segretario
Genitori
Dei compagni
allenatore
Medico sociale
Psicologo
(dove presente)
Arbitro dirigente
BAMBINO
Propri
genitori
Preparatore motorio
Allenatore portieri
Compagni di squadra
SQUADRA
Triangolo relazionale all’interno
Di qualsiasi gruppo sportivo
FAMIGLIA
SPORTIVO
6-7 anni “fanciullezza” 1°ciclo Sc. Elementare
sviluppo somatico e funzionale
Proceritas I^
6-7 anni
Proceritas prima
prevalente crescita
staturale
età respiratoria
3
4
5
6
7
8
9
10 11
12 13 14 15 16
6-7 anni “fanciullezza” 1° ciclo Sc. Elementare
sviluppo psicologico
sufficiente
capacità
attentiva
momento di graduale
passaggio dal
vissuto al simbolico
modificazioni
a livello
cognitivo
va incoraggiato a
simbolizzare i
facendolo parlare,
disegnare e
scrivere le
esperienze
concrete
6-7 anni “fanciullezza” 1° ciclo Sc. Elementare
sviluppo psicologico
rapporti sociali
uniderezionali
modificazioni
socio affettive
e morali
permane in
situazione di
egocentrismo
fragilità
psicologica, senso
di solitudine,
paura di
affrontare
esperienze nuove
dipendenza e
desiderio di
gratificazione
dall’adulto
6-7 anni “fanciullezza” 1° ciclo Sc. Elementare
sviluppo psicologico
lassità
legamentosa
ipotonia
abbassamento
del tono
muscolare
posturale
Squilibrio statura
peso, scarsa
conoscenza del
proprio corpo
iniziano le
modificazion
Sviluppo
i nella
forma del
Motorio
torace
la gabbia
toracica
comincia ad
assumere la
forma “ellittica”
8-11 anni “fanciullezza” 2°ciclo Sc. Elementare
sviluppo somatico e funzionale
8-11 anni
Turgor secundus
prevalente crescita
di massa corporea
età d’oro della motricità
3
4
5
6
7
8
9
10 11
12 13 14 15 16
8-11 anni “fanciullezza” 2° ciclo Sc. Elementare
sviluppo psicologico
buone
capacità
attentive
capacità di
riconoscere ed
elaborare pensieri
astratti
modificazioni
a livello
cognitivo
comprensione
delle regole e
degli schemi di
gioco anche se
complessi
8-11 anni “fanciullezza” 2° ciclo Sc. Elementare
sviluppo psicologico
morale
autonoma
modificazioni
socio affettive
e morali
identificazione
con il genitore
dello stesso
sesso
superamento delle
paure ed
acquisizione della
fiducia in sè
disponibilità a
vivere forme di
gioco competitivo
e ad accettare le
sconfitta
8-11 anni “fanciullezza” 2° ciclo Sc. Elementare
sviluppo psicologico
recupero del
tono
muscolare e
incremento
della forza
grande
Sviluppo
disponibilità
a nuovi
Motorio
apprendiment
i
buon grado di
coordinazione
e destrezza
buona
efficenza
cardio
circolatoria e
respiratoria
acquisisce
progressivamente
una migliore
conoscenza e
padronanza di sè
LA SCUOLA CALCIO E LA
FAMIGLIA
Negli ultimi dieci anni si sono svolte diverse indagini il cui obiettivo era quello di
confrontare le motivazioni alla pratica sportiva.
Leggendo i risultati si conferma l’importanza del contesto familiare sia nella
scelta dello sport che nel proseguo delle attività. Questo dato non può essere
trascurato da chi opera nel settore e bisogna quindi cercare di mantenere dei
buoni rapporti con la famiglia dei nostri ragazzi.
Il bambino è un essere sociale e la famiglia è LA STRUTTURA INTERMEDIA
tra la società e l’individuo; essa ha dei compiti molto importanti:
soddisfacimento dei bisogni emotivi di TUTTI i componenti del nucleo
familiare;
nascita di ruoli ben precisi che creano una gerarchia sia all’interno che
all’esterno della famiglia;
contesto di apprendimento e di scoperta di nuove emozioni;
il nucleo deriva dalle
caratteristiche dei genitori
ruoli diversi
Proprie regole
FAMIGLIA
INDIVIDUO
SOCIETA’
Le funzioni della famiglia però subiscono delle modifiche in relazione
all’evoluzione e alla crescita del bambino e nella sua vita si introducono altri
sistemi di relazione:
il sistema scolastico suddiviso nei diversi gradi di istruzione;
il contesto religioso o di associazionismo sociale (scout; gruppi musicali…);
IL CONTESTO SPORTIVO che ha la possibilità di promuovere e sviluppare
abilità ludiche – fisiche ma anche competenze relative alla vita psico-sociale del
bambino;
allenatore
famiglia
oratorio
BAMBINO
insegnante
squadra
scout
Questo ci porta a capire che, nel momento in cui
decidiamo di occuparci del bambino e di portarlo
a fare un percorso nella nostra squadra,
dobbiamo anche avere un continuo e diretto
rapporto con la famiglia, che risulta il primo
contesto in cui si sviluppa l’identità del bambino.
Dobbiamo capire che il bambino è cosi’ anche
perché ha sviluppato le sue inclinazioni nella
famiglia in cui è cresciuto e le sue scelte saranno
dettate anche dall’influenza dei propri genitori,
dalle loro aspettative, dai loro desideri….
LA SQUADRA
La squadra risulta essere il secondo elemento del triangolo
famiglia – squadra – sportivo che costituisce la minima
unità di analisi per la lettura dei fenomeni sportivi.
All’inizio l’allenatore si troverà davanti a un GRUPPO e
non a una squadra; sarà lui che dovrà aiutare tale entità
a diventare un squadra.
Il gruppo non è solo un’aggregazione spontanea di bambini
ma è anche un intreccio di relazioni affettive che
garantiscono la coesione tra tutti e creano tacitamente
regole e ruoli all’interno dei partecipanti.
DAL GRUPPO ALLA SQUADRA SPORTIVA
è un processo di grande e lenta trasformazione che ne puo’ modificare la
struttura e le relazioni;
L’etimologia del termine SQUADRA = EQUIPE’ ci porta all’esistenza di un
percorso che coinvolge diversi soggetti verso un obiettivo comune; la squadra
quindi sottolinea l’importanza di fini condivisi e comuni;
 il processo di costruzione di una squadra (team building) deve essere uno
degli obiettivi primari dell’allenatore, per poter creare un’unità di intenti, una
condivisione sia dei DIRITTI che dei DOVERI fuori e dentro il campo di gioco;
Nella squadra il leader, il capitano scendono in campo insieme al resto della
squadra e quindi hanno la possibilità di condividere in prima persona la vittorie e
le sconfitte assumendosi responsabilità e fallimenti;
SQUADRA
Struttura FORMALE:
Struttura SPONTANEA:
Determinata da fattori oggettivi
di tipo legale, senza
intermediazione della volontà
e dei sentimenti dei
componenti. Le scelte sono
spesso dettate dal compito da
svolgere e dagli obiettivi che si
pone l’allenatore, nonché dalle
sue opinioni.
Dettata dalla fitta rete di legami
spontanei e non sempre
percettibili dall’osservatore ma
fondamentali.
RUOLO: è spesso definito come l’insieme dei comportamenti che ci si
aspetta da una persona collegati a modelli culturali e istituzionale precisi e
codificati. Questi modelli chiaramente ci permettono di interpretare il
comportamento degli altri e rispondere in modo significati.
Ruoli disfunzionali:
Soddisfare solo i
bisogni individuali
a scapito degli
interessi della
squadra;
Ruoli funzionali:permettono l’avvicinarsi e la
soddisfazione delle necessità individuali E di
squadra
LA LEADERSHIP E LA
COMUNICAZIONE NELLA SQUADRA
DI CALCIO
Un buon allenatore deve sapere in ogni momento qual è il modo più
diretto e efficace per poter passare informazioni ai suoi giocatori.
La comunicazione umana può avvenire su livelli diversi, più
precisamente:
sintattico: legata alle strutture formali della trasmissione
dell’informazione, le regole grammaticali, i codici……;
semantico: si riferisce al significato dei messaggi, al senso di essi,
includendo tra essi le convenzioni culturali e dei gruppi di appartenenza;
pragmatico: sottolinea l’interazione e i collegamenti fra la
comunicazione e il comportamento delle persone.
ASSIOMI DELLA COMUNICAZIONE
Sono cinque importanti principi che un buon allenatore deve conoscere
per poter comunicare in modo corretto, ma soprattutto per capire cosa i
bambini ci vogliono dire (cose che spesso non hanno il coraggio di dire).
Non è possibile NON comunicare: nelle situazioni di vita comune ogni
comportamento costituisce una comunicazione; anche i tentativi di
rimanere neutri e imparziali ( il silenzio…..il disinteresse motorio….e
iconico….)danno a chi li osserva il significato di fastidio o indifferenza;
Ogni comportamento dell’allenatore è sotto la diretta osservazione dei
bambini che allena; ogni comportamento dei piccoli calciatori deve essere
osservato e capito dal proprio allenatore…
In ogni comunicazione convivono un linguaggio di tipo DIGITALE e un
altro di tipo ANALOGICO: il linguaggio digitale si basa su parole e numeri
e si dice essere molto potente a livello sintattico – logico poiché attraverso
le parole noi possiamo esprimere concetti molto elaborati ma allo stesso
tempo non riesce sempre a esprimere il mondo legato ai sentimenti, alle
emozioni.
Il linguaggio analogico si basa sulla comunicazione non verbale. Esso ha una
semantica potente ( gesto fisico spesso è il più indicato per esprimere desideri,
ordini e emozioni) ma ha una sintassio debole perché non è sempre facile
Distinguere un’idea dall’altra, un sentimento da un altro in assenza di altri
elementi che danno una contestualizzazione della situazione(delusione e
tristezza per esempio).
Facciamo un esempio: dopo una giornata di lavoro arriviamo a casa e
accendiamo di corsa la televisione per vedere il risultato della partita della
nostra squadra del cuore e la prima immagine è un giocatore della vostra
squadra in lacrime…..come capire se sono lacrime di gioia o di tristezza??
Ogni comunicazione ha un aspetto referenziale ( cioè di contenuto) e un
aspetto di relazione e che costituisce una META – COMUNICAZIONE
rispetto al contenuto. Il contenuto della comunicazione è il messaggio
esplicito e di solito è espresso dal linguaggio verbale e l’aspetto di relazione
invece ci indica il modo in cui dobbiamo leggere il messaggio che ci arriva e
il rapporto esistente tra le persone che comunicano.
 il senso di ogni comunicazione viene organizzato dalla punteggiatura
che è scandita dalla sequenza degli scambi comunicativi: la comunicazione
è infatti un continuo scambio di messaggi che dipendono da come uno dei
due interpreta cio’ che l’altro dice.
Ogni comunicazione prende come riferimento due modelli: quello della
SIMMETRIA e quello della COMPLEMENTARIETA’. Entrambi i modelli
pero’ non creano un comunicazione funzionale ma c’è un modello chiamato
DI COMUNICAZIONE RECIPROCA in cui le due posizioni ( di up and
down) sono mobili e assumibili da entrambi i soggetti a seconda delle
situazioni e delle difficoltà personali.
I DUE MODELLI
SIMMETRIA: uguaglianza fra gli atti
comunicativi  escalation
simmetrica
Se una squadra compra un giocatore
molto importante, allora il club
rivale ne comprerà uno più noto
ecc. ecc. ecc.
Questi comportamenti si costruiscono
come uno specchio (uguaglianza).
Come non ricordare la corsa ai
calciatori del calcio - mercato
estivo?????
COMPLEMENTARE: avviene l’esatto
contrario. Infatti in questo caso un
soggetto tende a occupare una
posizione sempre più alta e
autorevole e l’altro una sempre più
bassa e che richiede sostegno
LINGUAGGIO
Del corpo o anche
detto Cinetico
metalinguaggio
Delle relazioni
spaziali
-Tono e pause;
- volto;
- Espressione
facciale;
- gesti;
-Andatura;
Le zone di Hall importanti
per capire in che posizione e
a quale distanza mettersi
quando si parla o si
rimproverano i bambini.
- voce calda e fredda;
- velocità di pronuncia;
- ritmo e enfasi;
Una squadra quindi è un insieme di interazioni, in cui i soggetti comunicano in
modo diverso a seconda della situazione e dei ruoli che ogni membro
assume.
Per semplificare le cose possiamo schematizzare i diversi modi in cui passa il
messaggio e si instaurano i rapporti:
IL CERCHIO;
LA CATENA;
LA “Y”;
LA RUOTA;
Non sono interazioni da sottovalutare, infatti la prevalenza di un modello
comunicativo rispetto ad un altro, puo’ aiutarci a capire in che modo entrare in
relazione col gruppo o a chi riferirsi per avere un successo nella squadra.
a
b
c
NO
d
e
f
In questo modello la comunicazione
circola a coppie poiché ogni
soggetto può comunicare
direttamente solo con due
interlocutori.
Il cerchio è simpolo di parità nei
rapporti, ogni individuo ha la
stessa importanza degli altri.
Questa centralità porta al minimo
grado di soddisfazione per tutti i
membri del gruppo ed è legata al
fatto che alcuni possano cercare
di avere più influenza sugli altri
per manipolarli e essere più
influente.
c
b
d
a
e
In questa situazione è abbastanza
chiaro e visibile che i membri A e E
si trovano in una situazione di
svantaggio rispetto agli altri poiché
sono nei posti esterni e possono
comunicare solo con una persona.
a
b
c
d
e
Questo modello è più complesso e forse è
meglio analizzarlo in modo separato a seconda
delle posizioni:
 C, D sono dotati di una maggiore centralità e
hanno anche la possibilità di filtrare le notizie
che passano all’interno della squadra; questo
col tempo può portare a uno dei soggetti a
assumere la funzione di leader o può portare a
delegare tutte le decisioni a tali soggetti.
 E, B, A possono invece provare un senso di
isolamento e la sensazione di essere
completamente controllati dagli altri membri.
Come intuibile D assume una posizione
di centralità e tutti i membri “dipendono”
e fanno a lui riferimento.
b
a
c
f
d
e
g
All’inizio questa situazione può risultare
molto efficace ai fini operativi ma col
passare del tempo si potrebbe notare
una calo di partecipazione, interesse ed
entusiasmo del resto del gruppo.
Si dice che più un gruppo è numeroso,
più si tende a utilizzare il modello della
ruota, ma questo porta spesso a una
situazione competitiva con mancanza di
cooperazione.
Collegata a questo ora parliamo di
LEADERSHIP.
LEADERSHIP
DEFINIZIONE: è un processo comportamentale
di influenzamento di individui o gruppi al fine di
raggiungere uno o più obiettivi prestabiliti.
La leadership è saper dare ad altri un piano di
lavoro, una direttiva, avendo una visione delle
possibilità e delle mete.
Nello sport, questo compito FONDAMENTALE
dovrebbe essere svolto dall’ALLENATORE….
Che viene svolto in diversi modi, tra i quali:
 insegnamento, trasmissione e sviluppo
delle capacità e competenze sportive
(l’elemento tecnico è sempre presente);
 costruzione e consolidamento del gruppo –
squadra (il così detto team-building, anche in
sport individuali);
 mantenimento dell’ordine e della disciplina
fuori e dentro il campo;
 pianificazione degli obiettivi
(programmazione a lungo – medio – breve
termine);
 programmazione delle attività in vista
dell’obiettivo prefissato nella programmazione;
 supporto sociale e motivazionale (area
relazionale ed emotiva);
Interessante ricordare che la leadership è un
PROCESSO COLLETTIVO: l’allenatore e la squadra
lavorano insieme per andare incontro alle esigenze
individuali RECIPROCHE e gli obiettivi COMUNI.
Tutto questo implica che ci sia una relazione
DINAMICA nella quale, non solo l’allenatore
condiziona e influenza la squadra, ma anche la
squadra puo’ influenzare il modo di essere
dell’allenatore.
LA LEADERSHIP A’ UNA
FUNZIONE NON UNA
PERSONA!!!!!
DIVERSI TIPI DI LEADERSHIP
L’autorità è l’energia di base che ci porta a iniziare un rapporto che può poi
trasformarsi in una leadership. Infatti l’allenatore è investito (dalla società) di
un autorità direttiva ma questo non basta per farlo diventare un leader.
UN ALLENATORE NON DIVENTA UN LEADER FINO A QUANDO NON SONO
GLI ATLETI STESSI AD ACCETTARLO E A LEGITTIMARE LA SUA
AUTORITA’. L’allenatore deve, sul campo guadagnarsi il rispetto e la stima
dei propri atleti e solo in questo modo verrà seguito e supportato in tutte le
sue decisioni.
Autoritaria: situazione sociale
competitiva;
Laissez – faire
democratica
LEADERSHIP AUTORITARIA:
 il leader attua un comportamento coercitivo, molto spesso utilizza premi
e punizioni, e le decisioni sono prese esclusivamente da lui senza
confronti con gli altri.
 utile e funzionale nei momenti in cui le decisioni devono essere prese in
fretta;
 Col tempo porta a un alto grado di frustrazione visto che non hanno
nessuna capacità decisionale;
 Apatia e poca motivazione;
 creazione del capro ESPIATORIO cioè di una persona esterna che
diventa la causa e la responsabile di tutti i problemi.
LEADERSHIP LAISSEZ – FAIRE:
 Atteggiamento del leader passivo:
 porta il resto del gruppo ad atteggiamenti di dispersione e disintegrazione;
 effetto Ringelmann  le forze potenziali della squadra diminuiscono a causa
della perdita di motivazione;
LEADERSHIP DEMOCRATICA:
 Incrocio tra la ruota e il cerchio;
 D è centrale ma tutti gli altri hanno
la stessa possibilità comunicativa;
 funzionale se si hanno tempi
decisionali lunghi;
 l’obiettivo del gruppo viene
raggiunto senza mai perdere o
tralasciare i legami affettivi e la
coesione della squadra;
 punto di riferimento accettato e
scelto da tutti;
 bassa frustrazione;
 alta solidarietà, cooperazione e
coinvolgimento.
a
c
b
d
f
e
g
Per riuscire a mantenere un buon equilibrio all’interno della squadra un
allenatore poi, dovrebbe sapere a quali ragazzi fare riferimento, a seconda
delle richieste e a seconda delle situazioni.
È infatti importante ricordare che ci possono essere due tipi diversi di
leadership naturali all’interno della squadra che allenate:
di locomozione: legato al compito specifico;
buon giocatore;
LEADER:
di mantenimento: favorisce in modo significativo
l’aspetto emotivo – affettivo;
Spesso i due tipi di leadership non coincidono e l’osservazione più evidente
è che l’aspetto emotivo sostiene ed è più importante di quello motorio.
TEST MOLTO SEMPLICE DA FARE ALL’INTERNO
DELLA PROPRIA SQUADRA PER INDIVIDUARE
GRUPPI / LEADERSHIP DI LOCOMOZIONE E DI
MANTENIMENTO
( ATTENZIONE: il sociogramma e l’individuazione dei leader è meglio farla
con un esperto del settore)
Scrivi il nome di 3 tuoi compagni di squadra con le quali vorresti stare in
camera durante una trasferta:
Scrivi il nome di 3 compagni di squadra con i quali vorresti giocare durante la
finale di un torneo:
ALCUNE DOMANDE:
 Secondo voi quali sono le caratteristiche che hanno scelto i bambini dai 6 ai
14 anni alla domanda: come deve essere il tuo allenatore??
 come scegliete il capitano della squadra??
 durante i primi incontri con la tua squadra, hai chiesto ai bambini perché
hanno scelto questo sport??
Quali pensi sia la qualità più importante che deve possedere l’allenatore per
lavorare con la fascia d’età in cui operi??
[email protected]
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prima lezione psicologo - Calcio