28
Pianeta scienza
IL PICCOLO MERCOLEDÌ 26 OTTOBRE 2011
SeedLab per lanciare
business e innovatori
La formazione al Mib
AL MICROSCOPIO
Gli equivoci
fra ricerca
e società
di Mauro Giacca
C
Progetto targato TTAdvisor. Da marzo via ai corsi a palazzo
Ferdinandeo. A disposizione borse di studio da 30mila euro
di Matteo Unterweger
Nasce sul modello dell’acceleratore di imprese della Silicon Valley che negli Stati Uniti ha contribuito al lancio di grandi
aziende. E si propone di fare lo
stesso in Italia, assicurando agli
ideatori supporto organizzativo, nel reperimento di investitori e capitali, e di strategia proiettata al mercato. Si tratta di SeedLab, progetto promosso da
TTAdvisor, società di venture
partner del Gruppo Fondamenta Sgr dedicata proprio a questa
attività di affiancamento a nuove iniziative, assieme al Mib
School of Management di Trieste. Proprio da palazzo Ferdinandeo, infatti, scatterà il percorso formativo. Come conferma Nicola Redi, senior partner
di Fondamenta Sgr e responsabile del progetto SeedLab: «Partiremo con le prime lezioni al
Mib a Trieste a inizio marzo del
prossimo anno e chiuderemo il
programma a Firenze a settembre (sono coinvolte nel proget-
SEMINARIO SUI SOCIAL MEDIA IN AREA
I social network stanno cambiando
faccia. Da salotti virtuali dove
incontrare gli amici, si stanno
trasformando in occasioni di
business. Molte aziende italiane,
però, sono impreparate di fronte a
un simile cambiamento di audience
e prospettive. Per aiutare manager
e imprenditori a sfruttare meglio i
nuovi potenti mezzi della rete, il
progetto Imprenderò, finanziato
dalla Regione, organizza per
domani un seminario tematico alla
meeting room del Centro congressi
di Area Science Park
([email protected],
040-3755272/301), intitolato “Dai
social network alle reti di
collaborazione”. Dice Alessandro
Deltreppo, di Progetto
Imprenderò: «Durante una full
immersion di otto ore con Paolo
Bolpet, apprezzato web strategist,
i partecipanti acquisiranno
familiarità con network quali Fb o
LinkedIn, e capiranno in che modo
sfruttare questi strumenti per
ampliare e pianificare le relazioni
aziendali». Data l’affluenza, il
seminario sarà ripetuto il 6
dicembre, data per cui sono ancora
aperte le iscrizioni.
(c.s.)
La sede del Mib - School of management (Foto Lasorte)
to anche l’Università fiorentina
e la Scuola superiore di studi
universitari Sant’Anna di Pisa,
ndr)». Approfondimenti, durante i quali i partecipanti potranno ricevere informazioni e avviare contatti finalizzati allo
start up della loro impresa. «È
già possibile da subito presenta-
re la domanda di partecipazione – prosegue Redi -: il bando è
aperto, a chiunque sia interessato». SeedLab si struttura come una serie di borse di studio
offerte dai partner dell’iniziativa alle start up da loro selezionate: potranno essere disponibili supporti da circa 30mila eu-
ro a copertura delle spese di
partecipazione. «Siamo anche
in contatto con il Technology
transfer office dell’Università
triestina – continua il responsabile di SeedLab – per un coinvolgimento al fine di creare una
business unit: il vantaggio per
le aziende sarebbe quello di as-
sumere non solo un dottore di
ricerca dall’Università ma il
pacchetto completo, proprietà
intellettuale in licenza inclusa».
Il programma si concluderà
con la presentazione agli investitori: alla migliore iniziativa
premio da 20mila euro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
SINCROTRONE
RICERCA SVOLTA in israele CON IL SUPPORTO DI FONDAZIONE CRTRIESTE E REGIONE
Batteri più forti
degli antibiotici
Rappolt prova
a “sconfiggerli”
Più attenti quando bisogna imitare
Lo “spiegano” i movimenti oculari
Il problema della resistenza batterica agli antibiotici non è nuovo. Ma a causa della crescente
diffusione a livello mondiale,
l’Oms lo ha dichiarato problema sanitario “urgente”, il che richiede azioni mirate. A Trieste
c’è chi sta cercando di trovare
una soluzione alla resistenza
esibita dai microrganismi. Michael Rappolt, biofisico dell’Institute of Biophysics and Nanosystems Research di Graz, ci sta
lavorando nei laboratori del Sincrotrone. «Il progetto che sto seguendo e di cui è responsabile
Karl Lohner dell’Ibnr - spiega intende sviluppare nuovi peptidi (catene di aminoacidi, ndr)
che possano distruggere la
membrana dei batteri». L’idea è
di usare questi peptidi per creare dei fori sulla membrana dei
microrganismi, in modo da impedire ai batteri le normali funzioni vitali. «Dopo aver causato
il danno – dice Rappolt – uso la
tecnica della diffrazione dei raggi X per vedere esattamente che
cosa è successo sulla membrana». Al momento sono allo studio 6 molecole promettenti.
Cristina Serra
C’è differenza tra osservare
un’immagine e guardarla con
lo scopo di riprodurre quanto
osservato? La risposta arriva
dalla ricerca condotta da Alessandro Cicerale, studente di
neuroscienze della Sissa e vincitore della borsa di studio al
Weizmann Institute of Science
di Israele, istituita da Fondazione CRTrieste e Regione.
Rientrato di recente dopo 20
mesi trascorsi all’Istituto Weizmann, Cicerale ha svolto uno
studio teso a verificare la teoria in base alla quale il movimento umano può essere
scomposto in una sorta di alfabeto minimo. Attraverso la sua
indagine ha cercato di comprendere se, come per il linguaggio, il cervello umano costruisce il movimento sulla base di un numero limitato di
unità base. In generale si può
affermare che l’esplorazione
visiva di un movimento è modulata dagli scopi che guidano
il nostro comportamento motorio. Questo vale anche per
l’imitazione. Se si deve imitare
qualcosa, si presta maggiore
attenzione ai punti di massi-
ma curvatura, nel caso di dover riprodurre una linea in movimento sullo schermo, o ai
segmenti delle articolazioni,
nel caso si debba riproporre il
movimento effettuato da un altro umano.
Cicerale, 27 anni, una laurea
specialistica in scienze della
mente conseguita all’Università di Torino, attualmente frequenta il corso di dottorato in
neuroscienze della Sissa, con
la supervisione di Raffaella Rumiati, docente di neuropsicologia. In Israele, a Rehovot, ha
lavorato all’interno di un gruppo di ricercatori internazionali
apprendendo sia nuove tecniche di indagine sia il funzionamento di strumenti all’avanguardia per le ricerche in campo neuroscientifico. La sua
analisi focalizzata sulla progettazione di modelli matematici
volti a verificare come il cervello umano pianifica i movimenti lo ha portato a condurre una
serie di indagini sugli esseri
umani per mettere in atto le
leggi motorie formulate dai teorici matematici. I test, effettuati su giovani d’età compre-
Galileo. Koch. Jenner. Pasteur. Marconi. Fleming...
Precursori dell’odierna schiera di ricercatori
che con impegno strenuo e generoso (e spesso oscuro)
profondono ogni giorno scienza, intelletto e fatica
imprimendo svolte decisive al vivere civile.
Incoraggiare la ricerca significa
optare in concreto per il progresso del benessere sociale.
La Fondazione lo crede da sempre.
Alessandro Cicerale
sa tra i 18 e i 30 anni, prevedevano diverse prove in cui i soggetti coinvolti, impegnati a
guardare dei video, dovevano
poi riprodurre quello che avevano appena visto sullo schermo, sia che si trattasse di un
semplice movimento umano
o di un punto in movimento
sul video. Cicerale ha avuto la
possibilità per la prima volta di
utilizzare nuovi strumenti di
indagine, come ad esempio
l’eye tracker Eyelink II (Sr Rese-
arch) che ha l’importante funzione di registrare i movimenti
oculari dell’essere umano.
L’uso di questo dispositivo,
fondamentale per la sua ricerca, ha permesso all’analisi di
focalizzarsi sui nodi centrali
dell’osservazione umana, esaminando su che parti del movimento si pone la nostra attenzione quando sappiamo che
dovremo riprodurre quanto
appena visto nel video.
«Progetti come questo arricchiscono positivamente il tessuto socio economico locale.
Fare esperienze formative in
ambito internazionale valorizza non solo le competenze dei
giovani ma genera ricadute positive anche per le imprese locali. Inoltre i giovani stessi
hanno in questo modo la possibilità di ottenere un più facile e soddisfacente inserimento
lavorativo – afferma Massimo
Paniccia, presidente della Fondazione CRTrieste -. Risulta
importante sostenere i giovani
dando loro la possibilità, attraverso l’istituzione delle borse
di studio, di costruirsi un futuro».
QUESTA PAGINA È REALIZZATA IN COLLABORAZIONE CON
he la scienza e la tecnologia siano le principali
determinanti del progresso (quel progresso che ci ha
consentito di muoverci in aereo, di atterrare sulla luna, di comunicare a livello planetario, di
sconfiggere il vaiolo e, sorprendentemente, di aumentare la vita media di più di 60 anni
nell’arco di solo 2000 anni) vi
sono pochi dubbi. Più problematico, invece, rimane oggi
comprendere quale sia il ruolo
degli scienziati, ovvero coloro
che generano scienza e conoscenza, nell’ambito della società. E ancora: quale sia il rapporto tra la scienza e la tecnologia,
ovvero tra la ricerca e le sue applicazioni pratiche. Senza cadere in luoghi comuni (“l’uomo
ha un innato bisogno di conoscere e capire”) o scomodare citazioni illustri (Pasteur: “La tecnologia non esiste, esistono la
scienza e le applicazioni della
scienza”), dobbiamo però fugare alcuni degli equivoci che
troppo spesso permeano la discussione in questo campo.
Equivoco numero 1: i ricercatori cercano e cercano, ma non
necessariamente la società ne
vede i risultati. Palesemente falso: come detto sopra, il progresso è inequivocabilmente frutto
della ricerca. Equivoco numero
2: bisogna finanziare solo la ricerca finalizzata alla produzione di beni utili alla società. Ancora palesemente falso: le grandi scoperte che hanno fatto
avanzare l’umanità (la penicillina, il bisturi a laser, l’ingegneria
genetica, i raggi X, la risonanza
magnetica, per citarne qualcuna) sono figlie della curiosità e
non del bisogno. Equivoco numero 3: i ricercatori non sanno
fare gli imprenditori. Vero. Ma
perché dovrebbero farlo? In un
mondo di professionisti, la loro
specialità è quella di fare ricerca, non di fare profitto. Questo
è un equivoco in cui cadono
spesso molti dei politici, anche
nostrani: com’è possibile che in
una città come Trieste, che vanta una concentrazione di centri
di ricerca di tutto rispetto, le ricadute industriali sul territorio
siano proporzionalmente limitate? Il problema, evidentemente, non è della ricerca e nemmeno, a onor del vero, dell’investimento finanziario che nel corso
degli ultimi vent’anni è stato
profuso a creare vari enti di supporto alla ricerca. Il problema,
invece, sta nelle persone: abbiamo bisogno di professionisti (e
non di improvvisatori) che frequentino con costanza i laboratori di ricerca, comprendano
cosa viene fatto in questi luoghi, identifichino quello che
possa avere un potenziale valore e lo portino sul mercato. Una
politica saggia e lungimirante
deve sfruttare la ricerca per far
crescere il territorio mediante
la creazione di piccole aziende
ad alta tecnologia, ma per far
questo ha bisogno di assiduità,
cultura e professionalità adeguate.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Scarica

SeedLab per lanciare business e innovatori La formazione