Sommario
Nelle pagine seguenti viene illustrata la possibilità di generare energia eolica con un
nuovissimo tipo di aerogeneratore ricavato all’interno di un aerostato ancorato a circa
1000 m da terra.
I vantaggi principali del nuovo sistema di generazione ecologica della energia elettrica
sono:
- installazione offshore su apposite piattaforme galleggianti che evitano qualsiasi
problema di interferenza con il traffico aereo
- produzione per ogni generatore di energia elettrica circa 8 volte superiore a quella
generabile con i più grandi aerogeneratori tradizionali ( da 5 Mw) posti a terra
- nessun impatto con il territorio
- costo della energia prodotta di circa 2 cent. di € al Kwh
- possibilità di generare quasi tutta la energia elettrica necessaria alla nazione con
un investimento dell’ordine dei 100 miliardi di € (poco più di una normale legge
finanziaria)
- creazione di almeno 25.000 posti di lavoro per personale altamente qualificato addetto
alla gestione del sistema
- possibilità di vendere all’estero gli aerogeneratori con un enorme incremento del
fatturato export e con conseguente creazione di altre decine di migliaia di posti di
lavoro
- possibilità di produrre grandi quantità di idrogeno per la alimentazione ecologica dei
veicoli terrestri (la tecnologia per alimentare ad idrogeno le autovetture è già matura ma quello che
manca per una distribuzione su larga scala, agli attuali costi della energia, è e sarà sempre l’idrogeno)
1
Ottobre 2013
- MAURO MARCHIONNI prof. of hydraulics at Univ. of Calabria
- MARIANO MIGLIACCIO prof. of automotive engines at Univ. of Naples
1 - Premessa
Un team di ricercatori delle Università della Calabria (Dipartimento di Meccanica) e della
Federico II° di Napoli (Dipartimento di ing. Meccanica per l’Energetica) con il contributo
progettuale di Aeroconsult srl, ha studiato per circa tre anni un nuovo tipo di
aerogeneratore con eliche controrotanti ad alta velocità, di dimensioni relativamente
piccole ma di elevatissima potenza, da collocare all’interno di una specie di dirigibile
ancorato a terra (figg. 14-15) o, meglio, off shore (fig. 16) e posto a una quota di circa
1000 metri.
E’ stato primariamente verificato con l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) quali
potessero essere i problemi di navigazione aerea per aerostati o dirigibili ancorati a tali
quote ed è stata trovata una soluzione così come riportata al capitolo 8.
Questa configurazione innovativa dell’aerogeneratore permette una serie di notevoli
vantaggi:
2
…
Fig. 1 - Confronto dimensionale di un aerogeneratore PAULA con un generatore “ground”da 5 Mw
(diam. max di PAULA = 135 m – Altezza generatore 5 Mw = 160 m
3
1
=
Fig. 2 - confronto tra la produzione energetica annua di un aerogeneratore PAULA
e quella di aerogeneratori “ground” da 5 Mw
4
•
L’alta velocità dell’aria all’interno del condotto convergente-divergente consente di
generare potenze elevatissime, dell’ordine dei 2,5- 5 Mw, con eliche di non più di
30 m di diametro.
•
E’ un dato consolidato in letteratura che l’energia eolica annua disponibile a quote
dell’ordine dei 1000 m. da terra è almeno 9 volte maggiore di quella disponibile a
terra
La conseguenza dei due dati sopra riportati è che un aerogeneratore PAULA intubato in
un dirigibile ed ancorato a 1000 m. da terra può produrre in un anno da 5 a 8 volte più
energia di quella di un enorme generatore a terra con eliche da 120 m di diametro, alto
come la cupola di S. Pietro e con conseguente inaccettabile impatto ambientale.
I costi del kwh prodotto da PAULA, pertanto, saranno notevolmente più bassi (vedi
paragrafo 10) di quelli di un qualsiasi altro sistema di generazione energetica.
2 - Stato dell’arte
Gli studi teorici e alcune prove su modellini ridotti fatte nella galleria del vento della Univ. di
Napoli indicano che il filone di ricerca iniziato è foriero di frutti estremamente interessanti
ma per avere la certezza finale dei reali costi finali della energia prodotta occorrono
finanziamenti adeguati e campagne sperimentali di largo respiro.
Una prima valutazione budgetaria indica in circa 5 mil. € la somma necessaria per una
sperimentazione completa della macchina a terra e in circa 14 mil. € la somma per un
primo esemplare in scala reale da collaudare per un paio di anni in un sito eolico da
scegliere.
Attualmente, in attesa di finanziamenti adeguati, sono allo studio configurazioni
aerodinamiche alternative tramite programmi avanzati di calcolo fluidodinamico tipo CFD
(Computational Fluid Dynamic) con i quali è in genere possibile configurare modelli
aerodinamici teorici la cui probabilità di funzionamento in scala reale è quasi sempre
superiore al 90 %.
Nella fig.3 seguente sono riportati i parametri principali che regolano la configurazione
aerodinamica di base della intera macchina. Gli studi attualmente in corso sono appunto
mirati alla ottimizzazione di tali parametri allo scopo di incrementare al massimo la
quantità di aria “aspirata” dal venturi.
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H
I
L1
T
Parametri da ottimizzare: I , L1 , H , T ,
Ltot.
Fig. 3 – Parametri da ottimizzare e dimensioni principali provvisorie
Lunghezza involucro = 160 m ; Larghezza totale = 135 m ; F Bocca di ingresso venturi esterno = 60
m ; F Sezione di gola (eliche) = 27 m ; Volume disponibile per gas He = 670.000 m3
E’ del tutto ovvio che trattandosi di almeno 7 grandezze fondamentali, ognuna delle quali è
funzione delle altre, il numero di iterazioni necessarie per giungere a risultati soddisfacenti
è estremamente elevato (maggiore di 5.000) . Per portare a termine questa prima fase di
lavoro si stimano almeno sei mesi di intensa Fluidodinamica Computazionale su un parco
di almeno 15 computer che lavorano in parallelo.
Un primo dimensionamento di massima della macchina è quello indicato nella didascalia
della fig. 3 nella quale, come già detto, i valori dei vari parametri sono quelli derivati dalle
prime elaborazioni effettuate e, pur essendo del tutto plausibili, non sono ancora
ottimizzati.
E’ però di tutto interesse il valore della cubatura totale del volume (campito in figura) nel
quale va immesso il gas leggero per il sostentamento aerostatico della intera macchina.
6
Nella configurazione attuale il volume è di circa 670.000 m3 e tale valore non varierà di
molto nella configurazione finale ottimizzata.
Ciò vuol dire che, sia nel caso di He che di H2, il peso globale dell’intero sistema potrà
tranquillamente raggiungere le 600 tonnellate e non vi saranno quindi problemidi peso
totale per posizionare a bordo sia le eliche che i generatori in media tensione previsti dal
progetto.
3 - Prime sperimentazioni in galleria
Per cominciare a rendersi conto della effettiva convenienza di sagomare come un
divergente la parte esterna del dirigibile e di porre alla sua estremità posteriore una specie
di falda, è stato realizzato un piccolo modello in lamiera che è stato sperimentato nella
galleria aerodinamica della Università di Napoli.
Fig. 4 - modello in lamiera nella galleria di UNINA
I valori numerici ricavati, pur nei limiti di validità della strumentazione di misura impiegata,
mostrano però la giustezza delle soluzioni adottate
4 - Configurazione del profilo esterno
Le ragioni di base che hanno portato a configurare l’esterno del dirigibile come un tubo
divergente, con una sorta di flangia alla sua estremità, sono riconducibili a una serie di
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risultati sperimentali ottenuti in Giappone e raffigurati nella fig. 5 che mostrano che un
tubo sagomato come un diffusore tende ad “aspirare” i filetti fluidi mentre un tubo
convergente tende invece a deviarne una parte verso l’esterno.
L’effetto “aspirante” incrementa ovviamente la portata di aria che attraversa il tubo, ovvero
ne aumenta la velocità con evidenti importantissimi effetti sulla potenza generabile visto
che, come noto, la potenza ricavabile da una macchina eolica è funzione del cubo della
velocità del vento incidente.
Oltre alla sagomatura esterna a forma di divergente si è ritenuto opportuno porre una sorta
di falda sulla sezione di coda allo scopo di indurre ivi una notevole turbolenza con
conseguente riduzione del valore locale della pressione e con incremento, quindi, della
portata di aria attraverso il tubo. Scopo principale della ricerca in atto è quello della
ottimizzazione sia della forma esterna del profilo che del venturi interno nonché della
dimensione della flangia alla estremità posteriore con lo scopo di incrementare al massimo
la portata di aria trattata dalla macchina.
Fig. 5 – andamento dei filetti fluidi
Il compito è alquanto delicato e può essere portato avanti, come già anticipato in
precedenza, solo con innumerevoli tentativi successivi sia con tecniche computazionali
che con modelli reali in galleria poiché ogni modifica apportata ad ognuno dei parametri si
8
ripercuote anche sugli altri
9
5 - Alcuni dati numerici
E’ del tutto ovvio che la massima potenza teorica che può essere ricavata da un
aerogeneratore tipo PAULA non potrà mai essere maggiore della potenza propria del
filetto fluido intercettato ovvero del fluido che riesce ad “infilarsi” all’interno del condotto.
Va inoltre considerato che le analisi CFD finora effettuate permettono di concludere che:
-
l’effetto “tappo” provocato dalla presenza delle eliche fa si che non più dell’ 87%
della portata massima teorica possa effettivamente passare attraverso il venturi
-
per massimizzare tale portata occorre attestarsi su coefficienti Cp dell’ordine di
0,05 ovvero non conviene cercare di estrarre dal filetto fluido più di un ventesimo
del suo contenuto energetico.
Tanto premesso, e nella ipotesi che i successivi affinamenti fluidodinamica della macchina
non consentiranno comunque di superare il 90% della porta teorica, dobbiamo considerare
che i venti in quota possono raggiungere velocità massime medie di almeno il 20%
maggiori di quelle al suolo (convenzionalmente attestate su valori di 15 m/s).
Analizziamo quindi in queste ipotesi le prestazioni calcolate della macchina:
-
Velocità del vento di 15 o di 18 m/s
-
Cp = 0,05
-
Portata reale pari al 90% di quella max. teorica
-
Diametro sezione di gola (ovvero delle eliche) pari a 30 m
g (kp/mc)
g acc. grav. (m/s^2)
diametro (m)
Vel. vento esterno (m/s)
Vel. vento in gola (m/s)
Vel. vento in gola (Km/h)
area di spinta (mq)
n. giri (rpm)
n. giri (rad/s)
coppia teorica (kgm)
vel. Tip alare (m/s)
Cp
eff. Generatore
potenza max (kW)
1,20
9,81
30,00
15,00
53,50
192,6
706,84
190,00
19,89
15812,29
298,30
0,05
0,95
3082,88
1,20
9,81
30,00
18,00
63,00
226,8
706,84
190,00
19,89
25819,93
298,30
0,05
0,95
5034,04
10
Quanto sopra mostra quindi che nel caso di velocità del vento incidente di 15 m/s si
possono raggiungere i 3 Mw mentre se il vento sale a 18 m/s possiamo avere fino a 5 Mw
ed è quindi proprio questa la potenza che dovrà erogare la somma dei due generatori
elettrici da collegare alle due eliche
6 - Alcuni risultati CFD (Computational Fluid Dynamics)
La fig. 6 seguente mostra l’andamento delle velocità nel caso di assenza di eliche nella
sezione di gola; è immediato verificare che all’imbocco del convergente esiste tutta una
zona anulare di ristagno (colore celeste più scuro) che tende ad ostacolare l’entrata
nella’aria nel venturi e diminuisce, di conseguenza, la potenza ottenibile in gola
Fig. 6 – andamento delle velocità
Nella fig. 7 è mostrato come i filetti fluidi più esterni della corrente incidente tendono ad
essere parzialmente “rifiutati” nella sezione di imbocco generando così un parziale effetto
di ristagno evidenziato nella fig.6
11
Fig. 7 – andamento dei filetti fluidi
i
Fig. 8 – configurazione generale del campo aerodinamico
12
La fig. 8 mostra l’intero campo aerodinamico provocato dalla presenza del generatore
volante PAULA.
Anche in questa immagine è evidente che alcuni filetti fluidi vengono “rifiutati”
all’imbocco e che la falda sulla estremità posteriore provoca ivi una notevole
turbolenza che, invece, tende a richiamare più aria all’interno del venturi.
Gli studi preliminari richiamati al paragrafo 2 dovranno servire proprio ad ottimizzare il
sistema in modo tale che una opportuna forma della flangia in coda possa eliminare, o
almeno ridurre, l’effetto di “rifiuto” generato dalle due eliche nella sezione di gola.
7 - Alcune caratteristiche costruttive
Nella fig. 9 sono indicate le caratteristiche costruttive generali della macchina.
I due generatori mostrati hanno un diametro di circa 1.500 mm e una lunghezza di circa
800 mm cadauno e sono posizionati all’interno di un contenitore sagomato ad ogiva che
ne minimizza l’ingombro aerodinamico.
Ovviamente il primo generatore avrà l’albero cavo per consentire il passaggio dell’albero
che dalla prima elica va ad azionare il secondo generatore.
Nella configurazione fin qui ipotizzata i generatori (del peso di circa 5.000 kg cadauno)
sono del tipo a magneti permanenti con 24 coppie polari e generano la potenza richiesta
di 2 – 2,5 Mw a circa 200 rpm.
Tutto ciò vuol dire che non c’è bisogno di installare gear boxes per la moltiplicazione dei
giri con conseguenti notevolissimi vantaggi sulla affidabilità, sul costo e sul peso dell’intero
sistema di generazione elettrica
Va comunque ben evidenziato, a conclusione del presente paragrafo, che il vantaggio
principale di PAULA non è tanto quello dello incremento della potenza ma bensì quello di
ricavare una maggior quantità di energia con macchine molto più piccole di quelle a terra
8 – Installazione offshore
La installazione a terra dei generatori PAULA va concordata per ogni sito con
ENAC mentre invece lo stesso ENAC dichiara la assoluta libertà di installazioni
offshore a 500 – 1000 m dalla costa. Ciò vuol dire che si potrebbero installare
offshore almeno 8.000 generatori per una potenza totale di 40 Gw ovvero la
quasi totale indipendeza energetica del paese dalle fonti estere.
13
Fig. 9 – configurazione generale della macchina
14
8 – Ulteriore soluzione per la generazione di energia elettrica
Se gli affinamenti aerodinamici facessero ritenere opportuno limitare ancora l’ingombro
radiale dei generatori dovremmo ricorrere a una soluzione che riduce il loro diametro e, di
conseguenza, progettare appositi moltiplicatori di giri così come indicato nella Fig. 10
Fig. 10 – configurazione con generatori di piccolo diametro
La Fig. 11 mostra più nei particolari come può essere realizzato un generatore da 1,3 Mw
con albero cavo e con moltiplicatore di giri epicicloidale in ingresso
a
Fig. 11 – generatore ad albero cavo
15
9 – Compatibilità con la navigazione aerea
Le rotte aeree internazionali sono tutte situate a un livello molto più alto della quota
operativa di PAULA e pertanto il nostro aerogeneratore volante può essere considerato un
ostacolo solo per la aviazione leggera
Abbiamo esposto li problema al Ministero dei Trasporti e la risposta è stata:
-
per le installazioni da ubicare a terra il Ministero si riserva di emettere il suo parere
caso per caso in funzione del traffico aereo previsto nei dintorni e, in caso
favorevole, dovranno essere emessi appositi NOTAM per ogni aerogeneratore
-
per installazioni offshore non è richiesta invece nessuna autorizzazione ad
eccezione di quei pochi casi di possibile interferenza con un aeroporto costiero
(Roma, Genova, Venezia, Palermo e pochi altri)
Tutto quanto sopra dimostra la effettiva possibilità di generare solamente con il vento
circa il 70% di tutta la domanda energetica della nostra nazione.
Va inoltre notato, al termine della presentazione, che una struttura di ancoraggio offshore
per un aerogeneratore PAULA (fig.16) è molto ma molto più economica di una struttura di
ancoraggio in mare di un aerogeneratore tradizionale da 5 Mw poiché nel nostro caso non
c’è il fortissimo momento ribaltante delle strutture tradizionali e tutto può essere risolto con
un semplice cavo ancorato al fondale del mare.
Mentre una struttura tradizionale, inoltre, ha limiti ben precisi sulla profondità del tratto di
mare ove poter essere installata, per PAULA tale problema è praticamente inesistente.
Per finire va considerato che l’ancoraggio offshore così come raffigurato in Fig. 16 non
può nemmeno essere considerato un vero pericolo per la navigazione marina poiché
l’ancoraggio con un solo cavo permette una notevole mobilità all’intero complesso
evitando così gravi danni in caso di collisione con un natante.
16
10 – Stima preliminare dei costi
-
costo di un aerogeneratore PAULA
costo di una struttura di manutenzione (fig.17)
opere di adeguamento delle rete elettrica nazionale
6 x 106 €
20 x 106 €
20 x 109 €
Se allora si ipotizza di realizzare 8.000 aerogeneratori PAULA e 50 centri di
manutenzione sul territorio nazionale si ottiene
-
potenza totale installata
personale necessario
costi di ammortamento (20 anni di vita operativa)
costo unitario del personale
40.000 Mw
25.000
2.5x109 €/anno
35x103 €/anno
Sotto le ipotesi di cui sopra la stima totale dei costi è la seguente
-
-
progettazione esecutiva dell’intero sistema
costruzione di due prototipi sperimentali
un anno di test dal vero
messa a punto finale delle macchine
costruzione degli stabilimenti di produzione
costo di un aerogeneratore PAULA
costo di una struttura di ancoraggio offshore
costo di una struttura di manutenzione (fig.17)
connessioni alla rete elettrica nazionale
aerogeneratori PAULA da installare
strutture di manutenzione da realizzare
costo totale degli aerogeneratori
costo totale delle strutture di manutenzione
costo totale del sistema
personale (unità)
costo annuo del personale
costo personale per 20 anni
vita operativa degli impianti (anni)
energia totale generata per ogni anno (Kwh)
energia totale generata in 20 anni (Kwh)
costo totale del sistema per 20 anni
costo medio del kwh
5 x 106 €
20 x 106 €
4 x 106 €
10 x 106 €
40 x 109 €
6 x 106 €
1,5 x 106 €
20 x 106 €
20 x 109 €
8.000
50
48 x 109 €
1 x 109 €
49 x 109 €
25.000
35.000 €
17,5 x 109 €
20
320 x 109 €
6400 x 109 €
127 x 109 €
1,98 cent.€
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Sotto le ipotesi sopra assunte (40.000 Mw installati e 320 Twh prodotti per anno) il costo
medio per Kwh della dolce e pulita energia prodotta da PAULA può essere stimato in poco
meno di 2 cents/kwh
Per meglio focalizzare l’entità della operazione qui proposta si consideri che oggi la
energia totale prodotta in Italia è di almeno 260 Twh contro i 320 Twh producibili dai
generatori PAULA.
Tutto ciò vuol dire che si potrebbe evitare non solo di alimentare con combustibili fossili
(gas e carbone) le nostre centrali elettriche ma che avremmo ancora disponibili circa
60Twh in più di energia generata con la quale si potrebbe produrre idrogeno da utlizzare
nei veicoli stradali.
Si potrebbe quindi dare un grosso colpo anche alla riduzione sostanziale delle emissioni
dei veicoli visto che 60 Twh di energia equivalgono a 100 milioni di litri di carburante
ovvero (assumendo un consumo medio di 15 Km/litro) a circa 15 miliardi di kilometri
percorsi da una vettura media.
Possiamo allora concludere dicendo che: PAULA permetterebbe di evitare in Italia l’uso di
petrolio, carbone o gas da qui all’eternità
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9 - Confronti con il progetto fotovoltaico “DESERTEC”
Si riporta un comunicato stampa sul progetto “DESERTEC” sponsorizzato dalla Germania e dai paesi arabi per una serie di enormi impianti di
generazione solare con tecnologia prevalentemente termodinamica (ma anche fotovoltaica) per l’approvvigionamento energetico dell’Europa
.
Fig.12
La Germania compie i primi passi per la costruzione di un enorme impianto solare che potrebbe fornire energia a
tutta l’Europa
Mentre in Italia si pianificano centrali termiche che saranno pronte, se mai, come minimo fra una decina di anni, in Germania si
guarda avanti e si pensano impianti solari che entro i prossimi dieci anni produrranno almeno il 15% percento del fabbisogno
energetico europeo, trasformando il deserto in una ricca e inesauribile fonte energetica senza emissioni di gas serra e senza scorie
di produzione da smaltire.
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Nei prossimi mesi un consorzio di 20 aziende tedesche si incontrerà a Monaco per stabilire quali saranno i primi passi per la
costruzione di Desertec. L’impianto solare (dal costo stimato di 400 miliardi di euro per 100 GW) che dovrebbe sorgere in una
vasta area di deserto marocchino è appoggiato dal governo tedesco e da alcune importanti aziende del paese come la Siemens, la
Deutsche Bank e altre. All’incontro di Monaco parteciperanno anche compagnie spagnole e italiane e rappresentati della Lega
Araba e del Club of Rome, una ong che come missione ha quella di “fungere da catalizzatore per il cambiamento”.
Secondo gli esperti Desertec potrebbe essere operativo dal 2019. Le stime mostrano anche che entro il 2050 il contributo
energetico potrebbe aggirarsi fra il 20 e il 25% del fabbisogno dell’intera Europa. La tecnologia usata da Desertec sarà quella del
solare termico: l’acqua riscaldata dai pannelli metterà in moto delle turbine che produrranno a loro volta energia elettrica. Il
processo attualmente è più efficiente di quello fotovoltaico – che invece produce energia elettrica direttamente dal pannello.
Il progetto prevede anche la costruzione di una rete elettrica che trasporti l’energia dal deserto magrebino fino all’Europa.
COMMENTI
• una rete di impianti del tipo “PAULA”, con un impegno finanziario analogo, potrebbe generare dai 300 ai 400 GW (contro i 100 Gw di
Desertec) con produzione di energia, però, sia di giorno che di notte. L’energia prodotta annualmente, pertanto, potrebbe essere
dalle 5 alle 10 volte maggiore di quella ottenibile da “DESERTEC”
•
Gli impianti di produzione sarebbero collocati in zone “ad elevatissimo rischio”, come lo sono tutti i paesi arabi, e si darebbero
quindi di nuovo le chiavi della energia al primo improvvisato sceicco dal carattere “allegro”
•
Pochi elettrodotti di grandi dimensioni sono indifendibili ed estremamente sottoposti al rischi di attentati
•
Dai pochi punti di arrivo in Europa degli elettrodotti andrebbero rifatte tutte le reti di distribuzione che sono ora progettate per
generazione distribuita in più punti e non per una enormi generazioni concentrate. Paula invece potendo essere dislocato quasi
ovunque, non richiederebbe modifiche così importanti alle attuali reti di distribuzione
20
Fig. 13 – andamento degli elettrodotti
•
Successivamente all’articolo iniziale prima presentato, e che prevedeva poche installazioni termodinamiche nel solo deserto
marocchino, il progetto DESERTEC è stato rivisto ed ampliato fino a comprendere una notevole serie di impianti di energie
rinnovabili diffusi un po’ dappertutto(fig. 13). Malgrado questa revisione, però, le critiche fondamentali al progetto restano del
tutto valide e, specialmente, quella che così facendo si danno di nuovo le chiavi dell’energia ai paesi arabi i quali, come la storia
dimostra ampiamente, sono ben poco affidabili
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Piattaforma a terra
In alcuni casi si potrebbero installare a terra gli aerogeneratori anche se normalmente è prevista una installazione offshore
I cavi che vincolano il dirigibile a terra svolgono la doppia funzione di vincolo meccanico e di conduttori elettrici e debbono
necessariamente permettere alla aeronave di orientarsi automaticamente nella direzione del vento.
Occorre pertanto prevedere a terra una piattaforma girevole di adeguate dimensioni per ospitare gli argani addetti al tiro delle funi e
che abbia una serie di contatti (preferibilmente a bagno di mercurio) per scaricare a terra la notevole potenza elettrica generata a
bordo. Nella fig. 14 seguente è indicata una proposta per tale tipo di infrastruttura.
Fig. 14 – piattaforma girevole a terra - sezione
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Fig. 15 – piattaforma girevole a terra – vista prospettica
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Fig. 16 – piattaforma galleggiante offshore
Un interessante sviluppo commerciale delle piattaforme offshore si potrebbe avere attrezzando le stesse con un minimo di sabbia di riporto,
vegetazione, camere, soggiorni e spazi comuni realizzando così migliaia di piccoli “resort” in mezzo al mare a non più di 1000 metri dalla costa
per un uso turistico e vacanziero
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Fig. 17 – maintenance facilities
La struttura portante è realizzata con tralicci reticolari in acciaio come in fig. mentre la copertura superiore e laterale verrà
realizzata con strutture pneumatiche autoportanti gonfiate con elio o con normali teloni
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