Corso di formazione sul monitoraggio e la valutazione dei Piani di zona avviati in Provincia di Torino Primo modulo: La costruzione del disegno di valutazione dei piani di zona Seconda giornata 13 aprile 2006 Ugo De Ambrogio ([email protected]) Katja Avanzini ([email protected]) 1 I diversi approcci alla programmazione e i rapporti fra programmazione e valutazione 2 Le 4 "rivoluzioni" del Piano di zona 1. Si sintetizzano gli interventi e le politiche dello stesso settore. 2. Si passa da una pianificazione nella prospettiva di government ad una prospettiva di governance coinvolgendo altri soggetti istituzionali e il terzo settore; 3 Le 4 "rivoluzioni" del Piano di zona 3. Si pianifica ad un nuovo livello: l’ambito territoriale, superando l’impasse storica del frazionamento comunale 4. Si pianifica in modo congiunto anche con l’Asl, nella logica dell’integrazione operativa a livello territoriale 4 La complessità dello scenario entro al quale si costruiscono i Pdz mutevolezza degli scenari mutevolezza dei bisogni molteplicità e varietà di attori sociali possibili tensioni fra attori sociali istituzionali e non carenza di risorse incertezza sulle diverse risorse limitata conoscenza di soluzioni di efficacia certa progressiva moltiplicazione degli ambiti di intervento trasformazione delle relazioni fra i centri di governo del welfare 5 In questo quadro il processo di costruzione di una programmazione sociale e sociosanitaria rischia, da un lato, una eccessiva semplificazione dei problemi, dall’altro una esasperazione del livello di complessità dello scenario, con il risultato di considerare ineluttabile il mantenimento dell’attuale frammentazione. Per superare il rischio di una lettura eccessivamente semplicistica o disfattista della programmazione appare rilevante, ed opportuno, assumere teorizzazioni e metodologie adeguate a fronteggiare la complessità sopradescritta. 6 MODELLO RAZIONAL-SINOTTICO Analisi dei bisogni Definizione degli obiettivi Selezione degli obiettivi secondo scelte di valore Analisi di tutte le alternative e loro confronto Analisi delle conseguenze della applicazione di ogni alternativa in termini di costi e benefici Scelta della alternativa che permette la massima possibilità di raggiungere gli obiettivi e di minimizzare i costi. 7 UNO DEI PRIMI AUTORI A PROPORRE UN APPROCCIO RAZIONALISTA FU L’ECONOMISTA JOHN MAYNARD KEYNES, CHE CONSIDERAVA NECESSARIO CHE LE STRATEGIE FOSSERO ESPRESSIONE DI IDEE PIUTTOSTO CHE DI MEDIAZIONI DI INTERESSI CONTRASTANTI. 8 IL PROCESSO DI PIANIFICAZIONE ERA CONSIDERATO ESSENZIALMENTE TECNICO, I PIANIFICATORI DOVEVANO DECIDERE SULLA BASE DI CONOSCENZE ED ESPERIMENTI RAGIONATI, ELIMINANDO PROGRESSIVAMENTE COME VARIABILI DEL PROCESSO DECISIONALE L’INCERTEZZA, IL PREGIUDIZIO POLITICO E LE RICHIESTE DI GRUPPI PARTICOLARI. 9 ELEMENTI DI VALORE DEL MODELLO RAZIONALISTA Ha prodotto utili intuizioni e prospettive sul processo di pianificazione Ha definito il processo di pianificazione come un “ciclo di attivita’” (Bridgman e Davies 1998) Ha definito la pianificazione come una serie di stadi distinti Ha individuato la circolarita’ del processo di pianificazione e ripianificazione Ha individuato la rilevanza della valutazione nel processo decisionale 10 Le principali critiche al modello razionalista È estremamente prescrittivo Rifiuta come assurde le modalità di progettazione e programmazione utilizzate nella realtà Presenta un quadro idealizzato del processo di progettazione e pianificazione Ignora l’importanza di elementi essenziali nei processi decisionali, quali l’ideologia e i valori Ha una visione eccessivamente ottimistica sulle capacità decisionali degli esseri umani 11 Motivi di crisi del modello razional-sinottico Gli attori chiamati ad interagire in un progetto sono molti, non legati tra loro da rapporti gerarchici, e comunque non subordinati ad un soggetto decisore. Le capacità analitiche sulla domanda e sui bisogni sono limitate in rapporto alla complessità del reale. Le capacità previsionali sono generalmente inadeguate a causa del rapido e spesso radicale cambiamento degli elementi del contesto. La pianificazione sinottica prevede l’illegittima estensione a complessi collettivi del modello della razionalità individuale. 12 Richiede troppe informazioni. Il modello incrementale Questo metodo si è sviluppato a partire dalle critiche mosse al modello razionalista. Le decisioni non vengono prese nel contesto di un movimento verso obiettivi predeterminati, basati sulla analisi completa della situazione. 13 Modello incrementale per prova ed errore Si parte dalla situazione di fatto, reagendo a stimolazioni occasionali Definizione di mezzi ed obiettivi non separata: spesso si parte dai mezzi per definire gli obiettivi Si prendono in considerazione poche alternative poco diverse dagli interventi in atto Le alternative sono valutate sulla base del consenso espresso dagli attori principali Viene scelta l’alternativa che raccoglie il maggior consenso, indipendentemente da ogni giudizio sulla sua adeguatezza ad affrontare il problema. 14 MODELLO INCREMENTALE PER PROVA ED ERRORE E’ un modello applicato in servizi caratterizzati da alta complessità. Vantaggi: flessibilità, possibilità di ridefinire obiettivi e risposte ai bisogni, immediatezza, visione pluralistica. Svantaggi: rischio di confusione, interventi legati all’emergenza, mancanza di una visione complessiva dei problemi e bisogni. 15 Il metodo incrementale Nel processo programmatorio si cerca di trovare risposte rapide a richieste immediate e urgenti, piuttosto che soluzioni a lungo termine a problemi meno visibili ma forse più essenziali.(Lindblom 1959). E’ il processo del “cavarsela alla meno peggio” (Lindblom). 16 Critiche all’incrementalismo L’idea iniziale del modello incrementale, che la pianificazione coinvolge molti interessi e le strategie risultano da un processo di adattamento reciproco per ottenere il consenso generale, è stato criticato da diversi autori. In un secondo momento lo stesso Lindblom ha rivisto il modello riconoscendo che il cambiamento non è sempre il risultato di un accordo tra diversi interessi, ma spesso è risultato di una prova di forza tra diversi interessi in cui chi ha più potere prevale. 17 Critiche all’incrementalismo La critica più radicale alla prospettiva incrementalista è di alimentare un atteggiamento conservatore, giustificando scientificamente l’inerzia e l’accettazione dello status quo (Dror). Compito del decisore illuminato è proprio di superare la predisposizione al cambiamento incrementale. 18 LA SCELTA DELL’APPROCCIO PROGRAMMATORIO OBIETTIVI CONSENSO CONFLITTO CONOSCIUTE A PROGRAMMAZIONE B NEGOZIAZIONE SCONOSCIUTE C SPERIMENTAZIONE D DEFINIZIONE STRATEGIE 19 IL PIANO PRESCRITTIVO Un primo approccio alla programmazione conferisce al Piano un valore di prescrittività e onnicomprensività. Tale modello distingue nettamente la fase dell’elaborazione del Piano da quella della sua attuazione. Nella fase di elaborazione del Piano una pluralità di soggetti, portatori di istanze e culture diverse, si confrontano e negoziano la definizione dei problemi, delle priorità e delle azioni da intraprendere. Le scelte e le decisioni prese in fase negoziale dai diversi attori trovano espressione nel documento di piano, che rappresenta quindi un accordo preso, un patto siglato considerato vincolante per chi lo sottoscrive. 20 Due gli aspetti di attenzione dell’approccio prescrittivo: il modo con cui viene gestita la conflittualità la pretesa esaustività del Piano. Secondo questo modello, la naturale conflittualità sottesa ad ogni relazione fra soggetti portatori di istanze diverse si esprime e viene agita nella fase di elaborazione del Piano; si suppone, di conseguenza, che il documento di piano ponga la parola fine ad ogni ulteriore negoziazione e ad ogni ulteriore ridefinizione dei problemi e delle misure da intraprendere per risolverli. La fase di attuazione del Piano viene considerata “stabile e immutabile”, almeno per tutta la periodicità attribuita al Piano. 21 Poiché la conflittualità viene gestita nella fase di elaborazione del Piano e il Piano sancisce l’accordo raggiunto, ne consegue la necessità che i contenuti del Piano abbraccino la gamma più ampia possibile dei problemi e delle misure per risolverli, onde evitare che il “non specificato” dia adito ad ulteriori controversie in fase di attuazione del Piano stesso. 22 LIMITI DELL’APPROCCIO PRESCRITTIVO In primo luogo la pretesa di rendere stabile ed immutabile il processo di attuazione del Piano, applicando al processo di trasformazione del sistema dei servizi sociali una logica di natura puramente lineare e razionale, secondo la quale, una volta definiti obiettivi e risorse, per realizzarli, esiste soltanto un’unica modalità d’azione, quella, appunto, definita dal Piano. 23 LIMITI DELL’APPROCCIO PRESCRITTIVO Un ulteriore limite è determinato dal fatto che, data la netta separazione fra la fase di elaborazione e la fase di attuazione del Piano, molti dei contenuti del documento di piano finiscono con l’avere un valore soltanto virtuale. 24 IL MODELLO INCREMENTALE Un secondo approccio si basa su una logica di tipo incrementale ad andamento iterativo. Il modello incrementale parte dal presupposto che la realtà si sviluppi per piccoli passi e si ridefinisca continuamente nel corso dell’azione sotto la spinta di interessi particolari dei soggetti in campo, per cui la conflittualità e la necessità di negoziazione accompagnano tutto il percorso di elaborazione e attuazione del Piano 25 IL MODELLO INCREMENTALE Il documento di piano non viene, di conseguenza, visto come il risultato di un processo di negoziazione fra gli attori in campo, ma come uno strumento per promuovere confronto /consenso /dissenso /negoziazione continua; esso non ha carattere prescrittivo, ma orientativo, ad eccezione di poche misure che servono per costruire risultati in un’ottica di breve periodo. 26 Ciascun gruppo è legittimamente portatore di soluzioni che riflettono letture delle situazioni sociali fortemente condizionate dai propri interessi e dai propri valori, per cui il problema non è tanto quello di trovare la soluzione giusta ma di creare spazi di confronto. E’ sempre più difficile prevedere l’evoluzione di sistemi sociali complessi e determinare anticipatamente quali soluzioni possano essere più adeguate per far fronte a problemi che si modificheranno profondamente nel corso del tempo. 27 I problemi che costituiscono l’oggetto della programmazione hanno una definizione incerta, sono sempre più interconnessi fra loro, e presentano un diverso grado di consenso sugli obiettivi da perseguire e di conoscenza delle tecniche per affrontarli. Le modalità di soluzione dei problemi non possono che essere politiche, e i criteri di razionalità tecnica, utili in contesti sociali più stabili e omogenei, sono spesso inservibili. 28 Programmazione _______________________________ Programmazione Razionale Incrementale 29 dati certi condivisione motivazione Programma (PdiZ) prescrittivo ____________________________ incertezza conflitto accettazione Programma (PdiZ) incrementale 30 LA SCELTA DELL’APPROCCIO PROGRAMMATORIO ORIENTAMENTO DEL PDZ VERSO I CONTENUTI DELLE POLITICHE VERSO LO SVILUPPO DELLA GOVERNANCE A B C D M O D PRESCRITTIVO E L L O INCREMENTALE 31 LA SCELTA DELL’APPROCCIO PROGRAMMATORIO ORIENTAMENTO DEL PDZ VERSO I CONTENUTI DELLE POLITICHE VERSO LO SVILUPPO DELLA GOVERNANCE definizione di azioni, consolidamento razionalizzazione del sistema Definizione \ spartizione di ruoli, compiti e funzioni fra gli attori in campo (chi fa che cosa) Promozione di sperimentazione, sviluppo, innovazione, rischio di non consolidare Promozione di partecipazione, spontaneismo, possibile autoreferenzialità M O D PRESCRITTIVO E L L O INCREMENTALE 32 Risultati prima esercitazione 33 I diversi approcci programmatori RISORSE • Razionalizzare l’esistente (rivoli) • • Grande flessibilità (orbassano) Senso di strutturazione e consolidamento del piano (val di susa) RISCHI • Perdita di possibilità di sviluppo e innovazione emerse dai tavoli (rivoli) • Grande flessibilità (orbassano) • Alla fine si sente di “aver fatto il compito” e sottovalutato il processo (val di susa) Non seguire le trasformazioni successive alla stesura del Pdz (val di susa) 34 I diversi approcci programmatori RISORSE • Opportunità di confronto fra le risorse (collegno, grugliasco) • • RISCHI • Che si rimanga solo sul piano delle risorse senza una vera e propria costruzione di politiche (collegno grugliasco) Si è riusciti a fare programmazione integrando le risorse esistenti (Val sangone) • Ci si incaglia sulla scarsità delle risorse disponibili (val sangone) Razionalizzare l’esistente e ridurre le sovrapposizioni fra i servizi del territorio (settimo) • Rischio di smarrire le motivazioni della associazioni e dei soggetti della governance (settimo) • Rischio che il percorso di pianificazione (troppo lungo) renda precocemente obsolete le azioni del PDZ (settimo) 35 I diversi approcci programmatori RISORSE • Fatto un lavoro di consolidamento e conoscenza di tutti i servizi del territorio (pinerolo, val pellice, val chisone) • Sono stati definiti dei percorsi condivisi e mediati (Chivasso) • Rafforzamento delle relazioni (Cuorgnè , Caluso e Ciriè) • Si stanno valorizzando le risorse esistenti e si sono mobilitate le esperienze presenti (Gassino) RISCHI • Poca flessibilità e lavoro limitato all’esistente, pdz più un punto di arrivo che di sviluppo a causa della scarsità di risorse (pinerolo, val pellice, val chisne) • Autorefernzialità del piano poco permeabile al mutare dei cambiamenti (immobilità) (chivasso) • Disinvestimento (inquietudine e cedimento del terzo settore per le incoerenze della parte politica) (Cuorgnè , Caluso e Ciriè) • Rischio che i soggetti partecipanti rimangano legati alle proprie rappresentazioni e non si costruisca una identità collettiva di PDZ (Gassino) 36 I diversi approcci programmatori RISORSE • E’ probabile che a seguito del piano migliorino le risposte ai cittadini fornite dai servizi (ivrea) RISCHI • Privato sociale: ruolo poco chiaro e feedback negativi, difficoltà ad assumersi responsabilità programmatorie, ruolo sindacale non chiaro – tentazione politica di tagliare fuori i “tavoli” (ivrea) 37 Intrinseco a una pianificazione equilibrata che consente di scegliere consapevolmente il proprio orientamento tenendo conto delle diverse variabili in campo è un comportamento di natura riflessiva che si sostanzia in percorsi valutativi periodici. 38 PERCORSI VALUTATIVI PERIODICI che non assumono una logica di controllo ma di ricerca di significato, costruzione del senso dei processi programmatori nel rispetto delle loro finalità complesse. 39 Il disegno di valutazione del piano di zona 40 Il disegno della ricerca valutativa secondo Bezzi: Generalità Dati Discipline Mandato di riferimento Valutazione Attori sociali Bisogni, interessi, valori Metodologia ricerca Competenze Etica, Deontologia Risorse 41 Il disegno della ricerca valutativa secondo Bezzi: Le cinque-sette tappe 1. Definizione del mandato 2. Analisi obiettivi e formulazione domande valutative 3. Accertamento delle risorse 4. Ricerca valutativa: 4.1. Esplorazione spazio semantico 4.2. Stipulazione valori valutativi 4.3. Raccolta e analisi dei dati 5. Sostegno all’utilizzo della valutazione 42 Il disegno della ricerca valutativa secondo bezzi 1 – Definizione del mandato Mandato = Perché me lo chiedi? • Chi chiede (quale ruolo esercita, che poteri, bisogni, interessi esprime…)? • Chi altro è coinvolto (beneficiari, ‘vittime’, dipendenti, partner; clima generale, eventuali conflitti, …)? Mandato • Quali gli obiettivi della valutazione (Controllare, negoziare, rendicontare, …)? Problemi etici e deontologici Orientamento epistemologico Contesto Metodo 43 Il disegno della ricerca valutativa secondo Bezzi 2 – Obiettivi e domande valutative Domande valutative = Cosa è importante analizzare? • Quale valutazione (ex ante, in itinere, …; di processo, di esito…; di efficacia di efficienza…)? • Quali obiettivi ha l’evaluando? • Quanto sono importanti validità, fedeltà, sensibilità? Decisore Fonti informative Impianto metodologico Evaluando Metodo 44 Il disegno della ricerca valutativa secondo Bezzi 3 – Accertamento delle risorse Risorse = Cosa posso veramente fare? • Quali risorse economiche, di tempo, di risorse umane? • Quali risorse simboliche (conferimento di autorità, riconoscimento di autorevolezza)? Risorse • Quali risorse mandatarie (reale accesso alle fonti, capacità di attesa del mandante, disponibilità a rispettare e utilizzare i risultati, anche inattesi)? Reale disegno della ricerca Conferimento autorità Risorse Metodo 45 Il disegno della ricerca valutativa secondo Bezzi 4.1 Esplorazione spazio semantico Spazio semantico = Cosa valuto, esattamente? • Cosa intendiamo quando parliamo di…? • Cosa intendono loro quando voi dite…? • Quali sono gli elementi strategici, costitutivi, di…? Attori sociali Condivisione concetti Attenzione epistemologica Comprensione Metodo 46 Il disegno della ricerca valutativa secondo Bezzi 4.2 Stipulazione valori valutativi Valori valutativi = Da quale punto di vista valutare (= giudicare)? • Quali valori strategici, organizzativi, ecc. esprimono gli attori sociali? E l’utilizzatore? • Cosa ‘vale’ di più? Da quale punto di vista? Decisore Attori sociali • Quale ordine, quale logica? Esplicitazione valori Negoziazione di ‘una’ logica Valori Metodo 47 Il disegno della ricerca valutativa secondo Bezzi 4.3 Raccolta e analisi dei dati Raccolta e analisi dati = Dove cerchiamo, come lo raccogliamo, cosa ne facciamo? • In quale ‘formato’ raccolgo le informazioni? • Come le tratto (matrice dei dati, analisi ermeneutica)? Bisogni, interessi, valori Dati • Cosa ci faccio poi (restituzione ‘tecnica’; interpretazione negoziale; suggerimenti; …)? Definizioni operative Face validity Metodo Utilizzo 48 Il disegno della ricerca secondo Bezzi 5 Sostegno e utilizzo della valutazione Utilizzo = A cosa è servita la valutazione? • Il decisore (utilizzatore, sponsor) usa, userà, ha intenzione di far utilizzare i risultati della valutazione? • Quale forma di restituzione è possibile/prevista a coloro che hanno contribuito anche indirettamente? Decisore • E’ possibile una metavalutazione? • I costi della valutazione sono giustificati? Contesto Responsabilità del valutatore Valore aggiunto Utilizzo Mandato val. 49 La valutazione dei piani di zona E' cruciale che essa avvenga sulla base di un disegno di valutazione, parte integrante del Piano stesso, che indichi quali sono le domande alla quale la valutazione deve rispondere, quali sono gli strumenti utilizzati per rispondervi, chi e quando svolgerà le attività necessarie. 50 I passaggi principali: il disegno della valutazione 1. Individuazione della finalità della valutazione 2. Identificazione dello scopo (la mission) dell’oggetto di valutazione 3. Identificazione delle dimensioni di valutazione 4. Identificazione dei criteri 5. Identificazione degli indicatori 6. Identificazione degli strumenti e delle fonti informative 7. Rilevazione sul campo. 8. Valutazione vera e propria (espressione di un giudizio) e identificazione degli obiettivi di miglioramento. 9. Individuazione delle strategie di miglioramento 10. Restituzione dei risultati della valutazione agli stakeholders 51 Punti di attenzione 1 1. La valutazione è opportuno che avvenga ai diversi livelli della programmazione in un quadro, però nel quale tali livelli si alimentino a vicenda, divenendo l’uno risorsa per l’altro. 2. La valutazione dei Piani deve concentrarsi non solo sui documenti ma soprattutto sulle azioni concrete, sugli interventi sociali che a seguito dei piani vengono realizzati. 52 Punti di attenzione 2 3. I disegni di valutazione dei Pdz, saranno più efficaci se utilizzeranno metodologie miste, che si basino su più strumenti e più fonti informative, e che assumano una logica di piano 4. La valutazione avrà maggiore successo se condotta in modo partecipato e interpretata come processo di apprendimento collettivo dei soggetti che insieme concorrono alla realizzazione delle politiche sociali pubbliche, che, anche grazie alla valutazione, imparano a “governare” insieme un sistema locale di servizi alla persona. 53 1 - Finalità della valutazione: Si tratta della buona ragione che induce uno o più soggetti a valutare il proprio progetto, programma o piano Esempi: Si intende valutare il PDZ per conoscere i risultati concreti della propria programmazione, ovvero delle politiche sociali territoriali, per poter riprogrammare meglio e in modo più consapevole Si intende valutare il PDZ per conoscere l’esito dei processi programmatori e trarne suggerimenti per un riorientamento delle strategie di programmazione partecipata del piano di zona 54 2. Individuazione dello scopo (la mission) di ciò che si valuta In un percorso di valutazione è fondamentale definire la mission . 55 LA MISSION In un percorso di progettazione è fondamentale definire la mission. La mission da un lato permette a tutti gli attori di una politica, intervento o servizio di definire il senso del proprio operato e dall’altro rappresenta il punto di partenza e il riferimento base nell’individuazione degli elementi di qualità e degli aspetti critici della politica, intervento o servizio. 56 CHE COSA SI INTENDE PER MISSION DI UN INTERVENTO La mission è un paradigma di valore a carattere generale che orienta l’attività e i comportamenti di una organizzazione o di una parte di essa e di tutti i suoi attori. La mission in pratica esprime e definisce la funzione e gli indirizzi di fondo della organizzazione. 57 CHE COSA DEVE ESPRIMERE UNA MISSION Natura, identità, scopo principale Attività, caratteristiche Valori Principi guida 58 ESEMPIO: Natura, identità, scopo principale Il servizio sociale del comune xyz opera per garantire il benessere dei cittadini e della comunità attraverso la tutela dei soggetti deboli……. 59 ESEMPIO: attività, caratteristiche …….realizzando attività sociosanitarie integrate volte all’inserimento sociale, la riduzione del danno, attività di prevenzione e di sostegno per i minori, gli anziani, e la popolazione adulta affetta da forme di disabilità fisica e\o mentale, portatrice di patologie croniche o forme di dipendenza patologica...…. 60 ESEMPIO: Valori …. Tali attività si fondano sui valori di affermazione del principio di unicità e globalità della persona; solidarietà e responsabilità di tutti i membri della realtà locale...…. 61 ESEMPIO: Principi guida ….si intende garantire: la personalizzazione dell’intervento l’integrazione la continuità dell’assistenza la pianificazione la comunicazione e l’informazione la professionalità degli operatori la responsabilizzazione 62 ESEMPIO: la mission Il servizio sociale del comune xyz opera per garantire il benessere dei cittadini e della comunità attraverso la tutela dei soggetti deboli realizzando attività sociosanitarie integrate volte all’inserimento sociale, la riduzione del danno, attività di prevenzione e di sostegno per i minori, gli anziani, e la popolazione adulta affetta da forme di disabilità fisica e\o mentale, portatrice di patologie croniche o forme di dipendenza patologica Tali attività si fondano sui valori di affermazione del principio di unicità e globalità della persona; solidarietà e responsabilità di tutti i membri della realtà locale Sii intende garantire: la personalizzazione dell’intervento l’integrazione la continuità dell’assistenza la pianificazione la comunicazione e l’informazione la professionalità degli operatori la responsabilizzazione 63 ESERCITAZIONE PER TERRITORI Costruire la mission del vostro piano di zona articolandola in: Natura, identità, scopo principale Attività , caratteristiche Valori Principi guida 64