club milano
n. 24
Il modernariato conquista i milanesi: un oggetto che ha già vissuto ha sempre una storia da raccontare.
Daria Bignardi ha ricevuto talmente tanto affetto dai lettori che ha deciso di pubblicare un nuovo romanzo.
Cattelan: “Amo Milano per quello che non può darmi New York. Forse non è molto, ma per me è essenziale”.
La cucina nordeuropea ha radici antiche e sapori in grado di prendere per la gola anche noi italiani.
gennaio - febbraio 2015
Claudio Cecchetto: “Se fai il talent
scout, un po’ di bravura devi per
forza averla pure tu”.
− pagina 16
Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - LO/MI 3,00 euro
Porsche consiglia
Porsche consiglia
www.milano.porsche.it
Elogio della leggerezza.
911 Carrera GTS. Con formula Carrera GTS Light Leasing.
Vieni a scoprirla presso i Centri Porsche di Milano.
Rate a partire da 993 euro e zero costi di bollo e superbollo per un anno*.
Centro Porsche Milano Nord
Porsche Haus srl - Concessionario Porsche
Via Stephenson 53, Milano
Tel. 02 3560911
Centro Porsche Milano Est
Porsche Haus srl - Concessionario Porsche
Via Rubattino 94, Milano
Tel. 02 21080000
*Esempio per Porsche 911 Carrera GTS. Prezzo finale 143.987,00 euro (IPT prov. MI e messa su strada incluse). Leasing Porsche Financial Services Italia: durata 48 mesi. Anticipo, spese e bolli: 58.132,46 euro. 47 rate mensili da 993,50 euro cadauna. Riscatto finale opzionale 54.847,73 euro e chilometraggio totale 80.000. TAN 5,25%. Tasso Leasing 5,38%. Spese istruttoria pratica
366 euro. Spese d’incasso canone 4,88 euro. Tutti i valori IVA inclusa. L’offerta è valida per immatricolazioni entro il 31/03/2015. La copertura assicurativa furto/incendio (prov. MI), è disponibile a partire da 140,72 euro mensili per tutta la durata della locazione (TAEG 8,43%) in presenza di antifurto satellitare approvato dalla casa. Salvo approvazione di Porsche Financial Services Italia S.p.A.
Ulteriori informazioni sui fogli analitici e informativa europea sul credito ai consumatori disponibili in concessionaria. Consumi ciclo combinato: da 10 a 8,7 l/100 km. Emissioni di CO2: da 235 a 202 g/km. Offerta disponibile solo presso i Centri Porsche di Milano.
editorial
Tra passato e futuro
Per chi viene da fuori, Milano rappresenta qualcosa di straordinario. Senza essere una
metropoli in senso stretto, e con una superficie abitativa molto inferiore rispetto ad
altre grandi città europee, a Milano viene da sempre riconosciuta una dimensione
internazionale unica in Italia. Prima capitale mondiale della moda, poi del design
e ora del food. Si può dire che tutto quanto sia lifestyle, nel senso di “tendenze”
(parola abusata ma sempre attuale), prima passi da qua. Il gap di attrattività che
inevitabilmente viene scontato a livello turistico rispetto alle più ricercate città d’arte
come Roma, Firenze, Venezia o Verona, viene ampiamente colmato dalla capacità
del capoluogo meneghino di essere sempre un passo avanti e di reinventarsi. La proiezione verso il futuro è la vera caratteristica distintiva della nostra città, che non
a caso ha una concentrazione di start up e incubatori inimmaginabile nel resto del
nostro Paese. Per non parlare degli aspetti urbanistici e architettonici che, mai come
in questi anni, hanno stravolto il nostro stesso sguardo, mai annoiato. Tutto questo è
la migliore risposta per coloro che recentemente mi hanno chiesto come facciamo
a trovare sempre, ogni due mesi, degli argomenti di cui parlare su Milano. Chi non
vive in una redazione forse neppure immagina quanti temi, altrettanto interessanti,
abbiamo dovuto selezionare, scartare o posticipare in questi quattro anni di attività,
tante sono le storie da raccontare. Con questo numero entriamo nel nostro quinto
anno. Un periodo volato via velocissimo e un traguardo che all’inizio pareva davvero
un’utopia, soprattutto vista la crisi che ha colpito a più livelli ogni settore economico.
Se siamo ancora qua, se siamo cresciuti, e se ora ci siamo persino rinnovati, a partire
dalla copertina con una nuova veste grafica, è solo grazie al fatto che in questi anni
siamo stati lo specchio fedele di una città che come una donna volubile e geniale
ti fa impazzire, spesso arrabbiare, ma alla fine vince sempre lei. Teo Teocoli, Flavia
Pennetta, Linus, Andrea Berton, Sergio Scariolo, Giovanni Soldini, Fabio Novembre,
Nicola Guiducci, Paolo Rossi, Elio Fiorucci, Eugenio Finardi, Marco Lodola, Giulio
Cappellini, Elio, Gino e Michele, Carla Sozzani, Stefano Bollani, Giovanni Gastel,
Stefano Giovannoni, Beppe Bergomi, Benedetta Arese Lucini, Claudio Bisio, Gualtiero Marchesi e ora Claudio Cecchetto. Sono i personaggi delle 24 copertine di Club
Milano che ci hanno accompagnato fin qua, ognuno con una storia unica, a proprio
modo straordinaria. Non tutti di Milano, ma con un solo comune denominatore: la
storia di ciascuno di loro si sarebbe potuta realizzare solo qua.
Stefano Ampollini
4
contents
point of view
10
focus
Gente fiduciosa e ladri di biciclette
Gli oggetti raccontano
di Roberto Perrone
di Marilena Roncarà
inside
26
12
Brevi dalla città
a cura della Redazione di Club Milano
outside
14
Brevi dal mondo
a cura della Redazione di Club Milano
cover story
16
Giocare… Creare… Superman!
di Simone Sacco
interview
28
Una famiglia sullo sfondo
di Nadia Afragola
focus
30
Servizio in guanti bianchi
di Elisa Zanetti
interview
32
Milano (quasi) meglio di New York
di Nadia Afragola
focus
36
L’almanacco dei desideri
portfolio
20
di Carolina Saporiti
Seguendo le orme di Bonatti
Testo di Andrea Zappa Foto di Walter Bonatti
focus
La web-tv su Milano
di Marilena Roncarà
6
38
contents
design
42
wellness
Manifesto Scandinavia
Ayurveda in alta quota
di Davide Rota
di Simona Lovati
56
overseas
58
Arte, tradizione e curry
di Elena Cappelletti
food
44
Intrigo (culinario) a Stoccolma
food
di Simone Zeni
60
Enrico Derflingher
weekend
46
di Andrea Zappa
Museo vista Mar Baltico
di Carolina Saporiti
style
48
The vernissage
di Luigi Bruzzone
free time
62
Da non perdere
di Enrico S. Benincasa
secret milano
64
Il mondo sotterraneo dei Cobianchi
di Marilena Roncarà
wheels
52
“Carrozze” da sogno
di Andrea Zappa
In copertina
hi tech
8
54
Claudio Cecchetto
Godersi il tecno-comfort di casa
Foto di
di Paolo Crespi
Matteo Cherubino.
point of view
roberto perrone
Giornalista e scrittore dalle radici zeneisi si
occupa di sport, enogastronomia e viaggi per
Il Corriere della Sera. Il suo ultimo romanzo si
intitola La cucina degli amori impossibili edito da
Mondadori che coniuga le sue passioni: la Liguria, la cucina, le donne, i viaggi e lo sport.
Design &
MoDern
Living
Gente fiduciosa
e ladri di biciclette
Mia moglie mi ha guardato con quella faccia un po’ così, quell’espressione un
po’ così che mette su quando deve farsi perdonare qualcosa. “Mi hanno rubato la
bici”. Ho aggiornato il cahier des doleances dei furti milanesi subiti della signora
(per quelli around the world ho un altro cahier): due biciclette; due monopattini;
un trapano; le chiavi di casa (ho dovuto rifare le serrature). I due monopattini mi
stanno ancora qui perché li avevo portati per i bambini da Sydney. Un viaggio di
24 ore, tre scali e poi vennero abbandonati sul pianerottolo. Adieu. La storia del
trapano è troppo lunga. Perché deve farsi perdonare? Perché sono tutti furti dovuti
alla sua fiducia nel prossimo, malgrado i miei avvertimenti. Lasciare la bici con una
catenina che sembra quella della Cresima e non attaccarla nemmeno a un pilone/
palo/guardrail è un invito a farsela portare via, come mollare i due monopattini
sul pianerottolo della nostra vecchia casa, diventato una specie di deposito. Pensava che lì non sarebbe venuto nessuno a prendersi quei due gioiellini cromati made
in Australia.
Penso alla fiducia di mia moglie, al fatto che va in giro per Milano come se fosse il
paesino ligure dove abbiamo il nostro buen retiro, senza guardarsi le spalle come
faccio io, ignorando certi recenti, e più gravi, racconti di micro-criminalità che
testimoniano l’imbastardimento della metropoli. Non è solo sconsideratezza, è
un atteggiamento del cuore. Infatti mi piace quel suo sguardo, anche se dovrebbe
stare più attenta. Mi piace perché io non ce l’ho, perché faccio fatica a non guardarmi le spalle e a fissare con sospetto certe facce, certi angoli, certe ore. Milano
è una grande città, ha un fascino che mi colpisce ancora, anzi forse ancora di più
rispetto al passato. Offre scorci indimenticabili e luoghi incantati che ora diventeranno patrimonio dei milioni di persone che arriveranno tra poco per l’Expo.
Nelle pagine che seguono questi miei pensieri in (molta) libertà ci sono i racconti
di persone che hanno vissuto e vivono la città, che hanno costruito qui le loro vite,
magari venendo da fuori, come me. A loro, a noi stessi, a tutti quelli che vengono qui dovremmo saper offrire una città funzionale, moderna, rispettosa del suo
passato. Una città sicura. Una città dove i ladri di biciclette siano una minoranza,
anzi scompaiano del tutto. Una Milano sicura, che sappia ripagare la fiducia che
persone come mia moglie le regalano ogni giorno.
Roberto Perrone
10
www.spotti.com
[email protected]
SPOTTI MILANO +
VALCUCINE MILANO PIAVE
Viale Piave, 27
20129 - Milano
T +39 02 781953
F +39 02 794272
LOGISTICA +
CENTRO CONSEGNE
Viale Nobel, 26/A
20851 - Lissone - MB
T +39 039 2457955
F +39 039 484973
VALCUCINE MILANO BRERA
C.so Gribaldi, 99
20121 - Milano
T +39 02 6597588
F +39 02 62912163
SEDE LEGALE
Viale Piave, 27
20129 - Milano
P.IVA 12645280153
C.F. 07343480153
www.citroen.it
INSIDE
Click and ticket
ATM ha lanciato la sua nuova app, ATM Milano Official App.
La principale novità è la possibilità di comprare i biglietti (anche
quello singolo urbano) pagando con Paypal o carta di credito.
Disponibile in italiano e inglese, per iOS, Android e Windows
Phone, è aggiornata costantemente sul traffico di Milano e
consente di calcolare il percorso più veloce per raggiungere la
propria destinazione.
www.atm.it
LA LUCE SVELA CHI SEI
La cucina del mondo
Dal 12 al 16 gennaio a Expo Gate si è parlato di cucina
“dell’altro mondo”, in collaborazione con Identità Golose. A
pochi mesi dall’inizio di Expo i milanesi hanno potuto scoprire chi sono e cosa cucinano i migliori chef stranieri della
città. Il ciclo di incontri La cucina internazionale a Milano
ha incluso racconti seguiti da showcooking di cuochi provenienti da Giappone, Perù, Cina, India, Brasile, Egitto, Tunisia,
Mali, Congo e Vietnam.
Le nuove serie di Kris Ruhs
www.expogatemilano.org
Ha inaugurato lo scorso 17 gennaio la mostra,
che andrà avanti fino al primo febbraio, di Kris
Ruhs presso la Galleria Sozzani di Milano. I lavori
di New Series esplorano la divisione tra spazio,
tela e soggetto attraverso la costruzione di
“schermi” al di sotto dei quali altre superfici sono
svelate e in cui la mano dell’artista è visibile.
www.galleriacarlasozzani.org
Training puro
Un White da wow
Si è conclusa il 19 gennaio l’ultima edizione
di White Show, questa volta inaugurata con il
rapper Marracash che ha scelto proprio il salone
della moda contemporanea per lanciare la sua
prima collezione KG. Tra gli spazi di Superstudio
Più e dell’Ex Ansaldo hanno esposto le loro linee
180 marchi; nuovo il progetto WOW 0.15, un
esclusivo brandmix dedicato al web e studiato
dal team di Highsnobiety insieme a White.
www.whiteshow.it
12
Ha aperto a Milano in via Borgogna 5 San Babila PURE
che supera il concetto di palestra e lancia quello di Personal
Training Studio. Qui i clienti si allenano in esclusive lezioni
one-to-one. In programma ci sono anche collaborazioni
con esperti internazionali e un calendario eventi per scoprire
metodologie di allenamento sperimentali.
purewellness.it
DS 3 CON NUOVI FARI XENO FULL LED
DS 3 1.4 VTi 95 GPL. Consumo su percorso misto: 5,9 l/100 Km (uso benzina) - 8,2 l/100 Km (uso GPL). Emissioni di CO2
su percorso misto: 136 g/Km (uso benzina) - 129 g/Km (uso GPL). La foto è inserita a titolo informativo.
CRÉATIVE TECHNOLOGIE
Ti aspettiamo presso i nostri showroom e su www.citroenmilano.it
CITROËN ITALIA S.P.A. FILIALE DI MILANO
VIA GATTAMELATA 41 - VIALE MONZA 65 TEL 02.39.76.22.19 – 02.26.11.23.47 – www.citroenmilano.it – [email protected]
outSIDE
A ritmo scandinavo
Ancora più Premium
Dopo il successo della passata
stagione, PREMIUM (che si è
svolto dal 19 al 21 gennaio scorsi)
ha deciso di ingrandirsi. Con un
aumento della superficie del 17%,
PREMIUM quest’anno ha infatti
ospitato 1.000 marchi e 1.800
collezioni disposti su circa 27.000
metri quadrati, rafforzando il
ruolo internazionale di Berlino nel
mondo della moda. Nella nuova
sala hanno esposto solo marchi di
lusso, nuovi brand internazionali e
giovani designer di talento.
www.premiumexhibitions.com
Watch/lab, nuova realtà distributiva specializzata in marchi di nicchia,
debutta con il lancio degli orologi di design svedese Daniel Wellington, che
esprimono il successo della creatività scandinava. Sottili ed eleganti, questi
cronografi hanno la cassa tonda e priva di eccessivi dettagli. Elemento
distintivo è il classico cinturino NATO. La collezione comprende 24 modelli
con cinturini in cuoio più 10 cinturini NATO interscambiabili.
www.danielwellingtone.it
MORE house
La collezione di case prefabbricate MORE si è arricchita della
wowhouse, realizzata con il nuovo
sistema legno, che permette di realizzare una casa durevole, sicura in
caso di sisma ed ecosostenibile. La
forma si ispira al modello archetipo
di casa il cui cuore è rappresentato
da un vano strutturale che si occupa della distribuzione architettonica
ed energetica. MORE è un sistema
innovativo di progettazione architettonica e costruzione prefabbricata per case su misura del gruppo
Terra Moretti.
www.morettimore.it
15 anni di puro gusto
Versace apre a San Paolo
Una nuova boutique, presso lo Shopping Iguatemi, che
esprime il concept pensato da Donatella Versace in collaborazione con l’architetto inglese Jamie Fobert. Il negozio, che
si sviluppa su un’area di 135 metri quadrati, fonde sapientemente opulenza e tradizione architettonica italiana con il
dinamismo e l’energia Versace di oggi: un dialogo tra passato
e futuro e tra la maison e i suoi clienti.
www.versace.com
14
Havana Club Gran Reserva Añejo 15 Años
riflette la prodigiosa essenza dell’identità cubana.
Un’edizione limitata, per la prima volta disponibile in Italia, che nasce dalla ripetuta miscelazione,
in fusti di quercia, delle migliori riserve custodite
nelle cantine Havana Club e invecchiate almeno
15 anni. Un rum unico, custodito in un’elegante
bottiglia in vetro slanciata e sinuosa e impreziosita dal lettering in rilievo e da un’etichetta
sofisticata. La confezione è completata da un
astuccio total black.
havana-club.it
Cover story
Cover story
claudio cecchetto
GIOCARE… CREARE…
SUPERMAN!
Ha inventato personaggi mediaticamente potentissimi (Jovanotti, Fiorello, gli
883, Fabio Volo), ha baciato sulle labbra il successo e l’etere italiano non sarebbe
stato lo stesso senza le sue “visioni” sfociate in Radio Deejay e Radio Capital.
Avrebbe potuto vivere di rendita in quella Milano che l’ha accolto fin dagli anni
Cinquanta, ma ancora oggi è alla ricerca di qualcosa che non c’è.
Ha provato a raccontarcelo nella sua sincera autobiografia In Diretta e poi è
andato decisamente più a fondo in questa chiacchierata con Club Milano. Lui
è Claudio Cecchetto e, se da piccoli ballavate il Gioca Jouer o sognavate l’Italodisco, è inutile aggiungere altro…
di Simone Sacco
Foto di Matteo Cherubino
Come se si accendesse la lucina rossa
dell’On Air e tu, travolto da quel comando, ti sentissi improvvisamente
libero di parlare col mondo. La magia
della radio, sapete? Solo che chi parla
alla fine è sempre lui: Claudio Cecchetto da Ceggia (vicino a Venezia), classe 1952, di professione “talent-scout”,
“discografico”, “disc jockey”. O “spirito
warholiano” nel senso di colui che trascina il pop alle masse. E tu, cronista,
devi solo riannodare i fili del discorso
e seguire il suo coinvolgente flow. Anche perché l’ex proprietario di Radio
Deejay (prima della lunghissima “guerra fredda” con il successore Linus scongelatasi solo di recente) sarebbe qui per
promozionare In Diretta, l’autobiografia che ha scritto per Baldini & Castoldi
dopo anni di corteggiamento editoriale.
Solo che Cecchetto preferisce liquidare
la pratica in poche battute (“Il libro? È
stata un’idea dell’editore, ma ho preferito
scriverlo io per evitare una sequenza di
nozioni modello Wikipedia. A mia moglie
16
è piaciuto molto fin dall’inizio e questo mi
ha dato coraggio nel portarlo a termine”)
e comincia subito a sviare sul copione.
Mi rendo conto dal suo sguardo vispo
e dalle sue occhiate ficcanti che crede
molto in quello che dice. E comprendo
che è stata questa sua incrollabile sicurezza ad averlo tramutato nell’uomo
“del prima e del dopo” che diverte l’Italia fin dagli anni di piombo. Pensateci
bene: prima di Cecchetto non avevamo
il funky trasmesso nell’aria, le scarpe da
ginnastica portate audacemente con lo
smoking (a Sanremo, per di più!), Radio Deejay, People from Ibiza, Jovanotti, il karaoke, i punti cardinali cantati
dagli 883, i bestseller di Fabio Volo, la
bonomia di Gerry Scotti e molte altre
cose. Dopo invece era già tutta cultura
di massa. E nel mezzo ci stava questo
veneto dai capelli lunghi: enigma per
molti; grande burattinaio del mainstream per chi lo critica; genio per chi fa
fatica oggigiorno a vendere un sogno,
figuratevi un disco.
Partiamo subito in quarta: Cecchetto
si nasce o si diventa?
Vallo a capire! (sorride, NdR) Nel mio
caso credo si sia trattato di una buona combinazione tra talento, analisi,
passione e fortuna. Il talento devo per
forza includerlo perché, se fai il talent
scout, un po’ di bravura devi averla
pure tu. Poi però serve anche l’analisi,
capire su cosa stai investendo. E infine
una bella botta di fondoschiena perché
io ce l’ho fatta venendo da Ceggia, un
comune di 5 mila anime. Che non è
come dire Londra o New York…
Ti riconosci nella definizione di “talent scout”? Perché è facile inquadrarti
come una specie di icona-pop che ha
segnato il confine tra il peso ideologico degli anni Settanta e la leggerezza
(apparente) del decennio successivo…
In tutta sincerità, io continuo a sentirmi
un semplice disc jockey. In fondo qual è
il compito di un dj? Selezionare il prodotto migliore tra le centinaia che sente
ogni giorno. Avere quell’intuizione che
17
Cover story
Cover story
“Non ho mai voluto spendere tutta la
mia vita su un solo artista perché
a me piace più costruire che gestire”
Il Gioca Jouer, il ballo
di gruppo declamato
da Cecchetto nel 1981
(uno dei singoli più
venduti quell’anno),
nacque grazie “al
grande lavoro di Claudio
ciò che piace in primis a te, può piacere anche agli altri. A molti altri. Ecco
perché non mi ritengo un predestinato.
Chiunque, con la giusta dose di passione e un pizzico di metodo, potrebbe
raggiungere i miei stessi risultati.
Anche in quest’epoca?
Certo: cos’ha che non va il terzo millennio?
Beh, crollo della discografia a parte,
è palesemente nostalgico. Ritengo che
sia difficile proporre qualcosa di nuovo se accendi la radio e ci trovi dentro
un’orgia di evergreen degli ultimi trenta/quarant’anni.
Ma quella è solo una conseguenza di
Internet. Il web ha aperto questo scrigno di cose belle e il grosso pubblico
ci si è buttato. Sai, non ci trovo grandi differenze da quando i CD fecero
la loro prima apparizione sul mercato,
alla metà degli anni Ottanta. Anche lì
cosa credi che si vendessero? Le ristampe dei Beatles o l’ultimo gruppo più
innovativo? La gente, ciclicamente, ha
bisogno di passato. Ma poi va avanti…
Quindi ci sarà futuro per la musica?
O ci ritroveremo anche nel 2025 a fare
la fila per le prevendite di Springsteen
o degli U2?
La vedo dura, durissima se restringiamo
il discorso alla sola musica. Nel senso
che il gusto popolare si è spostato altrove. Nei talentshow, ad esempio, dove
per me le innovazioni sono ancora consentite. L’importante è non intestardirsi
a ricreare il passato. O a cercare ossessivamente nuovi generi musicali visto
18
che le note restano sette.
Cosa intendi quando dici che nei talent si può ancora innovare?
Che la voce non è tutto. Proprio in questi mesi sto lavorando a un mio talent
(di prossima uscita) in cui voglio scoprire esattamente chi sei, che “attitude” hai, prima di metterti davanti a un
microfono e mandarti in televisione rischiando di rovinarti la carriera. E considera che io ho prodotto degli album
da milioni di copie senza che il cantante solista fosse al livello di Pavarotti…
Ti riferisci al Jovanotti di ‘Gimme
Five’?
Esattamente. For President, il debutto
di Lorenzo datato 1988, vendette qualcosa come 500 mila copie e, musicalmente parlando, era abbastanza povero.
Però aveva dentro quell’energia, quella
faccia tosta che oggi faccio fatica a trovare nei dischi contemporanei.
L’input, in quel caso, chi te lo diede? Il
primo rap che arrivava dagli States?
Il rap, certo, ma anche Malcolm McLaren. L’inventore dei Sex Pistols fu uno
degli artisti che trasmisi di più a Radio
Deejay ai tempi dei suoi singoli Buffalo Gals e Double Dutch. E comunque,
quando arrivò il punk, mi dissi: “Ok,
anch’io voglio ricreare quella botta!”.
Prima mi citavi i Beatles. So che uno
dei tuoi modelli principali è stato
Brian Epstein, il cosiddetto “Quinto
Beatle”. Il loro manager morto in circostanze tragiche nel 1967…
I Beatles erano il massimo, collezionavo
ogni singola cosa su di loro. A me però
intrigava anche la figura di Epstein visto che fu lui a dargli quell’aria da bravi
ragazzi, a consigliarli di fare l’inchino
ogni volta che terminavano una canzone, a suggerirgli di sorridere... Anni
dopo avrei capito a fondo il suo ruolo basilare sintetizzandolo in una frase
che ho messo pure nel libro: il talento è
un dono, ma il successo è un lavoro che
va fatto bene. Ogni singolo giorno.
I Beatles significano anche BBC. Secondo te un modello simile è esportabile in Italia dove imperano radio
improntate sul “cazzeggio”, sugli zoo e
sulla parlantina vuota dei dj?
Gli inglesi sanno fare radio e musica
di qualità esattamente come noi siamo
bravi con gli spaghetti. Nei nostri network manca innanzitutto il gusto del
rischio: sintonizzi una stazione a caso
e le trovi tutte accomodanti nei confronti dell’ascoltatore, legatissime alle
classifiche Top 30, quasi come se non
volessero disturbare...
Torniamo un attimo ad Epstein: a lui,
ad un certo punto, il “bel giocattolo”
scappò di mano in quanto i Beatles
erano diventati troppo grandi. A te è
mai successo con qualcuno dei tuoi
protetti?
Ogni singola volta e sempre per mia
volontà. Non ho mai voluto spendere
tutta la mia vita su di un solo artista
perché a me piace più “costruire” che
“gestire”. Un uomo deve essere ricordato non per ciò che è, ma per le cose che
fa. Ed io fortunatamente ne ho fatte
tante...
Simonetti dei Goblin.
Gli chiesi una melodia
sulla falsariga di
Whatever You Want
degli Status Quo e lui
tornò con quella base:
direi che ha funzionato”.
Qual è il segreto?
Agire per me stesso e non per il pubblico. Che tanto poi quest’ultimo ci arriva.
Quando ho fondato Radio Deejay, mi
sono sentito dare spesso dell’esterofilo
dai colleghi, ma che colpa avevo io se
mi piacevano la new wave e l’hip hop?
Certe cose la Rai manco si sognava di
mandarle in onda! Vorrei aggiungere
una cosa…
Prego.
Mi piace ancora oggi non appiattire le
mie emozioni. Se incontro Celentano o
De Gregori, non mi metto a fare l’amicone e preferisco starmene in disparte.
Godo a sapere che quello non è lavoro,
ma che ho ancora dei veri miti di fronte
ai miei occhi.
Che poi questo pudore, questa genuinità da “forever fan” è anche quella
che ha reso grandi gli 883, no?
Sì, Max e Mauro (Pezzali e Repetto,
NdR) raccontavano un mondo, quello
delle grandi compagnie di paese, che mi
invaghì da subito. Un mondo che non
avevo mai vissuto di persona a causa
dei numerosi traslochi della mia famiglia, ma che sentivo profondamente
mio. Diciamo che gli 883 hanno posto
rimedio a questa mia mancanza.
Cosa porti nel cuore di Milano?
Affettivamente parlando, il quartiere
della Chiesa Rossa perché è lì che sono
cresciuto. E poi tutta la zona dei Navigli, dalla Darsena fino a Corsico: mi
è sempre piaciuta l’energia dei suoi localini aperti tutta la notte anche se ora
vivo dalle parti di San Siro, un luogo
decisamente più rilassante! (ride)
I vecchi negozi di dischi ti mancano?
Quelli storici, intendo.
No, non sono nostalgico da questo punto di vista. Pensa che tutti i miei 33 giri
e mix devo averli lasciati nei magazzini
delle varie radio in cui ho lavorato: Radio Milano International, Radio studio
105, Deejay, Capital…
Mi sembra incredibile sentirlo dire da
uno cresciuto a pane e vinile …
Il fatto è che sul vinile si è fatta troppa
filosofia negli ultimi tempi. Oggi è inutile comprarlo se si parla di un artista
moderno: l’ultimo album di Beyoncé
suona esattamente uguale su vinile
come nell’iPod. Un altro paio di maniche è Songs In The Key Of Life di Stevie
Wonder. Che è del 1976 ed è stato studiato per essere suonato esclusivamente sul giradischi. Manco su CD rende,
figurati compresso in tanti mp3...
Ultima domanda: sei su una torre assieme a tutti i personaggi che hai scoperto e gli esperimenti vincenti in cui ti
sei avventurato. Solo che state un po’
stretti: chi butti giù per fare spazio?
Mi butto io. Che dici, la torre è bella
alta?
Immaginati quelle costruite e non ancora finite per l’Expo…
Allora adopero il paracadute. E, una
volta atterrato, penso subito a un nuovo progetto.
19
Portfolio
Portfolio
In questa pagina.
Isola di Pasqua, Cile.
Novembre 1969.
Nella pagina a fianco.
Cascate Murchison,
Nilo Vittoria, Uganda.
Giugno 1966.
SEGUENDO LE ORME
di BONATTI
“Ho cercato di mettermi nei panni del primo uomo sulla Terra, un uomo che guarda
affascinato e attento il mondo intorno a lui per trarne una lezione di vita”, questo
l’approccio che il grande esploratore e alpinista Walter Bonatti, classe 1930, ha sempre
mantenuto nei suoi viaggi di scoperta. Chi ama le terre lontane e le spedizioni può
ripercorrere 30 anni di avventure attraverso la mostra “Walter Bonatti. Fotografie dai
grandi spazi” presso il Palazzo della Regione Fotografia in Piazza dei Mercanti 1 a Milano
fino all’8 marzo. Un’esposizione ampia caratterizzata da innumerevoli scatti, ma anche da
video e documenti inediti che danno vita a un percorso visivo coinvolgente, che
fa invidiare un po’ la vita del grande fotoreporter bergamasco.
Testo di Andrea Zappa
Foto di Walter Bonatti / Contrasto
20
21
Portfolio
Portfolio
In questa pagina.
Villaggi e popolazioni
toradja (centro isola
Sulawesi), Indonesia.
Dicembre 1974.
Nella pagina a fianco.
Michaelmas Cay,
Grande barriera
corallina, Australia
orientale, 1969.
22
23
Portfolio
Portfolio
In questa pagina.
Gruppo dell’Illampu
(6362 metri) nella
Cordillera Real de
Bolivia. Ottobre 1973.
Nella pagina a fianco.
Vulcano Krakatoa,
Indonesia. Dicembre
gennaio 1968.
24
25
FOCUS
FOCUS
gli oggetti raccontano
Gli oggetti che hanno già vissuto piacciono perché hanno una storia da raccontare, che poi
è la storia della nostra umanità. E lo testimoniano i tanti negozi di modernariato sparsi
in giro per la città, un invito a riscoprire il gusto del bello e a rinnovarsi di continuo.
di Marilena Roncarà
indirizzi
Aria D’Italia
via Giovenale 7
via delle Tofane 5
Mauro Bolognesi Kindergarten
Ripa di Porta Ticinese 47
Galleria Colombari
via Maroncelli 10
Galleria Anna Patrassi
via Maroncelli 3
Galleria Wabi
via Garigliano 3
Fragile Milano
via San Damiano 2
Nilufar
via della Spiga 32
Spazio 900
viale Campania 51
corso Garibaldi 42
01
01. La galleria Nilufar,
“fiore di loto” in
lingua farsi, nasce
dalla passione di Nina
Yashar per il design.
Sono 3 piani al 32 di
via della Spiga, dove
pezzi di Carlo Mollino,
Ettore Sottsass, Piero
Fornasetti e Giò
Ponti si mischiano
con lampadari cinesi,
tappeti scandinavi e
cabinet tibetani.
26
“Tante cose belle” non è solo un saluto un po’ formale di congedo, con cui ci si augurano accadimenti felici, ma è anche un’espressione che in
senso ampio allude a quanto la felicità sia legata
agli oggetti che ci circondano, che a volte solo a
guardarli mettono di buonumore, sanno di casa,
raccontano di persone e storie lontane. Insomma,
le cose, per dirla con le parole del filosofo Remo
Bodei, continuano a “rappresentare nodi relazionali con la vita degli altri, anelli di continuità tra le
generazioni, ponti che collegano storie individuali e
collettive”. E tutto questo diventa subito evidente entrando in un negozio di modernariato, dove
ogni oggetto pare messo lì per provocarci un senso di curiosità misto a meraviglia. “Noi che facciamo questo lavoro siamo come degli esteti, abbiamo
una specie di istinto nei confronti di alcune cose e
nella maggior parte dei casi ci innamoriamo degli
oggetti che proponiamo”, racconta Maiter Ferrario,
teorica dell’arte, amante della fotografia e del modernariato, nonché collezionista appassionata che
sette anni fa ha aperto, nel cuore del quartiere Isola, la Galleria Wabi. “La bellezza degli oggetti che
tratto è che raccontano delle storie, perché hanno già
vissuto in un’altra casa”, continua Ferrario, il cui
prossimo obiettivo è aprire a Parigi, anche perché
“fuori dall’Italia lavorare è più facile” ci dice, come
a rimarcare un leitmotiv che accomuna anche gli
ambiti più impensabili.
Chi invece già da tempo lavora soprattutto con il
mercato internazionale è Nina Yashar, fondatrice
nel 1979 della Galleria Nilufar, nella centralissima via della Spiga. Nota come una delle più importanti dealer della scena mondiale, Nina Yashar,
orginaria di Teheran ma in Italia dall’età di 6 anni,
nella sua galleria combina, come in un gioco sempre ben riuscito, pezzi di design di epoche differenti. “A chi entra da Nilufar voglio trasmettere la
sensazione di essere dentro una casa immaginaria
– ci spiega la “Queen of Design” (così la chiamano) – quello che cerco sono i pezzi meno visti, pezzi
che poi sono speciali anche nel prezzo, dato che rarità
coincide con costosità”.
Dell’importanza di essere presenti sul mercato
internazionale, data la staticità di quello italiano
è convinto anche Walter Mondavilli che, assieme
02
il bistrot d’antan
Per chi vuole godere delle meraviglie dell’arredo anche tra una
forchettata e l’altra di una cucina
semplice e casalinga il bistrot da
provare è Aromando, in zona
Sempione. Qui ogni cosa: credenze, sedie, tavoli stoviglie, senza
tralasciare i dettagli, dalle vecchie
stufette elettriche a qualche pregevole oggetto design, è rimasto fermo agli anni Cinquanta e sembra di
entrare nel salotto buono della zia.
Insomma la ricercatezza estetica è
assicurata, per la cucina non resta
che andare a provare. Aromando
Bistrot, via Moscati 13.
03
al socio Marco Arosio e soprattutto con l’obiettivo comune di coniugare gusto e qualità, sei anni
fa fonda Aria d’Italia, una galleria per due sedi:
una in via Giovenale, con oggetti e mobili degli
anni Trenta, Cinquanta e Sessanta; l’altra in via
delle Tofane, dove un grande spazio è dedicato
all’oggettistica e in particolare ai vetri di Murano e all’illuminazione. Ma davvero tante, per tutti i gusti e tutte le tasche, sono le possibilità per
chi sceglie il modernariato a Milano: dalla tappa
obbligata in via Maroncelli per la Galleria Anna
Patrassi, la nota “imperatrice del modernariato”
(al civico 3), e per la Galleria Rossella Colombari
(civico 10) nata agli inizi degli anni Ottanta e specializzata anche in arte del XX secolo, alla grande
esposizione permanente di mobili d’antan di Spazio 900 fino a Fragile, altro luogo di riferimento
per modernariato e l’home decoration, da poco
trasferitosi nella nuova location di via San Damiano, con il restyling firmato Alessandro Mendini.
Tutt’altra atmosfera, ma non meno affascinante è
quella che si respira invece al 47 di Ripa di Porta
Ticinese, dove ad accoglierci è un tripudio di mo-
bili di design scandinavo: tavoli, poltrone, sedute,
ma anche lampade, specchi e librerie che in un
rimando di linee e forme fanno rimbalzare di continuo la nostra attenzione da un oggetto all’altro.
Qui il padrone di casa è Mauro Bolognesi e la sua
Galleria nasce nel 2004. “Prima mi occupavo di
antiquariato fine ‘800 e inizi ‘900, poi mi sono appassionato di design scandinavo e ho aperto questo
negozio. E tutto sommato funziona, anche se è meno
facile di qualche anno fa” – ci racconta lo stesso
Bolognesi – “Gli oggetti che hanno vissuto piacciono
molto e poi ognuno si fa la fantasia che vuole sulla loro storia, a meno che non ci sia già una storia
che posso raccontare io, come nel caso delle lampade Fontana Arte di cui avevo la ricevuta originale
firmata dallo stesso signor Fontana. Sono brividi
che riempiono di soddisfazione. Per questo non ci si
stanca mai di questo mestiere e anche se da qui a
20 anni bisognerà reinventarsi qualcosa di nuovo, io
continuo a immaginarmi in mezzo a mobili e mobiletti fino a 90 anni. E conto di arrivarci”.
Come a dire che il modernariato, tra l’altro, mantiene giovani.
02. La Galleria Mario
Bolognesi, in via Ripa
di Porta Ticinese 47,
è un riferimento in
fatto di design e mobili
scandinavi.
03. La sede espositiva
di via delle Tofane 5,
quella specializzata
in oggettistica,
illuminazione e vetri di
Murano, della Galleria
Aria d’Italia. Riceve su
appuntamento.
27
Interview
interview
daria bignardi
La cover di L’amore
una famiglia sullo sfondo
che ti meriti, l’ultimo
romanzo di Daria
Bignardi edito da
Mondadori.
Custodisce i segreti delle interviste “scoop”, lei che con il suo programma Le invasioni barbariche occupa dal
14 gennaio 2015 la prima serata del mercoledì sera su La7. Ha alternato la conduzione del Grande Fratello,
della Fattoria a programmi intellettuali capaci di catturare ascolti come pochi altri e scrive romanzi (anche
per sé stessa), raccontando di famiglie, ingranaggi estremamente delicati e complessi.
di Nadia Afragola
Dopo l’autobiografico Non vi lascerò
orfani (vincitore dei premi Rapallo e
Elsa Morante) è la volta de L’amore
che ti meriti, un noir sentimentale che
parla di segreti ma anche di donne, di
generazioni diverse e di Ferrara, città
dove è nata. Questo suo quarto romanzo cosa custodisce?
I segreti ti fanno sentire più forte ma
allo stesso tempo più solo. Dentro
questo romanzo c’è una storia familiare piena di misteri. C’è sempre una
famiglia sullo sfondo dei miei romanzi
e poi c’è un segreto da rivelare. Mi hanno chiesto se avessi un problema con le
fughe, forse perché anche ne L’acustica
perfetta c’era una sparizione.
Nel libro si parla di verità negata, ci
spieghi meglio…
Dire la verità è un privilegio. Antonia,
giallista in attesa del primo figlio, ha un
padre che l’ha educata in questo senso, vuol dire essere consapevoli di chi
siamo. Vale per i protagonisti del mio
libro, ma vale anche nella vita reale.
Nel libro prende vita un gioco delle generazioni in cui il tempo dirà quanto i
protagonisti sono pronti a mettersi in
gioco. E Daria, quanto è ancora pronta a mettersi in gioco?
Ancora tanto. Il coraggio è qualcosa
che non mi è mai mancato. È più difficile farlo nella vita privata, mettersi in
gioco. Per quanto riguarda il lavoro è
più facile, basta seguire delle regole ben
precise, e soprattutto avere sempre la
coscienza a posto.
Ha recentemente dichiarato: “Quando
hai successo in televisione ti vergogni
di scrivere: ti sembra che ti pubblichino perché fai televisione”. La risposta
a questo dubbio è il successo di pubblico?
28
Sono solo i lettori a decretare il successo di un libro. Sono loro a decidere se al
primo romanzo ne farà seguito un altro
o meno e devo ammettere di aver ricevuto, nel corso degli anni, tanto affetto,
talmente tanto che spero nel tempo
e con i miei libri di poter in qualche
modo ricambiare la fiducia ricevuta.
L’amore si merita e per amore si muore, sempre più spesso, in Italia come
nel resto del mondo. Parliamo di femminicidio e di cosa l’Italia non fa per
tutelare le sue donne.
In questi casi non parliamo di amore,
sono rapporti involuti, sono donne che
hanno smesso di amare se stesse, prima del proprio compagno o marito e
si lasciano maltrattare da uomini che
hanno bisogno del possesso più che
dell’amore.
Come ha fatto a collegare in un libro
sentimenti, deportazione degli ebrei,
dipendenza da droghe, suicidio, menzogna. Basta veramente solo un segreto?
A volte come nella vita reale basta un
segreto a cambiare l’ordine della carte
in tavola. Ogni verità non condivisa diventa un peso e fa sì che ogni singolo
problema cambi intere esistenze, di famiglie e generazioni.
Il suo libro è una sceneggiatura pronta. Lo ha fatto apposta?
Lo dicono in tanti, ma dicono che i
produttori preferiscano investire nelle
commedie. Diciamo che il mio libro
ha la fortuna di farsi leggere anche in
modo divertente.
Sta già lavorando a un nuovo libro?
Un’idea c’è, ma devo covarla il giusto
tempo e la gestazione è ancora lunga.
Come si diventa un personaggio televisivo oggi? Basta dare del comunista
a Lucio Dalla come ha fatto tempo fa
Fedez in una puntata di XFactor?
Questo episodio devo ammettere di essermelo perso. Credo che le scemenze
lascino spazio al tempo che trovano e
che il pubblico non sia per nulla stupido come invece spesso lo disegnano.
Se diventi un personaggio televisivo, di
quelli capaci di superare una stagione e
magari anche una decade, è perché sei
stato onesto con il tuo pubblico. È un
dare e un avere, come in ogni rapporto
che si rispetti.
Com’è cambiata la sua professione,
oggi che si sente tanto parlare di giornalismo digitale?
Dipende da cosa si fa. La tv digitale è
diventata un canale molto importante,
la tv in chiaro è più spettacolo. Trovo
che il cambiamento sia relativo, cambiano solo i modi in cui una notizia è
fruita.
Interviste Barbariche. Chi manca
all’appello? Chi non rifarebbe? Moggi?
All’appello manca Nanni Moretti e
spero di averlo presto ospite in studio.
Quella di Moggi non fu una brutta intervista, diciamo che non fu semplicissima.
È riuscita laddove neppure Renzi riuscì: uscire indenne da uno scontro con
la D’Urso. Come ha fatto?
Barbara è simpatica, è una donna che
lavora tanto ed è stato divertente averla ospite nel mio programma. Abbiamo
due stili diversi ma ci stiamo simpatiche.
Dal 1984 vive a Milano, tra poco, tutto
il mondo punterà gli occhi sulla sua
città, per Expo2015. L’Italia è pronta?
Non saprei dirle se siamo pronti per
Expo. Lo scopriremo come sempre
quando scatterà l’ora X.
29
FOCUS
FOCUS
Servizio in guanti
bianchi
Li abbiamo incontrati più spesso sul grande schermo e nei libri che nella realtà,
ma non si sono certo “estinti”: i maggiordomi esistono ancora. Oggi si chiamano
assistenti personali e a Milano si trova la loro associazione nazionale.
corsi gratuiti per
diventare maggiordomi
Dal 2013 l’Associazione Italiana dei
Maggiordomi, in collaborazione
con Formawork, organizza corsi di
formazione gratuiti per disoccupati.
Il 70% dei partecipanti all’ultima
edizione ha trovato lavoro nei primi sei mesi di ricerca. Lo stipendio
di partenza per un maggiordomo
di primo livello è di 1.500 euro.
di Elisa Zanetti
02
01
01. Galateo a tavola e
nella conversazione,
cura della propria
immagine e gestione
di uno staff sono solo
alcuni dei corsi proposti
dall’Associazione.
30
I guanti bianchi non li mettono quasi più, ma li
tengono pronti all’uso nelle tasche. Spesso indossano blazer abbinati a jeans, ma hanno l’immancabile uniforme appesa nell’armadio. Lavorare
per loro può anche volere dire saper condurre una
partita a scacchi, fumare la pipa davanti al camino
o scegliere un buon vino. Parliamo dei maggiordomi, dal latino “maior domus”, maggiore della casa,
ovvero chi si occupa di governare una dimora.
Qualcuno di voi si starà probabilmente chiedendo se queste figure che così tante volte hanno
popolato film e romanzi davvero esistono ancora.
Ebbene sì e proprio a Milano, in via Silvio Pellico
8, dal 2009 ha sede la loro associazione.
Nella storia il maggiordomo fa la sua prima comparsa presso la corte dei Merovingi, prima dinastia dei Franchi, nel V secolo. Inizialmente schiavo
predisposto alla sovrintendenza della casa, assunse poi grande rilievo, tanto da ottenere la gestione
delle pubbliche finanze e da partecipare con il Re
all’amministrazione della giustizia. Successivamente il suo potere diminuì, ma non il suo presti-
gio. Il maggiordomo tornò a indicare chi all’interno di palazzi signorili si occupava di amministrare
la servitù e il buon andamento della casa.
“L’idea di creare l’Associazione dei Maggiordomi è
nata dal desiderio di riportare in auge un mestiere che si stava andando a perdere e che invece è
molto attuale – spiega Elisa Dal Bosco, presidente
dell’Associazione – Maggiordomo è un termine obsoleto, che abbiamo scelto di mantenere per il suo valore simbolico, anche se oggi è più opportuno parlare
di assistente personale: una figura che può operare
non soltanto presso un’abitazione privata, ma anche
durante un viaggio, un trasloco o un periodo di permanenza in un albergo”.
L’associazione annovera 200 iscritti e propone
corsi in italiano e in inglese sia per chi desidera intraprendere questa professione, sia per chi
sogna di trasformarsi in un perfetto padrone di
casa. Si va dall’house keeping al galateo a tavola
e nella conversazione, dal personal shopping alla
cura della propria immagine, dalla gestione dello
staff a quella degli acquisti, dalla mise en place,
all’organizzazione di un viaggio. E poi ancora: l’arte del thè, il rammendo, la cura delle calzature,
l’organizzazione del guardaroba. “Fare il cambio di
stagione può essere un incubo quando si hanno stanze piene di armadi – racconta Dal Bosco – spesso
molte signore ci contattano semplicemente per essere
aiutate nel cambio dei vestiti”.
Un altro elemento fondamentale è la conoscenza
di culture diverse. I maggiordomi lavorano all’interno di hotel e boutique di lusso, oppure durante
eventi organizzati da consolati, ambasciate e organizzazioni che si rapportano con persone provenienti da tutto il mondo.
Risulta dunque fondamentale sapere ad esempio
che: in Giappone chi serve la cena non comunica
con i commensali, ma si limita a un saluto; la cultura musulmana prevede che le donne siano accolte da altre donne e che un uomo non le guardi
mai negli occhi; i rumori a tavola sono un segno
di apprezzamento del cibo nella cultura orientale, mentre la nostra stretta di mano è considerata
fuori luogo nelle presentazioni, meglio chinare il
capo porgendo con le mani un biglietto da visita.
Oltre a proporre corsi l’associazione mira a valorizzare le passioni degli iscritti: “Si tratta di una
professione particolare: un maggiordomo è una sorta
di angelo custode, vive a stretto contatto con le persone per le quali lavora ed è importante che sappia
entrare in sintonia con loro: alle volte un hobby può
rappresentare un punto di incontro e fare la differenza. Ricordo anni fa una signora che si era rivolta
a noi per trovare un’assistente personale che però
come lei amasse lavorare a maglia, in modo da farle
compagnia”.
Per noi i nostri maggiordomi non sono semplici
iscritti abbinati a un numero, ma “Mario Rossi che
sa cucinare e ama fumare il sigaro” e “Sara Bianchi
che ha il pollice verde e sa come comportarsi su una
barca a vela”, conclude Dal Bosco. “Dopo averli
formati cerco di incontrarli spesso e di conoscere le
loro famiglie, in modo da accompagnarli nel mondo
del lavoro e da poter proporre alle persone che si rivolgono a noi collaboratori che calzino a pennello,
proprio come un abito su misura”.
02. Saper preparare
al meglio una valigia è
un’abilità fondamentale
per i maggiordomi, che
spesso accompagnano i
loro datori di lavoro in
viaggio.
31
Interview
interview
maurizio cattelan
milano (quasi) meglio
di new york
È tornato a far parlare di sé con una mostra a Torino, Shit and Die, che ha
portato a Palazzo Cavour quasi 30 mila visitatori. Provocatorio come pochi altri
artisti dell’arte contemporanea mondiale; irriverente al pari del suo dito medio
di marmo di Carrara, a Piazza Affari; spregiudicato al punto da appendere
(realmente) al muro il suo gallerista. Disincantato come solo un bambino, che
non ha smesso di sognare, saprebbe essere.
di Nadia Afragola
Foto di Pierpaolo Ferrari
È un caso nazionale: genio o sberleffo?
Ogni impero ha avuto bisogno del suo
buffone, ma era pur sempre lui a dire la
verità, tutta la verità e nient’altro che
la verità, al re. Non mi sento investito
di un ruolo così rilevante, ma ammetto
che ogni tanto credo di essere stato una
lingua che batte dove il dente duole.
Nel 2011 ha annunciato il suo pensionamento e l’anno scorso ha curato
una mostra a Torino, appena conclusa, dal titolo Shit and Die. Nuova carriera?
C’è chi dice “scegli un lavoro che ti piace
e non lavorerai un giorno della tua vita”.
Nel 2011 ho smesso di produrre perché mi sembrava di ripetere un pattern
già visto, mi sentivo in un déjà vu. Non
per questo ho smesso di aver bisogno
di lavorare: dopo tre giorni in vacanza mi sento a disagio. A partire dalla
rivista Toilet Paper fino alla mostra di
Torino mi sono dedicato a progetti che
prima erano collaterali e che nella vita
da pensionato sono diventati la mia occupazione principale.
Intuizione o concetto: cosa arriva prima al Cattelan curatore?
Non essere curatori professionisti ha
dato a Myriam, Marta e me una certa
libertà. Non ci siamo preoccupati di regole o convenzioni. La mostra si basa
sulle sensazioni “di pancia” e sulle no32
stre intuizioni, più che su concetti organizzati a tavolino. È stato un privilegio poter sbirciare il rapporto curatore/
artista. Mi sono reso conto che gli artisti possono essere fantastici ma anche
impegnativi, e sempre di più ammiro
la pazienza e la flessibilità dei curatori.
La prossima estate arriverà nelle sale
un documentario su di lei, opera della regista inviata di solito a descrivere scenari di guerra, Maura Axelrod.
Ci può raccontare qualcosa di questa
esperienza?
Maura è stata molto abile a intrufolarsi
di soppiatto in alcune situazioni, come
avrebbe fatto un gatto. Ricordo che era
a Milano durante uno shooting di Toilet Paper. Quel giorno il set era un laboratorio in cui stavamo cercando di scoprire quanti würstel sarebbero entrati
nella bocca di una ragazza, e quanto ci
mette una carrozzina per neonati a trasformarsi in una palla di fuoco con le
ruote. Non era pericoloso quanto uno
scenario di guerra, ma era abbastanza
incendiario.
Expo 2015 per Cattelan che sembianze ha?
È un’occasione di trasformazione per
Milano: ogni tanto ho l’impressione
che se non ci fossero questi eventi/raduni mondiali nelle nostre città mancherebbero dei servizi basilari. C’è
una linea della metropolitana costruita
apposta, mi chiedo se ci sarebbe stata
comunque. E credo che momenti di vitalità come il Salone dovrebbero essere
potenziati. Le nostre città stanno diventando questo: contenitori di eventi.
Ovviamente questo genere di trasformazioni rischia di diventare un autogol
devastante, e proprio per questo va guidato con cura.
Ha pronta un’opera inedita, uno dei
suoi classici coup-de-théâtre?
Non mi interessa tornare sui miei passi, un ciclo è finito e ne ho cominciato un altro. Sarebbe come pretendere
di correre in una gara di Formula Uno
con una moto, non è proprio lo stesso
sport. Una volta ho letto su una tomba
“nel mio principio è la mia fine e nella
mia fine è il mio inizio”, sto valutando
di scriverlo anche sulla mia. Corro per
la vittoria in un nuovo circuito, ma non
escludo di arrivare ultimo.
Talenti. Ce ne indichi uno, escluso lei
ovviamente…
Stelios Faitakis, Pugnaire, Raffini, Davide Balula, Julius Von Bismarck: tutti gli
artisti che abbiamo invitato a Shit and
Die hanno un lavoro che ci ha colpito,
altrimenti non sarebbero lì.
Ha fondato con Pierpaolo Ferrari la
rivista Toilet Paper, un’affascinante
fanciulla dalla fervida immaginazio33
Interview
“Mettere in discussione
l’autorità è il mio primo
istinto, da sempre”
sentenzia Cattelan e in
molti lo vorrebbero alla
guida del Castello di
Rivoli, orfana da tempo
di un direttore.
ne. Come definisce questo progetto?
È una rivista di sole immagini, puoi descriverla durante una cena con gli amici, ma non arriverai mai a spiegarla del
tutto, devi vederla coi tuoi occhi per
capirla, come una ragazza. È una raccolta di gesti quotidiani, immortalati
nel momento in cui deliberatamente si
discostano dalla normalità e prendono
una piega inaspettata. Sembra una seduta dallo psicanalista!
Ha stravolto Torino in occasione di
Artissima. Non pensa che stravolgere
Milano durante il prossimo Fuorisalone sarebbe una bella scommessa?
Non credo che la mostra abbia stravolto Torino: è stata un commentario fatto
da tre turisti curiosi. Abbiamo capitalizzato gli spunti trovati in città e convogliato le energie sotto un unico tetto.
Ripeterei l’esperienza a Milano, dove
le stesse modalità darebbero risultati
molto diversi. C’è una figura che mi
assilla come un fantasma, la Pietà Rondanini di Michelangelo grida vendetta
nella mia testa. Se i due bronzi di Riace sono riusciti a rilanciare un’intera
34
regione, quel tesoro rinascimentale dimenticato, una volta tirato fuori, aiuterebbe a rilanciare l’intera città.
Nato a Padova ma è a Milano che inizia a lavorare. Chi deve ringraziare?
Prima di Milano ho fatto cinque anni
di limbo. A Milano mi ha portato la determinazione, il volere una vita diversa
da quella che avevo. Mi ero ripromesso
che non avrei più lavorato alle dipendenze di qualcuno e Milano è stata la
città dove ho capito come potevo riuscirci. Era una città aperta al nuovo e
tutti erano pronti a incoraggiare i giovani artisti. Una rete relativamente piccola, ma molto ricettiva. Tristemente,
per essere riconosciuto in Italia, sono
dovuto andare a New York: Milano è
stata un trampolino, un momento di
passaggio tra essere all’asciutto e immerso in acqua.
Cosa la lega a questa città?
Ha il sistema di piscine più efficiente
ed economico che abbia mai sperimentato e ne ho visti parecchi negli anni.
E poi c’è Toilet Paper, che la maggior
parte delle volte è ideato e prodotto a
Milano, tra casa di Pierpaolo e lo studio dove scattiamo le foto. Amo Milano per quello che non può darmi New
York. Forse non è molto, ma per me è
essenziale.
Indimenticabile quando attaccò al
muro con lo scotch il suo gallerista
Massimo De Carlo.
Una dimostrazione di affetto e di stima
reciproca. Un rito di passaggio da superare per poter continuare a lavorare
insieme. Avendo accettato quelle prove di buon grado mi hanno dimostrato
che potevo fidarmi di lui.
Cos’è il bello?
L’ha detto Kermit: “La bellezza è negli
occhi di chi guarda e può essere necessario di tanto in tanto, a uno stupido o
malinformato osservatore, causare un
occhio nero”.
È approdato all’arte senza studi. Sarebbe ancora possibile oggi?
Certo che sì: se è vero che l’arte si fa
per dare agli altri i propri problemi,
non credo che il mondo possa essere
cambiato tanto. I problemi rimangono
e anche gli artisti!
FOCUS
FOCUS
L’ALMANACCO DEI DESIDERI
50 anni di Calendario Pirelli celebrati in una mostra a Milano. Un viaggio, non cronologico,
che celebra uno degli oggetti di culto più desiderati di sempre.
di Carolina Saporiti
03
02
01
01. Peter Beard, Abu
Camp/Jack’s Camp,
Botswana, 2009.
Foto courtesy The Cal
- Collezione Pirelli.
36
Di cosa parlano gli uomini quando non ci sono
donne tra i piedi? Sesso e motori? Si dice sia uno
stereotipo, sta di fatto che il Calendario Pirelli, la
massima incarnazione di questo binomio, è capace ancora oggi di suscitare interesse mondiale
e non è esagerato parlare di uno status symbol
cresciuto negli anni. La storia è abbastanza nota,
la casa di pneumatici nel 1963 decide di realizzare un calendario per la promozione dei propri
prodotti e affida il compito al fotografo Terence
Donovan. Il resto è leggenda. Da subito però non
viene commercializzato, è un regalo che Pirelli fa
ai suoi clienti “più importanti” e ad alcuni VIP, ed
è proprio questa scelta a renderlo status symbol:
averlo vuol dire “contare”. E così sono le donne
che vengono fotografate: belle, bellissime, inarrivabili a meno che non si appartenga a quella piccola schiera di gente che conta, appunto.
L’ultimo Calendario Pirelli, quello del 2015, è del
“fotografo che non c’è”, Steven Meisel. Non ama
apparire e parlare in pubblico, ha scattato in stu-
dio a New York, in tempi record, anche perché
questo 50° almanacco torna un po’ alle origini,
abbandonando la ricerca concettuale e gli astrattismi e concentrandosi sulle immagini.
E così, siccome le cifre tonde si festeggiano, Pirelli ha acconsentito alla realizzazione della mostra
Forma e desiderio. The Cal – Collezione Pirelli, promossa dal Comune di Milano-Cultura con il patrocinio di Expo. 200 fotografie tra quelle scattate
per i 50 calendari (50 perché dal 1975 al 1983 il
Calendario non venne realizzato) suddivise non in
ordine cronologico, ma tematico. I curatori, Walter Guadagnini e Amedeo M. Turello, pur sapendo
che il Calendario Pirelli è stato ed è interprete di
cambiamenti sociali e culturali, hanno preferito
un percorso narrativo che esplorasse e accostasse
relazioni, analogie e contrasti tra le varie edizioni.
Cinque le aree tematiche, cinque le sale: L’incanto
del mondo, Il fotografo e la sua musa (sedotti dall’arte), Lo sguardo indiscreto, La natura dell’artificio, Il
corpo in scena. “Il calendario è inevitabilmente lega-
to a un limitato periodo storico – spiega Amedeo M.
Turello – coglie lo spirito del momento e lo mostra
al pubblico, mentre l’intenzione di questa mostra è
guardare come i diversi autori abbiano saputo dare
nuova vita ai temi ricorrenti della propria ricerca:
come la fotografia ha raccontato la scoperta del nudo
e il pudore dell’intimo, la presenza di simboli evocativi e muse ispiratrici, la seduzione e il desiderio di
provocazione, la natura del reale e l’artificio dell’immaginazione, l’eleganza e la bellezza senza tempo”.
Perché chi lo dice che i lavori su commissione non
possano avere valenza artistica o segnare un’epoca? E in fondo, come riflette Walter Guadagnini, è
anche così che è nata la fotografia artistica: il portfolio Électricité di Man Ray era un cadeau della
Compagnia parigina della distribuzione dell’elettricità fatta realizzare in 150 esemplari, la Migrant
Mother di Dorothea Lange rientrava nel progetto
Farm Security Administration e anche alcuni scatti
di Anonyme Skulpturen dei coniugi Becher furono realizzati a uso aziendale. Parlare di artisticità
del Calendario Pirelli e organizzare una mostra a
Palazzo Reale a Milano con alcuni di questi scatti
iconici non è dunque fuori luogo.
The Cal si chiude con gli scatti dell’ultima edizione, quella curata da Carine Roitfeld, ex direttrice
di Vogue Francia, che ha vestito le donne di latex:
mutande, stivali, guanti, reggicalze e corpetti di
questo materiale, “la rappresentazione degli stereotipi che la moda e lo star system ci impongono in
questo momento”, sostiene Meisel. Non un lavoro
concettuale, ma dove protagonista è la donna,
come lo era alle origini, un po’ eccessivo (forse)
ma coerente con la voglia di concedersi qualche
vizio, per dimenticarsi della crisi. Meisel dice addio, o arrivederci, ai lavori astratti, segnando un ritorno a un prodotto più vicino alla cultura popolare, come lo era quello di Donovan, dove anche
la presenza dell’azienda era percettibile. Perché,
in fondo, agli uomini al bar di provincia o nella
sala di un ristorante stellato, piacciono le stesse
cose, o quasi.
02. Herb Ritts, Los
Angeles, California,
Stati Uniti, 1999.
03. Hans Feurer, Isole
Seychelles, 1974.
Foto courtesy The Cal
- Collezione Pirelli.
37
focus
Focus
La web-tv su Milano
In tempi di memoria super corta, a farcela recuperare, almeno per quel che riguarda
la città di Milano, ci pensa uno dei media più contemporanei e accessibili dei nostri
giorni: la web-tv. Il progetto si chiama memoMI e oltre 100 sono i video già online.
Ma scordatevi ogni operazione amarcord.
di Marilena Roncarà
nasce la casa della
memoria
È prevista per il 25 aprile 2015,
a 70 anni esatti dalla Liberazione, l’inaugurazione della Casa
della Memoria, una struttura in
costruzione in zona Isola, all’ombra
dei grattacieli di Porta Nuova e
destinata in primo luogo alle associazioni storiche della città. Sarà
la sede dei partigiani, dei deportati, delle vittime del terrorismo
e della strage di piazza Fontana,
ma l’intento è produrre cultura e
riflessioni che a partire dall’identità
storica sappiano farsi interpreti
luminosi del presente.
02
03
01
01. Galleria Stazione di
Milano Centrale, 1935.
Foto courtesy
Fondazione Ferrovie
dello Stato.
38
Lo sapevate che la stazione di Porta Genova è
la più antica di Milano? E che, sempre da quelle parti, l’amato odiato ponte, che a oggi è l’unico modo per superare i binari e raggiungere il
quartiere Tortona-Savona, ha più di 100 anni? O
ancora che, fra i suoi tanti primati, Milano vanta
anche un caso antichissimo di welfare? E qui bisogna indietreggiare fino al 787 quando l’arciprete Dateo creò il primo istituto di assistenza per
l’infanzia abbandonata. Ma potremmo continuare
per ore a raccontare aneddoti e a dare corpo e
storia a quelli che per molti di noi sono solo nomi
delle fermate della metro, o facciate di edifici lì
da sempre. Eppure basterebbe approfondire per
scoprire luoghi che sono stati teatro di gesta addirittura epiche, testimonianze di delitti più o meno
risolti o attrazioni per gli appassionati di sport,
come l’oasi circondata dai palazzi di cemento del
Tennis Club Bonacossa, tutt’ora in piena attività
ma inaugurato nel 1923, piuttosto che ritrovare
la storia, sconosciuta ai più, dei Gran Premi al
parco Sempione, quando Nuvolari sfrecciava fra
gli alberi e l’Arco della Pace. Del resto si sa, la
memoria, di questi tempi, ha una gittata piuttosto
corta e allora a farcela recuperare ci pensano loro,
gli oltre 100 video che compongono l’archivio (in
continua crescita) di memoMi, un portale web
che ha l’ambizione di raccontare la storia e il presente della città di Milano.
“Se un uomo o una donna perdono la memoria, la
prima conseguenza è lo smarrimento: non ricordano
più chi sono, da dove vengono e non sanno neppure
bene dove andare. E se a perdere la memoria è una
città? Che ne è della sua identità?”. A parlare è Didi
Gnocchi, direttore editoriale di memoMi, nonché
fondatrice della 3D Produzioni a cui è affidata la
realizzazione dei video. “Quello che vogliamo evitare – prosegue Gnocchi – è l’effetto nostalgia. Ci
interessa piuttosto far conoscere ciò che è stato”. E
tutto questo è ancora più importante in una città
come Milano, dove gran parte dei cittadini sono
acquisiti, per cui declinare una nuova relazione
con gli spazi, che poi sono i luoghi in cui si fanno
le esperienze, “è sia un processo verso una maggiore responsabilità, sia una sfida per la costruzione di
una cittadinanza consapevole”, ha sottolineato in
sede di presentazione l’assessore alla cultura Filippo Del Corno, il Comune di Milano è infatti tra
gli enti patrocinatori della web-tv.
Il progetto, promosso dall’Associazione Chiamale
Storie, con il sostegno della Fondazione Pasquinelli, nasce da un lavoro di ricerca in collaborazione con archivi pubblici e privati, dall’Istitituto
Luce (che ha fornito cinegiornali dagli anni Trenta
agli anni Settanta) a Medialogo, fonti generose di
materiali altrimenti poco raggiungibili e dalla collaborazione con firme prestigiose della cultura e
del giornalismo: da Giovanna Milella ad Andrea
Kerbaker, da Maria Perosino a Lea Melandri, solo
per citarne alcuni.
Sul portale memoMi sono possibili tre livelli di
approccio: uno più classico, che fa riferimento a
una suddivisione per palinsesti (storia, società,
lavoro, arte, architettura, musica, design, moda,
teatro, cinema e sport) e uno più narrativo, in cui
le storie sono ricostruite dalla viva voce dei protagonisti o dei testimoni. In più c’è un terzo livello
dedicato alla scuola, dato che memoMi vorrebbe
diventare anche uno strumento a disposizione de-
gli insegnanti. Ma basta mettersi un po’ a guardare, questi video, per non riuscire quasi più a staccarsi, tra le storie dei quartieri, le web series, come
quella sui delitti della metropoli, o ancora l’avventura della grande industria, fino ai personaggi
del Novecento: architetti, designer e signore della
moda. Di più si può visitare la città in compagnia
di Pier Paolo Pasolini, grazie alla Nebbiosa, la sceneggiatura mai diventata film e scritta di getto nel
1959, da rileggersi per ritrovare una “metropoli irrisolta e lampeggiante” esplorata nel corso di una
notte brava, o ancora si può riscoprire la Stazione
Centrale attraverso le parole della scrittrice Anna
Maria Ortese. Tutti i materiali video sono fruibili
in maniera gratuita sulla web-tv memomi.it, ma si
sta già pensando anche a postazioni disponibili in
giro per la città: dalle biblioteche agli infopoint.
L’intento è di colmare un vuoto e ricostruire un
tessuto di ricordi a partire dal racconto e dalle
emozioni di chi certi eventi li ha vissuti per davvero. Perché ritrovare la memoria è come ritrovare le radici: un buon primo passo per pensare di
andare lontano.
02. Padiglione Breda
Fiera campionaria,
1951. Foto courtesy
Fondazione ISEC.
03. Donne alla Ercole
Marelli. Foto courtesy
Fondazione ISEC.
39
Nordic mood
advertorial
Sulle tracce della leggenda
Alcuni orologi hanno il privilegio di diventare icone grazie alla loro
storia e ovviamente alle qualità tecniche che li contraddistiguono.
I modelli Tudor appartengono a questa categoria, tanto da dare vita
a un’esposizione itinerante di grande successo.
Lo Swiss Corner di via Palestro 2 a Milano allestito in occasione dell’esposizione itinerante di Tudor:
1946-2014. Oltre 60 anni di storia reinterpretati.
Nessun accessorio come l’orologio è in
grado di definire e raccontare la personalità e lo stile del soggetto che lo indossa, sia per la sua ricercatezza meccanica ed estetica sia per quello che il
marchio rappresenta e ha rappresentato nel corso dei decenni. Tudor, con
oltre 60 anni di storia alle spalle, ne è
un degno testimone. Dopo la Seconda
Guerra Mondiale, Hans Wilsdorf decide di dare impulso al brand, nato nel
1926, e di conferirgli un’identità tutta
sua, garantendo però la qualità tecnica Rolex. È così che, il 6 marzo 1946,
fonda la società Montres TUDOR
S.A., specializzata in modelli da uomo
e da donna. Da quel momento è solo
una storia di successi. Tra i principali,
nel 1952 viene lanciata la linea Tudor
Oyster Prince e nel 1954 è la volta del
modello Tudor Oyster Prince Submari40
ner, di cui alcune versioni saranno poi
prodotte anche per la US Navy negli
anni Sessanta e per la Marine Nationale
Française fra gli anni Sessanta e Ottanta. È il 1970 quando fa la sua comparsa
il cronografo Tudor Oysterdate ed è il
1976 quando viene lanciato il Tudor
Prince Oysterdate Big Block, il primo
cronografo automatico del marchio.
Negli anni successivi il marchio continua a crescere, così come il valore dei
suoi modelli ed il loro fascino.
Non è un caso se a fine 2014, dopo
più di mezzo secolo, è stata realizzata
l’esposizione itinerante 1946 – 2014.
Oltre 60 anni di storia reinterpretati
dedicata alla linea Heritage che, per
l’appunto, reinterpreta alcuni dei più
emblematici segnatempo della storia
Tudor. Ne è nata una mostra composta
molto più che da semplici riedizioni di
modelli vintage, ma da autentiche reinterpretazioni in grado di costituire un
punto d’incontro tra passato, presente
e futuro. Orologi classici ma moderni
in cui forma e funzione hanno trovato un equilibrio perfetto e hanno dato
vita a quelle che si possono definire
delle vere icone a lancette.
L’esposizione ha toccato a ottobre lo
Swiss Corner di via Palestro a Milano, a
novembre il MAXXI, il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, di Roma
e infine nel mese di dicembre il PAN, il
Palazzo delle Arti di Napoli. Per mezzo
secolo, dunque, TUDOR ha lasciato la
sua impronta nella storia dell’orologeria attraverso prodotti caratterizzati da
uno stile unico e da una qualità tecnica
senza compromessi.
Ebbene sì, il “mood scandinavo” è ormai diventato un trend sotto le più svariate
declinazioni: dalla cucina, al design passando anche per il turismo. I paesi nordici, con
la loro sobrietà, il loro stile e il loro modello sociale quasi perfetto e a misura d’uomo
stanno conquistando i gusti di mezza Europa. Compresi quelli di noi italiani, sempre più
influenzati dalle loro creazioni in ogni campo.
www.tudorwatch.com/it
Illustrazione di Virassamy
NON SOLO SALMONE E IKEA
41
design
design
Stockholm
Design Week
A Stoccolma, dal 2 al 5 febbraio andrà
in scena la kermesse dedicata al design
scandinavo. Novità, tendenze e non solo.
David Design - Fondue Lamp
Fondere le tradizioni del Sud Europa con quelle del
Nord Europa. Questa è l’ispirazione da cui è nata la
nuova lampada Fondue, progettata da Luca Nichetto
Design Studio.
daviddesign.se
Muuto - Elevated Vase
Manifesto Scandinavia
Il designer Thomas Benzen ha tratto ispirazione dalla natura
per il suo vaso Elevated. Una base solida come la terra e un corpo
sottile come lo stelo di un fiore.
Ha ormai contagiato ogni parte del globo. Il design nordico si è fatto
avanti negli ultimi anni come uno dei fenomeni di maggior successo del
design internazionale, e non sembra volersi fermare.
www.muuto.com
di Davide Rota
Una suggestiva
immagine del vaso
in vetro e cemento
Willmann Vase,
progettato dalla
designer Hanne
Willmann per la danese
Menu A/S.
42
Ci sono mode che durano il tempo di una stagione. E ci sono meteore che durano ancora meno.
Ma quello del design nordico è senz’altro un trend
che dura da tempo e che offrirà ancora molti
spunti agli addetti ai lavori e agli appassionati. Ma
come nasce questo fenomeno? Per dare una giusta
risposta a questa domanda, si devono ripercorrere
alcune tappe fondamentali della storia del design
scandinavo.
Eero Saarinen, Alvar Aalto, Verner Panton e Arne
Jacobsen sono solo alcuni dei grandi maestri che
hanno costellato il firmamento del design nordico
e che hanno prodotto alcuni tra i pezzi di design
più famosi del mondo. Come la Panton Chair, che
il designer danese ha progettato nel 1960 per Vitra e che è riconosciuta universalmente come un
must-have per tutti gli appassionati di design. Riduttivo chiamarla sedia, è un oggetto da collezione che Vitra propone ancora oggi con numerose
varianti di colore e che si adatta a ogni tipo di
ambiente, contemporaneo o tradizionale che sia.
E come dimenticarsi dello sgabello Stool 60, forse
l’archetipo di sgabello contemporaneo, progettato agli inizi degli anni Trenta da Alvar Aalto per
Artek: un oggetto che ancora tante aziende ripro-
pongono in diverse varianti (Ikea docet). Insomma, una tradizione progettuale di tutto rispetto,
che può dare un’idea delle capacità dei designer
contemporanei e delle aziende provenienti dal
Nord Europa. Tra queste, Normann Copenhagen
è quella che forse, negli ultimi anni, ha mostrato
alcune tra le novità più interessanti. Sgabelli, vasi,
accessori per la casa, lampade e tanti altri oggetti
legati da uno stile minimale e materiali semplici che potrebbero essere l’esempio perfetto per
un vero e proprio manifesto del Nordic Style:
un grande uso del bianco o comunque di colori
tenui, che rispecchiano a pieno le tipiche colorazioni degli interni delle abitazioni scandinave; un
largo uso di parti in legno, che dona calore e pulizia formale agli oggetti; una serie di tessuti con
colorazioni tenui e dai disegni minimal e rigorosi.
Simon Legald, Cecil Manz o lo studio F.U.W.L.
(Form Us With Love) sono solo alcuni dei nomi
che hanno saputo esprimere al massimo questi
concetti e che hanno contribuito all’affermazione
del fenomeno. Un vero e proprio dream team che
negli ultimi anni ha lasciato a bocca aperta tanti
addetti ai lavori, e che ha attirato anche i designer
nostrani verso lidi più freddi.
B&O - Play A2
L’ultimo nato in casa Bang & Olufsen è il sistema
audio Play A2, progettato da Cecile Manz e
caratterizzato da una grande pulizia formale.
www.beoplay.com
Finno - Aura Armchair
Una poltrona pensata per la zona lounge e dall’alto tasso di comfort. Un
progetto del designer finlandese Mikko Laakkonen.
www.inno.fi
Normann Copenhagen - Block GUBI - Masculo Chair
Un carrello multiuso per la casa. Block è uno dei progetti più
Il perfetto incontro tra il design scandinavo e quello
famosi degli ultimi anni proposti dalla azienda danese. Design
italiano: minimale ma in grado di raccontare molte
Simon Legald.
cose con le sue forme. Design Gamfratesi.
www.normann-copenhagen.com
www.gubi.dk
43
food
food
Intrigo (culinario) a Stoccolma
Dai dolci di Mud alle rivisitazioni di Smøøshi, dal brunch di Upcycle alla star dei
ristoranti nordici Bjork. Salmone, gamberetti, aringhe, rafano e salumi di alce: a Milano
ora si mangia scandinavo.
di Simone Zeni
indirizzi
Bjork Swedish Brasserie
& Side Store
via Panfilo Castaldi 20
Mud Art Cafè
viale Bligny 42
Smøøshi
via Vincenzo Monti 27
via Vigevano 34
Upcycle Bike Café
via André-Marie Ampère 59
02
01
01. Rebecca Varjomaa,
chef di Bjork Brasserie
Milano e Julien
Chiudinelli, chef di
Bjork Aosta, i due
collaborano da qualche
tempo: ogni piatto
servito nel capoluogo
lombardo è un lavoro
di squadra.
44
La maniacale attenzione per le tendenze del momento, per stabilire cosa si indosserà o di cosa si
parlerà nella prossima stagione, a Milano, si sa, è
abitudine e la pratica non esclude nemmeno il
cibo. In questa città, più piccola di Roma ma con
un numero ben maggiore di ristoranti rispetto
alla capitale, pare proprio sia arrivato il momento della cucina svedese, anzi di quella scandinava. Precisiamo, benché la regione geografica della
Scandinavia comprenda soltanto Norvegia, Svezia
e parte della Finlandia, nei Paesi di lingua tedesca il termine include anche la Danimarca e in
quelli di lingua inglese addirittura l’Islanda. Se ci
si sofferma con un poco più di attenzione, si capisce che questo fenomeno va ben oltre il costume
momentaneo, la cucina nordeuropea ha infatti radici antiche e piatti tradizionali di tutto rispetto,
rimasti per molto tempo meno noti in confronto
a quelli di altri Paesi. Lo sa bene Giuliana Rosset, l’imprenditrice del brand Napapijri (ora stra-
niero) che, dopo il grande ristorante ad Aosta, ha
aperto a Milano, nella multietnica via Castaldi,
il secondo Bjork Swedish Brasserie & Side Store,
brasserie fornita di una serie notevole di birre e
di una gastronomia in cui acquistare il meglio dei
prodotti alimentari in una sorta di piccolo Eataly
svedese. In questo luogo, inaugurato di recente e
già segnalato sulla Louis Vuitton City Guide dedicata a Milano, l’architetto Nicola Quadri ha dato
il meglio per far apprezzare un originale design
scandinavo molto accogliente ma pur sempre minimal. In questa brasserie, unica nel suo genere lo
chef Rebecca Varjomaa propone aringhe, salmone, polpette e zuppe come ci si trovasse in una
sofisticata locanda di Stoccolma.
Ma come saprà qualsiasi persona che ha visitato
lo Stato scandinavo (e anche, diciamolo, chi si accontenta di fare tappa alla bottega food di Ikea)
anche la tradizione dolciaria non è da meno. E lo
sa bene anche il Mud Art Cafè che, come suggeri-
sce il nome, oltre a ospitare eventi e vernissage, è
specializzato in pasticceria svedese tra torte glassate, pasta di mandorle e dolci alla cannella per il
momento del tè. S’ispira alla Danimarca invece
Smøøshi, che nel capoluogo meneghino ha due
sedi. Più precisamente i due ristoranti partono da
uno dei piatti apparentemente più semplici della
cucina danese e scandinava in generale, gli smørrebrød, le tradizionali tartine di pane di segale da
guarnire con i più differenti ingredienti, per poi
fare molto di più: ridimensionarli facendo il verso al sushi (Smøøshi è infatti un acronimo che
unisce due parole) e utilizzando ingredienti tipici della cucina italiana, per un risultato del tutto
inedito, unico. Dimenticatevi quindi la segale e lasciatevi guidare da un tripudio di formaggi, totani,
tempura di salvia, scampi, bocconcini di manzo
marinati su basi ora di pane nero, ora di polenta,
ora di riso saltato. Ma non è finita qui: Upcycle
Bike Café, che ospita al suo interno anche uno
spazio dedicato al coworking, propone una serie
di piatti scandinavi per il brunch della domenica,
su tutti il mix di smørrebrød regna sovrano, senza però dimenticare i piatti di carne e le zuppe,
accompagnati da bevande biologiche. La particolarità di questo luogo sta nel suo essere dichiaratamente “bike friendly”: è così possibile parcheggiare la propria due ruote all’interno (coperto) della
struttura e, d’estate, farci aperitivo restando seduti
accanto. All’interno di Upcycle Bike Café anche
una serie di informazioni, proposte ed eventi per
gli amanti della bicicletta che lo rendono un luogo
di riferimento, decisamente in linea con le politiche “green” del Nord Europa. E se certi piatti ci
sono sempre sembrati più prettamente invernali, state certi che i ristoranti scandinavi di Milano sanno adeguare e rivisitare le proprie offerte a
seconda della stagione, svecchiando ancora di più
quell’idea che questo cibo fosse soltanto adatto
alla temperature più rigide.
02. All’interno di
Smøøshi, il design
minimal d’ispirazione
svedese si incontra con
l’accoglienza e il calore
di dettagli tutti italiani.
45
WEEKEND
WEEKEND
MUSEO VISTA mar baltico
Artipelag è un polo museale immerso nella generosa natura dell’arcipelago di Stoccolma.
Qui, secondo un brillante progetto di Johan Nyrén, i quattro elementi si uniscono in una
struttura multifunzionale e in perfetta armonia con l’ambiente circostante.
di Carolina Saporiti
03
02
01
01. Vista sull’ingresso di
Artipelag, un distretto
artistico aperto
nel 2012 a opera
dell’imprenditore
svedese Björn
Jakobson.
Foto courtesy
Charlie Bennet.
46
Stoccolma è sempre in cima alla lista delle città
più vivibili al mondo. Sarà pure fredda e buia in
inverno, ma gli svedesi hanno saputo rendere la
città adatta alle temperature basse, offrendo servizi eccellenti che non fanno sentire la mancanza
del sole (almeno a loro). La capitale svedese si
estende su 14 isole attraversate dal mar Baltico
e dal lago Mälaren, ed è inserita in un arcipelago
incredibilmente vasto. A una decina di chilometri
dal centro della città, ad Hålludden, che si trova
sulla Värmdö Island, sorge Artipelag.
Nonostante la lingua svedese c’entri poco o niente
con la nostra, il nome in questo caso non inganna: Artipelag è un polo d’arte costruito su un’isola
dell’arcipelago e completamente immerso nella
natura. Il nome è la composizione delle parole
“arte”, “attività” e “arcipelago” e comprende un
museo di arte contemporanea, un negozio di de-
sign, due ristoranti e sale per spettacoli ed eventi.
È aperto da giugno 2012, ma il patron del progetto rifletteva sulla sua realizzazione da almeno una
decina di anni. Lui è Björn Jakobson, un nome che
in Italia non dice molto, ma in Svezia invece sì
perché è un importante imprenditore e fondatore del brand per bambini BabyBjörn. Nello stesso
anno in cui ha dato vita a questo polo culturale,
Jakobson ha ricevuto anche la Medaglia di Sua
Maestà per il suo contributo all’industria svedese.
Un imprenditore illuminato, insomma.
Per il progetto Jakobson ha chiamato l’architetto Johan Nyrén che ha disegnato una struttura in
contrasto, per le forme, con quelle della natura
attorno, ma comunque in armonia con essa. Sagome spigolose che si oppongono a quelle sinuose
dell’isola, e materiali – legno di pino, pietra e vetro – accordati con gli alberi e il mare che circon-
dano la struttura, che è un vero e proprio punto
panoramico per ammirare l’arcipelago. Artipelag
è un luogo multifunzionale che coniuga l’arte con
l’ambiente: dalle ampie vetrate con vista sulle calme acque del mare, alle passerelle in legno e agli
interni in roccia levigata, tutto è pensato per esaltare l’unicità del posto in un gioco architettonico
tradizionale e moderno al tempo stesso.
Il complesso si estende su 3.500 metri quadrati
ed è la più grande galleria d’arte di Stoccolma. Il
salone dedicato alle mostre, esposto a nord e di
1.000 metri quadrati, ha delle ampie vetrate che
garantiscono una perfetta illuminazione e al quarto piano c’è una terrazza: d’estate è usata per banchetti e come luogo di ritrovo, in inverno è bello
salirci per ammirare il panorama e scoprire che il
profilo dei muri del museo segue quello naturale
della baia.
Artipelag si raggiunge con una navetta (che costa
dieci euro A/R) o con l’autobus di linea o in automobile e, in estate, quando il mare non è ghiacciato c’è anche un porticciolo per attraccare con le
imbarcazioni; il biglietto d’ingresso costa 20 euro,
una cifra non particolarmente alta rispetto al resto
delle iniziative culturali svedesi.
La mostra d’inaugurazione Platsens själ (Genius
Loci) è stata un tentativo di mescolare natura e
architettura, come in fondo fa Artipelag. Successivamente sono seguite personali, come quella della
fotografa tedesca Candida Höfer, o altre collettive come Sidekick che ha affiancato gli artisti Poul
Gernes a Cosima von Bonin. Il 6 febbraio inaugura invece una mostra tematica che continuerà
fino al 3 maggio, Earth Matters - When Natural
& Creative Forces Meet, una riflessione sulla via
sostenibile da percorrere in futuro, a protezione
del nostro pianeta.
Il polo museale è una bella destinazione anche
“soltanto” per fare una passeggiata nella natura e
per sedersi a uno dei due ristoranti. Artipelag, al
terzo piano, offre una cucina svedese con vista sulla baia di Baggen, mentre il Buffet & Cafe Bådan,
al piano terra, è un bar e ristorante a buffet. Il
nome Bådan deriva da una pietra liscia che spunta
dal pavimento del locale. A fianco una scritta dice:
“Our oldest work of art”.
Dopo il cibo, se sono rimasti soldi, è tempo di dedicarsi allo shopping. D’altronde al design scandinavo è davvero difficile resistere. Dai vasi in
ceramica di Siri Seger, al kit per pic-nic di Björn
Jakobson fino alle immancabili shopper, a Stoccolma si tornerà con qualcosa di nuovo tra le mani.
02. L’opera F for Fake
di Christian Andersson
del 2002
Foto courtesy
Jean-Baptiste Beranger.
03. Entendre un’opera
realizzata da Ebba
Bohlin, che ha fatto
parte della mostra No
Man Is An Island del
2014.
Foto courtesy
Jean-Baptiste Beranger.
47
style
style
New shades
Montature contraddistinte dalla cura
per i dettagli e dal design essenziale.
blauer
Sciarpa con stampa cravatteria.
herno
Fa parte del progetto Herno Air Tech Transpiration Project il Blazer
realizzato in tessuto impalpabile.
berwich
Pantaloni di cotone con fantasia
paisley e interni a contrasto.
ash
Slip-on in pelle stampata.
Lanvin
Mykita
Occhiale da sole con montatura in
Occhiale da sole con lenti a goccia in
Occhiale da sole in acetato con
metallo e lenti in nuance.
acetato matt effetto pietra.
doppio ponte.
www.lamygroup.com
www.derigovision.com
www.mykita.com
Blackfin
Michel Henau
Giorgio Armani Eyewear
Occhiale da sole modello Pacific in
Occhiale da sole in acetato stampa
Occhiale da sole con montatura
titanio fresato.
tartaruga e lenti sfumate.
squadrata in acetato.
www.blackfin.eu
www.michelhenau.com
www.armani.com
Maui Jim
Conservatoire International de Lunettes
Tod’s Eyewear
Occhiale da sole Holoholo in metallo
Occhiale da sole in acetato e metallo
Occhiale da sole in acetato con sottile
silver e acetato nero lucido.
dalle linee vintage.
ponte metallico.
www.mauijim.com
www.conservatoireinternationaldelunettes.com
www.marcolin.com
L.G.R.
Eyepetizer
G-Star Raw Eyewear
Occhiale da sole in metallo della
Occhiale da sole con montatura in
Occhiale da sole con lenti
collezione Mauritius.
acciaio ultraleggero e lenti colorate.
tondeggianti e aste in metallo piatto.
www.lgrworld.com
www.eyepetizer.it
www.marchon.com
the vernissage
Sir Paul Smith propone per la primavera estate 2015 un
uomo elegante ma rilassato, ispirandosi all’atmosfera della
Biennale di Venezia dove artisti e galleristi reinterpretano
i codici di abbigliamento con creatività ed eccentricità.
di Luigi Bruzzone
48
Balmain
49
retail
Il mondo di Hackett
Londra, Lisbona, Amsterdam e Macao. E poi di nuovo Londra. Queste sono le nuove e prossime aperture del
brand inglese fondato nel 1979 da Jeremy Hackett.
Se nel 2015 Hackett London atterrrerà
nella capitale olandese e poi in Asia,
a Macao, in Europa il 2014 è stato
un anno ricco di opening per il brand
inglese che ha confermato il successo
degli anni, costruito intorno all’essenza
britannica, alle abilità sartoriali e anche
alle collezioni casual. Fin dalle origini
Hackett ha saputo accontentare i più
esigenti clienti non solo grazie alla qualità dei tessuti, dei capi e degli accessori, ma anche per i servizi Tailor Made
offerti nei negozi, da quelli di sartoria,
alle cifrature, fino alla personalizzazione di cravatte e gemelli.
Sulla Old Broad Street ha aperto a
novembre un flagship store articolato
in cinque stanze, separate da archi
georgiani. Elementi come il granito, i
pavimenti in pietra calcarea e i pannelli
di vetro rendono il negozio elegante
e moderno e le pareti sono arricchite
dalle opere d’arte di Brian Blow, artista
inglese noto per le stampe realizzate tra
50
gli anni Cinquanta e Sessanta del XX
secolo. Gli stessi disegni decorano anche il nuovo negozio Hackett di Lisbona, in Avenida de Liberdade, inaugurato
anche questo lo scorso novembre e il
primo in assoluto in Portogallo. Come a
Londra, anche nella capitale portoghese, la collezione casual affianca quella
più formale e sono sempre disponibili
i capi legati alle sponsorizzazioni di
Hackett come la Oxford & Cambridge
Boat Race e l’Aston Martin Racing.
Ma il fiore all’occhiello di Hackett
London è una delle ultime aperture: il
flagship store in Regent Street, a Londra. Con i suoi tre piani, questo negozio
è la vetrina di tutto il mondo Hackett
che si evolve di stagione in stagione. Al
primo piano, che si raggiunge attraverso
un’imponente scala, si trovano i capi
formali e la collezione Mayfair che per
la prossima stagione primavera estate
si ispira agli sport tradizionalmente
amati dai gentlemen inglesi, armatori
di un equipaggio o proprietari di una
scuderia e comunque sempre al centro
di eventi sociali. Per il 2015 Hackett
continua poi con la sua campagna Le
regole di Jeremy, uno sguardo sulla vita
del gentiluomo moderno, dal punto
di vista del fondatore e presidente del
marchio, Jeremy Hackett.
Non mancano la linea accessori e un
bar in collaborazione con Beefeater 24
dove i clienti possono intrattenersi durante la personalizzazione dei loro capi
(e anche della pelletteria) con monogrammi o messaggi personali stampati
a caldo. La sartoria affaccia su Regent
Street e Oxford Circus, luogo simbolo
dello stile britannico che da sempre
Hackett rappresenta.
Oltre alle sponsorizzazioni sportive
Hackett, è a Official Menswear Stylist
ai British Academy Film Awards (BAFTA), il più prestigioso evento cinematografico annuale in Gran Bretagna che
si tiene ogni febbraio.
51
wheels
wheels
“Carrozze” da sogno
Nel cuore di Milano l’officina Castagna continua una tradizione
artigianale che dura ormai da 165 anni, dalla carrozza per andare
a prendere il tè alla 500 da spiaggia modello James Bond. Ancora una
volta il made in Italy costruisce finemente e fa sognare.
di Andrea Zappa
02
03
01
01. Aria su chassis
Ferrari fa bella mostra
di sé all’interno
dell’Atelier Castagna
Milano.
Foto courtesy
Massimo Listri.
52
Famiglie aristocratiche, reali europei, ma anche artisti e letterati, gli appassionati delle quattro ruote
personalizzate di ieri e di oggi hanno da sempre
bussato alla porta dell’officina Castagna, quando
ancora si trovava nella contrada di San Celso, oggi
corso Italia. Era il 1849, le strade erano in terra
battuta e la potenza massima di una “vettura” era
di due, massimo quattro cavalli, ma di quelli veri
con zoccoli e criniera. Tra gli estimatori di questa
sapienza artigianale tutta made in Milan lo stesso
Alessandro Manzoni, che si fece consegnare, dicono le cronache di allora, una leggera e veloce
carrozza da passeggio chiamata Spider in legno
limone filettato in rosso. Sembra che anche la Regina Margherita di Savoia fosse un’appassionata
di “allestimenti premium” e commissionò a Carlo
Castagna nel 1905 una double phaeton di colore
bianco su autotelaio Fiat 24-32 HP, allestita con
il non plus ultra dei gadget dell’epoca. Cambiano i tempi, cambia la tecnologia ma non l’amore
per trasformare il proprio mezzo in qualcosa di
diverso così da goderne maggiormente il fascino
e il carattere. Oggi l’atelier Castagna ha il proprio
centro stile dietro piazzale Loreto e dal 1994 è
diretta dall’architetto Gioacchino Acampora:
“Quello che cerchiamo di fare è di produrre oggetti su misura, automobili come vuole la tradizione,
ma anche prodotti di design di altra natura richiesti
magari dagli stessi clienti. L’idea è quella di lavorare
su più fronti, diciamo che tutto quello che è particolarmente difficile o richiede una grande artigianalità
la nostra officina è in grado di farlo, sia che abbia o
non abbia le ruote”.
L’attività del carrozzaio di una volta era un lavoro
estremamente raffinato, dove il prodotto seriale di
fatto non esisteva e chi se lo poteva permettere
possedeva una carrozza per ogni occasione. Con
l’avvento dell’automobile all’inizio le cose non
cambiarono molto e fino agli anni Venti era il carrozziere stesso che influenzava la scelta del mezzo
in base ai suoi suggerimenti e alle sue idee di telaio e motore. Era lui che condizionava il mercato,
non come oggi dove tutto è omologato e deciso
dalle case automobilistiche. Le sei persone in studio e le otto in carrozzeria (con sede a Rozzano)
mantengono questa filosofia tramandata da oltre
150 anni. “Abbiamo un ciclo finito, tutto viene fatto
da noi, possediamo il forno, le frese, le stampanti 3D,
il reparto di selleria, tutto quello che serve, insomma,
per realizzare l’oggetto finito”, prosegue Acampora.
“Offriamo tre livelli di allestimento. Il primo è il light
tuning, un intervento dove ci si concentra sui materiali degli interni, su qualche accessorio e sui colori
esterni. La vettura non viene stravolta ma si capisce che ha qualcosa di diverso. Poi c’è il coachbuilding: è quando prendiamo per esempio una vettura
coupé, la allunghiamo dietro e la trasformiamo in
una shooting break, o quando una 500 la facciamo
diventare una macchina da spiaggia o una station
wagon. Cambia radicalmente l’aspetto però la vettura è ancora riconoscibile; lo definirei un taglia e cuci
parziale. Infine, c’è il livello one-off, quello premium,
in cui si parte da una base e con il cliente si va a
rileggere la sua visione di un dato marchio come Ferrari, Bentley o Aston Martin. Si realizza una carrozzeria completamente ex novo che interpreta i gusti
del soggetto e si arriva a un mezzo che non ha nulla
a che vedere con quello che esce dall’azienda automobilistica. Tutte le nostre creazioni sono comunque omologate per circolare in strada”. La clientela
dell’officina è quasi esclusivamente straniera, sono
poche le vetture che circolano a Milano o in Italia,
sono piuttosto automobili “indossate” da italiani
ma che vengono tenute per esempio in Costa Azzurra. Sembra che lungo il litorale francese siano
diverse le quattro ruote firmate Castagna, anche
perché uno dei loro must sono proprio le auto da
spiaggia: “Non servono assolutamente a nulla ma
sono bellissime e si prestano a innumerevoli trasformazioni. Sono ironiche e possono essere attrezzate
come delle barche, facendoti sentire un po’ 007. Se
prima ci piaceva lavorare molto sulla Mini ora quelle che vanno per la maggiore sono le 500”. La lista di
gadget creata negli anni attraverso le richieste dei
vari clienti è lunghissima, si va per esempio da un
chiller per il vino gestito tramite monitor touch
screen, al set di valigie con la medesima pelle degli interni conformato al millimetro al bagagliaio,
fino alla mini cassaforte per lasciare in macchina
gli oggetti di valore che non si vogliono portare
in spiaggia. “Quando una persona viene da noi –
conclude Acampora – fa due tipi di esperienze:
quella di godersi il prodotto finito una volta messo
in strada, e soprattutto la fase antecedente, quella
più importante, quella del concepimento del mezzo,
coadiuvato dai nostri tecnici. In quei momenti si ragiona veramente sull’intimo della vettura, non solo
sul materiale o il colore. Il rapporto che si crea con
il proprio mezzo è totalmente differente. La volontà
dell’appassionato non è il desiderio di distinguersi
dalla massa, che è anche una cosa brutta da dire,
ma piuttosto consiste nel piacere di volersi non solo
comperare ma costruire qualcosa. Plus impossibile
da avere con un prodotto di serie”.
02. 03. Il modello
Tender2+2 su chassis
FIAT 500 per il
mercato americano.
Foto courtesy Archivio
Castagna Milano.
53
hi tech
New arrivals
Tante le novità presentate a Las Vegas:
ecco una selezione tra quelle che ci
hanno più colpito.
Oregon Scientific - AW133
Il termometro per alimenti con connessione Bluetooth è ideale
per controllare da smartphone il punto di fusione del cioccolato
e cuocere a puntino qualsiasi manicaretto.
it.oregonscientific.com
GODERSI IL TECNO-COMFORT DI CASA
Cuffie e diffusori, vasi smart e sonde Bluetooth, occhi elettronici e schermi mozzafiato sempre più
definiti e avvolgenti. Quando fuori fa (molto) freddo, la tecnologia amica riscalda il cuore e rende
più piacevole il lungo “fermo biologico”.
Netatmo - Welcome
È una videocamera intelligente per la casa in grado
di riconoscere ciascun membro della famiglia: i
nomi dei presenti appaiono immediatamente sullo
di Paolo Crespi
schermo del cellulare.
www.netatmo.com/it
Con i sistemi multiroom e gli schermi 4k
di nuova generazione,
Sony è stato, tra i big,
uno dei protagonisti del
Ces di Las Vegas.
54
Inverno, interno giorno. O notte. Come gli animali vanno in letargo, così l’homo technologicus
si prende le sue pause di riflessione dal lavoro e
dalla vita outdoor coltivando le proprie passioni
fra le mura domestiche. Coccolandosi e facendosi
coccolare, da solo o in compagnia, dai suoi gadget preferiti. Audio e video la fanno naturalmente
da padroni, con l’ultradefinizione degli schermi
OLED (per chi può già permetterseli) e la comodità delle cuffie (per ascolti privati) e dei sistemi
wireless che uniscono qualità musicale e design,
garantendo l’accesso a qualunque fonte sonora.
Ma non c’è solo la tecnologia costosa e raffinata
nell’immaginario degli “sdraiati” di ogni età. Curiosando tra le novità del CES, la fiera dell’elettronica di consumo più importante del mondo che si
è appena celebrata a Las Vegas, sono numerosissime le applicazioni della tecnologia ai vari campi
di attività “indoor” della famiglia rintanati in casa
quando la temperatura scende e le giornate si accorciano, aumentandone il nostro tasso di sedentarietà. Come i vasi smart, in grado di rilasciare
progressivamente e secondo necessità l’acqua per
le piante da appartamento, selezionando tra le va-
rie specie vegetali e facendo sembrare verde anche il pollice (impigrito dal telecomando) di chi
non saprebbe distinguere una rosa da un carciofo.
O come le webcam di autosorveglianza, che fanno lo scanner (facciale) a tutti quelli che varcano
la soglia e ne segnalano discretamente la presenza
con una notifica sul display del cellulare agli altri
membri della tecno-family che possono così regolarsi di conseguenza (funzione utile soprattutto a
coloro che abitano in villa o in un attico stile Bertone). Chi, emulo degli chef televisivi, decide di
sperimentare qualche piatto insolito, di non banale esecuzione, può invece trarre vantaggio da una
sonda hi-tech che rileva la temperatura degli alimenti durante la cottura e calcola in tempo reale
quanti minuti mancano all’ora X, senza più dover
andare “a occhio” rischiando figuracce e dense colonne di fumo. E così via, insomma, in attesa della
primavera tecnologica in cui sfoggiare i droni, gli
smartwatch, i robottini e i dispositivi indossabili
tanto sbandierati al Consumer Electronic Show,
accontentiamoci di quello (molto) che ci offre il
convento per vivere (o sognare) una casa hi-tech
in cui nasconderci e svernare in santa pace.
Parrot - Zik Sport
La nuova cuffia wireless è firmata Philippe Starck e sembra fatta
apposta per lo sport indoor, quello che inizia sul tapis roulant: con
tanto di sensori biometrici e fascia brevettata.
www.parrot.it
Lg Electronics - Tv OLED 4K
La gamma 2015, appena presentata al CES, comprende sette
nuovi modelli flessibili, curvi e piatti con schermi da 55, 65 e 77
pollici e base trasparente che aumenta l’effetto immersivo.
Bang & Olufsen - BeoSound Moment
www.lg.com/it
Il sistema audio intelligente integra le tue playlist
musicali e i servizi di streaming in un unico
dispositivo con doppia interfaccia touch-sensitive, in
legno e in alluminio.
www.bang-olufsen.com
55
WELLNESS
wellness
Una scienza
millenaria
Originaria dell’India, l’ayurveda oggi è
conosciuta anche in Occidente grazie ai
trattamenti sviluppati dalle Spa, ideali
per rigenerarsi dopo una giornata di sci.
Ayurveda in alta quota
Parola d’ordine: prevenzione. L’ayurveda è un’antica pratica medica
indiana che mira a ristabilire l’equilibrio psico-fisico prima che il
malessere diventi una vera e propria patologia.
di Simona Lovati
La bellezza fiorisce dove c’è la salute, così come
la longevità. È questo il concetto alla base della
medicina ayurveda, che in sanscrito, la madre di
tutte le lingue indoeuropee, significa conoscenza
della vita. “L’obiettivo di questa disciplina – spiega
Elisa Annita Santoni, terapista ayurveda e titolare
del centro Piccolo Mekong di Pogliano Milanese
(www.piccolomekong.com) – è quello di compiere
un percorso che mira a ripristinare l’equilibrio nella
persona trattata sia a livello fisico, sia spirituale e
mentale, a compiere un percorso di crescita a diversi
piani, tramite molteplici metodiche, come i massaggi,
che si avvalgono dell’ausilio di tutto ciò che la natura ci offre. Fra i primi: cristalli, pietre ed erbe”.
Questa filosofia si fonda sulla convinzione che la
prevenzione sia la migliore cura. Per questo, secondo i principi dell’ayurveda, è essenziale non
alterare la tipologia costituzionale con la quale
siamo nati, aiutandoci con una buona igiene di
vita, una dieta bilanciata e un po’ di movimento.
“Molto importante è il ruolo del massaggio – continua l’esperta – che utilizza oli medicamentosi che
passano attraverso gli strati della pelle per apportare
benessere e salute secondo le tre tipologie costituzio56
nali dei soggetti trattati: vata, pitta e kapha, che ci
caratterizzano già dai primi 20 giorni di età”.
I vata sono dominati dall’aria. Sono persone alte,
magre, longilinee, dalla cute secca, che si muovono in fretta e apprendono velocemente. Soffrono
di emicranie, artrosi e di dolori di ogni tipo.
I pitta sono invece personalità cerebrali, sempre
in prima linea, molto esigenti e che tengono tutto
sotto controllo. Mangiano molto e in modo vorace. Il loro appetito va sedato con cibi freschi e
un’alimentazione priva di carni rosse, insaccati,
cibi piccanti e alcolici. Non a caso, il loro punto
debole è lo stomaco e l’intestino tenue.
I kapha hanno un’ossatura possente e ben visibile,
spesso con pelle e capelli grassi. Sono pigri, hanno un metabolismo lento e tendono a ingrassare.
Hanno bisogno di essere stimolati con manovre e
massaggi che rilanciano il drenaggio e il dimagrimento, nonché con un regime dietetico adeguato e attività fisica. “Il ruolo di un bravo operatore
– conclude Santoni – è quello di valutare la costituzione del proprio cliente e cercare di capire quali
sono i suoi obiettivi, ristabilendo ciò di cui è carente
o abbassando i valori in eccesso”.
Hotel Col Alto
La Réserve
Naturhotel Lüsnerhof
Corvara è la mèta per testare il Ratna
In Abruzzo, nel cuore della Majella,
Nella Valle di Luson, in Alto Adige,
Abhyanga con i cristalli. La forza
la Spa della struttura invita a scoprire
il trattamento energizzante Prana
primordiale delle pietre aiuta il corpo
i rituali viso vata, pitta e kapha e il
rilancia le energie corporee, ripor-
a ritrovare il corretto funzionamento
massaggio Pinda Swedana con fagot-
tando tutto l’organismo a un benefico
e la mente a essere calma, vigile e
tini di erbe calde associato alla grotta
stato di equilibrio energetico, così da
consapevole.
termale ai vapori sulfurei.
tornare in perfetta forma sulle piste.
www.colalto.it
www.lareserve.it
www.luesnerhof.it
Il Cavallino Bianco
Belvita Hotel Mirabell
Alpenroyal Grand Hotel,
A Ortisei, il trattamento Shiro-
A Valdaora (BZ) la proposta è un
Gourmet & SPA
Mukabyanga è una combinazione di
bagno Rasul per due, che prevede pe-
Destinazione Val Gardena per
massaggi ayurvedici dedicati a testa,
eling e maschera nel bagno di vapore,
provare lo Shirodara, una pratica di
viso e piedi, con effetto rilassante e
seguito da un massaggio Abhyanga e
purificazione effettuata versando sul-
benefico per emicranie, disturbi del
da un bagno ayurvedico con sali e oli
la fronte un filo di olio a temperatura
sonno e della cervicale.
essenziali.
corporea.
www.cavallino-bianco.com
www.belvita.it
www.lhw.com
57
overseas
overseas
Arte, tradizioni e curry
Regione a sud ovest di Delhi, il Rajasthan testimonia la ricchezza di un passato
fatto di mercanti e maharaja, haveli decorate e templi nascosti. Meta francese per
eccellenza anche gli italiani iniziano a percorrerne le polverose strade.
Testo e foto di Elena Cappelletti
02
01
01. Puskar, città sacra
a Brahma. Uomini e
donne si radunano
lungo i ghat del lago per
le loro abluzioni.
58
La strada è la prima, inevitabile, esperienza forte. Il caldo afoso, il rumore incessante dei clacson
(incitati dagli imperativi "Blow horn" sul retro dei
camion in circolazione), le mucche, i pellegrini e i
tuk tuk danno un benvenuto pittoresco a chi arriva a Delhi, la capitale dell’India in cui ogni giorno
si svegliano oltre tredici milioni di abitanti. Ingaggiare un autista privato è il modo migliore per
affrontare le affascinanti ma caotiche strade della
città e raggiungere incolumi le ampie distese erbose, i villaggi e i maestosi palazzi del Rajasthan, la
terra della stirpe dei Rajput. Questa regione è talmente variegata da soddisfare i gusti più disparati,
dal turista che ama seguire la corrente e visitare
Jodhpur, Jaisalmer e Jaipur, a chi preferisce intraprendere vie poco battute alla scoperta di realtà
remote e tesori nascosti.
In questo caso il tour inizia nello Shekawati dove,
nel XVIII e XIX secolo, i ricchi mercanti avevano
preso residenza data la posizione strategica all'incrocio delle strade che dalle coste della regione del
Gujarat portavano alla via della seta. Per ostentare le fortune accumulate si facevano costruire
dimore, le haveli, sfarzosamente affrescate con
scene ispirate alla mitologia, alla storia oppure alle
invenzioni ammirate in paesi lontani, come treni e aeroplani. Solo così, attraverso i cicli pittorici
delle mura di casa in cui erano costrette per tutta
la vita, le donne potevano immaginarsi cosa succedeva altrove e celebrare i successi dei loro uomini. I villaggi di Mandawa, Nawalgarh, Dundlod
ne sono ricchi, ma è raccomandata una deviazione
a Fatehpur dove trent'anni fa la pittrice francese
Nadine Le Prince acquistò una dimora in rovina,
ristrutturandola e adibendola a centro culturale.
Abbandonando i villaggi e inoltrandosi nella giun-
gla si arriva a uno dei templi giainisti più importanti dell'India: è il complesso di Ranakpur, un
sito religioso in cui vivono famiglie dedite alla
preghiera, allo studio e alla conservazione del luogo. Dai variopinti colori delle haveli al candore
del marmo, dagli affreschi alle 1444 colonne del
tempio, lavate ogni mattina con il latte: Ranakpur
è una vera perla nel cuore della giungla. Non da
meno il tempio induista di Karni Mata, nel villaggio di Deshnok, famoso per la notevole presenza
di topi. Gli “amabili” roditori sono venerati dai fedeli i quali, nella speranza di scorgere il topo bianco (segno di grande fortuna), camminano scalzi e
si entusiasmano se uno di questi passeggia loro sui
piedi.
Per ritornare sulla strada di mercanti e maharaja vale la pena dirigersi a Udaipur, sulle sponde
del lago Pichola: si possono programmare visite
al City Palace del Maharaj (il più grande del Rajasthan), organizzare tour in barca, provare una
lezione di yoga o assistere a spettacoli di musica
folkloristica indiana. Si può anche soggiornare in
una delle haveli adibite ad albergo, come la Madri
Haveli, trasformata da un imprenditore francese
in un raffinato hotel-boutique. Negli ultimi anni
sono molti gli albergatori che hanno convertito
palazzi decadenti del Rajasthan in eleganti strut-
sul web
www.cultural-centre.com/index.swf
www.madrihaveli.com
www.udaipur.org.uk
ture ricettive, così che è possibile fare un soggiorno magico in ciascuna delle tappe del viaggio.
Ma Udaipur è anche la sosta ideale per gustare i
sapori della cucina locale. Il curry (masala in hindi) è indubbiamente quello predominante ed è
impiegato in piatti come il gatta curry, gnocchetti di farina di ceci cucinati in una salsa speziata,
il mutton curry, montone cotto in una crema di
curry, e il chicken Lababdar; si può chiedere di
regolare l'intensità del curry in base al proprio gusto, ma sarà sempre bene ordinare, oltre al riso, anche naan, chapati, parhata oppure roti, le versioni
indiane del nostro pane, per smorzarne la forza.
Come contorno alle prelibatezze della tavola non
si deve rinunciare alla vista: la maggior parte dei
ristoranti di Udaipur offre una terrazza sul lago,
ma vale la pena informarsi sulla cucina del proprio
albergo, che spesso vince per scenografia e palato
sui ristoranti locali. La sosta al Madri Haveli dovrebbe prevedere anche un passaggio per la sua
terrazza-ristorante.
Dalla strada alla cucina, tutte le esperienze in Rajasthan permangono con forza nei sensi; e anche
una volta tornati a casa, il desiderio di ritornare
in questa terra dalle mille sfaccettature permane
senza affievolirsi un po’ come il piccante sapore
del primo curry assaggiato in India.
02. Ranakpur. Il
suggestivo interno
tutto decorato del
tempio gianista.
59
food
food
La ricetta dello chef
ENRICO DERFlINGHER
Enrico Derflingher, il “cuoco della
Regina”, ci svela il procedimento per
realizzare Queen Victoria, il piatto più
amato da Elisabetta II d’Inghilterra.
A 27 anni diviene lo chef personale della Casa
Reale inglese, interrompendo il “monopolio” francese.
Nel 1991 è chiamato da George W. Bush senior
per sfamare la Casa Bianca. Ha creato e gestito La
Terrazza dell’Eden di Roma, passando poi al Palace
Hotel di St. Moritz e all’Armani Ginza Tower di
Tokyo. A gennaio è stato nominato presidente di Euro
Toques International.
di Andrea Zappa
foto di Gabriele Basilico
Una carriera incredibile e ora un ulteriore riconoscimento: è stato nominato
presidente di Euro Toques International. Quali sono le finalità di questa
importante associazione?
Euro Toques è un’organizzazione fondata nel 1984 che raduna i migliori chef
del Vecchio Continente, è l’associazione di riferimento per l’Unione Europea. La finalità è quella di proteggere i
piccoli produttori e le loro prelibatezze, coloro insomma che rappresentano
maggiormente la cultura culinaria di
ogni nazione. Ci adoperiamo per farli
conoscere in tutto il mondo. È un lavoro di lobby presso le istituzioni. Ci
battiamo per la ristorazione di livello,
ma anche contro gli OMG e la fame
nel mondo. Cerchiamo di sviluppare
un nuovo approccio all’alimentazione:
il 50% del cibo prodotto viene buttato nella spazzatura, ci stiamo battendo
perché questa percentuale si riduca
progressivamente attraverso politiche e
progetti mirati.
Come se non bastasse ha anche una
delega per l’Expo 2015…
Essendo anche presidente Euro Toques
Italia sono a capo di un progetto per
Expo. Stiamo ristrutturando una bellissima villa sul lago di Como. Villa Lario
Eurotok sarà pronta a marzo e porteremo lì i cuochi più grandi del mondo a
cucinare e a confrontarsi. Avremo anche la presenza di capi di stato, famiglie reali e personaggi del mondo dello
spettacolo. Lo scopo è sensibilizzare
tutti in merito ai temi dell’Expo.
60
Studiando il suo curriculum una domanda sorge spontanea, come ha fatto a 27 anni a diventare lo chef della
famiglia reale inglese?
Diciamo che a 27 anni avevo già lavorato in 10 ristoranti tre stelle, quindi un
po’ di carriera l’avevo fatta. Semplicemente ho partecipato a una selezione,
all’inizio si pensava che fosse un posto
come chef per l’ambasciatore italiano
e in realtà poi si è scoperto che si diventava il cuoco personale del Principe
Carlo e della Principessa Diana. È stata
una grande soddisfazione anche perché
sono stato il primo italiano dopo 400
anni tra francesi e inglesi.
Perché la sua cucina è stata molto apprezzata dai reali?
Perché è una cucina semplice, molto
genuina, di grandi prodotti, senza troppi accostamenti: 4 - 5 ingredienti per
piatto che si devono riconoscere tutti,
con tante erbe e profumi. Insomma, la
vera cucina mediterranea accompagnata da un buon olio extravergine di oliva.
Negli ultimi anni la cucina italiana
vive un momento d’oro all’estero…
Verissimo, una stagione molto positiva in tutto il mondo. A Tokyo, Dubai,
Hong Kong e non solo la grande cucina italiana di livello sta rimpiazzando
quella francese. Ha costi inferiori e una
materia prima sulla quale lavorare di
grande valore. La nostra forza sono i
primi piatti, le paste e i risi, che ci rendono famosi a ogni latitudine.
Il suo piatto più famoso, il Queen Victoria, è stato presentato per la prima
volta in un’occasione molto importante alla presenza di 30 capi di stato e
16 reali. Un aneddoto?
Alla fine della cena la Regina, come accade nei film, mi ha chiamato al tavolo
e davanti a tutti mi ha detto: “Ho mangiato il risotto più buono della mia vita,
cosa vuoi in regalo?”. Io le ho chiesto
la pentola nella quale avevo cucinato
il risotto, una pentola molto bella, particolare, di rame del 1900 con sopra
l’emblema della Regina Vittoria.
Facendo invece un salto oltreoceano,
cosa piaceva ai Bush?
Da buoni texani impazzivano per le
carni, però non disdegnavano anche le
paste corte, oppure lasagne, cannelloni
e ravioli. Sicuramente erano delle buone forchette!
Ha cucinato per principi, principesse e
per i più svariati capi di stato o ambasciatori, ma per la sua famiglia a casa
cosa prepara?
Abito sul lago e ho voluto realizzare
per i miei figli un piatto non a chilometri ma a “metri zero”. Mi sono affacciato
alla finestra e ho pescato un bellissimo
cavedano, l’ho fatto bollire, poi ho preso due uova dal pollaio di mia mamma
e con l’olio della pianta che abbiamo
davanti al parcheggio ho fatto la maionese, un po’ di prezzemolo dai vasi
di mia moglie per una salsa, un purè
con delle patate di scarto e spendendo
poco più di un euro abbiamo mangiato
in dieci e mio figlio di sei anni mi ha
detto: “Papà non ho mai mangiato così
bene in vita mia!”.
Risotto Regina Vittoria
Ingredienti per quattro persone. 350 gr di riso carnaroli, 8 scampi,
50 g di burro, 50 gr di Parmigiano Reggiano, 1 bicchiere di prosecco
all’inizio e ½ bicchiere alla fine per la manteca tura, erbe aromatiche
fresche miste: timo, cerfoglio, prezzemolo, erba cipollina e coriandolo, olio
e cipolla q.b., brodo di pesce pronto o da preparare con il guscio degli
scampi, cipolla, sedano e carota.
Far asciugare la cipolla, tritarla e farla
appassire con il burro e l’olio di oliva,
aggiungere il riso. Farlo tostare bene,
sfumarlo con le bollicine, un buon
prosecco o un Franciacorta, e poi, ag-
simposio del gusto
Una splendida location quale è il
CastaDiva Resort & Spa di Blevio
(Como), un gruppo di chef straordinari capitanati da Enrico Derflingher e la “frittata” è fatta! Battute
a parte dal 22 al 24 novembre si
è tenuta la terza edizione di un
evento che celebra in grande stile
la rinomata gastronomia italiana.
Ospiti di eccezione, grandissima
professionalità e menù in grado di
stupire anche i palati più raffinati
hanno dato vita a tre giorni di grande made in Italy in riva al lago.
www.simposiodelgusto.com
giungendo il brodo di pesce, cominciare a farlo cuocere per 15 minuti circa.
A metà cottura aggiungere gli scampi
sgusciati. Alla fine mantecare con burro, Parmigiano, olio di oliva ed erbe.
61
free time
free time
Da non perdere...
Una selezione dei migliori eventi che
animeranno la città nei prossimi mesi.
Robert Capa in Italia
a cura di Enrico S. Benincasa
Billy Cobham
Uno dei più grandi batteristi
jazz-fusion contemporanei torna
a Milano per una tre giorni di
concerti (in totale sei esibizioni).
Il suo ultimo disco, Tales of The
Skeleton Coast, è uscito giusto
un anno fa, l’ennesimo di una
carriera che lo ha visto suonare
e collaborare con chiunque.
Innovatore del suo strumento
e modello per molti che sono
arrivati dopo di lui, è senza dubbio
l’evento da non perdere di questo
inizio anno in via Borsieri.
Blue Note - Milano
dal 19 al 21 febbraio
www.bluenotemilano.com
Exp(l)oration
Fa' la cosa giusta!
Alimentazione biologica e a km
zero, cruelty free, moda etica,
mobilità a basso impatto ambientale e tutto ciò che riguarda
la “green culture” saranno i temi
della 12esima edizione di questa
fiera, ormai evento irrinunciabile
per tutti gli interessati all’universo
del consumo critico. Spazio allo
shopping da piccoli artigiani ma anche a eventi, spettacoli e incontri,
per un weekend all’insegna della
sostenibilità.
Fieramilanocity - Milano
dal 13 al 15 marzo
www.falacosagiusta.org
Al Museo della Scienza e della Tecnologia - Milano
dal 12 febbraio al 15 marzo
www.museoscienza.org
Allo Spazio Oberdan - Milano
dal 30 gennaio al 26 aprile
www.provincia.milano.it/cultura
Sopra il Sotto
Terza edizione per l’iniziativa ideata
da Monica Nascimbeni che porta
forme, colori e disegni su un pezzo
di arredo urbano che ai più passa
inosservato. Dopo street artist
italiani e internazionali, questa volta
saranno i nostri stilisti a decorare
i tombini del quadrilatero della
moda. Il progetto di Metroweb,
con il patrocinio del Comune di
Milano e in collaborazione con la
Camera Nazionale della Moda e
Oxfam Italia, verrà inaugurato nel
mese di febbraio.
Via Montenapoleone
e via S. Andrea - Milano
il 24 febbraio
62
Il Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci è pronto a
ospitare il nuovo progetto espositivo di
No Curves, artista che, a differenza della maggior parte dei colleghi della sua
generazione, alle bombolette preferisce
forbice e nastro adesivo. I suoi strumenti del mestiere lo rendono senza
dubbio riconoscibile nel panorama artistico contemporaneo, cosa che gli ha
dato la chance di proporre diversi progetti interessanti personali – come per
esempio Aracne 8.0 – e anche altri per
conto di brand importanti dello sportswear, che lo hanno scelto per la forza
delle sue spigolosità. Exp(l)oration, che
arriva al Museo di Sant’Ambrogio a
partire dal prossimo 12 febbraio, è forse il lavoro più ambizioso dell’artista
milanese: frutto di un anno di lavoro,
è interamente dedicato al tema dell’esplorazione umana nel corso del tempo. 800 i metri quadri su cui si estende,
divisi in quattro aree tematiche, ognuna legata a ogni luogo in cui l’uomo
cerca di espandersi – acqua, terra, aria
e spazio. L’ambizione, come dichiarato
dallo stesso artista, è quella di raffigurare il desiderio dell’uomo di essere in
constante movimento con il nastro, oggetto statico per eccellenza. La mostra,
organizzata in collaborazione con Red
Bull, Tatras, Vibram, Tucano e Pixartprinting, chilometri di nastro adesivo
che interagiranno con gli ambienti e le
opere già presenti, una su tutte il famoso sottomarino Enrico Toti. Un mese di
tempo per visitarla e rendersi conto di
quello che questo artista è in grado di
fare con un paio di forbici.
Lo Spazio Oberdan è pronto a ospitare
la retrospettiva dedicata ai lavori italiani di uno dei più grandi fotoreporter
del secolo scorso, Robert Capa. Una
mostra non inedita in Italia, che ha già
riscosso successi a Roma, Firenze e Genova, e che arriva al centro culturale
di Porta Venezia per iniziativa della
Provincia di Milano, della Fondazione
Fratelli Alinari e del Museo Nazionale Ungherese di Budapest. Saranno 78
gli scatti presenti, tutti ovviamente in
bianco e nero e realizzati da Capa nel
nostro Paese durante il biennio 194344, in piena Seconda Guerra Mondiale.
La selezione fa parte delle Master Collection del fotografo di origini ungheresi ed è a stata effettuata da Cornell
Capa, fratello di Robert, e da Richard
Whelan, il suo biografo. Lo scenario di
questi scatti è l’arrivo degli alleati nel
sud del nostro Paese, dallo sbarco in
Sicilia fino ad Anzio passando per Napoli. I conflitti bellici sono sempre stati
l’oggetto delle sue fotografie, portando
Robert a girare il mondo per ritrarli in
tutta la loro crudezza: il suo obiettivo
ha immortalato anche la guerra civile
spagnola, la guerra sino-giapponese, la
guerra arabo-israeliana e la prima guerra d’Indocina, dove purtroppo perì
saltando in aria su una mina a soli 41
anni. La mostra è inoltre accompagnata da un catalogo di 192 pagine e 80
fotografie al prezzo di copertina di 35
euro.
Olis Festival
Torna per la terza volta il format
dedicato alle discipline olistiche
e bio-naturali ospitato presso Lo
Spazio Ex Ansaldo. A metà strada
tra convegno, fiera e laboratorio
esperienziale, Olis vedrà la
partecipazione di oltre 90 scuole
e centri olistici, 30 conferenze
e oltre 100 eventi di diversa
natura dedicati a tutti, sia per i più
esperti sia per i neofiti di questo
mondo che continua a conquistare
appassionati.
Spazio Ex Ansaldo - Milano
dal 6 all’8 febbraio
www.olisfestival.it
63
secret milano
network
Puoi trovare Club Milano
in oltre 200 location
selezionate a Milano
Il mondo sotterraneo dei Cobianchi
Dimenticato per anni sotto l’asfalto di piazza Duomo c’è un universo sotterraneo:
l’Albergo Diurno Cobianchi, che comprende tutta l’area di via Silvio Pellico. Solo che
per scovarlo bisogna guardare all’ingiù, tra le colonne dei portici, fino a imbattersi
in quell’insegna ancora intatta.
Foto e testo di Marilena Roncarà
Aperto nel 1924, il primo diurno milanese era molto di più di un semplice bagno pubblico: accanto a docce e
bagni in tinozza, forniva servizio di deposito bagagli, lavanderia e ancora barbiere, parrucchiere, manicure, noleggio
ombrelli, manutenzione cappelli, divanetti di lettura e scrittura, fino alla vendita dei biglietti per treni e spettacoli.
Insomma era una vera e propria città
sotterranea, costruita per rispondere a
un’esigenza igienico sanitaria, ma divenuta in breve luogo di passaggio e svago. E soprattutto la storia degli alberghi
Cobianchi, tutti a gestione familiare,
non è circoscritta a Milano, ma coinvolge l’Italia intera dove, da nord a sud, ne
sorsero in 10 anni all’incirca una quindicina. L’idea è di Cleopatro Cobianchi
che, di ritorno da un viaggio a Londra
(era il 1911) decide di importare anche da noi questa struttura dedicata
alla cura della persona. Il successo è
64
immediato (come anche l’appoggio del
re Vittorio Emanuele III e del Duce) e
in più i costi per usufruire del servizio
sono alla portata di tutti.
“Entrando era come varcare la soglia di
un altro mondo”, ci racconta Laura Bolognini Cobianchi, pronipote di Cleopatro, il cui padre, assieme allo zio, gestiva il Diurno di piazza Duomo. “Ci si
lasciava alle spalle il caos della città, per
entrare in una dimensione ovattata, ma
familiare. C’erano i profumi del vapore e
gli odori del legno, il rumore delle vecchie
macchine da scrivere con i tasti e ancora
il banco dei cambi e una serie di cunicoli
che correvano nel ventre della città”. Di
grande impatto sociale per il tempo, il
luogo è diventato anche riferimento
per l’immaginario collettivo, non a caso
al suo interno sono state girate alcune
sequenze del film La vita agra con Ugo
Tognazzi e Giovanna Ralli. Tuttavia dagli anni Sessanta la diffusione del ba-
gno in casa portò al progressivo disuso
di queste strutture, anche se quella di
Milano fu l’ultima a chiudere nel 1999.
Da allora, a parte una breve parentesi
tra il 2003 e il 2006, quando fu riaperto come punto informativo dell’azienda autonoma del turismo, il Cobianchi
ha versato in uno stato di abbandono,
ma lo scorso settembre è stato utilizzato da Elita per il suo festival. Ma a
Milano questo non è l’unico Diurno, il
suo gemello, anche se non gestito dalla
famiglia Cobianchi, è il Diurno Venezia di piazza Oberdan. Costruito tra
il 1923 e il 1925, con decori e arredi
attribuiti all’architetto Portaluppi, pare
ora godere di una sorte più fortunata, dato che con la complicità del FAI
potrebbe essere recuperato in seguito
alla riqualificazione della piazza. Certo
questa volta non si arriverà in tempo
per Expo ma, assicura l’assessore ai Lavori pubblici, Carmela Rozza, si farà.
night & restaurant: Al fresco Via Savona 50 Angolomilano Via
Boltraffio18 Antica Trattoria della Pesa V.le Pasubio 10 Bar Magenta Largo
D’Ancona Beda House Via Murat 2 Bento Bar C.so Garibaldi 104 Bhangra
Bar C.so Sempione 1 Blanco Via Morgagni 2 Blue Note Via Borsieri 37
Caffè della Pusterla Via De Amicis 24 Caffè Savona Via Montevideo 4
Cape Town Via Vigevano 3 Capo Verde Via Leoncavallo 16 Cheese Via
Celestino IV 11 Chocolat Via Boccaccio 9 Circle Via Stendhal 36 Colonial
Cafè C.so Magenta 85 Combines XL Via Montevideo 9 Cubo Lungo
Via San Galdino 5 Dada Cafè / Superstudio Più Via Tortona 27 Deseo
C.so Sempione 2 Design Library Via Savona 11 Elettrauto Cadore Via
Cadore ang. Pinaroli 3 El Galo Negro Via Taverna Executive Lounge Via
Di Tocqueville 3 Exploit Via Pioppette 3 Fashion Cafè Via San Marco 1
FoodArt Via Vigevano 34 Fusco Via Solferino 48 G Lounge Via Larga 8
Giamaica Via Brera 32 God Save The Food Via Tortona 34 Goganga Via
Cadolini 39 Grand’Italia Via Palermo 5 HB Bistrot Hangar Bicocca Via
Chiese 2 Il Coriandolo Via dell’Orso 1 Innvilllà Via Pegaso 11 Jazz Cafè
C.so Sempione 4 Kamarina Via Pier Capponi 1 Kisho Via Morosini 12
Kohinoor Via Decembrio 26 Kyoto Via Bixio 29 La Fabbrica V.le Pasubio
2 La rosa nera Via Solferino 12 La Tradizionale Via Bergognone 16 Le
Biciclette Via Torti 1 Le Coquetel Via Vetere 14 Le jardin au bord du lac Via
Circonvallazione 51 (Idroscalo) Leopardi 13 Via Leopardi 13 Les Gitanes
Bistrot Via Tortona 15 Lifegate Cafè Via della Commenda 43 Living P.zza
Sempione 2 Luca e Andrea Alzaia Naviglio Grande 34 MAG Cafè Ripa
Porta Ticinese 43 Mandarin 2 Via Garofano 22 Milano Via Procaccini 37
Mono Via Lecco 6 My Sushi Via Casati 1 - V.le Certosa 63 N’ombra de Vin
Via San Marco 2 Noon Via Boccaccio 4 Noy Via Soresina 4 O’ Fuoco Via
Palermo 11 Origami Via Rosales 4 Ozium t7 café - via Tortona 7 Palo Alto
Café C.so di Porta Romana 106 Panino Giusto P.zza Beccaria 4 - P.zza 24
Maggio Parco Via Spallanzani - C.so Magenta 14 Patchouli Cafè C.so Lodi
51 Posteria de Amicis Via De Amicis 33 Qor Via Elba 30 Radetzky C.so
Garibaldi 105 Ratanà Via De Castillia 28 Refeel Via Sabotino 20 Rigolo Via
Solferino 11 Marghera Via Marghera 37 Rita Via Fumagalli 1 Roialto Via
Piero della Francesca 55 Serendepity C.so di Porta Ticinese 100 Seven
C.so Colombo 11 - V.le Montenero 29 - Via Bertelli 4 Smeraldino P.zza
XXV Aprile 1 Smooth Via Buonarroti 15 Superstudio Café Via Forcella
13 Stendhal Via Ancona 1 Tasca C.so Porta Ticinese 14 That’s Wine P.zza
Velasca 5 Timè Via S.Marco 5 Tortona 36 Via Tortona 36 Trattoria Toscana
C.so di Porta Ticinese 58 Union Club Via Moretto da Brescia 36 Van Gogh
Cafè Via Bertani 2 Volo Via Torricelli 16 Zerodue_Restaurant C.so di Porta
Ticinese 6 3Jolie Via Induno 1 20 Milano Via Celestino 4
stores: Ago Via San Pietro All’Orto 17 Al.ive Via Burlamacchi 11 Ana
Pires Via Solferino 46 Antonia Via Pontevetero 1 ang. Via Cusani Bagatt
P.zza San Marco 1 Banner Via Sant’Andrea 8/a Biffi C.so Genova 6 Brand
Largo Zandonai 3 Brian&Barry via Durini 28 Brooksfield C.so Venezia
1 Buscemi Dischi C.so Magenta 31 Centro Porsche Milano Nord Via
Stephenson 53 Centro Porsche Milano Est Via Rubattino 94 C.P. Company
C.so Venezia Calligaris Via Tivoli ang. Foro Buonaparte Dantone C.so
Matteotti 20 Eleven Store Via Tocqueville 11 Germano Zama Via Solferino
1 Gioielleria Verga Via Mazzini 1 Henry Cottons C.so Venezia 7 Joost Via
Cesare Correnti 12 Jump Via Sciesa 2/a Kartell Via Turati ang. Via Porta 1
La tenda 3 Piazza San Marco 1 Le Moustache Via Amadeo 24 Le Vintage
Via Garigliano 4 Libreria Hoepli Via Hoepli 5 MCS Marlboro Classics C.so
Venezia 2 - Via Torino 21 - C.so Vercelli 25 Moroso Via Pontaccio 8/10
Native Alzaia Naviglio Grande 36 Open viale Monte Nero 6 Paul Smith Via
Manzoni 30 Pepe Jeans C.so Europa 18 Pinko Via Torino 47 Rossocorsa
C.so porta Vercellina 16 Rubertelli Via Vincenzo Monti 56 The Store Via
Solferino 11 Valcucine (Bookshop) C.so Garibaldi 99
showroom: Alberta Ferretti Via Donizetti 48 Alessandro Falconieri
Via Uberti 6 And’s Studio Via Colletta 69 Bagutta Via Tortona 35
Casile&Casile Via Mascheroni 19 Damiano Boiocchi Via San Primo 4
Daniela Gerini Via Sant’Andrea 8 Gap Studio C.so P.ta Romana 98 Gallo
Evolution Via Andegari 15 ang. Via Manzoni Gruppo Moda Via Ferrini 3
Guess Via Lambro 5 Guffanti Concept Via Corridoni 37 IF Italian Fashion
Via Vittadini 11 In Style Via Cola Montano 36 Interga V.le Faenza 12/13
Jean’s Paul Gaultier Via Montebello 30 Love Sex Money Via Giovan
Battista Morgagni 33 Massimo Bonini Via Montenapoleone 2 Miroglio Via
Burlamacchi 4 Missoni Via Solferino 9 Moschino Via San Gregorio 28
Parini 11 Via Parini 11 Red Fish Lab Via Malpighi 4 Sapi C.so Plebisciti 12
Spazio + Meet2Biz Alzaia Naviglio Grande 14 Studio Zeta Via Friuli 26
Who’s Who Via Serbelloni 7
beauty & fitness: Accademia del Bell’Essere Via Mecenate 76/24
Adorè C.so XXII Marzo 48 Caroli Health Club Via Senato 11 Centro
Sportivo San Carlo Via Zenale 6 Damasco Via Tortona 19 Palestre
Downtown P.za Diaz 6 - P.za Cavour 2 Fitness First V.le Cassala 22 - V.le
Certosa 21/a - Foro Bonaparte 71 - Via S.Paolo 7 Get Fit Via Lambrate 20
- Via Piranesi 9 - V.le Stelvio 65 - Via Piacenza 4 - Via Ravizza 4 - Via Meda
52 - Via Vico 38 - Via Cenisio 10 Greenline Via Procaccini 36/38 Gym Plus
Via Friuli 10 Intrecci Via Larga 2 Le Garcons de la rue Via Lagrange 1 Le
terme in città Via Vigevano 3 Orea Malià Via Castaldi 42 - Via Marghera
18 Romans Club Corso Sempione 30 Spy Hair Via Palermo 1 Tennis Club
Milano Alberto Bonacossa Via Giuseppe Arimondi 15 Terme Milano P.zza
Medaglie d’Oro 2, ang. Via Filippetti Tony&Guy Gall. Passerella 1
art & entertainment: PAC (Padiglione Arte Contemporanea) Via
Palestro 14 Pack Foro Bonaparte 60 Palazzo Reale P.zza Duomo Teatro
Carcano C.so di Porta Romana 63 Teatro Derby Via Pietro Mascagni
8 Teatro Libero Via Savona 10 Teatro Litta C.so Magenta 24 Teatro
Smeraldo P.zza XXV Aprile 10 Teatro Strehler Largo Greppi 1 Triennale
V.le Alemagna 6 Triennale Bovisa Via Lambruschini 31
hotel: Admiral Via Domodossola 16 Astoria V.le Murillo 9 Boscolo C.so
Matteotti 4 Bronzino House Via Bronzino 20 Bulgari Via Fratelli Gabba 7/a
Domenichino Via Domenichino 41 Four Season Via Gesù 8 Galileo C.so
Europa 9 Nhow Via Tortona 35 Park Hyatt (Park Restaurant) Via T. Grossi
1 Residence Romana C.so P.ta Romana 64 Sheraton Diana Majestic V.le
Piave 42
inoltre: Bagni Vecchi e Bagni Nuovi di Bormio (SO) Terme di PreSaint-Didier (AO)
65
Colophon
club milano
viale Col di Lana, 12
20136 Milano
T +39 02 45491091
[email protected]
www.clubmilano.net
direttore responsabile
sales manager
Stefano Ampollini
Filippo Mantero
T +39 02 89072469
art director
[email protected]
Luigi Bruzzone
publisher
C
caporedattore
M.C.S. snc
Andrea Zappa
via Monte Stella, 2
M
10015 Ivrea TO
Y
redazione
Enrico S. Benincasa,
distribuzione
Carolina Saporiti
[email protected]
CM
MY
CY
grafico
editore
Anna Tortora
Contemporanea srl
via Emanuele Filiberto, 7/a
collaboratori
CMY
K
20149 Milano
Nadia Afragola, Cédric Bouvard,
Elena Cappelletti, Paolo Crespi,
stampa
Simona Lovati, Roberto Perrone,
Arti Grafiche Fiorin
Marilena Roncarà, Davide Rota,
via del Tecchione, 36
Simone Sacco, Elisa Zanetti,
20098 San Giuliano Milanese MI
Simone Zeni.
T +39 02 98280769
fotografi
Gabriele Basilico, Peter Beard,
Charlie Bennet, Jean-Baptiste
Beranger, Walter Bonatti,
Matteo Cherubino, Hans Feurer,
Patrocinato dal Tennis Club Milano
Pierpaolo Ferrari, Massimo Listri,
Alberto Bonacossa
Herb Ritts, .
questo progetto è reso possibile
grazie a Contemporanea.
è vietata la riproduzione, anche parziale, di testi e foto.
Autorizzazione del Tribunale di Milano n° 126 del 4 marzo 2011
66
A Milano dodicCl
i ub daFavola
Scarica

Scarica il pdf