n.1
- febbraio 2012
IL PONTE - Anno XXXXI
Supplemento al n. 6 del 17 febbraio 2012 de “IL NUOVO GIORNALE”
Autorizzazione Tribunale di Piacenza con decreto n. 4 del 4 giugno 1948
Bimestrale d’informazione e attualità
Fondato nel 1971: da don Dante Concari
Direttore responsabile: don Davide Maloberti
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don Gigi Bavagnoli
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Mazzocchi, Loris Caragnano, Ennio Torricella, Lucia Busconi Rusconi, Lorenzo Migliorini, Federico
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La Lectio divina
L
a Lectio divina è un metodo per entrare a contatto con la Parola di Dio: si tratta di leggere il testo, di comprenderne i significati, di meditare su quanto ascoltato e di arrivare a pregare con la Parola. Ci sembra che
i Vangeli delle domeniche di Quaresima siano particolarmente indicati per accostarci alla Sacra Scrittura e per
iniziare un cammino di recupero della fede, proprio a paritre dalla Parola. Per questo l'invito è rivolto a tutti
i giovani e gli adulti della parrocchia, in particolare ai genitori che desiderano accompagnare il cammino di
fede dei loro figli, coinvolgendosi in prima persona in un percorso di riscoperta della propria fede.
LECTIO DIVINA
Chiesa di San Giacomo - Ore 21
Martedì 6 marzo
Martedì 13 marzo
Martedì 20 marzo
Martedì 27 marzo
Il cineforum: 5 films per 5 parole
L
a nostra Diocesi sta vivendo il III anno della Missione popolare diocesana: a guidare il cammino sono
state scelte 5 parole maestre, che convergnono tutte sull'Eucaristia. Le parole sono le seguenti: ospitalità.
benevolenza, fiducia, dedizione e gratitudine. Abbiamo pensato, per aiutarci a riflettere su queste parole, di
organizzare la proiezione di 5 fims che riprendano i vari temi in modo narrativo, come prevede l'espressione
cinematografica, Le date sono state già trovate: per le prime quattro parole. Nel tempo di Pasqua organizzeremo la proiezione dell'ultimo film, con riferimento al tema della gratitudine.
CINEFORUM
Sala Teleponte - Ore 20,30
Giovedì 8 marzo Benevolenza : Miral
Giovedì 15 marzo Ospitalità: L'ospite inatteso
Giovedì 22 marzo Fiducia: In un mondo migliore
Giovedì 29 marzo Dedizione: Uomini di Dio
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Editoriale
Li amò sino alla fine
Q
uesta frase, tolta dal racconto dell’Ultima Cena
gilità, con i nostri dubbi, con le nostre paure. Egli
secondo il Vangelo di Giovanni, ci accompa-
desidera incrociare la nostra vita e prenderci per
gnerà in questo cammino di Quaresima fino alla ce-
mano, ancora una volta. Il suo sguardo e il suo ab-
lebrazione del Mistero Pasquale. braccio ci donano il perdono, le sue mani ci aiutano
Giovanni con questa espressione intende aiutarci a
a rialzarci, ci invitano a ritrovare il coraggio per ri-
comprendere che l’amore di Gesù per noi, riflesso e
prendere il cammino.
segno dell’amore del Padre per gli uomini, non si è
Solo grazie alla sua presenza, solo in forza del suo
fermato davanti a niente, né davantoi all’indifferen-
amore senza limiti parole come conversione, ricon-
za e nemmeno davanti al rifiuto da parte degli uo-
ciliazione, perdono diventano percorsi di vita, gua-
mini, né davanti all’abbandono e nemmeno davanti
dagnano l’energia necessaria per provocare in noi
al tradimento da parte dei suoi fratelli.
quel cambiamento che sempre desideriamo e che
Un amore senza misure per realizzare in mezzo a
mai realizziamo.
noi l’amore smisurato del Padre.
Allora, ben vengano questi quaranta giorni: giorni
Questa verità ci viene incontro in questo momento
di penitenza, giorni di impegno, giorni di fatica.
della nostra vita: ci trova affaticati, stanchi, spesso
Una fatica buona, perché animata da una presenza
appesantiti da una vita di cui è difficile scorgere il
e sostenuta da una grande speranza: quella di poter
senso profondo.
affidare la nostra vita a colui che, per amore nostro,
Gesù non ha paura di incontrarci, con le nostre fra-
ha donato la sua vita. Don Gigi
Parrocchia di Pontedell'Olio Appuntamenti
- Mercoledì delle ceneri 22 febbraio ore 20,30
Processione da San Rocco e rito dell'Imposizione delle ceneri in San Giacomo
- Domenica delle Palme:
ore 9,45: Processione dal Cimitero in San Giacomo
ore 16: I Confessione dei bambini di III elementare
Appuntamenti settimanali
- Lectio divina (San Giacomo martedì ore 21)
- Adorazione Eucaristica (San Rocco giovedì ore 17)
- Serie di film dedicati alle parole della Missione Diocesana
(giovedì di marzo Teleponte ore 20,30)
- Via Crucis (San Rocco venerdì ore 17,30)
Appuntamento per i Cresimandi:
- ore 7,30 in San Rocco per la preghiera delle Lodi
tutte le mattine dal lunedì al venerdì delle settimane di Quaresima
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Deposizione di Ignazio Stern (1722)
B
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aciò i suoi piedi e li unse
con l’olio profumato, dopo
averli lavati con le sue lacrime e
averli asciugati coi suoi capelli.
Quando fece tutto ciò era ancora vivo quel Gesù che le aveva
cambiato la vita. Ora giace davanti a lei. Sono di Maria Maddalena quelle lacrime che ancora bagnano e danno sollievo a
queste ferite così profonde, che
passano da parte a parte le povere mani, i poveri
piedi. Se ne prende cura, con dolcezza lenisce quel
dolore disumano, con quell’unguento prezioso che
ha con sé. Sarà meno dolorosa la morte, avrà un
senso in quel pianto rannicchiato e in quell’amorevole, benevolo gesto di dedizione. Proprio lì di fronte a noi, ci invita ad una carezza consolante, come
quella di una madre per il proprio figlio. Scomposta,
in un gesto che tradisce il dolore, commossa fin nel
più intimo di sé stessa, accudisce quanto resta di
una vita immolata per la vita. Il volto si adagia sul
Cristo, mentre la mano avvolge la carne trapassata;
lei rannicchiata, quasi a nascondere con pudore il
segno della morte che indelebile traccia quel corpo.
Quanta bellezza davanti a quegli occhi che ora si
concentrano su quel piccolo, ma straziante segno!
La Maddalena viene attraversata da quella bellezza,
ricordo di giorni belli, quando la parola consolante
di Gesù le disse che la sua vita era preziosa agli
occhi di Dio, che il suo peccato non lo disgustava,
che in lui c’era amore e perdono per quella creatura
ritrovata, come per ogni creatura ritrovata. E abbandona al mondo quella bellezza, perché sia per il
mondo.
Il volto giovane e vecchio a un tempo della Vergine Madre ritrova serenità in un venir meno sorretto
dall’abbraccio pronto dell’altra Maria. Scivola verso
di noi che guardiamo la scena, il volto terreo: quel
corpo che in lei ha preso forma, di cui si è presa
cura, che ha visto crescere, il suo figlio, aveva conosciuto la morte. Straziante nel suo accadere, ciò
che una madre mai vorrebbe: sopravvivere al frutto
del proprio grembo, a quella vita donata. E per lei
invece fu così: quel corpo, quella carne violata aveva reso completo quell’uomo. La sua morte poteva
ora mostrarne la forza dell’essere insieme uomo e
Figlio di Dio. Quanta dedizione per quel figlio, fino
ad ora, fino all’ultimo respiro, fino all’ultimo tratto di
vita, fino al punto in cui ti devi abbandonare a che
qualcun altro si prenda cura di te, del tuo esangue
corpo. Anche lei si sente pronta: sente la sazietà dei
giorni e il desiderio sereno di poter vivere questo
attimo, purificandolo dalla disperazione, dalla paura della solitudine invincibile. E quella povera
mano che la sorregge, accompagnata dallo sguardo che implora
un segno guardando il cielo, è lì,
accanto a lei. Sono un tutt’uno la
madre e l’altra Maria, la terza della
tradizione: il suo sguardo si alza in
alto, a cercare sollievo per il dolore di quella madre, dolore che diventa anche il suo. Una verticalità, cercata, bramata,
rivolta al cielo; prigioniera della terra, trascinata verso il basso, piegata come il corpo al cui capezzale si
trova. Il dolore della terra, la preghiera verso il cielo:
due figure divengono una, ad implorare la presenza
che non ti spiega il perché del morire, ma che con
te muore per vivere con te.
Il giovane amico, Giovanni, colui che più di ogni
altro aveva colto la profondità della passione per
l’umanità di quel Gesù che in un caldo pomeriggio
incontrò, è lì, in piedi, con una mano presenta il
Cristo al cielo, accompagnando con gli occhi quel
gesto, con l’altra indica il proprio cuore. Lo aveva
fatto per lui: quel sacrificio era per lui. Giovane, già
ha potuto conoscere la durezza del vivere. Perdere
un amico, affidarlo, in lacrime, ad un cielo che si
squarcia, ferito, trapassato, da un segno che rimarrà
indelebilmente nella vita di Dio. Cantore di questo
amore, ricorderà con commozione quelle parole:
“donna, ecco tuo figlio”. In quella morte, ogni uomo
diviene figlio e la dedizione di Dio per noi è in quel
corpo che si abbandona totalmente all’uomo.
E tre figure ancora a prendersi cura di quel corpo
esangue: Nicodemo uno, Giuseppe d’Arimatea un
altro. Sono lì a sorreggersi nell’attendere a quella
mesta azione: calano quella povera carne in un sepolcro. Avvolto tra lini, lo pensano destinato ormai
solo alla loro cura e al silenzio del morire. La barba
e le vesti si abbandonano ad un vento che li agita,
come agita i capelli di Giovanni evangelista. Non c’è
traccia di delusione sui loro volti, ma solo il desiderio di rendere un po’ più sopportabile quella morte
così dolorosa. Raccolgono quelle povere membra
che raccontano, portandola in sé, una storia fatta di
benevolente dedizione, di ospitalità senza riserve,
di fiduciosa ricerca di ogni esistenza. Loro nel vento
che li trascina via, sono a resistere, a rimanere accanto a quella morte, a volersene preoccupare oltre
ogni equilibrata misura.
Tutto gira intorno a quel corpo. Svuotato del suo
sangue, sparso sulla terra riarsa, assetata, giace lì. La
carne è bianca di un pallore che Giovanni aveva già
visto: è il pallore che si fa luce, che diviene vita sottratta alla morte. La bellezza di quel corpo, violato
dalla durezza dei colpi del flagello, trapassato dalla
ruvidezza dei chiodi, squarciato dall’infamia delle
armi, ora è lì. Tutti se ne prendono cura. Tutti hanno
gli occhi colorati dal dolore, tutti hanno le mani che
si confondono ai gesti della preghiera. Tutti stanno
in silenzio a rendere eterno quell’attimo. E’ l’attimo
in cui il cadere nell’indistinto sonno che è la morte,
è la crudeltà della corona di spine adagiata accanto
al sepolcro, è la freddezza della pietra di quel sepolcro nuovo. Ma allo stesso tempo è anche la luce
bella e vivificante che illumina quella carne, quella
povera carne. Morte e vita si sfidano, luce e tenebre,
violenza del colpire e delicatezza del curare.
Tutto gira intorno a quel corpo, pietra scartata divenuta angolare, vita spezzata e sacrificata divenuta
fonte di salvezza, carne vilipesa divenuta nutrimento
per l’uomo. Quel corpo pallido, svuotato di sé per
dedicarsi all’altro, sacrificato per la storia e gli uomini della storia: eccolo quel corpo che ora, senza pretese, implora la cura e la dedizione della tua libertà.
Tutto gira intorno a quel corpo: segno di contraddizione, della contraddizione dell’amore ad ogni
costo, di quell’amore che è talmente grande che attraversa, resistendole, anche la morte. Parola di speranza, è l’evento che consente al mondo di scoprirsi
salvato, rigenerato, ricreato.
Poveri volti, povere mani, poveri gesti che Ignazio
Stern, pittore tedesco, ha consegnato al colore e al
tratto di una sua opera del 1722 per la Collegiata di
Castell’Arquato. La pietà di una sepoltura in cui il
dramma ha i tratti della cura e della speranza. Alla
forza di quelle braccia che consegnano il corpo del
Cristo morto al sepolcro, fanno eco quei gesti delicati e invocanti delle tre Marie e di San Giovanni:
la cura di tutti è la dedizione per quell’uomo in cui
sperano. Quando scoprì la libertà, quel Cristo scelse la fedeltà dell’amore, la dedizione dell’amare. Fu
questa la sua verità, verità di un volto che ti chiede cura, che implora umile la tua attenzione, che ti
chiede di lasciarti prendere per mano quando, solo,
camminerai verso quel sepolcro. Lui non ti abbandonerà alla tua solitudine, ma sarà con te, in te, ad
attraversare il buio del morire, dedito alla tua vita. E
anche il tuo pallore riconoscerà la luce che, un giorno promessa, è lì per te, per splendere sul tuo volto.
Sabato 17 dicembre 2012,
nell'oratorio di Villò si è svolta
la tradizionale recita di Natale
dei bambini della parrocchia.
Dopo la lunga preparazione
la rappresentazione è riuscita
molto bene e anche la partecipazione del pubblico è stata
numerosa.
Un ringraziamento a tutte le
persone che hanno lavorato
per la realizzazione, Sara, Beatrice, Lucia e, soprattutto un
grazie a loro, ai bambini!
5
La fiducia sotto la lente della “lectio”
G
iovedì 12 gennaio si è tenuta nel Duomo di
Piacenza la lectio di Don Cesare Pagazzi; la
lectio ha approfondito e analizzato la parola “fiducia”.
Qui di seguito riportiamo un estratto dell'intervento che prende il via dal Vangelo di Marco (Mc
1,23) che ha come protagonista “Un uomo posseduto da uno spirito impuro”.
“Abbiamo appena ascoltato una Parola che non è
facile ascoltare, personalmente quando arrivo a questa pagina del vangelo di Marco spero sempre che le
due pagine si incollino e io passi subito alla pagina
successiva, perché questa Parola mi inquieta, è una
pagina che mette un po’ di timore: come è stato raccontato mette un po’ di timore a questi che appunto
furono testimoni.
Che cosa succede? Succede che Gesù a Cafarnao
di sabato entra nella sinagoga come qualsiasi bravo ebreo praticante. E lì si mette ad ‘insegnare. Un
verbo che noi pensiamo di solito riferito a qualcosa
di “pensare”. Per sé invece ‘insegnare’ vuole dire: insegnare dentro, in-segnare, segnare-dentro. E Gesù
in quel giorno a Cafarnao segna a tal punto dentro
– ed ecco qui la scena che mi fa paura –, che un
uomo praticante, perché era in sinagoga al sabato
come ogni ebreo praticante, esplode!
Lo strano che mi intimorisce, è che questo «uomo»
era, dice il Vangelo: «posseduto da uno spirito impuro» (Mc 1, 23) – e nemmeno sapeva di esserlo!
Quando noi sentiamo questo aggettivo ‘impuro’, a
noi ci viene in mente magari la sfera della sessualità
– certo riguarda anche questo – ma non solo e non
anzitutto questo.
‘Impuro’ di per sé è ciò che riguarda il ‘puro’, è ciò
che riguarda tutto ciò che fa bene all’uomo. ‘Puro’,
vuole dire: sano, salutare, che fa bene alla salute
dell’uomo. ‘Impuro’ è tutto ciò che nuoce alla salute
e alla salvezza dell’uomo.
Ebbene, questo uomo a Cafarnao è posseduto da
uno ‘spirito’ che vuole soltanto ciò che è contrario
alla sua salute e alla salute degli altri, alla sua salvezza e alla salvezza degli altri.
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Nel vangelo di Marco chi riesce a capire - sa che
Gesù è il Figlio di Dio, è il Messia mandato da Dio
- è il diavolo.
E qui amici questo fatto ci insinua una finzione che forse dovremmo proprio imparare a far nostra
-: quando noi (e ci capita) siamo convinti di essere credenti perché sappiamo che Dio c’è… L’ateo è
quello che sa che Dio non c’è. L’agnostico è quello
che non sa che Dio c’è o non c’è, lo cerca. Il credente è quello che sa che Dio c’è. Noi siamo credenti
perché sappiamo che Dio c’è.
Amici, il Diavolo lo sa prima di noi, probabilmente
meglio di noi.
Per cui, se io dico: “Ah, io sono credente, so che c’è
Dio!”. Per se anche il Diavolo lo sa. “Si ma io sono un
credente mica così generico! Io credo in Gesù perché io so che Gesù è Figlio di Dio! Io so che Gesù è
il mandato da Dio!”.
Anche il Diavolo sa che Gesù è il Figlio, anche il
Diavolo sa che Gesù è il mandato da Dio. Lo sa…
ma non ci crede.
Sa che Dio c’è, sa che Gesù è il Figlio di Dio. Ma
non ci crede nel senso che non si fida di Lui, e non
si affiderà mai a Lui.
Ecco questo fatto ci può porre la giusta domanda:
Ma io sono convinto di essere credente perché so
che Dio c’è e so che Gesù è il Figlio di Dio, e sono
credente perché mi fido di Dio? O sono credente
perché mi fido di Gesù e del suo vangelo?
La giornata che stiamo concludendo può dare già
la risposta a questa domanda: Quante volte nelle
decisioni facili o difficili, grandi o normali, che ho
dovuto prendere oggi mi sono fidato del Vangelo
di Gesù, mi sono fidato di Gesù, sono affidato a
Gesù: ho avuto “fiducia”? Eccola qui la ‘parola’: “Ho
avuto fiducia di Lui”. Credo o no… ho avuto fiducia,
però so che Gesù c’è… non è che ho fatto tanto di
diverso da quell’indemoniato, da quello “spirito che
lo abita”.
Noi però potremmo rispondere anche con un po’ di
piglio, dicendo: “No, caspita! Io sono credente, non
soltanto perché c’è, so che c’è Dio e so che Gesù è
il Figlio di Dio, insomma sono credente perché un
pochino mi fido…
Però c’è un criterio che difficilmente sbaglia, per vedere se davvero noi ci fidiamo di Dio, per vedere
se davvero noi siamo capaci di fidarci di Gesù e del
suo vangelo; difficilmente questo criterio sbaglia. Ed
è un criterio che possiamo prendere da una parafrasi, una bellissima frase che tutti conosciamo della
prima lettera di Giovanni, dove l’Apostolo dice: “Ma
senti un po’: come fai ad amare Dio, che non vedi,
e non riesci ad amare tuo fratello che vedi? Spieghi
un po’ come fai?”.
Noi potremmo parafrasare in questa maniera: “Ma
com’è che fai a fidarti di Dio… e non vedi? Se non
sei capace di fidarti di tuo fratello? Spiegami un at-
timo: come fai ad affidarti a Dio, ad affidarti al suo
Figlio Gesù, ad affidarti al suo Vangelo che non
vedi , se non sei capace di fidarti e di affidarti al tuo
fratello che vedi?”.
Quando non ci fidiamo, le due reazioni normali
sono o l’attacco o la difesa ad oltranza. Poi le due
cose sono molto simili, perché capiamo subito che
la miglior difesa è l’attacco. O entriamo nella vita
ma non soltanto con il collega antipatico, magari anche con la moglie, con il marito, con i genitori, con
i figli, con gli amici, con i fratelli e le sorelle della
comunità cristiana… con una corazza… Perché in
fondo sospettiamo sempre, abbiamo sempre paura
che gli altri possono farci del male.
Se ci mettiamo la ‘corazza’ effettivamente di colpi se
ne sentono pochi, ma non si sentono nemmeno le
carezze. E non sentendo le carezze il ‘corazzato’ è
convinto ancora di più di aver fatto la scelta giusta
di ‘corazzarsi’: “Vedi che ho fatto bene! Neanche uno
mi fa una carezza a me! Avere il coraggio di togliere
la ‘corazza’, di fidarsi un poco, state tranquilli che ne
prenderete… E sentirete anche le carezze, e queste
saranno come una specie di ‘pane quotidiano’ che
alimentano la Speranza e una nuova capacità di ‘cibarci’.
Lo ‘spirito impuro’ da cui il Signore viene a liberarci
è quello che instilla dentro di noi quella cosa che
per certi versi può sembrare… anzi è favorevole alla
nostra ‘salute’, per altri invece è la peggior nemica
– è la paura! La paura della morte, la paura di ammalarci, la paura di non essere all’altezza, la paura
di non piacere, la paura di non piacere come una
volta, la paura di non avere mai i soldi a sufficienza
per tirare avanti, la paura di essere traditi… Questa ‘paura’ che, ripeto, crea quella duplice reazione
della difesa ad oltranza o dell’attacco ad oltranza; la
paura che non ci fa godere la vita.
Non è vero che tutto è affidabile in questa vita…
non è vero che niente è affidabile in questa vita! L’affidabilità di quella vita, di questa vita, è come quella
della ‘Terra promessa’, tanto decantata, che poi se
alla fine si va a vedere è ‘un fiumicello con un po’
di verde attorno, una regione un pochettino al nord
più verde, e il resto deserto’. Però se hai il ‘fiuto per
il fiume, per la zona verde un po’ più in alto, puoi
attraversare anche il deserto’.
Che tipo sono io? Sono uno che si fida?: La moglie
che mi voglia bene, il sospetto che in fondo alla
fine mi metta sempre alla prova… Mi fido di mio
marito, che mi voglia bene? Mi fido dei miei amici?
Mi fido dei miei colleghi di lavoro? Anche perché,
attenzione, quando parliamo di fiducia noi facciamo
in genere della ‘zone franche’. L’ambiente del lavoro
è un ambiente dove la fiducia non può regnare: il
rapporto tra colleghi non è senz’altro segnato dalla fiducia, massimo un ‘trattato di non belligeranza’.
Ma è lì però che la fiducia che impariamo a casa
nostra e in questa casa più grande che è la Chiesa
dovrebbe essere portata, anche perché magari tanta
gente non si fida più, e quindi si difende o attacca, perché purtroppo è stata tradita… Portiamo in
quell’ambiente il buon Vangelo, la “buona notizia”
della fiducia. Guarda: “Sono stato deluso… perché
sono stato tradito! ma ho trovato in te qualcuno di
cui posso ancora fidarmi”. Sto riattivando la mia capacità di fidarmi.
Se noi, quando lavoriamo nell’ambiente del lavoro,
portiamo un gesto del genere è come se avessimo
‘resuscitato un morto’, se avessimo ridato la vista ad
un cieco, il movimento ad uno che era paralizzato…
Proprio per questo dobbiamo essere noi innanzitutto persone affidabili, affidabili nelle relazioni, affidabili anche professionalmente: “Se ti dò una mano la
mantengo. Se ti ho detto che questo lavoro lo faccio
entro questa scadenza, allora lo faccio entro questa
scadenza. Se ti ho detto che ti pago entro questa
scadenza, pago entro questa scadenza.
Allora qualcuno magari comincerà ancora a fidarsi”.
A Chiara Lubich
Opera certamente fu grandiosa.
Quando con poche amiche ella fece
Del Cristo e della fede la scoperta
Nel cercare tra la gente il loro cuore.
Con rispetto l'è dovuta riverenza.
Perchè sempre con Gesù abbandonato
Ha intrapreso il cammino con speranza
Lei dal pulpito regina appare
Quando parla alla gente con ardore
Del suo credo in Gesù salvatore.
E del verbo suo vero diffonde.
Instancabile figura in operare,
Che sosta non conosce nè riposo,
Anche quando suole riposare
Il suo pensiero fatica premuroso.
Ogni giornata và con lei ricordata,
A tenerci in contatto e vicini,
Finchè verrà quella giornata giusta
Per ritrovarci con lei nei celesti confini.
Giovanni m. melosu.
7
Notizie in breve
Riflessioni....
“Un nome qualunque non esiste, per così dire non si dà in natura: ogni nome reca una certa
carica di destino.”
Tommaso Landolfi, A caso, 1975
R
ecita così uno scrittore laziale di metà ‘900 parlando del nome e di una sua qualità: l’unicità.
Secondo me sono parole speciali, che ci riportano
al nostro nome e a quanto di bello c’è in quella parola. Mesi e mesi passati a scegliere una parola che
poi contraddistingue tutta la nostra vita e i nostri
momenti...dalle prime parole alle prime frasi per accompagnarci poi nella vita di tutti i giorni nelle vesti
di Matteo, Valentina, Luca, Alessia, Paolo...
Ogni nome porta con sè il suo essere unico, le sue
qualità, i suoi difetti ed è come se nel nostro nome
con il passar del tempo queste cose si possano leggere...
Alla maggior parte di noi il nostro nome piace, a
qualcuno meno ma tutti noi lo proteggiamo, lo curiamo come un nostro affetto. Sarebbe bello che tutti
sapessimo cosa si cela dietro quelle lettere, che cosa
vuol dire il nostro nome...non tanto per leggere le
semplici banalità dei nomi di famiglie importanti o
meno, ma per scoprire che storia c’è dietro ogni
nome che magari di popolo in popolo è cambiato
portandosi dietro una storia, un mito, un significato
che non necessariamente dobbiamo seguire ma solamente apprezzare.
Qualche domenica fa, durante la Messa, abbiamo
sentito molti nomi seguiti da flebili “Eccomi”...i nostri bambini che quest’anno riceveranno la Prima
Comunione sono stati chiamati..il loro nome è risuonato tra le colonne della chiesa e loro hanno
risposto in questa tappa importante del loro cammino.
I migliori auguri di un percorso ricco e prezioso
all’insegna del loro nome.
Samu
I
n una felice riunione conviviale i due cori parrocchiali, quello di San Giacomo e quello di Riva, hanno programmato le
loro prossime attività comune: anzitutto l'animazione della Veglia Pasquale e poi della celebrazione della I Comunione
e della Cresima. Perciò si troveranno spesso insieme nelle prossime settimane a preparare questo prezioso servizio per
la comunità. Certamente l'entusiasmo e l'impegno non mancano: ci auguriamo che anche la comunità si senta coinvolta
nel pregare cantando! Nello stesso tempo anche i ragazzi che frequentano la Messa delle 10 sono invitati a fermarsi per
imparare i canti per la Liturgia: anche grazie a questo potranno partecipare più direttamente alla celebrazione e si sentiranno parte attiva dell'assemblea liturgica.
n occasione delle feste natalizie, il grande organo Serassi che domina la chiesa di San Giacomo ha ripreso a far sentire
la sua potente voce. Tutto questo grazie alla passione di un giovane organista, Federico Perotti, che ha accettato con
prontezza ed entusiasmo la proposta di animare l'Eucaristia e di prodursi in alcune esecuzioni al termine della celebrazione. L'appuntamento con l'organo sarà sempre all'ultima domenica di ogni mese. Ci auguriamo che, oltre a questo, si
possano organizzare durante l'anno alcuni concerti, perché tanti possano apprezzare le qualità del Serassi e meditare
mentre ascoltano il coro incantevole delle sue voci.
I
D
D
In ricordo di un amico
S
embrava un inverno senza neve con un Natale baciato dal sole e un freddo che tardava ad arrivare...e poi
come un saetta la neve ci ha raggiunti come un uragano che dal mare punta la costa. In quei fiocchi c’era
il tuo volto e noi a guardare su come se aspettassimo di vederti, di salutarti, di ritrovarti...
La mancanza di qualcuno puoi immaginarla, puoi cercare di capirla, puoi disegnarla ma non si può mai
dire di conoscerla fino a quando, senza stimoli e senza parole, ti mancano il sorriso e le azioni di quella
persona che ormai non c’è più.
E allora ci si rende conto di quanto è fragile la nostra condizione umana, con i suoi perchè e i suoi misteri, e
di quanto siamo importanti per gli altri che senza la nostra presenza vedono solo il buio. Non è più il tempo
del vivere soli e dell’essere indipendenti...ormai viviamo all’interno di un sistema, dipendiamo dagli altri, conosciamo tutti, parliamo con tutti. Ogni tassello è unico e ogni tassello è speciale: si potrebbe pensare che non
cambi nulla togliendone uno...in realtà l’armonia si rompe e non è più quella di prima...dicono che il tempo
sistema le cose ma secondo me siamo noi che sistemiamo le cose e il tempo, e superando i giorni elaboriamo la
perdita in modi unici e particolari.
Dobbiamo cercare di ricordare sempre tutti, in vari modi e con intensità diverse...ma ricordando, già facciamo molto per non rompere la nostra armonia...quel tassello rimane lì al suo posto, nell’invisibilità del tempo....
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Visita ai malati
on Gigi e don Giuseppe hanno iniziato a visitare i malati della Parrocchia, per portare loro l'Eucaristia e per vivere
un momento di incontro fraterno. Probabilmente ci sono tante persone anziane che gradirebbero la visita del sacerdote: per questo occorre che queste persone vengano segnalate in parrocchia, per poter organizzare la visita sistematica
di tutti quelli che lo desiderano.
Allo stesso modo, sarebbe importante comunicare in parrocchia l'eventuale ricovero di un parrocchiano, in modo da
poter far visita a chi si trova in una condizione di particolare difficoltà a causa della sua malattia.
Visita alla casa di Riposo Balderacchi di Riva
omenica 8 gennaio il Gruppo Alpini di Pontedell'Olio ha fatto la tradizionale visita alla Casa di Riposo di Riva portando agli ospiti allegria al suono della fisarmonica. Gli ospiti hanno apprezzato i canti tradizionali e la piacevole
atmosfera creatasi nella struttura. Un plauso vada poi al Personale ed al Direttore dell'Istituto per la disponibilità e per
le attenzioni che hanno verso gli ospiti della Casa.
Luigi Garolfi
A
La colletta alimentare: un bel risultato per Pontedell'Olio
nche quest'anno i cittadini di Pontedell'Olio hanno partecipato all'iniziativa della Colletta Alimentare che si è svolta
in due supermercati del paese: Coop e Famila. Il gruppo Alpini ha offerto la sua tradizionale collaborazione ed ha
impegnato diversi soci (Garolfi, Fornaroli, Faleggi, Grani, Lascani, Rimondi, Magnelli, Castignoli, Ghittone), i ragazzi della
2° media di Ponte e alcuni liceali di Farini. La raccolta, che ha avuto le sue origini 15 anni fa, a Pontedell'Olio si tiene da
ben 12 anni ed anche questa volta ha dato ottimi risultati: circa 11 quintali di derrate alimentari, cifra che rappresenta il
10% in più degli anni passati. Gli Alpini sono orgogliosi di prestare aiuto ai responsabili della Compagnia delle Opere,
alla Caritas ed alle varie Mense della Carità di Piacenza, associazioni che giornalmente distribuiscono pasti e borse di
alimenti a persone e famiglie in stato di necessità.
Il Capogruppo Alpini Luigi Garolfi
La Fondazione Piacenza e Vigevano
dona nuovi infissi alla scuola Materna Giovanni Rossi
A
ncora una volta la scuola materna Giovanni Rossi di Ponte dell’olio deve ringraziare la Fondazione di Piacenza e
Vigevano per una consistente donazione. Il contributo (integrato anche dalla Scuola stessa) è servito per cambiare
completamente le vetrate dei due ingressi principali e le porte, oltre alla parete e relativo portone di ingresso del salone.
Già in precedenza la Fondazione di Piacenza e Vigevano aveva donato una somma consistente per acquistare giochi nuovi per l’interno e l’esterno della scuola
materna. La Fondazione è stata presente nella persona del vice Presidente Prof.
Luigi Cavanna varie volte nell’asilo: in occasione della donazione dei giochi, alla
festa di giugno ed alla recita di Natale di questo anno.
Il ringraziamento è doveroso di cuore e sentito in quanto in periodi come questo
dove si parla solo di crisi e di restrizione La Fondazione di Piacenza e Vigevano
ha pensato che donare alla scuola materna Giovanni Rossi e fare il possibile per
dare una mano al prossimo “è ricchezza per il cuore”.
9
Cinque generazioni nella storia di Ponte dell’Olio: la Famiglia Cella
Convegno di Luca Mercalli
C
onvertire il nostro stile di vita in maniera da
renderlo eco-sostenibile e compatibile con le
minori risorse energetiche a nostra disposizione è
un processo culturale ancora prima che economico
e strutturale. Ne ha parlato il meteorologo e climatologo Luca Mercalli lo scorso 13 gennaio, ospite
a Pontedellolio del circolo locale del Partito Democratico. Il professor Mercalli è presidente dell’Associazione Meteorologica Italiana Onlus, fondatore e
direttore della rivista NIMBUS e autore dei libri “Che
tempo che farà”, edito da Rizzoli nel 2009, e di “Prepariamoci”, edito lo scorso anno da Chiarelettere. Ma
è soprattutto la sua partecipazione al programma televisivo “Che tempo che fa” di Fabio Fazio ad averlo
reso noto al pubblico italiano.
Con una semplicità disarmante, di fronte ad una platea gremita, ha illustrato come nel corso degli ultimi
decenni stia degenerando la situazione climatica globale a causa del surriscaldamento atmosferico, che
ha prodotto visibili e radicali cambiamenti in moltissime zone del pianeta.
Questa situazione, sommata alla sempre minore reperibilità delle principali risorse energetiche, idrocarburi in particolare (mentre nella prima metà del ‘900
il rapporto tra il petrolio estratto e l’energia neces-
saria per l’estrazione era di 100 barili a 1, oggi si è
ridotto a 15 a 1) impone di rivedere il nostro stile di
vita e il modello economico di crescita e sviluppo
della nostra economia. Partendo dal vissuto quotidiano di ognuno di noi, attivandoci per ridurre gli
sprechi energetici delle nostre abitazioni e la produzione dei rifiuti domestici.
Sono molteplici le soluzioni che si possono adottare: isolare gli edifici con l’installazione dei cosiddetti
“cappotti termici”; infissi che non disperdano il calore interno dell’abitazione; pannelli solari e fotovoltaici; utilizzare i rifiuti organici, i più costosi da smaltire, per produrre concime per i nostri orti e giardini.
Pontedellolio, come tutti i centri abitati di dimensioni contenute, presenta poi un enorme vantaggio rispetto alle città: il contatto diretto che ogni cittadino
ha con i propri amministratori.
Questo consente un confronto costante e immediato, confronto che soprattutto su temi di questa importanza può contribuire a indirizzare le politiche
dell’amministrazione comunale in modo tale che si
tenga sempre più conto delle questioni ambientali
ed energetiche e si scelga di intraprendere un modello di sviluppo non solo eco-sostenibile ma anche
più vantaggioso dal punto di vista economico.
27 gennaio: La Giornata della Memoria
A
lle scuole elementari di Pontedell'Olio, con l'aiuto del Capogruppo degli Alpini Luigi Garolfi, alcune insegnanti
sono riuscite ad invitare a colloquio, con
i loro alunni, uno degli ultimi reduci da
un campo di sterminio per avere da lui
testimonianze dirette sulle efferatezze
naziste in quei luoghi tristemente noti. Si
tratta del Sig. Cesarino Anselmi, classe
1923, che dopo l'8 settembre era stato
catturato a Mestre e deportato in Germania in un campo di prigionia nei pressi
di Buchenwald. Costretto a lavorare in
una grande fabbrica di lenti, visse nelle
baracche in cui soffrì la fame, il freddo
e la mancanza di cure mediche nonostante una grave ferita. Egli ha saputo narrare le sue peripezie con grande umanità, con delicatezza e rispetto
nei confronti dei suoi giovanissimi ascoltatori; a loro volta i bambini lo hanno sollecitato con numerose ed
interessanti domande che hanno rinnovato momenti di profonda commozione.
La toccante testimonianza del Sig. Cesarino Anselmi è stata ripresa a Teleponte e registrata in DVD.
10
Rosalba Mutti
L
a famiglia Cella, conosciuta da tutti
in paese per l’attività di macelleria, ha concluso un lungo ciclo storico che per cinque generazioni e più
di 130 anni ha fatto parte della realtà
pontolliese. Fondata da Luigi Cella
nel 1880 è proseguita fino a poche
settimane fa, quando l’ultimo dei proprietari, Paolo Cella, già in pensione,
ha deciso di ritirarsi definitivamente.
“Un po’ di dispiacere c’è, ma questo è
un mestiere che non puoi svolgere se
non lo senti adatto alla tua persona”
ha affermato Paolo Cella. Non tutta
la sua vita professionale è stata volta
verso l’attività familiare; preso il diploma di perito tecnico aveva lavorato per diversi ani nel settore meccanico. La tradizione, però, che già aveva provato da bambino, si era
ripresentata. Cella aveva lavorato in una società capi
dall’allevamento e carni macinate da rivendere sul
mercato nazionale; in seguito era entrato
nel negozio a
fianco del padre per riceverlo in consegna nel 1979.
La storica bottega, ubicata
all’inizio al ci-
vico 105, si era successivamente
trasferita al 40. I primi tempi era
in centro paese e l’area esterna
si era trasformata nel luogo di
compravendita di bovini destinati
alla macellazione. Nel Novecento
l’attività si era ingrandita e i Cella
erano divenuti proprietari di attività a Milano , del cinema e di
una società per il trasporto di legna e carbone per Milano.
L’attività è stata per oltre un secolo il punto di riferimento della vita commerciale del paese, e
aveva creato una forte clientela e
affezionata “ un rapporto stretto
con i clienti. Senza di loro non
avremmo lavorato per 131 anni”.
Sopra, un’immagine del 1957 in cui Paolo Cella è
ritratto
col
padre Luigi; a
fianco una foto
del 2003 del titolare dietro al
banco del suo
negozio e con i
figli Emanuela
e Nicola nel dicembre scorso.
Giovane pontolliese alle Olimpiadi mondiali di informatica
F
rancesco Sala, 15 anni, di Ponte dell’olio, è il
più giovane studente italiano che parteciperà
alle Olimpiadi mondiali di informatica che si svolgeranno a Sirmione il prossimo anno. Francesco ama i
numeri e le sfide matematiche. “ Il liceo mi ha dato
la possibilità di esprimere questa passione, qui la
approfondisco”. Frequentando il liceo è riuscito ad
affrontare gare a livelli che altrimenti alle medie non
avrebbe potuto. A Sirmione parteciperà come membro della squadra che rappresenterà l’Italia.
Francesco era già stato premiato come uno dei venti migliori studenti italiani dall’allora governatore di
Banca d’Italia Mario Draghi a Palazzo Kock a Roma.
Quella di Francesco è una vera passione e dote naturale per i numeri e dato che i genitori sono uno
insegnante di un’altra materia e il padre lavora presso la cooperazione agricola.
11
Un inno all’amore
"Un inno all'amore in onore del
Pontefice"..... è il titolo con cui un
quotidiano locale presenta lo spettacolo rappresentato in omaggio a
papa Benedetto XVI per la sua venuta a Serra San Bruno (Calabria)
nello scorso mese di ottobre. certo una notizia di cronaca che per
quella piccola comunità diventa
storia.
Ma noi Pontolliesi che c'entriamo?
Il testo dell'articolo narra dello
spettacolo e presenta le tre coreografe che danzeranno in onore del
pontefice.... Daniela Celebrano, Simona De Paola e... Elisa Gazzola.
E sì è proprio la nostra Elisa Gazzola, pontolliese doc, una bravissima coreagrafa e ballerina che ha
portato il linguaggio della danza
alla dimensione della preghiera.....
Elisa, auguri per una brillante carriera ricca di successi professionale
e umani.. e a noi la gioia di saperti
nostra concittadina....
Antonio
Vigolzone, dal Circolo Anspi
T
racciare un bilancio delle attività dell’anno appena finito e votare il nuovo direttivo: aveva
obiettivi importanti l’assemblea annuale del Circolo ANSPI “Rifugio Alpino” di Vigolzone, riunita nel
pomeriggio di sabato 4 febbraio. Quest’anno, infatti, coincideva anche con il rinnovo delle cariche
direttive dell’associazione: il Presidente ad interim
Carlo Bernazzani ha aperto l’incontro illustrando
i risultati delle attività del 2011. E non è mancato
un ringraziamento a tutti soci per il loro impegno,
fondamentale per l’organizzazione e la realizzazione
dei tanti eventi che, anche grazie a condizioni meteorologiche favorevoli, hanno avuto un grande successo. Al termine della riunione, poi, si sono aperte
le votazioni per rinnovare le cariche quadriennali:
durate fino alle 21, hanno visto la partecipazione del
70 per cento dei soci iscritti al Circolo.
I risultati del voto si sono conosciuti lunedì 6 febbraio: insieme a Don Piero Lezoli, parroco di Vigolzone
e presidente onorario del Circolo ANSPI, si sono riuniti per la prima volta i 15 membri del nuovo Consiglio Direttivo che hanno eletto, a voto unanime,
Valter Merli come nuovo presidente per i prossimi
quattro anni. Sempre all’unanimità, sono stati scelte le altre cariche. A partire dai due vicepresidenti,
Giacomo Bernardi e Romano Mariani, appartenen-
ti alla sezione Alpini di Vigolzone. Riconfermati ai
propri ruoli, poi, Giuseppe Zanetti come segretario,
Michela Rossi come tesoriere, e Luigi Ballerini come
direttore-coordinatore. Luciano Zilli e Fausto Bessi
(socio delegato) ricopriranno il compito di addetti
stampa e propaganda, Massimo Leoni di magazziniere e Sandro Rolleri di coordinatore gioco bocce. Infine, Dario Gandi, Agostino Calamari e Mario
Burgazzi sono stati eletti revisori dei conti, mentre
sono consiglieri Carlo Bernazzani, Franco Gallazzi e
Roberto Palisto
Il nuovo presidente ha voluto per prima cosa ringraziare per la fiducia dimostrata nei suoi confronti. Il
suo pensiero, poi, è subito andato all’anno appena
trascorso.
“Il 2011 – ha infatti spiegato Valter Merli - è stato molto particolare, segnato dalla scomparsa dello
storico presidente del Circolo, il Dottor Giuseppe
Bacchi, una figura capace di conquistarsi stima e affetto da tutti”. “Per questo – ha continuato il neopresidente - l’obiettivo è quello di proseguire nel solco
tracciato da Giuseppe, aprendosi sempre di più alla
comunità di Vigolzone, rendendola così partecipe
dei tanti eventi che saranno realizzati durante il nuovo anno”. Appuntamenti che, insieme ad ogni altra
informazione che riguarda il Circolo ANSPI “Rifugio
Alpino” di Vigolzone si possono trovare
nel sito web dell’associazione all’indirizzo
internet http://baitavigolzone.altervista.org/
Luciano Zilli e
Fausto Bessi
A Cassano Santa Lucia è arrivata
per tutti, piccoli e adulti.
La Pro Loco ha colto l’occasione per
scambiare gli auguri ed offrire a
tutti un ricco rinfresco!
12
13
Suor Franca Barbieri in Eritrea
D
opo che il regime Eritreo ha
cacciato dal Paese tutti i missionari stranieri, il desiderio unanime delle suore della Congregazione delle Figlie di Gesù Buon
Pastore di Piacenza, è sempre stato
quello di potervi ritornare per ritrovare le consorelle che dal 1989
operano in terra d’Africa e per rendersi conto dell’effettiva situazione di un Paese dilaniato da troppi anni di guerre civili che, lungi
dal garantire la democrazia hanno
creato sacche di povertà insanabili; finalmente è stato concesso
dall’Ambasciata Eritrea alla madre
generale suor Franca Barbieri di
realizzare il suo sogno. Di ritorno
dall’Africa ci ha aperto il suo cuore
sulla situazione che ha trovato in
una serie di risposte che, se da un
lato lasciano l’amaro in bocca per le situazioni che ha toccato con mano, dall’altro non chiudono la porta
alla speranza che anche per i fratelli eritrei qualcosa possa finalmente cambiare: i sorrisi timidi dei bambini
sono il primo grande segno che la vita continua.
Che situazione politica c’è adesso in Eritrea?
Attualmente in Eritrea c’è un regime dittatoriale: è un paese a scatola chiusa, quindi lasciamola chiusa finché arriveranno tempi migliori come tanti eritrei sperano.
Come sei riuscita ad ottenere il visto per partire?
Non è stato facile ottenere il visto per andare in Eritrea, o meglio, c’è voluta tanta pazienza come per altre
cose. Da circa due anni desideravo raggiungere, incontrare, le mie consorelle e visitare quella missione, che
fa parte della nostra famiglia religiosa, ma da quando il regime eritreo ha invitato tutti i missionari italiani
e stranieri ad uscire dal Paese, ed anche la nostra suor Donata dopo 17 anni di permanenza in Eritrea con
il permesso di soggiorno, in soli 10 giorni ha dovuto lasciare il Paese per sempre, è diventato molto difficile
entrare; il perché è difficile spiegarlo, ma come il Signore ha detto: “ bussate e troverete…” io non ho perso
la speranza di chiedere e richiedere il visto. Io mi sono adoperata dall’Italia e le mie consorelle presso l’Ambasciata eritrea fino a quando è avvenuto il miracolo: mi trovavo agli esercizi spirituali a Levanto, era il 4
ottobre giorno di San Francesco quando mi telefonano dall’Ambasciata dell’Eritrea di Milano dicendomi che
posso andare a ritirare il mio visto. Ed il miracolo l’ho capito quando sono arrivata in Eritrea: le “mie suore”
avevano pregato tanto, hanno fatto novene, ed il Signore che dispone i tempi del nascere e del morire aveva
disposto il tempo opportuno, era il momento giusto per me e per loro.
14
Cosa hai provato quando hai toccato il suolo africano?
Nel fare un viaggio in terra di missione, e per la prima volta in Eritrea, ho provato tante emozioni e non è
facile descriverle in poche parole, era un viaggio tanto desiderato, aspettato ed era altresì un compito che
dovevo svolgere. Prima emozione la paura: non conosci nulla, la lingua tigrigna è incomprensibile e difficile
da imparare. Ho avuto la fortuna di essere accompagnata da suor Bereka, suora eritrea che si trova in una
nostra comunità a Torino, che si trovava in Italia perché è uscita dal suo paese nel 2003 quando non c’erano ancora queste leggi. Inoltre temi i controlli dei documenti, le valigie, hai sempre qualche dubbio; quando
poi abbiamo superato la soglia dell’uscita dell’aeroporto e abbracciato le consorelle che nella notte fonda ci
aspettavano (siamo arrivate in piena notte) la pace e la tranquillità era dentro di noi. Durante il viaggio
La “playstation dei bimbi eritrei....
abbiamo incontrato degli angeli custodi: Giovanni un signore di Brescia meticcio che andava a trovare la
mamma ci ha fatto da guida, un ragazzo eritreo che si è affiancato a noi nell’aeroporto e ci ha aiutato a fare
tutte le pratiche e poi, come un angelo è sparito. Riconosco che questo mio viaggio era guidato dalla mano
benedicente di Dio perché dopo tanta attesa, paure o dubbi, sono rimasta in Eritrea quasi un mese e mezzo
senza avere un controllo; ho potuto andare in tutte le città e villaggi dove vivono le nostre suore, visitare nuovi
posti per poter eventualmente aprire nuove comunità, tutto senza problemi, ero sempre insieme alle mie suore,
mi sentivo quasi una di loro.
Come è strutturata la Missione?
1) La nostra missione in Eritrea inizia il 7 giugno del 1989: partono le prime suore italiane insieme a due sorelle eritree che avevano conosciuto le nostre suore in Italia e la Congregazione ha pensato bene di aprire una
missione nel loro Paese. La prima dimora è ad Asmara dove sono in pieno periodo della guerra durata 30 anni
e che terminerà nel 1991: il Signore benedice subito questa piccola famiglia, iniziano le prime vocazioni, che
non vengono mai a mancare, e grazie a Dio ora questa nostra missione conta di 4 comunità, con 48 suore e
17 giovani in cammino nel Noviziato. Siamo presenti ad Asmara, nella capitale, con la casa per le studenti,
a Debarwa dove c’è la casa di Formazione con il Noviziato (cioè la casa centrale), una scuola materna con
circa 370 bambini, la scuola di taglio-cucito e ricamo, i centri minori in due villaggi, ad Addinamen con la
scuola materna e la scuola di ricamo, ad Addicolom, con la filanda. In ogni comunità e in altri centri viene
svolto un lavoro di evangelizzazione. Se tutto prosegue secondo il disegno di Dio pensiamo presto di aprire
altre due comunità a Mereba nella diocesi di Asmara e a Bogu nella diocesi di Keren.
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C’è assistenza medica?
Per quanto riguarda l’assistenza medica ho visto
poco: c’è un grande ospedale ad Asmara ed il policlinico con medici eritrei e cinesi. Prima c’erano anche
i religiosi che potevano fare servizio, ora è tutto gestito dal governo anzi, i religiosi non vengono ammessi
nemmeno alla scuola infermieristica. Anche a Debarwa c’è un buon ospedale, il problema più grave è
che non sempre ci sono medicinali e macchinari adeguati. Nei centri minori o nei villaggi c’è una struttura che chiamano “ambulatorio”. Lì prestano i primi
soccorsi con alcuni infermieri o se sono attrezzati riescono anche a far partorire le donne. Ho saputo che
non ci sono i medici che noi chiamiamo di base cosìcchè quando una persona si ammala cerca di guarire
con le cure casalinghe o se può va in ospedale e aspetta il suo turno e non sa se potrà essere seguita perché sia
per le cure che per le medicine c’è molta difficoltà economica.
Che risultati avete ottenuto nel corso degli anni?
I risultati, direi, non sono nostri o non tocca a noi vederli, il nostro compito è di seminare la Parola di Dio e
amare la gente e poi il Signore farà fiorire anche il deserto. Vorrei precisare che in Eritrea i cattolici sono circa
il tre o quattro per cento a seconda delle diocesi, il resto sono per metà ortodossi e musulmani, ma tra queste
religioni ho notato una convivenza pacifica: tutti pregano, hanno rispetto l’uno per l’altro; con un’unica
fede vivono e affrontano i problemi con rassegnazione. Le suore sono molto apprezzate, ben volute addirittura sono attese nei villaggi perché attualmente la diocesi dispone di pochissimi sacerdoti cattolici. Le suore
riescono ad essere più vicino alla gente, entrano nelle famiglie, le nostre proposte sono tutte indirizzate alla
promozione della donna e alla evangelizzazione, nelle nostre scuole ci sono bambini di ogni religione, c’è un
clima di grande fratellanza; mi dicevano le suore che tante famiglie musulmane preferiscono mandare i loro
bambini dalle suore cattoliche perché imparano meglio l’educazione.
Hai conosciuto anche tu il cosiddetto “mal d’Africa?”
Il primo amore non si scorda mai: è stato il mio primo approccio con l’Africa e non riesco a dimenticarlo,
come del resto è successo per la missione in Messico: ogni Paese ha le sue caratteristiche ed il suo amore. Io mi
sono trovata veramente bene, la gente è molto semplice, onesta, povera, provata sì dalla sofferenza, ma vive
con molta dignità e rassegnazione. Nei villaggi trovi la gente che vive di pastorizia e del lavoro dei campi: la
povertà regna di casa, a volte mi chiedevo come le mamme potevano sfamare tanti bambini, eppure si accontentano, non si lamentano, vivono alla giornata sempre con la speranza di un futuro migliore. Vivere in
quei paesi impari in poco tempo ad apprezzare tutto quello che per noi è scontato come aprire un rubinetto
ed avere l’acqua in abbondanza, schiacciare un interruttore ed avere la luce ovunque: in Eritrea ti devi accontentare. L’energia elettrica non copre le ventiquattro ore, ma c’è solo la sera; se non hai la fortuna di avere
un pozzo nel villaggio ti devi organizzare con le taniche per l’acqua e la vai a prendere nel villaggio vicino;
stesso discorso per l’energia elettrica: fai scorta di candele o di torce.
Quando si va in Africa è facile essere contagiati e contagiare gli altri perché ti viene spontaneo raccontare, far
conoscere ad altri quanto hai visto o sperimentato. Concludo con una semplice riflessione: anche se nel nostro
Paese si parla e si sta vivendo la famosa crisi, noi viviamo ancora nel paradiso terrestre e non ce ne accorgiamo, basterebbe un caffè al giorno in meno, un sacchetto di patatine o un gelato in meno per dare da mangiare a tutta una famiglia africana. Anche per la nostra missione in quaresima la diocesi di Piacenza-Bobbio
offrirà alcuni progetti oltre alle adozioni a distanza che noi suore gestiamo da anni e per le quali voglio dire
un grazie a diverse famiglie e alla parrocchia di Vigolzone che da tempo risponde a questa iniziativa.
Prima di tornare in Italia ho salutato la terra eritrea e le mie sorelle con alcuni pensieri che lascio anche ai
lettori de Il Ponte dal titolo “ Un’alba nuova spunta all’orizzonte”.
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UN’ALBA NUOVA SPUNTA ALL’ ORIZZONTE
Ti saluto o terra benedetta dell’Eritrea
tanto desiderata e amata.
Ti saluto terra bruciata dal sole,
rossa e arida, bagnata dal sangue di tanti uomini,
i martiri di ieri e di oggi, che hanno dato la vita
per la libertà del loro popolo.
Mentre sorge luminosa l’alba al risveglio del giorno e al canto del gallo,
si innalza la preghiera melodiosa dei fratelli ortodossi,
fa eco il richiamo alla preghiera dei fratelli musulmani
e lo scampanellio delle campane della Cattedrale latina.
Ammiro la tua gente semplice e laboriosa nei lavori campestri,
nella pastorizia, nel lavoro duro e faticoso
per provvedere acqua e cibo per la propria famiglia.
Sotto il sole, cariche di pesi, qua e là vedi
la donna con il suo bambino sulla schiena, e i bimbi sono tanti,
c’e’ ancora amore alla vita, forse per amore o anche per piacere,
ma “ Dio vuole così, è la nostra vita”, dice una giovane mamma.
Mi sorprende la pazienza delle persone in fila per ore,
in attesa di un pullman che li porti da un paese all’altro,
o chi percorre a piedi sentieri e vallate per poter vendere al vicino mercato qualcosa del proprio lavoro
per guadagnare pochi nakfa per comprare alcuni generi alimentari di prima necessità.
Mi stupisce la dignità, silenziosa, sofferta di mamme, spose, dello stesso popolo
che accetta rassegnato ogni situazione, pregando con fede
il proprio Dio che è Padre di tutti.
Accolgo con gioia il saluto di tanti bambini che fuori dalle loro abitazioni o sui bordi delle strade,
salutano festanti, anche se qualche volta il loro sguardo è velato di tristezza.
Per alcuni poi è arricchito dalla gioia di essere fotografato
e subito rivedersi in una piccola fotocamera.
Ti lodo e ti ringrazio Signore, perché hai voluto la presenza delle Figlie di Gesù Buon Pastore,
in questo paese come segno e testimonianza della Tua misericordia.
Prego che, dopo l’alba nuova all’orizzonte, possa spuntare e regnare anche su questa Terra, un sole di
Giustizia e di Pace.
Viaggio missionario in Eritrea, 12.12.2011
suor Franca Barbieri
17
Vigolzone, in parrocchia con la Scuola Materna
5
febbraio, i più piccoli della scuola materna hanno
animato la messa e con la loro naturale effervescenza
hanno cantato, mimato, pregato. La vita è entusiasmo e
loro l’hanno espresso così come un gioco composto che
la freschezza dell’età non fatica a vivere con la serietà
e la consapevolezza delle
cose importanti.
Cerimonia non
proprio brevissima, ma lieve
e coinvolgente
tanto che nessuno di loro
ha dato segni
di cedimento.
Non durante l’omelia tenuta da suor Franca mitica ed indimenticata
madre superiore della scuola materna ed ora madre generale del
Buon Pastore che ci ha raccontato del suo recente viaggio in Eritrea,
una terra non sempre prevedibile nei comportamenti con il personale cattolico come ci ha testimoniato il successivo intervento di
suor Donata; e nemmeno quando, ormai al termine della funzione,
è venuta l’ora di suor Carla che ci ha raccontato dell’ iniziativa “un
panino e un bicchiere di latte” per le popolazioni etiopi. In proposito, riportiamo due lunghe interviste, una all’attivissima Giovanna.
Lattinelli, reduce da un recente viaggio in Etiopia, l’altra a suor Franca in cui ci racconta il suo viaggio in Eritrea.
Infine, ma non ultimo, il battesimo di una bimba con una toccante
preghiera letta dalla mamma e che riportiamo nella pagina accanto.
È la benedizione della madre che “libera” la nuova vita e per essa
chiede, e per lei vuole con tutta la sua energia, che il tempo e gli
uomini non ne fiacchino la trasparenza, luminosa e determinata.
PREGHIERA PER LA VITA
L
a vita è un dono di Dio, ma è figlia di un amore umano, frutto della vita e per la vita
Signore, ti prego per nostra figlia.
E' nata nuova come pagina tutta bianca.
Nessuno vi scarabocchi sopra:
non i compagni, non la scuola,
non la televisione...
E' nata col viso pieno d'anima.
Nessuno le rubi il sorriso.
E' nata originale, unica, irripetibile.
Conservi sempre la sua mente per pensare
il suo cuore per amare.
E' nata piena di voglia di vivere.
Mai perda la grinta
per viverla la vita e non subirla.
E' nata aperta a Te.
Nessuno le sbarri la strada,
nessuno le rubi la bussola.
E' nata preziosa.
Perché più figlia Tua che nostra.
Custodiscila, Signore,
e amala
come sai amare Tu,
Padre nostro e Padre suo:
Padre nostro che sei nei cieli
e in terra vivi
nel cuore nuovo
di ogni bimbo che al mondo doni.
Amen.
et
… UN PANINO E UN BICCHIERE DI LATTE
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Giovanna Lattinelli è conosciuta da tutti a Vigolzone per il suo continuo prodigarsi per gli altri, per la sua
intraprendenza, per la sua voglia di fare del bene.
In questi suoi slanci di umanità coinvolge tutto il paese ed a tutti mostra i “premi” delle sue fatiche (centinaia
di fotografie) che quest’anno l’hanno portata in Etiopia al servizio degli ultimi. Non è la prima volta che Giovanna vola in Africa, ha cominciato nel 1999, cinque anni dopo aver conosciuto le suore della Divina Provvidenza meglio conosciute come suore della Madonna della Bomba. E’ lei che ci racconta come è avvenuto
questo incontro:
“Nel 1994, dopo la morte di mio marito, sono venuta in contatto con un gruppo di donne che erano state private del loro dono più grande: un figlio e che hanno saputo trovare nella fede una risposta al più devastante
dei dolori, le Mamme della Speranza. Una di queste mamme aveva ricevuto tante offerte in occasione del funerale del figlio ed aveva pensato di devolverle all’istituto della Madonna della Bomba fondato da Mons. Torta
a Piacenza. Lì le suore della Divina Provvidenza, appunto, hanno sempre accolto i sordomuti
ed i bambini orfani della città, ma quando siamo andate ci è stato detto che, per fortuna, i casi erano quasi
azzerati, così le suore ci hanno consigliato di destinare le offerte alle loro missioni in Etiopia, dove suor Luigia
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operava già da qualche anno pur tra mille difficoltà aiutando bambini e adulti che dalla vita non avevano
mai avuto nulla e che nulla più avevano da chiedere alla vita.
Abbiamo acconsentito con entusiasmo e con le altre mamme ci siamo domandate cosa potessimo fare in concreto per portare un aiuto costante a tanta sofferenza: il nostro primo intuito è stato quello di preparare le torte
e di venderle presso le parrocchie della diocesi. Adesso facciamo otto uscite annue e tante volte siamo invitate
proprio dai sacerdoti che apprezzano la nostra presenza. Inoltre le mamme dell’associazione non si fermano
un momento: preparano gli angioletti che vendono nel periodo natalizio in piazza Cavalli, organizzano la
tombolata presso l’istituto di mons. Torta, grazie alla compagnia teatrale Egidio Carella allestiscono ogni anno
presso il cinema President una commedia che registra sempre il tutto esaurito e da ultimo collaborano per
organizzare tornei di bocce durante la stagione estiva. Tutti i proventi sono destinati ai bambini etiopi ed in
particolare sostengono l’iniziativa “un panino ed un bicchiere di latte”.
Dal 1999 ad oggi sei andata ben tre volte in Etiopia: come sono strutturate le missioni?
Ciascuna missione delle suore della Divina Provvidenza è guidata da una suora italiana coadiuvata da altre
suore locali che cercano di sopperire ai bisogni della popolazione, specializzandosi anche in materie sanitarie: ogni missione, infatti, ha un centro di primo soccorso dove trovano suore-infermiere, ostetriche, addette
al pronto soccorso. Se poi il caso si presenta di una certa gravità, il malato viene trasferito presso l’ospedale di
Adis Abeba.
Prima hai citato il progetto “panino-bicchiere di latte”: cos’è?
È un’iniziativa che permette a 350 bambini della missione Osanna di Adis Abeba di avere ogni giorno un
panino ed un bicchiere di latte fresco: sembra pochissima cosa, invece per loro è molte volte l’unico pasto della
giornata. In questa missione i bambini sono accuditi dalle suore che li lavano, li cambiano e gli insegnano
anche a leggere e a scrivere.
L’iniziativa del panino non è però l’unica: sosteniamo anche il “pasto ai bambini denutriti e sottopeso” della
missione di Amenida: riusciamo a fornire per due volte alla settimana un pasto iperproteico a questi bambini.
In Etiopia c’è tanta miseria, troppa: durante l’ultimo viaggio in particolare mi si è avvicinato gattonando un
bambino di circa due anni, sollevandolo mi sono resa conto che non poteva camminare in quanto i suoi piedini erano girati all’indietro; sono scene che ti straziano il cuore.
Dal 1999 ad oggi hai notato qualche cambiamento?
Grazie a Dio sì! Un grazie che va anche alle suore della Divina Provvidenza che in Italia sensibilizzano l’opinione pubblica e grazie anche al governo etiope che, pur non colmando il divario tra i poveri ed i ricchi (che
peraltro ci sono anche là) almeno ha provveduto alla realizzazione di diverse strade, permettendo spostamenti
più agevoli.
Nonostante ciò, tanto resta ancora
da fare, per questo tutti noi siamo
chiamati a spendere un po’ del nostro tempo per i fratelli meno fortunati.
Sabrina Mazzocchi
20
C
ari amici, ci siamo lasciati nel bel
mezzo dei preparativi del Natale e
siamo ormai giunti al Carnevale.
Santa Lucia con la sua visita ed i suoi
doni, a casa ed a scuola, ha aperto il
periodo natalizio, proseguito con la benedizione, da parte di Don Piero, del
piccolo protagonista del Presepe: Gesù
Bambino, la cui nascita è stata il culmine della recita natalizia basata sul testo
“La Notte Santa” del poeta Guido Gozzano e messa in scena domenica 18 Dicembre in una chiesa gremita.
Concluso il 2011 in festa, si apre un 2012
promettente sotto l’aspetto produttivo.
Continuano infatti le coltivazioni in serra (carote ed insalata), così come proseguono gli assaggi di prodotti tipici e la
“sperimentazione” di alcuni loro utilizzi.
Attraverso l’assaggio del melograno i bambini si sono avvicinati al concetto di vivere insieme, uniti, come
i piccoli chicchi racchiusi all’interno di quella dura scorza e così, Domenica 5 Febbraio abbiamo portato il
melograno “della nostra scuola”, di cui ognuno di noi è un chicco vicino all’altro, in Chiesa per ricordare e
celebrare il grande dono che è la vita.
La celebrazione era stata da tempo preparata
e pensata ed i piccoli hanno contribuito, con
i loro canti e le loro preghiere, a renderla ancor più sentita da parte della comunità.
Ringraziamo Don Piero, che, come Don Cesare in precedenza, non dimentica di rendere i più piccoli partecipi di ogni momento
significativo all’interno dell’anno liturgico, e
così il 3 Febbraio, in occasione di S.Biagio,
ha benedetto a scuola la gola ai più piccini
spiegando il significato di questo gesto.
Ed ora vi salutiamo e vi diamo l’appuntamento al 19 Febbraio in Piazza Serena, come
ogni anno saremo bellissimi, un piccolo minestrone o una piccola macedonia di allegria!!!! A presto!!!!
Maestra Sara
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Castagnola e Teleponte: è ora di cambiare
Gli Alpini ricordano la sanguinosa battaglia di Nikolajewka
N
L
ell’estate del 1978 andai, per la prima volta, in
vacanza a Castagnola, con un gruppo di ragazzi
di Ponte e Carmiano. Da allora ad oggi Castagnola
è stato un appuntamento irrinunciabile per generazioni di giovani (e non) pontolliesi: alzi la mano chi
non ha partecipato al torneo di pallavolo sul grande
terrazzo della casa, chi non ha rincorso un pallone
giù per le ripide stradine del paese, chi non ha fatto
il bagno in Aveto o sbuffato e sofferto per arrivare
sulla cima del Carevolo.
Se chiudo gli occhi per un attimo ritrovo tutte le
emozioni, l’intensità dei ricordi, le facce delle persone che hanno caratterizzato questa bellissima esperienza.
Tutto questo, che fa parte della mia storia personale
ed è parte importante della storia di oltre 30 anni
della nostra parrocchia, non può tuttavia impedirmi
di tentare di leggere con lucidità il tempo presente,
che impone alcune osservazioni.
Anzitutto la casa che ci ospita da tanti anni non è di
proprietà della parrocchia: si tratta di una struttura
invecchiata, la cui manutenzione (spesso effettuata
in parziali conto affitto) è onerosa e insufficiente.
Non sono un esperto di sicurezza ma credo che, sotto questo profilo, le carenze non siano poche né
di poco conto, senza trascurare il fatto che non è
accessibile ai disabili. Il paese è ormai disabitato e
sono venute meno le relazioni che consentivano un
minimo di controllo nei lunghi periodi in cui la casa
è disabitata. Anche la partecipazione alla vacanza è
fortemente diminuita: se trent’anni fa si organizzavano tre turni estivi di due settimane ciascuno, più le
vacanze di natale, nel 2011, se non ricordo male, la
casa di Castagnola ha aperto i battenti per meno di
15 giorni.
Le cause di questa riduzione non sono forse direttamente legate alla località, ma il risultato è netto: il
rapporto costi (rischi compresi) – benefici è mortificante, e cioè, Castagnola non ha più senso.
Ovunque si trovano “case-vacanza” ben gestite, che
offrono soggiorni a prezzi abbordabili e in mezzo
a scenari suggestivi, bisogna solo capire che anche
le esperienze più belle hanno fine e impegnarsi a
farne partire una nuova che potrà essere non meno
positiva.
Per Teleponte valgono considerazioni simili. L’intuizione, l’impegno e, perché no, il divertimento che
dal 1° maggio 1982 contagiò per alcuni anni il paese, sono un ricordo caro e prezioso, quanto lontano.
Erano tempi in cui non c’erano leggi specifiche, non
occorrevano grandi risorse, né particolari professionalità. I risultati, per una piccola comunità come la
nostra, furono davvero notevoli; basti pensare che
con la trasmissione quotidiana “Orizzonti”, don Dante fece “passare” davanti alle telecamere, praticamente tutto il paese.
Da tempo non c’è più niente di tutto questo. Ci sono
invece regole precise e stringenti il cui mancato rispetto potrebbe portare sanzioni pesantissime; occorrono risorse tecniche e finanziarie ben al di fuori
della nostra portata; sarebbero necessarie persone
– in numero, disponibilità e competenze – che non
ci sono. Sono state ricercate inutilmente collaborazioni forti e affidabili (la diocesi per prima) che non
hanno dato la certezza e la tranquillità che sono indispensabili per “maneggiare” uno strumento così
delicato.
Sono anni – so di averlo già detto e scritto – che
Teleponte vive un’interminabile agonia, perché nessuno sembra volersi assumere la responsabilità di
“staccare la spina” a un malato già morto.
Vicino alla parrocchia vi sono alcuni giovani che
stanno dimostrando entusiasmo e capacità nel districarsi con le attuali tecnologie. Il momento è quello
giusto: spegniamo la televisione (che nessuno, tra
l’altro, guarda più) e passiamo sul web.
’ultima domenica di gennaio è dedicata dagli
Alpini alla commemorazione della sanguinosa
battaglia di Nikolajewka combattuta durante la campagna di Russia: la cerimonia per il 69° anniversario,
se pur a carattere provinciale, è stata organizzata dal
Gruppo di Vigolzone.
La mattinata particolarmente fredda, ha visto la partecipazione di parecchie penne nere provenienti da
tutto il piacentino ma anche da fuori provincia.
Un piccolo rinfresco, preparato dal Gruppo di Vigolzone per accogliere i numerosi intervenuti, ha
fatto da cornice alle votazioni per il rinnovo del consiglio direttivo del gruppo stesso.
Dopo la s. messa, celebrata dal parroco don Piero Lezoli e animata dal Coro Montenero di Ponte
dell’Olio, si è svolta, alla presenza di due reduci Piacentini, Primino Zerbarini e Gino Tassi, l’inconsueta consegna del piastrino di riconoscimento ai
famigliari di Onorio Casarola, classe 1913 disperso
in Russia.
Questo importante cimelio è stato ritrovato a Tom-
bov, uno dei campi presenti sul territorio Russo,
dove persero la vita numerosissimi soldati italiani.
Il Presidente sezionale Bruno Plucani, dopo aver salutato le autorità presenti, ha letto la testimonianza
degli “Orfani della Steppa Russa”: bambini che hanno perso i loro papà durante la tragica Campagna.
Dopo gli interventi dei sindaci di Vigolzone e di
Agazzano, quest’ultimo presente a Vigolzone con gli
Alpini del comune tidonese con l’incarico di deporre
la corona di alloro al monumento, hanno preso la
parola l’oratore ufficiale nonché presidente della Sezione Alpini di Brescia, Davide Forlani che ha concluso dicendo che è ora di mettere in campo i valori
in cui gli Alpini hanno sempre creduto, soprattutto
in un momento così difficile.
La mattinata si è conclusa con un conviviale ritrovo a Carmiano dove anche gli alpini provenienti da
fuori provincia hanno potuto gustare le specialità
culinarie locali, sapientemente preparate al ristorante locale.
Matteo Ghetti
Gianmarco Ratti
P.S.: ho già sentito obiezioni tipo, “ma io voglio vedere Teleponte”, “mia zia vuol seguire la messa di S.
Giacomo”: perfetto, se c’è qualcuno che può mettere
a disposizione personale qualificato a tempo pieno,
oltre a cento, duecento mila euro all’anno, si faccia
avanti che ne riparliamo.
Gianmarco Ratti ha posto con molta chiarezza le due questioni sul tappeto. Ci piacerebbe aprire
un dibattito sul Ponte, per poter far sì che le scelte che si prenderanno siano condivise dall'intera
comunità, fermi restando i vincoli di natura legale e burocratica che chiedono (o meglio impongono) soluzioni adeguate alla normativa vigente.
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don Gigi
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Vigolzone partecipa alla progettazione del Centro Civico
V
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igolzone Partecipa. È questo il nome scelto per indicare il percorso di progettazione partecipata che l’amministrazione comunale di Vigolzone ha avviato in collaborazione
con il Politecnico di Milano per ideare e realizzare due opere pubbliche: il centro civico e
culturale di Vigolzone e un percorso di verde
attrezzato che è stato battezzato “Parco Anello”.
Il progetto Vigolzone Partecipa è partito a ottobre 2011 e ha coinvolto diverse associazioni
e molti cittadini che hanno preso parte alle
attività finora organizzate.
Il centro civico e culturale nascerà negli edifici che ospitavano le vecchie scuole elementari e medie. L’amministrazione comunale ha
coinvolto i cittadini e le associazioni per decidere
come dovrà essere questo spazio pubblico e quali
attività dovrà contenere. L’obiettivo è realizzare uno
spazio che possa diventare il cuore della vita sociale
e ricreativa e perché no culturale di questo territorio, un luogo della comunità e per la comunità.
A novembre e a dicembre si sono tenuti due incontri pubblici nel corso dei quali il progetto è stato
presentato ai cittadini e ai rappresentanti delle associazioni. Durante le serate è stato spiegato il principio della dote, che è uno dei valori fondamentali
ai quali è ispirata la progettazione partecipata. In
pratica, la partecipazione è esercizio di critica attiva
e propositiva cioè richiede l’assunzione di responsabilità e l’impegno a dare il proprio contributo per
ottenere dei buoni risultati.
Le associazioni e i cittadini che hanno preso parte agli incontri hanno avanzato delle richieste sugli
spazi che saranno a disposizione, hanno presentato
delle proposte e sottoposto dubbi e perplessità, impegnandosi a fare la propria parte per mantenere
vivo il centro una volta terminato. Anche bambini e
ragazzi frequentanti gli ultimi anni delle elementari
e le scuole medie sono stati coinvolti nel percorso
di ideazione del futuro centro civico.
Un educatore l'assessore all’istruzione ed ai servizi
sociali, hanno incontrato bambini e ragazzi a scuola
nei mesi di novembre e dicembre e hanno chiesto
loro come si immaginavano il futuro centro civico
e quali attività avrebbero voluto vedere organizzate
all’interno di questo spazio. Accanto ad alcune risposte fantasiose, le richieste dei più giovani sono
state molto in linea con quelle manifestate dai cittadini di altre fasce di età: in tanti hanno detto che
vorrebbero uno spazio dove poter giocare e studiare insieme ai loro amici, una biblioteca, una sala
con i computer e l’accesso a internet, un’aula per
imparare a suonare uno strumento o a recitare. In
generale è emerso soprattutto il desiderio di avere
uno spazio nel quale poter fare delle cose insieme
agli altri.
Sempre nell’ambito del progetto Vigolzone Partecipa è stata organizzata il 28 gennaio una visita guidata a tre centri civici in Emilia Romagna. Alla gita
hanno partecipato una trentina di cittadini che, con
il sindaco in testa, hanno visitato la Mediateca Civica
di Anzola dell’Emilia (BO), il MABIC di Maranello
e il Centro Civico La Corte di Traversetolo (PR). La
giornata ha permesso al gruppo di vedere quello
che è stato fatto in contesti simili a Vigolzone, per
trarre spunto dalle esperienze positive che si sono
realizzate altrove, imparando ma anche evitando di
ripetere eventuali errori.
Alla gita ha fatto seguito, sabato 11 febbraio una
giornata aperta a tutti alla quale hanno partecipato una quarantina di cittadini ed in cui si è lavorato a gruppi per trovare idee su come trasformare gli attuali fabbricati in uno spazio pubblico
ben riconoscibile e gradevolmente fruibile sia negli
spazi interni che esterni e, soprattutto, su quali attività organizzarvi. Il percorso si concluderà, alla fine
di febbraio, con un’assemblea pubblica durante la
quale saranno presentati ai cittadini i risultati del
lavoro fatto, ed infine sarà pubblicato il bando del
concorso di progettazione. La strada è ancora lunga
e gli organizzatori invitano tutti i cittadini interessati
a dare il loro contributo partecipando alle iniziative
e alle attività in programma.
Tutte le informazioni si possono leggere sul sito
www.vigolzonepartecipa.org oppure si possono richiedere contattando direttamente gli assessori Elisa
Bolzoni, Daniele Capitelli e Silvia Milza o gli altri
referenti, come Flaviano Celaschi, Andrea Rossi e
Ferruccio Pizzamiglio.
Ennio Torricella
I "giovanotti e le signorine" di Vigolzone salutano dalla splendida Alassio gli amici ed in particolare quelli
de “Il Ponte”.
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Nella Chiesa di San Giacomo il XIII Concerto di Natale
I
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l Concerto di Natale che si è svolto domenica 4 dicembre 2011 nella chiesa di
San Giacomo ha lo scopo di destinare offerte alla missione di Don Gianni Cobianchi ad Aguachica - Colombia, dove Suor M.
Dina si prende cura di 60 bambini orfani e
abbandonati. La suora piacentina ha dato la
sua testimonianza al concerto 2009.
Quest’anno l’Orchestra Camerata de’ Bardi,
diretta da Nicolas Bisson , il Coro di Natale diretto da Barbara Pilla, composto da
cantori di Torrano, Centovera, Pontedell’Olio, Ronco, Bramaiano, Pieve Dugliara e la
Schola Cantorum di Agazzano, diretta dal
maestro Antonio Quero, hanno iniziato
con l’Inno di Mameli per celebrare il 150°
dell’unità d’Italia raccogliendo l’apprezzamento del pubblico con un caloroso applauso. Il programma, presentato con lo
stile di Maria Vittoria Gazzola è proseguito con il Concerto in Sol maggiore per violino e orchestra di Haydn,
eseguito stupendamente dalla Camerata de’ Bardi e violino solista Viviana Carniti, una melodia che ha trasmesso emozioni ai numerosi presenti. Con Ave Verum Corpus, un capolavoro di Mozart, eseguito da orchestra e coro si è elevata una musica e un canto che tocca corde profonde dell’anima.
La novità è stata la presenza di uno strumento incredibile, un carillon di campane di pietra, creato e suonato
dal prof. Giovanni Mocchi di Pavia. Emana un dolce suono che ha accompagnato Oggi a Betlemme un bimbo
è nato, antica melodia francese, eseguito dal coro diretto da Antonio Quero e ci ha immersi nell’atmosfera
poetica del Natale. Sono seguiti canti più tradizionali come Stille Nacht (Astro del Ciel) per coro e orchestra
- voce solista Gaia Merli – che ne ha interpretato la particolare poesia. Tu scendi dalla stelle con la partecipazione del carillon di pietra, delle trombe e della batteria che hanno conferito un ritmo vivace.
Sono state inserite a questo punto alcune Corali eseguite da Paola Barbieri al nostro prezioso organo Sangalli, che ci hanno trasportato nella solennità tipica di quelle melodie austere.
Conquest of Paradise di Vangelis, un bel brano per voci e orchestra, molto suggestivo che evoca lidi lontani.
Verso il finale con Gioia al mondo di Haendel, un inno gioioso al santo Bambino; Salve Regina, canto tradizionale liturgico, voce solista Gaia Merli e infine con Oh happy days, canto natalizio, voce solista Gaia Merli,
si è passati a trasmettere tutta l’allegria e la festosità che preannuncia il Natale.
E’ stata una serata ricca di bella musica, di canti tradizionali e non, il programma armonioso nella sua varietà
ha suscitato nel pubblico una intensa partecipazione e molti applausi.
Personalmente ho apprezzato il “tocco poetico” del carillon di pietra inserito per alcuni brani e mi ha particolarmente emozionato il concerto per violino eseguito dall’orchestra che ha dispiegato tutta la sua potenza.
All’uscita sul sagrato è stato
offerto il vin brùlé come da
tradizione e poi tutti a cena
nel locale Anspi.
Il concerto è una occasione
per accogliere nuove persone come quest’anno la Schola
Cantorum di Agazzano e poi
cenare tutti insieme in allegria
e amicizia. Con le mie compagne del coro è un momento
felice che migliora i nostri rapporti personali e di gruppo.
Lucia Stragliati
A Vigolzone premiati i presepi più belli
Il gruppo dei premiati alla rassegna
dei presepi 2011/2012: primo posto
per Beatrice e Jacopo Massini che
hanno realizzato il presepe all’aperto
con tante strade che conducono alla
capanna; medaglia d’argento ai fratelli Burgazzi che con l’aiuto di mamma
Claudia hanno realizzato il presepe
usando i contenitori delle sorprese
degli ovetti di cioccolato, manualità
che ha molto colpito la giuria. Ultimo
scalino del podio per Alberto e Monica Burgazzi che nel presepe classico
hanno inserito attrezzi antichi della
cucina e dei lavori in campagna.
Altri premi speciali per grandi e piccini hanno completato la classifica redatta dalla commissione giudicante.
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I nostri bambini
Rubrica di cucina
Emma Credali, battesimo ricevuto a Vigolzone l’8 gennaio 2012
Le sprelle delle zie
Zia ALBINA
Kg. 1 farina 00
Gr.200 zucchero
Gr.200 burro ammorbidito
Nr.8 uova intere
Gr. 10 di sale
Una bustina di lievito in polvere
1 bustina di vanillina.
Emma Filippi, battesimo ricevuto a Vi-
Versate la farina su una spianatoia a fontana, inserite tutti gli altri ingredienti e mescolate finchè la
pasta non risulti perfettamente omogenea. Lasciate riposare avvolta in un canovaccio per almeno
mezz’ora.
Ora dividete la pasta in tante palline grandi come
un’arancia e tirate con il mattarello in tante sfoglie
sottili che taglierete con una rotella a losanghe o a
rombi. Friggete con olio di arachidi o strutto.
golzone lo scorso 5 febbraio.
Zia LINA
Gr. 600 farina 00
Nr. 3 uova ( 1 intero e 2 tuorli)
Nr.3 cucchiai d’olio d’oliva
1 cucchiaio abbondante di zucchero
1 pizzico di sale
1 bel bicchiere di vino bianco secco
la scorsa grattugiata di un limone biologico
acqua se occorre
Gabriel Rimondi, battesimo ricevuto a
Versate la farina setacciata su una spianatoia a fontana, introducete al centro il burro ammorbidito e
tutti gli altri ingredienti, mescolate energicamente
per ottenere un impasto omogeneo.
Lasciate riposare un’oretta. Tirate delle sfoglie sottili
con la macchina della pasta e tagliate a piacere in
striscie, nodi, rombi ecc.
Friggete in strutto o olio di arachidi.
Vigolzone il 18 dicembre 2011.
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Preadolescenti a Vigolzone
L’associazione Genitori ha realizzato, in collaborazione con le scuole, il patrocinio delle amministrazioni
comunali di Ponte e Vigolzone, il sostegno e la collaborazione di svariate istituzioni ed enti del territorio,
un’interessante indagine volta a esplorare l’immaginario dei nostri bambini e preadolescenti. Al di là delle
possibili e probabili influenze sugli elaborati (grafici e verbali) di bambini e ragazzi derivanti dalle modali-tà
necessariamente ed inevitabilmente non rigorose di somministrazione dei compiti, i dati resi pubblici hanno
una loro importante e vera utilità. Relativamente agli spazi di aggregazione e socializzazione, il vissuto in
termini di emozioni dei ragazzi ma anche, se pure indirettamente, degli adulti in quanto agenti attivi ed
intenzionali di trasmissione di valori e norme è, in quel libretto, rappresentato fedelmente ed ufficialmente
certificato. La lettura mi ha suggerito alcuni spunti di seguito esposti.
ta di bitume, che dimezza il paese - un
pezzo di qua e un pezzo di là - come
una mela . che non appartiene ai nostri
passi, perché qui non nasce ma viene
da un posto lontano e qui non muore
come ogni altra via che "appartenga" al
paese e al paese conferisce il suo tipico fascino ... ma porta lontano verso i
monti ed il mare … che non abita i nostri pensieri se non sotto forma di ansia … che è ostile ad ogni tranquillità,
avara di silenzio, generosa di rischio e
rumore, abbondante di polveri e fumi
… non facilita certo l’addensarsi di ragazzi per fare quattro passi o anche solo
per chiacchierare senza dover urlare per
porgere i tuoi pensieri all’orecchio altrui.
Il centro del paese, il suo giovane cuore,
d’estate diffuso sul territorio, d’inverno
si ritira … in annoiato letargo? Quasi a
conferma di un’improbabile, ma profetica, etimologia che vorrebbe il nome
antico del paese, Vicus Ursoni, originato
da una famiglia ligure (gli Ursoni) che
mostra, nelle sue insegne araldiche,
due orsi che segano verticalmente un
monte cominciando dalla vetta.
Scorcio di Vigolzone sotto la neve.
Ennio torricella
T
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ra gli spazi genericamente istituzionali (scuola, sport, piscina, giardinetti ecc, ecc) associati
ad emozioni positive, la parrocchia spicca perché
manca, ma non solo. In verità è citata due volte in
associazione ad emozioni non positive - la noia per
i bambini di Ponte, mentre per i preadolescenti di
Vigolzone è l'etichetta di "sfigati", come direbbero
loro se non corretti, che si appiccica a chi è assiduo
all'attività parrocchiale "anche se fosse qualcosa di
bello". Dunque, lo spazio sia fisico che emotivo della parrocchia, che pure è ricercato e frequentato,
non "abita" in positivo l'immaginario dei ragazzi. La
parrocchia è, in buona sostanza, ignorata. Non saprei dire se per laicismo inconsapevole e diffuso,
oppure se per reale indifferenza ai contenuti formativi della parrocchia. Le cose non sono dunque
cambiate molto da quando Monari se non erro, suggeriva, per descrivere la situazione delle parrocchie,
l'immagine di un'area di servizio in cui sostare frettolosamente per l'acquisto di gadget indispensabili
al vivere civile quali sono i vari certificati rilasciati
dal parroco. È un dato che fa riflettere e non solo
noi che operiamo localmente. Un atteggiamento di
sufficienza ed una opinione non eccessivamente
benevola nei confronti della parrocchia erano notoriamente diffusi in tutti gli strati sociali ed in tutte
le aree del paese e, a quanto pare, lo sono tuttora
così come ben certifica per Vigolzone e Ponte questa
ricerca sul territorio.
Vigolzone è un paese fantastico … a dar ascolto ai
suoi preadolescenti almeno… come Ponte del resto.
Ma Vigolzone lo è soprattutto d’estate, quando ci
sono tante cose che si possono fare, tanti posti in cui
“perdersi”, in cui smarrire, per un’istante felice ma
rassicurantemente breve, la strada di casa … dove
smaltire, in solitudine o con gli amici, una delusione,
fare progetti, correre in bicicletta, tirare quattro calci
al pallone … d’inverno invece … la musica cambia,
sempre a voler dare ascolto ai nostri preadolescenti,
come del resto è nostro dovere fare … e allora ci
si annoia … “questo stato d’animo compare principalmente nei temi dei ragazzi più grandi e sembra
essere proprio l’aspetto che caratterizza i loro vissuti
rispetto agli spazi di vita del paese”. Così constatiamo che “i maschi di solito vanno a giocare a calcetto
o alla Pellegrina” ma noi femmine non abbiamo mai
niente da fare. I bar sono "abitati" dai vecchi del
paese e a noi resta solo la gelateria". Due luoghi
dunque identificati come i "nostri posti" frequentati
d'estate, poco o per niente fruibili d'inverno (la
gelateria ha spazi soprattutto all'aperto e la Pellegrina, generosa di alberi e ghiaia, con la baita e
gli annessi splendidi capanni per la cucina e tutto
il resto, perde d'inverno quella sua aria di allegro
campeggio estivo che la rende magica ed attraente
. come magica ed attraente dev'essere per forza
la gelateria, appiccicata com'è alla provinciale dal
lato della collina. Così, l'inverno è uno spazio indifferenziato di strade e posti senza un nome. O
meglio, i nomi nello stradario ci sono, ma non
possono accendere, d'inverno, l'immaginario dei
ragazzi. Sono spazi vuoti, non più in grado di accogliere, di evocare la magia di possibili incontri,
di lunghe chiacchiere a vuoto, di avventurosi improbabili progetti. . così, si va "in qualche bar o a
casa di qualcuno "dei nostri"". È crudele l'inverno
. toglie fascino agli unici luoghi identificati come i
"loro posti", la Pellegrina e la Gelateria. La prima
verso Ponte ed ai piedi della collina, l'altra verso
Piacenza, proprio all'inizio del breve, improbabile
"corso" con i negozi, appiccicata come tutti gli altri
esercizi proprio sulla provinciale ... questa cola-
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Ricordiamoli
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Ricordiamoli
Gazzola Luigi
n.21.06.1930-m.04.12.2011
Coppola Luisa ved. Sartori
n.02.06.1931-m.16.12.2011
Eliade Germano
n.29.11.1928-m.23.12.2011
Travaini Fernando (Nando)
n.28.07.1920-m.31.01.2012
Lovati Carmen ved. Gobbi
n.13.05.1923-m.01.02.2012
Faccini Ugo
n.21.05.1925-m.02.02.2012
Cassinari Stefano
n.08.03.1964-m.26.12.2011
Galletti Luigi
n.30.05.1955-m.05.01.2012
Lucini Piero
n.20.09.1949-m.09.01.2012
Sirpi Franco
n.27.01.1937-m.02.02.2012
Maschi Dina
n.16.05.1929-m.08.02.2012
Colombi Maria
n.22.05.1921-m.10.02.2012
Maggi Carlo
(alpino)
n.15.06.1932-m.17.01.2012
Dantini Giuseppina
ved.Caminati - ved.Subacchi
n.18.07.1923-m.24.01.2012
Carmeli Egidio
n.27.01.1923-m.31.01.2012
Costa Alessandra
n.15.04.1933-m.17.12.2011
Saltarelli Bruno
n.30.12.1933-m.05.01.2012
Pozzi Carolina
n.25.02.1926-m.16.01.2012
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Ricordiamoli
Mondani Felice
n.27.04.1930-m.29.11.2011
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Provini Maria
n.22.09.1915-m.14.12.2011
Corbellini Vittorina
n.11.10.1928-m.26.12.2011
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N.1 - febbraio 2012