Antropologia - Lezione 10^
Capitolo I
Storia di una ricerca:
l’antropologia nella Bibbia
e nella Tradizione
Gaudium et Spes e oltre…
Gesù è al vertice delle aspirazioni umane, è il
termine delle nostre speranze e delle nostre
preghiere, è il punto focale dei desideri della
storia e della civiltà, è cioè il Messia, il centro
dell'umanità, Colui che dà un senso agli
avvenimenti umani, Colui che dà un valore alle
azioni umane, Colui che forma la gioia e la
pienezza dei desideri di tutti i cuori, il vero
uomo, il tipo di perfezione, di bellezza, di
santità, posto da Dio per impersonare il vero
modello, il vero concetto di uomo, il fratello di
tutti, l’amico insostituibile, l’uomo degno d’ogni
fiducia e d’ogni amore: è il Cristo-uomo.
E nello stesso tempo Gesù è la sorgente d’ogni nostra
vera fortuna, è la luce per cui la stanza del mondo
prende proporzioni, forma, bellezza ed ombra; è la
parola che tutto definisce, tutto spiega, tutto
classifica, tutto redime; è il principio della nostra vita
spirituale e morale, dice che cosa si deve fare e dà
la forza, la grazia, per farlo; riverbera la sua
immagine, anzi la sua presenza in ogni anima che si
fa specchio per accogliere il suo raggio di verità e di
vita, che cioè crede in Lui e accoglie il suo contatto
sacramentale; è il Cristo-Dio, il Maestro, il Salvatore,
la Vita... «Cristo è necessario»; «Cristo è
sufficiente»; «Cristo è la vera e sola religione, Cristo
è la sicura rivelazione di Dio, Cristo è il solo ponte
fra noi e l’oceano di vita che è la Divinità, la Trinità
santissima, per cui, volere o no, siamo stati creati e
a cui siamo destinati»
(Papa Paolo VI)
Conclusioni
su
Gaudium et Spes


È indicato, in linea di principio, il criterio
ermeneutico su cui impostare una antropologia
cristiana: il punto di partenza cristologico =
Cristo chiave di lettura dell’umano
si impone come il riferimento imprescindibile per
la teologia postconciliare: l’antropologia qui
presentata ha il suo fondamento e il suo
culmine nella cristologia


il contributo del concilio non è nei vari brevi sviluppi
tematici, ma dal principio base enunciato in GS
22
con la definizione del nesso antropologiacristologia si ha ormai l’architrave su cui
strutturare armonicamente e in forma sistematica il
discorso cristiano sull’uomo
Per F.G. Brambilla è l’esito del rinnovamento biblico e dello
sviluppo filosofico del sec. XX che hanno condotto alla
«dissoluzione del trattato» e perciò al ripensamento
 col punto di partenza scritturistico = non si poteva
trattare solo di ripensare alcuni temi alla luce della
Parola di Dio, bensì di riscoprire il senso stesso della
rivelazione:
 non è prima di tutto un deposito di verità, definizioni,
dogmi, ma l’autocomunicazione di Dio nella storia
 impone di chiarire i due poli entro cui si svolge il dialogo
salvifico: Gesù Cristo è vertice dell’autocomunicazione
divina e l’uomo è il suo destinatario = Gesù Cristo
diventa il senso dell’uomo, la rivelazione dell’uomo.
 conclusione di questa revisione radicale = fare
l’antropologia secondo la rivelazione (e non a partire da
un concetto previo di natura) significa elaborare
l’antropologia secondo la cristologia
 Risultato di questa scelta è l’affermazione chiara dell’unica
vocazione divina di ogni uomo.
 ma l’ambiguità del mancato riferimento cristologico sin
dalla creazione comporta una non del tutto chiara
interpretazione di tale vocazione alla figliolanza in Lui.
• Giustamente Ladaria ha messo in luce la dinamica della
rivelazione attraverso la quale si giunge alla verità dell’uomo:
Gesù è il rivelatore del Padre, dunque, di se stesso come
il Figlio. Coerentemente rivela anche la verità dell’uomo
quale figlio. Tuttavia, tale logica emerge, forse, più a posteriori.
Il testo oscilla ancora tra questa formulazione – più insinuata
che esplicitata – e una definizione “generica”, di vocazione
“divina”…non è ancora detta “vocazione filiale”!
 Cristo ci fa conoscere che noi stessi siamo fatti per Dio. Ma
ciò non definisce ancora la “forma filiale” del rapporto a cui
siamo chiamati.
 Prova ne è il fatto che normalmente si definisca l’uomo quale
imago Dei, ma senza alcuna relazione a Cristo.
Il limite di GS è l’impressione di compromesso insita nel testo.
Si vedono, infatti, incongruenze ed accostamenti tra le
dichiarazioni di principio e le declinazioni contenutistiche:
 si parla dell’unica vocazione divina, ma solo in alcuni
accenni si esplicita il suo contenuto “cristologico” (?)
 si ribadisce il riferimento dell’uomo a Cristo, ma
raramente se ne esplicita il legame sin dalla creazione
(perché si è incarnata proprio la Seconda Persona e non…?)
 Il dato si può comprendere alla luce della vivacità del
dibattito conciliare preoccupato di non entrare in dispute
di scuola
 perciò, si elabora una linea di mediazione, in cui si ritrova
ancora molto delle posizioni precedenti
 proprio per la sua natura di testo “di compromesso” fra
posizioni diverse e, all’opposto, per la lucida chiarezza
con cui ha dichiarato il principio ermeneutico nel
cristocentrismo, si comprende la pluralità di posizioni su
cui si svilupperà l’antropologia teologica postconciliare.
 Ladaria fa notare che rimane aperto il
problema del rapporto natura/grazia
 Alcuni Padri chiedevano un approfondimento di questo
tema e domandavano che si superasse chiaramente la
distinzione tra ordine naturale e ordine
soprannaturale, passando alla creazione dell’uomo in
Cristo, con un passaggio forse troppo repentino.
 Altri volevano ribadire la doppia visione dell’uomo nei
termini di natura e nei termini di grazia.
Il Concilio evita di entrare direttamente in questa
discussione, forse per evitare di perdersi nelle secche
della discussione sul motivo dell’incarnazione.
Si doveva inoltre evitare un cristocentrismo radicale,
per non chiudersi al dialogo col mondo contemporaneo.
Inoltre c’era il desiderio ben chiaro che l’ordine della
creazione mantenesse la propria autonomia.
Esistono negli atti conciliari le tracce di
proposte di formulazioni interessanti che non
sono poi confluite nel testo, ma che indicano la
tendenza di alcuni padri conciliari:
“l’ordine della creazione include l’ordine della
redenzione” (Atti, vol. IV/I 461). Questo testo
rischiava però di offuscare l’idea di autonomia
dell’ordine della creazione.
 Oppure: “Dire uomo è già evocare Cristo”.
 O ancora: “Cristo perfetta immagine del Dio
invisibile a immagine del quale noi siamo stati
creati” (Atti vol. IV/II - cfr. Ireneo e Tertulliano).
Tra i limiti più rilevanti, va sottolineato:
il recupero del riferimento cristologico sino
alla protologia non viene attuato. Nonostante
Ladaria cerca di ritrovarne i possibili agganci
(persino nelle note), occorre constatare che non
appare una tesi chiara e convinta in quel
momento. Tutt’al più si potrà riconoscerla come
insinuata.
 In ogni caso, il concilio non la pregiudica,
anzi, semmai, la linea di riflessione che ha
prospettato – ossia il primato cristologico – la
suggerisce come feconda.
Un’accUsa che è stata mossa a questo numero
della GS riguarda la pneumatologia:
sarebbe stato necessario un ricorso più
abbondante alle testimonianze dell’azione dello
Spirito.
 Ci sembra che quest’accusa sia ingiusta
poiché lo Spirito Santo ha in questo numero
tutta la centralità che merita.
 Anzi, qui si apre la riflessione sulla grazia.
• Se questi sono gli esiti a cui conduce lo studio della
GS, rimane ampiamente giustificata la sua importanza
per l’antropologia teologica.
• Ladaria cerca poi di allargare il discorso anche agli
altri documenti conciliari:
AG 8 che richiama la tesi di fondo, dell’unica
vocazione rivelata in Cristo
 e NA 5 che parla della filiazione e della fraternità.
La constatazione, però, rimane che anche in questi
«non si va al di là della GS»
 si può trarre la conclusione che, con il Concilio
Vaticano II, l’antropologia teologica ha trovato un
punto di non ritorno: il principio cristocentrico. Al
di là, però, dell’indicazione di principio, rimane un
compito da attuare, ancora nuovo.
In definitiva, il dato che dobbiamo raccogliere è
la coscienza che il Concilio Vaticano II
ha effettivamente posto le condizioni
necessarie per impostare cristianamente
un’antropologia teologica.
 Il contributo si pone non tanto a livello dei
contenuti, quanto piuttosto per la novità del
metodo.
un suggerimento di Brambilla:
Guardare un po’ “oltre” GS:
l’Antropologia Cristiana nel
“complesso” del Concilio
Vaticano II
Ladaria ci ha permesso di raccogliere analiticamente la
ricchezza di GS per l’antropologia teologica
Brambilla all’opposto, insiste per un’attenzione più
ampia alla dottrina conciliare.
a livello generale condivide con G. Colombo una sorta
di compromesso nell’antropologia emergente dal
testo, poiché
«nonostante la positiva esclusione della teologia dei
due ordini, ripropone, senza superarla, l’antropologia
dei manuali» = creazione e incarnazione ???
con G. Alberigo, condivide che la GS ha deboli
legami con il resto dei documenti conciliari e,
soprattutto, con la Scrittura.
Queste due paiono essere le ragioni radicali
dell’insufficienza antropologica cui si è rimasti.
 Di qui la conclusione di F.G. Brambilla, che
ne ricava pure un’indicazione positiva:
«A mio avviso, proprio nel carattere irrelato
della teologia della GS rispetto ai poli principali
del concilio si trova la ragione prossima della
insufficiente maturazione a cui è arrivata
l’antropologia teologica della costituzione.
Ma da ciò deriva anche una indicazione
metodica per il rinnovamento della stessa
antropologia teologica, la quale non può
ripensarsi se non raccogliendo la lezione
globale dell’insegnamento conciliare, in
particolare quello della DV circa il carattere
salvifico della rivelazione, la sua forma
cristologica, la sua declinazione storica».
Brambilla non si ferma all’analisi di un documento.
Gli esiti emersi confermano la bontà di questa scelta:
• per quanto sia vero che GS costituisce il testo con
maggior riferimento alla tematica antropologica,
tuttavia, ha fornito un contributo solo parziale
• invece, un documento quale DV non è preoccupato
direttamente di tematiche antropologiche, ma
fornisce il fondamento al rinnovamento generale
della teologia stessa e, conseguentemente,
costituisce l’apporto fondamentale per un
ripensamento unitario anche dell’antropologia
teologica.
 DV, infatti, mettendo nuovamente a tema il
concetto di Rivelazione postula e fonda il
rinnovamento del metodo teologico stesso.

 Il discorso teologico, infatti, si deve ripensare
continuamente come «intelligenza critica
della rivelazione»
 dunque, un nuovo modo di concepire la
rivelazione provoca coerentemente un
rinnovamento della teologia stessa.
Questo è l’esito del processo di «superamento
dell’antropologia manualistica preconciliare».
Più precisamente
 la metodologia della teologia postconciliare si
pensa a partire dalla rivelazione e non
primariamente a partire dal magistero = la
rivelazione diventa così il principio istitutivo
della comprensione della realtà dal punto di
vista cristiano = il dogma sotto la PdD
Poiché, però, la Rivelazione non è altro che
Cristo stesso, si impone come prioritario e
centrale il riferimento a Gesù Cristo: la
cristologia, in quanto “principio” e “centro”
della rivelazione cristiana, costituisce la
forma e il criterio ermeneutico per la
comprensione cristiana di tutta la realtà:
Dio è il Padre di Gesù = De Deo
capo del Corpo = De Ecclesia
Cristo è
immagine dell’uomo = Antropologia
dona la vita divina = De Gratia
futuro dell’uomo = escatologia
norma dell’umano = morale
 il complesso movimento di rinnovamento della
teologia in se stessa pone le basi per l’impostazione
della moderna antropologia teologica 
La tesi della strutturazione cristocentrica
dell’antropologia teologica
 l’antropologia deve essere ricostruita
assumendo la cristologia come “principio” e
“forma” del discorso cristiano sull’uomo,
perché l’antropologia teologica è l’antropologia
della rivelazione (e non della natura) e la
rivelazione propriamente detta è Gesù Cristo
 nel preciso senso che l’umano cristologico (in
quanto è l’umanità singolare dell’evento di
Gesù) è la forma e il principio e, dunque, il
criterio ermeneutico dell’umano
antropologico.
Brambilla propone di declinare la tesi in quattro
tappe:
 identificare il senso cristiano dell’uomo nel
rapporto costitutivo all’evento singolare di
Gesù di Nazareth, così che i due termini del
rapporto non siano dati e compresi
previamente al rapporto medesimo
semplicemente detto: si parte da Cristo per
comprendere l’uomo
 attenzione critica a possibili visioni
antropologiche pre-costituite a prescindere
da Cristo
 porre in relazione costitutiva i singoli temi
antropologici con il riferimento cristologico
 gli argomenti trattati (grazia, creazione,
peccato, giustificazione, compimento
escatologico…) non devono essere in qualche
modo presupposti e non determinati dalla
forma cristologica
 si intende evitare il rischio di assumere
acriticamente una trattazione “filosofica”,
anziché teologica
 infatti, se Gesù Cristo dice la verità piena
e definitiva dell’uomo, occorre che si dia un
recupero integrale del riflesso di Cristo
sulla comprensione di tutto l’uomo.
Il riferimento cristologico dovrà in-formare
lo stesso progetto generale:
 questo dovrà porsi come criterio sintetico
ed unitario
 dallo sviluppo di questa convinzione dipende
l’esito e – prima ancora – la ristrutturazione
dell’antropologia teologica.
 Evitare una duplice
riduzione del riferimento
cristologico:
1) anzitutto, nella tendenziale riduzione alla
redenzione
2) dall’altro, la riduzione critico-negativa
(amartiocentrica), come se la cristologia
non fosse in grado di dire nulla di positivo
sull’uomo.
 Tale strutturazione dell’antropologia teologica
attorno al principio cristocentrico è stata
esplicitata da F.G. Brambilla e costituisce
l’indice del nostro Corso.
Il dopo Concilio
Vaticano II
GS 22 ha indicato il nodo fondamentale
dell’antropologia teologica: il nesso
cristologia-antropologia
ma non lo ha svolto, consegnandolo come
compito da attuare alla teologia del
dopoconcilio
questo ha dato origine ad una pluralità di
sviluppi che, in vario modo, hanno cercato di
realizzare questa esigenza
 uno sguardo all’indice di alcuni trattati
metterà in luce i differenti schemi utilizzati
per trattare l’antropologia teologica.
Alcuni ricalcano il tradizionale De Gratia, come
ad es.
E. Schillebeeckx, Il Cristo. La storia di
una nuova prassi, Brescia Queriniana 1977.
Altri riconducono il discorso sull’uomo
interamente alla protologia:
G. Gozzelino, Il mistero dell’uomo in Cristo.
Saggio di protologia, Leumann, LDC, 1991,
che riprende tutti gli argomenti del De Deo
creante et elevante, anche la questione degli
angeli.
I più, però, ricalcano il modello di Flick ed
Alszeghy che – forse per primi – raccolgono il
materiale tradizionale sparso nei vari trattati,
cercando
• di dare una visione unitaria e armonica
dell’antropologia
• e recuperando il riferimento cristologico.
Flick e Alszeghy
 La materia resta così suddivisa in due sezioni:
L’uomo sotto il segno di Adamo
parte 1: l’uomo creatura di Dio
p. 2: l’uomo immagine di Dio
p. 3: l’uomo alienato per il peccato
e poi L’uomo sotto il segno di Cristo
p. 4: in Cristo (incorporazione salvifica)
p. 5: per Cristo (azione della grazia)
p. 6: verso Cristo (escatologia).
A questo modello, si ispirano ad es.:

I. Sanna
Parte Prima. Ogni uomo è Adamo:
- creazione del mondo
- dell’uomo
- l’uomo immagine di Dio
- l’uomo nella condizione di peccato.
Parte Seconda: Ogni uomo è Cristo: la Grazia
- parte storica: estensione e modalità della chiamata
alla grazia (predestinazione)
- effetti della grazia
- dinamismo della chiamata
- l’uomo destinato alla vita eterna.
 e lo stesso L. Ladaria
Tre i capitoli del suo volume:
I. L’uomo e il mondo come creature di
Dio
II. L’uomo chiamato all’amicizia con Dio e
peccatore
III. L’uomo nella grazia di Dio.
I meriti di queste impostazioni:
 trovano unità i contenuti sinora dispersi in vari trattati
 continuità con la tradizione
 col rinnovamento conciliare recuperano il riferimento
a Cristo
 si segue l’ordine cronologico della storia della
salvezza, così come si dà a conoscere all’esperienza
umana e come la Scrittura la presenta (l’ordo historiae)
il concilio ha stimolato il recupero della storicità,
contro ogni descrizione “astratta” dell’umano
 sempre in riferimento al Vaticano II, il
cristocentrismo appare già nella prima creazione,
ma emerge soprattutto nella nuova creazione.
I limiti di queste impostazioni:
 l’effettiva centralità di Cristo pare più
dichiarata che non effettiva
 più che per una “revisione tematica”, il
cristocentrismo dovrebbe funzionare come
architrave dell’impianto teologico
il riferimento a Cristo non intende essere un
“contenuto in più”, un’informazione
aggiuntiva ad argomenti previamente dati, ma
come criterio ermeneutico dell’antropologia
 questa è l’indicazione del concilio, che non si è
impegnato tanto a rivedere i “temi”
dell’antropologia, quanto piuttosto ad indicarne
il metodo ed il criterio.
E la nostra
impostazione?
Di fronte al lento travaglio che ha visto nascere
l’antropologia teologica optiamo per il modello
proposto ed elaborato da alcuni teologi della
facoltà di Milano: G. Colombo, L. Serenthà,
F.G. Brambilla e G. Colzani
questo schema si caratterizza per la scelta del
punto di partenza: occorre iniziare con il
piano di Dio sull’uomo, ossia parlando
dell’uomo come elevato alla vita di grazia,
e non tanto dalla sua creazione
la creazione non è che la conseguenza di
questo progetto originario, di cui è il primo
passo d’attuazione.
Si ottiene, in sostanza, un’inversione
dell’ordine tradizionale, poiché:
si muove dal piano di Dio sull’uomo, ossia
della sua elevazione all’ordine
soprannaturale (la Grazia)
per arrivare poi alla creazione ed al senso
della storia.
Con chiarezza di L. Serenthà sintetizza il
criterio fondamentale:
«il nesso logico dovrebbe predominare su
quello cronologico e, in questo senso, iniziare
pertanto dalla teologia della grazia».
Esemplificando, potremmo dire che se
“storicamente” si è rivelata così la verità
sull’uomo – ossia nel distendersi del tempo:
prima la creazione, poi il peccato, quindi la
redenzione di Cristo -, ciò non può esser
elevato ad affermazione di principio: “è
così”.
Non è corretto sovradeterminare l’ordine
storico a criterio interpretativo della
realtà.
 Anzi, una volta conosciuto Cristo quale
compimento pieno e definitivo della rivelazione,
non si vede perché si debba ripercorrere
ancora tutto l’itinerario precedente per
arrivare a Lui (?!)
l’ordine cronologico della storia della salvezza
protologia
1° Adamo
(creazione)
redenzione
incarnazione
escatologia
(Adamo definitivo)
l’ordine logico (il punto di partenza cristologico)
deve predominare sull’ordine cronologico.
Cristo
protologia
creazione
del 1° Adamo
definitivo
redenzione
incarnazione
del 2° Adamo
escatologia
ricapitolazione
Adamo
Un’occhiata all’Indice
del nostro corso…
Nell’ottica di questa proposta, strettamente
cristocentrica, lo schema essenziale del
trattato di antropologia può esser ricondotto a
tre tappe:
 La predestinazione
La tesi fondante e fondamentale della
antropologia teologica è identificata in questa
cifra biblica e teologica, in quanto ritenuta
capace di raccogliere la ricchezza dei significati
che definiscono il piano originario di Dio:
l’uomo si comprende nella chiamata /
predestinazione ad essere e vivere in Gesù
Cristo: “predestinati ad essere conformi
all’immagine del Figlio” (Rm 8,28)
Il secondo momento intende declinare le
strutture della libertà creata:
 Dio attua il suo piano creando una libertà
corporea nel mondo
 nella differenza per la comunione di uomodonna
 nella chiamata all’incorporazione (= la grazia)
 La terza tappa, invece, indagherà la vicenda
storica della libertà creata, ossia il
concreto sviluppo storico del progetto di Dio:
il dono originario della grazia (lo Stato
Originario dell’uomo)
 e il peccato come sua perdita (il Peccato
Originale e la sua continua efflorescenza in una
storia di peccato)
 il cammino della giustificazione del
peccatore (il dinamismo della grazia).
Si intuisce coerentemente il motivo per cui
l’antropologia teologica è strettamente legata
anche all’escatologia, che costituisce il
momento finale di questo sviluppo storico:
il compimento definitivo dell’uomo in Cristo,
ossia la realizzazione piena del piano divino
 dall’eschaton agli eschata
la figura di Maria, poi, non è che l’attuazione
esemplare dell’umano cristiano (connessione
con la marialogia)
Momento sistematico I
Ri-fare il
discorso a
partire da:
(= strutture della libertà creata)
 L’uomo: libertà creata
 La relazione uomo-creazione
 La libertà sessuata: differenza
nella/per la comunione
Tesi fondamentale  La grazia. L’incorporazione a Cristo:
realizzazione della comunione
della
Momento sistematico II
Predestinazione:
Figli nel Figlio
per grazia
(= vicenda storica della libertà creata)
 Lo Stato Originale
 La complicità in Adamo: il Peccato
Originale
Capitolo II
La verità dell’Antropologia cristiana:
la partecipazione degli uomini alla
Predestinazione di Cristo
Lo svolgimento di questo capitolo
fondamentale si articolerà in tre tappe:
 La Predestinazione come mistero
del destino
soprannaturale dell’uomo: è la tesi fondamentale
 La predestinazione nella storia della fede
due capitoli che riteniamo significativi:
 la testimonianza biblica: di cui approfondiamo due
momenti: l’elezione nell’AT e la predestinazione in
Paolo
le controversie storiche: Agostino e la scia di
discussioni che ha suscitato

Ripresa sintetica della ricchezza e dei problemi che
la tradizione cristiana consegna, alla luce delle
nuove istanze teologiche e culturali.
 La Predestinazione come mistero del
destino soprannaturale dell’uomo
 enunciazione della tesi:
Dio Padre ha predestinato, con volontà gratuita
e infallibilmente efficace, tutti gli uomini a
divenire figli nel Figlio suo Gesù Cristo, per
opera dello Spirito Santo (G. Colzani)
L’uomo è chiamato per grazia, per favore divino,
alla filiazione divina, a partecipare nello
Spirito Santo di quella relazione filiale che è
propria di Gesù (L. Ladaria)
Attenzione:
È la “tesi fondativa” dell’ATh e lo sfondo per tutte le
singole questioni
 non è né la “prima” del trattato né una questione
meramente introduttiva per passare ad altri concetti
più importanti
 è il vero centro dove è raccolto e anticipato tutto il
discorso cristiano sull’uomo.
 Questo “è il fondamento al quale dobbiamo stare
perennemente attaccati e sul quale soltanto il
carattere cristiano della persona è posto al sicuro”
(G.Colzani)
 la verità dell’umano: l’uomo è voluto da Dio come
figlio adottivo, in Gesù, tramite il Suo Spirito.
I nodi fondamentali contenuti
nella tesi sintetica:
 Il nesso cristologia-antropologia:
originario e costitutivo
L’unità della storia della salvezza
 La verità dell’uomo: figlio!
 La dimensione trinitaria
Il nesso cristologia-antropologia:
originario e costitutivo
 l’uomo si comprende pienamente solo in
Cristo poiché è stato creato a sua immagine,
a immagine di Cristo.
trascurato - o talora “dimenticato” - dalla
tradizione teologica, soprattutto moderna,
questo era un dato pacifico per la Bibbia e la
tradizione patristica.
Prima viene il Figlio, poi l’uomo.
Prima viene il Figlio, l’Imago Dei, poi la creatura,
imago Christi.
L’uomo è l’immagine dell’Immagine di Dio
L’unità della storia della salvezza
Se Cristo è l’origine del piano di Dio e questo piano si
attua nella storia, si ricava l’unitarietà della storia
della salvezza attorno a Cristo: Egli ne è il Redentore
e, più ancora, il compimento escatologico, proprio
perché è il fondamento della storia.
protologia
escatologia
Cristo
 Il cristocentrismo fornisce unità e coerenza interna
alla visione della storia, escludendo a priori il dualismo
del modello amartiocentrico (creazione e redenzione).
ordine storico
quello “cristologico”
• C’è un solo
realmente esistente,
• ossia quello fondato su Gesù Cristo che ne è il
principio di coesione interno
Melitone di Sardi - II sec.
Cristo è colui che molto ebbe a sopportare nella
persona di molti. Egli è colui che fu ucciso nella
persona di Abele, legato in Isacco, esiliato in
Giacobbe, venduto in Giuseppe, esposto in Mosè,
immolato nell’agnello, perseguitato in Davide,
vilipeso nei profeti. Questi è colui che ha fatto
il cielo e la terra, che all’inizio plasmò l’uomo,
che nella Legge e nei profeti fu annunciato, nella
Vergine incarnato, sopra un legno fu appeso,
nella terra seppellito, e dai morti risuscitato,
ascese nell’alto dei cieli, siede alla destra del
Padre e ha il potere di giudicare e salvare tutte
le cose; lui, mediante il quale il Padre ha
sempre operato dall’origine e per tutti i secoli.
Per questo egli venne a noi; per questo da
incorporeo che era si tessé un corpo della
nostra natura. Apparso come agnello, rimase
pastore; tenuto in conto di servo, non perse
la sua dignità di Figlio; era portato da Maria,
mentre era rivestito del Padre suo;
calpestava la terra e riempiva il cielo; si
mostrava bambino, ma non abbandonò
l’eternità; apparve povero, ma non si spogliò
delle sue ricchezze; bisognoso di cibo, non
smise di nutrire il mondo; rivestì la forma di
servo, ma non mutò la forma del Padre. Egli
era tutto. Stava innanzi a Pilato, mentre era
assiso con il Padre; era fissato al legno e
sosteneva l’universo.
Questa visione unitaria conferma la volontà
salvifica universale di Dio: poiché non esiste
né un altro ordine, né un’altra volontà!
 Cristo è il filo che cuce insieme le diverse parti
della creazione e della storia,
 ed è la realtà (veritas) di cui la Natura e
l’Antico Testamento sono figure (anticipatrici).
È la lettura tipologica della storia:
Dall’Albero di vita alla croce: dal legno al
legno e da Eden a Sion, da Sion alla santa
Chiesa e dalla Chiesa al Regno
(Efrem Siro)
In ultima analisi, l’ordine del mondo è l’ordine
cristiano e viceversa l’ordine cristiano è l’ordine
del mondo. Ogni ordine diverso dall’ordine cristiano
non riflette l’ordine autentico del mondo… è da
rilevare che nell’espressione “ordine cristiano”
l’aggettivo prevale sul sostantivo. “Cristiano”, che
deriva ovviamente da Gesù Cristo, non è quindi da
intendere come la modifica di un ordine
sostanzialmente precostituito: non preesiste un
ordine che poi il cristianesimo sopraggiunge a
modificare e vivacizzare come tinteggiatura in
azzurro o in rosa; ma l’ordine si costituisce
precisamente in quanto cristiano, cioè nel
riferimento diretto a Gesù Cristo; è Gesù Cristo a
fondare l’ordine cristiano, perché Gesù Cristo è il
“principio” del mondo (G. Colombo)
 La verità dell’uomo: figlio!
la Predestinazione precisa già cristologicamente la
natura del rapporto fondante ed originario
dell’uomo con Dio
il punto di partenza cristologico impone di vedere
l’uomo, sin dall’inizio, dentro il piano divino, in
rapporto a Gesù Cristo, non considerato
“genericamente” nella sua “natura”.
Non ha consistenza, pertanto, la possibilità stessa di
un “duplice ordine” di realtà (naturale e
soprannaturale) né una visione “astratta” dell’uomo
 si recupera in questo modo il «soprannaturale
concreto» (F.G. Brambilla), che è l’unico ordine
voluto da Dio, quello incentrato su Gesù Cristo,
cioè l’ordine della predestinazione
Il rapporto dell’uomo con Dio è plasmato
secondo la forma Christi:
non si tratta di una semplice relazione da creatura a
Creatore
neppure quella di un qualsiasi partner all’interno di
un patto di amicizia: l’uomo non è creato e, poi (in
un ipotetico “secondo” momento), chiamato, “elevato”
ad un rapporto di amicizia particolare con Dio
neppure è sufficiente dire che è genericamente
chiamato alla divinizzazione, a “diventare come dio”
bensì alla cristificazione, ad essere “figlio
adottivo”
più precisamente Dio vuole stabilire la relazione di
Paternità con tutti nel Figlio per lo Spirito Santo:
questo è il piano di Dio.
Qui si dischiude sinteticamente il contenuto
della tesi: la predestinazione non è
genericamente la chiamata dell’uomo alla
comunione con Dio, ma questa si rivela
cristianamente come relazione filiale.
La filiazione, dunque, è il carattere proprio,
specifico del rapporto cristiano con Dio, il
Padre di Gesù:
«Il tema della filiazione... esprime la
modalità cristiana della divinizzazione:
il cristiano partecipa della vita divina a
modo di figlio, poiché riceve in sé la
presenza dello Spirito di Cristo, che è il
Figlio di Dio» (L. Serenthà).
La figura storica della filiazione
Predestinati secondo
l’Immagine del Figlio
Piano dell’eternità
Per diventare con-formi
all’Immagine del Figlio
Piano della attuazione storica
 La dimensione trinitaria
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È evidente, in tutto questo, anche l’originaria
dimensione trinitaria del piano salvifico:
precisare il contenuto filiale (e non «generico») del rapporto di comunione con Dio, significa affermare la relazione con ciascuna
persona trinitaria:
una relazione di paternità-filialità con l’Abbà
una relazione di fraternità-imitazione con
Gesù primogenito di molti fratelli
una relazione di inabitazione-docilità con lo
Spirito che è l’artefice della comunicazione
di questa relazione filiale.
 La predestinazione nella storia della fede
Momento biblico:
Elezione
Predestinazione
Perché iniziare dalla Sacra Scrittura?
impossibile dare all’uomo una risposta al di fuori della
storia della salvezza
non cadere in teorizzazioni o formulazioni “astratte”
sulla volontà divina, fermandosi invece alla storia,
all’evento Cristo
Per esprimere il progetto di Dio e la sua volontà:
la teologia usa il termine tecnico di predestinazione
la Bibbia usa una terminologia varia: eleggere,
predestinare, riconoscere, chiamare.
Quattro linee di studio possibili: il tema dell’elezione
nell’Antico Testamento, del regno nei sinottici, del
mistero in Paolo e della verità in Giovanni.
Noi? La categoria di Alleanza/Elezione per l’AT e quella
di Predestinazione per il NT, in particolare per Paolo
L’AT. L’elezione del popolo
 il libro del Deuteronomio da forma compiuta al
tema dell’elezione; in particolare il passo di Dt
7,6-16
 l’elezione diviene l’elemento costitutivo stesso del
popolo di Israele.
6 Tu infatti sei un popolo consacrato al Signore tuo
Dio; il Signore tuo Dio ti ha scelto per essere il
suo popolo privilegiato fra tutti i popoli che sono
sulla terra.
7 Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non
perché siete più numerosi di tutti gli altri
popoli - siete infatti il più piccolo di tutti i popoli -,
8 ma perché il Signore vi ama e perché ha
voluto mantenere il giuramento fatto ai
vostri padri, il Signore vi ha fatti uscire con
mano potente e vi ha riscattati liberandovi
dalla condizione servile, dalla mano del
faraone, re di Egitto.
9 Riconoscete dunque che il Signore vostro
Dio è Dio, il Dio fedele, che mantiene la sua
alleanza e benevolenza per mille
generazioni, con coloro che l’amano e
osservano i suoi comandamenti…
16 non servire i loro dei, perché ciò è una
trappola per te”.
Sottolineiamo i seguenti elementi:
a) La terminologia: bachar = eleggere (NT =
ekleghestai)
 Vuol dire separare: per il Dt Jahvè separa
Israele dagli altri popoli, affinché sia un popolo
santo, che appartiene a Jahvé.
 Dio ha destinato Israele a ciò, e senza ragione.
L’elezione è dovuta soltanto all’amore e alla
fedeltà di Dio ...
 Nell’uso religioso di bachar l’accento viene
posto sulla grazia come motivo dell’elezione.
b) Il soggetto dell’elezione: il Signore tuo Dio
(v.6.7): Dio è sempre il soggetto di tutte le
azioni.
c) Il destinatario: il popolo (v.6).
Aspetto fondamentale e costitutivo dell’elezione
è la dimensione comunitaria dell’elezione: il
destinatario (sia nell’AT che nel NT) è il popolo,
non un singolo.
Anche nel caso delle vocazioni dei singoli
(patriarchi - profeti) va ricompresa
nell’insieme dell’elezione del popolo; sono
personalità corporative
d) Lo scopo: l’elezione è relazione
personale. Il contenuto di tale chiamata è un
patto di Alleanza tra Dio e Israele: è una
scelta che genera un legame
interpersonale, al punto da poter essere
definito come un rapporto di
“appartenenza”.
“Il Signore si è legato a noi per essere il suo
popolo privilegiato” (v. 6);
similmente si ricordi la formula sintetica
dell’Alleanza dell’AT: “Io sono il Signore tuo
Dio e tu sei il mio popolo”.
La chiamata ha un fine ben preciso: creare un
legame di speciale appartenenza tra Dio
e questo popolo, al punto tale che questo
tratto lo separi, lo distingua da tutti gli
altri popoli.
L’elezione (bachar) consiste nel fatto che Dio
separa il popolo affinché sia santo (riservato
per Lui) come Lui è Santo: lo rende simile a sé,
e crea un legame con il popolo (cf Dt 14,2).
 Non si tratta ancora dell’intimità filiale
dischiusa da Gesù, ma si entra già in una
relazione personale, amorosa, e non
puramente in un legame giuridico.
e) Il
motivo: l’elezione è amore
gratuito
v. 7 in negativo = “non perché siete più
numerosi”: non per motivi di merito o di qualità
morali/soggettive
v. 8 in positivo = “ma perché il Signore vi
ama”.
Il motivo, il fondamento e la ragione ultima di
questa elezione: l’amore libero e gratuito di
Dio.
Immotivato e preveniente: tutto ciò che qualifica
la Grazia. Il carattere principale di tale rapporto
è la gratuità: dunque, l’Amore.
 Si insiste sulla convinzione che non esiste
alcuna ragione per l’elezione. Solo la
benevolenza divina, in se stessa e non qualche
prerogativa particolare di Israele.
 Nell’uso religioso di bachar, l’accento viene
posto sulla grazia come motivo dell’elezione:
il popolo d’Israele non ha nei confronti di Dio
alcun valore proprio, per amore del quale Dio
lo avrebbe eletto.
 Per questo l’elezione parla di Dio, è
rivelazione del Volto di Dio.
f) Elezione e prova
nella conclusione emerge un avvertimento: ciò è
una trappola per te (v. 16)
la possibilità della defezione rimane “reale”
anche per il popolo dell’Alleanza
il richiamo costante alla fedeltà indica la
possibilità tragica di perdere il dono (v. 16):
l’elezione avviene in mezzo alla tentazione, ha
il carattere della lotta
 sia per le minacce esterne sia per la
possibilità reale della propria infedeltà.
 Ciò richiama costantemente la comunità da
ogni falsa securitas, in quanto la tentazione è
costante e impone la lotta per rimanere fedeli.
g) Universalismo?
Va denunciato un limite significativo nella
presentazione dell’elezione nel Dt: è una
visione ancora particolaristica, ristretta al
solo Israele, mentre dovrà aprirsi ad un
orizzonte universale!
Anche se una risposta definitiva si avrà solo nel
NT, già nell’AT si trovano ampliamenti
significativi, in cui si riconosce il ruolo di
Israele per la salvezza del mondo intero: Is
42,1-4.5-9: 49,7s; Mal 1,11 Sof 2,11; 3,9.
Conclusione su Deut e AT
Si chiarisce che la via per comprendere l’uomo
quale oggetto dell’agire salvifico di Dio
occorre muovere dal progetto di Alleanza da
parte di Dio, di cui l’Elezione sottolinea in
particolare il carattere «gratuito»
La predestinazione in Paolo:
il mysterion divino
in Gesù Cristo
Passaggio: dall’AT al NT
Dall’esperienza storica del popolo d’Israele, il
NT risale al disegno precedente la creazione
del mondo (Ef 1,4), il piano eterno (Ef 3,11;
2Tm 1,9).
Si assiste, così, alla presa di coscienza
dell’universalizzazione del progetto di Dio e al
riconoscimento che l’esperienza storica
vissuta dal popolo di Israele è segno della
volontà eterna di Dio.
C’è una duplice “estensione” nella visione del
piano divino: un’estensione nello spazio poiché è “per tutti”, è universale - e nel
tempo - in quanto è “da sempre”.
 il NT opera la piena rivelazione di tale progetto
manifestandone il carattere cristologico: il piano di
Alleanza/elezione di Dio ha il suo centro nell’opera
e nella persona stessa di Gesù Cristo
 la dottrina dell’elezione, infatti, pur iniziata e fondata
nell’AT ha il suo pieno svolgimento in Gesù: Lui ne è
la rivelazione definitiva e, conseguentemente, il
criterio interpretativo: la scelta della grazia di Dio è
elezione della comunità del nuovo Israele solo in
quanto essa è elezione in Gesù Cristo
per questo, per comprendere l’uomo quale oggetto
dell’agire salvifico di Dio è necessario muovere
dalla comprensione del progetto eterno di Dio in
Cristo.
 I Sinottici approfondiscono il progetto di
Dio nella predicazione di Gesù sul Regno,
mentre Giovanni lo esprime con la categoria
di verità
 Ma è Paolo ad aver condotto ampiamente
questa riflessione (Rom e Ef) e, soprattutto,
ad essere stato il punto di riferimento del
dibattito storico (Agostino - Calvino)
relativo alla predestinazione. Per questo
s’impone come oggetto privilegiato di studio.
La teologia paolina
della predestinazione
 Il Mysterion divino: il piano di Dio
 Romani 8,28-30: la catena aurea
 Ef 1,3-14: la figliolanza adottiva
 Colossesi 1,26-28: la creazione in
Cristo
 Il Mysterion = il piano divino
Paolo approfondisce il disegno salvifico di Dio nelle
riflessioni sul mysterion, ossia il mistero eterno
della Sua volontà (Ef 1,9), che si è rivelato in
Cristo.
 Testi di riferimento sono: Rom 16,25; 1Cor 2,7;
Ef 1,9. 3,3; 4,9; 6,19; Col 1,26.
Qui Paolo ritrova la verità dell’uomo ed il suo legame
con Cristo.
 Testi di riferimento per l’antropologia paolina:
Rom 8,28-30, Ef 1,9-10 (v.9); 3,3-6 (3 e 5); Col
1,26-28 che declinano progressivamente la
teologia della predestinazione per Paolo.
Ef 3 presenta il mysterion divino in questa
dialettica di nascondimento-rivelazione:
A me…è concesso di mettere in luce qual è
il disegno contenuto nel mistero, nascosto
da secoli in Dio, creatore dell’universo. In tal
modo, per mezzo della Chiesa, è manifestata
ora ai Principati e alle Potenze dei cieli la
multiforme sapienza di Dio, secondo il
progetto eterno che egli ha attuato in
Cristo Gesù nostro Signore (3,8-13)



il mistero della volontà divina (Ef 1,9) non è
più qualcosa di segreto e nascosto
Il termine mistero, biblicamente inteso, non
equivale minimamente a qualcosa di
“misterioso”, oscuro o incomprensibile. Non
ha affatto un’accezione “intellettualistica”
indica il disegno eterno di Dio, ormai disvelato e conosciuto: in Gesù Cristo. Anzi,
pare identificarsi con Cristo stesso secondo l’accezione di Col. In Lui la volontà
salvifica di Dio si è manifestata, si è fatta
conoscere e dunque, non è più né “oscura”
né manipolabile/equivocabile. Per questo,
alla luce del mysterion possiamo cogliere
definitivamente chi sia l’uomo.
Il contenuto del piano divino: la
predestinazione
Il contenuto di tale mistero – il progetto di salvezza - è
declinato da Paolo nella tesi della predestinazione,
la quale, a sua volta si specifica nella filiazione in
Cristo.
I testi di Ef 1,3-14 e 2,1-10, Rm 8,28-30 presentano il
mistero divino come elezione in Cristo di tutta
l’umanità prima ancora della creazione del mondo,
come predestinazione in Cristo di tutta l’umanità ad
essere figlia di Dio, come offerta abbondante della
grazia meritata dal sangue di Cristo per la nostra
redenzione. Non solo in questa comunione sono vinte
le dinamiche di divisione ma, in essa, è preannunciato
e anticipato il compimento della storia umana: la
riconciliazione, l’assunzione in Dio (G. Colzani)
 Romani 8,28-30: la catena aurea
28 Del resto, noi sappiamo che tutto
concorre al bene di coloro che amano
Dio, che sono stati chiamati secondo il
suo disegno [prothesis].
29 Poiché quelli che egli da sempre ha
conosciuto li ha anche predestinati
[proorisen] a essere conformi
all’immagine del Figlio suo, perché egli
sia il primogenito tra molti fratelli.
30 Quelli poi che ha predestinati li ha
anche chiamati; quelli che ha chiamati
li ha anche giustificati; quelli che ha
giustificati li ha anche glorificati”.
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Antropologia ISSR Capitolo I - appunti e i file audio delle lezioni