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Anno 7 - n° 2 - Distribuzione Gratuita
ATTUALITA’
KI S
K ULTURA
A
INFORMAZIONE
29 Gennaio 2011
SPORT & TURISMO
Marino Giuseppe
C.so Italia, 96 - ACIREALE
IL GIORNALE DEL TERRITORIO DELLE ACI
"I Quaderni dell'ARS" alI' on. Rino Nicolosi
Dedicare un volume della collana "I
Quaderni dell'ARS" alI' on. Rino
Nicolosi, dodici anni dopo la sua scomparsa, facen¬do emergere il suo alto
profilo umano e politico dai discorsi
pro¬nunciati in Sala d'Ercole e dall'attività parlamentare che lo ha visto impegnato, è una scelta che ho condiviso e
sostenuto con convinzione. Nicolosi fu
Presidente della Regione Siciliana per
circa 7 anni (dal 1985 al 1991), deputato regionale in quattro legislature, protagonista di una stagione assai proficua
per la Regione, basti pensare che negli
anni in cui fu presidente furono approvate più di 230 leggi e presentati all'incirca trecento disegni di legge di iniziativa governativa. La sua figura è legata
ad un momento sto¬rico importante, fu
un personaggio politico sagace e
moderno, rappresentante a pieno titolo
del suo tempo. Durante la sua presidenza l'autonomia siciliana aveva meno di mezzo secolo di
vita, i meccanismi elettorali e la stessa forma di governo parlamentare, ben diversa dall' attuale
sistema di ele¬zione diretta del Presidente della Regione, consentivano ai governi di durare in
media non più di qualche anno. La leader¬ship di Nicolosi costituì, quindi, una parentesi di stabilità in un contesto dominato dalla precarietà. Una stabilità conquistata con la capacità, tutta politica e di mediazione, di coagulare le forze di governo e non attraverso l'ausilio di regole certe che
oggi garantiscono la permanenza in carica del Presidente della Regio¬ne in ragione del suffragio
elettorale ricevuto. Governare la Sicilia era allora per certi versi più complicato, specie se si considera che al pluralismo dei partiti corrispondeva un'articolazione delle formule politiche scelte,
nel rispetto della centralità del Parlamento: lo stesso Nicolosi guidò governi pen¬tapartito, monocolori, bicolori. La sua fu, pertanto, un' esperien¬za unica, completa e polivalente, sotto diversi
profili e aspetti. Molti i provvedimenti portati avanti e le iniziative intraprese in vari settori, dall'economia alla società, dalla cultura all'industria ed al territorio: ne sono esempio le norme sull'istruzione, quelle per la lotta alla criminalità, per la musica, gli appalti, la tutela e valorizzazione
dei centri storici, la ricerca scientifica, gli interven¬ti per il Mezzogiorno e la formazione.
L’impegno politico ed i risultati conseguiti durante i governi Nicolosi sono per noi preziosa testimonianza della possibilità di superare difficili contingenze in vista del perseguimento di
pre¬minenti interessi pubblici. Per queste ragioni ritengo doveroso ricordarlo oggi, a memo¬ria
di un passato, di una storia che si ricollega ai fondamentali valori dell'Autonomia dell'Isola.
Francesco Cascio Presidente dell'Assemblea regionale siciliana
Il servizio di Antonio Coniglio a pagina 3
LA CITTADELLA DEL CARNEVALE
COME ERA...
Se questo è un uomo
Cuffaro condannato: Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
La politica siciliana più che voltare pagina cambierà libro.
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno
Caro Direttore,
la vicenda giudiziaria che ha visto protagonista il
Sen. Totò Cuffaro sollecita un riflessione che le rassegno. Gli effetti della condanna provocheranno un
mutamento nei rapporti tra gli schieramenti politici
nazionali e regionali e offriranno, a seconda dei casi,
vantaggi o svantaggi ad alcuni uomini politici.
Ancora, segnano il primo precedente di <<parlamentare finito dietro le sbarre dopo una condanna
per mafia>> (Giovanni Bianconi – Corsera).E' dovere politico e umano di chi come me lo ha frequentato ed apprezzato rispettare il divisamento della istituzione giustizia ed anche ricordare che la parte prevalente della azione politica del "politico" Cuffaro sia
stata, inconfutabilmente, svolta nell'interesse della
Sicilia. Il suo alto senso delle istituzioni è stato confermato dall'impeccabile atteggiamento tenuto fino
all'ultimo istante di venerdì pomeriggio. Egli stesso
mi ha confermato, con gentile determinazione, nella
mattinata di mercoledì che si sarebbe recato in carcere in caso di conferma della condanna. Il maitre à
penser della corrente della sinistra democristiana, in
cui abbiamo insieme militato fino allo scioglimento
della DC, Calogero Mannino mette in guardia tutti i
politici del "reato di ambiente di contesto siciliano"
non commettibile in altra zona d'Italia. L'esortazione
deve essere raccolta al fine di continuare ad esercitare l'attività politica. Desidero far notare che le reazioni della maggior parte degli avversari politici è
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia ve lo impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
...COME E’!
PRIMA LA CARICA...
ph Franco
Barbagallo
DOPO LA DELUSIONE...
stata comprensibilmente severa ma quasi mai strumentalmente spietata e lo stesso si nota per i moltissimi articoli di stampa (carta e video) ad eccezione di pochi politici che hanno, in coerenza con la
loro storia politica e personale (ammesso che la
abbiano), approfittato della circostanza per proclamare <<la conferma della condanna è il trionfo della
giustizia>> (Sonia Alfano – La Sicilia) e <<da quando Cuffaro arrivò in Regione, nel 2001, in Sicilia è
stato un progressivo deterioramento etico (Leoluca
Orlando – Corsera). Non meritano menzione i tardivi messaggi di solidarietà. Infine voglio dare pubblico apprezzamento per l'articolo pubblicato da
Repubblica (23/01/2011) a firma di Attilio Bolzoni
circa la foto dei cannoli (la più nota nell'immaginario
collettivo) che rende finalmente giustizia con una
firma che, credo, non potrà destare sospetti neanche ai più scettici. L'articolo alla fine dice <<Era la
mattina della sua prima condanna, Totò stava spostando una guantiera di dolci che qualche mentecatto del suo staff aveva lasciato su una scrivania
prima di un incontro con i giornalisti e clic...>>. Ne
sono stato personalmente, non solitario, testimone.
Dal 22 gennaio la politica siciliana
più che voltare pagina cambierà libro.
Nello Catalano
Farmacia Cipriani
Acireale
2 Sabato 29 Gennaio 2011
AKIS
“ETSI OMNES, EGO NON” (ANCHE SE TUTTI… IO NO!!)
“Anche se tutti… io no”: questo noto passo evangelico
(Matteo 26,33; Marco 14,29) fu il motto adottato da coloro per lo più cristiani cattolici e protestanti - che in Germania,
dal 1933 al 1945, coraggiosamente resistettero al nazismo.
Tra questi uomini coraggiosi, ma spesso soli, incompresi,
dileggiati e calunniati dagli ammiratori del “Fürer”, vi era il
vescovo di Münster (diocesi della Germania centro-settentrionale), Clemens August von Galen. Nato il 16 marzo 1878
nel castello di Dinklage ad Oldenburg, egli era l’undicesimo
dei tredici figli di un nobile tedesco. Ordinato sacerdote il 28
maggio 1904 a Münster, dopo un breve periodo come vicario capitolare, nel 1906 venne nominato cappellano della
chiesa di San Mattia a Berlino. Visse i difficili anni della
prima guerra mondiale, i tumulti del dopoguerra e il turbolento periodo della
di
repubblica
Weimer. Nel 1929
tornò a Münster
parroco
come
della chiesa di
Lamberto.
San
Dopo la morte di
mons. Johannes
Poggenburg, von
Galen fu eletto
di
vescovo
Münster. Il 28 ottobre 1933 ricevette
la consacrazione
episcopale, scecome
gliendo
motto “nec laudibus, nec timore”
(trad.: non con le
lodi né con la
minaccia io devio
dalle vie di Dio). In
quel periodo a
molti tedeschi, soprattutto di confessione protestante, il
nazionalsocialismo, con la sua religione del sangue e della
razza, sembrò perfettamente compatibile con il cristianesimo: i riti pagani delle SS, le radici esoteriche del regime
(peraltro ostentate dai suoi dirigenti), la sua radicale natura
idolatrica e anticristiana, in un primo momento non allarmarono nessuno, a parte von Galen e pochi altri, che guidarono l’opposizione interna al nazismo e alle sue teorie
ge¬nocide, in difesa del diritto alla vita ed in contrapposizione alle teorie di Rosenberg (“ricordati che sei tedesco,
mantieni puro il tuo sangue!”). Già nella sua prima lettera
pastorale per la Quaresima del 1934, von Galen smascherò
l’ideologia neopagana del nazionalsocialismo. Negli anni a
seguire, inoltre, prese posizione in difesa della libertà della
Chiesa e delle associazioni cattoliche. Nel corso di un’omelia tenuta nel duomo di Xanten nella primavera del 1936 il
vescovo accusò apertamente il regime nazionalsocialista di
discriminare, gettare in prigione e, addirittura, uccidere i cristiani a causa del loro credo. Egli fece anche parte della
delegazione di vescovi tedeschi che Papa Pio XI invitò a
Roma, nel gennaio 1937, per parlare della situazione in
Germania e preparare la lettera enciclica “Mit Brennender
Sorge” che accusava regime nazionalsocialista davanti
all’opinione pubblica mondiale. Una vasta eco trovarono
poi, come apice della sua resistenza pubblica contro il
nazionalsocialismo, le due prediche tenute nella chiesa di
San Lamberto il 13 luglio e il 3 agosto 1941 e quella tenuta
nella chiesa di Nostra Signora in Überwasser (Münster) il 20
luglio dello stesso anno,
nel corso delle quali
protestò ufficialmente
contro il governo, opponendosi pubblicamente
e con forza all’eutanasia generalizzata dei
malati, degli invalidi, dei
“non produttivi” che
Hitler aveva ordinato.
Egli confutò alla radice
l’idea stessa che esistessero delle vite non
degne di essere vissute, mentre (a onor del
vero) moltissimi tedeschi, ormai obnubilati
dalla macchina propagandistica del regime,
l’idea
condividevano
che essere sani fosse
un dovere nei confronti
della società e della propria patria. Non di meno, le autorità
naziste si sentirono colpite nel profondo e, addirittura,
avrebbero voluto arrestare von Galen per ucciderlo. D’altra
parte, però, anche a causa della situazione bellica, si temeva che la popolazione cattolica della diocesi di Münster e
dell’intera Germania potesse ribellarsi. Per rappresaglia
contro il coraggioso vescovo vennero, quindi, deportati nei
campi di concentramento ventiquattro membri del clero
secolare e diciotto chierici religiosi (dieci dei quali morirono). Successivamente, nei difficili mesi del dopoguerra, il
vescovo von Galen si confermò personalità di alto profilo,
opponendosi con franchezza anche agli eccessi delle autorità alleate di occupazione. Il 18 febbraio 1946 Papa Pio XII
lo chiamò nel collegio cardinalizio come riconoscimento ufficiale per la sua condotta intrepida durante il periodo del terrore nazionalsocialista. Una basilica di San Pietro gremita lo
acclamò “Leone di Münster” quando ricevette dalle mani del
Papa la dignità cardinalizia. Il 16 marzo 1946 il cardinale
von Galen, di ritorno a Münster, fu accolto da una moltitudine entusiasta davanti alle rovine del duomo distrutto e lì
tenne il suo ultimo discorso. Il giorno dopo si ammalò. Morì
il 22 marzo 1946. Von Galen può essere, dunque, considerato come un modello di fedele e intrepida testimonianza
evangelica: la sua opposizione contro le ingiustizie e la
disumanità della dittatura nazionalsocialista si fondava,
infatti, su una fede salda. Egli è un modello di coerenza cristiana contro la “dittatura del sì” alla moda o all’opinione
pubblica, soprattutto in un’epoca come la nostra di facile e
comodo conformismo. Papa Giovanni Paolo II lo ha dichiarato Venerabile il 20 dicembre 2003. Il 9 ottobre 2005 è
stato beatificato da papa Benedetto XVI.
Guido Leonardi
Nel ricordare la Shoah (sarebbe stato meglio che non ci
fosse stata!) ci piace segnalare un “fattarello” che ha
coinvolto simpaticamente un personaggio acese…la
signora Annina Leonardi, mamma, per chi non lo
sapesse, dell’attuale assessore prof.ssa Nives
Leonardi, la quale durante la permanenza di truppe e
ufficiali di tedeschi nella nostra città fu protagonista di
un nobile gesto verso un soldato tedesco ferito…la
foto, che riportiamo, fu pubblicata anche in Germania.
T.C.
Si avvisano i genitori degli studenti di terza media che nell'ambito
dell'orientamento per la scelta del
proseguimento degli studi l'Istituto
Tecnico
Economico
Angelo
Majorana ospiterà le famiglie
venerdì 28 e sabato 29 gennaio
dalle ore 15.00 alel 18.00.
Il dirigente scolastico
prof Ing Gaetano La Rosa
La Stanza
degli Specchi
Il 2011 offre alla situazione politica regionale un
fatto nuovo che mina dalla base il già precario
assetto della politica regionale: i referendum indetti
per consultare la base degli iscritti al PD circa il
sostegno al governo regionale siciliano L’esito delle
consultazioni non lascia spazio ad interpretazioni e
traccia un solco netto nel partito politico che ha
compiuto la maggiore e più pericolosa evoluzione
politica interna di Sicilia. Il segretario regionale del
PD si è trovato costretto a smentire la propria
mozione politica che gli è valsa l’elezione a massimo responsabile regionale. La mozione antigoverno
regionale, in coerenza con la candidatura a presidente della regione della senatrice Anna
Finocchiaro, era contrapposta a quella minoritaria
che invece sosteneva le opposte ragioni (risultate
ora attuate). L’atto politicamente incoerente (legittimo per statuto) è stato il commissariamento della
sezione del PD di Caltagirone riconoscendone così
la fondatezza dell’azione politica promossa dal
segretario cittadino Gaetano Cardiel e, peggio, non
favorendo con coraggio la celebrazione di un referendum contrapposto che ne sancisse, ad ogni livello, la conferma della linea regionale filogovernativa.
Credo che questo accadimento politico, insieme a
quelli di Enna e Gela, ha dato inizio al vero procedimento di verifica che metterà in serio pericolo la
permanenza del segretario regionale nel ruolo e
consentirà ai meno coraggiosi dirigenti di alto livello
(deputati regionali, deputati nazionali e senatori) di
presidiare l’area popolare – repubblicana che in
Sicilia non è minoritaria. Gli assetti del governo
regionale, e della compagine di maggioranza che lo
sostiene, saranno influenzati dagli accadimenti che
abbiamo raccontato e muteranno
costringendo il Presidente della
Regione a degli ulteriori aggiustamenti. Coraggio! La terra di Sturzo
ci offre ancora un fatto nuovo che
appartiene alla democrazia di
questa Isola.
Nello Catalano
[email protected]
La statua restaurata di Santa Macrina
Al termine della Santa Messa vespertina, è stata ufficialmente riconsegnata a don Guglielmo Giombanco, amministratore della Basilica dei SS.Apostoli Pietro e Paolo di
Acireale, la statua restaurata di Santa Macrina, appartenente alla stessa chiesa, in cui la devozione alla santa
monaca (patrona dei malati di artrite) è attestata sino alla
fine dell’Ottocento. La pregevole opera d’arte, realizzata
in cartapesta da autore ignoto, è stata oggetto di un
sapiente intervento di restauro da parte di Natale Longo,
già direttore dell’archivio storico comunale ed oggi valente realizzatore di manufatti di arte sacra in cartapesta (tra
gli ultimi, ricordiamo il nuovo crocifisso per la cappella
del Cristo della Buona Nuova, sita lungo il sentiero delle
“chiazzette”, e la cornice dorata a raggiera per il tabernacolo della chiesa del Sacro Cuore di Gesù). Il dott.
Longo negli ultimi anni ha portato avanti con successo
una sua personale campagna culturale finalizzata alla
riscoperta ed alla valorizzazione della cartapesta sacra
ad Acireale, città in cui nel passato l’utilizzo di questa tecnica non era limitato al solo periodo del Carnevale, ma si
sviluppava anche nel campo dell’arte sacra (opera maestra è la venerata statua del Cristo alla Colonna, che si
conserva sempre all’interno della Basilica dei SS.Pietro
e Paolo). “In occasione del restauro – ci ha detto Natale
Longo – ho ripreso l’immagine originaria, seicentesca,
rispettando i canoni e le tecniche dell’epoca attraverso
l’utilizzo degli stessi materiali: una carta particolare, prodotta a Sorrento (non quella dei giornali!), la colla di farina e i colori ad olio. È stata pure rifatta la base in legno,
mentre il pastorale e il libro che la Santa regge con le
mani sono stati ricoperti con lamina d’argento. La struttura interna è in iuta, trattata con prodotti anti-tarme
(quindi non è riempita di paglia, come si faceva in tempi
più recenti). Si è cercato, insomma, di usare prodotti e
tecniche tradizionali, quegli stessi che sono ancora oggi
in uso a Lecce, in Puglia”. Il ridestato interesse per la
storia e il culto della Santa è sorto negli ultimi mesi, a
seguito della pubblicazione sulla stampa locale (anche il
nostro giornale se ne è interessato) di alcuni articoli, in
cui veniva segnalata la presenza in un deposito della
Basilica di questa pregevole statua, ormai quasi abbandonata, richiamandosene le origini del culto. Riposto alla
fine dell’Ottocento in una nicchia della sagrestia, celato
dietro un quadro, il simulacro di Santa Macrina venne
casualmente ritrovato nell’aprile 1931, nel corso di alcuni lavori; i fedeli considerarono miracoloso detto ritrovamento, motivo per cui da allora e per oltre un decennio
la devozione si ridestò, salvo poi successivamente perdersi, tanto che la statua venne di nuovo messa da parte
e conservata presso un locale attiguo alla sagrestia, da
dove, grazie alla lungimiranza di don Guglielmo
Giombanco, all’interessamento di Giuseppe Grasso e
all’impegno di Natale Longo, è stata tirata fuori per essere riportata agli splendori di un tempo. Oggi può essere
ammirata da turisti e visitatori della Basilica nella sua
attuale collocazione, presso la cappella del Divino
Amore, che ne valorizza e mette in risalto il riuscito intervento di restauro. Guido Leonardi.
Sicilia: cu talia e cu cumanna, quasi nuddu ca travagghia ph Massimo Musmeci
Con i saluti del Dirigente Scolastico del “Ferraris”, prof.ssa Patrizia Magnasco, si sono aperti i lavori del Seminario
di Studio “Storia LAB – Insegnamento della storia e didattica di laboratorio” organizzati dallo stesso Istituto Acese,
dal “Boggio Lera”e dall’ “Archimede” di Catania. Particolarmente interessanti i tempi trattati e discussi dai prof.ri
Romana Romani, Giovanni Torrisi, R.Dondarini (dell’Università di Bologna), dalla dott.ssa R.Reitano (Direttore
dell’Archivio Storico di Acireale). Nella foto i relatori e molti degli intervenuti tra i quali il dott. Raffaele Zanoli del
CSA (ex Provveditorato agli Studi )di Catania.
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ph Giovanni Tringali
Una società siciliana ed una giapponese decisero di
sfidarsi in una gara di canoa il cui equipaggio era formato da
otto uomini. La squadra siciliana si allenò alacremente e
quando arrivò il giorno della gara era al meglio della sua
performance tuttavia i giapponesi vinsero con un vantaggio
di oltre un chilometro. Dopo la sconfitta il morale della squadra siciliana era a terra. Il manager decise che si sarebbe
dovuto vincere l'anno successivo e quindi assunse una
squadra di 10 esperti per analizzare le cause dell’insuccesso. Gli esperti dopo approfonditi studi e dopo molti mesi di
duro lavoro produssero una relazione di 1667 pagine e conclusero c he i giapponesi avevano sette uomini ai remi e
uno che comandava, mentre la squadra italiana aveva un
uomo che remava e sette che comandavano. Non soddisfatto della consulenza assunse 5 esperti di fama mondiale
i quali conclusero con una relazione di dieci righe che nella
squadra c'erano troppe persone che comandavano e
poche che remavano. A seguito della relazione di 1667
pagine e della consulenza di 10 righe il manager assunse
immediatamente un team di 60 esperti per approntare il
nuovo assetto organizzativo della nuova supersquadra che
avrebbe dovuto sconfiggere i giapponesi. Fu deciso quindi
di cambiare l’assetto organizzativo della squadra. La configurazione che il manager adottò fu la seguente: 1 direttore
generale 3 comandanti, 2 supervisori dei comandanti, un
capo dei supervisori con mansioni ispettive e un culturista di
fama mondiale ai remi. Inoltre è stato introdotto un incentivo per motivare il rematore e dargli più responsabilità.
L’anno successivo i giapponesi vinsero con un vantaggio di
due chilometri. La società siciliana licenziò immediatamente il rematore a causa degli scarsi risultati ottenuti sul
lavoro, tuttavia pagò un bonus al gruppo di comando come
ricompensa per il grande impegno profuso . Il manager
assunse una squadra di 50 consulenti che dopo un’estenuante lavoro hanno prodotto una relazione di 6522 pagine
dalla quale si evinceva che la scelta direzionale era vincente ma che il materiale utilizzato per fabbricare la canoa era
di pessima qualità ed il rematore nonostante gli incentivi
non si era impegnato a fondo. Al momento la società siciliana sta progettando una nuova canoa ed ha indetto un
bando di selezione per ingaggiare un nuovo rematore.
Da Internet revisionato da Giovanni Tringali
AKIS
Sabato 15 Gennaio 2011
LA LIBRERIA DI AKIS
Aci, Galatea, Dafni… alle origini della spiritualità Acese
Dipendendo la presenza e la stessa sopravvivenza dell’uomo dall’acqua, sono le località più ricche di questo
Rino Nicolosi - Umanesimo e modernizzazione - Scritti e discorsi
indispensabile elemento che vantano gli insediamenti
Nelle stanze, nelle logge, negli spazi nervosamente areosi o algidamente ieratici, a seconumani più remoti. Quelli sul territorio di Reitana in Aci S.
da delle circostanze, di palazzo dei Normanni e di palazzo d'Orleans si parla ancora di lui.
Il tempo, inesorabile depennatore di uomini e cose, non ha cancellato la memoria di Rino
Filippo, bacino naturale in cui confluiscono gran parte
Nicolosi. Dell' eleganza dei suoi modi, della sua etica nell'uso della parola ("mai dissipadelle acque superficiali e sotterranee che provengono
ta: parlava soltanto quando aveva qualcosa da dire e quando parlava si capiva che aveva
dal versante sud orientale dell’Etna, si devono forzataqualcosa da dire", ha detto di lui Pierluigi Castagnetti, dirigente del PD), del suo sincero
mente far risalire ai primordi dell’uomo sul nostro pianerispetto nei confronti dell'altro e delle istituzioni. Un democristiano galantuomo, o meglio
ta. Forse l’uomo era giunun cattolico impegnato in politica: un civil servant che agiva nello spazio pubblico "non in
to in Sicilia dalla vicina
nome della fede ma a causa della fede". Dodici anni dalla sua scomparsa, hanno messo
Africa quando l’Isola era
in luce l'ambizione di una generazione di giovani dirigenti siciliani, Nicolosi Nicoletti
ancorata al “Continente
Mattarella, che si "era messa in testa di cambiare la Sicilia e, a partire dalla Sicilia, di camnero”, e precisamente
biare l'Italia". La questione meridionale come questione nazionale: la Sicilia-motore per
alla Tunisia, tramite un
trainare lo sviluppo del paese. Un pensiero alto di autonomia, non estrinsecata nel vagatratto di terra allora emerre in giro per la penisola con il "piattino in mano", ma innervata in un' autentica assunziosa e oggi a circa duecenne di responsabilità, capacità di essere propositivi negli scenari geopolitici, geoeconomici, geoculturali. Nell' avere il
to metri sotto il livello del
coraggio di andare in Libia, anticipando tutti, e di guardare al mondo arabo come una nuova frontiera per la costrumare.
Parliamo
di
zione di una macroregione principale e
300.000 anni or sono.
non di una periferia subordinata. La sala
gialla della sede dell'assemblea regionaSiamo nel Paleolitico
le siciliana è stato il parterre per parlare
inferiore. Poi gli eventi
di tutto questo: per presentare un libro
naturali staccarono la
raccolta di discorsi e riflessioni del
Sicilia dall’Africa e dalla
"Presidente", "Rino Nicolosi: umanesimo
penisola italiana. L’uomo
e modernizzazione", da far leggere alle
si adattò all’ambiente isoscuole di formazione politica ("se ci foslano: viveva dentro grotte
sero", ha detto, con una punta di amara
poste sul litorale marino o
ironia, Carlo Ottaviano, noto giornalista
arroccato sui margini di
ed opinionista); per riportare in Sicilia
fiumi e torrenti per meglio
Bruno Tabacci, Pierluigi Castagnetti,
difendere la sua proprietà
Marco Pannella, Abdulhafed Gaddur;
sostentandosi di cacciaper ammirare un giovane ottuagenario,
gione e di ciò che la generosa natura del posto spontacome Ludovico Currao, commuoversi
neamente elargiva. Il primo anelito di spiritualità lo indinel ricordo di quell'acese che ebbe il
rizzò verso elementi naturali: alberi dalle strane peculiacoraggio di tuffarsi nella ricostruzione del
rità, animali di cui si cibava o serviva. Questo suo primo
Belice. Tutti si fermano dinnanzi alla statura di Rino Nicolosi: "lui che aveva qualoggetto di attenzione religiosa si nominò totem, ovvero,
che anno in più di me ma era molto più
“l’antenato”, il “consanguineo”. Non era ancora il tempo
grande di me", ha sentenziato il lombardelle dee madri delle colture agrarie, ma quello dei
do Bruno Tabacci. Tutti ricordano: dall'uscere di Agira all'ambasciatore libico. Non ricorda solo Acireale. Nemo
totem e della dea vergine: Kore (la fanciulla), ovvero la
Propheta in Patria, ci verrebbe da dire. O forse: "è ancora presto", secondo il consueto scetticismo qualcuno. Un
terra non ancora inseminata dall’uomo. In questi luoghi,
auspicio: l'ambizione di Rino Nicolosi sia da esempio ad una Città che ha smesso di credere in se stessa, che tira a
dove sembrava esserci l’eterna primavera, Kore garanAntonio Coniglio
campare, che si accontenta di poco o nulla, che rincorre la storia che verrà.
tiva il ritorno dei fiori e dei frutti, regnando sulla stagione più utile e assicurando agli uomini quella continuità
della vita sulla morte proprio come per i fiori che in priA FINE GENNAIO ESCE IL NUOVO LIBRO mavera muoiono e rinascono. In tempi sconosciuti,
oscuri e favolosi (fra il V ed il II millennio a. C.) diversi
popoli, forse venuti dal mare (figli di Nettuno), si stabiliNUCCIO D’ANNA
rono in Sicilia. Ai piedi dell’Etna, là dove il Vulcano dolcemente degrada fra balze e valli, nell’azzurro del mar
Jonio, si stanziarono quelli che i Micenei avrebbero
chiamato Ciclopi. Si nutrivano di ciò che la natura generosa del luogo offriva: l’orzo, il frumento e la giocosa vite
che per loro maturava la pioggia celeste di Zeus (...)
Non avevano assemblee nè sapevano di leggi, ma vivevano in alte cime di colli e in antri fondi. Di essi il più
Dalle estasi arcaiche all’armonia cosmica
famoso era Polifemo (di molta fama). Il divin Polifemo
che Toosa partorì al nume (...) Di enorme grandezza
che solo e da tutti lontano pasceva le greggi (...) Rupe
Nel prossimo numero la recensione
boscosa che solitaria dai monti alti si stagli. I Ciclopi
sconoscevano ogni forma di organizzazione basata
sullo Stato ed erano tenuti insieme da legami di parentela, di sesso, di età. Mangiatori di uomini e inospitali,
selvaggi e protervi, sarebbero stati descritti da Omero.
“LE OMBRE DELLA NOTTE” di Maria Concetta Calabrese
Altri autori, invece, ce li hanno tramandati come fabbri,
pastori, abili costruttori, musici, ballerini, primordiali
Chi vive nel tempo presente conosce benissimo la differenza tra perseguire (e punire
poeti, nonchè vegetariani. Sicuramente, all’arrivo di
ferocemente) reati e perseguire (con pari punizione feroce) idee ed opinioni.
Ulisse di ritorno da Troia (1230 a. C.), erano dediti alla
L’Inquisizione, durante i secoli del medioevo, fu un ampliamento di poteri dei Vescovi i
quali, in epoca Carolingia furono Magistrati del Clero che avevano competenze a persepastorizia. L’antro del Ciclope apparve agli Achei ben
guire l’eresia. L’Inquisizione Episcopale derivava, ed era legittimata, da una delega regia.
Più tardi, dal XIII-XIV secolo, l’Inquisizione penale, che si valeva della tortura (eufemisticamente chiamata questio con riferimento al procedimento di indagine filosofica scolastica) posta al centro del processo come prova principale per la condanna, fu gestita grazie
alla collaborazione con gli Ordini Mendicanti. Su questi temi è difficile per uno studioso,
anche preciso e rigoroso, guardare agli eventi con freddezza e senza partecipazione.
Lo studio dell’Inquisizione e quello, per certi versi parallelo, della persecuzione contro gli
ebrei, non comprende solamente date, documenti, regii e papali, calcolo dei roghi e
descrizione delle pene. Per cogliere appieno, il carattere essenziale di Inquisizione e persecuzione, più che indugiare sul calcolo dei roghi o sulla gravità delle pene, occorre piuttosto studiare il potere della corruzione delle coscienze: i poveri imputati erano infatti incoraggiati dall’Inquisizione alla delazione e all’anonimato. Le vendette, la simulazione, la
dissimulazione, la sottomissione remissiva al Potere divenivano in questo contesto comportamenti percepiti come
quasi normali. Inutilmente, qualche studioso ottimista e volenteroso ha creduto di ravvisare forme di garanzia processuale. Sara, la protagonista di Le ombre della notte, aveva dodici anni nel 1942, a Taormina. Il “Consiglio
Generale Ebraico” a Palermo, aveva prima ottenuto e poi, tragicamente avuto revocato, il potere sugli ebrei in Sicilia.
I Proti, amministravano la giustizia localmente. Verso il 1450 era stata distrutta la Sinagoga ed alcune case di Ebrei
a Taormina, città che Maria Concetta Calabrese, per la verità, non nomina mai, ma lascia indovinare nel suo bellissimo Le ombre della notte. Gli Ebrei si spostarono in altra zona della città, verso il Convento dei frati Domenicani,
ma furono ulteriormente costretti a spostare la Sinagoga e le loro dimore. Nel 1487 gli ebrei avevano dovuto implorare il Re Ferdinando d’Aragona per non essere costretti a spazzare le strade come i cristiani pretendevano. I contesti spagnoli danno contezza della persecuzione antiebree in Sicilia. Il romanzo Le ombre della notte si apre con
una notazione psicologica struggente: la paura di addormentarsi perché il dormiveglia e il sonno sono i luoghi degli
incubi: “il suo nemico”, “l’orrore ... dentro di lei”. Nel maggio del 1538 Sara (chiamata per un certo tempo Erminia) è
avanti con gli anni ed abita a Roma nei pressi del Portico di Ottavia. E ripercorre il proprio passato. La descrizione
degli arredi è impagabilmente femminile, perché minuziosa e attenta a quello che Giuseppe Biondi Villaroel chiamava “il senso incantato del particolare”. E così leggiamo: “... il cofanetto d’avorio che conteneva le gioie e i ninnoli
organizzato: graticci pesanti di caci; capretti ed agnelli
appartenuti ad un’altra vita”. I nomi di donna, estratti da documenti d’archivio, sono una parte essenziale della narstipati nei chiusi, e vasi ben fatti, ricolmi di latte e secrazione. Dolcenzia è la figlia, a cui Sara aveva fatto credere di essere la zia. Gaudiosa, la cugina, amatissima e prechie e catini dove mungeva... In quella fase primordiamaturamente scomparsa, è la figlia del medico Isacco (fratello di Miriam, madre di Sara). Il medico Isacco abitava a
le dell’umanità, in una società precerealicola e preagraSiracusa. Margarituzza è la serva della ricca Caterina. La cuoca Ramondetta e Olivella si muovono nelle stanze della
ria dove l’acqua non era, ancora, l’elemento fertilizzancasa. L’evidenza delle descrizioni dipingere ai lettori una donna ricca ma senza scrupoli, Caterina, e il figlio Pietro
te per eccellenza, anche i Ciclopi avevano rispetto del
(marito della protagonista), né buono né cattivo. Dietro le quinte di un impeccabile romanzo storico emerge, come
ha magistralmente notato la scrittrice Maria Attanasio (cui si deve la prefazione di Le ombre della notte), una latentotem venerato dagli indigeni del posto: un bosco dagli
te vena biografica.
Anna Ruggieri
alberi enormi e maestosi quali neppure il Simoenta
ammira sulle rupi dell’Ida, quali sulle ricche sponde non
lambisce l’Oronte nutritore del bosco di Apollo. Un
bosco, sacro a Giove (lucus Jovis) faceva, infatti, da
grafa, era anche rinoIL MAESTRO SALVATORE INCORPORA
corona a questi luoghi: Colà pose il cruento scudo,
mata come accurata
“L’arte è profezia di un mondo nuovo”, ha detto il celedopo la pugna, Giove e l’acquistata preda si dice vi porcreatrice di personaggi
brante durante i commossi funerali del maestro
tasse… Sacro e inaccessibile tanto che non v’ ha
in
terracotta.
La
Salvatore Incorpora, venuto a mancare nella sua
Ciclope ivi che ardisca di pascere la gregge. Profanato
mamma che trasmise i
Linguaglossa il 29 luglio dello scorso anno. Ed ha
da Cerere la quale, pur di illuminarsi il cammino nel suo
rudimenti di un’arte
aggiunto: “Forse, oggi conviene a tutti noi ritornare alla
peregrinare notturno alla ricerca della figlia Proserpina,
ricorda tante altre
logica del vasaio, all’immagine di un uomo che riposa
ivi strappò e bruciò due cipressi, sacri a Giove, che
mamme educatrici ed
sotto una coperta bianca, lavorata, tanto tempo prima,
innalzavano cime inviolate, causando atroce dolore al
amorevoli insegnanti.
dalla propria madre”. Salvatore Incorpora, grande pittoFauno e alla Driade del bosco. Lo stesso che Galatea
Tra queste non possiare e grandissimo scultore, per tutti i credenti è tornato
preferiva al mare: Lucus erat prope flavum Acin (...) canmo dimenticare una
alla Casa del Padre. Ma per chi ha conosciuto, oltre che
dida praefert saepe mari pulchroque secat Galatea
piccola
insegnante
la sua arte poliedrica, anche la sua vita personale, è tordella Svezia che, sul
nato dalla amatissima Madre, a lui premorta tanto tempo
fine del 1500, insegnò
prima, ma così tanto a lui vicina nell’insegnamento e
al figlio i movimenti
nella presenza. Gemma Murizzi, sposata Incorpora, fu
degli astri e delle
una grande artista calabrese del secolo scorso. Figlia
maree. Era la mamma
del maestro ceramista Rocco Murizzi (attivo in Calabria
di Keplero (1571-1630),
dove era famoso come scultore di Santi), insegnò al picuna delle tante mamme
colo Salvatore i rudimenti della lavorazione della creta e
di bambini che, credei colori. Salvatore Incorpora oltre che un artista fu eduscendo,
sarebbero
catore. Infatti insegnò al liceo scientifico di Catania ed
diventati famosi. Come
espose le sue opere in Italia e all’estero. Particolarmente
il maestro Salvatore
espressivi e commoventi i presepi realizzati partendo da
Incorpora. Incorpora ha
scenografie naturali. Le figure dei presepi di Salvatore
ricevuto nel 1999 il Premio Aci e Galatea. La foto riproIncorpora trasmettono, pur in una personalissima trasfi347 1433135
duce un suo capolavoro “Monumento ai Caduti” situato
gurazione, gli insegnamenti materni perché la madre
in una via di Fiumefreddo.
Anna Ruggieri
Gemma Murizzi oltre ad essere pittrice, scultrice e [email protected]
Da ORFEO a PITAGORA
natatu… Soprattutto di una sorgente di acque sulfuree
si arricchiscono, ancor oggi, questi luoghi. Fu attorno
alla stessa, le cui acque, al contatto dell’aria, diventano,
tutt’ora, gorgoglianti, schiumose e lattee, che nacque la
spiritualità dei nostri più famosi predecessori.
Animisticamente i Ciclopi immaginarono che al suo
interno abitasse la dea del latte. Era il “totem geomorfico” che li accomunava. Oltre le colline di Trezza, dentro la valle di Reitana,
quel popolo di pastori e
primi abitanti di questo
territorio, onorava la
locale dea del latte
(Gala - Tea) ed a lei offriva sacrifici e doni.
Luoghi incantevoli, dalla
strabiliante bellezza e
dal clima temperato e
mite che l’isola Lachea e
gli scogli Icarii rendevano pieni di fascino e
mistero. Nulla il posto
lesinava ai suoi abitanti:
terreni argillosi adatti ai
pascoli solcati da una
moltitudine di torrentelli;
un lago e sorgenti di fresca acqua corrente bevanda divina che per
me fa scendere dalla
candida neve l’Etna selvoso - il bosco, il mare ed un porto naturale; ed ancora
selvaggina e ricchi raccolti per tutte le stagioni. I rami
degli alberi qui si inarcavano per l’abbondanza dei loro
frutti. Tutto questo ospitava la vita di quel fiero popolo.
In questi luoghi ombrosi e freschi, ristorati da dolci
acque, il garrire degli uccelli spezzava il silenzio delle
valli: la natura faceva sentire le proprie voci. I lunghi e
accattivanti ozi del pascolo invitavano naturalmente al
canto i pastori del luogo i quali con la loro voce provarono ad imitarne i suoni, i ritmi, le pause, le vibrazioni,
per poi inserirvi le parole adattandone la lunghezza a
quegli spazi armoniosamente suddivisi. I nostri antenati
improvvisarono, così, i primi rustici canti intonati facendo balbettare la neonata poesia pastorale. Qui, infatti,
pascolò i suoi armenti colui al quale fu attribuita l’invenzione della poesia pastorale, e l’arte dell’agricoltura:
Dafni, il primo fra i bucolici: L’uomo caro alle Muse,
amato anche dalle Ninfe; Dafni (Da - fonè, ossia: la voce
della terra) diede al suo popolo la sterzata culturale
facendolo progredire socialmente, culturalmente, spiritualmente. Lo traghettò dalla fase pastorale a quella
agricola. Dafni, per la tua morte piansero persino i leoni
africani, ne parlano persino gli impervi monti e le selve.
Dafni insegnò a sottoporre al cocchio le tigri armene, e
ancora insegnò a introdurre i tiasi di Bacco e a intrecciare i flessibili tirsi di molle fogliame. La comunità
pastorale acese si avviò così verso forme più progredite di vita lasciando tracce indelebili di pastori - poeti e
cantori: Polifemo, Dafni, Tirsi, Dameta, Menalca; personaggi che Teocrito e Virgilio resero immortali: Etna,
madre mia, anch’io abito una bella grotta nelle cave
rocce, e di pecore e capre ne ho molte, quante ne
appaiono in sogno. Dolce è la tua bocca, o Dafni, e
soave la tua voce. É meglio sentir cantare te che leccare miele. Il Neolitico portò con sè organizzazione sociale e crescita spirituale ed artistica: capanne e villaggi si
sostituirono alle grotte sparse lungo i litorali marini, a
ridosso dei ruscelli o là dove lo scorrimento lavico le
aveva posizionate; i Ciclopi non abitarono più solo le
grotte, ma si organizzarono e diedero vita a villaggi,
leggi e re da rispettare e alle dee preferirono gli dei.
Quel popolo di pastori divenne, pian piano, un popolo
di irrigatori (Sik). Un filo di consanguineità, legò i Ciclopi
con Sikani e Sikuli: tradizione vuole che Briareo, uno dei
Ciclopi ebbe per figli Sicano ed Etna. Il primo dette il
nome al popolo, l’altro al Vulcano. E Siculus sta a
Sicanus come Romulus a Romanus. Dafni, il cui mito ci
narra essere stato accecato, per aver mancato al giuramento fatto alla ninfa amata, con le esalazioni solforose emanate dall’acqua della nostra sorgente, fu venerato dai Siculi proprio all’interno della stessa, riconfermata centro di spiritualità locale. Questo popolo, che
non era bellicoso, ma pacifico e dedito all’agricoltura,
aveva, infatti, un sacro rispetto per la verità e puniva gli
spergiuri con l’accecamento. Determinate espressioni
verbali, ancora vive, ci riportano ai loro lontani costumi
e riti: “Ppi quantu vogghiu beni a vista di l’occhi” oppure: “avissi annurbari” ci riconducono, soprattutto, al mito
di Dafni. I Greci, invece, che ben conoscevano le proprietà curative delle acque sulfuree della nostra sorgente, la rinominarono Akis (la guarigione), attorno alla
stessa innalzarono un tempio ad Afrofite o Acidalia, dea
della bellezza del corpo, destinandola, di fatto, a dare il
nome a questa bellissima terra. Ma, per mettere in atto
il loro sincretismo socio - religioso, questi nostri colonizzatori, poichè resisteva fra i locali il ricordo ben radicato
del culto di Polifemo per Galatea, o la venerazione per
Dafni, diversificarono nel tempo questi culti indigeni
assorbendoli nel loro contesto culturale. Dafni fu fatto
morire suicida dai poeti greci e sostituito con Pane,
mentre Galatea venne leggermente modificata: sfruttando l’assonanza con la Nereide del loro repertorio mitico,
e cioè Galateia, la ninfa figlia di Nereo e Doride, essi la
posizionarono in una sorgente attigua alla sulfurea.
Akis, dunque, si nominò la sorgente sulfurea al tempo
dei Greci e Galateia l’attigua. Poichè le acque delle due
sorgenti, riversandosi sul terreno circonvicino, miscelavano le loro acque, fra la gente del luogo si iniziò a poetare dell’idillio amoroso fra Akis e Galatea, argomento
che avrebbe assunto, con l’arrivo di Venere e dei
Romani, una grande risonanza poetica. (Tratto da: Aci,
S. Filippo Un secolo di immagini L’immagine nei secoli
di Filippo Pulvirenti)
Filippo Pulvirenti
4
AKIS
Sabato 29 Gennaio 2011
L’illustre pedagogista Gino Ferretti acese quasi per caso
A seguito dell’articolo sul ricordo del filosofo e pedagogista Gino Ferretti e
alla collocazione di un quadro con la sua foto nel corso di un’apposita cerimonia nel plesso “Ferretti” del IV Circolo Didattico “L. Sciascia” di Acireale,
diversi lettori si sono chiesti chi fosse questo illustre personaggio, nato ad
Acireale il 30 marzo 1880 e morto a Palermo il 1° novembre 1950. Inoltre mi
sono state chieste notizie sulla famiglia e su eventuali eredi nel nostro territorio, tenuto conto del cognome “Ferretti” non proprio comune dalle nostre
parti. Ebbene, come ci documenta lo storico Antonio Patané, Gino era figlio
del maestro elementare Carlo Alberto Ferretti di Costigliole, un centro in provincia di Asti. Quest’ultimo, figlio di un agrimensore, si spostò in Sicilia nel
1871 assieme alla sorella Celsa e a Catania ambedue conseguirono “Il certificato di esame di patente di grado inferiore”, che era necessario per essere immessi nei ruoli delle scuole elementari. Carlo Alberto era poco più che
ventenne ed era venuto al Sud perché qui era più facile essere nominati
piuttosto che in Piemonte (come
sono cambiati i tempi!!!). Egli insegnò prima a Zafferana Etnea, poi a
Belpasso e, infine, ad Acireale dove
si sposò con una sua collega. La
sorella Celsa insegnò pure in diversi paesi etnei e poi si stabilì ad
Acireale, dove si sposò con un
certo Rapisarda. Carlo Alberto
Ferretti fissò, dunque, la sua residenza ad Acireale dove nel 1880
nacque Giuseppe Luigi detto Gino.
La moglie morì nel 1894 e allora
preferì spostarsi a Firenze e Gino,
appena quattordicenne, lo seguì.
Dopo un breve ritorno in Sicilia,
Gino si spostò a Roma, dove
abbandonò gli studi di legge e si
dedicò alla pittura. A soli 22 anni,
assieme alla moglie Grazia Sinatra
e altre persone, aprì per un breve
periodo una “colonia” agricola a
Monte Mario a Roma, dove sperimentò l’educazione di bambini ed
adulti a contatto con la natura. Ben
presto riprese gli studi e si laureò in
Filosofia a Napoli con il massimo
dei voti discutendo una tesi con il
prof. Filippo Masci, un illustre neo-kantiano. Ottenne il diritto di stampa e con
un borsa di studio frequentò in Germania il laboratorio di psicologia sperimentale di Kulpe a Wurzburg. Tornato in Italia, insegnò nelle scuole medie
e si interessò del rinnovamento della pedagogia e della scuola. A Roma
diresse dal 1913 al 1922 la scuola elementare annessa all’Istituto Magistrale
“Vittoria Colonna e cominciò a mettere alla prova le teorie che andava elaborando. Vinto il concorso per la cattedra universitaria di Pedagogia, insegnò nell’Università di Catania dal 1924 al 1929 per trasferirsi successivamente in quella di Palermo, dove si era meno pressati dal controllo del regime fascista. Lì
insegnò fino alla
morte,
dopo
aver
prodotto
tantissimi lavori
e studi che stava
tentando di portare ad unità, ma
la
scomparsa
improvvisa a 70
anni non gli consentì di portare a
termine l’opera.
Non volle iscriversi al Partito
Fascista avendo
maturato delle
idee libertarie e
fu
chiamato
dagli Alleati nel
1945 per scrivere i nuovi programmi della scuola elementare. Onorò l’impegno, assegnatogli direttamente da famoso ufficiale e pedagogista
Carleton Washburne, ma la radicalità delle innovazioni da lui proposte trovò
ostacoli e i programmi furono trasformati in “Consigli”. La sua parabola ideale parte dal neo-kantismo, si incontra con l’attualismo gentiliano e, avvertendo il bisogno di dare la centralità nell’educazione allo sviluppo autonomo
del fanciullo, si allontanò dal Gentile approdando infine a posizioni fenomenistiche. Per lui il fanciullo si forma attraverso l’esperienza-azione e la creatività, presente negli impulsi infantili non ancora attraversati dalla ragione.
Bisogna considerare il fanciullo come “inventore”, costruttore e poeta e la
drammatizzazione è un ottimo metodo di espressione individuale e sociale.
La poesia e la musica costituiscono per il bambino un veicolo privilegiato
per l’apprendimento, in grado di unificare tutti gli insegnamenti, anche quelli scientifici. Sull’opera di Gino Ferretti hanno scritto Vittorio D’Alessandro
(1959) e Leonardo Patané (1981) mentre Gino Raya negli anni Cinquanta
ha curato la riedizione della sua opera fondamentale “L’uomo dell’infanzia”
del 1922
Giovanni Vecchio.
I GRUPPI DI LAVORO PER I SERVIZI ALLA PERSONA
NELLA CRISI DEL WELFARE
Lo scorso 13 gennaio ha preso il via ad Acireale il seminario di formazione
per assistenti sociali “Il sistema integrato dei servizi alla persona: I GRUPPI DI LAVORO”, organizzato dal Centro di Cultura per lo Sviluppo, che fa
capo all’EAS (Ente Attività Sociali) e all’Università Cattolica del Sacro
Cuore di Milano.Il seminario, la cui direzione scientifica è stata affidata alla
prof.ssa Rita Bichi dell’Università Cattolica, è distribuito in quattro giornate
di lavoro (13-14 gennaio e 10-11 febbraio) alle quali si sono iscritte 50 assistenti sociali provenienti da tutte le provincie siciliane e da Reggio Calabria.
Per l’importanza degli argomenti e la qualità dell’organizzazione, il seminario ha avuto il patrocinio dell’Ordine Professionale Assistenti Sociali della
nostra Regione. In effetti le giornate prevedono le lezioni del formatore,
esperto di politiche sociali, Franco Vernò, intercalate dai lavori di gruppo
coordinati da Carmela Cosentino, Maria Pia Fontana e Carmela
Impeduglia. La metodologia dei gruppi di lavoro nei servizi alla persona
richiede un lavoro integrato tra operatori di più istituzioni, tra diverse organizzazioni e profili professionali. Il direttore del Centro, dott.ssa Grazia
Brex, che all’inaugurazione per motivi di salute è stata rappresentata dalla
prof.ssa Rosa Grillo, ha dichiarato che “questa prospettiva è auspicata dal
legislatore ed è resa necessaria per motivi etici, il rispetto della globalità
della persona, e per motivi tecnici, l’esigenza di garantire esiti complessivi
di salute e benessere, e non solo prestazioni di competenza”. Nell’ampia e
articolata relazione inaugurale il prof. Vernò ha correlato il grado di sviluppo del paese con alcuni indici di sviluppo umano, ai sensi della Legge
328/2000: passare dalle politiche passive a quelle attive incentivando tutte
le forme di promozione della responsabilità, passare da interventi di tamponamento a politiche per l’inclusione sociale, dando prioritariamente
sostegno alle famiglie; esplicitare i diritti di cittadinanza sociale realmente
esigibili con riferimento ai livelli di protezione e promozione da garantire;
organizzare servizi e percorsi solidaristici improntati ai principi di responsabilità, solidarietà, sussidiarietà; passare, infine, da politiche improntate solo
su atti a politiche intese come esiti dei processi. Dopo ampia analisi basata sul Piano Nazionale 2001/2003, nel quale si evidenziava la necessità che
le politiche venissero rivolte alla generalità degli individui senza alcun vincolo di appartenenza attraverso un percorso che dalla centralità delle
Istituzioni passasse alla centralità della Comunità locale in un sistema di
responsabilità, ha concluso che i livelli essenziali previsti dalla L. 328 non
sono stati garantiti e ogni scelta è rapportata al giorno d’oggi alla disponibilità economica per la copertura della spesa, il federalismo fiscale rischia di
enfatizzare il localismo e favorire una cultura ancorata a forme di solidarietà breve (io e i miei, io e quelli come me, io e quelli che vivono e che sono
nati sul mio territorio); gli organi partecipativi non vengono valorizzati dalle
Istituzioni, le quali danno spazio in tal modo solamente alla formula della
democrazia elettiva; dall’universalismo del sistema del welfare si sta passando alla selettività riducendo la “complessità” connessa a fenomeni come
quello delle migrazioni con l’adozione di soluzioni localistiche e discutibili;
gli ambiti di intervento per i servizi alla persona diventano sempre più estesi con la pretesa di garantire efficienza ed economicità nella gestione dei
servizi sociali e sanitari; l’eccesso di aziendalizzazione rischia di mettere in
secondo piano gli obiettivi dei servizi sociali, sanitari ed educativi, che puntano, invece, sui “beni relazionali” in contesti nei quali sono possibili relazioni qualificate. Si tende, infine, ad attribuire alle regioni non solo il compito di fornire indirizzi, ma anche quello di stabilire le priorità operative, le
modalità gestionali, le tipologie di risposte da attuare, mortificando in tal
modo il ruolo dei Comuni e dei processi programmatori locali. Certamente
bisogna fare i conti con la crisi a livello mondiale che sta producendo
aumento di disoccupazione, di povertà, di insicurezza. Questo lo scenario
complesso entro il quale il relatore ha ritenuto di inserire i lavori del seminario che intende far acquisire competenze e valorizzare anche le esperienze degli operatori, che si confrontano costantemente con una “società
liquida” (Bauman), caratterizzata da “mucillagine sociale” (De Rita) e somigliante ad uno “specchio frammentato” (Scalfari).
Giovanni Vecchio
La “Zelantea” visita l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare
Un nutrito gruppo di soci dell’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici di
Acireale lo scorso 15 gennaio è stato ospite del Laboratori Nazionali del Sud
dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) nella cittadella universitaria
catanese. Con la guida sicura del prof. Marcello Lattuada, direttore dei
Laboratori, dei docenti dell’Università di Catania Salvatore Lo Nigro (fisica
nucleare) e Francesco Porto (fisica generale) e l’apporto dell’affermato
ricercatore dr. Angelo Pagano nonché del giovane precario Francesco
Romano, con in testa il presidente dell’Accademia dr. Giuseppe Contarino
per un giorno una trentina di soci si sono trasformati in studenti. Dopo l’esposizione introduttiva del prof. Lattuada il gruppo ha visitato i Laboratori,
che sono dotati di due acceleratori di particelle, un Tandem Van de Graaf da
15 MV ed un Ciclotrone Superconduttore K800, che consentono di produrre e accelerare fasci di ioni pesanti in un intervallo di energie molto ampio
offrendo la possibilità di investigare le diverse proprietà della materia
nucleare. Particolare interesse hanno suscitato nei visitatori le applicazioni in diversi settori come la biofisica ed i beni culturali. Infatti presso i
Laboratori sono stati sviluppati un centro per la cura del melanoma oculare
ed un laboratorio di analisi di reperti storici e archeologici attraverso tecniche non distruttive. Tra i nuovi progetti presentati ai visitatori c’è quello di un
laboratorio multidisciplinare sottomarino, in corso di collocazione nell’area
marina di Porto Palo, che consentirà il collegamento in tempo reale con una
stazione per il monitoraggio sismico. Davvero un’esperienza arricchente
Incontro pubblico del Lions Club Acireale sulla tutela dall’inquinamento delle acque del comprensorio acese
Per iniziativa del comitato “Promozione del nostro patrimonio naturalistico e
tutela dell’ambiente” del Lions Club Acireale, avrà luogo oggi, sabato 29
gennaio alle ore 17,00 nella sala convegni del Credito Siciliano in via
Sclafani, l’incontro pubblico di rilevante interesse su “Tutela dall’inquinamento delle acque del comprensorio acese”. Il comitato, coordinato dao soci
Pietro Currò e Antonio Sardo, nello spirito che contraddistingue il Club
acese, sempre attento alla realtà locale, ha individuato questa questione
come prioritaria in quanto lo sversamento di liquami nel sottosuolo costituisce una grave minaccia per qualità delle risorse idriche presenti negli acquiferi vulcanici del versante orientale dell’Etna, fonte di approvvigionamento
per i fabbisogni sia potabili che irrigui del comprensorio acese. L’incontro si
propone di effettuare un inquadramento tecnico e di individuare le linee d’azione per contemperare le esigenze di un efficace disinquinamento con
quelle della piena valorizzazione dei beni ambientali del territorio. Sono previste , accanto ai saluti delle autorità lionistiche, le relazioni degli ingegneri
Giovanni Saitta, Giovanni Barbagallo e Salvatore Alecci, a cui faranno
seguito gli interventi del Sindaco di Acireale avv. Antonino Garozzo e dei
capigruppo consiliari. Gli interventi dei relatori saranno coordinati dal giornalista Nino Milazzo e le conclusioni saranno tratte dal dott. Antonio
Pogliese, vice governatore Lions 108 Yb.
Giovanni Vecchio
anche per chi con la cultura convive ogni giorno e che, proprio per questo,
è pronto a recepire gli stimoli di un settore di ricerca, per molti inusuale, ma
certamente di grande interesse scientifico e sociale. Le foto di Turi Consoli
hanno immortalato questo itinerario tra acceleratori e apparati sperimentali
davvero straordinari, anche se non conosciuti come meriterebbero.
Giovanni Vecchio
AKIS
Sabato 29 Gennaio 2011
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E dalla mammella sgorgò vino rosso!
Solito entusiasmante successo per l’edizione n°8 del "Salone dell'orientamento scolastico e professionale", promosso dall'Assessorato alla Pubblica
istruzione - Servizio di psicologia scolastica. Il progetto è inserito tra le diverse iniziative di orientamento e si rivolge agli alunni delle classi terze degli istituti secondari di primo grado e alle loro famiglie, chiamati ad una scelta consapevole che guarda verso il futuro dei ragazzi e della società. L'obiettivo è
quello di offrire un supporto concreto per orientarsi in una realtà complessa
e in continuo mutamento, al fine di effettuare una scelta scolastica e formativa consapevole. Taglio del nastro, negli accoglienti ed eleganti saloni
dell'Hotel Excelsior Acireale - via delle Terme - in presenza, tra gli altri, del
sindaco Nino Garozzo, dell'assessore alla Pubblica istruzione Nives
Leonardi, dei dirigenti degli istituti scolastici cittadini e della provincia, della
dott.ssa Rosaria Di Mauro (Referente del Quadrivio- Acireale); dott.
Giuseppe Signeri (Vice Responsabile Direzione Commerciale del Credito
Siciliano), Filippo Licata (Relazioni Pubbliche del Credito Siciliano), del presidente del Centro di orientamento e formazione dell'Università di Catania
Vincenzo Perciavalle, del presidente del Cinap (Centro per l'integrazione attiva e partecipata dell'Università di Catania) Santo Carnazzo, del professore
Santo Di Nuovo ordinario della Cattedra di psicologia dell'Università di
Catania. Grande folla di visitatori e grande soddisfazioni per tutti quelli che
hanno lavorato e collaborato con lo staff organizzativo (prime fra tutte le
dott.sse Donatella Busà e Alessandra Seminara.
Una grande mammella di vino dalla quale "sgorga" vino rosso. E' stata questa la bizzarra idea dell’artista Cesare Inzerillo che ha voluto così celebrare
"Benedivino", la grande kermesse enogastronomica voluta da Oliviero
Toscani e Vittorio Sgarbi nel 2009, e la cui seconda edizione si è svolta
sabato 18 e domenica 19 a Salemi nei saloni del castello normanno-svevo.
L'installazione dell'artista siciliano è stata la vera "attrazione" della festa,
diventando una sorta di totem, suscitando - è proprio il caso di dire - la
maniacale attenzione dei visitatori che hanno fatto a gara per toccarla, complice un divertente "si dice", presto circolato tra le persone, sulle virtù propiziatorie del contatto, tanto che Stefano Morelli, uno dei ragazzi della
Fondazione Sgarbi che ne ha curato invece gli aspetti meccanici, ha dovuto "picchettare" l'opera per evitare che la danneggiassero. L’effetto scenico
è stato notevole. Alla mammella è stato infatti montato un motorino elettrico
per fare sgorgare un fiotto continuo di vino rosso. Infine, tutti in fila per le
fotografie, per farsi immortalare a poppare vino rosso. Rito al quale non si è
certo sottratto Vittorio Sgarbi.
Quasi due ore di chiacchierata con Enrico Guarneri
L’attore, il comico (ma non è particolarmente contento di essere classificato così), l’uomo e, soprattutto, il siciliano che si fa onore e che della Sua
Terra porta,vicino al cuore, una medaglia raffigurante la Sicilia.
Puntualissimo come si conviene a chi veramente rispetta il pubblico, mode-
L’Associazione “Logos - Famiglia e Minori - Catania” sto certamente, ma grande nelle sue illuminanti risposte e considerazioni,
ha garbatamente replicato alle domande che i due “intrattenitori” - li chiamano “attenti a quei due”, che hanno organizzato l’incontro (Domenico
Platania per “Quelli del 7°” e Turi Consoli per il “Galatea”) hanno posto
all’attore. Ne è uscito fuori il ritratto di un uomo dai due volti (non ambigui,
certamente): il classico amico del bar o affettuoso vicino di casa e l’attore,
nel senso “magnifico” della parola, l’attore che non rinnega il “Litterio” che
gli ha dato popolarità ma che guarda al suo futuro sognando, con ottime
possibilità di riuscirci, di potere recitare Pirandello e Verga sul palcosceni-
è un’associazione senza fini di lucro, promuove iniziative nell’ambito
della solidarietà sociale e rivolge particolare attenzione alla famiglia ed
ai minori. Ha sede a Catania, in Via Grotte Bianche n. 150. Dal
02/04/2010 è iscritta al n. 99 del Registro regionale delle Associazioni di
solidarietà familiare, (D.D.R n. 618 del 02/04/10),
istituito
dall’Assessorato Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e delle
Autonomie Locali, ai sensi dell’art.16 della legge regionale 10/31 luglio
2003. L’Associazione ha come priorità le finalità di solidarietà, sostegno
e mutuo aiuto tra le famiglie associate e svolge le proprie attività con
impiego prevalente di prestazioni libere, gratuite e volontarie dei propri
aderenti. I professionisti che operano nell’ambito dell’Associazione
LOGOS sono Psicologi, Psicoterapeuti, Mediatori familiari, Counselors,
Avvocati, Sociologi, Formatori, Pedagogisti, specializzati nei differenti
ambiti d’intervento . Le aree di intervento dell’Associazione fanno riferimento alla tutela ed alla valorizzazione dei diritti delle persone, al sostegno psicologico, alla psicoterapia, all’assistenza legale, alla mediazione
familiare, interculturale e scolastica, alla formazione, all’informazione e
alla ricerca scientifica.
co più alto del mondo. Per la cronaca: l’incontro è stato seguito da un
numeroso pubblico che ha sancito con reiterati applausi alcuni interventi
dell’attore (specie in finale con la recita di una poesia di Ignazio Buttitta)
apprezzando, inoltre, la scelta degli organizzatori sul tipo di “incontro” proposto. Ha fatto gli onori di casa la prof.ssa Margherita Ferro che ha portato i saluti dell’Azienda “Terme di Acireale”, da Lei diretta. All’attore è stato
fatto dono del libro “Terre di Aci” da parte dell’autore, il fotografo Franco
Barbagallo.Galante ed efficace intrattenitore musicale il Maestro Lorenzo
Grasso..ph Nuccia Leotta e Franco Barbagallo
T.C.
6
Sabato 29 Gennaio 2011
A proposito della “nuovissima” guida di Acireale
Pubblicata a cura della sede
acese
dell’associazione
SiciliAntica, frutto di un appassionato lavoro di ricerca, di studio e di
confronto dei tre autori, Guido
Leonardi, Pinella Musmeci e
Rodolfo Puglisi, si presenta in un
elegante formato, utile ed interessante in tutte le sue 192 pagine.
Introdotto da un saggio storico
sulla città, si compone di oltre
cento schede monografiche sui
luoghi più significativi (piazze,
strade, chiese, palazzi, frazioni,
ecc.) illustrati da 38 foto in bianco
e nero. Gli interessati ad averne
visione e notizie possono recarsi
presso la sede dell’associazione in via Ardita n. 12,
aperta il mercoledì, dalle ore 17 alle 19. Il volume sarà
prossimamente e ufficialmente presentato in data e
luogo che verranno resi noti attraverso i normali canali
di informazione.
Il Presidente della sede di Acireale e delle Aci
dell’associazione culturale SiciliAntica
Prof. Luigi Benintende
Il “sogno” del Museo del carretto siciliano
“Per onorarne la memoria e per non dimenticare”
La Commissione Toponomastica dovrà valutare su Rino Nicolosi, I Giudici Falcone e Borsellino e la scorta, il Cav.Emanuele Macrì
Anche se con colpevole ritardo qualcuno si muove, finalmente, “per ricordare e non dimenticare” Rino Nicolosi (in
altra pagina leggete dei suoi scritti), l’indimenticato
Presidente della Regione Siciliana ( quasi 7 anni continuativi 1985/1991). Sono passati ben dodici anni dalla
sua morte (un male incurabile lo portò via dall’affetto dei
suoi cari e dalla Sua Città) e, finalmente,lo ribadiamo
ancora una volta, qualcosa si muove: Nando Ardita del
PD e Saro Raneri dell’MpA hanno presentato attraverso
la Presidenza del Consiglio una richiesta di intitolare tutta
l’area del Tupparello al “Presidente”.Un altro consigliere
comunale, Antonio Riolo (Futuro e Libertà), invece, si fa
promotore dell’iniziativa di intitolare un “qualcosa” (strada, via, piazza, slargo… è di oggi la richiesta d’intitolazione dell’Area Com) ai due giudici Falcone e Borsellino
assieme a tutti i “martiri” uccisi nei tragici avvenimenti
che hanno coinvolto i due personaggi. E per finire, ma
certamente non finisce qui, è stata protocollata al
Comune la richiesta di intitolare una strada (possibilmente la stessa via Alessi, dove esiste il Teatro dei Pupi) al
cav. Emanuele Macrì, il famoso artista-puparo conosciuto in tutto il mondo, forse l’unico che ancor oggi, a distanza di trentacinque anni dalla sua morte, riesce a “trascinare” turisti in Città, alla ricerca della sua indimenticabile
arte. Per la cronaca, la richiesta, che si spera venga
accolta dalla commissione toponomastica cittadina e da
un eventuale “furor di popolo”, presentata agli inizi dell’anno, prende corpo da due benemerite associazioni culturali di Acireale: il Cine Foto Club “Galatea” e
“SiciliAntica”, associazioni che, hanno promesso, porteranno avanti questa proposta.
Corrado Patti
Associazione Marco Salvo Zappalà
Ultimato qualche anno fa dalla Provincia Regionale di
Catania in un antico immobile del XIX secolo acquistato e ristrutturato nella centrale via Vittorio Emanuele, il
Museo del carretto siciliano è stato totalmente abbandonato, provocando grande amarezza in tutta la collettività ed in particolare in coloro che sono i principali
maestri santantonesi della pittura su carretto siciliano,
noti anche a livello internazionale, Domenico Di Mauro
e Nerina Chiarenza. L’intera comunità auspica da
tempo di vedere finalmente realizzato il sogno dell’
apertura al pubblico dell'importante struttura che possiede una notevole valenza non solo storica ma anche
turistica per l’intero nostro territorio. La neonata
Associazione “Terre di Aci” mirando principalmente alla
valorizzazione del territorio delle Aci, muove i suoi primi
passi proprio dal territorio che la ospita, focalizzando
l’attenzione appunto sull’agognato ma nello stesso
tempo dimenticato Museo del carretto siciliano.
L’Associazione si propone, mediante una simbolica raccolta firme che si svolgerà Domenica 13 Febbraio 2011,
dalle ore 9.30 alle ore 12.30, nella Piazza antistante la
Chiesa Madre in Aci S. Antonio, di sensibilizzare l’opinione pubblica e dar voce ad una questione da troppo
tempo silente. Vogliano, quindi, le autorità pubbliche
competenti e in particolar modo la Provincia Regionale
di Catania nella persona del Presidente Giuseppe
Castiglione, impegnarsi seriamente nella concreta realizzazione dell’importante progetto, affinchè questo non
rimanga solo un sogno…
AKIS
Grafica: MP - 347 1433135
Con una sobria cerimonia alla quale hanno partecipato
numerosi iscritti e simpatizzanti dell’Associazione
Marco Salvo Zappalà, sono stati inaugurati i nuovi locali di via Dafnica 14. Il taglio del nastro è stato affidato ai
genitori dello sfortunato giovane mentre la benedizione
della sede è stata impartita da don Alfredo D’Anna..
E’ proprio vero
che l’oro è un
metallo prezioso ed è anche
vero che raggiungere la fatidica data dei
50
anni
di
matrimonio, le
nozze
d’oro,
così
come
comunemente
si chiamano, è
un traguardo al
quale tutte le
coppie serene
e felici aspirano.. Loro ci
sono già riusciti, facendo un
pensierino alle
prossime nozze di Diamante: sono i coniugi Giacomo
Vezzi e Pina Scalia, i quali hanno festeggiato la felice
ricorrenza tra i figli e la parentela tutta. La Santa Messa
è stata celebrata da Padre Paolo Ricci nella Parrocchia
di San Giuseppe La Rena di Catania. Akis si associa ai
due “sposini” formulando i migliori auguri..
Penne EstroVerse: Presentato a Catania “Le curve della Penna” di Pasquale Musarra
“Le emozioni di Pasquale Musarra vagano oltre gli orizzonti del tempo. Il poeta, disincantato, narra di un universo
dove tutto è veloce, furtivo. Un cosmo governato dalle ombre dei ricordi che, a volte, giudica con la lama del coltello. L’autore, libero da vincoli formali, adotta, senza esitazioni, una metrica slegata. Risultato: la musica del verso
combacia con lo scorrere del pensiero. Sempre, anche quando vorrebbe inghiottire tutte le parole e scaraventarle
oltre i muri della ragione”. Con queste parole (dopo l’ouverture del maestro pianista Antonino Ramaci) la giornalista Grazia Calanna ha introdotto, nell’incantevole sito della Pinacoteca-Biblioteca di Catania, la presentazione del
libro di poesie “Le Curve della Penna” di Pasquale Musarra (silloge per la quale la stessa Calanna ha curato l’introduzione), svoltasi, con il patrocinio della Provincia Regionale di Catania, nell’ambito del ciclo di incontri culturali
“Penne EstroVerse”, a cura di EstroLab, associazione editrice del periodico l’EstroVerso. Di seguito è intervenuto
l’arch. Salvo Patanè (Vice Presidente Commissione consiliare Cultura) che ha sottolineato la necessità di valorizzare le iniziative culturali riallacciandosi al concetto greco pedagogico di bellezza, ideale da perseguire, attualizzando l’ideale di Brunelleschi e auspicando un nuovo umanesimo. Della stessa idea la prof.ssa Luisa Spampinato,
il giornalista Pino Pesce, lo psichiatra Giovanni Sollima e la pedagogista M. Gabriella Puglisi che ha ribadito il concetto parlando di “umanamento” dell’uomo. Il sociologo Salvo Cacciola ha sottolineato: “Non possiamo costringere
l’arte dentro schemi precostituiti. Possiamo riconoscerla allorquando ci meraviglia e possiede una musicalità che
parte dal di dentro”. L’incontro, inoltre, è stato animato dall’intervento del poeta Arcangelo Signorello, che ha ribadito, dopo la lettura di alcune delle proprie poesie, delizioso inno alla vita, che “la speranza deve diventare certezza e che noi tutti non dobbiamo mollare”. Gradevoli le letture curate dagli attori Pasquale Platania e Noemi
Finocchiaro. Altrettanto i momenti grafici a cura di Anita Di Nuzzo. “Indegna la mano che si poggia sul mondo senza
carezze”. La Calanna ha chiuso l’incontro con questi versi di Musarra, gli stessi con i quali il poeta rivolge un invito
accorato al proprio lettore affinché rifletta sul valore incalcolabile della vita e non dimentichi mai di “lodarne il canto”.
Nello Calì
LETTERA APERTA A...
Egregio Signor Reina Salvatore,
premetto che mi sembra oltremodo doveroso rivolgermi alla sua persona tralasciando di chiamarla con quel
nomignolo buffo di TOTO’, ma nel rispetto dei canoni
della buona educazione e rifuggendo dalla libertà e
dalla confidenza che tutti si sono presi, è mio intendimento seguitare
ad indicarla con
l’appellativo anagrafico come da
estratto di nascita.
Forse nel periodo
tempestoso che
attraversa, sarà
sorpreso di ricevere la presente, ma
devo ammettere
che, forse perché
colpita dalla Sua
foto apparsa sui
giornali, è stata
mia suocera a
spingermi ed incoraggiarmi a scriverle. La fantasia
del
popolo
lo
immaginava più
bello, aitante, feroce ma generoso,
tutti fantasticavano la sua abilità nel cambiare connotati, come Fantomas o Nembo Kid, che fosse capace
addirittura di camuffarsi da palo telegrafico, frigorifero
domestico (quello industriale non gli riusciva troppo
bene) spazzola da scarpe e persino TV in bianco e
nero (la vivacità dei colori l’ha sempre infastidito). La
sua decennale latitanza non trovava nessuna spiegazione valida se non la sua abilità nel cambiare repentinamente identità. Mettendo poi nel conto l’accanimento dimostrato (o fatto immaginare) da tutte le forze
spiegate in campo per la sua cattura, altro non v’era da
pensare. E invece, Lei, fedele alle tradizioni del suo
popolo (che mai è stato trasformista) l’unica cosa che
ha tentato di modificare è stata la frangetta sulla fronte
che, non se l’abbia a male, le procuravano l’aspetto di
un puffo spaesato. (A proposito, mi chiedo se non è il
caso di scovare ed arrestare quel barbiere che l’ha
conciato in quel modo, prima che possa rovinare altra
brava gente!). In effetti, le sue sembianze, più che a
quelle di un capo, di una belva sanguinaria, di un
demonio imprendibile, davano l’impressione di un
povero uomo smarrito, capace sì di prepararsi da sé le
marmellate e le conserve, ma “colmo di quella mollezza meridionale che porta inesorabilmente alla pinguedine” (come dicevano i giornali del Nord) e chiaramente preoccupato dal pensiero che l’arresto gli avrebbe
impedito di pagare, prima della scadenza, la bolletta
del telefono e il bollo della macchina. E stia certo che
per mia suocera, le persone nel suo particolare stato di
tribolazione sono d’aiutare a tutti i costi! La vegliarda,
sicuramente l’unica che non si sia vantata di avere contribuito al suo arresto, ha pure apprezzato il suo attaccamento alla sicula terra, il suo ostinato meridionalismo, la sua verginale fedeltà a non abbandonare in
tutti questi lunghi anni Palermo, neppure per un breve
week-end, nel continuare a circolare per le sue strade
in auto(bomba) munita di marmitta catalitica (il rispetto
dell’ambiente innanzitutto). E poi, il messaggio più
significativo per le giovani generazioni: poteva benissimo farsi catturare in un crocevia meno sospettabile
come via Milano o piazza Trento o in un luogo esotico
e più appropriato dal punto di vista pubblicitario quale
Casablanca o Tangeri, ed invece ha preferito la gloriosa via Della Regione Siciliana, in Palermo, logicamente! Sulla sua cattura, poi, si è molto fantasticato. Si è
parlato di tradimento dei suoi uomini più fidati, stanchi
della sua fissazione di portare i tacchi alti per aumentare la statura criminale; si è detto che le ha nociuto la
troppa pubblicità piovutale addosso dopo la sua partecipazione alla trasmissione “Forum”, per quella controversia con il condominio circa le spese dell’ascensore,
qualcuno ha addirittura avanzato l’ipotesi che è stato
vittima del piano anti-inquinamento perché tradito dalla
targa pari della sua auto. Ma quale la verità? Malgrado
niente fosse più annunciato, previsto e scontato, la sua
cattura, nell’Italia dei volponi, dei tranelli e dei furbastri,
ha fatto tirare un gran sospiro di sollievo. Ma la consolazione è durata pochi istanti, subito schiacciata dall’angoscioso interrogativo: “Chi sarà ora il nuovo nemico?” Quien sabe? E per finire, alcune raccomandazioni che la mia signora suocera desidera rivolgerle affinché il suo soggiorno risulti meno disagevole possibile:
- dato l’attuale affollamento delle carceri italiane di persone onorevoli stia attento a non incappare in amicizie
che non si raccomandano da sole perché va a finire
che le proporranno di fare il palo;
- essendo il caffè da tutti riconosciuto quale liquido
capace di fare male ai nervi, eviti, dopo l’esempio di
Pisciotta e Sindona, di accettarne da chicchessia;
-infine, visto che Lei continua ad essere l’unico sostegno della sua famiglia, cerchi di darsi da fare per ottenere l’appalto per la costruzione dei muri di omertà che
senza sosta stanno crollando o in subordine chieda
almeno l’applicazione della legge Bacchelli per meriti
che non mancherà certo a Lei dimostrare, dato il suo
lungo curriculum d’impegno nella società.
Abbia fiducia, sono certo che qualcuno disposto ad aiutarlo sicuramente lo troverà.
Parola di Sherpa
A scuola di scacchi! Sull’onda del successo di partecipazione dell'anno scolastico precedente, al Liceo Scientifico-Linguistico
«Archimede», diretto dal Preside Lorenzo Marotta, è
iniziato il 4° corso «A scuola di scacchi», progetto che
per la sua valenza didattica ed innovativa è stato inserito nel Piano dell’Offerta Formativa. Una volta alla settimana, il prof. Santo Daniele Spina, istruttore giovanile e storico degli scacchi, segue i sessanta studenti
iscritti di tutte le classi del biennio e del triennio. Il
corso, illustrato nei suoi aspetti teorici in Power Point,
prevede un torneo scolastico di selezione al fine di formare quattro squadre (due maschili e due femminili)
per la partecipazione ai Giochi Sportivi Studenteschi.
Alessandro Santagati,
vincitore del 5° memorial Pirrone
Al «Caffè Bellini» di Valverde si è svolta la premiazione
dell’undicesimo torneo serale (23 partecipanti) organizzato dall’«Associazione Dilettantistica Scacchi
Valverde» e dedicato alla memoria del magistrato catanese Santi Pirrone, problemista di fama internazionale.
Ha vinto Alessandro Santagati (CM) di Catania, 2°
classificato il valverdese Santo Daniele Spina (1ªN), 3°
Vincenzo Scardamaglia (3ªN). Si sono inoltre distinti
Angelo Costanzo, Alessandro Campanella, Vincenzo
Magagnini, primo, secondo e terzo dei giocatori non
classificati, Riccardo Marzaduri (1° under 16) ed infine
Franco Barbagallo (1° over 60). Hanno presenziato alla
premiazione
Franco
Barbagallo,
Presidente
dell’«Associazione Dilettantistica Scacchi Valverde» e
Rosario Reitano che, soddisfatto della riuscita manifestazione, ha dichiarato che «è stata evocata una suggestiva atmosfera di fine Ottocento, epoca in cui i Caffè
erano un abituale luogo d’incontro per gli appassionati
scacchisti».
Il XXVI Congresso nazionale della Fnsi, si è concluso con la rielezione al primo turno e a larghissima maggioranza (221 voti a favore, 42 schede
bianche, 32 nulle e 4 voti ad altrettanti delegati) del
segretario nazionale Franco Siddi e dei consiglieri
nazionali (per la Sicilia: il vicesegretario nazionale
uscente della Fnsi, Luigi Ronsisvalle, il segretario regionale dell'Assostampa, Alberto Cicero, il collega palermitano Giancarlo Macaluso per i professionali; il collega
palermitano Nino Randazzo per i collaboratori; per i probiviri è stato eletto il collega nisseno Giuseppe
Scibetta). I consiglieri nazionali a loro volta hanno rieletto presidente della Fnsi l'uscente Roberto Natale (con
98 voti a favore, 5 schede bianche e 2 nulle). E' stato un
congresso in cui i 312 delegati e gli ospiti hanno discusso in maniera approfondita dei problemi della nostra
categoria, tenendo sempre come punto di riferimento
indifferibile il tema della libertà di stampa, baluardo della
democrazia e sul quale la Fnsi ha condotto, soprattutto
nell’ultimo anno, una lotta molto forte.
Polifemo, Aci e Galatea
in una cartolina da Parigi
AKIS
7
Sabato 29 Gennaio 2011
Il Faro di Capo Mulini
E’, ancora per poco, una
costruzione militare il
Faro di Capo Mulini.
Ancora per poco in quanto la struttura , attualmente della “Difesa”, sta
subendo un processo di
dismissione. Certamente
un modo per fare cassa
che lo Stato utilizza assieme agli enti pubblici che
cercano (invano!) di sanare i bilanci in rosso. Al
migliore offerente? Farne
un
albergo?
Un
Ristorante? (c’è già il
Faro, proprio sotto la
costruzione interessata
che
funziona
come
Circolo Privato ma che
non disdegnerebbe, crediamo, diventare un
“punto” turistico più appetibile dai più…)….Il posto
è incantevole, il prezzo?
Forse qualcuno ci ha già
fatto un pensierino….e
chi può dargli torto? A tal
proposito
l'assessore
regionale per l'Economia, Gaetano Armao, ha inviato una lettera al ministro
della Difesa, Ignazio La Russa, per opporsi al trasferimento al patrimonio
dello Stato di numerosi beni demaniali militari che si trovano in Sicilia e che,
in virtù' dell'art. 32 dello Statuto siciliano, devono, invece, essere acquisiti al
patrimonio immobiliare della Regione. Si tratta di immobili (tra cui l'ex carcere militare di Palermo, i Fari di Capo Milazzo, Capo Molini ad Acireale e
di Punta Libeccio a Favignana) che lo Stato potrebbe in tal modo acquisire
per poi venderli successivamente, oppure darli in gestione o essere valorizzati dagli enti locali. Nella lettera si chiede la modifica del provvedimento
stante la sua illegittimita' ed il grave danno che ne deriva alla Regione
Siciliana.
Corrado Patti
IL PRESEPE FRA L’ETNA E LO JONIO
Si è svolta nella Sala della Parrocchia S. Paolo ad Acireale, la serata conclusiva della 2a edizione de “Il presepe fra l’Etna e lo Jonio”, concorso
organizzato dal periodico cattolico di Acireale “La voce dell’Jonio” e il suo
editore, l’Associazione di volontariato “Orazio Vecchio”, in collaborazione
con la sezione di Giarre dell’associazione “Amici del presepio”. Durante
l’incontro, cui ha partecipato il vescovo Mons. Pio Vittorio Vigo, sono stati
decretati e premiati con una targa, tra i 29 partecipanti, i vincitori autori dei
presepi giudicati migliori all’interno di ciascuna delle cinque sezioni in cui
si è articolato il concorso: presepe famigliare, comunitario, a scuola, in
chiesa, in vetrina. Nel corso della manifestazione, coordinata dall’esperto
di presepi, tradizioni e folclore prof. Giovanni Vecchio, a tutti gli autori dei
presepi partecipanti sono stati consegnati dei simpatici attestati, e i
momenti di premiazione sono stati alternati a quelli musicali e di intrattenimento, arricchiti dalle prestigiose esibizioni della Corale “Maria SS.
Immacolata” di Dagala del Re, diretta dal M° Cristina Cantarella, del “cuntastorie” e polistrumentista Cesare Melfa, e dell’attrice Maria Grazia Ardita.
L’incontro culturale è stata l’occasione per alzare il sipario sulle autentiche
tradizioni natalizie locali e a culmine dell’iniziativa, volta a promuovere il
recupero dell’antica tradizione popolare e artistica e la riconquista dell’autentico significato spirituale del presepe, che dimostra ancora una volta di
essere vivo più che mai, e in grado di difendersi egregiamente dalle minacce di estinzione che anno dopo anno cercano, invano, di serrarlo.
La Voce dell’Jonio
AKIS
PRESENTAZIONE AUDIT CIVICO SERVIZIO SANITARIO REGIONALE SICILIANO
OSPEDALE DI ACIREALE, EFFETTUATI DUE TRAPIANTI DI CORNEA
- Nell'arco dei prossimi 12 mesi la qualità delle prestazioni delle 17 aziende
sanitarie siciliane sarà valutata dai cittadini con lo strumento dell'Audit civico, metodologia messa a punto e sviluppata da Cittadinanzattiva - Tribunale
per i Diritti del Malato a partire dal 2001. Il movimento di tutela dei cittadini,
rappresentato dal segretario regionale Giuseppe Greco e dal direttore
dell’Agenzia Nazionale per la Valutazione civica Angelo Tanese, ha illustrato il progetto insieme all'assessore regionale della Salute Massimo Russo.
Rispetto ad altre metodologie di valutazione della customer satisfaction,
l’Audit civico riconosce il cittadino come soggetto in grado di produrre autonomamente valutazioni strutturate. In quest'ottica il cittadino cessa di essere un puro oggetto di indagine, da interrogare con le dovute tecniche, ma
diventa il soggetto valutatore che visita le strutture e interroga i responsabili nell'ottica di un'analisi critica e sistematica dei servizi offerti dalle aziende
sanitarie provinciali e ospedaliere. “ Realizzare un Audit in tutte le aziende
sanitarie siciliane non significa raccogliere opinioni soggettive, ma applicare un metodologia di valutazione rigorosa, già sperimentata da
Cittadinanzattiva in altre 175 aziende sanitarie" ha dichiarato Angelo
Tanese, Direttore dell’Agenzia Nazionale per la Valutazione civica. "L’idea di
fondo -ha proseguito Tanese - è che i cittadini, adeguatamente formati, possono dare un contributo concreto per verificare la qualità dei servizi, proponendo all’Assessorato e alle direzioni aziendali delle azioni di miglioramento. Con questo progetto - ha concluso Tanese - la Sicilia si candida a rappresentare una realtà innovativa del Servizio Sanitario Nazionale, che considera la voce e il giudizio dei cittadini una risorsa importante per il cambiamento”. "L'adozione della metodologia dell'audit presso tutte le aziende
sanitarie regionali - ha dichiarato Giuseppe Greco, segretario di
Cittadinanzattiva Sicilia - è l'occasione per superare due pregiudizi: il primo
è rappresentato dalla riduzione della centralità del cittadino a puro principio
di deontologia professionale; il secondo consiste nel ritenere che la tutela
dei diritti sia il risultato, per così dire, automatico di una buona organizzazione. La Sicilia - ha aggiunto Greco - ha disposto nell’articolato della Legge
5 /2009 (Riordino del SSR) l’attivazione della Consulta regionale e dei
Comitati consultivi aziendali, assi portanti della partecipazione civica, strumenti di partecipazione tra i più avanzati in campo nazionale". "La Sicilia
promuove questo strumento che già vige in molte regioni italiane all' interno
di un quadro voluto dal Ministero della Salute" ha spiegato l'assessore alla
Salute Massimo Russo. "Diamo applicazione a questo accordo con
Cittadinanzattiva - ha aggiunto Russo - perchè crediamo fermamente che
anche i cittadini debbano
essere coinvolti al massimo nelle procedure che
riguardano la sanità e
vogliamo che il giudizio
finale sulla bontà, sull'accoglienza, sulla qualità,
sul clima di una struttura
sia dato dall'utente. Con
q u e s t ' a c c o r d o
Cittadinanzattiva si impegna a formare dei cittadini che poi svolgeranno
una funzione di controllo
- ha concluso l'assessore
- e questo è in linea con il processo di cambiamento che abbiamo in atto e
che a breve vedrà la costituzione di una commissione per sburocratizzare
la sanità, oltre a un altro progetto sulla customer satisfaction". L'Audit nasce
come risposta a tre fondamentali esigenze: dare una forma concreta alla
centralità del cittadino, rendere trasparente e verificabile l’azione delle
aziende sanitarie, prevenire la frammentazione del servizio sanitario. Il suo
sviluppo è frutto della lunga esperienza di battaglie condotte da
Cittadinanzattiva - Tribunale per i Diritti del Malato per superare l’autoreferenzialità dei servizi sanitari, per ottenere, in primo luogo, che le segnalazioni e l’intervento dei cittadini producessero i dovuti cambiamenti e per far
sì, in seconda istanza, che il giudizio motivato dei cittadini pesasse in sede
di valutazione delle aziende e dei loro dirigenti, al pari dei risultati di bilancio. La qualità e l’efficacia di un Audit dipendono dalla corretta formulazione dei quesiti a cui l’Audit stesso vuole dare risposta. La progettazione
dell’Audit civico, quindi, ha preso le mosse da quattro domande, semplici e
cruciali, rappresentative di altrettanti aspetti dell’esperienza del cittadino
comune nei servizi sanitari.
1. Il primo aspetto è quello del cittadino come utente dei servizi, coinvolto in
un processo di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione. La domanda, a
questo proposito, è: Quali sono le azioni promosse dalle aziende sanitarie
per mettere concretamente i cittadini e le loro esigenze al centro dell’organizzazione dei servizi sanitari?.
2. Il secondo aspetto riguarda il cittadino in quanto malato affetto da patologie gravi o croniche e il quesito è: “Quale priorità assumono nell’azione
delle aziende sanitarie alcune politiche di particolare rilievo sanitario e
sociale, come il risk management , il pain management e il sostegno ai
malati cronici?”;
ACIREALE – Sono stati effettuati questa mattina, presso il presidio ospedaliero di Acireale – diretto da Salvatore Scala - due trapianti di cornea compiuti a seguito dall’espianto multiplo di organi su una giovane donna di
Leonforte deceduta alcuni giorni fa. L’operazione è stata eseguita dall’equipe dell’Unità Operativa complessa di oculistica del presidio acese S.
Marta e S. Venera, diretta da Riccardo Sciacca, con il supporto dei medici
anestesisti guidati dal primario Francesco Campanella, e dell’anestesista di
sala Lorena Cavallo. «Un giovane di 25 anni della provincia di Catania e
una donna di 35 anni di Messina affetti da cheratocono, una malattia degenerativa della cornea che porta lentamente alla cecità, potranno finalmente
riacquistare la vista – spiega il direttore generale dell’Asp Catania Giuseppe
Calaciura – un ringraziamento va ai parenti, che nel momento del dolore
hanno dimostrato sensibilità e grande generosità, e a tutti i medici che
hanno effettuato il delicato intervento. Acireale si conferma ancora una volta
un centro di riferimento professionale per quel che riguarda l’oculistica: un
vero e proprio punto di riferimento regionale grazie alle competenze e all’elevato livello di professionalità dimostrato da tutta l’equipe diretta dal dott.
Sciacca, che oggi è nelle condizioni di poter realizzare interventi di alto profilo sanitario e di alta valenza sociale». Un risultato, questo, ottenuto sia grazie all’impegno del personale dell’Azienda sanitaria che alla sensibilità
dimostrata dai cittadini: non si deve infatti dimenticare l’importante scelta di
far rinascere la vita oltre la morte, cambiando radicalmente il livello di salute e benessere delle persone che soffrono.
INAUGURATA LA NUOVA SEDE “ FUTURO E LIBERTA’ ” A SANTA VENERINA
A Santa Venerina, è stata inaugurata la sede del Circolo “Futuro e
Libertà per l’Italia” intitolato a“Paolo Borsellino”, messi a disposizione dall’Avv. Orazio Giovanni Vecchio, All’inaugurazione è seguito un
dibattito sui temi della legalità, dell’etica e della valorizzazione della
cultura per lo sviluppo del territorio, moderato dal Coordinatore provinciale con delega all’organizzazione Puccio La Rosa, il quale ha
ribadito come “la politica non debba essere un pretesto per la spartizione del potere, bensì uno strumento per arrivare ad esprimere e
concretizzare i bisogni e le istanze dei cittadini”. Nhora Caggegi
San Sebastiano e papa Giovanni Paolo II
Come è oramai risaputo, Giovanni Paolo II sarà proclamato beato da papa
Benedetto XVI il prossimo 1° maggio, data non casuale, trattandosi della
Domenica in Albis, cioè la prima successiva alla Pasqua, nella quale lo
stesso Karol Wojtyla ha istituito la Solennità della Divina Misericordia. In
occasione della beatificazione dell’indimenticato Pontefice, per facilitare
l’afflusso dei fedeli – se ne prevedono centinaia di migliaia – che vorranno
rendere omaggio a papa Wojtyla, ne è stata decisa la traslazione della
salma dalle Grotte vaticane alla cappella di San Sebastiano (altare del
beato Innocenzo XI). La traslazione avverrà senza esumazione, quindi il
corpo di Papa Wojtyla non sarà esposto, ma si troverà in un vano chiuso
da una semplice lapide di marmo con la scritta “Beatus Ioannes Paulus II”.
Nella cappella, situata nella navata destra della Basilica di San Pietro, tra
le cappelle della Pietà di Michelangelo e del Santissimo Sacramento, sono
già iniziati i lavori di sistemazione e di pulitura dei mosaici. La tomba sarà
già pronta prima della beatificazione per consentire ai pellegrini e ai fedeli
che verranno a Roma per la celebrazione del primo maggio di poterla visitare. La cappella di San Sebastiano, tra l'altro, è stata scelta proprio perchè si trova all'ingresso della Basilica ed è inoltre piuttosto spaziosa, così
da facilitare l'accesso dei pellegrini.
"Perché la Legalità diventi Cultura". Ieri, con una manifestazione/incontro, l’Associazione
AS.AR.A ha celebrato, il decennale della propria costituzione.
Una manifestazione che si è svolta nella sala
“Bianca” del Liceo Scientifico Archimede, g.c. alla presenza di S.E. il Prefetto Dott. Vincenzo Santoro, il Sindaco
Avv. Nino Garozzo, le Autorità Civili e Militari, Comunali
e Provinciali, S.E. Arcivescovo Mons. Pio Vittorio Vigo,
rappresentanti della Magistratura e rappresentanti
Scolastici.
Erano presenti anche il Dott. Giuseppe
Scandurra, Presidente Nazionale della Federazione
Antiracket Italiana e i Presidenti delle Associazioni
Antiracket Provinciali, Associazioni di Volontariato,
Associazioni di Categoria, operatori economici… "Perché
la Legalità diventi Cultura".
Nel prossimo numero un
ampio servizio.
I 103 anni di Nonna Carmela
Il sindaco on.Raffaele Pippo
Nicotra e l'assessore ai Servizi
Sociali Pippo Sciacca, si sono
recati a casa della nonnina centenaria Carmela Sebastiana
Florio per festeggiare lo straordinario 103°compleanno. Gli
amministratori hanno donato alla
signora Carmela, nata ad Aci
Catena nel 1908, una targa ricordo, ovviamente dei fiori oltre che
una deliziosa torta per brindare
insieme all'inconsueto raggiungimento di 103 anni di vita.
AKIS: Anno VII, numero 2 del 29 Gennaio 2011 - Editore e Direttore Responsabile: Turi Consoli - Autor. n. 22 del 23/05/2005 del Tribunale di Catania
IL GIORNALE Sede: via M. di Casalotto 68 - 95025 Aci S.Antonio Redazione: via Alliotta, 14 - 95024 Acireale - Tel.- Fax 095 7921059 – 347 5382517 - [email protected] - Site: www.akis-aci.com
DEL TERRITORIO Tipografia-Litografia: “TM” di Mangano Venera - via N. Martoglio, 93 - S. VENERINA (CT) - Tel. 095 953455 - Distribuzione e arretrati: 340 7152814
DELLE ACI
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AKIS
Sabato 29 Gennaio 2011
“E’domenica. Silenzio. Grazie!”
Le acque dell’Etna: preziosa ma vulnerabile risorsa da salvaguardare
Non vorrei proprio che l’amicizia sincera che mi lega a Mimmo (pardon,
Domenico) Platania possa influenzare il mio giudizio, ma credo proprio,
cercando di restare il più possibile “asettico”, credo proprio, ribadisco, che
il personaggio autore (commediografo) dell’ultimo spettacolo portato in
scena al Turi Ferro di Acireale, rappresenti veramente una risorsa per il
nostro teatro e, soprattutto, una promessa per il futuro dello stesso. La
commedia “E’domenica. Silenzio. Grazie!”, infatti, è l’ultimo successo in
ordine temporale che l’Associazione Teatrale “Quelli del 7°” contribuisce a
fare passare due ore serene agli oltre seicento abbonati che nelle due
repliche del sabato si recano al “Turi Ferro”. Finalmente l’acustica è diventata perfetta, la puntualità viene (quasi) rispettata, il buio in sala pure
(anche durante l’intervallo!!!)…le risate non mancano mai così come la
simpatia degli attori che viene contraccambiata da continui applausi a
scena aperta. Citare qualcuno degli attori? C’è sempre qualcuno che “colpisce” più degli altri, per la verità, e ciò si può ricavare dall’applauso spontaneo che chiude lo spettacolo allorquando i vari attori salutano il pubblico…ma è veramente fare un torto a tutti non accomunarli in un unico e
grande consenso. Bravi. Applausi per tutti. Sabato 12 Febbraio appuntamento con un classico di Edoardo De Filippo: Filumena Marturano con la
regia di Claudio Jacobello e con la “Nuova Compagnia Odéon” di Catania.
Da non perdere.
T.C.
I 100 anni di Giulia Feroni
La comunità santantonese
ha
festeggiato i 100
anni di Giulia
Feroni, nata il 19
gennaio del 1911
a Catania e residente nella “città
del Casalotto” da
ben
32
anni.
Nonna Giulia ha
tre figlie: Graziella
di
81
anni,
Concetta di 76,
Pietra di 75, ed
oltre trenta tra
nipoti e pronipoti.
La festa si è svolta
nei locali della
Casa di Riposo
“Ospedale
dei
Poveri” che ospita
la donna. Il parroco, don Vittorio
Rocca, ha celebrato
una
S.
Messa nella chiesetta della struttura; quindi il sindaco Pippo Cutuli ha donato alla neo centenaria una targa ricordo e un mazzo di fiori. La festa si è conclusa con il taglio della torta celebrativa del centenario .
“Mi è piaciuta l’idea di emigrare al rovescio, di andare a conoscere limbo, inferno, purgatorio e paradiso. La mia vita con altri, altrove” (don Giacomo Panizza)
Si è tenuta la seconda “Giornata della coerenza civile”, evento ideato e
organizzato - con le (sole) proprie forze - dal gruppo acese del movimento
“Liberacittadinanza” come riconoscimento all’impegno umano e sociale,
dedicato a coloro che si sono distinti per la coerenza con cui operano quotidianamente per il bene comune, senza compromessi, anche a rischio della
propria vita. Quest’anno la manifestazione ha assunto un significato particolare, volendosi anche celebrare, senza vana retorica, il 150° anniversario
dell’Unità d’Italia. Si è sottolineato, infatti, il valore della fratellanza solidale
della vera italianità attraverso l’opera e la figura di don Giacomo Panizza, un
sacerdote dalla forte tempra morale e spirituale, originario di Brescia, che
E’ a tutti noto che nell’esteso apparato eruttivo etneo non vi siano corsi d’acqua
quantunque abbondante sia l’innevamento invernale. Le vaste e brulle coperture laviche e le distese di tephra sono solcati da solchi torrentizi ad attività pluviale eccezion fatta per il vallone delle quarantore, chiamato anche “Sciambro”
attivo durante lo scioglimento delle nevi per un paio di settimane con acme di
piena della durata di circa 2-3 giorni da cui il nome “Vallone delle Quarantore”.
A prima vista sembrerebbe che il prezioso fluido, fonte di vita e di benessere,
non alberghi nel regno del fuoco. Eppure se idealmente sollevassimo le vulcaniti sull’interfaccia vulcano-sedimentaria prevalentemente costituita da argille
azzurre pleistoceniche impermeabili potremmo osservare un’intrigata rete radiale di corsi d’acqua, talora di grande portata che contrastano con l’aridità delle
sciare etnee. Sono proprio queste le acque emunte dalle migliaia di pozzi disseminati sui bassi fianchi del vulcano soprattutto in prossimità delle faglie dove
si convogliano prevalentemente le acque. L’elevata permeabilità delle vulcaniti
non consente corrivazioni superficiali. I ruscelli alto-montani etnei si perdono tra
le ceneri vulcaniche e la porosità delle lave così come fanno le acque del fiume
Flascio interrotte da un’antica colata lavica dopo avere formato l’unico lago di
sbarramento lavico esistente in Europa: il lago Gurrida. La copiosità delle acque
sotterranee etnee è data anche dall’elevata piovosità annuale della Valle del
Bove (1300 mm contro i 400 di Motta S. Anastasia). Per tale motivo il versante
orientale del vulcano che va da Acireale a Giarre e molto ricco di falde acquifere. Alle pendici Sud-Est medio basse del vulcano troviamo, infatti un’elevata disseminazione di pozzi il cui emungimento soddisfa appieno le esigenze delle
popolazioni pedemontane captando decine di milioni di metri cubi di acqua per
destinarla sia al consumo umano sia all’uso agricolo. La qualità microbiologica
delle acque è elevata nei pozzi siti ad una certe altezza tuttavia a causa dello
scarso potere depurativo delle vulcaniti nelle falde superficiali essa talora si può
inquinare come ad esempio è recentemente accaduto a Pozzillo e talora anche
nella fonte di Casal Rosato sita in territorio del comune di Valverde le cui acque
essendo la falda superficiale dopo piogge intense possono presentare un modesto inquinamento da colibatteri ancorché trattasi di una delle migliori acque oligominerali della Sicilia. Degli enormi quantitativi d’acqua ipogea che circola in
profondità approssimativamente si può stimare che viene prelevato solo il 20%
mentre la rimanente parte s’immette nelle acque dello Jonio tramite risorgenze
sottomarine. La differente densità tra acque dolci e marine rende manifesti questi suggestivi “fiumi d’acqua nell’acqua” quando il mare è calmo ben visibili dalla
Timpa di Acireale come strie più chiare. La permeabilità del substrato vulcanico
costituisce un elemento di grande vulnerabilità degli acquiferi, i quali, qualora
poco profondi, possono essere facilmente raggiunti da liquami fognari provenienti dai cosiddetti “pirituri” ossia perditoi delle fognature di abitazioni che sversano nel suolo. Il trachibasalto etneo mal si presta ad un’efficace azione di depurazione microbiologica essendo frequentemente fratturato per contrazione da
raffreddamento del fuso lavico. Più efficace dal punto di vista depurativo è il percolamento quando attraversa strati tufacei o piroclastici di granulometria molto
fine. Per avere l’idea di come possa essere la stratigrafia dell’Etna basta osservare la Timpa di Acireale oppure le pareti dell’ampia Valle del Bove. Esse costituiscono un’interessante spaccato del vulcano e rappresentano un “libro aperto” sul quale è “scritta” la storia del più importante vulcano emerso europeo. Da
studi effettuati presso l’I.R.M.A. di Acireale sul potere depurativo delle vulcaniti
etnee si è potuto concludere che strati superiori a 50 metri garantiscono un ottimo potere depurativo purché la granulometria dei materiali sia molto fine. Nel
passato l’Etna ha avuto un comportamento eruttivo molto differente dall’attuale
caratterizzato prevalentemente da effusioni laviche ed eventi ceneritici. In tempi
remoti vi sono stati lunghi periodi caratterizzati da eruzioni del tipo laars (colate
di fango) o colate piroclastiche (le cosiddette nubi ardenti). Ed anche in tempi
storici antichi l’attività dell’Etna era alquanto più energetica; non per nulla i Sicani
si spostarono nell’estremo occidente dell’Isola. Nel sistema geostrutturale delle
Timpe (SiGeT) le faglie possono costituire una rete di “by-pass” che mette in
comunicazione i liquami inquinanti circolanti in superficie con le falde idriche più
da 35 anni opera al Sud. “Progetto Sud” è il nome della comunità che egli
ha fondato in Calabria, a Lamezia Terme, una comunità di quotidiana vita
solidale per i disabili, gli emarginati e gli esclusi, che contrappone i valori
della fratellanza alla ferocia mafiosa. Per questo motivo la sua meritoria attività, portata avanti con coraggiosa e tenace coerenza, viene avversata con
ogni mezzo dalla criminalità organizzata calabrese. Pur tuttavia, don
Giacomo Panizza, nonostante le numerose intimidazioni e minacce ricevute, continua nella sua opera con determinazione, fermezza e disarmante
letizia. Il sacerdote bresciano, dopo il primo incontro, in mattinata, con gli
studenti delle scuole acesi, nel pomeriggio ha partecipato ad un interessante dibattito pubblico con la cittadinanza, presso il salone delle Terme,
introdotto da Enzo Dato e Citto Leotta e condotto dal giornalista Alfio
Sciacca. Nel corso dei due incontri è stato proiettato il video “Non sono
popoli, ma mandrie”, realizzato dal gruppo acese di “Liberacittadinanza” a
partire da un’idea di Saro Patanè, in cui si è voluto mettere in risalto la figura e il messaggio di don Pannizza.
Guido Leonardi
Unione Cattolica Stampa Italiana
"Rinnovare l'impegno per la costruzione di un mondo dove tutti
siano liberi di professare la propria religione o la propria fede.
... .La libertà religiosa consente di nutrire la speranza verso un
futuro di giustizia e di pace." Benedetto XVI
Nella ricorrenza della festa di san Francesco di Sales, fondatore dell'Ordine
monastico della Visitazione, patrono dei giornalisti, nel Santuario del Sacro
Cuore ( Via Paolo Vasta ), S.E. mons. Pio Vittorio Vigo ha celebrato una
Santa Messa. Successivamente, si è tenuto un incontro di giornalisti: con
l’avv.to Mario Di Prima, condirettore dell'Ufficio diocesano delle
Comunicazioni sociali, che ha parlato su : " LIBERTÀ' RELIGIOSA, VIA PER
LA PACE" Considerazioni sul messaggio del Papa Benedetto XVI inviato
agli Statisti di tutto il mondo, in occasione della Giornata Mondiale della
Pace 2011.
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profonde e ciò costituisce un elemento di vulnerabilità degli acquiferi dell’area
Est e Sud.-Est dell’Etna il cui principale affioramento sorgivo è costituito dalle
sorgenti Miuccio. Talora può accadere che l’acqua sgorga spontanea come si
verifica nella collina di Vampolieri a seguito di lavori di scavo quando la ruspa
rompe l’argine argilloso di un corso d’acqua ipogeo. Dal punto di vista qualitativo le acque etnee sono prevalentemente bicarbonato sodio magnesiache, con
contenuto alquanto bilanciato in sodio, potassio, calcio, cloruri e solfati i cui
parametri rientrano nei limiti stabiliti dall’attuale normativa ad eccezione del
vanadio per alcune acque del versante Ovest e del manganese per talune sorgenti del versante Sud. Quanto alla durezza occorre sfatare il convincimento che
le acque ricche in calcio causano danni all’organismo anzi spesso sono gli stessi processi di addolcimento ad essere più dannosi. Infatti gli addolcitori non
fanno altro che scambiare il calcio con il sodio e ciò è notorio non fa bene alla
salute perché il sodio in eccesso può causare ritenzione idrica dato che richiama liquidi dai vasi ai tessuti. Occorre anche sfatare il mito che l’acqua dura
possa provocare calcolosi renale: la genesi dei calcoli è dovuta a fattori ben precisi tra i quali giocano un ruolo importante oltre al pH, l’osmolarità la diuresi
anche i processi infiammatori con la formazione del cosiddetto “nucleo litogeno”.
Il problema non è l’acqua dura ma l’acqua inquinata! A mio parere occorre che
venga salvaguardata questa preziosa risorsa costituita dalle acque ipogee
dell’Etna. Tutti i comuni devono porre maggiore attenzione alla vulnerabilità degli
acquiferi etnei ma occorre agire con il concorso degli esperti: la buona volontà
ed i proclami non bastano.
Giovanni Tringali, direttore I.R.M.A. Acireale
Nella foto: una spettacolare colorazione della neve presente nel versante
nord dell’Etna in piena estate. Lo scioglimento di queste masse nevose alimenta i nostri rubinetti.
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Tel. 095 7649590
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Akis - Gennaio 2011