terzo anno, oltre a farsi
ammirare in tutto il suo
splendore, si è anche
posata su una collina di
fronte ai volontari del
campo che è promosso
da Man, Wwf e Nabu.
“La migrazione ha un
fascino speciale, magnetico”
dichiara Deborah Ricciardi,
presidente della Man “e mai
potremmo rinunciare ad immergerci
nei suoi ritmi, apprezzarla, conoscerla,
studiarla, ma soprattutto salvarla da vecchi
Sopra falco pecchiaiolo.
Accanto, Biancone. In basso
Albanella minore
e nuovi pericoli”. Se è stato
debellato quasi del tutto il
bracconaggio ai rapaci, rimane forte il
rischio di nuovi e più silenziosi pericoli e tra
questi, il ponte sullo Stretto di Messina.
“Spesso volano con grande difficoltà,
sbattuti dal vento impetuoso, molto
frequente in primavera” aggiunge Anna
Giordano del Wwf “e non sempre possono
evitare di collidere con gli ostacoli aerei
quale sarebbe lʼinutile e devastante ponte”.
Lo Stretto di Messina si è rivelato essere la
rotta migratoria più importante al mondo in
primavera, per ben tre specie, due delle
quali a rischio a livello globale (Albanella
pallida e Grillaio).
Christoph Hein, della Nabu, sottolinea
come i dati raccolti sullo Stretto di Messina
centonove
siano estremamente
importanti, “ è uno dei pochi
siti europei dove la
migrazione viene monitorata
da un tempo estremamente
lungo, che consente di
conoscere gli andamenti
delle popolazioni in
migrazione”. Inoltre,
sottolinea, “ i migratori che
passano sullo Stretto di
Messina si dirigono poi in
tutta lʼEuropa, anche nei
paesi dellʼest, nelle lontane
steppe dellʼex Unione
Sovietica, come accade per
lʼAlbanella pallida, e sono
patrimonio di tutta lʼEuropa”.
Doveroso quindi, tutelarne il
volo lungo questa rotta
estremamente vulnerabile,
soggetta anche a devastanti distruzioni di
habitat. I cittadini di Messina sono fortunati
a vivere lungo una delle rotte migratorie più
importanti dʼEuropa, possono goderne ogni
giorno: del tutto gratuitamente possono
contattarci (www.migrazione.it) e
raggiungerci per osservarli e imparare a
riconoscerli. Sullo Stretto, per ammirarli,
vengono da tutta Europa e da oltre oceano,
specie altrove difficili da vedersi, si
concentrano qui, facendo gioire gli
appassionati. Dalla fine di aprile si attende
il grosso passaggio della specie più
comune, il Falco pecchiaiolo: anche 9000
individui in un giorno, come accaduto il 5
maggio del 2000 e il 6 maggio del 2011.
Tutto dipenderà dal vento, dal tempo, sono
questi i fattori principali che stabiliscono
numeri e rotte seguite, ora dopo ora dagli
oltre 40mila rapaci che vengono censiti
sullo Stretto di Messina.
Per informazioni: www.migrazione.it
I DESTINATARI
Il progetto formativo, della durata complessiva di 1932 ore, individuava quali destinatari delle azioni progettuali di orientamento, formazione e tirocinio formativo 16 giovani (uomini e
donne) di età compresa fra i 18 e 32 anni residenti nella Regione Sicilia.
Al fine di garantire la massima efficacia dell’attività progettuale, si è attuata l’alternanza tra
fasi teoriche da svolgere in aula e esperienza in bottega/impresa artigiana (tirocinio formativo) sotto la guida dei maestri artigiani indicati dalle aziende aderenti.
Le aziende aderenti all’iniziativa sono state otto, ubicate a Patti, Barcellona P.G., Santo Stefano di Camastra, Caronia, Piraino e Reitano (n.3 aziende) Durante il tirocinio, gli allievi (2 per
ciascuna impresa artigiana), attraverso la permanenza sul luogo, il contatto con la realtà lavorativa quotidiana e sotto la guida del maestro artigiano, hanno svolto un percorso che gli
ha permesso di entrare in possesso non solo delle competenze strettamente tecniche, ma anche di quel bagaglio che potrà consentire un adeguato placement nel settore.
INTERVENTO FINANZIATO DALL’UNIONE EUROPEA E DALLA REGIONE
SICILIANA –P.O. FSE SICILIA 2007-2013
“INVESTIAMO PER IL VOSTRO FUTURO”
Avviso pubblico N. 6 del 26/05/2009 per l’ occupabilità nel settore dell'artigianato grazie al recupero e alla valorizzazione degli “Antichi Mestieri”.
DIFFUSIONE DEI RISULTATI
Il 06 aprile 2012 si è concluso il progetto formativo dal titolo “La lavorazione della ceramica”,
progetto n°2007.IT.051. PO. 003/II/E/F/9.2.1 FP/ 0216, CUP G15E10000110009, organizzato dall’ATS PROGETTO ARTE, formata da Progetto Impresa Servizi Innovativi srl (capofila) e da Formarte srl .
IL PROGETTO “LA LAVORAZIONE DELLA CERAMICA”
Nell’ambito delle indicazioni dell’Avviso 6 e sulla base delle analisi condotte, Progetto Impresa S.I srl e Formarte srl hanno inteso puntare sul settore della ceramica, uno dei punti
forza dell’economia locale; il progetto, tra gli altri, ha avuto lo scopo di:
- far conoscere un’arte affascinante e ricca di storia attraverso l’insegnamento di artigiani esperti del settore e diffondere "gli antichi mestieri" a rischio di estinzione;
- rivitalizzare produzioni che vanno scomparendo, ma che possiedono una propria intrinseca vitalità oltre ad un elevato contenuto di professionalità, qualità e immagine;
- conferire potenzialità di inserimento professionale in determinate produzioni artigianali tradizionali, tipiche e/o artistiche; fornire un contributo orientativo e professionalizzante per la realizzazione di esperienze di creazione di micro-imprese, incentivando la capacità imprenditoriale dei giovani sul territorio.
I RISULTATI E LA VALUTAZIONE
Al temine del percorso è opportuno analizzare i risultati raggiunti, con particolare riferimento agli obiettivi previsti sia dall’avviso n 6 che dal progetto approvato.
Nello specifico gli allievi hanno imparato:
1. ad utilizzare le macchine impastatrici per le argille;
2. realizzare oggetti semplici, come piattini o posacenere, per poi passare ad oggetti alzati come vasi, portavasi o boccali,;
3. le varie tecniche di patinatura e colorazione della terracotta;
4. le tecniche di cottura nei forni elettrici ed a gas.
Visto l’andamento positivo del progetto e il gradimento manifestato dalle aziende ospitanti,
potrebbero esistere delle concrete possibilità per i partecipanti di ricevere proposte di lavoro. Inoltre, diversi partecipanti hanno manifestato la loro intenzione di creare delle attività
imprenditoriali autonome, in modo da valorizzare quanto appreso durante il percorso formativo. Il secondo obiettivo, la valorizzazione “dell’antico mestiere”, è stato pienamente raggiunto in quanto gran parte degli allievi hanno manifestato interesse per l’attività della lavorazione della ceramica , intravedendo in essa non solo il retaggio della tradizione, ma anche una possibilità di crescita personale e professionale, nonche’ lo sviluppo socio-economico del territorio.
Nel complesso il progetto ha rappresentato un esperienza positiva per tutti i soggetti che a vario
titolo sono stati coinvolti; la sua tipologia, con la preminenza relativa alle fasi di tirocinio formativo in azienda, ha rappresentato una novità rispetto ai tradizionali interventi. L’insieme di queste
considerazioni rende l’esperienza progettuale particolarmente rilevante per il territorio coinvolto; infatti, al di là di coloro che hanno preso parte alle attività, sia come destinatari che come partner, l’intero sistema artigianale della Provincia di Messina, in particolare quello tradizionale, potrebbe essere interessato ad iniziative analoghe, così come molti giovani alla ricerca di occupazione, seguendo il positivo esempio dei loro colleghi che hanno già maturato tale esperienza, potrebbero avvicinarsi ad un settore spesso trascurato ma dalle molteplici potenzialità e dalle grandi possibilità di crescita.
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centonove
Sicilia
13 APRILE 2012
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Zum
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centonove
centonove
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Qui, scuola
13 APRILE 2012
centonove
MESSINA. LA PRESIDE D’ORAZIO PRESENTA I PROGETTI DELL’ISTITUTO “ANTONELLO”. DAI LABORATORI LINGUISTICI A QUELLI ENOGASTRONOMICI
Così ti “apparecchio” la formazione
DI CHIARA MICCOLI
MESSINA. Hanno
esportato le specialità della
cucina siciliana, soprattutto
messinese oltre Manica,
cucinando, servendo e
accogliendo intellettuali,
registi, attori e artisti italiani
famosi. Da Piero Angela a
Monica Bellucci. Gli
studenti dellʼistituto
professionale per i servizi
commerciali, turistici e
alberghieri “Antonello” di
Messina sono stati i
protagonisti del progetto
“Ambasciatori del gusto a Londra”, che si è
concluso lo scorso marzo. Nato da un
protocollo dʼintesa tra Miur-Direzione Affari
Internazionali e Mae - Istituto Italiano di
Cultura a Londra, il tirocinio formativo della
durata di due settimane, ha visto
impegnati, presso lʼIstituto Italiano di
Cultura di Londra, sedici studenti in attività
di accoglienza ristorativa e promozione
della cultura italiana e siciliana allʼestero,
come spiega la preside dellʼistituto, Elvira
DʼOrazio. «La mission che si propone
lʼistituto – continua la dirigente – è quella di
proporre attività formative innovative.
Senza presunzione posso affermare che ci
impegniamo per distinguerci da quello che
In alto Elvira DʼOrazio,
dirigente dellʼIstituto
“Antonello”di Messina.
A destra e in basso gli
studenti che hanno
partecipato al progetto
“Ambasciatori del gusto” e allo stage linguistico a Malta.
fanno tutte le altre scuole». E anticipa le
nuove iniziative: «In questi giorni stiamo
lavorando ad un progetto di cooperazione
tra lʼUniversità degli studi di Messina e la
OnlusSpes da realizzare a Buenos Aires e
Montevideo sul tema della valorizzazione
dei flussi turistici, con particolare
riferimento al cosiddetto “turismo di ritorno”
e sulla mobilità internazionale dei giovani.
Lʼiniziativa mira a valorizzare lʼidentità, la
cultura, le tradizioni isolane allʼestero
mediante il confronto con le comunità di
siciliani presenti in Argentina e Uraguay. Al
progetto, che prevede più soggiorni e
visite, parteciperanno solo pochissime
scuole in tutta Italia. Lʼistituto ha anche
presentato unʼiniziativa di scambio con la
Russia che però è ancora in corso di
valutazione. In generale - aggiunge puntiamo a promuovere corsi di
informatica, lingue, pasticceria e cucina al
fine di far acquisire ai nostri studenti abilità
essenziali e competenze per intraprendere
nel futuro unʼattività imprenditoriale». Per
potenziare lʼapprendimento delle lingue e
ricevere certificazioni riconosciute a livello
nazionale ed europeo, questʼanno gli
studenti hanno partecipato a stage a Parigi,
Londra e Sliema (Malta), e per la durata di
quattro settimane hanno svolto tirocini
formativi a Torino e a Parigi. Lʼistituto è
stato inoltre selezionato dalla Direzione
Generale per gli Affari Internazionali del
Miur, insieme ad altre sedici scuole di
Calabria, Campania, Puglia e Sicilia per
lʼevento “Expo Italia 150 anni” che si è
svolto a Torino dal 25 al 27 ottobre 2011 in
occasione delle celebrazioni per i 150 anni
dell'Unità d'Italia. «La manifestazione –
dichiara la dirigente - è stata unʼoccasione
per i giovani, protagonisti del futuro del
paese, per riflettere sul proprio senso di
appartenenza, sul rapporto fra lʼidentità e le
differenze, fra la cittadinanza locale e
quella europea e globale». In tal senso
lʼistituto, che mira a valorizzare
lʼinterculturalità, sostenendo lʼintegrazione
e il successo scolastico degli alunni
stranieri (66 su un totale di 1.400 iscritti), ha
partecipato anche al progetto “Laboratorio
interculturale”, bandito dalla Regione. «Eʼ
per noi motivo di orgoglio - conclude la
preside - che il nostro sia lʼunico istituto
superiore di alta specializzazione presente
in Sicilia che opera nel settore delle “Nuove
tecnologie per il Made in Italy” - Sistema
Alimentare con un corso biennale di tipo
tecnico-agroalimentare».
ISTRUZION PER L’USO di Andrea Smith
Religione, così la mobilità
degli insegnanti
RIMANEVANO SOLO da definire i dettagli della procedura sulla mobilità del personale docente di religione cattolica. Con la pubblicazione dellʼordinanza
ministeriale n° 26 del 3 aprile, in corso di registrazione, il cerchio si è chiuso e tutte le procedure per lʼapertura dellʼanno scolastico 2012-2013 sono in pieno
svolgimento. Lʼordinanza, che contiene norme di attuazione del CCNI per la mobilità sottoscritto il
29/2/2012, è stata trasmessa con la nota n° 2507, nella quale viene evidenziato che lʼattribuzione del punteggio relativo alla continuità dei docenti di religione
cattolica decorre dallʼa.s. 2009/10, con la conseguenza che i docenti potranno avvalersi di tale punteggio
nelle istanze di mobilità per lʼa.s. 2013-14.
Ai fini della predisposizione della graduatoria regionale, distinta per ambiti
territoriali diocesani, tale punteggio si
applica sin dallʼa.s. in corso per la graduatoria relativa allʼindividuazione dei
soprannumerari per lʼa.s. 2012/13. La stessa nota evidenzia anche che lʼO.M. innova, in materia di certificazioni e dichiarazioni sostitutive, rispetto al CCNI
29/2/2012, ai sensi della L. 183/2011 di modifica del
D.P.R. 445/2000. Le domande di mobilità, in cartaceo,
potranno essere presentate dai docenti di religione
cattolica nel periodo compreso tra lʼ11 aprile e il 7 maggio 2012. Le domande di trasferimento e di passaggio, redatte in conformità agli appositi modelli allegati allʼ Ordinanza e corredate dalla relativa documentazione, devono essere indirizzare allʼUfficio scolastico regionale della Regione di titolarità e presentarle al
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dirigente dellʼIstituzione scolastica di servizio. Nel caso di diocesi che insistono sul territorio di più Regioni, a prescindere dallʼubicazione della sede diocesana, le domande devono essere indirizzate allʼUfficio
scolastico regionale della Regione in cui si trova lʼIstituzione scolastica presso la quale è prestato il servizio. Nel rispetto della normativa concordataria vigente, in tutte le operazioni di mobilità che li riguardano gli insegnanti di religione cattolica devono essere in possesso del riconoscimento di idoneità rilasciato dallʼordinario della diocesi di destinazione e deve essere raggiunta una intesa sulla utilizzazione tra
il medesimo ordinario diocesano e il Direttore Generale dellʼUfficio scolastico regionale o un suo delegato relativamente alla sede o alle sedi di servizio. La
pubblicazione dei movimenti è prevista per il 10 luglio
2012; eventuali richieste di revoca vanno prodotte entro il termine del 25 giugno 2012.
Economia
13 APRILE 2012
Roberto Corona
IL LIQUIDATORE. Enzo Barilà
MESSINA. La richiesta di fallimento chiesta dalla Procura di Roma decreta la fine della corsa
Ascom, si liquida
Il commercialista Enzo Barillà “chiuderà” il consorzio fidi che ha portato in carcere
i deputati regionali Roberto Corona e Fabio Mancuso. Lo hanno chiesto i soci. Ecco perchè
DI MICHELE SCHINELLA
MESSINA. Enzo Barillà commercialista di
professione è il liquidatore di Ascom
Finance, il consorzio fidi al centro di
unʼinchiesta condotta dalla Procura di
Roma che ha portato in carcere i deputati
regionali Roberto Corona e Fabio
Mancuso.
Sono stati i soci di Ascom finance, riuniti in
assemblea ad affidare al professionista di
origini calabresi il compito di chiudere
senza ulteriori danni lʼattività del consorzio
nato per garantire i mutui e lʼaccesso al
credito dei soci ma divenuto nel tempo,
secondo quanto emerso dallʼattività di
indagine, una sorta di bancomat dallʼuso
disinvolto e nella sostanza “truffaldino”.
Il lavoro di Enzo Barillà è quello di
accertare lo stato patrimoniale (attivo e
passivo) della società e predisporre il
bilancio del 2011: ovvero ciò che avrebbe
dovuto fare il Consiglio dʼamministrazione
falcidiato dallʼinchiesta giudiziaria (lʼultimo
presidente dopo la bufera giudiziaria era
stato Giuseppe Minniti Traina,
amministratore della società che gestisce
lʼEuropa Palace Hotel).
Sul suo capo, però, pende la spada di
Damocle della procedura fallimentare
intentata dalla Procura di Roma. Nel
Tribunale della capitale si sono già
celebrate alcune udienze di un processo
che potrebbe portare alla dichiarazione di
fallimento di Ascom Finance e alla nomina
di un curatore fallimentare che
significherebbe la fine dellʼesperienza di
Barilà. «Non è possibile sapere a quanto
ammonta il passivo di Ascom. Infatti, Eʼ
suscettibile di crescere man mano che i
soci garantiti non pagheranno il loro debito
e il creditore deciderà di agire sul garante»,
spiega Enzo Barilà.
La società è comunque destinata alla
centonove
cessazione della sua attività dopo la
decisione della Banca dʼItalia di revocare
lʼautorizzazione ad emettere garanzie
fideiussorie a favore delle centinaia di
associati.
La comunicazione alla società cooperativa
è stata recapitata il 23 marzo del 2012. Dal
documento emerge che l' area "Vigilanza
bancaria e finanziaria" dell' Istituto aveva
adottato nel settembre 2010, un
provvedimento di ritiro dell' iscrizione per
«svolgimento di attività riservate in assenza
delle prescritte autorizzazioni». Lo scorso
febbraio, invece, sono stati trasmessi alla
Banca d' Italia gli esiti dell' ispezione
condotta presso l' Ascom dal Nucleo
speciale di polizia valutaria della Guardia di
Finanza. «Dall' analisi della
documentazione - hanno scritto i delegati
del direttorio, Roberto Parmeggiani e
Corrado Baldinelli - è emerso che l'
operatività svolta dalla cooperativa fosse
contraria alla natura giuridica dei Confidi e
violava i limiti delle riserve di legge». In
particolare, secondo la Banca d' Italia,
risulta che l'emissione di polizze
fideiussorie in favore di enti pubblici e
privati a garanzia dell' adempimento di
obbligazioni contrattuali, attività non
consentita ai confidi iscritti nella sezione
intermediari finanziari (ex art. 155, comma
4 Tub), non ha rivestito carattere
occasionale, come dichiarato dalla società
nelle memorie difensive trasmesse nel
precedente procedimento di ritiro dell'
iscrizione, ma ha assunto invece negli anni
2009 e 2010 «carattere di sistematicità e di
assoluta prevalenza». Il servizio
"Supervisione intermediari specializzati"
dell' Istituto ha evidenziato che «la società
risulta aver operato in un quadro di diffusa
illegalità, svolgendo attività finanziaria
riservata agli intermediari vigilati attraverso
l' abusiva emissione di oltre mille polizze
fideiussorie a garanzia di capitali per un
ammontare superiore a 212 milioni di
euro». La Banca italiana ha rimarcato
quanto emerso nei confronti di esponenti
dell' Ascom dall' accertamento ispettivo
delle Fiamme gialle. Nello specifico si parla
del ruolo assunto da Domenico Consolo,
Vincenzo Musmeci e Roberto Corona,
per i quali sono stati ipotizzati diversi reati
quali la bancarotta fraudolenta, l' esercizio
abusivo di attività finanziaria, l' ostacolo all'
esercizio delle funzioni di vigilanza, il
finanziamento illecito di partiti. Per la Banca
d' Italia, i fatti sono di tale gravità da imporre
«per la tutela del pubblico risparmio» il ritiro
dellʼiscrizione di Ascom Finance.
CONSEGUENZE
Il reintegro negato
L’Unione Commercianti rescinde
il contratto al parlamentare del Pdl
MESSINA. La raccomandata era stata anticipata via fax il
16 marzo. A firmare la richiesta, Roberto Corona, deputato regionale del Pdl. Oggetto del contendere? Niente di
politico, ma una richiesta di reintegro come direttore della
Confcommercio Messina, alla luce della revoca da parte
del gip di Roma della misura degli arresti domiciliari: “Essendo quindi venuta meno la causa che aveva determinato la mia sospensione obbligatoria dal servizio, chiedo di
essere immediatamente reintegrato”, concludeva nella lettera inviata a Francesco Rivolta (direttore generale di
Confcommercio), Carlo Sangalli (presidente di Confcom-
mercio) e Antonio Messina (presidente di Confcommercio Messina). Assunto come dirigente da Confcommercio
nazionale per distaccarlo a Messina, Corona diventa direttore della sede in forza di una convenzione del 1980. Il
primo anno, a pagare lo stipendio, è la Confcommercio nazionale, cui poi subentrata Messina. Uno stipendio, quello
del deputato, che è cresciuto di anno in anno, fino a diventare, nel 2011, pari a 191 mila euro annui al lordo, con un
costo complessivo di 275 mila 553. Il reintegro richiesto da
Corona, messo nel congelatore in seguito allʼarresto sul
crack di Ascom Finance, appare però difficile, almeno in
territorio messinese. Già il 5 dicembre 2011, sulla scia di
analogo provvedimento del nazionale, la giunta dellʼUnione Commercianti aveva sospeso il direttore dallʼincarico.
Successivamente, il 29, la stessa giunta decideva la risoluzione della convenzione per il distacco di Corona come
direttore. Lʼintenzione di non avvalersi più delle sue prestazioni, inoltre, viene manifestata con ulteriori comunica-
pagina 29
zioni in occasione della visita a Roma del presidente Antonio Messina il 2 febbraio 2012, con una lettera di Confcommercio Messina al presidente Carlo Sangalli del 7 febbraio e con una lettera personale del vicepresidente Antonio Giordano a Piero Agen del 2 marzo. E il tutto diventa una delibera con la quale la convenzione viene risolta la convenzione, decidendo anche di chiedere le somme non erogate sin da dicembre 2011 a favore dellʼUnione Commercianti. Allʼormai ex direttore, tutto viene comunicato con una raccomandata del 27 marzo, in risposta alla richiesta di reintegro: “Per maggiori informazioni sulla ripresa della sua attività lavorativa, dovrà rivolgersi al suo
datore di lavoro, Confcommercio nazionale, in quanto da
parte dellʼUnione, in data 28 dicembre 2011 e successivamente in data 16 marzo, è stata risolta la convenzione”. In
ultimo, lʼUnione avverte che si riserva di agire per lʼaccertamento di responsabilità di Corona e per il risarcimento
“dei conseguenti danni patrimoniali e non”. (D.D.J.)
Economia
13 APRILE 2012
MESSINA. La Regione pronta a far ripartire gli allevamenti di molluschi nel lago. Anche se...
Ganzirri senza cozze
La concessione di 18 mila metri quadrati già rilasciata alla cooperativa “Lago Grande” diventerà
effettiva dopo l’analisi delle acque un tempo inquinate. Ma si potranno coltivare solo vongole
DI TIZIANA CARUSO
MESSINA. La concessione cʼè, ma manca
la classificazione delle acque. Poi si potrà
partire, ma solo con le vongole, dicendo
addio alle cozze. Nel frattempo, però, la
molluschicultura nel lago grande di
Ganzirri, a Messina, si continua a praticare
nonostante un divieto del 1986 e
lʼistituzione, nel 2001, della Riserva
Naturale “Laguna di Capo Peloro”.
LA STORIA. Il primo “no” alla
molluschicoltura sui laghi di Ganzirri e
Torre Faro è stato disposto da un decreto
della Regione. Una delle cause
dell'interdizione fu l'ammorbamento delle
acque dei due pantani, ritenute non idonee
alla coltivazione di mitili, ma anche le
tecniche di allevamento dei molluschi
attraverso imbarcazioni a motore
pericolose per lʼecosistema dell'area che
già dal 1972 fu riconosciuta dall'Unesco
come sito di importanza internazionale.
IL LAGO DI FARO. Nel 1995 la
molluschicoltura ripartì ufficialmente nel
“lago piccolo” di Torre faro, le cui acque
sono state riconosciute dalla Regione di
tipo “A” ovvero con caratteristiche
biologico-ittiogeniche che presentano
una popolazione ittica durevole e
abbondante o che rappresentano
prevalentemente una risorsa economica
per la pesca, consentendo di fatto
l'allevamento di molluschi. Dallo scorso
ottobre, inoltre, la Capitaneria di Porto ha
diramato un'ordinanza con cui si
consente la molluschicoltura solo a chi
detiene regolare concessione demaniale
e solo con barche a remi o motore
ecologico.
IL LAGO DI GANZIRRI. Situazione
“diversa” è quella del “lago grande”, alle
cui spalle sorgono complessi edilizi e
costruzioni da cui provenivano gli scarichi.
Nonostante il divieto, la molluschicoltura è
sempre rimasta vigorosa e
deregolamentata. Per anni si è tentato di
sbloccare la situazione: i fermenti
provenivano soprattutto da gruppi di
allevatori locali che hanno spinto
sull'acceleratore per modificare la
classificazione delle acque e ridisegnare
gli assetti di una “deregulation”,
determinando, però, tensioni fra gli stessi
pescatori. A gennaio 2010, poi,
un'interrogazione del deputato regionale
dellʼUdc Giovanni Ardizzone chiedeva un
per la salubrità delle acque.
LA COOP "LAGO GRANDE”. Nel marzo
dello stesso anni fu poi presentata a
Palermo una richiesta di concessione delle
aree marittime da parte della società “Lago
Grande Ganzirri”, che aveva tentato già in
precedenza di “controllare” l'allevamento
“abusivo”. Il segretario della cooperativa,
Salvatore Ruello, già consigliere Udc
della VI circoscrizione che, assieme al
suocero e presidente della società Nino
Arena, nel 2009 ha subìto l'incendio della
sede e altri atti intimidatori. Ruello racconta
che a Ganzirri è malvista la possibilità che
gruppi di coltivatori organizzati riescano a
sfruttare le potenzialità del lago,
estromettendo di fatto gli altri. «E' una
realtà difficile e spesso c'è chi fa della
pesca un modo per ottenere proventi che
In alto, panoramica
del lago grande
di Ganzirri.
Accanto, rifiuti
a bordo lago, che si
trova allʼinterno
della riseva “Laguna
di Capo Peloro”.
A destra, una pepata
di cozze.
La coltivazione
a Ganzirri della cozza ,
in latino Mytilus
galloprovincialis,
nacque
spontaneamente
fino a diventare
sistematica. Tale è la
fama delle produzioni,
che quelle di Ganzirri
vengono chiamate
"Cozzole di Messina"
pagina 30
centonove
poi finiscono con l'arricchire chi spaccia».
Alla costituzione, la cooperativa contava
solo 9 soci iscritti. Oggi, a distanza di due
anni, la Regione ha accolto la richiesta di
concessione di 18.871,86 metri quadri
all'interno del lago Grande: si tratta di una
grossa fetta dell'area marittima, ad
esclusione di un lembo d'acqua lato monte
e della parte più interna al lago, in cui è
possibile effettuare traversate in canoa (in
gran parte concesse dalla Provincia, ente
gestore della riserva orientata, al circolo
“Thalatta”). L'affidamento dell'area alla
società, costato poco meno di 4mila euro
(esattamente 3.980,65 da suddividere nei
vari anni di concessione), durerà fino al
2015. Oggi la cooperativa è composta da
una “cordata” di 80 soci, per i quali
“l'apertura” arrivata lo scorso 13 febbraio
dal Dipartimento all'Ambiente-Servizio
Demanio Marittimo dell'Assessorato
regionale al Territorio ed Ambiente, retto
da Sebastiano Di Betta, sembra
rappresentare una nuova possibilità.
LE CONTRADDIZIONI. Ma se la Regione
“apre” con la concessione demaniale per
la coltivazione di molluschi (il cui costo è
stato già coperto), contemporaneamente
la subordina a una serie di disposizioni e
soprattutto all'emissione del decreto
assessoriale di classificazione delle acque
che non è ancora stato rilasciato. Il nullaosta definitivo di Palermo sarà basato sui
dati che verranno consegnati dal
dipartimento di Igiene e profilassi dell'Asl
di Messina, che avrà il compito di
elaborare i campioni raccolti e inviarli
direttamente a Palermo. Secondo Ruello
gli ultimi dati relativi alla polpa dei
molluschi risultano ottimi e questo fa
sperare che al massimo entro sei mesi si
dovrebbe procedere con la definitiva ed
esclusiva concessione dell'area alla
cooperativa. La concessione sarà inoltre
vincolata a una serie di interventi da
realizzare all'interno del bacino, nel
rispetto delle disposizioni stabilite dalla
Provincia e imposte dalla direttrice della
riserva Maria Letizia Molino. Sul lago
potranno essere prodotte solamente
specie autoctone (vongole) e dovranno
essere raccolte con barche a remi. Inoltre,
dovranno essere rispettati gli standard di
produzione di ogni singola specie in modo
da non pregiudicare l'equilibrio naturale
esistente e si dovrà evitare il proliferare di
una specie rispetto alle altre. Diktat,
questi, che fino ad oggi non sono operativi
ma che dovrebbero obbligatoriamente
valere nel momento in cui l'assessorato si
pronuncerà sulla classificazione delle
acque e sarà a tutti gli effetti esecutiva la
concessione.
centonove
Economia
13 APRILE 2012
EVASIONI. Una sentenza della Commissione tributaria lo affossa, una seconda lo salva
Giordano, pari e patta
L’Agenzia delle entrate chiede otto milioni a tre società riconducibili all’imprenditore,
che prima tenta la conciliazione, poi, al rifiuto, va per tribunali. Ecco com’è andata
DI MICHELE SCHINELLA
MESSINA. La sezione della Commissione
tributaria provinciale guidata da Francesco
Deodato lo aveva messo con le spalle al
muro. Quella presieduta da Armando
Lanza Volpe, gli ha fatto tornare il sorriso.
La sorte di Nino Giordano, lʼimprenditore
edile i cui interessi si muovono anche nel
campo delle pulizie e delle compagnie
aeree, è affidata a due tra i massimi
tributaristi siciliani Francesco Vermiglio
ed Andrea Parlato e alla giurisprudenza
delle varie sezioni dellʼorgano di giustizia
tributaria di Messina che non si sono
trovate perfettamente d'accordo. In ballo ci
sono complessivamente 8 milioni di euro
che lʼAgenzia delle entrate ha chiesto a tre
società riconducibili allʼimprenditore:
Meridional Srl, la società di pulizia con cui
Giordano ha iniziato lʼascesa; Agricol
società cooperativa, ora cessata; e
Procoge Spa, la società con cui Giordano
sta realizzando grossi investimenti
immobiliari. Gli otto milioni di euro sono
frutto di evasione fiscale che secondo la
Guardia di Finanza, titolare di unʼinchiesta
sullʼimprenditore, veniva effettuata
attraverso fatturazioni virtuali e di comodo
fra società dello stesso gruppo o di gruppi
vicini e compiacenti, per lavori in realtà mai
eseguiti. La fatturazione fittizia diventava
un costo e consentiva di abbattere gli utili,
e quindi lʼimponibile su cui calcolare le
imposte. Nino Giordano dinanzi alle
cartelle di pagamento ha dapprima tentato
la strada dellʼadesione, in modo da pagare
di meno, ma lʼAgenzia allʼepoca guidata da
Salvatore Altomare si è opposta, e poi ha
presentato ricorso alla commissione
tributaria.
I ricorsi che riguardavano lʼevasione di
Meridional Srl e Agricol soc.coop. sono
state trattate alla sezione 11 della
commissione tributaria presieduta da
Francesco Deodato (e composta da
Giuseppe Merlino e Guido Feliciotto)
che le ha rigettate in toto. Per difendersi
Nino Giordano aveva dichiarato che la
documentazione contabile di una società
era andata smarrita a seguito di un
allegamento degli uffici dellʼazienda, ma
non è stato creduto dai tre giudici.
I ricorsi che riguardavano Procoge Spa
sono stati assegnati alla sezioni 13
presieduta dal presidente del tribunale di
Patti, Armando Lanza Volpe (e composta
anche da Enrico Orlando e Salvatore
Calabrò) che invece ha accolto le ragioni
dei legali di Nino Giordano superando le
obiezioni e annullando gran parte delle
cartelle di pagamento. La partita tributaria
non è chiusa: tutte le cause, infatti, su
appello incrociato pendono davanti alla
commissione di secondo grado.
EFFETTI. Il processo tributario è
strettamente legato ad uno penale. I fratelli
Nino e Giacomo Giordano, Stefano
Costa e Carlo Borella, infatti, per gli stessi
fatti in discussione dinanzi alla
commissione tributaria sono finiti alla
sbarra, accusati per i reati di
associazione a delinquere
finalizzata allʼevasione
fiscale, ed
evasione. Il
processo
a loro
carico è partito il 9 ottobre. Ottenere
lʼannullamento della richiesta di pagamento
delle tasse evase da parte dellʼAgenzia
delle entrate significherebbe avere
maggiori speranze di ottenere
lʼassoluzione in sede penale. Sulla scorta
di alcune informative della Guardia di
finanza e di due
Salvatore Altomare
consulenze tecniche, il sostituto della
Procura di Messina, Maria Pellegrino,
aveva chiesto il rinvio a giudizio dei quattro.
Della sparizione dolosa dei documenti
contabili sono accusati il fratello di Nino
Giordano, Giacomo, e Stefano Costa,
rappresentante legale della Procoge,
società impegnata nella costruzione,
contestata da parte degli ambientalisti, di
uno stabile accanto alla Provincia
regionale, e della Agricol. Il 2 ottobre
scorso Nino Giordano è stato
condannato ad un anno di
reclusione nellʼambito dellʼinchiesta
Case basse, per avere negato di
aver subito unʼestorsione.
E si è autosospeso da
Confindustria
Messina.
PARI E PATTA. Nino Giordano
ZOOM
Meridional sugli scudi
Abbandonata l’avventura l’aeronautica, si torna
alle pulizie, tra polemiche e variazioni societarie
Carlo Borella
MESSINA. Praticamente archiviata la carriera da imprenditore nel
settore dei trasporti aeronautici con il “congelamento” della Prima
Airlines, Nino Giordano torna a puntare forte nel business che per
primo gli ha arriso: gli appalti di pulizia. Giusto per restare in ambito aeronautico, la Meridional Srl di Giordano si è aggiudicata, nel
2007, lʼappalto per la pulizia dello scalo e dei parcheggi bandito dalla So.G.Aer. spa, società di gestione dellʼaeroporto di Cagliari Elmas. Costo del servizio? Quasi settecentomila euro, appalto triennale, anche se non risulta che, alla scadenza, siano state esperite
altre gare. Ironia della sorte, nellʼatrio dellʼaeroporto di Cagliari troneggia un gigantesco manifesto, nell'area partenze, della Alpi Ea-
pagina 31
gle, la fallita compagnia aerea veneta che Giordano ha rilevato trasformandola prima in Eagle Airlines, poi in Prima Airlines, e che
adesso non risulta volare più. Lo spazio occupato dal manifesto,
tra lʼaltro, costa sedicimila euro al mese.
Nel frattempo, Giordano non è stato con le mani in mano, ottenendo nel giugno 2009 anche lʼappalto per la pulizia e la sanificazione
presso il Policlinico San Matteo di Pavia. E lì la Meridional ha avuto qualche attrito con i sindacati locali: straordinari, ore non pagate, e mancanze in busta paga lamentate dai lavoratori (parte dei
quali riassorbiti dalla Mts, ditta che prima della Meridional si occupava delle pulizie), che sfociavano in un presidio in ditta, che lʼazienda aveva giudicato “provocatorio”. Al centro del contendere i
continui errori in busta paga e il materiale per le pulizie, giudicato
inadeguato dai lavoratori. La Meridional si è difesa adducendo come motivazione “lentezze burocratiche”. Perchè? Da marzo 2012
Meridional Srl è diventata Meridional Service Srl, scorporando l'azienda per il settore sanità. “Novità” comunicata a dicembre 2011. (A.C.)
Economia
13 APRILE 2012
centonove
IL NUOVO SCALO
L’ammiraglia della Royal
TERRASINI. Si chiama “Navigator of
the Seas” ed è una delle navi da crociera
più grandi del Mediterraneo, lʼammiraglia della Royal Caribbean che dal prossimo 30 aprile imbarcherà dal nuovo
home-port di Messina. Lʼinaugurazione del nuovo scalo sarà presentata nel
corso del TravelExpo, in programma
dal 13 al 15 aprile all'hotel Città del Mare di Terrasini. Nel corso dellʼevento la
compagnia presenterà inoltre due crociere enogastronomiche, con lo chef
Alessandro Borghesee il nutrizionista
Giorgio Calabrese. «Con l'apertura del
nuovo home-port di Messina, Royal Caribbean è vicina agli operatori siciliani
- spiega Giuseppe d'Agostino, national
sales manager di Rcl Cruises Italia - Dal
nostro punto di vista la Sicilia, così come tutto il Mezzogiorno, ha grosse potenzialità di crescita, e TravelExpo è
l'occasione giusta per dimostrare il nostro impegno nel rafforzare il legame
con il territorio».
Un rendering del nuovo Terminal
MESSINA. Il progetto dell’Associazione di imprese che gestirà il punto di approdo dei croceristi
Il Terminal si fa il lifting
Finanziato con 180mila euro, “guiderà” i passeggeri alla scoperta delle bellezze della città.
Mentre la società Tao “strizza l’occhio” a Comune e Provincia per migliorare i servizi turistici
MESSINA. Li si vede vagare smarriti per le
vie cittadine. Senza una meta e senza
guide. Mentre tentano di “raccapezzarsi”
fra indicazioni stradali e cartine turistiche
svolazzanti. Presto, però, grazie a un
nuovo “Terminal Crociere” che accoglierà i
croceristi sulla banchina I Settembre del
Porto e al progetto di accoglienza turistica
“Welcome to Messina”, proposto dalla
società “Taormina servizi per la cultura e
per lo spettacolo” (Tao), per le centinaia di
migliaia di croceristi che ogni anno
sbarcano a Messina, la città dello Stretto
potrebbe non essere più una “terra
straniera”.
TERMINAL NEW LOOK. Finanziato
dallʼAssociazione temporanea di imprese
composta da Msc Crociere, Marinvest,
Stazioni Marittime e Sicilia Shipping, che lo
Giuseppe Ministeri
scorso 4 aprile si è aggiudicata la
concessione per cinque anni dei servizi
relativi alla gestione delle aree del
Terminal Crociere, il nuovo punto di
approdo dei croceristi si estenderà su
unʼarea di circa 700 metri quadrati e avrà
al suo interno un punto ristoro, due
postazioni internet, una linea wi-fi, una sala
dʼattesa con 112 posti a sedere, un info
point e una serie di monitor al plasma che
guideranno i croceristi alla scoperta degli
itinerari turistici e delle bellezze della città.
«La soluzione proposta - spiega lʼarchitetto
Dario La Fauci, progettista del Terminal
assieme al collega Axel Lars Bonura - è
stata redatta per rispondere
adeguatamente alle esigenze legate
allʼincremento del traffico croceristico e per
agevolare le operazioni di imbarco e
sbarco dei passeggeri durante gli
attracchi. La struttura, che verrà ampliata e
ammodernata, fungerà pertanto sia come
luogo di accoglienza e smistamento per i
croceristi da imbarcare, sia come spazio
coperto dotato di servizi ed info point per
gli escursionisti in transito». «Se verrà
confermato lʼaffidamento del Terminal alla
nostra Associazione di imprese,
ammoderneremo la struttura e
cercheremo di trarre il massimo dallo
spazio a nostra disposizione, piuttosto
esiguo, per garantire un servizio migliore ai
croceristi», spiega invece William
Munzone, amministratore delegato di Msc
Sicilia, che assieme alle società Marinvest,
Stazioni Marittime e Sicilia Shipping, ha
ottenuto il massimo punteggio per l´offerta
tecnica nel bando dellʼAutorità portuale di
Messina per lʼaffidamento dellʼattuale
Terminal con unʼofferta economica di 180
mila euro.
“BENVENUTI IN CITTAʼ”. Si chiama
“Welcome to Messina” ed è un ambizioso
progetto per gestire in modo organico
l'offerta turistica locale, coinvolgendo
lʼAutorità Portuale, il Comune di Messina,
la Provincia Regionale, la Camera di
Commercio e tutti gli altri enti interessati,
dal Vittorio Emanuele allʼUniversità.
Presentata dalla società “Tao”, lʼiniziativa
mira a individuare una strategia di gestione
coordinata di tutti i servizi: dalla pulizia delle
strade alla potatura delle aiuole, dalla
creazione di nuovi itinerari turistici a
spettacoli di benvenuto per i croceristi.
«”Welcome to Messina” - spiega il
presidente di “Tao” Giuseppe Ministeri - è
una sorta di “piattaforma programmatica”
concepita per sfruttare appieno una
Il progetto del Terminal croceristico
pagina 32
risorsa, quella del turismo croceristico,
ormai ampiamente consolidata ma ancora
in larga parte inesplorata. Il nostro intento prosegue Ministeri - è quello di creare un
“fronte comune” con le autorità per
valorizzare lʼofferta turistica cittadina e
fronteggiare “lʼascesa” di Catania». Fra gli
obiettivi del progetto, il ripristino del decoro
urbano, escursioni sui Nebrodi,
degustazioni di prodotti enogastronomici e
spettacoli di intrattenimento nelle Piazzette
tematiche della Cortina.
LA CARICA DEI 500MILA. Dopo le ottime
performance registrate dallʼattività cruise
nel 2010, che hanno fatto in modo che che
il porto di Messina diventasse per lʼanno in
esame il primo porto crociere dellʼintera
Regione Siciliana, il 2011 ha regalato
allʼAutorità portuale di Messina la
soddisfazione del traguardo del mezzo
milione di crocieristi, con un incremento
del +18,4% per le navi approdate (257) e
del +33,7% per i passeggeri. Dati che
dovrebbero mantenersi costanti anche nel
2012, con lʼapprodo di 175 navi e di circa
400mila turisti. Fra gli “eventi” più attesi
della stagione croceristica, il viaggio
inaugurale della nuova “ammiraglia” della
Royal Caribbean, che sbarcherà sullo
Stretto il 30 aprile, e gli “arrivi” della “Msc
Divina”, il 29 maggio, e della “Carnival
Breeze”, il 9 di giugno. (M.R.)
centonove
Economia
13 APRILE 2012
CAPO D’ORLANDO. Il progetto di due ingegneri candidato all’Oscar mondiale Knx dell’innovazione
La casa nello smartphone
Alessio Adornetto e Giovanni Natoli propongono un’abitazione automatizzata. Tramite il cellulare
si può spegnere la luce, abbasare le serrande, accendere i riscaldamenti. Ecco come
DI
SAMANTA PINO
CAPO DʼORLANDO. Hanno inventato
la casa automatizzata. Tramite lo
smartphone si possono abbassare le
tapparelle, accendere i riscaldamenti,
spegnere le luci. Tutto a distanza. Un
progetto che porterà la prossima
settimana Alessio Adornetto e Giovanni
Natoli, della Randazzo Energy Team, a
Francoforte dove gareggeranno, come
unica squadra italiana, per la vittoria
dellʼOscar mondiale Knx della
innovazione. Sono solo sei le nazioni
che si sono aggiudicate la nomination
allʼoscar per la categoria giovani (il Knx
Award 2012, categoria Young Award),
sbaragliando gli altri 42 progetti
concorrenti. Il progetto della “Sicilian
Home automation” (la casa
automatizzata) comprende un impianto
elettrico di nuova generazione che
consente di produrre un consistente
risparmio di energia allʼinterno
dellʼabitazione. Secondo il progetto, la
casa automatizzata, in gergo chiamata
“domotica”, si può gestire anche da
lontano, tramite computer e la nuova
tecnologia di comunicazione,
Alessio Adornetto, Giovanni Natoli, Elio Pizzino e Giuseppe Randazzo
calcolando i consumi prodotti e
controllando tutte le funzioni di
illuminazione, diffusione sonora,
antintrusione, videosorveglianza, le
funzioni di termoregolazione ed il
risparmio energetico. Il progetto ha
trovato già la sua prima applicazione in
una villa abitata da cinque persone. I
giovani ingegneri lavorano a questo
progetto da circa un anno sostenendo
dei costi pari a circa 40 mila euro. Sono
state diverse le difficoltà riscontrate per
L E G A L M E N T E
ERRATA CORRIGE - TRIBUNALE DI PATTI
-In rif. alla pubblicazione del 6.04.12 – Causa Civile RG 642/10
Si specifica che trattasi di Vendita del 14.06.12, e non di Vendita senza incanto
come erroneamente indicato.
-In rif. alla pubblicazione del 6.04.12 – Causa Civile RG 565/10
Si specifica che trattasi di Vendita con incanto del 14.06.12, e non di Vendita
senza incanto come erroneamente indicato.
In rif. alla pubblicazione del 6.04.12 –Proc. Divisione RG 640/06
Si specifica che trattasi di Vendita con incanto del 14.06.12, e non di Vendita
senza incanto come erroneamente indicato.
centonove
Settimanale di Politica, Cultura, Economia
PUBBLICA GLI AVVISI ED ESITI DI GARA
D’APPALTO SU CENTONOVE
PER CONTATTARE LA REDAZIONE CHIAMA I SEGUENTI NUMERI:
090.9430208 - 9430206 FAX 090.9430210 - 090.9430211
RICHIEDI I PREVENTIVI ANCHE VIA E-MAIL
A: [email protected]
pagina 33
la realizzazione di questʼultimo in
quanto un sistema di Home automation
offre parecchi vantaggi permettendo di
semplificare gli aspetti progettuali e di
pianificazione rispetto ad un impianto
elettrico tradizionale e tutto ciò che
comporta la necessità di integrare
sistemi diversi. Attualmente lʼazienda ha
una decina di richieste di impianti di
automazione sia civile che domotica,ma
anche di building automation
(automazione industriale). «Di
particolare interesse- afferma
lʼingegnere Adornetto- risulta la
richiesta di una messa in servizio
di un impianto di automazione per
conto di un Discount Europeo
locato nella zona industriale di
Catania, riuscendo ad allargare un
bacino dʼutenza che va da Santo
Stefano di Camastra a Catania
dove vi sono altri impianti». Il
progetto, presentato a Bruxelles, si
può comunque adattare anche ad
un normale appartamento con
costi che nel futuro andranno
sempre più avvicinandosi ai costi
di un impianto elettrico
tradizionale. «Siamo soddisfatti
del risultato ottenuto - continua
lʼingegnere - il settore è in forte
crescita ed il cliente ha risposto
positivamente al nostro progetto e
cʼè lʼinteresse, da parte nostra, di
promuovere nel territorio questa
nuova tecnologia che tanto rende
confortevole sia lʼambiente
domestico che il reparto
industriale. Cʼè anche lʼintenzione di
creare un centro di formazione
aziendale con lo scopo di poter fornire
allʼinstallatore tradizionale un ausilio ed
un supporto tecnico per inserirsi in
questo nuovo mondo tecnologico».
Economia
13 APRILE 2012
OCCORRE SAPERE di Salvatore Cifalà
UOMINI&BUSINESS
Succhi di frutta, nuove etichette
Il Parlamento europeo approva regole più attente
per i consumatori. Ecco come districarsi
UNA NUOVA SERIE di regole più attente
ai consumatori nell'etichettatura di succhi di
frutta e nettari è stata approvata dal
Parlamento europeo. Le nuove regole
mirano a prevenire nomi potenzialmente
fuorvianti per succhi misti come ad
esempio la dicitura "senza zucchero
aggiunto". Il Parlamento di Strasburgo ha
approvato alcune modifiche a una
normativa del 2001 con 585 voti a favore,
33 contrari e un'astensione. In futuro, un
mix di due succhi di frutta dovrà avere un
nome che ne rifletta il contenuto,
sostengono i deputati nel testo approvato.
Per esempio, una miscela con il 90% di
mela e il 10% di succo di fragola dovrà
essere chiamata "mela e succo di fragola",
mentre in alcuni casi è menzionato
unicamente il nome dell'ingrediente
minore. I nomi generici come "succo misto"
potranno essere utilizzati solo nel caso in
cui siano presenti tre o più fonti di frutta.
Per quanto riguarda gli zuccheri e i
dolcificanti, i deputati sanno che i
consumatori, in particolare i diabetici, i
centonove
genitori e le persone a dieta, vogliono
indicazioni chiare sulla differenza tra succo
e nettare e sulla presenza di edulcoranti,
ed è per questo che, nell'immediato futuro, i
succhi di frutta non dovranno più contenere
zuccheri o edulcoranti per definizione. I
nettari, bevande a base di purea di frutta
con aggiunta d'acqua, potranno invece
contenerne. Le etichette "senza aggiunta di
zucchero" non saranno più consentite a
nettari che contengano dolcificanti artificiali,
come ad esempio la saccarina, per evitare
rischi di confusione.
Un'altra questione mette in rilievo il
problema delle indicazioni contenute sulle
etichette dei succhi d'arancia: secondo gli
standard internazionali, un succo d'arancia
può contenere fino al 10% succo di
mandarino, che contribuisce al colore e al
gusto, ma l'ingrediente non è attualmente
indicato sulle confezioni. Per mantenere
quindi condizioni di parità, le nuove regole
affermano che tutti i succhi d'arancia
importati, cosi come quelli fabbricati
nell'UE, dovranno essere puri per essere
venduti come tali, o, se presente, dovranno
includere il mandarino nel nome del
prodotto. Ora le nuove regole dovranno
essere adottate dal Consiglio perché
entrino in vigore. Tuttavia, tutti i prodotti
immessi sul mercato o etichettati prima
dell'entrata in vigore potranno ancora
essere venduti per 3 anni. I Paesi europei
avranno 18 mesi per aggiornare la loro
legislazione nazionale.
NOTIZIE DAI CONSULENTI DEL LAVORO
NOVITA’
Data presunta del parto, da aprile richiesta
di astensione anticipata a tre mesi
“Legali lavoro”
anche a Messina
LA NOVITA Eʼ stata introdotta dal decreto semplificazioni 2/2012 che
modifica il testo unico sulla maternità trasferendo le competenze relative all'intera procedura di interdizione anticipata dal lavoro per "gravi
complicanze della gravidanza a di persistenti forme morbose", compresa l'adozione del provvedimento finale di astensione, dal Ministero
del Lavoro alle ASL con decorrenza 1 aprile 2012.
Imprese e Consulenti del lavoro che li assistono, dovranno pertanto porre attenzione alle nuove procedure in quanto le somme corrisposte durante tale periodo sono a carico degli enti previdenziali.
Ricordiamo, a tal fine, che non si tratta dell'astensione obbligatoria operante nei due mesi che precedono la data presunta del parto e fino ai tre
mesi successivi alla data di nascita del bambino, ma del periodo di assenza anticipato a tre mesi dalla data presunta del parto quando la lavoratrice risulti occupata in lavori che, in
relazione all'avanzato stato di gravidanza, siano da ritenersi gravosi o pregiudizievoli.
Tale anticipazione del divieto di lavoro,
prima delle modifiche, era disposta dal
servizio ispettivo locale del Ministero del
lavoro che proseguirà lʼistruttoria delle
pratiche esclusivamente fino al 31 marzo prossimo, rimandando alla competenza delle ASL la gestione delle domande destinate ad essere definite con provvedimenti da emanarsi dal 1° aprile.
Rimane invece attribuita alla competenza delle Direzioni del lavoro lʼistruttoria e l'emanazione del provvedimento di interdizione legata a condizioni pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino e all'impossibilità di spostamento ad altre mansioni.
Si tratta in questo caso dell'interdizione dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza, fino al periodo di astensione obbligatoria che le Direzioni Provinciali, sulla base di accertamento medico, avvalendosi dei
competenti organi del Servizio sanitario nazionale, potranno disporre:
a) nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di
gravidanza;
b) quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino;
c) quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni.
MESSINA. Sei studi legali, cinque
città, quaranta avvocati e un unico
obiettivo. Lavorare per la difesa dei
diritti e degli interessi dei lavoratori,
dipendenti da privati e dalla
pubblica amministrazione, così
come dei diritti delle organizzazioni
sindacali. Si chiama “LegaliLavori”
ed è un progetto nato dalla
federazione di sei studi legali di
Milano, Firenze, Roma, Bari e
Messina. Nella città dello Stretto, il
punto di riferimento per tutti i
lavoratori è lo studio “Notarianni &
Partners” di Viale San Martino.
Guidato da Aurora Notarianni
(nella foto in basso) e dal suo team
di avvocati, composto da Maria
Grazia Belfiore, Giuseppe
Linguaglossa e Mariacarmen
Pucciano, lo studio legale offre ai
clienti di ogni collocazione
professionale (dai manager agli
impiegati, dagli operai ai lavoratori
subordinati)
lʼopportunità di
reperire dei servizi
di qualità in un
mercato
professionale
difficilmente
conoscibile e
poco
trasparente.
Per info sul
progetto è
possibile
consultare
il sito “legali
lavoro.it”.
pagina 34
AUTOPORTO SIRACUSA
Dell’Albani presidente
SIRACUSA. Sebastiano Dell'Albani è il
nuovo presidente dell' autoporto. È
stato eletto alla unanimità dal consiglio di amministrazione. Dell' Albani è
stato sindaco di Avola. Attualmente ne
è vicesindaco con la delega per i servizi sociali. Si ripristina così l' assetto
gestionale di questa struttura - con
sette amministratori e un dipendente
- costruita in piena zona industriale e
destinata a fornire servizi al trasporto
e ai trasportatori.
DISTRETTO TURISTICO
Eletto Angelo Miccichè
CEFALUʼ. Eletto il consiglio d' amministrazione del Distretto turistico di Cefalù e dei Parchi delle Madonie e di Himera. L'organismo, fondato nel 2011, è
composto da 140 soggetti, 109 privati e
39 enti pubblici. A presiedere il cda sarà
per tre anni Angelo Miccichè della Cefalù Holidays. Gli altri componenti sono
Antonio Mangia, Francesco Randone,
Vincenzo Pottino, Giuseppe La Placa,
Filippo Dolce, Magda Culotta, Francesco Vasta e Angelo Cascino.
CONSUMATORI
Se l’acqua è potabile
DI FRANCESCO SABATINO
SGORGA DAI RUBINETTI di tutte le case ed è una
delle fonti principali del nostro benessere ma a volte ci
domandiamo se lʼacqua che assumiamo e con cui
cuciniamo è davvero del tutto potabile . Sarà perché a
volte il suo sapore è metallico o clorato e lʼaspetto non è
del tutto limpido, ma sono migliaia i messinesi che,
nonostante le periodiche rassicurazioni dellʼAzienda
Municipalizzata Messinese preferiscono bere lʼacqua
minerale. Ma chi ci assicura che lʼacqua è davvero
potabile? E quali sostanze può contenere per essere
tranquillamente bevibile? Lʼacqua potabile è
disciplinata e possiede requisiti rigorosi. Per essere
potabile non deve “contenere microrganismi e parassiti,
né altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da
rappresentare un potenziale pericolo per la salute
umana”, ma non deve superare valori massimi di
sostanze non propriamente nocive per la salute . Per
queste sostanze la legge vede parametri il cui
superamento, pur non determinato necessariamente la
potabilità dellʼacqua, impone una valutazione delle
autorità sanitarie le quali possono prendere
“provvedimenti intesi a ripristinare la qualità dellʼacqua”.
Così, ad esempio, se il ferro supera il valore di 200
microgrammi per litro (un microgrammo è un
milionesimo di grammo) o il manganese 50
microgrammi . Lʼautorità sanitaria può ordinare
allʼazienda che gestisce lʼacquedotto di predisporre
alcuni trattamenti per abbassare tali valori . Ciò è
dovuto al fatto che, nel caso specifico, ferro e
manganese non sono nocivi alla salute anche se
superano leggermente i valori prescritti , anzi possono
essere utili allʼorganismo. Ma anche lʼacqua potabile
viene utilizzata da tutti senza che si abbia la possibilità
di scegliere ciò che esce dal rubinetto, la legge ha
previsto dei limiti per cercare di accontentare ogni
esigenza .
Adoc-Uil Messina
centonove
GIOVANNI PASCOLI
LETTERE DA MESSINA
Ad un secolo dalla scomparsa del poeta
il ricordo del soggiorno sullo Stretto
PAG. 36
poster
13 APRILE 2012
MIRIAN MAFAI,
IL MONDO RINGRAZIA
Lʼaddio alla giornalista-militante che ha
regalato quasi un secolo di battaglie civili
PAG. 40
MURALES DI UMANITA VARIA
LIPARI. SETTIMANA DELLA CULTURA
Contaminazioni
eoliane
Alternative rock
col Teatro degli orrori
Tra archeologia e arte moderna
la mostra-evento che celebra
le isole e il suo mare. Così le opere
LIPARI. La colomba di Picasso, le astrazioni dellʼAccardi, le
incisioni di Arnaldo Pomodoro e, sullo sfondo, preziosi e
inediti reperti archeologici come la coppa dellʼEtà del Bronzo
antico (2200-1800 a.C.) rinvenuta nel villaggio di Filo
Braccio a Filicudi durante gli scavi del 2009, sulla quale un
ignoto artista del tempo ha raffigurato una serie di
imbarcazioni. Tra archeologia e arte moderna e
contemporanea, sono le Eolie, il loro mare, la loro
antichissima storia il trait-dʼunion della mostra in
programma a Lipari dal 14 aprile al 9 giugno. Sʼintitola
Contaminazioni. Dallʼetà del bronzo alle collezioni artistiche
eoliane moderne e contemporanee, è organizzata dal
Museo Archeologico Luigi Bernabò Brea e vede la cura di
Michele Bellamy Postiglione, Maria Clara Martinelli e
Michele Benfari. Sarà inaugurata sabato 14 aprile, alle
18.30, nella Chiesa di Santa Caterina in coincidenza con
lʼavvio della 14/a Settimana della Cultura, e sarà visitabile,
con ingresso gratuito, fino al 9 giugno. In mostra, oltre agli
artisti già citati, opere di Piero Dorazio, Rosario Bruno, Mario
Sironi, Piero Guccione, Giuseppe Uncini, Renato Guttuso,
Filippo de Pisis, Franco Gulino, Elio Marchegiani e molti altri.
MUSICA. LIVE AL BIER GARTEN DI PALERMO
Incisione di Pomodoro. Sotto la Colomba di Picasso
PALERMO. Una delle realtà di punta
della nuova scena alternative-rock
italiana, il Teatro degli Orrori (nella foto
in basso), arriva in Sicilia per due date.
La band si esibirà il 4 maggio al Bier
Garten e il giorno prima ai Mercati
Generali di Catania. “Il Mondo Nuovo”,
l'ultimo lavoro del Teatro degli Orrori, è
uscito il 31 gennaio scorso. Il terzo
album della band è un concept album di
16 brani, ognuno dei quali parla di
migranti e immigrazione. Leader della
formazione è Pierpaolo Capovilla,
affiancato da Francesco Valente alla
batteria, Gionata Mirai, Giulio Ragno
Favero al basso. Il gruppo nasce nel
2005 e il 6 aprile 2007 viene pubblicato il
primo album, “Dell'impero delle
tenebre”. Il 20 giugno 2008 partecipano
all'Heineken Jammin' Festival al fianco
dei Linea 77.
MODICA. AL CAFFÈ LETTERARIO QUASIMODO, FINO AL 22 APRILE, FESTIVAL DELLA POESIA DIALETTALE
Dialetto in rima
MODICA. La XIV Settimana della
Cultura si apre allʼinsegna della
poesia in vernacolo al Caffè Letterario
“Salvatore Quasimodo”. Sabato 14
aprile alle ore 18, al Palazzo della
Cultura, cinque poeti dellʼarea della
Sicilia occidentale saranno i
protagonisti del nuovo appuntamento
letterario modicano. Si tratta di Nino
Barone di Trapani, cultore di tradizioni
popolari e fondatore del mensile di
cultura Epucanostra; Giuseppe
Gerbino di Castellammare del Golfo,
vice presidente dellʼ Associazione
Nazionale Artisti Poeti e Scrittori; Lina
La Mattina di Palermo, allieva del
poeta Ignazio Buttitta; Marco
Scalabrino di Trapani, poeta e
saggista; ed infine, Giuseppe
INDOVINA
CHI E’?
Vultaggio di Erice, autore di testi
dialettali e racconti.
Un festival della poesia
dialettale che riafferma la
straordinaria vivacità di una "lingua"
quale quella siciliana e di una comune
e forte identità culturale. Ad
interpretare le liriche gli stessi autori,
con un accompagnamento folk del
gruppo Muorika mia diretto dal
maestro Gianluca Abbate.
CONCORSI
Dirigenti dell’ospedale Piemonte
I DIRIGENTI DEL COMITATO di gestione dellʼospedale Piemonte in una conferenza stampa. Sono queste le indicazioni per indovinare i nomi dei personaggi ritratto nella foto a sinistra. Il volto della scorsa settimana (foto a destra), invece, è stato svelato da
Mario Intilisano. La sua email è arrivata in redazione venerdì 6
Per partecipare
marzo alle 15.24 con la rial quiz inviare
sposta giusta: il senatore
la soluzione all’indirizzo email
Francesco Recupero. Il [email protected],
gnor Intilisano ha vinto tre
allegando i propri dati
abbonamenti a Centonove
personali e recapiti
che verranno attivati a partire dal mese di luglio 2012.
pagina 35
posteranniversari
13 APRILE 2012
centonove
Sotto Giovanni Pascoli. Nella foto accando in una cartolina
inviata allʼamata sorella Mariù (nella foto in basso).
Sotto la lapide a Palazzo Sturiale
RICORRENZE. A un secolo dalla scomparsa del poeta, il ricordo sul soggiorno in una Messina “viva e attiva”
Pascoli, “cinque anni raggianti di visioni”
Pareri contrastanti sul periodo trascorso nella città dello Stretto,
ma com’è documentato la città lo conquistò. Nonostante l’esilio
DI FE.ICE IRRERA
IL 6 APRILE 1912 moriva a Bologna il
poeta Giovanni Pascoli, che occupa un
posto di rilievo nella storia della poesia
italiana del Novecento, non solo perché
interprete, con la sua sensibilità
squisitamente decadente, del suo tempo,
ma capace pure di influenzare
profondamente lʼimmaginario collettivo di
gran parte del Novecento con i suoi
archetipi (il nido, la famiglia, il colonialismo)
che ne sottolineano il rilievo nella cultura
italiana ma anche nellʼuomo comune
grazie ai suoi componimenti imparati a
memoria da generazioni di italiani a scuola
nel secolo scorso.
Giovanni Pascoli rimase a Messina poco
tempo (se togliamo i periodi estivi del suo
ritorno a Castelvecchio): dal gennaio 1898
sino al giugno 1902, prima di trasferirsi a
Pisa. E si deve anche dire che scarso
spazio è stato riservato dagli studiosi del
Pascoli al soggiorno messinese,
solitamente considerato un periodo di
scontentezza, di mancanza di favore da
parte dellʼambiente, di clima non
confacente né al Pascoli né alla sorella.
Eppure, comʼè documentato da
alcune sue lettere, lʼannunzio
della nuova destinazione gli
fece piacere e la città lo
colpì favorevolmente, a
giudicare dalle
espressioni da lui
usate per la “bella falce
adunca, che taglia
nellʼazzurro il più bel
porto del mondo”.
Non si può escludere,
naturalmente, che ci sia
stato un periodo in cui
Pascoli pensò a Messina
come ad un “esilio”, ma dovette
trattarsi di qualcosa di passeggero se è
vero quellʼentusiasmo che si sviluppò in
Pascoli per le sue attività accademiche e
per la partecipazione allʼattività culturale.
Nel corso dei vari anni le sue lezioni ebbero
come oggetto i due più grandi poeti della
latinità, Virgilio e Orazio, ai quali lo legava
particolarmente lʼamore per la campagna e
la vita semplice. Ma anche numerosi
furono i suoi discorsi pubblici (ricordiamo la
commemorazione allʼUniversità di Felice
Cavallotti del marzo 1898; quella di Diego
Vitrioli (“Un poeta di lingua morta”)
allʼAccademia peloritana nel giugno dello
stesso anno; il discorso “Della poesia”e
lʼaltro “La Sicilia in Dante” alla Dante
Alighieri (di cui divenne socio),
rispettivamente nel febbraio del l899 e del
1900; la commemorazione del 350°
anniversario dellʼAteneo del giugno 1900;
un discorso su Garibaldi nel 20°
anniversario della morte del 1901, poi
pubblicato da Muglia; ecc.).
Il fatto, poi, che spesso i resoconti delle sue
conferenze fossero pubblicati sui giornali
locali assieme ai suoi versi latini testimonia,
senza alcun dubbio, lʼattenzione con cui la
città ne seguiva la presenza, cosa di cui
Pascoli era conscio se nel giugno 1898
scriveva al Codronchi, il ministro
che lo aveva nominato alla
cattedra universitaria
senza concorso,
suscitando le critiche
di alcuni: “La città e
lʼuniversità mi
onorano”.
Messina era allora
una grande città di
circa 150.000
abitanti, con i suoi
problemi, certo, ma
anche con un tocco di
signorilità superiore ad
altre città dellʼisola: la
bellissima via del porto, sempre piena di
traffico; le altre strade del centro
frequentate per i ricchi negozi; le tante
piazze ritrovo della buona borghesia:
insomma, una città viva e attiva.
Anche la vita culturale era tuttʼaltro che
disprezzabile. Molte, per esempio, in città,
le librerie e tra queste, entrambe
sullʼodierno corso Cavour, la “Maurolico” di
Principato e quella di Muglia. Questʼultimo
è anche lʼeditore con cui Pascoli pubblicò il
suo primo volume dantesco, “Sotto il
velame. Saggio di unʼinterpretazione
generale del poema sacro” (1900) e
unʼaltra opera su Dante, “La mirabile
visione. Abbozzo dʼuna storia della Divina
Commedia” (1902), a cui si aggiunsero,
sempre ad opera di Muglia, tutti nel 1903,
“Miei pensieri di varia umanità” (che
contengono la redazione quasi definitiva
del “Fanciullino”), “In Or San Michele.
Prolusione al Paradiso” e “Il centurione.
Carme latino traduzione italiana di
Giuseppe Sala Contarini”.
A testimoniare lʼintenso clima culturale, in
città operava ancora lʼantica settecentesca
Accademia peloritana dei Pericolanti,
pagina 36
mentre numerose erano le testate
giornalistiche; e Messina era assai viva
anche dal punto di vista musicale, con
concerti quotidiani tenuti negli spazi più
suggestivi di ritrovo e di passeggio, mentre
attivo era ancora il Real Teatro “La
Munizione”, sia pure relegato ad un ruolo
meno importante dopo la costruzione del
Vittorio Emanuele; cʼerano anche numerosi
altri luoghi che funzionavano da teatri
minori o arene nel periodo estivo, mentre si
aprivano in città i primi cinematografi.
Tra il febbraio e il marzo del 1900, proprio a
Messina, uscirono tre numeri della prima
rivista simbolista italiana, “Le Parvenze”, il
che testimonia lʼesistenza nella città di un
vero e proprio cenacolo poetico (Angelo
Toscano, Enrico Cardile, Giuseppe Rino,
Umberto Saffiotti), che non è escluso abbia
favorito il simbolismo esasperato degli studi
dì critica dantesca di Pascoli (che non
ebbero, in verità, il successo desiderato dal
poeta e ai quali fu per ben due volte negato
il premio dei Lincei).
Accanto al Pascoli conferenziere,
prosatore e critico non va, comunque,
dimenticato che proprio in questa città si
centonove
posteranniversari
CELEBRAZIONI
Dal Complotto alla Cavallina storna versione anglosassone
Emma Corcos, la Gentile ignota
svolse la sua seconda grande stagione
poetica, dopo quella di “Myricae”, con i
“Canti di Castevecchio”, che sono
fondamentali nellʼintera poesia italiana del
Novecento: libro dellʼinteriorità pascoliana,
si porta qui a compimento la rivoluzione
della sua poesia, concentrata sulle cose
comuni, piccole, sulla sfera privata: non è
improbabile che la Sicilia, proprio perché
così remota dai luoghi familiari, abbia
stimolato lʼimmaginazione e il ricordo del
poeta sino a fargli comporre qui diverse
poesie che andranno a far parte dei “Canti
di Castelvecchio”, pubblicati per la prima
volta a Bologna nel 1903: lo dimostrerebbe
il carteggio (edito da Patron nel 2010) di
Pascoli con il lucchese Alfredo Caselli, un
mecenate proprietario di un caffè di Lucca
che fu di prezioso aiuto al poeta per una
ventina di anni occupandosi dei suoi affari
letterari ed economici, con una fedeltà, un
affetto e una devozione straordinaria.
Ma agli anni messinesi risalgono anche
molti “Inni” e una parte delle “Odi”, mentre
furono composte certo qui anche diverse
composizioni latine poi incluse nei
Carmina, ma pure alcuni dei “Poemi
conviviali”, come “La buona novella”,
“Anticlo”, “Il sonno di Odisseo”, “Sileno”.
Nellʼambiente messinese, Pascoli
intrecciò, inoltre, legami culturali e affettivi.
Fu collega allʼUniversità con Michele Barbi
e Vittorio Cian; coltivò lʼamicizia dellʼillustre
grecista Luigi Alessandro Michelangeli e
del geografo Cosimo Bertacchi, la cui
moglie, esperta nellʼarte di cucina,
ribattezzò col nome di Hera, consorte di
Zeus; invitava spesso a cena colleghi e
amici, come Antonio Restori, docente di
letterature neolatine, Manara Valgimigli,
allora appena laureato, ex-allievo di
Carducci e in seguito famoso grecista, che
insegnava nel collegio Dante Alighieri,
dove lo stesso Pascoli lo aveva indirizzato;
ebbe un amore platonico per
unʼaffascinante allieva messinese,
Giovanna Perroni Marcianti, che nel 1898
si era iscritta a Lettere.
Il poeta nella città dello Stretto era andato
ad abitare inizialmente in un appartamento
MESSINA. Si è aperta il 24 marzo al Museo Casa Pascoli di San Mauro la serie di
celebrazioni in onore del poeta “fanciullino”, con l'inaugurazione della mostra
documentaria dal titolo “Il Complotto. Il delitto di Ruggero Pascoli, un mistero
da svelare”. L'assassinio del padre del poeta, avvenuto il 10 agosto 1867 e rimasto impunito, grazie a recenti ricerche archivistiche, può adesso contare su
materiali che aprono a nuovi scenari, fino all'individuazione di un vero e proprio
complotto perpetrato ai danni di Ruggero Pascoli. Partendo dalla ricostruzione
della complessa figura di Ruggero e dall'ambiente della San Mauro dell'epoca,
e avvalendosi di carte d'archivio e di fotografie inedite del nobile Casato romano dei Torlonia, per la prima volta esposte al pubblico, nonché di documenti provenienti dagli archivi locali, il percorso documentario della mostra ha fatto emergere nuovi indizi sulle dinamiche del delitto Pascoli, frutto di una sorta di congiura contro l'inflessibile amministratore dei Torlonia. Per la prima volta è stata
anche esposta una bellissima lettera di Giovanni Pascoli dei primi del '900 in cui
parla dell'assassinio del padre. A Bologna il 3 aprile è stato lʼirlandese Seamus
Heaney, premio Nobel per la Letteratura nel 1995, a rendergli omaggio presentando un'inedita versione in inglese della “Cavallina storna”, al Convegno internazionale che si è tenuto nell'aula Absidale di Santa Lucia e che ha ripercorso vita e opere del poeta che ha soggiornato più volte nella città petroniana, sia
da insegnante che da studente ribelle, fuoricorso, sorvegliato speciale dalla polizia politica, in prima fila nelle manifestazioni internazionaliste, tanto da finire
in carcere per tre mesi. Questa scapigliata giovinezza sarà ripercorsa anche da
una mostra, visibile fino al 28 aprile alla biblioteca dell'Archiginnasio. Ma nel suo
girovagare da professore per lʼItalia, Pascoli toccò molte città che ad un secolo
dalla sua scomparsa lo hanno voluto ricordare, tra cui anche Messina. Mercoledì 11 aprile, nellʼex sala Giunta di Palazzo dei Leoni, si è svolta la conferenza
di presentazione delle “Celebrazioni pascoliane Messina 2012”, che prevedono
un fitto calendario di eventi, organizzati da vari istituti universitari, giornali, biblioteche e associazioni culturali: il Convegno internazionale su “Pascoli: le Vie
della Tradizione”; un incontro tra più istituzioni pubbliche in vista del possibile
acquisto dellʼappartamento di Palazzo Sturiale, in cui abitò Giovanni Pascoli durante il suo soggiorno messinese; il conferimento della cittadinanza onoraria al
poeta da parte del Consiglio Comunale di Messina e lʼintitolazione presso il Palazzo della Cultura della Sala degli Uomini Illustri con la collocazione di una targa celebrativa; una mostra di libri e pannelli didattici a cura della Biblioteca Regionale Universitaria di Messina, itinerari guidati sui “Luoghi pascoliani di Messina”, “Serate di luglio” con lettura di poesie e animazione musicale e una serie
di manifestazioni con la partecipazione delle scuole.
di via Legnano, economico, ma molto
grande, al secondo piano, preso in affitto
assieme alla sorella Mariù: era in una zona
allora industriale, con cielo perciò sempre
scuro e puzza di concerie. Proprio per
questo, nel novembre 1898 si spostò in via
Risorgimento (Palazzo Sturiale), zona
centrale nei pressi della stazione dei tram.
Da qui poteva allora godere di un bel
panorama: dalle pendici dei Peloritani col
forte Gonzaga fino allʼAspromonte (anche
se si lamentava del frequente scampanio e
delle grida dei venditori di calia e di lupini).
Pascoli si affezionò particolarmente al
portinaio del palazzo di via Risorgimento:
Giovanni Sgroi, guercio, piccolo e zoppo,
era buono dʼanimo e servizievole e di lui si
ricorderà il poeta dopo il terremoto
inviandogli un sussidio. La sua giornata
messinese era semplice, fatta di studi, ma
anche di passeggiate pomeridiane fino al
porto; alla bella Palazzata, opera
dellʼarchitetto messinese abate Giacomo
Minutoli, che si estendeva allora per quasi
due chilometri tra il porto e la via Garibaldi
e risaliva ai primi dellʼOttocento; alla
pescheria; fino a Maregrosso: si era portato
da Castelvecchio il canarino e il cane Gulì,
nero e vivacissimo, con cui usciva di casa
dopo la scuola e al quale sia lui che la
sorella dedicavano cure sollecite con
grande trasporto affettivo.
Spesso inviava da Messina in Romagna
alla sorella Ida pacchi con arance, cedri e
fichidindia. Ma la residenza dovette
risultargli gradita anche per la dolcezza del
clima, il profumo dei giardini dʼaranci,
lʼospitalità degli abitanti.
La riconoscenza del Pascoli nei confronti
della città è espressa, dʼaltronde, nella
lettera da lui inviata a Luigi Fulci il 5 luglio
1910 da Barga: “Io ci ho passato i cinque
anni migliori, più operosi, più lieti, più
raccolti, più raggianti di visioni, più sonanti
dʼarmonia della mia vita”.
E la nostra città cosʼha fatto fin qui per
Pascoli? Poco: oltre ad un Istituto
scolastico e ad una via a lui intitolata, solo
una lapide apposta nel 1988 dal Consiglio
del IX quartiere nel suo primo alloggio di via
Lettera a Virgilio La Scola
pagina 37
13 APRILE 2012
Legnano e unʼaltra, per iniziativa del
Comitato Cittadino “100 Messinesi per
Messina 2008”, posta accanto al portone
dʼingresso del palazzo Sturiale con
iscrizione di Aldo Di Blasi.
In verità, recentemente lʼUniversità di
Messina ha effettuato un acquisto degno di
nota che riguarda il nostro illustre ospite:
alcune lettere, risalenti ai periodi
immediatamente successivi al tragico
terremoto che nel 1908 in 37 secondi
distrusse le città di Messina e Reggio
Calabria, redatte proprio da Pascoli.
Esse (diciotto pagine in tutto) sono
indirizzate ad un poeta palermitano
conosciuto da Pascoli durante gli anni
messinesi, Virgilio La Scola, che dopo il
terremoto aggiornava costantemente il
poeta sulle sorti dei suoi ex colleghi; e al
direttore del Museo del Risorgimento di
Bologna, Fulvio Cantoni. Sono
particolarmente interessanti perché il poeta
vi racconta il suo dolore in seguito ai danni
causati dal potente sisma del 28 dicembre
e la nostalgia dovuta alla lontananza da
quella città nella quale, proprio durante gli
anni di docenza alla cattedra di Letteratura
Latina dellʼAteneo, aveva accumulato
ricordi e esperienze. In una indirizzata al La
Scola il 24 gennaio 1909 Pascoli descrive,
con queste parole, il dolore causatogli dalla
tragedia: ''Mio caro e buon Virgilio, vede: gli
amici vecchi o non sono più tali, o non ci
son più; hanno lasciato o un pianto o un
rimpianto, o un dolore acuto o un'amara e
lunga interminabile disillusione: sicché mi
son detto le mille volte: amici nuovi, niente!
non ci procuriamo nuovi dolori e nuove
disillusioni. Ebbene no, ecco un amico
nuovo che m'e' venuto dalla mia adorata
Sicilia, e in un'ora così tremenda''. E più in
là: “I due panorami di Messina sono lì,
incorniciati, in una parte al mio fianco; le
atroci fotografie del disastro sono poco di
sotto, e ogni tanto ci vado a pascere la mia
tristezza”. Speranza, disperazione,
desiderio di aiutare gli amici lontani e in
difficoltà, che Pascoli sente ancora vicini ci
forniscono adesso informazioni assai più
pregnanti su tanti aspetti dei suoi anni
messinesi. Ecco, proprio da qui si
potrebbe partire per recuperare, tra tante
altre, una memoria storica di cui
riappropriarsi: sarebbe tanto difficile far
fruttare questa felice iniziativa per costruire,
nei luoghi che videro Pascoli sostare nel
corso della sua inquieta esistenza, un
piccolo Museo? Non fossʼaltro che per dare
sostanza a quanto lui scrisse dopo il
terremoto: «Qui dove tutto è distrutto,
rimane la poesia».
posterlibri
13 APRILE 2012
centonove
NOVITA’. Lo storico Renda racconta la centralità della Sicilia nella vita in chiaroscuro dell’imperatore
Le due facce di Federico II
Il legame profondo della leggendaria figura sveva
e la Sicilia multietnica. Cominciando da un matrimonio
DI PIETRO SCAGLIONE
PALERMO. Lo storico Francesco Renda
racconta la centralità della Sicilia nella vita
in chiaroscuro dellʼimperatore Federico II. Il
professore Renda parte dal presupposto
che, senza la Sicilia, Federico II non
sarebbe divenuto lo statista di fama
internazionale (tra luci e ombre) e
lʼintellettuale noto con il soprannome di
Stupor mundi. Il legame profondo tra
lʼimperatore svevo e lʼIsola dal passato
multietnico, dunque, è alla base
dellʼappassionante volume “Federico II e la
Sicilia”, appena pubblicato dalla casa
editrice Rubbettino. Si tratta dellʼultima
fatica letteraria di Francesco Renda, classe
1922, prezioso punto di riferimento per la
cultura italiana e figura leggendaria per la
sinistra siciliana di ieri e di oggi. Il saggio
sullo Stupor mundi segue altri importanti
testi, come “Storia della mafia” (Sigma
edizioni), “Autobiografia politica” e “Storia
della Sicilia” (Sellerio), per citare solo le
opere degli ultimi anni. La narrazione di
Renda inizia nel XII secolo, con un evento
particolare, il matrimonio tra il tedesco
Enrico Hohenstausten e la siciliana
Costanza dʼAltavilla.
Re di Germania e futuro imperatore, Enrico
VI era il figlio di Federico I, detto il
Barbarossa, che, dopo la pace stipulata
con la Lega Lombarda, era animato
dallʼambizioso sogno di estendere lʼImpero
fino al Sud Italia. Per realizzare tale
faraonico intento, lʼimperatore Federico
Barbarossa utilizzò la via diplomatica e
convinse il figlio Enrico a sposarsi con la
principessa Costanza dʼAltavilla, donna
ricca e intelligente. Originaria di unʼillustre
dinastia normanna trasferitasi nel Sud
Italia, Costanza era figlia di Ruggero II,
primo sovrano del Regno di Sicilia, in buoni
rapporti con il mondo arabo e musulmano.
Il matrimonio tra Enrico VI e Costanza
A CURA DI CARMELO CELONA
avevano convissuto in pace con
cristiani,ebrei e greco-bizantini. Di nuovo
cʼera il fatto che, nella Sicilia sveva, per
motivi religiosi, i seguaci di Allah non
venivano considerati siciliani come gli altri,
mentre, nelle terre da loro abitate, volevano
vivere non come servi dello Stato cristiano,
ma come liberi sudditi del Regno. Il loro
irredentismo era una manifesta utopia,
nondimeno aveva a fondamento quel
sentimento naturale della libertà”.
Con la vittoria finale sui saraceni,
lʼimperatore Federico II di Svevia tornò il
padrone incontrastato del Regno di Sicilia e
realizzò il sogno di suo padre Enrico VI:
annettere lʼIsola al Sacro Romano Impero.
Il Regno di Sicilia fu il luogo dove Federico
II realizzò le sue principali opere: promosse
la poesia in volgare, creò la lingua siciliana,
fondò lʼUniversità degli Studi di Napoli,
animò la vita culturale e scientifica
dellʼepoca. Secondo il professore Renda,
“se lʼaugusto imperatore, re di Sicilia,
dʼItalia e di Gerusalemme, avesse desistito
dal proposito di unire il Regno di Sicilia
allʼImpero, sarebbe stato sempre un
grande imperatore, ma non sarebbe
diventato lo splendor mundi e immutator
mirabilis, insigne statista e illuminato
cultore di arti e scienze”.
Tuttavia, tale annessione alimentò
ulteriormente il conflitto epocale con la
Chiesa, iniziato già da Enrico VI. Alla fine,
la supremazia religiosa del Pontefice ebbe
il sopravvento sulla potenza imperiale e
Federico II fu inesorabilmente sconfitto.
Scomunicato da papa Innocenzo III nel
1245, sconfitto a Parma tre anni dopo,
Federico II morì a Lucera nel 1250, allʼetà
di 56 anni.
dʼAltavilla (che rappresentava
simbolicamente lʼunione tra una
dinastia sveva e una dinastia
normanna e, quindi, tra la stirpe
tedesca e la stirpe francese) fu
celebrato il 27 gennaio del 1186 a
Milano, senza il consenso del
Pontefice, scatenando, dunque,
unʼestenuante conflitto epocale tra
Papato e Impero, durato per 150
anni. Dallʼunione tra il futuro
imperatore Enrico VI e la principessa
Costanza dʼAltavilla, nacque
Federico II di Svevia, che, sin da
adolescente, divenne re di Sicilia.
Una volta adulto, Federico II fu
incoronato imperatore in Germania
Francesco Renda
ma tornò presto in Sicilia per
espugnare le fortezze saracene. Nei
secolo XIII, con relativo credo politico”.
primi tempi, Federico II non ereditò dal
Renda esalta quelle lotte arabe: “La
nonno Ruggero II gli ottimi rapporti con il
resistenza musulmana del XIII secolo fu
mondo musulmano. In passato, infatti, il
sostanzialmente fondata sul fatto che gli
Regno normanno di Sicilia si era distinto
arabi, viventi in Sicilia da cinque secoli, si
sempre per il suo crogiolo etnico, religioso,
consideravano siciliani aventi come patria
linguistico e culturale. Nelle città e nelle
lʼIsola. In quella terra natia, per secoli
campagne, convivevano senza problemi
normanni, arabi, ebrei, greci, latini e
africani. Con lʼavvento di Federico II di
Svevia, invece, gli arabi si ribellarono al
di Felice Irrera
nuovo regime e furono repressi con una
violenza inaudita. Circa 20 mila saraceni si
Michele Antonino Crociata,
salvarono ma furono deportati a Lucera per
Sicilia nella storia, Dario Flaccovio 2011, pp. 840, € 45,00
volontà dellʼimperatore; gli altri furono
Ecco unʼopera che in tre volumi affronta dodici secoli di storia della Sicilia, partendo dalla douccisi in combattimento, furono massacrati
minazione saracena del IX secolo per giungere alla fine del separatismo negli anni Cinquanta.
dopo la resa o fuggirono in Africa; altri
Lʼautore, già ordinario di storia nella scuola secondaria superiore, intende qui contrastare
ancora, infine, si convertirono al
una diffusa storiografia infarcita di menzogne e omissioni che, a suo giudizio, non rende giucristianesimo, praticando di giorno i riti
stizia al ruolo ricoperto per tanti secoli nel Mediterraneo da unʼisola i cui abitanti dovrebbero
ecclesiastici latini e di notte i riti islamici
riappropriarsi della loro storia illustre e fascinosa.
orientali. “La crudeltà di Federico II verso i
ribelli fu spietata – spiega Renda – Un terzo
Massimo Gramellini - Fai bei sogni Andrea Camilleri - La regina di Pomedella popolazione siciliana fu eliminata. A
Longanesi
rania e altre storie di Vigàta - Sellerio
quello sterminio i musulmani opposero una
CarloVerdone - La casa sopra i porFrancesco Guccini - Dixzionario delresistenza lunga e tenace. Gli arabi rivoltosi
tici - Bompiani
le cose perdute - Mondadori
si rivelarono combattenti di una causa
Carlos
Ruiz
Zafón
Il
prigioniero
del
Palov - La città perduta dei templari
nazionale e in un linguaggio moderno
cielo - Mondadori
- Newton Compton
wuz.it
possono definirsi gli irredentisti islamici del
LA CLASSIFICA
1
2
3
LACERTI DI LETTURE
Le foglie del carciofo
LA MINACCIA, IN SICILIA, si esprime con
paradossi. “«Ho lasciato la giacca allʼUcciardone»
soleva dire per celia o per minaccia: e dunque
ammazzando qualcuno sarebbe potuto tornare a
riprenderla.” Non sempre ispirandosi alla natura lʼuomo ha
prodotto il Bene. “Cosca: gli avevano spiegato, è la fitta
corona delle foglie del carciofo.”
Mai pensare ai retroscena.Bisogna attenersi ai fatti, alle
carte: così si riesce, a norma di legge, a far finta di fare il
proprio dovere, negando i fatti veri con i fatti ufficiali.
“Niente fantasia, gli aveva raccomandato il maggiore.
Niente fantasia, soltanto i fatti. La Sicilia è tutta una
fantastica dimensione: come si può star dentro senza
fantasia?”
Gustare certi cibi è come con le emozioni, si possono
cogliere con la giusta intensità solo in un dato momento ed
4
5
6
frasi che fanno un racconto, diverso da quello narrato dall’autore
in una data atmosfera. “Lʼarrosto di castrato era rimasto
sul piatto, freddo sarebbe stato disgustoso, e a
riscaldarlo ancora di più: il castrato va mangiato caldo,
col grasso che sgocciola ancora e odoroso di pepe”.
La deferenza non conosce pudore.
“«Oh Eccellenza...» disse sgusciando dal letto con un
balzo, svegliando la signora. Si trovò fuori dal letto in
pigiama, scalzo, ad inclinarsi. La signora lo guardò
disgustata, e prima di voltargli le spalle,nude splendide
spalle, disse mormorando: «non ti vede, puoi fare a
meno di scodinzolare». Davvero, in quel momento gli
mancava la coda per esprimere devozione ”.
Quando il dovere travalica e diventa zelo genera mostri.
“Eʼ pensò di se “cane della legge”; e poi pensò: “ cani
del signore”, che erano i dominicani, e pensò
“inquisizione”; parole che scesero come in una vuota
oscura cripta. E con pena si chiese se non avesse già
valicato, in nome della legge, la soglia di quella cripta”.
pagina 38
Bisogna agire in coerenza con quel che si dice,
diversamente è meglio tacere. “Le parole non sono come
i cani cui si può fischiare e richiamarli.”
La verità non sta mai in superficie,bisogna entrarci dentro
per conoscerla. “La verità è nel fondo del pozzo: lei
guarda un pozzo e vede il sole o la luna, ma se si butta
giù non cʼè più nè il sole nè la luna, cʼè la verità”.
La Sicilia, una metafora per capire lʼItalia. “La Sicilia è
incredibile, incredibile è anche lʼItalia, bisogna andare
in Sicilia per constatare quanto è incredibile lʼItalia”.
Organizzazione sociale perfetta, regole chiare a tutti,
inequivocabili e condivise, certezza della pena, prevalenza
del merito. Un modello perfetto che produce unʼefficienza
efferata e disumana: incredibile! “«Già cosʼè questa
mafia?». «Eʼ molto complicato da spiegare» disse
Bellodi «è … incredibile, ecco»”.
Lacerti tratti da: “Il giorno della Civetta”-1961
Leonardo Sciascia
posterlibri
centonove
13 APRILE 2012
MESSINA. Il procuratore antimafia Grasso al Salone del Libro
Solo così saremo “Liberi tutti”
Un libro-testimonianza su origini, sviluppi, riti e “valori” della mafia.
Con un invito alle donne e una certezza: «La legalità è la forza dei deboli»
DI CHIARA MICCOLI
Antonio Zichichi
MESSINA. “In una pausa del
maxiprocesso alla mafia, i poliziotti si
accorsero che nessuno degli imputati
aveva mangiato i mandarini e, temendo
che avessero intenzione di lanciarli in aula
come forma protesta, chiesero alla Corte
di ritardare il suo ingresso. Fu a quel
punto che, per smorzare la tensione, fra i
giudici qualcuno propose: «Mandiamo in
avanscoperta Giuseppe Ayala che è alto
un metro e novanta», così «se li becca
tutti lui». Questo è solo uno dei tanti
aneddoti presenti in “Liberi Tutti. Lettera a
un ragazzo che non vuole morire di mafia”
(Ed. Sperling&Kupfer, pag. 225, euro
15,00), lʼopera del procuratore nazionale
antimafia Pietro Grasso, che sarà
presente alla seconda edizione del
Salone del Libro domenica 15 alle ore 19
per la sezione “Le mafie”. Quello di
Grasso è un libro testimonianza scritto
Pietro Grasso
con la consapevolezza di chi ogni giorno
è in trincea. Lʼautore racconta le origini e
condiscendenza o compiacenza da parte di molti
gli sviluppi della mafia, i riti, le parole d'ordine, i
religiosi”. E un invito alle “donne di mafia” che
valori. E lo fa riportando quello che a lui stesso
secondo Grasso potrebbero svolgere un ruolo di
hanno spiegato sia i pentiti sia uomini simbolo come
primaria importanza nel processo di affrancamento
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Per il
dalla schiavitù della mafia dando “unʼultima spallata
procuratore le stragi di Capaci e via dʼAmelio
alla crisi, già in atto, dellʼuniverso mafioso”.
rispondono a “una triplice logica”: la vendetta (anche
“Liberi Tutti. Lettera a un ragazzo che non vuole
per i boss condannati con il maxiprocesso), la
morire di mafia” non è solo una storia della mafia, ma
prevenzione (per il timore che venissero riprese le
anche una lezione di cultura mafiosa
indagini su connubi fra imprenditoria,
spiegata da un siciliano che per
politica e mafia) e l'eversione, per “evitare
professione la combatte. Grasso si rivolge
che dopo Tangentopoli si potessero
ai giovani nella convinzione che la lotta
innescare mutamenti radicali della politica
debba avvenire soprattutto su un terreno
italiana”. Ma cʼé un interrogativo ancora
culturale. «La legalità è la forza dei deboli,
aperto: “Chi, e per quale motivo, spinse
è il baluardo che possiamo opporre ai
Cosa nostra ad accelerare l'esecuzione
soprusi, alla sopraffazione, alla
della strage di via DʼAmelio?”. Non manca
prevaricazione, alla corruzione».
una nota critica nei confronti della Chiesa:
Unʼutopia? «Può darsi- dice - ma agli
“a fronte dell'impegno di pochi vescovi, di
scettici voglio ricordare che sono le utopie
diversi preti e gruppi cattolici di base, ci
che fanno la storia».
sono ancora troppe ambiguità,
LA CURIOSITA’
Una vetrina sull’«Isola editoriale»
L’occasione per conoscere l’unica agenzia letteraria di Messina
Luigi Grisolia
AL SALONE del libro parteciperà anche Isola editoriale, lʼunica agenzia letteraria di
Messina. A parlarne è il fondatore, Luigi Grisolia, giornalista, editor e direttore della
rivista Excursus. «Per chi ama i libri è un piacere partecipare alla fiera. E poi sul piano
professionale è unʼoccasione per presentare i nostri servizi (valutazione inediti,
editing, promozione), la nostra attività formativa e per stringere nuovi rapporti di
collaborazione con scrittori e case editrici e rafforzare quelli già in essere». Cosa
propone dʼinteressante questʼanno lʼeditoria siciliana? «Tra le recenti pubblicazioni,
citerei “Isola” di Vanni Ronsisvalle (Pungitopo), “Omini” di Nino De Vita (Mesogea) e la
ristampa de “La Sicilia nella Battaglia di Lepanto” di Giuseppe Arenaprimo (Edas)».
Perché è importante un evento del genere a Messina? «Perchè serve a “svegliare”
una città con grandi potenzialità che però sembra assopita. Anche Isola Editoriale sta
organizzando, per settembre, un festival culturale di cui presto daremo notizie». Ch.M
pagina 39
GLI APPUNTAMENTI
Taglio del nastro con Zichichi
Il fisico apre la passerella. Così le novità
MESSINA. Ad inaugurare la
seconda edizione del Salone
del Libro di Messina,
questʼanno ci sarà un ospite
dʼeccezione, il fisico di fama
internazionale, Antonio
Zichichi. Lʼappuntamento è
per venerdì 13 aprile alle ore
10 al Palacultura “Antonello”,
dove la manifestazione
prenderà il via con il
tradizionale taglio del nastro
alla presenza del sindaco
Giuseppe Buzzanca e del
Rettore dellʼUniversità di
Messina, Francesco
Tomasello. Nato nel 2011 da
unʼidea di Raffaele Lindia, il
Salone del Libro, il cui
comitato organizzativo è
presieduto da Matilde
Cannavò e composto da
Rosa Gazzara, Saverio Di
Bella, Gustavo Ricevuto e
Franz Riccobono, propone
un programma denso di
incontri e appuntamenti. A
cominciare dal Premio
“Giacomo Gazzara” per gli
autori emergenti e per gli
studenti delle scuole. Al
Palacultura saranno inoltre
allestite tre mostre: “La
stampa periodica a Messina
dal 1810 al 2010” curata dallo
storico Franz Riccobono,
“Viaggio intorno alla mafia”
curata dai professori Saverio
Di Bella e Gaetano Rizzo
Nervo e la mostra fotografica
“Urban Photography – Sickle
(falce)” curata da Siro
Barbagallo. E sono circa
trenta le presentazioni di libri
organizzate di concerto con
le case editrici presenti al
Salone. Ecco il calendario
degli eventi: venerdì 13 alle
ore 16 il professor Zichichi
terrà una conferenza dal
tema ”Giovanni Paolo II, il
Papa amico della scienza”.
Alle 18 appuntamento con
Salvatore De Matteis, autore
de “Sia fatta la mia volontà”
(ed.Mondadori), alle 19 con
Vanni Ronsisvalle autore de
“LʼIsola” (ed. Pungitopo) ed
alle 20 con Ninni Bruschetta
per “Il mestiere dellʼattore”
(ed. Bompiani). Sabato 14,
alle ore 18, appuntamento
con Mauro Mellini, autore de
“Il partito dei magistrati”
(Bonfirraro editore), alle 19
Sergio Schiavone presenta
“Un filo di luce”
(ed.Anordest). Domenica 15
alle ore 11.00 Franz
Riccobono introduce
lʼincontro “La Stampa
Periodica a Messina tra XIX e
XX secolo”, cui interverrà
Angelo Sindoni, professore di
Storia Moderna e Prorettore
dellʼUniversità di Messina.
Per la sezione “Le mafie”,
che nella precedente
edizione ha visto
protagonista il magistrato
Nicola Gratteri, alle ore 17
incontro con il procuratore
aggiunto alla procura
distrettuale antimafia di
Palermo, Antonio Ingroia; alle
18 incontro con Gianluigi
Nuzzi, conduttore del
programma dʼinchiesta su la
7 “Gli intoccabili”; ed alle 19
con il procuratore nazionale
antimafia Pietro Grasso.
Nellʼambito della serata di
premiazione “Prof. Avv.
Giacomo Gazzara” che si
terrà venerdì 13 alle ore 21
nellʼAuditorium del
Palacultura, saranno
consegnati i premi “alla
carriera” a Melo Freni,
Premio autore dellʼanno a
Salvatore De Matteis e
premio Personaggio
dellʼanno a Ninni Bruschetta.
Sarà inoltre conferito un
riconoscimento dallʼOrdine
dei Giornalisti di Sicilia,
presieduto da Riccardo
Arena, a Vanni Ronsisvalle e
a Gaetano Rizzo Nervo. Dal
13 al 15 aprile, dalle 10 alle
22 con ingresso libero si
potranno visitare gli stand
delle case editrici presenti al
Salone.
13 APRILE 2012
posterprotagonisti
ADDIO ALLA RAGAZZA ROSSA
centonove
GAY, L’INVETTIVA CONTRO BERLUSCONI
Eʼ morta il 9 aprile ad 86 anni - dopo una vita spesa per capire e raccontare
la realta' che la circondava - Miriam Mafai. Nata a Firenze nel 1926, la
"ragazza rossa" (come veniva chiamata in omaggio al suo compagno di
una vita, Giancarlo Pajetta il "ragazzo rosso") ha partecipato alla
resistenza antifascista a Roma nelle file del Pci.
Ha svolto una intensa carriera di inviata speciale e giornalista politica. E'
stata direttore del settimanale Noi donne. Intensa anche l'attivita'
saggistica: soprattutto ritratti di donne e uomini che hanno cambiato il
volto della societa' italiana (Diario italiano 1976-2006 edito da Laterza nel
2008) e puntuali analisi sul comunismo in Italia (Dimenticare Berlinguer.
La Sinistra italiana e la tradizione comunista, 1996 e Botteghe oscure,
addio, 1997). Con quest'ultima opera ha vinto il Premio Cimitile, nel 1996,
mentre nel 2005 ha vinto il Premio Montanelli, per la sua attivita' votata allo
sviluppo della cultura italiana del '900, con particolare attenzione al mondo
femminile.
QUANDO LʼEX PREMIER Silvio Berlusconi disse '' Meglio essere
appassionati di belle ragazze che gay '' era il novembre del 2010.
Berlusconi interveniva sulla vicenda Ruby e il commento di Miriam
Mafai, quasi un'invettiva. La scrittrice dichiarò che il premier
fingeva di non capire e che il problema non era essere gay od
eterosessuale, scelta definita "rispettabile ed assolutamente
privata". Il problema per Simona Mafai era legato ai comportamenti
del Primo Ministro italiano, colpevole a suo pare d'aver
trasformato "una sede pubblica in un luogo di grotteschi festini e
soprattutto nessuno è mai intervenuto per far rilasciare un partner
colpevole di qualsivoglia reato" fermato dalla polizia.
Atteggiamenti alieni a quelli di altri leader europei, quand'anche
dichiaratamente gay. Non fu lʼunico attacco a Berlusconi. Anche
sul caso Englaro ebbe modo di mettere in guardia sullo “scontro
istituzionale”.
IN MEMORIA. L’ultimo saluto a una militante che ha attraversato le stanze della politica “senza denaro e senza macchia”
Miriam Mafai, il mondo ringrazia
Un secolo di battaglie civili che ora affida alla memoria dei protagonisti della terza Repubblica.
L’esempio di chi ha servito la società senza l’intento di accumulare profitti illeciti nè privilegi
DI AUGUSTO CAVADI
PALERMO. Ho incontrato
di persona Miriam Mafai
solo una volta, quando nel
2007 a Palermo ha inaugurato una
mostra di quadri (del padre Mario) e di
sculture (della madre Antonietta Raphaël,
a sua volta figlia di un rabbino ebreo
lituano). Avevo imparato ad apprezzarla
sia attraverso i suoi numerosi interventi
pubblici (su “Repubblica” e in varie
trasmissioni televisive) sia attraverso le
parole di ammirazione e di affetto, sobrie
ma frequenti, della sorella Simona. Per
molti anni, e per molti versi, le loro vite si
sono snodate in parallelo: entrambe,
ragazze della buona borghesia romana,
si sono dedicate con slancio alla militanza
nella resistenza come staffette partigiane
(più per intuizione che per analisi
dottrinaria del fascismo); entrambe si
sono iscritte al Pci (anche qui più per
desiderio viscerale di giustizia che per
una conoscenza dei testi fonfdamentali
del marxismo); entrambe si sono legate
affettivamente a due personalità del Pci
(Miriam a Giancarlo
Pajetta, Simona a
Pancrazio De
Pasquale); entrambe
si sono impegnate in
prima persona
nellʼattività politica
(diventando, in anni
diversi, parlamentari
della Repubblica);
entrambe hanno
coniugato la fedeltà ai
princìpi con lʼelasticità
mentale di chi sa
cogliere il mutare delle
condizioni storiche e
sa aprirsi a prospettive
diverse da quelle in cui
si è formato da
giovane; entrambe
hanno accompagnato
Miriam Mafai in una foto recente
Miriam Mafai a pochi
le molteplici iniziative
pratiche con un
di quasi un secolo di lotte, di errori, di
di accumulare profitti leciti né privilegi
instancabile aggiornamento culturale e
speranze e di successi della
illeciti. Concita De Gregorio, dopo
con una vivace attività giornalistica e
democrazia post-bellica, ma anche la
averle attribuito il medesimo proposito
saggistica; entrambe hanno difeso i diritti
testimonianza personale di una cittadina di Irene Brin («vorrei arrivare a
delle donne senza scivolare mai
che ha servito la società senza lʼintento
destinazione povera e senza
nellʼunilateralismo di certi femminismi più
emotivi che progettuali.
In queste ore di lutto si moltiplicano gli
attestati di stima, i ricordi, le dichiarazioni
nei confronti (come scrive Eugenio
Scalfari su quello stesso quotidiano di cui
Miriam Mafai è stata co-fondatrice) di
“una vecchia e grande ragazza che ha
MIRIAM MAFAI si è espressa su divorzio, aborto, referendum, laicità dello Stacombattuto battaglie civili per tutta la vita,
to, legge sulla fecondazione assistita e condizione femminile, oltre che sui temi
volontaria, militante, giornalista e
più generali della politica e dei diritti dei lavoratori. Per questo suo impegno sosoprattutto persona”. Anche Giorgio
ciale Eugenio Scalfari, ebbe modo di definirla "una donna laica e libera" ed anNapolitano - nel ricordare “la schietta
cora, riferendosi ai trascorsi degli anni cinquanta nel Partito Comunista Italiano
amicizia” con una donna dalla “umanità
"una femminista nel partito più maschilista di tutti". Nonostante questa sua forappassionata, affettuosa ed aperta” - ha
te tensione morale seppe sempre coniugare la forza dell'impegno con la dolvoluto sottolineare che “lo spirito critico
cezza del carattere, meritando da Ezio Mauro, direttore de la Repubblica al mocon cui aveva ripercorso le sue scelte
mento della scomparsa, la definizione di "fortissima e dolcissima". Il giorno delideali era parte di un temperamento
la scomparsa il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la ricorda in un
morale alieno da convenzionalismi e
messaggio di cordoglio ufficiale rammentandone la forte personalità, il tempefaziosità”.
ramento morale alieno da convenzionalismi e faziosità ed il grande talento giorMafai si addormenta nei giorni in cui nalistico uniti alla combattività che le permisero di divenire una significativa
così almeno si spera – anche la
scrittrice strettamente legata al movimento per l'emancipazione delle donne e,
Seconda Repubblica conclude il suo
più in generale, all'attività politica della sinistra italiana.
ciclo vitale. Ai protagonisti della Terza
Repubblica affida non solo la memoria
DICONO DI LEI
Una femminista più maschilista di tutti
Mafai con il presidente Napolitano
pagina 40
centonove
posterprotagonisti
13 APRILE 2012
TRA AMORE E ARTE
ASSIEME ALLE sorelle Simona e Giulia, Miriam
Mafai nasce da una coppia di noti artisti italiani
del XX secolo, il pittore Mario Mafai, cattolico, e
la scultrice Antonietta Raphaël, di origine
ebraica, tra i fondatori della corrente artistica
della Scuola Romana, che la educano
all'antifascismo sin dagli anni trenta. Con
l'introduzione delle leggi razziali, nel 1938,
Miriam deve lasciare il ginnasio. Nel 1962 inizia
una relazione con Giancarlo Pajetta, di quindici
anni più anziano, che dura fino alla morte di
quest'ultimo nel 1990. Sul loro rapporto Miriam
Mafai aveva detto: «Tra un weekend con Pajetta
e un'inchiesta, io preferirò sempre, deciderò
sempre, per la seconda».
Mike Wallace
COINCIDENZE. Si sono spente quasi contemporaneamente due stelle del giornalismo
La lezionedi Mike Wallace
Hanno operato in due contesti diversi, con stili e tecniche molto differenti,
ma un dato certamente li accomunava: il non essere conformisti
DI GIOVANNI FRAZZICA
mesi in braccio al padre pittore
compromessi»), attesta che davvero la
sua anziana collega e amica ha
attraversato le redazioni dei giornali e le
stanze della politica “senza denaro e
senza macchia, percorso netto”. In
unʼintervista televisiva aveva espresso il
desiderio che la morte la raggiungesse
mentre era ancora viva: in forze e
soprattutto intellettualmente vivace. Eʼ
stata accontentata quasi del tutto: la
malattia lʼha fiaccata davvero solo negli
ultimi giorni.
Contro lʼondata montante del
qualunquismo anti-politico (che, invece di
far autocritica perché ha consentito
lʼascesa al potere di certi politici, si illude
di trovare la soluzione nellʼastensionismo
e nel ribellismo a ore), è importante far
conoscere queste storie di vita. Non è
vero che siamo stati tutti gli stessi, non è
vero che siamo tutti gli stessi. Né è vero
che, nel prossimo futuro, non potremo
distinguerci più nettamente fra chi
approfitta di ogni occasione per
accaparrarsi qua e là qualche briciola e
chi, invece, riga dritto per la strada che la
sua coscienza ritiene migliore per sé e
per altri.
MESSINA. Mike Wallace
e Miriam Mafai, due grandi
stelle del firmamento del
giornalismo, si sono spente quasi
contemporaneamente, lasciandoci dopo
lʼultimo forte bagliore generato
dallʼimpulso alla commemorazione, un
momento per qualche riflessione più
profonda, utile al nostro eternamente
incerto navigare. Wallace e Mafai hanno
operato in due contesti diversi, con stili e
tecniche molto differenti, ma un dato
certamente li accomunava, il non essere
conformisti. Miriam Mafai è stata
comunista in unʼItalia fascista,
democristiana, berlusconiana, ma il suo
obiettivo strategico non la fece mai
scadere nel settarismo. La “ragazza
rossa” faceva il suo mestiere con grande
serenità e riusciva ad affrontare i grandi
temi sociali, il mezzogiorno, la questione
femminile, riuscendo anche a pilotare
dalle colonne dellʼUnità delle vere e
proprie battaglie di grande valenza
politica generale e non già per alimentare
piccoli interessi di bottega. Wallace
invece ha lavorato in quella che agli
occhi di noi europei è la meravigliosa
giungla del giornalismo americano, un
mondo in cui apparentemente non ci
sono regole, dove si creano personaggi
straordinari come Douglas Edwards e i
reporter del Washington Post, Bob
Woodward e Carl Bernstein, protagonisti
del famosissimo “caso Watergate” che
costò a Nixon la Presidenza degli Stati
Uniti e miti come Walter Cronkite (un suo
intervento contro la guerra del Vietnam
convinse Johnson a lasciare la corsa alla
presidenza degli Stati Uniti del 1968) e lo
stesso Mike Wallace definito, alla notizia
della sua scomparsa, la leggenda del
giornalismo americano. Parliamo di
cavalli di razza, ma anche di un ambito
diverso per cultura e per organizzazione
in cui questi soggetti si trovano ad
operare. Wallace non è guidato
dallʼideologia comunista, la sua bibbia è
la Costituzione americana e la legge, lui
combatte tutto ciò che va contro le regole
con tutti i mezzi e con tutte le astuzie che
riesce a inventarsi, forse andando oltre al
limite di ciò che comunemente si
definisce politicamente corretto. Per
questo il dittatore panamense Noriega,
danneggiato da un suo servizio
televisivo, che gli fece anticipare la fine
della sua nefasta carriera, gli attribuì il
nomignolo di “malice”, il maligno. Ma ci
voleva ben altro che un dittatore sud
americano per intimidire Wallace o per
fare deflettere dal suo percorso il solido
sistema informativo americano, autentico
pilastro della democrazia a stelle e
strisce. Lo stesso Presidente Lincoln, in
tempi non sospetti, amava ripetere:
“quando i giornali sono liberi la
democrazia è più salda”. Tornando in
Italia, per cercare di farci una ragione del
pagina 41
perché i nostri pur bravi giornalisti
raramente assumono le fattezze del
mito, potremmo citare Indro Montanelli
che diceva:”Gli italiani sono adusi a
soccorrere il vincitore”. Tra i maggiori
campioni di velocità nella corsa al
soccorso dei vincitori ci sono stati
sempre gli editori. Dal 92 in poi anche la
grande stampa di sinistra, che di solito
non partecipava alla gara, si è
decomposta. Sparita “lʼOra” e “Paese
Sera”, lʼUnità è diventata una pallida
ombra di quello che fu il giornale fondato
da Antonio Gramsci ed il Pd, paragonato
al Pci di Enrico Berlinguer, fa un poʼ
sorridere. Il berlusconismo ha contagiato
tutto il sistema politico e, ne le forze di
opposizione, ne la stampa, lo hanno
saputo diagnosticare con esattezza e
curare come malattia di sistema.
Oggi, dopo ogni intervento della
magistratura, torme di giovani cronisti
assediano la villa di Lusi o la casa di
Gemonio dove Umberto Bossi si è
asserragliato con la sua famiglia. Ma
possibile che nessuno avesse avuto il
vago sospetto di quello che stava
succedendo in tutti questi anni? E poi
Lucia Annunziata, che si fa dire “non mi
dovete rompere le palle” da Rutelli in
diretta e lo fa continuare con trenta
minuti di incredibile autodifesa, diventa
un bilanciamento delle sviolinate di
Bruno Vespa al Cavaliere
e ci fa capire perché gli italiani pagano
così malvolentieri il canone Rai.
13 APRILE 2012
postermonumenti
RESTAURI. Due milioni per donare nuova vita alle opere della Valle dell’Halesa
Se l’Europa scopreFiumara d’arte
Sono 14 i progetti in provincia di Messina ammessi a finanziamento dall’assessorato regionale
ai Beni Culturali tramite fondi comunitari. Il punteggio più alto al Museo dell’argilla di Spadafora
DI GIANFRANCO CUSUMANO
MESSINA. Il punteggio più alto lʼha
ottenuto il Museo dellʼArgilla che dovrebbe
sorgere a Spadafora, uno dei finanziamenti
più ingenti, invece, potrebbe andare alla
conservazione delle opere della Fiumara
dʼarte, quasi 2 milioni di euro. Ventitre
milioni di euro non basteranno per i 54
progetti ammessi allʼinterno dellʼasse di
finanziamento dellʼassessorato regionale ai
Beni Culturali, di cui 14 nel messinese, ma
di certo questi sono in pole position. «Il
finanziamento se verrà concesso - spiega
Antonio Presti, patron di Fiumara dʼArte, il
parco di arte contemporanea più grande
dʼEuropa - sarà utilizzato per il progetto
presentato dalla Valle Halesa che prevede
il restauro di tutte le opere realizzate da
Fiumara dʼArte. Necessitano di interventi
urgenti. A cominciare dalla più vecchia,
quella di Consagra (La materia poteva
anche non esserci, ndr). Gli interventi
consentiranno di farle rinascere». Il sogno
del mecenate, però, è un altro. «Questi
finanziamenti sono importanti ma si
traduce tutto ad una serie di appalti. Il mio
desiderio è quello di aprire unʼAccademia
di restauro per consegnare ad una didattica
il futuro di Fiumara dʼArte e consentire ai
ragazzi di preservare la bellezza».
A presentare lʼanno scorso i progetti sono
stati Soprintendenze e Parchi archeologici,
interessati ad interventi di restauro di beni
artistici che ricadono nel demanio. I 54
progetti approvati in tutta l'isola saranno
finanziati fino ad esaurimento, in base alla
graduatoria. L'investimento dell'Unione
europea si muove su tre assi di
finanziamento. Il primo, di 3 milioni,
destinato allo "sviluppo di processi di
gestione innovativa di beni, attività e servizi
integrati per la fruizione e la valorizzazione
del patrimonio culturale contemporaneo". Il
“La finestra sul mare”, una delle opere di Fiumara d’arte
punteggio più alto è stato assegnato al
piano della Provincia di Catania che ha
richiesto fondi per un sistema museale
integrato. Sul secondo asse (10 milioni 300
mila euro) vi sono i progetti approvati per la
realizzazione di laboratori di produzione
artistica e per la qualità della produzione
architettonica e urbanistica. Oltre 9 milioni
sono destinati al terzo, “progetti di
valorizzazione di contesti architettonici,
urbanistici e paesaggistici, connessi alle
attività contemporanee”. Spadafora ha
chiesto un milione di euro per realizzare dei
laboratori di produzione artistica all'interno
del museo dell'argilla. A Capo dʼOrlando
dovrebbe nascere il “Laboratorio Orlando
contemporaneo” con 480 mila euro. Il
“Museo delle arti e della realtà” è una
iniziativa del comune di Montalbano
Elicona (2.402.156,45). A
Castell'Umberto vorrebbero realizzare un
“Percorso di valorizzazione dell'arte
artigiana e delle espressioni artistiche
contemporanee” (300 mila euro). Santa
centonove
Lucia del Mela vorrebbe riqualificare le
aree urbane degradate, in particolare
piazza degli Emigranti. Nelle parti più
basse della graduatoria si trovano i due
progetti per il Palazzo della Cultura
"Antonello da Messina": Il laboratorio
avanzato di Design e Digital Art (500 mila
euro) e la galleria d'arte (500 mila euro).
Raccuja si accontenterebbe di “appena”
25 mila euro per istituire dei corsi di
formazione per lavoratori nella costruzione
di elementi lapidei architettonici in pietra
locale e suo restauro e restauro mobili in
legno. Ottocentosettanta
mila euro sono stati richiesti
dal comune di Sant'Agata
Militello per la
“riqualificazione del borgo
marinaro e le aree intorno al
castello Gallego”. Il comune
di Forza d'Agro ha chiesto
700 mila euro per riaprire le
botteghe di via Belvedere. I
comuni di Santo Stefano di
Camastra e di Ficarra
hanno chiesto 250 mila
euro a testa per un
laboratorio di ceramiche
innovativo nel primo caso, e
di valorizzazione dei beni
architettonici nel secondo.
Ammesso il progetto
"Percorsi dell'acqua, tra
memoria e tradizioni" del
Comune di Messina, per
450 mila euro. In realtà la
provincia di Messina aveva
prodotto un numero ben più
alto di progetti. A non
rientrare tra le priorità la
nuova sede espositiva
antiquarium di Milazzo,
lʼallestimento del Museo
Brea e di Villa Amato, la
rassegna “Eolie-tappe di
viaggio” e il Centro per lʼarte
contemporanea nel Parco
Archeologico: in tutto, 4 milioni e 759mila
euro. Il Parco di Naxos, invece, proponeva i
restauri del teatro Odeon di Taormina, del
paesaggio storico con itinerari integrati tra
Taormina e Naxos, la trasformazione del
Castello Schisò in sede museale, itinerari
integrati tra Naxos e Francavilla con studio
dellʼentroterra di Naxos e Tauromenion, la
messa in sicurezza e ampliamento dei
percorsi dellʼantica Naxos. La cifra
complessiva è fra le più alte richieste: 21
milioni e 254mila euro.
ROMETTA
Un percorso per i croceristi
Il comune crea un percorso “bizantino”
ROMETTA. Mille secoli di storia fanno di Rometta una tappa obbligata del circuito turistico crocieristico promosso dalla provincia regionale di Messina. “Rometta e i Bizantini Urbs Munitissima” è il nome dell'itinerario che avrebbe come fulcro centrale l'area dell'antica roccaforte che affaccia
sulle alture di Dinnamare, la Chiesa bizantina del VI secolo,
il Palatium di Federico II, la cinta muraria e tutte le testimonianze che ancora testimoniano di insediamenti romani, bizantini, arabi, normanni, angioini, aragonesi e spagnoli. Le
ultime scoperte archeologiche hanno incentivato, inoltre, la
realizzazione di un museo civico cittadino da allestire nei locali dell'ex Opera Pia “Scandurra”, che fino all'anno scorso
ospitavano il municipio. A ridosso di Porta Messina, infatti,
nel costone roccioso sottostante il giardino del “Belvedere”,
sono riaffiorate quattro grotte, coperte da rovi, tra le quali è
stato individuato un ipogeo funebre di epoca bizantina. La
scoperta è stata effettuata dagli operai comunali, nel corso
di lavori di scerbatura allo scopo di ricavare un percorso turistico che creasse un itinerario che conducesse, dalla zona
di Sottocastello alla porta della città, passando poi per le mura merlate e i resti del castello di Federico II.
La conferma di trovarsi dinanzi a una grossa scoperta è venuta dallo stesso soprintendete ai Beni culturali di Messina,
il dott. Salvatore Scuto, che su richiesta del sindaco Roberto Abbadessa ha compiuto un sopralluogo nel quale ha constatato che si tratta di un probabile caso di sepoltura risalente
al periodo dal 535 al 965, quando Rometta, la greca “Erymata”, era una florida città-fortificata dell'Impero Romano
d'Oriente. Sul luogo si è portata anche una equipe di archeologi della Soprintendenza, il presidente della provincia
Nanni Ricevuto ed il capo provinciale della protezione Civi-
pagina 42
le Bruno Manfrè. La giunta Abbadessa, dunque, ha subito
abbracciato la proposta del vicesindaco Alberto Magazù di
istituire il museo “Città di Rometta” che «avrà oggetto - come si legge nella proposta di delibera - l'archeologia, la storia, la cultura, le tradizioni, usi e costumi del territorio di Rometta». L'esposizione permanente tiene conto anche dei ritrovamenti dei resti di una fattoria romana risalenti al I secolo rinvenuti lo scorso gennaio nel quartiere Fondaco Nuovo
a Rometta Marea, ai "Phitos" di S. Andrea, grandi urne funerarie con resti umani risalenti all'età del Bronzo e scoperti nel villaggio sabatino nel 2008 durante i lavori di metanizzazione. A questi reperti si aggiungerebbero, come collezioni, «anche quelli oggetto delle campagne archeologiche
del passato (necropoli ellenistica, insediamenti del Neolitico
e dell'età del Ferro), eventi storici significativi, come la resistenza alla conquista musulmana, o di personaggi che hanno dato lustro alla città come il giurista Mario Giurba».
Antonio Bonaccorso
posteranniversari
centonove
IL FONDATORE. Uberto Bonino
IL DIRETTORE EDITORIALE. Lino Morgante
IL DIRETTORE. Alessandro Notarstefano
MESSINA. Il quotidiano soffia sulle candeline. Nino Calarco lascia il timone
Gazzetta del Sud, i primi 60 anni
Il nuovo direttore, Alessandro Notarstefano, sarà il primo nella storia recente dei quotidiani siciliani
ad occupare una poltrona riservata ai proprietari. Alla direzione editoriale sbarca Lino Morgante
DI DANIELE DE JOANNON
MESSINA. Era la notte del 12 aprile 1952
quando, in una piccola tipografia di via
XXIV Maggio a Messina, giornalisti,
tipografi, linotipisti erano a lavoro per
stampare la Gazzetta del sud. Lʼindomani
mattina, il 13, le edicole della città della
Sicilia, e soprattutto della Calabria,
venivano inondate dal quotidiano che per
quasi mezzo secolo ha caratterizzato
Messina. A fondarla a 51 anni fu Uberto
Bonino, figlio di un ammiraglio della
Marina già comandante di Marisicilia, che
era stato in precedenza eletto
allʼAssemblea Costituente e poi deputato di
destra durante la prima legislatura. Nel
1952 esisteva già un giornale dal 1944, il
“Notiziario di Messina e della Calabria”.
Bonino, nel corso degli anni, seppe
difendere la sua “intuizione da tutto e da
tutti. Il primo scontro fu con “La Tribuna del
Mezzogiorno”, di proprietà del Gruppo
Pesenti, titolare dellʼItalcementi e di altri
quotidiani. Bonino, però, chiuse un accordo
con il concorrente e Pesenti diventò
lʼazionista privato di maggior peso della
Ses, acquisendo il 33%. In territorio
calabrese, zoccolo duro del giornale, si
profilò poi lʼurto, negli anni ʻ70, con
Giacomo Mancini, parlamentare socialista
e poi ministro dei Lavori pubblici, che
inventò con il petroliere Rovelli “Il giornale
di Calabria”. Bonino, però, seppe trovare
unʼintesa anche con il politico, che venne
ad inaugurare la nuova sede del giornale, e
Rovelli vendette tutto. Ad acquistare una
sua società, la Messapia, che possedeva il
15% della Gazzetta, fu Mario Ciancio,
proprietario del La Sicilia, che così riuscì a
mettere un piede dentro la Ses.
LʼADDIO DI CALARCO. Se Giovanni
Bruti, sul primo numero, titolava il suo
editoriale “Senza sigle”, Nino Calarco, che
è stato senatore della Dc e presidente della
Stretto di Messina, ha sempre amato dire
che il suo giornale era “senza padrini né
padroni”. E definire “sua” la Gazzetta è più
che appropriato, visto che è il direttore più
longevo della storia della carta stampata
nonché il presidente della Fondazione
Bonino Pulejo, che detiene la maggioranza
delle azioni della società editrice. Il 13
aprile, allo scoccare dei 60 anni, Calarco
Accanto, il direttore uscente Nino
Calarco. Sopra, lʼamministratore
della Ses Gianni Morgante
lascerà la direzione dopo 44 anni ininterroti.
Solo una volta, nella sua lunga carriera,
pensò di dimettersi. Nel 1979, quando era
in corsa per il senato con la Dc. Le ipotesi
sulla successione furono pubblicate dal
settimanale Il Soldo nel numero del 10
marzo. Ecco quali erano: “In corsa per la
poltrona, oltre a Biagio Belfiore, vi sono
dichiaratamente tre persone: Angelo
Beninato, Lino Amendolia e Giovanni
Morgante (amministratore della stessa
Ses, ndr). Poi c'è un aspirante non
dichiarato ma temuto da tutti, Alfredo
Leto, il redattore capo.... Calarco ha
annunciato al comitato di redazione che la
soluzione sarà interna e sono stati fatti vari
pronostici: Morgante direttore e Leto
redattore capo, oppure Amendolia direttore
e Morgante redattore, oppure Belfiore
direttore e Leto redattore». In vista del 13,
in questi mesi come allora, i pronostici si
sono sprecati.
IL DELFINO NOTARSTEFANO. Per la
successione, Calarco ha scelto il
13 APRILE 2012
caporedattore Alessandro Notarstefano.
Una indicazione che è stata una notizia
nella notizia. Per la prima volta nella storia
recente dei tre quotidiani siciliani, infatti, a
occupare la poltrona numero uno non sarà
lo stesso proprietario o un componente
della proprietà. Il “nominato” commenta
così: «Non mi sono mai posto il problema
di diventare direttore. Certo, penso in
prospettiva, ma non così tanto e con tale
ambizione». Ma come cambierà la
Gazzetta? «Non perderà sicuramente di
vista la continuità rispetto ai grandi temi
nazionali, sulla scia dellʼintuizione di
Bonino, rivolgendosi a piazze che hanno
un unico giornale. La nostra
caratterizzazione sul territorio, però, sarà
ancora più accentuata di quanto già non lo
sia già stata negli ultimi mesi. Per me spiega - puntare sul territorio significherà
anche accentuare le inchieste, valorizzare
la società civile, stare attenti a sviluppare
punti di vista originali dando voce ai lettori.
La Gazzetta ha un blasone e una eredità
che non vanno sprecate, ma anzi rilanciate
in tempi in cui la carta stampata deve
ritrovare un suo spazio».
IL DIRETTORE EDITORIALE. La novità
che scatta con il sessantesimo è anche
unʼaltra. Il giornale non avrà un
vicedirettore (al momento non indicato), ma
un direttore editoriale. Lʼincarico è stato
affidato a Lino Morgante, caporedattore
uscente come Notarstefano e al timone
della cronaca di Messina: «Per me sarà
unʼesperienza nuova. Sono entrato in
Gazzetta 25 anni fa e ho fatto un poʼ di
tutto, quindi ai cambiamenti sono abituato e
mi stimolano», spiega Morgante. Che
chiarisce anche il ruolo che dovrà ricoprire:
«Quella del direttore editoriale non è una
figura usuale, ma esiste nelle aziende,
come la nostra, che possiedono più testate.
Il mio lavoro sarà finalizzato a rendere la
Gazzetta un giornale multimediale. Certo,
che dire, il primo amore, la cronaca, non si
scorda mai. E poi chi fa il giornalista ama le
notizie....».
NIENTE MONDANITAʼ. Ma come
verranno festeggiati i sessanta anni?
«Niente di mondano, solo una bicchierata
in redazione, attendendo la copia del
giornale. Insieme al numero in edicola,
verrà dato ai lettori un magazine di 256
pagine che ripercorre gli ultimi sessanta
anni di storia di Italia, Sicilia e Calabria. È
dello stesso formato di Sette del Corriere
della Sera, interamente a colori. Penso sia
il giusto omaggio a chi ci segue ormai da
tanti anni», conclude Morgante.
ALTRE TESTATE
Gds, valzer di incarichi
Deliziosi e Fiorito nominati caporedattori
PALERMO. E qualcosa si muove anche allʼinterno del più blasonato quotidiano dellʼIsola, il Giornale di Sicilia. Dopo le nomine a caporedattore per Francesco Deliziosi e Guido Fiorito, e
a vicecaporedattore per Marco Romano, in vista cʼè la promozione a caposervizio per la cronaca regionale di Filippo DʼArpa. Il giornale, fondato a Palermo subito dopo l'arrivo in Sicilia di
Giuseppe Garibaldi, col nome di “Giornale officiale di Sicilia”,
esce il 7 giugno 1860, con Girolamo Ardizzone come editore e
direttore. La prima pagina titolava proprio dell'arrivo dell'eroe dei
due mondi a Palermo. Nato come espressione del gruppo democratico crispino e divenuto in seguito filoministeriale, è una
prosecuzione del bollettino del Comitato Rivoluzionario del 1848
finito poi nelle mani del governo borbonico. La sua storia di gior-
pagina 43
nale indipendente comincia con la famiglia Ardizzone. Nel 1965
Piero Pirri diventa amministratore delegato del quotidiano e nomina alla direzione Delio Mariotti, al quale succede nel 1969,
prima di cedere la direzione a Roberto Ciuni, che lascerà la guida a Lino Rizzi e Fausto De Luca. La quota di maggioranza delle azioni rimane sempre in mano alla famiglia Ardizzone, e nel
1982 Antonio Ardizzone diventa anche direttore del giornale,
affiancato da Giovanni Pepi prima come vicedirettore e poi come condirettore responsabile.
Il terzo giornale siciliano è La Sicilia di Catania. Fondato il 15
marzo 1945 come organo del Partito Liberale siciliano, viene finanziato da un gruppo di personaggi liberali e monarchici tra cui
vi erano Domenico Sanfilippo, l'avvocato Mattia Ciancio e l'industriale dei molini Fazio, proprietari della società editrice Rinnovamento. La direzione venne affidata ad Alfio Russo. Nel
1976 Mario Ciancio Sanfilippo, nipote del fondatore, diviene
direttore ed editore del giornale. È uno degli editori più potenti
dʼItalia. (D.D.J.)
posterweekend
13 APRILE 2012
come... dove... quando...
venerdi' 13 aprile
CATANIA. “Un tram
che si chiama
desiderio” nella lettura
del regista Antonio
Latella. Il trio Marinoni,
Marchioni, Valgoi nei
ruoli principali della
coproduzione ErtTeatro Stabile
Catania. Teatro
Ambasciatori ore 21
MESSINA. “LʼUfficio”
MUSICA
sabato 14 aprile
con la regia di Ninni
Bruschetta e
interpretato da:
Maurizio Marchetti,
Antonio Alveario,
Giampiero Cicciò,
Maurizio Puglisi, Lucio
Patanè, Adele Tirante
e Livio Bisignano.
Teatro Vittorio
Emanuele. Ore 21
CAPO DʼORLANDO.
Al Cine Teatro Rosso
di San Secondo Paolo
Labiati e Giorgio
Verduci, nell'ambito
della I^ edizione di
Cabarettando. Ore 21
CASALVECCHIO.
13^ edizione
dellʼAtelier
Internazionale della
Musica diretta dal
Maestro Gianfranco
Pappalardo Fiumara.
Mozart e Salieri Concerto
dell'Orchestra
Sinfonica di Palermo.
Ore 20
PALERMO. Al Ccp
Agricantus 'Sopra un
palazzo c'è un cane
pazzo' il nuovo
spettacolo di Sergio
Vespertino. Ore 21.30
CATANIA. “Un tram
che si chiama
desiderio” del
regista Antonio
Latella. Il trio
Marinoni,
Marchioni, Valgoi
nei ruoli principali.
Teatro
Ambasciatori ore 21
MESSINA.
“LʼUfficio” con la
domenica 15 aprile
regia di Ninni
Bruschetta e
interpretato da:
Maurizio Marchetti,
Antonio Alveario,
Giampiero Cicciò,
Maurizio Puglisi,
Lucio Patanè, Adele
Tirante e Livio
Bisignano. Teatro
Vittorio Emanuele.
Ore 21
PALERMO. Al Ccp
Agricantus 'Sopra
un palazzo c'è un
cane pazzo' il nuovo
spettacolo di Sergio
Vespertino. Ore
21.30
ACIREALE.
'L'Avaro' di Moliere
con Pippo
Pattavina. Teatro
Maugeri. Ore 21
CATANIA. “Un tram che
si chiama desiderio”
nella lettura del regista
Antonio Latella con
Marinoni, Marchioni,
Valgoi. Teatro
Ambasciatori ore 21
MESSINA. “LʼUfficio”
regia di Ninni Bruschetta
con Maurizio Marchetti,
Antonio Alveario,
Giampiero Cicciò,
PALERMO. Al Teatro Bellini con Galatea Ranzi
di Cesare Natoli
Filarmonica a meno 4
ULTIMI QUATTRO CONCERTI per il cartellone principale della Filarmonica Laudamo di Messina. Si comincia domenica 15 alle 18, al Palacultura, con
“Estrio”, una formazione cameristica composta da Laura Gorna
(violino), Cecilia Radic (violoncello) e Laura Manzini (pianoforte);
programma dedicato allʼImpressionismo, con due Sonate di Ravel e un Trio di Debussy. Domenica 22, invece, è di scena Benedetto Lupo, uno dei pianisti più apprezzati del panorama nazionale. Una settimana dopo (stessi luogo e orario) sarà la volta dellʼorchestra di fiati del Conservatorio “Corelli” e del violoncellista
Marco Scano, diretti da Lorenzo Della Fonte. Domenica 6 maggio, infine, lʼomaggio al jazz del trombettista Enrico Rava e del
suo quintetto. Da segnalare, inoltre, i tre appuntamenti previsti alla Galleria dʼarte della Provincia (ore 17): il trio Art-Kalispera e il
violinista Fabrizio Longo (rispettivamente il 17 e il 19 aprile) e lʼOrchestra multietnica Ritmo Live, diretta da Maria Grazia Armaleo,
il 3 maggio.
NUOVEVISIONI
centonove
Il Mistero doloroso di Ronconi
Dall’amonimo racconto di Ortese una storia d’amore e morte nella Napoli di fine ‘700
di Marco Olivieri
Cinema italiano negli Usa
CRONACHE AMERICANE seconda e ultima parte.
Conclusasi con successo la settima edizione del Festival del cinema italiano all'Università di Yale, negli
Stati Uniti, promossa dal Dipartimento di Italianistica, su impulso della docente Millicent Marcus, sono moltissime le suggestioni nel segno del binomio tra il grande schermo e l'Italia. Accolto bene dalla
critica britannica, sta per arrivare anche negli Usa il film di Paolo Sorrentino “This Must Be the Place”, con Sean Penn. Smarrimento esistenziale, grandi scenari americani, ripresi in una chiave non stereotipata, e un gusto visivo che ricerca l'inedito, non senza ironia,
sono la cifra stilistica di Sorrentino. Nel frattempo, in realtà come il
Dipartimento di Italianistica di Yale si continua a educare giovani appassionati ai maestri Fellini, De Sica, Rossellini, Antonioni e Pasolini. Tra le mille sale di New York, invece, si scovano anche film come “Bianca” di Nanni Moretti e la recente commedia “Gianni e le
donne” di Gianni Di Gregorio.
Anna Maria Ortese
DI
PALERMO. Un appuntamento molto atteso nel
panorama teatrale siciliano e nazionale: Luca
Ronconi che dirige a Palermo Galatea Ranzi in
“Mistero doloroso”, tratto dallʼomonimo racconto
di Anna Maria Ortese (pubblicato postumo da
Adelphi nel 2008). Riferiamo dello spettacolo
che, nel contesto della stagione del “Biondo
Stabile”, debutterà in prima nazionale al Teatro
convegni
mostre
In memoria di Mallandrino
Pisces in fabula a Studio 71
MESSINA. In occasione
della “XIV Settimana
della Cultura”, evento a
carattere nazionale che
si svolgerà dal 14 al 22
aprile, a Zafferia, si
aprono le porte di Villa
Cianciafara, storica
dimora nobiliare, per
“Giuseppe Mallandrino.
Ingegnere, Architetto,
Ispettore per le Belle Arti.
Un impegno per due
ricostruzioni: il dopo
terremoto e il dopo
guerra”. Lʼevento, curato
dallʼarchitetto Mirella
Vinci, dirigente dellʼUnità
operativa “Archivio
Storico” e dallʼingegner
Giuseppe Amedeo
Mallandrino Cianciafara,
proporrà lʼesposizione di
importanti documenti
dʼarchivio, dai progetti del
noto ingegnere agli
antichi volumi
appartenenti alla sua
famiglia. Sono inolte
previsti due dibattiti: uno
condotto da Giovanni
Molonia su luci ed ombre
della ricostruzione
dellʼarchitettura sacra nel
dopo terremoto e uno da
Maria Giuffrè sulla tutela
e valorizzazione degli
archivi storici in Sicilia,
più attività musicali
concertistiche ed
esercitazioni degli allievi
dellʼIstituto Minutoli.
PALERMO. Sarà
inaugurata sabato 14
aprile alle ore 18, presso
la galleria dʼarte Studio
71, Via Vincenzo Fuxa
n. 9 Palermo, la mostra
personale di Giuseppe
Sciacca dal titolo:
“Pisces in fabula”,
Lʼartista presenta in
questa mostra la sua
produzione degli ultimi
due anni scegliendo,
come elemento centrale
per i suoi lavori, il mare
e i suoi abitanti: pesci,
ricci, molluschi nonché
isole fantastiche, vulcani
in eruzione e, presenza
quasi costante, la donna
pescatrice dai tratti
PAOLO RANDAZZO
Bellini di Palermo dal prossimo 18 aprile al 13
maggio. Un appuntamento e una scommessa: dar
forma teatrale, nel volto, nelle parole, nella
presenza scenica della Ranzi (attrice di formazione
ronconiana ma che ormai da anni vive e lavora a
Palermo), ad uno struggente racconto di
complessione visionaria dietro, e dentro,
lʼapparente sua semplicità, dar vita al rito stesso del
raccontare che è azione teatrale in sé, ancor prima
di diventar dramma. La storia che verrà dunque
narrata è intrecciata fitta dʼamore e morte ed
teatro
mitologici. Nel suo testo
di presentazione in
catalogo scrive Vinny
Scorsone: (…) Regine,
dee, semplici popolane
nelle opere di questo
artista si mischiano e
compenetrano dando
vita a nuovi miti. Le sue
donne opulente difatti
sono divinità dʼacqua e
di terra. Sono rivelazioni
inaspettate detentrici di
poteri taumaturgici,
pagina 44
capaci di “nutrire” i pesci
anche fuori dal mare.
Già, perché il mare di
Giuseppe Sciacca si
propaga idealmente
anche oltre la
demarcazione
dellʼorizzonte. Esso si
espande ed invade il
dipinto. La natura morta
è ribaltata; non oggetti e
animali inerti o
boccheggianti bensì
modelli da ritrarre in
tutta la loro bellezza e
fulgore, portatori sani di
vita anche quando
appaiono infilzati da
lunghi arpioni
maneggiati da Veneri
pescatrici. La mostra è
visitabile fino al 5
maggio.
I burattini con Nave Argo
CALTAGIRONE. Quinto
e ultimo appuntamento
con la Rassegna di teatro
per l'infanzia “Famiglie a
Teatro” promossa dallʼ
Associazione Culturale
“Nave Argo”. Domenica
15 aprile alle ore 18,30
allʼAuditorium scolastico
di Via Fisicara sarà in
scena il Centro Teatrale
Corniani di Mantova che
presenterà “Fagiolino
servo di due padroni” con
Maurizio Corniani. Lo
spettacolo avrà come
protagonista il burattino
Fagiolino che si ritrova nel
bel mezzo di due
avventure. Nella prima
dovrà salvare la bella
Rosaura dalle grinfie di un
vecchio che vuole
sposarla con la complicità
dell'avido padre. Nella
seconda dovrà aiutare
due donne la cui eredità è
nelle mire di un
prepotente avventuriero.
Già si guarda alla
programmazione futura
come dichiarato da Fabio
Navarra, Presidente di
Nave Argo: «Le nostre
attività proseguiranno a
giugno con il progetto
"Universo Teatro" rivolto
ai ragazzi delle scuole
superiori del Calatino e
con l'ottava edizione del
Festival "Teatrinfiniti" a
luglio.
posterweekend
centonove
lunedi' 16 aprile
Maurizio Puglisi,
Lucio Patanè, Adele
Tirante e Livio
Bisignano. Teatro
Vittorio. Ore 21
PALERMO. Al Ccp
Agricantus 'Sopra
un palazzo c'è un
cane pazzo' il nuovo
spettacolo di Sergio
Vespertino. Ore
21.30
PALERMO.
Simonetta Agnello
Hornby presenta 'La
breve storia della
Sicilia' - Le radici
antiche dei problemi
di oggi, di Amelia
Crisantino. Reading
di Fabozzi e musica
popolare de I Cirauli.
Ore 18 Atelier Nuovo
Montevergini
CATANIA. “Un
tram che si
chiama
desiderio” regia
Latella con trio
Marinoni,
Marchioni,
Valgoi. Teatro
Ambasciatori
ore 21
CATANIA. Al
Parco
ambientata nella Napoli di fine settecento
«perduta sotto un cielo di una luminosità di pietra
preziosa, raccolta in un silenzio incantato», che
vive la sua caotica e luminosa essenza di
metropoli mediterranea in unʼarmonia composta e
cristallizzata tra le diverse classi sociali. In questo
contesto si palesa unʼoperosa borghesia
mercantile e, in questa borghesia, la famiglia di
don Mariano Civile, una famiglia di guantai in cui
nasce Ferrantina. La ragazza va in sposa al
giovane scultore belga De Gourriex, bello e
valente, ma economicamente spiantato e che ben
presto si dimostrerà violento con la moglie. Poco
prima di morire le darà una figlia: Florida,
comunemente detta «Florì»: una creatura perfetta,
fragilissima, inquieta ed inquietante. Se per
continuare a vivere
Ferrantì, la madre, diventa
sarta e si arricchisce con
la sua bottega, la piccola
Florì cresce in un suo
incantato mondo di sogni.
Un mondo arcano e
inafferrabile che traspare
tuttavia, traspare
palpitante nel suo volto,
semplice e profondo, di
adolescente e che sa fare
innamorare persino il
nipote del re, il potente e
ambitissimo principe
Cirillo. Cedere a questo
Galatea Ranzi
amore, cedere anche solo
al sogno proibito di questo
amore, al suo mistero
doloroso, riconoscerlo,
riconoscerne la forza e la
necessità, cedergli anche
per lʼistante di un solo
sguardo, equivale a
rompere irreparabilmente
un equilibrio perfetto e a
commettere un peccato
che mai più la piccola Florì
saprà perdonarsi,
chiudendosi, per sempre,
Luca Ronconi
in un silenzio definitivo.
cinema
Strage Capaci, trailer di “Damiano”
CATANIA. La strage di Capaci
vista con gli occhi di un
bambino di nove anni, il cui
maestro e mentore viene ucciso
dalla mafia, che da grande
sceglie di seguire le orme degli
eroi della giustizia, divenendo
un magistrato in prima linea
nella lotta alla mafia. E' la storia
che racconta 'Damiano',
cortometraggio del regista
catanese Giovanni Virgilio,
attualmente al vaglio per le
selezioni al Festival di Cannes,
che sarà presentato venerdì
prossimo a Catania. Realizzato
in occasione del ventennale
della strage di Capaci, il
cortometraggio, del quale
venerdì sarà proiettato un
trailer, è stato realizzato
nell'ambito di un progetto
educativo dedicato alle scuole,
condiviso dall'associazione
'AddioPizzo Catania', al quale
ha aderito la Provincia, che
prevede la proiezione in diverse
scuole del territorio. Alle riprese
hanno preso parte 18 alunni
dell'Istituto Statale P.M.
Gabriele Allegra di Valverde. Il
corto è dedicato a Damiano
Russo, giovane attore del
cinema indipendente ed
interprete della fiction 'I liceali',
scomparso prematuramente il
22 ottobre del 2011. Alla
presentazione saranno
presenti, regista e protagonisti:
Alessio Vassallo, il piccolo
Uriele Giambra (Damiano) e
Ignazio Barcellona (maestro).
Archeologico
Greco Romano
lʼEneide di
Virgilio,
inscenata da
Agostino De
Angelis con la
collaborazione
di
Extramoenia.
Ore 10.30 e
17.30
martedi' 17 aprile
CATANIA. “Un tram
che si chiama
desiderio”, regia
Antonio Latella. Teatro
Ambasciatori ore 21
MESSINA. Trio Art Kalispera, con Carmen
Barone (soprano),
Salvatore Ciccotta
(clarinetto), Antonella
Sorbello (pianoforte).
Organizzatore:
Filarmonica
Laudamo.Galleria
Provinciale d'Arte
Moderna e
Contemporanea alle
ore 17
PALERMO. Al Teatro
Dante ore 21 Noemi in
concerto.
ACIREALE. Tiziano
Ferro in concerto al
Palasport. Ore 21
CATANIA
13 APRILE 2012
mercoledi' 18 aprile
CATANIA.
“Un tram che
si chiama
desiderio”
nella lettura
del regista
Antonio
Latella. Il trio
Marinoni,
Marchioni,
Valgoi nei ruoli
principali della
coproduzione
Ert-Teatro
Stabile
Catania.
Teatro
Ambasciatori
ore 21
ACIREALE.
Tiziano Ferro
in concerto al
Palasport. Ore
21
giovedi' 19 aprile
CATANIA. “Un
tram che si chiama
desiderio” nella
lettura del regista
Antonio Latella. Il
trio Marinoni,
Marchioni, Valgoi
nei ruoli principali
della
coproduzione ErtTeatro Stabile
Catania. Teatro
Ambasciatori
ore 21
CATANIA.
Personale di
Cosimo
Sebastiano Auteri
dal titolo 'La città
degli Angeli'.
Presso la Galleria
dʼArte Ristorante
Pizzeria
Pizzart
DE GUSTIBUS di Massimo Lanza
Sicilia en primeur sotto il vulcano
Un momento dello spettacolo
I Giganti della Montagna
Pirandello recita Pirandello
CATANIA. Chi ucciderà lʼArte? Forse lʼArte stessa,
bruciata dal sacro fuoco che pure la alimenta. L'Arte,
magnifica ossessione destinata a schiantarsi contro il
rifiuto e lʼinsensibilità del potere materiale. È un epilogo affatto consolatorio quello che Stefano Pirandello
ha steso di suo pugno per I Giganti della Montagna,
lʼincompiuto capolavoro del padre Luigi, che avrebbe
indicato al figlio in limine mortis la soluzione cercata per
anni. Il finale “aggiunto" sarà ora per la prima volta recitato come testo che integra la messinscena: è questa la scelta del regista Giuseppe Dipasquale, direttore del Teatro Stabile di Catania, per il nuovo allestimento alla sala Verga dal 20 aprile al 12 maggio.
La produzione si avvale delle scene di Antonio Fiorentino, i costumi di Elena Mannini, le musiche di Marco Betta, i movimenti coreografici di Donatella Capraro, le luci di Franco Buzzanca. Di prestigio il cast degli
interpreti che vede nei ruoli principali Magda Mercatali (Ilse, la Contessa), Vincenzo Pirrotta (Cotrone), Gian
Paolo Poddighe (il Conte), affiancati da Anna Malvica,
Vitalba Andrea, Giancarlo Condè, Barbara Gallo, Enzo Gambino, Camillo Mascolino, Plinio Milazzo, Giampaolo Romania, Sergio Seminara. In scena agiscono
ancora i neodiplomati della Scuola dʼArte drammatica
dello Stabile etneo, intitolata ad Umberto Spadaro: tredici giovani che rispondono ai nomi di Lucia Fossi, Luca Iacono, Marina La Placa, Liliana Lo Furno, Alberto
Mica, Viviana Militello, Nicola Notaro, Ramona Polizzi, Lucia Portale, Francesco Russo, Clio Scira Saccà,
Giorgia Sunseri e Irene Tetto.
Come e più che in altre sue opere, nei Giganti della
Montagna Luigi Pirandello avverte acutamente quanto l'Arte, libera manifestazione dello spirito, sia nel suo
esercizio costantemente minacciata da nemici più o
meno consapevoli. Una preoccupazione particolarmente esasperata nella versione raccolta da Stefano
Pirandello, che si può leggere in "Maschere nude", laddove l'Arte risulta innocente vittima sacrificale della
propria incontenibile volontà di pervadere tutto e tutti,
esito tragico di una pièce su cui il grande Girgentano
si tormentò per un quasi un decennio, a partire dall'estate 1928. La prima rappresentazione (regia di Renato Simoni, interpreti Memo Benassi, Andreina Pagnani, Carlo Ninchi e Salvo Randone) avvenne a Firenze nel 1937, un anno dopo la morte di Luigi Pirandello: successo postumo per l'autore che dopo Lazzaro e La nuova colonia aveva voluto dedicare ai giganti il terzo titolo del suo “ciclo del mito”.
pagina 45
SICILIA EN PRIMEUR 2012 è ormai in dirittura dʼarrivo, saranno ben 28 aziende, per oltre 200 vini in degustazione, che
parteciperanno allʼappuntamento che annualmente viene organizzato da Assovini Sicilia. Questʼanno ad ospitare la manifestazione sarà un territorio di grande suggestione: lʼEtna, un
luogo magico e unico non solo per il Vulcano ma anche per la
peculiarità della sua terra e dei suoi vini, oggi riscoperti e amati da esperti ed eno-appassionati di tutto il mondo. Con queste
premesse la manifestazione fortemente voluta da Assovini Sicilia ha già le carte in regola per accogliere al meglio dal 20 al
22 aprile i tanti giornalisti enologici provenienti da tutto il mondo con lʼobiettivo di far conoscere i vini siciliani dellʼultima vendemmia e quelli che saranno messi in commercio nel corso
del 2012. Sede dellʼedizione di questʼanno sarà lʼEtna Golf Resort a Castiglione di Sicilia alle pendici dellʼEtna. Il ricco programma prevede una serie di tour in giro per le cantine che parteciperanno allʼevento e ben tre degustazioni tecniche riservate ai giornalisti che così potranno farsi unʼidea ben precisa
dellʼandamento generale della vendemmia 2011 ma soprattutto della salute dellʼenologia siciliana attraverso la degustazione dei vini che stanno per essere messi in commercio. Ma
la novità di questʼanno è che Sicilia En Primeur si apre anche
al grande pubblico, infatti domenica 22 aprile, dalle 18 alle 22,
in una location di eccezione: la Città del Gusto di Catania, situata alla Vecchia Dogana del porto della città etnea i tanti enoappassionati siciliani potranno degustare in anteprima tutte le
novità che a giorni saranno sul mercato. Inutile sottolineare lʼimportanza di questa manifestazione che non guarda solo al mercato locale e a quello nazionale, ma si proietta prepotentemente verso lʼestero, che come confermano gli ultimi dati sullʼesportazione dei vini siciliani con segno positivo a due cifre,
apprezza sempre di più i vini prodotti in terra di Sicilia.
SICILIA DA ASSAGGIARE!
La caponata dei baroni
ANTICO PIATTO DELLA CUCINA POPOLARE che nasce
dalla tradizione culinaria dellʼaristocratica siciliana. L'etimologia
deriverebbe dal “capone”, nome con il quale in alcune zone della Sicilia viene chiamata la lampuga, un pesce dalla carne pregiata ma piuttosto asciutta che veniva servito sulle tavole aristocratiche condito con la salsa agrodolce tipica della caponata. Il popolo, non potendo permettersi il costoso pesce, lo sostituì con le economiche melanzane aggiungendo a volte i peperoni. Ingredienti per 6 persone: 3 melanzane, 3 peperoni, 50
gr. di capperi, 100 gr. di sedano, 3 cipolle, 150 gr. concentrato
di pomodoro, 100 gr. di zucchero, 1 bicchiere di aceto, pinoli,
uva passa,1/4 di olio d'oliva, 150 gr. di mandorle tostate e grattugiate, 3 uova Procedimento: Tagliare le melanzane e i peperoni a dadini e friggerli separatamente. Soffriggere la cipolla insieme al sedano dopo averlo scottato, unire i pinoli, l'uva passa e i capperi. Aggiungere aceto e pomodoro e regolare con lo
zucchero. Tagliare le uova sode a rotelle e
sistemarle sopra. Spolverare a freddo con
le mandorle e servire.
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13 APRILE 2012
IO, CITTADINO di Eugenio Caputo
posterlettere&...
DISCUTIAMONE DI ROCCO CHIRIELEISON
centonove
HERITAGE
Inciampi sul marciapiede?
Quando paga il Comune
Se il Comune di Messina
“scopre” il piano regolatore
INCIAMPANDO in una buca
sul marciapiede sono caduta
ed ho subito una distorsione
oltre alla rottura delle
bottiglie nell busta della
spesa. Posso chiedere i
danni al Comune?
Antonia - Messina
INSOMMA, PARE CHE lʼAmministrazione comunale della nostra città abbia
fatto una scoperta, una scoperta molto importante – anzi, direi proprio
formidabile - che metterà finalmente fine alle tribolazioni di noi cittadini e
risolverà tutti i problemi di Messina. Come ci ha informato la Gazzetta del Sud
di domenica 8 la scoperta è – come ha lucidamente argomentato lʼassessore
allʼurbanistica - che una Amministrazione comunale deve avere cura del
proprio territorio e che una città grande come Messina non può non avere un
Piano Regolatore Generale. E si è scoperto pure che lʼambiente va tutelato,
che ci vuole una svolta culturale e che bisogna ridurre il consumo di suolo.
Così come bisogna recuperare il “senso di città” che Messina ha smarrito e
che è necessario mitigare il rischio idrogeologico e quello sismico. Beh, che ve
ne pare? Secondo voi il problema è che ancora non sanno che lʼacqua calda
lʼhanno già scoperta, o è solo un problema di faccia tosta, per non dire altro?
Messina ha subìto nel corso della sua storia diversi disastri naturali, e il
terremaremoto del 1908 è stato quello più rovinoso, non solo per la violenza
distruttiva dellʼevento ma per quelli che, sfortunatamente per la città, si sono
occupati della gestione del dopo: il governo “italiano”, che ancora non aveva
compiuto i 50 anni, al quale non pareva vero di potere completare il lavoro di
spoliazione e distruzione della fiorente economia messinese iniziato con
lʼunificazione (!); quel poco, infatti, che il sisma aveva risparmiato fu in gran
parte distrutto dai gestori politici. Ma i guai non sarebbero finiti lì perché una
lunga serie di “banchetti” e di “gozzoviglie” si sarebbero succeduti fino ai
nostri giorni, con qualche breve parentesi, a danno della città - che perdeva
definitivamente la sua identità storica, culturale e urbanistica - e dei
messinesi, che perdevano ogni speranza e la voglia di battersi per un futuro,
accontentandosi delle piccole elemosine di amministratori sempre più cinici
e famelici. Ora ci vengono a dire, con notevole improntitudine, che bisogna
che ci sia una svolta culturale eccetera, eccetera………. Non so se piangere
o ridere. Ma la cosa che lascia più basiti è che se chiedete conto e ragione
del loro operato ai signori amministratori della città, vi sentirete rispondere
che loro non cʼentrano e non hanno alcuna colpa perché “loro” la situazione
disastrosa lʼhanno ereditata. Insomma la solita storiella dello scaricabarile
alla quale, purtroppo, ancora troppi messinesi credono, indifferenti
allʼinfinocchiamento. La questione, come ho già avuto modo di dire in altre
occasioni, è che in questa città buona parte dei politici, dei professionisti e
degli imprenditori sono geneticamente privi di senso di cittadinanza e
perseguono lʼunico scopo di badare al proprio particulare infischiandosene
del territorio, della cura della città e dei cittadini e dellʼidentità storicoculturale di Messina. Quindi le parole e le dichiarazioni dʼintenti serviranno
magari ad alleggerirsi la coscienza ma non risolveranno certo i problemi di
Messina e dei suoi abitanti. Lʼunica possibilità di riscatto di questa martoriata
e sfortunata città è che una grossa folata di vento spazzi via quanti non
sanno fare altro che i loro propri interessi a scapito della collettività. Lo so, ci
vuole un vento speciale, che non esiste nella rosa dei venti, un vento che
venga ben alimentato e indirizzato; e questo possono farlo solo i messinesi
con il cuore e la testa, riscattandosi da troppi decenni di errori e indifferenza
e dimostrando finalmente – soprattutto a sé stessi - di essere in grado di fare
intelligenti e oculate scelte politiche nellʼinteresse proprio, della città e delle
future generazioni. Poi i piani regolatori generali, la riparazione dei danni e
degli sfregi, la svolta culturale e la rinascita verranno, e saranno reali non
fumose chiacchiere.
Imparare a gestire
il sapere
DI SERGIO BERTOLAMI
In base ad un consolidato orientamentodella
giurisprudenza lʼincidenteavvenuto su strada
pubblica ai danni di un utente rientra nell'ambito
dellaresponsabilità ex art. 2051 c.c. per i danni
cagionati da cose incustodia, in quanto
nell'ipotesi di beni demaniali in effettiva custodia
dellapubblica amministrazione è sufficienteche
sussista il nesso causale tra la cosa in custodia
e il danno arrecato, senza che rilevi al riguardo
la condotta del custode e l'osservanza o meno
diun obbligo di vigilanza. Tale tipo di
responsabilità è esclusa solo dal casofortuito,
fattore che attiene non già ad un
comportamento delresponsabile bensì al profilo
causale dell'evento, riconducibile ad un
elementoesterno, recante i caratteri
dell'oggettiva imprevedibilità ed inevitabilità
eche può essere costituito anche dal fatto del
terzo o dello stesso danneggiato.Presupposto di
questa responsabilità è l'obbligodella P.A. di
provvedere alla manutenzione delle strade
pubbliche di suaproprietà. Tale obbligo discende
non solo da specifiche normedell'ordinamento
ma anche dal generale obbligo di custodia
incombente sulproprietario. Il danneggiato
cheinvochi detta responsabilità non è, pertanto,
onerato della dimostrazione dellaverificazione
del danno in conseguenza dell'esistenza di una
situazionequalificabile come insidia o
trabocchetto, dovendo esclusivamente
provarel'evento dannoso e l'esistenza del
rapporto eziologico tra la cosa e
l'eventosuddetto. Di contro il custode, anche
quando si tratti di P.A., per liberarsidalla
presunzione di responsabilità per il danno
cagionato dalla cosa, deveprovare che esso si è
verificato per caso fortuito, non ravvisabile
comeconseguenza della mancanza di prova, da
parte del danneggiato, dell'esistenza dell'insidia.
Per ulteriori informazioni
[email protected]
tel. 0909430208 - fax 0909430210
ECOLOGIA E AMBIENTE
MESSINA. È oramai un plus
valore il fatto che le cose non debbano essere sempre “speciali”, ma semplicemente “normali”. Vale anche per quanto riguarda lʼinsegnamento: con i giovani che
vogliono veramente imparare e i più maturi disponibili veramente ad insegnare,
comunicando esperienze acquisite sul
campo. Invece, chi si trova a trattare con i
giovani può leggere spesso lʼincapacità di
scorgere orizzonti lontani. Primo fra tutti
che ognuno di noi può valere molto più di
quello che crede. La vera sfida da evidenziare consiste nello stabilire, ora più che
mai, quale sia il criterio di scelta più opportuno per affrontare una pluralità straripante di dati. Ecco perché lʼinsegnamento
passa da una questione di trasmissione di
contenuti ad un processo di metodo. La diffusa richiesta degli allievi è un maggiore
tempo concesso allʼesercizio. Come se
pratica e teoria potessero essere scisse.
Chiedi, allora, di operare una ricerca e li vedi annaspare, non solo in una biblioteca,
ma persino davanti al mare infinito del web.
Se dunque oggi è il tripudio delle informazioni, dobbiamo chiederci dove si trovino i
contenuti e soprattutto quali siano i parametri di selezione. Non è possibile assumere notizie a caso, ma sapere quali siano utili ed attendibili, quale via occorra seguire. Ecco dunque che gli studenti cominciano, via via, a comprendere che il processo metodologico di ricerca, poi di lettura e dʼinterpretazione, di un testo scritto oppure visuale, è frutto di una preparazione
complessa. Perché la realtà è il prodotto di
una costruzione da analizzare nei suoi elementi fondamentali. Non era Michel Foucault che ci ha insegnato come occorra
“smontare il montaggio” con cui si è congegnato lo sviluppo della storia? È una
quantità di elementi che bisogna isolare,
raggruppare, rendere pertinenti, mettere
in relazione, costituire in insiemi. Chi si impegna nello studio potrà comprendere che
il passato è terribilmente variegato, quanto e più del presente.
[email protected]
di Anna Giordano
Anas e strade pericolose
IL TEMPO, INTESO come manifestazione del meteo, influenza i nostri spostamenti. Eʼ più che normale che il vento impetuoso blocchi i collegamenti con le isole minori, è
sempre accaduto e sempre accadrà, chi va su di unʼisola ne deve essere perfettamente consapevole, e se ha i
giorni contingentati, deve mettere in conto di non potere
rispettare le scadenze. Ora più che mai, con le previsioni meteo spesso azzeccate. Ed ecco che si legge dei visitatori delle Isole Eolie, inferociti, perché bloccati senza
poter tornare. Magari a qualcuno verrà in mente di progettare un ponte o un tunnel, così i turisti saranno in grado di tornare anche sotto una burrasca di primavera, stagione in cui – insieme allʼautunno – si scatenano i venti
impetuosi. Qualcuno potrebbe ricordare loro che le isole
si chiamano Eolie, per il dio Eolo? Ovvero il dio del vento? Detto questo, ci sono poi collegamenti che al contrario, dovrebbero essere funzionali e funzionanti sempre, anche con le burrasche, le celle temporalesche e ogni genere di tempesta che possa manifestarsi. Ma non lo
sono. Le autostrade e le strade statali, quelle in capo allʼAnas, sono un terno al lotto e se danneggiate, rimangono tali per anni e anni. Che gli automobilisti debbano contare sullʼintelligenza altrui per non precipitare o non investire (ingresso autostrada di Villafranca, il baratro sotto),
che debbano sperare che non precipiti giù tutto o non si
apra una voragine (contrada S. Nicola, SS113), che abbiano i minuti contati ma debbano stare allʼeterno semaforo (Calamona, SS113dir), che debbano sperare di
non incrociare un camion o un autobus quando per evitare massi e terra devono invadere la corsia opposta (Ac-
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qualadroni SS113dir), giusto per citarne alcune, non è da
paese del G8, ma da quinto mondo, manco terzo e nemmeno quarto. Basta la pioggia, o un microsisma, o entrambe, ed ecco che ciò che dovrebbe essere sempre funzionale e funzionante, con qualunque tempo, si trasforma in una gimkana, in un terno al lotto, in un colpo di fortuna (o sfortuna). Eppure, lʼavevo scritto già più di un anno fa, sulla SS113 dir, era spuntato un cartello mai visto
altrove: in caso di eventi meteorologici intensi, divieto di
transito. Della serie, sapevamo già da molto tempo prima
che se avesse piovuto qualche pezzetto di collina crollava, ma non abbiamo fatto nulla, e se volete evitare guai,
noi vi abbiamo avvisato. Mi consta che chi dirige lʼAnas
sia lo stesso che è Ad della ponte Spa. Con ampi compensi. Vergognoso che le strade in capo allʼAnas siano
rotte, pericolanti, crollate, prossime al crollo, da anni, e
nulla cambi. Su questo, silenzio totale o quasi. Però ci propinano lʼinutile ponte. No comment.
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centonove
ALFABETO MINIMO
di Giovanni Merenda
ELIODORO
Bosseide
LE DISGRAZIE non
vengono mai sole.
Ci apprestavamo
all'inizio della
settimana pasquale
a fare una noterella
sulle disgrazie di
Umberto che a quanto pare non ha
molta fortuna con i figli. Dopo il
Trota (abbiamo saputo da fonte
sicura che anche lui è convinto di
chiamarsi Il Trota e se gli telefonate
vi risponde: “Pronto, sono il Trota.”)
avremmo scommesso che non si
poteva avere di peggio, ma un altro
figlio Roberto Libertà (non è finita
qua poi arriva Sirio Eridano), non
ancora così noto (ma è questione
di tempo) è riuscito a farsi
condannare a una multa di 1400
euro per un gavettone alla
candeggina a un poveraccio che
non condivideva le sue idee
(idee????) politiche.
Poi c'era pure da notare
l'inaugurazione di Bossi padre a
Marcallo, tra fischi e lazzi, di un
improbabile Viale Padania.
Ma la settimana era appena
cominciata e la Lega si è ritrovata
in casa un problema molto più
scottante con buona pace di quelli
che hanno creduto che potesse
ripulire l'Italia dalla corruzione di
Roma ladrona, uno che mentiva
pure sul suo titolo di studio, con
l'accompagnamento di ampolle con
acqua di fiume e militanti ruttanti
con le corna di bue in testa.
Belsito, il tesoriere, è stato
accusato di appropriazione
indebita e truffa. E i soldi che
sparivano sembra servissero
anche a finanziare quei poverini
della famiglia Bossi.
A questo punto l'Umberto (che
comincia sempre di più a ricordarci
l'Armando della canzone di
Jannacci, buttato giù dal tram dal
gemello Maroni) se ne è uscito in
una frase in puro stile Scaiola:
“Denuncerò chi ha usato quei soldi
per ristrutturare la mia casa!”
13 APRILE 2012
Roghi di città
CATANIA. Dalla zona
commerciale di
Misterbianco a quella
industriale di Catania,
passando per il quartierebene di Catania, nel
giorno di pasquetta.
Roghi in serie, una lunga
scia di fuoco che
distrugge prima un grande
magazzino di giocattoli e,
qualche giorno dopo,
brucia, in pieno
giorno, mentre tutta la
città è alla classica
scampagnata, i cassonetti
per la raccolta
differenziata. A poche ore
dalla denuncia, mediatica e
legale del sindaco
Stancanelli che ipotizza un
cruento boicottaggio della
raccolta differeniata, un
altro rogo distrugge scarti
di plastica e gomma in un
deposito a Pantano d'arci.
Qui non c'è solo il fumo,
ma anche tanto, troppo
arrosto che puzza di
intimidazione.
150 PAROLE DA PALERMO
Solo con due cani
E tutto questo non è sufficiente!
Son venuti in suo difesa i notabili
del Pdl. Formigoni, sì proprio lui
che si ritrova la giunta inquisita, ha
detto: “Visto che è stato tirato in
ballo il nome di Umberto Bossi mi
sento di escludere in maniera
assoluta ogni suo coinvolgimento".
E poi come se non bastasse
sull'Armando, pardon l'Umberto, è
caduta la pietra tombale.
Silviuccio loro Berlusconi ha
dichiarato: “Chiunque conosca
Umberto Bossi e la sua vita
personale e politica, non può
essere neanche lontanamente
sfiorato dal sospetto che abbia
commesso alcunché di illecito. E in
particolare per quanto riguarda il
denaro della Lega, del movimento
al quale ha dato tutto se stesso.
Perciò esprimo a Umberto Bossi la
mia più affettuosa vicinanza".
E sull'onesta di Bossi ha giurato, un
giuramento sulla testa di Bossi e
dei suoi figli (quelli di Bossi). I figli di
Berlusconi gli hanno detto che se
giura ancora sulla loro testa lo
fanno interdire.
A questo punto l'Umberto ha capito
che la partita era persa e si è
dimesso. In pratica Maroni l'ha
buttato giù dal tram. A noi non fa
piacere, povero Umberto, al suo
posto c'è pure Calderoli, come dire
che al peggio non c'è mai fine. Non
resta che augurarci che Silvio
Berlusconi faccia gli auguri al
prossimo sfidante repubblicano di
Obama, chiunque egli sia.
ANIMAL HOUSE di Roberto Salzano
Ancora Circo
MESSINA. Le attrezzature del circo di Moira Orfei
hanno preso sede presso la cittadella fieristica di
Messina il 5 aprile e vi resteranno fino al 15. La
presenza in città di una delle strutture circensi più
antiche e famose al mondo offre la possibilità di
discutere ancora una volta dei diritti degli animali, . Gli
animalisti si sono sempre scagliati contro il ricorso ad
animali durante spettacoli del genere. La tradizione del
circo prevede lʼutilizzo di creature dalla più svariata
provenienza, proponendo il loro coinvolgimento come
un'esperienza unica ed istruttiva capace di far sognare
grandi e piccini per tutto il tempo dello show, mostrando
un rapporto tra uomo ed animale così stretto da stupire
ed avvincere gli spettatori fino allʼultimo secondo.
Leoni, tigri, giraffe, elefanti, cavalli non sono che alcuni
degli animali che è possibile ammirare
sotto il tendone. Non è necessario
entrare nel merito dellʼeffettiva validità e
correttezza dei metodi di
addomesticamento adottati nel caso
specifico, perché la serietà dello staff del
circo in questione, che ha alle spalle una storia
lunghissima, è fuori discussione. Ma il principio che sta
alla base della necessità di addomesticare gli animali è
certamente discutibile: creature obbligate a perdere il
contatto con il loro habitat, condannate a vivere in
gabbia ed a fare cose che poco hanno a che vedere
con la loro indole, intrappolate nei panni di pagliacci e
burattini che si muovono a comando. La libertà contro
la cattività, lʼistinto contro la costrizione. Non sarebbe
davvero unico, istruttivo, entusiasmante e mozzafiato
vedere questi animali attori nel grande spettacolo del
mondo, nei ruoli scelti per loro dalla natura?
pagina 47
NELLA MIA ZONA, come in ogni quartiere del mondo, ci sono tipi un poʼ strani: alcuni hanno a che fare coi cani. Cʼè
un tizio, nel mio palazzo, che ha due cani: con lʼaria molto
più sveglia di lui. Cʼè poi una donna, anche lei con una coppia di cani, che blandisce e rimprovera come bimbetti.
Unʼaltra signora, oltre a interloquire con la sua cagnolina,
la agghinda con fiocchi e merletti. Cʼè ancora un ragazzo,
dagli occhi grigio-azzurri e dallo sguardo smarrito, che porta in giro dei cagnolini a fare i bisogni, ma su commissione. Questo ragazzo, a parte i cani a noleggio, è sempre solo. Oppure è avvicinato da qualche coetaneo che, spesso,
lo prende in giro. Penso che non sia giusto. Penso che noi
del quartiere, dovremmo in un certo qual modo adottarlo.
Offrendogli magari un dolcetto. O almeno un sorriso. E dicendogli: - Ciao, come stai?
Maria DʼAsaro
ANTIBUDDACI di Dino Calderone
Progetti senza sviluppo
MESSINA. Recentemente si è tenuta a Messina
una riunione promossa da molte sigle
(Confindustria, Confcommercio, Cna, Confesercenti, Confapi,
Confagricoltura, Legacoop, Confcooperative, Agci,
Casartigiani, Claai, Unicoop, Cgil, Cisl, Uil, Ugl) per stimolare
il rilancio dellʼeconomia locale (ne ho scritto nel numero
scorso). Durante lʼincontro si sono udite analisi e proposte
molto interessanti, fra cui lʼaccorata denuncia di chi ha
sottolineato come nella nostra provincia manchi del tutto una
visione integrata dei problemi e delle risorse del territorio per
cui i diversi settori (turismo, agricoltura, artigianato etc)
procedono ognuno in maniera indipendente. Una
constatazione amara, resa ancor più dolorosa dal fatto che
ormai da diversi anni si parla sia nelle politiche regionali che
nei documenti comunitari con insistenza di sviluppo locale.
Dopo tante occasioni ed iniziative progettuali a livello
territoriale qualcuno dovrebbe dire come mai si è arrivati a un
punto così fallimentare. Evidentemente la combinazione fra
risorse umane, naturali, infrastrutture, identità territoriale, non
ha funzionato. Cosa è venuto a mancare per la valorizzazione
di questi elementi? In queste condizioni come si può pensare
che il sistema locale possa riuscire a competere in un
mercato sempre più globale? La domanda non è oziosa
anche perchè dalla risposta dipenderà la possibilità di uno
spazio futuro “messinese” nellʼattuale fase di globalizzazione.
A meno che non si dica che non è possibile parlare di sviluppo
locale perché le decisioni sono prese in sedi lontane e non
controllabili. Sarebbe solo lʼennesimo tentativo di scaricare su
altri le proprie responsabilità.
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Centonove numero 14-2012