UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MILANO
Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari
CORSO DI LAUREA:
Valorizzazione e Tutela dell’Ambiente e del Territorio Montano
ELABORATO FINALE DI LAUREA
L’uso civico nei boschi in Alta Valtellina
Relatore:
Laureando:
Prof. Gianfranco Gregorini
Alex Berbenni
Correlatore:
Matricola 741652
Dott. Daniele Rocca
Anno accademico 2013 – 2014
-2-
SOMMARIO
1
INTRODUZIONE………………………………………………………………………….…pag.
2
ILTERRITORIO DELL’ALTA VALTELLINA……………………………………….pag. 12
5
2.1
Inquadramento territoriale……………………………………………….pag. 12
2.2
Ripartizione delle superfici forestali………………………………..pag. 16
2.3
Essenze vegetali e tipi forestali che costituiscono i boschi
dell’Alta Valtellina……………………………………………………………. pag. 26
2.4
Da singoli comuni gestori del proprio patrimonio boschivo
alla nascita del Consorzio Forestale Alta Valtellina……….. pag. 32
3
LE DIVERSE TIPOLOGIE DI USO CIVICO……………………………………….pag. 39
3.1
L’uso civico in generale…………………………………………………….pag. 39
3.2
Le diverse tipologie di uso civico………………………………….….pag. 42
3.2.1
Uso civico di legnatico.……………………………………………………. pag. 42
3.2.1.1 Uso civico di focatico……………………………………….……………...pag. 42
3.2.1.2 Uso civico di rifabbrico…………………………….…………………….. pag. 43
4
3.2.2
Altri usi………………………………………………………….…………………..pag. 45
3.3
L’uso civico e gli aspetti fitosanitari riguardanti il bosco..pag. 47
ASPETTI LEGALI LEGATI AL DIRITTO DI USO CIVICO……………….…pag. 58
4.1
Norme forestali e Regolamento Regionali………………………..pag. 58
-3-
5
REGOLAMENTI ED USO………………………………………………………………..pag. 63
5.1
Note storiche riguardanti le concessioni forestali……………pag. 63
5.2
Regolamenti comunali: la situazione nei diversi comuni
dell'Alta Valtellina……………………………………………………………..pag. 68
6
ASPETTI QUANTITATIVI E METODI DI DETERMINAZIONE DEL
PREZZO NEI VARI COMUNI……………………………………………………….…. pag. 75
6.1
Ripresa e piani di assestamento forestale……………………… .pag. 75
6.1.1
Quantitativi annui di legna da ardere spettanti per nucleo
famigliare e determinazione del prezzo al quintale…………pag. 84
6.1.2
Quantitativi di legname da rifabbrico e determinazione
del prezzo……………………………………………………………….........pag. 98
6.2
L’uso del GPS come strumento di rilevazione,
quantificazione e pianificazione dei vari lotti
boschivi assegnati………………………………………………..……..….pag. 100
7
PROSPETTIVE DI LIQUIDAZIONE DEGLI USI CIVICI .………………….pag. 105
8
CONCLUSIONI…………………………………………………………………………….. pag. 113
9
BIBLIOGRAFIA…….……………………………………………………………………….pag. 117
10
SITOGRAFIA .……………………………………………………………………………….pag. 118
11
ALLEGATI……………………………………………………………………………………..pag 118
-4-
1 INTRODUZIONE
Il bosco e le attività ad esso correlate hanno sempre rappresentato per le
popolazioni alpine e comunque per i popoli di montagna in generale, una
sorgente di beni atti alla sopravvivenza delle popolazioni stesse, il legno
entrava infatti a far parte dell'economia locale delle valli alpine.
Il bosco oggi non rappresenta una realtà superata e dalla quale l'uomo
moderno non ne trae più benefici, ma soprattutto in tempi recenti si sta
riscoprendo e rivalutando in maniera considerevole.
Il bosco rappresenta la fonte dalla quale ricavare i materiali costruttivi per le
abitazioni di montagna e non solo, è sinonimo di energia rinnovabile, oltre a
ricoprire numerose e varie funzioni di tipo turistico - ecologico.
Durante la storia le foreste hanno subito momenti di espansione alternati da
periodi di riduzione continui, questo a causa di svariati e importanti
fenomeni, naturali, ma non solo, le foreste hanno saputo resistere a ciò
grazie alla loro considerata adattabilità a clima e luoghi.
Se si pensa ai fenomeni delle glaciazioni, durante tali periodi l'Europa era
quasi totalmente ricoperta dal ghiaccio, in espansione soprattutto a Nord e sui
rilievi maggiori, durante il successivo ritiro la foresta riguadagnava posizione
rioccupando le terre nelle quali a causa dei rigori climatici non aveva potuto
sopravvivere. Anche l'uomo, mediante le sue attività, mise alla prova la
capacità delle foreste di rigenerarsi e riconquistare spazi, si pensi alla pratica
del “debbio”, ovvero le foreste venivano bruciate, le ceneri arricchivano i
suoli di sostanze nutritive ed i raccolti, che divenivano abbondanti, erano
necessari a sfamare la popolazione crescente. Le “calchere”, anch'esse
richiedevano materiale legnoso al fine di produrre la calce viva, impiegata
come disinfettante per le stalle e come materiale da impiegare nell'industria
edile dell'epoca.
-5-
Altro fenomeno legato all'attività antropica, che riguardava nello specifico
l'Alta Valtellina ed in particolare il Bormiese e dintorni, è lo sfruttamento
delle superfici boscate al fine di ricavarne carbone, quest'ultimo necessario
per
il
funzionamento
delle
ferriere.
Il
comune
di
Valdidentro
è
particolarmente noto per la sue antiche ferriere, le più datate in Val Fraele e
le successive costruite in località Premadio, il cui nome potrebbe appunto
derivare da “pres-maglio”, da questo si deduce l'importanza del ferro nella
storia di questo paese. La necessità di alimentare l'alto forno di Premadio,
portò alla quasi totale scomparsa di superfici boscate nella zona, alla fine si
andò a tagliare persino i pini mughi della Val Fraele, zona distante e
particolarmente difficile da raggiungere essendo una lunga valle sita a più di
2000 m s.l.m.
Fig.1 “ Ferriera Corneliani” di Premadio in fase di restauro, si noti in
posizione centrale l'altoforno
www.paesidivaltellina.it
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Il bosco, in Alta Valtellina, come nel resto dell'arco alpino, aveva ed ha
tutt'oggi un ruolo importante anche come materiale da costruzione, un tempo
spesso veniva impiegato per la costruzione dell'intero edificio, infatti non è
difficile trovare fabbricati rurali interamente in legno dal tetto alle
fondazioni, quest’ultime spesso poggianti su grosse pietre. Ancora oggi il legno
pregiato di cirmolo o di larice, per le loro funzioni strutturali e decorative,
viene impiegato per la realizzazione di manufatti abitativi di pregio, inoltre,
guarda caso, queste strutture realizzate con tronchi, spesso squadrati a mano,
avevano le stesse caratteristiche che ricerchiamo in una casaclima attuale. In
un'abitazione moderna infatti viene ricercato il fatto che sia: antisismica, con
un buon grado di isolazione termica, costruita con materiali rinnovabili,
insonorizzata etc.
Fig. 2 Casaclima modello “moderno”
www.paesidivaltellina.it
-7-
Fig. 3 Casaclima modello “tradizionale”
www.paesidivaltellina.it
Questi requisiti erano già presenti nei fabbricati rurali dell'ottocento impiegati
come abitazioni principali o come ricovero per il fieno (i tradizionali “taulà”
dell'Alta Valtellina).
I due tipi di modelli non si discostano più di tanto, infatti entrambi impiegano
come materiale principe il legname con i suoi svariati pregi, inoltre
rappresentano due tipologie costruttive ecologiche e che valorizzano i
materiali dell'ambiente montano.
In Alta Valtellina, ma anche nelle altre realtà di montagna, il bosco poteva
anche rappresentare un ostacolo per le altre attività di tipo agricolo, un
tempo considerate attività prevalenti, parliamo del pascolo e delle
coltivazioni.
L' uomo cercò di stappare al bosco considerevoli superfici di territorio per
potervi realizzare campi, frutteti, prati dai quali ricavare foraggio e pascoli. Il
continuo aumento demografico comportò problemi riguardanti lo sfruttamento
-8-
dell'ambiente comunale, sia per quanto riguardava il pascolo, che per
l'estrazione dal bosco di materiale legnoso.
I comuni si adoperarono quindi nel trovare delle soluzioni: vennero introdotti
dei regolamenti, vennero revisionati i confini e si istituirono delle guardie
campestri e boschive, atte alla custodia del patrimonio boschivo comunale.
Fu proprio questo il passaggio che porto alla lenta, ma progressiva
regolamentazione delle aree comunali, fino alla nascita degli usi civici.
La pubblicazione della legge riguardante gli usi civici risale ormai a quasi
cento anni fa, esistono Leggi nazionali e Leggi regionali.
Oggi la materia degli usi civici è regolata a livello nazionale dalla legge n.
1766 del 16/06/1927 e dal relativo regolamento di attuazione (R.D. n. 332 del
26/02/1928); mentre a livello regionale esistono due leggi in materia di usi
civici: la n. 52 del 24 maggio 1985 e la n. 13 del 16 maggio 1986.
Inoltre all'interno di ogni singolo comune e in particolare all'interno dei piani
di assestamento forestali comunali, esiste una regolamentazione che norma
l'utilizzo delle risorse comunali come: boschi, pascoli etc. in modo tale da non
permettere ai singoli di perpetuare nel tempo attività che possano ledere gli
altri utenti, ma soprattutto il patrimonio collettivo nel suo essere.
L'uso civico si diffuse in ogni regione italiana laddove la popolazione
necessitava di legna, strame e altri tipi di materie prime utili all'attività
agricola ma non solo, a seconda delle regioni e delle culture locali, si
svilupparono differenti forme di “usi civici”.
Curioso è l'esempio di uso civico che caratterizza la zona dell'altopiano di
Asiago, o altopiano dei Sette Comuni, territorio dove circa 31.902 ha su
47.350 ha complessivi, sono ricoperti da superficie boscata.
In questa zona alpina, a causa dell'influenza della cultura germanica, si è
affermata una divisione dei boschi, ancora oggi valida, molto curiosa. Mario
Rigoni Stern, militare e scrittore italiano, scrisse: “nel territorio dei Sette
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Comuni, non esistono castelli di nobili, non esistono ville di signori, ne
cattedrali di vescovi, per il semplice fatto che la terra è del popolo ed i suoi
frutti sono tutti, come ad uso antico”. Oggi la maggior parte dell'Altopiano
non è proprietà privata, e nemmeno proprietà pubblica demaniale, ma
proprietà collettiva, proprietà a “mani riunite” secondo il costume tedesco,
proprietà degli abitanti riuniti; secondo il diritto di origine germanica. Questa
proprietà collettiva deriva dall'occupazione di terre lavorate, bonificate, rese
abitabili e utili dagli antichi abitatori e tramandate ai giorni nostri, senza
diritto di possesso individuale, ma con diritto di godimento dei frutti, proprio
per questo viene anche chiamata “proprietà di uso civico”. Si tratta in
fondo di un rapporto giuridico tramandato per consuetudine secolare,
disciplinato in maniera sintetica per iscritto, eccetto che per i documenti di
privilegi e di esenzioni che troviamo nella storia dei Sette Comuni. Questo
diritto collettivo di proprietà, e legato in sostanza all'autonomia che i Sette
Comuni hanno sempre vissuto e rivendicato fino ai giorni nostri, e infine porta
con se la cultura germanica che ha influenzato la maniera di vivere di questi
popoli.
Fig. 4 Particolare affissione che testimonia l'attaccamento al concetto di “uso
civico" nell'altopiano dei Sette Comuni
www.cimbri7comuni.it/territorio
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In Alta Valtellina, invece, si susseguirono diverse culture, dalla Repubblica
Cisalpina, si passo al Regno d'Italia, per poi passare al Dominio Austriaco per
arrivare infine alla storia moderna che caratterizza i giorni nostri.
A prescindere dai diversi tipi di culture alpine e dal fatto che abbiano saputo
diffondersi e condizionare in maniera più o meno rilevante altre zone, è
comunque forte il convincimento che le proprietà collettive siano una
ricchezza che va salvaguardata e difesa da parte di tutti i cittadini, non tanto
per il valore economico ma per il patrimonio culturale, qualunque esso sia,
che rappresentano.
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2 ILTERRITORIO DELL’ALTA VALTELLINA
2.1 Inquadramento territoriale
Attorno alla conca di Bormio, nello scenario delle Alpi Retiche, si diramano a
raggiera le quattro valli che in tempi remoti costituivano l'antico “Contado” e
che compongono oggi la parte centrale del comprensorio Alta Valtellina. Ad
ovest della Valdidentro, in corrispondenza del Passo del Foscagno, corre lo
spartiacque europeo che divide il bacino del Po' da quello danubiano nel quale
si trova la vallata di Livigno, quest'ultima originale dal punto di vista
geografico per la sua disposizione da nord a sud.
Fig. 5 Le Comunità Montane della Provincia di Sondrio
Fonte CFAV
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La Comunità Montana Alta Valtellina si trova in provincia di Sondrio, il
capoluogo è Bormio, ed è composta da sei comuni montani: Bormio, Livigno,
Valdisotto, Sondalo, Valfurva e Valdidentro, quest'ultimo con la sua estesa
superficie, risulta essere il più esteso dei comuni della provincia di Sondrio.
L'Alta Valtellina risulta il territorio con posizione più a est della regione
Lombardia. La Comunità Montana Alta Valtellina con quasi 900 km quadrati di
estensione, è la Comunità Montana più estesa di tutta la Provincia.
Approssimativamente, il suo territorio è costituito per il 50 % da boschi e da
pascoli, per il 40 % da superfici incolte e produttive e per il 10% dal fondovalle
urbanizzato.
Fig. 6 Inquadramento territoriale CMAV
Fonte CFAV
Nel complesso la superficie forestale dei sei comuni ammonta a 16.497 ettari
ripartiti come espresso in tabella:
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Tab. 1 Superficie forestale dei sei comuni componenti la CMAV
COMUNE
SUPERFICIE FORESTALE LORDA (ha)
SONDALO
2967,09
BORMIO
3606
VALDIDENTRO
3848,03
LIVIGNO
1361
VALDISOTTO
2998,83
VALFURVA
2045,74
TOTALE
16497
Fonte CFAV
Con il colore verde, vengono identificati nella tabella i comuni che hanno
conferito la gestione del loro patrimonio boschivo al Consorzio Forestale Alta
Valtellina.
Ciascun comune è dotato di un Piano di Assestamento delle proprietà agro silvo - pastorali. I piani sono stati compilati in periodi diversi e attualmente
sono tutti in corso di validità. Attualmente spetta al Consorzio Forestale Alta
Valtellina la gestione delle superfici forestali dei vari comuni che hanno scelto
di conferire le gestione del proprio patrimonio boschivo a detto organo, dal
1996 quindi, su volere dei comuni dell'Alta Valtellina, della Comunità Montana
e di altri enti pubblici e privati, il Consorzio Forestale Alta Valtellina provvede
alla gestione del patrimonio agro – silvo - pastorale in modo coordinato e
supporta
inoltre
l'attività
degli
enti
locali
nella
manutenzione
e
valorizzazione del territorio dell'Alta Valtellina, la volontà di costituire ciò è
stata supportata dalla Regione Lombardia.
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Fig. 7 Carta fisica rappresentante il territorio montano dell'Alta Valtellina
www.altavaltellina.eu
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2.2 Ripartizione delle superfici forestali
Il Comune di Valdisotto, presenta il piano di assestamento più recente, in
particolare si distingue rispetto agli altri per l'adozione di sistemi di
classificazione divenuti di largo uso solamente negli ultimi anni; nello
specifico è stato inserito un frazionamento dei boschi che attribuisce a questi,
un maggior numero di categorie attitudinali, come conseguenza di una visione
sempre più multifunzionale delle aree boscate.
Presenta 1309 ha lodi di bosco governato a fustaia di produzione, mentre per
quanto riguarda l'area di superficie boscata con funzione protettiva, essa
raggiunge i 510 ha lordi. Ecco nella figura seguente il territorio comunale di
Valdisotto, si notino le zone a bosco distinte per attitudine.
Alcune particelle boscate di proprietà del comune di Valdisotto si trovano, dal
punto di vista amministrativo, nei confinanti comuni di Bormio e Valdidentro.
Nella mappa sono evidenziate le attitudini dei boschi che si stanno oggi
riscoprendo: la funzione naturalistico – faunistica e quella turistico- ricreativa
sono state inoltre evidenziate le particelle forestali entro le quali il bosco è in
fase di ricostruzione, questa fase può essere dovuta a diversi fenomeni di
natura antropica o naturale; tra le antropiche possiamo fare rientrare un
taglio di legname, mentre tra le naturali un evento atmosferico, oppure un
attacco da parte di un parassita; riguardo quest'ultimo si ricordano gli attacchi
causati dal coleottero Ips acuminatus all'interno di pinete di Pino silvestre.
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Fig. 8 Particelle forestali e relative attitudini (comune di Valdisotto)
Fonte CFAV
Il Comune di Sondalo, che tra i sei comuni in oggetto è quello situato a quote
altimetriche minori, presenta un patrimonio boschivo che raggiunge 2967 ha
di superficie forestale lorda. In realtà se si va a verificare all'interno degli
elaborati del Consorzio Forestale Alta Valtellina, si noterà che la superficie
forestale lorda di questo comune arriva a soli 2927 ha di superficie lorda e a
soli 2642 ha di superficie forestale netta. Questo perché il comune di Sondalo
non ha conferito in gestione l'intero patrimonio boschivo, ma la particella
forestale numero 7, sita in località “Pineta di Sortenna” è rimasta di gestione
comunale. Si noti che la cartografia estratta dal piano di assestamento del
comune di Sondalo, essendo meno attuale rispetto alla cartografia relativa al
comune di Valdisotto, presenta la sola suddivisione tradizionale delle aree
boscate, in boschi di produzione e di protezione. Il piano di assestamento
forestale di questo comune in sede di revisione verrà completato con
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l'individuazione delle zone boscate: in fase di ricostruzione, quelle con
funzione naturalistico - faunistica e infine quelle di carattere turistico ecologiche.
Fig. 9 Particelle forestali e relative attitudini (comune di Sondalo)
Fonte CFAV
Il Comune di Valfurva si trova nel cuore del Parco Nazionale Dello Stelvio,
racchiuso in un anfiteatro naturale tra i più belli a livello naturalistico. Il
piano di assestamento di detto comune è attualmente in fase di revisione.
Nella cartografia a disposizione, che illustra le ripartizioni forestale, vengono
distinte le particelle forestali con forma di governo a fustaia e attitudine
produttiva, 1452 ha lordi di superficie forestale, affiancati da 594 ha lordi di
superficie forestale governate a fustaia e con funzioni di carattere protettivo,
questi ultimi sono rappresentati da suggestive pinete composte dalla specie
Pino cembro. Lungo i versanti più esposti al sole predomina la macchia del
Larice frutto di numerose piantagioni artificiali eseguite nell'immediato
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dopoguerra. Come detto sopra, il piano assestamentale del comune in oggetto
risulta essere attualmente in fase di revisione, nei nuovi elaborati cartografici
in fase di redazione, ma non ancora disponibili, non mancheranno
sicuramente le nuove distinzioni delle superfici boscate in: boschi con
funzione turistico - ricreativa e con funzione naturalistico - faunistica;
particolarmente consone ad un comune immerso nel Parco Nazionale Dello
Stelvio e meta ogni anno di numerosi utenti proprio per le funzioni turistiche
ed ecologiche che rivestono le superfici boscate in questo comune.
Fig. 10 Particelle forestali e relative attitudini (comune di Valfurva)
Fonte CFAV
Il Comune di Valdidentro, avendo un territorio che complessivamente
raggiunge i 24000 ha di superficie totale, rappresenta il comune più esteso di
tutta la provincia di Sondrio; il suo territorio corre dal Passo di Val Viola sin
quasi alla IV Cantoniera dello Stelvio, sfiorando a nord Livigno e
comprendendo a sud ghiacciai, tra cui la Cima Piazzi, oltre che estesi boschi
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di Abete rosso. Per quanto riguarda le ripartizioni delle superfici forestali, il
comune di Valdidentro presenta 1281 ha lordi di fustaia di protezione e 2567
ha lordi di boschi governati a fustaia con funzione protettiva. Il comune di
Valdidentro, come quello di Valfurva, presenta sui versanti che guardano a
sud, dunque maggiormente esposti al sole, estese superfici entro le quali
predomina il Larice, anche in questo caso frutto di piantagioni, si tratta
quindi di boschi coetanei. Rimanendo sempre sui versanti esposti a sud, la
situazione cambia se ci si alza di quota, dove ci sono ghiaioni di natura
calcarea sui quali predomina il Pino mugo con il suo caratteristico portamento
prostrato.
Fig. 11 Particelle forestali e relative attitudini (comune di Valdidentro)
Fonte CFAV
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Il Comune di Livigno, presenta una superficie territoriale comunale di 21079
ha che corrisponde a circa un quindicesimo del territorio provinciale. Se il
comune di Sondalo tra i sei che compongono la Comunità Montana Alta
Valtellina è quello localizzato a quote altimetriche minori, il Comune di
Livigno è quello che si trova più in quota.
É significativo infatti che l'85% della superficie comunale è posta a una quota
superiore a 2000 metri sul livello del mare. Per l'insieme dell'Alta Valtellina
tale percentuale è del 78% mentre per tutta la provincia di Sondrio la stessa
risulta essere del 48%.
A Livigno la quasi totalità dei boschi è di proprietà comunale, 94%. Per quanto
riguarda la distribuzione forestale, il comune di Livigno presenta una
superficie boscata 1361 ha di superficie lorda. Tale carenza boschiva ha origini
antiche, in quanto nei secoli scorsi si è sottratta superficie al bosco
presumibilmente per ricavarne pascoli, per produrre legname e per la
produzione di carbone; inoltre il clima tipicamente continentale che
caratterizza questo luogo, con forti escursioni termiche, sia diurne che
stagionali, provoca un' accrescimento in diametro ed in altezza delle piante
assai limitato.
Gli interventi forestali nel comune di Livigno consistono infatti in tagli
migliorativi a carico delle particelle forestali che si presentano danneggiate
da eventi atmosferici o a carico di quelle che presentano eccessive densità.
I boschi governati a fustaia con attitudine produttiva sono assai limitati.
Notevole è la funzione ricreativa e turistica del bosco, esaltata in questo
comune in maniera considerevole attraverso percorsi acrobatici, sculture,
mostre del legno etc.
- 21 -
Fig. 12 Copertura forestale lungo la valle di Livigno
www.altavaltellina.eu
Il comune di Bormio, rappresenta il capoluogo della Comunità Montana Alta
Valtellina, questo comune si trova in una posizione centrale rispetto agli altri
comuni e con le valli dei comuni confinanti disposte a raggiera. La parete
calcarea che si erge a nord fa si che Bormio goda di un clima particolarmente
mite nonostante i suoi 1250 m s.l.m.
Il comune in oggetto presenta 60 particelle forestali che nel complesso
costituiscono una superficie totale lorda di 3606 ha. Le aree boscate di detto
comune hanno la particolarità di essere ripartite su tutto il territorio dell'Alta
Valtellina, non è strano infatti trovare numerosi ettari di bosco siti nel
comune di Valfurva ma che appartengono in realtà al comune di Bormio, o
ettari di pascoli per esempio nel comune di Valdidentro ma che appartengono
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al comune Bormiese questa particolarità viene espressa nei dettagli nella
tabella seguente.
Tab. 2 Superfici forestali appartenenti al comune di Bormio ma site in altri
comuni
Tipologia
Bormio
Livigno
Valdidentro
Valdisotto
Valfurva
Totale
colturale
(ha)
(ha)
(ha)
(ha)
(ha)
(ha)
Bosco
778,68
166,39
1.209,03
589,51
861,79
3.605,41
Fonte: Bollettino informativo comunale di Bormio
Ora nel dettaglio vengono illustrate le superfici forestali del comune di
Bormio sparse all'interno dei comuni dell'Alta Valtellina.
Boschi situati nel comune di Bormio
Bosco Reit : Radicato sulle pendici della Cresta Reit, è caratterizzato per la
maggior parte da lariceto con qualche area di Pino silvestre, mentre il Pino
montano prende il sopravvento sul Larice al di sopra dei 1800 m s.l.m.
Boschi situati nel territorio comunale di Bormio, Valdisotto e Valfurva
Bosco Nuovo – Pozzo dell'Acqua: si trova sul versante Vallecetta ed è
caratterizzato dalla presenza della Pecceta altimontana alle quote inferiori;
oltre i 1900 – 2000 m s.l.m., prevale invece il Pino cembro.
Boschi situati nel territorio comunale di Valfurva
Bosco Sobretta – Pra del Pec – Sobrettina : comprende ampie superfici boscate
comprese dalla località “Sant” sino ai dintorni del monte Sobretta ( 1900 –
2000 m s.l.m.), tali zone sono caratterizzate quasi esclusivamente dalla
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presenza di Abete rosso con la presenza di Pino cembro e Larice mano a mano
che si sale di quota.
Bosco Cornoglia – Sclanera : si estende tra le Valli Sobretta (a Ovest) e
Sclanera (a Est).
La parte inferiore è una caratteristica Pecceta altimontana; salendo di quota
si nota una Larici – Cembreta con la prevalenza di Pino cembro.
Bosco Val Zebrù: si estende nella Val Zebrù sulla destra orografica del
territorio omonimo a partire dalla Valle Ardof fino alla Valle Premignen.
Queste particelle forestale sono caratterizzate dalla presenza dell'Abete
rosso, dal Pino cembro e infine dal Larice unito a Pino mugo.
Boschi situati nel territorio comunale di Valdisotto
Bosco Rezzole: posto in prossimità della località “Tola”, sulla sinistra
orografica del fiume Adda (a Nord - Est rispetto alla Valle del Solco), è
caratterizzata quasi esclusivamente dalla presenza di Abete rosso.
Bosco Tocco: Questo presenta attualmente un soprassuolo danneggiato per il
70 % da una slavina che è scesa verso valle nell'inverno 2001.
Ponte del diavolo – Profa: anche questa zona ha subito dei danni, però in
questo caso considerevoli, visto che è stata colpita dalla nota “frana della Val
Pola” nel 1987. Attualmente in questa zona si stanno ancora succedendo le
specie che vengono classificate nel loro insieme piante pioniere.
Bosco Fiorino: sulla sponda destra orografica della Valle dell'Adda è stato
completamente distrutto dall'alluvione del 1987.
Bosco Minetta – Gualdo : si trovano in prossimità dell'area della frane del
Monte Coppetto, risultano essere una Pecceta montana e altimontana con
superfici coperte la Larice a quote più elevate.
Boschi situati nel territorio comunale di Valdidentro
Bosco Boscopiano : Pineta di Pino silvestre.
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Boschi Valle Del Braulio : posti lungo la strada che porta al Passo Stelvio, sono
classiche mughete con sporadico Larice e Abete rosso.
Infine è opportuno tener conto che il comune di Bormio possiede numerose
altre particelle con funzione protettiva nonché paesaggistica in Valdidentro:
nella zona del Lago delle Scale, a San Giacomo e in Val Solena; nonché nelle
Valli: del Gallo, di Mezzo e Disgrazia per quanto riguarda il comune di Livigno.
Fig. 13 Copertura forestale sui versanti della conca bormiese e lungo le valli
laterali
www.altavaltellina.eu
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2.3 Essenze vegetali e tipi forestali che costituiscono
i boschi dell’Alta Valtellina
La vegetazione alpina sia essa di tipo: erbaceo, arbustivo o arboreo, viene
influenzata in maniera significativa dal clima, caratterizzato a sua volta da
altitudine ed esposizione.
Osservando un profilo montano dell'Alta Valtellina, si potrà notare che lungo il
fondovalle prevalgono le coltivazioni, mentre superiormente ad esse, dove la
presenza dell'uomo è meno intensa, i versanti sono maggiormente coperti da
boschi, nei quali però un' osservazione più attenta riconosce ancora gli effetti
dell'attività umana.
Ma osservando il manto forestale, si rileva un brusco cambiamento: ad
altitudini sensibilmente variabili da luogo a luogo, il verde chiaro delle
latifoglie cessa per lasciare il posto a quello cupo dell'Abete rosso o leggero
del Larice.
Le poche specie di latifoglie che superano questo limite, sono disperse o
eccezionalmente riunite ad opera dell'uomo in boschi propri come i Betulleti.
Questo limite ha un valore climatico notevole anche se non è rispettato da
tutte le specie e rappresenta un cambiamento anche per quanto riguarda
precipitazioni, temperature e radiazione solare.
Si può notare che al limite delle conifere, queste ultime non subiscono un
arresto totale; infatti oltre i boschi scuri di Abete, si spingono ancora il Larice
ed il Cembro, disposti in maniera sempre più sparsa e infine in forme sempre
più basse e contorte, questo determinato dalla quantità di neve e dal vento,
stendendosi sui cespuglieti di Rododendro che per il portamento basso,
sostituiscono la foresta nelle condizioni più severe del clima alpino.
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I tipi vegetazionali, ad ogni livello altitudinale raggiungono la massima
complicazione possibile in relazione al clima, si pala quindi di vegetazione
climax.
La successione altitudinale della vegetazione presenta cinque orizzonti,
ciascuno di essi contraddistinto da una propria vegetazione climax.
Partendo dal fondovalle troviamo l'orizzonte submontano caratterizzato da
una boscaglia di Orniello e Carpino nero, salendo di quota si può individuare
l'orizzonte montano, nella parte più bassa di questo orizzonte sono presenti
associazioni dei Fagetalia mentre nella parte più alta troviamo la Pecceta
montana tra queste due formazioni vegetali si colloca il limite delle latifoglie.
Proseguendo si incontra il terzo orizzonte, quello subalpino, costituito nella
parte più bassa dalla Pecceta subalpina e in quella più in quota da
Rododentreto laricetoso o cembretoso; tra queste due formazioni che
caratterizzano l'orizzonte subalpino, si trova inserito il limite della foresta di
aghifoglie.
Proseguendo in quota, appena al di sopra dell'orizzonte appena illustrato,
troviamo il limite degli alberi, che delimita il quarto orizzonte, l'alpino
costituito nella parte più bassa da Rododendreto extrasilvatico e nella parte
più alta da praterie di Carice ricurva.
Continuando la risalita del profilo montano, al di sopra di detto orizzonte,
troviamo il limite delle praterie chiuse, al di sopra di questo limite si può
notare il quinto orizzonte, quello nivale costituito dalle specie più estreme ed
esposte alle condizioni climatiche più severe si tratta di: Androsacetum
alpinae, Oxyrietum digynae e Caricetum.
Le fasce su cui verrà focalizzata maggiormente l'attenzione saranno quelle
costituite da boschi d'alto fusto principalmente di conifere, aventi funzioni
produttive e protettive.
- 27 -
Boschi a Pino cembro e Larice
La fascia superiore dell'orizzonte subalpino, situata tra il limite degli alberi
isolati e quello della foresta di aghifoglie, comprende tipi di vegetazione
naturale caratterizzati da uno strato arboreo tendenzialmente aperto nel
quale il Pino cembro, il Larice ed il Pino mugo giocano i ruoli principali.
Il bosco di Pino cembro e Larice con Rododendro è da considerare il tipo di
vegetazione più naturale e di maggiore produttività possibile per l'orizzonte
subalpino superiore.
Si trovano Rododendri con poco Cembro e molto Larice sui versanti meglio
esposti al sole e altri con prevalenza di Pino cembro nelle esposizioni a
settentrione. Attualmente sono segnalati con frequenza sempre maggiore,
nuovi insediamenti di Cembro, anche al di fuori dell'area ritenuta classica, nel
territorio del Livignasco e del Bormiese.
La Pecceta subalpina
L' Abete rosso, già presente al limite inferiore dei boschi di Larice e Cembro,
diventa la nota dominante nella parte più bassa dell'orizzonte subalpino.
Lo stacco tra i boschi superiori di Larice e Cembro, con la cupa Pecceta, non è
solo un fattore fisionomico; ad esso si collega una diversa evoluzione del suolo
per condizioni climatiche sensibilmente più permissive, che porta ad un
maggior accumulo di sostanza organica. L'Abete rosso è particolarmente
favorito da ciò, ed è in grado di esplicare in questa fascia tutta la sua
capacità di espansione.
Il Pino cembro ed il Larice sono ancora frequenti in questa zona; la quantità
con cui si ritrovano da punto a punto, esprime sinteticamente situazioni
microecologiche particolari in cui lo stato del suolo e dei fattori orografici,
molto variabili sui versanti, favoriscono in misura diversa le capacità
competitive delle singole specie. Anche interventi antropici, come tagli
saltuari degli individui arborei maturi, possono contribuire a variare il
contenuto dello strato arboreo.
- 28 -
Dai dati disponibili per il territorio dall'Alta Valtellina si può dedurre che la
Pecceta subalpina è in situazioni mediamente evolute; nella Valfurva, il Pino
cembro può presentarsi anche in quantità superiore all'Abete, mentre nel
resto del Bormiese quest'ultimo è prevalente. Le transizioni tra Pecceta
subalpina e Pecceta montana sono frequenti, come pure abbondano le
Peccete di difficile collocazione.
Pecceta montana
I tipi di governo selvicolturale ed i rimboschimenti di vecchia data
introducono elementi di variabilità difficilmente distinguibili da quelli
ambientali.
Trascurando i rimboschimenti di recente impianto e le degradazioni causate
da eventuali tagli più o meno recenti, si può dire che in generale il bosco di
Abete rosso montano si distingue facilmente da quello subalpino per un
sottobosco povero per la estrema acidificazione del suolo e per la scarsità di
luce che vi giunge.
Dal punto di vista strutturale, la Pecceta montana si presenta ancora
definibile come una formazione di conifere ed ericacee, in essa si trovano
infatti come elementi costanti, oltre al dominante Abete rosso unito al Larice,
il Mirtillo rosso (Vaccinium vitis - ideae), e quello nero ( V. myrtillus). Nelle
condizioni più tipiche nel sottobosco si trovano anche diverse felci in quantità
sensibilmente più rilevanti rispetto alla Pecceta submontana.
La Pecceta montana nella sua forma tipica è stata rinvenuta nel Bormiese (sul
Vallecetta) e nella Valdidentro. In condizioni di piovosità maggiore e di
aumento dell'umidità dell'aria, l'Abete rosso può mischiarsi con l'Abete bianco
(Abies alba).
Negli ambienti caratterizzati da un clima xerico, la Pecceta montana può
presentare raggruppamenti a Pino silvestre, quindi particolarmente presente
sui versanti retici.
- 29 -
Spesso questi versanti caratterizzati da clima secco e terreno particolarmente
drenante, sono accompagnati da Erica e Pino mugo, quest'ultimo soprattutto
su pendii calcarei e a quote altimetriche elevate.
Boscaglie azonali di Ontano verde
In certe zone, all'interno delle Peccete subalpine e montane, nelle chiarie o
negli impluvi ripidi, dove la formazione del bosco è impedita dal passaggio
delle slavine invernali, troviamo l'Ontano verde, specie legnosa a portamento
prostrato, esso resiste alla slavina grazie alla sua ramificazione aperta e
all'elasticità del suo legno.
Boschi di Latifoglie
Il complesso dei boschi di latifoglie decidue, come espressione di condizioni
climatiche più temperate, si estende in un'ampia fascia posta naturalmente
sotto quella dei boschi di conifere.
E' molto evidente l'influenza dei fattori orografici di esposizione sui limiti
superiori raggiunti da queste formazioni che si innalzano maggiormente sui
versanti solatii.
Esistono differenze anche di 300 – 400 metri tra i limiti superiori raggiunti da
queste formazioni in corrispondenza dei versanti esposti a sud rispetto a quelli
rivolti a nord.
Sono presenti nell'orizzonte montano quattro associazioni forestali: il Faggeto,
l'Acero – Frassineto, il Querco – Tiglieto e il Querco – Betulleto. L'ordine di
citazione non riguarda la loro importanza per grado di diffusione, ma è
relativo al fabbisogno idrico in senso decrescente. Si noti come in queste
denominazioni non compaia il nome del Castagno in quanto rappresenta una
specie introdotta dall'uomo per fini alimentari, e non facente parte della
vegetazione naturale, anche se ormai questa specie risulta essere diffusa in
tutta la Valtellina e quindi in certi termini più essere integrata tra le specie
- 30 -
spontanee naturali. Per quanto riguarda l'Alta Valtellina, il Castagno viene
riscontrato sporadicamente nel comune di Sondalo, comune caratterizzato da
clima tendenzialmente mite se raffrontato con gli altri cinque comuni.
I boschi submontani
Si tratta di una vegetazione tendenzialmente più termofila, che mostra
affinità con i Querceti caducifogli, la fascia di questi boschi si presenta su
versanti con esposizione a sud e spesso con formazioni rocciose che emergono
dal terreno. Questi boschi, in situazioni migliori, per minore acclività del
terreno e per struttura più alta dello strato arboreo, sono costituiti da
Roverella, Rovere, Castagno e spesso invasi dall'avventizia Robinia.
Fig. 14 Distribuzione vegetazionale
- 31 -
2.4 Da singoli comuni gestori del proprio patrimonio boschivo
alla nascita del
Consorzio Forestale Alta Valtellina
Il Consorzio Forestale Alta Valtellina, costituito il 14 settembre 1994 a Bormio,
è diventato operativo nel 1996, contando i seguenti soci: Comunità Montana
Alta Valtellina, comune di Valfurva, Bormio, Sondalo, Livigno e dall'
Associazione Impianti a Fune Alta Valtellina; nel 1997 si è unito il comune di
Valdisotto e nel 1998 il comune di Valdidentro. Nel tempo si sono consorziati a
tale ente anche altre società come ad esempio la società Teleriscaldamento
Coogenerazione Valcamonica Valtellina Valchiavenna S.p.a.
I sei comuni dell'Alta Valle partecipano complessivamente con una quota del
50%.
I soci fondatori hanno conferito al Consorzio Forestale, oltre che il loro
patrimonio boschivo, in maniera più o meno rilevante, anche la gestione e la
valorizzazione dell'intero territorio con un'ottica volta alla salvaguardia e alla
rivalutazione del territorio montano, oggi caratterizzato da degrado ed
abbandono; questa gestione vuole essere volta verso un recupero delle filiere
agro-forestali rilanciando la filiera bosco-legno nonché i prodotti agricoli degli
alpeggi; particolare attenzione vuole essere rivolta anche alle sistemazioni
idraulico-forestali, importanti al contenimento dei dissesti idro-geologici,
incrementati negli ultimi tempi dalla progressiva riduzione della presenza
della figura umana in montagna, figura intesa come manutentrice del
territorio. Il Consorzio Forestale si prefigge come obiettivo primario la
salvaguardia del territorio montano in un’ottica di valorizzazione dei prodotti
forestali che questo territorio può fornire.
E’ vero infatti che una buona gestione del patrimonio agro – silvo – pastorale,
non solo assicura una corretta manutenzione dell’ambiente alpino, con
- 32 -
evidenti benefici sull'assetto idrogeologico del suolo e sulla conservazione
dell'ambiente naturale, ma incentiva e valorizza ulteriormente le risorse locali
con corrette ricadute sulle attività produttive, commerciali e turistiche del
comprensorio. Viste nel dettaglio, le attività condotte dal Consorzio Forestale
sono molteplici e tutte volte alla valorizzazione del territorio montano, per
quanto
riguarda
la
forestazione,
viene
realizzata
e
monitorata
la
pianificazione forestale, si eseguono rimboschimenti forestali, vengono
ricercate soluzioni organizzative innovative riguardanti il lavoro in bosco, si
cerca di sviluppare e adeguare la viabilità forestale, quest'ultima con diversi
riscontri sia per quanto riguarda l’accesso al bosco, sia per il sistema
antincendio e infine per promuovere la fruizione di tipo turistico - ricreativa.
Le sistemazioni idraulico-forestali rivestono un ruolo importante e
prevedono un monitoraggio delle opere esistenti e uno sviluppo e
adattamento
di
tecniche
di
ingegneria
naturalistica
per
azioni
di
consolidamento e di rifinitura a fine estetico - paesaggistico, le attività di
alpicoltura prevedono invece operazioni di ricerca inerenti le produzioni di
foraggi finalizzate al miglioramento quali - quantitativo, manutenzione e cura
di pascoli e prati abbandonati ed infine gestione e valorizzazione degli
alpeggi. Per quanto riguarda invece il turismo ambientale, vengono compiute
opere di tipo viario - sentieristico con fini turistici e ricreativi, manutenzione
di piste da sci ed infine manutenzione di aree ad alto valore ambientale come
ad esempio le zone umide. Da ultimo, ma non per importanza abbiamo la
valorizzazione della filiera energetica del legno, questo messo in atto per
esempio mediate pratiche di messa a punto di metodi ed attrezzature per la
raccolta e la cippatura della biomassa ad uso energetico.
Il patrimonio forestale in gestione, che conta una superficie lorda di 11.490 ha
(9.905 ha di superficie netta), deve essere visto con un ottica di sfruttamento
comprensoriale e prendendo come punto di forza proprio l'unione di più
superfici appartenenti a comuni diversi, questo deve essere visto come un
unico patrimonio su cui lavorare con meno vincoli di tipo amministrativo e
politico, ma con un programma di gestione volto al rilancio e allo sviluppo
- 33 -
delle foreste e del settore legno, questo con un evidente riscontro
migliorativo in sé per sé del patrimonio forestale, ma anche con risvolti
occupazionali in termini di posti di lavoro. Detto Ente risulta costituito dalla
seguente struttura organizzativa: al vertice si trova il presidente con 7
amministratori; poi un direttore tecnico, al di sotto del quale troviamo il
personale tecnico amministrativo unito ad un consistente numero di figure
professionali che compongono il personale esecutivo. All'interno del Consorzio
Forestale Alta Valtellina troviamo anche dei siti appartenenti alla rete
ecologica europea “Natura 2000” istituita con la Direttiva Habitat (direttiva
92/42/CEE) che è composta da una serie di siti caratterizzati dalla presenza di
habitat e specie sia animali che vegetali di interesse comunitario. Lo scopo di
questa direttiva è quello di garantire la sopravvivenza a lungo termine della
biodiversità europea. Questi particolari siti vengono suddivisi in Zone a
Protezione Speciale (ZPS), che tutelano i siti in cui vivono determinate specie
ornitiche, e Siti di Importanza Comunitaria (SIC) che come obiettivo hanno
quello di garantire il mantenimento o il ripristino di un habitat naturale.
Nel territorio in gestione al Consorzio Forestale rientrano zone SIC e ZPS,
come espresso in tabella, durante le attività di gestione si tiene conto di
quanto previsto dalla normativa vigente per questi siti. Alcune di queste aree
interessano solo marginalmente la superficie gestita dal Consorzio, ma
vengono citate ugualmente in quanto appaiono in stretto collegamento con
essa.
- 34 -
Tab. 3 Rete ecologica europea “NATURA 2000”
Rete ecologica europea “NATURA 2000”
Zone a Protezione Speciale (ZPL)
Parco Nazionale dello Stelvio
Siti di Interesse Comunitario
Val Viera e Cime di Fopel
Motto di Livigno – Val Saliente
Valle di Fraele
Valle Alpisella
Val Federia
La Vallaccia – Pizzo Filone
Passo e Monte di Foscagno
Val Zebrù – Gran Zebrù – Monte Confinale
Monte Vago – Val di Campo – Val Nera
Valle e Ghiacciaio dei Forni – Val Cedec – Gran Zebrù –
Cevedale
Paluaccio
di Oga
Val Viola formina – Ghiacciaio di Cima dei Piazzi
Valle della Forcola
Rifugio Falck
Valle del Braulio – Cresta di Reit
Cime di Plator e Monte delle Scale
Fonte: CFAV
- 35 -
Fig.15 Distribuzione delle aree SIC
Fonte CFAV
Il Consorzio Forestale Alta Valtellina ha inoltre scelto, in conformità con le
linee di gestione forestale attuali, un sistema di amministrazione sostenibile,
infatti, come concordato durante le Conferenze sulla Protezione delle Foreste
in Europa, di Helsinki (1993) e Lisbona (1998), l'Europa deve cercare di
garantire una produttività attuale, ma senza intaccare la capacità di
rinnovazione delle foreste, garantendo così benefici anche per le generazioni
future, questa sostenibilità ambientale è stata basata su sei livelli stabiliti a
livello comunitario:
·
“mantenimento ed appropriato miglioramento delle risorse forestali e
loro contributo al ciclo globale del carbonio;
·
mantenimento della salute e vitalità degli ecosistemi forestali;
- 36 -
·
mantenimento e sviluppo delle funzioni produttive nella gestione
forestale (prodotti legnosi e non legnosi);
·
mantenimento, conservazione e appropriato miglioramento della
diversità biologica negli ecosistemi forestali;
·
mantenimento e appropriato miglioramento delle funzioni protettive
della gestione forestale (con specifica attenzione alla difesa del suolo
a alla regimazione delle acque);
·
mantenimento delle altre funzioni e delle condizioni socio –
economiche”.
Per ogni criterio esistono poi degli indicatori che possono essere obbligatori e
informativi, per ogni indicatore sono previsti: parametri di misura, soglia di
criticità, ambito di miglioramento, fonte di informazione e di rilevamento. Gli
indicatori definiti a livello Europeo sono 27; a livello nazionale, ciascun paese
è libero di sviluppare un numero variabile di indicatori, sempre nel rispetto
dei sei criteri base. Il manuale per la Gestione Forestale Sostenibile, è basato
sui documenti del PEFC – Italia.
Il PEFC - Italia è un’associazione senza fini di lucro che costituisce l’organo di
governo nazionale del sistema di certificazione PEFC (Programme for
Endorsement of Forest Certification schemes), cioè il Programma di
valutazione degli schemi di certificazione forestale. Il PEFC è “un’iniziativa
internazionale
basata
su
una
larga
intesa
delle
parti
interessate
all’implementazione della gestione forestale sostenibile a livello nazionale e
regionale”. Partecipano allo sviluppo del PEFC i rappresentanti dei proprietari
forestali e dei pioppeti, dei consumatori finali, degli utilizzatori, dei liberi
professionisti, del mondo dell’industria del legno e dell’artigianato. Tra i suoi
obiettivi si segnala quello di migliorare l'immagine della selvicoltura e della
filiera foresta – legno, fornendo di fatto uno strumento di mercato che
consenta di commercializzare legno e prodotti della foresta derivanti da
boschi e impianti gestiti in modo sostenibile.
- 37 -
Fig. 16 Foreste certificate in Italia
www.ambienteambienti.com
Fonte citazioni virgolettate : Relazione CFAV
- 38 -
3 LE DIVERSE TIPOLOGIE DI USO CIVICO
3.1 L’uso civico in generale
L’uso civico è il diritto che spetta ai cittadini residenti entro un certo
territorio,
di
esercitare
determinate
attività
antro
detto
territorio,
quest’ultimo denominato demanio civico, si tratta della proprietà collettiva
esistente da secoli o della proprietà collettiva formatasi per liquidazione di
usi civici su terre private. Vengono distinte generalmente due tipi di terre
soggette ad uso civico:
categoria A (terre a bosco e pascolo), che vanno gestite in forma collettiva;
categoria B (terre agrarie) che devono essere oggetto di piano di massima,
quotizzazione ed assegnazione agli aventi diritto.
L'uso civico è un diritto che spetta a coloro che compongono una determinata
collettività, di godere terreni o beni immobili di originario possesso,
appartenenti al comune, a terzi o alla stessa collettività; è quindi una forma
di utilizzazione parziale delle utilità di un determinato territorio.
Gli usi civici sono inalienabili e imprescrittibili, e non possono essere cessati
né per semplice desuetudine, né per usocapione da parte di privati; il comune
su di essi non ha che la rappresentazione degli utenti, e non un interesse
proprio patrimoniale.
Gli usi civici non possono essere oggetto di transazione tra l'ente Comune e gli
utenti o i privati usurpatori.
Si parla di uso in quanto il diritto consiste e si manifesta in attività relative al
godimento di un determinato bene; si aggiunge il termine civico per indicare
che il diritto di godimento spetta ai componenti della collettività “uti cives”,
in quanto tali.
- 39 -
Per uso civico genericamente si intende quindi una particolare concessione
che prevede che il proprietario di una superficie forestale, ad esempio un
comune, o nel caso di una gestione, un consorzio forestale, provvede
periodicamente ad assegnare a tutti gli aventi diritto una certa quantità di
legna da ardere o di legname da lavoro, (uso civico di “focatico” o di
rifabbrico”). L'assegnazione di tali materie prime avviene normalmente “in
piedi” e le piante, quantificate e contrassegnate con apposito martello
forestale, devono essere abbattute dall'assegnatario. Ogni realtà comunale e
ormai si può affermare, ogni consorzio forestale, generalmente si attiene ai
piani di assestamento vigenti per poter determinare in che misura poter
assegnare le suddette piante agli aventi diritto. E' altresì noto, che in
mancanza di specifiche disposizioni nei piani di assestamento forestali, ad
ogni avente diritto, non possono essere concessi annualmente più di cento
quintali di legna da ardere o da paleria, e dieci metri cubi di legname da
opera (art. 75 bis del r.r. 5/2007).
- 40 -
Fig. 17 Schematizzazione regolamentazione usi civici
www.regionelombardia.it
- 41 -
3.2 Le diverse tipologie di uso civico
3.2.1 Uso civico di legnatico
Consiste nella raccolta della legna secca, di legna da ardere e di legname per
la costruzione e la manutenzione di fabbricati (rifabbrico).Viene distinto in
“uso civico di focatico” e in “uso civico di rifabbrico”.
3.2.1.1 Uso civico di focatico
Il diritto di uso civico di focatico spetta a tutti i cittadini residenti in un certo
comune, le modalità dell' uso civico devono essere conformi alle prescrizioni
impartite da un certo comune o dal consorzio forestale competente per il
territorio in oggetto e devono attenersi alle vigenti normative forestali
nazionali e regionali.
Il godimento dell'uso civico di focatico si articola in due forme :
raccolta a titolo gratuito di legna secca, è concessa a titolo gratuito a tutti
gli utenti residenti nel territorio comunale la possibilità di raccogliere in
qualsiasi momento dell'anno la legna secca giacente al suolo avente un
diametro massimo di 10 cm. Qualora la legna risultasse già accatastata in
bosco, a seguito di operazioni forestali, è fatto obbligo agli utenti di non
alterare la disposizione del materiale legnoso in dette cataste;
assegnazione a pagamento, gli utenti possono richiedere, per le esigenze del
proprio nucleo famigliare, assegnazioni a pagamento di legname ad uso di
focatico. Tali richieste devono pervenire, su base cartacea, all'organo gestore
del patrimonio forestale in questione, comune o consorzio forestale, entro
- 42 -
termini da quest'ultimi previsti. Codesti gestori, valutata l'effettiva condizione
di utenza per i singoli richiedenti, inoltreranno a loro volta tali richieste al
soggetto abilitato alle operazioni di martellata, assegnazione e stima. Durante
queste ultime operazioni, saranno contrassegnate primariamente piante
troncate, sradicate, deperienti, secche, gravemente lesionate nella parte del
colletto, insomma piante in condizioni tali da non dover restare in dotazione
al bosco.
E fatto assoluto divieto agli utenti di commercializzare i prodotti legnosi
assegnati, è inutile sottolineare infatti che un comportamento tale, se
verificatosi, oltre a costituire una criticità dal punto di vista fiscale, oltre ad
andare a ledere i principi socio - culturali dettati dall'uso civico, provochi una
concorrenza sleale verso le imprese boschive regolari, che troverebbero il
mercato locale della legna da ardere seriamente alterato.
Al fine di scongiurare fenomeni simili, bisogna accertare l'assegnazione del
materiale legnoso ai soli censiti che ne facciano reale utilizzo e cercare di
privilegiare, ove possibile, l'assegnazione di piante in “piedi“ anziché di legna
o legname già tagliato in piazzale.
3.2.1.2 Uso civico di rifabbrico
Questo tipo di concessione risale a tempi molto antichi, si presume derivi da
culture austro-tedesche, si diffuse inizialmente nel Trentino Alto Adige, dove
il “l’uso civico di rifabbrico” è ben noto e regolamentato tutt’oggi, per poi
diffondersi in maniera più o meno capillare in tutto l’arco alpino italiano.
Riguarda non più il materiale legnoso destinato alla combustine, ma bensì il
legname da opera.
L’uso civico di rifabbrico riguarda il materiale legnoso da lavoro per la
costruzione di case di civile abitazione e rurali nonché per la riparazione e
- 43 -
manutenzione ordinaria e straordinaria di quelle esistenti con le loro
pertinenze, ad esempio recinzioni; questo tipo di materia prima viene ceduta
dall’organo gestore, ancora una volta comune o consorzio forestale, ai
cittadini aventi diritto e residenti in un determinato comune.
Prima di procedere all’assegnazione e alla stima del legname il personale
incaricato deve verificare la reale necessità da parte dell’utente richiedente
di abbisognare di detta materia prima. Questo viene eseguito mediante
verifica della presenza o meno di licenza edilizia presso gli uffici comunali,
ciò al fine di scongiurare fenomeni di rivendita di legname, questa volta di
pregio, a terzi, tale ipotizzabile pratica non risulta essere particolarmente
fuori luogo visti i prezzi agevolati con i quali il legname viene ceduto
dall’organo gestore al richiedente.
Per quanto concerne questo tipo di uso civico, generalmente, l’operatore
incaricato all’assegnazione si reca in bosco accompagnato dal richiedente al
fine di valutare, in relazione alla destinazione del materiale legnoso, quali
piante abbattere, valutando i diametri utili, il tipo di essenza richiesta, lo
stato del legno, etc.
Spesso queste piante destinate a diventare materiale da costruzione, venivano
lasciate, una volta abbattute, per la sua quasi totale lunghezza; risultavano di
conseguenza scomode da gestire e da esboscare, si cercarono quindi diverse
strategie al fine di trasportare in maniera agevole questi tronchi, a seconda
delle caratteristiche dei luoghi, è andati ad utilizzare svariati metodi:
dall’acqua, a strutture costituite da tronchi, a canali ghiacciati e così via.
Oggi questo tipo di uso civico, nei comuni dell’ Alta Valtellina, è quasi
scomparso
anche
se
capita
che
qualche
privato
ricerchi,
per
la
ristrutturazione di fabbricati, materiale legnoso del posto e quindi faccia
ricorso all’uso civico di rifabbrico.
Per quanto riguarda la misura del diritto di questo tipo di uso civico, il
legname viene fornito in tondo e in quantitativi utili a soddisfare le necessità
del richiedenti senza violare le norme vigenti.
- 44 -
3.2.2
Altri usi
Esistono poi degli altri tipi di usi civici che non riguardano più direttamente il
bosco, essi sono l’uso civico di pascolo, di stramatico e di erbatico. Il più
diffuso e che riveste ancora oggi un’importanza significativa è l’uso civico di
pascolo, esso consiste nel solo diritto di utilizzare prati altrui per alimentare
il proprio bestiame, ma anche nell’utilizzazione delle altre risorse presenti sul
terreno, ad esempio l’uso dell’acqua per abbeverare il bestiame, l’uso della
legna morta per la cottura degli alimenti o per la caseificazione.
Esistono diversi regolamenti che condizionano questo tipo di uso civico, essi
variano da comune a comune, generalmente però esiste un filo conduttore
generale, è presente un numero massimo di capi di bestiame in rapporto alla
superficie a pascolo tale da non comportare danni al cotico erboso, di norma
il periodo di pascolo va dalla metà di giugno alla metà di settembre esistono
inoltre vari sistemi di pascolamento, un esempio spesso adottato è il pascolo
razionale, che ha come presupposto fondamentale la suddivisione del pascolo
in diverse stazioni o poste situate ad altitudini differenti, le quali a loro volta
devono essere suddivise in vari lotti da far pascolare a turno in modo da
esaurire l’erba rapidamente e col minimo calpestamento della superficie. Per
quanto riguarda le strutture, devono essere di tipo precario o amovibili e
preventivamente concesse da parte dell’organo gestore, dette strutture
devono essere rimosse a fine stagione.
Si tratta spesso di strutture atte alla mungitura o alla lavorazione dei prodotti
lattiero caseari, anche se oggi sono sempre più utilizzati i carri mungitura,
pratici e ottimali per l’allevatore.
Il diritto di pascolo su terreni di proprietà comunale viene regolamentato
mediante contratti di durata spesso quinquennale viene effettuato un bando
al quale partecipano gli interessati aventi diritti.
- 45 -
Oggi l’uso civico di pascolo non viene più praticato da tutte le famiglie
residenti, ma coloro che possiedono pochi capi di bestiame affidano la
gestione a dei “caricatori” ai quali viene affidato un certo numero di UBA, e
che si impegnano a gestire il carico d’alpeggio in maniera responsabile con
l’impiego di recinzioni mobili cercando di non sovraccaricare la superficie, ma
turnando gli appezzamenti da pascolare.
Il pascolo brado viene impiegato soltanto per gli ovi-caprini che vengono
condotti nelle parti più alte della montagna e spesso in pascoli meno fertili.
L’uso civico di erbatico e di stramatico hanno radici antiche, si presume che
derivino addirittura dai tempi del Feudalesimo; riguarda la possibilità di
raccogliere l’erba nei fondi altrui per la nutrizione del bestiame e foglie o
erba secca per la distribuzione all’interno dei ricoveri, entrambi sono
riconducibili all’uso civico del pascolo.
Oggi questi due tipi di usi civici sono stati praticamente abbandonati, ma un
tempo rivestivano un ruolo importante, in alcuni documenti storici si trovano
norme ben definite che regolano queste pratiche di raccolta.
Per quanto riguarda l’uso civico di erbatico esistono delle note che
permettono di asportare mediante falcetto l’erba utile all’alimentazione
zootecnica, ma che proibiscono l’asportazione di erbe officinali o di piante di
piccoli frutti, spontaneamente presenti nel sottobosco. Per quanto riguarda il
secondo tipo di uso civico, quello di stramatico, esistono delle norme storiche
che esplicano la possibilità di prelevare il materiale organico ma senza
compromettere la fertilità del bosco e quinti la rinnovazione delle specie
forestale, ma soprattutto sanzionano pesantemente eventuali danni a carico
delle radici delle piante forestali. E’ utile ed interessante al fine di preservare
nel tempo questi tipi di usi civici, sviluppare il loro lato turistico - ricreativo,
facendo conoscere a turisti ed escursionisti le attività legate alla montagna;
l’associare alla maga tradizionale attività ricettive o di tipo agrituristico ne è
un esempio.
- 46 -
Fig. 18 “Malga Trela”, in Val Trela sopra i laghi di Cancano (Valdidentro)
www.panoramio.com
3.3 L’ uso civico e gli aspetti sanitari riguardanti il bosco
Il fatto che ci sia la possibilità da parte di molte famiglie all’interno di un
determinato territorio di potersi recare in una foresta a tagliare o recuperare
piante utili al riscaldamento delle abitazioni o alla costruzione di
quest’ultime, rappresenta un motivo di attaccamento alle tradizioni, cura del
territorio e se vogliamo anche risparmio economico se si comparano i prezzi di
tale materiale da combustione con i combustibili fossili, seppure questi meno
faticosi da reperire in termini di lavoro.
Esiste un aspetto legato soprattutto all’uso civico di focatico, che è sempre
stato presente fin dai tempi più remoti, ma che oggi ha un valore molto
- 47 -
importante e che spesso non viene considerato, si tratta del saldo legame
esistente tra recupero e taglio della legna e gli aspetti fitosanitari legati al
bosco nel suo insieme.
Infatti, fin da sempre, l’assegnazione della legna da ardere viene effettuata
per stadi, dando la precedenza in primo luogo alle piante schiantate o secche,
in secondo luogo a quelle che presentano un legno interno poco sano (questo
viene definito dagli operatori più esperti battendo forti colpi sul tronco con
l’ausilio del martello forestale ed ascoltando il suono prodotto), in terzo luogo
le piante definite sane, ma magari con una densità troppo elevata o che
concorrono troppo tra loro, infine alle piante che si vogliono asportare per
lasciare spazio alla rinnovazione spontanea (che si rigenera soltanto se le
dimensioni
della
buca
prodotta
risultano
tali
da
permettere
alle
precipitazioni e al sole di degradare la lettiera impermeabile, arricchendo il
suolo di humus e permettendo così un contatto diretto tra seme diffuso
naturalmente e terreno minerale).
Grazie alla distribuzione alle numerose famiglie aventi il diritto di uso civico il
giusto quantitativo di legna annuo, si và a ripulire praticamente tutta la
superficie boscata del comune andando in maniera capillare ad asportare
poche quantità di materiale legnoso in tutte le zone comunali ricoperte da
boschi, infatti considerando che spesso viene assegnata una giusta quantità di
legna anche ai possessori di baite di montagna, possiamo così andare a
riordinare porzioni di boschi siti a quote altimetriche notevoli toccando
praticamente tutte le particelle forestali appartenenti al determinato comune
ed asportando ogni anno in maniera capillare il materiale legnoso eccedente.
In
passato
l’utilizzo
periodico
di
sentieri
e
di
pascoli
comportava
automaticamente la rimozione di piante secche, rami ceduti sotto il peso
della neve o ancora piante schiantate, oggi giorno purtroppo, le attività
agricole si stanno riducendo sempre di più e l’uso civico di legnatico se ben
gestito potrebbe rimanere un’attività viva e volta anche alla conservazione e
alla manutenzione del territorio. In tutti i comuni dell’Alta Valtellina, per
diversi motivi, si sono diffusi in questi ultimi dieci anni numerosi attacchi
- 48 -
soprattutto a carico del Pino silvestre, di fitopatogeni, che hanno provocato il
disseccamento di vaste superfici di bosco.
Proprio negli ultimi anni il comune di Valfurva sta assistendo agli attacchi di
Bostrico sull’Abete rosso provocando notevoli danni a questi boschi puri ed
aventi un valore anche economico.
Possiamo fare anche un cenno al comune di Sondalo il quale nella zona di Le
Prese ha assistito ad attacchi riguardanti il Pino silvestre da parte di I.
acuminatus e della Processionaria. Un po’ in tutti i comuni invece patogeni
fungini attaccano gli apparati radicali di molte piante di Abete rosso, creando
ampi cerchie di piante che perdono stabilità, e si rivelano con un legno
macchiato o imbrunito.
Ecco che allora i singoli abitanti, godenti del diritto di uso civico, possono
giocare un ruolo importante nell’asportare in zone evidentemente più o meno
scomode e più o meno distanti tra loro, le piante che si rivelano ormai secche
a seguito degli attacchi; sarebbe troppo oneroso affidare l’incarico a delle
imprese boschive perché dovrebbero continuare a spostarsi con tutta la loro
attrezzatura e quindi con tutti i costi connessi, per andare ad operare su una
zona che si presenta a macchia di leopardo.
Ips acuminatus
I sintomi più rappresentativi, che indicano la presenza di questo insetto, sono
i seguenti: parte sommitale della chioma che si presenta da prima ingiallita e
successivamente imbrunita e di aspetto rado, presenza di numerosi fori di
penetrazione e di sciamatura degli adulti in corrispondenza di tale zona e
fuoriuscita
di
un
grumo
di
resina
da
suddetti
fori.
Gli adulti si presentano con un corpo di forma pressoché cilindrica, di colore
che varia tra il marrone - rossiccio e il marrone scuro.
La forma larvale di detto insetto presenta un colore bianco lattiginoso, con
capo
bruno
- 49 -
chiaro.
Si tratta di una specie poligama che compie una sola generazione ad altitudini
e latitudini elevate e due nelle condizioni ambientali più favorevoli. Sverna
come adulto in una sorta di galleria e nella lettiera con clima molto rigido. Gli
adulti neo sfarfallati maturano scavando gallerie di nutrizione che si dipartono
dalla celletta pupale. La sciamatura avviene in primavera avanzata, questi
danno origine al ciclo di sviluppo che termina con la differenziazione di adulti
a fine luglio inizio agosto che ibernano in località fredde.
Il numero di generazioni di I. acuminatus è complicato dalla presenza di
quelle sorelle, dovute alle femmine del primo volo che continuano a riprodursi
senza ulteriori accoppiamenti. Il sistema riproduttivo è organizzato in una
struttura a stella con un numero variabile di bracci che si sviluppano
parallelamente alle fibre del legno. Il maschio apre una camera nuziale molto
ampia e le femmine che arrivano, dopo essersi accoppiate, aprono ognuna un
cunicolo di riproduzione lungo i lati del quale scava le nicchie di
ovideposizione.
Le larve scavano le proprie gallerie di alimentazione che si concludono nella
celletta entro cui si impupano, mentre gli adulti si alimentano in loco e poi
sciamano per colonizzare nuove piante; è questo il momento in cui possono
trasmettere i funghi appartenenti principalmente al genere Ceratocystis,
definiti
«funghi
del
colore
blu».
Le
infestazioni
possono
risultare
particolarmente dannose nel caso di perticaie, costituite da pini con corteccia
sottile e quindi particolarmente idonei ad essere colonizzati dal coleottero.
Quest'ultimo non manca di attaccare anche giovani piante in radure interne a
pinete.
Presenta un periodo di dannosità che va da fine aprile a fine agosto.
Per il risanamento si può praticare un’igiene forestale che consiste
principalmente nel taglio ed esbosco di piante attaccate, a cui far seguire la
messa in opera di alberi trappola per la cattura degli adulti, materiale che
deve essere controllato periodicamente per bruciarlo o scortecciarlo prima
che sfarfallino i nuovi adulti. Questi ultimi interventi possono essere evitati
trattando i tronchi esca con insetticidi che agiscano per contatto.
- 50 -
Fig. 19 Ips acuminatus e danni provocati sulle pendici del monte Reit (comune
di Bormio)
www.linneforum.it
Ips typographus
I sintomi indicatori di avvenuta colonizzazione di una pianta sono segnalati
dalla presenza di rosura ai suoi piedi; uno stato avanzato dell'infestazione è
denunciato dalla decolorazione e arrossamento della chioma, con eventuale
distacco e caduta di placche di corteccia a cominciare dalla parte alta della
pianta.
Gli adulti presentano un colore bruno scuro o nero lucido con fini peli dorati,
la loro lunghezza è compresa tra 4,2 e 5,5 mm; le uova, di forma ellissoidale e
di colore che varia tra giallognolo e bianco latte, danno origine a larve
di colore bianco con capo bruno chiaro dal corpo allungato sul quale si
distinguono fini peli e piccole spine specialmente nei rigonfiamenti pleurali;
le pupe sono di colore anch’esse bianco latte. Specie poligama ed omodinama
per quest’ultimo fatto, al nord e ad altitudini superiori a 1.100 m s.l.m.,
compie una sola generazione, mentre al sud e al disotto di 800 m s.l.m. i cicli
annuali possono diventare da due a tre in relazione all’andamento climatico,
la cattiva stagione è sopportata da larve pupe e adulti immaturi e maturi; a
queste generazioni si accompagnano le generazioni sorelle dovute a femmine
che ovidepongono, dopo un periodo di nutrizione rigenerativa senza ulteriori
- 51 -
accoppiamenti, entro i cunicoli di alimentazione. La sciamatura degli adulti
ibernanti in primavera avviene solo di giorno, le generazioni sorelle invece si
hanno di solito nei mesi di giugno e luglio. La strutturazione del sistema
riproduttivo inizia con il maschio che scava, nella corteccia, la camera
nuziale, questa può essere raggiunta da una fino a quattro femmine che
iniziano a costruire le gallerie riproduttive dopo essere state ripetutamente
inseminate.
Ogni sistema riproduttivo a stella a bracci verticali interessa la corteccia e
marginalmente l'alburno, con scavi che seguono l'andamento delle fibre
legnose, in ogni galleria sono differenziati dei fori di aerazione e da 7 a 42
nicchie di ovideposizione, una volta iniziato lo scavo di riproduzione viene
prodotto un feromone di repulsione per evitare l'eccessivo affollamento
sull'albero. Le larve che nascono si sviluppano scavando gallerie di nutrizione
che si dipartono perpendicolarmente ai lati della galleria materna e
proseguono, con andamento tortuoso, per 4,8 fino anche 8,5 cm per
concludersi nello scavo della celletta pupale, da cui poi si dipartono le
gallerie di nutrizione degli adulti. Le popolazioni di I. typographus presenti in
forma endemica vanno soggette a gradazioni temporanee.
Di solito ciò avviene quando le piante sono state soggette a lunghi periodi di
siccità o sono state colpite da forti venti e da altri agenti meteorici che ne
hanno
Il
alterato
periodo
di
le
dannosità
loro
va
normali
da
tutto
funzioni
aprile
a
tutto
fisiologiche.
settembre.
Per quanto concerne il risanamento, esso consiste nell’ igiene forestale che
comprende prima tra tutte le operazioni di taglio e l'eliminazione delle piante
attaccate e debilitate. Inoltre per ridurre le popolazioni degli adulti è bene
applicare la tecnica della cattura in massa per mezzo di trappole innescate
con attrattivi sintetici di aggregazione o mediante piante esca che vanno
scortecciate prima dello sfarfallamento dei nuovi adulti, ciò può essere
ovviato trattandone la corteccia con insetticidi di contatto (Piretroidi).
- 52 -
Fig. 20 Ips typographus
www.agraria.org
Thaumetopoea pityocampa
Gli elementi indicatori della presenza della Processionaria del Pino sono:
scheletrizzazione degli aghi, intensa defogliazione e presenza di nidi sericei
estivi piuttosto lassi e di limitate dimensioni e nidi autunno-vernini più grandi,
compatti
e
piriformi.
Gli adulti presentano un colore grigio brunastro, con le ali anteriori di un
grigio più o meno intenso e tre fasce trasversali scure, più marcate nei
maschi.
Le larve si presentano inizialmente di colore giallo-verde con capo nero
mentre dalla terza età il corpo diventa bruno-rossastro con sul dorso ciuffi di
peli arancioni e piccole cavità su ogni segmento addominale, dette specchi, in
cui
sono
inseriti
corti
peli
urticanti
di
colore
rosso
fulvo.
Il ciclo è generalmente annuale, ma può diventare pluriennale in seguito al
prolungarsi dello stato di diapausa della crisalide nel terreno. La brutta
stagione è trascorsa dalle larve di terza o quarta età riparate all'interno del
- 53 -
nido invernale. Gli adulti, che sfarfallano al crepuscolo a partire da luglio fino
a settembre, hanno vita molto breve (24 ore), le femmine inseminate
depongono circa 300 uova che dispongono attorno a due aghi, terminata
l’operazione, ricoprono il manicotto con squame dell'addome. La schiusa delle
uova avviene tra la fine di agosto e i primi di settembre e le larve neonate,
che conducono vita gregaria, cominciano a rodere il margine delle foglie,
prossime all'ovatura, poi si spostano e costruiscono dei piccoli nidi lassi di fili
sericei che inglobano gli aghi di cui si nutrono. Gli individui dei successivi
stadi larvali rodono le foglie completamente risparmiando o meno la sola
nervatura. La partenza dal nido e il trasferimento nei luoghi di nutrizione
nonché il ritorno al nido avviene mantenendosi in fila indiana (da questo la
derivazione del nome). Con l'approssimarsi dell'autunno larve provenienti da
più ovature si riuniscono per costruire i nidi entro cui trascorrere l'inverno. In
marzo queste, dopo un periodo di ridotta attività, diventano più voraci. Le
larve, giunte a maturità in aprile, o anche prima se l'inverno è stato
particolarmente mite, lasciano il nido, guidate da una femmina, disponendosi
in fila indiana a formare una processione che raggiungere il terreno dove si
muove alla ricerca di un luogo adatto all'incrisalidamento. Trovato il sito le
larve sprofondano 8-10 cm, tessono un bozzolo e differenziano la crisalide.
Queste rimangono in uno stato di diapausa che può durare per alcuni mesi fino
a tre - quattro anni, determinando così la comparsa di cicli poliennali che
affiancano quello annuale. Le gradazioni di solito hanno una durata che varia
tra otto e dieci anni. Il periodo di dannosità va da fine agosto primi di
settembre
ad
aprile
dell'anno
successivo.
Gli
interventi
chimici
e
microbiologici, atti al risanamento devono essere rivolti contro le giovani
larve utilizzando Diflubenzuron, o Bacillus thuringiensis var. kurstaki nei mesi
di settembre-ottobre. Si può ricorrere anche alla raccolta e distruzione dei
nidi invernali da eseguirsi da novembre a febbraio. La lotta è obbligatoria
(D.M. 17 aprile 1998).
- 54 -
Fig. 21 Nido invernale e larve di Processinaria del Pino
www.agraria.com
Heterobasidion annosum
I marciumi radicali sono causati da funghi appartenenti a diverse Classi,
sebbene le piante perenni vengano generalmente colpite da Basidiomiceti,
questi costruiscono un inoculo potenziale sotto forma di rizomorfe, cordoni
miceliali e propaguli attorno alla radice da infettare e penetrano in modo
diretto o attraverso ferite. La marcescenza è caratterizzata dalla necrosi di
tutti i tessuti, accompagnata o meno dallo sviluppo di micelio all’interno o
sulla superficie degli organi compromessi, che subiranno successivamente un
decadimento soffice e acquoso. Heterobasidion annosum è un parassita
particolarmente dannoso, molto diffuso nelle regioni temperate dell’emisfero
settentrionale dove, sebbene sia stato segnalato anche su molte latifoglie,
causa danni notevoli in particolar modo nei popolamenti coetanei e mono
specifici di conifere. Una stima approssimata dei soli danni diretti (perdita del
valore del legname) superava nel ’98 gli 800 milioni di euro, nei 15 paesi
dell’Unione
Europea
(Brun
F.
2003).
Determina un marciume radicale il cui esito può essere la morte della pianta
colpita o la carie – bianca fibrosa o alveolare - del duramen del fusto, con la
perdita di quantità più o meno elevate di massa legnosa commerciabile.
- 55 -
Il parassita è l’agente del cosiddetto “mal del rotondo”, espressione
indicante la tipica, ma non esclusiva, modalità di diffusione centrifuga in un
popolamento. I corpi fruttiferi sono a forma di mensola semicircolare
ampiamente fissata al substrato o crostosi, superiormente di color ardesia ed
inferiormente, dove è situato lo strato fertile finemente poroso, di colore
chiaro.
La diffusione del fungo si compie secondo due principali modalità: mediante
spore germinanti e per crescita miceliale. Le basidiospore costituiscono un
mezzo di diffusione a distanza assai efficiente. L’infezione inizia a partire
dalla superficie delle ceppaie tagliate di fresco o da ferite presenti alla base
del tronco; da qui il fungo colonizza i tessuti della ceppaia e dell’apparato
radicale. Il periodo di più alta colonizzazione delle ceppaie corrisponde
essenzialmente a quello di maggior produzione delle spore, di solito la tarda
estate e l’autunno. La patogenesi ha luogo nei suoli alcalini o tendenti
all’alcalinità, molto probabilmente a causa della tolleranza del parassita e del
minore antagonismo esercitato dalla flora microbica esistente. Una volta che
il parassita si è insediato in un popolamento, il suo micelio può passare alle
radici delle piante sane mediante contatti ed anastomosi radicali. Le piante
ospiti
sono
appartengono
rappresentate
ai
da conifere,
generalmente
generi Pinus, Abies e Picea.
Recenti
le
principali
ricerche
hanno
dimostrato che il fungo H. annosum è costituito da 5 gruppi intersterili, 3 dei
quali sono presenti in Europa ed hanno comportamenti ed ospiti differenti: H.
annosum sensu stricto che infetta prevalentemente i pini, H. parviporum
prevalentemente
su
Abete
rosso
e H.
abietinum prevalentemente
sul
genere Abies.
La sintomatologia può variare a seconda delle diverse piante ospiti; Il caso
seguente riguarda: Abete rosso, Abete bianco o Larice, in particolare H
annosum può determinare la moria del novellame, mentre nelle radici delle
piante adulte resta bloccato a livello della corteccia e dell’alburno dalle
reazioni dell’ospite, e continua a progredire solamente nel cilindro centrale
verso il colletto, la base e il duramen del fusto; il fungo non viene arrestato
- 56 -
all’altezza del colletto, ma può progredire lungo il fusto fino a 1-2 m e, più
raramente, fino a 7-8 m, causando una carie del duramen al pedale o al
tronco senza mostrare esternamente alcun sintomo della malattia e
consentendo frequentemente all’ospite di arrivare alla maturità in buone
condizioni vegetative, sebbene i danni economici possano essere notevoli;
infatti, al momento dell’utilizzazione delle piante, l’interno del tronco si
presenta interessato da carie che possono estendersi anche per notevole
altezza e trasversalmente arrivare a pochi centimetri dal cambio. La lotta
consiste nella raccolta ed eliminazione dei tronchi abbattuti che potrebbero
favorire la fruttificazione del fungo e dove possibile risulta utile l’
estirpazione delle vecchie ceppaie. In occasione di tagli forestali è importante
la disinfezione delle ceppaie con composti a base di urea, rame e boro, sia
dopo i diradamenti che dopo i tagli. Da ultimo ove possibile può essere
attuata una nebulizzazione delle ceppaie con una sospensione contenente
spore
pre
germinate
di
organismi
competitori
come Trichoderma
viride e Phlebiopsis gigantea (fungo, quest’ultimo, che colonizza rapidamente
le ceppaie entrando in competizione trofica con H. annosum) rispettivamente
per gli Abeti e per il Pino silvestre, sia dopo i diradamenti che dopo i tagli.
Fig. 22 H. annosum e relativi danni al legno
www.aphotofungi.com
- 57 -
4 ASPETTI LEGALI LEGATI AL DIRITTO DI USO CIVICO
4.1
Norme forestali e Regolamento Regionale
Tra le prime regolamentazioni riguardanti l’uso civico, ricordiamo tre leggi
piuttosto datate: una nazionale e due regionali; la prima consiste nella legge
n. 1766 del 16/06/1927 e dal relativo regolamento di attuazione ( R.D. n.
332 del 26/02/1928).
La legge del 1927 può essere divisa in quattro parti:
artt. 1-10 per l’accertamento, la valutazione e l’esistenza degli usi civici;
artt. 11-26 per la destinazione delle terre civiche;
artt. 27-36 sul Commissariato agli usi civici e i giudici demaniali;
artt. 37-42 sulle disposizioni generali e transitorie.
Per quanto riguarda invece la normativa regionale, la Regione Lombardia ha
emanato due leggi in materia di usi civici, la n. 52 del 24 maggio 1985 e la
n. 13 del 16 maggio 1986.
Con la 52 del 1985, si regolano i procedimenti relativi all’autorizzazione delle
alienazioni e dei mutamenti dei terreni gravanti da uso civico, nella legge 13
del 1986, invece vengono elencate una serie di norme procedurali in materia
di usi civici relativamente alla liquidazione degli usi su terreni privati, alle
promiscuità e alle legittimazioni delle occupazioni abusive.
Per fare un cenno per quanto riguarda l’applicazione delle suddette leggi, per
accertare l’esistenza degli usi civici, e per il loro riordino, si effettua una
istruttoria demaniale, con questa si verificano:
- i terreni caratterizzati da demanio civico;
- 58 -
- le occupazioni abusive del demanio civico;
- le promiscuità;
- diritti o consuetudini piantive;
- le vendite non regolari di terreni comunali;
- i terreni in proprietà gravati di usi civici;
- le associazioni agrarie.
Oggi queste leggi vengono supportate dal Regolamento Regionale in materia
forestale. In particolare dalla Legge Regionale del 5 dicembre 2008, n. 31.
(Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura, foreste, pesca e
sviluppo rurale).
Quest’ultima prevede come titolo primo:
“TITOLO I
Oggetto del testo unico
Art. (Oggetto)
Il presente testo unico, redatto ai sensi della legge regionale 9 marzo 2006,
n. 7 (Riordino e semplificazione della normativa regionale mediante testi
unici), riunisce le disposizioni legislative regionali in materia di agricoltura,
foreste, pesca e sviluppo rurale.”
In questo testo si parla inoltre di incentivi per gli interventi forestali
finalizzati alla salvaguardia dei versanti, dei corsi d’acqua e della
biodiversità, interventi che dovrebbero essere preferibilmente compiuti da
imprese site sul territorio o dai consorzi forestali.
Per quanto riguarda gli usi civici invece la regione in questo testo unico
prevede un riordino di detti usi.
- 59 -
“TITOLO XI
Disposizioni sugli usi civici
Capo I - Disposizioni organizzative
Art. 165 Articolazione delle competenze.
“1. La Regione e le Province esercitano le funzioni amministrative in materia
di usi civici trasferite con decreto del Presidente della Repubblica 15 gennaio
1972, n. 11 (Trasferimento alle Regioni a statuto ordinario delle funzioni
amministrative statali in materia di agricoltura e foreste, di caccia e di pesca
nelle acque interne e dei relativi personali ed uffici) e con D.P.R. 616/1977.
2. La Regione, attraverso l'ERSAF, promuove il riordino degli usi civici.
3. Sono conferite alle province le funzioni amministrative previste
dall'articolo 167 del presente capo e dal capo II, fatta eccezione per i
procedimenti amministrativi già iniziati alla data del 13 novembre 2004, ma
non ancora conclusi, che restano di competenza della Regione.
4. Le funzioni di competenza della Regione relative ai procedimenti
amministrativi in corso sono adottate con provvedimento dirigenziale.”
Art. 166 Oneri.
“1. Sono a carico della Regione gli oneri relativi alle operazioni di propria
competenza previste dalla
legge 1766/1927 e dal r.d. 332/1928, ad eccezione di quelle riguardanti
registrazioni e trascrizioni che sono a carico dei soggetti interessati.
2. Al fine di accelerare la definizione delle operazioni di cui al comma 1, la
Regione concede contributi ai comuni che attuano un programma di ricerche
storico-documentarie e allestiscono strumentazioni cartografiche funzionali
agli obiettivi di cui al presente capo.
- 60 -
3. Le domande dei comuni rivolte ad ottenere i contributi devono pervenire
alla struttura competente entro il 31 marzo di ogni anno.
4. La Giunta regionale approva il piano di riparto fra i comuni richiedenti.
5. La liquidazione dei contributi è subordinata al positivo accertamento della
collaborazione prestata.”
Art. 167 Alienazioni e mutamenti di destinazione
“sino all'entrata in vigore di organiche disposizioni regionali in materia di usi
civici, per le alienazioni e le modifiche di destinazione dei beni d'uso civico di
cui all'articolo 12 della legge 1766/1927 si applicano le disposizioni dei commi
2 e 3.”
Capo II - Disposizioni procedurali
Art. 168 Liquidazioni a canone enfiteutico.
“1. Se il progetto di liquidazione degli usi civici su terreni alieni prevede per
il titolare, anche non individuale, un canone enfiteutico annuo di
affrancazione inferiore a 25,82 euro, può essere stabilito il pagamento
dell'intero ammontare del capitale di affrancazione in non più di cinque
annualità consecutive.
2. Se il canone è superiore a 25,82 euro e inferiore a 51,65 euro, il
pagamento può essere stabilito in non più di dieci annualità consecutive.
3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano anche per il pagamento
del canone imposto in sede di legittimazione di occupazioni abusive, ai sensi
dell'articolo 10 della legge 1766/1927.”
Art. 169 Domanda di liquidazione.
“1. Su domanda degli interessati, è ammessa la liquidazione degli usi civici su
terreni alieni, anche indipendentemente da un progetto di liquidazione su
tutti o parte dei terreni siti in un comune o, nell'ambito del territorio dello
stesso, in quello di una frazione.
- 61 -
2. La domanda contiene l'offerta della porzione di terreno da assegnarsi in
compenso dei diritti civici da liquidare o dell'ammontare del canone di natura
enfiteutica, ai sensi degli articoli 6 e 7 della legge 1766/1927.
3. Può essere omessa la perizia sul valore dell'offerta se sulla medesima si è
espresso favorevolmente il consiglio comunale e, per i beni frazionali e delle
associazioni agrarie, la rappresentanza, ove esistente, della frazione o
dell'associazione interessata.”
Art. 170 promiscuità
“se l'uso civico a favore degli abitanti di un comune, frazione o associazione è
esercitato, in promiscuità o meno, su terreni di esclusiva proprietà di altro
comune o frazione o associazione, non si fa luogo a divisione, ma i terreni
vengono affrancati dall'altrui uso civico attraverso il pagamento, secondo le
modalità previste dal comma 3 dell'articolo 168, di un capitale di
affrancazione determinato in ragione dell'entità e attualità d'esercizio del
diritto.”
E per finire per quanto riguarda le disposizioni finali: “a decorrere dalla data
di entrata in vigore della presente legge sono o restano abrogate le seguenti
leggi regionali:
1. la legge regionale 24 maggio 1985, n. 52 (Norme organizzative in materia
di usi civici);(182)
2. la legge regionale 16 maggio 1986, n. 13 (Norme procedurali in materia di
usi civici);(183)”
Fonte citazioni virgolettate:
Legge Regionale 5 dicembre 2008, n. 31
Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale
(BURL n. 50, 1° suppl. ord. del 10 Dicembre 2008)
- 62 -
5 REGLAMENTO ED USO
5.1
Note storiche riguardanti le concessioni forestali
I boschi hanno rappresentato nella storia, tra tanta povertà, l’unica entrata
sicura per i comuni dell’Alta Valtellina, ma il loro taglio, pur essendo
considerevole ed utile, non doveva contrastare con i regolamenti, uno dei
primi introdotto già il 27 maggio 1811.
Lo sfruttamento dei boschi in Alta Valle, nei primi anni del 1800,
rappresentava una continua evoluzione con un crescente numero di
pretendenti che necessitavano di legname per svariati motivi; si necessitava
quindi di una regolamentazione per quanto riguardava lo sfruttamento e
soprattutto il controllo di esso; necessità sempre crescente soprattutto
quando, oltre al legname utilizzato per il solo riscaldamento invernale,
impiegato nell’edilizia o ancora adoperato nei forni di Fraele, si aggiunse nel
1823 un quantitativo annuo di legname necessario alla ditta “Belf e Compari”
per alimentare la fucina dello stabilimento delle ferriere di Premadio.
Quest’ultimo punto comportò una serie di problematiche legate al patrimonio
forestale soprattutto per la realtà della Valdidentro.
A tutela dei boschi il 23 maggio del 1830, si elesse una guardia forestale
aggiuntiva e dieci anni dopo si dovette acquistare una macchina idraulica atta
al soffocamento di numerosi incendi. Nel 1857, il lavoro di fusione di
materiale minerale al fine di produrre ferro, divenne incalzante, ci fu una
continua produzione di carbone che aumentando in maniera considerevole in
questi anni, mise alla prova il patrimonio forestale dell’Alta Valle, è proprio in
questo momento che per evitare disordini in seguito all’accresciuto
disboscamento, si stabilì l’assunzione immediata di una guardia boschiva
eletta in seguito a concorso.
- 63 -
La necessità di avere una guardia boschiva comunale nacque anche in seguito
a fenomeni di vendita abusiva di legname comunale da parte del popolo,
questo fenomeno venne arginato dall’aumento delle già salate multe imposte
alla popolazione; ed oltre a ciò, per impedire che ciò continuasse, si formulò
la deliberazione del 4 novembre de 1862, che impediva l’esportazione fuori
dal territorio comunale di legna da riscaldamento a garanzia del pregiato
materiale che sarebbe dovuto bastare nei lunghi inverni, ai soli 1470 cittadini
residenti nel comune della Valdidentro; ancora, per evitare scorrettezze si
impose la vidimazione delle piante recise da parte della guardia boschiva
accompagnata da un membro della Giunta municipale e per i commercianti
locali, nacque l’obbligo di emettere ad ogni vendita effettuata, la rispettiva
bolletta
certificata
dall’apposizione
del
timbro
municipale.
Questi
provvedimenti preoccuparono i gestori delle ferriere, anche se ormai tale
attività stava già giungendo al termine a causa delle foreste della zona ormai
decimate, fino ad arrivare alla chiusura di suddetta attività industriale nel
1875.
Un passo molto importante che venne compiuto in questi anni a livello
comprensoriale, fu la redazione del “patrimonio boschivo indiviso dei comuni
sociali di Bormio, Valfurva, Valdisotto e Valdidentro” approvato il 13
settembre del 1840.
Inoltre questo periodo chiave, viene anche ricordato per la “rivalutazione dei
confini territoriali comunali” che si accostavano agli appezzamenti privati;
questo portò a ripristinare gli antichi limiti posti sul territorio, limiti segnalati
da “ termini “ che spesso erano costituiti da pietre su cui era scolpita una
croce.
La divisione dei boschi in Alta Valtellina (3 agosto1852)
L’atto ottocentesco di maggior rilevanza per la divisione delle foreste in Alta
Valle fu il “prospetto sinottico di stima dei boschi di proprietà promiscua dei
Comuni sociali” redatto dal Sotto Ispettore ai boschi Stefanoni, per incarico
del distretto il 3 agosto 1852.
- 64 -
Da questa prima divisione, ultimata il 24 settembre 1853, Bormio usciva
beneficiata di un importo di stima paria 9700,92 lire, Valdidentro di sole
997,51 lire, Valfurva di 745,51 lire, e Valdisotto era privata di ben 11448,94
lire.
La difficoltà d’accettazione di questo frazionamento soprattutto da parte
della Valdisotto, danneggiata gravemente, e della Valfurva, che si riteneva
proprietaria del bosco dei Curti a lei non assegnato, portò il 18 agosto 1901 a
riformulare la divisione che divenne attivata tre anni dopo.
Per i boschi assegnati a Bormio, ma siti nel comune di Valdidentro, il diritto di
pascolo dei residenti fu mantenuto.
In seguito ad una successiva revisione dei confini riguardanti i comuni di
Valdisotto e Valdidentro, con l’atto Fay del 1 giugno 1926, la divisione dei
boschi fu definitivamente conclusa tuttora vigente.
Si arrivò poi alle già citate e parzialmente ancora attuali leggi in materia di
uso civico del 1927, l’esigenza principale di tale legge fu quella di portare
chiarezza e di impedire che perdurassero situazioni di incertezza (esistono o
non esistono diritti di uso civico? Queste terre sono o non sono di uso civico?)
che avevano portato a forte conflittualità.
Molto lavoro fu portato avanti al fine di arrivare ad una soluzione chiara, poi
però ci fu la seconda guerra mondiale che comportò un arresto di tale lavoro;
e dopo il conflitto mondiale ci fu un comprensibile periodo do stagnazione
legato a problematiche di carattere politico, in seguito il paese cominciò ad
assumere un assetto di tipo industriale, e le problematiche di tipo agroforestale passarono in secondo piano.
L’introduzione delle terre con usi civici nell’elenco dei terreni vincolati dalla
legge 431/85 (Galasso) ha posto in risalto l’importanza dell’uso civico anche
dal punto di vista della salvaguardia ambientale.
“La legge Galasso, considerata una legge di riforma della tutela della natura
e del paesaggio, racchiude i seguenti principi:
- 65 -
1. alcune aree sono tutelate per legge (ad es. le zone al di sopra dei 1.600 m
sul livello del mare, i ghiacciai, ecc.);
2. le regioni sono obbligate ad elaborare piani paesaggistici;
3. nelle zone protette gli interventi privi di autorizzazione paesaggistica
comportano sanzioni penali.”
La legge regionale (testo unico) datata 2008 racchiude un vasto numero di
articoli che regolano un po’ tutte tematiche agro-forestale con varie
sfaccettature, anche se gli usi civici vengono trattati in modo piuttosto
superficiale.
La redazione di un regolamento attuale, che prenda in considerazione le
problematiche moderne e con una regolamentazione di base comune a tutti
gli organi gestori collocati in una realtà montana, sarebbe auspicabile, infatti
bisogna tenere conto del valore storico e della ricchezza di tradizioni che
gravitano attorno agli usi civici, così come del fatto che i primi titolari di
questi diritti sono i “cives”, gli utenti delle comunità interessate, cui spettano
le principali prerogative nella gestione del loro territorio.
- 66 -
Fig. 23 Diverse metodologie di esbosco tra passato e presente
per conseguire lo scopo comune
archivioilbernina.ch
deangeli.bz.it
www.flickr.com
- 67 -
5.2 Regolamenti comunali: la situazione
nei diversi comuni dell'Alta Valtellina
Come visto nel capitolo precedente, nei primi anni del novecento, si riuscì a
raggiungere una situazione definita per quanto riguarda confini e gestioni dei
rispettivi patrimoni boschivi appartenenti ai sei comuni dell’Alta Valtellina.
Anche se riguardo all’uso civico e alla sua gestione, non esiste una normativa
aggiornata e dettagliata, i singoli comuni, attenendosi alle prescrizioni in
materia forestale dei propri piani di assestamento forestale, continuano a
esercitare l’uso civico nei propri territori.
Esaminando la specifica situazione che si è creata ed è presente all’interno
dei vari comuni dell’Alta Valtellina, possiamo affermare quanto segue.
Il comune di Sondalo, Valdisotto e Bormio annoverano tra il loro personale la
figura storica della “guardia boschiva”, in particolare, il comune di Bormio ha
introdotto di recente una nuova guardia boschiva a seguito di concorso
pubblico al fine di coprire la posizione lasciata dalla precedente guardia in
conseguenza al pensionamento della stessa.
Le tre guardie boschive, presenti nei tre comuni sopra citati, esercitano
attività di vigilanza, monitoraggio della viabilità agro – silvo - pastorale e di
assegnazione boschiva all’interno delle rispettive superfici forestali comunali.
La guardia boschiva si reca in bosco quotidianamente al fine di sorvegliare ed
eventualmente sanzionare le attività non consone alla normale fruizione del
bosco, ed in particolare a quella dell’uso civico.
Ogni comune prevede un certo quantitativo di legna da ardere, cedibile previa
compilazione di apposito modulo di richiesta, corrispondente alle previsioni
indicate all’interno del piano di assestamento, condizionato dal numero di
domande pervenute, ma soprattutto dettato dalle condizioni in cui si presenta
- 68 -
il bosco, infatti se se per esempio si fosse abbattuto un evento calamitoso su
una o più particelle forestali, sarà possibile avere a disposizione una maggior
quantità di legna da poter distribuire tra gli aventi diritto.
Viene citato uno stralcio del regolamento in materia di usi civici estrapolato
dal piano assestamentale forestale relativo al comune di Valdisotto.
“TITOLO II DISCIPLINA PER USI CIVICI
Art. 6 Usi civici riconosciuti sulla proprietà
Gli usi civici riconosciuti esistenti sulla proprietà del Comune di Valdisotto
sono il diritto di pascolo e il diritto di legnatico da opera e per fuocaggio.
Art. 7 Titolarità del diritto
Il diritto all’esercizio degli usi civici nella proprietà comunale spetta a tutti
gli abitanti che abbiano la loro residenza nel Comune di Valdisotto secondo le
consuetudini del luogo.
Art. 8 Taglio di legna ad uso focatico
Il taglio della legna da parte degli aventi diritto dovrà essere effettuato nel
rispetto delle forme di trattamento previste dal piano. A garanzia della
corretta esecuzione delle
operazioni di taglio, allestimento ed esbosco potrà essere stabilito il
versamento di un deposito cauzionale.
Art. 9 Raccolta di legna morta o secca e scarti di lavorazione
La raccolta di legna morta o secca e scarti di lavorazione è liberamente
consentita.
Art. 10 Recupero del legname deperiente
Il legname morto, seccagginoso, deperiente o danneggiato da eventi
meteorici potrà essere posto tempestivamente in vendita, cedendolo
eventualmente anche a prezzo
simbolico ai censiti che ne fanno richiesta.
- 69 -
Nelle comprese a funzione naturalistica il taglio e l’asportazione della massa
morta dovrà sottostare alle previste prescrizioni colturali.
Art. 11 Raccolta dello strame nei boschi
La raccolta dello strame (copertura morta) nei boschi è consentita nelle zone
soggette ad elevato rischio d’incendio, o dove vi è un anomalo accumulo di
lettiera indecomposta.
Previo benestare della Autorità Forestale, la raccolta dovrà essere effettuata
in modo da non intaccare il cotico erboso e lo strato superficiale del terreno,
e potrà ripetersi nello
stesso luogo solo ogni tre anni ad eccezione delle comprese a vocazione
naturalistica.
Art. 12 Pascolo
Il pascolo libero del bestiame dei censiti è consentito esclusivamente nei
comparti pascolivi descritti nell’apposito capitolo del Piano. Il pascolo
boschivo non è consentito
ordinariamente; è limitato al solo bestiame bovino solo nei pascoli arborati.
Il pascolo boschivo del bestiame bovino ed ovino in via eccezionale può essere
autorizzato nelle particelle soggette ad alto rischio d’incendio ed invase da
esuberante sviluppo di vegetazione arbustiva ed erbacea. In questo caso può
essere autorizzato anche il pascolo caprino, purché venga predisposto un
adeguato piano di utilizzazione.
Art. 13 Interventi di miglioramento ambientale
Gli interventi di miglioramento ambientale (valorizzazione delle risorse
faunistiche e floristiche) saranno ancorché non espressamente previsti nel
presente piano consentiti
previa presentazione di una relazione tecnico descrittiva che espliciti le
modalità di esecuzione e gli obiettivi da perseguire. Rientrano tra questi
interventi i decespugliamenti, i tagli ecotonali, l’apertura di radure, ecc.
Sono altresì consentiti gli interventi di ricostituzione boschiva per avversità
biotiche ed abiotiche non previsti all’interno del presente piano.”
- 70 -
La stessa regolamentazione citata sopra, è vigente per il comune di Bormio.
Il regolamento, sempre in materia di usi civici inerente il comune di Sondalo,
si discosta per certi aspetti dai due sopra citati.
Tra gli usi civici riconosciuti esistenti sulla proprietà del Comune di Sondalo,
viene citata la gestione del bosco governato a ceduo e la raccolta dei frutti
del sottobosco. Per quanto riguarda il bosco governato a ceduo, il comune di
Sondalo è quello che, tra tutti i comuni dell’Alta Valtellina, si trova a quote
altimetriche inferiori, quindi può esercitare questo tipo di gestione forestale,
mentre gli altri comuni risultano impossibilitati a causa delle altezze sul
livello del mare cui è situato il territorio.
L’uso civico di pascolo, menzionato tra gli altri usi civici, è ben regolamentato
e presenta un elenco accurato, nel quale vengono riportate tutte le superfici
pascolive atte a tale scopo. Inoltre viene vietato il pascolo in bosco, ed il
pascolo caprino più essere autorizzato purché venga predisposto un accurato e
adeguato piano di utilizzazione.
Il comune più limitrofo, e vincolato dal punto di vista climatico, risulta essere
quello di Livigno, l’assegnazione di materiale legnoso ai censiti, non
rappresenta un’attività particolarmente significativa, probabilmente viste le
caratteristiche dei boschi a queste quote, non si praticano pertanto tagli di
piante “in piedi” ma si vanno generalmente a recuperare piante abbattute
dalle abbondanti nevicate o a causa di altri fenomeni naturali. La
regolamentazione
comunale
prevede,
come
per
i
tre
comuni
visti
precedentemente, di procedere liberamente al recupero di legna morta,
mentre anche per Livigno il recupero di materiale legnoso in buono stato,
viene concesso previa formulazione di una richiesta, ed in seguito ad
un’assegnazione eseguita da un vigile municipale.
Per quanto riguarda il pascolo, detto comune prevede la possibilità di
praticare questa attività nelle superfici destinate a tale uso, aree
contraddistinte da specifica numerazione (dal 200 ai successivi), mentre il
pascolo boschivo non è concesso ordinariamente ma risulta eventualmente
- 71 -
limitato ai soli bovini; il pascolo boschivo di bovini ed ovini è previsto soltanto
in via eccezionale nelle particelle forestali invase da vegetazione erbaceo –
arbustiva e che presentano di conseguenza elevato rischio di incendio, in
queste situazione, previa predisposizione di piano gestionale, è permesso
anche il pascolo caprino.
In questo comune l’attività zootecnica sta rivestendo un’importanza notevole,
infatti sono numerose le imprese agricole di allevamento bovino, ma non solo,
sorte in questi ultimi anni, il pascolo riveste dunque un ruolo primario,
mentre l’attività selvicolturale risulta, ancora una volta a causa delle quote
altimetriche un’attività piuttosto limitata.
Da ultime, ma non per importanza, vengono esaminate le regolamentazioni
legate all’uso civico dei comuni di Valdidentro e di Valfurva. Questi due
comuni hanno assistito al pensionamento delle rispettive guardie boschive, nel
2009 per quanto riguarda Valfurva, e nel 2011 per il comune di Valdidentro,
essi avendo conferito in gestione il loro patrimonio boschivo al Consorzio
Forestale Alta Valtellina, hanno incaricato quest’ultimo della gestione degli
usi civici; cosa che non si è invece verificata nel comune di Bormio, in quanto
quest’ultimo, pur essendo consorziato con il Consorzio Forestale, non ha però
conferito a quest’ultimo la gestione del proprio patrimonio forestale.
Tornando alle due realtà comunali citate sopra, per la gestione dell’ uso civico
di legnatico è stata incaricata un’apposita figura professionale che provvede
alla raccolta delle richieste da parte dei censiti aventi diritto, richieste che
vengono inoltrate al comune di appartenenza (ufficio polizia municipale) o
direttamente al Consorzio Forestale. Dopo di che si procede all’assegnazione
del materiale legnoso in bosco. Il quantitativo di legna spettante a ciascun
nucleo famigliare viene indicato con il termine di “lotto boschivo”, esso è
costituito da un certo numero di piante, che varia a seconda del diametro
delle stesse; queste piante vengono contraddistinte in bosco da un numero e
da una lettera, tutte le piante appartenenti allo stesso lotto presentano lo
stesso numero, mentre le lettere variano proseguendo in senso alfabetico in
modo da avere una lettera diversa su ciascuna pianta. Oltre alla numerazione,
- 72 -
la pianta assegnata, presenta due simboli identici che vengono apposti
mediante martello forestale, il primo su un cordone radicale ed il secondo a
“petto d’uomo” (1,30 m) uno rimane quindi in bosco, mentre l’altro rimane
sul materiale asportato; questo risulta necessario al fine dei controlli eseguiti
dal Corpo Forestale dello Stato o da tecnici del Consorzio Forestale.
Tab. 4 Dati identificativi di lotto boschivo
Lotto
1
1
1
1
Pianta
A
B
C
D
Specie
Abete rosso Abete rosso Larice Pino cembro
Stato pianta
Buona
Scarso
Buono
Buono
Classe diametrica (cm)
20
30
40
35
Rientrante nel PNS
NO
NO
NO
NO
Particella PAF
21
21
21
21
Classe di fertilità
7
7
7
7
Come espresso nella tabella il lotto boschivo, oltre ad avere un numero che lo
contraddistingue, risulta essere completato da ulteriori informazioni che lo
inquadrano entro una certa superficie forestale, il tutto è supportato anche
da un’individuazione puntuale effettuata mediante l’uso di un GPS satellitare,
tema trattato nei capitolo seguenti.
I censiti, che raramente vengono invitati durante l’assegnazione, una volta
terminate le operazioni di contrassegnazione ad opera dell’incaricato
forestale, ricevono a casa una mappa CTR sulla quale è ben identificata la
posizione del lotto boschivo assegnatogli, oltre a ciò viene allegata relativa
- 73 -
fattura, con annesse delle prescrizioni relative a pagamento e comportamenti
consoni da tenere in bosco in sede di taglio.
Il sistema usato e accomunabile ad entrambi i comuni che hanno affidato la
gestione dell’uso civico al Consorzio Forestale Alta Valtellina, risulta essere a
mio avviso, avendo personalmente effettuato in questi ultimi tre anni le
operazioni di martellate, stima ed assegnazione, un metodo nel suo complesso
efficace e veloce grazie all’uso di strumenti informatici e satellitari, ma
soprattutto grazie alle mappe CTR che risultano subito comprensibili e facili
da redigere. Sarebbe interessante in futuro avere una gestione comune di
tutta l’Alta Valtellina in materia di uso civico, in modo da evitare disparità tra
i vari comuni, costruendo altresì un piano univoco e volto alla conservazione
dell’ estremamente importante uso civico di legnatico in Alta Valle.
- 74 -
6 ASPETTI QUANTITATIVI
6.1 Ripresa e piani di assestamento forestale
Per poter determinare la quantità di materiale legnoso assegnabile a ciascun
censito è necessario consultare i piani di assestamento, considerando per
ciascuna particella la ripresa presente. In base a questo elemento, una volta
stimato il numero di domande pervenute, è possibile quantificare il numero di
piante abbattibili per ogni particella forestale. Maggiore sarà il numero di
richieste, minore sarà la quantità di materiale legnoso spettante per nucleo
famigliare.
In realtà però il taglio di piante al fine dell’uso civico, di focatico
specialmente, consiste nel taglio di piante che spesso si presentano
deperienti, secche, sradicate a causa di fenomeni atmosferici etc.; queste
rientrano dunque in un’azione di pulizia e mantenimento in buono stato delle
superfici forestali e non vengono considerate far parte della ripresa forestale.
L’assestamento forestale è una disciplina strettamente legata alle tre
definizioni di seguito citate:
“incremento: massa legnosa che periodicamente si forma a seguito
dell’attività vegetativa del bosco: incremento medio di maturità (im) del
bosco coetaneo (massa in piedi a fine ciclo colturale); incremento
corrente (ic) del bosco trattato a scelta (massa che ogni anno si assomma a
quella dell’anno precedente)”;
“provvigione: massa legnosa esistente in una compresa o in una particella:
provvigione
normale Pn
reale Pr (massa
(massa
che
effettivamente
esisterebbe
assestamentale equilibrato)”;
- 75 -
se
il
esistente),
bosco
avesse
provvigione
un
assetto
“ripresa: entità degli interventi di utilizzazione che segnano la conclusione
del ciclo colturale nel bosco coetaneo o la scadenza del periodo di curazione
nel bosco trattato a scelta, esprimibile in termini planimetrici (superficie
interessata ai prelievi) o volumetrici (massa legnosa oggetto di prelievo):
ripresa
reale Rr (prelievo
effettivamente
previsto),
ripresa
normale Rn (prelievo che sarebbe possibile se il bosco avesse un assetto
assestamentale equilibrato), ripresa inderogabile Ri(prelievo irrinunciabile
per
ragioni
ecologico-selvicolturali),
ripresa
ammissibile Ra (prelievo
realizzabile ma non tassativo), ripresa calcolata Rc (prelievo determinato
applicando metodi provvigionali)”.
L’ assestamento forestale è una disciplina che studia la gestione razionale
delle superfici forestali, ed ha come obiettivo l’ottenimento di un prodotto
legnoso costante annuo, massimo e costante. Il piano di assestamento
forestale è lo strumento mediante il quale viene applicata tale disciplina,
detto piano, fornisce numerose informazioni riguardanti la situazione reale
della foresta e nello specifico delle particelle forestali componenti un
determinato territorio, prevede l’utilizzazione del legno in termini di metri
cubi di legname asportabile, con una serie di interventi presenti e futuri da
programmare in un certo periodo di tempo, senza però precludere la capacità
di rinnovarsi delle superfici forestali. Detto piano, ha valore normativo e deve
essere approvato da un organo della pubblica amministrazione, la durata di
validità del piano è di circa 15 – 20 anni, in seguito a questo periodo, si
procede ad una revisione del piano, generalmente affidata al Consorzio
Forestale, si procede ad effettuare una serie di rilievi all’interno delle
particelle, al fine di accertare i cambiamenti in termini di metri cubi di
legname presente, a seguito di eventuali tagli di utilizzazione, vengono
allegate poi tutte le documentazioni necessarie e si procede all’approvazione.
In Alta Valtellina il piano di assestamento forestale, revisionato dal Consorzio
Forestale, di più recente approvazione è quello del comune di Valfurva. Ora
vengono presi in considerazione alcuni dati riguardanti i piani d’assestamento
- 76 -
forestali dei quattro comuni, il cui patrimonio boschivo, viene gestito dal
Consorzio Forestale Alta Valtellina.
Fig. 24 Lotti uso civico focatico Valdidentro 2014
- 77 -
Comune di Valdisotto
Tab. 5 Piano di Assestamento dei beni silvo-pastorali del Comune di
Valdisotto
Assestatore Dott Bruno Moranduzzo
Anno di inventario 2001 - Periodo di validità 2003-2017
N° di
particell
e
Forma
di
govern
o
Attitudine
Superfici
e
forestale
lorda
(ha)
2
Fustaia
Bosco in
ricostruzione
65
11
Fustaia
Naturalistico
-faunistico
35
Fustaia
11
5
64
Superfici
e
forestale
netta
(ha)
Provvigion
e reale
(mc)
Increment
o corrente
(mc)
Ripres
a lorda
annua
(mc)
619
422
56.514
423
137
Produzione
1309
1207
405.158
5.647
4.385
Fustaia
Produzione
510
343
59.167
526
193
Fustaia
Turisticoricreativa
167
93
21.939
212
110
2669
2065
542.778
6.809
4.825
Fonte CFAV
- 78 -
Tab. 6 / Graf. 1 Composizione dello strato arboreo
Specie
Massa (mc)
Massa (%)
Abete rosso
406.953,94
74,98
74.940,90
13,81
Pino cembro
59.842,19
11,03
Pino silvestre
1.040,85
0,19
TOTALE
542.778
100
Larice
Fonte CFAV
Comune di Sondalo
Tab. 7 Piano di Assestamento dei beni silvo-pastorali del Comune di Sondalo
Assestatore Dott. Sergio Rosati
Anno di inventario 1996 - Periodo di validità 2000-2014
N° di
particell
e
Forma
di
govern
o
Attitudin
e
Superfici
e
forestale
lorda
(ha)
Superfici
e
forestale
netta
(ha)
Provvigion
e reale
(mc)
Increment
o corrente
(mc)
Ripres
a lorda
annua
(mc)
29
Fustaia
Produzione
958
943
206.720
3.068
833
36
Fustaia
Protezione
1.969
1.729
136.813
1.849
2.927
2.642
343.533
4.917
65
Fonte CFAV
- 79 -
833
Tab. 8 /Graf. 2 composizione dello strato arboreo
Specie
Massa (mc)
Massa (%)
Abete bianco
896
0,26
Abete rosso
238.378
69,39
Larice
74258
21,62
Latifoglie
462
0,13
Fonte CFAV
Pino cembro
2136
0,62
Pino nero
69
0,02
Pino silvestre
27.335
7,96
TOTALE
343.533
100,00
- 80 -
Comune di Valfurva *
Tab. 9 Piano di Assestamento dei beni silvo-pastorali del Comune di Valfurva
Assestatore Dott. Paolo Valsecchi
Anno di inventario 1995 - Periodo di validità 1997-2011
N° di
particell
e
Forma
di
govern
o
Attitudin
e
Superfici
e
forestale
lorda
(ha)
Superfici
e
forestale
netta
(ha)
Provvigion
e reale
(mc)
Increment
o corrente
(mc)
Ripres
a lorda
annua
(mc)
46
Fustaia
Produzione
1.452
1.404
312.458
3.288
1.342
17
Fustaia
Protezione
594
585
33.063
293
19
2.046
1.989
354.521
3.581
1.361
63
Fonte CFAV
Tab. 10 / Graf. 3 Composizione dello strato arboreo
Specie
Massa
(mc)
Massa
(%)
Abete
Rosso
185.247,44
53,61
Larice
56.239,71
16,28
Pino
cembro
103.802,75
30,04
Pino
silvestre
231,40
0,07
TOTALE
345.521
100
Fonte CFAV
- 81 -
* Il comune di Valfurva appena preso in esame, come rappresentato in tabella,
presenta ancora i dati relativi al vecchio piano di assestamento, nonostante si
sia affermato poco prima che risulta essere il comune avente il piano di
assestamento più recente rispetto agli altri comuni, questo perche i nuovi dati
sono ancora in fase di elaborazione.
Comune di Valdidentro
Tab.11 Piano di Assestamento dei beni silvo-pastorali del Comune di
Valdidentro
Assestatore Dott. Dario Bottesini
Anno di inventario 1998 - Periodo di validità 2001-2015
N° di
particell
e
Forma
di
govern
o
Attitudin
e
Superfici
e
forestale
lorda
(ha)
Superfici
e
forestale
netta
(ha)
Provvigion
e reale
(mc)
Increment
o corrente
(mc)
Ripres
a lorda
annua
(mc)
55
Fustaia
Produzione
1.281
1.197
314.978
5.200
1.817
82
Fustaia
Protezione
2.567
2.013
83.263
750
3.848
3.209
398.241
5.950
137
- 82 -
1.817
Tab.12/ Graf.4 composizione dello strato arboreo
Massa
Massa
(mc)
(%)
241.468,32
60,63
Larice
59.846,74
15,03
Pino
71.221,81
17,88
7.352,39
1,85
18.351,94
4,61
398.241
100
Specie
Abete
Rosso
cembro
Pino
silvestre
Pino
uncinato
TOTALE
Fonte CFAV
- 83 -
6.1.1 Quantitativi annui di legna da ardere spettanti per
nucleo famigliare e
determinazione del prezzo al quintale
In questo capitolo, e nei successivi, per quanto riguarda le tematiche trattate,
la precisione dei dati disponibili e per la nuova metodologia applicata, si farà
spesso riferimento a due comuni definiti “modello” al fine delle indagini :
Valfurva e Valdidentro, per i quali, per quanto riguarda l’uso civico, si sta
conducendo una metodologia applicativa parzialmente innovativa e in parte
conservativa, che se risultasse efficiente e produttiva potrebbe essere estesa
anche agli altri comuni dell’ Alta Valtellina; questi due comuni sono
accumunati dal fatto che il loro uso civico è gestito dal Consorzio Forestale.
Gli altri comuni presentano invece delle situazioni singolari, con disparità ed
una metodologia di gestione differente riguardante l’uso civico, questo perché
ogni guardia boschiva applica un suo metodo, mentre per i due comuni
“modello” si applica una metodologia per certi aspetti applicativi identica.
Come citato nel capitolo precedente, la ripresa indicata all’interno del piano
d’assestamento comunale è molto importante al fine di determinare la
quantità di legname assegnabile.
Nel comune di Valdidentro, per poter soddisfare tutte le richieste inoltrate,
che sono circa 350 all’anno, bisogna far sì che ciascun lotto non superi i 12/15
quintali, invece nel comune di Valfurva le domande di legna inoltrate dai
censiti sono in media 150 all’anno, vale a dire che in questa situazione si
possono aumentare i quantitativi fino ad arrivare a circa 30/ 40 quintali.
Inoltre in quest’ultimo comune viene data la possibilità di inoltrare due
richieste di legna all’anno: una in primavera ed una in autunno.
In seguito ad eventi di carattere meteorologico o di carattere parassitario,
possono essere presenti in bosco piante sradicate, troncate o secche, la
- 84 -
distribuzione delle stesse è importante al fine di ripristinare lo stato ottimale
del bosco e rendere di conseguenza possibile un’agevole accesso alla foresta.
Viene ora presentato un esempio reale esplicativo rappresentante uno stralcio
di tabella di raccolta dati quantitativi dei due comuni di Valdidentro e
Valfurva presi come esempio.
Accessibilità
qli/pianta
7
0,33
Buono
Comoda
2,31
€
3,00
1
b
Larice
In piedi
30
NO
85
7
0,51
Buono
Comoda
3,57
€
3,00
1
c
Larice
In piedi
30
NO
85
7
0,51
Buono
Comoda
3,57
€
3,00
1
d
Larice
In piedi
20
NO
85
7
0,19
Buono
Comoda
1,33
€
3,00
1
e
Larice
In piedi
30
NO
85
7
0,51
Buono
Comoda
3,57
€
3,00
2
a
Schiantata
50
NO
66
7
1,77
Buono
Comoda
12,39
€
3,00
2
b
In piedi
20
NO
66
7
0,22
Buono
Comoda
1,54
€
3,00
3
a
In piedi
40
NO
66
7
1,15
Buono
Comoda
8,05
€
3,00
3
b
In piedi
30
NO
66
7
0,62
Buono
Comoda
4,34
€
3,00
4
a
In piedi
50
NO
66
7
1,77
Buono
Comoda
12,39
€
3,00
5
a
Secca
40
NO
66
7
1,15
Buono
Comoda
8,05
€
3,00
5
b
Schiantata
30
NO
66
7
0,62
Buono
Comoda
4,34
€
3,00
Abete
rosso
Abete
rosso
Abete
rosso
Abete
rosso
Abete
rosso
Abete
rosso
Abete
rosso
fertilità
Fonte CFAV
- 85 -
specie
Stato legno
85
Euro/qle per
Volume (mc)
NO
Classe di
25
Particella
In piedi
nel PNS
Larice
(cm)
Rientrante
Stato pianta
a
Diametro
Specie
1
Lotto
Pianta
Tab. 13 Stralcio tabella riepilogativa Valdidentro anno 2013
Lotto
Mc
Qli
Qli
finale
effettivi
effettivi
arrotondati
1
2,05
14.35
14
€
3,00
€ 42,00
2
1,99
13,93
14
€
3,00
€ 42,00
3
1.77
12,39
12
€
3,00
€ 36,00
4
1.77
12,39
12
€
3,00
€ 36,00
5
1.77
12,39
12
€
3,00
€ 36,00
Euro/unitario
Euro
Fonte CFAV
Tab.14 Stralcio tabella riepilogativa Valfurva anno 2013
Particella
Classe
Volume
PAF
di
stimato
Valfurva
fertilità
(mc)
1
a
Larice
Cimata
30
SI
27
6
0,55
1
b
Larice
Cimata
35
SI
27
6
0,80
1
c
Larice
Cimata
30
SI
27
6
0,55
1
d
Larice
Cimata
35
SI
27
6
0,80
1
e
Larice
Cimata
30
SI
27
6
0,55
1
f
Larice
Cimata
30
SI
27
6
0,55
1
g
Larice
Cimata
30
SI
27
6
0,55
1
h
Larice
Cimata
30
SI
27
6
0,55
1
i
Larice
Cimata
25
SI
27
6
0,39
1
l
Larice
Cimata
30
SI
27
6
0,55
1
m
Larice
Cimata
25
SI
27
6
0,39
1
n
Larice
Cimata
30
SI
27
6
0,55
2
a
Abete rosso
Secca
40
SI
20
6
1,33
2
b
Abete rosso
Secca
35
SI
20
6
1,01
2
c
Pino cembro
Schiantata
30
SI
20
6
0,73
3
a
Abete rosso
Secca
35
SI
20
6
1,01
3
b
Abete rosso
Secca
30
SI
20
6
0,73
3
c
Pino cembro
Secca
25
SI
20
6
0,40
3
d
Abete rosso
Stroncata
20
SI
20
6
0,25
3
e
Abete rosso
Stroncata
25
SI
20
6
0,46
3
f
Pino cembro
Secca
25
SI
20
6
0,40
3
g
Abete rosso
Cimata
20
SI
20
6
0,25
Lotto
Pianta
Classe
Specie
Stato
pianta
diametrica
(cm)
- 86 -
Rientrante
nel PNS
Stato
legno
Euro/qle
Accessibilità
Note
qli
per
specie
Sconto
per
Sconto per
Euro/qle
Euro
stato
accessibilità
definitivo
definitivo
legno
Buono
Comoda
3,85
€
3,00
0%
0%
€
3,00
€
11,55
Buono
Comoda
5,60
€
3,00
0%
0%
€
3,00
€
16,80
Buono
Comoda
3,85
€
3,00
0%
0%
€
3,00
€
11,55
Buono
Comoda
5,60
€
3,00
0%
0%
€
3,00
€
16,80
Buono
Comoda
3,85
€
3,00
0%
0%
€
3,00
€
11,55
Buono
Scomoda
3,85
€
3,00
0%
50%
€
1,50
€
5,78
Buono
Scomoda
3,85
€
3,00
0%
50%
€
1,50
€
5,78
Buono
Scomoda
3,85
€
3,00
0%
50%
€
1,50
€
5,78
Buono
Scomoda
2,73
€
3,00
0%
50%
€
1,50
€
4,10
Buono
Scomoda
3,85
€
3,00
0%
50%
€
1,50
€
5,78
Buono
Scomoda
2,73
€
3,00
0%
50%
€
1,50
€
4,10
Buono
Scomoda
3,85
€
3,00
0%
50%
€
1,50
€
5,78
Buono
Comoda
9,31
€
2,50
0%
0%
€
2,50
€
23,28
Buono
Comoda
7,07
€
2,50
0%
0%
€
2,50
€
17,68
Buono
Comoda
5,11
€
-
0%
0%
Buono
Comoda
7,07
€
2,50
0%
0%
€
2,50
€
17,68
Buono
Comoda
5,11
€
2,50
0%
0%
€
2,50
€
12,78
Buono
Comoda
2,80
€
-
0%
0%
Buono
Comoda
1,75
€
2,50
0%
0%
€
2,50
€
4,38
Buono
Comoda
3,22
€
2,50
0%
0%
€
2,50
€
8,05
Buono
Comoda
2,80
€
-
0%
0%
Buono
Comoda
1,75
€
2,50
0%
0%
€
€
€
€
-
-
2,50
€
€
€
€
-
-
4,38
Importo totale
Lotto
1
€
105,35
2
€
40,96
3
€
47,27
Lo stato del materiale legnoso è di notevole importanza, sia per quanto
riguarda la quantità assegnata, sia per quanto riguarda il prezzo.
- 87 -
Nel comune di Valdidentro, per esempio, al fine di mantenere la metodologia
di assegnazione da sempre impiegata, nel caso ci si trovi di fronte a legname
di scarsa qualità, si cerca di aumentare la quantità di piante assegnate
arrivando a 20 o 30 quintali a seconda del caso, mantenendo comunque un
prezzo totale riferito ad un lotto di 12 quintali.
Se il lotto boschivo assegnato ad un determinato nucleo famigliare, si trovasse
in una condizione definita scomoda, anche in questo caso viene aumentato il
quantitativo di legna arrivando a 40 o 50 quintali a seconda dell’accessibilità,
attribuendo però un prezzo riferito ad un lotto boschivo di 12 quintali.
Nel secondo comune, Valfurva, si cerca invece di mantenere un quantitativo
fisso di legna, attribuendo invece, a seconda dello stato del legno e
dell’accessibilità, uno sconto sul totale che corrisponde al 50% per il
materiale legnoso considerato scomodo e al 100 % se ci si trova di fronte a
legname considerato molto scomodo o con uno stato del legno scadente.
In questi due comuni, i primi per adesso ad aver conferito la gestione dell’uso
civico al Consorzio Forestale Alta Valtellina, vengono mantenute due
metodologie di assegnazione dei lotti boschivi separate, questo al fine di non
stravolgere sistemi ormai radicati da tempo ed entrati a far parte della
consuetudine nella popolazione, anche se sarebbe interessante un domani,
creare un sistema unico che coinvolga tutti i comuni dell’Alta Valtellina. Per
quanto riguarda il comune di Valdidentro e Valfurva, terminate le operazioni
di martellata in bosco, si procede con l’assegnazione dei quantitativi di legna
spettante a ciascun richiedente, ogni anno si cerca di soddisfare le esigenze
dei censiti tenendo conto dell’accessibilità del lotto boschivo dell’anno
precedente, alternando ogni anno assegnazioni di facile accessibilità con
assegnazioni scomode o molto scomode sempre cercando di intervenire su
zone particellari che necessitano di essere tagliate o che presentano
condizioni precarie. La stima dei metri cubi è indispensabile per creare
quantitativi il più omogenei possibili a parità di condizioni del legno e
dell’accessibilità in generale del lotto, i quantitativi sono formulati
attenendosi al tariffario del Trentino Alto Adige, si esegue una misura del
- 88 -
diametro mediante cavalletto dendrometrico a 1,30 m dal suolo stando con le
spalle rivolte a monte e in base alla classe di fertilità della particella, con
l’ausilio del suddetto tariffario, si formula una stima dei metri cubi che a loro
volta vengono convertiti in quintali.
Tab.15-16-17 Tariffario Trentino Alto Adige
Abete rosso
Aete
rosso
Classe
diametrica
15
20
25
30
35
40
45
50
55
60
65
70
75
80
1
2
3
4
H
V
H
V
H
V
H
19,00
25,00
29,00
32,00
34,00
36,00
37,00
39,00
40,00
40,00
41,00
41,00
41,00
42,00
0,17
0,41
0,72
1,11
1,55
2,09
2,64
3,34
4,04
4,60
5,51
6,23
6,98
7,99
18,00
23,00
27,00
30,00
32,00
34,00
35,00
36,00
37,00
38,00
38,00
38,00
39,00
39,00
0,16
0,38
0,67
1,04
1,46
1,97
2,54
3,10
3,75
4,44
5,08
5,74
6,63
7,39
17,00
22,00
25,00
28,00
30,00
32,00
33,00
34,00
35,00
36,00
36,00
36,00
37,00
37,00
0,15
0,36
0,62
0,97
1,38
1,86
2,37
2,96
3,53
4,19
4,80
5,42
6,27
6,27
16,00
20,00
23,00
26,00
28,00
29,00
30,00
31,00
32,00
32,00
33,00
33,00
34,00
34,00
5
6
7
8
9
V
H
V
H
V
H
V
H
V
H
V
0,14
0,32
0,57
0,90
1,29
1,69
2,15
2,66
3,21
3,70
4,38
4,93
5,72
6,38
14,00
18,00
21,00
23,00
25,00
26,00
28,00
28,00
29,00
30,00
30,00
31,00
31,00
31,00
0,12
0,29
0,51
0,80
1,15
1,51
2,00
2,39
2,90
3,46
3,95
4,62
5,18
5,79
13,00
16,00
19,00
21,00
22,00
23,00
24,00
25,00
26,00
27,00
27,00
27,00
27,00
28,00
0,11
0,25
0,46
0,73
1,01
1,33
1,70
2,13
2,58
3,10
3,45
3,99
4,49
5,21
10,00
14,00
16,00
18,00
19,00
20,00
21,00
21,00
22,00
22,00
23,00
23,00
24,00
24,00
0,09
0,22
0,38
0,62
0,87
1,15
1,48
1,77
2,18
2,50
3,00
3,37
3,96
4,42
9,00
12,00
14,00
15,00
16,00
17,00
18,00
19,00
19,00
20,00
20,00
21,00
21,00
21,00
0,08
0,18
0,34
0,52
0,73
0,98
1,26
1,61
1,89
2,29
2,62
3,02
3,43
3,83
8,00
10,00
12,00
13,00
14,00
14,00
15,00
15,00
16,00
16,00
17,00
17,00
17,00
18,00
0,07
0,15
0,29
0,45
0,64
0,81
1,02
1,27
1,52
1,87
2,20
2,47
2,74
3,01
Larice
Larice
1
2
Classe
H V H V
diametrica
15
20
25
30
35
40
45
50
55
60
65
70
75
80
3
5
4
6
7
8
9
H
V
H
V
H
V
H
V
H
V
H
V
H
V
18,00
21,00
23,00
25,00
27,00
28,00
30,00
31,00
32,00
32,00
33,00
33,00
34,00
0,27
0,48
0,73
1,04
1,42
1,77
2,29
2,77
3,30
3,69
4,28
4,73
5,43
17,00
20,00
22,00
24,00
25,00
27,00
28,00
29,00
30,00
31,00
31,00
32,00
32,00
0,25
0,45
0,68
0,98
1,25
1,67
2,07
2,50
3,00
3,53
3,92
4,53
4,97
16,00
19,00
21,00
22,00
23,00
25,00
26,00
27,00
28,00
29,00
29,00
29,00
30,00
0,23
0,42
0,64
0,86
1,11
1,50
1,85
2,25
2,70
3,21
3,60
3,93
4,51
15,00
18,00
19,00
21,00
22,00
24,00
25,00
26,00
26,00
27,00
27,00
27,00
28,00
0,21
0,39
0,55
0,80
1,05
1,41
1,75
2,13
2,42
2,89
3,28
3,70
4,23
14,00
16,00
18,00
19,00
20,00
22,00
22,00
23,00
24,00
24,00
24,00
24,00
25,00
0,19
0,33
0,51
0,70
0,91
1,25
1,47
1,79
2,18
2,50
2,90
3,20
3,70
12,00
14,00
15,00
17,00
18,00
19,00
19,00
20,00
20,00
21,00
21,00
21,00
21,00
0,15
0,27
0,40
0,60
0,79
1,02
1,20
1,50
1,80
2,20
2,50
2,90
3,30
11,00
12,00
13,00
14,00
15,00
15,00
16,00
16,00
17,00
17,00
17,00
17,00
17,00
0,14
0,22
0,33
0,46
0,62
0,80
1,00
1,30
1,50
1,90
2,20
2,50
2,90
- 89 -
Pino cembro
Pino
1
2
3
4
cembro
Classe
H V H V H V H V
diametrica
15
20
25
30
35
40
45
50
55
60
65
70
75
80
5
6
7
8
9
H
V
H
V
H
V
H
V
H
V
13,00
16,00
19,00
21,00
22,50
23,50
25,00
25,50
26,00
26,00
26,00
27,00
27,00
27,00
0,11
0,26
0,45
0,70
1,01
1,39
1,80
2,24
2,70
3,20
3,68
4,20
4,71
5,23
11,50
14,00
17,00
19,00
20,00
21,00
22,00
23,00
23,50
23,50
23,50
24,00
24,00
24,00
0,10
0,23
0,40
0,63
0,91
1,24
1,61
2,00
2,40
2,85
3,28
3,74
4,20
4,66
10,00
12,50
15,00
16,50
17,50
18,50
19,50
20,00
20,50
20,50
20,50
21,00
21,00
21,00
0,09
0,20
0,35
0,65
0,79
1,09
1,41
1,75
2,11
2,50
2,88
3,28
3,68
4,09
8,50
10,50
13,00
14,00
15,00
16,00
16,50
17,00
17,50
17,50
17,50
18,00
18,00
18,00
0,08
0,17
0,30
0,47
0,68
0,94
1,21
1,50
1,81
2,15
2,48
2,82
3,16
3,52
7,00
9,00
11,00
12,00
12,50
13,00
14,00
14,50
14,50
14,50
14,50
15,00
15,00
15,00
0,06
0,14
0,25
0,40
0,57
0,78
1,01
1,26
1,52
1,80
2,07
2,36
2,65
2,94
Fonte CFAV
Il Consorzio Forestale, nel caso dei due comuni presi come modelli, terminate
le operazioni di: martellata, stima e assegnazione, provvede ad inviare a
ciascun richiedente la rispettiva modulistica, che prevede due mappe: una
CTR ed una aerofotogrammetria con allegate le piante componenti il lotto ed
alcune prescrizioni. Per quanto riguarda i pagamenti, bisogna fare delle
distinzioni tre il comune di Valdidentro e quello Valfurva, il primo prevede un
prezzo fisso al quintale di € 3,00, mentre il secondo prevede una quota
variabile in base all’essenza, all’accessibilità ed allo stato del legno e che va
da € 3,00 a € 0,00.
Per quanto riguarda il comune di Valdidentro, in caso di legname assegnato in
zone poco agevoli, si redige una fattura riferita ad un lotto di 12/15 quintali
anche se in realtà sarà assegnato un quantitativo superiore fino a 40/50
quintali, in base alla situazione.
Per quanto riguarda le specie di minor valore (Pino cembro e Pino silvestre) si
applica lo stesso criterio: prezzo riferito a 12/15 quintali e assegnazione reale
di 40/50 quintali. La Regione Lombardia prevede che un’impresa boschiva che
- 90 -
intende effettuare un taglio boschivo, debba prima compilare una “denuncia
di taglio” attraverso una procedura informatizzata, unica a livello regionale,
denominata SITaB. La denuncia di taglio ha lo scopo di avvisare gli enti
preposti al controllo che è in corso un’ utilizzazione forestale, questi ultimi
potranno effettuare dei controlli a campione. Per il discorso relativo all’uso
civico, non è possibile effettuare una denuncia di taglio prima di assegnare
ogni lotto, perché comporterebbe una trafila burocratica complicata nonché
l’impiego di numerose ore di lavoro, per ovviare a ciò, è stata fatta una
convenzione con la Regione, convenzione che consiste nell’effettuare questa
denuncia al termine della stagione, generalmente alla fine dell’anno, in modo
da raggruppare tutte le assegnazioni relative all’ uso civico a formare un unico
taglio complessivo. Generalmente questa denuncia viene eseguita dalle
guardie boschive, per quanto riguarda i comuni che presentano ancora detta
figura professionale, oppure dal Consorzio Forestale.
Tab. 18-19-20 /Graf. 5-6-7
Rapporto quantitativo tra lotti boschivi e altre utilizzazioni forestali in
relazione alla ripresa annua (applicato agli ultimi tre anni)
2012
Comune di VD Comune di VF
2000
RIPRESA (mc
lordi annui)
RIPRESA
1.817
1.361
1500
(mc lordi annui)
1000
LOTTI (mc lordi annui)
ALTRE UTILIZZAZIONI FORESTALI
701
1.116
580,44
780,56
- 91 -
LOTTI (mc
lordi)
500
0
Comune di
VALDIDENTRO
Comune di
VALFURVA
ALTRE
UTILIZZAZIONI
FORESTALI
Comune di VD
2013
Comune di VF
2000
RIPRESA (mc
lordi annui)
RIPRESA
1.817
1.361
1500
(mc lordi annui)
1000
LOTTI (mc lordi annui)
ALTRE UTILIZZAZIONI
FORESTALI
2014
812
1.005
Comune di VD
681,61
679.39
LOTTI (mc
lordi annui)
500
0
Comune di
Valdidentro
Comune di
VALFURVA
ALTRE
UTILIZZAZIONI
FORESTALI
Comune di VF
2000
RIPRESA
1.817
1361
745
523,49
(mc lordi annui)
LOTTI (mc lordi
annui)
ALTRE UTILIZZAZIONI
FORESTALI
RIPRESA (mc
lordi annui)
1500
1000
1.072
837,51
- 92 -
LOTTI (mc
lordi annui)
500
0
Comune di
VALDIDENTRO
Comune di
VALFURVA
ALTRE
UTILIZZAZION
I FORESTALI
Fig. 25 Martello forestale ed esbosco lotto boschivo
www.flickr.com
- 93 -
Fig. 26 Modulistica uso civico Valdidentro
- 94 -
- 95 -
Fig. 27 Modulistica uso civico Valfurva
- 96 -
- 97 -
6.1.2 Quantitativi di legname da rifabbrico e determinazione
del prezzo
Per quanto riguarda questa tipologia di uso civico, non esistono dei
quantitativi fissi applicati in maniera regolare a tutti i richiedenti a causa di
diversi motivi; questa tipologia di uso civico, sta praticamente scomparendo
in Alta Valtellina, in quanto richiede ingenti sforzi in termini di lavoro, non
solo, oggi si favoriscono prodotti da costruzione privi di difetti e che
presentano caratteristiche tecnologiche del materiale che spesso non si
trovano nei prodotti legnosi siti all’interno delle nostre particelle forestali per
rendere un esempio, attualmente si preferisce usare una trave in lamellare,
con tutte le proprie caratteristiche piuttosto che del tondame tradizionale.
Soltanto in casi particolari, magari quando si vuole mantenere un aspetto
estetico di tipo tradizionale ad una baita di montagna o si vogliono creare dei
ricoveri per fieno o animali, e si ricercano quindi materiali del posto, entra in
gioco l’uso civico di rifabbrico.
Generalmente il richiedente viene contattato e si reca in bosco con l’addetto
forestale, questo al fine di scegliere insieme le piante più consone alla
realizzazione di un determinato manufatto, scelta che può riguardare
l’essenza legnosa, le dimensioni, la regolarità del tronco o altro ancora. Se si
abbisogna di un legno morbido si individueranno dei Pino cembri, se invece si
necessita di un legno resistente ai fenomeni atmosferici sarà bene individuare
essenze consone a tale scopo, ad esempio il larice.
Per quanto riguarda il tariffario, al legname da opera viene assegnato un
prezzo superiore ai 3,00 € attribuiti alla legna da ardere, prezzi in questo caso
di tipo forfettario perché influenzati da diversi fattori, ci sono essenze per
esempio che presentano un valore già di per sé inferiore; a questo bisogna
aggiungere l’accessibilità.
- 98 -
Comunque sia questo tipo di uso civico presenta sempre altri costi da
addizionare a quelli del legname, che sono rappresentati ad esempio dai costi
imposti dalle segherie che dovranno rendere la materia prima adatta a
determinati scopi. Come citato inizialmente, sommando tutti i fattori di
carattere economico legati a questa tipologia di uso civico: costo del legname
grezzo sito in bosco, lavorazioni seguenti in segheria, trasporti e operazioni di
esbosco, quest’ultime onerose soprattutto in termini di ore lavorative,
rendono questa pratica ormai una perla rara.
Fig. 28 Esempio di travi e tavole derivanti dall’uso civico di rifabbrico
www.all.biz.com
- 99 -
6.2 L’uso del GPS come strumento di rilevazione,
quantificazione e pianificazione dei vari lotti boschivi assegnati
In entrambi i comuni, sia quello di Valdidentro che di Valfurva, ogni pianta
costituente ciascun lotto assegnato, viene identificata mediante l’uso del
GPS. Per diversi motivi, che saranno di seguito enunciati, si è deciso di
operare mediante il supporto di apparecchiatura GPS.
Quando l’operatore forestale si reca in bosco, una volta individuata la pianta
da assegnare, quest’ultima viene contrassegnata mediante una specchiatura,
sulla quale viene apposto un simbolo ed un numero, una volta terminate le
operazioni citate, si trasmette sulla mappa CTR, (visibile sulla schermata
dell’apparecchiatura informatica-satellitare GPS), la posizione di tale pianta;
oltre alla posizione, nell’apposita mascherina, viene indicato il diametro della
pianta, il numero di particella nella quale rientra, se detta particella rientra o
no nel Parco Nazionale dello Stelvio, lo stato del legno, lo stato della pianta
(secca, troncata, in piedi, sradicata etc.) e infine viene calcolato in
automatico il quantitativo in metri cubi della pianta.
- 100 -
Fig. 29 Tabella digitale insita nel GPS per la raccolta dei dati relativi al lotto
boschivo
Fonte CFAV
Tutto ciò permette di quantificare in maniera omogenea il quantitativo di
materiale legnoso che va a comporre ciascun lotto boschivo, inoltre è
possibile avere una serie di informazioni precise e puntuali riferite a ciascuna
particella forestale interessata dai tagli. Nel complesso, l’uso del GPS, risulta
utile per la stesura di mappe che restituiscano alla fine della stagione una
panoramica d’insieme di tutti i lotti assegnati all’interno di un comune o
anche all’interno di tutto il comprensorio, cliccando al di sopra di un punto
segnato in mappa comparirà una schermata nella quale sarà possibile in
qualsiasi momento consultare tutti i dati riguardati il lotto assegnato e le
singole piante che lo compongono; ad ogni punto corrispondono poi le
informazioni riguardanti l’assegnatario di quel determinato lotto boschivo.
Questo ultimo dato è importantissimo al fine della verifica durante l’anno
seguente dell’accessibilità del legname che era stato assegnato l’anno
precedente, cosi da poter assegnare ad anni alterne lotti boschivi più o meno
- 101 -
comode. Verranno ora mostrate le mappe riguardanti i due comuni considerati
simili per metodologie applicate riguardanti l’assegnazione boschiva dell’anno
2014. Si noti la panoramica d’insieme che mostra dettagliatamente le zone
più soggette al taglio, per via delle condizioni del bosco, e le zone meno
soggette, dove si potrebbero avere delle particelle in fase di ricostruzione, o
delle particelle danneggiate da fenomeni di natura meteorologica o di natura
fito – parassitaria.
Per concludere, la mappa CTR e aerofotogrammetrica, prodotta in seguito al
rilievo dei dati mediante l’uso del GPS, permette di trasmettere al
richiedente una posizione puntuale e precisa del lotto in modo da rendere
chiara e precisa la ricerca, evitando incomprensioni e difficoltà nel
trasmettere al richiedente la posizione delle proprie pinte da abbattere.
Fig. 30 Carta assegnazione lotti Valdidentro
Fonte CFAV
- 102 -
Fig.31 Carta assegnazione lotti Valfurva
Fonte CFAV
Nelle carte precedenti vengono trasmesse le due situazioni separate
riguardanti i comuni considerati “modello” al fine delle indagini, nella carta
seguente viene illustrata l’assegnazione dei lotti relativi ai predetti comuni
con una visione d’insieme.
Si noti che all’interno delle particelle composte da Pecceta e caratterizzate
da esposizione a nord si concentra la massima assegnazione, ad eccezione del
comune di Valfurva, dove, a causa di abbondanti nevicate autunnali sono
riscontrabili, sul versante esposto a sud, all’interno di lariceti artificiali, vaste
aree costituite da piante schiantate.
- 103 -
Fig. 32 Carta assegnazioni lotti Valdidentro e Valfurva
Fonte CFAV
- 104 -
7. PROSPETTIVE DI LIQUIDAZIONE DEGLI USI CIVICI
Evoluzione storica
I diritti di uso civico, che caratterizzano i terreni forestali o adibiti a pascolo,
possono rappresentare per certi loro aspetti degli ostacoli di tipo normativo e
gestionale, inoltre, la caratteristica di questi terreni godenti del diritto di uso
civico, di non poter essere ceduti a terzi o gestiti liberamente da parte dei
comuni, ha portato gli enti pubblici a cercare delle soluzioni atte alla
liquidazione di detti usi civici o al riordino degli stessi.
Questa lunga strada che dovrebbe portare all’estinzione dei diritti di uso
civico, è cominciata con l’elezione di un Commissariato agli usi civici, o
meglio Commissario per la liquidazione degli usi civici, un magistrato speciale
previsto ed istituito dalla legge del 16 giugno del 1927 n°1766 , conferendo a
detto organo il compito di regolare i conflitti in materia di legislazione degli
usi civici.
In principio, gli usi civici, erano visti come un elemento di arretratezza, oggi
invece si sta assistendo ad un cambio di tendenza in quanto si dà maggior
risalto alla tutela che tale giudice deve assicurare all’ambiente e al
paesaggio, oltre che alle funzioni che nell’ambiente montano gli usi civici
possono ancora rivestire.
Il Commissario per la liquidazione degli usi civici, venne istituito come citato
dalla legge 16 giugno 1927, n. 1766, “col compito di liquidare gli usi
demaniali e civici insistenti sui terreni privati mediante la cessione alle
comunità utenti di una porzione delle terre gravate. Infatti, in quell'epoca le
servitù collettive gravanti sulle proprietà fondiarie detti anche usi civici
erano viste con un particolare sfavorevole che impediva lo sviluppo
dell'agricoltura moderna. Venne pertanto prevista l'istituzione di questo
particolare organo, per regolare la liquidazione degli usi civici o, come si
- 105 -
esprime il legislatore, per l'affrancazione dei fondi, con forti poteri
inquisitori sia di tipo giurisdizionale che amministrativo.”
Diversa, invece, è la destinazione data dalla legge 16 giugno del 1927 ai diritti
civici esercitati sulle terre comunali e frazionali, che (art. 12) “ devono essere
riordinati e conservati se dette terre abbiano natura silvo-pastorale. In tal
caso, le terre restano soggette ad un regime di inalienabilità, inusucapibilità,
indivisibilità simile a quello delle terre del demanio pubblico, e tutelate
anche nei loro aspetti naturalistici da un vincolo di destinazione. Con la legge
del 1927 si è invece prevista la figura di un apposito Commissario, che
deteneva in sé, come si è detto, sia i poteri amministrativi che quelli
giurisdizionali. Con l'istituzione delle Regioni a statuto ordinario negli anni
settanta, venne deciso il trasferimento dei poteri amministrativi del
Commissario a questi nuovi enti locali, lasciando tuttavia intatto il potere
giurisdizionale, con il DPR 24 luglio 1977 n. 616. Nel 1993, l'articolo 5 della
legge n. 491, trasferisce le competenze in materia di Commissariati agli usi
civici esercitate dal Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste al Ministero
della Giustizia, per la soppressione del primo dicastero in seguito a
referendum. Resta comunque in vigore, per le parti non modificate dalle
norme citate, la legge 1766 del 16 giugno 1927”
Compiti e gerarchia
I compiti dei Commissari sono dettati dalla Legge 16 giugno 1927, n. 1766.
Questa prevede come predetto, la tutela degli usi civici, la risoluzione dei
conflitti su di essi, sui demani comunali e i domini collettivi, nonché la
liquidazione degli usi civici su terre private, sulla destinazione delle terre di
originaria appartenenza di comunità o pervenute a comuni, frazioni,
associazioni in seguito ai vari procedimenti previsti dalla stessa normativa.
La struttura dei Commissari è parificata a quella di sezione specializzata di
Corte d'appello, ove ha sede. I commissari, infatti, sono magistrati con grado
non inferiore a quello di Corte d'Appello.
- 106 -
Distribuzione dei Commissariati sul territorio
Da ricerche effettuate la competenza territoriale dei Commissariati, che ha
subito diverse modifiche dal tempo della loro istituzione, coincide oggi, a
seconda dei casi, col territorio di una, due o tre regioni.
Attualmente i Commissariati agli usi civici sono nel numero di quattordici:
- di Piemonte e Liguria;
- di Lombardia;
- delle province venete;
- di Trento e Bolzano;
- per il Friuli-Venezia Giulia;
- dell’Emilia-Romagna e Marche;
- di Lazio, Toscana e Umbria;
- degli Abruzzi;
- di Campania e Molise;
- della Puglia;
- della Basilicata;
- delle Calabrie;
- della Sicilia;
- della Sardegna;
- 107 -
L’amministrazione
A norma dell'art. 66 del DPR n. 616/1977, “le funzioni amministrative già del
Commissario agli Usi Civici sono trasferite alle Regioni. Da tale data esse non
sono più esercitate dai Commissari, con la sola eccezione del Commissario di
Trieste. In alcune regioni è in atto il rilancio dell'istituto, rivisto come una
possibilità di un miglior utilizzo dei beni demaniali, non più inteso solo in
senso di fonte di reddito, ma anche come modo di conservazione
dell'ambiente e dei valorizzazione delle tradizioni del mondo rurale”.
La situazione attuale in Lombardia
Da ricerche effettuate si può annotare che l’argomento non risulta essere ad
oggi definito a livello regionale e direi nazionale; partendo dal 1985, in
quell’anno fu adottata la legge 24 maggio 1985 n.52, “norme organizzative in
materia
di
usi
civici”
che
prevede all’articolo
1
che le
funzioni
amministrative in materia di usi civici siano esercitate dal Presidente della
Giunta regionale o dall’Assessore all’agricoltura e foreste se delegato.
L’articolo 3 si occupa invece degli oneri derivanti dalle operazioni di verifica,
stabilendo che al fine di accelerare la definizione degli accertamenti la
Regione concede contributi ai comuni che attuano un programma di ricerche
documentarie e allestiscono strumentazioni cartografiche.
Nell’anno 1986, viene redatta una nuova legge “norme procedurali in materia
di usi civici” atta alla liquidazione degli usi civici con caratteristiche volte ad
una marcata ad una marcata liquidazione degli usi civici.
Come accertato presso la Regione Lombardia la situazione riguardante questo
complesso tema risulta essere ferma al 1997 con il seguente scenario.
- 108 -
Graf. 8 Prospettive di liquidazione usi civici scenario ATTUALE
Regione Lombardia
Istruttoria chiusa senza demanio civico
Istruttoria chiusa con diritto di pesca
senza demanio civico
Istruttoria chiusa con demanio civico
definito
istruttoria chiusa con demanio civico
definito e diritto di pesca
Istruttoria chiusa con demanio definito
e diritto di acque minerali
Istruttoria aperta
Istruttoria aperta con demanio civico
definito
Istruttoria aperta con dirito di pesca
Nessuna pratica preesistente
“Istruttoria:
è la fase processuale prevista dalla legge volta alla
ricognizione e valutazione degli elementi rilevanti per la decisione finale.”
Chiusa senza demanio civico: completamento operazione previste dalla legge
de 1927 verificando l’assenza del demanio civico, adozione finale di un
decreto di chiusura delle operazioni.
Chiusa con diritto di pesca senza demanio civico: espletamento di tutte le
operazioni previste dalla legge del 1927 costatando l’assenza del demanio
civico, ma la presenza di un diritto di pesca, adozione di un decreto di
chiusura finale.
- 109 -
Chiusa con demanio civico definito: presenza di un demanio civico
identificato con apposito decreto, adozione del provvedimento finale di
chiusura.
Chiusa con demanio civico definito e diritto di pesca: presenza di demanio
civico e dell’esistenza di un diritto di pesca, adozione del provvedimento
finale di chiusura.
Chiusa con demanio civico definito e diritto di acque minerali: presenza del
demanio civico e del diritto per la popolazione di utilizzare l’acqua delle fonti
presenti sul territorio, iter chiuso con adozione di provvedimento di chiusura.
Aperta: in questi comuni sono ancora in corso le operazioni di verifica e di
accertamento.
Aperta con demanio civico definito: adozione di un provvedimento formale, di
definizione ed assegnazione a categoria del demanio civico ma con istruttoria
ancora aperta perche le operazioni previste dalla legge non sono ancora
terminate.
Aperta con diritto di pesca: istruttoria ancora aperta per quanto riguarda il
demanio civico, ma con apposito decreto è stato riconosciuto il diritto di
pesca.
Nessuna pratica preesistente: si presume l’insussistenza dei diritti civici.
Fonte citazioni virgolettate: www.regionelombardia.it
- 110 -
Fig. 33 Liquidazione usi civici scenario Provincia di Sondrio
- 111 -
Fonte REGIONE LOMBARDIA
- 112 -
8 CONCLUSIONI
Il territorio dell’Alta Valtellina, che risulta costituito da sei comuni: Bormio,
Livigno, Sondalo, Valdidentro, Valdisotto e Valfurva, rappresenta una zona
dove la selvicoltura, ai fini della sussistenza delle popolazioni montane che vi
abitano, è sempre stata un’attività significativa. Oggi, i diversi stili di vita
adottati, e la più facile reperibilità di altri tipi di materiali da costruzione e di
combustibili, hanno portato ad un progressivo abbandono delle pratiche
selvicolturali da parte delle popolazioni, comportamento che si ripercuote in
maniera negativa oltre che sulle aree boscate, anche sull’intero territorio.
Con questo elaborato si è voluto esaminare, a livello comprensoriale, gli
aspetti legati ad un particolare uso delle superfici forestali, l’uso civico; nei
primi capitoli viene rappresentato un quadro della situazione gestionale del
patrimonio forestale, focalizzando l’attenzione sulla ripartizione delle
superfici forestali, sui vari tipi forestali che costituiscono i boschi dell’Alta
Valtellina, sulla nascita del Consorzio Forestale Alta Valtellina e sulle diverse
tipologie di uso civico ancor oggi esistenti. Grazie all’esperienza condotta
presso il Consorzio Forestale Alta Valtellina, nuovo organo gestore per i
comuni di Valdidentro e Valfurva, per quanto riguarda l’uso civico, si è potuto
applicare e valutare delle metodologie, in parte nuove, di assegnazione dei
lotti boschivi ai richiedenti, cercando di mantenere le pratiche tradizionali da
sempre adottate dalle guardie boschive ed affiancando a queste strumenti
GPS e nuova cartografia rappresentativa. Grazie all’uso della strumentazione
GIS è stata possibile la stesura di mappe riguardanti l’intera superficie
comunale e le posizioni puntuali di ciascuna assegnazione effettuata. Per ogni
lotto, assegnato grazie all’impiego del GPS, è stato possibile stabilire con
precisione una posizione (sulla base di coordinate geografiche definite nel
sistema WGS 84) ed effettuare la registrazione di: diametri, stato del legno e
stima in metri cubi di ciascuna pianta, così da poter redigere una stima
quantitativa e una cartografia efficace da inviare a ciascun richiedente.
- 113 -
Per i due comuni considerati modello al fine delle indagini, l’uso civico
rappresenta ancora oggi un’utilizzazione forestale sentita da parte della
popolazione locale e si può dire particolare ed unica per certi aspetti, dalle
esperienze svolte in Alta Valtellina l’aspetto più significativo è quello legato
alle condizioni fito-sanitarie del bosco, nonché quello legato all’azione degli
agenti meteorici. Infatti, la rimozione di poco materiale legnoso per volta,
effettuato in maniera costante e soprattutto con una diffusione capillare sul
territorio, produce effetti positivi in termini di riordino e risanamento di tutte
quelle porzioni di soprassuolo che sono oggetto di attacchi da parte di agenti
biotici o atmosferici, consentendo di avere in questo modo zone più fruibili,
anche dal punto di vista turistico e di potenziare la capacità naturale di
rinnovazione del bosco. Per finire considero interessante creare in un futuro
una gestione comprensoriale unica, riguardante gli usi civici forestali dell’Alta
Valtellina, in un’ottica di utilizzo sostenibile delle aree forestali e prendendo
come punto di forza l’unione di più patrimoni appartenenti a realtà comunali
differenti, arrivando ad avere una gestione finalizzata al mantenimento
dell’uso civico, visto come un metodo di conservazione e di tutela del
territorio, oltre che un sistema di conservazione anche delle tradizioni locali.
- 114 -
…Fate come l’albero, che cambia le foglie e conserva le radici.
Cambiate le vostre idee e conservate i principi…
RINGRAZIAMENTI
Ringrazio il prof. Gregorini per l’assistenza fornita durante la stesura dell’
Elaborato Finale di Laurea e per i consigli dati, il corpo Docenti, per le
conoscenze trasmesse durante questo percorso formativo; rivolgo inoltre un
sentito
ringraziamento
il
Consorzio
Forestale Alta
Valtellina
per
la
disponibilità prestata e per il costante supporto tecnico fornito.
Da ultimo, ma non per importanza, un sentito grazie ai miei amici e coscritti
che mi hanno stimolato e incoraggiato durante questo percorso.
- 115 -
Alla mia famiglia
- 116 -
BIBLIOGRAFIA
- V. Credaro, A. Pirola - La vegetazione della provincia di Sondrio –
Sondrio 1975.
- B. Ciapponi Landi, J. Merizzi – L’antica valle – Casa Editrice Stefanoni,
Lecco, 2001.
- A. Cicu, F. Messineo, L. Mengoni, P. Schlesinger, F. Marinelli – Gli usi
civici – Dott. A. Giuffrè Editore, Milano, 2013.
- G. Bernetti, R. Del Favero, M. Pividori – Selvicoltura produttiva –
Edagricole, 2012.
- A. Cattaneo, G. Simini, G. Boccasile, V. Angileri – Gli usi civici in
Lombardia – Regione Lombardia Direzione Generale Agricoltura Servizio
Infrastrutture e Montagna, 1997.
- Consorzio Forestale Alta Valtellina, Dott. Bruno Moranduzzo, Dott.
Sergio Rosati, Dott. Paolo Valsecchi, Dott. Dario Bottesini – Piani di
Assestamento dei beni silvo-pastorali dei comuni di: Valdidentro,
Valdisotto, Valfurva, Livigno, Sondalo e Bormio per i rispettivi periodi
di validità.
- Regione Lombardia – Legge Regionale del 5 dicembre 2008, n. 31
“Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura, foreste,
pesca e sviluppo rurale”.
- Regione Lombardia – Legge 1766 del 16/06/1927.
- Comunità Montana Alta Valtellina – Piano di Indirizzo Forestale – 2010
- P. Capretti, A. Ragazzi – Elementi di Patologia Forestale – Patròn,
2010.
- M. Cappelli – Selvicoltura generale – Edagricole, Bologna, 1982.
- 117 -
SITOGRAFIA
- http://www.regionelobardia.it
- http://www.facoltàdiagrariabologna.it
- http://www.CMAV.it
- http://www.panoramio.com
- Altro: citato nel testo
ALLEGATI
- Carta CTR Comune di Valfurva
- Carta CTR Comune di Valdidentro
- Aerofotogrammetria comune di Valdidentro e Valfurva
- 118 -
Scarica

L`uso civico nei boschi in Alta Valtellina