TYCHE [Τύχη] n.04 www.tychemagazine.it Agosto 2015 / 2 Salvatore Lattanzi TYCHE ‹‹Vi suggerisco di soffermarvi su quel quadrato esterno rosso, in una direzione volutamente esclamativa. Perché? Quelli siamo noi della redazione TYCHE alla costante ricerca di notizie capaci di generare vivacità nei sensi››. TYCHE [Τύχη] S crivevo così nel pezzo di apertura del nostro magazine, nel tentativo di spiegare il significato della nostra missione. Una specie di polo di energia sotto la scritta TYCHE, quel termine che è nella mitologia greca la divinità della fortuna. Ecco, quel quadrato rosso che oggi vedete emergere in prima pagina non è una sorta di "Gratta e vinci" ma è la concreta convinzione che solo il pensiero, il ragionamento, l'entusiasmo, i desideri, la creatività, il cuore che si emoziona e, perché no, la legittima ambizione, possono sconfiggere la palude dell'indifferenza, del “tira a campare”. Raccontiamo storie e pensieri di chi ce l'ha fatta e di chi ce la vuole fare. Raccontiamo di come è bello il nostro territorio ma anche di chi va fuori da questi confini e continua a provarci. Raccontiamo di eccellenze e di tendenze. Insomma cerchiamo di intercettare tutto ciò che determina un movimento, un'onda, un sussulto. TYCHE è per noi l'identificazione della fortuna più grande che ognuno di noi può incontrare. L'opportunità. Kruger Agostinelli Direttore responsabile Un concorso fotografico per ricercare l’identità dei luoghi C i sono spazi dimenticati che sono carichi di storia. La loro identità può essere però recuperata, trasformata e può acquisire diversi significati in relazione a nuovi flussi ed alla vita stessa della città e di chi la abita. Spazi che hanno ormai perso il loro profondo valore a causa di logiche e comportamenti sbagliati, o che al contrario, si sono trasformati ed hanno preso un ruolo importante ed un forte valore sociale all’interno del contesto urbano, diventando a volte punti di riferimento della città stessa. Con questi spunti di riflessione parte il concorso fotografico dell’associazione Gam, Giovani Architetti Macerata, pensato in occasione della prima edizione del Festival del Cinema di Civitanova (e in collaborazione con Fotoemmegi). Il titolo, Metaspazi. Chi vorrà potrà inviare immagini con par- ti di città, luoghi, edifici e tutto ciò che essi contengono e raccontano. In questa avventura partecipa anche Tyche Magazine, che raggruppa gli scatti ricevuti nel suo sito e premierà le foto più belle, selezionate da una giuria, inserendole nella sua edizione cartacea. Tutte le immagini parteciperanno ad una mostra fotografica che racconterà il valore e l’identità dei luoghi. Per saperne di più: www.giovaniarchitettimacerata.it Perché, come scriveva George Perec nel suo libro “Specie di Spazi”: ‹‹I miei spazi sono fragili: il tempo li consumerà, li distruggerà: niente somiglierà più a quel che era, i miei ricordi mi tradiranno, l’oblio si infiltrerà nella mia memoria, guarderò senza riconoscerle alcune foto ingiallite dal bordo tutto strappato. Non ci sarà più la scritta in lettere di porcellana EDITORE Tyche magazine bianca incollate ad arco sulla vetrina del piccolo caffè di rue Coquillere: “Qui si consulta l’elenco telefonico” e “spuntini a tutte le ore”. Come la sabbia scorre tra le dita, così fonde lo spazio. Il tempo lo porta via con sé e non me ne lascia che brandelli informi››. REDAZIONE Emanuele Pagnanini PROGETTO GRAFICO Marco Amato Carla Latini DIRETTORE GENERALE Salvatore Lattanzi www.tychemagazine.it AMMINISTRATORE Domenico Sicolo DIRETTORE RESPONSABILE Kruger Agostinelli Michele Mastrangelo Federico De Marco Andrea Pesaola Lavinia Ilcau STAFF TECNICO Marco Marcoaldi Oltre ogni più rosea e inaspettata meta mi si presenta nuova linfa. Oltre quel che avrei voluto, perché di me alle volte, non odo che indegni disegni. Conscio come senzatetto che di vero in questo mondo un'unica cosa ci è data. Io mi stupisco. Di stupore altrui. Perché per mia natura, se anche volessi, non concepisco cosa di incomprensibile cela questo creato. E se di risposta mi faccio artefice, forse umano narcisismo si ribella. Ma di mio, e di miei amici faccio ragione, per poi convincer loro, come rassicurante guida, ciò che da capire rimane. Semplice concetto che si ripudia a priori, mi trovo a dover far comprendere. Unico nostro scopo, come grido disperato si propaga a nutrire inconsapevole organismo, per noi neanche percettibile. A nulla utili. Per sempre vane, nostre convinzioni che di bello siamo capaci, perché solo a noi è dato giudicare, come artefici di castelli di sabbia, in un deserto per noi carnefice. A noi, e solo a noi, fu data intuizione per comprendere a pieno che di comprensione infine, non siamo degni. Tyche da me proviene, e in me presto avrà ritorno, perché se di cosa sono certo, è che nulla mi sarà svelato, e nulla in ultimo respiro non potrò spiegare. Come nuvole o neve che di candore non hanno fine, avrei potuto far mia qualsiasi meta, e avvedute femmine predissero che di tanto avrei potuto far mio. Invece, come gladiatore che in solo domani e libertà spera, mi getto come sprovveduto, in battaglie sanguinolente. Perché così noi facciamo. Così noi respiriamo, e così noi doniamo sogni. Nel sangue; nel disprezzo per cui potremmo esser lieti; come me, come quelli come me ci gettiamo, con tutto il cuore in sogni assopiti; in irragionevoli voli insensati. Perché anche malconci e derisi, donne da noi soli, come vergini viste, hanno sempre panni bianchi per detergere ferite. Anche se rassegnate, unici esseri di tutto il creato, facciamo sentire artefici. Figli menomati o uomini che nulla temono. Questo in ogni cuore che di universo si nutre noi siamo. Questo, e per questo vivremo. Vinti e mai sconfitti, di umano cuore e infinito ci cibiamo. Questo, e solo questo vorrò per sempre essere. Come Tyche che non di beltà s’innamora, ma di cuore e coraggio come famelica bestia si sazia. Testata Giornalistica registrata al Tribunale di Macerata al n. 624 del 08.05.2015 30.000 copie Tyche s.r.l. Sede legale Civitanova Marche Corso Vittorio Emanuele n.2/4 Partita IVA 01877750438 Agosto 2015 / 3 “CHI FA IL MIO MESTIERE CREDE MOLTO NELLA FORTUNA. SAPPIAMO BENE CHE LA NOSTRA POSSIBILITÀ D’INTERVENTO ARRIVA FINO AD UN CERTO PUNTO. LA FORTUNA È IMPORTANTE MA UNA GROSSA PERCENTUALE NELLA RIUSCITA DI QUALCOSA DIPENDE DA NOI. CONTA ANCHE LA CAPACITÀ DI ATTREZZARSI PER COMBATTERE LA MALASORTE. E BISOGNA ESSERE PRONTI AD INTERCETTARE LA FORTUNA. MOLTE PERSONE SONO INVESTITE DA UN’OCCASIONE E NON SE NE ACCORGONO” INTERVISTA IN ESCLUSIVA PEZZALI SI RACCONTA: “ECCO COME DECOLLERÀ L’ASTRONAVE MAX” Kruger Agostinelli G rande attività promozionale per Max Pezzali pro “Astronave Max”. In attesa del tour che esordirà proprio da Ancona, venerdì 25 settembre, in una data organizzata da Tyche Eventi. Lo raggiungiamo telefonicamente e trasformiamo un’intervista in una piacevole chiacchierata. Max, hai venduto otto milioni di dischi. Ora il supporto è in estinzione e sta diventando virtuale. Non pensi che la mancanza fisica del disco possa essere stato un danno notevole per la musica? ‹‹Credo che la poetica dell’acquisto dei dischi e l’appagamento nell’avere l’oggetto fisico si siano un po’ persi già con l’avvento del cd. Un supporto apparentemente comodo e pratico che però ha tolto molto del piacere e del fascino di possedere musica. Oggi assistiamo alla tendenza a smaterializzare i contenuti. E’ capitato con la musica, adesso sta succedendo con film e telefilm. Quando viene smaterializzato un contenuto artistico questo è più facile da reperire sul mercato, ma così il fruitore si disamora più facilmente del contenuto stesso. Questo uso immateriale porta ad un consumo superficiale, quasi compulsivo. Una canzone va per uno, due, tre mesi e poi diventa vecchia. Non c’è voglia di approfondire la conoscenza di un artista ascoltando il suo album per intero››. Facciamo un’equazione musicale: Max Pezzali sta a Claudio Cecchetto come quelli di Amici stanno alla De Filippi. Cosa è cambiato nella musica? ‹‹E’ cambiata l’equazione stessa. Cecchetto era ed è un produttore musicale che si occupava e si occupa solo di musica. Faceva televisione come dj e solamente per quel tipo di programmi sulla musica. Ora con il talent è diverso: un contenitore televisivo molto importante diventa veicolo non solo di promozione ma anche di produzione musicale. Si è spostato l’asse, con la musica che è asservita alle necessità di spettacolo della televisione. Spesso la musica invece non è spettacolare perché è anche intima. Il processo più importante nella musica, per me, è quando si scrivono le canzoni. Un’operazione che è interiore. Questo lavoro non si può raccontare in tv perché non è spettacolare. In televisione diventa necessariamente più importante l’aspetto scenico, la gran voce, i grandi sentimenti, ma difficilmente il processo creativo››. C’è chi ti considera il cantore delle storie di provincia degli anni Ottanta e Novanta. Ti ci senti? ‹‹Chi racconta qualcosa con delle canzoni racconta se stesso. C’è sempre una componente autobiografica. Magari c’è chi raccoglie qualcosa dalle storie degli altri, ma, almeno nel mio caso, parlo spesso dell’ambiente che mi circonda. Ho descritto gli anni Ottanta e Novanta seguendo il mio mondo, che era quello della provincia e dei luoghi in cui sono nato e cresciuto. E che continuo a vivere. Oggi, visti i cambiamenti che ci sono stati nella mia naturale evoluzione biografica ed anagrafica, credo sia normale che io parli di cose diverse, ma che sono sempre parte del mio vissuto››. Inevitabile che ti chiediamo del nuovo tour. Cosa ci puoi anticipare? Insomma, delle buone ragioni per acquistare il biglietto. ‹‹La ragione principale è che deve piacerti quello che faccio. Chi ama, ha amato, o semplicemente si è divertito con le mie canzoni le troverà fondamentalmente tutte. Sono dell’idea che i tour non debbano essere troppo incentrati sulle dinamiche dell’ultimo album. Quando hai tanti anni di carriera devi cantare quello che le persone vogliono sentirsi raccontare. Cioè, in parte, la colonna sonora dei loro anni. Cercheremo di farlo però con una nuova veste grafica e scenografica, prendendo dall’ultimo album il pretesto dell’idea dell’astronave. Il tema spazio è sempre divertente da affrontare e lo faremo con parti visive e grafiche di effetto››. Max Pezzali ad Ancona, venerdì 25 agosto 2015 ore 21,30 al PalaRossini. Infoline 0733 817259 – Prevendite online su TicketOne e Ciaotickets. Per maggiori informazioni sul concerto di Max Pezzali ad Ancona consulta il nostro sito degli eventi. intervista completa su tychemagazine.it Agosto 2015 / 4 PICCOLA E SICURA: SI ACCENDE IL MOTORE DELL’AUTO UNICAM La Belumbury Dany M1 è frutto della collaborazione tra impresa e Università Emanuele Pagnanini Michele Mastrangelo É uno degli esempi, purtroppo ancora troppo rari, di collaborazione tra Università ed impresa. Inoltre dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, di come la ricerca universitaria abbia applicazioni immediate e concrete, in grado di produrre profitti. Parliamo del connubio tra la Scuola di Scienze e Tecnologie dell’Università di Camerino e l’azienda automobilistica Belumbury spa, guidata dall’imprenditore Stefano Maccagnani. Già realizzata la Belumbury Dany, un quadriciclo pesante (in pratica, uno scooter a quattro ruote) che è già in strada, soprattutto in Cina e nel mercato est-europeo. Adesso è stato lanciato un nuovo prototipo, la Belumbury Dany M1, una city car a quattro posti adatta anche al percorso extraurbano. Un’auto elettrica che è stata presentata a Camerino in occasione del convegno “Università + impresa, un binomio vincente” e riproposta a Futura Festival a Civitanova. La particolarità è nella sicurezza passiva. Con una “cellula di sopravvivenza” ispirata ai prototipi delle auto da corsa. Il progetto, diretto dal professor Roberto Giambò della sezione di Matematica della Scuola di Scienze e Tecnologie, è stato realizzato grazie alla preziosa collaborazione tra il gruppo di ricerca di Unicam “Metodi e Modelli matematici per l’industria”, la Picchio spa, partner scientifico di Unicam per il settore automotive, e un gruppo di ricerca dell’Università di Bologna guidato dal prof. Claudio Rossi. Il gruppo di ricercatori di Unicam è formato dai professori Fabio Giannoni e Maria Letizia Corradini e i dottori di ricerca Simonetta Boria, Andrea Cristofaro e Silvia Pettinari. Proprio Simonetta Boria spiega il lavoro fatto. ‹‹Parliamo di una M1, quindi un’auto a tutti gli effetti – dice – è un upgrade del quadriciclo pesante già realizzato dalla Belumbury. Ci siamo concentrati Quando gli architetti del domani ridisegnano la città del futuro “ Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura. D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”. Italo Calvino, Le città invisibili. “NON VOGLIONO ESSERE RISPOSTE ALLE PROBLEMATICHE DELLA CITTÀ, MA PROPOSTE CHE PROVANO A FORMALIZZARE E RIFORMULARE DOMANDE DI SVILUPPO” Le città nascono, crescono e magari muoiono, se snaturate delle loro funzioni. Sorgono industrie e porti e si animano di vita. Si spostano servizi ed esigenze e la natura riprende a crescere sui muri di cattedrali nel deserto, con le città che pian piano crollano. Del resto l’urbanistica, intesa come disciplina di studio, non è materia che ci siamo inventati dall’oggi al domani. L’uomo sente da tempo l’esigenza di creare ordine all’interno dello spazio vissuto. Progettando una pianificazione. In questa disciplina la differenza la fanno le idee. E molto spesso la freschezza dei giovani può apportare quella ventata in più, che fa la differenza. Freschezza giovanile che nasconde una comprensibile inesperienza, che può sedarsi se viene accompagnata da maestri esperti. Come nel caso che vi proponiamo, che il corso di Scienze dell’Architettura del Sad (Scuola sulla sicurezza dell’auto elettrica. Quindi l’attività di ricerca ha tenuto conto di aspetti telaistici ma anche di performance di guidabilità. Nell’anteriore del veicolo non c’è il gruppo motore, abbiamo guadagnato spazio ed aggiunto componenti per una struttura destinata all’assorbimento dell’energia cinetica dopo un impatto. In pratica una cellula di sopravvivenza. Lavorando con imprenditori, si mette in pratica ciò che è teorico››. approfondimento su tychemagazine.it di Architettura e Design sede dell’Università di Camerino) di Ascoli Piceno ha concretizzato con un interessante lavoro, confluito nel laboratorio pre-laurea di questo 2015. Ai laureandi è stato infatti chiesto di stilare progetti su di un unico campo di studio. La città di Civitanova. Ne sono venute fuori ben 110 idee, che gli studenti hanno redatto dividendosi in aree specifiche, con punti e spunti davvero interessanti per disegnare (e ridisegnare) una città. Gli elaborati a settembre saranno messi in mostra a Civitanova, per far guardare agli abitanti, con occhi diversi, la loro città del futuro. Progetti che come ha detto Massimo Perriccioli, coordinatore del corso di laurea, ‹‹non vogliono essere risposte alle problematiche della città, ma proposte che provano a formalizzare e riformulare domande di sviluppo››. Insomma, dagli architetti di domani idee per il futuro di una città. Ah, dimenticavamo di dirvi il nome dell’iniziativa. “Civitanovissima”. Azzeccato. approfondimento su tychemagazine.it Agosto 2015 / 5 Michele Mastrangelo Bracalente: “Cari colleghi, puntiamo sul Made in Italy” N metri quadri dedicato al retail, con gli articoli top››. Soluzioni avvicinate ad una ‹‹campagna di comunicazione importante per far conoscere ancora di più il marchio››, supportate dal nuovo ufficio interno con uno staff multilingua, per dar man forte agli agenti esteri. Ecco il progetto di espansione imprenditoriale per coprire in maniera capillare l’Europa. Estero, ma anche Italia e territorio. Due le importanti azioni su cui passare l’evidenziatore durante la conferenza stampa, a rimarcare l’importanza del luogo di provenienza: l’ampliamento della sede di Monte San Pietrangeli, con un progetto in cantiere, e il corso di operatore della calzatura, voluto e finanziato dalla NeroGiardini e gestito dal Centro di formazione professionale “Artigianelli-Don Ricci” di Fermo. Collaborazione che dura ormai da cinque anni. ‹‹Di questa alleanza scuola-lavoro hanno giovato 22 ragazzi, assunti nelle aziende del gruppo NeroGiardini – ha commentato padre Sante Pessot – ragazzi che venivano da un fallimento scolastico o da situazioni difficili e che hanno acquisito competenze, abilità e conoscenze››. NEROGIARDINI, IL 2015 PARTE COL SORRISO: “L’EXPORT FUNZIONA” Michele Mastrangelo ‹‹ Oggi è importante capire le esigenze dei mercati e le giuste soluzioni. Per penetrare in un sistema globale, in cui la competizione si fa tra colossi, bisogna essere preparati››. E’ questo il cuore della strategia di Enrico Bracalente, che punta deciso all’internazionalizzazione conscio delle qualità del brand. E del potere di quel significativo tricolore stampato o ricamato sui diversi prodotti. Perché quel “L’OBIETTIVO È RADDOPPIARE IL FATTURATO SULLE CALZATURE, CHE RAPPRESENTANO IL NOSTRO CORE BUSINESS” Made in Italy è capace di sventolare in alto. Premiando le esportazioni. Amministratore unico della Bag spa, proprietaria del marchio NeroGiardini, Bracalente ha incontrato recentemente la stampa per illustrare i dati (positivi) del bilancio del primo semestre 2015. Al suo fianco, nel quartier generale di Monte San Pietrangeli, i figli Alessandro e Gloria. Presente e futuro di un’azienda che non rinuncia alle sue radici marchigiane. Anzi, le valorizza e le vuole far crescere. Tanto che è pronta a ‹‹continuare ad investire per non rima- nere indietro›› e a farsi conoscere ancora di più fuori le mura del Bel Paese. ‹‹Se da due anni i mercati esteri rappresentano il 20% del fatturato – ha osservato Enrico Bracalente – l’obiettivo è arrivare al 50%, raddoppiando il fatturato sulle calzature, nostro core business››. Obiettivo ‹‹ambizioso ma realizzabile››, messo a calendario. Partiamo dai dati. NeroGiardini ha chiuso il primo semestre del 2015 con ricavi pari a 103,7 milioni di euro, in crescita del 5% rispetto al corrispondente periodo 2014 (un anno fa il fatturato maturato da gennaio a giugno era di 98,8 milioni). Il mercato interno è, discorso generale, in sofferenza, ‹‹ma ci siamo rimboccati le maniche con nuove strategie – il punto di Bracalente – abbiamo aperto shop in shop nella grande distribuzione, creando spazi con la nostra immagine. Una sinergia davvero importante con le catene››. Un occhio qui in Italia, un altro all’estero, in Belgio, Russia, Spagna, Portogallo, Francia, Paesi Bassi e Germania. Ogni mercato è diverso dall’altro e ‹‹le varie esigenze devono trovare risposte: come in Belgio, dove abbiamo creato un’agenzia di rappresentanza che copre l’intera area del Benelux, o in Russia dove sarà presto operativo un magazzino di mille eroGiardini punta forte sull’Export ma non dimentica il valore del Made in Italy. Lo spiega a Tyche Magazine lo stesso Enrico Bracalente: del resto il brand del Bel Paese ‹‹ha sempre più valore e noi vogliamo rimanere a produrre in Italia››. ‹‹Il vero, reale valore del Made in Italy negli ultimi quindici anni è stato sicuramente sminuito, ma oggi sta riprendendo alla grande – ha detto Bracalente a Tyche Magazine -: tutti a livello mondiale richiedono il nostro Tricolore. Noi abbiamo fatto una scelta lungimirante nella produzione alla fine degli anni Novanta e ciò ci permette di guardare al dopo crisi con ottimismo. Io cerco e cercherò con tutti i mezzi a continuare a produrre in Italia, valorizzando questo nostro brand››. Un appello allora a tutti i colleghi imprenditori: ‹‹Bisogna proseguire con il Made in Italy, bisogna crederci. E’ un grande marchio, non a caso il terzo a livello mondiale. Non è vero che non è apprezzato. Anzi. Lo vediamo con la Ferrari. In tutti gli autodromi c’è un bagno di folla ad accoglierla. La dice lunga››. Ce la possiamo fare? ‹‹Sì, ne sono molto convinto. Dobbiamo solo far capire ai nostri politici che l’Italia è un Paese che potrebbe essere il numero uno al mondo se amministrato in maniera diversa. Come un’azienda privata, bisogna fare economie di scala, razionalizzare i costi. E bisogna dare risposte alla richiesta di servizi, supportando i cittadini››. video intervista su tychemagazine.it Agosto 2015 / 6 OPERA NOVA DELLA MARCA, A CHEF TYCHE UNA SINFONIA DI AROMI Nell’Olimpo di Tripadvisor, propone la tradizione marchigiana con una marcia in più: l’orto di erbe aromatiche Kruger Agostinelli Michele Mastrangelo O pera Nova della Marca è da diversi anni nell’Olimpo dei ristoranti preferiti di Ancona su Tripadvisor. In mezzo all’incantevole verde, Mauro Castellani, proprietario e sommelier, propone la cucina dello chef Alessandro Paoletti. La magia delle loro proposte gastronomiche è in linea con la tradizione marchigiana, ma con un arma in più. Quella ricchezza di aromi dell’orto che la famiglia Castellani cura con comprensibile orgoglio dagli anni Novanta. TRA LE REGOLE DEL RISTORANTE C’È QUELLA DELLA STAGIONALITÀ, CON MENU CHE VENGONO STAMPATI DI CONTINUO Entriamo all’Opera Nova della Marca. Dovete tenere sempre a mente che sono due gli imperativi nella proposta. Intanto qui la regola è stagionalità, con menu che vengono stampati di continuo. Si privilegia la freschezza. Secondo dettame delle pietanze, la presenza (più o meno velata) di erbe aromatiche per giocare con i sapori, camuffarli, sorprenderli, esaltarli. Ah, menzione speciale va all’attenzione alle materie prime a km 0, che Mauro sceglie accuratamente. Ve l’abbiamo detto, ma ve lo ripetiamo ancora. Le erbe aromati- che sono prese direttamente dall’orticello del locale. Fateci una capatina verso giugno, per rimanere inebriati dai suoi profumi e colori. Sediamoci. Come antipasto partiamo con un pane carasau leggerissimo, adagiato in sfoglie su di una mousse al formaggio fresco e paccasassi. La cosa che sorprende è l’acidità dei paccasassi, la loro asprezza che si nasconde bene nella crema, per venir spruzzata fuori quando si amalgama in bocca. Iniziamo già a goderci l’intreccio delle erbe aromatiche, che nel secondo antipasto si manifestano nella menta piperita. E un flan di zucchine arriva sul tavolo con crema di parmigiano e menta. Spumoso. La forchetta, quando sfiora le foglie che adagiamo sul piatto, sprigiona freschezza. E’ sapore d’estate. Quindi subito un tris di primi, dove ancora chef Paoletti disputa un incontro con le erbe aromatiche. Il via con ravioli di ricotta con pesto di rucola, goletta e pomodorini gratinati. Un gusto deciso, con il pomodorino che diventa sapore nel sapore. Una perla. Ritroviamo il paccasasso (e lo rivedremo… al dolce!) in connubio con la salsiccia, a fare un gran sugo per dei bei ciavattoni all’uovo. Mauro ci spiega che è uno dei suoi piatti classici. Imitato ma inimitabile. E quindi un risotto zenzero e melissa. Fresco, con lo zenzero che ci “smacchia”, lasciando il palato libero per i secondi. Ci piace. Eccome. Altro tris nei secondi. Un saporitissimo filetto in crosta con salsa di cottura e un petto d’anatra con riduzione di Rosso Conero e crema di piselli, con la crema che lima benissimo il sapore forte dell’anatra. Arriva sul tavolo un coniglio disossato cotto a bassa temperatura con timo e olive Taggiasche. Lo troviamo stupendo. Sapore di domenica, di pranzo della famiglia. Turisti in cerca di ricordi “di una volta”: provatelo. Chiudiamo con un ultimo tris, di dolci. Colpisce il semifred- do con paccasassi (il sapore aspro arriva al cuore, aspettate qualche secondo che si sciolga in bocca) e il semifreddo con limone, menta e crema di liquirizia. Una ventata finale. Concludiamo con una millefoglie di limone e frutta fresca, dove la crema è superlativa. approfondimento su tychemagazine.it Agosto 2015 / 7 “LA FORTUNA PREMIA GLI AUDACI, È CIECA E A CHI TOCCA NUN SE ‘NGRUGNA. PERÒ TUTTO QUESTO È AFFASCINANTE. C’È CHI SI DANNA PER ARRIVARE AD UN RISULTATO E POI NON CI ARRIVA MAI, CHI CI ARRIVA ALL’ULTIMO, CHI NEL MOMENTO PIÙ INASPETTATO. E C’È CHI INVECE CON IL MINIMO SFORZO FA JACKPOT. È IL FASCINO DI QUELLO CHE VIENE CHIAMATO TYCHE” Kruger Agostinelli IL SOGNO DI CHEF RUBIO? ROCK STAR PER UNA NOTTE “Unti e Bisunti”, il programma in onda su DMAX arriva alla terza edizione. E una puntata sarà dedicata alle Marche Kruger Agostinelli F u mio figlio a segnalarmi Chef Rubio, un personaggio ad alto gradimento televisivo che si è imposto grazie ad un pubblico giovane ed alternativo sul canale DMAX. Non ho avuto tempo per contestare la sua scelta, mi sono ritrovato subito anche io nel club della “Rubiomania”. Simpatico, diretto, quasi un fumetto di quelli belli ed eroici che si materializza. Del resto i numeri dei social parlano chiaro sulla sua reale efficacia: 380mila followers su Facebook, 60mila su Twitter e oltre 50mila su Instagram. Insomma, un personaggio non creato dalla rete ma spontaneamente molto amato dal web. Che sarà in prima tv esclusiva su DMAX dall’8 settembre, ogni martedì alle 21.10 con “Unti e Bisunti”. Un’esplorazione gastronomica che lo vedrà questa volta anche protagonista nelle Marche. Lo intercettiamo telefonicamente per una di quelle interviste che inevitabilmente scivola nella piacevole chiacchierata fra amici. Con “Unti e Bisunti” sei venuto nelle Marche. Siamo curiosi di avere delle tue impressioni. E meglio ancora se hai dei ricordi particolari della nostra terra e della nostra gente. ‹‹Non posso anticipare nulla della puntata ma posso dirvi che dal mare alla pianura, dalle colline alle montagne, le Marche ci hanno regalato un sacco di piatti di cui DA OTTOBRE IL VENERDÌ LIVE È parlare. Abbiamo provato a fare un quadro a tutto tondo del panorama marchigiano, che parte dal crudo e dal bollito per arrivare all’arrosto e al fritto, cercando di essere il più possibile esaustivi nel raccontare un popolo e una terra interessante per la varietà offerta. Se ti dico che mi piace rischio di essere un ruffiano ma non è così. Siete una regione completa, avete tutto››. Apprezzato nel rugby, chef vincente. Se ci fosse un sogno da realizzare quale sceglieresti? Protagonista in un film, cantante in una band di hard rock, dentro un’astronave verso Kepler 452b, il pianeta della nuova galassia che assomiglia alla Terra… Oppure scegli tu! ‹‹Fare fotografie, recitazione o scrivere sono caratteristiche che posso coltivare e che sto coltivando. Sono assolutamente nelle mie corde. Magari cantare una canzone non più sotto la doccia ma di fronte a 100mila persone è un’altra cosa. Quindi direi che vorrei essere una rock star d’altri tempi››. Noi di Tyche ci stiamo impegnando per diventare influenti nei concerti quindi ti facciamo esibire noi! ‹‹Beh allora vi chiedo di costruirmi una macchina del tempo, così mi portate a vedere Bob Marley o Freddie Mercury a Wembley. Mi raccomando, ricordati pure gli Ac/Dc in Australia››. Che piatto ti viene in mente da dedicarci e che dedicheresti a questa comunità di Tyche ? ‹‹Non ho dubbi, vi preparerei una ricetta orientale. Un biscotto della fortuna fatto magari in casa, con una cialda doc a sorpresa al posto del bigliettino. In base al gusto del lettore››. intervista completa su tychemagazine.it ARTISTI INTERNAZIONALI, NAZIONALI, E TUTTO QUELLO CHE FA SPETTACOLO Agosto 2015 / 8 CORINALDO, LE MURA CHE RESPIRANO STORIA Bandiera Arancione e tra i Borghi più Belli d'Italia, è una località carica di leggende e tradizioni Emanuele Pagnanini A ntico colore del tempo. È la definizione che accoglie il visitatore sulla strada per Corinaldo. Nel gioiello incastonato tra il Cesano e il Misa, nell'entroterra di Senigallia, Bandiera Arancione e tra i Borghi più Belli d'Italia, il tempo non solo ha un colore ma respira. Lo fa attraverso i mattoni dell'ex Convento degli E ALLORA COS’È TYCHE, LA FORTUNA, PER IL SINDACO MATTEO PRINCIPI? “AMMINISTRARE UN PAESE COSÌ BELLO. PERCHÉ LA BELLEZZA È QUALITÀ DELLA VITA” Agostiniani, oggi hotel Giglio. Qui, narra la leggenda, in una cella dei cunicoli che caratterizzano il sottosuolo di Corinaldo, fu imprigionato il “Cilicchione”, personaggio mitologico che, ancora oggi, si aggira tra quelle grotte. Il segno della sua presenza è un sospiro. È una delle tante leggende custodite tra le mura di Corinaldo, quasi un chilometro tra porte e torri, le meglio conservate delle Marche. Insieme a tanta storia. Ad illustrarla, Paolo Pirani, da trent'anni dirigente dell'ufficio Cultura, poco meno dell'età del sindaco Matteo Principi. Corinaldo, nel 2007, è stato eletto Borgo più Bello d'Italia in senso assoluto. Ha quindi conquistato il Premio Eden (acronimo per Destinazioni Europee d'Eccellenza). Proprio quest'anno, ad aprile, ha ospita- www.ty c hema ga z in e. it TYCHE LIVE, OVVERO QUANDO UNA REDAZIONE PRENDE VITA TRASFORMANDOSI IN UN PALCO. SEGUICI SUL NOSTRO SITO! to l'Assemblea dell'associazione Borghi più Belli d'Italia. Attestati che fanno bella mostra di sé nell'ufficio “ovale” del primo cittadino. Ovale come un'altra famosa stanza. ‹‹Ma è quella della Casa Bianca che è ovale come questa, secondo i corinaldesi›› spiega Paolo Pirani. Il segreto di Corinaldo è nei suoi abitanti. ‹‹La conservazione dei nostri edifici deriva dal loro amore – dice il sindaco Principi – le restrizioni urbanistiche ed architettoniche non sono viste come antipatiche imposizioni. Una “città palcoscenico” in cui i corinaldesi sono i protagonisti e i turisti affascinati spettatori››. Il teatro Goldoni, la casa natale di Santa Maria Goretti, palazzi seicentesci e settecenteschi. E poi quelle mura, con le porte e i bastioni come la pentagonale Torre dello Sperone attribuita a Francesco di Giorgio Martini. Questa è terra di Verdicchio ma anche del suino di Frattula e dei suoi insaccati, di olio e di pane. approfondimento su tychemagazine.it Agosto 2015 / 9 “QUANDO PENSO ALLA FORTUNA, PENSO ALLE OPPORTUNITÀ, ANCHE INASPETTATE, CHE CI SI POSSONO PRESENTARE DAVANTI. POI STA A NOI AVERE IL CORAGGIO DI SEGUIRLE. PERÒ, NON SI PUÒ BASARE TUTTO SOLO SULLA FORTUNA, CHE PER DEFINIZIONE ACCADE RARAMENTE, MA BISOGNA AVERE METODO” FRANCESCO TOMBESI: DALLA NASA REALTÀ “MOLTO PIÙ AFFASCINANTI DI UN FILM DI FANTASCIENZA” Michele Mastrangelo K epler 452b è un nome davvero brutto. Impersonale. Però la recente scoperta di questo pianeta, gemello della Terra, ci fa sgranare gli occhi. Stropicciarli con le mani. Ricordi di film di fantascienza hollywoodiani, di Star Trek e di ET. Battiti forti sdraiati in un prato ad osservare gli astri sopra la testa. Sensazioni ed emozioni, certo distanti migliaia d’anni luce. Poco importa, la fantasia corre grazie a Kepler 452b, quasi a dimenticarsi di questo brutto nome. A Tyche Magazine vogliamo allargare l’orizzonte, trasportandoci oltre l’atmosfera. Lo facciamo parlando con una delle giovani menti più brillanti del panorama internazionale, l’astrofisico Francesco Tombesi. Un intelletto cresciuto scrutando il cielo marchigiano. Nato 33 anni fa a Recanati, ha vissuto fino a 19 anni a Montecassiano (Sambucheto), nel Maceratese, prima di partire per l’Università di Bologna. Ha seguito la triennale in Astronomia, poi la specialistica in Astrofisica e Cosmologia quindi il dottorato con il massimo dei voti. Attualmente è astrofisico al Nasa Goddard Space Flight Center e assistant research scientist all’Università del Maryland. Dal 2010 vive a Washington DC, capitale degli Stati Uniti. E’ recentemente finito sulla copertina di Nature, la più autorevole rivista scientifica mondiale, con uno studio sui buchi neri. Conosciamolo meglio insieme. E’ stato scoperto recentemente un nuovo pianeta, Kepler 452b, rinominato “Gemello della Terra”. Cosa cambia nel nostro mondo? ‹‹Fino a circa quindici anni fa non si conosceva nessun pianeta all’esterno del sistema solare. Oggi, con nuovi strumenti, nuove tecniche osservative ed in particolare con investimenti in ricerca molto grandi delle agenzie spaziali, ne conosciamo diverse migliaia. E il numero sta aumentando in modo esponenziale. Per adesso però solo una manciata di questi pianeti sono simili alla terra, ma la recente scoperta di Kepler 452b ci ha mostrato per la prima volta l’esistenza di un pianeta praticamente uguale al nostro a circa mille anni luce da noi. Questo è fantastico, perché pianeti di questo tipo hanno una grande probabilità di ospitare vita! Ancora non si conoscono le condizioni sulla superficie di questo pianeta, ma adesso sappiamo dove cercare. E con i nuovi osservatori che si stanno costruendo nel mondo, la scoperta della vita in un altro pianeta è una realtà sempre più vicina. Confido che entro dieci o venti anni avremo delle belle sorprese››. Ricerca. Parlare di astrofisica in Italia sembra cosa ardua. Ma quanto è dura fare ricerca nel Bel Paese? Lei pensa di ritornare? ‹‹Ci sono molti problemi per fare ricerca in Italia. In particolare, penso alla mancanza cronica di fondi (siamo ben al di sotto della media europea), la lentezza e complessità della burocrazia, la poca trasparenza nelle assunzioni e in generale un sentimento di sfiducia verso la scienza, come se fosse un gioco inutile e fine a se stesso. Valorizzare, trattenere ed attrarre giovani talenti dovrebbe essere uno degli obiettivi principali. Purtroppo non vedo grandi cambiamenti all’orizzonte. Il motore di questo cambiamento dovrebbe essere una politica più attiva su queste tematiche. Non ho mai interrotto le mie collaborazioni con scienziati italiani. Le mie intenzioni iniziali erano di andare negli Stati Uniti per un’esperienza di alcuni anni per poi tornare. Vedremo se ce ne saranno le condizioni. Per il resto amo l’Italia, cerco di tornare almeno due volte all’anno sia per vedere la mia famiglia, i miei amici ma anche per le vacanze››. Chi ama la fantascienza si disillude dalle scoperte che vengono fatte? C’è il rischio che quello che vediamo al cinema diventerà realtà? ‹‹A volte la fantascienza può essere premonitrice o anche guida ed ispirazione di nuove scoperte scientifiche e nuovi avanzamenti tecnologici. Negli ultimi mesi abbiamo potuto assistere in diretta all’atterraggio della famosa sonda Philae su di una cometa, qualche settimana fa una sonda Nasa chiamata New Horizons è passata vicinissimo a Plutone dandoci delle bellissime foto in diretta, ed adesso si sta muovendo verso i confini del sistema solare. Come dicevamo prima, un pianeta molto simile alla terra è stato scoperto. E molto altro. Spesso penso che la realtà e il periodo storico che stiamo vivendo possono anche essere molto più affascinanti di un film di fantascienza››. Le Marche sono una fucina di talenti. Un pregio e un difetto dei marchigiani. ‹‹Sì, le Marche, pur essendo una regione relativamente piccola, riescono a far crescere un grande numero di talenti nei settori più disparati. Penso che questo sia almeno in parte dovuto alle buone scuole ed anche al ricco retaggio storico e culturale, stimoli per la creatività. Un difetto dei marchigiani può essere che a volte, venendo da realtà piccole, non si sentano all’altezza di competere a livello nazionale o internazionale, anche quando hanno tutte le capacità per essere vincenti››. intervista completa su tychemagazine.it ‹‹Mi vuoi sposare?›› Marco Santini va oltre la sviolinata approfondimento su tychemagazine.it Agosto 2015 / 10 IL JAMBOREE MERITA LA PATENTE DI FESTIVAL INTERNAZIONALE Kruger Agostinelli S ummer Jamboree in attesa di diventare maggiorenne? No perché, come in America, al suo 16° anno merita già la patente, avendo dimostrato di saper guidare una macchina che continua a piacere. Sapete cosa convince di più? E’ la sua autorevolezza nel sapersi presentare come un festival che nasce da un territorio bello come quello di Senigallia, ripulito però da qualunque vizio provinciale. C’è il senso internazionale del sapersi proporre, si respira aria nuova e lo stesso pubblico è curioso e divertito, senza bisogno di “vizi” da aggiungere. Lo sballo è nell’atmosfera. Ad Angelo Di Liberto e Alessandro Piccinini, i due instancabili e gloriosi organizzatori, va dato il merito di aver saputo mantenere il livello artistico sopra la media. Di quello che siamo riusciti a vede- re, vogliamo sottolineare l’entusiasmante performance di Ondrej Havelka and His Melody Makers, senz’altro la novità più brillante dell’intero cast. A cui vanno aggiunti, e non con spirito campanilistico, i Cialtrontrio BigBanda. I numeri sono stati stratosferici: stimate, secondo il sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi circa 400mila presenze nei 9 giorni del festival (più uno di anticipazioni). Tuttavia, a rendere l’idea del livello raggiunto dalla manifestazione, è stata una frase più che un elenco di dati. ‹‹Non ho mai visto tanta gente felice tutta insieme. Girando ad ogni angolo della città tutti hanno il sorriso in volto››. Parole pronunciate da Gary US Bond, uno dei big che si sono esibiti quest’anno. foto e video su tychemagazine.it Emanuele Pagnanini Lacuna Coil al Mind, l’energia live che batte gli smartphone I Lacuna Coil hanno rappresentato l’epicentro del Mind Festival, la rassegna di musica indipendente italiana ospitata a Montecosaro. Un'esibizione concentrata (poco più di un’ora) in cui, tuttavia, la band milanese non si è risparmiata. Semmai è stato il pubblico a concedersi pause per immortalare frammenti del concerto con gli smartphone. Cristina Scabbia ed Andrea Ferro hanno aperto il live con “Trip the Darkness”, classico brano di un'apertura metal come si deve: miccia corta per una detonazione. Pian piano, gli occhi non sono più stati assorbiti dai touchscreen e le mani hanno iniziato a battere come si deve. Con “Heaven's a lie”, il torpore dell'anestesia multimediale viene sconfitto, ora si salta. “Enjoy the silence”, e “Our truth” chiudono degnamente l'esibizione. Memorabili, come sempre, gli scatti di Henry Ruggeri, resi visibili sul sito della Virgin. Il progetto discografico Rezophonic ha poi chiuso la terza edizione del Mind Festival. foto originale di Henry Ruggeri approfondimento su tychemagazine.it Agosto 2015 / 11 “CIVITANOVA HA BISOGNO DI BRILLARE COME LE NOSTRE PRODUZIONI E NOI NON CI TIREREMO INDIETRO”. UN BELL'ESEMPIO DI LEGAME CON IL TERRITORIO GLEAM BIJOUX, LUSSO E INNOVAZIONE SOTTO IL SEGNO DELLA CULTURA Emanuele Pagnanini S pecializzata nel lusso, come dice il nome. La Gleam Bijoux di Diana Zamfir produce accessori per calzature e pelletteria, rendendo splendente ogni articolo. Altissima qualità che si esprime con strauss e gioielli. Ma anche con la ricerca e l’innovazione. L’azienda civitanovese, per il secondo anno consecutivo, ha sponsorizzato Futura Festival, dopo aver legato il suo nome anche a Civitanova Danza. Due grandi manifestazioni di livello internazionale. L’esempio di una produttiva sinergia tra mondo dell’imprenditoria e offerta culturale che va oltre la semplice Civitanova Danza A brillare nell'edizione 2015 di Civitanova Danza è stata la stella di Alessandra Ferri. Si è esibita in coppia con Herman Corejo tornando a partecipare al Festival dopo 8 anni. Nel 2007, in un indimenticabile serata allo Sferisterio di Macerata, aveva danzato insieme a Roberto Bolle. La manifestazione, che si è sviluppata dal 12 luglio all'8 agosto, si è chiusa con il campus “Civitanova Danza per Domani” con oltre 200 partecipanti. sponsorizzazione. ‹‹L'abbiamo fatto per la città – spiega la titolare Diana Zamfir – crediamo in questi progetti. Come ho già detto in occasione della presentazione del Festival della Danza, il nostro prodotto si lega a ciò che è espressione di un grande spettacolo artistico, perché proponiamo una moda di lusso. Lo stesso dicasi per Futura che pure spazia nella ricerca del bello. Una manifestazione che è un gioiello per la città, un Bijoux, appunto››. Nonostante la crisi, Futura Festival Q l'azienda riesce ad incrementare il suo fatturato soprattutto grazie alle esportazioni. E, di conseguenza, riesce ad impegnarsi per il territorio anche sostenendo iniziative come Civitanova Danza e Futura. Diana Zamfir spiega come l’azienda abbia raggiunto la solidità. ‹‹All'estero il 100% Made in Italy e molto ricercato. Rappresenta il nostro punto di forza perché puntiamo sull'altissima qualità. Ormai non c'è più possibilità di fare un prodotto per il segmento medio perché viene spazzato via dal mercato attraverso una concorrenza sempre più agguerrita. Dal Made in Italy, invece, deve venire una prodotto bello, duraturo, facilmente identificabile e difficilmente riproducibile. E' quello che fa la Gleam Bijoux anche attraverso accessori su misura, con prototipi costruiti in base alle richieste del cliente››. Così ecco che si trovano “bijoux” ai piedi di personaggi come Jennifer Lopez e tanti altri Vip. La maggior parte delle aziende fornitrici si trova nelle Marche e comunque sempre in Italia (Veneto, Emilia, Toscana). Non si bluffa sul 100% fatto in Italia. E si mantengono posti di lavoro. ‹‹Questo per noi è un grande impegno – conclude la bella Diana – ma anche la nostra missione. Continueremo nel sostegno a questo tipo di iniziative, come Futura e il festival internazionale della Danza. Civitanova ha bisogno di “brillare” come le nostre produzioni e noi non ci tireremo indietro››. Un bell’esempio di legame con il territorio. approfondimento su tychemagazine.it uesti i numeri della terza edizione di Futura festival: 120 appuntamenti, 27 laboratori, 25 sponsor, 3 mostre e 70 ospiti. Otto giorni in cui si sono registrate circa 20mila presenze. Da incorniciare la serata con David Grossman ma anche quella con Erri De Luca. In apertura, l'incontro con Vinicio Capossela. Ricca la sezione Cinema con la partecipazione dei registi Matteo Garrone, Cristina Comencini e Giuseppe Piccioni. Chimena Palmieri Agosto 2015 / 12 Cin cin F FA CALDO A ROMA? Valentina Capecci Carla Latini E cco una domanda che mi sento rivolgere spesso in questo periodo quando torno in provincia: ‹‹Com’è Roma, calda?›› E’ una domanda retorica, naturalmente, tutti sanno che d’estate la capitale è un forno. Infatti la mia risposta di solito è: ‹‹Te lo lascio immaginare››. Anche se non sono così sicura sia realmente immaginabile. Perché non è solo caldo, è la combinazione di quaranta gradi, umidità, smog, polvere e sporcizia a toglierti il respiro. E un conto è sudare come gli umani in estate, un altro è zampillare da ogni poro come uno scolapasta. Un conto è percorrere strade cittadine sentendosi spossati, un altro è dover attraversare immensi slarghi infuocati boccheggiando e collassare. E non parliamo dell’aria asfissiante, maleodorante e malsana che si concentra in un autobus o nei vagoni di una metropolitana affollati fino all’inverosimile, che Calcutta in confronto pare un’oasi di pace e serenità. Tuttavia gli effetti di un clima equatoriale possono colpire gli spazi privati con una virulenza ancora più disastrosa. Per esempio al piccolo appartamento all’attico in cui vivo, quando riparto, per ragioni di sicurezza stacco il contatore. Perciò, quando torno, è come entrare in una macchina parcheggiata per settimane sotto il sole a picco. I muri scottano e l’acqua nello sciacquone, se non è evaporata, sta bollendo. Le guarnizioni in gomma di elettrodomestici e finestre si sono seccate, sbriciolandosi, e se un poetico raggio filtrava tra le tende, sbiadite da anni, può aver ustionato qualunque suppellettile su cui si sia posato. Gli oggetti tenuti insieme da una colla si sono scomposti nei pezzi originari, perché a quelle temperature non c’è Bostic o Loctite che non si sciolga e c’è sempre il rischio che ti resti una maniglia in mano, o che una mensola crolli all’improvviso. Il mercurio nel termometro per la febbre è salito fino a spaccarlo e se ho lasciato in giro un rossetto si è liquefatto come il sangue di San Gennaro. Ora, è ovvio che il primo gesto da compiere, prima di perdere la lucidità e accasciarsi semisvenuta, è accendere il condizionatore. Ma i vincoli condominiali vietano di deturpare la facciata con gli antieste- tici motori per cui ho dovuto ripiegare su uno di quei pinguini col tubo, e non è la stessa cosa. Perché è ingombrante, perché quando la vaschetta che raccoglie la condensa si riempie (e si riempie in fretta) lui si blocca, costringendomi a continue e complicate operazioni di svuotamento e, soprattutto, perché è incredibilmente rumoroso. Per cui di giorno per lavorare (gli scrittori lavorano a casa) ci vuole la concentrazione di un asceta tibetano e la notte equivale a dormire accanto a un trattore in salita. (Il racconto intero sul nostro sito) approfondimento su tychemagazine.it Arcimboldo, “gustose passioni” nel libro di Ketty Magni K etty Magni è una mia cara amica. Una scrittrice di gran talento e di “gustosa passione”. Complice Valentina Conti, sono stata coinvolta nella presentazione del suo ultimo libro dedicato ad Arcimboldo in occasione di Futura Festival. Arcimboldo è il “pittore fruttivendolo”, tanto famoso durante il Rinascimento e poi dimenticato, perché forse non capito. La sua fama riprenderà con i surrealisti. ‹‹Ma quanto è attuale oggi Arcimboldo?››. Valentina inizia con la domanda di inalmente il barman si decide a servirle il suo cocktail. ‹‹Cin cin›› le dice, stupidamente, come ad ogni altro cliente. Nel bicchiere accuratamente raffreddato, l’invitante liquido blu le trasmette un lungo brivido di piacere. Scuote il bicchiere, con classe. Mille bolle blu cobalto emergono in superficie. Chissà cosa c’era, lì sotto. Chissà come sarebbe stato, emergere dalle acque di un mare così blu. Chissà se avrebbe potuto dimenticare, e smettere di bere. Cin cin. È freddo e invitante, e le scivola dentro come un serpente di seta. Ma quando riappoggia il bicchiere sul bancone, prende coscienza che non le sarebbe servito. Non a dimenticare, quantomeno. ‹‹Quantomeno una sbronza, allora›› si dice. Ma era così triste, e deprimente, bere e sbronzarsi da soli. ‹‹Forse è ormai solo questo che mi trattiene a un passo dall’alcolismo›› pensa. Gira lo sguardo sui suoi compagni di sventura. Abbarbicati sugli sgabelli, esseri di ogni specie e condizione, genere ed età. Giovani squali predatori, vecchie balene spiaggiate, guizzanti torpedini, pacifici pesci-palla. E poi lei. Lattiginosa medusa, plancton evanescente. Chi si sarebbe accorto di un suo eventuale alzarsi e andarsene? Più indietro, nei tavolini retrò, coppie e piccoli gruppi sommessi. La vita la sommergeva, dappertutto, da ogni parte. Sempre. Lei poteva anche essere morta, anche morire, ma tutto sarebbe andato avanti, sempre, come sempre. Per sempre. Beve un altro sorso. Sembrava passato un secolo da quando andavano lì insieme. Le chiacchiere e i commenti sugli altri avventori, il racconto della giornata. Godersi insieme il lento abbandono delle parole, dei sensi, dell’alcol, fino a ridere di niente, e scoprirsi complici, e poi andarsene insieme, abbracciati, verso casa, a far l’amore. (Il racconto completo sul nostro sito) approfondimento su tychemagazine.it rito. E Ketty ci racconta di quest’uomo irruento e passionale. Pieno di energia, intraprendenza e generosità. Un uomo che era riuscito a ritrarre Rodolfo II, l’imperatore degli Asburgo, con una pera al posto del naso. Arcimboldo si vantava di entrare a Palazzo ad ogni ora del giorno e della notte. Aveva l’amore della donna più cor- teggiata e ambita del momento, Ludovica Crivelli, che morirà presto, lasciandolo nella disperazione. Era ambizioso a dismisura. Amava ostentare. Fu molto popolare all’epoca. Divenne ricco con la sua arte. approfondimento su tychemagazine.it Agosto 2015 / 13 600.27 È IL NOME DELLA NUOVA LINEA DI PASTA ARTIGIANALE MARCHIGIANA CHE VANTA UNA COLLABORAZIONE DI PRESTIGIO CON GUALTIERO MARCHESI CARLA LATINI CON LE “MANI IN PASTA” Kruger Agostinelli C arla Latini è collaboratrice d’eccezione di Tyche Magazine e amica storica dal tempo delle radio private, quando alla fine degli anni Settanta era- no davvero libere. Il suo grande amore e, aggiungo, la sua grande competenza nel mondo della pasta artigianale la porta di nuovo ad una stimolante avventura im- prenditoriale. E’ recente, infatti, il lancio della sua nuova linea di pasta, il cui nome è 600.27. Il 600 sta per le varietà di grano duro che ha conosciuto nella sua attività artigianale e 27 sta per i tipi di spaghetti diversi che nel tempo ha saputo creare. Un cammino professionale che ora la vede protagonista con la famiglia Stoppani, nome storico nell’enogastronomia meneghina. Carla, istruzioni per capire e gustare al massimo la tua pasta artigianale marchigiana. ‹‹Sicuramente bisogna mettere in moto i sensi. Quindi la vista può catturare il giallo oro, che aiuta a dare la percezione che sono state usate varietà di grano duro colorite e saporite. Poi, indispensabile l’olfatto: appena aprite il pacchetto, annusatelo immediatamente e potrete sentire il profumo della farina. Per l’udito invece cito il mio amico Gianfranco Vissani: anni fa, mi disse che la buona pasta artigianale si sente anche dal “rumore che fa quando la spezzi”. Infatti se prenderete un mio spaghetto 600.27 vi accorgerete che spezzandolo si sentirà un suono netto, preciso. Mentre la pasta industriale ha un rumore di rottura simile a un filo di plastica. Poi si conclude finalmente con il tatto e il gusto. E lì spero che l’innamoramento prenda forma…››. L’avventura per Carla è iniziata. Per soddisfare la curiosità di volerla cucinare e soprattutto di trovarla, provate a contattare Carla via mail a [email protected], oppure visitando www.pasta60027.it approfondimento su tychemagazine.it Le Marche addosso tra shopping e bellezze artistiche Andrea Pesaola C ome per la questione calzaturiera, anche per gli abiti vige una regola: lo spaccio, l’outlet è l’unica via se vivi nelle Marche e non avrai altro negozio all’infuori di quello. Le Marche Addosso offre un servizio totale, da nord a sud. L’EQUAZIONE È SEMPLICE, SPESSO I LUOGHI DELLA MODA SONO VICINI AI LUOGHI DELLA CULTURA E DELLA CONOSCENZA E proprio a nord troviamo Unionmoda a Sant’Ippolito, in provincia di Pesaro Urbino. Certo, non va mica bene approdare nelle terre del Montefeltro solo per comprare la moda. Il suggerimento? Trascor- rete una giornata di mare magari a Fano, imboccate la superstrada che vi porta a Urbino e visitate la città ducale. Unionmoda è un outlet multibrand in cui entrare senza gusto alcuno e da cui uscire rigenerati e nuovi. E soprattutto, vestiti come si deve. Dall’abbigliamento alle calzature, dagli accessori all’intimo (perché non siamo sicuri nemmeno delle vostre mutande). Ora potete scendere fino alla provincia di Fermo, a sud. La faccenda si complica, perché state per entrare al Castagno, un brand village che va affrontato con la stessa serietà con cui avreste dovuto approcciarvi, all’epoca, al vostro esame di maturità. Situato a Casette D’Ete, il Castagno raccoglie al suo interno le più prestigiose aziende di moda italiane. La regola è la stessa, prima la cultura: la vicina superstrada vi consente di spostarvi verso il mare o verso l’immediato entroterra. Potete fare un bagno a Civitanova, o perché no, visitare la vicina Montecosaro, entrambi in provincia di Macerata, nel punto in cui i due territori provinciali si incrociano. Ora potete entrare da Prada, uno degli store presenti al Castagno, col capo cosparso di cenere. E fare mea culpa su tutto ciò che di sbagliato avete addosso. L’equazione è semplice, spesso i luoghi della moda sono vicini ai luoghi della cultura e della conoscenza: abbinare lo shopping alla visita di luoghi che riempiono gli occhi e il cervello è come vestirsi bene e metter su un outfit pazzesco. Ora è il vostro turno: rendete la vostra shopping experience unica e irripetibile. approfondimento su tychemagazine.it Agosto 2015 / 15 AD ASCOLI UN RENZO ARBORE AD “ALTO GRADIMENTO” Kruger Agostinelli R enzo Arbore ci fa un volante saluto prima del concerto, con un bacio a Carla Latini e uno scatto con il terzo numero cartaceo di Tyche Magazine. Non nasconde gli acciacchi che i suoi 78 anni rendono legittimi, ma quando sale sul palco ridiventa un leone. Più che un concerto, quello con l’Orchestra Italiana è uno di quei programmi che in radio e tv sono riusciti ad infrangere gli schemi classici del comunicare. Un menestrello che prende spunto con ironia della vecchiaia per alleggerire l’umore del numeroso pubblico intervenuto anche “in Ascoli”. Un ottimo banco di prova per l’organizzazione Tyche Eventi, in questa occasione impeccabilmente supportata dalla Simbiosi Marketing. Una menzione poi per il giovane sindaco di Ascoli, Guido Castelli, rivelatosi un buon corista. Una serata in definitiva, tanto per dirla alla Arbore, ad “Alto Gradimento”. foto e video su tychemagazine.it Agosto 2015 / 16