219 Anno 7 - n° 2 - Distribuzione Gratuita ATTUALITA’ KI S K ULTURA A INFORMAZIONE 29 Gennaio 2011 SPORT & TURISMO Marino Giuseppe C.so Italia, 96 - ACIREALE IL GIORNALE DEL TERRITORIO DELLE ACI "I Quaderni dell'ARS" alI' on. Rino Nicolosi Dedicare un volume della collana "I Quaderni dell'ARS" alI' on. Rino Nicolosi, dodici anni dopo la sua scomparsa, facen¬do emergere il suo alto profilo umano e politico dai discorsi pro¬nunciati in Sala d'Ercole e dall'attività parlamentare che lo ha visto impegnato, è una scelta che ho condiviso e sostenuto con convinzione. Nicolosi fu Presidente della Regione Siciliana per circa 7 anni (dal 1985 al 1991), deputato regionale in quattro legislature, protagonista di una stagione assai proficua per la Regione, basti pensare che negli anni in cui fu presidente furono approvate più di 230 leggi e presentati all'incirca trecento disegni di legge di iniziativa governativa. La sua figura è legata ad un momento sto¬rico importante, fu un personaggio politico sagace e moderno, rappresentante a pieno titolo del suo tempo. Durante la sua presidenza l'autonomia siciliana aveva meno di mezzo secolo di vita, i meccanismi elettorali e la stessa forma di governo parlamentare, ben diversa dall' attuale sistema di ele¬zione diretta del Presidente della Regione, consentivano ai governi di durare in media non più di qualche anno. La leader¬ship di Nicolosi costituì, quindi, una parentesi di stabilità in un contesto dominato dalla precarietà. Una stabilità conquistata con la capacità, tutta politica e di mediazione, di coagulare le forze di governo e non attraverso l'ausilio di regole certe che oggi garantiscono la permanenza in carica del Presidente della Regio¬ne in ragione del suffragio elettorale ricevuto. Governare la Sicilia era allora per certi versi più complicato, specie se si considera che al pluralismo dei partiti corrispondeva un'articolazione delle formule politiche scelte, nel rispetto della centralità del Parlamento: lo stesso Nicolosi guidò governi pen¬tapartito, monocolori, bicolori. La sua fu, pertanto, un' esperien¬za unica, completa e polivalente, sotto diversi profili e aspetti. Molti i provvedimenti portati avanti e le iniziative intraprese in vari settori, dall'economia alla società, dalla cultura all'industria ed al territorio: ne sono esempio le norme sull'istruzione, quelle per la lotta alla criminalità, per la musica, gli appalti, la tutela e valorizzazione dei centri storici, la ricerca scientifica, gli interven¬ti per il Mezzogiorno e la formazione. L’impegno politico ed i risultati conseguiti durante i governi Nicolosi sono per noi preziosa testimonianza della possibilità di superare difficili contingenze in vista del perseguimento di pre¬minenti interessi pubblici. Per queste ragioni ritengo doveroso ricordarlo oggi, a memo¬ria di un passato, di una storia che si ricollega ai fondamentali valori dell'Autonomia dell'Isola. Francesco Cascio Presidente dell'Assemblea regionale siciliana Il servizio di Antonio Coniglio a pagina 3 LA CITTADELLA DEL CARNEVALE COME ERA... Se questo è un uomo Cuffaro condannato: Voi che vivete sicuri Nelle vostre tiepide case; Voi che trovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici: La politica siciliana più che voltare pagina cambierà libro. Considerate se questo è un uomo Che lavora nel fango Che non conosce pace Che lotta per mezzo pane Che muore per un sì o per un no Considerate se questa è una donna, Senza capelli e senza nome Senza più forza di ricordare Vuoti gli occhi e freddo il grembo Come una rana d'inverno Caro Direttore, la vicenda giudiziaria che ha visto protagonista il Sen. Totò Cuffaro sollecita un riflessione che le rassegno. Gli effetti della condanna provocheranno un mutamento nei rapporti tra gli schieramenti politici nazionali e regionali e offriranno, a seconda dei casi, vantaggi o svantaggi ad alcuni uomini politici. Ancora, segnano il primo precedente di <<parlamentare finito dietro le sbarre dopo una condanna per mafia>> (Giovanni Bianconi – Corsera).E' dovere politico e umano di chi come me lo ha frequentato ed apprezzato rispettare il divisamento della istituzione giustizia ed anche ricordare che la parte prevalente della azione politica del "politico" Cuffaro sia stata, inconfutabilmente, svolta nell'interesse della Sicilia. Il suo alto senso delle istituzioni è stato confermato dall'impeccabile atteggiamento tenuto fino all'ultimo istante di venerdì pomeriggio. Egli stesso mi ha confermato, con gentile determinazione, nella mattinata di mercoledì che si sarebbe recato in carcere in caso di conferma della condanna. Il maitre à penser della corrente della sinistra democristiana, in cui abbiamo insieme militato fino allo scioglimento della DC, Calogero Mannino mette in guardia tutti i politici del "reato di ambiente di contesto siciliano" non commettibile in altra zona d'Italia. L'esortazione deve essere raccolta al fine di continuare ad esercitare l'attività politica. Desidero far notare che le reazioni della maggior parte degli avversari politici è Meditate che questo è stato: Vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore Stando in casa andando per via, Coricandovi alzandovi; Ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, La malattia ve lo impedisca, I vostri nati torcano il viso da voi. ...COME E’! PRIMA LA CARICA... ph Franco Barbagallo DOPO LA DELUSIONE... stata comprensibilmente severa ma quasi mai strumentalmente spietata e lo stesso si nota per i moltissimi articoli di stampa (carta e video) ad eccezione di pochi politici che hanno, in coerenza con la loro storia politica e personale (ammesso che la abbiano), approfittato della circostanza per proclamare <<la conferma della condanna è il trionfo della giustizia>> (Sonia Alfano – La Sicilia) e <<da quando Cuffaro arrivò in Regione, nel 2001, in Sicilia è stato un progressivo deterioramento etico (Leoluca Orlando – Corsera). Non meritano menzione i tardivi messaggi di solidarietà. Infine voglio dare pubblico apprezzamento per l'articolo pubblicato da Repubblica (23/01/2011) a firma di Attilio Bolzoni circa la foto dei cannoli (la più nota nell'immaginario collettivo) che rende finalmente giustizia con una firma che, credo, non potrà destare sospetti neanche ai più scettici. L'articolo alla fine dice <<Era la mattina della sua prima condanna, Totò stava spostando una guantiera di dolci che qualche mentecatto del suo staff aveva lasciato su una scrivania prima di un incontro con i giornalisti e clic...>>. Ne sono stato personalmente, non solitario, testimone. Dal 22 gennaio la politica siciliana più che voltare pagina cambierà libro. Nello Catalano Farmacia Cipriani Acireale 2 Sabato 29 Gennaio 2011 AKIS “ETSI OMNES, EGO NON” (ANCHE SE TUTTI… IO NO!!) “Anche se tutti… io no”: questo noto passo evangelico (Matteo 26,33; Marco 14,29) fu il motto adottato da coloro per lo più cristiani cattolici e protestanti - che in Germania, dal 1933 al 1945, coraggiosamente resistettero al nazismo. Tra questi uomini coraggiosi, ma spesso soli, incompresi, dileggiati e calunniati dagli ammiratori del “Fürer”, vi era il vescovo di Münster (diocesi della Germania centro-settentrionale), Clemens August von Galen. Nato il 16 marzo 1878 nel castello di Dinklage ad Oldenburg, egli era l’undicesimo dei tredici figli di un nobile tedesco. Ordinato sacerdote il 28 maggio 1904 a Münster, dopo un breve periodo come vicario capitolare, nel 1906 venne nominato cappellano della chiesa di San Mattia a Berlino. Visse i difficili anni della prima guerra mondiale, i tumulti del dopoguerra e il turbolento periodo della di repubblica Weimer. Nel 1929 tornò a Münster parroco come della chiesa di Lamberto. San Dopo la morte di mons. Johannes Poggenburg, von Galen fu eletto di vescovo Münster. Il 28 ottobre 1933 ricevette la consacrazione episcopale, scecome gliendo motto “nec laudibus, nec timore” (trad.: non con le lodi né con la minaccia io devio dalle vie di Dio). In quel periodo a molti tedeschi, soprattutto di confessione protestante, il nazionalsocialismo, con la sua religione del sangue e della razza, sembrò perfettamente compatibile con il cristianesimo: i riti pagani delle SS, le radici esoteriche del regime (peraltro ostentate dai suoi dirigenti), la sua radicale natura idolatrica e anticristiana, in un primo momento non allarmarono nessuno, a parte von Galen e pochi altri, che guidarono l’opposizione interna al nazismo e alle sue teorie ge¬nocide, in difesa del diritto alla vita ed in contrapposizione alle teorie di Rosenberg (“ricordati che sei tedesco, mantieni puro il tuo sangue!”). Già nella sua prima lettera pastorale per la Quaresima del 1934, von Galen smascherò l’ideologia neopagana del nazionalsocialismo. Negli anni a seguire, inoltre, prese posizione in difesa della libertà della Chiesa e delle associazioni cattoliche. Nel corso di un’omelia tenuta nel duomo di Xanten nella primavera del 1936 il vescovo accusò apertamente il regime nazionalsocialista di discriminare, gettare in prigione e, addirittura, uccidere i cristiani a causa del loro credo. Egli fece anche parte della delegazione di vescovi tedeschi che Papa Pio XI invitò a Roma, nel gennaio 1937, per parlare della situazione in Germania e preparare la lettera enciclica “Mit Brennender Sorge” che accusava regime nazionalsocialista davanti all’opinione pubblica mondiale. Una vasta eco trovarono poi, come apice della sua resistenza pubblica contro il nazionalsocialismo, le due prediche tenute nella chiesa di San Lamberto il 13 luglio e il 3 agosto 1941 e quella tenuta nella chiesa di Nostra Signora in Überwasser (Münster) il 20 luglio dello stesso anno, nel corso delle quali protestò ufficialmente contro il governo, opponendosi pubblicamente e con forza all’eutanasia generalizzata dei malati, degli invalidi, dei “non produttivi” che Hitler aveva ordinato. Egli confutò alla radice l’idea stessa che esistessero delle vite non degne di essere vissute, mentre (a onor del vero) moltissimi tedeschi, ormai obnubilati dalla macchina propagandistica del regime, l’idea condividevano che essere sani fosse un dovere nei confronti della società e della propria patria. Non di meno, le autorità naziste si sentirono colpite nel profondo e, addirittura, avrebbero voluto arrestare von Galen per ucciderlo. D’altra parte, però, anche a causa della situazione bellica, si temeva che la popolazione cattolica della diocesi di Münster e dell’intera Germania potesse ribellarsi. Per rappresaglia contro il coraggioso vescovo vennero, quindi, deportati nei campi di concentramento ventiquattro membri del clero secolare e diciotto chierici religiosi (dieci dei quali morirono). Successivamente, nei difficili mesi del dopoguerra, il vescovo von Galen si confermò personalità di alto profilo, opponendosi con franchezza anche agli eccessi delle autorità alleate di occupazione. Il 18 febbraio 1946 Papa Pio XII lo chiamò nel collegio cardinalizio come riconoscimento ufficiale per la sua condotta intrepida durante il periodo del terrore nazionalsocialista. Una basilica di San Pietro gremita lo acclamò “Leone di Münster” quando ricevette dalle mani del Papa la dignità cardinalizia. Il 16 marzo 1946 il cardinale von Galen, di ritorno a Münster, fu accolto da una moltitudine entusiasta davanti alle rovine del duomo distrutto e lì tenne il suo ultimo discorso. Il giorno dopo si ammalò. Morì il 22 marzo 1946. Von Galen può essere, dunque, considerato come un modello di fedele e intrepida testimonianza evangelica: la sua opposizione contro le ingiustizie e la disumanità della dittatura nazionalsocialista si fondava, infatti, su una fede salda. Egli è un modello di coerenza cristiana contro la “dittatura del sì” alla moda o all’opinione pubblica, soprattutto in un’epoca come la nostra di facile e comodo conformismo. Papa Giovanni Paolo II lo ha dichiarato Venerabile il 20 dicembre 2003. Il 9 ottobre 2005 è stato beatificato da papa Benedetto XVI. Guido Leonardi Nel ricordare la Shoah (sarebbe stato meglio che non ci fosse stata!) ci piace segnalare un “fattarello” che ha coinvolto simpaticamente un personaggio acese…la signora Annina Leonardi, mamma, per chi non lo sapesse, dell’attuale assessore prof.ssa Nives Leonardi, la quale durante la permanenza di truppe e ufficiali di tedeschi nella nostra città fu protagonista di un nobile gesto verso un soldato tedesco ferito…la foto, che riportiamo, fu pubblicata anche in Germania. T.C. Si avvisano i genitori degli studenti di terza media che nell'ambito dell'orientamento per la scelta del proseguimento degli studi l'Istituto Tecnico Economico Angelo Majorana ospiterà le famiglie venerdì 28 e sabato 29 gennaio dalle ore 15.00 alel 18.00. Il dirigente scolastico prof Ing Gaetano La Rosa La Stanza degli Specchi Il 2011 offre alla situazione politica regionale un fatto nuovo che mina dalla base il già precario assetto della politica regionale: i referendum indetti per consultare la base degli iscritti al PD circa il sostegno al governo regionale siciliano L’esito delle consultazioni non lascia spazio ad interpretazioni e traccia un solco netto nel partito politico che ha compiuto la maggiore e più pericolosa evoluzione politica interna di Sicilia. Il segretario regionale del PD si è trovato costretto a smentire la propria mozione politica che gli è valsa l’elezione a massimo responsabile regionale. La mozione antigoverno regionale, in coerenza con la candidatura a presidente della regione della senatrice Anna Finocchiaro, era contrapposta a quella minoritaria che invece sosteneva le opposte ragioni (risultate ora attuate). L’atto politicamente incoerente (legittimo per statuto) è stato il commissariamento della sezione del PD di Caltagirone riconoscendone così la fondatezza dell’azione politica promossa dal segretario cittadino Gaetano Cardiel e, peggio, non favorendo con coraggio la celebrazione di un referendum contrapposto che ne sancisse, ad ogni livello, la conferma della linea regionale filogovernativa. Credo che questo accadimento politico, insieme a quelli di Enna e Gela, ha dato inizio al vero procedimento di verifica che metterà in serio pericolo la permanenza del segretario regionale nel ruolo e consentirà ai meno coraggiosi dirigenti di alto livello (deputati regionali, deputati nazionali e senatori) di presidiare l’area popolare – repubblicana che in Sicilia non è minoritaria. Gli assetti del governo regionale, e della compagine di maggioranza che lo sostiene, saranno influenzati dagli accadimenti che abbiamo raccontato e muteranno costringendo il Presidente della Regione a degli ulteriori aggiustamenti. Coraggio! La terra di Sturzo ci offre ancora un fatto nuovo che appartiene alla democrazia di questa Isola. Nello Catalano [email protected] La statua restaurata di Santa Macrina Al termine della Santa Messa vespertina, è stata ufficialmente riconsegnata a don Guglielmo Giombanco, amministratore della Basilica dei SS.Apostoli Pietro e Paolo di Acireale, la statua restaurata di Santa Macrina, appartenente alla stessa chiesa, in cui la devozione alla santa monaca (patrona dei malati di artrite) è attestata sino alla fine dell’Ottocento. La pregevole opera d’arte, realizzata in cartapesta da autore ignoto, è stata oggetto di un sapiente intervento di restauro da parte di Natale Longo, già direttore dell’archivio storico comunale ed oggi valente realizzatore di manufatti di arte sacra in cartapesta (tra gli ultimi, ricordiamo il nuovo crocifisso per la cappella del Cristo della Buona Nuova, sita lungo il sentiero delle “chiazzette”, e la cornice dorata a raggiera per il tabernacolo della chiesa del Sacro Cuore di Gesù). Il dott. Longo negli ultimi anni ha portato avanti con successo una sua personale campagna culturale finalizzata alla riscoperta ed alla valorizzazione della cartapesta sacra ad Acireale, città in cui nel passato l’utilizzo di questa tecnica non era limitato al solo periodo del Carnevale, ma si sviluppava anche nel campo dell’arte sacra (opera maestra è la venerata statua del Cristo alla Colonna, che si conserva sempre all’interno della Basilica dei SS.Pietro e Paolo). “In occasione del restauro – ci ha detto Natale Longo – ho ripreso l’immagine originaria, seicentesca, rispettando i canoni e le tecniche dell’epoca attraverso l’utilizzo degli stessi materiali: una carta particolare, prodotta a Sorrento (non quella dei giornali!), la colla di farina e i colori ad olio. È stata pure rifatta la base in legno, mentre il pastorale e il libro che la Santa regge con le mani sono stati ricoperti con lamina d’argento. La struttura interna è in iuta, trattata con prodotti anti-tarme (quindi non è riempita di paglia, come si faceva in tempi più recenti). Si è cercato, insomma, di usare prodotti e tecniche tradizionali, quegli stessi che sono ancora oggi in uso a Lecce, in Puglia”. Il ridestato interesse per la storia e il culto della Santa è sorto negli ultimi mesi, a seguito della pubblicazione sulla stampa locale (anche il nostro giornale se ne è interessato) di alcuni articoli, in cui veniva segnalata la presenza in un deposito della Basilica di questa pregevole statua, ormai quasi abbandonata, richiamandosene le origini del culto. Riposto alla fine dell’Ottocento in una nicchia della sagrestia, celato dietro un quadro, il simulacro di Santa Macrina venne casualmente ritrovato nell’aprile 1931, nel corso di alcuni lavori; i fedeli considerarono miracoloso detto ritrovamento, motivo per cui da allora e per oltre un decennio la devozione si ridestò, salvo poi successivamente perdersi, tanto che la statua venne di nuovo messa da parte e conservata presso un locale attiguo alla sagrestia, da dove, grazie alla lungimiranza di don Guglielmo Giombanco, all’interessamento di Giuseppe Grasso e all’impegno di Natale Longo, è stata tirata fuori per essere riportata agli splendori di un tempo. Oggi può essere ammirata da turisti e visitatori della Basilica nella sua attuale collocazione, presso la cappella del Divino Amore, che ne valorizza e mette in risalto il riuscito intervento di restauro. Guido Leonardi. Sicilia: cu talia e cu cumanna, quasi nuddu ca travagghia ph Massimo Musmeci Con i saluti del Dirigente Scolastico del “Ferraris”, prof.ssa Patrizia Magnasco, si sono aperti i lavori del Seminario di Studio “Storia LAB – Insegnamento della storia e didattica di laboratorio” organizzati dallo stesso Istituto Acese, dal “Boggio Lera”e dall’ “Archimede” di Catania. Particolarmente interessanti i tempi trattati e discussi dai prof.ri Romana Romani, Giovanni Torrisi, R.Dondarini (dell’Università di Bologna), dalla dott.ssa R.Reitano (Direttore dell’Archivio Storico di Acireale). Nella foto i relatori e molti degli intervenuti tra i quali il dott. Raffaele Zanoli del CSA (ex Provveditorato agli Studi )di Catania. ACIREALE NORD COSTRUENDI APPARTAMENTI 2,5/3,5 MUTUO AGEVOLATO 1,25% - DA € 140.000 - POSTO AUTO PER INFO: 373 7105353 S.M. La Stella – app. 3 vani e ½, termoautonomo, secondo piano, garage, posto auto, ottime condizioni € 148.000 tratt Aci S. 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Dopo la sconfitta il morale della squadra siciliana era a terra. Il manager decise che si sarebbe dovuto vincere l'anno successivo e quindi assunse una squadra di 10 esperti per analizzare le cause dell’insuccesso. Gli esperti dopo approfonditi studi e dopo molti mesi di duro lavoro produssero una relazione di 1667 pagine e conclusero c he i giapponesi avevano sette uomini ai remi e uno che comandava, mentre la squadra italiana aveva un uomo che remava e sette che comandavano. Non soddisfatto della consulenza assunse 5 esperti di fama mondiale i quali conclusero con una relazione di dieci righe che nella squadra c'erano troppe persone che comandavano e poche che remavano. A seguito della relazione di 1667 pagine e della consulenza di 10 righe il manager assunse immediatamente un team di 60 esperti per approntare il nuovo assetto organizzativo della nuova supersquadra che avrebbe dovuto sconfiggere i giapponesi. Fu deciso quindi di cambiare l’assetto organizzativo della squadra. La configurazione che il manager adottò fu la seguente: 1 direttore generale 3 comandanti, 2 supervisori dei comandanti, un capo dei supervisori con mansioni ispettive e un culturista di fama mondiale ai remi. Inoltre è stato introdotto un incentivo per motivare il rematore e dargli più responsabilità. L’anno successivo i giapponesi vinsero con un vantaggio di due chilometri. La società siciliana licenziò immediatamente il rematore a causa degli scarsi risultati ottenuti sul lavoro, tuttavia pagò un bonus al gruppo di comando come ricompensa per il grande impegno profuso . Il manager assunse una squadra di 50 consulenti che dopo un’estenuante lavoro hanno prodotto una relazione di 6522 pagine dalla quale si evinceva che la scelta direzionale era vincente ma che il materiale utilizzato per fabbricare la canoa era di pessima qualità ed il rematore nonostante gli incentivi non si era impegnato a fondo. Al momento la società siciliana sta progettando una nuova canoa ed ha indetto un bando di selezione per ingaggiare un nuovo rematore. Da Internet revisionato da Giovanni Tringali AKIS Sabato 15 Gennaio 2011 LA LIBRERIA DI AKIS Aci, Galatea, Dafni… alle origini della spiritualità Acese Dipendendo la presenza e la stessa sopravvivenza dell’uomo dall’acqua, sono le località più ricche di questo Rino Nicolosi - Umanesimo e modernizzazione - Scritti e discorsi indispensabile elemento che vantano gli insediamenti Nelle stanze, nelle logge, negli spazi nervosamente areosi o algidamente ieratici, a seconumani più remoti. Quelli sul territorio di Reitana in Aci S. da delle circostanze, di palazzo dei Normanni e di palazzo d'Orleans si parla ancora di lui. Il tempo, inesorabile depennatore di uomini e cose, non ha cancellato la memoria di Rino Filippo, bacino naturale in cui confluiscono gran parte Nicolosi. Dell' eleganza dei suoi modi, della sua etica nell'uso della parola ("mai dissipadelle acque superficiali e sotterranee che provengono ta: parlava soltanto quando aveva qualcosa da dire e quando parlava si capiva che aveva dal versante sud orientale dell’Etna, si devono forzataqualcosa da dire", ha detto di lui Pierluigi Castagnetti, dirigente del PD), del suo sincero mente far risalire ai primordi dell’uomo sul nostro pianerispetto nei confronti dell'altro e delle istituzioni. Un democristiano galantuomo, o meglio ta. Forse l’uomo era giunun cattolico impegnato in politica: un civil servant che agiva nello spazio pubblico "non in to in Sicilia dalla vicina nome della fede ma a causa della fede". Dodici anni dalla sua scomparsa, hanno messo Africa quando l’Isola era in luce l'ambizione di una generazione di giovani dirigenti siciliani, Nicolosi Nicoletti ancorata al “Continente Mattarella, che si "era messa in testa di cambiare la Sicilia e, a partire dalla Sicilia, di camnero”, e precisamente biare l'Italia". La questione meridionale come questione nazionale: la Sicilia-motore per alla Tunisia, tramite un trainare lo sviluppo del paese. Un pensiero alto di autonomia, non estrinsecata nel vagatratto di terra allora emerre in giro per la penisola con il "piattino in mano", ma innervata in un' autentica assunziosa e oggi a circa duecenne di responsabilità, capacità di essere propositivi negli scenari geopolitici, geoeconomici, geoculturali. Nell' avere il to metri sotto il livello del coraggio di andare in Libia, anticipando tutti, e di guardare al mondo arabo come una nuova frontiera per la costrumare. Parliamo di zione di una macroregione principale e 300.000 anni or sono. non di una periferia subordinata. La sala gialla della sede dell'assemblea regionaSiamo nel Paleolitico le siciliana è stato il parterre per parlare inferiore. Poi gli eventi di tutto questo: per presentare un libro naturali staccarono la raccolta di discorsi e riflessioni del Sicilia dall’Africa e dalla "Presidente", "Rino Nicolosi: umanesimo penisola italiana. L’uomo e modernizzazione", da far leggere alle si adattò all’ambiente isoscuole di formazione politica ("se ci foslano: viveva dentro grotte sero", ha detto, con una punta di amara poste sul litorale marino o ironia, Carlo Ottaviano, noto giornalista arroccato sui margini di ed opinionista); per riportare in Sicilia fiumi e torrenti per meglio Bruno Tabacci, Pierluigi Castagnetti, difendere la sua proprietà Marco Pannella, Abdulhafed Gaddur; sostentandosi di cacciaper ammirare un giovane ottuagenario, gione e di ciò che la generosa natura del posto spontacome Ludovico Currao, commuoversi neamente elargiva. Il primo anelito di spiritualità lo indinel ricordo di quell'acese che ebbe il rizzò verso elementi naturali: alberi dalle strane peculiacoraggio di tuffarsi nella ricostruzione del rità, animali di cui si cibava o serviva. Questo suo primo Belice. Tutti si fermano dinnanzi alla statura di Rino Nicolosi: "lui che aveva qualoggetto di attenzione religiosa si nominò totem, ovvero, che anno in più di me ma era molto più “l’antenato”, il “consanguineo”. Non era ancora il tempo grande di me", ha sentenziato il lombardelle dee madri delle colture agrarie, ma quello dei do Bruno Tabacci. Tutti ricordano: dall'uscere di Agira all'ambasciatore libico. Non ricorda solo Acireale. Nemo totem e della dea vergine: Kore (la fanciulla), ovvero la Propheta in Patria, ci verrebbe da dire. O forse: "è ancora presto", secondo il consueto scetticismo qualcuno. Un terra non ancora inseminata dall’uomo. In questi luoghi, auspicio: l'ambizione di Rino Nicolosi sia da esempio ad una Città che ha smesso di credere in se stessa, che tira a dove sembrava esserci l’eterna primavera, Kore garanAntonio Coniglio campare, che si accontenta di poco o nulla, che rincorre la storia che verrà. tiva il ritorno dei fiori e dei frutti, regnando sulla stagione più utile e assicurando agli uomini quella continuità della vita sulla morte proprio come per i fiori che in priA FINE GENNAIO ESCE IL NUOVO LIBRO mavera muoiono e rinascono. In tempi sconosciuti, oscuri e favolosi (fra il V ed il II millennio a. C.) diversi popoli, forse venuti dal mare (figli di Nettuno), si stabiliNUCCIO D’ANNA rono in Sicilia. Ai piedi dell’Etna, là dove il Vulcano dolcemente degrada fra balze e valli, nell’azzurro del mar Jonio, si stanziarono quelli che i Micenei avrebbero chiamato Ciclopi. Si nutrivano di ciò che la natura generosa del luogo offriva: l’orzo, il frumento e la giocosa vite che per loro maturava la pioggia celeste di Zeus (...) Non avevano assemblee nè sapevano di leggi, ma vivevano in alte cime di colli e in antri fondi. Di essi il più Dalle estasi arcaiche all’armonia cosmica famoso era Polifemo (di molta fama). Il divin Polifemo che Toosa partorì al nume (...) Di enorme grandezza che solo e da tutti lontano pasceva le greggi (...) Rupe Nel prossimo numero la recensione boscosa che solitaria dai monti alti si stagli. I Ciclopi sconoscevano ogni forma di organizzazione basata sullo Stato ed erano tenuti insieme da legami di parentela, di sesso, di età. Mangiatori di uomini e inospitali, selvaggi e protervi, sarebbero stati descritti da Omero. “LE OMBRE DELLA NOTTE” di Maria Concetta Calabrese Altri autori, invece, ce li hanno tramandati come fabbri, pastori, abili costruttori, musici, ballerini, primordiali Chi vive nel tempo presente conosce benissimo la differenza tra perseguire (e punire poeti, nonchè vegetariani. Sicuramente, all’arrivo di ferocemente) reati e perseguire (con pari punizione feroce) idee ed opinioni. Ulisse di ritorno da Troia (1230 a. C.), erano dediti alla L’Inquisizione, durante i secoli del medioevo, fu un ampliamento di poteri dei Vescovi i quali, in epoca Carolingia furono Magistrati del Clero che avevano competenze a persepastorizia. L’antro del Ciclope apparve agli Achei ben guire l’eresia. L’Inquisizione Episcopale derivava, ed era legittimata, da una delega regia. Più tardi, dal XIII-XIV secolo, l’Inquisizione penale, che si valeva della tortura (eufemisticamente chiamata questio con riferimento al procedimento di indagine filosofica scolastica) posta al centro del processo come prova principale per la condanna, fu gestita grazie alla collaborazione con gli Ordini Mendicanti. Su questi temi è difficile per uno studioso, anche preciso e rigoroso, guardare agli eventi con freddezza e senza partecipazione. Lo studio dell’Inquisizione e quello, per certi versi parallelo, della persecuzione contro gli ebrei, non comprende solamente date, documenti, regii e papali, calcolo dei roghi e descrizione delle pene. Per cogliere appieno, il carattere essenziale di Inquisizione e persecuzione, più che indugiare sul calcolo dei roghi o sulla gravità delle pene, occorre piuttosto studiare il potere della corruzione delle coscienze: i poveri imputati erano infatti incoraggiati dall’Inquisizione alla delazione e all’anonimato. Le vendette, la simulazione, la dissimulazione, la sottomissione remissiva al Potere divenivano in questo contesto comportamenti percepiti come quasi normali. Inutilmente, qualche studioso ottimista e volenteroso ha creduto di ravvisare forme di garanzia processuale. Sara, la protagonista di Le ombre della notte, aveva dodici anni nel 1942, a Taormina. Il “Consiglio Generale Ebraico” a Palermo, aveva prima ottenuto e poi, tragicamente avuto revocato, il potere sugli ebrei in Sicilia. I Proti, amministravano la giustizia localmente. Verso il 1450 era stata distrutta la Sinagoga ed alcune case di Ebrei a Taormina, città che Maria Concetta Calabrese, per la verità, non nomina mai, ma lascia indovinare nel suo bellissimo Le ombre della notte. Gli Ebrei si spostarono in altra zona della città, verso il Convento dei frati Domenicani, ma furono ulteriormente costretti a spostare la Sinagoga e le loro dimore. Nel 1487 gli ebrei avevano dovuto implorare il Re Ferdinando d’Aragona per non essere costretti a spazzare le strade come i cristiani pretendevano. I contesti spagnoli danno contezza della persecuzione antiebree in Sicilia. Il romanzo Le ombre della notte si apre con una notazione psicologica struggente: la paura di addormentarsi perché il dormiveglia e il sonno sono i luoghi degli incubi: “il suo nemico”, “l’orrore ... dentro di lei”. Nel maggio del 1538 Sara (chiamata per un certo tempo Erminia) è avanti con gli anni ed abita a Roma nei pressi del Portico di Ottavia. E ripercorre il proprio passato. La descrizione degli arredi è impagabilmente femminile, perché minuziosa e attenta a quello che Giuseppe Biondi Villaroel chiamava “il senso incantato del particolare”. E così leggiamo: “... il cofanetto d’avorio che conteneva le gioie e i ninnoli organizzato: graticci pesanti di caci; capretti ed agnelli appartenuti ad un’altra vita”. I nomi di donna, estratti da documenti d’archivio, sono una parte essenziale della narstipati nei chiusi, e vasi ben fatti, ricolmi di latte e secrazione. Dolcenzia è la figlia, a cui Sara aveva fatto credere di essere la zia. Gaudiosa, la cugina, amatissima e prechie e catini dove mungeva... In quella fase primordiamaturamente scomparsa, è la figlia del medico Isacco (fratello di Miriam, madre di Sara). Il medico Isacco abitava a le dell’umanità, in una società precerealicola e preagraSiracusa. Margarituzza è la serva della ricca Caterina. La cuoca Ramondetta e Olivella si muovono nelle stanze della ria dove l’acqua non era, ancora, l’elemento fertilizzancasa. L’evidenza delle descrizioni dipingere ai lettori una donna ricca ma senza scrupoli, Caterina, e il figlio Pietro te per eccellenza, anche i Ciclopi avevano rispetto del (marito della protagonista), né buono né cattivo. Dietro le quinte di un impeccabile romanzo storico emerge, come ha magistralmente notato la scrittrice Maria Attanasio (cui si deve la prefazione di Le ombre della notte), una latentotem venerato dagli indigeni del posto: un bosco dagli te vena biografica. Anna Ruggieri alberi enormi e maestosi quali neppure il Simoenta ammira sulle rupi dell’Ida, quali sulle ricche sponde non lambisce l’Oronte nutritore del bosco di Apollo. Un bosco, sacro a Giove (lucus Jovis) faceva, infatti, da grafa, era anche rinoIL MAESTRO SALVATORE INCORPORA corona a questi luoghi: Colà pose il cruento scudo, mata come accurata “L’arte è profezia di un mondo nuovo”, ha detto il celedopo la pugna, Giove e l’acquistata preda si dice vi porcreatrice di personaggi brante durante i commossi funerali del maestro tasse… Sacro e inaccessibile tanto che non v’ ha in terracotta. La Salvatore Incorpora, venuto a mancare nella sua Ciclope ivi che ardisca di pascere la gregge. Profanato mamma che trasmise i Linguaglossa il 29 luglio dello scorso anno. Ed ha da Cerere la quale, pur di illuminarsi il cammino nel suo rudimenti di un’arte aggiunto: “Forse, oggi conviene a tutti noi ritornare alla peregrinare notturno alla ricerca della figlia Proserpina, ricorda tante altre logica del vasaio, all’immagine di un uomo che riposa ivi strappò e bruciò due cipressi, sacri a Giove, che mamme educatrici ed sotto una coperta bianca, lavorata, tanto tempo prima, innalzavano cime inviolate, causando atroce dolore al amorevoli insegnanti. dalla propria madre”. Salvatore Incorpora, grande pittoFauno e alla Driade del bosco. Lo stesso che Galatea Tra queste non possiare e grandissimo scultore, per tutti i credenti è tornato preferiva al mare: Lucus erat prope flavum Acin (...) canmo dimenticare una alla Casa del Padre. Ma per chi ha conosciuto, oltre che dida praefert saepe mari pulchroque secat Galatea piccola insegnante la sua arte poliedrica, anche la sua vita personale, è tordella Svezia che, sul nato dalla amatissima Madre, a lui premorta tanto tempo fine del 1500, insegnò prima, ma così tanto a lui vicina nell’insegnamento e al figlio i movimenti nella presenza. Gemma Murizzi, sposata Incorpora, fu degli astri e delle una grande artista calabrese del secolo scorso. Figlia maree. Era la mamma del maestro ceramista Rocco Murizzi (attivo in Calabria di Keplero (1571-1630), dove era famoso come scultore di Santi), insegnò al picuna delle tante mamme colo Salvatore i rudimenti della lavorazione della creta e di bambini che, credei colori. Salvatore Incorpora oltre che un artista fu eduscendo, sarebbero catore. Infatti insegnò al liceo scientifico di Catania ed diventati famosi. Come espose le sue opere in Italia e all’estero. Particolarmente il maestro Salvatore espressivi e commoventi i presepi realizzati partendo da Incorpora. Incorpora ha scenografie naturali. Le figure dei presepi di Salvatore ricevuto nel 1999 il Premio Aci e Galatea. La foto riproIncorpora trasmettono, pur in una personalissima trasfi347 1433135 duce un suo capolavoro “Monumento ai Caduti” situato gurazione, gli insegnamenti materni perché la madre in una via di Fiumefreddo. Anna Ruggieri Gemma Murizzi oltre ad essere pittrice, scultrice e [email protected] Da ORFEO a PITAGORA natatu… Soprattutto di una sorgente di acque sulfuree si arricchiscono, ancor oggi, questi luoghi. Fu attorno alla stessa, le cui acque, al contatto dell’aria, diventano, tutt’ora, gorgoglianti, schiumose e lattee, che nacque la spiritualità dei nostri più famosi predecessori. Animisticamente i Ciclopi immaginarono che al suo interno abitasse la dea del latte. Era il “totem geomorfico” che li accomunava. Oltre le colline di Trezza, dentro la valle di Reitana, quel popolo di pastori e primi abitanti di questo territorio, onorava la locale dea del latte (Gala - Tea) ed a lei offriva sacrifici e doni. Luoghi incantevoli, dalla strabiliante bellezza e dal clima temperato e mite che l’isola Lachea e gli scogli Icarii rendevano pieni di fascino e mistero. Nulla il posto lesinava ai suoi abitanti: terreni argillosi adatti ai pascoli solcati da una moltitudine di torrentelli; un lago e sorgenti di fresca acqua corrente bevanda divina che per me fa scendere dalla candida neve l’Etna selvoso - il bosco, il mare ed un porto naturale; ed ancora selvaggina e ricchi raccolti per tutte le stagioni. I rami degli alberi qui si inarcavano per l’abbondanza dei loro frutti. Tutto questo ospitava la vita di quel fiero popolo. In questi luoghi ombrosi e freschi, ristorati da dolci acque, il garrire degli uccelli spezzava il silenzio delle valli: la natura faceva sentire le proprie voci. I lunghi e accattivanti ozi del pascolo invitavano naturalmente al canto i pastori del luogo i quali con la loro voce provarono ad imitarne i suoni, i ritmi, le pause, le vibrazioni, per poi inserirvi le parole adattandone la lunghezza a quegli spazi armoniosamente suddivisi. I nostri antenati improvvisarono, così, i primi rustici canti intonati facendo balbettare la neonata poesia pastorale. Qui, infatti, pascolò i suoi armenti colui al quale fu attribuita l’invenzione della poesia pastorale, e l’arte dell’agricoltura: Dafni, il primo fra i bucolici: L’uomo caro alle Muse, amato anche dalle Ninfe; Dafni (Da - fonè, ossia: la voce della terra) diede al suo popolo la sterzata culturale facendolo progredire socialmente, culturalmente, spiritualmente. Lo traghettò dalla fase pastorale a quella agricola. Dafni, per la tua morte piansero persino i leoni africani, ne parlano persino gli impervi monti e le selve. Dafni insegnò a sottoporre al cocchio le tigri armene, e ancora insegnò a introdurre i tiasi di Bacco e a intrecciare i flessibili tirsi di molle fogliame. La comunità pastorale acese si avviò così verso forme più progredite di vita lasciando tracce indelebili di pastori - poeti e cantori: Polifemo, Dafni, Tirsi, Dameta, Menalca; personaggi che Teocrito e Virgilio resero immortali: Etna, madre mia, anch’io abito una bella grotta nelle cave rocce, e di pecore e capre ne ho molte, quante ne appaiono in sogno. Dolce è la tua bocca, o Dafni, e soave la tua voce. É meglio sentir cantare te che leccare miele. Il Neolitico portò con sè organizzazione sociale e crescita spirituale ed artistica: capanne e villaggi si sostituirono alle grotte sparse lungo i litorali marini, a ridosso dei ruscelli o là dove lo scorrimento lavico le aveva posizionate; i Ciclopi non abitarono più solo le grotte, ma si organizzarono e diedero vita a villaggi, leggi e re da rispettare e alle dee preferirono gli dei. Quel popolo di pastori divenne, pian piano, un popolo di irrigatori (Sik). Un filo di consanguineità, legò i Ciclopi con Sikani e Sikuli: tradizione vuole che Briareo, uno dei Ciclopi ebbe per figli Sicano ed Etna. Il primo dette il nome al popolo, l’altro al Vulcano. E Siculus sta a Sicanus come Romulus a Romanus. Dafni, il cui mito ci narra essere stato accecato, per aver mancato al giuramento fatto alla ninfa amata, con le esalazioni solforose emanate dall’acqua della nostra sorgente, fu venerato dai Siculi proprio all’interno della stessa, riconfermata centro di spiritualità locale. Questo popolo, che non era bellicoso, ma pacifico e dedito all’agricoltura, aveva, infatti, un sacro rispetto per la verità e puniva gli spergiuri con l’accecamento. Determinate espressioni verbali, ancora vive, ci riportano ai loro lontani costumi e riti: “Ppi quantu vogghiu beni a vista di l’occhi” oppure: “avissi annurbari” ci riconducono, soprattutto, al mito di Dafni. I Greci, invece, che ben conoscevano le proprietà curative delle acque sulfuree della nostra sorgente, la rinominarono Akis (la guarigione), attorno alla stessa innalzarono un tempio ad Afrofite o Acidalia, dea della bellezza del corpo, destinandola, di fatto, a dare il nome a questa bellissima terra. Ma, per mettere in atto il loro sincretismo socio - religioso, questi nostri colonizzatori, poichè resisteva fra i locali il ricordo ben radicato del culto di Polifemo per Galatea, o la venerazione per Dafni, diversificarono nel tempo questi culti indigeni assorbendoli nel loro contesto culturale. Dafni fu fatto morire suicida dai poeti greci e sostituito con Pane, mentre Galatea venne leggermente modificata: sfruttando l’assonanza con la Nereide del loro repertorio mitico, e cioè Galateia, la ninfa figlia di Nereo e Doride, essi la posizionarono in una sorgente attigua alla sulfurea. Akis, dunque, si nominò la sorgente sulfurea al tempo dei Greci e Galateia l’attigua. Poichè le acque delle due sorgenti, riversandosi sul terreno circonvicino, miscelavano le loro acque, fra la gente del luogo si iniziò a poetare dell’idillio amoroso fra Akis e Galatea, argomento che avrebbe assunto, con l’arrivo di Venere e dei Romani, una grande risonanza poetica. (Tratto da: Aci, S. Filippo Un secolo di immagini L’immagine nei secoli di Filippo Pulvirenti) Filippo Pulvirenti 4 AKIS Sabato 29 Gennaio 2011 L’illustre pedagogista Gino Ferretti acese quasi per caso A seguito dell’articolo sul ricordo del filosofo e pedagogista Gino Ferretti e alla collocazione di un quadro con la sua foto nel corso di un’apposita cerimonia nel plesso “Ferretti” del IV Circolo Didattico “L. Sciascia” di Acireale, diversi lettori si sono chiesti chi fosse questo illustre personaggio, nato ad Acireale il 30 marzo 1880 e morto a Palermo il 1° novembre 1950. Inoltre mi sono state chieste notizie sulla famiglia e su eventuali eredi nel nostro territorio, tenuto conto del cognome “Ferretti” non proprio comune dalle nostre parti. Ebbene, come ci documenta lo storico Antonio Patané, Gino era figlio del maestro elementare Carlo Alberto Ferretti di Costigliole, un centro in provincia di Asti. Quest’ultimo, figlio di un agrimensore, si spostò in Sicilia nel 1871 assieme alla sorella Celsa e a Catania ambedue conseguirono “Il certificato di esame di patente di grado inferiore”, che era necessario per essere immessi nei ruoli delle scuole elementari. Carlo Alberto era poco più che ventenne ed era venuto al Sud perché qui era più facile essere nominati piuttosto che in Piemonte (come sono cambiati i tempi!!!). Egli insegnò prima a Zafferana Etnea, poi a Belpasso e, infine, ad Acireale dove si sposò con una sua collega. La sorella Celsa insegnò pure in diversi paesi etnei e poi si stabilì ad Acireale, dove si sposò con un certo Rapisarda. Carlo Alberto Ferretti fissò, dunque, la sua residenza ad Acireale dove nel 1880 nacque Giuseppe Luigi detto Gino. La moglie morì nel 1894 e allora preferì spostarsi a Firenze e Gino, appena quattordicenne, lo seguì. Dopo un breve ritorno in Sicilia, Gino si spostò a Roma, dove abbandonò gli studi di legge e si dedicò alla pittura. A soli 22 anni, assieme alla moglie Grazia Sinatra e altre persone, aprì per un breve periodo una “colonia” agricola a Monte Mario a Roma, dove sperimentò l’educazione di bambini ed adulti a contatto con la natura. Ben presto riprese gli studi e si laureò in Filosofia a Napoli con il massimo dei voti discutendo una tesi con il prof. Filippo Masci, un illustre neo-kantiano. Ottenne il diritto di stampa e con un borsa di studio frequentò in Germania il laboratorio di psicologia sperimentale di Kulpe a Wurzburg. Tornato in Italia, insegnò nelle scuole medie e si interessò del rinnovamento della pedagogia e della scuola. A Roma diresse dal 1913 al 1922 la scuola elementare annessa all’Istituto Magistrale “Vittoria Colonna e cominciò a mettere alla prova le teorie che andava elaborando. Vinto il concorso per la cattedra universitaria di Pedagogia, insegnò nell’Università di Catania dal 1924 al 1929 per trasferirsi successivamente in quella di Palermo, dove si era meno pressati dal controllo del regime fascista. Lì insegnò fino alla morte, dopo aver prodotto tantissimi lavori e studi che stava tentando di portare ad unità, ma la scomparsa improvvisa a 70 anni non gli consentì di portare a termine l’opera. Non volle iscriversi al Partito Fascista avendo maturato delle idee libertarie e fu chiamato dagli Alleati nel 1945 per scrivere i nuovi programmi della scuola elementare. Onorò l’impegno, assegnatogli direttamente da famoso ufficiale e pedagogista Carleton Washburne, ma la radicalità delle innovazioni da lui proposte trovò ostacoli e i programmi furono trasformati in “Consigli”. La sua parabola ideale parte dal neo-kantismo, si incontra con l’attualismo gentiliano e, avvertendo il bisogno di dare la centralità nell’educazione allo sviluppo autonomo del fanciullo, si allontanò dal Gentile approdando infine a posizioni fenomenistiche. Per lui il fanciullo si forma attraverso l’esperienza-azione e la creatività, presente negli impulsi infantili non ancora attraversati dalla ragione. Bisogna considerare il fanciullo come “inventore”, costruttore e poeta e la drammatizzazione è un ottimo metodo di espressione individuale e sociale. La poesia e la musica costituiscono per il bambino un veicolo privilegiato per l’apprendimento, in grado di unificare tutti gli insegnamenti, anche quelli scientifici. Sull’opera di Gino Ferretti hanno scritto Vittorio D’Alessandro (1959) e Leonardo Patané (1981) mentre Gino Raya negli anni Cinquanta ha curato la riedizione della sua opera fondamentale “L’uomo dell’infanzia” del 1922 Giovanni Vecchio. I GRUPPI DI LAVORO PER I SERVIZI ALLA PERSONA NELLA CRISI DEL WELFARE Lo scorso 13 gennaio ha preso il via ad Acireale il seminario di formazione per assistenti sociali “Il sistema integrato dei servizi alla persona: I GRUPPI DI LAVORO”, organizzato dal Centro di Cultura per lo Sviluppo, che fa capo all’EAS (Ente Attività Sociali) e all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.Il seminario, la cui direzione scientifica è stata affidata alla prof.ssa Rita Bichi dell’Università Cattolica, è distribuito in quattro giornate di lavoro (13-14 gennaio e 10-11 febbraio) alle quali si sono iscritte 50 assistenti sociali provenienti da tutte le provincie siciliane e da Reggio Calabria. Per l’importanza degli argomenti e la qualità dell’organizzazione, il seminario ha avuto il patrocinio dell’Ordine Professionale Assistenti Sociali della nostra Regione. In effetti le giornate prevedono le lezioni del formatore, esperto di politiche sociali, Franco Vernò, intercalate dai lavori di gruppo coordinati da Carmela Cosentino, Maria Pia Fontana e Carmela Impeduglia. La metodologia dei gruppi di lavoro nei servizi alla persona richiede un lavoro integrato tra operatori di più istituzioni, tra diverse organizzazioni e profili professionali. Il direttore del Centro, dott.ssa Grazia Brex, che all’inaugurazione per motivi di salute è stata rappresentata dalla prof.ssa Rosa Grillo, ha dichiarato che “questa prospettiva è auspicata dal legislatore ed è resa necessaria per motivi etici, il rispetto della globalità della persona, e per motivi tecnici, l’esigenza di garantire esiti complessivi di salute e benessere, e non solo prestazioni di competenza”. Nell’ampia e articolata relazione inaugurale il prof. Vernò ha correlato il grado di sviluppo del paese con alcuni indici di sviluppo umano, ai sensi della Legge 328/2000: passare dalle politiche passive a quelle attive incentivando tutte le forme di promozione della responsabilità, passare da interventi di tamponamento a politiche per l’inclusione sociale, dando prioritariamente sostegno alle famiglie; esplicitare i diritti di cittadinanza sociale realmente esigibili con riferimento ai livelli di protezione e promozione da garantire; organizzare servizi e percorsi solidaristici improntati ai principi di responsabilità, solidarietà, sussidiarietà; passare, infine, da politiche improntate solo su atti a politiche intese come esiti dei processi. Dopo ampia analisi basata sul Piano Nazionale 2001/2003, nel quale si evidenziava la necessità che le politiche venissero rivolte alla generalità degli individui senza alcun vincolo di appartenenza attraverso un percorso che dalla centralità delle Istituzioni passasse alla centralità della Comunità locale in un sistema di responsabilità, ha concluso che i livelli essenziali previsti dalla L. 328 non sono stati garantiti e ogni scelta è rapportata al giorno d’oggi alla disponibilità economica per la copertura della spesa, il federalismo fiscale rischia di enfatizzare il localismo e favorire una cultura ancorata a forme di solidarietà breve (io e i miei, io e quelli come me, io e quelli che vivono e che sono nati sul mio territorio); gli organi partecipativi non vengono valorizzati dalle Istituzioni, le quali danno spazio in tal modo solamente alla formula della democrazia elettiva; dall’universalismo del sistema del welfare si sta passando alla selettività riducendo la “complessità” connessa a fenomeni come quello delle migrazioni con l’adozione di soluzioni localistiche e discutibili; gli ambiti di intervento per i servizi alla persona diventano sempre più estesi con la pretesa di garantire efficienza ed economicità nella gestione dei servizi sociali e sanitari; l’eccesso di aziendalizzazione rischia di mettere in secondo piano gli obiettivi dei servizi sociali, sanitari ed educativi, che puntano, invece, sui “beni relazionali” in contesti nei quali sono possibili relazioni qualificate. Si tende, infine, ad attribuire alle regioni non solo il compito di fornire indirizzi, ma anche quello di stabilire le priorità operative, le modalità gestionali, le tipologie di risposte da attuare, mortificando in tal modo il ruolo dei Comuni e dei processi programmatori locali. Certamente bisogna fare i conti con la crisi a livello mondiale che sta producendo aumento di disoccupazione, di povertà, di insicurezza. Questo lo scenario complesso entro il quale il relatore ha ritenuto di inserire i lavori del seminario che intende far acquisire competenze e valorizzare anche le esperienze degli operatori, che si confrontano costantemente con una “società liquida” (Bauman), caratterizzata da “mucillagine sociale” (De Rita) e somigliante ad uno “specchio frammentato” (Scalfari). Giovanni Vecchio La “Zelantea” visita l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare Un nutrito gruppo di soci dell’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici di Acireale lo scorso 15 gennaio è stato ospite del Laboratori Nazionali del Sud dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) nella cittadella universitaria catanese. Con la guida sicura del prof. Marcello Lattuada, direttore dei Laboratori, dei docenti dell’Università di Catania Salvatore Lo Nigro (fisica nucleare) e Francesco Porto (fisica generale) e l’apporto dell’affermato ricercatore dr. Angelo Pagano nonché del giovane precario Francesco Romano, con in testa il presidente dell’Accademia dr. Giuseppe Contarino per un giorno una trentina di soci si sono trasformati in studenti. Dopo l’esposizione introduttiva del prof. Lattuada il gruppo ha visitato i Laboratori, che sono dotati di due acceleratori di particelle, un Tandem Van de Graaf da 15 MV ed un Ciclotrone Superconduttore K800, che consentono di produrre e accelerare fasci di ioni pesanti in un intervallo di energie molto ampio offrendo la possibilità di investigare le diverse proprietà della materia nucleare. Particolare interesse hanno suscitato nei visitatori le applicazioni in diversi settori come la biofisica ed i beni culturali. Infatti presso i Laboratori sono stati sviluppati un centro per la cura del melanoma oculare ed un laboratorio di analisi di reperti storici e archeologici attraverso tecniche non distruttive. Tra i nuovi progetti presentati ai visitatori c’è quello di un laboratorio multidisciplinare sottomarino, in corso di collocazione nell’area marina di Porto Palo, che consentirà il collegamento in tempo reale con una stazione per il monitoraggio sismico. Davvero un’esperienza arricchente Incontro pubblico del Lions Club Acireale sulla tutela dall’inquinamento delle acque del comprensorio acese Per iniziativa del comitato “Promozione del nostro patrimonio naturalistico e tutela dell’ambiente” del Lions Club Acireale, avrà luogo oggi, sabato 29 gennaio alle ore 17,00 nella sala convegni del Credito Siciliano in via Sclafani, l’incontro pubblico di rilevante interesse su “Tutela dall’inquinamento delle acque del comprensorio acese”. Il comitato, coordinato dao soci Pietro Currò e Antonio Sardo, nello spirito che contraddistingue il Club acese, sempre attento alla realtà locale, ha individuato questa questione come prioritaria in quanto lo sversamento di liquami nel sottosuolo costituisce una grave minaccia per qualità delle risorse idriche presenti negli acquiferi vulcanici del versante orientale dell’Etna, fonte di approvvigionamento per i fabbisogni sia potabili che irrigui del comprensorio acese. L’incontro si propone di effettuare un inquadramento tecnico e di individuare le linee d’azione per contemperare le esigenze di un efficace disinquinamento con quelle della piena valorizzazione dei beni ambientali del territorio. Sono previste , accanto ai saluti delle autorità lionistiche, le relazioni degli ingegneri Giovanni Saitta, Giovanni Barbagallo e Salvatore Alecci, a cui faranno seguito gli interventi del Sindaco di Acireale avv. Antonino Garozzo e dei capigruppo consiliari. Gli interventi dei relatori saranno coordinati dal giornalista Nino Milazzo e le conclusioni saranno tratte dal dott. Antonio Pogliese, vice governatore Lions 108 Yb. Giovanni Vecchio anche per chi con la cultura convive ogni giorno e che, proprio per questo, è pronto a recepire gli stimoli di un settore di ricerca, per molti inusuale, ma certamente di grande interesse scientifico e sociale. Le foto di Turi Consoli hanno immortalato questo itinerario tra acceleratori e apparati sperimentali davvero straordinari, anche se non conosciuti come meriterebbero. Giovanni Vecchio AKIS Sabato 29 Gennaio 2011 5 E dalla mammella sgorgò vino rosso! Solito entusiasmante successo per l’edizione n°8 del "Salone dell'orientamento scolastico e professionale", promosso dall'Assessorato alla Pubblica istruzione - Servizio di psicologia scolastica. Il progetto è inserito tra le diverse iniziative di orientamento e si rivolge agli alunni delle classi terze degli istituti secondari di primo grado e alle loro famiglie, chiamati ad una scelta consapevole che guarda verso il futuro dei ragazzi e della società. L'obiettivo è quello di offrire un supporto concreto per orientarsi in una realtà complessa e in continuo mutamento, al fine di effettuare una scelta scolastica e formativa consapevole. Taglio del nastro, negli accoglienti ed eleganti saloni dell'Hotel Excelsior Acireale - via delle Terme - in presenza, tra gli altri, del sindaco Nino Garozzo, dell'assessore alla Pubblica istruzione Nives Leonardi, dei dirigenti degli istituti scolastici cittadini e della provincia, della dott.ssa Rosaria Di Mauro (Referente del Quadrivio- Acireale); dott. Giuseppe Signeri (Vice Responsabile Direzione Commerciale del Credito Siciliano), Filippo Licata (Relazioni Pubbliche del Credito Siciliano), del presidente del Centro di orientamento e formazione dell'Università di Catania Vincenzo Perciavalle, del presidente del Cinap (Centro per l'integrazione attiva e partecipata dell'Università di Catania) Santo Carnazzo, del professore Santo Di Nuovo ordinario della Cattedra di psicologia dell'Università di Catania. Grande folla di visitatori e grande soddisfazioni per tutti quelli che hanno lavorato e collaborato con lo staff organizzativo (prime fra tutte le dott.sse Donatella Busà e Alessandra Seminara. Una grande mammella di vino dalla quale "sgorga" vino rosso. E' stata questa la bizzarra idea dell’artista Cesare Inzerillo che ha voluto così celebrare "Benedivino", la grande kermesse enogastronomica voluta da Oliviero Toscani e Vittorio Sgarbi nel 2009, e la cui seconda edizione si è svolta sabato 18 e domenica 19 a Salemi nei saloni del castello normanno-svevo. L'installazione dell'artista siciliano è stata la vera "attrazione" della festa, diventando una sorta di totem, suscitando - è proprio il caso di dire - la maniacale attenzione dei visitatori che hanno fatto a gara per toccarla, complice un divertente "si dice", presto circolato tra le persone, sulle virtù propiziatorie del contatto, tanto che Stefano Morelli, uno dei ragazzi della Fondazione Sgarbi che ne ha curato invece gli aspetti meccanici, ha dovuto "picchettare" l'opera per evitare che la danneggiassero. L’effetto scenico è stato notevole. Alla mammella è stato infatti montato un motorino elettrico per fare sgorgare un fiotto continuo di vino rosso. Infine, tutti in fila per le fotografie, per farsi immortalare a poppare vino rosso. Rito al quale non si è certo sottratto Vittorio Sgarbi. Quasi due ore di chiacchierata con Enrico Guarneri L’attore, il comico (ma non è particolarmente contento di essere classificato così), l’uomo e, soprattutto, il siciliano che si fa onore e che della Sua Terra porta,vicino al cuore, una medaglia raffigurante la Sicilia. Puntualissimo come si conviene a chi veramente rispetta il pubblico, mode- L’Associazione “Logos - Famiglia e Minori - Catania” sto certamente, ma grande nelle sue illuminanti risposte e considerazioni, ha garbatamente replicato alle domande che i due “intrattenitori” - li chiamano “attenti a quei due”, che hanno organizzato l’incontro (Domenico Platania per “Quelli del 7°” e Turi Consoli per il “Galatea”) hanno posto all’attore. Ne è uscito fuori il ritratto di un uomo dai due volti (non ambigui, certamente): il classico amico del bar o affettuoso vicino di casa e l’attore, nel senso “magnifico” della parola, l’attore che non rinnega il “Litterio” che gli ha dato popolarità ma che guarda al suo futuro sognando, con ottime possibilità di riuscirci, di potere recitare Pirandello e Verga sul palcosceni- è un’associazione senza fini di lucro, promuove iniziative nell’ambito della solidarietà sociale e rivolge particolare attenzione alla famiglia ed ai minori. Ha sede a Catania, in Via Grotte Bianche n. 150. Dal 02/04/2010 è iscritta al n. 99 del Registro regionale delle Associazioni di solidarietà familiare, (D.D.R n. 618 del 02/04/10), istituito dall’Assessorato Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e delle Autonomie Locali, ai sensi dell’art.16 della legge regionale 10/31 luglio 2003. L’Associazione ha come priorità le finalità di solidarietà, sostegno e mutuo aiuto tra le famiglie associate e svolge le proprie attività con impiego prevalente di prestazioni libere, gratuite e volontarie dei propri aderenti. I professionisti che operano nell’ambito dell’Associazione LOGOS sono Psicologi, Psicoterapeuti, Mediatori familiari, Counselors, Avvocati, Sociologi, Formatori, Pedagogisti, specializzati nei differenti ambiti d’intervento . Le aree di intervento dell’Associazione fanno riferimento alla tutela ed alla valorizzazione dei diritti delle persone, al sostegno psicologico, alla psicoterapia, all’assistenza legale, alla mediazione familiare, interculturale e scolastica, alla formazione, all’informazione e alla ricerca scientifica. co più alto del mondo. Per la cronaca: l’incontro è stato seguito da un numeroso pubblico che ha sancito con reiterati applausi alcuni interventi dell’attore (specie in finale con la recita di una poesia di Ignazio Buttitta) apprezzando, inoltre, la scelta degli organizzatori sul tipo di “incontro” proposto. Ha fatto gli onori di casa la prof.ssa Margherita Ferro che ha portato i saluti dell’Azienda “Terme di Acireale”, da Lei diretta. All’attore è stato fatto dono del libro “Terre di Aci” da parte dell’autore, il fotografo Franco Barbagallo.Galante ed efficace intrattenitore musicale il Maestro Lorenzo Grasso..ph Nuccia Leotta e Franco Barbagallo T.C. 6 Sabato 29 Gennaio 2011 A proposito della “nuovissima” guida di Acireale Pubblicata a cura della sede acese dell’associazione SiciliAntica, frutto di un appassionato lavoro di ricerca, di studio e di confronto dei tre autori, Guido Leonardi, Pinella Musmeci e Rodolfo Puglisi, si presenta in un elegante formato, utile ed interessante in tutte le sue 192 pagine. Introdotto da un saggio storico sulla città, si compone di oltre cento schede monografiche sui luoghi più significativi (piazze, strade, chiese, palazzi, frazioni, ecc.) illustrati da 38 foto in bianco e nero. Gli interessati ad averne visione e notizie possono recarsi presso la sede dell’associazione in via Ardita n. 12, aperta il mercoledì, dalle ore 17 alle 19. Il volume sarà prossimamente e ufficialmente presentato in data e luogo che verranno resi noti attraverso i normali canali di informazione. Il Presidente della sede di Acireale e delle Aci dell’associazione culturale SiciliAntica Prof. Luigi Benintende Il “sogno” del Museo del carretto siciliano “Per onorarne la memoria e per non dimenticare” La Commissione Toponomastica dovrà valutare su Rino Nicolosi, I Giudici Falcone e Borsellino e la scorta, il Cav.Emanuele Macrì Anche se con colpevole ritardo qualcuno si muove, finalmente, “per ricordare e non dimenticare” Rino Nicolosi (in altra pagina leggete dei suoi scritti), l’indimenticato Presidente della Regione Siciliana ( quasi 7 anni continuativi 1985/1991). Sono passati ben dodici anni dalla sua morte (un male incurabile lo portò via dall’affetto dei suoi cari e dalla Sua Città) e, finalmente,lo ribadiamo ancora una volta, qualcosa si muove: Nando Ardita del PD e Saro Raneri dell’MpA hanno presentato attraverso la Presidenza del Consiglio una richiesta di intitolare tutta l’area del Tupparello al “Presidente”.Un altro consigliere comunale, Antonio Riolo (Futuro e Libertà), invece, si fa promotore dell’iniziativa di intitolare un “qualcosa” (strada, via, piazza, slargo… è di oggi la richiesta d’intitolazione dell’Area Com) ai due giudici Falcone e Borsellino assieme a tutti i “martiri” uccisi nei tragici avvenimenti che hanno coinvolto i due personaggi. E per finire, ma certamente non finisce qui, è stata protocollata al Comune la richiesta di intitolare una strada (possibilmente la stessa via Alessi, dove esiste il Teatro dei Pupi) al cav. Emanuele Macrì, il famoso artista-puparo conosciuto in tutto il mondo, forse l’unico che ancor oggi, a distanza di trentacinque anni dalla sua morte, riesce a “trascinare” turisti in Città, alla ricerca della sua indimenticabile arte. Per la cronaca, la richiesta, che si spera venga accolta dalla commissione toponomastica cittadina e da un eventuale “furor di popolo”, presentata agli inizi dell’anno, prende corpo da due benemerite associazioni culturali di Acireale: il Cine Foto Club “Galatea” e “SiciliAntica”, associazioni che, hanno promesso, porteranno avanti questa proposta. Corrado Patti Associazione Marco Salvo Zappalà Ultimato qualche anno fa dalla Provincia Regionale di Catania in un antico immobile del XIX secolo acquistato e ristrutturato nella centrale via Vittorio Emanuele, il Museo del carretto siciliano è stato totalmente abbandonato, provocando grande amarezza in tutta la collettività ed in particolare in coloro che sono i principali maestri santantonesi della pittura su carretto siciliano, noti anche a livello internazionale, Domenico Di Mauro e Nerina Chiarenza. L’intera comunità auspica da tempo di vedere finalmente realizzato il sogno dell’ apertura al pubblico dell'importante struttura che possiede una notevole valenza non solo storica ma anche turistica per l’intero nostro territorio. La neonata Associazione “Terre di Aci” mirando principalmente alla valorizzazione del territorio delle Aci, muove i suoi primi passi proprio dal territorio che la ospita, focalizzando l’attenzione appunto sull’agognato ma nello stesso tempo dimenticato Museo del carretto siciliano. L’Associazione si propone, mediante una simbolica raccolta firme che si svolgerà Domenica 13 Febbraio 2011, dalle ore 9.30 alle ore 12.30, nella Piazza antistante la Chiesa Madre in Aci S. Antonio, di sensibilizzare l’opinione pubblica e dar voce ad una questione da troppo tempo silente. Vogliano, quindi, le autorità pubbliche competenti e in particolar modo la Provincia Regionale di Catania nella persona del Presidente Giuseppe Castiglione, impegnarsi seriamente nella concreta realizzazione dell’importante progetto, affinchè questo non rimanga solo un sogno… AKIS Grafica: MP - 347 1433135 Con una sobria cerimonia alla quale hanno partecipato numerosi iscritti e simpatizzanti dell’Associazione Marco Salvo Zappalà, sono stati inaugurati i nuovi locali di via Dafnica 14. Il taglio del nastro è stato affidato ai genitori dello sfortunato giovane mentre la benedizione della sede è stata impartita da don Alfredo D’Anna.. E’ proprio vero che l’oro è un metallo prezioso ed è anche vero che raggiungere la fatidica data dei 50 anni di matrimonio, le nozze d’oro, così come comunemente si chiamano, è un traguardo al quale tutte le coppie serene e felici aspirano.. Loro ci sono già riusciti, facendo un pensierino alle prossime nozze di Diamante: sono i coniugi Giacomo Vezzi e Pina Scalia, i quali hanno festeggiato la felice ricorrenza tra i figli e la parentela tutta. La Santa Messa è stata celebrata da Padre Paolo Ricci nella Parrocchia di San Giuseppe La Rena di Catania. Akis si associa ai due “sposini” formulando i migliori auguri.. Penne EstroVerse: Presentato a Catania “Le curve della Penna” di Pasquale Musarra “Le emozioni di Pasquale Musarra vagano oltre gli orizzonti del tempo. Il poeta, disincantato, narra di un universo dove tutto è veloce, furtivo. Un cosmo governato dalle ombre dei ricordi che, a volte, giudica con la lama del coltello. L’autore, libero da vincoli formali, adotta, senza esitazioni, una metrica slegata. Risultato: la musica del verso combacia con lo scorrere del pensiero. Sempre, anche quando vorrebbe inghiottire tutte le parole e scaraventarle oltre i muri della ragione”. Con queste parole (dopo l’ouverture del maestro pianista Antonino Ramaci) la giornalista Grazia Calanna ha introdotto, nell’incantevole sito della Pinacoteca-Biblioteca di Catania, la presentazione del libro di poesie “Le Curve della Penna” di Pasquale Musarra (silloge per la quale la stessa Calanna ha curato l’introduzione), svoltasi, con il patrocinio della Provincia Regionale di Catania, nell’ambito del ciclo di incontri culturali “Penne EstroVerse”, a cura di EstroLab, associazione editrice del periodico l’EstroVerso. Di seguito è intervenuto l’arch. Salvo Patanè (Vice Presidente Commissione consiliare Cultura) che ha sottolineato la necessità di valorizzare le iniziative culturali riallacciandosi al concetto greco pedagogico di bellezza, ideale da perseguire, attualizzando l’ideale di Brunelleschi e auspicando un nuovo umanesimo. Della stessa idea la prof.ssa Luisa Spampinato, il giornalista Pino Pesce, lo psichiatra Giovanni Sollima e la pedagogista M. Gabriella Puglisi che ha ribadito il concetto parlando di “umanamento” dell’uomo. Il sociologo Salvo Cacciola ha sottolineato: “Non possiamo costringere l’arte dentro schemi precostituiti. Possiamo riconoscerla allorquando ci meraviglia e possiede una musicalità che parte dal di dentro”. L’incontro, inoltre, è stato animato dall’intervento del poeta Arcangelo Signorello, che ha ribadito, dopo la lettura di alcune delle proprie poesie, delizioso inno alla vita, che “la speranza deve diventare certezza e che noi tutti non dobbiamo mollare”. Gradevoli le letture curate dagli attori Pasquale Platania e Noemi Finocchiaro. Altrettanto i momenti grafici a cura di Anita Di Nuzzo. “Indegna la mano che si poggia sul mondo senza carezze”. La Calanna ha chiuso l’incontro con questi versi di Musarra, gli stessi con i quali il poeta rivolge un invito accorato al proprio lettore affinché rifletta sul valore incalcolabile della vita e non dimentichi mai di “lodarne il canto”. Nello Calì LETTERA APERTA A... Egregio Signor Reina Salvatore, premetto che mi sembra oltremodo doveroso rivolgermi alla sua persona tralasciando di chiamarla con quel nomignolo buffo di TOTO’, ma nel rispetto dei canoni della buona educazione e rifuggendo dalla libertà e dalla confidenza che tutti si sono presi, è mio intendimento seguitare ad indicarla con l’appellativo anagrafico come da estratto di nascita. Forse nel periodo tempestoso che attraversa, sarà sorpreso di ricevere la presente, ma devo ammettere che, forse perché colpita dalla Sua foto apparsa sui giornali, è stata mia suocera a spingermi ed incoraggiarmi a scriverle. La fantasia del popolo lo immaginava più bello, aitante, feroce ma generoso, tutti fantasticavano la sua abilità nel cambiare connotati, come Fantomas o Nembo Kid, che fosse capace addirittura di camuffarsi da palo telegrafico, frigorifero domestico (quello industriale non gli riusciva troppo bene) spazzola da scarpe e persino TV in bianco e nero (la vivacità dei colori l’ha sempre infastidito). La sua decennale latitanza non trovava nessuna spiegazione valida se non la sua abilità nel cambiare repentinamente identità. Mettendo poi nel conto l’accanimento dimostrato (o fatto immaginare) da tutte le forze spiegate in campo per la sua cattura, altro non v’era da pensare. E invece, Lei, fedele alle tradizioni del suo popolo (che mai è stato trasformista) l’unica cosa che ha tentato di modificare è stata la frangetta sulla fronte che, non se l’abbia a male, le procuravano l’aspetto di un puffo spaesato. (A proposito, mi chiedo se non è il caso di scovare ed arrestare quel barbiere che l’ha conciato in quel modo, prima che possa rovinare altra brava gente!). In effetti, le sue sembianze, più che a quelle di un capo, di una belva sanguinaria, di un demonio imprendibile, davano l’impressione di un povero uomo smarrito, capace sì di prepararsi da sé le marmellate e le conserve, ma “colmo di quella mollezza meridionale che porta inesorabilmente alla pinguedine” (come dicevano i giornali del Nord) e chiaramente preoccupato dal pensiero che l’arresto gli avrebbe impedito di pagare, prima della scadenza, la bolletta del telefono e il bollo della macchina. E stia certo che per mia suocera, le persone nel suo particolare stato di tribolazione sono d’aiutare a tutti i costi! La vegliarda, sicuramente l’unica che non si sia vantata di avere contribuito al suo arresto, ha pure apprezzato il suo attaccamento alla sicula terra, il suo ostinato meridionalismo, la sua verginale fedeltà a non abbandonare in tutti questi lunghi anni Palermo, neppure per un breve week-end, nel continuare a circolare per le sue strade in auto(bomba) munita di marmitta catalitica (il rispetto dell’ambiente innanzitutto). E poi, il messaggio più significativo per le giovani generazioni: poteva benissimo farsi catturare in un crocevia meno sospettabile come via Milano o piazza Trento o in un luogo esotico e più appropriato dal punto di vista pubblicitario quale Casablanca o Tangeri, ed invece ha preferito la gloriosa via Della Regione Siciliana, in Palermo, logicamente! Sulla sua cattura, poi, si è molto fantasticato. Si è parlato di tradimento dei suoi uomini più fidati, stanchi della sua fissazione di portare i tacchi alti per aumentare la statura criminale; si è detto che le ha nociuto la troppa pubblicità piovutale addosso dopo la sua partecipazione alla trasmissione “Forum”, per quella controversia con il condominio circa le spese dell’ascensore, qualcuno ha addirittura avanzato l’ipotesi che è stato vittima del piano anti-inquinamento perché tradito dalla targa pari della sua auto. Ma quale la verità? Malgrado niente fosse più annunciato, previsto e scontato, la sua cattura, nell’Italia dei volponi, dei tranelli e dei furbastri, ha fatto tirare un gran sospiro di sollievo. Ma la consolazione è durata pochi istanti, subito schiacciata dall’angoscioso interrogativo: “Chi sarà ora il nuovo nemico?” Quien sabe? E per finire, alcune raccomandazioni che la mia signora suocera desidera rivolgerle affinché il suo soggiorno risulti meno disagevole possibile: - dato l’attuale affollamento delle carceri italiane di persone onorevoli stia attento a non incappare in amicizie che non si raccomandano da sole perché va a finire che le proporranno di fare il palo; - essendo il caffè da tutti riconosciuto quale liquido capace di fare male ai nervi, eviti, dopo l’esempio di Pisciotta e Sindona, di accettarne da chicchessia; -infine, visto che Lei continua ad essere l’unico sostegno della sua famiglia, cerchi di darsi da fare per ottenere l’appalto per la costruzione dei muri di omertà che senza sosta stanno crollando o in subordine chieda almeno l’applicazione della legge Bacchelli per meriti che non mancherà certo a Lei dimostrare, dato il suo lungo curriculum d’impegno nella società. Abbia fiducia, sono certo che qualcuno disposto ad aiutarlo sicuramente lo troverà. Parola di Sherpa A scuola di scacchi! Sull’onda del successo di partecipazione dell'anno scolastico precedente, al Liceo Scientifico-Linguistico «Archimede», diretto dal Preside Lorenzo Marotta, è iniziato il 4° corso «A scuola di scacchi», progetto che per la sua valenza didattica ed innovativa è stato inserito nel Piano dell’Offerta Formativa. Una volta alla settimana, il prof. Santo Daniele Spina, istruttore giovanile e storico degli scacchi, segue i sessanta studenti iscritti di tutte le classi del biennio e del triennio. Il corso, illustrato nei suoi aspetti teorici in Power Point, prevede un torneo scolastico di selezione al fine di formare quattro squadre (due maschili e due femminili) per la partecipazione ai Giochi Sportivi Studenteschi. Alessandro Santagati, vincitore del 5° memorial Pirrone Al «Caffè Bellini» di Valverde si è svolta la premiazione dell’undicesimo torneo serale (23 partecipanti) organizzato dall’«Associazione Dilettantistica Scacchi Valverde» e dedicato alla memoria del magistrato catanese Santi Pirrone, problemista di fama internazionale. Ha vinto Alessandro Santagati (CM) di Catania, 2° classificato il valverdese Santo Daniele Spina (1ªN), 3° Vincenzo Scardamaglia (3ªN). Si sono inoltre distinti Angelo Costanzo, Alessandro Campanella, Vincenzo Magagnini, primo, secondo e terzo dei giocatori non classificati, Riccardo Marzaduri (1° under 16) ed infine Franco Barbagallo (1° over 60). Hanno presenziato alla premiazione Franco Barbagallo, Presidente dell’«Associazione Dilettantistica Scacchi Valverde» e Rosario Reitano che, soddisfatto della riuscita manifestazione, ha dichiarato che «è stata evocata una suggestiva atmosfera di fine Ottocento, epoca in cui i Caffè erano un abituale luogo d’incontro per gli appassionati scacchisti». Il XXVI Congresso nazionale della Fnsi, si è concluso con la rielezione al primo turno e a larghissima maggioranza (221 voti a favore, 42 schede bianche, 32 nulle e 4 voti ad altrettanti delegati) del segretario nazionale Franco Siddi e dei consiglieri nazionali (per la Sicilia: il vicesegretario nazionale uscente della Fnsi, Luigi Ronsisvalle, il segretario regionale dell'Assostampa, Alberto Cicero, il collega palermitano Giancarlo Macaluso per i professionali; il collega palermitano Nino Randazzo per i collaboratori; per i probiviri è stato eletto il collega nisseno Giuseppe Scibetta). I consiglieri nazionali a loro volta hanno rieletto presidente della Fnsi l'uscente Roberto Natale (con 98 voti a favore, 5 schede bianche e 2 nulle). E' stato un congresso in cui i 312 delegati e gli ospiti hanno discusso in maniera approfondita dei problemi della nostra categoria, tenendo sempre come punto di riferimento indifferibile il tema della libertà di stampa, baluardo della democrazia e sul quale la Fnsi ha condotto, soprattutto nell’ultimo anno, una lotta molto forte. Polifemo, Aci e Galatea in una cartolina da Parigi AKIS 7 Sabato 29 Gennaio 2011 Il Faro di Capo Mulini E’, ancora per poco, una costruzione militare il Faro di Capo Mulini. Ancora per poco in quanto la struttura , attualmente della “Difesa”, sta subendo un processo di dismissione. Certamente un modo per fare cassa che lo Stato utilizza assieme agli enti pubblici che cercano (invano!) di sanare i bilanci in rosso. Al migliore offerente? Farne un albergo? Un Ristorante? (c’è già il Faro, proprio sotto la costruzione interessata che funziona come Circolo Privato ma che non disdegnerebbe, crediamo, diventare un “punto” turistico più appetibile dai più…)….Il posto è incantevole, il prezzo? Forse qualcuno ci ha già fatto un pensierino….e chi può dargli torto? A tal proposito l'assessore regionale per l'Economia, Gaetano Armao, ha inviato una lettera al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, per opporsi al trasferimento al patrimonio dello Stato di numerosi beni demaniali militari che si trovano in Sicilia e che, in virtù' dell'art. 32 dello Statuto siciliano, devono, invece, essere acquisiti al patrimonio immobiliare della Regione. Si tratta di immobili (tra cui l'ex carcere militare di Palermo, i Fari di Capo Milazzo, Capo Molini ad Acireale e di Punta Libeccio a Favignana) che lo Stato potrebbe in tal modo acquisire per poi venderli successivamente, oppure darli in gestione o essere valorizzati dagli enti locali. Nella lettera si chiede la modifica del provvedimento stante la sua illegittimita' ed il grave danno che ne deriva alla Regione Siciliana. Corrado Patti IL PRESEPE FRA L’ETNA E LO JONIO Si è svolta nella Sala della Parrocchia S. Paolo ad Acireale, la serata conclusiva della 2a edizione de “Il presepe fra l’Etna e lo Jonio”, concorso organizzato dal periodico cattolico di Acireale “La voce dell’Jonio” e il suo editore, l’Associazione di volontariato “Orazio Vecchio”, in collaborazione con la sezione di Giarre dell’associazione “Amici del presepio”. Durante l’incontro, cui ha partecipato il vescovo Mons. Pio Vittorio Vigo, sono stati decretati e premiati con una targa, tra i 29 partecipanti, i vincitori autori dei presepi giudicati migliori all’interno di ciascuna delle cinque sezioni in cui si è articolato il concorso: presepe famigliare, comunitario, a scuola, in chiesa, in vetrina. Nel corso della manifestazione, coordinata dall’esperto di presepi, tradizioni e folclore prof. Giovanni Vecchio, a tutti gli autori dei presepi partecipanti sono stati consegnati dei simpatici attestati, e i momenti di premiazione sono stati alternati a quelli musicali e di intrattenimento, arricchiti dalle prestigiose esibizioni della Corale “Maria SS. Immacolata” di Dagala del Re, diretta dal M° Cristina Cantarella, del “cuntastorie” e polistrumentista Cesare Melfa, e dell’attrice Maria Grazia Ardita. L’incontro culturale è stata l’occasione per alzare il sipario sulle autentiche tradizioni natalizie locali e a culmine dell’iniziativa, volta a promuovere il recupero dell’antica tradizione popolare e artistica e la riconquista dell’autentico significato spirituale del presepe, che dimostra ancora una volta di essere vivo più che mai, e in grado di difendersi egregiamente dalle minacce di estinzione che anno dopo anno cercano, invano, di serrarlo. La Voce dell’Jonio AKIS PRESENTAZIONE AUDIT CIVICO SERVIZIO SANITARIO REGIONALE SICILIANO OSPEDALE DI ACIREALE, EFFETTUATI DUE TRAPIANTI DI CORNEA - Nell'arco dei prossimi 12 mesi la qualità delle prestazioni delle 17 aziende sanitarie siciliane sarà valutata dai cittadini con lo strumento dell'Audit civico, metodologia messa a punto e sviluppata da Cittadinanzattiva - Tribunale per i Diritti del Malato a partire dal 2001. Il movimento di tutela dei cittadini, rappresentato dal segretario regionale Giuseppe Greco e dal direttore dell’Agenzia Nazionale per la Valutazione civica Angelo Tanese, ha illustrato il progetto insieme all'assessore regionale della Salute Massimo Russo. Rispetto ad altre metodologie di valutazione della customer satisfaction, l’Audit civico riconosce il cittadino come soggetto in grado di produrre autonomamente valutazioni strutturate. In quest'ottica il cittadino cessa di essere un puro oggetto di indagine, da interrogare con le dovute tecniche, ma diventa il soggetto valutatore che visita le strutture e interroga i responsabili nell'ottica di un'analisi critica e sistematica dei servizi offerti dalle aziende sanitarie provinciali e ospedaliere. “ Realizzare un Audit in tutte le aziende sanitarie siciliane non significa raccogliere opinioni soggettive, ma applicare un metodologia di valutazione rigorosa, già sperimentata da Cittadinanzattiva in altre 175 aziende sanitarie" ha dichiarato Angelo Tanese, Direttore dell’Agenzia Nazionale per la Valutazione civica. "L’idea di fondo -ha proseguito Tanese - è che i cittadini, adeguatamente formati, possono dare un contributo concreto per verificare la qualità dei servizi, proponendo all’Assessorato e alle direzioni aziendali delle azioni di miglioramento. Con questo progetto - ha concluso Tanese - la Sicilia si candida a rappresentare una realtà innovativa del Servizio Sanitario Nazionale, che considera la voce e il giudizio dei cittadini una risorsa importante per il cambiamento”. "L'adozione della metodologia dell'audit presso tutte le aziende sanitarie regionali - ha dichiarato Giuseppe Greco, segretario di Cittadinanzattiva Sicilia - è l'occasione per superare due pregiudizi: il primo è rappresentato dalla riduzione della centralità del cittadino a puro principio di deontologia professionale; il secondo consiste nel ritenere che la tutela dei diritti sia il risultato, per così dire, automatico di una buona organizzazione. La Sicilia - ha aggiunto Greco - ha disposto nell’articolato della Legge 5 /2009 (Riordino del SSR) l’attivazione della Consulta regionale e dei Comitati consultivi aziendali, assi portanti della partecipazione civica, strumenti di partecipazione tra i più avanzati in campo nazionale". "La Sicilia promuove questo strumento che già vige in molte regioni italiane all' interno di un quadro voluto dal Ministero della Salute" ha spiegato l'assessore alla Salute Massimo Russo. "Diamo applicazione a questo accordo con Cittadinanzattiva - ha aggiunto Russo - perchè crediamo fermamente che anche i cittadini debbano essere coinvolti al massimo nelle procedure che riguardano la sanità e vogliamo che il giudizio finale sulla bontà, sull'accoglienza, sulla qualità, sul clima di una struttura sia dato dall'utente. Con q u e s t ' a c c o r d o Cittadinanzattiva si impegna a formare dei cittadini che poi svolgeranno una funzione di controllo - ha concluso l'assessore - e questo è in linea con il processo di cambiamento che abbiamo in atto e che a breve vedrà la costituzione di una commissione per sburocratizzare la sanità, oltre a un altro progetto sulla customer satisfaction". L'Audit nasce come risposta a tre fondamentali esigenze: dare una forma concreta alla centralità del cittadino, rendere trasparente e verificabile l’azione delle aziende sanitarie, prevenire la frammentazione del servizio sanitario. Il suo sviluppo è frutto della lunga esperienza di battaglie condotte da Cittadinanzattiva - Tribunale per i Diritti del Malato per superare l’autoreferenzialità dei servizi sanitari, per ottenere, in primo luogo, che le segnalazioni e l’intervento dei cittadini producessero i dovuti cambiamenti e per far sì, in seconda istanza, che il giudizio motivato dei cittadini pesasse in sede di valutazione delle aziende e dei loro dirigenti, al pari dei risultati di bilancio. La qualità e l’efficacia di un Audit dipendono dalla corretta formulazione dei quesiti a cui l’Audit stesso vuole dare risposta. La progettazione dell’Audit civico, quindi, ha preso le mosse da quattro domande, semplici e cruciali, rappresentative di altrettanti aspetti dell’esperienza del cittadino comune nei servizi sanitari. 1. Il primo aspetto è quello del cittadino come utente dei servizi, coinvolto in un processo di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione. La domanda, a questo proposito, è: Quali sono le azioni promosse dalle aziende sanitarie per mettere concretamente i cittadini e le loro esigenze al centro dell’organizzazione dei servizi sanitari?. 2. Il secondo aspetto riguarda il cittadino in quanto malato affetto da patologie gravi o croniche e il quesito è: “Quale priorità assumono nell’azione delle aziende sanitarie alcune politiche di particolare rilievo sanitario e sociale, come il risk management , il pain management e il sostegno ai malati cronici?”; ACIREALE – Sono stati effettuati questa mattina, presso il presidio ospedaliero di Acireale – diretto da Salvatore Scala - due trapianti di cornea compiuti a seguito dall’espianto multiplo di organi su una giovane donna di Leonforte deceduta alcuni giorni fa. L’operazione è stata eseguita dall’equipe dell’Unità Operativa complessa di oculistica del presidio acese S. Marta e S. Venera, diretta da Riccardo Sciacca, con il supporto dei medici anestesisti guidati dal primario Francesco Campanella, e dell’anestesista di sala Lorena Cavallo. «Un giovane di 25 anni della provincia di Catania e una donna di 35 anni di Messina affetti da cheratocono, una malattia degenerativa della cornea che porta lentamente alla cecità, potranno finalmente riacquistare la vista – spiega il direttore generale dell’Asp Catania Giuseppe Calaciura – un ringraziamento va ai parenti, che nel momento del dolore hanno dimostrato sensibilità e grande generosità, e a tutti i medici che hanno effettuato il delicato intervento. Acireale si conferma ancora una volta un centro di riferimento professionale per quel che riguarda l’oculistica: un vero e proprio punto di riferimento regionale grazie alle competenze e all’elevato livello di professionalità dimostrato da tutta l’equipe diretta dal dott. Sciacca, che oggi è nelle condizioni di poter realizzare interventi di alto profilo sanitario e di alta valenza sociale». Un risultato, questo, ottenuto sia grazie all’impegno del personale dell’Azienda sanitaria che alla sensibilità dimostrata dai cittadini: non si deve infatti dimenticare l’importante scelta di far rinascere la vita oltre la morte, cambiando radicalmente il livello di salute e benessere delle persone che soffrono. INAUGURATA LA NUOVA SEDE “ FUTURO E LIBERTA’ ” A SANTA VENERINA A Santa Venerina, è stata inaugurata la sede del Circolo “Futuro e Libertà per l’Italia” intitolato a“Paolo Borsellino”, messi a disposizione dall’Avv. Orazio Giovanni Vecchio, All’inaugurazione è seguito un dibattito sui temi della legalità, dell’etica e della valorizzazione della cultura per lo sviluppo del territorio, moderato dal Coordinatore provinciale con delega all’organizzazione Puccio La Rosa, il quale ha ribadito come “la politica non debba essere un pretesto per la spartizione del potere, bensì uno strumento per arrivare ad esprimere e concretizzare i bisogni e le istanze dei cittadini”. Nhora Caggegi San Sebastiano e papa Giovanni Paolo II Come è oramai risaputo, Giovanni Paolo II sarà proclamato beato da papa Benedetto XVI il prossimo 1° maggio, data non casuale, trattandosi della Domenica in Albis, cioè la prima successiva alla Pasqua, nella quale lo stesso Karol Wojtyla ha istituito la Solennità della Divina Misericordia. In occasione della beatificazione dell’indimenticato Pontefice, per facilitare l’afflusso dei fedeli – se ne prevedono centinaia di migliaia – che vorranno rendere omaggio a papa Wojtyla, ne è stata decisa la traslazione della salma dalle Grotte vaticane alla cappella di San Sebastiano (altare del beato Innocenzo XI). La traslazione avverrà senza esumazione, quindi il corpo di Papa Wojtyla non sarà esposto, ma si troverà in un vano chiuso da una semplice lapide di marmo con la scritta “Beatus Ioannes Paulus II”. Nella cappella, situata nella navata destra della Basilica di San Pietro, tra le cappelle della Pietà di Michelangelo e del Santissimo Sacramento, sono già iniziati i lavori di sistemazione e di pulitura dei mosaici. La tomba sarà già pronta prima della beatificazione per consentire ai pellegrini e ai fedeli che verranno a Roma per la celebrazione del primo maggio di poterla visitare. La cappella di San Sebastiano, tra l'altro, è stata scelta proprio perchè si trova all'ingresso della Basilica ed è inoltre piuttosto spaziosa, così da facilitare l'accesso dei pellegrini. "Perché la Legalità diventi Cultura". Ieri, con una manifestazione/incontro, l’Associazione AS.AR.A ha celebrato, il decennale della propria costituzione. Una manifestazione che si è svolta nella sala “Bianca” del Liceo Scientifico Archimede, g.c. alla presenza di S.E. il Prefetto Dott. Vincenzo Santoro, il Sindaco Avv. Nino Garozzo, le Autorità Civili e Militari, Comunali e Provinciali, S.E. Arcivescovo Mons. Pio Vittorio Vigo, rappresentanti della Magistratura e rappresentanti Scolastici. Erano presenti anche il Dott. Giuseppe Scandurra, Presidente Nazionale della Federazione Antiracket Italiana e i Presidenti delle Associazioni Antiracket Provinciali, Associazioni di Volontariato, Associazioni di Categoria, operatori economici… "Perché la Legalità diventi Cultura". Nel prossimo numero un ampio servizio. I 103 anni di Nonna Carmela Il sindaco on.Raffaele Pippo Nicotra e l'assessore ai Servizi Sociali Pippo Sciacca, si sono recati a casa della nonnina centenaria Carmela Sebastiana Florio per festeggiare lo straordinario 103°compleanno. Gli amministratori hanno donato alla signora Carmela, nata ad Aci Catena nel 1908, una targa ricordo, ovviamente dei fiori oltre che una deliziosa torta per brindare insieme all'inconsueto raggiungimento di 103 anni di vita. AKIS: Anno VII, numero 2 del 29 Gennaio 2011 - Editore e Direttore Responsabile: Turi Consoli - Autor. n. 22 del 23/05/2005 del Tribunale di Catania IL GIORNALE Sede: via M. di Casalotto 68 - 95025 Aci S.Antonio Redazione: via Alliotta, 14 - 95024 Acireale - Tel.- Fax 095 7921059 – 347 5382517 - [email protected] - Site: www.akis-aci.com DEL TERRITORIO Tipografia-Litografia: “TM” di Mangano Venera - via N. Martoglio, 93 - S. VENERINA (CT) - Tel. 095 953455 - Distribuzione e arretrati: 340 7152814 DELLE ACI Elaborazione grafica, fotomontaggi e impaginazione: MP Graphic di Maurizio Pagano - Tel. 347 1433135 219 8 AKIS Sabato 29 Gennaio 2011 “E’domenica. Silenzio. Grazie!” Le acque dell’Etna: preziosa ma vulnerabile risorsa da salvaguardare Non vorrei proprio che l’amicizia sincera che mi lega a Mimmo (pardon, Domenico) Platania possa influenzare il mio giudizio, ma credo proprio, cercando di restare il più possibile “asettico”, credo proprio, ribadisco, che il personaggio autore (commediografo) dell’ultimo spettacolo portato in scena al Turi Ferro di Acireale, rappresenti veramente una risorsa per il nostro teatro e, soprattutto, una promessa per il futuro dello stesso. La commedia “E’domenica. Silenzio. Grazie!”, infatti, è l’ultimo successo in ordine temporale che l’Associazione Teatrale “Quelli del 7°” contribuisce a fare passare due ore serene agli oltre seicento abbonati che nelle due repliche del sabato si recano al “Turi Ferro”. Finalmente l’acustica è diventata perfetta, la puntualità viene (quasi) rispettata, il buio in sala pure (anche durante l’intervallo!!!)…le risate non mancano mai così come la simpatia degli attori che viene contraccambiata da continui applausi a scena aperta. Citare qualcuno degli attori? C’è sempre qualcuno che “colpisce” più degli altri, per la verità, e ciò si può ricavare dall’applauso spontaneo che chiude lo spettacolo allorquando i vari attori salutano il pubblico…ma è veramente fare un torto a tutti non accomunarli in un unico e grande consenso. Bravi. Applausi per tutti. Sabato 12 Febbraio appuntamento con un classico di Edoardo De Filippo: Filumena Marturano con la regia di Claudio Jacobello e con la “Nuova Compagnia Odéon” di Catania. Da non perdere. T.C. I 100 anni di Giulia Feroni La comunità santantonese ha festeggiato i 100 anni di Giulia Feroni, nata il 19 gennaio del 1911 a Catania e residente nella “città del Casalotto” da ben 32 anni. Nonna Giulia ha tre figlie: Graziella di 81 anni, Concetta di 76, Pietra di 75, ed oltre trenta tra nipoti e pronipoti. La festa si è svolta nei locali della Casa di Riposo “Ospedale dei Poveri” che ospita la donna. Il parroco, don Vittorio Rocca, ha celebrato una S. Messa nella chiesetta della struttura; quindi il sindaco Pippo Cutuli ha donato alla neo centenaria una targa ricordo e un mazzo di fiori. La festa si è conclusa con il taglio della torta celebrativa del centenario . “Mi è piaciuta l’idea di emigrare al rovescio, di andare a conoscere limbo, inferno, purgatorio e paradiso. La mia vita con altri, altrove” (don Giacomo Panizza) Si è tenuta la seconda “Giornata della coerenza civile”, evento ideato e organizzato - con le (sole) proprie forze - dal gruppo acese del movimento “Liberacittadinanza” come riconoscimento all’impegno umano e sociale, dedicato a coloro che si sono distinti per la coerenza con cui operano quotidianamente per il bene comune, senza compromessi, anche a rischio della propria vita. Quest’anno la manifestazione ha assunto un significato particolare, volendosi anche celebrare, senza vana retorica, il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Si è sottolineato, infatti, il valore della fratellanza solidale della vera italianità attraverso l’opera e la figura di don Giacomo Panizza, un sacerdote dalla forte tempra morale e spirituale, originario di Brescia, che E’ a tutti noto che nell’esteso apparato eruttivo etneo non vi siano corsi d’acqua quantunque abbondante sia l’innevamento invernale. Le vaste e brulle coperture laviche e le distese di tephra sono solcati da solchi torrentizi ad attività pluviale eccezion fatta per il vallone delle quarantore, chiamato anche “Sciambro” attivo durante lo scioglimento delle nevi per un paio di settimane con acme di piena della durata di circa 2-3 giorni da cui il nome “Vallone delle Quarantore”. A prima vista sembrerebbe che il prezioso fluido, fonte di vita e di benessere, non alberghi nel regno del fuoco. Eppure se idealmente sollevassimo le vulcaniti sull’interfaccia vulcano-sedimentaria prevalentemente costituita da argille azzurre pleistoceniche impermeabili potremmo osservare un’intrigata rete radiale di corsi d’acqua, talora di grande portata che contrastano con l’aridità delle sciare etnee. Sono proprio queste le acque emunte dalle migliaia di pozzi disseminati sui bassi fianchi del vulcano soprattutto in prossimità delle faglie dove si convogliano prevalentemente le acque. L’elevata permeabilità delle vulcaniti non consente corrivazioni superficiali. I ruscelli alto-montani etnei si perdono tra le ceneri vulcaniche e la porosità delle lave così come fanno le acque del fiume Flascio interrotte da un’antica colata lavica dopo avere formato l’unico lago di sbarramento lavico esistente in Europa: il lago Gurrida. La copiosità delle acque sotterranee etnee è data anche dall’elevata piovosità annuale della Valle del Bove (1300 mm contro i 400 di Motta S. Anastasia). Per tale motivo il versante orientale del vulcano che va da Acireale a Giarre e molto ricco di falde acquifere. Alle pendici Sud-Est medio basse del vulcano troviamo, infatti un’elevata disseminazione di pozzi il cui emungimento soddisfa appieno le esigenze delle popolazioni pedemontane captando decine di milioni di metri cubi di acqua per destinarla sia al consumo umano sia all’uso agricolo. La qualità microbiologica delle acque è elevata nei pozzi siti ad una certe altezza tuttavia a causa dello scarso potere depurativo delle vulcaniti nelle falde superficiali essa talora si può inquinare come ad esempio è recentemente accaduto a Pozzillo e talora anche nella fonte di Casal Rosato sita in territorio del comune di Valverde le cui acque essendo la falda superficiale dopo piogge intense possono presentare un modesto inquinamento da colibatteri ancorché trattasi di una delle migliori acque oligominerali della Sicilia. Degli enormi quantitativi d’acqua ipogea che circola in profondità approssimativamente si può stimare che viene prelevato solo il 20% mentre la rimanente parte s’immette nelle acque dello Jonio tramite risorgenze sottomarine. La differente densità tra acque dolci e marine rende manifesti questi suggestivi “fiumi d’acqua nell’acqua” quando il mare è calmo ben visibili dalla Timpa di Acireale come strie più chiare. La permeabilità del substrato vulcanico costituisce un elemento di grande vulnerabilità degli acquiferi, i quali, qualora poco profondi, possono essere facilmente raggiunti da liquami fognari provenienti dai cosiddetti “pirituri” ossia perditoi delle fognature di abitazioni che sversano nel suolo. Il trachibasalto etneo mal si presta ad un’efficace azione di depurazione microbiologica essendo frequentemente fratturato per contrazione da raffreddamento del fuso lavico. Più efficace dal punto di vista depurativo è il percolamento quando attraversa strati tufacei o piroclastici di granulometria molto fine. Per avere l’idea di come possa essere la stratigrafia dell’Etna basta osservare la Timpa di Acireale oppure le pareti dell’ampia Valle del Bove. Esse costituiscono un’interessante spaccato del vulcano e rappresentano un “libro aperto” sul quale è “scritta” la storia del più importante vulcano emerso europeo. Da studi effettuati presso l’I.R.M.A. di Acireale sul potere depurativo delle vulcaniti etnee si è potuto concludere che strati superiori a 50 metri garantiscono un ottimo potere depurativo purché la granulometria dei materiali sia molto fine. Nel passato l’Etna ha avuto un comportamento eruttivo molto differente dall’attuale caratterizzato prevalentemente da effusioni laviche ed eventi ceneritici. In tempi remoti vi sono stati lunghi periodi caratterizzati da eruzioni del tipo laars (colate di fango) o colate piroclastiche (le cosiddette nubi ardenti). Ed anche in tempi storici antichi l’attività dell’Etna era alquanto più energetica; non per nulla i Sicani si spostarono nell’estremo occidente dell’Isola. Nel sistema geostrutturale delle Timpe (SiGeT) le faglie possono costituire una rete di “by-pass” che mette in comunicazione i liquami inquinanti circolanti in superficie con le falde idriche più da 35 anni opera al Sud. “Progetto Sud” è il nome della comunità che egli ha fondato in Calabria, a Lamezia Terme, una comunità di quotidiana vita solidale per i disabili, gli emarginati e gli esclusi, che contrappone i valori della fratellanza alla ferocia mafiosa. Per questo motivo la sua meritoria attività, portata avanti con coraggiosa e tenace coerenza, viene avversata con ogni mezzo dalla criminalità organizzata calabrese. Pur tuttavia, don Giacomo Panizza, nonostante le numerose intimidazioni e minacce ricevute, continua nella sua opera con determinazione, fermezza e disarmante letizia. Il sacerdote bresciano, dopo il primo incontro, in mattinata, con gli studenti delle scuole acesi, nel pomeriggio ha partecipato ad un interessante dibattito pubblico con la cittadinanza, presso il salone delle Terme, introdotto da Enzo Dato e Citto Leotta e condotto dal giornalista Alfio Sciacca. Nel corso dei due incontri è stato proiettato il video “Non sono popoli, ma mandrie”, realizzato dal gruppo acese di “Liberacittadinanza” a partire da un’idea di Saro Patanè, in cui si è voluto mettere in risalto la figura e il messaggio di don Pannizza. Guido Leonardi Unione Cattolica Stampa Italiana "Rinnovare l'impegno per la costruzione di un mondo dove tutti siano liberi di professare la propria religione o la propria fede. ... .La libertà religiosa consente di nutrire la speranza verso un futuro di giustizia e di pace." Benedetto XVI Nella ricorrenza della festa di san Francesco di Sales, fondatore dell'Ordine monastico della Visitazione, patrono dei giornalisti, nel Santuario del Sacro Cuore ( Via Paolo Vasta ), S.E. mons. Pio Vittorio Vigo ha celebrato una Santa Messa. Successivamente, si è tenuto un incontro di giornalisti: con l’avv.to Mario Di Prima, condirettore dell'Ufficio diocesano delle Comunicazioni sociali, che ha parlato su : " LIBERTÀ' RELIGIOSA, VIA PER LA PACE" Considerazioni sul messaggio del Papa Benedetto XVI inviato agli Statisti di tutto il mondo, in occasione della Giornata Mondiale della Pace 2011. CompuTecnica Riparazione computer a domicilio 349 7339659 profonde e ciò costituisce un elemento di vulnerabilità degli acquiferi dell’area Est e Sud.-Est dell’Etna il cui principale affioramento sorgivo è costituito dalle sorgenti Miuccio. Talora può accadere che l’acqua sgorga spontanea come si verifica nella collina di Vampolieri a seguito di lavori di scavo quando la ruspa rompe l’argine argilloso di un corso d’acqua ipogeo. Dal punto di vista qualitativo le acque etnee sono prevalentemente bicarbonato sodio magnesiache, con contenuto alquanto bilanciato in sodio, potassio, calcio, cloruri e solfati i cui parametri rientrano nei limiti stabiliti dall’attuale normativa ad eccezione del vanadio per alcune acque del versante Ovest e del manganese per talune sorgenti del versante Sud. Quanto alla durezza occorre sfatare il convincimento che le acque ricche in calcio causano danni all’organismo anzi spesso sono gli stessi processi di addolcimento ad essere più dannosi. Infatti gli addolcitori non fanno altro che scambiare il calcio con il sodio e ciò è notorio non fa bene alla salute perché il sodio in eccesso può causare ritenzione idrica dato che richiama liquidi dai vasi ai tessuti. Occorre anche sfatare il mito che l’acqua dura possa provocare calcolosi renale: la genesi dei calcoli è dovuta a fattori ben precisi tra i quali giocano un ruolo importante oltre al pH, l’osmolarità la diuresi anche i processi infiammatori con la formazione del cosiddetto “nucleo litogeno”. Il problema non è l’acqua dura ma l’acqua inquinata! A mio parere occorre che venga salvaguardata questa preziosa risorsa costituita dalle acque ipogee dell’Etna. Tutti i comuni devono porre maggiore attenzione alla vulnerabilità degli acquiferi etnei ma occorre agire con il concorso degli esperti: la buona volontà ed i proclami non bastano. Giovanni Tringali, direttore I.R.M.A. Acireale Nella foto: una spettacolare colorazione della neve presente nel versante nord dell’Etna in piena estate. Lo scioglimento di queste masse nevose alimenta i nostri rubinetti. Corso Savoia, 111 c 95024 ACIREALE (CT) Tel. 095 7649590 Tel./fax: 095 7647733 Corso Savoia, 111 c 95024 ACIREALE (CT) Tel. 095 7649590 Tel./fax: 095 7647733