LA PEDAGOGIA
MULTICULTURALE
CORSO DI
PREPARAZIONE AL
CONCORSO PER EDUCATORI
DI ASILI NIDO
Prof. Salvatore Sasso
Dal Regolamento
“SECONDO IL REGOLAMENTO IL
PROGETTO EDUCATIVO SI ESPRIME
NEL CONFRONTO DELLE DIVERSE
CULTURE, NEL RISPETTO DEI DIRITTI
DI TUTTE LE BAMBINE E DI TUTTI I
BAMBINI E NELLA PROSPETTIVA DI
PROMUOVERE LA PARTECIPAZIONE DEI
GENITORI E DI TUTTO IL PERSONALE
OPERANTE NEL SERVIZIO ALLA SUA
REALIZZAZIONE. IL GRUPPO
EDUCATIVO PROGRAMMA IN
FUNZIONE DELLA REALIZZAZIONE DI
TALE DATO NORMATIVO.”
Accoglienza e valorizzazione
dele differenze
Le finalità e gli obiettivi del progetto educativo
del nido sono orientati all’ accoglienza dell’ altro
e alla valorizzazione delle differenze attraverso
la relazione e il dialogo.
Questo tipo di impostazione prevede un
avvicinamento
discreto
all’altro,
una
comunicazione che adotta modalità rispettose
della sua cultura cercando soprattutto la
condivisione delle esperienze: in questo caso
quella della maternità e della paternità così
come essa si esprime nelle varie forme
culturali.
LA CULTURA
DELL’ACCOGLIENZA
Alla base del progetto educativo dell’Asilo Nido
si può collocare la cultura dell’accoglienza.
Si tratta di un nuovo modo di concepire il
rapporto che coinvolge “non solo l’équipe degli
educatori e i bambini, ma anche le famiglie, in
una complessa dinamica relazionale di tipo
circolare che vede ciascuno dei membri della
triade influenzare l’altro non solo con i suoi
comportamenti, ma anche con i sentimenti e i
vissuti che entrano in gioco spesso in maniera
non consapevole” (Terlizzi, 2005, p. 79).
L’accoglienza
L’accoglienza, in questo senso, non è
un’esperienza “eccezionale”, ma un processo
che conduce all’accettazione, come si
afferma nel Regolamento, delle diverse
culture, etniche e non, al rispetto dei
diritti di bambine e bambini.
Nell’accoglienza c’è l’invito ai genitori a
partecipare alla vita del Nido, collaborando
con gli educatori e con loro dividendo
responsabilità, gioie, emozioni e crescita.
Un ampliamento delle possibilità
educative e di accoglienza del nido
La presenza nei nidi di bambini figli di
persone provenienti da Paesi diversi dal
nostro è una realtà.
In un nido in cui quotidianamente si cura
l’inserimento e l’ambientamento, e in cui si
costruisce un ambiente di cooperazione
educativa, questo fenomeno si può inserire
serenamente nella pratica quotidiana
L’accoglienza
Solo questo rispetto per le diverse
culture familiari di provenienza,
garantisce centralità al bambino, una
sua reale attenzione, il rispetto dei
suoi diritti, favorendo così una
coerenza educativa che lo avvantaggia
nel percorso che lo conduce allo
sviluppo globale della sua personalità.
L’accoglienza
La nuova cultura pedagogica diffusa nei nidi
viene a fondarsi sull’assoluto rispetto della
diversità dei propri utenti, accanto al
riconoscimento delle differenze culturali,
razziali e religiose e sulla valorizzazione
delle specificità e originalità delle esigenze
di tutti i bambini e sulle pari opportunità
tra bambine e bambini, abbattendo
qualsiasi pregiudizio rispetto ai sessi
Imparare a lavorare insieme
Da quanto detto, la cultura della solidarietà
e dell’accoglienza deve essere posta alla
base del lavoro di programmazione che si
organizza e si sviluppa all’interno del gruppo
educativo.
La comunicazione diventa, pertanto, un bene
fondamentale.
Imparare a lavorare insieme
Spesse volte accade che si interpreti
una situazione piuttosto che guardare
allo svolgimento dei fatti, a quanto era
accaduto prima e alle conseguenze.
Tale stato delle cose potrebbe
compromettere il benessere della
relazione tra colleghi e di conseguenza
compromettere la regola del rispetto
reciproco.
Imparare a lavorare insieme
La trasformazione di un gruppo di persone
in un gruppo di lavoro…segue un vero e
proprio processo…in cui ogni individuo viene
valorizzato e integrato nel gruppo.
Il risultato finale deve essere qualcosa di
più della somma dei possibili risultati che i
membri del gruppo possono raggiungere
singolarmente.
Incomprensioni, demotivazioni, perdite di
tempo e conflittualità sono spesso un
gravoso problema di molti gruppi di lavoro.
Imparare a lavorare insieme
Nel programmare, secondo una cultura
dell’accoglienza, bisogna saper affrontare le
difficoltà che si presentano nel gruppo, saper
accettare le differenze di opinione e saper
integrare tutte le persone che ne fanno parte e
le loro idee.
In sostanza bisogna che siano chiari gli
obiettivi, i metodi, i ruoli di ognuno e la
leadership.
Il trovare un accordo, per tutti questi aspetti,
garantisce al gruppo un clima di benessere e
una soddisfacente operatività.
Accoglienza e diverse culture
Il nostro documento relativo alla
programmazione dovrà innanzitutto tener
conto delle diverse culture presenti
all’interno di un Nido.
Vediamo come possiamo procedere.
Consideriamo, prima di tutto, come
l’incontro tra culture diverse abbia
sostanzialmente modificato il nostro modo
di pensare all’”altro”.
Accoglienza e diverse culture
Gli asili nido, infatti, fino a non molto tempo fa
erano decisamente monoetnici; la presenza dei
bambini stranieri e dei loro genitori è la chiara
dimostrazione di un cambiamento in atto nella
nostra società.
È necessario dunque predisporre un progetto
che dia corso ai processi di integrazione, non di
assimilazione, affinché tutti possano
beneficiare dell’incontro con l’altro, usufruendo
degli arricchimenti che si possono trarre dalla
reciprocità degli scambi
Accoglienza e diversità
Come si diceva più sopra, a proposito del
gruppo di lavoro, l’ingresso di persone
diverse, di bambine e bambini diversi, per il
colore della pelle, della lingua, della cultura
può provocare sentimenti contrastanti,
come affermano Favara e Colombo “ in
bilico tra il desiderio di conoscere e di
capire, e, al contrario, il rifiuto e il
sospetto, spesso sostenuti dal pregiudizio e
talvolta anche da manifestazioni di
razzismo”.
Incontro tra le famiglie
Bisogna quindi favorire l’incontro tra le
famiglie per alimentare dialogo e
conoscenza reciproca.
Non mancheranno perciò le occasioni in cui
poter prevedere lo scambio degli “oggetti”
della propria identità: il nome, le usanze, i
cibi.
Appositi spazi di incontro in occasione delle
ricorrenze festive contribuirà alla
promozione della cultura dell’integrazione.
Incontro tra le famiglie
Per i genitori di questi bambini è spesso
difficile l’ integrazione nel nostro Paese per vari
motivi, tra i quali ricordiamo quello della
difficile padronanza della nostra lingua e,
spesso, una percezione di sé stessi come molto
“inadeguati” sia per stato sociale che economico
Questa condizione porta spesso all’isolamento o
individuale o nella propria comunità culturale
locale.
Incontro tra le famiglie
Le educatrici possono diventare mediatrici di
rapporti interpersonali all’interno del nido,
favorendo l’ incontro tra tutti i genitori
organizzando, ad esempio, feste in cui ciascuno
partecipa portando oggetti o preparando cibi
tipici della propria cultura, oppure laboratori
che prevedono la costruzione di oggetti (giochi
o strumenti musicali) o la lettura di fiabe della
propria tradizione.
Dalla diversa cultura al
diversamente abile
La diversa cultura dell’altro va affrontato
anche nel caso in cui un bambino o una
bambina sia diversamente abile.
Il progetto educativo dovrà perciò
prendere in considerazione l’idea di
“bambino competente” attivo nel costituire
i suoi processi di conoscenza, capace di
esprimere interessi e bisogni che
richiedono un’attenzione individualizzata e
personalizzata.
Il progetto educativo
L’asilo Nido, quindi, deve rispondere ai
diversi bisogni dei bambini, alle loro
esigenze, derivanti anche da differenze
socioculturali, fornendo loro un percorso
formativo che rispetti le diverse abilità di
ognuno a livello psicomotorio, visuospaziale, linguistico e socioaffettivo.
Le attività da proporre riguarderanno
soprattutto l’area del gioco, della
corporeità, della comunicazione e del
linguaggio, della sensorialità, dell’identità e
della relazione.
Oltre il concetto classico di
intercultura
Per intercultura non dobbiamo
intendere soltanto l’incontro fra
diverse etnie, ma anche quello tra
mentalità diverse all’interno delle
nostre istituzioni educative.
Come far coesistere la cultura
dell’adulto e del bambino
Questo interessante punto di vista, portato
avanti da Penny Ritscher (2000, p. 15), si
riferisce al fatto che spesso viene a
mancare nell’Asilo Nido, fra gli educatori e
i bambini, un principio interculturale, ossia
la coesistenza della cultura dell’adulto con
quella dell’infanzia.
L’autrice propone perciò una sorta di
flessibilità che deve essere assolutamente
prevista nell’ambito della programmazione.
Come far coesistere la cultura
dell’adulto e del bambino
Gli esempi che vengono riportati nel libro
riguardano vari aspetti della vita quotidiana
che si svolge nel Nido.
Se gli adulti prevedono di far svolgere ai
bambini delle attività motorie nel salone,
non considerano che i piccoli le potrebbero
effettuare anche nel bagno;
oppure le tende per oscurare la stanza
potrebbero essere usate dai bambini come
nascondigli.
Come far coesistere la cultura
dell’adulto e del bambino
Potrebbe accadere dopo una gita che le
foto scattate e posizionate su un cartellone
non siano poste all’altezza dei bambini ma
solo a quella degli adulti.
Episodi di questo tipo dovrebbero, perciò,
farci riflettere su come un atteggiamento
interculturale dovrebbe far prevedere agli
educatori, anche in questo caso, di
un’accoglienza dei bisogni immediati dei
bambini.
Come far coesistere la cultura
dell’adulto e del bambino
Il saper cogliere tali sfumature, nell’ambito
della vita collettiva, facilita emozioni di
meraviglia da parte dell’adulto, che, in tal
modo, ha l’occasione di verificare come
certi oggetti siano utilizzati dai bambini in
maniera creativa.
Bisogna evitare, come afferma la Ritscher
(2000, p. 17), che gli adulti non vedano la
cultura dei bambini “solo con la coda
dell’occhio, marginalmente”.
Come far coesistere la cultura
dell’adulto e del bambino
“Da adulti bisognerebbe sforzarsi di
superare la propria etnocentricità in
modo da incontrare, accogliere,
rielaborare la cultura dei bambini”.
La famiglia nel progetto
educativo
Nel viaggio di composizione del nostro
progetto educativo, siamo arrivati al punto
in cui bisogna sottolineare la
partecipazione della famiglia alla vita del
nido e la sua condivisione con quanto si sta
organizzando, affinché si possa assicurare
così una continuità e una coerenza tra
l’ambiente-nido e l’ambiente-famiglia.
La famiglia nel progetto
educativo
Come ci ricorda Malaguzzi (1992, p.22), “il
nido è un’impresa collegiale, che mobilita più
adulti, che deve trovare per i bambini
linguaggi, quanto più possibile, in sintonia”.
Bisogna, pertanto, che le relazioni che
vengono a costruirsi siano il cemento per le
idee, le situazioni, i problemi che emergono.
Questa sinergia è “il senso di un lavoro
buono che viene percepito e raccolto,
oltreché dagli operatori, dai bambini e dalle
famiglie”.
Il ruolo complesso di tutto
personale
È doveroso ricordare come la vita del
Nido sia animata non soltanto dai
bambini, dalle loro famiglie e dagli
educatori, ma anche da altre figure
professionali quali il coordinatore
organizzativo e amministrativo, gli
addetti ai servizi e i cuochi.
Il ruolo complesso di tutto
personale
La complessità delle relazioni che si
compongono portano tali persone ad
interagire anche con i bambini.
Dove è possibile, risulta importante la
presenza di figure maschili che possono
favorire l’individuazione dei maschietti, in
un mondo educativo dove è prevalente
l’elemento femminile.
Il coordinatore
Per quanto riguarda il coordinatore,
possiamo dire che la sua figura di leader
facilita le relazioni fra gli educatori.
Egli può anche supportare il lavoro del
Gruppo Educativo fornendo suggerimenti,
chiarimenti, materiale didattico,
consentendo di integrare gli apporti di tutti
per arrivare a comporre una solido
progetto di lavoro per l’annata in corso.
Il coordinatore
La leadership del coordinatore faciliterà il
lavoro nel gruppo se lui non avrà “paura di
perdere autorità e potere” e se sarà
capace di “delegare le responsabilità” ad
ognuno dei partecipanti al Gruppo
educativo.
Sarà anche importante che dia ampia
disponibilità e supportare e formare i
collaboratori, fornendo materiale che, a sua
volta, ha ricevuto nei corsi di
aggiornamento o indicazioni di libri.
Bibliografia
Bulgarelli, N., Restucia Saitta, L. (1981),
Comunicazione interpersonale e
inserimento
del bambino all’asilo nido, La Nuova Italia,
Firenze.
Favaro, G., Colombo, T. (1993), I bambini della
nostalgia, Arnoldo Mondatori Editore, Milano.
Malaguzzi, L. (1992), Il ruolo della famiglia nel
progetto educativo, in M. T. Bassa Poropat, C.
Desinan, Progettare al nido, Juvenilia, Bergamo.
Ritscher, P. (2000), Cosa faremo da piccoli?,
Edizioni Junior, Perugia.
Terlizzi, T. (2005), L’educatrice di asilo nido,
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