Istituto Comprensivo Via Trionfale 7333
PROGRAMMAZIONE
DIDATTICA
E
CURRICOLO VERTICALE
Roma, 10 Giugno 2014
Dott.ssa Angela Anna Tancredi
La programmazione
Da quando si programma
Già nei Programmi didattici del 1894 si affermava il principio
della programmazione.
La programmazione educativa e didattica è stata introdotta
nella scuola italiana a partire dall’inizio anni ’70.
• D.p.r n. 416/74: Il collegio dei docenti cura la
programmazione dell’azione educativa (art. 4 la includeva
nelle competenze del collegio dei docenti).
• L. n. 517/77: la programmazione educativa può
comprendere attività di integrazione ed iniziative di
sostegno (ne disciplinava l’attuazione).
La programmazione
Da quando si programma
• Programmi Ministeriali 1979: i docenti impostano i piani di
studio secondo il criterio della programmazione curricolare
per obiettivi educativi e didattici.
• Programmi 1985: definiscono i fondamenti di una scuola
non più intesa come luogo di trasmissione di nozioni ma di
promozione e sviluppo di competenze.
• DPCM 1995: distingue tra programmazione educativa del
Collegio docenti e programmazione didattica del consiglio di
classe.
La programmazione educativa e
didattica
La duplice funzione della programmazione curricolare
 Funzione «Curricolare»:
mediazione tra i Programmi Nazionali e le esigenze
locali mediante l’elaborazione del Curricolo.
 Funzione di «Programmazione»:
organizzazione e governo dell’azione educativa e
didattica concreta.
La funzione curricolare si esercita, nel passaggio dal
Programma al Curricolo, attraverso le seguenti mediazioni:
1) Programmazione educativa del collegio dei docenti
(bisogni formativi generali, finalità educative e didattiche,
indicazioni metodologiche generali, criteri di verifica e
valutazione).
2) Programmazione didattica del consiglio di classe
(adattamento delle finalità e obiettivi, metodi, criteri di
verifica e valutazione alle caratteristiche della classe;
raccordo tra le diverse discipline, ecc.).
3) Programmazione disciplinare del singolo docente
(elaborazione del piano di studi disciplinare delle diverse
materie).
La funzione di programmazione si esercita
mediante:
1)
L’enunciazione di finalità educative ed
obiettivi didattici, dai più generali ed ampi ai
più specifici e di dettaglio.
2)
La programmazione di unità di lavoro o
attività funzionali al conseguimento di
questi obiettivi.
3)
La predisposizione di momenti di
osservazione e prove per la verifica e la
valutazione
del
conseguimento
degli
obiettivi.
Chiariamo, concettualmente, i seguenti termini:
programma e programmazione.
Il Programma
• E’ l’insieme dei contenuti culturali da trasmettere ed è
ordinato secondo una struttura che si adatta alle diverse
fasi di sviluppo cognitivo degli alunni.
• Ha lo scopo di formare gli alunni e di prepararli agli studi
universitari.
• Il programma Ministeriale era detto prescrittivo in
quanto obbligatorio, nonostante il D.P.R. 417/74
riconoscesse l’autonomia e la libertà del docente.
L’autonomia è stata introdotta con la L. n. 59 del 1997,
art. 21, comma 9, conosciuta come legge Bassanini.
• Vigendo il regime di autonomia è altresì chiaro come
vengano meno i programmi “ministeriali”, ma acquistino
maggiore importanza i programmi dell’istituto correlati al
territorio ed alle richieste dell’utenza scolastica.
Chiariamo, concettualmente, i seguenti termini:
programma e programmazione.
La Programmazione
• Con il termine programmazione, in linea generale,
s’intende sviluppare, puntualizzare, mettere in opera,
una serie d’interventi coordinati che concorrono a
conseguire,
attraverso
efficienza,
efficacia
ed
economicità, un obiettivo.
• Sul piano strettamente didattico la programmazione
permette al docente di superare l’improvvisazione, la
causalità operativa e di organizzare in modo razionale e
coerente gli interventi educativi, di organizzare i
contenuti e le diverse attività scolastiche, verifiche
comprese.
• Con la programmazione, quindi, si adeguano i
programmi alla classe, s’individuano i collegamenti
interdisciplinari e si scelgono le metodologie che
consentano effettivamente di facilitare il processo di
apprendimento e di crescita, oltre che culturale, emotiva,
relazionale e civile degli alunni.
Nelle norme di avvio della Riforma Moratti
(L. 53/2003 e D. Lgs. n. 59/2004)
 manca qualsiasi riferimento al concetto di
programmazione;
 non è prevista, tuttavia, alcuna abrogazione
della nozione generale di programmazione
educativa e didattica.
Ciò comporta che la programmazione educativa e
didattica si conserva, venendo profondamente
modificata nella natura e nella forma.
• Infatti, la riforma non scalfisce il Regolamento
dell’autonomia scolastica - D.P.R. 275/1999,
grazie al quale la scuola dell’autonomia supera
la rigida organizzazione delle classi, dei
calendari,
degli
orari
e
assume
un’organizzazione flessibile, anche per muoversi
secondo le proprie <<opzioni metodologiche>>.
• Rimane pertanto necessario concordare con gli
altri docenti i tempi, i modi e le forme delle
attività educative e didattiche.
L’organizzazione educativa e didattica
flessibile
della
scuola
dell’autonomia
comporta, pertanto, un intreccio complesso
di interazioni, tra classi, tra docenti e tra
obiettivi specifici, che richiede una intensa
cooperazione, se non collaborazione.
Tale cooperazione si richiede soprattutto a
livello
di
elaborazione
della
Programmazione didattica annuale.
La programmazione educativa e didattica è il
punto centrale del Piano dell’Offerta Formativa POF.
Rientra nei compiti del collegio degli insegnanti
provvedere alla stesura della programmazione
dell’azione educativa, definendo le linee di fondo
dell’intervento educativo complessivo della scuola
ed organizzando progetti di intervento che tengano
conto delle finalità educative, delle dimensioni di
sviluppo e dei sistemi simbolico-culturali di
riferimento.
• Alla formulazione della programmazione
concorrono tutti i docenti attraverso la
programmazione del piano annuale delle
attività contenute nel POF.
• È quindi l’attività programmatica del collegio
docenti ad avere un ruolo di fondamentale
importanza operativa perché procede nell’
individuare, attraverso l’adozione del POF, gli
obiettivi
e
le
finalità
educative
(programmazione
educativa)
dell’istituto,
obiettivi naturalmente coerenti con le finalità
Costituzionali e le leggi vigenti.
• In un secondo momento i dipartimenti
individuano i contenuti da impartire e gli obiettivi
disciplinari.
• Infine i consigli di classe ed i singoli docenti
attuano
la
programmazione
educativa,
didattica e disciplinare.
La programmazione come razionalizzazione deve avere
scopi ben precisi:
1. conferire organicità, coerenza, efficacia al lavoro del
docente;
2. organizzare il lavoro così da sfruttare il tempo scuola;
3. individuare i metodi e gli strumenti con cui conseguire
gli obiettivi;
4. facilitare l’apprendimento.
Se non consente lo sviluppo di queste procedure non è una
programmazione didattica, ma solo burocrazia funzionale
più all’istituzione che all’alunno.
• Ogni attività di insegnamento è giustificata e fondata
solo se programmata, in altre parole se è inserita in un
piano di lavoro ad inizio anno scolastico e modulata
sulle reali capacità degli alunni, perché non bisogna mai
dimenticare che sono gli alunni i destinatari della
programmazione e delle attività del corpo docente.
• L’assenza di una programmazione, oltre a rendere più
difficile il lavoro dell’insegnante, disorienta la classe e le
attività risultano dispersive e caotiche, spesso mal
collegate l’una con l’altra. L’alunno è facilitato
nell’apprendimento se sono ben chiari i punti di partenza
ed i punti di arrivo, le procedure operative, se la
programmazione è dotata di una coerenza interna, ed
infine se effettivamente tiene conto del “sapere degli
alunni”.
Perché si programma?
• La programmazione didattica costituisce per gli
insegnanti un valido strumento di pianificazione che
consente di capire cosa fare, decidere come farlo,
delineando i vari elementi costitutivi: spazi, tempi,
curricoli, obiettivi formativi, orari dei docenti e degli
alunni, risorse umane e materiali disponibili e necessari.
È proprio definendo le varie modalità d'intervento che
si consente all'azione educativa, oltre che di arricchirsi,
anche di essere modificata dove necessario.
Lo scopo è quello di raggiungere dei risultati apprezzabili
che si traducono in validità dell'offerta formativa.
Stili di programmazione
• Programmazione didattica per obiettivi
• Per concetti
• Per sfondi integratori
Verso un approccio sistemico
Non esiste un modello di programmazione didattica che in assoluto
possa essere adottato da parte dei docenti come riferimento esclusivo
nello svolgimento del lavoro.
Non si insegna “per modelli”, ma utilizzando strategie e modalità che
valorizzino, nelle diverse situazioni, il meglio di ciascun approccio.
La programmazione per obiettivi rappresenta un modello lineare e
sequenziale nel lavoro dei docenti.
• Il vantaggio sta nel poter pianificare tutti i momenti dell’intervento
didattico, anche se nasconde il rischio di essere centrata in modo
eccessivo sul docente.
• Gli altri approcci recuperano una visione in cui è più chiara ed
evidente la complessità dei problemi che caratterizzano
l’insegnamento.
 Questi approcci esprimono un’istanza di maggiore
apertura “alla partecipazione e alla valutazione da parte
di tutti i soggetti coinvolti, più sistemiche e perciò più
attente alla complessità delle situazioni di
apprendimento” (N. Barbieri, 1977)
 In tale prospettiva, la Programmazione didattica
annuale va vista come programmazione unitaria di tutte
le attività educative e didattiche che riguardano una
determinata classe, un’aggregazione di classi o tutte le
classi parallele.
Nella Programmazione didattica annuale gli interventi
educativi e didattici relativi alle diverse discipline ed
eventualmente ai diversi docenti debbono, però,
armonizzarsi, se non integrarsi, in un progetto formativo
unitario.
Occorre muoversi in una logica di continuità, di coerenza,
di integrazione che pone, tra l’altro, le seguenti esigenze:
a) integrare gli obiettivi delle diverse discipline nella
prospettiva della formazione unitaria della personalità. La
formazione integrale della personalità non significa solo
che debbono essere coltivate la formazione linguistica e la
formazione storica, la formazione matematica e la
formazione geografica, ma significa anche che le diverse
formazioni (matematica, linguistica, scientifica…) debbono
ricondursi ad unità, debbono integrarsi nella personalità,
che non è suddivisa in compartimenti stagni, ma è una
sola;
b) prevedere obiettivi formativi trasversali, da intendere
non come obiettivi che si aggiungono agli obiettivi
disciplinari, ma come obiettivi comuni a più discipline:
conoscenze, capacità ed atteggiamenti che si ritrovano in
due o più discipline (obiettivi transdisciplinari);
c) prevedere criteri metodologico-didattici coerenti che
tengano tutti parimenti presenti i livelli di sviluppo e di
apprendimento, i ritmi e gli stili di apprendimento dei singoli
alunni, che peraltro possono anche essere diversificati
relativamente alle varie discipline e attività didattiche;
d) prevedere obiettivi formativi comuni attinenti agli
aspetti generali della formazione (formazione socioaffettiva,
cognitiva, morale, sociale)
Le fasi della programmazione
Nel D.M. 9/02/79 vengono indicate le fasi della
programmazione:
•individuazione delle esigenze del contesto socioculturale e delle situazioni di partenza degli alunni;
•definizione degli obiettivi finali, intermedi,
immediati che riguardano l’area cognitiva, l’area
non cognitiva e le loro interazioni;
•organizzazione delle attività e dei contenuti in
relazione agli obiettivi stabiliti;
Le fasi della programmazione
•individuazione dei metodi, materiali e sussidi
adeguati;
•sistematica osservazione
apprendimento;
dei
processi
di
•processo valutativo essenzialmente finalizzato sia
agli adeguati interventi culturali ed educativi sia
alla costante verifica dell’azione didattica
programmata;
•continue verifiche del processo didattico, che
informino sui risultati raggiunti e servano da guida
per gli interventi successivi.
I nodi fondamentali della
programmazione








Le finalità che la scuola si propone
Gli obiettivi proposti agli studenti e realizzati
I livelli di partenza della classe
I contenuti disciplinari e pluridisciplinari
I percorsi formativi realizzati
I metodi e i mezzi adottati
La scansione temporale
La misurazione e la valutazione
Dal programma al curricolo
La scuola italiana ha superato a livello normativo il concetto
di "programma" e ha scelto di adeguarsi alla logica del
curricolo, assai più adeguata alle esigenze della società
contemporanea per almeno tre motivi:
 consente di mettere al centro del processo di
apprendimento (e non più di insegnamento) i bisogni e le
risorse delle persone;
 permette di lavorare sulle competenze trasversali
necessarie a fronteggiare i continui cambiamenti
socioculturali;
Con il termine curricolo si intende:
“il percorso organicamente progettato e
realizzato dagli insegnanti al fine di far
conseguire agli alunni i traguardi previsti”
(Scurati, 2002).
“insieme delle esperienze disciplinari e
interdisciplinari
che
intenzionalmente
vengono proposte dai docenti agli allievi”
(Scurati, 2002).
L'insegnante è chiamato a farsi carico
con il curricolo della progettazione:
 dei contenuti (che cosa si insegna);
 delle metodologie e degli strumenti di
trasmissione dei contenuti (come si insegna);
 dell'organizzazione della didattica (chi lo
insegna, quando e dove);
 della valutazione intesa sia come valutazione
del percorso dei singoli e della classe, sia come
autovalutazione d'istituto.
I curricoli sono percorsi flessibili che,
qualunque sia il modello didattico di
riferimento, prendono le mosse dalla
rilevazione dei bisogni e delle potenzialità
degli
alunni,
per
dirigersi
verso
l'acquisizione da parte dei soggetti di
competenze determinate e condivise
(obiettivi).
E' necessario qui fermarsi a riflettere
soprattutto sui bisogni.
Secondo questa modalità di lavoro, gli insegnanti sono
chiamati ad ascoltare:
 la scuola,
 le classi,
 i singoli soggetti,
a leggerne i bisogni, per poi definire gli obiettivi.
A partire dagli obiettivi e senza mai tradire la finalità, essi
procedono alla definizione dei contenuti sui quali fondare
l'attività educativa, alla organizzazione delle attività
scolastiche e, soprattutto, alla scelta delle metodologie
didattiche e delle procedure di valutazione.
Cosa significa agire sul curricolo
e in una logica curricolare?

Significa, per l'insegnante, avere il potere di scegliere i
propri modelli didattici, dai quali far discendere le
modalità di programmazione e le procedure didattiche
da mettere in atto in classe.

Significa saper collegare la propria pratica con le finalità
e gli obietti stabiliti, perché la didattica non è un fatto
eminentemente teorico o esclusivamente operativo: è
un inestricabile commistione di teoria e prassi. Le azioni
didattiche sono sempre rivelatrici dei modelli culturali
che le presuppongono e le guidano: esse non sono mai
neutre.
Il tratto caratterizzante la costruzione del
Curricolo è l’autonomia progettuale della
singola scuola o delle scuole di uno
stesso contesto territoriale

Dalla uniformità delle proposte formative e didattiche a
livello nazionale, alla differenziazione dell’offerta
formativa nei vari contesti

Dall’azione unilaterale della singola realtà scolastica ad
un’azione condivisa e integrata delle stesse istituzioni
scolastiche locali con altri soggetti istituzionali e non
(es. EE.LL.; volontariato; parrocchie; centri sociali;
associazioni sportive; mondo del lavoro; ecc…)
Elementi costitutivi del
CURRICOLO VERTICALE
 Definizione di linee guida di idee forti,
di principi/valori su cui fondare proposte di
carattere formativo, educativo, didattico
condiviso dai vari soggetti che operano
nel contesto.
Elementi costitutivi del
CURRICOLO VERTICALE
 Rilevazione dei bisogni formativi presenti in un
determinato contesto. I dati possono essere raccolti da
soggetti istituzionali differenti e poi confrontati e
interpretati dai soggetti rilevatori per una lettura
comparata e integrata.
La mappa dei bisogni formativi rappresenta il risultato su
cui le singole istituzioni operano scelte e selezioni
condivise in relazione alle priorità. Il riferimento al
contesto è passaggio fondamentale nella costruzione
del CURRICOLO VERTICALE.
Elementi costitutivi del
CURRICOLO VERTICALE
• Selezione, integrazione, modifica dei traguardi per lo sviluppo
della competenza, in relazione alle varie fasi (o momenti) della
realizzazione del CURRICOLO.
Le Indicazioni per il curricolo sono un “testo aperto” e pertanto i
singoli Collegi dei Docenti possono “mettere alla prova”:
-i traguardi per lo sviluppo delle competenze previste per la scuola
dell’infanzia, per quella primaria e secondaria di 1° grado
-le competenze poste al termine dell’obbligo di istruzione (Assi
culturali).
Analoga operazione potrebbe avvenire anche per gli obiettivi di
apprendimento; le aree disciplinari etc..
Elementi costitutivi del
CURRICOLO VERTICALE
 Definizione
delle
competenze
in
relazione ai vari traguardi per lo sviluppo
delle stesse
In sintesi
Lavorare sul Curricolo Verticale significa:
• integrare la molteplicità degli aspetti che
lo connotano dentro un piano organico,
costellato da atteggiamenti sistemici e
ricorsivi (non esaustivi), aperto ad attività
che possono svolgersi con logiche in
parte imprevedibili.
Modalità e criteri di valutazione
Riferimenti normativi
 DPR n. 249 del 24 giugno 1998
 DPR n. 275 dell’8 marzo 1999 (art. 3 e 8)
 L. n. 169 del 30 Ottobre 2008
 DPR n. 122 del 22 giugno 2009
 L. n. 170 dell’8 ottobre 2010
Ai sensi dell’art. 1, comma 5, del DPR 122 /2009:
“ Il collegio dei docenti definisce modalità e criteri per assicurare
omogeneità, equità e trasparenza della valutazione, nel rispetto
del principio della libertà di insegnamento. Detti criteri e modalità
fanno parte integrante del Piano dell’Offerta Formativa”
La valutazione è espressione dell’autonomia professionale
propria della funzione docente, nella sua dimensione sia
individuale che collegiale, nonché dell’autonomia didattica delle
istituzioni scolastiche. Ogni alunno ha diritto ad una valutazione
trasparente e tempestiva.
Il processo di valutazione, ritenuto fondamentale per il suo
rilevante valore formativo nell’ambito del percorso educativodidattico, ha per oggetto il processo di apprendimento,
il comportamento e il rendimento scolastico complessivo degli
alunni.
LA VALUTAZIONE DEGLI
APPRENDIMENTI
Si articola nelle fasi:
1. diagnostica o iniziale, tesa ad analizzare e descrivere il
processo di apprendimento, per la successiva
impostazione di opportune strategie didattiche;
2. formativa o intermedia, tesa a individuare potenzialità e
carenze, finalizzata all’autovalutazione e al
miglioramento dell’azione didattica;
3. sommativa o finale, tesa a definire i livelli di abilità e
competenze nella valutazione periodica e finale.
LA VALUTAZIONE DEGLI
APPRENDIMENTI
Viene effettuata secondo verifiche coerenti
con gli obiettivi di apprendimento previsti nel
POF e ridefiniti nelle riunioni dei dipartimenti
disciplinari.
STRUMENTI DI VERIFICA
 Prove scritte
Strutturate e semistrutturate (vero/falso, completamento, scelta
multipla…),
questionari
a
risposta
aperta,
relazioni,
temi/componimenti, sintesi, soluzioni di problemi, esercizi di vario
tipo
 Prove orali
Colloqui, interrogazioni, interventi, discussioni su argomenti di
studio, esposizione di attività svolte, test, prove scritte valide per
l’orale
 Prove pratiche
Test motori
Cosa si valuta
 processo di apprendimento di ciascuno
 processo di maturazione ed evoluzione
rispetto alla situazione di partenza
 metodo di lavoro
 impegno e partecipazione
 percorso formativo
 efficacia dell’itinerario di apprendimento
programmato
Come si valuta
• Con voti numerici espressi in decimi per:
- la valutazione periodica e finale
degli apprendimenti
- valutazione esame finale di I e II ciclo
• Con giudizio per:
- la valutazione dell’Insegnamento
Religione Cattolica
- la certificazione delle competenze
Nella valutazione sono
considerati
 esiti delle prove di verifica, esiti di iniziative di sostegno e
recupero
 osservazioni sistematiche sul processo di
apprendimento
 livelli di conoscenze, abilità, autonomia nelle prestazioni
 livello di partenza
 confronto tra risultati previsti e raggiunti
 uso degli strumenti
 impegno personale, partecipazione, metodo di lavoro
 evoluzione del processo di apprendimento
Chi valuta
 Gli INSEGNANTI ai quali compete la responsabilità
della valutazione la cura della documentazione
didattica la scelta degli strumenti
 L’INVALSI con il compito di rilevare la qualità del
sistema scolastico nazionale e fornire alle scuole,
alle famiglie e alle Istituzioni, elementi di
informazione essenziali circa il nostro sistema di
istruzione.
UN PERCORSO OPERATIVO
• NASCITA DELLA COMUNITA’ DI PRATICHE
• RIVISITAZIONE DELLA PROGRAMMAZIONE
DIDATTICA ANNUALE IN FUNZIONE DELLE
DM 31-7-2007 “INDICAZIONI NAZIONALI PER
IL CURRICOLO per la Scuola dell’Infanzia e
per il Primo Ciclo di Istruzione”.
• ULTERIORE DECLINAZIONE IN UNA
PROGRAMMAZIONE DI INTERCLASSE
PERCHÉ UNA COMUNITÀ DI
PRATICA DEGLI INSEGNANTI
• Conoscono meglio di chiunque altro il
lavoro concreto che svolgono con i propri
studenti;
• Grazie alla loro esperienza e alla continua
sperimentazione sanno individuare le
migliori pratiche d'insegnamento;
• Condividono bisogni formativi analoghi;
• Considerano la collaborazione centrale nel
proprio lavoro.
• Gli obiettivi della nostra comunità per
questo anno scolastico sono:
• Lavorare sulla valutazione e sulla
progettazione.
• Elaborare un protocollo di continuità
verticale con la scuola dell’infanzia e la
scuola secondaria di 1° grado;
LA FASE DI PROGRAMMAZIONE/PROGETTAZIONE
• FASE DI MACROPROGETTAZIONE
• OBIETTIVI GENERALI: Gli obiettivi generali, o di
meta, indicano la direzione generale della azione
formativa, devono essere articolati in
• OBIETTIVI SPECIFICI O OPERATIVI, indicano cosa ci
si attende che i partecipanti siano in grado di fare al
termine dell’intervento formativo; devono essere
• pertinenti con gli obiettivi generali
• verificabili attraverso indicatori espliciti
• coerenti tra di loro
• realistici
FASE DI MICROPROGETTAZIONE
• Gli OBIETTIVI SPECIFICI devono essere tradotti in
OBIETTIVI DIDATTICI; occorre specificare quali
• conoscenze,
• abilità,
• comportamenti
è necessario sviluppare per ottenere la prestazione
desiderata
Istituto Comprensivo Via Trionfale 7333
PROGRAMMAZIONE
DIDATTICA
E
CURRICOLO VERTICALE
Roma, 10 Giugno 2014
Dott.ssa Angela Anna Tancredi
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LA PROGRAMMAZIONE DIDATTICA