ASSOCIAZIONE ORGANIZZAZIONI PRODUTTORI ORTOFRUTTICOLI LOMBARDIA ASPORTAZIONI DI ELEMENTI NUTRITIVI ED OTTIMIZZAZIONE DELLA FERTILIZZAZIONE DELLE COLTURE DA FOGLIA DESTINATE ALLA IV GAMMA. Quaderni della ricerca n°107 Dicembre 2009 RegioneLombardia Agricoltura Attività condotta nell'ambito del Progetto regionale: “Asportazioni di elementi minerali ed ottimizzazione della fertilizzazione delle colture da foglia destinate alla IV gamma.” Programma regionale di ricerca in campo agricolo 2004-2006 Hanno condotto la sperimentazione: Matteo Penati, Antonio Ferrante, Livia Martinetti, Emanuele Quattrini, Pietro Marino. Dipartimento di Produzione Vegetale dell'Università degli Studi di Milano - Facoltà di Agraria. Massimo Schiavi, la Agostino Falavigna, Filippo Salamone, Massimo Sari Hanno condotto sperimentazione: CRA Unità di Ricerca per l'Orticoltura (Montanaso Lombardo LO) Emanuele Quattrini Pietro Marino, Antonio Ferrante, Livia Martinetti, Matteo Penati, Dipartimento di Produzione Vegetale dell'Università degli Studi di Milano - Facoltà di Agraria. Sergio Frigeni Agronomo agricola BIO-AGRO di Lurano Massimo Schiavi,Azienda Agostino Falavigna, Filippo Salamone, Massimo Sari CRA - Unità di Ricerca per l'Orticoltura (Montanaso Lombardo LO). Raffaele Rocchetti Agronomo O.P. OASI Marco Facchetti Agronomo NATURA.COM Ringraziamenti: Si ringraziano per la preziosa collaborazione: i titolari dell'Azienda agricola BIO-AGRO di Lurano, Si ringraziano per lae preziosa collaborazione: Roberto e Paolo l'agronomo Sergio Frigeni; la dott.ssa Paola D'Ilario di AOP Unolombardia; i titolari Roberto e Paolo dell'azienda agricola BIO-AGRO Lurano; del consorzio Prealpi. l'agronomo, Raffaele Rocchetti,Barcella del Consorzio OASI; l'agronomo MarcodiFacchetti, le altre aziende agricole del Consorzio Prealpi e del Consorzio Oasi che hanno partecipato al progetto di ricerca; la dott.ssa Paola D'Ilario di AOP UNOLOMBARDIA. Per informazioni : Regione Lombardia - Direzione Generale Agricoltura Unità Organizzativa Interventi per la competitività e l'innovazione tecnologica delle aziende Struttura Ricerca e innovazione. via Pola, 12/14 - I - 20124 Milano Tel. 02/67652537 fax 02/67652576 e.mail [email protected] Referente : Luisa Bonomi - [email protected] tel 02/67652585 PRESENTAZIONE Il mercato dei prodotti orticoli di IV gamma presenta un ritmo di crescita tra i più rapidi registrati negli ultimi venti anni e continua tuttora, malgrado l'attuale situazione economica. Merito degli imprenditori lombardi che per primi hanno intuito tale opportunità, portando alla nostra Regione un'indiscussa leadership nel settore, sia per produzione sia per preparazione industriale. L'alta specializzazione aziendale, indispensabile per queste produzioni, ha costretto gli imprenditori a forti investimenti di capitale per la creazione di strutture adeguate e la dotazione di un parco macchine utilizzabile solo per questo scopo. E' stato inoltre necessario affrontare nuove problematiche agronomiche, come quella riguardante la concimazione azotata. La gestione corretta della concimazione è basata sul bilancio degli elementi nutritivi in grado di combinare elevati livelli produttivi, salubrità del prodotto e rispetto dell'ambiente. Il progetto “ASPORT”, finanziato dalla Regione Lombardia - Direzione Generale Agricoltura, è proprio finalizzato alla gestione corretta della pratica della concimazione sulle principali colture da foglia destinate alla IV gamma e in particolare alla misura delle asportazioni degli elementi nutritivi. La messa a disposizione di questi dati consentirà di redigere un piano di concimazione corretto e coerente con l'applicazione della “direttiva Nitrati” e dei disciplinari di lotta integrata. In questo numero della Collana dei Quaderni della Ricerca sono presentati i risultati ottenuti con le coltivazioni di lattughino, rucola, spinacio, valerianella ed indivia scarola. Luca Daniel Ferrazzi Assessore all'Agricoltura Regione Lombardia dicembre 2009 1 1. INTRODUZIONE da mondare e lavare) da un numero crescente di consumatori che desiderano disporre di ortaggi pronti per essere consumati e che, a fronte del servizio, sono disposti a pagare un prezzo più alto. In Italia il settore della IV gamma ha avuto un deciso sviluppo tra la fine degli anni '90 ed i primi anni del 2000 con una dinamica di crescita che ha seguito andamenti sempre positivi, sia in termini di volumi di vendita, sia di ricavi. Negli ultimi anni il settore ha confermato la crescita, ma con aumenti a tassi inferiori rispetto al passato: nel 2007 la crescita è stata del 10% contro il 32% del 2002 e il 39% del 2003 (Baldi e Casati, 2008). Nonostante queste tendenze di minor crescita, che possono essere riconducibili alla crisi generale dei consumi dei beni privati e del mercato ortofrutticolo in generale, oggi il settore della IV gamma occupa quasi il 2% del comparto food in termini di valore, contro lo 0,67% di soli 7 anni fa, mentre raggiunge circa il 10% sul totale del settore ortofrutta, con un aumento di 2 punti percentuali rispetto al 2005. All'aumentare dei consumi è seguita un'espansione delle aziende produttrici e trasformatrici. L'attività produttiva si è concentrata principalmente in due siti: il primo individuabile nel nord Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia) e il secondo nel Sud Italia (Campania, Puglia e Basilicata). Gli stabilimenti di trasformazione si sono invece concentrati principalmente nel nord. Infatti, è proprio in Lombardia che trovano sede le due principali aziende, Bonduelle e La Linea Verde, che da sole possiedono circa il 60% delle quote di mercato del settore della IV gamma. La forte concentrazione delle aziende di produzione e di trasformazione in questo territorio ha portato alla spontanea formazione di una sorta di distretto della IV gamma. Le aziende di trasformazione, con il proprio sviluppo, hanno trainato la crescita della produzione di ortaggi da IV gamma nel territorio vicino, ottenendo in questo modo una sensibile riduzione dei costi di trasporto ed un migliore controllo della catena del freddo, necessaria per aumentare la conservabilità del prodotto finito. L'agricoltura lombarda negli ultimi 15 anni ha visto sviluppare enormemente l'orticoltura da “quarta gamma”, sia a livello di produzione primaria, sia a livello industriale. Le colture da “baby leaf”, una volta considerate marginali, hanno avuto un notevole successo commerciate come quarta gamma. Queste coltivazioni sono oggi realizzate da aziende agricole specializzate che via via si sono dotate di tunnel e di idonee attrezzature meccaniche, oltre che di impianti di prelavaggio e di refrigerazione dei prodotti. Contemporaneamente, sono state sviluppate le tecniche colturali dagli agronomi consulenti in collaborazione con gli stessi imprenditori. Tra i problemi emersi nella messa a punto delle tecniche, la fertilizzazione era sicuramente uno dei più rilevanti. Infatti, mancavano alcune conoscenze di base per la redazione dei piani di concimazione. Inoltre, a volte si potevano riscontrare nel prodotto commerciale contenuti in nitrati superiori a quelli ammessi dalla legge e, nel terreno, casi di incrementi di salinità. Non potendo affrontare empiricamente i problemi sopra evidenziati, è stato necessario coinvolgere le istituzioni di ricerca. A questo fine, l'associazione delle organizzazioni dei produttori AOP unoLombardia ha collaborato con il Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (CRA) - Unità di ricerca per l'orticoltura (Montanaso Lombardo, LO) ed il Dipartimento di Produzione Vegetale dell'Università degli Studi di Milano per produrre sperimentalmente le conoscenze utili per la razionalizzazione della concimazione. E' nato così il progetto “ASPORT - Asportazioni, ottimizzazione della concimazione azotata e qualità di orticole da foglia per la IV gamma” finanziato dalla Regione Lombardia. 1.1. Importanza economica degli ortaggi da quarta gamma Con il termine IV gamma si identifica una categoria di prodotti ortofrutticoli freschi resi immediatamente disponibili al consumo attraverso procedure di selezione, pulizia, mondatura, lavatura ed asciugatura, con successivo confezionamento in buste o vaschette. Venduti principalmente nei banchi refrigerati dei supermercati, i prodotti di IV gamma vengono preferiti a quelli di I gamma (prodotti freschi Il comparto baby leaf Le insalate rappresentano circa il 98% degli ortofrutticoli destinati alla IV gamma. Tra tutte, le insalatine cosiddette baby leaf occupano un posto di preminenza, 2 dato che costituiscono circa il 50% del prodotto grezzo acquisito dalle aziende di trasformazione. Nelle province di Bergamo e Brescia circa il 38% delle serre è destinato a queste produzioni (Baldi e Casati, 2008). Le specie principalmente coltivate come baby leaf sono: la lattuga da taglio (Lactuca sativa L. var. acephala), la bietola (Beta vulgaris L.), la rucola selvatica (Diplotaxis tenuifolia L. e/o Diplotaxis muralis (L.) DC.), lo spinacino (Spinacia oleracea L.), la Valerianella (Valerianella locusta (L.) Laterr. e/o Valerianella olitoria L.) ed il cicorino (Cichorium intybus L.). Caratteristica comune di queste specie è il taglio e la raccolta delle foglie quando le piante sono nei primi stadi della fase vegetativa e la lunghezza della lamina fogliare varia dai 5 ai 12 cm a seconda della specie e delle richieste dell'azienda trasformatrice, con la sola eccezione della valerianella che viene raccolta intera, recidendo la radice 2-5 mm sotto il colletto. Pertanto, il prodotto commerciabile risulta caratterizzato dall'essere tenero e fresco ed è proprio per questo particolarmente apprezzato dai consumatori. Queste insalate da taglio, oggigiorno, con lo sviluppo della IV gamma, sono divenute produzioni di importanza strategica, che giustificano investimenti in svariati campi: miglioramento genetico, fertilizzazione, tecniche di difesa, fisiologia post-raccolta, meccanizzazione, irrigazione, apprestamenti protettivi. 1.2. Problemi della fertilizzazione delle colture baby leaf La messa a punto del metodo di coltivazione delle insalate baby leaf su grande scala, è stata finora curata dagli agronomi di concerto con gli imprenditori agricoli. Gli aspetti del contesto e della tecnica colturale, rilevanti per inquadrare gli specifici problemi di fertilizzazione, vengono di seguito riportati. La coltivazione degli ortaggi baby leaf è oggi praticata quasi esclusivamente in ambiente protetto, sia su terreno, sia fuori suolo. Questo ambiente ha permesso un miglioramento sia quantitativo (maggiori rese unitarie e aumento del numero di cicli per anno), sia qualitativo (prodotto più pulito, scevro da allettamenti e danni causati da possibili eventi meteorici) delle produzioni. Gli apprestamenti protettivi più diffusi sono rappresentati da serre-tunnel, dalle dimensioni di circa 8 m x 80 m x 4 m, rispettivamente indicanti larghezza, lunghezza ed altezza del colmo, che nella maggior parte dei casi sono ricoperti con materiale plastico e attrezzati con impianti d'irrigazione fissi. 3 A causa degli investimenti necessari per le strutture e la meccanizzazione delle operazioni colturali, le aziende sono specializzate ed attuano, in successione continua, solo coltivazioni di baby leaf. Nel corso di un anno possono essere realizzati 6-7 cicli produttivi (circa 10 raccolti, considerando che per alcune specie sono possibili due o tre tagli), con una durata del singolo ciclo che varia in funzione del periodo dell'anno: nel caso della lattuga da taglio, 18-20 giorni in primavera inoltrata e fine estate e circa 90 giorni in autunno inoltrato ed inverno. La preparazione del terreno per l'avvio di ogni ciclo è normalmente conseguita con un lavoro principale di discissura o zappatura a cui segue un lavoro complementare di fresatura per conseguire un letto di semina finemente preparato. E' da rimarcare che il numero e le modalità delle lavorazioni, l'ambiente protetto e l'irrigazione sono condizioni che favoriscono la mineralizzazione della sostanza organica del terreno rispetto a quanto si verifica in pien'aria per le grandi colture erbacee. Per la gestione dell'ammendamento e della concimazione emerge quindi il problema dell'adattamento dei coefficienti di mineralizzazione del carbonio e dell'azoto che sono stati indagati e modellizzati per le grandi colture. Al fine di rendere più accurate le stime di fabbisogno d'integrazione di azoto con apporti diretti di concimi minerali od organici, considerando la brevità dei cicli di coltivazione, esiste inoltre la necessità di mettere a punto un metodo di stima dell'input di azoto derivante dalla mineralizzazione della sostanza organica a livello dei singoli cicli nel corso dell'anno. Una seconda problematica nella gestione della fertilizzazione delle colture in ambienti protetti è quella dei processi di salinizzazione del terreno, data l'assenza di fenomeni significativi di dilavamento e del conseguente accumulo di ioni non asportati dalle piante, nonché di elementi nutritivi apportati in quantità ridondante rispetto al fabbisogno. Il ricorso al metodo del bilancio per la stima del fabbisogno di elementi nutritivi delle colture baby leaf, che consentirebbe sia un'attenuazione dei processi di salinizzazione, sia un miglioramento della qualità della produzione, trova infine una forte limitazione nell'assenza di conoscenze accurate sulla composizione delle piante nello stadio di raccolta per baby leaf. Tale conoscenza non è infatti mutuabile da quella relativa alle insalate adulte, poiché le concentrazioni degli elementi nutritivi nelle piante variano nel corso dello sviluppo. In pratica, l'assenza dei dati compositivi non consente la stima degli asporti di elementi, cioè di uno dei termini più importanti del bilancio. Inoltre, l'accuratezza della stima del fabbisogno di azoto da apportare con la concimazione è un aspetto rilevante oltre che sul piano della resa, anche sul piano della qualità del prodotto. La distribuzione di dosi di azoto non ridondanti rispetto al bisogno delle piante consente, infatti, il contenimento delle concentrazioni di nitrati nel prodotto edule, sebbene queste dipendano anche da altre variabili, sia genetiche, sia meteorologiche, sia di tecnica colturale (Tesi e Lenzi, 2005). 1.3. Problematica dei nitrati negli ortaggi da foglia Il rischio sanitario connesso all'assunzione di nitrati è dovuto al fatto che essi possono essere ridotti a nitriti nella bocca e nel tratto gastrointestinale. La riduzione interessa circa il 5% del nitrato ingerito (Spiegelhalder et al., 1976). Il nitrito ed i composti N-nitroso che si formano quando il nitrito si lega ad altre sostanze, in vivo o dopo l'ingestione, sono tossici e possono portare a gravi patologie, quali la 4 metaemoglobinemia e la formazione di tumori nel tratto digestivo (Speijers, 1996). Inoltre, pare vi sia una relazione tra l'assunzione di nitrati e l'insorgenza di ipertrofia tiroidea (Vermeer et al., 1998) e di diabete mellito (Parslow et al., 1997). La reale pericolosità dei nitrati è comunque controversa e alcuni ricercatori reputano che il problema sia sovrastimato e siano inesistenti le relazioni con le patologie sopra riportate (L'Hirondel et al., 2006). Poiché gli ortaggi contribuiscono all'assunzione giornaliera di nitrato in misura del 70-94% (Santamaria et al., 2002b), per tutelare i consumatori, a partire dal 1997, sono stati imposti dei limiti massimi di concentrazione di nitrati in lattughe e spinaci in tutti i Paesi dell'Unione Europea. La legge di riferimento attuale è il regolamento CE n. 1881/2006 del 19 dicembre 2006. I limiti di concentrazione massima variano da 2000 a 4500 mg/kg, sul prodotto fresco, in funzione della specie, della varietà (nel caso della lattuga) del periodo dell'anno e dell'ambiente di coltivazione (pien'aria o serra). L'accumulo di nitrato nelle piante avviene nei vacuoli e si realizza quando la quantità di azoto assorbita risulta in eccesso rispetto a quella organicata. L'accumulo dipende, in sostanza, sia dalla capacità d'assorbimento, sia dalla capacità di organicazione del nitrato. Queste caratteristiche hanno una base genetica, ma dipendono anche dalle condizioni microclimatiche e dalle proprietà chimico-fisiche del terreno. Tra le variabili meteorologiche, la radiazione è quella che esplica gli effetti più marcati; in condizioni di bassa radiazione solare e fotoperiodo breve l'accumulo di nitrati negli ortaggi è maggiore (Blom-Zandstra, 1989). Conseguentemente, il periodo più critico dell'anno è quello invernale. Per quanto riguarda il terreno, la variabile che maggiormente influenza l'accumulo è la disponibilità di azoto minerale, in particolare della forma nitrica: all'aumentare della disponibilità di azoto minerale nel mezzo di coltivazione aumenta la concentrazione di nitrato negli ortaggi. Numerosi lavori hanno trovato relazioni dirette fra la dose di azoto somministrata con la concimazione ed il contenuto di nitrati negli ortaggi (Martinetti L., 1995; Martinetti L., 1996; Paradiso et al., 2001; Santamaria et al., 2002 a). Nel caso di coltivazioni in ambiente protetto, il problema dell'accumulo dei nitrati negli ortaggi può essere aggravato dalla dinamica di accumulo dei nitrati nel terreno in presenza di apporto ridondante rispetto alle asportazioni (Shi et al., 2009). Diversamente, nelle coltivazioni in pien'aria, in occasione di piogge liscivianti, la concentrazione di nitrati nel terreno può essere significativamente ridotta, con un beneficio sulla qualità delle produzioni, ma un effetto negativo sulla qualità delle acque. La messa a punto di metodologie di coltivazione per la riduzione del contenuto di nitrati negli ortaggi è importante non solo per il consumatore, ma anche per il produttore, che in questo modo vede aumentata la sicurezza del reddito per la minore probabilità di superamento dei limiti normativi e di non accettazione delle partite di prodotto da parte delle industrie di trasformazione. Le conoscenze che allo scopo si rendono necessarie riguardano sostanzialmente la consistenza della disponibilità di azoto minerale nel terreno (la somma della forma nitrica e di quella ammoniacale) e la stima del suo rifornimento/depauperamento nel corso del tempo tramite i processi di mineralizzazione/fissazione. Il bisogno di conoscere l’entità dei processi di mineralizzazione non riguarda ovviamente solo la sostanza organica stabile del terreno, ma anche tutti i materiali organici apportati al suolo, siano essi ammendanti, concimi o residui colturali. 5 Dietary nitrate: where is the risk? Environ. Health. Perspect., 114, 458-459. Martinetti L., 1996. Contenuto di nitrati e nitriti in lattuga (Lactuca sativa L.) al variare della concimazione azotata. Riv. Agronomia, 1: 92-96. Martinetti L., 1995. Accumulo di nitrati e nitriti nello spinacio in relazione alla concimazione azotata. Italus Hortus. 5-6: 17-22. Paradiso R., De Pascale S., Barbieri G., 2001. Effetto del regime irriguo e delle dosi di azoto su consumi idrici, resa e contenuto di nitrati in spinacio. Italus Hortus, 4: 14-21. Parslow R.C., McKinney P.A., Law G.R., Staines A., Williams R., Bodansky H.J., 1997. Incidence of childhood diabetes mellitus in Yorkshire, Northern England, is associated with nitrate in drinking water: an ecological analysis. Diabetologia, 40, 550-556. Santamaria P., Elia A., Serio F., 2002a. Effect of solution nitrogen concentration on yield, leaf element content, and water and nitrogen use efficiency of three hydroponically-grown rocket salad genotypes. Journal of plant nutrition, 2: 245-258. Santamaria P., Gonnella M., Valenzano V., 2002b. Livello di nitrati e commercializzazione degli ortaggi. Colture Protette, (supplemento al n.12), 7-13. Speijers G.J.A., 1996. Toxicological evaluation of certain food additives and contaminants in food. World Health Organization, Food Additives Series, 35, 325-360. Spiegelhalder B., Eisenbrand G., Preussmann R., 1976. Influence of dietary nitrate on nitrite content of human saliva: possible relevance to in vivo formation of N-nitroso compounds. Food Cosmet Toxicol. 14, 545-548. Tesi R., Lenzi A., 2005. Nutrizione azotata per un'orticoltura sostenibile. Italus Hortus 1: 57-73. Vermeer I.T.M., Pachen D.M.F.A., Dallinga J.W., Kleinjans J.C.S., van Maanen J.M.S., 1998. Volatile N-nitrosamine formation after intake of nitrate and ADI level in combination with an admine-rich diet. Environ. Health Perspect, 106, 459-463. Wei-Ming Shi W. M., Yao J., Yan F., 2009. Vegetable cultivation under greenhouse conditions leads to rapid accumulation of nutrients, acidification and salinity of soils and groundwater contamination in South-Eastern China. Nutr Cycl Agroecosyst, 83:73-84. World Health Organization, 2003. Safety evaluation of certain food additives. Fifty-ninth report of the Joint FAO/WHO Committee on Food Additives. Food additives series n. 50. 1.4. Obiettivi del progetto Il progetto ASPORT è stato finalizzato al conseguimento dei seguenti obiettivi: 1) determinazione delle asportazioni di elementi nutritivi delle principali colture baby leaf (lattuga, rucola, spinacio e valerianella), poiché l'assenza di questi dati rendeva di fatto aleatoria e arbitraria la redazione del bilancio degli elementi nutritivi e poneva dei problemi nell'applicazione delle diverse azioni riguardanti le misure agro ambientali e l'assistenza tecnica ai produttori; 2) ottenimento, in un contesto operativo rappresentativo della tecnica colturale comunemente adottata, di dati sperimentali relativi all'effetto della somministrazione di dosi crescenti di azoto sulla resa e sulla qualità della produzione. Per gli aspetti qualitativi sono state considerate le concentrazioni di nitrati, di clorofilla, di carotenoidi e l'indice fenolico (indicatore del contenuto di antiossidanti); 3) produzione di un quadro statistico del contenuto di nitrati nelle baby leaf e studio delle relazioni tra il contenuto di nitrati, i valori di alcune variabili del terreno e la gestione della fertilizzazione. Lo studio è stato limitato ad una sola specie: la lattuga; 4) prove di coltivazione idroponica con sistema floating, allo scopo di ottimizzare la nutrizione minerale di colture baby leaf, per l'ottenimento delle migliori caratteristiche qualitative e quantitative delle produzioni. L'obiettivo del progetto è stato raggiunto attraverso la valutazione dell'effetto della riduzione progressiva della concentrazione dei macronutrienti (N,P,K) nella soluzione nutritiva, mediante l'aggiunta di biostimolanti nella soluzione nutritiva per attivare il metabolismo delle piante e, infine, attraverso il riutilizzo della soluzione nutritiva per più cicli di coltivazione; 5) verifica dell'effetto della concimazione azotata sulla resa produttiva, sul contenuto di nitrati nelle foglie dell'indivia scarola coltivata in pieno campo e determinazione delle relative asportazioni. 1.5. Bibliografia Baldi L., Casati D., 2008. Il settore della IV gamma e il suo sviluppo in Lombardia: gli aspetti economici. Atti del convegno “La IV gamma, innovazione nei prodotti ortofrutticoli”. Bergamo, 17 maggio 2008. Bollettino della Società Agraria di Lombardia (in stampa). Blom-Zandstra M., 1989. Nitrate accumulation in vegetables and its relationship to quality. Ann. Appl. Biol., 115, 553-561 L'Hirondel J.L., Avery A.A., Addiscott T., 2006. 6 2. Materiali e metodi comuni a tutte le prove. aggiunti a 50 ml di acqua demineralizzata in bottiglie di polietilene da 100 ml e la sospensione è stata poi mantenuta in continua agitazione collocando le bottiglie su un agitatore rotativo per due ore. La sospensione è stata filtrata con filtri Whatman n° 40 per ottenerne un'estratto limpido. La determinazione della concentrazione di azoto nitrico e nitroso è stata condotta con metodo spettrofotometrico sfruttando la reazione di Griess-Ilosvay, previa riduzione dei nitrati a nitriti per passaggio attraverso una colonnina di cadmio ramato. Il metodo è stato attuato tramite l'analizzatore a flusso continuo FIASTAR 5000 Analyzer Foss Tecator, in accordo alla procedura ISO 13395 (1996). Le analisi sono state effettuate in due repliche ed il controllo di qualità è stato effettuato tramite un materiale di riferimento interno al laboratorio (rucola, NO3 = 63,6 g/kg di s.s.). La deviazione standard relativa a 26 misure di tale campione è stata pari a 2,2 g/kg. Fosforo, potassio, calcio e magnesio. I campioni sono stati mineralizzati con attacco acido a caldo, condotto in forno a microonde. Sono stati utilizzati circa 300 mg di campione ed i seguenti volumi di reattivi: 1 ml di acqua ossigenata; 7 ml di acido nitrico e 0,1 ml di acido fluoridrico. Il trattamento termico è stato attuato secondo le fasi riportate in Tab. 1. 2.1. Preparazione e analisi dei campioni vegetali Sono stati preparati generalmente due campioni: uno conservato in sacchetto di polietilene e destinato alle determinazioni sul materiale fresco; l'altro conservato in sacchetto di carta e destinato alla determinazione del residuo secco ed alle analisi sul materiale essiccato e macinato. Entrambi i campioni sono stati prerefrigerati in cella frigorifera prima del trasporto, effettuato con mezzo climatizzato. Le determinazioni di clorofilla, carotenoidi ed indice fenolico sono state eseguite sui campioni freschi, mentre quelle di azoto totale, nitrato, fosforo, potassio, calcio e magnesio sono state eseguite sui campioni secchi. 2.1.2. Essiccazione, determinazione del residuo secco e macinazione I campioni sono stati sottoposti ad essiccazione in stufa ventilata a 60 °C per circa 20 ore e poi a 105°C fino al raggiungimento di un peso costante (circa 34 ore). I campioni prelevati dalla stufa sono stati posti poi in essiccatore fino a raffreddamento a temperatura ambiente ed infine pesati. Il campione secco ed essiccato è stato macinato con mulino ultracentrifugo Retsch ZM-100 allestito con una griglia d'uscita con maglie di 200 μm. 2.1.3. Analisi Azoto totale. E' stato determinato con il metodo Dumas applicato tramite l'analizzatore elementare ThermoQuest NA-1500 N, utilizzando circa 3 mg di campione. Le analisi sono state effettuate in singola replica. Il controllo della qualità analitica è stato condotto sia introducendo uno standard di controllo (atropina) ogni 10 campioni analizzati, sia effettuando una seconda replica di determinazione sul 10% dei campioni. I valori delle determinazioni in singolo sono stati accettati quando il coefficiente di variazione delle determinazioni effettuate in doppio non eccedeva il 5%. Infine, per ogni sessione analitica sono state sempre effettuate almeno due determinazioni di un materiale di riferimento interno al laboratorio (rucola, N = 6,04% sulla s.s.) per verificare la costanza dei risultati. La deviazione standard relativa a 36 misure di tale campione è stata pari a 0,19%. Nitrati e nitriti. Per l'estrazione dei nitrati e dei nitriti, 400 mg di campione vegetale macinato sono stati L'estratto, opportunamente diluito e filtrato a 0,22 μm, è stato caratterizzato tramite spettroscopia di emissione atomica al plasma induttivamente accoppiato (ICP-OES) utilizzando lo strumento Varian Liberty serie II. Le misure dei diversi elementi sono state effettuate alle seguenti lunghezze d'onda (in nm): P, 213,618; K, 766,49; Ca, 317,933; Mg, 285,213. Le analisi sono state replicate due volte. Le deviazioni standard del metodo sono risultate essere le seguenti (valori in %): 0.03 per P; 0.25 per K; 0.15 per Ca e 0.03 per Mg. Clorofilla e carotenoidi. La determinazione del conte7 nuto di clorofilla e carotenoidi nelle lamine fogliari è stata effettuata tramite estrazione con metanolo e determinazione spettrofotometrica. L'estrazione è stata condotta a 4°C al buio, utilizzando tre dischetti (10 mm di diametro) di tessuto fogliare e 5 ml di metanolo. Le misure spettrofotometriche sono state effettuate a 665,2, 652,4 e 470 nm di lunghezza d'onda utilizzando lo spettrofotometro Evolution®300-Thermo. La concentrazione delle clorofille a e b e dei carotenoidi è stata calcolata con il modello proposto da Lichtenthaler (1987). Le analisi sono state replicate tre volte. Indice fenolico. Con procedura simile alla precedente, è stato determinato l'indice fenolico, che è un indicatore del contenuto di polifenoli nelle lamine fogliari. Come estraente è stata utilizzata una soluzione 1,2 molare di HCl in metanolo puro al 99,9% e l'assorbanza dell'estratto è stata determinata alla lunghezza d'onda di 320 nm. Anche questa analisi è stata replicate tre volte. conservati in freezer a -18°C fino al momento delle analisi, mentre quelli destinati alla determinazione di tutte le altre variabili sono stati posti ad asciugare all'aria. La determinazione del contenuto di carbonio organico, di azoto totale e di calcare totale è stata effettuata sul campione prima vagliato con un vaglio a maglie di 2 mm e successivamente macinato in mortaio fino a che passasse attraverso un vaglio con maglie di 0,5 mm. Le altre analisi sono state eseguite sul campione vagliato a 2 mm. L'umidità dei campioni usati per la determinazione del contenuto di azoto nitrico è stata quantificata per pesata ed essiccazione in stufa a 105°C fino a peso costante. Le analisi del suolo sono state condotte in accordo ai metodi ufficiali di analisi chimica del suolo, di cui si riporta una sintetica descrizione in Tab. 2. Tutte le analisi sono state replicate due volte. Per il controllo della qualità analitica, nel caso della determinazione dei nitrati, in ogni sessione analitica sono state eseguite due repliche di analisi di un materiale di riferimento interno al laboratorio (suolo, 21,1 mg[N-NO3]/kg [s.s.]). La deviazione standard relativa a 24 misure di tale campione è stata pari a 1,1 g/kg. 2.2. Preparazione e analisi dei campioni di suolo. I campioni destinati alla determinazione del contenuto di azoto nitrico sono stati setacciati a 4 mm e 8 3. Studio della risposta alla concimazione azotata delle baby leaf nel contesto ordinario di coltivazione nel bergamasco e bresciano 3.1. Introduzione L'azoto è il primo od il secondo elemento nutritivo maggiormente assorbito dalle piante e la sua disponibilità nel substrato di crescita è determinante ai fini della resa delle colture. Tuttavia, se la disponibilità è ridondante rispetto al fabbisogno, possono evidenziarsi cambiamenti nelle caratteristiche fisico-meccaniche dei tessuti, alterazioni fisiologiche e aumento della suscettibilità all'attacco degli agenti patogeni, che sono alla base della riduzione dei livelli produttivi e della qualità commerciale delle produzioni. In post-raccolta possono poi evidenziarsi problemi di conservabilità del prodotto. Inoltre, nel caso degli ortaggi da foglia, la ridondante disponibilità di azoto può determinare un innalzamento del contenuto di nitrati oltre i livelli di accettabilità sanitaria. Gestire la concimazione per ottenere il risultato di un'ottimale disponibilità di azoto richiede conoscenze in merito ai bisogni delle piante (tempistica e intensità dell'assorbimento) ed alla dinamica dell'azoto nel terreno. Dato che le piante degli ambienti aerobici assorbono l'azoto dal terreno prevalentemente in forma di nitrato, la disponibilità di azoto a cui ci si deve riferire è quindi quella di azoto nitrico. La concentrazione di nitrati nel terreno è incrementata, direttamente, dagli apporti di concimi nitrici oppure, indirettamente, dall'apporto di altri concimi azotati e ammendanti, tramite i processi di mineralizzazione attuati dai microrganismi del terreno. Nel contempo, la concentrazione può essere ridotta a causa di perdite dovute a lisciviazione, in occasione di piogge o irrigazioni dilavanti o fluttuazioni di falda, oppure a denitrificazione, in presenza di condizioni di anossia. Nel caso delle baby leaf non si hanno conoscenze quantitative sia relativamente all'entità delle asportazioni di azoto, all'accumulo di nitrati e allo scadimento qualitativo del prodotto utile, sia relativamente alla dinamica dell'azoto nel terreno in un sistema di coltivazione così intensivo. Lo scopo del presente lavoro è stato quello di produrre alcune prime conoscenze in merito a questi aspetti indagando gli effetti sulla coltura e sul terreno di dosi crescenti di azoto apportato con concime minerale. In particolare, per quanto attiene la parte aerea della coltura, è stato studiato l'effetto sulla produzione di biomassa, sulla concentrazione di azoto totale e di nitrato e su alcune variabili qualitative quali il contenuto di clorofilla, di carotenoidi e di fenoli. Per quanto attiene il terreno, è stata invece determinata la dinamica dell'azoto nitrico. Le specie impiegate nelle prove sono state la lattuga da taglio (Lactuca sativa L. var. acephala), la rucola selvatica (Diplotaxis tenuifolia L.), la valerianella (Valerianella locusta (L.) Laterr.) e lo spinacio (Spinacia oleracea L.). Il contesto colturale scelto per la realizzazione delle prove è rappresentativo delle aziende del bresciano e del bergamasco specializzate nella produzione di baby leaf per la IV gamma. 3.2. Materiali e metodi Le prove sono state condotte presso l'azienda agricola BioAgro sita in Lurano, BG (45° 50' N, 9° 38' E, altitudine 147 m s.l.m.) sotto un tunnel freddo di 7,4 x 100 x 4 m, nel quale il disegno sperimentale è stato replicato due volte, dividendo trasversalmente il tunnel in due parti (lato A e lato B), cosicché in ogni ciclo di coltivazione sono state provate due specie. Il terreno presentava le caratteristiche chimico-fisiche riportate in Tab. 1 e non aveva ricevuto alcun apporto di ammendanti e concimi nell'anno precedente all'avvio delle prove. Nel tunnel scelto, a partire da maggio 2006, fino ad agosto 2008, è stata attuata un serie continua di prove con trattamenti di concimazione ripetuti sempre sulle stesse parcelle. Complessivamente, sono stati effettuati 15 cicli di coltivazione. Tab. 1 - Caratteristiche fisico-chimiche del terreno su cui sono state condette le prove. 9 Terreno coperto con telo di tessuto non tessuto, dopo la semina ed i trattamenti, per favorire la germinazione 10 del trasporto in laboratorio, i campioni sono stati conservati in cella a +8 °C. In laboratorio sono state eseguite le seguenti analisi: umidità, azoto totale, nitrati, clorofilla, carotenoidi ed indice fenolico. Il campionamento del terreno è stato effettuato sia prima dell'avvio della sperimentazione, per la caratterizzazione standard del terreno (Tab.1), sia prima dell'avvio di ogni ciclo produttivo, per la determinazione della concentrazione di nitrati. Nel primo caso sono stati prelevati 8 campioni composti (derivanti ciascuno da tre campioni elementari), nel secondo caso, invece, un campione composto per ogni parcella. I metodi di laboratorio seguiti sono stati già precedentemente descritti in “Materiali e metodi comuni a tutte le prove” del presente Quaderno della Ricerca. Le dosi di azoto provate sono state quattro: 0, 28, 56 e 84 kg[N]/ha. Queste dosi sono state scelte imponendo che fossero pari a 0, 50, 100 e 150% della media degli asporti delle quattro specie che, in base a nostre determinazioni preliminari, risultava essere di 56 kg/ha. La concimazione azotata è stata effettuata dopo la semina irrorando sul terreno, tramite un'apposita irroratrice sperimentale, una soluzione di nitrato di calcio. I trattamenti sperimentali sono stati assegnati alle parcelle (1.6 x 12 m) secondo un disegno sperimentale a quadrato latino (4 trattamenti x 4 repliche). Dopo l'applicazione del concime, il terreno è stato coperto con un agrotessile ed è seguita un'irrigazione per portare il terreno in prossimità della capacità di campo. Prima dell'avvio della prima prova è stata effettuata una geodisinfestazione con VAPAM, seguita dalla concimazione fosfatica e potassica. Al termine di ciascuna prova, dopo la raccolta, è stato effettuato lo sfalcio e l'asporto della residua parte basale delle piante utilizzando un tagliaerba portato dotato di cassone di raccolta. Per il resto, sono state adottate le pratiche colturali comunemente impiegate per queste coltivazioni che, in breve, consistono in: preparazione del terreno con un intervento di discissura ed uno di fresatura; semina con seminatrice universale (interfila di 5 cm); applicazione di un film di tessuto non tessuto dopo la semina (non nel caso della valerianella) e suo mantenimento fino alla completa emergenza delle piante; irrigazione per aspersione con intensità di 20 mm/h; diserbo e difesa da patogeni e parassiti secondo necessità; copertura del tunnel con rete ombreggiante (non nel caso della rucola) nel periodo compreso tra metà giugno e metà agosto. Nelle prove sono state impiegate le seguenti varietà e densità di semina: lattughino tipo Batavia, cv. 'Rubia flavia' (Orosem), 2,2 g/m2; rucola selvatica (Orosem), 0,6 g/m2; spinacio cv. 'Bella' (Isi Sementi), 20 g/m2; valerianella cv. Trophy (Clause), 2 g/m2. Il campionamento della biomassa aerea della coltura è stato eseguito al raggiungimento dello stadio di crescita adatto alla commercializzazione, effettuandone il taglio appena sopra la superficie del terreno da tre aree per ogni parcella, in totale 0,6 m2/parcella. Subito dopo il prelievo i campioni sono stati portati in magazzino, dove è stato determinato il peso fresco, utile per la stima della produzione di biomassa aerea, ed è stata effettuata la preparazione dei sub campioni, di circa 200 g, destinati al laboratorio. In attesa 3.3. Risultati e discussione Delle 30 prove svolte (15 cicli x 2 specie ciascuno) solo 17 sono state campionate e caratterizzate (Tab. 2). I risultati relativi alle prestazioni produttive delle colture ed alla qualità del prodotto utile verranno presentati distintamente per specie, mentre per quanto riguarda la dinamica dell'azoto nel terreno e l'efficienza della concimazione verrà effettuata una presentazione comune. Il criterio proposto per l'interpretazione dei dati produttivi è quello di un confronto delle tesi all'interno di ogni singola prova, giacché essendo la raccolta di queste colture effettuata in un momento di crescita esponenziale, l'anticipo od il ritardo anche solo di due giorni rispetto all'optimum può comportare variazioni ponderali assai consistenti. Tab. 2 - Data di semina e durata dei cicli colturali 11 Dinamica del contenuto di nitrati del suolo In termini generali, la concentrazione di nitrati nel suolo è stata incrementata nel corso del tempo dall'applicazione delle dosi di concimazione (Fig. 1 e Fig. 2). Questo comportamento è stato relativamente costante nel lato B del tunnel, mentre nel lato A si è manifestato solo nel corso del secondo anno. Le fluttuazioni di concentrazione sono comunque state rilevanti e la loro spiegazione risulta difficile se non si ammette la possibilità che vi siano state occasionalmente delle perdite. Rispetto alla concentrazione misurata prima dell'avvio della prima prova, i valori nel secondo campionamento sono risultati decisamente più elevati. Tale incremento di concentrazione non sembra riconducibile ai trattamenti effettuati, poiché è stato comune a tutte le tesi, compreso il controllo non concimato. E' possibile che si sia trattato dell'esito della geodisinfezione praticata prima dell'avvio delle prove con lo scopo di prevenire la comparsa di problematiche fitopatologiche. Un riscontro analogo è stato osservato da altri autori (Porter et al., 2005). La dose di concimazione minore non ha determinato incrementi marcati nella concentrazione di nitrati rispetto al controllo non concimato, soprattutto nel secondo anno, e si è connotata pertanto come poco ridondante rispetto al fabbisogno colturale. Lattuga Biomassa aerea, azoto totale e nitrati (Fig. 3) In quattro prove su cinque condotte con lattuga, la biomassa aerea non è stata significativamente influenzata dalla concimazione azotata. Nel caso della prova raccolta il 29 maggio 2008, la biomassa aerea è risultata decrescente al crescere della dose di concimazione, con una differenza statisticamente significativa tra il controllo non trattato e la dose massima. N-NO3 N-NO3 12 Il mantenimento da parte del controllo non concimato di livelli produttivi non diversi o maggiori di quelli ottenuti con la concimazione azotata era inatteso, data la continua successione dei cicli di coltivazione. Ci si aspettava, infatti, di osservare una progressiva differenziazione dei livelli produttivi coerentemente con i livelli di concimazione azotata. Una possibile spiegazione dei risultati ottenuti è che la disponibilità di azoto a concentrazioni non limitanti per la crescita delle piante sia stata assicurata dalla mineralizzazione della sostanza organica del terreno. Infatti, la concentrazione di azoto nitrico nel terreno all'avvio delle prove è risultato pari a 2, 14, 9, 2 e 4 mg/kg per le cinque prove succedutesi (Fig. 2), tale cioè da non giustificare di per sè i livelli produttivi conseguiti. Il contributo additivo dovuto all'irrigazione (concentrazione misurata nell'acqua = 47 mg di NO3/l) è stato stimato poter essere di circa 10 kg di N-NO3/ha nei cicli colturali estivi, considerando una somministrazione d'acqua di circa 1000 m3/ha; ovviamente tale apporto va un po' ridimensionato nel periodo autunno-invernale ed in quello primaverile. In ogni caso, la somma dei due input non spiega le elevate rese ottenute anche nel controllo non concimato. L'ipotesi del ruolo importante della mineralizzazione dell'azoto organico del terreno è supportata dal fatto che tutti i cicli si sono svolti in periodi dell'anno molto favorevoli per questa attività. A fronte del non effetto o dell'effetto negativo della concimazione sulla produzione di biomassa aerea, sia la concentrazione di azoto totale, sia la concentrazio- Fig. 3 - Lattuga: effetto della concimazione azotata sulla produzione di biomassa aerea, sulle concentrazioni di N totale, nitrati, clorofilla e carotenoidi e sull'indice fenolico. Risultati di 5 prove. In ascissa sono impilate le date di raccolta delle prove e le dosi di N (kg/ha). Accanto ai valori, le lettere indicano i risultati del test di Duncan (P<0,05) per singola prova: le medie seguite da lettere diverse sono risultate significativamente diverse; n.s. indica l'assenza di differenze significative. 13 Clorofilla, carotenoidi e indice fenolico (Fig. 4) La lattuga è la specie, tra quelle studiate, a più basso contenuto di clorofilla e carotenoidi. La clorofilla è oscillata da 0,4 a 0,7 mg/g p.f., mentre i carotenoidi da 0,14 a 0,18 mg/g p.f.. Nessuna differenza significativa è stata trovata tra le diverse tesi, sebbene un aumento tendenziale con l'aumentare della dose distribuita sia stato osservato nelle prove di settembre 2007 e maggio 2008. Nella lattuga l'indice fenolico è stato variabile nelle diverse prove senza nessuna differenza tra i diversi ne di nitrati è risultata generalmente più elevata nelle piante cresciute sulle parcelle concimate. Nel contesto della prova, l'andamento di entrambe le variabili, azoto totale e nitrati, sembra evidenziare un limite fisiologico nell'accumulo che si colloca su valori intorno al 5 % della sostanza secca per l'azoto totale e intorno a 3500 mg/kg (concentrazione sul tal quale) per i nitrati. Nel caso del controllo non concimato, la concentrazione di nitrati è risultata marcatamente più bassa nei cicli svolti nel mese di maggio rispetto a quelli svolti nei mesi di giugno, luglio e, in minor misura, settembre. In modo attenuato, lo stesso si è verificato per l'azoto totale. In questi due cicli l'azoto disponibile parrebbe essere stato limitante, e ciò troverebbe supporto nelle bassissime concentrazioni di NNO3 nel terreno all'avvio del ciclo (2 mg/kg in entrambi i casi), tuttavia questa ipotesi non trova conferma nei riscontri produttivi. La relazione tra il contenuto di azoto nitrico e di azoto totale nelle piante è risultato di tipo esponenziale, con un coefficiente di regressione R2 pari a 0,80 (Fig. 4). L'evidenza interessante è che superata la concentrazione del 4% circa di azoto totale la concentrazione di nitrati oltre che aumentare repentinamente diventa anche meno dipendente dall'azoto totale. Tale concentrazione potrebbe rappresentare quindi un riferimento per la stima delle asportazioni qualora si volesse minimizzare la concentrazione di nitrati nel prodotto utile; tuttavia, questa ipotesi dovrebbe essere valutata tenendo conto anche della concentrazione critica dell'azoto nei tessuti (Justes et al., 1994), per essere sicuri di non incorrere in problemi di riduzione della produzione di biomassa aerea della coltura. In queste prove non è stato possibile stimare tale concentrazione critica a causa dell'assenza di condizioni di disponibilità di azoto sicuramente limitanti la produzione. La concentrazione di nitrati è risultata appena superiore ai limiti normativi (3500 mg/kg di peso fresco, per piante coltivate in serra e raccolte nel periodo 1 aprile-30 settembre) solo in due prove su cinque e limitatamente alla tesi con la dose di azoto più alta. Se si considerano le concentrazioni di nitrati nel terreno all'inizio delle prove, in molti casi elevate (Fig. 2), e la ridondanza della dose più elevata di concimazione rispetto al bisogno colturale, il rischio di superamento dei limiti normativi, nel contesto e periodo in cui sono state svolte le prove, appare in generale limitato. 4 14 trattamenti. I valori più alti di circa 30 ABS320nm/g p.f. sono stati osservati nelle prove effettuate nel mese di maggio 2007 e 2008. I valori più bassi (711 ABS320nm/g p.f.) sono stati determinati nelle prove di giugno e settembre del 2007. ziato differenze statisticamente significative. La quarta prova, raccolta il 4 giugno 2008, ha fatto registrare la risposta alla concimazione più chiara e marcata, sia per la produzione di biomassa, sia per la concentrazione di azoto e di nitrato. La concentrazione di azoto totale è risultata generalmente compresa nell'intervallo 5-6 % della sostanza secca, con tre eccezioni: controllo della quarta prova (3,9 %), controllo e prima dose di concimazione della quinta prova (secondo taglio). La concentrazione media di azoto totale nelle piante delle tesi in cui l'azoto non è stato limitante la resa è stato pari a 5,7% della sostanza secca. Escludendo la quarta prova, raccolta il 4 giugno 2008, il contenuto di nitrati nella biomassa del primo taglio è risultata relativamente poco variabile, con un valore medio di 4650 ppm sul tal quale. Nella quarta prova, invece, nelle prime tre tesi vi è Rucola Biomassa aerea, azoto totale e nitrati (Fig. 5) La risposta produttiva della rucola alla concimazione azotata nelle cinque prove condotte è risultata piuttosto erratica, comunque mai negativa. Ulteriormente, è stata registrata solo una relazione debole con la concentrazione di nitrati nel terreno ad inizio prova (R2 = 0,33; funzione logaritmica). Nel caso del primo taglio, incrementi statisticamente significativi di biomassa aerea sono stati osservati nella prima, nella terza e nella quarta prova. Quando effettuato, il secondo taglio non ha eviden- Fig. 5 - Rucola: effetto della concimazione azotata sulla produzione di biomassa aerea, sulle concentrazioni di N totale, nitrati, clorofilla e carotenoidi e sull'indice fenolico. Risultati di 5 prove. In ascissa sono impilate le date di raccolta delle prove e le dosi di N (kg/ha). Accanto ai valori, le lettere indicano i risultati del test di Duncan (P<0,05) per singola prova: le medie seguite da lettere diverse sono risultate significativamente diverse; n.s. indica l'assenza di differenze significative. 15 Fig. 6 - Valerianella: effetto della concimazione azotata sulla produzione di biomassa aerea, sulle concentrazioni di N totale, nitrati, clorofilla e carotenoidi e sull'indice fenolico. Risultati di 3 prove. In ascissa sono impilate le date di raccolta delle prove e le dosi di N (kg/ha). Accanto ai valori, le lettere indicano i risultati del test di Duncan (P<0,05) per singola prova: le medie seguite da lettere diverse sono risultate significativamente diverse; n.s. indica l'assenza di differenze significative. stata un'escursione significativa, da 2000 a 7629 ppm, che se comprensibile per i valori bassi, coerenti peraltro con la bassa concentrazione di azoto totale nei tessuti, è sorprendente per i valori elevati. D'altronde i valori osservati sono da ritenersi affidabili, in quanto le analisi sono state ripetute per verificarne la correttezza. Anche nel caso del secondo taglio della quinta prova, l'escursione di concentrazione dei nitrati è risultata elevata. La rucola si connota pertanto come una specie che realizza un accumulo di nitrati nei tessuti fogliari mediamente elevato e occasionalmente molto elevato. La regressione tra concentrazione di azoto totale ed azoto nitrico nei tessuti è stata forte solo nel caso della prova raccolta il 4 giugno 2008 (Fig. 4) Clorofilla, carotenoidi e indice fenolico (Fig. 5) La rucola ha presentato un contenuto in clorofilla in media di 1 mg/g p.f.; valori più elevati sono stati determinati nelle tesi con 56 e 84 kg N/ha nella prova raccolta nel giugno 2008, ma non sono risultati comunque statisticamente diversi dagli altri. Il contenuto di carotenoidi in rucola non è stato influenzato dalla dose azotata e i valori riscontrati sono oscillati da 0,14 a 0,23 mg/g p.f.. L'indice fenolico non è variato molto, da 11 a 19 ABS320nm/g p.f., senza differenze significative tra le diverse tesi. Valerianella Biomassa aerea, azoto totale e nitrati (Fig. 6) Le tre prove condotte con valerianella hanno tutte evidenziato, in linea di massima, un incremento 16 Fig. 7 - Spinacio: effetto della concimazione azotata sulla produzione di biomassa aerea, sulle concentrazioni di N totale, nitrati, clorofilla e carotenoidi e sull'indice fenolico. Risultati di 4 prove. In ascissa sono impilate le date di raccolta delle prove e le dosi di N (kg/ha). Accanto ai valori, le lettere indicano i risultati del test di Duncan (P<0,05) per singola prova: le medie seguite da lettere diverse sono risultate significativamente diverse; n.s. indica l'assenza di differenze significative. della risposta produttiva in conseguenza dell'applicazione della prima dose di concimazione (28 kg/ha di N) ed un successivo decremento con le due dosi maggiori. L'incremento di resa è risultato però statisticamente significativo soltanto nella seconda prova (probabilità dell'errore (P) minore del 5%) e quasi significativo nella terza prova (P=6%). In questo contesto colturale, quindi, non risulta opportuno ricorrere a concimazioni con dosi medio-alte di azoto. Le concentrazioni di azoto totale nella biomassa aerea non sono variate significativamente nella prima prova, mentre nella seconda vi è stato un incremento all'applicazione delle prime due dosi di azoto (28 e 56 kg/ha) e nella terza prova l'incremento è stato osservato solo nel caso della dose minore (28 kg/ha). La concentrazione massima di azoto totale in questa specie, a questo stadio di crescita, è risultata mediamente pari al 5% della sostanza secca. La concentrazione di nitrati nella biomassa aerea è stata incrementata dalla concimazione azotata con un andamento a plateau. Il massimo accumulo è stato variabile nelle diverse prove: 4700, 2054 e 3637 ppm sul tal quale nelle tre prove in ordine temporale. Nei campioni delle parcelle non concimate della seconda e della terza prova, la concentrazione di nitrati è risultata particolarmente bassa, 300 e 100 ppm rispettivamente, indicando una scarsa disponibilità dell'elemento nel terreno, cui potrebbero aver contribuito sia la bassa disponibilità di azoto nitrico a inizio ciclo (Fig. 2), sia la bassa attività di mineralizzazione della sostanza organica che si realizza nei mesi più freddi dell'anno. Per la coltivazione di questa specie nel periodo inver- 17 con una concentrazione iniziale di azoto nitrico nel suolo pari a 2 ppm, le piante hanno manifestato una evidente clorosi da carenza di azoto. La concentrazione di azoto totale è risultata relativamente costante nelle prime due prove, condotte verosimilmente in condizioni di azoto non limitante in tutte le tesi, con valori compresi tra il 5 ed il 6 % della sostanza secca. Nel caso della terza e, maggiormente, della quarta prova, le concentrazioni sono aumentate con l'aumentare della dose di concimazione, dislocandosi nell'intervallo 1,2 - 5,1% della sostanza secca. Complessivamente, la concentrazione massima di azoto nella biomassa aerea è risultata variare nell'intervallo 5 - 6 %. La concentrazione di nitrati ha seguito un andamento simile a quello illustrato per l'azoto totale. nale, nel caso di scarsa dotazione iniziale di azoto minerale nel terreno, appare particolarmente opportuno il ricorso all'apporto di concimi minerali, purchè effettuato in dosi modeste. Clorofilla, carotenoidi e indice fenolico (Fig. 6) Il contenuto di clorofilla nella valerianella è risultato compreso tra 1,3 e 1,7 mg/g p.f., senza differenze tra i diversi livelli di concimazione. Il contenuto di carotenoidi, invece, è stato molto alto e poco influenzato dai trattamenti azotati. I valori riscontrati sono oscillati da 0,27 a 0,38 mg/g p.f.. Relativamente all'indice fenolico, la valerianella ha mostrato i valori più alti tra tutte le specie considerate, 61-83 ABS320nm/g p.f., senza differenze tra le diverse dosi azotate, tutte significativamente o tendenzialmente inferiori rispetto al controllo. Fig. 8 - Incremento medio della produzione di biomassa aerea al variare delle dosi di azoto. Spinacio Biomassa aerea, azoto totale e nitrati (Fig. 7) In due delle quattro prove condotte, la risposta produttiva dello spinacio all'applicazione di dosi crescenti di concime azotato è stata assente o non spiegabile sulla base dei trattamenti sperimentali. Nelle altre due prove la risposta è stata positiva: in modo lieve nella prova raccolta il 17 dicembre 2008 e in modo marcato in quella raccolta l'11 aprile 2008. La differenziazione della risposta produttiva rende sicuramente conto non solo dell'applicazione diretta delle dosi di nitrato di calcio, ma anche della diversa dotazione di partenza delle parcelle (Fig. 2). La resa relativa del controllo non concimato rispetto alle altre tesi è diminuita nel corso del tempo in accordo con la diminuzione della concentrazione di azoto nitrico nel suolo (Fig. 2). Nel caso della quarta prova, avviata il 6 febbraio e raccolta l'11 aprile, Fig. 9 - Efficienza apparente della concimazione al variare della dose di azoto. La relazione tra azoto totale ed azoto nitrico è risultata di tipo esponenziale (Fig. 4). E' da notare che le due tesi a concimazione più alta (56 e 84 kg N/ha) hanno sempre fornito una biomassa aerea con concentrazioni eccedenti i limiti fissati dal Regolamento EC n. 1881/2006 (3000 mg/kg, 18 sul tal quale, nel periodo 1° ottobre - 31 marzo e 2500 mg/kg nel periodo 1 aprile - 30 settembre). La concimazione azotata di questa coltura richiede quindi particolare attenzione, perché esiste sia il rischio della carenza, sia quello del superamento dei limiti normativi relativi alla concentrazione dei nitrati. Clorofilla, carotenoidi e indice fenolico (Fig. 7) Nello spinacio il valore medio di clorofilla totale è stato di 1,2 mg/g p.f., con valori minimi di 0,5 nella tesi non concimata della prova svolta nel maggio 2008 e valori massimi di 1,7 mg/g p.f. riscontrati nelle tesi con 56 e 84 kg/ha delle prove raccolte nel dicembre 2007 e nel maggio 2008. L'andamento del contenuto in carotenoidi è analogo a quello osservato per la clorofilla, con valori compresi tra 0,11 e 0,41 mg/g p.f., i valori massimi nelle tesi con la fertilizzazione più elevata e i minimi nelle tesi senza concimazione. Nello spinacio l'indice fenolico è stato molto variabile, da 7 a 22 ABS320nm/g p.f. I valori più alti sono stati ottenuti nelle prove raccolte a dicembre 2007 e aprile 2008. Il calcolo è stato eseguito con la seguente formula: Efa = ∑ (AC - AT)/∑ D; dove AC è la media degli asporti (kg N/ha) delle parcelle concimate, AT gli asporti (kg N/ha) delle parcelle non concimate, D la dose di concimazione (kg N/ha), ∑ indica la sommatoria dei valori delle 17 prove. I risultati (Fig. 9) evidenziano un forte calo di efficienza all'aumentare della dose di concimazione; da 0,75 a 0,38 passando dalla dose 28 alla dose 84 kg N/ha. Dunque, solo la prima dose è risultata accettabile sul piano dell'efficienza e coerente con l'obiettivo condiviso di tutelare le acque dall'inquinamento da nitrati e, nel contesto delle colture protette, di limitare l'accumulo di sali nel terreno. 3.4. Conclusioni In presenza di abbondante disponibilità di azoto nel terreno, le colture baby leaf tendono a realizzarne un notevole assorbimento, con conseguente incremento della concentrazione nei tessuti fogliari sia di azoto totale, sia di nitrati. Non sempre a questi incrementi corrisponde una maggiore resa. La concentrazione di nitrato risulta generalmente bassa fino al raggiungimento di una soglia di concentrazione di azoto totale, oltre la quale l'incremento è molto rapido. Tale concentrazione soglia è risultata essere mediamente prossima al 4% della sostanza secca. Questo valore potrebbe costituire un riferimento, nel calcolo delle asportazioni, qualora la minimizzazione del contenuto di nitrati nelle foglie costituisse un obiettivo prioritario della produzione. Le concentrazioni massime di azoto totale sono state le seguenti: 6,2 % in rucola. 6,1% in spinacio, 5,3% in lattuga e 5,2% in valerianella. Tra le quattro specie è stata rilevata una diversa capacità d'accumulo di nitrati. Considerando le concentrazioni massime osservate, si delinea il seguente ordine: rucola (7894 mg/kg) > valerianella (4788)> spinacio (4294) > lattuga (3634). Sul piano del rispetto dei limiti normativi di concentrazione di nitrati nel prodotto utile, la concimazione è risultata un elemento di forte criticità nel caso dello spinacio. Questa coltura, a fronte di una bassa disponibilità di azoto, manifesta una forte attenuazione delle rese ed uno scadimento della qualità commerciale del prodotto dovuto alla clorosi, mentre all'incrementare della disponibilità dell'elemento supera abbastanza facilmente i limiti normativi. Pertanto, nella gestione della concimazione potrebbe essere utile vincolare le somministrazioni di azoto Resa ed efficienza d'uso dell'azoto apportato con la concimazione Dal confronto dei valori medi di produzione di biomassa aerea delle 17 prove esaminate, si evince un incremento produttivo di circa 0,34 kg/m2, rispetto al controllo, comune ai tre diversi livelli di concimazione attuati (Fig. 8) Questo dato indica che, nel contesto di riferimento, mediamente non esiste un vantaggio produttivo all'aumentare della dose di concimazione oltre i 28 kg N/ha. E' da ricordare che nelle prove condotte in periodo invernale con spinacio è stato osservato un ulteriore incremento produttivo nelle parcelle concimate con la dose di 56 kg N/ha, mentre nel periodo estivo la concimazione della lattuga non ha mai sortito incrementi, neppure alla dose minore. A giustificazione di questi riscontri è già stato proposto il diverso contributo della mineralizzazione della sostanza organica nel rifornire il terreno di azoto minerale: modesto nel corso del periodo più freddo dell'anno, più elevato in estate. Considerando le quantità di azoto apportate con la concimazione e le asportazioni realizzate dalle colture, è stata calcolata l'efficienza apparente della concimazione (Efa) dell'intera successione, separatamente per ciascuna dose di concimazione. 19 alle concentrazioni di nitrati nel suolo e/o nella coltura, anche ricorrendo a tecniche analitiche rapide di campo. La ripetizione dei trattamenti sperimentali di concimazione ha indotto la creazione di condizioni differenziate di disponibilità di azoto nel terreno con una dinamica di accumulo particolarmente marcata nel caso delle dosi più elevate. La dose di 28 kg N/ha è riuscita a sostenere la produzione quasi sempre ai livelli massimi, risultando nel contempo caratterizzata da un alto valore di efficienza. Detto ciò, si rimarca che la sua adeguatezza sembra essere anche in relazione al tasso di mineralizzazione della sostanza organica; nelle produzioni estive può essere ridondante, mentre nei cicli invernali può essere insufficiente. La geodisinfezione del terreno per fumigazione può incrementare significativamente la disponibilità di azoto minerale nel terreno e si ravvisa pertanto l'opportunità di non ricorrere alla concimazione nei primi due - tre cicli successivi all'intervento. Considerando l'insieme di casi in cui la disponibilità di azoto non è risultata limitante per la resa, le concentrazioni di clorofilla, carotenoidi e fenoli nella biomassa aerea sono risultate poco influenzate dal livello dell'elemento. Passando dalle concentrazioni critiche a quelle ridondanti non sembrerebbe quindi sussistere una relazione tra azoto e questi indicatori di qualità. Diversamente, in caso di carenza di azoto si verifica una riduzione del contenuto di clorofilla e carotenoidi nonchè, nel caso della valerianella, un'innalzamento dell'indice fenolico. 3.5. Bibliografia Porter, I. J.; Brett, R. W.; Mattner, S. W.; Donohoe, H. E., 2005. Implications of the increased growth response after fumigation on future crop protection and crop production strategies. Acta Horticulturae, 698, 229-237. Justes, E., Mary, B., Meynard, J.-M., Machet, J.-M., Thelier-Huche., 1994. Determination of a critical nitrogen dilution curve for winter wheat crops. Ann. Bot. 74, 397-407. 20 4. Asportazioni ed ottimizzazione della concimazione azotata per indivia scarola Sono stati previsti quattro livelli di concimazione azotata, corrispondenti a: 0% (controllo non trattato); 75%; 100%; 150% della stima da bilancio, ricavata sulla base di indicazioni orientative acquisite con una campagna preliminare di campionamento ed analisi di materiali provenienti da appezzamenti non sperimentali. In particolare, sono state ipotizzate asportazioni di N pari a 100 kg/ha (corrispondenti ad un obiettivo produttivo di 20 t/ha); essendo stata quantificata in 46 kg/ha la dotazione di N prontamente disponibile nel terreno, il 100% del reintegro delle asportazioni è stato assunto pari a 54 kg/ha di azoto, quello al 75% pari a 29 kg/ha e quello al 150% pari a 104 kg/ha. La somministrazione dell'azoto, sottoforma di nitrato ammonico, è avvenuto attraverso due interventi: il primo una settimana circa dal trapianto, il secondo dopo 15 e 30 giorni rispettivamente per i cicli primaverili ed autunnali, a causa del più lento accrescimento delle piante in questo ultimo periodo. La composizione chimica del terreno, riportata in tabella 2, permette di osservare un pH tendenzialmente acido, una bassa conducibilità elettrica, un buon contenuto in potassio e fosforo, un basso contenuto in azoto e una medio-bassa capacità di scambio cationico. Allo scopo di innalzare leggermente il pH, prima dell'impianto sono state distribuite 2,84 t/ha di litotamnio (80% CaO). La coltura è stata condotta seguendo il protocollo previsto dal disciplinare di produzione integrata della Regione Lombardia. L'irrigazione è avvenuta per aspersione subito dopo il trapianto, mentre successivamente sono state usate delle manichette con una portata di 1,4 l/h; mediamente, gli interventi sono stati effettuati ogni 3-4 giorni con durata di 3-4 h. A metà ed alla fine di ogni ciclo colturale, su 6 cespi rappresentativi per parcella, sono stati determinati: peso fresco e secco, concentrazione di N totale e di N-NO3. Nel campionamento di fine ciclo, per ogni pianta sono state separate le parti non commerciabili, costituite dalle foglie più esterne, da quelle commerciabili. Per le analisi sia delle foglie che del terreno si rimanda al paragrafo “Materiali e Metodi comuni a tutte le prove”. Tutti i dati sperimentali sono stati elaborati statisti- 4.1. Introduzione Una buona parte dell'indivia scarola prodotta in Lombardia è utilizzata come ingrediente nei miscugli di IV gamma. Le varietà idonee a tale destinazione devono essere caratterizzate da elevata attitudine all'imbianchimento, facilità di lavaggio, ed elevata conservabilità del prodotto confezionato; inoltre nel periodo estivo è altamente apprezzata la tolleranza alla salita a seme. A differenza della lattuga, per questa specie le informazioni disponibili riguardo alle asportazioni di elementi minerali ed all'accumulo di nitrati nelle foglie sono molto scarse. Tuttavia, alcuni studi hanno dimostrato che anche in questa specie, in presenza di concimazioni azotate abbondanti, l'assorbimento radicale dei nitrati può eccedere la capacità di utilizzo da parte della pianta, che pertanto li accumula nelle foglie (Graifenberg, 1970). Inoltre in una recente sperimentazione condotta in coltura idroponica, è stata dimostrata la possibilità di ridurre il contenuto di nitrati variando il rapporto tra azoto ammoniacale e quello nitrico della soluzione nutritiva (Gonnella et al., 2002). Attualmente l'insufficiente disponibilità di dati attendibili sui livelli di asportazione dei principali elementi nutritivi da parte della coltura di indivia non consente di formulare un piano di concimazione basato sul bilancio semplificato dell'azoto, rendendo difficoltosa l'adesione alla Misura f del PSR. Un altro problema da risolvere per questa specie è il mantenimento di un livello di nitrati nella parte edule idoneo a garantire la commercializzazione di un prodotto valido dal punto di vista igienico-sanitario. Lo scopo della sperimentazione è stato pertanto quello di verificare l'effetto della concimazione azotata sulla resa produttiva, sul contenuto di nitrati nelle foglie dell'indivia coltivata in pieno campo e determinarne le relative asportazioni. 4.2. Materiali e Metodi Le prove hanno avuto luogo presso l'azienda del CRA-Unità di Ricerca per l'Orticoltura di Montanaso Lombardo (LO). Nel periodo aprile 2007 - novembre 2008 sono stati effettuati quattro cicli colturali di indivia scarola (Cichorium endivia L. var latifolium). Le principali caratteristiche di ciascuna prova sono riportate in tabella 1. 21 10 camente attraverso analisi della varianza e le medie discriminate con il test di Duncan ad un livello di probabilità inferiore a 5%. massimo di 1.450 mg per la dose più elevata di azoto (Fig. 7 e 8). Dal confronto tra le quattro prove sperimentali e tenendo presente la produzione ottenuta, è emerso che in primavera 2008 la scarsa disponibilità di azoto nel terreno ha determinato il più basso contenuto di nitrati (200 mg/kg); all'opposto nei due periodi con maggiore produzione si è verificato il più elevato accumulo di nitrati nelle foglie. Tuttavia anche in queste condizioni il contenuto in nitrati è risultato modesto e molto inferiore ai limiti imposti dalla legge. La quantità di azoto asportato mediamente nei quattro cicli colturali è risultata influenzata dalla dose di concimazione, passando da 1,4 a 1,9 kg di N per tonnellata di prodotto fresco, rispettivamente per le tesi non concimata e trattata con la dose massima di concimazione azotata (Fig. 9). 4.3. Risultati ottenuti La produzione totale e dopo mondatura del cespo, ottenuta per ciascun ciclo colturale è riportata in Figura 1. Le più elevate produzioni unitarie sia totali (circa 70 t/ha) che commerciali (circa 45 t/ha) sono state conseguite nel ciclo primaverile 2007 ed in quello autunnale 2008, quando si sono verificate condizioni termiche più favorevoli alla coltura. Solo nel ciclo primaverile del 2008 la produzione è aumentata all'aumentare delle dosi di azoto somministrato. Tale risultato è da mettere in relazione ad alcune forti precipitazioni che verosimilmente hanno dilavato parte dell'azoto somministrato, con conseguenze negative apprezzabili per le dosi più basse ed in particolare per quella di controllo (non concimata). Analizzando insieme tutti i dati sperimentali acquisiti attraverso le quattro prove si osserva che le due tesi trattate con le dosi di azoto più elevate hanno fornito produzioni significativamente superiori alle altre due (Fig. 2). Poiché la percentuale di sostanza secca non è variata tra le quattro tesi a confronto, è possibile concludere che la produzione è stata positivamente influenzata da dosi crescenti di azoto (Fig. 3). Elaborando insieme tutti i dati delle quattro prove sperimentali, è stato possibile dimostrare una relazione diretta tra il contenuto di azoto totale nelle foglie, espresso come percentuale di sostanza secca e le dosi di N somministrato, con differenze altamente significative tra tutte le quattro tesi a confronto (Tab. 4). L'influenza positiva dell'azoto somministrato sul contenuto di azoto nelle foglie è stato osservato per tutti i cicli colturali (Fig 5). Mettendo a confronto i dati dei quattro cicli colturali si nota la più alta quantità di azoto nei due cicli risultati più produttivi (primavera 2007 ed autunno 2008) e la più bassa nel ciclo realizzato nella primavera 2008 (Fig. 6). Tale risultato avvalora l'ipotesi che in tale ciclo la coltura ha avuto a disposizione quantità insufficienti di azoto a causa dell'eccessivo dilavamento provocato da piogge intense. In media all'aumentare delle dosi di azoto somministrato è aumentato anche l'accumulo di nitrati (NO3) nelle foglie con un minimo di 650 mg/kg di prodotto fresco per la tesi senza concimazione ed un 4.4. Conclusioni Il biennio di attività sperimentale ha permesso di mettere in maggiore evidenza l'influenza di dosi crescenti di fertilizzazione azotata sulla quantità e sul contenuto in nitrati del prodotto ottenuto, oltre a definire i livelli di asportazioni di azoto, indispensabili per formulare il bilancio semplificato che consente di aderire alla misura f del PSR regionale. In particolare i dati raccolti hanno permesso di dimostrare che: - la resa è stata influenzata positivamente dalle dosi maggiori di azoto solo nelle prove con condizioni climatiche critiche per la coltura; - le dosi crescenti di concimazione non hanno influito significativamente sulla qualità e sanità del cespo; - all'aumentare dell'azoto disponibile si osserva una crescita di NO3 nelle foglie; - la quantità di NO3 è risultata sempre modesta e comunque inferiore ai limiti di legge; - la quantità di azoto asportato è stata mediamente di 1.6 kg/t di produzione grezza (circa 82 kg/ha di N); - passando dalla tesi non concimata a quella con il maggiore apporto di azoto si assiste ad un aumento del 30% di asportazioni con un incremento della produzione dell'11%; ciò lascia presupporre un consumo di lusso. 22 5. Bibliografia Graifenberg A, S. Leoni, 1970. Rapporto fra concimazione azotata e contenuto in azoto nitrico in scarola (Cichorium endivia L. latifolium Heig.). Riv. Ortof. Ital.., 5: 508-515. Gonnella M., Charfeddine M., Conversa G., Elia A., Santamaria P. 2002. Riduzione del contenuto di nitrati in floating system. Colture Protette, Supp. n.12: 38-41. 23 24 Fig. 1 - Produzione totale e commerciale (dopo mondatura) ottenuta nella quattro epoche di prova per le quattro dosi di azoto somministrato. 80 A Grezzo A A A 70 A Commerciale A A A 60 B t/ha 50 40 A A A A A C CD C-E DE C-E DE 30 C CD C CD 20 A A B E C A CD D 10 0 0 75 100 150 0 75 100 150 0 75 100 150 0 75 100 150 Fig. 2 - Produzione totale e commerciale ottenuta con le quattro dosi di azoto. Grezzo 60 Commerciale 50 A AB B B t/ha 40 30 A AB B B 20 10 0 0 75 100 150 Dosi di N Fig. 3 - Percentuale di sostanza secca delle foglie per le quattro dosi di azoto somministrato (valori medi delle quattro prove). 6 A A A 5 A % 4 3 2 1 0 0 75 100 25 150 Fig. 4 - Contenuto medio di azoto totale nelle foglie (% sulla s.s.) per le quattro dosi di azoto somministrato. 3,5 A B 3 Azoto totale (% s.s.) C D 2,5 2 1,5 1 0,5 0 0 75 100 150 Fig. 5 - Contenuto di azoto totale nelle foglie (% sulla s.s.). 2,5 A Azoto totale (% s.s.) 2 B A C D 1,5 C B B B A B C A B 1 C BC 0,5 0 0 75 100 150 0 75 100 150 0 75 100 150 0 75 100 150 Fig. 6 - Contenuto medio di azoto totale nelle foglie (% sulla s.s.) rilevato nelle quattro epoche di prova. 4 3,5 A Azoto totale (% s.s.) B 3 C 2,5 2 D 1,5 1 0,5 0 Primavera 2007 Autunno 2007 Primavera 2008 26 Autunno 2008 Fig. 7 - Contenuto medio di nitrati rilevato per le quattro dosi di concimazione somministrata. A 1500 1200 B NO3 mg/kg t.q. B 900 C 600 300 0 0 75 100 150 Dosi di N Fig. 8 - Contenuto di nitrati rilevato per le quattro epoche di prova con i quattro livelli di azoto apportati. 2500 A 2000 NO3 mg/kg t.q. B 1000 A B 1500 B A B B C C C C A 500 B B 0 0 75 100 150 0 75 100 150 0 B 75 100 150 0 75 100 150 Fig. 9 - Asportazioni di azoto (kg/t di produzione grezza) per le quattro dosi di concimazione. A 2,00 B BC 1,50 Azoto kg/t C 1,00 0,50 0 0 75 100 27 150 5. Concentrazione degli elementi nutritivi nelle insalate baby leaf ed asportazioni colturali 5.1. Introduzione Com'è noto, la concimazione incide in maniera determinante sulle rese e sulla qualità della produzione delle specie orticole. D'altro canto, l'efficacia ed il costo relativamente basso dei fertilizzanti ne hanno favorito un impiego spesso eccedente le effettive esigenze delle colture che ha contribuito all'insorgere di problemi di scadimento della qualità delle acque superficiali e freatiche nonchè dei suoli. Le quantità totali di elementi nutritivi asportati da una coltura e la dinamica di asportazione nel corso del ciclo colturale sono conoscenze di base necessarie per pianificare correttamente la concimazione e conseguire con ciò livelli produttivi soddisfacenti rispettando nel contempo l'ambiente. La determinazione delle asportazioni estesa anche ai mesoelementi risulta inoltre importante per impostare una concimazione non solo orientata a garantire i livelli produttivi delle coltivazioni, ma anche per migliorare la qualità del prodotto (Bres e Weston, 1990). Per esempio, l'elevato contenuto di calcio nei tessuti favorisce il mantenimento della struttura delle pareti cellulari e può migliorare la conservabilità dei prodotti da destinare alla quarta gamma. Nel caso delle specie baby leaf, tali conoscenze non sono state finora prodotte vista la scarsa importanza economica che queste colture avevano prima dell'avvio della commercializzazione in quarta gamma. Scopo del presente lavoro è stata la determinazione della composizione delle principali specie coltivate come baby leaf (lattuga, valerianella, rucola e spinacio) e la conseguente stima delle asportazioni, limitatamente ai seguenti elementi nutritivi: azoto (N), fosforo (P), potassio (K), calcio (Ca) e magnesio (Mg). L'azoto, per il cui studio è stata condotta un'approfondita e complessa attività sperimentale, viene ulteriormente considerato in altra parte del presente Quaderno della ricerca. provenivano da prove condotte in entrambe le aziende, mentre i campioni di rucola e spinacio soltanto da prove condotte presso l'azienda 'Bioagro'. I campioni esaminati possono essere considerati rappresentativi di condizioni di disponibilità di macroe mesoelemeti non limitanti; in nessuna delle prove di concimazione considerate è stata osservata una risposta alla concimazione azotata. In Tab. 1 sono riportati i risultati delle analisi dei terreni delle due aziende. Come si può notare, si tratta di terreni molto fertili, in conseguenza soprattutto delle abbondanti concimazioni che vengono abitualmente praticate; peraltro, essi rispecchiano la situazione comune nelle aziende della zona che coltivano questa tipologia di prodotti. Tab. 1 - Risultati delle analisi dei terreni dei due tunnel in cui sono state condotte le prove. Per la rucola è stata determinata la composizione di campioni sia del primo, sia del secondo taglio. In Tab. 2 vengono riportate, per azienda e per specie, le date di semina e la durata del ciclo delle colture campionate. Per la descrizione della tecnica colturale, si veda la sezione Materiali e metodi dell'articolo “Studio della risposta alla concimazione azotata delle baby leaf nel contesto ordinario di coltivazione nel bergamasco e bresciano” del presente Quaderno della Ricerca. Il campionamento è stato effettuato quando le coltu- 5.2. Materiali e metodi I campioni analizzati provenivano da prove di concimazione azotata condotte nel biennio 2006-2007 in due aziende specializzate nella coltivazione di babyleaf site nella provincia di Bergamo (Az. Agr. 'Bioagro' di Lurano ed Az. Agr. 'Cascina alta' di Treviolo). In particolare, i campioni di lattuga e valerianella 28 re erano pronte per la raccolta come baby leaf per la quarta gamma, recidendo le piante al colletto e prelevandole in tre zone diverse di ogni parcella, per un'area di 0,60 m2/parcella. La determinazione della concentrazione di N, P, K, Ca e Mg è stata effettuata sui campioni essiccati seguendo la metodologia descritta nella sezione “Materiali e metodi comuni a tutte le prove” del presente Quaderno della Ricerca. Per ogni determinazione sono state eseguite tre repliche analitiche. Complessivamente, sono stati caratterizzati 20 campioni per ogni specie. Per il calcolo delle asportazioni sono stati utilizzati i valori di resa di biomassa aerea e di indice di raccolta (HI) riportati in Tab. 3 Tali valori corrispondono mediamente a livelli produttivi e criteri di raccolta ottimali per la produzione di baby leaf di qualità per la quarta gamma. La modalità di calcolo è di seguito riportata.: Dove: Asportazione = kg [elemento nutritivo]/1000 m2; resa = peso fresco di biomassa aerea o prodotto utile della coltura, in kg/m2; s.s. = sostanza secca della coltura, in % sul t.q.; conc = concentrazione di elemento nutritivo, in % sulla s.s.; 1000 = superficie di riferimento delle asportazioni, in m2; Isu = indice di superficie utile, ossia superficie investita al netto delle carreggiate (= 0,89). I valori percentuali di sostanza secca utilizzati sono riportati in Tab. 4, mentre quelli di composizione in Tab. 5. Nel caso della lattuga di secondo taglio, non disponendo di valori compositivi misurati, sono stati utilizzati quelli relativi al prodotto di primo taglio. Per facilitare l'applicazione dei risultati nella redazione dei piani di concimazione, le concentrazioni di elementi nutritivi e le asportazioni delle colture sono state espresse nelle forme convenzionali utilizzate per esprimere il titolo dei concimi. 5.3. Risultati e discussione Le produzioni medie di biomassa e le percentuali di sostanza secca delle diverse colture sono riportate in Tab. 4. Le produzioni di biomassa aerea di lattuga, rucola e 29 derate: l'N ha mostrato valori maggiori in rucola (5,9 e 5,3 % s.s, rispettivamente per primo e secondo taglio), intermedi in spinacio (5,1) e minori in lattuga e valerianella (4,5 e 4,7 % rispettivamente); il P è rimasto compreso nell'intervallo 1,3-2 % (in P2O5). Maggiore variabilità è stata osservata per il K, con valori particolarmente elevati nello spinacio (10,8 % s.s., in K2O). Da rimarcare è l'elevato contenuto in calcio della rucola (5,9 e 5,6 % s.s., in CaO, rispettivamente per primo e secondo taglio). Per quanto attiene la variabilità compositiva nell'ambito delle singole specie, nonostante i campioni provenissero da due diverse aziende e da cicli svolti in diversi periodi dell'anno, i valori di deviazione standard sono risultati, nel complesso, relativamente modesti. Questo riscontro farebbe ritenere sufficientemente robusti i valori compositivi ottenuti e ne indicherebbe la validità per applicazioni estese. Alcune variazioni compositive riconducibili all'azienda di provenienza sono tuttavia risultate statisticamente significative. Esaminando i dati riportati in Tab. 6 si nota che sia in lattuga, sia in valerianella le concentrazioni di P e Mg sono stata più elevate nei campioni dell'azienda 'Cascina alta' rispetto a quelli dell'azienda 'Bioagro'. In valerianella, inoltre, il contenuto di K è risultato minore nei campioni dell'azienda 'Cascina alta'. Presumibilmente tali differenze vanno ascritte alle differenti caratteristiche dei terreni ed alla diversa storia colturale. I rapporti di concentrazione tra azoto e gli altri nutrienti, riportati in Tab. 7, evidenziano il carattere potassofilo di lattuga e spinacio e l'elevata aspor- spinacio sono state simili, pari a circa 2,5 kg/m2 (peso fresco); in valerianella, invece, la biomassa complessivamente prodotta è stata di circa 1 kg/m2 . Tali produzioni sono in linea con quanto si verifica ordinariamente in queste colture, per le quali di norma si prevede un indice di raccolta (HI) pari mediamente a 0,4-0,5 per lattuga, rucola e spinacio ed 1 per valerianella, con rese medie alla raccolta di 1 kg/m2 per tutte le specie. Non va dimenticato, infatti, che campionamenti ed analisi sono stati condotti su piante intere tagliate al colletto (HI = 1), mentre nella pratica colturale ordinaria ciò si verifica soltanto per la valerianella, poiché le altre specie sono tagliate ad alcuni centimetri sopra terra. Le percentuali di sostanza secca sono risultate variabili tra il 6 e l'11%, dipendentemente dalla specie e dal taglio. I risultati relativi a rucola e spinacio evidenziano una variabilità consistente che rende più incerta, rispetto alle altre due colture, la stima delle asportazioni. In Tab. 5 sono riportate le medie e le deviazioni standard dei valori di concentrazione dei diversi elementi nutritivi misurati nelle quattro specie. Da esse si evince come azoto e fosforo abbiano presentato un limitato intervallo di variabilità tra le specie consi30 tazione di calcio da parte della rucola. Anche in valerianella e lattuga il calcio risulta alquanto importante, venendo asportato in quantità persino superiori a quelle relative al fosforo. Ciò va tenuto ben presente nella pratica colturale, anche perché vi sono evidenze sperimentali che dimostrano come un elevato contenuto di calcio nelle foglie riduca la senescenza ed aumenti la durata di conservazione del prodotto (Martin-Diana et al., 2007). Considerando la media delle quattro specie, le concentrazioni di nutrienti risultano così ordinate: K2O (rapporto di concentrazione = 1,53) > N (1) > CaO (0,61) > P2O5 (0,32) > MgO (0,21). Le asportazioni, calcolate come riferimento per la redazione dei piani di concimazione, sono riportate in Tab. 8. Per mettere in evidenza l'effetto importante della gestione dei residui colturali nel definire il fabbisogno di elementi nutritivi delle colture, sono state riportate sia le asportazioni dell'intera biomassa aerea sia quelle del solo prodotto utile. In termini generali, considerando le asportazioni della biomassa aerea, le colture che realizzano maggiori asportazioni sono risultate essere la rucola e lo spinacio. Considerando il solo prodotto utile, la specie che asporta maggiormente è invece la valerianella. Tra le diverse specie, gli asporti del prodotto utile sono risultati meno variabili rispetto agli asporti dell'intera biomassa aerea. Confrontando le asportazioni delle baby leaf con quelle delle medesime specie raccolte in fase adulta, per le quali sono reperibili alcune segnalazioni in bibliografia (Cavarianni et al., 2008; Graifenberg e Giustiniani, 1987; Sanchez et al., 1990) si nota che, pur con la variabilità attribuibile alle diverse condizioni sperimentali, i valori sono tendenzialmente un po' inferiori nelle baby leaf, soprattutto nella lattuga, relativamente al potassio. Per cercare di quantificare le asportazioni annuali che si realizzano in un'azienda specializzata in baby leaf, è stata considerata una successione di sei cicli colturali: due di rucola (due tagli), due di lattuga 31 (due tagli), uno di spinacio ed uno di valerianella. Si precisa che si possono incontrare aziende sia più performanti sia meno performanti per quanto attiene il numero di cicli e di raccolti annuali. E' inoltre da rimarcare che la consistenza delle asportazioni colturali, e di conseguenza il fabbisogno di elementi nutritivi, sono variabili in relazione alla gestione dei residui colturali, all'ordinamento colturale ed allo stadio di raccolta; le dimensioni accettate dal mercato variano infatti all'interno di un intervallo nell'ambito del quale le rese areiche corrispondenti sono molto diverse. I risultati ottenuti (Tab. 9) evidenziano come la somma degli asporti sia estremamente elevata: nel caso del potassio, che è l'elemento maggiormente assorbito, ammonta a 890 e 470 kg/ha di K2O nel caso della biomassa aerea e del solo prodotto utile rispettivamente; nel caso dell'azoto i valori sono più bassi (630 e 340 kg/ha) ma ancora molto consistenti. A fronte di asporti così elevati, l'importanza della gestione della concimazione basata sulla redazione di appositi piani appare, nelle aziende specializzate in baby leaf, assai rilevante se si considerano i rischi di riduzione della fertilità del terreno legati ad apporti di elementi nutritivi che ripetutamente dovessero essere carenti o ridondanti. derivare da un incremento delle analisi dei campioni di secondo raccolto, qui poco numerosi e limitati alla sola rucola, e dalla caratterizzazione distinta del prodotto utile e dei residui colturali. In generale, per migliorare la robustezza dei dati, sarebbe desiderabile un incremento della dimensione del data set per origine territoriale e stagione di prelievo. 5.5. Bibliografia Bres W., Weston L.A., 1992. Nutrient accumulation and tipburn in NFT-grown lettuce at several potassium and pH levels. HortScience 27(7), 790-792. Cavarianni R.L., Cecilio Filho A.B., Cazetta J.O., May A., Corradi M.M., 2008. Nutrient contents and production of rocket as affected by nitrogen concentrations in the nutritive solution. Scientia Agricola 6 (6), 652-658. Graifenberg A., Giustiniani L., 1987. Influenza del frazionamento della concimazione azotata sulla produzione, sui residui dei nitrati nelle foglie e sulle asportazioni degli elementi nutritivi nello spinacio (Spinacia oleracea L.). Colture Protette 3, 56-60. Martin-Diana A.B., Rico D., Frias J.M., Barat J.M., Henehan G.T.M., Barry-Ryan C. 2007. Calcium for extending the shelf life of fresh whole and minimally processed fruits and vegetables: a review. Trends in Food Science and Technology 18 (4), 210-218. Sanchez C.A., Swanson S., Porter P.S., 1990. Banding P to improve fertilizer use efficiency of lettuce. J. Amer. Soc. Hort. Sci. 115 (4), 581-58. 5.4. Conclusioni I dati prodotti con il presente lavoro consentono una stima accettabile delle asportazioni delle principali colture baby leaf e concorrono a rendere possibile l'applicazione del metodo del bilancio per la stima del fabbisogno di elementi nutritivi. Possibili miglioramenti delle conoscenze prodotte potrebbero 32 6. Orticoltura a baby leaf nella provincia di Bergamo: monitoraggio di alcune variabili del terreno e del contenuto di nitrati in lattuga 6.1. Introduzione Il presente monitoraggio è stato avviato con lo scopo di conoscere in termini statistici la concentrazione di nitrati nelle lattughe baby leaf e di acquisire informazioni sulle eventuali relazioni esistenti tra contenuto di nitrati, caratteristiche del terreno utilizzato per la coltivazione e gestione della fertilizzazione. La caratterizzazione dei suoli è stata inoltre ritenuta interessante per rilevare eventuali anomalie riconducibili al sistema colturale delle baby leaf. Si ricorda, infatti, che la tecnica colturale è stata finora messa a punto empiricamente dai produttori, talora supportati dagli agronomi delle aziende di trasformazione, e che, tra le diverse aziende agricole, è rilevabile una grande eterogeneità di comportamento nella gestione della fertilizzazione. Nel contempo, la coltivazione intensiva in ambiente protetto può risultare problematica sul piano del mantenimento della fertilità dei terreni a causa sia dell'accumulo di sali minerali, sia dell'alto tasso di mineralizzazione della sostanza organica e richiederebbe, perciò, una gestione della fertilizzazione basata su dati analitici e conoscenze scientifiche. La specie vegetale scelta per il monitoraggio è stata la lattuga (Lactuca sativa L. var. acephala, tipo Batavia) sia perché ampiamente coltivata, sia perché per essa, oltre che per lo spinacio, esistono limiti normativi per la concentrazione di nitrati nel prodotto edule di cui è importante tener conto nella messa a punto della tecnica colturale. superficie definita, di 0,5 m2, in modo tale che consentisse anche la stima della resa unitaria. Il prelievo del terreno è stato fatto in corrispondenza dell'area di campionamento del prodotto utile, interessando i primi 25 cm del profilo. Sui campioni vegetali è stata effettuata la determinazione dei nitrati e dell'azoto totale, mentre sui terreni sono state determinate le seguenti variabili: pH in acqua; calcare totale; conduttività elettrica sull'estratto acquoso (1 + 2,5; terreno secco + acqua); sostanza organica; azoto totale; azoto nitrico. Le metodologie analitiche sono riportate in “Materiali e metodi comuni a tutte le prove” del presente Quaderno della Ricerca. Sono state acquisite anche le informazioni aziendali relative alla fertilizzazione (tipologia, quantità e tempistica di applicazione di ammendanti e concimi) ed alla fumigazione del terreno dei tunnel campionati. 6.2. Materiali e metodi Il monitoraggio ha interessato complessivamente 180 tunnel, afferenti a 27 aziende specializzate nella produzione di insalate baby leaf per la IV gamma. Sono stati raccolti 193 campioni di terreno ed altrettanti campioni vegetali in due campagne di raccolta condotte in due distinti periodi dell'anno: la prima, estiva, dal 13/6/07 al 27/6/07 e la seconda, invernale, dal 31/10/07 al 21/2/08. Le aziende che hanno aderito facevano parte dell'Organizzazione Produttori OASI o del Consorzio Prealpi ed erano ubicate nella provincia di Bergamo. I campioni sono stati prelevati tra le ore 8.00 e le 12.00 del mattino e l'esecuzione è stata curata dagli agronomi delle due organizzazioni di produttori. Il prelievo del prodotto utile è stato effettuato da una 6.3. Risultati e discussione Le informazioni aziendali relative alla fertilizzazione praticata sono state di difficile elaborazione ed alla fine non sono risultate utilizzabili. Vengono pertanto qui riportati solo i risultati relativi ai rilievi ed alle analisi condotte sui suoli e sui vegetali. In Tab. 1 vengono riportate le statistiche descrittive delle caratteristiche dei suoli. La reazione è risultata da debolmente a moderatamente alcalina, essendo i valori di pH compresi nell'intervallo 7,2-8,4. Il 90 % dei campioni è risultato compreso nell'intervallo 7,4-8,2, con una distribuzione relativamente omogenea (Fig. 1). Il 95% dei campioni è risultato calcareo, da lievemente a fortemente, collocandosi nell'intervallo di 33 concentrazione di calcare compreso tra 0,4 e 28,8 % (Fig. 2). La natura calcarea dei terreni è sicuramente la causa dominante della reazione della maggior parte dei terreni esaminati. E' da ricordare che l'alcalinità costituzionale non è correggibile, anche per il conseguente innalzamento della conduttività elettrica che verrebbe determinato. L'applicazione di zolfo, frequentemente dichiarata da parte dei produttori, non appare in linea di massima opportuna nei terreni esaminati e, in ogni caso, per evitare rischi, la scelta di ricorrervi dovrebbe essere basata su risultati analitici che attestino l'alcalinità da sodio. La conduttività elettrica dei terreni, che fornisce un'informazione circa la salinità degli stessi, è risultata da trascurabile a moderata nel 77% dei campioni esaminati (< 1000 μS/cm a 25°C) e da forte a molto forte nel restante 23% (Fig. 3). Non essendovi cause pedoclimatiche, i valori di conduttività forte o molto forte sono essenzialmente riconducibili all'ambiente di coltivazione protetto ed alla tecnica colturale, soprattutto alla fertilizzazione. La dotazione di sostanza organica dei terreni è risultata generalmente elevata o molto elevata; solo in quattro campioni è stata rilevata una concentrazione media o bassa, inferiore al 2% (Fig. 4). I livelli elevati di dotazione sono sicuramente una conseguenza della scelta diffusa di apportare grandi quantità di ammendanti per mantenere un elevato livello di fertilità fisica e chimica, data l'alta intensità di lavorazione e la rapida successione dei cicli colturali. 34 rabili le perdite per lisciviazione ed adottare un coefficiente d'efficienza dell'azoto pari ad 1. Il coefficiente di mineralizzazione della sostanza organica (K2) può essere inoltre stimato approssimativamente doppio rispetto al corrispettivo di pien'aria e pari a 0,04. Nel calcolo dell'azoto mineralizzato possiamo inoltre considerare uno strato di terreno di 30 cm. Sulla base di queste assunzioni, la dotazione di azoto organico sufficiente a soddisfare completamente il fabbisogno di azoto della successione colturale, risulterebbe pari a 3,54 g/kg (corrispondente ad una dotazione di sostanza organica del 6,1 %). Considerando la variabilità stagionale della mineralizzazione, la cessione di azoto minerale potrebbe tuttavia essere insufficiente nel corso del periodo più freddo dell'anno ed eccedente in estate. Quella appena svolta è chiaramente un'ipotesi estrema in quanto nella realtà vi sono apporti di azoto legati all'ammendamento ed all'irrigazione: 40 tonnellate di letame tal quale applicati annualmente apportano circa 120 kg di azoto utile per anno; l'irrigazione con acque di falda contenenti 50 ppm di nitrati apporta circa 10 kg/ha di azoto per ciclo colturale. Passando pertanto ad un'ipotesi più realistica, in cui circa il 60% dell'azoto asportato derivi dalla mineralizzazione della sostanza organica del terreno, la dotazione ottimale risulterebbe pari a circa 2,1 g/kg di azoto (corrispondenti a circa 3,7% di sostanza organica). Assumendo quest'ultimo valore calcolato come soglia massima di dotazione agronomicamente desiderabile, circa il 37 % del campione esaminato risulterebbe avere un contenuto di azoto totale e di sostanza organica eccessivo. Per quanto riguarda la concentrazione di azoto nitrico presente nel suolo, è stato osservato un range di variazione estremamente ampio, da 1,8 a 108,3 mg/kg, con un valore medio di 15,4 ed una deviazione standard molto elevata, pari a 17,44 ppm (Tab. 1). Dalla distribuzione di frequenza si evidenzia che il 90% dei campioni è risultato compreso nell'intervallo 2,8 - 50,5 mg/kg (Fig. 6). I dati statistici relativi alla resa, alla percentuale di sostanza secca ed al contenuto di N totale e nitrati nel prodotto utile sono riportati in Tab. 2. Per quanto attiene la resa, i dati sono relativi ad un set campionario ridotto, di soli 89 campioni, proveniente dal consorzio Prealpi. I risultati ottenuti evidenziano una distribuzione dei valori di resa nell'intervallo 268 - 2288 g/m2, Le dotazioni di azoto totale sono risultate comprese nell'intervallo 0,9 -4,7 g/kg, con un valore medio di 2,4 (Fig. 5). Per commentare questa variabile, è opportuno valutare preliminarmente la dotazione che si può ritenere ottimale in relazione al fabbisogno di azoto minerale delle colture, ed al tasso di mineralizzazione dell'azoto organico. Le asportazioni di azoto di una successione annuale di baby leaf, come calcolate nell'articolo “Concentrazione degli elementi nutritivi nelle insalate baby leaf ed asportazioni colturali” del presente Quaderno della ricerca, si attestano a circa 34 kg/1000 m2 nel caso dell'asportazione del solo prodotto utile. In queste colture protette, possiamo ritenere trascu- 35 una media di 1333 g/m2 ed una deviazione standard pari a 391,59 (Fig. 7). Dall'analisi statistica dei risultati non è emersa alcuna regressione rilevante tra resa e contenuto di azoto totale del terreno. La relazione con la concentrazione di nitrati nel terreno è risultata positiva ma debole (R2 = 0,25). Il contenuto di sostanza secca è risultato variabile tra 3,2 e 7,8 %, con una media del 4,7%. Relativamente al contenuto di N totale, circa il 90% dei campioni ha presentato valori compresi tra 4,5 e 6,3%, mentre il valore medio è stato del 5,3% (Fig. 8, Tab. 2). Per quanto attiene la concentrazione di nitrati nel prodotto commerciabile tal quale, è stato rilevato un valore medio di 2156 mg/kg ed una deviazione standard di 822 mg/kg; il 95% dei valori è risultato compreso tra 257 e 3670 mg/kg (Fig. 9). Nel periodo estivo circa il 70% dei campioni ha presentato valori compresi tra 500 e 2500 mg/kg, con una frequenza massima nell'intervallo 2000-2500 mg/kg. Nel periodo invernale, invece, i valori sono stati tendenzialmente più elevati, con una frequenza maggiore nell'intervallo 2500-3000 mg/kg. Tale riscontro è del tutto giustificato dai ben noti effetti delle condizioni climatiche, ed in particolare della luminosità, sull'accumulo dei nitrati (Maynard et al., 1976). Tuttavia, è da evidenziare che gli unici campioni che hanno superato i limiti di legge (6 campioni su 193) sono stati raccolti nel mese di giugno. Ciò potrebbe essere verosimilmente dovuto all'ombreggiamento dei tunnel attuato per prevenire l'eccessiva radiazione solare e le elevate temperature: l'ombreggiamen- 36 to, esponendo la coltura a bassi livelli di radiazione solare, inibisce, infatti, la riduzione del nitrato (Blom-Zandstra e Lampe, 1985), mentre l'alta temperatura del terreno ne stimola l'assorbimento (Malorgio et al., 1995). E' da rimarcare, comunque, che le condizioni microclimatiche da sole non riescono a spiegare tali valori, perché la stesura dei teli ombreggianti è stata comune anche a tutte le altre partite campionate, risultate invece nella norma. Nella presente indagine, diversamente da quanto riportato in letteratura per le insalate adulte, non è stata osservata alcuna relazione significativa tra la data di raccolta e la concentrazione di nitrati (Santamaria et al., 1999). E' stata evidenziata una significativa regressione tra contenuto di nitrati e percentuale di azoto totale nelle foglie (Fig. 10) con un valore di R2 pari a 0,62 nel caso di adozione di una funzione lineare. 6.4. Conclusioni Nel complesso i terreni hanno mostrato una reazione per lo più subalcalina ed alcalina dovuta alla presenza di calcare. A fronte della natura costituzionale dell'alcalinità rilevata, la correzione con zolfo, spesso attuata dagli agricoltori, è da ritenere scorretta. I valori elevati o molto elevati di conduttività elettrica del terreno nel 23% del campione esaminato mettono in evidenza l'esistenza di un rischio per la fertilità chimica che andrebbe contrastato. Emergerebbe quindi la necessità di condurre un'azione di assistenza tecnica ai produttori finalizzata a verificare l'effettiva necessità di correzione della reazione del terreno, a produrre una stima accurata del fabbisogno di elementi nutritivi ed a promuovere la scelta di concimi con basso indice di salinità. La dotazione di sostanza organica nel 37% dei campioni è risultata eccessiva rispetto ai bisogni di nutrizione azotata delle colture. Per evitare effetti negativi sulla qualità della produzione e sulla salinità del suolo, in molte aziende l'ammendamento potrebbe essere temporaneamente sospeso o quantomeno potrebbero esserne ridotte le dosi. La dotazione di riferimento potrebbe essere fissata intorno al 3,5-4%. Una tale dotazione di sostanza organica assicurerebbe comunque buone proprietà fisico-meccaniche al terreno. Da non sottovalutare sono, inoltre, le influenze che le pratiche colturali possono avere sull'aumento di concentrazione di nitrati nel prodotto edule; infatti, i risultati ottenuti, pur non evidenziando un'emergenza nitrati per questa tipologia di prodotto, ovvero lattuga da taglio baby leaf, segnalano la necessità di intervenire sull'agrotecnica, soprattutto nel periodo primaverile - estivo, per evitare il superamento dei limiti normativi. 6.5. Bibliografia Blom-Zandstra M., Lampe J.E.M., 1985. The role of nitrate in osmoregulation of lettuce (Lactuca sativa L.) grown at different light intensity. J. Expt. Bot., 36, 1043-1052. Malorgio F., Pardossi A., Casarotti D., Tognoni F., 1995. Contenuti di nitrati nella lattuga coltivata in NFT. Colture Protette, 25, 67-70. Maynard D.N., Baker A.V., Minotti P.L., Peck N.H., 1976. Nitrate accumulation in vegetables. Advances in Agronomy 28: 71-118. Santamaria P., Elia A., Serio F., Todaro E., 1999. A survey of nitrate and oxalate content in fresh vegetables. J. Sci. Food Agric., 79, 1882-1888. 37 7. Ottimizzazione della nutrizione minerale di ortaggi da foglia coltivati in Floating System 7.1. Introduzione La produzione degli ortaggi da foglia baby leaf è fortemente aumentata negli ultimi anni e il mercato incomincia a mostrare l'effetto della competizione per la sempre più elevata offerta. Tuttavia negli ultimi dieci anni il settore orticolo della quarta gamma è cresciuto del 200% (Cinotti, 2009). La coltivazione nel terreno di questi ortaggi presenta diversi problemi di gestione, come la progressiva alcalinizzazione dei suoli e l'aumento della conducibilità elettrica. La necessità di produrre ortaggi con basso accumulo di nitrati impone una razionale e limitata fertilizzazione sia minerale sia organica, con notevoli problemi sulla fertilità del suolo. I brevi cicli colturali e le frequenti lavorazioni inducono una forte eremacausi della sostanza organica con destrutturazione del terreno e un eccesso di nitrato nel suolo. Il floating system è un impianto idroponico a ciclo chiuso, ottimo per colture a breve ciclo colturale come gli ortaggi da foglia baby leaf. Questo sistema di coltivazione è costituito da vasche di dimensioni variabili contenenti una soluzione nutritiva stagnante che provvede al rifornimento di acqua ed elementi nutritivi (Pasotti et al., 2003; Pardossi et al., 2005). La coltura è seminata in pannelli di polistirolo contenenti una quantità minima di substrato necessario per la germinazione e il supporto delle piantine. I pannelli di polistirolo seminati sono posti in camere di crescita per alcuni giorni (il tempo necessario per la germinazione) e poi sono trasferiti nelle vasche, dove galleggiano sulla superficie della soluzione nutritiva, da cui deriva il nome del sistema (Diaz et al., 2006). I substrati più utilizzati sono generalmente la perlite e la vermiculite. La coltivazione di ortaggi da foglia con questo sistema in Italia è concentrata principalmente nelle regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto. Le prove sono state concentrate sull'ottimizzazione della concentrazione dei macroelementi per la coltivazione in floating system degli ortaggi da foglia. In particolare, sono state valutate prove con diverse concentrazioni di macroelementi (Alberici et al. 2008). La coltivazione idroponica consente una migliore gestione della soluzione nutritiva, la riduzione del consumo di elementi nutritivi e dell'impatto ambientale. Negli ultimi anni si stanno diffondendo in tutti i settori dell'agricoltura i biostimolanti, che sono composti di origine organica capaci di aumentare l'assorbimento e l'efficienza d'uso dei macroelementi nelle piante. I meccanismi di azione non sono ben noti e i pochi studi disponibili attribuiscono queste proprietà ad amminoacidi, vitamine e alcuni sali minerali (Berlyn e Russo, 1990). L'applicazione può avvenire direttamente al terreno o per via fogliare (Csizinszky, 1996; Chen et al., 2003). L'effetto di questi trattamenti è generalmente un aumento dell'efficienza d'uso dell'azoto, un aumento della crescita delle piante, un incremento della resistenza a stress abiotici e un aumento dell'attività microbica del terreno. Sulla base di questi risultati potrebbe essere interessante studiare l'effetto dell'aggiunta del biostimolante nella soluzione nutritiva per la produzione di ortaggi da foglia in floating system. Prove effettuate sulla rucola hanno dimostrato che l'applicazione di biostimolante nella soluzione nutritiva diminuisce l'accumulo dei nitrati (Vernieri et al., 2005). Molto importante è la riduzione del consumo idrico e il rispetto dell'ambiente. Per raggiungere questi obiettivi è necessario valutare il numero di riutilizzi possibili della soluzione nutritiva con e senza la ricostituzione della concentrazione degli elementi nutritivi. Gli scopi di queste prove sono stati: individuare la soglia minima di macroelementi attraverso la riduzione progressiva della concentrazione della soluzione Hoagland standard; studiare l'effetto di un biostimolante aggiunto nella soluzione nutritiva sull'assimilazione del nitrato; valutare il numero di volte che la soluzione nutritiva può essere riutilizzata senza compromettere la qualità e la resa delle diverse specie da foglia. 7.2. Materiali e Metodi Materiale vegetale Le prove sono state condotte utilizzando Lactuca sativa L., Spinacia oleracea L., Valerianella locusta (L.) Laterr. e Diplotaxis tenuifolia L. La raccolta è stata effettuata allo stadio di sviluppo commerciale per baby leaf, circa 10-12 cm di altezza. Il taglio è stato effettuato in prossimità del colletto con un coltello automatico, per facilitare la raccolta e ridurre i tempi dopo estrazione dei pannelli della soluzione nutritiva. La produzione è stata determinata mediante pesata. 38 10 Tab. 1. Quantità di sali utilizzati nelle prove di riduzione della soluzione nutritiva. La percentuale indica la concentrazione rispetto alla soluzione Hoagland standard. Allestimento della prova La sperimentazione è stata condotta in serra presso il C.E.T.A.S. (Centro per le Tecnologie Agrarie in Serra) di Tavazzano (LO). Sono state allestite 12 vasche, utilizzando del polietilene dello spessore di 0,20 mm posto all'interno di un telaio in acciaio con basamento in assi di legno. Tali vasche avevano dimensione di 190 cm x 145 cm e sono state riempite con 700 L della soluzione nutritiva, ossia 250 L/m2. In ognuna di queste vasche sono stati posti a galleggiare 12 contenitori alveolati in polistirolo della dimensione di 51,5 cm x 32,5 cm da 228 fori. Il substrato di crescita utilizzato è stato la perlite. Tutte le vasche sono state ossigenate attraverso l'utilizzo di un piccolo compressore collegato ad un tubo forato posizionato sul fondo di ognuna di esse, nelle quali veniva immessa aria alla pressione di circa 1,2 atm. La semina è stata effettuata utilizzando una piccola macchina seminatrice semiautomatica che provvedeva a riporre un seme per alveolo. 7.3. Risultati Variazioni di pH e CE nella soluzione nutritiva I valori di CE all'inizio dell'esperimento sono stati influenzati dalla concentrazione degli elementi nutritivi e sono stati di 2,63, 1,83 e 1,51 dS/m rispettivamente nelle soluzioni al 100%, 50% e 25% della soluzione nutritiva. I valori sono aumentati durante la coltivazione, senza mai superare il limite di tolleranza delle colture. Il pH è stato corretto a 66,2 all'inizio di ogni ciclo. Durante la coltivazione esso è aumentato e poi nell'ultima settimana è diminuito, con l'eccezione della soluzione ridotta al 25%. I valori di pH riscontrati alla raccolta sono stati 5,77, 5,93, e 6,74 nelle soluzioni al 100%, 50% e 25%. Nella soluzione al 50% con il biostimolante, i valori di pH e CE non sono stati diversi dal controllo. Prove di riduzione della concentrazione della soluzione nutritiva La soluzione nutritiva era composta in tutte le vasche dagli stessi sali in concentrazioni diverse dell'ordine del 100%, 50%, 25% e 10% rispetto alla soluzione di Hoagland standard (Tab. 1). Trattamento con un biostimolante direttamente nella soluzione nutritiva Le concentrazioni di biostimolante aggiunte alla soluzione nutritiva sono state 0, 0,08 e 0,3 ml L-1. La soluzione di controllo è stata quella al 50% della Hoagland standard, come riportata in Tab. 1. Il biostimolante utilizzato è un prodotto commerciale, Actiwave®. Riduzione della concentrazione dei macroelementi nella soluzione nutritiva La riduzione dei macronutrienti nella soluzione nutritiva ha influenzato in modo diverso la produzione nelle specie considerate. Differenze significative, inoltre, sono state osservate nei diversi periodi dell'anno. La produzione della valerianella è drasticamente diminuita nelle stagioni con alte e basse temperature. La produzione è diminuita all'aumentare della concentrazione dei macronutrienti nella soluzione nutritiva nel mese di giugno, mentre è aumentata nel mese di settembre, con resa più alta nella soluzione nutritiva al 50% e al 100%. Nessuna differenza è stata osservata nel periodo di ottobre e novembre. La produzione della lattuga non è stata influenzata dalla concentrazione della soluzione nutritiva, ma dalla stagione di coltivazione. La produzione più elevata è stata ottenuta nel ciclo di ottobre-novembre Riutilizzo della soluzione nutritiva La soluzione nutritiva NS50% è stata riutilizzata per più cicli, al fine di determinare il numero di volte che può essere riutilizzata senza compromettere la qualità e la resa nelle diverse specie. Il confronto è stato effettuato con una soluzione fresca preparata ad ogni ciclo (controllo). Analisi statistica I dati sono stati sottoposti all'analisi della varianza ANOVA (one-way). Le differenze tra le medie sono state determinate con il test di Tukey. 39 nelle vasche contenenti la soluzione al 25 e al 100%. La rucola ha mostrato produzioni più elevate nel periodo primaverile-estivo. L'effetto della concentrazione della soluzione nutritiva non è stato chiaro, dato che nel mese di giugno la produzione più alta è stata osservata nelle vasche contenenti la soluzione al 25 e al 100%, mentre nel mese di settembre nelle vasche al 25 e 50% (Tab. 2). Nel periodo ottobrenovembre la produzione è stata bassa e nessuna dif- all'aumentare della concentrazione dei macronutrienti nel mese di giugno e settembre, mentre nessuna differenza è stata osservata in inverno. Le piante di spinacio non hanno mostrato differenze significative nel contenuto in clorofilla in tutti i trattamenti e nei diversi periodi. Le foglie di rucola hanno mostrato un incremento in clorofilla all'aumentare dei macronutrienti nella soluzione nutritiva in tutti i periodi di coltivazione, anche se differenze significative sono state osservate solo nel ciclo di settembre. Nella valerianella, come nella rucola, il contenuto in clorofilla è aumentato all'aumentare della concentrazione della soluzione nutritiva (Tab. 3). a ferenza è stata trovata tra i trattamenti. La produzione nello spinacio è aumentata all'aumentare della concentrazione della soluzione nutritiva, con produzione massima nelle vasche con il 100% della concentrazione, ad eccezione che nella prova primaverile. Come osservato per la lattuga, anche la produzione dello spinacio è aumentata in autunno. La produzione è aumentata all'aumentare della concentrazione dei macroelementi, ma tra le concentrazioni 25% e 50% non è stata osservata nessuna differenza significativa in nessuna delle specie studiate. L'incremento produttivo tra la concentrazione al 10% e quella al 50% è stato del 20-25% per lattuga, spinacio e valerianella, mentre la rucola ha mostrato un incremento del 42% (Fig. 1). Il contenuto in clorofilla della lattuga è aumentato Il contenuto in carotenoidi totali, insieme con i fenoli, sono stati misurati per stimare la capacità antiossidante degli ortaggi da foglia. Nella lattuga, i carotenoidi totali sono risultati più alti nelle piante coltivate nella soluzione al 50% nel periodo autunnale e invernale, mentre nel mese di giugno i valori più alti sono stati trovati nelle piante coltivate nella soluzione al 100%. Nelle piante di spinacio il contenuto di carotenoidi totali non è stato diverso né tra i trattamenti né tra le stagioni. Nella rucola i carotenoidi sono stati più elevati nella soluzione al 50%, anche se le differenze con gli altri trattamenti non 40 sono state statisticamente diverse (Tab. 4). Un'eccezione è stata osservata nella rucola coltivata nel mese di settembre, allorché il contenuto di carotenoidi più alto è stato trovato nelle vasche con il 100% della concentrazione dei macronutrienti. Il contenuto in fenoli nella lattuga non è stato influenzato dalla concentrazione della soluzione nutritiva, mentre è statisticamente variato con le stagioni, mostrando valori più alti nel mese di settembre e ottobre-novembre. Lo spinacio e la valerianella coltivati alle diverse concentrazioni di soluzione nutritiva non hanno subito variazioni nel contenuto in fenoli. Nella rucola, invece, essi sono aumentati all'aumentare della concentrazione dei macronutrienti, mentre nessuna differenza era stata trovata nei diversi periodi stagionali (Tab. 5). Il contenuto in nitrati è stato poco influenzato dalla concentrazione della soluzione nutritiva e diversa risposta è stata osservata nelle specie da foglia studiate. Gli andamenti sono stati analoghi per tutti i cicli; pertanto, si riportano i valori di un unico ciclo, quello effettuato nel mese di giugno. Lattuga, spinacio e valerianella hanno accumulato più nitrato all'aumen- tare della concentrazione dei macroelementi ma in modo non significativo. Solo nello spinacio le differenze tra le diverse tesi sono state statisticamente significative (Fig. 2). La riduzione della soluzione nutritiva fino al 10% ha determinato una diversa capacità di accumulo. Il contenuto fogliare di nitrato negli ortaggi nelle diverse prove è diminuito alla riduzione della concentrazione della soluzione nutritiva in rucola, spinacio e valerianella. La lattuga, invece, come mostrato nelle prove del 2006, non ha mostrato nessuna variazione significativa di accumulo (Tab. 6). La rucola è stata la specie tra quelle studiate con la più alta capacità di accumulo: nella soluzione più concentrata (50%) ha raggiunto i 2600-2700 mg/kg PF (Tab. 6). La valerianella e lo spinacio hanno mostrato una quantità di nitrati pressoché simile e un effetto doserisposta nell'accumulo fogliare. La lattuga, invece, è stata la specie con minor contenuto fogliare e senza nessun effetto dose-risposta. In definitiva la capacità di accumulo nelle quattro specie studiate è stata: rucola>valerianella>spinacio>lattuga. In tutte le 41 specie, l'accumulo è stato al disotto dei limiti imposti dall'Unione Europea (1881/2006). I risultati hanno confermato quelli ottenuti negli anni precedenti per quanto riguarda la concentrazione al 50% e al 25%. La soluzione al 10% è stata fortemente limitante per la coltivazione delle specie da foglia. La specie che ha dato relativamente i risultati migliori a questa concentrazione è stata la lattuga, che ha rallentato il tasso di crescita senza influenzare significativamente i parametri qualitativi. Aggiunta di un biostimolante per migliorare la qualità degli ortaggi da foglia La produzione di ortaggi da foglia non è stata influenzata dall'aggiunta del biostimolante, ma ha avuto un effetto sulla qualità. Infatti, piccole differenze di resa, non significative, sono state osservate 42 ha mostrato una riduzione di accumulo di nitrato all'aumentare della concentrazione del biostimolante nella soluzione nutritiva. La dose più alta (0,3 ml/L) è stata la più efficace, con riduzione della concentrazione di nitrato fogliare fino a 500 mg kg-1 PF (Fig. 4d). tra i trattamenti (Fig. 3). L'effetto del biostimolante sui parametri qualitativi è stato valutato mediante la determinazione di clorofilla, carotenoidi e fenoli nelle foglie. I contenuti in clorofilla e carotenoidi nella rucola non sono stati influenzati dal trattamento con il biostimolante. Il rapporto della clorofilla a/b è stato in media di 3,7 e quello dei carotenoidi sul contenuto in clorofilla è stato di 0,19-0,20 (Tab. 7). Nella valerianella, invece, il contenuto in clorofilla e carotenoidi è aumentato all'aumentare della dose del biostimolante. La clorofilla ha raggiunto valori di 1,751,85 mg/g PF, mentre i carotenoidi, nella dose più alta, hanno raggiunto i 0,41 mg/g PF. Il rapporto tra clorofilla a e b è stato di 4 e quello dei carotenoidi sulla clorofilla di 0,22 (Tab. 8). In lattuga, come in rucola, non sono stati evidenziati effetti del biostimolante sul contenuto in antiossidanti (Tab. 9). L'indice fenolico nelle quattro specie è aumentato all'aumentare della concentrazione dei biostimolanti in tutte le specie tranne che nella valerianella, in cui è stato osservato un andamento opposto. Il livello più elevato è stato osservato nella valerianella seguita da spinacio, mentre i livelli più bassi sono stati osservati in lattuga e rucola (Tab. 10). Il contenuto in antociani è aumentato all'aumentare della concentrazione del biostimolante solo nella valerianella e spinacio. Nella lattuga e rucola non è stata osservata nessuna variazione nei diversi trattamenti a confronto (dati non presentati). Il contenuto in nitrato è stato influenzato positivamente dal biostimolante solo nella valerianella. Nella lattuga il contenuto più basso è stato osservato alla concentrazione di 0,08 ml/L, con 1700 mg kg-1 PF (Fig. 4), mentre il controllo e la dose 0,3 ml/L hanno mostrato valori simili. Lo spinacio, invece, coltivato con la soluzione nutritiva addizionata di biostimolante ha mostrato un accumulo di nitrato superiore. La rucola non è stata influenzata dall'aggiunta del biostimolante, un aumento non statisticamente significativo è stato osservato nel trattamento 0,08 ml/L. La valerianella è stata l'unica specie che Riutilizzo della soluzione nutritiva per più cicli colturali La resa delle colture nei cicli con soluzione nutritiva riutilizzata (SR) è variata da specie a specie. Il riutilizzo è stato possibile fino a 3 cicli colturali. La lattuga non ha mostrato differenze significative in termini di produzione. La rucola, invece, ha mostrato un calo di resa ad ogni ciclo. Al terzo ciclo con la stessa soluzione nutritiva, la resa è stata di un chilo inferiore al controllo. Lo spinacio e la valerianella non hanno mostrato cali di resa statisticamente significativi al primo ciclo di riutilizzo, mentre è drasticamente calato al secondo (Tab. 11). In lattuga il contenuto in nitrati è stato in media di 1000 mg/kg P.F. senza differenze al primo ciclo di riutilizzo, mentre è drasticamente calato fino a 80 mg/kg P.F. al secondo ciclo. Analoghi risultati sono stati riscontrati in rucola, spinacio e valerianella (dati non presentati). 7.4. Discussione Il mercato degli ortaggi da foglia baby leaf richiede prodotti di alta qualità sia in termini di aspetto estetico sia in termini di composizione chimica (composti antiossidanti, vitamine, elementi minerali, ecc.). La diffusione dei sistemi idroponici chiusi tipo floating system per la coltivazione di questi prodotti dipende dalle capacità degli agricoltori di accoppiare alta qualità del prodotto e riduzione degli scarti nell'ambiente, in modo particolare di fosforo e azoto. La soluzione Hoagland standard permette di ottenere prodotti di buona qualità, ma la concentrazione degli elementi nutritivi è stata ottimizzata per il pomodoro, il quale ha un ciclo molto lungo e un fabbisogno di macro e microelementi molto elevato. Gli ortaggi da foglia raccolti nei primi stadi di sviluppo, 43 dopo 20-40 giorni dalla semina, lasciano un residuo di elementi nutritivi molto alto, con notevoli problemi ambientali se scaricati nell'ambiente. Lo studio dell'effetto della riduzione dei macronutrienti nella soluzione nutritiva sulla qualità degli ortaggi da foglia risulta essere molto importante per rendere questi sistemi sostenibili dal punto di vista ambientale. Il contenuto in clorofilla, composti antiossidanti (carotenoidi e fenoli) e nitrati sono variabili utilizzate per definire la qualità degli ortaggi da foglia; i primi sono importanti per l'aspetto estetico (Ferrante et al., 2004), i secondo per le loro implicazioni sulla salute umana (Santamaria, 2006). I composti antiossidanti sono considerati dei promotori della salute umana, mentre i nitrati possono avere un effetto positivo o negativo, ma sono comunque da ridurre negli ortaggi per il rispetto della legislazione corrente. La risposta da parte delle piante alla disponibilità di elementi nutritivi è in funzione della loro concentrazione, ma anche dei parametri ambientali, in particolare della temperatura. Pertanto, è possibile che la riduzione della concentrazione della soluzione di Hoagland fino al 25% di quella standard non determini riduzione della resa. La produzione ottenuta è stata nell'intervallo dei valori comunemente trovati in altri lavori sperimentali (Gonnella et al., 2003, 2004; Tesi et al., 2003a, 2003b; Frezza et al., 2005; Nicola et al., 2005). La valerianella ha mostrato la resa più alta quando coltivata usando il più basso valore di nitrato nella soluzione nutritiva, con valori variabili da 0,7 a 2 kg/m2. Analoghi risultati sono stati riscontrati in lavori precedenti, con rese di 1,9 kg/m2 (Gonnella et al., 2004). I risultati ottenuti hanno mostrato che il contenuto in nitrati non varia mantenendo costante il rapporto N:P:K, con l'eccezione dello spinacio. Questo risultato potrebbe essere spiegato considerando la capacità che hanno i trasportatori del nitrato di adeguarsi ai livelli di nitrato nella soluzione nutritiva (Kronzucker et al., 1995; Tsay et al., 2006; Antonacci et al., 2007). I livelli di nitrato nelle foglie ottenuti nelle prove sono sempre stati al di sotto dei limiti di legge (1881/2006) e sono stati all'interno degli intervalli comunemente riscontrati negli ortaggi da foglia commercializzati (Gonnella et al., 2003; Santamaria, 2006). Il contenuto di clorofilla è aumentato all'aumentare della concentrazione del nitrato, così come i carotenoidi, che sono dei foto-protettori della clorofilla stessa. L'applicazione dei biostimolanti ha permesso di migliorare la crescita e l'efficienza d'uso dei macroelementi, in particolare dell'azoto in molte specie. In letteratura sono riportate prove con il biostimo44 lante Actiwave su rucola coltivata (Eruca sativa Mill.). L'aggiunta di Actiwave ad una soluzione nutritiva al 25% rispetto alla Hoagland ha determinato un aumento della resa, una riduzione dei nitrati e un aumento di clorofilla (Vernieri et al., 2005). Tuttavia, l'effetto del biostimolante è stato tanto più evidente quanto minore era la concentrazione della soluzione nutritiva (Vernieri et al., 2006). Sulla base di queste osservazioni si può ipotizzare che l'effetto del biostimolante diventa apprezzabile in condizioni 45 di carenza o eccesso di macroelementi. Il riutilizzo della soluzione nutritiva senza aggiunta di elementi nutritivi può essere effettuato con rese e qualità soddisfacenti per un solo ciclo colturale. Al secondo ciclo di riutilizzo la concentrazione dei macro e microelementi si abbassa al punto da rallentare la crescita e mostrare sintomi di carenza nutrizionale. Per poter riutilizzare la stessa soluzione nutritiva per più di due cicli è necessario ripristinate le concentrazioni ottimali degli elementi nutritivi. Antonacci, S., Maggiore, T., Ferrante, A. 2007. Nitrate metabolism in plants under hypoxic and anoxic conditions. Plant Stress 1: 136-141. Berlyn, G.P., Russo, R.O. 1990. The use of organic biostimulants to promote root growth. Bclowground Ecology 2:12-13. Cinotti, E., 2009. IV gamma, non si bada a spese per la praticità. Agricoltura, 5: 138. Chen, S.K., Edwards, C.A., Subler, S. 2003. The influence of two agricultural biostimulants on nitrogen transformations, microbial activity, and plant growth in soil microcosms. Soil Biology and Biochemistry 35: 9-19. 7.5. Conclusioni In conclusione, i risultati suggeriscono che gli ortaggi da foglia coltivati in serra nei periodi stagionali non favorevoli con temperature al di fuori dell'intervallo ottimale possono essere allevati con una soluzione nutritiva ridotta al 25% di quella standard. Ulteriori riduzioni della soluzione nutritiva non sono consigliabili, per l'effetto negativo sulla resa e sulla qualità del prodotto. L'applicazione del biostimolante non ha influenzato la produzione, ma ha migliorato alcuni parametri qualitativi, come il contenuto in clorofilla e carotenoidi, ma soprattutto il contenuto in fenoli in lattuga, rucola e spinacio. Cros, V., Martinez-Sanchez, J.J., Franco, J.A. 2007. Good yields of common purslane with a high fatty acid content can be obtained in a peat-based floating system. HortTechnology 17(1): 14-20 Csizinszky, A.A. 1996. Foliar biostimulant, N and K rate, and cultivar effects on fresh market tomato. Soil and Crop Science Society of Florida Proceedings 55: 92-96 Diaz, K. E.; Malorgio, F.; Tognoni, F.; Serra, G. 2006. Il floating system per la produzione di ortaggi da foglia. Informatore Fitopatologico 56(3): 57-62. Ferrante, A., Incrocci, L., Maggini, R., Serra, G., Tognoni, F. 2004. Colour changes of fresh-cut leafy vegetables during storage. J. Food Agric. Environ. 2(3&4):40-44. Frezza, D., León, A., Logegaray, V., Chiesa, A., Desimone, M., Diaz, L. 2005. Soilless culture technology for high quality lettuce. Acta Hort. 697: 43-48. Gonnella, M., Serio, F., Conversa, G., Santamaria, P. 2003. Yield and quality of lettuce grown in floating system using different sowing density and plant spatial arrangements. Acta Hort. 614: 687-692. 7.6. Bibliografia Alberici, A., Quattrini, E., Penati, M., Martinetti, L., Marino Gallina, P., Ferrante, A. 2008. Effect of the reduction of nutrient solution concentration on leafy vegetables quality grown in floating system. Acta Horticulturae 801: 1167-1176. Gonnella, M., Serio, F., Conversa, G., Santamaria, P. 2004. Production and nitrate content in lamb's lettuce grown in floating system. Acta Hort. 644: 61-68. 46 Gonnella, M.; Serio, F.; Conversa, G.; Santamaria, P. 2003. Yield and quality of lettuce grown in floating system using different sowing density and plant spatial arrangements. Acta Horticulturae 614(2): 687-692 Tsay, Y.F, Chiu, C.C., Tsai, C.B., Ho, C.H., Hsu, P.K. 2006. Nitrate transporters and peptide transporters. FEBS Letters 581: 2290-2300. Vernieri, P., Borghesi E., Ferrante, A., Magnani, G., 2005. Application of biostimulants in floating system for improving rocket quality. Journal of Food, Agriculture and Environment 3(3&4): 86-88. Ke, D., Saltveit, M.E. 1989. Wound-induced ethylene production phenolic metabolism and susceptibility to russet spotting in Iceberg lettuce. Physiologia Plantarum 76: 412-418. Vernieri, P., Borghesi, E., Tognoni, F., Serra, G., Ferrante, A., Piaggesi, A., 2006. Use of biostimulants for reducing nutrient solution concentration in floating system. Acta Horticulturae 718: 477-484. Kronzucker, H.J., Siddiqi, M.Y., Glass, A.D.M. 1995. Kinetics of NO3- influx in spruce. Plant Physiology 109: 319-326. Lichtenthaler, H.K. 1987. Chlorophylls and carotenoids: pigments of photosynthetic membranes. Methods in Enzymology 148:350-382. Nicola, S., Hoeberechts, J., Fontana, E. 2005. Comparison between traditional and soilless culture systems to produce rocket (Eruca sativa) with low nitrate content. Acta Hort. 697:549-555. Pardossi, A., Malorgio, F., Incrocci, L., Tognoni, F. 2005. Hydroponic technologies for greenhouse crops. p. 360-378. In: R. Dris (ed.), Crops: Quality, Growth and Biotechnology, WFL Publisher, Helsinki, Finland. Pasotti, P.P., Cavicchi, L., Trentini, L., 2003. Il floating system in Emilia-Romagna. Colture Protette, 8: 15-18. Rico, D., Martín-Diana, A.B., Barat, J.M., BarryRyan, C. 2007. Extending and measuring the quality of fresh-cut fruit and vegetables: a review. Trends in Food Science & Technology 18(7): 373 -386. Santamaria, P. 2006. Nitrate in vegetables: toxicity, content, intake and EC regulation. J. Sci. Food Agric. 86:10-17. Tesi, R., Lenzi, A., Lombardi, P. 2003a. Effect of salinity and oxygen level on lettuce grown in a floating system. Acta Hort. 609: 383-387. Tesi, R., Lenzi, A., Lombardi, P. 2003b. Effect of different O2 levels on spinach (Spinacia oleracea L.) grown in a floating system. Acta Hort. 614: 631-637. 47 Indice Presentazione...............................................................................................................................................................Pag. 1 Introduzione............................................................................................................................................................................ 2 Materiali e metodi comuni a tutte le prove ............................................................................................ 7 Studio della risposta alla concimazione azotata delle baby leaf nel contesto ordinario di coltivazione nel bergamasco e bresciano .................................................................... 9 Asportazioni ed ottimizzazione della concimazione azotata per indivia scarola........ 21 Concentrazione degli elementi nutritivi nelle insalate baby leaf ed asportazioni colturali .......................................................................................................................................... 28 Orticoltura a baby leaf nella provincia di Bergamo: monitoraggio di alcune variabili del terreno e del contenuto di nitrati in lattuga ..................................................... 33 Ottimizzazione della nutrizione minerale di ortaggi da foglia coltivati in Floating System ........................................................................................................................................................ 38 48