La Nuova
Lunedì 1º maggio 2006
M
ichel Poulain, il demografo che arriva
da Louvain in Belgio e che in tutto il mondo studia i centenari, non ha un solo dubbio: «Villagrande è il
paese dove la longevità degli
uomini è la più alta al mondo». E spiega: «Dopo il 1947 i
centenari di questo villaggio
dell’alta Ogliastra sono stati
ventidue di cui quattro ancora viventi». I loro nomi? Basta rivolgersi all’anagrafe comunale: Angelina Scudu che
ha compiuto 102 anni lo scorso dicembre e abita ancora
nella casa dov’era nata, a Santu Iacu. E poi c’è nonna Barbara Mossudu, 101 anni, quartiere di Filicorìa. E ancora
una coppia, marito e moglie,
Giuseppe Murino ed Efisia
Serreli, lui compirà cent’anni
lunedì 8 maggio, lei ha già festeggiato i 101 nella casa della
frazione di Villanova Strisaili, quella del lago del Flumendosa, quella da dove si ammira il torrione di calcare di Perda Liana, alle falde del Gennargentu con la croce di Punta La Marmora. Dice il professor Poulain, giovane di 58 anni, nato in un paesino di nome Sart-Eustacke che sta a
cinque chilometri da Charleroi, la città bagnata dal Sambre: «A Villagrande va assegnato d’ufficio il Guinnes della longevità. Per i maschi è
più elevata di quanto registriamo nel Tibet, nell’isola
giapponese di Okinawa, siamo di fronte a un fatto eccezionale. Ne ho parlato nella rivista specializzata Experimental Gerentology». E perché qui si vive più a lungo?
«Non lo so, è una ricerca che
devono fare anche i medici,
forse i genetisti ogliastrini
del Dna ci saranno d’aiuto,
ma ci dovranno studiare antropologi e sociologi. Certo è
che questo è un paradiso fra
monti e mare, fra laghi e fiumi. Anche il mio paese è bagnato da un corso d’acqua come il Flumendosa, ma da noi
di centenari non ce ne sono
proprio, beati voi». E dà una
notizia, finora inedita: il primo centenario di Villagrande, a partire dai primi decenni del 1600, è stato un ex pastore di pecore e mucche, al
secolo Antonio Francesco Pasquale Orrù, noto come “ziu
Farìgu”, nato nel 1847 e morto proprio nel 1947. Il boom a
partire dall’immediato dopoguerra: ventidue centenari,
come si è detto, per certificare un primato internazionale.
I
l professore belga non lavora da solo. È in contatto
con l’Università di Sassari
e collabora col team guidato
da Luca Deiana,Giovanni Maria Pes e Ciriaco Carru. E poi
c’è un’altra ricercatrice in
condominio fra l’Università
di Cagliari (facoltà di Scienze
politiche, sezione Statistica) e
l’ateneo di Louvain. È Luisa
Salaris, 26 anni, nata a Terralba, diploma in un Istituto tecnico di Oristano, con Intercultura aveva trascorso alcuni mesi a Klimosk, 48 chilometri da Mosca, e così questa
giovanissima ricercatrice parla benissimo tre lingue (russo, francese e inglese), studia
il tedesco e vuol «imparare bene il cinese, la lingua del futuro». Si era laureata (110 e lode) con una tesi sui centenari, subito dopo un master in
“Studi sulle popolazioni” all’università di Groningen in
Olanda. E adesso eccola qui,
fare la pendolare fra Belgio e
Italia, tra viale Fra Ignazio a
Cagliari dove collabora con
la professoressa Anna Maria
Gatti e le case di Villagrande
e di Villanova, a spulciare documenti non solo negli uffici
comunali ma negli archivi
parrocchiali e diocesani. Sono state la Gatti e la Salaris a
pubblicare (settembre 2004)
un quaderno del Dres (Dipartimento di ricerche economiche e sociali, coordinatore
scientifico Giuseppe Puggioni) dal titolo: “Grandi vecchi
in Sardegna tra Ottocento e
Duemila. La longevità attraverso i censimenti della popolazione”. Un documento scientifico che esalta anche le ricerche fatte dallo studio epidemiologico (Akea) dell’Università di Sassari guidate da
Luca Deiana e altri ricercatori (“The Sardinia study of
estreme longevity” e, con Rossella Lorenzi, “Secret of Long
Life Found). Studi che in un
primo tempo segnalavano “la
popolazione sarda come quella a più alto tasso di longevità
fra le popolazioni studiate. Tale asserzione si basava sul fat-
Dati e statistiche
sono stati diffusi
durante un convegno
chiuso da un intervento
del demografo Poulain
Dopo il 1947 i centenari
del centro ogliastrino
sono stati ventidue
quattro di loro
sono ancora viventi
Gli uomini più longevi?
Sono a Villagrande Strisaili
Il demografo
belga
dell’ateneo
di Louvain
Michel
Poulain
con Luisa
Salaris,
ricercatrice
di scienze
politiche
a Cagliari
e Louvain
to che erano stati rintracciati
nell’isola 222 centenari, numero che — rapportato a
quello dei censiti in Sardegna
nel 1991 — forniva un tasso di
13,56 centenari per centomila
abitanti con un massimo nella provincia di Nuoro (24.35)
e un minimo in quella di Cagliari (9.71)”. Poi il primato
isolano perde smalto e si legge: «Secondo gli ultimi tre
censimenti della popolazione
i tassi di longevità dei sardi
sembrano alquanto ridimensionarsi, risultando pari a
4.3; 7.8 e 11.5 centenari per
centomila abitanti rispettivamente nel 1981, nel 1991 e nel
2001. Secondo quest’ultimo
censimento il tasso regionale
non si discosta da quello nazionale, 11.1. Mentre il tasso
registrato nella provincia di
Nuoro- 18.5 — pur essendo il
più elevato delle altre province risulta alquanto inferiore
a quello citato prima, cioè
24.35”.
Se queste sono statistiche
che interessano non poco gli
studiosi di tutto il mondo, resta accertato comunque che
il regno mondiale dei centena-
Rossana Rubiu, il sindaco Gabriele Bassoccu e Maria Lepori
Angelica Scudu
Barbara Mossudu
utto è avvenuto nel salone parrocchiale di don
Franco Serrau, lo stesso
che nei giorni tragici dell’alluvione della sera del 6 dicembre 2004, era diventato il quartier generale della Protezione
civile e dei soccorsi coordinati da una pattuglia intrepida
dei vigili del fuoco di tutta l’Isola. Questa volta si è parlato
invece di scienza della vita, di
Dna e di marcatori genetici,
di biodemografia e di «compressione della morbilità nei
vecchi». Un’altra ricercatrice
dell’Università di Cagliari,
Rossana Rubiu, villagrandese doc, ha spiegato le ragioni
di queste indagini su «Memoria e identità» volute dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gabriele Basoccu e finanziata dalla Regione sarda. Il tutto è stato inserito in un contesto più generale con un’altra docente universitaria salita in cattedra,
Maria Lepori, che insegna
Storia moderna a Cagliari e
che ha approfondito i suoi studi sulla Sardegna con la pubblicazione del libro Giuseppe
Cossu e il riformismo settecentesco e — più recentemente —
Dalla Spagna ai Savoia, Ceti
e corona nella Sardegna del
Settecento. E così la microstoria ogliastrina è stata letta
con le vicende di Beraudo di
Pralorno e del Bogino, delle
famiglia Zapata e Zatrillas,
dei Todde e dei Simon, del
marchese di Quirra e di Manca Guiso marchese d’Albis,
delle popolazioni rurali in tumulto e della duplice sconfitta
del dispotismo regio e di quello feudale.
Più «locale» è stato Carlo
Pillai, ex dirigente dell’Archivio di Stato di Cagliari, oggi
presidente del «Centro sardo
di studi genealogici e di Storia locale» (rigorosamente
scritto in sardo). Il dottor Pillai, tra i conoscitori più profondi delle piccole e grandi
storie di città e villaggi, ha dispensato le «fonti per la storia di Villagrande e Villanova
Strisaili» con le «prime risultanze relative al periodo sabaudo». In sala attenzione
massima da parte di anziani e
giovani perché Pillai ha ricordato- con dati certi — i dissidi
col vicino Comune di Fonni
per la contesa dei pascoli di
Monte Novu, per la delimitazione dei confini con Desulo e
Arzana, ha ricordato processi, omicidi, rivolte sociali contro gli esattori di tasse, il peregrinare dei pastori verso le
Peppinu Murinu
Fisia Ferreli
ri è proprio Villagrande, paese della nuova ribollente Provincia dell’Ogliastra. Un paese che segue con metodo queste indagini e che nelle scorse
settimane ha dedicato al «tema-centenari» un convegno
scientifico concluso proprio
con l’intervento del professor
Poulain che, non appena ha
assegnato il Guinnes della
«quasi immortalità» è stato
travolto da un applauso frenetico.
T
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zone a mare di Castiadas e di
Villaputzu, le loro transumanze invernali verso la distesa immensa del Planu
Alùssera fra il monte Cardìga
e Perdasdefogu. Vicende che
Pillai inserirà in una pubblicazione che verrà donata al
Comune. Attentissimo a questi racconti il demografo belga Poulain e la sua assesistente Luisa Salaris.
È dopo questo excursus storico che si è passati al tema
forte del giorno: quella della
longevità. Alla quale è stato
dedicato il “Calendariu de Iddamanna 2006” sul quale campeggia una foto di anziani, uomini e donne, scattata nei primi anni del secolo scorso da
un fotografo francese e conservate dal “Sociu Amistade” di
via Deffenu di Villagrande.C’è
una poesia in limba di Antonello Cannas che racconta di
un paese che ha sempre avuto
molti anziani (“sa idda nostra
de gente anziana numeru mannu ‘nd’a sempre contau”) e ricorda la prima pluricentenaria Damiana Sette morta a 110
anni (“su primu postu aur godangiau candu aus tentu a
thia Damiana”). Nel retrocalendario 19 ritratti del club
dei grandi vecchi e delle grandi vecchie. Con Pasquale Orrù morto a 102 anni di età, e
po — al centro — zia Damiana, e ancora Giovanni Antonio Angelo Melis (101), Carolina Domenica Luigia Demurtas (102), Maria Pasqua Mulas
(103), Antonio Orrù (103), Maria Leonarda Mulas (cento),
Maria Sebastiana Comida
(107), Tomaso Salvatore Giacomo Brundu (cento), cento anche per Atonia Maria Lucia
Stochino, e 104 per Giovanni
Tomaso Agostino Bidotti. Ecco la foro sorridente di Maria
Pasqua Grabrielina (103) con
Luciano Domenico Antonio
Casari (101), Fortunato Floreddu (101), cent’anni per Gabriele Paolo Conigiu, e 101 per Maria Barbara Antonica Lai e altri cent’anni per Serafina Maria Buttau, Francesco Staffa e
Sebastiano Striccialu. E poi
trovate gli ingradimenti, con
le foto prese dagli archivi casa
per casa e che potrebbero disegnare una storia della moda
locale: zia Damiana detta «Tomiana» ha tra le mani un fuso
di lana e un fazzoletto in testa
retto da una catenella in argento.
P
eppino Murino sembra
un patriarca, la moglie
«Fisia» indossa una camicia bianca che lascia trasparire una canottiere ricamata, Barbara Mossudu ha le
mani conserte e una catenina
d’oro al centro del petto, Angelica Scudu si mostra sorpresa davanti al fotografo. Altre
immagini del secolo scorso
con uomini nel costume classico, barbe fluenti e berritte,
donne con bottoni in oro e argento. E perché non restare
ammirati davanti a Sebastiano Striccialu noto «Cacciòla»
con la moglie Elisa Boe, lui
poggiato su un bastone di olivastro e lei ornata di gioielli
in filigrana? E il sorriso di Angelicu Mele, noto «Cuccumeo», seduto su una panca in
legno? È come se fosse festa
in ogni casa, candeline in
ogni rione, col sindaco che va
a portare gli auguri della popolazione, il parroco che porta la comunione, stuoli di nipotini e nipotini. E tutti ancora a chiedersi il segreto della
longevità. C’è chi dice che «è
la nostra acqua che ci fa campare a lungo», chi ne approfitta per sponsorizzare carni di
manzo e di maiale fra le più
saporite, e perché tralasciare
il prosciutto dei maiali del
Gennargentu dove cresce il timo e il serpillo? Per altri il miracolo lo fa sua maestà la capra, questo splendido, elegante, saltellante animale che regala uno dei latti più digeribili al mondo. Nei bar davanti
al Comune c’è un vecchio novantenne che di cognome fa
Demurtas e di nome Antonio
e dice, in perfetto italiano:
«Ho fatto il pastore per una vita e quindi ho fatto grandi
camminate in campagna, saltando fiumi e scavalcando
muri e rocce. Ho un nipote
medico che ordina ai suoi pazienti grassi di fare trekking.
Io l’ho fatto senza consiglio
medico e sto bene. E ancora
faccio lunghe camminate, il
passo è più lento ma i muscoli rispondono bene. Merito
del latte di capra, dell’acqua e
delle corse per riportare all’ovile le pecore smarrite. Non
siete convinti? Chiedetelo ai
professori».
Sardegna
La Nuova
D
a sette anni non rientravano in Sardegna.
I nostri emigrati in
Argentina sono tornati quest’anno per «Sa Die». Da Cagliari vanno in giro per l’isola e faranno tappa a Tresnuraghes, il paese dei desaparecidos. Li incontriamo a Tuili,
durante una visita all’insediamento turistico «Sardegna in
miniatura» che li ospita per
una conferenza sulla rivolta
antipiemontese di duecentododici anni fa, il 28 aprile
1794. Sono una trentina e vengono da Buenos Aires, Cordoba, Tucumèn, La Plata, Mar
del Plata, Moreno, Puntalta,
Rosario, Tandil. La loro etè
abbraccia oltre mezzo secolo.
Dagli ottantacinque anni di
Josefina Pittau — originaria
di Carloforte che vive a Puntalta — ai ventinove di Eric
David Martin, radici nuoresi,
cittadino di Buenos Aires. Li
guida Cosimo Tavera di Ittiri,
maestro e dominus dell’emigrazione sarda in Argentina,
per molti anni presidente del
circolo «Sardi Uniti» di Buenos Aires. Tavera à il più famoso fra i sardo-argentini, la
sua à una storia esemplare
per spirito di iniziativa e disponibilitè al sacrificio. Oltre
a queste doti, il signor Cosimo ha anche il dono naturale
dell’eloquenza. «Da Ittiri sono partito cinquantasette anni fa, nel marzo del 1949, con
un’impresa di costruzioni italiana, la Casiraghi-Gasperini», inizia a raccontare. «Con
me hanno lasciato il paese natale Giovanni Delogu, Francesco Coradduzza, Luigi Cau,
Gaetano Cau, Gavino Desole,
Giovanni Marras, Salvatore
Tavera, Ambrogio Demartis
e Salvatore Manca, più noto
con il soprannome di Macatzìntzula. Lo dico perché così,
leggendolo, a Ittiri lo potranno ricordare meglio. Eravamo in undici: tutti muratori,
fraigamuros. C’era anche Lorenzo Dettori, che aveva sofferto nove anni di prigionia
durante la seconda guerra
mondiale». Qui Tavera cambia tono e la sua voce diventa
grave, nel ricordo dell’amico:
«Un ragazzo d’oro — dice —
che purtroppo à morto prima
del tempo. La vita à così: a
volte ti sorride, a volte ti tratta con ferocia». Per due anni
il giovane Cosimo deve lavorare per pagarsi il viaggio
che gli era stato anticipato
dall’impresa. Poi si mette in
proprio, sempre nell’edilizia.
Ricorda. «Ho fatto molti lavori, ho anche avuto l’occasione
di prendere un appalto da un’impresa tedesca che stava costruendo una diga. Avevo soltanto venticinque anni ma
ero giè un muratore completo. Se non lo fossi stato l’impresa non mi avrebbe pagato
il viaggio. Da manovale il mio
percorso sarebbe risultato
molto più difficile». Dè lavoro
a molti sardi e li esorta a migliorarsi. «Quando hanno iniziato a lavorare con me — rievoca — dicevo sempre a ciascuno di loro, tra quelli che
non avevano ancora appreso
bene il mestiere: tu ogni notte
quando vai a dormire devi
pensare di imparare sempre
di più. I sardi sono lavoratori
onesti ed hanno fatto bella figura dovunque, in Argentina: nessuno di loro à mai stato denunciato». Dopo qualche
anno apre una fabbrica di insaccati. «Uno dei miei compagni veniva da Mores, Tonino
Demartis, mentre Gavino Porcheddu era di Portotorres. Entrambi avevano giè fatto esperienza in un’industria piemontese di salumi ma la loro
fabbrica aveva chiuso i battenti e questi ragazzi erano
venuti a lavorare con me nell’edilizia ma ogni giorno mi
dicevano: perché non ci mettiamo a produrre insaccati?
Io non avevo alcuna esperienza, non avevo mai visto un
Lunedì 1º maggio 2006
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Sopra, Giovanni Marras
e Cosimo Tavera
A destra, un gruppo di sardi
emigrati in Argentina
durante la visita a Tuili
IL SILENZIO
LA PAROLA
di Paolo Pillonca
Spirito di sacrificio e impegno
Eccoli i sardi d’Argentina
Partiti alla fine degli anni Quaranta
hanno guadagnato fama e rispetto
lavorando con impegno e onestà
senza mai tagliare le radici
Quest’anno sono tornati per Sa die
prosciutto. E la veritè. Allora
ad uno di loro ho detto: fammene vedere uno, così ti posso dire se va o non va. Lui mi
ha portato a visitare una fabbrica di insaccati. L’ho vista
e gli ho detto: à una scommessa fattibile. Così abbiamo costituito una societè anonima». Correva l’anno 1958, Tavera aveva trentaquattro anni e per produrre salumi di
qualitè la carne era buona e
abbondante
(”grascias
a
Deu”, dice oggi). Così andava
di buona lena e la fortuna gli
tendeva una mano. «Bi cheret semper, sa bona sorte, abbiamo sempre necessitè di
fortuna. Quella societè à ancora attiva», osserva orgogliosamente. «Pensa che siamo arrivati ad avere settanta operai.
Oggi la dirigono i miei figli.
Produciamo prosciutti crudi,
prosciutti cotti, capocollo,
spalla e altre prelibatezze. Sa
peta no nos mancat, abbiamo
carne in abbondanza». Il suo
tempo più buio in Argentina
à quello torbido dei generali,
il decennio che va dal 1970 al
1980. Lui lo racconta così:
«Ero presidente del circolo
“Sardi Uniti” di Buenos Aires. Quello à stato sicuramente il periodo più oscuro: una
persecuzione terribile, occorreva stare lontani da qualunque tipo di impegno politico e
sindacale, vivevamo nella
paura quotidiana e pensavamo che quel dramma non finisse mai. Abbiamo perso
due ragazzi di Tresnuraghes,
Mastino e Marras. Marras
non aveva nulla da spartire
con la lotta politica, quando
fu ucciso correva con una
bambina di tre anni in braccio, la polizia credeva di avere di fronte un guerrigliero e
l’ha fatto fuori con una raffica di mitraglia. Marras era
una bavissima persona. Come Mastino, del resto, entrambi di buona famiglia. Ma
Mastino era un sindacalista e
la polizia aveva almeno una
scusa per ricercarlo, un’achà
Sopra, Anna
Carlina
Ladetto
A destra,
Cosimo
Tavera
come diciamo noi ad Ittiri.
Marras, invece, non aveva veramente nulla a che vedere
con l’opposizione al governo
dei militari». Vent’anni di
tranquillitè, prima della gravissima crisi economica scoppiata nel 2001.
— Cosa è accaduto di preciso cinque anni fa, signor
Cosimo?
«È successo che gli argentini una notte sono andati a letto ricchi e si sono risvegliati
poveri», risponde Tavera.
«Tutto in una nottata, dal primo buio all’alba. La mattina
gli argentini hanno acceso la
radio e si sono accorti di essere poveri, il governo si era impadronito di tutti i soldi depositati nelle casse di risparmio
e nei conti correnti bancari.
Chi possedeva, poniamo, cinquantamila dollari per comprarsi la macchina o i mobili
di casa, da un giorno all’altro
ha perso tutto e di questi soldi, dopo tre anni e mezzo, ne
ha potuto rivedere appena un
terzo».
— Come procede la riemersione dal fondo?
«Adesso la situazione economica migliora, lo Stato ha
un’entrata fiscale alta, il prodotto interno lordo à buono,
otto-nove punti», spiega Cosimo Tavera. «Ma per chi si à
trovato senza lavoro in centinaia di imprese la situazione
à ancora pessima. Pensa che
l’ente petrolifero argentino
aveva 84mila dipendenti: di
questi, più di cinquantamila
si sono ritrovati di punto in
bianco sulla strada».
— Per questo ancora la cronaca registra aggressioni e
rapine e ci vorrù molto tempo prima che l’ordine pubblico torni alla normalitù.
Che previsioni fa Tavera?
«L’Argentina ha grandi risorse, si riprenderè sicuramente ma passeranno molti
anni perché il colpo subìto à
di quelli terribili. Temo che
ci vorrè un ventennio. La laurea non serve più neanche in
Argentina. I miei figli sono
entrambi laureati ma non
hanno mai fatto nulla che riguardasse i loro studi. Invece
i mestieri di una volta sono
spariti: non c’à un falegname,
un idraulico, un muratore».
L’autunno del grande patriarca venuto da Ittiri si tinge di
nuvole scure.
Nello stato sudamericano gli isolani emigrati sono sessantamila divisi fra prima, seconda e terza generazione
Il viaggio dal Gennargentu alle Ande
I paesi d’origine sono Tresnuraghes, Padria, Pozzomaggiore, Mara e Bosa
TUILI. Oggi i sardi emigrati
in Argentina sono sessantamila tra prima, seconda e terza generazione. Quelli nati in
Sardegna e ancora residenti
nel Paese dei gauchos sono
esattamente 2801. La colonia
più numerosa à quella di Tresnuraghes, subito dopo vengono Padria, Pozzomaggiore,
Mara e Bosa.
A notevole distanza seguono Nuoro, Orgosolo, Bitti e
Orune. In Sardegna le associazioni che si occupano di loro sono sette. Riassume Giovanni Marras, il giornalista-sindacalista di Meana dirigente del Craies, da oltre quarant’anni
sulla
breccia:
«Craies sta per Centro regionale assistenza immigrati ed
emigrati sardi. E nato 45 anni
fa su iniziativa della Chiesa,
all’interno della curia cagliaritana. Il suo primo presidente à stato monsignor Monni,
che poi ha rappresentato il
Vaticano in Spagna. Era un
giornalista professionista ed
ha diretto anche la Radio vaticana. Oggi il presidente à un
insegnante di Irgoli che lavora a Nuoro, Lussorio Monne.
Il Craies à stata la prima associazione che prevedeva di occuparsi anche di immigrati
quando ancora noi eravamo
un Paese in emigrazione». Le
altre sei associazioni di tutela
sono nate dopo. Sempre Marras: «Anche la Files, di ispirazione Pci, à un’associazione
datata. Poi abbiamo la Santi,
di simpatia politica socialista, le Acli che ormai sono
una vera e propria organizzazione internazionale, la Lus-
su che in questo periodo
esprime il presidente pro tempore di tutte le associazioni,
Lello Giua. Un’altra ancora si
ispira alla socialdemocrazia.
In breve, à rappresentato tutto il vecchio arco costituzionale». Talvolta cèpita che fiorisca anche l’amore. Così Pino
Loi,
dell’associazione
«Emilio Lussu», ha sposato
Ana Carolina Ladetto, di origine piemontese, conosciuta
— guarda caso — due anni fa,
proprio il 28 aprile, Die de sa
Sardigna. «Io speravo tanto
di imparare il castigliano, invece mia moglie ha fretta di
imparare l’italiano e quindi
con me non parla in spagnolo», osserva Loi tra il serio e
il faceto. «Vuol dire che dovrò attendere ancora, spero
per poco». Juan Meridda, bit-
tese di origine, in Argentina
fa il pittore. «Per una sua mostra recente a Buenos Aires
ci à stato concesso un grande
salone nell’ex hotel degli immigranti, per venti giorni», dice Cosimo Tavera. Oltre al
buon trattamento ricevuto
nel Paese d’adozione, qualcuno gli ricorda gli aiuti alimentari che l’Argentina diede all’Italia fra il 1941 e il 1947 ma
Tavera non ne vuole neppure
sentire. E replica, con il supporto dei numeri: «Complessivamente l’Italia ha dato all’Argentina ben 570mila lavoratori. Di questi, 250mila sono tornati, gli altri siamo rimasti. Gli uomini non si pagano con il grano, meno che
mai quando la loro vita lavorativa si svolge tutta nel Paese di adozione».
Sardegna
La Nuova
Continuità territoriale: domani cambiano gli scenari
«No» dei vincitori all’Alitalia
Meridiana e AirOne escludono qualsiasi mediazione
DOPO LO STOP ENAC
Ma Ryanair continua
ad accettare prenotazioni
attraverso internet
ALGHERO. Da domani dovrebbe essere sospeso il collegamento giornaliero Roma Ciampino gestito dalla Ryanair secondo quanto ha disposto l’Enac, l’Ente Nazionale Aviazione Civile che ha specifica competenza sulle
rotte commerciali nazionali. Il condizionale obbligatorio visto che a ieri sera la compagnia irlandese accettava prenotazioni sul suo sito internet.
L’Aga Khan e l’imbarco su un aereo della compagnia Meridiana a Olbia
geri che hanno già in tasca
un biglietto di Alitalia.
Nessuna trattativa con Alitalia, né oggi (primo maggio)
né nei giorni successivi.
Scrive Airone in una lettera all’Enac e alla Regione:
«Air One non è disponibile,
in alcun modo o maniera, a
concordare o tracciare intese
o soluzioni, quand’anche temporanee o meramente transitorie, diverse da quanto emerso dall’espletamento delle
procedure di gara pubblica,
ma anche espressamente vietate da norme imperative di
legge, oltreché da norme di
ordine pubblico». Poi un’accusa: «La preoccupazione di Air
One è che dietro tale comportamento vi sia la perseguita e
dichiarata volontà di Alitalia
di pregiudicare definitivamente il mantenimento degli
oneri di servizio pubblico da
e per la Sardegna».
Annunciando che tutti i vo-
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di Gianni Olandi
OLBIA. Sardegna, non Al(Italia). Domani decollerè la
nuova continuitè territoriale (dai tre aeroporti sardi per
Roma e Milano, per ora) e gli spazi per un inserimento della compagnia di bandiera si fanno sempre più ristretti. Pari a zero. Uno, perché l’Enac non vuole cambiare l’esito della gara, che ha escluso Alitalia. Due, perché ieri le due compagnie vincitrici, Meridiana e AirOne, hanno detto un secco no a trattative con Alitalia, che pronta a forzare la mano sui voli del mattino da Cagliari per Roma.
Continuità.
La nuova continuità territoriale partirà domani. I tre aeroporti sardi (Alghero, Cagliari, Olbia) saranno collegati, a
tariffe agevolate, con quelli
di Milano Linate e Roma Fiumicino (in un secondo momento ci saranno anche altre
destinazioni). A vincere la gara, indetta dall’Enac, sono stati Meridiana e AirOne. Saranno loro, quindi, a garantire
tutti i collegamenti. L’Enac
ha anche diffuso i numeri da
contattare: 199 111333 per Meridiana, 199 207080 per Airone. Alitalia non c’è (aveva le
rotte di Cagliari). Non ha presentato la domanda in tempo.
La mediazione.
A cercare una mediazione
è stato, due giorni fa, l’assessore regionale ai Trasporti
Sandro Broccia (Ds). «La recupereremo» aveva detto l’assessore riferendosi ad Alitalia. Un obbiettivo tutto politico: la gara è fatta, l’unica soluzione praticabile è quella di
mettere insieme le compagnie vincitrici e quella perdente sperando che le prime,
alla fine, cedano qualche rotta all’azienda di Stato.
Il no di Karim e Toto.
Ma, giusto ieri, le compagnie che fanno capo a Karim
Aga Khan e Carlo Toto hanno chiuso ogni possibilità di
dialogo. Con due lettere, distinte ma molto simili nei contenuti (fanno riferimento al
mercato sardo da loro coperto all’85 per cento), Meridiana e Airone hanno ribadito di
voler rispettare l’esito della
gara, di essere in grado, da domani, di garantire tutti i voli
e di voler “salvare” i passeg-
Lunedì 1º maggio 2006
li saranno garantiti, anche
Meridiana precisa che «la
continuità territoriale è legge»: «Il rispetto del nuovo
schema di continuità territoriale - è scritto in una nota ufficiale -, anche con l’uscita
dal mercato della Sardegna
verso Roma e Milano di Alitalia, Easyjet e Ryanair, comporterà la sostanziale conservazione dei diritti acquisiti,
in tema di tariffe e orari per i
residenti e i nati in Sardegna,
ovvero la possibilità, ad esempio, di continuare a prenotare i voli fino all’ultimo momento ottenendo una tariffa
fissa e garantita a prescindere dall’andamento della domanda e dell’offerta, con il
connesso numero garantito
di collegamenti aerei giornalieri».
Un no alla riapertura dei
giochi arriva, infine, anche
da Antonio Attili, “padre” della continuità, consigliere di
amministrazione dell’Enac,
neodeputato dell’Ulivo: «Per
bloccare questa continuità
territoriale, seriverebbe il decreto del ministro dei Trasporti. Credo che bisogna
aspettare il nuovo ministro, e
poi un nuovo decreto rischierebbe di allungare i tempi e
di lasciare l’isola nel caos».
Domani, proprio l’Enac ha
convocato un consiglio d’amministrazione. Lì si combatterà la battaglia in nome di
Alitalia.
Il blitz di Alitalia.
La compagnia di bandiera,
secondo alcune fonti, domani
vuole comunque fare i primi
voli da Cagliari per Roma, tutti pieni: 118 passeggeri hanno
coincidenze con voli internazionali. Sarà dunque una giornata tesissima. Per tutti. L’indomani, poi, la compagnia incontrerà i sindacati. Cgil, Cisl
e Uil lavorano per salvare i
posti di lavoro.
Prenotazioni non limitate
al 2 o 3 di maggio, ma accolte
anche per un periodo decisamente più lungo. Chi prenota al sito di Ryanair deve fornire un numero di carta di
credito e in automatico viene
prelevata dal conto la tariffa
del biglietto. Ciò significa
che se dal 2 di maggio la compagnia irlandese non potrà
più volare su Roma Ciampino in osservanza alle disposizione dell’Enac, un certo numero di passeggeri che ha
già antecipato il costo della
tratta via internet sarà costretta ad attivare laboriose
operazioni di recupero delle
somme versate. Si ha la sensazione che la compagnia irlandese faccia conto su una
possibile sospensiva del provvedimento dell’Enac dopo
una ulteriore verifica degli
aspetti giuridici che lo hanno
determinato. Va ricordato
che Ryanair vola su Ciampino ormai da circa un anno e
che tale tratta è stata attivata
dopo le autorizzazioni fornite
proprio dall’Ente del Ministero dei Trasporti. Se così non
fosse è possibile che la Compagnia abbia deciso di attivare un vero e proprio contenzioso disattendo il provvedimento. Non vi è alcun dubbio che si sta vivendo un momento piuttosto particolare e
che la normativa vigente sulla materia presenta vistose
contraddizioni che sarebbe
utile comporre in modo che
le regole non possano prestarsi a interpretazioni e che
vi sia quindi certezza di diritto, per i passeggeri, per la
compagnia interessata e per
la stessa concorrenza.
Da ricordare che il 2 di maggio il giudice della sezione
staccata di Alghero del tribunale di Sassari, Maura Nardini, nelle cui mani si trova il
ricorso presentato da AirOne contro Ryanair per i presunti aiuti di Stato che verrebbero concessi alla compagnia irlandese, ha chiesto di
conoscere il provvedimento
dell’Enac che sospende la
tratta da Ciampino e una
schermata del sito internet
della compagnia irlandese
per verificare se la stessa prosegue nell’accoglimento delle
prenotazioni.
Richiesta quest’ultima che, a
ieri, otterrebbe un riscontro
favorevole visto che Ryanair
non ha chiuso il’web delle
prenotazioni su Roma Ciampino. Va sottolineato, ma solo per ragioni di tipo statistico, che il collegamento in
questione ha prodotto dall’inizio dell’attività operativa
qualcosa come 8 mila passeggeri circa al mese. Una quota
di utenza che, viste le dimensioni, non è stata sottratta ai
volumi di traffico di AirOne.
Domani si riunisce il consiglio di amministrazione dell’Enac per esaminare la questione Alitalia esclusa dalla
gara per l’aggiudicazione delle tratte della continuità territoriale per un errore formale. E’ quindi possibile che nel
corso della stessa riunione
che sarà prsieduta dal presidente professor Vito Riggio,
venga affrontata anche la
questione Ryanair-Ciampino. Comunque vada i ricorsi
sono dietro l’angolo.
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