STAR FORMATION RATE
E MORFOLOGIA
DELLE GALASSIE
formazione stellare
tecniche osservative
correlazioni morfologiche
Simone Callegari, Esame di Astronomia Extragalattica, 21 Aprile 2005
FORMAZIONE STELLARE
Collasso di una nube autogravitante
r
M, r, n, P, T
Se la dimensione di una nube è superiore a quella percorsa da un’onda
di pressione e densità nel tempo di free fall, essa non sarà in grado di
rispondere dinamicamente alle perturbazioni e rimanere in equilibrio.
Gli urti fra atomi o molecole possono tradursi in eccitazioni dei livelli
elettronici. Se l’elettrone eccitato perde energia emettendo fotoni, e
questi non vengono riassorbiti dal gas, si ha una perdita netta di
energia e quindi raffreddamento della nube. Questo meccanismo è
fondamentale, in quanto per avere formazione di stelle è necessario
rompere l’equilibrio viriale tramite cooling del gas:
HI
g
Infatti:
M Jeans  L
3
Jeans
H2
g
1/ 2
T 
r  
 r 
3
1/2
 M Jeans
stelle
3T 
1T 
   T  
2 r 
2 r 
3/2
r
3
T 1
r
 M Jeans  M Jeans
2
T 2
r
All’aumentare della densità, la nube può reagire in due modi:
- se MJeans aumenta, si ritorna in condizioni stabili
- se MJeans diminuisce, si ha instabilità, collasso e frammentazione
Supponendo per il gas un comportamento politropico, si ha:
Tr
g 1
T
r
 = (g  1)
T
r
Quindi:
M Jeans
1 r
3
= M Jeans   g  1  
2 r
2
Abbiamo dunque stabilità se g > 4/3 , e instabilità altrimenti.
Ricordando che g = 5/3 è la legge per una trasformazione adiabatica e
g = 1 quella per una isoterma, vediamo che, come anticipato, l’instabilità
si può avere solo se il gas irraggia l’energia termica che ne impedirebbe
il collasso. La frammentazione si arresterà eventualmente alla scala a
cui la nube non può più raffreddarsi perché opaca ai propri fotoni.
IMF e tempo di main sequence
Non è ancora certo con quale distribuzione di massa nascano le stelle,
né quali ne siano i limiti. Le funzioni di massa iniziale (IMF) più
comunemente usate sono la Salpeter:
dN  M  dM ,   2,3
oppure la Scalo, con pendenza diversa nei vari range di massa, e meno
ricca in stelle molto massive.
Da modelli di equilibrio stellare si ha inoltre che stelle più massive
hanno una maggior temperatura superficiale e un minor tempo di vita
sulla sequenza principale:
t MS  M
2.5
Ad esempio, una stella come il Sole ha tMS dell’ordine di 7 Gyr, mentre
una stella di 15 masse solari ha tMS di 10 Myr.
Poiché inoltre le stelle emettono pressoché come corpi neri perfetti, le
più massive, benché meno numerose, domineranno la luminosità delle
zone in cui si sono formate per un tempo comparabile con la loro vita di
main sequence. In particolare, per stelle di masse inferiori a quelle del
Sole:
5.5
L 1035  M / M

erg/s
mentre per stelle molto massive:
35
L 10
M / M 
3
erg/s
Quindi, se la funzione di massa ha forma universale, sarà possibile
trovare stelle massive in regioni in cui il processo di formazione stellare
(SF) si è arrestato da non più di qualche milione d’anni. Viceversa, la
fisica delle zone di alta SF sarà dominata da esse: vi sarà un intenso
campo di radiazione UV, un elevato flusso ionizzante, shock dovuti alle
esplosioni di supernova con conseguente arricchimento del mezzo
interstellare.
Partendo da queste considerazioni sono stati individuate le tecniche
osservative più efficaci per individuare queste zone e studiarne le
caratteristiche.
Fotoionizzazione
Mentre è necessario il raffreddamento del gas perché questo possa
formare stelle, una volta innescato il processo di SF il mezzo interstellare
viene riscaldato e ionizzato. All’equilibrio si avrà:

F
nHI  d  v
=  rec ne n p
h
0
 rec
10-13cm -3s -1
v
1017 cm 2
e se si indica con x la frazione di gas ionizzato, si ottiene:
x2
 1
=
(1  x )  rec nH


0
F
h
In questo modo, stabilendo il grado di ionizzazione e la densità di una
nube, è possibile ricavare la luminosità e temperatura delle stelle
nell’ambiente, e quindi anche stimare il massimo tempo che può essere
trascorso dalla loro formazione.
Poiché il gas ionizzato ha una certa probabilità di ricombinazione, si può
anche determinare la dimensione massima della regione che è possibile
ionizzare dato un certo flusso. Per trovare tale raggio (detto raggio di
Stroemgen) basta uguagliare il rate di ricombinazione con quello di
emissione e assorbimento dei fotoni ionizzanti. Se L è la distribuzione di
luminosità alla superficie della stella, si ha:
RS

0

L  N HI  r
dr N HI  d  v
e
=
h
0
RS

dr 4 r 2 rec N e N p
0
1/ 3

L 
3
 RS = 
d

 4 N H2  rec 

h

0



Per densità e dimensioni arbitrarie della nube, si distinguono:
- caso A: la nube è otticamente sottile ai fotoni da ricombinazione
- caso B: la nube è otticamente spessa, gli elettroni riassorbono i fotoni e
riemettono su tutta una serie di frequenze sino a tornare allo stato
fondamentale dal 2P o 2S. In particolare la transizione da 3S a 2S dà
origine all’H, una delle più importanti righe di emissione in zone di SF.
Un altro risultato importante è la proporzionalità fra il flusso emesso in
una certa riga e il flusso ionizzante proveniente dalle stelle massive.
Infatti la luminosità emessa, ad esempio, in H, sarà:
R
LH = h H  dr N H2 x 2 eff 4 r 2
0
e, confrontandola con le precedenti, si ottiene:
LH / h H

 d
L / h
 eff
=
 rec
0
Si ha inoltre l’equazione di Saha dal rapporto fra le probabilità di
occupazione dei livelli elettronici secondo Boltzmann, dopo aver
integrato nello spazio dei momenti, che dà informazioni su T:
ne n p
nHI
2 gi - E [ ion ] / kT
3/ 2
= 3
e
 2 me kT 
h gn
Star formation indotta
Se una nube è immersa in un ambiente ad elevato tasso di formazione
stellare, in essa si può innescare formazione di altre stelle indotta
dall’ambiente stesso. Partendo da una condizione di equilibrio:
4 r 2 dP = GMdM / r 2
dM
dP
Psurface
3
r

Pin
VdP = 
M cloud

0
GMdM
r
 3Vcloud Psurface  2U = 
Poiché
Vcloud  R3
mentre
Psurface
  R1, otteniamo:
A( M cloud , Tcloud ) B( M cloud )
=

3
R
R4
La pressione nel mezzo interstellare può aumentare a causa di vari
processi: fotoionizzazione, esplosione di supernove, vento stellare.
Se la dimensione della nube
è superiore a una certa
lunghezza caratteristica, a
una contrazione corrisponde
un aumento di pressione
interna che bilancia la
pressione dell’ambiente.
Se R è inferiore al raggio
critico (il punto di massimo
della curva), la nube non è
in grado di contrastare le
sollecitazioni dovute alle
esplosioni di supernova e
inizia il collasso indotto.
Psurface
Si ottiene un risultato del
tutto analogo a quello di
Jeans.
Psurface
A( M cloud , Tcloud ) B( M cloud )
=

3
R
R4
R
TECNICHE OSSERVATIVE
Traccianti dello SFR
- Colori integrati
- Continuo UV
- Continuo FIR
- Righe spettrali:
da ionizzazione e ricombinazione
da transizioni proibite
Traccianti del gas
- 21cm (idrogeno neutro)
- CO (idrogeno molecolare)
Colori integrati
Tramite modelli di sintesi ed evoluzione stellare si genera lo spettro
per una popolazione coeva di stelle. Popolazioni di età diverse
possono essere combinate linearmente e pesate sulla IMF in modo
da ottenere spettri per una galassia con formazione stellare
arbitraria.
Il continuo visibile è dominato da stelle di tipo intermedio. Stelle
giovani contribuiscono solo a parte del flusso in blu. Non si ha
quindi una relazione lineare fra SFR e (U - V).
Questa tecnica consente di comparare lo SFR medio in campioni di
galassie quando non è richiesta grande precisione. E’ soggetta a forti
errori dovuti a:
- arrossamento da polveri
- gradienti di abbondanza metallica
- variazioni nella IMF all’interno della galassia
All’aumentare di (U-V),
il rapporto SFR/L
cresce maggiormente in
bande più blu
Per colori rossi, anche la
parte blu dello spettro
è dominata da stelle
vecchie, e (U-V) è poco
correlato a SFR
Da Kennicutt 1998
Continuo UV
Un comportamento più lineare in funzione dello SFR può essere
recuperato nell’ultravioletto, dove il contributo di stelle di meno di 5
masse solari è trascurabile. Il range considerato è fra 125 e 250 nm, per
evitare gli effetti del Lyman break.
Kennicutt (1998) dà una conversione pressoché costante:
SFR(M yr -1 ) 1028 L (erg s-1 Hz -1 )
ottenuta per una IMF alla
Salpeter tramite modelli di
sintesi. Rispetto alle tecniche
che impiegano i colori
convenzionali, aumentano le
incertezze
dovute
all’estinzione (maggiore ad
alte frequenze) e alla forma
della IMF.
Continuo FIR
Regioni di intensa formazione stellare sono anche sedi di frequenti e
violente esplosioni di supernove, con conseguente elevata
concentrazione di polveri interstellari.
Una frazione consistente della luminosità bolometrica della regione
viene quindi assorbita dalle polveri e riemessa nell’infrarosso, nel
range 10 - 300 mm
Si possono osservare due componenti in questa banda: una più calda
(attorno i 60 mm) associata proprio alle polveri in zone ad alto SFR, e
una più fredda (più di 100 mm) dovuta al campo di radiazione
interstellare.
I fattori determinanti per la conversione LFIR / SFR sono:
- lo spessore ottico della polvere
- il contributo termico dovuto al campo di radiazione di stelle vecchie
Si ha elevato spessore ottico e riscaldamento trascurabile da stelle
vecchie, ad esempio, negli starburst nucleari delle IR-luminous
galaxies. In questo limite vale la relazione (derivata da modelli di sintesi
assumendo che la luminosità FIR dia una misura bolometrica della
luminosità di starburst):
SFR(M yr -1 ) 5 1044 LFIR (erg s-1 Hz -1 )
Nei bracci delle galassie a spirale lo
spessore ottico è molto variabile da
regione a regione, rendendo impossibile
ricorrere a ipotesi così semplici.
Nelle spirali early si possono osservare
elevate luminosità FIR e basse luminosità
UV e H.
E’ molto importante separare il
contributo del bulge e quello del disco,
proprio perché le diverse condizioni
fisiche conducono a differenti fattori di
conversione fra FIR e SFR.
NGC 6946 in banda K (2,2mm) e in ottico
Righe spettrali
Una caratteristiche molto sensibile al tipo di Hubble di una galassia
è la presenza e l’importanza dellle righe di emissione nel suo spettro.
OII
H
OIII
SII
Da Kennicutt 1998
Righe di ricombinazione
Il flusso ionizzante che determina l’importanza delle righe di
ricombinazione è dato sostanzialmente da stelle di > 10M e con vite
inferiori ai 20 Myr. Per determinare lo SFR si utilizza in genere la
larghezza equivalente della riga H (656.3 nm), ottenuta sottraendo al
flusso della riga il flusso del continuo circostante. In questo modo si
ottiene informazione sullo SFR istantaneo della galassia, senza
contributi dalla precedente storia di formazione
stellare. Per righe di ricombinazione nel caso B si
ha la calibrazione:
SFR(M yr -1 ) 8 1042 LH (erg s-1 )
NGC 6946 in ottico e in H.
Questo metodo ha il vantaggio di essere fortemente sensibile allo
SFR e di sfruttare direttamente l’accoppiamento fra il flusso
ionizzante delle stelle più massive e la fisica del loro ambiente.
Le principali fonti di incertezza nell’utilizzo del flusso H sono:
- sensibilità a estinzione e IMF
- possibilità di fuga della radiazione ionizzante
Per evitare il problema dell’estinzione si ricorre alla misura di righe
di ricombinazione nell’infrarosso, che sono poco affette da
assorbimento. Esse però hanno flussi assai inferiori a quello dell’H.
Le stime sulla frazione di radiazione che sfugge alle zone di star
formation vanno dal 3% sino a oltre il 90%. La forte dipendenza
dalla geometria della singola regione può essere aggirata, e la
percentuale della radiazione persa ridimensionata, se si considera
che ciò che interessa ai fini delle osservazioni è la frazione di
radiazione che sfugge all’intera galassia.
Transizioni proibite
Per osservazioni ad alto redshift è necessario servirsi di traccianti
della formazione stellare a piccole lunghezze d’onda. La più intensa
riga nel blu è quella dell’OII, un doppietto di transizione proibita, in
particolare:
2
D3/ 2  4 S3/ 2
 =372.6nm
2
D5/ 2  4 S3/ 2
 =372.9nm
Le righe proibite non sono direttamente accoppiate con la luminosità
ionizzante, ma possono essere calibrate su campioni di cui si
conosce, ad esempio, anche la larghezza equivalente H:
-1
41
-1
SFR(M yr ) 10 LOII (erg s )
Il fattore di conversione può variare in funzione dell’abbondanza
degli elementi nel gas, dell’assorbimento (che affligge l’OII più
dell’H), e dello stato di ionizzazione del gas.
Traccianti del gas
Idrogeno molecolare e CO
Il passaggio alla fase molecolare ( T 20K, n>100cm-3 ) è parte
del processo di cooling che porta dalle nubi di HI alla formazione
delle stelle. A causa della simmetria della molecola, però, l’idrogeno
molecolare non può emettere come dipolo.
La seconda molecola più abbondante nell’ISM è il CO, che è anche il
principale responsabile del cooling per temperature attorno ai 10 K .
Si ha in genere
n(CO)
10-4  105 n( H 2 )
e poiché questa molecola ha un momento di dipolo permanente, può
fare cooling con transizione fra gli autostati rotazionali, fino alla
transizione più bassa, J=1
0 , con energia di 5,5 K (115 Ghz) .
Idrogeno neutro
L’idrogeno atomico (neutro) è rilevabile in radio a 21cm,
corrispondenti alla transizione di spin-flip dell’elettrone in
interazione con il protone. Se A21 è il coefficiente di emissione
spontanea per la transizione ( 2,87 10-15 s-1 ), e considerando che lo
stato a spin paralleli ha peso statistico 3 (tripletto), mentre lo stato di
arrivo 1 (singoletto), si può ricavare la massa in HI:
(3  1) L21cm
mH  H = mH
3 A12 h 21cm
T (K)
n (cm-3)
stato
H2, CO
20 - 50
103 - 105
molecolare
HI
100
1 - 102
atomico
HII
10000
1
ionizzato
CORRELAZIONI MORFOLOGICHE
Seguendo la classificazione estesa di Hubble (Ellittiche, Spirali,
Spirali barrate, Irregolari), si nota come non solo la morfologia
qualitativa, ma anche i parametri strutturali e fisici delle galassie
varino con continuità da un tipo all’altro.
Galassie early-type sono in media più rosse di quelle late-type.
In particolare, nel passaggio da ellittiche a spirali si nota un
decremento degli indici di colore (indici di colore più bassi denotano
spettri più blu), mentre fra le galassie più late <(B - V)> resta
pressoché costante.
Questo è sintomo del basso SFR che caratterizza le ellittiche rispetto
alle spirali, ed è in accordo con la scarsa emissione H e la bassa
concentrazione di gas osservata nelle prime. Le teniche descritte
concordano, nelle varie survey, a dare SFR virtualmente nulli in
ellittiche e S0, sino a 1000M yr 1 in spirali con forti starburst.
M87
M74
All’interno delle galassie a spirale si individuano due diverse regioni
in cui è possibile trovare un elevato SFR, in associazione a condizioni
diverse:
- formazione stellare nel disco: la produzione di stelle si innesca
all’interno dei bracci a spirale, oppure la formazione dei bracci
avviene per gli stessi meccanismi di instabilità dinamica che
favoriscono la star formation
M51: in alto immagine
ottica, a destra in banda H
(rosso) e Hb (verde).
- starburst circumnucleare: associato a un’elevata luminosità IR del
bulge e forse alla presenza di barre e instabilità da interazioni
mareali
NGC7771: in alto, immagine nel
visibile (HST); a destra, in banda K
(Reunanen et al. 2000).
SFR nel disco
Da Kennicutt 1998
Poiché lo spettro continuo dà una misura della massa in stelle
prodotta dalla galassia nel passato, la larghezza equivalente H può
essere messa in relazione con il birth-rate parameter:
b  SFR /  SFR > past
Si nota che in generale b può assumere valori più elevati in tipi più
late, ma è evidente anche un aumento nella dispersione. Le cause
possono essere variazione nel contenuto di gas e interazioni mareali.
Nelle spirali early vi può anche essere contaminazione dello spettro
da parte del bulge, con diminuzione del netto H misurato. Nelle
late, invece, la buca di potenziale meno ripida rallenta l’accumulo del
gas e la SF, producendo così stelle a ritmo più lento e costante.
Se si media lo SFR sulla densità colonnare, la dispersione aumenta,
mentre il trend generale si fa più debole. Ciò è in parte dovuto alla
maggiore estensione e minor brillanza superficiale dei dischi nelle
galassie più late.
Le galassie barrate non presentano differenze significative nello SFR
del disco rispetto alle spirali.
Legge di Schmidt
Schmidt (1959) propose una legge di potenza che correla lo SFR con
la densità di gas presente:
SFR  r
n
gas
SFR  
n
gas
Se la formazione stellare avviene alla
fine del processo a catena che porta
dall’idrogeno atomico a quello
molecolare e infine al collasso, ci si
aspetta che questa legge leghi lo SFR
alla densità colonnare di H2 .
La correlazione (Kennicutt 1998a) è
però quasi assente per spirali poco
brillanti in B (in bianco), anche se
migliora per quelle più luminose (in
nero). Questo è in parte dovuto a
variazioni nella metallicità e nella
conversione CO/H2 .
Si rileva anche una correlazione stretta fra densità colonnare di HI
all’interno del raggio ottico della galassia e SFR. Ciò può essere
dovuto essenzialmente al fatto che lo schema a blocchi per la star
formation trascura fenomeni che
correlano direttamente lo SFR anche
alla densità di idrogeno atomico,
oltre che a quella di H2 .
Viceversa, la densità di HI dipende in
qualche misura dallo SFR, a causa
della fotodissociazione delle molecole
di H2 da parte delle stelle più giovani
e massive.
Ne segue che è possibile individuare
una correlazione più stretta sotto
forma di legge di Schmidt fra la
densità colonnare totale di gas (HI +
H2) e lo SFR.
Da Kennicutt 1998
Nel grafico le galassie sono suddivise per morfologia: Sa-Sab sono
triangoli, Sb-Sbc cerchi vuoti, Sc-Sd cerchi pieni, la croce è una Irr.
Le linee tratteggiate sono rette a efficienza costante di conversione di
gas in stelle, espresso in
frazioni della massa di gas
per 108 yr.
Gran parte della dispersione
nella relazione è dovuta al
fatto che entrambe le
quantità
sono
mediate
sull’intero disco, e alla
variazione nel contenuto in
gas anche fra galassie dello
stesso tipo.
Da Kennicutt 1998
I fit (calcolati con tecniche
diverse) danno esponenti di
1,4 e 2,4 . In letteratura il
primo valore è generalmente
accettato come standard.
Motivazioni fisiche
Una legge di Schmidt con esponente di 1,5 o leggi simili possono
essere giustificate sulla base di semplici considerazioni fisiche.
Se da un lato questo può essere una conferma della validità della
correlazione osservata, dall’altro ciò implica che la legge da sola non
ci fornisce ulteriori informazioni sui processi specifici che
intervengono nella produzione di stelle.
1) Ipotizzando che lo SFR sia direttamente proporzionale alla densità
di gas disponibile, e inversamente proporzionale al tempo necessario
per il collasso, si ottiene immediatamente:
SFR 
r gas
t freefall

r gas
Gr 
gas
1/ 2
 r 1.5
gas
2) Considerando la correlazione fra presenza di bracci a spirale e
SFR, si può ipotizzare che la formazione stellare sia favorita, durante
il moto di rivoluzione del gas a frequenza W(R), dalla compressione
periodica dovuta al passaggio di una perturbazione (spiral pattern)
con Wspiral<< W(R) . Se allora
SFR  W( R)  W spiral  W( R)
otteniamo
SFR   gas W( R)   gasV ( R) / R
e anche, per zone in cui la curva di rotazione si appiattisce,
SFR   gas R
1
3) E’ stata proposta (Boissier et al. 2003) una legge che combini la
Schmidt con la precedente, per ottenere
SFR   R
n
gas
1
Soglia di densità critica: argomento di Toomre
Ci sono evidenze (Kennicutt 1989, Martin & Kennicutt 2001, Boissier
et al. 2003) del fatto che la formazione stellare può accendersi solo al
di sopra di una densità di soglia del disco gassoso.
Se una certa zona circolare del disco, di massa
M =  0  R 
2
subisce una contrazione dell’ordine di , si ha un aumento di
pressione
p  p0   c
2
sound
r
e quindi una forza per unità di massa diretta verso l’esterno di
p
2
csound
Fout = 

r
R
Questo aumento di pressione andrà confrontato con l’aumento di
forza di autogravitazione, diretta verso l’interno della sovradensità.
La forza gravitazionale sarà data da
Fin

GM
 R 
2
  G 0
Si ha quindi stabilità se
2
csound
Fin  Fout  R 
G0
Se consideriamo anche la rotazione propria della sovradensità,
abbiamo un’ulteriore contributo alla stabilità dato dall’incremento di
forza centrifuga per unità di massa
Frot
 W2 R
con l’ulteriore condizione di stabilità
G 0
R > 2
W
Combinando i due risultati, si ottiene una stima della condizione
affinché si abbia stabilità a tutte le scale:
csound W
>1
G 0
La quantità a sinistra viene generalmente indicata con Q (detto
parametro di Toomre). Un risultato analogo vale anche per dischi
stellari e non gassosi.
Si può scrivere un’espressione più utile osservativamente in termini
della densità colonnare di soglia utilizzando la frequenza epiciclica
1/ 2
V  R dV 
W = 1.41 1 

R  V dR 
con la quale si ha, per curve di rotazione piatte (Kennicutt 1989):
2
1
thres ( M pc ) 0.6 V (km s ) / R(kpc)
Correlazione tra SFR e struttura a spirale
1) Bracci e SF nascono dalla stessa instabilità
Una teoria dinamica che correla la presenza di bracci e un elevato
SFR parte dall’instabilità di Toomre. Se una zona del disco collassa e
innesca formazione stellare, la perturbazione può estendersi a raggi
più piccoli e più grandi, acquistando la forma a spirale a causa della
rotazione differenziale.
M33: immagine ottica e, a destra, H in rosso
Galassie con bracci ben
delineati dovrebbero avere
SFR più elevati globalmente,
oltre che localmente.
In quest’ottica, i filamenti di gas
che costituiscono lo scheletro dei
bracci a spirale si formano dal
propagarsi della perturbazione
dovuta alle grandi regioni ad alto
SFR situate a metà della loro
lunghezza.
NGC300
2) La SF si concentra nei bracci a spirale
Un’altra forte evidenza osservativa è la scarsa correlazione fra la
definizione e importanza dei bracci e lo SFR mediato sul disco.
Se la formazione stellare è correlata alla densità del gas, è possibile
che l’elevato SFR locale riscontrato lungo i bracci sia legato solo
all’accumulo di gas costituente le onde di instabilità, senza che ciò si
traduca in un aumento globale della produzione di stelle.
Da Elmegreen & Elmegreen 1986
SFR( M 51) 0.24M yr 1
A sinistra: M51 in ottico
e in H. Lo SFR segue
l’onda di densità dei
bracci a spirale.
A destra: NGC4414,
in ottico e in H. La
distribuzione del gas
è più uniforme e lo
SFR distribuito
nell’intero disco.
SFR( NGC 4414) 1M yr 1
Star formation circumnucleare
La seconda regione dove è possibile trovare elevato SFR è nel nucleo
delle spirali. Lo starburst in questa regione di elevata densità è per lo
più oscurato, ed è rivelabile in FIR dove emettono le polveri
riscaldate dalle stelle massive e dalle supernove.
In figura (da Kennicutt 1998), oltre
a dati di galassie luminose in IR, è
mostrata una linea continua
indicante un rapporto M / L tipico
della Milky Way, mentre la linea
tratteggiata dà la luminosità limite
per una galassia che converte il
100% della propria massa gassosa
in stelle in un tempo dinamico.
E’ evidente il carattere “estremo”
dei parametri fisici di uno starburst
nucleare.
Al variare della morfologia, la luminosità totale IR mostra variazioni
inferiori a quanto ci si
aspetterebbe, invece, se
essa seguisse l’andamento
del flusso nel blu. Parte di
questa differenza può
essere spiegata in termini
di riscaldamento delle
polveri causato dal campo
di radiazione delle stelle
vecchie, ma nelle zone
centrali (che nelle galassie
early ospitano una più
elevata frazione di gas
molecolare) il flusso IR
può
anche
essere
prodotto da starburst
fortemente oscurati, in
cui non è possibile
trovare segni di H .
Da Devereux & Hameed 1997
Le caratteristiche fisiche degli starburst nucleari differiscono da
quelle delle regioni di star formation del disco.
Disco
Nucleo
Raggio (kpc)
1 - 30
0.2 - 2
SFR ( M yr 1)
0 - 20
0 - 1000
106 - 1011
106 - 1013
Tempo scala (Gyr)
1 - 50
0.1 - 1
Densità del gas ( M pc 2)
1 - 100
102 - 105
0-2
0 - 1000
0 - 0.01
1 - 1000
Luminosità bol. ( L )
Spessore ottico
SFR ( M yr 1kpc 2)
L’elevata densità e le piccole dimensioni si traducono in un
abbreviamento dei tempi scala e in un aumento delle densità
colonnari, in accordo con la legge di Schmidt.
E’ possibile unire i dati relativi a entrambe le regioni: sia per una
legge del tipo SFR  ngas , sia per una forma SFR   gas W( R) , i
punti giacciono attorno alla stessa retta (nel primo caso, con n=1.4).
In realtà è necessario considerare anche i due diversi metodi
impiegati per la determinazione dello SFR nei due campioni; un
errore nella conversione da CO o dall’emissione FIR potrebbe
modificare l’offset relativo dei punti portando a un incremento o
decremento dell’esponente nella legge di Schmidt.
Da Kennicutt 1998
La legge
SFR   gas W( R) può
anche essere scritta come
SFR   gas / t dyn
dove si identifica il tempo dinamico con il periodo di rotazione al
raggio mediano della formazione stellare. Una legge di questo tipo
implica che la regione trasforma una frazione fissata del proprio gas
in stelle ad ogni rivoluzione.
E’ da notare che, poiché la pendenza della legge di Schmidt è
superiore a 1, che è il coefficiente angolare delle rette a efficienza
costante, maggiori sono le densità alle quali si verifica la formazione
stellare, maggiore è l’efficienza di conversione del gas in stelle.
Se si considera il secondo tipo di legge, la stessa conclusione deriva
dai tempi dinamici più brevi che caratterizzano le regioni nucleari e
ad elevata densità.
Questa non linearità si traduce anche nel carattere di starburst tipico
delle zone nucleari, in contrasto con lo SFR costante o in aumento (b
> 1) dei dischi delle galassie più late, meno densi in gas, con
potenziali meno profondi e tempi dinamici più lunghi.
SF nucleare e morfologia globale
Nuclei con spettri tipici delle regioni HII
sono più frequenti fra le spirali late.
D’altra parte, le luminosità H dei nuclei
(corrette per l’estinzione) sono più
elevate nelle spirali early.
Varie cause possono concorrere
determinare queste tendenze:
a
- ci si attende che il flusso H sia
superiore nelle spirali early per
definizione, avendo esse un bulge più
prominente
- più grande e massivo è il bulge,
maggiore sarà il suo spessore ottico;
questo può portare a effetti di
oscuramento e quindi a una sottostima
del numero di spirali early con starburst
nucleare
Effetto delle barre
Mentre le barre non sembrano favorire lo
SFR nel disco, come anche la presenza di
bracci ben tracciati, esse sembrano
correlate con lo starburst centrale. E’
probabile che le barre si formino per
destabilizzazione del gas, con conseguente
caduta verso il centro galattico e innesco (o
alimentazione) di un violento processo di
formazione stellare.
Ho et al. (1997) notano che l’incidenza di
nuclei con starburst (e, incidentalmente, di
AGN) è di poco superiore nelle galassie
barrate rispetto a quelle semplici. Tuttavia
le barre nel loro campione sembrano
favorire almeno una maggior efficienza
nella formazione stellare nucleare, come si
vede dalle più elevate EW(H).
Da Ho et al. 1997 (anche pag. prec.)
NGC1300
BIBLIOGRAFIA
Binney & Tremaine, GALACTIC DYNAMICS, Princeton
Mihalas & Binney, GALACIC ASTRONOMY, Freeman
Kennicutt, 1998, ARA&A 36, astro-ph/9807187
Kennicutt, 1998 (a), ApJ 498: 541-552
Kennicutt, 1989, ApJ 344: 685-703
Elmegreen 2002, astro-ph/0207114
Devereux & Hameed, 1997, Astron. Journ., 113, 2
Ho, Filippenko, Sargent, 1997, ApJ 487: 591-602
Boissier, Prantzos, Boselli, Gavazzi, 2003, astro-ph/0309372
Elmegreen & Elmegreen, 1986, ApJ 311: 554-562
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