MEMORIA e RESPONSABILITÀ nel SEGNO di ANTIGONE mercoledì 26 aprile 2006 “SCRIVERE LA STORIA” Auditorium Regione Emilia Romagna - Bologna Classe IIIC – Prof.ssa Maura Baldinini Liceo Ginnasio Statale “M. Minghetti” – Bologna Responsabilità individuale «Quale norma divina ho trasgredita? ma perché devo ancora rivolgermi agli dei? perché chiamare aiuto? Per amore del sacro ho guadagnato fama di sacrilega. Se questo è bene agli occhi degli dei, posso soffrire ed ammettere la colpa» [..] poÛan parejelyoèsa daimñnvn dÛkhn; TÛ xr® me t¯n dæsthnon ¤w yeoçw ¦ti bl¡pein; tÛn' aéd• n jumm‹xvn; ¤peÛ ge d¯ t¯n duss¡beian eéseboès' ¤kths‹mhn. ll' eÞ m¢n oïn t‹d' ¤stÜn ¤n yeoÝw kal‹, Ž payñntew ’n juggnoÝmen ²marthkñtew: [..] (Sof, Antigone, vv. 915-926) Responsabilità individuale Queste parole, pronunciate da Antigone nell’omonima tragedia di Sofocle, ambientata 2400 anni fa, rimangono ancora molto attuali poiché presentano una problematica insita in ogni civiltà: OBBEDIRE ALLA LEGGE DELLO STATO O A QUELLA DEL CUORE? Successione dei fatti Polinice è morto, con lui perde la vita anche il fratello Eteocle: nel duello fratricida la guerra termina con notevole spargimento di sangue Il nuovo re, Creonte, emana un terribile decreto: “Polinice giaccia insepolto e illacrimato”, a cui si oppone con forza Antigone, sorella di entrambi i combattenti. Si scontrano due opposte concezioni di LEGGE, di SOCIETA’ e di POLITICA Perché l’Antigone? Rappresenta l’emblema del GIUSTO Interpretazione di Hegel di Antigone come rappresentante delle LEGGI NON SCRITTE Da quale parte si schiera Sofocle? Rapporto Creonte - Antigone Come deve comportarsi un uomo per essere “giusto”? Responsabilità collettiva «Ecco ragazzo, ecco il principio da tenersi in cuore: La volontà di un padre è sopra tutto. Perciò i padri si augurano figli obbedienti, da avere in casa propria, Perché ricambino il male al nemico E onorino l’amico insieme al padre» [..] Oìtv g‹r, Î paÝ`, xr¯ diŒ st¡rnvn ¦xein, gnÅmhw patrÐaw p nt≠öpisyen ¥st nai: toætou gŒ r oìnek€ ≠• ndrew eëxontai gonŒ w kathkñouw fæsantew ¤n dñmoiw ¦xein, Éw kaÜ tòn ¤xyròn Ž ntamænvntai kakoÝw, kaÜ; tòn fÛlon timÇ`sin ¤j àsou patrÛ. [..] (Sof, Antigone, vv. 639-644) Fase precedente il secondo conflitto mondiale La perdita di punti di riferimento può portare alla nascita di una dittatura, vista come ricerca di un nuovo “assoluto materno” I tedeschi hanno vissuto il loro rapporto con il Führer come una sorta di innamoramento L’accecamento che ne è conseguito ha portato un’intera società a regredire ad uno stadio infantile Fase successiva al conflitto mondiale Il popolo tedesco è pervaso da un grande senso di tradimento Dolore melanconico: sconfitto il Führer, che rappresentava una proiezione di loro stessi, i tedeschi si sono sentiti sconfitti nella loro sfera individuale Dopo quanto accaduto non è avvenuta una sana elaborazione del lutto, ma si sono manifestati diversi insani “atteggiamenti”: - rimozione collettiva in toto - negazione dei fatti successi - isolamento dell’affetto, che porta all’eliminazione delle emozioni e ad una crudele oggettivazione dei sentimenti Il rischio è quindi che tutto possa riaccadere Generazioni successive Tra vittime e carnefici si assiste spesso a reazioni speculari: i figli di entrambi sono infatti oppressi dalla mancanza di comunicazione con i genitori L’elaborazione di quanto accaduto spetta dunque alla generazione successiva Nasce così una società del sentire e del capire, grazie ad un lavoro di recupero su se stesse svolto da parte delle nuove generazioni Interrogativi aperti Il comportamento di una società intera può essere guidato da una tendenza schizofrenica di massa? Servirsi della cultura, intesa anche come capacità di capirsi e di guardarsi dentro, può essere un modo per rielaborare quanto è successo? Al di là dell’educazione personale e del sentire privato, bisogna comunque pretendere sempre la messa in gioco di una responsabilità individuale? Si può dunque educare alla responsabilità? Chi è il “GIUSTO” «Basta che esista una sola persona degna di questo nome per poter credere negli uomini» Etty Hillesum «Un uomo giusto è un NON EBREO che ha rischiato la vita per venire in aiuto a degli ebrei» Parlamento israeliano, 1953 Il giusto è un uomo che ha agito secondo la propria coscienza individuale assumendosi una responsabilità individuale in un periodo storico in cui esisteva solo una coscienza di massa. La Commissione dei Giusti E’ costituita negli anni ’60 con lo scopo «di PRESERVARE la MEMORIA del BENE RICEVUTO in nome di un sentimento che nasce da un dovere di gratitudine» Moshe Bejski Moshe Bejski Sopravvissuto alla Shoah grazie alla Lista di Schindler e testimone al processo Eichmann, si è sempre battuto affinché il ricordo delle azioni dei “Gentili” nei confronti degli ebrei venisse ricordato e onorato. Grazie al suo lavoro sono nati la Commissione dei Giusti e il Giardino dei Giusti. Il Giardino dei Giusti Viene inaugurato il 1° Maggio 1962 con lo scopo di preservare concretamente il RICORDO dei Giusti piantando un albero di CARRUBO. Il CARRUBO viene scelto in quanto pianta PERENNE, VIGOROSA, RESISTENTE ma non solenne come il cipresso per dare un’idea di UMILTA’ e non di ostentazione. Giorgio Perlasca «La vita di un uomo solo ha lo STESSO VALORE del mondo intero» dal Talmud Insignito del titolo di GIUSTO nel 1989: fuggito da un campo d’internamento ungherese dopo l’8 settembre 1943, si rifugia nell’Ambasciata spagnola dove, dopo la fuga dell’ambasciatore, si finge diplomatico spagnolo e concede protezione a più di 5000 ebrei. La coscienza individuale «Non potevo più sopportare di vedere persone marchiate come animali, di veder uccidere bambini. Lei cosa avrebbe fatto al mio posto?» Giorgio Perlasca Il caso di Perlasca assume un’importanza particolare dal momento che non era e non fu mai un ANTIFASCISTA, quindi agì secondo la propria COSCIENZA INDIVIDUALE I “giusti” Non sono supereroi ma PERSONE Durante il Processo ad Eichmann fu posta questa terribile domanda a Bejski: “Eravate 15.000 prigionieri di fronte a qualche centinaio di SS. Perché non li avete attaccati? Perché non vi siete rivoltati?” La cosa più importante era DIMENTICARE. Quando fu chiamato a testimoniare al processo, Bejski si accorse che avrebbe dovuto ripensare alla sua storia e disse: “Non potevo farne a meno”. La memoria felice M. Bejski si dedica ai Giusti per LASCIARE MEMORIA Si ha necessità del BENE per vivere e ricordare Per guarire, la MEMORIA FERITA deve sottoporsi a a ciò che Freud chiama il LAVORO DEL LUTTO Solo al CITTADINO si apre la possibilità di una MEMORIA SANA, capace di evitare il doppio rischio dell’eccesso di memoria o dell’oblio Massimo Borghesi: “la Memoria esce dall’elaborazione del dolore, dal risentimento, solo se è il ricordo della felicità passata, ridestato dall’incontro con un evento presente che suscita la speranza di un rinnovarsi di quella felicità” Il perdono Secondo Ricoeur, “per andare da memoria sana a memoria felice, bisogna passare attraverso il problema del PERDONO. Ma il perdono è ATTO DIFFICILE”. Il PERDONO non è normale, banale, né normativo, non è un dovere, né è normalizzante, non ricrea una situazione normale, non ricrea la situazione precedente Il PERDONO non cancella il male compiuto ma scioglie il COLPEVOLE dalla COLPA e gli dà la possibilità di RICOMINCIARE, anche se gli rimane un DEBITO La POLIS si regge, di fronte all’imperdonabile, sul legame reso possibile da una mancanza, da un DEBITO SENZA PIU’ LA COLPA, per sempre INSOLVENTE Il significato del “perdono” v Il Giardino dei Giusti rende possibile il racconto di avvenimenti che in altro modo non potremmo sopportare e che verrebbero rapidamente rimossi v La memoria felice, resa possibile dal perdono, sembra essere una figura escatologica, poiché mette in comunicazione con una dimensione “altra”, in cui felicità e giustizia, oblio e memoria, torneranno a darsi la mano. Il perdono è un segreto, anzi, un mistero di fronte a cui occorre inchinarsi. Il ruolo del testimone v Egli non è tanto il testis latino quanto invece il superstes, che ha attraversato fino in fondo un evento e può renderne testimonianza. v Il testimone ha alcune caratteristiche essenziali: verità delle sue affermazioni, richiesta di essere creduto, la testimonianza giova al testimone stesso e alla società. v Essere testimone abbraccia tre ambiti: essere colpevole, essere in debito, essere responsabile. Il fattore più singolare fra i tre è certamente il senso di colpa provato dal testimone. v Due possono essere i motivi per cui un testimone può sentirsi in colpa: il primo, non aver avuto la forza di opporsi al sistema. Il secondo motivo per cui il testimone si vergogna è legato semplicemente al fatto di essere sopravvissuto. Il valore della testimonianza v L’essere in debito del testimone si esplica nel sentire un debito di riconoscenza nei confronti di coloro che l’abbiano eventualmente aiutato. v L’atto della testimonianza è il primo passo per ricostruire la memoria ma il rischio di un’eccessiva attenzione al testimone è la sacralizzazione dello stesso. L’affare Wilkomirski è illuminante al riguardo. v Perciò non bisogna mai accettare acriticamente le testimonianze e considerare il testimone quasi come un oggetto di culto ma ricordare sempre che chi rende testimonianza è semplicemente un uomo che non chiede altro che di essere ascoltato e che si rifletta sulle sue parole. Bibliografia v v v v v v v v v v v v v v v v v v Gabriele Nissim Il tribunale del bene Oscar Mondadori Enrico Deaglio La banalità del bene Feltrinelli Hannah Arendt La banalità del male Feltrinelli Sofocle Antigone Maria Grazia Ciani Variazioni sul mito Marsilio A.A.V.V Linea tempo ‘La memoria’ Anno VII, vol 3 dic. 2003 A.A.V.V. Negazionismi, Shoah, I Giusti, e la Speranza Itaca Simon Wiesenthal Giustizia non vendetta Oscar Mondadori Abraham Coehn Talmud Laterza Renate Siebert Non dimenticare. Frammenti di una “trad.ne negativa” Liliana Segre Sopravvissuta ad Auschwitz Edizione Paoline Sante Maletta La memoria felice Dal sito www.gariwo.net Appunti dal convegno ‘Il racconto del testimone’ Carpi, 2 dicembre 2005 Natalia Miccoli Responsabilità in un’ottica psicoanalitica Etty Hillesum Diario 1941-1943 Adelphi Benjamin Wilkomirski Frantumi Mondadori Alberto Cavaglion Ebrei senza saperlo L’ancora del mediterraneo I disegni sono stati realizzati da Alison Forest che ha anche preso ispirazione, rielaborandole, da immagini tratte, come alcune fotografie, da siti Internet grazie al lavoro di ricerca di Vanessa Piromallo Progetto realizzato da Aleotti Nadia Armao Giulia Babini Valentina Benassi Eleonora Busi Carlotta Fenati Umberto Forest Alison Ghedini Marta Gherardi Marina Gnesini Federico IIIC – Liceo Ginnasio “M. Minghetti” Greco Francesca Insolera Pietro Manara Ilaria Mazzetti Sara Montanari Roberta Parenti Sara Piromallo Vanessa Rossi Eleonora Salieri Luisa Serantoni Maria Giulia Zambonelli Giulia Coordinatrice: Prof.ssa Maura Baldinini