n. 99 aprile-maggio 2015 euro 2 - in edicola 1,50 TOMMASO ROMANO E LA CASA MUSEO THULE Pro.Vi.Di. Associazione Produttori Vini e Distillati della Sicilia Dopo la positiva esperienza al Vinitaly Si prepara ad EXPO 2015 Pro.Vi.Di. Sicilia Sede Legale Via Pipitone Federico, 8 - 90144 Palermo Sede Amministrativa Via G. Leopardi, 78 - 90144 Palermo genTe nosTRa a Ricordi e cultura nella sua casa museo in centro città Tommaso Romano e i mattoni del pensiero L’aria da casa museo si comincia a respirare già salendo nel vecchio prezioso ascensore in legno di noce che sale nel “palazzotto” a pochi metri dalla via Belmonte. Tommaso Romano, il Professore, che vi apre la porta, non è un uomo d’altri tempi, anzi è sempre stato uno il cui indice è rivolto agli anni a venire. Tuttavia è certamente un cultore dell’antico. Lo è nel cuore e nella mente, quando si rifà nei suoi innumerevoli discorsi, nelle occasioni forse da lui predilette, quelle di scoprire e valorizzare la cultura degli altri – specie se siciliani – ai modelli del passato. Dai più insigni e lontani a quelli forse giudicati di maggior concretezza, dei secoli “recenti”. Sono i secoli in cui, assieme all’avvento di un progresso tecnologico vissuto come sostegno al procedere di conoscenze più generalizzate e di forme di vita ben più accettabili per tutti, la cultura che interessa al Professore – secondo una sua condivisibile visione – prende anch’essa il volo. Da qui questo palermitano che è stato precoce, ma per il quale il tempo scorre come per tutti, mai diventato onorevole, nonostante la sua intensa presenza politica e i suoi incarichi alla Provincia (assesso- re alla Cultura) e al Comune, ma che verrebbe spontaneo a molti di chiamare così, magari proprio “ad honorem”, fa partire i minuti che gentilmente dedica all’ospite, rubandoli ad un’attività di certo frenetica, tutta giocata con la mente o al liceo con gli studenti, oppure un tempo con la penna e la macchina da scrivere, oggi con la tastiera del pc. Il progresso ce lo fa incontrare su internet appena vogliamo, compresa quella “Casa museo” che non coincide con l’abitazione sua e della famiglia, ma è uno studio a più stanze, in cui lui esplica il suo gusto per l’arredo, ma anche testimonia il modo di vedere la vita. Ogni pezzo è solo talvolta il libero risultato di un casuale acquisto, pur sempre una scelta voluta. Di regola è il ricordo di un incontro, un amico, un viaggio. Una testimonianza, insomma, di vita. Chi scrive queste righe, però, ci vede 4 – sbaglierà forse? – una riconoscibile fede nella molteplicità dell’esistente, del passato, del presente, della vita su questa terra. Il molteplice coincide in tale visione con parte di ciò che è morale. La sua accettazione rappresenta la Virtù. Perché ben più in alto è realizzata l’Unità, forse è una meta lontana. Forse è “la meta”. Certamente, Tommaso Romano, con la sua dichiarata appartenenza alla Destra, addirittura alla condivisione di sentimenti monarchici, forse anche borbonici, ben a dispetto di chi ha abusato di questa parola, facendone un aggettivo infamante, è stato classificato come anti progressista. Anche qui siamo di fronte alla “appropriazione indebita” non rara. C’è stato per molti decenni e c’è ancora chi conia nuovo linguaggio, come si fa con le monetine della zecca: attribuisci inediti significati, incolla aggettivi la cui attribuzione segue la sola scientificità della sua mente. Le parole, però, possono essere macigni e pesare di più se usate a sproposito e in un significato che non hanno. E’ avvenuto. Come dare alla definizione “uomo di destra” quel senso di “persona sbagliata” se ci si riferisce ad un Tommaso Romano? Ad un professore che, sia sulla cattedra, sia da uomo di cultura ha sempre sostenuto il sapere, la ricerca, la sperimentazione, sia in astratto, sia in concreto? E l’aiuto spontaneo, l’incoraggiamento, certamente il consiglio a chi si accinge a scrivere, a mettere nero su bianco – a propria volta – pensieri, parole,significati. Sì, le parole sono proprio come pesanti mattoni per Tommaso Romano ed è giusto porle sul piatto corretto della bilancia, affinché pesino dalla parte del bene, con correttezza. La sua casa museo lo ritrae certamente. Dire che è un po’ dannunziana viene fin troppo facile. Dire che contiene più cose di quelle che, in un certo momento Gozzano, sbagliando, definì “di pessimo gusto” lo è altrettanto. Solo che quelle cose son tornate di moda, hanno riacquistato valore, in parte nell’antiquariato e in parte nel modernariato. Poi ci sono quadri e sculture in gran numero, decori architettonici ed altro ancora. Se tutto risulta un po’ eccessivo, nel numero e nella disposizione, anche questo, per i motivi su esposti, significa qualcosa. Gli oggetti e la sistemazione dicono tanto sulla personalità del padrone di casa. Rappresentano una concezione di vita, una scelta di filosofia e morale… Forse Tommaso Romano, anziché essere quell’uomo di destra, visto come tale da molti, è piuttosto uno di quelli che ha inventato l’equidistanza, che “potrebbe essere” sia l’allontanamento da vecchie ideologie, sia quel laicismo che oggi è tanto di moda genTe nosTRa Da Maria Patrizia allotta e Tommaso Romano tanti siciliani contro il malaffare Diritto e legalità in sicilia La Casa museo Thule è segnalata nel più importante sito ITALIA LIBERTY. Tommaso Romano è stato, per l’esattezza, assessore alla provincia, al comune e 4 anni vicepresidente della Provincia. Mai – ci tiene a dirlo – onorevole “…in conseguenza della propria ostinata indipendenza”. Troppo libero, ripetiamo qui, per allinearsi nella schiera allineata dei deputati. Nella Casa museo Thule lo stile liberty è preponderante, ma non scarseggiano i pezzi déco e di pregevole modernariato. Ricca la quadreria con pezzi dal settecento ai nostri giorni, fra cui Salvatore Lo Forte, Giuseppe e Luigi Di Giovanni, Emma Ciardi, Onofrio Tomaselli, Ettore De Maria Bergler, Otama, Bruno Caruso, Renato Mambor, Bruno Munari, Bruno Saetti, Michele Dixit, Gianbecchina… La casa è la sede della fondazione Thule cultura, che è diretta filiazione dal 2001 delle edizioni Thule fondate da T.Romano a 16 anni con più di 800 titoli editi. E’ possibile la visita virtuale in internet collegandosi al sito ricco anche di giudizi di visitatori illustri: www.casamuseo thule. blogspot.it predicare. Ma, così come correttamente dovrebbe intendersi, l’equidistanza e il laicismo di Tommaso Romano sono posizioni “provvisorie quanto dovute” del pensiero cui ricorrere al momento di ricercare e coltivare il dovere dell’obiettività di giudizio. Nulla di tutto ciò comporti per l’individuo la rinunzia ai “propri” ideali, alla “propria fede”. Rimanga a ciascuno la facoltà di credere in libertà di pensiero e la volontà di sentire come un dovere il coraggio di professare e difendere fede e valori ideali. Tutto questo vediamo con piacere in Tommaso Romano, credendo che anche altri, se non allo stesso identico modo, riscontrino in lui le medesime caratteristiche. Perché essere “fuori strada” davanti ad individui che ci hanno dato forza nel corso degli anni si rivela – talvolta – la più triste delle scoperte. La vita ce ne da qualche esempio. In questa circostanza ci sentiremmo proprio di escluderlo. Germano Scargiali Da un progetto pedagogico e formativo, nato fra le storiche mura del Liceo statale di Scienze umane Regina Margherita di Palermo, un volume mirato alla legalità e all’antimafia in una terra che di tali iniziative ed articolate riflessioni ha certo bisogno. Il testo è a cura della Prof.ssa Maria Patrizia Allotta e del Prof. Tommaso Romano. Di fronte ai due noti cultori del pensiero filosofico letterario e delle scienze umane cui il Liceo è dichiaratamente vocato, viene in mente che l’ideazione di base appartenga alla docente e che Tommaso Romano, instancabile mentore e pigmalione di talenti, abbia accompagnato l’opera che continua a seguire con la usuale dedizione, a pubblicazione avvenuta. Il libro è scritto a più mani, una compilazione che ha del sorprendente, perché tesa a coinvolgere quante più personalità possibile, fra esperti, dotti commentatori a partire da Pia Blandano autrice del testo introduttivo al magistrato Alfonso Giordano, che ha scritto la prefazione e, per finire ai pittori Madè, autore della copertina esclusiva e Ida Nasini Campanella, autrice dell’olio riprodotto in quarta di copertina. Un’opera, insomma, impreziosita anche nei testi interni di tante presenze, nata dal contributo culturale e morale di insigni personalità che sono riportate nei ringraziamenti a pagina 5. Non ultimi in ordine di importanza, perchè a loro è rivolto l’interesse, costituendone “il fine”, gli alunni delle tre classi finali del Corso E, sorretti da tutti i loro docenti. L’opera procede con ritmo quasi anagrafico, nel selezionare, i siciliani che possono servire da monito ed esempio. Sia che abbiano pagato con la vita la propria rettitudine e l’avversione contro la corruzione, la malavita e la mafia, sia che si siano distinti per onestà e fecondità verso il bene della società civile. Non nominiamo qualcuno in particolare: invitiamo chi volesse a sfogliare il libro e leggerlo. Perché, prendendo le mosse da personaggi dei secoli scorsi, è aggiornato fino ad epoca molto recente, in cui non mancano purtroppo i martiri e, per buona grazia, gli esempi di probità. I meriti di quest’opera si evincono anzitutto dall’assenza di confessionalità, cioè dalla rinunzia a qualsivoglia ideologia, nel rispetto di quel giusto atteggiamento laico che non è mai di rigetto né tantomeno di disprezzo. Esso consiste – come dovrebbe sempre essere – nel rispetto per i valori ideologici altrui, ma anche nel rigetto di ciò che calpesta la legalità, i diritti del prossimo, i fini morali che gli altri coltivano senza offendere. Il laicismo non è e non dev’essere, a propria volta, una fede, ma una posizione nei confronti dell’esterno, ricercata come posizione temporanea del pensiero, per far largo alla corretta obiettività ed alla scientificità. Tutto ciò questo libro rispetta e proclama. Accanto ai personaggi famosi, un monito viene piuttosto maggiormente dai volti meno noti. Si apprende quanti siciliani, fra semplici poliziotti e carabinieri, cronisti di secondo piano, semplici cittadini si siano sacrificati in difesa di un valore etico. Quanti abbiano lavorato per il bene degli altri, della comunità, di tutti, svolgendo bene il proprio lavoro. Un’opera certamente didascalica, quindi, che giovani e meno giovani possono leggere con sentimenti che vanno dal semplice interesse fino ad una profonda partecipazione. Un libro che, certo, può indurre gli studenti ad una presa di coscienza, faticosa, ma opportuna ora più che mai. (Alisciarg) giancarlo Licata, Il volo dell’allodola Una donna al centro della storia, una donna reale, Antonella, ma in un certo senso protagonista la Sicilia, con i suoi drammi, le sue speranze, le sue lotte. Un pezzo di storia isolana filtrato dall’io narrante, la stessa Antonella, coinvolta suo malgrado in vicende criminali di mafia e illegalità che l’autore sembra vivere con l’angoscia di un ineluttabile fato che gioca con le esistenze umane travolgendone e distruggendone le aspettative. Non tutto, però, viene perduto. Ai personaggi centrali, Antonella, al marito Franco e al figlio Giovanni il compito di salvare un’umanità perduta. Né ricchi né forti o potenti, confinati ai margini della società, sopravvivono come possono all’incalzare degli eventi: ingiustizie, soprusi, difficoltà economiche, malattie, angosce, ma senza saperlo sono dei combattenti. Antonella, quando ce n’è bisogno rialza la testa, tirando fuori il coraggio della disperazione, la dignità di un essere offeso nei suoi beni più preziosi, la pace e la famiglia. Il marito Franco, impostole dal padre, tradito, ma in fondo amato, nonostante qualche cedimento ai compromessi sociali, ha orgoglio e volontà, non è disposto come tanti a fingere di non sapere. Farà la sua parte. Giovanni, infine, il figlio disabile, strano ma con grandi doti matematiche, migliore di tanti dotati, ribelle a modo proprio alla logica oppressiva del sistema.Tutt’intorno, un paese del Belice, icona del terremoto perpetuo di questa terra martoriata, la periferia degradata di una grande città, e poi tradimenti politici, corruzione, collusioni, vari livelli mafiosi, delinquenza e depistagli. Il bene e il male sempre in lotta, non tutti da una parte o dall’altra, per fortuna assente nel romanzo un certo manicheismo da strapazzo. C’è una chiesa “buona” e una “cattiva” e una politica non codarda che non si ritrova esclusivamente in una parte politica. E, alla fine, i piccoli insignificanti personaggi, i “perdenti” senza chance si rivelano invece per quello che sono veramente. Allora lo scenario si riapre, nulla si dà per scontato, può nascere un altro inizio. (Lydia Gaziano) Giancarlo Licata Il volo dell’allodola Ed. Thule €15,00 5 TRasPoRTI a abbiamo incontrato il grande armatore nel suo studio palermitano Pietro Barbaro e l’eredità di Federico Avevamo relazionato di un interessante incontro con Alfredo Barbaro titolare della Pietro Barbaro spa, uno fra i più noti personaggi in città, avvenuto questa estate. Nel corso dell’intervista ci aveva esposto un programma di valorizzazione della Favorita (dopo la fallita chiusura voluta dal Sindaco) cui aveva partecipato nel corso di riunioni informali con i maggiori rappresentanti del Comune. Oggi inizia col dirci, nel suo storico studio di piazza Ignazio Florio, del proprio rammarico, visto che, seguendo l’usuale adagio isolano, non se n’è fatto più nulla. Ma di ben altro tema si è poi parlato, facendoci dimenticare il negativo approccio. Barbaro, on. Console generale di Malta, praticamente da sempre, ha in programma il lancio di una nuova Trinacria. E’ un sodalizio internazionale nel cuore del Mediterraneo che metta in collaborazione Sicilia (Regione guida), Malta e Tunisia. Su che cosa si basa tale collaborazione? “E’ certamente di tipo commerciale, ma dal mio punto di vista, è anzitutto basato sui trasporti, che vedo come passaggio obbligato per ogni genere di sviluppo. In tale programma conto sulla collaborazione fattiva dell’Autorità portuale di Palermo e delle altre Autorità dei porti siciliani…” Vi sono delle linee generali nelle quali si inquadra questo programma… “Certo. Come lo sviluppo passa dai trasporti, questi non escono dal terreno della intermodalità, il coordinamento mare – terra e quest’ultima rappresentata dall’altro abbinamento treno – gommato”. C’è chi crede che l’aria sia uno sbocco dei futuri trasporti? “No. Non ci siamo con la quantità da trasportare. Invece, con i nuovi sistemi di conservazione e la velocità dei trasporti intermodali, occorre rafforzare le strutture portuali e l’organizzazione a terra per accogliere ed avviare le merci – si tratta di grandi quantità a destinazione. Quindi creare interporti. Il nostro Gruppo ha rivalutato e quindi sviluppato l’interporto di Rivalta Scrivia. Ci parli dei programmi a breve. “Assieme al presidente dell’Autorità portuale Enzo Cannatella abbiamo in programma un nuovo Focus, sulla falsariga di quello sui trasporti che riuscì egregiamente alla Stella maris con la partecipazione del sottosegretario Riccardo Nencini (alle infrastrutture e Trasporti del governo Renzi, ndr). Allora si fece un discorso di grande interesse sul tema del porto rispetto a quello dei trasporti in genere. Adesso vorremmo zoomare su questa realtà mediterranea, affinché Sicilia, Malta e Tunisia collaborino per realizzare un sogno che fu di Federico secondo”. Come Federico secondo? “Di sicuro. Il grande monarca del Sacro 6 La Pietro Barbaro s.p.a.“E il mare concederà a ogni uomo nuove speranze, come il sonno porta i sogni”. Questa frase del diario di bordo di C. Colombo sembra essere il motto di casa Barbaro, la cui storia sarà presto il tema di un libro del Prof Marcello Saija, già autore di Mercanti di mare. “Credo tanto ai trasporti e all’intermodalità che non saprei dirle a quanti master ho mandato mio figlio Peter in proposito”. Così ci dice Alfredo Barbaro, attuale titolare, 80enne che sale e scende le scale di corsa con tanta voglia non solo di vivere ma sempre di …creare, dopo aver ripetuto il motto di Colombo. La Pietro Barbaro è una compagnia di navigazione che risale al 1700. Più antica dei Florio, ancora operante, con sedi a Palermo, Roma e Samara (Russia), ha romano impero, lo “Stupor mundi”( ho letto anche il libro di Cinzia Tani) che scelse la Sicilia come luogo da amare in tutto il mondo allora conosciuto, all’antivigilia della scoperta dell’America, morì, si può dire, lanciando un messaggio che è tutt’oggi un testamento a favore della Sicilia”. Lei ha l’abitudine di tenerci sulle spine… “Anche lei è sornione, perché credo l’abbia capito. Si tratta di valorizzare quello che è il vero patrimonio di quest’Isola grande, proiettata al piede dell’Italia al centro delle rotte mediterranee”. Confesso, dottore, il mio piccolo pec- navi (petroliere) fin dentro il Volga. “Gli alti standard sono sempre stati la nostra mira – dice il Dott.Barbaro – ed oggi che ci troviamo di fronte a precise codificazioni, parliamo di Iso 14 mila che applichiamo con la società Fineval”. Approfondendo appena, veniamo a sapere che i Barbaro hanno varato per primi in Europa una petroliera a doppio scafo (motivi ecologici onde evitare sversamenti in caso di collisioni, ndr): è la Isola Blu. Poi ne è venuta una seconda, la North Point, in navigazione in Russia, nel 2005 è stata giudicata dai giornalisti di settore la nave più innovatrice al mondo della categoria. La Compagnia fa parte della Amver, definita l’internet fra le navi. Si è distinta in azioni di salvamento, sia di unità che di diportisti in pericolo negli oceani. cato qui con lei. Le direi che non ci dormo la notte e lo metto ovunque posso per iscritto. Mi colpì tanti anni fa uno stupendo articolo di Saverio Vertone, prima del fenomeno Berlusconi, che diceva come siamo all’alba di un neo Rinascimento del Mediterraneo e di una rivalutazione delle vie della seta e delle spezie. Per motivi in parte analoghi e in parte inediti… “Vede, non so chi possa non accorgersi che è in corso un grande risveglio di traffici, sia provenienti dal Far East, sia dovuto allo svegliarsi, lo si voglia o no, lo creda o meno TRasPoRTI sblocca Italia e sblocca sicilia: un po’ di soldi e tanta volontà Alfredo Barbaro a sinistra con il figlio Peter continuatore della “dinastia” Alfredo Barbaro la gente al bar, di stati e popoli che si affacciano dal Mar Nero al Maghreb, che sono usciti o escono dal sottosviluppo lungo il Mar Rosso, nell’Africa Sub Sahariana, per non parlare dei ricchissimi Emirati, dell’Arabia, di stati come il Sud Africa e il Niger (il Pil supera quello sud africano), ma anche della costa atlantica… Di questa crescita irrefrenabile bisogna essere all’altezza”. Opere come il Ponte sullo Stretto e il tunnel per Tunisi? “Il Ponte certamente sì. Ci mancherebbe. Il tunnel soffre della potenziale concorrenza di un passaggio da Gibilterra. Si tratta di unire l’Africa all’Europa e la volontà internazionale… Ma sì, perché no?” Quindi? “A breve, come le dicevo, a seguito di incontri con l’ing. Cannatella ed il dr. Sami Abdelaali per discutere questa collaborazione a tre il cui simbolo attualmente scelto, la Trinacria, è preso nel suo valore sovra nazionale (Sicilia-Malta-Tunisia)”. Ma è anche uno dei simboli della Sicilia… “Sì”. Cannatella incontra il viceministro nencini Riccardo Nencini , viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha partecipato, nel cuore del Porto di Palermo, all’incontro Sblocca Italia per sbloccare la Sicilia, protagonista l’Autorità portuale cittadina. Nencini ha concluso con una promessa: “Per il comparto logistico e dei trasporti in Sicilia sono previsti tra 10,5 e 11,5 miliardi di euro complessivi”. Il presidente dell’Autorità portuale Cannatella ha tenuto a dichiarare: “Abbiamo presentato al Ministero le nostre opere strategiche“. Ma nel pacchetto sono inseriti anche i due aeroporti (PA e CT) ed una serie di interventi nella viabilità. Non è un mega stanziamento, ma buone e ben definite appaiono le intenzioni espresse, con il Presidente Vincenzo Cannatella dell’Autorità Portuale definito “un personaggio da sogni”. Se sogna molto, qualcosa farà – diciamo noi – prendendo a prestito quel che si dice in Sicilia degli scherzi: che contengono sempre una parte di verità… E’ stata fra le primissime occasioni in cui si centra e si focalizza con chiarezza un tema che è da sempre al centro del nostro Palermoparla: “trasporti come passaggio obbligato dello sviluppo e intermodalità come conseguenza necessaria in una prospettiva reale e attuale”. Siamo in ritardo, ma, come dice il proverbio, meglio tardi che… Viaggiamo “late”, come i nostri treni, già nei riguardi del programma Ten-T (Trans European network – Transport), preparato dall’Ue: è una delle migliori e più importanti iniziative in Europa, ma quasi priva di assistenza mediatica, che sarebbe necessaria ad illuminare la pubblica opinione. Il nostro riferimento va ai balordi no alla Tav e al Ponte sullo Stretto. L’incontro nella sala della Stella Maris al Porto di Palermo, si inquadra nel tema generico come “Sblocca Italia per sbloccare la Sicilia”, voluto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dall’Autorità portuale di Palermo e dall’Ordine degli Ingegneri di Palermo. Ma il contenuto è stato focalizzato – da qui la nostra premessa – sul problema dei trasporti, della portualità, degli interporti, della citata intermodalità nell’ottica nazionale e soprattutto internazionale. Come raramente prima, protagonisti sono stati i “corridoi”, quale il numero 1 (citato però di striscio) Berlino – Palermo. Un ruolo primario è toccato, certo, al porto di Palermo e relativa apertura verso il mare, ma anche verso l’interno in direzione della Sicilia, specie quella occidentale. Colonna Cannatella Riccardo Nencini (foto Daniela Virgilio) portante la logistica, settore strategico per la ripresa. L’apertura dei lavori è stata del Presidente dell’Autorità portuale di Palermo, Vincenzo Cannatella. La chiusura del Viceministro alle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini. Non è intervenuto Rosario Crocetta, così come era stato assente al grande convegno “mondiale” su trasporti e intermodalità svoltosi due anni or sono a Catania. Interessanti, invece, gli interventi di Giovanni Pizzo, Assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità, Dario Lo Bosco, Presidente Rete italiana ferroviaria spa, Alessandro Albanese, Presidente Società degli Interporti siciliani, e Giovanni Margiotta, Presidente Ordine degli Ingegneri di Palermo. La Bretella autostradale. Cannatella ha ribadito l’urgenza della bretella autostradale dal Porto in direzione del quadrifoglio della Via Belgio. La soluzione preferita fra più progetti è quella di una galleria. Costosa, ma razionale e necessaria. Al punto che, se non si trovano le risorse in altro modo si debba guardare al “mercato internazione” perché convergano capitali privati. “Richiederebbe un pedaggio – ammette il Presidente del porto – ma salverebbe la Città e sarebbe ben accetta dall’utenza commerciale, vedi i conduttori di Tir, ora costretti ad assurde scomodità e perdite di tempo…” Molto si è detto a proposito – vedi l’assessore Pizzo e il colto ospite Nencini, del tramonto della “abusata” prevalenza del “pubblico” sul “privato”. In fatto di servizi e opere per la collettività si è scesi dal 75% di pubblico di appena 20 anni fa a una prospettiva capovolta. Il fenomeno non è nazionale, ma mondiale… Pizzo ha parlato di operatori cinesi che avrebbero voluto acquistare il porto di Augusta (da poco entrato a livello Core, come Palermo, nella valutazione Ue grazie all’alacre azione dell’ex presidente Aldo Garozzo). Ma la proposta, qui improponibile, non faccia scandalo: è stata accettata per le vie brevi dal …Pireo. 7 A edItorIALe Anno XIX - n. 99 aprile-maggio 2015 Direttore responsabile: Germano Scargiali Redattore capo: Lydia Gaziano Redattori: Francesco Italia, Grazia Gulino, Aldo Librizzi, Eliana L. Napoli, Chiara Scargiali, Vincenzo Scargiali, Andrea Uzzo, Riccardo Picone Da Roma: Nino Macaluso M. Antonietta Gaziano Sarao, Collaboratori: Giulio Ambrosetti, Vincenzo Baglione, Benito Bonsignore, Ambra Drago, Giuseppe Lo Verso, Guido Guida, Marcello Malta, M. Grazia Elfo Marco Vaccarella, Adriana Barbera, Roberto Gueli, Anna Maria Ingria, Rory Previti, Bartolo Scalici, Nino Martinez Corrispondenti: Lorenzo Romano, Antonio Parisi, M. C. Di Lunardo, Vincenzo Lombardo, M. Carola Tuzzolino Vincenzo Agozzino, Gaetano Messina, Fotografia: FrancescoItalia.it dalla Sicilia Giuliana Pelos Progetto grafico: Francesco Italia.it Impaginazione: Toneco Direzione e redazione: Tel. 091 520971 - 339 4928353 e-mail: [email protected] www.palermoparla.it Edizione e Stampa: Euroservice Puntografica Trib. Palermo n. 42/1997 Tutti i testi indistintamente giunti al nostro giornale possono essere riassunti e modificati in armonia con la linea formale e morale della nostra pubblicazione. Le collaborazioni sono tutte a titolo gratuite. Le edicole di “PalermoParla” Politeama (via Turati`), R. Settimo (Randazzo); Piazza Massimo. Via Libertà: Matteotti e Fiamma. F. Crispi, Porto. Edicole Mercurio: Roccaforte, Pacinotti. Via Pr. Villafranca: Schillaci, Casa del giornale. Via Sicilia: Bar Sicilia, V.le Strasburgo: Belgio. P.zza Leoni. V.le del Fante: P.le del Fante, Villa Sofia, P.zza Acquasanta. Mondello: P.zza Castelforte. S. Erasmo. Cefalù: V. Roma, Bar Al solito posto. 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Ci si laurea in filosofia senza aver capito i pochi grandi dilemmi della storia del pensiero e di come essi incombano sulla realtà civile. Ci si laurea in giurisprudenza senza aver capito l’evoluzione del diritto romano verso forme di speditezza oggi inusuali, forse anche perché basate sulla correttezza della figura del Pretore (leggi i giudici). Abbiamo dei “laureati medici” che non comprendono come la loro professione non vada esercitata da chiunque, da uno che non tremi nel rileggere il giuramento di Ippocrate. Ecco ingegneri che costruiscono opere destinate a crollare dopo pochi giorni. Fermiamoci qui, anche perché – forse – La maggior carenza riguarda le conoscenze interdisciplinari. Nulla si dovrebbe “fare” senza sapere un po’ di scienza economica e finanziaria… L’ingegnere non può ignorare né la legge, né le ragioni stesse del geologo, ma neppure la psicologia. Ma sono solo esempi di come potrebbe e dovrebbe essere il mondo civile nel 21mo secolo. Chi lo chiama così? Forse ci si vergogna? Sprazzi di luce si possono ottenere, guardando intorno verso la realtà di base. Contrariamente alle previsioni di un potenziale stato di scarsità (V.Pareto) delle risorse e dei mezzi di sussistenza, tutto, con le attuali tecnologie, si produce fino al- l’eccesso. Il “problema” è di trovare chi consuma. Invece non si riesce ad evitare lo stato di bisogno di molti. Non si comprende la funzione meramente strumentale della carta moneta nei confronti della produzione e dell’economia reale. Si predica l’orto casalingo, quando i magazzini ortofrutticoli rigurgitano di tutto e chi ha già un orto sa che una melanzana o un carciofo gli costano oltre 3 o 4 volte che al mercato. Si sappia che l’economia della zona geografica in cui sono “calate” l’Italia e la Sicilia sono all’alba di un neo Risorgimento, che nessuno, neppure il Bildbergh e gli Stati Uniti potranno “evitare”. Perché nasce dalla crescita inesorabile del Far East e dell’Africa, che riscoprono in modo moderno le vie della seta e quelle delle antiche carovaniere verso il Mare che fu dei faraoni, di Ciro il Grande, di Pericle e di Roma. Esso è legato a conquiste quali: massicciata stradale, vela triangolare, partita doppia, banche, cannocchiale, sistema Tolemaico e Copernicano, elettricità, radio, motore a scoppio. Ma anche Vergine Cnidia, Gioconda, Mosè, Guernica e tanto altro in filosofia e letteratura… Sì, il Continente Nero ci manda i profughi, ma c’è chi esce dal sottosviluppo e la Nigeria già supera il Pil del Sud Africa (la esse dei Brics, nemici della politica atlantica). Sappiamo attendere! Ma al mondo, dove il Male opera di continuo (il diavolo se non esiste è stato ben inventato), c’è chi lavora per “rubarci tutto”. Il peggio è se vogliono anche “rubarci l’anima” con campagne di persuasione all’errore, che indottrinano, complici i “cattivi maestri”, anche gli amici e i fratelli che amiamo, che ci amano. La bussola d’oro sommario Il professor Tommaso Romano fotografato da Maria Anna Giordano nella Casa museo Thule che è anche il suo studio di Germano Scargiali 4 6 7 10 11 12 13 14 15 16 17 18 20 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 34 35 36 37 Tommaso Romano e i mattoni del pensiero Pietro Barbaro e l’eredità di Federico Cannatella incontra il viceministro Nencini Cari amici vi scrivo Netanhyau più forte di prima Fra la Libia e il fare c’è di mezzo il mare La lezione di “Mafia capitale” Il liberismo che non piace al Papa Isteria antiberlusconista a mille Peggio dell’approfittamento è l’errore Così Landini stronca il premier Dalla Siria con orrore Ancora più buoni? È risibile... L’aggressione della Fsi ai ferry boat Helg in manette: l’antimafia cambierà rotta? Ferrero: la sua vera storia d’imprenditore Bildbergh massoneria e nuovo ordine mondiale Cuffaro Story Salute Belle Armonia. In gastronomia Sicilia protagonista Mazara: il Distretto produttivo staffetta del Mediterraneo Europa sorda pesca in ginocchio Alla scoperta di Caccamo Villaggi: più sport più turismo Grandi Navi Veloci: l’arrivo di Aponte Augusta Porto Xifonio nominata la commissione Giarabub: l’eroica battaglia nella terra cirenaica La funzione in Cattedrale per Madre Carmela Prestigiacomo Il tappeto e la povere Salinas: il poco che si vede e il tanto di polvere Chiesa San Sebastiano prezioso restauro Venanzio Marvuglia architetto innovatore a Palermo w w w. p a l e r m o p a r l a . i t 38 Maria Grazia Bertucci alla Biennale di Palermo 39 Inversion Umberto Capilongo Feat Giovanni Mazzarino Come il volo dei colombi 40 7 Circoli Velici per 3 grandi regate 41 Zamparini: coi Rosa vincenti penso al nuovo stadio 42 Sergio D’Antoni sportivo sconosciuto? 43 Figc Lnd arriva Santino Lo Presti 44 Vittoriosi senza aiuti i lottatori isolani Vlassov 200 da una prodezza all’altra 45 Leopolda o Faraona che fosse 46 8 marzo tragico: come fanno la festa alla donna 47 Gli Anania famiglia straordinariamente normale 48 La salute della Differenza 49 Le “Capanne” di Cirrincione 50 Nè la Costituzione né l’Ue, né l’Onu impongono... 51 Il grande progetto per Pompei ed Ercolano 52 La “nostra” indimenticabile Oriana Fallaci 53 Le trappole della Rete: che fare? 54 Manifesto per il Mezzogiorno e Manifesto per la Sicilia 55 Al Don Bosco Istruzione e formazione professionale cattolica 56 Economia: finzione o realtà 57 Tre recensioni per voi 59 Berlinale “Giro del Mondo in 11 giorni” 60 La pasta 61 Dove andiamo stasera 63 Terre di Bruca premiata a New York Dama Bianca e Dama Rossa ecco come le conoscemmo 9 edItorIALI Copiando Lucio dalla lettera sul Presidente e lo stato (politico) dell’arte Cari amici vi scrivo… Un gol segnato occorre ascrivere subito a Sergio Mattarella, nuovo Presidente della Repubblica italiana. Proprio lui che, seguendo una moda un po’ trita, si è subito lanciato ad un paragone calcistico: arbitro fra giocatori collaborativi… E’ di moda dire ogni bene di lui e, per converso, approvare – almeno in questo – il suo giovane Capo del governo che, da zelante “rottamatore” non ha esitato a …fare a pezzi di tutto pur di far largo a questo nome, a questo personaggio, non molto atteso appena un mese prima, a molti del tutto sconosciuto. Su tutti, però, all’interno e all’estero, anche questo ha giocato favorevolmente. E’sembrato un volto nuovo e non guastava. E’ piaciuta l’aria compassata e signorile di quest’uomo politico palermitano. Un certificato di nascita non facile che è stato, però, subito perdonato, anzi dimenticato. Non possiamo, specie da Palermo, che professare l’ottimismo. Ce lo impone il dovere della speranza, nel momento – diciamolo, diciamolo – della disperazione generale. Proprio su queste “paginette”, del resto, ci schieriamo di solito con il bene, la lealtà e l’ottimismo. Su Palermoparla potremmo essere contrari al primo presidente palermitano? Il fatto tangibile, però, è che l’Europa voglia sempre un’austerity ad oltranza e il Governo “spenni” la Nazione – tramite il fisco – come fosse composta da volatili da cortile cui, prima o poi, tirerà anche il collo. Perché i cives (appunto la nazione), lavoratori e datori di lavoro, cadono uno dopo l’altro in ginocchio e, dietro a loro, l’economia generale chiude in rosso sull’onda di quella particolare delle singole aziende. Si parla di credito, ma il problema sarebbe quello di ricostruire una realtà in cui fosse possibile svolgere un’attività economica in grado di chiudere le annate e relativi bilanci con un attivo finale. Risalta in un momento così il dato che c’è ancora un’Italia – una nazione – sempre disposta a plaudire alle “novità” del potere. La realtà ci sorprende. Ma è anche un’Italia in cui media ossequiosi possono selezionare opinioni positive e quasi plaudenti, come se non ci fosse in giro una maggioranza che soffre, che quel potere, nuovo o vecchio che sia, lo manda al diavolo. Speriamo che l’aria compassata di Mattarella sia quella che ci voleva e che dietro si muovano i fatti. Lo speriamo per Palermo, la Sicilia e l’Italia. Ci voleva poco, del resto, ad essere più accettabile, dopo i “grilli parlanti”, dopo la supponenza degli ultimi presidenti… Ma L’Italia della nuova presidenza rischia di somigliare – nella realtà – all’anno nuovo della canzone di Lucio Dalla, Caro amico ti scrivo… Come sap- 10 piamo, vi si parla più o meno di sordi che ci vedranno e ciechi che riacquisteranno l’udito, di un annata in cui sia 3 volte natale e festa tutti i giorni… L’Italia di Matteo Renzi è stata, finora, quella dei capolavori politici, che appartiene anche a Rosario Crocetta. Renzi riesce a portare a presidente chi dice lui, “uno non proprio di sinistra” ma a lui personalmente ancor più gradito non si sa bene perché. Così non esita in poche ore a “rompere il giocattolo di una pacificazione politica verso la quale, nazareno o meno, ponesse o meno fine ad annose; ma democratici confronti, italiani – stanchi e avviliti da politiche poco costruttive – guardavano con aperta o malcelata speranza. Speriamo, ancora una volta, che la sua volitività lo porti verso concrete ed opportune soluzioni. Crocetta riesce a restare presidente, mentre pare che nessuno lo voglia. Poi va in tv e dice della “legittima difesa” e dell’eccesso di difesa di tutto e di più, ma proprio niente “di sinistra”. Attorno a lui la sola speranza è che, prima o poi, termini il mandato. La demagogia è, comunque, sempre a mille. Ambedue i premier, il grande e il piccolo, creano anche maggioranze estemporanee come non si erano mai viste prima, sbandierando la fine delle ideologie. Oppure è la fine di ogni logica? Certi giochi – lo abbiamo detto spesso – possono costar cari sul terreno politico, ma anche su quello umano… Germano Scargiali A tel Aviv vince la destra che accaniti pronostici davano ko Netanhyau più forte di prima In Israele vince l’ebreo sbagliato: Benjamin Netanyahu. Ma intendiamoci: quello giusto secondo noi. Pochi dubbi si possono avere che il potere ebraico imponga al mondo i privilegi visibili di cui gode la “sinistra” sui media e certamente non solo su di essi. Se i sondaggi fino all’ultimo cercavano di convincere del contrario della verità – caso non unico – può non essere circostanza fortuita. Si pensi che qualcuno acclara che persino Lenin e la rivoluzione russa furono finanziati dal grande potere ebraico nel mondo, proveniente ovviamente dagli Usa (Rothschild). Gli ebrei sono una colonna della massoneria anglosassone ed essa ha deciso in un certo momento non ben determinato di alzare il simulacro del socialismo, un po’ come Costantino credette nella Croce. Ma l’imperatore di Bisanzio non disse mai – probabilmente – il Padre nostro. Lo ringraziamo per la scelta politica, non altrettanto gli ebrei per il socialismo. In Urss, poi, vennero anche perseguitati. A Tel Aviv – fatto strano – prevalgono i conservatori, la destra. Netanhyau rimonta e vince (titoli dei giornali a caldo). Annuncia welfare per tutti, arabi inclusi, il cui partito ha compiuto un balzo avanti senza precedenti: progressi per l’integrazione . Il premier confermato si alleerà con l’estrema destra. Il suo potere risulta rinforzato, nonostante la campagna mediatica – vero battage – durata un anno e più. Ecco una frase presa a caso dalla traduzione di un media israelita del 2014: “…Scavalcato alla sua destra e con ormai tre mandati alle spalle, Netanyahu rischia di perdere molti elettori. Potrebbe tentare…” La musica è identica a quella di tanti altri periodi pre elettorali. Come uno spartito. Di fatto, spesso, la destra è più pacifista, pur col suo volto più deciso. Se oggi l’Iraq è un alleato persino intelligente dell’Occidente, se è entrato in una logica democratica e moderna, lo si deve a un certo G.W.Bush. Ma chi rivede l’affrettata cronaca, per trasformarla in ragionata storia? La moda di dir male di questo e di quello (a senso unico) continua… Di pappagalli è ricco il mondo …degli umani. Ciò che meno si riconosce, ma traspare di fatto nei più frequenti e informati consessi è che lo statalismo ha stancato i popoli, che il trend volge a destra, se questa è liberale. Renzismo compreso. Lo vogliano o no gli argentini, protagonisti di due crack a ripetizione, il Papa stesso, probabilmente l’Opus Dei, le sinistre estreme… Infine, naturalmente, lo vuole il potere forte della finanza Usa, delle multinazionali oppressive, alla ricerca di mega monopoli – di posizioni leonine – nell’ambito di una globalizzazione che dello statalismo si nutre e lo farebbe ancor di più: se ci riesce o solo che lo potesse. Forse non vincerà la democrazia e i corruttibili rappresentanti politici, ma lo farà la molteplicità del mondo, la frastagliata realtà del cosmo. Li sconfiggerà. Vincerà l’uomo contro il sistema: dobbiamo crederci. Scaramacai edItorIALI e’ impensabile un’invasione di tipo militare dall’Africa Fra la Libia e il fare c’è di mezzo il mare Amaro è constatare: “l’avevamo detto”. Fummo fra i primissimi, su questa piccola rivista, a sostenere che la “primavera araba” fosse invece un “inferno arabo”. Oggi letteralmente tutti correggono il tiro in tale direzione. C’è chi dice che i “cattivi dittatori” fossero, almeno, dalla nostra parte. Chi ammette che fossero indispensabili a tenere in pugno i rispettivi paesi. C’è chi riconosce comunque – finalmente – l’abilità di Berlusconi a trattare proficuamente con Ben Alì, Gheddafi, Mubarak, Erdogan, Assad, Putin… E niente ha detto: significava: energia e mercati: Tutto ciò di cui l’Italia necessita. Noi diciamo che erano tutti a capo dei “moderati”… Noi, però, aggiungiamo il disappunto per l’insistenza dei media di blandire la grande informazione americana (che nel settore mediatico la fa da padrona, danneggiando il mondo e l’Europa in particolare) che assegna a Francia e Inghilterra l’iniziativa di aver aggredito Gheddafi. Chiariamolo: La Francia è niente, l’Inghilterra è nessuno virgola zero uno! Sono stati gli Usa ad aggredire il Nord Africa e il Mediterraneo Meridionale Allargato, mandando avanti i due ridicoli lacché. Poi, come fecero in Africa, in Europa e Russia, nelle due guerre, hanno mandato mezzi, dollari e armi eccezionali (droni…). Tutta la destabilizzazione è stata opera della Cia. Se fosse vero che l’azione dell’ Isis è oggi determinata da estremismo fondamentalista, come sostiene l’informazione generalizzata, la causa diretta sarebbe già attribuibile agli “amerikani”. Però, non è neanche vero: nulla si è mai mosso – mai un solo soldato nella storia – per motivi meramente ideali. Tutte le guerre, sotto l’ombrello della religione, della razza, dell’ideale immateriale, sono state combattute sulla spinta di motivi di interesse economico. Corretti o sbagliati che fossero sullo stesso terreno materiale. E’ mai possibile che dobbiamo dirlo in queste sperdute paginette? L’America, chiunque la governi, resta acchiappata al vecchio imperialismo come con le mani sull’orlo di un burrone. Cadrà giù. Si salverebbe solo se la smettesse. Oggi la Libia è vicina. Ma non è pensabile un’occupazione di tipo militare o paramilitare dell’Italia o stati vicini da parte dei “pur armatissimi” membri dell’Isis & C. Una marina ed un’aviazione non si improvvisano. Non solo perché mancano navi ed aerei. Bensì perché questi mezzi – così moderni – necessitano di un alto numero di personale specializzato d’ogni genere. E non solo che sappia usare i radar e i sistemi di puntamento. Ma che siano semplici meccanici, elettricisti. Un esercito necessita di personale esper- to, che vada dai piloti ai guardiamarina, fino ai cuochi. Anzi, si pensi, al riguardo, alla preparazione (è solo un esempio) di razioni alimentari per le varie necessità e momenti. Ecco uno dei più famosi detti in guerra: “un soldato malnutrito è un soldato morto”. Per tutto quello che una guerra – specie col mare in mezzo – comporta, ci vuole una cosa che si chiama organizzazione. Essa è irrealizzabile se la media degli addetti non è “evoluta”. Di fronte a nemici che volessero passare il mare, il Vecchio continente, per strampalato che sia, pur essendo obiettivamente molto al di sotto delle proprie potenzialità in politica internazionale e, tantomeno, sotto il profilo militare, organizzerebbe una reazione da XXI secolo… Non bastano le armi tradizionali, anche se evolute e anche se sono tante. Quelli dell’Isis, per quanto esaltati, questo lo sanno. Nessuno neghi loro l’intelligenza. Possono agire solo con attentati e guerriglie, ma fino ad oggi, chiunque abbia imboccato queste strade, anche se paurose, senza mandare poi un vero esercito in avanti, è stato, poi, il primo a logorarsi. Ad un attacco frontale contro l’Europa, anche gli Usa accantonerebbero errori e “gelosie” e …si sveglierebbero dal sonno. Attentati e guerriglie, comunque, continueranno a riproporsi – purtroppo – un po’ ovunque. Perché è stato correttamente osservato come, stante i limiti e i difetti della comune società civile, non si riesca “ancora” ad evitare che si provochi a vari livelli la reazione di fasce scontente. Chiariamo e sottolineiamo 20 righi telegrafici per schiarire le idee mentre le indagini alzano un tappeto dove di polvere ce n’è tanta. Crediamo nella civiltà del “nessuno tocchi Caino”, ma di Abele ce ne sono troppi, c’è il mondo… Si mescolano cattiveria, il malaffare, l’ignoranza, la poca informazione che è stupidità. Ecco le parole di Domenico W. Rizzo sul Fatto quotidiano che condividiamo: “Nell’Isola si assiste ancora una volta al palesarsi di una mascherata da opera dei pupi”. “Anche altrove” aggiungiamo. Segue un allarme condiviso: non si tratti Helg come una cellula impazzita. La sua incriminazione vien dopo le parole della Bindi (antimafia di carta), le indagini su Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia, la strana cena fra Ivan Lo Bello e Ciancio, il “fondo” del neo presidente Mattarella per magnificare i 70 anni de La Sicilia (di Ciancio) che suonano come una difesa (da lui, Presidente del Csm), i vecchi ossequi reverenti di Crocetta etc. La nostra piccola rivista ha additato l’editore su “soffiata” di un imprenditore etneo in “tempi non sospetti”. Frattanto a Roma Marino non perde il posto. Lupi va via per molto meno e lui ...stava lavorando molto bene... Ma si può anche sottolineare come il danno maggiore siano il mal governo e l’inerzia, non la corruzione. Come sia meglio un’opera necessaria in porto di quella che non esisterà …affinché “giustizia si fatta”. Si chiudono piccole e grandi imprese per corruzione, non si affidano a un valido commissario: una perdita secca. La realtà è controversa: bustarelle all’estero per prendere appalti? Ma a 360° la corruzione è regola. 11 PoLItICA Impararla e tirarne le somme basterebbe a moralizzare l’Italia La lezione di “Mafia capitale” Nel Bel Paese delle contraddizioni e dei contrasti, ci sono le persone e gli enti condannati per direttissima, quelli di cui “si butta via la chiave”, quelli che “escono” il giorno dopo e coloro cui spetta il gran premio del …farsela franca: non perdono la libertà e neanche il posto o la poltrona. Erano personaggi noti quelli che abbiamo visto coinvolti nel “pasticciaccio brutto” di Mafia capitale. Il popolo, l’Italia, il mondo cascano in gran parte dalle nuvole. Ma chi contava a Roma non poteva restarne stupito, perché in tal caso si dovrebbe sostituire la “ti” con la “di” in questo aggettivo e ne verrebbe fuori che trattasi di uno stupido. Quelli di Mafia capitale si dedicavano al sacco della città, degli appalti e di tutto ciò che potesse rendere molto denaro facile, spassandosela per i Sette colli. Che in quegli appalti assegnati a Buzzi ci fosse qualcosa che non quadrava avrebbero dovuto saperlo tutti o quasi in Campidoglio. Tanto più che un consigliere comunale radicale, Riccardo Magi, aveva subissato di interrogazioni gli assessori ricevendo poche e vaghe risposte. Nessuna, in particolare, dagli uffici competenti. Magi voleva sapere perché certi affidamenti venissero prorogati all’infinito… Legittimo no? Cioè illegittimo che fossero prorogati e legittimo che chi volesse dovesse esserne informato. Frattanto Enrico Lamanna e Vito Tatò, i due ispettori della Ragioneria generale dello Stato incaricati con un anno di anticipo sullo scandalo di appurare come fosse stata gestita una metropoli che chiedeva allo Stato di essere salvata per la seconda volta in 5 anni, l’avevano scritto chiaro e tondo nel loro bollente rapporto di 320 pagine e 140 allegati: l’affidamento al Consorzio di cooperative sociali Eriches 29 del servizio di assistenza abitativa temporanea risultava in aperta violazione della legge sulle gare pubbliche. Come le continue proroghe al contratto assegnato più di tre anni fa dal Comune di Roma a Salvatore Buzzi. Il Consorzio Eriches 29, come spiega il suo stesso sito Internet, “nasce come espressione diretta del Gruppo cooperativo 29 giugno”. La persona che la Procura di Roma considera il cervello pensante del sistema Mafia capitale ne era il presidente e patron, fino al giorno prima che i giudici sequestrassero tutte le quote azionarie sostituendo gli amministratori. Ma è emerso dell’altro. Buzzi è stato uno sponsor non da nulla nelle elezioni comunali che hanno portato nel trono di Romolo un re travicello per mille motivi: tal Ignazio Marino (nella foto con i mafiosi prima dello scandalo). Velleitario e instabile, capace di qualsiasi decisione pur di esibirsi, incappato in passato in un noto approfittamento sulle note spese quando faceva il medico. Di recente non aveva pagato le multe etc. Non era, però, generosità quella di Buzzi durante le comunali: era un investimento sulla nuova maggioranza che ha dato presto i suoi frutti. E’ stato letto nella relazione di bilancio scritto di pugno da Buzzi sulla “sua” Coop 29 giugno. Nel 2007 fatturava 10,5 milioni. L’anno successivo sono diventati 12,6, nel 2009 saliti a 13,3. Nel 2010 fatturato di 14,6, passato l’anno successivo a 17,3 e nel 2012 a 20,9. Nel 2013 altro balzo, proprio nel primo anno di Marino: 25,8 milioni. Così è accaduto con tutte le altre coop. Anche con nuovi appalti ottenuti dal comune di Roma addirittura ad un mese dallo scoppio del “pasticciaccio” (con la Coop Eriches 29 sull’emergenza abitativa). Una scalata alle cifre in controtendenza in tempi di …crescita zero. Ma il gruppo si è aggiudicato, con le nuove coop sfornate, gran parte della raccolta differenziata a Roma e persino nei comuni limitrofi (Morlupo, Ca- stelnuovo di Porto, S. Oreste, Formello, Lariano, Castel Madama e altri). Dal comune ha ottenuto l’appalto per la manutenzione del verde a piazza Vittorio. E da settembre 2013 si è preso l’appalto per la manutenzione delle aree verde nei municipi IV (quello del leader antimafia) e V. Ha ottenuto portierato e vigilanza del Bioparco di Roma (lo zoo) e perfino il servizio di portineria della Università Roma Tre. Nel febbraio 2014 il comune guidato da Marino ha affidato alle coop di Mafia capitale la manutenzione del verde di Villa Borghese e quella di Colle Oppio, che è il parco sopra il Colosseo. Poi i servizi accoglienza immigrati, rinnovati nel gennaio 2014 e molti altri appalti piccoli e grandi. Per tenersi buoni tutti Buzzi ha fatto entrare le sue coop perfino in Banca popolare Etica (46.879 euro), dove molti esponenti a 5 stelle depositano i loro soldi convinti di sottrarli ai poteri forti della finanza, ed ha acquisito perfino una piccola quota del Manifesto (2.680 euro). Meglio di così… Tuttavia, né il Prefetto, né il Partito (Pd), né il Governo sciolgono il Comune di Roma e Marino giudicatelo voi, è sempre lì. Sarà sempre lui – così dice – a far pulizia. Italia anni 2014 - 2015. E’ già cronaca, tra poco diverrà storia e altre storie – così continuando – si aggiungeranno. Aldo Brandini osservatorio Demografia Iniziamo proprio da questa nota. La demografia era – un tempo, non so oggi – una materia facoltativa delle scienze giuridiche ed economiche. Tutto per dire che – continuando così – il mondo si sarebbe sovrappopolato fino a mancare dello spazio …per stare in piedi. Era la tarda eco, da noi spesso additata, dei falsi “insegnamenti” di Malthus, Falan, Proudhon. I ritorni di tali teorie si accompagnano tuttora all’ignoranza sui “tempi” e i “modi” in cui esse si sono sviluppate e logorate. Si dice ora che il “crescete e moltiplicatevi” si fosse capovolto in timore 50 anni fa. Invece, il tutto è più “vetusto”: risale strana- 12 mente agli anni della industrial revolution (motore, produzione a catena) in cui l’Occidente e il Giappone uscivano dallo stato di bisogno assoluto caratteristico di epoche precedenti. Bastava notare – 50 anni fa – che sin dai primi del ‘900 l’uso dei contraccettivi generava, invece, un calo demografico (Francia, Germania, Inghilterra) per capire che il “pericolo” sfumava con l’arrivo di forme di vita, ritmi e culture …moderne. Se mai, fra le 2 guerre, in Italia invalse una politica di incentivi, verso la crescita demografica. Si è proceduto a singhiozzi, finché in questo 2015 James Gorman, presidente della potente società di rating Morgan Stanley, ha affermato come l’Italia possa crescere …pur- ché moltiplichi le nascite: “Occorre creare incentivi finanziari – afferma – per affrontare il problema delle nascite”. Si modifichi l’alzata e la direzione del “sistema di puntamento”. La fame nel mondo si combatte con “iniezioni” di tecnologia. Non sono troppi gli esseri umani, ma scarse la cultura e la tecnica o – peggio ancora – in errore. Un nuovo “sport”: comprare al “centro” Lo scoop vien fuori a Roma. Comprare case svalutate del centro storico è un “vezzo” gradito al Pd e segue di poco quello di ottenere in loco una casa a destinazione popolare (D’Alema, Marino…). Leggete PoLItICA Saremmo gli ultimi a dir male di Papa Francesco, ma... Il liberismo che non piace al Papa Qual è quell’esatto contrario del renzismo e di ciò che si fa passare per berlusconismo – ma non è, certo, un’originalità né dell’uno, né dell’altro – affermato da Papa Francesco, che contraddice anche la Faraona? Entro le stesse 24 ore di questa, lui, faraone vero, monarca votato alla povertà (almeno dei modi), lodava una cooperativa di cui era in visita e diceva più o meno: “la forma cooperativa è il miglior modo di lavorare e produrre, purché non sia sede di corruzione come è capitato… Ma c’è chi, da neo liberista, ritiene che la ricchezza si debba prima creare e poi suddividere e consumare…” Siamo forse alle solite? Passa il tempo e il sommo pontefice inizia a dare i numeri. Giovanni Paolo II, lasciandosi sfuggire che, secondo lui, il Paradiso era condizione astratta dell’anima, contraddisse un dogma del Credo (credo nella resurrezione della carne e nella vita eterna) e l’assunzione in Cielo di Gesù e la Madonna. In qualche modo il Paradiso è un luogo. Il papa attuale ha, secondo i rilievi, un alto indice di gradimento. Benissimo. Ma sostiene che si possa consumare ciò che non si è ancora prodotto? Ciò è fisicamente impossibile. Ma anche a sostenere una sorta di contemporaneità, sorgono altre ovvie osservazioni. Al primo posto assoluto: la cooperativa escluderebbe il profitto, ma in realtà non lo fa. Esso viene chiamato utile e viene tassato ad ogni “esercizio” (un anno) esattamente allo stesso modo di quello di una comune srl. L’ufficio imposte, che la sa lunga, non distingue fra cooperativa e semplice impresa. La guarda di buon occhio? Non ci risulta affatto. Ma non si può ignorare che la scienza economica nacque con Adamo Smith in chiave liberista e tale rimase con una prevalenza di oltre il 90% degli economisti. E’ da ritenere che non vi sia un solo premio Nobel fra gli economisti che non sia liberista. Questa dottrina economica, che accompagnò sin dai primi passi la “Industrial revolu- tion” ha contribuito a togliere dalla strada milioni di bimbi nudi e gatti affamati che venivano mangiati dagli abitanti di strade piene di sporcizia e malaffare. Tali le aveva consegnate l’Europa negli anni a cavallo del passaggio fra il 700 e l’800, a dispetto dei sogni della Rivoluzione francese. Tali rimasero, finché la meccanizzazione, la produzione a catena, l’uso dei polifosfati in agricoltura, accompagnati dalla dottrina liberista, pur regolata o irreggimentata da Keynes, non ebbe il tempo di rivoluzionare la società e la storia, rimasta prima ferma per secoli. L’Europa descritta – come notiamo spesso – da V. Hugo e C. Dickens scomparve a favore di quella che fu poi temuto potesse avere i limiti e i difetti della “società opulenta”. Né la crisi attuale si può paragonare a quella successiva – in Italia – alla discesa dei Lanzichenecchi. Tantomeno a quella del 1929. Non è peggiore (se non agli occhi di chi è insensibile o è offuscato dalle ideologie) perché allora sopravviveva una porzione della realtà ottocentesca: la percentuale di “sofferenza fisica” per fame e privazioni era ben più alta… Non si va, oggi, a livello generale, in continenti come l’Europa o l’Asia e l’Africa evoluti, in crisi per mancanza di cibo, né di manufatti, ma solamente per una cattiva ed errata distribuzione, in campo nazionale ed internazionale, della (grande) ricchezza disponibile della moneta (politica monetaria) e della tecnilogia. Rinunziare a creare ricchezza, mettere in discussione la indispensabilità dell’utile aziendale e dello stesso profitto è un suicidio economico, ma anche un’ingiustizia. Per il semplicissimo motivo che, illudendosi ideologicamente di costruire delle aziende che producano solo quanto basti per gli addetti, cioè perché il bilancio vada in pareggio, è come camminare sull’orlo di un burrone. Al primo colpo di vento si rischia di cadervi, e, nel burrone, c’è il bilancio in rosso, la perdita aziendale. Ciò con- duce a quello che è accaduto nel socialismo reale e in quel tanto di socialismo contenuto nelle società semi liberali: l’azienda produce una perdita e va sostenuta dallo Stato. In tal modo, invece di collettivizzare i vantaggi e gli utili aziendali, si collettivizza un passivo, un debito. Chiaro? Perché, poi, mettere in dubbio la legittimità dell’utile e del profitto è anche una ingiustizia? Perché l’utile – che è solo un passaggio verso il profitto – viene valutato dall’impresa o dall’imprenditore per trarne successivi investimenti. Perché non dimentichiamo quale sia lo “spirito dell’imprenditore”. Il profitto, se lo vogliamo distinguere dall’utile, è il premio, cioè la remunerazione del “fattore impresa”. Gli altri fattori sono: terra (rendita), lavoro (salario) e capitale (interesse). Entro parentesi abbiamo indicato le altre 3 remunerazioni relative ai primi 3 dei 4 fattori della produzione. E’ così che ha funzionato, è così che funziona e, quando si è tradita questa logica, si è andati incontro a fallimenti, fame e, persino, immoralità e guerre. Concludiamo dicendo che da tempo il fattore impresa è diventato con certezza, il più importante dei 4. Lo voglia o no la nostra ideologia, l’impresa cresce e produce se l’idea imprenditoriale insita nella sua concezione è indovinata e corretta. Tutti gli altri 3 fattori, anche sommati, non fanno l’impresa. Tutti gli altri ragionamenti, tutti i correttivi possibili, sia di scopo che di carattere sociale e civile sono da aggiungere dopo, o anche sin dal sorgere dell’impresa, ma secondari restano. Perché è inconcepibile un apparato di produzione che non produca, cioè che non renda in uscita più di quanto assorba all’entrata. Il liberismo, che non è mai stato vecchio, quindi non può essere nuovo, tende ad instaurare le condizioni per il proprio funzionamento. Contestiamolo nella forma e nella grafia. E’ incontestabile nel contenuto. (G.Scargiali) osservatorio più spesso il televideo (Rai). Il centro storico va restaurato per molti motivi. Esclusa – giustamente – la visione razionalistica del fascismo di aprirvi nuove strade (sventramenti…) per la conservazione delle storiche volumetrie e della stessa, memoria, occorre investirvi molti soldi. Talvolta superiori ad una ricostruzione. La mano pubblica prevede pseudo contributi, ma sostanzialmente è lungi dal potere provvedere. Frattanto percuote ogni metro quadro con l’Imu. Non resta che chiudere le strade ad oltranza, desertificare i marciapiedi dalle vetrine illuminate, vietare lo sfratto agli over 70, aprire le porte ad extracomunitari ed altri meno abbienti, per ridurre il prezzo di acquisto in direzione di quel che nella antica Roma si chiamava “nummo uno”: una monetina” per indicare una cifra bassissima. Ma c’è chi ha modo, mezzi e motivi per comprare. Non solo nella Capitale, ma anche in altre città, dove i centri storici “rischiano” di chiudere e persino ottenere il patrocinio dell’Unesco… “Borsa e dintorni”: Serra l’uomo che sapeva troppo Davide Serra, il finanziere di fiducia di Renzi, nel 2013 scatenò le ire di Pier Luigi Bersani nella polemica sui banditi delle Cayman e poi, seduto a uno dei 100 tavoli della Leopolda di Firenze, creò grossi imbarazzi nel Pd del “compagno di merende” Matteo, per aver inneggiato all’abolizione del diritto di sciopero che …è un costo. Oggi, nel ruolo di finanziere, pare abbia goduto di indiscrezioni preziose per giocarsele in …borsa. E dove se no? Ora Davide si trova immerso nel caso delle finte Banche Popolari: casseforti del risparmio italiano all’alta finanza. Sono state prese di mira dal governo Renzi e verranno addirittura cancellate per decreto e gettate in pasto ai grandi gruppi internazionali. Si tratta di istituti radicati sul territorio, fondati sul pluralismo della proprietà, che rappresentano l’unica fonte di credito per famiglie e imprese”. Finiscono in mano a specu- > 13 AttuALItA’ Quella legge bloccata perché avrebbe favorito “Il Caimano” Isteria antiberlusconista a mille Mentre il tempo dimostra inequivocabilmente quanto meno la validità della politica internazionale berlusconiana (rapporti con Russia, Libia, Turchia, Mediterraneo allargato. Africa Sub Sahariana, tutto ciò – però – che gli Usa non vogliono) l’isteria nazionale antiberlusconista ha raggiunto il massimo ed è strano che avvenga quando in tanti danno Berlusconi per finito, tutti proclamano come improbabile un suo reale ritorno al vertice a livello personale. Frattanto, giornalmente, lo chiamano ad esprimersi nella realtà politica e in tv con gran rabbia di chi “lo odia”. Lo hanno definito “comma della discordia”, quello della riforma fiscale volto ad evitare il carcere ai “mini evasori”. Non era una “norma ad personam”, ma un modo per adeguarsi alle normative applicate all’estero… Niente norma di buonsenso, invece, ma …un caso nazionale. Il perché non è un mistero: avrebbe favorito il Caimano. Come se ci fossero pochi caimani in Italia. Che cos’è, dunque, questo articolo 19-bis del decreto che recepisce la delega fiscale che ha fatto sobbalzare di sdegno e, certamente, timore i cuori degli antiberlusconiani? È soltanto una norma che riconosce una franchigia del 3% sull’imposta del valore aggiunto o sull’imponibile dichiarato, prima che scatti la procedibilità penale per chi si macchia del reato di frode fiscale. Apparentemente non vi sarebbe nulla di male: si stabilisce, come in altri casi, un tetto, neppure tanto alto, che eviti il carcere a chi evade le imposte per meno del 3% del dovuto. Il male “scatta” perché c’è Silvio Berlusconi di mezzo. L’ex Cavaliere, infatti, è stato condannato con sentenza passata in giudicato per frode fiscale nel processo Mediaset. Sentenza discutibile per altri motivi, ma il dispositivo contesta 4,9 mi- lioni di reddito non dichiarato su 397 milioni nel 2002 (pari all’1,2%) e 2,4 milioni su 312 (0,7%) nel 2003. L’articolo 2 del Codice penale prevede il favor rei , cioè la non punibilità per un reato depenalizzato anche da una legge successiva alla condanna. Circostanza rafforzata dalla fattispecie fiscale delle contestazioni all’ex presidente del Consiglio e leader di Forza Italia. In teoria – appena in teoria – gli avvocati di Berlusconi avrebbero potuto richiedere per il Berlusca l’incidente di esecuzione alla Corte d’Appello, la revoca della condanna e la decadenza degli effetti della legge Severino (a lui applicata retroattivamente) che ne hanno determinato decadenza e ineleggibilità. Scatta così il prevedibile “gran casino” generale delle reazioni. Renzi si schernisce: “ma è mai possibile? Che cosa c’entra Berlusconi?” Il sospetto espresso platealmente, è, però, che il regalo faccia parte di una parte segreta del Patto del Nazareno. “Ebbene – dice Renzi, contrattando con quella parte della pubblica opinione – se la pensate così con sospetto, la legge non s’ha da fare. Anzi non la faccio”. Puerile reazione, visto che le leggi – osservano subito in molti – non si fanno a causa di una persona e si disfanno, nocendo alla generalità dei cittadini – specie se la legge è giusta e opportuna come dimostrano le legislazioni straniere – a danno di una miriade di altri soggetti. Quella che avrebbe dovuto essere cosa facile come un po’ di footing in giardino, diventa, così, per Renzi una bella buccia di banana. Ma, per ora, è il suo momento. Il presidente Napolitano, il “suo” presidente, ha fatto di peggio, molto peggio, distruggendo la famosa telefonata a danno di tutti coloro – ma soprattutto la Giustizia – che potevano trarne vantaggio. Ha Queste righe sono antecedenti all’assoluzione di Berlusconi. È lecito riportare la seguente osservazione: lui ha perso molto, ma ancor di più ha perso l’Italia. Abbiamo i veri colpevoli, coloro che non l’hanno fatto governare. nominato primi ministri mai votati dagli Italiani, addirittura sconosciuti ai più. Ma qualcuno lassù allora lo amava. Oggi Napolitano se n’è andato. “Non ce la faccio per l’età”, ha affermato il longevo uomo politico, ma risulta che ancora non si pisciasse addosso e che avrebbe potuto demandare una parte dei fitti impegni – specie meramente mondani o di rappresentanza – che ha seguito fino ad oggi con grande disinvoltura. Succede anche ai papi: “si è di messo o l’hanno dimesso? Nulla ormai dura eterno, il suo momento è passato. osservatorio > latori e fondi esteri, fra cui c’è il fondo d’investimento Algebris, fondato da questo “fenomeno della finanza” che, dopo essersi negato per qualche giorno ai media che lo inseguivano, ha confessato al Sole 24 Ore: “ora investiamo sulle banche popolari”. Ma aveva avuto il tempo di negare di avere operato in Borsa sulle popolari per tutto l’inizio 2015. Molti acquisti, sono partiti proprio da Londra e dal Lussemburgo e, sul filo dell’ insider trading, hanno fatto incetta con straordinario tempismo, di titoli delle banche popolari. Proprio quelle che Renzi ha poi trasformato in società per azioni. Quanto basta per mettere su casa. O di più? 14 Rosario Crocetta 1 finanziaria in 3 anni Finalmente pare si trovino 60 o 70 milioni da spendere subito per la rete stradale siciliana. C’è voluto che le ambulanze si perdessero, che dimostrassero quanto siano spesso terzomondisti i tempi di percorrenza. Per esempio da Catania a Ragusa. Ma da Agrigento a Siracusa? Crocetta il governatore – sempre coperto dal coro dei media – ha detto subito che …ora concorre rimboccarsi le maniche. Per fortuna che non ha detto che occorra un colpo di reni, un cambio di velocità, uno scatto in avanti o altre amenità. Se no dai cantieri di lavoro saremmo tornati sui campi sportivi e …addio strade. A proposito non ci sono neanche le palestre, ma questa è un’altra storia. Quella vera – di storia – è che questo “presidente”, questo “governatore” è riuscito a produrre solo 1 finanziaria in 3 anni. Questo andrebbe ripetuto e chiarito di continuo, senza aspettare ed augurargli di fare la seconda. Questa Regione, così com’è, è solo un macello da cui uscire. Si continua a non disporre neppure della famosa “programmazione della stagione turistica” che si attende non si sa da quanto. Invece di adottare provvedimenti e far sì che questo diventi un business come antidoto alla disoccupazione, si continua a “parlare” di albergo diffuso ed altre amenità… AttuALItA’ un passato recente che dovrebbe far scuola ma non è facile… Peggio dell’approfittamento è l’errore Di tanti “fatti” – e fattacci – oggi in Italia si parla come di uno schifo. Lo è come vengano lasciate a se stesse le aziende e chi produce (nonostante si proclami, necessaria e presente l’azione dello stato), come venga amministrata la scuola, la sanità e soprattutto gli appalti. E’ una vergogna culturale politica come vengano trascurati i rapporti internazionali (tolta l’obbedienza a Bruxelles) e la politica mediterranea. Ma è una vergogna come due pesi e due misure si applichino con disinvoltura a “chi può” e “chi non può”. Presto Berlusconi non ci sarà più, ma l’odio ideologico per il campione, il ripudio per l’intelligenza e la capacità – altrettanto ideologici – rimarranno, facendo il gioco dell’approfittamento. Ben più danno delle ruberie fa la cattiva politica. Vogliamo dire le scelte sbagliate e quelle mancate. Un uomo ruba cento, la sua cattiva politica fa un danno da mille. Se poi si sommano… Avversione e tentativi di ripudio scattano come la mannaia – per costume – contro personaggi a vari livelli, ma indichiamo solo Marchionne e Zamparini. Noi la chiamiamo la “sindrome di Svarto”. Chi non conosca tale personaggio consulti l’Adelchi (una delle due tragedie teatrali di A. Manzoni). L’approfittamento avviene all’interno di un paese – anche se tutto va peggio di come dovrebbe – anzitutto ad opera della classe privilegiata dei “boiardi di stato”. Tenerli in gran conto crea una costante voragine economica, sociale e civile che supera per valore negativo le malversazioni personali dei politici o quisquilie come le troppe auto blu… Queste restano sì inammissibili, ma è più assurdo che chi rubava sulle note spese da medico sia sindaco di Roma e sopravviva ad ogni errore ed ogni scandalo. E’ solo un esempio, intendiamoci, ma è significativo: ci sono momenti in cui “qualcuno può tutto”. Vedi Crocetta. Non ci sono errori che tengano… Ma il danno conseguente alle cattive scelte politiche e amministrative, alla mancata politica interna ed internazionale (fra cui la ricerca di energia al di fuori dei confini) è ancor più grande. Di larga misura. Berlusconi resta uno che, anche col patto del Nazareno e il sì con cui si è fatto per un po’ di lato a favore di Renzi, dimostra che ciò che gli preme è che l’Italia (convinto che la crescita ed i vantaggi per la sua nazione siano anche suoi vantaggi e lavora in tal senso) sia indirizzata in un certo modo che lui vede mirato alla crescita e allo sviluppo. Non poco. A temperare i suoi supposti eccessi da “capitalista” dovrebbe lavorare un’opposizione preparata e sensata. Comunque le decisioni sbagliate o mancate, sono peggio del malcostume. renzi peggio di Berlusconi Così Landini stronca il premier Doveva succedere, prima o poi. Dalla sinistra arrivano rimpianti per Berlusconi. Provengono da Maurizio Landini, vecchio di sindacato, da un po’ segretario della Fiom-Cgil (specialista nei diritti dei metalmeccanici, gli operai per eccellenza). Le prime battute risalgono a fine novembre scorso, ma da allora Landini non esita a ripetersi sotto varie forme. Finché il sindacalista, made in Emilia di recente sbotta: “…in quello che sta facendo nel campo del lavoro il presidente del Consiglio Matteo Renzi, ‘ragazzo’ che ha un versante un po’ padronale e autoritario, è peggio di Silvio Berlusconi”. A chi gli chiedeva chiarimenti Landini non esita a circostanziare le proprie dichiarazioni: “su quello che sta facendo sul lavoro sì, perché il governo Berlusconi di fronte a manifestazioni e scioperi prese atto, si confrontò, discusse con i sindacati. Qui siamo davanti ad un governo eletto da nessuno e vorrei ricordare che anche il programma che sta applicando Renzi non è mai stato sottoposto a verifica. Sta usando una crisi del sistema politico italiano per far passare le proposte della Confindustria e ha deciso di procedere senza il consenso dei lavoratori e dei giovani”. Più di così… Matteo Renzi, fedele alla sua vena polemica, non si è fatto attendere: “ricordo che l’Italia è una repubblica Parlamentare. E’ il Parlamento che da fiducia al governo, secondo la Costituzione. E proprio Landini nel dibattito sulla riforma costituzionale ha fatto molto per evitare che diventasse qualcosa di diverso”. Landini può non essere condiviso al 100% ma la sua ribellione nella forma e nel contenuto rimane. osservatorio Un secolo e mezzo di politica: ma che hanno fatto? A “buttarla giù dura” contro la classe politica italiana ci pensa via etere una signora nel corso di una chiamata degli ascoltatori del tipo “anch’io”. Lo fa fra una canzone e l’altra di una radio palermitana di successo nazionale (diciamolo, la famosa, o famigerata per la concorrenza, Radio Margherita). La signora si chiede non sappiamo da che angolo della Penisola che cosa abbiano mai fatto i governi nazionali in 150 anni e parla di storia: non hanno fatto nulla, dice fuori dai denti, se non danni e cose pietose, oltre ad appropriazioni indebite, approfittamenti o veri e propri furti, malversazioni etc. La signora intuisce che i “veri” massimi danni vengono dal malgoverno e dal mancato governo. Si tratta di un’ovvia esagerazione, ma non possiamo che dirle “brava”… Parla in Tv il papà di Muad arso dall’Isis Ma, se il pesce puzza dalla testa, ecco un papà arabo, insigne professore di storia, elegante con il suo kefiah, pronto a stigmatizzare la situazione della rivolta dell’Isis e di Boko Haram. Avviene in piena Rai 1. “Per gli americani – afferma il professore – tutto questo è solo un gioco. Ovviamente crudele. Un giorno finanziano i rivoltosi, l’indomani li avversano e li bombardano. Tutto serve a tenere in piedi la guerra, a vendere armi, a debilitare il territorio, a creare possibilità di approfittamento dall’oggi al domani gestendo il tutto di volta in volta. Basta che la ferita non si sani. La Giordania e l’Egitto con i loro interventi militari – prosegue il professore – hanno assunto un comportamento coerente. Speriamo che continuino. I ribelli mi hanno tolto il secondo dei miei figli. Ha voluto fare il pilota di aerei nell’aviazione giordana, il nostro paese. Ha pagato troppo caro e troppo presto il prezzo. Riflettete. E’ impossibile che una masnada di ignoranti, anche del Corano, elaborino tattiche tanto sofisticate di occupazione e guerriglia, senza essere consigliati da dietro le quinte. Colpevoli sono gli Sta- > 15 AttuALItA’ Assad ha tenuto duro e gli usa non gli hanno rubato il regno dalla Siria con orrore Forse la storia recente della Siria è la più significativa, per illustrare gli errori e l’ostilità dell’amministrazione Obama contro il “Mediterraneo allargato”. Quel bacino che – per svariati motivi politici, economici e culturali – potrebbe essere (e lo sarà) il motore del benessere europeo viene sottovalutato o visto con invidia ed avversato persino dall’Ue, ma aggredito con evidenza dalla politica americana. Non a caso abbiamo detto non Obama, ma amministrazione Obama, convinti sin dalla vigilia della sua prima elezione che il presidente degli slogan e della demagogia del “we can” ed altre amenità, sia sicilianamente un pupo. Il guaio è che i pupari sono anch’essi balordi, assetati di plutocrazia e potere, “ultra vires” ed oltre la durata di una o due vite. L’America (cosiddetta) avrebbe mille motivi per credere nell’alleanza – e in una buona dose di lealtà – della “Vecchia Europa” che fu la sua matrice e vorrebbe ora rinnovarsi, assumendo un ruolo strategico cosciente. Questa, non lo possiede. Ma potrebbe acquisirlo con il si degli Usa. Stupida e stucchevole l’Inghilterra che la vede ancora alleata esclusiva per probabile fede nella massoneria atlantica… Occorre osservare come l’Europa non abbia perso le guerre per poca capacità culturale e civile, o scarsa tecnologia e capacità d’invenzione, ma per carenza di materie prime e di organizzazione (produzione a catena, scienze di marketing). Non conta nulla che una parte di essa sia formalmente fra i vincitori, perché, se mai, abbiamo visto crescere di più gli stati sconfitti… Gli Usa, che sono degli “assi” nei rilievi statistici e negli studi di mercato, sanno bene che, mollando le redini all’Europa e se essa fruisse delle enormi riserve offerte dall’Africa e dalle possibilità dei Mediterraneo allargato, con relativi traffici provenienti dall’est, compirebbe un vigoroso balzo in avanti. Essi temono, addirittura, che possa divenire incontrollabile. Il tutto, prima o poi, avverrà. E’ più certo che probabile. Gli stessi Usa, per invidia e limitatezza di idee, non si accorgono che, avversando l’Europa e il Mediterraneo, tenendo il più possibile l’Africa in sottosviluppo, vanno già a finire, nella corsa per la supremazia mondiale, alle spalle di entità come Cina, Brics, Far East compreso il vecchio Giappone, che è sempre una potenza. Per non dire della Russia. In altri termini, come amica sarebbe meglio l’Europa, il Continente che ha ideato la civiltà moderna, di cui gli americani sono adesso “figli indegni”. Nella loro politica di destabilizzazione dello scacchiere Mediterraneo, gli Usa hanno cercato di “rubare il regno” ad Assad, scatenandogli la rivolta in casa ed infamandolo in ogni modo con la solita macchina mediatica. Loro, la terra dei Rotschild, i padroni del sistema bancario mondiale... Hanno fatto avere ad Obama, presidente pro forma, un vergognoso Nobel per la pace, quando non aveva fatto un bel niente, se non esternare propositi, promesse e consigli… Ma, peggio che mai, hanno fornito armi prima all’Isis in funzione anti Assad, poi ai nemici dell’Isis in funzione anti Jihad. Hanno fatto letteralmente un macello. E, secondo quanto dice il papà (professore di storia) di un pilota da guerra musulmano catturato dall’Isis e bruciato vivo, si sono anche “divertiti” in tutto ciò e venduto, a destra e a manca, fior di armamenti… Forse il Muos (non c’è prova scientifica che le radiazioni nuocciano) servirebbe oggi all’Italia e alla Sicilia in funzione “anti rivoltosi libici”, ma ormai non c’è da meravigliarsi che nessuno voglia niente di yankee in casa. Pubblichiamo una foto della coppia reale siriana ed una delle due carriste, che possono anche divenire simbolo dell’evoluzione della donna musulmana, purtroppo le seconde in azione di guerra. Vi Bashar al Assad con la moglie Asmā convincerebbe che questa coppia reale, dallo stato più occidentale del Medio Oriente, fosse partito l’ordine di uccidere anche folla civile con il gas ustionante? Un provvedimento bellico che quasi nessuno al mondo adotta dal tempo della 15 – 18? Qualche notizia sulla Regina. Asm al-Asad è nata ad Acton, presso Londra, da un noto cardiologo siriano, Fawaz Akhras. Laureata in informatica e letteratura francese, ha lavorato, nel 1997 presso la sede londinese della Deutsche Bank (analista nel ramo vendita ed acquisto degli hedge fund), occupandosi dei clienti di Estremo Oriente ed Europa. Un anno dopo è passata per 3 anni alla J.P. Morgan, fino al matrimonio. A differenza delle precedenti first lady siriane, Asmā al-Asad ha mantenuto un alto profilo, occupandosi direttamente di eventi caritativi ed anche politici e diplomatici. Ha creato progetti di sviluppo per la Siria, tra cui la prima Ong siriana: Fund for Integrated Rural Development of Syria o Firdos, per lo sviluppo rurale sostenibile. Si è occupata anche di educazione femminile nel mondo arabo e del ruolo delle donne imprenditrici, della diffusione dei libri per bambini, dello sviluppo dell’informatica. Appoggia eventi culturali, in particolare storici ed artistici. Le è stata conferita, dall’Università La Sapienza una laurea honoris causa in archeologia Asmā e Bashar alAsad hanno tre figli. osservatorio > ti Uniti d’America. Se volessero li sgominerebbero in un attimo, perché sanno dove sono…”. La triste radio domenicale Con una sorta di sadismo, Radio 1 dedica la domenica mattina alle “Voci dal mondo”. Nessuna di tali voci dà un messaggio di speranza o di augurio. Giungono solo drammi e problemi. Possibile? La reazione e i commenti sono di un buonismo sterile, lacrimevole e irritante. Tale buonismo è unidirezionale, mirato ad una visione assolutamente ideologica, lontana da osservazioni di carattere realmente tecnico, dai numeri del problema che non siano quelli – descritti come apocalittici – 16 dei dati negativi dei problemi. Tale quadro del mondo è falso. Gran parte del terzo mondo sta uscendo dal sottosviluppo totale o parziale in cui versava. I problemi esistono, ma non sono di carattere globale, addirittura cosmico, come vengono descritti. I rimedi vanno cercati nel diffondere la cultura e soprattutto le tecnologie legate al progresso in atto dal tempo della rivoluzione industriale da cui quei determinati territori sono stati esclusi per vari motivi che non vengono adeguatamente esaminati nella trasmissione. Essa fa riferimento ad una generica “cattiveria umana” come se fosse tutta da una parte che resta nelle nebbie più indeterminate, mentre dall’altra parte ci sarebbe il “buoni- smo”, unica arma, assieme ad espressioni, quali ecologia e sviluppo compatibile e qualche altra che sostituirebbero anche i 10 Comandamenti delle tavole di Mosè… Oh mia brutta Madonnina… L‘estremismo laico e l’eccesso di zelo interculturale possono condurre oggi oltre i confini della decenza e della stupidità. Occorre sapere che Giacomo Pisapia, attuale sindaco del capoluogo lombardo, è uno di quei mezzi milanesi che finiscono per essere né carne né pesce: ti puoi aspettare di tutto. Madre milanese e padre di Caserta, forse non ha mai cantato il “Bella Madunina” che è l’inno della città che gli ha offerto il AttuALItA’ La confessione occidentale afferma da 2000 anni “ama anche il nemico” Ancora più buoni? e’ risibile… Non c’è dubbio che da europei e da italiani, portatori fra i primi di una civiltà nutrita da quell’insegnamento messianico che giunge all’esortazione, unica nella morale di tutto il mondo “ama anche il tuo nemico”, dobbiamo affermare la qualità del nostro modo di pensare e di agire a livello planetario… Una parte del mondo non cristiano, quello che afferma di combattere difetti e limiti della civiltà occidentale e persino latina, ci accusa di nuove crociate, mentre invia minacce ed aggressioni che non hanno riscontro nell’atteggiamento che proviene da parte “nostra”. Ripetiamo ai non credenti la lezione di Benedetto Croce (un pensatore che, tuttavia, in linea generale non condividiamo) con la sua opera “Perché non possiamo non dirci cristiani”. Per quanto l’intera civiltà umana sia nata per affermare pubblicamente la giustizia e per difendere i deboli dai prepotenti del momento, l’occidente cristiano è permeato di assistenzialismo e welfare, ritenuti valori assoluti e veri e propri traguardi da spostare sempre idealmente più avanti verso maggiori traguardi. Di fatto, comunque, le reali affinità fra le tre religioni abramiche – cristiana, ebraica, musulmana – sono notevoli. E’ altrettanto notevole il numero dei non credenti e dei dubbiosi in tutte e tre le realtà confessionali e civili. Diciamo in altra parte di questo stesso numero che il mondo musulmano ha non solo una, ma più ragioni per lamentarsi con l’Occidente. Ma soprattutto deve rivolgersi al modo di impostare il “mercato” economico e finanziario vigente negli Stati Uniti d’America. E lo stesso modo di aver impostato la “guerra economica”. Così come non ci stanchiamo di ripetere, come tutta la politica Usa sia stata colma di errori sin dal tempo delle due guerre: Esse, nei fatti, hanno dato ragione alla cosiddetta Ame- rica in conseguenza della supremazia bellica, dovuta alla grande disponibilità di energia di cui essa ha goduto, oltre alla elaborazione di un’inedita organizzazione della produzione (in serie) e di studi di marketing in cui tuttora l’Europa marcia in ritardo. Per altri versi, nel campo delle invenzioni singole, ma anche dell’invenzione in generale, della ricerca e della sperimentazione, l’Europa non è certo rimasta indietro. Anzi. Fino alla elettricità, alla radio, al nucleare, ai motori,alle tecniche dei trasporti, tutto è “nato” in Europa ed è stato poi applicato in modo “amplificato” in America. L’Usa ha temuto l’Europa fino a danneggiarla profondamente nei rapporti con l’Africa con la quale, la colonizzazione prima e la pacificazione dopo, avrebbe stabilito – e potrebbe farlo ancora – un tandem vincente. Ma tenere l’Africa, demagogia a parte, in un forzato stato di sottosviluppo e destabilizzarla, come ha fatto negli ultimi anni, suscitando nuove rivoluzioni, nell’alveo di regimi che erano la fotocopia – addirittura migliorata in senso democratico – di quelli da essa stessa tanto amati da sempre in Sud America etc, è una scelta ottusa come non mai. La riprova è la situazione in cui l’amministrazione di Barack Obama (lui e soprattutto chi gli sta dietro) sta lasciando gli Stati Uniti d’America. Suoi nemici o avversari sono la Cina, i Brics, l’Africa, il mondo musulmano ed oggi – se non vuol vincere l’oscar della stupidità – anche l’Europa. Per non parlare della Russia. In pratica gli Usa non hanno più alleati. Perché anche il Giappone ed il nascente Far East intero gli è economicamente avverso. Oggi più della guerra armata può, come accennato, quella economico finanziaria, inventata dagli Usa, ma anche dai tempi moderni. Veniamo al dunque. In tutto questo quadro, porre al primo posto – come fan- no tanti nostri demagoghi – la necessità di dimostrare ai Musulmani fondamentalisti dell’Isis e di Boko Haram, la validità del nostro modo di intendere la civiltà, per persuaderli che “non è poi così male come loro dicono” risulta risibile. Ben altre sono le componenti presenti sul campo, le forze, la realtà effettuale. La prova della “bontà” occidentale la forniscono, in anni recenti, ma già lunghi, la Marina italiana, Lampedusa, Pozzallo e l’Italia tutta, la stessa Europa e l’intero Occidente tradizionale, con l’accoglienza che, proprio l’Italia offre, fornendo sin dal primo giorno un trattamento che conferma nei nuovi arrivati di essere già nello sperato Bengodi. Fondamentale è che, nella stessa realtà musulmana, le nazioni più grandi ed evolute (Egitto, Turchia, Tunisia, Giordania e Iraq ed anche Iran e Siria) siano le prime ad annullare Iris e Boko Haram. (G.Scargiali) osservatorio massimo “scranno”. Ecco il suo no, dunque, alla presenza della riproduzione della Mamma di tutti noi, riprodotta “tutta dora e piccinina” come quando brilla da lassù, sul Duomo gotico di merletto, quasi fosse dal cielo … “Brilla de luntan”, ma non fia che brilli fino all’Expo, dunque. Tutto quel che è – in grado di muovere l’animo anche di chi Milano non la ama quasi per nulla – dice ben poco al Sindaco Giacomo Pisapia che vuol radiarne la presenza dall’Expo, l’esposizione universale che non deve “offendere” nessun visitatore. Ma chi può mai sentirsi offeso da una Madunina, dora e piccinina, caro Pisapia? Forse uno come te. Ma dei visitatori come te – forse – l’Expo non ha proprio che cosa …farsene. Scommettiamo che Imposte ed evasione. Ecco ciò che è “di moda” argomentare sulle cause della crisi. La teoria è di per sé già risibile. La crisi è ben più vasta nei numeri e nei fatti. Nei numeri perché occorrerebbero cifre enormi per sanare la situazione (come l’intende l’Europa). In sostanza irraggiungibili. Nei fatti, perché gli errori di impostazione dell’economia e della finanza – in gran parte facili da individuare – sono tali e tanti (anche qui) che l’evasione, come anche le malversazioni e i privilegi in sé della classe politica, hanno pochi zeri, pochissimi zeri, rispetto a quelli del danno del malgoverno delle scelte cattive e di quelle errate… Ma ecco che una voragi- ne appare quando si viene a scoprire l’evasione del settore scommesse. Non di quelle clandestine, bensì di quelle “autorizzate” che hanno trasformato vie e crocicchi in piccole e medie bische, di fatto anche aperte ai giovani. Vi regna di certo l’immoralità e vizi d’ogni genere. Siamo già all’indecenza. Ma quel giro vorticoso di mero denaro dell’azzardo da cui lo Stato dovrebbe trarre beneficio, è anche un regno dell’evasione. Altro che evasione in stato di necessità (carenza obiettiva incolpevole del denaro) tanto frequente al giorno d’oggi, specie di fronte all’esosità di imposte e tasse. L’Italia dice no ai casinò per destagionalizzare posti come Taormina e Cefalù e spalanca le porte all’immoralità dei casinò da marciapiede. 17 trASPortI A Proprio mentre crescono i traffici mediterranei. La reazione della Fit Cisl L’aggressione della Fsi ai ferry boat Sulla stroncatura al servizio degli storici ferry boat sullo stretto di Messina – che comunque rimarranno in servizio per le merci – abbiamo ricevuto dalla Segreteria regionale della Fit Cisl un comunicato e il testo di una lettera di protesta. Il tema è la minacciata soppressione, da parte della Fsi spa, del traghettamento dei convogli ferroviari e il drastico peggioramento del servizio in genere attraverso lo Stretto di Messina. Della Fit-Cisl abbiamo incontrato il dottore Amedeo Benigno, un buon interlocutore in tema di comunicazione. La lettera porta la firma anche degli altri sindacati Filt Cgil - Uiltrasporti - Fast ferrovie - Ugl Trasporti - Orsa Ferrovie - Sas MaNT. Al contrario i sindacati chiedono un miglioramento del servizio, sia per il numero delle corse che della qualità del servizio. Ciò per garantire la riconosciuta continuità territoriale fra la Penisola e la Sicilia, che comporta da sempre varie conseguenze non tutte certamente favorevoli all’Isola (mancati contributi riconosciuti invece alla Sardegna) ed il cui venir meno comporterebbe ben altri interventi… Pubblichiamo dunque, qui di seguito, il comunicato. “Non siamo disposti a trattare una eventuale riduzione del servizio universale ferroviario garantito dai treni a lunga percorrenza e dalle navi traghetto ferroviarie impiegate nello Stretto di Messina. Piuttosto chiediamo un confronto serio 18 sull’ammodernamento della flotta navale e delle carrozze in composizione ai treni a lunga percorrenza per aumentare l’offerta attualmente insoddisfacente, e sul rilancio del trasporto merci su rotaia con politiche regionali mirate, con la possibilità di accedere alle sovvenzioni indicate nella legge di stabilità 2015”. A dire no così alla paventata dismissione del servizio di traghettamento sullo Stretto, sono i sindacati in una lettera inviata al Ministro dei Trasporti, al Presidente della Regione Crocetta e a Ferrovie dello Stato. “Si tratta – scrivono i sindacati – del mancato rispetto di un diritto costituzionalmente garantito. Solo l’attuale organizzazione del servizio ferroviario garantisce la continuità territoriale dell’Isola e pertanto la sua scomparsa o la sostituzione con soluzioni alternative, che prevedano per i cittadini l’attraversamento dello Stretto da semplici pedoni, rappresenterebbe un ulteriore colpo allo sviluppo economico dell’Isola, marginalizzandola e incrementando il gap rispetto al resto del paese in termini di infrastrutture e collegamenti ferroviari veloci”. Queste le osservazioni e le conclusioni dei sindacati, che appaiono certamente sacrosante di fronte ad una prospettiva storica che, al contrario, vede nell’incremento dei trasporti uno strumento nevralgico per lo sviluppo e lo stesso mantenimento di un tenore generale di vita de- Contro i provvedimenti di Ferrovie dello Stato Italiane spa, sono insorti tutti i politici in modo bipartizan. Ci hanno inviato comunicati “di fuoco” da destra Francesco Cascio, coordinatore regionale di Ncd, Marco Falcone, Presidente di FI all’Ars e il deputato nazionale Beppe Lumia, oggi massimo esponente del suo partito in Sicilia assieme all’astro nascente Davide Faraone. A Messina ha marciato quel che si dice “mezza città”. Nessuno, ripetiamo, dopo aver eletto un sindaco che porta spesso addosso la t-shirt No ponte, vuol riconoscere pubblicamente che la città dello Stretto avrebbe necessità e trarrebbe enormi vantaggi dal Ponte. Folco Quilici che ci ha ricordato come anche Pontefice significhi costruttore di ponti è stato accusato di “interesse personale”. Alla sua veneranda età ci sarebbe comunque da fargli i complimenti anche in tal caso… gno di un paese progredito. L’isolamento mette, invece, regioni come la Sicilia a rischio di un arretramento su posizioni “terzomondiste”, proprio quando il mondo e la crescita dei traffici in Mediterraneo chiedono a gran voce che la Sicilia si attrezzi meglio e di più, per partecipare a quegli incrementi comunque già in corso, per i quali si stanno attrezzando in Grecia, Adriatico, Spagna e persino in Marocco. Chiara Scargiali trASPortI Per negativa che sia non tutto andrebbe perduto… treni da e per il continente: Quanto c’è di concreto La Sicilia, dunque, rischia fortemente di perdere a breve i treni a lunga percorrenza e la continuità territoriale. Già i collegamenti di Trenitalia erano stati ridotti al minimo, con 10 corse (tra andata e ritorno) oltre lo Stretto, mentre tra 5 mesi dovrebbero scendere a 4. Adesso si cercano soluzioni…Ma siamo in ritardo, visto che da mesi i comitati pendolari siciliani gridano allo scandalo. E non solo per quanto riguarda la lunga percorrenza, visto che negli ultimi anni sono state tagliate corse per qualcosa come dieci milioni e mezzo di euro. una cifra enorme. Le Fsi hanno reso ufficiale che, con l’entrata in vigore del nuovo orario ferroviario, a partire dal 13 giugno 2015, i “servizi universali” con i due treni InterCity diurni Palermo/Siracusa – Roma, e l’InterCity Notte Palermo/Siracusa – Milano, saranno definitivamente soppressi. Dal 24 maggio del 2011 le Ferrovie dello Stato sono divenute Ferrovie dello Stato Italiane Spa o FSI con 69.631 dipendenti e 16.755 km di rete ferroviaria. A livello planetario (ed europeo) le ferrovie sono oggetto di interesse ed investimenti. In Italia si pubblicano, invece, solo i dati del calo (comunque lieve) dei passeggeri. Esso andrebbe esaminato per linee ed aree geografiche, assieme ai motivi specifici. Persino gli Usa stanno cercando di recuperare il loro ritardo tecnico in tema di elettrotreni, rispetto ad Europa e soprattutto Far East… Per raggiungere il continente ai siciliani rimarranno – negli attuali programmi – i soli due treni InterCity Notte Palermo/Siracusa – Roma. Per lo più dalle altre città dell’Isola non potranno che raggiungere Messina con un treno regionale e da qui, a piedi, la nave traghetto che li porterà in Calabria. La decisione delle Fsi sarebbe conseguenza della mancata erogazione dei fondi statali (47 milioni di euro annui) che lo stesso Ministero dei Trasporti aveva in un primo tempo confermato (23 dicembre 2014). Ma le Fs Italiane gettano acqua sul fuoco, precisando come …non abbandonano lo Stretto di Messina, anzi investono e potenziano. Non ci sarebbe nessun “posto a rischio” fra il personale impiegato nelle attività di navigazione, perchè i 62 dipendenti saranno ricollocati in Rfi nelle attività di terra e di bordo. Come è costume italiano, non è “il servizio” che conta. Non è fondamentale che il territorio, il lavoro, le relazioni pubbliche e private ne soffrano, ciò che più conta. Bensì i posti di lavoro a breve nel settore. Questo sottolineiamo è un sintomo di incultura e permanente sottosviluppo congenito nel sistema… Si ribadisce comunque, sempre da parte di Fsi, che le attività di traghettamento di carrozze e carri merci proseguirebbero regolarmente, con un’organizzazione più funzionale e vicina alle reali esigenze. Il progetto prevede, a partire dallo stesso 2015, a carico del Gruppo Fs Italiane e senza alcun onere aggiuntivo per lo Stato, un servizio alternativo di traghettamento veloce fra Messina e Villa. (C.S.) Ci sarebbe bisogno sullo Stretto per il bene di tutti Non del Pontone ma del Ponte… Mentre la continua inservibilità dell’approdo di Tremestieri sarebbe ormai una barzelletta, se non significasse la sospensione ripetuta della paga ai lavoratori e impiegati addetti (la stampa peloritana parla addirittura di 300…), c’è chi dice che anche quella sia tutta una storia di “magagne nella magagna”. Si dice che la ditta che rimuove la sabbia la depositerebbe “troppo vicina” per ovvi motivi… Ma questa è solo “una delle tante”. Perché dalle autorità a coloro che vollero l’approdo – che sono ancora vivi e vegeti fra noi – si appellano agli errori di progettazione e molti messinesi definiscono Tremestieri un posto “senza padre né madre”. Era ovviamente nato per decongestionare la città dal traffico dei Tir. C’è chi fa il conto degli studi di impatto ambientale mai ben fatti per l’attuale approdo e da farsi per le alternative che, a questo, punto pare risultimo tutte impercorribili. Vi si esercitano tutti: dalla Forestale al WWF… Il pontone frattanto viene ingaggiato, tre mesi sì e tre no per rimuovere la sabbia. Ma non del pontone, bensì del Ponte sullo Stretto avrebbero bisogno sia Messina che la Calabria e la Sicilia tutta. Non ricordiamo le battaglie condotte all’arma bianca da questa piccola rivista, ripetiamo i nomi dei veri addetti ai lavori, dei veri tecnici nella cui mente il bene di tutti e le motivazioni autentiche prevalgono sull’interesse particolare, individuale e sul pregiudizio e la disinformazione. L’Ing. Rodolfo De Dominici nientemeno che presidente dei “sistemi portuali” di tutta Italia, che nell’opinione diffusa avrebbe dovuto essere avverso al Ponte. L’Ing. Prof. Rocco Giordano editore Salerno, anche lui accorato sostenitore del Ponte. La P.ssa Leandra D’Antone di storia contemporanea (Università La Sapienza) autrice di un intervento quasi memorabile nel corso del convegno organizzato nella sala di Sant’Anna (Museo d’Arte) a Palermo due anni fa dalla Fondazione Curella. Infine, la nostra intervista recente con Aldo Garozzo, l’uomo che ha il merito di aver portato Augusta al livello di secondo porto della Sicilia (dopo palermo) nei programmi Ue relativi al sistema Ten-T. Tale programma è una delle più importanti e positive iniziative dell’Ue (lo ripetiamo sempre). Ten sta per trans European network e riguarda anche il web e tutte le “reti” in generale. La T sta per Transport e prende le mosse dall’unificazione degli scartamenti ferroviari (oggi oltre 10) fino al programma dei corridoi, fra cui il Corridoio 1 Berlino – Palermo – Augusta. In tali programmi è compreso il Ponte. Non lo vedranno i 70enni, ma che il ferro lo regalino i cinesi, che i fondi li metta qualche Emiro, qualcuno fra non molto tempo lo vedrà. A chi gli dicesse che l’isolamento rende all’immagine della Sicilia, Garozzo risponderebbe: “faccia il conto di quanto le costa quel tratto di mare che la separa dal Continente”. (Gesse) 19 AttuALItA’ era un uomo – non il solo – dalle mille cariche Helg in manette: l’antimafia cambierà rotta? Il procedere della lotta alla mafia riceverà finalmente un atteso colpo di timone? L’arresto in flagranza di reato di Roberto Helg, che ricopriva al contempo le cariche di presidente della Camera di Commercio e della Confcommercio Sicilia, ma anche di vice presidente Gesap (aeroporto), potrebbe segnare una svolta nella storia dell’antimafia e dello stesso modo di concepire la realtà delle protezioni e del “pizzo“, ritenuto – con visione ristretta – un pilastro della mafia siciliana. Ben altro è il modo in cui questa opera e si muove, nel senso che più vasto è il raggio d’azione, più articolate sono le attività, più alta si trova la massima “posta in gioco” etc. Focalizzare le estorsioni potrebbe, invece, sboccare in una sorta di depistaggio… Anche se non bisogna escludere dal “pianeta mafia” i livelli più bassi ed i ladri di galline. Come tale, in proporzione al suo censo e la sua “veneranda” età, si muoveva evidentemente Helg. Un insospettabile, un severo moralista, finito in manette mentre Palermo era inondata dal sole più bello dei primi giorni di marzo: il sole che la fanno amare. Siamo al triste epilogo di una vita che lo aveva visto sempre fra i notabili della città, noto nella realtà imprenditoriale dell’intera Sicilia, più per i suoi incarichi istituzionali che per la sua valentia di uomo d’affari. Per quanto ci si affretti da “quasi” ogni parte a trattare come sempre il caso – nella terra di Pirandello – come quello di una cellula impazzita, l’opinione generale potrebbe pesare su un cambio di rotta della cosiddetta “antimafia”. Sarebbe bello provenisse proprio da Palermo, città accusata di essere una autentica “fucina” di questa speciale forma del malaffare... Helg era anche vicepresidente della Gesap, la società che da sempre gestisce l’Aeroporto a Punta Raisi. In tale veste stava riscuotendo una tangente da 1000 euro dalle mani del noto e valente pasticcere Palazzolo di Cinisi che, da anni, gestisce il bar pasticceria dell’Aeroporto. Una gestione che – come sempre avviene in Italia – andava soggetta a scadenze revisioni e rinnovi... E c’è chi – da perfetto italiano – vuol moralizzare queste situazioni abolendo la possibilità della proroga delle concessioni. Il che, in generale, significherebbe: spreco di esperienza, spreco di denaro, sottrazione di diritti quesiti (che i nostri codici, non il sentimento generale protegge decisamente). Come consigliere di Gesap, Helg si era designato “da sé“, essendo preposto a tale compito dalla Camera di Commercio. Però, dovendo scegliere un vicepresidente, 20 anche la carica di numero due dello scalo aereo era finita a lui. Dalle tre cariche ricoperte c’è da pensare che riscuotesse discreti gettoni mensili. Tuttavia, ai Carabinieri ha risposto: “L’ho fatto per bisogno. Avevo la casa pignorata”. Che anche lui, paladino dell’antimafia, dell’addio al pizzo e della legalità, evadesse anche tasse e imposte il cui pagamento è elevato ad ulteriore simbolo della legalità? L’indagine è in corso e qualcosa ci dirà, speriamo. C’è da chiedersi dove fossero finora coloro che gli stavano intorno. C’è da chiedersi come non sospettare di uno che aveva concluso con un default la vita della propria catena di negozi in città, ma era “mantenuto” nelle due cariche. Non è questo, purtroppo, un caso unico nel capoluogo e in tutta la Sicilia, piena di personaggi che ...sopravvivono a se stessi. Lo scorso anno chi scrive queste righe ebbe un battibecco, perchè in un articolo sulla carta stampata apostrofava Helg solo con il cognome, senza nome e senza citare le cariche. Quelle pagine sono ancora consultabili e il destinatario del “grosso” dell’articolo ebbe molto a ridire. Quasi che avessimo sbagliato per ignoranza, ineducazione, trasandatezza, poca professionalità... Non era così. Da sempre ci battiamo per dire che la mafia, così com’è oleograficamente descritta - quella che spara, che chiede il pizzo, che vende droga per strada - non è la vera mafia. Cerchiamo sempre di affermare che, come nei romanzi e in certi reality, il capo mafia vero è l’ultima persona fra quelli che dovrebbe essere sospettato: è proprio fra coloro che guidano il carro dell’antimafia. Ma anche questi, sottolineiamo, servono poteri superiori. Chiariamo: non tutta l’antimafia è cor- rotta. Qualcuno, anzi, paga per non esserlo... I siciliani veri dovrebbero saperlo tutti. In genere lo sanno. Assumono la triste realtà con il biberon... Tuttavia sono costretti a subire descrizioni “di rito” e qualcuno - a parte gli sprovveduti - finisce per crederci anche un po’... Ai pentiti, che parlano - a volte - persino dai palcoscenici o davanti ai microfoni dei media, vorremmo sempre chiedere perchè non dicono tutto. Perchè mai tengano gli assi nella manica, nei confronti della verità superiore. Ma il motivo è anche intuibile... Per fare i pentiti, come persino per essere poveri ed esserlo bene (cioè assistiti), occorre applicare delle tecniche. Sono forme di professionalità anche quelle. Il “professionismo dell’antimafia” è, per certi versi peggiore della mafia che afferma di combattere, come lo sono le false associazioni di carità. A chi ci rimproverava, senza darci possibilità neppure di parola, per aver glissato sulle cariche del personaggio, oggi pubblicamente in manette, cercammo di rispondere che meno di 24 ore prima un “vero” imprenditore siciliano ci aveva detto - senza sapere che cosa ne pensassimo - questa battuta: voi palermitani siete quelli che tenete su un vecchio stolido come (omissis...) in due cariche che dovrebbero andare a qualche persona operativa. Ma, poverino, non ne sapeva abbastanza: era anche lui fin troppo leale ed ingenuo. Nota: per sapere che cosa abbiamo già scritto sulla mafia, battete la “magica” parola sul motore di ricerca, in alto sull’home page del nostro sito www.palermoparla.it. Non diciamo neppure d’essere stati “profetici”, perchè faremmo sorridere le persone serie. A AttuALItA’ Pochi dubbi sulla colpevolezza: chi indagava ha ascoltato la richiesta di estorsione in diretta. Non tra un noto mafioso e un imprenditore, ma tra il presidente della Camera di commercio di Palermo e un pasticciere che aveva bisogno di prorogare il contratto di affitto. Palazzolo contro Helg, due personaggi ben noti in città. Per ottenere la proroga della conces- sione, però, il primo avrebbe dovuto consegnare al secondo una tangente da 100 mila euro. A consegna registrata e avvenuta, l’integerrimo uomo dalle mille cariche è stato arrestato. A Helg, il pasticciere Palazzolo si era rivolto proprio come affittuario di uno spazio dell’aeroporto “Falcone e Borsellino”. Gesap è la società pubblica che gestisce da quando era solo Punta Raisi. La Camera di Commercio ne possiede il 22,7%, alle spalle di Provincia (41,3%) e Comune (31,5%). Lo scorso 9 febbraio Helg aveva espresso solidarietà ad Antonello Montante, delegato per la legalità di Confindustria indagato per un reato molto vicino all’estorsione: mafia: “Sono vicino al collega Montante – aveva detto – e mi auguro che si possa fare chiarezza in breve tempo. Chi si batte per la legalità, come lui, non può attendere a lungo che vengano chiariti i termini di una vicenda come quella che lo riguarda”. Helg aveva partecipato anche a eventi contro la corruzione e il racket proponendo anche corsi contro i reati dei colletti bianchi e dei mafiosi. Roberto Helg, nato a Palermo il 5 Maggio 1936, è sposato e ha due figli. Ha conseguito la maturità classica nella sessione estiva 1954-55 con media sopra al 7, si legge nel sito Internet di Confcommercio Palermo, di cui è presidente. E’ stato insignito anche della carica di Cavaliere del lavoro. Imprenditore nel settore Articoli da Regalo, dal 1954 al 2012. Il 28 aprile 1997 viene eletto per la prima volta Presidente della Federazione Provinciale del Commercio, del Turismo e dei Servizi di Palermo, carica alla quale nel novembre 2011 viene confermato, per acclamazione, per il quinto mandato consecutivo che scade quest’anno. Nel luglio 1997 viene eletto Vice Presidente Vicario Regionale di Confcommercio Sicilia e da Luglio 2006 ad Aprile 2008 è Presidente di Confcommercio Sicilia. Attualmente era componente del Consiglio Direttivo e della Giunta di Confcommercio Sicilia. Componente del Consiglio Generale di Confcommercio Nazionale fino al Marzo 2010. A Febbraio 2006 entra a far parte della Giunta di Confcommercio Nazionale e vi resta fino a Marzo 2010. Presidente dell’Associazione provinciale di Palermo degli Articoli da Regalo dal 1997, sarebbe rimasto in carica fino al 2018. Dal 2007 al Luglio 2012 è Presidente del Confidi Fideo Confcommercio Palermo Soc. Coop. Dal gennaio 2001 fino al luglio 2010 è Vicepresidente della Gesap, la società di gestione dell’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo, carica alla quale viene rieletto nel novembre 2011. Il 2 Giugno del 1976 gli viene conferita l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana, nel 2003 quella di Cavaliere Ufficiale della Repubblica Italiana e nel 2012 quella di Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Dal maggio 2000 al 2011 è Console Onorario della Repubblica Slovacca a Palermo con giurisdizione sull’intera Sicilia. Il 22 Settembre 2005 l’Ambasciatore della Repubblica Slovacca gli conferisce la medaglia della Repubblica Slovacca per «L’apprezzata opera svolta in favore della relazione fra la Repubblica Slovacca e la Repubblica Italiana». Il 15 Maggio 2006 viene eletto Presidente della Camera di Commercio di Palermo, dove verrà riconfermato nel Maggio 2011, fino alla scadenza del 2016. Il 22 Luglio 2009 viene eletto nel Comitato Esecutivo nazionale di Unioncamere, di cui sarebbe ancora componente. Il 13 Giugno 2007 viene nominato componente del Consiglio di Amministrazione di InfoCamere, dove resta in carica fino al 2010. Il 14 Settembre 2010 viene nominato componente della Commissione Consultiva di InfoCamere dove è ancora in carica. Fa parte della Giunta e del Consiglio di Unioncamere Sicilia dal 2006 ad oggi. Il 26 Maggio 2010 viene nomi- nato componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione «Istituto Guglielmo Tagliacarne», dove viene riconfermato dal Consiglio di Presidenza di Unioncamere Nazionale il 14 maggio 2014. È componente del Consiglio direttivo del Consorzio Camerale per il Credito e la Finanza. Da Marzo 2008 a Dicembre 2010 è Componente del Consiglio di Territorio Sicilia Unicredit, dove viene riconfermato nel Gennaio 2011, per il biennio 2011/2012, ed a Gennaio 2013, per il biennio 2013/2014. Presidente della Camera di commercio di Palermo e vicepresidente della Gesap, la società di gestione dell’aeroporto “Falcone e Borsellino”, Roberto Helg è stato arrestato mentre intascava una tangente di 100 mila euro. Per ottenerlo il taglieggiato doveva pagare 50 mila euro in denaro e il resto a rate mensili di 10 mila euro. A garanzia della somma residua Helg aveva ottenuto un assegno in bianco. L’arresto è stato opera dei carabinieri nell’ ufficio alla Camera di commercio, in via Emerico Amari a Palermo. Le indagini sono state svolte dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo e dirette dai sostituti procuratori Battinieri e Ferrari con il coordinamento del procuratore aggiunto Bernardo Petralia e la supervisione del procuratore Francesco Lo Voi, che ha partecipato all’interrogatorio di Helg. L’indagato è stato trasferito nel carcere di Pagliarelli. Ma contro Helg qualcuno aveva pronunziato più volte le relative catilinarie, accanto a chi ha spesso raccontato in giro che Helg non fosse …una bella persona. Roberto Puleo, presidente di Fedecommercio, associazione libera di commercianti, si sfoga con Il Moderatore: “Io denuncio da 15 anni le sue malefatte in qualità di presidente della Confcommercio. Da quando ha messo piede là dentro, facendo un suo disegno criminoso ben definito, lui ne è diventato il padrone, può fare e disfare. Io sono stato una vittima di Roberto Helg. Eletto presidente dei Pubblici Esercizi, dopo due ore mi ha commissiariato per scarsa produttività… Il potere alla Confcommercio gliel’ha dato un altro che è finito in galera e si chiama Sergio Billè, ex presidente nazionale Confcommercio”. Abbiamo tolto alcune parole del peggio che ha detto Puleo. Ma non è difficile far risalire colpe a tutti i personaggi come Lombardo e Crocetta ed a Leoluca Orlando, persone fondamentali nella storia dello scalo aereo. Il sindaco si salverà formalmente adducendo che ha appena messo alla presidenza Gesap il suo fido Giambrone… Grande è la responsabilità di Crocetta e del suo predecessore perché la Camera di Commercio è un ente della Regione e questa non ha vigilato… Salta frattanto per dimissioni in blocco un altro “castello incantato”: Confindustria Sicilia. Potrebbe essere la svolta di anni di fallimenti della realtà èproduttiva isolana. 21 LAvoro Che cosa può insegnarci e che cosa dovremmo imparare Michele Ferrero: la sua vera storia d’imprenditore Sulla lezione e la storia di Michele Ferrero si esercitano ed incespicano in molti, cadendo nel generico e nella solita “agiografia”. Siamo alla riprova di quanto l’Italia sia indietro nel comprendere l’imprenditoria, sia superficiale nell’approfondire la storia di ciò che più la contraddistingue e ne fa – soprattutto agli occhi del mondo – quel “Bel Paese” che a qualcuno entro i confini sembra non esista quasi più: la gastronomia, il vino, ma anche l’arte, la musica e la scienza poggiano su un adeguato approfondimento generalizzato? O succede che gli stranieri conoscono degli italiani ciò che essi stessi ignorano? Tutto è di solito frutto di elite, ristretti cenacoli, come i famosi “ ragazzi di via Panisperna” che rivoluzionarono la conoscenza dell’atomo. Non manca certo – in Italia – il “campione”. Manca la media e la moda (termine importante della statistica). L’Italia ha un popolo di “cantinari”. Chi sono, dunque, costoro? Molti lo sanno certo: sono coloro che nell’ombra di un luogo angusto creano il miracolo di qualcosa di grande e costellano la storia della Penisola. Una nazione abitata da troppi “sordi”. Iniziamo dalla storia, maestra di vita. I prodotti Ferrero – e il dorato 90enne Michele non si sarebbe offeso – nascono dall’esperienza del …surrogato di cioccolato. Le “inique sanzioni”, come si chiamarono prima dell’ultimo conflitto, costrinsero gli italiani, scarsi in tante cose, ma quasi imbattibili nell’arte di arrangiarsi (da cui il film di Luigi Zampa, 1954, con A.Sordi), surrogarono un po’ tutto. Cioè tutto quello che non avevano, né sul suolo patrio, né in colonia. Il “surrogato di cioccolato” si produceva con una piccola quantità di cacao e tanta nocciola. Chi meglio dei piemontesi, il cui cioccolatino, il gianduiotto, conteneva già quella formula, poteva riuscirci? Ma non corriamo. Dopo la guerra, fino a tutti gli anni ’50, di creme mono e bicolori come la Nutella ce n’erano tante (come oggi, ma per altri motivi). E c’erano in tutte le drogherie, le salumerie e i grandi magazzini (antenati dei supermarket), due prodotti Ferrero. Erano due “stecchi”, barrette o poco più, di apparente cioccolato: il Sultanino, forse ancora in onore delle colonie italiane, e il Cremablock (marrone fuori, bianco dentro, col “buon latte di oggi). Ma l’abbondanza di nocciola era una costante ed anche di latte. Motivo? Il cioccolato non te lo tiravano appresso (a volte oggi costa meno del pane) come adesso. Era carissimo, perché continuava a venire da lontano a prezzo alto e 22 il trasporto “incideva”. Nacque da un chiaro studio di marketing anche lo slogan “più latte meno cacao”… Chi crede che la Nutella sia una “invenzione” di Michele Ferrero si sbaglia. Dove è stata, dunque la sua grandezza e per questo deve godere di ammirazione e dovrebbe fare da maestro a tutta Italia, proprio alla vigilia dell’Expo alimentare? Come è arrivato ai i suoi 22mila dipendenti, due miliardi e mezzo di fatturato annuo e 161,5 milioni di utile netto nei suoi stabilimenti in 14 paesi? Ci è arrivato perché un uomo può essere grande quanto si vuole, per cuore e speranze, può saper risparmiare negli acquisti e vendere al giusto prezzo, organizzare la produzione all’interno dell’azienda. Ma queste doti, che certamente Michele Ferrero possedeva, non avrebbero compiuto il miracolo se egli non fosse stato un genio, probabilmente spontaneo, del marketing. Questa è la materia che l’Italia continua a non capire e – mediamente – a non applicare a dovere. Fondamentale è dire che l’esperienza dei gianduiotti di tipo “popolare” che sembravano dei formaggini e in alternativa, si davano ai bimbi col classico pezzo di pane o quella delle barrette tipo Cremablock andò avanti, sin dall’inizio, sulle ali del marketing. Perché già il Cremablock nacque, mirabilmente, in concorrenza col Sultanino, cioè con uno stesso prodotto Ferrero. Vai a fare da terzo incomodo… Inoltre, la campagna pubblicitaria della Ferrero fu sempre accompagnata da un’adeguata promotion e da una attenta, forse istintiva (per don Michele) marchandising. Non c’era esercizio pubblico di settore e a volte di fuori settore (vedi canali di vendita, anche le tabaccherie) che in contemporanea non avessero un espositore, anche in modesto cartoncino, ma originale e ben visibile, con i prodotti… Poi venne il giorno in cui Ferrero iniziò a decollare verso un prodotto di maggior qualità: il Mon Cheri. Ma l’involucro che conteneva la ciliegia e il liquore era – Nella prima parte dell’articolo qui a lato puntiamo il dito sullo scarso approfondimento che gli italiani dedicano alla musica, di cui sarebbero maestri nel mondo (lo sono per la storia dei loro musicisti), all’arte, di cui possiedono un patrimonio enorme (ma conoscono superficialmente) e persino al vino (che si produce in ogni angolo), all’agroalimentare ed alla stessa gastronomia (alla quale troppi si dedicano con superficialità). Ma l’ignoranza in fatto d’impresa, nonostante la grande e diffusa vocazione nazionale, è imperdonabile, specie sul piano materiale. La maggior parte delle imprese in Italia si limita a 4 addetti. I prodotti di qualità non vengono adeguatamente commercializzati e cedono il campo alle imitazioni prodotte dagli stranieri: se si approfondisce la conoscenza dei relativi “numeri” si scopre che le imitazioni hanno uno o vari zeri in più rispetto ai prodotti originali italiani. Michele Ferrero è stato fra gli italiani capaci di sottrarsi a queste regole negative, risultando vittorioso anche sui mercati esteri e andando a produrre anche fuori dai confini. Un risultato importante con l’avvento della globalizzazione per compensare l’inevitabile arrivo di prodotti e produttori stranieri in Italia. AttuALItA’ all’inizio – ancora di surrogato. Però conteneva più cioccolato. Chi sa quando si giunse alla consapevolezza che questo introdurre della buona nocciola nel cioccolato fosse anche una scelta vincente di per sé. Un’alternativa gradita, come il cioccolato al latte oppure il “nocciolato” con le nocciole sane… L’abitudine di “far concorrenza a se stesso” per evitare che altri arrivassero prima di lui, Michele Ferrero non la perse mai. Pensate alla nascita del Ferrero Rocher. Ormai Ferrero non era più un nome da scrivere piccolo. Il Mon Cheri migliorato nella qualità, confezionato nella scatola da regalo, più il successo planetario della Nutella (divenuto persino politico, perché la Nutella è incredibilmente …di sinistra) e l’arrivo del Pocket coffee ne avevano esaltato l’immagine assieme alla vendita di un buon cacao in polvere. Così nacque il cioccolatino che la signora sofisticata, elegante a bordo della Rolls o giù di lì chiedeva all’autista Ambrogio, il quale, nel porgerle il cioccolatino avvolto in raffinata stagnola crespa, non mancava di rivolgerle un’occhiata di corteggiamento. In quella pubblicità, fra le primissime a ripetersi a lungo, identica, senza stancare lo spettatore, c’era proprio tutto. Purché non si pensi che il marketing (e qualcuno lo ritiene) fosse solo in quello splendido (per tecnica e gusto) spot pubblicitario. Frattanto Ferrero contro il solo Bacio aveva schierato 3 cioccolatini… Il marketing è uno studio complesso a 360 gradi che, nel caso di Michele Ferrero, prese le mosse, probabilmente, già alla vigilia di mettere in giro il suo primo “surrogato”. Il marketing è materia da studiare a fondo ed applicare con continue correzioni e aggiustamenti. Michele Ferrero certamente aveva creato molto presto uno staff adeguato, ma lui lo aveva nel sangue. Fu un probabile dono del Cielo. E lui religioso lo era molto. Germano Scargiali Quelle 130 teste che vogliono decidere ogni anno per tutti Bildbergh massoneria e nuovo ordine mondiale La regola, fino a qualche hanno or sono, era che si prendesse in giro chi accennasse alla cosiddetta “teoria del complotto”. Oggi tale atteggiamento di scherno si è molto affievolito e c’è anche chi ha contato fino a 130 nel comporre l’elenco dei personaggi – abbastanza coesi – che hanno in mente l’idea per “decidere loro per il mondo intero”. Nel mondo intero massoneria diviene un termine sempre più generico. Meglio dire “le massonerie”: unica la logica, con volti e ruoli che cambiano con la portata, il livello è importanza. Ma anche, a seconda dei poteri, più o meno forti, che vi sono localmente rappresentati. Si era saputo molto presto, se ce ne fosse stato bisogno: La sera di un mese di novembre, quando Monti era da poco senatore “a vita” e, già si supponeva, imminente Premier di transizione del Governo Italiano, vennero fuori in tv le parole: “Mario Monti, fa parte del Bilderberg group”. La frase faceva parte, allora, di quell’idioma che corre veloce, incomprensibile alla stragrande maggioranza, che passa come acqua sul vetro: “dev’essere importante questo Monti…” Ma i più non capivano minimamente di cosa si stesse parlando. Sarebbe stato opportuno sapere che cosa fosse, anzi che cosa siano, il Council on Foreign Relations e il Bilderberg Group. Si parla di Governo mondiale, di lobby potentissima, di discorsi e decisioni prese all’oscuro della popolazione. Fra i nomi degli “iscritti” trovate sempre tutti quelli che possono venirvi in mente a livello nazionale ed internazionale. Politici, Industriali e grandi imprenditori. Sono tutti all’interno del Council on Foreign Relations, all’interno del quale si parla e si stabiliscono cose che poi vengono messe in atto nelle varie nazioni. E’ significativo che si sia stata data tanta importanza ad un personaggio dai chiari “limiti” come Mario Monti, esaltato persino, ma al momento, silurato poi di fatto probabilmente per sempre dopo. Ma aveva già tanto danneggiato l’Italia e soprattutto gli Italiani. La prassi della “bidonata” finale (come abbiamo spesso accennato) è usuale… Il Bilderberg è un gruppo abbastanza ristretto di potenti internazionali che si riu- niscono una volta l’anno (una prassi che è tipica anche a livelli locali nella pratica massonica e mafiosa), per trattare temi globali, quali la politica a vasto raggio, l’economia mondiale e l’atteggiamento militare. All’incontro, si partecipa su invito e gli invitati – pare siano circa 130 – sono i nomi considerati di maggior spicco dell’economia, della politica e del potere bancario. Resta nelle nebbia, così, chi faccia gli inviti. L’incontro – che si svolge annualmente quasi sempre in Europa ed ogni 4 anni negli USA o in Canada – si tenne a partire dal 29 Maggio 1954. L’ultimo, nel 2014, si è tenuto dal 9 al 12 Giugno in Svizzera. Ma c’è ancora un’altra Commissione Internazionale che è la “Trilateral”. Una Commissione nel cui statuto è possibile leggere: “Basata sull’analisi delle più rilevanti questioni. La Commissione si sforza di sviluppare proposte pratiche per un’azione congiunta. I membri della Commissione comprendono più di 200 insigni cittadini, impegnati in settori diversi e provenienti dalle tre regioni”. Sono incontri rigorosamente a porte chiuse, senza alcuna pubblicità sui grandi media, per cui anche i piccoli, in genere, ne tacciono. Per saperne qualcosa, bisogna richiedere direttamente alle tre organizzazioni, oppure accreditarsi – così come è stato fatto per gli scomunicati – alla sezione Stampa delle varie Commissioni - Organizzazioni. E’ lì, in pratica, che nasce ciò che ruota attorno al “Nuovo Ordine Mondiale”, all’idea o al fascio di idee che esso rappresenta… E’ questo, secondo un numero crescente di opinionisti, il nucleo che opera da dietro le quinte del Mondo e di cui si ha ormai sempre più conoscenza… Ricordate dunque da chi e come fu imposto Monti in Italia e – lo abbiamo detto altre volte – individuate chi si lascia sfuggire soddisfatto che “occorre lavorare per un …nuovo ordine mondiale”. Pensatela, poi, come volete, ma considerate che il Mondo non va affatto come vorremmo tutti e come potrebbe già oggi. Riflettiamo che un’azione di disturbo visibile non ha giovato né alla pace né a quello sviluppo che – per mille motivi tangibili – sarebbe a portata di mano. s(Da ricerche effettuate sui media di comune consultazione) 23 SICILIA Chi lo rimpiange chi nota l’eccezionalità della pena chi lo vede perseguitato CuFFAro Story Cuffaro e le regioni Mediterranee Salvatore Cuffaro ha risposto per la terza volta a una nostra lettera che accompagnava gli ultimi due articoli in cui abbiamo espressamente parlato di lui. In uno si raccontava di un discorso fra due parlamentari del Pd in carica che, sul terrazzo di Sala delle Capriate allo Steri (fine 2014), non nascondevano a chi stava loro vicino un colloquio in cui definivano Cuffaro come “…l’ultimo presidente della Regione che abbiamo avuto”. Nell’altro facevamo un paragone fra Cuffaro e Berlusconi, affermando che la probabile maggior colpa per ambedue fosse stata l’atteggiamento verso la politica internazionale, mediterranea in particolare. Non dimentichiamo che il Nord Africa non era stato ancora destabilizzato (noi diciamo per volere degli Stati Uniti). Di Berlusconi sono noti gli accordi con Gheddafi (ma anche con Ben Alì, Mubarak, Erdogan, Putin). L’Italia si apprestava a far passare un metanodotto russo dal Bosforo, un altro sarebbe provenuto dalla Libia. Inoltre si era impegnata a costruire l’autostrada Tunisi – Cairo, come tratto finale della Capetown – Tunisi. Affermiamo che fosse un passo per tornare fra le “grandi potenze”. Cuffaro era stato presidente di turno delle “Regioni Mediterranee”, un’entità caduta nell’oblio. Essa prevedeva, in coerenza con il famoso Trattato di Lisbona (istitutivo dell’Ue) e di quello di Barcellona (una sorta di esecutivo per il Mediterraneo) una collaborazione diretta delle “Regioni” che, baipassando gli Stati, curassero la crescita del Mediterraneo allargato (all’Algarve, per esempio) con “punto di boa” all’Area di Libero scambio del 2010 (naufragata nel Mare Nostrum, che doveva ridere e, invece, piange amaramente). Cuffaro, nel corso di una storica conferenza a Villa Malfitano (minimizzata dai media anche locali) fu protagonista di uno storico discorso che chi scrive ascoltò, intrufolandosi fra i convegnisti in uno scranno rimasto libero. Di quel che disse Cuffaro nulla trapelava nei comunicati e fu sui media. Il presidente riscosse uno stand by dalle delegazioni. Poi, nel corridoio della Villa Malfitano, dove era allestito il buffet, sprizzava felicità. Con il suo tipico modo di fare, apostrofò i presenti che erano fermi davanti a quel ben di Dio. C’erano tante forme di ricotta. Prese il coltello di servizio e disse: “Ma che cosa aspettate? Siete timidi? Servitevi. Ah, di solito si aspetta che il re faccia il primo boccone. Non ricordavo che il re oggi sono io che vi ospito. Ecco, taglio la ricotta e la mangio. Questo è il via che aspettavate. Buon appetito a tutti”. Questo era Cuffaro ed era quello che a Messa cantava a voce alta, stavamo per dire a squarciagola, le canzoni di chiesa. Se fingeva, mandiamogli un Oscar alla carriera come attore! Palermoparla ti scrivo… Pubblichiamo alcuni stralci delle 3 lettere che Salvatore Cuffaro ci ha inviato da Rebibbia. Non ci hanno potuto forse fare piacere quanto a lui riceverne da chi lo ricorda. Il suo modo di espiare colpe probabilmente non commesse trovano una sintesi in quello che sembra essere diventato il suo motto: “prego, amo, ma soprattutto vivo”. Parole testuali: “…Grazie per esserti ricordato di me e per quello che scrivi. E’ confortante essere ricordato nella sofferenza. Ho attraversato all’inizio (spesso Cuffaro parla dei …primi tempi) un tempo difficile che, grazie a Dio, alla mia famiglia ed ai tanti come te che mi hanno dato sostegno con le lettere e con le preghiere, ho potuto superare. Sto scontando la mia pesantissima pena con grande sacrificio e grande forza morale, senza mortificazione, con coraggio e dignità, tenendo alta la testa e forte il cuore”. Cuffaro parla dei compagni di detenzione: “…Faccio tutto quello che posso (questa è una sua tipica espressione di sempre, ndr) per aiutare i tanti che qui dentro sono nel bisogno materiale e spirituale, mi sforzo di utilizzare il tempo nel miglior modo possibile, dandone molto anche alla mia anima, che è tornata finalmente ad essere padrona della mia coscienza e, quindi, di se stessa”. Ed eccolo a proposito del luogo in cui si trova: “…Il carcere è meno peggio di quello che temevo, è certamente un posto ricco di umanità, ha il torto di voler trattare un’anima libera come se essa fosse proprietà del corpo che, invece il carcere racchiude dentro le mura. Casomai è l’esatto 24 contrario, è l’anima che conduce il corpo… e la mia, per volontà e grazia di Dio, è libera… ”.“…Purtroppo il carcere si prenderà un tempo della mia vita, lo ruberà ai miei affetti, tenendomi lontano da loro, ma non si prenderà la mia dignità e neppure la mia voglia di vivere e di amare…” Cuffaro si preoccupa di confortarmi: “…Vorrei rassicurarti che sto bene, sono forte, c’è sempre dentro di me quel qualcosa che nessuno può toccare né togliermi…”. “All’inizio ragionai per un po’ da uomo libero, ma, abituatomi alla nuova condizione, più mi sono adattato, più ho capito e apprezzato il valore della libertà. Più comprendo adesso che nulla sarà per me più come prima, né per il tempo che rimarrò in carcere, né quando ritornerò alla vita libera”. Ecco una delle sue massime di scrittore, sempre nelle lettere: “La vita non si cambia. La vita cambia, la vita ti cambia”. “…Sto sempre nell’attesa, so insensata, illusoria, ma aiuta, che succeda qualcosa di nuovo, e non finisco mai di sperare che il tempo mi restituisca la mia vita e le cose in cui ho creduto, desiderio che come un’ombra segue e non mi lascia mai”. “… Aspetto l’incontro con mia moglie ed i miei figli, e non c’è nulla che possa darmi più coraggio e forza del loro sorriso, sono loro che alimentano il desiderio della mia speranza e la capacità di resistere… Quando sono triste ho paura, penso a loro e volgo lo sguardo verso il cielo e so che non passano, lassù, inosservate le mie sofferenze. C’è sempre un posto per la fede e la preghiera…” A proposito della Sicilia: “…le cose buone non si imprigionano e non si sconfiggono. La vita e gli uomini mi hanno chiamato a questa prova. So di non aver mai favorito la mafia, ma di averla combattuta ed osteggiata. Sono pronto a riaffermare quello che sono sempre stato, me stesso… Mi sono speso sempre per la mia Sicilia, per farla crescere, per creare occasioni di sviluppo, di lavoro, perché fosse una terra dove poter vivere, non da dove fuggire, ed oggi più che mai sono convinto che essa ha bisogno di essere amata e servita, anche perché la nostra vita ha veramente valore se si vive per qualcosa e per qualcuno”. La “buccia di banana” La storia che ha fatto da “buccia di banana” a Cuffaro, con tutte le attività che aveva intrapreso l’iperattivo governatore, riguarda un ospedale che era e, crediamo sia ancora almeno in parte, un centro d’eccellenza. Dove allora ed ancor oggi ci si reca dal capoluogo per analisi e cure. Questa è una semplice constatazione. Non c’è un vero parallelismo – ripetiamo – ma in quel tempo accuse e persino qualche tentativo di chiusura si susseguirono nei confronti di varie realtà ospedaliere. In genere, le migliori. A proposito di Cuffaro molte persone ragionevoli notano come non vi siano vere prove di colpevolezza desumibili dalle brevi parole telefoniche e dal loro tono generico. Lo stesso sostituto procuratore Giovanni Galati – in rappresentanza delle istituzioni – ha chiesto in Cassazione di escludere l’aggravante mafiosa. Alcune risolute affermazioni della Senatrice Vicari dimostrano come il personaggio di Cuffaro, il più giovane presidente della Regione Sicilia, sia ancora ragionevolmente sostenibile. A favore di Cuffaro con un “non riteniamo comunque che sia mafioso” si sono espressi Casini e Follini, ex compagni di partito, anche se Cuffaro è stato protagonista della scissione. Giovanardi ha ribadito come sia unico questo caso in cui il giudice abbia deciso contro la tesi della difesa e contro quella del pubblico ministero. Cuffaro è così l’uomo politico cui si infligge la maggior condanna della storia nazionale. Cuffaro, cui è stato negato di vedere sua mamma “…tanto – ha fatto intendere il giudice – non ragionava e non lo avrebbe neppure riconosciuto”, di recarsi al funerale di suo padre e di essere inviato ai servizi sociali, ha scritto un libro, ne sta pubblicando un altro e sta laureandosi in giurisprudenza (in medicina vanta 110 e lode, da “fuori sede” a Palermo). Di Berlusconi dice senza patemi: “nutro per lui l’affetto di sempre, ma avrebbe dovuto farsi un anno di carcere. Era la migliore risposta a chi lo accusava”. A Rebibbia dal 2011, uscirà nel 2018. Si è tentato di ricondannarlo per il medesimo reato, ma questa volta è stato salvato per 2 volte dalla regola del “ne bis in idem”. La persecuzione giudiziaria ci sembra evidente. (a cura di Germano Scargiali) expo 2015 Un viaggio emozionante nella nutrizione. Intervento di Dario Cartabellotta Salute Bellezza Armonia In gastronomia Sicilia protagonista Un viaggio sensoriale tutto da vivere, quello proposto dalla Sicilia e dalle dieci nazioni che compongono il Cluster di Expo per il Bio-mediterraneo. Due giorni intensi, quelli del week-end 7 - 8 marzo all’Expo Gate. Nel cuore di Milano, davanti al Castello Sforzesco, un’anteprima assoluta per cittadini e visitatori che, numerosi, hanno scoperto i mille sapori, odori e colori della cultura alimentare del Mediterraneo. La Sicilia è stata con 10 nazioni – Grecia, Libano, Egitto, Tunisia, Algeria, Malta, San Marino, Albania, Serbia e Montenegro – per presentare la ricchezza dell’habitat dove è nata la civiltà e la cultura del cibo. Ciascuna ha interpretato a proprio modo il tema proposto per la grande Esposizione “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Obiettivo, risposte concrete alle sfide alimentari del nuovo millennio, per un’alimentazione sana e sicura per tutti. Grande protagonista la Dieta Mediterranea, patrimonio riconosciuto e tutelato dall’Unesco, perché raccoglie e valorizza quell’insieme di pratiche, abitudini, colture che difendono la biodiversità e valorizzano lo spirito conviviale e l’importanza di condividere cibo e tradizioni. La grande cattedrale della cultura millenaria del cibo mediterraneo, ha i suoi pilastri nell’Ulivo e nell’Olio extravergine d’oliva, nel grano e nel pane, nella vite e nel vino, nell’infinita stratificazione di colture e culture che questi territori hanno nel tempo prodotto. Un esempio è dato dalla colazione mediterranea, che ragazzi e bambini, potranno gustare all’Expo Gate, a base di pane di grano duro e olio extravergine di oliva, miele, marmellate, frutta secca e agrumi. Si proseguirà poi con gli show-cooking all’ora di pranzo, come previsto dal palinsesto che animerà i 180 giorni dell’EXPO, con focus sui piatti tipici del Mediterraneo e ricette che valorizzeranno le materie prime e i Nicola Fiasconaro ambasciatore della pasticceria siciliana all’Expo e nel mondo (foto Francesco Italia) prodotti dei diversi paesi. All’insegna della collaborazione con il Cluster Cacao e Cioccolato, di cui Eurochocolate è Official Content Provider è stata la degustazione di Cioccolato di Modica in abbinamento con i passiti di Pantelleria. Protagonista il cous cous nelle sue differenti versioni mediterranee e la cassata siciliana che, in segno di integrazione mediterranea, per la prima volta ha visto l’impiego dei datteri in sostituzione della frutta candita. Non sono mancati gli aperitivi culturali speak-easy, dedicati prevalentemente al vino - con degustazioni e prodotti tipici a fine giornata, alla presenza di ospiti e personalità del mondo produttivo, culturale e scientifico anche internazionale. Grande attenzione per la donna che, con le Madrine del Cluster Bio-Mediterraneo, proporranno un modello “al femminile”, raccontando esperienze di vita che hanno fatto l’identità di questo luogo del mondo: il Mediterraneo. L’apertura degli eventi promossi dal Cluster per l’Expo Gate sarà l’occasione per celebrare i numerosi siti Unesco dell’isola, a cominciare dall’Alberello di Pan- Lorenzo Piroddi, italiano (Genova 1911-1999) è il “padre” della dieta mediterranea – suo il volume Cucina Mediterranea – oggi patrimonio dell’Unesco. Ingredienti, principi dietetici e ricette al sapore di sale. Ma come “inventore” della dieta mediterranea la storia premia il fisiologo Ancel Keys (1904-2004) per la ricerca nota come Seven Countries Study e il libro Eat well and stay well, the Mediterranean way: sancì il successo della “dieta”, alla cui affermazione qualche storico annette l’inizio del Neo Rinascimento del Mediterraneo e della decadenza della Civiltà Atlantica. Keys notò la bassissima incidenza di malattie delle coronarie presso gli abitanti di Nicotera e dell’isola di Creta. Da qui scattarono ulteriori “indagini” statistico scientifiche… In funzione della Esposizione Universale Expo 2015 dedicata all’alimentazione, la maggiore chance della Sicilia e dell’Italia è (o sarebbe) quella di assumere un ruolo guida chiaro nella ripresa e valorizzazione dell’Africa, a partire dal suo settentrione africano ed estesa al “Mediterraneo allargato” (Vedi azione del Distretto pesca di telleria che costituisce davvero un primato: ad essere tutelata per la prima volta in assoluto è la pratica agricola della coltivazione della vite ad alberello, un sistema di allevamento su terrazzamenti, in condizioni particolarmente difficili per il contadino. Al tema della cultura e della qualità è stato dedicato anche il protocollo d’intesa che il Cluster Bio-Mediterraneo ha raggiunto con l’Università IULM di Milano. Il protocollo è finalizzato alla realizzazione di progetti culturali e scientifici coerenti con la filosofia del Cluster, tramite la valorizzazione delle competenze dell’Università Iulm. Presenti all’incontro con i giornalisti: Stefano Gatti, General Manager Participants Expo 2015; Rappresentanti Istituzionali e Commissari Generali dei Paesi partecipanti al Cluster Bio-Mediterraneo(Grecia, Libano, Egitto, Tunisia, Algeria, Malta, San Marino, Albania, Serbia e Montenegro); Nino Caleca, Assessore Regionale all’Agricoltura, chi scrive queste righe, Responsabile Unico Cluster Bio Mediterraneo. Dario Cartabellotta Mazara, su temi commerciali, pescherecci e di integrazione, anche in questo numero). Non si interpreti – come qualcuno fa – questa occasione come rimedio ad una carenza – quasi un rifiuto – del Pianeta a fornire materie prime ed elementi che si definiscono come “fattore terra”. Sia nel presente, sia nell’imminente futuro e in quello più lontano, a dosi sempre minori di utilizzo del fattore terra, corrispondono dosi crescenti di prodotti alimentari e manufatti. Si pensi alle coltivazioni in serra (ma anche alle nuove tecniche su terreno libero), alle enormi quantità di ortaggi (dai broccoli alle melanzane alle fragole) prodotti anche in Sicilia… Se non si capisce questo, non si è capito né il mondo, né il valore r il significato dell’Expo di Milano. 25 peSCA Mentre si dice finalmente: “Rivalutiamo il più antico bacino del mondo” Mazara: il Distretto produttivo staffetta del Mediterraneo Non si ferma certo l’attività del Distretto Pesca di Mazara del Vallo che assume ritmi frenetici. Trattasi di un “distretto guida” nell’alveo dell’agroalimentare isolano la cui attività culmina ad ottobre nella grande kermesse cittadina del Blue sea land, con partecipazione straniera da tutti i continenti. L’occhio focalizza, però, il Mediterraneo allargato al Mar Rosso e a tutta l’Africa Sub Sahariana. Adesso il distretto presieduto da Giovanni Tumbiolo, ideatore del concetto di Blue economy, si prepara ovviamente alla partecipazione all’Expo di Milano. Fra i primi passi del 2015 c’è stato l’incontro con l’Imam della Grande moschea di Roma Muhammad Hassan Abdulghaffar. Mazara – e la pesca in particolare – costituisce un fondamentale centro di accoglienza, ma ancor più di civiltà interrazziale. Successivamente l’assessore regionale Caleca e l’europarlamentare Giuffrida plaudono al modello produttivo del Distretto della Pesca, in particolare sul tema della Blue economy. Presso la sala stampa della nuova sede del Distretto Produttivo in via Gian Giacomo Adria n 59, si è svolto poi il workshop “Il nuovo strumento finanziario JEREMIE: finanziamento agevolato per le piccole e medie imprese siciliane”. UniCredit e il Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI, l’istituzione del Gruppo BEI specializzata nel capitale di rischio) hanno trattato dell’accordo sottoscritto il 3 giugno 2014 nell’ambito dell’iniziativa JEREMIE Sicilia onde sostenere le PMI (micro, piccole e medie imprese) dell’Isola. Grazie alle risorse Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) stanziate dalla Regione Sicilia, pari a un massimo di 22,8 milioni di euro, combinate con ulteriori fondi propri messi a disposizione da UniCredit per il programma (ulteriori 27,9 milioni di euro) sono stati gli imprenditori a fruire dei prestiti “agevolati”, erogati fino a 50 milioni di euro aperti a tutti i settori economici. E’ giunto a marzo il momento della visita del Direttore Generale della Pesca Marittima e dell’Acquacoltura, dr. Riccardo Sigillo, che ha parlato di “Sinergia e Sistema attraverso la Blue Economy”. Presente nella giornata anche l’on.le Bruno Marziano, nel prendere conoscenza dei risultati dell’osservatorio della Pesca diretto dall’Ing. Giuseppe Pernice, ha commentato: “ ci impegniamo a sostenere concretamente l’attività dell’Osservatorio della Pesca del Mediterraneo, un importante organo scientifico a disposizione della Regione per pianificare lo sviluppo delle politiche legate al mare e strumento di dialogo con i Paesi rivieraschi in materia di 26 Il Ministro Gentiloni, Ambasciatore De Cardona, Giovanni Tumbiolo cooperazione nella filiera ittica”. Sono proseguiti i contatti di natura commerciale, tecnica e diplomatica con i vari paesi del Mediterraneo Allargato. In Tunisia il Distretto Produttivo della Pesca è impegnato insieme alla Camera di Commercio di Trapani (capofila) in un progetto europeo di cooperazione transfrontaliera:Club Bleu Artisanale. Il Progetto, sotto l’egida della Regione Sicilia, coinvolge l’Istituto Superiore della Pesca della Tunisia, la Direzione Generale della Pesca del Ministero di Tunisi e la Federazione alberghiera di Tunisi e Bizerta. Dopo una indispensabile “puntata” a Malta, Tumbiolo e la delegazione mazarese sono tornati a Tunisi. Prima dell’attentato al Bardo, così recitava un comunicato del Distretto: “a seguito dell’inasprimento delle situazione politica in Libia, si è reso necessario un confronto ulteriore con i due Paesi ‘amici’ più prossimi alle coste di Tripoli, al fine di concretizzare attività di cooperazione che prevedano l’utilizzo condiviso e consapevole delle risorse ittiche e lo sforzo congiunto per tutelare la sicurezza dei pescatori italiani, maltesi e tunisini nel bacino meridionale del Mediterraneo. Tumbiolo ha avuto occasione, in queste due significative “soste” di avere contatti con gli ambasciatori De Vito e De Cardona, con la presenza a Tunisi del ministro degli esteri Paolo Gentiloni, con il Direttore Generale della Pesca del Ministero dell’Agricoltura, Fouad Mestiri e ad alcuni imprenditori italiani e tunisini. Con Tumbiolo con l’Imam della Grande Moschea di Roma Muhammad Hassan Abdulghaffar gli interlocutori si sono affrontati i temi della cooperazione e della pesca responsabile nel quadro dell’economia blu, quali presupposti necessari per la salvaguardia comune delle risorse ittiche del Mediterraneo. Tumbiolo ha informato il Ministro Gentiloni, consegnandogli personalmente una missiva che il Distretto ha inviato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella quale si richiede una adeguata protezione in mare per i pescatori siciliani. Sul Blue sea land la nuova data: 8 – 11 ottobre. Chiara Scargiali peSCA I pescatori e “la cattiva”: Maria Damanaki responsabile pesca Ue europa sorda pesca in ginocchio La pesca versa in difficoltà tali da rischiare il venir meno di una tradizione che in Mediterraneo affonda le radici nella preistoria. Il mare più piccolo ma più importante, tutt’oggi il più trafficato del mondo, dove fiorì la civiltà umana, è anche quello che fornisce il più buon pesce del mondo, assieme – forse – al Mar Rosso. La pesca in partenza dalle coste italiane è sempre più al centro di proteste – accorate da parte di pescatori allo stremo – mentre polemiche sono alimentate ormai anche dalla classe politica: finalmente è il caso di dire. Malinformazione da parte dei media sobillati dagli ecologisti ideologici e dagli avversi interessi dell’Ue a favore delle multinazionali del pescato e ingiustizie nei confronti dei pescatori italiani ed anche dell’ area marina del Mediterraneo in genere. E’ intervenuto in parlamento l’On.le Vincenzo Gibiino (F.I.), affermando di voler raccogliere il “grido di dolore”. E di essere pronto a bussare alle porte di Bruxelles. I piccoli Pescatori palermitani di Arenella, Porticello e Isola delle Femmine, riunitisi in un comitato presentato oggi in conferenza stampa alla Tonnara Florio, annunciano che si presenteranno domenica 8 febbraio, alle 15.00, al Grand Hotel delle Palme per incontrare Matteo Salvini di persona e chiedere proprio a lui aiuto per portare le loro rivendicazioni direttamente a Bruxelles. Ci sarà del Vero e qualcosa di concreto dopo tante promesse analoghe? I Pescatori palermitani di Arenella, Porticello e Isola delle Femmine, riunitisi in un comitato, hanno da poco presentato in conferenza stampa alla Tonnara Florio una protesta, guidati dal giornalista Francesco Vozza, legato a Salvini. Proprio ad un leghista, cresciuto lontano dal mare, si sono indotti a ricorrere e questi ha accettato di indossare la loro t-shirt per tutta la mattinata in cui è stato alle “Palme” di via Roma, dove altri palermitani lo contestavano perché …lumbard. Si comprende che la situazione è al punto di rottura. “Così non ce la facciamo proprio più – commenta Bernardo Guercio, pescatore dell’Arenella e responsabile del nascente comitato – tra divieti, fermi biologici e controlli asfissianti noi e famiglia siamo alla fame”. Qualcuno deve far capire ai governanti che se continueranno ad impedire in concreto di svolgere serenamente il loro lavoro, i pescatori spariranno e il settore pesca, specie in Sicilia, morirà. La pesca è stata soggetta esclusivamente a limitazioni e divieti. Il divieto, trasgredito spesso da Francia, Italia e Francia delle grandi reti derivanti note come spadare (combattute anche da Greenpeace come enormi trappole del mare, perché catturano delfini, cetacei e squali) vengono massicciamente La rete detta tremaglio mentre viene calata Stato di sofferenza della pesca siciliana. I marosi di Isola (2015). Sulla destra dietro la diga pescherecci seminascosti a rischio di affondamento usate dal Marocco. Il peggio è stato fatto contro i piccoli pescatori a proposito delle “ferrettare”. La rete Ferrettara è una piccola derivante, a maglia stretta (5 cm), lunga non più di 2 km, utilissima per la cattura di piccoli pesci pelagici (Alalunga, altri tunnidi…) entro 3 miglia dalla costa. L’Ue aveva prima diramato un aperto sì, spingendo i pescatori ad attrezzarsi (comprarle) e poi si è decisa per il no, disponendo incredibilmente delle tasche e della vita dei pescatori. Non resta loro che il palangaro, la lenza e, fra le reti, il modesto tramaglio. Si tornerà al rezzaglio? Quest’ultimo (la rete sotto il faro), fra l’altro, va solitamente ad insidiare il pesce stanziale “della scogliera sotto casa”, la fauna “bentonica” che è quella più impoverita. L’Ue, invece, afferma di voler proteggere quella pelagica, rispetto alla quale il vecchio Mediterraneo ha dimostrato una vitalità che supera ogni possibile previsione. La verità è che pesce spada, tunnidi e ton- ni rossi continuano ad essere numerosissimi, come tutto il pesce azzurro, pelagico per eccellenza. A pensarla diversamente è una persona precisa: Maria Damanaki, greca, enfant prodige del partito comunista, responsabile del settore pesca. Ci si chiede: parla mai con i pescatori della novella Ellade in cui è nata? “C’erano tanti tonni in queste estati nel nostro mare (dove pescavano francesi e spagnoli grazie a maggiori quote tonno Ue, ndr) che per poco non saltavano dentro i porti”, ha affermato Giovanni Tumbiolo, presidente notissimo e stimato del Distretto pesca di Mazara, un distretto guida dell’intero agroalimentare isolano. Frattanto, se Palermo piange, neppure la Grande Mazara del Vallo sorride. In lizza tutt’oggi quale maggior porto peschereccio del Mediterraneo, manca di strutture a terra adeguate e presenta fondali impraticabili per lo stazionamento di fanghi sul fondo. “Finiamo per arenarci – ci comunica telefonicamente il noto armatore Domenico Asaro – tanto da avere costante difficoltà ad accostarci in banchina nei posti migliori”. Asaro, proprietario del Luna Rossa è famoso per essere stato scortato a terra da vedette libiche e trattenuto a lungo. Il “problema” è che i libici abbiano rispettato il ricordo di Gheddafi solo nel considerare territoriali acque che non lo sono (fino a metà canale). L’Europa e la Comunità internazionale, però, non fanno nulla e la stessa Italia con i libici ha sempre avuto altri interessi… Scaramacai 27 tURISMo In giro per l’antico borgo con Giovanni Aglialoro Alla scoperta di Caccamo Un modo nuovo di scoprire la Caccamo antica. Lo propone l’appassionato Giovanni Aglialoro, un colto personaggio che valorizza anche tutto ciò che è meno noto, ma non meno degno d’interesse in loco. Il programma di una gita da lui guidata conterrà la scoperta di angoli e aspetti inusuali oltre al Castello, tappa obbligata da sempre. La più antica tradizione Caccamese, ci dice Aglialoro, è ‘U Signuruzzo a cavaddu che affonda probabili origini nella presenza storico culturale dei bizantini nel territorio e rievoca la venuta di Cristo in terra e l’entrata di Gesù a Gerusalemme. L’evento è previsto presso S.Giorgio Marti- re la domenica delle palme (29 marzo ore 9 – 12). Bambini festanti con ramoscelli d’ulivo e campanelle precedono, al suono di tutte le campane, mentre giunge un chierichetto che rappresenta Gesù a cavallo all’un asinello infiorato… I 12 apositoli sono altrettanti ragazzi con rami di palma… Una visita prettamente culturale riguarda la restaurata “Chiesa salotto di S.Benedetto alla Badia”. Oggi vi si accede sempre dalle 9,00 alle 13,00 tranne lunedì. La visita guidata, come il giro di Caccamo nelle sue bellezze, può essere richiesta all’Associazione Culturale “Sicilia e din- torni” ai numeri 091.8149744 – 091.8121312 – 339.3721811 – 338.9804204 o via mail : [email protected] [email protected] . Il motto è Voi a Caccomo sarete al centro delle nostre attenzioni …alla scoperta di scorci ammalianti, angoli ed itinerari suggestivi per conoscere l’autenticità del luogo fra silenzio, tranquillità ed aria pulita … La visita si articola fra: Lago di Rosamarina, Chiesa di San Domenico (urna d’argento del S.Patrono), Passeggiata dell’antico borgo di Terravecchia e visione commentata Scenario di Piazza Duomo: Chiesa Madre, Monte di Pietà, Chiesa del Purgatorio. La Visita al Castello Medioevale più grande di Sicilia con guida in costume d’epoca è nel programma pomeridiano. A seguire, visione commentata della Casa-Museo della civiltà contadina con la cucina centenaria, shopping ed omaggio del poster. Un programma preordinato contemplerà una mangiata di cibi caratteristici “in campagna” e varie visite di mattina e, chi vuole, anche di pomeriggio. Prezzi molto ridotti per il prezioso cibo e un’offerta volontaria per chi vi ha accompagnato. Non resterete certo digiuni, fra le degustazioni: pane da formo a legna, salamino (sasizza pasqualora), pecorino, pane “cunsatu” (sale, origano olio biologico) minerale e nero d’Avola. Ore 13,15 Pranzo: 8 antipasti (arancinette, carciofi panati, olive, formaggio, panelline, caponata, salsiccia asciutta, verdure in pastella; primi (pennette con carciofi e ricotta – caserecce zucca e salsiccia); secondi (arista di maiale con crema di pistacchi – involtino di vitello); contorno (patate al forno); minerale, vino, dolce e caffè. Curare l’offerta e il prodotto adeguandolo al target e ai mercati Incoming in crescita: più organizzazione Il fenomeno turistico cresce nel mondo e, in base agli ultimi conteggi relativi al 2012 apparsi nel 2014, i turisti in movimento hanno superato il numero di un miliardo. Avviene ciò che Palermoparla – non da solo – ripete da tempo. Il turismo cresce anche in controtendenza e l’incoming aumenterà anche per l’Italia e la Sicilia a dispetto dei demeriti da parte di troppi operatori locali e, naturalmente della Regione Sicilia. Rara è la capacità di comprendere fino a che punto il “prodotto turistico” vada “confezionato” sotto ogni aspetto. Altrettanto rara è la capacità di insistere sulla sua promotion sui “giusti” mercati. Così come non rappresenta la regola che si comprenda come l’offerta debba essere costituita da un ventaglio completo di possibilità per tutti i gusti, tutte le tasche… Non ci si può limitare a dire: “abbiamo i monumenti, le vestigia, il clima e l’enogastronomia”. Questi stessi occorre proporli sotto una o più vesti particolari. I B&B non possono risolvere il problema, così come gli agriturismo e i paesi albergo. I grandi complessi ci vogliono. Si pensi che il solo hotel Perla Ionica, l’albergo più grande della Sicilia, finalmente in fase di ristrutturazione, surclassa per stanze e letti tutti i B&B e gli agriturismo sommati. Diverrà uno dei massimi centri congresso del Mediterraneo, forse il primo, grazie ad un’iniziativa che viene dagli emirati (vedi nel ns motore di ricerca). 28 Nonostante i tanti errori d’impostazione, nonostante manchi a tutt’oggi un documento di programmazione turistica in Sicilia (che si attende da decenni) e regole “quadro” che regolino il settore alberghiero e l’accoglienza, nonostante il territorio sia ovunque scarso di infrastrutture, i turisti in qualche modo invaderanno la Sicilia quasi come gli extracomunitari. Non è la prima volta che lo diciamo e non sarà l’ultima. Se assistiamo all’invasione delle navi crociera, è solo l’inizio. Occorre subito attrezzarsi e “saper lavorare”, per non incappare nelle strane chiusure di certi alberghi, mentre altri, a poca distanza, hanno il “pieno”, persino in bassa stagione. Prepararsi alla “invasione” vuol dire attrezzarsi, non stare fermi, facendosi trovare impreparati e sorpresi. Ricordiamo, infine, la prima massima del marketing: non vendiamo ciò che c’è, ma produciamo ciò che si vende. Essa si può adeguare alla realtà turistica nazionale: non illudiamoci che, le ricchezze ereditate bastino a vendere turismo, produciamo tutto ciò che manca alla bontà e alla completezza del prodotto Sicilia, perchè sia appetibile (ofelimo) e migliore rispetto alla concorrenza. Occorre batterla, da sempre, sul mercato turistico. Albergatori ed agenti non ci dormano su: inventino economie interne, pensino a proporre oggi ciò che il mercato chiederà domani. Germano Scargiali tURISMo Incentivi alle manifestazioni nelle aree protette Villaggi: più sport più turismo Ecco un costruttivo disegno di legge: grazie allo sport più turismo nei villaggi. Uno scossone in Sicilia dove la Legge Galasso (L. 431/1985) è stata recepita e, pur ampiamente trasgredita, “fa paura” fino a limitare sia lo sviluppo turistico, sia la fruizione del mare ed altri beni paesaggistici (monti, vulcani…). Sul mare le regioni italiane potevano estendere la fascia protetta fino a m.300 dalla battigia, ma la Sicilia l’ha – quantomeno – limitata a 150. Il problema è che il principio di deroga per “consentire la diretta fruizione del mare” viene interpretato in modo restrittivo, sia riguardo ai privati, sia alla pubblica amministrazione. Tale dizione ritorna nelle stesse normative in modo contraddittorio, confermando che esista come principio del diritto e “ratio legis”. Sembra allontanarsi anche qui il tempo in cui l’Italia fu patria del diritto… Adesso anche al Senato è in corso un disegno dedicato alla “diretta fruizione”. Vedremo. Frattanto cresce, anche in Sicilia, da una parte la coscienza – si dirà che ci volesse poco – per la protezione di beni comuni di acclarato valore, dall’altra si cerca di migliorare la genericità della situazione normativa in vigore, legge Galasso inclusa. S’avvicina il giorno di chiarire che cosa valga a garantire la presenza di “strutture per la diretta fruizione del mare”. Ne va di mezzo lo spirito delle leggi su temi turistici, ludici e sportivi i circoli nautici. La Galasso è, in realtà, nell’occhio del ciclone. Mille interrogativi sono stati posti sul problema (irrisolto) di come misurare nel caso di coste a strapiombo, falesie etc, di come considerare la presenza di un strada (interrompe o meno…), di come tener conto di arretramenti o avanzamenti temporanei, di insabbiamenti, bradisismi e simili. D’altronde, non è raro il caso in cui il valore paesaggistico di un alveo o un costone vada ben oltre i m. 150 ed anche i 300. Ma c’è, infine, l’interpretazione più restrittiva dei “paesaggisti ideologici”, che in Sicilia si opporrebbero – sempre “grazie” alla Galasso – anche alla costruzione di edifici all’interno di porti, porticcioli… Spara “l’artiglieria pesante” sui locali sul mare e persino canzoni del genere “Una rotonda sul mar” dovrebbero diventare un cimelio da modernariato... Proprio in regioni come la Sicilia, Calampiso, villaggio vacanze a San Vito Lo Capo c’è infine il problema delle zone di “maggior rispetto” e delle Aree marine protette. E’ su questo terreno, difficile e prezioso, che stanno muovendosi alcuni deputati dell’Assemblea regionale (Ars, al fine di vivacizzare e trasformare certe situazioni di stallo che non giovano a problemi gravi del turismo. Un imperativo: destagionalizzare. Il disegno, che porta le firme dei deputati Figuccia, Falcone, Assenza, Grasso, Milazzo G.; Papale, Savona (una vera cordata), ha il titolo eloquente di “Norme per la tutela e la promozione di attività sportive dal valore sociale didattico ed educativo svolte all’interno di aree marine protette”. Lo spirito della nuova normativa nasce da qualcosa di già sperimentato. Per la carenza di impianti sportivi e grazie alla necessità di alloggiare (tutti insieme) un alto numero di ospiti, più organizzatori di manifestazioni nazionali e internazionali hanno fatto ricorso ai villaggi vacanze o ai grandi alberghi sul mare come teatro di gara. E’ normale con gli scacchi, si pensi al ping-pong, in certi casi al nuoto, ma anche alla lotta libera e, ovviamente, al bridge… Perché assumano tali iniziative si vorrebbe dar merito alle aziende turistiche che – con l’ausilio della appetibilità degli impianti – da una parte si attrezzassero, dall’altra ne traessero linfa per destagionalizzare e non “chiudere battenti”, con la conseguente e triste sospensione dal lavoro di tanti addetti. Per questo i deputati proponenti inseriscono nella legge una serie di incentivi, facilitazioni burocratiche a costo zero per la p.a. ed anche onerose, ma ad alto ritorno. Esperimenti positivi vengono da Calura e Costa Verde (Cefalù), Città del Mare (Terrasini). Sopraluoghi sono stati compiuti nei villaggi, come Calampiso, un sito che attende ancora adeguata fortuna. (G. Scargiali) Dalla Bit un appello Albergatori eoliani: No alla politica della Regione Gli albergatori delle Isole Eolie hanno partecipato alla Bit con proposte chiare, contestando la logora politica dell’Assessorato regionale al Turismo. Si sono presentati a Milano con un mix di promozioni con l’obiettivo di migliorare l’accessibilità della destinazione e a valorizzarne le peculiarità che rendano le Isole Eolie come da tanti anni un’ambita meta internazionale. Mentre l’Assessore al turismo, Cleo Li Calzi presenta con orgoglio l’albergo diffuso e punta sulle dimore storiche ed altre forme di ricettività tanto ‘innovative’ quanto improbabili e dai contorni spesso poco chiari o, in ogni caso, operanti di fatto in regime di concorrenza sleale, gli albergatori Eoliani attraverso loveolie.com presentano tre iniziative per promuovere il territorio. La prima, i cui contenuti erano stati anticipati alla Bto di Firenze, mira a stimolare attraverso immagini di qualità – prime fra tutte quelle rese disponibili dalla partnership con Socialeolie – le principali valenze naturali e paesaggistiche delle 7 perle del Tirreno. Sulla pagina facebook “Loveolie” è attivo l’applicativo che consente di partecipare a un contest fotografico che consente di vincere tre soggiorni alle Eolie. La seconda iniziativa – già proposta al Vinitaly – in collaborazione con la Condotta Isole Slow Siciliane, sviluppa uno dei temi di Expo 2015. Offre a quanti prenotano la propria vacanza alle Eolie attraverso loveolie.com una cena a base di prodotti a Km O, oppure una degustazione in cantina onde esaltare la biodiversità agricola locale. La terza offerta si indirizza a chi desidera raggiungere le Eolie in tutta tranquillità. Prenotando attraverso “loveolie.com” è possibile usufruire del trasferimento gratuito ed assistito dall’aeroporto di Catania all’hotel. In una BIT decisamente sottotono rispetto ai fasti del passato, occorre adeguarsi ai tempi, ma resta importante essere presenti per onorare, almeno, i buyer internazionali. Soprattutto, quanti tra loro sono alla ricerca di prodotti di nicchia non sempre disponibili per varietà di offerta online e in particolari destinazioni turistiche del bacino mediterraneo. Christian Del Bono (Presidente di Federalberghi Eolie) 29 tRASpoRtI Col grande armatore campano più solidità ed esperienza nella Compagnia Grandi Navi Veloci: l’arrivo di Aponte Grandi Navi Veloci – GNV – è la compagnia di navigazione che ha dato una svolta decisiva al Porto di Palermo ed il probabile “via” a quella ripresa che, forse lenta all’inizio, ha portato il primo scalo siciliano (livello Core nel programma TenT dell’Ue) alla crescita in controtendenza dei passaggi di traghetti e navi crociera che oggi ha un ritmo sicuro, quasi irrefrenabile. La nostra rivista ha notato, sin dal tempo ormai lontano della sola Majestic (la prima nave di nuova concezione), che la flotta reca la dizione Palermo, come porto d’origine, sotto il nome: un messaggio, certo lusinghiero, che da allora ha attraversato il Mediterraneo in lungo e in largo in Italia e all’estero, imbarcando milioni di passeggeri ed essendo vista ovunque da tanta gente. Certo, le linee sono nate per portare mezzi e passeggeri dal Continente (Genova, Civitavecchia) al Sud e alle Isole. Tanto meglio per l’incoming in Sicilia. Ma per noi isolani quei giganti del mare, bianchi, bellissimi, erano come una felliniana via di fuga, un nuovo Rex per fuggire dall’isolamento, eterno cruccio dei più attivi di noi… Chi scrive queste righe viaggiò – ragazzina – sin dal tempo delle Navi Gt per Livorno e Genova da velista con la barca al seguito. A volte, a soli 14 anni affidata al capitano che la invitava a pranzo al tavolo degli ufficiali. Poi vennero le Gnv e non possiamo dimenticare che fu il tempo del grande Aldo Grimaldi. Oggi Gnv naviga sulla scorta di due nomi principali di alto livello. Il primo è quello di Aldo Martinoli, presidente della Compagnia, l’altro è quello di un uomo di mare di crescente successo che non sfigura certo accanto a quello di Grimaldi: è Luigi Aponte di Sorrento. Protagonista di una escalation che lo ha portato a creare Msc Crociere, far crescere la Snav come un’apparizione dal nulla all’orizzonte del mare e del porto palermitano, ad entrare in Tirrenia ed a sbarcare di recente sulla terraferma in grandi compagnie del turismo dell’hotellerie (Bluvacanze e Cisalpina Tours), viene definito “un uomo di cui è fin troppo facile parlar bene”. Oggi la Grandi Navi Veloci opera collegamenti marittimi in Sardegna, Sicilia, Spagna, Tunisia, Marocco e Francia. Oltre ai servizi mirati per la parte passeggeri, la flotta si è impegnata nello sviluppo delle linee delle Autostrade del Mare. Come tale il trasporto marittimo costituisce una valida alternativa al trasporto su gomma, e fornisce una valida soluzione al problema ambientale legato all’uso intensivo di automezzi sulla rete stradale. Uno scorcio dell’escalation delle tratte della Compagnia. Nel 2003 GNV sbarca in Maghreb e inaugura la linea Genova 30 – Tunisi. Nel 2004 la famiglia Grimaldi e i fondi di Private Equity gestiti da Permira arrivano a un accordo per l’ulteriore sviluppo della società, con l’ingresso nel capitale di GNV dell’80% di Permira e il restante 20% a Grimaldi Holding. Nel 2008 ecco la linea Genova – Barcellona – Tangeri: si va in Marocco. Da quello stesso anno viene sviluppato e offerto ai passeggeri il servizio di bordo dedicato ai padroni di animali domestici Pets, Wel- come on Board. GNV, insomma le pensa proprio tutte. Con l’ingresso di Aponte, però, anche le linee già della Snav – vedi in specie la Palermo Napoli – fanno parte del mondo di Gnv e il botteghino, come i biglietti, il look generale coincidono. Così è anche per l’accoglienza a bordo e relativi servizi: un balzo in avanti che solo l’apporto di “un vecchio lupo” poteva apportare… Per quanto lo sbarco a Palermo non può dirsi che accolga adeguatamente le sue navi nella logica delle Autostrade del Mare, perché – come avviene in altri porti – manca un adeguato collegamento alle autostrade (bretella), Gnv ha fatto molto, per mano privata, nella direzione indicata da decenni di programmi statali. Il che, ricorda chi scrive, mandava in bestia – giustamente – il vecchio caro Aldo Grimaldi che, nell’ascensore di via Fieschi a Genova si sfogava, apostrofando come lui era capace, persino il Presidente Ciampi, anche con una giovanissima giornalista ed utente che tanto lo ammirava… Chiara Scargiali GNV: l’accordo con Codacons Recente è l’ accordo siglato da Grandi Navi Veloci con Codacons, che ha l’obbiettivo di migliorare il servizio di assistenza ai clienti anche nelle fasi successive al viaggio, rendendo così ancor più trasparente il rapporto con i passeggeri. Tale scelta è coerente con la tradizione della Compagnia, tesa ad offrire un servizio di trasporto sicuro, efficiente e confortevole. Nel 2012 la Compagnia ha avviato con Codacons un processo di analisi circa la congruità dei prezzi applicati, in base alla struttura dei costi sostenuti: tale processo ha portato nel 2014 alla certificazione Ok Codacons, Azienda Affidabile dell’Azienda da parte dell’Associazione di Consumatori. La certificazione comporta per GNV l’adozione della carta di servizi definita da Codacons stesso, che specifica il livello di servizio rispetto al quale la Compagnia si impegna nei confronti del cliente, in linea con gli obiettivi già oggi perseguiti da Gnv. Altro importante risultato ottenuto grazie all’accordo tra Gnv e Codacons, è quello relativo all’assistenza ai clienti e alla gestione dei reclami. Già oggi, infatti, Gnv garantisce risposte rapide e procedure trasparenti, nell’osservanza della normativa vigente; tra gli effetti dell’accordo. La Compagnia, tramite Codacons, ha reso da un lato disponibile un ulteriore canale di contatto per la gestione dei reclami per agevolare la risoluzione e garantire ai clienti l’affiancamento Codacons per la gestione del claim. “Si tratta di un importante risultato – ha detto il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – che vede un’azienda impegnarsi a migliorare il rapporto con la propria clientela ed offrire maggiori garanzie agli utenti sugli aspetti relativi al servizio di trasporto”. “La certificazione ricevuta da Codacons – sottolinea Roberto Martinoli, presidente e Ad di Grandi Navi Veloci – è la prova che la Compagnia lavora con trasparenza ed efficienza, a conferma del costante impegno ad assicurare un viaggio senza problemi ai nostri passeggeri”. (Testo raccolto da Chiara Scargiali) poRtI È l’ultimo atto: entro 2 mesi si metta mano ai lavori Augusta porto xifonio nominata la commissione Finalmente, dopo, l’attesa firma della Concessione di utilizzo – per 60 anni – della Cala Madonna del Carmine, sarà realizzata la struttura polifunzionale del Porto Xifonio, un complesso destinato al turismo nautico e all’utenza locale per il diporto e la pratica sportiva. Di questa struttura in divenire che valorizzerà la Città di Augusta, incentivandone il turismo e l’immagine, ci siamo più volte occupati. Il nome greco Xifonio viene attribuito all’intero porto naturale a sinistra guardando il mare della penisola (oggi quasi un’isola) che ospita il castello Federiciano, simbolo augustano, realizzato da Federico II fondatore della città, se si escludono vecchi insediamenti preistorici poi abbandonati. Sul lato destro si trova, invece, il Porto Grande, di rilevanza militare e soprattutto mercantile (gasiere e petroliere), che è il massimo d’Italia per tonnellaggio e di grandi prospettive nell’imminente, essendo salito da poco a livello Core nel piano TenT dell’Ue cui già apparteneva quello di Palermo. La firma per lo Xifonio è stata apposta il 23 gennaio di quest’anno all’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Sicilia alla presenza del dirigente generale del dipartimento Gaetano Gullo e dell’Ing. Felice Aiello per il Demanio Marittimo. Dall’altra parte la società Porto Xiphonio Augusta in veste di concessionaria, rappresentata dall’amministratore Unico Alfio Fazio. Noto imprenditore augustano del settore marittimo (opere portuali) e portatore di una personale vocazione turistica, quale titolare ed autore del restauro dell’Hotel Palazzo Zuppello. Lo collabora il fratello Carlo. Mentre si è giunti ad un passo dall’inizio del pagamento del canone annuo, è stato compiuto entro i prescritti 30 giorni anche l’immancabile ulteriore atto, una “sem- L'imprenditore Alfio Fazio davanti all'ansa abbandonata in cui sorgerà il porto (Xifonio) Il Porto Xifonio come sarà (rendering progettuale di massima) plice formalità. Si è riunita la Commissione straordinaria del Comune per nominare la Commissione di vigilanza. Le funzioni del Sindaco, della giunta e del consiglio augustani sono assolte al momento da una commissione di tre persone, ma ciò non dovrebbe intralciare i lavori. L’intera commissione, con funzione di sindaco pro tempore, si è riunita assieme a due rappresentanti della Regione (Aiello e Coniglio), uno del Genio civile di Siracusa (Mannino) e del Comandante della Capitaneria di porto di Augusta Raffaele Macauda. Dobbiamo ritenere che i lavori debbano iniziare entro un paio di mesi per poi concludersi –ci dice Fazio – in circa 4 anni. C’è da credere che la realizzazione della struttura sarà veloce, data l’esperienza di costruttore, in particolare nelle opere a mare. Il complesso nasce con vocazione turistica e sportiva, aperto agli ospiti e alla città, prevedendo una piscina di tipo olimpico ed altre attrezzature per l’agonismo e lo svago. Strategica è la posizione nell’ambito delle rotte diportistiche che trovano adesso nell’ordine i grandi porti non tutti vicinissimi – ma è già tanto – di Riposto (Porto dell’Etna), il nuovo nato Xifonio e poi Marina di Ragusa e Licata (Marina Cala del Sole). Un altro passo verso il raggiungimento del- l’agognato “sistema” e della possibilità di “mettersi in rete”, considerando – a parte, con tutti i suoi guai, lo storico Portorosa – che in altri porti, come quelli di Palermo, Messina, Catania, Siracusa, Marzamemi e poi Mazara, Marsala, Trapani si ormeggia discretamente... Altre possibilità d’ormeggio sono frequenti: Milazzo, Isole Minori, Marzamemi, Pozzallo, San Leone, Porto Empedocle, SanVito… Vi esistono da tempo possibilità offerte da approdi attrezzati con pontili provvisti di assistenza e comuni comfort. Non siamo ancora a quello che si vorrebbe, mentre sulla costa tirrenica procedono Sant’Agata di Militello e Capo d’Orlando (e saranno importanti). Frattanto continuano a segnare il passo in triste attesa Balestrate e Castellammare. Il tutto pur essendo tali porti praticamente già esistenti… La situazione è ancora incompleta ed anche problematica, ma non è “al palo”. Il porto turistico Xifonio conta su un investimento di 17 milioni di euro e coinvolge 80 mila metri quadri di cui 43 mila di specchio acqueo, banchine per 860 metri lineari più pontili galleggianti per 360 metri lineari. Saranno 291 i posti per barche da 8 a 20 metri. La diga è lunga 406 metri, ma bisogna tener conto che si tratta di acque semi protette dal grande porto naturale. Il tutto in un angolo roccioso che non era mai stato utilizzato per alcuna finalità e versava in stato di semi abbandono. L’accordo con la Regione prevede anche un intervento di “compensazione” con un reimpianto di posidonia e la sistemazione del degrado all’intorno. G. Scargiali Marina di Ragusa esempio di best practice Il buon funzionamento del Porto turistico di Marina di Ragusa è oggi un esempio di best practice. Ciò sembra suggellare, nei confronti di chi ne avesse ancora bisogno, il dato che il periodo di “lancio” è stato superato e che la gestione è positiva. Non si può nascondere che una parte dell’opinione pubblica, che “esonda” nei ranghi politico amministrativi, dubiti della positività dei bilanci di previsione di tali strutture. Si adduce l’incombenza e – per alcuni – l’inesorabilità della crisi (in Mediterraneo?) etc. Ciò sta in bilico fra l’amenità e la stupidità... Mentre pochissimi possono dubitare del beneficio che la presenza di tali strutture giovi all’indotto, ma noi aggiungiamo che sia un lievito per l’intero fenomeno turistico. Ciò anche se – con dolore, forse, di alcuni ambientalisti ideologici – è necessario sacrificare un angolo di km 1 dei circa 3000 km di coste siciliane... La notizia. Il Porto Turistico di Marina di Ragusa, insieme ad altre opere infrastrutturali, è stato nei primi di marzo al centro del seminario organizzato dall’Ordine degli Ingegneri di Ragusa sul tema “Project management e project financing”. La struttura portuale più a Sud del Mediterraneo è stata presa ad esempio positivo del corso di approfondimento e formazione con l’obiettivo di focalizzare l’attenzione sulle opere già presenti. L’attuale direttore è Giulio Stanzione. Ragusa festa fra gli ospiti in banchina con piatti da tutto il mondo preparati a bordo 31 LIBRI pagine a cura di Lydia Gaziano L’indomito battaglione di italiani e libici e del Magg. Salvatore Castagna Giarabub: L’eroica battaglia nella terra cirenaica L’autore di questo brano, cha abbiamo dovuto necessariamente riassumere, riprende – aggiungendo la propria accorata emozione a quella dell’autore – il contenuto di un libro che evoca l’indimenticata impresa di Giarabub. Nelle guerre di oggi eserciti di professionisti si esprimono spesso in imprese deprecabili e, a volte, però danno ugualmente occasione ad atti eroici. Fino all’ultima guerra mondiale, eserciti di volontari coniugavano ancora la massima latina “dulce et decorum est pro patria mori”. Così, già prima del grande olocausto italo tedesco di El Alamein contro le forze soverchianti degli “alleati” atlantici, lunghi giorni di eroismo caratterizzano la guerra fra Tobruk e, soprattutto Giarabub, che resistette con 1340 fanti italiani e 800 libici tenne la postazione al comando del Maggiore Salvatore Castagna di Caltagirone, nominato poi colonnello sul campo (col titolo arabizzato di ElColonnel). Castagna creò un fortino particolare, improvvisato presso l’oasi, ribattezzato “nido di mitragliatrici” (come racconta il libro) dai nemici anglo australiani, che non poterono fare a meno di ammirare italiani e libici che, in pratica, non si arresero mai, finché il Colonnello Castagna non fu colpito da vicino da una bomba a mano. Sulla sconfitta, almeno in quelle giornate, fino al momento in cui l’Italia aveva avuto anche delle affermazioni, pesò – come racconta il libro – la morte per incidente aereo dell’eroe della traversata atlantica in idrovolante, Italo Balbo, che anche gli americani avevano avuto occasione di applaudire trionfalmente a Manhattan. Balbo, che aveva diretto come uomo di pace la colonizzazione in Libia, era un grande organizzatore. Ecco alcuni stralci del testo critico. Chi, fino a qualche tempo fa – e qualcuno ancor oggi – non aveva sentito canticchiare quell’inno che esaltava gli eroici soldati italiani di Giarabub? Erano le mitiche e poetiche parole “Colonnello non voglio il pane…” che poi concludevano “…ma la fine dell’Inghilterra incomincia da Giarabub”. E c’è chi ha notato che, forse, la fine della Grande Inghilterra iniziò proprio allora, ma è difficile che determinanti siano stati gli eroi di quell’avamposto a 50 km dal confine anglo egiziano. Alla soluzione dell’enigma storico di quegli 11 mesi nel deserto, si cimenta il saggista Prof. Francesco Cuva di Mistretta, che ha prodotto un interessante volume non per nulla intitolato Giarabub. Innanzitutto, che cos’era Giarabub? Lo sappiamo presto dallo stesso professore che scrive come sia un oasi in piena Cirenai- 32 Il maggiore Salvatore Castagna con i libici e un ufficiale ca, non priva di storia, un punto di riferimento musulmano in pieno deserto marmaricosul venticinquesimo meridiano. Ma non è solo questo, anche se la descrizione del deserto, definito anche magico, offre la sensazione di un paesaggio continuamente cangiante, per via di quel famoso vento africano che lì chiamano ghibli. Giarabub ha un’altra caratteristica che annulla gli effetti del vento: l’acqua zampillante ovunque, per cui vi crescevano i palmeti e vi si coltivavano gli ortaggi. Naturalmente non vi sono solo, sabbia, acqua un po’ salmastra e vegetazione. C’è la cittadina con le proprie caratteristiche, case allineate lungo un breve viale e un labirinto di viuzze strettissime. Non mancava, ovviamente, la moschea, importante, che Cuva descrive con delicatezza (il pavimento coperto di tappeti arabi e le pareti dai morbidi colori in mosaico) così da respingere le tristi immagini odierne dei fondamentalisti violenti… Il maggiore Salvatore Castagna Ecco le vicine depressioni con le oasi di Marada, Augilla, Gialo, Siwa e un bacino lungo 25 km per 6. Nel 1939, dopo l’invasione tedesca della Polonia (1 settembre 1939), Giarabub sembrò svegliarsi da un letargo – forse dolce – senza fine. Nonostante la – allora – neutralità dell’Italia, si cominciò a sentire LIBRI “l’odore della guerra”. Ed ecco il trasferimento in aprile del Magg. Salvatore Castagna (di Caltagirone) che diverrà l’eroe principale della battaglia di Giarabub. E dire che Castagna, già distintosi sul Carso a soli 18 anni, apprese quella destinazione senza entusiasmo: avrebbe preferito un luogo di maggiore attività. Né, pervenuto sul posto, cambiò opinione, perché il luogo gli sembrò un comune villaggio aperto a pellegrini e carovanieri… Tuttavia, visto che il materiale da lui chiesto al Comando per le operazioni militari tardava, cominciò costruire un fortino, che potesse far fronte ad una guerra di certo lunga e difficile. Realizzò un quadrilatero protetto da filo spinato, che gli inglesi battezzarono poi nido di mitragliatrici (aveva in partenza 56 Breda raffreddate ad acqua) e, in questo modo e con altri vari accorgimenti, Giarabub diventò l’epicentro di una rete di presidi atti al controllo delle vie di comunicazione che diede agli anglo australiani filo da torcere fino allo spirare del conflitto. Tutto era programmato per fermare il nemico proveniente dalle piramidi, inchiodarlo dietro le dune e, forse, annientarlo poi allo scoperto. Già alle ore 21 del 10 giugno 1940, quando l’Italia dichiarò guerra ad Inghilterra e Francia, le autoblindo inglesi entrarono in Cirenaica e furono avvistate da Giarabub, dove le famiglie libiche ancora riparavano a Tobruk. A Giarabub, dopo la breve calma, il 14 giugno la prima offensiva australiana è il bombardamento aereo di una squadriglia di Blenheim che non risparmiò bombe e raffiche di mitraglia sulle postazioni italiane. Un aereo nemico, l’ultimo a bassa quota, non sfuggì al tiro di una semplice pattuglia di vigilanza motorizzata che lo centrò in pieno. Nonostante l’ovvia sproporzione di uomini e mezzi, di sorpresa, nella notte dal 15 al 16 giugno, una pattuglia di soli 15 volontari partì da Giarabub per sabotaggi fra le linee avverse, riuscendo anche in tale intento e riconquistando i punti di osservazione di Melfa e di Mar Sidi e il presidio della Maddalena. Inoltre vennero organizzate varie altre azioni di danneggiamento contro le autoblindo o di cecchinaggio e altre di guerriglia vera e propria, spesso anche riuscite. Cosa che infastidiva gli australiani, tanto da indurli a moltiplicare gli sforzi, attraverso combattimenti intensi e feroci, che, però, non sortirono l’effetto sperato, perché con spezzoni e bottiglie incendiarie italiani e libici riuscirono a immobilizzare varie loro autoblindo. La conquista di un mezzo nemico serviva ad appropriarsi di armi e munizioni contro di esso e persino di raggranellare le cibarie di bordo, quando le vettovaglie scarseggiarono inevitabilmente. Si inneggiò ad una vittoria, anche se dal 21 al 25 giugno si tornò a combattere, sia pure con gli stessi metodi precedenti e con gli stessi risultati: gli attaccanti furono costretti a ritornare alle basi. E tale fu lo sbandamento da provocare giubilo e ov- Foto aerea di Giarabub nel 1941. In basso un soldato inglese mostra le improvvisate bombe incendiarie degli italiani via soddisfazione dei fanti italiani: Giarabub, almeno momentaneamente, era salva. Diveniva un mito anche a distanza. Qui trova posto il discusso incidente che coinvolse ed uccise il governatore della Libia Italo Balbo. Una gran perdita, per cui si sospettò anche un tradimento. Sull’aereo S79 di Balbo, colpito ed esploso, morirono anche il nipote Lino e due componenti l’equipaggio. Balbo aveva deciso di partecipare alla caccia di mezzi blindati (che per qualità e numero determinavano la superiorità nemica) per distruggerli, fermarli nella sabbia o per catturarli ed utilizzati contro gli inglesi. Operazione non vana. L’obiettivo era di scardinare il caposaldo britannico nel deserto. Solo un comandante come lui poteva riuscirci, grazie anche agli atti eroici dell’esercito, che proseguirono fino ad El Alamein (Allora Rommel pronunziò la famosa frase: “Il soldato tedesco qui ha stupito il mondo, il soldato italiano ha stupito il soldato tedesco). Ma tutto fu inutile. Il numero e le armi dei cosiddetti “alleati” soverchiarono le cosiddette “forze dell’asse”. Si pensa oggi che per la storia sia stato un bene, ma le pagine di eroismo ed amor patrio nessuno le può, né deve cancellare. Quanto a Balbo, sembra non recepì il segnale del generale Porro che lo invitava a cambiare rotta: proseguì verso la pista da dove una mitragliatrice amica di piccolo calibro colpì l’aereo che esplose atterrando. Tutto ciò rievoca il libro di Cuva che precisa subito come la tragedia di Balbo non rallentò certo la guerra. Alla grande postazione creata da Castagna pervennero anche 4 cannoni anticarro 47/32 con i quali gli italiani cominciarono a colpire le autoblindo. Mentre gli inglesi tentavano la via del logoramento colpendo prima i fortini isolati e arretrando. Salvatore Castagna dava quotidianamente notizie ai suoi dell’avanzata del gen. Graziani, mentre italiani e libici respingevano a Melfa un attacco inglese fatto con tutti i crismi della volontà di prevalere ad ogni costo. Il 27 settembre arriva a Giarabub un’autocolonna “con rinforzi, qualche mezzo, altri cannoni anticarro, tanta posta arretrata e vettovagliamenti”. Ma ben presto dai generali Graziani e Dellera, mentre la situazione diveniva sempre più infuocata, maturava, con i complimenti per il comportamento della guarnigione e la promozione di Castagna ad “ElColonnel”, l’ordine atroce della “resistenza ad oltranza” e dell’imperativo: da qui non si passa. Castagna riunisce, verso la fine, graduati e truppa italiana e libica e chiede se vogliano desistere. Risponde un sonoro “no”. Si continua uniti, in preda delle voglie del Ghibli e soprattutto (tagliate le vie di rifornimento) della fame. Fino all’ultimo gli inglesi intimano l’inutilità della resistenza. Fra la resa e la prigionia, Castagna e i suoi scelgono di tenere l’ultima postazione… (G.S. da un testo critico di Domenico Lo Iacono) L’epilogo: una bomba a mano vola verso Castagna, ma il suo fedelissimo portaordini, Orazio Barbagallo, si frappone tra lui e la bomba: entrambi cadono feriti. Sopravvissero. Curato in Palestina, Castagna fu prigioniero a Bombay per 6 anni. 33 A AttUALItA’ Pagine a cura di Lydia Gaziano Al culmine di 3 giornate per il Decreto papale di Venerabilità La funzione in Cattedrale per Madre Carmela prestigiacomo Una solenne messa in Cattedrale con la partecipazione di due cardinali, l’Arcivescovo di Palermo S.E.R. Card. Paolo Romeo e S.E.R. Card. Angelo Amato (Prefetto della Congregazione delle cause dei Santi) assieme ad un alto numero di vescovi e prelati fra cui il Rev.do Don Enzo Gabrielli e numerosi sacerdoti, è stato il clou delle tre giornate di commemorazione in occasione del Decreto Papale di Venerabilità di Madre Carmela Prestigiacomo il 16, 17 e 18 gennaio 2015. Anche Suor Alba Arce, in occasione di una sua presenza a Roma, ha espresso il proprio ringraziamento. Si è trasferita a Palermo insieme con la Superiora Generale ed altre Consorelle, per coordinare la “tre giorni” di Palermo. La funzione ha visto la Cattedrale palermitana gremita di fedeli per quella messa cantata inusuale e solenne. E’ stata esposta anche l’immagine pittorica di Madre Carmela Prestigiacomo Madre Carmela Prestigiacomo, fin dai primi giorni della sua vita religiosa, iniziata presso la Congregazione dei Sacri Cuori di Madre Teresa Macaluso, al secolo Cosima, rivolse la propria meditazione ed attenzione spirituale nei confronti dell’immagine miracolosa del Sacro Cuore di Gesù, commissionata a suo tempo e fatta realizzare su indicazione di Madre Teresa, ad opera del noto pittore palermitano Lo Presti. L’opera è oggi custodita presso la cappella dell’Istituto di Corso Calatafimi 457, oggi condotto dalle Suore Dorotee di Vicenza. Una copia di essa si trova presso la Sacrestia della Parrocchia del Cuore Eucaristico di Gesù, detta Parrocchia del Boccone del Povero, sita in Corso Calatafimi 327. La copia è stata realizzata per volere del Padre Salvatore Fiumanò SdP., Parroco e Postulatore della Causa dei Santi per l’itinere della Causa di Madre Teresa dei Sacri Cuori. Il Programma ha previsto venerdì 16 una Veglia di preghiera, sabato 17 alle ore 12 in Cattedrale , la Solenne celebrazione Eucaristica che sarà presieduta da S.E.R. Card. Angelo Amato (Prefetto della Congregazione delle cause dei Santi), Domenica 18 alle 10,30 nella Cappella della Casa madre Solenne celebrazioone Eucaristica presieduta dal Rev.do Don Enzo Gabrielli e nel pomeriggio alle 16 , visita guidata da suor Alba Arce nei luoghi della Venerabile. Madre Carmela Prestigiacomo nacque a Palermo il 15 ottobre 1858 e fu fondatrice delle Suore del Sacro Cuore del Verbo Incarnato, dopo essere stata nella 34 Il quadro che riproduce Carmela Prestigiacomo L'affollatissima cerimonia religiosa concelebrata da due Cardinali congregazione dei sacri cuori. Educata in famiglia alla fede, aveva seguito l’amore indivisibile per Gesù all’età di 17 anni. Oggi, fedele al carisma ricevuto, la fami- glia religiosa è presente in Italia, Brasile, Argentina, Canada, Messico, Palestina e Svizzera. Lydia Gaziano AttUALItA’ La pubblicazione di Nino Barraco illustra i messaggi di padre Mario Cassata Il tappeto di polvere Il tappeto di polvere a cura di Nino Barraco (Anno del Signore 2014), una pubblicazione di una disarmante sobrietà, iniziando dalla foto di copertina, un’immagine di una persona che si riposa sui gradini di un altare, ma osservandola bene si coglie una beatitudine che s’irradia dal pavimento e s’innalza fino ai capelli di padre Mario Cassata, artefice dei Tappeti di polvere. Passione nata da piccolo, osservando due suoi compaesani, i ciminnesi Nino Peri e Nino Lo Bello, che li realizzavano annualmente per il Giovedì Santo ai piedi dell’altare, nella chiesetta di san Giacomo, sita vicina casa sua, creazione continuata, come forma espressiva, dal 1994, a Lercara Friddi, da quando è diventato parroco di questa fortunata e lucente cittadina. Tappeti di polvere, che fanno parte della sua memoria personale, realizzati con sabbia, gesso, terre colorate, ma soprattutto con tanto “amore”, come conferma lo stesso padre Mario, quasi a voler seguire quanto affermato da Papa Francesco in occasione del suo viaggio a Rio de Janeiro, “Metti amore e la tua esistenza sarà come una casa costruita sulla roccia, il tuo cammino sarà gioioso, perché incontrerai tanti amici che camminano con te”. E con l’attuazione dei Tappeti di polvere, dove di volta in volta con dei simboli, con citazioni della Sacra Bibbia, legati alla Settimana Santa, viene rappresentata l’Eucarestia, il Sacerdozio, Cristo Risorto, l’Agnello dell’Apocalisse, l’Ostensorio, il Battesimo, la Prima Comunione, il Matrimonio, il Pellicano, i simboli della Pace, del Natale, o qualcosa concernente il tema ecclesiale dell’anno, semplici nella loro rappresentazione, ma sono tanti i fedeli che visitano i “disegni” che padre Mario escogita, per dare un seguito ai messaggi evangelici. I tappeti diventano per la comunità curiosità che si trasforma in motivi di approfondimento, che fanno riflettere sul cammino dell’uomo e sui suoi peccati come “il possesso della terra come bene definitivo”. “Se si tratta di raggiungere i cuori dei fedeli, … tutte le strategie … possono essere una ricchezza” afferma il Cardinale Paolo Romeo, nella prefazione del volume. Mentre in occasione della presentazione del libro il Vicario Episcopale Don Antonio Todaro, rileva che i Tappeti di padre Mario “diventano momento di riflessione corale per apprezzare un’arte, e mezzo di trasmissione della Fede”, e il Sinda- co di Lercara Friddi, Giuseppe Ferrara ha affermato, come i Tappeti di polvere sono “Un modo di fare semplice e comunicativo per trasmettere la parola di Dio e raggiungere tutti”, tale da potersi considerare uno strumento “didattico, uno stimolo educativo ai valori spirituali” come evidenziato dalla Dirigente dell’Istituto Scolastico “Trieste” Erminia Trizzino. Un “gioco” quello dei Tappeti di polvere, diventato una cosa seria, che ha raggiunto traguardi spirituali straordinari, che dicono molto della personalità di Padre Mario, che spesso si mette in gioco, osando sempre di più e con il valore della pazienza, trasmette passione ed emotività, invitandoci allo stupore e alla meraviglia. La polvere per l’esecuzione dei Tappeti spalmata sul pavimento diventa materiale nobile, con immagini che sono metafore della Chiesa, un connubio tra simboli e parole. Il tappeto di polvere asserisce il curatore “un fascino di fede, ma anche una singolarità d’arte, un racconto imprevisto della Parola” che diventa la “Bibbia dei poveri”, un frammento della sua vita, che padre Mario regala con il linguaggio del cuore, reinventando con un ricordo della sua infanzia, una dimensione poetica e artistica “di annunciare il Regno di Dio”, contribuendo a illuminare con nuovi significati, le menti e i cuori dei fedeli, ai quali certamente rimarranno impressi, raggiungendo obiettivi inimmaginabili, fra cui quello di essere amato dall’intera comunità lercarese e non solo, trasformando la sua Parrocchia in sede d’incontro, in luogo di stage per seminaristi. Il tappeto di polvere, un libro, prezioso complice, che come in tutti i rami del sapere aiuta a pensare, il cui valore si accresce nel tempo, come i Tappeti di polvere. Vito Mauro 35 A ARte Una mostra “da visitare” esalta giustamente un grande palermitano Salinas: il poco che si vede e il tanto che rimane Meglio che niente: i turisti che per 5 anni restavano sconsolati davanti al cancello del Museo Antonio Salinas, ex Museo Nazionale, vero tesoro cittadino, potranno – quanto meno varcarne la soglia. Una mostra è dedicata al fondatore e direttore Antonino Salinas che dal 1873 ha guidò il museo archeologico siciliano per 40 anni. La chiusura, frattanto, ha procurato danni incalcolabili ai commercianti del circondario in pieno centro cittadino. Si sono riaperti dunque il 10 luglio 2014 gli ambienti intorno al Cortile minore che si affaccia su piazza Olivella, il chiostro con la vasca ottagonale e le sculture. E per la prima volta da decenni l’ingresso è stato gratis, ma sembra diverrà a pagamento. Un passo significativo, finalmente, per la direzione del museo, un impegno di medio termine che porterà verso la riapertura totale del “grosso” dell’impianto museale entro il 2015. La “perla” legata alla riapertura è stata la Phiale d’oro ritrovata anni fa in territorio di Termimni e sottratta da privati, fino a giungere negli Stati Uniti, poi recuperata e voluta in concorrenza da altri musei, primo fra tutti quello di Himera. Otto, in questo caso, sono stati gli anni in cui la preziosa Phiale è stata bloccata perchè in affidamento giudiziario alla sovrintendente ai Beni culturali Adele Mormino. Da sola la Phiale può rendere ad una mostra e all’indotto milioni di euro in poco tempo. Sempre che sia adeguatamente pubblicizzata la sua disponibilità... Il cancello aperto al Salinas significa la visitabilità di poco più che l’ingresso, per interrompere il silenzio che risale al 2009. Intanto, nel complesso monumentale seicentesco della Casa dei Filippini all’Olivella andranno avanti i lavori di completamento, con la copertura a vetri del terzo cortile. A opere ultimate, saranno Scrigno come pochi dalla mano di tanti artisti Chiesa di San Sebastiano prezioso restauro Nei pressi della Cala, con le spalle rivolte al mare, una chiesa in via di restauro per suggestione e complessa genesi architettonica e artistica va annoverata fra i tesori della Città di Palermo. L’edificio, poco noto, ma già amato da molti, sorge nei pressi di piazza Fonderia. Lunga e complessa la sua storia. La prima pietra venne posta nel 1482, anno di una fatidica “peste” che si riversò sulla città. Essendo S. Sebastiano il principale santo invocato contro quel morbo, il popolo si rivolse a lui per ottenere la fine del flagello. Palermo così venne liberata dall’epidemia, grazie all’intercessione del Santo e alle preghiere dei fedeli. Fu per questo che il Senato Palermitano concesse alla Confraternita di San Sebastiano l’edificazione della Chiesa dedicata al Santo. Questa ne aveva fatto richiesta, riservandosene la proprietà. Nel 1496 la costruzione era stata ultimata, probabilmente a pianta tradizionale, che si ispirava a quella delle chiese normanne. Però fra il 1516 ed il 1562, dopo la sua distruzione, sul posto di ciò che rimaneva dell’antica fortificazione militare, si iniziarono i lavori di riedificazione del tempio, così come, in qualche modo, lo ammiriamo. Nell’ultimo anno venne allargata la tribuna 36 verso il mare. Il prospetto di fattura gaginesca è in pietra di Solanto e presenta tre aperture, definite e armonizzate dall’architetto Antonio Muttone, caratterizzate dai timpani curvi e spezzati. I portali sono sormontati da finestre ed edicole chiuse da grate. Il Nucleo tutela del patrimonio artistico della Polizia Municipale, qualche anno fa, ha rilevato alcuni danni alle parti architettoniche. Vedi al pilastro destro che regge le lesene di ordine dorico e ad una colonna sul lato sinistro e ad alcuni stemmi sulla facciata, forse opera del Guercio. Questa chiesa è tra le più singolari per il suo stile proto-barocco. La scala che parte dal livello stradale è di pietra di Billiemi. Con pianta a croce latina, S. Sebastiano è a 3 navate, con archi a tutto sesto e presbiterio di forma quadrangolare. All’interno si mantiene in buono stato di conservazione, anche se l’umidità ha fatto il suo corso specie nel soffitto. Sulle fiancate laterali e lungo l’abside si notano alcune lesioni risultanti dai lunghi periodi di chiusura della chiesa. Le 8 colonne di marmo, che sostengono la navata centrale con volta a botte ripartita in 8 spazi, vennero iniziate nel 1577, esse poggiano su alti plinti. L’artista genovese Giam- 7000 metri quadri di esposizione archeologica rimessi a nuovo per una cifra che si aggira intorno ai quindici milioni di euro. A parte il museo etrusco, quello egiziano, la Pietra di Palermo, il prezioso Ariete bronzeo, una delle poche sculture in bronzo di età ellenistica avrà il posto d’onore al primo piano. Le Metope di Selinunte andranno a piano terra e il terzo cortile con le coperture a vetri ospiterà il frontone del Tempio C di Selinunte e le gronde leonine del Tempio della Vittoria di Himera. Dispiace lo stato attuale di abbandono della breve aiuola in facciata ai due lati dell’ingresso. battista Carabbio ne consegnò solo 2, le altre vennero commissionate a Marco Antonio Aprile che non fu fedele esecutore dei modelli… Valerio Rosso narra che nel 1590 non erano ancora finite per problemi sorti con gli scultori. Il maestro Giuseppe Giacalone fu l’artefice dei modelli e disegni degli elementi decorativi in marmo. All’interno si notano 2 sepolcri: uno del 1594, l’altro del 1650. Le navate laterali presentano tre cappelle il lato sinistro, due quello destro, seguite da una seconda uscita. Di Giacomo Serpotta le decorazioni delle cappelle. Gli ornamenti delle volte e della cupola ottagonale sono dell’architetto del Senato Andrea Palma (1664-1730). L’altare maggiore è decorato con tarsie di marmi policromi. Le architetture, con effetto tridimensionale, sarebbero state disegnate (1749) dal romano Gaspare Fumagalli. Gli affreschi dell’edificio risultano di notevole fattura: le volte delle tribune e la cupola sono state affrescate dal pittore genovese Domenico Maria Calvarino nei primi anni del XVIII sec. Le pareti del presbiterio, a forma quadrangolare, presenta- ARte Accademico di Francia ebbe piena fiducia dai Borboni e dalla Chiesa Venanzio Marvuglia architetto innovatore a palermo Un grande architetto palermitano, eclettico ed estroso, fra i più grandi innovatori del suo tempo, passò dal Barocco al Neoclassico, intuendo il neogotico e realizzando un capolavoro di “cineseria” nella nota Casina ancora visitabile alla Favorita. Nominato nel 1805 Accademico di Francia, uno dei massimi architetti nella storia cittadina, è stato ricordato a Palermo con una mostra per il bicentenario della morte. In occasione dei duecento anni dalla scomparsa di Giuseppe Venanzio Marvuglia Palermo gli ha dedicato una mostra (dal 16 dicembre al 25 gennaio). L’esposizione, collocata a Palazzo Abatellis, è stata curata da Pierfrancesco Palazzotto e dal direttore dell’Abatellis Gioacchino Barbera con la consulenza della studiosa Maria Giuffrè. Il percorso artistico del Marvuglia, antesignano dell’architettura moderna, si articola in una trentina di fogli (studi, rilievi e progetti) custoditi presso la Galleria Regionale della Sicilia e, in misura più consistente, in ben 170 fogli dell’Archivio Palazzotto, il cui capostipite Emanuele fu allievo di Giuseppe Venanzio e collaboratore del figlio di questi Alessandro Emanuele. Il complesso dei disegni è suddiviso in tre sezioni. La prima si riferisce al soggiorno romano (1755-1759), la seconda riguarda il ritorno a Palermo (1760 – fine anni ottanta), la terza racchiude le opere dagli anni novanta. Fu mandato a Roma per completare l’apprendistato professionale dal padre Simone, capomastro reale. Questo periodo è fondamentale nella formazione del Marvuglia perché lo mette in contatto con i più alti esponenti della cultura internazionale. Esegue una gran quantità di rilievi sui monumenti dell’antichità e dell’architettura rinascimentale e una parte dell’attività progettuale. La sua idea architettonica si evolve dal barocco al neoclassico. Il repertorio antiquario rivisitato gli consente di affinare gli strumenti e i modelli, cosicché, una volta tornato a Palermo, si inserisce nel panorama locale come un soggetto innovativo. E’ del 1762, su committenza dei Padri Filippini, il progetto per l’Oratorio di San Filippo Neri di piazza Olivella. Sempre a Palermo, tra i palazzi realizzati, il Ventimiglia di Belmonte oggi Riso, la villa Ventimiglia dell’Acquasanta, il prospetto della neonata Università e l’ampliamento in stile neoclassico del Monastero di San Martino delle Scale. Inoltre i tanti palazzi nel centro della città (uno per tutti Palazzo della Cerda o Tagliavia) e in provincia vanno segnalati: il Palazzo Ventimiglia a Geraci Siculo e Villa Notarbartolo Villarosa a Bagheria. I suoi committenti principali sono la Chiesa Cattolica e la Casa Reale dei Borboni. Le opere realizzate da Marvuglia testimoniano la raffinatezza della famiglia reale (a torto poi vilipesa), come quelle del Vanvitelli nel napoletano. Nell’ultima parte della propria produzione artistica il Marvuglia apre la strada al neogotico, anticipando notevolmente la diffusione di questo stile architettonico. Vanno ricordati la Reale Casina alla cinese, che esaltò una moda ancora alla vigiliai, alla Favorita di Palermo e la Palazzina Reale di caccia alla Ficuzza. Un particolare rilievo merita la progettazione del rivestimento, anch’esso in stile neogotico, della cupola della Cattedrale di Palermo. Di quest’opera, alla quale il Marvuglia lavorò tanto, confrontandosi a più riprese con Emanuele Palazzotto, rimane purtroppo solo l’archetipo ligneo custodito nel Museo Diocesano e oggi in restauro. Infatti non fu mai realizzata, suscitando amarezza in Giuseppe Venanzio, che si sentì defraudato della propria fatica. Pippo La Barba no 2 affreschi di Vito D’Anna datati 1759, raffiguranti: Mosè fra gli Ebrei che compie il miracolo e Sansone che abbatte il tempio (opera rimaneggiata). Scene bibliche ornano il cappellone. Nelle ali del transetto si ammirano le pitture di Olivo Sozzi (1747), suocero del D’Anna, che abbelliscono la cappella di S. Sebastiano con il Padre Eterno e della Concezione (residuo di affresco). Sugli elementi murari sui quali si imposta la volta e i relativi sottoarchi sono raffigurati i 4 Evangelisti (1740) sempre opere del Sozzi (ben conservate). Sul portone d’ingresso, controfacciata, osserviamo il “Sebastiano morto”, dipinto d’ignoto, (forse del Sozzi). Due donne, fra le quali la nobile Irene, lavano le ferite al Santo. Mancano oggi 2 quadri: uno con S. Rosalia, nella prima cappella di sinistra (Vincenzo Presti 1626). In successione, sempre a sinistra, c’era un’Annunciazione di Pietro Novelli. Nel 1800 la congregazione del Santo venne sciolta e i beni passarono agli Ospedali Riuniti. Nell’operazione molte opere artistiche furono distribuite in altre chiese o si dispersero. Nel 1862 la chiesa riaprì ma risultò priva di gran parte degli arredi. La congregazione riprese vigore fino al 1915, anno del suo secondo scioglimento. Era scoppiata la prima guerra mondiale ed il tempio venne adibito a deposito di grano, per conto della Croce Rossa. Stessa sorte era toccata ad altre chiese palermitane, come S. Nicola da Tolentino (deposito di baccalà). Nel 1935 l’edificio fu adibito a magazzino dalla Sovrintendenza. Oltre all’incuria S. Sebastiano subì dei danneggiamenti durante i bombardamenti USA del 15.2.43, che provocarono, nei dintorni, 226 morti e 442 feriti e gli altri del 22.3.43. I maggiori danni si ebbero al prospetto, ai muri e alle volte delle tribune e del transetto. Vennero rotti gli infissi ed i tetti subirono dei danni a causa di una bomba che era caduta sull’edificio contiguo, addossato al lato nord della tribuna. Nel 1949 la Sovrintendenza ed il Genio Civile inizia- rono gli interventi di restauro, che seguirono ai precedenti lavori di urgenza. Vennero murati gli infissi e la chiesa continuò ad essere adibita a magazzino e sconsacrata. Solo nel 2006, dopo che la facciata era stata restaurata come ora la vediamo dalla Soprintendenza e l’interno reso agibile, a si è potuta rivisitare. Nel 2008 è stata riaperta definitivamente dopo qualche vicissitudine. Da alcuni anni vi è presente il gruppo di preghiera “Vergine dei Poveri”, che ricorda l’apparizione di Maria a Banneux, nei pressi di Liegi, il 15.1.1933 a Mariette Beco. Entrando sulla destra è stato dedicato un altare a questa Madonna. Il 21.1.2013 il Vescovo ausiliare di Palermo ha celebrato una messa solenne. Per quel che ci risulta, la chiesa, sempre sconsacrata, viene concessa per esercitazioni artistiche... Sulla via S. Sebastiano, sul lato sinistro, si può osservare il palazzo dello storico ed erudito palermitano Emanuele di Villabianca (1720-1802). In tale dimora, priva di targa, la Deputazione di Palermo nel 1748, nel programma di illuminazione ad olio, iniziato da2 anni, pose un faro. Fu il marchese a fornire sempre in proprio l’olio necessario. F.Paolo Paranisi 37 ARte Alla pittrice palermitana anche il premio dell’Accademia di Sicilia Maria Grazia Bertucci alla Biennale di palermo Le sale di palazzo Sant’Elia hanno accolto, nell’ambito della Biennale di Palermo, le opere pittoriche di Maria Grazia Bertucci. Inaugurazione, come al solito delle grandi occasioni, col vulcanico Sgarbi insieme al patron Serradifalco, nutrito parterre, tanti partecipanti e visitatori. L’artista palermitana ha offerto ai tanti visitatori un percorso pittorico diversificato. “I racconti solari di una poetessa”, per dirla con parole di Paolo Levi, si dipanano in un groviglio di sentimenti ed emozioni raffigurate con elementi della natura, che si rendono accessibili a noi osservatori tramite un magico filtro di preparazione e attesa che prelude a un finale sorprendente. Così nelle opere di questa pittrice palermitana creature marine fiabesche appaiono ruotando su sfondi marini di variopinti colori. L’elemento acqua s’impone, infatti, nell’immaginario poetico dell’artista acquistando una centralità preminente rispetto ad altri filoni comunicativi. In tale realtà di superfici traslucide si sovrappongono testimonianze di vita vegetale ed animale come altrettanti apparizioni semifigurative vissute nella dimensione di una fantasia tutta personale. Può dirsi con certezza che tale presenza alla biennale – sempre più evento cittadino – della Bertucci sia stata un successo. Lo dice anche la frequenza degli ospiti che si soffermavano innanzi ai suoi quadri… A ricordarsi di Maria Grazia Bertucci è stata anche l’Accademia di Sicilia, rappresentata dal presidente Tony Marotta e presentata dal consigliere comunale Giulio Cusumano, in occasione della Settimana dedicata alle donne, presso la Sala delle Lapidi di Palazzo delle Aquile. Nel corso dell’assegnazione delle onorificenze a personalità siciliane distintesi al femminile negli svariati campi dell’arte, delle lettere e dell’imprenditoria. Appare scelto a proposito l’emblematico titolo “Il pensiero femminile come profezia del futuro” per esprimere la capacità delle donne di intuire e anticipare con la propria creatività temi e sviluppi futuri della società. A Maria Grazia Bertucci, figlia d’arte (non solo per parte di madre, ma si parla addirittura di una famiglia faentina di pittori Bertucci del ‘500) dal corposo curriculum, mostre, biennali e personali nelle grandi capitali europee e americane, è stato consegnato il premio alla carriera per il carattere unico della sua produzione artistica, l’originalità e la fantasia espresse in opere eleganti, solari, curate fin nei particolari e di ottima fattura. Lydia Gaziano 38 Nelle foto a sinistra un’opera di Maria Grazia Bertucci. Sotto, la pittrice insieme al critico Vittorio Sgarbi. In basso, Maria Grazia Bertucci e la professoressa Anna Rampolla Abbate SpettACoLo Jazzy Records new Release Inversion Umberto Capilongo Feat Giovanni Mazzarino Il 4 giugno al Messina Sea-Jazzy Festival 2015 Umberto Capilongo terrà un concerto al Teatro Vittorio Emanuele. La promozione e valorizzazione del jazz made in Sicily, mission primaria della Jazzy Records, prosegue con la terza uscita di inizio anno: Inversion, primo lavoro del chitarrista di Campofelice di Roccella, mette in musica una nuova direzione musicale e di vita di Umberto, che negli ultimi tempi ha vissuto importanti accadimenti, che lo hanno particolarmente ispirato e convinto a “spingere sull’acceleratore”. La scelta della Jazzy Records come “casa” per questa prima produzione è il naturale riflesso dell’amicizia con Giovanni Mazzarino, amico e mentore artistico, che di questo lavoro ha curato gli arrangiamenti, suonando il pianoforte anche in tre delle otto tracce. Un elevato tasso di sicilianità è anche nell’ensamble che dà vita al disco, formato dal pianista Seby Burgio, stella nascente e già brillante del jazz italiano, dalla solida ritmica di Giuseppe Cucchiara al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria (musicista che in Sicilia porta avanti da anni interessanti collaborazioni), più un gruppo di solisti isolani giovani e talentuosissimi: Matteo Cutello alla tromba, Francesco Patti al sax alto e Claudio Giambruno al sax tenore. In questo lavoro, registrato nello studio In Arte del Sound Engeneer Andrea Bilello, punto di riferimento per il jazz in Sicilia, Umberto esprime la sua concezione jazzistica esplorando con personalità il solco tracciato da musicisti quali da Kurt Rosenwinkel, Peter Bernstein fra i contemporanei e Jim Hall, Joe Pass, Pat Martino e Wes Montgomery tra i “capiscuola”. Nella scelta dei brani, tutti grandi classici tratti dal great american songbook, emerge la sua grande passione per la melodia e l’influenza che la tradizione jazzistica ancora esercita su molti giovani musicisti, risvegliando il loro desiderio di rinnovarla illuminandola di suoni, pensieri e attitudini contemporanee. Un mood che ha ben colto Paolo Galletta, fotografo ormai entrato nella famiglia Jazzy Records, il quale ha ritratto Capilongo nella campagna siciliana con il suo straordinario occhio visionario, fra ulivi mistici, piscine di fine stagione e cieli mutevoli. Ancora una volta una Sicilia diversa e soprattutto non da cartolina, autentica nel senso più attuale, perché gli stereotipi fanno male alla musica e alla cultura.Da un ingrandimento di tali ritratti il pittoredesigner milanese Jacopo Grignani ha tratto una copertina di forte impatto, con la personale tecnica che utilizza rapidi movimenti delle mani sporche di colore… Gaetano Messina Umberto Capilongo: chitarra | guidar; Giovanni Mazzarino: pianoforte | piano on tracks 2, 3, 6. Seby Burgio: pianoforte | piano on tracks 1, 4, 5, 7, 8; Giuseppe Cucchiara: contrabbasso | double-bass; Claudio Giambruno: sax tenore | tenor sax on track 7; Stefano Bagnoli: batteria | drums; Francesco Patti: sax contralto | alto sax on tracks 1, 3, 6, 8; Matteo Cutello: tromba | trumpet on track 5; Arrangiamenti di Arran- Umberto Capilongo gements by Giovanni Mazzarino. Tracklist: 1) Inversion (Umberto Capilongo guitar, Stefano Bagnoli drums, Giuseppe Cucchiara double bass, Francesco Patti alto sax,Seby Burgio piano); 2) Moonlight in Vermont (Umberto Capilongo guitar, Stefano Bagnoli drums, Giuseppe Cucchiara double bass,Giovanni Mazzarino piano); 3) A Portrait of Duke (Umberto Capilongo guitar, Stefano Bagnoli drums, Giuseppe Cucchiara double bass, Giovanni Mazzarino piano, Francesco Patti alto sax); 4) Just Friends (Umberto Capilongo guitar, Stefano Bagnoli drums, Giuseppe Cucchiara double bass, Francesco Patti alto sax, Seby Burgio piano; 5) Waiting for the time (Umberto Capilongo guitar, Stefano Bagnoli drums, Giuseppe Cucchiara double bass, Matteo Cutello trumpet, Seby Burgio piano); 6) My little suede shoes (Umberto Capilongo guitar, Stefano Bagnoli drums, Giuseppe Cucchiara double bass, Giovanni Mazzarino piano, Francesco Patti alto sax); 7)My one and only love ( Umberto Capilongo guitar, Stefano Bagnoli drums, Giuseppe Cucchiara double bass, Claudio Giambruno tenor sax, Seby Burgio piano); 8) Fast idea (Umberto Capilongo guitar, Stefano Bagnoli drums, Giuseppe Cucchiara double bass, Francesco Patti alto sax, Seby Burgio piano). premiata la raccolta poetica di Anna Maria Li Mandri Come il volo dei colombi La raccolta poetica di Anna Maria Li Mandri è stata premiata dall’Associazione Febac Festa, con buffet al ristorante Al Ruffini di Pallavicino. La prima raccolta di poesie di Anna Maria Li Mandri è stata presentata a metà gennaio 2015, nel corso di un gradevole pomeriggio presso il ristorante Al Ruffini, in via Rosario da Partanna. Il libro, al quale l’autrice ha dato il titolo “Come il volo dei Anna Maria Li Mandri insieme a Vittorio Sgarbi colombi”, si compone di 46 pagine e riporta in copertina la foto di una “colius” a colori scattata dall’autrice stessa e premiata al primo posto dall’Associazione Febac, presieduta da Pietro Fratantaro di Messina. Il relatore dell’evento, Filippo Solito, dopo avere illustrato passo-passo le sfumature dei diversi sentimenti contenuti nelle liriche si è soffermato su “Lettera”, poesia che l’autrice ha dedicato alla madre persa nel 1997, suscitando emozione tra i presenti in sala, i quali erano anche numerosi. Sono intervenuti alla presentazione il poeta Andrea De Rosa, l’architetto Giacomo Grimaudo, presidente dell’Associazione Osservatorio per lo Sviluppo della Legalità, il dott. Sergio Grigoli, pres. del Centro Turistico di Mondello, che hanno valutato il prodotto artistico della Li Mandri, lasciando la loro impronta critico-letteraria alla silloge. In sala faceva da contorno ed ornamento delle pareti una accattivante mostra fotografica. Protagonisti i gatti: foto scattate tutte dalla protagonista della giornata, amante di questi animali e dei quali si occupa personalmente. Tanto che il devoluto della vendita del libretto, al prezzo di € 10,00 a copia, verrà messo a disposizione dall’autrice per le cure e il cibo dei simpatici e pittoreschi felini. Numerose già le copie vendute. Il suggello del pomeriggio culturale è stato assicurato dalla partecipazione della soprano Loredana Silvestri, applaudita nell’interpretazione di “Io te vurrìa vasà”. La cerimonia della presentazione del libro è stata allietata anche da un buffet finale che gli ospiti hanno gradito e si è concluso “con i gomiti in aria” per l’immancabile brindisi finale… (Adriana Barbera) 39 VeLA Una partenza di Classe “Azzurra” aperta a diversabili e normodotati Consorziati e pronti a dare più forza a nuovi “eventi clou” 7 Circoli Velici per 3 grandi regate Tutti riuniti nella sede della Società Canottieri Palermo al Molo Lupa i più rappresentativi dirigenti della vela d’altura, per presentare ufficialmente la costituzione dei “Circoli Velici Riuniti Palermo”. Consorziati insieme, dunque, con comuni intenti organizzativi i sette più forti club palermitani: sono il Club Canottieri Roggero di Lauria, il Circolo della Vela Sicilia, la Società Canottieri Palermo, il Centro Velico Siciliano, il Vela Club Palermo, la Lega Navale Italiana Sezione Palermo Centro e lo Yacht Club del Mediterraneo. Il fine è quello di organizzare in modo condiviso, con uno spirito collaborativo più forte di altre occasioni similari del passato, alcune importanti regate inserite nel calendario FIV di questa stagione. Il programma comune, che non inficerà le altre manifestazioni in calendario da parte dei singoli sodalizi, comprende tre impegnative regate. Aprirà le danze il Campionato Nazionale d’Area Mini Altura Ionio e Tirreno Meridionale che avrà per teatro di gara le acque del Golfo di Mondello dal 9 al 12 Aprile, prestigioso ritorno in questo specchio di mare per il quale si prevede una partecipazione di oltre 40 imbarcazioni. Sarà poi la volta della Regata Nazionale “Coppa Gran Crociera dello Ionio e Tirreno Meridionale” in programma dal 3 al 5 luglio. A chiudere questo calendario comune della stagione 2015 sarà la inedita Regata Palermo-Bizerte – Rotta del Sahara che partirà il 1 Agosto. Aspra: terzo trofeo del mare L’Aspra approfondisce l’argomento nautico e la pratica della vela. L’iniziativa è del giovane Gianfranco Sciortino, che ha cominciato a far sì che alcune derive scuola facciano bella mostra a secco nel ridosso creato dal molo semi naturale che protegge barche da pesca al lungomare. L’associazione, che si appresta ad iscriversi alla Fiv e ad altre federazioni degli sport d’acqua, ha organizzato un 3° Trofeo del Mare finalizzato a sensibilizzare gli abitanti del noto borgo marinaro che si appresta, per volontà comune, ad uscire dal guscio ed offrirsi verso l’esterno con un volto sempre più “attrattivo”. La Lega Navale Palermo centro, sempre pronta alla collaborazione per lo sviluppo delle attività veliche e marinaresche, ha fornito in prestito il simulatore (Optimist) per impartire a terra le prime lezioni ai giovanissimi desiderosi di iniziarsi ai segreti della conduzione di una “deriva”. Organizzatori e allievi hanno dovuto fare anche i conti con il fattore primo della navigazione a vela: il meteo e, soprattutto, il vento con la sua forza spesso volubile. Dopo un avvio proibitivo della mattinata, Eolo ha deciso di concedere anche la clemenza di cui è capace: i ragazzi hanno potuto alternarsi al timone sotto la guida dell’istruttore. 40 C’è grande attesa, in particolare, per questa ultima regata fortemente voluta dal Comune di Palermo e dalla Marina di Biserta. Per quest’ultimo impegno di grande altura, si prevedono assieme ad una massiccia partecipazione, varie attività culturali e sociali collaterali, sia a Palermo che a Biserta. Sono due località ricche di storia. Anche Biserta offre interesse naturalistico ed archeologico. E’ per questo che la manifestazione si annuncia attraente anche per le famiglie dei regatanti e per i croceristi che possono “fare del turismo”, mentre praticano il loro sport preferito. I Presidenti dei sette circoli riuniti nello stesso tavolo, si sono detti tutti soddisfatti di intraprendere questa nuova avventura condivisa che, superando vecchi “campanilismi”, riscuoterà di sicuro risultati più consistenti per la vela palermitana: come si dice…l’unione fa la forza. Questi i nomi dei “magnifici sette“ presidenti: Edoardo Traina (Canottieri), Agostino Randazzo (Vela), Andrea Vitale (Lauria), Beppe Tisci (Lega Navale), Alessandro Candela (Velaclub), Italo Tripi (Centro velico), Giuseppe Galantino (Yc Mediterraneo). Parole di elogio al lavoro dei circoli sono venute anche dal Presidente dell’Uvai Francesco Siculiana il quale ha confermato come ormai i tempi siano maturi per ospitare eventi di grande livello di portata nazionale e internazionale e, se si riuscirà a portare avanti il programma ideato per l’imminente stagione agonistica, davvero si potrà parlare di Palermo come di una delle Capitali della Vela nazionale. Rossella Tramontano A spoRt Aprirà al calcio maggiore ai fondi esteri e ai giovani dello Zen Zamparini: coi Rosa vincenti penso al nuovo stadio Il Palermo, che aveva esordito fra i dubbi dei tifosi – anche i più appassionati – oltre che dei soliti detrattori, ha scoperto l’oro, dopo altro oro, come si dice a Roma avvenga per la statua di “Marc’Aurelio” in Campidoglio. No, i suoi acquisti non erano dei signor nessuno neppure stavolta. Invece di lottare e soffrire per la retrocessione, i rosanero non hanno mancato di fornire soddisfazioni guidati da sotto l’immancabile cappellino da Giuseppe Iachini e dallo stesso Maurizio Zamparini che ha trovato nel trainer un proprio pupillo ed è in grado di …sopportarlo, oltre che supportarlo. Per lui non è la regola, perché Zampa di calcio se ne intende e ciò provoca qualche dolore, ma anche delle gioie. Perché ormai è difficile negare che non sono i suoi collaboratore a scegliere (nella rosa delle segnalazioni) i giovani migliori con cui rifornire poi le cosiddette “grandi”, l’olimpo del pallone, tirandoci anche tanti euro di attivo… Mentre la Città è divisa fra (ormai) una maggioranza zampariniana e una minoranza contraria, per la immancabile avversione ideologica all’uomo imprenditore, prosegue il lungo braccio di ferro sul nuovo Stadio – di cui c’è di certo gran bisogno – tra il Presidente rosanero, friulano sempre più palermitano, e il Comune cittadino. Negli ultimi incontri pare si vada verso il via libera al progetto. Esso fece parte di sette punti d’intervento per “rinnovare Palermo” nel corso di una grande kermesse al teatro Politeama un paio d’anni fa. Ma chi ricorda quella gloriosa e significativa giornata? Tante cose furono dette, fra programmi e critiche costruttive… Una venne pesino da una bella donnina inviata da Ryanair, dati alla mano, sulla scarsissima affluenza turistica rispetto alle potenzialità. Chi parla più di quella mattinata e della carpetta che venne distribuita con gli estremi dei prestigiosi progetti? Protagonista la, oggi tormentata, Associazione Industriali (Confindustria) della provincia. L’impianto sportivo maggiore di Palermo si vorrebbe costruire allo Zen al posto del Velodromo, colpito da precoce vecchiezza. La pista non venne mai affidata al ciclismo locale, forse ritenuto poca cosa per ricevere un così lauto premio. Risultato: lo sfacelo della pista per l’azione meteorica e lo sfruttamento per rugby, calcio minore e …spettacoli del resto della struttura. Dialoghi a distanza, incontri per interposta persona, ma è stato chiaro che il Comune, guidato da Leoluca Orlando ha posto ostacoli alla volontà della Società Palermo Calcio. In questi mesi si è avuta anche notizia di una volontà “che sembra fuori dal tempo oltre che della realtà” di affidare finalmente il velodromo ai velocipedi: ma non era la sua naturale destinazione? Non è quella mai adottata nel corso delle passate sindacature con Orlando protagonista). Così, mentre via Lanza di Scalea rigurgita di immondizie e serve a rilevare l’eccesso di velocità a tutte le ore a coloro che stanno andando in aeroporto e, finalmente, potrebbero pressare un po’ sull’acceleratore, l’area del velodromo va in malora. A poco vale la promessa e il proposito – manifestato anche in occasione di un progetto di Zamparini (un …Palermello) a Carini – di aprire l’impianto, grazie a palestre e parti accessorie, a ragazzi dello Zen che potrebbero praticare “sul serio” una “vera” attività sportiva, togliendosi dalla noia e, diciamolo, in molti casi dalla strada. Ora, per le solite sopravvenienze burocratiche, Orlando chiede un “nuovo progetto” e Zamparini risponde che è “pronto ad accontentarlo”. Non mancherà per lui neanche stavolta. Al progetto lavora già l’architetto Zavanella, anche se il nuovo esso dovrebbe mantenere – si dice – le “stesse caratteristiche del precedente. 35 mila i posti a sedere e all’interno negozi, cinema, ristoranti e tutte le normali Maurizio Zamparini. In alto il progetto del nuovo stadio attrazioni di un moderno stadio europeo. Il tutto, però, senza le villette che sarebbero dovute sorgere attorno. Mah! Il nuovo impianto favorirà l’assegnazione di incontri internazionali e consentirà la sperata partecipazione dei rosanero alle coppe europee e al più alto giro calcistico. Dovrebbe rendere appetibili anche il Palermo all’arrivo di capitali dall’estero. Germano Scargiali 41 spoRt pivot dirigente di società e federazione presidente rosanero sergio D’Antoni sportivo sconosciuto? Sindacalista, onorevole… Non sarebbe stato meglio uno sportivo? Invece Sergio D’Antoni sportivo lo è stato sempre. Giocava personalmente a Basket e rimase nel mondo della pallacanestro. Tanto da essere anche presidente della Virtus Roma in A1. Poi non mancò un’escalation in federazione, dove ricoprì la carica di presidente della lega basket. I più attenti tifosi rosanero devono ricordarlo presidente a via del Fante, per una parentesi che durò negli anni 2000 – 2002. Allora, in coincidenza con la gestione Sensi, il Palermo venne riconsegnato a Zamparini ormai in serie B… Insomma, di esperienza sportiva D’Antoni ne ha. Eclettico come possono esserlo i sindacalisti, non è forse uno di quelli che conoscono sin dalla vigilia la gente dello sport regionale, ma la Sicilia sì ed appartiene al genere di scelta opposto: un dirigente di caratura – anche politica – che potrà adeguatamente rappresentarlo. Un altro legame con lo sport locale? Lui e Sandro Morgana (presidente regionale Figc Lnd e ora al Consiglio nazionale) sono figli di due sorelle. Insomma, onorevole, riconosciamo di averlo conosciuto in veste meno sportiva… “Come le spiegavo mentre entravamo in questo mio nuovo studio (al Coni di via La Malfa, ndr), le spiegavo che lo sport l’ho sempre amato e seguito. Invece la fama mi ha accompagnato più da sindacalista come segretario Generale Cisl. Da politico, come deputato, fui chiamato a vice ministro dello Sviluppo economico…” Una bella carica questa presidenza regionale al Coni. Ma lo sa che le hanno consegnato un grande malato? “Certamente. So che devo adoperarmi per un rilancio. Più squadre sportive di livello, più atleti anche dilettantistici, ma anzitutto più impianti. Non è detto che debbano essere tutti nuovi, ma funzionanti”. E la situazione, se non drammatica, è molto precaria. “Vede, sul piano obiettivo, rispetto a qualche decennio fa, trovo campi, piste e palestre tribunate dislocate anche nei piccoli centri. Tuttavia, ciò che vediamo non è quel che dovrebbe essere. Si sono sprecati fondi e chance organizzative…” Presidente, nei paesi si sta meglio che in città. A Palermo si finisce per non avere palestre pubbliche agibili per un torneo e costa caro averle anche per mezza domenica o un solo week end… “Sì, per gli impianti non ci sono più i soldi della regione. Il bando di 52 milioni di fondi europei è stato spinto fino agli ulti- 42 mi mesi, come in altri settori. E’ stato perso troppo tempo prima che io arrivassi…” E il palazzetto di Palermo? “In graduatoria non c’è”. Il Comune, però, ha diviso la spesa in due. Dovrebbe prendere 3 milioni dalla Cassa depositi e prestiti e 4 milioni da una delibera del Cipe, fondi nazionali. Per i primi tre dovrebbe partire la gara. Sono fiducioso e non mancherà per me”. Segua l’iter, presidente. La città è esausta di fronte a questa storia. “Guardi, considero l’impiantistica il primo punto della mia missione. Non me lo dica nessuno. Occorre realisticamente partire dal rendere agibile quello che c’è. Ad esempio, Catania è messa già meglio di Palermo, ma anch’essa ha i suoi bei problemi. Concordo con chi ha sostenuto e sostiene che i migliori gestori debbano essere considerati federazioni e società sportive. Vedremo in che forma giungere all’affidamento”. Da dove iniziare in una regione che è un piccolo continente, per la verità un po’ allo sbando anche in questo settore? “Un esempio della realtà vicina è il velodromo Paolo Borsellino. Stando così le cose è una struttura inutile. Si prendano decisioni e si passi all’azione. Frattanto dispone di una palestra funzionante da ri- prendere con adeguata manutenzione”. Non possiamo che augurarle buon lavoro, presidente. Non lo vediamo facile. Molti i lati da riprendere… “Certo. Personalmente sto assumendo una visione articolata. Non posso occuparmi di un problema, di un impianto, per importante che sia, ignorando la funzione di traino che possono compiere i tornei, le manifestazioni di richiamo… Ma anche una realtà sottostante, da cui mi giungono richieste. Gli sport da spiaggia, in un’isola come la nostra… E la gamma ancor più vasta dei giochi tradizionali. Anche quello è sport e, ricordiamolo, è anche salute. Potrebbe essere, infine, un canale d’ingresso per nuovi atleti che approdano alle discipline olimpiche. Vedo lo sport come fatto anticiclico, nella sua funzione propedeutica e salutare”. Spieghiamo meglio ai nostri lettori… “La formula è di investire nello sport per produrre sviluppo e benessere. Un messaggio univoco, declinato dal punto di vista imprenditoriale e sottolineato dai convergenti intenti istituzionali. Una vera base per cambiare marcia al Paese, con coraggio e spirito di iniziativa, puntando sulla pratica motoria”. Testo raccolto da Germano Scargiali A spoRt Il neo presidente della Lega dilettanti acclamato a Caltanissetta Figc Lnd arriva santino Lo presti Cambio della guardia alla Figc Lnd (Lega nazionale dilettanti, ndr). Parte verso Roma Morgana, promosso consigliere nazionale dopo l’escalation di Tavecchio, arriva in Sicilia Santino Lo Presti. Ma non è esattamente così: trattasi del dirigente sportivo che ricopriva già la carica di vice presidente vicario della stessa Lnd nell’Isola. Una persona certamente gradita a Sandro Morgana, protagonista di anni brillanti, che stavano per concludersi con la inaugurazione della nuova sede di Ficarazzi, in sostituzione di quella in via La Malfa. E’ ancora lì che incontriamo Lo Presti che, nella nuova veste, ci riceve nel suo studio. Dopo otto anni di fortunata gestione Morgana, continuare sulla medesima linea… “Non dovrebbe essere un problema per me, che sono stato al fianco del passato presidente come diretto collaboratore. Non ho timori, né personali, né derivanti dall’ambiente in cui opero”. Certo, sappiamo anche di un’elezione all’unanimità che qualcuno ha definito bulgara… “Ciò che è avvenuto all’hotel San Michele di Caltanissetta, la mia elezione quasi per acclamazione (alzata di mano, ndr) da parte dei presidenti delle società calcistiche, non può che restarmi nel cuore. Ripeto: spero di essere all’altezza”. Lei nel pallone vanta una vecchia militanza? “Certamente. Sono stato il trascinatore del Grotte, nella cittadina in cui sono nato e cresciuto, quando la squadra militava in Promozione. Da lì è iniziata la mia carriera di dirigente, ma posso dire che prima avevo certo giocato al pallone e poi sono approdato ad incarichi federali, rivelatisi confacenti, credo, alla mia personalità”. I problemi del calcio giovanile ci sono… “Non c’è dubbio. Ritengo che, come ripete anche il dottor Morgana, la ragione di base vada ricercata nelle differenze nord sud, nel gap geografico ed economico. Credo che Coni e Federazione dovrebbero prenderne atto, tenere il grande problema in maggior conto, ma di questo si occuperà maggiormente Morgana”. Impianti, pubblico… “Io le definisco piaghe. Ce ne sono più d’una. La violenza sui campi sportivi, ma soprattutto verso gli arbitri, per la quale durante la stagione passata la nostra regione si è tristemente distinta… Combatteremo tutti i tipi di violenza che condanniamo senza appello, ma pretenderemo anche arbitri più preparati e referti aderenti alla realtà dell’accaduto sul campo e, talvolta, purtroppo, anche fuori”. Il problema economico? “Potremmo iniziare dall’accanimento dell’Agenzia delle entrate verso le società di calcio dilettantistico. Si rilevi che esse svolgono una funzione sociale, togliendo letteralmente i ragazzi dalla strada ed educandoli al rispetto delle regole, dello stesso regolamento, dei principi che lo sport conserva sempre. Sono convinto che ciò sia vero anche quando inizia a circolare qualche interesse. Lo sport affratella sempre, anche in contrasto con i momenti di rivalità e agonismo… Ma che azione si può esercitare per lenire l’azione del fisco? “Occorre far capire come non sia profi- ITALNAUTICA s.r.l. Cantieri e uffici: 90133 Palermo - Molo Trapezoidale Via F. Patti - Tel. e fax 091 325277 - e mail: [email protected] Alberto Cambiano Ingegnere Navale e Meccanico Progettazione e costruzione di repliche di imbarcazioni d’epoca e classiche. Riparazione e restauri imbarcazioni in legno cuo tartassare i presidenti delle società, i quali sottraggono tempo e danaro alle rispettive famiglie per disputare dei campionati …decenti. Oggi si giunge ad esprimersi così”. Lei vede bene, dunque, nel complesso l’ambiente calcistico di per sé… “Guardi, a livello regionale, ma credo anche nazionale, si fa il possibile per fare sport. Si lavora con visibile sacrificio per animare le domeniche di località o periferie dove di regola gli intrattenimenti non brillano per abbondanza. Credo di poter contare sull’aiuto dei presidenti e di tutti coloro che collaborano al nostro fenomeno sportivo. Ciò che si propone rompe con certi momenti non edificanti della realtà odierna. Lo sport ed anche il calcio creano momenti di pace, di svago e di vera e propria edificazione della personalità. Una realtà così intesa è nostro dovere e nostra volontà promuovere”. (G. e L. Scargiali) ZANCA SPORT s.a.s. Accessori per la Nautica da Diporto e Professionale Per la vela sartiame di ogni diametro Via Simone Gulì, 232 - Palermo - Tel./Fax: 091544505 e-mail: [email protected] 43 spoRt Lotta Libera: sicilia sugli scudi ma fa tutto da sola Vittoriosi senza aiuti i lottatori isolani Prosegue a Palermo l’attività nazionale con l’organizzazione, fra difficoltà economiche e logistiche, dell’Accademia Scuderi, la Sicilia ha concluso il 2014 confermandosi regione di alto livello nella lotta SL. Tornati con onore da Ostia - sede Fijlkam -. I siciliani hanno acciuffato il terzo gradino del podio, pur assieme alla Liguria. La squadra del Piemonte ha avuto l’onore di alzare per prima il Trofeo delle Regioni di nuova istituzione, che ha suggellato l’annata nel PalaPellicone, alla presenza del neo presidente Domenico Falcone. La manifestazione vede in gara tutti e tre gli stili: SL, GR, e Lotta Femminile per le categorie cadetti e Juniores. Vi hanno partecipato le più forti rappresentative regionali: Lazio, Emilia Romagna, Puglia, Liguria, Piemonte, Sicilia, Campania e Toscana. La rappresentativa della Sicilia, accompagnata dal responsabile regionale di settore Enzo Scuderi, era formata dai seguenti atleti: Marco Azzarello. Massimiliano Chiara, Federico Bordino, Sharon Pizzimenti, Mejja De Jesus Garcia, Gaetano Fhilip Paratore, Domenico Sanfilippo, Luca Tosto, Emanuele Majorana, Federica Giuffrida, Joan Sebastian Faraci. “Ancora una volta – afferma Enzo Scuderi – con pochissimi mezzi ed impianti cari e mal in arnese, riusciamo a ben figurare. Ciò che più conta è che facciamo sport olimpico fra il popolo e gli extracomunitari, come è chiaro anche dall’elenco dei selezionati. Non si faccia demagogia, non si dica che si vogliono aiutare queste attività, se poi siamo abbandonati allo spontaneismo personale e paghiamo le palestre per le gare…” Un successo con oltre 150 lottatori, anche la fase nazionale di Coppa Italia di lotta SL. Gli organizzatori dell’Accademia Scuderi hanno ringraziato il Cus dell’ospitalità in una palestra tribunata “agibile” a prezzo ridotto rispetto a quelle comunali, ottenibili solo dopo lunga trafila burocratica... Ecco, fra i tanti vincitori nei vari pesi, i risultati di maggior rilievo: Under 18, affermazione di Davide Giordano, kg 69 (Accademia Atletica pesante Enzo Scuderi Palermo), Over 18, kg 70, primo Angelo Costa (Fiamme Oro Roma) su Ignazio Ligotti (Accademia Atletica pesante Enzo Scuderi Pa); kg 97, primo Marco Carcea (Mandraccio Genova) sul titolato Stefano Trapani (Gruppo sportivo Termini Imerese). Lode a Davide Giordano che, dopo un grave infortunio alla gamba destra, ha lottato di propria volontà ottenendo la vittoria sul forte avversario Alessandro Scordato delle FF.OO.Roma. Sorprendente la prova di Ligotti (over), secondo, dopo un fermo di 3 anni esordiente in una categoria di peso che non è la propria. I Vincitori. Under 18 (Cadetti). kg 42 Gabriele Piazza Palotto (Fiamme Oro Ro- 44 Una bella presa nel corso di campionati nazionali a Palermo - Foto F.Italia ma), kg 50 Davide Amato (Lotta Termini I.se), kg 54 1°) Pio Michael Mira (FF Oro Roma); 2° Antonio Pio Milici (C.A. Termini I.), kg 58 Giuseppe Bisesi (G.S. Termini I.), kg 63 Francesco Gaddini (Vigili del Fuoco Billi Pisa), kg 69 Davide Giordano (Accademia Enzo Scuderi Pa), kg 76 Tommaso Ferrari (Pol. Mandraccio GE), kg 85 Jan Giuseppe Dallaira (C.A. Termini I.), kg 100 Amad Ben Hassin (C. Atletico I picciotti). Over 18 (Seniores), Kg 57 Salvatore Mannino (Meeting Giarre), Kg 61 1° il palermitano Antonio Tagliavia (Mandraccio GE 61); 3° Antonino Schettino (Accademia Scuderi Pa), Kg 65 1° Massimiliano Chiara (G.S. Termini I.); 3° Luca Fragascio (Accademia Scuderi Pa), Kg 70 1° Angelo Costa (FF O Roma), 2° Ignazio Ligotti (Accademia Scuderi Pa), Kg 74 Aron Caneva (CS Roma Esercito italiano), Kg 86 Zuz Tudor (Pol. Mandracchio GE), Kg 97 1° Marco Carcea (Mandraccio GE); Stefano Trapani (G.S. Termini I.), 3° Francesco Mattaliano (Accademia Scuderi Pa), Kg 125 Marco Tincari (Fiamme Oro Ro). Società: FF. O. Roma; GS Termini Imerese; Mandraccio GE; C.A.Termini I; Accademia Atletica pesante Enzo Scuderi PA, Meeting Giarre… pesi: Conferme da tutta la sicilia a livello nazionale Vlassov 200 da una prodezza all’altra Doppietta per la Vlasov 200 di Carini che bissa la vittoria nel Campionato Regionale di Pesistica Olimpica. Seconda nella classifica nazionale attività giovanile delle categorie Esordienti e Under 17 dopo la Body’s Training di Lecce e prima del Campionato Italiano Maschile 2014 per quest’ultima categoria, si riconferma al vertice in Sicilia con all’attivo 3 atleti che militano nella nazionale Juniores e Under 17: Natalia Farina, Antonino Conigliaro e Antonino Indoviglia. Il 2015 comincia con il premio da parte del Coni all’atleta Natalia Farina, cui viene conferita la medaglia di bronzo al merito sportivo, nella cerimonia delle Benemerenze Sportive a Palazzo Steri in gennaio. La Fipe vede insignite altre 4 atlete della stessa medaglia per la pesistica olimpica: Roberta Buttiglieri (Dynamo Club), Luisa Miserendino (Iron Fit Palermo), Giorgia Russo (Jaguar Club Palermo) e Jennifer Lombardo, tutte Campionesse Italiane Assolute negli anni 2013 e 2014. I Campionati Italiani Seniores sono la prima gara in calendario e, come è consuetudine, la maggior parte dei titoli e dei podi sono siciliani. Tris di regine nella categoria femminile fino a 48 kg: titolo per Jenny Pagliaro (Esercito Italiano), argento per Eva Giganti (Atletico Ercole Caltanissetta) e bronzo per Giovanna D’Alessandro (Dynamo Club). Coppia vincente nella categoria fino a 53 kg, l’oro va a Giorgia Russo (Jaguar Club Palermo), mentre l’argento a Natalia Farina (Vlasov 200 Carini), nella categoria fino a 58 kg vince l’oro Jennifer Lombardo (Fiamme Azzurre), argento a Luisa Miserendino (Iron Fit Palermo) nella Lo slancio con 90kg di Natalia Farina categoria fino a 75 kg e oro a Roberta Buttiglieri (Dynamo Club) nella + 75 kg. Vanno forte anche le categorie maschili. Mirco Scarantino (FF Oro) vince l’oro nella categoria fino a 56 kg polverizzando i record già suoi con le misure di 120 kg nell’esercizio di strappo, 150 di slancio e 170 kg nel totale. Nella stessa categoria, bronzo a Fabio Arcara (In Mare Palermo), fra i 62 kg bronzo a Massimiliano Rubino (Jogging Palermo), oro a Giorgio De Luca (FF Oro). Nella 77 kg e bronzo ad Angelo Labez Carmisciano (Audax CL), è di Antonino Pizzolato l’oro negli 85 kg che, con uno slancio di 198 kg batte il record italiano assoluto, al compagno di squadra Enrico Cangemi (FF Oro) lascia l’argento. Ultimo oro a Pietro Noto (FF O) nella 105 kg. Bottino: 7 titoli, 8 podi. M. Carola Tuzzolino A sALutE E’ spirata aria di renziana novità ma certe malattie resistono. Quella fra il dire e il fare... Leopolda o Faraona che fosse Mentre ci allontaniamo dalla Leopolda siciliana, o meglio Sicilia 2.0, alias “Faraona” – motivo l’avanzata ora di pranzo, ma non saremmo più tornati – parlava Crocetta e non avremmo sopportato di vederlo possibilmente applaudire. Questo, infatti, era “l’ordine di scuderia”: si era saputo in corso di mattinata, proprio dal palcoscenico, che Davide Faraone, patron della kermesse, lo aveva accreditato, con ferma decisione di salvare “capra e cavoli”. Perché tanto si era detto in contrario fino a chiedersi perché mai questa “gestione della regione” dovesse durare ancora quasi tre anni. Tuttavia, nella sostanza, molti dei presenti dimostravano di non essere in grado di riconoscere un discorso vero dagli immancabili blablabla, i concetti autentici, i contenuti, discernendoli dalla serpeggiante demagogia… Da questa voleva, in effetti, vigorosamente rifuggire il discorso portato avanti da una “volontà superiore”, dai vari interventi, cronometrati su grande schermo (con gioia diffusa) di 5’ ciascuno. E, per la verità, bisogna riconoscere che tante cose buone e giuste son venute fuori. Pochi si accorgevano e ancor meno somatizzavano che i discorsi di Maurizio Zamparini, Pietro Busetta e soprattutto Maria Rita Sgarlata – l’assessore alla cultura, defenestrata ...perché brava – in conseguenza di differenti motivi, stridevano fortemente con quello di Crocetta. Fra cui l’accennata accusa verso chi non facesse abbastanza per interrompere la dolorosa attesa di fine legislatura… Tutto era iniziato con una certa puntualità e la sala congressi della Sandron stracolma, con un buon servizio d’ordine in una atmosfera, quasi mondana anche, da movida, come avviene in una città che offre sempre poco, nonostante i diffusi pub e i teatri privati. Una città che attende speranzosa il ritorno del pane e milza e della pizza a taglio alla Fiera del Mediterraneo… Si parte con l’introduzione Davide Faraone, sottosegretario perché renziano, ma certo più “presentabile”, a danno e con grande rabbia di Fabrizio Ferrandelli, votatissimo alle comunali che non avevamo sbagliato, prima di quel successo, a definire “il Faraone dei poveri”. Tale è tornato presto ad essere. Il discorso di Faraone potrebbe far gongolare i liberali e sancire la morte del comunismo. Questo sempre che si desse il giusto valore alle parole pronunciate. Esse equivalevano a decretare la fine dello statalismo, l’apertura all’iniziativa privata e l’apertura ai privati dei più importanti servizi pubblici, con l’arrivo dei privati veri e propri o del sistema imprenditoriale di gestirli. Il sottosegretario giunge ad affermare testualmente: “Per quanto possa destare sorpresa, il nostro è un movimento di rinnovamento in senso liberale. Saremmo dunque alla rottamazione del comunismo... Niente di meglio, quindi, perché fra gli “applauditi” ci sono imprenditori, giovani e portentosi, cresciuti sul libero mercato, e c’è anche Maurizio Zamparini, che loda la Sicilia, definendosi – bontà sua – ancora una volta palermitano d’adozione, ma soprattutto, proclama un netto “sì” al fare impresa, all’utile, quindi al giusto profitto, alla conseguente creazione di lavoro e posti di lavoro… (L’opposto di Faraone e Zamparini ha affermato il Papa nelle stesse 24 ore…) Busetta è emozionato, la sua usuale chiarezza s’incrina, la voce si rompe, nel difendere la Sicilia dal mancato impegno di Roma, Bruxelles e della Germania. Contrariamente a chi aveva parlato prima (un conferenziere aveva detto: smettiamola di attenderci aiuti e facciamo impresa in prima persona) la Sicilia, per Busetta, viene discriminata sia in fatto di contributi che di interventi fattivi in genere. Viene anzi derubata. La crescita prevista (da 0,5 ad 1%) riguarderà il Nord, ma nella media nazionale la Sicilia “tirerà ancora indietro” marcando una nuova decrescita. Il presidente della Fondazione Curella avrebbe preso molti più applausi se non avesse in conclusione inneggiato al ponte. A far capire che la crescita non può venire se non con apporti dall’esterno, con l’arrivo programmato e metodico di presenze dal di fuori, non ultimi i fondi stranieri – persino di Cina ed India – contribuiscono vari interventi e la stessa Sgarlata. Questa enumera i concreti risultati di 18 mesi del proprio assessorato, mentre attacca i luoghi comuni ripetitivi sulle scontate, ma sottoutilizzate ricchezze storiche e museali dell’Isola. Poi fa capire come l’apparato burocratico sappia bloccare le iniziative sull’altare della propria insipienza ed anche di interessi locali. Infine, quando siamo andati via, Crocetta stava battendosi il petto, enunciando “i suoi successi e i grandi risultati ottenuti”. Gli ospiti d’onore erano Graziano Delrio, sottosegretario alla Presidenza e Simona Bonafé, deputata europea. Sono due elementi fra i più “spigliati ed anche “carini” del nuovo corso Pd. Renziani doc. Tuttavia, da quello che si vede in sala – la parola comunismo ritorna ogni tanto nei discorsi, ed ancor più nelle commemorazioni come in quella di Pio La Torre, che appare sacrosanta e si conclude con un dovuto stand up – il feticcio, il totem del marxismo – la più autentica e concreta rovina della sinistra – è presente come un fantasma, un totem non ancora dimenticato. E’, a ben vedere, ciò che ha distrutto, nella realtà, il buono del socialismo. Invano Piersanti Mattarella era stato “invocato” all’inizio alla pari “degli altri” con La Torre… Frattanto dall’Almaviva i lavoratori inscenano una protesta in strada. In circa 500, davanti la sede della ex fabbrica Sandron dove si svolge la Leopolda, i lavoratori dei Call center Almaviva per chiedere l’attenzione degli esponenti del governo nazionale presenti all’incontro. Durante il sit-in una delegazione di 15 lavoratori ha incontrato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio .”Non era informato sulla vertenza che coinvolge solo a Palermo oltre 1500 lavoratori – spiegano Francesco Assisi segretario Fistel Cisl Palermo Trapan ed Eliana Puma Rsu Fistel – per cui abbiamo chiesto di conoscere cosa sta facendo il governo nazionale per impedire che l’azienda abbandoni la Sicilia e per la regolamentazione del settore sottoposto alla delocalizzazione e ad un continuo ribasso del costo del lavoro per le commesse oltre il minimo essenziale per i lavoratori”. Entro una settimana ha assicurato il sottosegretario dovrebbe essere convocato un tavolo sulla vertenza. I lavoratori hanno consegnato il documento unitario Slc Cgil Fistel Cisl Uilcom Ugl con lo slogan IosonoalmaViva. Nel documento i sindacati chiedono l’intervento del governo nazionale e regionale e annunciano una serie di iniziative nazionali di protesta fra le quali un pacchetto di scioperi. “Comune e Regione intervengano, basta parole i lavoratori vogliono i fatti”. E i sindacati danno il pieno appoggio: Le Segreterie Provinciali e le Rsu Slc Cgil, Fistel. Cisl, Uilcom Uil, Ugl Tlc si sono riunite il giorno 26/02/15 per condividere un percorso unitario di iniziative volte alla risoluzione della vertenza Almaviva, che coinvolge una platea di 10.000 famiglie in tutta Italia, la gran parte delle quali è concentrata sul territorio palermitano. Germano Scargiali 45 AttuALItA’ sempre più schiave in giro: arriva anche l’utero in affitto 8 marzo tragico: come fanno la festa alla donna Le lotte delle femministe, portate avanti ormai da più di un secolo, hanno segnato delle pagine belle e meno belle nella storia del ventesimo secolo. Oggi la donna è più rispettata e considerata in ambito sociale e politico, ma con ritardi e lacune notevoli differenze tra nazione e nazione, tra un territorio e un altro del mondo. A fronte di importanti successi conquistati nei campi più svariati della scienza, della cultura, dello sport…bisogna, però, costatare che non tutte le strade seguite finora dalle “cosiddette femministe” sono state soddisfacenti o da lodare tout court. Quello di cui molte donne si accorgono è di essere lasciate quotidianamente sole con i propri problemi. Chi dà risposte alle tante giovani brillantemente laureate e specializzate senza lavoro né speranza di trovarlo? E tante di queste rimangono pure senza fidanzato o marito per difficoltà economiche. Infine, quante di queste potranno permettersi il lusso di avere un figlio, almeno uno in una simile congiuntura? Questi problemi sembrano non interessare particolarmente il mondo della politica. Ma la donna genera la vita, è al centro della famiglia, cura e mantiene i rapporti tra i familiari, impedendole la realizzazione come donna e come madre, che cosa le resterà mai? Forse un lavoro vero i 50 anni, solitudine e tanta insoddisfazione. Si dirà che tale quadro è esageratamente pessimista e che esistono pure le single vocazionali. Certamente e nessuno critichi le scelte fatte liberamente da donne consapevoli, ma – numeri alla mano – si tratta di pochi casi, la maggior parte vorrebbe realizzarsi anche come moglie e come madre. Ma sta diventando di moda pallini a cura del redattore capo Sabina Guzzanti “la caimana” “Il caimano” è il titolo del noto film costruito appositamente per screditare Silvio Berlusconi. Quanto poco in realtà il protagonista gli somigli è palese ad ogni persona di sano giudizio. Berlusconi, infatti, non sarà uno stinco di santo, non sarà persona esente da colpe o difetti, ma a differenza di tanti suoi colleghi politici ha tenuto una condotta ammirevole per quanto riguarda il rispetto dei programmi sottoscritti con gli elettori, la coerenza e la correttezza nei comportamenti, la laboriosità e la puntualità nel prendere gli impegni e così via. Un agnellino, altro che caimano! Infine, gli errori compiuti sono 46 proporre soluzioni provvisorie e strane che, anziché risolvere il problema, sembra lo vogliano complicare. Alla donna in carriera si propone infatti il congelamento degli ovuli in modo da poterli adoperare in un secondo momento, anche dopo molti anni in modo da superare l’eventuale sterilità della donna che si verifica, prima o poi, con l’aumento dell’età. Problema risolto? Parrebbe di sì, sennonché: produrre una quantità di ovuli per una donna è rischioso, occorre imbottirsi di ormoni e si rischia non solo la salute, ma anche la vita. Oggi si sta scoprendo che alcune ragazze che si erano sottoposte a quest’intervento si sono poi ammalate di tumore o non hanno più potuto avere figli. Queste informazioni vengono date alle donne? Niente affatto, come vengono nascoste anche tante altre che riguardano l’aborto, la fecondazione assistita, la cura dell’infertilità, i metodi anticoncezionali e così via. Troppo spesso si agisce sul corpo delle donne senza che queste sappiano nulla di quel che può accadere loro in seguito. Pillole, interventi, profilattici…il tutto propinato senza una corretta informazione, omettendo deliberatamente i limiti e i rischi connessi. Si fa muro contro gli Ogm, mentre di fronte ad interventi di una scientificità anche più “alchimica”, applicata al corpo umano si plaude. Rischia d’essere di moda, modernità, modernismo, consumismo, speculazione. Tutto questo c’è dentro tali “novità”. E dire che su questa rivista siamo di quelli che plaudiamo al progresso e a quello tecnico scientifico in particolare… Ma centriamo sul tema un punto nodale: l’utero in affitto che la Ue, sempre tempestiva negli errori, vuole imporre a tutti i paesi che ne fanno parte. Utero in affitto significa, in parole povere, schiavitù femminile, compravendita di bambini, disprezzo della vita umana, della famiglia naturale e abbrutimento in genere. Seppure alcune femministe inneggiano, speriamo che la maggior parte delle donne sia più consapevole e si chieda se veramente questa strada conduce alla libertà oppure al suo contrario. Lydia Gaziano sembrati spesso errori di troppa bontà e ingenuità, tutto l’opposto insomma dei ricatti cui assistiamo continuamente sul palcoscenico del parlamento. Si trovi adesso, Sabina la comica (finanziamenti permettendo), un altro caimano da divorare. Manicheismo e lobby della finanza Le lobby della finanza, o mafie che dir si voglia, sono stabilmente collegate al malaffare, alla prostituzione, al traffico di clandestini, al commercio di armi e droga...Collegate anche al mondo della politica, lo guidano e lo dominano, sarebbero stupide se si legassero a un solo partito o movimento, perciò si infiltrano in tutti o quasi, mentre corrompono anche i mezzi d’informazione, la cultura, le associazioni. Come difendersi? Facendo circolare le informazioni, promuovendo il contraddittorio, non accettando supinamente il verdetto dei media, confrontandolo invece con le tesi di segno opposto. Insomma, non cedendo al manicheismo di chi vuol vedere il male solo da una parte e il bene dall’altra. Crisi economiche e storia di Giuseppe (Ant. Test.) La storia di Giuseppe, penultimo figlio di Giacobbe, è l’emblematica ricetta per evitare le crisi economiche, andrebbe trattata nei libri di economia. Al tempo dei faraoni, A AttuALItA’ A sanremo con 16 figli Gli Anania famiglia straordinariamente normale La famiglia Anania al completo sul palco del Teatro Ariston di Sanremo Ridano pure. Sberleffino. Facciano tutta l’ironia del mondo. Godano della visione di Conchita Wurst e della sua maschia barba: tutti i gusti sono gusti. Ma quando si schiera sul palco di Sanremo la famiglia Anania, padre , madre, 16 (sedici) figli, la più numerosa d’Italia, lo sguardo e il cuore degli spettatori si allarga e l’applauso parte immediato. Riparte dopo la prima dichiarazione di papà Aurelio, dinnanzi alla scontata battuta di Carlo Conti, “Ma voi la tv in casa niente, eh?” Aurelio non ha dubbi: “Questo applauso lo facciamo al Signore, perché questa è un’opera di Dio non è opera umana”. Credenti e miscredenti infatti non hanno potuto trattenersi dinnanzi a questa dichiarazione di fiducia nell’Onnipotente unita alla gioia di vivere e dare la vita. Il paterfamilias, però, non si ferma lì.: “E’ grazie allo Spirito Santo...” . A questo punto la platea rumoreggia; Au- relio sta esagerando; osa citare addirittura Gesù Cristo e quella terza misteriosa Entità… Conti tradisce l’imbarazzo, il momento si fa difficile. Ma si salva con la domanda, già in scaletta, di come sia possibile gestire una famiglia così grande e Aurelio aggiunge un carico così pesante che finisce per salvare tutto: “Semplice, non lo è, ma c’è la Provvidenza“. E dopo la doverosa dedica di una canzone da parte di tutti i figli alla mamma Rita, gli Anania – è proprio il caso di citarli al plurale – vanno via fra gli applausi del pubblico. Aurelio, 47 anni, coadiutore dell’Accademia di Belle arti di Catanzaro e Rita Procopio, 43 anni, casalinga, si sono sposati l’8 dicembre del 1993. Appartenenti al movimento del Cammino Neocatecumenale, avevano già dichiarato a “Famiglia Cristiana”: “Volete sapere quanto guadagno? Euro 2.200 al mese, inclusi gli assegni familiari”. E sul come arrivare alla fine del mese: “C’è sempre l’aiuto della Provvidenza, sicuro, puntuale e ben tangibile”. E così 11 milioni di telespettatori si sono ritrovati sfidati nelle loro sicurezze borghesi, nei loro (per altri versi giustificati) timori finanziari, dal sorriso e dalla serenità di questi magnifici pazzi , che fanno figli senza pudore e che si amano senza remore; felici di essere tanti e tutti insieme. Genitori, figli…e Dio con loro, naturalmente. E se qualcuno non gradisce questo spettacolo può sempre consolarsi con la visione di Tom; pardon, Conchita Wurst, quel bel ragazzo barbuto che si veste da donna. Un momento di trasgressione, comunque, in una Sanremo che, fra eleganza e contenuti ha voluto tornare ad essere più italiana e più normale. Riscuotendo successo. Diego Torre pallini il giovane ebreo Giuseppe dapprima schiavo e poi, via via, sempre più su nella scala sociale, diviene consigliere dello stesso faraone. Giuseppe, infatti, uomo di fede uso ad ascoltare il Signore, ha dei sogni profetici che riesce anche ad interpretare. Viene a sapere così che, dopo sette anni di abbondanza, in Egitto ci saranno sette anni di carestia. Informato di ciò, il faraone, che ha piena fiducia in Giuseppe, gli affida il compito di adottare la giuste strategie per prevenire e fronteggiare la carestia che si prevede dovrà arrivare. Naturalmente Giuseppe, ispirato e guidato da Dio, nei tempi di abbondanza, riuscirà non solo a tesaurizzare le risorse necessarie per il popolo egiziano, ma anche quelle per aiutare i popoli vicini, ebrei compresi. Cosa che accadrà, infatti, e sarà pure l’occasione per rincontrare il padre e i fratelli che non vedeva più da tanti anni. In quest’occasione Giuseppe saprà dimostrare anche la sua bontà e generosità nei confronti dei fratelli che, quando era ancora un ragazzino, avevano cercato di ucciderlo per gelosia. Concludendo, ai tempi delle piramidi si programmava, si risparmiava e si salvavano i popoli dalla fame, oggi si fa l’inverso. senza ricevere adeguate cure e assistenza dal compagno che viveva con lei. Alla fine pesava solo 15 chili, come gli scheletri di Mathausen. Quel che più colpisce, però, è l’indifferenza dei vicini di casa ai pianti e ai lamenti della povera donna che chiedeva aiuto. “Se questo è un uomo” diceva Carlo Levi, se questa è umanità…, diciamo noi. L’indifferenza al dolore altrui uccide oggi come ai tempi di Mathausen Ogni popolo condanni i propri delitti, solo così potremo avere la pace. Ogni popolo rinneghi le proprie mafie o lobby che siano. Fra lobby e mafia c’è differenza? Amiamo cristianamente ogni popolo della > E’cronaca recente la vicenda di una donna che viveva da tre anni reclusa in casa Come porre fine alle guerre 47 AttuALItA’ Dall’uguaglianza morale fra i generi alla ricerca medica delle “differenze” La salute della Differenza Notevole attesa sta destando il convegno organizzato “La salute della Differenza”, organizzata dall’AIDM per l’11 aprile presso l’Oratorio dell’ex Convento dei Benedettini di Monreale. L’OMS ha stabilito che in medicina il concetto di equità si associa alla capacità di curare l’individuo in quanto essere appartenente a un determinato genere: le cure da prestare a uomo e donna non sono identiche (secondo le più recenti ricerche di studio, le due personalità fisiologiche e psichiche non si sovrappongono, ndr). Le differenze genetiche, le caratteristiche fisiche, emozionali, il vissuto familiare, i fattori ambientali fanno già di ogni paziente un individuo unico, da curare con un approccio personalizzato. Nasce così, anche il concetto di “Medicina di genere”che è tale da esser divenuto materia di studio. Adottare in campo sanitario e farmaceutico una prospettiva di genere equivale a riconoscere prioritario il Diritto della donna e della bambina, dell’uomo e del bambino ad una assistenza sanitaria e farmaceutica specifica. L’applicazione dei principi della Salute e della Medicina di Genere potranno dare risposte significative in campo medico preventivo e, sotto il profilo gestionale, fornire un volano allo sviluppo sociale ed economico del paese. Ore 8,30 Registrazione dei Partecipanti Ore 8,45 Apertura del congresso Caterina Ermio, Presidente nazionale AIDM, Maria Gabriella Vitrano, Presidente V. AIDM Palermo. Ore 9,00 Saluto delle Autorità. Moderatori : Caterina Ermio, Maria Rosa D’Anna. Ore 9,00 “Il MMG nella prevenzione di genere come promozione della salute nella donna” A.M.Oliva. Ore 10,00 “Stress, sesso e genere” L.Raineri. Ore 10,30 “Sessualità in menopausa” G.Di Maria. Ore 11,00 “Integratori e nutraceutici nelle patologie osteo articolari” O.Ferrara. Ore 11,30 Tavola rotonda “Universo Donna”. Discussant Giusi Spica. Osteoporosi: “epidemia silenziosa” Giulia Letizia Mauro. “Obesità e diabete” Daniela Gioia. “L’importanza della Chirurgia estetica e della chirurgia ricostruttiva” Adriana Cordova. “Pari opportunità, Tutela della salute e del benessere psico-fisico” Maria Miceli. Ore 13,30 Discussione interattiva. Ore 14 Valutazione Ecm. 14,30 chiusura dei lavori. Gabriella Vitrano Segreteria organizzativa, iscrizione email : [email protected] Il convegno è gratuito e sono stati assegnati 5.5 ECM; l’evento è riservato ai primi 100 iscritti. salute e ospedali. I progressi stupiscono i medici mancano Destano stupore i progressi della medicina, sia in chirurgia, sia – ormai – in medicina interna, dalle cure cardiache ai tumori e via dicendo. Di pari passo nascono tecniche d’avanguardia, nuove protesi. Resta basso, però, negli ospedali italiani il numero degli addetti, medici e infermieri… Un quesito si pone: quanto vale la vita umana, quella di una o più persone? Non partiamo da Ippocrate, restiamo alla realtà vicina e a ciò che – come dice l’etica – dovrebbe essere. Compito della sanità è, certamente, guarire e salvare vite. Oggi la scienza medica ci dice molto, di strettamente tecnico e progredito, ma anche di sperimentale. Senza andare lontano, si parla del ruolo dell’aspetto psicologico e affettivo nella cura e nella guarigione. Ciò parte da una maggior presenza dello stes- so medico, dall’opera di uno psicologo, dalla partecipazione di un familiare. Prima fra tutti la mamma per il neonato, il prematuro etc. In un mondo civile si deve di sicuro assimilare ciò che è divenuta l’antica e già nobile scienza di Esculapio. Non si può cedere alla fretta, ai “sunti” scolastici. La cura non sia – pardon – un bignami, né scantoni verso le ancor più veloci derive dell’eutanasia. (Lydia Gaziano) Il cristianesimo dei primi secoli volto di Dio, c’è la salvezza nostra e di tutti. Nell’egoismo e nella chiusura no. Il cristianesimo è vincente perché dà la gioia di vivere, perché non discrimina, ma promuove, perché continua l’opera di salvezza voluta da Cristo, vero uomo e vero Dio. Con Lui noi siamo elevati a vicari di Cristo in terra, nessun uomo e nessuna teoria di origine umana può dare ad alcuno altrettanto potere e altrettanta felicità. pallini > terra, condanniamone pure i misfatti, quando li commettono, ma cominciando sempre dai propri, come abbiamo fatto noi italiani nei confronti della nostra storia. Dio è il padre di tutti gli uomini Dio è il padre di tutti gli uomini e ci ama tutti, uno per uno e ci dice di non odiare, anzi di amarci gli uni gli altri come ci ha insegnato Gesù: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. Dio è il Signore della vita Con Gesù anche la morte è stata sconfitta.Gesù disse agli apostoli: “Io sono la via, la verità, la vita”. 48 Il cristianesimo dei primi secoli si diffuse con una rapidità incredibile attraverso territori immensi, dentro e fuori l’impero romano. Che cosa consentì una tale diffusione? Secondo lo storico Gustave Bardy, alle radici di tale successo, ci fu l’identità di uomo che veniva riconosciuta ad ogni individuo, a prescindere dalla classe sociale o dal sesso a cui appartenesse, schiavi compresi.Per i cristiani ogni essere umano, a qualsiasi razza o popolo appartenga, di dimensioni piccole o grandi, povero o ricco, forte o debole, capace o incapace, è figlio di Dio… Nel neonato, nel debole, nel malato, nel sofferente, nel matto, nel carcerato, c’è il La Madonna ci invita a recitare il Rosario Nelle sue tante apparizioni la Madonna (Lourdes, Fatima…), ci ha invitato a recitare il Rosario per porre fine alle guerre e far trionfare la pace. Oggi che i conflitti si A AttuALItA’ Viaggio fotografico nelle cabine di Mondello dal 2008 al 2013 Le “Capanne” di Cirrincione Gli abitanti di Palermo vanno in villeggiatura a Mondello, un agglomerato di seconde case che si trova a sette chilometri dal centro città. La seconda casa ha una sorta di dependence sulla spiaggia, che è la capanna, non cabina come si direbbe in qualsiasi zona d’Italia, ma capanna. Le capanne sono considerate una seconda o, terza casa, che viene allestita come un mini appartamento. Attrezzata con i possibili confort... All’esterno sono tutte identiche, ma all’interno non ne esistono due eguali. Ogni personale stravaganza porta il marchio dell’originalità a tutti i costi. La ricerca di una distinzione impossibile; ogni dettaglio evoca lo status dell’affittuario. Con inizio il 1° settembre il palermitano comincia a perdere interesse verso la spiaggia e le capanne, considera l’estate ormai finita ed il rapporto con il mare da rinviare alla nuova estate. Le cabine vengono abbandonate dagli affittuari e affidate agli operai della società Italo-Belga, che in breve – quattro o cinque giorni – smantellano tutto e ciò che resta all’interno delle cabine non appartiene più a nessuno. Ed è in questo lasso di tempo che interviene il fotografo, il quale con fare professionale, macchina fotografica a tracolla e acqua minerale in borsa, fotografa tutto ciò che rimane alla vista del passante di un’estate ormai finita. Rimangono alla vista del fotografo infinitesimali tracce di vita, egli fotografa tutto. Una figurina appesa alle pareti, una tenda con annessa mantovana, riviste già sbiancate dal sole, un ombrellone in disfacimento, grucce, un barattolo di nutella, secchielli, remi di canotto, salvagente bucati. Le capanne non lasciano trapelare i sentimenti, hanno pudore; se qualche amore è cominciato o finito, se una bambina è stata toccata da una medusa, se qualcuno ha litigato o fatto pace, baci dati o negati; tutto quello che all’ombra delle capanne avviene in un’estate, i ruderi delle capanne non lo raccontano. Però osservando bene, qualcosa traspare. Nulla sfugge all’occhio del fotografo: una sorta di regolamento condominiale scritto col pennarello, una dichiarazione: “Tiziana sei di tutti”, o gli schizzi bruni prodotti da una macchina del caffè, e accanto si vedono i resti di un lavabo che scaricava non si sa dove. Qualcuno ha scritto con lo spray dorato “si a me vita”. Questo ed altro racconta il bel libro “Capanne” e, riassumendo se nei paraggi qualche amore è cominciato o finito, se un bambino è stato toccato dalla medusa, se qualcuno ha litigato, baci dati o baci negati, i ruderi delle capanne non lo raccontano. Però a ben Capanne. Foto di Angelo Cirrincione. Scritti di Roberto Alajmo. Sellerio Editore. Viaggio fotografico all’interno delle cabine guardare, e il fotografo lo sa, qualcosa traspare. Aldo Librizzi di Mondello (anni 2008 – 2013). pallini moltiplicano e gli uomini non sembrano capaci di porvi fine, affidiamoci alla Madonna, non abbiamo altra possibilità. La musica è un linguaggio universale Ogni melodia risveglia negli esseri umani pensieri e sensazioni simili. Ciò vuol dire che la natura umana è uguale in tutti gli esseri viventi. Tutti dotati di sentimento, emozioni, intelletto. La razza umana è una sola. Tutti discendiamo dallo stesso antenato. Non dobbiamo odiarci, ma amarci. E’ questo il comandamento divino. Moralità e moralismo “I ladri e le prostitute vi sorpasseranno nel Regno dei Cieli”. Con queste parole Gesù si rivolge agli ipocriti, ai sepolcri imbiancati che invocano la morale delle regole e, atteggiandosi a perfetti, gravano i loro fratelli dei fardelli più pesanti, impongono una giustizia “ingiusta”, tasse insopportabili, lanciando strali contro chi vorrebbe una società più caritatevole. Prof assenteista lavorava in palestra: stipendi da fame? Nell’italietta moralista, alla perenne ricerca del capro espiatorio, non manca la caccia all’insegnante con secondo lavoro. Anzi, è un leit motiv… Impossibile sarebbe “approvare” frequenti soluzioni alla ricerca del benessere, ma solo quando que- sta toglie qualità al primo lavoro. Il pensiero corre, frattanto, a chi (e sono tanti) cumula “decine” di incarichi, cui corrispondono stipendi e …gettoni. Sono persone delle alte sfere che sottraggono denaro ai contribuenti senza alcuna possibilità di legale difesa. L’insegnante, magari con moglie e figli a carico, oberato di mutui e tasse, invece di fare il parassita, si dà da fare, diventa un poco di buono. Perché in Italia i parassiti sono dei benemeriti, chi lavora no. Ma qual è la mistificazione? E’ lo stipendio troppo basso per mantenere decorosamente la famiglia. Concludendo: o si adeguano le retribuzioni a quelle europee o si consente legalmente ai > docenti il famigerato secondo lavoro, ple- 49 AttuALItA’ Coppie omosessuali: si sa ma si fa finta di non sapere Né la Costituzione né l’ue, né l’onu impongono… Una coppia di uomini voleva sposarsi a Roma, in Campidoglio, e aveva presentato ricorso. Ma la prima sezione civile del Tribunale di Roma lo ha respinto. I giudici hanno anche spiegato che l’assenza di una legge che consenta le nozze omosessuali non produce una violazione del “canone antidiscriminatorio”. Secondo il Forum delle associazioni familiari, “la Cassazione con la sua sentenza di ieri ha nuovamente confermato un orientamento giurisprudenziale che riafferma con chiarezza diversi punti importanti”. Primo: “in Italia non può essere introdotto il matrimonio tra persone dello stesso sesso, come sottolineato costantemente anche dalla Corte costituzionale”. Secondo: “il divieto di matrimonio tra persone dello stesso sesso non costituisce in alcun modo discriminazione nei loro confronti”, poiché - si legge nella sentenza - essi hanno altresì diritto ad “un grado di protezione e tutela equiparabile a quello matrimoniale” esclusivamente quando si tratti di diritti fondamentali della persona. Terzo: “Le convenzioni internazionali non obbligano in alcun modo a introdurre il matrimonio omosessuale, ma lo lasciano alla piena autonomia della legislazione nazionale”. E ci mancherebbe! (Questa sarebbe un’offesa alla realtà del territorio ed alla stessa autodeterminazione dei popoli, che è appartenenza ad una nazionalità e con essa ad un insieme di convinzioni e norme di vita, ndr). La Cassazione inoltre sottolinea la necessità di un “trattamento omogeneo di tutte le situazioni che presentano un deficit o un’assenza di tutela dei diritti dei componenti l’unione derivante dalla mancanza di uno statuto protettivo delle relazioni diver- se da quelle matrimoniali”. “In altre parole – commenta il Forum – il legislatore deve regolamentare le unioni di fatto senza distinzioni tra quelle tra stesso sesso e sesso diverso (‘tutte le situazioni’), e soprattutto deve tener distinte le unioni di fatto dalla famiglia fondata sul matrimonio”. Il Forum rileva infine che “per quanto attiene ai diritti fondamentali delle persone non serve una legge ad hoc poiché le persone – tutte le persone - ne godono indipendentemente dal loro status di coniuge o di componente di una convivenza. Come ribadito dalla sentenza”. In effetti la quantità di leggi che tutelano le persone conviventi è talmente gran- de che sono state raccolte in un progetto di Testo unico dei diritti riconosciuti ai componenti di una unione di fatto e presentato alla camera dei deputati. Sono praticamente gli stessi diritti riconosciuti alle famiglie. Restano soltanto esclusi: - l’adozione di minori - la reversibilità della pensione - l’eredità per legge (per testamento è già possibile). Vogliamo dare anche questo alle coppie di fatto? Ci sarebbe da fare infine l’elenco delle condizioni di maggior favore di cui le coppie di fatto godono rispetto alle famiglie. Ma questa è un’altra storia. Diego Torre pallini torica. Si capisca che chi presta un’opera, non solo consuma un compenso, ma produce un servizio (ricchezza). Si riconosca il part time come lavoro da abbinare ad un secondo part time, che in Italia sembra quasi mera immoralità. Si torni ad un passato, forse lontano, quando i professori non erano gravati da tante incombenze inutili e, pur non essendo strapagati, mantenevano un decoro, “arrotondavano” in altri modi, godevano di tempo libero in cui scrivere, studiare, fare cultura e, persino, svagarsi. La decantata cultura nordica L’Olanda, il paese dove tutto è …a portata di mano: dalla droga al suicidio (la dol- 50 ce morte?), passando per i matrimoni gay, insomma un paese “à la carte”, unanimemente additato dai maitres-a-penser fra i “fari” della moderna …civiltà, il paese avanzato e progredito che noi poveri latini, di scarso intelletto e limitata cultura, dobbiamo guardare con infinita ammirazione e …imitare. Peccato, però, che questi civili nordici siano scesi dalle loro con valli, per devastare i monumenti romani, la fontana di piazza di Spagna, picchiare agenti di polizia, sporcare e insultare in giro. Che chi dovrebbe guidarci si presenti con frotte di turisti che camminano in quattro con una cassa di birra di quella forte, bevendola camminando. Eccoli in azione “i più civili tra gli europei” quan- do si tratta di partecipare ad un evento sportivo etc. L’Olanda, ricordiamo, fu uno dei primi “paradisi” del turismo sessuale. Ottimo! Nella Germania dell’Europa che …festeggia la donna, c’è l’uso delle donne in vetrina. In Belgio le malversazioni hanno coinvolto anche la famiglia reale. E’ indicativo. Elton John contro Dolce e Gabbana Dolce e Gabbana si sono “permessi” di esprimersi a favore della famiglia naturale. Dei rischi provenienti da certi movimenti abbiamo più volte parlato, ma ora Elton John, il noto cantante inglese, ce ne dà una clamorosa riprova. A AttuALItA’ I milioni di euro le strane attese le improvvise accelerazioni… Il grande progetto per pompei ed Ercolano Gli scavi di Pompei insieme a quelli di Ercolano ci restituiscono i soli siti archeologici al mondo in grado di offrire al visitatore un intero centro abitato romano, in cui la vita è rimasta ferma ad un momento lontano come al mattino del 24 agosto del 79d. C. Il valore storico, antropologico, etnografico di tali scavi è notoriamente inestimabile. I due centri archeologici, situati a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro, hanno fino a poco tempo fa conosciuto la stessa fortuna avversa, in quanto privi di ogni sorta di manutenzione. Tuttavia, nell’ultimo periodo, Ercolano, grazie all’Herculanem Conservation Project, accordo siglato tra l’Accademia Britannica, la Soprintendenza e il Packard Institute è diventato oggetto di studio come best practise nella gestione di aree archeologiche: dopo 12 anni e 20 milioni investiti il 65% dell’area è visitabile. Stessa cosa non può dirsi per Pompei che giace in una situazione d’emergenza: dal crollo della casa dei Gladiatori nel 2011 ai 3 crolli in tre giorni nel 2013 fino ai nuovi distacchi che si sono verificati in questi ultimi giorni, causa maltempo, nella casa del Centenario di porzioni di intonaco . Con decisione Comunitaria del 2012 è stato stabilito un progetto di manutenzione straordinaria che ha come intento quello di elaborare un programma straordinario ed urgente di interventi conservativi, di prevenzione, manutenzione e restauro. Con decisione Comunitaria sono stati stanziati 105 milioni di euro che mirano alla riqualificazione del sito archeologico entro dicembre 2015. Tra i punti principali quello di ridurre il rischio idrogeologico con la messa in sicu- rezza dei terrapieni non scavati, la messa in sicurezza delle insulae e il consolidamento e restauro delle murature e delle superfici decorate. Fino a luglio 2014, dei 105 milioni di euro erano stati spesi solo l’1% per poi salire al 46% in tre mesi, insinuando il legittimo dubbio dell’ennesima dissipazione di denaro pubblico. Sperando che non crolli prima tutto (in quanto l’80% dell’area è a rischio crollo), e che la minaccia del fatidico ritiro dei fondi da parte della Comunità europea non avvenga, i napoletani, l’Italia e il mondo confidano e attendono in una risoluzione legale, trasparente e definitiva, che laddove non sia possibile per opera di enti pubblici si avvalga di un privato che si faccia garante della rinascita di questa splendida area archeologica. L’attrattiva che esercita per la sua suggestione è altissima. Inoltre, per i cattolici, resta la visita al santuario della Madonna e l’interesse verso un territorio che offre spunti senza pari alla curiosità del visitatore. Marcella Vedova (da Napoli tramite redazione romana) pallini Non solo, ma assistiamo ad un caso della più plateale invadenza lobbistica: solo alcune persone hanno diritto di parola e guai a chi si esprima in maniera difforme.E’ stata anzitutto trasformata in una nota cronistico piccante quella che tale non era. Sappiamo come gli stilisti Dolce & Gabbana, testimonial naturali dell’Italian style, si siano espressi chiaramente contro le adozioni gay. Hanno infatti dichiarato: “è giusto che un bambino cresca col proprio padre e la propria madre naturali. Noi disapproviamo fecondazione artificiale e utero in affitto, perché sistemi artificiali”. Parole semplici, anche se dense, chiare, di cuore diremmo noi. Le reazioni, però, non tardano. Accade che il cantante inglese, sposato con un omosessuale come lui e padre adottivo di due bambini, concepiti con fecondazione artificiale e utero in affitto, abbia tuonato contro i due stilisti italiani, invocando contro di loro boicottaggi e condanne. Tale comportamento (come quello già accaduto di recente con la – similare – vicenda Barilla) si commenta da sé: intolleranza, prepotenza, violenza… Sia nei confronti dei valori familiari che sono i pilastri della società, sia di chi la pensa in modo differente. Si è giunti fino al “non acquistate più Dolce&Gabbana” come si era giunti al “non mangiate più pasta Barilla”. Assurdo, ridicolo, grottesco… Un bravo a Dolce e Gabbana. Legislature siciliane: quanto all’alba? Abbiamo “graziato” questo numero sui temi (e foto) delle apocalittiche condizioni di Palermo (monnezza, marciapiedi, servizi…), sulle folli chiusure ad oltranza, sui fallimenti al centro e periferia. Abbiamo accennato alla crisi di rigetto verso Orlando in città e Crocetta alla Regione, che i siciliani (specie quelli …veri) vivono nell’intimo. Tutto è molto coperto dai media. Si dice della buona volontà di Crocetta per varare oggi la finanziaria che sarebbe stata in ritardo già nel marzo scorso. Come i militari di leva d’un tempo e i carcerati, i siciliani guardano il calendario: quanto all’alba della fine di queste tragiche legislature? 51 pERsoNAGGI Giornalista d’assalto, combattente, grande mamma “mancata” La “nostra indimenticabile” oriana Fallaci Esperimento riuscito, ricordare Oriana Fallaci in un reality ad hoc interpretato da una Vittoria Puccini, sempre splendida ed ora più convincente… Poche donne come la Fallaci hanno incarnato il femminismo moderno, fatto di battaglie, tanto lavoro e ancora tante battaglie… Oriana era una che non si tirava mai indietro, accettando senza lamenti fatiche, insulti, rischi. Ma non rinunziò mai ad essere una donna, a vivere il proprio destino di donna, comune nella sua essenza a quello di tutte le donne del mondo. Amava la libertà, intesa nel suo senso più alto di affermazione e realizzazione piena di sé come persona, ma senza i complessi tipici di chi ritiene di appartenere ad una categoria inferiore, da cui vorrebbe in qualche modo fuggire. Oriana accetta, anzi afferma, di essere felice di essere donna, pur con tutto ciò che questa condizione le comporta: non si dà libertà senza l’accettazione totale di sé, senza la capacità di guardarsi dentro per vedersi come si è, senza fughe o finzioni. Non era certo esente da colpe o difetti, la Fallaci. Forse non è stata un’eroina a tutto tondo, ma è una che non si è mai adagiata sul successo o sul potere, evitando corone e cornici, ha perseguito la via dell’autenticità fino in fondo, costi quel che costi, la sola che dà veramente dignità a un essere umano. Oriana preferiva stare dalla parte dei perdenti, lei, proprio lei, che di battaglie ne vinceva tante. L’unica grande sconfitta gliela inflisse il destino, con la perdita dell’uomo, il patriota greco Alessandro Panagulis, a quanto pare il solo, che amò veramente. Partigiana da ragazzina, come il papà, poi socialista, infine liberale, ma proprio perché sempre libertaria nell’animo. A poco a poco, attraverso il suo lavoro di giornalista, la conoscenza di uomini e cose, la lettura appassionata, scopre che ingiustizie e dolori accomunano gli esseri umani più disparati per origini sociali o etniche. Non si può, perciò, essere ottusamente settari, fanatici, chiusi nelle strette convinzioni ideologiche. Occorre reagire con coraggio nei confronti di chi, in fondo, dimostra la propria viltà nell’escludere gli altri dal confronto e dal dialogo. Così, proprio l’Oriana, paladina dei diritti umani, ammiratrice di Pasolini, finisce per scontrarsi con i fondamentalisti iraniani, cari ai bourgeoises bohemiens. Proprio lei che, scrivendo Inshallah aveva sognato che una naturalissima risposta fosse shalom. Poi, procedendo nel politicamente scorretto, attacca organizzazioni femministe e gay, condannandone la faziosità e la limitatezza. Non si diventa automaticamente vincitori 52 quando si mettono sotto i piedi gli altri con la scusa di essere degli oppressi. Così, ci si limita a ribaltare le posizioni, passando da un tipo di oppressione ad un’altra e la catena degli odi e delle vendette non ha più fine. Invece, dev’essere proprio la sofferenza patita a guidarci verso la comprensione degli altri. Ne sono stati maestri Gandhi, Mandela, Luther King, ma soprattutto Gesù. E col tempo l’ateismo di Oriana si incrina… Non c’è democrazia senza giustizia, non c’è giustizia senza moralità, è questo il sentire di Oriana, e la giustizia, con la G maiuscola, non è solo moda del momento o affermazione del vincente di turno. Oggi, possiamo tutti notare come proprio invocando i diritti umani si commettano i peggiori crimini contro l’umanità. Il male è spesso subdolo, nascosto, è facile, così, per il potente di turno spacciarlo per bene, rovesciando valori e capovolgendo comandamenti. Fingendo di aiutare i profughi in realtà li si allontana per sempre dalla loro terra e li si butta allo sbaraglio. Ma dove si nascondono i tanti provocatori di guerre e stermini? Chi li aiuta, chi li finanzia? E chi c’è dietro le nuove mode culturali? Solo istanze ideali? Contro questo mondo si batté la Fallaci. Non possiamo continuare ad accettare le verità confezionate da altri, spesso interessati e corrotti. Non possiamo adagiarci sulle nostre comode sicurezze, ne va della stima di noi stessi, della nostra dignità di uomini e di donne che sanno guardarsi dentro e vedersi per quello che realmente si è. Oriana Fallaci sotto la corazza indossava un cuore. Donna libera e forte non temeva le umane debolezze: piangeva, si innamorava, parlava al bimbo perduto in gravidanza, . Il coraggio non è l’antitesi dell’amore, il successo non è accondiscendenza al politically correct, il male va sgamato sempre, costi quel che costi. Femminista non vuol dire nemica degli uomini, gay non dev’essere distruttore della famiglia naturale, socialista non vuol dire nemico dell’imprenditore, cultura moderna non può equivalere a distruzione della propria identità, della propria patria, della propria religione. Oriana, con la sua vena autobiografica, professò e insegnò tutto questo. Negli ultimi anni della sua vita, si avvicinò sempre più al cattolicesimo, ma si definiva, lei stessa, “atea cristiana”. Ebbe frequenti incontri con cardinali come Josef Ratzinger, di cui si dichiarò ammiratrice e che la ricevette anche da papa. La sua vita è stata una grande testimonianza di serietà e coerenza, pensiamo che, da lassù, abbia infine avuto il premio giustamente meritatosi per una vita spesa, come Gesù ci ha insegnato, all’insegna dell’amore. Lydia Gaziano Ricordo me stesso giovanissimo e gli articoli di Oriana Fallaci sull’Europeo. Imparavo certamente un’arte che avrei tentato poi per una vita. Avevo trovato, fra quella rivista e Oggi anche Luigi Barzini jr, Achille Campanile, Curzio Malaparte, Giovanni Guareschi, l’umorista che si celava dietro il nome di Malapelle: Nantas Salvalaggio. Questi nomi mi tornano ancora spontanei alla memoria. Da tutti credo si dovesse imparare qualcosa di importante, ma nella Fallaci mi sembrò di cogliere i veri segreti dell’intervista. Era l’arte di farsi piccolo davanti ad un grande intervistato, ma senza perdere lo spirito mordace, conservando i canoni dell’educazione ed instaurando anche “all’inglese” una “educated conversation”, cioè una conversazione colta e aperta. Per cui l’intervistato finisce per aprirsi, in modo che vada oltre i contenuti della “ufficialità” e si scopra pure come persona. Quando un capo servizio mi ha detto frasi come “va bene, almeno le interviste le sai fare” pensavo sempre alla Fallaci… Niente di strano: facile a dirsi, però, “imita la Fallaci”, visto che, ricevendo la laurea ad honorem a Chicago la definirono: uno degli scrittori più amati del mondo. Fra le sue opere: il sesso inutile, Inshallah, Un uomo, Lettera ad un bambino mai nato, Intervista con la storia, Intervista con la politica, Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci, Oriana Fallaci intervista se stessa. Essere autobiografica faceva parte del suo attaccamento alla realtà concreta. Mirabile il suo focalizzare sui giornali e nei libri il focolaio “Ebraico - Musulmano” (D.) A AttuALItA’ se “collegarsi” diventa un pericolo per il pc e le nostre tasche Le trappole della Rete: che fare? Keep Calm and surf dovremmo dire parafrasando l’arcinoto poster motivazionale prodotto dal British Government. Questa deve essere, infatti, la nostra bussola quando ci confrontiamo giornalmente, a più riprese, con il mondo della comunicazione informatizzata. Così tante sono le trappole che ci vengono tese di momento in momento. Ecco alcuni brevi esempi tratti dalle personali mail ricevute nell’Arco di due giorni: mittente Analisi Curriculum “Scrivo per informarla di una nuova possibilità lavorativa... Essendo molto titubante e, non avendo molti soldi a disposizione, sono partito con un investimento iniziale di appena 200€…. e ora, a distanza di 2 mesi e mezzo, quei 200 € sono diventati 4.456€! ... Se vuole saperne di più, clicchi sul seguente link, così avrà tutte le istruzioni su come fare”. Oppure da Visa “Gentile cliente, il tuo account è stato sospeso a causa di molti tentativi di accesso non riusciti. Si prega di cliccare qui sotto per attivare l’account. Grazie, Massimo Alberto”. Ed ancora inviato da una fantomatica Postepay “Qualcuno ha provato a entrare sul tuo PostePay da un altro indirizzo IP. Cortesemente verifica la tua identità oggi, altrimenti il tuo PostePay verrà disabilitato per le nostre preoccupazioni sulla sicurezza e l’integrità della clientela PostePay. Per verificare la vostra identità si prega di scaricare il Codice identificativo: 245852-09251764128121 Poste Italiane S.p.A. 2014”. Poste Italiane interrogata assicura che non usa e mai userà questo sistema di comunicazione con i propri utenti. E poi da Rivelazione importante “ ... Sappia che questa notte ho avuto un flash che la riguarda! ... Quello che ho scoperto, è incredibile!! ... Quello che le sta per succedere è eccezionale, non perda tempo e clicchi qui in modo che possa spiegarle quello che ho visto ... cliccare su questo link adesso sarà la migliore decisione che prenderà oggi. Aspetto impazientemente la sua risposta. Il suo amico Chris”. Basta poi collegarci con Internet per essere subissati da una serie di messaggi ed inviti subdoli che cercano di trarci in inganno. Fantomatici enti be- nefici, appelli di aiuto, biglietti d’auguri pericolosi, viaggi stracciati, phishing sui conti bancari. Internet, infatti, si presta tantissimo ad ogni genere di truffa: costi e rischi pochissimi per gli autori in quanto è molto difficile, a parere della Polizia Postale, identificare e punire gli autori. Internet, infatti, per comodità e per le enormi offerte di servizi che offre, è sempre più frequentata dagli italiani. Secondo gli ultimi dati Audiweb, l’85% della popolazione italiana accede ad Internet ed ai sistemi collegati con un trend crescente per i- phone (56%) e tablet (20%). Ma il dato chiaramente si estende e spalma a livello mondiale poiché, come è ben noto, prerogativa della rete è la sua universalità con una penetrazione globale di utenti del 35%, del 25% dei social. Di questi ultimi più di 1 miliardo sono iscritti a Facebook. Forse soltanto neonati ed ultra ottantenni ne sono attualmente esclusi, ma chissà in futuro. Non parliamo poi delle email. Un modo per comunicare che ha ormai soppiantato quasi tutte le altre forme di comunicazione scritta. Ed in questo mondo siamo continuamente sotto bersaglio. Abbiamo così consultato la Rete per trovare alcuni consigli su come muoverci in questo insidioso mare pieno di reti tese dei tanti truffatori. Tra i suggerimenti di grande aiuto sono stati quelli proposti dalla società californiana di sicurezza informatica McAfee. Le situazioni più a rischio nel panorama della comunicazione informatica ed il modo di affrontarle è il seguente: le email. E’ uno dei più comuni sistemi per truffare. Ponete attenzione all’oggetto ed al mittente prima di dare informazioni sensibili. Pubblicità ingannevoli. Proposte di affari inverosimili tutte da evitare! Opere pie. Attenzione controllare prima di aderire la veridicità di quanto indicato Acquisti con carte di credito. Controllare sempre l’importo addebitato! Software maligni (malware) possono introdussi nel vostro computer attraverso le più svariate applicazioni che, pertanto, vanno acquisite soltanto da aziende certificate Carte elettroniche. Verificare sempre l’origine che deve venire da siti noti e certificati Vacanze a prezzo stracciato. Verificare sempre le origini ed attenti alle modalità di pagamento Chiamate dalle banche: essere sempre sospettosi e verificare richiamando ai vostri numeri certi Sistemi di prelievo automatico di contante dal proprio conto bancario: attenzione a copie ed apparecchiature per carpire il numero personale d’identificazione (PIN) attraverso copie di lettori e telecamere nascoste Anni precedenti da rivedere. Attenzione alle proposte che, al semplice click, possono nascondere virus capaci di infettare il vostro computer; Non lasciate incustoditi i vostri apparecchi (iphone, tablet etc...) che durante la confusione della stagione estiva. Possono essere preda di pirati informatici. Chiavi USB gratuite. Possono essere il cavallo di Troia per infettare il vostro sistema con malware. L’alternativa sarebbe di spegnere tutto ed andare a passeggiare tranquilli sotto casa per vedere le vetrine, ma siamo sicuri che non lo farete! E poi non leggereste il nostro giornale! Guido Francesco Guida 53 soCIEtà Firmati a Napoli nel Complesso di san Gennaro all’olmo Manifesto per il Mezzogiorno e Manifesto per la sicilia Il Complesso Monumentale di San Gennaro all’Olmo, in Napoli, ha ospitato un’Assemblea di cittadini del Movimento per il Mezzogiorno e il Movimento per la Sicilia che hanno compiuto un atto dimostrativo destinato a tutta la classe. Sono stati sottoscritti un Manifesto per il Mezzogiorno ed un Manifesto per la Sicilia. In considerazione della crisi economica e sociale che ha colpito duramente il Sud negli ultimi anni – vedi rapporto Svimez, “Un sud a rischio desertificazione umana e industriale” – la società meridionale ha l’obbligo di reagire ed assumere iniziative concrete impegnandosi verso la rinascita. La spoliazione del Sud prende il via dal 1860 con la sconfitta della dinastia borbonica e l’acquisizione dei territori da parte piemontese e prosegue nei decenni successivi, producendo delinquenza, emigrazione, impoverimento. A tutto ciò si è aggiunta la mancata infrastrutturazione dei territori, di cui è stato invece oggetto il nord, accrescendo il gap già esistente. Nel dopoguerra, la creazione delle regioni ha aumentato la spesa pubblica, la burocrazia e la corruzione. I cittadini meridionali propongono l’abbandono del sistema regionale e la creazione di una macroregione, dotata di tutti i poteri di un vero stato nazionale nelle materie relative a legalità, sviluppo economico e sociale, giustizia, ordine pubblico, fiscalità, costo del lavoro, istruzione e ricerca. Parlamento e Governo nazionale manterrebbero i poteri in materie come i diritti civili, la rappresentanza nazionale verso l’estero e la difesa dello Stato. Le popolazioni del Meridione devono assumersi la responsabilità del proprio futuro, ritrovare l’orgoglio dell’identità culturale e la forza per riprendersi i diritti negati. Fra i primi libertà e sviluppo sostenibile. Urge, perciò, una mobilitazione delle coscienze e delle energie, per giungere ad una modifica del patto costituzionale, anche attraverso un’Assemblea Costituente, alla quale affidare il compito di disegnare la Carta dei diritti e dei doveri per gli Italiani delle generazioni presenti e future. Nasca una nuova alleanza tra fratelli, che abbia un comune obiettivo: una società libera e giusta, un territorio autorevolmente presidiato in difesa dei diritti dei cittadini, in testa quelli più deboli. Sorga il senso della responsabilità comune nell’esercizio dei poteri pubblici. Manifesto per la Sicilia. Nel quadro dello scenario di rinnovamento e di lotta disegnato dal Manifesto per il Mezzogior- 54 Benito Bonsignore no, che si è sottoscritto per intero, a partire dalla scelta della inedita suddivisione territoriale, i Siciliani avranno un compito più impegnativo, perché spetterà loro rivendicare all’Isola la dignità di un percorso da protagonista che valorizzi l’originalità della sua storia e delle tradizioni. La sfida è più difficile, dopo il fallimento dell’Autonomia Speciale Siciliana, addebitabile in maniera paritaria sia alle scelte del potere centrale, sia alla incapacità delle forze politiche siciliane. Lo Statuto siciliano è stato tradito dallo Stato centrale, tra l’altro, con l’abolizione dell’Alta Corte, il mancato comando delle forze dell’ordine per il Presidente della Regione, l’affievolita potestà primaria in tema di credito e di assicurazioni, la mai consegnata potestà in tema di scuole dell’obbligo e di università, l’accaparramento delle accise. Al contempo la politica siciliana ha costruito il fallimento dell’assetto regionale, realizzato ad immagine e somiglianza di quello statale, con le pecche del burocratismo, aggravate dal- l’elefantiasi derivata dalla scelta clientelare. Resta il fatto che mentre l’Autonomia Speciale siciliana si sgretola, fallisce anche lo Stato centrale nelle materie di propria competenza. Il territorio siciliano viene lasciato al controllo della mafia, contro la quale dovrebbero lottare la magistratura e le forze dell’ordine, che dipendono solo da Roma. In Sicilia grava una fiscalità assurda scelta dal Parlamento nazionale e incompatibile con nuovi investimenti a causa della debolezza strutturale del territorio, accentuata dal differente volume di investimenti pubblici tra nord e sud, che hanno rappresentato la vergognosa continuità della Repubblica rispetto alle scelte del Regno Sabaudo (è stato confermato anche il ripudio del vero progetto repubblicano risorgimentale, ndr). Nell’ambito dell’impegno previsto dal Manifesto per il Mezzogiorno, i siciliani dovranno lottare per una Regione che assuma la forza di Stato e abbia tutti i poteri inerenti: anzitutto alla liberazione del territorio dalla mafia; alla costruzione di una fiscalità che premi chi rischia investendo nel territorio; alla creazione di una legislazione regionale che consenta l’accelerazione di procedure amministrative connesse all’implementazione degli investimenti pubblici e privati in Sicilia, anche attraverso l’istituzione di un’agenzia pubblica dotata di poteri di coordinamento dei soggetti istituzionali; allo snellimento burocratico e alla semplificazione amministrativa, sia per migliorare il rapporto con i cittadini e l’apparato della Regione siciliana, sia che per facilitare la realizzazione di nuove aziende e progetti d’impresa; a dotare il territorio di un’adeguata rete infrastrutturale idonea a sostenere il commercio, l’industria, l’artigianato, il turismo; alla integrazione delle politiche per la sicurezza sociale statali con una rete di Welfare regionale, che soddisfi nuovi e vecchi bisogni della popolazione siciliana, non più in termini risarcitori ma promozionali; al riconoscimento di una nuova gamma di diritti civili di ultima generazione; Così si difendono i diritti costituzionali del Popolo siciliano e, con essi, lo Statuto Speciale come patto tra lo Stato centrale e la “Nazione siciliana” del 1946, evitando una “normalizzazione” basata sulla soppressione di fatto della stessa Autonomia. Solo con tale spirito i Siciliani parteciperanno alla grande sfida cui sono chiamati. A cura di Benito Bonsignore sCuoLA Il Ranchibile mette a confronto docenti, esperti e politici Al Don Bosco Istruzione e formazione professionale cattolica Libera…mente per i giovani. In una sala gremita un pubblico qualificato ha partecipato, a fine febbraio, al Convegno sulla Scuola organizzato dalle associazioni familiari Agesc e Agi presso l’Istituto Don Bosco Ranchibile di Palermo, nell’ambito delle manifestazioni per il Festival “La città educativa”. Relatori: il Direttore, Don Carmelo Umana, l’ex Ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer, il Sottosegretario del Ministero alla Pubblica Istruzione, Università e Ricerca, Davide Faraone, l’Arcivescovo di Monreale Michele Pennisi, la professoressa Maria Grazia Colombo e il docente di Sociologia economica Dario Nicoli dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Brescia. I genitori sono dentro il sistema scolastico e non fuori, come qualcuno vorrebbe. Essi sono i responsabili dell’educazione e dell’istruzione dei propri figli. Vanno superati i pregiudizi al riguardo, come quelli di chi vi vuole anteporre lo Stato. Del resto, questo stesso – lo Stato – è l’espressione della volontà dei cittadini. Altrimenti finisce di essere democratico, per trasformarsi in tirannide. La scuola paritaria fa parte a pieno diritto del sistema nazionale. Lo ha confermato in videoconferenza anche il professor Berlinguer, che ha parlato espressamente di pluralismo dell’Offerta formativa, aggiungendo, inoltre, che occorre una scuola di qualità per tutti e per ciascuno. Secondo la professoressa Colombo, il genitore deve poter scegliere dove mandare i propri figli e una libertà a pagamento non è libertà, è discriminazione. La discriminazione porta alla contrapposizione. Dobbiamo riconoscere che siamo tutti cittadini che paghiamo le tasse. Manca ancora una cultura della parità. La scuola privata non è privata, è gestita da privati, ma è pubblica. L’onorevole Faraone ha osservato che, una volta tra destra e sinistra c’erano troppi paletti, senza guardare al merito, senza guardare a quel che serviva alla gente. Noi abbiamo messo fuori le ideologie. Abbiamo deciso di scegliere con coraggio su vari temi, poi saranno i cittadini a giudicarci. Noi, con La Buona Scuola stiamo eliminando il precariato, stiamo cercando di istituzionalizzare le buone pratiche, già oggetto di sperimentazione in vari istituti, abbiamo reintrodotto la valutazione degli insegnanti per premiare i più bravi. Abbiamo persino eroso il bilancio dello stato per dare concreta attuazione a questa riforma, per noi fondamentale. Infine, il professor Nicoli, trattando del Rapporto scuola società, ha indicato i percorsi possibili per la scuola italiana. Oggi i giovani vivono più nell’iperrealtà che nella realtà vera e propria. Sono continuamente a contatto col “virtuale” e ciò può creare pericoli di vario genere. Il compito più urgente per educatori, familiari e insegnanti, è renderli attivi, creativi, protagonisti e non succubi emuli di modelli precostruiti. I giovani vivono, per lo più, in uno spazio fisico finto. Quel che conta è l’immagine estetica, che finisce per soppiantare del tutto l’etica della responsabilità. Esisti se hai molti followers e, se li perdi, perdi anche la tua immagine, quindi sparisci anche tu, non esisti più. Dai rischi connessi a questo sistema dobbiamo difendere i giovani, dobbiamo inserirli nella vita reale, ma serve cultura, serve con- quistare la loro stima e fiducia. Se riusciamo ad abbattere il muro che ci separa dai ragazzi, il muro che spesso alzano essi stessi per difendersi dal mondo esterno e per isolarsi, allora riusciamo a stabilire il contatto dovuto. La cosiddetta cultura moderna ha uno sfondo scettico, perciò non è positiva. I nativi digitali non sono portatori di cultura, la scuola non è solo istruzione, è cultura. Certe filosofie, come il costruttivismo, negano la possibilità che la realtà sia conoscibile. A queste si contrappongono, invece, quelle della realtà, che vedono nell’intuizione la possibilità di accesso alla sostanza del reale. Ma, se mettiamo in dubbio il reale, mettiamo in dubbio anche il soggetto. Bellezza, gusto, utilità sono le vie di accesso alla cultura, mentre oggi si rischiano il dolore e la noia. Lydia Gaziano pubblica Educazione allo sbando? una (nuova) materia: il tucatuca scuola sesso e travestimenti In alcune scuole materne del Friuli è partita una sperimentazione che ha dell’incredibile. Ai bambini viene insegnato a esplorare il proprio corpo e anche quello dei compagni (maschi e femmine) a fini educativi. E si tratta di genitali, non di altre parti come spalle, braccia o piedi. La giustificazione è che così facendo si sfatano i classici tabù e ci si abitua alle differenze. Ma non basta. E’ previsto anche che i bambini si vestano da bambine e viceversa. Questo per aggiungere sapere a sapere e quindi far capire che è normale cambiare sesso o tendenze sessuali nel corso della propria vita. Come dire, dare in pasto bocconcini tenerelli ad orchi appostati. Fra gli insegnanti è opinabile che non tutti lavoreranno bene e persino in buona fede… Ma sì, dopo l’educazione civica (fallita) e quella ecologica (o eco ideologica), niente meglio del “tucatuca”. Si tratta di bambini piccolissimi, di scuola materna, e questo programma è stato autorizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione e dall’ex governatore del Friuli (di centrodestra) Renzo Tondo, poi passato nel gruppo di Corrado Passera. Le associazioni che hanno partecipato all’elaborazione del progetto sono tutte Lgbti (Lesbian, Gay, Bisexual, Trans, Intersex), con esclusione degli etero sessuali, forse perché specie antidiluviana da eliminare. Ora, nella regione posta a nord d’Italia, si sono levate vibrate proteste di genitori e familiari dei bambini e non si sa come andrà a finire. Certo i tempi cambiano, ma che a stabilire che cosa sia conveniente per i bambini in tema di sessualità debbano essere solo soggetti ad essi estranei e per di più portatori di “ideologie” estreme, pericolose e aberranti sconvolge e sconcerta. Ma il peggio deve ancora venire perché, se passerà la cosiddetta legge “antiomofobia” (DDL Scalfarotto), per i genitori o gli insegnanti, sarà anche vietato protestare, esprimersi, ribellarsi. Le lobby pedofile, così, avranno vinto definitivamente sulla natura e sulla ragione (come già è accaduto in vari paesi europei, come ad esempio la Francia). Per evitare supposte discriminazioni, sarà un discrimine ideologico deviato a guidare la società! Nel frattempo, una professoressa che postava proprie foto sexy su Facebook è stata perdonata perché, quello della professoressa, era solo un gioco. Già, che tipo di gioco? Speriamo che quando parla di “Buona Scuola” Renzi non si riferisca a questo tipo. (Gelis) 55 ECoNoMIA Breve saggio su regole di politica aziendale e applicazioni …al contrario Economia: finzione o realtà Questo articolo vuol spiegare una “realtà inesistente”, ovvero come la macroeconomia (assieme alla politica economica) tenda a dimostrare perfettamente tutto ciò che voglia dimostrare, cioè anche qualcosa di molto vicino al suo contrario... Qualche osservatore attento potrebbe persino individuarvi qualche allocuzione rubata al diabolico Mein kampf (La mia battaglia, un volumetto dettato in carcere all’amico R.Hess, in cui A.Hitler parlava della strada politico economica che avrebbe portato, da unica via percorribile, alla pace nel mondo…). Un esempio: il recente successo economico della Fiat Chrysler è frutto del “modello Marchionne“, gestito in prima responsabilità dal valido imprenditore italiano, spesso contestato dalle sinistre politiche nostrane che tendono a criticarlo ovunque capiti per la sua politica industriale “giramondo”, mentre invece egli ha dimostrato – e continua – che una Impresa, grande o piccola che sia, può espandersi rapidamente solo se: 1 ha idee nuove, 2 ottiene molta fiducia dai finanziatori, 3 è in grado di coinvolgere le proprie maestranze, 4 ha produzione/produttività competitiva sui mercati mondiali. Come si nota, nei quattro punti non v‘è traccia di iniziative di Governo. Quest’ultimo si “dovrebbe” solo occupare di rendere stabile l’economia della nazione interessata, cosa che l’Amministrazione Obama è riuscita a compiere rischiando moltissimo! Infatti, nessuno del nostro mondo finanziario sembrerebbe ricordare che il Governo Usa fece, invece, leva su tecniche “monetaristiche”, immettendo la “ristampa” di 600 mln di Usd (dollari, ndr) onde riattivare la circolazione locale dopo il ben noto fallimento della realtà finanziaria statunitense e dopo essersi accorto che nelle casseforti cinesi e in generale dell’est asiatico giaceva un pari quantitativo di moneta, duplicandola prontamente… (l’autore dell’articolo vuol giustamente dimostrare che anche lo Stato “deve” fare la propria parte. Ciò è certamente vero, perché esso si occupa della politica finanziaria e da essa l’economia reale non può prescindere, ndr). Un colpo di fortuna? Forse, ma la tempestiva “manovra governativa” permise di bloccare l’imponente deflazione che si stava verificando dovuta all’export di moneta e di sanare il bilancio in quanto dalle casseforti estere di cui ho appena detto, non poteva uscire alcun dollaro se non a pena della svalutazione di tutto l’accumulato e quindi non conveniva e tuttora non conviene a nessuno dei detentori di farlo se non in piccole dosi. Tale situazione rimetteva ingegnosamente a posto le cose sanando anche il “buco di credito” creato dalla speculazione finanziaria interna. 56 Sergio Marchionne Nel contempo l’Ad Fiat&Ecc. pompava una Immensa dose di fiducia nell’industria statunitense, riportando la decrepita grande fabbrica di un tempo a lui ora affidata, la Chrysler, ad essere la seconda nelle classifiche di vendita prodotti: 6 mln di veicoli, per quanto ancora distante dalla Nissan che ne ha venduti 10 mln (la Fiat Serbia si attesta sulle 600.000 unità nonostante la qualità del prodotto e il basso costo di produzione ma vi sono altre considerazioni di mercato da fare!). Torniamo a guardare in casa nostra: i 4 presupposti indicati prima non sono attuabili nell’economia italiana, perché: 1 molti dei nostri imprenditori non sono capaci di pensare alle innovazioni, essi preferiscono comprare brevetti funzionanti, così da evitare rischi di fallimento dell’impresa, saltando la costosa fase di ricerca tecnologica, 2 ciò nonostante le banche finanziano a tassi troppo elevati perché ormai considerano qualunque iniziativa europea rischiosissima, anche se l’imprenditore richiedente è ben collaudato e allora finiscono per finanziare le immobiliari (un vero fuoco di paglia!), 3 il coinvolgimento delle maestranze, ahimé, spesso è orientato in senso sbagliato dai sindacati (vedi trascorsi sull’Art.18) i quali invece di pensare alle possibilità di un futuro sviluppo dell’im- presa e dell’onestà dell’imprenditore, impongono legacci vari tanto da far desistere l’imprenditore medesimo, 4 la conseguenza diretta di questi punti 1, 2 e 3 comporta l’impossibilità di essere competitivi, oppure produrre ma con forti limiti di competitività sui mercati mondiali. Se a tutto questo si aggiunge l’incompetenza e gli errori della p.a. con spese governative e statali folli e spesso ingiustificate, e/o peggio, poco chiare, leggi sbagliate anche dal punto di vista costituzionale, se mai attuabili, politica economica imposta criticabile “a vista” anche da un diplomando ragioniere, banalità ed errori, livelli di tassazione fuori di testa ecc, ecco un quadretto talmente fosco che, esaurite le ricchezze personali degli italiani e quindi la conseguente rarefazione delle entrate fiscali per lo Stato, la svendita del patrimonio nazionale supererà di gran lunga i danni prodotti dall’analoga politica economica condotta in Grecia: Ma in Italia ci saranno problemi ancor più gravi, a causa dell’imponente immigrazione (si dice gestita da forze economiche occulte) di gente di altra cultura, che tenderà a sostituire in tutto e su tutto i lavoratori e i commercianti italiani… Non resta che farci gli Auguri di una buona “fine”! Lorenzo Romano (corrispondenza da Roma) speTTacoli / cinema Frenetica passion di Eliana L. Napoli Rubrica creata da Gregorio Napoli Biagio, Words and pictures, saint vincent Tre recensioni per voi Le recensioni che in questo numero della nostra rivista proponiamo ai lettori appassionati della Settima Arte, offrono utili spunti di riflessione e di approfondimento su film di qualità, riservati per lo più ad un pubblico “di nicchia”, che non si fa in tempo a vedere perché distribuiti in poche copie e destinati alle sale “d’essai”, dove rimangono solo pochi giorni. Laddove film discutibili e mediocri (come Cinquanta sfumature di grigio), di grande impatto spettacolare (o i tanti blockbuster americani o qualche brutta commedia italiana come Si accettano miracoli di A. Siani), capaci di garantire incassi milionari, vengono distribuiti in centinaia di copie e rimangono in sala a volte per più settimane. Lo scopo è di attrarre l’attenzione su film di sicuro interesse che spesso (è il caso del simpatico St. Vincent, riapparso pochi giorni fa in una sala cittadina) vengono “ripescati” e riproposti. Biagio Regia e sceneggiatura Pasquale Scimeca Fotografia Duccio Cimatti Musiche Marco Biscarini Interpreti Marcello Mazzarella, Vincenzo Albanese, Renato Lenzi, Omar Noto, Doriana La Fauci, Silvia Francese Origine Italia 2015 Genere Biografico E’ all’insegna dell’ecologia, del corpo ma anche dell’anima, il commosso omaggio di Pasquale Scimeca a Biagio Conte, un uomo che, a Palermo e non solo, è divenuto una bandiera e un simbolo di carità e d’amore per gli ultimi, i reietti, gli emarginati. Ed è comprensibile, perfino naturale, che un regista laico come lui ne sia rimasto conquistato. Da sempre interessato all’uomo e alla sua storia, il regista di Aliminusa si è calato con fervore e generosità sugli umili e i diritti calpestati (si pensi a Rosso Malpelo, a Malavoglia o a Il giorno di San Sebastiano) rendendo giustizia a quegli “eroi”, da Placido Rizzotto a Carlo Giuliani, ragazzi della quotidianità, che per questa umanità ai margini si sono prodigati, incuranti del pericolo. Attento alla lezione del neorealismo e del grande cinema d’inchiesta degli anni ’60, ma anche al verismo di Verga filtrato attraverso la lettura viscontiana, Scimeca si è accostato alla figura di Biagio con grande sincerità e fedeltà, e con quel suo stile genuino ed autentico, perfino un po’ naif, dietro cui si cela un regista raffinato, padrone di un linguaggio impeccabile e decisamente autoriale. E ambienta buona parte della storia di Biagio negli angoli più suggestivi ed anche nascosti e selvaggi delle sue Madonie, offrendocene scorci indimenticabili, magnificati dalla fotografia di Duccio Cimatti. L’avventura di fratel Biagio, nato a Palermo nel 1963, ha inizio in un periodo buio per la città, quando: “La gente moriva per strada, la violenza e la paura era impressa sulle facce e sulle cose, e l’unico Dio era il denaro…”. Ma Biagio non ci sta, è sempre più inquieto ed infelice, finché decide di abbandonare gli agi di una famiglia benestante per rifugiarsi sulle montagne, a meditare e rinfrancarsi in solitudine. Le varie tappe di quel duro percorso di formazione lo portano lontano, alla ricerca di un “ubi consistam” e di una sua verità e soprattutto di un Dio al quale chiede invano un segno. A confortarlo nei momenti più dolorosi, l’amicizia del pastore Rosario ( un ottimo, come sempre, Vincenzo Albanese) e del figlio di lui Salvatore (Omar Noto), ma anche del fedele Libero, un cane che mangiava le pecore, ma che affidato a lui diviene suo mite e inseparabile amico. Quel segno lungamente sospirato arriva infine, ad Assisi dove si reca pellegrino, attraverso Francesco, il santo della natura e degli umili (splendida la lettura del suo Cantico delle Creature). Il resto è storia che tutti conosciamo. Pasquale Scimeca affida al suo attoreicona Marcello Mazzarella (che è anche autore del soggetto) il ruolo di Biagio, sicuro di metterlo in buone mani. Il bravo attore infatti aderisce, anche fisicamente, al personaggio e ne coglie in modo eccel- lente le sfumature, fra sorriso, umanità e sofferenza. Ne risulta un’impeccabile biografia, che esprime l’affetto e l’ammirazione che il personaggio merita, ma inevitabilmente condizionata da quel “metus reverentialis” che non consente al regista di reinterpretarne in modo personale la figura, dando spazio alla sua libera creatività. Unico strappo, Giovanni, sorta di alter ego, ben interpretato da Renato Lenzi. Ha evitato però abilmente l’agiografia, facendone un uomo vero, con dubbi e scoramenti. “Facciamo film per noi stessi o per gli altri?” si chiede Scimeca nella breve apparizione iniziale. Ebbene questo film, che è proprio il suo tentativo di conciliare le due esigenze, centra l’obiettivo. E i grandi temi “dalla religione all’ambiente, dalla giustizia sociale alla solidarietà” sono quelli di cui il nostro mondo necessita per rinascere su nuove fondamenta. 57 speTTacolo > Words and pictures Regia Fred Schepisi Sceneggiatura Gerald Di Pego Fotografia Ian Baker Musiche Paul Gabowsky Interpreti Clive Owen, Juliette Binoche, Keegan Connor Tracy, Valerie Tian, Amy Brenneman, Bruce Davidson Origine USA 2014 Genere Commedia, Sentimentale In un’esclusiva scuola privata del New England, il prof. Jack Marcus tiene un corso avanzato di letteratura cercando di aprire la mente degli alunni, figli dell’era dell’immagine mediatica e della comunicazione veloce, ad un uso più elevato e colto della parola. Quando Dina Delsanto, artista di successo costretta da una malattia degenerativa a ripiegare sull’insegnamento, entra a far parte del corpo docente, Jack, che, dedito all’alcool, si è lasciato alle spalle una brillante carriera letteraria ed è a rischio di licenziamento, lancia una sfida alla nuova arrivata: coinvolgere gli alunni in una contesa fra parola e immagine che esalterà le capacità di- rola ed immagine, base di un’efficace comunicazione, trova un contraltare nell’intesa sentimentale fra i due, un’unione di diversi che promette di migliorare entrambi. Eclettico e non privo di talento, l’australiano Fred Schepisi ha realizzato assieme a Gerald Di Pego un film solido e ben orchestrato, che deve molto ai dialoghi ricchi di rimandi culturali e alla performance dei due interpreti: un Clive Owen che qui fa sfoggio di doti da attore shakespeariano e una Juliette Binoche pluripremiata, interprete di film che hanno fatto storia. Words and pictures non è un film di ricerca, ma deve un po’ di fascino proprio all’impianto tradizionale, che rimanda a modelli come L’attimo fuggente di Peter Weir. L’eleganza formale, la gradevole colonna sonora, la grazia con cui passa dall’umorismo al dramma e alla commedia sentimentale, la galleria di opere astratte contemporanee che arricchiscono le sequenze finali, fanno il film interessante e piacevole. Una chicca per gli ammiratori della grande Juliette: quei quadri li ha dipinti proprio lei. Saint Vincent Regia e sceneggiatura Theodore Melfi Fotografia John Lindley Musiche Theodore Shapiro Interpreti Bill Murray, Naomi Watts, Melissa McCarthy, Jaeden Lieberher, Kimberley Quinn, Chis O’Dowd, Katharina Damn Origine USA 2014 Genere Commedia dattiche di entrambi aiutandolo a riconquistare la stima di preside e colleghi. Attratti fin dal primo incontro, i due si confrontano in un continuo e pungente “botta e risposta”. Per Dina le parole sono menzogne, per Jack le immagini illusioni. Gli studenti si appassionano alla sfida, sempre più vivace e coinvolgente. Ma la vera battaglia si svolge nell’intimo dei due contendenti, entrambi provati nel corpo e nell’anima, lei dalla malattia che le impedisce una pienezza di vita, lui dal fallimento del suo matrimonio e dal difficile rapporto col figlio. Ma alla fine del tortuoso percorso, la sintesi perfetta fra pa- 58 Debutto felice per Theodore Melfi, famoso fin qui come regista pubblicitario, scrittore e sceneggiatore, che per il suo primo lungometraggio è riuscito a coinvolgere un team di interpreti di classe, a cominciare dal favoloso Bill Murray, un attore che tutti i registi vorrebbero nel loro cast, memorabile per Lost in translation e Ricomincio daccapo. Gli cuce addosso un personaggio su misura, quello di Vincent, un pensionato scorbutico e asociale, con la passione per l’alcool e le scommesse, apparentemente letargico ma capace di risvegliarsi al momento opportuno e mettere ko con lingua tagliente, chiunque gli attraversi la strada. E’ a lui che è costretta a rivolgersi la sua nuova vicina Maggie (Melissa McCarthy) appena trasferitasi in quel modesto quartiere residenziale di Brooklyn, per sottrarre il figlio adottivo Oliver (Jaeden Lieberher) alla nefasta influenza del padre, più volte fedifrago, dal quale sta per divorziare. Costretta a lavorare a tempo pieno in un ospedale come radiologa, la donna non ha altra scelta che ingaggiarlo come babysitter del figlio che lo trova supponente ma “figo”. Vincent prende in simpatia quell’adolescente gracile ma intelligente e sensibile, l’unico forse, in grado di tenergli testa mettendolo di fronte ai suoi madornali difetti e aiutandolo a portare a galla tutto la generosità e la sostanziale bontà che si nascondono sotto la ruvida crosta. Nasce fra i due una solida amicizia della quale si avvantaggiano entrambi. Rendendolo partecipe delle sue discutibili attività e cercando di addestrarlo a difendersi, Vin aiuta Oliver a fortificarsi e ad acquistare sicurezza. E alla fine sarà proprio lui a fargli il regalo più bello: una “patente” che ha dell’incredibile, in uno strano concorso organizzato dalla scuola. Con innegabile padronanza alla macchina da presa e indiscusso magistero nella direzione degli attori, Theodore Melfi ha realizzato una commedia deliziosa e un po’ ruffiana, che celebra lo spirito del Natale senza neanche nominarlo, molto meglio dei convenzionali cinepanettoni di casa nostra. Prova che, senza spendere cifre astronomiche (il film è a basso budget), si può costruire un prodotto che piace e funziona. Certo, a parte l’idea di partenza, non tutto è originale in Saint Vincent, che non disdegna il ricorso a più di un collaudato cliché. Ma l’operazione è comunque accattivante, con il suo mix di commedia e di dramma, sapiente altalena di lacrime e sorrisi. Simpatiche anche le figure di contorno. Il sacerdote della scuola cattolica (Chris O’Dowd) che Oliver frequenta, “ecumenico” e aperto perfino ad agnostici e miscredenti. O tenere come la moglie svanita, che Vin va a trovare regolarmente. Merito della sceneggiatura certo ed anche degli attori. Da sfondo la New York dei quartieri piccolo borghesi: vita dignitosa, atmosfera dimessa e un po’ malinconica, sottolineata dal bel commento musicale. E poi c’è lui, l’insuperabile Murray, perfetto in tutto quel che fa e dice, perfino quando intona alla sua maniera Shelter from the storm di Bob Dylan sui titoli di coda. Eliana L. Napoli Vedi su www.palermoparla.it Che strano chiamarsi Federico ! – Scola racconta Fellini. Turner. Neve. speTTacolo Festival: Dieter Kosslick centra il successo. assegnati gli “orsi” d’oro e d’argento Berlinale “Giro del mondo in 11 giorni” La Berlinale si è chiusa con l’affermazione dei Paesi, dove la democrazia non è ancora ben radicata e che invece hanno un produzione cinematografica effervescente. La Giuria presieduta da Darren Aronofsky ha premiato a ragione TAXI dell’ iraniano Jafar Panahi, che ha ricevuto l’Orso D’Oro. Il Direttore Dieter Kosslick ha centrato l’obbiettivo volendo a tutti i costi presentarlo, anche tra mille polemiche. Il film è stato girato con pochi mezzi a bordo di un taxi per le vie di Teheran, dove il regista è in ostaggio. Il risultato è un manifesto dell’attuale stato di salute del cinema iraniano con protagonisti di strada e la nipote di Panahi, la giovanissima Hana Saiedi, che ha interpretato egregiamente se stessa e che ha ritirato il premio per lo zio. Appena visto TAXI si è avuta la certezza che avrebbe vinto non solo per le sue qualità estetiche ma anche morali. A Taxi è andato pure il Premio Fipresci. Invece sul film El Club di Pablo Larrain, che ha vinto l’Orso d’Argento al miglior film, c’è da ridire sullo smaccato sbilanciamento senza spazio alla redenzione della Chiesa. Infatti la frase finale “Dio è l’unico che sa” sembra troppa semplicistica per liquidare la volontà di pulizia da parte dell’Ecclesia all’interno, grazie a un padre gesuita inviato per indagare. Più meritevole è sembrato il regista esordiente Jayro Bustamante per la drammaticità del suo Ixcanul, premiato invece con l’Orso d’Argento Bauer Prize. E’ la denuncia delle gravi conseguenze dell’analfabetismo. Maria è una giovane contadina maya che vive con la famiglia ai piedi del vulcano guatemalese Ixcanul. Il mondo moderno sognato da Maria salverà la sua vita, ma a che prezzo! Attori sono non professionisti sono stati scelti tra i maya della zona dove si sono svolte le riprese. Anche 45 Years di Andrew Haigh è stato premiato. Una anziana coppia entra in crisi alla soglia del festeggiamento dei 45 anni di unione. I due protagonisti di questa inglesissima storia premiati come migliori attori sono la sempreverde Charlotte Rampling e il collaudato Tom Courtenay. La migliore attrice è stata, però, Juliette Binoche che ha dato il meglio di sé nel film di apertura della Berlinale, Nobody Wants the Night della spagnola Isabel Coixet. Siamo nel 1908, e una giovane facoltosa newyorkese si avventura nello sterminato territorio del Polo Nord alla ricerca del marito esploratore. Invece incontra una donna eskimese sua rivale in amore. Con stile asciutto viene raccontato l’evolversi solidale, fino al sacrificio, del rapporto tra due donne profondamente diverse tra loro per nascita e cultura, ma unite dall’amore per lo stesso uomo. Come migliore attore andava premiato Alfredo Castro, fra i protagonisti di El Club nella parte di Vidal, prete spretato per i suoi trascorsi poco limpidi. I film Knight of Cups di Terrence Malick, Queen of the Desert di Werner Herzog ed Every Thingh Will Be Fine di Wim Wenders, quest’ultimo fuori concorso, attesi dal pubblico della Berlinale, vuoi per i nomi blasonati dei registi e dei pro- tagonisti, hanno deluso la platea. La comune caratteristica è il narcisismo delle star: Christian Bale e Cate Blanchett, Nicole Kidman, James Franco e lo stesso James Franco in compagnia di Charlotte Gainsbourg. Questi film nelle sale avranno comunque successo. Knight of Cups favola sul mondo dorato di Hollywood dove vive un disincantato Rick interpretato da un annoiato Bale. Queen of the Desert vera storia di una “Lawrence d’Arabia” al femminile dove la parte emozionante piuttosto che Nicole Kidman la procurano i paesaggi del deserto d’Arabia. Ci dispiace poi per Wim Wenders che ha diretto James Franco e Charlotte Gainsbourg in una storia cupa e triste che si trascina per due ore alla ricerca di un perdono che resta nell’enigma. Per Berlinale Special sono stati proiettati tra gli altri due film anglosassoni 50 Sfumature di Grigio di Sam Taylor-Johnson e Selma di Ava DuVernay che non hanno convinto affatto. Il primo per la noia, il secondo per l’ovvietà di come racconta la vita di Martin Luther King. Ma al box office entrambi tengono ancora dopo varie settimane di permanenza. E’ stata una buona scelta proporre il documentario The Look of Silence, già vincitore a Cannes, in omaggio al regista membro della Giuria Jousha Oppenheimer cui è andato il premio Peace Film Prize. Invece a Torneranno i Prati di Ermanno Olmi non è andato il dovuto riconoscimento. L’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura e il Premio della Giuria Ecumenicale è andato a The Pearl Button di Patrizio Guzman dal sapore documentaristico e di denuncia: le nefandezze in Cile dei conquistatori ispanici e della dittatura del dopo Allende. Meritava di più la sceneggiatura del visionario Gone With the Bullets di Jiang Wen ambientato a Shangai negli anni venti del secolo scorso e basato su una storia vera. Intreccio fra allegoria sulla politica e storie d’amore con omaggio alla nascita del cinema in Cina. L’Orso d’Argento per l’eccellente contributo nelle categorie delle riprese, montaggio, musica, costumi e scenografia è andato ex-equo per le riprese a Victoria del tedesco Sebastian Schipper e a Under Eletric Clouds del russo Alexey German Jr. Del secondo non si può dire che il premio lo abbia meritato. Si tratta di cinema sperimentale con lo sguardo sulla Russia alle prese con la crisi mondiale. Il Premio del Pubblico della selezione Panorama è andato al brasiliano Que Horas Ela Volta? di Anna Muylaert. Il film ha ricevuto pure il premio Cicae Art Cinema. Storia del rapporto squilibrato tra Val e i componenti della famiglia dove lei lavora come bambinaia accudendo all’adolescente Fabinho. Il malsano equilibrio è rotto dall’arrivo della figlia Jessica. Il film è stato omaggiato nella meravigliosa sala dello Zoo Palast di Berlino da una stand ovation. Nella stessa selezione il film 600 Millas dell’esordiente Gabriel Ripstein ha ricevuto il Premio Opera Prima tra le 18 in concorso grazie alla interpretazione di un eccezionale Tim Roth. Road movie, at- La piccola iraniana Hana Saiedi traverso un viaggio di 600 miglia, sul rapporto tra un giovane trafficante d’armi messicano e l’agente federale che lo bracca con l’inevitabile finale tragico. Invece Amore, Furto e altre conseguenze del palestinese Muayad Alayan non è stato preso in considerazione. Film in bianco e nero sulla storia grottesca di Mousa un palestinese che commercia auto rubate nei territori occupati. Peccato che l’auto rubata contenga un carico umano che interessa sia l’intelligence israeliana sia i terroristi palestinesi. Parodia dei disagi di una guerra che non appartiene nemmeno ai ladri. Altrettanto commovente l’omaggio di Christian Braad Thomsen al compianto amico e famosissimo cineasta tedesco Fassbinder con il doc Fassbinder – To Love without Demands. Una intervista testamento morale del regista morto a soli 37 anni nel 1982. Ci si chiede come mai a questo film insieme all’altro doc Censored Voices del coraggioso cineasta israeliano Mor Loushy non sia andato nessun riconoscimento. Mostra le interviste a reduci secretate dall’intelligence d’Israele nella guerra dei 6 giorni. Almeno uscirà nelle sale. Invece la regista esordiente Laura Bispuri con Vergine giurata, tratto dal romanzo di Elvira Dones, interpretata da Alba Rohrwacher, non è emersa. Per la sezione Forum, dove erano presenti cineasti dei cinque continenti, Histoire de Judas di Rabah Ameur-Zaïmeche, storia senza tempo della amicizia che legava Giuda Iscariota a Gesù, ha ricevuto il Premio della Giuria Ecumenicale. A Il gesto delle mani di Francesco Clerici è andato il Premio Fipresci. E’ un doc sul lavoro di oltre cento anni di una fonderia artistica milanese. Infine l’Orso di Cristallo assegnato dalla Giuria popolare della Selezione autonoma Generation Kplus è andato al delicato film My Skinny Sister della svedese Sanna Lenken. Rapporto di due sorelle in età adolescenziale e preadolescenziale con le conseguenze del caso e finale a sorpresa. Allo stesso film Menzione Speciale della Giuria Internazionale Generation Kplus.“Il giro del Mondo in 11 giorni” è stata una bella avventura cinefila. La Berlinale si conferma un punto fermo dell’Industria Cinematografica Internazionale insieme a Cannes e alla Mostra di Venezia. Luigi Noera (Corrispondenza da Berlino. Foto su gentile concessione di Berlinale) 59 GasTronomia poche parole sul cibo più amato dagli itaniani da leggere fino in fondo la pasTa Due parole in breve agli italiani sulla pasta sono “ardue”… L’origine eurasiatica, che sprofonda nella storia antica, come l’etimologia della parola – dal tardo latino pasta(m) che già compendia anche una salsa – sono indicati in miriadi di libri e …siti. Può sembrare strano che in origine fu cotta in forno (o simili) e la salsa liquida determinava la cottura. La “invenzione”, che si fa risalire proprio alla Sicilia (Trabia), è quella della pasta secca, con cui dall’Emirato arabo di Sicilia si fece in modo di rifornire del prezioso alimento le carovane che dovevano attraversare percorsi desertici. Insomma, la pasta – sembra – batté presto il couscous… Leggende e rivendicazioni si affastellano, perché fu in Toscana che nacquero nel Medio Evo le prime corporazioni dei pastai. La pasta, come la conosciamo o quasi, crebbe comunque nell’uso italiano proprio come cibo medievale. Più che normale, pertanto la rivendicazione alla Penisola dell’affermazione di questo alimento base, buono quanto nutriente (un carburante per il movimento umano meglio assimilabile del pane), per quanto un’altra leggenda dice che fu decisivo il ritorno di Marco Polo dalla Cina. Lì, in estremo oriente, esistono di certo altre forme di un cibo similare. Fatto sta che “nel mondo moderno” la forma e la tecnica della pasta nel mondo siano quelle prettamente italiane. Assieme alla pizza è il cibo che rende più famosa e diffusa l’immagine dei “mangiari” nazionali e gli italiani vennero soprannominati spaghetti o maccheroni dagli Usa a tutta Europa… La pasta era un tempo essiccata su lunghi bastoni al vento in un modo che ricorda quello di prosciutti crudi, salumi e certi formaggi (provole, caciocavalli, così detti perché le forme pendono a due o a grappolo a cavallo di bastoni). La pasta con le sarde elaborata nella ricetta divenuta famosa a Palermo “nella città murata” Nella multiforme, policroma e mediterranea cucina italiana, la pasta è una cultura, ha una propria cultura. Alla “pasta lunga”, spaghetti, tagliatelle, bucatini in testa, sposata un tempo con altissima frequenza alla salsa di pomodoro, a vari ragù, al semplice burro e parmigiano, al sobrio e veloce aglio e olio, fa oggi gran concorrenza la pasta corta: rigatoni, tortiglioni, penne di varia foggia. Ai vecchi rigatoni, simili quasi a dei mezzi cannelloni (ma rigati), si sostituisce la moda dei paccheri e della calamarata. Questa imita gli anelli di calamari e a Napoli vi si associano con un po’ di rossopomodoro. Mentre anche i paccheri sono di gran moda alla marinara. Un confine netto divide la pasta secca industriale da quella fatta a mano (oggi anche industriale) o con macchine che simulano l’azione manuale di massaie, mamme e nonne… Infine, ecco la preziosa pasta ripiena: tortellini, tortelli, raviolini, ravioloni, mezzelune, agnolotti… O le popolari strozzapreti, orecchiette – senza uovo – come i sicilianissimi maccarruna e busiati. Un occhio alle patate: gnocchi. Si noti come la pasta fresca e quella a mano La movida CALAMIDA. Mentre la passione per l’aperitivo – meglio se rinforzato – cresce a Palermo in modo esponenziale, Calamida, nella suggestiva cornice della Nuova Cala e del Castello con tutto il suo contorno e l’orizzonte largo nelle belle serate “panormite” è cresciuta ancora più …forte. Bravi certamente anche ai fondatori e alla gestione, alla “carte” e alla gentilezza del personale… OLIVER. Si definisce restaurant bar, ma certamente è un punto di ritrovo gettonatissimo e ben gestito. Lo definiremmo un super pub. La signora Oliver e il suo socio si sono trasferiti da viale 60 Strasburgo e hanno compiuto un nuovo salto di qualità. Adesso ospita, nelle sale liberty, anche la Club house Dioniso. Si trova in via Libertà angolo via Gabriele D’Annunzio. Val la pena raggiungerlo per consumare una colazione leggera e stuzzicante, ovvero per trascorrere un po’ di tempo al tavolo a bere qualcosa di buono. FUSO ORARIO. Nella seicentesca piazza Olivella lo “storico” nome di questo locale, che cresce sempre più nella considerazione cittadina. Non esitiamo a raccomandare questo pub originale e ben gestito. PELLE D’OCA. Vasta gamma con una buona pizza e un piatto di pollo a costo …ab- siano più “antiche” di quelle secche. Infine, il dilemma: trafilata in teflon o in bronzo? Perché la pasta viene “pressata” su una superficie forata e i fori oggi vengono realizzati nei 2 materiali. Si sa che la trafilata in bronzo cattura meglio salse e condimenti. Mezzo chilo di trafilata in bronzo costa più di 1 kg del tipo “comune”. Ma altri fattori fanno buona la pasta: il modo in cui viene essiccata (che sia più lungo e a bassa temperatura), ma anche la materia prima: la qualità della semola di grano duro e …dell’acqua. Crediamo che non sia vergogna godersi un bel piatto di pasta “comune”, purché non si consideri la pasta un mero supporto del condimento. Così usciremmo da quella “cultura della pasta” di cui dicevamo. Quando mettere il sale? Ce lo disse il pittoresco signor Giglio (Cibus), sul tema un nome, una marca, una garanzia: quando, dopo “calata”, riprende il bollore. Applichiamo sempre la norma. Prima, perché non s’incolli, la giriamo finché non riprenda il bollore e poi ogni tanto riportiamo su quella che è al fondo, ma l’abbiamo già coperta col fuoco al minimo. (Chichibio) bordabile, così come gli arrosticini. Buona carne alla brace. Bevande da pizzeria: birre e vini. Si trova in piazza Marina. LE LUNETTE. Resiste all’inverno il fascino de Le Lunette, il locale all round, fra i pochissimi letteralmente sulla spiaggia, poco prima di Mondello paese. Ai bei tavoli in veranda è possibile ordinare di tutto: dai prelibati snack ai coloratissimi gelati hawaiani composti con frutta e gelato “made in Sicily”. IL FEDINO. Perché non farsi una pizza: forno a legna, lenta lievitazione e una buona birra, anche alla spina? Oppure gustare un’originalità come la poco nota patata spagnola, ripiena di fondue? Al Fedino, in via Mongerbino angolo via Zappalà c’è un tavolo per voi. Tutto buono. 091 203108. D ove andiamo stasera? risTorazione IN CITTA’ LA MUCIARA. (da Nello El Greco) a Porticello. Ristorante a più stelle, riportatto dalle guide di tutta Italia nel corso degli anni, è divenuto meno caro, ma garantisce il pesce fresco del vicino mercato e l'arte di cucina di Nello, romano sicilianizzato anche se tuttora un po' nostalgico. Un vero professionista pronto a chiacchierare con voi del proprio mestiere e dei tanti personaggi, da Kofi Annan ai maggiori attori e registi, uomini di spettacolo venuti a Palermo e a mangiare da lui. Capolavori: antipasti di pesce, paccheri alla marinara e "Carbonara di mare" fuori menù. Gradita prenotazione: 091 947274. BELLOTERO. Dall’eredità di Renato a Romagnolo questo ristorante si pone fra i migliori di Palermo per originalità e squisitezza delle portate. Curati sono sia gli antipasti (autentiche sorprese) che i primi e, per una volta, i secondi. Diffidiamo sempre, infatti, da chi vanta solo i primi… 092 582158 AL BRIGANTINO. Un amico che non sbaglia ci aveva segnalato questo ristorante panoramico allineato sul breve ma “gustoso” lungomare di Sferracavallo. Dopo aver programmato, lo abbiamo messo direttamente alla prova, ma frattanto – vista la raccomandazione – non abbiamo esitato ad inserirlo fra i consigliati per rapporto prezzo qualità: abbiamo azzeccato. 091 6911778. AI MURICI. E’ il ristorante ricavato nel roof garden dell’Hotel Villa D’Amato, oasi non casuale del lungomare di Romagnolo. La gestione è raffinata e competente che nasce dall’esperienza del ristorante Ai Gagini. I frutti di mare (i “murici” ne sono un esempio) la fanno da padrone, ma non solo. I prezzi sono anticrisi e la vista del cielo, vicino al golfo che sta riacquistando la sua storica bellezza non si paga. 091 6212767 MARLIN BLU. A pochi metri dal mare di piazza Acquasanta, questo locale in stile marina riserva le sorprese suggerite dalla dinamica caposala Mary che fa di questo locale un lavoro, una passione e un’espressione artistica. Fidatevi del suo braccio destro Rosy e del suo nuovo chef Gaetano. Le sorprese, tutte positive, non mancano, tra cui la salsiccia …ovviamente “di pesce”. Soluzioni a prezzo fisso a partire da € 10. 328 8123764. AI VECCHIETTI (di “minchiapititto”). Un ristorante “al centro”, a due passi dal Politeama. Menu variato e intelligente, include il pesce azzurro, i piatti della tradizione cittadina… Ma non rinunzia all’innovazione. Gustate le alternative alla pizza: crocchettone, smmugghiata. Tutto anche senza glutine. Via Paternostro 091 585606. GRAFFITI. Da sempre il ristorante “brilla di luce propria” nel pur apprezzabile e stimato Addaura Hotel. Il fondatore e proprietario architetto Corace ha sperimentato cosa significhi burocrazia “ostativa”, rimanendo bloccato sul problema dell’auspicato spazio a mare per …“4 ombrelloni”. All’anima degli incentivi al turismo! Ma ora il ristorante è curato personalmente dall’affabile moglie Silvana, che spesso è presente in sala. Dalla sua colta collaborazione con lo chef e dal fine tratto della signora, il locale è nato a nuova vita, si è riempito di ospiti, spesso legati da rapporti d’amicizia o divenuti amici per l’occasione. Il menù è sano e ricercato, rispettoso della tradizione nazionale, ma arricchito da ingredienti e piatti dalle nuove esperienze “etniche” che non guastano di certo. Il prezzo è più che corretto oltre che contenuto. (Pizzeria, pranzi speciali…) 0916842222 [email protected] IL GABBIANO A MONDELLO. In testa alla classifica, per rapporto prezzo/qualità, resiste questo ristorante gestito da una famiglia “magica” del settore ristorazione. Si mangia sul mare con pesce e crostacei pescati la notte prima, i gamberoni da gustare anche crudi con un po’ di limone e …ostriche sempre disponibili. Fidatevi dei locali zeppi di gente e del signor Biondo. 091 450313. EXè. Lo abbiamo provato per voi senza sconti: giudizio imparziale. E’ bello pranzare in un hotel di lusso come l’Excelsior e ci sono due scelte a prezzo fisso. Originalità, servizio premuroso, porzioni dimensionate da alta cucina, per chi non vuole appesantirsi… Soluzioni a prezzo fisso per il mezzogiorno, la sera, il brunch domenicale. 091 7909146. IL COVO DEI BEATI PAOLI. Non ci sono proprio i beati paoli, antenati di mafie e massonerie, ma un po’ di mistero sì e qualche pupazzo che simula gli antichi “fratelli”. Niente paura: scegliete i famosi arrosticini e, se per voi è serata da pizza, continuate così. Ovvero alla carta. 091 6166634. LA MATTANZA. Fra i prediletti di Palermoparla che vi ha tenuto più d’una festa di redazione. Dai signori Prestigiacomo è passato a nuova gestione, ma sempre all’altezza delle aspettative, sul mare della Vergine Maria, a piazza Tonnara, si pranza sul Golfo, bene e a buon prezzo. 091 6376298. TACO LOCO. Lo trovate nei locali dell’ex Samantha in via Campolo. Il proprietario ha girato il mondo, s’intende di gestione e di gastronomia a 360 gradi. Diverrà un amico anche per voi. Tutto fresco. Piatti pronti velocemente, tanti vini e birre. Pizza a volontà. 091 6823663 ALTRI TEMPI, Trattoria tipica. Ci è bastato entrare, invitati dal caro amico Alfredo, nella prima sala di questo locale in via Sammartino (svoltando a destra da via Marconi) per sentire aria di professionalità. Poi abbiamo sentito chiamare il nome Salanitro in direzione del proprietario. Allora abbiamo capito. E’ certamente uno dei nomi più noti della ristorazione palermitana e, per una decina d’anni, ci dice la signora che anche lei ama il suo lavoro, a Lipari. Abbiamo gustato macco di fave e baccalà in pastella. Il consiglio è: Andateci anche voi. (091 323480 – 358 685769). collina stessa si vedono i delfini. Pizza, primi e secondi di pesce, ma –soprattutto – tanti ricordi. 091 903213 – 336 4499986. ANDREA IL PIRATA. Sempre a Terrasini, ma in territorio di Cinisi, accanto al Florio P. Hotel, ecco questa grande e frequentatissima sala ristorante, consigliata anche dai “tassinari”. Non smentisce le promesse per qualità e prezzo. Pesce. 091 8682725. AL PALAZZACCIO. A Castelbuono, in pieno corso (via Umberto I, 23) a pochi metri da Fiasconaro, si scopre questo ristorantino ben arredato e molto raccolto. Tutto buono, dagli antipasti in cui primeggia non isolato lo sformatino di ricotta ai porcini ai secondi di tagliata di carne e alle paste fatte in casa. 0921 676289. www.ristorantepalazzaccio.it NELL’ISOLA DA GIANNINO a Santo Stefano di Camastra: una scoperta. Pienissimo ogni giorno anche a pranzo, ma veloce nel servirvi. Freschezza e fantasia sono parole che ci venivano in testa fra le proposte del menu, i consigli di chi ci accoglieva al tavolo e il piatto di maccarruna alla marinara che abbiamo gustato. Buoni anche i secondi e …i prezzi. 0921 331748. A CANNATA. A Salina (Lingua), ecco un grande ristorante, con mille tavoli, dove il pesce è un must e si mangia nella splendida cornice della seconda delle Eolie, che, come tutte le 7 “ninfee”, ha la propria spiccata personalità esclusiva. È un’isola nell’isola. Vengono a prelevarvi in auto a Santa Marina telefonando al 090 9843161. L’APPRODO. A Castellammare, lungo il porticciolo che sarà arredato al meglio, sotto il castello è un punto d’arrivo. Da Palermo vale due passi in più. Attraverso i vetri, la vita del porto, mentre gusti il couscous. 0924 31525 A ROMA LA RUOTA. A Roma in via Enrico Fermi 90, il gestore Fernando Cattani, abruzzese, uomo di grande esperienza nel settore, cucina alla romana e secondo la terra d’origine. Piatti ricchi di sapori, notevole carrello degli antipasti. Tutto buono fino al dolce. Da segnalare una grande carbonara, l’amatriciana, l’abbacchio, i carciofi alla romana e alla giudia. Tel. 06 5586301. IN PROVINCIA ANTICA SOLUNTO. E’ un ristorante pizzeria, dice l’insegna. Non dice che è uno dei locali del genere più panoramici d’Italia, che è gestito professionalmente a prezzi contenuti, perché, com’è una regola “da noi”, la vista è gratis. Qui, sotto le rovine fenicie, c’è Porticello, il golfo dell’Olivella (Zagarella) e un mare incantevole nel quale talvolta dalla Uno scorcio del locale in via Fermi 90, Roma 61 62 vini vino 2015 italian Wine Week e Gala italia 2015 Terre di Bruca premiata a new York Successo a Manhattan di ‘’Vino 2015 Italian Wine Week’’ e ‘’Gala Italia 2015’’, due delle più importanti vetrine mondiali che servono alla produzione italiana come trampolino di lancio alla vigilia dell’Expo. Anche quest’anno Terre di Bruca non ha mancato di far valere la qualità dei propri prodotti, giunti agli onori della cronaca e in “quota premi”. La casa vinicola di Castellammare del Golfo, che si fa vanto dei recenti “natali” che l’hanno portata rapidamente all’attenzioni di consumatori e addetti ai lavo- Lo staff di Terre di Bruca a New York ri, punta molto sul nuovo “Quarantuno”, chiamato anche più direttamente in cifre, cioè 41, perché questo è il numero d’ordine interno di progettazione. Si tratta del Nero d’Avola nato dall’immediata evoluzione del 40, giudicato secondo miglior vino rosso al mondo da una giuria di sommelier nel 2013 e premiato nel 2014 con la Medaglia di bronzo all’Italian Wi- ne and Spirit Competition di Londra. Il Quaranta, annata 2012, ha già ricevuto inoltre il certificato di merito al Gala Italia di New York del 2013 e non esce di produzione. Il 41, invecchiato in botti con doghe alternate di rovere e ciliegio è il primo “riserva” della casa. L’affinamento avviene per un anno in botti a doghe alternate di rovere e ciliegio. La casa punta anche sul Chimirici un bianco ottenuto da uve moscato bianco e zibibbo, un accostamento ardito, per la tavola, già gradito da molti palati, che ricorda l’esperimento in corso delle maggiori case vinicole regionali con la Malvasia delle Lipari. Ma della casa vanno segnalati altri prodotti di una gamma già invidiabile. I bianchi Nozze di Cana, Vezzo e InZieme, i rossi Coccio e “Miseria e nobiltà”, il frizzantino Petra di Bruca e lo spumante Dunfiato. C’è Bagliori, un Moscato a 16 gradi come vino da meditazione ed anche la grappa Spirito di Bruca. Degustazione con finale a sorpresa. ce ne andammo sorridendo ma un po’ ...fregati Dama bianca e Dama rossa ecco come le conoscemmo Capita che ci invitano ad una degustazione di vini. Niente di strano, si dirà… Vedrete, invece. Non manca niente ad un assaggio in piena regola e chi dirige i giochi – c’è sempre chi, più o meno, lo fa – ci invita a far tutto per bene. Il pregiato liquido viene versato da una bottiglia occultata nella stagnola. Gli assaggi alla cieca sono i migliori. Si inizia valutando il colore, si fa roteare per bene il ballon, ma senza trasformarlo in una trottola, si annusa per valutare gli odori, i profumi che il vino trasmette, che si sprigionano e poi si passa a assaggiare. Ciascuno dei presenti, per essere un intenditore ne beve pochissimo (con intimo dispiacere spesso, visto che, se ama il vino e non sa ancora quanto dureranno gli assaggi…) Infine vengono fuori le valutazioni di ciascuno, dalla qualità, anzi dalle qualità espresse da quel bianco. Si giunge fino ad azzardare un prezzo. Poi si passa al rosso. Stessa, anzi medesima, perché qualche differenza – come ben sappiamo – c’è. Si pretende una maggiore permanenza dei cerchi attorno al bicchiere quando il vino ha roteato, ad esempio… Anche qui si traggono le conclusioni e si passa al prezzo. Quanto pensate che si possa vendere un calice in enoteca e quanto lo paghereste voi? Tornereste ad ordinarlo? “Probabilmente sì”. Chi dirige i giochi avverte che non ha alcun interesse specifico in campo. Quanto pensate che potrebbe costare una bottiglia sullo scaffale di una enoteca? E quanto al supermarket? Tot, tot, tot… Solo che, infine, si svela il segreto e giunge la sorpresa: sono i vini della nuova Dama Sicula in bag in box, bianco e rosso igp. Dama Sicula Rosso e Bianco Bag in box da 10 e 5 lt L’ammiccante veste esteriore, di alta qualità, riproduce i merletti siciliani ottocenteschi e i più sensuali dei presenti ci intravedono subito avvolte le belle gambe delle donne d’un tempo… di Gesse 63