ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA Ufficio stampa Rassegna stampa 1 agosto 2013 Responsabile: Claudio Rao (tel. 06/32.21.805 – email: [email protected]) 1 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA SOMMARIO Pag. 3 DECRETO DEL FARE: Emendamento Buemi rinvia il taglio dei tribunali (Guida al Diritto) Pag. 4 PARLAMENTO: Ingorgo parlamentare: è slalom tra decreti, ddl, ostruzionismo grillino e fiducie (Europa) Pag. 5 PARLAMENTO: Sprint finale a Montecitorio. Anche la diffamazione al voto (Il Fatto Quotidiano) Pag. 6 GEOGRAFIA GIUDIZIARIA: Tribunale, intesa sull’ex ospedale ma gli avvocati non ci stanno (Il Mattino – Avellino) Pag. 7 GEOGRAFIA GIUDIZIARIA: Tribunale, ditta di Cura finirà i lavori (La Provincia Pavese) Pag. 8 GEOGRAFIA GIUDIZIARIA: Tribunale soffocato dalla carta L’anagrafe di Como va a Pavia (Il Giorno) Pag. 9 GEOGRAFIA GIUDIZIARIA: Il consiglio approva la proposta del consigliere barlettano Mennea (Barletta Life) Pag.10 AVVOCATI: Bruni: «Cancellieri si dimetta, offende chi tutela i cittadini» (Il Tempo) Pag.12 AVVOCATI: Avvocati, la lobby è più forte di ogni legge di Stefano Feltri (Il Fatto Quotidiano) Pag.13 PROFESSIONI: I professionisti tornano al centro del Parlamento di Gaetano Stella - Presidente Confprofessioni (Mondoprofessionisti) Pag.14 CARCERI: Decreto svuota carceri 2013, testo modificato, scoppia la bufera (News Supermoney) Pag.15 CARCERI: Carceri, penalisti: politica sempre più debole e contraddittoria (Agv News) Pag.16 REFERENDUM GIUSTIZIA: Referendum radicali: a Lecce la raccolta firme per una "Giustizia giusta" (Lecce Prima) Pag.17 DECRETO LAVORO: Casse, il risparmio va in welfare (Italia Oggi) Pag.18 DECRETO LAVORO: Le Casse investiranno in welfare i risparmi da «spending» (Il Sole 24 Ore) Pag.19 DECRETO LAVORO: Tutte le srl potranno nascere con 1 euro (Italia Oggi) Pag.20 FISCO: Redditometro, il Fisco utilizzerà soltanto dati certi (Il Corriere della Sera) Pag.22 FISCO: Meno liti, boom di ricorsi per le addizionali (Il Corriere della Sera) Pag.23 FISCO: Contenziosi, battuta d’arresto (Italia Oggi) Pag.24 FISCO: Il nuovo redditometro vale dal 2009 (Il Sole 24 Ore) Pag.25 FISCO: Tra Fisco e contribuenti contenzioso da 40 miliardi (Il Sole 24 Ore) Pag.26 FISCO: Le verifiche «pesano» le spese (Il Sole 24 Ore) Pag.28 FISCO: Nel contraddittorio la giustificazione sugli esborsi effettivi (Il Sole 24 Ore) Pag.30 FISCO: Monitoraggio fiscale, sanzioni messe a dieta (Italia Oggi) Pag.31 FISCO: Arriva il taglio alle sanzioni per RW (Il Sole 24 Ore) Pag.32 L’INTERVENTO: E se lasciassimo in pace le Province? di Giuseppe De Rita (Il Corriere della Sera) Pag.33 CONDOMINIO: Attenzione alla delibera per sapere chi paga (Il Sole 24 Ore) Pag.35 CASSAZIONE: Cautele sull'abuso penale (Italia Oggi) Pag.36 CASSAZIONE: Accertamenti illegittimi alla moglie (Italia Oggi) Pag.37 CASSAZIONE: L'abuso del diritto non è sempre reato (Il Sole 24 Ore) 2 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA GUIDA AL DIRITTO Dl Fare: Emendamento Buemi rinvia il taglio dei tribunali Il provvedimento che rinvia di un anno l'entrata in vigore della riforma della Geografia Giudiziaria, approvato dalla commissione Giustizia del Senato all'unanimità, non è stato messo nel calendario dei lavori dell'Aula prima dell'estate, facendo gridare allo scandalo molti senatori della maggioranza che temono che il testo diventi operativo già ai primi di settembre. Ma ora 'corre ai ripari’ il senatore del Psi Enrico Buemi che presenta al decreto del Fare un emendamento che riproduce il testo 'dimenticato’. Con la nuova proposta di modifica di Buemi si chiede cioè che la riforma voluta dall'ex Guardasigilli Paola Severino e che prevede il taglio di molti Tribunali e uffici giudiziari, slitti di un anno 3 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA EUROPA Ingorgo parlamentare: è slalom tra decreti, ddl, ostruzionismo grillino e fiducie Entro il 9 agosto, ultimo giorno di attività parlamentare prima della pausa estiva, camera e senato dovranno convertire molti decreti – tra cui dl fare, lavoro, salva-Ilva, Ecobonus – ma anche affrontare l'esame e il voto di alcuni decreti a cominciare da quello sul finanziamento pubblico dei partiti. Il tutto mentre sale la tensione nella maggioranza sull'Imu e c'è attesa per la sentenza della Cassazione su Berlusconi Finale al fotofinish per la conclusione dell’attività parlamentare prima della pausa estiva. Con camera e senato impegnate in audaci incroci di scambi di decreti e con il governo in ansia per portare a casa il primo via libera sul finanziamento pubblico ai partiti dopo aver accettato di posticipare il voto sul ddl riforme. E su tutto la spada di Damocle dell’attesa ansiogena per il giudizio della Cassazione sul caso Berlusconi-Mediaset. I prossimi nove giorni (7 al netto del week end) vedranno il parlamento lavorare a pieno regime in vista della pausa estiva. Ed è già bufera sul decreto del fare che, approvato dalla camera, ora in senato ha registrato 998 emendamenti nelle commissioni dove è al vaglio (Bilancio e Affari Costituzionali). L’obiettivo dovrebbe essere quello di chiudere l’esame in commisisone entro la settimana per consentire l’approdo in aula lunedì così da garantire un terzo passaggio alla camera visto che governo e partiti hanno promesso a palazzo Madama numerose modifiche. A cominciare dal Durt (documento unico di responsabilità tributaria) partorito dalle file grilline alla camera, salvo dissociazioni postume dello staff di Grillo, con governo e maggioranza che, su impulso delle imprese, hanno annunciato di voler eliminare. E che il parlamento stia lavorando sodo con l’obiettivo di andare poi in ferie lo testimonia il fatto che ieri l’aula del senato ha approvato prima il decreto lavoro e poi ha iniziato l’esame del salva-Ilva, misurandosi con un rispolverato ostruzionismo grillino, mentre l’aula della camera ha votato il sì definitivo alla legge comunitaria. Se il calendario dei lavori parlamentari prevede ormai lo stop per il 9 agosto con la ripresa ai primi di settembre, quando il governo dovrà fare i conti con dossier scottanti come Imu, Iva e legge di stabilità 2014 (che si preannuncia come una vera e propria finanziaria) oltre che con un vasto piano privatizzazioni, ecco che gli scogli più duri in questi primi giorni di agosto rischiano di essere, oltre al decreto del fare, anche l’ecobonus che ha ora appena 4 giorni di tempo per essere convertito in legge dal senato in terza lettura. E se il governo su molti decreti è pronto a mettere la fiducia in presenza di un allungamento dei tempi, ieri le commissioni trasporti di camera e senato hanno dato il via libera ai nominativi indicati dal governo per l’Authority (Camanzi, Marinali, Valducci). Discorso a parte è quello dei disegni di legge, su cui la però la partita che si gioca è tanto delicata quanto politica. Rinviato a settembre il ddl sulle riforme, il 6 agosto l’aula della camera dovrebbe esaminare il finanziamento pubblico ai partiti per il primo voto, mentre resta al palo il provvedimento contro l’omofobia che nonostante sia atteso sempre nell’aula di Montecitorio è di fatto in alto mare. Così come il voto di scambio politica-mafia in senato o la legge sulla diffamazione a mezzo stampa. Se a questo si aggiunge che sull’Imu è attesa l’intesa prima della pausa estiva tanto che a giorni ci sarà la cabina di regia si comprende come la strada che conduce a ferragosto è impervia tanto per il governo che per il Parlamento. 4 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA IL FATTO QUOTIDIANO Sprint finale a Montecitorio Anche la diffamazione al voto Svuota carceri, e omofobia, ma anche diffamazione (il testo che impone regole più severe ai giornali, ma toglie il carcere ai giornalisti) e (sulla carta) anche finanziamento ai partiti: nello sprint finale i provvedimenti che dovrebbero essere votati a Montecitorio prima della pausa estiva. 5 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA IL MATTINO – Avellino Tribunale, intesa sull'ex ospedale ma gli avvocati non ci stanno AVELLINO - L’accordo trovato tra l’Azienda ospedaliera «Moscati» e l’amministrazione comunale per il trasferimento del Tribunale nella struttura di viale Italia non tranquillizza gli avvocati. Il sindaco Paolo Foti ha presentato una richiesta ufficiale al direttore della Città ospedaliera Giuseppe Rosato per la locazione di alcuni locali del vecchio «Moscati». Si tratta di quelli di più recente costruzione che affacciano su via Colombo, già visionati e considerati funzionali da Piazza del Popolo a soddisfare le esigenze del Tribunale. «Ho risposto subito al sindaco Paolo Foti comunicandogli la mia disponibilità. – spiega nel dettaglio il direttore generale Rosato – Pregiudizialmente non sono contrario a questa soluzione anche perché è mia intenzione mettere a reddito la struttura di viale Italia. Tuttavia, pur essendo nell’elenco del patrimonio dell’Azienda ospedaliera, la locazione anche di parte della struttura dell’ex ospedale civile dovrà essere autorizzata dalla Regione Campania». I passaggi successivi alla richiesta da parte di Rosato pertanto, spetteranno agli uffici di Palazzo Santa Lucia che prima di tutto, qualora accettasse la proprosta, dovrebbe cambiare innanzitutto la destinazione d’uso della struttura e contestualmente dividere i locali di viale Italia in modo da poterne destinare una parte per gli interventi e gli adeguamenti di edilizia giudiziari. Poi, però, bisognerà trovare una soluzione anche di carattere prettamente economico. La Regione, infatti, ha inserito il vecchio ospedale «Moscati» nel monte economico per il pagamento di debiti pregressi. «Alla luce di tutte queste valutazioni proveremo comunque a percorrere la strada della locazione. – spiega Rosato – La relazione sulla proposta Foti al massimo entro lunedì sarà sul tavolo del governatore Stefano Caldoro. La Regione si è sempre opposta alla vendita della struttura nonostante sono siano mai mancate le offerte. Ma la strada della locazione potrebbe essere meno accidentata e potrebbe intercettare il parere favorevole del presidente della giunta regionale». I tempi non si prospettano brevi. Intanto, incassato il parere favorevole del manager di Contrada Amoretta e in attesa dell’autorizzazione da Palazzo Santa Lucia, il sindaco Foti dovrà affrontare i malumori che da mesi albergano nei corridoi di Piazza d’Armi. «Quella di Palazzo De Peruta sarà soltanto una soluzione temporanea», ripete Foti, ma questo non basta a rasserenare gli animi degli avvocati irpini che dopo un consiglio dell’Ordine straordinario andato in scena nel pomeriggio di ieri proclamano «lo stato di agitazione dell’intera classe forense, sollecitando i destinatari della presente ad adottare tutti gli opportuni provvedimenti necessari ed urgenti a far fronte al grave stato di disagio denunziato riservandosi di adottare – in mancanza di concrete iniziative di riscontro alla presente – ogni e più incisiva forma di protesta». Gli avvocati contestano al sindaco Foti di non aver avanzato alcuna nuova proposta per la risoluzione dei disagi che da mesi la categoria manifesta. «È troppo tempo che cerchiamo una soluzione e gli ufficiali giudiziari non sono disposti a tollerare questa situazione in eterno. – afferma il presidente dell’Ordine, Fabio Benigni – Parlare di cittadelle giudiziarie in un periodo storico come questo in cui non ci sono le risorse necessarie mi sembra fuori luogo. L’iter per ottenere i locali del ”Moscati”, poi, sarà di sicuro lunghissimo. Il sindaco non ci ha presentato alcuna novità, né tempi certi per la soluzione della questione De Peruta. Avevamo avanzato anche delle proposte per utilizzare strutture cittadine come l’ex Distretto senza avere mai risposta. Adesso chiediamo chiarezza, garanzie e tempi certi. Così non si può più andare avanti». Gli avvocati e gli ufficiali giudiziari si incontreranno oggi alle 11 a Palazzo De Peruta per confrontarsi su ulteriori soluzioni da presentare ufficialmente all’amministrazione comunale. Gerardo De Fabrizio 6 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA LA PROVINCIA PAVESE Tribunale, ditta di Cura finirà i lavori L’azienda Farina si aggiudica appalto per consegnare 41 uffici giudiziari di piazza Garavaglia PAVIA. Ancora alcuni infissi da montare e gli impianti elettrici e dell’acqua da finire. Poi la nuova ala degli uffici giudiziari in piazzetta Garavaglia, dove sarà trasferita buona parte del personale dopo l’accorpamento a Pavia dei tribunali di Voghera e Vigevano, potrà dirsi pronta. Sui tempi, però, restano parecchi interrogativi. «Noi stiamo lavorando per consegnare i lavori nel tempo più breve possibile, ma non dipende solo da noi – spiegano gli operai che da qualche giorno sono ritornati al cantiere –. Dipende anche dagli idraulici, dagli elettricisti». Gli operai non sono più però quelli della Guerrini, la società che si era aggiudicata l’appalto del nuovo tribunale e che da marzo è in liquidazione. L’ultimazione dei lavori è stata affidata a una ditta pavese, la Aurelio Farina di Cura Carpignano. Questa nuova ditta ha il compito di terminare i lavori di muratura della parte che ospiterà gli uffici giudiziari, visibile dalla piazza. In questa porzione di edificio ci sono 41 stanze e gli archivi al piano interrato. E’ ancora uno scheletro, invece, la parte, più interna, che dovrà ospitare le aule giudiziarie. Per questa seconda tranche di lavori sono stati stanziati 5 milioni di euro, ma i lavori non sono stati ancora appaltati. E nemmeno si discute, ancora, della possibilità di ristrutturare il vecchio e attuale edificio di corso Cavour, come era previsto inizialmente. I soldi, a quanto pare, non bastano. La priorità, in questo momento, è riuscire a consegnare almeno la parte degli uffici, per consentire il trasloco del personale di Voghera e Vigevano in tempi brevi in vista dell’accorpamento, che è stato ribadito di recente dalla Corte costituzionale. Per sistemare i circa 250 dipendenti in arrivo da Voghera e Vigevano, tra cancellieri, personale dell’ufficio e magistrati, oltre all’edificio di piazza Garavaglia si sta discutendo anche dei locali di via Porta, attualmente occupati dai giudici di pace, e della palazzina di corso Garibaldi, che ospitava servizi dell'Asl e del Comune e che il sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo ha messo a disposizione della nuova organizzazione della giustizia in città. L’edificio, però, deve essere ristrutturato (servirebbero due milioni di euro) e adattato a ospitare un tribunale. L’ipotesi più probabile è che in corso Cavour restino tutte le attività legate alla giustizia penale, mentre in via Porta potrebbero trovare spazio i giudici civili. Ancora da definire, invece, la destinazione finale di corso Garibaldi. 7 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA IL GIORNO Tribunale soffocato dalla carta L’anagrafe di Como va a Pavia Corsa contro il tempo per accogliere i fascicoli Per ospitare una sola sezione, l’anagrafe dello stato civile dal 1930 al 2000 di Como, sono stati impegnai otto chilometri e mezzo di scaffalature in un archivio a Morimondo, in provincia di Pavia. È solo il dettaglio finale del lavoro di riordinamento dell’archivio del Tribunale di Como Como, 1 agosto 2013 - Per ospitare una sola sezione, l’anagrafe dello stato civile dal 1930 al 2000 di Como, sono stati impegnai otto chilometri e mezzo di scaffalature in un archivio a Morimondo, in provincia di Pavia. È solo il dettaglio finale del lavoro di riordinamento dell’archivio del Tribunale di Como, che sta impiegando dodici dipendenti in mobilità, ricollocati su questo progetto, e coordinati dal direttore dell’Archivio di Stato di Como, Lucia Ronchetti. Nel piano interrato di palazzo di giustizia, che occupa l’intera aerea dell’edificio, detratti pochi metri per le camere di sicurezza, si sta procedendo a creare nuovi spazi per accogliere i fascicoli penali e civili che da settembre confluiranno a Como, in virtù dell’accorpamento delle sezioni distaccate dei tribunali. Tuttavia il lavoro svolto finora è più che corposo: si parla di riordinare, inventariare e imballare, aggregati per Comune e in successione cronologica, cinquemila faldoni di allegati di stato civile, a cui si aggiungono duemila scatole di registi. Raccolte il cui singolo peso, oscilla tra i quattro e i venti chili. I trasporti verso Morimondo sono stati quasi del tutto completati, utilizzando un camion che ha lavorato quattro giornate, e che porterà a termine il trasloco entro agosto. Rimane da ultimare lo sgombero del terzo deposito, dove sono conservati gli atti dal 1866 al 1929. Dopo il 2000, lo stato civile è stato preso in carico dalla Prefettura, ma questo passaggio non è bastato a contenere le tonnellate di carta che ogni anno si stratificano nell’archivio del Tribunale: solo a quarant’anni dal termine dei processi, il Penale viene trasferito all’Archivio di Stato, il Civile mandato al macero. Ora, oltre alla naturale produzione del Tribunale Comasco, si aggiungerà quella prima dislocata in ben tre altre sedi, ora soppresse. Paola Pioppi 8 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA BARLETTA LIFE Sì all'odg a difesa del tribunale di Barletta Il consiglio approva la proposta del consigliere barlettano Mennea Promessa di «salvaguardare la permanenza a Barletta della sezione distaccata del tribunale» Il consigliere regionale del Partito democratico, Ruggiero Mennea, con un Ordine del giorno presentato ieri in Consiglio, "impegna il Governo regionale ad assumere ogni iniziativa utile a salvaguardare la permanenza a Barletta della sezione distaccata del tribunale, partendo dal presupposto che la soppressione di qualsivoglia presidio giudiziario nella città di Barletta, andrebbe in contrasto con la tanto declamata efficienza ed efficacia dell'azione pubblica, appesantendo notevolmente i disagi e i tempi di attuazione dei diritti dei cittadini". Nell'Ordine del giorno, Mennea ricorda la normativa nazionale che rivede la distribuzione giudiziaria e che prevede, tra l'altro, la soppressione delle sedi distaccate dei tribunali. ''Un provvedimento - sottolinea il consigliere - che deriva dalla spending review ma che invece di ridurre i costi a carico dei cittadini causerebbe, nel caso di Barletta, la chiusura di un presidio giudiziario che funziona, con una spesa a carico dello Stato tra 800.000 e un milione di euro, per consentire l'accorpamento della sezione distaccata di Barletta al tribunale di Trani. Una decisione che provocherebbe, tra l'altro, anche notevoli disagi ai cittadini''. Il consigliere riporta inoltre una sentenza della Consulta che riconosce illegittima la soppressione del tribunale di Urbino, in quanto capoluogo di provincia. Un caso analogo a quello di Barletta, cocapoluogo della Bat con Andria e Trani, dal momento che la soppressione della sezione distaccata lascerebbe la città del tutto priva di un presidio giudiziario. "Inoltre - rileva Mennea - la sezione distaccata di Barletta non potrebbe neanche godere della proroga quinquennale assegnata a molte altre sezioni distaccate, tra cui Andria, Molfetta e Ruvo di Puglia, a causa del mancato finanziamento di fondi statali nella realizzazione della sua struttura giudiziaria". Per Mennea, infine, "la mancata proroga del funzionamento della sezione distaccata di Barletta sarebbe assolutamente irragionevole per almeno quattro ordini di motivi: per il carico di lavoro che grava sulla sezione distaccata di Barletta, sia nell'area civile che in quella penale, di gran lunga il più ampio di tutto il circondario di Trani; per l'adeguatezza della struttura giudiziaria adibita ad ufficio giudiziario, assolutamente senza pari rispetto a tutte le altre strutture esistenti nel circondario del tribunale di Trani; per l'assurdo sperpero di denaro pubblico, essendo necessario reperire presso la città di Trani un'altra struttura per l'accorpamento della sezione distaccata di Barletta, struttura che sarà sicuramente meno adeguata, data l'inesistenza di immobili edificati con la specifica destinazione a ufficio giudiziario; per l'immorale sperpero di denaro pubblico, dato che la previsione di spesa a carico dello Stato per consentire l'accorpamento della sezione distaccata di Barletta al tribunale di Trani, sarebbe stimabile in circa 800.000 – 1.000.000 di euro, mentre con il mantenimento della struttura giudiziaria di Barletta non sarebbe necessario pagare un canone di locazione, né spese di manutenzione, dato l'impegno dell'amministrazione comunale di Barletta a farsene carico". Il consiglio regionale ha infine, in conclusione di seduta, approvato all'unanimità un ordine del giorno con il quale impegna il governo regionale ad "assumere ogni iniziativa atta a salvaguardare la permanenza a Barletta della sezione distaccata del Tribunale. 9 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA IL TEMPO Bruni: «Cancellieri si dimetta, offende chi tutela i cittadini» Gli avvocati? «Li vado ad incontrare, così ce li togliamo dai piedi». Questa frase pronunciata off the record dal Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, all'inizio di... Gli avvocati? «Li vado ad incontrare, così ce li togliamo dai piedi». Questa frase pronunciata off the record dal Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, all'inizio di luglio, ha fatto sì che per «la prima volta i cittadini italiani si siano posti una domanda: ma allora gli avvocati non sono ben visti dalla politica. Io ringrazio il ministro personalmente perché abbiamo l'occasione di rispondere». A dirlo è Fabrizio Bruni, avvocato, presidente dell'Associazione degli Avvocati Romani e Consigliere dell'Ordine degli Avvocati di Roma che in questa intervista spiega perché la Cancellieri dovrebbe dimettersi e perché i legislatori, da tempo, mirano ad indebolire e precarizzare una professione. A scapito - dice - dei cittadini. «Tengo convegni dal 2011 dove spiego quale ritengo sia la manovra, e da chi provenga, per deprimere le professioni ed in particolare la nostra. Sono interessi economici: Confindustria, "poteri forti" - tra virgolette - hanno interesse a modificare la professione dell'avvocato. Gli strumenti sono diversi, prima di tutto l'aumento dei costi della giustizia. La tariffe professionali sono state eliminate e siamo alla mercé dei nostri clienti potenti perché dobbiamo contrattare anche con loro e subire le loro imposizioni. Prima c'era un riferimento preciso: faccio questo, mi devi tot. Un tariffario minimo. Non c'è più. E non si dica che questa eliminazione delle tariffe va a vantaggio del cittadino perché non ottiene alcun vantaggio dalla libera determinazione delle tariffe». Quindi? «I grandi clienti (banche, assicurazioni) impongono convenzioni agli Avvocati, un tanto "al chilo", con riduzioni che rendono impossibile lavorare dignitosamente mantenendo uno studio. Prendere o lasciare». Disincentivare il ricorso alle cause non è un modo per decongestionare il sistema? «Sì, ma le misure che hanno intrapreso non servono a deflazionare il contenzioso ma a fare cassa per lo Stato. Chi accede alla giustizia adesso paga 4-5 volte di più di due anni fa. Alzare i costi della giustizia in modo esponenziale, ha due obiettivi. Il principale è fare cassa, non deflazionare il processo. Se guardiamo ad esempio il processo del lavoro, il rito Fornero spezzetta il processo in due parti, per incassare due contributi unificati». Perché il doppio contributo penalizzerebbe i cittadini? «Con la legge precedente si faceva un solo processo, licenziamento illegittimo, differenze retributive, etc. Adesso bisogna fare due processi, uno per impugnare il licenziamento e l'altro per il resto. Altro esempio. Di rapporto tra cittadino e Stato. Le opposizioni alle sanzioni amministrative furono pensate dal legislatore per consentire ai cittadini di ricorrere contro una presunta ingiustizia subita dall'Amministrazione. Se fare l'opposizione costa più di quanto devi pagare per la multa è chiaro che paghi e non ricorri. La Confindustria ha scritto una elegia di questa cosa». Ritorna Confindustria? «Il grande potere industriale sembrerebbe l'ispiratore di queste riforme (si veda la relazione del Centro Studi di Confindustria del luglio 2011)». 10 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA Che interessi avrebbe? «Si abbattono i costi per le imprese. Confindustria si appoggia ai grandi studi legali. E i grandi studi legali diventano collaboratori delle grandi imprese; quasi tutti gli altri avvocati subiscono gravi perdite di attività e i cittadini non fanno più causa rinunciando ai loro diritti per il costo eccessivo della giustizia dello Stato». Settore tributario. Se un cittadino subisce un accertamento fiscale deve solo pregare? «Nel tributario si cerca di imporre il principio che se ha più cartelle il contribuente deve pagare un contributo unificato moltiplicato per il numero di atti impugnati. È vietato anche a norma della convenzione sui diritti dell'uomo (CEDU), articolo 6, imporre un onere eccessivo ai cittadini per accedere alla giustizia. Poi c'è un problema tecnico: se è una tassa, il contributo unificato deve dare, in cambio, un servizio. Che servizio dà lo Stato rispetto a due anni fa? È migliorato per l'abnorme aumento delle entrate. No, anzi lo Stato offre un servizio peggiore perché non solo non si destinano i soldi presi con il contributo alla giustizia ma non si assume personale volutamente. Le statistiche parlano da sole: 20% in meno dei dipendenti dal 1993 con aumento notevole dei giudizi da allora». Perché la professione legale sarebbe penalizzata se in Parlamento è pieno di avvocati? «Gli avvocati non sono mai stati una lobby. La lobby ha i suoi canali parlamentari, è informata dei lavori in merito alla propria attività. Il numero di avvocati e i rami di attività rendono difficile parlare con voce unanime. Gli avvocati che entrano in Parlamento, ci vanno per amicizia, per vicinanza politica. Quindi, generalmente, non si occupano della loro categoria». Decreto del fare: cosa non va? «Abbiamo chiesto modifiche sostanziali a vari punti. Tra questi la mediazione obbligatoria che riteniamo sia uno strumento coercitivo che tende a privatizzare l'esercizio della giustizia. Se analizzassimo la legge, ci sono una impreparazione e un'approssimazione da far paura. In Usa la mediazione la fa una persona laureata. In Italia con la legge anche riformata dal decreto, lo potrebbe fare un'estetista. Un esempio: la può fare un geometra su una vicenda di responsabilità professionale di un medico». I requisiti per diventare mediatore? «Corso di laurea breve in tre anni o iscrizione ad un albo. Quello che noi combattiamo con forza, insisto, è la obbligatorietà della mediazione. È un percorso obbligatorio: non puoi fare la causa davanti al giudice naturale se non fai causa prima davanti a questi, violando l'articolo 24 della Costituzione». Come agisce un mediatore? «Con la legge attuale di solito fa così: Tizio vs Caio: gli devi 100? Vabbé facciamo 50 e via. Non funziona. In un paese civile il mediatore analizza i diritti e poi crea una ipotesi di merito per chiudere la mediazione. In Italia non lo fa nessuno». Torniamo al Ministro Cancellieri: dovrebbe dimettersi? «Sì. Non può fare il Ministro della Giustizia se offende i cittadini che amministra, operatori di giustizia posti dalla Costituzione come professionisti che attuano la tutela concreta dei diritti dei cittadini». Per chiudere, le «riforme Costituzionali» sono necessarie? «Penso che non ci sia alcun bisogno di riforme del testo costituzionale. La Costituzione dovrebbe essere attuata in maniera migliore senza fare modifiche di cui nessuno preannuncia neppure il senso. Ritengo invece necessaria l'immediata riforma del sistema elettorale perché con l'attuale si rischia di avere sempre la stessa maggioranza, che sembra degli opposti (e a termine) e che rischia di rimanere bloccata per fronteggiare una emergenza che mai finisce». Massimiliano Lenzi 11 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA IL FATTO QUOTIDIANO Avvocati, la lobby è più forte di ogni legge di Stefano Feltri 31 lug. – Se volete capire perché questo Paese pare immobile, placido nel suo affondare verso il disastro, c'è una lettura utile: l'istruttoria di questa settimana dell' Autorità antitrust contro il Consiglio nazionale forense, l'organismo di rappresentanza degli avvocati italiani presso il ministero della Giustizia. Tutto parte da una buona idea, "Amica Card", un portale web che consente alle imprese di promuovere i propri servizi e fare offerte speciali ai soci del circuito, pagando un canone al sito. Il Consiglio nazionale forense si ribella: come si permette Ami-ca Card di offrire servizi di avvocati "promiscuamente insieme a proposte di altro genere" con "svìlimento della prestazione professionale da contratto d'opera intellettuale a questione di puro prezzo". Dopo la scomunica del Consìglìo, scrive l' Antitrust, molti avvocati in tutta Italia hanno rescisso i contratti con Amica Card, temendo sanzioni dagli ordini. E Amica Card si è rivolta all'Autorità. Il punto non è discutere se è legittimo pubblicizzare e commerciare l'assistenza legale tra un condizionatore e un centro estetico. Qualcuno dice che la giustizia è cosa troppo seria per ridurla a merce, altri pensano che solo il mercato e la concorrenza depurano il settore da ciarlatani e incompetenti, garantendo qualità del servizio e dignità della professione. La questione è un' altra: chi fissa le regole? Può una lobby, non importa quando autorevole, ribaltare l'esito del processo democratico? Come ricostruisce l'Antitrust nel suo provvedimento, una prima legge del 2006 abroga le tariffe minime e il divieto di pubblicizzare le prestazioni professionali. Un decreto del2011 cancella - di nuovo - "prezzi minimi o commissioni" e stabilisce che la "pubblicità informativa [ ... ] è libera". Un altro decreto nel 2012 rimuove il concetto stesso di tariffe. E un decreto della presidenza della Repubblica del 7 agosto 2012 precisa che non c'è proprio alcuna restrizione alla pubblicità. Non bastasse, un'ulteriore legge del febbraio 2013 sancisce la "libera contrattazione tra professionista e cliente?'. Ma il Consiglio forense ha deciso che la legge (anzi, le molte leggi) sono incompatibili con la deontologia: compensi "irrisori" non rispettano la "dignità dell' avvocato" e quindi viene violato l'articolo 36 della Costituzione, non garantendo una "esistenza libera e dignitosa". E quindi il Consiglio continua di fatto a indicare tariffe minime minacciando sanzioni contro chi non le rispetta, Gli avvocati (quelli affermati, che prosperano sul lavoro gratuito dei praticanti e quello sottopagato dei "giovani di studio") preserveranno la propria dignità' ma noi veniamo degradati da cittadini a clienti. 12 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA MONDOPROFESSIONISTI I professionisti tornano al centro del Parlamento di Gaetano Stella - Presidente Confprofessioni Certo, la macchina del confronto e del dialogo sociale ogni tanto si inceppa, soprattutto quando entrano in gioco i poteri forti; ma qualcosa si sta muovendo nel rapporto tra professionisti e politica. Negli ultimi mesi, in diverse occasioni, l'intensa attività legislativa del governo e del parlamento ha dato prova di una rinnovata attenzione verso le problematiche del mondo degli studi professionali, dei liberi professionisti e, più in generale, del lavoro autonomo. In una sorta di inedito “continuum” tra le promesse elettorali e la conseguente azione legislativa. Un'apertura al dialogo che Confprofessioni e tutto il sistema delle professioni ha da sempre auspicato e incoraggiato, attraverso una serie di proposte e misure che, molto spesso, vanno ben al di là del comparto professionale e si inseriscono nel più ampio contesto economico, sociale e produttivo del Paese. Già il manifesto elettorale di Confprofessioni, presentato nel febbraio scorso alle forze politiche in campo nella campagna elettorale, era pervaso da un profondo spirito di collaborazione con la classe politica per individuare possibili soluzioni allo stallo economico che blocca il Paese. Dopo una prima fase di assestamento, il parlamento e la compagine di governo sembrano aver imboccato uno stretto sentiero che, al netto delle continue polemiche interne ai partiti, potrebbe assicurare quella stabilità politica necessaria per condurre in porto riforme fondamentali per il rilancio dell'economia. Questo nuovo atteggiamento della classe politica verso i professionisti ha imposto una forte accelerazione sul fronte delle relazioni istituzionali e politiche della Confederazione che, senza indugio, ha messo in moto tutte le commissioni e le delegazioni confederali, coordinate dalla Giunta esecutiva con il supporto del Centro Studi e, per monitorare da vicino il processo legislativo in atto e intervenire con misure ad hoc che potessero agevolare in prima battuta l'attività degli studi professionali, senza però dimenticare l'apporto di competenze e di saperi che i liberi professionisti possono dare al processo normativo al fine di raggiungere il comune obiettivo di una sana e robusta ripresa economica del Paese. Negli ultimi quattro mesi Confprofessioni ha svolto un’intensa attività di relazione: ha incontrato il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini e decine di parlamentari di ogni schieramento politico; ha depositato presso le commissioni parlamentari e i ministeri competenti una mole notevole di audizioni, atti e documenti che, in alcuni casi, riaffiorano nei decreti e nelle proposte di legge che stanno caratterizzando questo scorcio di legislatura, prima della pausa estiva. Non si tratta chiaramente di un eccesso di presunzione, bensì la consapevolezza acquisita di una forza sociale al servizio del Paese. Il cosiddetto decreto del fare è una prima diretta testimonianza della “sintonia” che passa tra le proposte di Confprofessioni e la mano del legislatore. Tuttavia l'azione istituzionale della Confederazione ha avuto modo di far pesare le sue idee e proposte in numerosi altri atti legislativi che hanno già raggiunto la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale o che si accingono a farlo. Qualche esempio, sicuramente non esaustivo. Dopo un lungo iter che ha visto passare tre governi e due legislature, il 5 giugno scorso l’Aula della Camera ha dato il via libera al decreto legge per il pagamento dei debiti della P.A. consentendo anche ai professionisti di rientrare nel novero dei soggetti beneficiari. Un lungo iter accompagnato da Confprofessioni fin dal 2008 quando è stata introdotta la certificazione dei crediti verso la P.A. e quindi lo scorso anno quando sono stati emanati i regolamenti ministeriali attuativi. Il testo approvato dal Parlamento ha assorbito numerose osservazioni che indicavano un ruolo proattivo dei professionisti verso gli enti locali fino a specificare le prestazioni professionali nel novero delle attività oggetto del pagamento. E anche il decreto lavoro (AS 890) ha appena concluso il suo iter presso le Commissioni riunite Finanze e Lavoro del Senato, tenendo in debita considerazione le specificità del mondo professionale, anche così come evidenziate da Confprofessioni nel corso dell’audizione in Senato che si è tenuta il 9 luglio scorso. Senza dubbio, il testo approvato dalle Commissioni riunite ha rimosso alcune rigidità presenti nella Riforma del lavoro vigente, venendo incontro a chi, come Confprofessioni, invocava “maggior flessibilità in entrata” per favorire il rilancio dell’occupazione giovanile. 13 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA NEWS SUPERMONEY Decreto svuota carceri 2013, testo modificato, scoppia la bufera Il decreto svuota carceri 2013 approvato al Senato con importanti modifiche al testo. Ed è polemica Decreto svuota carceri 2013, testo modificato ed è subito dura battaglia: al Senato sono state varate modifiche molto importanti con tetto di pena per la custodia cautelare alzato a 5 anni, cambiamento che di fatto esclude la misura per reati come favoreggiamento, falsa testimonianza e abuso d'ufficio. Il PD accusa il governo di cambiare il testo del decreto svuota carceri in maniera poco oculata e promette conseguenze. Il testo del decreto svuota carceri 2013 cambia sulla base dell'emendamento proposto da Lucio Barani di GAL (Grandi Autonomie e Libertà) e con l'innalzamento a 5 anni del tetto per la custodia cautelare, oltre ai reati già citati, scompaiono anche le misure entro chi è accusato di stalking. Dura la risposta di Danilo Leva del PD: "Il Senato ha svuotato di senso il decreto carceri, tradendo quelli che erano gli obiettivi originali del governo". E intanto il PD propone subito emendamenti per il testo del decreto svuota carceri 2013 originario. Fa eco a Leva Walter Verini, che dichiara dopo il "grande allarme" rappresentato dalle modifiche apportate al decreto di lottare per ripristinare il precedente testo del decreto carceri proposto dalla Cancellieri. E adesso, cosa accadrà? Il nuovo testo del decreto svuota carceri 2013 dovrà essere sottoposto all'esame della Camera dei Deputati, e data la situazione venutasi a delineare ci si aspettano forti tensioni. Il PD vuole recuperare il testo precedente, ma dal PDL arriva un messaggio chiarissimo: "Non si torna indietro". Ma oltre al PD sono in tanti a chiedersi a chi, in verità, giova questo cambiamento. L'Adoc chiede che non si applichi per stalker e contraffazione parlando di decisione "antistorica e incomprensibile". A ogni modo, prestissimo sapremo se il testo del decreto svuota carceri 2013 manterrà le modifiche o meno. Matteo Carriero 14 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA AGV NEWS Carceri, penalisti: politica sempre più debole e contraddittoria "Incapace di operare le riforme di cui la giustizia necessita con urgenza" La conversione in legge del decreto svuota carceri “è iniziata male e rischia di proseguire addirittura peggio”. Così in una nota l’Unione Camere Penali, che fa notare come dopo il ripristino in Senato delle preclusioni a carico dei recidivi, che ha “restaurato gli effetti carcerogeni della legge Cirielli cui si voleva mettere la parola fine, adesso la Camera dovrebbe adoperarsi per recuperare lo spirito iniziale dell’intervento legislativo, riammettendo i recidivi di piccolo spessore criminale alla detenzione domiciliare ed alle misure alternative, cosa che avrebbe un primo – anche se non risolutivo - effetto deflattivo sul numero dei detenuti. Preoccupa, invece, che nelle ultime ore questi temi siano andati progressivamente in ombra – sottolineano i penalisti - per discutere del limite minimo per la custodia cautelare in carcere, peraltro con argomenti che contraddicono la posizione ufficiale delle maggiori forze politiche in tema di carcerazione preventiva”. Per l’Ucpi, la “facile demagogia” di indicare specifici reati che sarebbero sottratti al carcere è “sufficiente a provocare la retromarcia di una politica sempre più sconsolantemente debole, nonostante sia risaputo che le carceri sono piene di persone in attesa di giudizio, in barba al principio di civiltà che vorrebbe la detenzione prima della sentenza definitiva come assolutamente eccezionale e, comunque, contenuta - dove possibile, e cioè nella quasi totalità dei casi - nella misura degli arresti domiciliari”. In definitiva, concludono i penalisti, “mentre la civiltà e la tenuta del sistema richiederebbero, tolti i pochi casi di pericolo attuale, il divieto tout court del carcere prima della sentenza definitiva, viceversa assistiamo all’incapacità di attuare questa elementare modifica. Il che dimostra che la politica attuale è incapace di operare le riforme di cui la giustizia necessita con urgenza assoluta”. 15 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA LECCE PRIMA Referendum radicali: a Lecce la raccolta firme per una "Giustizia giusta" Lo storico partito politico ha presenziato con un banchetto stamattina, in Viale De Pietro, davanti alla sede del Tribunale Penale, per raccogliere adesioni alla campagna referendaria: obiettivo raggiungere 500mila firme 30 lug. - LECCE - Si è tenuta questa mattina, davanti al Tribunale Penale di Lecce, in Viale De Pietro, la raccolta di firme, organizzata dai Radicali, sul tema della "Giustizia Giusta", dei diritti umani, della vita e della libertà in Italia, dove, secondo gli esponenti dello storico partito, c'è una condizione di illegalità per la quale la Repubblica sarebbe fuori dalla sua stessa Costituzione ed è da decenni pluricondannata dalla giustizia europea. Nel corso della manifestazione, si è tenuta una conferenza stampa alla quale hanno partecipato i dirigenti Radicali Sergio D’Elia, Elisabetta Zamparutti e Giuseppe Napoli, insieme all’avvocato Tania Rizzo del direttivo della Camera Penale, all’avvocato Domenico Attanasi, coordinatore regionale Puglia dell’associazione nazionale giovani avvocati, all’avvocato Luisa Carpentieri, presidente sezione Aiga di Lecce, ad Alessandro Gallucci, dell’Aduc, all’avvocato Leonardo Calò, esponente di Io Sud. L’obiettivo è raccogliere almeno 500 mila firme entro metà settembre, perché nella primavera del 2014 gli italiani possano essere chiamati a votare per dodici riforme possibili che, secondo i Radicali, il Parlamento non metterà mai all’ordine del giorno perché sgradite ai potenti e che solo una nuova, immediata mobilitazione – istituzionale, civile, sociale, nonviolenta – attraverso i Referendum popolari può imporre all’agenda della politica. 16 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA ITALIA OGGI DECRETO LAVORO/ La novità prevista da un emendamento approvato ieri dal senato Casse, il risparmio va in welfare Sì a interventi per giovani e professionisti in difficoltà Professionisti più tutelati. Le casse infatti potranno investire i risparmi in misure di welfare a favore degli iscritti, quali tra l'altro prestazioni ai professionisti in crisi, interventi a sostegno delle pensioni o all'ingresso dei giovani nel mondo delle professioni. A stabilirlo il nuovo art. 10-bis inserito nel dl n. 76/2013 in sede di conversione al senato il quale, tuttavia, vi destina soltanto i risparmi che le casse conseguiranno in più rispetto alla spending review (10% dei costi 2010). Il dl lavoro ha ricevuto ieri il via libera con 203 sì, 35 no e 32 astenuti; adesso è atteso alla camera per la seconda lettura. Un welfare per i professionisti. La novità fa parte degli emendamenti accantonati martedì e approvati ieri: uno del governo sulla riforma Fornero (altro articolo in pagina); uno del senatore Santini e altri sui debiti delle p.a. (si veda articolo a pagina 23); il terzo del senatore Maurizio Sacconi e altri riguardante, appunto, i risparmi di gestione degli enti di previdenza privati. Sono interessati, dunque, sia i cosiddetti enti privatizzati ex dlgs n. 509/1994 (tra gli altri cassa forense, Inpgi, Enpam, Inarcassa, Enpacl, cassa commercialisti, cassa ragionieri), sia gli enti previdenziali dei liberi professionisti costituiti dopo la riforma Dini del 1995, ex dlgs n. 103/1996 (tra gli altri Enpap, Enpapi, Eppi, Inpgi2). Tre le principali finalità della nuova norma: destinare risorse aggiuntive all'ingresso dei giovani nel mondo delle professioni e sostenere i redditi dei professionisti nelle fasi di crisi. Al tal fine gli enti possono attuare misure di welfare a favore degli iscritti e per le finalità di assistenza, mediante utilizzo di economie e risparmi derivanti dal ricorso a forme associative di gestione. Tuttavia, deve trattarsi di risparmi «aggiuntivi» rispetto a quelli previsti dalla spending review (dl n. 95/2012) che, si ricorda, obbliga le casse a un dazio di contribuzione forzosa del 10%, da quest'anno, della spesa sostenuta per consumi intermedi nell'anno 2010 (5% nel 2012). Adepp in cabina di regia. La seconda finalità mira ad anticipare l'ingresso dei giovani professionisti nel mercato del lavoro. Il nuovo art. 10-bis riconosce agli enti previdenziali, singolarmente o mediante l'Adepp (Associazione enti previdenziali privati), la facoltà di investire ulteriori risparmi in misure volte alla promozione e al sostegno dell'attività professionale anche in forma societaria. Soddisfazione è stata espressa dal presidente dell'Adepp, Andrea Camporese, «per il ruolo attivo e sussidiario affidato alle casse di previdenza» dalla nuova norma. «È importante che misure urgenti sul lavoro per i giovani includano finalmente anche i giovani professionisti», ha detto Camporese. «Da tempo sosteniamo che la previdenza non possa essere scollegata dal lavoro; è assolutamente necessario», ha concluso, «che il professionista venga garantito e sostenuto lungo l'intero arco della sua vita lavorativa». Daniele Cirioli 17 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA IL SOLE 24 ORE PREVIDENZA DEI PROFESSIONISTI Dl lavoro: le Casse investiranno in welfare i risparmi da «spending» Soddisfazione dell'Adepp per la novità introdotta dal disegno di legge per la conversione del decreto legge sul lavoro. «L'articolo 10 bis – ha affermato il presidente dell'Adepp Andrea Camporese – riconosce agli enti di previdenza privati la possibilità di poter destinare i risparmi derivanti dagli interventi di razionalizzazione per la riduzione della spesa sostenuta per consumi intermedi per quel welfare integrato che da tempo sosteniamo, convinti che sia uno strumento indispensabile per rispondere a una crisi che sta travolgendo il mondo dei professionisti». Il provvedimento recepisce una richiesta che da tempo le Casse di previdenza dei professionisti avevano avanzato al fine di poter sostenere gli iscritti lungo tutto l'arco della vita lavorativa. 18 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA ITALIA OGGI Ma il 20% degli utili dovrà essere accantonato a riserva Tutte le srl potranno nascere con 1 euro Tutte le srl potranno nascere prive di capitale. Basterà 1 euro, infatti, d'ora innanzi per la costituzione di tale tipologia societaria. In questi casi, tuttavia, qualora non si opti per la formula semplificata, la società dovrà accantonare il 20% degli utili fino a quando capitale più riserve non raggiungano i 10 mila euro. La società semplificata continuerà a esistere ma chi vorrà costituirla dovrà utilizzare un «blindato» statuto standard. È questo il contenuto di un emendamento al dl lavoro che in materia di srl, reintroduce di fatto, ma con rilevanti novità, le società a capitale ridotto, depotenziando, non poco le srl semplificate. Ma andiamo per ordine. Srl semplificate. Il decreto legge 28 giugno 2013, n. 76 (cosiddetto decreto lavoro) aveva già apportato alle srl semplificate rilevanti novità. Con l'art. 9, comma 13 dello stesso si era infatti prevista, da un lato l'abrogazione delle società a capitale ridotto costituite sulla base dell'art. 44 del dl 83/2012 convertito con legge n. 134/2012 nonché la ridenominazione delle srl a capitale ridotto fino ad allora costituite, in società semplificate. In merito a queste ultime, poi, veniva estesa la possibilità di attrarre soci di qualsiasi età (purché persone fisiche), la libera alienazione di quote fra i soci e la possibilità di nominare amministratori (atto costitutivo permettendo) anche soggetti non soci. Ora però, viene reintrodotto un vincolo che il ministero dello sviluppo economico aveva superato con una sua interpretazione (circ. Mise 2/1/2013 n. 3657/C) e cioè che l'utilizzo del modello standard risulti inderogabile. Viene infatti, a riguardo inserito nell'art. 2463-bis, c.c., il comma 2-bis, nel quale si prevede: «le clausole del modello standard tipizzato sono inderogabili». Da notare, in proposito che il fac simile di statuto dovrà essere opportunamente rielaborato e corretto dai tecnici ministeriali (in particolare nei commi 1, 4 e 5) per tenere conto delle intervenute novità. Nel frattempo, tuttavia, il Notariato nazionale in risposta al quesito di impresa n. 621/2013 del 30 luglio scorso ha evidenziato la possibilità di adottare il vecchio standard di cui al dlgs. 138/2012, cassando le clausole divenute incompatibili alla luce delle nuove disposizioni. Srl a «capitale ridotto». All'interno del mondo delle srl viene introdotta una nuova possibilità costitutiva, peraltro già in auge da anni sia in Inghilterra che in Francia, cioè la società a 1 euro. Non si tratta, invero, di una vera e propria diversa tipologia societaria, poiché le regole amministrative e gestionali, sono poi le stesse delle srl ordinarie, con la conseguenza che queste si diversificano dalle ordinarie solo nella fase costitutiva e nei periodi di startup laddove vengono previste regole particolari sia per la nascita e per gli accantonamenti degli utili a riserva. A livello costitutivo viene previsto che nei casi di versamenti inferiori a 10 mila euro, i conferimenti dovranno realizzarsi in denaro ed essere versati per intero alle persone cui è affidata l'amministrazione. Da notare che il versamento iniziale nelle mani degli amministratori, anziché in banca è esteso a tutte le srl, ma nelle ordinarie tale esborso iniziale obbligatorio può essere limitato all'attuale 25% del capitale. Inoltre, anche in questo caso per tutte le srl, i mezzi di pagamento (tipicamente assegni) dovranno essere indicati nell'atto. Ai fini di una rapida capitalizzazione della società, poi, viene previsto che dagli utili netti risultanti in ciascuno dei primi bilanci almeno il 20% vada a costituire una riserva legale ai sensi dell'art. 2430 c.c.. Tale accantonamento forzoso cesserà quando la riserva non abbia raggiunto, unitamente al capitale, l'ammontare di diecimila euro. Si tratta, invero, di un meccanismo non particolarmente originale, dato che lo stesso è già da tempo utilizzato nell'ambito delle srl minori in diversi stati europei (Germania e Belgio in primis). La riserva così formata potrà essere utilizzata solo per imputazione a capitale e per copertura di eventuali perdite. Essa deve essere reintegrata, nella misura prevista, qualora venisse diminuita per qualsiasi ragione. Luciano De Angelis 19 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA IL CORRIERE DELLA SERA Redditometro, il Fisco utilizzerà soltanto dati certi Possibili scostamenti fino al 20% ROMA—Atteso come l’arma letale della lotta contro l’evasione fiscale, il nuovo redditometro entra da oggi nell’arsenale dell’Agenzia delle Entrate. Con la circolare operativa diffusa ieri, il direttore dell’Agenzia, Attilio Befera, ha dato istruzioni agli uffici che da subito potranno avviare la selezione dei contribuenti a maggior rischio di evasione, partendo dai redditi del 2009. Il redditometro è un meccanismo presuntivo di determinazione del reddito basato sulla ricostruzione delle spese sostenute dai contribuenti, gran parte delle quali sono già note all’amministrazione fiscale. In pratica gli ispettori tributari saranno in grado di comparare i redditi dichiarati da ciascun contribuente con le spese ed il tenore di vita effettivo, ricostruito in buona parte, ma non solo, sulla base di elementi certi. E quando questo scostamento tra i redditi denunciati al fisco e la spesa effettuata in un determinato anno eccede il 20%, scatterà l’accertamento vero e proprio. Rispetto al passato, il nuovo redditometro è ben più penetrante e molto meno aleatorio, così che le contestazioni del fisco siano più circostanziate e puntuali. Nello stesso tempo il nuovo meccanismo prevede precise garanzie per i contribuenti, sui quali ricade l’onere della prova, con i quali il fisco instaurerà un doppio contraddittorio. Ad esser presi come riferimento per calcolare lo scarto del 20% saranno solo i redditi determinabili grazie ad elementi certi, come le spese note, e alla disponibilità di beni di cui il fisco conosce esistenza e caratteristiche, rapportati anche al reddito dell’intera famiglia. Il caso può chiudersi subito se il contribuente dimostra la correttezza del suo operato, ma può essere approfondito e dare luogo ad un vero e proprio accertamento, con l’invito da parte del fisco a pagare il dovuto. Ecco le spese di lusso nel mirino Così i controlli Gli accertamenti con il nuovo redditometro scatteranno subito e riguarderanno in questa prima fase i redditi del 2009. Saranno selezionati i contribuenti che presenteranno gli scarti più consistenti tra il reddito dichiarato e quello ricostruito dall’Agenzia sulla base di spese certe e disponibilità di beni di cui il fisco è a conoscenza e di cui conosce le caratteristiche (come barche, auto di lusso, ville). In ogni caso lo scarto registrato dovrà essere superiore al 20% anche su un solo periodo di imposta. Nella selezione dei contribuenti l’Agenzia delle Entrate terrà conto anche del reddito complessivo dichiarato dalla famiglia, per evitare di avviare controlli nei confronti di contribuenti la cui capacità di spesa risulterebbe pienamente coerente a livello di reddito familiare. Nella ricerca dei contribuenti da sottoporre a controlli ulteriori e più incisivi il fisco comunque non considererà le spese per i beni di uso corrente, che vengono calcolate dal redditometro sulla spesa media Istat, e che entrano in gioco , eventualmente, in una fase successiva. Se gli agenti del fisco rilevano lo scarto superiore del 20% invitano il contribuente a presentarsi per offrire spiegazioni, indicando gli 20 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA elementi e le circostanze rilevanti. Dialogo aperto, ai contribuenti l’onere della prova L’accertamento sintetico con il redditometro prevede una doppia garanzia per il contribuente, con un doppio contraddittorio con il fisco prima di arrivare alla definizione degli addebiti. Appena ricevuto l’invito a presentarsi e chiarire quella discrasia tra il reddito dichiarato e quello che risulta al fisco sulla base delle spese conosciute e presunte, il contribuente potrà dare tutte le spiegazioni necessarie. Trattandosi di contestazioni basate su spese certe, occorreranno prove certe: una fattura per dimostrare l’inesattezza delle informazioni del fisco, il verbale di sequestro di un mezzo per giustificare la mancata disponibilità. Sarà possibile dimostrare che le spese che risultano al fisco sono state sostenute con redditi maturati in anni diversi, o esenti, o già soggetti a imposta sostitutiva, oppure che siano state sostenute da terzi. Bisognerà esser pronti a rispondere in modo convincente anche sugli investimenti effettuati nel corso del periodo d’imposta oggetto dei controlli e sul risparmio eventualmente accumulato. Se il contribuente fornisce elementi esaustivi il controllo degli ispettori fiscali si chiude qui, in questa primissima fase, senza alcuna conseguenza. L’accertamento con adesione per chiudere la partita Se le prove prodotte dal contribuente non fossero sufficienti, il fisco deciderà di andare più a fondo e chiederà conto anche delle spese più comuni, come quelle per il vitto ed i trasporti, che vengono stimate sugli indici Istat. In questo caso il contribuente potrà contestare le presunzioni degli ispettori fiscali non necessariamente presentando prove documentali, ma anche argomentazioni logiche. L’uso dell’automobile di un parente, di una mensa aziendale per i pasti. Fermo restando che sarà sempre possibile dimostrare che certe spese sono state sostenute da terzi, o affrontate con redditi esenti o per i quali non c’è obbligo di dichiarazione. Tutto questo avviene sempre nell’ambito del contraddittorio, con incontri verbalizzati. Nel processo di determinazione sintetica del reddito il fisco è obbligato ad attivare l’accertamento con adesione. Se gli ispettori non sono convinti delle argomentazioni dei contribuenti invieranno un nuovo invito al contraddittorio con la quantificazione del maggior reddito accertabile e delle maggiori imposte e la proposta di adesione ai contenuti dell’invito. Occorrerà pagare entro quindici giorni per avere le sanzioni ridotte. Oppure avviare un contenzioso, ricorrendo alla giustizia tributaria. 21 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA IL CORRIERE DELLA SERA Contenzioso. Scendono a 686 mila le cause tra l’Erario e i contribuenti. Una su quattro riguarda le imposte federali Meno liti, boom di ricorsi per le addizionali Le verifiche su 3.200 grandi imprese e la formula del tutoraggio ROMA - Cala il contenzioso tributario nel 2012 per la prima volta dopo cinque anni. E' il dato che emerge dalla relazione animale sul monitoraggio pubblicata ieri dal dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia Le domande che pendono attualmente presso le Commissioni tributarie provinciali e quelle regionali sono circa 686 mila, in calo per la prima volta dopo cinque anni e del 6% rispetto all'anno scorso. E di queste la maggior parte (il 58% presso le commissioni provinciali e il 75% di quelle pendenti presso le commissioni regionali) riguardano proprio l'Agenzia delle entrate. Le tasse più contestate sono l'Ire, l'Irpef e le addizionali (il 23% tra ricorsi e appelli), l'Irap (13%), l’Iva (9%). Ma anche se il valore complessivo dei ricorsi presentati nel 2012 è di poco inferiore ai 40 miliardi, solo una piccola parte riguarda grandi importi. TI 72% delle controversie davanti alle commissioni provinciali e il 54% di quelle .davanti alle commissioni regionali vale dai ventimila euro in giù. Anzi, soprattutto davanti alle commissioni provinciali, la fetta più grossa (il 44%) è rappresentato da cause con valore inferiore a 2.582 euro. Questo spiega anche la diminuzione dei ricorsi: la possibilità di bypassare la soluzione giudiziale, usando la mediazione riservata ai casi sotto i 20 mila euro, ha dato una sforbiciata alle controversie. Intanto l'Agenzia delle entrate continua la lotta all'evasione fisca- le battendo i! terreno dei grandi contribuenti, delle piccole e medie imprese e dei lavoratori autonomi. Nella circolare diramata ieri, contenente gli indirizzi operativi, il Fisco delinea quattro linee di azione. La prima riguarda i big: 3.200 grandi imprese saranno sottoposte ad un vero e proprio tutoraggio, una sorta di affiancamento. Poi ci sono le imprese con fatturato superiore ai 25 milioni di euro, che sono tenute sotto controllo con l'ausilio di Asso, una banca dati dei soci delle imprese di medie dimensioni. Occhi puntati anche sui piccoli, soprattutto quelli con attività economiche svolte di fatto in maniera totalmente irregolare, e sugli autonomi, ma solo se vengono riscontrate anomalie ripetute negli anni. L'ultimo fronte a rischio, quello degli enti non commerciali e delle onlus, dove è fondamentale non solo recuperare le imposte evase, ma scoraggiare i comportamenti scorretti. Va. San. 22 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA ITALIA OGGI La relazione del Mef sul 2012: oltre la metà dei ricorsi è in giacenza da meno di due anni Contenziosi, battuta d'arresto Calano sia le controversie pendenti sia quelle presentate Dopo cinque anni consecutivi di crescita il contenzioso tributario accusa una battuta d'arresto, nel 2012: a fine anno sono state 686.234, rispetto alle 727.345 del 2011 (-6% circa), le controversie pendenti presso le Commissioni tributarie provinciali (Ctp) e le Commissioni tributarie regionali (Ctr). A fotografare l'evoluzione del contenzioso è la relazione annuale del ministero dell'economia secondo cui, analizzando la serie storica delle giacenze dal 2004 a oggi, il 2011 è stato l'anno record per numero di controversie pendenti. Sul totale dei ricorsi pendenti lo scorso anno oltre il 60% (414.108) sono in giacenza da meno di 2 anni, il 30% da un periodo compreso tra 2 e 5 anni e meno del 10% (64.159) da più di 5 anni. Segno meno anche per i ricorsi pervenuti complessivamente alle commissioni tributarie: sono passati da 330.130 a 264.583. Un calo che ha però dato il via libera per il sorpasso del numero di cause decise rispetto al numero dei ricorsi presentati: le prime sono state oltre 40 mila in più rispetto alle seconde. Stando all'analisi del Mef, il quadro è riconducibile, per le controversie instaurate in primo grado per valori non superiori ai 20 mila euro, all'introduzione del reclamo/mediazione (art. 17-bis dlgs 546/92) oltre che, per entrambi i gradi di giudizio, per il contributo unificato per l'iscrizione a ruolo nel processo tributario. Spulciando ancora tra i dati, guardando all'attività svolta dai giudici tributari, ci sono state 23.458 udienze (17.732 presso le Ctp e 5.726 presso le Ctr) in cui sono state discusse 409.357 controversie: il che significa che ogni giudice di primo grado ha svolto in media 24 udienze all'anno e trattato 149 ricorsi. Mentre in secondo grado si passa a 18 udienze e 65 appelli. Ma spiccano commissioni nelle quali il numero di ricorsi per giudice è oltre il doppio del valore medio: tra queste Ragusa (418,26 ricorsi) e Catanzaro (399). Per le Ctr si segnalano le Commissioni Campania (158,26 appelli per giudice) e Lazio (126,64). All'opposto, ad Aosta ogni giudice affronta 22,15 ricorsi di primo grado e 9 appelli. Un cenno all'esito dei contenziosi è arrivato dal commento di Enrico Zanetti, responsabile fisco Scelta civica e vicepresidente commissione finanze alla camera: «Anche per il 2012, le statistiche ufficiali del Mef evidenziano che, quando i contribuenti fanno ricorso alle commissioni tributarie, in primo grado di giudizio hanno ragione, nel merito della pretesa, più spesso loro che non le p.a. che emanano gli atti impositivi: 46,11% contro 39,80%. Guardando nel dettaglio delle diverse tipologie di enti impositori, Agenzia delle entrate ed Equitalia non si discostano da questi dati, vincendo in misura piena i loro contenziosi, rispettivamente, il 36,58% e il 44,85% delle volte in primo grado e il 37,85% e 55,41% delle volte in secondo grado», prosegue Zanetti lamentando che si tratta di «numeri incompatibili con un sistema di riscossione che impone al contribuente che fa ricorso di versare comunque il 30% delle maggiori imposte contestate mentre è ancora in attesa del primo grado di giudizio». Roxy Tomasicchio 23 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA IL SOLE 24 ORE Il nuovo redditometro vale dal 2009 Lo strumento non sarà applicato per i periodi precedenti anche se più favorevole al contribuente L'agenzia delle Entrate spiega il nuovo redditometro con la circolare 24/E. L'Agenzia mantiene la posizione basata sul solo dato letterale della norma - secondo la quale il nuovo redditometro troverebbe applicazione solo dal 2009 (e non anche per il passato). Le Entrate non considerano, però, che la stessa norma parla di "aggiornamento" e di "adeguamento" dell'accertamento sintetico, termini che sembrano in contraddizione con un'applicazione dello strumento soltanto per il futuro. L'amministrazione non tiene conto del fatto che il redditometro appartiene al genere degli accertamenti standardizzati, per i quali vale la regola che la forma più evoluta prevale su quelle precedenti, se più favorevole al contribuente (in questo senso si stanno pronunciando molte commissioni tributarie di merito). A ogni modo, il documento dell'Agenzia sottolinea che lo strumento del redditometro verrà, per prima cosa, utilizzato per individuare le posizioni a maggiore rischio di evasione. Saranno, quindi, selezionati quei contribuenti che presentano scostamenti significativi tra il reddito dichiarato e la capacità di spesa manifestata. Quest'ultima è rappresentata essenzialmente dalle spese effettive sostenute nonché dalla concreta disponibilità di beni di cui l'amministrazione risulta essere a conoscenza. Nella selezione non verranno considerate le voci di spesa previste dal redditometro per le quali entrano in gioco i valori Istat. Verrà invece tenuto conto del reddito complessivo dichiarato dalla famiglia, in modo da evitare che vengano intraprese attività di controllo nei confronti di coloro le cui spese risultano coerenti a livello di reddito familiare. Questa prima fase di selezione potrebbe non portare, comunque, ad esperire, da parte dell'Agenzia, l'accertamento sintetico, ma quello analitico, in particolare nei confronti di imprenditori e lavoratori autonomi, se l'amministrazione ritiene che tale ultima metodologia risulti più proficua. Una volta selezionato il contribuente, quest'ultimo, se l'amministrazione deciderà di "azionare" il sintetico, verrà invitato a fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell'accertamento. In questa fase il contribuente potrà dare tutte le dimostrazioni del caso. Il "confronto" con l'amministrazione si baserà, in primo luogo, sulle spese certe sostenute, per le quali il contribuente, ad esempio, potrà dimostrare l'inesatta informazione in possesso dell'amministrazione. Verrà considerata anche - sempre nella prima fase - la disponibilità di determinati beni, le spese per investimenti sostenuti nell'anno e la quota di risparmio, sempre dell'anno. Per gli investimenti, la circolare afferma che il contribuente potrà fornire prova della provvista e dell'utilizzo della stessa per effettuare l'investimento. Molte volte però si tratterà di una prova "diabolica" (anche si di prova in senso tecnico non si può parlare) in pagina) in quanto, per talune tipologie di redditi, come quelli d'impresa - che non vengono determinati per cassa e tengono conto di una serie di elementi figurativi - è quasi impossibile dimostrare la formazione della provvista, per usare le parole della circolare. La circolare spiega che se il contribuente fornisce chiarimenti esaustivi, l'attività di controllo basata sulla ricostruzione sintetica del reddito si verrà ad esaurire. In caso contrario, entrano in gioco le spese medie Istat (per le voci di spesa per cui rilevano) connesse all'ambito territoriale e familiare a cui il contribuente appartiene. Anche in questo caso il contribuente potrà dare conto di una diversa rappresentazione della sua posizione. Se l'ufficio ritiene che le argomentazioni del contribuente non sono esaustive, darà luogo all'accertamento con adesione vero e proprio. In questa sede il contribuente potrà fornire ulteriori giustificazioni e ulteriore documentazione. Solo se non viene trovato un accordo in sede di accertamento con adesione, l'ufficio emetterà l'atto di accertamento vero e proprio. 24 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA IL SOLE 24 ORE Tra Fisco e contribuenti contenzioso da 40 miliardi Fisco e contribuenti in causa per 40 miliardi. Ma nonostante questo si litiga di meno: calano del 5,6% i ricorsi presentati nei due gradi di giudizio, pari complessivamente a 686.234 contro le oltre 727mila cause instaurate nel 2011. E soprattutto, rispetto al triennio precedente, il numero dei ricorsi definiti supera quello dei pendenti. L'imposta regina delle liti resta l'Irpef, calano i ricorsi per il registro (-35%) e Irap (-32%), mentre sulle tasse locali, amministrazioni e cittadini si scontrano soprattutto su Ici e Tarsu. È quanto emerge dalla relazione sul monitoraggio dello stato del contenzioso tributario nel 2012 presentato ieri dal dipartimento delle Finanze. Se il contenzioso in Italia vale quanto una manovra finanziaria, il valore medio della controversia si attesta sui 144.000 euro e solo 1,5% dei ricorsi riguarda liti per importi superiori a un milione di euro. Ma nonostante questo le maxi-liti corrispondono a quasi il 75% del valore complessivo del contenzioso tributario. La strada intrapresa è quella di ridurre le liti. L'aumento del contributo unificato e il ricorso dell'istituto del reclamo/mediazione per le cause fino a 20mila euro hanno contribuito al crollo dei ricorsi presentati complessivamente nelle commissioni tributarie, che sono passati dagli oltre 330mila del 2011 ai 264.583 dello scorso anno. Questo ha portato a bloccare il trend in crescita dal 2007 dei ricorsi pendenti: nel 2012 il numero delle cause decise ha superato il numero dei ricorsi presentati, tanto che le cause decise sono state oltre 40mila in più rispetto a quelle chiuse nel 2011. A testimoniare l'efficacia della mediazione – su cui pende il giudizio della Corte costituzionale in merito all'elevazione del limite del valore delle cause, oggi fissato fino a 20mila euro – è dato dal fatto che l'89% della riduzione del numero complessivo dei ricorsi depositati nelle Ctp nel biennio 2011-2012 è imputabile alle controversie instaurate nei confronti dell'agenzia delle Entrate. Guardando sempre ai dati sulle liti, divisi per enti impositori, non sembra diminuire la propensione alle cause con Equitalia, che toccano quota 30.594 pari al 14% del totale dei ricorsi pervenuti in Ctp. Ma chi vince di più? La lettura dei dati forniti dal monitoraggio va incrociata con le appendici statistiche. Infatti a spuntarla sia in primo che secondo grado sono quasi sempre gli uffici dell'amministrazione: in Ctp il Fisco vince nel 39,3% dei casi contro il 30,5% di cittadini e imprese; in Ctr le percentuali salgano rispettivamente al 41,8% e al 36,2 per cento. Ma se si guardano le vittorie nel merito le percentuali di vittoria si ribaltano. Come sottolinea Enrico Zanetti (Sc) nel merito della pretesa, sono «più spesso i contribuenti che non le pubbliche amministrazioni le quali emanano gli atti impositivi a spuntarla: 46,11% contro 39,80% (14,09% i pareggi). Anche in secondo grado di giudizio, prosegue Zanetti, la percentuale di vittorie piene dei contribuenti rimane elevata, attestandosi al 40,20% (10,60% i pareggi). Dati che, conclude Zanetti, «pongono fortemente in dubbio la legittimità della riscossione in pendenza di giudizio, ovvero dell'obbligo imposto al contribuente che fa ricorso di versare comunque il 30% delle maggiori imposte contestate, mentre è ancora in attesa del primo grado di giudizio». La sospensione del giudizio resta una "chimera" a Roma e Napoli: su 13.523 istanze presentate nella Capitale soltanto 100 sono state quelle decise, così sotto il Vesuvio dove la percentuale sale al 2% con 241 istanze di sospensione decise a fronte di 12.623 domande presentate. Eppure le istanze di sospensione aumentano: nel 2102 quelle presentate sono state quasi il doppio di quelle presentate, ovvero 125.467 contro 65.271 su cui i giudici si sono pronunciati. Di queste ultime circa la metà è stata accolta. 25 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA IL SOLE 24 ORE Le verifiche «pesano» le spese Nella prima fase focus sulle uscite certe - Le medie Istat rilevano in fase di confronto Spese medie Istat più facili da "aggirare" e selezione dei contribuenti da controllare che esclude le posizioni "marginali". Con la pubblicazione della circolare n 24/E, a più di tre anni dal varo del decreto che ha riscritto l'articolo 38 del Dpr n. 600/73 (Dl n. 78/2010) e a 7 mesi dal decreto attuativo (24 dicembre 2012), l'Agenzia delle entrate dirama i primi chiarimenti ufficiali in tema di accertamento sintetico delle persone fisiche. Tuttavia, rimangono punti sui quali mancano prese di posizione sostanziali come, ad esempio, la rilevanza dei dati attinenti agli incrementi e ai disinvestimenti patrimoniali e gli effetti transitori nel passaggio tra vecchie e nuove regole di accertamento. L'auspicio, anche per evitare defatiganti contraddittori vista le future attività di controllo degli Uffici, è che le Entrate possano implementare i chiarimenti anche perché, è bene ricordarlo, i contribuenti hanno applicato al buio il nuovo redditometro per almeno tre anni (dal 2009 al 2011). La circolare è principalmente incentrata sulle modalità in base alle quali le spese rileveranno nella selezione e nell'accertamento del contribuente mirato. La logica sulla quale poggia il nuovo accertamento sintetico per le persone fisiche è infatti quella di intercettare una sperequazione sospetta tra capacità di spesa dimostrata e reddito dichiarato. In tale contesto la circolare apprezzabilmente evidenzia che non tutte le spese individuate dal decreto del 24 dicembre avranno la medesima rilevanza e che, ulteriormente, in relazione alle spese basate sulle medie statistiche Istat, la prova contraria per il contribuente potrà essere, almeno in linea di principio, agevole. Ma vediamo di procedere con ordine. Le Entrate classificano le spese che possono essere utilizzate per la ricostruzione del reddito in cinque macro gruppi: - Spese certe. Si tratta delle spese tracciate e come tali oggettivamente riscontrabili e conosciute dal Fisco. In quest'ambito il contribuente potrà, eventualmente, dimostrare in contraddittorio l'errore o l'inesattezza delle informazioni in possesso dell'Agenzia. - Spese per elementi certi. Sono le spese riferibili ad elementi presenti in anagrafe tributaria o comunque nella disponibilità del soggetto, determinate però su valori statistici (Istat o medie del settore). In quest'ambito, quindi, è certa la presenza dell'elemento base ma è determinata su base presuntiva la spesa riferibile al contribuente. Casi tipici sono le auto e le imbarcazioni. In merito alle "spese per elementi certi" il contribuente potrà produrre in contraddittorio fatti e situazioni che possano dimostrare l'inesattezza della ricostruzione della spesa operata a livello statistico. - Investimenti patrimoniali. 26 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA - Quota di risparmio riscontrata formatasi nell'anno. - Spese per beni e servizi di uso corrente. Si tratta delle spese Istat previste dal decreto del 24 dicembre, diverse da quelle riferibili ad informazioni presenti in anagrafe tributaria. Si è in presenza, quindi, di voci di spesa la cui attendibilità, sul piano presuntivo, è molto meno fondante rispetto alle precedenti voci. Nella fase propedeutica di selezione dei contribuenti da verificare, rileveranno esclusivamente gli elementi di spesa certi a disposizione del Fisco. In pratica, quindi, entreranno in gioco spese certe, spese su elementi certi, investimenti patrimoniali e quota di risparmio dell'anno. Nella selezione si avrà cura di non scegliere posizioni caratterizzate da marginalità economica. Le spese per beni di uso corrente che fanno riferimento alla medie Istat, rileveranno solo in sede di contraddittorio ed ove il contribuente non abbia già fornito chiarimenti esaustivi in merito alla regolarità della propria posizione. Da ultimo si evidenzia che nella circolare le Entrate confermano l'irretroattività del nuovo redditometro alle annualità antecedenti al 2009. Sul tema la giurisprudenza tributaria, nell'ottica favorevole al contribuente, si è già orientata più volte in senso diametralmente opposto. 27 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA IL SOLE 24 ORE Nel contraddittorio la giustificazione sugli esborsi effettivi Per contrastare le presunzioni semplici da redditometro ampio spazio agli elementi di prova forniti dal contribuente al fine di giustificare lo scostamento tra reddito dichiarato e capacità di spesa attribuita. Secondo i chiarimenti forniti dall'agenzia delle Entrate, con la circolare 24/E del 31 luglio 2013, le spese Istat non operano in fase di selezione ma intervengono solo in via residuale nella fase di contraddittorio quando non siano forniti chiarimenti esaustivi circa le spese certe, quelle per elementi certi, gli investimenti e la quota di risparmio dell'anno. Per vincere la presunzione delle spese Istat saranno sufficienti evidenze e argomentazioni logicamente sostenibili anche se non supportate da documentazione. I chiarimenti circa le spese presuntivamente individuate come sintomo di un maggior reddito imponibile possono essere forniti già in seguito al ricevimento del primo invito trasmesso ai contribuenti selezionati dall'amministrazione finanziaria. Occorrerà in questa fase dimostrare che gli acquisti effettuati nel periodo di imposta sono stati finanziati con redditi diversi da quelli posseduti nel medesimo periodo, con redditi esenti oppure soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta o con redditi legalmente esclusi dalla base imponibile. Inoltre per tutte le tipologie di spesa si può dimostrare che le spese sono state sostenute da terzi o con redditi per i quali non vi è obbligo di dichiarazione. Il contraddittorio si svilupperà attraverso l'analisi di quattro potenziali tipologie di spese. Nel dettaglio, si tratta delle spese certe e cioè di quelle sostenute direttamente dal contribuente o dal familiare fiscalmente a carico, quali i costi per abitazione o per mezzi di trasposto. La prova contraria dovrà essere certa e diretta oltreché basata su idonea documentazione tale da dimostrare l'errata imputazione della spesa o l'inesattezza delle informazioni in possesso dell'amministrazione. A tali costi verranno sommate le spese per elementi certi ottenute applicando ai dati certi i valori medi rilevati dai dati dell'Istat o da analisi degli operatori di mercato. Si tratta cioè delle spese di mantenimento derivanti dalla concreta disponibilità di un bene, quale l'abitazione, di cui l'Agenzia possiede le caratteristiche tecniche quali, ad esempio, ampiezza e categoria catastale. La prova contraria alle spese per elementi certi potrà consistere in fatti, situazioni e circostanze, supportate anche indirettamente da documentazione, da cui si possa riscontrare l'inesattezza o la diversa imputazione della spesa. Alle spese certe e a quelle per elementi certi vanno sommati anche gli investimenti patrimoniali sostenuti nell'anno: la prova contraria potrà riguardare la formazione della provvista e l'utilizzo della stessa per l'effettuazione dello specifico investimento. Non viene quindi richiesta l'indicazione della fonte reddituale da cui deriva la provvista né sono richieste documentazioni a riguardo. Infine il reddito sarà ricostruito tenuto anche conto del risparmio, o meglio della quota dello stesso formatasi nell'anno. Non si fa riferimento, neppure per il risparmio, a documentazione utile a 28 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA vincere la presunzione. Se il contribuente non si presenta al contraddittorio a seguito del primo invito, l'Ufficio deve comunque considerare a fini reddituali anche la quota parte delle spese Istat attribuibile. L'attività di controllo si esaurisce nella prima fase del contraddittorio se il contribuente fornisce chiarimenti esaustivi. Al contrario, il contraddittorio verrà esteso anche alle spese Istat. Il contribuente potrà in questo caso utilizzare argomentazioni logiche a sostegno della diversa rappresentazione della situazione di fatto. Per assicurare economicità ed efficacia dell'azione amministrativa, gli Uffici dovranno considerare anche le evidenze e le argomentazioni in concreto rappresentate dal contribuente, logicamente sostenibili, anche se non supportate da documentazione. La persistenza di elementi di incertezza a seguito del contraddittorio, oppure anche la mancata presentazione del contribuente all'invito legittimano l'ufficio ad attivare indagini finanziarie e richieste di dati e notizie a soggetti terzi. Prende così avvio la seconda fase del contraddittorio con la trasmissione di un nuovo invito contenente la quantificazione di maggior reddito accertabile e maggiori imposte oltre che la proposta di adesione. Benedetto Santacroce 29 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA ITALIA OGGI Il sì della camera al ddl di recepimento degli obblighi Ue Monitoraggio fiscale, sanzioni messe a dieta Monitoraggio fiscale più snello e con sanzioni ridotte: la mancata dichiarazione degli investimenti all'estero sarà punita con un importo che varia dal 3 al 15% di quanto non dichiarato e, se l'investimento è detenuto in stati o territori black list, l'importo è raddoppiato. Saltano gli adempimenti legati alla sezione I e III del quadro RW e la sanatoria effettuata entro 90 giorni mediante la dichiarazione degli investimenti esteri sconta una sanzione di 258 euro. È questo il quadro che emerge dall'approvazione definitiva del disegno di legge che recepisce le disposizioni per gli adempimenti derivanti da obblighi fissati dalla Ue, con specifico riferimento a quanto previsto in materia di monitoraggio fiscale e conseguente compilazione del quadro RW. A questo punto, ci sarà anche da chiedersi quale sarà l'impatto delle nuove disposizioni sulle dichiarazioni in scadenza il prossimo 30 settembre 2013 nonché la concreta applicazione di un principio indubbio quale quello del favor rei. Si conclude, dunque, la vicenda legata alle abnormi sanzioni previste in caso di mancata compilazione del quadro RW, adempimento che, in linea di principio, non ha rilevanza reddituale diretta ma, correttamente, si limita a chiedere contezza degli investimenti detenuti all'estero dai contribuenti diversi dalle società residenti in Italia. Le sanzioni in materia erano state inasprite in occasione dello scudo fiscale incontrando però lo stop della Ue, che aveva aperto una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia. Ora, le modifiche normative riportano in un ambito più ragionevole le eventuali violazioni commesse alla disciplina contenuta nel decreto legge n. 167 del 1990 ponendo, come accennato, delicati problemi di ordine transitorio soprattutto in relazione agli adempimenti dichiarativi afferenti il periodo di imposta 2012. Nell'ambito delle novità va subito detto come, in linea di principio, vi sia un legame molto rilevante con le disposizioni in materia di antiriciclaggio laddove si parla, per esempio, di soggetti effettivi titolari degli investimenti all'estero. Ai fini degli adempimenti dichiarativi di fatto sembra rimanere in piedi esclusivamente l'obbligo di dichiarazione mediante la compilazione della sezione II del quadro RW mentre dovrebbe sparire l'obbligo di compilazione della sezione I e della sezione III. Soprattutto tale ultimo adempimento aveva poco senso pratico in relazione al fatto che i trasferimenti Italiaestero ed estero-Italia sono monitorati a opera degli intermediari finanziari i quali, attraverso l'emanazione del recente provvedimento in materia di anagrafe dei conti hanno ulteriori obblighi di comunicazione nei confronti dell'amministrazione finanziaria. Un dato, dunque, che era ripetuto all'interno del modello Unico e che ora non viene più previsto. Un tema da approfondire sarà quello del limite numerico degli investimenti da segnalare. Se, infatti, la disposizione ancora in vigore prevede l'obbligo al superamento dell'ammontare di 10 mila euro (anche in relazione ai trasferimenti), alla luce della nuova disposizione ci si deve chiedere se il limite in questione debba essere legato alla normativa anti riciclaggio (15 mila euro) ovvero scatti un obbligo generalizzato rispetto a un limite di investimento più basso degli attuali 10 mila euro. Da segnalare, la disposizione relativa alla presentazione del quadro RW entro i 90 giorni successivi alla scadenza del termine: in questo caso, la sanzione sarà di 258 euro analoga nell'importo a quella della omessa presentazione della dichiarazione sanata entro lo stesso termine. Duilio Liburdi 30 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA IL SOLE 24 ORE Arriva il taglio alle sanzioni per RW Il taglio alle sanzioni del quadro RW della dichiarazione dei redditi è legge. La Camera ha dato ieri il via libera definitivo (con 438 sì, 11 no e 4 astensioni) alla legge europea e alla legge di delegazione che demanda al Governo l'attuazione di oltre venti direttive europee (dal coordinamento della disciplina interna in materia di Iva con l'ordinamento Ue all'estensione dell'ambito dei beneficiari delle misure di protezione internazionale). Tra le misure previste dal primo provvedimento, invece, c'è l'intera revisione della disciplina sul monitoraggio fiscale delle attività detenute all'estero. Una revisione resa necessaria dalla richiesta arrivata dalla Commissione europea (caso Eu Pilot 1711/11/TAXU) di rendere la normativa nazionale più proporzionale agli obiettivi perseguiti dallo Stato. Così vengono riviste al ribasso le penalità per omissioni o irregolarità nella compilazione del quadro della dichiarazione dei redditi dedicato alle attività finanziarie, immobiliari o agli altri patrimoni detenuti all'estero. Le sanzioni scendono così dal 3 al 15% dell'ammontare degli importi non dichiarati (rispetto alla versione attuale dal 10% al 15%) e viene eliminata la possibilità di confisca dei beni di corrispondente valore. Allo stesso tempo, chi sana la carente o l'erronea indicazione entro 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione dovrà pagare una sanzione fissa di 258 euro. Le penalità sono più alte (dal 6% al 30% degli importi non dichiarati) per le mancanze relative agli investimenti e alle altre attività di natura finanziaria detenuti in Paesi a fiscalità di vantaggio. Allo stesso tempo si riducono anche gli adempimenti dichiarativi con l'eliminazione della sezione I e della sezione III del quadro RW. Attenzione, però: gli obblighi di dichiarazione vengono estesi anche ai soggetti che, pur non essendo possessori diretti degli investimenti esteri e delle attività estere di natura finanziaria, siano «titolari effettivi». Ma a questa riduzione delle sanzioni per i contribuenti fa da contraltare un aumento per gli operatori finanziari che non provvedano alla comunicazione dei dati. L'omessa comunicazione all'agenzia delle Entrate – e non soltanto, quindi, l'omessa registrazione – da parte degli intermediari finanziari, come banche, sim, Sgr, fiduciarie, eccetera, inclusi i money transfer, dei trasferimenti da o verso l'estero di fondi di persone fisiche, enti non commerciali e società semplici ed equiparate sarà soggetta a sanzioni dal 20 al 25% dell'importo non segnalato. Il monitoraggio a fini fiscali dei flussi transfrontalieri riguarderà tutti i trasferimenti di valore pari o superiore a 15mila euro previsto dalla disciplina antiriciclaggio, anche nel caso di operazioni "frazionate" (il limite attuale è di 10mila euro per ogni operazione). Ma quella sul monitoraggio fiscale è solo una delle tante procedure di infrazione che Governo e Parlamento, con la legge europea, puntano a chiudere con Bruxelles. Tra queste vi sono anche le novità introdotte sulle società tra avvocati che riguardano in particolare la soppressione della necessità che l'avvocato stabilito in Italia possa essere socio di una società tra avvocati solo se almeno uno dei soci sia in possesso del titolo nazionale. C'è poi la riscossione locale, dove viene abrogata la disposizione che consente ai Comuni di ampliare l'oggetto dei contratti di affidamento del servizio di accertamento e riscossione dell'imposta comunale sulla pubblicità, affidando agli stessi concessionari anche il compito di procedere all'incasso di altre entrate comunali senza indire nuove gare. 31 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA IL CORRIERE DELLA SERA E se lasciassimo in pace le Province? di Giuseppe De Rita Chi osserva dall'esterno la vicenda infinita della cosiddetta «abolizione delle Province» resta prigioniero di due spiacevoli sensazioni: se ha propensione all'ironia vede in filigrana la ripetizione della fantozziana nuvoletta che perseguita il malcapitato fino al suo volontario annullamento; se ha invece propensione drammatica sente in sottofondo Berlioz e la sua «marcia al supplizio» che accompagna il malcapitato alla sua sorte ormai segnata. In entrambi i casi deve constatare la damnatio d'opinione di uno dei più antichi assi portanti della nostra società: la Provincia come ente territoriale intermedio. Per carità, di propensione alla damnatio vivono da sempre la nostra opinione pubblica, la nostra politica, la nostra attività parlamentare. Ma per l'abolizione delle amministrazioni provinciali abbiamo visto di tutto: lettere francofortesi e direttive brussellesi (sarebbe interessante sapere cosa ne sapessero i loro redattori delle Province italiane); campagne giornalistiche a tutto volume e decreti legge compositi e variabili; improvvisate proposte sostitutive (l'idea di 36 distretti intermedi) e richiami costituzionali a una modesta continuità; con una quasi tacita accettazione di una fretta per molti versi inspiegabile. Siamo addirittura arrivati ad una incredibile consecutio temporis, quando in un preciso giorno la Corte ha ridato fiato all'istituzione provinciale e ai suoi diritti costituzionali; ventiquattro ore dopo alcuni grandi opinionisti hanno gridato di nuovo al «crucifige»; e quarantotto ore dopo il governo dichiarava la presentazione di un nuovo disarticolante decreto legge. Un ritmo da guerra-lampo più che da lavoro politico-legislativo. Nessuno ha potuto, o avuto il coraggio, di ricordare tre cose, forse banali ma decisive: la prima è che la giustificazione finanziaria della battaglia abolizionista è molto fragile, visto che i risparmi previsti sono lontani dal conclamato ammontare di 2 miliardi e probabilmente, a cose fatte essi si ribalteranno in costi aggiuntivi, specialmente per la sistemazione del personale dipendente. La seconda è che nessuno ha pensato che il sistema italiano vive di un intreccio fra sviluppo economico e coesione sociale tutto calibrato sul fronteggiamento dei fenomeni e problemi di «area vasta» (in materia di conservazione ambientale e idrogeologica, come di potenziale crescita dell'economia «verde»). E infine nessuno ha ricordato che la potenziale cancellazione dell'identità provinciale (quella che ancora oggi fa dire a un viterbese di essere prima viterbese e poi laziale, o cittadino del Centro Italia) è un disinvestimento molto pericoloso in una società la cui crisi antropologica si basa essenzialmente sull'esplosione di un individualismo che si gloria di vivere senza appartenenze. La fretta del fare sembra scavalcare queste preoccupazioni, e sembra anche dimenticare l'esigenza che dell'argomento possa intervenire il lavoro in corso sulla revisione costituzionale, e quindi anche sul futuro di un possibile «Stato delle autonomie», da noi sempre sacrificato al verticismo istituzionale. Non sarebbe invece male prendersi un po' di tempo; senza correre dietro alla coazione alla «politica-opinionista» che è stata tipica degli ultimi venti anni. 32 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA IL SOLE 24 ORE Attenzione alla delibera per sapere chi paga PAGINA A CURA DI Edoardo Riccio Gli interventi sulle parti comuni possono avere per oggetto la manutenzione (straordinaria, ordinaria, riparazione, dirette a conservare l'esistenza delle cose e ad impedirne il deterioramento), la ricostruzione (volta a ripristinare il bene distrutto), le innovazioni (dirette al miglioramento o all'uso più comodo o al maggior rendimento delle parti comuni) e le spese per il godimento (cioè per i vari scopi dell'uso comune). Vi sono interventi necessari (diretti ad assicurare alle cose comuni la destinazione e il servizio, che costituiscono le finalità del condominio), quelli utili (diretti a migliorare le parti comuni) e quelli voluttuari (destinati ad abbellire le parti comuni). I tempi Non c'è mai coincidenza tra i diversi momenti della delibera, dell'esecuzione e del pagamento: in quest'arco temporale può variare la "compagine" condominiale. Per sapere quali sono i condomini tenuti alla contribuzione è necessario individuare il momento in cui sorge l'obbligo al pagamento. Per gli interventi di manutenzione ordinaria la nascita dell'obbligazione coincide con il compimento effettivo dell'attività di manutenzione. Tenuto al pagamento è pertanto chi è condomino quando si compie l'intervento autorizzato dall'amministratore (che è autorizzato a erogare le spese per la manutenzione ordinaria e per l'esercizio dei servizi comuni). Per le opere di straordinaria manutenzione, ricostruzione o innovazioni è invece tenuto a sopportare i relativi costi chi era proprietario al momento della delibera. Se tali spese siano state decise prima della stipulazione dell'atto di trasferimento dell'unità immobiliare, ne risponde il venditore; a nulla rileva che tali opere siano state, in tutto o in parte, eseguite successivamente (Cassazione, sentenza 24654/2010). Prima di eseguire gli interventi straordinari, l'amministratore, se richiesto dall'assemblea, è tenuto ad adeguare i massimali della polizza per l' importo di spesa deliberato e va effettuato contestualmente all'inizio dei lavori. Nel caso in cui l'amministratore sia coperto da una polizza di assicurazione per la Rc professionale generale per l'intera attività svolta, tale polizza deve essere integrata con una dichiarazione dell'impresa di assicurazione che garantisca le condizioni previste per lo specifico condominio. Trattandosi di una garanzia aggiuntiva, si ritiene che detti costi debbano essere sopportati dai condomini. Al momento della deliberazione delle opere di manutenzione straordinaria, riparazioni, ricostruzioni, innovazioni, l'assemblea deve obbligatoriamente costituire un fondo speciale di importo pari all'ammontare dei lavori. L'interpretazione più diffusa di questa disposizione vede la costituzione del fondo speciale quale condizione di rispondenza alla legge della delibera assembleare di approvazione dell'intervento. Ne consegue che, sino a che tutti i denari non sono stati raccolti, l'amministratore non può sottoscrivere il contratto di appalto. Ci si chiede se una delibera che autorizzi in ogni caso alla sottoscrizione possa essere nulla (quindi impugnabile in ogni tempo) oppure annullabile (impugnabile entro 30 giorni). È pur vero che l'articolo 1135 (dove è scritto questo obbligo del fondo) non è tra le norme 33 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA inderogabili ai sensi dell'articolo 1138 codice civile e potrebbe quindi essere derogato. Tuttavia esso contiene un obbligo dichiarato tale dallo stesso legislatore e, pertanto, il rischio di nullità esiste in quanto contraria alla legge. In ogni caso, in base al principio di correttezza e buona fede che governa i contratti, l'amministratore, prima della sottoscrizione, deve informare l'appaltatore della mancata raccolta dell'integrale somma. Un'altra soluzione è quella di considerare l'obbligo del fondo sotto il profilo contabile (si veda Il Sole 24 Ore del 22 luglio scorso). Gli adempimenti fiscali Tra le attribuzioni dell'amministratore c'è anche l'esecuzione degli adempimenti fiscali: quindi non c'è bisogno di apposito incarico per l'espletamento delle pratiche necessarie ai fini del godimento dei benefici. In qualsiasi momento dovrà fornire al condomino che ne faccia richiesta, tutta la documentazione e l'attestazione relativa allo stato dei pagamenti ai fini della detrazione fiscale (oggi del 50 per cento). Le deliberazioni che concernono manutenzioni straordinarie di notevole entità e le innovazioni "virtuose" (articolo 1120, comma 2, del Codice civile) devono essere approvate con almeno 500 millesimi. La legge speciale che prevede un quorum inferiore è la 10/1991 in riferimento a interventi su edifici e impianti volti al contenimento dei consumi energetici, però fondati su diagnosi energetica o attestato di prestazione energetica. In questo caso la delibera richiede almeno 1/3 dei millesimi. Per le innovazioni non "virtuose" occorrono i 2/3 dei millesimi e la maggioranza degli intervenuti. 34 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA ITALIA OGGI Un freno dalla Cassazione: non basta il riferimento generico al reato Cautele sull'abuso penale Necessario violare una fattispecie codificata La Cassazione frena sull'abuso del diritto in campo penale. Infatti, il contribuente non è punibile in assenza di una violazione di norma antielusiva che vieta il raggiro posto in essere dal contribuente. Quindi, chi dichiara pochissimo pur avendo un rilevante giro d'affari, al fine di eludere il controllo automatizzato sulla dichiarazione, non risponde di omessa presentazione della dichiarazione stessa né di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Al più può essere condannato per dichiarazione infedele e sempre che venga superata la soglia di punibilità. Ad avviso della terza sezione penale, sentenza n. 33184 di ieri, ha quindi sbagliato il tribunale a ritenere sussistente la responsabilità penale per abuso del diritto senza indicare quale norma antielusiva sarebbe stata violata. Infatti, l'articolo 37 del dpr 600/1973 non contempla fra le sue fattispecie quella di dichiarazione prossima allo zero, nonostante il rilevante giro d'affari. Quindi, spiega il Collegio di legittimità, se da un lato i reati tributari di dichiarazione infedele o di omessa dichiarazione possono essere integrati anche da comportamenti elusivi posti in essere dal contribuente per trarre vantaggi dall'utilizzo in modo distorto di strumenti giuridici idonei a ottenere un risparmio fiscale in mancanza di ragioni economicamente apprezzabili che possano giustificare l'operazione», dall'altro è pur sempre necessaria la violazione di una fattispecie codificata. Ad avvalorare la tesi della rilevanza penale dei comportamenti elusivi speficamente previsti dalla normativa di settore è la stessa linea di politica criminale adottata dal legislatore, nell'ambito delle scelte discrezionali che gli competono. Per questo, scrivono ancora i Supremi giudici, il tribunale ha ritenuto che ci si trovasse in presenza dl un abuso di diritto, senza indicare quale norma anti elusiva, specificatamente prevista dalla legge sia stata violata. Si è limitato a far riferimento a un generico principio di buona fede e correttezza, rinvenibile nell'art. 10 dello Statuto del contribuente. Né ha indicato quale sia stato il risparmio fiscale ottenuto attraverso l'operazione posta in essere. Non è ancora tutto. In motivazione la Cassazione chiarisce che al più gli imprenditori avrebbero potuto essere puniti per dichiarazione infedele e sempre e solo in caso di superamento della soglia di punibilità. Interessante è anche la valutazione fatta dalla Corte sul reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Pure in questo caso i Supremi giudici hanno rinviato al tribunale bocciando la decisione del riesame che aveva sancito la punibilità penale dei contribuenti sostenendo che si può arrivare alla condanna solo se sussiste un reale pericolo di depauperamento dei beni dell'azienda che può nuocere il fisco. Debora Alberici 35 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA ITALIA OGGI Redditometro Accertamenti illegittimi alla moglie È illegittimo l'accertamento basato sul redditometro notificato alla contribuente a carico del marito che dichiara al fisco grosse entrate. Fra l'altro a queste condizioni è del tutto irrilevante che la donna, negli anni in cui non ha dichiarato redditi, abbia acquistato un immobile e iniziato a pagare le rate del mutuo. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con l'ordinanza n. 18388/2013, ha accolto il ricorso di una contribuente alla quale era stato notificato un accertamento. La sesta sezione tributaria ha quindi ribaltato il verdetto espresso dalla Ctr di Milano che aveva invece ritenuto legittimo l'atto impositivo. Sul punto i Supremi giudici hanno chiarito che il nucleo della motivazione della sentenza di secondo grado consiste nell'affermazione che la contribuente, non avendo mai presentato alcuna dichiarazione dei redditi per gli anni contestati, non disponeva di alcun reddito in questo periodo o comunque disponeva di un reddito familiare modesto. Da tale accertamento di fatto il giudice trae la conseguenza che, pur tenendo conto di quanto dedotto dalla contribuente con riferimento alla stipula di un mutuo, ai riscatti di polizze e ad altri disinvestimenti effettuati contestualmente, risulterebbe non provato come la donna potesse, in assenza di redditi personali, sostenere il servizio del mutuo. A prescindere dall'illogicità insita nell'argomentazione che pretende di desumere la presenza di redditi personali della contribuente nell'anno 2002 dal fatto che questa ha iniziato nel 2005 a sostenere le spese di servizio del mutuo e di mantenimento dell'immobile, appare comunque decisiva la considerazione che l'accertamento di fatto contenuto nella sentenza secondo cui il reddito familiare della contribuente negli anni dal 2001 al 2005 sarebbe ammontato a 18 mila euro contrasta con la circostanza menzionata dalla prima sentenza e cioè che dai modelli di dichiarazione dei redditi presentati per gli anni 2004 e 2005 dal coniuge della contribuente emergerebbe che i redditi da lui dichiarati sarebbero a circa 80 mila euro. Debora Alberici 36 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA IL SOLE 24 ORE Cassazione. I giudici di legittimità fissano le linee guida che vanno seguite per poter dar corso alle contestazioni di maggiore gravità L'abuso del diritto non è sempre reato Condotta penalmente rilevante solo se viene violata una disposizione antielusiva specifica Non sono penalmente rilevanti le condotte genericamente riconducibili all'abuso del diritto in quanto violerebbero i principi di determinatezza e tassatività, per tale ragione, al contrario, al superamento delle previste soglie di punibilità, possono invece integrare reati tributari le fattispecie antielusive espressamente previste dalla normativa tributaria. A fornire questa interpretazione è la Cassazione, con la sentenza 33187 e con altre analoghe pronunce (riguardanti la medesima vicenda ma differenti indagati) tutte depositate ieri. La vicenda trae origine dalla contestazione di una serie di reati tributari – tra cui l'omessa presentazione della dichiarazione – nei confronti dei rappresentanti legali di alcune imprese che avevano presentato la dichiarazione entro i 90 giorni successivi dalla scadenza ma indicando importi per pochi euro del tutto avulsi dalla realtà aziendale. Successivamente, entro il termine per presentare la dichiarazione integrativa era presentata un'altra dichiarazione con importi che comunque non tenevano conto delle risultanze contabili (anche perché i relativi bilanci non risultavano approvati). Secondo la tesi del Pm, e verosimilmente della Guardia di Finanza, si era di fronte a un caso di omessa presentazione in quanto la dichiarazione presentata entro i 90 giorni in considerazione degli importi assolutamente irrisori (5 euro) serviva esclusivamente per evitare il controllo automatizzato da parte dell'amministrazione. Peraltro, anche i dati indicati nella dichiarazione riguardavano solo le informazioni indispensabili per la consentirne la trasmissione telematica. Da tali circostanze conseguiva, verosimilmente, il disconoscimento, da parte dell'amministrazione, della dichiarazione integrativa presentata l'anno successivo e l'emissione di un accertamento induttivo per svariati milioni. Era così disposto il sequestro per equivalente sui beni dei rappresentanti legale, che veniva confermato dal competente Tribunale del riesame. Secondo il Tribunale, in particolare, vi era stato un abuso del diritto tributario, essendo stata posta in essere una condotta in violazione dei principio di buona fede e correttezza previsti dall'articolo 10 dello Statuto del contribuente. Si trattava, cioè, di un adempimento soltanto strumentale per evitare di esporre la società ad un sicuro accertamento automatizzato. Avverso tale decisione, i contribuenti indagati avevano presentato un ricorso per cassazione evidenziando innanzitutto, relativamente alla contestata fattispecie di omessa presentazione della 37 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected] ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA dichiarazione, che la dichiarazione era stata presentata e integrata in base alla normativa vigente (Dpr 322/1998). In ogni caso, l'abuso del diritto non costituiva fattispecie penalmente rilevante e infatti il diritto penale tributario non sanziona qualsiasi comportamento finalizzato al risparmio di imposta. Nella specie, peraltro, non era chiaro in cosa sarebbe consistito il risparmio essendo stato adempiuto l'obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso. La sentenza evidenzia che i comportamenti elusivi possono avere rilevanza penale. Ma tali comportamenti devono contrastare con specifiche disposizioni per salvaguardare il principio di legalità. Per non violare i principi di determinatezza e tassatività è necessario cioè che l'interpretazione sia tassativa e letterale, e, in tale contesto, specifiche norme antielusive sono rinvenibili nell'articolo 37, comma 3 (interposizione fittizia) e nell'articolo 37 bis del Dpr 600/73. Ne consegue che la condotta, per assumere rilevanza penale, deve integrare uno dei comportamenti antielusivi previsti dalle predette disposizioni tributarie. Nella specie, il Tribunale si era genericamente limitato a ritenere sussistente la presenza di un abuso senza indicare quale norma, prevista dalla legge, fosse stata violata. Da qui l'accoglimento del ricorso. 38 Via G.G.Belli, 27 – 00193 Roma – Tel. 06.32.18.983 – 06.32.21.805 – Fax 06.32.19.431 www.oua.it – [email protected]