Gruppo Focus 12 Passi
Relazioni d’amore e dipendenze: dal deserto alla speranza
Esperienze di Terapia di Gruppo con Uomini
Maltrattanti
Dr. Andrea Cicogni
Psichiatra ASF 10 Firenze
Vice Presidente
CAM (Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti) ONLUS
Il 17% delle donne tra i 16 e i 70 anni
ha subito nel corso della sua vita
una violenza da un partner o expartner.
Il 26,4% delle donne tra i 16 e i 70
anni ha subito nel corso della loro
vita una violenza/molestia sessuale.
Il 5,8% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha
subito stupri o tentati stupri nel corso della
loro vita.
Mentre le molestie/violenze sessuali sono più
di frequente opera di sconosciuti, l’inverso
accade per gli stupri:
 Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di
partner;
 Il 17,4% di un conoscente;
 Il 6,2% è stato opera di estranei.
Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono
denunciate, il sommerso raggiunge:
 il 95,3 % delle violenze da un non partner;
 il 92,5 % di quelle da partner.
Solo il 20% delle donne che hanno subito violenza
fisica o sessuale in famiglia considera la violenza
subita come un reato:
 il 45% lo considera qualcosa di sbagliato ma non
un reato;
 il 33,5% lo considera solo qualcosa che è
accaduto.
Più di un terzo delle vittime non avevano parlato con
nessuno della violenza subita.
TOSCANA:
- il 5,6% ha subito violenza fisica o sessuale
- il 3,2% ha subito violenza fisica o sessuale dal
partner o ex partner
Se il 3,2% delle donne in Toscana tra i 16 e i 70
anni ha subito violenza significa che:
41683 donne hanno subito negli ultimi 12 mesi
violenza fisica o sessuale da un partner o ex-partner.
FIRENZE
Se il 3,2% delle donne di Firenze tra i 16 e i 70 anni
(130.195) subisce violenza significa che:
4166 donne hanno subito negli ultimi 12 mesi
almeno una violenza fisica o sessuale da un partner
o ex-partner.
In Italia ogni 3 giorni viene uccisa una donna
dal partner o ex-parter:
Nel 2005 sono state 84
Nel 2006 sono state 101
Nel 2007 sono state 107
Nel 2008 sono state 113
Nel 2009 sono state 119
Nel 2010 sono state 127
Nei Servizi di Salute Mentale
• Facilmente si può minimizzare o spesso non
•
identificare affatto la violenza. La diagnosi ed il
trattamento del disturbo mentale può senza
volerlo distrarre l’attenzione dal problema della
violenza e da mettere in atto ciò che è utile per
interromperla e creare un livello di sicurezza per
la vittima.
Rischi della eccessiva psicologizzazione data
dalla convinzione che solo identificare e trattare
la psicopatologia sottostante può portare ad una
cessazione della violenza.
Trattamenti nei Servizi Sanitari e
della Salute Mentale
• Spesso sono inefficaci o addirittura dannosi,
•
•
frequentemente non riescono a diagnosticare e
mettere a fuoco il problema della violenza
domestica.
Danno spesso il messaggio che le donne
maltrattate sono malate e che “almeno in parte”
la violenza è colpa loro.
Portano all’uso (sbagliato o eccessivo) di farmaci
per la donna, alla consulenza di coppia e non
pongono attenzione alla sicurezza della donna.
Criticità nell’identificazione della
violenza e dell’uomo maltrattante
• La negazione e la manipolazione messe in atto
•
•
•
sono in genere ben condotte e seducenti.
Il maltrattante può apparire molto razionale,
sano, “together”.
Qualora ammetta la violenza può apparire
sinceramente pentito e scusarsi profondamente.
può riuscire a far passare la violenza come
momentanea o giustificata; o causata dall’uso di
alcool o sostanze; o comunque problemi
depressivi ecc.
Esempi di Minimizzazione e
Giustificazione
•
•
•
•
•
•
•
•
•
MINIMIZZAZIONE
L’ho soltanto minacciata.
Sono qui in quanto obbligato ma…
Le ho solo dato uno schiaffo
Non l’ho mai picchiata davvero
Abbiamo avuto una scaramuccia da innamorati
Le vengono i lividi facilmente
Credo che si sia impaurita (senza motivo)
La situazione si è un po’ riscaldata
E’ stato solo un piccolo bisticcio
Giustificazione e colpevolizzazione
della vittima
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Le cose sono andate fuori controllo
Le ho dato un buffetto
Ho solo un cattivo carattere
Ero ubriaco
Ha toccato i miei punti deboli
Mi ha spinto troppo oltre
Mi sono solo difeso
E della SUA violenza allora che ne dice?
Con me diventa sempre isterica
F.A.Q.:Chi sono i maltrattanti?
• Non esiste al momento (e forse non
esisterà mai) un profilo preciso o una
tipologia capace di predire il
maltrattamento. Abbiamo un
“PARADOSSO DELLA NORMALITA’ “
• Tuttavia qualche tentativo di
classificazione è stato fatto…
Gondolf 1988
Suggerisce un continuum tra
• Sporadico
• Cronico antisociale
• Sociopatico
Saunders, 1992
• Family only: controllati e controllanti con
alto livello di violenza psicologica
• Generally violent: patologia grave del
Super Io, assenti sensi di colpa e
coinvolgimento emotivo.
• Emotionally volatile: dipendenti dalla
presenza della partner, aggressioni cicliche
seguite da pentimenti.
Dutton, 1995
• Molti hanno sintomi di un PTSD
Mix di umiliazione, vergogna e abuso
Jacobson and Gottman, 1998
• Pitt Bulls: (hot blooded maggior frequenza cardiaca ed
emozioni durante l’abuso) comportamento violento con
chi amano, gelosi, hanno paura dell’abbandono, si
arrabbiano molto, stalker, aumento arausal, più trattabili
in terapia riabilitativa.
• Cobra:(cold hearted battito cardiaco basso e meno
emozioni durante la violenza) aggressivi verso tutti
anche animali domestici, più emotivamente indipendenti,
si calmano quando diventano aggressivi, uso più
frequente di armi e coltelli, uso di sostanze, più
facilmente pregiudicati, più difficili da trattare.
Tendenzialmente sociopatici.Quando arriva la Polizia li
trova calmi ed adeguati con la partner agitata ed urlante
(talora arrestano la persona sbagliata o dual arrest..!)
Elisabeth Gilchrist et al. 2003 identifica due
grossi gruppi:
• 1) BORDER-LINE/ DIPENDENTI EMOTIVI
• 2) NARCISISTICI/ANTISOCIALI
Border-line/Dipendenti emotivi:
• Alto livello di gelosia, alto livello di dipendenza
interpersonale, alto livello di rabbia e bassa
autostima, disforici, emotivamente volatili,
possono più facilmente soffrire di ansia e
depressione, incolpano sempre gli altri o le
circostanze esterne (locus of control esterno),
possono aver sperimentato abusi fisici e
sessuali, hanno una modalità di attaccamento
insicuro, pensieri autolesivi o suicidari, la rabbia
viene vissuta come parte dell’intimità, se troppo
confusi o distruttivi difficili da tenere in un
gruppo.
Narcisistici/Antisociali
• Prevalentemente ANTISOCIALI: uso di alcool e
•
•
droghe, tendenza a vestire i panni del macho,
difficoltà ad essere empatici, patologia grave del
SuperIo (assenza di colpa)
Prevalentemente NARCICISTI: tendono ad
essere paranoici e narcisisti, rispondono in modo
socialmente desiderabile
Gruppo a bassa patologia prevalentemente
narcisistica, moderate attitudini macho,
atteggiamenti socialmente desiderabili, bassa
rabbia, assente ideazione suicidaria, non abusati
nell’infanzia.
In conclusione tuttavia:
• Il livello di psicopatologia non predice la i nuovi episodi
•
•
•
di maltrattamento
Sebbene il livello di psicopatologia richieda un
trattamento, non è probabile che questo risolva la
violenza in sé.
In alcuni casi la diagnosi puo’ essere tautologica (es.
disturbi di personalità)
Interventi inadeguati (individuali, o familiari o di coppia)
che non abbiano una posizione chiara sulla violenza, che
è prima di tutto un problema legale e non
psicopatologico, possono essere non solo inutili ma
iatrogeni e fortemente pericolosi.
F.A.Q. “..ma perché non lo
lasciano?”
• Chi lavora con donne maltrattate sa che questo è spesso
•
•
•
un obiettivo non un punto di partenza.
“Ciclo della violenza”:1)relazione normale 2) scoppio
della violenza 3) fase delle scuse rimorso pentimento
(sottile richiesta di aiuto e colpevolizzazione della donna
che non lo capisce ed inizio nuovo ciclo.
Paura di ritorsioni, problemi pratici, mancanza di risorse
o alternative.
Impotenza appresa, “Donne che amano troppo” ma
ATTENZIONE: parlare di masochismo, collusione ecc. per
donne che non hanno alternative sociali ed economiche
ecc. è spesso aggiungere violenza a violenza.
Il Ciclo della Violenza– Lenore Walker, 1979
Episodio di Abuso
Fase Luna di Miele
Crescere della
tensione
F.A.Q. “..e gli uomini maltrattati?
• Esistono, anche se in numero esiguo e alcuni vivono la
stessa situazione di vergogna, di impossibilità a lasciare
il/la partner (tuttavia non appaiono terrorizzati, come le
donne che vengono ferite più gravemente) ecc.
• Vi sono ricerche effettuate in Comunità specifiche
(Esercito USA, gruppi gay/lesbian, dati raccolti dalla
Polizia che interviene in emergenza “dual arrest”)
• False denuncie: esistono, ma in linea con gli altri reati.
mentre di sicuro il 93% delle violenze fisiche e sessuali
NON viene denunciato.
Creare una bilancia motivazionale
basta sull’analisi Costo/Beneficio
•
•
•
•
•
Benefici dell’Abuso
Mi calma la tensione
Sta zitta per un po’
Mi salva dal sentirmi
ferito
…
…
•
•
•
•
•
Costi dell’Abuso
Mia moglie mi può
lasciare
Non mi parla più
Dopotutto mi sento in
colpa
I miei figli hanno
paura di me
…
Costo/Beneficio della Nonviolenza
Benefici della
nonviolenza
• Mi fa essere me
stesso
• Mi fa vergognare di
meno
• Sperimento l’intimità
•…
•…
Costi della Nonviolenza
• Mi sento vulnerabile
• Non faccio sempre ciò
che voglio
• Devo ascoltare le
critiche
• Richiede maggior
sforzo
•…
Rabbia e stress ?
• Chiamare in causa la perdita di controllo,
•
•
problemi di rabbia o di stress è una credenza
comune.
In realtà solo il 5-10% dei maltrattanti ha
difficoltà a controllare la rabbia e l’aggressività.
Più che essere “fuori controllo” il comportamento
è “controllante”.
Chiamare rabbia ogni sentimento è sbagliato,
spesso c’è paura, sentirsi ferito, gelosia,
sensazione di impotenza, preoccupazione ecc.
F.A.Q. “Cosa si fa nel mondo per
trattare i maltrattanti?”
• Dai primi programmi negli anni settanta in USA
(Emerge a Boston, Amend a Denver, Duluth in
Minnesota) si sono sviluppati numerosi
Programmi e Centri di trattamento nel mondo.
Un’indagine dell’Organizzazione Mondiale della
Sanità del 2003 ne censisce la presenza in
almeno 36 nazioni del mondo. L’Italia sconta un
ritardo culturale e legislativo, anche rispetto alle
Raccomandazioni del Consiglio d’Europa (2005)
che incoraggia programmi d’intervento con gli
autori. Cfr. Linee Guida CAM
MISSION DEL PROGETTO
 Nasce
nel 2009 come progetto sperimentale promosso
dall’Associazione Artemisia in collaborazione con la ASL 10 di
Firenze e con il finanziamento del Cesvot Innovazione. Si
costituisce in Associazione Onlus a Novembre 2009.
L’obiettivo del lavoro con uomini maltrattanti é quello di
eliminare la violenza maschile sulle donne attraverso:
 la promozione di programmi di cambiamento rivolti a
maltrattanti;
 il miglioramento della sicurezza delle vittime della
violenza;
 l’impegno nel promuovere il cambiamento sociale
Programmi internazionali ed europei di
trattamento per maltrattanti a cui si ispira il
Centro:
• Emerge, Boston
• Progetto MUVI - ATV, Oslo
• MRS – Men’s Referall System, Australia
• Fundación Instituto de Reinserción Social (IReS) –
Barcellona
• Vir Es – Ginevra
• Linee guida internazionali ed Europee (ad es:
Consiglio d’Europa – 2005) che incoraggiano
programmi di intervento per maltrattanti
I SERVIZI OFFERTI
• Sito web
• Linea telefonica dedicata con operatori
specializzati
• Colloqui di valutazione individuali
• Contatto con la partner
• Gruppi psico-educativi, co-condotti
(uomo-donna)
Lavorare con i maltrattanti: alcuni
elementi chiave per un programma
efficace
• Confrontare i meccanismi di negazione, minimizzazione.
•
•
Cambiare la distorta concezione di mascolinità che
favorisce la violenza. Accettare di essere i responsabili
del proprio comportamento violento.
Essere attenti alla sicurezza della vittima
Gli altri professionisti che entrano in contatto con il
maltrattante debbono dare un chiaro ed univoco
messaggio che la violenza è inaccettabile e considerare i
maltrattanti responsabili della propria violenza. Necessità
di un lavoro in rete con i Servizi Pubblici e del Privato
Sociale. Necessità di una crescente intolleranza della
violenza domestica nella società civile.
Utilità del lavoro in gruppo
• Il riconoscimento in gruppo della violenza
•
•
attuata in privato riduce i meccanismi di
negazione e minimizzazione.
Il gruppo permette meglio una decostruzione
della visione e costrutti sociali relativi alla
violenza domestica.
Il gruppo massimizza il sistema di sostegno e
permette di confrontare la violenza e gli
atteggiamenti verso le donne senza diventare
avversari.
Modalità e temi del lavoro in
gruppo:
• Aiutare l’uomo a riconoscere il proprio comportamento violento ed
•
•
•
•
•
•
•
abusante. (capire ciò che si intende per abuso e quali ne siano le
forme)
Analisi delle scuse e razionalizzazioni per ridurre il diniego, la
negazione, la minimizzazione e attribuzione della colpa alla vittima
Riconoscimento degli effetti della violenza sulla partner e sui
bambini.
Analisi dei Costi/Benefici della violenza
Modifica delle convinzioni e valori sulla mascolinità
Sviluppo di strategie per evitare la violenza futura
Analisi delle modalità relazionali della famiglia di origine
Check-in continuo dei sentimenti provati nella relazione con la
partner nella settimana e poi nei confronti del gruppo: riconoscere
ed esprimere sentimenti di vulnerabilità, timore dell’abbandono ecc.
F.A.Q. “ma in definitiva servono a
qualcosa questi programmi?”
 La metanalitica di 302 ricerche, fatta da Lipsey e Wilson nel 1993,
mostra, ad eccezione di 6 studi, risultati positivi statisticamente
significativi.
 Scott nel 2004 analizzando i 40 programmi del Quebec stima che gli
uomini sottoposti al trattamento non recidiva nei due terzi dei casi
in termini di violenza “fisica”. Sebbene sia alti i tassi di abbandono
durante il trattamento.
 Gondolf nel 2004 ha analizzato 40 ricerche di valutazione dei
risultati apparse su riviste scientifiche che hanno mostrato come
complessivamente tra 50 e 80% dei partecipanti non ha commesso
violenze fisiche nel follow-up tra 6 mesi ed un anno.
 La “just put them in jail” response se utile come segnale forte e
dissuasivo in alcune ricerche, in altre può da solo non servire anzi
molti tornano a vivere dopo essere stati tolti di mezzo per un
periodo con la vecchia partner o agiscono violenza con nuove
partners (fino al 93% dei casi).
Conclusioni generali
• Fare un intervento “terapeutico riabilitativo” con
•
•
i maltrattanti presenta complessità e problemi
tali che rendono concrete le possibilità di fare
interventi ingenui, inutili, francamente dannosi
come pure di scivolare in grossolani errori.
Nel mondo negli ultimi 30-40 anni si sono
sviluppati modelli di trattamento, tecniche e
teorie della tecnica che devono essere
conosciute, diffuse, applicate e valutate anche
nel nostro Paese.
Sarà nostro obiettivo mantenere un
atteggiamento scientifico, critico, “evidence
based” volto allo studio e valutazione degli
interventi come pure al loro miglioramento.
• Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti
• www.centrouominimaltrattanti.org
• Presso Fili e Colori/ Via E. Il Navigatore, 17
50127 Firenze
•Tel. 339-8926550
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Fenomenologia del Maltrattante