La Nuova Lunedì 1º maggio 2006 M ichel Poulain, il demografo che arriva da Louvain in Belgio e che in tutto il mondo studia i centenari, non ha un solo dubbio: «Villagrande è il paese dove la longevità degli uomini è la più alta al mondo». E spiega: «Dopo il 1947 i centenari di questo villaggio dell’alta Ogliastra sono stati ventidue di cui quattro ancora viventi». I loro nomi? Basta rivolgersi all’anagrafe comunale: Angelina Scudu che ha compiuto 102 anni lo scorso dicembre e abita ancora nella casa dov’era nata, a Santu Iacu. E poi c’è nonna Barbara Mossudu, 101 anni, quartiere di Filicorìa. E ancora una coppia, marito e moglie, Giuseppe Murino ed Efisia Serreli, lui compirà cent’anni lunedì 8 maggio, lei ha già festeggiato i 101 nella casa della frazione di Villanova Strisaili, quella del lago del Flumendosa, quella da dove si ammira il torrione di calcare di Perda Liana, alle falde del Gennargentu con la croce di Punta La Marmora. Dice il professor Poulain, giovane di 58 anni, nato in un paesino di nome Sart-Eustacke che sta a cinque chilometri da Charleroi, la città bagnata dal Sambre: «A Villagrande va assegnato d’ufficio il Guinnes della longevità. Per i maschi è più elevata di quanto registriamo nel Tibet, nell’isola giapponese di Okinawa, siamo di fronte a un fatto eccezionale. Ne ho parlato nella rivista specializzata Experimental Gerentology». E perché qui si vive più a lungo? «Non lo so, è una ricerca che devono fare anche i medici, forse i genetisti ogliastrini del Dna ci saranno d’aiuto, ma ci dovranno studiare antropologi e sociologi. Certo è che questo è un paradiso fra monti e mare, fra laghi e fiumi. Anche il mio paese è bagnato da un corso d’acqua come il Flumendosa, ma da noi di centenari non ce ne sono proprio, beati voi». E dà una notizia, finora inedita: il primo centenario di Villagrande, a partire dai primi decenni del 1600, è stato un ex pastore di pecore e mucche, al secolo Antonio Francesco Pasquale Orrù, noto come “ziu Farìgu”, nato nel 1847 e morto proprio nel 1947. Il boom a partire dall’immediato dopoguerra: ventidue centenari, come si è detto, per certificare un primato internazionale. I l professore belga non lavora da solo. È in contatto con l’Università di Sassari e collabora col team guidato da Luca Deiana,Giovanni Maria Pes e Ciriaco Carru. E poi c’è un’altra ricercatrice in condominio fra l’Università di Cagliari (facoltà di Scienze politiche, sezione Statistica) e l’ateneo di Louvain. È Luisa Salaris, 26 anni, nata a Terralba, diploma in un Istituto tecnico di Oristano, con Intercultura aveva trascorso alcuni mesi a Klimosk, 48 chilometri da Mosca, e così questa giovanissima ricercatrice parla benissimo tre lingue (russo, francese e inglese), studia il tedesco e vuol «imparare bene il cinese, la lingua del futuro». Si era laureata (110 e lode) con una tesi sui centenari, subito dopo un master in “Studi sulle popolazioni” all’università di Groningen in Olanda. E adesso eccola qui, fare la pendolare fra Belgio e Italia, tra viale Fra Ignazio a Cagliari dove collabora con la professoressa Anna Maria Gatti e le case di Villagrande e di Villanova, a spulciare documenti non solo negli uffici comunali ma negli archivi parrocchiali e diocesani. Sono state la Gatti e la Salaris a pubblicare (settembre 2004) un quaderno del Dres (Dipartimento di ricerche economiche e sociali, coordinatore scientifico Giuseppe Puggioni) dal titolo: “Grandi vecchi in Sardegna tra Ottocento e Duemila. La longevità attraverso i censimenti della popolazione”. Un documento scientifico che esalta anche le ricerche fatte dallo studio epidemiologico (Akea) dell’Università di Sassari guidate da Luca Deiana e altri ricercatori (“The Sardinia study of estreme longevity” e, con Rossella Lorenzi, “Secret of Long Life Found). Studi che in un primo tempo segnalavano “la popolazione sarda come quella a più alto tasso di longevità fra le popolazioni studiate. Tale asserzione si basava sul fat- Dati e statistiche sono stati diffusi durante un convegno chiuso da un intervento del demografo Poulain Dopo il 1947 i centenari del centro ogliastrino sono stati ventidue quattro di loro sono ancora viventi Gli uomini più longevi? Sono a Villagrande Strisaili Il demografo belga dell’ateneo di Louvain Michel Poulain con Luisa Salaris, ricercatrice di scienze politiche a Cagliari e Louvain to che erano stati rintracciati nell’isola 222 centenari, numero che — rapportato a quello dei censiti in Sardegna nel 1991 — forniva un tasso di 13,56 centenari per centomila abitanti con un massimo nella provincia di Nuoro (24.35) e un minimo in quella di Cagliari (9.71)”. Poi il primato isolano perde smalto e si legge: «Secondo gli ultimi tre censimenti della popolazione i tassi di longevità dei sardi sembrano alquanto ridimensionarsi, risultando pari a 4.3; 7.8 e 11.5 centenari per centomila abitanti rispettivamente nel 1981, nel 1991 e nel 2001. Secondo quest’ultimo censimento il tasso regionale non si discosta da quello nazionale, 11.1. Mentre il tasso registrato nella provincia di Nuoro- 18.5 — pur essendo il più elevato delle altre province risulta alquanto inferiore a quello citato prima, cioè 24.35”. Se queste sono statistiche che interessano non poco gli studiosi di tutto il mondo, resta accertato comunque che il regno mondiale dei centena- Rossana Rubiu, il sindaco Gabriele Bassoccu e Maria Lepori Angelica Scudu Barbara Mossudu utto è avvenuto nel salone parrocchiale di don Franco Serrau, lo stesso che nei giorni tragici dell’alluvione della sera del 6 dicembre 2004, era diventato il quartier generale della Protezione civile e dei soccorsi coordinati da una pattuglia intrepida dei vigili del fuoco di tutta l’Isola. Questa volta si è parlato invece di scienza della vita, di Dna e di marcatori genetici, di biodemografia e di «compressione della morbilità nei vecchi». Un’altra ricercatrice dell’Università di Cagliari, Rossana Rubiu, villagrandese doc, ha spiegato le ragioni di queste indagini su «Memoria e identità» volute dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gabriele Basoccu e finanziata dalla Regione sarda. Il tutto è stato inserito in un contesto più generale con un’altra docente universitaria salita in cattedra, Maria Lepori, che insegna Storia moderna a Cagliari e che ha approfondito i suoi studi sulla Sardegna con la pubblicazione del libro Giuseppe Cossu e il riformismo settecentesco e — più recentemente — Dalla Spagna ai Savoia, Ceti e corona nella Sardegna del Settecento. E così la microstoria ogliastrina è stata letta con le vicende di Beraudo di Pralorno e del Bogino, delle famiglia Zapata e Zatrillas, dei Todde e dei Simon, del marchese di Quirra e di Manca Guiso marchese d’Albis, delle popolazioni rurali in tumulto e della duplice sconfitta del dispotismo regio e di quello feudale. Più «locale» è stato Carlo Pillai, ex dirigente dell’Archivio di Stato di Cagliari, oggi presidente del «Centro sardo di studi genealogici e di Storia locale» (rigorosamente scritto in sardo). Il dottor Pillai, tra i conoscitori più profondi delle piccole e grandi storie di città e villaggi, ha dispensato le «fonti per la storia di Villagrande e Villanova Strisaili» con le «prime risultanze relative al periodo sabaudo». In sala attenzione massima da parte di anziani e giovani perché Pillai ha ricordato- con dati certi — i dissidi col vicino Comune di Fonni per la contesa dei pascoli di Monte Novu, per la delimitazione dei confini con Desulo e Arzana, ha ricordato processi, omicidi, rivolte sociali contro gli esattori di tasse, il peregrinare dei pastori verso le Peppinu Murinu Fisia Ferreli ri è proprio Villagrande, paese della nuova ribollente Provincia dell’Ogliastra. Un paese che segue con metodo queste indagini e che nelle scorse settimane ha dedicato al «tema-centenari» un convegno scientifico concluso proprio con l’intervento del professor Poulain che, non appena ha assegnato il Guinnes della «quasi immortalità» è stato travolto da un applauso frenetico. T 5 zone a mare di Castiadas e di Villaputzu, le loro transumanze invernali verso la distesa immensa del Planu Alùssera fra il monte Cardìga e Perdasdefogu. Vicende che Pillai inserirà in una pubblicazione che verrà donata al Comune. Attentissimo a questi racconti il demografo belga Poulain e la sua assesistente Luisa Salaris. È dopo questo excursus storico che si è passati al tema forte del giorno: quella della longevità. Alla quale è stato dedicato il “Calendariu de Iddamanna 2006” sul quale campeggia una foto di anziani, uomini e donne, scattata nei primi anni del secolo scorso da un fotografo francese e conservate dal “Sociu Amistade” di via Deffenu di Villagrande.C’è una poesia in limba di Antonello Cannas che racconta di un paese che ha sempre avuto molti anziani (“sa idda nostra de gente anziana numeru mannu ‘nd’a sempre contau”) e ricorda la prima pluricentenaria Damiana Sette morta a 110 anni (“su primu postu aur godangiau candu aus tentu a thia Damiana”). Nel retrocalendario 19 ritratti del club dei grandi vecchi e delle grandi vecchie. Con Pasquale Orrù morto a 102 anni di età, e po — al centro — zia Damiana, e ancora Giovanni Antonio Angelo Melis (101), Carolina Domenica Luigia Demurtas (102), Maria Pasqua Mulas (103), Antonio Orrù (103), Maria Leonarda Mulas (cento), Maria Sebastiana Comida (107), Tomaso Salvatore Giacomo Brundu (cento), cento anche per Atonia Maria Lucia Stochino, e 104 per Giovanni Tomaso Agostino Bidotti. Ecco la foro sorridente di Maria Pasqua Grabrielina (103) con Luciano Domenico Antonio Casari (101), Fortunato Floreddu (101), cent’anni per Gabriele Paolo Conigiu, e 101 per Maria Barbara Antonica Lai e altri cent’anni per Serafina Maria Buttau, Francesco Staffa e Sebastiano Striccialu. E poi trovate gli ingradimenti, con le foto prese dagli archivi casa per casa e che potrebbero disegnare una storia della moda locale: zia Damiana detta «Tomiana» ha tra le mani un fuso di lana e un fazzoletto in testa retto da una catenella in argento. P eppino Murino sembra un patriarca, la moglie «Fisia» indossa una camicia bianca che lascia trasparire una canottiere ricamata, Barbara Mossudu ha le mani conserte e una catenina d’oro al centro del petto, Angelica Scudu si mostra sorpresa davanti al fotografo. Altre immagini del secolo scorso con uomini nel costume classico, barbe fluenti e berritte, donne con bottoni in oro e argento. E perché non restare ammirati davanti a Sebastiano Striccialu noto «Cacciòla» con la moglie Elisa Boe, lui poggiato su un bastone di olivastro e lei ornata di gioielli in filigrana? E il sorriso di Angelicu Mele, noto «Cuccumeo», seduto su una panca in legno? È come se fosse festa in ogni casa, candeline in ogni rione, col sindaco che va a portare gli auguri della popolazione, il parroco che porta la comunione, stuoli di nipotini e nipotini. E tutti ancora a chiedersi il segreto della longevità. C’è chi dice che «è la nostra acqua che ci fa campare a lungo», chi ne approfitta per sponsorizzare carni di manzo e di maiale fra le più saporite, e perché tralasciare il prosciutto dei maiali del Gennargentu dove cresce il timo e il serpillo? Per altri il miracolo lo fa sua maestà la capra, questo splendido, elegante, saltellante animale che regala uno dei latti più digeribili al mondo. Nei bar davanti al Comune c’è un vecchio novantenne che di cognome fa Demurtas e di nome Antonio e dice, in perfetto italiano: «Ho fatto il pastore per una vita e quindi ho fatto grandi camminate in campagna, saltando fiumi e scavalcando muri e rocce. Ho un nipote medico che ordina ai suoi pazienti grassi di fare trekking. Io l’ho fatto senza consiglio medico e sto bene. E ancora faccio lunghe camminate, il passo è più lento ma i muscoli rispondono bene. Merito del latte di capra, dell’acqua e delle corse per riportare all’ovile le pecore smarrite. Non siete convinti? Chiedetelo ai professori». Sardegna La Nuova D a sette anni non rientravano in Sardegna. I nostri emigrati in Argentina sono tornati quest’anno per «Sa Die». Da Cagliari vanno in giro per l’isola e faranno tappa a Tresnuraghes, il paese dei desaparecidos. Li incontriamo a Tuili, durante una visita all’insediamento turistico «Sardegna in miniatura» che li ospita per una conferenza sulla rivolta antipiemontese di duecentododici anni fa, il 28 aprile 1794. Sono una trentina e vengono da Buenos Aires, Cordoba, Tucumèn, La Plata, Mar del Plata, Moreno, Puntalta, Rosario, Tandil. La loro etè abbraccia oltre mezzo secolo. Dagli ottantacinque anni di Josefina Pittau — originaria di Carloforte che vive a Puntalta — ai ventinove di Eric David Martin, radici nuoresi, cittadino di Buenos Aires. Li guida Cosimo Tavera di Ittiri, maestro e dominus dell’emigrazione sarda in Argentina, per molti anni presidente del circolo «Sardi Uniti» di Buenos Aires. Tavera à il più famoso fra i sardo-argentini, la sua à una storia esemplare per spirito di iniziativa e disponibilitè al sacrificio. Oltre a queste doti, il signor Cosimo ha anche il dono naturale dell’eloquenza. «Da Ittiri sono partito cinquantasette anni fa, nel marzo del 1949, con un’impresa di costruzioni italiana, la Casiraghi-Gasperini», inizia a raccontare. «Con me hanno lasciato il paese natale Giovanni Delogu, Francesco Coradduzza, Luigi Cau, Gaetano Cau, Gavino Desole, Giovanni Marras, Salvatore Tavera, Ambrogio Demartis e Salvatore Manca, più noto con il soprannome di Macatzìntzula. Lo dico perché così, leggendolo, a Ittiri lo potranno ricordare meglio. Eravamo in undici: tutti muratori, fraigamuros. C’era anche Lorenzo Dettori, che aveva sofferto nove anni di prigionia durante la seconda guerra mondiale». Qui Tavera cambia tono e la sua voce diventa grave, nel ricordo dell’amico: «Un ragazzo d’oro — dice — che purtroppo à morto prima del tempo. La vita à così: a volte ti sorride, a volte ti tratta con ferocia». Per due anni il giovane Cosimo deve lavorare per pagarsi il viaggio che gli era stato anticipato dall’impresa. Poi si mette in proprio, sempre nell’edilizia. Ricorda. «Ho fatto molti lavori, ho anche avuto l’occasione di prendere un appalto da un’impresa tedesca che stava costruendo una diga. Avevo soltanto venticinque anni ma ero giè un muratore completo. Se non lo fossi stato l’impresa non mi avrebbe pagato il viaggio. Da manovale il mio percorso sarebbe risultato molto più difficile». Dè lavoro a molti sardi e li esorta a migliorarsi. «Quando hanno iniziato a lavorare con me — rievoca — dicevo sempre a ciascuno di loro, tra quelli che non avevano ancora appreso bene il mestiere: tu ogni notte quando vai a dormire devi pensare di imparare sempre di più. I sardi sono lavoratori onesti ed hanno fatto bella figura dovunque, in Argentina: nessuno di loro à mai stato denunciato». Dopo qualche anno apre una fabbrica di insaccati. «Uno dei miei compagni veniva da Mores, Tonino Demartis, mentre Gavino Porcheddu era di Portotorres. Entrambi avevano giè fatto esperienza in un’industria piemontese di salumi ma la loro fabbrica aveva chiuso i battenti e questi ragazzi erano venuti a lavorare con me nell’edilizia ma ogni giorno mi dicevano: perché non ci mettiamo a produrre insaccati? Io non avevo alcuna esperienza, non avevo mai visto un Lunedì 1º maggio 2006 6 Sopra, Giovanni Marras e Cosimo Tavera A destra, un gruppo di sardi emigrati in Argentina durante la visita a Tuili IL SILENZIO LA PAROLA di Paolo Pillonca Spirito di sacrificio e impegno Eccoli i sardi d’Argentina Partiti alla fine degli anni Quaranta hanno guadagnato fama e rispetto lavorando con impegno e onestà senza mai tagliare le radici Quest’anno sono tornati per Sa die prosciutto. E la veritè. Allora ad uno di loro ho detto: fammene vedere uno, così ti posso dire se va o non va. Lui mi ha portato a visitare una fabbrica di insaccati. L’ho vista e gli ho detto: à una scommessa fattibile. Così abbiamo costituito una societè anonima». Correva l’anno 1958, Tavera aveva trentaquattro anni e per produrre salumi di qualitè la carne era buona e abbondante (”grascias a Deu”, dice oggi). Così andava di buona lena e la fortuna gli tendeva una mano. «Bi cheret semper, sa bona sorte, abbiamo sempre necessitè di fortuna. Quella societè à ancora attiva», osserva orgogliosamente. «Pensa che siamo arrivati ad avere settanta operai. Oggi la dirigono i miei figli. Produciamo prosciutti crudi, prosciutti cotti, capocollo, spalla e altre prelibatezze. Sa peta no nos mancat, abbiamo carne in abbondanza». Il suo tempo più buio in Argentina à quello torbido dei generali, il decennio che va dal 1970 al 1980. Lui lo racconta così: «Ero presidente del circolo “Sardi Uniti” di Buenos Aires. Quello à stato sicuramente il periodo più oscuro: una persecuzione terribile, occorreva stare lontani da qualunque tipo di impegno politico e sindacale, vivevamo nella paura quotidiana e pensavamo che quel dramma non finisse mai. Abbiamo perso due ragazzi di Tresnuraghes, Mastino e Marras. Marras non aveva nulla da spartire con la lotta politica, quando fu ucciso correva con una bambina di tre anni in braccio, la polizia credeva di avere di fronte un guerrigliero e l’ha fatto fuori con una raffica di mitraglia. Marras era una bavissima persona. Come Mastino, del resto, entrambi di buona famiglia. Ma Mastino era un sindacalista e la polizia aveva almeno una scusa per ricercarlo, un’achà Sopra, Anna Carlina Ladetto A destra, Cosimo Tavera come diciamo noi ad Ittiri. Marras, invece, non aveva veramente nulla a che vedere con l’opposizione al governo dei militari». Vent’anni di tranquillitè, prima della gravissima crisi economica scoppiata nel 2001. — Cosa è accaduto di preciso cinque anni fa, signor Cosimo? «È successo che gli argentini una notte sono andati a letto ricchi e si sono risvegliati poveri», risponde Tavera. «Tutto in una nottata, dal primo buio all’alba. La mattina gli argentini hanno acceso la radio e si sono accorti di essere poveri, il governo si era impadronito di tutti i soldi depositati nelle casse di risparmio e nei conti correnti bancari. Chi possedeva, poniamo, cinquantamila dollari per comprarsi la macchina o i mobili di casa, da un giorno all’altro ha perso tutto e di questi soldi, dopo tre anni e mezzo, ne ha potuto rivedere appena un terzo». — Come procede la riemersione dal fondo? «Adesso la situazione economica migliora, lo Stato ha un’entrata fiscale alta, il prodotto interno lordo à buono, otto-nove punti», spiega Cosimo Tavera. «Ma per chi si à trovato senza lavoro in centinaia di imprese la situazione à ancora pessima. Pensa che l’ente petrolifero argentino aveva 84mila dipendenti: di questi, più di cinquantamila si sono ritrovati di punto in bianco sulla strada». — Per questo ancora la cronaca registra aggressioni e rapine e ci vorrù molto tempo prima che l’ordine pubblico torni alla normalitù. Che previsioni fa Tavera? «L’Argentina ha grandi risorse, si riprenderè sicuramente ma passeranno molti anni perché il colpo subìto à di quelli terribili. Temo che ci vorrè un ventennio. La laurea non serve più neanche in Argentina. I miei figli sono entrambi laureati ma non hanno mai fatto nulla che riguardasse i loro studi. Invece i mestieri di una volta sono spariti: non c’à un falegname, un idraulico, un muratore». L’autunno del grande patriarca venuto da Ittiri si tinge di nuvole scure. Nello stato sudamericano gli isolani emigrati sono sessantamila divisi fra prima, seconda e terza generazione Il viaggio dal Gennargentu alle Ande I paesi d’origine sono Tresnuraghes, Padria, Pozzomaggiore, Mara e Bosa TUILI. Oggi i sardi emigrati in Argentina sono sessantamila tra prima, seconda e terza generazione. Quelli nati in Sardegna e ancora residenti nel Paese dei gauchos sono esattamente 2801. La colonia più numerosa à quella di Tresnuraghes, subito dopo vengono Padria, Pozzomaggiore, Mara e Bosa. A notevole distanza seguono Nuoro, Orgosolo, Bitti e Orune. In Sardegna le associazioni che si occupano di loro sono sette. Riassume Giovanni Marras, il giornalista-sindacalista di Meana dirigente del Craies, da oltre quarant’anni sulla breccia: «Craies sta per Centro regionale assistenza immigrati ed emigrati sardi. E nato 45 anni fa su iniziativa della Chiesa, all’interno della curia cagliaritana. Il suo primo presidente à stato monsignor Monni, che poi ha rappresentato il Vaticano in Spagna. Era un giornalista professionista ed ha diretto anche la Radio vaticana. Oggi il presidente à un insegnante di Irgoli che lavora a Nuoro, Lussorio Monne. Il Craies à stata la prima associazione che prevedeva di occuparsi anche di immigrati quando ancora noi eravamo un Paese in emigrazione». Le altre sei associazioni di tutela sono nate dopo. Sempre Marras: «Anche la Files, di ispirazione Pci, à un’associazione datata. Poi abbiamo la Santi, di simpatia politica socialista, le Acli che ormai sono una vera e propria organizzazione internazionale, la Lus- su che in questo periodo esprime il presidente pro tempore di tutte le associazioni, Lello Giua. Un’altra ancora si ispira alla socialdemocrazia. In breve, à rappresentato tutto il vecchio arco costituzionale». Talvolta cèpita che fiorisca anche l’amore. Così Pino Loi, dell’associazione «Emilio Lussu», ha sposato Ana Carolina Ladetto, di origine piemontese, conosciuta — guarda caso — due anni fa, proprio il 28 aprile, Die de sa Sardigna. «Io speravo tanto di imparare il castigliano, invece mia moglie ha fretta di imparare l’italiano e quindi con me non parla in spagnolo», osserva Loi tra il serio e il faceto. «Vuol dire che dovrò attendere ancora, spero per poco». Juan Meridda, bit- tese di origine, in Argentina fa il pittore. «Per una sua mostra recente a Buenos Aires ci à stato concesso un grande salone nell’ex hotel degli immigranti, per venti giorni», dice Cosimo Tavera. Oltre al buon trattamento ricevuto nel Paese d’adozione, qualcuno gli ricorda gli aiuti alimentari che l’Argentina diede all’Italia fra il 1941 e il 1947 ma Tavera non ne vuole neppure sentire. E replica, con il supporto dei numeri: «Complessivamente l’Italia ha dato all’Argentina ben 570mila lavoratori. Di questi, 250mila sono tornati, gli altri siamo rimasti. Gli uomini non si pagano con il grano, meno che mai quando la loro vita lavorativa si svolge tutta nel Paese di adozione». Sardegna La Nuova Continuità territoriale: domani cambiano gli scenari «No» dei vincitori all’Alitalia Meridiana e AirOne escludono qualsiasi mediazione DOPO LO STOP ENAC Ma Ryanair continua ad accettare prenotazioni attraverso internet ALGHERO. Da domani dovrebbe essere sospeso il collegamento giornaliero Roma Ciampino gestito dalla Ryanair secondo quanto ha disposto l’Enac, l’Ente Nazionale Aviazione Civile che ha specifica competenza sulle rotte commerciali nazionali. Il condizionale obbligatorio visto che a ieri sera la compagnia irlandese accettava prenotazioni sul suo sito internet. L’Aga Khan e l’imbarco su un aereo della compagnia Meridiana a Olbia geri che hanno già in tasca un biglietto di Alitalia. Nessuna trattativa con Alitalia, né oggi (primo maggio) né nei giorni successivi. Scrive Airone in una lettera all’Enac e alla Regione: «Air One non è disponibile, in alcun modo o maniera, a concordare o tracciare intese o soluzioni, quand’anche temporanee o meramente transitorie, diverse da quanto emerso dall’espletamento delle procedure di gara pubblica, ma anche espressamente vietate da norme imperative di legge, oltreché da norme di ordine pubblico». Poi un’accusa: «La preoccupazione di Air One è che dietro tale comportamento vi sia la perseguita e dichiarata volontà di Alitalia di pregiudicare definitivamente il mantenimento degli oneri di servizio pubblico da e per la Sardegna». Annunciando che tutti i vo- 7 di Gianni Olandi OLBIA. Sardegna, non Al(Italia). Domani decollerè la nuova continuitè territoriale (dai tre aeroporti sardi per Roma e Milano, per ora) e gli spazi per un inserimento della compagnia di bandiera si fanno sempre più ristretti. Pari a zero. Uno, perché l’Enac non vuole cambiare l’esito della gara, che ha escluso Alitalia. Due, perché ieri le due compagnie vincitrici, Meridiana e AirOne, hanno detto un secco no a trattative con Alitalia, che pronta a forzare la mano sui voli del mattino da Cagliari per Roma. Continuità. La nuova continuità territoriale partirà domani. I tre aeroporti sardi (Alghero, Cagliari, Olbia) saranno collegati, a tariffe agevolate, con quelli di Milano Linate e Roma Fiumicino (in un secondo momento ci saranno anche altre destinazioni). A vincere la gara, indetta dall’Enac, sono stati Meridiana e AirOne. Saranno loro, quindi, a garantire tutti i collegamenti. L’Enac ha anche diffuso i numeri da contattare: 199 111333 per Meridiana, 199 207080 per Airone. Alitalia non c’è (aveva le rotte di Cagliari). Non ha presentato la domanda in tempo. La mediazione. A cercare una mediazione è stato, due giorni fa, l’assessore regionale ai Trasporti Sandro Broccia (Ds). «La recupereremo» aveva detto l’assessore riferendosi ad Alitalia. Un obbiettivo tutto politico: la gara è fatta, l’unica soluzione praticabile è quella di mettere insieme le compagnie vincitrici e quella perdente sperando che le prime, alla fine, cedano qualche rotta all’azienda di Stato. Il no di Karim e Toto. Ma, giusto ieri, le compagnie che fanno capo a Karim Aga Khan e Carlo Toto hanno chiuso ogni possibilità di dialogo. Con due lettere, distinte ma molto simili nei contenuti (fanno riferimento al mercato sardo da loro coperto all’85 per cento), Meridiana e Airone hanno ribadito di voler rispettare l’esito della gara, di essere in grado, da domani, di garantire tutti i voli e di voler “salvare” i passeg- Lunedì 1º maggio 2006 li saranno garantiti, anche Meridiana precisa che «la continuità territoriale è legge»: «Il rispetto del nuovo schema di continuità territoriale - è scritto in una nota ufficiale -, anche con l’uscita dal mercato della Sardegna verso Roma e Milano di Alitalia, Easyjet e Ryanair, comporterà la sostanziale conservazione dei diritti acquisiti, in tema di tariffe e orari per i residenti e i nati in Sardegna, ovvero la possibilità, ad esempio, di continuare a prenotare i voli fino all’ultimo momento ottenendo una tariffa fissa e garantita a prescindere dall’andamento della domanda e dell’offerta, con il connesso numero garantito di collegamenti aerei giornalieri». Un no alla riapertura dei giochi arriva, infine, anche da Antonio Attili, “padre” della continuità, consigliere di amministrazione dell’Enac, neodeputato dell’Ulivo: «Per bloccare questa continuità territoriale, seriverebbe il decreto del ministro dei Trasporti. Credo che bisogna aspettare il nuovo ministro, e poi un nuovo decreto rischierebbe di allungare i tempi e di lasciare l’isola nel caos». Domani, proprio l’Enac ha convocato un consiglio d’amministrazione. Lì si combatterà la battaglia in nome di Alitalia. Il blitz di Alitalia. La compagnia di bandiera, secondo alcune fonti, domani vuole comunque fare i primi voli da Cagliari per Roma, tutti pieni: 118 passeggeri hanno coincidenze con voli internazionali. Sarà dunque una giornata tesissima. Per tutti. L’indomani, poi, la compagnia incontrerà i sindacati. Cgil, Cisl e Uil lavorano per salvare i posti di lavoro. Prenotazioni non limitate al 2 o 3 di maggio, ma accolte anche per un periodo decisamente più lungo. Chi prenota al sito di Ryanair deve fornire un numero di carta di credito e in automatico viene prelevata dal conto la tariffa del biglietto. Ciò significa che se dal 2 di maggio la compagnia irlandese non potrà più volare su Roma Ciampino in osservanza alle disposizione dell’Enac, un certo numero di passeggeri che ha già antecipato il costo della tratta via internet sarà costretta ad attivare laboriose operazioni di recupero delle somme versate. Si ha la sensazione che la compagnia irlandese faccia conto su una possibile sospensiva del provvedimento dell’Enac dopo una ulteriore verifica degli aspetti giuridici che lo hanno determinato. Va ricordato che Ryanair vola su Ciampino ormai da circa un anno e che tale tratta è stata attivata dopo le autorizzazioni fornite proprio dall’Ente del Ministero dei Trasporti. Se così non fosse è possibile che la Compagnia abbia deciso di attivare un vero e proprio contenzioso disattendo il provvedimento. Non vi è alcun dubbio che si sta vivendo un momento piuttosto particolare e che la normativa vigente sulla materia presenta vistose contraddizioni che sarebbe utile comporre in modo che le regole non possano prestarsi a interpretazioni e che vi sia quindi certezza di diritto, per i passeggeri, per la compagnia interessata e per la stessa concorrenza. Da ricordare che il 2 di maggio il giudice della sezione staccata di Alghero del tribunale di Sassari, Maura Nardini, nelle cui mani si trova il ricorso presentato da AirOne contro Ryanair per i presunti aiuti di Stato che verrebbero concessi alla compagnia irlandese, ha chiesto di conoscere il provvedimento dell’Enac che sospende la tratta da Ciampino e una schermata del sito internet della compagnia irlandese per verificare se la stessa prosegue nell’accoglimento delle prenotazioni. Richiesta quest’ultima che, a ieri, otterrebbe un riscontro favorevole visto che Ryanair non ha chiuso il’web delle prenotazioni su Roma Ciampino. Va sottolineato, ma solo per ragioni di tipo statistico, che il collegamento in questione ha prodotto dall’inizio dell’attività operativa qualcosa come 8 mila passeggeri circa al mese. Una quota di utenza che, viste le dimensioni, non è stata sottratta ai volumi di traffico di AirOne. Domani si riunisce il consiglio di amministrazione dell’Enac per esaminare la questione Alitalia esclusa dalla gara per l’aggiudicazione delle tratte della continuità territoriale per un errore formale. E’ quindi possibile che nel corso della stessa riunione che sarà prsieduta dal presidente professor Vito Riggio, venga affrontata anche la questione Ryanair-Ciampino. Comunque vada i ricorsi sono dietro l’angolo.