n. 250 18 novembre 2013 CACCIA AL TREDICI GP USA Vettel ad A ustin sale a 8 centri Consecutivi e ora punta al record di vittorie stagionali di Schumi. Gli avversari? Preoccupati o… annoiati Registrazione al tribunale Civile di Bologna con il numero 4/06 del 30/04/2003 L’editoriale PIÙ GARE IN USA Direttore responsabile: Massimo Costa ([email protected]) Redazione: Stefano Semeraro Marco Minghetti Collaborano: Carlo Baffi Antonio Caruccio Marco Cortesi Alfredo Filippone Dario Lucchese Claudio Pilia Guido Rancati Dario Sala Filippo Zanier Tecnica: Paolo D’Alessio Produzione: Marco Marelli © Tutti gli articoli e le immagini contenuti nel Magazine Italiaracing sono da intendersi a riproduzione riservata ai sensi dell'Art. 7 R.D. 18 maggio 1942 n.1369 Fotografie: Photo4 Actualfoto Photo Pellegrini MorAle Realizzazione: Inpagina srl Via Giambologna, 2 40138 Bologna Tel. 051 6013841 Fax 051 5880321 [email protected] 2 Si è sempre detto che gli Stati Uniti tendono a snobbare la F.1. Austin invece, per il secondo anno consecutivo, ha dimostrato che non è proprio così. Dopo le avvilenti trasferte in Paesi che con il motorsport c’entrano poco o nulla, come l’India, la Corea ed Abu Dhabi, con tribune semivuote e la totale assenza di personaggi VIP che tanto servono per portare un po’ di glamour in questa F.1 troppo chiusa in se stessa, in Texas si è vista una parata di stelle mica da ridere. Tanti attori e attrici di assoluta fama e qualità che hanno attirato più volte le telecamere impreziosendo senza dubbio il valore della F.1, con il sorriso beffardo di Bernie Ecclestone finalmente contento di assistere a un po’ di movimento nel paddock. Gli USA dunque hanno risposto benissimo, e la posizione texana di Austin ha permesso anche ai messicani di attraversare il confine magari sperando un giorno di poter tornare ad assistere ad un GP a Città del Messico. Austin è anche l’unico ‘vero’ circuito degli USA: intendiamo progettato con canoni tipicamente europei, anche per quanto riguarda la sicurezza, e di questo un po’ gli americani dovrebbero essere grati alla F.1. Un tracciato, firmato da Tilke, molto bello e impegnativo come la maggior parte di quelli che lui progetta, che però sorprendentemente non è inserito nel calendario Indycar o Nascar, ma che invece ospiterà la USCC, nuova serie per Prototipi che ingloberà dal 2014 ALMS e Grand Am. Chissà che ora Ecclestone non decida di abbandonare la triste Asia aumentando le tappe in USA, un grande paese per le corse, un mercato comunque importante. Ci ha provato con New Jersey, ma sembra non funzionare. Vediamo cosa si inventerà il boss. Il graffio di Baffi FORMULA 1 GP USA VETTEL e il resto è noia Il campione del mondo ha raggiunto un altro record, quello delle 8 vittorie consecutive, ora punta a eguagliare 13 successi in un anno di Schumacher nel 2004. Ma ad Austin si è davvero divertito solo lui 4 5 FORMULA 1 GP USA Stefano Semeraro No, non si annoia, Sebastian Vettel. E no che non si annoia, a vincere. Per giunta battendo un nuovo record ad ogni GP: con il trionfo di Austin siamo ad otto vittorie consecutive, e anche Michael Schumacher e Alberto Ascari sono alle spalle. Si è trattato del dodicesimo centro stagionale, e quindi in Brasile sarà a tiro anche il record, sempre di Schumacher (edizione 2004), del maggior numero di vittorie in una sola stagione, tredici appunto. «No, non mi annoio mai, anche perché ogni weekend c’è un sacco di lavoro da fare. Il segreto del nostro successo sta anche nella concentrazione che mettiamo in ogni singolo dettaglio, e quando ripenseremo a quello che abbiamo fatto sono convinto che molti stenteranno a crederlo». Pole, gara in solitaria, arrivo in scioltezza con sei secondi di vantaggio su Romain Grosjean, due in più sul compagno Mark Webber. E per chiudere i soliti “donuts” i cerchi sgommati che peraltro da queste parti sono graditissimi dal pubblico e portano il copyright di Alex Zanardi. «Godiamocela, ragazzi – ha urlato nella radio al box dopo aver tagliato il traguardo – perché un giorno tutto questo finirà». Già, ma quando? Perché se lui non si annoia il resto del Circus rosica malumore, e davanti alla tv, se uno non ha la pazienza di cercarsi duelli minori, si rischia lo sba- 6 diglio. Purtroppo, va aggiunto, quando i giochi sono fatti l’effetto abbiocco, in tutti gli sport, non solo in F.1, è inevitabile. E infatti alcuni team manager, a partire da Stefano Domenicali, si sono già detti preoccupati per l’anno prossimo. Ad Austin, Vettel e la Red Bull non hanno neanche tirato troppo, tanto non serve. In fabbrica stanno già lavorando a pieno regime sulla vettura del 2014, così al box hanno trovato un modo di divertirsi tentando (e ottenendo, a quanto pare), il record di velocità nel pit-stop: 1”923 secondi in occasione della sosta di Webber. «Non ho perso la gara alla partenza – ha provato invece a consolarsi Mark – ma il sabato quando ho fatto un errore nel terzo settore che mi è costato la pole. In gara la macchina aveva un buon bilanciamento, anche grazie a quello sono riuscito a passare Hamilton nonostante lui mi abbia un po’ spinto verso l’esterno. Poi ho raggiunto Grosjean, però passarlo si è rivelata una impresa troppo difficile. Comunque mi ha fatto piacere salire sul podio almeno una volta in America, perlomeno in F.1». L’anno prossimo Mark si dedicherà all’endurance, e a quanto pare ai social network, visto che che insieme all’ex calciatore inglese Michael Owen ha investito in Sportlobster, un nuovo social tutto dedicato agli appassionati di sport. Tanto per tenersi impegnato. E non annoiarsi troppo. 7 FORMULA 1 GP USA GROSJEAN NELL’OLIMPO 8 Il secondo posto ottenuto ad Austin è il miglior piazzamento mai registrato dal franco-svizzero che ha portato alla Lotus punti pesanti per il recupero della terza posizione nella classifica costruttori, che vede ora la Ferrari a 18 lunghezze. Problemi al Kers e all’ala anteriore hanno rallentato Kovalainen 9 FORMULA 1 GP USA Massimo Costa L’odore della grande impresa la si respirava fin dal sabato dopo la qualifica. Romain Grosjean e la sua Lotus-Renault sembravano la coppia ideale per contenere in qualche modo lo strapotere di Sebastian Vettel e della Red BullRenault. Per la quarta volta quest’anno il franco-svizzero si era piazzato terzo e tutto lasciava prevedere che il secondo posto era a portata di mano. Per farlo però, era necessario battere al via Mark Webber. E l’operazione è perfettamente riuscita perché Grosjean dalla seconda fila ha avuto un ottimo scatto affiancando Webber nella salita che portava alla prima curva. Tenendo la linea esterna, l’ex campione GP2 si è quindi preso la seconda posizione senza colpo ferire mentre Webber scivolava addirittura quarto superato da Lewis Hamilton. Ad Austin la Lotus ha trovato un bilanciamento perfetto e per Grosjean non è stato un problema contenere la problematica Mercedes del britannico. Soltanto nel finale, quando un incerto Webber, risalito in terza posizione, ha tentato di acciuffare la Lotus, Grosjean ha dovuto impegnarsi nuovamente al massimo per respingere l’incerto australiano e regalarsi il primo secondo posto della sua carriera dopo che questa stagione aveva conquistato ben cinque volte la terza piazza. E’ un Grosjean estremamente sicuro di quel che fa, solido, concreto, ben lontano da quello arruffone, ansioso di mettersi in mostra, che nel 2012 ha combinato una serie di disastri di non poco conto che avevano costretto la FIA a sospenderlo per un Gran Premio, quello di Monza. Se i numeri non raccontano bugie, Grosjean ha concluso le gare tredici volte in zona punti, si è ritirato in tre occasioni e in altre due ha concluso tredicesimo e diciannovesimo. Ma la cosa importante è che non ricordiamo particolari e gravi errori. Una ripulita mentale più che altro non indifferente per Grosjean. E grande merito va a Eric Boullier, il team principal, che nonostante la burrasca che Romain ha dovuto sopportare per diversi mesi, gli ha garantito il posto sapendo bene il talento che il suo pilota possiede. Con i 18 punti incassati, Grosjean ha sottratto alla Ferrari dieci lunghezze che ha portato nella cassa punti della Lotus. Che potevano essere certamente di più se in pista vi fosse stato Kimi Raikkonen. Boullier ha giocato la carta di Heikki Kovalainen e non quella di Davide Valsecchi, come avevamo auspicato nello scorso numero del Magazine (con tanto di copertina) e il finlandese, al rientro nei GP dopo aver svolto sei sedute di prove libere con la Caterham, ha avuto un ottimo impatto in qualifica ottenendo l’accesso in Q3 e segnando l’ottavo tempo. Al via però, ha subito perso due posizioni, poi ha veleggiato tra la dodicesima e l’undicesima piazza. Non è stato fortunato Kovalainen perché ha perso il Kers e poi ha accusato problemi all’ala anteriore che lo hanno portato ai box per sostituire il musetto, precipitando così nella classifica. Il riscontro dei dati ha però soddisfatto i tecnici della Lotus che ora guardano con fiducia alla prossima tappa del Brasile. I punti da recuperare sulla Ferrari per prendersi il terzo posto sono 18, tantissimi a dire la verità, ma di certo non abbasseranno la guardia. 10 Un ritorno luci e ombre per Kovalainen a Austin 11 FORMULA 1 GP USA C’È UN LAVORO DA FINIRE Il quarto posto di Hamilton ha rinsaldato la posizione della Mercedes alle spalle della Red Bull. Nonostante il podio mancato e il difficile weekend di Rosberg il team tedesco ha ritrovato il sorriso, e ora guarda a Interlagos con un solo obiettivo: arrivare davanti alla Ferrari 12 Stefano Semeraro Giù dal podio, ma su di morale. «Sono davvero contento», ha detto Lewis Hamilton al termine del GP americano, «anzi, mi sento come se avessi vinto la gara: perché per la prima volta dopo l’Ungheria mi è sembrato di fare progressi». In gara ha battibeccato con i tecnici, Luigino, ma alla fine si è rasserenato. Che si stia imborghesendo? Di sicuro un po’ di sollievo gli è venuto dalla sostituzione del telaio della sua Mercedes che a Abu Dhabi si era crepato, inquinando gli la performance. «E’ bello quando riesci ad azzeccare la partenza e riesci poi a gestire le gomme proprio come bisogna fare. Alla fine hanno tenuto, ed è stato un bene. Se mi fossi fatto sorpassare da Alonso tutto il team si sarebbe demoralizzato, non volevo assolutamente che capitasse. Ora abbiamo ancora un lavoro da finire, l’obiettivo è finire secondi, chiudere l’anno dietro solo alla Red Bull, ma davanti alla Ferrari, alla McLaren e alla Lotus sarebbe davvero una grande cosa per tutto il team, ed è a quello che stiamo lavorando. Non è che negli anni scorsi Mercedes non se lo fosse meritato, ma che questa stagione i risultati sono finalmente arrivati». Un po’ meno allegro Nico Rosberg, nono alla fine. «Non ho vissuto un gran weekend qui a Austin – ha ammesso il tedesco – è iniziata male in qualifica quando ho dovuto faticare per mantenere in temperatura le gomme, e partire dal dodicesimo posto rende tutto più difficile. In gara ho fatto qualche bel sorpasso, ma con un solo pit-stop non si poteva inventare molto a livello di strategie, e finire nono alla fine è frustrante, perché sono convinto che la nostra macchina valesse di più oggi. E’ positivo aver aumentato il vantaggio rispetto alla Ferrari, e adesso voglio finire l’anno alla grande, se fosse in me correrei già oggi in Brasile». Ancora una settimana, poi a Stoccarda potranno iniziare a ballare il samba. 13 FORMULA 1 GP USA 14 BRASILE, AIUTACI Il risultato di Austin ha messo in sicurezza il secondo posto di Alonso fra i piloti, ma nel Mondiale costruttori la Ferrari ha perso ancora strada nei confronti della Mercedes e vede avvicinarsi la Lotus. Alonso si è divertito a sverniciare Perez e Hulkenberg, ma è il primo ad ammettere che per la gara finale di questo 2013 occorre inventarsi qualcosa. E Domenicali già è preoccupato per il prossimo anno 15 FORMULA 1 GP USA Stefano Semeraro Il 13 porta male a Fernando Alonso, che a questo punto spera di interrompere la serie dei GP a secco di vittorie prima che la serie si allunghi fino ad un altro numero rischioso, il 17. E’ dal GP di Spagna dello scorso maggio che il ferrarista rimane a bocca asciutta, e da cinque non sale neppure sul podio, l’ultima volta a Singapore. In gara ha corso con i cerotti decontratturanti che siamo abituati a vedere sparsi un po’ dovunque sulla epidermide di atleti di vari sport, nel tentativo di combattere i postumi del botto sui cordoli ad Abu Dha- 16 bi. «Ma no, sto bene, il fisico è ok», ha dichiarato dopo una gara comunque passata ad attaccare, decorata da un grande sorpasso a Sergio Perez (giro 27), e da due a Nico Hulkenberg (al 45esimo e nel finale), che gli sono valsi, se non altro, il quinto posto e la certezza aritmetica di finire il Mondiale al secondo posto dopo l’astronauta Vettel, impegnato da molto tempo ad esplorare altri mondi. E’ il morale che soffre di più, a questo punto. A Fernando e alla Ferrari resta ora solo da capire il GP del Brasile, ultimo appuntamento di un finale di stagione che si sta trasformando in un calvario. «Dobbiamo cercare di inventarci qualcosa – ha ribadito Nando parlando proprio della trasferta sudamericana – perché così non va. In Brasile spero di sentirmi meno stanco, più in forma, e divertirmi un po’ di più, anche perché ci restano alcuni obiettivi nel campionato costruttori. Onestamente però, devo dire che il secondo posto era il nostro sogno, ma i sogni difficilmente diventano realtà». Leggi il secondo posto da ristrappare alla Mercedes che ora ha 15 punti di vantaggio: impresa durissima, per le Rosse viste in action nel Texas. «Il guaio è che abbiamo perso punti anche nei confronti della Lotus, ma non ci si poteva fare niente: siamo stati lenti per tutto il weekend, non avevamo ritmo, abbiamo lottato per entrare nel Q3 sabato e in gara per strappare qualche punto». Punti che non sono certo venuti da Felipe Massa, tredicesimo e sempre più triste, solitario y final, come direbbe Osvaldo Soriano. Chiedersi se almeno nel campionato costruttori la Ferrari avrebbe potuto togliersi qualche soddisfazione in più con un pilota meno «bollito» di Massa al volante della seconda vettura, oggi è pura accademia. Mera speculazione, a questo punto, è anche prevedere come sarà il campionato 2014, anche se Stefano Domenicali, forse per spostare un po’ il discorso dalla deludente stagione in corso, ha già iniziato ad alzare un sopracciglio. La Pirelli ha in mente di approntare coperture abbastanza “conservative” per il prossimo campionato, in modo da evitare le polemiche subite quest’anno, e la paura è quella di assistere ad altri GP con un solo pit-stop e noiosi come quello di Austin. «Non possiamo permetterci di avere gare senza brividi per evitare di correre rischi – ha detto il boss della Ges – è un argomento di cui dovremo discutere insieme alle squadre e con la Pirelli nelle prossime settimane. Non si tratta di favorire un team o l’altro, ma di fare il bene dello sport in generale». Un parere a quanto pare condiviso anche da Chris Horner dalla sponda Red Bull. «Non vogliamo che tutte le gare siano con un solo pit-stop – ha dichiarato il team principal inglese – bisogna trovare l’equilibrio fra le esigenze Pirelli e la necessità di avere una varietà di strategie». Sempre che si sia tutti d’accordo che il “thrill”, l’emozione di un GP debba essere demandato solo al numero di pit-stop, al mescolone ( e a volte alla confusione) delle strategie e all’azzardo delle gomme. A casa, forse, qualcuno la pensa diversamente. 17 FORMULA 1 GP USA IL RITORNO DI Dopo due gare sfortunate, Hulkenberg è tornato in zona punti conquistando un positivo sesto posto e lottando fino all’ultimo contro la Ferrari di Alonso Massimo Costa Seconda miglior qualifica della stagione, quarto dopo il terzo tempo di Monza. Ritorno in zona punti dopo due gare negative. Il fine settimana di Nico Hulkenberg ad Austin è stato decisamente positivo per quanto riguarda il lato puramente agonistico, un po’ meno per l’aspetto del mercato piloti, ormai tagliato fuori dalla Lotus. Ma tant’è, il tedesco continua a fornire prestazioni eccezionali con la SauberFerrari. Hulkenberg ha viaggiato sempre nelle zone altissime della classifica, roba da farsi girare la testa. Ma non ha 18 ceduto, non ha commesso errori, sbavature. Per tutta la prima parte della corsa, fino al pit-stop effettuato al giro 27, Hulkenberg ha tenuto la quinta posizione tenendosi dietro la McLaren di Sergio Perez e la Ferrari di Fernando Alonso. Con le gomme dure, la situazione non era cambiato, sempre quinto davanti ad Alonso che aveva scavalcato Perez al pit-stop. E anche con Lewis Hamilton nel mirino. Il recupero della Ferrari è però stato poderoso, il duello assai divertente. Con Alonso che ha passato Hulkenberg, ma dopo qualche giro il pilota della Sauber si è ripreso la quinta piazza salvo venire definitiva- mente spostato in sesta posizione all’ultimo giro. Ma era comunque contento Hulkenberg e al traguardo ha alzato il pugno in segno di gioia verso gli uomini Sauber. Il ritorno in zona punti fa respirare tutta la squadra svizzera che ad Abu Dhabi aveva commesso un errore facendo pagare al suo pilota di punta un drive through che lo aveva estromesso dai primi dieci (rilasciato in maniera impropria in pit-lane dopo cambio gomme) mentre in India era stato un problema ai freni a rallentarlo. Diventano così nove le volte in cui Hulkenberg ha intascato punti su diciotto gare. I HULK 19 FORMULA 1 GP USA CARATTERE D’ACCIAIO Perez nonostante abbia appreso poche ore prima della disputa del weekend di Austin di essere stato licenziato dalla McLaren, ha avuto un gran reazione ottenendo una buona qualifica e conquistando il settimo posto finale in gara. Oscurando un Button sottotono 20 21 FORMULA 1 GP USA Massimo Costa Deve avere un gran carattere, una corazza d’acciaio Sergio Perez. Affrontare i tre giorni del Gran Premio di Austin sapendo di essere appena stato licenziato inaspettatamente da uno dei team più famosi del mondo, la McLaren, dopo una sola stagione, abbatterebbe chiunque. E difatti il volto di Perez era permanentemente teso, triste. Anche perché occorreva trovare rapidamente una sistemazione per il 2014. Eppure il messicano, supportato con grande passione da una folta schiera di connazionali che 22 non hanno mancato di fare sentire il loro astio nei confronti del team inglese, ha psicologicamente reagito da campione vivendo un fine settimana di buon livello. E oscurando Jenson Button, il suo compagno di squadra. Che Martin Whitmarsh abbia sbagliato il nome del pilota al quale consegnare la lettera di licenziamento? Perez ha firmato il settimo tempo in qualifica, entrando nel Q3 per la terza volta consecutiva mentre Button è rimasto escluso, incapace di far lavorare al meglio gli pneumatici. In gara, il pilota supportato dalla Telmex ha tenuto costantemente un buon passo chiudendo settimo dopo aver vissuto vari duelli mentre Button ha recuperato fino al decimo posto. Insomma, un atteggiamento quello di Perez non proprio da pilota da scaricare, ma ormai il dado è tratto e come spieghiamo in altra parte del magazine ha sicuramente pagato il modo sfrontato col quale si atteggia in alcune circostanze e il fatto di non avere comunque strabiliato rispetto a Button. Pur con la scusante di una MP4/28 nata male, Perez infatti non ha mai estratto dal cilindro quel qualcosa in più che in McLaren evidentemente si aspettavano. 22 e 23 novembre LBST-WF Vallelunga La gar gara a || 6oGD 6oGD FRQFOXVLYD FRQFOXVLYD SHU SHU LO LO WHDP WHDP %RQDOGL %RQDOGL 0RWRUVSRUW 0RWRUVSRUW / /DPERUJKLQL DPERUJKLQL %HUJDPRFKHLOHQRYHPEUHFRUUHU²ODoQDOHPRQGLDOHGHO/DPERU% HUJDPR FKH LO H QRYHPEUH FRUUHU² OD oQDOH PRQGLDOH GHO /DPERUJKLQL%ODQFSDLQ6XSHUWURIHRVXOFLUFXLWRURPDQRGL9DOOHOXQJD8QDJDUDD J KLQL%ODQFSDLQ6XSHUWURIHRVXOFLUFXLWRURPDQRGL9DOOHOXQJD8QDJDUDD GXHFRUVHGDPLQXWLFLDVFXQDFKHYHGU²VFKLHUDWHOHFRQFRUUHQWLGHL G XH FRUVH GD PLQXWL FLDVFXQD FKH YHGU² VFKLHUDWH OH FRQFRUUHQWL GHL WWURIHLHXURSHRDVLDWLFRHDPHULFDQR,O7HDP%RQDOGLVFKLHUHU²LQJULJOLDGL URIHLHXURSHRDVLDWLFRHDPHULFDQR,O7HDP%RQDOGLVFKLHUHU²LQJULJOLDGL S DUWHQ]DODYHWWXUDQÊFRQGRWWDGD$GULDQ=DXJJH)HGHULFRGH1RUDHOD SDUWHQ]DODYHWWXUDQÊFRQGRWWDGD$GULDQ=DXJJH)HGHULFRGH1RUDHOD YHWWXUDQÊFRQGRWWDGD0LUNR=DQDUGLQL Y HWWXUDQÊFRQGRWWDGD0LUNR=DQDUGLQL Il time timetable table | Venerdì V enerdì 2 22 2 novembre novembre q3URYH/LEHUH q3URYH/LEHUH q3URYH/LEHUH q3URYH/LEHUH q4XDOLoFKH q4XDOLoFKH Sabato S abato 2 23 3 no novembre vembre q*DUD q*DUD q*DUD q*DUD La Gallar do S uper T rofeo __/ HVFOXVLYDYHWWXUDSURGRWWDGD/DPERUJKLQL¹ Gallardo Super Trofeo / HVFOXVLYDYHWWXUDSURGRWWDGD/DPERUJKLQL¹ XQDYHUVLRQHGDFRUVDGHOOD*DOODUGR/3VWUDGDOH&RQPRWRUHGD X QDYHUVLRQHGDFRUVDGHOOD*DOODUGR/3VWUDGDOH&RQPRWRUHGD N : FDYDOOL FKDVVLV UHLQJHJQHUL]]DWR TXDWWUR UXRWH PRWULFL H SHVR N:FDYDOOLFKDVVLVUHLQJHJQHUL]]DWRTXDWWURUXRWHPRWULFLHSHVR UULGRWWR LGRWWR Il circuito circuito __/ DXWRGURPR9DOOHOXQJDk3LHUR7DUXIoyYDQWDXQDULFFDVWRULD / DXWRGURPR9DOOHOXQJDk3LHUR7DUXIoyYDQWDXQDULFFDVWRULD H G¹GDVHPSUHXQSXQWRGLULIHULPHQWRSHUWXWWLJOLDSSDVVLRQDWL(SURSULR HG¹GDVHPSUHXQSXQWRGLULIHULPHQWRSHUWXWWLJOLDSSDVVLRQDWL(SURSULR WWUDTXHVWHFXUYHFKHVRQRVWDWHVFULWWHSDJLQHLPSRUWDQWLGHOO DXWRPRELOLUD TXHVWH FXUYH FKH VRQR VWDWH VFULWWH SDJLQH LPSRUWDQWL GHOO DXWRPRELOLVPR,WDOLDQR VPR,WDOLDQR FORMULA 1 GP USA UNA BOT 24 TAS DI PUNTI Per la prima volta in top ten, il finlandese della Williams ha festeggiato l’ottavo posto al termine di un weekend vissuto da protagonista Massimo Costa C’è sempre una prima volta che non si scorderà mai e per Valtteri Bottas non sarà facile dimenticare il weekend vissuto ad Austin dove ha conquistato i primi punti in F.1. Il finlandese della WilliamsRenault ha vissuto tre giorni da protagonista, una cosa quasi inspiegabile, non per lui che consideriamo tutti un pilota dall’immenso talento, ma per il repentino cambio di comportamento della sua FW35. Che per tutta la stagione lo ha costretto a divincolarsi nelle retrovie, spesso lontano dalla agognata zona punti. E invece in Texas, complice l’improvviso perfetto matrimonio tra telaio e gomme dure della Pirelli, ogni cosa ha funzionato a meraviglia. Non per Pastor Maldonado però, il suo compagno, che è anche arrivato ad accusare la squadra di manovre nascoste da parte di qualcuno riguardo la pressione delle gomme in qualifica. A mandare su tutte le furie il venezuelano, l’inguidabilità della sua Williams rispetto a quella di Bottas, volato con apparente facilità nel Q3 mentre lui non ha superato il Q1. Poi, però, concluso il weekend ha fatto una bella marcia indietro, chiedendo scusa e ammettendo di essere esploso in quella maniera perché stressato dal periodo. Ma torniamo a Bottas. Terzo nel primo turno libero, ma condizionato dall’accorciamento della sessione e da una lunga bandiera rossa, nono nella terza sessione, infine capace di entrare nella Q3 e segnare il nono tempo. E con pista asciutta. Perché Bottas nella fase finale della qualifica vi era già entrato quest’anno, a Montreal, grazie alle sue qualità di guida sul bagnato e realizzando un fantastico terzo crono. In gara ad Austin, Bottas ha retto bene i primi giri guadagnando anche una posizione su Heikki Kovalainen e tenendo ben salda la ottava piazza. Il cambio gomme è avvenuto al 23° giro, al 30° passaggio era nono poi al 34° giro un grande sorpasso a Esteban Gutierrez lo ha riportato ottavo regalandogli i primi punti (quattro) della sua carriera in F.1. 25 FORMULA 1 GP USA FORCE INDIA DELUSIONE TOTALE “ Eravamo ragionevolmente in forma nel primo stint, ma abbiamo cercato di fare un solo pit-stop e l’usura delle posteriori era maggiore di quanto ci aspettavamo e le ho finite con nove giri al termine. Eravamo ottimisti, ma ne siamo usciti un po’ delusi PAUL DI RESTA ” 26 “ Tutte le buone premesse delle libere sono svanite con i problemi della qualifica. In gara poi, ho fatto una buona partenza finché per qualche ragione Maldonado mi ha compito e sono finito nelle barriere. Non so perché mi stesse così vicino, la pista è così larga ADRIAN SUTIL ” 27 FORMULA 1 GP USA TORO ROSSO PERSO IL GRIP, PERSO IL PUNTO “ Sembrava dovessimo solo aspettare la fine per avere il punto del decimo posto, invece negli ultimi cinque giri ho perso tutto il grip che avevo e con le gomme in quello stato non sono riuscito a tener dietro gli altri. Oggi non si poteva fare di più DANIEL RICCIARDO ” 28 “ Penso che la mia gara sia stata buona anche se il risultato non è stato niente di speciale. Nel finale ho cercato di passare il mio compagno usando tutto il Kers, ma Gutierrez mi ha agganciato in curva 12 nel tentativo di passarmi e ci siamo toccati ERIC VERGNE ” 29 FORMULA 1 GP USA CATERHAM SIATE DISPERATI, SIATE FOLLI “ Per tutto il weekend la macchina non è stata bilanciata e non potevo spingere per niente. Sono stato dietro a Giedo per tutta la gara fino al drive-through nel finale, ma semplicemente oggi non avevamo il passo necessario CHARLES PIC ” 30 “ Non ho fatto una grande partenza e mi sono ritrovato dietro a Bianchi. Era più veloce in rettilineo e quando mi avvicinavo avevo molto sottosterzo, le gomme iniziavano ad avere graining ed era impossibile passare. Per guadagnare una posizione nei costruttori dovremo essere un po’ folli a Interlagos GIEDO VAN DER GARDE ” 31 FORMULA 1 GP USA MARUSSIA BUONA AFFIDABILITÀ “ Si può dire che quella di oggi per me sia stata la gara più difficile della stagione. Con un solo pit-stop, ero concentrato nel salvaguardare le gomme. Sono contento della gara, abbiamo tenuto le Caterham alle nostre spalle. Il team ha lavorato bene anche con i nuovi componenti portati per il finale della stagione JULES BIANCHI ” 32 “ Sapevo che sarebbe stata una gara lunga e solitaria. Con i 15” persi con il drive-through, le bandiere blu sono arrivate molto presto e ne ho pagato il prezzo nella seconda parte della gara. In ogni modo, ho terminato un’altra corsa, la 18esima su 18 MAX CHILTON ” 33 FORMULA 1 GP USA 34 MALDONADO ALLA LOTUS Il venezuelano è ormai certo nel team di Lopez mentre Hulkenberg potrebbe finire alla Force India con Perez oppure rimanere alla Sauber Massimo Costa Porte chiuse per Nico Hulkenberg alla Lotus. Portoni aperti per Pastor Maldonado. Il tentativo di coinvolgere la finanziara qatariota Quantum si è rivelato fallimentare. Secondo indiscrezioni raccolte da Italiaracing, il team di Gerald Lopez avrebbe dovuto ricevere una specie di “acconto” per il GP di Monza, mai arrivato. La trattativa è proseguita, ad Abu Dhabi sembrava che l’accordo fosse stato raggiunto, ma in realtà nulla di tutto ciò è realmente accaduto. Ormai Lotus, che aveva in programma di cedere a Quantum il 35 per cento delle azioni del team, non può più aspettare, il mercato piloti è praticamente alla conclusione e di conseguenza deve trovare sponsor abbandonando l’idea di ingaggiare Nico Hulkenberg. E avendo ancora l’anno di Kimi Raikkonen da pagare. Ecco allora che ha preso sempre più corpo il piano B, quello di portare in squadra Maldonado sospinto dal munifico spon- sor petrolifero Pdvsa. Le cose sono ormai completate, mancano le ultime virgole, ma non dovrebbero sorgere particolari problemi. La Lotus avrà così Romain Grosjean sospinto dalla francese Total e Maldonado appoggiato dalla Pdvsa, certamente una novità in F.1 ritrovare una squadra con due monoposto sponsorizzate da aziende in qualche modo concorrenti. Il sogno di Hulkenberg di entrare in un team di primo piano è svanito, ma ha sempre l’opzione Ferrari in mano che potrebbe essere esercitata da Maranello quando meno te l’aspetti, magari già nel 2015 se le cose dovessero precipitare tra Raikkonen e Fernando Alonso. Per il 2014 però, dove finirà Hulkenberg? Potrebbe rimanere alla Sauber, oppure tornare alla Force India dove ha gareggiato nel 2012. La Force India sembra anche la destinazione certa di Sergio Perez, appiedato dalla McLaren a favore del rookie Kevin Magnussen, ma con Martin Whitmarsh che ha dichiarato che farà il possibile per trovare una soluzione al suo ormai ex pilota. Visti i buoni rapporti di collaborazione tecnica tra Force India e McLaren, la squadra di Vijay Mallya era già nella lista come possibile destinazione di Magnussen, ecco che l’approdo di Perez con tanto di sponsor potrebbe essere ben accolta. A questo punto però, rimarrebbero senza volante Adrian Sutil, che era tornato in F.1 proprio quest’anno dopo un 2012 di stop, e Paul Di Resta, che pare stia valutando seriamente la possibilità di trasferirsi in Indycar nel team Ganassi, dove prenderebbe il sedile lasciato libero dal cugino Dario Franchitti, ritiratosi dalle competizioni. Acque mosse anche in Sauber con Esteban Gutierrez che spera di rimanere e, come detto sopra, qualche possibilità ce l’ha anche Hulkenberg. Mentre si parla sempre meno di Sergey Sirotkin. Situazione ancora aperta in Caterham mentre la Marussia che ha confermato Jules Bianchi, attende per dare l’ok a Max Chilton. 35 FORMULA 1 GP USA L'ORDINE DI ARRIVO DOMENICA 17 NOVEMBRE 2013 1 - Sebastian Vettel (Red Bull RB9-Renault) - 56 giri 1.39'17"148 2 - Romain Grosjean (Lotus E21-Renault) - 6"284 3 - Mark Webber (Red Bull RB9-Renault) - 8"396 4 - Lewis Hamilton (Mercedes W04) - 27"358 5 - Fernando Alonso (Ferrari F138) - 29"592 6 - Nico Hulkenberg (Sauber C32-Ferrari) - 30"400 7 - Sergio Perez (McLaren MP4/28-Mercedes) - 46"692 8 - Valtteri Bottas (Williams FW35-Renault) - 54"509 9 - Nico Rosberg (Mercedes W04) - 59"141 10 - Jenson Button (McLaren MP4/28-Mercedes) - 1'17"278 11 - Daniel Ricciardo (Toro Rosso STR8-Ferrari) - 1'21"004 12 - Felipe Massa (Ferrari F138) - 1'26"914 13 - Esteban Gutierrez (Sauber C32-Ferrari) - 1'31"707 14 - Heikki Kovalainen (Lotus E21-Renault) - 1'35"063 15 - Paul Di Resta (Force India VJM06-Mercedes) - 1'36"853 16 - Jean-Eric Vergne (Toro Rosso STR8-Ferrari) - 1'44"574 ** 17 - Pastor Maldonado (Williams FW35-Renault) - 1 giro 18 - Jules Bianchi (Marussia MR02-Cosworth) - 1 giro 19 - Giedo Van der Garde (Caterham CT03-Renault) - 1 giro 20 - Charles Pic (Caterham CT03-Renault) - 1 giro 21 - Max Chilton (Marussia MR02-Cosworth) - 2 giri Giro più veloce: Sebastian Vettel 1'39"856 ** Penalizzato di 20" per contatto con Gutierrez Ritirato 0 giri - Adrian Sutil IL RIEPILOGO DELLA STAGIONE 2013 Australia Malesia Cina Bahrain Spagna Monaco Canada Gran Bretagna Germania Ungheria Belgio Italia Singapore Corea Giappone India Abu Dhabi USA 36 17/03/2013 24/03/2013 14/04/2013 21/04/2013 12/05/2013 26/05/2013 9/06/2013 30/06/2013 7/07/2013 28/07/2013 25/08/2013 8/09/2013 22/09/2013 6/10/2013 13/10/2013 27/10/2013 3/11/2013 17/11/2013 Kimi Raikkonen Sebastian Vettel Fernando Alonso Sebastian Vettel Fernando Alonso Nico Rosberg Sebastian Vettel Nico Rosberg Sebastian Vettel Lewis Hamilton Sebastian Vettel Sebastian Vettel Sebastian Vettel Sebastian Vettel Sebastian Vettel Sebastian Vettel Sebastian Vettel Sebastian Vettel (Lotus E21-Renault) (Red Bull RB9-Renault) (Ferrari F138) (Red Bull RB9-Renault) (Ferrari F138) (Mercedes W04) (Red Bull RB9-Renault) (Mercedes W04) (Red Bull RB9-Renault) (Mercedes W04) (Red Bull RB9-Renault) (Red Bull RB9-Renault) (Red Bull RB9-Renault) (Red Bull RB9-Renault) (Red Bull RB9-Renault) (Red Bull RB9-Renault) (Red Bull RB9-Renault) (Red Bull RB9-Renault) 58 giri in 1.30'03"225 56 giri in 1.38'56"681 56 giri in 1.36'26"945 57 giri in 1.36'00"498 66 giri in 1.39'16"596 78 giri in 2.17'52"056 70 giri in 1.32'09"143 52 giri in 1.32'59"456 60 giri in 1.41'14"711 70 giri in 1.42'29"445 44 giri in 1.23’42”196 53 giri in 1.18’33”352 61 giri in 1.59'13"132 55 giri in 1.43'13"701 53 giri in 1.26'49"301 60 giri in 1.31'12"187 55 giri in 1.38'06"106 56 giri in 1.39'17"148 CLASSIFICA 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 Sebastian Vettel Fernando Alonso Lewis Hamilton Kimi Raikkonen Mark Webber Nico Rosberg Romain Grosjean Felipe Massa Jenson Button Paul di Resta Nico Hulkenberg Sergio Perez Adrian Sutil Daniel Ricciardo Jean-Eric Vergne Esteban Gutierrez Valtteri Bottas Pastor Maldonado Jules Bianchi Charles Pic Giedo van der Garde Max Chilton Heikki Kovalainen CLASSIFICA 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 PILOTI RBR-Renault Ferrari Mercedes Lotus-Renault RBR-Renault Mercedes Lotus-Renault Ferrari McLaren-Mercedes Force India-Mercedes Sauber-Ferrari McLaren-Mercedes Force India-Mercedes Toro Rosso-Ferrari Toro Rosso-Ferrari Sauber-Ferrari Williams-Renault Williams-Renault Marussia-Cosworth Caterham-Renault Caterham-Renault Marussia-Cosworth Lotus-Renault 372 227 187 183 181 161 132 106 61 48 47 41 29 19 13 6 4 1 0 0 0 0 0 COSTRUTTORI Red Bull Racing-Renault Mercedes Ferrari Lotus-Renault McLaren-Mercedes Force India-Mercedes Sauber-Ferrari Toro Rosso-Ferrari Williams-Renault Marussia-Cosworth Caterham-Renault 553 348 333 315 102 77 53 32 5 0 0 37 FORMULA 1 VOLTI NUOVI BAD 38 BOYS Kvyat e Magnussen rappresentano il futuro del mondiale 2014, due giovani dotati di grande talento e qualità, scelti rispettivamente da Toro Rosso e McLaren. Due ingaggi che hanno fatto discutere e creato una certa sorpresa. Vediamo perché 39 FORMULA 1 VOLTI NUOVI Massimo Costa Kevin Magnussen e Daniil Kvyat. Saranno loro i volti nuovi di spicco, almeno per il momento, della F.1 2014. E subito hanno già avuto il merito di far parlare di sé. Perché il loro ingresso nel mondiale è stato senza dubbio inatteso ed ha creato “rumore” e anche malumore perché hanno finito per sottrarre, loro malgrado, il sedile ad altri piloti che parevano certi di averlo. Entrambi hanno vinto un campionato: Magnussen la World Series Renault 3.5 al secondo anno in tale categoria, Kvyat la GP3 nella stagione del debutto. Il russo arrivava anche dal successo nella F.Renault ALPS nel 2012 risultando vice campione della Eurocup Renault 2.0. Sono due piloti vincenti, non c’è dubbio, e dotati di grande talento. Chi ci segue ne ricorderà le vicende agonistiche degli ultimi anni. Senza dubbio siamo davanti a due talenti veri. E’ dunque una F.1 che vuole ringiovanirsi non senza rischiare. Magnussen, parte del programma Junior McLaren, aveva attirato l’attenzione di Martin Whitmarsh per gli eccellenti risultati ottenuti ad Abu Dhabi lo scorso novembre, nei test per rookie. Pur non conoscendo le gomme Pirelli, aveva subito ottenuto il miglior tempo. E anche lo scorso 40 luglio, pur con una monoposto non competitiva come la MP4/28, Magnussen ha lasciato ottime indicazioni. Come le ha lasciate alla Pirelli la scorsa settimana a Vallelunga dove ha testato le gomme 2014 con la McLaren. Whitmarsh era dunque intenzionato a portarlo subito in F.1, ma si parlava inizialmente di un parcheggio in Force India o in Marussia. Poi, c’è stata una accelerazione improvvisa. Sergio Perez ha definitivamente convinto in negativo la dirigenza McLaren, forse più dal punto di vista caratteriale che da quello sportivo. Il messicano infatti, si è trovato nel team di Woking nel momento peggiore della sua storia, con una vettura mal progettata. Perez però, non ha mai inventato nulla di straordinario nel corso del 2013, le sue prestazioni sono state molto in linea, se non inferiori, a quelle di Jenson Button. E si sa come in McLaren siano abituati alle cose straordinarie avendo avuto un certo Lewis Hamilton per sei stagioni. Perez è quindi stato messo alla porta con grande sorpresa di tutto il paddock, in primis dello stesso Sergio che non poteva credere a quanto gli stava capitando. Anche perché il licenziamento è arrivato in un momento della stagione in cui è difficile trovare una sistemazione per il 2014. Allo stesso momento, Magnussen non poteva credere di ritrovarsi nel team ufficiale senza passaggi intermedi. Una occasione magnifica per lui che come abbiamo già avuto modo di scrivere, ricorda al cento per cento quella ricevuta da Hamilton alla fine del 2006 dopo che aveva vinto il campionato GP2. L’inglese, cresciuto sotto l’ala McLaren, venne subito promosso in F.1 con la squadra diretta da Ron Dennis al fianco di Fernando Alonso. E vi furono scintille pazzesche nel corso di quel campionato con un Hamilton subito in grado di vincere e segnare pole. Sarà così anche per Magnussen? Prima di tutto è necessario che la McLaren non stecchi un’altra vettura, dopo di che ci sarà da fare i conti con tutte le novità tecniche previste per il 2014, a partire dai motori turbo. Non lo attende una passeggiata, ma il giovane Kevin ha le spalle larghe e tanta voglia di lavorare. Come ce l’ha Kvyat, longilineo ragazzo russo che venerdì scorso ha partecipato al primo turno di prove libere con la Toro Rosso lasciatagli da Jean-Eric Vergne. Ancora più di Magnussen, che oltre ai due anni di WSR vanta anche due stagioni in F.3 (una in Germania, una in Gran Bretagna) e in F.Renault 2.0, Kvyat ha minore esperienza. Soltanto nel 2012, da pilota Junior Red Bull stava vivendo la sua seconda stagione in F.Renault 2.0 dopo un’annata in F.BMW, ma questa stagione ha percorso tantissimi chilometri tra GP3 e FIA F.3. Kvyat ha compiuto un gran balzo in avanti a partire dalla metà del 2012 e praticamente non si è più fermato rimanendo sempre al vertice in ogni classifica. Anche Daniil, come Kevin, ha scatenato il malumore in un collega, tra l’altro amico e compagno di appartamento a Milton Keynes: Antonio Felix Da Costa. Certo, Kvyat poco c’entra, la decisione è partita dall’alto e non vogliamo dilungarci nel discorso del supporto economico targato SMP che avrebbe portato alla Toro Rosso. La gerarchia del programma Red Bull è stata scompaginata, ma alla fine quello che è importante è che la F.1 si ritrova un russo veramente capace, talentuoso, come mai le era capitato. Ogni particolare riferimento a Vitaly Petrov non è casuale… Kvyat ha sempre avuto il merito di apprendere velocemente le cose nuove da affrontare e lo farà anche con la Toro Rosso che aveva assaggiato in luglio a Silverstone, pur brevemente, appena 22 giri prima di finire in testacoda. Ora quest’altra esperienza ad Austin che proseguirà a San Paolo venerdì. Siamo certi che Kvyat si ritaglierà un posto nobile in F.1, con la speranza che Helmut Marko gli dia il tempo per maturare e crescere, e gli sorrida anche negli eventuali momenti bui senza farsi prendere dalla sua abituale frenesia del risultato. 41 FORMULA 1 LA STORIA VALEN LA FIE 42 NCIA STREET CIRCUIT ESTA HA TERMINADO I programmi di rilancio della bella città spagnola, che includevano tra le tante nuove realtà architettoniche e sportive anche la corsa del mondiale, sono svaniti velocemente, colpiti duramente dalla crisi economica che sta affliggendo tutta la Spagna. Ecco perché il GP non si disputerà più 43 FORMULA 1 LA STORIA Bernie Ecclestone, ai tempi dello splendore, con la sindaco Rita Barberá e l’allora Presidente regionale, Francisco Camps Alfredo Filippone La Formula 1 non tornerà più sul Valencia Street Circuit. La crisi economica che ha colpito in modo particolarmente duro la regione di Valencia ha definitivamente affossato gli ultimi tentativi di trovare una collocazione nel calendario del Mondiale F.1 dei prossimi anni, magari in alternanza con il circuito di Barcellona. E’ di questi giorni la notizia che il governo regionale di Valencia sta discretamente negoziando con Bernie Ecclestone la rescissione del contratto che legava il circuito cittadino alla FOM, con l’obiettivo dichiarato di evitare la penale prevista, 54 milioni di euro, a cambio di cedere tutto il materiale asportabile (muretti, recinzioni, tribune) dell’impianto non permanente al patron britannico, che pare stia trattando la questione con inusitata benevolenza. Albert Fabra, il nuovo presidente della regione, è stato chiarissimo: “Non posso fare tagli alla sanità o all’istruzione, chiedere sacrifici ai cittadini e spendere denaro, che peraltro non abbiamo, per fare un Gran Premio.” Non sono parole di circostanza, visto che Fabra ha dovuto decretare recentemente la chiusura pura e semplice della TV regionale, diventata un ‘carrozzone’ pubblico con ben 1700 dipendenti, e fronteggiare le conseguenze del fallimento delle due maggiori casse di risparmio locali, Bancaja e CAM. In liquidazione è pure la Valmor, la società che 44 gestiva il tracciato cittadino e il GP e che ha lasciato un buco di 89 milioni di euro. Il Valencia Street Circuit, con il magnifico ponte girevole di Calatrava, era il fiore all’occhiello del vasto programma di rilancio della città varato una quindicina di anni fa dalle autorità locali, che ha certamente portato grandi vantaggi all’urbe, come il restauro del centro, il recupero del litorale e del letto del fiume Turia che l’attraversava, ma che si è finanziariamente perso nella scellerata politica da ‘folie des grandeurs’ portata avanti dal precedente presidente regionale, Francisco Camps, e dalla sindaco, tutt’ora in carica, Rita Barberá. Città delle Scienze, Museo d’arte moderna, Palasport, Centro Congressi, America’s Cup (due edizioni), Gran Premio di F.1 cittadino: nulla era abbastanza bello né troppo caro per fare di Valencia la nuova Barcellona del Mediterraneo. La crisi, purtroppo, ha anticipato l’inevitabile momento del conto. Quello economico e quello politico, con Camps travolto da uno dei vari scandali di mazzette puntualmente spuntati fuori attorno ai faraonici cantieri e ai grandi eventi, quest’ultimo ramo della trama è quello che sta inguaiando anche il genero del Re, Iñaki Urdangarín. Sui conti del GP i numeri sono ballerini. Organizzarlo costava fra gli 8 e i 12 milioni l’anno, cui bisognava sommare i 27 di canone a Ecclestone e i 22 di diritti TV. A salvare l’evento non sono bastate le cifre del ritorno generato, quantificato da uno studio dell’Università di Valencia in 403 milioni di euro per le cinque edizioni disputate fra il 2008 e il 2012, e in 4.859 posti di lavoro. Nel frattempo, una semplice visita alla zona del Grao, l’ex-porto della città dove sorgevano le basi dei team dell’America’s Cup e si snodava il tracciato del GP, fa piangere il cuore: erbacce e rifiuti ovunque, sottopassi inondati, recinzioni e muretti accastonati, strutture metalliche e impianti elettrici vandalizzati. Una vera e propria rovina, anche metaforica, che non lascia dubbi: “la fiesta ha terminado”. 45 SPECIALE IL CUORE NELLE CORSE - 7A PUNTATA La strada Italia o America? Ruote coperte o ruote scoperte? Passione o portafoglio? Chi vuole vivere facendo il pilota da corsa si trova davanti molti bivii, e per scegliere la strada giusta senza infilarsi in binari morti occorre conoscere i pro e i contro di ogni categoria. E soprattutto imparare a conoscere se stessi, senza avere paura di sperimentare orizzonti lontani, come un eore antico, senza mai dimenticare che il motosport richiede tanta passione, ma anche molti soldi (se volete arrivare in F.1, ad esempio, mettete da parte almeno 5 milioni di euro) di Andrea Toso, con la collaborazione di Stefano Semeraro E’ arrivato il momento di approfondire il discorso sulle categorie del Motorsport. Andrea, vuoi provare a descrivere le diverse categorie a chi non è esperto di questo mondo? Suggerirei di partire dalla distinzione tra ruote “coperte” e ruote “scoperte” perché è quella che più balza agli occhi. «Le “ruote coperte” rimandano l’attenzione, in modo più o meno evidente, ai veicoli stradali di “produzione”: in altre parole, quelli che “si vendono il lunedì”, cioè quelli che possono direttamente beneficiare del successo nelle gare della domenica come traino per le vendite. In questa famiglia comprendiamo in senso stretto il DTM, le GT, le macchine Turismo, la Nascar e in un senso più allargato i prototipi Le Mans e Daytona. Per queste categorie i costruttori riescono ad abbinare abbastanza facilmente il nome di un modello di veicolo di produzione alla versione “corse”, anche se hanno davvero poco in comune. Le ruote “scoperte” comprendono tutte le monoposto tipo Formula, le Indycar e le Indy Lights e le Midget; per queste categorie, così come per i Prototipi a ruote coperte, è molto difficile usare la leva commerciale e per questo negli ultimi anni i campionati a ruote scoperte soffro- 46 no la difficoltà di reperire un budget al livello di quello degli anni passati. Di conseguenza, sia per i Prototipi sia per le macchine a ruote scoperte è necessario puntare sulla leva della tecnologia - veicoli ibridi, Kers, carburanti alternativi - e dell’esclusività - impegno diretto del costruttore-, per ricuperare l’investimento e accrescere la notorietà del marchio loro associato. Un’altra grande discriminante è tra gare americane e gare europee: ma ne parleremo prossimamente. Una terza distinzione è tra gare sprint e gare endurance. Nelle gare Sprint si deve andare più forte possibile dall’inizio alla fine, senza risparmio: in questa categoria rientravano le F.1 degli anni ‘80 senza cambio gomme e senza rifornimento. Oggi rimangono le formule addestrative, la Formula 3 e la GP3. Le gare endurance, tra tutte Le Mans, La 24 Ore di Spa, il Nurburgring, sono nate dalla necessità di sviluppare, in competizioni massacranti, l’affidabilità dei componenti. Questa necessità è scemata dalla disponibilità dei banchi prova di cui abbiamo parlato nella puntata precedente e di questa necessità è rimasto il ricordo lontano e quindi si è sviluppato il mito». di Ulisse 47 SPECIALE IL CUORE NELLE CORSE - 7A PUNTATA Parliamo delle categorie addestrative: è possibile individuare un percorso “ideale” che un driver di F.1 dovrebbe seguire? «Proviamo a descrivere il “percorso” ideale in termini dei principali contenuti tecnici e relazionali delle categorie addestrative. Si inizia con il go-kart dove si impara a percorrere la linea corretta in pista (quella che riduce il tempo sul giro). Si impara a conoscere le gomme e l’effetto delle regolazioni di pressione, camber e convergenza. Si impara a leggere i dati registrati e ad analizzarli. Si impara a sopportare la tensione del weekend di gara, dalle prove libere alla qualifica alla gara e si impara a stare lontano da casa in modo autonomo e responsabile. Il passo successivo è la Formula 3: si affina la sensibilità sulle gomme, si allenano i sensi per capire le regolazioni delle sospensioni, del differenziale, dell’aerodinamica e del motore. Si impara il ritmo necessario per percorrere un circuito complesso di dodici o quindici curve. Sul piano relazionale, la struttura del team è più ampia, con un direttore tecnico, il direttore sportivo, l’ingegnere di pista, alcuni meccanici. Un altro salto e arriviamo alla World Series o al GP2: si impara a dominare la potenza del motore e ad usare al meglio e con precisione i freni in carbonio, si amplia l’esperienza delle regolazioni aerodinamiche e dell’aderenza delle gomme in condizioni combinate (curva e accelerata oppure curva e frenata ). Si fa pratica con i pit stop e il degrado delle gomme, si approfondisce la psicologia del rapporto con l’ingegnere di pista e il compagno di squadra. Al di là dei contenuti tecnici e relazionali poi ci sono anche gli aspetti legati al ricambio generazionale: tutte le categorie motoristiche di fatto sono a numero chiuso o per necessità (le risorse economiche degli sponsor) o per regolamento il numero delle macchine di F.1 è limitato) o a causa dei team (sono pochi quelli con l’esperienza necessaria in quella categoria). Proviamo un po’ a giocare con i numeri. Già a partire dal go-kart fino alla F1, il rapporto tra chi corre in un campionato e che passa al livello successivo è mediamente di uno a dieci; cioè su ventitrenta piloti che corrono solo due o tre passano alla categoria superiore. La carriera di un pilota F.1 varia da circa due anni per i piloti paganti ad un massimo di dieci-dodici anni per i campioni, quindi consideriamo mediamente cinque anni. Se venti piloti F1 corrono in una stagione ed una carriera F.1 tipica è di cinque anni, allora ogni stagione F1 “brucia” la carriera di quattro piloti, quindi c’è un ricambio medio di quattro piloti l’anno di cui in effetti un paio proven- 48 gono dalla GP2 e un paio dalla World Series. Tutto qui? No perché la F.1 non è il solo punto d'arrivo per un pilota professionista di estrazione europea: ci sono Le Mans, Indycar, DTM, la galassia delle GT... E tutto dipende dai desideri, dalla disponibilità economica, dalla virtù e dal valore di ogni pilota». Quanto sono importanti i corsi di pilotaggio? «Ci sono corsi formativi per i professionisti e corsi generici di pochi giorni per gli appassionati anche ultra cinquantenni: anche Fabrizio Frizzi o Facchinetti sono diventati dei discreti piloti! Tra i corsi formativi per i professionisti ricordiamo il corso Csai a Vallelunga. I corsi per professionisti durano da alcuni mesi a tutta una carriera, richiedono un coach personalizzato, generalmente un pilota da poco ritirato, che osserva e assista i piloti anche alle sessioni al simulatore. I piloti professionisti imparano e si allenano sempre così come i tennisti: Federer, Nadal e Murray hanno un coach e di questo non si vergognano. Per il futuro prevedo che i corsi professionali di pilotaggio si svolgeranno in parte al simulatore, a livelli di difficoltà progressiva, e che i circuiti si doteranno di simulatori per allenare la tecnica e la psicologia di un pilota sotto pressione e arricchire così la sua consapevolezza durante l’esperienza in pista. Il pilota prima di tutto deve conoscersi, deve capire e vincere le proprie debolezze quali la paura di vincere, l’intimità con la velocità, l’ansia del ritmo di guida durante un giro, i cali di consistenza su più giri, la presenza fastidiosa dell’avversario, l’impazienza del sorpasso, gli odori (sì, gli odori!) dell’olio e della benzina, del legno del fondo piatto che striscia sui cordoli. E poi sopportare il caldo e il freddo, accettare il sudore che annebbia la vista, ascoltare il rumore del motore e della trasmissione per riconoscere quando c’è un grippaggio o un calo di potenza…». Insomma, ben di più che stringere un volante e schiacciare un pedale. Immaginiamo ora che il nostro pilota possieda la “stoffa” giusta: in base a quali criteri va scelta una categoria invece di un'altra? «I criteri sono abbastanza semplici: quanti chilometri riesci a fare in una stagione, a quale costo, con quale contenuto tecnico: tutto è congelato dal regolamento oppure no? Si possono svolgere prove private oppure no? E, soprattutto, quale è livello dei concorrenti? C’è infatti chi corre per divertirsi perché ha tanti soldi e c’è chi lo fa perché ha pochi soldi e sa fare solo quello. Se dovessi consigliare un pilota con velleità di carriera, cercherei di insegnargli a convivere con l’impazienza di una carriera molto breve, condita dall’ansia per soldi che presto finiscono. E’ come il gioco della dama, che ha tre sole regole fondamentali: si fa una mossa alla volta, si va sempre avanti e quando arrivi in fondo puoi andare dove vuoi. Così è nella vita: solo arrivare in fondo all’impegno ti dà la libertà di passare ad altro». Hai citato il fattore economico, che è sempre foriero di ansie e preoccupazioni. Quali costi deve affrontare un giovane che oggi intenda “svezzarsi” per diventare professionista del motorsport? «Ecco alcuni numeri, forse un po’ brutali ed approssimati, ma comunque realistici. Due stagioni in go-kart costano 150.000 euro ciascuna, due stagioni in Formula Renault 300.000 euro ciascuna. In Formula 3 per due anni di euro ne servono La Dallara Renault 3.5 del team Draco 600.000 a stagione: e fin qui siamo a 2 milioni di Euro in sei anni. Poi due stagioni in World Series per 1.500.000 euro ciascuna, oppure una stagione in GP2 per 2.500.000 euro: alla fine devi mettere in conto 5 milioni di euro. Quando si inizia a guadagnare? Se vuoi cominciare a guadagnare devi passare, se riesci, alla Indycar, all’ALMS, oppure a GT, Turismo, DTM. Altrimenti, se il tuo desiderio è solo di approdare in F.1, devi mettere in conto di repererire e di spendere almeno 10 milioni di euro ogni anno. Cifre non banali, vero? Oltre ai soldi, conta però la passione. Immagina di avere tutti i soldi a disposizione: sei disposto a svegliarti al mattino alle cinque il giorno della gara, andare in palestra in albergo o a correre quando è buio ti ricordi il film Rocky? -, fare colazione da solo, ripassare mentalmente il circuito - ti ricordi la scena nel film “Rush”? E’ proprio così! -, andare a letto presto, provare in pista da solo con le tribune vuote sotto la pioggia? Il campione, come l’attore ed il tenore famoso, si prepara tutto un anno per poche recite. Ma arriva un momento in cui non te la senti più, non ce la fai più, e ti pesa la pressione di amici e i genitori. Allora sarai un pilota bravo, ma non sarai un bravo professionista. Anthony Foyt, nipote di A.J.; Marco Andretti, nipote di Mario, Graham, figlio di Bobby Rahal, la dinastia degli Unser; P.J. Jones, figlio di Parnelli Jones; Casey, figlio di Rick Mears, Dale Ernhardt Junior e Senior: sono tutti campioni?». Insomma, si tratta di strade, e di sfide come direbbe il nostro amico Alex Zanardi, davvero impegnative. E’ bene, a tuo parere, tentare di seguire una filiera nazionale, o è preferibile sperimentare categorie diverse all’estero? «Purtroppo non esiste più in Italia una credibile e robusta filiera nazionale in grado di allevare e allenare dei piloti professionisti da competizione. A questo punto mi approprio del grido di Ulisse dantesco: “... né dolcezza di figlio, né la pieta / del vecchio padre, né 'l debito amore / lo qual dovea Penelopè far lieta /vincer potero dentro a me l'ardore / ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto/ e de li vizi umani e del valore”. Insomma, più prosaicamente: cari giovani piloti, andate e conoscete il mondo, fatevi del mondo esperti. Attraversate l’oceano e correte nelle formule minori americane o australiane o brasiliane, non aspettate a casa la chiamata del manager». Un’altra domanda lecita: il livello raggiunto dalle corse richiede specializzazione, oppure si può a tuo parere “saltare” da una categoria all’altra, da un campionato endurance a uno con monoposto a ruote scoperte? «Non si può saltare agevolmente da una categoria all’altra: è come pretendere di cambiare specialità nell’atletica e arrivare velocemente al vertice. Ci sono freni in carbonio e freni in acciaio, macchine con alta deportanza e macchine con minima deportanza, ruote scoperte e ruote coperte, gare sprint e gare endurance, circuiti ovali e cir- 49 SPECIALE IL CUORE NELLE CORSE - 7A PUNTATA cuiti stradali, gare su asfalto e gare su sterrato e così via. E c’è soprattutto, la consuetudine con la velocità: al crescere della velocità aumenta l'effetto tunnel per cui il circuito sembra restringersi sempre di più, perché abbiamo paura. Nelle Indycar i piloti a 360 km/h di media guidano con una mano sola in rettilineo mentre parlano alla radio e ruotano la testa per guardare negli occhi l’avversario: non c’è nulla di magico in questo perché compiono questi gesti in modo automatico come noi camminiamo e contemporaneamente parliamo al telefono. A questo proposito vorrei delineare la differenza di stile di guida tra circuiti ovali e circuiti stradali. Nei circuiti ovali conta la “testa”, il controllo mentale, la freddezza: percorri cento metri in un secondo e con lo sguardo devi porre l’attenzione alla curva successiva quasi quattrocento metri avanti a te, imposti il volante in inserimento di curva con precisione e accuratezza, cioè sempre con lo stesso valore giro dopo giro, e sempre quello giusto, per verificare tre secondi dopo se la macchina è in pista o contro il muro. Non c’è possibilità di correzioni. Un ingegnere “controllista” ed un etologo direbbero che si guida “in anello aperto”, cioè devi fidarti. Per questo ad Indianapolis è necessaria tutta una settimana di prove per sviluppare la fiducia in se stessi e nella macchina che risponde ai nostri ordini. Nei circuiti stradali invece si guida con il “cuore”, spesso si improvvisa la linea in inserimento anche all’ultimo decimo di secondo, per cui occorre la reattività di uno scattista; si guida “in anello chiuso” cioè con continue retroazioni e correzioni. L’estremo di questo stile di guida si nota nei rally in cui il pilota non sa mai con esattezza il livello di aderenza curva per curva e non può memorizzare i dettagli di tutto il tracciato». Come al solito apri finestre molto, molto interessanti. Proviamo a scendere ancora di più nei dettagli: IndyCar, ALMS, DTM: quali sono in sintesi le qualità che servono per affrontare campionati così diversi? «Nella Indycar è fondamentale allenare il pilota alla versatilità dei circuiti, si passa dal tornante di Long Beach al Superspeedway di Indianapolis in due settimane: non esiste altra categoria al mondo che offra una tale varietà di tracciati. Per la Alms ed in generale Le Mans, Daytona, Sebring, le qualità richieste sono la pazienza, la costanza, la cura della meccanica, del motore e della trasmissione, la pulizia di guida, l’abitudine a convivere con la stan- 50 chezza: a livello emotivo e mentale penso che Le Mans sia impegnativa quanto una stagione intera. Per il DTM invece, in perfetta coerenza con la cultura tedesca prima viene il successo della casa costruttrice e poi viene il tuo. Qui la domanda da farsi è: come pilota, il mio ego è disposto ad accettarlo?». A proposito di Le Mans e Dtm: il mondo delle ruote coperte, spesso trascurato dai tifosi meno attenti, offre carriere remunerative? «Nelle ruote coperte la carriera è più lunga perché in quel contesto è premiata la costanza e la pulizia di guida. Alcuni piloti italiani, tra cui Emanuele Pirro e Dindo Capello, hanno trovato gloria e meritati successi in quella categoria. Terminate le stagioni delle competizioni, questi piloti sono ambasciatori del marchio, svolgono con divertimento vari corsi di pilotaggio, partecipano ai festival di Goodwood o conducono eventi aperti ai giornalisti». A tuo parere servirebbe una razionalizzazione delle varie categorie? E’ un compito che dovrebbe assumersi la Fia? «Razionalizzazione è un termine edulcorato per significare tagliare posti di lavoro, prendiamo l’esempio della FIA che sta cercando di far nascere la categoria Formula 4. Questa categoria sarà in conflitto con realtà consolidate quali la Formula Ford o la Formula Renault, ma finché le categorie esistono significa che ci sono piloti e sponsor interessati e che il contenuto tecnico ripaga l’investimento di comunicazione, uomini, mezzi, tecnologie. Non sempre per costruire si deve iniziare con il distruggere l’esistente e combattere i rivali; talvolta funziona, talvolta è un disastro per tutti: vedremo se il tentativo della FIA per la Formula 4 andrà a buon fine e se si rivelerà o meno positivo per tutto il settore del Motor Racing. Ci sarà comunque una selezione naturale e assisteremo al consolidamento o alla scomparsa di alcune categorie se gli iscritti dovessero diminuire: in genere in periodi di contrazione restano le categorie più efficienti, quelle cioè per cui i parametri “prezzo al chilometro”, “chilometri a stagione”, “budget per potenza motore” sono più efficienti. Questi parametri sono molto semplici ed evidenti per i giovani piloti e per i loro genitori che sono i primi sponsor». E’ possibile individuare un curriculum ideale anche per un progettista, oltre che per un pilota? «Per un progettista, ed in generale per un ingegnere del settore, oggi si parte di neces- sità dalla Formula SAE cioè dalla competizione in cui gli studenti di Ingegneria delle facoltà di tutto il mondo, dall’Iran agli Stati Uniti, da Israele alla Germania, dalla Cina all’India progettano, calcolano, costruiscono, guidano la propria macchina in competizioni comuni a livello internazionale. Dopo la Laurea, si aprono tre diverse carriere tecniche, il progettista, l’aerodinamico e il veicolista. Si trascorre molto tempo non solo in ufficio, ma anche in officina (curiosamente le due parole hanno la stessa etimologia: “officium” cioè “opes facere”, fare cose concrete), in galleria del vento e al simulatore. A chi davvero ha il fuoco dentro, e compatibilmente con gli obblighi familiari, suggerisco di trascorre alcuni weekend, con il solo rimborso spese, come responsabile acquisizione dati e poi come ingegnere di pista per una squadra di Formula 3. Infine consiglio un corso di pilotaggio a livello base per apprendere i fondamenti della tecnica di guida ed essere credibile e competente quando il pilota di turno cerca di spiegarsi. Colin Chapman alla Lotus aveva installato l’ufficio tecnico a piano terra e al centro dell’officina in modo che tutti i progettisti dovessero ogni giorno attraversare i reparti produttivi (carpenteria, torni e frese, montaggio) per andare al tavolo da disegno, incontrando quindi gli operai che costruivano, montavano e riparavano le macchine. Non era infrequente sentire ad alta voce frasi tipo “ma chi ha progettato questo?”. Il richiamo alla realtà dei fatti non lasciava alibi e non consentiva scuse del tipo “è stato deciso”, “abbiamo convenuto alla riunione di avanzamento”, eccetera. Si può pensare anche ad un Master in Management dopo cinque-dieci anni di esperienza lavorativa, ma ti assicuro che l’esperienza di pista, il contatto stretto con gli avversari che condividono i tuoi stessi vincoli di budget, di Dizionario Velocità Il vocabolo moderno deriva dalla radice semantica vi/vl/ve che si ritrova nelle parole “volgere”, “volare”, “vigile”, “veicolo”, cioè in tutte quelle parole associate al movimento rapido. Curiosa anche l’etimologia di “Speed”, termine dell’inglese medioevale per Velocità. Nell’inglese medioevale “sped” indicava successo, avanzamento, aspettativa. Questo termine inglese deriva a sua volta dal latino “Spes” , speranza. Steve McQueen in una pausa del film “Le Mans” tempo e di prestazione è un bel Master, e per di più è gratuito. Poi, da grande, puoi fondare la tua squadra corse e trasmettere ai giovani quello che hai imparato per rinnovare e trasmettere la tua esperienza personale e soprattutto la tua arte». Se tu fossi stato un pilota, in quale categoria avresti voluto gareggiare, e perché? «Penso che avrei desiderato correre in Formula 3 perché tecnicamente in quella categoria c’è tutto: il differenziale, l’aerodinamica, le gomme, le sospensioni, il motore, il cambio. Ricordo di aver visto più volte William Hewland negli anni ’90 correre nella classe B del campionato inglese F3: senza pretese, molto sobriamente, per il piacere di verificare il cambio che progettava suo padre. Adesso è direttore in Hewland. E poi Le Mans: avrei voluto essere al fianco di Steve McQueen anche solo per guardarlo quando girava le riprese del film, un film stranissimo, senza parole. Perché nel Motorsport non servono tante parole: le parole incantano come le parole delle Sirene di Ulisse. Diceva recentemente Papa Francesco, ripetendo il salmo, “guardati dalle parole che ti lodano”. Ma soprattutto, ti confesso, avrei voluto qualificarmi e partire per la 500 Miglia di Indianapolis. In questo, ho ammirato senza riserve Jean Alesi che nel 2012, al termine di una carriera emozionante, con il cuore in mano, ad oltre quarant’anni ha corso a Indianapolis: non ho parole, mi ha commosso. Un giorno di questi chiederò ai meravigliosi ragazzi del simulatore Dallara di lasciarmi guidare virtualmente su quella pista e, dopo aver attivato tutti i consensi in abitacolo, chiederò loro di andarsene di soppiatto, chiudere la porta e lasciandomi solo con il Mito». Accelerazione “Celer” in Latino indica Veloce. Da cui ad esempio Posta Celere. “Ad-celerare” significa quindi aumentare la velocità. Ore , Minuti e Secondi Ora deriva dal nome del dio egizio Horus, divinità del Sole che regola la durata della luce del giorno. Minuto dal latino “ minuere”, da cui diminuire, sminuire e minuto di corporatura. Indica una “misura piccola”. I minuti primi, o semplicemente “minuti”, sono la sessantesima parte dell’ora. I minuti secondi, o semplicemente “secondi”, sono la sessantesima parte dei minuti primi. La divisione in sessantesimi deriva dall’astronomia Babilonese. Miglio Dal Latino “Mille” e “Milia” indica la distanza percorsa in mille passi di marcia dei soldati “militari”. Da “miglio” deriva Pietra miliare per indicare lungo la strada i multipli di questa distanza. Curiosa la denominazione scelta per la famosa gara delle Mille Miglia! Record Nel Francese medioevale e poi nell’Inglese, indica prima il Testimone che si impegna a scrivere i fatti e a firmare la dichiarazione; per estensione è la Testimonianza scritta di un evento (da ricordare). 51 MOTO GP MARC MARQUEZ 52 Ha iniziato a correre che ancora non camminava, ma amava il cross più della pista. A svezzarlo oltre a papà Julià è stato l’ex-pilota di 125 Emilio Alzamora, che oggi ne racconta gli inizi, il carattere di ferro, il rapporto con il padre e il fratello minore Alex. Essere leggero lo ha ostacolato, ma anche aiutato a sviluppare il suo talento per la guida al limite, e ora tutti lo incoronano erede naturale di Rossi UNA “SPUGNA” SENZA PAURA 53 MOTO GP MARC MARQUEZ Stefano Semeraro Quando andava insieme a papà Julià al Moto Club Segre di Cervera, un passo da Lleida, a diventare un campione del mondo non ci pensava di certo. «Marc ha iniziato a correre in moto prima ancora di camminare – racconta papà Marquez, ex-operaio addetto alle escavatrici in una ditta di costruzioni finita in crisi circa un anno fa – ma come nel caso del suo fratello più piccolo Alex (che oggi corre in Moto3, ndr) l’obiettivo non era di farne un pilota da corsa. Allora pensavamo solo a divertirci». E che ci riuscissero si capisce persino dalle foto dell’epoca: con addosso un casco grande il doppio della sua testa, il manubrio della minimoto impugnato con la sicurezza del predestinato, il bambino Marquez se la ride contento. Lo stesso sorriso che sfoggia adesso che a 20 anni e una manciata di giorni è diventato il più giovane campione del mondo di MotoGP, l’unico insieme a Kenny Roberts (correva l’anno 1978) capace di prendersi l’iride nella stagione del debutto. Le cose, per il pilota che sorride, hanno iniziato a cambiare quando Alzamora, l’ex campione catalano, decise di prendere il minuscolo Marc sotto le sue ali alla Monlau Competicion, autentica fabbrica di meccanici e piloti. «Era così piccolo – ha raccontato Alzamora a l’Equipe – che faticava a stare in sella ad una 125. Ma questo ha contribuito a sviluppare il suo talento: per riuscire a controllare la moto doveva curare al millimetro le traiettorie». In realtà Marquez da piccolino - e stiamo parlando di quando aveva 4 anni… - aveva il pallino del cross, tanto che in una letterina a Babbo Natale chiese in regalo proprio una minimoto da sterrati. Una passione coltivata poi a fianco di papà Julià, che a Llerida lo portava a vedere le tappe del Mondiale, nella cui organizzazione lavorava mamma Roser, oggi impiegata in una ditta di trasporti. Alzamora, talent scout vecchia maniera, lo ha svezzato grazie al suo fiuto e agli euro della Repsol, il gigante petroliero che finanzia la sua scuola Monlau, ma senza mai fare concessioni alle smanie del baby-fenomeno: senza buoni voti a scuola non si correva. Così Marquez ha fatto tutta la trafila, dalla Copa Conti a sette anni ai campionati regionali e nazionali. Nel 2008 lo sbarco nel campionato 125, su una Ktm – non facilissimo anche per colpa della zavorra impostagli visto il peso leggerissimo, che però squilibrava la moto - poi l’esplosione nel 2010 sulla Derbi, con il primo mondiale vinto proprio a Valencia. Uno strapotere continuato in Moto2, anche se nel 2011 con la Suter arrivò “solo” secondo, per colpa di una serie di cadute e guasconate che gli costarono anche una operazione rischiatutto al nervo ottico per riparare ai danni di una caduta, con relativa commozione cerebrale, rimediata in Malesia. L’anno dopo, ecco puntuale il secondo titolo mondiale, proprio in Moto 2. Il resto è storia di quest’anno. «Anche dopo quel brutto incidente – spiega Alzamora – Marc non si è mai fatto prendere dalla paura. Ci vedeva doppio, ma non si preoccupava: era sicuro di poter tornare in gara forte quanto prima». Del resto Marquez è così, e per il momento è difficile capire se si tratta di incoscienza giovanile o semplicemente di carattere. «El cicho que corre sin miedo», lo chiamano in Spagna, il bambino che corre senza paura, e in effetti baby Marc di problemi se ne fa raramente: sia che si tratti di spolverare un avversario con una manovra al limite del regolamento (e a volte oltre), sia che gli tocchi rimettere a posto la clavicola lussata del fratellino (è capitato), sia ancora che si tratti di dare una mano a papà Julià a ristrutturare la casa di Cervera. «La sua grande qualità – ammette Dani Pedrosa, che insieme a Valentino Rossi è il modello di Marquez – è che sa guidare costantemente al limite». Estro, ma anche tanta regolatezza, come spiega ancora Alzamora: «Quando arriviamo al circuito Marc si chiude nel garage o nel motorhome. Non va in giro a Festeggiamenti in famiglia per il neo iridato Marquez con papà Julià, il fratello Alex e mamma Roser 54 fare lo sciocco, si concentra e cerca di imparare il più possibile. E’ sempre stato come una spugna». Per diventare il migliore, come insegna anche l’esempio di un altro baby di successo, Sebastian Vettel, non ci sono molte altre strade. Il ragazzo che sorride per ora l’ha percorsa felicemente. «E’ lui la star, l’ambasciatore che la MotoGP cercava per rimpiazzare Valentino Rossi – buttà lì il suo manager in Honda Livio Suppo – Marc ha davvero tutto per riuscire a mettersi il mondo in tasca». Senza mai perdere la tenerezza, avrebbe detto un vecchio rivoluzionario che amava tantissimo la motocicletta, e che di nome faceva Ernesto Guevara. 55 MONDIALE RALLY GALLES GB OGIER METTE LOEB NEL Al nono centro stagionale, e sedicesimo assoluto, il trentenne pilota Volkswagen comincia a strizzare l’occhio ai numeri da record del suo illustre predecessore 56 MIRINO 57 MONDIALE RALLY GALLES GB Guido Rancati “L'anno prossimo sarà difficile far meglio...”. Archiviata la nona vittoria stagionale confessando che, alla vigilia, non era per niente tranquillo per via dei ricordi non proprio belli che gli aveva lasciato due anni fa la trasferta gallese, Sébastien Ogier guarda avanti. Due mesi, giorno più, giorno meno, e anche per lui sarà già tempo di affrontare una volta ancora le strade del Monte-Carlo. Sa di non avere molto tempo per godersi il suo primo titolo iridato e allora pensa alle prossime sfide che lo attendono: “Ogni annata fa storia a sé”, ribadisce per non ammettere di avere nel mirino nuovi obiettivi. Per non annunciare di avere in mente di battere uno dei tanti primati che appartengono a Sébastien Loeb, quello dei primi posti collezionati in una sola stagione. A chi prova a fargli notare che da nove a undici il passo non è poi lunghissimo, ribatte con un sorriso e un'alzata di spalle: lanciare proclami più o meno roboanti non è nelle sue corde. Non più di quanto lo sia mai stato in quelle del suo illustre connazionale. Anche in questo si assomigliano, i due Seb del rallismo. Le cose che E ora arriva il terzo Séb di Francia... Agli inferi e ritorno in un fine settimana. Precipitato quasi subito nelle retrovie, Sébastien Chardonnet ha davvero temuto di non farcela più a vincere il Citroen Top Driver. Ma è restato calmo e s'è fatto trovare pronto a raccogliere il massimo quando Keith Cronin è uscito. Non ha vinto, il nipote d'arte: Quentin Gilbert l'ha battuto, ma non gli ha impedito di chiudere la stagione portando a casa, dopo il titolo del Wrc/3, anche il trofeo della Casa francese. E il prossimo anno sarà lui a maneggiare per sei corse iridate la nuova DS3 in versione R5. Un altro transalpino, un altro Seb... 58 li accomunano sono tante, tantissime. Per dirne una, aver cominciato a ritagliarsi un posto nel mondo delle corse grazie a Rallyes Jeunes. Per dirne un'altra, essere riusciti a emergere grazie all'appoggio di una federazione, quella francese, i cui dirigenti non dimenticano neppure per un istante che fra i loro compiti istituzionali c'è quello di aiutare i ragazzi più promettenti. Ma non solo: sia uno, sia l'altro hanno conquistato il loro primo mondiale a trent'anni. Dopo aver vinto il mundialito riservato alle speranze. E torna in mente la profezia di Malcolm Wilson, uno che di corse – e soprattutto di uomini – ne sa come pochi: “La sua crescita è impressionante e penso di poter dire che sta facendo vedere di essere fortissimo, forse ancor più di quanto non avesse mostrato di essere Loeb nella sua prima stagione con una top car”, ebbe a dire il padre-padrone della M-Sport cinque anni fa, quando Ogier, pur con gli inevitabili errori di gioventù, cominciava a fare esperienza con la C4 World Rally Car. Non ha perso tempo, il ragazzo delle Hautes Alpes. Nel 2010, alla sua prima stagione a tempo pieno nel cortile dove giocano i grandi ha scalato il podio un paio di volte e nel 2011 l'ha fatto in altre cinque occasioni. Ha mostrato i muscoli in prova speciale e anche fra una prova e l'altra, a Olivier Quesnel, ma anche al direttore generale della Citroen. S'è messo nella condizione di essere lasciato libero di cercar fortuna lontano dalla Doppia Spiga, s'è messo in gioco accettando l'offerta di Jost Capito per passare alla Volkswagen. Il resto, più che storia è cronaca: i successi con la Polo, il titolo. L'oro del Galles conquistato in una gara senza storia, prendendo il pallino nel primo tratto e conservandolo fino alla bandiera a scacchi tendo a bada Jari-Matti Latvala che nei boschi del brumoso Regno Unito aveva vinto l'anno passato e quello prima. L'ORDINE DI ARRIVO DOMENICA 17 NOVEMBRE 2013 1. Ogier-Ingrassia (VW Polo Wrc) in 3.03’36”7 2. Latvala-Anttila (VW Polo Wrc) a 21”8 3. Neuville-Gilsoul (Ford Fiesta RS Wrc) a 1’24”5 4. Ostberg-Andersson (Ford Fiesta RS Wrc) a 1’48”2 5. Mikkelsen-Nagle (VW Polo Wrc) a 2’03”4 6. Prokop-Ernst (Ford Fiesta RS Wrc) a 7’37”5 7. Sordo-Del Barrio (Citroen DS3 Wrc) a 8’27”9 8. Evans-Barritt (Ford Fiesta RS R5) a 11’31”1 9. Ketomaa-Suominen (Ford Fiesta R5) a 12’16”2 10. Higgins-Williamson (Ford Fiesta R5) a 13’21”0 Il campionato 2013 Piloti 1. Sébastien Ogier 290 punti 2. Thierry Neuville 176 3. Jari-Matti Latvala 162 4. Mikko Hirvonen 126 5. Dani Sordo123 6. Mads Ostberg 102 7. Evgeny Novikov 69 8. Sébastien Loeb 68 9. Martin Prokop 63 10. Andreas Mikkelsen 50 Costruttori 1. Volkswagen Motorsport 425 punti 2. Citroën Total Abu Dhabi WRT 280 3. Qatar M-Sport WRT 190 4. Qatar WRT 184 5. Jipocar Czech National Team 65 6. Abu Dhabi Citroën Total WRT 63 7. Volkswagen Motorsport2 50 8. Lotos WRC Team 20 59 MONDIALE RALLY GALLES GB NEUVILLE SALUTA LA FORD DA VECECAMPIONE Un altro podio, un'altra gara senza errori esaltata dal miglior tempo nella Power Stage. E il secondo posto finale nella classifica del mondiale piloti. Anche in Galles, Thierry Neuville ha fatto anche più di quanto gli sarebbe bastato per essere alla grande la più bella sorpresa della stagione. “E' un sogno”, dice il belga germanofono a cose fatte. Senza dimenticare di ringraziare Malcolm Wilson e tutti quelli della M-Sport per avergli dato l'occasione di mettere a profitto l'esperienza raccolto un anno fa con la DS3. Per avergli dato fiducia e avergli messo a disposizione una vettura che, dice, è stata sempre fantastica. E che l'anno venturo non avrà più. Forse gli mancherà, forse no. Forse la Hyundai disegnata da Michel Nandan non gli farà rimpiangere la Fiesta. Di certo mancherà agli uomini della struttura che dà continuità alla presenza del Grande Ovale Blu nel campionato del mondo. Gente seria, capace di supportarlo al meglio anche nell'ultimo atto dell'annata, anche dopo che è stata ufficializzata la fine di una storia, una bella storia. 60 Thierry Neuville ancora una volta sul podio con la Ford Fiesta, qui dimostra cosa deve fare, tra le altre cose, un pilota di rally tra una prova ed un’altra: per esampio liberare il sottoscocca ed i cerchi dal fango... 61 MONDIALE RALLY GALLES GB “ In Galles il livello d’aderenza può cambiare notevolmente da una curva all’altra. Talvolta il grip non è nemmeno uniforme e il fango può disturbare l’azione di una singola ruota. È davvero difficilissimo. Inoltre mi troverò anche con un nuovo navigatore e visto che a inizio stagione avevo adottato un nuovo sistema in polacco, ora dovrò acquisire nuovi automatismi in italiano. Dopo un anno trascorso a perfezionare il mio sistema devo ricominciare da zero. Non sarà facile... ROBERT KUBICA PRIMA DEL VIA ” 62 KUBICA SOFFRE LE TROPPE NOVITÀ Una serie di capriole il secondo giorno, un busso il terzo. Non era così che Robert Kubica voleva archiviare la sua prima esperienza nel mondiale con una vuerrecì ufficiale. “Puntavo a raccogliere un po' d'esperienza e invece ho finito per disputare solo quattro prove”, ammette l'asso polacco. Che una volta ancora ha pagato il dover cambiare copilota. A dimostrazione che il secondo non è e non sarà mai un passeggero. E tanto meno un “sacco di sabbia” come, scherzando, chiamano i navigatori in Francia. 63 INDYCAR DARIO FRANCHITTI 64 MI Lo scozzese, 40 anni, è stato costretto a dare l’addio alle corse su consiglio dei medici che lo hanno avuto in cura dopo il drammatico incidente di Houston del 7 ottobre scorso. Ripercorriamo la brillante carriere del pilota di Ganassi FERMO QUI 65 INDYCAR DARIO FRANCHITTI Massimo Costa Anche i colossi hanno un’anima. Una spina dorsale che può fare crack. Un cervello che può rischiare di fare le bizze. E Dario Franchitti ha detto stop, troppi rischi, troppa paura di finire come uno di quei giocatori di football che, a forza di botte in testa, si ritirano quarantenni, ma mentalmente provati come ottantenni. E come non capirlo. A 40 anni compiuti lo scorso 19 maggio, lo scozzese di Edimburgo ha dunque deciso, su consiglio medico, di appendere definitivamente il casco al chiodo. Non è il modo migliore per fermare la sua passione, il suo lavoro, per rompere col suo grande amore. Ma non si poteva fare diversamente. L’incredibile volo contro le reti di protezione nella penultima gara IndyCar del 2013 nel tracciato cittadino di Houston, il 7 ottobre, rimarranno le ultime immagini agonistiche di una lunga e prodigiosa carriera sviluppatasi negli Stati Uniti. In quell’occasione, Franchitti aveva riportato fratture alle vertebre e ad una caviglia oltre che una nuova commozione cerebrale dopo quelle accumulatesi nel corso degli anni. Il recupero è stato lento e positivo, ma a un mese dal contatto con Takuma Sato e il conseguente decollo verso le reti che avevano reso la sua monoposto Dallara un ammasso di ferraglia e carbonio, capace di assorbire a meraviglia l’impatto, è arrivata la sentenza degli specialisti in camice bianco. Basta con le corse. Dura da digerire e infatti Franchitti sta ancora metabolizzando: “Sarà complicato non salire più su una monoposto o un altro tipo di vettura da competizione, non vivere le emozioni di una gara. Avrei preferito fermarmi in altra maniera, ovviamente, le corse sono la mia vita. Ho 40 anni, 30 ne ho trascorsi sulle piste, potete capire quanto sia difficile impormi che ora non dovrò più mettere il casco. Ero pronto per partecipare al campionato 2014 con Ganassi, avrei voluto provare a vincere di nuovo la 500 Miglia di Indianapolis, ma è tutto finito. Devo un attimo capire quel che farò, magari potrei rimanere nel mondo del motorsport e mettere a disposizione la mia esperienza. Ne parlerò con Chip Ganassi. Come diceva il mio amico Greg Moore, ci vediamo là davanti”. Già, non è un caso che nel suo commiato Franchitti abbia ricordato le parole del canadese, scomparso drammaticamente nel 1999 nell’ultima gara CART di Fontana. Lo scozzese e Moore erano molto uniti e quell’incidente lo ha segnato tantissimo. Nel 2000, Franchitti nel ruolo di vice campione non ha saputo mai esprimersi sui livelli della stagione precedente anche a 66 Franchitti con l’amico Dan Wheldon causa di un violentissimo contatto con le barriere a Homestead che l’aveva lasciato con un’altra commozione cerebrale, e due fratture a bacino ed anca. Un altro dramma lo ha colpito nel cuore 12 anni dopo quando nella corsa finale Indycar del 2011 a Las Vegas, ha trovato la morte Dan Wheldon, inglese come lui, emigrato in USA alla ricerca del successo. Due famiglie, quella di Wheldon e Franchitti (all’epoca ancora sposato con l’attrice Ashley Judd) che si frequentavano al di fuori dei paddock. E anche in questo caso, Franchitti, che nel 2011 si era laureato campione, l’anno seguente non è più stato lui. Ma se il “buio” del 2000 è stata una parentesi, il dopo Wheldon è proseguito per tutto il 2013. Aveva perso il tocco Franchitti. Nessuna vittoria, col team Ganassi, per due campionati interi mentre il suo compagno Scott Dixon dopo il difficile inizio di campionato 2013, risolti i problemi di assetto ha saputo recuperare fino alla conquista del titolo. Forse i 40 anni hanno iniziato a farsi sentire, forse la delusione derivante dalla rottura con la moglie ha avuto il suo effetto così come la tragica scomparsa di Wheldon. Poi, quel suo incidente di Houston, che ironia della sorte l’ha ricongiunto con Ashley, ma l’ha separato dalla sua grande passione. Un botto ha ricordato altri voli terrificanti di Franchitti. Nel 2007 sul veloce ovale di Michigan si è agganciato in pieno rettifilo con Wheldon (guarda il destino) mentre lottavano per il comando. Dario è decollato è poi colpito dalle vetture che seguivano. Sembrava una pallina che rimbalzava via. Ne è uscito illeso. Poche settimane dopo, un altro volo inquietante sull’ovale del Kentucky, addirittura a gara finita, quando ha col- pito il posteriore della vettura di Matsuura, ha compiuto due giravolte in aria cadendo di taglio contro il muro. Ancora illeso, per fortuna. Anche in Nascar, dove era emigrato tentando nuove esplorazioni, a Talladega 2008 dopo un testacoda è stato colpito in pieno da un avversario nella fiancata del guidatore. Ne è uscito piuttosto scosso, con una caviglia a pezzi ed una carriera stockcar praticamente finita. Insomma, la fortuna è spesso stata dalla sua parte, un po’ meno nel 2003 quando cadendo dalla moto nei pressi della casa di famiglia a Edimburgo, sollecitò le vertebre è fu costretto a un lungo stop. Dieci anni fa gli hanno dato l’ok per tornare in pista, oggi non più. Quelle vertebre sono state troppo sollecitate ed è anche emerso che Franchitti, per i colpi ricevuti, ha anche qualche problema di memoria. Insomma, meglio salutare le corse, nulla cancellerà i quattro campionati vinti e le tre 500 Miglia di Indianapolis conquistate. Indianapolis 2010 Dario Franchitti – 40 anni Nato il 19 maggio 1973 a Edimburgo (GB) 4 volte campione Indycar 2011-2010-2009-2007 3 volte vincitore 500 Miglia di Indianapolis 2012-2010-2007 Vice campione CART 1999 Chance in F.1 Test con la Jaguar nel 2000 Indianapolis 2007 Indianapolis 2012 67 INDYCAR DARIO FRANCHITTI 68 I VIDEO DEI BOTTI CHE HANNO SEGNATO LA CARRIERA DELLO SCOZZESE MICHIGAN 2007 KENTUCKY 2007 TALLADEGA 2008 HOUSTON 2013 69 F.3 GARA A MACAO Il pilota inglese del team Prema voleva assolutamente vincere dopo il terzo posto del 2012 ed è riuscito nell’impresa imponendosi davanti a Da Costa e Derani. Peccato per Marciello, autore di una strepitosa pole, ma fuori pista nella finale LA VOLONTÀ DI LYNN 70 71 F.3 GARA A MACAO Sul podio Derani Convincente debutto di Ocon Massimo Costa Ci ha pensato per un anno intero. Devo vincere a Macao, ripeteva nei suoi pensieri. Scottato dalla delusione del 2012 quando da rookie si era presentato sbalordendo tutti segnando una incredibile pole, ma risultando terzo nella gara finale. Alex Lynn sapeva che ripetersi era quasi impossibile, ma ci ha provato. Ed ha coronato nel migliore dei modi il suo sogno. Divenire Re di Macao. Sostenuto alla perfezione dalla Dallara-Mercedes curata dal team Prema, Lynn da terzo in qualifica si è subito trovato al comando nella corsa che andava a determinare lo schieramento di partenza della super finale. Raffaele Marciello, protagonista di un magico giro in qualifica che lo aveva proiettato in pole, al via della prima gara è scattato male permettendo a Lynn di infilarsi al comando. Nella finale, ha fatto tutto bene il britannico nonostante la forte pressione esercitata, a una certa distanza da Antonio Felix Da Costa. Il portoghese, vincitore dell’edizione 2012, si era avvicinato a un secondo, ma Lynn ha mantenuto la freddezza indispensabile per portare a termine la propria missione. IL DOMINIO PREMA GRAN PROVA DI OCON E’ stato un bel weekend quello di Macao, che ha segnato una volta di più il dominio del team Prema nel mondo della F.3, capace con due piloti diversi di dominare le classifiche della qualifica con Marciello e delle due corse con Lynn. Rimanendo in casa Prema, Lucas Auer è rimasto coinvolto in incidenti mentre eccellente è stato il debutto del rookie Esteban Ocon, in arrivo dalla F.Renault 2.0. Il francese del programma Junior Lotus aveva disputato con una vecchia Dallara la gara F.3 Cup di Snetterton per ottenere il permesso di partecipare a Macao. Ocon non si è lasciato intimorire dalla difficoltà del tracciato, dai nuovi avversari, da una macchina che ancora 72 non conosce alla perfezione. E dopo una solida corsa di qualifica conclusa al decimo posto, ha ripetuto tale posizione anche nella finale. IL CORAGGIO DI DA COSTA LA SORPRESA DERANI Tornando ai protagonisti, Da Costa ha dimostrato una volta di più le proprie qualità ottenendo il secondo posto finale con la Dallara-Volkswagen del team Carlin che doveva essere guidata da Daniil Kvyat. Ma la promozione del russo in Toro Rosso ha portato a questo cambiamento. Da Costa non ha avuto remore nel tornare nel luogo che lo aveva visto trionfare nel 2012. Aveva solo da perderci, ma si è buttato nella mischia con coraggio ed ha preso un gran bel risultato. Come lo ha ottenuto Luis Derani del team Fortec. Il brasiliano ha faticato per gran parte della stagione 2013 del FIA F.3, ma a Macao ha trovato il guizzo decisivo per andare a prendersi il terzo posto, certamente inatteso. MARCIELLO SUPER POLE MA KO NELLA FINALE Marciello, dopo la grande qualifica, ha pagato quella partenza non perfetta nella prima gara che lo ha costretto a inseguire anche nella finale. Passato indenne da un contatto con Felix Rosenqvist (altro grande protagonista della qualifica e della prima corsa) innescato da Derani nella finale, Marciello ha proseguito con forza occupando il terzo posto. Ha continuato a spingere per cercare di prendere Da Costa, ma a 5 giri dal termine ha commesso un errore che lo ha portato contro le barriere. O tutto o niente, il senso del ragionamento espresso poi da Marciello via twitter, ovvero a Macao un terzo posto non dice granché, non vi sono punti in palio, giusto dare sempre il massimo e oltre per ottenere la vittoria. Bella quarta piazza per Sims L'ORDINE DI ARRIVO GARA DI FINALE DOMENICA 17 NOVEMBRE 2013 NISSAN SFIORA IL PODIO TOM’S AFFONDA Degli altri protagonisti, sempre nelle zone alte della classifica Alexander Sims con l’unico motore Nissan in pista. Alla fine il pilota del T Sport ha concluso quarto davanti al connazionale Jordan King, autore di un bel weekend anche se con qualche sbavatura nelle prove. Carlos Sainz ha pagato un problema elettronico in qualifica ed ha dovuto rimontare nelle due gare, alla fine concludendo settimo dietro a Jazeman Jaafar e davanti a Tom Blomqvist. Stefano Coletti aveva recuperato bene dopo qualche vicissitudine di troppo in qualifica, ma un contatto con Sainz lo ha costretto al ritiro. Deludente la Tom’s che fino a qualche anno fa era sempre stata tra le squadre da battere e utilizzava piloti europei di esperienza. Con un motore Toyota forse non più all’altezza di Mercedes e Volkswagen, Tom’s ha impiegato una sola vettura per Yuichi Nakayama con risultati poco confortanti. 1 - Alex Lynn (Dallara-Mercedes) - Prema - 15 giri 37'37"975 2 - Antonio Felix Da Costa (Dallara-Volkswagen) - Carlin - 1"173 3 - Luis Derani (Dallara-Mercedes) - Fortec - 6"795 4 - Alexander Sims (Dallara-Nissan) - T Sport - 8"203 5 - Jordan King (Dallara-Volkswagen) - Carlin - 9"573 6 - Jazeman Jaafar (Dallara-Volkswagen) - Carlin - 15"547 7 - Carlos Sainz (Dallara-Volkswagen) - Carlin - 16"976 8 - Tom Blomqvist (Dallara-Mercedes) - Fortec - 26"160 9 - Nicholas Latifi (Dallara-Volkswagen) - Carlin - 29"288 10 - Esteban Ocon (Dallara-Mercedes) - Prema - 30"914 11 - Yuhi Sekiguchi (Dallara-Mercedes) - Mucke - 32"854 12 - Yuichi Nakayama (Dallara-Toyota) - Tom's - 33"790 13 - William Buller (Dallara-Mercedes) - Fortec - 34"265 14 - Harry Tincknell (Dallara-Volkswagen) - Carlin - 36"532 15 - Katsumasa Chiyo (Dallara-Toyota) - B Max - 36"902 16 - Antonio Giovinazzi (Dallara-Mercedes) - Double R - 37"584 17 - Nelson Mason (Dallara-Mercedes) - Zeller - 39"877 18 - Dennis Van der Laar (Dallara-Mercedes) - Mucke - 1'01"651 19 - Ed Jones (Dallara-Mercedes) - Fortec - 1'29"025 20 - Lucas Wolf (Dallara-Mercedes) - URD - 1 giro 21 - Kevin Korjus (Dallara-Mercedes) - Double R - 2 giri Giro più veloce: Jordan King 2'11"547 Ritirati 9° giro - Raffaele Marciello 7° giro - Stefano Coletti 6° giro - Sun Zheng 0 giri - Felix Rosenqvist 0 giri - Sean Gelael 0 giri - John Bryant-Meisner 0 giri - Lucas Auer Così è finita la gara finale di Marciello Secondo posto per Da Costa 73 Coletti si è ritirato per contatto con Sainz IL CASO FILIERA RENAULT Con l’annuncio dell’ingresso nel FIA F.3 il marchio francese è ora presente in tutte le categorie per monoposto, caso unico al mondo per quanto riguarda le Case automobilistiche LA CHIUSURA DEL CERCHIO 74 Red Bull e Lotus due delle quattro squadre che in F.1 usano motori Renault 75 IL CASO FILIERA RENAULT Massimo Costa Con l’annuncio, avvenuto la scorsa settimana, del rientro nel campionato europeo della F.3 del marchio Renault (che si appoggerà alla Oreca per quanto riguarda la progettazione dei motori), la Casa francese ha chiuso il cerchio. Il suo impegno nel motorsport lo si può definire globale, a 360 gradi, nel pianeta delle formule. Nessuna Casa automobilistica è così coinvolta in prima persona fornendo un contributo fondamentale alla formazione dei piloti. Renault infatti, è presente in ogni angolo delle categorie, risultando essere il primo step per un pilota che proviene dal karting creando poi una vera e propria filiera che termina in F.1. Renault però, da qualche anno ha dismesso quello che era il proprio programma per giovani piloti, in compenso regala al vincitore della Eurocup 2.0 litri ben 500mila euro per poter salire nella serie WSR 3.5. E al campione di tale formula, offre un test F.1 con la Red Bull. Che quest’anno, per la prima volta, non si è svolto per ovvi motivi: il vincitore del campionato, e il secondo classificato, sono piloti Junior McLaren (Kevin Magnussen e Stoffel Vandoorne) mentre terzo è risultato Antonio Felix Da Costa, già pilota Red Bull. Dicevamo del percorso Renault. La Casa francese fornisce i motori alla Formula Academy e alle monoposto del campionato NEC 1.6. Poi, vi sono i campionati di matrice Renault 2.0 litri, come la Eurocup, la serie ALPS e il NEC. Dal prossimo anno, Renault sarà presente nel FIA F.3 European Championship fornendo propulsori al team Signature e ad eventuali altre squadre che vorranno impiegare tali unità. Poi, la classe regina, la 3.5 meglio nota come World Series Renault, infine la F.1 dove il marchio transalpino è presente con i propri motori su Red Bull, Lotus, Williams e Caterham. Di non poco conto la organizzazione della World Series by Renault, un vero e proprio carrozzone tutto della marca francese che gira l’Europa ed ingloba dal 2005 i campionati della 3.5, Eurocup 2.0, Megane Eurocup (che però dal prossimo anno non ci sarà più) e Clio Eurocup. Si può capire dunque come Renault sia completamente coinvolta nel motorsport come nessun’altra marca automobilistica. Allargandosi, ecco il marchio Alpine tornato a essere protagonista nell’European Le Mans Series oltre ai vari campionati nazionali della Clio. 76 Formula Academy Formula NEC 1.6 Eurocup F.Renault 2.0 F.Renault 2.0 ALPS La presenza Renault nel mondo delle monoposto F.Renault 2.0 NEC FIA F.3 European Championship F.Renault 3.5 77 NASCAR GARA A MIAMI JOHNSON sei TROPPO FORTE Il pilota americano ha conquistato il sesto titolo della categoria, ma non sono mancati i brividi nella corsa finale della Florida vinta da Hamlin Marco Cortesi E’ ancora Jimmie Johnson il dominatore della Sprint Cup. Il californiano del team Hendrick ha conquistato il suo sesto titolo a Homestead, nell’ultimo round della stagione 2013. Una gara, quella della Florida, tranquilla per la quasi totalità dei giri in programma, ma rivelatasi di colpo estremamente insidiosa. La prima parte dei 264 giri in programma è stata dominata in lungo e in largo da Matt Kenseth, alfiere del Joe Gibbs Racing e principale avversario di Johnson. Quest’ultimo, assolutamente intenzionato a non prendere il minimo rischio, aveva corso con l’animo quasi da vacanziero, tenendosi lontano da potenziali guai e navigando dalla seconda alla sesta posizione. Ad aiutarlo, le poche situazioni pericolose viste in pista, con la maggior parte delle safety-car arrivate per detriti in pista. Poi, in puro stile NASCAR, è arrivato il colpo di scena. Nel corso di un re-start, a 74 tornate dalla conclusione, un errore di Jeff Gordon ha causato un intoppo, costringendo tutti a rallentare di colpo. Toccato da un avversario, Johnson è così finito proprio addosso a Kenseth, controllando la sua Chevy per miracolo e ripor- 78 tando un pericoloso danno all’anteriore. A quel punto, non gli è rimasto che accendere la “modalità Jimmie”, recuperando a suon di sorpassi la top-10. Sistemato al pitstop il parafango che strisciava contro la gomma anteriore sinistra, è poi tornato a fare quello che aveva fatto precedentemente, ovvero tener d’occhio Kenseth ed evitare problemi. Alla fine, la vittoria è andata a Denny Hamlin, che dopo una stagione in salita rovinata da un infortunio alla schiena si è guadagnato una soddisfazione che lo proietta nel 2014 alla grande. In seconda piazza, Kenseth ha vinto uno spettacolare duello con Dale Earnhardt Jr mentre in top-5 hanno chiuso anche due vetture del team Waltrip, quelle di Martin Truex e Clint Bowyer. Sesto il campione uscente Brad Keselowski mentre decimo ha terminato Kevin Harvick, colpito da problemi di set-up dopo essere arrivato nelle Everglades ancora in gioco per la Sprint Cup In una serata lineare, l’unico spavento l’ha offerto Paul Menard, quando i residui di una precedente foratura hanno preso fuoco sotto alla sua vettura. Tornato ai box, ha visto la sua posteriore destra esplodere, fortunatamente senza coinvolgere nessun meccanico. L'ORDINE DI ARRIVO DOMENICA 17 NOVEMBRE 2013 1 - Denny Hamlin (Toyota) - Gibbs - 267 giri 2 - Matt Kenseth (Toyota) - Gibbs - 267 3 - Dale Earnhardt Jr. (Chevy) - Hendrick - 267 4 - Martin Truex Jr. (Toyota) - Waltrip - 267 5 - Clint Bowyer (Toyota) - Waltrip - 267 6 - Brad Keselowski (Ford) - Penske - 267 7 - Kyle Busch (Toyota) - Gibbs - 267 8 - Joey Logano (Ford) - Penske - 267 9 - Jimmie Johnson (Chevy) - Hendrick - 267 10 - Kevin Harvick (Chevy) - Childress - 267 11 - Jeff Gordon (Chevy) - Hendrick - 267 12 - Carl Edwards (Ford) - Roush - 267 13 - Kasey Kahne (Chevy) - Hendrick - 267 14 - Elliott Sadler (Toyota) - Gibbs - 267 15 - Kyle Larson (Chevy) - Phoenix - 267 16 - Aric Almirola (Ford) - Petty - 267 17 - Juan Pablo Montoya (Chevy) - Ganassi - 267 18 - Mark Martin (Chevy) - Stewart/Haas - 267 19 - Danica Patrick (Chevy) - Stewart/Haas - 267 20 - Marcos Ambrose (Ford) - Petty - 267 21 - Kurt Busch (Chevy) - Furniture Row - 267 22 - Ricky Stenhouse Jr. (Ford) - Roush - 267 23 - Jeff Burton (Chevy) - Childress - 267 24 - Greg Biffle (Ford) - Roush - 267 25 - Parker Klingerman (Toyota) - Swan - 267 26 - Marcos Ambrose (Ford) - Petty - 267 27 - David Gilliland (Ford) - Front Row - 266 28 - Casey Mears (Ford) - Germain - 266 29 - David Ragan (Ford) - Front Row - 266 30 - Jamie McMurray (Chevy) - Ganassi - 265 31 - David Reutimann (Toyota) - BK Racing - 265 32 - J J Yeley (Chevy) - Baldwin - 264 33 - Landon Cassill (Chevrolet) - Childress - 264 34 - Ken Schrader (Ford) - FAS Lane - 263 35 - Joe Nemechek (Toyota) - Nemco - 263 36 - AJ Allmendinger (Chevy) - Phoenix - 257 37 - Travis Kvapil (Toyota) - BK Racing - 248 38 - Dave Blaney (Chevy) - Baldwin - 242 39 - Paul Menard (Chevy) - Childress - 229 40 - Trevor Bayne (Ford) - Wood - 223 41 - Josh Wise (Ford) - Front Row - 119 42 - Tony Raines (Chevy) - CircleSport - 104 43 - Michael McDowell (Ford) - Parsons - 63 Il campionato finale 1. Johnson 2419; 2. Kenseth 2400; 3. Harvick 2385; 4. Kyle Busch 2364; 5. Dale Earnhardt 2363. FINALE COL "BOTTO" PER PAUL MENARD 79 NASCAR JIMMIE JOHNSON IL DOMINATO Scopriamo chi è il numero 1 della maggiore serie americana per vetture a ruote coperte, capace di vincere cinque titoli consecutivi e di ripetersi quest’anno dopo due stagioni vissute comunque da assoluto protagonista Marco Cortesi Jimmie è ancora il padrone. Controlla ogni situazione con una sicurezza mostruosa. Riesce a recuperare anche quando il team o la vettura a volte vanno a vuoto. E’ il nuovo, vero dominatore della NASCAR come non ce n’erano stati da anni, o forse non ce n’erano mai stati. Cinque titoli di fila e poi, dopo due stagioni sfortunate chiuse comunque al sesto e terzo posto, un nuovo sigillo a coronamento di una annata straordinaria. Johnson non solo è stato fortissimo nella Chase For The Cup, ma ha messo in campo uno strapotere che anche senza i playoff gli avrebbe dato la vittoria. Ha ora 38 anni, un’età che in molte categorie fa già guardare al ritiro. Ma per lui è diverso, perché oltre a correre in un campionato che garantisce una carriera lunga, sente di avere diversi anni a disposizione avendo iniziato a gareggiare molto tardi. La sua avventura, partita dopo il primo amore dell’offroad, a 23 anni, non ha eguali nel motorsport moderno ed è ben lungi dal finire. I motivi sono sempre gli stessi. Preparazione perfetta, reattività e capacità di analisi senza pari e la dote di sapere sempre come, quanto e quando rischiare. Con lui, l’immancabile Chad Knaus, a sua volta entrato nella storia come Team Manager della Chevy numero 48, e Rick Hendrick, che su suggerimento di Jeff Gordon ha costruito a tavolino un gruppo di fenomeni che della pianificazione e della stabilità ha fatto il suo punto forte. Chissà quante volte si sarà morsicato la lingua Gordon? Dopo quel sorpasso subito in Busch Series in Michigan, e dopo aver consigliato al suo titolare di assumere quel pilota che non aveva mai corso su pista e andava fortissimo, le sue chance di titolo si sono praticamente azzerate. Lui è rimasto fermo a quota quattro, ma è pronto a scommettere che con Johnson non sarà così. 80 ORE Un curriculum impressionante Anno 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 Vittorie 3 3 8 4 5 10 7 7 6 2 5 6 Posizione 5° 2° 2° 5° 1° 1° 1° 1° 1° 6° 3° 1° Titoli 6 Gare 435 Vittorie 66 Pole 32 Piazzamenti top-5 182 Piazzamenti top-10 272 81 NASCAR TREVOR BAYNE 82 Il giovane talento americano, vincitore a Daytona nel 2011, si è visto diagnosticare un primo stadio di sclerosi multipla. Per fortuna, ancora nessun effetto, e così potrebbe essere per sempre come ci auguriamo, e intanto per il 2014 sta cercando un volante L’ALTRA CORSA Marco Cortesi Ventidue anni. Pochi per essere un pilota di vertice in Nationwide Series, per correre in Sprint Cup, per essere già un veterano della 500 Miglia di Daytona, vinta nel 2011. Pochi soprattutto per dover affiancare la carriera ad una malattia come la sclerosi multipla, nel nome della passione. Certo, c’è da ammetterlo, il talento e la determinazione con l’età non hanno nulla a che fare. Nato a Knoxville in Tennesse, Trevor Bayne ha trovato sulla sua strada il più difficile avversario possibile, la propria salute. Già poco dopo il trionfo della grande gara in Florida, era stato costretto a mollare il colpo per guai di natura fisica, nausea, affaticamento e problemi alla vista che furono attribuiti al morso di un insetto. Uno stop che, arrivato al momento sba- gliato, gli ha fatto perdere il treno per un posto al Roush Racing, andato poi all’amico-rivale Ricky Stenhouse Jr. Da lì, una carriera comunque di alto livello in Nationwide Series e molte apparizioni di qualità nella categoria maggiore, in attesa di un nuovo posto libero in un top-team. Bayne, il bravo ragazzo che ringrazia Dio e cita i versi della bibbia su Twitter, non ha per ora sintomi. Dopo un lungo periodo di sospetti e di esami continui, è arrivata una conferma basata solo sugli esami. Sposatosi di recente con la fidanzata Ashton, Bayne ha affrontato anche il suo primo triathlon, classificandosi 38° su 400. La sclerosi multipla è una malattia che può avere gli andamenti più disparati e, anche se non curabile, con un po’ di fortuna potrà permettergli di raggiungere nuove vittorie. Per il 2014, Trevor non ha dubbi, continuerà a fare ciò che sa fare meglio, correre, i medici hanno già dato l’OK. Con un occhio alla sorellina Sarah, già affetta dalla stessa patologia. Per il futuro a lungo termine c’è tempo. Non è la prima volta che un pilota NASCAR corre nonostante la diagnosi di sclerosi multipla. Con 54 gare in carriera, la pilotessa Kelly Sutton aveva portato in pista anche i colori di uno dei medicinali associati alla cura. Purtroppo, la sua storia da corsa non è finita nel migliore dei modi. Messa fuori per diverso tempo da un incidente in Kentucky, aveva perso le possibilità di racimolare il budget necessario. Poi, a inizio 2013, il terribile schianto in moto nel quale è deceduto il suo compagno e in cui è rimasta seriamente ferita. Dopo mesi di riabilitazione, insegue nuovamente il sogno di una vita normale. 83 WTCC GARE A MACAO 84 LA FINE DI UN’ERA Con l’appuntamento asiatico che ha chiuso il 2013, vittorie del campione Muller e di Huff ma anche tanti e troppi incidenti, si conclude anche il fortunato periodo delle vetture Super2000. Ora spazio ai nuovi regolamenti e al nuovo corso della categoria 85 WTCC GARE A MACAO Dario Sala Sul circuito da Guia di Macao, il WTCC ha portato a termine la stagione 2013. Due gare che non hanno tradito in termini di sorprese, spettacolo ed esagerazione. Quest'ultima caratteristica ovviamente è da ascriversi ai tantissimi incidenti che si sono verificati, specialmente in gara due. Ogni anno, in occasione di questo appuntamento asiatico, lo schieramento di partenza si infittisce di piloti dalle capacità dubbie (provenienti per lo più da serie locali) ed ogni volta siamo sempre qui a scrivere di incidenti in cui il loro comportamento ne è stata la causa. La natura della pista amplifica poi questo aspetto e così, come accaduto in gara due, spesso si assiste a lunghe interruzioni dovute ad incidenti figli del mancato rispetto delle regole da parte di alcuni piloti. Capiamo perfettamente la necessità dei team di recuperare parte del budget in tempi di crisi, ma in un campionato del mondo FIA un po' di selezione forse non guasterebbe. Fortunatamente però, il WTCC è costituito principalmente da grandi piloti e così lo spettacolo ad alto livello non è mancato facendo calare un degno sipario su un'epoca e su tante storie personali che proprio a Macao si sono concluse. MULLER ONORA LA RML ORA LO ASPETTA LA CITROEN E' stato quindi giusto vedere Yvan Muller e Robert Huff lasciare le rispettive squadre regalando loro un successo meritato. Muller è arrivato a Macao con tutte le intenzioni di lasciare un ricordo speciale alla RML. Ci è riuscito alla grande come sempre. In prova ha siglato la sua prima pole a Macao facendo segnare il record della pista e lasciando la concorrenza staccata di un secondo. In gara uno poi il suo solito show. Ottima partenza, due giri al massimo per costruire il vantaggio e poi la saggia amministrazione del vantaggio per il successo numero otto dell'anno. Sontuoso. Muller lascia così la la squadra inglese dopo tanti successi e tre titoli mondiali per lanciarsi nell'intrigante sfida con la Citroen e provare a conquistare altri mondiali sotto l'amato vessillo della Grandeur. Nuovi obiettivi e nuove battaglie da vincere lo aspettano. 86 Rob Huff Tiago Monteiro L'ORDINE DI ARRIVO DI GARA 1 DOMENICA 17 NOVEMBRE 2013 1 - Yvan Muller (Chevrolet Cruze) - RML – 9 giri 22’54”522 2 - Tiago Monteiro (Honda Civic) - Honda Jas - 1"265 3 - Rob Huff (Seat Leon) - Munnich - 1"592 4 - Norbert Michelisz (Honda Civic) - Zengo - 5"147 5 - Alex MacDowall (Chevrolet Cruze) - Bamboo - 7"096 6 - James Nash Chevrolet Cruze) - Bamboo - 7"632 7 - Marc Basseng (Seat Leon) - Munnich - 28"148 8 - Pepe Oriola (Chevrolet Cruze) - Tuenti - 20"345 9 - Stefano D'aste (BMW 320TC) - PB - 20"644 10 - Tom Boardman (Seat Leon) - STR – 21"213 11 - Tom Coronel (BMW 320TC) - Roal - 21"806 12 - Mehdi Bennani (BMW 320TC) - Proteam - 22"806 13 - Darryl O'Young (BMW 320TC) - Roal - 30"471 14 - Franz Engstler (BMW 320TC) - Engstler - 32"905 15 - Mikhail Kozlovskiy (Lada Granta) - Lada - 40"394 16 - René Munnich (Seat Leon) - Munnich - 58"083 17 - Yukinori Taniuguchi (Chevrolet Cruze) - Nika - 1’12"888 18 - Michael Soong (Seat Leon) - Campos - 1’13"961 19 - Henry Ho (BMW 320Si) - Engstler - 1'16"085 20 - Filipe De Souza (Chevrolet Cruze LT) - China - 1'18"107 21 - Joseph Rosa-Merszei (BMW 320 Si) - Engstler - 1’36"668 22 - Kim Veng Ng (Chevrolet Cruze LT) - China - 1'44"616 23 - Celio Alves Dias (Chevrolet Lacetti) - China - 1’45"773 24 - Eurico De Jesus (Honda Accord Type-R) - 5 Auto - 1’46"315 25 - Jeronimo Badaraco (Chevrolet Cruze LT) - SonVeng - 1’55"988 26 - Kam San Lam (Chevrolet Lacetti) - China 2'23"146 27 - Ka Lok Mak (BMW 320 Si) - RPM - 2'25"450 28 - Charles Ng (BMW 320TC) - Engstler – 1 giro Giro veloce: Yvan Muller 2’31”573 Ritirati 7° giro - Konstantin Calko 5° giro - Hugo Valente 2° giro - Tom Chilton 2° giro - James Thompson Non partiti: Fredy Barth e Gabriele Tarquini L'ORDINE DI ARRIVO DI GARA 2 SEAT DICE GRAZIE A HUFF DAL 2014 CAMBIA TUTTO Norbert Michelisz Esattamente come Rob Huff che ha chiuso il 2013 con una bella vittoria, la seconda con la Seat della Munnich Motorsport. Il campione del mondo uscente, dopo il titolo 2012 si era accordato in extremis con una squadra debuttante. Da una bomba come la Chevrolet Cruze è passato alla vetusta Seat Leon. Eppure non si è perso d'animo sciorinando spesso ottime capacità di guida e raccogliendo il successo dove è stato possibile. Huff ha vinto gara due a Macao grazie a degli ottimi sorpassi e tanta grinta dimostrando ampiamente di meritarsi il programma ufficiale che nel 2014 lo vedrà impegnato con la Lada. Un'altra grande e meritata occasione nonché la possibilità di essere li di nuovo a sfidare i grandi della categoria. A Macao si è quindi chiusa un'epoca. Quella del regolamento Super2000. Dal 2014 vi saranno nuove macchine, un regolamento rivisto in alcune parti e piloti divisi su più squadre. Un nuovo corso esattamente come in F.1. Un conto approssimativo vede almeno 17 macchine in configurazione 2014 e altre sette che correranno nel Trofeo Yokohama con le vecchie specifiche. Numeri più che accettabili di questi tempi e che garantiranno un bel futuro al mondiale. DOMENICA 17 NOVEMBRE 2013 1 - Rob Huff (Seat Leon) - Munnich – 11 giri 1.23’32"152 2 - Pepe Oriola (Chevrolet Cruze) - Tuenti - 0"723 3 - Tom Coronel (BMW 320TC) - Roal - 1"173 4 - James Nash Chevrolet Cruze) - Bamboo - 2"909 5 - Alex MacDowall (Chevrolet Cruze) - Bamboo - 3"428 6 - Yvan Muller (Chevrolet Cruze) - RML – 4”642 7 - Marc Basseng (Seat Leon) - Munnich - 5"665 8 - Franz Engstler (BMW 320TC) - Engstler - 18"982 9 - Gabriele Tarquini (Honda Civic) Honda Jas – 30”963 10 - Henry Ho (BMW 320Si) - Engstler - 47"079 11 - Celio Alves Dias (Chevrolet Lacetti) - China - 48"255 12 - Kim Veng Ng (Chevrolet Cruze LT) - China - 58"652 13 - Kam San Lam (Chevrolet Lacetti) - China 58"921 14 - Ka Lok Mak (BMW 320 Si) - RPM - 1'00"680 15 - Filipe De Souza (Chevrolet Cruze LT) - China - 1'34"078 Ritirati 7° giro - James Thompson 6° giro - Yukinori Taniguchi 5° giro - Charles Ng 5° giro - Michael Soong 5° giro - Joseph Rosa Merszei 4° giro - Tom Chilton 4° giro - Eurico De Jesus 3° giro - Rene Munnich 3° giro - Tiago Monteiro 2° giro - Jeronimo Badaraco 1° giro - Stefano D'Aste 1° giro - Hugo Valente 0 giri - Norbert Michelisz 0 giri - Tom Boardman 0 giri - Mehdi Bennani 0 giri - Darryl O'Young 0 giri - Mikhail Kozlovskiy 0 giri - Konstantin Calko Giro veloce: Yvan Muller 2’31”437 Non partito: Fredy Barth Il campionato finale 1.Muller 431; 2.Tarquni 240; 3.Nash 226; 4.Huff 215; 5.Chilton 213; 6.Michelsiz 185; 7.Nykaier 180; 8.Oriola 168; 9.Monteiro 164; 10.Coronel 162 87 BTCC IL PUNTO 2013 JORDAN BATTE GLI UFFICIALI La popolare serie britannica, dopo un decennio di alti e bassi, ritorna agli antichi splendori lanciando uno dei giovani più promettenti nel panorama delle competizioni Turismo 88 89 BTCC IL PUNTO 2013 Shedden e Neal al rientro nel BTCC Colin Turkington Shedden e Neal Silvano Taormina Il 2013 verrà ricordato come l'anno della nuova consacrazione del BTCC, la popolare serie britannica riservata alle vetture Super Turismo che sembra aver ritrovato i fasti di fine anni Novanta. Il merito va attribuito al nuovo regolamento NGTC, entrato in vigore dal 2011 con l'obiettivo di offrire un giusto compromesso tra contenimento dei costi e libertà nello sviluppo delle vetture. Dopo un biennio di rodaggio, contraddistinto dalla convivenza con le più obsolete S2000 conformi all'Appendice J 2010 del regolamento FIA (lo stesso adottato nel WTCC fino al 2010) e dal relativo bilanciamento delle prestazioni, a partire da questa stagione le NGTC hanno giocato un ruolo da protagoniste. Pur soffrendo una certa latitanza da parte delle case costruttrici, con le sole Honda e MG in veste ufficiale, il BTCC può vantare un certo fermento tecnico grazie a numerose compagini private molto professionali. Queste, pur con un bugdet limitato, hanno sviluppato autonomamente diversi modelli proponendo soluzioni molto interessanti dal punto di vista tecnico. Il tutto con il benestare dei costruttori. I numeri parlano chiaro: undici i marchi differenti, un totale di quindici modelli e una media di ventisei vetture iscritte ad ogni evento che hanno deliziato il sempre numeroso, nonché competente, pubblico inglese. 90 PLATO E NEAL COSTRETTI ALLA RESA Plato davanti a tutti a Oulton Park Il campionato appena concluso ha incoronato il promettente Andrew Jordan, bravo ad imporsi con una Honda Civic del Pirtek Racing. Figlio dell'ex-pilota Mike Jordan, il ventiquattrenne di Sutton Coldfield ha centrato il titolo alla sua sesta stagione nel BTCC bissando il trofeo Indipendenti conquistato lo scorso anno. Il suo principale punto di forza è stata la regolarità mostrata nel corso della stagione, grazie alla quale ha concluso in zona punti tutte le trenta manches disputate nell'arco dei dieci appuntamenti in calendario. Eppure i pronostici non lo accreditavano come il principale pretendente al titolo. I favori della vigilia erano tutti per le Honda ufficiali del Team Dynamics affidate a Matt Neal e Gordon Shedden e per la MG 6GT dell'esperto Jason Plato. Quest'ultimo ha iniziato la stagione nel migliore dei modi, centrando subito una doppietta nella prova inaugurale sul tracciato Indy di Brands Hatch. La risposta di Neal non si è fatta attendere e, al termine del terzo appuntamento di La classifica finale 1 - Andrew Jordan (Honda Civic) 397 2 - Gordon Shedden (Honda Civic) 390 3 - Jason Plato (MG 6GT) 380 4 - Matt Neal (Honda Civic) 356 5 - Colin Turkington (BMW 125i) 347 6 - Sam Tordoff (MG 6GT) 286 7 - Adam Morgan (Toyota Avensis) 233 8 - Mat Jackson (Ford Focus) 225 9 - Aron Smith (Ford Focus) 201 10 - Dave Newsham (Toyota Avensis) 176 11 - Rob Austin (Audi A4) 154 12 - Tom Onslow-Cole (Volkswagen CC) 152 Sam Tordoff la sorpresa della stagione Thruxton, il portacolori della Honda si è portato in testa alla classifica forte dei due successi sul circuito dell'Hampshire. Ceduta momentaneamente la leadership a Plato, autore di una nuova doppietta a Oulton Park, Neal ha proseguito la sua cavalcata fino a Knockhill imponendosi nuovamente a Croft. Nel frattempo Jordan, al pari di Shedden, collezionava podi e piazzamenti in top-five restando in scia ai più esperti rivali. La svolta è arrivata nel terzultimo appuntamento di Rockingham in cui il pilota del Pirtek Racing, grazie ad altre due vittorie, si è portato in testa al campionato. La contesa per il titolo si è conclusa nell'ultimissima gara che ha visto Jordan, nonostante il suo peggior weekend dell'anno, battere Shedden per una manciata di punti. Altre due doppiette centrate a Silverstone e nella season-finale di Brands Hatch non sono bastate a Plato che si è dovuto accontentare del terzo posto finale. L'alfiere della MG, così come Neal, ha pagato caro qualche incidente di troppo nella seconda parte della stagione. TURKINGTON NON MALE AUDI VINCE CON AUSTIN Nella lotta per il titolo, seppur più distaccato, si è inserito anche il veloce Colin Turkington, al rientro nel BTCC con il West Surrey Racing. Il campione 2009, nonostante qualche problema di gioventù della sua BMW 125i, ha conquistato cinque vittorie concludendo al quinto posto. La sorpresa della stagione è arrivata senza dubbio dal rookie Sam Tordoff che, ben supportato dal Triple Eight Racing, si è imposto in gara 1 a Snetterton precedendo in più di una occasione il team-mate Plato. Non ha sfigurato nemmeno Adam Morgan, settimo assoluto, migliore dei piloti Toyota. Alle sue spalle ha concluso Mat Jackson, punta di diamante del Motorbase Performance, autore di un'altra stagione incolore al volante della sua Ford Focus. Il 2013 ha celebrato il ritorno alla vittoria dell'Audi in Inghilterra grazie a Rob Austin in gara 2 a Rockingham, un successo che mancava dal 1997 quando Frank Biela trionfò a Brands Hatch. Non male il debutto della Volkswagen Passat del Team HARD affidata al competitivo Tom Onslow-Cole, a podio in due occasioni prima di arrendersi a problemi di budget. Nel Jack Sears Trophy, riservato alle più datate S2000, ad imporsi è stato Lea Wood al volante della sua Vauxhall Vectra del Houseman Racing. 91 LA CURIOSITÀ MARTINI RACING 92 Nelle sale del Museo Nazionale dell’Auto di Torino si è inaugurata una Mostra dedicata ai 45 anni del Martini Racing. Un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati del motor racing INSEGUENDO IL MITO 93 LA CURIOSITÀ MARTINI RACING Paolo D’Alessio Più del forfait di Kimi Raikkonen in America, dei guai fisici di Fernando Alonso o del duello Lorenzo-Marquez in Moto GP, il tormentone della passata settimana è stato un altro e ha riguardato uno dei più celebri sponsor del motor racing, la Martini. Rivedremo i famosi colori del Martini Racing su una vettura da competizione, ai massimo livelli, o si tratta di un desiderio di molti appassionati, destinato a rimanere tale? Come è stato ribadito in occasione dell’inaugurazione, l’interesse c’è, ma per il momento non vi è ancora nulla di definto. La Martini, dunque, non conferma, nè smentisce le affermazioni della stampa, che la vorrebbero al fianco della Porsche nella prossima 24 ore di Le Mans. L’unico dato certo, per il momento, è la spettacolare mostra dedicata ai 45 anni di storia del Martini Racing, che si è inaugurata lo scorso 8 novembre, al Museo Nazionale dell’Auto, Avvocato Giovanni Agnelli di Tori- 94 no, e che rimarrà aperta fino al prossimo 26 gennaio. Una Mostra unica nel suo genere, che raccoglie memoriabilia, immagini storiche, reperti d’epoca e soprattutto 20 splendidi modelli, che raccontano un’avventura che si è dipanata nelle principali attività del motor racing: dall’Endurance, alla Formula 1, dai Rally, alle gare Turismo. Modelli dal fascino indiscutibile, come la Porsche 917 con la quale l’equipaggio Marko-Van Lennep (si, proprio quel Helmut Marko che ha portato in Formula 1 un certo Sebastian Vettel) regalò al Martini Racing la prima affermazione nella 24 ore di Le Mans, o la 911 RSR del 1973 con la quale la Porsche, prima vettura turbo ad imporsi nel Mondiale di durata, si aggiudicò la Targa Florio del 1973, battendo a sorpresa le biposto tre litri di Ferrari e Alfa Romeo. Sempre nel settore Endurance si possono anche ammirare la Beta Montecarlo Turbo, campione del mondo 1981 e le non meno affascinanti Lancia Gruppo 6 del periodo che va dal 1982 al 1986. Miky Biasion NON MANCANO BRABHAM E LOTUS Passando dalle gare di durata alla Formula 1, al Mauto di Torino sono presenti tutte le monoposto che hanno corso con i colori del Martini Racing, dalla Tecno PA123/1 del 1972 di Nanni Galli, alle Brabham con motori Ford del 1975 (la BT44B), e Alfa Romeo (BT 45). Il modello più interessante della collezione, che Monfredo Rossi di Montelera continua ad utilizzare nelle gare storiche (Manfredo Rossi è figlio di Gregorio Rossi di Montelera, che nel 1970 fondò il Martini Racing insieme al fratello Vittorio Rossi di Montelera) è però la rivoluzionaria Lotus “80” del 1979, la monoposto con minigonne integrali, che si estendevano dal musetto, all’asse posteriore. Dopo i trionfi del 1978, con Mario Andretti e la famosa Lotus “79” wing-car, Colin Chapman volle strafare e il modello “80” pagò a caro prezzo l’eccessiva sofisticazione aerodinamica, tanto che dopo poche apparizioni in pista venne messa in naftalina e rimpiazzata dal vecchio modello. Per la cronaca il modello esposto nei saloni del Mauto di Torino disputò solo tre gare e il pubblico italiano non l’ha mai potuta vedere all’opera. Brabham BT45 del 1977 Lotus 80 del 1979 UN TUFFO AL CUORE LA DELTA DI BIASION Ma torniamo al Martini Racing, che vuole anche e soprattutto dire Rally e tanti mondiali conquistati al fianco della Lancia. A partire dalla 037, presente in duplice versione: nell’allestimento standard e in quello “Safari”, con tanto di protezioni para-animali, con assetto rialzato e ruote di scorta sul tettuccio. La sfilata delle auto da rally pluri-iridate prosegue poi con l’intero ciclo delle Delta, che vinsero sei mondiali consecutivi, dal 1987 al 1992. I modelli più rappresentativi sono certamente la cosiddetta “Deltona” del 1992 e la HF integrale del 1988, con la quale Miki Biasion si aggiudicò il primo titolo iridato piloti della carriera e soprattutto il Safari Rally di quell’anno, una gara stregata che prima di allora era sempre sfuggita alla Casa torinese. Sempre in questo settore è esposta la Ford Focus WRC, prima sugli sterrati kenioti con McRae, nel 1999, e un modello che non ha mai corso: la Delta ECV” che avrebbe dovuto sostituire la Lancia Delta S4, se non ci fosse stato il tragico incidente di Toivonen-Cresto in Corsica, che indusse la Federazione ad azzerare i regolamenti tecnici e mettere al bando le Gruppo “B”, autentiche Formula 1 degli sterrati. In questa mostra non poteva poi mancare la sofisticata Alfa Romeo 155, versione DTM, di Nicola Larini e le ultime due Porsche griffate Martini Racing, vale a dire la 911 GT3, con la quale quest’anno Sebastian Loeb e Emanuele Pirro hanno gareggiato a Barcellona, Montecarlo e Monza nella Porsche Supercup e la 918, la prima ibrida della Casa di Stoccarda, un gioiellino prodotto in esemplari numerati per una facoltosa clientela che per acquistarla dovrò sborsare poco meno di un milione di euro.... 95 LA CURIOSITÀ MARTINI RACING LA STORIA PER IMMAGINI COL FILM DELTA THE LEGEND Modelli a parte l’unicità della Mostra allestita nelle sale del Museo dell’Auto di Torino è quella di raccontare 45 anni di storia in maniera esaustiva, ma anche diversa, con sistemi innovativi, che mai prima d’ora si erano viste in manifestazioni analoghe. Attraverso immagini e postazioni interattive, messe a punto con le società FB e DS21 di Torino, il pubblico potrà letteralmente immergersi nella storia del Martini Racing e sfogliarlo, rivivendo tutte le sue tappe principali, analizzando tutti i suoi modelli, con relative caratteristiche tecniche e palmares. Tanto per non essere tacciati di eccessivo conformismo, sul parabrezza della Delta 1988 di Miki Biasion gli organizzatori della mostra hanno deciso di proiettare, con un sistema assolutamente innovativo, uno stralcio del film “Delta the Legend”, curato dalla Bottega dell’Immagine di Torino, che verrà presentato nell’ambito della Mostra. Agli appassionati del genere anticipiamo che si tratterà di un’opera in due parti, che racconterà la storia, l’evoluzione e le vittorie del modello forse più celebre nella storia dei rally, attraverso due diverse chiavi di lettura: la prima parte verrà dedicata alle imprese agonistiche dei vari modelli di Lancia Delta del Martini Racing, che hanno corso dal 1985 al 1992, la seconda raccoglierà invece le testimonianze di tutti coloro che hanno reso possibile questo autentico miracolo italiano, dai piloti, ai progettisti, dei meccanici, ai designer, dai direttori sportivi, a quelli tecnici. Il tutto verrà poi inserito in una pubblicazione di grande pregio, arricchita dalle immagini di Manrico Martella, uno dei migliori, se non il migliore fotografo da rally di questi ultimi trent’anni. Sempre in tema di supporti audiovisivi nell’ultima parte della mostra si affronta un discorso solitamente poco noto, ma di grandissima importanza nel mondo delle competizioni automobilistiche: il graphic Design delle vetture. Il Martini Racing in questo campo è stato unico e i visitatori della Mostra potranno rendersi conto di come le famose strisce blu, azzurro e rosse sono rimaste immutate nel tempo, ma sono state sempre declinate in maniera diversa ed originale a seconda si trattasse di una biposto sport, di una Formula 1 o di una macchina da rally. Per capire questa metamorfosi è stato ricreato un filmato che ripercorre la nascita di alcune grafiche di grande successo, come quelle delle Lancia Delta del 1989 e del 1992 o dell’Alfa Romeo DTM del 1995. 96 Lancia Gr.6 del 1982 Porsche 911 gt3 Molinari, Cibrario, Camerana, Gaffino e D'Alessio IL SUCCESSO DELLA MOSTRA CERTIFICATO DA GRANDI PERSONAGGI Inutile dire che la Mostra ha riscosso un grande successo, e fatto scorrere qualche lacrima ai protagonisti del passato di questa indimenticabile storia, che non hanno voluto mancare all’inaugurazione, a partire dal due volte campione del mondo rally Miki Biasion, al direttore sportivo per antonomasia, Cesare Fiorio, ai tecnici di tante vittorie, come gli ingegneri Lombardi e Limone o gli uomini del brand, come i carismatici Daniel Schildge, braccio destro di Gregorio Rossi di Montelera, e Ascanio Calvi di Bergolo. “La recente classifica pubblicata sull’inserto "Weekend" di sabato 11 maggio 2013 del quotidiano inglese "The Times", secondo la quale il Museo Nazionale dell'Automobile di Torino è al 35° posto tra i 50 migliori musei del mondo - afferma Rodolfo Gaffino Rossi, l’instancabile direttore del Mauto - ci spinge a fare sempre meglio. La Mostra dedicata al Martini Racing è stato un impegno gravoso, che ha assorbito molte delle nostre energie fin dal mese di gennaio di quest’anno e ci auguriamo che molti visitatori possano goderne i contenuti, fino al prossimo 26 gennaio 2014”. Chi è Paolo D’Alessio Nasce in provincia di Torino nel 1957 e dal 1978 comincia ad occuparsi di automobilismo, in veste di giornalista e disegnatore tecnico. Collabora con le più importanti pubblicazioni specializzate di tutto il mondo, fornendo loro dettagliati articoli, immagini e disegni tecnici delle più importanti monoposto di Formula 1 di questi anni ed è l’unico al mondo ad avere realizzato gli “spaccati” di tutte le Ferrari di F.1, dal 1948 al 2013. A partire dal 1983, dopo essersi laureato in architettura, condivide questa passione con l’industrial design. Fonda la Multilinea e firma orologi, biciclette, mezzi di trasporto, caschi, occhiali, borse, oggetti da scrittura, falciaerba, visual display, centraline di climatizzazione per clienti del calibro di Momo design, Martini & Rossi, Mazda, Honda, Diavia, Momo, Philip Morris, Alfa Romeo, Fiat, Ibea, Universal, Bieffe, Aura, Torino Incontra. Questa sua duplice veste lo porta ad occuparsi a 360° del "fenomeno" automobile, in tutte le sue declinazioni. Progetta l’Honda Trophy, il simbolo delle competizioni per la Casa nipponica nel nuovo millennio, per conto della Bolaffi crea la Ferrari Philatelic Official Collection, ma soprattutto firma una serie di celebri grafiche da corsa. Per il Martini Racing realizza quelle della Lancia Delta (1989/90/91/1992), delle Alfa Romeo 155 GTA (1992), DTM (1995/96) e le Ford Escort (1994/95/96). 97 Alfa 155 Dtm PRODUZIONE PORSCHE PANAMERA HYBRID SI ATTACCA ALLA SPINA La prima berlina della storia Porsche lanciata nel 2009, si propone ora con una catena cinematica ibrida con funzione plug in: cioè le batterie si possono ricaricare anche attraverso la spina della corrente Attualmente sono tre le ibride plug in a listino. E questa è la prima dell’industria tedesca. Il suo sistema verrà proposto con motori e batterie diverse anche su molti altri modelli del Gruppo VW per questo è molto interessante. Le batterie sono agli ioni di litio da 9,4 kWh. In modalità elettrica si possono fare anche 50 chilometri. Al motore V6 di 3 litri da 333 cavalli con compressore volumetrico è stato abbinato un motore elettrico (da 95 cavalli) per una potenza complessiva di 416 cavalli. Il cambio è l’automatico 8 marce. 98 In modalità elettrica Epower da 0 a 50 km/h ci vogliono sei secondi e si può raggiungere una velocità massima di 130 km/h. Il motore elettrico oltre a consentire tratti di guida a emissioni zero, è in grado di lavorare assieme al motore termico durante la marcia, migliorandone la risposta e riducendone al contempo consumi ed emissioni. La dotazione di serie di questa Porsche è arricchita da proiettori al bi-xenon, volante multifunzione e portellone posteriore automatico. Con un supplemento di prezzo poi, si può dotare l’auto con rilevatore di segnali stradali via telecamera e assistente di corsia. L’unica differenza rispetto alla Panamera tradizionale riguarda il vano bagagli che, per ospitare le batterie, rinuncia a parte della capienza, che scende da 445 a 335 litri. Tra le peculiarità delle auto ibride Plug-in c’è la possibilità di gestire parecchie funzioni relative alla parte elettrica via smartphone. Ad esempio il climatizzatore può essere comandato a distanza, cosa molto utile per trovare una temperatura gradevole all’interno dell’abitacolo quando si sale a bordo. Anche il livello di carica e l’autonomia residua si possono leggere attraverso un’App. DIETRO IL VOLANTE A batterie cariche ci si può muovere in modalità elettrica per davvero tanti chilometri, anche più di 50 se si presta attenzione alla velocità e si fa lavorare il sistema di recupero energia usando bene anche i freni. Questa possibilità di viaggiare per parecchio in modalità elettrica può essere utile anche quando si arriva in città. Una volta esaurita la carica o ci si attacca alla spina o si ricaricano con il motore, ma attenzione che i consumi salgono. Esiste poi la possibilità di usufruire del motore elettrico anche come boost per ottenere più prestazioni ma va detto che non è un piacere perché la spinta è sempre un po’ ritardata e poi quando la carica finisce… insomma chi cerca prestazioni non guardi questa plug in. Ci sono altri modelli. Anche chi presta attenzione ai soldi stia alla larga perché è meglio la diesel in quanto costa tanto meno. Per quanto riguarda il comportamento si percepisce sempre il maggior peso. In definitiva questa Porsche è un’auto molto tecnologia con pregi ma anche difetti che richiede attente riflessioni prima di usarla per poterne sfruttare le doti. Scheda tecnica Porsche Panamera S E-Hybrid Lunghezza 502 cm Larghezza 193 cm Altezza 142 cm Capacità bagagliaio 335/1153 litri Velocità massima 270 km/h Accelerazione 0-100 5”5 Consumo medio 32,3 km/l Prezzo 115.738 euro Garanzia 2 anni/km illimitati 99 PRODUZIONE MERCEDES A45 AMG DURA E PURA E’ la versione top della piccola di Casa Mercedes, la Classe A. Ha il motore due litri più potente di sempre. Ha la trazione integrale ma... Ha il motore due litri più potente sul mercato (180,8 cavalli litro), la trazione anteriore che all’occorrenza trova aiuto dall’asse posteriore, con un valore del 50%, cambio a sette marce e launch control chiamato Race Star per farla scattare da 0 a 100 km/h anche da un principiante. All’interno spiccano i sedili duri come il marmo, a guscio, con dettagli rossi e fori per far passare le cinture molto auto da rally. E anche il volante richiama quello delle macchine che corrono su asfalto e terra: è grandino, ha corona rivestita in alcantara. Se poi si avvia il motore sembra davvero di essere su una vettura da rally e pronti per partire per una prova speciale perché prima tira una stecca e poi non si stabilizza al minimo borbottando. Duri i sedili, dure le sospensioni. E per i masochisti c’è pure un kit di irrigidimento. Insomma appena ci si muove si sente tutto quello che le ruote incontrano. Per fortuna ci si dimentica di questo assetto duro e puro grazie al motore o meglio grazie alla sua erogazione violenta tra i 5000 e i 6500 giri. Qui dà il meglio e quindi in questo range ci si concentra per 100 starci sempre. I 355 cavalli là in alto ci sono tutti e sopperiscono il peso elevato dell’auto, quasi 1500 kg. Il turbo è un twinscroll davvero efficace e da far notare sono pure i rumori di scarico in rilascio, altro retaggio delle auto turbo da rally. Guidando in modo spigliato si mette in luce un cambio ottimo in salita, meno in discesa, cioè quando si scala, perché non sempre prende le marce che gli si comandano. In modalità comfort è letargico e funziona bene solo per tenere bassi i consumi. Poi come tanti doppia frizione non è rapidissimo nelle fasi iniziali: quando ad esempio si sta ad un incrocio e si vuole partire a razzo per immettersi nel traffico. Nella modalità Sport è meglio. Per quanto riguarda la trazione integrale ha un giunto Haldex che invia coppia all’asse posteriore quando l’asse anteriore va in sofferenza. Il controllo di stabilità offre la funzione di differenziale, pertanto vengono frenate le ruote interne alla curva quando si vuole andare spediti per dare più velocità. Per quanto riguarda sterzo e freni: il primo è poco comunicativo, i secondi sono super resistenti ma c’è il pedale troppo alto rispetto all’acceleratore. Scheda tecnica Mercedes Classe A AMG 4Matic Lunghezza 429 cm Larghezza 178 cm Altezza 143 cm Capacità bagagliaio 341/1157 litri Velocità massima 250 km/h Accelerazione 0-100 4”6 Consumo medio 14,5 km/l Prezzo 44.000 euro Garanzia 2 anni 101