Pontificia Università della Santa Croce XXII Convegno della Facoltà di Filosofia La filosofia come Paideia. Sul ruolo educativo degli studi filosofici Roma, 23-24 febbraio 2015 Abstracts dei panel di discussione Lunedì 23 febbraio, ore 14.30 1 aggiornato al 22/2/2015 Panel 1.1 Logos e paideia: momenti e modelli nell’Antichità Aula A207 Moderatore: Rev. Prof. Ignacio Yarza The Perennial Value of Socratic and Aristotelian Paideia Marie George (St. John’s University, New York) I intend to discuss the perennial value of the form of education proposed by Socrates and by Aristotle, by comparing it to the alternative forms of paideia proposed in their day, as well as in our own day. Before we examine views on what constitutes paideia, understood as a means of educating people, we need to examine views on what the end of education is, for the end dictates the means. As Aristotle notes “sometimes the aim has been correctly proposed, but people fail to achieve it in action, sometimes they achieve the means successfully but the end that they posited was a bad one, and sometimes they err as to both.” (Politics, 1331b30-34) El poder de la habituación: el modelo pedagógico de Aristóteles Leonardo Ramos-Umaña El propósito del presente escrito es explicar de la manera más clara y sencilla la pedagogía moral de Aristóteles (cómo educamos a un niño para que llegue a ser un hombre bueno), algo que aparece disperso en sus obras más importantes y que he reunido en aras de poder verlo en su conjunto. Para este congreso sobre la Paideia he optado por sacrificar sus componentes más técnicos (aunque sin llegar al extremo de descuidar los más relevantes) y presentar una versión más accesible tanto para iniciados como no iniciados en la filosofía aristotélica en aras de facilitar la discusión. En líneas muy generales, su propuesta estará dividida en tres etapas según se divide la vida (infancia, adolescencia, adultez), y lo que corresponde hacer en cada una tendrá que ver con (1) inculcar hábitos morales –algo que se logra a través de la coacción–, (2) instruir teóricamente sobre dichos hábitos –lo cual tiene mucho que ver con examinar los propios hábitos–, y (3) practicar el bien obrar hasta que el hábito surta efecto y así aprendamos a sentir placer por el actuar bien. La paideia socrática como pedagogía del eros (Apología, Critón y Banquete) Miquel Solans (Universidad de Navarra, Pamplona) En este artículo trato de poner en relación la comprensión de la paideia socrática como dedicación activa al cultivo de la excelencia moral (Apología y Critón) con la exposición de la pedagogía del 2 aggiornato al 22/2/2015 eros en el Banquete. Trato de mostrar que ambas explicaciones son mutuamente complementarias y que el análisis del fenómeno de la belleza en el Banquete resulta fundamental para entender por qué lo justo, lo moralmente recto, es lo mejor y más beneficioso para el agente. La dimensión comunitaria de la educación filosófica según Aristóteles David Torrijos Castrillejo (Universidad Eclesiástica San Dámaso, Madrid) Frente a Sócrates y Platón, para quienes la convivencia con los amigos es vista indisociablemente unida al ejercicio de la filosofía, Aristóteles podría parecer un pensador solitario que prefiere la observación personal y el discurso individual a la búsqueda conjunta mediante el diálogo. Sin embargo, su comprensión del ser humano como animal político y dotado de palabra le llevan a situar toda tarea humana en un contexto social. En este sentido, la filosofía es concebida como uno de los mayores bienes comunes de la sociedad en su conjunto y, además, por su propia naturaleza debe practicarse en el contexto de una comunidad de vida entre filósofos. Esta vida común determina un tipo de afecto mutuo que debe ser interpretado a la luz de la amistad virtuosa descrita por el Estagirita. La educación en filosofía habrá de inscribirse en una convivencia semejante, la cual supondrá un desarrollo humano integral orientado hacia el progreso de la dimensión superior del ser humano, la racionalidad. De esta manera, la concepción aristotélica de formación para las personas integra la filosofía en el marco de una convivencia humana virtuosa, ofreciéndonos preciosas orientaciones para concebir la educación en nuestro tiempo. 3 aggiornato al 22/2/2015 Panel 1.2 Logos e paideia: momenti e modelli nella Tarda Antichità e nel Cristianesimo primitivo Aula A203 Moderatore: Dott.ssa Ilaria Vigorelli Il modello neotestamentario come tappa della relazione logos/paideia: la paideia come «sofferenza educatrice» in Ebrei Giuseppe De Virgilio (Pontificia Università della Santa Croce, Roma) Sussiste una relazione profonda tra il processo educativo (paideia - paideuō) e il ruolo della sofferenza umana (pathēma - paschō). E’ noto come la letteratura greca e latina riconoscano un alto valore educativo alla sofferenza, con notevoli implicazioni filosofiche. Sotto il profilo letterario e stilistico il libro neotestamentario più vicino alla sensibilità del mondo giudaico-ellenistico è la lettera agli Ebrei, nella quale spicca questo tema in tutta la sua originalità. Il modello educativo e l’influsso della letteratura greca nel giudaismo ellenistico alessandrino e palestinese, unitamente alle tradizioni sapienziali anticotestamentarie non sono estranee all’autore di Ebrei, che rielabora il concetto di paideia e di «sofferenza educatrice» applicandolo a Cristo (Eb 2,5-18; 5,1-10) e ai credenti (Eb 12,4-11). IL contributo si propone di approfondire l’argomentazione della paideia in relazione al motivo della «sofferenza educatrice» in Ebrei, evidenziando una triplice prospettiva: a) cristologica (cfr. Eb 2,5-18; 4,15-16); b) soteriologica (cfr. Eb 5,1-10); c) antropologica (Eb 12,411). “Logos and Paideia for St. Gregory Thaumaturgus, a Student of Origen: A Model of Philosophical and Spiritual Education from the Early Church” Marie Rosalie Stoner (University of Princeton) In this paper, I present the “Address of Thanksgiving to Origen” by St. Gregory Thaumaturgus, a third-century pupil of Origen’s at the school in Caesarea. I hope to show how Gregory’s description of his philosophical education under Origen represents an enterprise initiated and guided by a holistic love for the human being in all his dimensions and conducive to holiness: a quintessential example of Christian paideia expressed through a human teacher under the direction of a loving and paternal God. Gregory describes the philosophical education imparted by his teacher as a transformative process that awakens him to the truth, trains his reasoning capacity, and imparts to him a genuine love of God. I describe and attempt to integrate the various components of this paideia into a model for study, with special attention to the various and interconnected meanings of the word λόγος. 4 aggiornato al 22/2/2015 Panel 1.3 Logos e paideia: momenti e modelli nella Modernità Aula A203 Moderatore: Prof. Tommaso Valentini Educare al governo di sé. Locke e il ruolo della religione nella formazione dell'uomo libero Alessia Affinito (Dipartimento di Scienze Politiche, Università degli Studi di Roma La Sapienza) Nei Pensieri sull'educazione John Locke discute importanti questioni di pedagogia, offrendo un metodo nel processo di accompagnamento alla crescita e all’apprendimento di colui che, una volta adulto, dovrà dimostrarsi soggetto responsabile del suo agire e affrancato da una tirannia originata prima di tutto dall’amore di sé. Una parte importante dell'opera viene pertanto riservata alla promozione delle virtù attraverso il progressivo esercizio della ragione e alla necessità di sviluppare nell'educando una capacità di controllo sulle passioni, sui desideri e sugli interessi personali. Nell'ambito di tale proposta educativa - diretta a sostenere il carattere e a stabilire una giusta relazione con il mondo esterno - acquistano particolare rilevanza la nozione di Dio e la lettura delle Sacre Scritture. Un aspetto che potrebbe apparire singolare eppure ad una lettura attenta indispensabile, tanto se visto in continuità con i presupposti del governo limitato dei Due Trattati quanto in relazione alla moralità individuale posta da Locke a sostegno delle promesse e dei patti propri della vita associata, oltre che necessaria alla salvezza in una vita ultraterrena. Logos e Bildung nella filosofia di Herder Andrea Gentile (Università degli studi Guglielmo Marconi, Roma) Nel saggio Auch eine Philosophie der Geschichte zur Bildung der Menschheit (Ancora una filosofia della storia per la formazione dell’umanità, 1774), sullo sfondo della correlazione semantica tra Logos e Bildung, Herder individua nella storia, nel linguaggio, nella religione, nella filosofia, nella poesia, nell’arte, nella creatività e nella libertà, l’immediata e naturale espressione di un popolo, la forma immediata della sua «coscienza», la manifestazione della sua spiritualità, della sua «anima profonda» nella sua natura particolare e irripetibile. In questo orizzonte, il filo conduttore della filosofia herderiana può essere individuato nella sua riflessione sull’idea di Bildung nella storia, alla quale possono essere ricondotte tutte le articolazioni del suo pensiero: una concezione su cui Herder riflette incessantemente, apportandovi continue modifiche, e che giungerà ad una formulazione esaustiva con la pubblicazione dei volumi: Auch eine Philosophie der Geschichte zur Bildung der Menschheit, fino alle Ideen zur Philosophie der Geschichte der Menschheit, opere destinate ad 5 aggiornato al 22/2/2015 esercitare un’influenza decisiva sul pensiero romantico e sullo storicismo tedesco di fine Ottocento. Sullo sfondo della correlazione tra Logos e Bildung, nella filosofia di Herder si può intravedere non solo una profonda e dinamica correlazione tra conoscenza, ragione ed esperienza, ma anche una profonda analogia tra il mondo della «natura» (Natur) e il mondo della «storia» (Geschichte): come la «natura» è caratterizzata da forme viventi in cui essa si esprime, così la storia è caratterizzata dal realizzarsi dell'«umanità» (Menschheit) in «forme» sempre più compiute. In altre parole, se nella natura vi è un piano generale a cui ogni essere è sottoposto, un piano specifico e individuale in virtù del quale ogni organismo prende forma, non diversamente accade nella storia, dove tutto rientra in un fine generale: ogni particolare realizzazione storica ha una sua individuale «finalità interna» in base alla quale si configura nel fluire del tempo. La forma più compiuta cui la storia giunge è l'umanità: linguaggio, arte, religione, libertà, ragione sono «forme» particolari in cui l'«umanità» si manifesta. Il linguaggio e l'arte non esprimono soltanto le conoscenze e i sentimenti degli uomini, ma rivelano ed esprimono quella particolare individualità che li caratterizza: l'essere dell'uomo nella sua autenticità. Così è anche per la religione e la libertà; nell'una, come nell'altra, la persona assume un ruolo di primo piano: le sue scelte, le sue passioni, i suoi sentimenti; tuttavia, questa individualità attesta qualcosa che va al di là di se stessa e diviene come un «simbolo della divinità». La religione, allora, proprio per il culto della divinità di cui è portatrice, appare come la forma più alta di Bildung, di educazione e formazione della persona all'umanità: il romanticismo di Herder si afferma nella religione come forma suprema di umanità nella sua particolarità, nell'orizzonte di una ricomprensione unitaria della natura, della ragione e della storia. Educazione versus formazione: un problema già kantiano Eva Oggionni (Università degli Studi di Milano) Il paper muove da una breve analisi commentaristica di tre passi kantiani che vedono contrapporsi, soprattutto dal punto di vista valoriale istituito da Kant, i concetti di educazione (intesa come istruzione e coltura dei propri talenti) e formazione (dell’individuo morale). Al sussistere di una tale dicotomia si oppone però la formulazione, da parte dello stesso Kant, del dovere di coltivare i propri talenti (dovere di virtù già tematizzato nella Fondazione della metafisica dei costumi). Come motiva Kant l’inserimento della coltura dei propri talenti tra i doveri morali? Trovare una risposta a tale questione significa cucire, nel modo più saldo, la cesura tra educazione e formazione delineata: non soltanto i propri talenti vanno, secondo Kant, coltivati nonostante sia possibile disgiungerli nettamente dallo scopo finale della creazione in merito all’uomo, bensì rientrano a tutti gli effetti nel novero dei doveri di virtù. Il paper si conclude con due ordini di riflessioni atte a soddisfare tale richiesta, facendo riferimento ad un passo della Metafisica dei costumi esplicativo in questo senso ma soprattutto sviluppando un’interpretazione del rapporto tra educazione e moralità secondo Kant che coinvolge i suoi concetti di sommo bene e di felicità. 6 aggiornato al 22/2/2015 Panel 1.4 Logos e paideia: momenti e modelli nella storia contemporanea Aula A204 Moderatore: Prof.ssa María Cristina Reyes Applied Phenomenology to Educate Citizens in an Open Minded, True Spirit Bernhard Augustin (Bildungszentrum Juvavum, Salzburg) In a special moment of history a philosophical movement called Phenomenology came up in Europe. Already the first steps showed the potentiality of a wide spread impact, which is still in act in our days. Meanwhile this philosophy is spread all over the world. It started with the book Logische Untersuchungen I published by Edmund Husserl in 1900. Husserl became beside other scientists the aknowleged founder of Phenomenology. We wan’t discuss about the importance of phenomenology but (a) the intention of his founder, (b) some hints of the development and (c) the view, of some of the famous followers of Husserl as Heidegger, Rainach and Edith Stein, who became Saint Teresa Benedicta a Cruce, Saint Patron of Europe since the year 2000. Il valore educativo dell’“autentica filosofia” e il suo rapporto con la fede e la religione nel pensiero di John Henry Newman Giuseppe Bonvegna (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano) Il contributo si concentra sulla proposta educativa di John Henry Newman (1801-1890), così come emerge in modo particolare dall’Idea of a University (1852-1859), e intende innanzitutto mostrare come la preoccupazione riguardo alla salvaguardia dell’educazione della persona in ambito universitario sia stato il movente dell’intero itinerario intellettuale e spirituale del Beato inglese fin dall’ultimo scorcio degli anni Venti dell’Ottocento. Negli scritti dedicati alla neo-eretta Università cattolica di Dublino, della quale Newman fu primo Rettore, questa preoccupazione si declinò in una grande sottolineatura del valore pedagogicamente costruttivo dell’ideale, proprio del modello culturale del gentleman, della autentica filosofia (true philosophy), attraverso le tre istanze dell’anti-utilitarismo, dell’allargamento della mente (enlargment of mind) e del rapporto personale tra docente e discente (personal influence). Si trattava di una proposta che, proprio nel suo caratterizzarsi come liberale (liberal), poteva servire anche ad aiutare l’uomo nella lotta contro il peccato, favorendone la liberazione dalla schiavitù dei sensi attraverso le occupazioni intellettuali, ma che, ciò nonostante, non risultava in grado di esaurire l’intero significato dell’educazione liberale (liberal education): quest’ultima consisteva, infatti, secondo Newman, non soltanto nel sapere liberato dalla gabbia dell’utilitarismo, ma anche 7 aggiornato al 22/2/2015 nel collegamento del sapere con la teologia razionale e rivelata, l’unica dimensione intellettuale capace di garantire un’autentica liberazione dell’uomo. Filosofía y educación liberal en Leo Strauss: interpretación y retos Jordi Feixas i Roigé (Universidad de Barcelona) El objetivo de este artículo es doble. Primeramente, presentar la concepción de Leo Strauss (18991973) sobre la educación liberal, interpretándola y relacionándola con otras ideas fundamentales de su pensamiento. En el marco de este objetivo, el texto argumentará que el concepto de educación liberal de Strauss tiene un vínculo indisociable con la concepción que este autor tiene de la filosofía y de la relación de ésta con la esfera política, concepción que el texto interpretará como de inspiración clásico-platónica. La presente reflexión mostrará, asimismo, que la cuestión de la educación liberal es una buena puerta de acceso a elementos clave del pensamiento de Strauss, como su valoración sobre la democracia liberal, su idea de la relación entre talentos naturales y oportunidades, la relación que el autor establece entre filosofía y historia de la filosofía o la principal lección que, a juicio de Strauss, puede ofrecer la lectura de los grandes libros del pensamiento político. En segundo lugar, el artículo tiene por objetivo plantear qué retos y necesidades teóricas debe afrontar la idea de educación liberal de Strauss para que pueda ser reivindicada. En este sentido, la presente reflexión concluirá que una defensa como la que el autor hace de la lectura de los grandes libros como instrumento orientador para la reflexión actual requiere de la superación del historicismo, en sus nuevas y más competentes formas. 8 aggiornato al 22/2/2015 Panel 1.5 Logos e paideia: Scuola e Università Aula A210 Moderatore: Rev. Prof. Francesco Russo Ethos, Pathos e Logos: efficacia della retorica classica nella professione docente Ciro De Angelis (Università dell’Età libera di Grottaglie, Taranto) Nella società odierna i docenti occupano un ruolo fondamentale. Da essi dipende la formazione culturale ed educativa, e quindi il successo delle future generazioni. Un antico proverbio orientale recita: “Se nessuno sa quel che tu sai, il tuo sapere serve a poco”. Si comprende che non basta possedere o produrre cultura: bisogna essere in grado di trasmetterla adeguatamente. Il docente efficace è in grado di padroneggiare una serie di abilità che rendono brillante il proprio insegnamento. Tra queste un posto rilevante spetta alla capacità comunicativa. Comunicare è una vera arte che si può acquisire e migliorare e che il docente non può e non deve sottovalutare, dal momento che educa e forma gli adulti di domani. La qualità dell’insegnamento svolge quindi un compito essenziale. Le competenze necessarie, tese ad ottimizzare la didattica, includono sia la capacità di sviluppare i tre fondamentali livelli della comunicazione, verbale, paraverbale e non verbale (o linguaggio del corpo), insegnate da Cicerone nel De Oratore, sia quella di padroneggiare i tre modi o mezzi di persuasione indicati in primo luogo nella Retorica di Aristotele, l’Ethos, il Pathos ed il Logos, poi ampliati e ripresi da Isocrate, grande maestro di eloquenza della Grecia classica. La retorica classica fornisce così numerosi strumenti per rendere più competente la classe docente, per sviluppare una didattica finalizzata non alla mera trasmissione di contenuti, ma capace di persuadere, educare e formare e per mettere in condizione gli studenti, grazie ad una sorta di maieutica socratica, di sviluppare in maniera completa le proprie risorse e le proprie potenzialità. Philosophy for Children: un esempio di pratica filosofico-educativa Raffaella Esposito La Philosophy for children (P4C) è un progetto educativo per bambini e ragazzi (dalla scuola dell’infanzia ai primi anni del liceo) ideato da M Lipman negli anni ’70 ed oggi largamente diffuso e sperimentato in diverse parti del mondo. Esso recupera il modo di fare filosofia proprio delle prime scuole greche e la metodologia di impronta socratica, ri-proponendo la frequentazione della filosofia nella sua dimensione di attività ed esercizio dialogico comunitario; in questa accezione la filosofia si traduce in pratica, 9 aggiornato al 22/2/2015 precipuamente nel filoso-fare insieme in una classe. L’obiettivo principale è quello di insegnare ai ragazzi a pensare bene ed in modo autonomo, attraverso l’indagine conoscitiva ed autocorrettiva. Il programma della P4C si caratterizza pertanto per l’uso che fa della filosofia come strumento e metodo di educazione al pensiero complesso (critico, creativo e valoriale), e per il modo in cui attua il suo progetto (il filoso-fare) incentrandolo sull’idea della ricerca/conoscenza in comunità (CdR). Il pensiero complesso e il metodo critico (che evidenziano la processualità del pensiero) costituiscono il cuore del filosofare nella CdR, e l’apprendimento che grazie ad essi si realizza si muove nei tre ambiti della cognizione, metacognizione e motivazione. Ecco perché il filosofare nella CdR si presenta come un ottimo sistema formativo trasversale rispetto alle materie curricolari tradizionali: infatti esso offre ai ragazzi, da una parte, l’occasione per acquisire il metodo della filosofia che agisce sullo sviluppo di competenze cognitive e metacognitive di secondo livello; dall’altra, considerando l’aspetto contenutistico, il filosofare si situa su un livello “meta” rispetto alle altre discipline ed aiuta ad organizzarne i saperi. La specificità della P4C come pratica filosofica che mira all’attivazione del “pensare e comprendere insieme” si esplica a partire dal particolare setting in cui vengono svolte le sessioni filosofiche (incontri e non lezioni) di cui è responsabile il "facilitatore". L’attività filosofica è organizzata in sessioni filosofiche, strutturate in 4 fasi principali che prendono avvio da un c.d. testo stimolo che garantisce la funzione problematizzante propria della ricerca filosofica. La P4C realizza in questo modo quella particolare e feconda associazione tra filosofia ed infanzia che si fonda sull’assunto che la filosofia sola ha la capacità di agire sull’essere nel suo complesso, permettendogli di percorrere alcuni sentieri che “altri saperi da soli non possono percorrere”. É questa appunto la specificità della filosofia dell’infanzia: valorizzare e sistematizzare il “domandare” filosofico già presente nell’infanzia, accompagnando così il bambino nel suo cammino ermeneutico sui sentieri della vita, permettendogli di scoprire se stesso e il mondo come luoghi di rivelazione e di avvento della verità, con la sempre maggiore consapevolezza del valore che tale scoperta ha sul suo agire quotidiano e sulle sue scelte. El análisis filosófico de las metáforas de la educación, entre la lógica y la retórica María G. Amilburu (Facultad de Educación, UNED, Madrid) La educación -en cuanto actividad específicamente humana- es susceptible de ser analizada desde una perspectiva filosófica, y remite de suyo a cuestiones de gran calado filosófico como, por ejemplo, quién es el sujeto al que hay que educar (Antropología), qué es conocer y cuál es la naturaleza de las actividades mentales (Epistemología), qué es valioso y por tanto digno de ser enseñado y aprendido (Ética), etc. Hay, al menos, tres aportaciones específicas de la Filosofía que pueden prestar un buen servicio al estudio de la educación: (a) El Análisis lógico del lenguaje, que contribuye a clarificar el sentido de los términos y las teorías empleados en el lenguaje ordinario y el discurso académico; (b) Los conocimientos que proporciona la Historia de la Filosofía; y (c) La racionalidad propia de la 10 aggiornato al 22/2/2015 Filosofía práctica. Me centraré en el primer aspecto, y concretamente en cómo se ha hecho uso de metáforas para expresar la naturaleza del proceso educativo. Junto a las metáforas tradicionales se está abriendo paso con fuerza la metáfora que equipara al sistema educativo con el ámbito empresarial. Me ocupo de este aspecto y señalo algunas consecuencias de este modo de entender la educación. Lo studio della filosofia nella scuola: il caso italiano e la sua importanza storica Massimo Lapponi (Pontificio Ateneo di Sant’Anselmo, Roma) Partendo dalla recente tendenza a limitare, o anche eliminare, l’insegnamento della filosofia nelle università e nelle scuole superiori italiane, l’articolo illustra la crisi del tradizionale insegnamento scolastico della filosofia in Italia - quale si era consolidato a partire dalla Riforma Gentile (1923) - e il parallelo manifestarsi, soprattutto dopo il 1968, di un grave abbassamento di livello nel contenuto dei testi scolastici. All’origine di questa crisi, nella complessità della situazione sociale e politica italiana, viene evidenziato, tra altri aspetti, il ruolo del pensiero di Gramsci, di cui, al seguito di Au gusto Del Noce, si sottolinea la stretta dipendenza dal neo-idealismo italiano e soprattutto da Gentile. L’alleanza del gramscismo con il neo-illuminismo borghese e l’involontario ma reale contributo che da essa consegue al prevalere delle discipline pratiche, tecniche e scientifiche sulle discipline filosofiche e umanistiche vengono presentati quale esito necessario della contraddizione, propria dell’hegelismo fin dall’origine e ereditata anche da Gramsci attraverso il marxismo e il neo-ideliasmo italiano, tra l’ispirazione religiosa, per sua natura rivolta a un’unità che dia senso al tutto, e il pregiudiziale immanentismo assoluto. L’ispirazione umanistico-religiosa, presente in Gramsci ma contraddetta dal suo rifiuto a priori della trascendenza, viene confrontata con il pensiero di Newman, che Gramsci stimò ma che conobbe troppo parzialmente. Da questo confronto viene dedotta la possibilità di svolgere l’umanesimo gramsciano, liberato dai suoi pregiudizi di fondo, in opposizione alle tendenze antiumanistiche dell’esperienza italiana, la quale appare quasi modello di quanto si profila anche nel destino delle altre nazioni. La enseñanza de la asignatura de ética en la universidad: controversia sobre su finalidad Margarita Mauri Álvarez (Universidad de Barcelona) La comunicación aborda la discusión acerca de cuáles tienen que ser las finalidades de los cursos de Ética que se imparten en la universidad. Hay un acuerdo generalizado en que uno de los objetivos de los cursos de Ética tienen que ser los cognitivos. Pero, mientras para algunos autores éstos tienen que ser los únicos objetivos, para otros profesionales de la asignatura es necesario unir a los objetivos cognitivos a los educativos, de modo que el conocimiento que la asignatura de Ética 11 aggiornato al 22/2/2015 proporciona incida, a través de la reflexión, en la vida moral de los estudiantes. Es ésta una vieja cuestión que ya planteó Aristóteles en la Ética Nicomáquea cuando afirmaba que el estudio de la virtud tiene una finalidad práctica. Uno de los trasfondos del tema que se analiza es la debatida cuestión acerca de la función de la universidad, si debe ser sólo transmisora de conocimientos o, además, educadora moral. 12 aggiornato al 22/2/2015 Panel 2 Educazione ed estetica Aula A205 Moderatore: Rev. Prof. Antonio Malo Educare la persona umana, educando alla Bellezza Giuseppa Crimì È ancora possibile, in un’era dominata dal progresso tecnologico, parlare di educazione alla Bellezza? Peppino Impastato sognava una terra libera dall’abitudine e dalla rassegnazione, facendo leva proprio sull’educazione alla bellezza. E altri, prima e dopo di lui, hanno creduto nella possibilità che la Bellezza possa salvare il mondo, perché l’uomo ha bisogno di contemplare ciò che è bello, per essere elevato alla Verità e alla Bontà. L’educazione alla Bellezza diventa, quindi, essenziale per la persona umana, perché essa stessa possa riconoscersi come “cosa bella” e, di conseguenza, come partecipe di bontà e di verità. L’esperienza della Bellezza, pur essendo esperienza personale, non è, tuttavia, esperienza solipsistica: essa dice una relazione tra il soggetto che contempla e l’oggetto contemplato. Chi è educato alla Bellezza, è capace di sviluppare capacità relazionali degne del suo essere personale, perché riconosce che l’oggetto possiede una bellezza intrinseca, che deriva dalla sua partecipazione alla Bellezza dell’Essere, e non dal gusto personale di chi guarda. Per questo, il gusto è facoltà da educare, al pari delle altre facoltà umane, perché l’uomo, unico essere al mondo che necessita di educazione e aspira alla Bellezza, possa essere ricondotto al grande albero dell’Essere, da cui, spesso inconsapevolmente, trae la sua linfa e il suo sostentamento. The Historical, Religious, and Political Significance of Art: A Cautionary Note Kevin E. O’Reilly, OP (Theological Studium, St. Saviour’s, Dublin) (NO ABSTRACT) Filosofia come formazione per la creatività, creatività come formazione per la filosofia: Qualche suggerimento ispirato da M.Heidegger, J. Maritain e R.Arnheim Bernard Sawicki OSB (Ateneo Pontificio Sant’Anselmo, Roma) La relazione esamina il rapporto tra filosofia e creatività dal punto di visto della loro importanza nel processo educativo. Nel processo educativo tutti e due si intrecciano e condizionano a vicenda. Le 13 aggiornato al 22/2/2015 considerazioni proposte nella relazione, ispirate da alcuni testi di Heidegger, Maritain ed Arnheim, hanno un carattere generale e possono servire piuttosto come punto di partenza – sia per una ricerca più profonda, sia per qualche concreta pratica formativa. La creatività viene presentata come una piattaforma comune, oppure una forma di affinità tra filosofia ed arte. Il percorso descrittivo ed analitico parte dalla poesia per, toccando brevemente il canto, arrivare alle arti visive. Ovunque viene notato il gran ruolo della immaginazione che viene vista e compresa come un “motore” della creatività. Alla fine vengono menzionate e caratterizzate le sue risonanze nel processo di educazione: viaggio, mediazione, affetto, coinvolgimento, libertà contemplazione – le categorie che, nella conlusione, possono portare a qualche proposta delle pratiche educative. Una delle ispirazioni di questa relazione è l’esperienza dall’insegnamento della introduzione alla filosofia. 14 aggiornato al 22/2/2015 Panel 3 La formazione degli abiti nell’educazione dell'affettività Aula A105 Moderatore: Rev. Prof. José Ángel Lombo Agire razionale e abiti: una visione non gerarchica Mario De Caro — Massimo Marraffa (Università Roma Tre, Roma) (NO ABSTRACT) Il ruolo imprescindibile della famiglia nella educazione all'affettività Luca De Rosa (Facoltà Teologica Pugliese) Lo scopo di questa ricerca è prendere coscienza del valore positivo della sessualità e del corpo, inseriti in una visione personalistica dell’uomo, così da poter considerare il compito della famiglia nell'educare ai valori morali e spirituali. Il fondamento è nell'antropologia integrale della persona umana. Paideia and Affective Posthumanism: Reflections on Emotional Education Through Neuromodulation Denis Larrivee (International Association Catholic Bioethicists) — Adriana Gini (Radiology, Ospedale San Camillo-Forlanini, Roma) In classical Greek understanding a paideia of emotions referenced both the concept and process of cultivating emotional skills, whose refinement structured a broader anthropology of the human; in the modern, naturalistic interpretation emotions are the product of neural network activity and are cultivated through neuromodulation, which fashions the post human, a creature made incarnate according to a new anthropology of materialism, becoming, and malleability. Post humanist theory teaches the emancipatory ethic of this new anthropology in which the cognitively rehabilitated and emotionally re-ordered creature will participate in a broadly connected and more inclusive material world. To make way for enlightenment notions of empowerment and universality in its advancing bio-technical revolution posthumanists proffer a reconception of the telos of the human being. The proposed reconfiguration and redaction of human emotions, however, is more widely symptomatic of an inversion of the Aristotelian conception of essence and form. A product of Heidegger’s reconception of being and Whitehead’s abstraction of reality, posthumanist theory offers not only a deconstruction of anthropocentrism but through its treatment of the emotions a paideia of the 15 aggiornato al 22/2/2015 deconstruction of anthropology itself. Lo sviluppo degli abiti in parallelo con l’educazione emozionale José Ignacio Murillo - José Víctor Orón (Universidad de Navarra, Spagna) Il lavoro propone che le diverse forme per capire l’educazione emozionale come regolazione, integrazione e intimità sono in profondo rapporto con le forme di capire l’abito come routine, atto globale-personale e crescita personale. E la chiave di questo rapporto è lo sviluppo maturativo dell’essere umano. Nello studio dei transiti fra i diversi momenti psico-maturativi proponiamo una crescita nella quale le dinamiche dell’educazione emozionale e gli abiti delle tappe previe si capiscono in modo sistemico dai contributi e guadagni di quelle successive. Segnaliamo altrettanto che nello sviluppo dell’ultimo stadio, l’educazione emozionale e l’abito si integrano in una crescita trascendente. 16 aggiornato al 22/2/2015 Panel 4 Il ruolo della filosofia nella formazione alle professioni Aula del Senato Accademico Moderatore: Dott.ssa Livia Bastos La centralità della dimensione etico-antropologica in un progetto di formazione universitaria. Il caso Fondazione Rui Vincenzo Arborea (Pontificia Università della Santa Croce, Roma) — Antonio Petagine (Università di Friburgo , Svizzera) È possibile riconoscere uno spazio alla dimensione etico-antropologica, all’interno della formazione universitaria, a prescindere dalla specifica disciplina di studio scelta dallo studente? A partire da un’analisi euristica dei bisogni espliciti e impliciti della popolazione universitaria italiana, questo articolo illustra le ragioni per le quali proporre un percorso di formazione integrata, che predisponga al meglio gli studenti universitari a costruire una vita matura nella famiglia, nel lavoro e nella società. Vengono presentate a tale scopo le riflessioni che hanno condotto alla progettazione di un percorso di formazione, attivo in Italia nelle Residenze Universitarie della Fondazione Rui, che ha il suo cuore nei moduli di antropologia filosofica e di etica generale. La centralità della domanda metafisica – articolata e declinata in modo adeguato alla situazione dell’interlocutore (studente universitario di varie discipline) – emerge dalla riflessione sull’azione e sul soggetto dell’agire che conduce alla domanda sul cosmo e sul senso della vita umana nei diversi contesti di esercizio. How Can Philosophy Help Management and How Can Management Help Philosophy? Towards a Holistic Approach for Management Education Cristiano Ciappei (Università degli Studi Firenze) — Maria Cinque (Fondazione Rui) The recent and on-going global economic crisis with its failures of responsibilities and the threatening of natural and socio-cultural ecologies are among many more manifestations of a profound dis-integration and non-integral way of living. Many further symptoms and realities as well as ethical inadequacies and reductive understandings and orientations call for a more sustainable integration. This article is based on the premise that re-considering philosophical concepts can be an apt medium for realizing such integral understanding and practice. Philosophical techniques and approaches can help clarify and evaluate the aims and values of management education. On the other side, management studies and management education can contribute to the on-going revitalization of philosophy as an integral and sustainable practice and medium for the emergence of relational realities of leadership and organisation. This is why we explore the dimensions of the action and the dimensions of the agent, recalling both Aristotle’s and Kant’s 17 aggiornato al 22/2/2015 theories. Our goal is to develop a ‘holistic’ model on philosophical basis that may open new streams of research in management education and may call for a more sustainable, “integral” model of management in organizations. We also provide some examples of the application of this model to management education, assuming that ancient wisdom can embrace practical problem solving of business, human, and social issues. Filosofia & Competenze Alessandra Modugno (Università degli Studi di Genova) (NO ABSTRACT) Pratica professionale, valutazione e management: il ruolo della riflessività nell’azione cooperativa Paolo Monti (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano) La partecipazione a pratiche professionali è una delle principali forme di attivo coinvolgimento degli individui nella rete cooperativa di pratiche sociali che costituiscono il corpo della società civile. A partire dalla riflessione di A. MacIntyre sulla strutturale tensione fra la dimensione delle pratiche e quella delle istituzioni che ne consentono lo sviluppo storico, si può notare come nell’organizzazione contemporanea del lavoro fra le pratiche professionali e i corrispondenti processi di valutazione e management venga spesso a determinarsi una dialettica conflittuale riconducibile a prospettive epistemologiche e valoriali divergenti. Considerando il caso ipotetico di un ospedale e di una scuola, si mette in luce come tale dialettica sia entro certi limiti una condizione intrinseca all’agire cooperativo tipico delle pratiche professionali, ma anche come, al tempo stesso, tale contrapposizione possa condurre a degenerazioni riduzionistiche che ledono il profilo epistemico e assiologico delle professioni stesse. Si sostiene, dunque, che la composizione non conflittuale fra il piano delle pratiche professionali e quello della valutazione e del management richiede l’esercizio di una forma di riflessività nell’agire cooperativo possibile a partire da una serie di competenze e conoscenze tipiche del sapere filosofico, in particolare in ambito etico ed epistemologico. Si tratta di un bisogno di formazione filosofica e umanistica nella formazione alle professioni che presenta analogie con le esigenze spesso sollevate intorno ai requisiti fondamentali dell’educazione pubblica dei cittadini. Tres ideas filosóficas de referencia en la formación profesional: la orientación hacia el bien, la intencionalidad interior y la contribución al bien común Katarzyna Szymala Vivimos en tiempos muy ágiles, en una cultura “instant” y en una sociedad muy fragmentarizada en cuanto a los valores que se comparten. En este marco, hace falta saber mostrar al hombre el papel de la filosofía, que le puede ayudar a encontrar algo que una todas sus acciones, y así le facilite 18 aggiornato al 22/2/2015 “recomponerse” por dentro. Es decir: a redescubrir la belleza de hacer el bien, de hacerse bueno y de contribuir a un bien mayor. Por lo tanto, el texto sitúa la formación profesional dentro de un marco más amplio de la vida. Parte de la premisa de que un buen profesional es ante todo una persona en una situación concreta, con unas obligaciones precisas. El hilo conductor versa sobre tres ideas filosóficas: la conveniencia de buscar un orden “interior”, dirigido al bien de cada cosa; la necesidad de tomar responsabilidad de los propios actos vinculada con la noción de la intencionalidad interior. Y, por último, la conveniencia de plantearse metas profesionales cuyos resultados quizá no sean inmediatos, pero harán posible realizar el bien común. 19 aggiornato al 22/2/2015 Panel 5 Si può insegnare la filosofia o a filosofare? Aula A201 Moderatore: Dott. Nicola Di Stefano Il filosofare, l'attività del logos che diventa l’habitus dell'uomo educato nella paideia Valeria Ascheri (Pontificia Università della Santa Croce, Roma) (NO ABSTRACT) Oggetto, soggetto e destinatario dell’insegnamento filosofico: una riflessione teoretica Floriana Ferro (Dottoressa di ricerca in "Filosofia e Storia delle Idee" presso l'Università degli Studi di Catania) Nel presente scritto, l’attività di insegnamento filosofico viene sottoposta ad interrogativi riguardanti gli elementi che la caratterizzano, ovvero ciò che viene insegnato, chi insegna e a chi si insegna. Nasce così una riflessione teoretica su tre concetti basilari, ovvero la filosofia, il soggetto e l’altro. Attraverso le suggestioni di grandi pensatori, in primis l’Heidegger di Essere e Tempo, ma anche Platone, Aristotele, Cartesio, Deleuze e Levinas, vengono proposte possibili definizioni dei concetti suddetti. La filosofia viene così considerata in senso statico, come sentiero diretto al sapere, e dinamico, come prassi sempre rinnovantesi. Per quanto riguarda il “chi”, una volta stabilito che, per natura o necessità ontica, ogni uomo tende al sapere, viene definito il soggetto in grado di insegnare la filosofia ad altri. Questi può essere sia il semplice studioso di filosofia, che il filosofo vero e proprio. La differenza tra i due si configura come segue: il primo di occupa solo della conoscenza di sentieri già tracciati, il secondo ne traccia anche di nuovi. Il destinatario dell’insegnamento filosofico si configura, invece, come alterità a cui la soggettività docente deve relazionarsi. Si giunge pure qui ad una definizione duplice, ovvero dell’allievo come semplice conoscente, la cui componente attiva è limitata alla ricezione dei contenuti, e dell’allievo come praticante, che sperimenta vari metodi e si mette in gioco nella teoresi. Vengono infine delineate possibili configurazioni in base a queste tre coppie di concetti, configurazioni che, a propria volta, diventano molteplici nelle realtà singolari. 20 aggiornato al 22/2/2015 “Filosofia” libera Paolo Minà (Universidad de Navarra) Per rispondere alla domanda “Si può insegnare la filosofia o a filosofare?” è necessario, in primo luogo, definire cosa si intende con l’espressione “la filosofia” e cosa invece con “il filosofare”. In questo breve lavoro, si tenta, in primo luogo, di definire ciò a cui ci si riferisce con le due espressioni. In un passaggio ulteriore, si deduce il contributo che “la filosofia” e “il filosofare”, singolarmente presi, possono dare all’educazione. In fine, si suggerisce una terza via possibile. El filosofar y la filosofía analítica Alejandro Pérez (Institut-Jean Nicod, Parigi) En el presente texto se buscará a demostrar que la filosofía y el filosofar están intrínsecamente ligados. Se partirá de un caso paradigmático, el caso de la filosofía analítica. A partir de su definición, se pretenderá mostrar que las características más sobre salientes de dicha corriente están fundamentalmente ligadas al acto de filosofar. Por medio de dicho ejemplo, se desea mostrar que enseñar la filosofía es enseñar a filosofar, y que uno no puede ser separado de lo otro. Aprender a filosofar es entonces aprender a ver un problema detrás de cada página de un texto filosófico, una argumentación detrás de cada problema y finalmente una verdad detrás de cada argumentación. El precio a pagar por dicha separación es bastante alto, se podría hablar, de épocas de decadencia intelectual. Insegnare a filosofare, ovvero a riconoscere la centralità dell’altro Salvatore Savoia (Università del Salento) Nell’opuscolo dal titolo Notizia sull’indirizzo delle sue lezioni nel semestre invernale 1765-1766, con cui Kant illustrava i corsi di metafisica, etica, logica e geografia fisica, e nella Critica della ragion pura l’insegnamento filosofico è tematizzato attorno alla distinzione “imparare la filosofia” ed “imparare a filosofare”. Per Kant, il maestro può insegnare all’allievo soltanto a filosofare, cioè a costruire una propria opinione. Diversamente l’allievo sarebbe la copia in gesso d’un altro essere vivente, avendo appreso semplicemente il sistema filosofico di un pensatore. Assumendo come prospettiva di osservazione la teoria dei sistemi e tenendo presente il pensiero di Kant, si propone una diversa impostazione della tematica. La teoria dei sistemi, secondo l’elaborazione di Niklas Luhmann e di Raffaele De Giorgi, ruota attorno al concetto di comunicazione, che si realizza soltanto nel momento in cui vi è la comprensione di senso da parte dell’altro. In qualsiasi processo comunicativo emerge, allora, la centralità dell’altro, di colui che comprende, cioè di colui che costruisce senso. Il compito del maestro diventa quello di insegnare la tecnica dalla quale nasce il filosofare. Si può insegnare a costruire mondi in maniera compartecipata, in modo che la funzione dell’altro nello scambio dialogico sia centrale. Insegnare a 21 aggiornato al 22/2/2015 filosofare significa, allora, fare in modo che vengano appresi abiti di comportamento che considerino la centralità dell’altro. Insegnare la filosofia è educare a filosofare: Il fine della παιδεία volta alla σοφία Marco Viscomi (Università di Perugia) Non si può insegnare la filosofia come una disciplina qualunque, in quanto l’essenza di quella φιλία che guarda alla σοφία non afferisce al mero corredo culturale di una società detta “civilizzata”. Tale tensione, piuttosto, è insita nella stessa modalità di essenziarsi dell’umano in ogni uomo e donna fattivamente esistenti. Ecco perché la filosofia non rappresenta una possibilità di apprendimento, né un bisogno della conoscenza, ma la necessità stessa che si esprime nell’essere umano quale orizzonte suo proprio. È la medesima e intrinseca tensione al sapere, quale amore per la sapienza, ciò che si incarna nell’insegnamento della filosofia. Quest’ultima non dice il mero indirizzo tematico di una scienza che può essere frammentata nella sua storiografia, ma esprime qualcosa di essenziale per la complessità dell’essere umano. La necessità della filosofia supera la sola possibilità di insegnamento di questa, esponendo l’inevitabilità del filosofare. Intesa per parte umana, infatti, la filosofia risulta la costante di quella esperienza fondamentale dell’uomo, il quale può conoscere la filosofia solo in quanto egli è già da sempre nel filosofare. Non è possibile pertanto insegnare “la” filosofia, poiché la necessità del filosofare sprona già da sempre, sia internamente che esternamente, l’essenziarsi dell’umano. Dal momento che risulta così improprio parlare della sola insegnabilità della filosofia quale mera disciplina scolastica, si esprime con ancora più urgenza il bisogno di educare al filosofare. Insegnare la filosofia significa insomma educare a filosofare. Un simile insegnamento, proprio in quanto attiene al modo essenziale di essere per l’umano, riguarda il rapporto dell’essere uomo rispetto l’interrogativo sulla propria esistenza. L’educazione al filosofare, così, passa inesorabilmente attraverso la messa in questione del modo essenziale di darsi dell’umano. L’essenzialità umana si proietta sull’orizzonte di senso, presso il quale si colloca l’interrogazione sulla παιδεία al filosofare. Come cifra essenziale per l’umano, il φιλοσοφεῖν si compie primariamente chiedendo del come sia l’esistente uomo, vale a dire del senso della vita di ogni uomo e donna della terra, secondo la costante essenziale della nostra esistenza comune. 22 aggiornato al 22/2/2015