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Anno 8 - n° 15 - Distribuzione Gratuita
ATTUALITA’
A
KI S
K ULTURA
INFORMAZIONE
27 Ottobre 2012
SPORT & TURISMO
Marino Giuseppe
C.so Italia, 96 - ACIREALE
IL GIORNALE DEL TERRITORIO DELLE ACI
Che si scelga la destra o la sinistra,
che si corra al centro o defilati, che si urli o ci si confronti
con platee più o meno numerose, siamo giunti all’epilogo.
E’ stata un’altra, l’ennesima di questi tempi, campagna
elettorale. Ogni giorno nuova, ogni notte vecchia e compassata. O all’inverso, se preferite. Dato che negli ultimissimi giorni sono saliti alla ribalta i contesti dei comizi elettorali da mille e una notte. Corse, sorpassi, controsorpassi,
frecciate, traversate a nuoto e litigi, e via discorrendo, non
sono mancati a condire la contesa, ma, vivaddio, lo si
sapeva già dall’inizio che sarebbe stata una lotta per la poltrona davvero infuocata. La voglia di sedersi al nuovo parlamento brucia per tutti, la smania di voler dimostrare
ardentemente di incarnare il nuovo che avanza pure, ma,
se è lecito, tutta questa ventata di freschezza in pochi
Non è importante il posto che occupiamo,
ma la direzione in cui stiamo andando.
l’hanno davvero avvertita. I saggi direbbero “ça va sans
dire”, alla fine dei giochi si faranno i conti. Giusto così. Mi
sia concessa, quantunque, la possibilità di augurare ai
contendenti un doveroso “in bocca al lupo” con un’altrettanto doverosa, secondo coscienza, annotazione: si pensi
più al sodo e meno al profitto personale, ci si ricordi per
quale motivo e attraverso quali attestazioni di fiducia si è
arrivati ad occupare l’agognata poltrona o, se meglio è da
preferire, si tenga sempre in buona memoria da dove si
viene e come si arrivati alla meta.
Gli elettori saranno un po’ meno sviliti se verranno rispettate queste semplici linee morali.
Credetemi.
Ad Maiora!
Riccardo Anastasi
www.akis-aci.com
2 Sabato 27 Ottobre 2012
AKIS
I “costi della politica” ad Acireale
Le terme? Queste sconosciute!
Si è interrotto il proficuo dialogo che la società civile
attraverso il Forum aveva intrapreso con
l’Amministrazione e il Consiglio Comunale di Acireale.
Abbiamo appreso attraverso un comunicato stampa
della Città di Acireale rilanciato dal blog del consigliere
comunale Antonio Riolo che oggi, 22 ottobre, una delegazione acese composta dal Sindaco Nino Garozzo,
dal Presidente del Consiglio Toruccio Di Maria e dallo
stesso Riolo, nella sua qualità di Presidente della VI
Commissione consiliare permanente, si è recata a
Palermo, convocata dall’Assessore all’Economia
Avvocato Gaetano Armao per comunicazioni inerenti
l’imminente pubblicazione del bando per la privatizzazione della gestione delle Terme. Si è trattato, a quanto pare, di un atto dovuto, nell’ambito del percorso di
dialogo Regione-Comune recentemente intrapreso su
iniziativa di Armao, che il Forum fin dall’estate del 2011
auspicava fortemente, avendolo più volte sollecitato
sia all’amministrazione regionale che alla città di
Acireale in diverse occasioni. Ovviamente, nè il Forum
di Acireale nè quello di Sciacca, nato nella cittadina
agrigentina sulla scia dell’esperienza acese all’inizio
del 2012, avevano titolo per intervenire alle riunioni
indette a Palermo dall’avvocato Armao, anche se, in
un’ottica di inclusività dei processi decisionali (una
metodologia moderna di coinvolgimento della società
civile che l’amministrazione regionale disconosce e
non ha inteso attuare fin dall’inizio) sarebbe stato
opportuno estendere l’invito ai due coordinamenti
associativi, poichè rappresentativi della società civile.
A Sciacca, secondo quanto riportato dalla stampa locale e per le informazioni che abbiamo ricevuto direttamente dagli amici del Forum, il Sindaco Fabrizio Di
Paola, dopo le prime riunioni a Palermo, ha intelligentemente concordato ogni iniziativa con la comunità
locale. L’ha coinvolta prima e dopo gli incontri palermitani, ha raccolto dalla stessa proposte e istanze, è
stato capace di farne intelligente sintesi e ha infine dialogato con l’amministrazione regionale, mantenendo
sempre prioritarie le esigenze della sua comunità di
riferimento, assai legata alle Terme e preoccupata delle
scelte che potrebbero incidere sulla futura gestione di
stabilimenti ed alberghi. Ad Acireale, il Sindaco
Garozzo ha deciso non da ora, ma fin dall’inizio di questa brutta pagina della storia di Acireale, di procedere
da solo. Il Forum, nato su iniziativa del Lions il 1 giugno
del 2011, ad oggi rappresentativo di 24 associazioni
tutte formalmente aderenti al coordinamento, non ha
mai ricevuto nè formale nè sostanziale attenzione dal
primo cittadino, limitatosi in una sola circostanza, il 29
settembre del 2011 in occasione del primo incontro
operativo del Forum svoltosi all’Excelsior Palace Hotel,
a partecipare ad un incontro perchè invitato dallo stesso Forum. Per il resto, a parte simpatiche ed estemporanee rassicurazioni, il Forum non è mai stato consultato dal Sindaco della Città di Acireale, la città dove
sono ospitati gli stabilimenti termali e gli alberghi di proprietà della Regione attraverso la società di gestione
delle Terme stesse. Il solo interlocutore del Forum è
stato il Consiglio Comunale, prima nella persona del
compianto Avvocato Pietro Filetti – l’unico politico cittadino che, con sapienza ed intelligenza politica, ha
saputo concordare ogni possibile iniziativa con il
Forum – e, recentemente nella persona del giovane
consigliere Antonio Riolo che, nella sua qualità di
Presidente della VI Commissione aveva favorito un’audizione del Forum, coinvolgendo pure il presidente del
Consiglio Toruccio Di Maria e il Vice Sindaco Mario
Pavone. Sia Filetti che Riolo hanno provato a stimolare un’azione più incisiva dell’amministrazione comunale, nel rispetto di quanto dal Consiglio comunale di
Acireale deliberato ed approvato il 1 febbraio del 2011,
con un ordine del giorno votato all’unanimità da tutti i
gruppi consiliari. Proprio nel momento catartico, nel
quale bisognava interloquire “a muso duro” con la
Regione, seppur in modo rispettoso per le diverse prerogative istituzionali delle due amministrazioni, la Città
di Acireale, a differenza di Sciacca dove il Sindaco Di
Paola ha adottato una linea completamente diversa, ha
scelto una modalità di comportamento accondiscendente e attendista rispetto alle decisioni dell’Assessore
Armao, tutte precipitosamente assunte negli ultimi due
mesi, da quando si è chiusa l’analisi preliminare svolta
I NOSTRI SERVIZI
La farmacia oggi non è più solamente il luogo della compravendita di farmaci, ma rappresenta un punto di riferimento fondamentale per il benessere del cittadino,
attraverso l’offerta di servizi, consigli, informazioni e prestazioni diagnostiche che trasformano la farmacia stessa in un centro capace di dispensare “salute” a 360°.
Tra i servizi offerti:
•MISURAZIONE DI PRESSIONE: il controllo pressorio
effettuato in farmacia permette di registrare i valori evitando, inoltre, quelle false impennate dovute allo stress
delle attese ambulatoriali ed alla situazione emotiva
generata dalle strutture ospedaliere.
• AUTOANALISI DEL SANGUE: tra i servizi innovativi
forniti dalla farmacia va incluso l’utilizzo di sofisticati
apparecchi di autodiagnostica rapida per gli esami
comuni del sangue capillare, basta una sola goccia di
sangue prelevata dal paziente mediante la puntura di un
dito per consentire la determinazione automatica e sicura dei tassi di colesterolo, glucosio, trigliceridi, transaminasi, emoglobina., ecc.
•CENTRO UNIFICATO DI PRENOTAZIONE: il CUP
consente al cittadino di prenotare le visite specialistiche
e talvolta anche le analisi.
•GUARDIA FARMACEUTICA DIURNA E NOTTURNA
•VERIFICA DELL’ARMADIETTO DEI FARMACI: capita spesso che l’armadietto dei medicinali sia in disordine, il farmacista è disponibile a verificare i farmaci scaduti e provvedere alla loro distruzione nel rispetto dell’ambiente, dare informazioni sull’uso dei medicinali
ancora utilizzabili.
Da parte del consigliere comunale dott. Ambrogio
Bonaventura è stata formalizzata al Presidente del
Consiglio Comunale e p.c. al
sindaco una richiesta di pubblicazione relativa a tutte le
spese che il Comune di
Acireale sostiene per “costi
della politica” riguardo
a:
Indennità mensile al Sindaco,
al Vice Sindaco, agli Assessori
Indennità
mensile
al
Presidente
del
Consiglio
Comunale - Gettoni di presenza mensili per sedute di
Consiglio per ogni Consigliere comunale - Gettoni di
presenza mensili per sedute di Commissioni consiliari
per ogni Consigliere comunale -Spese segretari
Commissioni consiliari - Rimborso mensile a datori di
lavoro privati per ogni Consigliere comunale dipendente da aziende private - Giustificazioni mensili a datori di
lavoro pubblici per ogni Consigliere comunale dipendente da Enti pubblici -Telefonia mobile a Amministratori
e Consiglieri -Altri costi della politica (riprese televisive,missioni, corsi, etc...)
Ci risulta che tale richiesta è stata accolta e portata
in sede di riunione di capigruppo. Si aspettano,
quindi, le eventuali comunicazioni e, cosa più
importante, decisioni di tagli a privilegi o altro, in
merito.
•FORATURA LOBI
•NOLEGGIO BOMBOLE OSSIGENO
•PRIMO SOCCORSO: in caso di piccoli incidenti
o di lievi malori, il farmacista rappresenta “l’ancora di salvezza”, riesce subito a fornire il rimedio
giusto insieme al consiglio e alle informazioni
scientifiche più aggiornate.
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l'Amplifon presso la farmacia è possibile effettuare gratuitamente il controllo dell'udito ogni 1°ed il 3°martedì
del mese, dalle ore 9.30 alle 12.00.
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vascolare, viscerale, cranio – sacrale.
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consulenza gratuita presso la Farmacia tutti i lunedì
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CIAK SI GIRA A PIAZZA DUOMO !
ph Fabio Consoli
LETTERA SEMISERIA
da Sviluppo Italia Sicilia. E’ bizzarro il comportamento
delle autorità cittadine di Acireale che, proprio in questo momento in cui avrebbero potuto far tesoro dell’esperienza del Forum, hanno deciso di non consultare
le forze sociali ed economiche di Acireale e hanno
rinunciato a presentarsi a Palermo più preparate e “ferrate” su una vicenda sicuramente politica, ma che presenta moltissimi risvolti tecnici che sarebbe stato
opportuno presidiare in modo più attento, come il
Forum denuncia da tempo. Valga una questione fra
tutte, a titolo esemplificativo: mentre si promette un
intervento regionale per la privatizzazione attraverso la
pubblicazione del bando, come mai il bilancio delle
Terme di Acireale SpA al 31 dicembre 2011, un documento di importanza vitale per qualsiasi azienda, non è
stato ancora approvato, a differenza delle Terme di
Sciacca SpA che, invece, l’ha promulgato e pubblicato
entro i termini di legge? Il Sindaco di Acireale ha fatto
presente questa gravissima inadempienza della
Regione all’Assessore Armao? Ma, soprattutto, è giunto a Palermo forte delle istanze che la società civile
attraverso il Forum gli avrebbe fatto presenti?
Evidentemente, un proficuo dialogo che si era avviato
fra società civile attraverso il Forum e la città di
Acireale si è interrotto. Forse non c’è mai stato, ma non
per colpa del Forum. E di questo, prima o dopo, bisognerà dar conto alla comunità locale che, nonostante le
supposizioni degli amministratori pubblici di Acireale,
rimane ancora fortemente interessata a difendere e
tutelare il patrimonio del termalismo cittadino.
Il Forum permanente delle Terme di Acireale
Certamente, dopo questo comunicato nel quale
viene stigmatizzato il “comportamento” del nostro
sindaco, il cittadino benpensante darebbe certamente ragione al “Forum”, ma il cittadino benpensante si è mai chiesto come “ragiona” il nostro
primo cittadino? LUI e solo LUI è il depositario del
“Verbo” e della “Intellighentia” cittadina…tutto il
resto è carta straccia!
Caro figlio Beppe,
ti scrivo queste poche righe perché tu sappia che ti ho
scritto. Se ricevi questa lettera, vuol dire che è arrivata.
Se non la ricevi, fammelo sapere, così te la rimanderò.
Scrivo lentamente perché
so che tu non sai leggere in
fretta. Qualche tempo fa tuo
padre ha letto sul giornale
che la maggior parte degli
incidenti capitano entro un
raggio di un chilometro dal
luogo di abitazione.
Allora abbiamo deciso di traslocare un po' più lontano.
La nuova casa è meravigliosa. C'è una lavatrice, ma
non sono sicura che funzioni. Proprio ieri ci ho messo
dentro il bucato, ho tirato l'acqua e poi il bucato è sparito completamente. Il tempo qui non è troppo brutto. La
settimana scorsa ha piovuto solo due volte: la prima
volta per tre giorni e la seconda per quattro. A proposito della giacca che mi avevi chiesto, tuo zio Orazio mi
ha detto che spedirtela coi bottoni sarebbe stato molto
caro (per via del peso dei bottoni). Allora li ho staccati.
Se pensi di riattaccarli, te li ho messi tutti nella tasca
interna. Tuo fratello Leonardo ha fatto una grossa
sciocchezza con la macchina: è sceso e ha chiuso di
scatto la portiera lasciando dentro le chiavi. Allora è
dovuto rientrare a casa a prendere il secondo mazzo di
chiavi, e così anche noi abbiamo potuto scendere dalla
macchina. Se vedi Valentina salutala da parte mia. Se
non la vedi, non dirle niente.
Il tuo papà che ti vuole tanto bene.
P.S. Volevo metterti anche un po’ di soldi ma avevo
già chiuso la lettera
Si è svolta la cerimonia di benedizione di una stele e di
una pubblica via, quest’ultima di recente intitolazione,
alla memoria del Rev. Can. Prof. Salvatore Privitera.
Saranno
(presto)
Famosi
Se n'è andato in silenzio, in punta di piedi, l'artista
Concetto Romeo, come un grande attore che sa uscire
di scena al momento giusto; quello in cui sente che può
farlo senza pianti melodrammatici, falsi ed ipocriti. E gli
amici hanno capito e sono andati, tutti coloro che hanno
potuto, a trovarlo per l'ultima volta nella sua casa ed a
fargli corona, in chiesa, per l'ultimo addio. Non aveva
voluto per tanto tempo, comprare una casa; diceva di
voler vivere senza possedere nulla, l'unica condizione,
secondo lui, di essere sempre padrone di tutto, ma
soprattutto di se stesso. Poi, dopo i lunghi anni trascorsi nella bella casa in affitto di via Verga, si era persuaso
ad acquistare un appartamento al terzo piano di un
caseggiato in piazza Dante. E' stato un grande dominatore del teatro, come attore e come regista, un artista
della parola e degli accenti, un cultore di tanti grandi
poeti, un estimatore del siciliano Mario Gori di cui conosceva a memoria le liriche, tra cui Notturno Pisano,
Cinqu e deci, Favuli; aveva fatto scoprire l'aspetto inedito di un Pirandello poeta con la suggestiva composizione "Padron Dio", una lirica che coniuga mirabilmente la
misera condizione personale di un pover'uomo siciliano
con le condizioni di arretratezza e di ingiustizia sociale.
Con pochi amici parlava dei figli, ne era orgoglioso ed
avrebbe desiderato averli vicini, sempre, ma sapeva che
ciò è impossibile, perciò non coartava i loro desideri, le
loro speranze, le loro esperienze. Giusto ed onesto, in
modo adamantino, generoso con gli amici, incurante dei
meschini, aveva ricoperto per breve tempo l'incarico
politico di Assessore allo Sport e allo Spettacolo, non per
vocazione politica, ma per spirito di servizio. Accortosi
della impossibilità di proseguire il mandato senza scendere a compromessi, aveva preferito dimettersi. Nel suo
cassetto segreto, nascosti, giacciono liriche e pezzi teatrali, scritti da lui e solo pochi sono stati ammessi a leggerli. Qualcuno, rievocando la sua figura in chiesa,
durante l'ultimo incontro terreno, ha affermato che egli è
stato l'anima della CAT e che simbolicamente lo è ancora. Era difficile per Concetto vivere senza Pathos qualsiasi vicenda anche la più piccola ed insignificante; e
adesso che non potremo più parlargli, anche se siamo
certi che lui ci vede e ci ascolta dalla grande luce del
cielo, ci mancherà moltissimo. Il più bel ritratto di lui ce
lo ha tracciato il suo terzo figlio, Ezio, tornato velocemente dagli USA dove insegna, per vederlo vivo per l'ultima volta. Ci ha consegnato anche un insegnamento
che ciascuno di noi potrebbe fare suo: "Gli uomini o
nascono vecchi o nascono picciriddi ". Abbiamo ascoltato e condiviso ciò che ha detto Ezio e siamo rimasti muti
e pensosi a riflettere e a ricordare; avremmo potuto dire
tanto, ma ci siamo accontentati del silenzio che tutto
include e nulla esclude. Vogliamo pensarlo con lo sguardo fiero e splendente, giovane, pieno di speranze, di
ideali e di sogni, accanto alla dolce e fedele compagna
Lia, angelo del focolare, con cui condivideva tutto: l'amore per il teatro, l'unità della famiglia, il senso vero e
profondo dell'amicizia. Non è un piccolo esempio; vorrei
che i giovani guardassero a questi esempi e ne traessero forza, poichè nella vita è grande, è vincitore l'eroe di
ogni difficile giorno quotidiano; colui che sa affrontare il
dolore, le sofferenze, le difficoltà e quando crede di non
farcela più, di essere arrivato alla fine, sa rialzarsi e
riprende la lotta per affermare gli ideali umani, familiari e
sociali; sa ricominciare, per un mondo nuovo
Pinella Musmeci
Martedì 16 ottobre ci ha lasciato
Concetto Romeo, personaggio a
tutti noto in città per il suo impegno
culturale, soprattutto nel mondo
del teatro.
L’associazione
SiciliAntica, sede di Acireale e
delle Aci, lo vuole ricordare come socio che, fin dalla sua
fondazione, con passione ed entusiasmo ha collaborato
alla realizzazione di numerose iniziative culturali.
Memorabili i recital di poesia che lo hanno visto declamare in maniera impareggiabile, con la sua voce calda
e musicale, i versi degli autori da lui amati (tantissimi,
troppi per ricordarli qui tutti!). Concetto Romeo ha partecipato sempre con grande interesse alle altre attività
associative, a cominciare dalle “giornate di studio itinerante”, delle quali ha lasciato viva memoria nei suoi
reportage video. La sua assenza si farà certamente
notare, anche se la sua memoria sarà sempre presente
nel ricordo di tutti. l Direttivo e i Soci esprimono le più
sentite condoglianze ai familiari e si stringono in un simbolico abbraccio alla moglie, la carissima socia prof.ssa
Lia Bella, e ai figli Sergio, Gabriella ed Ezio.
Attore, grande attore, amico, un grande amico se ne
è andato quasi in punta di piedi. Vedere e leggere
l’annuncio sulle strade della Città è stato come
essere stati colpiti da un pugno nello stomaco. Un
vero, grande amico che non c’è più. Un affettuoso
abbraccio a Lia, Sua inseparabile compagna di vita
e di arte, da parte di Turi Consoli e di tutto il Cine
Foto Club “Galatea” e di Akis che hanno visto l’amico scomparso sempre vicino alle loro attività . T.C.
AKIS
Sabato 13 Ottobre 2012
Una tesi sull’eutanasia
L’ordinamento italiano è da qualche tempo sottoposto ad una pressione crescente mirante all’introduzione di specifici istituti volti a
legalizzare l’eutanasia. Tale pressione trova fondamento nella evoluzione della scienza medica,che ha nel tempo accresciuto la sua
capacità di guarire e soprattutto di prolungare la vita. Tuttavia in
questa sede è opportuno rilevare come ogni intervento medico
sulla persona dovrebbe essere sottoposto a dei limiti che non si
riducono solo all’impossibilità tecnica di realizzazione,ma che sono
legati al rispetto e all’inviolabilità della esistenza umana nella sua
accezione più pregnante ed intima.Ciò lascia intravedere come la
complessità dell’argomento tocchi le tematiche delicatissime della
vita e della morte e veda talora contrapposte le convinzioni ideologico-religiose e le categorie giuridiche a volte non del tutto in linea
con le esigenze emergenti . A riprova di tale complessità, esiste sul
piano storico un problema definitorio dell’eutanasia, poiché la sua
nozione avendo carattere pragmatico non si presta ad una rigorosa
tipizzazione. Analizzando la rilevanza giuridica di varie situazioni
afferenti all’eutanasia ,appare opportuno aprire il panorama legislativo con la nozione di” eutanasia pura”.Questa non ha mai posto
problemi di liceità ,essendo morte naturale resa meno indolore per
effetto di sostanze analgesiche,poiché scopo della moderna medicina non è solo di garantire o procrastinare l’esistenza, ma anche di
alleviare le sofferenze del malato. Dall’eutanasia pura si distingue”
l’eutanasia attiva”,assolutamente illecita,che consiste nella somministrazione ad un paziente di un farmaco, il quale ha come unico
effetto di provocare la morte .Parimenti contra legem è “l’eutanasia
attiva non consensuale”che consiste nel far assumere un farmaco
letale ad un paziente ignaro;pratica che contrasta con il principio di
salvaguardia ed indisponibilità della vita sancito dall’art 2 della
Costituzione e severamente previsto e punito dal codice penale ex
art 575 c.p. quale omicidio. Problemi etici e giuridici si sollevano
altresì per “l’eutanasia attiva consensuale” ,radicalmente in antitesi
con i principi ispiratori della nostra Costituzione e con il codice civile, che all’art 5 vieta gli atti di disposizione del proprio corpo che
cagionano una diminuzione permanente dell’integrità fisica. Dal
punto di vista giuridico, si pone il problema di valutare il comportamento del medico che su richiesta del paziente prescriva un farmaco letale;in tale caso la disciplina del consenso informato non
potrebbe giustificare l’operato di quel professionista che decide di
soddisfare la richiesta del paziente;ed infatti ,se è vero che senza il
consenso un intervento chirurgico si potrebbe profilare come illecito,è anche vero che, pur in presenza dello stesso ,una operazione
è da ritenersi sempre illecita quando superi il limite della salvaguardia della vita e integrità fisica. Rientra nella disamina anche la
nozione di “eutanasia per omissione”,comunemente definita “eutanasia passiva,” in cui la morte del paziente è cagionata dalla
sospensione del trattamento terapeutico .I delicati problemi che
essa solleva vanno risolti sulla base dei principi che governano la
materia penale e in particolare quelli inerenti le azioni commesse
per omissione . L’art 40 secondo comma c.p. sancisce che”Non
impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire ,equivale a cagionarlo”.Ne consegue che il medico che ometta di prestare
le cure necessarie al malato terminale ,in assenza del consenso
dello stesso, risponderebbe di omicidio del consenziente ex art
579c.p. e per tale ragione appare opportuno discernere l’eutanasia
passiva consensuale da quella non consensuale. La prima ,definita
pure volontaria,si concretizza nel rifiuto del paziente di sottoporsi
alle cure. Tale
ipotesi
può
ritenersi lecita
poiché legata
alla scelta del
malato di non
seguire la terapia, laddove
inutile o non
adeguata.
Pertanto
,in
tale caso il
medico
ha
l’obbligo
di
operare
un
delicato e difficile bilanciamento al fine
di comprendere se il trattamento terapeutico abbia o meno una ragionevole speranza di successo ,in mancanza del quale si sconfinerebbe nell’inutile e crudele accanimento terapeutico il cui confine è molto sottile.
“L’eutanasia eugenica, poi,” ha come scopo quello di eliminare soggetti deformi ,mostruosi o tarati col solo obiettivo di migliorare la
razza o alleggerire il peso sull’economia, detta “eutanasia economica”.
L’eugenetica invece è quella scienza che studia i metodi volti al perfezionamento della specie umana attraverso l’incrocio selettivo
delle razze migliori .
Storicamente, nella Repubblica di Platone e nel sistema spartano,
era uno strumento per costruire lo stato ideale e migliorare le condizioni di vita in un’ ottica non classista.
Nell’800 il termine “ eugenetica” fu coniato dallo studioso Francis
Galton, che teorizzò il miglioramento della razza attraverso la selezione di un elite intellettuale che, in un ottica di ottimismo razionale,
avrebbe garantito un futuro migliore alla specie umana.
Tale concezione fu usata come piattaforma ideologica del razzismo
scientifico fascista e nazista portando all’efferato e abominevole
operazione chiamata “aktionT4” , comunemente denominata”programma di eutanasia,”che prevedeva la soppressione e la sterilizzazione di persone affette da malattie genetiche inguaribili o da
gravi malformazioni, nel delirante progetto Hitleriano di creare una
razza pura. L’eutanasia neonatale riguarda quei neonati la cui vita è
segnata da una prognosi gravemente infausta a causa di specifiche
patologie quali ad esempio le anomalie cromosomiche.
Il Comitato Nazionale di Bioetica ha sempre
decisamente condannato ogni intervento di
carattere intenzionalmente eutanasico nei
confronti di minori definendolo illecito bioeticamente e giuridicamente. Invero, il nodo
centrale del problema eutanasia ruota attorno alle parole “qualità della vita” citate in
molto documenti.
Tale espressione è ambivalente: in primo
luogo essa definisce la reale esistenza di una
persona o di un gruppo,la loro condizione misera o dignitosa,salute
o malattia. Da definizione il termine si trasforma spesso implicitamente in un valore, poiché indica che non basta dare o garantire la
mera sopravvivenza ,posto che nessuno può avere la presunzione
di valutare la qualità della vita di un'altra persona ,ma genera l’imperativo morale di assicurare nei limiti del possibile una vita dignitosa in cui ciascuno possa sviluppare la propria personalità come
essere unico e irripetibile. Appare chiaro,pertanto,che il tema in questione non può trovare soluzione univoca nel diritto,ma fonda le sue
radici nella concezione ideologica che ogni uomo ha della vita. Per
tale ragione la mia ricerca si è incentrata anche nello studio delle
religioni più professate,al fine di capire come esse si pongano sull’argomento. Iniziando la disamina con il Cristianesimo,si evidenzia
una posizione ferma e unitaria sulla tematica dell’eutanasia da parte
della Chiesa Cattolica, che condanna tale pratica in quanto viola il
Quinto Comandamento:non uccidere. Sono molteplici gli scritti che
si esprimono in tal senso,primo fra tutti è il “Catechismo della
Chiesa Cattolica”che ribadisce la sacralità della vita. Durante il suo
lungo pontificato Giovanni Paolo Secondo scrisse molti documenti
relativi all’eutanasia, tra cui spiccano la Dichiarazione sull’eutanasia
della Congregazione per la Dottrina della Fede e l’enciclica
Evangelium Vitae del 1995;in quest’ultimo testo il Papa asserisce
l’inviolabilità della vita umana,sottolineando il comandamento”non
uccidere” come verità morale e difesa rispetto all’arbitrio. Nella stessa enciclica si evidenzia l’obbligo di curarsi e farsi curare ,ma con
mezzi terapeutici proporzionati rispetto alle prospettive di miglioramento, in quanto le cure inutilmente rischiose non sono conformi
alla dignità della persona. Quindi la rinuncia alle terapie straordinarie non equivale all’eutanasia ,ma è espressione dell’accettazione
cristiana della condizione umana di fronte alla morte. Anche
Benedetto Sedicesimo,come il suo predecessore ,condanna l’eutanasia ed esorta all’amore cristiano al quale si attribuisce un valore
salvifico nella sua enciclica Caritas in Veritate :l’amore è una forza
straordinaria che ha la sua origine in Dio,Verità assoluta. Per quanto concerne l’Ebraismo ,tutte le tematiche relative a problemi etici
vengono affrontate operando un confronto con la tradizione precedente,cioè con quello che i rabbini hanno espresso nel corso del
tempo; a questa tradizione viene riconosciuta origine sacra e autorità indiscussa,per quanto attiene invece a problemi etici nuovi ,la
loro soluzione spetterebbe ai rabbini. Anche la Bibbia ebraica prescrive di non uccidere,imponendo il sacro rispetto della vita umana
e affermando che nessuno è padrone della propria esistenza e ciò
vale anche quando si tratta di un malato terminale o gravemente
sofferente .Per la religione ebraica, cosi come è proibito accelerare la morte di un individuo,è parimenti vietato ritardarla con mezzi
artificiali. E’ bene ricordare che nella legislazione ebraica ogni caso
va valutato singolarmente e sottoposto al giudizio del tribunale rabbinico competente,tenendo anche conto che,al pari della religione
Cristiana, la religione ebraica sostiene che l’uomo è stato creato ad
immagine e somiglianza di Dio;da ciò emerge la visione unitaria sul
tema dell’eutanasia delle due religioni. Passando all’Islam,la prospettiva religiosa e giuridica islamica ,afferente all’eutanasia si
fonda sulla parola di Dio contenuta nel Corano, nonché sull’insieme
dei detti del profeta Maometto. Il Corano si esprime in termini molto
chiari sul carattere sacro della vita umana:è Dio che dà la vita e la
morte .Questa ,l’Oltre,non è che l’inizio di una nuova vita .In tale
visione l’eutanasia viene equiparata all’omicidio e le sofferenze
devono essere sopportate con religiosa pazienza :il medico musulmano,cosi come non può intervenire per togliere la vita al
malato,analogamente non deve somministrare farmaci che ne
accelerino la morte. La nascita della filosofia Buddista coincide con
la figura del principe indiano Siddharta vissuto nel sesto sec.a.C.
Una delle caratteristiche della dottrina buddista si incentra sul concetto di “rinascita” consistente nella convinzione che,dopo la
morte,vi è una rinascita portatrice del bagaglio karmico della vita
precedente, la cui bontà o meno è in relazione alla condotta della
vita anteriore..Pertanto al centro della problematica dell’esistenza vi
è la sofferenza .Per non rivivere un karma negativo e raggiungere
la beatitudine eterna e la liberazione ,il buddista deve dedicarsi alla
meditazione,disciplina ascetica che si astrae da ogni limite terreno
.Invero la tematica relativa all’eutanasia non trova nel buddismo un
posto autonomo, in quanto la malattia ,la vecchiaia e la morte sono
accettate serenamente .Vi sono però alcuni codici buddisti che proibiscono esplicitamente l’eutanasia identificandola talora in un
karma negativo,ciò significa che la pratica eutanasica ha una connotazione negativa. Passiamo infine all’Induismo,credenza mistica
dove l’uomo e la figura del profeta sono sostituiti da quella del “saggio”. Differisce totalmente dalle precedenti ideologie e si avvicina
molto al buddismo. In esso domina il concetto di casta che stabilisce i diritti e doveri degli appartenenti diversi per ogni categoria.
Come per il buddismo ,l’Induismo non affronta la tematica dell’eutanasia compiutamente,non vi è una posizione unanime tra i saggi.
L’induismo Gandhiano ,che pratica l’etica della non violenza e si
fonda sul rispetto della tradizione,ha espresso in merito all’eutanasia delle opinioni diverse da quelle emerse nelle altre religioni,in
particolare il “ Mahatma”,grande anima,ha incentrato il suo pensiero sul malato terminale ; l’eutanasia non è un atto di violenza, ma
di pietà religiosa che libera l’uomo sofferente dal dolore ,ritenendo
non vita la condizione di inabilità derivante da coma profondo e irreversibile.
Ilaria Costa (foto)
Mario Cortellese: un laico cristiano al servizio del bene comune
L’Ufficio di Pastoirale della Cultura della Diocesi di Acireale e il MEIC
(Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale di Acireale hanno organizzato
nei giorni 19 e 20 ottobre due sessioni di lavori dedicate al prof. Mario
Cortellese, a due anni dalla sua scomparsa, nella sala conferenze della parrocchia San Paolo di Acireale, al fine di tratteggiare a trecentosessanta
gradi l’esemplare figura di docente, direttore di periodici e dirigente di associazioni cattoliche di Cortellese la cui vita l’ha spesa al servizio del bene
comune fondandola su due ideali: la responsabilità sociale e politica dell’uomo di cultura e il dovere di partecipare attivamente da laico cristiano alla missione di evangelizzazione e promozione umana della Chiesa. La prima sessione è stata coordinata dal prof. Carlo Cirotto, presidente nazionale del
MEIC, e i lavori sono stati introdotti da Mons. Antonino Raspanti, che li ha
seguiti fino alla fine. La relazione di base è stata tenuta da don Massimo
Naro della Facoltà Teologica di Sicilia sull’esortazione apostolica, firmata da
Giovanni Paolo II nel 1988, “Christifideles laici: un ponte tra la Chiesa e il
mondo”, che richiamava il Concilio Vaticano II. Al dotto relatore la prospettiva di questa “esortazione”, a cinquant’anni dall’inizio del lavori del Vaticano
II, è sembrata la più utile per rendere omaggio al prof. Cortellese, la cui
vicenda umana e laicale si può considerare una testimonianza concreta del
rinnovamento “conciliare”. Si è soffermato con argomentazioni di alto livello
teologico sull’importanza di un Concilio che “continua”, sulle due prospettive:
l’agapico-trinitaria e il rapporto Chiesa/mondo e a proposito di quest’ultimo
ha concluso il suo intervento con la metafora della sistole e della diastole.
Molto interessanti le comunicazioni che sono seguite sull’impegno ecclesiale di Cortellese nella FUCI degli anni ’30 (Tiziano Torresi, dottore di ricerca
in Scienze Politiche dell’Università Roma Tre, segretario nazionale MEIC),
nel Movimento Laureati di Azione Cattolica e nel MEIC (ing. Giuseppe Rossi,
dell’Ufficio Diocesano di Pastorale della Cultura di Acireale), sull’apporto al
cammino pastorale della Diocesi di Acireale (dr. Salvatore Leonardi
dell’Osservatorio nazionale MEIC su Lavoro ed Economia), sulla vita liturgica e l’esperienza pastorale nella Comunità parrocchiale di S. Paolo di
Acireale (Don Sebastiano Raciti, parroco di S. Paolo). Infine, una nipote di
Cortellese ha presentato un commosso ricordo del nonno. La seconda sessione è stata coordinata dalla prof.ssa Marinella V. Sciuto, presidente del
Gruppo MEIC di Acireale e consigliere nazionale MEIC, alla presenza di
mons. Guglielmo Giombanco, vicario generale.: La relazione di base è stata
tenuta dal professore universitario emerito Giorgio Campanini, politologo e
sociologo su “Tra cultura e politica – Gli intellettuali cattolici e la rinascita
della democrazia in Italia”. Egli ha affermato che il pensiero cattolico, da
molti storiografi considerato subalterno al confronto tra liberalismo e socialismo, ha conosciuto, invece, nel periodo 1945-1975 una feconda stagione,
solo in parte fin qui ricostruita nella sua complessità. Egli ha detto che la
riflessione dei cattolici sulla politica, avviata nel 1943 con il “Codice di
Camaldoli”, si è espressa nelle acute osservazioni di personalità come
Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti, Aldo Moro (nonché con una parziale
ripresa del pensiero di Sturzo) nel tentativo di offrire un’alternativa al liberalismo quanto al socialismo; mentre sul tema dell’economia, alla ricerca di
un’alternativa all’”economia di mercato”, ha ricordato gli studi di Sergio
Paronetto, Ezio Vanoni e, soprattutto, Amintore Fanfani. Le comunicazioni
che sono seguite su “Mario Cortellese educatore e pubblicista” hanno affrontato l’impegno di Cortellese nella scuola, specialmente dalla seconda metà
degli anni ’60 al 1977, ( prof. Giovanni Vecchio, già dirigente scolastico e
pubblicista), la sua prospettiva dell’importanza della partecipazione nel processo educativo (soltanto scritta a cura della prof.ssa Carmelina Chiara
Canta Rizza dell’Università Roma Tre), il servizio dell’informazione sulla politica italiana e la vita della Chiesa (Dr. Rosario Musumeci) e sui profili di politica internazionale (dr. Giuseppe Grasso Leanza, pubblicista) e si sono concluse con il contributo all’Università Popolare “Giuseppe Cristaldi”, illustrato
dall’attuale presidente prof. Alfio Mazzaglia, il quale, alla fine, ha invitato il
noto poeta locale Nino Grasso Atlante a recitare dei suoi versi dedicati proprio a Cortellese. Dopo un breve intervento del vicario generale, i lavori sono
stati conclusi dall’ing. Giuseppe Rossi, che ha coordinato la commissione
incaricata della preparazione del riuscito convegno ed ha annunciato che
prossimamente saranno pubblicati gli atti. Due serate impegnative e costruttive, che sono state seguite con molta attenzione da un pubblico numeroso
e qualificato.
Giovanni Vecchio
L’Associazione Cristo Nuova Speranza
continua il suo cammino con una nuova tappa da
anni progettata. Il 13 ottobre scorso, grazie alla
disponibilità del Centro Studi Siciliano per l’Europa
delle Regioni, ha inaugurato il Centro Culturale
“Don Francesco D’Urso”. Il Centro culturale sarà
diretto dalla Dott.ssa Anna Rosaria Gioeni (foto),
che da anni si occupa del settore formativo e culturale dell’Associazione. Intitolare questa nuova
realtà ad un compianto sacerdote acese è stata
una
scelta
condivisa
dai
componenti
dell’Associazione. Don Francesco D’Urso, per oltre
quarant’anni parroco del Santuario di Loreto, può
offrire alle nuove generazioni una testimonianza
poliedrica e originale. Si è cimentato nella poesia, nella produzione narrativa, ma il suo più grande amore è stata la scultura. In questo campo ha sperimentato dalla semplice modellazione dell’argilla alle realizzazioni in bronzo
e ceramica, accostando nelle sue opere elementi diversi, dalla lava al vetro.
Le sue creazioni parlano di libertà, amore, sofferenza, ricerca di senso. Si
definiva, un sacerdote, scultore, siciliano e così era conosciuto in varie parti
d’Italia. Dopo il taglio del nastro e la benedizione dei locali, è stato proiettato un filmato che proponeva alcune delle opere più importanti e delle recensioni che esprimevano chiaramente l’ammirazione di personaggi qualificati
nei riguardi dell’arte di Don Francesco. I temi che
hanno ispirato le sue creazioni si armonizzano perfettamente con le finalità del Centro, che desidera
offrire uno spazio di riflessione, di aggregazione
intellettuale e contribuire, insieme alle altre realtà
culturali presenti già nel territorio, a ridare nuova
linfa alla riscoperta della cultura come risorsa.
Nella seconda parte della serata, si è tenuta una
tavola rotonda dal titolo “Territorio, legge e responsabilità”. Brevi relazioni hanno offerto spunti iniziali per avviare il dibattito e sono state curate da cinque voci: Avv. A. Pennisi, Prof. S. Musumeci, Dott. A. R. Gioeni, Avv. F. Buttà
e dalla prof.ssa M. Ferro. Parecchi i presenti, rappresentanti di varie categorie, che hanno dato vita ad un dibattito vivace e critico. Da più parti è stata
ribadita l’urgenza di riappropriarsi del territorio, favorire una responsabilità
attiva, per riscoprire l’appartenenza ed essere protagonisti di una rinascita
ormai attesa e auspicabile. Il presidente dell’Associazione, il diacono
Giacomo Trovato, ha precisato che « il centro sarà un luogo aperto a tutti
quelli che credono ancora che la cultura sia sinonimo di rinnovamento e
libertà».
A.G.
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AKIS
Sabato 27 Ottobre 2012
SERRA INTERNATIONAL
Scopi e Finalità
Favorire e sostenere le vocazioni al sacerdozio ministeriale della Chiesa Cattolica, come una particolare
vocazione al servizio e sostenere i sacerdoti nel loro
sacro ministero.
L’Anno della Fede indetto da Benedetto XVI° con la
lettera apostolica “Forza Fidei” dell’ 11/10/2011,
“DAL DONO ALLA RICERCA” ci invita a sostenere,
incoraggiare e valorizzare le vocazioni sollecitando l’opinione pubblica sulla chiamata cui rispondono i seminaristi.
Diventiamo, quindi, portavoce di questa esperienza
e di questa gioia.
Nucleo fondamentale è la ricerca della Fede cercando di rimettere al centro della nostra missione
laica il ruolo del sacerdote, sostegno e guida della
nostra vita spirituale a sostegno dei giovani.
Salvatore Peluso
Incoraggiare e valorizzare le vocazioni
alla vita consacrata nella Chiesa cattolica.
Aiutare i propri membri a riconoscere e rispondere,
ciascuno nella propria vita, alla chiamata di Dio alla
santità in Gesù Cristo per mezzo dello Spirito Santo.
Consiglio Direttivo anno 2012/2013
Presidente : avv. Salvatore Peluso
Presidente Eletto: dott. Mario Sciuto
Immediato Past Presidente: dott. Mario Di Bella
V.Presidente Programmi: avv. Felice Saporita
V.Presidente Vocazioni: prof.ssa Rosaria Scuderi
V.Presidente Estensioni: avv. Orazio Esterini
V.Presidente Comunicazioni: prof. Casimiro Nicolosi
Segretario: avv. Mario Di Prima
Tesoriere: geom. Aldo Tomarchio
Consigliere I° anno: prof.ssa Dora Pennisi
Consigliere 2° anno: dott. Antonino Arcidiacono
Consigliere 3° anno: dott. Mario Vasta
Cappellano: S.E. Mons Antonino Raspanti –Vescovo
V.Cappellano: can. Angelo Milone
Addetto Stampa: prof.ssa Anna Bella
ph servizio Fabio Consoli
AKIS
Sabato 27 Ottobre 2012
Dai vini alle automobili...
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Una vera storia d’amore a prima vista !
Palermo, 19 ott. - (Adnkronos) - "Ho conosciuto Rosario Crocetta solo
poco tempo fa, ma e' subito nato un grande feeling". Lo ha detto
Pierferdinando Casini a Palermo per sostenere l'eurodeputato Pd Rosario
Crocetta, candidato alla Presidenza della Regione siciliana. "Crocetta e' un
uomo che si e' fatto da solo", dice Casini.
Si è parlato degli spumanti dell'Etna al Rotary di
Acireale, nel corso di una conferenza sul tema:
"Bollicine siciliane: caratteristiche e prospettive
per gli spumanti dell’isola", organizzata in collaborazione con i club Etna Sud est e Randazzo
Valle dell’Alcantara. Hanno relazionato, nella
qualità di esperti, Camillo Privitera, presidente
regionale dell’Associazione italiana sommelier, e
Michele Scammacca del Murgo. I lavori, che si sono
svolti alla presenza del past governor ing. Salvo
Sarpietro, sono stati introdotti dal presidente del Rotary acese, ing. Alfio
Grassi, il quale ha rievocato la storia dell’attività vitivinicola nel territorio
etneo sin dai tempi delle colonizzazioni di fenici, greci e romani, allo svi-
La vergognosa, perdonatemi il termine, telenovela dell’AST
che coinvolge l’intera popolazione (cittadini, studenti, operai…) – continuo
ed incessante l’interessamento del consigliere provinciale Enzo D’Agata)sta penalizzando oltre misura anche una categoria di persone alle quali, per
un verso o l’altro, siamo profondamente legati: gli ospiti di “Casa Mia”, l’istituto gestito dalle suore francesi che da parecchio tempo sono trattati dalle
autorità come dei carcerati: non hanno più la possibilità di potere arrivare in
città in quanto l’autobus che prima faceva un percorso regolare adesso….non passa più. Inutili le lagnanze al sindaco, agli assessori (di competenza e non), a tante autorità….niente…non c’è stato verso di potere istituire nuovamente le “corse”. Tutti promettono ma nessuno interviene e realizza. Probabilmente le cose, con il nuovo Presidente, pardon, Governatore,
della Regione, specie se sarà Nello Musumeci, cambieranno, altrimenti non
si sa più a che santo votarsi. Qualche altro giorno di tregua e poi…vediamo!
luppo del 1600 con le concessioni enfiteutiche del vescovo di Catania,
Conte di Mascali, e la successiva commercializzazione dei vini attraverso
il porto di Riposto sino agli inizi del 1900. Storia e caratteristiche dei vini
spumanti sono state illustrate da Camillo Privitera mentre Michele
Scammacca si è soffermato sulle metodologie di produzione, sottolineando l’originalità dello spumante prodotto sull’Etna dal nerello mascalese,
che rappresenta l'espressione massima dei vitigni autoctoni.
G.R.
Pubblicato il terzo Annuario degli arbitri siciliani
L’AUTOMOBILE IN ITALIA: DAGLI ALBORI AI FAVOLOSI ANNI ‘60
La storia dell’ automobile in Italia è un argomento molto affascinante, ma
talmente vasto da richiedere centinaia di pagine se si volesse trattarlo in
maniera più o meno completa. Volendo però riassumerlo in poche righe
è necessario per prima cosa accennare al fatto che dopo la nascita della
FIAT nel 1899, in Italia si assistette alla nascita di molte aziende produttrici di automobili, tanto che nel 1906, anno di nascita della LANCIA, operavano nel nostro Paese ben 56 aziende, molte delle quali ebbero però
vita breve, seppure produttrici di ottime vetture, come ITALA, SCAT, OM,
ANSALDO, BIANCHI, e prima fra tutte l‘ ISOTTA FRASCHINI, soprannominata l‘ auto dei Re .Nel 1910 nasce, da una costola della DARRACQ,
l’ A.L.F.A. che qualche anno più tardi diverrà ALFA ROMEO. Negli anni ’20
e’30 si assiste alla produzione di importanti vetture come l’Alfa Romeo RL
ph Fabio Consoli
Festeggiati dai figli, dai parenti e dagli amici, Giuseppe Pettinato e Mirella
Guarrera hanno festeggiato il loro venticinquesimo anniversario di Nozze
nella chiesa S. Pietro di Acireale, con un emozionante cerimonia Eucaristica
celebrata da Don Alfredo D'Anna. Dalla redazione di Akis tantissimi auguri.
, la Fiat 521 e, nel 1922, l’affascinante Lancia Lambda, prima automobile al mondo con telaio a scocca portante e da tutti universalmente riconosciuta come il vero capolavoro di Vincenzo Lancia. Ma la competizione fra
Fiat e Lancia continua anche nel settore delle utilitarie con vetture come la
Balilla e la Augusta, fino ad arrivare al 1935 quando si rende necessario
occuparsi del problema dell’aerodinamica. Ed è proprio in quell’anno che
la Fiat presenta la 1500 sei cilindri, secondo uno slogan del tempo, “La
vettura del silenzio e dell’eleganza”, auto dalla linea rivoluzionaria che
due anni dopo sarà seguita dalla presentazione della Lancia Aprilia, l’ultimo capolavoro di Vincenzo Lancia che morì pochi giorni prima della presentazione della vettura. L’Aprilia è tutt’ora considerata una delle vetture
con il coefficiente di aerodinamicità più favorevole fra quelle sin qui prodotte, ed è da intendersi come una vettura moderna, al passo con i tempi,
anche in termini di guidabilità. L’ Alfa Romeo in quegli anni si dedica alla
produzione di vetture come la 1500 o la 1750 o le sei cilindri 2300 0 2600
con
carrozzeria
Touring
Superleggera. Nel secondo dopoguerra è necessario riprendere la
produzione, che per la Fiat continua con le vetture della serie 500
e 1100, ma è nel 1950 che si ha la
vera svolta produttiva con la presentazione dell’Alfa Romeo 1900
e della Fiat 1400 le prime vetture
con telaio a scocca portante prodotte dalle due industrie nazionali.
Ma la Lancia che invece la scocca
portante l’aveva proposta ben 28
anni prima con la Lambda, stupisce ancora una volta il mondo dell’auto con L’ AURELIA, prima auto al mondo con motore sei cilindri a V, e
dimostra ancora una volta di essere decine di anni più avanti di tutti. Certo
un capitolo a parte lo meriterebbe la FERRARI, nata nel 1940, anno in cui
Enzo Ferrari produce la sua prima automobile, che però non potrà chiamare con il suo nome a causa di un accordo commerciale stipulato con
l’Alfa Romeo, in ossequio al quale non potrà produrre per cinque anni,
dopo la sua rinuncia alla direzione del reparto corse dell’Alfa Romeo, auto
con il marchio Ferrari. Infatti la sua prima auto prende il nome di AUTO
AVIO COSTRUZIONI 815, oggi ancora esistente in esemplare unico. La
storia dell’automobile si completa alla fine degli anni sessanta con la
nascita di una eccezionale “Regina”: l’ ALFA ROMEO MONTREAL, stupenda vettura granturismo con motore otto cilindri a V a iniezione meccanica e lubrificazione a carter secco per una potenza di 200 cavalli ed
una velocità di 220 chilometri orari,l’ultima vettura granturismo prodotta in
serie (3925 esemplari) da un’azienda italiana.
E.C.
ph Fabio Consoli
Indovinate chi è più intelligente…chi ha piantato il palo di
indicazione stradale o chi ha
posizionato la targa stradale ?
Per la cronaca ci troviamo nel
centro di Linera.
Auguri, paparino!!!
E’ ormai divenuta una bella tradizione quella di dare alle stampe il resoconto della stagione sportiva appena trascorsa del movimento arbitrale siciliano. Una iniziativa voluta da due acesi, il Presidente regionale di quelle che
una volta si chiamavano “giacchette nere”, Rosario D’Anna, ed il referente
regionale della rivista “L’Arbitro”, Rodolfo Puglisi (nostro collaboratore).
In occasione del Raduno precampionato
svoltosi ad Agrigento, è stato presentato e
distribuito alle dodici sezioni dell’AIA isolane il volume “Annuario ed Attività del
Comitato Regionale Arbitri Sicilia” (il terzo
della serie), relativo alla stagione 2011-12,
che si compone di ben 336 pagine, in
quanto comprende oltre gli organigrammi e
gli organici della forza arbitrale siciliana, sia
a livello nazionale che regionale, anche
tutti gli appuntamenti di carattere tecnico
ed associativo che si sono svolti in Sicilia. Il
libro, come i precedenti, si apre con il saluto del Presidente nazionale dell’AIA, Marcello Nicchi, con la prefazione del
Presidente regionale, Rosario D’Anna, e con l’introduzione del curatore,
Rodolfo Puglisi. Seguono una brevissima storia del Comitato Regionale
Arbitri, l’attuale struttura dello stesso, l’organizzazione dell’AIA, le sezioni
siciliane, le strutture della FIGC, l’elenco degli associati AIA che hanno
avuto onorificenze dal CONI e via di seguito. L’Annuario è stato stampato
dalla “Andrea Lippolis Editore” di S. Saba (Messina) in 500 copie, alcune
delle quali inviate ai dirigenti nazionali, a tutti i Comitati regionali ed anche
alle maggiori Biblioteche d’Italia. Angelo Silvio Musmeci
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AKIS
Sabato 27 Ottobre 2012
Riceviamo con preghiera di pubblicazione
Egregio signor Raspanti,
mi rivolgo a lei con questa mia chiamandola per nome perché non riconosco alcuna gerarchia né religiosa né politica.
Alcuni hanno creduto, maldestramente, che il mio essere ateo abbia potuto corrispondere all’essere anticlericale, “mangiapreti” o altro. Non è così!
Io sono interessato all’Uomo e a lui parlo e con lui mi confronto.
Il ruolo che la gerarchia vaticana le ha dato fa si che lei possa, in Italia, parlare da una posizione di privilegio e, quindi, con una eco certamente importante e, se volesse, imponente. Non seguo i fatti delle chiese (di qualsiasi
credo) perché ho sempre ritenuto al centro di tutto l’Uomo e non il trascendente ma non posso fingere di non sapere cosa e come possono fare e
dare alle comunità i vertici religiosi, intellettuali e politici. Malgrado i miei
convincimenti lei è vertice e, quindi, il suo contributo o il suo silenzio diventa più importante di quello dei tanti senza volto.
Avrei desiderato ascoltarlo, comprenderlo, vederlo in azione fuori dalla
chiesa, dove per “chiesa” non intendo quella strettamente religiosa ma
quella di chi, per motivi anche opachi, si ritrova sempre a darle ragione e a
battere le mani come le scimmiette giocattolo.
Avrei voluto vedere e sentire lei uomo prendere posizioni senza giochi di
equilibrismo, senza seguire il protocollo anzi straripando oltre i dettami
delle regole pontificie. Avrei voluto vedere e sentire urlare un grido per
richiamare tutti al rigore etico, avrei voluto vederla rivolgersi ai deboli,
confondersi con i deboli, percorrere le strade e i dolori dei deboli.
Non mi sono accorto di questa sua missione ma forse per mia distrazione.
L’invito, che molto probabilmente rimarrà inascoltato, è quello di evitare di
raccogliere i consensi e il finto plauso di chi usa la sua persona come
merce per le pubbliche relazioni, di chi pensa che stare sempre dalla parte
della chiesa significa guadagnarsi un posto in prima fila nell’aldilà.
Acireale ha bisogno di tanto e, mio malgrado, anche di lei. La nostra città
affonda nel degrado, nella miseria morale e materiale, nei sotterfugi e nelle
azioni pesanti e maleodoranti e vorrei che lei se ne accorgesse immediatamente e urlasse per riportare chi le sta vicino dentro le regole del vivere
condiviso. Io le parlo come si parla ad un uomo, non riconosco il suo titolo
e non riconosco titoli ma so bene della sua statura intellettuale e, quindi,
esca allo scoperto e una buona volta comprenda che Acireale sta soffrendo ed ha bisogno di urla e non di silenzi, ha bisogno, la nostra comunità, di
esponenti della “liberazione”.
Le ricordo un grande uomo Oscar Arnulfo Romero y Galdámez. Anche
Acireale è un posto di frontiera.
mAd
Pubblichiamo quanto pervenutoci precisando ai nostri lettori l’assoluta indipendenza della nostra tesi contro quella espressa da mAd
(Mario D’Anna). Infatti come Direttore della testata alla quale è indirizzato lo scritto dissento (quasi) totalmente con quanto riportato per
due motivi principali: sono profondamente cattolico e credo, quindi,
nella autorità del Vescovo; credo, inoltre, che il ministero pastorale
non debba o possa farsi solo con prese di posizione o urla eclatanti
ma parlando al cuore della gente. E’ proprio vero che Acireale ha bisogno di tanto e che affonda nel degrado più totale (dalla vivibilità sociale alla politica spicciola!). Mario D’Anna parla (scrive) al signor
Raspanti (il Vescovo n.d.r.) invitandolo a contribuire alla “liberazione”
della Città (cosa alla quale credo poco, intendo la liberazione!) . Un
auspicio? Invece di scrivere perché mAd non chiede un colloquio al
signor Raspanti (il Vescovo n.d.r.) e con Lui chiarisce, vis a vis, come
è auspicabile, i motivi del dissenso o della sua delusione sui fatti di
fede e su “Un posto tranquillo” che, alle volte, è anche un “posto di
frontiera” ?
Il giornale è naturalmente disponibile, come sempre, ad ospitare l’eventuale replica.
Turi Consoli
L’Opinione
di Mad
Può una campagna elettorale raggiungere livelli di inciviltà? Purtroppo si, e
le differenze culturali emergono in tutto il loro spessore. Ci sono candidati
che rispettano la città evitando affissioni selvagge e ci sono quelli che non
riescono a frenare questo stupido impeto. Ci sono candidati che non chiedono il voto con pressioni orribili e chi continua ad utilizzare il metodo
"Lauro". Ci sono giornalisti che continuano con la schiena dritta e quelli che
trovano il modo per arrotondare. Ci sono movimenti di volontariato che
usano la rete come promozione e chi si muove con macchine e scorte.
In tutto questo i cittadini fanno da spettatori increduli. Quando potremo
vedere una campagna elettorale sobria, incentrata sui programmi e senza
scorrimento di sangue? Forse mai. Il concorso all'ARS è come il miele per
orsetti che senza un lavoro da politico non saprebbero cosa fare.
Chiediamo rispetto e vogliamo programmi ed idee invece di pressioni e
buste
MONS. PRELATO D’ONORE DI SUA SANITA’ A 4 SACERDOTI
Al termine del solenne pontificale in cui il vescovo della diocesi S.E. Mons.
Antonino Raspanti ha inaugurato l’anno della fede con il rito dell’apertura
della porta della basilica cattedrale e con la consegna delle indicazioni
pastorali per il nuovo anno, a sorpresa sono state annunciate le nomine di
quattro sacerdoti della diocesi a prelati d’onore di sua santità, il secondo
grado per importanza del titolo di Monsignore. I sacerdoti che hanno ricevuto dalla Santa Sede il titolo onorifico, come segno della dedizione profu-
sa nello svolgimento del proprio ministero pastorale, sono: Don Guglielmo
Giombanco (Vicario generale della diocesi), Don Vincenzo Lanzafame
(direttore dell’Ufficio diocesano per l’insegnamento della religione cattolica),
Mons. Alfio Scuto (Economo diocesano) e Mons. Alfio Donzuso (Direttore
della casa del Clero OASI Maria SS. Assunta). Questi ultimi due sacerdoti,
Mons. Alfio Scuto e Mons. Alfio Donzuso, possedevano già il titolo di cappellano di Sua Santità, il primo dei gradi di Monsignore.
Una donna arriva disperata dal suo ginecologo e disse :
“Dottore Lei mi deve aiutare, ho un problema molto, ma molto serio.. Mio figlio
ancora non ha completato un anno ed io
sono di nuovo incinta, non voglio altri figli
in un cosi corto spazio di tempo…, ma
con qualche anno di differenza…” Allora il
medico domandò: “Bene, allora Lei cosa
desidera che io faccia?” La Signora rispose: “Voglio interrompere questa gravidanza e conto sul suo aiuto.” IL medico allora
iniziò a pensare e dopo un lungo silenzio
disse: “Penso che io abbia trovato un
metodo per risolvere il suo problema
meno pericoloso per Lei”. La signora sorrise pensando che il medico aveva accettato la sua richiesta… IL Dottore continuò
a parlare: “Allora, cara signora, per risolvere il suo problema e non stare con 2 neonati in un così corto spazio di
tempo, uccidiamo questo che è fra le sue braccia, cosi lei potrà riposare per
9 mesi finche avrà l'altro. Se dobbiamo uccidere, non fà differenza fra questo o quell'altro, anche perchè sacrificare questo che lei ha tra le sue braccia è molto più facile, perchè non ci saranno rischi per Lei”. La donna rimase molto più che disperata e disse: “NO dottore, uccidere un bambino è crimine!!” Il dottore rispose: “Anch'io la penso come Lei, ma Lei era tanto convinta che ho pensato di aiutarla.” Dopo alcune considerazioni, il dottore capì
che la sua lezione aveva fatto effetto, e riuscì a far capire alla madre che
non c'era la minima differenza fra quello tenuto in braccio e quello dentro
del suo ventre. Sorrise e disse: “ci vediamo fra una settimana per la prima
ecografia e per sentire il cuoricino del fratellino.”
Perché si dice “pagare il pizzo”?
Quando si parla di “pizzo”, sostantivo poco felice diffusosi nella nostra lingua
a partire dagli anni Ottanta, subito pensiamo al denaro estorto con violenza
da organizzazioni mafiose e camorristiche. Ma innanzitutto ’u pizzu nel dialetto siciliano, colorito ed onomatopeico, è il becco degli uccellini, mentre fari
vagnari u’ pizzu, far bagnare il becco, indica l’offerta di un modesto rinfresco
fatto per ricompensare un lavoro svolto dagli amici. Il dialettologo Giovanni
Petrolini spiega così l’espressione figurata pagari(o paiari) lu pizzu: l’estor-
sione si configura come un “arrotondamento”, “una cresta” che la malavita
impone ai guadagni o agli averi delle sue vittime, costringendole a cedere
una “punta” di quei guadagni e di quegli averi, il pizzo appunto. Il professore
Salvatore Claudio Sgroi, ordinario di linguistica generale presso il
Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, dimostra che
l’espressione è da collocare nell’ambito delle carceri di metà Ottocento: era
prassi comune da parte della camorra far pagare a chi entrava in carcere lu
pizzu, cioè “il posto” ovvero lu locu unni s’accuvaccia, cioè “dove ci si corica”. U pizzu era quindi “il posto-letto” e cunzari lu pizzu significa tutt’oggi
“fare, preparare il letto”. Ma qual è allora l’etimo di pizzu “letto”? E’ risaputo
come in ambiente carcerario e camorristico l’uso di un gergo, linguaggio
volutamente criptico, rende irriconoscibili certe parole: ecco allora che pizzu,
forma accorciata di capizzu ossia “capo del letto, capezzale”, si prestava a
tale intento proprio perché poteva depistare su pizzu inteso come “becco” e
“punta”.
Vanessa Lo Iacono
[email protected]
“Cinque commedie per riflettere e sorridere insieme”. E’ questo l’obiettivo che
l’Associazione Culturale “Quelli del 7°” di
Acireale, diretta da Domenico Platania,
persegue con l’allestimento della 9^
Stagione Teatrale 2012/2013.
Sarebbe stato più semplice riempire il cartellone di opere già note e collaudate, così
avremmo fatto minor fatica e nel contempo
avremmo avuto la garanzia di riuscire. E
invece no, ci piace il rischio e
perciò anche quest’anno
siamo andati alla ricerca di
lavori inediti, di registi e di
Compagnie che potessero dire
qualcosa di nuovo e interessante, spinti a proseguire su
questa strada, anche dalla fedeltà dei nostri abbonati.
Gli spettacoli, come sempre, saranno rappresentati al Teatro “Turi Ferro” di
Acireale, nei turni delle ore 17,30 e 21,00. Si inizierà il 17 novembre prossimo con “Sabato, domenica e lunedì”, un’opera di Eduardo De Filippo
portata in scena dalla Compagnia “Quelli del 7°”e diretta da Domenico
Platania. Dello stesso regista è la trasposizione in
vernacolo siciliano del testo, scrupolosamente
rispettosa dello spirito e del pensiero edoardiano.
E’un classico del teatro italiano poco rappresentato, dove la famiglia diventa la protagonista di una
commedia o, forse bisognerebbe dire, di una tragicommedia. La storia nasce da una ridicola
incomprensione tra coniugi che, paradossalmente, ha origine proprio dal loro grande amore.
Marito e moglie alla fine si dicono tutto quello che
avevano sempre tenuto nascosto nei loro animi e dal chiarimento rinasce
il ricordo dell’amore che ancora continuerà a tenerli uniti
Seguirà, il 12 gennaio 2013, “Il focolare della fattoria del Pino”, un’opera
inedita tratta dalla novella “Nedda” di Giovanni Verga, rappresentata dalla
Compagnia “Sotto il Tocco” con la regia di Davide
Gullotta, che ne è anche l’autore. “Nedda” narra le
vicissitudini di una raccoglitrice di olive che vive di
umiliazioni in una società degradata ma, allo stesso tempo, ancora legata ad antichi valori. Davide
Gullotta fa proprie le caratteristiche della novella,
contrapponendo la società contadina di ‘miserabili’ in cui vive la protagonista alla borghesia ‘benestante’ del giovane Verga. Ed ecco che, oltre ai
personaggi di “Nedda”, per tutto il corso della
vicenda compaiono lo stesso Verga e parte della sua famiglia che interloquiscono con i protagonisti della novella, facendo rivivere, nel più alto rigore storico, fatti e avvenimenti dell’epoca.
Il 2 febbraio 2013, la Compagnia “Teatro delle nevi” presenterà poi “Il cappello di carta” di Gianni Clementi. La storia si svolge durante la seconda
guerra mondiale, nel luglio del 1943, e mette in
scena la storia vera e umanissima di una famiglia di
muratori che vive i problemi reali della quotidianità
in un periodo storico carico
di tensioni. E’ uno dei testi
più comici e commoventi
dell’autore teatrale maggiormente rappresentato
negli ultimi tempi, caratterizzato dalla ricostruzione accurata di ambienti e
situazioni familiari, ricco di battute tipiche della
convivialità siciliana. Un’opera che affonda nella
memoria, in un’atmosfera quasi neorealista,
La Compagnia “Quelli del 7°” ritornerà in scena il 16 marzo 2013, per proporre un'altra commedia inedita “La nuova Provincia di Cassalubèlla”,
scritta e diretta da Domenico Platania (foto in alto). Siamo nell’anno 1932
in una piccola cittadina della Sicilia, Cassulabèlla, che aspira a divenire
Provincia del Regno. Il suo Podestà, attraverso un sistema di intercettazione della posta dalla o verso la Capitale, viene a sapere dell’arrivo in città
del figlio e della moglie di un gerarca. Quale migliore occasione per farseli amici ed alleati, per perorare la causa di Cassulabèlla Provincia? Tutti
fanno a gara nell’accontentare i due, ma… Segue un finale a sorpresa.
Concluderà la Stagione il 20 aprile 2013, il “Gruppo
Teatro Città di Belpasso” con l’opera “Fiat voluntas
Dei” di Giuseppe Macrì, diretta da un maestro della
regia, Nino Signorello. Questa classica commedia
del teatro dialettale siciliano, scritta nei primi del
Novecento e cavallo di battaglia di Angelo Musco,
narra in chiave ironica uno spaccato di vita quotidiana, evidenziando sentimenti umani e valori
sociali della Sicilia dell’epoca. Ha come protagonista un simpaticissimo parroco di provincia, Padre
Attanasio, gioviale, sempliciotto ma un po’ codardo, che si trova, suo malgrado, ad essere coinvolto negli affari di tutto il paese.
Nella Sala “Cosentini” della Biblioteca Zelantea la prof.ssa Raffaella Iafrate
,. professore associato di Psicologia Sociale e membro del Centro d’Ateneo
Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica di Milano, ha tenuto una relazione su : “Le sfide della famiglia oggi”.La professoressa Iafrate
è stata presentata dal Presidente dell’Accademi,a dott. Pippo Contarino. Si
sono registrati gli interventi della dott.ssa Maria Pia Fontana e del dott. Nino
Pittera. Il servizio nel prossimo numero
ph Fabio Consoli
AKIS
Sabato 27 Ottobre 2012
20 agosto 2012
160° anniversario dell’eruzione che tenne con il fiato sospeso
Milo e Caselle: si formarono i famosi Monti Centenari.
Estratto dal libro di Giovanni Tringali “Oronimi Etnei” – presentato
nella seduta pubblica dell’Accademia Gioenia del 13 aprile 2012. Full
paper Bollettino Accademia Gioenia Sci. Nat. Vol. 45 N.° 375 pp. 511 606 - Catania 2012 ISSN 0393 - 7143
Centenari (Monti Centenari - eruzione del 1852 - ’53 – altezza 1838 m s.l.m.
– versante E) –Si tratta di due coni vulcanici siti alla base della parete Ovest
della Valle del Bove il più a monte dei quali è già stato sepolto da varie colate laviche recenti. Negli ultimi decenni alcune colate laviche hanno parzialmente seppellito anche il cono principale posto più a valle. Purtroppo per la
loro ubicazione si teme che entro tempi brevi possa scomparire completamente la testimonianza di questa eruzione che è iniziata il 20 agosto del
1852 (1) e finita il 27 maggio del 1853. Alcune fonti riportano che l’oronimo
sia stato attribuito perché formatisi nell'anno del 16° centenario del martirio
di Sant'Agata (avvenuto nel 252 A.D.). Già nel 1859 Sir Charles Lyell dava
quest'interpretazione e nel 1878 - George Farrer Rodwell - in "Etna, a
History of the Mountain and of Its Eruptions" , altrettanto “The crater of 1852
was called the Centenario, from its having been formed at the time of the
centenary of the fete of S. Agatha”. In effetti in quell’anno ricorreva il 16°
centenario del martirio di Sant’Agata, patrona della città di Catania, avvenuto nel 252 D.C. (vedi testo). Ritengo tuttavia che questa potrebbe essere stata una spiegazione “di coincidenza”. Infatti l’oronimo è Centenario e
non Centenari (i crateri sono due) ed inoltre sono parecchio distanti dall’influenza catanese (anche se non si dovrebbero dimenticare gli estesi possedimenti della Curia di Catania sull’Etna), se si fosse riferito alla Santa
patrona di Catania a mio parere non si comprende il perché sia dato il nome
Centenario, termine del tutto indefinito, e non direttamente monte S. Agata,
infine non è da escludere che il termine “cinirara” sia stato male interpretato dagli autori inglesi che ovviamente sconoscendo il significato di questo
termine strettamente locale l’abbiano italianizzato in “Centenari”. Nei 280
giorni di eruzione furono emessi circa 120 milioni di metri cubi di lava e ben
12 milioni di metri cubi di proiezioni solide. Le lave di questa eruzione mantellarono un’ampia superficie della Valle del Bove e giunsero alle porte dei
centri abitati di Milo e Zafferana. E’ verosimile quindi che l’origine dell’oronimo possa derivare dalla considerevole caduta di cenere vulcanica che in
lingua siciliana viene chiamata “ciniri” oppure “cinniri”. Infatti i 12 milioni di
metri cubi di proiezioni solide annoverano questa eruzione fra le più importanti come attività ceneritica dal 1763 ad oggi (seconda solo all’eruzione del
1879 nella quale vennero emessi 20 milioni di mc di proiezioni). Un simile
fenomeno sicuramente non passò inosservato ed ebbe certamente importanti ricadute a largo raggio sulI’attività agricola e antropica delle popolazioni etnee, non solo del versante Est, che chiamarono i due conetti “Munti
Cinnirara” o verosimilmente (erano due) “Munti Cinnirari”, ovvero “monti
della cenere”. Il nome Cinnirari successivamente, come accaduto per decine e decine di oronimi, venne storpiato in monti Centenari.
L’eruzione del 1852 che tenne in apprensione soprattutto gli abitanti di Milo
e di Zafferana Etnea: il vulcanologo Carlo Gemmellaro, in un suo scritto del
1858, parla di Caselle come di uno dei borghi più minacciati dalla eruzione
del 1852: «cresceva la piena nel braccio che parea diretto verso il Milo e le
Caselle [...] e gli abitanti sgombravano desolati le loro abitazioni».
George Farrer Rodwell nella sua opera “Etna, a History of the Mountain and
of Its Eruptions”, pubblicata nel 1878, fornisce una spiegazione del nome
‘Centenari’ attribuito a questi crateri:
Presso la Pinacoteca della Biblioteca Zelantea di Acireale è conservato un
dipinto ad olio su tela di cm. 92x142 a firma ‘Paolo Ferro Vaccara’ che
riproduce una scena dell’eruzione; in basso si può leggere ‘Eruzione
dell'Etna del 20 agosto 1852 nel piano Trifoglietto, a piede della Serra
Giannicola, disegnata nei dì 7 al 10 settembre sul poggio Tunisi’.
Dipinto ad olio di Ferro Vaccara
Un’altra veduta dell’eruzione, un’incisione realizzata da ‘Sciuto’(2), si
trova allegata all’opera
“Breve Ragguaglio della
Eruzione dell’Etna del 21
Agosto 1852” di Carlo
Gemmellaro, pubblicata
dall’Accademia Gioenia di
Catania:
LA SPADA D'ORO 2012
Con l’assegnazione del primo posto ai catanesi “Paolo Antonio Company”
con la canzone “Tetris” per la categoria “Band”, e agli acesi “B-Max & Zilmo
Dj” con il brano “Fa tutto” per la categoria “Dj producer”, si è chiusa l’edizione 2012 del concorso canoro nazionale “La Spada d’Oro”, organizzato
dall’associazione “Città domani” in collaborazione con “Bma – Giarre” e il
patrocinio della Città di Acireale. E’ stata così completata la graduatoria
finale che l’1 e 2 settembre aveva già affidato l’alloro al reggino Rosario
Canale per la categoria “inediti”, a Federica Buda, da Siracusa, per la categoria “cover”, a Ludovica Caniglia, di Ramacca, per la categoria “junior”.
Band e dj producer non avevano potuto esibirsi per le cattive condizioni
meteo. Sabato, però, nello splendido scenario del Maugeri, innanzi la giuria tecnica composta da Marcello Balestra (dir. art. Warner Music Italia),
Charlye Rapino (produttore Polydor), Angelo Di Benedetto (speaker Rtl
102.5), Pietro Foresti (produttore discografico), Viviana Calderone (cantan-
Tutto da rifare per la sgangherata navicella granata.
Una vittoria, a Ribera, dicono le cronache, che poteva essere meritata, buttata alle ortiche per una serie di circostanze che solo un ottimista può considerare degne della sfortuna! Tutto da rifare, quindi, per gli aficionados
dell’Acireale che si stanno riducendo al lumicino complici l’assenza del
Tupparello (un alibi sul quale c’è poco da credere), il feeling dei tifosi con
la squadra composta e diretta da…. (naturalmente sorvoliamo sulle qualità
tecniche di chi gioca e di chi dirige, non è nostro compito!), il desiderio,
dopo anni e anni di delusioni di ritornare a respirare aria d’alta classifica.
Gli errori di tanti anni addietro, la presunzione di essere i migliori (ricordate Pulvirenti, Lo Monaco e C. ) la stiamo pagando a caro prezzo e chissà
fra quanti anni ancora ci toglieremo di dosso questo pesante fardello.
ALESSIO PATTI APRE IL CICLO “UN LIBRO AL MESE”
te, vincitrice edizione 2011), band e dj producer hanno potuto esibirsi al
meglio, elettrizzando il pubblico in sala. Una gara canora di altissima qualità, come hanno sottolineato i giurati, tra le migliore firme nel campo della
discografia nazionale. Il premio della giuria critica – composta da giornalisti, artisti ed esperti -, è stato invece assegnato ad Alessandra Alessi Band,
così come alla band nissena è stato assegnato il Premio Speciale
Professional, la cui giuria era formata da insegnanti di canto e musicisti.
Anche il network Radio Amore – che ha trasmesso in diretta la serata finale – ha conferito particolari riconoscimenti a Alessandra Alessi Band,
Rosario Canale e BMax & ZilmoDj che si tradurranno in passaggi radiofonici negli orari di maggior ascolto.
Applausi per i concorrenti (provenienti da tutta la Sicilia), ma anche per l’esibizione dei cantanti della categoria inediti, su tutti il reggino Rosario
Canale che poche settimane fa in piazza Duomo ha conquistato la “Spada”
2012. Applausi anche per Viviana Calderone e Joline, le due vincitrici delle
edizioni precedenti che hanno presentato al pubblico i nuovi brani.
Soddisfazione è stata espressa dal direttore artistico Nello Vasta, dal direttore organizzativo Rory Di Benedetto, dal direttore logistico Seby Torrisi, dal
regista Giuseppe Caudullo e dal patron Francesco D’Ambra.. Curiosità ed
apprezzamento hanno suscitato i trofei in marmo, realizzati da Luciano
Parlato, tra l’altro sponsor della manifestazione canora.
Infine, ma non per ultimo, il ricordo video di Giovanni Coco, maestro carrista acese scomparso prematuramente e sino allo scorso anno scenografo
della Spada D’Oro.
ph Fabio Consoli
Domenica 14 ottobre, San Giorgio di Reggio Calabria, ore
15:30… Questo giorno, questo luogo e questo orario,
resteranno indelebili nella mente di ogni rugbysta acese;
questo è il profilo della prima e storica partita
dell’Acireale Rugby. L’esordio tanto sognato, tanto sofferto ma tanto voluto è arrivato ed è stato un trionfo di sport.
I ragazzi di entrambe le squadre si sono affrontati a testa alta
e senza risparmiarsi; alla fine ne è nata una gran bella partita che ha visto
la vittoria dei padroni di casa. Heliantide San Giorgio R.R.Calabria 22 –
Acireale Rugby Club ASD Onlus 7
Il pittore Giuseppe Sciuti
di Zafferana
realizzò
un’altra opera sull’eruzione, oggi conservata presso il Municipio della cittadina Etnea. Anche i giornali stranieri riportarono
illustrazioni dell’eruzione:
nel
“The
Illustrated
London News” del 18 settembre 1852 si trova una bella incisione :
Oggi dei due crateri detti ‘Centenari’ ne rimane soltanto uno: le numerose
colate laviche degli ultimi decenni hanno interessato quella zona ed hanno
completamente tolto dalla vista il più occidentale dei due coni ed è probabile che nel giro di qualche anno anche il superstite venga del tutto ricoperto.<Dei Monti Centenari resterà soltanto il ricordo.
Nella foto al centro quello che resta dei Monti Centenari
Note
(1)Alcuni autori riportano il 21 agosto come giorno dell’inizio dell’eruzione
(2)Sciuto è il vero cognome del pittore Giuseppe Sciuti, nato a Zafferana il
26-02-1834 e morto a Roma il 13-03-1911
7
Domenica 21 ottobre 2012, invece, presso il campo “Monti Rossi” di
Nicolosi, è andato di scena un altro esordio importante per i leoni granata,
la prima partita fra le mura amiche.
Gara durissima, combattuta con grinta e tenacia sino all'ultimo minuto. Alla
fine della gara il presidente Luca Monteleone ha espresso grande soddisfazione per la vittoria, inaspettata ma frutto di tanto lavoro e tantissimi sacrifici; sicuramente di buon auspicio per il proseguimento della stagione appena iniziata.
Gli fa eco l'allenatore, Giuseppe Berretti, che sottolinea l'importanza del progetto che l'Acireale Rugby porta avanti ormai da un anno, attribuendo a
questo risultato uno stimolo non indifferente per tutto il movimento acese.
Venerdì 12 ottobre, nella sala consiliare “Maria Grazia Cutuli” di Santa
Venerina, , ha avuto luogo il primo appuntamento del ciclo “Un libro al
mese”, promosso dall’assessorato alla Pubblica Istruzione, Cultura e
Biblioteca diretto dall’avv. Orazio Giovanni Vecchio. Il protagonista di questa serata è stato lo scrittore, poeta e commediografo Alessio Patti, la cui
opera “Viculu Sacramentu” ha riscosso un grande successo; a Patti ha rivolto un saluto il sindaco dr. Enrico Pappalardo, il quale, avendo letto le sue
opere, ha elogiato il poeta per la sua capacità di cogliere gli aspetti più
autentici della vita del popolo e la profonda sensibilità umana e religiosa
definendolo “orgoglio siciliano”. L’assessore Vecchio ha presentato la finalità e l’articolazione del progetto dichiarando tra l’altro che il ciclo di incontri mira a incrementare la lettura, a contribuire al risveglio culturale deil
paese e ad incrementare la presenza dei cittadini nell’aula consiliare e nella
biblioteca. Ha quindi introdotto l’ospite con un breve profilo biografico e letterario. Patti ha ringraziato ed ha manifestato la sua voglia di <<difendere
la lingua siciliana>> soffermandosi poi sulla figura umana e religiosa di
mons. Concetto Greco, che lo ha sempre sostenuto e incoraggiato; mons.
Greco, scomparso nel 2007e ha tradotto il Vangelo in lingua siciliana per
dare l’opportunità ai poveri e agli analfabeti di capirlo, poveri ai quali il parroco-fabbro ha dedicato la sua vita rinunciando a cariche ed onori. E’ seguita la relazione del prof. Gregorio Monaco, docente di Lettere e sicilianista,
il quale ha ribadito che il siciliano è lingua e non dialetto in quanto ha una
sua articolazione complessa e completa e <<il romanzo di Alessio Patti è
dedicato al popolo siciliano>>.Il relatore ha preso in esame il linguaggio del
romanzo “Viculu Sacramentu” tra note in lingua italiana e dialoghi in siciliano, il realismo e il surrealismo che si intrecciano nell’opera e lo spirito religioso evangelico autentico che traspare nel racconto delle vicende di un
quartiere popolare catanese alla
fine degli anni
Cinquanta
del
secolo scorso. La
manifestazione è
proseguita con tre
momenti in cui gli
attori
Carola
Colonna, lo stesso Patti, Franco
Leontini, Franco
C a n n a t a ,
Carmela Trovato
e Maria Grazia Ardita hanno recitato gli estratti dell’opera: “Ognunu a fari
sulu chiddu ca sapi fari”; “Minimagghi”, una brillante mici-commedia,
“Amuri di matri…amuri di figghiu”, che ha creato un’ atmosfera del tutto
diversa dalla precedente: il dramma di una madre che, pur consapevole
della sua condizione fisica, cede al figlio quella fetta di carne tanto necessaria a dare forza ad un fisico degradato; l’uomo però, anch’esso angosciato, non vuole accettare poiché la donna ha bisogno di nutrirsi. Il rapporto affettivo che lega un figlio alla madre e viceversa ha costantemente,
parola per parola, commosso tutto il pubblico, alla fine in lacrime; gli attori ,
superbi nella loro interpretazione, hanno saputo cogliere ciò che lo scrittore voleva far intendere, aiutati dall’ausilio di video molto toccanti. Giovanni
Grasso, amico ed estimatore del Patti, poeta anch’egli, ha letto infine un
testo in omaggio a Patti. La consegna da parte del sindaco e dell’assessore all’ospite illustre ha concluso la serata assieme ai ringraziamenti ai vari
tecnici e collaboratori come Giovanni Emanuele, Rosita Colavecchio,
Michele Bonnaccorso e Colin Castorina Una serata che ha saputo regalare
emozioni ad un pubblico in piedi impegnato ad applaudire e a complimentarsi ancora durante il rinfresco. Il prossimo appuntamento è stato fissato
per il 16 novembre alle ore 17,30 quando verrà presentato il saggio storico
“Voglia di indipendenza” del concittadino prof. Salvatore Musumeci con l’intervento degli storici della Sicilia prof. mons. Michele Antonino Crociata e
prof. Giuseppe Mazzola. Nhora Caggegi
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AK IS
AKIS: Anno VIII, numero 15 del 27 Ottobre 2012 - Editore e Direttore Responsabile: Turi Consoli - Autor. n. 22 del 23/05/2005 del Tribunale di Catania
IL GIORNALE Sede: via M. di Casalotto 68 - 95025 Aci S.Antonio Redazione: via Alliotta, 14 - 95024 Acireale - Tel.- Fax 095 7921059 – 347 5382517 - [email protected]
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AKIS
Sabato 27 Ottobre 2012
POVERO SALLUSTIO….
Grande partecipazione di soci e simpatizzanti all’incontro d’apertura del
nuovo anno sociale dell’Associazione Culturale “Archimede” degli ex alunni e professori del Liceo Scientifico Statale “Archimede” di Acireale.
La foto è di Fabio Consoli.
La chiesetta bizantina di S. Stefano
I ruderi della chiesetta a trifoglio di stile bizantino dedicata a Santo Stefano,
che si trovano nella contrada San Michele in territorio di Santa Venerina nei
pressi di Dagala del Re, sono un prezioso documento materiale del periodo altomedievale che ci parla ancora oggi della storia socio-economica e
della diffusione del messaggio spirituale cristiano nel territorio di quella che
secoli dopo sarebbe stata la contea di Mascali. Infatti gli studiosi ritengono
che la basilichetta, denominata “cella trichora”, orientata ad est con la facciata ad occidente, risalga al V-VI secolo d.C. mentre il nartece antistante,
originariamente tripartito e di forma rettangolare, è opera successiva risalente al VII-VIII sec. d.C. Essa apparteneva all’eremo omonimo poco distante. L’eruzione dell’Etna dell’estate del 1284, che si protrasse per diversi
mesi, giunse fino alla chiesetta, la quale venne risparmiata dalla lava fermatasi a circa 200 metri in linea d’aria, mentre il monastero si presume sia
stato travolto oppure è stato nel tempo sotterrato dai detriti. I monaci abbandonarono il sito, che da allora è rimasto esposto a tutti gli eventi naturali
nonché alle razzie e alle offese degli uomini. Da circa quarant’anni segnaliamo la necessità dell’acquisizione dai privati dell’area in cui insistono i
ruderi, i quali, una volta diventati di proprietà comunale, potranno essere
oggetto di intervento conservativo da parte della Soprintendenza e inoltre
sarà possibile presentare un progetto per ottenere fondi europei per il ripristino di quanto
sarà possibile in
quell’area
archeologica per
una migliore fruizione da parte di
tutti. Finalmente,
il 19 settembre
2012 l’amministrazione comunale di Santa
Venerina è riuscita a superare tutti
gli ostacoli (mancato accordo con
i
proprietari,
eventi sismici e
problemi connessi, scomparsa dei vecchi proprietari, mancata divisione in
particelle del terreno tra gli eredi, la lontananza di alcuni di questi ultimi residenti in Australia, ecc.) e a sottoscrivere, su proposta dell’assessore al
patrimonio, l’atto di acquisto. Pertanto adesso il bene è di proprietà comunale: un passo fondamentale. L’area acquisita, sulla base delle disponibilità
finanziarie dell’Ente, riguarda soltanto il rudere con una stradina, prolungamento di una preesistente via senza sbocco di proprietà comunale, che
consentirà l’accesso diretto al sito. Non è stato possibile acquistare anche
il terreno circostante dove si può ammirare un grande querceto né una
parte del limoneto a valle. La chiesetta si trova in buona parte interrata e le
pareti sono invase dall’edera. Il progetto di recupero dovrà tener conto della
fragilità della struttura e, pertanto, bisognerà procedere con grande precauzione per evitare crolli, oltre quelli già avvenuti. Gli studi che si sono succeduti per tutto il secolo XX hanno messo in rilievo la bellezza e l’armonia
della forma della cella trichora, non facilmente riscontrabile in altre costruzioni similari coeve in Sicilia, in
Africa settentrionale e nell’antica
Bisanzio. Un altro motivo di interesse è costituito dalla testimonianza dell’epistola n. 59 dell’anno 593 del papa San Gregorio
Magno con la quale il pontefice
chiede al vescovo Secondino di
Taormina (competente per territorio) di intervenire per far spostare il fonte battesimale, la cui
presenza all’interno del monastero creava afflusso incontrollato di fedeli e disturbava la vita
monastica, nella vicina chiesetta. Per ospitare il battistero nella basilichetta si dovette costruire il già citato nartece e questo spiega perché quest’ultimo risulti giustapposto, per
quanto armonizzato con la cella a trifoglio. Il ripristino di questo bene, escludendo qualsiasi ripresa del culto, sarà, invece, un motivo valido di richiamo turistico-culturale e potrà così contribuire allo sviluppo complessivo del
territorio.
Giovanni Vecchio
Nella foto: assessore al patrimonio avv. Orazio Giovanni Vecchio (ultimo a dx), arch. Giuseppe Marano, presidente del Consiglio Comunale
(2° da sx), l’ingegnere capo del Comune Rosario Arcidiacono (2° da
dx) e i consiglieri Agata Puglisi e Dr. Dario Mangano.
ALLA NOTTE DELLE POMELIE "DULCIS IN FUNDO"
IL MAGICO GELATO DI FRANCO PATANE'
Si e' conclusa a Riposto la "Notte delle
Pomelie" con la proclamazione della
"Signora
delle
Pomelie",
la
Sovraintendente ai Beni Culturali di
Catania, Arch. Vera Greco (foto sotto) .
Altro premiato della serata e' stato l'emerito prof. Aurelio Rigoli Presidente del R.E.I.
Registro delle Eredita' Immateriali
dell'UNESCO che, a seguito dell'iter della
pratica svolta dai Beni Culturali di Catania,
si e' pervenuti al riconoscimento di Riposto "Citta'
delle Pomelie". Altri due premiati sono stati il
comm. Pino Correnti, che per primo ha puntato
sulla "Festa delle Pomelie" ed il noto gelatiere
Franco Patane' che gia' da tre anni ha realizzato il
delizioso" Gelato delle Pomelie" e che, durante la
notte e' stato cantato sulla scena dal cantastorie
siciliano Luigi di Pino. Il Sindaco di Riposto
Carmelo Spitaleri ha tracciato la storia delle
Pomelie con il loro arrivo dal Mediterraneo dalle
isole lontane del Centro America. Alla fine dello
spettacolo Franco Patane' ha offerto a tutti i presenti un assaggio del suo
gelato che tanto successo sta incontrando.
Presentato il n. 43 della Rivista “Bioetica e Cultura“
dedicata alla “Donna declinata al femminile”
E’ stato presentato nella chiesa di San Domenico il n. 43 della rivista
“Bioetica e Cultura” dell’Istituto Siciliano di Bioetica, il cui Osservatorio è
stato dedicato a “Le donne declinate al femminile”. L’incontro, che ha visto
la partecipazione di un pubblico qualificato e molto interessato agli argomenti trattati, è stato coordinato dalla teologa Maria Rosaria Gioeni, la
quale ha avviato la rassegna dei saggi contenuti nella rivista partendo da
quello suo su “L’<aver cura> alla luce del modello mariano” rilevando che
“tra le categorie che rischiano di essere archiviate, come obsolete e poco
adatte al mondo moderno, va certamente inserita quella della sollecitudine
e dell’aver cura”, Molto interessante il saggio “Donna, corpo, Islam” della
teologa e arabista Renata Bedendo e quello di Barbara Messina, specializzata in bioetica e sessuologia, su “Utero artificiale: progresso o regresso?”. Il medico Giuseppe Strano, specializzato in malattie infettive” si è soffermato sull’aumento dei contagi di AIDS tra le donne e ha tratto delle considerazioni cliniche e
bioetiche.
Saggio
molto realistico quello
dell’avv.
Anna
Ruggieri, la quale si è
chiesta se quella del
femminismo è stata
una stagione sprecata ed ha affermato
che, a suo parere, “il
femminismo non è
mai diventato un
movimento popolare
perché ha parlato
delle malefatte degli
uomini, ma non ha
parlato delle malefatte
delle
donne”.
Letizia Belleli, direttore del carcere circondariale di Enna, ha affrontato un tema inconsueto ovvero la detenzione al
femminile. Dopo aver descritto la minore propensione al delitto da parte
delle donne e le caratteristiche e i problemi della donna detenuta, ha
accennato alle alternative al carcere per la madre detenuta e ai luoghi della
detenzione femminile. Ampio e articolato, infine, l’intervento dell’avv. Orazio
Giovanni Vecchio su “Lo stalking, un fenomeno sempre più interdisciplinare”: dopo la definizione dello stalker e la descrizione del suo comportamento, l’autore del saggio ha focalizzato l’attenzione sulla vittima e sugli
aspetti storico-socio-antropologici, sull’interesse giuridico tutelato, sull’elemento oggettivo e quello psicologico per concludere con la consumazione,
il tentativo e le pene previste e la necessità di valutare con attenzione il singolo caso. Le conclusioni sono state tratte dal dr. Giuseppe Quattrocchi,
direttore scientifico dell’Istituto Siciliano di Bioetica di Acireale.
G.V.
Il motto “Faber est suae quisque fortunae”,
o più semplicemente “ciascuno è artefice
del proprio destino” assumeva, in origine,
una duplice connotazione. Se, difatti, nel
mondo classico, la locuzione trovava
spesso uso per definire la contrapposizione tra l’uomo ed il fato, protagonista della
vita di ognuno nella lotta contro il bisogno
e la miseria, a partire dal Rinascimento,
specialmente alla luce della riconsiderazione del rapporto tra virtù e fortuna, giunge a compimento l’idea di poter
utilizzare al meglio, da parte dell’uomo stesso, ciò che la natura gli offre, ed
essere, dunque, artefice del proprio destino. L’uomo non è più strumento
attraverso il quale la sorte esaudisce il suo disegno oscuro, ma ne diviene
padrone. Sembrerebbe che qualcuno dei signorotti, un po’ incensati un po’
ciarlatani, che oramai svolgono goffamente il “mestiere” di politico, sia a
livello locale che sui palcoscenici nazionali, abbia voluto prendere le distanze dalla vetusta saggezza sallustiana per condurre la campagna elettorale
che di qui a breve incoronerà il nuovo governatore della Trinacria con sfarzosi ed opulenti orrori da curriculum. Si, cari amici, ed il motivo è presto
detto. Poniamo due esempi di facile comprensione.
Il Capomastro Garozzo, comandante di una Concordia chiamata
“Amministrazione”, già
naufragata più e più volte,
viene posto dalle voci di
corridoio come in attesa di
una poltrona di prestigio
su una delle due carrette
più opulente (Provincia o
Regione, che sia…). Una
scalata che avrebbe del
“normale” per un politico
che, checché se ne dica,
le cronache cittadine eleggono a degno (-issimo)
rappresentante della triade Firrarello-Castiglione-Catanoso. Come arriverebbe ad occupare la tanto
agognata poltrona, vi è da chiedersi, o con quale credenziali? Con un’ultima sindacatura fatta di tante, troppe auto-attestazioni di opulenza, efficienza, lungimiranza risaltate ad hoc, ogni tanto (più tanto che ogni), da qualche collega giornalista, a lui omonimo. Si dirà, doveri di famiglia. Bah. Il
“governo del fare” lo ha ribattezzato, l’ “amministrazione che fa tanto e parla
poco” (misericordia!!! Lui che, come primo cittadino, parla poco…roba da
comiche!) o qualsivoglia altro sciagurato appellativo auto-affibbiatosi altro
non sono che il biglietto da visita da horror per un prossimo assessore regionale o presidente della provincia. Ed il carattere minuscolo non è certo una
svista.
Altro esempio. Il contesto è la campagna mediatica
condotta ad artem per l’incensazione e la proposta
del nome del giovane Toti Lombardo, figlio dell’ex
governatore, e definito come il protagonista del
concetto di “nuovo che avanza” nella corsa al
nuovo Parlamentino. Bella responsabilità con quel
cognome. Un passaggio di testimone apparentemente normale, sembrerebbe, se non fosse per il
fatto di annoverare già tra gli scempi del curriculum
una polemica sui costi della sfarzosissima sede del
comitato elettorale catanese, un idea precisa su
programmi e scelte da operare (“…mi associo a chi
vuole tagliare i compensi ai deputati…” avrebbe
dichiarato il giovane rampollo…suona un po’ strano
sentire queste parole se si pensa che il padre incarna alla perfezione il concetto di spreco), ed una roboante ammissione di protagonismo quando si
parla di raccomandazioni derivanti dal cognome portato sin dalla nascita.
Un concetto semplice quello che Me misero, grillo parlante ed all’occorrenza sparlante (ma pur sempre libero), voglio far risaltare. Una volta un
Curriculum era un biglietto di presentazione chiaro. Oggi sembra che più
contenga obbrobri, più dia diritto a legittime aspirazioni di gloria. Per la
serie, se hai poche malefatte ti scartano, più orrori hai sul groppone meglio
riuscirai nella vita e potrai, allora si, diventare qualcuno. Io continuo ad
apprezzare ciò che diceva Sallustio: ognuno è artefice della propria fortuna.
E a ciò aggiungo anche la locuzione tratta dall’Eneide, “Audentes Fortuna
Iuvat”, la fortuna favorisce chi osa.
Chi osa, appunto. Non chi ciarla. O imbroglia, se volete.
Il Grillo (s)parlante
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Che si scelga la destra o la sinistra