la tófa
Anno 7 - N. 138
16 maggio 2012
(
0,50
Quindicinale
Esce il mercoledì
Non sapere cosa è avvenuto prima di noi è come rimaner sempre bambini
Punti vendita
Via Roma 46 - Torre del Greco
Millegrazie, via Colamarino 26 - TdG
tel. 081 8821772 - 335459190
www.almalat.com
Quindicinale per la conoscenza del patrimonio culturale torrese in collaborazione con www.latofa.com
ELEZIONI
COMUNALI
2012
] Trombe,
trombette,
tromboni
e... trombati
Considerazioni
semiserie
(mica tanto)
a margine della
tornata elettorale
di PIERINO VITIELLO
“
S
chiara juorno, trummette sfiatate…” È un verso del
la celebre canzone “Popolo, pò” di Murolo - Di Chiara,
un verso di viva attualità, oggi, dopo che sulle elezioni del
6 e 7 maggio è calato il sipario.
La nottata elettorale è passata. I muri delle case, finalmente, respireranno liberati dalle colorate gigantografie di tanti semianalfabeti, in pose da
intellettuali, che offendevano la vista e il buon gusto. Per non dire degli
slogans adottati che erano autentici “pisciazzi lavati”.
Un ex assessore, trombato, gridava dai manifesti che “si doveva cambiare”. Vorrei dirgli, anzi glielo dico: “Tu che sei stato per 5 anni assiso
sul redditizio tronetto dell’assessorato, che hai accocchiato? Tu,
nell’auspicare il cambiamento, hai dato l’unica risposta possibile: un tubo!”
Umana miseria.
Per le trombette sfiatate bisogna evidenziare che ben 54 candidati hanno riportato zero preferenze, cioè non hanno votato neanche per sé stessi.
Ciò mi riporta alla mente un gustoso episodio: si svolgevano elezioni
agli inizi degli anni sessanta. Nella lista dell’allora M.S.I. di Almirante
era candidato anche il portiere del nostro palazzo. A spoglio ultimato, al
nostro portiere, ammogliato, venne attribuita una sola preferenza. Apriti
cielo. Ma cosa era successo? Una quisquilia: la moglie aveva votato per
l’amante candidato della D.C. Beata cornua. E la vita riprese normalmente con l’afflitto portiere che, con gran peso sulla testa, odiava la data
dell’undici novembre, giorno di San Martino, protettore dei…
Le trombe sono rappresentate da quelle mezze calzette che, spendendo
migliaia di euro per manifesti, striscioni, fac-simili, santini, ecc. avevano
accarezzato il sogno di una possibile elezione e la conquista di una
“purpettella economica quinquennale”. Sono rimaste con un pugno di
mosche in mano e con i debiti contratti con la tipografia.
C’è un particolare da sottolineare: è stata
decapitato il vecchio Consiglio Comunale
dal momento che Sindaco, vice Sindaco, e
Presidente del Consiglio sono stati
trombati. C’è da riflettere.
Un suggerimento ai tipografi: cercate, in tempi brevi, di riscuotere quanto
a voi dovuto perché la saggezza antica ammonisce: “Passato ‘o santo è
passata ‘a festa” e “i tiempe a luongo addeventeno sierpe”.
Mettiamo da parte queste digressioni economiche e cavalchiamo l’onda dei ricordi riandando indietro al tempo dei comizi, quando oratori
illustri riempivano le piazze Luigi Palomba e Santa Croce. Dai balconi
delle famiglie Fiorentino e Magliacane si affacciavano per il comizio
di chiusura della D.C., gli onorevoli Crescenzo Mazza, Giovanni Leone e Leopoldo Rubinacci ai quali, dopo la manifestazione, venivano
offerti paste, pastarelle e vermouth della “premiata” pasticceria di don
Leone Borriello. Inutile dire che il grosso dei dolci veniva fagocitato
dalla pletora di “miettannanze” e sciacqua pile sempre presenti quando
c’era da arraffare qualcosa.
continua a pagina 2
cerca
La tòfa
su
e clicca su Mi piace
Promuovi il nostro quindicinale
sul social network
punto e a capo
IL NUOVO SINDACO
È MALINCONICO…
E CIRO BORRIELLO
S’È ‘NTUSSECATO!
Secondo voi, io mo’ di che posso
scrivere? Quelle le elezioni a Torre
hanno fatto morti e feriti, ed io non
dovrei parlarne? Innanzitutto, abbiamo un nuovo sindaco che è l’avvocato Gennaro Malinconico che, alla
faccia del nome che ha, è sempre
sorridente: almeno nella campagna
elettorale, poi, secondo me, vede i
problemi che ci sono, e un po’ malinconico di nome e di fatto lo diventa pure lui. Quello che ha messo
un muso tanto è Ciro Borriello che
non è stato rieletto: sopra a Facebook
ha scritto che sta un po’ amareggiato e che voleva far risorgere Torre
del Greco. Poi io, vedete, di fronte a
queste ingenuità, mi commuovo
sempre: ma come, tu volevi far risorgere Torre del Greco?! A parte
che non eri il Pataterno e nessuno
di noi lo è. Ma in alcuni momenti
abbiamo temuto per l’estrema
unzione, altro che risurrezione d’a
nott’ i Pasc’! Comunque, ora sarà tra
i consiglieri dell’opposizione: pure
se qualcuno aveva messo in giro la
voce che voleva rifiutare la carica,
Borriello ha detto che no, che accetta e pure da oppositore si deve mettere a fare qualcosa per la città. Io ci
credo: qua se tutti quanti ci mettessimo a fare qualcosa per la città con
la stessa capa tosta come l’ha fatto
lui negli ultimi anni, secondo me, a
preta a preta la tireremmo davvero
su, ‘sta beneretta città! Ma poi non
pensate male, pure a me, sinceramente, un po’ di dispiacere mi è venuto, non per altro che quando succedeva qualcosa, per strada sentivi
solo il nome suo. Mo’ voglio vedere
a chi diamo la colpa quando ci troveremo pigliati dai turchi!
Punto e a capo
TRA PAPERE SPARITE E
MANIFESTI SCAZZELLATI,
UNA CITTÀ ARREVOTATA!
“’Na papera e ‘na femmena
arrevotajene nu’ paese” dice un proverbio. Quindi, immaginatevi in una
città come Torre del Greco già completamente arrevotata dalle elezioni, se ci si mettono pure le papere!
E così, appena hanno messo delle
paperelle nuove nella villa comunale giù alla Salle, qualcuno ha ne fatto sparire 15. Chi è stato, chi non è
stato, alla fine i paperotti che dovevano crescere nel laghetto e diventare paparelle torresi torresi, vuol
dire che cresceranno da qualche altra parte, che tanto a mangiare non
erano buoni perché erano troppo piccoli. E vabbuò, basta che non li maltrattano.
continua a pagina 2
n u m e ro 1 3 8 / 2 0 1 2
2 la tófa
Candidati che hanno
ricevuto più di 700 voti
hanno dovuto cedere il
posto ad altri che ne hanno
presi meno della metà
Il “nostro”
consiglio
I
l sindaco eletto Malinconico ha
avuto 24.975 voti di preferenze,
ossia oltre 3150 voti in più delle liste associate, che ne hanno raccolto 21.719.
Dunque il popolo ha chiaramente
espresso la volontà di avere come sindaco l’avvocato Malinconico e dunque
sia sovrana la volontà popolare... e ci
mancherebbe. Lo stesso popolo sovrano ha altresì chiaramente espresso le
preferenze per i consiglieri comunali,
preferenze che però non sono tenute in
considerazione da questa legge elettorale. Risultano, infatti, esclusi dal consesso comunale candidati che hanno
raggiunto più del doppio dei voti di altri candidati eletti. E’ accaduto, dunque, che a rappresentare il popolo torrese saranno, per esempio, i consiglieri Pasquale Brancaccio 368 voti, Massimo
Cirillo 365, Massimo Perna 337, Giuseppe Speranza 329, Antonio Casillo
321 o Domenico Sorrentino 265.
Sono state così vanificate le scelte
degli elettori che hanno dato maggiori
preferenze, per esempio, a Ferdinando
Guarino, 750 voti, Giovanni Palomba
721, Michele Polese 681, Antonio
Garofalo 585, Giovanni Sorrentino 551
e Luigi Caldarola 454.
Al di là delle persone coinvolte, alle
quali va ogni dovuta considerazione a
prescindere, anche questa legge, come
il famoso Porcellum voluto dai ladroni
leghisti in campo nazionale, è stata redatta senza rispetto della volontà del
popolo, che in democrazia sceglie i
propri delegati attraverso il voto.
I 24 CANDIDATI PIÙ VOTATI
1) DONADIO .................
2) GAGLIONE ................
3) MAIDA .....................
4) LOPEZ .....................
5) FRULIO ....................
6) SPIERTO ..................
7) GUARINO V. ..............
8) COLANTONIO ............
9) MELE ......................
10) DI DONNA ................
11) GUARINO F. .............
12) PALOMBA GIO. ........
13) ROMANO .................
14) MEO .......................
15) POLESE M. ..............
16) CASTELLANO ............
17) LUCCIO ...................
18) GAROFALO ..............
19) SORRENTINO G. .......
20) TORALBO .................
21) ACCARDO ................
22) PALOMBA GIU. ..........
23) ESPOSITO C. ............
24) PICCIRILLO ...............
in grassetto i non eletti
966
934
897
836
826
816
800
796
794
764
750
721
704
704
681
617
610
585
551
548
537
525
476
475
la tófa
Editrice
Associazione Culturale “La Tófa”
Direzione Editoriale
ANTONIO ABBAGNANO
Direttore Responsabile
TOMMASO GAGLIONE
Redazione web
VINCENZO ABBAGNANO
Segretaria di redazione
TERESA MANNA
e-mail:
[email protected]
Telefono 0818825857 3349873459
Stampa CCIAA n. 0563366 NA
Reg. Tribunale T/Annunziata N° 6 del 8/8/2006
progetto grafico Vincenzo Godono
segue
dalla
prima
brevi elettorali
Trombe, trombette,
tromboni e... trombati
I
l comizio di chiusura del P.C.I., invece, si
teneva o in via S. Noto o in via Beato V.
Romano. La partecipazione di popolo non
era oceanica, ma sanguigna e passionale. La
gente presente era animata da sana e verace
passione politica e puro idealismo. Su un palchetto di minime dimensioni e dalla statica
approssimativa alla “tieneme ca te tengo”, introdotti dal dott. Aniello Cuciniello o dall’aggressivo Oberdan Spagnuolo (che incominciava il suo dire vestito di tutto punto e lo terminava in canottiera. E meno male che qualche mano pietosa gli toglieva il microfono perché, travolto dalla foga del discorso, il buon
Oberdan si sarebbe tolto pure i pantaloni), si
alternavano Maurizio Valenzi (l’ultimo grande sindaco di Napoli), gli onorevoli Giorgio
Amendola, Massimo Caprara e Giorgio
Napolitano (attuale, stimatissimo Presidente
della Repubblica) che incantavano l’uditorio
con concetti di alta politica portati alla gente con
parola chiara, semplice e
leggibile.
Gli impianti di diffusione venivano curati da don
Ciro Liguoro (mmiez”a
San Gaitano).
Mai che si fosse avuto
un ascolto pulito giacché
le trombe di amplificazione, che ricordavano l’epoca della Spigolatrice di
Sapri, gracchiavano, facevano pernacchiette e
scorreggioni non appena
l’oratore incominciava a parlare. Altri tempi,
altri romantici tempi.
Ma torniamo alle ultime elezioni e passiamo in rassegna i trombati.
Fatale per l’On. Borriello, sindaco uscente,
è stato il voto disgiunto. Infatti, mentre la sua
coalizione ha raggiunto il 51,53%, il Sindaco
è stato votato dal 46,01% degli elettori. Facendo un rapido calcolo si capisce che il
5,62% della sua coalizione ha votato per l’avv.
Malinconico. Quindi togliendo dal 52,26%
dell’avv. Malinconico il fatidico 5,62% del
voto disgiunto si sarebbe avuta una percentuale pari al 46,64%. Invece, aggiungendo al
46,01% dell’On. Borriello il famigerato
5,62%, il totale sarebbe stato 51,63%, quindi
maggioranza assoluta. Ma così non è stato.
A caldo il Dott. Ciro Borriello ha dichiarato
di volersi dimettere per fare spazio al suo vice
Dott. Rosario Rivieccio, anch’egli illustre
trombato. Non so se ciò sarà tecnicamente
possibile dal momento che diversi candidati
della coalizione Borriello hanno riportato più
voti del Dott. Rivieccio.
C’è un particolare da sottolineare: è stata decapitato il vecchio Consiglio Comunale dal
momento che Sindaco,
vice Sindaco, e Presidente del Consiglio sono
stati trombati. C’è da riflettere.
A Gennaro Malinconico (vedete, ho tolto dal
nome il titolo accademico giacché sia lui che il
fratello Michele hanno
brillantemente recitato
in diverse commedie da
me dirette), gli auguri
più cari per un quinquennio ricco di soddisfazioni e di ben operare per la rinascita della nostra città.
Soprattutto gli auguro tanta fortuna perché,
come sosteneva il Machiavelli, un principe
senza fortuna è destinato a soccombere.
Il Ciel non voglia.
Pierino Vitiello
punto e a capo
s e g u e
d a l l a
Abbiamo detto delle papere, mo’ diciamo
delle femmine. Io non so se vi siete accorti
che nelle liste c’era pure Ciro Torlo. Tra tutte
le persone che si sono candidate, direte voi,
noi jamm a vere’ a Ciro Torlo?! Ma Ciro Torlo
è Mister Italia 2011 e se lo hanno eletto, voi
lo dovete notare. In verità, è successo un fatto strano: quante migliaia di manifesti che non
si potevano guardare proprio abbiamo visto
per strada?! E nemmeno uno di questo
giuvinotto dal fisico prestante! Ma il mistero
è presto svelato: quelli la notte li mettevano e
la mattina già non li trovavate più, ma non
perché erano coperti dai manifesti degli altri
candidati. No no, quelle le guagliuncelle se li
scazzellavano da faccia i muri per metterseli
nelle stanzette. E stava pure tutto vestito
sistimato, con la giacchetta e la cravatta: e che
poteva succedere se si metteva in costume a
mutanda come quando ha vinto il titolo di “più
bello d’Italia”?! Maronna mia, jevene a furnì
dint’ a scummonica!
Punto e a capo
SEMPRE GLI STESSI PERSONAGGI
OVVERO PERDETE OGNI
SPERANZA (MA MAGARI!)
Ah, che so-dddi-sfa-ziooone! Lasciatemi
fare i complimenti ai neo eletti consiglieri. I
giovani alla prima esperienza, bla bla bla.
Quella la coalizione è una bella situazione,
bla bla bla. E poi facciamo questo, facciamo
quello, pigliamo a Torre del Greco e la
arrevotiamo sott’e ‘ncoppa, bla bla bla. No.
Io voglio fare i complimenti ai neo eletti consiglieri vecchi. Sì, quelli che ormai da sopra a
Palazzo Baronale li toglie solo la profezia
Maya della fine del mondo e, a questo punto,
p r i m a
speriamo che si avveri davvero. No, voi mi
dovete spiegare chi è il signor Antonio
Donadio che ha pigliato ben 966 voti. In che
partito sta, dite voi? Sta nell’Udc, ma ha fatto
i giri di tango anche negli altri schieramenti e
poi, come spesso succede a chi non sa dove
andare, si è buttato nel centro: sarà che gli
antichi dicevano “liett’ astritt’ cuccate
ammiezz’”, ma qua giovani e vecchi lo hanno preso troppo alla lettera, questo detto. È
diplomato, è laureato? No, è pensionato. Ma
avrà fatto tanto per la città, dite voi, visto
che tanta gente lo ha votato? No, veramente
quando nel 2010 arrestarono un sacco di
gente per Abusivopoli, stava in mezzo pure
lui. Che poi insieme a lui c’era pure Vincenzo Maida, che stavolta non si è candidato,
ma non avete paura: al posto suo, si è candidato il figlio Domenico nel Pdl, già Assessore alle bancarelle, ops, volevo dire alle
Attività Produttive (quelle, le bancarelle,
producono assai, non lo sapevate?!) che ha
preso 897 voti e ora ce lo ritroviamo all’opposizione. A questo punto, non sono
malpensante se dico che questo è un mestiere ereditario, che passa di padre in figlio! Ma
quelli ci sono i voti, dite voi. E pure quelli
sono ereditari, secondo me. Un altro che pure
ce lo ritroviamo come assessore è Giuseppe
Speranza detto Peppe, che in IdV bastano
pure 329 voti per fare il primo della lista. Se
voi avevate qualche speranza che gli assessori dovevano essere persone specializzate,
almeno di un certo spessore culturale, quanto meno che sapessero quello che facevano…
perdete ogni speranza! O meglio, Speranza
ce lo ritroviamo, ma quello mi pare più una
bella disperazione!
Punto.
IL VOTO
Non si verifica il grande astensionismo. Alle urne
è andato il 68,7% con un lieve calo rispetto al 2007.
Il voto dispone il cambio del Sindaco, fuori
Borriello e dentro Malinconico con cui la città
spera di voltare pagina. L’avvocato penalista
stravince al primo turno sostenuto da
Centrosinistra ed UDC. Moltissimi volti nuovi a
Palazzo Baronale. Aria di fronda nel PDL (che non
stravince) dove non tutti hanno appoggiato
Borriello. Troppi voti disgiunti. Migliorano IDV
UDC e Liste Civiche, di basso profilo il PD. Il
primo partito è comunque il PDL con 7.559 voti,
3 seggi, seguito dall’UDC con 5.899 voti, 5 seggi.
Buona l’affermazione di IDV, caricata anche da
nomi nuovi che hanno attirato consensi e il successo di SEL, con la brillante affermazione di Gabriele Toralbo. Ovviamente vale ricordare che
questi dati fissati al 12 maggio 2012 non tengono
conto dei controlli in corso delle schede prima dell’elezione del Sindaco e poi del Consiglio Comunale, che si stanno effettuando nella Sezione Elettorale n. 1. La prassi è che si proclami prima il
Sindaco, che, giurando dinanzi al Prefetto, sarà nel
pieno delle funzioni dopo il passaggio delle consegne con Ciro Borriello.
IL GIALLO DELLA 802/2012
Alle 22 del 7 maggio Malinconico era Sindaco a
tutti gli effetti. Verso mezzanotte, Malinconico era
Sindaco, ma senza maggioranza, poiché i voti riportati dalla coalizione opposta davano un numero maggiore di consiglieri al Centrodestra. Un
dramma. Ma poi il colpo di scena. Tutti, ma dico
tutti, avevano dimenticato una disposizione del Ministero dell’Interno, facente riferimento ad una sentenza del Consiglio di Stato, la n. 802/2012, secondo cui il premio di maggioranza non ottenuto
con i risultati delle coalizioni, va attribuito sempre
al candidato sindaco eletto al primo turno. A quel
punto, intorno alle ore 2,00, festa grande e … auguri Sindaco Malinconico!
NOMI NUOVI E LE CIVICHE
Bene le liste civiche che hanno guidato la volata
al neo Sindaco nella maggioranza, mentre quelle
dell’attuale opposizione hanno portato consensi ma
forse solo ai candidati. Vediamo. Nel
Centrosinistra, la Civica Insieme per la città
prende 2 seggi (Ciro Piccirillo e Massimo Cirillo
i nomi nuovi). Bene anche la Civica Torre Libera
che prende 1 seggio (nome nuovo Salvatore Romano, funzionario INPS). La Civica Nova
Civitas prende anche 1 seggio (nome nuovo
Domenico Perna). Nel Centrodestra, la Civica
Borriello Sindaco prende 2 seggi (Luigi Mele e
l’ex assessore Rosario Luccio). La Civica Città
Nuove, guidata dall’ex vice sindaco Rosario
Rivieccio non prende seggi e probabilmente rinunziando al posto a Palazzo Baronale il Sindaco
uscente, subentrerebbe proprio Rivieccio. Della
Lista Civica Torre Domani diremo in avanti.
QUOTE ROSA
A nulla è valso il tentativo di una lista al femminile, capeggiata da Roberta Ramondo, composta
tutta da donne, per cercare di contribuire ad alimentare le quote rosa in Consiglio Comunale. La
lista Torre Domani ha avuto 716 voti, pari al
1,55%. Non male, ma non tanto da prendere un
consigliere. Peccato. La donna più votata è stata
l’avv. Clelia Gorga, con voti 272, della lista civica Nova Civitas.
QUOTE ROSA DELLA TOFA
Due nostre collaboratrici erano in competizione per il Consiglio Comunale. Claudia Piscopo
della Lista Torre Domani che ha avuto 31 voti e
Giovanna Russo, UDC, che ha riportato 18 voti.
Sarà per la prossima volta!
FERMI AL … AL PALO
Come sempre avviene in ogni consultazione elettorale amministrativa, c’è chi resta… appiedato.
Gli eccellenti caduti sono: nel PDL, gli ex assessori Ferdinando Guarino e Giovanni
Sorrentino, il consigliere provinciale Giovanni
Palomba ed il Presidente del Consiglio Comunale avv. Michele Polese. Nel PD, restano fuori gli
ex consiglieri Michele Farinaro e Catello
Esposito.
Santo Gaglione
n u m e ro 1 3 8 / 2 0 1 2
URNE CON SORPRESA
I Tafazzi del
voto disgiunto
e il Merluzzetto
del facoltoso
congiunto
S
pulciando tra i risultati del
voto amministrativo si scopre che le sorprese non sono
poche. La sorpresa più grossa ovviamente è stata la non rielezione di
Borriello a Sindaco, data per certa
alla vigilia da gran parte dell’opinione pubblica e al momento l’analisi
di tale sconfitta non è ancora del tutto
completata. Per certo si sa che i partiti della coalizione che l’appoggiavano, hanno raccolto circa tremila
voti in più di Borriello, superando il
cinquanta per cento delle preferenze e, quindi, è evidente che un bel
gruppo di candidati, con i quali l’ormai ex Sindaco non era stato accomodante, ha puntato sul voto
disgiunto per togliersi qualche sassolino dalle scarpe, col risultato di
non farsi eleggere neppure loro. Al
neo eletto Malinconico, nel fargli i
migliori auguri, invito a riflettere di
più sulle primissime dichiarazioni
“mi avvarrò dei consigli di due ex
Sindaci, Del Giudice e Cutolo”; ebbene, per giudizi unanimi e trasversali, benché siano due degnissime
persone, sono stati tra i Sindaci che
meno hanno prodotto in tutta la storia unitaria di Torre del Greco.
Ma le sorprese non finiscono qui,
perché c’è da segnalare che tanti
vecchi volti, abituati a sedere da
decenni tra i banchi del Consiglio
Comunale, dalla prossima
consiliatura non sederanno più su
quei tanto amati scranni: Franco
Mirabella, Giovanni Sorrentino,
Giovanni Palomba, Michele
Polese, Ferdinando Guarino, Ciro
Guida, Carmine Gentile, Michele
Farinaro, Vincenzo Izzo e altri ancora; in compenso, si fanno avanti volti nuovi o quasi, qualcuno
vero e proprio outsider con tante
preferenze come Gaetano Frulio,
Luigi Mele e Gabriele Toralbo.
Qualche candidato alla testa di
movimenti cittadini con grandi
ambizioni, si è ritrovato votato da
un numero di persone equivalente ad una classe di scuola elementare neanche tanta numerosa.
Qualche storico inquilino lo ritroveremo ancora, nonostante l’età
più consona alla poltrona nel salotto che allo scranno del consiglio comunale.
Abbiamo subìto, come sempre,
il solito “teatrino”, manifesti selvaggi fino all’ultimo minuto, presidio all’esterno dei seggi ed inseguimento degli elettori fin dentro i corridoi delle sedi elettorali e
qualcuno che si è distinto per le
spese folli. A tal proposito il Merluzzo-Baronetto che per comodità chiameremo Merluzzetto, tra
manifesti giganteschi, paginate di
giornali e giornalisti addomesticati, camion rèclame, addetti stampa in quantità, sede di lusso,
galoppini, buoni benzina, pranzi,
cene, panini, feste e tanto altro,
avrà speso circa mille euro a voto
e non è risultato nemmeno tra i
primi dei non eletti. Che tempi!
Questi votanti non hanno avuto
alcun rispetto per la finta nobiltà.
Max de Robespierre
la tófa 3
Paesaggio
con figure
di
CIRO ADRIAN
CIAVOLINO
“Ora ribalto il concetto: è il bello che deve mettere in difficoltà il brutto”
Arch. Paolo Romanello, Direttore Generale Fondazione Ente Ville Vesuviane
Convegno: “Le Ville del ‘700 a San Giovanni a Teduccio”, 10 maggio 2012
Mi candido e mi stronco
Sono un vero Self-made man
Non si scrivono più lettere e mi manca tale piacere e gusto, mi manca il
fascino della calligrafia, di quella con qualche sbaffo d’inchiostro, la meraviglia di un francobollo, il segno quasi sempre imperfetto di un timbro
postale. Ho memoria di certe lettere colorate di rosa o celeste o lilla, che si
annusavano prima di aprirle, sapendole o credendole amorose, quasi a cercarvi l’odore o anche il respiro di chi le spediva. Ne ho scritte tante in vita
mia e pubbliche, sulla carta stampata, l’ultima serie fu Lettere a una Signora, sui fogli di questo giornale cinque anni fa, poi raccolte insieme ai “pezzi” della rubrica Conchiglie, in un libro fortunato. Abbandonata e gelosamente custodita in una cristalliera la mitica Olivetti Lettera 22, scriviamo
ora al computer senza il piacere, se può esserlo, di una cancellatura. Questa
dunque è una
Lettera al Direttore
Caro Direttore,
per onestà intellettuale è d’obbligo prima d’ogni cosa ricordare a noi stessi e a chi ci legge che questo scritto frullava da qualche mese in testa e
volevo pubblicarlo nell’ultimo numero de La tofa, 2 maggio, “a bocce ferme”, cioè prima delle elezioni, spedendolo nel limbo delle idee in attesa di
chi avrebbe se non voluto, almeno potuto raccoglierne i segnali, se non le
istanze. Ricordo anche che il titolo te lo dissi al telefono, giorni prima. Mi
piaceva questa boutade, un po’ dirompente, sarcastica, ma verace. Questo è
bene dirlo, per evitare che possa essere diretta a chi, lanciando bene le sue
bocce, ha saputo meritare il successo che conosciamo.
La chiamiamo così? Chiamiamola così, come voleva essere, una
PR OVO CAZ I O N E
Avrei potuto ora scriverla direttamente al Sindaco eletto, e anche in privato: mi attengo invece all’idea primaria, come se nulla fosse successo, al
primo pensiero che di questa ne feci, girando intorno al campetto con le
bocce, come dicevo prima, ferme. Avevo un solo cruccio, quello di
sfruculiare la cosiddetta mazza di San Giuseppe abbozzando
un tipo di candidatura per un incarico ben sapendo di essere uno fuori gioco, com’è costume qui che l’intellettuale sia, cioè ignorato, specie se è di questo paese,
come tanti altri.
Il grande apparatore di feste Vincenzo Sorrentino col
quale ho avuto a che fare per una ventina di Altari costruiti o dipinti, una ventina di Tappeti Floreali per la
Festa ormai stracciata, o grandi installazioni presepiali,
conoscendo egli i miei puntigli ed esigenze di eleganza
nel fare, e di questa ragionando, agli inizi di ogni impresa metteva le mani avanti per non avere impicci avvertendomi con una bella espressione: “T”u ddico ‘a terra ‘a
rena”. Si capiva cosa volesse dire: che, prima di salpare
col lavoro non gli ponessi tante difficoltà. Allora, sapendo
come vanno le cose nel gioco della politica anch’io mi preparo alla ventura dell’impossibile gioco della politica: mi
stronco da solo, ‘a terra ‘a rena.
Avverto però che io non volevo rompere il gioco di nessuno, né tantomeno
togliere di mano, a chi impugnava prima, o desiderasse impugnarlo dopo, il
fiorito bastone del padre putativo di Gesù, e men che mai proprio in quest’ultima tornata elettorale dove la parola cultura se la passavano di bocca
in bocca quasi tutti, un bacio a catena, anche quelli che di tale disciplina
mai si erano accorti. Allora, senza sfruculiare, ripeto, il sacro bastone fiorito, pensa e ripensa, mi son detto: non do fastidio a nessuno se mi candido
per una delega senza poltrona e senza stanza
ALLA BELLEZZA E ALLA FANTASIA
Che ne pensi, Direttore? Non è una idea malvagia. E si intenda che io non
intendo (che bellezza anche il gioco di parole, il calembour) la beltà delle
donne, ché anche in queste elezioni è stata trascurata – nessuna donna eletta
al Consiglio Comunale – ma alla bellezza e alla fantasia, per esempio del
territorio, dove è stato finora trascurato o oltraggiato non solo con brutta
edilizia malamente sovrapposta a quella da custodire e salvare, ma violentato anche in cose che non avrebbero dato alcun fastidio: ne dico una, pensa
ad esempio di come sia stata tolta la frangia di lava vesuviana sotto il cornicione a terra del campanile antistante la piazza di Santa Croce. Porto sulla
mia guancia questa rasoiata, e altri sfregi permanenti. Come tante altre
rocce di lava vulcanica che i nostri padri e nonni lasciavano sul ciglio dei
palazzi per scrivere di quella una storia. E, dove certi sciagurati non l’hanno tolta, l’hanno intonacata, o ricoperta da insulso pietrame (scale di Via
Cappuccini) o dove, resistendo, mai viene ripulita. A via Roma un architetto folle inventò balconi a zig zag in un contesto urbano di qualità dove
insistono dignitose facciate post eruzione 1794. Questa è una città espugnata
fino al mare da abusi, anche con cantieri navali, territori pubblici annessi di
notte e notte.
Alcuni candidati, anche quelli che predicavano ecologia e lavandosi la
bocca con invocazioni alla cultura hanno attaccato le loro facce dovunque
ci fosse un poco di spazio vergine. Camminiamo su marciapiedi a onda, ci
illuminano insegne indecorose e ridicole, tabelle che indicavano luoghi storici
sono orbe delle loro descrizioni, certa specie di “monumenti” fanno ridere.
Questo è nell’immediato”visibile”, facile. Ne avrei mille di malefatte da
narrare. Ma cosa ne è di quell’opera d’arte della biblioteca comunale in
villa trovata anche nei libri d’architettura in Giappone. Dove sono Centri di
Cultura al cui interno ci siano davvero libri e non slot machine. Sono domande. Il gioco dell’effimero inventato da menti tarlate, senza valori culturali, è stato foraggiato o imposto per costose solenni sciocchezze miseramente naufragate perché piene di falle e ruberie, e sostenute anche da chi
doveva difendere i nostri istituti, ignorando chi vera cultura impegna come
dettato d’onore.
E potremmo continuare ma ci fermiamo. Elaboriamo un assunto di massima? Elaboriamo un Progetto scientifico delle risorse culturali. Un congegno tra qualità abitativa e contesto urbano. Interventi individuando caratteristiche nei rapporti dei settori della città, Vesuvio, campagna, città, mare.
La conoscenza del sottosuolo. L’archeologia, la storia, la letteratura. I segni del visibile. Il folklore, ma quello vero. L’arte, la musica, il teatro.
L’inventario del patrimonio artistico. La rete delle Ville di Delizie. I luoghi
museali. Tanto per dire. Fermiamoci ai fogli di un Calendario minimo della
Bellezza e della Fantasia. Ci sono schiere di giovani seri e preparati che
possono dare una mano.
Forse è una pulce nell’orecchio e qualcuno se ne impadronirà. Altri diranno: ma questo chi è, cosa vuole, chi si crede di essere, la politica la facciamo noi. Sono quelli che stanno sul carro o
quelli del codazzo che sale e scende dal carro dei
vincitori o hanno piedi in due staffe, senza avere
calzari d’esperienza e speroni di conoscenza. E
guizzi di fantasia. Adesso si aspetta il gioco di una
scacchiera zeppa di pedine e di dame, io ti mangio
e questa te la soffio. Si apre un panno verde su un
tavolo da poker e un re di quadri deve avere vicino
anche quelli di cuori, di picche, di fiori. E poi ci sono
i vermi sotto la scrivania, certi compagni di merenda
ben noti. Forse qualcuno chiederebbe credenziali. E quali, se predico con carte scritte sui giornali dal 1966, quando
dal mitico Cafè ‘i Filippiello telefonai all’avvocato Salvatore Accardo chiedendogli di ospitarmi su La Torre, un
giornale storico sul quale mi ha amato e trattenuto per
vent’anni, continuando io tra pause e riprese su tanti altri
giornali di questa città. Tutta la valigia dei miei scritti potrebbe riempire almeno 20 libri, scritti per il piacere mio, certo, ma ho gettato
il sangue per questa città offesa e ancora oggi maltrattata dall’ignoranza.
Non chiedo l’impossibile sapendo che è impossibile, non sono merce di
scambio, la mia valuta da spendere in bellezza e fantasia è fuori corso, forse
non è stata mai emessa oltre le mie pagine e le opere. Ma il titolo mi piace,
una delega alla bellezza e alla fantasia darebbe un alito di vento pulito alla
vela di questa barca-paese eternamente in bonaccia. Io lo conosco il mio
paese, sono uscito dalla terra dei vicoli, mi sono sbucciato le ginocchia
sulle lave del Vesuvio, mi sono nutrito di colori, ho maneggiato scultura
seria, ho scavato acqua dolce sulle rive di Villa Sora, ho lavorato di pennelli
e di argilla, sulla Storia da Cristo a Lady Hamilton a Leopardi, ho respirato
maestrale sul mare, conosco l’odore delle reti da pesca al sole, la frenesia
delle ginestre, il canto delle scogliere, e conosco la luce del sole che viene
dal mare, ora tagliata a fette come ricotta di Roma da obelischi-coltelli d’acciaio brunito sul bianco di Santa Croce.
Non sono merce, lo so, sono soltanto un magma di terra e di mare, un
passionale impasto violazzurro di fantasia vesuviana. Ma, dichiarandomi,
potrò avere il biglietto per entrare nel teatro, se pure sul loggione e da lì
osservare le intese della claque, posso prendere il lasciapassare per svariare
di penna, i sassi per lapidare, il coltello per scorticare, la parola per recriminare. Non è più tempo di salvacondotto per salpare verso altri lidi culturali,
ho una certa età. E sono qui, munito anche di ironia, come vedi.
Certo, non sono Philippe Daverio, ma qualcosa la so.
A presto.
4
Lettere a la tófa
Le e-mail vanno indirizzate
a [email protected]
e le lettere a: Redazione “la tófa”
via Cimaglia 23/E Torre del Greco
LA VERA POLITICA È AMORE
PER LA PROPRIA CITTÀ
Gentile Direttore,
sono Giuseppe Stasio e mi sono
candidato alle ultime elezioni amministrative nella lista del Partito
Democratico. Mi occupo di politica ormai da quattro anni gestendo
come segretario il gruppo dei Giovani Democratici di Torre del Greco e proprio con loro in questo ultimo mese ho affrontato la campagna elettorale. In queste settimane
abbiamo cercato di attuare un nuovo modo di fare politica basato su
un contatto diretto con i cittadini e
mirato all’ascolto delle loro istanze, per colmare quel divario tra eletti ed elettori che ormai da troppo
tempo caratterizza lo scenario politico italiano. 410 elettori hanno
deciso di dare a me la loro preferenza e, anche se questo risultato
non è stato sufficiente ad essere
eletto, sono molto soddisfatto dell’esito di questa mia prima campagna elettorale e carico di entusiasmo. Questa esperienza mi ha insegnato che politica è prima di tutto ascolto, contatto con le persone
e soprattutto amore per la propria
città, della cui storia ho approfondito la conoscenza anche attraverso la lettura del giornale “la tófa”,
perché solo amando il luogo in cui
si vive si può sognare di migliorarlo e operare per renderlo ogni giorno un posto migliore. Il mio impegno per Torre del Greco andrà avanti e faccio i miei migliori auguri al
neo sindaco Gennaro Malinconico,
a quanti sono stati eletti e a tutti
coloro che si impegnano per il bene
della nostra città.
Cordialmente
Giuseppe Stasio
CHE EMOZIONE LEGGERE
DI DIAZ, MIO FRATELLO
Grazie. Ho letto l’articolo su Diaz
ed è bellissimo!
Angelo Di Ruocco ha fatto una
fedele cronistoria della vita di mio
fratello, senza fronzoli ma raccontandolo con amore. Ringrazio e mi
dispiace solo di non aver potuto inviare una sua foto in tempo per
l’uscita dell’articolo. Mi sono
commosso alla lettura dell’articolo e mi ha fatto piacere che c’è ancora qualcuno che lo ricorda e che,
soprattutto, ha ritenuto importante ricordarlo agli altri. Grazie ancora.
Enrico Borrelli
(fratello di DIAZ)
Dott. ANGELO PROTA
MEDICO CHIRURGO
OMEOPATIA E TERAPIE INTEGRATE
Via San Filippo 4bis - Napoli
Tel. 081 7611452
c/o Centronatura l’Arca
Piazza Alfano I°, 7 - Salerno
(di fronte Duomo)
Tel. 089 222401
www.angeloprota.it
[email protected]
[
n u m e ro 1 3 8 / 2 0 1 2
SOCI SOSTENITORI... SOSTENETECI!
Anche per l'anno 2012 la quota d'iscrizione all'Associazione Culturale
“La Tofa” resta inalterata a 30 euro. Il versamento va eseguito a
mezzo vaglia postale intestato a: Associazione Culturale La Tófa,
Via Cimaglia 23/e 80059 Torre del Greco (Na). Tutti i soci
riceveranno il quindicinale “la tófa” a domicilio.
FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA
Giochi di ruolo
di ANTONIO ALTIERO
A
bitualmente i consiglieri comunali si credono i rappresentanti
del Comune, dimenticando di essere invece rappresentanti del popolo che li
ha eletti. Questa la prima anomalia della politica locale. Un’altra è quella di ritenere che
gli assessori debbano dirigere gli uffici comunali che, invece, devono funzionare al
meglio nell’interesse della collettività per
la bravura dei dirigenti. Agli stessi, infatti,
la legge riconosce indennità particolari se
raggiungono gli standard fissati. Ne consegue che quando un dirigente o un funzionario non è capace di raggiungere gli obiettivi, non solo non deve percepire le indennità supplementari, ma dev’essere rimosso
dall’incarico.
Capita, invece, che in molti Comuni le indennità sono riconosciute “automaticamente”, indipendentemente dal raggiungimento
degli standard raggiunti.
Il ruolo dell’Assessore, invece, dev’essere quello di
sovraintendere all’attività dei propri uffici, facendo in modo da attuare
nel modo migliore il programma dell’Amministrazione. Non sempre, purtroppo, è
così ed egli diventa inconsapevolmente il
garante di tutte le disfunzioni dell’ufficio
che deve sovraintendere, il cui dirigente ne
è invece - per legge - il vero responsabile.
Il Sindaco è il rappresentate legale del Comune, sovrintende al funzionamento dell’intero apparato comunale e sceglie gli Assessori a cui affida il compito di attuare il programma che ha enunciato in campagna elettorale ed ha l’obbligo di indicare nel suo
programma il ruolo che vuole fare assumere alla città. Capita purtroppo spesso che tale
scelta non venga fatta ed il Comune si trova a continuare “per tradizione” a vivere alla
giornata, senza velleità né scopi precisi.
NUMERI ELETTORALI
Il consigliere ideale?
È uomo e quarantenne
I
l 6 e il 7 maggio i cittadini torresi sono stati chiamati a scegliere i loro
rappresentanti in Consiglio Comunale, e hanno dovuto votare il loro consigliere ideale da una rosa di circa quattrocento candidati. Ebbene sembra che il
consigliere preferito dei torresi sia uomo e abbia mediamente quarantatre anni. Il consigliere più giovane è il ventisettenne Gabriele Toralbo di Sinistra Ecologia e Libertà
ed è alla sua prima esperienza politica, mentre il più anziano è Antonio Donadio che ha
73 anni, è consigliere comunale uscente ed è il consigliere più votato con 966 preferenze. Il meno votato è Sorrentino Domenico dell’IDV con sole 265 preferenze. Un numero veramente basso se si pensa che ci sono consiglieri non eletti che hanno ottenuto
ben 750 voti come Ferdinando Guarino per il PDL.
Completamente assenti anche questa volta le donne. Nonostante costituissero circa
un quarto dei candidati, nessuna è stata eletta, e solo in 4 hanno superato quota 200
preferenze. Di gran lunga ridotta infine la pratica del candidato a 0 voti ampiamente
usata nelle scorse amministrative. Stavolta meno di 40 candidati hanno accettato di
essere in lista per non essere votati da nessuno. Da questo punto di vista le liste meno
virtuose sono state quella dell’UDEUR e quella dei pensionati che hanno riscosso un
numero di preferenze inferiore all’un per cento.
Eleonora Colonna
UN RAGGIO DI LUCE PER L’ARMATORIA TORRESE
La “Enrica Lexie” torna a casa
A
lle 9,00 del 6 maggio il campanaccio
della sala riunioni della Fratelli
D’Amato è stato “scampaniato” a
festa. Finalmente la petroliera Enrica Lexie
aveva ottenuto gli ultimi permessi dalle autorità indiane e faceva ormai rotta verso lo
Sri Lanka. Un attimo prima il direttore generale della compagnia armatrice Pio
Schiano aveva comunicato che ogni ostacolo era stato rimosso e la nave, sulla quale
si trovavano i due soldati detenuti con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani
scambiati per pirati, poteva finalmente lasciare il porto di Kochi.
Dopo quasi tre mesi di fermo e dopo aver
depositato una fidejussione di circa 420 mila
euro e una dichiarazione di reperibilità di sei
membri dell’equipaggio se richiesta dalle autorità indiane, finalmente la Enrica Lexie è
ritornata nella disponibilità della società
armatoriale del nostro concittadino, il Cavaliere del Lavoro Luigi D’Amato.
Un raggio di luce e di ottimismo in un momento buio della storia della armatoria torrese.
[
Approvato il bilancio 2011
e la destinazione dell’utile
dell’istituto bancario torrese
Le buone azioni
della Bcp
N
ell’annuale riunione, tenutasi domenica 29
aprile a Palazzo Vallelonga, l’Assemblea dei
Soci della Banca di Credito Popolare ha approvato all’unanimità la Relazione degli Amministratori sulla Gestione, il Bilancio al 31 dicembre 2011, e
la destinazione dell’utile e confermato - per il triennio
2012/2014 - i Consiglieri uscenti Mauro Ascione, Vincenzo Coscia, Eduardo Del Gado, Antonio Riselli.
Il riparto dell’utile prevede la distribuzione del dividendo di 1,00 euro per azione, in pagamento dal prossimo 7 maggio, in linea con gli anni passati, garantendo, ancora una volta, una soddisfacente
remunerazione dell’azione sociale. Il valore dell’azione si attesta a euro 32,50. L’utile netto - pari a circa 11
milioni di euro - conferma, migliorandolo, il risultato del 2010, nonostante il peso di un significativo carico fiscale pari a 9 milioni di euro - in crescita di oltre
1 milione di euro rispetto allo scorso anno - e la prudente politica di accantonamenti effettuata (+36%).
Rapportato al Sistema ed al contesto macroeconomico, il risultato reddituale conseguito è, quindi,
da ritenersi di assoluto rilievo.
La solidità patrimoniale della Banca è testimoniata
anche da ratios patrimoniali attuali e prospettici di tutta
tranquillità, al di sopra degli standard previsti dall’Organo di Vigilanza e da Basilea 3. A livello individuale, il Tier 1 ratio si colloca al 15,13% ed il Total capital
ratio è 17,40%. A livello consolidato, il Tier 1 è pari
all’11,35% ed il Total capital ratio al 13,06%. In un
quadro congiunturale, caratterizzato da basso livello
dei consumi e progressiva erosione dei risparmi privati, la raccolta globale si è attestata a 2.579 milioni
di euro, in linea rispetto al risultato del 2010.
Gli impieghi, proseguendo nel consolidato trend di
crescita, risultano pari a 1.558 milioni di euro con un
incremento del 4% rispetto all’anno precedente, doppio rispetto a quello registrato dal Sistema. Ciò conferma la vicinanza della Banca alle esigenze di credito del territorio. Da sottolineare, infatti, il vivo apprezzamento dell’Assemblea per l’iniziativa della
BCP in collaborazione con Confidi Torre del Greco e
Ascom, volta al sostegno delle imprese e delle famiglie torresi, in uno dei momenti di maggiore difficoltà come quello attuale.
La BCP ha, inoltre, rafforzato la propria presenza
sul territorio regionale con l’apertura di due sportelli
nel 2011, che hanno portato a 67 il totale delle filiali.
Il successivo Consiglio di Amministrazione ha nominato alla carica di componenti del Comitato Esecutivo, oltre al Presidente ed al Vice Presidente, i
Consiglieri Mauro Ascione, Angelo D’Amato,
Ferdinando D’Amato e Antonio Riselli.
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
Presidente: Giuseppe MAZZA *
Vice Presidente: Filippo PERRICCIOLI *
Consiglieri: Mauro ASCIONE *, Vincenzo
COSCIA, Ferdinando D’AMATO *, Angelo
D’AMATO *, Eduardo DEL GADO, Salvatore
GAGLIONE, Agostino RAIOLA, Antonio
RISELLI * (* Componenti il Comitato Esecutivo)
COLLEGIO SINDACALE
Presidente: Lina Ferdinanda MARINIELLO
Sindaci Effettivi: Fortunato ABBAGNANO,
Rosario DI CATERINA, Fulvio PACENZA,
Sergio PALMIERI
Sindaco Supplente: Massimo Giuseppe TIPO
DIREZIONE GENERALE
Direttore Generale: Manlio D’APONTE
Vice Direttori Generali: Andrea PALUMBO
(Segretario del Comitato Esecutivo e del Consiglio di Amministrazione), Mario SCARDINO,
Marco MOLINO
n u m e ro 1 3 8 / 2 0 1 2
Tratto da “I racconti della Torre” di Carlo Scarfoglio
la tófa 5
Come la Madonna del Carmine persuase la Madonna dei Quattro Altari
a partecipare alle elezioni amministrative a Torre. Con i Democratici...
L
a Madonna del Carmine si decise a prender lei le cose in
mano perché, essendo la Madonna più antica di tutte, a lei
spetta l’ispezione e la Soprintendenza su tutte le Madonne della
Campania, eccettuata la Madonna di
Montevergine, che è una Madonna di
montagna e se ne sta per conto suo. E
un’altra ragione fu che la Madonna del
Carmine, che si chiama veramente la Bella Mamma o la Mamma Schiavona, perché è nera, è una Madonna democratica.
Dunque, venendo a noi, quando la Bella
Mamma riuscì a far sapere alla Madonna
dei Quattro Altari che l’aspettava e che non
glielo avrebbe mandato a dire una seconda volta, era molto arrabbiata,
perché era andata a trovarla personalmente parecchie volte a
Torre e non ce 1’aveva trovata
mai. Ma la prontezza colla
quale la Madonna dei Quattro
Altari si era presentata alla
chiamata e la sua bella faccia
di bambina, l’avevano pacificata. Perché la Bella Mamma
è nera, come sono tutte le
Madonne veramente antiche (e
chi non ci crede non ha che ad
andare a guardare l’Artemide
Efesia che sta al Museo di Napoli), e può esser terribile se è offesa, ma
con chi è buono e fa l’obbligo suo, è una
pasta di zucchero. E per prima cosa le due
Madonne si mostrarono i loro Bambini, e
ognuna disse che quello dell’altra era il
più bel Bambino che avesse visto mai,
benché forse dentro di loro ognuna pensava che il suo era il più bello, perché,
come mi diceva mamma mia quando voleva farmi un complimento, e senza nessuna allusione al Bambino Gesù, ogni
scarrafone è bello ’a mamma sua, e poi
li misero in terra, davanti all’altare, dicendo loro di star buoni e di giuocare
coll’Agnus Dei, e incominciarono la storica conversazione che ho registrato per
Voi. La Bella Mamma, come ho detto, al
principio era arrabbiata, ma poi s’era
quietata e per questo non mise in mezzo
il fatto che non aveva trovato la Madonna
dei Quattro Altari a Torre e attaccò l’argomento principale. Che è questa storia,
disse, che mi raccontano, che tu non vuoi
fare arrivare il tram elettrico a Torre perché sei orgogliosa e non vuoi abbassartí
davanti al filo del tram? Io capisco che
una Madonna non è una piede per terra e
deve far rispettare il proprio rango, perché in questo mondo se non ti rispetti tu
non ti rispetta nessuno, come dice il
calabrese, si nun rn’avanta nisciuno
rn’avanto eo, ed è per questo che la Madonna non cammina in mezzo alla strada
come una ciantella qualunque e quando
deve uscire si fa portare; ma non deve abbandonarsi all’orgoglio e deve ricordarsi
sempre che quel poeta di fore Regno, che
però scriveva in dialetto, come si chiama,
mi pare Dante, ha detto che la Madonna è
umile ed alta più che creatura. Le creature,
però, non sono alte, generalmente. Ma a
parte questo, e sempre ricordando che scriveva in dialetto, se tu sei umile, vuol dire
che sei abbastanza alta per non preoccuparti di un filo di tram. E poi, tu lo sai, nella mia Soprintendenza le Madonne che pensano alla posizione sociale e non si preoccupano del popolo, non ci fanno í funghi.
Quanto tempo è che ti ho promosso a Torre?
La Madonna dei Quattro Altari non rispose alla minacciosa domanda. Era troppo indignata e occupata a pensare chi poteva
averle inventato quella calunnia e anche a
piangere e ad asciugarsi i begli occhi col
LA FAVOLA DELLE
DUE MADONNE
OVVERO
COME LA DEMOCRAZIA
GIUNSE ALLA TORRE
[
TERZA PARTE
fazzolettino di seta. Quando poté
parlare, entrò direttamente in
media res, dicendo:
- Debbono essere i clericomoderati.
Ah, ah, pensò la Bella
Mamma, ci stai venendo,
nennella.
- I clerico-moderati? A
far che?
- A inventare questa storia, disse con inattesa
ferrmezza la Madonna dei
Quattro Altari. Non pensano che
a farmi fare cattive figure e a separarmi dal mio popolo. Tutto il male che
fanno lo attribuiscono a me. Io oppormi
al tram elettrico per non abbassarmi davanti al filo? Io lo voglio il tram elettrico.
Prima di tutto perché è necessario al popolo, alla morale delle ragazze e poi anche per me. Da quando gli altri paesi della Costa lo hanno e Torre del Greco no,
alla mia festa non ci viene più nessuno.
]
lo sciarabballo. Vi dico, Mammà, la mia
festa me l’hanno ridotta a una periodica.
Le periodiche erano le riunioni sociali della piccolissima borghesia. Così si chiamavano e non erano stimate molto eleganti.
- Così ho sentito, così ho sentito, disse
con dolcezza la Bella Mamma. E nemmeno una bella periodica. Una periodica di
mezze calzette e di giovani scosturnati.
- Così è, così è, disse la Madonna dei
Quattro Altari, che sembrava presa dall’argomento. E non è tutto, perché i fuochi e
le altre cose servono alla gente che viene
a vederle, ma io ne farei anche a meno.
Ma i fuochi artificiali la mia maskiata me
l’hanno ridotta a niente.
- La tua mas-ki-ata? esclamò con enfasi
sospetta la Bella Mamma. Tu che dici,
nenné?
Adesso, naturalmente, bisognerà spiegare. L’essenza della festa del Patrono o della
Patrona non è, come aveva giustamente
detto la Madonna dei Quattro Altari, nei
fuochi, nei lampioncini e nemmeno nella
E dunque, disse, se tu credi che questi stanno tra te e il tuo
popolo, bisogna che ti riunisca al popolo. Per far questo non
c’é che far cadere i clericomoderati in queste elezioni e portare
la Democrazia al Comune. E così avrai il tram e tutto il resto
Eppure voi lo sapete, Mammà, che cosa
era la festa della Madonna dei Quattro Altari...
- Lo so, lo so, disse la Bella Mamma.
Era la più bella festa del Golfo.
- Vi ricordate, Marnmà, quando ci venne il benigno Sovrano Carlo III? Era stato
dopo il gran fuoco, come dicevano allora.
Io avevo fatto tutto l’obbligo mio, ma una
parte della città non l’avevo potuta salvare. Le bocche erano troppe. E fu allora che
io gl’ispirai di portare i miei torresi a
Ponza e di costruire il porto, che ancora
c’é. E i ponzesi non se ne erano dimenticati e venivano sempre a trovar la loro
Mamma, il giorno della sua festa. Non
mi dite che questo è orgoglio, Mammà.
Una mamma ha piacere a vedersi i figli
tutt’attorno il giorno della sua festa. Specie i figli miei, che stanno sempre per
mare.
- Hai ragione, nennella, hai ragione, disse la Bella Marnrna, guardando con nuovo
interesse la Madonna dei Quattro Altari. Ma
guarda un po’. Chi l’avrebbe detto. Con
quella faccia di bambina. E come ragionava giusto. Le sue speranze di arruolarla per
il trionfo della Democrazia si ingigantirono. Ma bisognava agire diplomaticarnente,
perché la bambina era sensibile.
- E adesso i ponzesi non ci vengono più?
chiese, girando alla lontana.
- E chi volete che ci venga, Marnmà?
Con quei fuochi? Io stessa me ne vergogno e preferisco che non vengano. E poi,
quando scendono dal piroscafo, trovano
banda. Tutto questo non é che contorno,
che serve per far venire la gente e aumentare la vendita degli spassatiernpi, delle
castagne infilate, dello spiritamenta, dello zucchero filato, dei fichi d’India e dei
gelati. Il vero clou della Festa del Patrono
è la mas-ki-ata. Pronunziare esattamente
come è scritto. Che cosa è la rnas-ki-ata?
Ascoltate. Come in tutte le razze, i
mortaretti sono maschi e femmine. I maschi sono i mortaretti grossi, accordellati
istretti, come dice Cavalcanti, con una
punta di alto esplosivo nella polvere e capaci ciascuno di sollevare una Cattedrale.
Di questi, durante la festa se ne spara ogni
tanto qualcheduno, per evitare che gli spettatori si abbandonino al molle languore dei
fuochi d’artifizio e si addormentino. Ma
il momento nel quale i maschi diventano i
protagonisti è quello della mas-ki-iata, che
è una fila dei più grossi e dei più micidiali, uniti da una miccia a distanza abbastanza ravvicinata per fare di un fuoco di sbarramento un tenero sospiro di vergine, al
paragone. La maschiata si spara nel momento culminante della festa, generalmente quando il Patrono o la Patrona rientrano nella loro chiesa. È colla maschiata, e
non con altro, che si esprime l’affetto e il
fervore dei devoti, che così può essere
esattamente calcolato in unità di suono, a
condizione di avere strumenti precisi e
antisismici, a prova di terremoto. Da questo si comprenderà che la lagnanza della
Madonna dei Quattro Altari era pertinente e giustificata e ciò non fa che gettare
un’ombra sempre più sinistra sul carattere dei c1erico moderati.
- Sì, anche la mia rnaskiata me l’hanno
ridotta a niente, ripeté la Madonna dei
Quattro Altari, immergendosi in cupe ed
amare riflessioni, che la Bella Mamma rispettò, perché provava simpatia per la
nennella. - Una volta le mie maskiate mettevano da sopra a quelle di tutto il Golfo.
Adesso, mi dicono, bisogna andare da
Sant’Agnello, a Sorrento, per sentire una
vera maskiata. Io non so come succede
questa cosa. Quando mi lagno, parlano di
difficoltà amministrative. Eppure il mio
popolo mi vuole sempre bene.
- Non è il popolo, sono i clerico moderati, disse la Bella Mamma. Giacché hai parlato di Sant’Agnello, non ti dimenticare che
Sant’Agnello ha le sue Corporazioni, che
la festa la fanno loro e non fanno mancar
niente. Perché non ti rivolgi al tuo popolo?
- Ma si sono messi in mezzo loro e questo
è che mi fa più soffrire, Mammà. Non è
vanità, vedete. Perché il mio popolo mi vuol
bene e i soldi li porta al Comune e se non li
porta è perché non sa dove finiscono. E la
gente che viene alla festa, e sente quella
maschiata, che non é niente, crede che io
abbia perso l’amore del mio popolo. E che
è una Madonna che ha perso l’arnore del
suo popolo? Ditelo voi, Mammà.
E la Madonna dei Quattro Altari scoppiò in singhiozzi. Il gran cuore della Bella Mamma andò verso di lei. Le ultime
parole della nennella l’avevano interamente conquistata.
- Non piangere, bella di mamma, non
piangere. Hai ragione. Una Madonna che
non ha l’amore del suo popolo non è niente, è un pupazzo di legno e di cartapesta.
Perché a questo noi Madonne siamo Deputate, a difendere e a consolare il popolo. E specie questo popolo, che è stato
oppresso e contristato nei secoli e non ha
avuto che noi per asciugar le sue lagrime.
È per questo popolo che sacrifichiamo
ogni anno i nostri figli in simbolo - e indicò i due Bambini, che giuocavano
quetamente coll’Agnus Dei - e qualche
volta sacrifichiamo i nostri figli veri.
E tacque, assorta, mentre i singhiozzi della Madonna dei Quattro Altari si addolcivano a poco a poco nella grande chiesa
vuota. Quando il singhiozzo della nennella
fu cessato, la Bella Mamma uscì dalla sua
meditazione e volle giungere al termine
della sua diplomazia.
- E dunque, disse, se tu credi che questi
stanno tra te e il tuo popolo, bisogna che
ti riunisca al popolo. Per far questo non
c’é che far cadere i clericomoderati in
queste elezioni e portare la Democrazia
al Comune. E così avrai il tram e tutto il
resto. Tu sei la Madonna della Torre, a te
spetta di dare il Comune al popolo, se sei
persuasa, naturalmente, che così facendo
fai bene al popolo. Ma io così credo.
- Mammà, disse quasi con spavento la Madonna dei Quattro Altari, non mi chiedete
questo. Qualunque cosa, ma non questo. Io
non posso occuparmi di elezioni. Non ne capisco niente e non ho tempo per queste cose.
- Oi né, disse la Bella Mamma nuovamente írritata, mi fai il favore di spiegarti? Io
non arrivo a capì che carattere tieni tu. Un
momento piangi parlando del popolo, un
altro momento non hai tempo per queste
cose. Ma queste sono le cose di cui ti devi
occupare. Che Madonna sei? E il tuo tempo come lo passi? Perché non ti sei fatta
trovare al tuo posto quando sono venuta a
cercarti? È così che pensi al tuo popolo?
- Ma, Mammà, rispose sbalordita la Madonna dei Quattro Altari, come potevate
trovarmi? Non lo sapevate che posto mi davate quando mi avete promossa a Torre?
F I N E T E R Z A PA R T E
n u m e ro 1 3 8 / 2 0 1 2
6 la tófa
Iniziativa dell’Associazione Ingegneri ed Architetti di Torre del Greco
che vedrebbe tutti i cittadini protagonisti attivi nel ridisegnare la città
Insomma “Idee in libertà per la riqualificazione degli spazi urbani”
Progetti partecipati
di PIETRO COSTABILE
L’
Associazione Ingegneri ed Architetti di Torre del Greco opera sul territorio da decenni, con iniziative che
approfondiscono temi di carattere
tecnico-scientifico, e di tutela e valorizzazione
del nostro patrimonio storico ed ambientale.
Essa ha sempre guardato con attenzione e interesse ai temi della pianificazione e della gestione del nostro territorio, tanto da incaricare
il socio arch. Giorgio Castiello, di scrivere una
storia sull’urbanistica torrese dal 1794 al 1936,
che è in corso di pubblicazione.
Mi rendo conto che anche la nostra città e il
suo territorio sono diventati luoghi nevralgici
dei processi di globalizzazione, che hanno portato non solo ad una crescente complessità del
nostro sistema sociale, ma anche ad una forte
moltiplicazione ed interdipendenza degli attori in gioco, che hanno messo in crisi le tradizionali forme di mediazione sociale. Mi riferisco all’indebolimento della rappresentatività
dei partiti e delle organizzazioni sindacali, a
favore di nuove forme di rappresentanza sociale, come i comitati di quartiere, le associazioni ambientaliste, culturali e sportive, i gruppi
di consumatori, i movimenti giovanili, o i produttori del terzo settore presenti sul territorio.
La nostra è una società complessa che in varie forme tende ad autorappresentarsi mettendo a fuoco gli obiettivi specifici e settoriali perseguiti dai singoli gruppi d’interesse. E’ da alcuni anni, che prendere delle decisioni sull’assetto del territorio, non è affidato solo alle istituzioni della democrazia rappresentativa, quali
il consiglio comunale e regionale etc. ma ad
essi si affiancano sedi formali o informali di
confronto e orientamento, quali tavoli sociali,
laboratori di condivisione progettuale, cabine
di regia, piani strategici, che hanno la caratteristica comune di mettere a confronto interessi
territoriali in forma diretta, delegando poi alla
democrazia rappresentativa il compito di accogliere o respingere le decisioni assunte. Vedi
ad esempio le procedure del progetto di Più
Europa.
In questi ultimi tempi la nostra città ha visto,
per la prima volta, manifestare gruppi di cittadini che protestavano contro trasformazioni
territoriali che avrebbero peggiorato le condizioni ambientali nelle quali vivevano e vivono
(cito la creazione del depuratore al 3° tronco
Litoranea -FS). Tali azioni hanno mostrato il
ruolo decisivo della democrazia partecipativa
facendo emergere i diritti delle fasce sociali
prive di reale rappresentatività, indicando l’opportunità del coinvolgimento della comunità
locale nell’analisi di vari scenari possibili.
Si creerebbe così, una nuova e
più affascinante funzione, quella
di trasformare i luoghi fisici,
topograficamente rappresentati, in
luoghi della memoria e dell’anima
Credendo nel principio della partecipazione
l’ATIA ha fatto parte dell’Agenda 21 del Comune di Torre del Greco, che come sappiamo
è un ampio ed articolato “programma di azione”, che costituisce una sorta di manuale per
lo sviluppo sostenibile del pianeta partendo
da questo secolo.
L’Associazione ha svolto un importante ruolo per la corresponsabilizzazione tra cittadini e
amministrazione comunale, creando quella
sinergia tra politica, mondo produttivo e comportamento dei singoli. In tal modo si è riusciti, per la prima volta, ad aprire un dialogo con
i cittadini, le associazioni locali e le imprese
presenti sul territorio.
Questa esperienza di partecipazione dei cittadini si può allargare anche alla realizzazione
e alla tutela degli spazi pubblici non completati o di risulta, che potrebbe costituire un ulteriore fattore di sviluppo democratico garantendo che tali spazi siano progettati avendo cura
tanto dei valori estetici quanto dei valori d’uso.
Ma affinché ci sia una politica di tutela e
valorizzazione ambientale veramente di tipo
partecipativo è indispensabile che vengano at-
tivate tre categorie di azioni che sono l’informazione, la consultazione e la partecipazione. Il linguaggio degli esperti raramente ha carattere divulgativo, pertanto è necessario, che ci sia una
categoria di divulgatori di programmi urbanistici ed architettonici, che sappiano rendere accessibile l’informazione specialistica.
Far conoscere un progetto e divulgarlo costituisce il secondo livello partecipativo che vede
la verifica e il suo gradimento. Bisogna evitare che le consultazioni finiscano in lunghe riunioni assembleari, dove il successo e l’insuccesso sono affidate al solo decisore politico che
partecipa all’incontro. L’ultima azione quella
della progettazione partecipata, costituisce
l’azione più avanzata e può assumere la forma di un’autentica co-progettazione conferendo al progetto un’inaspettata ricchezza. La
partecipazione al ridisegno di alcune aree
della città, dà ai cittadini, un ruolo attivo di
promotori, investitori, gestori, e fruitori del
progetto stesso.
In tal caso viene a modificarsi anche la figura del progettista, che diventa soggetto attivo
di un sistema di relazioni complesse, all’interno delle quali svolge in prevalenza la funzione
dell’ascoltatore e dell’interprete.
Ecco che la progettazione si apre a figure diverse, facenti parte del campo del sociale, come
sociologi, psicologi, comunicatori ecc. o a quello tecnico, come ad esempio gli esperti in tecnologie innovative. Essi offriranno punti di vista inediti e un arricchimento delle loro conoscenze al progettista, che sarà più attento
al contesto, meno ossessionato dal desiderio
di apporre una firma riconoscibile, meno disponibile ad operazioni di copertura culturale e ad investimenti dannosi sotto il profilo
ambientale.
Nascerà così un progetto che conterrà nel
suo percorso una configurazione funzionale
e morfologica solida, determinata da una sintesi creativa degli elementi forniti dall’ambiente naturale e socioeconomico, nati
dall’interazione tra la committenza pubblica
e quella sociale.
La partecipazione delle comunità locali e
delle associazioni e categorie di settore deve
intervenire soprattutto nelle fasi della definizione degli obiettivi, della generazione delle
alternative e dell’informazione alla cittadinanza. Si potranno così completare alcune realizzazioni che oggi sono presenti sul nostro territorio, come ad esempio il ponte dismesso - e
dell’area ad esso circostante - su via Marconi,
o le aree a verde utilizzate come spazio di rispetto tra la bretella autostradale e le proprietà
confinanti la strada. Luoghi oggi degradati,
dove mancano precise proposte di modifiche
e integrazioni, dove si potrebbero sperimentare nuove forme di collaborazione tra l’amministrazione pubblica, tecnici, operatori pubblici e privati e cittadini.
Potrebbe essere una scommessa strategica
che vede protagonisti tutti, che si baserebbe su
programmi di interventi, finalizzati al recupero
di aree verdi abbandonate, riqualificazioni di
squallidi cortili scolastici, cortili condominiali
e parchi gioco, presenti all’interno della città.
Gli stessi cittadini potrebbero gestire queste
aree riqualificate destinandole a verde “attivo”,
come giardini od orti, a luoghi per incontri
comunitari di natura artistica, ecc.
Si potrebbe trovare uno slogan per questa iniziativa che potrebbe essere “Idee in libertà
per la riqualificazione degli spazi urbani”,
che vede la progettazione collettiva e la
riqualificazione ad esempio di un fosso e delle
sue aree attigue, il progetto di una piazza, di
percorsi ciclabili, o di programmi di ecologia
urbana. La gestione di questi spazi ritrovati
genererà certamente nella comunità un orgoglio locale, riducendo la criminalità e il vandalismo, maturando un senso di appartenenza al
luogo, migliorando la fruizione e la soddisfazione nell’uso di queste aree progettate, attrezzate e gestite dalla gente.
Si creerebbe così, una nuova e più affascinante funzione, quella di trasformare i luoghi
fisici, topograficamente rappresentati, in luoghi della memoria e dell’anima.
La struttura che ospita le opere in “oro rosso” è in fase di
ristrutturazione da tempo. Visite negate, fino a quando?
CIRCUMVESUVIANA
La domenica pochi controlli
S
arà in vigore ancora per 15 giorni l’attuale orario della Circumvesuviana,
poi per i pendolari c’è solo da sperare che il potenziamento promesso per
il mese di giugno si concretizzi e il cadenzamento delle corse aumenti.
Eppure nonostante la gestione emergenziale delle finanze aziendali ci sono giorni in cui è possibile “viaggiare gratis”. È il caso della domenica pomeriggio. Chi
frequenta la stazione sa che per una persona che varca il tornello munita di biglietto ce ne sono almeno un paio che si piazzano in coda all’unico viaggiatore
pagante per superare il tornello gratis.
Posto che controllare una stazione vuol dire sostenere dei costi e che il contrasto all’evasione domenicale probabilmente non risolve neanche in minima parte
la disastrosa situazione economica dell’azienda, resta tuttavia un triste messaggio di disaffezione e mancanza di rispetto per il servizio offerto. L’assenza di
controlli, così come l’impresenziamento di stazioni, anche importanti, trasferiscono all’utenza un senso di abbandono che alimenta a sua volta la disaffezione
degli utenti stessi. Insomma un circolo vizioso che ancora una volta porta i cittadini a non essere orgogliosi di qualcosa di buono che c’è sul nostro territorio.
Eleonora Colonna
Il mistero del “Museo del Corallo”
S
iamo sicuri che la nostra
Torre del Greco possa essere ancora definita la città del corallo?
Se ci atteniamo al commercio
dei bellissimi gioielli che portano al collo le signore della “Torre bene”, potremmo dire di sì, ma
se ci basiamo sulla possibilità dei
turisti di visitare quello che dovrebbe essere uno dei nostri fiori
all’occhiello, il Museo del Corallo, il discorso cambia tono.
Quest’ultimo, infatti, che ha
loco nell’Istituto d’Arte a Piazza
Luigi Palomba,
sembra aver chiuso
i battenti da un paio
d’anni; un recente
sopralluogo ha infatti rivelato che la
sala dov’era allestito il museo è in ristrutturazione, a
causa di gravi perdite d’acqua che
avrebbero potuto rovinare i pezzi
pregiati che vi erano custoditi.
Lavori in corso, quindi, che hanno causato il rifiuto a seguito delle
tante telefonate di prenotazione di
visita da parte di turisti e appas-
sionati della materia, e che, almeno
dalle prime ipotesi,
si prospetta potranno protrarsi almeno
per un annetto.
Potrebbero sembrare giustificazioni plausibili,
ma i conti non tornano e noi non
ci accontentiamo. Alla prossima
“puntata” per ulteriori sviluppi e
delucidazioni, si spera più dettagliate e precise, da parte dei responsabili!
Claudia Piscopo
PUNTI VENDITA
Torre del Greco
via V. Veneto, 2
T. 0818811541
Torre del Greco
via A. Moro, 31
T. 0818814688
Torre del Greco
via Nazionale, 839
T. 0818471786
Portici
via Libertà, 53
T. 0817768621
LABORATORIO
www.pasticceriamennella.it | [email protected]
Torre del Greco
via Pezzentelle, 3
T. 0818819930 | F. 0818829930
n u m e ro 1 3 8 / 2 0 1 2
la tófa 7
Giovanni Oliva, 50 anni, è il nuovo consulente artistico scelto dal commissario Carlo Fuortes
per la programmazione lirica e concertistica del teatro barese. Una carriera cominciata a 24 anni
È torrese il nuovo manager del Petruzzelli
I
l grande violinista Salvatore
Accardo, o i cantanti Todisco, padre e figli, non sono i soli concittadini ad avere ruolo di protagonisti nei teatri lirici mondiali.
Giovanni Oliva, talento torrese da
anni emigrato in Emilia Romagna,
lavora, però, dietro le quinte.
È lui il nuovo consulente artistico
nominato dal commissario Carlo
Fuortes per la programmazione lirica, concertistica e coreutica della Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari.
«Da uomo del Sud, orgoglioso di
essere meridionale - dichiara a pochi giorni dall’incarico - sono felice
di poter tornare e dare un contributo
alle nostre terre che tra l’altro, per
secoli, hanno insegnato la civiltà al
mondo intero”.
Alle sue spalle, studi legislativi e
sociologici, un’immensa passione
per le arti e il raffronto trasversale
con le diverse letterature internazionali in parallelo alla serrata militan-
Tutti i prossimi
appuntamenti del
coro Santa Cecilia
Dopo la partecipazione a Salerno ad un
concorso canoro promosso dall’ARCC, Organo federale di corali della Campania, affiliato alla FENIARCO e dopo aver accompagnato con canti specifici all’evento, la
Via Lucis nella Parrocchia Spirito Santo il
14 maggio, il Coro Santa Cecilia si prepara a vivere un intenso periodo prima della
meritata pausa estiva. Il 18 maggio, proporrà alcuni brani mariani alla presenza
del Cardinale Sepe sempre nella Parrocchia Spirito. Il 29 maggio si terrà un concerto mariano in Torre del Greco, con
location da definire. Il 30 maggio, proporrà
canti mariani in occasione della chiusura
del mese mariano allo Spirito Santo, prima della solenne processione finale. L’11
giugno parteciperà ad una rassegna corale sempre promossa dall’ARCC e il 28 e
29 giugno dovrà prendere parte ancora ad
una rassegna nel Comune di San Cipriano
Picentino in provincia di Salerno. Non si
esclude l’organizzazione in città di una manifestazione dedicata alla Festa Europea
della Musica il 21 giugno, promossa dall’Associazione Santa Cecilia. Dal 1° al 3
giugno, invece, momento di svago ma
anche artistico a Casamari, con puntatine
ed esibizioni anche nel basso Lazio.
In futuro, molto si attende l’Associazione
Santa Cecilia quanto a programmazione
culturale in città, con l’avvento della nuova Amministrazione Comunale, in cui si
spera di trovare un valido e competente
interlocutore.
Giovanna Russo
MEMORIAL
“VITTORIO RAIOLA”
Si è concluso in bellezza il “II memorial
Vittorio Raiola” organizzato dall’ ASD
Swimming Club Quattroventi, un’ edizione da record che ha visto partecipare ben sei società provenienti da tutta
la Campania, con un numero di partecipanti di circa trecento atleti.
Tra le altre, in evidenza le performance
di Giovanni Borriello, Luciano Martucci,
Ciro Scala,Antonio Pisano, Anna Formicola, Flavia Melchiorre , Rita Coppola,
Bruno Scarano, Enrico Simeoli, Giuseppe Polese,Raiola Federico, Giusy Prato,
Anna Formicola, Sergio Contrada, Stefano Raiola, Pasquale De Stefano, atleti
master della Quattroventi che il prossimo giugno parteciperanno ai campionati mondiali master a Riccione.
za fra gli ingranaggi di alcune, particolarmente significative realtà
musicali d’Italia. A soli diciotto anni
iniziava ad occuparsi di organizzazione della cultura e di comunicazione, curando inoltre rassegne musicali, teatrali e cinematografiche.
Neanche ventiquattrenne, negli
ultimi anni Ottanta, era già coordinatore artistico per l’Associazione
Alessandro Scarlatti di Napoli e
delle fortunatissime “Settimane internazionali di Musica d’insieme”,
fondate e dirette da Accardo. Per
otto anni a partire dal 1990, è quindi divenuto segretario artistico e poi
direttore della programmazione del
Ravenna Festival presieduto da Cristina Muti con la consulenza artistica di Roman Vlad; a seguire, direttore artistico per le Stagioni
d’opera e balletto del Teatro di Tradizione Dante Alighieri di Ravenna,
della Ico di Lecce per le stagioni
1998-1999 e membro del Direttivo
Nazionale del settore
Ico dell’Agis.
In parallelo, veniva
chiamato da Luciano
Berio per riorganizzare
in qualità di Segretario
generale il Centro per la
ricerca e la didattica musicale “Tempo Reale”
mentre, dal 2004 (anno
di fondazione) al 2006,
l’insigne Carlo Maria
Badini l’avrebbe scelto
come Direttore generale dell’Orchestra Mozart voluta inoltre da Fabio
Roversi Monaco e da Claudio
Abbado. Incarichi importanti e incontri con figure da lui ritenute decisive nella maturazione del proprio
cammino. «Ho avuto la fortuna - sottolinea in merito la nuova guida artistica del Petruzzelli - di aver conosciuto e lavorato con persone speciali. A Napoli ho lavorato con
Accardo nella reinvenzione del
Festival delle “Settimane” di Villa
Pignatelli: una formula magica dal più ampio ventaglio sulla musica da camera ed è al
celebre violinista che
devo la grande lezione
sia sul rigore nell’approccio della programmazione, sia sull’importanza di una scuola
di formazione non solo
per chi suona ma, anche, per chi organizza». E poi, l’esperienza in
squadra con i coniugi Muti, al
Festival diretto dalla moglie del Maestro, Cristina Mazzavillani: una
meravigliosa avventura, contaminando opera e operazioni overcross,
capolavori del teatro di parola ed
eventi sinfonici con titani del podio
e del palcoscenico tra i quali KIeiber,
Boulez, Solti, lo stesso Muti,
Maazel, Mehta, Ozawa, Gergiev,
INTERVISTA AI VERTICI DELLA COMPAGNIA TEATRALE
Presente e futuro della “Gianni Pernice”
di GIOVANNA RUSSO
D
opo il trionfo al Don Orione con la commedia “’A lettera ‘e mamma”, la compagnia teatrale “Gianni Pernice”, si gode il successo
e già pensa al futuro. Ne abbiamo parlato con il Presidente Tommaso Gaglione e la regista Rosalba Pernice, come dire i genitori dell’Associazione omonima.
Allora, Presidente, soddisfatto della commedia?
“Sì, il successo di critica e pubblico è stato notevole. Ed aggiungo meritato. Si è lavorato bene, con
un gruppo affiatatissimo, senza screzi e presunzioni. Come sempre, del resto, nel nostro gruppo. Ora
guardiamo ai prossimi impegni di cui vi dirà
Rosalba”.
Un’ultima cosa: Che cosa pensa di questa proposta del teatro comunale?
“Non siamo chiusi a priori ad iniziative del genere, in linea di principio. Oltre una proposta che viene dalla base, un teatro del popolo, come amava dire
il caro Gianni Pernice, ci sarebbe un’altra soluzione
proposta dalla locale Pro Loco, che appare molto
interessante. Ripeto non siamo chiusi, ma alla fine
sarà sempre la volontà politica a decidere”.
E veniamo alla regista signora Rosalba Pernice.
Com’è andata la commedia? E cosa ci si attende in futuro?
“La rappresentazione di questa commedia è stata
un successo e i consensi del pubblico hanno ripagato il grande impegno e la bravura di tutti i protagonisti! Devo dire grazie a tutti, attrici ed attori per
l’impegno profuso e per i risultati esaltanti raggiunti. Ci sono amalgama, passione, entusiasmo ed amicizia corretta e pura. Vi pare poco? Riguardo al futuro, vorremmo a medio termine proporre un lavoro nuovo un po’ più… serio”.
A quando?
“Per scaramanzia non vi do date”.
E per il teatro comunale?
“Ha già detto tutto il Presidente”.
Grazie ad entrambi e ad maiora per il futuro.
Sinopoli, Sawallisch, Abbado,
Gavazzeni, Pollini, Strehler,
Ronconi, De Simone, Carsen,
Béjart, Ute Lemper e Keifu Jarrett.
«Tutto quello che ho imparato sul
teatro - ribadisce - lo devo a
Riccardo Muti perché, assistere alle
sue prove, è quanto di più formativo
vi sia non solo per chi fa il nostro
mestiere. A Badini, conosciuto già
dai tempi della sua sovrintendenza
alla Scala, devo invece il chiaro concetto che la cultura è una risorsa
niente affatto superflua, che rende
piuttosto la vita degna di essere vissuta».
Giovanni Oliva, ad oggi, consulente artistico della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna per il Progetto Martini dedicato al grande compositore e didatta bolognese del Settecento nonché docente per chiara
fama di Diritto e legislazione dello
spettacolo al Santa Cecilia di Roma,
si divide fra l’Emilia e la Puglia.
LA POESIA
’A Vicchiaia
Stai aspettanne?
Ma c’aspiette?
Chell’a giostra s’è fermata
n’atu giro nun t’attocca
e nun passa sta nuttata.
Stai aspettanne?
Ma c’aspiette?
Chella peggia malatia
sulo chelle può aspettà.
Chi te votte, chi ti piglie,
chi te leve a mmerda ’a culo
senza manca cchiù nu figlie?
Chi sta a Roma, chi a Milano
’nterra a Spagna, a Barcellona
Chi si va girann’u munno…
forse torna chistat’anno.
Stai aspettanne?
Ma c’aspiette?
Forse è meglio
a n’aspetta!
A. Pernix
CINEMA
“Hunger Games”, la saga che convince
di SANTO GAGLIONE
N
ella nazione di Panem, sor
gente sulle ceneri di una ci
viltà distrutta da un conflitto
non specificato, ogni anno si tengono
gli Hunger Games, giochi di stampo
gladiatorio in cui due dozzine di giovani vengono sottratti alle loro famiglie per essere trasferiti in una arena
pubblica e monitorata nella quale dovranno battersi fino alla morte e senza
esclusione di colpi. Il mondo non è
quello che conosciamo e i “giochi della fame” sono utilizzati sia come forma di punizione sia di estremo
intrattenimento nei confronti di un popolo che in passato osò ribellarsi al dittatoriale governo di Capitol City.
Quando alla settantaquattresima edizione dell’evento la piccola Primrose
Everdeen viene sorteggiata come “tributo”, sua sorella maggiore Katniss
(Jennifer Lawrence) si offre volontaria per salvarle la vita e insieme al “fortunato” secondo estratto, Peeta Mellark
(Josh Hutcherson), forma il contingen-
te di partecipanti inviato dall’indigente Distretto 12. Insieme condivideranno gli orrori del campo di battaglia e
le vessazioni di una società opulenta e
lussureggiante costruita attorno alla ricerca del massimo svago.
Tematiche non certo nuove quelle affrontate sia dalla pellicola di Gary Ross
(più volte nominato ai premi Oscar per
“Pleasantville” e “Seabiscuit”) sia dalla saga omonima di romanzi scritta da
Suzanne Collins (best seller negli Stati Uniti e fenomeno editoriale fra i più
giovani). Non c’e bisogno di spingersi fino alle imprese di Teseo per trovare parallelismi con altre famose vicende: “Rollerball”, “Anno 2000: La corsa della morte”, “L’implacabile”,
“Battle Royale” sono soltanto alcuni
degli esponenti di cinema più o meno
contemporaneo che presentano situazioni simili e nascono dagli stessi presupposti distopici di “Hunger Games”.
Ciò in cui si distingue dai suoi predecessori spirituali è il target a cui è
rivoto. Salutato e incoraggiato come
ideale successore della serie di
“Twilight”, ormai prossima alla sua conclusione cinematografica, il
lungometraggio di
Ross è un prodotto indirizzato verso spettatori in età adolescenziale
e di certo cercherà di
accaparrarsi la fetta di
pubblico che a breve rimarrà orfano delle avventure di Edward e
Bella, ma contrariamente al “film di
vampiri” vanta una trama sicuramente più articolata, complessa e le cui
critiche seppur velate all’odierno sistema televisivo e al potere tirannico
non si esclude possano essere foriere
di spunti di riflessione.
Ottime le interpretazioni dei protagonisti Lawrence e Hutcherson (di
ventuno e vent’anni) ormai lanciatissimi verso una carriera Hollywoodiana in grande stile e con diverse produzioni cinematografiche di rilievo
alle spalle (si vedano “Un gelido inverno” e “Innamorarsi a Manhattan”).
Tanto la prima delinea il suo
personaggio a tutto tondo e
senza sbavature,agguerrita e
fragile, quanto il secondo
con il suo spirito riesce subito a creare una connessione con il pubblico. Entrambi, infine, si dimostrano a
loro agio nelle inquadrature
nevrotiche e “sporche” che
Ross confeziona per dare un
taglio più rapido all’azione.
Anche il cast secondario è popolato da
nomi familiari e valenti: i simpatici
Elizabeth Banks e Woody Harrelson,
Stanley Tucci (eccentrico presentatore televisivo) e il veterano Donald
Sutherland, rendono ancora più convincente il lavoro di trasposizione operato dal regista.
Comunque non esente da alcune imperfezioni (il finale si risolve con eccessiva velocità), si può inquadrare in
“Hunger Games” un prodotto finalmente non superficiale per un target
da troppo tempo abituato a poco più
della mediocrità.
n u m e ro 1 3 8 / 2 0 1 2
8 la tófa
In Ricordo
di ANTONIO PERNICE
E’ vulata ’na palomma
’a chiammavano Maria
é ’na mamma, ’a mamma mia
e mai cchiù riturnarrà!
E’ vulata dint’o cielo
llà, addò Ggiro l’aspettava
’ndò ciardino d’o Signore
’na canzone hanna cantà!
SUDOKU
E’, stu canto,’na preghiera
e nnuie ’a cantamma ’nzieme a lloro
tutt’aunite… c’uno coro
“Miserere… Signor… Pietà!”
RIPETIZIONI D’INGLESE
Il primo quadrimestre sta per finire e l’inglese è ancora un
mistero? Non disperate oltre! Laureata in Lingue e Letterature Straniere, con esperienza in lezioni private mirate impartisce lezioni private di lingua e letteratura inglese e di lingua
e letteratura spagnola a studenti delle scuole superiori. Si
effettuano anche lezioni singole in vista di compiti e interrogazioni. Le lezioni si svolgono a domicilio dello studente. Prezzi
modici & massima serietà! Contatti: tel. 3386134235
L U T T I
Il 6 maggio ha prematuramente lasciato questa vita terrena il
carissimo
Grande commozione ha suscitato in città la scomparsa
del carissimo capitano
SILVIO CACACE
Già Funzionario del Comune
di Torre del Greco
Alla moglie Immacolata, ai figli Tonia e Mimmo, al genero
Diego, alla nipote Fabrizia, alla sorella ed ai parenti tutti, le
condoglianze affettuose del nostro giornale.
MICHELE IULIANO
Socio Fondatore della Deiulemar
stroncato all’età di 88 anni da un infarto, nella propria
abitazione, in circostanze drammatiche, la mattina del
7 maggio. In altri tempi la notizia avrebbe avuto una
diversa eco. Le recenti vicende che hanno avuto la
Deiulemar quale protagonista, hanno dato un risvolto
diverso all’evento luttuoso. È nostro parere che il silenzio in simili circostanze sia la reazione migliore,
soprattutto verso chi, come il Capitano Michele, ha
sempre voluto fare del bene. Circostanze ed eventi diversi, di difficile interpretazione, hanno determinato
scenari diversi, anche inusuali (tacendo ovviamente dei
deprecabili momenti di protesta che vanno semplicemente condannati ed esecrati).
Michele Iuliano assieme a Giovanni Della Gatta e Giuseppe Lembo, nel lontano 1969, avevano deciso di costituire la Compagnia di Navigazione Deiulemar (la
denominazione dalle iniziali dei loro cognomi), che
aveva anche dato vita ad un sistema obbligazionario
che fino a pochi mesi fa aveva funzionato e più che
bene. Poi la “bomba” della crisi totale che ha portato
anche alla dichiarazione di fallimento della Società.
Società che ha dato lavoro ed oggi si trova a dover
affrontare grandissime difficoltà. Resta da dire che, comunque, il capitano Michele ha rappresentato un personaggio nella storia torrese e che nessuno poteva credere che tale storia prendesse la piega che ha preso.
Ricordandone le doti umane e professionali, il nostro
giornale formula sentite condoglianze alla vedova Gina
Lembo, alla figlia Giovanna ed ai parenti tutti.
Una folla strabocchevole, commossa e rattristata, ha riempito la
Parrocchia di Santa Maria del Popolo per l’ultimo saluto all’amico Silvio Cacace. Folla di parenti, amici, collaboratori ed
estimatori, tutti presenti a testimoniare le qualità di un uomo,
che lascia un ricordo indelebile soprattutto per come ha vissuto
la sua vita terrena. Silvio Cacace ha rappresentato un reale punto di riferimento in tutte le manifestazioni e i momenti aggregativi che lo hanno visto autentico protagonista. Nel mondo del
lavoro, brillante ed integerrimo funzionario del Comune di Torre del Greco, ufficio elettorale. Rigoroso prima con se stesso e
poi con collaboratori ed utenza, Silvio ha sempre mantenuto un
profilo lavorativo unico: spirito di servizio e senso del dovere il
suo credo. Con i collaboratori, poi, aveva un rapporto speciale:
severo e rigoroso sì, ma con grande umanità e comprensione.
L’ironia della sorte ha voluto che, dopo anni di lavoro all’Ufficio Elettorale, lavoro apprezzato da tutti, ci abbia lasciati proprio nel giorno in cui si andava alle urne nella nostra città. Testimonianza del suo valore, la partecipazione di tanti colleghi e di
tanti ex Sindaci: Franco Conte, Antonio Faraone Mennella,
Antonio Cutolo, Valerio Ciavolino ed anche il Sindaco in pectore
in quel momento, l’avv. Gennaro Malinconico (risulterà eletto
Primo Cittadino di lì a poche ore). Nel mondo dell’associazionismo, era disponibile con tutti. Ma la sua gemma, la sua
perla era il basket e cioè lo Sporting Club Torregreco, che aveva
fondato e che aveva portato a livelli mai visti prima in città. Una
breve parentesi (Presidenza Ciaramella) in cui anche chi scrive,
dirigente, ebbe modo di conoscerlo e poi di nuovo alla guida
della squadra torrese, pieno di entusiasmo e di voglia di fare. La
chiesa era gremita di ex cestisti ed ex dirigenti, testimonianza di
quanto fosse importante per Silvio la pallacanestro e le Sue indimenticabili lotte per avere un Palazzetto dello Sport. Un breve ricordo di Ugo Schaeper, allenatore della serie B, ha inquadrato la figura di Silvio dal punto di vista sportivo ed
organizzativo. Nella sfera familiare, il ricordo è stato reso dalla figlia Tonia, che, commossa, ha ricordato il suo papà, tracciandone il profilo di padre e marito affettuoso e nonno impareggiabile, “punto di riferimento”, per tutti. Un pezzo della nostra storia che ci lascia. Ciao Silvio.
Tommaso Gaglione
***
Alla veneranda età di 99 anni, serenamente come visse, è venuta a mancare all’affetto dei Suoi cari, la buona signora
MARIA ROSA GAROFALO
Ved. Pacilio
Cordiale ed affabile, la cara signora Maria Rosa lascia
in tutti un caro ricordo, soprattutto per le Sue doti non
comuni di madre, moglie e nonna esemplare.
Ai parenti tutti ed in particolare al figlio Antonio, nostro amico, Presidente della Pro Loco di Torre del Greco ed alla nipote Maria Pacilio, rinnoviamo le più affettuose condoglianze.
PUNTI VENDITA
TORRE DEL GRECO
Millegrazie by Almalat
Via Diego CoIamarino, 26
tel. 0818813480
Almalat
Via Roma, 46
tel. 0818821772
Perché la qualità
è una cosa seria
e con passione
e competenza
ALMALAT la difende
Ufficio Amministrativo
Vicoletto Ascione, 6 - Torre del Greco
tel. 0818810358 - fax 0818811271
Deposito
C.so V. Emanuele, 99 - Torre del Greco
(di fronte Palazzo Vallelonga)
tel 0818492133 - fax 0818493347
Produzione
Via Padula, 63 - Brusciano
tel. 0818863185
www.almalat.com
[email protected]
Scarica

Trombe, trombette, tromboni e... trombati