n. 99 aprile-maggio 2015
euro 2 - in edicola 1,50
TOMMASO ROMANO
E LA CASA MUSEO THULE
Pro.Vi.Di.
Associazione Produttori Vini e Distillati della Sicilia
Dopo la positiva esperienza al Vinitaly
Si prepara ad EXPO 2015
Pro.Vi.Di. Sicilia
Sede Legale Via Pipitone Federico, 8 - 90144 Palermo
Sede Amministrativa Via G. Leopardi, 78 - 90144 Palermo
genTe nosTRa
a
Ricordi e cultura nella sua casa museo in centro città
Tommaso Romano
e i mattoni del pensiero
L’aria da casa museo si comincia a respirare già salendo nel vecchio prezioso
ascensore in legno di noce che sale nel
“palazzotto” a pochi metri dalla via Belmonte. Tommaso Romano, il Professore,
che vi apre la porta, non è un uomo d’altri
tempi, anzi è sempre stato uno il cui indice è rivolto agli anni a venire. Tuttavia è
certamente un cultore dell’antico. Lo è
nel cuore e nella mente, quando si rifà nei
suoi innumerevoli discorsi, nelle occasioni
forse da lui predilette, quelle di scoprire e
valorizzare la cultura degli altri – specie se
siciliani – ai modelli del passato. Dai più
insigni e lontani a quelli forse giudicati di
maggior concretezza, dei secoli “recenti”.
Sono i secoli in cui, assieme all’avvento di
un progresso tecnologico vissuto come sostegno al procedere di conoscenze più generalizzate e di forme di vita ben più accettabili per tutti, la cultura che interessa
al Professore – secondo una sua condivisibile visione – prende anch’essa il volo.
Da qui questo palermitano che è stato precoce, ma per il quale il tempo scorre
come per tutti, mai diventato onorevole,
nonostante la sua intensa presenza politica e i suoi incarichi alla Provincia (assesso-
re alla Cultura) e al Comune, ma che verrebbe spontaneo a molti di chiamare così,
magari proprio “ad honorem”, fa partire i
minuti che gentilmente dedica all’ospite,
rubandoli ad un’attività di certo frenetica,
tutta giocata con la mente o al liceo con
gli studenti, oppure un tempo con la penna e la macchina da scrivere, oggi con la
tastiera del pc. Il progresso ce lo fa incontrare su internet appena vogliamo, compresa quella “Casa museo” che non coincide con l’abitazione sua e della famiglia,
ma è uno studio a più stanze, in cui lui
esplica il suo gusto per l’arredo, ma anche
testimonia il modo di vedere la vita. Ogni
pezzo è solo talvolta il libero risultato di
un casuale acquisto, pur sempre una scelta voluta. Di regola è il ricordo di un incontro, un amico, un viaggio. Una testimonianza, insomma, di vita.
Chi scrive queste righe, però, ci vede
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– sbaglierà forse? – una riconoscibile fede
nella molteplicità dell’esistente, del passato, del presente, della vita su questa terra.
Il molteplice coincide in tale visione con
parte di ciò che è morale. La sua accettazione rappresenta la Virtù. Perché ben più
in alto è realizzata l’Unità, forse è una meta lontana. Forse è “la meta”.
Certamente, Tommaso Romano, con la
sua dichiarata appartenenza alla Destra,
addirittura alla condivisione di sentimenti
monarchici, forse anche borbonici, ben a
dispetto di chi ha abusato di questa parola,
facendone un aggettivo infamante, è stato
classificato come anti progressista. Anche
qui siamo di fronte alla “appropriazione
indebita” non rara. C’è stato per molti decenni e c’è ancora chi conia nuovo linguaggio, come si fa con le monetine della
zecca: attribuisci inediti significati, incolla
aggettivi la cui attribuzione segue la sola
scientificità della sua mente. Le parole, però, possono essere macigni e pesare di più
se usate a sproposito e in un significato che
non hanno. E’ avvenuto.
Come dare alla definizione “uomo di
destra” quel senso di “persona sbagliata”
se ci si riferisce ad un Tommaso Romano?
Ad un professore che, sia sulla cattedra, sia
da uomo di cultura ha sempre sostenuto il
sapere, la ricerca, la sperimentazione, sia
in astratto, sia in concreto? E l’aiuto spontaneo, l’incoraggiamento, certamente il
consiglio a chi si accinge a scrivere, a mettere nero su bianco – a propria volta – pensieri, parole,significati. Sì, le parole sono
proprio come pesanti mattoni per Tommaso Romano ed è giusto porle sul piatto
corretto della bilancia, affinché pesino dalla parte del bene, con correttezza.
La sua casa museo lo ritrae certamente. Dire che è un po’ dannunziana viene fin troppo facile. Dire che contiene più cose di quelle che, in un certo momento Gozzano, sbagliando, definì “di pessimo gusto” lo è altrettanto. Solo che quelle cose son tornate
di moda, hanno riacquistato valore, in parte nell’antiquariato e in parte nel modernariato. Poi ci sono quadri e sculture in gran
numero, decori architettonici ed altro ancora. Se tutto risulta un po’ eccessivo, nel numero e nella disposizione, anche questo,
per i motivi su esposti, significa qualcosa.
Gli oggetti e la sistemazione dicono tanto
sulla personalità del padrone di casa. Rappresentano una concezione di vita, una
scelta di filosofia e morale… Forse Tommaso Romano, anziché essere quell’uomo di destra, visto come tale da molti, è
piuttosto uno di quelli che ha inventato
l’equidistanza, che “potrebbe essere” sia
l’allontanamento da vecchie ideologie, sia
quel laicismo che oggi è tanto di moda
genTe nosTRa
Da Maria Patrizia allotta e Tommaso Romano
tanti siciliani contro il malaffare
Diritto e legalità in sicilia
La Casa museo Thule è segnalata
nel più importante sito ITALIA
LIBERTY. Tommaso Romano è
stato, per l’esattezza, assessore
alla provincia, al comune e 4 anni
vicepresidente della Provincia.
Mai – ci tiene a dirlo – onorevole
“…in conseguenza della propria
ostinata indipendenza”. Troppo
libero, ripetiamo qui, per allinearsi nella schiera allineata dei
deputati. Nella Casa museo Thule lo stile liberty è preponderante, ma non scarseggiano i pezzi
déco e di pregevole modernariato. Ricca la quadreria con pezzi
dal settecento ai nostri giorni, fra
cui Salvatore Lo Forte, Giuseppe
e Luigi Di Giovanni, Emma Ciardi, Onofrio Tomaselli, Ettore De
Maria Bergler, Otama, Bruno Caruso, Renato Mambor, Bruno Munari, Bruno Saetti, Michele Dixit,
Gianbecchina… La casa è la sede
della fondazione Thule cultura,
che è diretta filiazione dal 2001
delle edizioni Thule fondate da
T.Romano a 16 anni con più di 800
titoli editi. E’ possibile la visita
virtuale in internet collegandosi
al sito ricco anche di giudizi di visitatori illustri: www.casamuseo
thule. blogspot.it
predicare. Ma, così come correttamente
dovrebbe intendersi, l’equidistanza e
il laicismo di Tommaso Romano sono
posizioni “provvisorie quanto dovute” del
pensiero cui ricorrere al momento di ricercare e coltivare il dovere dell’obiettività di giudizio. Nulla di tutto ciò comporti
per l’individuo la rinunzia ai “propri”
ideali, alla “propria fede”. Rimanga a ciascuno la facoltà di credere in libertà di
pensiero e la volontà di sentire come un
dovere il coraggio di professare e difendere fede e valori ideali. Tutto questo vediamo con piacere in Tommaso Romano,
credendo che anche altri, se non allo stesso identico modo, riscontrino in lui le medesime caratteristiche. Perché essere “fuori strada” davanti ad individui che ci hanno dato forza nel corso degli anni si rivela
– talvolta – la più triste delle scoperte. La
vita ce ne da qualche esempio. In questa
circostanza ci sentiremmo proprio di escluderlo.
Germano Scargiali
Da un progetto pedagogico e formativo, nato
fra le storiche mura del Liceo statale di Scienze umane Regina Margherita di Palermo, un
volume mirato alla legalità e all’antimafia in
una terra che di tali iniziative ed articolate riflessioni ha certo bisogno. Il testo è a cura della Prof.ssa Maria Patrizia Allotta e del Prof.
Tommaso Romano. Di fronte ai due noti cultori del pensiero filosofico letterario e delle
scienze umane cui il Liceo è dichiaratamente
vocato, viene in mente che l’ideazione di base
appartenga alla docente e che Tommaso Romano, instancabile mentore e pigmalione di
talenti, abbia accompagnato l’opera che continua a seguire con la usuale dedizione, a pubblicazione avvenuta. Il libro è scritto a più mani, una compilazione che ha del sorprendente, perché tesa a coinvolgere quante più personalità possibile, fra esperti, dotti commentatori a partire da Pia Blandano autrice del testo
introduttivo al magistrato Alfonso Giordano,
che ha scritto la prefazione e, per finire ai pittori Madè, autore della copertina esclusiva e
Ida Nasini Campanella, autrice dell’olio riprodotto in quarta di copertina. Un’opera, insomma, impreziosita anche nei testi interni di
tante presenze, nata dal contributo culturale e
morale di insigni personalità che sono riportate nei ringraziamenti a pagina 5. Non ultimi
in ordine di importanza, perchè a loro è rivolto l’interesse, costituendone “il fine”, gli alunni delle tre classi finali del Corso E, sorretti da
tutti i loro docenti.
L’opera procede con ritmo quasi anagrafico,
nel selezionare, i siciliani che possono servire
da monito ed esempio. Sia che abbiano pagato con la vita la propria rettitudine e l’avversione contro la corruzione, la malavita e la
mafia, sia che si siano distinti per onestà e fecondità verso il bene della società civile. Non
nominiamo qualcuno in
particolare: invitiamo chi
volesse a sfogliare il libro
e leggerlo. Perché, prendendo le mosse da personaggi dei secoli scorsi, è
aggiornato fino ad epoca
molto recente, in cui non mancano purtroppo
i martiri e, per buona grazia, gli esempi di probità.
I meriti di quest’opera si evincono anzitutto
dall’assenza di confessionalità, cioè dalla rinunzia a qualsivoglia ideologia, nel rispetto di
quel giusto atteggiamento laico che non è mai
di rigetto né tantomeno di disprezzo. Esso
consiste – come dovrebbe sempre essere – nel
rispetto per i valori ideologici altrui, ma anche
nel rigetto di ciò che calpesta la legalità, i diritti del prossimo, i fini morali che gli altri coltivano senza offendere. Il laicismo non è e non
dev’essere, a propria volta, una fede, ma una
posizione nei confronti dell’esterno, ricercata
come posizione temporanea del pensiero, per
far largo alla corretta obiettività ed alla scientificità. Tutto ciò questo libro rispetta e proclama. Accanto ai personaggi famosi, un monito
viene piuttosto maggiormente dai volti meno
noti. Si apprende quanti siciliani, fra semplici
poliziotti e carabinieri, cronisti di secondo piano, semplici cittadini si siano sacrificati in difesa di un valore etico. Quanti abbiano lavorato
per il bene degli altri, della comunità, di tutti,
svolgendo bene il proprio lavoro. Un’opera
certamente didascalica, quindi, che giovani e
meno giovani possono leggere con sentimenti
che vanno dal semplice interesse fino ad una
profonda partecipazione. Un libro che, certo,
può indurre gli studenti ad una presa di coscienza, faticosa, ma opportuna ora più che
mai. (Alisciarg)
giancarlo Licata, Il volo dell’allodola
Una donna al centro della storia, una donna reale, Antonella, ma in
un certo senso protagonista la Sicilia, con i suoi drammi, le sue speranze, le sue lotte. Un pezzo di storia isolana filtrato dall’io narrante,
la stessa Antonella, coinvolta suo malgrado in vicende criminali di
mafia e illegalità che l’autore sembra vivere con l’angoscia di un ineluttabile fato che gioca con le esistenze umane travolgendone e distruggendone le aspettative. Non tutto, però, viene perduto. Ai
personaggi centrali, Antonella, al marito Franco e al figlio Giovanni
il compito di salvare un’umanità perduta. Né ricchi né forti o potenti,
confinati ai margini della società, sopravvivono come possono all’incalzare degli eventi: ingiustizie, soprusi, difficoltà economiche, malattie, angosce, ma senza saperlo sono dei combattenti. Antonella,
quando ce n’è bisogno rialza la testa, tirando fuori il coraggio della disperazione, la dignità di un
essere offeso nei suoi beni più preziosi, la pace e la famiglia. Il marito Franco, impostole dal padre, tradito, ma in fondo amato, nonostante qualche cedimento ai compromessi sociali, ha orgoglio e volontà, non è disposto come tanti a fingere di non sapere. Farà la sua parte. Giovanni, infine, il figlio disabile, strano ma con grandi doti matematiche, migliore di tanti dotati, ribelle a
modo proprio alla logica oppressiva del sistema.Tutt’intorno, un paese del Belice, icona del terremoto perpetuo di questa terra martoriata, la periferia degradata di una grande città, e poi tradimenti politici, corruzione, collusioni, vari livelli mafiosi, delinquenza e depistagli. Il bene e il
male sempre in lotta, non tutti da una parte o dall’altra, per fortuna assente nel romanzo un certo manicheismo da strapazzo. C’è una chiesa “buona” e una “cattiva” e una politica non codarda che non si ritrova esclusivamente in una parte politica. E, alla fine, i piccoli insignificanti personaggi, i “perdenti” senza chance si rivelano invece per quello che sono veramente. Allora lo
scenario si riapre, nulla si dà per scontato, può nascere un altro inizio. (Lydia Gaziano)
Giancarlo Licata Il volo dell’allodola Ed. Thule €15,00
5
TRasPoRTI
a
abbiamo incontrato il grande armatore nel suo studio palermitano
Pietro Barbaro e l’eredità di Federico
Avevamo relazionato di un interessante
incontro con Alfredo Barbaro titolare della
Pietro Barbaro spa, uno fra i più noti personaggi in città, avvenuto questa estate.
Nel corso dell’intervista ci aveva esposto un
programma di valorizzazione della Favorita (dopo la fallita chiusura voluta dal Sindaco) cui aveva partecipato nel corso di
riunioni informali con i maggiori rappresentanti del Comune. Oggi inizia col dirci,
nel suo storico studio di piazza Ignazio Florio, del proprio rammarico, visto che, seguendo l’usuale adagio isolano, non se n’è
fatto più nulla. Ma di ben altro tema si è
poi parlato, facendoci dimenticare il negativo approccio.
Barbaro, on. Console generale di Malta,
praticamente da sempre, ha in programma
il lancio di una nuova Trinacria. E’ un
sodalizio internazionale nel cuore del Mediterraneo che metta in collaborazione Sicilia (Regione guida), Malta e Tunisia.
Su che cosa si basa tale collaborazione?
“E’ certamente di tipo commerciale, ma
dal mio punto di vista, è anzitutto basato
sui trasporti, che vedo come passaggio obbligato per ogni genere di sviluppo. In tale
programma conto sulla collaborazione fattiva dell’Autorità portuale di Palermo e
delle altre Autorità dei porti siciliani…”
Vi sono delle linee generali nelle quali si inquadra questo programma…
“Certo. Come lo sviluppo passa dai trasporti, questi non escono dal terreno della
intermodalità, il coordinamento mare –
terra e quest’ultima rappresentata dall’altro abbinamento treno – gommato”.
C’è chi crede che l’aria sia uno sbocco dei futuri trasporti?
“No. Non ci siamo con la quantità da trasportare. Invece, con i nuovi sistemi di
conservazione e la velocità dei trasporti
intermodali, occorre rafforzare le strutture portuali e l’organizzazione a terra per
accogliere ed avviare le merci – si tratta di
grandi quantità a destinazione. Quindi
creare interporti. Il nostro Gruppo ha rivalutato e quindi sviluppato l’interporto
di Rivalta Scrivia.
Ci parli dei programmi a breve.
“Assieme al presidente dell’Autorità portuale Enzo Cannatella abbiamo in programma un nuovo Focus, sulla falsariga di
quello sui trasporti che riuscì egregiamente
alla Stella maris con la partecipazione del
sottosegretario Riccardo Nencini (alle infrastrutture e Trasporti del governo Renzi,
ndr). Allora si fece un discorso di grande interesse sul tema del porto rispetto a quello
dei trasporti in genere. Adesso vorremmo
zoomare su questa realtà mediterranea, affinché Sicilia, Malta e Tunisia collaborino
per realizzare un sogno che fu di Federico
secondo”.
Come Federico secondo?
“Di sicuro. Il grande monarca del Sacro
6
La Pietro Barbaro s.p.a.“E il mare
concederà a ogni uomo nuove speranze,
come il sonno porta i sogni”. Questa frase
del diario di bordo di C. Colombo sembra essere il motto di casa Barbaro, la cui
storia sarà presto il tema di un libro del
Prof Marcello Saija, già autore di Mercanti di mare. “Credo tanto ai trasporti e
all’intermodalità che non saprei dirle a
quanti master ho mandato mio figlio Peter in proposito”. Così ci dice Alfredo
Barbaro, attuale titolare, 80enne che sale
e scende le scale di corsa con tanta voglia
non solo di vivere ma sempre di …creare,
dopo aver ripetuto il motto di Colombo.
La Pietro Barbaro è una compagnia di
navigazione che risale al 1700. Più antica
dei Florio, ancora operante, con sedi a
Palermo, Roma e Samara (Russia), ha
romano impero, lo “Stupor mundi”( ho letto anche il libro di Cinzia Tani) che scelse la
Sicilia come luogo da amare in tutto il mondo allora conosciuto, all’antivigilia della
scoperta dell’America, morì, si può dire,
lanciando un messaggio che è tutt’oggi un
testamento a favore della Sicilia”.
Lei ha l’abitudine di tenerci sulle spine…
“Anche lei è sornione, perché credo l’abbia
capito. Si tratta di valorizzare quello che è il
vero patrimonio di quest’Isola grande, proiettata al piede dell’Italia al centro delle rotte mediterranee”.
Confesso, dottore, il mio piccolo pec-
navi (petroliere) fin dentro il Volga. “Gli
alti standard sono sempre stati la nostra
mira – dice il Dott.Barbaro – ed oggi che
ci troviamo di fronte a precise codificazioni, parliamo di Iso 14 mila che applichiamo con la società Fineval”. Approfondendo appena, veniamo a sapere che i
Barbaro hanno varato per primi in Europa una petroliera a doppio scafo (motivi
ecologici onde evitare sversamenti in caso
di collisioni, ndr): è la Isola Blu. Poi ne è
venuta una seconda, la North Point, in
navigazione in Russia, nel 2005 è stata
giudicata dai giornalisti di settore la nave
più innovatrice al mondo della categoria.
La Compagnia fa parte della Amver, definita l’internet fra le navi. Si è distinta in
azioni di salvamento, sia di unità che di
diportisti in pericolo negli oceani.
cato qui con lei. Le direi che non ci
dormo la notte e lo metto ovunque
posso per iscritto. Mi colpì tanti anni fa uno stupendo articolo di Saverio Vertone, prima del fenomeno Berlusconi, che diceva come siamo all’alba di un neo Rinascimento del
Mediterraneo e di una rivalutazione
delle vie della seta e delle spezie. Per
motivi in parte analoghi e in parte
inediti…
“Vede, non so chi possa non accorgersi che
è in corso un grande risveglio di traffici, sia
provenienti dal Far East, sia dovuto allo
svegliarsi, lo si voglia o no, lo creda o meno
TRasPoRTI
sblocca Italia e sblocca sicilia:
un po’ di soldi e tanta volontà
Alfredo Barbaro
a sinistra con il figlio
Peter continuatore
della “dinastia”
Alfredo Barbaro
la gente al bar, di stati e popoli
che si affacciano dal Mar Nero
al Maghreb, che sono usciti o
escono dal sottosviluppo lungo
il Mar Rosso, nell’Africa Sub
Sahariana, per non parlare dei
ricchissimi Emirati, dell’Arabia, di stati come il Sud Africa
e il Niger (il Pil supera quello
sud africano), ma anche della
costa atlantica… Di questa crescita irrefrenabile bisogna essere all’altezza”.
Opere come il Ponte sullo
Stretto e il tunnel per Tunisi?
“Il Ponte certamente sì. Ci mancherebbe. Il tunnel soffre della
potenziale concorrenza di un
passaggio da Gibilterra. Si tratta di unire l’Africa all’Europa e
la volontà internazionale… Ma
sì, perché no?”
Quindi?
“A breve, come le dicevo, a seguito di incontri con l’ing. Cannatella ed il dr. Sami Abdelaali
per discutere questa collaborazione a tre il cui simbolo attualmente scelto, la Trinacria,
è preso nel suo valore sovra nazionale (Sicilia-Malta-Tunisia)”.
Ma è anche uno dei simboli della Sicilia…
“Sì”.
Cannatella incontra
il viceministro nencini
Riccardo Nencini , viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha
partecipato, nel cuore del Porto di Palermo, all’incontro Sblocca Italia per sbloccare la Sicilia, protagonista l’Autorità portuale cittadina. Nencini ha concluso
con una promessa: “Per il
comparto logistico e dei trasporti in Sicilia sono previsti
tra 10,5 e 11,5 miliardi
di euro complessivi”. Il presidente dell’Autorità portuale Cannatella ha tenuto a
dichiarare: “Abbiamo presentato al Ministero le nostre opere strategiche“. Ma nel pacchetto sono
inseriti anche i due aeroporti (PA e CT) ed una
serie di interventi nella viabilità.
Non è un mega stanziamento, ma buone e
ben definite appaiono le intenzioni espresse,
con il Presidente Vincenzo Cannatella dell’Autorità Portuale definito “un personaggio da
sogni”. Se sogna molto, qualcosa farà – diciamo
noi – prendendo a prestito quel che si dice in Sicilia degli scherzi: che contengono sempre una
parte di verità…
E’ stata fra le primissime occasioni in cui si
centra e si focalizza con chiarezza un tema
che è da sempre al centro del nostro Palermoparla: “trasporti come passaggio obbligato dello sviluppo e intermodalità come
conseguenza necessaria in una prospettiva
reale e attuale”. Siamo in ritardo, ma, come dice il proverbio, meglio tardi che… Viaggiamo “late”, come i nostri treni, già nei riguardi
del programma Ten-T (Trans European network – Transport), preparato dall’Ue: è una
delle migliori e più importanti iniziative in Europa, ma quasi priva di assistenza mediatica,
che sarebbe necessaria ad illuminare la pubblica opinione. Il nostro riferimento va ai balordi
no alla Tav e al Ponte sullo Stretto.
L’incontro nella sala della Stella Maris al Porto di Palermo, si inquadra nel tema generico come “Sblocca Italia per sbloccare la Sicilia”, voluto dal Ministero delle Infrastrutture e
dei Trasporti, dall’Autorità portuale di Palermo
e dall’Ordine degli Ingegneri di Palermo. Ma il
contenuto è stato focalizzato – da qui la nostra premessa – sul problema dei trasporti,
della portualità, degli interporti, della citata
intermodalità nell’ottica nazionale e soprattutto
internazionale. Come raramente prima,
protagonisti sono stati i “corridoi”, quale il
numero 1 (citato però di striscio) Berlino – Palermo. Un ruolo primario è toccato, certo, al
porto di Palermo e relativa apertura verso il
mare, ma anche verso l’interno in direzione della Sicilia, specie quella occidentale. Colonna
Cannatella
Riccardo
Nencini
(foto
Daniela
Virgilio)
portante la logistica, settore strategico per la ripresa.
L’apertura dei lavori è stata del Presidente dell’Autorità portuale di Palermo, Vincenzo Cannatella. La chiusura del Viceministro alle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini. Non è intervenuto Rosario Crocetta, così
come era stato assente al grande convegno “mondiale” su trasporti e intermodalità svoltosi due
anni or sono a Catania.
Interessanti, invece, gli interventi di Giovanni
Pizzo, Assessore regionale alle Infrastrutture e
alla Mobilità, Dario Lo Bosco, Presidente Rete italiana ferroviaria spa, Alessandro Albanese, Presidente Società degli Interporti siciliani, e Giovanni Margiotta, Presidente Ordine
degli Ingegneri di Palermo.
La Bretella autostradale. Cannatella ha ribadito l’urgenza della bretella autostradale dal
Porto in direzione del quadrifoglio della Via
Belgio. La soluzione preferita fra più progetti è
quella di una galleria. Costosa, ma razionale e
necessaria. Al punto che, se non si trovano le risorse in altro modo si debba guardare al “mercato internazione” perché convergano capitali
privati. “Richiederebbe un pedaggio – ammette
il Presidente del porto – ma salverebbe la Città
e sarebbe ben accetta dall’utenza commerciale,
vedi i conduttori di Tir, ora costretti ad assurde
scomodità e perdite di tempo…”
Molto si è detto a proposito – vedi l’assessore
Pizzo e il colto ospite Nencini, del tramonto
della “abusata” prevalenza del “pubblico” sul “privato”. In fatto di servizi e opere
per la collettività si è scesi dal 75% di pubblico
di appena 20 anni fa a una prospettiva capovolta. Il fenomeno non è nazionale, ma mondiale… Pizzo ha parlato di operatori cinesi che
avrebbero voluto acquistare il porto di Augusta (da poco entrato a livello Core, come Palermo, nella valutazione Ue grazie all’alacre azione dell’ex presidente Aldo Garozzo). Ma la proposta, qui improponibile, non faccia scandalo: è
stata accettata per le vie brevi dal …Pireo.
7
A edItorIALe
Anno XIX - n. 99 aprile-maggio 2015
Direttore responsabile: Germano Scargiali
Redattore capo: Lydia Gaziano
Redattori: Francesco Italia,
Grazia Gulino, Aldo Librizzi,
Eliana L. Napoli, Chiara Scargiali,
Vincenzo Scargiali,
Andrea Uzzo, Riccardo Picone
Da Roma:
Nino Macaluso
M. Antonietta Gaziano Sarao,
Collaboratori:
Giulio Ambrosetti, Vincenzo Baglione,
Benito Bonsignore, Ambra Drago,
Giuseppe Lo Verso, Guido Guida,
Marcello Malta, M. Grazia Elfo
Marco Vaccarella, Adriana Barbera,
Roberto Gueli, Anna Maria Ingria,
Rory Previti, Bartolo Scalici,
Nino Martinez
Corrispondenti:
Lorenzo Romano, Antonio Parisi,
M. C. Di Lunardo, Vincenzo Lombardo,
M. Carola Tuzzolino
Vincenzo Agozzino, Gaetano Messina,
Fotografia: FrancescoItalia.it
dalla Sicilia Giuliana Pelos
Progetto grafico: Francesco Italia.it
Impaginazione: Toneco
Direzione e redazione:
Tel. 091 520971 - 339 4928353
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Edizione e Stampa:
Euroservice Puntografica
Trib. Palermo n. 42/1997
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edic. n. 4, Stazione Termini (fronte bin. 14);
“Magliano Fiammetta” via S. Pincherle,
Mun. XI; Viale Marconi (ang. piazza della
Radio (Mun. XV); Mondini Luciano “Edicola Giornali” - Piazza Colonna (Portici Veio); “Ascensi” via Ponzio Cominio, 50 (Mun.
X) Edicola-tabacchi “Shangri-La Corsetti”
via Algeria, 141 (Mun. XII); Eur: 2G s.a.s.
di Ciocari Giovanni , via Pietro Maffi, 72
(Mun. XIX) .
Non è facile orientarsi, nel mare dei problemi
sorti all’indomani dell’emergere di intere classi
sociali – intendiamo gli ex …esclusi – fino al livello di presenza e partecipazione, pur imperfetta,
che la società civile ha propiziato. Ci vorrebbe
una “bussola d’oro”. Da dove partire dunque?
Ecco: dal termine abusato di cultura. Oggi la
Scuola (università compresa) lascia la massa del popolo con la
…testa piena di confusione. Ci
si laurea in filosofia senza aver
capito i pochi grandi dilemmi della storia del pensiero e di come essi incombano sulla realtà civile.
Ci si laurea in giurisprudenza senza aver capito l’evoluzione del diritto romano verso forme di
speditezza oggi inusuali, forse anche perché basate sulla correttezza della figura del Pretore (leggi i
giudici). Abbiamo dei “laureati medici” che
non comprendono come la loro professione non
vada esercitata da chiunque, da uno che non tremi nel rileggere il giuramento di Ippocrate. Ecco
ingegneri che costruiscono opere destinate a
crollare dopo pochi giorni. Fermiamoci qui, anche perché – forse – La maggior carenza riguarda
le conoscenze interdisciplinari. Nulla si dovrebbe
“fare” senza sapere un po’ di scienza economica e
finanziaria… L’ingegnere non può ignorare né la
legge, né le ragioni stesse del geologo, ma neppure la psicologia. Ma sono solo esempi di come potrebbe e dovrebbe essere il mondo civile nel 21mo
secolo. Chi lo chiama così? Forse ci si vergogna?
Sprazzi di luce si possono ottenere, guardando
intorno verso la realtà di base. Contrariamente
alle previsioni di un potenziale stato di scarsità
(V.Pareto) delle risorse e dei mezzi di sussistenza,
tutto, con le attuali tecnologie, si produce fino al-
l’eccesso. Il “problema” è di trovare chi consuma.
Invece non si riesce ad evitare lo stato di bisogno
di molti. Non si comprende la funzione meramente strumentale della carta moneta nei confronti della produzione e dell’economia reale. Si
predica l’orto casalingo, quando i magazzini
ortofrutticoli rigurgitano di tutto e chi ha già un
orto sa che una melanzana o
un carciofo gli costano oltre 3 o
4 volte che al mercato.
Si sappia che l’economia della
zona geografica in cui sono “calate” l’Italia e la
Sicilia sono all’alba di un neo Risorgimento,
che nessuno, neppure il Bildbergh e gli Stati Uniti
potranno “evitare”. Perché nasce dalla crescita
inesorabile del Far East e dell’Africa, che riscoprono in modo moderno le vie della seta e quelle
delle antiche carovaniere verso il Mare che fu dei
faraoni, di Ciro il Grande, di Pericle e di Roma.
Esso è legato a conquiste quali: massicciata stradale, vela triangolare, partita doppia, banche,
cannocchiale, sistema Tolemaico e Copernicano,
elettricità, radio, motore a scoppio. Ma anche
Vergine Cnidia, Gioconda, Mosè, Guernica e
tanto altro in filosofia e letteratura… Sì, il Continente Nero ci manda i profughi, ma c’è chi esce
dal sottosviluppo e la Nigeria già supera il Pil del
Sud Africa (la esse dei Brics, nemici della politica
atlantica). Sappiamo attendere!
Ma al mondo, dove il Male opera di continuo (il
diavolo se non esiste è stato ben inventato), c’è chi
lavora per “rubarci tutto”. Il peggio è se vogliono
anche “rubarci l’anima” con campagne di
persuasione all’errore, che indottrinano, complici
i “cattivi maestri”, anche gli amici e i fratelli che
amiamo, che ci amano.
La bussola d’oro
sommario
Il professor Tommaso Romano
fotografato da Maria Anna Giordano nella Casa museo Thule che
è anche il suo studio
di Germano Scargiali
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Tommaso Romano e i mattoni del pensiero
Pietro Barbaro e l’eredità di Federico
Cannatella incontra il viceministro Nencini
Cari amici vi scrivo
Netanhyau più forte di prima
Fra la Libia e il fare c’è di mezzo il mare
La lezione di “Mafia capitale”
Il liberismo che non piace al Papa
Isteria antiberlusconista a mille
Peggio dell’approfittamento è l’errore
Così Landini stronca il premier
Dalla Siria con orrore
Ancora più buoni? È risibile...
L’aggressione della Fsi ai ferry boat
Helg in manette: l’antimafia cambierà rotta?
Ferrero: la sua vera storia d’imprenditore
Bildbergh massoneria e nuovo ordine
mondiale
Cuffaro Story
Salute Belle Armonia. In gastronomia Sicilia
protagonista
Mazara: il Distretto produttivo staffetta
del Mediterraneo
Europa sorda pesca in ginocchio
Alla scoperta di Caccamo
Villaggi: più sport più turismo
Grandi Navi Veloci: l’arrivo di Aponte
Augusta Porto Xifonio nominata
la commissione
Giarabub: l’eroica battaglia nella terra cirenaica
La funzione in Cattedrale per Madre Carmela
Prestigiacomo
Il tappeto e la povere
Salinas: il poco che si vede e il tanto di polvere
Chiesa San Sebastiano prezioso restauro
Venanzio Marvuglia architetto innovatore
a Palermo
w w w. p a l e r m o p a r l a . i t
38 Maria Grazia Bertucci alla Biennale
di Palermo
39 Inversion Umberto Capilongo Feat Giovanni
Mazzarino
Come il volo dei colombi
40 7 Circoli Velici per 3 grandi regate
41 Zamparini: coi Rosa vincenti penso al nuovo
stadio
42 Sergio D’Antoni sportivo sconosciuto?
43 Figc Lnd arriva Santino Lo Presti
44 Vittoriosi senza aiuti i lottatori isolani
Vlassov 200 da una prodezza all’altra
45 Leopolda o Faraona che fosse
46 8 marzo tragico: come fanno la festa
alla donna
47 Gli Anania famiglia straordinariamente
normale
48 La salute della Differenza
49 Le “Capanne” di Cirrincione
50 Nè la Costituzione né l’Ue, né l’Onu
impongono...
51 Il grande progetto per Pompei ed Ercolano
52 La “nostra” indimenticabile Oriana Fallaci
53 Le trappole della Rete: che fare?
54 Manifesto per il Mezzogiorno e Manifesto
per la Sicilia
55 Al Don Bosco Istruzione e formazione
professionale cattolica
56 Economia: finzione o realtà
57 Tre recensioni per voi
59 Berlinale “Giro del Mondo in 11 giorni”
60 La pasta
61 Dove andiamo stasera
63 Terre di Bruca premiata a New York
Dama Bianca e Dama Rossa ecco come
le conoscemmo
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edItorIALI
Copiando Lucio dalla lettera sul Presidente e lo stato (politico) dell’arte
Cari amici vi scrivo…
Un gol segnato occorre ascrivere subito
a Sergio Mattarella, nuovo Presidente della Repubblica italiana. Proprio lui che, seguendo una moda un po’ trita, si è subito
lanciato ad un paragone calcistico: arbitro
fra giocatori collaborativi… E’ di moda
dire ogni bene di lui e, per converso,
approvare – almeno in questo – il suo giovane Capo del governo che, da zelante
“rottamatore” non ha esitato a …fare a
pezzi di tutto pur di far largo a questo nome, a questo personaggio, non molto atteso appena un mese prima, a molti del tutto sconosciuto. Su tutti, però, all’interno e
all’estero, anche questo ha giocato favorevolmente. E’sembrato un volto nuovo e
non guastava. E’ piaciuta l’aria compassata e signorile di quest’uomo politico palermitano. Un certificato di nascita non facile che è stato, però, subito perdonato, anzi
dimenticato.
Non possiamo, specie da Palermo, che
professare l’ottimismo. Ce lo impone il
dovere della speranza, nel momento – diciamolo, diciamolo – della disperazione
generale. Proprio su queste “paginette”,
del resto, ci schieriamo di solito con il bene, la lealtà e l’ottimismo. Su Palermoparla potremmo essere contrari al primo
presidente palermitano? Il fatto tangibile,
però, è che l’Europa voglia sempre un’austerity ad oltranza e il Governo “spenni”
la Nazione – tramite il fisco – come fosse
composta da volatili da cortile cui, prima
o poi, tirerà anche il collo. Perché i cives
(appunto la nazione), lavoratori e datori di
lavoro, cadono uno dopo l’altro in ginocchio e, dietro a loro, l’economia generale
chiude in rosso sull’onda di quella particolare delle singole aziende.
Si parla di credito, ma il problema sarebbe quello di ricostruire una realtà in
cui fosse possibile svolgere un’attività economica in grado di chiudere le annate e
relativi bilanci con un attivo finale.
Risalta in un momento così il dato
che c’è ancora un’Italia – una nazione –
sempre disposta a plaudire alle “novità”
del potere. La realtà ci sorprende. Ma è
anche un’Italia in cui media ossequiosi
possono selezionare opinioni positive e
quasi plaudenti, come se non ci fosse in giro una maggioranza che soffre, che quel
potere, nuovo o vecchio che sia, lo manda al diavolo.
Speriamo che l’aria compassata di
Mattarella sia quella che ci voleva e che
dietro si muovano i fatti. Lo speriamo per
Palermo, la Sicilia e l’Italia. Ci voleva poco, del resto, ad essere più accettabile, dopo i “grilli parlanti”, dopo la supponenza
degli ultimi presidenti…
Ma L’Italia della nuova presidenza
rischia di somigliare – nella realtà – all’anno nuovo della canzone di Lucio
Dalla, Caro amico ti scrivo… Come sap-
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piamo, vi si parla più o meno di sordi che
ci vedranno e ciechi che riacquisteranno
l’udito, di un annata in cui sia 3 volte natale e festa tutti i giorni…
L’Italia di Matteo Renzi è stata, finora,
quella dei capolavori politici, che appartiene anche a Rosario Crocetta.
Renzi riesce a portare a presidente chi
dice lui, “uno non proprio di sinistra” ma
a lui personalmente ancor più gradito
non si sa bene perché. Così non esita in
poche ore a “rompere il giocattolo di una
pacificazione politica verso la quale, nazareno o meno, ponesse o meno fine ad
annose; ma democratici confronti, italiani – stanchi e avviliti da politiche poco costruttive – guardavano con aperta o malcelata speranza. Speriamo, ancora una
volta, che la sua volitività lo porti verso
concrete ed opportune soluzioni.
Crocetta riesce a restare presidente,
mentre pare che nessuno lo voglia. Poi va
in tv e dice della “legittima difesa” e dell’eccesso di difesa di tutto e di più, ma proprio niente “di sinistra”. Attorno a lui la
sola speranza è che, prima o poi, termini
il mandato. La demagogia è, comunque,
sempre a mille. Ambedue i premier, il grande e il piccolo, creano anche maggioranze
estemporanee come non si erano mai viste prima, sbandierando la fine delle ideologie. Oppure è la fine di ogni logica? Certi giochi – lo abbiamo detto spesso – possono costar cari sul terreno politico, ma anche su quello umano…
Germano Scargiali
A tel Aviv vince la destra che accaniti pronostici davano ko
Netanhyau più forte di prima
In Israele vince l’ebreo sbagliato: Benjamin Netanyahu. Ma intendiamoci: quello giusto secondo noi.
Pochi dubbi si possono avere che il potere ebraico imponga al mondo i privilegi visibili di cui gode la “sinistra” sui media e certamente non solo su di essi. Se i
sondaggi fino all’ultimo cercavano di convincere del
contrario della verità – caso non unico – può non essere circostanza fortuita. Si pensi che qualcuno acclara
che persino Lenin e la rivoluzione russa furono finanziati dal grande potere ebraico nel mondo, proveniente ovviamente dagli Usa (Rothschild). Gli ebrei sono una colonna della massoneria anglosassone ed essa
ha deciso in un certo momento non ben determinato di alzare il simulacro del socialismo, un po’ come Costantino credette nella Croce. Ma l’imperatore di Bisanzio non
disse mai – probabilmente – il Padre nostro. Lo ringraziamo per la scelta politica, non
altrettanto gli ebrei per il socialismo. In Urss, poi, vennero anche perseguitati. A Tel
Aviv – fatto strano – prevalgono i conservatori, la destra. Netanhyau rimonta e vince (titoli dei giornali a caldo). Annuncia welfare per tutti, arabi inclusi, il cui partito ha
compiuto un balzo avanti senza precedenti: progressi per l’integrazione . Il premier
confermato si alleerà con l’estrema destra. Il suo potere risulta rinforzato, nonostante
la campagna mediatica – vero battage – durata un anno e più. Ecco una frase presa a
caso dalla traduzione di un media israelita del 2014: “…Scavalcato alla sua destra e
con ormai tre mandati alle spalle, Netanyahu rischia di perdere molti elettori. Potrebbe tentare…”
La musica è identica a quella di tanti altri periodi pre elettorali. Come uno spartito. Di fatto, spesso, la destra è più pacifista, pur col suo volto più deciso. Se oggi
l’Iraq è un alleato persino intelligente dell’Occidente, se è entrato in una logica democratica e moderna, lo si deve a un certo G.W.Bush. Ma chi rivede l’affrettata cronaca, per trasformarla in ragionata storia? La moda di dir male di questo e di quello
(a senso unico) continua… Di pappagalli è ricco il mondo …degli umani.
Ciò che meno si riconosce, ma traspare di fatto nei più frequenti e informati
consessi è che lo statalismo ha stancato i popoli, che il trend volge a destra, se
questa è liberale. Renzismo compreso. Lo vogliano o no gli argentini, protagonisti di due crack a ripetizione, il Papa stesso, probabilmente l’Opus Dei, le sinistre
estreme… Infine, naturalmente, lo vuole il potere forte della finanza Usa, delle multinazionali oppressive, alla ricerca di mega monopoli – di posizioni leonine – nell’ambito di una globalizzazione che dello statalismo si nutre e lo farebbe ancor di
più: se ci riesce o solo che lo potesse. Forse non vincerà la democrazia e i corruttibili
rappresentanti politici, ma lo farà la molteplicità del mondo, la frastagliata realtà
del cosmo. Li sconfiggerà. Vincerà l’uomo contro il sistema: dobbiamo crederci.
Scaramacai
edItorIALI
e’ impensabile un’invasione di tipo militare dall’Africa
Fra la Libia e il fare c’è di mezzo il mare
Amaro è constatare: “l’avevamo
detto”. Fummo fra i primissimi, su questa piccola rivista, a sostenere che la “primavera araba” fosse invece un “inferno
arabo”. Oggi letteralmente tutti correggono il tiro in tale direzione. C’è chi dice
che i “cattivi dittatori” fossero, almeno,
dalla nostra parte. Chi ammette che fossero indispensabili a tenere in pugno i rispettivi paesi. C’è chi riconosce comunque – finalmente – l’abilità di Berlusconi
a trattare proficuamente con Ben Alì,
Gheddafi, Mubarak, Erdogan, Assad, Putin… E niente ha detto: significava: energia e mercati: Tutto ciò di cui
l’Italia necessita. Noi diciamo che erano
tutti a capo dei “moderati”…
Noi, però, aggiungiamo il disappunto per
l’insistenza dei media di blandire la grande informazione americana (che nel settore mediatico la fa da padrona, danneggiando il mondo e l’Europa in particolare) che assegna a Francia e Inghilterra
l’iniziativa di aver aggredito Gheddafi.
Chiariamolo: La Francia è niente, l’Inghilterra è nessuno virgola zero uno! Sono stati gli Usa ad aggredire il Nord Africa e il Mediterraneo Meridionale Allargato, mandando avanti i due ridicoli lacché. Poi, come fecero in Africa, in Europa
e Russia, nelle due guerre, hanno mandato mezzi, dollari e armi eccezionali (droni…). Tutta la destabilizzazione è stata
opera della Cia.
Se fosse vero che l’azione dell’ Isis è
oggi determinata da estremismo fondamentalista, come sostiene l’informazione
generalizzata, la causa diretta sarebbe già
attribuibile agli “amerikani”. Però, non è
neanche vero: nulla si è mai mosso – mai
un solo soldato nella storia – per motivi
meramente ideali. Tutte le guerre, sotto
l’ombrello della religione, della razza,
dell’ideale immateriale, sono state combattute sulla spinta di motivi di interesse
economico. Corretti o sbagliati che fossero sullo stesso terreno materiale. E’ mai
possibile che dobbiamo dirlo in queste
sperdute paginette? L’America, chiunque
la governi, resta acchiappata al vecchio
imperialismo come con le mani sull’orlo
di un burrone. Cadrà giù. Si salverebbe
solo se la smettesse.
Oggi la Libia è vicina. Ma non è pensabile un’occupazione di tipo militare o
paramilitare dell’Italia o stati vicini da
parte dei “pur armatissimi” membri
dell’Isis & C. Una marina ed un’aviazione non si improvvisano. Non solo perché
mancano navi ed aerei. Bensì perché questi mezzi – così moderni – necessitano di
un alto numero di personale specializzato
d’ogni genere. E non solo che sappia usare i radar e i sistemi di puntamento. Ma
che siano semplici meccanici, elettricisti.
Un esercito necessita di personale esper-
to, che vada dai piloti ai guardiamarina,
fino ai cuochi. Anzi, si pensi, al riguardo,
alla preparazione (è solo un esempio) di
razioni alimentari per le varie necessità e
momenti. Ecco uno dei più famosi detti in
guerra: “un soldato malnutrito è un soldato morto”. Per tutto quello che una guerra – specie col mare in mezzo – comporta, ci vuole una cosa che si chiama organizzazione. Essa è irrealizzabile se la media degli addetti non è “evoluta”.
Di fronte a nemici che volessero passare il mare, il Vecchio continente, per strampalato che sia, pur essendo obiettivamente molto al di sotto delle proprie potenzialità in politica internazionale e, tantomeno, sotto il profilo militare, organizzerebbe una reazione da XXI secolo…
Non bastano le armi tradizionali, anche
se evolute e anche se sono tante. Quelli
dell’Isis, per quanto esaltati, questo lo sanno. Nessuno neghi loro l’intelligenza. Possono agire solo con attentati e guerriglie,
ma fino ad oggi, chiunque abbia imboccato queste strade, anche se paurose, senza mandare poi un vero esercito in avanti,
è stato, poi, il primo a logorarsi. Ad un attacco frontale contro l’Europa, anche gli
Usa accantonerebbero errori e “gelosie” e
…si sveglierebbero dal sonno.
Attentati e guerriglie, comunque, continueranno a riproporsi – purtroppo – un
po’ ovunque. Perché è stato correttamente
osservato come, stante i limiti e i difetti
della comune società civile, non si riesca
“ancora” ad evitare che si provochi a vari
livelli la reazione di fasce scontente.
Chiariamo e sottolineiamo
20 righi telegrafici per schiarire le idee mentre le indagini alzano un tappeto dove di
polvere ce n’è tanta. Crediamo nella civiltà del “nessuno tocchi Caino”, ma di Abele
ce ne sono troppi, c’è il mondo… Si mescolano cattiveria, il malaffare, l’ignoranza, la
poca informazione che è stupidità. Ecco le parole di Domenico W. Rizzo sul Fatto
quotidiano che condividiamo: “Nell’Isola si assiste ancora una volta al palesarsi di
una mascherata da opera dei pupi”. “Anche altrove” aggiungiamo. Segue un allarme
condiviso: non si tratti Helg come una cellula impazzita. La sua incriminazione vien
dopo le parole della Bindi (antimafia di carta), le indagini su Antonello Montante,
presidente di Confindustria Sicilia, la strana cena fra Ivan Lo Bello e Ciancio, il “fondo” del neo presidente Mattarella per magnificare i 70 anni de La Sicilia (di Ciancio)
che suonano come una difesa (da lui, Presidente del Csm), i vecchi ossequi reverenti di
Crocetta etc. La nostra piccola rivista ha additato l’editore su “soffiata” di un imprenditore etneo in “tempi non sospetti”. Frattanto a Roma Marino non perde il posto.
Lupi va via per molto meno e lui ...stava lavorando molto bene... Ma si può anche sottolineare come il danno maggiore siano il mal governo e l’inerzia, non la corruzione.
Come sia meglio un’opera necessaria in porto di quella che non esisterà …affinché
“giustizia si fatta”. Si chiudono piccole e grandi imprese per corruzione, non si affidano a un valido commissario: una perdita secca. La realtà è controversa: bustarelle all’estero per prendere appalti? Ma a 360° la corruzione è regola.
11
PoLItICA
Impararla e tirarne le somme basterebbe a moralizzare l’Italia
La lezione di “Mafia capitale”
Nel Bel Paese delle contraddizioni
e dei contrasti, ci sono le persone e gli enti condannati per direttissima, quelli di
cui “si butta via la chiave”, quelli che “escono” il giorno dopo e coloro cui spetta il
gran premio del …farsela franca: non
perdono la libertà e neanche il posto o la
poltrona.
Erano personaggi noti quelli che abbiamo visto coinvolti nel “pasticciaccio
brutto” di Mafia capitale. Il popolo, l’Italia, il mondo cascano in gran parte dalle
nuvole. Ma chi contava a Roma non poteva restarne stupito, perché in tal caso
si dovrebbe sostituire la “ti” con la “di” in
questo aggettivo e ne verrebbe fuori che
trattasi di uno stupido. Quelli di Mafia
capitale si dedicavano al sacco della città,
degli appalti e di tutto ciò che potesse
rendere molto denaro facile, spassandosela per i Sette colli.
Che in quegli appalti assegnati a Buzzi ci
fosse qualcosa che non quadrava avrebbero dovuto saperlo tutti o quasi in Campidoglio. Tanto più che un consigliere comunale radicale, Riccardo Magi, aveva
subissato di interrogazioni gli assessori ricevendo poche e vaghe risposte. Nessuna,
in particolare, dagli uffici competenti.
Magi voleva sapere perché certi affidamenti venissero prorogati all’infinito…
Legittimo no? Cioè illegittimo che fossero
prorogati e legittimo che chi volesse dovesse esserne informato.
Frattanto Enrico Lamanna e Vito Tatò, i
due ispettori della Ragioneria generale
dello Stato incaricati con un anno di anticipo sullo scandalo di appurare come fosse stata gestita una metropoli che chiedeva allo Stato di essere salvata per la seconda volta in 5 anni, l’avevano scritto chiaro e tondo nel loro bollente rapporto di 320 pagine e 140 allegati: l’affidamento al Consorzio di cooperative sociali Eriches 29 del servizio di assistenza
abitativa temporanea risultava in aperta
violazione della legge sulle gare pubbliche. Come le continue proroghe al contratto assegnato più di tre anni fa dal Comune di Roma a Salvatore Buzzi.
Il Consorzio Eriches 29, come spiega
il suo stesso sito Internet, “nasce come
espressione diretta del Gruppo cooperativo 29 giugno”. La persona che la Procura
di Roma considera il cervello pensante
del sistema Mafia capitale ne era il presidente e patron, fino al giorno prima che i
giudici sequestrassero tutte le quote azionarie sostituendo gli amministratori.
Ma è emerso dell’altro. Buzzi è stato uno
sponsor non da nulla nelle elezioni comunali che hanno portato nel trono di Romolo un re travicello per mille motivi: tal
Ignazio Marino (nella foto con i mafiosi prima
dello scandalo). Velleitario e instabile, capace di qualsiasi decisione pur di esibirsi, incappato in passato in un noto approfittamento sulle note spese quando faceva il
medico. Di recente non aveva pagato le
multe etc. Non era, però, generosità quella di Buzzi durante le comunali: era un
investimento sulla nuova maggioranza
che ha dato presto i suoi frutti.
E’ stato letto nella relazione di bilancio
scritto di pugno da Buzzi sulla “sua” Coop 29 giugno. Nel 2007 fatturava 10,5
milioni. L’anno successivo sono diventati 12,6, nel 2009 saliti a 13,3. Nel 2010
fatturato di 14,6, passato l’anno successivo a 17,3 e nel 2012 a 20,9. Nel 2013 altro balzo, proprio nel primo anno di Marino: 25,8 milioni. Così è accaduto con
tutte le altre coop. Anche con nuovi appalti ottenuti dal comune di Roma addirittura ad un mese dallo scoppio del “pasticciaccio” (con la Coop Eriches 29 sull’emergenza abitativa). Una scalata alle
cifre in controtendenza in tempi di …crescita zero. Ma il gruppo si è aggiudicato,
con le nuove coop sfornate, gran parte
della raccolta differenziata a Roma e persino nei comuni limitrofi (Morlupo, Ca-
stelnuovo di Porto, S. Oreste, Formello,
Lariano, Castel Madama e altri). Dal comune ha ottenuto l’appalto per la manutenzione del verde a piazza Vittorio. E da
settembre 2013 si è preso l’appalto per la
manutenzione delle aree verde nei municipi IV (quello del leader antimafia) e V.
Ha ottenuto portierato e vigilanza del
Bioparco di Roma (lo zoo) e perfino il servizio di portineria della Università Roma
Tre.
Nel febbraio 2014 il comune guidato da
Marino ha affidato alle coop di Mafia
capitale la manutenzione del verde di Villa Borghese e quella di Colle Oppio, che è
il parco sopra il Colosseo. Poi i servizi accoglienza immigrati, rinnovati nel gennaio 2014 e molti altri appalti piccoli e grandi. Per tenersi buoni tutti Buzzi ha fatto
entrare le sue coop perfino in Banca popolare Etica (46.879 euro), dove molti
esponenti a 5 stelle depositano i loro soldi
convinti di sottrarli ai poteri forti della finanza, ed ha acquisito perfino una piccola quota del Manifesto (2.680 euro). Meglio di così…
Tuttavia, né il Prefetto, né il Partito (Pd),
né il Governo sciolgono il Comune di Roma e Marino giudicatelo voi, è sempre lì.
Sarà sempre lui – così dice – a far pulizia.
Italia anni 2014 - 2015. E’ già cronaca, tra poco diverrà storia e altre storie –
così continuando – si aggiungeranno.
Aldo Brandini
osservatorio
Demografia
Iniziamo proprio da questa nota. La demografia era – un tempo, non so oggi –
una materia facoltativa delle scienze giuridiche ed economiche. Tutto per dire che
– continuando così – il mondo si sarebbe
sovrappopolato fino a mancare dello spazio …per stare in piedi. Era la tarda eco,
da noi spesso additata, dei falsi “insegnamenti” di Malthus, Falan, Proudhon. I ritorni di tali teorie si accompagnano tuttora all’ignoranza sui “tempi” e i “modi” in
cui esse si sono sviluppate e logorate. Si
dice ora che il “crescete e moltiplicatevi”
si fosse capovolto in timore 50 anni fa. Invece, il tutto è più “vetusto”: risale strana-
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mente agli anni della industrial revolution
(motore, produzione a catena) in cui l’Occidente e il Giappone uscivano dallo stato
di bisogno assoluto caratteristico di epoche
precedenti. Bastava notare – 50 anni fa –
che sin dai primi del ‘900 l’uso dei contraccettivi generava, invece, un calo demografico (Francia, Germania, Inghilterra) per capire che il “pericolo” sfumava
con l’arrivo di forme di vita, ritmi e culture …moderne. Se mai, fra le 2 guerre,
in Italia invalse una politica di incentivi,
verso la crescita demografica. Si è proceduto a singhiozzi, finché in questo 2015
James Gorman, presidente della potente
società di rating Morgan Stanley, ha affermato come l’Italia possa crescere …pur-
ché moltiplichi le nascite: “Occorre creare incentivi finanziari – afferma – per affrontare il problema delle nascite”. Si modifichi l’alzata e la direzione del “sistema
di puntamento”. La fame nel mondo si
combatte con “iniezioni” di tecnologia.
Non sono troppi gli esseri umani, ma scarse la cultura e la tecnica o – peggio ancora
– in errore.
Un nuovo “sport”: comprare al “centro”
Lo scoop vien fuori a Roma. Comprare
case svalutate del centro storico è un “vezzo” gradito al Pd e segue di poco quello di
ottenere in loco una casa a destinazione
popolare (D’Alema, Marino…). Leggete
PoLItICA
Saremmo gli ultimi a dir male di Papa Francesco, ma...
Il liberismo che non piace al Papa
Qual è quell’esatto contrario del renzismo e di ciò che si fa passare per berlusconismo – ma non è, certo, un’originalità né
dell’uno, né dell’altro – affermato da Papa
Francesco, che contraddice anche la Faraona? Entro le stesse 24 ore di questa, lui, faraone vero, monarca votato alla povertà
(almeno dei modi), lodava una cooperativa
di cui era in visita e diceva più o meno: “la
forma cooperativa è il miglior modo di lavorare e produrre, purché non sia sede di
corruzione come è capitato… Ma c’è chi,
da neo liberista, ritiene che la ricchezza si
debba prima creare e poi suddividere e
consumare…”
Siamo forse alle solite? Passa il tempo
e il sommo pontefice inizia a dare i numeri.
Giovanni Paolo II, lasciandosi sfuggire che,
secondo lui, il Paradiso era condizione astratta dell’anima, contraddisse un dogma del
Credo (credo nella resurrezione della carne
e nella vita eterna) e l’assunzione in Cielo
di Gesù e la Madonna. In qualche modo il
Paradiso è un luogo. Il papa attuale ha, secondo i rilievi, un alto indice di gradimento. Benissimo. Ma sostiene che si possa consumare ciò che non si è ancora prodotto?
Ciò è fisicamente impossibile. Ma anche a
sostenere una sorta di contemporaneità,
sorgono altre ovvie osservazioni. Al primo
posto assoluto: la cooperativa escluderebbe
il profitto, ma in realtà non lo fa. Esso viene chiamato utile e viene tassato ad ogni
“esercizio” (un anno) esattamente allo stesso modo di quello di una comune srl. L’ufficio imposte, che la sa lunga, non distingue
fra cooperativa e semplice impresa. La guarda di buon occhio? Non ci risulta affatto.
Ma non si può ignorare che la scienza economica nacque con Adamo Smith in chiave liberista e tale rimase con una prevalenza di oltre il 90% degli economisti. E’ da ritenere che non vi sia un solo premio Nobel
fra gli economisti che non sia liberista. Questa dottrina economica, che accompagnò
sin dai primi passi la “Industrial revolu-
tion” ha contribuito a togliere dalla strada
milioni di bimbi nudi e gatti affamati che
venivano mangiati dagli abitanti di strade
piene di sporcizia e malaffare. Tali le aveva
consegnate l’Europa negli anni a cavallo del
passaggio fra il 700 e l’800, a dispetto dei
sogni della Rivoluzione francese. Tali rimasero, finché la meccanizzazione, la produzione a catena, l’uso dei polifosfati in agricoltura, accompagnati dalla dottrina liberista, pur regolata o irreggimentata da Keynes, non ebbe il tempo di rivoluzionare la
società e la storia, rimasta prima ferma per
secoli. L’Europa descritta – come notiamo
spesso – da V. Hugo e C. Dickens scomparve a favore di quella che fu poi temuto
potesse avere i limiti e i difetti della “società
opulenta”. Né la crisi attuale si può paragonare a quella successiva – in Italia – alla discesa dei Lanzichenecchi. Tantomeno a
quella del 1929. Non è peggiore (se non agli
occhi di chi è insensibile o è offuscato dalle
ideologie) perché allora sopravviveva una
porzione della realtà ottocentesca: la percentuale di “sofferenza fisica” per fame e
privazioni era ben più alta… Non si va, oggi, a livello generale, in continenti come
l’Europa o l’Asia e l’Africa evoluti, in crisi
per mancanza di cibo, né di manufatti, ma
solamente per una cattiva ed errata distribuzione, in campo nazionale ed internazionale, della (grande) ricchezza disponibile
della moneta (politica monetaria) e della
tecnilogia.
Rinunziare a creare ricchezza, mettere in discussione la indispensabilità dell’utile aziendale e dello stesso profitto è un suicidio economico, ma anche un’ingiustizia. Per il semplicissimo motivo che, illudendosi ideologicamente di costruire delle
aziende che producano solo quanto basti
per gli addetti, cioè perché il bilancio vada
in pareggio, è come camminare sull’orlo di
un burrone. Al primo colpo di vento si rischia di cadervi, e, nel burrone, c’è il bilancio in rosso, la perdita aziendale. Ciò con-
duce a quello che è accaduto nel socialismo
reale e in quel tanto di socialismo contenuto
nelle società semi liberali: l’azienda produce una perdita e va sostenuta dallo Stato. In
tal modo, invece di collettivizzare i vantaggi
e gli utili aziendali, si collettivizza un passivo, un debito. Chiaro?
Perché, poi, mettere in dubbio la legittimità
dell’utile e del profitto è anche una ingiustizia? Perché l’utile – che è solo un passaggio verso il profitto – viene valutato dall’impresa o dall’imprenditore per trarne
successivi investimenti. Perché non dimentichiamo quale sia lo “spirito dell’imprenditore”. Il profitto, se lo vogliamo distinguere dall’utile, è il premio, cioè la remunerazione del “fattore impresa”. Gli altri fattori
sono: terra (rendita), lavoro (salario) e capitale (interesse). Entro parentesi abbiamo indicato le altre 3 remunerazioni relative ai
primi 3 dei 4 fattori della produzione. E’ così che ha funzionato, è così che funziona e,
quando si è tradita questa logica, si è andati
incontro a fallimenti, fame e, persino, immoralità e guerre.
Concludiamo dicendo che da tempo il
fattore impresa è diventato con certezza,
il più importante dei 4. Lo voglia o no la nostra ideologia, l’impresa cresce e produce se
l’idea imprenditoriale insita nella sua concezione è indovinata e corretta. Tutti gli altri 3 fattori, anche sommati, non fanno l’impresa. Tutti gli altri ragionamenti, tutti i
correttivi possibili, sia di scopo che di carattere sociale e civile sono da aggiungere dopo, o anche sin dal sorgere dell’impresa,
ma secondari restano. Perché è inconcepibile un apparato di produzione che non
produca, cioè che non renda in uscita più di
quanto assorba all’entrata. Il liberismo, che
non è mai stato vecchio, quindi non può essere nuovo, tende ad instaurare le condizioni per il proprio funzionamento. Contestiamolo nella forma e nella grafia. E’ incontestabile nel contenuto.
(G.Scargiali)
osservatorio
più spesso il televideo (Rai). Il centro storico va restaurato per molti motivi. Esclusa – giustamente – la visione razionalistica del fascismo di aprirvi nuove strade
(sventramenti…) per la conservazione
delle storiche volumetrie e della stessa,
memoria, occorre investirvi molti soldi.
Talvolta superiori ad una ricostruzione.
La mano pubblica prevede pseudo contributi, ma sostanzialmente è lungi dal potere provvedere. Frattanto percuote ogni
metro quadro con l’Imu. Non resta che
chiudere le strade ad oltranza, desertificare i marciapiedi dalle vetrine illuminate,
vietare lo sfratto agli over 70, aprire le
porte ad extracomunitari ed altri meno
abbienti, per ridurre il prezzo di acquisto
in direzione di quel che nella antica Roma si chiamava “nummo uno”: una monetina” per indicare una cifra bassissima.
Ma c’è chi ha modo, mezzi e motivi per
comprare. Non solo nella Capitale, ma
anche in altre città, dove i centri storici
“rischiano” di chiudere e persino ottenere
il patrocinio dell’Unesco…
“Borsa e dintorni”: Serra l’uomo
che sapeva troppo
Davide Serra, il finanziere di fiducia di
Renzi, nel 2013 scatenò le ire di Pier Luigi Bersani nella polemica sui banditi delle
Cayman e poi, seduto a uno dei 100 tavoli
della Leopolda di Firenze, creò grossi
imbarazzi nel Pd del “compagno di
merende” Matteo, per aver inneggiato
all’abolizione del diritto di sciopero che
…è un costo. Oggi, nel ruolo di finanziere, pare abbia goduto di indiscrezioni
preziose per giocarsele in …borsa. E dove se no? Ora Davide si trova immerso
nel caso delle finte Banche Popolari: casseforti del risparmio italiano all’alta finanza. Sono state prese di mira dal governo Renzi e verranno addirittura cancellate per decreto e gettate in pasto ai
grandi gruppi internazionali. Si tratta di
istituti radicati sul territorio, fondati sul
pluralismo della proprietà, che rappresentano l’unica fonte di credito per famiglie
e imprese”. Finiscono in mano a specu- >
13
AttuALItA’
Quella legge bloccata perché avrebbe favorito “Il Caimano”
Isteria antiberlusconista a mille
Mentre il tempo dimostra inequivocabilmente quanto meno la validità della
politica internazionale berlusconiana (rapporti con Russia, Libia, Turchia, Mediterraneo allargato. Africa Sub Sahariana,
tutto ciò – però – che gli Usa non vogliono) l’isteria nazionale antiberlusconista
ha raggiunto il massimo ed è strano che
avvenga quando in tanti danno Berlusconi per finito, tutti proclamano come improbabile un suo reale ritorno al vertice a
livello personale. Frattanto, giornalmente, lo chiamano ad esprimersi nella realtà
politica e in tv con gran rabbia di chi “lo
odia”.
Lo hanno definito “comma della discordia”, quello della riforma fiscale
volto ad evitare il carcere ai “mini evasori”. Non era una “norma ad personam”,
ma un modo per adeguarsi alle normative applicate all’estero… Niente norma di
buonsenso, invece, ma …un caso nazionale. Il perché non è un mistero: avrebbe
favorito il Caimano. Come se ci fossero
pochi caimani in Italia. Che cos’è, dunque, questo articolo 19-bis del decreto
che recepisce la delega fiscale che ha fatto
sobbalzare di sdegno e, certamente, timore i cuori degli antiberlusconiani? È soltanto una norma che riconosce una franchigia del 3% sull’imposta del valore aggiunto o sull’imponibile dichiarato, prima
che scatti la procedibilità penale per
chi si macchia del reato di frode fiscale.
Apparentemente non vi sarebbe nulla di
male: si stabilisce, come in altri casi, un
tetto, neppure tanto alto, che eviti il carcere a chi evade le imposte per meno del
3% del dovuto.
Il male “scatta” perché c’è Silvio Berlusconi di mezzo. L’ex Cavaliere, infatti, è
stato condannato con sentenza passata in
giudicato per frode fiscale nel processo
Mediaset. Sentenza discutibile per altri
motivi, ma il dispositivo contesta 4,9 mi-
lioni di reddito non dichiarato su 397 milioni nel 2002 (pari all’1,2%) e 2,4 milioni
su 312 (0,7%) nel 2003. L’articolo 2 del
Codice penale prevede il favor rei , cioè la
non punibilità per un reato depenalizzato
anche da una legge successiva alla condanna. Circostanza rafforzata dalla fattispecie fiscale delle contestazioni all’ex presidente del Consiglio e leader di Forza Italia.
In teoria – appena in teoria – gli avvocati di Berlusconi avrebbero potuto richiedere per il Berlusca l’incidente di esecuzione alla Corte d’Appello, la revoca della
condanna e la decadenza degli effetti della
legge Severino (a lui applicata retroattivamente) che ne hanno determinato decadenza e ineleggibilità. Scatta così il prevedibile “gran casino” generale delle reazioni.
Renzi si schernisce: “ma è mai possibile? Che cosa c’entra Berlusconi?” Il sospetto espresso platealmente, è, però, che
il regalo faccia parte di una parte segreta
del Patto del Nazareno.
“Ebbene – dice Renzi, contrattando con
quella parte della pubblica opinione – se
la pensate così con sospetto, la legge non
s’ha da fare. Anzi non la faccio”. Puerile
reazione, visto che le leggi – osservano subito in molti – non si fanno a causa di una
persona e si disfanno, nocendo alla generalità dei cittadini – specie se la legge è
giusta e opportuna come dimostrano le legislazioni straniere – a danno di una miriade di altri soggetti.
Quella che avrebbe dovuto essere cosa
facile come un po’ di footing in giardino,
diventa, così, per Renzi una bella buccia
di banana. Ma, per ora, è il suo momento.
Il presidente Napolitano, il “suo” presidente, ha fatto di peggio, molto peggio, distruggendo la famosa telefonata a danno
di tutti coloro – ma soprattutto la Giustizia – che potevano trarne vantaggio. Ha
Queste righe sono antecedenti
all’assoluzione di Berlusconi. È
lecito riportare la seguente osservazione: lui ha perso molto,
ma ancor di più ha perso l’Italia.
Abbiamo i veri colpevoli, coloro
che non l’hanno fatto governare.
nominato primi ministri mai votati dagli
Italiani, addirittura sconosciuti ai più. Ma
qualcuno lassù allora lo amava. Oggi Napolitano se n’è andato. “Non ce la faccio
per l’età”, ha affermato il longevo uomo
politico, ma risulta che ancora non si pisciasse addosso e che avrebbe potuto demandare una parte dei fitti impegni – specie meramente mondani o di rappresentanza – che ha seguito fino ad oggi con
grande disinvoltura. Succede anche ai papi: “si è di messo o l’hanno dimesso? Nulla ormai dura eterno, il suo momento è
passato.
osservatorio
> latori e fondi esteri, fra cui c’è il fondo
d’investimento Algebris, fondato da questo
“fenomeno della finanza” che, dopo essersi negato per qualche giorno ai media
che lo inseguivano, ha confessato al Sole
24 Ore: “ora investiamo sulle banche
popolari”. Ma aveva avuto il tempo di
negare di avere operato in Borsa sulle
popolari per tutto l’inizio 2015. Molti
acquisti, sono partiti proprio da Londra
e dal Lussemburgo e, sul filo dell’ insider
trading, hanno fatto incetta con straordinario tempismo, di titoli delle banche
popolari. Proprio quelle che Renzi ha
poi trasformato in società per azioni.
Quanto basta per mettere su casa. O di
più?
14
Rosario Crocetta 1 finanziaria in 3 anni
Finalmente pare si trovino 60 o 70 milioni
da spendere subito per la rete stradale siciliana. C’è voluto che le ambulanze si
perdessero, che dimostrassero quanto siano spesso terzomondisti i tempi di percorrenza. Per esempio da Catania a Ragusa.
Ma da Agrigento a Siracusa? Crocetta il
governatore – sempre coperto dal coro
dei media – ha detto subito che …ora concorre rimboccarsi le maniche. Per fortuna
che non ha detto che occorra un colpo di
reni, un cambio di velocità, uno scatto in
avanti o altre amenità. Se no dai cantieri
di lavoro saremmo tornati sui campi sportivi e …addio strade. A proposito non ci
sono neanche le palestre, ma questa è un’altra storia. Quella vera – di storia – è che
questo “presidente”, questo “governatore” è riuscito a produrre solo 1 finanziaria
in 3 anni.
Questo andrebbe ripetuto e chiarito di
continuo, senza aspettare ed augurargli di
fare la seconda. Questa Regione, così com’è, è solo un macello da cui uscire. Si
continua a non disporre neppure della famosa “programmazione della stagione
turistica” che si attende non si sa da quanto. Invece di adottare provvedimenti e far
sì che questo diventi un business come antidoto alla disoccupazione, si continua a
“parlare” di albergo diffuso ed altre amenità…
AttuALItA’
un passato recente che dovrebbe far scuola ma non è facile…
Peggio dell’approfittamento è l’errore
Di tanti “fatti” – e fattacci – oggi in Italia
si parla come di uno schifo. Lo è come
vengano lasciate a se stesse le aziende e
chi produce (nonostante si proclami, necessaria e presente l’azione dello stato),
come venga amministrata la scuola, la sanità e soprattutto gli appalti. E’ una vergogna culturale politica come vengano
trascurati i rapporti internazionali (tolta
l’obbedienza a Bruxelles) e la politica mediterranea. Ma è una vergogna come due
pesi e due misure si applichino con disinvoltura a “chi può” e “chi non può”. Presto Berlusconi non ci sarà più, ma l’odio
ideologico per il campione, il ripudio per
l’intelligenza e la capacità – altrettanto
ideologici – rimarranno, facendo il gioco
dell’approfittamento. Ben più danno
delle ruberie fa la cattiva politica. Vogliamo dire le scelte sbagliate e quelle mancate. Un uomo ruba cento, la sua cattiva politica fa un danno da mille. Se poi si sommano…
Avversione e tentativi di ripudio scattano
come la mannaia – per costume – contro
personaggi a vari livelli, ma indichiamo
solo Marchionne e Zamparini. Noi la chiamiamo la “sindrome di Svarto”. Chi non
conosca tale personaggio consulti l’Adelchi (una delle due tragedie teatrali di A.
Manzoni).
L’approfittamento avviene all’interno di
un paese – anche se tutto va peggio di come dovrebbe – anzitutto ad opera della
classe privilegiata dei “boiardi di stato”.
Tenerli in gran conto crea una costante voragine economica, sociale e civile che supera per valore negativo le malversazioni
personali dei politici o quisquilie come le
troppe auto blu… Queste restano sì inammissibili, ma è più assurdo che chi rubava
sulle note spese da medico sia sindaco di
Roma e sopravviva ad ogni errore ed ogni
scandalo. E’ solo un esempio, intendiamoci, ma è significativo: ci sono momenti in
cui “qualcuno può tutto”. Vedi Crocetta. Non ci sono errori che tengano… Ma il
danno conseguente alle cattive scelte politiche e amministrative, alla mancata politica interna ed internazionale (fra cui la ricerca di energia al di fuori dei confini) è
ancor più grande. Di larga misura. Berlusconi resta uno che, anche col patto del
Nazareno e il sì con cui si è fatto per un po’
di lato a favore di Renzi, dimostra che ciò
che gli preme è che l’Italia (convinto che la
crescita ed i vantaggi per la sua nazione
siano anche suoi vantaggi e lavora in tal
senso) sia indirizzata in un certo modo che
lui vede mirato alla crescita e allo sviluppo.
Non poco. A temperare i suoi supposti eccessi da “capitalista” dovrebbe lavorare
un’opposizione preparata e sensata. Comunque le decisioni sbagliate o mancate,
sono peggio del malcostume.
renzi peggio di Berlusconi
Così Landini stronca il premier
Doveva succedere, prima o poi. Dalla sinistra arrivano rimpianti per Berlusconi. Provengono da Maurizio Landini, vecchio di sindacato, da un po’ segretario della Fiom-Cgil
(specialista nei diritti dei metalmeccanici, gli
operai per eccellenza). Le prime battute risalgono a fine novembre scorso, ma da allora
Landini non esita a ripetersi sotto varie forme.
Finché il sindacalista, made in Emilia di recente sbotta: “…in quello che sta facendo nel
campo del lavoro il presidente del Consiglio
Matteo Renzi, ‘ragazzo’ che ha un versante
un po’ padronale e autoritario, è peggio di Silvio Berlusconi”.
A chi gli chiedeva chiarimenti Landini non
esita a circostanziare le proprie dichiarazioni: “su quello che sta facendo sul lavoro sì,
perché il governo Berlusconi di fronte a manifestazioni e scioperi prese atto, si confrontò, discusse con i sindacati. Qui siamo davanti ad un governo eletto da nessuno e vorrei
ricordare che anche il programma che sta applicando Renzi non è mai stato sottoposto
a verifica. Sta usando una crisi del sistema politico italiano per far passare le proposte
della Confindustria e ha deciso di procedere senza il consenso dei lavoratori e dei giovani”. Più di così…
Matteo Renzi, fedele alla sua vena polemica, non si è fatto attendere: “ricordo che
l’Italia è una repubblica Parlamentare. E’ il Parlamento che da fiducia al governo, secondo la Costituzione. E proprio Landini nel dibattito sulla riforma costituzionale ha
fatto molto per evitare che diventasse qualcosa di diverso”. Landini può non essere condiviso al 100% ma la sua ribellione nella forma e nel contenuto rimane.
osservatorio
Un secolo e mezzo di politica: ma che
hanno fatto?
A “buttarla giù dura” contro la classe politica italiana ci pensa via etere una signora nel corso di una chiamata degli ascoltatori del tipo “anch’io”. Lo fa fra una canzone e l’altra di una radio palermitana di
successo nazionale (diciamolo, la famosa,
o famigerata per la concorrenza, Radio
Margherita). La signora si chiede non sappiamo da che angolo della Penisola che
cosa abbiano mai fatto i governi nazionali
in 150 anni e parla di storia: non hanno
fatto nulla, dice fuori dai denti, se non
danni e cose pietose, oltre ad appropriazioni indebite, approfittamenti o veri e
propri furti, malversazioni etc. La signora
intuisce che i “veri” massimi danni vengono dal malgoverno e dal mancato governo. Si tratta di un’ovvia esagerazione, ma
non possiamo che dirle “brava”…
Parla in Tv il papà di Muad arso dall’Isis
Ma, se il pesce puzza dalla testa, ecco un
papà arabo, insigne professore di storia,
elegante con il suo kefiah, pronto a stigmatizzare la situazione della rivolta dell’Isis e
di Boko Haram. Avviene in piena Rai 1.
“Per gli americani – afferma il professore –
tutto questo è solo un gioco. Ovviamente
crudele. Un giorno finanziano i rivoltosi,
l’indomani li avversano e li bombardano.
Tutto serve a tenere in piedi la guerra, a
vendere armi, a debilitare il territorio, a
creare possibilità di approfittamento dall’oggi al domani gestendo il tutto di volta in
volta. Basta che la ferita non si sani. La Giordania e l’Egitto con i loro interventi militari
– prosegue il professore – hanno assunto un
comportamento coerente. Speriamo che
continuino. I ribelli mi hanno tolto il secondo dei miei figli. Ha voluto fare il pilota di
aerei nell’aviazione giordana, il nostro paese. Ha pagato troppo caro e troppo presto il
prezzo. Riflettete. E’ impossibile che una
masnada di ignoranti, anche del Corano,
elaborino tattiche tanto sofisticate di occupazione e guerriglia, senza essere consigliati da dietro le quinte. Colpevoli sono gli Sta- >
15
AttuALItA’
Assad ha tenuto duro e gli usa non gli hanno rubato il regno
dalla Siria con orrore
Forse la storia recente della Siria è la
più significativa, per illustrare gli errori e
l’ostilità dell’amministrazione Obama contro il “Mediterraneo allargato”. Quel bacino che – per svariati motivi politici, economici e culturali – potrebbe essere (e lo sarà)
il motore del benessere europeo viene sottovalutato o visto con invidia ed avversato
persino dall’Ue, ma aggredito con evidenza
dalla politica americana. Non a caso abbiamo detto non Obama, ma amministrazione Obama, convinti sin dalla vigilia della
sua prima elezione che il presidente degli
slogan e della demagogia del “we can” ed
altre amenità, sia sicilianamente un pupo.
Il guaio è che i pupari sono anch’essi balordi, assetati di plutocrazia e potere, “ultra
vires” ed oltre la durata di una o due vite.
L’America (cosiddetta) avrebbe mille motivi per credere nell’alleanza – e in una buona dose di lealtà – della “Vecchia Europa”
che fu la sua matrice e vorrebbe ora rinnovarsi, assumendo un ruolo strategico cosciente. Questa, non lo possiede. Ma potrebbe acquisirlo con il si degli Usa. Stupida
e stucchevole l’Inghilterra che la vede ancora alleata esclusiva per probabile fede nella
massoneria atlantica…
Occorre osservare come l’Europa non
abbia perso le guerre per poca capacità culturale e civile, o scarsa tecnologia e capacità
d’invenzione, ma per carenza di materie
prime e di organizzazione (produzione a
catena, scienze di marketing). Non conta
nulla che una parte di essa sia formalmente
fra i vincitori, perché, se mai, abbiamo visto
crescere di più gli stati sconfitti…
Gli Usa, che sono degli “assi” nei rilievi
statistici e negli studi di mercato, sanno bene che, mollando le redini all’Europa e se
essa fruisse delle enormi riserve offerte dall’Africa e dalle possibilità dei Mediterraneo
allargato, con relativi traffici provenienti
dall’est, compirebbe un vigoroso balzo in
avanti. Essi temono, addirittura, che possa
divenire incontrollabile. Il tutto, prima o
poi, avverrà. E’ più certo che probabile.
Gli stessi Usa, per invidia e limitatezza
di idee, non si accorgono che, avversando
l’Europa e il Mediterraneo, tenendo il più
possibile l’Africa in sottosviluppo, vanno
già a finire, nella corsa per la supremazia
mondiale, alle spalle di entità come Cina,
Brics, Far East compreso il vecchio Giappone, che è sempre una potenza. Per non
dire della Russia. In altri termini, come
amica sarebbe meglio l’Europa, il Continente che ha ideato la civiltà moderna, di
cui gli americani sono adesso “figli indegni”.
Nella loro politica di destabilizzazione dello scacchiere Mediterraneo, gli Usa hanno cercato di “rubare il regno” ad
Assad, scatenandogli la rivolta in casa ed
infamandolo in ogni modo con la solita
macchina mediatica. Loro, la terra dei Rotschild, i padroni del sistema bancario mondiale... Hanno fatto avere ad Obama, presidente pro forma, un vergognoso Nobel
per la pace, quando non aveva fatto un bel
niente, se non esternare propositi, promesse e consigli… Ma, peggio che mai, hanno
fornito armi prima all’Isis in funzione anti
Assad, poi ai nemici dell’Isis in funzione
anti Jihad. Hanno fatto letteralmente un
macello. E, secondo quanto dice il papà
(professore di storia) di un pilota da guerra
musulmano catturato dall’Isis e bruciato vivo, si sono anche “divertiti” in tutto ciò e
venduto, a destra e a manca, fior di armamenti…
Forse il Muos (non c’è prova scientifica
che le radiazioni nuocciano) servirebbe oggi all’Italia e alla Sicilia in funzione “anti rivoltosi libici”, ma ormai non c’è da meravigliarsi che nessuno voglia niente di yankee
in casa.
Pubblichiamo una foto della coppia
reale siriana ed una delle due carriste,
che possono anche divenire simbolo dell’evoluzione della donna musulmana, purtroppo le seconde in azione di guerra. Vi
Bashar al Assad
con la moglie Asmā
convincerebbe che questa coppia reale, dallo stato più occidentale del Medio Oriente,
fosse partito l’ordine di uccidere anche folla
civile con il gas ustionante? Un provvedimento bellico che quasi nessuno al mondo
adotta dal tempo della 15 – 18?
Qualche notizia sulla Regina. Asm al-Asad
è nata ad Acton, presso Londra, da un noto
cardiologo siriano, Fawaz Akhras. Laureata
in informatica e letteratura francese, ha lavorato, nel 1997 presso la sede londinese
della Deutsche Bank (analista nel ramo vendita ed acquisto degli hedge fund), occupandosi dei clienti di Estremo Oriente ed
Europa. Un anno dopo è passata per 3 anni
alla J.P. Morgan, fino al matrimonio. A differenza delle precedenti first lady siriane, Asmā al-Asad ha mantenuto un alto
profilo, occupandosi direttamente di eventi
caritativi ed anche politici e diplomatici. Ha
creato progetti di sviluppo per la Siria, tra
cui la prima Ong siriana: Fund for Integrated Rural Development of Syria o Firdos,
per lo sviluppo rurale sostenibile. Si è occupata anche di educazione femminile
nel mondo arabo e del ruolo delle donne
imprenditrici, della diffusione dei libri per
bambini, dello sviluppo dell’informatica.
Appoggia eventi culturali, in particolare
storici ed artistici. Le è stata conferita, dall’Università La Sapienza una laurea honoris causa in archeologia Asmā e Bashar alAsad hanno tre figli.
osservatorio
> ti Uniti d’America. Se volessero li sgominerebbero in un attimo, perché sanno dove
sono…”.
La triste radio domenicale
Con una sorta di sadismo, Radio 1 dedica
la domenica mattina alle “Voci dal mondo”. Nessuna di tali voci dà un messaggio
di speranza o di augurio. Giungono solo
drammi e problemi. Possibile? La reazione e i commenti sono di un buonismo sterile, lacrimevole e irritante. Tale buonismo è unidirezionale, mirato ad una visione assolutamente ideologica, lontana da
osservazioni di carattere realmente tecnico, dai numeri del problema che non siano quelli – descritti come apocalittici –
16
dei dati negativi dei problemi. Tale quadro del mondo è falso. Gran parte del terzo mondo sta uscendo dal sottosviluppo
totale o parziale in cui versava. I problemi
esistono, ma non sono di carattere globale, addirittura cosmico, come vengono descritti. I rimedi vanno cercati nel diffondere la cultura e soprattutto le tecnologie
legate al progresso in atto dal tempo della
rivoluzione industriale da cui quei determinati territori sono stati esclusi per vari
motivi che non vengono adeguatamente
esaminati nella trasmissione. Essa fa riferimento ad una generica “cattiveria umana” come se fosse tutta da una parte che
resta nelle nebbie più indeterminate, mentre dall’altra parte ci sarebbe il “buoni-
smo”, unica arma, assieme ad espressioni,
quali ecologia e sviluppo compatibile e
qualche altra che sostituirebbero anche i
10 Comandamenti delle tavole di Mosè…
Oh mia brutta Madonnina…
L‘estremismo laico e l’eccesso di zelo interculturale possono condurre oggi oltre i confini della decenza e della stupidità. Occorre
sapere che Giacomo Pisapia, attuale sindaco del capoluogo lombardo, è uno di quei
mezzi milanesi che finiscono per essere né
carne né pesce: ti puoi aspettare di tutto.
Madre milanese e padre di Caserta, forse
non ha mai cantato il “Bella Madunina”
che è l’inno della città che gli ha offerto il
AttuALItA’
La confessione occidentale afferma da 2000 anni “ama anche il nemico”
Ancora più buoni? e’ risibile…
Non c’è dubbio che da europei e da
italiani, portatori fra i primi di una civiltà
nutrita da quell’insegnamento messianico
che giunge all’esortazione, unica nella
morale di tutto il mondo “ama anche il
tuo nemico”, dobbiamo affermare la
qualità del nostro modo di pensare e di
agire a livello planetario… Una parte del
mondo non cristiano, quello che afferma
di combattere difetti e limiti della civiltà
occidentale e persino latina, ci accusa di
nuove crociate, mentre invia minacce ed
aggressioni che non hanno riscontro nell’atteggiamento che proviene da parte
“nostra”.
Ripetiamo ai non credenti la lezione
di Benedetto Croce (un pensatore che,
tuttavia, in linea generale non condividiamo) con la sua opera “Perché non possiamo non dirci cristiani”. Per quanto l’intera civiltà umana sia nata per affermare pubblicamente la giustizia e per difendere i deboli dai prepotenti del momento, l’occidente cristiano è permeato
di assistenzialismo e welfare, ritenuti valori assoluti e veri e propri traguardi da spostare sempre idealmente più avanti verso
maggiori traguardi.
Di fatto, comunque, le reali affinità
fra le tre religioni abramiche – cristiana, ebraica, musulmana – sono notevoli.
E’ altrettanto notevole il numero dei non
credenti e dei dubbiosi in tutte e tre le realtà confessionali e civili. Diciamo in altra
parte di questo stesso numero che il mondo musulmano ha non solo una, ma più
ragioni per lamentarsi con l’Occidente.
Ma soprattutto deve rivolgersi al modo di
impostare il “mercato” economico e finanziario vigente negli Stati Uniti d’America. E lo stesso modo di aver impostato la
“guerra economica”. Così come non ci
stanchiamo di ripetere, come tutta la politica Usa sia stata colma di errori sin dal
tempo delle due guerre: Esse, nei fatti,
hanno dato ragione alla cosiddetta Ame-
rica in conseguenza della supremazia bellica, dovuta alla grande disponibilità di
energia di cui essa ha goduto, oltre alla
elaborazione di un’inedita organizzazione
della produzione (in serie) e di studi di
marketing in cui tuttora l’Europa marcia
in ritardo. Per altri versi, nel campo delle
invenzioni singole, ma anche dell’invenzione in generale, della ricerca e della sperimentazione, l’Europa non è certo rimasta indietro. Anzi. Fino alla elettricità, alla
radio, al nucleare, ai motori,alle tecniche
dei trasporti, tutto è “nato” in Europa ed è
stato poi applicato in modo “amplificato”
in America.
L’Usa ha temuto l’Europa fino a danneggiarla profondamente nei rapporti con
l’Africa con la quale, la colonizzazione
prima e la pacificazione dopo, avrebbe
stabilito – e potrebbe farlo ancora – un
tandem vincente. Ma tenere l’Africa, demagogia a parte, in un forzato stato di sottosviluppo e destabilizzarla, come ha fatto
negli ultimi anni, suscitando nuove rivoluzioni, nell’alveo di regimi che erano la fotocopia – addirittura migliorata in senso
democratico – di quelli da essa stessa tanto amati da sempre in Sud America etc, è
una scelta ottusa come non mai.
La riprova è la situazione in cui l’amministrazione di Barack Obama (lui e soprattutto chi gli sta dietro) sta lasciando gli
Stati Uniti d’America. Suoi nemici o avversari sono la Cina, i Brics, l’Africa, il
mondo musulmano ed oggi – se non vuol
vincere l’oscar della stupidità – anche l’Europa. Per non parlare della Russia. In pratica gli Usa non hanno più alleati.
Perché anche il Giappone ed il nascente
Far East intero gli è economicamente avverso. Oggi più della guerra armata può,
come accennato, quella economico finanziaria, inventata dagli Usa, ma anche dai
tempi moderni.
Veniamo al dunque. In tutto questo
quadro, porre al primo posto – come fan-
no tanti nostri demagoghi – la necessità
di dimostrare ai Musulmani fondamentalisti dell’Isis e di Boko Haram, la validità
del nostro modo di intendere la civiltà,
per persuaderli che “non è poi così male
come loro dicono” risulta risibile. Ben
altre sono le componenti presenti sul campo, le forze, la realtà effettuale. La prova
della “bontà” occidentale la forniscono, in
anni recenti, ma già lunghi, la Marina italiana, Lampedusa, Pozzallo e l’Italia tutta,
la stessa Europa e l’intero Occidente tradizionale, con l’accoglienza che, proprio
l’Italia offre, fornendo sin dal primo giorno un trattamento che conferma nei nuovi arrivati di essere già nello sperato Bengodi. Fondamentale è che, nella stessa realtà musulmana, le nazioni più grandi ed
evolute (Egitto, Turchia, Tunisia, Giordania e Iraq ed anche Iran e Siria) siano le
prime ad annullare Iris e Boko Haram.
(G.Scargiali)
osservatorio
massimo “scranno”. Ecco il suo no, dunque, alla presenza della riproduzione della
Mamma di tutti noi, riprodotta “tutta dora
e piccinina” come quando brilla da lassù,
sul Duomo gotico di merletto, quasi fosse
dal cielo … “Brilla de luntan”, ma non fia
che brilli fino all’Expo, dunque. Tutto quel
che è – in grado di muovere l’animo anche
di chi Milano non la ama quasi per nulla –
dice ben poco al Sindaco Giacomo Pisapia
che vuol radiarne la presenza dall’Expo,
l’esposizione universale che non deve “offendere” nessun visitatore. Ma chi può mai
sentirsi offeso da una Madunina, dora e
piccinina, caro Pisapia? Forse uno come te.
Ma dei visitatori come te – forse – l’Expo
non ha proprio che cosa …farsene.
Scommettiamo che
Imposte ed evasione. Ecco ciò che è “di moda” argomentare sulle cause della crisi. La
teoria è di per sé già risibile. La crisi è ben
più vasta nei numeri e nei fatti. Nei numeri
perché occorrerebbero cifre enormi per sanare la situazione (come l’intende l’Europa).
In sostanza irraggiungibili. Nei fatti, perché
gli errori di impostazione dell’economia e
della finanza – in gran parte facili da individuare – sono tali e tanti (anche qui) che l’evasione, come anche le malversazioni e i privilegi in sé della classe politica, hanno pochi
zeri, pochissimi zeri, rispetto a quelli del
danno del malgoverno delle scelte cattive e
di quelle errate… Ma ecco che una voragi-
ne appare quando si viene a scoprire l’evasione del settore scommesse. Non di quelle
clandestine, bensì di quelle “autorizzate”
che hanno trasformato vie e crocicchi in
piccole e medie bische, di fatto anche aperte
ai giovani. Vi regna di certo l’immoralità e
vizi d’ogni genere. Siamo già all’indecenza.
Ma quel giro vorticoso di mero denaro dell’azzardo da cui lo Stato dovrebbe trarre beneficio, è anche un regno dell’evasione. Altro che evasione in stato di necessità (carenza obiettiva incolpevole del denaro) tanto
frequente al giorno d’oggi, specie di fronte
all’esosità di imposte e tasse. L’Italia dice no
ai casinò per destagionalizzare posti come
Taormina e Cefalù e spalanca le porte all’immoralità dei casinò da marciapiede.
17
trASPortI
A
Proprio mentre crescono i traffici mediterranei. La reazione della Fit Cisl
L’aggressione della Fsi ai ferry boat
Sulla stroncatura al servizio degli storici
ferry boat sullo stretto di Messina – che
comunque rimarranno in servizio per le
merci – abbiamo ricevuto dalla Segreteria regionale della Fit Cisl un comunicato e il testo di una lettera di protesta. Il
tema è la minacciata soppressione, da parte della Fsi spa, del traghettamento dei
convogli ferroviari e il drastico peggioramento del servizio in genere attraverso lo
Stretto di Messina.
Della Fit-Cisl abbiamo incontrato il dottore Amedeo Benigno, un buon interlocutore in tema di comunicazione.
La lettera porta la firma anche degli altri
sindacati Filt Cgil - Uiltrasporti - Fast ferrovie - Ugl Trasporti - Orsa Ferrovie - Sas
MaNT. Al contrario i sindacati chiedono un miglioramento del servizio, sia
per il numero delle corse che della qualità
del servizio. Ciò per garantire la riconosciuta continuità territoriale fra la Penisola e la Sicilia, che comporta da sempre varie conseguenze non tutte certamente favorevoli all’Isola (mancati contributi riconosciuti invece alla Sardegna) ed
il cui venir meno comporterebbe ben altri
interventi…
Pubblichiamo dunque, qui di seguito, il comunicato.
“Non siamo disposti a trattare una eventuale riduzione del servizio universale ferroviario garantito dai treni a lunga percorrenza e dalle navi traghetto ferroviarie
impiegate nello Stretto di Messina.
Piuttosto chiediamo un confronto serio
18
sull’ammodernamento della flotta navale
e delle carrozze in composizione ai treni
a lunga percorrenza per aumentare l’offerta attualmente insoddisfacente, e sul
rilancio del trasporto merci su rotaia con
politiche regionali mirate, con la possibilità di accedere alle sovvenzioni indicate
nella legge di stabilità 2015”.
A dire no così alla paventata dismissione
del servizio di traghettamento sullo Stretto, sono i sindacati in una lettera inviata
al Ministro dei Trasporti, al Presidente
della Regione Crocetta e a Ferrovie dello
Stato.
“Si tratta – scrivono i sindacati – del
mancato rispetto di un diritto costituzionalmente garantito. Solo l’attuale
organizzazione del servizio ferroviario
garantisce la continuità territoriale
dell’Isola e pertanto la sua scomparsa o la
sostituzione con soluzioni alternative,
che prevedano per i cittadini l’attraversamento dello Stretto da semplici pedoni,
rappresenterebbe un ulteriore colpo allo
sviluppo economico dell’Isola, marginalizzandola e incrementando il gap rispetto al resto del paese in termini di infrastrutture e collegamenti ferroviari veloci”.
Queste le osservazioni e le conclusioni dei sindacati, che appaiono certamente sacrosante di fronte ad una prospettiva
storica che, al contrario, vede nell’incremento dei trasporti uno strumento nevralgico per lo sviluppo e lo stesso mantenimento di un tenore generale di vita de-
Contro i provvedimenti di Ferrovie dello Stato Italiane spa, sono
insorti tutti i politici in modo bipartizan. Ci hanno inviato comunicati
“di fuoco” da destra Francesco Cascio, coordinatore regionale di Ncd,
Marco Falcone, Presidente di FI
all’Ars e il deputato nazionale Beppe Lumia, oggi massimo esponente del suo partito in Sicilia assieme
all’astro nascente Davide Faraone. A Messina ha marciato quel che
si dice “mezza città”. Nessuno, ripetiamo, dopo aver eletto un sindaco
che porta spesso addosso la t-shirt
No ponte, vuol riconoscere pubblicamente che la città dello Stretto
avrebbe necessità e trarrebbe enormi vantaggi dal Ponte. Folco Quilici che ci ha ricordato come anche
Pontefice significhi costruttore di
ponti è stato accusato di “interesse
personale”. Alla sua veneranda età
ci sarebbe comunque da fargli i complimenti anche in tal caso…
gno di un paese progredito. L’isolamento mette, invece, regioni come la Sicilia a
rischio di un arretramento su posizioni
“terzomondiste”, proprio quando il
mondo e la crescita dei traffici in
Mediterraneo chiedono a gran voce
che la Sicilia si attrezzi meglio e di più,
per partecipare a quegli incrementi comunque già in corso, per i quali si stanno
attrezzando in Grecia, Adriatico, Spagna
e persino in Marocco.
Chiara Scargiali
trASPortI
Per negativa che sia non tutto andrebbe perduto…
treni da e per il continente:
Quanto c’è di concreto
La Sicilia, dunque, rischia fortemente di perdere a
breve i treni a lunga percorrenza e la continuità territoriale. Già i collegamenti di Trenitalia erano stati ridotti al
minimo, con 10 corse (tra andata e ritorno) oltre lo Stretto, mentre tra 5 mesi dovrebbero scendere a 4. Adesso si
cercano soluzioni…Ma siamo in ritardo, visto che da mesi i comitati pendolari siciliani gridano allo scandalo. E
non solo per quanto riguarda la lunga percorrenza, visto
che negli ultimi anni sono state tagliate corse per qualcosa
come dieci milioni e mezzo di euro. una cifra enorme.
Le Fsi hanno reso ufficiale che, con l’entrata in vigore del nuovo orario ferroviario, a partire dal 13 giugno
2015, i “servizi universali” con i due treni InterCity diurni
Palermo/Siracusa – Roma, e l’InterCity Notte Palermo/Siracusa – Milano, saranno definitivamente soppressi.
Dal 24 maggio del 2011 le Ferrovie dello Stato sono divenute Ferrovie dello Stato Italiane Spa o FSI con 69.631
dipendenti e 16.755 km di rete ferroviaria.
A livello planetario (ed europeo) le ferrovie sono oggetto
di interesse ed investimenti. In Italia si pubblicano, invece,
solo i dati del calo (comunque lieve) dei passeggeri. Esso
andrebbe esaminato per linee ed aree geografiche, assieme ai motivi specifici. Persino gli Usa stanno cercando di
recuperare il loro ritardo tecnico in tema di elettrotreni,
rispetto ad Europa e soprattutto Far East…
Per raggiungere il continente ai siciliani rimarranno
– negli attuali programmi – i soli due treni InterCity Notte Palermo/Siracusa – Roma. Per lo più dalle altre città
dell’Isola non potranno
che raggiungere Messina con un treno regionale e da qui, a piedi, la nave traghetto che li porterà in
Calabria.
La decisione delle Fsi sarebbe conseguenza della
mancata erogazione dei fondi statali (47 milioni di euro
annui) che lo stesso Ministero dei Trasporti aveva in un
primo tempo confermato (23 dicembre 2014).
Ma le Fs Italiane gettano acqua sul fuoco, precisando come …non abbandonano lo Stretto di Messina,
anzi investono e potenziano. Non ci sarebbe nessun “posto a rischio” fra il personale impiegato nelle attività di
navigazione, perchè i 62 dipendenti saranno ricollocati in
Rfi nelle attività di terra e di bordo. Come è costume italiano, non è “il servizio” che conta. Non è fondamentale
che il territorio, il lavoro, le relazioni pubbliche e private
ne soffrano, ciò che più conta. Bensì i posti di lavoro a breve nel settore. Questo sottolineiamo è un sintomo di incultura e permanente sottosviluppo congenito nel sistema… Si ribadisce comunque, sempre da parte di Fsi, che
le attività di traghettamento di carrozze e carri merci
proseguirebbero regolarmente, con un’organizzazione più funzionale e vicina alle reali esigenze. Il progetto prevede, a partire dallo stesso 2015, a carico del Gruppo Fs Italiane e senza alcun onere aggiuntivo per lo Stato,
un servizio alternativo di traghettamento veloce fra Messina e Villa. (C.S.)
Ci sarebbe bisogno sullo Stretto per il bene di tutti
Non del Pontone ma del Ponte…
Mentre la continua inservibilità dell’approdo di Tremestieri sarebbe ormai
una barzelletta, se non significasse la sospensione ripetuta della paga ai lavoratori
e impiegati addetti (la stampa peloritana
parla addirittura di 300…), c’è chi dice
che anche quella sia tutta una storia di
“magagne nella magagna”. Si dice che la
ditta che rimuove la sabbia la depositerebbe “troppo vicina” per ovvi motivi…
Ma questa è solo “una delle tante”. Perché dalle autorità a coloro che vollero
l’approdo – che sono ancora vivi e vegeti
fra noi – si appellano agli errori di progettazione e molti messinesi definiscono
Tremestieri un posto “senza padre né madre”. Era ovviamente nato per decongestionare la città dal traffico dei Tir. C’è
chi fa il conto degli studi di impatto ambientale mai ben fatti per l’attuale approdo e da farsi per le alternative che, a questo, punto pare risultimo tutte impercorribili. Vi si esercitano tutti: dalla Forestale
al WWF…
Il pontone frattanto viene ingaggiato,
tre mesi sì e tre no per rimuovere la sabbia. Ma non del pontone, bensì del
Ponte sullo Stretto avrebbero bisogno
sia Messina che la Calabria e la Sicilia
tutta. Non ricordiamo le battaglie condotte all’arma bianca da questa piccola rivista, ripetiamo i nomi dei veri addetti ai lavori, dei veri tecnici nella cui mente il bene di tutti e le motivazioni autentiche prevalgono sull’interesse particolare, individuale e sul pregiudizio e la disinformazione. L’Ing. Rodolfo De Dominici nientemeno che presidente dei “sistemi portuali” di tutta Italia, che nell’opinione diffusa avrebbe dovuto essere avverso al Ponte. L’Ing. Prof. Rocco Giordano editore Salerno, anche lui accorato sostenitore del Ponte. La P.ssa Leandra D’Antone di storia contemporanea (Università
La Sapienza) autrice di un intervento quasi memorabile nel corso del convegno organizzato nella sala di Sant’Anna (Museo
d’Arte) a Palermo due anni fa dalla Fondazione Curella. Infine, la nostra intervista recente con Aldo Garozzo, l’uomo
che ha il merito di aver portato Augusta al
livello di secondo porto della Sicilia (dopo
palermo) nei programmi Ue relativi al sistema Ten-T. Tale programma è una delle
più importanti e positive iniziative dell’Ue
(lo ripetiamo sempre). Ten sta per trans
European network e riguarda anche il web
e tutte le “reti” in generale. La T sta per
Transport e prende le mosse dall’unificazione degli scartamenti ferroviari (oggi oltre 10) fino al programma dei corridoi, fra
cui il Corridoio 1 Berlino – Palermo – Augusta. In tali programmi è compreso il
Ponte. Non lo vedranno i 70enni, ma che
il ferro lo regalino i cinesi, che i fondi li
metta qualche Emiro, qualcuno fra non
molto tempo lo vedrà.
A chi gli dicesse che l’isolamento rende all’immagine della Sicilia, Garozzo risponderebbe: “faccia il conto di quanto le costa quel tratto di mare che la separa dal
Continente”. (Gesse)
19
AttuALItA’
era un uomo – non il solo – dalle mille cariche
Helg in manette:
l’antimafia cambierà rotta?
Il procedere della lotta alla mafia
riceverà finalmente un atteso colpo di timone? L’arresto in flagranza di reato
di Roberto Helg, che ricopriva al contempo le cariche di presidente della Camera di Commercio e della Confcommercio Sicilia, ma anche di vice presidente
Gesap (aeroporto), potrebbe segnare una
svolta nella storia dell’antimafia e dello
stesso modo di concepire la realtà delle
protezioni e del “pizzo“, ritenuto – con
visione ristretta – un pilastro della mafia
siciliana. Ben altro è il modo in cui questa
opera e si muove, nel senso che più vasto è
il raggio d’azione, più articolate sono le
attività, più alta si trova la massima “posta
in gioco” etc. Focalizzare le estorsioni potrebbe, invece, sboccare in una sorta di
depistaggio… Anche se non bisogna escludere dal “pianeta mafia” i livelli più bassi
ed i ladri di galline. Come tale, in proporzione al suo censo e la sua “veneranda”
età, si muoveva evidentemente Helg. Un
insospettabile, un severo moralista, finito
in manette mentre Palermo era inondata
dal sole più bello dei primi giorni di marzo: il sole che la fanno amare.
Siamo al triste epilogo di una vita che
lo aveva visto sempre fra i notabili della
città, noto nella realtà imprenditoriale
dell’intera Sicilia, più per i suoi incarichi
istituzionali che per la sua valentia di uomo d’affari. Per quanto ci si affretti da
“quasi” ogni parte a trattare come sempre
il caso – nella terra di Pirandello – come
quello di una cellula impazzita, l’opinione
generale potrebbe pesare su un cambio di
rotta della cosiddetta “antimafia”. Sarebbe bello provenisse proprio da Palermo,
città accusata di essere una autentica “fucina” di questa speciale forma del malaffare...
Helg era anche vicepresidente della
Gesap, la società che da sempre gestisce
l’Aeroporto a Punta Raisi. In tale veste
stava riscuotendo una tangente da 1000
euro dalle mani del noto e valente pasticcere Palazzolo di Cinisi che, da anni, gestisce il bar pasticceria dell’Aeroporto.
Una gestione che – come sempre avviene
in Italia – andava soggetta a scadenze
revisioni e rinnovi... E c’è chi – da
perfetto italiano – vuol moralizzare queste situazioni abolendo la possibilità della
proroga delle concessioni. Il che, in generale, significherebbe: spreco di esperienza,
spreco di denaro, sottrazione di diritti
quesiti (che i nostri codici, non il sentimento generale protegge decisamente).
Come consigliere di Gesap, Helg si era
designato “da sé“, essendo preposto a tale
compito dalla Camera di Commercio. Però, dovendo scegliere un vicepresidente,
20
anche la carica di numero due dello scalo
aereo era finita a lui. Dalle tre cariche ricoperte c’è da pensare che riscuotesse discreti gettoni mensili. Tuttavia, ai Carabinieri ha risposto: “L’ho fatto per bisogno.
Avevo la casa pignorata”. Che anche lui,
paladino dell’antimafia, dell’addio al pizzo e della legalità, evadesse anche tasse e
imposte il cui pagamento è elevato ad ulteriore simbolo della legalità? L’indagine
è in corso e qualcosa ci dirà, speriamo.
C’è da chiedersi dove fossero finora
coloro che gli stavano intorno. C’è da chiedersi come non sospettare di uno che aveva concluso con un default la vita della
propria catena di negozi in città, ma era
“mantenuto” nelle due cariche. Non è
questo, purtroppo, un caso unico nel capoluogo e in tutta la Sicilia, piena di personaggi che ...sopravvivono a se stessi.
Lo scorso anno chi scrive queste righe
ebbe un battibecco, perchè in un articolo
sulla carta stampata apostrofava Helg solo
con il cognome, senza nome e senza citare
le cariche. Quelle pagine sono ancora consultabili e il destinatario del “grosso” dell’articolo ebbe molto a ridire. Quasi che
avessimo sbagliato per ignoranza, ineducazione, trasandatezza, poca professionalità...
Non era così. Da sempre ci battiamo
per dire che la mafia, così com’è oleograficamente descritta - quella che spara, che
chiede il pizzo, che vende droga per strada - non è la vera mafia. Cerchiamo sempre di affermare che, come nei romanzi e
in certi reality, il capo mafia vero è l’ultima persona fra quelli che dovrebbe essere
sospettato: è proprio fra coloro che guidano il carro dell’antimafia. Ma anche questi, sottolineiamo, servono poteri superiori. Chiariamo: non tutta l’antimafia è cor-
rotta. Qualcuno, anzi, paga per non esserlo... I siciliani veri dovrebbero saperlo tutti. In genere lo sanno. Assumono la triste
realtà con il biberon... Tuttavia sono costretti a subire descrizioni “di rito” e qualcuno - a parte gli sprovveduti - finisce per
crederci anche un po’...
Ai pentiti, che parlano - a volte - persino
dai palcoscenici o davanti ai microfoni
dei media, vorremmo sempre chiedere
perchè non dicono tutto. Perchè mai tengano gli assi nella manica, nei confronti
della verità superiore. Ma il motivo è anche intuibile... Per fare i pentiti, come
persino per essere poveri ed esserlo bene
(cioè assistiti), occorre applicare delle
tecniche. Sono forme di professionalità
anche quelle.
Il “professionismo dell’antimafia”
è, per certi versi peggiore della mafia che
afferma di combattere, come lo sono le
false associazioni di carità.
A chi ci rimproverava, senza darci possibilità neppure di parola, per aver glissato
sulle cariche del personaggio, oggi pubblicamente in manette, cercammo di rispondere che meno di 24 ore prima un “vero”
imprenditore siciliano ci aveva detto - senza sapere che cosa ne pensassimo - questa
battuta: voi palermitani siete quelli che tenete su un vecchio stolido come (omissis...) in due cariche che dovrebbero andare a qualche persona operativa. Ma, poverino, non ne sapeva abbastanza: era anche lui fin troppo leale ed ingenuo.
Nota: per sapere che cosa abbiamo già
scritto sulla mafia, battete la “magica” parola sul motore di ricerca, in alto sull’home
page del nostro sito www.palermoparla.it.
Non diciamo neppure d’essere stati “profetici”, perchè faremmo sorridere le persone
serie.
A
AttuALItA’
Pochi dubbi sulla colpevolezza: chi indagava ha ascoltato la richiesta di estorsione
in diretta. Non tra un noto mafioso e un
imprenditore, ma tra il presidente della Camera di commercio di Palermo e un pasticciere che aveva bisogno di
prorogare il contratto di affitto. Palazzolo
contro Helg, due personaggi ben noti in
città. Per ottenere la proroga della conces-
sione, però, il primo avrebbe dovuto consegnare al secondo una tangente da 100
mila euro. A consegna registrata e avvenuta, l’integerrimo uomo dalle mille cariche
è stato arrestato. A Helg, il pasticciere Palazzolo si era rivolto proprio come affittuario di uno spazio dell’aeroporto “Falcone e Borsellino”. Gesap è la società pubblica che gestisce da quando era solo Punta Raisi. La Camera di Commercio ne
possiede il 22,7%, alle spalle di Provincia
(41,3%) e Comune (31,5%).
Lo scorso 9 febbraio Helg aveva espresso
solidarietà ad Antonello Montante,
delegato per la legalità di Confindustria
indagato per un reato molto vicino all’estorsione: mafia: “Sono vicino al collega Montante – aveva detto – e mi auguro che si
possa fare chiarezza in breve tempo. Chi
si batte per la legalità, come lui, non può
attendere a lungo che vengano chiariti i
termini di una vicenda come quella che lo
riguarda”. Helg aveva partecipato anche
a eventi contro la corruzione e il racket
proponendo anche corsi contro i reati dei
colletti bianchi e dei mafiosi.
Roberto Helg, nato a Palermo il 5 Maggio 1936, è sposato e ha due figli. Ha conseguito la maturità classica nella sessione
estiva 1954-55 con media sopra al 7, si
legge nel sito Internet di Confcommercio
Palermo, di cui è presidente. E’ stato insignito anche della carica di Cavaliere del
lavoro. Imprenditore nel settore Articoli
da Regalo, dal 1954 al 2012. Il 28 aprile
1997 viene eletto per la prima volta
Presidente della Federazione Provinciale del Commercio, del Turismo
e dei Servizi di Palermo, carica alla quale
nel novembre 2011 viene confermato, per
acclamazione, per il quinto mandato consecutivo che scade quest’anno. Nel luglio
1997 viene eletto Vice Presidente Vicario
Regionale di Confcommercio Sicilia e da
Luglio 2006 ad Aprile 2008 è Presidente
di Confcommercio Sicilia. Attualmente
era componente del Consiglio Direttivo e
della Giunta di Confcommercio Sicilia.
Componente del Consiglio Generale di
Confcommercio Nazionale fino al Marzo
2010. A Febbraio 2006 entra a far parte
della Giunta di Confcommercio Nazionale e vi resta fino a Marzo 2010. Presidente
dell’Associazione provinciale di Palermo
degli Articoli da Regalo dal 1997, sarebbe
rimasto in carica fino al 2018. Dal 2007
al Luglio 2012 è Presidente del Confidi Fideo Confcommercio Palermo Soc. Coop.
Dal gennaio 2001 fino al luglio 2010
è Vicepresidente della Gesap, la società di gestione dell’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo, carica
alla quale viene rieletto nel novembre 2011.
Il 2 Giugno del 1976 gli viene conferita
l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana, nel 2003 quella di Cavaliere
Ufficiale della Repubblica Italiana e nel
2012 quella di Commendatore Ordine al
Merito della Repubblica Italiana. Dal maggio 2000 al 2011 è Console Onorario della Repubblica Slovacca a Palermo con
giurisdizione sull’intera Sicilia. Il 22 Settembre 2005 l’Ambasciatore della Repubblica Slovacca gli conferisce la medaglia
della Repubblica Slovacca per «L’apprezzata opera svolta in favore della relazione
fra la Repubblica Slovacca e la Repubblica Italiana». Il 15 Maggio 2006 viene eletto Presidente della Camera di Commercio
di Palermo, dove verrà riconfermato nel
Maggio 2011, fino alla scadenza del 2016.
Il 22 Luglio 2009 viene eletto nel Comitato Esecutivo nazionale di Unioncamere,
di cui sarebbe ancora componente. Il 13
Giugno 2007 viene nominato componente del Consiglio di Amministrazione di InfoCamere, dove resta in carica fino al 2010.
Il 14 Settembre 2010 viene nominato componente della Commissione Consultiva di
InfoCamere dove è ancora in carica.
Fa parte della Giunta e del Consiglio di Unioncamere Sicilia dal 2006
ad oggi. Il 26 Maggio 2010 viene nomi-
nato componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione «Istituto Guglielmo Tagliacarne», dove viene riconfermato dal Consiglio di Presidenza di
Unioncamere Nazionale il 14 maggio 2014.
È componente del Consiglio direttivo del
Consorzio Camerale per il Credito e la Finanza. Da Marzo 2008 a Dicembre 2010
è Componente del Consiglio di Territorio
Sicilia Unicredit, dove viene riconfermato
nel Gennaio 2011, per il biennio 2011/2012,
ed a Gennaio 2013, per il biennio 2013/2014.
Presidente della Camera di commercio di
Palermo e vicepresidente della Gesap, la
società di gestione dell’aeroporto “Falcone e Borsellino”, Roberto Helg è stato
arrestato mentre intascava una tangente di 100 mila euro. Per ottenerlo il
taglieggiato doveva pagare 50 mila
euro in denaro e il resto a rate mensili di 10 mila euro. A garanzia della
somma residua Helg aveva ottenuto un
assegno in bianco. L’arresto è stato
opera dei carabinieri nell’ ufficio alla Camera di commercio, in via Emerico Amari a Palermo.
Le indagini sono state svolte dai carabinieri
del Nucleo Investigativo del Reparto
Operativo e dirette dai sostituti procuratori Battinieri e Ferrari con il coordinamento del procuratore aggiunto Bernardo Petralia e la supervisione del procuratore Francesco Lo Voi, che ha partecipato all’interrogatorio di Helg. L’indagato è
stato trasferito nel carcere di Pagliarelli.
Ma contro Helg qualcuno aveva pronunziato più volte le relative catilinarie, accanto a chi ha spesso raccontato in giro
che Helg non fosse …una bella persona.
Roberto Puleo, presidente di Fedecommercio, associazione libera di commercianti, si sfoga con Il Moderatore: “Io
denuncio da 15 anni le sue malefatte in
qualità di presidente della Confcommercio. Da quando ha messo piede là dentro,
facendo un suo disegno criminoso ben definito, lui ne è diventato il padrone, può
fare e disfare. Io sono stato una vittima di
Roberto Helg. Eletto presidente dei Pubblici Esercizi, dopo due ore mi ha commissiariato per scarsa produttività… Il potere alla Confcommercio gliel’ha dato un
altro che è finito in galera e si chiama Sergio Billè, ex presidente nazionale Confcommercio”.
Abbiamo tolto alcune parole del peggio
che ha detto Puleo. Ma non è difficile far
risalire colpe a tutti i personaggi come
Lombardo e Crocetta ed a Leoluca Orlando, persone fondamentali nella storia
dello scalo aereo. Il sindaco si salverà formalmente adducendo che ha appena messo alla presidenza Gesap il suo fido Giambrone… Grande è la responsabilità di Crocetta e del suo predecessore perché la
Camera di Commercio è un ente della
Regione e questa non ha vigilato…
Salta frattanto per dimissioni in blocco
un altro “castello incantato”: Confindustria Sicilia. Potrebbe essere la svolta di
anni di fallimenti della realtà èproduttiva
isolana.
21
LAvoro
Che cosa può insegnarci e che cosa dovremmo imparare
Michele Ferrero:
la sua vera storia d’imprenditore
Sulla lezione e la storia di Michele
Ferrero si esercitano ed incespicano in
molti, cadendo nel generico e nella solita
“agiografia”. Siamo alla riprova di quanto l’Italia sia indietro nel comprendere
l’imprenditoria, sia superficiale nell’approfondire la storia di ciò che più la contraddistingue e ne fa – soprattutto agli occhi del mondo – quel “Bel Paese” che a
qualcuno entro i confini sembra non esista quasi più: la gastronomia, il vino, ma
anche l’arte, la musica e la scienza poggiano su un adeguato approfondimento generalizzato? O succede che gli stranieri
conoscono degli italiani ciò che essi stessi
ignorano?
Tutto è di solito frutto di elite, ristretti cenacoli, come i famosi “ ragazzi di via Panisperna” che rivoluzionarono la conoscenza dell’atomo. Non manca certo – in
Italia – il “campione”. Manca la media e
la moda (termine importante della statistica). L’Italia ha un popolo di “cantinari”.
Chi sono, dunque, costoro? Molti lo sanno certo: sono coloro che nell’ombra di
un luogo angusto creano il miracolo di
qualcosa di grande e costellano la storia
della Penisola. Una nazione abitata da
troppi “sordi”.
Iniziamo dalla storia, maestra di vita. I
prodotti Ferrero – e il dorato 90enne
Michele non si sarebbe offeso – nascono
dall’esperienza del …surrogato di cioccolato. Le “inique sanzioni”, come si
chiamarono prima dell’ultimo conflitto,
costrinsero gli italiani, scarsi in tante cose,
ma quasi imbattibili nell’arte di arrangiarsi (da cui il film di Luigi Zampa, 1954, con
A.Sordi), surrogarono un po’ tutto. Cioè
tutto quello che non avevano, né sul suolo
patrio, né in colonia. Il “surrogato di cioccolato” si produceva con una piccola quantità di cacao e tanta nocciola. Chi meglio
dei piemontesi, il cui cioccolatino, il gianduiotto, conteneva già quella formula,
poteva riuscirci?
Ma non corriamo. Dopo la guerra, fino a
tutti gli anni ’50, di creme mono e bicolori
come la Nutella ce n’erano tante (come
oggi, ma per altri motivi). E c’erano in tutte le drogherie, le salumerie e i grandi magazzini (antenati dei supermarket), due
prodotti Ferrero. Erano due “stecchi”,
barrette o poco più, di apparente cioccolato: il Sultanino, forse ancora in onore
delle colonie italiane, e il Cremablock
(marrone fuori, bianco dentro, col “buon
latte di oggi). Ma l’abbondanza di nocciola era una costante ed anche di latte. Motivo? Il cioccolato non te lo tiravano appresso (a volte oggi costa meno del pane)
come adesso. Era carissimo, perché continuava a venire da lontano a prezzo alto e
22
il trasporto “incideva”. Nacque da un chiaro studio di marketing anche lo slogan “più
latte meno cacao”…
Chi crede che la Nutella sia una “invenzione” di Michele Ferrero si sbaglia. Dove è
stata, dunque la sua grandezza e per questo deve godere di ammirazione e dovrebbe fare da maestro a tutta Italia, proprio
alla vigilia dell’Expo alimentare? Come è
arrivato ai i suoi 22mila dipendenti,
due miliardi e mezzo di fatturato
annuo e 161,5 milioni di utile netto
nei suoi stabilimenti in 14 paesi?
Ci è arrivato perché un uomo può essere
grande quanto si vuole, per cuore e speranze, può saper risparmiare negli acquisti e
vendere al giusto prezzo, organizzare la
produzione all’interno dell’azienda. Ma
queste doti, che certamente Michele Ferrero possedeva, non avrebbero compiuto il
miracolo se egli non fosse stato un genio,
probabilmente spontaneo, del marketing.
Questa è la materia che l’Italia continua a
non capire e – mediamente – a non applicare a dovere.
Fondamentale è dire che l’esperienza dei
gianduiotti di tipo “popolare” che sembravano dei formaggini e in alternativa, si
davano ai bimbi col classico pezzo di pane
o quella delle barrette tipo Cremablock
andò avanti, sin dall’inizio, sulle ali del
marketing. Perché già il Cremablock nacque, mirabilmente, in concorrenza col
Sultanino, cioè con uno stesso prodotto
Ferrero. Vai a fare da terzo incomodo…
Inoltre, la campagna pubblicitaria della
Ferrero fu sempre accompagnata da un’adeguata promotion e da una attenta, forse
istintiva (per don Michele) marchandising. Non c’era esercizio pubblico di settore e a volte di fuori settore (vedi canali di
vendita, anche le tabaccherie) che in contemporanea non avessero un espositore,
anche in modesto cartoncino, ma originale e ben visibile, con i prodotti…
Poi venne il giorno in cui Ferrero iniziò
a decollare verso un prodotto di maggior
qualità: il Mon Cheri. Ma l’involucro
che conteneva la ciliegia e il liquore era –
Nella prima parte dell’articolo qui a lato puntiamo il dito sullo scarso approfondimento che gli italiani
dedicano alla musica, di cui sarebbero maestri nel
mondo (lo sono per la storia dei loro musicisti), all’arte,
di cui possiedono un patrimonio enorme (ma conoscono superficialmente) e persino al vino (che si produce in
ogni angolo), all’agroalimentare ed alla stessa gastronomia (alla quale troppi si dedicano con superficialità).
Ma l’ignoranza in fatto d’impresa, nonostante la grande e diffusa vocazione nazionale, è imperdonabile, specie sul piano materiale. La maggior parte delle imprese
in Italia si limita a 4 addetti. I prodotti di qualità non
vengono adeguatamente commercializzati e cedono il
campo alle imitazioni prodotte dagli stranieri: se si approfondisce la conoscenza dei relativi “numeri” si scopre che le imitazioni hanno uno o vari zeri in più rispetto ai prodotti originali italiani.
Michele Ferrero è stato fra gli italiani capaci di sottrarsi a queste regole negative, risultando vittorioso anche sui mercati esteri e andando a produrre anche fuori
dai confini. Un risultato importante con l’avvento della
globalizzazione per compensare l’inevitabile arrivo di
prodotti e produttori stranieri in Italia.
AttuALItA’
all’inizio – ancora di surrogato. Però conteneva più cioccolato.
Chi sa quando si giunse alla consapevolezza che questo introdurre della buona
nocciola nel cioccolato fosse anche una
scelta vincente di per sé. Un’alternativa
gradita, come il cioccolato al latte oppure
il “nocciolato” con le nocciole sane…
L’abitudine di “far concorrenza a se stesso” per evitare che altri arrivassero prima
di lui, Michele Ferrero non la perse mai.
Pensate alla nascita del Ferrero Rocher.
Ormai Ferrero non era più un nome da
scrivere piccolo. Il Mon Cheri migliorato
nella qualità, confezionato nella scatola
da regalo, più il successo planetario della
Nutella (divenuto persino politico, perché
la Nutella è incredibilmente …di sinistra)
e l’arrivo del Pocket coffee ne avevano
esaltato l’immagine assieme alla vendita
di un buon cacao in polvere. Così nacque
il cioccolatino che la signora sofisticata,
elegante a bordo della Rolls o giù di lì
chiedeva all’autista Ambrogio, il quale,
nel porgerle il cioccolatino avvolto in raffinata stagnola crespa, non mancava di rivolgerle un’occhiata di corteggiamento.
In quella pubblicità, fra le primissime a ripetersi a lungo, identica, senza stancare lo
spettatore, c’era proprio tutto. Purché
non si pensi che il marketing (e qualcuno
lo ritiene) fosse solo in quello splendido
(per tecnica e gusto) spot pubblicitario.
Frattanto Ferrero contro il solo Bacio aveva schierato 3 cioccolatini…
Il marketing è uno studio complesso a
360 gradi che, nel caso di Michele Ferrero, prese le mosse, probabilmente, già alla
vigilia di mettere in giro il suo primo “surrogato”. Il marketing è materia da studiare a fondo ed applicare con continue correzioni e aggiustamenti. Michele Ferrero
certamente aveva creato molto presto uno
staff adeguato, ma lui lo aveva nel sangue. Fu un probabile dono del Cielo. E lui
religioso lo era molto.
Germano Scargiali
Quelle 130 teste che vogliono decidere ogni anno per tutti
Bildbergh massoneria
e nuovo ordine mondiale
La regola, fino a qualche hanno or sono,
era che si prendesse in giro chi accennasse
alla cosiddetta “teoria del complotto”. Oggi tale atteggiamento di scherno si è molto
affievolito e c’è anche chi ha contato fino a
130 nel comporre l’elenco dei personaggi
– abbastanza coesi – che hanno in mente
l’idea per “decidere loro per il mondo intero”.
Nel mondo intero massoneria diviene
un termine sempre più generico. Meglio
dire “le massonerie”: unica la logica, con
volti e ruoli che cambiano con la portata, il
livello è importanza. Ma anche, a seconda
dei poteri, più o meno forti, che vi sono localmente rappresentati.
Si era saputo molto presto, se ce ne fosse
stato bisogno: La sera di un mese di novembre, quando Monti era da poco senatore “a vita” e,
già si supponeva, imminente
Premier di transizione del Governo Italiano,
vennero fuori in
tv le parole:
“Mario Monti, fa parte del
Bilderberg
group”.
La frase faceva
parte, allora, di
quell’idioma che
corre veloce, incomprensibile alla stragrande maggioranza, che passa come acqua sul vetro: “dev’essere importante questo Monti…” Ma i
più non capivano minimamente di cosa si
stesse parlando. Sarebbe stato opportuno
sapere che cosa fosse, anzi che cosa siano, il
Council on Foreign Relations e il Bilderberg Group. Si parla di Governo mondiale, di lobby potentissima, di discorsi e
decisioni prese all’oscuro della popolazione. Fra i nomi degli “iscritti” trovate sempre tutti quelli che possono venirvi in mente a livello nazionale ed internazionale. Politici, Industriali e grandi imprenditori. Sono tutti all’interno del Council on Foreign
Relations, all’interno del quale si parla e si
stabiliscono cose che poi vengono messe in
atto nelle varie nazioni. E’ significativo che
si sia stata data tanta importanza ad un
personaggio dai chiari “limiti” come Mario Monti, esaltato persino, ma al momento, silurato poi di fatto probabilmente per
sempre dopo. Ma aveva già tanto danneggiato l’Italia e soprattutto gli Italiani. La
prassi della “bidonata” finale (come abbiamo spesso accennato) è usuale…
Il Bilderberg è un gruppo abbastanza ristretto di potenti internazionali che si riu-
niscono una volta l’anno (una prassi che
è tipica anche a livelli locali nella pratica
massonica e mafiosa), per trattare temi globali, quali la politica a vasto raggio, l’economia mondiale e l’atteggiamento militare.
All’incontro, si partecipa su invito e gli invitati – pare siano circa 130 – sono i nomi
considerati di maggior spicco dell’economia, della politica e del potere bancario.
Resta nelle nebbia, così, chi faccia gli inviti.
L’incontro – che si svolge annualmente quasi sempre in Europa ed ogni 4 anni negli
USA o in Canada – si tenne a partire dal 29
Maggio 1954. L’ultimo, nel 2014, si è tenuto dal 9 al 12 Giugno in Svizzera. Ma c’è
ancora un’altra Commissione Internazionale che è la “Trilateral”. Una Commissione nel cui statuto è possibile leggere: “Basata sull’analisi delle più rilevanti questioni.
La Commissione
si sforza di sviluppare proposte pratiche per un’azione congiunta. I
membri della Commissione comprendono più di 200 insigni cittadini, impegnati in settori
diversi e provenienti dalle tre regioni”.
Sono incontri rigorosamente a porte
chiuse, senza alcuna pubblicità sui
grandi media, per cui anche i piccoli, in genere, ne tacciono. Per saperne qualcosa, bisogna richiedere direttamente alle tre organizzazioni, oppure accreditarsi – così come
è stato fatto per gli scomunicati – alla sezione Stampa delle varie Commissioni - Organizzazioni.
E’ lì, in pratica, che nasce ciò che ruota attorno al “Nuovo Ordine Mondiale”, all’idea o al fascio di idee che esso rappresenta… E’ questo, secondo un numero
crescente di opinionisti, il nucleo che opera
da dietro le quinte del Mondo e di cui si ha
ormai sempre più conoscenza…
Ricordate dunque da chi e come fu imposto
Monti in Italia e – lo abbiamo detto altre
volte – individuate chi si lascia sfuggire soddisfatto che “occorre lavorare per un …nuovo ordine mondiale”. Pensatela, poi, come
volete, ma considerate che il Mondo non va
affatto come vorremmo tutti e come potrebbe già oggi. Riflettiamo che un’azione di disturbo visibile non ha giovato né alla pace
né a quello sviluppo che – per mille motivi
tangibili – sarebbe a portata di mano.
s(Da ricerche effettuate sui media di
comune consultazione)
23
SICILIA
Chi lo rimpiange chi nota l’eccezionalità della pena chi lo vede perseguitato
CuFFAro Story
Cuffaro e le regioni Mediterranee
Salvatore Cuffaro ha risposto per la terza volta a una nostra lettera
che accompagnava gli ultimi due articoli in cui abbiamo espressamente
parlato di lui. In uno si raccontava di un discorso fra due parlamentari
del Pd in carica che, sul terrazzo di Sala delle Capriate allo Steri (fine
2014), non nascondevano a chi stava loro vicino un colloquio in cui definivano Cuffaro come “…l’ultimo presidente della Regione che abbiamo
avuto”. Nell’altro facevamo un paragone fra Cuffaro e Berlusconi, affermando che la probabile maggior colpa per ambedue fosse stata l’atteggiamento verso la politica internazionale, mediterranea in particolare.
Non dimentichiamo che il Nord Africa non era stato ancora destabilizzato (noi diciamo per volere degli Stati Uniti). Di
Berlusconi sono noti gli accordi con Gheddafi (ma anche con Ben Alì, Mubarak, Erdogan, Putin). L’Italia si apprestava a far passare
un metanodotto russo dal Bosforo, un altro sarebbe provenuto dalla Libia. Inoltre si era impegnata a costruire l’autostrada Tunisi – Cairo,
come tratto finale della Capetown – Tunisi. Affermiamo che fosse un passo per tornare fra le
“grandi potenze”.
Cuffaro era stato presidente di turno delle
“Regioni Mediterranee”, un’entità caduta nell’oblio. Essa prevedeva, in coerenza con il famoso Trattato di Lisbona (istitutivo dell’Ue) e
di quello di Barcellona (una sorta di esecutivo
per il Mediterraneo) una collaborazione diretta
delle “Regioni” che, baipassando gli Stati, curassero la crescita del Mediterraneo allargato
(all’Algarve, per esempio) con “punto di boa”
all’Area di Libero scambio del 2010 (naufragata nel Mare Nostrum, che doveva ridere e, invece, piange amaramente).
Cuffaro, nel corso di una storica conferenza a
Villa Malfitano (minimizzata dai media anche
locali) fu protagonista di uno storico discorso che chi scrive ascoltò, intrufolandosi fra i convegnisti in uno scranno rimasto libero. Di quel che disse
Cuffaro nulla trapelava nei comunicati e fu sui media. Il presidente riscosse uno stand by dalle delegazioni. Poi, nel corridoio della Villa Malfitano, dove era allestito il buffet, sprizzava felicità. Con il suo tipico modo
di fare, apostrofò i presenti che erano fermi davanti a quel ben di Dio.
C’erano tante forme di ricotta. Prese il coltello di servizio e disse: “Ma
che cosa aspettate? Siete timidi? Servitevi. Ah, di solito si aspetta che il re
faccia il primo boccone. Non ricordavo che il re oggi sono io che vi ospito. Ecco, taglio la ricotta e la mangio. Questo è il via che aspettavate.
Buon appetito a tutti”. Questo era Cuffaro ed era quello che a Messa
cantava a voce alta, stavamo per dire a squarciagola, le canzoni di chiesa.
Se fingeva, mandiamogli un Oscar alla carriera come attore!
Palermoparla ti scrivo…
Pubblichiamo alcuni stralci delle 3 lettere che Salvatore Cuffaro ci
ha inviato da Rebibbia. Non ci hanno potuto forse fare piacere quanto a
lui riceverne da chi lo ricorda. Il suo modo di espiare colpe probabilmente non commesse trovano una sintesi in quello che sembra essere diventato il suo motto: “prego, amo, ma soprattutto vivo”.
Parole testuali: “…Grazie per esserti ricordato di me e per quello che
scrivi. E’ confortante essere ricordato nella sofferenza. Ho attraversato all’inizio (spesso Cuffaro parla dei …primi tempi) un tempo difficile che,
grazie a Dio, alla mia famiglia ed ai tanti come te che mi hanno dato sostegno con le lettere e con le preghiere, ho potuto superare. Sto scontando la mia pesantissima pena con grande sacrificio e grande forza morale,
senza mortificazione, con coraggio e dignità, tenendo alta la testa e forte
il cuore”.
Cuffaro parla dei compagni di detenzione: “…Faccio tutto quello che
posso (questa è una sua tipica espressione di sempre, ndr) per aiutare i
tanti che qui dentro sono nel bisogno materiale e spirituale, mi sforzo di
utilizzare il tempo nel miglior modo possibile, dandone molto anche alla
mia anima, che è tornata finalmente ad essere padrona della mia coscienza e, quindi, di se stessa”.
Ed eccolo a proposito del luogo in cui si trova: “…Il carcere è meno peggio di quello che temevo, è certamente un posto ricco di umanità, ha il
torto di voler trattare un’anima libera come se essa fosse proprietà del
corpo che, invece il carcere racchiude dentro le mura. Casomai è l’esatto
24
contrario, è l’anima che conduce il corpo… e la mia, per volontà e grazia
di Dio, è libera… ”.“…Purtroppo il carcere si prenderà un tempo della
mia vita, lo ruberà ai miei affetti, tenendomi lontano da loro, ma non si
prenderà la mia dignità e neppure la mia voglia di vivere e di amare…”
Cuffaro si preoccupa di confortarmi: “…Vorrei rassicurarti che sto bene,
sono forte, c’è sempre dentro di me quel qualcosa che nessuno può toccare né togliermi…”. “All’inizio ragionai per un po’ da uomo libero, ma,
abituatomi alla nuova condizione, più mi sono adattato, più ho capito e
apprezzato il valore della libertà. Più comprendo adesso che nulla sarà
per me più come prima, né per il tempo che rimarrò in carcere, né quando ritornerò alla vita libera”.
Ecco una delle sue massime di scrittore, sempre nelle lettere: “La vita non
si cambia. La vita cambia, la vita ti cambia”.
“…Sto sempre nell’attesa, so insensata, illusoria, ma aiuta, che succeda qualcosa di nuovo, e
non finisco mai di sperare che il tempo mi restituisca la mia vita e le cose in cui ho creduto,
desiderio che come un’ombra segue e non mi
lascia mai”.
“… Aspetto l’incontro con mia moglie ed i
miei figli, e non c’è nulla che possa darmi più
coraggio e forza del loro sorriso, sono loro che
alimentano il desiderio della mia speranza e la
capacità di resistere… Quando sono triste ho
paura, penso a loro e volgo lo sguardo verso il
cielo e so che non passano, lassù, inosservate le
mie sofferenze. C’è sempre un posto per la fede
e la preghiera…”
A proposito della Sicilia: “…le cose buone non
si imprigionano e non si sconfiggono. La vita e
gli uomini mi hanno chiamato a questa prova.
So di non aver mai favorito la mafia, ma di
averla combattuta ed osteggiata. Sono pronto
a riaffermare quello che sono sempre stato, me
stesso… Mi sono speso sempre per la mia Sicilia, per farla crescere, per creare occasioni di
sviluppo, di lavoro, perché fosse una terra dove poter vivere, non da
dove fuggire, ed oggi più che mai sono convinto che essa ha bisogno di essere amata e servita, anche perché la nostra vita ha veramente valore se si
vive per qualcosa e per qualcuno”.
La “buccia di banana”
La storia che ha fatto da “buccia di banana” a Cuffaro, con tutte
le attività che aveva intrapreso l’iperattivo governatore, riguarda un ospedale che era e, crediamo sia ancora almeno in parte, un centro d’eccellenza. Dove allora ed ancor oggi ci si reca dal capoluogo per analisi e cure. Questa è una semplice constatazione. Non c’è un vero parallelismo –
ripetiamo – ma in quel tempo accuse e persino qualche tentativo di chiusura si susseguirono nei confronti di varie realtà ospedaliere. In genere, le
migliori.
A proposito di Cuffaro molte persone ragionevoli notano come non
vi siano vere prove di colpevolezza desumibili dalle brevi parole telefoniche e dal loro tono generico. Lo stesso sostituto procuratore Giovanni
Galati – in rappresentanza delle istituzioni – ha chiesto in Cassazione di
escludere l’aggravante mafiosa. Alcune risolute affermazioni della Senatrice Vicari dimostrano come il personaggio di Cuffaro, il più giovane
presidente della Regione Sicilia, sia ancora ragionevolmente sostenibile.
A favore di Cuffaro con un “non riteniamo comunque che sia mafioso” si sono espressi Casini e Follini, ex compagni di partito, anche se
Cuffaro è stato protagonista della scissione. Giovanardi ha ribadito come sia unico questo caso in cui il giudice abbia deciso contro la tesi della
difesa e contro quella del pubblico ministero. Cuffaro è così l’uomo politico cui si infligge la maggior condanna della storia nazionale.
Cuffaro, cui è stato negato di vedere sua mamma “…tanto – ha fatto intendere il giudice – non ragionava e non lo avrebbe neppure riconosciuto”, di recarsi al funerale di suo padre e di essere inviato ai servizi sociali,
ha scritto un libro, ne sta pubblicando un altro e sta laureandosi in giurisprudenza (in medicina vanta 110 e lode, da “fuori sede” a Palermo). Di
Berlusconi dice senza patemi: “nutro per lui l’affetto di sempre, ma
avrebbe dovuto farsi un anno di carcere. Era la migliore risposta a chi lo
accusava”. A Rebibbia dal 2011, uscirà nel 2018. Si è tentato di ricondannarlo per il medesimo reato, ma questa volta è stato salvato per 2 volte dalla regola del “ne bis in idem”. La persecuzione giudiziaria ci sembra evidente. (a cura di Germano Scargiali)
expo 2015
Un viaggio emozionante nella nutrizione. Intervento di Dario Cartabellotta
Salute Bellezza Armonia
In gastronomia Sicilia protagonista
Un viaggio sensoriale tutto da vivere,
quello proposto dalla Sicilia e dalle dieci
nazioni che compongono il Cluster di
Expo per il Bio-mediterraneo. Due
giorni intensi, quelli del week-end 7 - 8
marzo all’Expo Gate. Nel cuore di Milano, davanti al Castello Sforzesco, un’anteprima assoluta per cittadini e visitatori
che, numerosi, hanno scoperto i mille sapori, odori e colori della cultura alimentare del Mediterraneo. La Sicilia è stata
con 10 nazioni – Grecia, Libano, Egitto,
Tunisia, Algeria, Malta, San Marino, Albania, Serbia e Montenegro – per presentare la ricchezza dell’habitat dove è
nata la civiltà e la cultura del cibo. Ciascuna ha interpretato a proprio modo il
tema proposto per la grande Esposizione
“Nutrire il pianeta, energia per la
vita”. Obiettivo, risposte concrete alle
sfide alimentari del nuovo millennio, per
un’alimentazione sana e sicura per tutti.
Grande protagonista la Dieta Mediterranea, patrimonio riconosciuto e tutelato dall’Unesco, perché raccoglie e
valorizza quell’insieme di pratiche, abitudini, colture che difendono la biodiversità
e valorizzano lo spirito conviviale e l’importanza di condividere cibo e tradizioni.
La grande cattedrale della cultura millenaria del cibo mediterraneo, ha i suoi pilastri nell’Ulivo e nell’Olio extravergine
d’oliva, nel grano e nel pane, nella vite e
nel vino, nell’infinita stratificazione di
colture e culture che questi territori hanno nel tempo prodotto. Un esempio è dato dalla colazione mediterranea, che ragazzi e bambini, potranno gustare all’Expo Gate, a base di pane di grano duro e
olio extravergine di oliva, miele, marmellate, frutta secca e agrumi. Si proseguirà
poi con gli show-cooking all’ora di pranzo, come previsto dal palinsesto che animerà i 180 giorni dell’EXPO, con focus
sui piatti tipici del Mediterraneo e ricette
che valorizzeranno le materie prime e i
Nicola
Fiasconaro
ambasciatore
della pasticceria
siciliana
all’Expo
e nel mondo
(foto
Francesco Italia)
prodotti dei diversi paesi. All’insegna della
collaborazione con il Cluster Cacao e
Cioccolato, di cui Eurochocolate è Official Content Provider è stata la degustazione di Cioccolato di Modica in abbinamento con i passiti di Pantelleria. Protagonista il cous cous nelle sue differenti versioni mediterranee e la cassata siciliana
che, in segno di integrazione mediterranea, per la prima volta ha visto l’impiego
dei datteri in sostituzione della frutta candita. Non sono mancati gli aperitivi culturali speak-easy, dedicati prevalentemente
al vino - con degustazioni e prodotti tipici
a fine giornata, alla presenza di ospiti e
personalità del mondo produttivo, culturale e scientifico anche internazionale.
Grande attenzione per la donna che, con
le Madrine del Cluster Bio-Mediterraneo,
proporranno un modello “al femminile”,
raccontando esperienze di vita che hanno
fatto l’identità di questo luogo del mondo:
il Mediterraneo.
L’apertura degli eventi promossi dal Cluster per l’Expo Gate sarà l’occasione per
celebrare i numerosi siti Unesco dell’isola, a cominciare dall’Alberello di Pan-
Lorenzo Piroddi, italiano (Genova 1911-1999) è il “padre” della
dieta mediterranea – suo il volume Cucina Mediterranea – oggi
patrimonio dell’Unesco. Ingredienti, principi dietetici e ricette al
sapore di sale. Ma come “inventore” della dieta mediterranea la
storia premia il fisiologo Ancel Keys (1904-2004) per la ricerca
nota come Seven Countries Study e il libro Eat well and stay
well, the Mediterranean way: sancì il successo della “dieta”,
alla cui affermazione qualche storico annette l’inizio del Neo Rinascimento del Mediterraneo e della decadenza della Civiltà
Atlantica. Keys notò la bassissima incidenza di malattie delle coronarie presso gli abitanti di Nicotera e dell’isola di Creta. Da qui
scattarono ulteriori “indagini” statistico scientifiche… In funzione
della Esposizione Universale Expo 2015 dedicata all’alimentazione, la maggiore chance della Sicilia e dell’Italia è (o sarebbe)
quella di assumere un ruolo guida chiaro nella ripresa e valorizzazione dell’Africa, a partire dal suo settentrione africano ed estesa
al “Mediterraneo allargato” (Vedi azione del Distretto pesca di
telleria che costituisce davvero un primato: ad essere tutelata per la prima volta
in assoluto è la pratica agricola della coltivazione della vite ad alberello, un sistema
di allevamento su terrazzamenti, in condizioni particolarmente difficili per il contadino. Al tema della cultura e della qualità è stato dedicato anche il protocollo d’intesa che il Cluster Bio-Mediterraneo ha
raggiunto con l’Università IULM di Milano. Il protocollo è finalizzato alla realizzazione di progetti culturali e scientifici
coerenti con la filosofia del Cluster, tramite la valorizzazione delle competenze dell’Università Iulm.
Presenti all’incontro con i giornalisti: Stefano Gatti, General Manager Participants
Expo 2015; Rappresentanti Istituzionali e
Commissari Generali dei Paesi partecipanti al Cluster Bio-Mediterraneo(Grecia, Libano, Egitto, Tunisia, Algeria, Malta, San Marino, Albania, Serbia e Montenegro); Nino Caleca, Assessore Regionale
all’Agricoltura, chi scrive queste righe,
Responsabile Unico Cluster Bio Mediterraneo.
Dario Cartabellotta
Mazara, su temi commerciali, pescherecci e di integrazione, anche in
questo numero). Non si interpreti –
come qualcuno fa – questa occasione come rimedio ad una carenza –
quasi un rifiuto – del Pianeta a fornire materie prime ed elementi che
si definiscono come “fattore terra”. Sia nel presente, sia nell’imminente futuro e in quello più lontano, a dosi sempre minori di utilizzo del fattore terra, corrispondono dosi crescenti di
prodotti alimentari e manufatti. Si pensi alle coltivazioni in
serra (ma anche alle nuove tecniche su terreno libero), alle enormi
quantità di ortaggi (dai broccoli alle melanzane alle fragole) prodotti anche in Sicilia… Se non si capisce questo, non si è capito né
il mondo, né il valore r il significato dell’Expo di Milano.
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peSCA
Mentre si dice finalmente: “Rivalutiamo il più antico bacino del mondo”
Mazara: il Distretto produttivo
staffetta del Mediterraneo
Non si ferma certo l’attività del Distretto Pesca di Mazara del Vallo che assume ritmi frenetici. Trattasi di un “distretto
guida” nell’alveo dell’agroalimentare isolano la cui attività culmina ad ottobre nella grande kermesse cittadina del Blue sea
land, con partecipazione straniera da tutti
i continenti. L’occhio focalizza, però, il
Mediterraneo allargato al Mar Rosso e a
tutta l’Africa Sub Sahariana. Adesso il distretto presieduto da Giovanni Tumbiolo,
ideatore del concetto di Blue economy, si
prepara ovviamente alla partecipazione
all’Expo di Milano.
Fra i primi passi del 2015 c’è stato l’incontro con l’Imam della Grande moschea di
Roma Muhammad Hassan Abdulghaffar. Mazara – e la pesca in particolare – costituisce un fondamentale centro
di accoglienza, ma ancor più di civiltà interrazziale. Successivamente l’assessore
regionale Caleca e l’europarlamentare
Giuffrida plaudono al modello produttivo del Distretto della Pesca, in particolare
sul tema della Blue economy.
Presso la sala stampa della nuova sede del
Distretto Produttivo in via Gian Giacomo
Adria n 59, si è svolto poi il workshop “Il
nuovo strumento finanziario JEREMIE:
finanziamento agevolato per le piccole e
medie imprese siciliane”. UniCredit e il
Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI,
l’istituzione del Gruppo BEI specializzata
nel capitale di rischio) hanno trattato dell’accordo sottoscritto il 3 giugno 2014 nell’ambito dell’iniziativa JEREMIE Sicilia
onde sostenere le PMI (micro, piccole e
medie imprese) dell’Isola. Grazie alle risorse Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) stanziate dalla Regione Sicilia,
pari a un massimo di 22,8 milioni di euro,
combinate con ulteriori fondi propri messi
a disposizione da UniCredit per il programma (ulteriori 27,9 milioni di euro) sono stati gli imprenditori a fruire dei prestiti “agevolati”, erogati fino a 50 milioni di
euro aperti a tutti i settori economici.
E’ giunto a marzo il momento della visita
del Direttore Generale della Pesca Marittima e dell’Acquacoltura, dr. Riccardo
Sigillo, che ha parlato di “Sinergia e Sistema attraverso la Blue Economy”. Presente nella giornata anche l’on.le Bruno
Marziano, nel prendere conoscenza dei
risultati dell’osservatorio della Pesca diretto dall’Ing. Giuseppe Pernice, ha commentato: “ ci impegniamo a sostenere concretamente l’attività dell’Osservatorio della Pesca del Mediterraneo, un importante
organo scientifico a disposizione della Regione per pianificare lo sviluppo delle politiche legate al mare e strumento di dialogo con i Paesi rivieraschi in materia di
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Il Ministro Gentiloni, Ambasciatore De Cardona, Giovanni Tumbiolo
cooperazione nella filiera ittica”.
Sono proseguiti i contatti di natura commerciale, tecnica e diplomatica con i vari
paesi del Mediterraneo Allargato.
In Tunisia il Distretto Produttivo della
Pesca è impegnato insieme alla Camera di
Commercio di Trapani (capofila) in un
progetto europeo di cooperazione transfrontaliera:Club Bleu Artisanale. Il
Progetto, sotto l’egida della Regione Sicilia, coinvolge l’Istituto Superiore della Pesca della Tunisia, la Direzione Generale
della Pesca del Ministero di Tunisi e la Federazione alberghiera di Tunisi e Bizerta.
Dopo una indispensabile “puntata” a Malta, Tumbiolo e la delegazione mazarese
sono tornati a Tunisi. Prima dell’attentato
al Bardo, così recitava un comunicato del
Distretto: “a seguito dell’inasprimento
delle situazione politica in Libia, si è reso
necessario un confronto ulteriore con i
due Paesi ‘amici’ più prossimi alle coste di
Tripoli, al fine di concretizzare attività di
cooperazione che prevedano l’utilizzo
condiviso e consapevole delle risorse ittiche e lo sforzo congiunto per tutelare la sicurezza dei pescatori italiani, maltesi e
tunisini nel bacino meridionale del Mediterraneo. Tumbiolo ha avuto occasione,
in queste due significative “soste” di avere
contatti con gli ambasciatori De Vito e De
Cardona, con la presenza a Tunisi del ministro degli esteri Paolo Gentiloni, con
il Direttore Generale della Pesca del Ministero dell’Agricoltura, Fouad Mestiri e ad
alcuni imprenditori italiani e tunisini. Con
Tumbiolo con l’Imam della Grande Moschea
di Roma Muhammad Hassan Abdulghaffar
gli interlocutori si sono affrontati i temi
della cooperazione e della pesca responsabile nel quadro dell’economia blu, quali
presupposti necessari per la salvaguardia
comune delle risorse ittiche del Mediterraneo.
Tumbiolo ha informato il Ministro Gentiloni, consegnandogli personalmente una
missiva che il Distretto ha inviato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,
nella quale si richiede una adeguata protezione in mare per i pescatori siciliani.
Sul Blue sea land la nuova data: 8 – 11 ottobre.
Chiara Scargiali
peSCA
I pescatori e “la cattiva”: Maria Damanaki responsabile pesca Ue
europa sorda pesca in ginocchio
La pesca versa in difficoltà tali da rischiare il venir meno di una tradizione che
in Mediterraneo affonda le radici nella
preistoria. Il mare più piccolo ma più importante, tutt’oggi il più trafficato del mondo, dove fiorì la civiltà umana, è anche quello che fornisce il più buon pesce del mondo, assieme – forse – al Mar Rosso.
La pesca in partenza dalle coste italiane è sempre più al centro di proteste –
accorate da parte di pescatori allo stremo
– mentre polemiche sono alimentate ormai anche dalla classe politica: finalmente
è il caso di dire. Malinformazione da parte dei media sobillati dagli ecologisti ideologici e dagli avversi interessi dell’Ue a favore delle multinazionali del pescato e ingiustizie nei confronti dei pescatori italiani
ed anche dell’ area marina del Mediterraneo in genere.
E’ intervenuto in parlamento l’On.le Vincenzo Gibiino (F.I.), affermando di voler
raccogliere il “grido di dolore”. E di essere
pronto a bussare alle porte di Bruxelles. I
piccoli Pescatori palermitani di Arenella,
Porticello e Isola delle Femmine, riunitisi in
un comitato presentato oggi in conferenza
stampa alla Tonnara Florio, annunciano
che si presenteranno domenica 8 febbraio,
alle 15.00, al Grand Hotel delle Palme per
incontrare Matteo Salvini di persona e
chiedere proprio a lui aiuto per portare le
loro rivendicazioni direttamente a Bruxelles. Ci sarà del Vero e qualcosa di concreto
dopo tante promesse analoghe?
I Pescatori palermitani di Arenella,
Porticello e Isola delle Femmine, riunitisi
in un comitato, hanno da poco presentato
in conferenza stampa alla Tonnara Florio
una protesta, guidati dal giornalista Francesco Vozza, legato a Salvini. Proprio ad
un leghista, cresciuto lontano dal mare, si
sono indotti a ricorrere e questi ha accettato di indossare la loro t-shirt per tutta la
mattinata in cui è stato alle “Palme” di via
Roma, dove altri palermitani lo contestavano perché …lumbard.
Si comprende che la situazione è al punto di rottura. “Così non ce la facciamo
proprio più – commenta Bernardo Guercio, pescatore dell’Arenella e responsabile
del nascente comitato – tra divieti, fermi
biologici e controlli asfissianti noi e famiglia siamo alla fame”. Qualcuno deve far
capire ai governanti che se continueranno
ad impedire in concreto di svolgere serenamente il loro lavoro, i pescatori spariranno e il settore pesca, specie in Sicilia,
morirà. La pesca è stata soggetta esclusivamente a limitazioni e divieti.
Il divieto, trasgredito spesso da Francia, Italia e Francia delle grandi reti derivanti note come spadare (combattute
anche da Greenpeace come enormi trappole del mare, perché catturano delfini,
cetacei e squali) vengono massicciamente
La rete detta tremaglio mentre viene calata
Stato di sofferenza della pesca siciliana. I
marosi di Isola (2015). Sulla destra dietro la
diga pescherecci seminascosti a rischio di
affondamento
usate dal Marocco. Il peggio è stato fatto
contro i piccoli pescatori a proposito delle
“ferrettare”. La rete Ferrettara è una piccola derivante, a maglia stretta (5 cm),
lunga non più di 2 km, utilissima per la
cattura di piccoli pesci pelagici (Alalunga,
altri tunnidi…) entro 3 miglia dalla costa.
L’Ue aveva prima diramato un aperto sì,
spingendo i pescatori ad attrezzarsi (comprarle) e poi si è decisa per il no, disponendo incredibilmente delle tasche e della vita dei pescatori. Non resta loro che il palangaro, la lenza e, fra le reti, il modesto
tramaglio. Si tornerà al rezzaglio? Quest’ultimo (la rete sotto il faro), fra l’altro,
va solitamente ad insidiare il pesce stanziale “della scogliera sotto casa”, la fauna
“bentonica” che è quella più impoverita.
L’Ue, invece, afferma di voler proteggere
quella pelagica, rispetto alla quale il vecchio Mediterraneo ha dimostrato una vitalità che supera ogni possibile previsione.
La verità è che pesce spada, tunnidi e ton-
ni rossi continuano ad essere numerosissimi, come tutto il pesce azzurro, pelagico
per eccellenza. A pensarla diversamente è
una persona precisa: Maria Damanaki,
greca, enfant prodige del partito comunista, responsabile del settore pesca. Ci si
chiede: parla mai con i pescatori della novella Ellade in cui è nata?
“C’erano tanti tonni in queste estati nel
nostro mare (dove pescavano francesi e
spagnoli grazie a maggiori quote tonno
Ue, ndr) che per poco non saltavano dentro i porti”, ha affermato Giovanni Tumbiolo, presidente notissimo e stimato del
Distretto pesca di Mazara, un distretto
guida dell’intero agroalimentare isolano.
Frattanto, se Palermo piange, neppure
la Grande Mazara del Vallo sorride.
In lizza tutt’oggi quale maggior porto peschereccio del Mediterraneo, manca di
strutture a terra adeguate e presenta fondali impraticabili per lo stazionamento di
fanghi sul fondo.
“Finiamo per arenarci – ci comunica telefonicamente il noto armatore Domenico Asaro – tanto da avere costante difficoltà ad accostarci in banchina nei posti
migliori”. Asaro, proprietario del Luna
Rossa è famoso per essere stato scortato a
terra da vedette libiche e trattenuto a lungo. Il “problema” è che i libici abbiano rispettato il ricordo di Gheddafi solo nel
considerare territoriali acque che non lo
sono (fino a metà canale). L’Europa e la
Comunità internazionale, però, non fanno nulla e la stessa Italia con i libici ha
sempre avuto altri interessi…
Scaramacai
27
tURISMo
In giro per l’antico borgo con Giovanni Aglialoro
Alla scoperta di Caccamo
Un modo nuovo di scoprire la Caccamo
antica. Lo propone l’appassionato Giovanni Aglialoro, un colto personaggio che valorizza anche tutto ciò che è meno noto,
ma non meno degno d’interesse in loco. Il
programma di una gita da lui guidata conterrà la scoperta di angoli e aspetti inusuali
oltre al Castello, tappa obbligata da sempre. La più antica tradizione Caccamese, ci
dice Aglialoro, è ‘U Signuruzzo a cavaddu che affonda probabili origini nella
presenza storico culturale dei bizantini nel
territorio e rievoca la venuta di Cristo in
terra e l’entrata di Gesù a Gerusalemme.
L’evento è previsto presso S.Giorgio Marti-
re la domenica delle palme (29 marzo ore
9 – 12). Bambini festanti con ramoscelli
d’ulivo e campanelle precedono, al suono
di tutte le campane, mentre giunge un
chierichetto che rappresenta Gesù a cavallo all’un asinello infiorato… I 12 apositoli
sono altrettanti ragazzi con rami di palma…
Una visita prettamente culturale riguarda
la restaurata “Chiesa salotto di S.Benedetto alla Badia”. Oggi vi si accede
sempre dalle 9,00 alle 13,00 tranne lunedì.
La visita guidata, come il giro di Caccamo
nelle sue bellezze, può essere richiesta all’Associazione Culturale “Sicilia e din-
torni” ai numeri 091.8149744 – 091.8121312
– 339.3721811 – 338.9804204 o via mail :
[email protected] [email protected] .
Il motto è Voi a Caccomo sarete al
centro delle nostre attenzioni …alla
scoperta di scorci ammalianti, angoli ed itinerari suggestivi per conoscere l’autenticità
del luogo fra silenzio, tranquillità ed aria
pulita … La visita si articola fra: Lago di
Rosamarina, Chiesa di San Domenico (urna d’argento del S.Patrono), Passeggiata dell’antico borgo di Terravecchia
e visione commentata Scenario di Piazza Duomo: Chiesa Madre, Monte di Pietà, Chiesa del Purgatorio. La Visita al Castello Medioevale più grande di Sicilia con guida in costume d’epoca è
nel programma pomeridiano. A seguire,
visione commentata della Casa-Museo
della civiltà contadina con la cucina
centenaria, shopping ed omaggio del poster. Un programma preordinato contemplerà una mangiata di cibi caratteristici “in
campagna” e varie visite di mattina e, chi
vuole, anche di pomeriggio. Prezzi molto
ridotti per il prezioso cibo e un’offerta volontaria per chi vi ha accompagnato. Non
resterete certo digiuni, fra le degustazioni: pane da formo a legna, salamino (sasizza pasqualora), pecorino, pane “cunsatu”
(sale, origano olio biologico) minerale e nero d’Avola. Ore 13,15 Pranzo: 8 antipasti
(arancinette, carciofi panati, olive, formaggio, panelline, caponata, salsiccia asciutta,
verdure in pastella; primi (pennette con
carciofi e ricotta – caserecce zucca e salsiccia); secondi (arista di maiale con crema di
pistacchi – involtino di vitello); contorno
(patate al forno); minerale, vino, dolce e
caffè.
Curare l’offerta e il prodotto adeguandolo al target e ai mercati
Incoming in crescita: più organizzazione
Il fenomeno turistico cresce nel mondo e, in base agli ultimi conteggi relativi al 2012 apparsi nel 2014, i turisti in movimento hanno superato il numero di un miliardo. Avviene ciò
che Palermoparla – non da solo – ripete da tempo. Il turismo
cresce anche in controtendenza e l’incoming aumenterà
anche per l’Italia e la Sicilia a dispetto dei demeriti da parte di
troppi operatori locali e, naturalmente della Regione Sicilia.
Rara è la capacità di comprendere fino a che punto il “prodotto turistico” vada “confezionato” sotto ogni aspetto. Altrettanto rara è la capacità di insistere sulla sua promotion sui “giusti”
mercati. Così come non rappresenta la regola che si comprenda come l’offerta debba essere costituita da un ventaglio
completo di possibilità per tutti i gusti, tutte le tasche…
Non ci si può limitare a dire: “abbiamo i monumenti, le
vestigia, il clima e l’enogastronomia”. Questi stessi occorre proporli sotto una o più vesti particolari. I B&B non possono risolvere il problema, così come gli agriturismo e i paesi
albergo. I grandi complessi ci vogliono. Si pensi che il solo hotel Perla Ionica, l’albergo più grande della Sicilia, finalmente
in fase di ristrutturazione, surclassa per stanze e letti tutti i
B&B e gli agriturismo sommati. Diverrà uno dei massimi centri congresso del Mediterraneo, forse il primo, grazie ad un’iniziativa che viene dagli emirati (vedi nel ns motore di ricerca).
28
Nonostante i tanti errori d’impostazione, nonostante manchi a tutt’oggi un documento di programmazione turistica in Sicilia (che si attende da decenni) e regole “quadro” che regolino il
settore alberghiero e l’accoglienza, nonostante il territorio sia
ovunque scarso di infrastrutture, i turisti in qualche modo invaderanno la Sicilia quasi come gli extracomunitari. Non è
la prima volta che lo diciamo e non sarà l’ultima. Se assistiamo
all’invasione delle navi crociera, è solo l’inizio. Occorre subito
attrezzarsi e “saper lavorare”, per non incappare nelle strane
chiusure di certi alberghi, mentre altri, a poca distanza, hanno il
“pieno”, persino in bassa stagione. Prepararsi alla “invasione”
vuol dire attrezzarsi, non stare fermi, facendosi trovare impreparati e sorpresi. Ricordiamo, infine, la prima massima del marketing: non vendiamo ciò che c’è, ma produciamo ciò che si
vende. Essa si può adeguare alla realtà turistica nazionale: non
illudiamoci che, le ricchezze ereditate bastino a vendere turismo,
produciamo tutto ciò che manca alla bontà e alla completezza
del prodotto Sicilia, perchè sia appetibile (ofelimo) e migliore rispetto alla concorrenza. Occorre batterla, da sempre, sul mercato turistico. Albergatori ed agenti non ci dormano su: inventino
economie interne, pensino a proporre oggi ciò che il mercato
chiederà domani.
Germano Scargiali
tURISMo
Incentivi alle manifestazioni nelle aree protette
Villaggi: più sport
più turismo
Ecco un costruttivo disegno di legge: grazie allo
sport più turismo nei villaggi. Uno scossone in Sicilia
dove la Legge Galasso (L.
431/1985) è stata recepita e,
pur ampiamente trasgredita, “fa paura” fino a limitare
sia lo sviluppo turistico, sia
la fruizione del mare ed altri
beni paesaggistici (monti, vulcani…). Sul mare le regioni
italiane potevano estendere
la fascia protetta fino a m.300
dalla battigia, ma la Sicilia
l’ha – quantomeno – limitata a 150. Il problema è che il principio di
deroga per “consentire la diretta fruizione del mare” viene interpretato in
modo restrittivo, sia riguardo ai privati,
sia alla pubblica amministrazione. Tale
dizione ritorna nelle stesse normative in
modo contraddittorio, confermando che
esista come principio del diritto e “ratio
legis”. Sembra allontanarsi anche qui il
tempo in cui l’Italia fu patria del diritto…
Adesso anche al Senato è in corso un disegno dedicato alla “diretta fruizione”.
Vedremo.
Frattanto cresce, anche in Sicilia, da
una parte la coscienza – si dirà che ci volesse poco – per la protezione di beni comuni di acclarato valore, dall’altra si cerca di migliorare la genericità della situazione normativa in vigore, legge Galasso
inclusa. S’avvicina il giorno di chiarire
che cosa valga a garantire la presenza di
“strutture per la diretta fruizione del mare”. Ne va di mezzo lo spirito delle leggi
su temi turistici, ludici e sportivi i circoli
nautici.
La Galasso è, in realtà, nell’occhio del
ciclone. Mille interrogativi sono stati posti
sul problema (irrisolto) di come misurare
nel caso di coste a strapiombo, falesie etc,
di come considerare la presenza di un
strada (interrompe o meno…), di come
tener conto di arretramenti o avanzamenti temporanei, di insabbiamenti, bradisismi e simili. D’altronde, non è raro il
caso in cui il valore paesaggistico di un alveo o un costone vada ben oltre i m. 150
ed anche i 300. Ma c’è, infine, l’interpretazione più restrittiva dei “paesaggisti
ideologici”, che in Sicilia si opporrebbero
– sempre “grazie” alla Galasso – anche
alla costruzione di edifici all’interno di
porti, porticcioli… Spara “l’artiglieria pesante” sui locali sul mare e persino canzoni del genere “Una rotonda sul
mar” dovrebbero diventare un cimelio da
modernariato...
Proprio in regioni come la Sicilia,
Calampiso,
villaggio vacanze
a San Vito Lo Capo
c’è infine il problema delle zone di “maggior rispetto” e delle Aree marine protette.
E’ su questo terreno, difficile e prezioso,
che stanno muovendosi alcuni deputati
dell’Assemblea regionale (Ars, al fine di
vivacizzare e trasformare certe situazioni
di stallo che non giovano a problemi gravi
del turismo. Un imperativo: destagionalizzare.
Il disegno, che porta le firme dei deputati Figuccia, Falcone, Assenza, Grasso,
Milazzo G.; Papale, Savona (una vera cordata), ha il titolo eloquente di “Norme
per la tutela e la promozione di attività sportive dal valore sociale didattico ed educativo svolte all’interno di aree marine protette”.
Lo spirito della nuova normativa nasce
da qualcosa di già sperimentato. Per la carenza di impianti sportivi e grazie alla necessità di alloggiare (tutti insieme) un alto
numero di ospiti, più organizzatori di manifestazioni nazionali e internazionali
hanno fatto ricorso ai villaggi vacanze o ai
grandi alberghi sul mare come teatro di
gara. E’ normale con gli scacchi, si pensi
al ping-pong, in certi casi al nuoto, ma anche alla lotta libera e, ovviamente, al bridge…
Perché assumano tali iniziative si vorrebbe dar merito alle aziende turistiche che
– con l’ausilio della appetibilità degli impianti – da una parte si attrezzassero, dall’altra ne traessero linfa per destagionalizzare e non “chiudere battenti”, con la conseguente e triste sospensione dal lavoro di
tanti addetti. Per questo i deputati proponenti inseriscono nella legge una serie di
incentivi, facilitazioni burocratiche a costo zero per la p.a. ed anche onerose, ma
ad alto ritorno. Esperimenti positivi vengono da Calura e Costa Verde (Cefalù),
Città del Mare (Terrasini). Sopraluoghi
sono stati compiuti nei villaggi, come Calampiso, un sito che attende ancora adeguata fortuna. (G. Scargiali)
Dalla Bit un appello
Albergatori eoliani:
No alla politica
della Regione
Gli albergatori delle Isole Eolie
hanno partecipato alla Bit con proposte chiare, contestando la logora
politica dell’Assessorato regionale
al Turismo. Si sono presentati a Milano
con un mix di promozioni con l’obiettivo di migliorare l’accessibilità della
destinazione e a valorizzarne le peculiarità che rendano le Isole Eolie come
da tanti anni un’ambita meta internazionale. Mentre l’Assessore al turismo,
Cleo Li Calzi presenta con orgoglio
l’albergo diffuso e punta sulle dimore
storiche ed altre forme di ricettività
tanto ‘innovative’ quanto improbabili e
dai contorni spesso poco chiari o, in
ogni caso, operanti di fatto in regime di
concorrenza sleale, gli albergatori Eoliani attraverso loveolie.com presentano tre iniziative per promuovere il
territorio.
La prima, i cui contenuti erano stati
anticipati alla Bto di Firenze, mira a stimolare attraverso immagini di qualità
– prime fra tutte quelle rese disponibili
dalla partnership con Socialeolie – le
principali valenze naturali e paesaggistiche delle 7 perle del Tirreno. Sulla
pagina facebook “Loveolie” è attivo
l’applicativo che consente di partecipare a un contest fotografico che consente
di vincere tre soggiorni alle Eolie. La
seconda iniziativa – già proposta al
Vinitaly – in collaborazione con la Condotta Isole Slow Siciliane, sviluppa uno
dei temi di Expo 2015. Offre a quanti
prenotano la propria vacanza alle Eolie
attraverso loveolie.com una cena a
base di prodotti a Km O, oppure una
degustazione in cantina onde esaltare
la biodiversità agricola locale.
La terza offerta si indirizza a chi desidera raggiungere le Eolie in tutta tranquillità. Prenotando attraverso
“loveolie.com” è possibile usufruire del
trasferimento gratuito ed assistito
dall’aeroporto di Catania all’hotel. In una BIT decisamente sottotono rispetto ai fasti del passato, occorre
adeguarsi ai tempi, ma resta importante essere presenti per onorare, almeno,
i buyer internazionali. Soprattutto, quanti tra loro sono alla ricerca di prodotti di
nicchia non sempre disponibili per varietà di offerta online e in particolari
destinazioni turistiche del bacino mediterraneo.
Christian Del Bono
(Presidente di Federalberghi Eolie)
29
tRASpoRtI
Col grande armatore campano più solidità ed esperienza nella Compagnia
Grandi Navi Veloci: l’arrivo di Aponte
Grandi Navi Veloci – GNV – è la compagnia di navigazione che ha dato una svolta decisiva al Porto di Palermo ed il
probabile “via” a quella ripresa che, forse
lenta all’inizio, ha portato il primo scalo
siciliano (livello Core nel programma TenT dell’Ue) alla crescita in controtendenza
dei passaggi di traghetti e navi crociera
che oggi ha un ritmo sicuro, quasi irrefrenabile. La nostra rivista ha notato, sin dal
tempo ormai lontano della sola Majestic
(la prima nave di nuova concezione), che
la flotta reca la dizione Palermo, come
porto d’origine, sotto il nome: un messaggio, certo lusinghiero, che da allora ha attraversato il Mediterraneo in lungo e in
largo in Italia e all’estero, imbarcando milioni di passeggeri ed essendo vista ovunque da tanta gente. Certo, le linee sono
nate per portare mezzi e passeggeri dal
Continente (Genova, Civitavecchia) al
Sud e alle Isole. Tanto meglio per l’incoming in Sicilia. Ma per noi isolani quei giganti del mare, bianchi, bellissimi, erano
come una felliniana via di fuga, un nuovo
Rex per fuggire dall’isolamento, eterno
cruccio dei più attivi di noi…
Chi scrive queste righe viaggiò – ragazzina – sin dal tempo delle Navi Gt per Livorno e Genova da velista con la barca al
seguito. A volte, a soli 14 anni affidata al
capitano che la invitava a pranzo al tavolo
degli ufficiali. Poi vennero le Gnv e non
possiamo dimenticare che fu il tempo del
grande Aldo Grimaldi. Oggi Gnv naviga
sulla scorta di due nomi principali di alto
livello. Il primo è quello di Aldo Martinoli, presidente della Compagnia, l’altro
è quello di un uomo di mare di crescente
successo che non sfigura certo accanto a
quello di Grimaldi: è Luigi Aponte di
Sorrento. Protagonista di una escalation
che lo ha portato a creare Msc Crociere,
far crescere la Snav come un’apparizione
dal nulla all’orizzonte del mare e del porto palermitano, ad entrare in Tirrenia ed
a sbarcare di recente sulla terraferma in
grandi compagnie del turismo dell’hotellerie (Bluvacanze e Cisalpina Tours), viene definito “un uomo di cui è fin troppo
facile parlar bene”.
Oggi la Grandi Navi Veloci opera collegamenti marittimi in Sardegna, Sicilia, Spagna, Tunisia, Marocco e Francia. Oltre ai servizi mirati per la parte
passeggeri, la flotta si è impegnata nello
sviluppo delle linee delle Autostrade
del Mare. Come tale il trasporto marittimo costituisce una valida alternativa al
trasporto su gomma, e fornisce una valida
soluzione al problema ambientale legato
all’uso intensivo di automezzi sulla rete
stradale.
Uno scorcio dell’escalation delle tratte
della Compagnia. Nel 2003 GNV sbarca
in Maghreb e inaugura la linea Genova
30
– Tunisi. Nel 2004 la famiglia Grimaldi
e i fondi di Private Equity gestiti da Permira arrivano a un accordo per l’ulteriore
sviluppo della società, con l’ingresso nel
capitale di GNV dell’80% di Permira e il
restante 20% a Grimaldi Holding. Nel
2008 ecco la linea Genova – Barcellona – Tangeri: si va in Marocco. Da quello stesso anno viene sviluppato e offerto ai
passeggeri il servizio di bordo dedicato ai
padroni di animali domestici Pets, Wel-
come on Board. GNV, insomma le pensa proprio tutte.
Con l’ingresso di Aponte, però, anche le
linee già della Snav – vedi in specie la Palermo Napoli – fanno parte del mondo di
Gnv e il botteghino, come i biglietti, il look generale coincidono. Così è anche per
l’accoglienza a bordo e relativi servizi: un
balzo in avanti che solo l’apporto di “un
vecchio lupo” poteva apportare…
Per quanto lo sbarco a Palermo non può
dirsi che accolga adeguatamente le sue
navi nella logica delle Autostrade del Mare, perché – come avviene in altri porti –
manca un adeguato collegamento alle
autostrade (bretella), Gnv ha fatto molto,
per mano privata, nella direzione indicata da decenni di programmi statali. Il che,
ricorda chi scrive, mandava in bestia –
giustamente – il vecchio caro Aldo Grimaldi che, nell’ascensore di via Fieschi a
Genova si sfogava, apostrofando come lui
era capace, persino il Presidente Ciampi,
anche con una giovanissima giornalista
ed utente che tanto lo ammirava…
Chiara Scargiali
GNV: l’accordo con Codacons
Recente è l’ accordo siglato da Grandi Navi Veloci con Codacons, che ha l’obbiettivo di migliorare il servizio di assistenza ai clienti anche nelle fasi successive al
viaggio, rendendo così ancor più trasparente il rapporto con i passeggeri. Tale scelta è coerente con la tradizione della Compagnia, tesa ad offrire un servizio di trasporto sicuro, efficiente e confortevole. Nel 2012 la Compagnia ha avviato con Codacons un processo di analisi circa la congruità dei prezzi applicati, in base alla
struttura dei costi sostenuti: tale processo ha portato nel 2014 alla certificazione
Ok Codacons, Azienda Affidabile dell’Azienda da parte dell’Associazione di
Consumatori.
La certificazione comporta per GNV l’adozione della carta di servizi definita da
Codacons stesso, che specifica il livello di servizio rispetto al quale la Compagnia
si impegna nei confronti del cliente, in linea con gli obiettivi già oggi perseguiti da
Gnv.
Altro importante risultato ottenuto grazie all’accordo tra Gnv e Codacons, è quello
relativo all’assistenza ai clienti e alla gestione dei reclami. Già oggi, infatti, Gnv
garantisce risposte rapide e procedure trasparenti, nell’osservanza della normativa
vigente; tra gli effetti dell’accordo. La Compagnia, tramite Codacons, ha reso da
un lato disponibile un ulteriore canale di contatto per la gestione dei reclami per
agevolare la risoluzione e garantire ai clienti l’affiancamento Codacons per la gestione del claim.
“Si tratta di un importante risultato – ha detto il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – che vede un’azienda impegnarsi a migliorare il rapporto con la propria clientela ed offrire maggiori garanzie agli utenti sugli aspetti relativi al servizio di trasporto”.
“La certificazione ricevuta da Codacons – sottolinea Roberto Martinoli, presidente e Ad di Grandi Navi Veloci – è la prova che la Compagnia lavora con trasparenza ed efficienza, a conferma del costante impegno ad assicurare un viaggio senza problemi ai nostri passeggeri”. (Testo raccolto da Chiara Scargiali)
poRtI
È l’ultimo atto: entro 2 mesi si metta mano ai lavori
Augusta porto xifonio
nominata la commissione
Finalmente, dopo, l’attesa firma della
Concessione di utilizzo – per 60 anni – della Cala Madonna del Carmine, sarà realizzata la struttura polifunzionale del Porto
Xifonio, un complesso destinato al turismo
nautico e all’utenza locale per il diporto e
la pratica sportiva. Di questa struttura in
divenire che valorizzerà la Città di Augusta, incentivandone il turismo e l’immagine, ci siamo più volte occupati. Il nome
greco Xifonio viene attribuito all’intero
porto naturale a sinistra guardando il mare
della penisola (oggi quasi un’isola) che ospita il castello Federiciano, simbolo augustano, realizzato da Federico II fondatore
della città, se si escludono vecchi insediamenti preistorici poi abbandonati. Sul lato
destro si trova, invece, il Porto Grande, di
rilevanza militare e soprattutto mercantile
(gasiere e petroliere), che è il massimo d’Italia per tonnellaggio e di grandi prospettive
nell’imminente, essendo salito da poco a livello Core nel piano TenT dell’Ue cui già
apparteneva quello di Palermo.
La firma per lo Xifonio è stata apposta il
23 gennaio di quest’anno all’Assessorato
Territorio e Ambiente della Regione Sicilia alla presenza del dirigente generale del
dipartimento Gaetano Gullo e dell’Ing. Felice Aiello per il Demanio Marittimo. Dall’altra parte la società Porto Xiphonio Augusta in veste di concessionaria, rappresentata dall’amministratore Unico Alfio Fazio. Noto imprenditore augustano del settore marittimo (opere portuali) e portatore
di una personale vocazione turistica, quale
titolare ed autore del restauro dell’Hotel
Palazzo Zuppello. Lo collabora il fratello
Carlo.
Mentre si è giunti ad un passo dall’inizio
del pagamento del canone annuo, è stato compiuto entro i prescritti 30 giorni anche l’immancabile ulteriore atto, una “sem-
L'imprenditore Alfio Fazio davanti all'ansa
abbandonata in cui sorgerà il porto (Xifonio)
Il Porto Xifonio come sarà (rendering progettuale di massima)
plice formalità. Si è riunita la Commissione straordinaria del Comune per nominare la Commissione di vigilanza. Le funzioni del Sindaco, della giunta e del consiglio
augustani sono assolte al momento da una
commissione di tre persone, ma ciò non
dovrebbe intralciare i lavori. L’intera commissione, con funzione di sindaco pro tempore, si è riunita assieme a due rappresentanti della Regione (Aiello e Coniglio), uno
del Genio civile di Siracusa (Mannino) e
del Comandante della Capitaneria di porto di Augusta Raffaele Macauda. Dobbiamo ritenere che i lavori debbano iniziare
entro un paio di mesi per poi concludersi
–ci dice Fazio – in circa 4 anni. C’è da credere che la realizzazione della struttura sarà veloce, data l’esperienza di costruttore,
in particolare nelle opere a mare. Il complesso nasce con vocazione turistica e sportiva, aperto agli ospiti e alla città, prevedendo una piscina di tipo olimpico ed altre attrezzature per l’agonismo e lo svago.
Strategica è la posizione nell’ambito delle rotte diportistiche che trovano adesso
nell’ordine i grandi porti non tutti vicinissimi – ma è già tanto – di Riposto (Porto dell’Etna), il nuovo nato Xifonio e poi Marina
di Ragusa e Licata (Marina Cala del Sole).
Un altro passo verso il raggiungimento del-
l’agognato “sistema” e della possibilità di
“mettersi in rete”, considerando – a parte,
con tutti i suoi guai, lo storico Portorosa –
che in altri porti, come quelli di Palermo,
Messina, Catania, Siracusa, Marzamemi e
poi Mazara, Marsala, Trapani si ormeggia
discretamente... Altre possibilità d’ormeggio sono frequenti: Milazzo, Isole Minori,
Marzamemi, Pozzallo, San Leone, Porto
Empedocle, SanVito… Vi esistono da tempo possibilità offerte da approdi attrezzati
con pontili provvisti di assistenza e comuni
comfort. Non siamo ancora a quello che si
vorrebbe, mentre sulla costa tirrenica procedono Sant’Agata di Militello e Capo d’Orlando (e saranno importanti). Frattanto
continuano a segnare il passo in triste attesa Balestrate e Castellammare. Il tutto pur
essendo tali porti praticamente già esistenti… La situazione è ancora incompleta ed
anche problematica, ma non è “al palo”.
Il porto turistico Xifonio conta su un
investimento di 17 milioni di euro e coinvolge 80 mila metri quadri di cui 43 mila di
specchio acqueo, banchine per 860 metri
lineari più pontili galleggianti per 360 metri lineari. Saranno 291 i posti per barche
da 8 a 20 metri. La diga è lunga 406 metri,
ma bisogna tener conto che si tratta di acque semi protette dal grande porto naturale. Il tutto in un angolo roccioso che non
era mai stato utilizzato per alcuna finalità e
versava in stato di semi abbandono. L’accordo con la Regione prevede anche un intervento di “compensazione” con un reimpianto di posidonia e la sistemazione del
degrado all’intorno.
G. Scargiali
Marina di Ragusa esempio di best practice
Il buon funzionamento del Porto turistico di Marina di Ragusa è oggi un esempio
di best practice. Ciò sembra suggellare, nei
confronti di chi ne avesse ancora bisogno, il dato che il periodo di “lancio” è stato superato e
che la gestione è positiva. Non si può nascondere che una parte dell’opinione pubblica, che
“esonda” nei ranghi politico amministrativi,
dubiti della positività dei bilanci di previsione
di tali strutture. Si adduce l’incombenza e – per
alcuni – l’inesorabilità della crisi (in Mediterraneo?) etc. Ciò sta in bilico fra l’amenità e la stupidità... Mentre pochissimi possono dubitare
del beneficio che la presenza di tali strutture
giovi all’indotto, ma noi aggiungiamo che sia
un lievito per l’intero fenomeno turistico. Ciò
anche se – con dolore, forse, di alcuni ambientalisti ideologici – è necessario sacrificare un
angolo di km 1 dei circa 3000 km di coste siciliane... La notizia. Il Porto Turistico di Marina di Ragusa, insieme ad altre opere infrastrutturali, è stato nei primi di marzo al centro del
seminario organizzato dall’Ordine degli Ingegneri di Ragusa sul tema “Project management e project financing”. La struttura
portuale più a Sud del Mediterraneo è stata
presa ad esempio positivo del corso di approfondimento e formazione con l’obiettivo di focalizzare l’attenzione sulle opere già presenti.
L’attuale direttore è Giulio Stanzione.
Ragusa festa fra gli ospiti in banchina con piatti da tutto il mondo
preparati a bordo
31
LIBRI
pagine a cura di Lydia Gaziano
L’indomito battaglione di italiani e libici e del Magg. Salvatore Castagna
Giarabub: L’eroica battaglia
nella terra cirenaica
L’autore di questo brano, cha abbiamo
dovuto necessariamente riassumere, riprende – aggiungendo la propria accorata
emozione a quella dell’autore – il contenuto di un libro che evoca l’indimenticata
impresa di Giarabub. Nelle guerre di oggi
eserciti di professionisti si esprimono spesso in imprese deprecabili e, a volte, però
danno ugualmente occasione ad atti eroici. Fino all’ultima guerra mondiale, eserciti di volontari coniugavano ancora la
massima latina “dulce et decorum est pro
patria mori”. Così, già prima del grande
olocausto italo tedesco di El Alamein contro le forze soverchianti degli “alleati”
atlantici, lunghi giorni di eroismo caratterizzano la guerra fra Tobruk e, soprattutto Giarabub, che resistette con 1340
fanti italiani e 800 libici tenne la postazione al comando del Maggiore Salvatore
Castagna di Caltagirone, nominato poi
colonnello sul campo (col titolo arabizzato di ElColonnel). Castagna creò un fortino particolare, improvvisato presso l’oasi,
ribattezzato “nido di mitragliatrici” (come racconta il libro) dai nemici anglo australiani, che non poterono fare a meno di
ammirare italiani e libici che, in pratica,
non si arresero mai, finché il Colonnello
Castagna non fu colpito da vicino da una
bomba a mano.
Sulla sconfitta, almeno in quelle giornate,
fino al momento in cui l’Italia aveva avuto
anche delle affermazioni, pesò – come
racconta il libro – la morte per incidente
aereo dell’eroe della traversata atlantica
in idrovolante, Italo Balbo, che anche
gli americani avevano avuto occasione di
applaudire trionfalmente a Manhattan.
Balbo, che aveva diretto come uomo di
pace la colonizzazione in Libia, era un
grande organizzatore.
Ecco alcuni stralci del testo critico.
Chi, fino a qualche tempo fa – e qualcuno
ancor oggi – non aveva sentito canticchiare quell’inno che esaltava gli eroici soldati
italiani di Giarabub? Erano le mitiche e
poetiche parole “Colonnello non voglio il
pane…” che poi concludevano “…ma la
fine dell’Inghilterra incomincia da Giarabub”. E c’è chi ha notato che, forse, la fine
della Grande Inghilterra iniziò proprio allora, ma è difficile che determinanti siano
stati gli eroi di quell’avamposto a 50 km
dal confine anglo egiziano.
Alla soluzione dell’enigma storico di quegli 11 mesi nel deserto, si cimenta il saggista Prof. Francesco Cuva di Mistretta,
che ha prodotto un interessante volume
non per nulla intitolato Giarabub. Innanzitutto, che cos’era Giarabub? Lo sappiamo presto dallo stesso professore che
scrive come sia un oasi in piena Cirenai-
32
Il maggiore Salvatore Castagna con i libici e un ufficiale
ca, non priva di storia, un punto di riferimento musulmano in pieno deserto marmaricosul venticinquesimo meridiano.
Ma non è solo questo, anche se la descrizione del deserto, definito anche magico,
offre la sensazione di un paesaggio continuamente cangiante, per via di quel famoso vento africano che lì chiamano ghibli. Giarabub ha un’altra caratteristica
che annulla gli effetti del vento: l’acqua
zampillante ovunque, per cui vi crescevano i palmeti e vi si coltivavano gli ortaggi.
Naturalmente non vi sono solo, sabbia,
acqua un po’ salmastra e vegetazione. C’è
la cittadina con le proprie caratteristiche,
case allineate lungo un breve viale e un labirinto di viuzze strettissime. Non mancava, ovviamente, la moschea, importante,
che Cuva descrive con delicatezza (il pavimento coperto di tappeti arabi e le pareti
dai morbidi colori in
mosaico)
così da respingere le
tristi immagini
odierne
dei fondamentalisti
violenti… Il maggiore Salvatore Castagna
Ecco le vicine depressioni con le oasi di Marada,
Augilla, Gialo, Siwa e un bacino lungo 25
km per 6.
Nel 1939, dopo l’invasione tedesca della
Polonia (1 settembre 1939), Giarabub sembrò svegliarsi da un letargo – forse dolce –
senza fine. Nonostante la – allora – neutralità dell’Italia, si cominciò a sentire
LIBRI
“l’odore della guerra”. Ed ecco il trasferimento in aprile del Magg. Salvatore
Castagna (di Caltagirone) che diverrà
l’eroe principale della battaglia di Giarabub. E dire che Castagna, già distintosi sul
Carso a soli 18 anni, apprese quella destinazione senza entusiasmo: avrebbe preferito un luogo di maggiore attività. Né,
pervenuto sul posto, cambiò opinione,
perché il luogo gli sembrò un comune villaggio aperto a pellegrini e carovanieri…
Tuttavia, visto che il materiale da lui chiesto al Comando per le operazioni militari
tardava, cominciò costruire un fortino,
che potesse far fronte ad una guerra di
certo lunga e difficile. Realizzò un quadrilatero protetto da filo spinato, che gli
inglesi battezzarono poi nido di mitragliatrici (aveva in partenza 56 Breda raffreddate ad acqua) e, in questo modo e
con altri vari accorgimenti, Giarabub diventò l’epicentro di una rete di presidi atti
al controllo delle vie di comunicazione
che diede agli anglo australiani filo da torcere fino allo spirare del conflitto. Tutto
era programmato per fermare il nemico
proveniente dalle piramidi, inchiodarlo
dietro le dune e, forse, annientarlo poi allo
scoperto.
Già alle ore 21 del 10 giugno 1940,
quando l’Italia dichiarò guerra ad Inghilterra e Francia, le autoblindo inglesi entrarono in Cirenaica e furono avvistate da
Giarabub, dove le famiglie libiche ancora
riparavano a Tobruk. A Giarabub, dopo
la breve calma, il 14 giugno la prima offensiva australiana è il bombardamento
aereo di una squadriglia di Blenheim che
non risparmiò bombe e raffiche di mitraglia sulle postazioni italiane. Un aereo nemico, l’ultimo a bassa quota, non sfuggì al
tiro di una semplice pattuglia di vigilanza
motorizzata che lo centrò in pieno.
Nonostante l’ovvia sproporzione di uomini e mezzi, di sorpresa, nella notte dal 15
al 16 giugno, una pattuglia di soli 15 volontari partì da Giarabub per sabotaggi
fra le linee avverse, riuscendo anche in tale intento e riconquistando i punti di osservazione di Melfa e di Mar Sidi e il presidio della Maddalena.
Inoltre vennero organizzate varie altre
azioni di danneggiamento contro le autoblindo o di cecchinaggio e altre di guerriglia vera e propria, spesso anche riuscite. Cosa che infastidiva gli australiani,
tanto da indurli a moltiplicare gli sforzi,
attraverso combattimenti intensi e feroci,
che, però, non sortirono l’effetto sperato,
perché con spezzoni e bottiglie incendiarie italiani e libici riuscirono a immobilizzare varie loro autoblindo. La conquista di un mezzo nemico serviva ad appropriarsi di armi e munizioni contro di esso
e persino di raggranellare le cibarie di
bordo, quando le vettovaglie scarseggiarono inevitabilmente.
Si inneggiò ad una vittoria, anche se dal
21 al 25 giugno si tornò a combattere, sia
pure con gli stessi metodi precedenti e con
gli stessi risultati: gli attaccanti furono costretti a ritornare alle basi. E tale fu lo
sbandamento da provocare giubilo e ov-
Foto aerea di Giarabub nel 1941. In basso un
soldato inglese mostra le improvvisate bombe incendiarie degli italiani
via soddisfazione dei fanti italiani: Giarabub, almeno momentaneamente, era salva. Diveniva un mito anche a distanza.
Qui trova posto il discusso incidente
che coinvolse ed uccise il governatore della Libia Italo Balbo. Una gran perdita,
per cui si sospettò anche un tradimento.
Sull’aereo S79 di Balbo, colpito ed esploso, morirono anche il nipote Lino e due
componenti l’equipaggio. Balbo aveva
deciso di partecipare alla caccia di mezzi
blindati (che per qualità e numero determinavano la superiorità nemica) per distruggerli, fermarli nella sabbia o per catturarli ed utilizzati contro gli inglesi. Operazione non vana. L’obiettivo era di scardinare il caposaldo britannico nel deserto. Solo un comandante come lui poteva
riuscirci, grazie anche agli atti eroici dell’esercito, che proseguirono fino ad El
Alamein (Allora Rommel pronunziò la
famosa frase: “Il soldato tedesco qui ha
stupito il mondo, il soldato italiano ha
stupito il soldato tedesco). Ma tutto fu
inutile. Il numero e le armi dei cosiddetti
“alleati” soverchiarono le cosiddette “forze dell’asse”. Si pensa oggi che per la storia sia stato un bene, ma le pagine di eroismo ed amor patrio nessuno le può, né
deve cancellare.
Quanto a Balbo, sembra non recepì il segnale del generale Porro che lo invitava a
cambiare rotta: proseguì verso la pista da
dove una mitragliatrice amica di piccolo
calibro colpì l’aereo che esplose atterrando.
Tutto ciò rievoca il libro di Cuva che precisa subito come la tragedia di Balbo non
rallentò certo la guerra. Alla grande postazione creata da Castagna pervennero
anche 4 cannoni anticarro 47/32 con i
quali gli italiani cominciarono a colpire le
autoblindo. Mentre gli inglesi tentavano
la via del logoramento colpendo prima i
fortini isolati e arretrando. Salvatore
Castagna dava quotidianamente notizie ai suoi dell’avanzata del gen. Graziani, mentre italiani e libici respingevano a
Melfa un attacco inglese fatto con tutti i
crismi della volontà di prevalere ad ogni
costo. Il 27 settembre arriva a Giarabub
un’autocolonna “con rinforzi, qualche
mezzo, altri cannoni anticarro, tanta posta arretrata e vettovagliamenti”.
Ma ben presto dai generali Graziani e
Dellera, mentre la situazione diveniva
sempre più infuocata, maturava, con i
complimenti per il comportamento della
guarnigione e la promozione di Castagna
ad “ElColonnel”, l’ordine atroce della
“resistenza ad oltranza” e dell’imperativo:
da qui non si passa.
Castagna riunisce, verso la fine, graduati
e truppa italiana e libica e chiede se vogliano desistere. Risponde un sonoro “no”.
Si continua uniti, in preda delle voglie del
Ghibli e soprattutto (tagliate le vie di rifornimento) della fame. Fino all’ultimo gli
inglesi intimano l’inutilità della resistenza.
Fra la resa e la prigionia, Castagna e i suoi
scelgono di tenere l’ultima postazione…
(G.S. da un testo critico
di Domenico Lo Iacono)
L’epilogo: una bomba a mano vola verso Castagna, ma il suo fedelissimo portaordini, Orazio Barbagallo, si frappone tra
lui e la bomba: entrambi cadono feriti.
Sopravvissero. Curato in Palestina, Castagna fu prigioniero a Bombay per 6 anni.
33
A AttUALItA’
Pagine a cura di Lydia Gaziano
Al culmine di 3 giornate per il Decreto papale di Venerabilità
La funzione in Cattedrale
per Madre Carmela prestigiacomo
Una solenne messa in Cattedrale
con la partecipazione di due cardinali,
l’Arcivescovo di Palermo S.E.R. Card.
Paolo Romeo e S.E.R. Card. Angelo
Amato (Prefetto della Congregazione
delle cause dei Santi) assieme ad un alto
numero di vescovi e prelati fra cui il Rev.do
Don Enzo Gabrielli e numerosi sacerdoti, è stato il clou delle tre giornate di
commemorazione in occasione del Decreto Papale di Venerabilità di Madre
Carmela Prestigiacomo il 16, 17 e
18 gennaio 2015. Anche Suor Alba Arce, in occasione di una sua presenza a
Roma, ha espresso il proprio ringraziamento. Si è trasferita a Palermo insieme
con la Superiora Generale ed altre Consorelle, per coordinare la “tre giorni” di
Palermo.
La funzione ha visto la Cattedrale palermitana gremita di fedeli per quella messa
cantata inusuale e solenne. E’ stata esposta anche l’immagine pittorica di Madre
Carmela Prestigiacomo
Madre Carmela Prestigiacomo, fin
dai primi giorni della sua vita religiosa,
iniziata presso la Congregazione dei Sacri Cuori di Madre Teresa Macaluso,
al secolo Cosima, rivolse la propria meditazione ed attenzione spirituale nei confronti dell’immagine miracolosa del Sacro Cuore di Gesù, commissionata a suo
tempo e fatta realizzare su indicazione di
Madre Teresa, ad opera del noto pittore
palermitano Lo Presti. L’opera è oggi
custodita presso la cappella dell’Istituto di
Corso Calatafimi 457, oggi condotto dalle Suore Dorotee di Vicenza. Una copia di essa si trova presso la Sacrestia della Parrocchia del Cuore Eucaristico di
Gesù, detta Parrocchia del Boccone
del Povero, sita in Corso Calatafimi 327.
La copia è stata realizzata per volere del
Padre Salvatore Fiumanò SdP., Parroco e Postulatore della Causa dei Santi
per l’itinere della Causa di Madre Teresa
dei Sacri Cuori.
Il Programma ha previsto venerdì 16
una Veglia di preghiera, sabato 17 alle
ore 12 in Cattedrale , la Solenne celebrazione Eucaristica che sarà presieduta
da S.E.R. Card. Angelo Amato (Prefetto della Congregazione delle cause dei
Santi), Domenica 18 alle 10,30 nella
Cappella della Casa madre Solenne celebrazioone Eucaristica presieduta dal Rev.do
Don Enzo Gabrielli e nel pomeriggio
alle 16 , visita guidata da suor Alba Arce nei luoghi della Venerabile.
Madre Carmela Prestigiacomo nacque a Palermo il 15 ottobre 1858 e fu fondatrice delle Suore del Sacro Cuore del
Verbo Incarnato, dopo essere stata nella
34
Il quadro che riproduce Carmela Prestigiacomo
L'affollatissima cerimonia religiosa concelebrata da due Cardinali
congregazione dei sacri cuori. Educata in
famiglia alla fede, aveva seguito l’amore
indivisibile per Gesù all’età di 17 anni.
Oggi, fedele al carisma ricevuto, la fami-
glia religiosa è presente in Italia, Brasile,
Argentina, Canada, Messico, Palestina e
Svizzera.
Lydia Gaziano
AttUALItA’
La pubblicazione di Nino Barraco illustra i messaggi di padre Mario Cassata
Il tappeto di polvere
Il tappeto di polvere a cura di Nino Barraco (Anno del Signore 2014), una pubblicazione di una disarmante sobrietà, iniziando dalla foto di copertina, un’immagine di una persona che si riposa sui gradini
di un altare, ma osservandola bene si coglie una beatitudine che s’irradia dal pavimento e s’innalza fino ai capelli di padre
Mario Cassata, artefice dei Tappeti di
polvere.
Passione nata da piccolo, osservando due
suoi compaesani, i ciminnesi Nino Peri e
Nino Lo Bello, che li realizzavano annualmente per il Giovedì Santo ai piedi
dell’altare, nella chiesetta di san Giacomo,
sita vicina casa sua, creazione continuata,
come forma espressiva, dal 1994, a Lercara Friddi, da quando è diventato parroco
di questa fortunata e lucente cittadina.
Tappeti di polvere, che fanno parte della
sua memoria personale, realizzati con
sabbia, gesso, terre colorate, ma soprattutto con tanto “amore”, come conferma
lo stesso padre Mario, quasi a voler seguire quanto affermato da Papa Francesco in
occasione del suo viaggio a Rio de Janeiro, “Metti amore e la tua esistenza sarà
come una casa costruita sulla roccia, il tuo
cammino sarà gioioso, perché incontrerai
tanti amici che camminano con te”. E
con l’attuazione dei Tappeti di polvere,
dove di volta in volta con dei simboli, con
citazioni della Sacra Bibbia, legati alla
Settimana Santa, viene rappresentata
l’Eucarestia, il Sacerdozio, Cristo Risorto,
l’Agnello dell’Apocalisse, l’Ostensorio, il
Battesimo, la Prima Comunione, il Matrimonio, il Pellicano, i simboli della Pace,
del Natale, o qualcosa concernente il tema ecclesiale dell’anno, semplici nella loro rappresentazione, ma sono tanti i fedeli
che visitano i “disegni” che padre Mario
escogita, per dare un seguito ai messaggi
evangelici.
I tappeti diventano per la comunità curiosità che si trasforma in motivi di approfondimento, che fanno riflettere sul cammino
dell’uomo e sui suoi peccati come “il possesso della terra come bene definitivo”.
“Se si tratta di raggiungere i cuori dei fedeli, … tutte le strategie … possono essere
una ricchezza” afferma il Cardinale Paolo Romeo, nella prefazione del volume.
Mentre in occasione della presentazione
del libro il Vicario Episcopale Don Antonio Todaro, rileva che i Tappeti di padre Mario “diventano momento di riflessione corale per apprezzare un’arte, e mezzo di trasmissione della Fede”, e il Sinda-
co di Lercara Friddi, Giuseppe Ferrara ha affermato, come i Tappeti di polvere sono “Un modo di fare semplice e comunicativo per trasmettere la parola di
Dio e raggiungere tutti”, tale da potersi
considerare uno strumento “didattico, uno
stimolo educativo ai valori spirituali” come
evidenziato dalla Dirigente dell’Istituto Scolastico “Trieste” Erminia Trizzino.
Un “gioco” quello dei Tappeti di polvere,
diventato una cosa seria, che ha raggiunto
traguardi spirituali straordinari, che dicono molto della personalità di Padre Mario,
che spesso si mette in gioco, osando sempre
di più e con il valore della pazienza, trasmette passione ed emotività, invitandoci
allo stupore e alla meraviglia.
La polvere per l’esecuzione dei Tappeti
spalmata sul pavimento diventa materiale
nobile, con immagini che sono metafore
della Chiesa, un connubio tra simboli e parole.
Il tappeto di polvere asserisce il curatore
“un fascino di fede, ma anche una singolarità d’arte, un racconto imprevisto della
Parola” che diventa la “Bibbia dei poveri”,
un frammento della sua vita, che padre
Mario regala con il linguaggio del cuore,
reinventando con un ricordo della sua infanzia, una dimensione poetica e artistica
“di annunciare il Regno di Dio”, contribuendo a illuminare con nuovi significati,
le menti e i cuori dei fedeli, ai quali certamente rimarranno impressi, raggiungendo
obiettivi inimmaginabili, fra cui quello di
essere amato dall’intera comunità lercarese
e non solo, trasformando la sua Parrocchia
in sede d’incontro, in luogo di stage per seminaristi.
Il tappeto di polvere, un libro, prezioso
complice, che come in tutti i rami del sapere aiuta a pensare, il cui valore si accresce nel tempo, come i Tappeti di polvere.
Vito Mauro
35
A ARte
Una mostra “da visitare” esalta giustamente un grande palermitano
Salinas: il poco che si vede
e il tanto che rimane
Meglio che niente: i turisti che per 5 anni
restavano sconsolati davanti al cancello
del Museo Antonio Salinas, ex Museo
Nazionale, vero tesoro cittadino, potranno – quanto meno varcarne la soglia. Una
mostra è dedicata al fondatore e direttore
Antonino Salinas che dal 1873 ha guidò il museo archeologico siciliano per 40
anni. La chiusura, frattanto, ha procurato
danni incalcolabili ai commercianti del
circondario in pieno centro cittadino.
Si sono riaperti dunque il 10 luglio 2014
gli ambienti intorno al Cortile minore
che si affaccia su piazza Olivella, il chiostro con la vasca ottagonale e le sculture.
E per la prima volta da decenni l’ingresso
è stato gratis, ma sembra diverrà a pagamento. Un passo significativo, finalmente, per la direzione del museo, un impegno di medio termine che porterà verso
la riapertura totale del “grosso”
dell’impianto museale entro il 2015.
La “perla” legata alla riapertura è stata la
Phiale d’oro ritrovata anni fa in territorio
di Termimni e sottratta da privati, fino a
giungere negli Stati Uniti, poi recuperata
e voluta in concorrenza da altri musei,
primo fra tutti quello di Himera. Otto, in
questo caso, sono stati gli anni in cui la
preziosa Phiale è stata bloccata perchè in
affidamento giudiziario alla sovrintendente ai Beni culturali Adele Mormino. Da
sola la Phiale può rendere ad una mostra
e all’indotto milioni di euro in poco tempo. Sempre che sia adeguatamente pubblicizzata la sua disponibilità...
Il cancello aperto al Salinas significa la
visitabilità di poco più che l’ingresso, per
interrompere il silenzio che risale al 2009.
Intanto, nel complesso monumentale seicentesco della Casa dei Filippini all’Olivella andranno avanti i lavori di completamento, con la copertura a vetri del
terzo cortile. A opere ultimate, saranno
Scrigno come pochi dalla mano di tanti artisti
Chiesa di San Sebastiano
prezioso restauro
Nei pressi della Cala, con le spalle rivolte al mare, una chiesa in via di restauro per
suggestione e complessa genesi architettonica e artistica va annoverata fra i tesori della
Città di Palermo.
L’edificio, poco noto, ma già amato da
molti, sorge nei pressi di piazza Fonderia.
Lunga e complessa la sua storia. La prima
pietra venne posta nel 1482, anno di una
fatidica “peste” che si riversò sulla città.
Essendo S. Sebastiano il principale santo invocato contro quel morbo, il popolo si rivolse a lui per ottenere la fine del flagello. Palermo così venne liberata dall’epidemia,
grazie all’intercessione del Santo e alle preghiere dei fedeli. Fu per questo che il Senato Palermitano concesse alla Confraternita di San Sebastiano l’edificazione della
Chiesa dedicata al Santo. Questa ne aveva
fatto richiesta, riservandosene la proprietà.
Nel 1496 la costruzione era stata ultimata,
probabilmente a pianta tradizionale, che si
ispirava a quella delle chiese normanne.
Però fra il 1516 ed il 1562, dopo la sua
distruzione, sul posto di ciò che rimaneva
dell’antica fortificazione militare, si iniziarono i lavori di riedificazione del tempio, così
come, in qualche modo, lo ammiriamo.
Nell’ultimo anno venne allargata la tribuna
36
verso il mare. Il prospetto di fattura gaginesca è in pietra di Solanto e presenta tre
aperture, definite e armonizzate dall’architetto Antonio Muttone, caratterizzate dai
timpani curvi e spezzati. I portali sono sormontati da finestre ed edicole chiuse da grate.
Il Nucleo tutela del patrimonio artistico della Polizia Municipale, qualche anno fa, ha
rilevato alcuni danni alle parti architettoniche. Vedi al pilastro destro che regge le lesene di ordine dorico e ad una colonna sul lato sinistro e ad alcuni stemmi sulla facciata,
forse opera del Guercio.
Questa chiesa è tra le più singolari per il suo
stile proto-barocco. La scala che parte
dal livello stradale è di pietra di Billiemi.
Con pianta a croce latina, S. Sebastiano è
a 3 navate, con archi a tutto sesto e presbiterio di forma quadrangolare. All’interno si
mantiene in buono stato di conservazione,
anche se l’umidità ha fatto il suo corso specie nel soffitto. Sulle fiancate laterali e lungo
l’abside si notano alcune lesioni risultanti
dai lunghi periodi di chiusura della chiesa.
Le 8 colonne di marmo, che sostengono la
navata centrale con volta a botte ripartita in
8 spazi, vennero iniziate nel 1577, esse poggiano su alti plinti. L’artista genovese Giam-
7000 metri quadri di esposizione archeologica rimessi a nuovo per una cifra
che si aggira intorno ai quindici milioni di euro. A parte il museo etrusco, quello egiziano, la Pietra di Palermo, il prezioso Ariete bronzeo, una delle poche sculture in bronzo di età ellenistica avrà il posto d’onore al primo piano. Le Metope
di Selinunte andranno a piano terra e il
terzo cortile con le coperture a vetri ospiterà il frontone del Tempio C di Selinunte
e le gronde leonine del Tempio della
Vittoria di Himera.
Dispiace lo stato attuale di abbandono
della breve aiuola in facciata ai due lati
dell’ingresso.
battista Carabbio ne consegnò solo 2, le
altre vennero commissionate a Marco Antonio Aprile che non fu fedele esecutore
dei modelli…
Valerio Rosso narra che nel 1590 non
erano ancora finite per problemi sorti con
gli scultori. Il maestro Giuseppe Giacalone fu l’artefice dei modelli e disegni degli
elementi decorativi in marmo. All’interno si
notano 2 sepolcri: uno del 1594, l’altro del
1650. Le navate
laterali presentano tre cappelle il lato sinistro, due quello destro, seguite da
una seconda uscita.
Di Giacomo Serpotta le decorazioni delle cappelle. Gli
ornamenti delle volte e della cupola ottagonale sono dell’architetto del Senato Andrea Palma (1664-1730).
L’altare maggiore
è decorato con tarsie di marmi policromi. Le architetture, con effetto tridimensionale, sarebbero
state disegnate (1749) dal romano Gaspare Fumagalli.
Gli affreschi dell’edificio risultano di notevole fattura: le volte delle tribune e la
cupola sono state affrescate dal pittore genovese Domenico Maria Calvarino nei
primi anni del XVIII sec. Le pareti del presbiterio, a forma quadrangolare, presenta-
ARte
Accademico di Francia ebbe piena fiducia dai Borboni e dalla Chiesa
Venanzio Marvuglia architetto
innovatore a palermo
Un grande architetto palermitano, eclettico ed estroso, fra i più grandi innovatori del
suo tempo, passò dal Barocco al Neoclassico, intuendo il neogotico e realizzando un
capolavoro di “cineseria” nella nota Casina
ancora visitabile alla Favorita.
Nominato nel 1805 Accademico di
Francia, uno dei massimi architetti nella
storia cittadina, è stato ricordato a Palermo
con una mostra per il bicentenario della
morte. In occasione dei duecento anni dalla scomparsa di Giuseppe Venanzio Marvuglia Palermo gli ha dedicato una mostra (dal 16 dicembre al 25 gennaio). L’esposizione, collocata a Palazzo Abatellis, è stata
curata da Pierfrancesco Palazzotto e dal direttore dell’Abatellis Gioacchino Barbera con la consulenza della studiosa Maria
Giuffrè. Il percorso artistico del Marvuglia, antesignano dell’architettura moderna, si articola in una trentina di fogli (studi,
rilievi e progetti) custoditi presso la Galleria
Regionale della Sicilia e, in misura più consistente, in ben 170 fogli dell’Archivio Palazzotto, il cui capostipite Emanuele fu allievo di Giuseppe Venanzio e collaboratore
del figlio di questi Alessandro Emanuele.
Il complesso dei disegni è suddiviso in tre
sezioni. La prima si riferisce al soggiorno
romano (1755-1759), la seconda riguarda il
ritorno a Palermo (1760 – fine anni ottanta), la terza racchiude le opere dagli anni
novanta.
Fu mandato a Roma per completare
l’apprendistato professionale dal padre Simone, capomastro reale. Questo periodo è
fondamentale nella formazione del Marvuglia perché lo mette in contatto con i più
alti esponenti della cultura internazionale.
Esegue una gran quantità di rilievi sui monumenti dell’antichità e dell’architettura rinascimentale e una parte dell’attività progettuale.
La sua idea architettonica si evolve dal barocco al neoclassico. Il repertorio antiquario rivisitato gli consente di affinare gli strumenti e i modelli, cosicché, una volta tornato a Palermo, si inserisce nel panorama
locale come un soggetto innovativo.
E’ del 1762, su committenza dei Padri Filippini, il progetto per l’Oratorio di San Filippo Neri di piazza Olivella. Sempre a
Palermo, tra i palazzi realizzati, il Ventimiglia di Belmonte oggi Riso, la villa Ventimiglia dell’Acquasanta, il prospetto della neonata Università e l’ampliamento in stile
neoclassico del Monastero di San Martino
delle Scale. Inoltre i tanti palazzi nel centro
della città (uno per tutti Palazzo della Cerda o Tagliavia) e in provincia vanno segnalati: il Palazzo Ventimiglia a Geraci Siculo
e Villa Notarbartolo Villarosa a Bagheria.
I suoi committenti principali sono la Chiesa Cattolica e la Casa Reale dei Borboni.
Le opere realizzate da Marvuglia testimoniano la raffinatezza della famiglia reale (a
torto poi vilipesa), come quelle del Vanvitelli nel napoletano.
Nell’ultima parte della propria produzione
artistica il Marvuglia apre la strada al neogotico, anticipando notevolmente la diffusione di questo stile architettonico. Vanno
ricordati la Reale Casina alla cinese,
che esaltò una moda ancora alla vigiliai, alla Favorita di Palermo e la Palazzina Reale di caccia alla Ficuzza.
Un particolare rilievo merita la progettazione del rivestimento, anch’esso in stile
neogotico, della cupola della Cattedrale di
Palermo. Di quest’opera, alla quale il Marvuglia lavorò tanto, confrontandosi a più
riprese con Emanuele Palazzotto, rimane
purtroppo solo l’archetipo ligneo custodito
nel Museo Diocesano e oggi in restauro.
Infatti non fu mai realizzata, suscitando
amarezza in Giuseppe Venanzio, che si
sentì defraudato della propria fatica.
Pippo La Barba
no 2 affreschi di Vito D’Anna datati 1759, raffiguranti: Mosè fra gli
Ebrei che compie
il miracolo e Sansone che abbatte
il tempio (opera rimaneggiata). Scene bibliche ornano il cappellone.
Nelle ali del transetto si ammirano le pitture di Olivo Sozzi (1747),
suocero del D’Anna, che abbelliscono la cappella di
S. Sebastiano con
il Padre Eterno e
della Concezione (residuo di affresco). Sugli
elementi murari sui quali si imposta la volta
e i relativi sottoarchi sono raffigurati i 4
Evangelisti (1740) sempre opere del Sozzi
(ben conservate). Sul portone d’ingresso,
controfacciata, osserviamo il “Sebastiano
morto”, dipinto d’ignoto, (forse del Sozzi).
Due donne, fra le quali la nobile Irene, lavano le ferite al Santo. Mancano oggi 2
quadri: uno con S. Rosalia, nella prima cappella di sinistra (Vincenzo Presti 1626). In
successione, sempre a sinistra, c’era un’Annunciazione di Pietro Novelli.
Nel 1800 la congregazione del Santo venne
sciolta e i beni passarono agli Ospedali Riuniti. Nell’operazione molte opere artistiche
furono distribuite in altre chiese o si dispersero. Nel 1862 la chiesa riaprì ma risultò priva di gran parte degli arredi. La congregazione riprese vigore fino al 1915, anno del
suo secondo scioglimento. Era scoppiata la
prima guerra mondiale ed il tempio venne
adibito a deposito di grano, per conto
della Croce Rossa. Stessa sorte era toccata
ad altre chiese palermitane, come S. Nicola
da Tolentino (deposito di baccalà). Nel 1935
l’edificio fu adibito a magazzino dalla Sovrintendenza. Oltre all’incuria S. Sebastiano subì dei danneggiamenti durante i bombardamenti USA del 15.2.43, che provocarono, nei dintorni, 226 morti e 442 feriti e gli
altri del 22.3.43. I maggiori danni si ebbero
al prospetto, ai muri e alle volte delle tribune
e del transetto. Vennero rotti gli infissi ed i
tetti subirono dei danni a causa di una bomba che era caduta sull’edificio contiguo, addossato al lato nord della tribuna. Nel 1949
la Sovrintendenza ed il Genio Civile inizia-
rono gli interventi di restauro, che seguirono
ai precedenti lavori di urgenza. Vennero
murati gli infissi e la chiesa continuò ad essere adibita a magazzino e sconsacrata.
Solo nel 2006, dopo che la facciata era stata restaurata come ora la vediamo dalla Soprintendenza e l’interno reso agibile, a si è
potuta rivisitare. Nel 2008 è stata riaperta definitivamente dopo qualche vicissitudine. Da alcuni anni vi è presente il
gruppo di preghiera “Vergine dei Poveri”, che ricorda l’apparizione di Maria a
Banneux, nei pressi di Liegi, il 15.1.1933 a
Mariette Beco. Entrando sulla destra è stato
dedicato un altare a questa Madonna. Il
21.1.2013 il Vescovo ausiliare di Palermo ha
celebrato una messa solenne. Per quel che ci
risulta, la chiesa, sempre sconsacrata, viene
concessa per esercitazioni artistiche...
Sulla via S. Sebastiano, sul lato sinistro, si
può osservare il palazzo dello storico ed
erudito palermitano Emanuele di Villabianca (1720-1802). In tale dimora, priva
di targa, la Deputazione di Palermo nel
1748, nel programma di illuminazione ad
olio, iniziato da2 anni, pose un faro. Fu il
marchese a fornire sempre in proprio l’olio
necessario.
F.Paolo Paranisi
37
ARte
Alla pittrice palermitana anche il premio dell’Accademia di Sicilia
Maria Grazia Bertucci
alla Biennale di palermo
Le sale di palazzo Sant’Elia hanno accolto, nell’ambito della Biennale di Palermo,
le opere pittoriche di Maria Grazia Bertucci. Inaugurazione, come al solito delle
grandi occasioni, col vulcanico Sgarbi
insieme al patron Serradifalco, nutrito
parterre, tanti partecipanti e visitatori.
L’artista palermitana ha offerto ai tanti
visitatori un percorso pittorico diversificato. “I racconti solari di una poetessa”,
per dirla con parole di Paolo Levi, si dipanano in un groviglio di sentimenti ed
emozioni raffigurate con elementi della
natura, che si rendono accessibili a noi
osservatori tramite un magico filtro di
preparazione e attesa che prelude a un finale sorprendente.
Così nelle opere di questa pittrice palermitana creature marine fiabesche appaiono ruotando su sfondi marini di variopinti colori. L’elemento acqua s’impone,
infatti, nell’immaginario poetico dell’artista acquistando una centralità preminente rispetto ad altri filoni comunicativi. In
tale realtà di superfici traslucide si sovrappongono testimonianze di vita vegetale ed animale come altrettanti apparizioni semifigurative vissute nella dimensione di una fantasia tutta personale. Può
dirsi con certezza che tale presenza alla
biennale – sempre più evento cittadino –
della Bertucci sia stata un successo. Lo dice anche la frequenza degli ospiti che si
soffermavano innanzi ai suoi quadri…
A ricordarsi di Maria Grazia Bertucci è
stata anche l’Accademia di Sicilia,
rappresentata dal presidente Tony Marotta e presentata dal consigliere comunale Giulio Cusumano, in occasione
della Settimana dedicata alle donne, presso la Sala delle Lapidi di Palazzo delle
Aquile. Nel corso dell’assegnazione delle
onorificenze a personalità siciliane distintesi al femminile negli svariati campi dell’arte, delle lettere e dell’imprenditoria.
Appare scelto a proposito l’emblematico
titolo “Il pensiero femminile come
profezia del futuro” per esprimere la
capacità delle donne di intuire e anticipare con la propria creatività temi e sviluppi
futuri della società. A Maria Grazia Bertucci, figlia d’arte (non solo per parte di
madre, ma si parla addirittura di una famiglia faentina di pittori Bertucci del
‘500) dal corposo curriculum, mostre,
biennali e personali nelle grandi capitali
europee e americane, è stato consegnato
il premio alla carriera per il carattere unico della sua produzione artistica, l’originalità e la fantasia espresse in opere eleganti, solari, curate fin nei particolari e di
ottima fattura.
Lydia Gaziano
38
Nelle foto a sinistra un’opera
di Maria Grazia
Bertucci.
Sotto, la pittrice
insieme al critico
Vittorio Sgarbi.
In basso, Maria
Grazia Bertucci
e la professoressa
Anna Rampolla
Abbate
SpettACoLo
Jazzy Records new Release
Inversion Umberto Capilongo
Feat Giovanni Mazzarino
Il 4 giugno al Messina Sea-Jazzy Festival 2015 Umberto Capilongo terrà un
concerto al Teatro Vittorio Emanuele.
La promozione e valorizzazione del jazz
made in Sicily, mission primaria della Jazzy
Records, prosegue con la terza uscita di inizio anno: Inversion, primo lavoro del chitarrista di Campofelice di Roccella, mette
in musica una nuova direzione musicale e
di vita di Umberto, che negli ultimi tempi
ha vissuto importanti accadimenti, che lo
hanno particolarmente ispirato e convinto
a “spingere sull’acceleratore”. La scelta
della Jazzy Records come “casa” per questa prima produzione è il naturale riflesso
dell’amicizia con Giovanni Mazzarino,
amico e mentore artistico, che di questo lavoro ha curato gli arrangiamenti, suonando il pianoforte anche in tre delle otto tracce. Un elevato tasso di sicilianità è anche
nell’ensamble che dà vita al disco, formato
dal pianista Seby Burgio, stella nascente
e già brillante del jazz italiano, dalla solida
ritmica di Giuseppe Cucchiara al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria
(musicista che in Sicilia porta avanti da anni interessanti collaborazioni), più un gruppo di solisti isolani giovani e talentuosissimi: Matteo Cutello alla tromba, Francesco Patti al sax alto e Claudio Giambruno al sax tenore.
In questo lavoro, registrato nello studio In
Arte del Sound Engeneer Andrea Bilello,
punto di riferimento per il jazz in Sicilia,
Umberto esprime la sua concezione jazzistica esplorando con personalità il solco
tracciato da musicisti quali da Kurt Rosenwinkel, Peter Bernstein fra i contemporanei e Jim Hall, Joe Pass, Pat Martino e Wes
Montgomery tra i “capiscuola”. Nella scelta dei brani, tutti grandi classici tratti dal
great american songbook, emerge la sua
grande passione per la melodia e l’influenza che la tradizione jazzistica ancora esercita su molti giovani musicisti, risvegliando
il loro desiderio di rinnovarla illuminandola di suoni, pensieri e attitudini contemporanee. Un mood che ha ben colto Paolo
Galletta, fotografo ormai entrato nella famiglia Jazzy Records, il quale ha ritratto
Capilongo nella campagna siciliana con il
suo straordinario occhio visionario, fra ulivi mistici, piscine di fine stagione e cieli
mutevoli. Ancora una volta una Sicilia diversa e soprattutto non da cartolina, autentica nel senso più attuale, perché gli stereotipi fanno male alla musica e alla cultura.Da
un ingrandimento di tali ritratti il pittoredesigner milanese Jacopo Grignani ha tratto una copertina di forte impatto, con la
personale tecnica che utilizza rapidi movimenti delle mani sporche di colore…
Gaetano Messina
Umberto Capilongo: chitarra | guidar;
Giovanni Mazzarino: pianoforte | piano
on tracks 2, 3, 6. Seby Burgio: pianoforte |
piano on tracks 1, 4, 5, 7, 8; Giuseppe Cucchiara: contrabbasso | double-bass; Claudio Giambruno: sax tenore | tenor sax on
track 7; Stefano Bagnoli: batteria | drums;
Francesco Patti: sax contralto | alto sax on
tracks 1, 3, 6, 8; Matteo Cutello: tromba |
trumpet on track 5; Arrangiamenti di Arran- Umberto Capilongo
gements by Giovanni Mazzarino.
Tracklist: 1) Inversion (Umberto Capilongo guitar, Stefano Bagnoli drums, Giuseppe
Cucchiara double bass, Francesco Patti alto sax,Seby Burgio piano); 2) Moonlight in Vermont (Umberto Capilongo guitar, Stefano Bagnoli drums, Giuseppe Cucchiara double
bass,Giovanni Mazzarino piano); 3) A Portrait of Duke (Umberto Capilongo guitar, Stefano Bagnoli drums, Giuseppe Cucchiara double bass, Giovanni Mazzarino piano, Francesco Patti alto sax); 4) Just Friends (Umberto Capilongo guitar, Stefano Bagnoli drums, Giuseppe Cucchiara double bass, Francesco Patti alto sax, Seby Burgio piano; 5) Waiting for
the time (Umberto Capilongo guitar, Stefano Bagnoli drums, Giuseppe Cucchiara double
bass, Matteo Cutello trumpet, Seby Burgio piano); 6) My little suede shoes (Umberto Capilongo guitar, Stefano Bagnoli drums, Giuseppe Cucchiara double bass, Giovanni Mazzarino piano, Francesco Patti alto sax); 7)My one and only love ( Umberto Capilongo guitar, Stefano Bagnoli drums, Giuseppe Cucchiara double bass, Claudio Giambruno tenor
sax, Seby Burgio piano); 8) Fast idea (Umberto Capilongo guitar, Stefano Bagnoli drums,
Giuseppe Cucchiara double bass, Francesco Patti alto sax, Seby Burgio piano).
premiata la raccolta poetica di Anna Maria Li Mandri
Come il volo dei colombi
La raccolta poetica di Anna Maria
Li Mandri è stata premiata dall’Associazione Febac Festa, con buffet al
ristorante Al Ruffini di Pallavicino.
La prima raccolta di poesie di Anna
Maria Li Mandri è stata presentata a metà gennaio 2015, nel corso di
un gradevole pomeriggio presso il ristorante Al Ruffini, in via Rosario
da Partanna. Il libro, al quale l’autrice ha dato il titolo “Come il volo dei Anna Maria Li Mandri insieme a Vittorio Sgarbi
colombi”, si compone di 46 pagine e
riporta in copertina la foto di una “colius” a colori scattata dall’autrice stessa e premiata al primo posto dall’Associazione Febac, presieduta da Pietro Fratantaro di Messina. Il relatore dell’evento, Filippo Solito, dopo avere illustrato passo-passo le sfumature dei diversi sentimenti contenuti nelle liriche si è soffermato su “Lettera”, poesia
che l’autrice ha dedicato alla madre persa nel 1997, suscitando emozione tra i presenti
in sala, i quali erano anche numerosi. Sono intervenuti alla presentazione il poeta Andrea De Rosa, l’architetto Giacomo Grimaudo, presidente dell’Associazione Osservatorio per lo Sviluppo della Legalità, il dott. Sergio Grigoli, pres. del Centro Turistico di Mondello, che hanno valutato il prodotto artistico della Li Mandri, lasciando
la loro impronta critico-letteraria alla silloge. In sala faceva da contorno ed ornamento
delle pareti una accattivante mostra fotografica. Protagonisti i gatti: foto scattate tutte
dalla protagonista della giornata, amante di questi animali e dei quali si occupa personalmente. Tanto che il devoluto della vendita del libretto, al prezzo di € 10,00 a copia,
verrà messo a disposizione dall’autrice per le cure e il cibo dei simpatici e pittoreschi felini. Numerose già le copie vendute. Il suggello del pomeriggio culturale è stato assicurato dalla partecipazione della soprano Loredana Silvestri, applaudita nell’interpretazione di “Io te vurrìa vasà”. La cerimonia della presentazione del libro è stata allietata anche da un buffet finale che gli ospiti hanno gradito e si è concluso “con i gomiti in aria” per l’immancabile brindisi finale… (Adriana Barbera)
39
VeLA
Una partenza di Classe “Azzurra” aperta a diversabili e normodotati
Consorziati e pronti a dare più forza a nuovi “eventi clou”
7 Circoli Velici per 3 grandi regate
Tutti riuniti nella sede della Società
Canottieri Palermo al Molo Lupa i
più rappresentativi dirigenti della vela
d’altura, per presentare ufficialmente la
costituzione dei “Circoli Velici Riuniti
Palermo”. Consorziati insieme, dunque, con comuni intenti organizzativi i
sette più forti club palermitani: sono il
Club Canottieri Roggero di Lauria, il Circolo della Vela Sicilia, la Società Canottieri Palermo, il Centro Velico Siciliano, il
Vela Club Palermo, la Lega Navale Italiana Sezione Palermo Centro e lo Yacht
Club del Mediterraneo. Il fine è quello di
organizzare in modo condiviso, con uno
spirito collaborativo più forte di altre occasioni similari del passato, alcune importanti regate inserite nel calendario FIV di
questa stagione.
Il programma comune, che non inficerà
le altre manifestazioni in calendario da
parte dei singoli sodalizi, comprende tre
impegnative regate.
Aprirà le danze il Campionato Nazionale d’Area Mini Altura Ionio e Tirreno Meridionale che avrà per teatro
di gara le acque del Golfo di Mondello
dal 9 al 12 Aprile, prestigioso ritorno in
questo specchio di mare per il quale si
prevede una partecipazione di oltre 40
imbarcazioni.
Sarà poi la volta della Regata Nazionale
“Coppa Gran Crociera dello Ionio e
Tirreno Meridionale” in programma
dal 3 al 5 luglio. A chiudere questo calendario comune della stagione 2015 sarà la
inedita Regata Palermo-Bizerte – Rotta del Sahara che partirà il 1 Agosto.
Aspra: terzo trofeo del mare
L’Aspra approfondisce l’argomento nautico e la pratica della vela. L’iniziativa è
del giovane Gianfranco Sciortino, che ha cominciato a far sì che alcune derive
scuola facciano bella mostra a secco nel ridosso creato dal molo semi naturale che
protegge barche da pesca al lungomare. L’associazione, che si appresta ad iscriversi alla Fiv e ad altre federazioni degli sport d’acqua, ha organizzato un 3° Trofeo
del Mare finalizzato a sensibilizzare gli abitanti del noto borgo marinaro che si
appresta, per volontà comune, ad uscire dal guscio ed offrirsi verso l’esterno con
un volto sempre più “attrattivo”.
La Lega Navale Palermo centro, sempre pronta alla collaborazione per lo sviluppo delle attività veliche e marinaresche, ha fornito in prestito il simulatore (Optimist) per impartire a terra le prime lezioni ai giovanissimi desiderosi di iniziarsi ai
segreti della conduzione di una “deriva”. Organizzatori e allievi hanno dovuto fare anche i conti con il fattore primo della navigazione a vela: il meteo e, soprattutto, il vento con la sua forza spesso volubile. Dopo un avvio proibitivo della mattinata, Eolo ha deciso di concedere anche la clemenza di cui è capace: i ragazzi hanno potuto alternarsi al timone sotto la guida dell’istruttore.
40
C’è grande attesa, in particolare, per questa ultima regata fortemente voluta dal
Comune di Palermo e dalla Marina di Biserta.
Per quest’ultimo impegno di grande
altura, si prevedono assieme ad una massiccia partecipazione, varie attività culturali e sociali collaterali, sia a Palermo che
a Biserta. Sono due località ricche di storia. Anche Biserta offre interesse naturalistico ed archeologico. E’ per questo che la
manifestazione si annuncia attraente anche per le famiglie dei regatanti e per i
croceristi che possono “fare del turismo”,
mentre praticano il loro sport preferito.
I Presidenti dei sette circoli riuniti
nello stesso tavolo, si sono detti tutti soddisfatti di intraprendere questa nuova avventura condivisa che, superando vecchi
“campanilismi”, riscuoterà di sicuro risultati più consistenti per la vela palermitana: come si dice…l’unione fa la forza. Questi i nomi dei “magnifici sette“ presidenti: Edoardo Traina (Canottieri), Agostino Randazzo (Vela), Andrea Vitale (Lauria), Beppe Tisci (Lega Navale), Alessandro Candela (Velaclub), Italo Tripi (Centro velico), Giuseppe Galantino (Yc Mediterraneo). Parole di elogio al lavoro dei
circoli sono venute anche dal Presidente
dell’Uvai Francesco Siculiana il quale ha
confermato come ormai i tempi siano maturi per ospitare eventi di grande livello di
portata nazionale e internazionale e, se si
riuscirà a portare avanti il programma
ideato per l’imminente stagione agonistica, davvero si potrà parlare di Palermo
come di una delle Capitali della Vela nazionale.
Rossella Tramontano
A
spoRt
Aprirà al calcio maggiore ai fondi esteri e ai giovani dello Zen
Zamparini: coi Rosa vincenti
penso al nuovo stadio
Il Palermo, che aveva esordito fra i dubbi
dei tifosi – anche i più appassionati – oltre
che dei soliti detrattori, ha scoperto l’oro,
dopo altro oro, come si dice a Roma avvenga per la statua di “Marc’Aurelio” in
Campidoglio. No, i suoi acquisti non erano dei signor nessuno neppure stavolta.
Invece di lottare e soffrire per la retrocessione, i rosanero non hanno mancato di
fornire soddisfazioni guidati da sotto l’immancabile cappellino da Giuseppe Iachini e dallo stesso Maurizio Zamparini che
ha trovato nel trainer un proprio pupillo
ed è in grado di …sopportarlo, oltre che
supportarlo. Per lui non è la regola, perché Zampa di calcio se ne intende e ciò
provoca qualche dolore, ma anche delle
gioie. Perché ormai è difficile negare che
non sono i suoi collaboratore a scegliere
(nella rosa delle segnalazioni) i giovani
migliori con cui rifornire poi le cosiddette
“grandi”, l’olimpo del pallone, tirandoci
anche tanti euro di attivo…
Mentre la Città è divisa fra (ormai)
una maggioranza zampariniana e una
minoranza contraria, per la immancabile
avversione ideologica all’uomo imprenditore, prosegue il lungo braccio di ferro sul
nuovo Stadio – di cui c’è di certo gran bisogno – tra il Presidente rosanero,
friulano sempre più palermitano, e il Comune cittadino. Negli ultimi incontri pare si vada verso il via libera al progetto.
Esso fece parte di sette punti d’intervento
per “rinnovare Palermo” nel corso di una
grande kermesse al teatro Politeama un
paio d’anni fa. Ma chi ricorda quella gloriosa e significativa giornata? Tante cose
furono dette, fra programmi e critiche costruttive… Una venne pesino da una bella donnina inviata da Ryanair, dati alla
mano, sulla scarsissima affluenza turistica
rispetto alle potenzialità. Chi parla più di
quella mattinata e della carpetta che venne distribuita con gli estremi dei prestigiosi progetti? Protagonista la, oggi tormentata, Associazione Industriali (Confindustria) della provincia.
L’impianto sportivo maggiore di Palermo si vorrebbe costruire allo Zen al posto
del Velodromo, colpito da precoce vecchiezza. La pista non venne mai affidata al ciclismo locale, forse ritenuto poca cosa per ricevere un così lauto premio.
Risultato: lo sfacelo della pista per l’azione meteorica e lo sfruttamento per rugby,
calcio minore e …spettacoli del resto della struttura.
Dialoghi a distanza, incontri per interposta persona, ma è stato chiaro che il Comune, guidato da Leoluca Orlando ha
posto ostacoli alla volontà della Società
Palermo Calcio. In questi mesi si è avuta
anche notizia di una volontà “che sembra fuori dal tempo oltre che della realtà”
di affidare finalmente il velodromo ai velocipedi: ma non era la sua naturale destinazione? Non è quella mai adottata nel
corso delle passate sindacature con Orlando protagonista).
Così, mentre via Lanza di Scalea rigurgita di immondizie e serve a rilevare l’eccesso di velocità a tutte le ore a coloro
che stanno andando in aeroporto e, finalmente, potrebbero pressare un po’ sull’acceleratore, l’area del velodromo va in
malora.
A poco vale la promessa e il proposito –
manifestato anche in occasione di un progetto di Zamparini (un …Palermello) a
Carini – di aprire l’impianto, grazie a palestre e parti accessorie, a ragazzi dello
Zen che potrebbero praticare “sul serio”
una “vera” attività sportiva, togliendosi
dalla noia e, diciamolo, in molti casi dalla
strada.
Ora, per le solite sopravvenienze burocratiche, Orlando chiede un “nuovo
progetto” e Zamparini risponde che è
“pronto ad accontentarlo”. Non mancherà per lui neanche stavolta. Al progetto lavora già l’architetto Zavanella, anche
se il nuovo esso dovrebbe mantenere – si
dice – le “stesse caratteristiche del precedente.
35 mila i posti a sedere e all’interno negozi, cinema, ristoranti e tutte le normali
Maurizio Zamparini. In alto il progetto del
nuovo stadio
attrazioni di un moderno stadio europeo.
Il tutto, però, senza le villette che sarebbero dovute sorgere attorno. Mah! Il nuovo impianto favorirà l’assegnazione di incontri internazionali e consentirà la sperata partecipazione dei rosanero alle coppe europee e al più alto giro calcistico.
Dovrebbe rendere appetibili anche il Palermo all’arrivo di capitali dall’estero.
Germano Scargiali
41
spoRt
pivot dirigente di società e federazione presidente rosanero
sergio D’Antoni sportivo sconosciuto?
Sindacalista, onorevole… Non sarebbe stato meglio uno sportivo? Invece
Sergio D’Antoni sportivo lo è stato
sempre. Giocava personalmente a Basket
e rimase nel mondo della pallacanestro.
Tanto da essere anche presidente della
Virtus Roma in A1. Poi non mancò un’escalation in federazione, dove ricoprì la carica di presidente della lega basket. I più attenti tifosi rosanero devono ricordarlo
presidente a via del Fante, per una parentesi che durò negli anni 2000 – 2002. Allora, in coincidenza con la gestione Sensi,
il Palermo venne riconsegnato a Zamparini ormai in serie B…
Insomma, di esperienza sportiva D’Antoni ne ha. Eclettico come possono esserlo i
sindacalisti, non è forse uno di quelli che
conoscono sin dalla vigilia la gente dello
sport regionale, ma la Sicilia sì ed appartiene al genere di scelta opposto: un dirigente di caratura – anche politica – che
potrà adeguatamente rappresentarlo. Un
altro legame con lo sport locale? Lui e
Sandro Morgana (presidente regionale
Figc Lnd e ora al Consiglio nazionale) sono figli di due sorelle.
Insomma, onorevole, riconosciamo di averlo conosciuto in veste meno sportiva…
“Come le spiegavo mentre entravamo in
questo mio nuovo studio (al Coni di via
La Malfa, ndr), le spiegavo che lo sport l’ho sempre amato e seguito. Invece la fama mi ha accompagnato più da sindacalista come segretario Generale Cisl. Da
politico, come deputato, fui chiamato a
vice ministro dello Sviluppo economico…”
Una bella carica questa presidenza
regionale al Coni. Ma lo sa che le
hanno consegnato un grande malato?
“Certamente. So che devo adoperarmi
per un rilancio. Più squadre sportive di livello, più atleti anche dilettantistici, ma
anzitutto più impianti. Non è detto che
debbano essere tutti nuovi, ma funzionanti”.
E la situazione, se non drammatica, è molto precaria.
“Vede, sul piano obiettivo, rispetto a qualche decennio fa, trovo campi, piste e palestre tribunate dislocate anche nei piccoli
centri. Tuttavia, ciò che vediamo non è
quel che dovrebbe essere. Si sono sprecati
fondi e chance organizzative…”
Presidente, nei paesi si sta meglio
che in città. A Palermo si finisce
per non avere palestre pubbliche
agibili per un torneo e costa caro
averle anche per mezza domenica
o un solo week end…
“Sì, per gli impianti non ci sono più i soldi
della regione. Il bando di 52 milioni di
fondi europei è stato spinto fino agli ulti-
42
mi mesi, come in altri settori. E’ stato perso troppo tempo prima che io arrivassi…”
E il palazzetto di Palermo?
“In graduatoria non c’è”. Il Comune, però, ha diviso la spesa in due. Dovrebbe
prendere 3 milioni dalla Cassa depositi e
prestiti e 4 milioni da una delibera del Cipe, fondi nazionali. Per i primi tre dovrebbe partire la gara. Sono fiducioso e non
mancherà per me”.
Segua l’iter, presidente. La città è
esausta di fronte a questa storia.
“Guardi, considero l’impiantistica il primo punto della mia missione. Non me lo
dica nessuno. Occorre realisticamente
partire dal rendere agibile quello che c’è.
Ad esempio, Catania è messa già meglio
di Palermo, ma anch’essa ha i suoi bei
problemi. Concordo con chi ha sostenuto
e sostiene che i migliori gestori debbano
essere considerati federazioni e società
sportive. Vedremo in che forma giungere
all’affidamento”.
Da dove iniziare in una regione che
è un piccolo continente, per la verità un po’ allo sbando anche in questo settore?
“Un esempio della realtà vicina è il velodromo Paolo Borsellino. Stando così le
cose è una struttura inutile. Si prendano
decisioni e si passi all’azione. Frattanto dispone di una palestra funzionante da ri-
prendere con adeguata manutenzione”.
Non possiamo che augurarle buon
lavoro, presidente. Non lo vediamo
facile. Molti i lati da riprendere…
“Certo. Personalmente sto assumendo
una visione articolata. Non posso occuparmi di un problema, di un impianto,
per importante che sia, ignorando la funzione di traino che possono compiere i
tornei, le manifestazioni di richiamo…
Ma anche una realtà sottostante, da cui
mi giungono richieste. Gli sport da spiaggia, in un’isola come la nostra… E la gamma ancor più vasta dei giochi tradizionali. Anche quello è sport e, ricordiamolo, è
anche salute. Potrebbe essere, infine, un
canale d’ingresso per nuovi atleti che approdano alle discipline olimpiche. Vedo
lo sport come fatto anticiclico, nella sua
funzione propedeutica e salutare”.
Spieghiamo meglio ai nostri lettori…
“La formula è di investire nello sport per
produrre sviluppo e benessere. Un messaggio univoco, declinato dal punto di vista imprenditoriale e sottolineato dai convergenti intenti istituzionali. Una vera base per cambiare marcia al Paese, con coraggio e spirito di iniziativa, puntando
sulla pratica motoria”.
Testo raccolto
da Germano Scargiali
A
spoRt
Il neo presidente della Lega dilettanti acclamato a Caltanissetta
Figc Lnd arriva santino Lo presti
Cambio della guardia alla Figc Lnd (Lega
nazionale dilettanti, ndr). Parte verso Roma Morgana, promosso consigliere nazionale dopo l’escalation di Tavecchio,
arriva in Sicilia Santino Lo Presti. Ma
non è esattamente così: trattasi del dirigente sportivo che ricopriva già la carica
di vice presidente vicario della stessa Lnd
nell’Isola. Una persona certamente gradita a Sandro Morgana, protagonista di
anni brillanti, che stavano per concludersi con la inaugurazione della nuova sede
di Ficarazzi, in sostituzione di quella in
via La Malfa. E’ ancora lì che incontriamo Lo Presti che, nella nuova veste, ci riceve nel suo studio.
Dopo otto anni di fortunata gestione Morgana, continuare sulla medesima linea…
“Non dovrebbe essere un problema per
me, che sono stato al fianco del passato
presidente come diretto collaboratore.
Non ho timori, né personali, né derivanti
dall’ambiente in cui opero”.
Certo, sappiamo anche di un’elezione all’unanimità che qualcuno
ha definito bulgara…
“Ciò che è avvenuto all’hotel San Michele di Caltanissetta, la mia elezione quasi
per acclamazione (alzata di mano, ndr)
da parte dei presidenti delle società calcistiche, non può che restarmi nel cuore.
Ripeto: spero di essere all’altezza”.
Lei nel pallone vanta una vecchia
militanza?
“Certamente. Sono stato il trascinatore
del Grotte, nella cittadina in cui sono nato e cresciuto, quando la squadra militava
in Promozione. Da lì è iniziata la mia carriera di dirigente, ma posso dire che prima avevo certo giocato al pallone e poi
sono approdato ad incarichi federali, rivelatisi confacenti, credo, alla mia personalità”.
I problemi del calcio giovanile ci
sono…
“Non c’è dubbio. Ritengo che, come ripete anche il dottor Morgana, la ragione
di base vada ricercata nelle differenze
nord sud, nel gap geografico ed economico. Credo che Coni e Federazione dovrebbero prenderne atto, tenere il grande
problema in maggior conto, ma di questo
si occuperà maggiormente Morgana”.
Impianti, pubblico…
“Io le definisco piaghe. Ce ne sono più
d’una. La violenza sui campi sportivi, ma
soprattutto verso gli arbitri, per la quale
durante la stagione passata la nostra regione si è tristemente distinta… Combatteremo tutti i tipi di violenza che condanniamo senza appello, ma pretenderemo
anche arbitri più preparati e referti aderenti alla realtà dell’accaduto sul campo
e, talvolta, purtroppo, anche fuori”.
Il problema economico?
“Potremmo iniziare dall’accanimento
dell’Agenzia delle entrate verso le società
di calcio dilettantistico. Si rilevi che esse
svolgono una funzione sociale, togliendo
letteralmente i ragazzi dalla strada ed
educandoli al rispetto delle regole, dello
stesso regolamento, dei principi che lo
sport conserva sempre. Sono convinto
che ciò sia vero anche quando inizia a circolare qualche interesse. Lo sport affratella sempre, anche in contrasto con i momenti di rivalità e agonismo…
Ma che azione si può esercitare per lenire
l’azione del fisco?
“Occorre far capire come non sia profi-
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cuo tartassare i presidenti delle società, i
quali sottraggono tempo e danaro alle rispettive famiglie per disputare dei campionati …decenti. Oggi si giunge ad esprimersi così”.
Lei vede bene, dunque, nel complesso l’ambiente calcistico di per sé…
“Guardi, a livello regionale, ma credo anche nazionale, si fa il possibile per fare
sport. Si lavora con visibile sacrificio per
animare le domeniche di località o periferie dove di regola gli intrattenimenti non
brillano per abbondanza. Credo di poter
contare sull’aiuto dei presidenti e di tutti
coloro che collaborano al nostro fenomeno sportivo. Ciò che si propone rompe
con certi momenti non edificanti della realtà odierna. Lo sport ed anche il calcio
creano momenti di pace, di svago e di vera e propria edificazione della personalità. Una realtà così intesa è nostro dovere
e nostra volontà promuovere”.
(G. e L. Scargiali)
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43
spoRt
Lotta Libera: sicilia sugli scudi ma fa tutto da sola
Vittoriosi senza aiuti i lottatori isolani
Prosegue a Palermo l’attività nazionale
con l’organizzazione, fra difficoltà economiche e logistiche, dell’Accademia Scuderi, la Sicilia ha concluso il 2014 confermandosi regione di alto livello nella lotta SL. Tornati con onore da Ostia - sede
Fijlkam -. I siciliani hanno acciuffato il terzo gradino del podio, pur assieme alla Liguria. La squadra del Piemonte ha avuto
l’onore di alzare per prima il Trofeo delle Regioni di nuova istituzione, che ha
suggellato l’annata nel PalaPellicone, alla presenza del neo presidente Domenico
Falcone. La manifestazione vede in gara
tutti e tre gli stili: SL, GR, e Lotta Femminile per le categorie cadetti e Juniores. Vi hanno partecipato le più forti
rappresentative regionali: Lazio, Emilia
Romagna, Puglia, Liguria, Piemonte, Sicilia, Campania e Toscana.
La rappresentativa della Sicilia, accompagnata dal responsabile regionale di
settore Enzo Scuderi, era formata dai seguenti atleti: Marco Azzarello. Massimiliano Chiara, Federico Bordino, Sharon Pizzimenti, Mejja De Jesus Garcia, Gaetano
Fhilip Paratore, Domenico Sanfilippo, Luca Tosto, Emanuele Majorana, Federica
Giuffrida, Joan Sebastian Faraci.
“Ancora una volta – afferma Enzo Scuderi – con pochissimi mezzi ed impianti
cari e mal in arnese, riusciamo a ben figurare. Ciò che più conta è che facciamo sport
olimpico fra il popolo e gli extracomunitari, come è chiaro anche dall’elenco dei selezionati. Non si faccia demagogia, non si
dica che si vogliono aiutare queste attività,
se poi siamo abbandonati allo spontaneismo personale e paghiamo le palestre per
le gare…”
Un successo con oltre 150 lottatori, anche la fase nazionale di Coppa Italia
di lotta SL. Gli organizzatori dell’Accademia Scuderi hanno ringraziato il Cus dell’ospitalità in una palestra tribunata “agibile” a prezzo ridotto rispetto a quelle comunali, ottenibili solo dopo lunga trafila
burocratica... Ecco, fra i tanti vincitori nei
vari pesi, i risultati di maggior rilievo: Under 18, affermazione di Davide Giordano,
kg 69 (Accademia Atletica pesante Enzo
Scuderi Palermo), Over 18, kg 70, primo
Angelo Costa (Fiamme Oro Roma) su Ignazio Ligotti (Accademia Atletica pesante
Enzo Scuderi Pa); kg 97, primo Marco Carcea (Mandraccio Genova) sul titolato Stefano Trapani (Gruppo sportivo Termini
Imerese). Lode a Davide Giordano che,
dopo un grave infortunio alla gamba destra, ha lottato di propria volontà ottenendo la vittoria sul forte avversario Alessandro Scordato delle FF.OO.Roma. Sorprendente la prova di Ligotti (over), secondo,
dopo un fermo di 3 anni esordiente in una
categoria di peso che non è la propria.
I Vincitori. Under 18 (Cadetti). kg 42
Gabriele Piazza Palotto (Fiamme Oro Ro-
44
Una bella presa nel corso di campionati nazionali a Palermo - Foto F.Italia
ma), kg 50 Davide Amato (Lotta Termini
I.se), kg 54 1°) Pio Michael Mira (FF Oro
Roma); 2° Antonio Pio Milici (C.A. Termini I.), kg 58 Giuseppe Bisesi (G.S. Termini I.), kg 63 Francesco Gaddini (Vigili
del Fuoco Billi Pisa), kg 69 Davide Giordano (Accademia Enzo Scuderi Pa), kg 76
Tommaso Ferrari (Pol. Mandraccio GE),
kg 85 Jan Giuseppe Dallaira (C.A. Termini I.), kg 100 Amad Ben Hassin (C. Atletico I picciotti). Over 18 (Seniores), Kg 57
Salvatore Mannino (Meeting Giarre), Kg
61 1° il palermitano Antonio Tagliavia
(Mandraccio GE 61); 3° Antonino Schettino (Accademia Scuderi Pa), Kg 65 1° Massimiliano Chiara (G.S. Termini I.); 3° Luca
Fragascio (Accademia Scuderi Pa), Kg 70
1° Angelo Costa (FF O Roma), 2° Ignazio
Ligotti (Accademia Scuderi Pa), Kg 74
Aron Caneva (CS Roma Esercito italiano),
Kg 86 Zuz Tudor (Pol. Mandracchio GE),
Kg 97 1° Marco Carcea (Mandraccio GE);
Stefano Trapani (G.S. Termini I.), 3° Francesco Mattaliano (Accademia Scuderi Pa),
Kg 125 Marco Tincari (Fiamme Oro Ro).
Società: FF. O. Roma; GS Termini Imerese; Mandraccio GE; C.A.Termini I; Accademia Atletica pesante Enzo Scuderi
PA, Meeting Giarre…
pesi: Conferme da tutta la sicilia a livello nazionale
Vlassov 200 da una prodezza all’altra
Doppietta per la Vlasov 200 di Carini
che bissa la vittoria nel Campionato Regionale di Pesistica Olimpica. Seconda nella classifica nazionale attività giovanile delle categorie Esordienti e Under 17
dopo la Body’s Training di Lecce e prima
del Campionato Italiano Maschile
2014 per quest’ultima categoria, si riconferma al vertice in Sicilia con all’attivo 3
atleti che militano nella nazionale Juniores
e Under 17: Natalia Farina, Antonino Conigliaro e Antonino Indoviglia.
Il 2015 comincia con il premio da parte del
Coni all’atleta Natalia Farina, cui viene
conferita la medaglia di bronzo al merito
sportivo, nella cerimonia delle Benemerenze Sportive a Palazzo Steri in gennaio. La Fipe vede insignite altre 4 atlete della
stessa medaglia per la pesistica olimpica:
Roberta Buttiglieri (Dynamo Club),
Luisa Miserendino (Iron Fit Palermo),
Giorgia Russo (Jaguar Club Palermo) e
Jennifer Lombardo, tutte Campionesse
Italiane Assolute negli anni 2013 e 2014.
I Campionati Italiani Seniores sono
la prima gara in calendario e, come è consuetudine, la maggior parte dei titoli e dei
podi sono siciliani. Tris di regine nella categoria femminile fino a 48 kg: titolo per Jenny Pagliaro (Esercito Italiano), argento per
Eva Giganti (Atletico Ercole Caltanissetta)
e bronzo per Giovanna D’Alessandro (Dynamo Club). Coppia vincente nella categoria fino a 53 kg, l’oro va a Giorgia Russo
(Jaguar Club Palermo), mentre l’argento a
Natalia Farina (Vlasov 200 Carini), nella
categoria fino a 58 kg vince l’oro Jennifer
Lombardo (Fiamme Azzurre), argento a
Luisa Miserendino (Iron Fit Palermo) nella
Lo slancio con 90kg di Natalia Farina
categoria fino a 75 kg e oro a Roberta Buttiglieri (Dynamo Club) nella + 75 kg. Vanno forte anche le categorie maschili. Mirco
Scarantino (FF Oro) vince l’oro nella categoria fino a 56 kg polverizzando i record
già suoi con le misure di 120 kg nell’esercizio di strappo, 150 di slancio e 170 kg nel
totale. Nella stessa categoria, bronzo a Fabio Arcara (In Mare Palermo), fra i 62 kg
bronzo a Massimiliano Rubino (Jogging
Palermo), oro a Giorgio De Luca (FF Oro).
Nella 77 kg e bronzo ad Angelo Labez Carmisciano (Audax CL), è di Antonino Pizzolato l’oro negli 85 kg che, con uno slancio di 198 kg batte il record italiano assoluto, al compagno di squadra Enrico Cangemi (FF Oro) lascia l’argento. Ultimo oro a
Pietro Noto (FF O) nella 105 kg. Bottino: 7
titoli, 8 podi.
M. Carola Tuzzolino
A
sALutE
E’ spirata aria di renziana novità ma certe malattie resistono. Quella fra il dire e il fare...
Leopolda o Faraona che fosse
Mentre ci allontaniamo dalla Leopolda siciliana, o meglio Sicilia 2.0, alias
“Faraona” – motivo l’avanzata ora di pranzo, ma non saremmo più tornati – parlava
Crocetta e non avremmo sopportato di vederlo possibilmente applaudire. Questo,
infatti, era “l’ordine di scuderia”: si era saputo in corso di mattinata, proprio dal palcoscenico, che Davide Faraone, patron
della kermesse, lo aveva accreditato, con
ferma decisione di salvare “capra e cavoli”.
Perché tanto si era detto in contrario fino a
chiedersi perché mai questa “gestione della
regione” dovesse durare ancora quasi tre
anni. Tuttavia, nella sostanza, molti dei
presenti dimostravano di non essere in grado di riconoscere un discorso vero dagli
immancabili blablabla, i concetti autentici,
i contenuti, discernendoli dalla serpeggiante demagogia… Da questa voleva, in
effetti, vigorosamente rifuggire il discorso
portato avanti da una “volontà superiore”,
dai vari interventi, cronometrati su grande
schermo (con gioia diffusa) di 5’ ciascuno.
E, per la verità, bisogna riconoscere che
tante cose buone e giuste son venute fuori.
Pochi si accorgevano e ancor meno somatizzavano che i discorsi di Maurizio
Zamparini, Pietro Busetta e soprattutto
Maria Rita Sgarlata – l’assessore alla cultura, defenestrata ...perché brava – in conseguenza di differenti motivi, stridevano fortemente con quello di Crocetta. Fra cui
l’accennata accusa verso chi non facesse
abbastanza per interrompere la dolorosa
attesa di fine legislatura…
Tutto era iniziato con una certa puntualità e la sala congressi della Sandron
stracolma, con un buon servizio d’ordine
in una atmosfera, quasi mondana anche,
da movida, come avviene in una città che
offre sempre poco, nonostante i diffusi pub
e i teatri privati. Una città che attende speranzosa il ritorno del pane e milza e della
pizza a taglio alla Fiera del Mediterraneo… Si parte con l’introduzione Davide
Faraone, sottosegretario perché renziano,
ma certo più “presentabile”, a danno e con
grande rabbia di Fabrizio Ferrandelli, votatissimo alle comunali che non avevamo
sbagliato, prima di quel successo, a definire
“il Faraone dei poveri”. Tale è tornato presto ad essere.
Il discorso di Faraone potrebbe far gongolare i liberali e sancire la morte del comunismo. Questo sempre che si desse il
giusto valore alle parole pronunciate. Esse
equivalevano a decretare la fine dello
statalismo, l’apertura all’iniziativa privata e l’apertura ai privati dei più importanti
servizi pubblici, con l’arrivo dei privati veri
e propri o del sistema imprenditoriale di
gestirli. Il sottosegretario giunge ad affermare testualmente: “Per quanto possa destare sorpresa, il nostro è un movimento di
rinnovamento in senso liberale. Saremmo
dunque alla rottamazione del comunismo...
Niente di meglio, quindi, perché fra
gli “applauditi” ci sono imprenditori,
giovani e portentosi, cresciuti sul libero
mercato, e c’è anche Maurizio Zamparini, che loda la Sicilia, definendosi – bontà sua – ancora una volta palermitano d’adozione, ma soprattutto, proclama un netto
“sì” al fare impresa, all’utile, quindi al giusto profitto, alla conseguente creazione di
lavoro e posti di lavoro… (L’opposto di Faraone e Zamparini ha affermato il Papa
nelle stesse 24 ore…)
Busetta è emozionato, la sua usuale
chiarezza s’incrina, la voce si rompe, nel difendere la Sicilia dal mancato impegno di
Roma, Bruxelles e della Germania. Contrariamente a chi aveva parlato prima (un
conferenziere aveva detto: smettiamola di
attenderci aiuti e facciamo impresa in prima persona) la Sicilia, per Busetta, viene
discriminata sia in fatto di contributi che di
interventi fattivi in genere. Viene anzi derubata. La crescita prevista (da 0,5 ad 1%) riguarderà il Nord, ma nella media nazionale la Sicilia “tirerà ancora indietro” marcando una nuova decrescita. Il presidente
della Fondazione Curella avrebbe preso
molti più applausi se non avesse in conclusione inneggiato al ponte.
A far capire che la crescita non può venire se non con apporti dall’esterno, con
l’arrivo programmato e metodico di presenze dal di fuori, non ultimi i fondi stranieri – persino di Cina ed India – contribuiscono vari interventi e la stessa Sgarlata.
Questa enumera i concreti risultati di 18
mesi del proprio assessorato, mentre attacca i luoghi comuni ripetitivi sulle scontate,
ma sottoutilizzate ricchezze storiche e museali dell’Isola. Poi fa capire come l’apparato burocratico sappia bloccare le iniziative
sull’altare della propria insipienza ed anche
di interessi locali.
Infine, quando siamo andati via, Crocetta stava battendosi il petto, enunciando
“i suoi successi e i grandi risultati ottenuti”.
Gli ospiti d’onore erano Graziano
Delrio, sottosegretario alla Presidenza e
Simona Bonafé, deputata europea. Sono due elementi fra i più “spigliati ed anche “carini” del nuovo corso Pd. Renziani
doc. Tuttavia, da quello che si vede in sala
– la parola comunismo ritorna ogni tanto nei discorsi, ed ancor più nelle commemorazioni come in quella di Pio La Torre,
che appare sacrosanta e si conclude con un
dovuto stand up – il feticcio, il totem del
marxismo – la più autentica e concreta rovina della sinistra – è presente come un
fantasma, un totem non ancora dimenticato. E’, a ben vedere, ciò che ha distrutto,
nella realtà, il buono del socialismo. Invano Piersanti Mattarella era stato “invocato” all’inizio alla pari “degli altri” con La
Torre…
Frattanto dall’Almaviva i lavoratori
inscenano una protesta in strada. In
circa 500, davanti la sede della ex fabbrica Sandron dove si svolge la Leopolda, i
lavoratori dei Call center Almaviva per
chiedere l’attenzione degli esponenti del
governo nazionale presenti all’incontro.
Durante il sit-in una delegazione di 15 lavoratori ha incontrato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano
Delrio .”Non era informato sulla vertenza che coinvolge solo a Palermo oltre
1500 lavoratori – spiegano Francesco
Assisi segretario Fistel Cisl Palermo
Trapan ed Eliana Puma Rsu Fistel –
per cui abbiamo chiesto di conoscere cosa
sta facendo il governo nazionale per impedire che l’azienda abbandoni la Sicilia e
per la regolamentazione del settore sottoposto alla delocalizzazione e ad un continuo ribasso del costo del lavoro per le commesse oltre il minimo essenziale per i lavoratori”. Entro una settimana ha assicurato
il sottosegretario dovrebbe essere convocato un tavolo sulla vertenza. I lavoratori
hanno consegnato il documento unitario
Slc Cgil Fistel Cisl Uilcom Ugl con lo slogan IosonoalmaViva. Nel documento i sindacati chiedono l’intervento del governo
nazionale e regionale e annunciano una
serie di iniziative nazionali di protesta fra le
quali un pacchetto di scioperi. “Comune e
Regione intervengano, basta parole i lavoratori vogliono i fatti”.
E i sindacati danno il pieno appoggio: Le Segreterie Provinciali e le Rsu Slc
Cgil, Fistel. Cisl, Uilcom Uil, Ugl Tlc si sono riunite il giorno 26/02/15 per condividere un percorso unitario di iniziative volte
alla risoluzione della vertenza Almaviva,
che coinvolge una platea di 10.000 famiglie in tutta Italia, la gran parte delle quali
è concentrata sul territorio palermitano.
Germano Scargiali
45
AttuALItA’
sempre più schiave in giro: arriva anche l’utero in affitto
8 marzo tragico:
come fanno la festa alla donna
Le lotte delle femministe, portate
avanti ormai da più di un secolo, hanno
segnato delle pagine belle e meno belle
nella storia del ventesimo secolo. Oggi la
donna è più rispettata e considerata in
ambito sociale e politico, ma con ritardi e
lacune notevoli differenze tra nazione e
nazione, tra un territorio e un altro del
mondo. A fronte di importanti successi
conquistati nei campi più svariati della
scienza, della cultura, dello sport…bisogna, però, costatare che non tutte le strade seguite finora dalle “cosiddette femministe” sono state soddisfacenti o da lodare
tout court.
Quello di cui molte donne si accorgono è di essere lasciate quotidianamente
sole con i propri problemi.
Chi dà risposte alle tante giovani brillantemente laureate e specializzate senza lavoro né speranza di trovarlo? E tante di
queste rimangono pure senza fidanzato o
marito per difficoltà economiche. Infine,
quante di queste potranno permettersi il
lusso di avere un figlio, almeno uno in una
simile congiuntura? Questi problemi sembrano non interessare particolarmente il
mondo della politica.
Ma la donna genera la vita, è al centro della famiglia, cura e mantiene i rapporti tra i familiari, impedendole la realizzazione come donna e come madre, che
cosa le resterà mai? Forse un lavoro vero i
50 anni, solitudine e tanta insoddisfazione. Si dirà che tale quadro è esageratamente pessimista e che esistono pure le
single vocazionali. Certamente e nessuno
critichi le scelte fatte liberamente da donne consapevoli, ma – numeri alla mano –
si tratta di pochi casi, la maggior parte
vorrebbe realizzarsi anche come moglie e
come madre. Ma sta diventando di moda
pallini
a cura del redattore capo
Sabina Guzzanti “la caimana”
“Il caimano” è il titolo del noto film costruito appositamente per screditare Silvio Berlusconi. Quanto poco in realtà il
protagonista gli somigli è palese ad ogni
persona di sano giudizio. Berlusconi, infatti, non sarà uno stinco di santo, non sarà persona esente da colpe o difetti, ma a
differenza di tanti suoi colleghi politici ha
tenuto una condotta ammirevole per quanto riguarda il rispetto dei programmi sottoscritti con gli elettori, la coerenza e la
correttezza nei comportamenti, la laboriosità e la puntualità nel prendere gli impegni e così via. Un agnellino, altro che
caimano! Infine, gli errori compiuti sono
46
proporre soluzioni provvisorie e strane che, anziché risolvere il problema, sembra lo vogliano complicare.
Alla donna in carriera si propone infatti il
congelamento degli ovuli in modo da poterli adoperare in un secondo momento,
anche dopo molti anni in modo da superare l’eventuale sterilità della donna che si
verifica, prima o poi, con l’aumento dell’età.
Problema risolto? Parrebbe di sì, sennonché: produrre una quantità di ovuli
per una donna è rischioso, occorre imbottirsi di ormoni e si rischia non solo la salute, ma anche la vita. Oggi si sta scoprendo
che alcune ragazze che si erano sottoposte a quest’intervento si sono poi ammalate di tumore o non hanno più potuto avere figli. Queste informazioni vengono date alle donne?
Niente affatto, come vengono nascoste
anche tante altre che riguardano l’aborto,
la fecondazione assistita, la cura dell’infertilità, i metodi anticoncezionali e così
via. Troppo spesso si agisce sul corpo delle donne senza che queste sappiano nulla
di quel che può accadere loro in seguito.
Pillole, interventi, profilattici…il tutto
propinato senza una corretta informazione, omettendo deliberatamente i limiti e i
rischi connessi. Si fa muro contro gli Ogm,
mentre di fronte ad interventi di una scientificità anche più “alchimica”, applicata
al corpo umano si plaude. Rischia d’essere di moda, modernità, modernismo, consumismo, speculazione. Tutto questo c’è
dentro tali “novità”. E dire che su questa
rivista siamo di quelli che plaudiamo al
progresso e a quello tecnico scientifico in
particolare…
Ma centriamo sul tema un punto nodale: l’utero in affitto che la Ue, sempre tempestiva negli errori, vuole imporre
a tutti i paesi che ne fanno parte.
Utero in affitto significa, in parole povere,
schiavitù femminile, compravendita di
bambini, disprezzo della vita umana, della famiglia naturale e abbrutimento in genere. Seppure alcune femministe inneggiano, speriamo che la maggior parte delle donne sia più consapevole e si chieda se
veramente questa strada conduce alla libertà oppure al suo contrario.
Lydia Gaziano
sembrati spesso errori di troppa bontà e
ingenuità, tutto l’opposto insomma dei ricatti cui assistiamo continuamente sul
palcoscenico del parlamento. Si trovi adesso, Sabina la comica (finanziamenti permettendo), un altro caimano da divorare.
Manicheismo e lobby della finanza
Le lobby della finanza, o mafie che dir si
voglia, sono stabilmente collegate al malaffare, alla prostituzione, al traffico di clandestini, al commercio di armi e droga...Collegate anche al mondo della politica, lo guidano e lo dominano, sarebbero stupide se si
legassero a un solo partito o movimento,
perciò si infiltrano in tutti o quasi, mentre
corrompono anche i mezzi d’informazione, la cultura, le associazioni. Come difendersi? Facendo circolare le informazioni,
promuovendo il contraddittorio, non accettando supinamente il verdetto dei media,
confrontandolo invece con le tesi di segno
opposto. Insomma, non cedendo al manicheismo di chi vuol vedere il male solo da
una parte e il bene dall’altra.
Crisi economiche e storia di Giuseppe
(Ant. Test.)
La storia di Giuseppe, penultimo figlio di
Giacobbe, è l’emblematica ricetta per evitare le crisi economiche, andrebbe trattata
nei libri di economia. Al tempo dei faraoni,
A
AttuALItA’
A sanremo con 16 figli
Gli Anania famiglia
straordinariamente normale
La famiglia
Anania
al completo
sul palco
del Teatro
Ariston
di Sanremo
Ridano pure. Sberleffino. Facciano tutta l’ironia del mondo. Godano della visione di Conchita Wurst e della sua maschia barba: tutti i gusti sono gusti. Ma
quando si schiera sul palco di Sanremo la
famiglia Anania, padre , madre, 16
(sedici) figli, la più numerosa d’Italia, lo sguardo e il cuore degli spettatori si
allarga e l’applauso parte immediato. Riparte dopo la prima dichiarazione di papà Aurelio, dinnanzi alla scontata battuta di Carlo Conti, “Ma voi la tv in casa
niente, eh?” Aurelio non ha dubbi: “Questo applauso lo facciamo al Signore, perché questa è un’opera di Dio non è opera
umana”. Credenti e miscredenti infatti
non hanno potuto trattenersi dinnanzi a
questa dichiarazione di fiducia nell’Onnipotente unita alla gioia di vivere e dare la
vita. Il paterfamilias, però, non si ferma
lì.: “E’ grazie allo Spirito Santo...” .
A questo punto la platea rumoreggia; Au-
relio sta esagerando; osa citare addirittura Gesù Cristo e quella terza misteriosa Entità… Conti tradisce l’imbarazzo, il momento si fa difficile. Ma si salva con la domanda, già in scaletta, di come sia possibile gestire una famiglia così
grande e Aurelio aggiunge un carico così
pesante che finisce per salvare tutto: “Semplice, non lo è, ma c’è la Provvidenza“.
E dopo la doverosa dedica di una canzone
da parte di tutti i figli alla mamma Rita,
gli Anania – è proprio il caso di citarli al
plurale – vanno via fra gli applausi del
pubblico.
Aurelio, 47 anni, coadiutore dell’Accademia di Belle arti di Catanzaro e Rita
Procopio, 43 anni, casalinga, si sono sposati l’8 dicembre del 1993. Appartenenti al movimento del Cammino Neocatecumenale, avevano già dichiarato a
“Famiglia Cristiana”: “Volete sapere quanto guadagno? Euro 2.200 al mese, inclusi
gli assegni familiari”. E sul come arrivare
alla fine del mese: “C’è sempre l’aiuto
della Provvidenza, sicuro, puntuale e ben
tangibile”.
E così 11 milioni di telespettatori si
sono ritrovati sfidati nelle loro sicurezze
borghesi, nei loro (per altri versi giustificati) timori finanziari, dal sorriso e dalla
serenità di questi magnifici pazzi , che
fanno figli senza pudore e che si amano
senza remore; felici di essere tanti e
tutti insieme. Genitori, figli…e Dio
con loro, naturalmente. E se qualcuno
non gradisce questo spettacolo può sempre consolarsi con la visione di Tom; pardon, Conchita Wurst, quel bel ragazzo
barbuto che si veste da donna. Un momento di trasgressione, comunque, in una
Sanremo che, fra eleganza e contenuti ha
voluto tornare ad essere più italiana e più
normale. Riscuotendo successo.
Diego Torre
pallini
il giovane ebreo Giuseppe dapprima schiavo e poi, via via, sempre più su nella scala
sociale, diviene consigliere dello stesso faraone. Giuseppe, infatti, uomo di fede uso
ad ascoltare il Signore, ha dei sogni profetici che riesce anche ad interpretare. Viene a
sapere così che, dopo sette anni di abbondanza, in Egitto ci saranno sette anni di carestia. Informato di ciò, il faraone, che ha
piena fiducia in Giuseppe, gli affida il compito di adottare la giuste strategie per prevenire e fronteggiare la carestia che si prevede dovrà arrivare.
Naturalmente Giuseppe, ispirato e guidato
da Dio, nei tempi di abbondanza, riuscirà
non solo a tesaurizzare le risorse necessarie
per il popolo egiziano, ma anche quelle per
aiutare i popoli vicini, ebrei compresi. Cosa
che accadrà, infatti, e sarà pure l’occasione
per rincontrare il padre e i fratelli che non
vedeva più da tanti anni. In quest’occasione Giuseppe saprà dimostrare anche la sua
bontà e generosità nei confronti dei fratelli
che, quando era ancora un ragazzino, avevano cercato di ucciderlo per gelosia. Concludendo, ai tempi delle piramidi si programmava, si risparmiava e si salvavano i
popoli dalla fame, oggi si fa l’inverso.
senza ricevere adeguate cure e assistenza
dal compagno che viveva con lei. Alla fine
pesava solo 15 chili, come gli scheletri di
Mathausen. Quel che più colpisce, però, è
l’indifferenza dei vicini di casa ai pianti e
ai lamenti della povera donna che chiedeva aiuto. “Se questo è un uomo” diceva
Carlo Levi, se questa è umanità…, diciamo noi.
L’indifferenza al dolore altrui uccide oggi
come ai tempi di Mathausen
Ogni popolo condanni i propri delitti, solo così potremo avere la pace. Ogni popolo rinneghi le proprie mafie o lobby che
siano. Fra lobby e mafia c’è differenza?
Amiamo cristianamente ogni popolo della >
E’cronaca recente la vicenda di una donna che viveva da tre anni reclusa in casa
Come porre fine alle guerre
47
AttuALItA’
Dall’uguaglianza morale fra i generi alla ricerca medica delle “differenze”
La salute della Differenza
Notevole attesa sta destando il convegno
organizzato “La salute della Differenza”, organizzata dall’AIDM per l’11
aprile presso l’Oratorio dell’ex Convento dei Benedettini di Monreale.
L’OMS ha stabilito che in medicina il concetto di equità si associa alla capacità di
curare l’individuo in quanto essere appartenente a un determinato genere: le cure
da prestare a uomo e donna non sono identiche (secondo le più recenti ricerche di
studio, le due personalità fisiologiche e
psichiche non si sovrappongono, ndr).
Le differenze genetiche, le caratteristiche fisiche, emozionali, il vissuto familiare, i fattori ambientali fanno già di ogni
paziente un individuo unico, da curare
con un approccio personalizzato. Nasce
così, anche il concetto di “Medicina di genere”che è tale da esser divenuto materia
di studio. Adottare in campo sanitario e
farmaceutico una prospettiva di genere
equivale a riconoscere prioritario il Diritto della donna e della bambina, dell’uomo e del bambino ad una assistenza sanitaria e farmaceutica specifica. L’applicazione dei principi della Salute e della Medicina di Genere potranno dare risposte
significative in campo medico preventivo
e, sotto il profilo gestionale, fornire un volano allo sviluppo sociale ed economico
del paese.
Ore 8,30 Registrazione dei Partecipanti
Ore 8,45 Apertura del congresso Caterina Ermio, Presidente nazionale AIDM,
Maria Gabriella Vitrano, Presidente V.
AIDM Palermo.
Ore 9,00 Saluto delle Autorità.
Moderatori : Caterina Ermio, Maria
Rosa D’Anna.
Ore 9,00 “Il MMG nella prevenzione di
genere come promozione della salute nella donna” A.M.Oliva.
Ore 10,00 “Stress, sesso e genere” L.Raineri.
Ore 10,30 “Sessualità in menopausa” G.Di
Maria.
Ore 11,00 “Integratori e nutraceutici nelle patologie osteo articolari” O.Ferrara.
Ore 11,30 Tavola rotonda “Universo
Donna”. Discussant Giusi Spica.
Osteoporosi: “epidemia silenziosa” Giulia
Letizia Mauro.
“Obesità e diabete” Daniela Gioia.
“L’importanza della Chirurgia estetica e
della chirurgia ricostruttiva” Adriana Cordova.
“Pari opportunità, Tutela della salute e
del benessere psico-fisico” Maria Miceli.
Ore 13,30 Discussione interattiva.
Ore 14 Valutazione Ecm.
14,30 chiusura dei lavori.
Gabriella Vitrano
Segreteria organizzativa, iscrizione email
: [email protected]
Il convegno è gratuito e sono stati assegnati 5.5 ECM; l’evento è riservato ai
primi 100 iscritti.
salute e ospedali. I progressi stupiscono i medici mancano
Destano stupore i progressi della medicina, sia in chirurgia, sia – ormai – in medicina interna, dalle cure cardiache ai tumori e via dicendo. Di pari passo nascono
tecniche d’avanguardia, nuove protesi.
Resta basso, però, negli ospedali italiani il
numero degli addetti, medici e infermieri…
Un quesito si pone: quanto vale la vita
umana, quella di una o più persone? Non
partiamo da Ippocrate, restiamo alla realtà vicina e a ciò che – come dice l’etica –
dovrebbe essere. Compito della sanità è,
certamente, guarire e salvare vite. Oggi la
scienza medica ci dice molto, di strettamente tecnico e progredito, ma anche di
sperimentale. Senza andare lontano, si
parla del ruolo dell’aspetto psicologico e
affettivo nella cura e nella guarigione. Ciò
parte da una maggior presenza dello stes-
so medico, dall’opera di uno psicologo,
dalla partecipazione di un familiare. Prima fra tutti la mamma per il neonato, il
prematuro etc. In un mondo civile si deve
di sicuro assimilare ciò che è divenuta l’antica e già nobile scienza di Esculapio. Non
si può cedere alla fretta, ai “sunti” scolastici. La cura non sia – pardon – un bignami,
né scantoni verso le ancor più veloci derive dell’eutanasia. (Lydia Gaziano)
Il cristianesimo dei primi secoli
volto di Dio, c’è la salvezza nostra e di tutti.
Nell’egoismo e nella chiusura no. Il cristianesimo è vincente perché dà la gioia di vivere, perché non discrimina, ma promuove,
perché continua l’opera di salvezza voluta
da Cristo, vero uomo e vero Dio. Con Lui
noi siamo elevati a vicari di Cristo in terra,
nessun uomo e nessuna teoria di origine
umana può dare ad alcuno altrettanto potere e altrettanta felicità.
pallini
> terra, condanniamone pure i misfatti, quando li commettono, ma cominciando sempre dai propri, come abbiamo fatto noi italiani nei confronti della nostra storia.
Dio è il padre di tutti gli uomini
Dio è il padre di tutti gli uomini e ci ama
tutti, uno per uno e ci dice di non odiare,
anzi di amarci gli uni gli altri come ci ha
insegnato Gesù: “Amatevi gli uni gli altri
come io ho amato voi”.
Dio è il Signore della vita
Con Gesù anche la morte è stata sconfitta.Gesù disse agli apostoli: “Io sono la via, la verità, la vita”.
48
Il cristianesimo dei primi secoli si diffuse
con una rapidità incredibile attraverso territori immensi, dentro e fuori l’impero romano. Che cosa consentì una tale diffusione? Secondo lo storico Gustave Bardy, alle
radici di tale successo, ci fu l’identità di uomo che veniva riconosciuta ad ogni individuo, a prescindere dalla classe sociale o dal
sesso a cui appartenesse, schiavi compresi.Per
i cristiani ogni essere umano, a qualsiasi
razza o popolo appartenga, di dimensioni
piccole o grandi, povero o ricco, forte o debole, capace o incapace, è figlio di Dio…
Nel neonato, nel debole, nel malato, nel
sofferente, nel matto, nel carcerato, c’è il
La Madonna ci invita a recitare il Rosario
Nelle sue tante apparizioni la Madonna
(Lourdes, Fatima…), ci ha invitato a recitare il Rosario per porre fine alle guerre e
far trionfare la pace. Oggi che i conflitti si
A
AttuALItA’
Viaggio fotografico nelle cabine di Mondello dal 2008 al 2013
Le “Capanne” di Cirrincione
Gli abitanti di Palermo vanno in villeggiatura a Mondello, un
agglomerato di seconde case che si trova a sette chilometri dal centro città. La seconda casa ha una sorta di dependence sulla spiaggia, che è la capanna, non cabina come si direbbe in qualsiasi zona
d’Italia, ma capanna. Le capanne sono considerate una seconda o,
terza casa, che viene allestita come un mini appartamento. Attrezzata con i possibili confort... All’esterno sono tutte identiche, ma
all’interno non ne esistono due eguali. Ogni personale stravaganza porta il marchio dell’originalità a tutti i costi. La ricerca di
una distinzione impossibile; ogni dettaglio evoca lo status dell’affittuario.
Con inizio il 1° settembre il palermitano comincia a perdere
interesse verso la spiaggia e le capanne, considera l’estate ormai finita ed il rapporto con il mare da rinviare alla nuova estate. Le cabine vengono abbandonate dagli affittuari e affidate agli operai
della società Italo-Belga, che in breve – quattro o cinque giorni –
smantellano tutto e ciò che resta all’interno delle cabine non appartiene più a nessuno. Ed è in questo lasso di tempo che interviene il fotografo, il quale con fare professionale, macchina fotografica a tracolla e acqua minerale in borsa, fotografa tutto ciò che rimane alla vista del passante di un’estate ormai finita. Rimangono
alla vista del fotografo infinitesimali tracce di vita, egli fotografa
tutto. Una figurina appesa alle pareti, una tenda con annessa
mantovana, riviste già sbiancate dal sole, un ombrellone in disfacimento, grucce, un barattolo di nutella, secchielli, remi di canotto,
salvagente bucati.
Le capanne non lasciano trapelare i sentimenti, hanno pudore;
se qualche amore è cominciato o finito, se una bambina è stata
toccata da una medusa, se qualcuno ha litigato o fatto pace, baci
dati o negati; tutto quello che all’ombra delle capanne avviene in
un’estate, i ruderi delle capanne non lo raccontano. Però osservando bene, qualcosa traspare. Nulla sfugge all’occhio del fotografo:
una sorta di regolamento condominiale scritto col pennarello, una
dichiarazione: “Tiziana sei di tutti”, o gli schizzi bruni prodotti da
una macchina del caffè, e accanto si vedono i resti di un lavabo
che scaricava non si sa dove. Qualcuno ha scritto con lo spray dorato “si a me vita”.
Questo ed altro racconta il bel libro “Capanne” e, riassumendo
se nei paraggi qualche amore è cominciato o finito, se un bambino
è stato toccato dalla medusa, se qualcuno ha litigato, baci dati o
baci negati, i ruderi delle capanne non lo raccontano. Però a ben Capanne. Foto di Angelo Cirrincione. Scritti di Roberto Alajmo. Sellerio Editore. Viaggio fotografico all’interno delle cabine
guardare, e il fotografo lo sa, qualcosa traspare.
Aldo Librizzi di Mondello (anni 2008 – 2013).
pallini
moltiplicano e gli uomini non sembrano
capaci di porvi fine, affidiamoci alla Madonna, non abbiamo altra possibilità.
La musica è un linguaggio universale
Ogni melodia risveglia negli esseri umani
pensieri e sensazioni simili. Ciò vuol dire
che la natura umana è uguale in tutti gli
esseri viventi. Tutti dotati di sentimento,
emozioni, intelletto. La razza umana è
una sola. Tutti discendiamo dallo stesso
antenato. Non dobbiamo odiarci, ma amarci. E’ questo il comandamento divino.
Moralità e moralismo
“I ladri e le prostitute vi sorpasseranno
nel Regno dei Cieli”. Con queste parole
Gesù si rivolge agli ipocriti, ai sepolcri imbiancati che invocano la morale delle regole e, atteggiandosi a perfetti, gravano i
loro fratelli dei fardelli più pesanti, impongono una giustizia “ingiusta”, tasse
insopportabili, lanciando strali contro chi
vorrebbe una società più caritatevole.
Prof assenteista lavorava in palestra: stipendi da fame?
Nell’italietta moralista, alla perenne ricerca del capro espiatorio, non manca la caccia all’insegnante con secondo lavoro.
Anzi, è un leit motiv… Impossibile sarebbe “approvare” frequenti soluzioni alla ricerca del benessere, ma solo quando que-
sta toglie qualità al primo lavoro. Il pensiero corre, frattanto, a chi (e sono tanti)
cumula “decine” di incarichi, cui corrispondono stipendi e …gettoni. Sono persone delle alte sfere che sottraggono denaro ai contribuenti senza alcuna possibilità di legale difesa. L’insegnante, magari
con moglie e figli a carico, oberato di mutui e tasse, invece di fare il parassita, si dà
da fare, diventa un poco di buono. Perché
in Italia i parassiti sono dei benemeriti,
chi lavora no. Ma qual è la mistificazione?
E’ lo stipendio troppo basso per mantenere decorosamente la famiglia. Concludendo: o si adeguano le retribuzioni a
quelle europee o si consente legalmente ai >
docenti il famigerato secondo lavoro, ple-
49
AttuALItA’
Coppie omosessuali: si sa ma si fa finta di non sapere
Né la Costituzione né l’ue,
né l’onu impongono…
Una coppia di uomini voleva sposarsi a
Roma, in Campidoglio, e aveva presentato
ricorso. Ma la prima sezione civile del Tribunale di Roma lo ha respinto. I giudici
hanno anche spiegato che l’assenza di una
legge che consenta le nozze omosessuali
non produce una violazione del “canone
antidiscriminatorio”.
Secondo il Forum delle associazioni familiari, “la Cassazione con la sua sentenza di
ieri ha nuovamente confermato un orientamento giurisprudenziale che riafferma con
chiarezza diversi punti importanti”.
Primo: “in Italia non può essere introdotto il matrimonio tra persone dello stesso
sesso, come sottolineato costantemente anche dalla Corte costituzionale”.
Secondo: “il divieto di matrimonio tra
persone dello stesso sesso non costituisce in
alcun modo discriminazione nei loro confronti”, poiché - si legge nella sentenza - essi hanno altresì diritto ad “un grado di protezione e tutela equiparabile a quello matrimoniale” esclusivamente quando si tratti
di diritti fondamentali della persona.
Terzo: “Le convenzioni internazionali non
obbligano in alcun modo a introdurre il
matrimonio omosessuale, ma lo lasciano
alla piena autonomia della legislazione nazionale”. E ci mancherebbe! (Questa sarebbe un’offesa alla realtà del territorio ed alla
stessa autodeterminazione dei popoli, che è
appartenenza ad una nazionalità e con essa
ad un insieme di convinzioni e norme di vita, ndr).
La Cassazione inoltre sottolinea la necessità di un “trattamento omogeneo di tutte le situazioni che presentano un deficit o
un’assenza di tutela dei diritti dei componenti l’unione derivante dalla mancanza di
uno statuto protettivo delle relazioni diver-
se da quelle matrimoniali”.
“In altre parole – commenta il Forum –
il legislatore deve regolamentare le unioni
di fatto senza distinzioni tra quelle tra
stesso sesso e sesso diverso (‘tutte le situazioni’), e soprattutto deve tener distinte le
unioni di fatto dalla famiglia fondata sul
matrimonio”. Il Forum rileva infine che
“per quanto attiene ai diritti fondamentali
delle persone non serve una legge ad hoc
poiché le persone – tutte le persone - ne
godono indipendentemente dal loro status di coniuge o di componente di una
convivenza. Come ribadito dalla sentenza”.
In effetti la quantità di leggi che tutelano le persone conviventi è talmente gran-
de che sono state raccolte in un progetto
di Testo unico dei diritti riconosciuti ai
componenti di una unione di fatto e presentato alla camera dei deputati. Sono
praticamente gli stessi diritti riconosciuti
alle famiglie. Restano soltanto esclusi:
- l’adozione di minori
- la reversibilità della pensione
- l’eredità per legge (per testamento è già
possibile).
Vogliamo dare anche questo alle coppie
di fatto?
Ci sarebbe da fare infine l’elenco delle
condizioni di maggior favore di cui le coppie di fatto godono rispetto alle famiglie.
Ma questa è un’altra storia.
Diego Torre
pallini
torica. Si capisca che chi presta un’opera,
non solo consuma un compenso, ma produce un servizio (ricchezza). Si riconosca il
part time come lavoro da abbinare ad un secondo part time, che in Italia sembra quasi
mera immoralità. Si torni ad un passato,
forse lontano, quando i professori non erano gravati da tante incombenze inutili e,
pur non essendo strapagati, mantenevano
un decoro, “arrotondavano” in altri modi,
godevano di tempo libero in cui scrivere,
studiare, fare cultura e, persino, svagarsi.
La decantata cultura nordica
L’Olanda, il paese dove tutto è …a portata di mano: dalla droga al suicidio (la dol-
50
ce morte?), passando per i matrimoni gay,
insomma un paese “à la carte”, unanimemente additato dai maitres-a-penser fra i
“fari” della moderna …civiltà, il paese
avanzato e progredito che noi poveri latini, di scarso intelletto e limitata cultura,
dobbiamo guardare con infinita ammirazione e …imitare. Peccato, però, che questi civili nordici siano scesi dalle loro con
valli, per devastare i monumenti romani,
la fontana di piazza di Spagna, picchiare
agenti di polizia, sporcare e insultare in
giro. Che chi dovrebbe guidarci si presenti con frotte di turisti che camminano
in quattro con una cassa di birra di quella forte, bevendola camminando. Eccoli
in azione “i più civili tra gli europei” quan-
do si tratta di partecipare ad un evento
sportivo etc. L’Olanda, ricordiamo, fu
uno dei primi “paradisi” del turismo sessuale. Ottimo! Nella Germania dell’Europa che …festeggia la donna, c’è l’uso
delle donne in vetrina. In Belgio le malversazioni hanno coinvolto anche la famiglia reale. E’ indicativo.
Elton John contro Dolce e Gabbana
Dolce e Gabbana si sono “permessi”
di esprimersi a favore della famiglia naturale. Dei rischi provenienti da certi
movimenti abbiamo più volte parlato,
ma ora Elton John, il noto cantante
inglese, ce ne dà una clamorosa riprova.
A
AttuALItA’
I milioni di euro le strane attese le improvvise accelerazioni…
Il grande progetto
per pompei ed Ercolano
Gli scavi di Pompei insieme a quelli di Ercolano ci restituiscono i soli siti
archeologici al mondo in grado di offrire
al visitatore un intero centro abitato romano, in cui la vita è rimasta ferma ad un
momento lontano come al mattino del 24
agosto del 79d. C. Il valore storico, antropologico, etnografico di tali scavi è notoriamente inestimabile. I due centri archeologici, situati a pochi chilometri di
distanza l’uno dall’altro, hanno fino a poco tempo fa conosciuto la stessa fortuna
avversa, in quanto privi di ogni sorta di
manutenzione. Tuttavia, nell’ultimo periodo, Ercolano, grazie all’Herculanem
Conservation Project, accordo siglato tra
l’Accademia Britannica, la Soprintendenza e il Packard Institute è diventato
oggetto di studio come best practise nella
gestione di aree archeologiche: dopo 12
anni e 20 milioni investiti il 65% dell’area
è visitabile.
Stessa cosa non può dirsi per Pompei
che giace in una situazione d’emergenza: dal crollo della casa dei Gladiatori nel 2011 ai 3 crolli in tre giorni nel 2013
fino ai nuovi distacchi che si sono verificati in questi ultimi giorni, causa maltempo, nella casa del Centenario di porzioni
di intonaco . Con decisione Comunitaria
del 2012 è stato stabilito un progetto di
manutenzione straordinaria che ha come
intento quello di elaborare un programma straordinario ed urgente di interventi
conservativi, di prevenzione, manutenzione e restauro. Con decisione Comunitaria sono stati stanziati 105 milioni di euro che mirano alla riqualificazione del sito archeologico entro dicembre 2015. Tra
i punti principali quello di ridurre il rischio idrogeologico con la messa in sicu-
rezza dei terrapieni non scavati, la messa
in sicurezza delle insulae e il consolidamento e restauro delle murature e delle
superfici decorate.
Fino a luglio 2014, dei 105 milioni di
euro erano stati spesi solo l’1% per poi
salire al 46% in tre mesi, insinuando il legittimo dubbio dell’ennesima dissipazione di denaro pubblico.
Sperando che non crolli prima tutto (in
quanto l’80% dell’area è a rischio crollo),
e che la minaccia del fatidico ritiro dei
fondi da parte della Comunità europea
non avvenga, i napoletani, l’Italia e il
mondo confidano e attendono in una risoluzione legale, trasparente e definitiva,
che laddove non sia possibile per opera di
enti pubblici si avvalga di un privato che si
faccia garante della rinascita di questa
splendida area archeologica.
L’attrattiva che esercita per la sua suggestione è altissima. Inoltre, per i cattolici,
resta la visita al santuario della Madonna
e l’interesse verso un territorio che offre
spunti senza pari alla curiosità del visitatore.
Marcella Vedova
(da Napoli tramite redazione romana)
pallini
Non solo, ma assistiamo ad un caso della
più plateale invadenza lobbistica: solo alcune persone hanno diritto di parola e
guai a chi si esprima in maniera difforme.E’
stata anzitutto trasformata in una nota
cronistico piccante quella che tale non
era. Sappiamo come gli stilisti Dolce &
Gabbana, testimonial naturali dell’Italian style, si siano espressi chiaramente
contro le adozioni gay. Hanno infatti dichiarato: “è giusto che un bambino cresca col proprio padre e la propria madre
naturali. Noi disapproviamo fecondazione artificiale e utero in affitto, perché sistemi artificiali”. Parole semplici, anche
se dense, chiare, di cuore diremmo noi.
Le reazioni, però, non tardano. Accade
che il cantante inglese, sposato con un
omosessuale come lui e padre adottivo di
due bambini, concepiti con fecondazione artificiale e utero in affitto, abbia tuonato contro i due stilisti italiani, invocando contro di loro boicottaggi e condanne. Tale comportamento (come quello
già accaduto di recente con la – similare
– vicenda Barilla) si commenta da sé: intolleranza, prepotenza, violenza… Sia
nei confronti dei valori familiari che sono i pilastri della società, sia di chi la
pensa in modo differente. Si è giunti fino
al “non acquistate più Dolce&Gabbana”
come si era giunti al “non mangiate più
pasta Barilla”. Assurdo, ridicolo, grottesco… Un bravo a Dolce e Gabbana.
Legislature siciliane: quanto all’alba?
Abbiamo “graziato” questo numero sui
temi (e foto) delle apocalittiche condizioni
di Palermo (monnezza, marciapiedi, servizi…), sulle folli chiusure ad oltranza, sui
fallimenti al centro e periferia. Abbiamo
accennato alla crisi di rigetto verso Orlando in città e Crocetta alla Regione, che i
siciliani (specie quelli …veri) vivono nell’intimo. Tutto è molto coperto dai media. Si dice della buona volontà di Crocetta per varare oggi la finanziaria che sarebbe stata in ritardo già nel marzo scorso.
Come i militari di leva d’un tempo e i carcerati, i siciliani guardano il calendario:
quanto all’alba della fine di queste tragiche legislature?
51
pERsoNAGGI
Giornalista d’assalto, combattente, grande mamma “mancata”
La “nostra indimenticabile”
oriana Fallaci
Esperimento riuscito, ricordare Oriana Fallaci in un reality ad hoc interpretato
da una Vittoria Puccini, sempre splendida
ed ora più convincente… Poche donne come la Fallaci hanno incarnato il femminismo moderno, fatto di battaglie, tanto lavoro e ancora tante battaglie…
Oriana era una che non si tirava mai indietro, accettando senza lamenti fatiche,
insulti, rischi. Ma non rinunziò mai ad essere una donna, a vivere il proprio destino
di donna, comune nella sua essenza a quello di tutte le donne del mondo. Amava la
libertà, intesa nel suo senso più alto di affermazione e realizzazione piena di sé come
persona, ma senza i complessi tipici di chi
ritiene di appartenere ad una categoria inferiore, da cui vorrebbe in qualche modo
fuggire.
Oriana accetta, anzi afferma, di essere felice di essere donna, pur con tutto ciò che
questa condizione le comporta: non si dà
libertà senza l’accettazione totale di sé, senza la capacità di guardarsi dentro per vedersi come si è, senza fughe o finzioni. Non
era certo esente da colpe o difetti, la Fallaci.
Forse non è stata un’eroina a tutto tondo,
ma è una che non si è mai adagiata sul successo o sul potere, evitando corone e cornici, ha perseguito la via dell’autenticità fino
in fondo, costi quel che costi, la sola che dà
veramente dignità a un essere umano.
Oriana preferiva stare dalla parte dei
perdenti, lei, proprio lei, che di battaglie
ne vinceva tante. L’unica grande sconfitta
gliela inflisse il destino, con la perdita dell’uomo, il patriota greco Alessandro Panagulis, a quanto pare il solo, che amò veramente. Partigiana da ragazzina, come il
papà, poi socialista, infine liberale, ma
proprio perché sempre libertaria nell’animo. A poco a poco, attraverso il suo lavoro
di giornalista, la conoscenza di uomini e
cose, la lettura appassionata, scopre che ingiustizie e dolori accomunano gli esseri
umani più disparati per origini sociali o etniche. Non si può, perciò, essere ottusamente settari, fanatici, chiusi nelle strette
convinzioni ideologiche. Occorre reagire
con coraggio nei confronti di chi, in fondo,
dimostra la propria viltà nell’escludere gli
altri dal confronto e dal dialogo.
Così, proprio l’Oriana, paladina dei diritti umani, ammiratrice di Pasolini, finisce
per scontrarsi con i fondamentalisti iraniani, cari ai bourgeoises bohemiens. Proprio
lei che, scrivendo Inshallah aveva sognato che una naturalissima risposta fosse shalom. Poi, procedendo nel politicamente
scorretto, attacca organizzazioni femministe e gay, condannandone la faziosità e la limitatezza.
Non si diventa automaticamente vincitori
52
quando si mettono sotto i piedi gli altri con
la scusa di essere degli oppressi. Così, ci si limita a ribaltare le posizioni, passando da
un tipo di oppressione ad un’altra e la catena degli odi e delle vendette non ha più fine. Invece, dev’essere proprio la sofferenza
patita a guidarci verso la comprensione degli altri. Ne sono stati maestri Gandhi, Mandela, Luther King, ma soprattutto Gesù. E
col tempo l’ateismo di Oriana si incrina…
Non c’è democrazia senza giustizia, non c’è
giustizia senza moralità, è questo il sentire
di Oriana, e la giustizia, con la G maiuscola, non è solo moda del momento o affermazione del vincente di turno. Oggi, possiamo tutti notare come proprio invocando
i diritti umani si commettano i peggiori crimini contro l’umanità. Il male è spesso subdolo, nascosto, è facile, così, per il potente
di turno spacciarlo per bene, rovesciando
valori e capovolgendo comandamenti.
Fingendo di aiutare i profughi in realtà li si
allontana per sempre dalla loro terra e li si
butta allo sbaraglio. Ma dove si nascondono i tanti provocatori di guerre e stermini?
Chi li aiuta, chi li finanzia? E chi c’è dietro
le nuove mode culturali? Solo istanze ideali? Contro questo mondo si batté la Fallaci.
Non possiamo continuare ad accettare le
verità confezionate da altri, spesso interessati e corrotti. Non possiamo adagiarci sulle
nostre comode sicurezze, ne va della stima
di noi stessi, della nostra dignità di uomini e
di donne che sanno guardarsi dentro e vedersi per quello che realmente si è.
Oriana Fallaci sotto la corazza indossava
un cuore. Donna libera e forte non temeva
le umane debolezze: piangeva, si innamorava, parlava al bimbo perduto in gravidanza, . Il coraggio non è l’antitesi dell’amore,
il successo non è accondiscendenza al politically correct, il male va sgamato sempre,
costi quel che costi. Femminista non vuol
dire nemica degli uomini, gay non dev’essere distruttore della famiglia naturale, socialista non vuol dire nemico dell’imprenditore, cultura moderna non può equivalere a
distruzione della propria identità, della propria patria, della propria religione.
Oriana, con la sua vena autobiografica,
professò e insegnò tutto questo. Negli ultimi
anni della sua vita, si avvicinò sempre più al
cattolicesimo, ma si definiva, lei stessa, “atea
cristiana”. Ebbe frequenti incontri con cardinali come Josef Ratzinger, di cui si dichiarò ammiratrice e che la ricevette anche da
papa. La sua vita è stata una grande testimonianza di serietà e coerenza, pensiamo
che, da lassù, abbia infine avuto il premio
giustamente meritatosi per una vita spesa,
come Gesù ci ha insegnato, all’insegna dell’amore.
Lydia Gaziano
Ricordo me stesso giovanissimo e gli
articoli di Oriana Fallaci sull’Europeo. Imparavo certamente un’arte che
avrei tentato poi per una vita. Avevo
trovato, fra quella rivista e Oggi anche
Luigi Barzini jr, Achille Campanile,
Curzio Malaparte, Giovanni Guareschi, l’umorista che si celava dietro il
nome di Malapelle: Nantas Salvalaggio. Questi nomi mi tornano ancora
spontanei alla memoria. Da tutti credo si dovesse imparare qualcosa di importante, ma nella Fallaci mi sembrò
di cogliere i veri segreti dell’intervista.
Era l’arte di farsi piccolo davanti ad
un grande intervistato, ma senza perdere lo spirito mordace, conservando i
canoni dell’educazione ed instaurando anche “all’inglese” una “educated
conversation”, cioè una conversazione colta e aperta. Per cui l’intervistato
finisce per aprirsi, in modo che vada
oltre i contenuti della “ufficialità” e si
scopra pure come persona. Quando
un capo servizio mi ha detto frasi come “va bene, almeno le interviste le
sai fare” pensavo sempre alla Fallaci…
Niente di strano: facile a dirsi, però, “imita la Fallaci”, visto che, ricevendo la laurea ad honorem a Chicago la definirono: uno degli scrittori
più amati del mondo. Fra le sue opere:
il sesso inutile, Inshallah, Un uomo,
Lettera ad un bambino mai nato, Intervista con la storia, Intervista con la
politica, Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci, Oriana Fallaci intervista se
stessa. Essere autobiografica faceva
parte del suo attaccamento alla realtà
concreta. Mirabile il suo focalizzare
sui giornali e nei libri il focolaio “Ebraico - Musulmano” (D.)
A
AttuALItA’
se “collegarsi” diventa un pericolo per il pc e le nostre tasche
Le trappole della Rete: che fare?
Keep Calm and surf dovremmo dire
parafrasando l’arcinoto poster motivazionale prodotto dal British Government.
Questa deve essere, infatti, la nostra bussola quando ci confrontiamo giornalmente, a più riprese, con il mondo della comunicazione informatizzata. Così tante
sono le trappole che ci vengono tese di
momento in momento.
Ecco alcuni brevi esempi tratti dalle
personali mail ricevute nell’Arco di due
giorni: mittente Analisi Curriculum “Scrivo per informarla di una nuova possibilità
lavorativa... Essendo molto titubante e, non avendo
molti soldi a disposizione,
sono partito con un investimento iniziale di appena 200€…. e ora, a distanza di 2 mesi e mezzo, quei
200 € sono diventati 4.456€!
... Se vuole saperne di più,
clicchi sul seguente link,
così avrà tutte le istruzioni
su come fare”. Oppure da
Visa “Gentile cliente, il tuo
account è stato sospeso a
causa di molti tentativi di
accesso non riusciti. Si prega di cliccare qui sotto per
attivare l’account. Grazie,
Massimo Alberto”. Ed ancora inviato da una fantomatica Postepay “Qualcuno ha provato a entrare
sul tuo PostePay da un altro indirizzo IP. Cortesemente verifica la tua identità oggi, altrimenti il tuo
PostePay verrà disabilitato per le nostre preoccupazioni sulla sicurezza e
l’integrità della clientela
PostePay. Per verificare la
vostra identità si prega di
scaricare il Codice identificativo: 245852-09251764128121 Poste Italiane
S.p.A. 2014”.
Poste Italiane interrogata assicura che non usa e mai userà
questo sistema di comunicazione con i
propri utenti. E poi da Rivelazione importante “ ... Sappia che questa notte ho
avuto un flash che la riguarda! ... Quello
che ho scoperto, è incredibile!! ... Quello
che le sta per succedere è eccezionale,
non perda tempo e clicchi qui in modo
che possa spiegarle quello che ho visto ...
cliccare su questo link adesso sarà la migliore decisione che prenderà oggi. Aspetto impazientemente la sua risposta. Il suo
amico Chris”. Basta poi collegarci con
Internet per essere subissati da una serie
di messaggi ed inviti subdoli che cercano
di trarci in inganno. Fantomatici enti be-
nefici, appelli di aiuto, biglietti d’auguri
pericolosi, viaggi stracciati, phishing sui
conti bancari.
Internet, infatti, si presta tantissimo
ad ogni genere di truffa: costi e rischi
pochissimi per gli autori in quanto è molto difficile, a parere della Polizia Postale,
identificare e punire gli autori.
Internet, infatti, per comodità e per le
enormi offerte di servizi che offre, è sempre più frequentata dagli italiani.
Secondo gli ultimi dati Audiweb,
l’85% della popolazione italiana accede
ad Internet ed ai sistemi collegati con un
trend crescente per i- phone (56%) e tablet (20%). Ma il dato chiaramente si estende e spalma a livello mondiale poiché, come è ben noto, prerogativa della rete è la
sua universalità con una penetrazione
globale di utenti del 35%, del 25% dei social. Di questi ultimi più di 1 miliardo sono iscritti a Facebook. Forse soltanto neonati ed ultra ottantenni ne sono attualmente esclusi, ma chissà in futuro. Non
parliamo poi delle email. Un modo per
comunicare che ha ormai soppiantato
quasi tutte le altre forme di comunicazione scritta. Ed in questo mondo siamo continuamente sotto bersaglio.
Abbiamo così consultato la Rete per
trovare alcuni consigli su come muoverci
in questo insidioso mare pieno di reti tese
dei tanti truffatori.
Tra i suggerimenti di grande aiuto sono
stati quelli proposti dalla società californiana di sicurezza informatica McAfee.
Le situazioni più a rischio nel panorama
della comunicazione informatica ed il modo di affrontarle è il seguente: le email. E’
uno dei più comuni sistemi per truffare.
Ponete attenzione all’oggetto ed al mittente prima di dare informazioni sensibili.
Pubblicità ingannevoli.
Proposte di affari inverosimili tutte da evitare!
Opere pie. Attenzione controllare prima di aderire
la veridicità di quanto indicato Acquisti con carte
di credito. Controllare sempre l’importo addebitato!
Software maligni (malware) possono introdussi nel vostro computer attraverso le più svariate applicazioni che, pertanto,
vanno acquisite soltanto
da aziende certificate Carte elettroniche. Verificare
sempre l’origine che deve venire da siti noti e certificati Vacanze a prezzo
stracciato. Verificare sempre le origini ed attenti
alle modalità di pagamento Chiamate dalle banche: essere sempre sospettosi e verificare richiamando ai vostri numeri certi
Sistemi di prelievo automatico di contante dal proprio conto bancario: attenzione a copie ed apparecchiature per carpire il numero personale
d’identificazione (PIN)
attraverso copie di lettori
e telecamere nascoste Anni precedenti da rivedere. Attenzione alle proposte che, al semplice click, possono nascondere virus capaci di infettare il vostro computer; Non
lasciate incustoditi i vostri apparecchi (iphone, tablet etc...) che durante la confusione della stagione estiva. Possono essere
preda di pirati informatici.
Chiavi USB gratuite. Possono essere il cavallo di Troia per infettare il vostro sistema con malware.
L’alternativa sarebbe di spegnere tutto ed
andare a passeggiare tranquilli sotto casa
per vedere le vetrine, ma siamo sicuri che
non lo farete! E poi non leggereste il nostro giornale!
Guido Francesco Guida
53
soCIEtà
Firmati a Napoli nel Complesso di san Gennaro all’olmo
Manifesto per il Mezzogiorno
e Manifesto per la sicilia
Il Complesso Monumentale di San Gennaro all’Olmo, in Napoli, ha ospitato un’Assemblea di cittadini del Movimento per il
Mezzogiorno e il Movimento per la Sicilia che hanno compiuto un atto dimostrativo destinato a tutta la classe. Sono stati
sottoscritti un Manifesto per il Mezzogiorno ed un Manifesto per la Sicilia.
In considerazione della crisi economica e
sociale che ha colpito duramente il Sud
negli ultimi anni – vedi rapporto Svimez, “Un sud a rischio desertificazione
umana e industriale” – la società meridionale ha l’obbligo di reagire ed assumere
iniziative concrete impegnandosi verso la
rinascita.
La spoliazione del Sud prende il via dal
1860 con la sconfitta della dinastia borbonica e l’acquisizione dei territori da parte
piemontese e prosegue nei decenni successivi, producendo delinquenza, emigrazione, impoverimento. A tutto ciò si è aggiunta la mancata infrastrutturazione dei
territori, di cui è stato invece oggetto il
nord, accrescendo il gap già esistente.
Nel dopoguerra, la creazione delle regioni ha aumentato la spesa pubblica, la
burocrazia e la corruzione. I cittadini meridionali propongono l’abbandono del sistema regionale e la creazione di una macroregione, dotata di tutti i poteri di un
vero stato nazionale nelle materie relative
a legalità, sviluppo economico e sociale,
giustizia, ordine pubblico, fiscalità, costo
del lavoro, istruzione e ricerca. Parlamento e Governo nazionale manterrebbero i
poteri in materie come i diritti civili, la
rappresentanza nazionale verso l’estero e
la difesa dello Stato.
Le popolazioni del Meridione devono
assumersi la responsabilità del proprio futuro, ritrovare l’orgoglio dell’identità culturale e la forza per riprendersi i diritti
negati. Fra i primi libertà e sviluppo sostenibile. Urge, perciò, una mobilitazione
delle coscienze e delle energie, per
giungere ad una modifica del patto
costituzionale, anche attraverso un’Assemblea Costituente, alla quale affidare il
compito di disegnare la Carta dei diritti e dei doveri per gli Italiani delle
generazioni presenti e future. Nasca una
nuova alleanza tra fratelli, che abbia un
comune obiettivo: una società libera e
giusta, un territorio autorevolmente presidiato in difesa dei diritti dei cittadini, in
testa quelli più deboli. Sorga il senso della
responsabilità comune nell’esercizio dei
poteri pubblici.
Manifesto per la Sicilia. Nel quadro
dello scenario di rinnovamento e di lotta
disegnato dal Manifesto per il Mezzogior-
54
Benito Bonsignore
no, che si è sottoscritto per intero, a partire dalla scelta della inedita suddivisione
territoriale, i Siciliani avranno un compito più impegnativo, perché spetterà loro
rivendicare all’Isola la dignità di un percorso da protagonista che valorizzi l’originalità della sua storia e delle tradizioni.
La sfida è più difficile, dopo il fallimento
dell’Autonomia Speciale Siciliana, addebitabile in maniera paritaria sia alle scelte
del potere centrale, sia alla incapacità delle forze politiche siciliane.
Lo Statuto siciliano è stato tradito
dallo Stato centrale, tra l’altro, con l’abolizione dell’Alta Corte, il mancato comando delle forze dell’ordine per il Presidente
della Regione, l’affievolita potestà primaria in tema di credito e di assicurazioni, la
mai consegnata potestà in tema di scuole
dell’obbligo e di università, l’accaparramento delle accise. Al contempo la politica siciliana ha costruito il fallimento dell’assetto regionale, realizzato ad immagine e somiglianza di quello statale, con le
pecche del burocratismo, aggravate dal-
l’elefantiasi derivata dalla scelta clientelare.
Resta il fatto che mentre l’Autonomia
Speciale siciliana si sgretola, fallisce
anche lo Stato centrale nelle materie di
propria competenza. Il territorio siciliano viene lasciato al controllo della
mafia, contro la quale dovrebbero lottare la magistratura e le forze dell’ordine,
che dipendono solo da Roma. In Sicilia
grava una fiscalità assurda scelta dal
Parlamento nazionale e incompatibile
con nuovi investimenti a causa della debolezza strutturale del territorio, accentuata dal differente volume di investimenti pubblici tra nord e sud, che hanno
rappresentato la vergognosa continuità
della Repubblica rispetto alle scelte del
Regno Sabaudo (è stato confermato anche il ripudio del vero progetto repubblicano risorgimentale, ndr).
Nell’ambito dell’impegno previsto
dal Manifesto per il Mezzogiorno, i siciliani dovranno lottare per una Regione
che assuma la forza di Stato e abbia tutti i
poteri inerenti: anzitutto alla liberazione
del territorio dalla mafia; alla costruzione
di una fiscalità che premi chi rischia investendo nel territorio; alla creazione di
una legislazione regionale che consenta
l’accelerazione di procedure amministrative connesse all’implementazione
degli investimenti pubblici e privati in
Sicilia, anche attraverso l’istituzione di
un’agenzia pubblica dotata di poteri di
coordinamento dei soggetti istituzionali;
allo snellimento burocratico e alla semplificazione amministrativa, sia per migliorare il rapporto con i cittadini e l’apparato della Regione siciliana, sia che
per facilitare la realizzazione di nuove
aziende e progetti d’impresa; a dotare il
territorio di un’adeguata rete infrastrutturale idonea a sostenere il commercio,
l’industria, l’artigianato, il turismo; alla
integrazione delle politiche per la sicurezza sociale statali con una rete di Welfare regionale, che soddisfi nuovi e vecchi bisogni della popolazione siciliana,
non più in termini risarcitori ma promozionali; al riconoscimento di una nuova
gamma di diritti civili di ultima generazione;
Così si difendono i diritti costituzionali del Popolo siciliano e, con essi, lo
Statuto Speciale come patto tra lo Stato
centrale e la “Nazione siciliana” del 1946,
evitando una “normalizzazione” basata
sulla soppressione di fatto della stessa Autonomia. Solo con tale spirito i Siciliani
parteciperanno alla grande sfida cui sono
chiamati.
A cura di Benito Bonsignore
sCuoLA
Il Ranchibile mette a confronto docenti, esperti e politici
Al Don Bosco Istruzione
e formazione professionale cattolica
Libera…mente per i giovani. In una
sala gremita un pubblico qualificato ha
partecipato, a fine febbraio, al Convegno
sulla Scuola organizzato dalle associazioni familiari Agesc e Agi presso
l’Istituto Don Bosco Ranchibile di Palermo, nell’ambito delle manifestazioni per
il Festival “La città educativa”. Relatori: il Direttore, Don Carmelo Umana, l’ex Ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer, il Sottosegretario
del Ministero alla Pubblica Istruzione,
Università e Ricerca, Davide Faraone,
l’Arcivescovo di Monreale Michele Pennisi, la professoressa Maria Grazia
Colombo e il docente di Sociologia economica Dario Nicoli dell’Università
cattolica del Sacro Cuore di Brescia.
I genitori sono dentro il sistema scolastico e non fuori, come qualcuno vorrebbe. Essi sono i responsabili dell’educazione e dell’istruzione dei propri figli. Vanno
superati i pregiudizi al riguardo, come
quelli di chi vi vuole anteporre lo Stato.
Del resto, questo stesso – lo Stato – è l’espressione della volontà dei cittadini. Altrimenti finisce di essere democratico, per
trasformarsi in tirannide. La scuola paritaria fa parte a pieno diritto del sistema
nazionale. Lo ha confermato in videoconferenza anche il professor Berlinguer, che ha parlato espressamente di
pluralismo dell’Offerta formativa, aggiungendo, inoltre, che occorre una scuola di qualità per tutti e per ciascuno.
Secondo la professoressa Colombo, il
genitore deve poter scegliere dove mandare i propri figli e una libertà a pagamento non è libertà, è discriminazione.
La discriminazione porta alla contrapposizione. Dobbiamo riconoscere che siamo
tutti cittadini che paghiamo le tasse. Manca ancora una cultura della parità. La
scuola privata non è privata, è gestita da
privati, ma è pubblica.
L’onorevole Faraone ha osservato che,
una volta tra destra e sinistra c’erano troppi paletti, senza guardare al merito, senza
guardare a quel che serviva alla gente.
Noi abbiamo messo fuori le ideologie.
Abbiamo deciso di scegliere con coraggio
su vari temi, poi saranno i cittadini a giudicarci.
Noi, con La Buona Scuola stiamo eliminando il precariato, stiamo cercando
di istituzionalizzare le buone pratiche, già
oggetto di sperimentazione in vari istituti,
abbiamo reintrodotto la valutazione degli
insegnanti per premiare i più bravi. Abbiamo persino eroso il bilancio dello stato
per dare concreta attuazione a questa riforma, per noi fondamentale.
Infine, il professor Nicoli, trattando del
Rapporto scuola società, ha indicato i
percorsi possibili per la scuola italiana.
Oggi i giovani vivono più nell’iperrealtà
che nella realtà vera e propria.
Sono continuamente a contatto col “virtuale” e ciò può creare pericoli di vario
genere. Il compito più urgente per educatori, familiari e insegnanti, è renderli
attivi, creativi, protagonisti e non succubi
emuli di modelli precostruiti. I giovani vivono, per lo più, in uno spazio fisico finto. Quel che conta è l’immagine estetica,
che finisce per soppiantare del tutto l’etica della responsabilità.
Esisti se hai molti followers e, se li perdi,
perdi anche la tua immagine, quindi sparisci anche tu, non esisti più. Dai rischi
connessi a questo sistema dobbiamo difendere i giovani, dobbiamo inserirli nella vita reale, ma serve cultura, serve con-
quistare la loro stima e fiducia. Se riusciamo ad abbattere il muro che ci separa dai
ragazzi, il muro che spesso alzano essi
stessi per difendersi dal mondo esterno e
per isolarsi, allora riusciamo a stabilire il
contatto dovuto.
La cosiddetta cultura moderna ha uno
sfondo scettico, perciò non è positiva. I
nativi digitali non sono portatori di cultura, la scuola non è solo istruzione, è cultura. Certe filosofie, come il costruttivismo,
negano la possibilità che la realtà sia conoscibile. A queste si contrappongono, invece, quelle della realtà, che vedono nell’intuizione la possibilità di accesso alla sostanza del reale. Ma, se mettiamo in dubbio il reale, mettiamo in dubbio anche il
soggetto. Bellezza, gusto, utilità sono le
vie di accesso alla cultura, mentre oggi si
rischiano il dolore e la noia.
Lydia Gaziano
pubblica Educazione allo sbando?
una (nuova) materia: il tucatuca
scuola sesso e travestimenti
In alcune scuole materne del Friuli è partita una sperimentazione che ha dell’incredibile. Ai bambini viene insegnato a esplorare il proprio corpo e anche quello
dei compagni (maschi e femmine) a fini educativi. E si tratta di genitali, non di altre parti come spalle, braccia o piedi. La giustificazione è che così facendo si sfatano i classici tabù e ci si abitua alle differenze. Ma non basta. E’ previsto anche
che i bambini si vestano da bambine e viceversa. Questo per aggiungere sapere a
sapere e quindi far capire che è normale cambiare sesso o tendenze sessuali nel
corso della propria vita. Come dire, dare in pasto bocconcini tenerelli ad orchi
appostati. Fra gli insegnanti è opinabile che non tutti lavoreranno bene e persino
in buona fede… Ma sì, dopo l’educazione civica (fallita) e quella ecologica (o eco
ideologica), niente meglio del “tucatuca”.
Si tratta di bambini piccolissimi, di scuola materna, e questo programma è stato
autorizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione e dall’ex governatore del
Friuli (di centrodestra) Renzo Tondo, poi passato nel gruppo di Corrado Passera.
Le associazioni che hanno partecipato all’elaborazione del progetto sono tutte
Lgbti (Lesbian, Gay, Bisexual, Trans, Intersex), con esclusione degli etero sessuali,
forse perché specie antidiluviana da eliminare.
Ora, nella regione posta a nord d’Italia, si sono levate vibrate proteste di genitori
e familiari dei bambini e non si sa come andrà a finire. Certo i tempi cambiano,
ma che a stabilire che cosa sia conveniente per i bambini in tema di sessualità
debbano essere solo soggetti ad essi estranei e per di più portatori di “ideologie”
estreme, pericolose e aberranti sconvolge e sconcerta. Ma il peggio deve ancora
venire perché, se passerà la cosiddetta legge “antiomofobia” (DDL Scalfarotto),
per i genitori o gli insegnanti, sarà anche vietato protestare, esprimersi, ribellarsi.
Le lobby pedofile, così, avranno vinto definitivamente sulla natura e sulla ragione
(come già è accaduto in vari paesi europei, come ad esempio la Francia). Per evitare supposte discriminazioni, sarà un discrimine ideologico deviato a guidare la
società!
Nel frattempo, una professoressa che postava proprie foto sexy su Facebook è
stata perdonata perché, quello della professoressa, era solo un gioco. Già, che tipo di gioco? Speriamo che quando parla di “Buona Scuola” Renzi non si riferisca
a questo tipo. (Gelis)
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ECoNoMIA
Breve saggio su regole di politica aziendale e applicazioni …al contrario
Economia: finzione o realtà
Questo articolo vuol spiegare una
“realtà inesistente”, ovvero come la macroeconomia (assieme alla politica economica) tenda a dimostrare perfettamente
tutto ciò che voglia dimostrare, cioè anche qualcosa di molto vicino al suo contrario... Qualche osservatore attento potrebbe persino individuarvi qualche allocuzione rubata al diabolico Mein kampf
(La mia battaglia, un volumetto dettato in
carcere all’amico R.Hess, in cui A.Hitler
parlava della strada politico economica
che avrebbe portato, da unica via percorribile, alla pace nel mondo…).
Un esempio: il recente successo economico della Fiat Chrysler è frutto del
“modello Marchionne“, gestito in prima responsabilità dal valido imprenditore
italiano, spesso contestato dalle sinistre
politiche nostrane che tendono a criticarlo
ovunque capiti per la sua politica industriale “giramondo”, mentre invece egli
ha dimostrato – e continua – che una Impresa, grande o piccola che sia, può espandersi rapidamente solo se: 1 ha idee nuove, 2 ottiene molta fiducia dai finanziatori,
3 è in grado di coinvolgere le proprie maestranze, 4 ha produzione/produttività
competitiva sui mercati mondiali.
Come si nota, nei quattro punti non
v‘è traccia di iniziative di Governo.
Quest’ultimo si “dovrebbe” solo occupare di rendere stabile l’economia della nazione interessata, cosa che l’Amministrazione Obama è riuscita a compiere rischiando moltissimo! Infatti, nessuno del
nostro mondo finanziario sembrerebbe
ricordare che il Governo Usa fece, invece,
leva su tecniche “monetaristiche”, immettendo la “ristampa” di 600 mln di Usd
(dollari, ndr) onde riattivare la circolazione locale dopo il ben noto fallimento della
realtà finanziaria statunitense e dopo essersi accorto che nelle casseforti cinesi e
in generale dell’est asiatico giaceva un pari quantitativo di moneta, duplicandola
prontamente… (l’autore dell’articolo vuol
giustamente dimostrare che anche lo Stato “deve” fare la propria parte. Ciò è certamente vero, perché esso si occupa della
politica finanziaria e da essa l’economia
reale non può prescindere, ndr).
Un colpo di fortuna? Forse, ma la tempestiva “manovra governativa” permise
di bloccare l’imponente deflazione che si
stava verificando dovuta all’export di moneta e di sanare il bilancio in quanto dalle
casseforti estere di cui ho appena detto,
non poteva uscire alcun dollaro se non a
pena della svalutazione di tutto l’accumulato e quindi non conveniva e tuttora non
conviene a nessuno dei detentori di farlo
se non in piccole dosi. Tale situazione rimetteva ingegnosamente a posto le cose
sanando anche il “buco di credito” creato
dalla speculazione finanziaria interna.
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Sergio Marchionne
Nel contempo l’Ad Fiat&Ecc. pompava una Immensa dose di fiducia nell’industria statunitense, riportando la decrepita grande fabbrica di un tempo a lui
ora affidata, la Chrysler, ad essere la seconda nelle classifiche di vendita prodotti: 6 mln di veicoli, per quanto ancora distante dalla Nissan che ne ha venduti 10
mln (la Fiat Serbia si attesta sulle 600.000
unità nonostante la qualità del prodotto
e il basso costo di produzione ma vi sono
altre considerazioni di mercato da fare!).
Torniamo a guardare in casa nostra:
i 4 presupposti indicati prima non
sono attuabili nell’economia italiana, perché: 1 molti dei nostri imprenditori non sono capaci di pensare alle innovazioni, essi preferiscono comprare
brevetti funzionanti, così da evitare rischi
di fallimento dell’impresa, saltando la costosa fase di ricerca tecnologica, 2 ciò nonostante le banche finanziano a tassi troppo elevati perché ormai considerano qualunque iniziativa europea rischiosissima,
anche se l’imprenditore richiedente è
ben collaudato e allora finiscono per finanziare le immobiliari (un vero fuoco di
paglia!), 3 il coinvolgimento delle maestranze, ahimé, spesso è orientato in senso sbagliato dai sindacati (vedi trascorsi
sull’Art.18) i quali invece di pensare alle
possibilità di un futuro sviluppo dell’im-
presa e dell’onestà dell’imprenditore, impongono legacci vari tanto da far desistere l’imprenditore medesimo, 4 la conseguenza diretta di questi punti 1, 2 e 3 comporta l’impossibilità di essere competitivi,
oppure produrre ma con forti limiti di
competitività sui mercati mondiali.
Se a tutto questo si aggiunge l’incompetenza e gli errori della p.a. con spese governative e statali folli e spesso ingiustificate, e/o peggio, poco chiare, leggi sbagliate anche dal punto di vista costituzionale, se mai attuabili, politica economica
imposta criticabile “a vista” anche da un
diplomando ragioniere, banalità ed errori, livelli di tassazione fuori di testa ecc,
ecco un quadretto talmente fosco che,
esaurite le ricchezze personali degli italiani e quindi la conseguente rarefazione
delle entrate fiscali per lo Stato, la svendita del patrimonio nazionale supererà
di gran lunga i danni prodotti dall’analoga politica economica condotta in Grecia: Ma in Italia ci saranno problemi ancor più gravi, a causa dell’imponente immigrazione (si dice gestita da forze economiche occulte) di gente di altra cultura, che tenderà a sostituire in tutto e su
tutto i lavoratori e i commercianti italiani… Non resta che farci gli Auguri di una
buona “fine”!
Lorenzo Romano
(corrispondenza da Roma)
speTTacoli / cinema
Frenetica passion
di Eliana L. Napoli
Rubrica creata da Gregorio Napoli
Biagio, Words and pictures, saint vincent
Tre recensioni per voi
Le recensioni che in questo numero
della nostra rivista proponiamo ai lettori
appassionati della Settima Arte, offrono
utili spunti di riflessione e di approfondimento su film di qualità, riservati per lo
più ad un pubblico “di nicchia”, che non
si fa in tempo a vedere perché distribuiti
in poche copie e destinati alle sale “d’essai”, dove rimangono solo pochi giorni.
Laddove film discutibili e mediocri (come
Cinquanta sfumature di grigio), di grande impatto spettacolare (o i tanti blockbuster americani o qualche brutta commedia italiana come Si accettano miracoli di
A. Siani), capaci di garantire incassi milionari, vengono distribuiti in centinaia di
copie e rimangono in sala a volte per più
settimane. Lo scopo è di attrarre l’attenzione su film di sicuro interesse che spesso
(è il caso del simpatico St. Vincent, riapparso pochi giorni fa in una sala cittadina) vengono “ripescati” e riproposti.
Biagio
Regia e sceneggiatura Pasquale Scimeca
Fotografia Duccio Cimatti
Musiche Marco Biscarini
Interpreti Marcello Mazzarella, Vincenzo Albanese, Renato Lenzi, Omar Noto,
Doriana La Fauci, Silvia Francese
Origine Italia 2015
Genere Biografico
E’ all’insegna dell’ecologia, del corpo ma
anche dell’anima, il commosso omaggio
di Pasquale Scimeca a Biagio Conte,
un uomo che, a Palermo e non solo, è divenuto una bandiera e un simbolo di carità e d’amore per gli ultimi, i reietti, gli
emarginati. Ed è comprensibile, perfino
naturale, che un regista laico come lui ne
sia rimasto conquistato. Da sempre interessato all’uomo e alla sua storia, il regista
di Aliminusa si è calato con fervore e generosità sugli umili e i diritti calpestati (si
pensi a Rosso Malpelo, a Malavoglia o a
Il giorno di San Sebastiano) rendendo
giustizia a quegli “eroi”, da Placido Rizzotto a Carlo Giuliani, ragazzi della quotidianità, che per questa umanità ai margini si sono prodigati, incuranti del pericolo. Attento alla lezione del neorealismo
e del grande cinema d’inchiesta degli anni ’60, ma anche al verismo di Verga filtrato attraverso la lettura viscontiana,
Scimeca si è accostato alla figura di Biagio con grande sincerità e fedeltà, e con
quel suo stile genuino ed autentico, perfino un po’ naif, dietro cui si cela un regista
raffinato, padrone di
un linguaggio impeccabile e decisamente
autoriale. E ambienta buona parte della
storia di Biagio negli
angoli più suggestivi
ed anche nascosti e selvaggi delle sue Madonie, offrendocene
scorci indimenticabili, magnificati dalla
fotografia di Duccio
Cimatti.
L’avventura di fratel
Biagio, nato a Palermo nel 1963, ha inizio in un periodo buio
per la città, quando:
“La gente moriva per
strada, la violenza e
la paura era impressa sulle facce e sulle
cose, e l’unico Dio era
il denaro…”. Ma Biagio non ci sta, è sempre più inquieto ed infelice, finché decide
di abbandonare gli agi
di una famiglia benestante per rifugiarsi
sulle montagne, a meditare e rinfrancarsi
in solitudine. Le varie tappe di quel duro percorso di formazione lo portano lontano, alla ricerca di un “ubi consistam” e
di una sua verità e soprattutto di un Dio al
quale chiede invano un segno. A confortarlo nei momenti più dolorosi, l’amicizia
del pastore Rosario ( un ottimo, come sempre, Vincenzo Albanese) e del figlio di lui
Salvatore (Omar Noto), ma anche del fedele Libero, un cane che mangiava le pecore,
ma che affidato a lui diviene suo mite e inseparabile amico. Quel segno lungamente
sospirato arriva infine, ad Assisi dove si reca pellegrino, attraverso Francesco, il santo
della natura e degli umili (splendida la lettura del suo Cantico delle Creature). Il resto è storia che tutti conosciamo.
Pasquale Scimeca affida al suo attoreicona Marcello Mazzarella (che è anche
autore del soggetto) il ruolo di Biagio, sicuro di metterlo in buone mani. Il bravo
attore infatti aderisce, anche fisicamente,
al personaggio e ne coglie in modo eccel-
lente le sfumature, fra sorriso, umanità e
sofferenza. Ne risulta un’impeccabile biografia, che esprime l’affetto e l’ammirazione che il personaggio merita, ma inevitabilmente condizionata da quel “metus
reverentialis” che non consente al regista
di reinterpretarne in modo personale la
figura, dando spazio alla sua libera creatività. Unico strappo, Giovanni, sorta di alter ego, ben interpretato da Renato Lenzi.
Ha evitato però abilmente l’agiografia, facendone un uomo vero, con dubbi e scoramenti.
“Facciamo film per noi stessi o per gli altri?” si chiede Scimeca nella breve apparizione iniziale. Ebbene questo film, che è
proprio il suo tentativo di conciliare le due
esigenze, centra l’obiettivo. E i grandi temi “dalla religione all’ambiente, dalla giustizia sociale alla solidarietà” sono quelli
di cui il nostro mondo necessita per rinascere su nuove fondamenta.
57
speTTacolo
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Words and pictures
Regia Fred Schepisi
Sceneggiatura Gerald Di Pego
Fotografia Ian Baker
Musiche Paul Gabowsky
Interpreti Clive Owen, Juliette Binoche,
Keegan Connor Tracy, Valerie Tian, Amy
Brenneman, Bruce Davidson
Origine USA 2014
Genere Commedia, Sentimentale
In un’esclusiva scuola privata del
New England, il prof. Jack Marcus tiene
un corso avanzato di letteratura cercando
di aprire la mente degli alunni, figli dell’era dell’immagine mediatica e della comunicazione veloce, ad un uso più elevato e colto della parola. Quando Dina Delsanto, artista di successo costretta da una
malattia degenerativa a ripiegare sull’insegnamento, entra a far parte del corpo
docente, Jack, che, dedito all’alcool, si è
lasciato alle spalle una brillante carriera
letteraria ed è a rischio di licenziamento,
lancia una sfida alla nuova arrivata: coinvolgere gli alunni in una contesa fra parola e immagine che esalterà le capacità di-
rola ed immagine, base di un’efficace comunicazione, trova un contraltare nell’intesa sentimentale fra i due, un’unione di
diversi che promette di migliorare entrambi.
Eclettico e non privo di talento, l’australiano Fred Schepisi ha realizzato assieme a Gerald Di Pego un film solido e ben
orchestrato, che deve molto ai dialoghi
ricchi di rimandi culturali e alla performance dei due interpreti: un Clive Owen
che qui fa sfoggio di doti da attore shakespeariano e una Juliette Binoche pluripremiata, interprete di film che hanno fatto
storia.
Words and pictures non è un film di ricerca, ma deve un po’ di fascino proprio all’impianto tradizionale, che rimanda a
modelli come L’attimo fuggente di Peter
Weir. L’eleganza formale, la gradevole colonna sonora, la grazia con cui passa dall’umorismo al dramma e alla commedia
sentimentale, la galleria di opere astratte
contemporanee che arricchiscono le sequenze finali, fanno il film interessante e
piacevole. Una chicca per gli ammiratori
della grande Juliette: quei quadri li ha dipinti proprio lei.
Saint Vincent
Regia e sceneggiatura Theodore Melfi
Fotografia John Lindley
Musiche Theodore Shapiro
Interpreti Bill Murray, Naomi Watts, Melissa McCarthy, Jaeden Lieberher, Kimberley Quinn, Chis O’Dowd, Katharina
Damn
Origine USA 2014
Genere Commedia
dattiche di entrambi aiutandolo a riconquistare la stima di preside e colleghi. Attratti fin dal primo incontro, i due si confrontano in un continuo e pungente “botta e risposta”. Per Dina le parole sono
menzogne, per Jack le immagini illusioni.
Gli studenti si appassionano alla sfida,
sempre più vivace e coinvolgente. Ma la
vera battaglia si svolge nell’intimo dei due
contendenti, entrambi provati nel corpo
e nell’anima, lei dalla malattia che le impedisce una pienezza di vita, lui dal fallimento del suo matrimonio e dal difficile
rapporto col figlio. Ma alla fine del tortuoso percorso, la sintesi perfetta fra pa-
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Debutto felice per Theodore Melfi,
famoso fin qui come regista pubblicitario,
scrittore e sceneggiatore, che per il suo
primo lungometraggio è riuscito a coinvolgere un team di interpreti di classe, a
cominciare dal favoloso Bill Murray, un
attore che tutti i registi vorrebbero nel loro
cast, memorabile per Lost in translation e
Ricomincio daccapo. Gli cuce addosso un
personaggio su misura, quello di Vincent,
un pensionato scorbutico e asociale, con
la passione per l’alcool e le scommesse,
apparentemente letargico ma capace di
risvegliarsi al momento opportuno e mettere ko con lingua tagliente, chiunque gli
attraversi la strada. E’ a lui che è costretta
a rivolgersi la sua nuova vicina Maggie
(Melissa McCarthy) appena trasferitasi in
quel modesto quartiere residenziale di
Brooklyn, per sottrarre il figlio adottivo
Oliver (Jaeden Lieberher) alla nefasta influenza del padre, più volte fedifrago, dal
quale sta per divorziare. Costretta a lavorare a tempo pieno in un ospedale come
radiologa, la donna non ha altra scelta
che ingaggiarlo come babysitter del figlio
che lo trova supponente ma “figo”. Vincent prende in simpatia quell’adolescente
gracile ma intelligente e sensibile, l’unico
forse, in grado di tenergli testa mettendolo
di fronte ai suoi madornali difetti e aiutandolo a portare a galla tutto la generosità
e la sostanziale bontà che si nascondono
sotto la ruvida crosta. Nasce fra i due una
solida amicizia della quale si avvantaggiano entrambi. Rendendolo partecipe delle
sue discutibili attività e cercando di addestrarlo a difendersi, Vin aiuta Oliver a fortificarsi e ad acquistare sicurezza. E alla fine sarà proprio lui a fargli il regalo più
bello: una “patente” che ha dell’incredibile, in uno strano concorso organizzato
dalla scuola.
Con innegabile padronanza alla macchina da presa e indiscusso magistero nella direzione degli attori, Theodore Melfi
ha realizzato una commedia deliziosa e
un po’ ruffiana, che celebra lo spirito del
Natale senza neanche nominarlo, molto
meglio dei convenzionali cinepanettoni di
casa nostra. Prova che, senza spendere cifre astronomiche (il film è a basso budget),
si può costruire un prodotto che piace e
funziona. Certo, a parte l’idea di partenza, non tutto è originale in Saint Vincent,
che non disdegna il ricorso a più di un collaudato cliché. Ma l’operazione è comunque accattivante, con il suo mix di commedia e di dramma, sapiente altalena di
lacrime e sorrisi. Simpatiche anche le figure di contorno. Il sacerdote della scuola
cattolica (Chris O’Dowd) che Oliver frequenta, “ecumenico” e aperto perfino ad
agnostici e miscredenti. O tenere come la
moglie svanita, che Vin va a trovare regolarmente. Merito della sceneggiatura certo ed anche degli attori. Da sfondo la New
York dei quartieri piccolo borghesi: vita
dignitosa, atmosfera dimessa e un po’ malinconica, sottolineata dal bel commento
musicale. E poi c’è lui, l’insuperabile Murray, perfetto in tutto quel che fa e dice,
perfino quando intona alla sua maniera
Shelter from the storm di Bob Dylan sui
titoli di coda. Eliana L. Napoli Vedi su
www.palermoparla.it Che strano chiamarsi Federico ! – Scola racconta
Fellini. Turner. Neve.
speTTacolo
Festival: Dieter Kosslick centra il successo. assegnati gli “orsi” d’oro e d’argento
Berlinale “Giro del mondo in 11 giorni”
La Berlinale si è chiusa con l’affermazione
dei Paesi, dove la democrazia non è ancora
ben radicata e che invece hanno un produzione cinematografica effervescente. La Giuria presieduta da Darren Aronofsky ha
premiato a ragione TAXI dell’ iraniano Jafar Panahi, che ha ricevuto l’Orso D’Oro.
Il Direttore Dieter Kosslick ha centrato
l’obbiettivo volendo a tutti i costi presentarlo,
anche tra mille polemiche. Il film è stato girato con pochi mezzi a bordo di un taxi per le
vie di Teheran, dove il regista è in ostaggio. Il
risultato è un manifesto dell’attuale stato di
salute del cinema iraniano con protagonisti
di strada e la nipote di Panahi, la giovanissima Hana Saiedi, che ha interpretato egregiamente se stessa e che ha ritirato il premio
per lo zio. Appena visto TAXI si è avuta la
certezza che avrebbe vinto non solo per le
sue qualità estetiche ma anche morali. A Taxi è andato pure il Premio Fipresci. Invece
sul film El Club di Pablo Larrain, che ha
vinto l’Orso d’Argento al miglior film,
c’è da ridire sullo smaccato sbilanciamento
senza spazio alla redenzione della Chiesa. Infatti la frase finale “Dio è l’unico che sa” sembra troppa semplicistica per liquidare la volontà di pulizia da parte dell’Ecclesia all’interno, grazie a un padre gesuita inviato per
indagare.
Più meritevole è sembrato il regista esordiente Jayro Bustamante per la drammaticità
del suo Ixcanul, premiato invece con l’Orso d’Argento Bauer Prize. E’ la denuncia
delle gravi conseguenze dell’analfabetismo.
Maria è una giovane contadina maya che vive con la famiglia ai piedi del vulcano guatemalese Ixcanul. Il mondo moderno sognato
da Maria salverà la sua vita, ma a che prezzo!
Attori sono non professionisti sono stati scelti
tra i maya della zona dove si sono svolte le riprese.
Anche 45 Years di Andrew Haigh è stato
premiato. Una anziana coppia entra in crisi
alla soglia del festeggiamento dei 45 anni di
unione. I due protagonisti di questa inglesissima storia premiati come migliori attori sono
la sempreverde Charlotte Rampling e il
collaudato Tom Courtenay. La migliore
attrice è stata, però, Juliette Binoche che
ha dato il meglio di sé nel film di apertura
della Berlinale, Nobody Wants the Night
della spagnola Isabel Coixet. Siamo nel
1908, e una giovane facoltosa newyorkese si
avventura nello sterminato territorio del Polo
Nord alla ricerca del marito esploratore. Invece incontra una donna eskimese sua rivale
in amore. Con stile asciutto viene raccontato
l’evolversi solidale, fino al sacrificio, del rapporto tra due donne profondamente diverse
tra loro per nascita e cultura, ma unite dall’amore per lo stesso uomo.
Come migliore attore andava premiato Alfredo Castro, fra i protagonisti di El Club
nella parte di Vidal, prete spretato per i suoi
trascorsi poco limpidi. I film Knight of Cups
di Terrence Malick, Queen of the Desert
di Werner Herzog ed Every Thingh Will
Be Fine di Wim Wenders, quest’ultimo fuori
concorso, attesi dal pubblico della Berlinale,
vuoi per i nomi blasonati dei registi e dei pro-
tagonisti, hanno deluso la platea. La comune
caratteristica è il narcisismo delle star: Christian Bale e Cate Blanchett, Nicole Kidman, James Franco e lo stesso James Franco in compagnia di Charlotte Gainsbourg.
Questi film nelle sale avranno comunque
successo. Knight of Cups favola sul mondo
dorato di Hollywood dove vive un disincantato Rick interpretato da un annoiato Bale.
Queen of the Desert vera storia di una
“Lawrence d’Arabia” al femminile dove la
parte emozionante piuttosto che Nicole Kidman la procurano i paesaggi del deserto
d’Arabia. Ci dispiace poi per Wim Wenders che ha diretto James Franco e Charlotte Gainsbourg in una storia cupa e triste che si trascina per due ore alla ricerca di
un perdono che resta nell’enigma.
Per Berlinale Special sono stati proiettati
tra gli altri due film anglosassoni 50 Sfumature di Grigio di Sam Taylor-Johnson e
Selma di Ava DuVernay che non hanno
convinto affatto. Il primo per la noia, il secondo per l’ovvietà di come racconta la vita
di Martin Luther King. Ma al box office
entrambi tengono ancora dopo varie settimane di permanenza.
E’ stata una buona scelta proporre il documentario The Look of Silence, già vincitore a Cannes, in omaggio al regista membro
della Giuria Jousha Oppenheimer cui è
andato il premio Peace Film Prize. Invece
a Torneranno i Prati di Ermanno Olmi
non è andato il dovuto riconoscimento. L’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura e
il Premio della Giuria Ecumenicale è
andato a The Pearl Button di Patrizio
Guzman dal sapore documentaristico e di
denuncia: le nefandezze in Cile dei conquistatori ispanici e della dittatura del dopo Allende. Meritava di più la sceneggiatura del
visionario Gone With the Bullets di Jiang
Wen ambientato a Shangai negli anni venti
del secolo scorso e basato su una storia vera.
Intreccio fra allegoria sulla politica e storie
d’amore con omaggio alla nascita del cinema
in Cina. L’Orso d’Argento per l’eccellente
contributo nelle categorie delle riprese, montaggio, musica, costumi e scenografia è andato ex-equo per le riprese a Victoria del tedesco Sebastian Schipper e a Under Eletric Clouds del russo Alexey German Jr.
Del secondo non si può dire che il premio lo
abbia meritato. Si tratta di cinema sperimentale con lo sguardo sulla Russia alle prese con
la crisi mondiale. Il Premio del Pubblico
della selezione Panorama è andato al brasiliano Que Horas Ela Volta? di Anna Muylaert. Il film ha ricevuto pure il premio Cicae Art Cinema. Storia del rapporto squilibrato tra Val e i componenti della famiglia
dove lei lavora come bambinaia accudendo
all’adolescente Fabinho. Il malsano equilibrio è rotto dall’arrivo della figlia Jessica. Il
film è stato omaggiato nella meravigliosa sala
dello Zoo Palast di Berlino da una stand
ovation. Nella stessa selezione il film 600
Millas dell’esordiente Gabriel Ripstein
ha ricevuto il Premio Opera Prima tra le
18 in concorso grazie alla interpretazione di
un eccezionale Tim Roth. Road movie, at-
La piccola iraniana Hana Saiedi
traverso un viaggio di 600 miglia, sul rapporto tra un giovane trafficante d’armi messicano e l’agente federale che lo bracca con l’inevitabile finale tragico. Invece Amore, Furto
e altre conseguenze del palestinese Muayad Alayan non è stato preso in considerazione. Film in bianco e nero sulla storia grottesca di Mousa un palestinese che commercia
auto rubate nei territori occupati. Peccato
che l’auto rubata contenga un carico umano
che interessa sia l’intelligence israeliana sia i
terroristi palestinesi. Parodia dei disagi di una
guerra che non appartiene nemmeno ai ladri. Altrettanto commovente l’omaggio di
Christian Braad Thomsen al compianto
amico e famosissimo cineasta tedesco Fassbinder con il doc Fassbinder – To Love
without Demands. Una intervista testamento morale del regista morto a soli 37 anni
nel 1982. Ci si chiede come mai a questo film
insieme all’altro doc Censored Voices del
coraggioso cineasta israeliano Mor Loushy
non sia andato nessun riconoscimento. Mostra le interviste a reduci secretate dall’intelligence d’Israele nella guerra dei 6 giorni. Almeno uscirà nelle sale. Invece la regista esordiente Laura Bispuri con Vergine giurata, tratto dal romanzo di Elvira Dones, interpretata da Alba Rohrwacher, non è emersa. Per la sezione Forum, dove erano presenti cineasti dei cinque continenti, Histoire de
Judas di Rabah Ameur-Zaïmeche, storia
senza tempo della amicizia che legava Giuda
Iscariota a Gesù, ha ricevuto il Premio della Giuria Ecumenicale. A Il gesto delle
mani di Francesco Clerici è andato il
Premio Fipresci. E’ un doc sul lavoro di oltre cento anni di una fonderia artistica milanese. Infine l’Orso di Cristallo assegnato
dalla Giuria popolare della Selezione autonoma Generation Kplus è andato al delicato
film My Skinny Sister della svedese Sanna Lenken. Rapporto di due sorelle in età
adolescenziale e preadolescenziale con le
conseguenze del caso e finale a sorpresa. Allo
stesso film Menzione Speciale della Giuria
Internazionale Generation Kplus.“Il giro
del Mondo in 11 giorni” è stata una bella
avventura cinefila. La Berlinale si conferma
un punto fermo dell’Industria Cinematografica Internazionale insieme a Cannes e alla
Mostra di Venezia.
Luigi Noera
(Corrispondenza da Berlino. Foto su gentile concessione di Berlinale)
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GasTronomia
poche parole sul cibo più amato dagli itaniani da leggere fino in fondo
la pasTa
Due parole in breve agli italiani sulla
pasta sono “ardue”… L’origine eurasiatica, che sprofonda nella storia antica, come l’etimologia della parola – dal tardo
latino pasta(m) che già compendia anche
una salsa – sono indicati in miriadi di libri
e …siti. Può sembrare strano che in origine fu cotta in forno (o simili) e la salsa liquida determinava la cottura. La “invenzione”, che si fa risalire proprio alla Sicilia
(Trabia), è quella della pasta secca, con
cui dall’Emirato arabo di Sicilia si fece in
modo di rifornire del prezioso alimento le
carovane che dovevano attraversare percorsi desertici. Insomma, la pasta – sembra – batté presto il couscous…
Leggende e rivendicazioni si affastellano, perché fu in Toscana che nacquero
nel Medio Evo le prime corporazioni dei
pastai.
La pasta, come la conosciamo o quasi,
crebbe comunque nell’uso italiano proprio come cibo medievale. Più che normale, pertanto la rivendicazione alla Penisola dell’affermazione di questo alimento base, buono quanto nutriente (un carburante per il movimento umano meglio
assimilabile del pane), per quanto un’altra
leggenda dice che fu decisivo il ritorno di
Marco Polo dalla Cina. Lì, in estremo
oriente, esistono di certo altre forme di un
cibo similare.
Fatto sta che “nel mondo moderno” la
forma e la tecnica della pasta nel mondo
siano quelle prettamente italiane. Assieme alla pizza è il cibo che rende più famosa e diffusa l’immagine dei “mangiari”
nazionali e gli italiani vennero soprannominati spaghetti o maccheroni dagli Usa
a tutta Europa…
La pasta era un tempo essiccata su lunghi bastoni al vento in un modo che ricorda quello di prosciutti crudi, salumi e certi
formaggi (provole, caciocavalli, così detti
perché le forme pendono a due o a grappolo a cavallo di bastoni).
La pasta con le sarde elaborata nella ricetta divenuta famosa a Palermo “nella città murata”
Nella multiforme, policroma e mediterranea cucina italiana, la pasta è una cultura, ha una propria cultura. Alla “pasta
lunga”, spaghetti, tagliatelle, bucatini in
testa, sposata un tempo con altissima frequenza alla salsa di pomodoro, a vari ragù, al semplice burro e parmigiano, al sobrio e veloce aglio e olio, fa oggi gran concorrenza la pasta corta: rigatoni, tortiglioni, penne di varia foggia. Ai vecchi rigatoni, simili quasi a dei mezzi cannelloni (ma
rigati), si sostituisce la moda dei paccheri e
della calamarata. Questa imita gli anelli di
calamari e a Napoli vi si associano con un
po’ di rossopomodoro. Mentre anche i
paccheri sono di gran moda alla marinara.
Un confine netto divide la pasta secca
industriale da quella fatta a mano (oggi
anche industriale) o con macchine che simulano l’azione manuale di massaie, mamme e nonne… Infine, ecco la preziosa pasta ripiena: tortellini, tortelli, raviolini, ravioloni, mezzelune, agnolotti… O le popolari strozzapreti, orecchiette – senza uovo – come i sicilianissimi maccarruna e
busiati. Un occhio alle patate: gnocchi. Si
noti come la pasta fresca e quella a mano
La movida
CALAMIDA. Mentre la passione per l’aperitivo – meglio se rinforzato – cresce a Palermo in modo esponenziale, Calamida,
nella suggestiva cornice della Nuova Cala
e del Castello con tutto il suo contorno e
l’orizzonte largo nelle belle serate “panormite” è cresciuta ancora più …forte. Bravi
certamente anche ai fondatori e alla gestione, alla “carte” e alla gentilezza del
personale…
OLIVER. Si definisce restaurant bar, ma certamente è un punto di ritrovo gettonatissimo e ben
gestito. Lo definiremmo un super pub. La signora Oliver e il suo socio si sono trasferiti da viale
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Strasburgo e hanno compiuto un nuovo salto di
qualità. Adesso ospita, nelle sale liberty, anche la
Club house Dioniso. Si trova in via Libertà angolo via Gabriele D’Annunzio. Val la pena raggiungerlo per consumare una colazione leggera e
stuzzicante, ovvero per trascorrere un po’ di tempo al tavolo a bere qualcosa di buono.
FUSO ORARIO. Nella seicentesca piazza
Olivella lo “storico” nome di questo locale, che
cresce sempre più nella considerazione cittadina. Non esitiamo a raccomandare questo pub
originale e ben gestito.
PELLE D’OCA. Vasta gamma con una
buona pizza e un piatto di pollo a costo …ab-
siano più “antiche” di quelle secche.
Infine, il dilemma: trafilata in teflon o
in bronzo? Perché la pasta viene “pressata” su una superficie forata e i fori oggi
vengono realizzati nei 2 materiali. Si sa
che la trafilata in bronzo cattura meglio
salse e condimenti. Mezzo chilo di trafilata in bronzo costa più di 1 kg del tipo “comune”. Ma altri fattori fanno buona la
pasta: il modo in cui viene essiccata (che
sia più lungo e a bassa temperatura), ma
anche la materia prima: la qualità della
semola di grano duro e …dell’acqua. Crediamo che non sia vergogna godersi un
bel piatto di pasta “comune”, purché non
si consideri la pasta un mero supporto del
condimento. Così usciremmo da quella
“cultura della pasta” di cui dicevamo.
Quando mettere il sale? Ce lo disse il pittoresco signor Giglio (Cibus), sul tema un
nome, una marca, una garanzia: quando,
dopo “calata”, riprende il bollore. Applichiamo sempre la norma. Prima, perché
non s’incolli, la giriamo finché non riprenda il bollore e poi ogni tanto riportiamo su quella che è al fondo, ma l’abbiamo già coperta col fuoco al minimo.
(Chichibio)
bordabile, così come gli arrosticini. Buona
carne alla brace. Bevande da pizzeria: birre
e vini. Si trova in piazza Marina.
LE LUNETTE. Resiste all’inverno il fascino de
Le Lunette, il locale all round, fra i pochissimi
letteralmente sulla spiaggia, poco prima di Mondello paese. Ai bei tavoli in veranda è possibile
ordinare di tutto: dai prelibati snack ai coloratissimi gelati hawaiani composti con frutta e gelato
“made in Sicily”.
IL FEDINO. Perché non farsi una pizza: forno a legna, lenta lievitazione e una
buona birra, anche alla spina? Oppure
gustare un’originalità come la poco nota
patata spagnola, ripiena di fondue? Al
Fedino, in via Mongerbino angolo via
Zappalà c’è un tavolo per voi. Tutto buono. 091 203108.
D ove andiamo stasera?
risTorazione
IN CITTA’
LA MUCIARA. (da Nello El Greco) a Porticello. Ristorante a più stelle, riportatto dalle
guide di tutta Italia nel corso degli anni, è divenuto meno caro, ma garantisce il pesce fresco del vicino mercato e l'arte di cucina di Nello, romano sicilianizzato anche se tuttora un
po' nostalgico. Un vero professionista pronto a
chiacchierare con voi del proprio mestiere e
dei tanti personaggi, da Kofi Annan ai maggiori attori e registi, uomini di spettacolo venuti a Palermo e a mangiare da lui. Capolavori:
antipasti di pesce, paccheri alla marinara e
"Carbonara di mare" fuori menù. Gradita
prenotazione: 091 947274.
BELLOTERO. Dall’eredità di Renato a Romagnolo questo ristorante si pone fra i migliori di Palermo per originalità e squisitezza delle
portate. Curati sono sia gli antipasti (autentiche sorprese) che i primi e, per una volta, i secondi. Diffidiamo sempre, infatti, da chi vanta
solo i primi… 092 582158
AL BRIGANTINO. Un amico che non sbaglia ci
aveva segnalato questo ristorante panoramico allineato sul breve ma “gustoso” lungomare di Sferracavallo. Dopo aver programmato, lo abbiamo messo direttamente alla prova, ma frattanto – vista la
raccomandazione – non abbiamo esitato ad inserirlo fra i consigliati per rapporto prezzo qualità: abbiamo azzeccato. 091 6911778.
AI MURICI. E’ il ristorante ricavato nel roof
garden dell’Hotel Villa D’Amato, oasi non casuale del lungomare di Romagnolo. La gestione è raffinata e competente che nasce dall’esperienza del ristorante Ai Gagini. I frutti di
mare (i “murici” ne sono un esempio) la fanno
da padrone, ma non solo. I prezzi sono anticrisi e la vista del cielo, vicino al golfo che sta
riacquistando la sua storica bellezza non si paga. 091 6212767
MARLIN BLU. A pochi metri dal mare di
piazza Acquasanta, questo locale in stile marina riserva le sorprese suggerite dalla dinamica
caposala Mary che fa di questo locale un lavoro, una passione e un’espressione artistica. Fidatevi del suo braccio destro Rosy e del suo
nuovo chef Gaetano. Le sorprese, tutte positive, non mancano, tra cui la salsiccia …ovviamente “di pesce”. Soluzioni a prezzo fisso a
partire da € 10. 328 8123764.
AI VECCHIETTI (di “minchiapititto”). Un
ristorante “al centro”, a due passi dal Politeama.
Menu variato e intelligente, include il pesce azzurro, i piatti della tradizione cittadina… Ma non rinunzia all’innovazione. Gustate le alternative alla
pizza: crocchettone, smmugghiata. Tutto anche
senza glutine. Via Paternostro 091 585606.
GRAFFITI. Da sempre il ristorante “brilla di luce
propria” nel pur apprezzabile e stimato Addaura
Hotel. Il fondatore e proprietario architetto Corace
ha sperimentato cosa significhi burocrazia “ostativa”, rimanendo bloccato sul problema dell’auspicato spazio a mare per …“4 ombrelloni”. All’anima
degli incentivi al turismo! Ma ora il ristorante è curato personalmente dall’affabile moglie Silvana,
che spesso è presente in sala. Dalla sua colta collaborazione con lo chef e dal fine tratto della signora,
il locale è nato a nuova vita, si è riempito di ospiti,
spesso legati da rapporti d’amicizia o divenuti amici
per l’occasione. Il menù è sano e ricercato, rispettoso della tradizione nazionale, ma arricchito da ingredienti e piatti dalle nuove esperienze “etniche”
che non guastano di certo. Il prezzo è più che corretto oltre che contenuto. (Pizzeria, pranzi speciali…) 0916842222 [email protected]
IL GABBIANO A MONDELLO. In testa alla
classifica, per rapporto prezzo/qualità, resiste questo ristorante gestito da una famiglia “magica” del
settore ristorazione. Si mangia sul mare con pesce e
crostacei pescati la notte prima, i gamberoni da gustare anche crudi con un po’ di limone e …ostriche
sempre disponibili. Fidatevi dei locali zeppi di gente
e del signor Biondo. 091 450313.
EXè. Lo abbiamo provato per voi senza sconti:
giudizio imparziale. E’ bello pranzare in un hotel di
lusso come l’Excelsior e ci sono due scelte a prezzo
fisso. Originalità, servizio premuroso, porzioni dimensionate da alta cucina, per chi non vuole appesantirsi… Soluzioni a prezzo fisso per il mezzogiorno, la sera, il brunch domenicale. 091 7909146.
IL COVO DEI BEATI PAOLI. Non ci sono proprio i beati paoli, antenati di mafie e massonerie,
ma un po’ di mistero sì e qualche pupazzo che simula gli antichi “fratelli”. Niente paura: scegliete i
famosi arrosticini e, se per voi è serata da pizza,
continuate così. Ovvero alla carta. 091 6166634.
LA MATTANZA. Fra i prediletti di Palermoparla
che vi ha tenuto più d’una festa di redazione. Dai signori Prestigiacomo è passato a nuova gestione, ma
sempre all’altezza delle aspettative, sul mare della
Vergine Maria, a piazza Tonnara, si pranza sul
Golfo, bene e a buon prezzo. 091 6376298.
TACO LOCO. Lo trovate nei locali dell’ex
Samantha in via Campolo. Il proprietario ha
girato il mondo, s’intende di gestione e di gastronomia a 360 gradi. Diverrà un amico anche per voi. Tutto fresco. Piatti pronti velocemente, tanti vini e birre. Pizza a volontà. 091
6823663
ALTRI TEMPI, Trattoria tipica. Ci è bastato entrare, invitati dal caro amico Alfredo,
nella prima sala di questo locale in via Sammartino (svoltando a destra da via Marconi)
per sentire aria di professionalità. Poi abbiamo
sentito chiamare il nome Salanitro in direzione del proprietario. Allora abbiamo capito. E’
certamente uno dei nomi più noti della ristorazione palermitana e, per una decina d’anni,
ci dice la signora che anche lei ama il suo lavoro, a Lipari. Abbiamo gustato macco di fave e
baccalà in pastella. Il consiglio è: Andateci anche voi. (091 323480 – 358 685769).
collina stessa si vedono i delfini. Pizza, primi e secondi di pesce, ma –soprattutto – tanti ricordi. 091
903213 – 336 4499986.
ANDREA IL PIRATA. Sempre a Terrasini, ma in
territorio di Cinisi, accanto al Florio P. Hotel, ecco
questa grande e frequentatissima sala ristorante,
consigliata anche dai “tassinari”. Non smentisce le
promesse per qualità e prezzo. Pesce. 091 8682725.
AL PALAZZACCIO. A Castelbuono, in pieno
corso (via Umberto I, 23) a pochi metri da Fiasconaro, si scopre questo ristorantino ben arredato e
molto raccolto. Tutto buono, dagli antipasti in cui
primeggia non isolato lo sformatino di ricotta ai
porcini ai secondi di tagliata di carne e alle paste
fatte in casa. 0921 676289. www.ristorantepalazzaccio.it
NELL’ISOLA
DA GIANNINO a Santo Stefano di Camastra:
una scoperta. Pienissimo ogni giorno anche a pranzo, ma veloce nel servirvi. Freschezza e fantasia sono parole che ci venivano in testa fra le proposte del
menu, i consigli di chi ci accoglieva al tavolo e il
piatto di maccarruna alla marinara che abbiamo
gustato. Buoni anche i secondi e …i prezzi. 0921
331748.
A CANNATA. A Salina (Lingua), ecco un grande
ristorante, con mille tavoli, dove il pesce è un must e
si mangia nella splendida cornice della seconda delle Eolie, che, come tutte le 7 “ninfee”, ha la propria
spiccata personalità esclusiva. È un’isola nell’isola.
Vengono a prelevarvi in auto a Santa Marina telefonando al 090 9843161.
L’APPRODO. A Castellammare, lungo il porticciolo che sarà arredato al meglio, sotto il castello è
un punto d’arrivo. Da Palermo vale due passi in
più. Attraverso i vetri, la vita del porto, mentre gusti
il couscous. 0924 31525
A ROMA
LA RUOTA. A Roma in via Enrico Fermi 90, il gestore Fernando Cattani, abruzzese, uomo di grande
esperienza nel settore, cucina alla romana e secondo la terra d’origine. Piatti ricchi di sapori, notevole
carrello degli antipasti. Tutto buono fino al dolce.
Da segnalare una grande carbonara, l’amatriciana,
l’abbacchio, i carciofi alla romana e alla giudia. Tel.
06 5586301.
IN PROVINCIA
ANTICA SOLUNTO. E’ un ristorante pizzeria,
dice l’insegna. Non dice che è uno dei locali del genere più panoramici d’Italia, che è gestito professionalmente a prezzi contenuti, perché, com’è una regola “da noi”, la vista è gratis. Qui, sotto le rovine
fenicie, c’è Porticello, il golfo dell’Olivella (Zagarella) e un mare incantevole nel quale talvolta dalla
Uno scorcio del locale in via Fermi 90, Roma
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vini
vino 2015 italian Wine
Week e Gala italia 2015
Terre di Bruca
premiata
a new York
Successo a Manhattan di ‘’Vino 2015 Italian Wine Week’’ e ‘’Gala Italia 2015’’,
due delle più importanti vetrine mondiali
che servono alla produzione italiana come trampolino di lancio alla vigilia dell’Expo. Anche quest’anno Terre di Bruca
non ha mancato di far valere la qualità
dei propri prodotti, giunti agli onori della
cronaca e in “quota premi”.
La casa vinicola di Castellammare del
Golfo, che si fa vanto dei recenti “natali”
che l’hanno portata rapidamente all’attenzioni di consumatori e addetti ai lavo-
Lo staff di Terre di Bruca a New York
ri, punta molto sul nuovo “Quarantuno”, chiamato anche più direttamente in
cifre, cioè 41, perché questo è il numero
d’ordine interno di progettazione. Si tratta del Nero d’Avola nato dall’immediata
evoluzione del 40, giudicato secondo miglior vino rosso al mondo da una giuria di
sommelier nel 2013 e premiato nel 2014
con la Medaglia di bronzo all’Italian Wi-
ne and Spirit Competition di Londra.
Il Quaranta, annata 2012, ha già ricevuto inoltre il certificato di merito
al Gala Italia di New York del 2013 e
non esce di produzione. Il 41, invecchiato in botti con doghe alternate di
rovere e ciliegio è il primo “riserva”
della casa. L’affinamento avviene per
un anno in botti a doghe alternate di
rovere e ciliegio.
La casa punta anche sul Chimirici
un bianco ottenuto da uve moscato
bianco e zibibbo, un accostamento
ardito, per la tavola, già gradito da
molti palati, che ricorda l’esperimento in corso delle maggiori case vinicole regionali con la Malvasia delle Lipari.
Ma della casa vanno segnalati altri prodotti di una gamma già invidiabile. I bianchi Nozze di Cana, Vezzo e InZieme, i
rossi Coccio e “Miseria e nobiltà”, il frizzantino Petra di Bruca e lo spumante Dunfiato. C’è Bagliori, un Moscato a 16 gradi
come vino da meditazione ed anche la
grappa Spirito di Bruca.
Degustazione con finale a sorpresa. ce ne andammo sorridendo ma un po’ ...fregati
Dama bianca e Dama rossa
ecco come le conoscemmo
Capita che ci invitano ad una degustazione di vini. Niente di strano, si dirà… Vedrete, invece. Non manca niente
ad un assaggio in piena regola e chi dirige
i giochi – c’è sempre chi, più o meno, lo fa
– ci invita a far tutto per bene. Il pregiato
liquido viene versato da una bottiglia occultata nella stagnola. Gli assaggi alla cieca sono i migliori.
Si inizia valutando il colore, si fa roteare per bene il ballon, ma senza trasformarlo in una trottola, si annusa per valutare gli odori, i profumi che il vino trasmette, che si sprigionano e poi si passa a
assaggiare. Ciascuno dei presenti, per essere un intenditore ne beve pochissimo
(con intimo dispiacere spesso, visto che, se
ama il vino e non sa ancora quanto dureranno gli assaggi…)
Infine vengono fuori le valutazioni di ciascuno, dalla qualità, anzi dalle qualità
espresse da quel bianco. Si giunge fino ad
azzardare un prezzo.
Poi si passa al rosso. Stessa, anzi medesima, perché qualche differenza – come
ben sappiamo – c’è. Si pretende una maggiore permanenza dei cerchi attorno al
bicchiere quando il vino ha roteato, ad
esempio…
Anche qui si traggono le conclusioni e si
passa al prezzo. Quanto pensate che si
possa vendere un calice in enoteca e quanto lo paghereste voi? Tornereste ad ordinarlo? “Probabilmente sì”. Chi dirige i
giochi avverte che non ha alcun interesse
specifico in campo. Quanto pensate che
potrebbe costare una bottiglia sullo scaffale di una enoteca? E quanto al supermarket? Tot, tot, tot…
Solo che, infine, si svela il segreto e giunge
la sorpresa: sono i vini della nuova Dama
Sicula in bag in box, bianco e rosso igp.
Dama Sicula Rosso e Bianco Bag in box
da 10 e 5 lt
L’ammiccante veste esteriore, di alta qualità, riproduce i merletti siciliani ottocenteschi e i più sensuali dei presenti ci
intravedono subito avvolte le belle gambe
delle donne d’un tempo…
di Gesse
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