Liceo Scientifico “G. Aselli”
Anno scolastico 2010/2011
Classe 2°F
Storia/Educazione Civica
Percorso sul dialogo interreligioso:
“Segni per incontrarsi”
Progetto promosso da: Comune di Cremona –
Assessorato ai Diritti di Cittadinanza – Centro
Interculturale Mondinsieme – Tavolo Interreligioso di
Cremona
Flussi
migratori
ieri/oggi
Quando ad emigrare
erano gli italiani
IERI
OGGI
DA DOVE SI PARTIVA
Al giorno d’oggi gli italiani emigrati
all’estero sono 4 028 370.
Ogni anno ne emigrano circa 50 000.
DOVE SI VA: Francia, Inghilterra,
parte dell’est Europa (55%);
America (39,3%); Oceania (3,2%);
Africa (1,3%); Asia (0,9%).
Fonti: AIRE e MAE
Italia: Paese di immigrazione
Italiani residenti in Italia: 60 340 328
Stranieri residenti in Italia: 4 235 059
Ipotesi sulla presenza di irregolari in Italia:
500 000/ 600 000
Paesi di provenienza: 1. Romania
2. Albania
3. Marocco
4. Cina
5. Ucraina
Gli stranieri incidono sul PIL italiano per l’11%.
Nel rapporto tra contributi versati dagli stranieri
(tassazione e contributi pensionistici; costo dei permessi di
soggiorno) e spesa dello Stato per assistenza ed
integrazione, lo Stato guadagna circa un miliardo di euro.
La popolazione italiana media è ANZIANA, mentre quella di
provenienza straniera è GIOVANE.
Le professioni maggiormente svolte sono: 55,9% SERVIZI
(settore terziario, alberghi, assistenza anziani), 31,9%
INDUSTRIA (edilizia, metallurgia), 8,7% AGRICOLTURA.
La Lombardia vede sul proprio territorio un maggior numero
di stranieri rispetto alle altre regioni.
Il 24,4% di studenti stranieri frequenta scuole in Lombardia.
Nella provincia di Cremona gli stranieri sono 37.447 (totale
abitanti: 362 061).
Tavolo Interreligioso di Cremona
Il Tavolo interreligioso di Cremona è nato nel 2006 su impulso di
alcuni soggetti che facevano parte del Centro interculturale
“Mondinsieme”.
La loro attività ha la finalità di favorire valori come: il diritto
all’espressione della propria religione, ad avere un proprio luogo
di culto, alla conoscenza dei contenuti e delle tradizioni di ogni
espressione religiosa, all’incontro interreligioso di dialogo e di
fraternità.
Le chiese che fanno parte del Tavolo Interreligioso sono:
Comunità Buddista Soka Gakkai, Comunità Cristiana Avventista
del 7° giorno, Comunità Cristiana Cattolica, Comunità Cristiana
Ortodossa, Comunità Evangelica Metodista Valdese, Comunità
Islamica, Comunità Sikh.
Seguiranno alcune
immagini a
confronto tra
l’emigrazione
italiana del ‘900 e
l’immigrazione
contemporanea nel
Il perché dell’emigrazione
Divieto d’accesso agli stranieri!
Manifestazioni per i propri diritti
Mass media e immigrazione,
un rapporto difficile
PAROLE DA METTERE AL BANDO
• Clandestino
•
•
•
•
•
Extracomunitario
Vu cumprà
Nomade
Campi nomadi
Zingari
ALTERNATIVE
• Irregolare, rifugiato,
richiedente asilo, senza
documenti
• Non comunitario (per le
nazionalità non UE)
• Ambulante, venditore
• Rom/sinti
• Campi rom/ campi sinti
• Rom/sinti
Sondaggio lanciato dal quotidiano
“La Stampa” – 13/05/2009
Abbiamo provato a rispondere in
classe alla prima domanda. Abbiamo
poi riformulato la domanda e
constatato che l’esito della risposta
risultava nettamente diverso. La
causa era da ricercarsi nell’effetto
della formulazione numero 1, con
l’uso della parola clandestini
“Il governo ha deciso di
respingere i migranti
clandestini prima
ancora che arrivino in
Italia.
Siete d’accordo?”
“Il governo, nonostante
le obiezioni dell’Onu,
ha deciso di
respingere i migranti
in Libia, prima che le
loro imbarcazioni
arrivino in Italia e
senza verificare che
abbiano i titoli per
richiedere il diritto
d’asilo.
Siete d’accordo?”
(Dal libro: PAROLE SPORCHE – Lorenzo Guadagnucci, giornalisti contro il razzismo)
“Oggi ci fa paura ciò
che eravamo noi stessi
fino a qualche
decennio fa.”
Gian Antonio Stella
Il Viaggio Più Lungo L’Odissea Dei Migranti
Italiani
L’Orda – Quando Gli
Albanesi Eravamo Noi
L’Esule
Abbiamo riportato il testo di questa poesia con l’augurio che gli stranieri vengano
visti da tutti noi con lo sguardo di chi non pretende di giudicare anche ciò che non
conosce.
..."Ascolta questo e niente altro ..."
Così non guardarmi come un intruso.
Così non umiliarmi con il tuo sguardo.
Che cosa dunque credi? Tu niente sai di me.
Né da dove vengo...né perché mi trovo nella tua patria.
La via che ho percorso non l'ho percorsa certo per mia scelta.
Non posso pensare che, ospite indesiderato,
mi sia accostato alla tua mensa
NEMAT MIRZAZADEH
per il profumo di un pezzo di pane.
Poeta esule iraniano
In verità io non provai attrazione per la tua terra;
neanche il diluvio potrebbe sradicarmi dalla mia.
Prova allora ad immaginare che cosa sia successo,
perché, contro la mia volontà,
io approdassi alla tua terra.
Suppongo che tu non mi conosca.
Ebbene considerami un ospite di passaggio,
che neanche un attimo più del necessario
desidera trattenersi nella tua casa,
che in nulla, proprio nulla,
vuole attendere al tuo privato.
A fronte di tutte le tue aspirazioni,
neanche una manciata di paglia
io pongo sul piatto della bilancia.
Come fai, dunque a giudicarmi?
Anche per me esiste una patria
che ho amato più della mia vita.
Per anni ho sopportato croci lungo il cammino
nella speranza di migliorarla.
Solo le ondate dell'imprevisto e della sventura
mi hanno gettato sulla tua spiaggia.
Ma, ovunque mi trovo, nel mio petto non sussiste
altro che la mia patria.
Che cosa mai posso dirti perché tu sappia chi sono?
Dei miei avi tutto ignori.
Quanti canti immortali per lunghi secoli
essi hanno effuso sotto la cupola azzurra del cielo?
Quante immagini hanno impresso
nella memoria dell'universo?
Ma tutto ciò ti interessa davvero?
Questa storia- mi fai capireNon ha niente a che vedere con la tua.
Quand'è così, allora, non chiedere più di me.
Lasciami nella mia solitudine con la mia sofferenza.
Sappi solo che anche per me esiste una patria
e che conto i giorni nell'attesa che la via
torni a spianarsi verso di essa.
Ascolta questo e niente altro:
che al mio paese l'ospite é caro
quanto la propria anima.
Nemat Mirzazadeh
poeta esule iraniano
Noi e le parole dell’ Islam
Incontri tra la civiltà araboislamica e la civiltà europea
Il fondamento della religione
islamica: i 5 pilastri
Il vocabolario minimo per
iniziare
la
conoscenza
dell’Islam
Le parole da utilizzare in
maniera corretta sull’ Islam
Incontri tra la civiltà arabo-islamiIca
e la civiltà europea
Già nell’antichità, precisamente a partire dall’ VIII secolo d.C. la civiltà
europea cominciò ad entrare in contatto con la civiltà araba e con l’ Islam.
Infatti già nel 732 Carlo Martello, re dei Franchi, affrontò a Poitiers la
presenza araba in Europa. Successivamente nel 778 Carlo Magno venne
chiamato dall’ emiro di Saragozza per fronteggiare il sovrano omayyade di
Cordova in situazione di conflitto. L’ evento storico della battaglia di
Roncisvalle - l’attacco della retroguardia dell’esercito franco da parte dei
predoni baschi- venne poi interpretato in chiave di conflitto religioso nell’ Età
delle Crociate, dando origine alla Canzone di gesta: “Chanson de
Roland”(sec. XI ). Tale componimento veniva cantato lungo le vie dei
pellegrinaggi dalla Francia verso il santuario di Santiago de Compostela.
Inoltre con l’orientamento dei commerci e la nascita delle Repubbliche
marinare i contatti aumentarono e si intensificarono.
Nelle Crociate, viste come scontro tra due religioni, quella orientale
islamica e quella occidentale cristiana, si riuscirono ad infittire i rapporti tra i
due mondi, benchè fossero vere e proprie guerre di conquista dove si
mirava ad arricchirsi.
Incontri tra la civiltà arabo-islamica
e la civiltà europea
Nonostante ciò l’ appartenenza a schieramenti ostili non impedì di
concludere scambi commerciali e buoni affari. Grazie a questo si
moltiplicarono i rapporti culturali con la civiltà arabo-islamica.
Questi numerosi contatti consentirono la diffusione di conoscenze
scientifiche, tecniche , filosofiche, mediche di origine islamica considerate le
più avanzate fino al Rinascimento (Avicenna - Ibn Sina e Averroè - Ibn
Rushd) .
Grazie alla presenza in Sicilia e in Spagna di esponenti della cultura araba
e persiana si riscoprì il valore della filosofia (cfr. studi e traduzioni di opere
aristoteliche e letteratura greco-ellenistica.
Altro importante contributo degli arabi che persiste fino ai giorni nostri è la
decifrazione da alcuni testi sanscriti (civiltà indiana) della numerazione che
sostituì quella latina, diffondendo il più comodo utilizzo di quelli che ancora
noi chiamiamo numeri arabi. L’influenza della civiltà araba è riscontrabile
nell’architettura in città come, ad esempio, Palermo e Venezia, dove si
possono vedere archi ad ogiva, mihrab, cupole, bassorilievi e mosaici
riproducenti immagini orientali.
Venezia e l'Islam 828 - 1797
In principio fu Bisanzio. Con i suoi sontuosi ori, gli scintillanti smalti, le
fulgide gemme, lo splendore di corte ad illuminare schemi e forme
dell'arte veneziana, nei primi secoli del Medioevo. Poi - fra il XII ed il
XIV secolo - giunsero gli Arabi, e offrirono nuove fonti d'ispirazione e
modelli per le creazioni d'arte. Comunque, Oriente. E i palazzi
lagunari s'adornarono di tappeti policromi, di levigata seta, broccati
luminosi e soffici velluti, divenendo magnifici emblemi della
crescente potenza veneziana. Mentre i rapporti commerciali con
l'"altra sponda" del Mediterraneo s'infittivano, generando legami
privilegiati con le grandi dinastie musulmane - gli Ayyoubides, i
Mamelucchi e gli Ottomani - e i saperi e le tecniche orientali
venivano tradotti in piazza San Marco. A sua volta, la Repubblica
veneta, a partire dal XVI secolo, esportava lussuosi oggetti con
decorazioni islamiche in direzione delle grande capitali del Levante.
La mostra racconta proprio la storia delle relazioni commerciali tra
Venezia ed il mondo arabo-musulmano, nell'intento di evidenziare
gli scambi culturali da essi derivati, poco conosciuti e spesso
sottovalutati
GLI ARABISMI NELL’ITALIANO
Che la lingua araba, dal Medio Evo fino ai giorni nostri, abbia svolto un
rilevante influsso sull’italiano così come su molte altre lingue
neolatine (in particolare spagnolo e portoghese), è fatto ben noto. Il
risultato concreto, evidente a tutti, di questa influenza lunga di secoli
si ha nei cosiddetti prestiti arabi in italiano, cioè in quelle parole
entrate a fare parte integrante del vocabolario dell’italiano, ma per le
quali gli studiosi hanno rintracciato un’origine araba.
Se cerchiamo di definire brevemente, guardando ad una dimensione
storica più ampia, i motivi che hanno portato alla penetrazione di
parole arabe in italiano standard e nei vari dialetti, possiamo
delimitare almeno quattro diverse cause, distinte ma collegate tra
loro.
Il primo e più evidente, ma non necessariamente più importante,
motore dell’afflusso di arabismi in italiano deve essere individuato
nel fatto che, dall’ottavo alla fine del quindicesimo secolo, delle
compagini
statuali
arabo-islamiche
(e
berbero-islamiche)
governarono, con un’estensione territoriale mutevole, la penisola
iberica e, per il periodo dall’827 al 1091, anche la Sicilia.
Ovviamente, in quei territori di lingua romanza che si erano trovati
sotto il governo diretto degli arabi, l’influenza della lingua araba
dovette essere di necessità molto profonda.
e del lasso cronologico in cui esercitarono un loro dominio effettivo in
regioni a prevalente cultura latina, i differenti stati arabi hanno
sempre giocato un ruolo fondamentale nell’intreccio delle reti
commerciali che hanno legato le sponde del Mediterraneo durante il
medioevo e fino all’era moderna. Perciò, anche i contatti tra i
mercanti arabi ed italiani hanno favorito la diffusione nella nostra
lingua di numerosi elementi lessicali presi a prestito dall’arabo.
Accanto ai rapporti espressamente mercantili, anche le varie Crociate,
la cui organizzazione e realizzazione fu, come tutti ben sanno, il
risultato di un complesso di fattori tra i quali, oltre a quelli militari e
religiosi, non mancavano quelli economici e commerciali, hanno
probabilmente contribuito in maniera non secondaria all’arrivo di
termini arabi in Occidente.
Infine, oltre a queste tre vie di trasmissione dei prestiti che possiamo
considerare dirette, è necessario menzionare il fatto che un buon
numero di parole di origine araba è penetrato in italiano in maniera
per così dire indiretta e mediata, attraverso le traduzioni in latino, o,
meno spesso, in un qualche volgare italiano, di un gran numero testi
filosofici, astronomici, matematici e tecnico-scientifici redatti
originariamente in arabo.In secondo luogo, però, bisogna ricordare
che, al di là dello spazio geografico
•Termini botanici:
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Albicocco. Dal vocabolo arabo collettivo al-barqu¯q, con variante fonetica (birqu¯q),
che significa prugne, susine.
Arancio. Dall’arabo na¯rangÍ, vocabolo di origine persiana. In italiano la parola ha
subito la caduta della n- ritenuta parte dell’art. (*un narancio > un arancio; la forma
narancio è attestata nell'Ariosto e in alcuni dialetti, ad es. a Venezia troviamo
naranza).
Carciofo. Dal vocabolo arabo di senso collettivo hursÍu¯f .
Limone. Dall’arabo e persiano limun, a sua volta derivato probabilmente da una
lingua orientale. Arrivò in Occidente insieme al frutto, durante le Crociate.
Marzapane. Contemporaneamente ed indipendentemente due studiosi, R. Cardona e
G.B. Pellegrini, hanno esattamente individuato nel nome della città indiana di
Martaban il punto di partenza della dibattuta storia del termine: l’arabo martaban
designò, dapprima, un tipo particolare di vaso di porcellana, proveniente da quella
città (cfr. massapanus nel latino medievale della Curia romana, 1337, e marzapani
che, con varianti, s’incontra in inventari siciliani del 1487 e 1490: Lingua Nostra XV,
1954, 72, poi la confettura di zucchero e spezie, che quello solitamente conteneva
(martabana in una lettera da Aleppo, scritta nel 1574 da un mercante veneziano e
citata da G.B. Pellegrini).
Zafferano. Voce entrata in italiano dall’arabo za‘faran, forse con un tramite
veneziano.
• Termini commerciali
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Dogana. Dall’arabo diwan(a), libro dove si segnavano le merci in transito.
Facchino. La voce è stata a lungo ritenuta di origine francese. Più persuasiva la soluzione
proposta da Pellegrini che fa risalire il termine alla parola araba faqª°h, in origine giureconsulto,
teologo, passata poi ad indicare il legale chiamato a dirimere questioni relative alla dogana
(accezione questa chiaramente attestata nello Zibaldone da Canal: "tuti quelli che porta ollio in
Tonisto [= Tunisi] si lo convien desvasselar e farllo metere in çare e non se può far se lli fachini
del fontego de l'oio non è susso per vederllo inçarar"). La degradazione semantica da ufficiale di
dogana a portatore di pesi sarebbe avvenuta nei secoli XIV-XV, quando, in seguito alla grave crisi
economica del mondo arabo-islamico, gli antichi funzionari furono costretti a dedicarsi al piccolo
commercio di stoffe (e effettivamente in un testo latino medievale del Cadore del XVI secolo e in
un documento latino medievale di Venezia del 1458 la parola fachinus sembra indicare un
mercante), che essi stessi trasportavano di piazza in piazza sulle proprie spalle.
Fondaco. Dall’arabo funduq, alloggiamento per mercanti, a sua volta derivato dal sostantivo gr.
pandochêion, locanda.
Magazzino. Dalla parola araba di forma plurale makhāzin, depositi.
Ragazzo. E’ una voce sulla cui origine si è molto discusso. Tra le molte proposte avanzate, oggi
generalmente accettata dagli studiosi è la provenienza araba del vocabolo che deriverebbe dalla
parola raqqa¯sò. Raqqa¯sò, nel Magreb, significa corriere che porta le lettere, messaggero (dal
secolo XIII) ed è un termine molto probabilmente penetrato dalla Sicilia in Italia (o attraverso la
terminologia della dogana). Da notare che alcune testimonianze latine ( ragaceni, 1408, a
Cividale; ragazzini, 1492 a Faenza) non rappresentano un diminutivo, ma il regolare plurale arabo
di raqqa¯sò, cioè raqqa¯sòª°n.
Sensale. Dall’arabo simsa¯r, mediatore, derivato a sua volta dal persiano saps
•Termini scientifici:
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Cifra. Come per la parola zero l’origine è da ritrovare nell’arabo sòifr, propriamente
aggettivo col significato di vuoto (cioè assenza di unità). Anche cifra, infatti, indicava
originariamente lo zero e ancora nel 1740 il matematico Guido Grandi oppone cifra
(cioè zero) a unità.
Nadir. Dall’arabo nazir, (punto) opposto (allo zenit)
X, segno per indicare l’incognita. In ultima analisi deriva dalla parola araba sÍay’,
cosa, la cui lettera iniziale sÍ (da pronunciarsi sh, fricativa palatale sorda) era usata
come abbreviazione per indicare l’incognita nei testi arabi di algebra. In spagnolo
antico (come ancor oggi in portoghese) il suono sh era scritto con la lettera x e quindi
anche la sÍ dell’incognita divenne x. L. Fibonacci nel suo Liber Abbaci seguì questo
uso grafico e lo diffuse definitivamente.
Zenit. Il termine deriva dall’arabo samt al-ru’us, direzione delle teste. La parola indica
il punto in cui la verticale che passa per un punto di osservazione incontra la sfera
celeste.
Zero. L’etimologia è dall’arabo sòifr, vuoto, calco sull’aggettivo sanscrito s¢u¯nyá,
vuoto, che i matematici indiani, e sul loro esempio poi gli Arabi che trasmisero la
parola, col nuovo significato, in Occidente, usavano per indicare lo zero. Leonardo
Fibonacci latinizzò tale voce in zephirum, che poi, nelle fonti italiane, diventò zefiro,
zefro e quindi zero (documentato dal 1491). Un adattamento della parola araba più
vicino all’originale è quello dello spagnolo cifra, italiano cifra (francese chiffre, tedesco
Ziffer) col valore di segno numerico. Algebra. E’ voce introdotta in Occidente da
Leonardo Fibonacci col celebre Liber Abbaci (1202) e risale all’arabo ‘ilm al-gÍabr wa
al-muqa¯bala, scienza delle riduzioni e comparazione (opposizione).
Algoritmo. Il termine, che come nome comune indica un procedimento di calcolo,
deriva dal nome proprio del matematico al-Khwarizmi, che a sua volta significa nativo
del Kwarizm, regione dell’Asia centrale.
•Termini militari:
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Aguzzino. Dall’arabo al-wazīr, originariamente significante ministro, con
degradazione semantica.
Alfiere. Sia nel senso di "portabandiera" che nel senso, da esso derivato di "pezzo del
gioco degli scacchi movibile in senso diagonale lungo le caselle di uno stesso colore".
L’etimo è nello spagnolo alférez, che a sua volta viene, in ultima analisi, dal vocabolo
arabo al-fīl "elefante" (entrati in arabo dal persiano pīl).
Ammiraglio. La voce ammiraglio trae origine dall’arabo amª°r (comandante, principe,
governatore) passato attraverso il greco amerâs (già in Eginardo, Vita Caroli); sulla
specializzazione marinaresca della parola, già Michele Amari affermò che sarebbe
avvenuta in Sicilia, alla corte dei Normanni (di qui passata alle altre marine europee).
Ascaro. Soldato indigeno delle vecchie truppe coloniali europee, specialmente quelle
italiane in Eritrea e Somalia direttamente dall’arabo ‘askarī "soldato", su cui è stato
ricostruito il singolare maschile italiano ascaro.
Assassino. Deriva dalla parola araba hashishiyya o anche hashshashiyya, che
significa letteralmente fumatore di hashish. Il termine fu usato per indicare gli adepti
del gruppo ismailita dei Nizariti di Alamut in Persia, che seguivano con obbedienza
cieca il loro capo noto come "il Veglio della Montagna". Gli aderenti alla setta
avevano costituito una sorta di organizzazione terroristica ante litteram, per realizzare
azioni violente e assassini politici in vari paesi del Vicino Oriente. Si dice che, prima
di andare a compiere simili imprese, i membri del gruppo si inebriassero, fumando
cospicue quantità di hashish: da qui la denominazione, dalla connotazione
denigratoria, di hashishiyya che fu loro attribuita. L’uso del termine è stato poi esteso
ad indicare l’omicida, senza particolari attributi.
Cassero. Il termine, che indica la parte più elevata e munita di un castello, si
riconnette all’arabo qasòr, castello, che deriva dal greco bizantino kástron, a sua
volta proveniente dal latino castrum, castello, fortezza.
•Termini di uso comune:
• Baldacchino. Dall’arabo bagdādī, aggettivo con il senso di "di
Bagdad", che già in Levante significava tanto una "stoffa preziosa di
Bagdad" quanto "ornamento a forma di cupola, che sovrasta
qualche cosa".
• Caraffa. Dall’arabo magrebino garrafa "vaso cilindrico di terra cotta
con una o due orecchie": forse c’è stata contaminazione con un’altra
parola araba, qaraba, "bottiglia di vetro a grosso ventre".
• Giara. Parola forse entrata in italiano tramite lo spagnolo jarra o,
meglio considerata la cronologia, direttamente dalla sua origine,
l’arabo ğarra.
• materasso. Dall’arabo matrah dalla rad. taraha "gettare", cioè "luogo
dove si getta qualcosa", ad esempio un "tappeto sul quale coricarsi".
La parola compare quasi contemporaneamente in Italia, Francia,
Germania e Inghilterra, ma l’ipotesi più probabile e che il punto
primo di diffusione, necessariamente meridionale, sia stato l’Italia.
• Tazza. Dalla parola araba tāsa, giunta in tutto l’occidente
verosimilment dai porti del Levante.
• Zerbino. G. B. Pellegrini ha per primo riconosciuto l’origine ultima
della parola nella voce araba zirbiyy "tappeto, cuscino", trasmessa
all’italiano standard probabilmente attraverso l’italiano regionale
ligure.
• Caffet(t)ano. Termine derivato direttamente dall’arabo quftān.
• Cremisi. Nelle sue vare accezioni ha la sua origine nell’aggettivo
arabo qirmizī "del colore della cocciniglia", derivato dal vocabolo
qirmiz "specie di cocciniglia" (a sua volta dal persiano kirm "verme"),
• Gabbana. Parola derivata dal vocabolo arabo qabā’ "tunica da uomo
dalle maniche lunghe", entrato simultaneamente in Italia e in
Spagna.
• Giubba. Voce che ha la sua origine direttamente nella parola araba
ğubba "sottoveste di cotone" di vasta diffusione romanza, ma
soprattutto italiana.
• Ricamare. Dall’arabo raqama, raqqama "ricamare, tessere una
stoffa", al quale restano fedeli molte varianti antiche e dialettali con
rac- iniziale. Le corrispondenti forme francesi e spagnole sono state
introdotte dall’Italia, che deve considerarsi il centro europeo di
diffusione del ricamo, incrementata a Palermo intorno al Mille.
• Scarlatto. Voce di origine persiano-araba saqirlat "abito tinto di
rosso con cocciniglia", a sua volta formato sul greco dal bizantino
sigillátos, ricalcato sul latino (textum) sigillatum.
•
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•
Bizzeffe. Nella locuzione avverbiale a bizzeffe nel senso di "in grande
quantità, a iosa"; direttamente dall’arabo magrebino bizzaf, "molto, in
abbondanza" .
Garbo. L’ipotesi più accreditata, anche se non l’unica, è di una derivazione
dall’arabo qalib ‘modello’, che spiegherebbe tanto le accez. più ant. (‘forma
(dei pezzi di costruzione) di una nave’, attestata tardivamente – 1602, B.
Crescenzio – nei testi it., ma molto prima in quelli dial. – come il gen.
ga(r)ibu nel sec. XIII: E. G. Parodi in AGI XVI, 1902-05, 141 –, tenuti dal
Diz. mar. stranamente separati con doppia e diversa etim.), quanto le forme
dial., come il calabr. gálipu (C. Salvioni in SR VI, 1909, 19).
Meschino. Direttamente dall’arabo miskīn (forse a sua volta di lontana
ascendenza accadica) "povero, misero", documentato in Spagna nel secolo
X, in Francia nel successivo.
Scacco. Con ogni verosimiglianza il gioco ha avuto una storia simile a
quella delle cifre "arabe": come quest’ultime anch’esso è passato dall’India
alla Persia e quindi nel mondo islamico, giungendo fino agli arabi di
Spagna. La parola araba per scacchi è, infatti, di chiara origine indiana
(shatranğ o shitranğ, proveniente etimologicamente dal sanscrito čaturanga
"formato da quattro membra", cioè i quattro pezzi del gioco). Essa è
testimoniata ancora nelle lingue iberiche: l’antico portoghese acedrenche e
il moderno xadrez, lo spagnolo ajedrez. Nelle altre lingue europee il nome
del gioco è stato ricreato dalla formula mista arabo-persiana che segna la
conclusione del gioco: shāh māt, cioè "il re è morto, scacco matto".
Zecca. Direttamente dall’arabo sikka "moneta, conio" e dār al-sikka "zecca",
lett. "casa della moneta". Zecchino ne è l’aggettivo "(ducato nuovo) di
zecca", e sostituì il vocabolo ducato, che designò una moneta aurea ideale.
Il fondamento della religione
islamica: i 5 pilastri
1. La professione di fede (shahada) : “Non vi è altro Dio
che Allah. Muhammad è l’ inviato di Allah”.
2. La preghiera (salat) si svolge 5 volte al giorno: mattino,
mezzogiorno metà pomeriggio, tramonto e un’ ora e
mezza dopo il tramonto.
Nei venerdì, la preghiera congregazionale si tiene a
mezzogiorno, ed è ritenuta obbligatoria per gli uomini e
facoltativa per le donne. Un musulmano può pregare
praticamente ovunque, anche sul lavoro o a scuola. È
raccomandato però che si metta una stuoia pulita a
terra dove pregare e di rivolgersi in direzione della
Mecca durante la preghiera.
Il fondamento della religione
islamica: i 5 pilastri
3.
L’elemosina legale (zakat) originariamente era un
prelievo sui beni superflui di ciascuno e serve appunto
a rendere lecita e fruibile la propria ricchezza
materiale. A ciò si provvede col pagamento di una
quota-parte dei propri guadagni (calcolando un minimo
esente che può variare a seconda dei luoghi e dei
tempi) che va, in forma di solidale aiuto, alle categorie
più svantaggiate della società islamica - specialmente i
poveri, gli orfani e le vedove - ma che potrà essere
destinata a diversi scopi pii (quali ad esempio il
sostentamento della comunità musulmana, gli aiuti per
i viandanti pellegrini o l'espressione pubblica della
propria fede).
Il fondamento della religione
islamica: i 5 pilastri
4.
L'osservanza del Sawm (digiuno) include l'astinenza
dal mangiare, dal bere, dal fumare, dal profumarsi e
dai rapporti sessuali. Il digiuno è ordinato dal Corano
durante tutto l'arco del dì, fino al calar del sole, per i 29
o 30 giorni del mese lunare di Ramadan. Durante il
mese lunare di Ramadan i musulmani trascorrono più
tempo in preghiera o ascoltando ogni giorno una parte
( hizb, pl. ahzàb ) del Corano letto da lettori
specializzati in moschea o in luoghi allestiti allo scopo.
Il Sawm mira a disciplinarsi, rafforzando le virtù della
pazienza ( sabr ) e dell'autocontrollo, e del fare anche
capire e provare su di sé le difficoltà che provano
coloro che a volte non hanno di che da mangiare.
Il fondamento della religione
islamica: i 5 pilastri
5.
Il pellegrinaggio a La Mecca almeno una
volta nella vita è obbligatoria per tutti quelli che
siano in grado di affrontarlo, economicamente
e fisicamente, e circa due milioni di persone gli
recano ogni anno. Il pellegrino indossa una
tenuta distintiva composta da due pezze di
stoffa non cucite per lo più di colore bianco che
non mostrino differenze di classe sociale e di
cultura, perché tutti sono uguali davanti a Dio.
Il vocabolario minimo per iniziare la
conoscenza dell’Islam
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Allah – Dio
Ayatollah – guida sapiente
Burqa – abito femminile che copre tutto
Chador – velo femminile
Hadith – detto parola
Hajji - il pellegrinaggio
Harum – sala della preghiera
Higra – egira
Ka’ba – tempio
Kalam Allah - parola di Dio
Imam – dirigente della preghiera
Iman – fede, credere
Il vocabolario minimo per iniziare la
conoscenza dell’Islam
• Ihsan – bontà, rettitudine, generosità
• Islam – sottomissione a Dio
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Jihad (ǧihād ‫ )جهاد‬è una parola araba che deriva dalla radice <"ǧ-h-d> che significa
"esercitare il massimo sforzo" o "combattere". La parola connota un ampio spettro di
significati, dalla lotta interiore spirituale per attingere una perfetta fede fino alla guerra
santa. In quanto termine istituzionale si raccomanda di conservare il genere
maschile, originario arabo (lo jihād), anche alla luce del suo primario significato
letterale di "sforzo" o "impegno". Nella comunicazione dei mass-media oggi questa
parola viene erroneamente utilizzata solo come sinonimo di “guerra santa” per
sottolineare la contrapposizione tra noi( cultura occidentale) e loro (cultura araba)
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Madrassa – scuola coranica
Mihrab indica la direzione verso La Mecca
Muslim – sottomesso
Nabi – profeta
Niqab – abito femminile con liberi solo gli occhi
Qadr – destino
Quibla – direzione verso la Ka’ba
Qur’an – leggere recitare (Corano)
Il vocabolario minimo per iniziare la
conoscenza dell’Islam
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Ramadan – mese sacro del digiuno
Rasul – inviato
Sadaqah – elemosina
Sajjada – tappeto per la preghiera
Salat – preghiera rituale
Shahadah – professione di fede
Sharia – legge
Sura – parte capitolo
Umma – comunità
Zacat – la decima legale
Le parole da utilizzare in maniera
corretta sull’ Islam
• E’ meglio sempre dire musulmani e non maomettani.
• E’ meglio usare il nome Mohammad invece che
Maometto.
• Parlando delle persone è bene usare la parola
musulmani e non islamici, aggettivo, invece, che si può
applicare all’arte, alla legge, alla cultura, etc..
• Parlando della religione, è meglio dire Islam e non
Islamismo, termine che tende ad indicare ideologie
politiche e movimenti radicali.
• E’ preferibile usare: paesi a maggioranza musulmana
invece che paese islamici. In tutti i paesi, infatti, esistono
minoranze che non appartengono all’ Islam.
Le parole da utilizzare in maniera
corretta sull’ Islam
• Non identificare arabi con musulmani perché
esistono arabi cristiani, non credenti e altro. Gli
arabi costituiscono solo il 20% dei musulmani
nel mondo.
• Così pure non tutti i musulmani sono arabi,
infatti, ve ne sono di diversa nazionalità.
• E’ purtroppo comune porre in contrapposizione
islam e occidente. Le due realtà non sono
parallele e contrapposte. L’ espressione è frutto
di una riduzione ideologica.
Moschea di Omar
Interno di una
Moschea
Esiti di interviste natalizie
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Durante le vacanze di Natale, abbiamo intervistato parenti ed amici,
proponendo loro la seguente domanda:
“Che cosa associa nella sua mente alla parola Islam… senza riflettere troppo
?”
Abbiamo raccolto e catalogato le risposte (totale 60) distinguendo tra adulti e
nostri coetanei.
Le risposte più frequenti hanno messo in evidenza i seguenti temi :
o La condizione della donna e il problema del velo
o La profonda religiosità dei credenti in Allah
o Il terrorismo e la paura della guerra contro l’Occidente
o La confusione tra l’ Islam e la civiltà araba
o L’identificazione del termine islamico con persona proveniente dall’ Africa
o Il ricordo dell’ 11 settembre e il fanatismo violento
o La rigidità di regole di vita insieme all ‘ ammirazione per il rispetto del
digiuno durante il mese del Ramadam
o La poligamia e l’idea di arretratezza culturale
Diario di un incontro:
primo intervento
Mercoledì 16 febbraio 2011
Abbiamo ospitato nella nostra classe due
rappresentanti del Tavolo Interreligioso di
Cremona, Don Mario Aldighieri e Jahlila Ben
Lechehab, e abbiamo posto loro alcune
domande. Nel lavoro di gruppo abbiamo
sintetizzato le risposte che ciascuno di noi
aveva registrato, riportando entrambe le ”voci”
degli intervistati.
Domande e Risposte
1) Quali sono, secondo la sua esperienza, gli aspetti di maggiore
vicinanza culturale fra gli appartenenti alla sua religione e i cattolici
italiani?
Quali sono, secondo la sua esperienza, gli aspetti di maggiore
vicinanza
culturale fra gli appartenenti alla sua religione cattolica
e ai fedeli della religione islamica in Italia?
Ogni persona ha appreso i contenuti della propria religione, usando le
categorie della propria cultura. Infatti entrambe le religioni sono
monoteiste, dio è uno solo ma viene chiamato in modo diverso ed
entrambe le religioni ammettono la presenza degli angeli, la salvezza, il
Paradiso e l’Inferno. Le differenze stanno principalmente nel giorno
sacro che per i mussulmani è il venerdì, mentre per i cristiani è la
domenica; altre differenze sono il libro sacro che per i cristiani è la
Bibbia e per i mussulmani è il Corano e l’interpretazione della figura di
Gesù Cristo: per i cristiani è il Figlio di Dio, per la religione islamica si
tratta di un grande profeta.
2)Fra i suoi amici ci sono persone di fedi religiose diverse dalla sua?
Quali aspetti apprezza maggiormente nel loro modo di vivere la
religione?
Gli elementi del Cristianesimo più apprezzati da Jahlila sono : amare il
prossimo e la costanza nella preghiera. Essa inoltre ha fatto notare
come persone di culture diverse possano andare d’accordo, infatti al
nostro quesito ha risposto dicendo che in realtà è quasi più a contatto
con persone di religione e cultura diversa che con persone
appartenenti alla propria religione.
3) La sua comunità religiosa ha avuto difficoltà a trovare un luogo di
culto sul territorio di Cremona?
I mussulmani hanno fatto fatica a trovare un luogo di culto perché
spesso, gli italiani mostrano diffidenza nell’affittare i propri appartamenti
a persone di fede islamica, in quanto li ritengono troppo pericolosi.
Fortunatamente a Cremona (come in altre città) si è riusciti ad avere
un centro culturale dove professare la propria fede, anche se esso non
è riconosciuto dallo Stato come moschea e ha assunto la
denominazione di “Centro culturale islamico”.
4/5) Ha mai vissuto personalmente o sei venuta a conoscenza di
persone che hanno subito discriminazioni in quanto persona
appartenente alla sua religione? Se si, dove? In che forma? Quando?
Personalmente Jahlila non è mai stata oggetto di particolari
discriminazioni di tipo razziale a causa della propria religione, ma
conosce persone che ne hanno ricevute. Ci ha proposto l’esempio di
una ragazza: superato l’esame della patente, non le è stato accettato in
quanto possedeva il velo (non il burqa, ma il velo normale). Secondo
l’esaminatore essa doveva toglierselo nel corso dell’esame, perché non
permetteva il suo riconoscimento. Un altro esempio che ci ha proposto
è stato una sua esperienza personale: essa non è stata accettata ad un
concorso per un lavoro che consisteva nella traduzione della lingua
araba. Non venne accettata sempre perché portava il velo sul capo.
6) Che cosa dice la sua religione delle altre religioni e del dialogo
interreligioso?
Le religioni devono dialogare tra di loro e non basarsi su pregiudizi
perché bisogna prima conoscere persone di religione e cultura
differente per giudicare . Anche la TV alimenta i pregiudizi nei confronti
delle altre religioni: per esempio se a sbagliare è un mussulmano,
attribuiamo quell’errore alla religione, anziché al singolo individuo; al
contrario se sbaglia un cristiano ciò non accade.
7) Nelle nostre intervista è emersa con frequenza l’associazione
mentale islam = terrorismo, sottomissione della donna all’uomo e la
questione del velo / burka?
Ci sono moltissime discriminazioni per il velo, sia per le ragazze a
scuola che per le donne nel mondo del lavoro e toglierlo sarebbe un
grandissimo disonore per le ragazze o donne che lo indossano.
l'associazione islam = terrorismo nasce da dei pregiudizi dei mass
media, perché fa comodo alle classi agiate. Se il terrorista che compie
delitti è uno solo non bisogna dare colpa all‘intero islam e per questo
motivo non bisogna far diventare l'islam il capro espiatorio! se sbaglia
una persona va incolpata per quello che ha commesso quella persona,
non va incolpato tutto l’islam.
per quanto riguarda la sottomissione della donna solo oggi si stanno
acquisendo più diritti e in un prossimo futuro la donna non sarà più
sottomessa ma sarà riconosciuta libera.
Impressioni e commento
sull’esperienza
Questa esperienza secondo noi è stata molto educativa, in quanto non
capita spesso di discutere con persone di religione e cultura differente
dalla nostra. Inoltre conversando con loro abbiamo trovato non solo
differenze ,ma anche questioni che ci accomunano. Abbiamo capito
grazie a questa esperienza che non bisogna basarsi su pregiudizi per
capire il carattere di una persona, in quanto sono il più delle volte
sbagliati e superficiali.
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