Università degli Studi di Firenze Consorzio Cuoiodepur S.p.A Risultati della convenzione di ricerca tra Università di Firenze - Dipartimento di Ingegneria Civile e Cuoiodepur S.p.A sul tema Indagini sperimentali per la valutazione di tecnologie innovative per il trattamento di reflui conciari (Terza relazione anno 2005-2006) Responsabile Scientifico della Ricerca Prof. Claudio Lubello Ringraziamenti Lo studio presentato in queste pagine è un esempio molto positivo di collaborazione fra Università e mondo produttivo che dovrebbe ricorrere più spesso nell’attività di ricerca. Si vuole ringraziare in primo luogo la Cuoiodepur S.p.A. per aver contribuito finanziariamente ed operativamente allo studio ed in particolare la disponibilità offerta dal Dott. Borrini che ha subito compreso l’importanza della sperimentazione e le sue possibili implicazioni sul territorio. Un ringraziamento è inoltre rivolto al personale del Consorzio Cuoiodepur che ha collaborato con estrema competenza ed in particolare al Dott. V. Prescimone ed al Dott. G. Mori. Mi corre infine l’obbligo, ed il piacere, di ringraziare gli sponsor “tecnici” che molto hanno contribuito alla realizzazione di questo lavoro: - Ditta 'Zenon', per aver offerto le membrane e una preziosa collaborazione; Il gruppo di ricerca: Prof. Claudio Lubello Dott. Ing. Riccardo Gori Dott. Ing. Giulio Munz 2 CAPITOLO I.............................................................................................................. 10 INDAGINI SPERIMENTALI SUI BIOREATTORI A MEMBRANE APPLICATI AI REFLUI CONCIARI: ALIMENTAZIONE 45% CIVILE E 55% INDUSTRIALE ..................................................................................................... 10 Introduzione ....................................................................................................... 10 Configurazione dell’impianto ............................................................................ 10 Modulo di filtrazione ..................................................................................... 14 Dimensionamento idraulico ........................................................................... 16 Alimentazione ................................................................................................ 17 MONITORAGGIO DELL’IMPIANTO PILOTA................................................ 18 Introduzione ....................................................................................................... 18 Condizioni operative: pH, ossigeno disciolto, temperatura e redox .............. 19 Analisi del colore ........................................................................................... 22 Analisi dei solidi sospesi................................................................................ 24 Efficienza del trattamento .................................................................................. 31 Analisi del COD............................................................................................. 31 Analisi del processo di nitrificazione............................................................. 35 Analisi dei fenoli............................................................................................ 41 Conclusioni .................................................................................................... 42 TECNICHE RESPIROMETRICHE: APPLICAZIONI E RISULTATI ............... 43 Materiali e metodi .............................................................................................. 43 Il respirometro................................................................................................ 43 Misura del consumo di ossigeno.................................................................... 43 Determinazione dei parametri cinetici e stechiometrici..................................... 45 Preparazione del campione da sottoporre ai test respirometrici.................... 45 Monitoraggio della biomassa eterotrofa ..................................................... 46 CAPITOLO II ............................................................................................................ 53 CONFRONTO FRA L’IMPIANTO CUOIODEPUR E IL PILOTA MBR .......... 53 Qualita’ dell’effluente ........................................................................................ 53 Analisi del COD............................................................................................. 53 Analisi dell’efficienza di nitrificazione.......................................................... 55 Analisi dei solidi sospesi................................................................................ 57 APPLICAZIONE DELLA FISH (FLUORESCENT IN SITU HYBRIDIZATION) PER IL RICONOSCIMENTO DEI MICRORGANISMI NELLE DUE BIOMASSA ........................................................................................................... 59 Introduzione ....................................................................................................... 59 Diversità microbica negli WWTPs .................................................................... 64 Fluorescent in situ hybridization per la caratterizzazione della comunita’ nitrificante in un mbr.......................................................................................... 66 I batteri nitrificanti in un MBR .......................................................................... 70 Materiali e metodi .............................................................................................. 73 Attivita’ sperimentale e risultati......................................................................... 78 Prelievo dei campioni.............................Errore. Il segnalibro non è definito. FISH sui campioni CD-mbr e CD-ox ........................................................... 82 Osservazione dei fiocchi di fango ...................................................................... 86 Conclusioni ........................................................................................................ 90 EFFETTO DELL’APPLICAZIONE DEL BIOREATTORE A MEMBRANE SUL TRATTAMENTO TERZIARIO............................................................................ 93 Introduzione ....................................................................................................... 93 Le prove di chiariflocculazione.......................................................................... 94 3 Reazioni chimiche coinvolte .......................................................................... 95 Lo svolgimento delle prove............................................................................ 96 VALUTAZIONE DEI COSTI ......................................................................... 111 Conclusioni ...................................................................................................... 112 CAPITOLO III......................................................................................................... 113 CONFRONTO TRA IMPIANTO PILOTA MBR ED IMPIANTO PILOTA A FANGHI ATTIVI DI TIPO TRADIZIONALE: 25% REFLUO INDUSTRIALE 75% REFLUO CIVILE........................................................................................ 113 INTRODUZIONE................................................................................................ 113 MATERIALI E METODI.................................................................................... 115 Descrizione delle istallazioni su scala pilota.................................................... 115 Metodologia usata per le prove di trasferimento dell’ossigeno ....................... 121 Introduzione. ................................................................................................ 121 RISULTATI ......................................................................................................... 125 Monitoraggio degli impianti pilota .................................................................. 125 Efficienza di trasferimento dell’ossigeno ........................................................ 131 Analisi dei dati sperimentali ........................................................................ 133 CONCLUSIONI E POSSIBILI SVILUPPI ......................................................... 134 4 INTRODUZIONE Il Consorzio Cuoiodepur e il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università degli Studi di Firenze hanno intrapreso negli ultimi tre anni (2003-2006) un’intensa attività di collaborazione mirata allo sviluppo e all’ottimizzazione di nuove tecnologie di trattamento dei reflui conciari. La natura complementare dei due soggetti coinvolti ha permesso di attivare importanti sinergie ed il risultato delle convenzioni di ricerca è stato il raggiungimento di obiettivi di elevato valore scientifico ed applicativo. La presente relazione tecnica è la terza dall’inizio delle indagini sperimentali che, nell’ambito del trattamento dei reflui conciari, hanno come elemento centrale l’applicazione di biotecnologie a membrana: si ritiene quindi utile fornire in questa sede una breve sintesi delle sperimentazioni concluse e la rispettiva collocazione nelle precedenti relazioni a cui si farà riferimento nei capitoli che seguono. Le indagini sperimentali condotte nell’ambito delle precedenti convenzioni hanno permesso di aprire differenti di filoni di ricerca e di giungere ad alcune conclusioni significative circa le metodologie di studio e l’applicabilità dei processi studiati su scala reale; di seguito si riportano in modo schematico le ricerche iniziate e concluse e quelle tuttora in corso. Prima relazione: “Trattamento dei reflui conciari tramite bioreattori a membrane” (2003-2004). - Applicazione della tecnologia MBR (Membrane bio-reactors) alla sola frazione industriale del refluo conciario I risultati di questa sperimentazione (Pubblicati sulla rivista Ingegneria Ambientale) hanno costituito il punto di partenza per le successive sperimentazioni, hanno ovvero permesso di valutare, nelle condizioni peggiori (solo refluo industriale), l’efficienza e la stabilità del processo da un punto di vista biologico e l’applicabilità della filtrazione come processo di separazione solido liquido; questa istallazione su scala pilota ha inoltre costituito la base di partenza necessaria per svolgere ulteriori indagini sperimentali sulle caratteristiche dell’influente, della biomassa, dei trattamenti terziari e della produzione di fango. 5 - Valutazione dell’efficacia del dosaggio di O3 e O3/H2O2 per la rimozione del COD e per l’aumento della biodegradabilità sul refluo industriale trattato con MBR; I reflui conciari presentano un’elevata frazione non biodegradabile del COD nelle condizioni tipiche delle biotecnologie di depurazione; le uniche tecnologie applicate su scala reale che permettono di ridurre sensibilmente il COD biorefrattario sono associate ad un’ingente produzione di fanghi. Per valutare le soluzioni per una filiera ottimale di trattamento è necessario applicare processi tra loro complementari: in questo senso l’applicazione di un processo di ossidazione o di ossidazione avanzata se interposto tra due stadi biologici (previsti nel progetto di riorganizzazione) permette contemporaneamente di abbattere il COD e di renderne biodegradabile una ulteriore frazione. A questo si aggiunga che l’assenza di solidi nell’effluente di un MBR rende più efficiente l’uso di ozono per l’abbattimento del COD. Sono quindi stati valutati i dosaggi ottimali di reagenti, i tempi di contatto ed i rendimenti al variare delle condizioni di processo. - Caratterizzazione respirometrica del refluo industriale e stima delle cinetiche del processo biologico; L’applicazione delle tecniche respirometriche, insieme al monitoraggio di tipo convenzionale dei trattamenti, ha costituito l’elemento centrale per compiere una serie di approfondimenti sul comportamento biologico dei processi studiati; la complessità dei reflui conciari, unitamente agli elementi di novità legati all’applicazione dei processi a membrana, impone un approccio alla caratterizzazione dei parametri fondamentali di processo che può essere basata su assunzioni di letteratura solo parzialmente. Sono state quindi utilizzate metodiche standard e studiate ad hoc per le condizioni specifiche per stimare i parametri cinetici e stechiometrici relativi alle biomassa autotrofe ed eterotrofe e per frazionare la componente carboniosa ed azotata dell’influente; le tecniche respirometriche sono state inoltre utilizzate per valutare fenomeni di inibizione. 6 - Calibrazione di modelli per il processo biologico di degradazione dei composti organici carboniosi e sul processo di nitrificazione; L’insieme delle analisi respirometriche e delle analisi relative alla conduzione e monitoraggio degli impianti pilota hanno permesso di calibrare i modelli necessari per una comprensione accurata del processo. I parametri trovati sono stati utilizzati per il dimensionamento delle successive istallazioni a scala pilota e saranno di fondamentale importanza per il dimensionamento dei reattori su scala reale, per la progettazione della filiera di trattamento e per la gestione del processo. Seconda relazione: “Il trattamento tramite bioreattori a membrane dei reflui conciari: l’importanza dei tannini nel processo biologico” (2004-2005)”. - Caratterizzazione della frazione biorefrattaria al trattamento biologico del refluo conciario (in collaborazione con Enea-Prot-Ant); Attraverso un’indagine sperimentale su prodotti in uso nell’industria conciaria e su reflui, attraverso la respirometria ed una serie di analisi svolte in collaborazione con l’ENEA, si è potuto individuare quali sono alcuni dei composti che determinano il carattere biorefrattario dei reflui conciari. I risultati conseguiti si sono rivelati assai utili e costituiranno un’ottima base per lo sviluppo di tecnologie (biologiche o chimico-fisiche) maggiormente mirate alle specificità dei reflui. (I risultati, oltre che nella relazione tecnica 2004-2005, sono contenuti in due pubblicazioni dell’Enea) - Valutazione delle sinergie carboni attivi in polvere e MBR Durante questo periodo sono state valutate le sinergie derivanti dal mantenimento di una data concentrazione di carbone attivo in polvere nella miscela aerata di un bioreattore a membrane. I risultati hanno indicato una serie vantaggi interessanti da un punto di vista applicativo, dal potenziale aumento della vita utile delle membrane, alla maggior stabilità dei processi biologici, all’aumento della rimozione di inquinanti tanto per adsorbimento quanto per specializzazione del biofilm presente 7 sulla superficie del carbone attivo. Dal lavoro è stato estratto il materiale attualmente sottoposto a revisione per la pubblicazione sulla rivista “Desalination. - Applicazione della tecnologia MBR al refluo misto industriale-civile e confronto con il trattamento convenzionale; Sono riportati nella seconda relazione i primi risultati relativi alla sperimentazione tramite MBR su un refluo diverso dal precedente, ovvero su una miscela con il 45% e d il 55% di refluo rispettivamente civile ed industriale. L’utilizzo di una miscela, anziché del solo refluo industriale, ha permesso di ottenere ovviamente una miglior qualità dell’effluente, ma soprattutto si è potuto osservare come le portate sostenibili per unità di superficie di filtrazione (membrana) siano praticamente triplicate e lo sporcamente assai ridotto rispetto al caso del solo refluo industriale. Questo ha dal punto di vista applicativo un enorme rilevanza tanto sui costi capitali (di acquisto delle membrane) quanto sui costi operativi (aerazione per scuotimento delle membrane, soluzioni di lavaggio, ciclo vita della membrana). La sperimentazione è stata comunque oggetto sia della seconda che della terza relazione tecnica. Terza relazione (la presente): ”Indagini sperimentali per la valutazione di tecnologie innovative per il trattamento di reflui conciari”. La presente relazione riguarda la prosecuzione delle indagini su scala pilota di cui sopra e quindi relative al trattamento MBR di una miscela civile ed industriale; inoltre sono trattati una serie di argomenti di ricerca mirati alla soluzione di problemi specifici tra cui: - Completamento della stima dei parametri cinetici e stechiometrici tramite respirometria; Al variare delle condizioni di processo testate variano i parametri modellistici da utilizzare, non essendo i modelli diffusi (ASM dell’IWA) modelli universali ma validi per campi di applicazione definiti. 8 - Analisi molecolari sulla biomassa dell’impianto MBR e dell’impianto tradizionale per la caratterizzazione delle specie coinvolte nella nitrificazione; Alcune tecniche di riconoscimento dei microrganismi basate sull’analisi molecolare (In questo caso l’Ibridazione in Situ a Fluorescenza basata sul riconoscimento del 16s RNA) si stanno diffondendo come uniche in grado di quantificare la presenza di organismi non coltivabili, ovvero la maggior parte in natura. Nel nostro caso l’analisi è stata mirata a verificare se effettivamente MBR e impianto convenzionale selezionassero comunità diverse. I risultati hanno messo in luce non solo una differenza sensibile tra i fanghi dei due tipi di impianto, ma anche grosse differenze tra i ceppi selezionati nel trattamento dei reflui in questione e quelli trovati nei fanghi attivi alimentati con reflui di tipo civile o di diversa origine industriale. - Valutazione degli effetti del processo MBR sul trattamento di chiariflocculazione terziario (Calce-Ferro); Nel caso in cui un trattamento terziario di chiariflocculazione, con il conseguente aumento di produzione di fanghi, si rivelasse necessario, si è voluto verificare quali fossero gli effetti dell’introduzione dei bioreattori a membrane al posto del trattamento convenzionale. I risultati indicano un deciso decremento dei reagenti da utilizzare con l’MBR e una conseguente riduzione dei fanghi terziari. - Confronto tramite impianti “gemelli” tra tecnologia MBR e CAS (convenzionale) per la valutazione dell’applicabilità nel contesto tracciato dal progetto di riorganizzazione del sistema depurativo del distretto del Cuoio. La sezione finale della relazione è dedicata alle prime analisi (2 mesi) svolte su due impianti pilota gemelli con tecnologie MBR e convenzionale ed alimentati in proporzioni di refluo civile ed industriale più sbilanciate verso il refluo civile rispetto alle precedenti. I risultati che dovrebbero fornire una prima idea della filiera completa nel progetto di riorganizzazione del sistema depurativo del distretto del Cuoio sono da ritenere estremamente significativi. I fanghi di questi due impianti sono inoltre stati sottoposti a prove di trasferimento di ossigeno per poter stimare i costi operativi relativi all’aerazione (quindi fondamentali) per ciascuna delle due opzioni di processo. L’efficienza di trasferimento dell’ossigeno è apparsa analoga per le due miscele aerate. 9 CAPITOLO I INDAGINI SPERIMENTALI SUI BIOREATTORI A MEMBRANE APPLICATI AI REFLUI CONCIARI: ALIMENTAZIONE 45% CIVILE E 55% INDUSTRIALE Introduzione Le pagine che seguono fanno riferimento ad una fase delle indagini sperimentali che ha avuto luogo tra Febbraio dell’anno 2005 e Marzo 2006. La sperimentazione riguarda un impianto MBR in scala pilota, la cui realizzazione è frutto di un accordo di collaborazione tra il Dipartimento di Ingegneria Civile di Firenze, la Zenon Environmental S.r.l (Milano), che ha fornito il modulo filtrante e il quadro di controllo, e il Consorzio Cuoiodepur Spa che ha messo a disposizione l’impianto pilota e gli altri componenti. Configurazione dell’impianto L’impianto è costituito da tre compartimenti: una vasca di denitrificazione, una vasca di nitrificazione e un reattore all’interno del quale si trova immersa l’unità filtrante; essendo la membrana immersa in un reattore esterno al reattore di nitrificazione, la conFigurazione dell’impianto è di tipo external-sumerged. L’impianto è provvisto inoltre, di un serbatoio di alimentazione del volume pari a 1 m3 e di un sistema di raccolta permeato. In fase di progettazione si è cercato di fare in modo che le condizioni operative dell’impianto pilota fossero il più possibile simili alle attuali condizioni operative dell’impianto Cuoiodepur, in modo da poter effettuare in sede di discussione dei risultati un confronto diretto tra le caratteristiche dell’effluente del pilota MBR e 10 quelle del refluo in uscita dalla sezione biologica dell’impianto a fanghi attivi. Oltre ad utilizzare lo stesso tipo di refluo e nelle stesse proporzioni della miscela trattata dall’impianto in scala reale (circa 55 % industriale e 45 % civile), è stato mantenuto lo stesso tempo di residenza idraulica (HRT) sia in vasca di ossidazione che in vasca di denitrificazione e lo stesso rapporto di ricircolo. Lo schema di impianto progettato prevede, allo stesso modo dell’impianto in scala reale, un sistema con pre-denitrificazione. La fase di denitrificazione è disposta a monte della fase di ossidazione-nitrificazione, e qui confluisce un flusso di miscela aerata prelevata dalla vasca di filtrazione, cioè dal reattore contenente l’unità filtrante. Per ottenere elevate efficienze di denitrificazione si è cercato di mantenere, come nell’impianto in scala reale, un’elevata portata di ricircolo, pari a circa sette volte la portata complessiva trattata nel comparto biologico. Per evitare che il fango sedimenti sul fondo di questa vasca è stato disposto un agitatore; tale agitatore lavora comunque a bassa velocità in modo da non alterare le condizioni presenti in vasca (quasi totale assenza di ossigeno disciolto). Il processo è gestito tramite un PLC collegato alle sonde di livello (una sonda a pressione in vasca di ossidazione e una a due bacchette nel reattore contenente il modulo di filtrazione), alla soffiante (che fornisce aerazione per il processo biologico e per lo scuotimento della membrana) e alle pompe di alimentazione (peristaltica), ricircolo (a pistone) e estrazione del permeato (a ingranaggi). Di seguito sono riportati il diagramma P&I e una foto dell’impianto. 11 Figura 1 Diagramma P&I 12 Figura 2 Foto dell’impianto Le componenti fondamentali dell’impianto pilota sono: - una vasca di ossidazione del volume di 450 L; - una vasca di denitrificazione del volume di 220 L; - un reattore, contenente il modulo di filtrazione ZW-10®, del volume di 70 L; - un modulo di filtrazione ZW-10® ; - una pompa a pistone; - una pompa peristaltica; - una pompa a ingranaggi a trascinamento magnetico bidirezionale; - un agitatore; - dei diffusori per l’insufflazione d’aria; - un controllore logico centrale (PLC, Programmable–Logic–Control); - due sonde di livello, delle quali una a pressione; - un manovacuometro; - una sonda per la misura del potenziale redox; - una sonda per la misura dell’ossigeno e della temperatura. 13 La pompa peristaltica permette di alimentare l’impianto tutte le volte che il livello in vasca di ossidazione scende al di sotto di una prima soglia (SL); la sonda a pressione segnala quando questo livello è stato raggiunto e quindi viene azionata la pompa di alimentazione. Appena raggiunta la soglia superiore (LH) la pompa smette di alimentare in modo da evitare fuoriuscite di fango. La stessa sonda a pressione rileva anche un bassissimo livello, nel caso in cui la pompa di alimentazione non funzioni, che permette all’impianto di fermarsi e di bloccare in questo modo la filtrazione. La pompa a pistone viene invece utilizzata per il ricircolo del fango dalla vasca di filtrazione alla vasca di denitrificazione. Il processo di estrazione del permeato viene realizzato grazie alla presenza della pompa a ingranaggi, che provvede anche ad effettuare il controlavaggio secondo i tempi impostati nel PLC. L’aerazione viene fornita da una diramazione della linea dell’aria dell’impianto Cuoiodepur; questa è necessaria per : - il processo biologico, tramite due diffusori a candela posizionati sul fondo della vasca di ossidazione; - lo scuotimento delle membrane, come indicato dalla ditta costruttrice, in modo da garantire un elevato grado di turbolenza in prossimità delle fibre e limitare la formazione del fouling sulle pareti delle membrane. La misura delle pressioni viene effettuata tramite un manovacuometro installato su una diramazione della linea di estrazione del permeato. La pressione di transmembrana (TMP) è ottenuta aggiungendo a tale valore di pressione quella relativa al battente di fango ad una profondità media dal pelo libero (35 cm). Modulo di filtrazione La membrana a fibra cava ZeeWeed, prodotta dalla Zenon Environmental Inc. (Canada), è stata sviluppata a partire dagli anni ’80 (Stephenson et al., 2000). Data la struttura autoportante delle fibre, le quali non richiedono la presenza di un tubo di supporto, i moduli di questo tipo possono essere sottoposti a periodici controlavaggi utilizzando il permeato o specifici reattivi chimici. Tale conFigurazione, a fibra cava, 14 presenta la massima superficie specifica attualmente disponibile sul mercato (1.000÷10.0000 m2/m3) (Andreottola et al., 2003). L’unità di filtrazione installata sull’impianto pilota è il modulo ZW-10®, avente una superficie filtrante totale di 0,93 m2. Il materiale costitutivo è un polimero di proprietà della Zenon, lavorato in modo da conferire alla membrana una struttura asimmetrica, idrofila, non ionica e resistente al cloro. La dimensione nominale dei pori è di 0,04 µm, pertanto la membrana ZW-10® lavora nel campo dell’ultrafiltrazione. La filtrazione si realizza attraverso il passaggio del permeato dall’esterno verso l’interno della fibra (out-to-in), grazie al gradiente di pressione creato dalla pompa di processo; la pressione applicata deve inoltre essere tale da non superare la pressione transmembranica massima in modo da non influenzare negativamente il processo di filtrazione. Il permeato viene convogliato all’interno della fibra e raccolto in testa al modulo. Durante la sperimentazione il modulo Zenon ha operato in condizioni di alternanza di tre fasi, ognuna intervallata da tre secondi: - filtrazione (4 minuti), nella quale avviene l’estrazione del permeato; - controlavaggio (30 secondi), nella quale parte del permeato viene utilizzato per effettuare un controlavaggio con un flusso di direzione opposta a quella di filtrazione; l’effetto prodotto è una rimozione del materiale depositato sulla superficie delle membrane, in modo da ridurre i problemi di fouling; - relaxation (20 secondi), nella quale la filtrazione viene fermata, mantenendo l’aerazione delle membrane: l’effetto dello scuotimento favorisce la pulizia delle fibre. Nel caso in cui il controlavaggio non sia sufficiente per limitare la TMP necessaria all’estrazione della portata di permeato desiderata, vengono eseguiti dei lavaggi chimici, di mantenimento oppure di recupero, in funzione delle condizioni della membrana. 15 Figura 3 Modulo ZW-10® Nella tabella seguente sono evidenziate tutte le caratteristiche del modulo ZW-10®: ConFigurazione Direzione flusso Materiale Superficie filtrante Diametro nominale pori Flusso (medio/max) TMP esercizio TMP massima Temperatura massima pH esercizio pH per il lavaggio Max concentrazione ClOFlusso aria Modulo ZW-10® Fibre cave Outside-Inside Organico,non ionico,idrofilo 0,93 m2 0,04μm 15-35 L/h.m2 -70/+60 KPa 83KPa 40°C 5-9 2-11 1000 mg/L 3,6 Nm3 /h tab. 1.1 - Caratteristiche del modulo Dimensionamento idraulico Il tempo di residenza idraulica (HRT) del pilota, cioè il tempo medio di contatto del refluo con il fango attivo, è stato scelto in funzione di quello caratteristico dell’impianto Cuoiodepur pari a 70 h, di cui 50 h per il processo di ossidazione- 16 nitrificazione e 20 h per la fase di denitrificazione. Si è optato per questa soluzione in modo da far lavorare il pilota nelle stesse condizioni operative dell’impianto in scala reale e quindi, in ultima analisi, per poter effettuare un confronto tra i risultati ottenuti dai due impianti. Poiché il tempo di residenza idraulico è pari al rapporto tra il volume del reattore biologico e la portata netta, si è così ricavato il valore della portata di produzione del permeato con cui far lavorare il nostro impianto; essendo il volume complessivo dell’impianto pari a 740 L, la portata netta Q deve essere circa 10 L/h: Q= V 740 L = ≅ 10 L / h HRT 70 Alimentazione L’impianto pilota è stato alimentato con un refluo composto da una miscela di industriale e civile, nelle stesse proporzioni di quello trattato dall’impianto Cuoiodepur (circa 55 % industriale e 45 % civile). Il refluo industriale viene prelevato direttamente dall’effluente del sedimentatore primario, ed ha quindi subito i trattamenti preliminari e la sedimentazione primaria. Il refluo civile viene prelevato prima dell’ingresso nel comparto di ossidazionenitrificazione, dopo essere passato dalle sezioni dei trattamenti preliminari di grigliatura e dissabbiatura. Il sistema non essendo automatizzato deve essere alimentato manualmente ogni 2-3 giorni e i reflui vengono stoccati in un apposito serbatoio di volume pari a 1 m3. 17 MONITORAGGIO DELL’IMPIANTO PILOTA Introduzione Nel presente capitolo si riportano i risultati delle analisi chimico-fisiche effettuate per il monitoraggio dell’impianto pilota nel corso della sperimentazione iniziata nel febbraio 2005. Le analisi sono state interrotte per un periodo di 50 giorni, coincidente con la pausa estiva , durante il quale l’impianto pilota ha comunque continuato a funzionare pur non essendo alimentato. Le analisi sono state condotte su tre campioni rappresentativi del sistema: il refluo in ingresso al pilota, il permeato in uscita dal modulo filtrante e il fango in vasca di ossidazione e sono state effettuate due volte la settimana principalmente il lunedì e il giovedì, in modo da avere due dati rappresentativi delle attività conciarie. Nel corso della sperimentazione sono state effettuate misure istantanee di alcuni parametri in vasca quali il pH ,ossigeno disciolto e potenziale Redox in vasca di ossidazione , denitrificazione e nel comparto dell’effluente. I campioni analizzati in laboratorio invece, sono stati prelevati nel seguente modo: - ingresso: campioni medi tra due successive alimentazioni del metro cubo. - miscela aerata: campioni istantanei prelevati direttamente in vasca di ossidazione - permeato: campioni prelevato da un campionatore posto all’uscita dell’impianto. Il campionamento dell’influente viene eseguito miscelando campioni medi giornalieri prelevati in corrispondenza delle relative alimentazioni del pilota. Su questo campione si sono effettuate analisi di pH, solidi sospesi totali, COD, Azoto ammoniacale, Fenoli, Azoto totale. Per quanto riguarda il campione di fango si sono monitorati i valori di pH, COD filtrato, Solidi sospesi totali (SST) e volatili (SSV) e fenoli. Sull’effluente vengono fatte le analisi del pH, COD, Azoto ammoniacale, nitriti, nitrati e fenoli. 18 Condizioni operative: pH, ossigeno disciolto, temperatura e redox Il pH è un parametro fondamentale nei processi biologici per il trattamento delle acque, in quanto influisce sulle reazioni chimiche e sui processi biologici nonché sulla crescita dei microrganismi. L’analisi del pH è stata eseguita mediante un pHmetro da laboratorio. Di seguito si riporta l’andamento del pH relativo ai tre campioni analizzati in laboratorio. pH ingresso 9,0 biologico uscita pausa estiva 8,5 8,0 7,5 7,0 inizio sperimentazione 10 -f e 10 b-0 -m 5 ar 10 -05 -a p 10 r -0 -m 5 ag 10 -05 -g iu 10 -05 -lu g 10 -05 -a go 10 05 -s et 10 -05 -o tt 10 -05 -n ov 10 -05 -d ic 10 -05 -g en 1 0 06 -f e 10 b-0 -m 6 ar -0 6 6,5 Figura 4 Andamento del pH in ingresso, nel biologico e nel permeato Dai dati raccolti nel corso della sperimentazione è stato possibile determinare i valori medi , massimi e minimi del pH in ingresso, di quello in vasca di ossidazione e di quello nel permeato. ingresso biologico permeato MEDIA 7,4 7,9 8,2 MAX 8,4 8,8 8,9 MIN 7,0 7,3 6,8 DEV.ST 0,264 0,281 0,286 Tabella 1.2 Valori del pH del refluo in ingresso, del fango del biologico nel periodo febbraio 2005- marzo 2006 19 Dalla tabella si osserva che il valore del pH in tutti e tre i casi si è mantenuto sempre piuttosto costante, senza mai subire grosse oscillazioni (basse deviazioni standard). Si osserva invece che in corrispondenza della pausa estiva, precisamente nel periodo che va dal 21 luglio al 14 settembre, in assenza di alimentazione, il pH sia in vasca di ossidazione che nel comparto del permeato, subisce un graduale aumento. Questo probabilmente è legato alla cessazione del processo di nitrificazione ed al desorbimento dell’anidride carbonica. Nel mese di settembre il pilota viene alimentato e a partire dal giorno 15, ed in corrispondenza di un nuovo inizio del processo di nitrificazione , il valore del pH in vasca di ossidazione inizia a scendere mantenendosi fino alla fine della sperimentazione su un valore medio di 7,7. Le velocità ottimali di nitrificazione si conseguono per pH=7,5-8,0 (Metcalf & Eddy, 2006). Per quanto riguarda i valori del pH del permeato, quelli misurati in laboratorio risultano abbastanza elevati, rispetto a quelli misurati istantaneamente in vasca, ciò potrebbe essere dovuto al fatto che il campione analizzato in laboratorio viene prelevato da un campionatore nel quale permane per più giorni. Confronto pH pH_istant vasca OX/N Z2 pH_istant vasca DN pH_istant Z3 pH_Z3 9 8,5 pH 8 7,5 7 6,5 04 -n o 12 v-0 -n 5 o 20 v-0 -n 5 o 28 v-0 -n 5 ov 06 -0 5 -d ic 14 -05 -d ic 22 -05 -d ic 30 -05 -d ic -0 07 -g 5 en 15 -0 -g 6 e 23 n-0 -g 6 e 31 n-0 -g 6 en 08 -0 6 -fe b 16 - 06 -fe b 24 - 06 -fe 04 b-0 -m 6 ar -0 6 6 tempo [giorni] Figura 1.5Confronto del pH di campioni prelevati istantaneamente dalle vasche di nitro, denitro, dall’uscita e dal campionatore La temperatura è uno dei parametri che incide fortemente sulle reazioni che avvengono nei processi biologici e su alcuni aspetti operativi dell’impianto pilota. 20 Per quanto attiene all’attività dei batteri, si possono considerare quali valori ottimali i valori di temperatura compresi nell’intervallo 25-35 °C. I parametri cinetici che regolano i ratei di crescita e di morte della biomassa dipendono dalla temperatura. Chiamando con K un tasso di reazione biologica (tasso di utilizzazione del substrato organico, tasso di crescita dei microrganismi etc.) normalmente si dimostra valida la seguente relazione derivata appunto dalla legge di Van’t Hoff-Arrhenius: K T = K 20°C ⋅ θ ( T − 20 ) dove K20°C è il tasso di reazione biologica a 20°C e θ è il fattore di temperatura che dipende essenzialmente dal tipo di trattamento. Quando le temperature scendono al di sotto di certi valori (inferiori a 10°C) i rendimenti depurativi tendono a diminuire. In generale si ha quindi che la crescita dei microrganismi è più lenta nei periodi invernali mentre risulta più veloce nei periodi estivi. Il monitoraggio della temperatura è avvenuto circa due volte alla settimana a partire da mese di ottobre, mentre mancano i valori relativi alle temperature del periodo estivo. Si può osservare che l’andamento della temperatura è evidentemente correlato alle variazioni stagionali. L’influenza delle temperature esterne è dovuta allo scarso isolamento termico esercitato dalle pareti del pilota, per ridurre il problema, durante il periodo invernale, è stato predisposto un sistema di riscaldamento nella stanza dove si trova il pilota. Di seguito si riporta l’andamento della temperatura. Temperatura Vasca Ox-N 30 28 pausa 26 24 soffiante 22 20 18 16 inizio sperimentazione 14 12 24 -m ar b 2fe ic -d 14 t -o t 25 t 5se g -l u 17 ag 28 -m r 8ap b 17 -f e -d ic 10 29 Temperatura [°C] accensione riscaldamento Figura 1.6 Andamento della temperatura nella vasca biologica 21 L’immissione dell’ossigeno all’interno del reattore biologico avviene tramite due diffusori tubolari, che insufflano aria compressa proveniente da una diramazione della linea dell’aria proveniente dall’impianto in scala reale. Alla fine del mese di ottobre 2005 è stata installata una soffiante. La concentrazione dell’ossigeno disciolto all’interno del reattore biologico si è mantenuto intorno ad un valore superiore ai 3 mg/L. Il potenziale RedOx è un parametro che esprime in mV la capacità ossidante di un sistema; tanto più è positivo questo valore, tanto maggiore è lo stato di ossidazione all’interno del sistema depurativo. Consente inoltre di trarre utili informazioni sulle attività metaboliche dei batteri e indicando se l’ambiente in cui esse si svolgono, si trova in condizioni ossidanti o riducenti. Trattandosi in questo caso di un impianto che prevede sia una fase aerobica che una fase anossica sono state effettuate misure del potenziale redox sia nel comparto di nitrificazione che in quello di denitrificazione. Nel corso della sperimentazione, le misure del potenziale redox, hanno fornito valori in media intorno a 100 mV in vasca di ossidazione ed a -50 mV in vasca di denitrificazione. Analisi del colore Il refluo in ingresso al pilota, ad un semplice esame visivo appare di colore verde grigio-bruno e piuttosto torbido. La torbidità è dovuta alla presenza di solidi sospesi, mentre il colore è dovuto al contenuto di sostanze allo stato colloidale e disciolto. Il bioreattore a membrana opera una pressoché completa ritenzione dei solidi sospesi, producendo un refluo completamente chiarificato e una parziale degradazione dei substrati solubili e colloidali, cosicché l'effluente filtrato risulta di colore rossobruno, più chiaro di quando è entrato nel pilota. Per la misura dell’abbattimento del colore ad opera del processo biologico a membrana si sono effettuate delle misure di assorbanza mediante spettrofotometro sui campioni tal quali di refluo in ingresso e di permeato a due diverse lunghezze d'onda di 395 nm e 420 nm. La prima è stata scelta in base a prove eseguite nella fase iniziale della sperimentazione che dimostrano che tale è la lunghezza d'onda nello spettro del visibile alla quale si ha maggior assorbimento. 22 La seconda è stata presa in considerazione perché è quella convenzionalmente utilizzata per il monitoraggio del colore nel tipologie di refluo industriale. La determinazione dell’assorbanza è stata condotta nel periodo compreso tra settembre 2005 e gennaio 2006. I risultati ottenuti in questo periodo sono esposti nella seguente tabella: Ingresso Uscita Abbattimento ABS 395 nm ABS 395 nm [%] MEDIA 0,055 0,021 61,754 MAX 0,067 0,032 83,610 MIN 0,041 0,009 36,179 DEV.ST. 0,008 0,007 13,827 Tabella 1.3 Abbattimento del colore con ABS 395nm Ingresso Uscita Abbattimento ABS 420 nm ABS 420 nm [%] MEDIA 0,048 0,015 67,585 MAX 0,059 0,024 92,797 MIN 0,035 0,003 44,094 DEV.ST. 0,007 0,005 13,183 Tabella 1.4 Abbattimento del colore con ABS 420nm Come si può notare, per tutte le lunghezze d’onda di riferimento, si riscontra una certa diminuzione di colorazione nel passaggio dall’ingresso all’uscita del pilota. Dal confronto delle assorbanze determinate con le due differenti lunghezze d’onda, emergono le seguenti considerazioni: per entrambi le lunghezze d’onda il colore del permeato si è mantenuto pressoché costante (piccole deviazioni standard) per tutto l’arco temporale in cui sono state effettuate le misure; 23 per il refluo in ingresso si sono generalmente registrate assorbanze maggiori in corrispondenza della lunghezza d’onda di 395 nm; per il permeato sono sempre state osservate assorbanze nettamente maggiori in corrispondenza della lunghezza d’onda di 395 nm; le efficienze di abbattimento sono risultate in media pari a 58,96 % e 64,78 %, rispettivamente per lunghezze d’onda di 395 nm e 420 nm. Analisi dei solidi sospesi I solidi totali possono essere divisi in solidi fissi e solidi volatili (SSV o MLVSS ,Mixed Liquor Volatile Suspended Solids). I primi rappresentano la frazione minerale inorganica, ossia la parte di solidi costituenti il residuo dopo che il campione, preventivamente essiccato, è stato portato in muffola ad una temperatura di 550°C fino a peso costante, mentre i secondi si ottengono dalla differenza tra il peso iniziale del campione essiccato e i solidi fissi precedentemente determinati. I solidi volatili sono costituiti da sostanze organiche, poiché queste alla temperatura di 550°C vengono completamente ossidate, sono ritenuti una misura approssimativa della sostanza organica, cioè della biomassa, presente nel campione. I solidi rappresentano uno dei parametri più importanti da tenere sotto controllo sostanzialmente per i seguenti motivi: 1. monitoraggio della biomassa eterotrofa presente nel sistema. Questa viene fatta coincidere, in prima approssimazione, con gli SSV a causa della relativa semplicità con cui vengono misurati in laboratorio; in realtà i solidi sospesi volatili tengono conto di tutte le componenti ossidabili ovvero comprendono, oltre alla biomassa cellulare, anche il substrato particolato biodegradabile ed inerte difficilmente scorporabile dal contributo della biomassa attiva; la biomassa eterotrofa pertanto costituisce solo una frazione degli SSV; 2. mantenimento della concentrazione entro un intervallo stabilito: la concentrazione dei solidi nella vasca di alloggiamento delle membrane in un impianto MBR infatti, deve essere mantenuta all’interno di un range prestabilito per impedirne il rapido sporcamento e poterne così prolungare l’operatività; 24 3. determinazione di parametri importanti quali l’età del fango o la produzione di quello di supero in funzione del carico abbattuto. Nel grafico successivo sono rappresentati gli andamenti dei Solidi Sospesi presenti in vasca di ossidazione a partire dal mese di febbraio 2005 fino ai primi giorni di aprile 2006: SSV SSV % 100 90 80 70 60 50 40 30 20 10 0 SSV [%] SST inizio sperimentazione -0 -m 5 ar 28 -05 -a pr -0 07 5 -g iu 17 -05 -lu g 26 -05 -a go 05 0 5 -o tt 14 -05 -n ov 2 4 05 -d ic -0 02 5 -f eb 14 -06 -m ar 23 -06 -a pr -0 6 16000 14000 12000 10000 8000 6000 4000 2000 0 19 07 -f eb SST, SSV [mg/L] Vasca Biologica Figura 1.6 Andamento dei solidi totali, volatili in vasca biologica Al fine di un’analisi più completa dei dati raccolti si procede ad una suddivisione per fasi operative: - Dal giorno dell’avviamento del pilota (15 febbraio 2005) , si è osservato un incremento della concentrazione dei solidi sospesi da un valore di circa 3.7g/L ad un picco pari a 12 g/L raggiunto a metà giugno. In tale periodo, non si è assistito ad un decremento progressivo della frazione volatile tipica degli MBR, i solidi volatili sono rimasti in percentuale intorno a 83,8%. - A partire dal mese di giugno, si è iniziato a effettuare degli spurghi di fango, per mantenere costante la concentrazione dei solidi in vasca e si è cercato di procedere alla stima dell’età media del fango necessaria a mantenere il fango attivo nella concentrazione desiderata di circa 12 g/L in vasca di ossidazione. Durante tale periodo (23 giorni) il valore complessivo degli spurghi è stato di 80 litri. Risulta quindi che mediamente è stato effettuato uno spurgo giornaliero di 3,5 litri, cui corrispondono circa 35,0 gSSV/d. 25 Nel periodo successivo della sperimentazione si sono verificati diversi eventi che hanno influito sull’andamento della concentrazione dei solidi sospesi totali. Nella successiva esposizione dei risultati, il periodo sperimentale è stato suddiviso in tre fasi caratterizzate da diverse età del fango, di conseguenza si possono distinguere quattro momenti che si differenziano per modalità di gestione dell’impianto pilota: • Fase I (inizio sperimentazione: 4 luglio-21 luglio 2005) • Fase II (pausa estiva (fase endogena): 25 luglio-8 settembre 2005) • Fase III (dopo estate : 15 settembre-25 ottobre 2005) • Fase IV (3 novembre 2005 – marzo 2006) In corrispondenza di ognuna delle fasi elencate sopra si è deciso di cambiare l’età del fango, di conseguenza al fine di mantenere un valore costante dell’età del fango, è stato necessario provvedere allo spurgo giornaliero della quantità in eccesso di fango attivo. Lo spurgo viene effettuato direttamente dalla vasca a fanghi attivi. L’SRT (Sludge Retention Time) o età del fango rappresenta , sostanzialmente la durata di permanenza del fango all’interno del sistema. L’età del fango individua il rapporto fra la quantità complessiva di fango presente nel sistema (in peso) e la quantità di fango di supero prodotta giornalmente, se si misura l’età del fango in giorni. Nel caso in cui il fango di supero venga estratto direttamente dalla vasca di aerazione, e la concentrazione di solidi nell’effluente può essere ritenuta trascurabile, allora l’età del fango può essere stimata attraverso la seguente relazione : SRT = V [d ] Qw dove V [L] indica il volume complessivo delle vasche a fanghi attivi, cioè somma del volume della vasca di nitrificazione e di denitrificazione, nel nostro caso 750 L ; Q w [ L spurgati / d ] rappresenta la portata di fango di supero. Pertanto, in questo caso il controllo di processo può essere conseguito attraverso lo spurgo giornaliero di una quantità di fango uguale al rapporto fra il volume del reattore biologico e l’età del fango. Dalla portata di spurgo Q w è possibile inoltre ricavare la massa di SST nella portata spurgata, tramite la seguente relazione: 26 Px = Q w * Qs Px [ gSSTspurgati / d ] rappresenta la quantità di solidi spurgati giornalmente ; Qs [ gSST / d ] è la concentrazione media dei solidi presenti nel reattore. Di sotto si riporta in tabella la suddivisione del periodo sperimentale nelle citate fasi. SST medi in vasca biologica [g/L] SSV/SST medi in vasca biologica [%] Spurgo medio di SST [Kg/d] Spurgo medio di SSV [Kg/d] Spurgo medio [L/d] Età del fango [d] Prima della sperimentazione 1-23 Giugno 05 Inizio sperimentazione Fase I Pausa estiva Endogeno Fase II Dopo pausa estiva Fase III novembremarzo Fase IV 11,9 11,5 9,5 6,4 6,0 84 66 75 77 78 0,04 0,08 Nessuno spurgo 0,16 0,09 0,035 0,054 0,119 0,075 3,5 7 Nessuno spurgo 25 15 214 107 Pilota senza alimentazione né spurghi 30 50 Nessuno spurgo Tabella 1.5 – Suddivisione del periodo sperimentale in base all’età del fango Si osserva come al diminuire dell’età del fango, aumenta la produzione di fango giornaliera. La Fase I coincide con l’inizio della sperimentazione, nel corso della quale sono state effettuate delle scelte mirate alla soluzione di problemi tecnici e di processo. Durante questo periodo, la concentrazione dei solidi in vasca di ossidazione si è mantenuta intorno a 11543 mg SST/L e si è deciso di effettuare spurghi giornalieri pari a 7L/d , mantenendo invariata l’età del fango per circa due settimane. 27 Nel periodo estivo è stato deciso di togliere l’alimentazione portando l’impianto all’endogeno; l’assenza di SST in ingresso ha provocato, dopo un accumulo iniziale di solidi, dovuto alla mancanza di spurghi, una diminuzione graduale degli stessi nella vasca di ossidazione, scendendo fino ai 9 gSST/L. Durante tutto il periodo di osservazione successivo alla pausa estiva i Solidi Sospesi in vasca oscillano intorno ad un valore medio pari a 6,5 gSST/L. Un altro parametro interessante da prendere in considerazione per avere un quadro completo degli effetti che sono stati indotti dalle varie scelte di gestione del pilota, è la quantità dei solidi spurgati in relazione al COD rimosso. Considerando l’abbattimento medio del COD relativamente ai tre periodi e considerando che il pilota opera con una portata netta media di 240 L/giorno, si può facilmente calcolare il COD ‘’spurgato’’ giornalmente. Il rapporto tra solidi spurgati e COD abbattuto viene calcolato come segue: Px (gSSTspurgati / giorno) Fx (gCODrimosso / giorno) SST medi spurgati 1-23 giugno 2005 Fase I Fase II Fase III Fase IV T media in vasca COD medio ingresso COD medio uscita ∆ COD medio COD medio rimosso KgSSTspurgati / d KgCOD rimosso / d Kg/d [°C] mg/L mg/L mg/L KgCOD/d 0,04 24 2351 393 1958 0,47 0,09 0,08 26 2882 529 2353 0,56 0,14 Nessun ingresso 569 2377 524 1853 0,44 0,36 1748 344 1409 0,34 0,26 Nessuno spurgo 0,16 0,09 (estate) Non misurata 21 20 Nessuno spurgo Tabella 1.6 – Produzione di fango in funzione dell’età del fango 28 Il valori ottenuti evidenziano una piccola produzione di fango, peculiarità dei reattori MBR. Per SRT=214 d, si registra una contenuta produzione di fanghi, a conferma del fatto che i bioreattori a membrana, operando con valori di età del fango elevati, portano l’ulteriore beneficio di una minore produzione dei fanghi di supero. Anche nella prima fase (SRT=107 d) questi valori risultano inferiori a quelli relativi ai sistemi biologici tradizionali (0,3 ÷0,5 KgSSTspurgati / KgCOD rimosso ). Valori sempre bassi ma che si avvicinano lievemente a quelli caratteristici degli impianti di depurazione a fanghi attivi, si registrano nelle fasi successive (fase III SRT=30 d; fase IV SRT=50 d) in corrispondenza di un abbassamento dell’età del fango. E’ rilevante, che essi risultino assai diversi tra di loro, considerando che la concentrazione di solidi tra le varie fasi subisce una variazione; il consistente aumento del rapporto tra solidi spurgati e COD abbattuto può essere dovuta anche al cambiamento del carico in ingresso. Notevole incidenza hanno anche le alte temperature del liquame (superiori ai 20°C): a parità di età del fango, se da un lato la temperatura elevata comporta un miglioramento nei rendimenti depurativi, d’altro canto si ha una maggiore richiesta di ossigeno, per il più elevato tasso di respirazione dei microrganismi, che deve essere fronteggiata dagli organi di aerazione, e una minore produzione di fango. In Figura si rappresenta la massa di solidi spurgata in relazione all’età del fango. C um ula ta s olidi s purga ti 10000 9000 gSSTspurgati/d 8000 7000 6000 pa usa e stiv a 5000 ne ssuno 4000 3000 2000 θ c=50 d spur g o θc =1 0 7 d θ c=30 d 1000 0 8-apr 28-m ag 17-lu g 5-set 25- o tt 14-d ic 2-feb 24-m ar Figura 1.7 – Cumulata dei solidi spurgati in funzione dell’età del fango 29 I solidi volatili rappresentano una misura della sostanza organica, sebbene una porzione di questa possa risultare inerte rispetto alla combustione e allo stesso tempo alcuni solidi inorganici possano decomporsi alle alte temperature. Si definiscono solidi fissi (SSF) i solidi che rimangono a seguito del riscaldamento a 600°C del campione e dunque costituiscono il complemento dei solidi volatili a quelli totali. In Figura l’andamento delle tre frazioni di solidi in vasca di ossidazione. Vasca Biologica SS fissi SSV SST 15000 pausa estiva SS (mg/L) 12000 9000 6000 3000 0 9-nov 17-feb 28-mag 5-set 14-dic 24-mar 2-lug Figura 1.8 – Andamento dei solidi sospesi totali, fissi e volatili. Nel periodo precedente l’interruzione estiva si osserva come atteso un graduale accumulo di solidi fissi in vasca. Nel periodo estivo, i solidi fissi presentano una tendenza a diminuire, e considerando che il pilota non viene alimentato e non vengono effettuati spurghi, si avanza l’ipotesi che si possano idrolizzare. Questo comportamento sembra essere coerente con un’interpretazione proposta (Van Loosdrecht and Henze, 1999) in letteratura, secondo cui l’accumulo di materiale inerte e di solidi fissi dipende, inversamente, dall’età del fango del sistema Sembrerebbe quindi assistere ad una solubilizzazione progressiva di entrambe le componenti, fissa e volatile, del fango. Questo comportamento, che non è contemplato nella modellistica tradizionale dei processi a fanghi attivi, risulta di fatto trascurabile operando con età del fango limitate (10-20 d) ma costituisce un elemento di sicura importanza per la stima della produzione di fango nei processi ad elevate età del fango come quello studiato. 30 Efficienza del trattamento L’analisi dei rendimenti depurativi dell’impianto pilota ha riguardato in particolare la rimozione di: - composti carboniosi; - composti azotati; - fenoli. Analisi del COD Il COD (Chemical Oxygen Demand) di un refluo indica la quantità di ossigeno richiesta per l’ossidazione chimica delle specie organiche, sia di quelle biodegradabili che di quelle refrattarie all’ossidazione biologica, sia di alcune specie inorganiche come ad esempio i solfuri o i nitriti. Insieme al BOD5 è uno dei parametri più ampiamente monitorati nell’ambito della gestione degli impianti e costituisce un riferimento per il rispetto dei limiti allo scarico; il suo frazionamento in funzione della solubilità o della biodegradabilità, fornisce una più dettagliata conoscenza della composizione delle acque reflue e permette di effettuare calcoli di dimensionamento più corretti, prevedendo con maggiore accuratezza anche la composizione nell’effluente. Il COD totale influente, può essere frazionato in due componenti: il COD totale non biodegradabile o inerte e il COD totale biodegradabile. La frazione inerte può essere a sua volta suddivisa in COD solubile inerte (SI) e COD particolato inerte (XI). La frazione biodegradabile può essere a sua volta suddivisa in COD rapidamente biodegradabile (SS) e COD lentamente biodegradabile (XS); il COD lentamente biodegradabile è ulteriormente suddivisibile per un refluo complesso come quello conciario in COD rapidamente idrolizzabile (SH) e COD lentamente idrolizzabile (XS). Nelle sperimentazioni precedenti è stata fatta una stima in percentuale delle frazioni di COD influente all’impianto Cuoiodepur, che è riportata nel seguente diagramma a torta: 31 Figura. 1.9 - Frazionamento del COD Il refluo industriale in uscita dal sedimentatore primario è caratterizzato da un elevato COD (4050 mg/L in media nel 2004), prima dell’ingresso nel comparto biologico viene miscelato con il refluo civile che possiede un carico inquinante molto minore; dalle prove respirometriche effettuate nelle sperimentazioni precedenti risulta che il 18-22% del COD solubile del refluo in ingresso alla fase biologica è altamente refrattario ai processi di degradazione biologica. Questo fenomeno è legato tra l’altro alla presenza di elevate concentrazioni di tannini, utilizzati nelle concia al vegetale, che, come è risultato evidente dalle prove respirometriche, hanno un carattere marcatamente biorefrattario. 32 Nella seguente tabella sono riportati i valori di COD ottenuti e la corrispondente efficienza di abbattimento; i valori di COD in vasca di ossidazione si riferiscono non al campione tal quale, ma al filtrato su filtro di carta (0,45 µm); nella tabella sono inoltre riportati i rendimenti di abbattimento delle sostanze organiche. Ingresso [mg/L] Vasca di ossidazione Permeato [mg/L] Abbattimento Membrana Zenon % 394 146,1 970 234 79 0,07 89 67 [mg/L] Media Dev.standard Max. Min. 1954,3 458,7 2794 1187 528,9 144,8 1062 384 Tabella.1.7 - Valori del COD del refluo in ingresso, del biologico filtrato e del permeato,ed efficienza di abbattimento Nella seguente figura è mostrato l’andamento del COD dell’ingresso, del reattore biologico, del permeato e delle efficienze di rimozione del COD. biologico uscita 4000 3500 COD [mg/l] 3000 2500 2000 1500 1000 500 0 17-feb-05 28-mag-05 05-set-05 14-dic-05 abbattimento 100.0 90.0 80.0 70.0 60.0 50.0 40.0 30.0 20.0 10.0 0.0 24-mar-06 Abbattimento [%] ingresso Figura 1.10 - Andamento del COD dell’ingresso al pilota, del biologico filtrato e del permeato e relativo abbattimento 33 In generale, si può osservare come sia presente un’alta variabilità del COD in ingresso, mentre come il COD in uscita si sia mantenuto piuttosto costante. Il permeato in uscita dall’impianto pilota presenta, nonostante la quasi totale assenza di solidi sospesi, un COD ancora piuttosto elevato; si registra una media di 394 mg/L con un valore minimo di 234 mg/L. Tali valori sono attribuibili alle componenti colloidali, il cui abbattimento finale nell’impianto Cuoiodepur è ottenuto tramite trattamento chimico terziario di flocculazione. Durante la sperimentazione l’efficienza di abbattimento media è stata pari al 79%. In particolare si sono verificati bassi abbattimenti nei giorni successivi a picchi molto alti di COD in ingresso e in corrispondenza di casi in cui il COD in uscita ha raggiunto valori molto alti rispetto alla media. 34 Analisi del processo di nitrificazione Le cinetiche di crescita della biomassa autotrofa sono estremamente influenzate dalla temperatura il cui effetto sui parametri di processo può essere valutato tramite la legge di Arrhenius; Ekama et al. (1984) propongono le seguenti espressioni per la biomassa autotrofa nitrificante: μ nmT = μ nm 20 ⋅ 1,123(T − 20 ) K nT = K n 20 ⋅ 1,123(T − 20 ) bnT = bn 20 ⋅ 1,029(T − 20 ) con μnmT, bnT e KnT (rispettivamente velocità di crescita, scomparsa batterica della biomassa nitrificante e costante di semisaturazione alla temperatura T) determinati in funzione del valore degli stessi parametri alla temperatura di riferimento pari a 20°C. In particolare, Grunditz et al. (2001) osservarono che per valori della temperatura maggiori di 25°C era favorita la crescita dei Nitrosomonas mentre a basse temperature, 10-15 °C, notarono che l’attività dei Nitrobacter era superiore rispetto a quella dei Nitrosomonas. La nitrificazione è influenzata anche da un’ampia varietà di sostanze organiche e inorganiche che possono esercitare un effetto negativo anche in concentrazioni molto inferiori a quelle che condizionano l’attività dei batteri aerobici eterotrofi. Nel nostro caso viene trattato un refluo conciario caratterizzato da elevati valori in termini di carico organico, di azoto e di solidi sospesi oltre che dalla presenza in elevate concentrazioni di cloruri, solfuri e tannini. Soprattutto la presenza di quest’ultimi composti in vasca di ossidazione sottopone i batteri nitrificanti ad una condizione di particolare stress; le cinetiche relative a tale biomassa sono ridotte rispetto ai valori standard di letteratura e marcatamente sensibili alla temperatura; il processo di nitrificazione è risultato instabile con temperature non inferiori a 18°C pur con età del fango superiori a 40 giorni, quando in condizioni abituali per i reflui civili si può ottenere una completa nitrificazione al di sopra dei 13°C. In questo contesto comunque l’utilizzo di un impianto MBR ha avvantaggiato enormemente la nitrificazione grazie proprio agli elevati tempi di residenza cellulare che hanno consentito la formazione di un’adeguata biomassa nitrificante . 35 Per valutare il processo di nitrificazione sono state fatte misure di azoto totale e ammoniacale in ingresso e uscita e azoto nitrico e nitroso in uscita. Nella seguente tabella sono riportati i valori delle analisi e le efficienze di abbattimento. Permeato Data Ingresso N-NH4+ [mg/L] N-NH4+ N-NO2- N-NO3- [mg/L] [mg/L] [mg/L] Media Dev.standard Max. Min. 90,3 30,2 156,6 32,4 1,23 1,22 5,4 0,3 1,62 5,45 25,8 0,01 11,8 6,12 24,6 1,0 Abbattimento N-NH4+ % 98 0,01 99 96 Tabella. 1.8 - Valori di azoto ammoniacale in ingresso, azoto ammoniacale, nitrico e nitroso nel permeato N-NH4 ingr 250 N-NH4 perm N-NO3 perm Aria in DN N-NO2 perm Chiusa aria in DN [mg/l] 200 150 100 50 0 17-feb-05 28-mag-05 05-set-05 14-dic-05 24-mar-06 Figura. 1.11 - Andamento dell’ azoto ammoniacale, nitrico e nitroso Nella fase di sperimentazione precedente alla nostra, lo schema previsto in fase di progettazione dell’impianto ha subito delle modifiche per facilitare l’innesco della nitrificazione; infatti all’avviamento il pilota operava nella configurazione nitrificazione-denitrificazione, ma dopo circa un mese, in data 18 aprile, è stata azionata l’insufflazione di aria anche in vasca di denitrificazione trascurando per il 36 momento il processo di denitrificazione e operando esclusivamente in condizioni aerobiche. Come si può osservare dal grafico precedente, fino al 23 maggio l’azoto ammoniacale del permeato ha seguito lo stesso andamento dell’azoto ammoniacale del refluo in ingresso, risultando in certi casi anche superiore; inoltre, nel grafico successivo, si può notare come fino a questo momento l’abbattimento di tale parametro sia risultato pressoché nullo, a conferma del fatto che in tale periodo la nitrificazione non si è mai attivata. Con l’innesco della nitrificazione si è ottenuta un’ elevata efficienza di abbattimento, pari in media al 98%; solo all’inizio di luglio e a metà ottobre è scesa fino al 50%. Dopodiché il processo di nitrificazione ha ripreso il suo normale andamento raggiungendo nuovamente elevate efficienze, con una media del 98%, che si sono mantenute durante tutto periodo di sperimentazione. Nel grafico precedente, inoltre, da notare è un accumulo di nitriti in ogni fase precedente l’innesco della nitrificazione, questo probabilmente è dovuto ad alte concentrazioni di ammoniaca libera che inibiscono l’ossidazione dei nitriti provocandone così un accumulo (Jianlong et al., 2004). In Figura 1.12 è riportato l’andamento dell’azoto ammoniacale nell’ingresso e nel permeato e la relativa efficienza di abbattimento: N-NH4 uscita abbattimento 250 N-NH4 [mg/l] 200 150 100 50 0 17-feb-05 28-mag-05 05-set-05 14-dic-05 100.0 90.0 80.0 70.0 60.0 50.0 40.0 30.0 20.0 10.0 0.0 24-mar-06 % N-NH4 ingr Figura. 1.12 - Andamento dell’azoto ammoniacale nel refluo in ingresso al pilota e nel permeato e relativo abbattimento. 37 NH4 uscita % rimozione 350 300 N [mg/L] 250 200 150 100 50 0 17-feb-05 28-mag-05 05-set-05 14-dic-05 100.0 90.0 80.0 70.0 60.0 50.0 40.0 30.0 20.0 10.0 0.0 24-mar-06 % TN ingresso Figura. 1.13 - Andamento dell’azoto totale in ingresso, dell’azoto ammoniacale in uscita e la percentuale di rimozione. Nel grafico sopra, dove viene riportato l’andamento dell’azoto totale in ingresso, dell’azoto ammoniacale in uscita e la percentuale di rimozione, il processo di nitrificazione risulta essersi abbastanza stabilizzato dopo circa tre mesi di sperimentazione. Infatti a partire dalla fine di maggio, salvo due periodi in cui si è verificato un aumento indesiderato di azoto ammoniacale in uscita, la nitrificazione è risultata stabile e relativamente completa. La concentrazione di azoto ammoniacale nel permeato risulta infatti pari al 5% dell’azoto totale in ingresso nel periodo compreso tra la fine di maggio e la fine di febbraio. Inizialmente il processo di nitrificazione può essere stato sfavorito probabilmente dalla più bassa temperatura di esercizio. 38 NH4 uscita temperatura 30 300 25 N [mg/L] 250 20 200 15 150 10 100 5 50 0 17-feb-05 28-mag-05 05-set-05 14-dic-05 Temperatura [°C] TN ingresso 350 0 24-mar-06 Figura.1.14- Andamento dell’azoto totale in ingresso, dell’azoto ammoniacale in uscita e della temperatura in vasca di ossidazione. Nel grafico seguente è rappresentato l’andamento dell’azoto organico in ingresso e in uscita all’impianto pilota; l’azoto organico in ingresso è stato calcolato come la differenza fra l’azoto totale e quello ammoniacale, perché si considera che nel refluo in ingresso la quantità di nitriti e nitrati sia nulla; per quanto riguarda il permeato, l’azoto organico è dato dalla differenza fra azoto totale e azoto ammoniacale, nitrico e nitroso. Le percentuali medie di azoto organico in ingresso e uscita risultano rispettivamente pari al 42% e al 57% dell’azoto totale. Nella seguente tabella sono riportati i valori statistici relativi all’azoto organico in ingresso ed in uscita del nostro periodo di sperimentazione. Norg ingresso Norg uscita [mg/L] [mg/L] Media 49,7 18,9 Max 98 37,5 Min 3,5 10,66 Dev. Standard 22,3 7,1 tab. 1.9 - Valori statistici dell’azoto organico in ingresso ed in uscita 39 La concentrazione media di azoto organico in ingresso è stata di 50 mg/L mentre in uscita 19 mg/L, quest’ultimo valore rappresenta la quantità di azoto non ammonificabile che rimane nel refluo. N org. ingresso N org. uscita 120 N org [mg/L] 100 80 60 40 20 0 9-nov 17-feb 28-mag 5-set 14-dic 24-mar 2-lug Figura. 1.15 - Andamento dell’azoto organico in ingresso e in uscita 40 Analisi dei fenoli I composti fenolici sono sostanze eterogenee caratterizzate dalla presenza di un anello aromatico con uno o più sostituenti ossidrilici. Nel caso in esame i liquami da trattare sono caratterizzati da elevate concentrazioni di fenoli derivanti dal processo di concia; questi composti ed in particolare il tannino sono responsabili della colorazione marrone del refluo; il colore anche se più chiaro rimane anche dopo la filtrazione, ciò significa che parte di queste molecole ha una dimensione media inferiore alla dimensione dei pori delle membrane. Essendo i costituenti base dei tannini, i fenoli sono un parametro estremamente importante da monitorare. Nella seguente tabella sono riportati i valori dei fenoli in ingresso, nella vasca di ossidazione e in uscita dal pilota, con la corrispondente efficienza di abbattimento: Data Ingresso [mg/L] Biologico [mg/L] Permeato [mg/L] Abbattimento % Media Dev.standard Max. Min. 228,2 77,28 380 72 47,4 9,85 65 20 36,9 7,63 45 15 80 0,12 93 37 Tabella 1.10 - Valori dei fenoli in ingresso,nel biologico e nel permeato. uscita abbattimento 600 Fenoli [mg/l] 500 400 300 200 100 0 17-feb-05 28-mag-05 05-set-05 14-dic-05 100.0 90.0 80.0 70.0 60.0 50.0 40.0 30.0 20.0 10.0 0.0 24-mar-06 % ingresso Figura. 1.16 - Andamento dei fenoli in ingresso, in uscita e relativo abbattimento. 41 Generalmente in letteratura i fenoli sono considerati composti tossici per le attività biologiche ad elevate concentrazioni, ma biodegradabili a concentrazioni più basse (Metcalf & Eddy, 2003). Visto però che il permeato è risultato avere una concentrazione media di 36,9 mg/L, e tale concentrazione si avvicina a quella in vasca di ossidazione (47,4 mg/L), è verosimile che la maggior parte dei fenoli rilevati siano in realtà molecole più complesse non tossiche e/o che la biomassa sia ben acclimatata a questo tipo di inquinante. Durante il nostro periodo si è rilevata una efficienza di abbattimento media del 80 %, con una concentrazione media nel permeato pari a 36,9 mg/L. Conclusioni Dall’analisi dei risultati dell’impianto pilota emerge che lavorando con una concentrazione media di solidi totali di 6 g/L mantenuta costante con spurghi giornalieri di 15 L, un’età del fango risultante pari a 50 giorni, una portata netta di 240 L/d e una portata di ricircolo pari a 7 volte quella in ingresso, si è verificato un buon funzionamento dell’impianto. Durante la sperimentazione infatti il processo di nitrificazione è risultato sempre stabile ed efficiente con abbattimenti medi del 98%; l’abbattimento del COD è risultato anch’esso stabile ad eccezione di alcuni casi isolati. Nel permeato rimane comunque dell’azoto organico, in concentrazioni medie di 20 mg/L, che non è stato ammonificato e che quindi contribuisce al COD in uscita. 42 TECNICHE RESPIROMETRICHE: APPLICAZIONI E RISULTATI Materiali e metodi Il respirometro Secondo la classifica proposta dall’ IWA, il respirometro in esame può essere considerato di tipo LFS dove la prima lettera sta ad indicare che la misura della concentrazione di ossigeno è effettuata nella fase liquida (L), la seconda che è presente il flusso di gas (F), mentre la terza si riferisce alla fase liquida che è statica(S). Il respirometro è costituito dalle seguenti componenti: reattore cilindrico in plexiglas di volume circa 2 litri; sonde per la misura dell’ossigeno disciolto, della temperatura, del pH, del potenziale redox; sistema di aerazion; dell’agitatore; pompe ed elettrovalvole per il dosaggio dei reagenti; criotermostato per il controllo della temperatura; unità di controllo e di acquisizione dati, interfacciato da un computer attraverso il software MARTINA (Multiple Analysis Reprogrammable Titration Analyser); è prevista la possibilità di controllo automatico dei parametri di DO, T e pH. Misura del consumo di ossigeno Nel caso di respirometro ad aerazione discontinua la velocità di respirazione del fango attivo si ricava dalla pendenza di un tratto decrescente della concentrazione di ossigeno disciolto quando si interrompe l’insufflazione dell’aria. 43 I tratti crescenti rappresentano le fasi di aerazione, mentre i tratti decrescenti rappresentano il consumo di ossigeno ad aerazione spenta. Il consumo di ossigeno si calcola sulla base delle pendenze dei tratti decrescenti. Per ottenere una sequenza di valori di OUR nel tempo si deve quindi disporre di una successione di tratti decrescenti di DO, ricavati alternando nel reattore fasi di aerazione e di non aerazione: questi vengono realizzati tramite il controllo automatico dell’ossigeno disciolto. Impostando la modalità “Respirometer” del controllo dell’ossigeno, il software “Martina” effettua la stima dell’OUR. I parametri da impostare prima dell’inizio della prova sono la tolleranza superiore ed inferiore (up tol e low tol), il numero di punti su cui calcolare l’OUR e il mse (mean square error) errore massimo nella stima dell’OUR. Per effettuare questo controllo è necessario disporre di un aeratore: tramite questo si porta la soluzione in esame ad un valore d’ossigeno disciolto superiore ad up toll, poi si raccolgono dati fino a quando l’OUR calcolato con questi non sia sufficientemente preciso (mse < mse imposto); quando l’OUR è soddisfacente o quando la concentrazione d’ossigeno è inferiore a low tol viene riattivato l’aeratore fino a che la concentrazione d’ossigeno disciolto non superi up tol, dopo di che riparte il ciclo (vedi Figura). Il low tol deve essere comunque superiore alla concentrazione di OD limitante per il processo biologico, indicativamente pari a 2-3 mgO2/L. Figura 1.17 Funzionamento in modalità Respirometer 44 Determinazione dei parametri cinetici e stechiometrici Nel corso della sperimentazione, l’applicazione delle tecniche respirometriche è stata principalmente orientata alle seguenti finalità: approfondimento della stima dei parametri cinetici e stechiometrici della biomassa eterotrofa); conferma delle precedenti caratterizzazioni del refluo ( frazionamento del COD). Le prove sono state condotte specificatamente sul fango dell’impianto MBR. Preparazione del campione da sottoporre ai test respirometrici Sia per il frazionamento del COD che per la stima delle costanti cinetiche, le prove respirometriche sono state effettuate utilizzando il fango attivo prelevato dalla vasca di ossidazione dell’impianto pilota MBR . Poiché l’interpretazione dei respirogrammi richiede di isolare il contributo della respirazione endogena da quella totale, è bene che il fango, si trovi in condizioni endogene, al momento dell’inizio della prova. Dopo il prelievo, il fango attivo viene mantenuto, in condizione aerate: in questo modo si esaurisce l’attività di ossidazione legata ai substrati carboniosi e ammoniacali. La presenza nel refluo in esame di alte percentuali di substrati lentamente biodegradabili ha fatto sì che la durata dell’aerazione fosse almeno di 24 ore. Poiché il fango attivo proviene da un impianto, come il caso del MBR, con elevata concentrazione di solidi sospesi, per abbassarla è opportuno diluirlo per raggiungere una concentrazione di solidi pari a 2-3 g/l (Andreottola et al., 2002); per la diluizione si è utilizzato il permeato in uscita dall’impianto pilota per non creare shock salini alla biomassa. Per la valutazione dell’attività dei soli batteri eterotrofi presenti nel fango attivo o nel refluo tal quale, deve essere contestualmente inibita l’attività dei batteri autotrofi. A tal fine è indicato il dosaggio di Alliltiourea (ATU), un prodotto in grado di inibire 45 l’attività dei batteri nitrosanti. E’ consigliato un dosaggio di ATU tale da garantire nel campione da testare una concentrazione di 10-20 mg/L (Andreottola et al., 2002). Monitoraggio della biomassa eterotrofa Premesso che la crescita della biomassa segua una cinetica del tipo di Monod, uno degli obbiettivi perseguiti è stato quello di valutare alcuni parametri cinetici, ovvero secondo la nomenclatura IWA: μ max X HO YH b H , , , , θbH . Le prove descritte qui di seguito hanno il vantaggio di portare alla stima diretta di alcuni parametri in maniera relativamente semplice. Si deve quindi sottolineare che, al fine di ottener stime accurate, le prove sono state ripetute numerose volte. Prova di crescita diretta su biomassa eterotrofa Questa prova permette di calcolare contemporaneamente il rateo specifico di crescita massimo μ H max e la frazione eterotrofa attiva iniziale X HO . Per la prova di crescita diretta si è scelto di adottare una tecnica assai diffusa proposta da Kappeler e Gujier (1992). Si tratta di un test in cui viene usato un elevato rapporto iniziale So/Xo (F/M Food/Microrganism) elevato (generalmente maggiore di 4); in tal modo si lavora in condizioni di substrato non limitante tale da favorirne la crescita. L’intento della prova era quello di ottenere un tratto iniziale approssimativamente lineare rappresentativo di un periodo di acclimatazione (detta anche fase di latenza o lag phase ) della biomassa, seguito da un profilo di OUR con un andamento crescente di tipo esponenziale fino all’esaurimento del substrato rapidamente biodegradabile. Nel corso della sperimentazione sono state eseguite 4 prove di crescita diretta su biomassa eterotrofa, ciascuna con diversi dosaggi di refluo, ma tutte accomunate da uno scostamento sensibile dall’attesa cinetica di Monod a causa di una probabile inibizione da substrato che rende questo tipo di prove non utilizzabili. La stima della massima velocità di crescita deve essere quindi svolta attraverso la calibrazione di modelli IWA (ASM1, ASM3) sull’OUR relativo ad iniezioni con bassi rapporti tra substrato e biomassa. 46 Stima del coefficiente di resa eterotrofo La caratterizzazione cinetica dei processi biologici per via respirometrica richiede la conoscenza del coefficiente di resa eterotrofo YH (o coefficiente di crescita specifica), un parametro fondamentale per qualsiasi processo biologico a fanghi attivi, che stabilisce la ripartizione del substrato carbonioso come COD nella quota parte destinata alle attività cataboliche e quella destinata alle attività anaboliche. Il coefficiente di resa è definito come rapporto tra biomassa prodotta e substrato consumato: YH = biomassa prodotta ΔCODcell = substrato consumato ΔCODossidat o In letteratura si trovano valori tipici per YH pari a 0.67 gCOD/gCOD (IAWPRC Task Group, 1987) e 0.64±0.04 (Sollfrank e Gujer, 1991), e in genere tale valore è indipendente dalla temperatura in un range compreso tra 10 e 20 °C e dall’età del fango. Un articolo di Orhon et al. (1999) propone per un fango che tratta acque reflue provenienti da attività industriali conciarie un valore di YH pari a 0,64 gCOD/gCOD. Di solito il valore del coefficiente di resa non varia sensibilmente da un sistema all’altro, tuttavia si è importante stabilirne una determinazione per lo specifico fango dell’MBR studiato, che lavora quindi in condizioni differenti rispetto ad un qualsiasi sistema tradizionale a fanghi attivi (elevate concentrazioni di biomassa ed età del fango). Questo parametro influenza non solo la stima della produzione di fango e la richiesta di ossigeno ma ha anche un impatto sul valore degli altri parametri per la cui determinazione è richiesta la conoscenza del valore di YH. Per cui un valore accurato di YH risulta di fondamentale importanza (Vanrolleghem et al.,1999). La determinazione di YH viene effettuata mediante una prova batch utilizzando un fango attivo già acclimatato ed aggiunta di refluo filtrato o substrato sintetico e viene poi misurato il rateo di respirazione dovuto al consumo del substrato OURex. Va però osservato che è necessaria la conoscenza della frazione di inerte e di quella solubile nel campione aggiunto. 47 Nel corso della sperimentazione è stato utilizzato come substrato il refluo in ingresso all’impianto. La stima del coefficiente di resa si ricava pertanto dalla seguente formula: YH = 1 − ΔO 2 ΔCOD in cui si è supposto che l’unico substrato disponibile sia quello aggiunto e in cui si è ricavato il consumo di ossigeno dall’interpretazione nel tempo dell’OUR. La preparazione della prova per la stima del fattore di resa richiede di avere il fango in condizioni endogene ed è quindi necessaria una preaerazione. Inizialmente si inserisce nel respirometro la biomassa e i reagenti necessari per le prova: 1. volume di fango Vf (secondo la capacità del reattore); 2. ATU per inibire l’attività dei nitrificanti (circa 10-20 mg/L); 3. non si aggiungono nel nostro caso nutrienti necessari alla crescita, cioè azoto e fosforo di solito sottoforma di acido fosforico e cloruro di ammonio, in quanto il refluo trattato dal pilota è una miscela costituita da liquami civili e industriali, per cui il fosforo è già presente. Dopo un primo tratto di respirazione endogena si procede all’iniezione di una certa quantità di substrato. La figura che segue è il respirogramma relativo ad uno dei test eseguiti. Stima di YH prova 17/11 Respirogramma 1 OUR endogeno Temp (°C) OUR (mgO2/L*h) 100 25 80 60 40 145 mL 20 Temp. [°C] 30 120 20 15 0 0 2 4 6 8 10 tempo (h) Figura 1.18 Respirogramma relativo al respirometro 1, corrispondente all’iniezione di 145 mL di refluo in ingresso filtrato con membrana, eseguito in data 17/11/05 48 La misura del COD del filtrato (su membrana a 0.04 micron) della frazione solubile del COD del refluo e del surnatante del fango prima e dopo l’iniezione, permette di ricavare il COD degradato e quindi ricavare il fattore di resa relativo alla frazione solubile. La ripetizione delle prove ha condotto ad un valore medio di 0.61 gCOD/gCOD lievemente inferiore ai valori di letteratura riferiti ad altri reflui o a substrati puri. Stima del coefficiente di Arrhenius per il decadimento endogeno Prima di passare alla determinazione del coefficiente di decadimento endogeno risulta fondamentale stimare la sua dipendenza dalla temperatura. Come è stato già anticipato, infatti, il coefficiente di decadimento endogeno, così come qualsiasi altra costante cinetica di un modello di processo biologico, ha una sua propria dipendenza dalla temperatura, secondo la classica espressione di van’t Hoff Arrhenius: b H (T ) = b H (T0 ) ⋅ θ (T − T0 ) dove θ è un parametro caratteristico per il coefficiente b H e T0 è una temperatura di riferimento, generalmente 20 °C. Il seguente grafico evidenzia la variazione del livello di endogeno in funzione della temperatura OUR(mgO2/L) Temp(°C) 35 OUR (mg/L*h) 30 25 25 20 20 15 10 15 5 0 Temperatura (°C) 30 10 0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5 tempo (h) Figura 1.19 Primo tratto del respirogramma eseguito in data 20/07/05 49 Per normalizzare i valori di b H determinati a temperature diverse, occorre determinare i valori corrispondenti ad una temperatura di riferimento T0 , solitamente a 20 °C e per questo è necessario conoscere θ bH . Per stimarlo, si è considerato un breve tratto di endogeno, nel corso del quale si è imposta una variazione della temperatura. Vista la brevità della prova, può essere trascurata sia la dipendenza dell’OUR dal tempo che dalla concentrazione X Ho , supposta quindi costante. Facendo il rapporto tra il valore di OUR end alla temperatura iniziale T0 e quello alla generica temperatura T, passando poi ai logaritmi naturali, si ottiene una relazione del tipo: ln OUR end (T0 ) = (T0 − T ) ⋅ ln (θ ) OUR end (T ) Nella Figura di sotto, sono riportati i valori corrispondenti al respirogramma della Figura 1.19, dalla pendenza della retta si risale al valore di θ , che in questo caso risulta essere pari a 1,17. Il valore ottenuto risulta superiore a quelli riportati in letteratura che sono compresi in un range 1,03÷1,08 (Metcalf & Eddy, 2003), riferiti ad una temperatura pari a 20°C. Stima di Teta OUR Lineare (OUR) Ln [OUR(T)/OUR(To)] 2 y = 0,1567x + 0,4585 1,5 R2 = 0,95 1 0,5 (T-To) [°C] 0 0 2 4 6 Figura 1.20 Regressione lineare per la stima di 8 θ bH 50 Stima del coefficiente di decadimento endogeno eterotrofo Per la valutazione del coefficiente endogeno dei batteri eterotrofi è stato fatto riferimento al ‘’single batch test ‘’, applicato in letteratura da Vanrolleghem et al. (1992). Il fango attivo addizionato con ATU deve essere mantenuto per un giorno e oltre nel reattore con un continuo monitoraggio dell’OUR: in tali condizioni si può ritenere trascurabile la crescita batterica. e trascurabile la crescita della biomassa in quanto non vi è addizione di substrato esterno. Il consumo di ossigeno viene espresso dalla seguente equazione: OUR end (t ) = − b H ⋅ X H0 ⋅ e − b H ⋅t (1) dove X H 0 è la biomassa eterotrofa attiva al tempo t 0 . Dal grafico riportato di seguito riferito ai valori di OUR relativi al decadimento endogeno e dalla retta di tendenza esponenziale ad essi adattata si ricava il coefficiente di decadimento endogeno b H : Stima di bH ENDOGENO temperatura Espo. (ENDOGENO) 35 25 y = 5,1654e 20 30 -0,0296x 2 25 R = 0,7772 15 10 20 5 0 Temp [°C] OUR (mg/L*h) 30 15 0 5 10 15 20 tempo (h) Figura 1.21 Andamento della respirazione endogena e della temperatura del fango; il coefficiente b H ricavato corrisponde ad una temperatura media di 21°C 51 Come emerge dall’equazione riportata sopra (1) , il valore b H si ottiene semplicemente riportando in giorni il coefficiente esponenziale trovato sul grafico e −1 cioè 0,71 d . Ricordando la dipendenza dalla temperatura, il valore del coefficiente viene riportato alla temperatura di 20°C e si è ricorso al valore di letteratura θ = 1,08 e non a quello determinato dalle prove respirometriche. b H (21°C ) = 0,0296h −1 = 0,71d −1 b H (20°C ) = 0,656d −1 (θ = 1,08) I valori riportati in letteratura per b H,20° per impianti a fanghi attivi, sono compresi nel range 0,06±0,2 d-1 (Metcalf & Eddy, 2003). Orhon e Artan (1994) riportano il valore 0,24 d-1. Data bH T d −1 (°C) b H,20° d −1 θ=1,08 12/10/05 0,28 26 0,17 17/11/05 0,35 24 0,25 5/12/05 0,71 21 0,65 Tabella 1.11 Parametri ricavati dalle analisi delle prove respirometriche b La media ottenuta è pari a H,20° = 0,35 d-1. 52 CAPITOLO II CONFRONTO FRA L’IMPIANTO CUOIODEPUR E IL PILOTA MBR Qualita’ dell’effluente L’obiettivo del presente paragrafo è quello di poter effettuare un confronto tra i rendimenti dell’impianto pilota e quelli della fase biologica dell’impianto Cuoiodepur, tenendo in considerazione che i due impianti sono alimentati con la stessa miscela di refluo civile ed industriale (55% refluo industriale e 45% civile). Il refluo in uscita dal sedimentatore primario, esclusivamente di carattere industriale, è caratterizzato da un elevato COD (in media 4676.5 mg/L), una parte del quale (circa il 20%) è altamente refrattario alla biodegradazione. Tale fenomeno è dovuto in parte considerevole alla presenza nel refluo industriale, di elevate concentrazioni di tannini, composti polifenolici la cui presenza è legata alle particolari attività della concia al vegetale (Relazione tecnica sperimentazione 2005). Analisi del COD Essendo il refluo trattato dal pilota nelle stesse proporzioni di quello dell’impianto Cuoiodepur , è possibile mettere a confronto i dati in uscita del permeato con quelli relativi all’effluente in uscita dalla sezione biologica dell’ impianto a scala reale. Ad una prima analisi dei dati raccolti dall’inizio della sperimentazione ad oggi, appare evidente (vedi figura) la differenza tra le concentrazioni di COD in uscita dal sedimentatore biologico del Cuoiodepur e quelle del permeato dell’impianto pilota Zenon. Per tutto il corso della sperimentazione si registrano valori di COD in uscita dal pilota più bassi rispetto a quelli in uscita dall’ impianto tradizionale eccetto che per due valori (evidenziati nella figura sotto), relativi ad una serie di problemi tecnici sull’impianto pilota. Si tenga conto che in questo contesto ci si riferisce, per quanto 53 riguarda l’effluente del Cuoiodepur, non al COD tal quale, ma al filtrato a 0.45 micron; il ruolo dei solidi sospesiin questo effluente verrà discusso sotto. Nel permeato dello Zenon si registra una media di 417mg/L, nel Cuoiodepur si raggiunge una media di 485 mg/l. Tali valori sono dovuti alla presenza di sostanze colloidali e disciolte il cui abbattimento finale è ottenuto, presso l’impianto Cuoiodepur, tramite trattamento chimico terziario di flocculazione. COD COD (mg/L) COD_Permeato_Zenon 1000 910 820 730 640 550 460 370 280 190 100 inizio sperimentazione 29/3/05 27/6/05 COD_SED Biologico_Cuoiod 17/10-25/10 25/9/05 24/12/05 24/3/06 Figura 2.1 COD degli effluenti dell’impianto pilota MBR e della sezione biologica dell’impianto su scala reale Dal punto di vista dell’efficienza di rimozione del COD, il pilota opera un abbattimento del COD pari al 78,85% contro il 75,7% dell’impianto Cuoiodepur. A questo va aggiunto il fatto che nell’impianto su scala reale durante alcuni periodi, per ottenere un maggior abbattimento delle sostanze difficilmente biodegradabili viene dosato periodicamente del carbone attivo in polvere fine, tale da avere una concentrazione in vasca di 1-1,2 kg/m3. Da prove sperimentali precedenti (Relazione tecnica 2004-2005), è risultato attribuibile al dosaggio di carbone attivo un abbattimento del COD pari a 100-120 mg/L in più rispetto a quello ottenuto senza il dosaggio del carbone, inoltre, deve essere tenuto presente che la temperatura, parametro di fondamentale importanza per le cinetiche biologiche, è risultata in media 4 °C più elevata nell’impianto su scala reale. Questo rende ancora più significativo il dato ottenuto dal confronto tra i rendimenti di rimozione del COD tra i due impianti. 54 Analisi dell’efficienza di nitrificazione La presente sperimentazione ha avuto come scopo principale il monitoraggio e la valutazione dei processi di ossidazione biologica dei substrati carboniosi e azotati. Il processo di nitrificazione è, tra i due, quello più delicato, per la sensibilità dei batteri nitrificanti alle condizioni ambientali in cui vengono a trovarsi. In particolare è nota la maggiore sensibilità degli autotrofi nitrificanti alla temperatura rispetto agli eterotrofi, e questa può essere la prima causa delle difficoltà incontrate nel fare innescare la nitrificazione nel bioreattore. Un altro problema relativo alla sperimentazione in esame è legato allo specifico refluo utilizzato, in quanto caratterizzato da un elevato carico di azoto ammoniacale e organico, che potrebbe risultare inibente nelle fasi di start-up per la biomassa autotrofa. Escludendo il periodo di avvio del pilota e quello immediatamente successo la pausa estiva durante il quale il pilota non è stato alimentato si può osservare (Figure seguenti) una nitrificazione completa ed estremamente stabile. 18/10/05 - 16/01/06 N-NH4 Z3 N-NH4 uscita Cuoiod /1 /0 6 23 /0 6 /1 /0 6 13 3/ 1 15 /1 0/ 05 25 /1 0/ 05 4/ 11 /0 5 14 /1 1/ 05 24 /1 1/ 05 4/ 12 /0 5 14 /1 2/ 05 24 /1 2/ 05 N-NH4 (mg/L) 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 Figura 2.2 Rimozione dell’azoto ammoniacale nell’impianto pilota MBR (Z3) e nella fase biologica dell’impianto su scala reale nel periodo Ottobre 2005 – Gennaio 2006 febbraio-aprile 2006 N-NH4_uscita SED_Cuoiod 13 /4 /0 6 3/ 4/ 06 24 /3 /0 6 14 /3 /0 6 4/ 3/ 06 22 /2 /0 6 12 /2 /0 6 7 6 5 4 3 2 1 0 2/ 2/ 06 N-NH4 (mg/L) N-NH4_Z3 Figura 2.3 Rimozione dell’azoto ammoniacale nell’impianto pilota MBR (Z3) e nella fase biologica dell’impianto su scala reale nel periodo Febbraio – Aprile 2006 55 La nitrificazione negli MBR è in generale migliore rispetto ai convenzionali impianti a fanghi attivi, per i tempi di detenzione più lunghi a cui sono sottoposti i batteri nitrificanti (elevata età del fango) e per le dimensioni più piccole dei fiocchi, che consentono un maggior trasporto di nutrienti e di ossigeno al loro interno. Nella seguente tabella sono riportati i valori di abbattimento relativi al COD ed all’azoto ammoniacale durante un periodo in cui le età del fango sono state mantenute intorno ai 50 d; questi valori confermano i dati esposti fin qui qualitativamente e impongono una più attenta riflessione sul fatto che la più completa nitrificazione nell’impianto MBR non è associata esclusivamente alla selezione operata variando l’età del fango ma anche alle caratteristiche di selettività del diverso processo di separazione solido-liquido. SRT =50 d 25/10/0513/03/06 media max min dev.st. Cuoiodepur Abbattimento N-NH4 [%] Abbattimento Zenon Abbattimento Abbattimento COD [%] N-NH4 [%] COD [%] 94,5 75,5 98,7 79,5 97,3 81,0 3,72 83,7 59,6 7,0 99,6 95,8 0,92 89,0 63,7 7,08 Tabella 2.1 Efficienza di nitrificazione e di abbattimento del COD 56 Analisi dei solidi sospesi Nella fase iniziale della sperimentazione si osserva una crescita praticamente costante della concentrazione di SST, fino a 12 g/L durante la quale non sono stati effettuati spurghi. Dopo di che la concentrazione nell’impianto pilota viene limitata a 12 g/L tramite spurghi impostando le età del fango volute (si veda tabella 1.5). La concentrazione nella vasca di ossidazione Cuoiodepur viene invece di fatto mantenuta più alta possibile, evitando gli spurghi e lasciando in modo controllato passare una piccola percentuale dei solidi sospesi al trattamento terziario. SST Vasca OX BIO CUOIOD SST [mg/L] 13000 SST Vasca OX/N Zenon fase endogena Zenon senza alimentazione né spurghi 11000 9000 7000 5000 inizio sperimentazione pausa estiva 3000 17/2/05 28/5/05 5/9/05 14/12/05 24/3/06 2/7/06 Figura 2.4 Andamento dei solidi sospesi nell’impianto Cuoiodepur e nell’impianto pilota E’ dunque fuorviante effettuare un controllo diretto dei processi in termini di rimozione dei solidi sospesi (figura sotto) che non tenga conto del trattamento a valle, infatti la strategia impostata presso l’impianto Cuoiodepur, essendo presente un trattamento terziario, non è mirata al rispetto della normativa a valle del sedimentatore secondario (altrimenti sarebbe necessario operare o con concentrazioni molto più basse in vasca di ossidazione) da una parte minimizza la produzione di fango biologico, ma dall’altra porta ad un maggior uso di reagenti e ad una maggior produzione di fango terziario. Un confronto che tiene conto di questi fattori viene 57 svolto nel capitolo III; è comunque rilevante osservare come i solidi in uscita dal bioreattore a membrane siano minimi (eccetto che per alcuni malfunzionamenti inferiori a 10 mg/L) e che l’impianto abbia garantito il mantenimento della concentrazione di solidi desiderata (fino a 12 gSST/L). giugno 2005-apr 2006 SST uscita SED BIO CUOIOD SST permeato Zenon SST [mg/L] 1500 1200 900 600 300 0 28/5/05 6/8/05 15/10/05 24/12/05 4/3/06 Figura 2.5 Andamento dei solidi sospesi nell’effluente dell’impianto Cuoiodepur e dell’impianto pilota 58 APPLICAZIONE DELLA FISH (FLUORESCENT IN SITU HYBRIDIZATION) PER IL RICONOSCIMENTO DEI MICRORGANISMI NELLE DUE BIOMASSA Introduzione Questa indagine sperimentale riguarda un particolare aspetto dell’applicazione di un bioreattore a membrana (MBR) al trattamento dei reflui industriali, prodotti dalle aziende conciarie dei comuni di San Miniato e Montopoli Val d’Arno, cui si aggiunge una quota parte di reflui civili, provenienti dagli scarichi delle frazioni di S. Donato, S. Miniato Basso e S. Romano. Con tale studio si vuol verificare la presenza di specifici microrganismi nella biomassa nitrificante costituente i fanghi attivi della vasca d’ossidazione dell’impianto Consorzio Cuoiodepur S.p.a. e del reattore biologico dell’impianto MBR in scala pilota, realizzato in collaborazione tra il Dipartimento di Ingegneria Civile di Firenze, la Zenon Environmental S.r.l. (Milano) e il Consorzio Cuoiodepur S.p.a. (S. Romano, Pisa). L’analisi ed il confronto dei consorzi microbici presenti nei fanghi attivi dei due impianti, rientra nel più vasto progetto di comprensione delle differenze tra MBR e trattamenti a fanghi attivi tradizionali di valutazione dell’applicabilità dei bioreattori a membrane nel contesto del distretto conciario. Tale tecnologia presenta infatti numerosi vantaggi, tra i quali: una migliore qualità dell’effluente, per la pressoché totale separazione della frazione solida sospesa, e quindi una riduzione dei trattamenti terziari; una riduzione della produzione di fango e, di conseguenza, del processo di smaltimento dei fanghi che ha una notevole incidenza sui costi di gestione dell’impianto; un ingombro planimetrico ridotto, per l’assenza del comparto di sedimentazione, solitamente di grande volumetria. 59 La completa ritenzione della biomassa, operata dalla membrana filtrante dell’MBR, favorisce lo sviluppo di ceppi batterici specifici per il refluo trattato; specializzazione non ottenibile negli impianti tradizionali, in quanto la biomassa che non è in grado di aggregarsi in fiocchi viene allontanata dal sistema. Di qui la decisione di eseguire una serie di analisi in parallelo sui campioni di fanghi attivi dei due impianti, analisi atte a caratterizzare la biomassa nitrificante di entrambi i sistemi, per poi farne un confronto. Il metodo di indagine scelto per caratterizzare la biomassa nitrificante è stato la Fluorescent In Situ Hybridization (FISH), un metodo di analisi dalle grosse potenzialità, indipendente dalla coltivazione, che si basa su tecniche molecolari. Essa non solo permette di verificare la presenza di specifici microrganismi in situ, ma ne permette anche un’analisi della distribuzione quantitativa e spaziale nei fiocchi dei fanghi attivi. La FISH, così come le altre tecniche molecolari, ha trovato impiego nel campo della depurazione delle acque soltanto da pochi anni, sconvolgendo ed accrescendo il limitato panorama conoscitivo delle comunità microbiche presenti nelle unità biologiche degli impianti di trattamento delle acque. Essendo però una tecnica nuova all’interno dell’ingegneria sanitaria, la FISH presenta ancora delle criticità applicative, soprattutto nel caso di reflui particolari come quelli conciari. Pertanto, all’interno di questo lavoro, non ci siamo limitati a caratterizzare la biomassa nitrificante, ma abbiamo anche condotto un’approfondita ricerca bibliografica sull’applicazione delle tecniche molecolari in campo depurativo, punto di partenza per la scelta delle sonde da utilizzare e per lo sviluppo di un protocollo applicativo adeguato alle particolari caratteristiche dei fanghi attivi oggetto del nostro studio. Fluorescent in situ hybridization e fanghi attivi 60 Nei processi a fanghi attivi le reazioni biochimiche di degradazione degli inquinanti sono catalizzate da complesse comunità microbiche: esse non vengono scelte intenzionalmente assemblando specifici microrganismi in base alla loro attività, ma sono il risultato della selezione naturale. Il gruppo di organismi maggiormente coinvolto nel trattamento delle acque reflue sono i batteri, essi dominano nei processi di mineralizzazione ed eliminazione dei nutrienti organici ed inorganici (Amann et al., 1998). Per ottimizzare i processi a fanghi attivi e per monitorarne il funzionamento sarebbe opportuno conoscere la struttura della comunità microbica che catalizza le reazioni d’interesse, ma fino a poco tempo fa questo non era possibile a causa dei limiti imposti dalle tecniche d’indagine classiche. I tradizionali metodi di coltivazione sono infatti molto selettivi e permettono l’identificazione dei soli microrganismi capaci di crescere su specifici terreni colturali: soltanto il 10-15% dei microrganismi presenti nei fanghi attivi formano colonie su piastre a base di agar nutriente standard (Wagner et al., 1993). Negli ultimi decenni, grazie alla messa a punto delle tecniche molecolari, indipendenti dalla coltivazione, sono stati fatti molti passi in avanti nella determinazione ed identificazione dei microrganismi presenti nei fanghi attivi (Amann et al., 1998). Tra queste tecniche vi è la FISH, che non soltanto permette di individuare la presenza di specifici microrganismi in situ, ma ne permette anche un’analisi della distribuzione quantitativa e spaziale all’interno dei fiocchi e dei biofilms dei fanghi attivi (Wagnet et al., 1994b). Con questa tecnica oggi possono essere studiati molti batteri importanti per il trattamento delle acque reflue e sono già disponibili set di sonde per molti batteri filamentosi responsabili dei fenomeni di bulking e foaming (Wagner et al., 1994b; Erhart et al., 1997; De Los Reyes et al., 1997) e batteri nitrificanti (Wagner et al., 1995; Wagnet et al., 1996; Mobarry et al., 1996). Tecniche di ibridazione con sonde ad rRNA: dot blot e FISH Le tecniche di ibridazione dot blot (ibridazione su filtro) ed in situ che usano sonde oligonucleotidiche di rRNA permettono, di determinare quantitativamente la composizione delle complesse comunità microbiche. La specificità delle sonde può 61 essere calibrata per i diversi livelli filogenetici. Sono stati sviluppati software con specifiche applicazioni per assistere la progettazione delle sonde e la loro valutazione (Ludwig et al., 2004). Dopo la progettazione, infatti, bisogna determinare con molta attenzione quali sono le condizioni ottimali di ibridazione di ciascuna sonda. Tale valutazione richiede procedure diverse per il formato dot blot (De Los Reyes et al.,1997) e quello in situ (Manz et al., 1992; Daims et al., 1999). Attualmente è disponibile un considerevole numero di sonde specifiche per divisioni, classi, generi e specie pronte per l’uso per l’identificazione dei rispettivi microrganismi bersaglio all’interno del loro habitat naturale (Amann et al., 1995; Stahl and Amann, 1991; Loy et al., 2003). La FISH con sonde oligonucleotidiche rRNA-bersaglio si adatta perfettamente all’identificazione degli organismi all’interno dei fiocchi e dei biofilms dei fanghi attivi. A questo scopo i campioni vengono pretrattati con fissanti chimici per uccidere le cellule preservandone la morfologia e per renderli permeabili alle sonde, i campioni fissati sono poi ibridati con le sonde marcate con tinte fluorescenti (Paragrafo 1.5). Per quanto riguarda gli studi ambientali, i coloranti che meglio vi si adattano sono il FLUOS (fluorescenza verde), il Cy3 (fluorescenza arancione) ed il Cy5 (fluorescenza infrarossa): essi permettono l’identificazione delle cellule bersaglio con l’applicazione simultanea delle sonde (Amann et al., 1996; Moter e Gobel, 2000). Al contrario della tecnica dot blot, l’utilizzo simultaneo di più sonde sulle stesse cellule bersaglio può esser rilevato nella FISH con l’osservazione microscopica delle cellule ibridizzate e l’uso di marcatori diversi per ciascuna sonda. Questo permette di incrementare l’affidabilità dell’identificazione utilizzando set di sonde con specificità gerarchica o identica. Per molti anni, i dati quantitativi della FISH circa la struttura della comunità batterica dei fanghi attivi richiedevano la conta delle cellule ibridate al microscopio, una procedura lunga e relativamente poco accurata nei campioni contenenti cellule densamente raggruppate. Solitamente l’abbondanza delle popolazioni d’interesse viene espressa come percentuale di tutte le cellule fluorescenti con altre sonde batteriche (Wagner et al., 1995; Daims et al., 1999) o con un colorante DNA-legato (tinge tutto il DNA presente nel campione) come il DAPI (Hicks et al., 1992). 62 La combinazione della FISH con il microscopio confocale (Wagner et al., 1994a) non solo migliora la qualità delle immagini escludendo la fluorescenza di fondo dovuta alla zona fuori fuoco del campione osservato, ma permette l’applicazione di protocolli di quantificazione semiautomatici nell’analisi delle immagini digitali (Schmid et al., 2000; Bouchez et al., 2000). Questi metodi misurano il biovolume fluorescente della popolazione bersaglio e lo riferiscono al volume dei microrganismi legati alle altre sonde batteriche o colorate dal DAPI. Usando la tecnica manuale è possibile contare soltanto poche centinaia o migliaia di cellule, con i protocolli semiautomatici è possibile individuare più di 100000 cellule per misurazione rendendo l’esperimento più affidabile e riproducibile (Loy et al., 2002). Al di là della tecnica di conteggio utilizzata, è bene tener presente che il numero di cellule ottenuto con queste analisi non può essere usato direttamente per confrontare l’abbondanza delle popolazioni batteriche tra campioni differenti perchè non è considerata la variazione di biomassa nei campioni. Per il confronto tra campioni è quindi necessario normalizzare i rispettivi dati quantitativi rispetto alla biomassa stimata, per esempio, determinando la quantità di VSS (solidi volatili sospesi) (Nogueira et al, 2002) o di DAPI totale per volume di campione su un filtro a membrana (Wagner et al., 1994c). L’analisi dei risultati della FISH con il microscopio confocale permette anche di studiare la distribuzione spaziale dei microrganismi nei biofilms e nei fiocchi dei fanghi attivi (Juretschko et al., 1998; Wagner et al., 1994a; Schramm et al., 1999 b), in tal caso l’accuratezza dei risultati dipende dall’attenzione con la quale si è preservata la struttura di fiocchi e biofilms durante ogni fase dell’esperimento. Un potenziale limite della FISH risiede nella capacità delle sonde di individuare soltanto le cellule con un contenuto ribosomiale maggiore di 1000 copie, altrimenti è necessaria un’amplifacazione addizionale del segnale (Schönhuber et al., 1999). Generalmente i microrganismi con un basso contenuto ribosomiale sono cellule inattive, pertanto questo problema non influenza le analisi in situ degli WWTPs, le quali sono dirette allo studio delle cellule fisiologicamente attive. Ciò è anche confermato dai risultati sperimentali, infatti, in un tipico impianto, le cellule individuate con un set di sonde batteriche è circa il 90% del totale di cellule positive al DAPI (Daims et al., 1999). D’altronde un alto contenuto ribosomiale delle cellule, 63 indicato dal segnale della FISH forte, è spesso assunto come indice dell’attività fisiologica delle cellule al momento del campionamento. Questa interpretazione può però essere ingannevole, come nel caso dei batteri nitrificanti che mantengono un elevato contenuto ribosomiale per diversi giorni anche dopo la loro completa inibizione (Wagner et al., 1995) o per un mese in condizioni di fame (Morgenroth et al., 2000). Una più diretta analisi in situ dell’attività cellulare può esser condotta utilizzando sonde oligonucleotidiche dirette alla regione di spazio intergenico 16S/23S come dimostrato per Acinobacter sp. (Oerther et al., 2000) e per l’anaerobico ammonio-ossidante Candidatus “Kuenenia stuttgartiensis” (Schmid et al., 2001). Diversità microbica negli WWTPs Le sonde ad rRNA specifiche per gruppi batterici sono largamente impiegate per ottenere una veloce prima analisi delle comunità microbiche presenti nei fanghi attivi (Wagner et al., 1993; Wagner et al., 1994c; Manz et al., 1994; Liu et al., 2001; Bond et al., 1999). Questi studi mostrano la dominanza dei Proteobacteria e rivelano che la β-subclass è la sottoclasse più abbondante in tali sistemi, mentre α- e γ-subclass sono presenti in numero minore ma comunque consistente. E’ stata poi dimostrata una larga presenza di membri di Cytophagales (Wagner et al., 1994c; Manz et al., 1996), Planctomycetales (Neef et al., 1996) e batteri gram-positivi ad alto contenuto G+C (Wagner et al., 1994c; Liu et al., 2001). L’applicazione ai fanghi attivi di sonde specifiche per gruppi e generi batterici ha inoltre messo in luce che i gruppi di batteri numericamente importanti in questi sistemi è stato drammaticamente sottostimato con le analisi colturali mentre altri sono stati sovrastimati nonostante la loro bassa presenza in situ a cause della loro migliore adattabilità nella coltivazione. Per esempio, i γ-Proteobacteria, solitamente presenti in numero relativamente basso nei fanghi attivi, risultano dominanti nella flora eterotrofa ottenuta con analisi colturali su terreni agar nutriente (Wagner et al., 1993; Wagner et al., 1994c; Kämpfer et al., 1996). 64 Una conoscenza più dettagliata delle specie di cui la comunità microbica di un WWTP è ricca può venire dagli studi filogenetici attraverso librerie del clone 16S rDNA ottenute usando primer batterici o universali. Tale metodo risulta piuttosto complicato e, forse proprio per questo, è stato applicato soltanto su pochi sistemi di trattamento, dei quali, alcuni reattori in scala di laboratorio (Liu et al., 2001; Dabert et al., 2001; Bond et al., 1999; Christensson et al., 1998; Snaidr et al., 1997; Daims et al., 2001b), un WWTP di reflui civili (Snaidr et al., 1997) ed uno di reflui industriali (Juretschko et al., 2002). La struttura della comunità microbica dei fanghi attivi è stata studiata con il full-cycle rRNA approach soltanto in due WWTPs: Snaidr e collaboratori analizzarono la vasca di aerazione ad alto carico di un grosso WWTP municipale (Snaidr et al., 1997; Amann et al., 1996), Jureschko e collaboratori studiarono un WWTP ad aerazione intermittente di reflui industriali, progettato per la simultanea nitrificazione e denitrificazione (Juretschko et al.,1998; Juretschko et al., 2002). Snaidr e collaboratori progettarono sonde per pochi cloni selezionati dalla propria libreria di 16S rRNA e con esse videro come la microdiversità dei batteri del gruppo β-1 della β-subclass dei Proteobacteria fosse elevata nei fanghi attivi del refluo civile e mostrarono che le popolazioni legate a Sphingomonas e Arcobacter venivano individuate con un’abbondanza rispettivamente del 3 e del 4% sul totale delle cellule. La composizione della comunità microbica dell’impianto con i reflui industriali fu studiata con maggior dettaglio: dopo l’estrazione del DNA utilizzando tre metodi differenti, furono recuperati ed analizzati filogeneticamente 94 cloni del gene 16S rRNA quasi completo, l’analisi proseguì con la FISH quantitativa semiautomatica impiegando 36 sonde oligonucleotidiche ad rRNA gruppo-, sottogruppo- ed OTUspecifiche. Fu possibile assegnare una specifica divisione all’89% del totale di batteri individuabili con il set universale per il dominio batterico (Figura 2.1). Ci sono varie tecniche per l’analisi in situ delle funzioni dei microrganismi all’interno del loro ambiente, una di esse consiste nel selezionare i geni che codificano per gli enzimi chiave di determinate vie metaboliche (geni funzionali) per poi utilizzarli come marcatori filogenetici e funzionali per i rispettivi microrganismi. Secondo tale approccio, si amplificano con la PCR dei frammenti dei geni selezionati 65 utilizzando specifici primers sul DNA estratto da un campione proveniente dal WWTP. Al clonaggio ed al sequenziamento di tali frammenti, segue l’affiliazione filogenetica attraverso l’analisi comparativa con le sequenze nucleotidiche dei microrganismi conosciuti. Fluorescent in situ hybridization per la caratterizzazione della comunita’ nitrificante in un mbr I batteri nitrificanti sono molto diffusi in natura e si trovano distribuiti nel suolo come negli habitat marini e d’acqua dolce. La loro presenza è di fondamentale importanza per l’ambiente in quanto giocano un ruolo chiave nel ciclo biogeochimico dell’azoto. Il ciclo dell’azoto (Figura 2.6) si compone di quattro fasi ed è costituito da una lunga sequenza di trasformazioni chimiche che portano l’azoto atmosferico ad essere prima fissato sottoforma di composti organici nei tessuti di piante ed animali e nei microrganismi (fissazione dell’azoto), per poi essere di nuovo liberato con formazione di ammoniaca nell’ambiente (ammonificazione); tale ammoniaca viene poi ossidata a nitrato dai batteri nitrificanti (nitrificazione) ed infine i nitrati vengono riconvertiti in azoto atmosferico ad opera di batteri denitrificanti (denitrificazione). 66 Figura 2.6 Ciclo dell’azoto I recenti studi molecolari hanno rivelato un’elevata biodiversità ed abbondanza di batteri ammonio-ossidanti e nitrito-ossidanti scoprendo la presenza di numerose specie non coltivabili in molti ecosistemi naturali ed artificiali. Lo studio approfondito della fisiologia e delle funzioni ecologiche di questi microrganismi aiuterà a comprendere meglio il meccanismo di trasformazione dell’azoto in natura ed a migliorare le prestazioni degli WWTP nella rimozione dei composti azotati. I batteri nitrificanti sono infatti caratterizzati da una bassa velocità di crescita e sono recalcitranti ai tentativi di coltivazione. A causa della loro sensibilità ai disturbi, come la variazione di pH o della temperatura, si assiste spesso al collasso del processo di nitrificazione negli WWTP civili e in particolar modo industriali. 67 Grazie all’avvento delle tecniche molecolari, negli ultimi dieci anni l’analisi dei consorzi nitrificanti nei processi a fanghi attivi è stata al centro di numerosi ed approfonditi studi. In questo capitolo viene velocemente presentato l’attuale panorama conoscitivo riguardante i batteri nitrificanti negli WWTP. I batteri nitrificanti nel trattamento delle acque reflue La nitrificazione comporta prima l’ossidazione dell’ammoniaca (solitamente nella forma di ione ammonio, NH4+) a nitrito (NO2-) e successivamente da nitrito a nitrato (NO3-). Le due reazioni sono catalizzate da due diverse comunità di batteri chemiolitotrofi aerobici, i batteri ammonio-ossidanti (AOB o nitrosobatteri) ed i batteri nitritoossidanti (NOB o nitritobatteri), che nel loro complesso passano sotto il più generico nome di batteri nitrificanti. NH4+ + ¾ O2 ⎯AOB→ NO2- + H2O + 2H+ NO2- + ½ O2 ⎯NOB→ NO3- NH4+ + 2 O2 → NO3- + H2O + 2H+ AOB: ossidano l’ammoniaca a nitrito e questo processo permette loro di ricavare l’energia necessaria per la crescita. Questi microrganismi sono divisi in vari generi tra cui: Nitrosomonas, Nitrosococcus, Nitrosospira, Nitrosovibrio, Nitrosolobus. NOB: ricavano l’energia loro necessaria ossidando il nitrito a nitrato. A differenza degli ammonio-ossidanti, non sono solo chemiolitotrofi ma possono essere anche eterotrofi. In genere vengono considerati chemiotrofi o litotrofi facoltativi (Blackall 68 & Burrell, 1998). I principali generi di nitrobatteri sono: Nitrobacter, Nitrospina, Nitrococcus, Nitrospira. Tradizionalmente gli AOB presenti negli WWTPs vengono identificati con i Nitrosomonas europea ma le analisi molecolari, condotte sui nitrificanti di fanghi attivi e biofilms, mostrano l’esistenza di altri ammonio-ossidanti più importanti. Nell’impianto industriale studiato da Juretshko et al. (1998) si riscontrò la presenza di Nitrosomonas europea, ma risultarono dominanti i Nitrosococcus mobilis come ammonio-ossidanti. Questi ultimi furono successivamente rilevati in quantità consistente anche nel biofilm di un SBR per la nitrificazione (Daims et al., 2001b). In contrasto con questi risultati quelli di Schramm et al. (1998) e di Coskuner et al. (2002), i quali individuarono come AOB dominanti i Nitrosospira rispettivamente in un reattore a letto fluidizzato in scala di laboratorio ed in un impianto a reflui civili. E’ interessante notare come i risultati quantitativi della FISH indichino che gli AOB di alcuni WWTPs sono dominati da una singola specie di batteri (Juretshko et al., 1998), mentre in altri impianti coesistono fino a cinque differenti popolazioni di ammonio-ossidanti tutti presenti in numero significativo (Daims et al., 2001b). Per quanto riguarda gli NOB, fino a pochi anni fa era il genere Nitrobacter ad essere considerato come il più importante nitrito-ossidante e la scoperta che tali batteri potessero non esser individuati dalla FISH con le specifiche sonde in vari WWTPs destò molto stupore (Wagner et al., 1996). Usando il full-cycle rRNA approach è stata dimostrata la presenza dei Nitrospira, batteri non colturabili, come nitrito-ossidanti (Juretshko et al., 1998; Daims et al., 2001b; Okabe et al., 1999; Daims et al., 2000; Gieseke et al., 2001). L’importanza di questi batteri nei WWTPs è stata confermata anche dagli studi di Burrell et al. (1998). E’ stato ipotizzato che la predominanza dei Nitrospira sui Nitrobacter, rilevata in molti WWTPs, sia il riflesso della loro differente strategia di sopravvivenza (Schram et al., 1999 b); nei reattori con basse concentrazioni di nitrito i Nitrospira prevalgono nella competizione con i Nitrobacter mentre in quelli caratterizzati da concentrazioni elevate è possibile la loro coesistenza (Daims et al., 2001 a; Coskuner et al., 2002). 69 Riassumendo, i recenti studi sui batteri nitrificanti dei fanghi attivi svolti con l’ausilio della FISH e delle altre tecniche molecolari, hanno indicato che per quanto riguarda i batteri ammonio-ossidanti non vi è ancora una precisa caratterizzazione filogenetica e che l’importanza dei nitrito-ossidanti, ed in particolare di Nitrospira, è stata spesso sottovalutata. I batteri nitrificanti in un MBR Come già evidenziato, la biologia dei sistemi MBR differisce da quella dei processi a fanghi attivi convenzionali sia in termini di diversità microbiologica che di attività batterica. L’azione di barriera svolta dalla membrana e le condizioni di maggior stress idrodinamico influiscono fortemente sulla composizione dei consorzi batterici presenti nel sistema, favorendo lo sviluppo di ceppi batterici specifici per il refluo trattato in grado di sopravvivere nonostante la diminuzione delle dimensioni dei fiocchi e la loro destrutturazione. Tali aspetti si riflettono ovviamente anche sulla composizione della comunità nitrificante, che nei sistemi MBR può avere caratteristiche differenti da quelle riscontrate nei processi a fanghi attivi tradizionali. Urbain et al. (1998), all’interno di uno studio per lo sviluppo di un modello matematico di simulazione dinamica per la previsione delle prestazioni e delle dinamiche di sviluppo delle popolazioni in un sistema MBR, hanno verificato con l’impiego della FISH l’andamento della presenza di AOB e NOB al variare del tempo di residenza cellulare, evidenziando il progressivo aumento della frazione nitrificante all’aumentare dell’età del fango, frazione in cui la percentuale del ceppo Nitrobacter risulta maggiore di quella di Nitrosomonas. Luxmy et al. (2000) hanno condotto un’analisi della diversità biologica di due sistemi MBR in scala pilota e laboratorio tramite l’impiego combinato di FISH e PCR-DGGE; essi hanno verificato: • la tendenza dei batteri nitrificanti a raccogliersi in cluster all’interno dei fiocchi piuttosto che in unità isolate, preferendo la parte più profonda del fiocco ed i fiocchi piccoli a quelli di dimensioni maggiori; 70 • la predominanza dei β-Proteobatteri (13.92% rispetto al totale positivo alla sonda EUB338) sugli α-Proteobatteri (12.69%) e sui γ-Proteobatteri (7.77%); • la predominanza, con una percentuale pari al 6.34% di NEU/EUB338, dei batteri Nitrosomonas spp. alofili ed alotolleranti sugli altri gruppi di AOB; • la presenza di Nitrobacter spp anche in forma di cluster; • il valore dell’indice di diversità strutturale batterica di Shannon & Weaver (1963), che evidenzia una diversità appena superiore del sistema MBR rispetto ad uno convenzionale alimentato con lo stesso refluo. Parzialmente in contrasto con i risultati sopra descritti sono quelli ottenuti da Witzig et al. (2002) che, monitorando l’evoluzione della biomassa di un MBR a scala pilota per il trattamento di reflui civili per un periodo di 380 giorni, non hanno rilevato ceppi di Nitrosomonas e Nitrosospira. Dal loro studio risulta: • l’assenza di Nitrosomonas e Nitrosospira che, unitamente agli elevati rendimenti di nitrificazione, ha indotto gli Autori a supporre l’esistenza di ceppi eterotrofi nitrificanti o specie ammonio-ossidanti litoautotrofe non rilevabili con le sonde oligonucleotidiche utilizzate; • l’assenza di Nitrobacter e la presenza, seppur contenuta, del ceppo Nitrospira (<1% di tutti i batteri rilevabili) che sembra confermare la scarsa influenza dei Nitrobacter nel processo di ossidazione del nitrito a nitrato già evidenziata da molti studiosi tra i quali Wagner et al. (1996) e Schramm et al. (1998); • la predominanza sulla biomassa dei membri dei β-Proteobatteri (percentuale pari al 14-18% di BET42a/DAPI) seguiti dagli α-Proteobatteri (2-6%) e dai γ-Proteobatteri (1-2%). • che la sonda EUB338, specifica per i Bacteria, visualizza soltanto il 40-50% delle cellule totali individuate dal DAPI nei campioni proveninti dall’MBR, contro l’80% visualizzato nei fanghi attivi tradizionali; gli Autori ipotizzano che ciò derivi dall’alta concentrazione della biomassa nei sistemi MBR, la quale usa l’energia per mantenere il proprio metabolismo e non per la crescita e che pertanto presenta un maggior numero di cellule con un contenuto di rRNA troppo basso per l’ibridazione con la sonda. 71 Sofia et al. (2004) hanno analizzato la comunità batterica coinvolta nella rimozione dei composti azotati di un A/O MBR in scala di laboratorio osservando che: • i batteri nitrificanti tendono a raccogliersi in aggregati di caratteristiche diverse a seconda delle specie che li costituiscono, tale tendenza risulta più accentuata negli AOB; • la comunità batterica è dominata dai β-Proteobatteri, la cui quantità risulta più del doppio di quella degli α−Proteobatteri e nove volte superiore a quella dei γ-Proteobatteri; • la percentuale di batteri individuati dalla sonda EUB338 risulta piuttosto bassa, aggirandosi intorno al 55% delle cellule totali; • la percentuale dei β-AOB è di poco superiore a quella di Nitrosospira spp., i quali ne rappresentano il genere dominante; • Nitrosomonas (NSM156) e Nitrobacter (NIT3) risultano assenti; • Nitrospira spp. risultano dominare il gruppo NOB; 72 Materiali e metodi Materiali Soluzioni e reagenti Le soluzioni ed i reagenti utilizzati, la loro composizione ed il metodo per la loro preparazione sono stati scelti secondo il protocollo specificato dal Dipartimento di Biologia Animale e Genetica Leo Pardi di Firenze, dove sono state eseguite le analisi, e da Salvadori (2000). In sostanza la procedura prevede l’utilizzo di: PBS 30X NaCl 5M SDS 10% TRIS-HCl 1 M DAPI (4,6 diamino-2-fenilindolo) EDTA 0,5 M Soluzione fisiologica Fissativi per la FISH Fissativo Paraformaldeide Fissativo Etanolo Fissativo Formaldeide Reattivi per ibridazione Tampone di ibridazione al 5% di formammide 73 Tampone di lavaggio al 5% di formammide Tampone di ibridazione al 20% di formammide Tampone di lavaggio al 20% di formammide Tampone di ibridazione al 35% di formammide Tampone di lavaggio al 35% di formammide Tampone di ibridazione al 40% di formammide Tampone di lavaggio al 40% di formammide Citifluor Sonde utilizzate nella FISH Abbiamo utilizzato undici sonde ad RNA con vari livelli di specificità le cui caratteristiche sono indicate in Tabella 2.3. Alcune di queste sonde necessitano del contemporaneo uso di sonde competitrici non marcate che ne evitano l’ibridazione con siti simili a quelli bersaglio; le caratteristiche delle competitrici sono indicate in Tabella 2.2. Le sonde BET42a, GAM42a, GAM42_C1033, GAM42b hanno sito bersaglio localizzato sul 23S rRNA sono; il sito bersaglio di tutte le altre è localizzato sul 16S rRNA. La miscela delle tre sonde GAM42a, GAM42b e GAM42_C1033 è denominata GAM-mix. Sonda BET42a GAM42a BTWO23A Comp-NIT3 Formamide [%] 35 35 Sequenza 35 5’-GCCTTCCCACTTCGTTT-3’ 5’-GCCTTCCCACATCGTTT-3’ 5'-GAATTCCACCCCCCT CT-3' 40 5'-CCTGTGCTCCAGGCTCCG-3' Tabella 2.2 Caratteristiche delle sonde non marcate usate come competitrici. 74 Sonda Forma mide [%] Gruppo specifico EUB338 20 Most Bacteria Fluo - 5’-GCTGCCTCCCGTAGGAGT- 3’ ALF968 20 αProteobatteri Fluo Cy3 5’-GGTAAGGTTCTGCGCGTT-3’ BET42a 35 βProteobatteri Fluo Cy3 5’-GCCTTCCCACTTCGTTT-3’ GAM42a 35 γProteobatteri Fluo Cy3 5’-GCCTTCCCACATCGTTT-3’ GAM42_ C1033 35 γProteobatteri Fluo Cy3 5’-GCCTTCCCACCTCGTTT-3’ GAM42b 35 γProteobatteri Fluo Cy3 5’-GCCTTTCCACATGGTTT-3’ BONE23 A 35 Nso1225 35 Nsm156 5 NEU NIT3 β1-group of Proteobatteri β-proteobatteri ammonio-ossidanti Marcatura sul 5’ Sequenza Cy3 5’-GAATTCCATCCCCCTCT-3’ Cy3 5'-CGCCATTGTATTACGTGTGA-3' Nitrosomonas spp., Nitrosococcus mobilis Cy3 5'- TATTAGCACATCTTTCGAT-3' 40 Most halophilic and halotolerant Nitrosomonas spp Cy3 5'- CCCCTCTGCTGCACTCTA -3' 40 Nitrobacter spp. Cy3 5'- CCTGTGCTCCATGCTCCG -3' Tabella 2.3 Caratteristiche delle sonde utilizzate Metodi Modalità di campionamento e conservazione La raccolta del campione di fango attivo da analizzare può essere effettuata in qualunque punto del bacino di aerazione evitando, se presenti, zone di ristagno. Il materiale flottante non deve essere raccolto. È’ sufficiente prelevare 3 ml di miscela aerata in tubi falcon da 50. 75 Durante il trasporto dall’impianto di depurazione al laboratorio di analisi non è necessario alcun accorgimento particolare, purché non trascorrano più di otto ore; in tal caso è conveniente ricorrere ad un refrigeratore portatile. In laboratorio i campioni non analizzati vanno conservati in frigo a 4°C; se questi provengono da impianti ad alto carico devono essere analizzati entro 3-4 giorni, se da impianti a basso carico entro 8-10 giorni. Fissaggio delle cellule Cellule Gram-negative, fissaggio in paraformaldeide (metodo di Amann) Si aggiungono 3 volumi di fissativo paraformaldeide ad 1 volume di campione e si mantiene per 1-3 h a 4° C. Si fanno depositare le cellule fissate centrifugando (5000 x g) e si rimuove il fissativo. Si lavano le cellule in 1x PBS e si risospendono in 1x PBS fino ad una concentrazione finale di 108 - 109 cell./ml. Si aggiunge un volume di etanolo ghiacciato e si mescola. Le cellule fissate possono essere messe sui vetrini o conservate in freezer a -20°C per molti mesi. Preparazione dei vetrini ed ibridazione Immobilizzazione di cellule fissate sul vetrino semplice Si diffondono 3 μl (7 μl in caso di colture pure) di sospensione di cellule fissate per ciascuno degli otto pozzetti del vetrino e si fa asciugare all'aria (meglio sotto cappa). Mentre si aspetta si prepara il tampone di ibridazione. Si deidratano le cellule con passaggi successivi di tre minuti ciascuno, attraverso lavaggi in etanolo al 50%, 80%, 98%; le soluzioni di etanolo vengono messe in tubi falcon da 50 ml, dove vengono immersi verticalmente i vetrini. Si lascia asciugare all’aria il vetrino per togliere l'etanolo. I vetrini possono essere conservati all'asciutto, a temperatura ambiente, a lungo. Immobilizzazione di cellule fissate sul vetrino con agarosio Si riveste il vetrino con una soluzione allo 0,1% di agarosio ed allo 0,001% di cromo potassio solfato immergendolo in essa per 5 secondi per poi lasciarlo asciugare in posizione verticale. In tal modo si forma sul vetrino una sottilissima pellicola che 76 riduce il problema del distacco delle cellule durante le fasi della FISH. A questo punto il procedimento è analogo al precedente. Ibridazione cellulare Si porta la camera d'ibridazione alla temperatura di 46°C. Si aggiungono in ciascun pozzetto 10 μl di tampone d'ibridazione preparato all'istante; con il tampone di ibridazione avanzato, si imbeve la carta assorbente che si ripone piegata in un Falcon. Si aggiunge 1 μl di sonda (1,1 μl delle sonde competitrici) per ogni pozzetto e si mettono i vetrini nel Falcon poggiandoli con il retro sulla carta assorbente. Si chiudono i tubi Falcon e si trasferiscono velocemente in stufa a 46°C dove si lasciano in posizione orizzontale per 1-2 h. Si prepara il tampone di lavaggio e si incuba a 48°C. Si tolgono i Falcon dalla stufa e si ferma immediatamente l'ibridazione: con le pinzette si prende il vetrino e, tenendolo inclinato, si fa scorrere sopra un po' di tampone di lavaggio preriscaldato alla temperatura d'ibridazione. Si trasferisce il vetrino nel Falcon riempito con 50 ml di tampone di lavaggio e si mette il Falcon in un bagnetto a 48°C per 15-20 min. Si sciacqua il vetrino con acqua distillata facendo scorrere sui pozzetti circa 2 ml di dH2O con una pipetta Gilson e si lascia asciugare all’aria. Si aggiungono in ciascun pozzetto 5 μl di Washing buffer e 1 μl di DAPI (1μg/μl). Si incuba 5’ a temperatura ambiente. Si sciacqua il vetrino con acqua distillata facendo scorrere sui pozzetti circa 2 ml di dH2O con una pipetta Gilson e si lascia asciugare all’aria. Sotto cappa e con i guanti si aggiunge il Citifluor al centro del vetrino, si copre con il coprioggetti, premendo leggermente ed evitando la formazione di bolle d'aria; in tal modo il citifluor diffonde nei pozzetti. Per conservare i vetrini già visti al microscopio è necessario togliere il coprioggetti, eliminare il Citifluor asciugando con aria compressa, e mettere i vetrini in un tubo Falcon pulito, che viene poi mantenuto a -20°C. 77 Osservazione dei vetrini I vetrini sono stati osservati con un microscopio ad epifluorescenza LEICA DM L (Leica Microsystems Wetzlar GmbG, Germany) equipaggiato con un obiettivo per immersione con olio N pLAN e una lampada a mercurio da 50W. Ciascun vetrino è stato fotografato con una macchina digitale Fuji S1 PRO istallata sul microscopio; il pozzetto è composto da circa 300 campi. Ogni pozzetto è stato esaminato completamente per avere un'idea della distribuzione dei microrganismi e per ogni pozzetto sono stati fotografati 10 campi consecutivi in una zona che ne rispecchiasse la situazione generale. Nel seguito, con la parola campo, si indicherà la porzione di pozzetto presente in una singola foto. Ogni campo è stato fotografato tre volte: con il filtro per rilevare il Cy3 (arancione), con quello per rilevare la Fluoresceina (verde) e con quello per rilevare il DAPI (blu). Attivita’ sperimentale e risultati Le coppie di campione di mixed liquor sono state prelevate uno dalla vasca d’ossidazione dell’impianto pilota MBR-Zenon (CD-mbr) e l’altro dalla canaletta di ricircolo dei fanghi dell’impianto Cuoio Depur che, dalla vasca d’ossidazione tradizionale, li porta alla vasca per la denitro (CD-ox). Il primo campionamento (CDmbr1 e CD-ox1) è stato effettuato il 10 Giugno 2005 mentre il secondo (DC-mbr2 e CD-ox2) il 24 Novembre 2005. Entrambe i campionamenti sono stati eseguiti in periodi in cui l’efficienza di abbattimento dell’azoto ammoniacale dell’impianto pilota risultava elevato (Tabelle 2.4 e 2.5). Ingresso Permeato Abbattimento Data N-NH4+ N-NH4+ 30-mag-05 03-giu-05 06-giu-05 09-giu-05 13-giu-05 16-giu-05 20-giu-05 23-giu-05 [mg/L] 182 134 186 112 128 106 164 152 [mg/L] 3.5 2.9 3.9 3.2 3.2 3.3 3.7 2.6 N-NH4+ [%] 98.1 97.8 97.9 97.1 97.5 96.9 97.9 98.3 Tabella 2.4 Concentrazione di N-NH4+ in ingresso ed in uscita e relativa efficienza di abbattimento dell’impianto pilota nel periodo del primo campionamento. 78 Ingresso N-NH4+ [mg/L] Permeato N-NH4+ [mg/L] Abbattimento N-NH4+ [%] 100.0 200 180 80.0 160 140 60.0 [%] N [mg/L] 120 100 80 40.0 60 40 20.0 20 u -g i 23 -g iu 21 -g iu 19 u -g i 17 -g i u u 15 13 -g i -g iu u 9gi 11 u 7gi u 3gi 5gi u u 0.0 1gi 30 -m ag 0 t [d] Figura 2.7 Concentrazione di N-NH4+ in ingresso ed in uscita e relativa efficienza di abbattimento dell’impianto pilota, Giugno 2005. Data 10-nov-05 16-nov-05 21-nov-05 24-nov-05 28-nov-05 01-dic-05 07-dic-05 12-dic-05 Ingresso N-NH4+ [mg/L] 51.5 129.5 156.6 124.2 126 64.8 90 75.6 Permeato N-NH4+ [mg/L] 1.3 5.4 0.8 0.7 0.45 0.45 0.5 1.8 Abbattimento N-NH4+ [%] 97.5 95.8 99.5 99.4 99.6 99.3 99.4 97.6 Tabella 2.5 Concentrazione di N-NH4+ in ingresso ed in uscita e relativa efficienza di abbattimento dell’impianto pilota nel periodo del secondo campionamento. 79 Ingresso N-NH4+ [mg/L] Permeato N-NH4+ [mg/L] Abbattimento N-NH4+ [%] 200 100.0 180 160 80.0 120 60.0 [%] N-NH4+ [mg/L] 140 100 80 40.0 60 40 20.0 20 0.0 10 - no 12 v -n o 14 v -n o 16 v -n o 18 v -n o 20 v -n o 22 v -n o 24 v -n o 26 v -n o 28 v -n o 30 v -n ov 2di c 4di c 6di c 8di c 10 -d ic 12 -d ic 0 t [d] Figura 2.8 Concentrazione di N-NH4+ in ingresso ed in uscita e relativa efficienza di abbattimento dell’impianto pilota nel periodo del secondo campionamento. Prime analisi dei campioni CD-mbr1 e CD-ox1 Prima di procedere con il ciclo di FISH diretto all’individuazione di specifici generi batterici, è stata svolta un’indagine preliminare sui campioni CD-mbr1 e CD-ox1 per capire quale fosse l’abbondanza degli a-, b-, b1- e g- Proteobatteri e per provare le sonde. DOMINIO REGNO PHYLUM CLASSE ORDINE FAMIGLIA α-Proteobacteria Rhizobiales Bradyrhizobiaceae GENERE Nitrobacter spp. Procarioti Bacteria Proteobacteria β-Proteobacteria Nitrosomonadales Nitrosomonadaceae Nitrosomonas spp. Nitrosospira spp. γ-Proteobacteria - Tabella 2.6 Schema della tassonomia batterica dei Proteobatteri di nostro interesse. Si è così proseguito preparando quattro pozzetti per campione, applicandovi il DAPI ed ibridando ognuno di essi con due sonde a specificità gerarchica secondo le seguenti quattro prove: 80 • ALF968cy3 / EUB338fl / DAPI • BET42a cy3 + GAM42a / EUB338fl / DAPI • GAMmix cy3 + BET42a / EUB338fl / DAPI • BONE23A cy3 + BTWO23A / BET42a fl + GAM42a / DAPI Esaminando i vetrini così trattati al microscopio ad epifluorescenza è subito stato chiaro che c’erano dei problemi di resa legati all’elevata autofluorescenza dei campioni, in particolare quella nel verde che non permette di utilizzare il fluorocromo fluoresceina (Figura 2.9). 10μm Figura 2.9 Campione di fango visto al microscopio ad epifluorescenza con il filtro per il verde ed ingrandimento 100X: il campione è fluorescente nonostante l’assenza di fluorocromi. Nonostante l’autofluerescenza, si osserva che le oggettive difficoltà di conteggio delle cellule ibridate con le sonde e di quelle colorate dal DAPI non ci hanno permesso di condurre un’analisi semi-quantitativa dei campioni. Oltre al problema dell’autofluorescenza, infatti, i fiocchi analizzati sono caratterizzati da una considerevole consistenza e compattezza che si traduce nella sovrapposizione del segnale fluorescente di più cellule. Praticamente si visualizzano delle nebulose colorate all’interno delle quali è impossibile distinguere le singole cellule, se non 81 parte di quelle in superficie. E stato comunque possibile osservare qualitativamente le differenze tra i ceppi presenti in superficie sui due tipi di fango. Per risolvere il problema dell’autofluorescenza è stato messo a punto un protocollo di distacco dei batteri utilizzando Nycodenz®. Nycodenz® è un prodotto chimico in polvere che serve ad isolare le particelle biologiche dal resto del campione oggetto dell’analisi tramite la centrifugazione. Grazie al gradiente di densità che si instaura nel campione diluito in una soluzione acquosa di Nycodenz® di densità di 1,3 mg/ml, è possibile separare i batteri dal fiocco per centrifugazione. FISH sui campioni CD-mbr e CD-ox Effettuato il distacco batteri/fiocco sui campioni del primo e del secondo prelievo, abbiamo eseguito il seguente ciclo di FISH su CD-mbr1, CD-mbr2, CD-ox1 e CDox2: • ALF968cy3 / EUB338fl / DAPI • BET42a cy3 + GAM42a / EUB338fl / DAPI • GAMmix cy3 + BET42a / EUB338fl / DAPI • Nso1225 cy3 / BET42a fl + GAM42a/ DAPI • NEU cy3 / BET42a fl + GAM42a / DAPI. 10μm In Tabella 2.7 sono riassunti i risultati delle stime semiquantitative ottenute su tali campioni con le sonde per gli a-, b- e g- Proteobatteri, per i quali è stato possibile effettuare la conta. Batteri positivi all'ibridazione [%] CD-mbr CD-ox Proteobatteri Sonda/e I prelievo II prelievo II prelievo I prelievo ALF968 68.6a – 12.0b 87.5 a – 52.0b 35.1a – 24.4b 26.2a – 13.3b α BET42a 27.9a – 7.3b 14.9a – 5.6b 29.6a – 10.6b 19.8a – 8.6b β a b a b a b GAMmix 16.5 – 5.5 8.2 – 3.2 7.9 – 3.3 qn γ a: percentuale calcolata rispetto al totale dei batteri EUB338-positivi. b: percentuale calcolata rispetto al totale dei microrganismi DAPI-positivi. qn: quasi nulla. Tabella 2.7 Schema riassuntivo delle stime semiquantitative ottenute con la FISH. 82 ALF968cy3 10ìm EUB338fl 10ìm DAPI 10ìm Figura 2.10 Campo di CD-ox1 ibridato con ALF968cy3 / EUB338fl / DAPI. 83 Gli esiti della conta confermano la predominanza degli a-Proteobatteri sui b-e gProteobatteri, già osservata nelle analisi preliminari dei campioni del primo prelievo. Tale predominanza risulta molto accentuata nell’impianto MBR rispetto all’impianto tradizionale, a sottolineare una prima evidente differenza tra i due sistemi. La percentuale di b-Proteobatteri risulta maggiore di quella di g-Proteobatteri in entrambe gli impianti. Interessante notare che la quantità di b-Proteobatteri è lievemente maggiore nella vasca d’ossidazione dell’impianto tradizionale; al contrario, la quantità di g-Proteobatteri risulta notevolmente maggiore nell’impianto MBR. Ciò potrebbe suggerire una differente composizione della comunità ammonio ossidante nei due impianti: la scarsa presenza di b-Proteobatteri nell’MBR rispetto all’impianto tradizionale ed ai valori riportati in letteratura, visti gli alti rendimenti di nitrificazione, potrebbe essere compensata da una maggior presenza di AOB appartenenti ai g-Proteobatteri. Nell’impianto tradizionale, sono invece gli AOB appartenenti ai b-Proteobatteri i maggiori responsabili dell’ossidazione dell’ammonio, essendo addirittura quasi nulla la percentuale di g-Proteobatteri riscontrata nel secondo campionamento. La particolare distribuzione quantitativa di a-, b- e g-Proteobatteri osservata nei campioni, differisce da quella riportata nella letteratura presa in esame durante lo svolgimento del presente lavoro di tesi. In essa, infatti, è sempre stata rilevata la predominanza dei b–Proteobatteri sulle altre due classi, sia che i fanghi provenissero da impianti tradizionali alimentati con reflui civili e/o industriali, sia che provenissero da impianti con tecnologia MBR alimentati con reflui civili. Alla base di questa particolare caratteristica, osservata nella composizione della biomassa nitrificante dei nostri impianti, potrebbe esservi l’origine conciaria del refluo con cui sono alimentati. Le complesse caratteristiche dell’alimento, ricco di sostanze inibenti tra le quali i tannini, e l’elevata variabilità temporale del suo carico inquinante, devono aver influito sulla selezione della biomassa nitrificante, favorendo la crescita degli a- Proteobatteri che, evidentemente, si sono adattati meglio delle altre classi alle condizioni ambientali presenti nei due impianti. Nel caso dell’impianto pilota MBR, tali condizioni, associate al completo trattenimento della biomassa operato dalla membrana, hanno determinato una netta supremazia degli a-Proteobatteri sui b-e g-Proteobatteri. 84 Nel campione CD-mbr1 si osserva una discrepanza tra la percentuale di ALF968/EUB338 (68.6%) e di ALF968/DAPI (12.0%) rispetto all’andamento di tali percentuali stimate negli altri campioni. Confrontando i valori percentuali di EUB338/DAPI ottenuti nelle varie prove (Tabella 7.7), si nota come questi siano eccessivamente bassi nella FISH ALF968cy3 / EUB338fl / DAPI, effettuata sul campione CD-mbr1; tale valore non si considera attendibile, pertanto la percentuale di ALF968/DAPI calcolata per CD-mbr1 non è stata presa in considerazione. La difformità di tale dato dal resto dei risultati, potrebbe esser legata alla minor rappresentatività dell’aliquota di CD-mbr1 utilizzata nella prova ALF968cy3 / EUB338fl / DAPI, dove si riscontra la presenza di un totale di circa 700 microrganismi contro gli oltre 1100 contati negli altri campioni. Questa difformità non invalida la stima di ALF968/EUB338. EUB338 / DAPI [%] CD-mbr Sonda/e ALF968 BET42a GAMmix I prelievo 17.5 26.3 33.6 CD-ox II prelievo 59.4 37.9 39.3 I prelievo 69.5 36.6 42.3 II prelievo 50.8 47.3 non calcolata Tabella 2.8 Stime semiquantitative di Bacteria EUB338-positivi calcolate rispetto al totale dei microrganismi DAPI-positivi ottenute con la FISH. Nel complesso, osservando i risultati riassunti in Tabella 7.6, si nota che le percentuali di EUB338/DAPI ottenute nel corso delle varie FISH seguono un andamento poco coerente: all’interno delle aliquote appartenenti ad uno stesso campione, ci si aspetterebbe di trovare percentuali di Bacteria simili e non così altalenanti. Alla base di ciò potrebbe esserci una disomogeneità spaziale dei campioni d’origine delle aliquote in seguito alla procedura di distacco dei batteri; tale ipotesi sarebbe confermata anche dall’elevata variabilità del numero di cellule totali presenti in ciascuna di esse. L’incoerenza dei valori di EUB338/DAPI ottenuti non invalidano quelli sonda/EUB338. In Tabella 7.8 sono riassunti i risultati derivanti dall’osservazione dei campioni ibridati con le sonde di gruppo. In questo caso non è stato possibile eseguire una 85 stima semiquantitativa dei batteri positivi all’ibridazione: le cellule positive sono molto scarse ed i singoli campi sono poco rappresentativi ai fini di una conta significativa. Proteobatteri Sonda/e β ammonio-ox Nso1225 Nitrosomonas spp. alofili ed alotolleranti NEU Batteri positivi all'ibridazione CD-mbr CD-ox I prelievo II prelievo II prelievo I prelievo 1 cellula in 2 1 cellula in 22 1 cellula in 4 assenti campi su 300 campi su 300 campi su 300 1/4 cellule, anche a gruppi, 1 cellula in 3 1 cellula in 2 assenti campi su 300 in 20 campi su campi su 300 300 Tabella 2.9Risultati della FISH con le sonde di gruppo. Alla luce dei risultati semiquantitativi sopra discussi, si ritiene altamente improbabile una presenza così esigua di b-ammonio ossidanti; in particolare nella vasca d’ossidazione tradizionale, i cui fanghi sono caratterizzati da una scarsissima presenza di g-Proteobatteri, ciò non risulta compatibile con le alte efficienze di rimozione dell’azoto misurate nei periodi in cui sono stati prelevati i campioni dall’impianto. Per quanto riguarda l’impianto MBR, i dati ottenuti sono inconsistenti, in quanto l’obiettiva presenza di β ammonio-ox e Nitrosomonas spp. alofili ed alotolleranti è stata dimostrata con il primo ciclo di FISH sul campione CD-mbr1 (Paragrafo 7.2 e Tabella 7.5). L’inconsistenza dei risultati della FISH, eseguita con le sonde di gruppo Nso1225 e NEU sui campioni a seguito del protocollo di distacco, potrebbe dipendere da un limitato distacco dal fiocco dei batteri ad esse positivi. Molto probabile però, che alla base del problema, ci sia semplicemente una disomogeneità del campione trattato con Nycodenz: il numero di cellule totali presenti nelle aliquote analizzate con tali sonde è piuttosto limitato, la loro quantità è poco rappresentativa. Se però la prima ipotesi fosse confermata, anche la frazione di b-Proteobatteri, rilevata con la sonda BET42a, sarebbe stata sottostimata a causa dell’ inefficienza del protocollo di distacco nei confronti di tale classe di batteri. Osservazione dei fiocchi di fango 86 Con un ingrandimento 20X, abbiamo esaminato al microscopio i campioni semplicemente fissati sui vetrini. I fiocchi del primo prelievo (Figura 2.10) sono molto spessi e di dimensioni mediograndi; tali caratteristiche sono lievemente più accentuate nei fanghi attivi dell’impianto tradizionale, nei quali si riscontra un’abbondante presenza di filamentosi. I fiocchi del secondo prelievo (Figura 2.11) presentano dimensioni e spessore leggermente minori rispetto a quelli del primo; anche questa volta i fiocchi dell’impianto MBR sono meno spessi di quelli del tradizionale, dove i batteri filamentosi sono più abbondanti. 87 Figura 2.10 Campione CD-mbr1 (sopra) e CD-ox1 (sotto). 88 Figura 2.11 Campione CD-mbr2 (sopra) e CD-ox2 (sotto). 89 Conclusioni La ricerca condotta nel presente lavoro di tesi era finalizzata alla caratterizzazione della biomassa nitrificante presente in un impianto pilota con tecnologia MBR, adibito al trattamento di acque reflue conciarie miste a civili. Tale caratterizzazione è stata eseguita sottoponendo campioni di fanghi attivi alla Fluorescent In Situ Hybridization (FISH), analisi molecolari atte a individuare e quantificare la presenza di specifici microrganismi. In seguito ad una approfondita ricerca bibliografica, abbiamo deciso di eseguire la FISH utilizzando una sonda specifica per i Batteri (EUB338), delle sonde classespecifiche per individuare gli α-, β- e γ- Proteobatteri (ALF968, BET42a, GAMmix rispettivamente), due sonde di gruppo specifiche per i β-ammonio ossidanti (Nso1225) e per i Nitrosomonas spp. alofili ed alotolleranti (NEU) ed infine due sonde genere-specifiche per Nitrobacter spp. (NIT3) e per Nitrosomonas spp. e Nitrosococcus mobilis (Nsm156). L’osservazione dei campioni ibridati è stata svolta con un microscopio ad epifluorescenza, non adatto a stime quantitative precise. Sono state pertanto effettuate stime semiquantitative, dove possibile, ed osservazioni complessive, per descrivere l’abbondanza dei batteri positivi alle sonde. Nelle stime semiquantitative, il numero di cellule ibridate con le sonde è stata rapportata al numero di batteri (EUB338) o a quello del totale dei microrganismi (DAPI) presenti nel campione analizzato. I conteggi sono stati eseguiti prendendo in considerazione almeno 10 campi per ciascuna FISH. Le analisi sono state fatte in parallelo, non solo sui campioni provenienti dalla vasca d’ossidazione dell’impianto pilota MBR-Zenon (CD-mbr), ma anche su quelli provenienti dalla vasca d’ossidazione di un impianto tradizionale in scala reale (CDox). Tale scelta operativa a seguito delle analogie esistenti tra i due impianti, che ci hanno permesso di osservare come la sostituzione dell’unità di sedimentazione 90 biologica con un sistema a membrane sommerse influisca sulla biomassa nitrificante. I campioni, due per impianto, sono stati prelevati in periodi in cui si registrava un’elevata efficienza di rimozione dei composti azotati. A causa della complessa matrice dei fiocchi e della loro elevata consistenza e compattezza, è stato necessario mettere a punto un protocollo di distacco dei batteri dal resto del fiocco che minimizzasse il problema dell’autofluorescenza dei campioni. I risultati delle ibridazioni sui campioni di fanghi attivi hanno messo in evidenza una predominanza degli α- Proteobatteri sui β- e γ- Proteobatteri in entrambe gli impianti; essa appare particolarmente marcata nel pilota MBR, a sottolineare una prima differenza tra i due sistemi. La percentuale di b-Proteobatteri risulta maggiore di quella di g-Proteobatteri in entrambe gli impianti; questi ultimi sono particolarmente scarsi nell’impianto tradizionale, ciò suggerisce che la maggior parte dell’ossidazione dell’ammonio è qui svolta da AOB appartenenti ai b-Proteobatteri. Differente invece la composizione degli AOB nel pilota MBR, dove la minor quantità di b-Proteobatteri rispetto al tradizionale, è compensata da una maggiore presenza di g-Proteobatteri. La predominanza degli α- Proteobatteri, osservata in ogni campione da noi analizzato, differisce da tutti studi su WWTPs riportati nella letteratura citata in questa tesi. Le complesse caratteristiche dell’alimento, ricco di sostanze inibenti tra le quali i tannini, e l’elevata variabilità temporale del suo carico inquinante, devono aver influito sulla selezione della biomassa nitrificante, favorendo la crescita degli aProteobatteri e determinandone la supremazia sulle altre due classi. In entrambe gli impianti, è stata osservata la tendenza dei β −ammonio ossidanti a formare aggregati: nell’MBR essi si trovano anche sulla superficie dei fiocchi, mentre nel tradizionale essi sono localizzati nel suo interno. Tale differenza risiede probabilmente nella destrutturazione dei fiocchi dovuta allo stress idrodinamico al quale sono sottoposti i fanghi del pilota. 91 Al contrario dei Nitrosomonas spp. alofili ed alotolleranti (NEU), regolarmente presenti sottoforma di aggregati sulla superficie dei fiocchi dell’MBR e plausibilmente presenti nelle profondità del fiocco nell’impianto tradizionale, la presenza di Nitrosomonas spp. e Nitrosococcus mobilis (Nsm156) non è stata rilevata sulla superficie dei fiocchi di nessuno dei due impianti. Risulta verosimile l’ipotesi che Nitrosomonas spp. e Nitrosococcus mobilis non siano in essi presenti in quantità significative. Dalle analisi risulta inoltre come i β −ammonio ossidanti dell’MBR siano in larga parte costituiti da Nitrosomonas spp. alofili ed alotolleranti, ciò a confermare la suddetta ipotesi. Poco si può dire sui Nitrobacter, i quali risultano molto scarsi sulla superficie dei fiocchi di entrambe gli impianti, e per la cui determinazione non sono state eseguite analisi sufficienti. E’ possibile che essi si trovino all’interno dei fiocchi come che la loro presenza non sia quantitativamente significativa nella biomassa nitrificante studiata. Alla luce degli interessanti risultati ottenuti con il presente lavoro di tesi, si sottolinea la necessità di proseguire lo studio con ulteriori analisi sulla biomassa nitrificante, che permettano di approfondirne la caratterizzazione e di verificare le ipotesi qui esposte. Approfondire le conoscenze sulla frazione nitrificante, ma più in generale sulla comunità microbica che catalizza le reazioni biochimiche di degradazione degli inquinanti nei processi a fanghi attivi, significa avere uno strumento in più per monitorarne il funzionamento ed ottimizzarlo. 92 EFFETTO DELL’APPLICAZIONE DEL BIOREATTORE A MEMBRANE SUL TRATTAMENTO TERZIARIO Introduzione In tutti gli impianti con trattamento secondario del liquame, l’abbattimento dei solidi sospesi che si attua nella sedimentazione secondaria risulta non perfetto ed è per questo che nel caso in cui interessi un effluente molto limpido e con COD più ridotto, si ricorre a trattamenti di affinamento, aventi lo scopo di rimuovere buona parte di quelle particelle sospese sfuggite nella fase di sedimentazione e di ottenere un netto miglioramento della qualità dell’effluente. In questo capitolo si analizzerà il trattamento terziario in rapporto all’applicazione di un sistema MBR al processo biologico. Scopo dello studio è capire se tale sistema comporti dei benefici per i trattamenti a valle. Dato che il permeato in uscita dalle membrane mostra una notevole presenza di colloidi, è stato preso in considerazione il trattamento chimico di chiariflocculazione, capace di abbattere tali sostanze, cercando di capire sia in termini di abbattimento di COD che economici, se il sistema MBR porta miglioramenti in questo trattamento. Per affrontare questo problema sono state fatte prove sperimentali sul permeato dell’impianto pilota Zenon, seguendo le modalità che avvengono nell’impianto in scala reale. Il trattamento terziario dell’impianto Cuoiodepur è costituito da un processo di chiariflocculazione, tramite il quale viene abbattuta l’ultima frazione di COD al fine di rientrare nei limiti prescritti dalla normativa. Vengono dosati reagenti quali cloruro ferroso (FeCl2), calce e polielettrolita. Dal processo si ricava un consistente quantitativo di fango terziario che viene convogliato alla linea di trattamento fanghi. 93 Tra le particelle presenti all’interno delle acque reflue, quelle di natura colloidale non possono essere rimosse per sedimentazione in tempi ragionevoli, per cui è necessario adottare per esse metodi chimici (utilizzando coagulanti chimici e coadiuvanti della flocculazione) per consentirne la rimozione. L’eliminazione dei solidi avviene quindi mediante un trattamento chimico-fisico che sfrutta l’azione di due tipi diversi di sostanze, dette coagulanti, di natura organica o inorganica. La loro azione viene svolta in due fasi: nella prima, chiamata coagulazione, vengono destabilizzati i colloidi rendendo più facile la formazione di agglomerati voluminosi; nella seconda fase, chiamata flocculazione, gli aggregati continuano ad ingrossarsi fino a diventare sedimentabili; in questi processi un ruolo fondamentale è svolto dal pH, questo infatti deve essere adeguatamente regolato in base alle caratteristiche dei vari agenti coagulanti e flocculanti. La coagulazione consiste quindi nella destabilizzazione delle cariche presenti nei colloidi e nella formazione di coaguli che permettono di adsorbire le sostanze solide in sospensione. I fiocchi creati mediante coagulazione non presentano dimensioni tali da consentire una decantazione in tempi ragionevoli; necessitano quindi di un secondo trattamento mediante aggiunta di agenti flocculanti allo scopo di legarli mediante fenomeni di adsorbimento in agglomerati di dimensioni maggiori. Le prove di chiariflocculazione Le prove sono state effettuate secondo le procedure operative utilizzate nel settore terziario presso l'impianto Cuoiodepur, ovvero utilizzando il cloruro ferroso (FeCl2) come coagulante, un polielettrolita anionico (Magnafloc 2025/B) come flocculante e la calce per portare il pH al valore ottimale. Tali prove sono state eseguite sia sul permeato Zenon sia sull’uscita del biologico della Cuoiodepur per confrontare i risultati ottenibili nei due reflui con un trattamento terziario. La procedura utilizzata per la determinazione del dosaggio ottimale di coagulante, ha previsto l’utilizzo del Jar-test per simulare la fase di chiariflocculazione in scala di laboratorio. Il principio fondamentale di queste prove è stato quello di riprodurre più fedelmente possibile le condizioni operative dell’impianto. 94 Reazioni chimiche coinvolte In seguito viene presentata la reazione di precipitazione chimica, con l’impiego di cloruro ferroso (FeCl2) e calce, che avviene nell’impianto Cuoiodepur. Questo è il caso in cui il cloruro ferroso non può essere utilizzato quale unico agente di precipitazione, ma è necessario aggiungere della calce allo scopo di dar luogo alla formazione di un precipitato. Per effetto dell’aggiunta di solo cloruro ferroso hanno luogo le seguenti reazioni: FeCl 2 + Ca ( HCO3 ) 2 ⇔ Fe( HCO3 ) 2 + CaCl 2 Fe( HCO3 ) 2 ⇒ Fe(OH ) 2 + CO2 se l’alcalinità del refluo non risulta sufficiente viene aggiunto un eccesso di calce, che da luogo alla seguente reazione: Fe( HCO3 ) + 2Ca (OH ) 2 ⇔ Fe(OH ) 2 + 2CaCO3 + 2 H 2 O l’idrossido ferroso può essere successivamente ossidato dall’ossigeno disciolto all’interno del refluo a idrossido ferrico, che costituisce la forma finale desiderata, secondo la reazione: 1 1 Fe(OH ) 2 + O2 + H 2 O ⇔ Fe(OH ) 3 4 2 Il Jar-test L’efficacia della flocculazione e della sedimentazione possono essere determinate su scala di laboratorio in un Jar-test. Questa è infatti una procedura che simula i processi e consente di valutarne i rendimenti in base alla torbidità residua. Il Jar-test è lo strumento più comunemente usato anche per la scelta e il dosaggio del reattivo e dell’adiuvante di flocculazione, per la determinazione del pH ottimale e del punto di aggiunta sia degli adiuvanti di flocculazione, sia dei prodotti chimici ‘aggiustatori di pH’, per l’ottimizzazione dell’energia di miscelazione e dei tempi, per la determinazione della diluizione di reattivo, etc. Un apparato di laboratorio per Jar-test è composto da più contenitori standard (beaker) e da un numero uguale di agitatori con palette, a velocità regolabile. 95 Fig 2.12 - Jar-test Un tipico Jar-test per l’ottimizzazione del dosaggio include i seguenti passi: - in una prima fase avviene la miscelazione rapida del refluo e vengono aggiunti i dosaggi nei vari beaker contenenti 1 litro dello stesso refluo; l’iniezione del reattivo prescelto avviene in ogni beaker vicino alle palette per la miscelazione; - si continua con una miscelazione rapida comunemente intorno ai 100 giri al minuto; - segue una miscelazione lenta della sospensione a 25-35 giri al minuto; - a questo punto viene spenta la miscelazione per permettere ai fiocchi di sedimentare; - una volta completata la sedimentazione, per effettuare le misurazioni necessarie vengono estratti dei campioni dalle soluzioni, con apposite siringhe, appena al di sotto della superficie del refluo. Lo svolgimento delle prove In ogni prova un litro di refluo è stato sottoposto ad agitazione dopo l’aggiunta del coagulante, il cloruro ferroso (FeCl2), di una soluzione con titolo di Fe2+ del 10% e densità 1,2g/L, in concentrazione diversa per ogni recipiente in modo da valutare quella che meglio lo chiarificava; è stato scelto di dosare il cloruro ferroso nelle seguenti concentrazioni: 60 mg/L, 120 mg/L e 240 mg/L. 96 A questo punto si accendeva lo strumento ad una velocità molto alta e si introduceva nel beaker la sonda per la misurazione del pH; dal momento che questo processo si deve svolgere ad un pH=11 è stata aggiunta della calce in quantità tale da arrivare al pH richiesto. Una volta che il pH si è stabilizzato al valore richiesto, è stata aggiunta una goccia di polielettrolita anionico, il quale agendo sulle particelle in sospensione, annulla le loro cariche elettriche favorendone l’agglomerazione e quindi l’aumento della massa e della velocità di sedimentazione. Dopo aver aggiunto il polielettrolita si è continuato ad agitare ad una velocità minore (25-35 giri al minuto) per qualche minuto, dopodiché si è spento l’agitatore in modo da far sedimentare completamente i fIocchi che si formavano. Completata la sedimentazione si è filtrato su carta (0,45 μm) il chiarificato ottenuto e ne è stato misurato il COD; tale misura è stata fatta con i kit, eseguendo la prova lenta a 180°C con una durata di due ore. Nella prima prova si sono ottenuti valori insignificanti che non sono stati utilizzati nell’analisi dei risultati dal momento che all’inizio non abbiamo tenuto in considerazione che i reflui di origine conciaria sono caratterizzati da un elevato contenuto di cloruri, i quali se non sono opportunamente inibiti, determinano una richiesta chimica aggiuntiva di ossigeno. Per questo motivo dalla seconda prova in poi in ogni provetta è stata aggiunta una quantità di solfato di mercurio (HgSO4) sufficiente ad inibire questa richiesta chimica di ossigeno da parte dei cloruri. Di seguito si riportano i risultati ottenuti nelle varie prove effettuate sul permeato Zenon con i relativi grafici; in ogni tabella è stata usata la seguente nomenclatura per i campioni analizzati: Z = permeato Zenon tal quale Z60 = permeato Zenon con 60 mg/L di Fe2+, filtrato su carta; Z120 = permeato Zenon con 120 mg/L di Fe2+, filtrato su carta; Z240 = permeato Zenon con 240 mg/L di Fe2+, filtrato su carta; 97 29 novembre 6 dicembre 12 dicembre 21 dicembre 31 gennaio Valori medi Prove su pilota Zenon COD [mg/L] Abbattimenti [%] Z 370 Z60 178 51,9 Z120 170 54,1 137 63,0 Z240 Z 328 Z60 177 46,0 Z120 148 54,9 136 58,5 Z240 Z 309 Z60 181 41,4 Z120 136 56,0 Z240 117 62,1 Z 306 Z60 145 52,6 Z120 125 59,2 Z240 116 62,1 Z 322 Z60 155 51,9 Z120 137 57,5 Z240 125 61,2 Z 327 Z60 167,2 48,8 Z120 143,2 56,3 Z240 126,2 61,4 tab. 2.10- Valori COD e rispettivi abbattimenti delle prove sul permeato Zenon COD [mg/L] Prova 29 nov Zenon 400 350 300 250 200 150 100 50 0 0 60 120 240 Fe2+ [m g/L] fig. 2.13 - Risultati prova del 29 novembre 98 Prova 6 dic Zenon 350 COD[mg/L] 300 250 200 150 100 50 0 0 60 120 240 Fe2+ [m g/L] fig. 2.14 - Risultati prova del 6 dicembre Prova 12 dic Zenon 350 COD[mg/L] 300 250 200 150 100 50 0 0 60 120 240 Fe2+ [m g/L] fig. 2.15 - Risultati prova del 12 dicembre Prova 21 dic Zenon 350 COD [mg/L] 300 250 200 150 100 50 0 0 60 120 240 Fe2+ [m g/L] fig. 2.16 - Risultati prova del 21 dicembre 99 Prova 31 gen Zenon 350 COD [mg/L] 300 250 200 150 100 50 0 0 60 120 240 Fe2+ [m g/L] fig. 2.17 - Risultati prova del 31 gennaio Mettendo insieme le varie prove otteniamo i seguenti grafici: Prove su Zenon 400 COD [mg/L] 350 300 29-nov 250 06-dic 200 12-dic 150 21-dic 100 31-gen 50 0 0 60 120 240 Fe2+ [mg/L] fig. 2.18 - Prove su refluo Zenon 100 Abbattimento [%] Abbattimenti Zenon 100 90 80 70 60 50 40 30 20 10 0 29-nov 06-dic 12-dic 21-dic 31-gen 60 120 240 Fe2+ [mg/L] fig. 2.19- Abbattimenti su refluo Zenon Nella tabella sottostante sono riportati i risultati delle prove effettuate sul refluo proveniente dall’impianto in scala reale, adottando la seguente nomenclatura: C = uscita biologico Cuoiodepur filtrato su carta C60 = uscita biologico Cuoiodepur con 60 mg/L di Fe2+, filtrato su carta C120 = uscita biologico Cuoiodepur con 120 mg/L di Fe2+, filtrato su carta C240 = uscita biologico Cuoiodepur con 240 mg/L di Fe2+, filtrato su carta 29 novembre 6 dicembre 12 dicembre 21 dicembre 31 gennaio Valori medi Prove su refluo Cuoiodepur COD [mg/L] Abbattimenti [%] C 480 C60 217 54,8 C120 191 60,2 155 67,7 C240 C 516 C60 253 51,0 C120 212 58,9 164 68,2 C240 C 438 C60 194 55,7 C120 190 56,6 C240 153 65,1 C 371 C60 161 56,6 C120 147 60,4 C240 148 60,1 C 349 C60 192 45,0 C120 163 53,3 C240 151 56,7 C 430,8 C60 203,4 52,6 C120 180,6 57,9 C240 154,2 63,5 tab. 2.11 - Valori COD e rispettivi abbattimenti delle prove sul refluo Cuoiodepur 101 Nella figura 8.14 e 8.15 si riassumono i risultati ottenuti nelle varie prove: Prove su Cuoiodepur 600 29-nov COD [mg/L] 500 06-dic 400 12-dic 300 21-dic 200 31-gen 100 0 0 60 120 240 Fe2+ [mg/L] fig. 2.20 - Prove su refluo Cuoiodepur Abbattimenti [%] Abbattimenti Cuoiodepur 100 90 80 70 60 50 40 30 20 10 0 29-nov 06-dic 12-dic 21-dic 31-gen 60 120 240 Fe2+ [mg/L] fig. 2.21 - Abbattimenti su refluo Cuoiodepur Di seguito si riportano i valori medi di COD e i relativi abbattimenti medi ottenuti nelle varie prove effettuate sia con il permeato Zenon che con il refluo Cuoiodepur. 102 COD [mg/L] Valori medi 500 450 400 350 300 250 200 150 100 50 0 tal quale 60 120 Fe 2+ Zenon 240 [mg/L] Cuoiodepur fig. 2.22 - Valori medi delle prove effettuate sul refluo Cuoiodepur % Abbattimenti medi 100 90 80 70 60 50 40 30 20 10 0 60 120 Fe Zenon 2+ 240 [mg/L] Cuoiodepur fig. 2.23 - Abbattimenti medi delle prove effettuate sul refluo Cuoiodepur Nel grafico seguente i valori medi ottenuti nelle prove effettuate sui due impianti, sono stati approssimati con una curva esponenziale in modo tale da poter avere un’idea dell’andamento del COD in funzione delle diverse quantità di Fe2+ dosato. 103 Valori medi COD [mg/L] 240 -0.0015x y = 220.12e 2 R = 0.9882 200 160 120 -0.0015x y = 178.11e 2 R = 0.9394 80 40 0 60 120 180 240 300 Fe2+ [mg/L] zenon cuoiodepur limite di legge Espo. (zenon) Espo. (cuoiodepur) fig. 2.24 - Valori medi ottenuti nei due impianti Dai valori medi dei risultati ottenuti nelle prove a pH 11, si osserva che con il permeato Zenon si utilizzano minori quantità di reagenti; infatti per portare il suo COD ad un valore che rientra nei limiti di legge (160 mg/L), è necessaria una minore quantità di cloruro ferroso rispetto al refluo dell’impianto in scala reale; è risultato infatti che occorrono circa 80 mg/L di Fe2+ , contro i 240 mg/L circa di reagente necessari per il refluo Cuoiodepur. Nel corso delle prove è stata fatta anche una stima approssimativa della quantità di calce necessaria per portare i reflui al valore di pH del trattamento; la quantità media di calce necessaria per il permeato Zenon con 80 mg/L di Fe2+ è risultata pari a 820 mg/L, mentre il refluo Cuoiodepur con l’aggiunta di 240 mg/L di Fe2+ ha richiesto un valore medio di 1080 mg/L di calce per raggiungere ugualmente un pH pari a 11. Nel mese di gennaio è stato messo in funzione un impianto pilota di tipo tradizionale e nel momento in cui ha iniziato a funzionare a pieno regime, è stato deciso di fare lo stesso tipo di prove, ma questa volta utilizzando il suo effluente come parametro di confronto per lo Zenon. Questo perché l’influente ai due piloti proviene dalla stessa alimentazione e in sede di discussione dei risultati sarebbe stato così possibile fare un confronto diretto tra le caratteristiche dei due effluenti. In questo caso è stato deciso di effettuare le prove ad un pH più basso (pari a 10,5), per vedere se impiegando una minor quantità di calce, fosse possibile ottenere ugualmente un’accettabile efficienza del trattamento. 104 Il cloruro ferroso utilizzato come coagulante in queste prove aveva un titolo di Fe2+ del 12% ed una densità pari a 1,2 g/L; sono stati dosati 144mg/L e 216 mg/L di Fe2+. Di seguito sono riportati i valori di COD ottenuti nelle varie prove eseguite ed i relativi abbattimenti calcolati, sia per il permeato Zenon che per l’uscita del pilota tradizionale; in ogni tabella è stata usata la seguente nomenclatura per i campioni analizzati: Z = permeato Zenon tal quale C = Uscita pilota tradizionale filtrato su carta Z144 = permeato Zenon con 144 mg/L di Fe2+, filtrato su carta C144 = uscita pilota tradizionale con 144 mg/L di Fe2+, filtrato su carta Z216 = permeato Zenon con 216 mg/L di Fe2+, filtrato su carta C216 = uscita pilota tradizionale con 216 mg/L di Fe2+, filtrato su carta 27 febbraio 28 febbraio 13 marzo Valori medi Prova pilota Zenon COD [mg/L] Z 334 Z144 151 147 Z216 Z 310 Z144 134 129 Z216 Z 278 Z144 136 Z216 125 Z 307 Z144 140 Z216 133 Abbattimenti [%] 54,8 56,0 56,7 58,4 51,1 55,0 54,2 56,5 tab. 2.12 - Valori COD e rispettivi abbattimenti per le prove effettuate sul refluo Zenon Prova 27 febbraio a pH 10,5 400 350 COD [mg/L] 300 250 200 150 100 50 0 Zenon tal quale 144mg/L Fe2+ 216mg/L Fe2+ fig. 2.25 - Risultati prova su refluo Zenon 105 Prova 28 febbraio a pH 10,5 350 COD [mg/L] 300 250 200 150 100 50 0 Zenon tal quale 144mg/L Fe2+ 216 mg/L Fe2+ fig. 2.26 - Risultati prova su refluo Zenon Prova 13 marzo a pH 10,5 300 COD [mg/L] 250 200 150 100 50 0 Zenon tal quale 144mg/LFe2+ 216mg/L Fe2+" fig. 2.27 - Risultati prova su refluo Zenon 106 Mettendo su uno stesso grafico le varie prove effettuate su pilota Zenon otteniamo: prove su Zenon a pH 10,5 COD [mg/L] 400 350 300 250 200 150 100 50 0 Z 144mg/L Fe2+ 27-feb 28-feb 216mg/L Fe2+ 13-mar fig. 2.28 - Risultati di tutte le prove a pH 10,5 % Abbattimenti Zenon a pH 10,5 100.0 90.0 80.0 70.0 60.0 50.0 40.0 30.0 20.0 10.0 0.0 144mg/L Fe2+ 216mg/L Fe2+ 27-feb 28-feb 13-mar fig. 2.29 - Abbattimenti relativi a tutte le prove a pH 10,5 107 Per quanto riguarda le prove effettuate sul pilota tradizionale si hanno i seguenti risultati: 27 febbraio 28 febbraio 13 marzo Valori medi Prova pilota Tradizionale COD [mg/L] Abbattimenti [%] C 385 C144 176 54,3 157 59,2 C216 C 348 C144 186 46,5 161 53,7 C216 C 355 C144 171 51,8 C216 163 54,1 C 362 C144 177 50,9 C216 160 55,7 tab. 2.13 - Valori COD e rispettivi abbattimenti per le prove effettuate sul pilota tradizionale COD [mg/L] prove su pilota tradizionale a pH 10,5 450 400 350 300 250 200 150 100 50 0 C 144mg/L Fe2+ 27-feb 28-feb 216mg/L Fe2+ 13-mar fig. 2.30 - Risultati di tutte le prove a pH 10,5 108 % Abbattimenti pilota tradizionale a pH 10,5 100.0 90.0 80.0 70.0 60.0 50.0 40.0 30.0 20.0 10.0 0.0 144mg/L Fe2+ 216mg/L Fe2+ 27-feb 28-feb 13-mar fig. 2.31 - Abbattimenti relativi a tutte le prove a pH 10,5 Calcolando i valori medi dei COD ottenuti per gli effluenti dei due piloti dopo essere stati sottoposti al trattamento, anche a pH 10,5 è risultato più vantaggioso il trattamento sull’effluente del pilota Zenon, in quanto questo ha richiesto circa 72 mg/L in meno di Fe2+ rispetto all’effluente del pilota tradizionale. COD [mg/L] Valori medi 400.0 350.0 300.0 250.0 200.0 150.0 100.0 50.0 0.0 tal quale 144 Fe 2+ Zenon 216 [mg/L] Cuoiodepur fig. 2.32 - Valori medi risultati per i due reflui a pH 10,5 109 % Abbattimenti medi 100.0 90.0 80.0 70.0 60.0 50.0 40.0 30.0 20.0 10.0 0.0 144 216 Fe 2+ Zenon [mg/L] Cuoiodepur fig. 2.33 - Abbattimenti medi risultati per i due reflui a pH 10,5 Valutando il consumo di calce, anche in questo caso risulta vantaggioso l’utilizzo del pilota Zenon; si ha infatti che per quest’ultimo con 144 mg/L di Fe2+ occorrono 762 mg/L di calce, mentre per il pilota tradizionale con 216 mg/L di Fe2+ ne occorrono 930 mg/L. Il trattamento di chiariflocculazione a pH 10,5 risulta comunque meno vantaggioso rispetto a quello a pH 11 sia trattando l’effluente del pilota Zenon sia quello del pilota tradizionale, in quanto è necessaria una quantità molto maggiore di cloruro ferroso, mentre la quantità di calce da impiegare risulta comunque di poco minore rispetto a quella necessaria per portare i reflui a pH 11. 110 VALUTAZIONE DEI COSTI Considerando le quantità di reagenti utilizzati ogni anno dall’impianto Cuoiodepur e i rispettivi costi (tabella 8.5) si può fare una stima del risparmio economico del trattamento di chiariflocculazione, nel caso in cui si effettui tale trattamento dopo un sistema MBR. Tale stima verrà fatta considerando le quantità risultate necessarie per effettuare il trattamento ad un pH pari ad 11 in quanto, come detto in precedenza, risulta più vantaggioso. Dalle prove è emerso che il dosaggio ottimale per effettuare la chiariflocculazione dopo un trattamento a membrane è di circa 80 mg/L di Fe2+; considerando che l’impianto Cuoiodepur ha una potenzialità di 10.000 m3/d, risulta che sono necessari 292 t/anno di Fe2+ che corrispondono ad un consumo di circa 2920 t/anno di cloruro ferroso al costo di 129.180 €/anno. Anche per quanto riguarda la calce si è registrato un consumo minore sia perché ad una minor quantità di cloruro ferroso aggiunto corrisponde una minor acidità del refluo, sia perché il permeato Zenon presenta un pH maggiore rispetto a quello dell’impianto in scala reale. La quantità di calce necessaria è risultata pari a 820 mg/L che, prendendo in considerazione sempre la quantità annua di refluo trattato, corrisponde ad un consumo di calce di 2990 t/anno ad un costo 188.559 €/anno. Reagenti Cloruro ferroso Calce Totale Valori relativi all’impianto Cuoiodepur Consumo [t/anno] Costo [€/t] 3820 44,24 4828 62,99 8648 107,23 Costo [€/anno] 169.013 304.111 473.124 tab. 2.14 - Costi e consumi dei reagenti impiegati nell’impianto Cuoiodepur Reagenti Cloruro ferroso Calce Totale Valori relativi al pilota Zenon Consumo [t/anno] 2920 2993 5913 Costo [€/anno] 129.180 188.559 317.739 tab. 2.15 - Costi e consumi dei reagenti in caso di trattamento del permeato Zenon 111 Reagenti Cloruro ferroso[mg/L] Calce [mg/L] Prove su pilota Zenon pH=11 80 820 pH=10,5 144 763 tab. 2.16- Quantità ottimali per il trattamento a pH 10,5 e 11 per il refluo Zenon Confrontando le quantità di reagenti necessarie per trattare il permeato del pilota Zenon con i reali consumi di reagenti forniti dal bilancio dell’impianto Cuoiodepur si ha un risparmio annuale in termini di cloruro ferroso e calce pari a 155.385 €/anno. Basandosi su numerosi articoli in letteratura che riportano, come uno dei principali vantaggi dei sistemi MBR, la ridotta produzione di fango rispetto ad un convenzionale impianto a fanghi attivi, il risparmio economico già di per sé considerevole, potrebbe essere ancora maggiore. Nel corso della nostra sperimentazione non è stato possibile quantificare esattamente questa minore produzione di fango in modo da poter effettuare una stima economica. Conclusioni Ciò che emerge dalle prove è l’impiego di una minore quantità di reagenti se si effettua il trattamento di chiariflocclulazione dopo un sistema MBR. La quantità maggiore di Fe2+ verificatasi necessaria per il refluo proveniente da un impianto tradizionale, è riconducibile al fatto che, mentre, il permeato è quasi del tutto privo di solidi sospesi per la pressoché completa ritenzione attuata dalla membrana, l’effluente della sezione biologica dell’impianto in scala reale presenta una frazione di solidi sospesi non trascurabile (e variabile, perché dipende anche dalle condizioni del fango) che sfugge alla sedimentazione. Per quanto riguarda l’utilizzo della calce, la minor quantità richiesta dall’effluente del pilota è per prima cosa una diretta conseguenza della minor quantità di cloruro ferroso da aggiungere che quindi determina una minor acidità del refluo, inoltre è dovuta al fatto che un refluo proveniente dalla filtrazione a membrana possiede un pH maggiore per effetto dello strippaggio della CO2 che avviene in tale processo. Confrontando le prove effettuate ai due diversi valori di pH, 10,5 e 11, risulta vantaggioso effettuare il trattamento a pH 11, lo stesso valore a cui viene portato attualmente il refluo nell’impianto in scala reale, perché la quantità totale di reagenti da utilizzare risulta inferiore. 112 CAPITOLO III CONFRONTO TRA IMPIANTO PILOTA MBR ED IMPIANTO PILOTA A FANGHI ATTIVI DI TIPO TRADIZIONALE: 25% REFLUO INDUSTRIALE 75% REFLUO CIVILE INTRODUZIONE La sperimentazione esposta nel capitolo che segue, ancora in corso al momento della stesura della presente relazione, fa parte di una fase delle indagini sperimentali di carattere applicativo, mirata all’ottimizzazione di una filiera di trattamento da adottare nell’ambito della riorganizzazione del sistema depurativo nel distretto conciario Toscano. La sperimentazione che è iniziata nel marzo 2006 è svolta utilizzando due impianti pilota gemelli, il primo a membrane ed il secondo tradizionale. Questo ha permesso di svincolare il confronto tra le due tecnologie dalla tipologia del refluo, infatti, durante le sperimentazioni svolte precedentemente l’impianto di controllo di tipo tradizionale era costituito dall’impianto su scala reale Cuoiodepur il cui influente è ovviamente non controllabile. Nel progetto di riorganizzazione è previsto che i reflui industriali vengano dapprima trattati nell’impianto di Aquarno e successivamente, dopo un trattamento intermedio, collettati presso l’impianto Cuoiodepur e trattati insieme ai reflui civili. Per questo la sperimentazione è stata, da Marzo 2006, condotta utilizzando una filiera completa e comprensiva di: un MBR per il trattamento dei soli reflui industriali (denitro-nitro); un trattamento intermedio di ossidazione con circa 150 mg/L di ozono; una miscelazione con reflui civili; un ulteriore trattamento completo (nitro-denitro) con due impianti in parallelo, uno di tipo tradizionale ed uno MBR 113 La sintesi dei risultati che segue è relativa ai materiali e metodi della sperimentazione con i due impianti finali in parallelo ed i risultati comprendono il monitoraggio delle principali variabili di processo, delle caratteristiche dell’influente e dell’effluente e della caratterizzazione dei due fanghi (MBR e tradizionale) in termini di efficienza di trasferimento dell’ossigeno. Di seguito l’impianto pilota a membrane sarà indicato come “Zenon” e l’impianto pilota di tipo tradizionale come “Cuoiodepur” o “C.D.” 114 MATERIALI E METODI Descrizione delle istallazioni su scala pilota I due impianti pilota sono descritti nelle figure 3.1 e 3.2: per la descrizione dell’impianto pilota a membrane si può fare riferimento a CAP I; l’impianto di tipo tradizionale è invece stato costruito in modo da avere esattamente le stesse volumetrie eccetto che per la vasca di sedimentazione ovviamente mancante nel primo. Le condizioni di processo sono state impostate in entrambi come segue: fattore di ricircolo nitro-denitro pari a quattro volte la portata; concentrazione di ossigeno disciolto pari a 2 mg/L; tempo di ritenzione idraulica nei reattori biologici pari a 35 h di cui 24 nella vasca di nitrificazione e 13 nella vasca di nitrificazione. Il refluo influente come già detto è costituito al 25% da refluo industriale pretrattato con un ulteriore MBR ed una ozonazione (150 mg/L) ed al 75% da refluo civile grezzo. Il programma di monitoraggio è riassunto in tabella: PARAMETRI MISURATI TRAMITE SENSORI ONLINE O DA CAMPO CAMPIONE O2 T ORP • • • • • • • • INGRESSO INDUSTRIALE INGRESSO CIVILE VASCA DI OSSIDAZIONE “MBR” VASCA DI OSSIDAZIONE “Tradizionale” VASCA DI DENITRIFICAZIONE “MBR” VASCA DI DENITRIFICAZIONE “Tradizionale” EFFLUENTE PILOTA MBR EFFLUENTE PILOTA TRADIZIONALE • • • • pH • • 115 Tabella 3.1 – Parametri da monitorare tramite misure istantanee CAMPIONE SST INGRESSO INDUSTRIALE 1 INGRESSO CIVILE 2 VASCA DI OSSIDAZIONE “MBR” 3 VASCA DI OSSIDAZIONE “Tradizionale” 4 EFFLUENTE PILOTA MBR 5 EFFLUENTE PILOTA MBR 6 NO2- NO3- COD • • • • • • • • • • • • • • • • • COD NH4+ SSV FILTR. • • • TN Ptot Psol • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • PARAMETRI MISURATI TRAMITE ANALISI DI LABORATORIO Tabella 3.2 – Parametri da monitorare tramite analisi di laboratorio Il monitoraggio dell’effluente in ingresso ha fornito i seguenti valori medi: Si assume che il refluo civile in futuro presenti le caratteristiche seguenti: Frazionamento COD, azoto e solidi sospesi refluo civile COD medio: 481 mg/L NH4+ medio 29 mg/L TN medio: 37 mg/L Solidi sospesi: SST medio 255 mg/L SSV medio 220 mg/L La concentrazione di fosforo è pari a 5.8 mg/L 116 117 Frazionamento COD, azoto, fosforo e solidi sospesi refluo industriale pretrattato COD medio: prima dell’ozonazione 770 mg/L (quasi completamente biorefrattario e composto da una frazione colloidale ed una solubile). CODmedio in ingresso agli impianti pilota (dopo ozonazione) 630 mg/L di cui circa 50 mg/L biodegradabile (da misure respirometriche e di BOD5 incrociate) NH4+ medio 2 mg/L relativo ad una quasi completa nitrificazione NO3- medio 43 mg/L (dipende molto dalle condizioni operative nell’impianto a monte sul quale devono essere ancora trovate condizioni di processo ottimali) Norg non ammonificabile medio 28 mg/L SST ed SSV trascurabili Fosforo trascurabile 118 Figura 3.1 Schema dell’impianto pilota a membrane 119 Figura 3.2 Schema dell’impianto pilota di tipo tradizionale 120 Metodologia usata per le prove di trasferimento dell’ossigeno Introduzione. Le prove, sono state effettuate allo scopo di individuare, in differenti condizioni di concentrazioni di fango e per i due diversi impianti pilota presenti, il coefficiente di trasferimento KLa; una stima dell’efficienza di trasferimento dell’ossigeno è di fondamentale importanza per una valutazione dei costi relativi all’aerazione dei reattori aerobici che rappresenta una voce di fondamentale importanza tra i costi operativi. Strumenti utilizzati Per poter effettuare gli esperimenti è risultato essenziale riuscire a creare un metodo standard uguale per tutte le misurazioni effettuate in modo da poter avere dei dati significativi e confrontabili. Sono stati utilizzati i seguenti strumenti: − un reattore batch da 40 l; − un agitatore per garantire omogeneità del fango in fase di desorbimento; − un diffusore d’aria a bolle fini per immettere aria nel fango in fase di assorbimento; − un flussimetro per controllare il flusso di aria immesso nel fango e verificare che tale flusso fosse costante; − una soffiante da 1 Nm3/h per generare il flusso con cui aerare il fango; − un ossimetro a chemiluminescenza. 121 Procedimento utilizzato per le prove di assorbimento negli impianti pilota Il procedimento utilizzato è stato il seguente per tutte le prove; 1. Si è prelevato dall’impianto pilota e,specificatamente,dalla vasca di ossidazione,un campione di 20l di refluo che è stato posto in un bidone simulante un piccolo reattore batch; 2. Si è iniziato ad introdurre aria con una portata di 600l/h all’interno del campione con l’ausilio di una piccola soffiante; 3. Attraverso l’utilizzo di una sonda è stato monitorato l’andamento delle variazioni di concentrazione dell’ossigeno disciolto nel refluo fino ad arrivare ad una stabilizzazione che è coincisa con il raggiungimento del livello di saturazione del refluo per quella temperatura e per quella specifica concentrazione di solidi; 4. Si è spento il flusso di ossigeno e,dopo aver acceso un agitatore,per garantire l’omogeneità del fango ed impedire la sedimentazione dello stesso,si è misurato il consumo dell’ossigeno da parte dei batteri presenti nel refluo in esame fino ad arrivare all’annullamento quasi totale dello stesso; 5. In seguito si è ridato ossigeno seguendo il procedimento di cui al punto 3; 6. Si è poi riportato il livello di concentrazione dell’ossigeno disciolto nuovamente a valori prossimi allo zero seguendo il procedimento di cui al punto 4; 7. I dati sono stati tabulati in un foglio excel e sono stati organizzati in un grafico; Sono stati presi i dati relativi alla seconda risalita della concentrazione dell’ossigeno di cui al punto 5, poi si è seguito il seguente metodo: a. Si è calcolato per ogni valore di concentrazione dell’ossigeno disciolto la differenza tra il valore limite di saturazione e tale concentrazione espresso in mg/l; 122 b. Si sono tabulati questi dati ponendo in ascisse il tempo (secondi) e in ordinate la differenza precedentemente calcolata secondo la seguente formula: ln (Cs − Ct ) = ln (Cs − C0 ) − Kl a t 2.303 (Metcalf & Eddy 2006). Dove: Cs = Concentrazione in equilibrio con la fase gassosa data dalla legge di Henry; Ct = Concentrazione al tempo t; C0 = Concentrazione iniziale; Kla = Coefficiente globale di trasferimento relativo al film liquido. c. Si è calcolata la linea di tendenza che meglio approssima tali dati e se ne è ricavato il coefficiente angolare; d. Ricavato il coefficiente angolare,dalla formula (1.0) viene fuori che m=− Kl a 2.303 Quindi K l a = − m ⋅ 2.303 . Poiché i dati sono stati raccolti considerando il tempo in secondi,si è trasformato poi il valore appena trovato in h-1 K l ah = K l asec ⋅ 3600 Si riporta poi tale valore alla temperatura standard di 20 °C attraverso la seguente formula: (3.1) K l a20 = K l at ⋅ θ t − 20 (Metcalf & Eddy 2006). Dove: Kla20 = coefficiente di trasferimento di massa dell’ossigeno a 20°C; Klat = coefficiente di trasferimento di massa dell’ossigeno alla temperatura t. 123 Procedimento utilizzato per le prove di assorbimento effettuate sull’acqua pulita. Il procedimento utilizzato è stato il medesimo sia per il calcolo del KLa dell’acqua pulita, del permeato Zenon che dell’effluente del CuoioDepur;di seguito, a titolo di esempio, e illustrato solo il procedimento utilizzato per l’acqua di rubinetto: 1. Sono stati prelevati 20l di acqua di rubinetto e sono stati versati in un bidone; 2. Attraverso l’utilizzo di una sonda è stato misurato il quantitativo di ossigeno iniziale disciolto nel campione in esame; 3. È stato portato l’ossigeno in soluzione a livelli prossimi allo zero,seguendo la procedura standardizzata dettagliatamente descritta in ASCE (1993) e ATV (1996) attraverso il dosaggio di un forte agente riducente (in questo caso bisolfito di sodio Na2SO3) in presenza di un catalizzatore (Cloruro di Cobalto CoCl2) e mantenendo il campione opportunamente mescolato grazie ad un agitatore,questo per ottimizzare il potere riducente del bisolfito di sodio; 4. Utilizzando un aeratore a bolle fini è stata data aria al campione fino a portarlo a concentrazioni di ossigeno disciolto pari al valore di saturazione; 5. Una sonda ha monitorato l’andamento dell’ossigeno ai diversi istanti di tempo Δt (si sono scelti intervalli pari a 30”) 6. Le misurazioni effettuate agli intervalli Δt sopra indicati sono state tabulate in un foglio excel; 7. IL coefficiente di trasferimento dell’ossigeno KLa è stato calcolato seguendo il procedimento sopra descritto per il calcolo di tale coefficiente per i fanghi (dal p.to a al punto d). 124 RISULTATI Monitoraggio degli impianti pilota I risultati relativi al monitoraggio dei due impianti pilota nel periodo considerato hanno condotto ai risultati esposti nelle figure che seguono. Il periodo iniziale deve essere interpretato alla luce del fatto che il refluo in ingresso è cambiato in modo significativo (ovvero la percentuale di industriale era al 55%) rispetto alla fase precedente e quindi comprende una fase di desorbimento dei composti precedentemente trattati e di adeguamento della biomassa. Legenda “C.D.” Impianto pilota di tipo tradizionale “MBR” Impianto pilota MBR Solidi CD e MBR 10000 SS [mg/L 8000 SST MBR 6000 SST CD 4000 SSV MBR SSV CD 2000 0 22-feb 4-mar 14-mar 24-mar 3-apr 13-apr 23-apr 3-mag t [d] Figura 3.3 Andamento della concentrazione di SST e SSV nelle vasche di nitrificazione dei due reattori COD [mg/ COD out 400 350 300 250 200 150 100 50 0 22-feb CODout CD CODout MBR 4-mar 14-mar 24-mar 3-apr 13-apr 23-apr 3-mag t [d] 125 Figura 3.4 COD nell’effluente dei due impianti pilota NH4 out N-NH4 [mg/ 50 40 30 NH4out CD 20 NH4out MBR 10 0 22-feb 4-mar 14-mar 24-mar 3-apr 13-apr 23-apr 3-mag t [d] Figura 3.5 Azoto ammoniacale nell’effluente dei due impianti pilota Nitrati effluente N-NO3 [mg/ 100 80 60 N-NO3 MBR 40 NO3 CD 20 0 22-feb 4-mar 14-mar 24-mar 3-apr 13-apr 23-apr 3-mag t [d] Figura 3.6 Nitrati nell’effluente dei due impianti pilota 126 Fenoli effluente 60 Fenoli [mg/ 50 40 Fenoli out MBR 30 Fenoli out CD 20 10 0 22-feb 4-mar 14-mar 24-mar 3-apr 13-apr 23-apr 3-mag t [d] Figura 3.7 Fenoli nell’effluente dei due impianti pilota N-org effluente N org [mg/ 20 15 MBR 10 CD 5 0 22-feb 4-mar 14-mar 24-mar 3-apr 13-apr 23-apr 3-mag t [d] Figura 3.8 Azoto organico nell’effluente dei due impianti pilota Fosforo effluente 5 P [mg/L 4 Ptot MBR 3 Ptot CD 2 Psol MBR Psol CD 1 0 22-feb 4-mar 14-mar 24-mar 3-apr 13-apr 23-apr 3-mag t [d] Figura 3.9 Fosforo nell’effluente dei due impianti pilota 127 Cl- effluente 2500 Cl [mg/L 2000 1500 MBR 1000 CD 500 0 22-feb 4-mar 14-mar 24-mar 3-apr 13-apr 23-apr 3-mag t [d] Figura 3.10 Clorurio nell’effluente dei due impianti pilota 128 Il confronto condotto durante questa prima fase di studio ha permesso, per quanto concerne i risultati relativi alla sperimentazione svolta presso l’impianto Cuoiodepur, di ottenere un set di dati altamente affidabili in quanto: - la conduzione ed il controllo degli impianti, progettati ad hoc per questo scopo, hanno permesso di ottenere condizioni di stabilità del processo paragonabili a quelle relative ad impianti su scala reale e quindi di ottenere risultati altamente rappresentativi; - il monitoraggio, svolto sperimentazioni precedenti, basandosi sull’esperienza maturata durante le ha permesso di ottenere set di risultati analitici affidabili; la significatività dei dati è inoltre rafforzata dalla conduzione, in parallelo, di due impianti biologici alimentati nella stessa maniera (MBR e CAS). Questa fase della sperimentazione ha permesso di evidenziare e quantificare alcune criticità della soluzione prospettata per la riorganizzazione del sistema depurativo del comprensorio del cuoio: • il COD nell’effluente finale si attesta intorno a 150 mg/L, ovvero risulta superiore ai limiti per area sensibile (125 mg/L); • l’azoto totale risulta in media di 28 mg N /L, ovvero quasi doppio rispetto al limite per area sensibile (15 mg N /L); di questi 28 mg N /L circa 8 mg/L sono relativi all’azoto organico e 20 mg/L relativi al nitrato; • il fosforo totale si attesta in media a 3.5 mg/L, decisamente oltre la soglia di legge di 1 mg/L per area sensibile. Per quanto riguarda il COD è necessario distinguere due possibili fattori che nel corso della sperimentazione ne hanno influenzato la riduzione: • il trattamento intermedio di ozonazione non è ottimizzato per il duplice scopo di un aumento della biodegradabilità e della riduzione del COD; in questo senso ci si riferisce tanto ai dosaggi quanto all’eventuale aggiunta di perossido d’idrogeno per lo sviluppo di un maggior numero di specie radicaliche altamente ossidanti; 129 • è dubbia l’effettiva rappresentatività del refluo civile utilizzato dati gli alti valori delle concentrazioni di COD ed i bassi rapporti BOD5/COD che lo caratterizzano. Per quanto concerne l’azoto nitrico i valori nell’effluente (circa 20 mg/L) sono dovuti ad una serie di fattori: • la presenza nel refluo industriale in ingresso (25% della portata trattata) di una concentrazione consistente di nitrati (40-50 mg/L) non bilanciati dal COD rapidamente biodegrabile necessario per la denitrificazione; • il possibile effetto negativo dell’ozonazione (e delle specie ossidanti residue) sul processo di denitrificazione ad esso immediatamente successivo; • la mancanza di un carico organico rapidamente biodegradabile nel refluo civile necessario a colmare la sproporzione dovuta alla presenza di nitrati nel refluo industriale in ingresso; • la non ottimizzazione della concentrazione di ossigeno nelle vasche di ossidazione dei due piloti. L’azoto organico nell’effluente altro non è che l’azoto contenuto nei composti biorefrattari provenienti dalla frazione industriale e che come inerte attraversa gli impianti biologici. La concentrazione di fosforo infine, essendo potenzialmente rimovibile solo attraverso gli spurghi del fango, date le elevate età del fango non subisce attualmente una significativa rimozione. Per quanto concerne il confronto tra le due tecnologie proposte, MBR (membrane bio-reactor) e CAS (conventional activated sludge), si sottolinea come la fase sperimentale appena conclusa abbia permesso di giungere a conclusioni solo parziali, infatti, gli impianti pilota sono stati condotti in condizioni di processo identiche per quanto riguarda i seguenti parametri: età del fango ( >70 d), tempo di residenza idraulica (35 h), concentrazione dei solidi sospesi, temperatura, concentrazione dell’ossigeno ed alimentazione. In queste condizioni, pur avendo manifestato la tecnologia MBR una notevole facilità di conduzione ed un’assoluta stabilità di processo, non si sono riscontrate sostanziali differenze sulla qualità degli effluenti. Questo risultato, che era ipotizzabile, ma che necessitava di una conferma sperimentale, sottolinea come 130 l’unico parametro che qualifica il processo biologico in questo contesto sia l’età del fango. Nel caso, più volte ipotizzato, di destinare in futuro le attuali volumetrie dell’impianto Cuoiodepur al trattamento di una quota consistente (anche maggiore di 50.000 m3/d) dei reflui misti civili ed industriali (pretrattati ed ozonizzati), le condizioni di processo saranno differenti da quelle impostate fino ad oggi sugli impianti pilota. In particolare le volumetrie delle vasche biologiche dell’impianto Cuoiodepur (37.000 m3) consentiranno di avere tempi di residenza minori di 18 h. In queste condizioni, risulteranno nettamente diverse le età del fango ottenibili con un impianto di tipo MBR e con un impianto di tipo CAS essendo nel primo mantenibili concentrazioni dei solidi doppie (12 g/L) rispetto al secondo (6 g/L). Si sottolinea, a questo proposito, che in futuro, in assenza di un trattamento terziario, non sarà più possibile effettuare il processo di sedimentazione secondaria come avviene attualmente, ovvero lasciando crescere i solidi sospesi fino ai 8-9 g/L, accettando temporanee fuoriuscite del fango attivo in esubero. Come illustrato poco sopra, inoltre, la possibilità di variare arbitrariamente l’età del fango, sarà probabilmente il miglior parametro di controllo per ottimizzare la rimozione del fosforo e che in una certa misura influenzerà anche il COD nell’effluente finale. Efficienza di trasferimento dell’ossigeno La seguente sperimentazione si è occupata della valutazione del KLa, coefficiente di trasferimento dell’ossigeno al variare dei solidi disciolti totali (SST) per due diverse tipologie di fango presenti in due impianti pilota che funzionano con differenti tecnologie. I risultati attesi dovrebbero differire gli uni dagli altri a causa delle diverse caratteristiche dei fanghi presenti al loro interno. Questo perché le due tecnologie installate affrontano in maniera marcatamente differente il problema della separazione dei solidi dall’effluente. Più specificatamente, mentre per quanto riguarda il sedimentatore secondario tale processo avviene semplicemente in modo meccanico per gravità, nel bioreattore a membrana è una filtrazione a garantirne la riuscita. Questo diverso approccio 131 provoca anche delle sensibili differenze nella composizione del fango presente all’interno della vasca di ossidazione che causa anche una diversa sensibilità dello stesso all’assorbimento dell’ossigeno. Da un punto di vista macroscopico, il fango presente nella configurazione a membrana appare meno sedimentabile del fango presente nel bioreattore tradizionale, come si può anche notare da una prova effettuata su due campioni di fango provenienti dai due impianti pilota. (a) (b) Fig. 3.3: Prova di sedimentabilità per i fanghi dei due impianti pilota al tempo t=0 (a) e t=30’ (b) 132 Nella foto di sinistra appaiono i due fanghi al tempo t=0; a prima vista, sembrerebbero perfettamente identici, però, se osservati dopo un tempo di sedimentazione pari a 30’ si può notare come il fango proveniente dal “C.D.” (a destra nelle foto) abbia sedimentato in modo sensibilmente più efficace rispetto a quello proveniente dallo “Zenon”. La spiegazione sta nel fatto che i fiocchi, nei quali il fango è aggregato, sono strutturati in modo differente a seconda della tecnologia utilizzata come evidenzia l’analisi al microscopio (fig. 3.4). (a) (b) Fig. 3.4: Struttura dei fiocchi di fango nell’impianto pilota “Zenon” (a) e nel “C.D.” (b). Nei fanghi provenienti dal “C.D.” si può notare un maggior grado di aggregazione, mentre quelli appartenenti allo “Zenon” sono più disgregati, questo fenomeno è figlio della filtrazione alla quale è sottoposto il mix liquor dell’impianto a membrana che opera una disgregazione dei fiocchi che ne pregiudica la sedimentabilità, a differenza di quanto avviene nell’impianto tradizionale dove il processo di sedimentazione per gravità richiede invece un maggior grado di aggregazione dei fiocchi per essere più efficace. In virtù di queste considerazioni si possono ora andare ad effettuare le nostre analisi sperimentali per verificare gli effetti di queste differenze sul KLa. Analisi dei dati sperimentali I valori del KLa ottenuti sono stati riportati in un grafico in funzione della concentrazione di solidi sospesi totali. I risultati come mostrato nella seguente figura non differiscono significativamente tra fango MBR e fango di tipo tradizionale, sebbene si possa notare come l’efficienza di 133 trasferimento decresca in modo sensibile all’aumentare della concentrazione di solidi. Oxygen transfer efficiency 50.0 MBR CAS Kla [1/h] 40.0 30.0 20.0 10.0 0.0 0 2000 4000 6000 8000 10000 12000 TSS [mg/L] Figure 3.5 – Valori stimati del KLa al variare della concentrazione di solidi con i due tipi di fango CONCLUSIONI E POSSIBILI SVILUPPI La filiera oggetto dell’indagine sperimentale è schematizzabile come segue: Refluo industriale Cuoiodepur Refluo Civile Cuoiodepur Pretrattamenti fino a sed I° MBR 2° e convenzionale Effluente finale Aquarno Refluo industriale Aquarno MBR 1° Ozono 134 Alla luce del contesto descritto e dei risultati finora ottenuti, le ricerche future dovranno svolgersi sui due seguenti fronti in modo parallelo: • adeguamento della filiera proposta (trattamenti chimico-fisici e biologici) in ottica dell’applicazione della normativa per lo scarico in area sensibile; • sviluppo del confronto tra tecnologia MBR e convenzionale alla luce dell’adeguamento alla filiera di trattamento ipotizzata per la riorganizzazione del sistema depurativo del comprensorio del Cuoio. Adeguamento della filiera proposta (trattamenti chimico-fisici e biologici) in ottica dell’applicazione della normativa Le problematiche dovranno essere affrontate in modo separato per quanto riguarda i parametri d’interesse evidenziati nell’introduzione. COD e azoto organico Questi due parametri sono assimilabili in quanto riconducibili alla presenza di composti solubili e colloidali biorefrattari prevalentemente nella frazione industriale del refluo. Le fasi di studio dovranno prevedere: - ottimizzazione del dosaggio di O3, e di O3/H2O2 in linea con gli impianti pilota; - valutazione dei costi; - eventuale studio di soluzioni alternative (ovvero se i risultati non fossero soddisfacenti): • prove di chiariflocculazione a monte e a valle del processo biologico; • coagulante nei reattori biologici e/o carboni attivi; • resine a scambio ionico . Nitrati Per l’ottimizzazione della denitrificazione andranno indagati i seguenti aspetti: 135 • dosaggio di solfuro (ed eventualmente zolfo elementare) in vasca di denitrificazione per valutare un processo di denitrificazione autotrofa; • ottimizzazione dei volumi di reazione per la nitrificazione e la denitrificazione, del ricircolo e dell’apporto di ossigeno; • ottimizzazione della filiera di trattamento introducendo una eventuale fase di post-denitrificazione nel caso in cui il refluo ozonizzato costituisca un fattore di instabilità per il processo; • valutazione dell’opportunità di inserimento di un reattore ad aerazione intermittente per nitrificazione e denitrificazione. Fosforo Inserimento di una fase anaerobica in testa agli impianti per biomassa fosforo accumulante. Ottimizzazione dell’età del fango per la rimozione del fosforo. Nota: il refluo ozonizzato potrebbe risultare inibente quindi andrebbe dosato direttamente nella vasca di denitrificazione o di nitrificazione, lasciando lavorare la biomassa fosforo accumulante fondamentalmente con il refluo civile. Sviluppo del confronto tra tecnologia MBR e convenzionale alla luce dell’adeguamento alla filiera di trattamento ipotizzata per la riorganizzazione del sistema depurativo del comprensorio del Cuoio Dovranno essere studiati quattro aspetti in particolare per il confronto: • applicazione delle due tecnologie con le volumetrie dell’impianto Cuoiodepur (ovvero quanto dei 100.000 m3/d previsti come portata media in futuro è opportuno e conveniente trattare nell’impianto attuale con ciascuna delle due tecnologie); • valutazione del fabbisogno energetico per MBR e CAS, studiando gli effetti nel trasferimento dell’ossigeno con le diverse KLa (al variare della concentrazione di solidi) e le due diverse costanti di semisaturazione dell’ossigeno per i nitrificanti selezionati con le due distinte tecnologie. 136 • valutazione della risposta delle due tipologie di impianto a picchi di carico di azoto e di COD. • produzione di fango nelle condizioni ottimali per ciascuna delle due filiere di trattamento 137