43° CORSO I.A. FIRE RESISTANCE OF METAL STRUCTURES 43° CORSO ISPETTORI ANTINCENDI INTERNATIONAL FIRE-FIGTHERS’ WORKSHOP FIRE SERVICE COLLEGE Moreton in Marsh-UK 30th September – 2th October 2003 I.A. Luca Ponticelli 43° CORSO I.A. Luca Ponticelli 43° CORSO I.A. 43° CORSO ISPETTORI ANTINCENDI INTERNATIONAL FIRE-FIGTHERS’ WORKSHOP FIRE SERVICE COLLEGE ATTI DEL CONVEGNO 30 Settembre – 2 Ottobre 2003 LA RESISTENZA AL FUOCO DELLE STRUTTURE METALLICHE I.A. Luca Ponticelli 1 43° CORSO I.A. Luca Ponticelli INDICE 1. GENERALITA’..................................................................................... 3 2. RIFERIMENTI NORMATIVI ............................................................ 4 3. AZIONI SULLE STRUTTURE SOTTOPOSTE AD INCENDIO .. 4 3.1 Azioni meccaniche .....................................................................................................5 3.2 Azioni termiche ..........................................................................................................5 4. I METODI PER LA VERIFICA AL FUOCO DELLE STRUTTURE METALLICHE............................................................ 7 4.1 5. Metodi semplificati.....................................................................................................8 I METERIALI METALLICI: PROPRIETA’ ................................... 9 5.1 Acciaio......................................................................................................................10 5.2 Alluminio..................................................................................................................12 6. L’ANALISI TERMICA DELLE STRUTTURE METALLICHE . 16 6.1 Elementi non protetti ................................................................................................16 6.1.1 Nomogrammi per alluminio ed acciaio non protetti ................................................17 6.2 Elementi protetti .......................................................................................................19 6.2.1 Nomogrammi per alluminio ed acciaio protetti .......................................................20 7. IL CALCOLO A ROTTURA PER LA VALUTAZIONE DELLA RESISTENZA AL FUOCO DELLE STRUTTURE METALLICHE ................................................................................... 22 8. 7.1 Premessa ...................................................................................................................22 7.2 Coefficienti di riduzione della tensione di snervamento (k) e temperatura critica...24 CONCLUSIONI: ESEMPIO APPLICATIVO ................................ 25 2 43° CORSO I.A. 1. Luca Ponticelli GENERALITA’ Perché il comportamento al fuoco delle strutture è un argomento di grande attualità? Cosa significa effettuare una verifica al fuoco di una struttura? Come si esegue una verifica di una struttura sottoposta ad un cimento termico? La risposta ai precedenti tre quesiti costituirà l’argomento trattato nella presente relazione con particolare riguardo verso le strutture metalliche (acciaio, alluminio …). La Direttiva Prodotti da Costruzione n° 89/106/CEE modificata dalla Direttiva 93/68/CEE ha raggruppato i Requisiti Essenziali di Sicurezza (R.E.S.) per i prodotti da costruzione (e dunque anche per le strutture metalliche) nei seguenti 6: 1. Resistenza meccanica e stabilità; 2. Sicurezza in caso di incendio; 3. Igiene, salute e ambiente; 4. Sicurezza di utilizzazione; 5. Protezione contro i rumori; 6. Risparmio energetico e isolamento termico. Il requisito essenziale n° 2 è quello che interessa in questa sede e deve essere perseguito in ogni paese che, appartenendo alla C.E., abbia recepito la presente Direttiva Europea (L’Italia, per esempio, ha recepito tale direttiva nel 1993 con il D.P.R. n° 246). Ecco spiegato il perché tale argomento è di fondamentale ad attuale importanza. Al secondo quesito posto all’inizio del testo risponde la Direttiva stessa che specifica cosa significa garantire la sicurezza in caso di incendio: 2.1 Conservare la capacità portante delle strutture per uno specifico periodo di tempo; 2.2 Limitare la propagazione del fuoco e del fumo; 2.3 Limitare l’estensione dell’incendio ad edifici limitrofi; 2.4 Garantire adeguata capacità di deflusso agli occupanti in caso di incendio o garantirne la salvezza con altri mezzi; 2.5 Garantire la sicurezza delle squadre antincendio. Concorrono al perseguimento del requisito n° 2 tutte le misure attive e passive del caso. In questa sede ci si occupa della particolare misura passiva che va sotto il nome di “Resistenza al fuoco” e con la quale si concorre al perseguimento dell’obiettivo “sicurezza in caso di incendio”. 3 43° CORSO I.A. Luca Ponticelli Progettare una struttura con requisiti di resistenza al fuoco significa garantire che essa, se sottoposta ad uno specifico incendio, sia in grado di portare i carichi su di essa presenti all’atto dell’evento (ed in parte derivanti anche da esso) per un tempo prestabilito. Tale requisito è in genere indicato con la lettera R seguita dal tempo minimo, in minuti, durante il quale la struttura assolve alla funzione di cui sopra. Ad esempio, una struttura R60 garantisce la capacità portante se sottoposta ad un incendio per un tempo minimo di 60 minuti. Su come si effettua una verifica al fuoco di una struttura, sarà incentrata la restante parte della presente relazione. 2. RIFERIMENTI NORMATIVI Dal momento che quello della sicurezza in caso di incendio è un requisito dettato da una Direttiva, la Commissione Europea si è preoccupata di redigere delle linee guida e dei documenti per fornire degli strumenti armonizzati idonei a perseguire l’obiettivo di cui sopra. Per le strutture metalliche di cui ci si occupa nel presente documento, si può far riferimento a: EC3 strutture in acciaio EC9 strutture in lega di alluminio e alla parte 2.2 di EC1 per le azioni su strutture sottoposte ad incendio. L’argomento verifica al fuoco può essere sostanzialmente ripartito in due settori: 3. - La determinazione delle azioni agenti sulla struttura sottoposta ad incendio - Regole per la verifica ed il progetto di strutture sottoposte ad incendio. AZIONI SULLE STRUTTURE SOTTOPOSTE AD INCENDIO Le azioni agenti sulle strutture sottoposte ad incendio sono di duplice natura: - meccanica - termica. La costruzione dovrà essere in grado di portare i carichi presenti per un tempo minimo prestabilito facendo fronte al decadimento della proprietà meccaniche dei materiali di cui essa è costituita per effetto dell’incremento di temperatura. 4 43° CORSO I.A. 3.1 Luca Ponticelli Azioni meccaniche Le azioni meccaniche derivano dalla presenza di carichi che durante l’incendio sollecitano le strutture. Esse sono di molteplice natura: G carichi permanenti (es. pesi propri) Q carichi variabili (es. sovraccarichi, neve, vento…) A azioni indirette dovute all’esposizione all’incendio (es. dilatazioni termiche impedite o differenziate …) Di ognuna delle dette azioni deve essere determinato il valore caratteristico (k) nonché il coefficiente parziale di sicurezza (γ) per le azioni permanenti ed i coefficienti di combinazione ψ delle azioni variabili. La combinazione dei carichi indicata da EC1 parte 2.2 è quella prevista in casi eccezionali: ΣγGA Gk + ψ1,1 Qk1 + Σψ2,i Qki + Ad(t) con: γGA = 1.0 ψ1,1 e ψ2,i sono forniti nella parte 1 di EC1 nel caso di edifici: 3.2 Azioni termiche Le azioni termiche sono costituite dalla potenza termica netta che investe la superficie degli elementi costituenti la struttura per effetto dell’incendio: . . . h net,d = γ n,c h net,c + γ n,r h net,r . h net ,c . [W/m2] dove: è il flusso netto per convezione h net ,r è il flusso netto per irraggiamento γn,c e γn,r sono i coefficienti parziali di sicurezza per ottenere i valori di progetto dei flussi termici (essi sono posti pari a 1,0). Le espressioni dei due contributi al flusso termico complessivo sono riportate in EC1. L’obiettivo dell’analisi termica è quello di risalire alla distribuzione delle temperatura nel tempo all’interno delle strutture e, quindi, alla capacità portante ed alla deformazione delle stesse istante per istante. La normativa europea consente sostanzialmente due approcci per la risoluzione del problema termico con riferimento alla determinazione dell’andamento della temperatura ambiente durante le fasi dell’incendio. Sono infatti ammesse leggi di variabilità tempo-temperatura nominali e parametriche. 5 43° CORSO I.A. Luca Ponticelli Le curve nominali, estremamente semplificate, sono molto comode per le sperimentazioni dei materiali in forno sia perché consentono una standardizzazione delle prove nei paesi europei (con conseguente facilità di esportazione dei beni tra i paesi), sia perché esse sono state concepite per essere facilmente implementate nei laboratori di prova. Purtroppo le curve nominali sono scarsamente aderenti all’andamento reale nel tempo della temperatura e, a tutt’oggi, non sono ancora state definite le condizioni standard di irraggiamento delle pareti dei forni che influenzano notevolmente i risultati dei test. Una tipica curva nominale è: Curva standard (ISO 834): θg = 20 + 345 log10 (8t + 1) θg [°C] t [min] tempo temperatura ambiente nel compartimento Le curve parametriche tengono conto del reale andamento della temperatura nel tempo: esse evidenziano infatti una fase crescente (riscaldamento) ed una fase decrescente (raffreddamento) più o meno prolungate e con il raggiungimento di una temperatura di picco più o meno elevata a seconda della quantità di combustibile presente e della possibilità di apporto di ossigeno fresco dall’esterno. In sostanza, quindi, l’andamento reale della temperatura dipende dal carico di incendio qd e dal fattore di ventilazione O così definiti: O [m1/2] fattore di ventilazione = Av√h/At (limitato tra 0,02 e 0,20) Av [m2] area della aperture verticali h [m] altezza delle aperture verticali At [m2] superficie totale della pareti (muri, pavimenti, soffitti incluse le aperture) qt,d [MJ/m2] è il valore di progetto del carico di incendio riferito all’intera superficie del compartimento (At) con la limitazione che esso sia compreso tra 50 e 1000 [MJ/m2]. Sono allo studio dei modelli (detti “naturali”) che consentono di descrivere il reale andamento della temperatura negli ambienti tenendo conto anche dell’estensione del focolaio e dello strato dei fumi caldi (ad esempio con i modelli a due zone) nelle fasi iniziali dell’incendio. 6 43° CORSO I.A. Luca Ponticelli Si riporta un confronto tra la curva standard ed alcune curve parametriche ottenute al variare del solo fattore di ventilazione: Confronto tra curve parametriche di EC1 e curva standard 1000 885°C 900 918°C 945°C ISO-834 842°C 800 781°C Temperatura (°C) 700 O=0,02 m1/2 678°C 600 500 qt,d = 167 MJ/m2 At = 360 m2 400 Af = 100 m2 b 300 = 1500 J/m2s1/2K 200 100 O=0,14 m1/2 O=0,20 m1/2 O=0,10 m1/2 O=0,06 m1/2 0 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 Tempo (min) 4. I METODI PER LA VERIFICA AL FUOCO DELLE STRUTTURE METALLICHE Oggetto del seguente paragrafo di documento è stabilire come si effettua la verifica al fuoco di una struttura metallica. La normativa vigente (ed in particolare gli Eurocodici per le strutture metalliche, prevedono vari metodi divisi in due categorie: - Metodi di calcolo (semplificati o avanzati) - Prove sperimentali Gli Eurocodici, inoltre, consentono di applicare i metodi di verifica appresso descritti all’intera struttura, a porzioni di essa o a singole membrature. In particolare, i metodi di calcolo avanzati possono essere utilizzati si per intere strutture che per porzioni di esse o per membrature, mentre i metodi di calcolo semplificati possono essere applicati solo a membrature definite come elementi portanti compresi i controventi. 7 43° CORSO I.A. Luca Ponticelli Il presente schema riassume il panorama dei metodi di verifica. Metodi di verifica al fuoco delle strutture metalliche Metodi di calcolo Metodi avanzati Metodi sperimentali Metodi semplificati Intere strutture Singole membrature Porzioni di strutture Singole membrature I metodi di calcolo avanzati presuppongono una dettagliata schematizzazione della struttura con la determinazione della temperatura puntuale all’interno di ciascuna sezione trasversale tenendo conto della variazione delle proprietà termiche dei materiali utilizzati nonché del comportamento meccanico del materiale tenendo in debita considerazione le non-linearità geometriche e meccaniche, i cicli di isteresi del materiale che, se scaricato, provoca benefici effetti di irrigidimento le deformazioni differenziate, i fenomeni di creep etc… 4.1 Metodi semplificati I metodi semplificati sono procedure di calcolo che si applicano a singoli elementi strutturali e che forniscono risultati conservativi rispetto alla realtà. Il presupposto affinché possano essere prese in esame le singole membrature in luogo dell’intera struttura è quello di poter assumere immutate durante l’incendio sia le condizioni di vincolo agli estremi dell’elemento che la caratteristiche della sollecitazione in corrispondenza degli stessi. La normativa fornisce i metodi per calcolare la resistenza (R) delle membrature in condizioni di incendio da confrontare con gli effetti (E) calcolati combinando opportunamente i carichi al fine di effettuare la verifica di resistenza: Efi,d ≤ Rfi,d,t 8 43° CORSO I.A. Luca Ponticelli Il tempo t riportato nell’espressione precedente è da intendersi come il minimo tempo richiesto per la resistenza al fuoco (t = tfi,requ). Un altro criterio per effettuare la verifica al fuoco è quello di verificare che la precedente relazione sia verificata in termini di uguaglianza (cui corrisponde il collasso della struttura) per un tempo tfi,d superiore a quello minimo richiesto (tfi,requ). Pertanto: tfi,d ≥ tfi,requ Ultimo criterio fornito dalla normativa è quello della “temperatura critica”. Si tratta in sostanza di calcolare la temperatura raggiunta dalla struttura nell’istante del collasso nell’ipotesi di distribuzione uniforme della stessa nel materiale (θcr,d)e di calcolare la temperatura di progetto nella struttura corrispondente ad un istante t pari al tempo di resistenza al fuoco (tfi,requ) verificando che essa non superi la temperatura critica. La temperatura di progetto è indicata con il simbolo θd [=θ(tfi,requ)]. Pertanto: θd ≤ θcr,d La resistenza meccanica all’incendio di una membratura è sostanzialmente funzione: 1 del materiale; 2 della temperatura nell’elemento al tempo t di verifica; 3 delle dimensioni geometriche e del tipo di sezione; 4 dello schema strutturale della membratura; Nei paragrafi successivi si prende in esame ciascuno dei 4 punti sopra evidenziati. 5. I METERIALI METALLICI: PROPRIETA’ Nel seguente paragrafo sono riportate le principali proprietà termiche e meccaniche sia dell’acciaio che delle leghe di alluminio utilizzate per scopi strutturali desunte dagli Eurocodici. 9 43° CORSO I.A. 5.1 Luca Ponticelli Acciaio Proprietà termiche dell’acciaio - Calore specifico (ca) Rappresenta la quantità di calore necessaria per innalzare di 1 grado centigrado (o 1 grado Kelvin) la temperatura di un kg di materiale. Si misura in J/Kg·K Calore specifico dell'acciaio 5000 4500 Relazione per modelli avanzati 4000 calore specifico ca (J/kgK) 3500 3000 2500 Relazione per modelli semplificati 2000 1500 1000 500 0 0 200 400 600 800 1000 1200 Temperatura (°C) - Conducibilità termica (λa) E’ la potenza termica trasmessa attraverso un materiale di spessore ed area unitari. Conducibilità termica dell'acciaio 60 Relazione per modelli semplificati Conducibilità termica (W/mK) 50 Relazione per modelli avanzati 40 30 20 10 0 0 200 400 600 800 1000 1200 Temperatura (°C) 10 43° CORSO I.A. Luca Ponticelli Proprietà meccaniche dell’acciaio - Densità (ρa) La densità dell’acciaio, indipendentemente dalle variazioni di temperatura, vale: ρa = 7850 kg/m3 - Legami tensioni - deformazioni (σ - ε) Il legame tensione – deformazione dell’acciaio alle alte temperature alle alte temperature è rappresentato nella seguente figura: σ fy,θ fp,θ Ea,θ εp,θ εy,θ εt,θ εu,θ ε Tutti i parametri sono definiti nell’Eurocodice 3 in funzione delle omologhe proprietà dell’acciaio a freddo mediante un coefficiente riduttivo k. In particolare: fp,θ = fy·kp,θ (fp = tensione al limite di proporzionalità) fy,θ = fy·ky,θ (fy = tensione di snervamento a freddo) Ea,θ = Ea·kE,θ (Ea = modulo di elasticità a freddo) εy,θ = 0,02 εt,θ = 0,15 εu,θ = 0,20 11 43° CORSO I.A. Luca Ponticelli Si riporta in grafico la variazione con la temperatura dei coefficienti di riduzione precedentemente definiti: Coefficienti di riduzione (k) dell'acciaio 1,0 0,9 0,8 Coefficienti di riduzione k 0,7 0,6 ky,θ kE,θ 0,5 0,4 0,3 kp,θ 0,2 0,1 0,0 0 200 400 600 800 1000 1200 Temperatura (°C) Si noti che l’acciaio dimezza la sua tensione di snervamento alla temperatura di circa 600°. 5.2 Alluminio Proprietà termiche dell’alluminio - Calore specifico (cal) E’ la quantità di calore necessaria per innalzare di 1°C la temperatura di 1 kg di materiale. Calore specifico dell'alluminio 1200 calore specifico cal (J/kgK) 1000 800 Relazione per modelli avanzati e semplificati 600 400 200 0 0 50 100 150 200 250 300 350 400 450 500 Temperatura (°C) 12 43° CORSO I.A. - Luca Ponticelli Conducibilità termica (λal) Conducibilità termica dell'alluminio 250 Relazione per modelli avanzati e semplificati Leghe serie 1000, 3000 e 6000 Conducibilità termica π al (W/mK) 200 150 Relazione per modelli avanzati e semplificati Leghe serie 2000, 4000, 5000 e 7000 100 50 0 0 50 100 150 200 250 300 350 400 Temperatura (°C) Proprietà meccaniche dell’alluminio - Densità (ρal) La densità dell’alluminio, indipendentemente dalle variazioni di temperatura, vale: ρal = 2700 kg/m3 - Legami tensioni - deformazioni (σ - ε) Le leghe di alluminio sono caratterizzate da un comportamento elastico non lineare e per tale motivo non è possibile definire una tensione di snervamento alla stessa stregua dell’acciaio. Per tale motivo, il parametro utilizzato in luogo della tensione di snervamento è la tensione in corrispondenza di una deformazione residua dello 0,2% (f0,2). Il legame elasto – plastico, da utilizzare per i modelli di calcolo semplificati, è pertanto definito da: f0,2,θ tensione convenzionale di snervamento alla temperatura θ Eθ modulo di elasticità alla temperatura θ εu,θ deformazione a rottura alla temperatura θ 13 43° CORSO I.A. Luca Ponticelli Si riporta in diagramma il legame elasto-plastico. σ k0,2 E ε εu Tutti i parametri di cui sopra sono forniti dall’Eurocodice 9 nella parte 1-1 per quelli a freddo e nella parte 1-2 per quelli alle alte temperature. Per la tensione convenzionale di snervamento si utilizza il coefficiente riduttivo k0,2: fy,θ = f0,2,θ = f0,2·k0,2,θ (f0,2 = tensione convenzionale di snervamento a freddo) Si riporta in tabella ed in grafico la variazione con la temperatura del coefficiente di riduzione precedentemente definito per alcune leghe di alluminio: Variazione del coefficiente di riduzione della tensione convenzionale di snervamentok0,2,θ Lega Trattamento EN AW-5052 EN AW-5052 EN AW-5083 EN AW-5083 EN AW-5454 EN AW-5454 EN AW-6061 EN AW-6063 EN AW-6082 O H34 O H113 O H32 T6 T6 T6 Temperatura nell'alluminio θal 20 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 100 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 150 0,96 0,92 0,98 0,89 0,96 0,92 0,92 0,90 0,79 200 0,82 0,52 0,90 0,78 0,88 0,78 0,79 0,74 0,65 250 0,68 0,33 0,75 0,63 0,50 0,36 0,62 0,38 0,38 300 0,48 0,22 0,42 0,47 0,32 0,23 0,32 0,20 0,20 350 0,23 0,13 0,22 0,29 0,21 0,14 0,10 0,10 0,11 550 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 14 43° CORSO I.A. Luca Ponticelli Coefficiente di riduzione delle tensione convenzionale di snervamento k0,2,θ 1,0 0,9 0,8 0,7 EN AW -5052 O EN AW -5052 H34 EN AW -5083 O EN AW -5083 H113 EN AW -5454 O EN AW -5454 H32 EN AW -6061 T6 EN AW -6063 T6 EN AW -6082 T6 0,5 0,4 0,3 0,2 0,1 0,0 0 100 200 300 400 500 Temperatura (°C) Si noti che mediamente l’alluminio dimezza la sua tensione di snervamento alla temperatura di circa 250°. Per quanto riguarda il modulo di elasticità Eθ si riporta sia in forma grafica la variazione con la temperatura. Variazione del modulo di elasticità dell'alluminio con la temperatura Eal,θ 70000 60000 50000 Eal,η (N/mm2) k0,2 0,6 40000 30000 20000 10000 0 0 100 200 300 400 500 Temperatura (°C) 15 43° CORSO I.A. 6. Luca Ponticelli L’ANALISI TERMICA DELLE STRUTTURE METALLICHE L’analisi termica delle strutture è un passo fondamentale per la verifica al fuoco perché consente di determinare istante per istante l’andamento della temperatura nelle sezioni trasversali e quindi la resistenza delle stesse determinata dal decadimento delle proprietà meccaniche. L’assunto fondamentale alla base dell’analisi termica delle strutture metalliche è che la distribuzione delle temperature nelle sezioni trasversali può essere ritenuta uniforme con buona approssimazione. Questa ipotesi è giustificata dal fatto che i materiali metallici quali l’acciaio e l’alluminio sono caratterizzati sia da una conducibilità termica molto più elevata rispetto ai materiali lapidei sia dal fatto che gli spessori dei materiali impiegati nelle strutture con materiali del primo tipo sono molto inferiori rispetto a quelli del secondo. 6.1 Elementi non protetti La variazione della temperatura in elementi non protetti può essere effettuata utilizzando la seguente relazione semplificata valida nell’ipotesi di distribuzione uniforme della temperatura: Am . ∆θ t = V h net,d ∆t c⋅ρ essendo: ∆θt l’incremento di temperatura del materiale Am la superficie di materiale esposta al calore per unità di lunghezza (in m2) V il volume dell’elemento di lunghezza unitaria (in m3) Am/V il fattore di sezione dell’elemento non protetto (in m-1) c il calore specifico del materiale (in J/kgK) ρ la densità del materiale (in kg/m3) . h net,d (in °C) la potenza termica (di progetto) per unità di superficie che investe il materiale (in W/m2) ∆t l’intervallo di tempo considerato (in sec.) N.B: per “materiale” si intende l’acciaio o l’alluminio. 16 43° CORSO I.A. Luca Ponticelli 6.1.1 Nomogrammi per alluminio ed acciaio non protetti Con un procedimento iterativo basato su incrementi di tempo di 5 secondi, è possibile ricavare la temperatura nelle membrature al variare del tempo in funzione del fattore di forma Am/V. In particolare, nel grafico successivo è riportato l’andamento della temperatura nelle seguenti ipotesi: - Programma termico standard - Materiale non protetto - Fattore di configurazione unitario - Coefficiente di convezione pari a 25 W/m2K - Emissività risultante pari a 0,24 (per l’alluminio non verniciato), 0,56 (per l’alluminio verniciato) e 0,5 (per l’acciaio). ALLUMINIO NON VERNICIATO Nomogramma alluminio non verniciato (materiale non protetto) 500 300 200 100 50 30 40 20 15 450 400 temperatura (°C) 350 Am/V (m -1) = 10 300 250 200 IPOTESI 150 Programma termico standard Emissività εres = 0,24 100 Coefficiente di convezione αc = 25 W/m 2K Fattore di configurazione φ = 1 50 0 0 10 20 30 40 50 60 70 tempo (min) 17 43° CORSO I.A. Luca Ponticelli ALLUMINIO VERNICIATO Nomogramma alluminio verniciato (materiale non protetto) 200 50 40 500 300 100 30 20 15 450 Am/V (m -1) = 10 400 temperatura (°C) 350 300 250 200 IPOTESI 150 Programma termico standard Emissività εres = 0,56 100 Coefficiente di convezione αc = 25 W/m 2K Fattore di configurazione φ = 1 50 0 0 10 20 30 40 50 60 70 80 tempo (min) ACCIAIO Nomogramma acciaio (materiale non protetto) 1000 900 800 50 Am/V (m -1) = 10 700 temperatura (°C) 300 200 100 40 30 20 15 600 500 400 IPOTESI 300 200 Programma termico standard Emissività εres = 0,50 100 Coefficiente di convezione αc = 25 W/m 2K Fattore di configurazione φ = 1 0 0 20 40 60 80 100 120 140 160 tempo (min) Come si vede, l’emissività risultante ha una notevole influenza sulla rapidità con cui le leghe di alluminio raggiungono determinate temperature. 18 43° CORSO I.A. Luca Ponticelli Ad esempio, una lega non verniciata con fattore di forma Am/V pari a 10 m-1, dopo 40 minuti raggiunge una temperatura di 296°C mentre una lega verniciata (che ha una emissività più che doppia rispetto alla precedente) dopo lo stesso tempo raggiunge i 443 °C!!! 6.2 Elementi protetti La variazione della temperatura in elementi protetti può essere effettuata utilizzando la seguente relazione semplificata valida nell’ipotesi di distribuzione uniforme della temperatura nei profilati: Ap (θ g,t − θ t ) 10φ V ⋅ ∆θ t = ∆t − e − 1∆θ g, t dpc ⋅ ρ φ 1 + 3 λp φ= c pρ p c⋅ρ dp Ap V essendo: e: ∆θt l’incremento di temperatura del materiale Ap la superficie interna di protettivo esposta al calore per unità di lunghezza (in °C) (in m2) V il volume dell’elemento di lunghezza unitaria (in m3) Ap/V il fattore di sezione dell’elemento protetto (in m-1) c il calore specifico del materiale (in J/kgK) cp il calore specifico del protettivo (in J/kgK) dp lo spessore del protettivo (in m) ∆t l’intervallo di tempo considerato (in sec.) θt la temperatura nel materiale al tempo “t” (in °C) θg,t la temperatura ambiente al tempo “t” (in °C) ∆θg,t l’incremento di temperatura ambiente dovuto all’incremento di tempo ∆t (in °C) λp la conducibilità termica del protettivo (in W/mK) ρ la densità del materiale (in kg/m3) ρp la densità del protettivo (in kg/m3) Per materiali protetti con rivestimenti contenenti umidità il tempo necessario per raggiungere i 100°C può essere prolungato per tenere conto del ritardo dovuto all’evaporazione dell’acqua. N.B: per “materiale” si intende l’acciaio o l’alluminio. 19 43° CORSO I.A. Luca Ponticelli 6.2.1 Nomogrammi per alluminio ed acciaio protetti Con un procedimento iterativo basato su incrementi di tempo di 30 secondi, è possibile ricavare la temperatura nelle membrature al variare del tempo in funzione del fattore di forma Ap/V. In particolare, nel grafico successivo è riportato l’andamento della temperatura nelle seguenti ipotesi: - Programma termico standard - Materiale protetto con lastre di vermiculite e cemento spesse 6,5 cm Nomogramma alluminio (materiale protetto con lastre di vermiculite e cemento di 6,5 cm) 500 200 100 450 Programma termico standard Protettivo (vermiculite+cemento): Spessore 6,5 cm Conducubilità 0,15 W/m°C Calore specifico 1100 J/kgK Densità: 550 kg/m 3 350 temperatura (°C) 50 IPOTESI 400 300 40 30 250 20 200 15 150 Ap/V (m -1) = 10 100 50 0 0 50 100 150 200 250 300 tempo (min) ALLUMINIO 20 43° CORSO I.A. Luca Ponticelli ACCIAIO Nomogramma acciaio (materiale protetto con lastre di vermiculite e cemento di 6,5 cm) 500 200 450 100 IPOTESI 400 Programma termico standard Protettivo (vermiculite+cemento): Spessore 6,5 cm Conducubilità 0,15 W/m°C Calore specifico 1100 J/kgK Densità: 550 kg/m 3 temperatura (°C) 350 300 50 40 250 30 200 20 150 15 100 Ap/V (m -1) = 10 50 0 0 50 100 150 200 250 300 tempo (min) Come si vede la protezione influisce fortemente sull’incremento della temperatura molto più del materiale di base. Ad esempio, una lega di alluminio protetta con strati di vermiculite e calcestruzzo di 6,5 cm con fattore di forma Am/V pari a 10 m-1, dopo 40 minuti raggiunge una temperatura di 30°C circa (a differenza dei 296°C della lega non protetta con bassa emissività) mentre l’acciaio dopo lo stesso tempo raggiunge i 25°C (contro i 261 senza protezione)!!! 21 43° CORSO I.A. 7. Luca Ponticelli IL CALCOLO A ROTTURA PER LA VALUTAZIONE DELLA RESISTENZA AL FUOCO DELLE STRUTTURE METALLICHE 7.1 Premessa Un criterio per valutare la capacità portante residua di una struttura sottoposta ad incendio è il calcolo a rottura. In base a tale metodo il sistema (o una parte di esso) raggiunge lo stato limite di collasso se si formano n+1 plasticizzazioni (essendo la struttura n volte iperstatica). Ciò è ovviamente vero se non si formano meccanismi locali prima dell’attingimento del meccanismo globale cui una corretta progettazione deve tendere affinché siano esplicate tutte le riserve plastiche della struttura. La teoria classica del calcolo a rottura trae spunto dalla seguente osservazione: se si suppone di far crescere i carichi di esercizio moltiplicandoli per un coefficiente di proporzionalità, verrà dapprima attinto lo stato limite di collasso in una o più sezioni del complesso (sia esso per flessione, taglio, sforzo normale…) e se la struttura è iperstatica e non si è provocato nessun meccanismo globale, è possibile far crescere ulteriormente i carichi che verranno ripartiti tra le zone non ancora elasticizzate. Al pervenire di un meccanismo si ha il crollo in corrispondenza del quale il moltiplicatore dei carichi prende il nome di “moltiplicatore di collasso”. Le strutture sottoposte ad incendio, a differenza di quelle dell’esempio precedente, non subiscono incrementi di carico nell’incendio me vedono decrescere la propria resistenza nel tempo. Le prime plasticizzazioni, pertanto, si verificheranno in quelle sezioni in cui la capacità portante alla temperatura raggiunta eguaglia le sollecitazioni dovute ai carichi agenti, mentre il collasso si verifica quando il numero di sezioni collassate è pari al numero di iperstaticità più uno (per il meccanismo globale). E’ quindi chiaro che la teoria del calcolo a rottura può essere impiegata per le strutture sottoposte ad incendio con la precisazione che il moltiplicatore di collasso non caratterizza la crescita dei carichi fino al crollo ma il decremento di resistenza della struttura. Il precedente concetto può essere tradotto in formule: Sia Rfi,d,0 la resistenza di calcolo di una sezione all’istante iniziale t = 0 Sia Efi,d il generico effetto dovuto ai carichi di progetto. 22 43° CORSO I.A. Luca Ponticelli Sia µ0 il coefficiente di utilizzazione della sezione avente il minore margine di sicurezza rispetto alla condizione di crisi. Esso è così definito: µ0 = Efi,d / Rfi,d,0 La crisi della sezione si verificherà quando l’effetto dei carichi Efi,d eguaglierà la resistenza di calcolo alla temperatura θ raggiunta (Rfi,d,θ): Efi,d = Rfi,d,θ Sostituendo a Efi,d l’espressione precedentemente fornita si ha: µ0 · Rfi,d,0 = Rfi,d,θ E’ possibile in genere esprimere la resistenza a freddo e quella a caldo in funzione della tensione di snervamento fy e fy,θ mediante un coefficiente (z) funzione della sezione e del tipo di collasso ipotizzato per la stessa (nel caso della flessione z è il guadagno plastico): µ0 · fy · z = fy,θ · z quindi, semplificando, la condizione di collasso della sezione diventa: fy,θ / fy = µ0 Poiché fy,θ = k · fy (k è il coefficiente di riduzione della tensione di snervamento introdotto dagli Eurocodici) si ha, sostituendo: k = µ0 La crisi dell’intera membratura si verifica quando il numero di sezioni collassate è sufficiente ad innescare un meccanismo. Detto f il moltiplicatore dei carichi al collasso (“fattore di struttura” funzione del grado di iperstaticità delle membrature e sempre maggiore di 1), la crisi globale si avrà quando: Efi,d = f · Rfi,d,θ E’ come se si fosse incrementata la resistenza della prima sezione che collassa. Ripercorrendo le fasi precedenti, si ricava la seguente espressione: k = µ0 / f Il fattore di struttura f riducendo il coefficiente di utilizzazione della sezione di fatto incrementa la capacità portante della membratura in caso di incendio. Il coefficiente di utilizzazione µ0, pertanto, può essere così meglio definito: µ0 = Efi,d / Rfi,θ,0 se la membratura è isostatica µ0 = Efi,d / (f · Rfi,θ,0) se la membratura è iperstatica A vantaggio di sicurezza l’Eurocodice 3 pone il fattore di struttura (f) pari all’unità. 23 43° CORSO I.A. 7.2 Luca Ponticelli Coefficienti di riduzione della tensione di snervamento (k) e temperatura critica Il coefficiente di riduzione della tensione di snervamento (k) con la temperatura (θ) può essere espresso in funzione della temperatura mediante una funzione che approssima i valori tabellati negli Eurocodici. Per quanto detto al paragrafo precedente, questa temperatura è la temperatura in corrispondenza della quale avviene il collasso della sezione (o della membratura) ed è definita “temperatura critica” θcr. In particolare: Acciaio 1 k y,θ = 3,833 − 482 θ39,19 0,9674 e + 1 = µ0 L’espressione della temperatura critica per l’acciaio è la seguente: 1 θ a,cr = 39,19ln − 1 + 482 3,833 0,9674µ 0 Un utile riferimento progettuale è costituito dalla temperatura critica in corrispondenza del fattore di utilizzazione µ0 pari a 0,5; per l’acciaio vale: θcr,0.5 = 585°C Alluminio Per le leghe di alluminio si utilizza una relazione funzione di quattro coefficienti A, B, C e D caratteristici dei materiali: 1 k y,θ = D C e θ −B A + 1 = µ0 Si riportano in forma tabellare i valori dei quattro coefficienti di cui sopra per l’interpolazione dei valori forniti dall’Eurocodice: Lega Trattamento C D A B EN AW-5052 EN AW-5052 EN AW-5083 EN AW-5083 EN AW-5454 EN AW-5454 EN AW-6061 EN AW-6063 EN AW-6082 O H34 O H113 O H32 T6 T6 T6 0,983 0,999 0,988 0,881 0,986 0,974 0,971 0,947 0,828 1,200 19,317 1,588 1,000 4,869 4,477 1,000 2,104 1,000 51,207 6,204 42,220 95,965 23,807 22,677 52,132 36,828 73,976 278,862 115,696 260,447 262,913 173,870 154,099 253,115 178,120 187,663 24 43° CORSO I.A. Luca Ponticelli L’espressione della temperatura critica per l’alluminio è la seguente: 1 θ al,cr = Aln − 1 + B D Cµ 0 Un utile riferimento progettuale è costituito dalla temperatura critica in corrispondenza del fattore di utilizzazione µ0 pari a 0,5; per le leghe di alluminio considerate essa varia da un minimo di 199°C ad un massimo di 294°C. Mediamente, pertanto, la temperatura critica delle leghe di alluminio vale: θcr,0.5 = 250°C circa 2,3 volte in meno dell’acciaio. Si vedrà in seguito che la resistenza al fuoco di una struttura in lega di alluminio in termini di tempo è circa dimezzata rispetto ad una analoga in acciaio! 8. CONCLUSIONI: ESEMPIO APPLICATIVO Nel presente paragrafo si riporta la verifica di una trave metallica utilizzando lo schema di trave semplicemente appoggiata. La verifica viene condotta nell’ipotesi che la membratura sia realizzata in lega di alluminio 6061 T6 (protetto e non) e in acciaio (protetto e non). Si utilizza il metodo della temperatura critica che presuppone la conoscenza del coefficiente di utilizzazione µ0 già definito nei paragrafi precedenti: µ0 = Efi,d / Rfi,d,0 Si ipotizza un coefficiente di utilizzazione pari a 0,6. La temperatura critica per l’alluminio in corrispondenza di tale coefficiente di utilizzazione vale: 1 θ al,cr = Aln − 1 + B D Cµ 0 A = 52,132 B = 253,115 con: C = 0,971 D = 1,000 θal,cr = 236 °C 25 43° CORSO I.A. Luca Ponticelli La temperatura critica per l’acciaio in corrispondenza del coefficiente di utilizzazione pari a 0,6 vale: 1 θ a,cr = 39,19ln − 1 + 482 3,833 0,9674µ 0 θa,cr = 554 °C Note le temperature critiche, dai nomogrammi riportati nella presente relazione (si ipotizza un fattore di forma Am/V (o Ap/V) pari a 100 m-1) si risale al tempo necessario affinché nella membratura venga raggiunta la temperatura critica e quindi si deduce la classe di resistenza dell’elemento. Si riportano i risultati delle verifiche nella seguente tabella. Tempo (min) Trave appoggiata q Classe L Alluminio non protetto εres 0,24 6,7 - Alluminio non protetto εres 0,56 5,3 - Alluminio protetto con vermiculite e cemento sp. 6,5 cm 106,5 REI 90 Acciaio non protetto 17,1 REI 15 Acciaio protetto con vermiculite e cemento sp. 6,5 cm 333,0 REI >180 Come si vede dalla tabella, la trave in alluminio non protetto ha una resistenza media di 5-7 minuti mentre la stessa trave in acciaio resiste per 17-18 minuti. Come si evince dai risultati riportati, la presenza di un congruo rivestimento protettivo aumenta notevolmente la resistenza di entrambi i materiali. Mediamente, in fine, una struttura in acciaio ha una classe di resistenza al fuoco pari a circa 2,5-3 volte la classe di quella in lega di alluminio a parità di condizioni e di carico. In generale, le strutture in lega di alluminio che debbono soddisfare requisiti di resistenza al fuoco devono essere protette. 26