IPSSCT “E. Lombardini”di Abbiategrasso
L'UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia) è
la principale organizzazione mondiale per la tutela dei
diritti e delle condizioni di vita dell'infanzia e
dell'adolescenza.
2.
1.
9.
8.
COSA FACCIAMO
3.
CHI SIAMO
COSA FACCIAMO
NEL MONDO
4. DIRITTI
DELL’INFANZIA
BAMBINI
SRI LANKA
5.
7.
TSUNAMI
6.
EMERGENZE
CONVENZIONE
Fondato nel 1946 su decisione
dell'Assemblea Generale
dell'ONU, l'UNICEF opera
attualmente in 155 Paesi in via
di sviluppo attraverso 126
uffici permanenti sul campo
(Country Offices) e in 37 Paesi
economicamente avanzati
tramite una rete di Comitati
Nazionali.
La missione dell'UNICEF è di mobilitare in
tutto il mondo risorse, consenso e
impegno al fine di contribuire
al soddisfacimento dei bisogni di base e
delle opportunità di vita di ogni bambino,
ragazzo e adolescente.
L'UNICEF esplica la propria azione attraverso programmi e progetti di sviluppo
umano concordati e realizzati, in ogni paese, assieme alle istituzioni pubbliche e
alle organizzazioni e associazioni locali, nel totale rispetto delle diversità
culturali e con particolare favore per coloro che sono svantaggiati per ragioni
legate al sesso, alla condizione sociale, all'appartenenza etnica o religiosa.
L'UNICEF è la principale organizzazione mondiale per la difesa dei diritti e
delle condizioni di vita dell'infanzia e dell'adolescenza in tutto il mondo.
Per realizzare questi obiettivi l'UNICEF realizza in 155 Paesi in via di sviluppo
programmi di sviluppo a lungo termine, intervenendo nei settori più
importanti per la vita del bambino: la salute materno-infantile, la nutrizione,
l'istruzione, la protezione da abusi e sfruttamento, la prevenzione
dell'HIV/AIDS.
Ma l'UNICEF non si limita a questo. Per assicurare massima efficacia e durata
ai risultati concreti ottenuti con l'intervento diretto, l'UNICEF conduce una
continua azione di stimolo e supporto ai governi e alle istituzioni pubbliche
dei Paesi in cui opera, promuovendo l'adozione di politiche sociali più attente
ai bisogni dell'infanzia e dell'adolescenza e offrendo a tal fine un prezioso
sostegno tecnico, finanziario e gestionale.
In 155 Paesi dell’Asia, Africa, America Latina, Europa orientale e Oceania, l'UNICEF è
attivo con programmi di sviluppo umano e sostenibile a lungo termine, realizzati grazie
a una rete di uffici permanenti sul campo.
Alle tradizionali aree di intervento presenti nell'azione dell'UNICEF sin dagli anni '50
(lotta alle malattie infantili epidemiche, salute materno-infantile, vaccinazioni,
nutrizione) si sono progressivamente affiancati programmi di sviluppo socio-sanitario
sempre più integrati fra loro, nel quadro di una strategia fondata sui diritti e non più
esclusivamente sui bisogni del bambino.
Oggi l'UNICEF interviene in tutte le fasi del ciclo di vita del bambino e dell'adolescente
(da 0 a 18 anni), operando nei più diversi settori: dalla promozione dell'allattamento al
seno alla salute riproduttiva della donna, dalla protezione dei diritti all'istruzione, dalla
lotta all'HIV/AIDS al microcredito.
Diritti dell’infanzia
Convenzione
Missione
Tutti i bambini sono titolari
degli stessi diritti, ma per
molti di essi la negazione dei
diritti è la vera norma di vita.
Il rispetto dei diritti di ogni
bambino, solennemente
sancito dalla Convenzione
internazionale sui diritti
dell'infanzia (1989), è la base
irrinunciabile di ogni
intervento dell'UNICEF volto
a migliorare le condizioni di
vita e di sviluppo dell'infanzia
e dell'adolescenza nel mondo.
La Convenzione sui diritti dell'infanzia rappresenta lo
strumento normativo internazionale più importante e
completo in materia di promozione e tutela dei diritti
dell'infanzia.
Contempla l'intera gamma dei diritti e delle libertà attribuiti
anche agli adulti (diritti civili, politici, sociali,
economici, culturali).
Costituisce uno strumento giuridico vincolante per gli Stati
che la ratificano, oltre ad offrire un quadro di riferimento
organico nel quale collocare tutti gli sforzi compiuti in
cinquant'anni a difesa dei diritti dei bambini.
La Convenzione è stata approvata dall'Assemblea Generale
delle Nazioni Unite il 20 novembre del 1989 a New York
ed è entrata in vigore il 2 settembre 1990.
L'Italia ha ratificato la Convenzione il 27 maggio
1991 con la legge n.176 e a tutt'oggi 192 Stati, un
numero addirittura superiore a quello degli Stati membri
dell'ONU, sono parte della Convenzione.
I principi fondanti della Convenzione diritto alla sopravvivenza, ascolto, non
discriminazione, superiore interesse
del bambino - e quelli più generali della
tutela dei diritti umani - universalità,
indivisibilità e interdipendenza dei
diritti dell'individuo - ispirano l'intero
approccio dell'UNICEF.
Oggi è lecito affermare che i
programmi di cooperazione promossi
dall'UNICEF hanno come ultima finalità
la piena affermazione dei diritti dei
bambini e delle donne, e non soltanto
la realizzazione di progetti di sviluppo.
L'UNICEF è anche l'unica
organizzazione esplicitamente citata
nel testo della Convenzione (art. 45),
dove al Fondo delle Nazioni Unite per
l'infanzia viene attribuito un ruolo di
protagonista nel monitoraggio
dell'applicazione dei diritti dei bambini
da parte degli Stati.
Guerre, conflitti non dichiarati,
terremoti, epidemie, siccità... in
molte parti del mondo, emergenze
naturali e disastri provocati dall'uomo
continuano a colpire le popolazioni
più indifese e, primi fra tutti, i
bambini.
L'UNICEF interviene nelle prime fasi di
una crisi umanitaria con aiuti di
primo soccorso (alimenti per
l'infanzia, tende, attrezzature per la
sopravvivenza, medicinali) e con
team di specialisti locali e
internazionali.
Uno tsunami è una serie di onde che
hanno origine da un terremoto,
terremoto sottomarino, attività
vulcanica, frane, impatti meteoritici
nel mare o vicino ad esso.
L'energia di uno tsunami è costante, in
funzione della sua altezza e velocità.
Quindi, quando l'onda si avvicina alla
terra, la sua altezza aumenta mentre
diminuisce la sua velocità. Le onde
viaggiano a velocità elevate, più o
meno senza essere notabili quando
attraversano le acque profonde, ma la
loro altezza può crescere fino a 30
metri e più quando raggiungono la
linea costiera.
Gli tsunami causano gravi distruzioni
su coste e isole.
CONSEGUENZA
ARRIVO
DRAMMA
Il maremoto dell'Oceano Indiano è
stato uno dei più eclatanti disastri
naturali registrati fra la fine del XX
secolo e l'inizio degli anni 2000,
causando oltre 280 mila morti.
Gli tsunami hanno colpito e
devastato parti delle regioni
costiere dell'Indonesia, dello Sri
Lanka, dell'India, della Thailandia,
della Birmania, del Bangladesh,
delle Maldive giungendo a colpire le
coste della Somalia e del Kenya (ad
oltre 4.500 km dall'epicentro del
sisma).
Lo Tsunami ha colpito 14 dei 28 distretti dello Sri
Lanka.
L’onda anomala ha danneggiato le reti delle
forniture idriche, ha provocato la contaminazione
delle fonti idriche, la distruzione delle strutture
sanitarie provocando la diffusione di malattie nei
sopravvissuti.
La risposta all’emergenza ha soddisfatto i bisogni
umanitari immediati grazie anche all’intervento
dell’UNICEF. Questa associazione ha svolto un ruolo
fondamentale fornendo aiuti di emergenza ai settori
dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari,della salute
e della nutrizione e dell’istruzione. L’INCEFC ha
fatto ricorso all’ONU per promuovere il dialogo
politico sui seguenti temi:
•L’assistenza ai bambini soli e separati dalle
famiglie;
•Norme e linee guida per scuola a misura di
bambini;
•La risposta alla nutrizione del dopo tsunami;
•Le norme per la costruzione di servizi igienicosanitari e per la qualità dell’acqua.
Circa l'80% dei bambini vittime dello tsunami, credono che la loro vita sarà migliore
e si sentono ottimisti riguardo il futuro.
In Indonesia, tuttavia, i bambini sono meno ottimisti: uno su tre non crede che la
propria vita migliorerà. Quasi tutti i bambini intervistati erano coscienti di aver
beneficiato dell'assistenza umanitaria, ma avevano anche la sensazione che fosse
necessario un aiuto ulteriore. I bambini hanno indicato diversi bisogni prioritari,
menzionando la maggior parte delle volte il sostegno per il ritorno a scuola e per la
continuazione degli studi. Seguono nell'ordine: il bisogno di soldi, della casa, di
vestiario e di lavoro per le loro famiglie.
L'indagine rivela come molti bambini siano ancora spaventati. Oltre la metà dei
bambini consultati in India e in Sri Lanka temono un nuovo terremoto o un altro
tsunami; il 76% dei bambini intervistati in Thailandia hanno paura di perdere uno
dei propri cari. Oltre un terzo dei bambini interpellati in Indonesia dichiarano di
sentirsi soli.
Più di 9 bambini su 10 hanno dichiarato d'aver fatto ritorno a scuola: La mancanza di
soldi e la necessità di lavorare per aiutare le proprie famiglie sono emerse tra le
principali motivazioni fornite dai bambini che non vanno a scuola.
In Thailandia, Sri Lanka e India i bambini intervistati hanno detto che nel tempo
libero si sentono felici e contenti, mentre in Indonesia la sensazione di solitudine e
di noia si verifica più spesso durante il tempo dedicato al gioco.
Alcune attività ludiche sono riprese, come l'ascolto della musica o la lettura, ma
numerose altre sono notevolmente cambiate.
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