CULTURA E SPETTACOLI
14 IL PICCOLO
CINEMA Ultima giornata con il tedesco «Requiem» di Hans-Christian Schmid
MUSICA Stasera a Trieste
Berlinale: la parola passa alla giuria
Nessun film italiano tra i favoriti
Nuovo disco
del dj Lomo
BERLINO La Germania ha schierato ieri, per l'ultimo giorno
di competizione alla 56.a Berlinale, «Requiem» di HansChristian Schmid, una storia
di esorcismo dove la protagonista, iscrittasi all'Università, spera di superare le difficoltà della rigida educazione
dei genitori cattolicissimi, attraverso la nuova acquisita indipendenza. Ma tra funzioni
religiose e messe cantate riprendono in lei le crisi, da un
lato epilettiche e dall'altro demoniache. Una coppia di preti
- uno anziano e uno giovane,
come da copione - risolveranno il problema. Tratto da una
storia vera, avvenuta negli anni '70, il film di Hans-Christian Schmid non riesce ad andare oltre l'onesto racconto.
Incetta di premi, invece, la
fa sempre l'iraniano Jafar Panahi («Il palloncino bianco»,
Camera d'or a Cannes nel
1997, «Lo specchio», Pardo
d'oro a Locarno nel 2000, «Il
cerchio», Leone d'oro e Premio
Fipresci alla 57.a Mostra del
Cinema di Venezia) di cui ieri
è stato presentato in concorso
«Offside», racconto metaforico sulla condizione femminile
e non solo.
TRIESTE Questa sera, all'Etnoblog di Via Madonna del Mare 3 a Trieste, Alessandro Ruzzier, in arte Lomo, festeggerà l'uscita del
suo nuovo disco. Triestino, dj, produttore e
polistrumentista, Ruzzier ha militato negli
anni ’80 in diverse band. L'elettronica e l'utilizzo delle tecnologie hanno aperto nuovi
orizzonti. «Nei miei pezzi - dice - non campiono quasi niente. Non saprò eseguire perfettamente un brano di Chopin, ma so muovermi su una tastiera, una chitarra, un basso…
La tecnologia mi serve per colmare problemi logistici. Posso essere autosufficiente e
fare musica tranquillo, a casa mia».
In uscita a marzo il primo singolo di Lomo per la label romana Modern Activism (distribuzione mondiale Soul Seduction di
Vienna), con importanti collaborazioni: una
traccia composta a quattro mani con Painè
(Temposphere Records), l'interpretazione vocale di Ornella Serafini e un remix dei viennesi Makossa&Megablast. Remix che sarà
incluso anche nell'album del duo austriaco,
in uscita in autunno su G-Stone. Terminata
la collaborazione con il collettivo
Electrosacher, Ruzzier si
dedica alla Eastlooprecordings, piccolo studio, luogo d'incontro e produzione che si avvale del supporto esterno del
Sound Development di Roberto Sopracasa.
Cosa succederà oggi all'Etnoblog? «Festeggeremo
l'uscita Alessandro Ruzzier
del mio disco,
prevista per il
13 marzo. Il dj set sarà particolare. Vorrà essere una serata "filologica", con un omaggio
iniziale a quel sound viennese che mi ha positivamente influenzato. Dopo questa introduzione, la scaletta prenderà una decisa direzione dancefloor. Ho voluto fortemente
che questo primo Release Party avesse luogo a Trieste in quanto, seppur in modo contrastante, c'è qualcosa di forte che mi lega
alla mia città. Oggi un musicista, dj e produttore di musica elettronica deve avere
sempre un piede e un orecchio (e parte del
cuore e del cervello!) nei luoghi dove l'elettronica nasce senza perdere però il contatto
con sé stesso e con il suo contesto. L'eterno
dualismo odio/amore trova terreno fertile
per attecchire anche in questo ambito. Sarà
un’occasione per condividere con gli altri un
momento importante del mio percorso. Affiancato e sincronizzato alla mia performance, ci sarà un set visual ideato per l'occasione da Massimo Mucchiut aka Lyno-Leum».
Elisa Russo
Tutto nasce ai cancelli dello
stadio di Teheran dove si disputa la partita Iran-Giappone per le qualificazioni ai
mondiali di Germania 2006.
Pur travestite da uomo non
riescono a superare i controlli, e quattro ragazze vengono,
dalle guardie, parcheggiate
fuori lo stadio, in quanto le
donne non vi possono accedere.
Ma il clima non è esasperato. Un gruppo di uomini tenta
di protestare per l'esclusione,
le guardie sono costrette ad
ubbidire agli ordini ma poi,
per alleviare la disperazione
delle tifose, uno di loro si improvvisa telecronista e racconta la partita. L'Iran vince sul
Giappone e si qualifica. Le
guardie riaccompagnano in
città le donne festeggiando
tutti assieme. Una piccola parabola sulla convivenza, senza fanatismi, senza pregiudizi, un Iran quotidiano come
purtroppo non vediamo mai
alla televisione. Il piccolo film
di Panahi è un segno di come
le cose civilmente si possono
dire anche sotto i regimi più
duri.
Si conclude così il quinto
SABATO 18 FEBBRAIO 2006
Roberto Benigni
e Nicoletta
Braschi ospiti a
Berlino con «La
tigre e la neve».
A destra, Meryl
Streep e
Lindsay Lohan
in una scena del
film «A prairie
home
companion» di
Robert Altman,
che è tra i favoriti
per un Orso
d’oro
FilmFestSpiele diretto Dieter
Kosslick e la parola passa ora
alla giuria presieduta da
Charlotte Rampling che dovrà distribuire i prestigiosi
Orsi d'Oro fra i 19 film passati in concorso di cui sei in
anteprima mondiale. Non dovrebbe mancare nella rosa dei
premiati Robert Altman col
suo acclamato «A Prairie Home Companion», commedia
corale su un leggendario programma radiofonico con un
cast stellare da Meryl Streep
a Kevin Kline.
Considerato che è una coproduzione tra Usa e Germania, che è stato girato negli
studios di Babelsberg a Berlino, anche «V for Vendetta»
di James McTeigue, incubo
fantascientifico su un regime
totalitario, potrebbe aspirare
ad un premio.
Fra i quattro film tedeschi,
un Orso potrebbe portarselo a
casa «Le particelle elemen-
tari» di Oskar Roehler dal romanzo di Michel Houllebecq,
ma la giuria non dovrebbe dimenticare l'outsider francese
Claude Chabrol con «L'ivresse du pouvoir», interpretato
da una strepitosa Isabelle
Huppert. Anche se ha vinto
un Orso d'Oro nel 2002 con il
film «In this world» la giuria
non può non assegnare un premio a Michael Winterbottom
per «The Road to Guantanamo», sulla tristissima vi-
cenda di razzismo anti-islamico avvenuto nel carcere di
massima sicurezza americano. I film belli quest'anno erano molti e crediamo che l'Italia resterà (come spesso accade ormai) a bocca asciutta. Dovrà accontentarsi di uno degli
eventi finali con Roberto Benigni e il suo, sottostimato in
Italia, «La tigre e la neve». E
qui a Berlino di neve se ne vede sempre parecchia.
Andrea Crozzoli
Grande entusiasmo e applausi
per i giovanissimi interpreti
della Compagnia della Rancia
TEATRO Successo per il musical lattemiele «Tutti insieme appassionatamente»
TRIESTE Prima che l'industria
inventasse le caramelle lattemiele, una delle esperienze
più dolciastre che si potevano
fare era la visione di «Tutti insieme appassionatamente».
Film di culto, record d'incassi,
cinque Oscar, la pellicola del
1965 con Julie Andrews e
Christopher Plummer trova
ancora oggi momenti di massima popolarità nelle programmazioni televisive, tra Natale
e Capodanno, quando corre
l'obbligo di essere buoni.
La trama è una variante di
Cenerentola, con spruzzatina
di storia contemporanea sopra uno sfondo alpino. Austria, 1938. Lei, Maria, è una
scampagnate in bicicletta,
grattatine sulla chitarra e solfeggi. Maria è così amabile e
così intonata che riesce ad
averla vinta su una insipida
baronessa viennese a caccia
di marito e perfino a far cantare, sul palcoscenico del festival di Salisburgo, la famiglia
von Trapp al completo. Il loro
inno
alla
stella
alpina
«Edelweiss, Edelweiss» è un
trionfo.
Il matrimonio tra il ricco e
la poverella sembrerebbe un
lieto fine, se la storia non ci
mettesse lo zampino. Cupe
ombre naziste («la bandiera
col ragno!», esclama candido
uno dei bambini) incombono
sulla dimora degli sposi. Sia-
Sette note per sette fratelli al Rossetti
Una scena del musical di Saverio Marconi applaudito al Rossetti
orfanella e sta per farsi suora.
Lui, von Trapp, un nobilotto
burbero dagli importanti gradi militari, fresco vedovo e
con sette figli. Lei viene spedi-
ta in casa di lui a fare da istitutrice ai pestiferi ragazzini,
che
delle
precedenti
«fräulein» han fatto polpette.
Ma li conquista a forza di
mo nei giorni dell'Anschluss,
l'annessione dell'Austria al
Reich nazista, e pur di non
sottostare all'odiosa tutela tedesca la famiglia canterina è
costretta a riparare in Svizzera. Motto consolatorio finale:
«Se Dio chiude un porta.. è
sempre per aprirne un'altra».
Naturale attendersi che il
musical tratto da «Tutti insieme appassionatamente» (ma
già il film era tratto da un musical) abbia una felice accoglienza anche a Trieste, dov'è
in programma al Politeama
Rossetti fino a domenica (doppia replica oggi) nell'edizione
della Compagnia della Rancia.
Applausi ed entusiasmi per
Alberta Izzo nel ruolo di Maria e piccola clac di ammiratori per il triestino Davide Calabrese, impegnati nei numeri
canori d'obbligo. Solo qualcuno tra il pubblico fa notare
che lui veste come il governatore carinziano Haider e lei
sembra Heidi, ma con i capelli tagliati alla Giovanna d'Arco. La platea tributa invece dimostrazioni d'affetto ai ragazzini. Sono sette in tutto, non
perché il militaresco von
Trapp sia particolarmente
prolifico, ma solo perché sulle
sette note si gioca la canzone
più celebre dello spettacolo,
«Do re mi». Sono davvero diabolici, gli autori dei musical.
Roberto Canziani
IN BREVE
«Casino Royale» si gira a Praga
RASSEGNA Incontro con il regista e interprete del nuovo spettacolo in vernacolo
La nuova «Bond girl»
è Eva Green, già
nel film di Bertolucci Da oggi la Barcaccia ospita le «Maldobrìe» di Carpinteri & Faraguna
Gianfranco Saletta vara «El vapor de fero»
PARIGI È l'attrice francese Eva Green, 25
anni (nella foto), la nuova Bond girl in
«Casino Royale», la nuova avventura dell'
agente 007 le cui riprese sono già iniziate
da tre settimane a Praga. Lo ha annunciato la Columbia Pictures.
Eva Green, già rivelazione nel film di
Bernardo Bertolucci
«The Dreamers» nel
2003 e nelle «Crociate» di Ridley Scott nel
2004, affiancherà Daniel Craig (James
Bond, ndr) nel ruolo
che ricoprì Ursula Andress nella prima pellicola del 1967.
Eva Green, che ha
battuto la concorrenza di attrici del calibro di Thandie
Newton, Olivia Wilde and Kimberly Davies, è la quarta attrice francese a fare la
sua comparsa in un film di James Bond
dopo Claudine Auger (1965), Carole
Bouquet (1981) e Sophie Marceau (1999).
È al quarto matrimonio
la figlia di Elvis Presley
NEW YORK Lisa Marie Presley (nella foto),
la cantante figlia di Elvis Presley, ha
sposato un chitarrista e impresario musicale in Giappone. Lo ha annunciato
un portavoce a Los Angeles. Lisa Marie
e Michael Lockwood
si sono sposati in
una cerimonia tradizionale giapponese a
Kyoto. Per lei è il
quarto matrimonio
dopo quelli con Nicolas Cage, Michael
Jackson, e Danny Keough, il padre dei
suoi due figli.
Keough è stato il
testimone per lo sposo. La madre Priscilla ha portato Lisa
Marie all'altare e la figlia Riley ha fatto
da damigella d'onore.
Lockwood ha prodotto l'ultimo album
di Lisa Marie, «Now What».
TRIESTE Al Teatro dei Salesiani di
Trieste, in via dell'Istria 53, per
la stagione della «Barcaccia», oggi, domani e il 25 e 26 febbraio il
Gruppo Teatrale per il Dialetto,
diretto da Gianfranco Saletta,
presenterà «Il vapore di ferro»
tratto dalle «Maldobrie» di Lino
Carpinteri e Mariano Faraguna
(sabato ore 20.30, domenica ore
17.30).
Il vecchio capitano Nicolich
ha il volto di Gianfranco Saletta. Regista dello spettacolo, l'attore goriziano ha un rovello che
vuol chiarire subito: le «Maldobrie» non vanno confuse con il
repertorio del teatro amatoriale.
«Dopo tanti anni - afferma - le
"Maldobrie" continuano ad ottenere un successo strepitoso. Sono state tradotte in tedesco,
francese, sloveno e croato. La
mia compagnia va anche nel Triveneto, a Roma, Milano, Bolza-
no e ovunque i teatri sono esauriti. Mi lascia molto perplesso
che non se ne accorga chi deve
erogare i contributi. Io ho alle
spalle 48 anni di teatro professionistico, nei maggiori teatri
italiani, con i più grandi registi.
E con me ci sono Riccardo Canali, Laura Bardi, Liliana Decaneva, Mariella Terragni. Lavoriamo secondo i criteri del teatro
professionistico, eppure da tutti
veniamo sempre considerati alla stregua del teatro amatoriale».
Perché piacciono ancora
le «Maldobrie»?
«Carpinteri & Faraguna hanno una vena assolutamente a se
stante, che hanno portato all'attenzione del pubblico in maniera eccezionale. Il loro dialetto
ha una particolare stesura grammaticale, non paragonabile a
quella del triestino, veneziano,
L’attore Gianfranco Saletta
istriano. È un dialetto inventato, una moneta in più per dar valore a questi testi. Anche in "El
vapor de fero" fanno una satira
benevola sul periodo storico
asburgico e pure sul fascismo.
Sentendo la voce di Mussolini e
una piazza esaltante che sostiene il suo discorso, il vecchio Nicolich dice: "Chi xè quel bumbaro
che ziga?"».
Cosa caratterizza le vostre
«Maldobrie»?
«Smussiamo il pericolo della
ripetitività con maniere nuove
di rappresentarle. Abbiamo cambiato lo stile delle scene. Lo scenografo Remigio Gabellini ha
sposato subito l'idea di avere in
scena elementi che si muovono,
perciò negli ultimi tre anni abbiamo fatto correre vapori, carrozze, navi e anche treni, in maniera molto semplice però simpatica. Il vapore che qui entra alla
fine è il ”Rex” di Fellini con il
gran pavese. Quest'anno poi abbiamo inserito una colonna sonora creata da Livio Cecchelin e
un coro maschile che appare
ogni tanto, simile al coro greco».
Maria Cristina Vilardo
Il classico di Hecht e MacArthur a Cordenòns con Gianmarco Tognazzi e Bruno Armando
«Prima pagina», un po’ troppo gridata
CORDENONS Nella prima metà degli anni '70,
quando il cinema americano stava progressivamente cambiando pelle ormai rassegnato a produzioni ricche di effetti speciali, un cineasta senza tempo come Billy Wilder regala al pubblico forse il suo film più
personale. Una pellicola che diventerà il
manifesto di un tipo di cinema ormai al
tramonto: «Prima pagina» (1974), interpretato dalla celebre coppia Walter Matthau
e Jack Lemmon e scritto da due drammaturghi eccezionali («Notorius», «Gilda»,
«Scarface», «Addio alle armi»…) quali Ben
Hecht e Charles MacArthur.
Lo stesso testo, ma nell'adattamento teatrale curato dalla Compagnia delle Indie
occidentali, è andato in scena l'altra sera a
Cordenòns (Pordenone) nell'ambito della
rassegna teatrale curata dall'Ert.
Inevitabili le curiose iterazioni tra film e
spettacolo teatrale: innanzitutto, perché
Wilder stesso imposta un tipo di messa in
scena di stampo assolutamente teatrale, e
poi, perché nell'adattamento di Edoardo
Erba (per la regia di Francesco Tavassi),
vengono proiettati spezzoni di film dei primi anni del sonoro, caratterizzanti un dialogo che si svolge all'interno di un cinema.
Il paragone, trattandosi di due linguaggi diversi non è corretto, ma nasce spontaneo e a perderne è sicuramente lo spettacolo che a Cordenòns ha sì divertito, ma sicuramente non convinto.
Il testo viene assolto, ricco com'è di dialoghi intrisi di ritmo comico, di un tetro sarcasmo e di temi socio-politici quali la pena
di morte, il degrado dell'autorità, il potere
dell'informazione, la denuncia sui limiti
del diritto di cronaca. Ma se anche nel film
di Wilder la sala-stampa dove si svolge
l'azione è una vera e propria sarabanda,
sul palcoscenico è apparsa troppo caratte-
rizzata e gridata, nonostante i personaggi
principali siano stati ben interpretati da
Gianmarco Tognazzi e Bruno Armando.
«Prima pagina» si pone come riflessione
caustica sulla ricerca della spettacolarità
(in questo caso l'impiccagione di un'innocente) della società americana. Ambientata nella Chicago del 1929, la commedia vede protagonisti i giornalisti dei principali
quotidiani che soggiornano nella sala stampa della Corte criminale in attesa dell'esecuzione di Earl Williams.
Tra loro, ma solo per una sorta di addio
al celibato, Hildy Johnson dell'«Examiner»
in partenza per Philadelphia dove si sposerà e si dedicherà alla pubblicità, ma che,
per un caso del destino, dovrà, ancora una
volta, sottostare alle febbre da notizia.
Curiosa coincidenza, poi, che il film di
Wilder venisse trasmesso in tivù, in terza
serata, la sera stessa dello spettacolo.
Beatrice Boschi
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