TYCHE
[Τύχη]
n.04
www.tychemagazine.it
Agosto 2015 / 2
Salvatore Lattanzi
TYCHE
‹‹Vi suggerisco di soffermarvi su quel
quadrato esterno rosso, in una direzione
volutamente esclamativa. Perché?
Quelli siamo noi della redazione TYCHE
alla costante ricerca di notizie capaci di
generare vivacità nei sensi››.
TYCHE
[Τύχη]
S
crivevo così nel pezzo di apertura del nostro magazine, nel tentativo di
spiegare il significato della nostra missione. Una specie di polo di energia
sotto la scritta TYCHE, quel termine che è nella mitologia greca la divinità della
fortuna. Ecco, quel quadrato rosso che oggi vedete emergere in prima pagina non
è una sorta di "Gratta e vinci" ma è la concreta convinzione che solo il pensiero,
il ragionamento, l'entusiasmo, i desideri, la creatività, il cuore che si emoziona
e, perché no, la legittima ambizione, possono sconfiggere la palude dell'indifferenza, del “tira a campare”. Raccontiamo storie e pensieri di chi ce l'ha fatta e
di chi ce la vuole fare. Raccontiamo di come è bello il nostro territorio ma anche
di chi va fuori da questi confini e continua a provarci. Raccontiamo di eccellenze
e di tendenze. Insomma cerchiamo di intercettare tutto ciò che determina un
movimento, un'onda, un sussulto. TYCHE è per noi l'identificazione della fortuna
più grande che ognuno di noi può incontrare. L'opportunità.
Kruger Agostinelli
Direttore responsabile
Un concorso fotografico
per ricercare l’identità
dei luoghi
C
i sono spazi dimenticati che sono
carichi di storia. La loro identità
può essere però recuperata, trasformata e
può acquisire diversi significati in relazione a nuovi flussi ed alla vita stessa della
città e di chi la abita. Spazi che hanno ormai perso il loro profondo valore a causa di logiche e comportamenti sbagliati,
o che al contrario, si sono trasformati ed
hanno preso un ruolo importante ed un
forte valore sociale all’interno del contesto urbano, diventando a volte punti di
riferimento della città stessa. Con questi
spunti di riflessione parte il concorso fotografico dell’associazione Gam, Giovani
Architetti Macerata, pensato in occasione
della prima edizione del Festival del Cinema di Civitanova (e in collaborazione
con Fotoemmegi). Il titolo, Metaspazi.
Chi vorrà potrà inviare immagini con par-
ti di città, luoghi, edifici e tutto ciò che
essi contengono e raccontano.
In questa avventura partecipa anche Tyche Magazine, che raggruppa gli scatti
ricevuti nel suo sito e premierà le foto
più belle, selezionate da una giuria, inserendole nella sua edizione cartacea. Tutte
le immagini parteciperanno ad una mostra fotografica che racconterà il valore e
l’identità dei luoghi. Per saperne di più:
www.giovaniarchitettimacerata.it
Perché, come scriveva George Perec nel
suo libro “Specie di Spazi”: ‹‹I miei spazi sono fragili: il tempo li consumerà, li
distruggerà: niente somiglierà più a quel
che era, i miei ricordi mi tradiranno, l’oblio si infiltrerà nella mia memoria, guarderò senza riconoscerle alcune foto ingiallite dal bordo tutto strappato. Non ci
sarà più la scritta in lettere di porcellana
EDITORE
Tyche magazine
bianca incollate ad arco sulla vetrina del
piccolo caffè di rue Coquillere: “Qui si
consulta l’elenco telefonico” e “spuntini
a tutte le ore”. Come la sabbia scorre tra
le dita, così fonde lo spazio. Il tempo lo
porta via con sé e non me ne lascia che
brandelli informi››.
REDAZIONE
Emanuele Pagnanini
PROGETTO GRAFICO
Marco Amato
Carla Latini
DIRETTORE GENERALE
Salvatore Lattanzi
www.tychemagazine.it
AMMINISTRATORE
Domenico Sicolo
DIRETTORE RESPONSABILE
Kruger Agostinelli
Michele Mastrangelo
Federico De Marco
Andrea Pesaola
Lavinia Ilcau
STAFF TECNICO
Marco Marcoaldi
Oltre ogni più rosea e inaspettata
meta mi si presenta nuova linfa.
Oltre quel che avrei voluto, perché
di me alle volte, non odo che indegni
disegni. Conscio come senzatetto
che di vero in questo mondo un'unica cosa ci è data. Io mi stupisco.
Di stupore altrui.
Perché per mia natura, se anche volessi, non concepisco cosa di incomprensibile cela questo creato. E se
di risposta mi faccio artefice, forse
umano narcisismo si ribella. Ma di
mio, e di miei amici faccio ragione,
per poi convincer loro, come rassicurante guida, ciò che da capire rimane. Semplice concetto che si ripudia
a priori, mi trovo a dover far comprendere. Unico nostro scopo, come
grido disperato si propaga a nutrire
inconsapevole organismo, per noi
neanche percettibile. A nulla utili.
Per sempre vane, nostre convinzioni che di bello siamo capaci, perché
solo a noi è dato giudicare, come artefici di castelli di sabbia, in un deserto per noi carnefice. A noi, e solo
a noi, fu data intuizione per comprendere a pieno che di comprensione infine, non siamo degni. Tyche
da me proviene, e in me presto avrà
ritorno, perché se di cosa sono certo,
è che nulla mi sarà svelato, e nulla
in ultimo respiro non potrò spiegare.
Come nuvole o neve che di candore
non hanno fine, avrei potuto far mia
qualsiasi meta, e avvedute femmine
predissero che di tanto avrei potuto
far mio. Invece, come gladiatore che
in solo domani e libertà spera, mi
getto come sprovveduto, in battaglie
sanguinolente. Perché così noi facciamo. Così noi respiriamo, e così
noi doniamo sogni. Nel sangue; nel
disprezzo per cui potremmo esser lieti; come me, come quelli come me ci
gettiamo, con tutto il cuore in sogni
assopiti; in irragionevoli voli insensati. Perché anche malconci e derisi,
donne da noi soli, come vergini viste,
hanno sempre panni bianchi per detergere ferite. Anche se rassegnate,
unici esseri di tutto il creato, facciamo sentire artefici. Figli menomati o
uomini che nulla temono. Questo in
ogni cuore che di universo si nutre
noi siamo. Questo, e per questo vivremo. Vinti e mai sconfitti, di umano
cuore e infinito ci cibiamo. Questo, e
solo questo vorrò per sempre essere.
Come Tyche che non di beltà s’innamora, ma di cuore e coraggio come
famelica bestia si sazia.
Testata Giornalistica registrata
al Tribunale di Macerata
al n. 624 del 08.05.2015
30.000 copie
Tyche s.r.l.
Sede legale
Civitanova Marche
Corso Vittorio Emanuele n.2/4
Partita IVA 01877750438
Agosto 2015 / 3
“CHI FA IL MIO MESTIERE CREDE MOLTO
NELLA FORTUNA. SAPPIAMO BENE CHE LA NOSTRA POSSIBILITÀ D’INTERVENTO ARRIVA FINO
AD UN CERTO PUNTO. LA FORTUNA È IMPORTANTE MA UNA GROSSA PERCENTUALE NELLA
RIUSCITA DI QUALCOSA DIPENDE DA NOI.
CONTA ANCHE LA CAPACITÀ DI ATTREZZARSI
PER COMBATTERE LA MALASORTE. E BISOGNA
ESSERE PRONTI AD INTERCETTARE LA FORTUNA. MOLTE PERSONE SONO INVESTITE DA
UN’OCCASIONE E NON SE NE ACCORGONO”
INTERVISTA IN ESCLUSIVA
PEZZALI SI RACCONTA:
“ECCO COME DECOLLERÀ
L’ASTRONAVE MAX”
Kruger
Agostinelli
G
rande attività promozionale per
Max Pezzali pro “Astronave
Max”. In attesa del tour che esordirà proprio da Ancona, venerdì 25 settembre, in
una data organizzata da Tyche Eventi.
Lo raggiungiamo telefonicamente e trasformiamo un’intervista in una piacevole
chiacchierata.
Max, hai venduto otto milioni di dischi.
Ora il supporto è in estinzione e sta
diventando virtuale. Non pensi che la
mancanza fisica del disco possa essere
stato un danno notevole per la musica?
‹‹Credo che la poetica dell’acquisto dei
dischi e l’appagamento nell’avere l’oggetto fisico si siano un po’ persi già con
l’avvento del cd. Un supporto apparentemente comodo e pratico che però ha tolto
molto del piacere e del fascino di possedere musica. Oggi assistiamo alla tendenza a smaterializzare i contenuti. E’ capitato con la musica, adesso sta succedendo
con film e telefilm. Quando viene smaterializzato un contenuto artistico questo è
più facile da reperire sul mercato, ma così
il fruitore si disamora più facilmente del
contenuto stesso. Questo uso immateriale
porta ad un consumo superficiale, quasi compulsivo. Una canzone va per uno,
due, tre mesi e poi diventa vecchia. Non
c’è voglia di approfondire la conoscenza
di un artista ascoltando il suo album per
intero››.
Facciamo un’equazione musicale: Max Pezzali sta a Claudio
Cecchetto come
quelli di Amici
stanno alla De
Filippi. Cosa è
cambiato nella musica?
‹‹E’ cambiata l’equazione stessa. Cecchetto era ed è un produttore musicale che
si occupava e si occupa solo di musica.
Faceva televisione come dj e solamente
per quel tipo di programmi sulla musica.
Ora con il talent è diverso: un contenitore
televisivo molto importante diventa veicolo non solo di promozione ma anche
di produzione musicale. Si è spostato
l’asse, con la musica che è asservita alle
necessità di spettacolo della televisione.
Spesso la musica invece non è spettacolare perché è anche intima. Il processo più
importante nella musica, per me, è quando si scrivono le canzoni. Un’operazione
che è interiore. Questo lavoro non si può
raccontare in tv perché non è spettacolare. In televisione diventa necessariamente
più importante l’aspetto scenico, la gran
voce, i grandi sentimenti, ma difficilmente il processo creativo››.
C’è chi ti considera il cantore delle storie di provincia degli anni Ottanta e
Novanta. Ti ci senti?
‹‹Chi racconta qualcosa con delle canzoni racconta se stesso. C’è sempre una
componente autobiografica. Magari c’è
chi raccoglie qualcosa dalle storie degli altri, ma, almeno nel mio caso, parlo
spesso dell’ambiente che mi circonda. Ho
descritto gli anni Ottanta e Novanta seguendo il mio mondo, che era quello della
provincia e dei luoghi in cui sono nato e
cresciuto. E che continuo a vivere. Oggi,
visti i cambiamenti che ci sono stati nella mia naturale evoluzione biografica ed
anagrafica, credo sia normale che io parli
di cose diverse, ma che sono sempre parte
del mio vissuto››.
Inevitabile che ti chiediamo del nuovo
tour. Cosa ci puoi anticipare? Insomma, delle buone ragioni per acquistare
il biglietto.
‹‹La ragione principale è che deve piacerti quello che faccio. Chi ama, ha amato,
o semplicemente si è divertito con le mie
canzoni le troverà fondamentalmente tutte. Sono dell’idea che i tour non debbano
essere troppo incentrati sulle dinamiche
dell’ultimo album. Quando hai tanti anni
di carriera devi cantare quello che le persone vogliono sentirsi raccontare. Cioè,
in parte, la colonna sonora dei loro anni.
Cercheremo di farlo però con una nuova
veste grafica e scenografica, prendendo
dall’ultimo album il pretesto dell’idea
dell’astronave. Il tema spazio è sempre
divertente da affrontare e lo faremo con
parti visive e grafiche di effetto››.
Max Pezzali ad Ancona, venerdì 25 agosto 2015 ore 21,30 al PalaRossini. Infoline 0733 817259 – Prevendite online
su TicketOne e Ciaotickets. Per maggiori informazioni sul concerto di Max
Pezzali ad Ancona consulta il nostro sito
degli eventi.
intervista completa su tychemagazine.it
Agosto 2015 / 4
PICCOLA
E SICURA:
SI ACCENDE
IL MOTORE
DELL’AUTO
UNICAM
La Belumbury Dany M1
è frutto della collaborazione
tra impresa e Università
Emanuele
Pagnanini
Michele
Mastrangelo
É
uno degli esempi, purtroppo ancora troppo rari, di collaborazione tra
Università ed impresa. Inoltre dimostra,
qualora ce ne fosse bisogno, di come la ricerca universitaria abbia applicazioni immediate e concrete, in grado di produrre
profitti. Parliamo del connubio tra la Scuola di Scienze e Tecnologie dell’Università
di Camerino e l’azienda automobilistica
Belumbury spa, guidata dall’imprenditore Stefano Maccagnani. Già realizzata la
Belumbury Dany, un quadriciclo pesante
(in pratica, uno scooter a quattro ruote)
che è già in strada, soprattutto in Cina e
nel mercato est-europeo. Adesso è stato
lanciato un nuovo prototipo, la Belumbury Dany M1, una city car a quattro posti
adatta anche
al percorso
extraurbano.
Un’auto elettrica che è stata presentata a Camerino
in occasione del convegno “Università +
impresa, un binomio vincente” e riproposta a Futura Festival a Civitanova. La particolarità è nella sicurezza passiva. Con
una “cellula di sopravvivenza” ispirata
ai prototipi delle auto da corsa. Il progetto, diretto dal professor Roberto Giambò
della sezione di Matematica della Scuola
di Scienze e Tecnologie, è stato realizzato grazie alla preziosa collaborazione tra
il gruppo di ricerca di Unicam “Metodi
e Modelli matematici per l’industria”, la
Picchio spa, partner scientifico di Unicam
per il settore automotive, e un gruppo di
ricerca dell’Università di Bologna guidato
dal prof. Claudio Rossi. Il gruppo di ricercatori di Unicam è formato dai professori
Fabio Giannoni e Maria Letizia Corradini e i dottori di ricerca Simonetta Boria, Andrea Cristofaro e Silvia Pettinari.
Proprio Simonetta Boria spiega il lavoro
fatto. ‹‹Parliamo di una M1, quindi un’auto a tutti gli effetti – dice – è un upgrade del quadriciclo pesante già realizzato
dalla Belumbury. Ci siamo concentrati
Quando
gli architetti
del domani
ridisegnano la
città del futuro
“
Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro
mura. D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che
dà a una tua domanda”.
Italo Calvino, Le città invisibili.
“NON VOGLIONO ESSERE RISPOSTE ALLE PROBLEMATICHE DELLA CITTÀ, MA PROPOSTE CHE PROVANO A FORMALIZZARE E RIFORMULARE DOMANDE DI SVILUPPO”
Le città nascono, crescono e magari muoiono, se snaturate delle loro funzioni.
Sorgono industrie e porti e si animano di
vita. Si spostano servizi ed esigenze e la
natura riprende a crescere sui muri di cattedrali nel deserto, con le città che pian
piano crollano. Del resto l’urbanistica,
intesa come disciplina di studio, non è
materia che ci siamo inventati dall’oggi al
domani. L’uomo sente da tempo l’esigenza di creare ordine all’interno dello spazio
vissuto. Progettando una pianificazione.
In questa disciplina la differenza la fanno
le idee. E molto spesso la freschezza dei
giovani può apportare quella ventata in
più, che fa la differenza. Freschezza giovanile che nasconde una comprensibile
inesperienza, che può sedarsi se viene accompagnata da maestri esperti. Come nel
caso che vi proponiamo, che il corso di
Scienze dell’Architettura del Sad (Scuola
sulla sicurezza dell’auto elettrica. Quindi l’attività di ricerca ha tenuto conto di
aspetti telaistici ma anche di performance
di guidabilità. Nell’anteriore del veicolo
non c’è il gruppo motore, abbiamo guadagnato spazio ed aggiunto componenti per
una struttura destinata all’assorbimento
dell’energia cinetica dopo un impatto. In
pratica una cellula di sopravvivenza. Lavorando con imprenditori, si mette in pratica ciò che è teorico››.
approfondimento su tychemagazine.it
di Architettura e Design sede dell’Università di Camerino) di Ascoli Piceno ha
concretizzato con un interessante lavoro,
confluito nel laboratorio pre-laurea di
questo 2015. Ai laureandi è stato infatti
chiesto di stilare progetti su di un unico
campo di studio. La città di Civitanova.
Ne sono venute fuori ben 110 idee, che gli
studenti hanno redatto dividendosi in aree
specifiche, con punti e spunti davvero
interessanti per disegnare (e ridisegnare)
una città. Gli elaborati a settembre saranno messi in mostra a Civitanova, per far
guardare agli abitanti, con occhi diversi,
la loro città del futuro.
Progetti che come ha detto Massimo Perriccioli, coordinatore del corso di laurea,
‹‹non vogliono essere risposte alle problematiche della città, ma proposte che
provano a formalizzare e riformulare
domande di sviluppo››. Insomma, dagli
architetti di domani idee per il futuro di
una città. Ah, dimenticavamo di dirvi il
nome dell’iniziativa. “Civitanovissima”.
Azzeccato.
approfondimento su tychemagazine.it
Agosto 2015 / 5
Michele Mastrangelo
Bracalente:
“Cari colleghi,
puntiamo sul
Made in Italy”
N
metri quadri dedicato al retail,
con gli articoli top››. Soluzioni
avvicinate ad una ‹‹campagna
di comunicazione importante per far conoscere ancora di
più il marchio››, supportate dal
nuovo ufficio interno con uno
staff multilingua, per dar man
forte agli agenti esteri. Ecco il
progetto di espansione imprenditoriale per coprire in maniera capillare
l’Europa. Estero, ma anche Italia e territorio. Due le importanti azioni su cui
passare l’evidenziatore durante la conferenza stampa, a rimarcare l’importanza
del luogo di provenienza: l’ampliamento
della sede di Monte San Pietrangeli, con
un progetto in cantiere, e il corso di operatore della calzatura, voluto e finanziato
dalla NeroGiardini e gestito dal Centro di
formazione professionale “Artigianelli-Don Ricci” di Fermo. Collaborazione
che dura ormai da
cinque anni. ‹‹Di
questa
alleanza
scuola-lavoro hanno
giovato 22 ragazzi,
assunti nelle aziende del gruppo NeroGiardini – ha commentato padre Sante
Pessot – ragazzi che
venivano da un fallimento scolastico o
da situazioni difficili
e che hanno acquisito competenze, abilità e conoscenze››.
NEROGIARDINI, IL 2015
PARTE COL SORRISO:
“L’EXPORT FUNZIONA”
Michele
Mastrangelo
‹‹
Oggi è importante capire le esigenze
dei mercati e le giuste soluzioni. Per
penetrare in un sistema globale, in cui la
competizione si fa tra colossi, bisogna essere preparati››. E’ questo il cuore della
strategia di Enrico Bracalente, che punta
deciso all’internazionalizzazione conscio delle qualità del brand. E del potere
di quel significativo tricolore stampato o
ricamato sui diversi prodotti. Perché quel
“L’OBIETTIVO È RADDOPPIARE IL FATTURATO
SULLE CALZATURE, CHE RAPPRESENTANO
IL NOSTRO CORE BUSINESS”
Made in Italy è capace di sventolare in
alto. Premiando le esportazioni. Amministratore unico della Bag spa, proprietaria
del marchio NeroGiardini, Bracalente ha
incontrato recentemente la stampa per
illustrare i dati (positivi) del bilancio del
primo semestre 2015. Al suo fianco, nel
quartier generale di Monte San Pietrangeli, i figli Alessandro e Gloria. Presente e
futuro di un’azienda che non rinuncia alle
sue radici marchigiane. Anzi, le valorizza
e le vuole far crescere. Tanto che è pronta
a ‹‹continuare ad investire per non rima-
nere indietro›› e a farsi conoscere ancora
di più fuori le mura del Bel Paese. ‹‹Se da
due anni i mercati esteri rappresentano il
20% del fatturato – ha osservato Enrico
Bracalente – l’obiettivo è arrivare al 50%,
raddoppiando il fatturato sulle calzature,
nostro core business››. Obiettivo ‹‹ambizioso ma realizzabile››, messo a calendario.
Partiamo dai dati. NeroGiardini ha chiuso il primo semestre del 2015 con ricavi
pari a 103,7 milioni di euro, in crescita
del 5% rispetto al corrispondente periodo
2014 (un anno fa il fatturato maturato da
gennaio a giugno era di 98,8 milioni). Il
mercato interno è, discorso generale, in
sofferenza, ‹‹ma ci siamo rimboccati le
maniche con nuove strategie – il punto
di Bracalente – abbiamo aperto shop in
shop nella grande distribuzione, creando
spazi con la nostra immagine. Una sinergia davvero importante con le catene››.
Un occhio qui in Italia, un altro all’estero, in Belgio, Russia, Spagna, Portogallo,
Francia, Paesi Bassi e Germania. Ogni
mercato è diverso dall’altro e ‹‹le varie
esigenze devono trovare risposte: come
in Belgio, dove abbiamo creato un’agenzia di rappresentanza che copre l’intera
area del Benelux, o in Russia dove sarà
presto operativo un magazzino di mille
eroGiardini
punta
forte
sull’Export ma non dimentica
il valore del Made in Italy. Lo spiega
a Tyche Magazine lo stesso Enrico
Bracalente: del resto il brand del Bel
Paese ‹‹ha sempre più valore e noi
vogliamo rimanere a produrre in Italia››. ‹‹Il vero, reale valore del Made
in Italy negli ultimi quindici anni è
stato sicuramente sminuito, ma oggi
sta riprendendo alla grande – ha detto Bracalente a Tyche Magazine -:
tutti a livello mondiale richiedono il
nostro Tricolore. Noi abbiamo fatto
una scelta lungimirante nella produzione alla fine degli anni Novanta e
ciò ci permette di guardare al dopo
crisi con ottimismo. Io cerco e cercherò con tutti i mezzi a continuare
a produrre in Italia, valorizzando
questo nostro brand››. Un appello
allora a tutti i colleghi imprenditori:
‹‹Bisogna proseguire con il Made in
Italy, bisogna crederci. E’ un grande
marchio, non a caso il terzo a livello mondiale. Non è vero che non è
apprezzato. Anzi. Lo vediamo con la
Ferrari. In tutti gli autodromi c’è un
bagno di folla ad accoglierla. La dice
lunga››. Ce la possiamo fare? ‹‹Sì,
ne sono molto convinto. Dobbiamo
solo far capire ai nostri politici che
l’Italia è un Paese che potrebbe essere il numero uno al mondo se amministrato in maniera diversa. Come
un’azienda privata, bisogna fare economie di scala, razionalizzare i costi.
E bisogna dare risposte alla richiesta
di servizi, supportando i cittadini››.
video intervista su tychemagazine.it
Agosto 2015 / 6
OPERA NOVA
DELLA MARCA,
A CHEF TYCHE
UNA SINFONIA
DI AROMI
Nell’Olimpo di Tripadvisor,
propone la tradizione marchigiana con una marcia in più:
l’orto di erbe aromatiche
Kruger
Agostinelli
Michele
Mastrangelo
O
pera Nova della Marca è da diversi
anni nell’Olimpo dei ristoranti preferiti di Ancona su Tripadvisor. In mezzo
all’incantevole verde, Mauro Castellani,
proprietario e sommelier, propone la cucina dello chef Alessandro Paoletti. La
magia delle loro proposte gastronomiche
è in linea con la tradizione marchigiana,
ma con un arma in più. Quella ricchezza
di aromi dell’orto che la famiglia Castellani cura con comprensibile orgoglio dagli anni Novanta.
TRA LE REGOLE DEL RISTORANTE C’È QUELLA
DELLA STAGIONALITÀ, CON MENU CHE VENGONO
STAMPATI DI CONTINUO
Entriamo all’Opera Nova della Marca.
Dovete tenere sempre a mente che sono
due gli imperativi nella proposta. Intanto
qui la regola è stagionalità, con menu che
vengono stampati di continuo. Si privilegia la freschezza. Secondo dettame delle
pietanze, la presenza (più o meno velata)
di erbe aromatiche per giocare con i sapori, camuffarli, sorprenderli, esaltarli. Ah,
menzione speciale va all’attenzione alle
materie prime a km 0, che Mauro sceglie
accuratamente. Ve l’abbiamo detto, ma
ve lo ripetiamo ancora. Le erbe aromati-
che sono prese
direttamente
dall’orticello del locale.
Fateci
una
capatina verso
giugno,
per rimanere
inebriati dai
suoi profumi
e colori. Sediamoci. Come antipasto partiamo con un pane carasau leggerissimo,
adagiato in sfoglie su di una mousse al
formaggio fresco e paccasassi. La cosa
che sorprende è l’acidità dei paccasassi,
la loro asprezza che si nasconde bene nella crema, per venir spruzzata fuori quando si amalgama in bocca. Iniziamo già a
goderci l’intreccio delle erbe aromatiche,
che nel secondo antipasto si manifestano
nella menta piperita. E un flan di zucchine
arriva sul tavolo con crema di parmigiano
e menta. Spumoso. La forchetta, quando
sfiora le foglie che adagiamo sul piatto,
sprigiona freschezza. E’ sapore d’estate. Quindi subito un tris di primi, dove
ancora chef Paoletti disputa un incontro
con le erbe aromatiche. Il via con ravioli
di ricotta con pesto di rucola, goletta e pomodorini gratinati. Un gusto deciso, con il
pomodorino che diventa sapore nel sapore. Una perla. Ritroviamo il paccasasso (e
lo rivedremo… al dolce!) in connubio con la
salsiccia, a fare un gran
sugo per dei bei ciavattoni all’uovo. Mauro
ci spiega che è uno
dei suoi piatti classici.
Imitato ma inimitabile. E quindi un risotto zenzero e melissa.
Fresco, con lo zenzero
che ci “smacchia”, lasciando il palato libero
per i secondi. Ci piace.
Eccome. Altro tris nei
secondi. Un saporitissimo filetto in crosta
con salsa di cottura e
un petto d’anatra con riduzione di Rosso
Conero e crema di piselli, con la crema
che lima benissimo il sapore forte dell’anatra. Arriva sul tavolo un coniglio disossato cotto a bassa temperatura con timo
e olive Taggiasche. Lo troviamo stupendo. Sapore di domenica, di pranzo della
famiglia. Turisti in cerca di ricordi “di
una volta”: provatelo. Chiudiamo con un
ultimo tris, di dolci. Colpisce il semifred-
do con paccasassi (il sapore aspro arriva
al cuore, aspettate qualche secondo che
si sciolga in bocca) e il semifreddo con
limone, menta e crema di liquirizia. Una
ventata finale.
Concludiamo con una millefoglie di limone e frutta fresca, dove la crema è superlativa.
approfondimento su tychemagazine.it
Agosto 2015 / 7
“LA FORTUNA PREMIA GLI AUDACI, È CIECA E
A CHI TOCCA NUN SE ‘NGRUGNA. PERÒ TUTTO
QUESTO È AFFASCINANTE. C’È CHI SI DANNA PER
ARRIVARE AD UN RISULTATO E POI NON CI ARRIVA
MAI, CHI CI ARRIVA ALL’ULTIMO, CHI NEL MOMENTO PIÙ INASPETTATO. E C’È CHI INVECE CON
IL MINIMO SFORZO FA JACKPOT. È IL FASCINO DI
QUELLO CHE VIENE CHIAMATO TYCHE”
Kruger
Agostinelli
IL SOGNO DI CHEF RUBIO?
ROCK STAR PER UNA NOTTE
“Unti e Bisunti”, il programma in onda su DMAX arriva
alla terza edizione. E una puntata sarà dedicata alle Marche
Kruger
Agostinelli
F
u mio figlio a segnalarmi Chef Rubio, un personaggio ad alto gradimento televisivo che si è imposto grazie
ad un pubblico giovane ed alternativo sul
canale DMAX. Non ho avuto tempo per
contestare la sua scelta, mi sono ritrovato
subito anche io nel club della “Rubiomania”. Simpatico, diretto, quasi un fumetto
di quelli belli ed eroici che si materializza. Del resto i numeri dei social parlano
chiaro sulla sua reale efficacia: 380mila
followers su Facebook, 60mila su Twitter
e oltre 50mila su Instagram. Insomma,
un personaggio non creato dalla rete ma
spontaneamente molto amato dal web.
Che sarà in prima tv esclusiva su DMAX
dall’8 settembre, ogni martedì alle 21.10
con “Unti e Bisunti”. Un’esplorazione
gastronomica che lo vedrà questa volta anche protagonista nelle Marche. Lo
intercettiamo telefonicamente per una
di quelle interviste che inevitabilmente
scivola nella piacevole chiacchierata fra
amici.
Con “Unti e Bisunti” sei venuto nelle
Marche. Siamo curiosi di avere delle
tue impressioni. E meglio ancora se hai
dei ricordi particolari della nostra terra e della nostra gente.
‹‹Non posso anticipare nulla della puntata
ma posso dirvi che dal mare alla pianura, dalle colline alle montagne, le Marche
ci hanno regalato un sacco di piatti di cui
DA OTTOBRE
IL VENERDÌ LIVE È
parlare. Abbiamo provato a fare un quadro a tutto tondo del panorama marchigiano, che parte dal crudo e dal bollito per
arrivare all’arrosto e al fritto, cercando di
essere il più possibile esaustivi nel raccontare un popolo e una terra interessante per la varietà offerta. Se ti dico che mi
piace rischio di essere un ruffiano ma non
è così. Siete una regione completa, avete
tutto››.
Apprezzato nel rugby, chef vincente.
Se ci fosse un sogno da realizzare quale sceglieresti? Protagonista in un film,
cantante in una band di hard rock, dentro un’astronave verso Kepler 452b, il
pianeta della nuova galassia che assomiglia alla Terra… Oppure scegli tu!
‹‹Fare fotografie, recitazione o scrivere
sono caratteristiche che posso coltivare
e che sto coltivando. Sono assolutamente
nelle mie corde. Magari cantare una canzone non più sotto la doccia ma di fronte
a 100mila persone è un’altra cosa. Quindi
direi che vorrei essere una rock star d’altri
tempi››.
Noi di Tyche ci stiamo impegnando per
diventare influenti nei concerti quindi
ti facciamo esibire noi!
‹‹Beh allora vi chiedo di costruirmi una
macchina del tempo, così mi portate a
vedere Bob Marley o Freddie Mercury a
Wembley. Mi raccomando, ricordati pure
gli Ac/Dc in Australia››.
Che piatto ti viene in mente da dedicarci e che dedicheresti a questa comunità di Tyche ?
‹‹Non ho dubbi, vi preparerei una ricetta
orientale. Un biscotto della fortuna fatto
magari in casa, con una cialda doc a sorpresa al posto del bigliettino. In base al
gusto del lettore››.
intervista completa su tychemagazine.it
ARTISTI
INTERNAZIONALI,
NAZIONALI,
E TUTTO QUELLO
CHE FA SPETTACOLO
Agosto 2015 / 8
CORINALDO,
LE MURA CHE
RESPIRANO
STORIA
Bandiera Arancione e tra
i Borghi più Belli d'Italia,
è una località carica
di leggende e tradizioni
Emanuele
Pagnanini
A
ntico colore del tempo. È la definizione che accoglie il visitatore
sulla strada per Corinaldo. Nel gioiello incastonato tra il Cesano e il Misa, nell'entroterra di Senigallia, Bandiera Arancione
e tra i Borghi più Belli d'Italia, il tempo
non solo ha un colore ma respira. Lo fa attraverso i mattoni dell'ex Convento degli
E ALLORA COS’È TYCHE, LA FORTUNA,
PER IL SINDACO MATTEO PRINCIPI?
“AMMINISTRARE UN PAESE COSÌ BELLO.
PERCHÉ LA BELLEZZA È QUALITÀ DELLA VITA”
Agostiniani, oggi hotel Giglio. Qui, narra
la leggenda, in una cella dei cunicoli che
caratterizzano il sottosuolo di Corinaldo,
fu imprigionato il
“Cilicchione”, personaggio
mitologico
che, ancora oggi, si aggira tra quelle grotte. Il segno della sua presenza è un sospiro. È una delle tante leggende custodite
tra le mura di Corinaldo, quasi un chilometro tra porte e torri, le meglio conservate delle Marche. Insieme a tanta storia.
Ad illustrarla, Paolo Pirani, da trent'anni
dirigente dell'ufficio Cultura, poco meno
dell'età del sindaco Matteo Principi. Corinaldo, nel 2007, è stato eletto Borgo più
Bello d'Italia in senso assoluto. Ha quindi conquistato il Premio Eden (acronimo
per Destinazioni Europee d'Eccellenza).
Proprio quest'anno, ad aprile, ha ospita-
www.ty c hema ga z in e. it
TYCHE LIVE, OVVERO QUANDO UNA REDAZIONE PRENDE VITA
TRASFORMANDOSI IN UN PALCO.
SEGUICI SUL NOSTRO SITO!
to l'Assemblea dell'associazione Borghi
più Belli d'Italia. Attestati che fanno bella
mostra di sé nell'ufficio “ovale” del primo cittadino. Ovale come un'altra famosa
stanza. ‹‹Ma è quella della Casa Bianca
che è ovale come questa, secondo i corinaldesi›› spiega Paolo Pirani. Il segreto di Corinaldo è nei suoi abitanti. ‹‹La
conservazione dei nostri edifici deriva dal
loro amore – dice il sindaco Principi – le
restrizioni urbanistiche ed architettoniche
non sono viste come antipatiche imposizioni. Una “città palcoscenico” in cui i
corinaldesi sono i protagonisti e i turisti
affascinati spettatori››. Il teatro Goldoni, la casa natale di Santa Maria Goretti, palazzi seicentesci e settecenteschi. E
poi quelle mura, con le porte e i bastioni
come la pentagonale Torre dello Sperone
attribuita a Francesco di Giorgio Martini.
Questa è terra di Verdicchio ma anche del
suino di Frattula e dei suoi insaccati, di
olio e di pane.
approfondimento su tychemagazine.it
Agosto 2015 / 9
“QUANDO PENSO ALLA FORTUNA, PENSO ALLE
OPPORTUNITÀ, ANCHE INASPETTATE, CHE CI SI
POSSONO PRESENTARE DAVANTI. POI STA A NOI
AVERE IL CORAGGIO DI SEGUIRLE. PERÒ, NON SI
PUÒ BASARE TUTTO SOLO SULLA FORTUNA, CHE
PER DEFINIZIONE ACCADE RARAMENTE,
MA BISOGNA AVERE METODO”
FRANCESCO TOMBESI: DALLA NASA
REALTÀ “MOLTO PIÙ AFFASCINANTI
DI UN FILM DI FANTASCIENZA”
Michele
Mastrangelo
K
epler 452b è un nome davvero
brutto. Impersonale. Però la recente scoperta di questo pianeta, gemello
della Terra, ci fa sgranare gli occhi. Stropicciarli con le mani. Ricordi di film di
fantascienza hollywoodiani, di Star Trek
e di ET. Battiti forti sdraiati in un prato
ad osservare gli astri sopra la testa. Sensazioni ed emozioni, certo distanti migliaia
d’anni luce. Poco importa, la fantasia corre grazie a Kepler 452b, quasi a dimenticarsi di questo brutto nome. A Tyche
Magazine vogliamo allargare l’orizzonte, trasportandoci oltre l’atmosfera. Lo
facciamo parlando con una delle giovani
menti più brillanti del panorama internazionale, l’astrofisico Francesco Tombesi.
Un intelletto cresciuto scrutando il cielo
marchigiano. Nato 33 anni fa a Recanati,
ha vissuto fino a 19 anni a Montecassiano (Sambucheto), nel Maceratese, prima
di partire per l’Università di Bologna. Ha
seguito la triennale in Astronomia, poi
la specialistica in Astrofisica e Cosmologia quindi il dottorato con il massimo
dei voti. Attualmente è astrofisico al Nasa
Goddard Space Flight Center e assistant
research scientist all’Università del Maryland. Dal 2010 vive a Washington DC,
capitale degli Stati Uniti. E’ recentemente
finito sulla copertina di Nature, la più autorevole rivista scientifica
mondiale, con uno studio
sui buchi neri. Conosciamolo meglio insieme.
E’ stato scoperto recentemente un nuovo pianeta, Kepler 452b, rinominato “Gemello della
Terra”. Cosa cambia nel
nostro mondo?
‹‹Fino a circa quindici
anni fa non si conosceva
nessun pianeta all’esterno
del sistema solare. Oggi,
con nuovi strumenti,
nuove tecniche osservative ed in particolare con
investimenti in ricerca
molto grandi delle agenzie spaziali, ne
conosciamo diverse migliaia. E il numero sta aumentando in modo esponenziale. Per adesso però solo una manciata di
questi pianeti sono simili alla terra, ma
la recente scoperta di Kepler 452b ci ha
mostrato per la prima volta l’esistenza di
un pianeta praticamente uguale al nostro
a circa mille anni luce da noi. Questo è
fantastico, perché pianeti di questo tipo
hanno una grande probabilità di ospitare
vita! Ancora non si conoscono le condizioni sulla superficie di questo pianeta,
ma adesso sappiamo dove cercare. E con
i nuovi osservatori che si stanno costruendo nel mondo, la scoperta della vita in un
altro pianeta è una realtà sempre più vicina. Confido che entro dieci o venti anni
avremo delle belle sorprese››.
Ricerca. Parlare di astrofisica in Italia
sembra cosa ardua. Ma quanto è dura
fare ricerca nel Bel Paese? Lei pensa di
ritornare?
‹‹Ci sono molti problemi per fare ricerca
in Italia. In particolare, penso alla mancanza cronica di fondi (siamo ben al di
sotto della media europea), la lentezza e
complessità della burocrazia, la poca trasparenza nelle assunzioni e in generale
un sentimento di sfiducia verso la scienza, come se fosse un gioco inutile e fine
a se stesso. Valorizzare, trattenere ed attrarre giovani talenti dovrebbe essere uno
degli obiettivi principali. Purtroppo non
vedo grandi cambiamenti all’orizzonte. Il
motore di questo cambiamento dovrebbe
essere una politica più attiva su queste
tematiche. Non ho mai interrotto le mie
collaborazioni con scienziati italiani. Le
mie intenzioni iniziali erano di andare
negli Stati Uniti per un’esperienza di alcuni anni per poi tornare. Vedremo se ce
ne saranno le condizioni. Per il resto amo
l’Italia, cerco di tornare almeno due volte
all’anno sia per vedere la mia famiglia, i
miei amici ma anche per le vacanze››.
Chi ama la fantascienza si disillude dalle scoperte che vengono fatte? C’è il rischio che quello che vediamo al cinema
diventerà realtà?
‹‹A volte la fantascienza può essere premonitrice o anche guida ed ispirazione
di nuove scoperte scientifiche e nuovi
avanzamenti tecnologici. Negli ultimi
mesi abbiamo potuto assistere in diretta
all’atterraggio della famosa sonda Philae
su di una cometa, qualche settimana fa
una sonda Nasa chiamata New Horizons
è passata vicinissimo a Plutone dandoci
delle bellissime foto in diretta, ed adesso si sta muovendo verso i confini del
sistema solare. Come dicevamo prima,
un pianeta molto simile alla terra è stato
scoperto. E molto altro. Spesso penso che
la realtà e il periodo storico che stiamo
vivendo possono anche essere molto più
affascinanti di un film di fantascienza››.
Le Marche sono una fucina di talenti.
Un pregio e un difetto dei marchigiani.
‹‹Sì, le Marche, pur essendo una regione relativamente piccola, riescono a far
crescere un grande numero di talenti nei
settori più disparati. Penso che questo sia
almeno in parte dovuto alle buone scuole
ed anche al ricco retaggio storico e culturale, stimoli per la creatività. Un difetto
dei marchigiani può essere che a volte,
venendo da realtà piccole, non si sentano
all’altezza di competere a livello nazionale o internazionale, anche quando hanno
tutte le capacità per essere vincenti››.
intervista completa su tychemagazine.it
‹‹Mi vuoi sposare?››
Marco Santini
va oltre
la sviolinata
approfondimento su tychemagazine.it
Agosto 2015 / 10
IL JAMBOREE MERITA
LA PATENTE
DI FESTIVAL
INTERNAZIONALE
Kruger
Agostinelli
S
ummer Jamboree in attesa di diventare maggiorenne? No perché, come
in America, al suo 16° anno merita già la
patente, avendo dimostrato di saper guidare una macchina che continua a piacere. Sapete cosa convince di più? E’ la sua
autorevolezza nel sapersi presentare come
un festival che nasce da un territorio bello
come quello di Senigallia, ripulito però da
qualunque vizio provinciale. C’è il senso
internazionale del sapersi proporre, si respira aria nuova e lo stesso pubblico è curioso e divertito, senza bisogno di “vizi”
da aggiungere. Lo sballo è nell’atmosfera.
Ad Angelo Di Liberto e Alessandro Piccinini, i due instancabili e gloriosi organizzatori, va dato il merito di aver saputo
mantenere il livello artistico sopra la media. Di quello che siamo riusciti a vede-
re, vogliamo sottolineare l’entusiasmante
performance di Ondrej Havelka and His
Melody Makers, senz’altro la novità più
brillante dell’intero cast. A cui vanno aggiunti, e non con spirito campanilistico, i
Cialtrontrio BigBanda. I numeri sono stati stratosferici: stimate, secondo il sindaco
di Senigallia Maurizio Mangialardi circa
400mila presenze nei 9 giorni del festival (più uno di anticipazioni). Tuttavia, a
rendere l’idea del livello raggiunto dalla
manifestazione, è stata una frase più che
un elenco di dati. ‹‹Non ho mai visto tanta gente felice tutta insieme. Girando ad
ogni angolo della città tutti hanno il sorriso in volto››. Parole pronunciate da Gary
US Bond, uno dei big che si sono esibiti
quest’anno.
foto e video su tychemagazine.it
Emanuele Pagnanini
Lacuna Coil al Mind,
l’energia live che batte
gli smartphone
I
Lacuna Coil hanno rappresentato l’epicentro del Mind Festival, la rassegna di
musica indipendente italiana ospitata a Montecosaro. Un'esibizione concentrata
(poco più di un’ora) in cui, tuttavia, la band milanese non si è risparmiata. Semmai
è stato il pubblico a concedersi pause per immortalare frammenti del concerto con
gli smartphone. Cristina Scabbia ed Andrea Ferro hanno aperto il live con “Trip the
Darkness”, classico brano di un'apertura metal come si deve: miccia corta per una
detonazione. Pian piano, gli occhi non sono più stati assorbiti dai touchscreen e le
mani hanno iniziato a battere come si deve. Con “Heaven's a lie”, il torpore dell'anestesia multimediale viene sconfitto, ora si salta. “Enjoy the silence”, e “Our truth”
chiudono degnamente l'esibizione. Memorabili, come sempre, gli scatti di Henry
Ruggeri, resi visibili sul sito della Virgin. Il progetto discografico Rezophonic ha poi
chiuso la terza edizione del Mind Festival.
foto originale di Henry Ruggeri
approfondimento su tychemagazine.it
Agosto 2015 / 11
“CIVITANOVA HA BISOGNO DI BRILLARE COME LE NOSTRE
PRODUZIONI E NOI NON CI TIREREMO INDIETRO”.
UN BELL'ESEMPIO DI LEGAME CON IL TERRITORIO
GLEAM BIJOUX, LUSSO
E INNOVAZIONE SOTTO
IL SEGNO DELLA CULTURA
Emanuele
Pagnanini
S
pecializzata nel lusso, come dice il
nome. La Gleam Bijoux di Diana
Zamfir produce accessori per calzature e
pelletteria, rendendo splendente ogni articolo. Altissima qualità che si esprime con
strauss e gioielli. Ma anche con la ricerca
e l’innovazione. L’azienda civitanovese,
per il secondo anno consecutivo, ha sponsorizzato Futura Festival, dopo aver legato il suo nome anche a Civitanova Danza.
Due grandi manifestazioni di livello internazionale. L’esempio di una produttiva
sinergia tra mondo dell’imprenditoria e
offerta culturale che va oltre la semplice
Civitanova Danza
A
brillare nell'edizione 2015 di Civitanova Danza è stata la stella di Alessandra
Ferri. Si è esibita in coppia con Herman Corejo tornando a partecipare al Festival
dopo 8 anni. Nel 2007, in un indimenticabile serata allo Sferisterio di Macerata, aveva
danzato insieme a Roberto Bolle. La manifestazione, che si è sviluppata dal 12 luglio
all'8 agosto, si è chiusa con il campus “Civitanova Danza per Domani” con oltre 200
partecipanti.
sponsorizzazione.
‹‹L'abbiamo fatto
per la città – spiega la titolare Diana
Zamfir – crediamo
in questi progetti.
Come ho già detto
in occasione della
presentazione del
Festival della Danza, il nostro prodotto si lega a ciò che è
espressione di un grande spettacolo artistico, perché proponiamo una moda di
lusso. Lo stesso dicasi per Futura che pure
spazia nella ricerca del bello. Una manifestazione che è un gioiello per la città,
un Bijoux, appunto››. Nonostante la crisi,
Futura Festival
Q
l'azienda riesce ad incrementare il suo fatturato soprattutto grazie alle esportazioni.
E, di conseguenza, riesce ad impegnarsi
per il territorio anche sostenendo iniziative come Civitanova Danza e Futura. Diana Zamfir spiega come l’azienda abbia
raggiunto la solidità. ‹‹All'estero il 100%
Made in Italy e molto ricercato. Rappresenta il nostro punto di forza perché puntiamo sull'altissima qualità. Ormai non c'è
più possibilità di fare un prodotto per il
segmento medio perché viene spazzato
via dal mercato attraverso una concorrenza sempre più agguerrita. Dal Made
in Italy, invece, deve venire una prodotto
bello, duraturo, facilmente identificabile e
difficilmente riproducibile. E' quello che
fa la Gleam Bijoux anche attraverso accessori su misura, con prototipi costruiti
in base alle richieste del cliente››. Così
ecco che si trovano “bijoux” ai piedi di
personaggi come Jennifer Lopez e tanti
altri Vip. La maggior parte delle aziende fornitrici si trova nelle Marche e comunque sempre in Italia (Veneto, Emilia,
Toscana). Non si bluffa sul 100% fatto in
Italia. E si mantengono posti di lavoro.
‹‹Questo per noi è un grande impegno –
conclude la bella Diana – ma anche la nostra missione. Continueremo nel sostegno
a questo tipo di iniziative, come Futura e
il festival internazionale della Danza. Civitanova ha bisogno di “brillare” come le
nostre produzioni e noi non ci tireremo
indietro››. Un bell’esempio di legame con
il territorio.
approfondimento su tychemagazine.it
uesti i numeri della terza edizione di Futura festival: 120 appuntamenti, 27 laboratori, 25 sponsor, 3 mostre e 70 ospiti. Otto giorni in cui si sono registrate circa
20mila presenze. Da incorniciare la serata con David Grossman ma anche quella con
Erri De Luca. In apertura, l'incontro con Vinicio Capossela. Ricca la sezione Cinema
con la partecipazione dei registi Matteo Garrone, Cristina Comencini e Giuseppe Piccioni.
Chimena Palmieri
Agosto 2015 / 12
Cin cin
F
FA CALDO
A ROMA?
Valentina
Capecci
Carla
Latini
E
cco una domanda che mi sento
rivolgere spesso in questo periodo quando torno in provincia: ‹‹Com’è
Roma, calda?›› E’ una domanda retorica,
naturalmente, tutti sanno che d’estate la
capitale è un forno. Infatti la mia risposta di solito è: ‹‹Te lo lascio immaginare››. Anche se non sono così sicura sia
realmente immaginabile. Perché non è
solo caldo, è la combinazione di quaranta
gradi, umidità, smog, polvere e sporcizia
a toglierti il respiro. E un conto è sudare
come gli umani in estate, un altro è zampillare da ogni poro come uno scolapasta.
Un conto è percorrere strade cittadine
sentendosi spossati, un altro è dover attraversare immensi slarghi infuocati boccheggiando e collassare. E non parliamo
dell’aria asfissiante, maleodorante e malsana che si concentra in un autobus o nei
vagoni di una metropolitana affollati fino
all’inverosimile, che Calcutta in confronto pare un’oasi di pace e serenità.
Tuttavia gli effetti di un clima equatoriale possono colpire gli spazi privati con
una virulenza ancora più disastrosa. Per
esempio al piccolo appartamento all’attico in cui vivo, quando riparto, per ragioni
di sicurezza stacco il contatore. Perciò,
quando torno, è come entrare in una macchina parcheggiata per settimane sotto
il sole a picco. I muri scottano e l’acqua
nello sciacquone, se non è evaporata, sta
bollendo. Le guarnizioni in gomma di
elettrodomestici e finestre si sono seccate, sbriciolandosi, e se un poetico raggio
filtrava tra le tende, sbiadite da anni, può
aver ustionato qualunque suppellettile su
cui si sia posato. Gli oggetti tenuti insieme
da una colla si sono scomposti nei pezzi
originari, perché a quelle temperature non
c’è Bostic o Loctite che non si sciolga e
c’è sempre il rischio che ti resti una maniglia in mano, o che una mensola crolli
all’improvviso. Il mercurio nel termometro per la febbre è salito fino a spaccarlo e
se ho lasciato in giro un rossetto si è liquefatto come il sangue di San Gennaro. Ora,
è ovvio che il primo gesto da compiere,
prima di perdere la lucidità e accasciarsi
semisvenuta, è accendere il condizionatore. Ma i vincoli condominiali vietano
di deturpare la facciata con gli antieste-
tici motori per cui ho dovuto ripiegare su
uno di quei pinguini col tubo, e non è la
stessa cosa. Perché è ingombrante, perché quando la vaschetta che raccoglie la
condensa si riempie (e si riempie in fretta)
lui si blocca, costringendomi a continue e
complicate operazioni di svuotamento e,
soprattutto, perché è incredibilmente rumoroso. Per cui di giorno per lavorare (gli
scrittori lavorano a casa) ci vuole la concentrazione di un asceta tibetano e la notte
equivale a dormire accanto a un trattore in
salita. (Il racconto intero sul nostro sito)
approfondimento su tychemagazine.it
Arcimboldo,
“gustose
passioni”
nel libro di
Ketty Magni
K
etty Magni è una mia cara amica.
Una scrittrice di gran talento e di
“gustosa passione”. Complice Valentina
Conti, sono stata coinvolta nella presentazione del suo ultimo libro dedicato ad Arcimboldo in occasione di Futura Festival.
Arcimboldo è il “pittore fruttivendolo”,
tanto famoso durante il Rinascimento e
poi dimenticato, perché forse non capito.
La sua fama riprenderà con i surrealisti.
‹‹Ma quanto è attuale oggi Arcimboldo?››. Valentina inizia con la domanda di
inalmente il barman si decide
a servirle il suo cocktail. ‹‹Cin
cin›› le dice, stupidamente, come ad
ogni altro cliente. Nel bicchiere accuratamente raffreddato, l’invitante liquido blu le trasmette un lungo brivido di piacere. Scuote il bicchiere, con
classe. Mille bolle blu cobalto emergono in superficie. Chissà cosa c’era,
lì sotto. Chissà come sarebbe stato,
emergere dalle acque di un mare così
blu. Chissà se avrebbe potuto dimenticare, e smettere di bere. Cin cin. È
freddo e invitante, e le scivola dentro
come un serpente di seta. Ma quando
riappoggia il bicchiere sul bancone,
prende coscienza che non le sarebbe
servito. Non a dimenticare, quantomeno. ‹‹Quantomeno una sbronza,
allora›› si dice. Ma era così triste, e
deprimente, bere e sbronzarsi da soli.
‹‹Forse è ormai solo questo che mi
trattiene a un passo dall’alcolismo››
pensa.
Gira lo sguardo sui suoi compagni di
sventura. Abbarbicati sugli sgabelli,
esseri di ogni specie e condizione, genere ed età. Giovani squali predatori,
vecchie balene spiaggiate, guizzanti
torpedini, pacifici pesci-palla. E poi
lei. Lattiginosa medusa, plancton
evanescente. Chi si sarebbe accorto
di un suo eventuale alzarsi e andarsene? Più indietro, nei tavolini retrò,
coppie e piccoli gruppi sommessi.
La vita la sommergeva, dappertutto,
da ogni parte. Sempre. Lei poteva anche essere morta, anche morire, ma
tutto sarebbe andato avanti, sempre,
come sempre. Per sempre.
Beve un altro sorso. Sembrava passato un secolo da quando andavano lì
insieme. Le chiacchiere e i commenti
sugli altri avventori, il racconto della giornata. Godersi insieme il lento
abbandono delle parole, dei sensi,
dell’alcol, fino a ridere di niente, e
scoprirsi complici, e poi andarsene
insieme, abbracciati, verso casa, a
far l’amore.
(Il racconto completo sul nostro sito)
approfondimento su tychemagazine.it
rito. E Ketty ci racconta di quest’uomo
irruento e passionale. Pieno di energia, intraprendenza e generosità. Un uomo che
era riuscito a ritrarre Rodolfo II, l’imperatore degli Asburgo, con una pera al posto
del naso. Arcimboldo si vantava di entrare
a Palazzo ad ogni ora del giorno e della
notte. Aveva l’amore della donna più cor-
teggiata e ambita del momento, Ludovica
Crivelli, che morirà presto, lasciandolo
nella disperazione. Era ambizioso a dismisura. Amava ostentare. Fu molto popolare all’epoca. Divenne ricco con la sua
arte.
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Agosto 2015 / 13
600.27 È IL NOME DELLA NUOVA LINEA
DI PASTA ARTIGIANALE MARCHIGIANA
CHE VANTA UNA COLLABORAZIONE
DI PRESTIGIO CON GUALTIERO MARCHESI
CARLA LATINI CON
LE “MANI IN PASTA”
Kruger
Agostinelli
C
arla Latini è collaboratrice d’eccezione di Tyche Magazine e amica storica dal tempo delle radio private,
quando alla fine degli anni Settanta era-
no davvero libere. Il suo grande amore e,
aggiungo, la sua grande competenza nel
mondo della pasta artigianale la porta di
nuovo ad una stimolante avventura im-
prenditoriale. E’ recente, infatti, il lancio
della sua nuova linea di pasta, il cui nome
è 600.27. Il 600 sta per le varietà di grano
duro che ha conosciuto nella sua attività
artigianale e 27 sta per i tipi di spaghetti diversi che nel tempo ha saputo creare. Un cammino professionale che ora la
vede protagonista con la famiglia Stoppani, nome storico nell’enogastronomia
meneghina. Carla, istruzioni per capire e gustare al
massimo la tua pasta artigianale marchigiana.
‹‹Sicuramente bisogna mettere in moto
i sensi. Quindi la vista può catturare il
giallo oro, che aiuta a dare la percezione
che sono state usate varietà di grano duro
colorite e saporite. Poi, indispensabile
l’olfatto: appena aprite il pacchetto, annusatelo immediatamente e potrete sentire
il profumo della farina. Per l’udito invece cito il mio amico Gianfranco Vissani:
anni fa, mi disse che la buona pasta artigianale si sente anche dal “rumore che
fa quando la spezzi”. Infatti se prenderete
un mio spaghetto 600.27 vi accorgerete
che spezzandolo si sentirà un suono netto,
preciso. Mentre la pasta industriale ha un
rumore di rottura simile a un filo di plastica. Poi si conclude finalmente con il tatto
e il gusto. E lì spero che l’innamoramento
prenda forma…››.
L’avventura per Carla è iniziata. Per soddisfare la curiosità di volerla cucinare e
soprattutto di trovarla, provate a contattare Carla via mail a [email protected],
oppure visitando www.pasta60027.it
approfondimento su tychemagazine.it
Le Marche addosso
tra shopping e
bellezze artistiche
Andrea
Pesaola
C
ome per la questione calzaturiera,
anche per gli abiti vige una regola: lo spaccio, l’outlet è l’unica via se vivi
nelle Marche e non avrai altro negozio
all’infuori di quello. Le Marche Addosso offre un servizio totale, da nord a sud.
L’EQUAZIONE È SEMPLICE, SPESSO I LUOGHI
DELLA MODA SONO VICINI AI LUOGHI
DELLA CULTURA E DELLA CONOSCENZA
E proprio a nord troviamo Unionmoda a
Sant’Ippolito, in provincia di Pesaro Urbino. Certo, non va mica bene approdare
nelle terre del Montefeltro solo per comprare la moda. Il suggerimento? Trascor-
rete una giornata di mare magari
a Fano, imboccate la superstrada
che vi porta a Urbino e visitate
la città ducale. Unionmoda è un
outlet multibrand in cui entrare
senza gusto alcuno e da cui uscire
rigenerati e nuovi. E soprattutto,
vestiti come si deve. Dall’abbigliamento
alle calzature, dagli accessori all’intimo
(perché non siamo sicuri nemmeno delle
vostre mutande). Ora potete scendere fino
alla provincia di Fermo, a sud. La faccenda si complica, perché state per entrare al
Castagno, un brand village che va affrontato con la stessa serietà con cui avreste
dovuto approcciarvi, all’epoca, al vostro
esame di maturità. Situato a Casette D’Ete, il Castagno raccoglie al suo interno le
più prestigiose aziende di moda italiane.
La regola è la stessa, prima la cultura: la
vicina superstrada vi consente di spostarvi
verso il mare o verso l’immediato entroterra. Potete fare un bagno a Civitanova,
o perché no, visitare la vicina Montecosaro, entrambi in provincia di Macerata,
nel punto in cui i due territori provinciali
si incrociano. Ora potete entrare da Prada, uno degli store presenti al Castagno,
col capo cosparso di cenere. E fare mea
culpa su tutto ciò che di sbagliato avete
addosso. L’equazione è semplice, spesso
i luoghi della moda sono vicini ai luoghi
della cultura e della conoscenza: abbinare
lo shopping alla visita di luoghi che riempiono gli occhi e il cervello è come vestirsi bene e metter su un outfit pazzesco. Ora
è il vostro turno: rendete la vostra shopping experience unica e irripetibile.
approfondimento su tychemagazine.it
Agosto 2015 / 15
AD ASCOLI
UN RENZO
ARBORE
AD “ALTO
GRADIMENTO”
Kruger
Agostinelli
R
enzo Arbore ci fa un volante saluto prima del
concerto, con un bacio a Carla Latini e uno scatto con il terzo numero cartaceo di Tyche Magazine.
Non nasconde gli acciacchi che i suoi 78 anni rendono
legittimi, ma quando sale sul palco ridiventa un leone.
Più che un concerto, quello con l’Orchestra Italiana è
uno di quei programmi che in radio e tv sono riusciti
ad infrangere gli schemi classici del comunicare. Un
menestrello che prende spunto con ironia della vecchiaia per alleggerire l’umore del numeroso pubblico
intervenuto anche “in Ascoli”. Un ottimo banco di
prova per l’organizzazione Tyche Eventi, in questa
occasione impeccabilmente supportata dalla Simbiosi
Marketing. Una menzione poi per il giovane sindaco
di Ascoli, Guido Castelli, rivelatosi un buon corista.
Una serata in definitiva, tanto per dirla alla Arbore, ad
“Alto Gradimento”.
foto e video su tychemagazine.it
Agosto 2015 / 16
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