253 Anno 8 - n° 15 - Distribuzione Gratuita ATTUALITA’ A KI S K ULTURA INFORMAZIONE 27 Ottobre 2012 SPORT & TURISMO Marino Giuseppe C.so Italia, 96 - ACIREALE IL GIORNALE DEL TERRITORIO DELLE ACI Che si scelga la destra o la sinistra, che si corra al centro o defilati, che si urli o ci si confronti con platee più o meno numerose, siamo giunti all’epilogo. E’ stata un’altra, l’ennesima di questi tempi, campagna elettorale. Ogni giorno nuova, ogni notte vecchia e compassata. O all’inverso, se preferite. Dato che negli ultimissimi giorni sono saliti alla ribalta i contesti dei comizi elettorali da mille e una notte. Corse, sorpassi, controsorpassi, frecciate, traversate a nuoto e litigi, e via discorrendo, non sono mancati a condire la contesa, ma, vivaddio, lo si sapeva già dall’inizio che sarebbe stata una lotta per la poltrona davvero infuocata. La voglia di sedersi al nuovo parlamento brucia per tutti, la smania di voler dimostrare ardentemente di incarnare il nuovo che avanza pure, ma, se è lecito, tutta questa ventata di freschezza in pochi Non è importante il posto che occupiamo, ma la direzione in cui stiamo andando. l’hanno davvero avvertita. I saggi direbbero “ça va sans dire”, alla fine dei giochi si faranno i conti. Giusto così. Mi sia concessa, quantunque, la possibilità di augurare ai contendenti un doveroso “in bocca al lupo” con un’altrettanto doverosa, secondo coscienza, annotazione: si pensi più al sodo e meno al profitto personale, ci si ricordi per quale motivo e attraverso quali attestazioni di fiducia si è arrivati ad occupare l’agognata poltrona o, se meglio è da preferire, si tenga sempre in buona memoria da dove si viene e come si arrivati alla meta. Gli elettori saranno un po’ meno sviliti se verranno rispettate queste semplici linee morali. Credetemi. Ad Maiora! Riccardo Anastasi www.akis-aci.com 2 Sabato 27 Ottobre 2012 AKIS I “costi della politica” ad Acireale Le terme? Queste sconosciute! Si è interrotto il proficuo dialogo che la società civile attraverso il Forum aveva intrapreso con l’Amministrazione e il Consiglio Comunale di Acireale. Abbiamo appreso attraverso un comunicato stampa della Città di Acireale rilanciato dal blog del consigliere comunale Antonio Riolo che oggi, 22 ottobre, una delegazione acese composta dal Sindaco Nino Garozzo, dal Presidente del Consiglio Toruccio Di Maria e dallo stesso Riolo, nella sua qualità di Presidente della VI Commissione consiliare permanente, si è recata a Palermo, convocata dall’Assessore all’Economia Avvocato Gaetano Armao per comunicazioni inerenti l’imminente pubblicazione del bando per la privatizzazione della gestione delle Terme. Si è trattato, a quanto pare, di un atto dovuto, nell’ambito del percorso di dialogo Regione-Comune recentemente intrapreso su iniziativa di Armao, che il Forum fin dall’estate del 2011 auspicava fortemente, avendolo più volte sollecitato sia all’amministrazione regionale che alla città di Acireale in diverse occasioni. Ovviamente, nè il Forum di Acireale nè quello di Sciacca, nato nella cittadina agrigentina sulla scia dell’esperienza acese all’inizio del 2012, avevano titolo per intervenire alle riunioni indette a Palermo dall’avvocato Armao, anche se, in un’ottica di inclusività dei processi decisionali (una metodologia moderna di coinvolgimento della società civile che l’amministrazione regionale disconosce e non ha inteso attuare fin dall’inizio) sarebbe stato opportuno estendere l’invito ai due coordinamenti associativi, poichè rappresentativi della società civile. A Sciacca, secondo quanto riportato dalla stampa locale e per le informazioni che abbiamo ricevuto direttamente dagli amici del Forum, il Sindaco Fabrizio Di Paola, dopo le prime riunioni a Palermo, ha intelligentemente concordato ogni iniziativa con la comunità locale. L’ha coinvolta prima e dopo gli incontri palermitani, ha raccolto dalla stessa proposte e istanze, è stato capace di farne intelligente sintesi e ha infine dialogato con l’amministrazione regionale, mantenendo sempre prioritarie le esigenze della sua comunità di riferimento, assai legata alle Terme e preoccupata delle scelte che potrebbero incidere sulla futura gestione di stabilimenti ed alberghi. Ad Acireale, il Sindaco Garozzo ha deciso non da ora, ma fin dall’inizio di questa brutta pagina della storia di Acireale, di procedere da solo. Il Forum, nato su iniziativa del Lions il 1 giugno del 2011, ad oggi rappresentativo di 24 associazioni tutte formalmente aderenti al coordinamento, non ha mai ricevuto nè formale nè sostanziale attenzione dal primo cittadino, limitatosi in una sola circostanza, il 29 settembre del 2011 in occasione del primo incontro operativo del Forum svoltosi all’Excelsior Palace Hotel, a partecipare ad un incontro perchè invitato dallo stesso Forum. Per il resto, a parte simpatiche ed estemporanee rassicurazioni, il Forum non è mai stato consultato dal Sindaco della Città di Acireale, la città dove sono ospitati gli stabilimenti termali e gli alberghi di proprietà della Regione attraverso la società di gestione delle Terme stesse. Il solo interlocutore del Forum è stato il Consiglio Comunale, prima nella persona del compianto Avvocato Pietro Filetti – l’unico politico cittadino che, con sapienza ed intelligenza politica, ha saputo concordare ogni possibile iniziativa con il Forum – e, recentemente nella persona del giovane consigliere Antonio Riolo che, nella sua qualità di Presidente della VI Commissione aveva favorito un’audizione del Forum, coinvolgendo pure il presidente del Consiglio Toruccio Di Maria e il Vice Sindaco Mario Pavone. Sia Filetti che Riolo hanno provato a stimolare un’azione più incisiva dell’amministrazione comunale, nel rispetto di quanto dal Consiglio comunale di Acireale deliberato ed approvato il 1 febbraio del 2011, con un ordine del giorno votato all’unanimità da tutti i gruppi consiliari. Proprio nel momento catartico, nel quale bisognava interloquire “a muso duro” con la Regione, seppur in modo rispettoso per le diverse prerogative istituzionali delle due amministrazioni, la Città di Acireale, a differenza di Sciacca dove il Sindaco Di Paola ha adottato una linea completamente diversa, ha scelto una modalità di comportamento accondiscendente e attendista rispetto alle decisioni dell’Assessore Armao, tutte precipitosamente assunte negli ultimi due mesi, da quando si è chiusa l’analisi preliminare svolta I NOSTRI SERVIZI La farmacia oggi non è più solamente il luogo della compravendita di farmaci, ma rappresenta un punto di riferimento fondamentale per il benessere del cittadino, attraverso l’offerta di servizi, consigli, informazioni e prestazioni diagnostiche che trasformano la farmacia stessa in un centro capace di dispensare “salute” a 360°. Tra i servizi offerti: •MISURAZIONE DI PRESSIONE: il controllo pressorio effettuato in farmacia permette di registrare i valori evitando, inoltre, quelle false impennate dovute allo stress delle attese ambulatoriali ed alla situazione emotiva generata dalle strutture ospedaliere. • AUTOANALISI DEL SANGUE: tra i servizi innovativi forniti dalla farmacia va incluso l’utilizzo di sofisticati apparecchi di autodiagnostica rapida per gli esami comuni del sangue capillare, basta una sola goccia di sangue prelevata dal paziente mediante la puntura di un dito per consentire la determinazione automatica e sicura dei tassi di colesterolo, glucosio, trigliceridi, transaminasi, emoglobina., ecc. •CENTRO UNIFICATO DI PRENOTAZIONE: il CUP consente al cittadino di prenotare le visite specialistiche e talvolta anche le analisi. •GUARDIA FARMACEUTICA DIURNA E NOTTURNA •VERIFICA DELL’ARMADIETTO DEI FARMACI: capita spesso che l’armadietto dei medicinali sia in disordine, il farmacista è disponibile a verificare i farmaci scaduti e provvedere alla loro distruzione nel rispetto dell’ambiente, dare informazioni sull’uso dei medicinali ancora utilizzabili. Da parte del consigliere comunale dott. Ambrogio Bonaventura è stata formalizzata al Presidente del Consiglio Comunale e p.c. al sindaco una richiesta di pubblicazione relativa a tutte le spese che il Comune di Acireale sostiene per “costi della politica” riguardo a: Indennità mensile al Sindaco, al Vice Sindaco, agli Assessori Indennità mensile al Presidente del Consiglio Comunale - Gettoni di presenza mensili per sedute di Consiglio per ogni Consigliere comunale - Gettoni di presenza mensili per sedute di Commissioni consiliari per ogni Consigliere comunale -Spese segretari Commissioni consiliari - Rimborso mensile a datori di lavoro privati per ogni Consigliere comunale dipendente da aziende private - Giustificazioni mensili a datori di lavoro pubblici per ogni Consigliere comunale dipendente da Enti pubblici -Telefonia mobile a Amministratori e Consiglieri -Altri costi della politica (riprese televisive,missioni, corsi, etc...) Ci risulta che tale richiesta è stata accolta e portata in sede di riunione di capigruppo. Si aspettano, quindi, le eventuali comunicazioni e, cosa più importante, decisioni di tagli a privilegi o altro, in merito. •FORATURA LOBI •NOLEGGIO BOMBOLE OSSIGENO •PRIMO SOCCORSO: in caso di piccoli incidenti o di lievi malori, il farmacista rappresenta “l’ancora di salvezza”, riesce subito a fornire il rimedio giusto insieme al consiglio e alle informazioni scientifiche più aggiornate. •ANALISI DELL’UDITO: in collaborazione con l'Amplifon presso la farmacia è possibile effettuare gratuitamente il controllo dell'udito ogni 1°ed il 3°martedì del mese, dalle ore 9.30 alle 12.00. •ESAME TRICOLOGICO: si esegue l'analisi del capello tutti i giovedì pomeriggio previa prenotazione. •L’OSTEOPATA IN FARMACIA: in collaborazione con il dott. Osteopata Sebastiano Bellia è possibile effettuare dei trattamenti sui i sistemi muscolo – scheletrico, vascolare, viscerale, cranio – sacrale. •PREPARAZIONI GALENICHE •LO PSICOLOGO IN FARMACIA: il benessere psicologico è un aspetto importante della vita di un individuo concediti del tempo per prendertene cura. Prenota una consulenza gratuita presso la Farmacia tutti i lunedì pomeriggio •IL PODOLOGO IN FARMACIA: in collaborazione con il dott. podologo Innocenzo Secolo è possibile effettuare gratuitamente l'esame podologico. CIAK SI GIRA A PIAZZA DUOMO ! ph Fabio Consoli LETTERA SEMISERIA da Sviluppo Italia Sicilia. E’ bizzarro il comportamento delle autorità cittadine di Acireale che, proprio in questo momento in cui avrebbero potuto far tesoro dell’esperienza del Forum, hanno deciso di non consultare le forze sociali ed economiche di Acireale e hanno rinunciato a presentarsi a Palermo più preparate e “ferrate” su una vicenda sicuramente politica, ma che presenta moltissimi risvolti tecnici che sarebbe stato opportuno presidiare in modo più attento, come il Forum denuncia da tempo. Valga una questione fra tutte, a titolo esemplificativo: mentre si promette un intervento regionale per la privatizzazione attraverso la pubblicazione del bando, come mai il bilancio delle Terme di Acireale SpA al 31 dicembre 2011, un documento di importanza vitale per qualsiasi azienda, non è stato ancora approvato, a differenza delle Terme di Sciacca SpA che, invece, l’ha promulgato e pubblicato entro i termini di legge? Il Sindaco di Acireale ha fatto presente questa gravissima inadempienza della Regione all’Assessore Armao? Ma, soprattutto, è giunto a Palermo forte delle istanze che la società civile attraverso il Forum gli avrebbe fatto presenti? Evidentemente, un proficuo dialogo che si era avviato fra società civile attraverso il Forum e la città di Acireale si è interrotto. Forse non c’è mai stato, ma non per colpa del Forum. E di questo, prima o dopo, bisognerà dar conto alla comunità locale che, nonostante le supposizioni degli amministratori pubblici di Acireale, rimane ancora fortemente interessata a difendere e tutelare il patrimonio del termalismo cittadino. Il Forum permanente delle Terme di Acireale Certamente, dopo questo comunicato nel quale viene stigmatizzato il “comportamento” del nostro sindaco, il cittadino benpensante darebbe certamente ragione al “Forum”, ma il cittadino benpensante si è mai chiesto come “ragiona” il nostro primo cittadino? LUI e solo LUI è il depositario del “Verbo” e della “Intellighentia” cittadina…tutto il resto è carta straccia! Caro figlio Beppe, ti scrivo queste poche righe perché tu sappia che ti ho scritto. Se ricevi questa lettera, vuol dire che è arrivata. Se non la ricevi, fammelo sapere, così te la rimanderò. Scrivo lentamente perché so che tu non sai leggere in fretta. Qualche tempo fa tuo padre ha letto sul giornale che la maggior parte degli incidenti capitano entro un raggio di un chilometro dal luogo di abitazione. Allora abbiamo deciso di traslocare un po' più lontano. La nuova casa è meravigliosa. C'è una lavatrice, ma non sono sicura che funzioni. Proprio ieri ci ho messo dentro il bucato, ho tirato l'acqua e poi il bucato è sparito completamente. Il tempo qui non è troppo brutto. La settimana scorsa ha piovuto solo due volte: la prima volta per tre giorni e la seconda per quattro. A proposito della giacca che mi avevi chiesto, tuo zio Orazio mi ha detto che spedirtela coi bottoni sarebbe stato molto caro (per via del peso dei bottoni). Allora li ho staccati. Se pensi di riattaccarli, te li ho messi tutti nella tasca interna. Tuo fratello Leonardo ha fatto una grossa sciocchezza con la macchina: è sceso e ha chiuso di scatto la portiera lasciando dentro le chiavi. Allora è dovuto rientrare a casa a prendere il secondo mazzo di chiavi, e così anche noi abbiamo potuto scendere dalla macchina. Se vedi Valentina salutala da parte mia. Se non la vedi, non dirle niente. Il tuo papà che ti vuole tanto bene. P.S. Volevo metterti anche un po’ di soldi ma avevo già chiuso la lettera Si è svolta la cerimonia di benedizione di una stele e di una pubblica via, quest’ultima di recente intitolazione, alla memoria del Rev. Can. Prof. Salvatore Privitera. Saranno (presto) Famosi Se n'è andato in silenzio, in punta di piedi, l'artista Concetto Romeo, come un grande attore che sa uscire di scena al momento giusto; quello in cui sente che può farlo senza pianti melodrammatici, falsi ed ipocriti. E gli amici hanno capito e sono andati, tutti coloro che hanno potuto, a trovarlo per l'ultima volta nella sua casa ed a fargli corona, in chiesa, per l'ultimo addio. Non aveva voluto per tanto tempo, comprare una casa; diceva di voler vivere senza possedere nulla, l'unica condizione, secondo lui, di essere sempre padrone di tutto, ma soprattutto di se stesso. Poi, dopo i lunghi anni trascorsi nella bella casa in affitto di via Verga, si era persuaso ad acquistare un appartamento al terzo piano di un caseggiato in piazza Dante. E' stato un grande dominatore del teatro, come attore e come regista, un artista della parola e degli accenti, un cultore di tanti grandi poeti, un estimatore del siciliano Mario Gori di cui conosceva a memoria le liriche, tra cui Notturno Pisano, Cinqu e deci, Favuli; aveva fatto scoprire l'aspetto inedito di un Pirandello poeta con la suggestiva composizione "Padron Dio", una lirica che coniuga mirabilmente la misera condizione personale di un pover'uomo siciliano con le condizioni di arretratezza e di ingiustizia sociale. Con pochi amici parlava dei figli, ne era orgoglioso ed avrebbe desiderato averli vicini, sempre, ma sapeva che ciò è impossibile, perciò non coartava i loro desideri, le loro speranze, le loro esperienze. Giusto ed onesto, in modo adamantino, generoso con gli amici, incurante dei meschini, aveva ricoperto per breve tempo l'incarico politico di Assessore allo Sport e allo Spettacolo, non per vocazione politica, ma per spirito di servizio. Accortosi della impossibilità di proseguire il mandato senza scendere a compromessi, aveva preferito dimettersi. Nel suo cassetto segreto, nascosti, giacciono liriche e pezzi teatrali, scritti da lui e solo pochi sono stati ammessi a leggerli. Qualcuno, rievocando la sua figura in chiesa, durante l'ultimo incontro terreno, ha affermato che egli è stato l'anima della CAT e che simbolicamente lo è ancora. Era difficile per Concetto vivere senza Pathos qualsiasi vicenda anche la più piccola ed insignificante; e adesso che non potremo più parlargli, anche se siamo certi che lui ci vede e ci ascolta dalla grande luce del cielo, ci mancherà moltissimo. Il più bel ritratto di lui ce lo ha tracciato il suo terzo figlio, Ezio, tornato velocemente dagli USA dove insegna, per vederlo vivo per l'ultima volta. Ci ha consegnato anche un insegnamento che ciascuno di noi potrebbe fare suo: "Gli uomini o nascono vecchi o nascono picciriddi ". Abbiamo ascoltato e condiviso ciò che ha detto Ezio e siamo rimasti muti e pensosi a riflettere e a ricordare; avremmo potuto dire tanto, ma ci siamo accontentati del silenzio che tutto include e nulla esclude. Vogliamo pensarlo con lo sguardo fiero e splendente, giovane, pieno di speranze, di ideali e di sogni, accanto alla dolce e fedele compagna Lia, angelo del focolare, con cui condivideva tutto: l'amore per il teatro, l'unità della famiglia, il senso vero e profondo dell'amicizia. Non è un piccolo esempio; vorrei che i giovani guardassero a questi esempi e ne traessero forza, poichè nella vita è grande, è vincitore l'eroe di ogni difficile giorno quotidiano; colui che sa affrontare il dolore, le sofferenze, le difficoltà e quando crede di non farcela più, di essere arrivato alla fine, sa rialzarsi e riprende la lotta per affermare gli ideali umani, familiari e sociali; sa ricominciare, per un mondo nuovo Pinella Musmeci Martedì 16 ottobre ci ha lasciato Concetto Romeo, personaggio a tutti noto in città per il suo impegno culturale, soprattutto nel mondo del teatro. L’associazione SiciliAntica, sede di Acireale e delle Aci, lo vuole ricordare come socio che, fin dalla sua fondazione, con passione ed entusiasmo ha collaborato alla realizzazione di numerose iniziative culturali. Memorabili i recital di poesia che lo hanno visto declamare in maniera impareggiabile, con la sua voce calda e musicale, i versi degli autori da lui amati (tantissimi, troppi per ricordarli qui tutti!). Concetto Romeo ha partecipato sempre con grande interesse alle altre attività associative, a cominciare dalle “giornate di studio itinerante”, delle quali ha lasciato viva memoria nei suoi reportage video. La sua assenza si farà certamente notare, anche se la sua memoria sarà sempre presente nel ricordo di tutti. l Direttivo e i Soci esprimono le più sentite condoglianze ai familiari e si stringono in un simbolico abbraccio alla moglie, la carissima socia prof.ssa Lia Bella, e ai figli Sergio, Gabriella ed Ezio. Attore, grande attore, amico, un grande amico se ne è andato quasi in punta di piedi. Vedere e leggere l’annuncio sulle strade della Città è stato come essere stati colpiti da un pugno nello stomaco. Un vero, grande amico che non c’è più. Un affettuoso abbraccio a Lia, Sua inseparabile compagna di vita e di arte, da parte di Turi Consoli e di tutto il Cine Foto Club “Galatea” e di Akis che hanno visto l’amico scomparso sempre vicino alle loro attività . T.C. AKIS Sabato 13 Ottobre 2012 Una tesi sull’eutanasia L’ordinamento italiano è da qualche tempo sottoposto ad una pressione crescente mirante all’introduzione di specifici istituti volti a legalizzare l’eutanasia. Tale pressione trova fondamento nella evoluzione della scienza medica,che ha nel tempo accresciuto la sua capacità di guarire e soprattutto di prolungare la vita. Tuttavia in questa sede è opportuno rilevare come ogni intervento medico sulla persona dovrebbe essere sottoposto a dei limiti che non si riducono solo all’impossibilità tecnica di realizzazione,ma che sono legati al rispetto e all’inviolabilità della esistenza umana nella sua accezione più pregnante ed intima.Ciò lascia intravedere come la complessità dell’argomento tocchi le tematiche delicatissime della vita e della morte e veda talora contrapposte le convinzioni ideologico-religiose e le categorie giuridiche a volte non del tutto in linea con le esigenze emergenti . A riprova di tale complessità, esiste sul piano storico un problema definitorio dell’eutanasia, poiché la sua nozione avendo carattere pragmatico non si presta ad una rigorosa tipizzazione. Analizzando la rilevanza giuridica di varie situazioni afferenti all’eutanasia ,appare opportuno aprire il panorama legislativo con la nozione di” eutanasia pura”.Questa non ha mai posto problemi di liceità ,essendo morte naturale resa meno indolore per effetto di sostanze analgesiche,poiché scopo della moderna medicina non è solo di garantire o procrastinare l’esistenza, ma anche di alleviare le sofferenze del malato. Dall’eutanasia pura si distingue” l’eutanasia attiva”,assolutamente illecita,che consiste nella somministrazione ad un paziente di un farmaco, il quale ha come unico effetto di provocare la morte .Parimenti contra legem è “l’eutanasia attiva non consensuale”che consiste nel far assumere un farmaco letale ad un paziente ignaro;pratica che contrasta con il principio di salvaguardia ed indisponibilità della vita sancito dall’art 2 della Costituzione e severamente previsto e punito dal codice penale ex art 575 c.p. quale omicidio. Problemi etici e giuridici si sollevano altresì per “l’eutanasia attiva consensuale” ,radicalmente in antitesi con i principi ispiratori della nostra Costituzione e con il codice civile, che all’art 5 vieta gli atti di disposizione del proprio corpo che cagionano una diminuzione permanente dell’integrità fisica. Dal punto di vista giuridico, si pone il problema di valutare il comportamento del medico che su richiesta del paziente prescriva un farmaco letale;in tale caso la disciplina del consenso informato non potrebbe giustificare l’operato di quel professionista che decide di soddisfare la richiesta del paziente;ed infatti ,se è vero che senza il consenso un intervento chirurgico si potrebbe profilare come illecito,è anche vero che, pur in presenza dello stesso ,una operazione è da ritenersi sempre illecita quando superi il limite della salvaguardia della vita e integrità fisica. Rientra nella disamina anche la nozione di “eutanasia per omissione”,comunemente definita “eutanasia passiva,” in cui la morte del paziente è cagionata dalla sospensione del trattamento terapeutico .I delicati problemi che essa solleva vanno risolti sulla base dei principi che governano la materia penale e in particolare quelli inerenti le azioni commesse per omissione . L’art 40 secondo comma c.p. sancisce che”Non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire ,equivale a cagionarlo”.Ne consegue che il medico che ometta di prestare le cure necessarie al malato terminale ,in assenza del consenso dello stesso, risponderebbe di omicidio del consenziente ex art 579c.p. e per tale ragione appare opportuno discernere l’eutanasia passiva consensuale da quella non consensuale. La prima ,definita pure volontaria,si concretizza nel rifiuto del paziente di sottoporsi alle cure. Tale ipotesi può ritenersi lecita poiché legata alla scelta del malato di non seguire la terapia, laddove inutile o non adeguata. Pertanto ,in tale caso il medico ha l’obbligo di operare un delicato e difficile bilanciamento al fine di comprendere se il trattamento terapeutico abbia o meno una ragionevole speranza di successo ,in mancanza del quale si sconfinerebbe nell’inutile e crudele accanimento terapeutico il cui confine è molto sottile. “L’eutanasia eugenica, poi,” ha come scopo quello di eliminare soggetti deformi ,mostruosi o tarati col solo obiettivo di migliorare la razza o alleggerire il peso sull’economia, detta “eutanasia economica”. L’eugenetica invece è quella scienza che studia i metodi volti al perfezionamento della specie umana attraverso l’incrocio selettivo delle razze migliori . Storicamente, nella Repubblica di Platone e nel sistema spartano, era uno strumento per costruire lo stato ideale e migliorare le condizioni di vita in un’ ottica non classista. Nell’800 il termine “ eugenetica” fu coniato dallo studioso Francis Galton, che teorizzò il miglioramento della razza attraverso la selezione di un elite intellettuale che, in un ottica di ottimismo razionale, avrebbe garantito un futuro migliore alla specie umana. Tale concezione fu usata come piattaforma ideologica del razzismo scientifico fascista e nazista portando all’efferato e abominevole operazione chiamata “aktionT4” , comunemente denominata”programma di eutanasia,”che prevedeva la soppressione e la sterilizzazione di persone affette da malattie genetiche inguaribili o da gravi malformazioni, nel delirante progetto Hitleriano di creare una razza pura. L’eutanasia neonatale riguarda quei neonati la cui vita è segnata da una prognosi gravemente infausta a causa di specifiche patologie quali ad esempio le anomalie cromosomiche. Il Comitato Nazionale di Bioetica ha sempre decisamente condannato ogni intervento di carattere intenzionalmente eutanasico nei confronti di minori definendolo illecito bioeticamente e giuridicamente. Invero, il nodo centrale del problema eutanasia ruota attorno alle parole “qualità della vita” citate in molto documenti. Tale espressione è ambivalente: in primo luogo essa definisce la reale esistenza di una persona o di un gruppo,la loro condizione misera o dignitosa,salute o malattia. Da definizione il termine si trasforma spesso implicitamente in un valore, poiché indica che non basta dare o garantire la mera sopravvivenza ,posto che nessuno può avere la presunzione di valutare la qualità della vita di un'altra persona ,ma genera l’imperativo morale di assicurare nei limiti del possibile una vita dignitosa in cui ciascuno possa sviluppare la propria personalità come essere unico e irripetibile. Appare chiaro,pertanto,che il tema in questione non può trovare soluzione univoca nel diritto,ma fonda le sue radici nella concezione ideologica che ogni uomo ha della vita. Per tale ragione la mia ricerca si è incentrata anche nello studio delle religioni più professate,al fine di capire come esse si pongano sull’argomento. Iniziando la disamina con il Cristianesimo,si evidenzia una posizione ferma e unitaria sulla tematica dell’eutanasia da parte della Chiesa Cattolica, che condanna tale pratica in quanto viola il Quinto Comandamento:non uccidere. Sono molteplici gli scritti che si esprimono in tal senso,primo fra tutti è il “Catechismo della Chiesa Cattolica”che ribadisce la sacralità della vita. Durante il suo lungo pontificato Giovanni Paolo Secondo scrisse molti documenti relativi all’eutanasia, tra cui spiccano la Dichiarazione sull’eutanasia della Congregazione per la Dottrina della Fede e l’enciclica Evangelium Vitae del 1995;in quest’ultimo testo il Papa asserisce l’inviolabilità della vita umana,sottolineando il comandamento”non uccidere” come verità morale e difesa rispetto all’arbitrio. Nella stessa enciclica si evidenzia l’obbligo di curarsi e farsi curare ,ma con mezzi terapeutici proporzionati rispetto alle prospettive di miglioramento, in quanto le cure inutilmente rischiose non sono conformi alla dignità della persona. Quindi la rinuncia alle terapie straordinarie non equivale all’eutanasia ,ma è espressione dell’accettazione cristiana della condizione umana di fronte alla morte. Anche Benedetto Sedicesimo,come il suo predecessore ,condanna l’eutanasia ed esorta all’amore cristiano al quale si attribuisce un valore salvifico nella sua enciclica Caritas in Veritate :l’amore è una forza straordinaria che ha la sua origine in Dio,Verità assoluta. Per quanto concerne l’Ebraismo ,tutte le tematiche relative a problemi etici vengono affrontate operando un confronto con la tradizione precedente,cioè con quello che i rabbini hanno espresso nel corso del tempo; a questa tradizione viene riconosciuta origine sacra e autorità indiscussa,per quanto attiene invece a problemi etici nuovi ,la loro soluzione spetterebbe ai rabbini. Anche la Bibbia ebraica prescrive di non uccidere,imponendo il sacro rispetto della vita umana e affermando che nessuno è padrone della propria esistenza e ciò vale anche quando si tratta di un malato terminale o gravemente sofferente .Per la religione ebraica, cosi come è proibito accelerare la morte di un individuo,è parimenti vietato ritardarla con mezzi artificiali. E’ bene ricordare che nella legislazione ebraica ogni caso va valutato singolarmente e sottoposto al giudizio del tribunale rabbinico competente,tenendo anche conto che,al pari della religione Cristiana, la religione ebraica sostiene che l’uomo è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio;da ciò emerge la visione unitaria sul tema dell’eutanasia delle due religioni. Passando all’Islam,la prospettiva religiosa e giuridica islamica ,afferente all’eutanasia si fonda sulla parola di Dio contenuta nel Corano, nonché sull’insieme dei detti del profeta Maometto. Il Corano si esprime in termini molto chiari sul carattere sacro della vita umana:è Dio che dà la vita e la morte .Questa ,l’Oltre,non è che l’inizio di una nuova vita .In tale visione l’eutanasia viene equiparata all’omicidio e le sofferenze devono essere sopportate con religiosa pazienza :il medico musulmano,cosi come non può intervenire per togliere la vita al malato,analogamente non deve somministrare farmaci che ne accelerino la morte. La nascita della filosofia Buddista coincide con la figura del principe indiano Siddharta vissuto nel sesto sec.a.C. Una delle caratteristiche della dottrina buddista si incentra sul concetto di “rinascita” consistente nella convinzione che,dopo la morte,vi è una rinascita portatrice del bagaglio karmico della vita precedente, la cui bontà o meno è in relazione alla condotta della vita anteriore..Pertanto al centro della problematica dell’esistenza vi è la sofferenza .Per non rivivere un karma negativo e raggiungere la beatitudine eterna e la liberazione ,il buddista deve dedicarsi alla meditazione,disciplina ascetica che si astrae da ogni limite terreno .Invero la tematica relativa all’eutanasia non trova nel buddismo un posto autonomo, in quanto la malattia ,la vecchiaia e la morte sono accettate serenamente .Vi sono però alcuni codici buddisti che proibiscono esplicitamente l’eutanasia identificandola talora in un karma negativo,ciò significa che la pratica eutanasica ha una connotazione negativa. Passiamo infine all’Induismo,credenza mistica dove l’uomo e la figura del profeta sono sostituiti da quella del “saggio”. Differisce totalmente dalle precedenti ideologie e si avvicina molto al buddismo. In esso domina il concetto di casta che stabilisce i diritti e doveri degli appartenenti diversi per ogni categoria. Come per il buddismo ,l’Induismo non affronta la tematica dell’eutanasia compiutamente,non vi è una posizione unanime tra i saggi. L’induismo Gandhiano ,che pratica l’etica della non violenza e si fonda sul rispetto della tradizione,ha espresso in merito all’eutanasia delle opinioni diverse da quelle emerse nelle altre religioni,in particolare il “ Mahatma”,grande anima,ha incentrato il suo pensiero sul malato terminale ; l’eutanasia non è un atto di violenza, ma di pietà religiosa che libera l’uomo sofferente dal dolore ,ritenendo non vita la condizione di inabilità derivante da coma profondo e irreversibile. Ilaria Costa (foto) Mario Cortellese: un laico cristiano al servizio del bene comune L’Ufficio di Pastoirale della Cultura della Diocesi di Acireale e il MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale di Acireale hanno organizzato nei giorni 19 e 20 ottobre due sessioni di lavori dedicate al prof. Mario Cortellese, a due anni dalla sua scomparsa, nella sala conferenze della parrocchia San Paolo di Acireale, al fine di tratteggiare a trecentosessanta gradi l’esemplare figura di docente, direttore di periodici e dirigente di associazioni cattoliche di Cortellese la cui vita l’ha spesa al servizio del bene comune fondandola su due ideali: la responsabilità sociale e politica dell’uomo di cultura e il dovere di partecipare attivamente da laico cristiano alla missione di evangelizzazione e promozione umana della Chiesa. La prima sessione è stata coordinata dal prof. Carlo Cirotto, presidente nazionale del MEIC, e i lavori sono stati introdotti da Mons. Antonino Raspanti, che li ha seguiti fino alla fine. La relazione di base è stata tenuta da don Massimo Naro della Facoltà Teologica di Sicilia sull’esortazione apostolica, firmata da Giovanni Paolo II nel 1988, “Christifideles laici: un ponte tra la Chiesa e il mondo”, che richiamava il Concilio Vaticano II. Al dotto relatore la prospettiva di questa “esortazione”, a cinquant’anni dall’inizio del lavori del Vaticano II, è sembrata la più utile per rendere omaggio al prof. Cortellese, la cui vicenda umana e laicale si può considerare una testimonianza concreta del rinnovamento “conciliare”. Si è soffermato con argomentazioni di alto livello teologico sull’importanza di un Concilio che “continua”, sulle due prospettive: l’agapico-trinitaria e il rapporto Chiesa/mondo e a proposito di quest’ultimo ha concluso il suo intervento con la metafora della sistole e della diastole. Molto interessanti le comunicazioni che sono seguite sull’impegno ecclesiale di Cortellese nella FUCI degli anni ’30 (Tiziano Torresi, dottore di ricerca in Scienze Politiche dell’Università Roma Tre, segretario nazionale MEIC), nel Movimento Laureati di Azione Cattolica e nel MEIC (ing. Giuseppe Rossi, dell’Ufficio Diocesano di Pastorale della Cultura di Acireale), sull’apporto al cammino pastorale della Diocesi di Acireale (dr. Salvatore Leonardi dell’Osservatorio nazionale MEIC su Lavoro ed Economia), sulla vita liturgica e l’esperienza pastorale nella Comunità parrocchiale di S. Paolo di Acireale (Don Sebastiano Raciti, parroco di S. Paolo). Infine, una nipote di Cortellese ha presentato un commosso ricordo del nonno. La seconda sessione è stata coordinata dalla prof.ssa Marinella V. Sciuto, presidente del Gruppo MEIC di Acireale e consigliere nazionale MEIC, alla presenza di mons. Guglielmo Giombanco, vicario generale.: La relazione di base è stata tenuta dal professore universitario emerito Giorgio Campanini, politologo e sociologo su “Tra cultura e politica – Gli intellettuali cattolici e la rinascita della democrazia in Italia”. Egli ha affermato che il pensiero cattolico, da molti storiografi considerato subalterno al confronto tra liberalismo e socialismo, ha conosciuto, invece, nel periodo 1945-1975 una feconda stagione, solo in parte fin qui ricostruita nella sua complessità. Egli ha detto che la riflessione dei cattolici sulla politica, avviata nel 1943 con il “Codice di Camaldoli”, si è espressa nelle acute osservazioni di personalità come Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti, Aldo Moro (nonché con una parziale ripresa del pensiero di Sturzo) nel tentativo di offrire un’alternativa al liberalismo quanto al socialismo; mentre sul tema dell’economia, alla ricerca di un’alternativa all’”economia di mercato”, ha ricordato gli studi di Sergio Paronetto, Ezio Vanoni e, soprattutto, Amintore Fanfani. Le comunicazioni che sono seguite su “Mario Cortellese educatore e pubblicista” hanno affrontato l’impegno di Cortellese nella scuola, specialmente dalla seconda metà degli anni ’60 al 1977, ( prof. Giovanni Vecchio, già dirigente scolastico e pubblicista), la sua prospettiva dell’importanza della partecipazione nel processo educativo (soltanto scritta a cura della prof.ssa Carmelina Chiara Canta Rizza dell’Università Roma Tre), il servizio dell’informazione sulla politica italiana e la vita della Chiesa (Dr. Rosario Musumeci) e sui profili di politica internazionale (dr. Giuseppe Grasso Leanza, pubblicista) e si sono concluse con il contributo all’Università Popolare “Giuseppe Cristaldi”, illustrato dall’attuale presidente prof. Alfio Mazzaglia, il quale, alla fine, ha invitato il noto poeta locale Nino Grasso Atlante a recitare dei suoi versi dedicati proprio a Cortellese. Dopo un breve intervento del vicario generale, i lavori sono stati conclusi dall’ing. Giuseppe Rossi, che ha coordinato la commissione incaricata della preparazione del riuscito convegno ed ha annunciato che prossimamente saranno pubblicati gli atti. Due serate impegnative e costruttive, che sono state seguite con molta attenzione da un pubblico numeroso e qualificato. Giovanni Vecchio L’Associazione Cristo Nuova Speranza continua il suo cammino con una nuova tappa da anni progettata. Il 13 ottobre scorso, grazie alla disponibilità del Centro Studi Siciliano per l’Europa delle Regioni, ha inaugurato il Centro Culturale “Don Francesco D’Urso”. Il Centro culturale sarà diretto dalla Dott.ssa Anna Rosaria Gioeni (foto), che da anni si occupa del settore formativo e culturale dell’Associazione. Intitolare questa nuova realtà ad un compianto sacerdote acese è stata una scelta condivisa dai componenti dell’Associazione. Don Francesco D’Urso, per oltre quarant’anni parroco del Santuario di Loreto, può offrire alle nuove generazioni una testimonianza poliedrica e originale. Si è cimentato nella poesia, nella produzione narrativa, ma il suo più grande amore è stata la scultura. In questo campo ha sperimentato dalla semplice modellazione dell’argilla alle realizzazioni in bronzo e ceramica, accostando nelle sue opere elementi diversi, dalla lava al vetro. Le sue creazioni parlano di libertà, amore, sofferenza, ricerca di senso. Si definiva, un sacerdote, scultore, siciliano e così era conosciuto in varie parti d’Italia. Dopo il taglio del nastro e la benedizione dei locali, è stato proiettato un filmato che proponeva alcune delle opere più importanti e delle recensioni che esprimevano chiaramente l’ammirazione di personaggi qualificati nei riguardi dell’arte di Don Francesco. I temi che hanno ispirato le sue creazioni si armonizzano perfettamente con le finalità del Centro, che desidera offrire uno spazio di riflessione, di aggregazione intellettuale e contribuire, insieme alle altre realtà culturali presenti già nel territorio, a ridare nuova linfa alla riscoperta della cultura come risorsa. Nella seconda parte della serata, si è tenuta una tavola rotonda dal titolo “Territorio, legge e responsabilità”. Brevi relazioni hanno offerto spunti iniziali per avviare il dibattito e sono state curate da cinque voci: Avv. A. Pennisi, Prof. S. Musumeci, Dott. A. R. Gioeni, Avv. F. Buttà e dalla prof.ssa M. Ferro. Parecchi i presenti, rappresentanti di varie categorie, che hanno dato vita ad un dibattito vivace e critico. Da più parti è stata ribadita l’urgenza di riappropriarsi del territorio, favorire una responsabilità attiva, per riscoprire l’appartenenza ed essere protagonisti di una rinascita ormai attesa e auspicabile. Il presidente dell’Associazione, il diacono Giacomo Trovato, ha precisato che « il centro sarà un luogo aperto a tutti quelli che credono ancora che la cultura sia sinonimo di rinnovamento e libertà». A.G. 4 AKIS Sabato 27 Ottobre 2012 SERRA INTERNATIONAL Scopi e Finalità Favorire e sostenere le vocazioni al sacerdozio ministeriale della Chiesa Cattolica, come una particolare vocazione al servizio e sostenere i sacerdoti nel loro sacro ministero. L’Anno della Fede indetto da Benedetto XVI° con la lettera apostolica “Forza Fidei” dell’ 11/10/2011, “DAL DONO ALLA RICERCA” ci invita a sostenere, incoraggiare e valorizzare le vocazioni sollecitando l’opinione pubblica sulla chiamata cui rispondono i seminaristi. Diventiamo, quindi, portavoce di questa esperienza e di questa gioia. Nucleo fondamentale è la ricerca della Fede cercando di rimettere al centro della nostra missione laica il ruolo del sacerdote, sostegno e guida della nostra vita spirituale a sostegno dei giovani. Salvatore Peluso Incoraggiare e valorizzare le vocazioni alla vita consacrata nella Chiesa cattolica. Aiutare i propri membri a riconoscere e rispondere, ciascuno nella propria vita, alla chiamata di Dio alla santità in Gesù Cristo per mezzo dello Spirito Santo. Consiglio Direttivo anno 2012/2013 Presidente : avv. Salvatore Peluso Presidente Eletto: dott. Mario Sciuto Immediato Past Presidente: dott. Mario Di Bella V.Presidente Programmi: avv. Felice Saporita V.Presidente Vocazioni: prof.ssa Rosaria Scuderi V.Presidente Estensioni: avv. Orazio Esterini V.Presidente Comunicazioni: prof. Casimiro Nicolosi Segretario: avv. Mario Di Prima Tesoriere: geom. Aldo Tomarchio Consigliere I° anno: prof.ssa Dora Pennisi Consigliere 2° anno: dott. Antonino Arcidiacono Consigliere 3° anno: dott. Mario Vasta Cappellano: S.E. Mons Antonino Raspanti –Vescovo V.Cappellano: can. Angelo Milone Addetto Stampa: prof.ssa Anna Bella ph servizio Fabio Consoli AKIS Sabato 27 Ottobre 2012 Dai vini alle automobili... 5 Una vera storia d’amore a prima vista ! Palermo, 19 ott. - (Adnkronos) - "Ho conosciuto Rosario Crocetta solo poco tempo fa, ma e' subito nato un grande feeling". Lo ha detto Pierferdinando Casini a Palermo per sostenere l'eurodeputato Pd Rosario Crocetta, candidato alla Presidenza della Regione siciliana. "Crocetta e' un uomo che si e' fatto da solo", dice Casini. Si è parlato degli spumanti dell'Etna al Rotary di Acireale, nel corso di una conferenza sul tema: "Bollicine siciliane: caratteristiche e prospettive per gli spumanti dell’isola", organizzata in collaborazione con i club Etna Sud est e Randazzo Valle dell’Alcantara. Hanno relazionato, nella qualità di esperti, Camillo Privitera, presidente regionale dell’Associazione italiana sommelier, e Michele Scammacca del Murgo. I lavori, che si sono svolti alla presenza del past governor ing. Salvo Sarpietro, sono stati introdotti dal presidente del Rotary acese, ing. Alfio Grassi, il quale ha rievocato la storia dell’attività vitivinicola nel territorio etneo sin dai tempi delle colonizzazioni di fenici, greci e romani, allo svi- La vergognosa, perdonatemi il termine, telenovela dell’AST che coinvolge l’intera popolazione (cittadini, studenti, operai…) – continuo ed incessante l’interessamento del consigliere provinciale Enzo D’Agata)sta penalizzando oltre misura anche una categoria di persone alle quali, per un verso o l’altro, siamo profondamente legati: gli ospiti di “Casa Mia”, l’istituto gestito dalle suore francesi che da parecchio tempo sono trattati dalle autorità come dei carcerati: non hanno più la possibilità di potere arrivare in città in quanto l’autobus che prima faceva un percorso regolare adesso….non passa più. Inutili le lagnanze al sindaco, agli assessori (di competenza e non), a tante autorità….niente…non c’è stato verso di potere istituire nuovamente le “corse”. Tutti promettono ma nessuno interviene e realizza. Probabilmente le cose, con il nuovo Presidente, pardon, Governatore, della Regione, specie se sarà Nello Musumeci, cambieranno, altrimenti non si sa più a che santo votarsi. Qualche altro giorno di tregua e poi…vediamo! luppo del 1600 con le concessioni enfiteutiche del vescovo di Catania, Conte di Mascali, e la successiva commercializzazione dei vini attraverso il porto di Riposto sino agli inizi del 1900. Storia e caratteristiche dei vini spumanti sono state illustrate da Camillo Privitera mentre Michele Scammacca si è soffermato sulle metodologie di produzione, sottolineando l’originalità dello spumante prodotto sull’Etna dal nerello mascalese, che rappresenta l'espressione massima dei vitigni autoctoni. G.R. Pubblicato il terzo Annuario degli arbitri siciliani L’AUTOMOBILE IN ITALIA: DAGLI ALBORI AI FAVOLOSI ANNI ‘60 La storia dell’ automobile in Italia è un argomento molto affascinante, ma talmente vasto da richiedere centinaia di pagine se si volesse trattarlo in maniera più o meno completa. Volendo però riassumerlo in poche righe è necessario per prima cosa accennare al fatto che dopo la nascita della FIAT nel 1899, in Italia si assistette alla nascita di molte aziende produttrici di automobili, tanto che nel 1906, anno di nascita della LANCIA, operavano nel nostro Paese ben 56 aziende, molte delle quali ebbero però vita breve, seppure produttrici di ottime vetture, come ITALA, SCAT, OM, ANSALDO, BIANCHI, e prima fra tutte l‘ ISOTTA FRASCHINI, soprannominata l‘ auto dei Re .Nel 1910 nasce, da una costola della DARRACQ, l’ A.L.F.A. che qualche anno più tardi diverrà ALFA ROMEO. Negli anni ’20 e’30 si assiste alla produzione di importanti vetture come l’Alfa Romeo RL ph Fabio Consoli Festeggiati dai figli, dai parenti e dagli amici, Giuseppe Pettinato e Mirella Guarrera hanno festeggiato il loro venticinquesimo anniversario di Nozze nella chiesa S. Pietro di Acireale, con un emozionante cerimonia Eucaristica celebrata da Don Alfredo D'Anna. Dalla redazione di Akis tantissimi auguri. , la Fiat 521 e, nel 1922, l’affascinante Lancia Lambda, prima automobile al mondo con telaio a scocca portante e da tutti universalmente riconosciuta come il vero capolavoro di Vincenzo Lancia. Ma la competizione fra Fiat e Lancia continua anche nel settore delle utilitarie con vetture come la Balilla e la Augusta, fino ad arrivare al 1935 quando si rende necessario occuparsi del problema dell’aerodinamica. Ed è proprio in quell’anno che la Fiat presenta la 1500 sei cilindri, secondo uno slogan del tempo, “La vettura del silenzio e dell’eleganza”, auto dalla linea rivoluzionaria che due anni dopo sarà seguita dalla presentazione della Lancia Aprilia, l’ultimo capolavoro di Vincenzo Lancia che morì pochi giorni prima della presentazione della vettura. L’Aprilia è tutt’ora considerata una delle vetture con il coefficiente di aerodinamicità più favorevole fra quelle sin qui prodotte, ed è da intendersi come una vettura moderna, al passo con i tempi, anche in termini di guidabilità. L’ Alfa Romeo in quegli anni si dedica alla produzione di vetture come la 1500 o la 1750 o le sei cilindri 2300 0 2600 con carrozzeria Touring Superleggera. Nel secondo dopoguerra è necessario riprendere la produzione, che per la Fiat continua con le vetture della serie 500 e 1100, ma è nel 1950 che si ha la vera svolta produttiva con la presentazione dell’Alfa Romeo 1900 e della Fiat 1400 le prime vetture con telaio a scocca portante prodotte dalle due industrie nazionali. Ma la Lancia che invece la scocca portante l’aveva proposta ben 28 anni prima con la Lambda, stupisce ancora una volta il mondo dell’auto con L’ AURELIA, prima auto al mondo con motore sei cilindri a V, e dimostra ancora una volta di essere decine di anni più avanti di tutti. Certo un capitolo a parte lo meriterebbe la FERRARI, nata nel 1940, anno in cui Enzo Ferrari produce la sua prima automobile, che però non potrà chiamare con il suo nome a causa di un accordo commerciale stipulato con l’Alfa Romeo, in ossequio al quale non potrà produrre per cinque anni, dopo la sua rinuncia alla direzione del reparto corse dell’Alfa Romeo, auto con il marchio Ferrari. Infatti la sua prima auto prende il nome di AUTO AVIO COSTRUZIONI 815, oggi ancora esistente in esemplare unico. La storia dell’automobile si completa alla fine degli anni sessanta con la nascita di una eccezionale “Regina”: l’ ALFA ROMEO MONTREAL, stupenda vettura granturismo con motore otto cilindri a V a iniezione meccanica e lubrificazione a carter secco per una potenza di 200 cavalli ed una velocità di 220 chilometri orari,l’ultima vettura granturismo prodotta in serie (3925 esemplari) da un’azienda italiana. E.C. ph Fabio Consoli Indovinate chi è più intelligente…chi ha piantato il palo di indicazione stradale o chi ha posizionato la targa stradale ? Per la cronaca ci troviamo nel centro di Linera. Auguri, paparino!!! E’ ormai divenuta una bella tradizione quella di dare alle stampe il resoconto della stagione sportiva appena trascorsa del movimento arbitrale siciliano. Una iniziativa voluta da due acesi, il Presidente regionale di quelle che una volta si chiamavano “giacchette nere”, Rosario D’Anna, ed il referente regionale della rivista “L’Arbitro”, Rodolfo Puglisi (nostro collaboratore). In occasione del Raduno precampionato svoltosi ad Agrigento, è stato presentato e distribuito alle dodici sezioni dell’AIA isolane il volume “Annuario ed Attività del Comitato Regionale Arbitri Sicilia” (il terzo della serie), relativo alla stagione 2011-12, che si compone di ben 336 pagine, in quanto comprende oltre gli organigrammi e gli organici della forza arbitrale siciliana, sia a livello nazionale che regionale, anche tutti gli appuntamenti di carattere tecnico ed associativo che si sono svolti in Sicilia. Il libro, come i precedenti, si apre con il saluto del Presidente nazionale dell’AIA, Marcello Nicchi, con la prefazione del Presidente regionale, Rosario D’Anna, e con l’introduzione del curatore, Rodolfo Puglisi. Seguono una brevissima storia del Comitato Regionale Arbitri, l’attuale struttura dello stesso, l’organizzazione dell’AIA, le sezioni siciliane, le strutture della FIGC, l’elenco degli associati AIA che hanno avuto onorificenze dal CONI e via di seguito. L’Annuario è stato stampato dalla “Andrea Lippolis Editore” di S. Saba (Messina) in 500 copie, alcune delle quali inviate ai dirigenti nazionali, a tutti i Comitati regionali ed anche alle maggiori Biblioteche d’Italia. Angelo Silvio Musmeci 6 AKIS Sabato 27 Ottobre 2012 Riceviamo con preghiera di pubblicazione Egregio signor Raspanti, mi rivolgo a lei con questa mia chiamandola per nome perché non riconosco alcuna gerarchia né religiosa né politica. Alcuni hanno creduto, maldestramente, che il mio essere ateo abbia potuto corrispondere all’essere anticlericale, “mangiapreti” o altro. Non è così! Io sono interessato all’Uomo e a lui parlo e con lui mi confronto. Il ruolo che la gerarchia vaticana le ha dato fa si che lei possa, in Italia, parlare da una posizione di privilegio e, quindi, con una eco certamente importante e, se volesse, imponente. Non seguo i fatti delle chiese (di qualsiasi credo) perché ho sempre ritenuto al centro di tutto l’Uomo e non il trascendente ma non posso fingere di non sapere cosa e come possono fare e dare alle comunità i vertici religiosi, intellettuali e politici. Malgrado i miei convincimenti lei è vertice e, quindi, il suo contributo o il suo silenzio diventa più importante di quello dei tanti senza volto. Avrei desiderato ascoltarlo, comprenderlo, vederlo in azione fuori dalla chiesa, dove per “chiesa” non intendo quella strettamente religiosa ma quella di chi, per motivi anche opachi, si ritrova sempre a darle ragione e a battere le mani come le scimmiette giocattolo. Avrei voluto vedere e sentire lei uomo prendere posizioni senza giochi di equilibrismo, senza seguire il protocollo anzi straripando oltre i dettami delle regole pontificie. Avrei voluto vedere e sentire urlare un grido per richiamare tutti al rigore etico, avrei voluto vederla rivolgersi ai deboli, confondersi con i deboli, percorrere le strade e i dolori dei deboli. Non mi sono accorto di questa sua missione ma forse per mia distrazione. L’invito, che molto probabilmente rimarrà inascoltato, è quello di evitare di raccogliere i consensi e il finto plauso di chi usa la sua persona come merce per le pubbliche relazioni, di chi pensa che stare sempre dalla parte della chiesa significa guadagnarsi un posto in prima fila nell’aldilà. Acireale ha bisogno di tanto e, mio malgrado, anche di lei. La nostra città affonda nel degrado, nella miseria morale e materiale, nei sotterfugi e nelle azioni pesanti e maleodoranti e vorrei che lei se ne accorgesse immediatamente e urlasse per riportare chi le sta vicino dentro le regole del vivere condiviso. Io le parlo come si parla ad un uomo, non riconosco il suo titolo e non riconosco titoli ma so bene della sua statura intellettuale e, quindi, esca allo scoperto e una buona volta comprenda che Acireale sta soffrendo ed ha bisogno di urla e non di silenzi, ha bisogno, la nostra comunità, di esponenti della “liberazione”. Le ricordo un grande uomo Oscar Arnulfo Romero y Galdámez. Anche Acireale è un posto di frontiera. mAd Pubblichiamo quanto pervenutoci precisando ai nostri lettori l’assoluta indipendenza della nostra tesi contro quella espressa da mAd (Mario D’Anna). Infatti come Direttore della testata alla quale è indirizzato lo scritto dissento (quasi) totalmente con quanto riportato per due motivi principali: sono profondamente cattolico e credo, quindi, nella autorità del Vescovo; credo, inoltre, che il ministero pastorale non debba o possa farsi solo con prese di posizione o urla eclatanti ma parlando al cuore della gente. E’ proprio vero che Acireale ha bisogno di tanto e che affonda nel degrado più totale (dalla vivibilità sociale alla politica spicciola!). Mario D’Anna parla (scrive) al signor Raspanti (il Vescovo n.d.r.) invitandolo a contribuire alla “liberazione” della Città (cosa alla quale credo poco, intendo la liberazione!) . Un auspicio? Invece di scrivere perché mAd non chiede un colloquio al signor Raspanti (il Vescovo n.d.r.) e con Lui chiarisce, vis a vis, come è auspicabile, i motivi del dissenso o della sua delusione sui fatti di fede e su “Un posto tranquillo” che, alle volte, è anche un “posto di frontiera” ? Il giornale è naturalmente disponibile, come sempre, ad ospitare l’eventuale replica. Turi Consoli L’Opinione di Mad Può una campagna elettorale raggiungere livelli di inciviltà? Purtroppo si, e le differenze culturali emergono in tutto il loro spessore. Ci sono candidati che rispettano la città evitando affissioni selvagge e ci sono quelli che non riescono a frenare questo stupido impeto. Ci sono candidati che non chiedono il voto con pressioni orribili e chi continua ad utilizzare il metodo "Lauro". Ci sono giornalisti che continuano con la schiena dritta e quelli che trovano il modo per arrotondare. Ci sono movimenti di volontariato che usano la rete come promozione e chi si muove con macchine e scorte. In tutto questo i cittadini fanno da spettatori increduli. Quando potremo vedere una campagna elettorale sobria, incentrata sui programmi e senza scorrimento di sangue? Forse mai. Il concorso all'ARS è come il miele per orsetti che senza un lavoro da politico non saprebbero cosa fare. Chiediamo rispetto e vogliamo programmi ed idee invece di pressioni e buste MONS. PRELATO D’ONORE DI SUA SANITA’ A 4 SACERDOTI Al termine del solenne pontificale in cui il vescovo della diocesi S.E. Mons. Antonino Raspanti ha inaugurato l’anno della fede con il rito dell’apertura della porta della basilica cattedrale e con la consegna delle indicazioni pastorali per il nuovo anno, a sorpresa sono state annunciate le nomine di quattro sacerdoti della diocesi a prelati d’onore di sua santità, il secondo grado per importanza del titolo di Monsignore. I sacerdoti che hanno ricevuto dalla Santa Sede il titolo onorifico, come segno della dedizione profu- sa nello svolgimento del proprio ministero pastorale, sono: Don Guglielmo Giombanco (Vicario generale della diocesi), Don Vincenzo Lanzafame (direttore dell’Ufficio diocesano per l’insegnamento della religione cattolica), Mons. Alfio Scuto (Economo diocesano) e Mons. Alfio Donzuso (Direttore della casa del Clero OASI Maria SS. Assunta). Questi ultimi due sacerdoti, Mons. Alfio Scuto e Mons. Alfio Donzuso, possedevano già il titolo di cappellano di Sua Santità, il primo dei gradi di Monsignore. Una donna arriva disperata dal suo ginecologo e disse : “Dottore Lei mi deve aiutare, ho un problema molto, ma molto serio.. Mio figlio ancora non ha completato un anno ed io sono di nuovo incinta, non voglio altri figli in un cosi corto spazio di tempo…, ma con qualche anno di differenza…” Allora il medico domandò: “Bene, allora Lei cosa desidera che io faccia?” La Signora rispose: “Voglio interrompere questa gravidanza e conto sul suo aiuto.” IL medico allora iniziò a pensare e dopo un lungo silenzio disse: “Penso che io abbia trovato un metodo per risolvere il suo problema meno pericoloso per Lei”. La signora sorrise pensando che il medico aveva accettato la sua richiesta… IL Dottore continuò a parlare: “Allora, cara signora, per risolvere il suo problema e non stare con 2 neonati in un così corto spazio di tempo, uccidiamo questo che è fra le sue braccia, cosi lei potrà riposare per 9 mesi finche avrà l'altro. Se dobbiamo uccidere, non fà differenza fra questo o quell'altro, anche perchè sacrificare questo che lei ha tra le sue braccia è molto più facile, perchè non ci saranno rischi per Lei”. La donna rimase molto più che disperata e disse: “NO dottore, uccidere un bambino è crimine!!” Il dottore rispose: “Anch'io la penso come Lei, ma Lei era tanto convinta che ho pensato di aiutarla.” Dopo alcune considerazioni, il dottore capì che la sua lezione aveva fatto effetto, e riuscì a far capire alla madre che non c'era la minima differenza fra quello tenuto in braccio e quello dentro del suo ventre. Sorrise e disse: “ci vediamo fra una settimana per la prima ecografia e per sentire il cuoricino del fratellino.” Perché si dice “pagare il pizzo”? Quando si parla di “pizzo”, sostantivo poco felice diffusosi nella nostra lingua a partire dagli anni Ottanta, subito pensiamo al denaro estorto con violenza da organizzazioni mafiose e camorristiche. Ma innanzitutto ’u pizzu nel dialetto siciliano, colorito ed onomatopeico, è il becco degli uccellini, mentre fari vagnari u’ pizzu, far bagnare il becco, indica l’offerta di un modesto rinfresco fatto per ricompensare un lavoro svolto dagli amici. Il dialettologo Giovanni Petrolini spiega così l’espressione figurata pagari(o paiari) lu pizzu: l’estor- sione si configura come un “arrotondamento”, “una cresta” che la malavita impone ai guadagni o agli averi delle sue vittime, costringendole a cedere una “punta” di quei guadagni e di quegli averi, il pizzo appunto. Il professore Salvatore Claudio Sgroi, ordinario di linguistica generale presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, dimostra che l’espressione è da collocare nell’ambito delle carceri di metà Ottocento: era prassi comune da parte della camorra far pagare a chi entrava in carcere lu pizzu, cioè “il posto” ovvero lu locu unni s’accuvaccia, cioè “dove ci si corica”. U pizzu era quindi “il posto-letto” e cunzari lu pizzu significa tutt’oggi “fare, preparare il letto”. Ma qual è allora l’etimo di pizzu “letto”? E’ risaputo come in ambiente carcerario e camorristico l’uso di un gergo, linguaggio volutamente criptico, rende irriconoscibili certe parole: ecco allora che pizzu, forma accorciata di capizzu ossia “capo del letto, capezzale”, si prestava a tale intento proprio perché poteva depistare su pizzu inteso come “becco” e “punta”. Vanessa Lo Iacono [email protected] “Cinque commedie per riflettere e sorridere insieme”. E’ questo l’obiettivo che l’Associazione Culturale “Quelli del 7°” di Acireale, diretta da Domenico Platania, persegue con l’allestimento della 9^ Stagione Teatrale 2012/2013. Sarebbe stato più semplice riempire il cartellone di opere già note e collaudate, così avremmo fatto minor fatica e nel contempo avremmo avuto la garanzia di riuscire. E invece no, ci piace il rischio e perciò anche quest’anno siamo andati alla ricerca di lavori inediti, di registi e di Compagnie che potessero dire qualcosa di nuovo e interessante, spinti a proseguire su questa strada, anche dalla fedeltà dei nostri abbonati. Gli spettacoli, come sempre, saranno rappresentati al Teatro “Turi Ferro” di Acireale, nei turni delle ore 17,30 e 21,00. Si inizierà il 17 novembre prossimo con “Sabato, domenica e lunedì”, un’opera di Eduardo De Filippo portata in scena dalla Compagnia “Quelli del 7°”e diretta da Domenico Platania. Dello stesso regista è la trasposizione in vernacolo siciliano del testo, scrupolosamente rispettosa dello spirito e del pensiero edoardiano. E’un classico del teatro italiano poco rappresentato, dove la famiglia diventa la protagonista di una commedia o, forse bisognerebbe dire, di una tragicommedia. La storia nasce da una ridicola incomprensione tra coniugi che, paradossalmente, ha origine proprio dal loro grande amore. Marito e moglie alla fine si dicono tutto quello che avevano sempre tenuto nascosto nei loro animi e dal chiarimento rinasce il ricordo dell’amore che ancora continuerà a tenerli uniti Seguirà, il 12 gennaio 2013, “Il focolare della fattoria del Pino”, un’opera inedita tratta dalla novella “Nedda” di Giovanni Verga, rappresentata dalla Compagnia “Sotto il Tocco” con la regia di Davide Gullotta, che ne è anche l’autore. “Nedda” narra le vicissitudini di una raccoglitrice di olive che vive di umiliazioni in una società degradata ma, allo stesso tempo, ancora legata ad antichi valori. Davide Gullotta fa proprie le caratteristiche della novella, contrapponendo la società contadina di ‘miserabili’ in cui vive la protagonista alla borghesia ‘benestante’ del giovane Verga. Ed ecco che, oltre ai personaggi di “Nedda”, per tutto il corso della vicenda compaiono lo stesso Verga e parte della sua famiglia che interloquiscono con i protagonisti della novella, facendo rivivere, nel più alto rigore storico, fatti e avvenimenti dell’epoca. Il 2 febbraio 2013, la Compagnia “Teatro delle nevi” presenterà poi “Il cappello di carta” di Gianni Clementi. La storia si svolge durante la seconda guerra mondiale, nel luglio del 1943, e mette in scena la storia vera e umanissima di una famiglia di muratori che vive i problemi reali della quotidianità in un periodo storico carico di tensioni. E’ uno dei testi più comici e commoventi dell’autore teatrale maggiormente rappresentato negli ultimi tempi, caratterizzato dalla ricostruzione accurata di ambienti e situazioni familiari, ricco di battute tipiche della convivialità siciliana. Un’opera che affonda nella memoria, in un’atmosfera quasi neorealista, La Compagnia “Quelli del 7°” ritornerà in scena il 16 marzo 2013, per proporre un'altra commedia inedita “La nuova Provincia di Cassalubèlla”, scritta e diretta da Domenico Platania (foto in alto). Siamo nell’anno 1932 in una piccola cittadina della Sicilia, Cassulabèlla, che aspira a divenire Provincia del Regno. Il suo Podestà, attraverso un sistema di intercettazione della posta dalla o verso la Capitale, viene a sapere dell’arrivo in città del figlio e della moglie di un gerarca. Quale migliore occasione per farseli amici ed alleati, per perorare la causa di Cassulabèlla Provincia? Tutti fanno a gara nell’accontentare i due, ma… Segue un finale a sorpresa. Concluderà la Stagione il 20 aprile 2013, il “Gruppo Teatro Città di Belpasso” con l’opera “Fiat voluntas Dei” di Giuseppe Macrì, diretta da un maestro della regia, Nino Signorello. Questa classica commedia del teatro dialettale siciliano, scritta nei primi del Novecento e cavallo di battaglia di Angelo Musco, narra in chiave ironica uno spaccato di vita quotidiana, evidenziando sentimenti umani e valori sociali della Sicilia dell’epoca. Ha come protagonista un simpaticissimo parroco di provincia, Padre Attanasio, gioviale, sempliciotto ma un po’ codardo, che si trova, suo malgrado, ad essere coinvolto negli affari di tutto il paese. Nella Sala “Cosentini” della Biblioteca Zelantea la prof.ssa Raffaella Iafrate ,. professore associato di Psicologia Sociale e membro del Centro d’Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica di Milano, ha tenuto una relazione su : “Le sfide della famiglia oggi”.La professoressa Iafrate è stata presentata dal Presidente dell’Accademi,a dott. Pippo Contarino. Si sono registrati gli interventi della dott.ssa Maria Pia Fontana e del dott. Nino Pittera. Il servizio nel prossimo numero ph Fabio Consoli AKIS Sabato 27 Ottobre 2012 20 agosto 2012 160° anniversario dell’eruzione che tenne con il fiato sospeso Milo e Caselle: si formarono i famosi Monti Centenari. Estratto dal libro di Giovanni Tringali “Oronimi Etnei” – presentato nella seduta pubblica dell’Accademia Gioenia del 13 aprile 2012. Full paper Bollettino Accademia Gioenia Sci. Nat. Vol. 45 N.° 375 pp. 511 606 - Catania 2012 ISSN 0393 - 7143 Centenari (Monti Centenari - eruzione del 1852 - ’53 – altezza 1838 m s.l.m. – versante E) –Si tratta di due coni vulcanici siti alla base della parete Ovest della Valle del Bove il più a monte dei quali è già stato sepolto da varie colate laviche recenti. Negli ultimi decenni alcune colate laviche hanno parzialmente seppellito anche il cono principale posto più a valle. Purtroppo per la loro ubicazione si teme che entro tempi brevi possa scomparire completamente la testimonianza di questa eruzione che è iniziata il 20 agosto del 1852 (1) e finita il 27 maggio del 1853. Alcune fonti riportano che l’oronimo sia stato attribuito perché formatisi nell'anno del 16° centenario del martirio di Sant'Agata (avvenuto nel 252 A.D.). Già nel 1859 Sir Charles Lyell dava quest'interpretazione e nel 1878 - George Farrer Rodwell - in "Etna, a History of the Mountain and of Its Eruptions" , altrettanto “The crater of 1852 was called the Centenario, from its having been formed at the time of the centenary of the fete of S. Agatha”. In effetti in quell’anno ricorreva il 16° centenario del martirio di Sant’Agata, patrona della città di Catania, avvenuto nel 252 D.C. (vedi testo). Ritengo tuttavia che questa potrebbe essere stata una spiegazione “di coincidenza”. Infatti l’oronimo è Centenario e non Centenari (i crateri sono due) ed inoltre sono parecchio distanti dall’influenza catanese (anche se non si dovrebbero dimenticare gli estesi possedimenti della Curia di Catania sull’Etna), se si fosse riferito alla Santa patrona di Catania a mio parere non si comprende il perché sia dato il nome Centenario, termine del tutto indefinito, e non direttamente monte S. Agata, infine non è da escludere che il termine “cinirara” sia stato male interpretato dagli autori inglesi che ovviamente sconoscendo il significato di questo termine strettamente locale l’abbiano italianizzato in “Centenari”. Nei 280 giorni di eruzione furono emessi circa 120 milioni di metri cubi di lava e ben 12 milioni di metri cubi di proiezioni solide. Le lave di questa eruzione mantellarono un’ampia superficie della Valle del Bove e giunsero alle porte dei centri abitati di Milo e Zafferana. E’ verosimile quindi che l’origine dell’oronimo possa derivare dalla considerevole caduta di cenere vulcanica che in lingua siciliana viene chiamata “ciniri” oppure “cinniri”. Infatti i 12 milioni di metri cubi di proiezioni solide annoverano questa eruzione fra le più importanti come attività ceneritica dal 1763 ad oggi (seconda solo all’eruzione del 1879 nella quale vennero emessi 20 milioni di mc di proiezioni). Un simile fenomeno sicuramente non passò inosservato ed ebbe certamente importanti ricadute a largo raggio sulI’attività agricola e antropica delle popolazioni etnee, non solo del versante Est, che chiamarono i due conetti “Munti Cinnirara” o verosimilmente (erano due) “Munti Cinnirari”, ovvero “monti della cenere”. Il nome Cinnirari successivamente, come accaduto per decine e decine di oronimi, venne storpiato in monti Centenari. L’eruzione del 1852 che tenne in apprensione soprattutto gli abitanti di Milo e di Zafferana Etnea: il vulcanologo Carlo Gemmellaro, in un suo scritto del 1858, parla di Caselle come di uno dei borghi più minacciati dalla eruzione del 1852: «cresceva la piena nel braccio che parea diretto verso il Milo e le Caselle [...] e gli abitanti sgombravano desolati le loro abitazioni». George Farrer Rodwell nella sua opera “Etna, a History of the Mountain and of Its Eruptions”, pubblicata nel 1878, fornisce una spiegazione del nome ‘Centenari’ attribuito a questi crateri: Presso la Pinacoteca della Biblioteca Zelantea di Acireale è conservato un dipinto ad olio su tela di cm. 92x142 a firma ‘Paolo Ferro Vaccara’ che riproduce una scena dell’eruzione; in basso si può leggere ‘Eruzione dell'Etna del 20 agosto 1852 nel piano Trifoglietto, a piede della Serra Giannicola, disegnata nei dì 7 al 10 settembre sul poggio Tunisi’. Dipinto ad olio di Ferro Vaccara Un’altra veduta dell’eruzione, un’incisione realizzata da ‘Sciuto’(2), si trova allegata all’opera “Breve Ragguaglio della Eruzione dell’Etna del 21 Agosto 1852” di Carlo Gemmellaro, pubblicata dall’Accademia Gioenia di Catania: LA SPADA D'ORO 2012 Con l’assegnazione del primo posto ai catanesi “Paolo Antonio Company” con la canzone “Tetris” per la categoria “Band”, e agli acesi “B-Max & Zilmo Dj” con il brano “Fa tutto” per la categoria “Dj producer”, si è chiusa l’edizione 2012 del concorso canoro nazionale “La Spada d’Oro”, organizzato dall’associazione “Città domani” in collaborazione con “Bma – Giarre” e il patrocinio della Città di Acireale. E’ stata così completata la graduatoria finale che l’1 e 2 settembre aveva già affidato l’alloro al reggino Rosario Canale per la categoria “inediti”, a Federica Buda, da Siracusa, per la categoria “cover”, a Ludovica Caniglia, di Ramacca, per la categoria “junior”. Band e dj producer non avevano potuto esibirsi per le cattive condizioni meteo. Sabato, però, nello splendido scenario del Maugeri, innanzi la giuria tecnica composta da Marcello Balestra (dir. art. Warner Music Italia), Charlye Rapino (produttore Polydor), Angelo Di Benedetto (speaker Rtl 102.5), Pietro Foresti (produttore discografico), Viviana Calderone (cantan- Tutto da rifare per la sgangherata navicella granata. Una vittoria, a Ribera, dicono le cronache, che poteva essere meritata, buttata alle ortiche per una serie di circostanze che solo un ottimista può considerare degne della sfortuna! Tutto da rifare, quindi, per gli aficionados dell’Acireale che si stanno riducendo al lumicino complici l’assenza del Tupparello (un alibi sul quale c’è poco da credere), il feeling dei tifosi con la squadra composta e diretta da…. (naturalmente sorvoliamo sulle qualità tecniche di chi gioca e di chi dirige, non è nostro compito!), il desiderio, dopo anni e anni di delusioni di ritornare a respirare aria d’alta classifica. Gli errori di tanti anni addietro, la presunzione di essere i migliori (ricordate Pulvirenti, Lo Monaco e C. ) la stiamo pagando a caro prezzo e chissà fra quanti anni ancora ci toglieremo di dosso questo pesante fardello. ALESSIO PATTI APRE IL CICLO “UN LIBRO AL MESE” te, vincitrice edizione 2011), band e dj producer hanno potuto esibirsi al meglio, elettrizzando il pubblico in sala. Una gara canora di altissima qualità, come hanno sottolineato i giurati, tra le migliore firme nel campo della discografia nazionale. Il premio della giuria critica – composta da giornalisti, artisti ed esperti -, è stato invece assegnato ad Alessandra Alessi Band, così come alla band nissena è stato assegnato il Premio Speciale Professional, la cui giuria era formata da insegnanti di canto e musicisti. Anche il network Radio Amore – che ha trasmesso in diretta la serata finale – ha conferito particolari riconoscimenti a Alessandra Alessi Band, Rosario Canale e BMax & ZilmoDj che si tradurranno in passaggi radiofonici negli orari di maggior ascolto. Applausi per i concorrenti (provenienti da tutta la Sicilia), ma anche per l’esibizione dei cantanti della categoria inediti, su tutti il reggino Rosario Canale che poche settimane fa in piazza Duomo ha conquistato la “Spada” 2012. Applausi anche per Viviana Calderone e Joline, le due vincitrici delle edizioni precedenti che hanno presentato al pubblico i nuovi brani. Soddisfazione è stata espressa dal direttore artistico Nello Vasta, dal direttore organizzativo Rory Di Benedetto, dal direttore logistico Seby Torrisi, dal regista Giuseppe Caudullo e dal patron Francesco D’Ambra.. Curiosità ed apprezzamento hanno suscitato i trofei in marmo, realizzati da Luciano Parlato, tra l’altro sponsor della manifestazione canora. Infine, ma non per ultimo, il ricordo video di Giovanni Coco, maestro carrista acese scomparso prematuramente e sino allo scorso anno scenografo della Spada D’Oro. ph Fabio Consoli Domenica 14 ottobre, San Giorgio di Reggio Calabria, ore 15:30… Questo giorno, questo luogo e questo orario, resteranno indelebili nella mente di ogni rugbysta acese; questo è il profilo della prima e storica partita dell’Acireale Rugby. L’esordio tanto sognato, tanto sofferto ma tanto voluto è arrivato ed è stato un trionfo di sport. I ragazzi di entrambe le squadre si sono affrontati a testa alta e senza risparmiarsi; alla fine ne è nata una gran bella partita che ha visto la vittoria dei padroni di casa. Heliantide San Giorgio R.R.Calabria 22 – Acireale Rugby Club ASD Onlus 7 Il pittore Giuseppe Sciuti di Zafferana realizzò un’altra opera sull’eruzione, oggi conservata presso il Municipio della cittadina Etnea. Anche i giornali stranieri riportarono illustrazioni dell’eruzione: nel “The Illustrated London News” del 18 settembre 1852 si trova una bella incisione : Oggi dei due crateri detti ‘Centenari’ ne rimane soltanto uno: le numerose colate laviche degli ultimi decenni hanno interessato quella zona ed hanno completamente tolto dalla vista il più occidentale dei due coni ed è probabile che nel giro di qualche anno anche il superstite venga del tutto ricoperto.<Dei Monti Centenari resterà soltanto il ricordo. Nella foto al centro quello che resta dei Monti Centenari Note (1)Alcuni autori riportano il 21 agosto come giorno dell’inizio dell’eruzione (2)Sciuto è il vero cognome del pittore Giuseppe Sciuti, nato a Zafferana il 26-02-1834 e morto a Roma il 13-03-1911 7 Domenica 21 ottobre 2012, invece, presso il campo “Monti Rossi” di Nicolosi, è andato di scena un altro esordio importante per i leoni granata, la prima partita fra le mura amiche. Gara durissima, combattuta con grinta e tenacia sino all'ultimo minuto. Alla fine della gara il presidente Luca Monteleone ha espresso grande soddisfazione per la vittoria, inaspettata ma frutto di tanto lavoro e tantissimi sacrifici; sicuramente di buon auspicio per il proseguimento della stagione appena iniziata. Gli fa eco l'allenatore, Giuseppe Berretti, che sottolinea l'importanza del progetto che l'Acireale Rugby porta avanti ormai da un anno, attribuendo a questo risultato uno stimolo non indifferente per tutto il movimento acese. Venerdì 12 ottobre, nella sala consiliare “Maria Grazia Cutuli” di Santa Venerina, , ha avuto luogo il primo appuntamento del ciclo “Un libro al mese”, promosso dall’assessorato alla Pubblica Istruzione, Cultura e Biblioteca diretto dall’avv. Orazio Giovanni Vecchio. Il protagonista di questa serata è stato lo scrittore, poeta e commediografo Alessio Patti, la cui opera “Viculu Sacramentu” ha riscosso un grande successo; a Patti ha rivolto un saluto il sindaco dr. Enrico Pappalardo, il quale, avendo letto le sue opere, ha elogiato il poeta per la sua capacità di cogliere gli aspetti più autentici della vita del popolo e la profonda sensibilità umana e religiosa definendolo “orgoglio siciliano”. L’assessore Vecchio ha presentato la finalità e l’articolazione del progetto dichiarando tra l’altro che il ciclo di incontri mira a incrementare la lettura, a contribuire al risveglio culturale deil paese e ad incrementare la presenza dei cittadini nell’aula consiliare e nella biblioteca. Ha quindi introdotto l’ospite con un breve profilo biografico e letterario. Patti ha ringraziato ed ha manifestato la sua voglia di <<difendere la lingua siciliana>> soffermandosi poi sulla figura umana e religiosa di mons. Concetto Greco, che lo ha sempre sostenuto e incoraggiato; mons. Greco, scomparso nel 2007e ha tradotto il Vangelo in lingua siciliana per dare l’opportunità ai poveri e agli analfabeti di capirlo, poveri ai quali il parroco-fabbro ha dedicato la sua vita rinunciando a cariche ed onori. E’ seguita la relazione del prof. Gregorio Monaco, docente di Lettere e sicilianista, il quale ha ribadito che il siciliano è lingua e non dialetto in quanto ha una sua articolazione complessa e completa e <<il romanzo di Alessio Patti è dedicato al popolo siciliano>>.Il relatore ha preso in esame il linguaggio del romanzo “Viculu Sacramentu” tra note in lingua italiana e dialoghi in siciliano, il realismo e il surrealismo che si intrecciano nell’opera e lo spirito religioso evangelico autentico che traspare nel racconto delle vicende di un quartiere popolare catanese alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso. La manifestazione è proseguita con tre momenti in cui gli attori Carola Colonna, lo stesso Patti, Franco Leontini, Franco C a n n a t a , Carmela Trovato e Maria Grazia Ardita hanno recitato gli estratti dell’opera: “Ognunu a fari sulu chiddu ca sapi fari”; “Minimagghi”, una brillante mici-commedia, “Amuri di matri…amuri di figghiu”, che ha creato un’ atmosfera del tutto diversa dalla precedente: il dramma di una madre che, pur consapevole della sua condizione fisica, cede al figlio quella fetta di carne tanto necessaria a dare forza ad un fisico degradato; l’uomo però, anch’esso angosciato, non vuole accettare poiché la donna ha bisogno di nutrirsi. Il rapporto affettivo che lega un figlio alla madre e viceversa ha costantemente, parola per parola, commosso tutto il pubblico, alla fine in lacrime; gli attori , superbi nella loro interpretazione, hanno saputo cogliere ciò che lo scrittore voleva far intendere, aiutati dall’ausilio di video molto toccanti. Giovanni Grasso, amico ed estimatore del Patti, poeta anch’egli, ha letto infine un testo in omaggio a Patti. La consegna da parte del sindaco e dell’assessore all’ospite illustre ha concluso la serata assieme ai ringraziamenti ai vari tecnici e collaboratori come Giovanni Emanuele, Rosita Colavecchio, Michele Bonnaccorso e Colin Castorina Una serata che ha saputo regalare emozioni ad un pubblico in piedi impegnato ad applaudire e a complimentarsi ancora durante il rinfresco. Il prossimo appuntamento è stato fissato per il 16 novembre alle ore 17,30 quando verrà presentato il saggio storico “Voglia di indipendenza” del concittadino prof. Salvatore Musumeci con l’intervento degli storici della Sicilia prof. mons. Michele Antonino Crociata e prof. Giuseppe Mazzola. Nhora Caggegi CompuTecnica Riparazione computer a domicilio 338 2071014 AK IS AKIS: Anno VIII, numero 15 del 27 Ottobre 2012 - Editore e Direttore Responsabile: Turi Consoli - Autor. n. 22 del 23/05/2005 del Tribunale di Catania IL GIORNALE Sede: via M. di Casalotto 68 - 95025 Aci S.Antonio Redazione: via Alliotta, 14 - 95024 Acireale - Tel.- Fax 095 7921059 – 347 5382517 - [email protected] DEL TERRITORIO Tipografia-Litografia: “TM” di Mangano Venera - via N. Martoglio, 93 - S. VENERINA (CT) - Tel. 095 953455 - Site: www.akis-aci.com - www.akis-acionline.com DELLE ACI Elaborazione grafica, fotomontaggi e impaginazione: MP Graphic di Maurizio Pagano - Tel. 347 1433135 - Distribuzione e arretrati: 340 7152814 253 8 AKIS Sabato 27 Ottobre 2012 POVERO SALLUSTIO…. Grande partecipazione di soci e simpatizzanti all’incontro d’apertura del nuovo anno sociale dell’Associazione Culturale “Archimede” degli ex alunni e professori del Liceo Scientifico Statale “Archimede” di Acireale. La foto è di Fabio Consoli. La chiesetta bizantina di S. Stefano I ruderi della chiesetta a trifoglio di stile bizantino dedicata a Santo Stefano, che si trovano nella contrada San Michele in territorio di Santa Venerina nei pressi di Dagala del Re, sono un prezioso documento materiale del periodo altomedievale che ci parla ancora oggi della storia socio-economica e della diffusione del messaggio spirituale cristiano nel territorio di quella che secoli dopo sarebbe stata la contea di Mascali. Infatti gli studiosi ritengono che la basilichetta, denominata “cella trichora”, orientata ad est con la facciata ad occidente, risalga al V-VI secolo d.C. mentre il nartece antistante, originariamente tripartito e di forma rettangolare, è opera successiva risalente al VII-VIII sec. d.C. Essa apparteneva all’eremo omonimo poco distante. L’eruzione dell’Etna dell’estate del 1284, che si protrasse per diversi mesi, giunse fino alla chiesetta, la quale venne risparmiata dalla lava fermatasi a circa 200 metri in linea d’aria, mentre il monastero si presume sia stato travolto oppure è stato nel tempo sotterrato dai detriti. I monaci abbandonarono il sito, che da allora è rimasto esposto a tutti gli eventi naturali nonché alle razzie e alle offese degli uomini. Da circa quarant’anni segnaliamo la necessità dell’acquisizione dai privati dell’area in cui insistono i ruderi, i quali, una volta diventati di proprietà comunale, potranno essere oggetto di intervento conservativo da parte della Soprintendenza e inoltre sarà possibile presentare un progetto per ottenere fondi europei per il ripristino di quanto sarà possibile in quell’area archeologica per una migliore fruizione da parte di tutti. Finalmente, il 19 settembre 2012 l’amministrazione comunale di Santa Venerina è riuscita a superare tutti gli ostacoli (mancato accordo con i proprietari, eventi sismici e problemi connessi, scomparsa dei vecchi proprietari, mancata divisione in particelle del terreno tra gli eredi, la lontananza di alcuni di questi ultimi residenti in Australia, ecc.) e a sottoscrivere, su proposta dell’assessore al patrimonio, l’atto di acquisto. Pertanto adesso il bene è di proprietà comunale: un passo fondamentale. L’area acquisita, sulla base delle disponibilità finanziarie dell’Ente, riguarda soltanto il rudere con una stradina, prolungamento di una preesistente via senza sbocco di proprietà comunale, che consentirà l’accesso diretto al sito. Non è stato possibile acquistare anche il terreno circostante dove si può ammirare un grande querceto né una parte del limoneto a valle. La chiesetta si trova in buona parte interrata e le pareti sono invase dall’edera. Il progetto di recupero dovrà tener conto della fragilità della struttura e, pertanto, bisognerà procedere con grande precauzione per evitare crolli, oltre quelli già avvenuti. Gli studi che si sono succeduti per tutto il secolo XX hanno messo in rilievo la bellezza e l’armonia della forma della cella trichora, non facilmente riscontrabile in altre costruzioni similari coeve in Sicilia, in Africa settentrionale e nell’antica Bisanzio. Un altro motivo di interesse è costituito dalla testimonianza dell’epistola n. 59 dell’anno 593 del papa San Gregorio Magno con la quale il pontefice chiede al vescovo Secondino di Taormina (competente per territorio) di intervenire per far spostare il fonte battesimale, la cui presenza all’interno del monastero creava afflusso incontrollato di fedeli e disturbava la vita monastica, nella vicina chiesetta. Per ospitare il battistero nella basilichetta si dovette costruire il già citato nartece e questo spiega perché quest’ultimo risulti giustapposto, per quanto armonizzato con la cella a trifoglio. Il ripristino di questo bene, escludendo qualsiasi ripresa del culto, sarà, invece, un motivo valido di richiamo turistico-culturale e potrà così contribuire allo sviluppo complessivo del territorio. Giovanni Vecchio Nella foto: assessore al patrimonio avv. Orazio Giovanni Vecchio (ultimo a dx), arch. Giuseppe Marano, presidente del Consiglio Comunale (2° da sx), l’ingegnere capo del Comune Rosario Arcidiacono (2° da dx) e i consiglieri Agata Puglisi e Dr. Dario Mangano. ALLA NOTTE DELLE POMELIE "DULCIS IN FUNDO" IL MAGICO GELATO DI FRANCO PATANE' Si e' conclusa a Riposto la "Notte delle Pomelie" con la proclamazione della "Signora delle Pomelie", la Sovraintendente ai Beni Culturali di Catania, Arch. Vera Greco (foto sotto) . Altro premiato della serata e' stato l'emerito prof. Aurelio Rigoli Presidente del R.E.I. Registro delle Eredita' Immateriali dell'UNESCO che, a seguito dell'iter della pratica svolta dai Beni Culturali di Catania, si e' pervenuti al riconoscimento di Riposto "Citta' delle Pomelie". Altri due premiati sono stati il comm. Pino Correnti, che per primo ha puntato sulla "Festa delle Pomelie" ed il noto gelatiere Franco Patane' che gia' da tre anni ha realizzato il delizioso" Gelato delle Pomelie" e che, durante la notte e' stato cantato sulla scena dal cantastorie siciliano Luigi di Pino. Il Sindaco di Riposto Carmelo Spitaleri ha tracciato la storia delle Pomelie con il loro arrivo dal Mediterraneo dalle isole lontane del Centro America. Alla fine dello spettacolo Franco Patane' ha offerto a tutti i presenti un assaggio del suo gelato che tanto successo sta incontrando. Presentato il n. 43 della Rivista “Bioetica e Cultura“ dedicata alla “Donna declinata al femminile” E’ stato presentato nella chiesa di San Domenico il n. 43 della rivista “Bioetica e Cultura” dell’Istituto Siciliano di Bioetica, il cui Osservatorio è stato dedicato a “Le donne declinate al femminile”. L’incontro, che ha visto la partecipazione di un pubblico qualificato e molto interessato agli argomenti trattati, è stato coordinato dalla teologa Maria Rosaria Gioeni, la quale ha avviato la rassegna dei saggi contenuti nella rivista partendo da quello suo su “L’<aver cura> alla luce del modello mariano” rilevando che “tra le categorie che rischiano di essere archiviate, come obsolete e poco adatte al mondo moderno, va certamente inserita quella della sollecitudine e dell’aver cura”, Molto interessante il saggio “Donna, corpo, Islam” della teologa e arabista Renata Bedendo e quello di Barbara Messina, specializzata in bioetica e sessuologia, su “Utero artificiale: progresso o regresso?”. Il medico Giuseppe Strano, specializzato in malattie infettive” si è soffermato sull’aumento dei contagi di AIDS tra le donne e ha tratto delle considerazioni cliniche e bioetiche. Saggio molto realistico quello dell’avv. Anna Ruggieri, la quale si è chiesta se quella del femminismo è stata una stagione sprecata ed ha affermato che, a suo parere, “il femminismo non è mai diventato un movimento popolare perché ha parlato delle malefatte degli uomini, ma non ha parlato delle malefatte delle donne”. Letizia Belleli, direttore del carcere circondariale di Enna, ha affrontato un tema inconsueto ovvero la detenzione al femminile. Dopo aver descritto la minore propensione al delitto da parte delle donne e le caratteristiche e i problemi della donna detenuta, ha accennato alle alternative al carcere per la madre detenuta e ai luoghi della detenzione femminile. Ampio e articolato, infine, l’intervento dell’avv. Orazio Giovanni Vecchio su “Lo stalking, un fenomeno sempre più interdisciplinare”: dopo la definizione dello stalker e la descrizione del suo comportamento, l’autore del saggio ha focalizzato l’attenzione sulla vittima e sugli aspetti storico-socio-antropologici, sull’interesse giuridico tutelato, sull’elemento oggettivo e quello psicologico per concludere con la consumazione, il tentativo e le pene previste e la necessità di valutare con attenzione il singolo caso. Le conclusioni sono state tratte dal dr. Giuseppe Quattrocchi, direttore scientifico dell’Istituto Siciliano di Bioetica di Acireale. G.V. Il motto “Faber est suae quisque fortunae”, o più semplicemente “ciascuno è artefice del proprio destino” assumeva, in origine, una duplice connotazione. Se, difatti, nel mondo classico, la locuzione trovava spesso uso per definire la contrapposizione tra l’uomo ed il fato, protagonista della vita di ognuno nella lotta contro il bisogno e la miseria, a partire dal Rinascimento, specialmente alla luce della riconsiderazione del rapporto tra virtù e fortuna, giunge a compimento l’idea di poter utilizzare al meglio, da parte dell’uomo stesso, ciò che la natura gli offre, ed essere, dunque, artefice del proprio destino. L’uomo non è più strumento attraverso il quale la sorte esaudisce il suo disegno oscuro, ma ne diviene padrone. Sembrerebbe che qualcuno dei signorotti, un po’ incensati un po’ ciarlatani, che oramai svolgono goffamente il “mestiere” di politico, sia a livello locale che sui palcoscenici nazionali, abbia voluto prendere le distanze dalla vetusta saggezza sallustiana per condurre la campagna elettorale che di qui a breve incoronerà il nuovo governatore della Trinacria con sfarzosi ed opulenti orrori da curriculum. Si, cari amici, ed il motivo è presto detto. Poniamo due esempi di facile comprensione. Il Capomastro Garozzo, comandante di una Concordia chiamata “Amministrazione”, già naufragata più e più volte, viene posto dalle voci di corridoio come in attesa di una poltrona di prestigio su una delle due carrette più opulente (Provincia o Regione, che sia…). Una scalata che avrebbe del “normale” per un politico che, checché se ne dica, le cronache cittadine eleggono a degno (-issimo) rappresentante della triade Firrarello-Castiglione-Catanoso. Come arriverebbe ad occupare la tanto agognata poltrona, vi è da chiedersi, o con quale credenziali? Con un’ultima sindacatura fatta di tante, troppe auto-attestazioni di opulenza, efficienza, lungimiranza risaltate ad hoc, ogni tanto (più tanto che ogni), da qualche collega giornalista, a lui omonimo. Si dirà, doveri di famiglia. Bah. Il “governo del fare” lo ha ribattezzato, l’ “amministrazione che fa tanto e parla poco” (misericordia!!! Lui che, come primo cittadino, parla poco…roba da comiche!) o qualsivoglia altro sciagurato appellativo auto-affibbiatosi altro non sono che il biglietto da visita da horror per un prossimo assessore regionale o presidente della provincia. Ed il carattere minuscolo non è certo una svista. Altro esempio. Il contesto è la campagna mediatica condotta ad artem per l’incensazione e la proposta del nome del giovane Toti Lombardo, figlio dell’ex governatore, e definito come il protagonista del concetto di “nuovo che avanza” nella corsa al nuovo Parlamentino. Bella responsabilità con quel cognome. Un passaggio di testimone apparentemente normale, sembrerebbe, se non fosse per il fatto di annoverare già tra gli scempi del curriculum una polemica sui costi della sfarzosissima sede del comitato elettorale catanese, un idea precisa su programmi e scelte da operare (“…mi associo a chi vuole tagliare i compensi ai deputati…” avrebbe dichiarato il giovane rampollo…suona un po’ strano sentire queste parole se si pensa che il padre incarna alla perfezione il concetto di spreco), ed una roboante ammissione di protagonismo quando si parla di raccomandazioni derivanti dal cognome portato sin dalla nascita. Un concetto semplice quello che Me misero, grillo parlante ed all’occorrenza sparlante (ma pur sempre libero), voglio far risaltare. Una volta un Curriculum era un biglietto di presentazione chiaro. Oggi sembra che più contenga obbrobri, più dia diritto a legittime aspirazioni di gloria. Per la serie, se hai poche malefatte ti scartano, più orrori hai sul groppone meglio riuscirai nella vita e potrai, allora si, diventare qualcuno. Io continuo ad apprezzare ciò che diceva Sallustio: ognuno è artefice della propria fortuna. E a ciò aggiungo anche la locuzione tratta dall’Eneide, “Audentes Fortuna Iuvat”, la fortuna favorisce chi osa. Chi osa, appunto. Non chi ciarla. O imbroglia, se volete. Il Grillo (s)parlante 347 1433135 [email protected]