n.1 - febbraio 2012 IL PONTE - Anno XXXXI Supplemento al n. 6 del 17 febbraio 2012 de “IL NUOVO GIORNALE” Autorizzazione Tribunale di Piacenza con decreto n. 4 del 4 giugno 1948 Bimestrale d’informazione e attualità Fondato nel 1971: da don Dante Concari Direttore responsabile: don Davide Maloberti Direzione editoriale don Gigi Bavagnoli Collaboratori: Paolo Labati ([email protected]), don Piero Lezoli, don Paolo Camminati, Sabrina Mazzocchi, Loris Caragnano, Ennio Torricella, Lucia Busconi Rusconi, Lorenzo Migliorini, Federico Zanelli, Michela Migliorini, Gianmarco Zanelli, Alberto Burgazzi, Michele Malvicini, Michele Anselmi, Chiara Ratti, Elena Fogliazza, Gianmarco Ratti, Gian Carlo Anselmi, Claudia Cigalla, Manuela Gentissi. Per le fotografie: Foto Cavanna, Oreste Grana, Foto Gaudenzi, Foto Stefano Maggi - “Il colore del Sole”. Redazione, amministrazione e pubblicità: Pontedell’Olio - Tel. 0523 875328 Stampa: Grafiche Lama - Piacenza, Strada Dossi di Le Mose 5/7 Tel. 0523 592859 Le collaborazioni sono sempre gradite. Articoli, suggerimenti, notizie, lettere.... possono essere inviate a: - fax 0523 871610 - E-mail: [email protected] Testi e fotografie non si restituiscono se non dietro espressa richiesta. La Lectio divina L a Lectio divina è un metodo per entrare a contatto con la Parola di Dio: si tratta di leggere il testo, di comprenderne i significati, di meditare su quanto ascoltato e di arrivare a pregare con la Parola. Ci sembra che i Vangeli delle domeniche di Quaresima siano particolarmente indicati per accostarci alla Sacra Scrittura e per iniziare un cammino di recupero della fede, proprio a paritre dalla Parola. Per questo l'invito è rivolto a tutti i giovani e gli adulti della parrocchia, in particolare ai genitori che desiderano accompagnare il cammino di fede dei loro figli, coinvolgendosi in prima persona in un percorso di riscoperta della propria fede. LECTIO DIVINA Chiesa di San Giacomo - Ore 21 Martedì 6 marzo Martedì 13 marzo Martedì 20 marzo Martedì 27 marzo Il cineforum: 5 films per 5 parole L a nostra Diocesi sta vivendo il III anno della Missione popolare diocesana: a guidare il cammino sono state scelte 5 parole maestre, che convergnono tutte sull'Eucaristia. Le parole sono le seguenti: ospitalità. benevolenza, fiducia, dedizione e gratitudine. Abbiamo pensato, per aiutarci a riflettere su queste parole, di organizzare la proiezione di 5 fims che riprendano i vari temi in modo narrativo, come prevede l'espressione cinematografica, Le date sono state già trovate: per le prime quattro parole. Nel tempo di Pasqua organizzeremo la proiezione dell'ultimo film, con riferimento al tema della gratitudine. CINEFORUM Sala Teleponte - Ore 20,30 Giovedì 8 marzo Benevolenza : Miral Giovedì 15 marzo Ospitalità: L'ospite inatteso Giovedì 22 marzo Fiducia: In un mondo migliore Giovedì 29 marzo Dedizione: Uomini di Dio 2 Editoriale Li amò sino alla fine Q uesta frase, tolta dal racconto dell’Ultima Cena gilità, con i nostri dubbi, con le nostre paure. Egli secondo il Vangelo di Giovanni, ci accompa- desidera incrociare la nostra vita e prenderci per gnerà in questo cammino di Quaresima fino alla ce- mano, ancora una volta. Il suo sguardo e il suo ab- lebrazione del Mistero Pasquale. braccio ci donano il perdono, le sue mani ci aiutano Giovanni con questa espressione intende aiutarci a a rialzarci, ci invitano a ritrovare il coraggio per ri- comprendere che l’amore di Gesù per noi, riflesso e prendere il cammino. segno dell’amore del Padre per gli uomini, non si è Solo grazie alla sua presenza, solo in forza del suo fermato davanti a niente, né davantoi all’indifferen- amore senza limiti parole come conversione, ricon- za e nemmeno davanti al rifiuto da parte degli uo- ciliazione, perdono diventano percorsi di vita, gua- mini, né davanti all’abbandono e nemmeno davanti dagnano l’energia necessaria per provocare in noi al tradimento da parte dei suoi fratelli. quel cambiamento che sempre desideriamo e che Un amore senza misure per realizzare in mezzo a mai realizziamo. noi l’amore smisurato del Padre. Allora, ben vengano questi quaranta giorni: giorni Questa verità ci viene incontro in questo momento di penitenza, giorni di impegno, giorni di fatica. della nostra vita: ci trova affaticati, stanchi, spesso Una fatica buona, perché animata da una presenza appesantiti da una vita di cui è difficile scorgere il e sostenuta da una grande speranza: quella di poter senso profondo. affidare la nostra vita a colui che, per amore nostro, Gesù non ha paura di incontrarci, con le nostre fra- ha donato la sua vita. Don Gigi Parrocchia di Pontedell'Olio Appuntamenti - Mercoledì delle ceneri 22 febbraio ore 20,30 Processione da San Rocco e rito dell'Imposizione delle ceneri in San Giacomo - Domenica delle Palme: ore 9,45: Processione dal Cimitero in San Giacomo ore 16: I Confessione dei bambini di III elementare Appuntamenti settimanali - Lectio divina (San Giacomo martedì ore 21) - Adorazione Eucaristica (San Rocco giovedì ore 17) - Serie di film dedicati alle parole della Missione Diocesana (giovedì di marzo Teleponte ore 20,30) - Via Crucis (San Rocco venerdì ore 17,30) Appuntamento per i Cresimandi: - ore 7,30 in San Rocco per la preghiera delle Lodi tutte le mattine dal lunedì al venerdì delle settimane di Quaresima 3 Deposizione di Ignazio Stern (1722) B 4 aciò i suoi piedi e li unse con l’olio profumato, dopo averli lavati con le sue lacrime e averli asciugati coi suoi capelli. Quando fece tutto ciò era ancora vivo quel Gesù che le aveva cambiato la vita. Ora giace davanti a lei. Sono di Maria Maddalena quelle lacrime che ancora bagnano e danno sollievo a queste ferite così profonde, che passano da parte a parte le povere mani, i poveri piedi. Se ne prende cura, con dolcezza lenisce quel dolore disumano, con quell’unguento prezioso che ha con sé. Sarà meno dolorosa la morte, avrà un senso in quel pianto rannicchiato e in quell’amorevole, benevolo gesto di dedizione. Proprio lì di fronte a noi, ci invita ad una carezza consolante, come quella di una madre per il proprio figlio. Scomposta, in un gesto che tradisce il dolore, commossa fin nel più intimo di sé stessa, accudisce quanto resta di una vita immolata per la vita. Il volto si adagia sul Cristo, mentre la mano avvolge la carne trapassata; lei rannicchiata, quasi a nascondere con pudore il segno della morte che indelebile traccia quel corpo. Quanta bellezza davanti a quegli occhi che ora si concentrano su quel piccolo, ma straziante segno! La Maddalena viene attraversata da quella bellezza, ricordo di giorni belli, quando la parola consolante di Gesù le disse che la sua vita era preziosa agli occhi di Dio, che il suo peccato non lo disgustava, che in lui c’era amore e perdono per quella creatura ritrovata, come per ogni creatura ritrovata. E abbandona al mondo quella bellezza, perché sia per il mondo. Il volto giovane e vecchio a un tempo della Vergine Madre ritrova serenità in un venir meno sorretto dall’abbraccio pronto dell’altra Maria. Scivola verso di noi che guardiamo la scena, il volto terreo: quel corpo che in lei ha preso forma, di cui si è presa cura, che ha visto crescere, il suo figlio, aveva conosciuto la morte. Straziante nel suo accadere, ciò che una madre mai vorrebbe: sopravvivere al frutto del proprio grembo, a quella vita donata. E per lei invece fu così: quel corpo, quella carne violata aveva reso completo quell’uomo. La sua morte poteva ora mostrarne la forza dell’essere insieme uomo e Figlio di Dio. Quanta dedizione per quel figlio, fino ad ora, fino all’ultimo respiro, fino all’ultimo tratto di vita, fino al punto in cui ti devi abbandonare a che qualcun altro si prenda cura di te, del tuo esangue corpo. Anche lei si sente pronta: sente la sazietà dei giorni e il desiderio sereno di poter vivere questo attimo, purificandolo dalla disperazione, dalla paura della solitudine invincibile. E quella povera mano che la sorregge, accompagnata dallo sguardo che implora un segno guardando il cielo, è lì, accanto a lei. Sono un tutt’uno la madre e l’altra Maria, la terza della tradizione: il suo sguardo si alza in alto, a cercare sollievo per il dolore di quella madre, dolore che diventa anche il suo. Una verticalità, cercata, bramata, rivolta al cielo; prigioniera della terra, trascinata verso il basso, piegata come il corpo al cui capezzale si trova. Il dolore della terra, la preghiera verso il cielo: due figure divengono una, ad implorare la presenza che non ti spiega il perché del morire, ma che con te muore per vivere con te. Il giovane amico, Giovanni, colui che più di ogni altro aveva colto la profondità della passione per l’umanità di quel Gesù che in un caldo pomeriggio incontrò, è lì, in piedi, con una mano presenta il Cristo al cielo, accompagnando con gli occhi quel gesto, con l’altra indica il proprio cuore. Lo aveva fatto per lui: quel sacrificio era per lui. Giovane, già ha potuto conoscere la durezza del vivere. Perdere un amico, affidarlo, in lacrime, ad un cielo che si squarcia, ferito, trapassato, da un segno che rimarrà indelebilmente nella vita di Dio. Cantore di questo amore, ricorderà con commozione quelle parole: “donna, ecco tuo figlio”. In quella morte, ogni uomo diviene figlio e la dedizione di Dio per noi è in quel corpo che si abbandona totalmente all’uomo. E tre figure ancora a prendersi cura di quel corpo esangue: Nicodemo uno, Giuseppe d’Arimatea un altro. Sono lì a sorreggersi nell’attendere a quella mesta azione: calano quella povera carne in un sepolcro. Avvolto tra lini, lo pensano destinato ormai solo alla loro cura e al silenzio del morire. La barba e le vesti si abbandonano ad un vento che li agita, come agita i capelli di Giovanni evangelista. Non c’è traccia di delusione sui loro volti, ma solo il desiderio di rendere un po’ più sopportabile quella morte così dolorosa. Raccolgono quelle povere membra che raccontano, portandola in sé, una storia fatta di benevolente dedizione, di ospitalità senza riserve, di fiduciosa ricerca di ogni esistenza. Loro nel vento che li trascina via, sono a resistere, a rimanere accanto a quella morte, a volersene preoccupare oltre ogni equilibrata misura. Tutto gira intorno a quel corpo. Svuotato del suo sangue, sparso sulla terra riarsa, assetata, giace lì. La carne è bianca di un pallore che Giovanni aveva già visto: è il pallore che si fa luce, che diviene vita sottratta alla morte. La bellezza di quel corpo, violato dalla durezza dei colpi del flagello, trapassato dalla ruvidezza dei chiodi, squarciato dall’infamia delle armi, ora è lì. Tutti se ne prendono cura. Tutti hanno gli occhi colorati dal dolore, tutti hanno le mani che si confondono ai gesti della preghiera. Tutti stanno in silenzio a rendere eterno quell’attimo. E’ l’attimo in cui il cadere nell’indistinto sonno che è la morte, è la crudeltà della corona di spine adagiata accanto al sepolcro, è la freddezza della pietra di quel sepolcro nuovo. Ma allo stesso tempo è anche la luce bella e vivificante che illumina quella carne, quella povera carne. Morte e vita si sfidano, luce e tenebre, violenza del colpire e delicatezza del curare. Tutto gira intorno a quel corpo, pietra scartata divenuta angolare, vita spezzata e sacrificata divenuta fonte di salvezza, carne vilipesa divenuta nutrimento per l’uomo. Quel corpo pallido, svuotato di sé per dedicarsi all’altro, sacrificato per la storia e gli uomini della storia: eccolo quel corpo che ora, senza pretese, implora la cura e la dedizione della tua libertà. Tutto gira intorno a quel corpo: segno di contraddizione, della contraddizione dell’amore ad ogni costo, di quell’amore che è talmente grande che attraversa, resistendole, anche la morte. Parola di speranza, è l’evento che consente al mondo di scoprirsi salvato, rigenerato, ricreato. Poveri volti, povere mani, poveri gesti che Ignazio Stern, pittore tedesco, ha consegnato al colore e al tratto di una sua opera del 1722 per la Collegiata di Castell’Arquato. La pietà di una sepoltura in cui il dramma ha i tratti della cura e della speranza. Alla forza di quelle braccia che consegnano il corpo del Cristo morto al sepolcro, fanno eco quei gesti delicati e invocanti delle tre Marie e di San Giovanni: la cura di tutti è la dedizione per quell’uomo in cui sperano. Quando scoprì la libertà, quel Cristo scelse la fedeltà dell’amore, la dedizione dell’amare. Fu questa la sua verità, verità di un volto che ti chiede cura, che implora umile la tua attenzione, che ti chiede di lasciarti prendere per mano quando, solo, camminerai verso quel sepolcro. Lui non ti abbandonerà alla tua solitudine, ma sarà con te, in te, ad attraversare il buio del morire, dedito alla tua vita. E anche il tuo pallore riconoscerà la luce che, un giorno promessa, è lì per te, per splendere sul tuo volto. Sabato 17 dicembre 2012, nell'oratorio di Villò si è svolta la tradizionale recita di Natale dei bambini della parrocchia. Dopo la lunga preparazione la rappresentazione è riuscita molto bene e anche la partecipazione del pubblico è stata numerosa. Un ringraziamento a tutte le persone che hanno lavorato per la realizzazione, Sara, Beatrice, Lucia e, soprattutto un grazie a loro, ai bambini! 5 La fiducia sotto la lente della “lectio” G iovedì 12 gennaio si è tenuta nel Duomo di Piacenza la lectio di Don Cesare Pagazzi; la lectio ha approfondito e analizzato la parola “fiducia”. Qui di seguito riportiamo un estratto dell'intervento che prende il via dal Vangelo di Marco (Mc 1,23) che ha come protagonista “Un uomo posseduto da uno spirito impuro”. “Abbiamo appena ascoltato una Parola che non è facile ascoltare, personalmente quando arrivo a questa pagina del vangelo di Marco spero sempre che le due pagine si incollino e io passi subito alla pagina successiva, perché questa Parola mi inquieta, è una pagina che mette un po’ di timore: come è stato raccontato mette un po’ di timore a questi che appunto furono testimoni. Che cosa succede? Succede che Gesù a Cafarnao di sabato entra nella sinagoga come qualsiasi bravo ebreo praticante. E lì si mette ad ‘insegnare. Un verbo che noi pensiamo di solito riferito a qualcosa di “pensare”. Per sé invece ‘insegnare’ vuole dire: insegnare dentro, in-segnare, segnare-dentro. E Gesù in quel giorno a Cafarnao segna a tal punto dentro – ed ecco qui la scena che mi fa paura –, che un uomo praticante, perché era in sinagoga al sabato come ogni ebreo praticante, esplode! Lo strano che mi intimorisce, è che questo «uomo» era, dice il Vangelo: «posseduto da uno spirito impuro» (Mc 1, 23) – e nemmeno sapeva di esserlo! Quando noi sentiamo questo aggettivo ‘impuro’, a noi ci viene in mente magari la sfera della sessualità – certo riguarda anche questo – ma non solo e non anzitutto questo. ‘Impuro’ di per sé è ciò che riguarda il ‘puro’, è ciò che riguarda tutto ciò che fa bene all’uomo. ‘Puro’, vuole dire: sano, salutare, che fa bene alla salute dell’uomo. ‘Impuro’ è tutto ciò che nuoce alla salute e alla salvezza dell’uomo. Ebbene, questo uomo a Cafarnao è posseduto da uno ‘spirito’ che vuole soltanto ciò che è contrario alla sua salute e alla salute degli altri, alla sua salvezza e alla salvezza degli altri. 6 Nel vangelo di Marco chi riesce a capire - sa che Gesù è il Figlio di Dio, è il Messia mandato da Dio - è il diavolo. E qui amici questo fatto ci insinua una finzione che forse dovremmo proprio imparare a far nostra -: quando noi (e ci capita) siamo convinti di essere credenti perché sappiamo che Dio c’è… L’ateo è quello che sa che Dio non c’è. L’agnostico è quello che non sa che Dio c’è o non c’è, lo cerca. Il credente è quello che sa che Dio c’è. Noi siamo credenti perché sappiamo che Dio c’è. Amici, il Diavolo lo sa prima di noi, probabilmente meglio di noi. Per cui, se io dico: “Ah, io sono credente, so che c’è Dio!”. Per se anche il Diavolo lo sa. “Si ma io sono un credente mica così generico! Io credo in Gesù perché io so che Gesù è Figlio di Dio! Io so che Gesù è il mandato da Dio!”. Anche il Diavolo sa che Gesù è il Figlio, anche il Diavolo sa che Gesù è il mandato da Dio. Lo sa… ma non ci crede. Sa che Dio c’è, sa che Gesù è il Figlio di Dio. Ma non ci crede nel senso che non si fida di Lui, e non si affiderà mai a Lui. Ecco questo fatto ci può porre la giusta domanda: Ma io sono convinto di essere credente perché so che Dio c’è e so che Gesù è il Figlio di Dio, e sono credente perché mi fido di Dio? O sono credente perché mi fido di Gesù e del suo vangelo? La giornata che stiamo concludendo può dare già la risposta a questa domanda: Quante volte nelle decisioni facili o difficili, grandi o normali, che ho dovuto prendere oggi mi sono fidato del Vangelo di Gesù, mi sono fidato di Gesù, sono affidato a Gesù: ho avuto “fiducia”? Eccola qui la ‘parola’: “Ho avuto fiducia di Lui”. Credo o no… ho avuto fiducia, però so che Gesù c’è… non è che ho fatto tanto di diverso da quell’indemoniato, da quello “spirito che lo abita”. Noi però potremmo rispondere anche con un po’ di piglio, dicendo: “No, caspita! Io sono credente, non soltanto perché c’è, so che c’è Dio e so che Gesù è il Figlio di Dio, insomma sono credente perché un pochino mi fido… Però c’è un criterio che difficilmente sbaglia, per vedere se davvero noi ci fidiamo di Dio, per vedere se davvero noi siamo capaci di fidarci di Gesù e del suo vangelo; difficilmente questo criterio sbaglia. Ed è un criterio che possiamo prendere da una parafrasi, una bellissima frase che tutti conosciamo della prima lettera di Giovanni, dove l’Apostolo dice: “Ma senti un po’: come fai ad amare Dio, che non vedi, e non riesci ad amare tuo fratello che vedi? Spieghi un po’ come fai?”. Noi potremmo parafrasare in questa maniera: “Ma com’è che fai a fidarti di Dio… e non vedi? Se non sei capace di fidarti di tuo fratello? Spiegami un at- timo: come fai ad affidarti a Dio, ad affidarti al suo Figlio Gesù, ad affidarti al suo Vangelo che non vedi , se non sei capace di fidarti e di affidarti al tuo fratello che vedi?”. Quando non ci fidiamo, le due reazioni normali sono o l’attacco o la difesa ad oltranza. Poi le due cose sono molto simili, perché capiamo subito che la miglior difesa è l’attacco. O entriamo nella vita ma non soltanto con il collega antipatico, magari anche con la moglie, con il marito, con i genitori, con i figli, con gli amici, con i fratelli e le sorelle della comunità cristiana… con una corazza… Perché in fondo sospettiamo sempre, abbiamo sempre paura che gli altri possono farci del male. Se ci mettiamo la ‘corazza’ effettivamente di colpi se ne sentono pochi, ma non si sentono nemmeno le carezze. E non sentendo le carezze il ‘corazzato’ è convinto ancora di più di aver fatto la scelta giusta di ‘corazzarsi’: “Vedi che ho fatto bene! Neanche uno mi fa una carezza a me! Avere il coraggio di togliere la ‘corazza’, di fidarsi un poco, state tranquilli che ne prenderete… E sentirete anche le carezze, e queste saranno come una specie di ‘pane quotidiano’ che alimentano la Speranza e una nuova capacità di ‘cibarci’. Lo ‘spirito impuro’ da cui il Signore viene a liberarci è quello che instilla dentro di noi quella cosa che per certi versi può sembrare… anzi è favorevole alla nostra ‘salute’, per altri invece è la peggior nemica – è la paura! La paura della morte, la paura di ammalarci, la paura di non essere all’altezza, la paura di non piacere, la paura di non piacere come una volta, la paura di non avere mai i soldi a sufficienza per tirare avanti, la paura di essere traditi… Questa ‘paura’ che, ripeto, crea quella duplice reazione della difesa ad oltranza o dell’attacco ad oltranza; la paura che non ci fa godere la vita. Non è vero che tutto è affidabile in questa vita… non è vero che niente è affidabile in questa vita! L’affidabilità di quella vita, di questa vita, è come quella della ‘Terra promessa’, tanto decantata, che poi se alla fine si va a vedere è ‘un fiumicello con un po’ di verde attorno, una regione un pochettino al nord più verde, e il resto deserto’. Però se hai il ‘fiuto per il fiume, per la zona verde un po’ più in alto, puoi attraversare anche il deserto’. Che tipo sono io? Sono uno che si fida?: La moglie che mi voglia bene, il sospetto che in fondo alla fine mi metta sempre alla prova… Mi fido di mio marito, che mi voglia bene? Mi fido dei miei amici? Mi fido dei miei colleghi di lavoro? Anche perché, attenzione, quando parliamo di fiducia noi facciamo in genere della ‘zone franche’. L’ambiente del lavoro è un ambiente dove la fiducia non può regnare: il rapporto tra colleghi non è senz’altro segnato dalla fiducia, massimo un ‘trattato di non belligeranza’. Ma è lì però che la fiducia che impariamo a casa nostra e in questa casa più grande che è la Chiesa dovrebbe essere portata, anche perché magari tanta gente non si fida più, e quindi si difende o attacca, perché purtroppo è stata tradita… Portiamo in quell’ambiente il buon Vangelo, la “buona notizia” della fiducia. Guarda: “Sono stato deluso… perché sono stato tradito! ma ho trovato in te qualcuno di cui posso ancora fidarmi”. Sto riattivando la mia capacità di fidarmi. Se noi, quando lavoriamo nell’ambiente del lavoro, portiamo un gesto del genere è come se avessimo ‘resuscitato un morto’, se avessimo ridato la vista ad un cieco, il movimento ad uno che era paralizzato… Proprio per questo dobbiamo essere noi innanzitutto persone affidabili, affidabili nelle relazioni, affidabili anche professionalmente: “Se ti dò una mano la mantengo. Se ti ho detto che questo lavoro lo faccio entro questa scadenza, allora lo faccio entro questa scadenza. Se ti ho detto che ti pago entro questa scadenza, pago entro questa scadenza. Allora qualcuno magari comincerà ancora a fidarsi”. A Chiara Lubich Opera certamente fu grandiosa. Quando con poche amiche ella fece Del Cristo e della fede la scoperta Nel cercare tra la gente il loro cuore. Con rispetto l'è dovuta riverenza. Perchè sempre con Gesù abbandonato Ha intrapreso il cammino con speranza Lei dal pulpito regina appare Quando parla alla gente con ardore Del suo credo in Gesù salvatore. E del verbo suo vero diffonde. Instancabile figura in operare, Che sosta non conosce nè riposo, Anche quando suole riposare Il suo pensiero fatica premuroso. Ogni giornata và con lei ricordata, A tenerci in contatto e vicini, Finchè verrà quella giornata giusta Per ritrovarci con lei nei celesti confini. Giovanni m. melosu. 7 Notizie in breve Riflessioni.... “Un nome qualunque non esiste, per così dire non si dà in natura: ogni nome reca una certa carica di destino.” Tommaso Landolfi, A caso, 1975 R ecita così uno scrittore laziale di metà ‘900 parlando del nome e di una sua qualità: l’unicità. Secondo me sono parole speciali, che ci riportano al nostro nome e a quanto di bello c’è in quella parola. Mesi e mesi passati a scegliere una parola che poi contraddistingue tutta la nostra vita e i nostri momenti...dalle prime parole alle prime frasi per accompagnarci poi nella vita di tutti i giorni nelle vesti di Matteo, Valentina, Luca, Alessia, Paolo... Ogni nome porta con sè il suo essere unico, le sue qualità, i suoi difetti ed è come se nel nostro nome con il passar del tempo queste cose si possano leggere... Alla maggior parte di noi il nostro nome piace, a qualcuno meno ma tutti noi lo proteggiamo, lo curiamo come un nostro affetto. Sarebbe bello che tutti sapessimo cosa si cela dietro quelle lettere, che cosa vuol dire il nostro nome...non tanto per leggere le semplici banalità dei nomi di famiglie importanti o meno, ma per scoprire che storia c’è dietro ogni nome che magari di popolo in popolo è cambiato portandosi dietro una storia, un mito, un significato che non necessariamente dobbiamo seguire ma solamente apprezzare. Qualche domenica fa, durante la Messa, abbiamo sentito molti nomi seguiti da flebili “Eccomi”...i nostri bambini che quest’anno riceveranno la Prima Comunione sono stati chiamati..il loro nome è risuonato tra le colonne della chiesa e loro hanno risposto in questa tappa importante del loro cammino. I migliori auguri di un percorso ricco e prezioso all’insegna del loro nome. Samu I n una felice riunione conviviale i due cori parrocchiali, quello di San Giacomo e quello di Riva, hanno programmato le loro prossime attività comune: anzitutto l'animazione della Veglia Pasquale e poi della celebrazione della I Comunione e della Cresima. Perciò si troveranno spesso insieme nelle prossime settimane a preparare questo prezioso servizio per la comunità. Certamente l'entusiasmo e l'impegno non mancano: ci auguriamo che anche la comunità si senta coinvolta nel pregare cantando! Nello stesso tempo anche i ragazzi che frequentano la Messa delle 10 sono invitati a fermarsi per imparare i canti per la Liturgia: anche grazie a questo potranno partecipare più direttamente alla celebrazione e si sentiranno parte attiva dell'assemblea liturgica. n occasione delle feste natalizie, il grande organo Serassi che domina la chiesa di San Giacomo ha ripreso a far sentire la sua potente voce. Tutto questo grazie alla passione di un giovane organista, Federico Perotti, che ha accettato con prontezza ed entusiasmo la proposta di animare l'Eucaristia e di prodursi in alcune esecuzioni al termine della celebrazione. L'appuntamento con l'organo sarà sempre all'ultima domenica di ogni mese. Ci auguriamo che, oltre a questo, si possano organizzare durante l'anno alcuni concerti, perché tanti possano apprezzare le qualità del Serassi e meditare mentre ascoltano il coro incantevole delle sue voci. I D D In ricordo di un amico S embrava un inverno senza neve con un Natale baciato dal sole e un freddo che tardava ad arrivare...e poi come un saetta la neve ci ha raggiunti come un uragano che dal mare punta la costa. In quei fiocchi c’era il tuo volto e noi a guardare su come se aspettassimo di vederti, di salutarti, di ritrovarti... La mancanza di qualcuno puoi immaginarla, puoi cercare di capirla, puoi disegnarla ma non si può mai dire di conoscerla fino a quando, senza stimoli e senza parole, ti mancano il sorriso e le azioni di quella persona che ormai non c’è più. E allora ci si rende conto di quanto è fragile la nostra condizione umana, con i suoi perchè e i suoi misteri, e di quanto siamo importanti per gli altri che senza la nostra presenza vedono solo il buio. Non è più il tempo del vivere soli e dell’essere indipendenti...ormai viviamo all’interno di un sistema, dipendiamo dagli altri, conosciamo tutti, parliamo con tutti. Ogni tassello è unico e ogni tassello è speciale: si potrebbe pensare che non cambi nulla togliendone uno...in realtà l’armonia si rompe e non è più quella di prima...dicono che il tempo sistema le cose ma secondo me siamo noi che sistemiamo le cose e il tempo, e superando i giorni elaboriamo la perdita in modi unici e particolari. Dobbiamo cercare di ricordare sempre tutti, in vari modi e con intensità diverse...ma ricordando, già facciamo molto per non rompere la nostra armonia...quel tassello rimane lì al suo posto, nell’invisibilità del tempo.... 8 Visita ai malati on Gigi e don Giuseppe hanno iniziato a visitare i malati della Parrocchia, per portare loro l'Eucaristia e per vivere un momento di incontro fraterno. Probabilmente ci sono tante persone anziane che gradirebbero la visita del sacerdote: per questo occorre che queste persone vengano segnalate in parrocchia, per poter organizzare la visita sistematica di tutti quelli che lo desiderano. Allo stesso modo, sarebbe importante comunicare in parrocchia l'eventuale ricovero di un parrocchiano, in modo da poter far visita a chi si trova in una condizione di particolare difficoltà a causa della sua malattia. Visita alla casa di Riposo Balderacchi di Riva omenica 8 gennaio il Gruppo Alpini di Pontedell'Olio ha fatto la tradizionale visita alla Casa di Riposo di Riva portando agli ospiti allegria al suono della fisarmonica. Gli ospiti hanno apprezzato i canti tradizionali e la piacevole atmosfera creatasi nella struttura. Un plauso vada poi al Personale ed al Direttore dell'Istituto per la disponibilità e per le attenzioni che hanno verso gli ospiti della Casa. Luigi Garolfi A La colletta alimentare: un bel risultato per Pontedell'Olio nche quest'anno i cittadini di Pontedell'Olio hanno partecipato all'iniziativa della Colletta Alimentare che si è svolta in due supermercati del paese: Coop e Famila. Il gruppo Alpini ha offerto la sua tradizionale collaborazione ed ha impegnato diversi soci (Garolfi, Fornaroli, Faleggi, Grani, Lascani, Rimondi, Magnelli, Castignoli, Ghittone), i ragazzi della 2° media di Ponte e alcuni liceali di Farini. La raccolta, che ha avuto le sue origini 15 anni fa, a Pontedell'Olio si tiene da ben 12 anni ed anche questa volta ha dato ottimi risultati: circa 11 quintali di derrate alimentari, cifra che rappresenta il 10% in più degli anni passati. Gli Alpini sono orgogliosi di prestare aiuto ai responsabili della Compagnia delle Opere, alla Caritas ed alle varie Mense della Carità di Piacenza, associazioni che giornalmente distribuiscono pasti e borse di alimenti a persone e famiglie in stato di necessità. Il Capogruppo Alpini Luigi Garolfi La Fondazione Piacenza e Vigevano dona nuovi infissi alla scuola Materna Giovanni Rossi A ncora una volta la scuola materna Giovanni Rossi di Ponte dell’olio deve ringraziare la Fondazione di Piacenza e Vigevano per una consistente donazione. Il contributo (integrato anche dalla Scuola stessa) è servito per cambiare completamente le vetrate dei due ingressi principali e le porte, oltre alla parete e relativo portone di ingresso del salone. Già in precedenza la Fondazione di Piacenza e Vigevano aveva donato una somma consistente per acquistare giochi nuovi per l’interno e l’esterno della scuola materna. La Fondazione è stata presente nella persona del vice Presidente Prof. Luigi Cavanna varie volte nell’asilo: in occasione della donazione dei giochi, alla festa di giugno ed alla recita di Natale di questo anno. Il ringraziamento è doveroso di cuore e sentito in quanto in periodi come questo dove si parla solo di crisi e di restrizione La Fondazione di Piacenza e Vigevano ha pensato che donare alla scuola materna Giovanni Rossi e fare il possibile per dare una mano al prossimo “è ricchezza per il cuore”. 9 Cinque generazioni nella storia di Ponte dell’Olio: la Famiglia Cella Convegno di Luca Mercalli C onvertire il nostro stile di vita in maniera da renderlo eco-sostenibile e compatibile con le minori risorse energetiche a nostra disposizione è un processo culturale ancora prima che economico e strutturale. Ne ha parlato il meteorologo e climatologo Luca Mercalli lo scorso 13 gennaio, ospite a Pontedellolio del circolo locale del Partito Democratico. Il professor Mercalli è presidente dell’Associazione Meteorologica Italiana Onlus, fondatore e direttore della rivista NIMBUS e autore dei libri “Che tempo che farà”, edito da Rizzoli nel 2009, e di “Prepariamoci”, edito lo scorso anno da Chiarelettere. Ma è soprattutto la sua partecipazione al programma televisivo “Che tempo che fa” di Fabio Fazio ad averlo reso noto al pubblico italiano. Con una semplicità disarmante, di fronte ad una platea gremita, ha illustrato come nel corso degli ultimi decenni stia degenerando la situazione climatica globale a causa del surriscaldamento atmosferico, che ha prodotto visibili e radicali cambiamenti in moltissime zone del pianeta. Questa situazione, sommata alla sempre minore reperibilità delle principali risorse energetiche, idrocarburi in particolare (mentre nella prima metà del ‘900 il rapporto tra il petrolio estratto e l’energia neces- saria per l’estrazione era di 100 barili a 1, oggi si è ridotto a 15 a 1) impone di rivedere il nostro stile di vita e il modello economico di crescita e sviluppo della nostra economia. Partendo dal vissuto quotidiano di ognuno di noi, attivandoci per ridurre gli sprechi energetici delle nostre abitazioni e la produzione dei rifiuti domestici. Sono molteplici le soluzioni che si possono adottare: isolare gli edifici con l’installazione dei cosiddetti “cappotti termici”; infissi che non disperdano il calore interno dell’abitazione; pannelli solari e fotovoltaici; utilizzare i rifiuti organici, i più costosi da smaltire, per produrre concime per i nostri orti e giardini. Pontedellolio, come tutti i centri abitati di dimensioni contenute, presenta poi un enorme vantaggio rispetto alle città: il contatto diretto che ogni cittadino ha con i propri amministratori. Questo consente un confronto costante e immediato, confronto che soprattutto su temi di questa importanza può contribuire a indirizzare le politiche dell’amministrazione comunale in modo tale che si tenga sempre più conto delle questioni ambientali ed energetiche e si scelga di intraprendere un modello di sviluppo non solo eco-sostenibile ma anche più vantaggioso dal punto di vista economico. 27 gennaio: La Giornata della Memoria A lle scuole elementari di Pontedell'Olio, con l'aiuto del Capogruppo degli Alpini Luigi Garolfi, alcune insegnanti sono riuscite ad invitare a colloquio, con i loro alunni, uno degli ultimi reduci da un campo di sterminio per avere da lui testimonianze dirette sulle efferatezze naziste in quei luoghi tristemente noti. Si tratta del Sig. Cesarino Anselmi, classe 1923, che dopo l'8 settembre era stato catturato a Mestre e deportato in Germania in un campo di prigionia nei pressi di Buchenwald. Costretto a lavorare in una grande fabbrica di lenti, visse nelle baracche in cui soffrì la fame, il freddo e la mancanza di cure mediche nonostante una grave ferita. Egli ha saputo narrare le sue peripezie con grande umanità, con delicatezza e rispetto nei confronti dei suoi giovanissimi ascoltatori; a loro volta i bambini lo hanno sollecitato con numerose ed interessanti domande che hanno rinnovato momenti di profonda commozione. La toccante testimonianza del Sig. Cesarino Anselmi è stata ripresa a Teleponte e registrata in DVD. 10 Rosalba Mutti L a famiglia Cella, conosciuta da tutti in paese per l’attività di macelleria, ha concluso un lungo ciclo storico che per cinque generazioni e più di 130 anni ha fatto parte della realtà pontolliese. Fondata da Luigi Cella nel 1880 è proseguita fino a poche settimane fa, quando l’ultimo dei proprietari, Paolo Cella, già in pensione, ha deciso di ritirarsi definitivamente. “Un po’ di dispiacere c’è, ma questo è un mestiere che non puoi svolgere se non lo senti adatto alla tua persona” ha affermato Paolo Cella. Non tutta la sua vita professionale è stata volta verso l’attività familiare; preso il diploma di perito tecnico aveva lavorato per diversi ani nel settore meccanico. La tradizione, però, che già aveva provato da bambino, si era ripresentata. Cella aveva lavorato in una società capi dall’allevamento e carni macinate da rivendere sul mercato nazionale; in seguito era entrato nel negozio a fianco del padre per riceverlo in consegna nel 1979. La storica bottega, ubicata all’inizio al ci- vico 105, si era successivamente trasferita al 40. I primi tempi era in centro paese e l’area esterna si era trasformata nel luogo di compravendita di bovini destinati alla macellazione. Nel Novecento l’attività si era ingrandita e i Cella erano divenuti proprietari di attività a Milano , del cinema e di una società per il trasporto di legna e carbone per Milano. L’attività è stata per oltre un secolo il punto di riferimento della vita commerciale del paese, e aveva creato una forte clientela e affezionata “ un rapporto stretto con i clienti. Senza di loro non avremmo lavorato per 131 anni”. Sopra, un’immagine del 1957 in cui Paolo Cella è ritratto col padre Luigi; a fianco una foto del 2003 del titolare dietro al banco del suo negozio e con i figli Emanuela e Nicola nel dicembre scorso. Giovane pontolliese alle Olimpiadi mondiali di informatica F rancesco Sala, 15 anni, di Ponte dell’olio, è il più giovane studente italiano che parteciperà alle Olimpiadi mondiali di informatica che si svolgeranno a Sirmione il prossimo anno. Francesco ama i numeri e le sfide matematiche. “ Il liceo mi ha dato la possibilità di esprimere questa passione, qui la approfondisco”. Frequentando il liceo è riuscito ad affrontare gare a livelli che altrimenti alle medie non avrebbe potuto. A Sirmione parteciperà come membro della squadra che rappresenterà l’Italia. Francesco era già stato premiato come uno dei venti migliori studenti italiani dall’allora governatore di Banca d’Italia Mario Draghi a Palazzo Kock a Roma. Quella di Francesco è una vera passione e dote naturale per i numeri e dato che i genitori sono uno insegnante di un’altra materia e il padre lavora presso la cooperazione agricola. 11 Un inno all’amore "Un inno all'amore in onore del Pontefice"..... è il titolo con cui un quotidiano locale presenta lo spettacolo rappresentato in omaggio a papa Benedetto XVI per la sua venuta a Serra San Bruno (Calabria) nello scorso mese di ottobre. certo una notizia di cronaca che per quella piccola comunità diventa storia. Ma noi Pontolliesi che c'entriamo? Il testo dell'articolo narra dello spettacolo e presenta le tre coreografe che danzeranno in onore del pontefice.... Daniela Celebrano, Simona De Paola e... Elisa Gazzola. E sì è proprio la nostra Elisa Gazzola, pontolliese doc, una bravissima coreagrafa e ballerina che ha portato il linguaggio della danza alla dimensione della preghiera..... Elisa, auguri per una brillante carriera ricca di successi professionale e umani.. e a noi la gioia di saperti nostra concittadina.... Antonio Vigolzone, dal Circolo Anspi T racciare un bilancio delle attività dell’anno appena finito e votare il nuovo direttivo: aveva obiettivi importanti l’assemblea annuale del Circolo ANSPI “Rifugio Alpino” di Vigolzone, riunita nel pomeriggio di sabato 4 febbraio. Quest’anno, infatti, coincideva anche con il rinnovo delle cariche direttive dell’associazione: il Presidente ad interim Carlo Bernazzani ha aperto l’incontro illustrando i risultati delle attività del 2011. E non è mancato un ringraziamento a tutti soci per il loro impegno, fondamentale per l’organizzazione e la realizzazione dei tanti eventi che, anche grazie a condizioni meteorologiche favorevoli, hanno avuto un grande successo. Al termine della riunione, poi, si sono aperte le votazioni per rinnovare le cariche quadriennali: durate fino alle 21, hanno visto la partecipazione del 70 per cento dei soci iscritti al Circolo. I risultati del voto si sono conosciuti lunedì 6 febbraio: insieme a Don Piero Lezoli, parroco di Vigolzone e presidente onorario del Circolo ANSPI, si sono riuniti per la prima volta i 15 membri del nuovo Consiglio Direttivo che hanno eletto, a voto unanime, Valter Merli come nuovo presidente per i prossimi quattro anni. Sempre all’unanimità, sono stati scelte le altre cariche. A partire dai due vicepresidenti, Giacomo Bernardi e Romano Mariani, appartenen- ti alla sezione Alpini di Vigolzone. Riconfermati ai propri ruoli, poi, Giuseppe Zanetti come segretario, Michela Rossi come tesoriere, e Luigi Ballerini come direttore-coordinatore. Luciano Zilli e Fausto Bessi (socio delegato) ricopriranno il compito di addetti stampa e propaganda, Massimo Leoni di magazziniere e Sandro Rolleri di coordinatore gioco bocce. Infine, Dario Gandi, Agostino Calamari e Mario Burgazzi sono stati eletti revisori dei conti, mentre sono consiglieri Carlo Bernazzani, Franco Gallazzi e Roberto Palisto Il nuovo presidente ha voluto per prima cosa ringraziare per la fiducia dimostrata nei suoi confronti. Il suo pensiero, poi, è subito andato all’anno appena trascorso. “Il 2011 – ha infatti spiegato Valter Merli - è stato molto particolare, segnato dalla scomparsa dello storico presidente del Circolo, il Dottor Giuseppe Bacchi, una figura capace di conquistarsi stima e affetto da tutti”. “Per questo – ha continuato il neopresidente - l’obiettivo è quello di proseguire nel solco tracciato da Giuseppe, aprendosi sempre di più alla comunità di Vigolzone, rendendola così partecipe dei tanti eventi che saranno realizzati durante il nuovo anno”. Appuntamenti che, insieme ad ogni altra informazione che riguarda il Circolo ANSPI “Rifugio Alpino” di Vigolzone si possono trovare nel sito web dell’associazione all’indirizzo internet http://baitavigolzone.altervista.org/ Luciano Zilli e Fausto Bessi A Cassano Santa Lucia è arrivata per tutti, piccoli e adulti. La Pro Loco ha colto l’occasione per scambiare gli auguri ed offrire a tutti un ricco rinfresco! 12 13 Suor Franca Barbieri in Eritrea D opo che il regime Eritreo ha cacciato dal Paese tutti i missionari stranieri, il desiderio unanime delle suore della Congregazione delle Figlie di Gesù Buon Pastore di Piacenza, è sempre stato quello di potervi ritornare per ritrovare le consorelle che dal 1989 operano in terra d’Africa e per rendersi conto dell’effettiva situazione di un Paese dilaniato da troppi anni di guerre civili che, lungi dal garantire la democrazia hanno creato sacche di povertà insanabili; finalmente è stato concesso dall’Ambasciata Eritrea alla madre generale suor Franca Barbieri di realizzare il suo sogno. Di ritorno dall’Africa ci ha aperto il suo cuore sulla situazione che ha trovato in una serie di risposte che, se da un lato lasciano l’amaro in bocca per le situazioni che ha toccato con mano, dall’altro non chiudono la porta alla speranza che anche per i fratelli eritrei qualcosa possa finalmente cambiare: i sorrisi timidi dei bambini sono il primo grande segno che la vita continua. Che situazione politica c’è adesso in Eritrea? Attualmente in Eritrea c’è un regime dittatoriale: è un paese a scatola chiusa, quindi lasciamola chiusa finché arriveranno tempi migliori come tanti eritrei sperano. Come sei riuscita ad ottenere il visto per partire? Non è stato facile ottenere il visto per andare in Eritrea, o meglio, c’è voluta tanta pazienza come per altre cose. Da circa due anni desideravo raggiungere, incontrare, le mie consorelle e visitare quella missione, che fa parte della nostra famiglia religiosa, ma da quando il regime eritreo ha invitato tutti i missionari italiani e stranieri ad uscire dal Paese, ed anche la nostra suor Donata dopo 17 anni di permanenza in Eritrea con il permesso di soggiorno, in soli 10 giorni ha dovuto lasciare il Paese per sempre, è diventato molto difficile entrare; il perché è difficile spiegarlo, ma come il Signore ha detto: “ bussate e troverete…” io non ho perso la speranza di chiedere e richiedere il visto. Io mi sono adoperata dall’Italia e le mie consorelle presso l’Ambasciata eritrea fino a quando è avvenuto il miracolo: mi trovavo agli esercizi spirituali a Levanto, era il 4 ottobre giorno di San Francesco quando mi telefonano dall’Ambasciata dell’Eritrea di Milano dicendomi che posso andare a ritirare il mio visto. Ed il miracolo l’ho capito quando sono arrivata in Eritrea: le “mie suore” avevano pregato tanto, hanno fatto novene, ed il Signore che dispone i tempi del nascere e del morire aveva disposto il tempo opportuno, era il momento giusto per me e per loro. 14 Cosa hai provato quando hai toccato il suolo africano? Nel fare un viaggio in terra di missione, e per la prima volta in Eritrea, ho provato tante emozioni e non è facile descriverle in poche parole, era un viaggio tanto desiderato, aspettato ed era altresì un compito che dovevo svolgere. Prima emozione la paura: non conosci nulla, la lingua tigrigna è incomprensibile e difficile da imparare. Ho avuto la fortuna di essere accompagnata da suor Bereka, suora eritrea che si trova in una nostra comunità a Torino, che si trovava in Italia perché è uscita dal suo paese nel 2003 quando non c’erano ancora queste leggi. Inoltre temi i controlli dei documenti, le valigie, hai sempre qualche dubbio; quando poi abbiamo superato la soglia dell’uscita dell’aeroporto e abbracciato le consorelle che nella notte fonda ci aspettavano (siamo arrivate in piena notte) la pace e la tranquillità era dentro di noi. Durante il viaggio La “playstation dei bimbi eritrei.... abbiamo incontrato degli angeli custodi: Giovanni un signore di Brescia meticcio che andava a trovare la mamma ci ha fatto da guida, un ragazzo eritreo che si è affiancato a noi nell’aeroporto e ci ha aiutato a fare tutte le pratiche e poi, come un angelo è sparito. Riconosco che questo mio viaggio era guidato dalla mano benedicente di Dio perché dopo tanta attesa, paure o dubbi, sono rimasta in Eritrea quasi un mese e mezzo senza avere un controllo; ho potuto andare in tutte le città e villaggi dove vivono le nostre suore, visitare nuovi posti per poter eventualmente aprire nuove comunità, tutto senza problemi, ero sempre insieme alle mie suore, mi sentivo quasi una di loro. Come è strutturata la Missione? 1) La nostra missione in Eritrea inizia il 7 giugno del 1989: partono le prime suore italiane insieme a due sorelle eritree che avevano conosciuto le nostre suore in Italia e la Congregazione ha pensato bene di aprire una missione nel loro Paese. La prima dimora è ad Asmara dove sono in pieno periodo della guerra durata 30 anni e che terminerà nel 1991: il Signore benedice subito questa piccola famiglia, iniziano le prime vocazioni, che non vengono mai a mancare, e grazie a Dio ora questa nostra missione conta di 4 comunità, con 48 suore e 17 giovani in cammino nel Noviziato. Siamo presenti ad Asmara, nella capitale, con la casa per le studenti, a Debarwa dove c’è la casa di Formazione con il Noviziato (cioè la casa centrale), una scuola materna con circa 370 bambini, la scuola di taglio-cucito e ricamo, i centri minori in due villaggi, ad Addinamen con la scuola materna e la scuola di ricamo, ad Addicolom, con la filanda. In ogni comunità e in altri centri viene svolto un lavoro di evangelizzazione. Se tutto prosegue secondo il disegno di Dio pensiamo presto di aprire altre due comunità a Mereba nella diocesi di Asmara e a Bogu nella diocesi di Keren. 15 C’è assistenza medica? Per quanto riguarda l’assistenza medica ho visto poco: c’è un grande ospedale ad Asmara ed il policlinico con medici eritrei e cinesi. Prima c’erano anche i religiosi che potevano fare servizio, ora è tutto gestito dal governo anzi, i religiosi non vengono ammessi nemmeno alla scuola infermieristica. Anche a Debarwa c’è un buon ospedale, il problema più grave è che non sempre ci sono medicinali e macchinari adeguati. Nei centri minori o nei villaggi c’è una struttura che chiamano “ambulatorio”. Lì prestano i primi soccorsi con alcuni infermieri o se sono attrezzati riescono anche a far partorire le donne. Ho saputo che non ci sono i medici che noi chiamiamo di base cosìcchè quando una persona si ammala cerca di guarire con le cure casalinghe o se può va in ospedale e aspetta il suo turno e non sa se potrà essere seguita perché sia per le cure che per le medicine c’è molta difficoltà economica. Che risultati avete ottenuto nel corso degli anni? I risultati, direi, non sono nostri o non tocca a noi vederli, il nostro compito è di seminare la Parola di Dio e amare la gente e poi il Signore farà fiorire anche il deserto. Vorrei precisare che in Eritrea i cattolici sono circa il tre o quattro per cento a seconda delle diocesi, il resto sono per metà ortodossi e musulmani, ma tra queste religioni ho notato una convivenza pacifica: tutti pregano, hanno rispetto l’uno per l’altro; con un’unica fede vivono e affrontano i problemi con rassegnazione. Le suore sono molto apprezzate, ben volute addirittura sono attese nei villaggi perché attualmente la diocesi dispone di pochissimi sacerdoti cattolici. Le suore riescono ad essere più vicino alla gente, entrano nelle famiglie, le nostre proposte sono tutte indirizzate alla promozione della donna e alla evangelizzazione, nelle nostre scuole ci sono bambini di ogni religione, c’è un clima di grande fratellanza; mi dicevano le suore che tante famiglie musulmane preferiscono mandare i loro bambini dalle suore cattoliche perché imparano meglio l’educazione. Hai conosciuto anche tu il cosiddetto “mal d’Africa?” Il primo amore non si scorda mai: è stato il mio primo approccio con l’Africa e non riesco a dimenticarlo, come del resto è successo per la missione in Messico: ogni Paese ha le sue caratteristiche ed il suo amore. Io mi sono trovata veramente bene, la gente è molto semplice, onesta, povera, provata sì dalla sofferenza, ma vive con molta dignità e rassegnazione. Nei villaggi trovi la gente che vive di pastorizia e del lavoro dei campi: la povertà regna di casa, a volte mi chiedevo come le mamme potevano sfamare tanti bambini, eppure si accontentano, non si lamentano, vivono alla giornata sempre con la speranza di un futuro migliore. Vivere in quei paesi impari in poco tempo ad apprezzare tutto quello che per noi è scontato come aprire un rubinetto ed avere l’acqua in abbondanza, schiacciare un interruttore ed avere la luce ovunque: in Eritrea ti devi accontentare. L’energia elettrica non copre le ventiquattro ore, ma c’è solo la sera; se non hai la fortuna di avere un pozzo nel villaggio ti devi organizzare con le taniche per l’acqua e la vai a prendere nel villaggio vicino; stesso discorso per l’energia elettrica: fai scorta di candele o di torce. Quando si va in Africa è facile essere contagiati e contagiare gli altri perché ti viene spontaneo raccontare, far conoscere ad altri quanto hai visto o sperimentato. Concludo con una semplice riflessione: anche se nel nostro Paese si parla e si sta vivendo la famosa crisi, noi viviamo ancora nel paradiso terrestre e non ce ne accorgiamo, basterebbe un caffè al giorno in meno, un sacchetto di patatine o un gelato in meno per dare da mangiare a tutta una famiglia africana. Anche per la nostra missione in quaresima la diocesi di Piacenza-Bobbio offrirà alcuni progetti oltre alle adozioni a distanza che noi suore gestiamo da anni e per le quali voglio dire un grazie a diverse famiglie e alla parrocchia di Vigolzone che da tempo risponde a questa iniziativa. Prima di tornare in Italia ho salutato la terra eritrea e le mie sorelle con alcuni pensieri che lascio anche ai lettori de Il Ponte dal titolo “ Un’alba nuova spunta all’orizzonte”. 16 UN’ALBA NUOVA SPUNTA ALL’ ORIZZONTE Ti saluto o terra benedetta dell’Eritrea tanto desiderata e amata. Ti saluto terra bruciata dal sole, rossa e arida, bagnata dal sangue di tanti uomini, i martiri di ieri e di oggi, che hanno dato la vita per la libertà del loro popolo. Mentre sorge luminosa l’alba al risveglio del giorno e al canto del gallo, si innalza la preghiera melodiosa dei fratelli ortodossi, fa eco il richiamo alla preghiera dei fratelli musulmani e lo scampanellio delle campane della Cattedrale latina. Ammiro la tua gente semplice e laboriosa nei lavori campestri, nella pastorizia, nel lavoro duro e faticoso per provvedere acqua e cibo per la propria famiglia. Sotto il sole, cariche di pesi, qua e là vedi la donna con il suo bambino sulla schiena, e i bimbi sono tanti, c’e’ ancora amore alla vita, forse per amore o anche per piacere, ma “ Dio vuole così, è la nostra vita”, dice una giovane mamma. Mi sorprende la pazienza delle persone in fila per ore, in attesa di un pullman che li porti da un paese all’altro, o chi percorre a piedi sentieri e vallate per poter vendere al vicino mercato qualcosa del proprio lavoro per guadagnare pochi nakfa per comprare alcuni generi alimentari di prima necessità. Mi stupisce la dignità, silenziosa, sofferta di mamme, spose, dello stesso popolo che accetta rassegnato ogni situazione, pregando con fede il proprio Dio che è Padre di tutti. Accolgo con gioia il saluto di tanti bambini che fuori dalle loro abitazioni o sui bordi delle strade, salutano festanti, anche se qualche volta il loro sguardo è velato di tristezza. Per alcuni poi è arricchito dalla gioia di essere fotografato e subito rivedersi in una piccola fotocamera. Ti lodo e ti ringrazio Signore, perché hai voluto la presenza delle Figlie di Gesù Buon Pastore, in questo paese come segno e testimonianza della Tua misericordia. Prego che, dopo l’alba nuova all’orizzonte, possa spuntare e regnare anche su questa Terra, un sole di Giustizia e di Pace. Viaggio missionario in Eritrea, 12.12.2011 suor Franca Barbieri 17 Vigolzone, in parrocchia con la Scuola Materna 5 febbraio, i più piccoli della scuola materna hanno animato la messa e con la loro naturale effervescenza hanno cantato, mimato, pregato. La vita è entusiasmo e loro l’hanno espresso così come un gioco composto che la freschezza dell’età non fatica a vivere con la serietà e la consapevolezza delle cose importanti. Cerimonia non proprio brevissima, ma lieve e coinvolgente tanto che nessuno di loro ha dato segni di cedimento. Non durante l’omelia tenuta da suor Franca mitica ed indimenticata madre superiore della scuola materna ed ora madre generale del Buon Pastore che ci ha raccontato del suo recente viaggio in Eritrea, una terra non sempre prevedibile nei comportamenti con il personale cattolico come ci ha testimoniato il successivo intervento di suor Donata; e nemmeno quando, ormai al termine della funzione, è venuta l’ora di suor Carla che ci ha raccontato dell’ iniziativa “un panino e un bicchiere di latte” per le popolazioni etiopi. In proposito, riportiamo due lunghe interviste, una all’attivissima Giovanna. Lattinelli, reduce da un recente viaggio in Etiopia, l’altra a suor Franca in cui ci racconta il suo viaggio in Eritrea. Infine, ma non ultimo, il battesimo di una bimba con una toccante preghiera letta dalla mamma e che riportiamo nella pagina accanto. È la benedizione della madre che “libera” la nuova vita e per essa chiede, e per lei vuole con tutta la sua energia, che il tempo e gli uomini non ne fiacchino la trasparenza, luminosa e determinata. PREGHIERA PER LA VITA L a vita è un dono di Dio, ma è figlia di un amore umano, frutto della vita e per la vita Signore, ti prego per nostra figlia. E' nata nuova come pagina tutta bianca. Nessuno vi scarabocchi sopra: non i compagni, non la scuola, non la televisione... E' nata col viso pieno d'anima. Nessuno le rubi il sorriso. E' nata originale, unica, irripetibile. Conservi sempre la sua mente per pensare il suo cuore per amare. E' nata piena di voglia di vivere. Mai perda la grinta per viverla la vita e non subirla. E' nata aperta a Te. Nessuno le sbarri la strada, nessuno le rubi la bussola. E' nata preziosa. Perché più figlia Tua che nostra. Custodiscila, Signore, e amala come sai amare Tu, Padre nostro e Padre suo: Padre nostro che sei nei cieli e in terra vivi nel cuore nuovo di ogni bimbo che al mondo doni. Amen. et … UN PANINO E UN BICCHIERE DI LATTE 18 Giovanna Lattinelli è conosciuta da tutti a Vigolzone per il suo continuo prodigarsi per gli altri, per la sua intraprendenza, per la sua voglia di fare del bene. In questi suoi slanci di umanità coinvolge tutto il paese ed a tutti mostra i “premi” delle sue fatiche (centinaia di fotografie) che quest’anno l’hanno portata in Etiopia al servizio degli ultimi. Non è la prima volta che Giovanna vola in Africa, ha cominciato nel 1999, cinque anni dopo aver conosciuto le suore della Divina Provvidenza meglio conosciute come suore della Madonna della Bomba. E’ lei che ci racconta come è avvenuto questo incontro: “Nel 1994, dopo la morte di mio marito, sono venuta in contatto con un gruppo di donne che erano state private del loro dono più grande: un figlio e che hanno saputo trovare nella fede una risposta al più devastante dei dolori, le Mamme della Speranza. Una di queste mamme aveva ricevuto tante offerte in occasione del funerale del figlio ed aveva pensato di devolverle all’istituto della Madonna della Bomba fondato da Mons. Torta a Piacenza. Lì le suore della Divina Provvidenza, appunto, hanno sempre accolto i sordomuti ed i bambini orfani della città, ma quando siamo andate ci è stato detto che, per fortuna, i casi erano quasi azzerati, così le suore ci hanno consigliato di destinare le offerte alle loro missioni in Etiopia, dove suor Luigia 19 operava già da qualche anno pur tra mille difficoltà aiutando bambini e adulti che dalla vita non avevano mai avuto nulla e che nulla più avevano da chiedere alla vita. Abbiamo acconsentito con entusiasmo e con le altre mamme ci siamo domandate cosa potessimo fare in concreto per portare un aiuto costante a tanta sofferenza: il nostro primo intuito è stato quello di preparare le torte e di venderle presso le parrocchie della diocesi. Adesso facciamo otto uscite annue e tante volte siamo invitate proprio dai sacerdoti che apprezzano la nostra presenza. Inoltre le mamme dell’associazione non si fermano un momento: preparano gli angioletti che vendono nel periodo natalizio in piazza Cavalli, organizzano la tombolata presso l’istituto di mons. Torta, grazie alla compagnia teatrale Egidio Carella allestiscono ogni anno presso il cinema President una commedia che registra sempre il tutto esaurito e da ultimo collaborano per organizzare tornei di bocce durante la stagione estiva. Tutti i proventi sono destinati ai bambini etiopi ed in particolare sostengono l’iniziativa “un panino ed un bicchiere di latte”. Dal 1999 ad oggi sei andata ben tre volte in Etiopia: come sono strutturate le missioni? Ciascuna missione delle suore della Divina Provvidenza è guidata da una suora italiana coadiuvata da altre suore locali che cercano di sopperire ai bisogni della popolazione, specializzandosi anche in materie sanitarie: ogni missione, infatti, ha un centro di primo soccorso dove trovano suore-infermiere, ostetriche, addette al pronto soccorso. Se poi il caso si presenta di una certa gravità, il malato viene trasferito presso l’ospedale di Adis Abeba. Prima hai citato il progetto “panino-bicchiere di latte”: cos’è? È un’iniziativa che permette a 350 bambini della missione Osanna di Adis Abeba di avere ogni giorno un panino ed un bicchiere di latte fresco: sembra pochissima cosa, invece per loro è molte volte l’unico pasto della giornata. In questa missione i bambini sono accuditi dalle suore che li lavano, li cambiano e gli insegnano anche a leggere e a scrivere. L’iniziativa del panino non è però l’unica: sosteniamo anche il “pasto ai bambini denutriti e sottopeso” della missione di Amenida: riusciamo a fornire per due volte alla settimana un pasto iperproteico a questi bambini. In Etiopia c’è tanta miseria, troppa: durante l’ultimo viaggio in particolare mi si è avvicinato gattonando un bambino di circa due anni, sollevandolo mi sono resa conto che non poteva camminare in quanto i suoi piedini erano girati all’indietro; sono scene che ti straziano il cuore. Dal 1999 ad oggi hai notato qualche cambiamento? Grazie a Dio sì! Un grazie che va anche alle suore della Divina Provvidenza che in Italia sensibilizzano l’opinione pubblica e grazie anche al governo etiope che, pur non colmando il divario tra i poveri ed i ricchi (che peraltro ci sono anche là) almeno ha provveduto alla realizzazione di diverse strade, permettendo spostamenti più agevoli. Nonostante ciò, tanto resta ancora da fare, per questo tutti noi siamo chiamati a spendere un po’ del nostro tempo per i fratelli meno fortunati. Sabrina Mazzocchi 20 C ari amici, ci siamo lasciati nel bel mezzo dei preparativi del Natale e siamo ormai giunti al Carnevale. Santa Lucia con la sua visita ed i suoi doni, a casa ed a scuola, ha aperto il periodo natalizio, proseguito con la benedizione, da parte di Don Piero, del piccolo protagonista del Presepe: Gesù Bambino, la cui nascita è stata il culmine della recita natalizia basata sul testo “La Notte Santa” del poeta Guido Gozzano e messa in scena domenica 18 Dicembre in una chiesa gremita. Concluso il 2011 in festa, si apre un 2012 promettente sotto l’aspetto produttivo. Continuano infatti le coltivazioni in serra (carote ed insalata), così come proseguono gli assaggi di prodotti tipici e la “sperimentazione” di alcuni loro utilizzi. Attraverso l’assaggio del melograno i bambini si sono avvicinati al concetto di vivere insieme, uniti, come i piccoli chicchi racchiusi all’interno di quella dura scorza e così, Domenica 5 Febbraio abbiamo portato il melograno “della nostra scuola”, di cui ognuno di noi è un chicco vicino all’altro, in Chiesa per ricordare e celebrare il grande dono che è la vita. La celebrazione era stata da tempo preparata e pensata ed i piccoli hanno contribuito, con i loro canti e le loro preghiere, a renderla ancor più sentita da parte della comunità. Ringraziamo Don Piero, che, come Don Cesare in precedenza, non dimentica di rendere i più piccoli partecipi di ogni momento significativo all’interno dell’anno liturgico, e così il 3 Febbraio, in occasione di S.Biagio, ha benedetto a scuola la gola ai più piccini spiegando il significato di questo gesto. Ed ora vi salutiamo e vi diamo l’appuntamento al 19 Febbraio in Piazza Serena, come ogni anno saremo bellissimi, un piccolo minestrone o una piccola macedonia di allegria!!!! A presto!!!! Maestra Sara 21 Castagnola e Teleponte: è ora di cambiare Gli Alpini ricordano la sanguinosa battaglia di Nikolajewka N L ell’estate del 1978 andai, per la prima volta, in vacanza a Castagnola, con un gruppo di ragazzi di Ponte e Carmiano. Da allora ad oggi Castagnola è stato un appuntamento irrinunciabile per generazioni di giovani (e non) pontolliesi: alzi la mano chi non ha partecipato al torneo di pallavolo sul grande terrazzo della casa, chi non ha rincorso un pallone giù per le ripide stradine del paese, chi non ha fatto il bagno in Aveto o sbuffato e sofferto per arrivare sulla cima del Carevolo. Se chiudo gli occhi per un attimo ritrovo tutte le emozioni, l’intensità dei ricordi, le facce delle persone che hanno caratterizzato questa bellissima esperienza. Tutto questo, che fa parte della mia storia personale ed è parte importante della storia di oltre 30 anni della nostra parrocchia, non può tuttavia impedirmi di tentare di leggere con lucidità il tempo presente, che impone alcune osservazioni. Anzitutto la casa che ci ospita da tanti anni non è di proprietà della parrocchia: si tratta di una struttura invecchiata, la cui manutenzione (spesso effettuata in parziali conto affitto) è onerosa e insufficiente. Non sono un esperto di sicurezza ma credo che, sotto questo profilo, le carenze non siano poche né di poco conto, senza trascurare il fatto che non è accessibile ai disabili. Il paese è ormai disabitato e sono venute meno le relazioni che consentivano un minimo di controllo nei lunghi periodi in cui la casa è disabitata. Anche la partecipazione alla vacanza è fortemente diminuita: se trent’anni fa si organizzavano tre turni estivi di due settimane ciascuno, più le vacanze di natale, nel 2011, se non ricordo male, la casa di Castagnola ha aperto i battenti per meno di 15 giorni. Le cause di questa riduzione non sono forse direttamente legate alla località, ma il risultato è netto: il rapporto costi (rischi compresi) – benefici è mortificante, e cioè, Castagnola non ha più senso. Ovunque si trovano “case-vacanza” ben gestite, che offrono soggiorni a prezzi abbordabili e in mezzo a scenari suggestivi, bisogna solo capire che anche le esperienze più belle hanno fine e impegnarsi a farne partire una nuova che potrà essere non meno positiva. Per Teleponte valgono considerazioni simili. L’intuizione, l’impegno e, perché no, il divertimento che dal 1° maggio 1982 contagiò per alcuni anni il paese, sono un ricordo caro e prezioso, quanto lontano. Erano tempi in cui non c’erano leggi specifiche, non occorrevano grandi risorse, né particolari professionalità. I risultati, per una piccola comunità come la nostra, furono davvero notevoli; basti pensare che con la trasmissione quotidiana “Orizzonti”, don Dante fece “passare” davanti alle telecamere, praticamente tutto il paese. Da tempo non c’è più niente di tutto questo. Ci sono invece regole precise e stringenti il cui mancato rispetto potrebbe portare sanzioni pesantissime; occorrono risorse tecniche e finanziarie ben al di fuori della nostra portata; sarebbero necessarie persone – in numero, disponibilità e competenze – che non ci sono. Sono state ricercate inutilmente collaborazioni forti e affidabili (la diocesi per prima) che non hanno dato la certezza e la tranquillità che sono indispensabili per “maneggiare” uno strumento così delicato. Sono anni – so di averlo già detto e scritto – che Teleponte vive un’interminabile agonia, perché nessuno sembra volersi assumere la responsabilità di “staccare la spina” a un malato già morto. Vicino alla parrocchia vi sono alcuni giovani che stanno dimostrando entusiasmo e capacità nel districarsi con le attuali tecnologie. Il momento è quello giusto: spegniamo la televisione (che nessuno, tra l’altro, guarda più) e passiamo sul web. ’ultima domenica di gennaio è dedicata dagli Alpini alla commemorazione della sanguinosa battaglia di Nikolajewka combattuta durante la campagna di Russia: la cerimonia per il 69° anniversario, se pur a carattere provinciale, è stata organizzata dal Gruppo di Vigolzone. La mattinata particolarmente fredda, ha visto la partecipazione di parecchie penne nere provenienti da tutto il piacentino ma anche da fuori provincia. Un piccolo rinfresco, preparato dal Gruppo di Vigolzone per accogliere i numerosi intervenuti, ha fatto da cornice alle votazioni per il rinnovo del consiglio direttivo del gruppo stesso. Dopo la s. messa, celebrata dal parroco don Piero Lezoli e animata dal Coro Montenero di Ponte dell’Olio, si è svolta, alla presenza di due reduci Piacentini, Primino Zerbarini e Gino Tassi, l’inconsueta consegna del piastrino di riconoscimento ai famigliari di Onorio Casarola, classe 1913 disperso in Russia. Questo importante cimelio è stato ritrovato a Tom- bov, uno dei campi presenti sul territorio Russo, dove persero la vita numerosissimi soldati italiani. Il Presidente sezionale Bruno Plucani, dopo aver salutato le autorità presenti, ha letto la testimonianza degli “Orfani della Steppa Russa”: bambini che hanno perso i loro papà durante la tragica Campagna. Dopo gli interventi dei sindaci di Vigolzone e di Agazzano, quest’ultimo presente a Vigolzone con gli Alpini del comune tidonese con l’incarico di deporre la corona di alloro al monumento, hanno preso la parola l’oratore ufficiale nonché presidente della Sezione Alpini di Brescia, Davide Forlani che ha concluso dicendo che è ora di mettere in campo i valori in cui gli Alpini hanno sempre creduto, soprattutto in un momento così difficile. La mattinata si è conclusa con un conviviale ritrovo a Carmiano dove anche gli alpini provenienti da fuori provincia hanno potuto gustare le specialità culinarie locali, sapientemente preparate al ristorante locale. Matteo Ghetti Gianmarco Ratti P.S.: ho già sentito obiezioni tipo, “ma io voglio vedere Teleponte”, “mia zia vuol seguire la messa di S. Giacomo”: perfetto, se c’è qualcuno che può mettere a disposizione personale qualificato a tempo pieno, oltre a cento, duecento mila euro all’anno, si faccia avanti che ne riparliamo. Gianmarco Ratti ha posto con molta chiarezza le due questioni sul tappeto. Ci piacerebbe aprire un dibattito sul Ponte, per poter far sì che le scelte che si prenderanno siano condivise dall'intera comunità, fermi restando i vincoli di natura legale e burocratica che chiedono (o meglio impongono) soluzioni adeguate alla normativa vigente. 22 don Gigi 23 Vigolzone partecipa alla progettazione del Centro Civico V 24 igolzone Partecipa. È questo il nome scelto per indicare il percorso di progettazione partecipata che l’amministrazione comunale di Vigolzone ha avviato in collaborazione con il Politecnico di Milano per ideare e realizzare due opere pubbliche: il centro civico e culturale di Vigolzone e un percorso di verde attrezzato che è stato battezzato “Parco Anello”. Il progetto Vigolzone Partecipa è partito a ottobre 2011 e ha coinvolto diverse associazioni e molti cittadini che hanno preso parte alle attività finora organizzate. Il centro civico e culturale nascerà negli edifici che ospitavano le vecchie scuole elementari e medie. L’amministrazione comunale ha coinvolto i cittadini e le associazioni per decidere come dovrà essere questo spazio pubblico e quali attività dovrà contenere. L’obiettivo è realizzare uno spazio che possa diventare il cuore della vita sociale e ricreativa e perché no culturale di questo territorio, un luogo della comunità e per la comunità. A novembre e a dicembre si sono tenuti due incontri pubblici nel corso dei quali il progetto è stato presentato ai cittadini e ai rappresentanti delle associazioni. Durante le serate è stato spiegato il principio della dote, che è uno dei valori fondamentali ai quali è ispirata la progettazione partecipata. In pratica, la partecipazione è esercizio di critica attiva e propositiva cioè richiede l’assunzione di responsabilità e l’impegno a dare il proprio contributo per ottenere dei buoni risultati. Le associazioni e i cittadini che hanno preso parte agli incontri hanno avanzato delle richieste sugli spazi che saranno a disposizione, hanno presentato delle proposte e sottoposto dubbi e perplessità, impegnandosi a fare la propria parte per mantenere vivo il centro una volta terminato. Anche bambini e ragazzi frequentanti gli ultimi anni delle elementari e le scuole medie sono stati coinvolti nel percorso di ideazione del futuro centro civico. Un educatore l'assessore all’istruzione ed ai servizi sociali, hanno incontrato bambini e ragazzi a scuola nei mesi di novembre e dicembre e hanno chiesto loro come si immaginavano il futuro centro civico e quali attività avrebbero voluto vedere organizzate all’interno di questo spazio. Accanto ad alcune risposte fantasiose, le richieste dei più giovani sono state molto in linea con quelle manifestate dai cittadini di altre fasce di età: in tanti hanno detto che vorrebbero uno spazio dove poter giocare e studiare insieme ai loro amici, una biblioteca, una sala con i computer e l’accesso a internet, un’aula per imparare a suonare uno strumento o a recitare. In generale è emerso soprattutto il desiderio di avere uno spazio nel quale poter fare delle cose insieme agli altri. Sempre nell’ambito del progetto Vigolzone Partecipa è stata organizzata il 28 gennaio una visita guidata a tre centri civici in Emilia Romagna. Alla gita hanno partecipato una trentina di cittadini che, con il sindaco in testa, hanno visitato la Mediateca Civica di Anzola dell’Emilia (BO), il MABIC di Maranello e il Centro Civico La Corte di Traversetolo (PR). La giornata ha permesso al gruppo di vedere quello che è stato fatto in contesti simili a Vigolzone, per trarre spunto dalle esperienze positive che si sono realizzate altrove, imparando ma anche evitando di ripetere eventuali errori. Alla gita ha fatto seguito, sabato 11 febbraio una giornata aperta a tutti alla quale hanno partecipato una quarantina di cittadini ed in cui si è lavorato a gruppi per trovare idee su come trasformare gli attuali fabbricati in uno spazio pubblico ben riconoscibile e gradevolmente fruibile sia negli spazi interni che esterni e, soprattutto, su quali attività organizzarvi. Il percorso si concluderà, alla fine di febbraio, con un’assemblea pubblica durante la quale saranno presentati ai cittadini i risultati del lavoro fatto, ed infine sarà pubblicato il bando del concorso di progettazione. La strada è ancora lunga e gli organizzatori invitano tutti i cittadini interessati a dare il loro contributo partecipando alle iniziative e alle attività in programma. Tutte le informazioni si possono leggere sul sito www.vigolzonepartecipa.org oppure si possono richiedere contattando direttamente gli assessori Elisa Bolzoni, Daniele Capitelli e Silvia Milza o gli altri referenti, come Flaviano Celaschi, Andrea Rossi e Ferruccio Pizzamiglio. Ennio Torricella I "giovanotti e le signorine" di Vigolzone salutano dalla splendida Alassio gli amici ed in particolare quelli de “Il Ponte”. 25 Nella Chiesa di San Giacomo il XIII Concerto di Natale I 26 l Concerto di Natale che si è svolto domenica 4 dicembre 2011 nella chiesa di San Giacomo ha lo scopo di destinare offerte alla missione di Don Gianni Cobianchi ad Aguachica - Colombia, dove Suor M. Dina si prende cura di 60 bambini orfani e abbandonati. La suora piacentina ha dato la sua testimonianza al concerto 2009. Quest’anno l’Orchestra Camerata de’ Bardi, diretta da Nicolas Bisson , il Coro di Natale diretto da Barbara Pilla, composto da cantori di Torrano, Centovera, Pontedell’Olio, Ronco, Bramaiano, Pieve Dugliara e la Schola Cantorum di Agazzano, diretta dal maestro Antonio Quero, hanno iniziato con l’Inno di Mameli per celebrare il 150° dell’unità d’Italia raccogliendo l’apprezzamento del pubblico con un caloroso applauso. Il programma, presentato con lo stile di Maria Vittoria Gazzola è proseguito con il Concerto in Sol maggiore per violino e orchestra di Haydn, eseguito stupendamente dalla Camerata de’ Bardi e violino solista Viviana Carniti, una melodia che ha trasmesso emozioni ai numerosi presenti. Con Ave Verum Corpus, un capolavoro di Mozart, eseguito da orchestra e coro si è elevata una musica e un canto che tocca corde profonde dell’anima. La novità è stata la presenza di uno strumento incredibile, un carillon di campane di pietra, creato e suonato dal prof. Giovanni Mocchi di Pavia. Emana un dolce suono che ha accompagnato Oggi a Betlemme un bimbo è nato, antica melodia francese, eseguito dal coro diretto da Antonio Quero e ci ha immersi nell’atmosfera poetica del Natale. Sono seguiti canti più tradizionali come Stille Nacht (Astro del Ciel) per coro e orchestra - voce solista Gaia Merli – che ne ha interpretato la particolare poesia. Tu scendi dalla stelle con la partecipazione del carillon di pietra, delle trombe e della batteria che hanno conferito un ritmo vivace. Sono state inserite a questo punto alcune Corali eseguite da Paola Barbieri al nostro prezioso organo Sangalli, che ci hanno trasportato nella solennità tipica di quelle melodie austere. Conquest of Paradise di Vangelis, un bel brano per voci e orchestra, molto suggestivo che evoca lidi lontani. Verso il finale con Gioia al mondo di Haendel, un inno gioioso al santo Bambino; Salve Regina, canto tradizionale liturgico, voce solista Gaia Merli e infine con Oh happy days, canto natalizio, voce solista Gaia Merli, si è passati a trasmettere tutta l’allegria e la festosità che preannuncia il Natale. E’ stata una serata ricca di bella musica, di canti tradizionali e non, il programma armonioso nella sua varietà ha suscitato nel pubblico una intensa partecipazione e molti applausi. Personalmente ho apprezzato il “tocco poetico” del carillon di pietra inserito per alcuni brani e mi ha particolarmente emozionato il concerto per violino eseguito dall’orchestra che ha dispiegato tutta la sua potenza. All’uscita sul sagrato è stato offerto il vin brùlé come da tradizione e poi tutti a cena nel locale Anspi. Il concerto è una occasione per accogliere nuove persone come quest’anno la Schola Cantorum di Agazzano e poi cenare tutti insieme in allegria e amicizia. Con le mie compagne del coro è un momento felice che migliora i nostri rapporti personali e di gruppo. Lucia Stragliati A Vigolzone premiati i presepi più belli Il gruppo dei premiati alla rassegna dei presepi 2011/2012: primo posto per Beatrice e Jacopo Massini che hanno realizzato il presepe all’aperto con tante strade che conducono alla capanna; medaglia d’argento ai fratelli Burgazzi che con l’aiuto di mamma Claudia hanno realizzato il presepe usando i contenitori delle sorprese degli ovetti di cioccolato, manualità che ha molto colpito la giuria. Ultimo scalino del podio per Alberto e Monica Burgazzi che nel presepe classico hanno inserito attrezzi antichi della cucina e dei lavori in campagna. Altri premi speciali per grandi e piccini hanno completato la classifica redatta dalla commissione giudicante. 27 I nostri bambini Rubrica di cucina Emma Credali, battesimo ricevuto a Vigolzone l’8 gennaio 2012 Le sprelle delle zie Zia ALBINA Kg. 1 farina 00 Gr.200 zucchero Gr.200 burro ammorbidito Nr.8 uova intere Gr. 10 di sale Una bustina di lievito in polvere 1 bustina di vanillina. Emma Filippi, battesimo ricevuto a Vi- Versate la farina su una spianatoia a fontana, inserite tutti gli altri ingredienti e mescolate finchè la pasta non risulti perfettamente omogenea. Lasciate riposare avvolta in un canovaccio per almeno mezz’ora. Ora dividete la pasta in tante palline grandi come un’arancia e tirate con il mattarello in tante sfoglie sottili che taglierete con una rotella a losanghe o a rombi. Friggete con olio di arachidi o strutto. golzone lo scorso 5 febbraio. Zia LINA Gr. 600 farina 00 Nr. 3 uova ( 1 intero e 2 tuorli) Nr.3 cucchiai d’olio d’oliva 1 cucchiaio abbondante di zucchero 1 pizzico di sale 1 bel bicchiere di vino bianco secco la scorsa grattugiata di un limone biologico acqua se occorre Gabriel Rimondi, battesimo ricevuto a Versate la farina setacciata su una spianatoia a fontana, introducete al centro il burro ammorbidito e tutti gli altri ingredienti, mescolate energicamente per ottenere un impasto omogeneo. Lasciate riposare un’oretta. Tirate delle sfoglie sottili con la macchina della pasta e tagliate a piacere in striscie, nodi, rombi ecc. Friggete in strutto o olio di arachidi. Vigolzone il 18 dicembre 2011. 28 29 Preadolescenti a Vigolzone L’associazione Genitori ha realizzato, in collaborazione con le scuole, il patrocinio delle amministrazioni comunali di Ponte e Vigolzone, il sostegno e la collaborazione di svariate istituzioni ed enti del territorio, un’interessante indagine volta a esplorare l’immaginario dei nostri bambini e preadolescenti. Al di là delle possibili e probabili influenze sugli elaborati (grafici e verbali) di bambini e ragazzi derivanti dalle modali-tà necessariamente ed inevitabilmente non rigorose di somministrazione dei compiti, i dati resi pubblici hanno una loro importante e vera utilità. Relativamente agli spazi di aggregazione e socializzazione, il vissuto in termini di emozioni dei ragazzi ma anche, se pure indirettamente, degli adulti in quanto agenti attivi ed intenzionali di trasmissione di valori e norme è, in quel libretto, rappresentato fedelmente ed ufficialmente certificato. La lettura mi ha suggerito alcuni spunti di seguito esposti. ta di bitume, che dimezza il paese - un pezzo di qua e un pezzo di là - come una mela . che non appartiene ai nostri passi, perché qui non nasce ma viene da un posto lontano e qui non muore come ogni altra via che "appartenga" al paese e al paese conferisce il suo tipico fascino ... ma porta lontano verso i monti ed il mare … che non abita i nostri pensieri se non sotto forma di ansia … che è ostile ad ogni tranquillità, avara di silenzio, generosa di rischio e rumore, abbondante di polveri e fumi … non facilita certo l’addensarsi di ragazzi per fare quattro passi o anche solo per chiacchierare senza dover urlare per porgere i tuoi pensieri all’orecchio altrui. Il centro del paese, il suo giovane cuore, d’estate diffuso sul territorio, d’inverno si ritira … in annoiato letargo? Quasi a conferma di un’improbabile, ma profetica, etimologia che vorrebbe il nome antico del paese, Vicus Ursoni, originato da una famiglia ligure (gli Ursoni) che mostra, nelle sue insegne araldiche, due orsi che segano verticalmente un monte cominciando dalla vetta. Scorcio di Vigolzone sotto la neve. Ennio torricella T 30 ra gli spazi genericamente istituzionali (scuola, sport, piscina, giardinetti ecc, ecc) associati ad emozioni positive, la parrocchia spicca perché manca, ma non solo. In verità è citata due volte in associazione ad emozioni non positive - la noia per i bambini di Ponte, mentre per i preadolescenti di Vigolzone è l'etichetta di "sfigati", come direbbero loro se non corretti, che si appiccica a chi è assiduo all'attività parrocchiale "anche se fosse qualcosa di bello". Dunque, lo spazio sia fisico che emotivo della parrocchia, che pure è ricercato e frequentato, non "abita" in positivo l'immaginario dei ragazzi. La parrocchia è, in buona sostanza, ignorata. Non saprei dire se per laicismo inconsapevole e diffuso, oppure se per reale indifferenza ai contenuti formativi della parrocchia. Le cose non sono dunque cambiate molto da quando Monari se non erro, suggeriva, per descrivere la situazione delle parrocchie, l'immagine di un'area di servizio in cui sostare frettolosamente per l'acquisto di gadget indispensabili al vivere civile quali sono i vari certificati rilasciati dal parroco. È un dato che fa riflettere e non solo noi che operiamo localmente. Un atteggiamento di sufficienza ed una opinione non eccessivamente benevola nei confronti della parrocchia erano notoriamente diffusi in tutti gli strati sociali ed in tutte le aree del paese e, a quanto pare, lo sono tuttora così come ben certifica per Vigolzone e Ponte questa ricerca sul territorio. Vigolzone è un paese fantastico … a dar ascolto ai suoi preadolescenti almeno… come Ponte del resto. Ma Vigolzone lo è soprattutto d’estate, quando ci sono tante cose che si possono fare, tanti posti in cui “perdersi”, in cui smarrire, per un’istante felice ma rassicurantemente breve, la strada di casa … dove smaltire, in solitudine o con gli amici, una delusione, fare progetti, correre in bicicletta, tirare quattro calci al pallone … d’inverno invece … la musica cambia, sempre a voler dare ascolto ai nostri preadolescenti, come del resto è nostro dovere fare … e allora ci si annoia … “questo stato d’animo compare principalmente nei temi dei ragazzi più grandi e sembra essere proprio l’aspetto che caratterizza i loro vissuti rispetto agli spazi di vita del paese”. Così constatiamo che “i maschi di solito vanno a giocare a calcetto o alla Pellegrina” ma noi femmine non abbiamo mai niente da fare. I bar sono "abitati" dai vecchi del paese e a noi resta solo la gelateria". Due luoghi dunque identificati come i "nostri posti" frequentati d'estate, poco o per niente fruibili d'inverno (la gelateria ha spazi soprattutto all'aperto e la Pellegrina, generosa di alberi e ghiaia, con la baita e gli annessi splendidi capanni per la cucina e tutto il resto, perde d'inverno quella sua aria di allegro campeggio estivo che la rende magica ed attraente . come magica ed attraente dev'essere per forza la gelateria, appiccicata com'è alla provinciale dal lato della collina. Così, l'inverno è uno spazio indifferenziato di strade e posti senza un nome. O meglio, i nomi nello stradario ci sono, ma non possono accendere, d'inverno, l'immaginario dei ragazzi. Sono spazi vuoti, non più in grado di accogliere, di evocare la magia di possibili incontri, di lunghe chiacchiere a vuoto, di avventurosi improbabili progetti. . così, si va "in qualche bar o a casa di qualcuno "dei nostri"". È crudele l'inverno . toglie fascino agli unici luoghi identificati come i "loro posti", la Pellegrina e la Gelateria. La prima verso Ponte ed ai piedi della collina, l'altra verso Piacenza, proprio all'inizio del breve, improbabile "corso" con i negozi, appiccicata come tutti gli altri esercizi proprio sulla provinciale ... questa cola- 31 Ricordiamoli 32 Ricordiamoli Gazzola Luigi n.21.06.1930-m.04.12.2011 Coppola Luisa ved. Sartori n.02.06.1931-m.16.12.2011 Eliade Germano n.29.11.1928-m.23.12.2011 Travaini Fernando (Nando) n.28.07.1920-m.31.01.2012 Lovati Carmen ved. Gobbi n.13.05.1923-m.01.02.2012 Faccini Ugo n.21.05.1925-m.02.02.2012 Cassinari Stefano n.08.03.1964-m.26.12.2011 Galletti Luigi n.30.05.1955-m.05.01.2012 Lucini Piero n.20.09.1949-m.09.01.2012 Sirpi Franco n.27.01.1937-m.02.02.2012 Maschi Dina n.16.05.1929-m.08.02.2012 Colombi Maria n.22.05.1921-m.10.02.2012 Maggi Carlo (alpino) n.15.06.1932-m.17.01.2012 Dantini Giuseppina ved.Caminati - ved.Subacchi n.18.07.1923-m.24.01.2012 Carmeli Egidio n.27.01.1923-m.31.01.2012 Costa Alessandra n.15.04.1933-m.17.12.2011 Saltarelli Bruno n.30.12.1933-m.05.01.2012 Pozzi Carolina n.25.02.1926-m.16.01.2012 33 Ricordiamoli Mondani Felice n.27.04.1930-m.29.11.2011 34 Provini Maria n.22.09.1915-m.14.12.2011 Corbellini Vittorina n.11.10.1928-m.26.12.2011 35 36