Decalogo contro
l’apatia politica
Di Gustavo
Zagrebelsky
La democrazia si deve sviluppare tramite l’aiuto della
scuola che deve contribuire allo sviluppo dello spirito
democratico in ogni singolo individuo.
Per attuare meglio quanto appena detto si può osservare
il seguente decalogo …
1. La fede in qualcosa che vale
La democrazia è relativistica, non assolutistica.
Ciò vuol dire che, essendo un’istituzione d’insieme, non
deve avere fedi o valori assoluti da difendere al di fuori
di quelli su cui essa è basata.
2. La cura delle individualità personali.
La democrazia è fondata sull’individuo, non sulla
massa.
Ed è proprio la democrazia che, tramite la
proclamazione del uguaglianza media, rischia di
annullare l’individuo trascurando l’originalità di ogni
suo elemento e lasciando libertà di circolazione alle
mode.
3. Lo spirito del dialogo.
Essere democratici significa anche saper discutere e
ragionare insieme. Infatti proprio il dialogo è uno dei
metodi più costruttivi per diffondere una più ampia
visione delle cose: riconoscere uno sbaglio porta solo ad
un miglioramento personale. Per coloro che invece si
sentono colti in difetto o umiliati significa che lo spirito
di dialogo è perduto e ciò permette di essere dominati da
orgoglio e viltà, sentimenti ostili alla democrazia.
4. Lo spirito dell’uguaglianza.
La democrazia è basata sull’uguaglianza: avendo leggi
uguali per tutti non ci sarebbero privilegi. La società
sarebbe unita e non dovrebbe “combattere contro le
oligarchie” che si formano in continuazione.
5. Il rispetto delle identità diverse.
In democrazia la presenza di diverse identità non
dovrebbe creare disagi o problemi di nessun genere.
Ma non è così. Non era così ieri e non è del tutto così
neppure oggi.
6. La diffidenza verso le decisioni
irrimediabili.
La democrazia comporta la possibilità di rivedere ogni
decisione (esclusa quella sulla democrazia stessa!!!).
Essa non ha e non può volere verità né a priori né a
posteriori in quanto perennemente basata sul dialogo.
7. L’atteggiamento sperimentale.
La democrazia è basata su dei principi ma ogni giorno
deve imparare ad affrontare le conseguenze delle
proprie azioni: ogni progetto realizzato crea nuovi
problemi che rimettono in discussione il progetto
stesso. Questo ci insegna che l’esperienza non è altro
che il ”banco di prova” della teoria.
8. Coscienza di maggioranza e coscienza di
minoranza.
In democrazia nessuna disposizione deve essere vista
sotto il segno della ragione o del torto: la
maggioranza non deve essere considerata come la
vincitrice e l’unica in grado di poter portare avanti la
propria ragione e le minoranze devono avere il diritto
di potersi esprimere e perseguire le proprie idee in
modo che queste possano un giorno diventare a loro
volta delle maggioranze.
9. L’atteggiamento altruistico.
La democrazia è forma di vita di esseri umani solidali.
Ma sotto questo punto troviamo la contrapposizione di due
grandi intellettuali: da una parte abbiamo l’espressione del
pensiero di Montesquieu, secondo il quale la parola
democrazia significa “amore per la cosa pubblica e
disponibilità a mettere in comune qualcosa, anzi il meglio di
sé: tempo, capacità e risorse materiali”; dall’altra troviamo
l’alternativa del darwinismo sociale in cui prevale “l’ideologia
crudele che legittima la fortuna dei più forti e abbandona i
deboli alla loro sorte”.
10. La cura delle parole.
Siccome la democrazia è dialogo e gli strumenti del dialogo sono
le parole, esse devono essere oggetto di cura particolare. Cura
duplice: sia per il numero che per la qualità.
Un maggior numero di parole indica un maggior sviluppo della
democrazia e contribuisce all’assegnazione dei posti nella
scala sociale.
La qualità delle parole deve essere adeguata perché è proprio
grazie al nostro linguaggio che riusciamo ad esprimerci nei
modi migliori: esse devono rispettare i concetti senza alterarli
altrimenti verrebbero utilizzate solo per corrompere le idee
altrui in modo da portare gli altri dalla propria parte con
l’inganno e la frode.
Quante parole, quali parole
• Il numero di parole conosciute e usate è direttamente proporzionale
al grado di sviluppo della democrazia e dell’uguaglianza delle
possibilità. Poche parole e poche idee, poche possibilità e poca
democrazia; più sono le parole che si conoscono, più ricca è la
discussione politica e, con essa, la vita democratica.
• In nessun altro sistema di governo le parole sono importanti come in
democrazia. La democrazia è discussione, è ragionamento comune,
si fonda sulla circolazione delle opinioni e delle convinzioni. E lo
strumento privilegiato di questa circolazione sono le parole.
L’importanza delle parole
• La ricerca scientifica, medica e criminologica mettono in evidenza
che i ragazzi più violenti possiedono strumenti linguistici scarsi e
inefficaci, sul piano del lessico, della grammatica e della sintassi.
Non sono capaci di gestire una conversazione, non riescono a
modulare lo stile della comunicazione – il tono, il lessico,
l’andamento- in base agli interlocutori e al contesto, non fanno uso
del’ironia e della metafora. Non sanno sentire, non sanno nominare
le proprie emozioni. Spesso non sanno raccontare storie. Mancano
della necessaria coerenza logica, non hanno abilità narrativa: una
carenza che può produrre conseguenze tragiche nel rapporto con
l’autorità, quando è indispensabile raccontare, descrivere, dare
conto delle proprie ragioni, della successione, della dinamica di un
evento.
• (da”La manomissione delle parole” di Carofiglio)
L’importanza delle parole
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La povertà della comunicazione si traduce in povertà dell’intelligenza, in
doloroso soffocamento delle emozioni.
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La violenza incontrollata è uno degli esiti possibili, se non probabili, di
questa carenza. I ragazzi sprovvisti delle parole per dire i loro sentimenti di
tristezza, di rabbia, di frustrazione, hanno un solo modo per liberarli e
liberarsi di sofferenze a volte insopportabili : la violenza fisica. Chi non ha i
nomi per la sofferenza la agisce, la esprime volgendola in violenza, con
conseguenze spesso tragiche.
L’abbondanza, la ricchezza delle parole è dunque una condizione del
dominio sul reale; e diventa, inevitabilmente, strumento del dominio politico.
Per questo è necessario che la conoscenza, il possesso delle parole siano
esenti da discriminazioni, e garantiti da una scuola uguale per tutti.
(da “La manomissione delle parole” di Gianrico Carofiglio)
Testo rielaborato da
Bottiglione Carola
con la supervisione di Sara Marsico
su testi di Zagrebelsky e Carofiglio
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