Laboratori espressivi: una
risorsa educativa
Elogio del margine
Asti, 30 gennaio 2009
Dott. Stefano Vitale – Cemea Torino
Cos’è il sapere?



Di saperi ce ne sono tanti, sono diffusi,
articolati, plurimi, anche contraddittori fra
loro. Per ciascuno di noi (a scuola o fuori)
c’è la necessità di imparare ad organizzare
questi saperi e non solo a gestire ‘il sapere’
declinato al singolare.
I saperi sono una costruzione umana, sono
al tempo stesso cultura e costruzione di
cultura
Essi sono sia una modalità di lettura del
mondo che una sua interpretazione; sono
una rilettura delle esperienze che si fanno
nel mondo e della realtà che gli uomini
costruiscono e che hanno realizzato.
Cosìè il sapere?
Un sapere è sempre qualcosa che si
costruisce nella reciproca
interazione.
Il sapere – si potrebbe dire
parafrasando Bruner – non è
un’isola, ma fa parte del continente
cultura.
I saperi si costruiscono nella
interazione con altri (prospettiva
interazionista), la conoscenza stessa
è una ‘costruzione sociale.’

Cos’è il sapere?

Questa concezione di
diffusività culturale si affianca
ad un’altra idea altrettanto forte:
le persone per crescere hanno
bisogno di ‘fare significato’, di
capire perché agiscono, di
decidere costantemente qual è
la loro posizione nel mondo.
1 – Siamo nel mondo
 Escher: Esposizione di stampe (1956)
Siamo nel mondo

In questa litografia il giovane che
guarda il paesaggio è anche nel
paesaggio; è spettatore ed è attore;
è dentro e fuori dell’immagine.
Questa immagine ci dice che le
conoscenze sono sempre una
mescolanza fra l’essere nel mondo e
l’essere fuori dal mondo. Per capire
occorre accettare di essere dentro
alle cose, coinvolti e nello stesso
tempo coscienti di essere coinvolti.
2 – Le conoscenze vanno
relativizzate

Un altro mondo (1947)
Le conoscenze vanno
relativizzate
il significato di qualsiasi cosa dipende dalla
prospettiva nella quale ci mettiamo (anche
storico-ambientale).
 La vita è una interazione fra le versioni del
mondo che le persone si vanno formando
sotto l’influsso del clima dominante e le
versioni che sono il prodotto delle loro
storie individuali.
 Pertanto non ci può essere un sapere
‘esatto’; un sapere chiaramente ‘giusto’ o
‘sbagliato’
J. Bruner, La cultura dell’educazione,
pp. 27/28.

3- Siamo pieni di pregiudizi
Siamo pieni di pregiudizi

Incontri (1944)
I saperi sono il frutto della storia
evolutiva dell’uomo. Il solo fatto che
siano stati costruiti dall’uomo li rende
convincenti, forti, quasi intoccabili,
perché tendono ad essere
considerati ‘naturali’. “L’evoluzione
della nostra specie ha sviluppato in
noi certi modi caratteristici e
specializzati di conoscere, di
pensare, di sentire, di percepire.”
(Bruner)
4- La realtà si crea, non si
trova

Mani che disegnano (1948
La realtà si crea, non si trova

Una mano che disegna una mano: la realtà
è una costruzione, ciascuno di noi la
costruisce nel mentre che si costruisce; o
viceversa: ci si costruisce mentre si
costruisce la realtà. Qui il riferimento va al
costruttivismo, ma anche al nostro
attivismo. La conoscenza non può essere
inserita nella testa delle persone; essa
deve piuttosto svilupparsi attraverso una
circolarità ricorsiva fra azione e riflessione,
fra fare e conoscere.
Costruire le conoscenze



La conoscenza procede
dall’azione (esperienza e
riflessione)
L’apprendimento è
cambiamento strutturale (la
realtà è strutturata e
strutturante)
Relazione tra strutture mentali e
processi sociali
Costruire le conoscenze




La conoscenza è
ricerca/acquisizione di equilibri
provvisori
La realtà non è oggettiva
La realtà è multidimensionale
Il reale è consensuale e fondata
sulla condivisione
Costruire la conoscenza



Il sapere è il prodotto di una
cooperazione
La vita sociale è una
successione di interazioni che
comportano continue
negoziazioni di significati
Verso un rifiuto della
separazione tra corpo e psiche
Costruire la conoscenza




Individuo visto come “totalità”
Identità personale come sistema
mobile e plurale in fieri
Percepire i limiti dei punti di
vista – senso del limite
Valorizzare la prospettiva dei
punti di vista – apertura e
ricerca
Laboratorio come risorsa
educativa
dal latino “ Làbor”, fatica
mediante il nome “laboràtor”,
lavoratore.
Qualsiasi luogo ove più persone
attendono ad un lavoro
qualunque; luogo disposto
convenevolmente per servire
alle operazioni chimiche ed alle
preparazioni farmaceutiche.

Laboratorio come risorsa
educativa




Spazio attrezzato in cui si svolge un’attività centrata
su un certo oggetto culturale
OGGETTUALITA’: è un “laboratorio
di …” - intenzionalità e specificità
oggettuale
SPAZIALITA’: dedicato,“pensato”,
(creare le condizioni per …)
ATTIVITA’: apprendimento attivo –
apprendere facendo
Laboratorio come risorsa
educativa



SOCIALITA’. Persone che
interagiscono tra loro, che si
coordinano tra loro ….
COMBINATORIO. Spaziotempo dell’alchimia relazionale,
emotiva e cognitiva
PROGETTUALE: finalizzazione
dell’agire, prefigurazione
dell’azione
Laboratorio come risorsa
educativa
In senso stretto: spazio diverso
dall’aula
 In senso largo: situazione didattica
che presenta il carattere
dell’apprendimento attivo
G. Bateson: differenza tra
TERRITORIO (materialità) e MAPPA
(atteggiamento mentale)

Laboratorio come risorsa
educativa
LABORATORIO
sintesi di una data spazialità
materiale con un certo
atteggiamento mentale, come
contesto fisico e simbolico di
natura antidogmatica, che
promuove una pedagogia
“complessa”
(complexus= tessuto insieme)
QUALITA’ DEL
LABORATORIO





Contesto d’azione e di comunicazione
(ascolto reciproco)
Apprendere relazioni spaziali (prossemica)
e ragionare sui contesti situazionali e
relazionali
Importanza della pratica attiva: apprendere
dall’esperienza e nell’esperienza
Cercare connessioni e forme diverse di
descrizione e riflessione
Cogliere l’evoluzione di una struttura
cognitivo-progettuale nel tempo
QUALITA’ DEL
LABORATORIO




Dare rilievo ai percorsi
individuali senza negare la
socialità e viceversa
Ruolo del linguaggio che dà
significato alle esperienze
Acquisizione di competenze:
nuovo ruolo della tecnica
Riorientare l’azione ed il
pensiero
QUALITA’ DEL
LABORATORIO




Procedere per prove ed errori
Apprendere per connessioni e
ragionamenti pluridisciplinari
Concentrarsi su di un oggetto
specifico capace di aprire altre
prospettive
Valorizzare le capacità dei
diversi allievi
Apprendimento: livello 0


Stimolo e risposta sono saldati e
la risposta è determinata dalla
genetica o dalla rigida
programmazione dello
strumento.
Semplice ricezione
dell’informazione da un evento
esterno
Apprendimento: livello 1



Si apprende attraverso l’errore,
per cambiamenti del nostro
sapere
Ipotesi della ripetibilità del
contesto
Fare la cosa giusta in un
determinato contesto previsto
Apprendimento: livello 2




Cambiare il nostro sapere non è
accumulare nuovi dati ma saperli
riorganizzare
Modificare la nostra capacità di
apprendimento: apprendere ad
apprendere
Tenere conto del cambiamento di
contesto
E’ un problema di relazioni tra più
soggetti
Apprendimento: livello 3



Non basta saper adattare il
nostro sapere a contesti diversi
In certi casi dobbiamo
riformulare il nostro stesso
sapere in base a contesti inediti
Ripensare la struttura del
sapere in relazioni a contesti
sconosciuti
Apprendimento è
cambiamento


Apprendere ad apprendere: non solo
risolvere i problemi posti dallo
sperimentatore, dall’educatore, ma al
di là di quello diventare sempre più
capace di affrontare situazioni nuove
e diverse
Capacità del soggetto di creare
contesti e sequenze di un tipo
piuttosto che di un altro.
Strategia didattica a lungo
termine


Laboratorio come strategia didattica:
dispositivo di formazione diretta ed
indiretta della mente e del corpo.
Apprendimento “lento” che coinvolge
la persona nella ricerca di un “abito”
riflessivo e pratico equilibrato, in un
contesto di cooperazione e
progettualità (pedagogia del
progetto)
Pedagogia del progetto

L'attività è funzionale
L'attività è funzionale, prima di tutto
perché essa fa funzionare le potenzialità
biologiche e psicologiche dell'individuo
Deve rispondere ad un bisogno,
risultato di un desiderio, di un interesse.
Questo
non
è
semplicemente
l'esecuzione di gesti, ma di azioni che
hanno stretti legami con il bisogno e
l'interesse.
Pedagogia del progetto
L'attività è operativa
Agendo si agisce su qualcosa, si opera
un cambiamento, una
trasformazione sia del reale, sia
delle strutture del proprio pensiero.
L'intelligenza consiste ancora
nell'eseguire e nel coordinare delle
azioni, ma sotto una forma
interiorizzata e riflessa.

Pedagogia del progetto
Un'attività è un'esperienza
personale
"L'individuo cresce nella misura in
cui non tanto riceve, preparate e
ben definite, le regole e le
ragioni di una buona condotta,
ma acquistandole attraverso un
suo sforzo e la propria
esperienza personale".

Pedagogia del progetto
L'attività si svolge secondo
un progetto
Il progetto dà una direzione
all'attività: le conferisce una
intenzionalità, un senso.
Esso è una linea direttrice, una
intenzione più che una
prefigurazione precisa dei
risultati dell'attività.

Pedagogia del progetto





Sensibilizzazione
Negoziazione
Realizzazione
Socializzazione
Riprogettazione
Pedagogia del progetto

Schema 1
Organizzazione risorse
Scelte e decisioni comuni
Scambio tra ragazzi ed
educatori / ascolto
osservazione
Elaborazione attività
Tenere conto dei
desideri e delle possibilità
dei ragazzi
Relazione con
l'ambiente
umano e materiale
Sicurezza
affettiva
Bambino
Ambiente
Nuovi interessi
Nuovo Ambiente
Sensibilizzazione
alle attività
Aiuti tecnici, apporti mirati
Difficoltà di percorso
Confronto con la realtà
Realizzazione attività
Verifiche
Socializzazione
Pedagogia del progetto

Schema 2
Quadro di
vita - risorse
gruppo di
progetto
Sensibilizzazione
Socializzazione
Gruppo
centrato sui
compiti e
gli obiettivi
Vita del
Gruppo
Interesse
Scelta dei
percorsi
Anticipazione
attività
Individuazione
obiettivi
dei prodotti
dei vissuti
Verifiche e
delle informazioni
Organizzazione
dei ruoli
dei tempi
degli strumenti
Realizzazione
Riprogettazione
Espressione e creatività


Il primo rapporto con gli oggetti è
guidato dal fare, dall'agire, dalla loro
manipolazione. Così, fin da subito, il
bambino non è un semplicemente
passivo.
L’azione contiene qualcosa che gli è
proprio, un suo segno, qualcosa di
più di una semplice firma. Gli oggetti
contengono il dono che il bambino gli
fa di se stesso.
Espressione e creatività

Proiettare un pezzo del Sé in un
oggetto, come fa il bambino
nella sua produzione personale,
è proiettare la propria
invenzione, immaginazione, i
propri fantasmi. E' una
dimensione psicologica
assolutamente fondamentale.
Espressione


Si parla di espressione riferendoci, alle
attività creative (es. di tempo libero,
extracurriculari, ecc. ) in opposizione alle
attività di carattere scolastico. Questa
distinzione ci pare inesatta.
Non è tanto la natura dell'attività che è in
gioco nel termine "espressione", poiché
ogni attività è, in misura diversa, una
manifestazione di sé: il suo valore
espressivo dipende soprattutto dalle
condizioni nelle quali viene sperimentata.
Espressione

Sotto il termine "espressione" si
è soliti anche riunire delle attività
che espressive sono solo in
apparenza essendo in realtà
guidate, imposte dagli adulti con
lo scopo di una esposizione, di
una dimostrazione. Il rispetto
dell'adulto per la creazione
infantile libera è merce rara.
Espressione





L'espressione è una
manifestazione universale
della personalità
Espressione individuale ed
espressione collettiva
La fiducia e il ritmo personale
Impressione ed espressione
L'imitazione
Espressione
Il rispetto e la libertà
d'espressione
Ambiente stimolante
Curiosità
proporre senza forzare
Analisi critica della spontaneità
Verso un creatività consapevole

Noi siamo creativi?



La creatività non è qualcosa di “divino”. La
creatività si realizza nel processo di
interazione con gli altri” ed è anche “uno
stile di vita”
Howard Gardner: “la persona creativa deve
essere in grado di comportarsi in quel
modo, regolarmente. L’azione creativa non
deve essere perciò un fuoco di paglia, un
evento isolato. Si tratta piuttosto di uno
stile di vita. Le persone creative pensano
sempre al proprio lavoro.”
La creatività sta nel lavoro, sta nel
quotidiano, sta dappertutto ed in ogni
momento.
Noi siamo creativi?
Tra le caratteristiche della
creatività, un aspetto appare
particolarmente interessante: la
creatività ha una logica
(ed una grammatica direbbe
Gianni Rodari).

Noi siamo creativi?




Pensiero logico classico: è caratterizzato
da tre fondamentali regole:
a) il pensiero logico è lineare e
consequenziale;
b) esso si basa su associazioni primarie
(qualità delle parole) e su quelle
secondarie (significato delle parole);
c) fra le associazioni secondarie sceglie
quelle che meglio si adattano al contesto
(sono cioè più comprensibili per gli
interlocutori).
Noi siamo creativi?
La creatività guarda oltre le
apparenze e non si
accontenta della prima
soluzione.
Il problema del mattone:
Un mattone pesa 1 Kg più
mezzo mattone. Quanto pesa il
mattone?

Quanto pesa un mattone?

Istintivamente si tende a pensare che il mattone in
questione prima pesava 1 kg. E poi si è appesantito
del 50%; quindi la risposta più spontanea che in
genere viene fornita è: 1,5 Kg….
Ragionando in forma creativa (matematica): se
aggiungendo 1 Kg. a mezzo mattone si ottiene il
peso dell’intero mattone, vuol dire che il peso del
mezzo mattone mancante è uguale a 1 Kg.:
siccome i due mezzi mattoni devono avere lo stesso
peso, se ne deduce che il mattone intero pesa 2
Kg.”[1]

[1] E. Peres, Enigmi matematici e meccanismi mentali, in M. Menicucci, L’educativo
creativo (a cura di), Roma, Casa Editrice Valore Scuola, 2001, pag.63.
Lo stufato di Goleman

“essere creativi è un po’ come
cucinare uno stufato … la
creatività ha tre ingredienti
fondamentali, proprio come
sono tre gli ingredienti di base
necessari affinché uno stufato
riesca davvero bene” .
Lo stufato di Goleman


Il primo è l’expertise (l’abilità nel campo, o
lo skill in the medium messo in luce da
Olson negli anni settanta)[1]. Ci vuole una
competenza nello scegliere, nel preparare
le verdure o la carne da mettere nello
stufato.
Il secondo è “la capacità di pensare in
modo originale”, cioè come si usano le
spezie e le erbe usate per aromatizzare gli
ingredienti di base. La miscela di spezie
consente di ottenere un risultato diverso.
[1] Cfr. D.R. Olson, Linguaggi media e processi
educativi, Torino, Loescher, 1979.
Lo stufato di Goleman

Il terzo elemento necessario per cuocere
uno stufato creativo è la passione
(motivazione intrinseca, piacere di fare per
il fare…) che spinge ad agire
indipendentemente da una ricompensa o
una valutazione. “La passione è il fuoco
sotto la pentola, fonde gli aromi e mescola
spezie e ingredienti in modo da produrre
qualcosa dal gusto meraviglioso”[2].

[2] D. Goleman, Lo spirito creativo. pp. 31-33.
L’esempio dello stufato non è in realtà di Goleman,
ma di Teresa Amabile.
Una ceramica che risuona

Una ceramica che risuona, è
la metafora che usa Antonio
Carbonaro nel cercare di
descrivere la complessità
dell’animo umano. Non si può
parlare delle cose vissute, delle
percezioni, delle intuizioni,
senza far uso di metafore.
Una ceramica che risuona
Quando venne il messaggero
E chiese di lui,
o trovò fermo nella consuetudine.
…
- Questo è un uomo:
rimane sempre lo stesso ! –
dicevano di lui.
Ma dentro la salda armatura della forma
Rabbiose pulsioni
Si aggrovigliano come serpi
Le voglie insensate
- o rassegnate nel grumo del sonno –
son voci inquiete, comunque, spezzate.
Privo ormai di risonanza,
forte e fragile ceramica, l’adulto si vide
nell’opacità dell’altro.
Così, quando venne e chiese di lui.[1]

[1] A. Carbonaro, I cicli del ritorno, Firenze, La Loggia dei Lanzi, 2001
Una ceramica che risuona

“La ceramica che ha una
risonanza per sé e per gli altri” è
una metafora, legata all’essere,
alla vita, alla difficile impresa
della conoscenza, al ‘sapere’ su
di sé e sull’essere nel mondo.
Una ceramica che risuona

La metafora è al servizio dei
bisogni del Sé: deve aiutare
l’individuo a trovare il modo
migliore per esprimere i propri
desideri, le proprie intuizioni, i
propri modelli di pensiero anche
al di fuori delle regole lineari.
Per finire…

La creatività non nasce a caso
(può nascere talvolta ‘per caso’),
ma appare quando la si cerca
intenzionalmente, usando
accortamente associazioni di
pensiero, passione e metafore.
La creatività crea sapere ed
aiuta a muoversi nel mondo dei
saperi. I laboratori aiutano…
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MATERIALI: Laboratori: risorsa educativa di Stefano Vitale