“AIP Informa”
“Poste Italiane in A.P. art.2 comma 20/c legge 662/96 Brescia”
Editore: AIP ONLUS - Via del Medolo 2 - 25123 Brescia
Direttore responsabile: Simone Mazzata
Redazione: Gloria Berretta, Bianca Pizzera
Realizzazione grafica: AIP ONLUS
Stampa: Color Art s.r.l. Rodengo Saiano Bs
Iscrizione Trib. di Brescia n. 41/1999 del 20/12/1999
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Anno VI Numero 1
Marzo 2005
ASSOCIAZIONE IMMUNODEFICIENZE PRIMITIVE
Periodico di informazione dell’ AIP ONLUS La eria
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2004:
Segre Nuova
a
ha unSede
un anno positivo per l’AIP
S
Michele Del Zotti
Presidente AIP
In questo
numero
Aggiornamento
Scientifico
pag. 2
Congresso
ESID-IPOPI-INGID
pag. 5
AIP Notizie
pag. 9
Testimonianze
pag. 14
Grazie a...
pag. 16
Notizie Flash
pag. 16
ono lieto di condividere con voi i positivi risultati ottenuti dalla nostra associazione nell’anno che si è appena concluso e vorrei con l’occasione dire grazie a
tutti gli amici che con passione e impegno personale hanno arricchito la nostra
vita associativa con nuove idee, progetti e tante iniziative.
Nel corso del 2004 abbiamo continuato la collaborazione con il Comitato Strategico di
Studio per le Immunodeficienze Primitive dell’AIEOP. Ad oggi i centri che hanno aderito al progetto sono 54 e la rete dei protocolli nazionali è stata attivata per la Agammaglobulinemia X Recessiva (XLA), la Malattia Granulomatosa Cronica (CGD),
l’Immunodeficienza Comune Variabile (ICV), l’Ipogammaglobulinemia Transitoria
dell’Infanzia (THI) ed è in fase di studio il protocollo per l’IPEX.
Altra iniziativa che ci ha visto partecipi è stata la mobilitazione delle associazioni europee che, attraverso l’IPOPI, si sono unite nel comune intento di avere visibilità presso il Parlamento e la Commissione Europea al fine di includere le Immunodeficienze
Primitive nel piano europeo di salute pubblica.
Nel mese di maggio abbiamo organizzato a Milano in corso nazionale di fisioterapia
respiratoria. La numerosa partecipazione di fisioterapisti e medici da tutt’Italia ha confermato l’interesse verso la fisioterapia respiratoria, riconosciuta come indispensabile
per prevenire le infezioni broncopolmonari.
Grande successo ha ottenuto l’8° Convegno Nazionale AIP che aveva come tema le
terapie nelle Immunodeficienze Primitive. Si è parlato del trattamento delle IDP, ma
anche di prevenzione, dell’importanza del sostegno psicologico e ci siamo confrontati
con l’esperienza in Europa.
A ottobre si è tenuto il più importante congresso europeo sulle Immunodeficienze ESID
–IPOPI-INGID. L’AIP era presente con tre rappresentanti dei pazienti, due infermiere
e quattro medici.
Il 2004 è stato anche un anno di cambiamento e di progresso. Con gioia abbiamo salutato il decollo delle
Sezioni Locali, che ci consentiranno di essere sempre più vicini alle realtà territoriali e di rispondere
meglio ai bisogni dei pazienti con immunodeficienza primitiva in tutto il paese.
Auguri a tutti gli amici dell’AIP per un sereno
2005 all’insegna dell’amicizia e della solidarietà e
ancora una volta grazie per aver a creduto in noi e
per continuare a sostenerci.
Michele Del Zotti
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Aggiornamento
Scientifico
TSE: Nuovi sviluppi a partire dal 2003
Estratto dell’articolo pubblicato da ”the Source” July/August/
September 2004 – traduzione a cura Dr. L. Martini, Kedrion
Nel novembre 2003 si è svolto a Edimburgo un Workshop internazionale scientifico dal titolo “TSE (Encefalopatie spongiformi trasmissibili) e sicurezza dei derivati del sangue e del plasma”. Gli studiosi più
importanti impegnati nel settore specifico hanno presentato i dati più
recenti in loro possesso, ma è risultata evidente la sensazione comune
di un diminuito interesse generale delle problematiche connesse con la
TSE. Sia la diminuzione dell’incidenza della variante vCJD nel Regno
Unito con nessun nuovo episodio verificatosi nel 2003, sia il numero
totale atteso di pazienti intorno a 200 e cosa più importante, la mancanza di evidenze che la vCJD possa essere trasmessa tramite sangue
o specialità medicinali plasmaderivate, faceva presupporre che l’intero
interesse nel campo TSEs sarebbe rimasto solo prerogativa di un piccolo numero di scienziati illuminati dedicati a continuare a studiare i
dettagli delle proteine prioniche nei rispettivi istituti.
La situazione è cambiata drammaticamente quando il Segretario di
Stato inglese per la Salute, On. John Reid ha annunciato, il 15 dicembre 2003, che la vCJD, variante umana del morbo della mucca pazza,
possa essere stata trasmessa ad un paziente inglese mediante una trasfusione di sangue da un donatore inglese nel 1996. Sebbene lo stesso
On. Reid abbia confermato che i dati in possesso non siano così conclusivi, i politici, i regulatori, i pazienti e l’industria sono stati allarmati. (al momento di andare in stampa, un secondo caso di trasmissione
di vCJD via sangue è stato riportato ed è in via di indagine. In questo
nuovo caso il paziente è morto per cause non correlabili alla vCJD)
MEA sui TSEs nell’uomo e prodotti medicinali (27-28 Gennaio 2004)
Nel Gennaio 2004, l’EMEA ha organizzato un meeting di responsabili
regulatori, studiosi, associazioni di pazienti e industrie per discutere la
situazione e valutare le misure cautelative in atto in vista della possibilità che la trasmissione fra umani possa avvenire tramite trasfusione
sanguigna. Nel caso di virus che pongono a rischio la disponibilità di
sangue e plasma, sono state stabilite con successo strategie di valutazione del rischio. Le presentazioni sulla valutazione di rischio relative alla vCJD hanno dimostrato che le conoscenze attuali sono ancora
troppo scarse per giungere a conclusioni attendibili. Di conseguenza, i
produttori di prodotti medicinali plasmaderivati si sono focalizzati sulla capacità di rimozione, propria dei singoli processi produttivi, delle
proteine prioniche.
Associazione
Immunodeficienze
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Contributo alla rimozione dei prioni dei processi produttivi dei plasmaderivati
Negli ultimi cinque anni molti dati pubblicati nella
letteratura scientifica riguardo allo studio della rimozione di prioni durante la produzione di derivati
del plasma hanno dimostrato che differenti forme di
proteine patogene prioniche vengono progressivamente eliminate durante la purificazione di proteine
terapeutiche derivanti da plasma umano. In più le
Aziende aderenti alla PPTA hanno presentato dati
non pubblicati dimostranti le capacità di una eliminazione progressiva proprie dei processi produttivi
durante il workshop organizzato dall’EMEA.
Si può concludere da questa notevole mole di risultati pubblicati e non che una rimozione significativa
dei prioni è stata dimostrata in modo convincente e
riproducibile in molti processi comuni applicati per
la produzione di plasmaderivati. Sebbene la rimozione prionica risulti processo-specifica e specifica del
produttore, poiché è specifica del contesto, i dati disponibili dimostrano che la rimozione prionica è indipendente dalla tipologia di prione valutato, dal metodo di contaminazione e dalla sua concentrazione,
o dal tipo di esame utilizzato per la rilevazione. La
rimozione prionica può differire a seconda delle molteplici tipologie di preparazioni prioniche utilizzate
per la contaminazione in alcuni passaggi ma, in ogni
caso, i fattori di riduzione sono piuttosto consistenti
per la maggior parte delle categorie di prodotti. La
rimozione dei prioni da parte di una serie di passaggi di processo può risultare additiva. Investigazioni
sulla eliminazione progressiva prionica in stadi di
processo combinati che generano progressivamente
livelli più alti di purificazione e minore infettività
dimostrano che materiale a basso titolo è rimosso con
uguale efficacia. Indagini su steps specifici con bassi
titoli prionici hanno confermato questi risultati. I dati
che evidenziano la eliminazione dei prioni da cavia
possono essere predittivi della rimozione dei prioni
vCJD. I risultati ottenuti con tecniche immunologiche combaciano perfettamente con quelli ottenuti
con tecniche bioanalitiche sugli animali. La comparazione dei dati relativi alla rimozione dei prioni, sia
pubblicati che storici, con i dati di rimozione virale,
campo nel quale l’esperienza è di gran lunga maggiore che con le proteine prioniche, indica che gli steps
efficaci nel rimuovere gli uni sono efficaci anche nella rimozione degli altri.
La comparazione dei dati forniti dalle diverse aziende membri della PPTA utilizzando diversi approcci di
indagine, dà tranquillità che i sistemi produttivi cor-
renti sono in grado di assicurare una efficiente rimozione prionica, anche se non ne è mai stata dimostrata
la presenza nel sangue umano. Mentre la comparazione dei dati forniti da diverse compagnie o da studi
pubblicati può fornire utili informazioni, i produttori
di plasmaderivati continuano ad indagare sulla rimozione prionica durante i rispettivi processi produttivi.
Studi investigativi prodotto-specifici dovrebbero
focalizzarsi su quegli steps nei quali è valutato un
minor fattore di riduzione prionica piuttosto che indagare su ogni step produttivo di una data specialità.
La conduzione di differenti approcci scientificamente
validi è raccomandabile e stimola ricerche future che
potrebbero risultare utili nel caso di posizioni più restrittive imposte dalle autorità regulatorie.
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Conclusione
E’ importante, in prospettiva futura, cominciare a
pensare a porre l’avvertenza di possibile trasmissione di vCJD nel caso di trasfusioni sanguigne. Più del
95% di tutti i casi di infezione con vC D conosciuti sono accaduti in Gran Bretagna. L’incidenza della vCJD sembra correntemente in declino. Il plasma
proveniente dal Regno Unito non è attualmente usato
dai produttori di plasmaderivati. Inoltre, non è possibile provare che l’infettività sia realmente presente
nel sangue del donatore. L’infezione nel ricevente
potrebbe essere stata causata dalla precedente alimentazione con materiale infetto BSE. Le sole prove indiziarie, come l’età del ricevente, ben oltre l’età
della maggior parte dei casi di vCJD e l’opportunità
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di osservare un caso di vCJD in un ricevente di trasfusione in assenza di infezione nelle unità di sangue trasfuse, sono comprese fra 1 in 15.000 e 1 in
30.000.
Viste queste incertezze viene ritenuto opportuno seguire il principio della cautela.
PPTA ed i membri aderenti sono fiduciosi che i farmaci medicinali plasmaderivati prodotti sono sicuri
e validi per le terapie. Nonostante questo la PPTA
continua a vedere la problematica della vCJD come
una priorità primaria per assicurare la sicurezza e la
disponibilità delle terapie salvavita a base di protei-
ne plasmatiche. Recentemente la PPTA ha commissionato uno studio collaborativo per indagare la capacità
d’inattivazione delle più comunemente usate sostanze
sanificanti in modo da creare una completa ed oggi
non disponibile serie di dati sui quali le compagnie
membre baseranno i loro studi per i singoli metodi di
lavaggio e sanificazione. Una descrizione dettagliata
di questo studio collaborativo, realizzato dal Dr. Andy
Bailey, Baxter Bioscience, è stato pubblicato in un
precedente numero di Source (Settembre/ottobre/novembre 2003).
La trasmissione ereditaria nella agammaglobulinemia X recessiva (XLA)
La donna ha due cromosomi X uno ereditato da ciascun genitore. L’uomo ha un cromosoma X, ereditato
dalla madre e un cromosoma Y, ereditato dal padre.
La mutazione del gene che causa la XLA si trova sul cromosoma X “errato” (che per semplicità viene
contraddistinto con X). Il maschio che eredita il cromosoma X è affetto da XLA. La femmina che
eredita lo stesso cromosoma non è affetta perché ha anche un cromosoma “normale”, il quale cancella
l’effetto del
Il diagramma immagina un esempio di trasmissione ereditaria in tre generazioni.
La madre nella Generazione 1 è portatrice. Uno dei figli eredita il suo cromosoma X ed è affetto. Anche
sua figlia eredita il cromosoma X e risulta così portatrice (Generazione 2). Il figlio affetto si sposa e ha
un figlio maschio e una femmina (Generazione 3). Il maschio eredita il cromosoma X dalla madre e
quindi è sano, mentre la femmina prende dal padre il cromosoma X ed è portatrice. La figlia portatrice
nella Generazione 2, trasmette il suo cromosoma X al primo figlio maschio (Generazione 3) che pertanto
è affetto, al secondo figlio trasmette il cromosoma X e pertanto questo figlio è sano; mentre alla prima
figlia femmina trasmette il cromosoma X normale ed è sana (e anche i suoi figli non saranno affetti), ma
alla seconda figlia trasmette il cromosoma X e pertanto questa figlia è portatrice.
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CONGRESSO ESID-IPOPI-INGID 2004
Palazzo dei Congressi di Versailles (Francia), 21-24 Ottobre 2004
L’esperienza dei pazienti
raccontata da Andrea Gressani e Franco Vinassa
C
ome noto l’IPOPI é l’organizzazione
internazionale che raggruppa le associazioni
dei pazienti affetti da Immunodeficienze
Primitive (I.D.P.)
Per l’incontro biennale ESID-IPOPI-INGID, dopo
Weimer in Germania nel 2002, per l’anno 2004 è stato
scelto il Palazzo dei Congressi di Versailles, una delle
più note località francesi, nelle vicinanze di Parigi.
Vi hanno partecipato 65 membri dell’associazione,
provenienti da 23 nazioni: Canada, Cipro Danimarca,
Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Irlanda, Italia,
Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia, Spagna,
Sud Africa, Svezia, Svizzera, Inghilterra, USA,
Serbia, Brasile, Marocco e Iran,
Per conto dell’A.I.P. hanno partecipato Andrea
Gressani (Udine), Bianca Pizzera (Arona) e Franco
Vinassa (Torino).
Un’importante occasione di confronto con l’industria
farmaceutica é stata offerta dalla Baxter (produttrice
di Immunoglobuline) che ha tenuto seminari sul
sistema immunitario e sul trattamento dei pazienti
con gammaglobuline, mettendo a confronto i più
diffusi metodi di somministrazione: intramuscolare,
endovenoso, sottocutaneo.
Dalla presentazione sono emersi i vantaggi del
trattamento sottocutaneo che, potendo essere erogato
settimanalmente, garantisce al paziente un più
costante livello di anticorpi rispetto, ad esempio,
all’unica erogazione endovenosa mensile. Inoltre tale
metodo, concedendo al paziente la possibilità di autosomministrarsi le immunoglobuline presso la propria
abitazione, permette una maggiore indipendenza
dalle strutture ospedaliere e una migliore qualità della
vita.
La foto di gruppo dei giovani pazienti
Franco e Andrea
Il congresso si é aperto nel tardo pomeriggio del
21 ottobre con la presentazione reciproca dei
singoli partecipanti che ha permesso al gruppo
di familiarizzare, di conoscersi, di integrarsi e di
condividere esperienze e informazioni su situazioni
locali e terapie seguite.
Il giorno successivo, i 23 rappresentanti delle nazioni
hanno eletto (fra 11 candidati), gli 8 membri del
nuovo Consiglio Direttivo e quest’ultimo organo ha
scelto Bianca Pizzera quale nuovo Presidente IPOPI.
Un ruolo molto importante ed impegnativo al quale la
rappresentante italiana saprà rispondere con capacità,
determinazione e diplomazia.
La terapia domiciliare richiede obbligatoriamente
un periodo iniziale di formazione per l’auto-utilizzo
delle apparecchiature e non elimina gli esami ed
i controlli periodici che devono essere sempre e
regolarmente eseguiti.
Molti pazienti presenti, che da anni utilizzano la
somministrazione di immunoglobuline per via
sottocutanea, hanno confermato la validità di questa
forma di somministrazione, soprattutto in Inghilterra,
Svezia, Norvegia, Germania, dove le percentuali di
pazienti che la utilizzano sono molto alte.
Parallelamente al congresso IPOPI, si sono svolti
anche i Congressi dell’ESID (Medici) e dell’INGID
(Infermieri). Presidente dell’ESID per i prossimi
due anni è stato confermato il prof. Notarangelo ed
alla guida dell’INGID resta la svedese Ann Gardulf.
Durante gli incontri con gli specialisti di queste
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due associazioni é stato fatto il punto sullo stato
di avanzamento della ricerca scientifica nel campo
delle Immunodeficienze Primitive e grande interesse
hanno riscosso le nuove prospettive, sia pure ancora
allo stato embrionale, aperte dalla terapia genica.
Grande simpatia e speranza ha riscosso infine la
brillante presentazione dello YAP, un gruppo di
giovanissimi pazienti appartenenti a nazionalità
diverse, ma uniti nella freschezza, nella spontaneità,
nel voler far sentire la propria voce ed il proprio modo
di convivere con una immunodeficienza primitiva.
La riunione INGID
a cura di Federica Moreni e Cristina Verità,
Infermiere specializzate del Centro Trapianto di
Midollo, Brescia
Dal 21 al 24 ottobre 2004 si è svolto a Versailles
(Francia) l’undicesimo incontro dell’ESID (European
Society for Immunodeficiencies), incontro che si
tiene ogni due anni e che si articola in tre diverse
parti: quella medica, quella infermieristica (INGID) e
quella invece dedicata alle problematiche dei pazienti
e delle loro famiglie (IPOPI).
L’apertura del Convegno è avvenuta giovedì 21
ottobre alle ore 18, momento in cui i partecipanti a
tutte e tre le sessioni si sono riuniti e il Meeting è stato
ufficialmente aperto.
I partecipanti al Convegno provenivano da ogni parte
del mondo (numerosa la partecipazione di USA e Gran
Bretagna) e rappresentavano i massimi esperti in campo mondiale per ciò che concerne le Immunodeficienze Primitive, patologie da noi ben conosciute poiché
rappresentano nel nostro Centro la principale causa di
ricovero e di Trapianto di Midollo.
L’esposizione delle relazioni è iniziata a partire da
venerdì 22 ottobre
ed il primo relatore per la sessione infermieristica
è stato l’inglese
Peter Vickers, che
ha fornito alcune
nozioni genetiche
utili a comprendere
il meccanismo con
cui si sviluppano le
Immunodeficienze Primitive. Un
intervento che trattava un argomento
piuttosto ostico, ma
reso comprensibile
da alcuni esempi pratici che hanno chiarito le nozioni
teoriche.
Il secondo intervento della mattinata è stato effettuato
invece da Vanessa Howard, Nurse Pratictioner presso
il St Jude Hospital di Memphis (USA), un ospedale
interamente pediatrico a cui afferiscono un altissimo
numero di pazienti ed in cui ogni anno vengono effettuate circa 400 nuove diagnosi di malattie oncoematologiche, una casistica quindi molto elevata.
Questo intervento era relativo all’assistenza ai
pazienti affetti da agammaglobulinemia, una forma
di immunodeficienza che non necessita, come per le
forme più gravi, di Trapianto di Midollo, ma piuttosto
di assistenza medica ed infermieristica specializzata e
di frequenti controlli in regime di day-hospital.
Attraverso questa relazione abbiamo così avuto modo
di confrontare la nostra realtà con quella di un grande
centro ed abbiamo constatato che, pur non essendoci
rilevanti differenze dal punto di vista terapeutico, ben
diverso è invece il loro approccio nei confronti di chi
è affetto da questa malattia. Il personale medico e
infermieristico, infatti, tende soprattutto ad incoraggiare i pazienti a mantenere una vita il più “normale”
possibile, favorendo l’attività sportiva (anche a livello agonistico) ed educando i piccoli pazienti e le loro
famiglie ad essere autonomi.
Il personale sanitario addestra i malati al riconoscimento dei sintomi più significativi: febbre, tosse, irregolarità dell’alvo, offrendo loro la possibilità di avere
un contatto telefonico con il centro di riferimento
praticamente per 24 ore al giorno.
Il terzo intervento della giornata riguardava una patologia piuttosto rara, ma che anche noi abbiamo avuto
l’opportunità di conoscere all’interno del nostro
Centro: la linfoistiocitosi emafagocitica. Sono stati
illustrati durante questa relazione le caratteristiche
della malattia, i difetti genetici che la causano e le
possibilità terapeutiche, rappresentate principalmente
dalla chemioterapia e dal trapianto di midollo osseo.
Il relatore, L. Flesh, si occupa dei bambini affetti
da questa patologia presso il Cincinnati Children’s
Hospital Medical Center (USA), ospedale che già ha
trapiantato trentasei bambini con linfoistiocitosi emofagocitica. All’interno di questo ospedale il personale
infermieristico ha già cominciato a specializzarsi
nella cura dei pazienti affetti da linfoistiocitosi e la
sua speranza è quella di avere personale sempre più
specializzato che sia in grado di favorire il miglioramento della qualità di vita.
Durante la giornata di sabato 23 ottobre si è parlato
ampiamente dei vantaggi e degli svantaggi che offre la
possibilità di somministrazione di Immunoglobuline
per via sottocutanea, possibilità che in Italia ancora
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non abbiamo, poiché il prodotto non è ancora
disponibile sul mercato.
Se da una parte questo prodotto renderebbe più
facile far acquisire al paziente maggiore autonomia
e limiterebbe la necessità di ospedalizzazione,
dall’altra la possibilità di autosomministrazione di
Immunoglobuline necessita una reale accettazione
da parte del paziente stesso della sua malattia, perché
possa essere ben disposto ad apprendere le corrette
modalità di somministrazione.
Educare i malati a gestire a domicilio la terapia
comporta un oneroso impegno da parte del personale
sanitario, impegno che però potrebbe comportare
un notevole miglioramento della qualità di vita
di coloro che ogni 21/28 giorni devono recarsi in
ospedale per essere sottoposti ad un’infusione di
Immunoglobuline.
Questa possibilità faciliterebbe inoltre gli eventuali
spostamenti dei pazienti (vacanze, viaggi lavorativi),
che sono attualmente limitati dalla necessità di
tornare presso il loro Centro di riferimento ogni tre/
quattro settimane.
La speranza è che questo prodotto, che è già da anni
viene utilizzato in numerosi Paesi europei, possa
essere presto disponibile anche in Italia.
Un altro argomento per noi particolarmente interessante, in quanto interessa direttamente il futuro dei
bambini che vengono trattati nel Centro in cui noi
operiamo, ha riguardato le possibili conseguenze a
livello cognitivo e comportamentale in cui i soggetti sottoposti in età pediatrica a trapianto di midollo
osseo possono incorrere.
Questo studio, effettuato presso il Great Ormond
Street Hospital (England), mette in evidenzia che
molto spesso i bambini sottoposti a trapianto di
midollo, che sono stati quindi ospedalizzati per lungo
tempo (anche in regime di isolamento), manifestano
successivamente delle difficoltà di apprendimento e
di socializzazione maggiori rispetto agli altri bambini.
Questi dati sono stati estrapolati attraverso la collaborazione di genitori ed insegnanti e mediante l’utilizzo
di apposite scale di valutazione e hanno evidenziato
la necessità che questi soggetti vengano supportati
dal punto di vista psicologico da figure competenti
sia durante il ricovero ospedaliero, ma soprattutto nel
periodo successivo, quando il reinserimento sociale
sarà iniziato. Alla luce di questi dati, presso questo
Istituto è stato attivato un servizio in cui opera personale specializzato con lo scopo di seguire ed assistere
questi pazienti, aiutandoli ad esternare le proprie difficoltà e a migliorare le loro conoscenze.
Altra relazione di sabato 23 ottobre è stata effettuata
dal personale infermieristico dell’Hopital Necker di
Parigi. Durante questo intervento sono state esposte
le caratteristiche di un nuovo sistema di isolamento da loro utilizzato: l’Immunair. Tale dispositivo,
simile ai letti a flusso laminare che già nel nostro
Centro vengono utilizzati, permette di creare intorno
al paziente un ambiente completamente sterile, ma ha
il vantaggio di poter essere spostato con relativa facilità. Se il paziente ricoverato in regime di isolamento,
per esempio, necessitasse di un trasferimento presso
una Terapia Intensiva, l’Immunair potrebbe essere
installato attorno al suo letto per garantirgli una bassa
carica microbica. Una novità interessante, anche se
crediamo difficilmente installabile in un’Unità di
Terapia Intensiva, in quanto limiterebbe il contatto
e l’osservazione del paziente ed inoltre occuperebbe
uno spazio notevole.
Nella giornata di sabato 23 ottobre sono stati riportati anche alcuni studi relativi alla somministrazione
di Immunoglobuline per via sottocutanea, studi a
cui hanno partecipato i più importanti Istituti che in
Europa si occupano di Immunodeficienze e che hanno confermato sia i benefici che le difficoltà sopra
descritti. E’ emerso soprattutto come l’infermiere
rappresenti una figura chiave durante l’addestramento di pazienti e famiglie, che spesso manifestano insicurezze e dubbi rispetto a questa nuova prospettiva
terapeutica.
Durante il tempo restante i membri dell’INGID
(International Nursing Group for Immunodeficiencies) si sono riuniti per effettuare la rielezione del
Presidente e del Comitato organizzativo.
Nel complesso consideriamo queste giornate molto
positive per la nostra crescita professionale, in quanto
ci hanno dato la possibilità di confrontare la nostra
realtà lavorativa con quella dei più importanti ospedali al mondo che si occupano di Immunodeficienze Primitive. Dalle diverse relazioni abbiamo potuto
trarre alcuni input che speriamo possano esserci utili per migliorare la qualità dell’assistenza nel nostro
reparto, ma abbiamo avuto anche conferma che tutti
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(pazienti, personale medico ed infermieristico) debbano impegnarsi e lavorare insieme per il raggiungimento di un unico obiettivo: il miglioramento della
qualità di vita di coloro che sono affetti da qualsiasi
forma di Immunodeficienza Primitiva. Riteniamo che
negli ultimi anni siano già stati fatti numerosi passi
in questa direzione, ma speriamo di poter fare ancora
molta strada.
Un ringraziamento particolare va all’AIP, che ci ha
dato questa grande opportunità di crescita professionale, opportunità che speriamo di mettere a frutto a
beneficio dei nostri piccoli pazienti.
Il convegno scientifico
Relatore: Dr. Teresa Espanol, Presidente Comitato
Scientifico IPOPI
ESID 2004: Nuovi strumenti per la diagnosi.
Lo scorso ottobre a Versailles (Parigi) ha avuto luogo
il congresso della Società Europea di Immunodeficienze (ESID) che si svolge ogni due anni. E’ stato
un incontro di importante interesse scientifico, che ha
riunito un grosso numero di medici e scienziati.
Due sono state le principali novità che sono emerse
da questo convegno e notevole è l’impatto che tali
scoperte hanno ed avranno in un immediato futuro
per capire meglio i meccanismi di alcuni processi
infettivi e per lo sviluppo di future terapie.
1- Diagnosi dei difetti molecolari dell’immunità
innata:
I leucociti, le cellule bianche nel sangue e nei tessuti,
sono elementi importanti per l’immunità innata e per
la risposta immunitaria alle infezioni batteriche. Essi
fagocitano i germi attraverso il riconoscimento da
parte di particolari recettori di alcuni segnali presentati sulla membrana dei batteri.
Questi recettori, non specifici per una singola proteina, quale ad esempio quelle sui linfociti T e B, sono
stati descritti per la prima volta nella Drosophila
(moscerino della frutta) e sono il principale meccanismo antibatterico utilizzato in questi insetti.
Nell’uomo sono stati descritti molti recettori (TOLLike) e le molecole ad esse legate capaci di trasmettere segnali di allarme al nucleo della cellula per dare
inizio alla risposta immunitaria.
Il Dr. JL Casanova (Parigi) ha presentato esempi di
interesse peculiare di alcune Immunodeficienze atipiche (caratterizzate da una maggior suscettibilità
ad un ridotto spettro di agenti infettivi, solitamente
presenti nella popolazione generale) in pazienti con
severe infezioni pneumococciche e stafilococciche.
In questi casi, mutazioni nelle molecole che trasmettono il segnale dal recettore della IL-1 (una citochina
infiammatoria) al nucleo delle cellule determinano una
risposta difettiva ad infezioni che si possono considerare relativamente comuni.
Inoltre studi effettuati su pazienti con forme severe di
encefalite da Herpes hanno dimostrato l’importanza
dei recettori TOL-Like e di alcune molecole nella sintesi di Interferone (IFN), una delle prime difese contro
il virus.
La descrizione dei dati clinici e immunologici in oltre
150 pazienti con un’alterata risposta ai micobatteri
(che utilizzano la via IL-12/IFNγ) ha permesso di capire ulteriormente i meccanismi coinvolti nella risposta
a M. tubercolosis e altri micobatteri. Tali studi saranno
importantissimi per la individuazione di casi ancora
non chiaramente diagnosticati.
Infine si stanno man mano chiarendo difetti in molecole (chemochine e loro recettori) che sono necessarie
per il traffico leucocitario ( dal sangue ai tessuti) e il
loro ruolo nell’infiammazione.
2- In collaborazione tra diversi gruppi europei sono
stati identificati nuovi difetti molecolari responsabili
di alcune forme non ancora identificate di PID, quali
l’Agammaglobulinemia non legata al cromosoma
X e la forma di CVI (immunodeficienza comune
variabile).Tali scoperte hanno rappresentato una tappa
fondamentale per la diagnosi delle varie forme di PID.
Terapia delle PID
Sebbene non vi siano stati dei sostanziali cambiamenti
nei diversi protocolli di cura, a Versailles si è dato particolare accento ai vantaggi della somministrazione di
immunoglobuline per via sottocutanea in pazienti con
ipo-agammaglobulinemia.
Per quanto riguarda la terapia genica, è stato fatta
un’analisi del follow-up dei pazienti trattati con tale
approccio in diversi centri di cura: Parigi, Londra,
Milano. I risultati di tale analisi sono davvero incoraggianti.
L’incontro dell’IPOPI con alcuni medici immunologi
ha permesso di fare una revisione dei principali avanzamenti e delle novità presentate in questo incontro
scientifico e, allo stesso tempo, di esporre quesiti da
parte dei pazienti e dei loro parenti.
Vorrei infine enfatizzare il ruolo dei membri dell’ESID
nel promuovere e diffondere la ricerca in questa campo
attraverso le autorità sanitarie della Comunità Europa.
Tale sforzo permetterà di migliorare la diagnosi e la
terapia di tutte le immunodeficienze.
Il prossimo Convegno biennale ESID-IPOPI-INGID si
terrà nel 2006 a Budapest (Ungheria)
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informa
AIP Notizie
Una cappa di tristezza avvolge tutta l’AIP. Luca, un giovane amico, ci ha lasciato, vinto da un
destino inesorabile e crudele.
Il ricordo del suo sorriso rafforza in noi la volontà di non arrendersi, di continuare la nostra
battaglia contro le immunodeficienze primitive con vigore e la convinzione che la medicina e la
ricerca riusciranno un giorno a vincerle.
Un coro per Valeria
In occasione delle festività natalizie la famiglia Del Zotti ha organizzato in collaborazione con il Comune
di Mogliano Veneto e la Parrocchia di Mazzocco la rassegna di canti corali per ragazzi “Canto per Valeria”,
rassegna annuale di canti di cori di ragazzi inserita nel circuito del Coro Antoniano.
Gli obiettivi della manifestazione, patrocinata da Regione Veneto, Provincia di Treviso, Comune di
Mogliano Veneto e che si ripeterà annualmente, sono quelli di sostenere attraverso la raccolta di fondi le
attività dell’AIP mirate a diffondere una cultura di solidarietà e di comprensione nei confronti delle malattie
rare e delle diversità e a promuovere iniziative legate alla crescita educativa del bambino, valorizzando il
concetto che “la diversità è ricchezza”.
Istituito un Assegno di Ricerca da parte
dell’ AIP, in ricordo di Valeria DelZotti,
per un progetto da svolgere presso la
Clinica Pediatrica di Brescia.
Un assegno di ricerca è stato assegnato alla Dottoressa Claretta
Gioia Losi, ricercatrice presso l’Istituto di Medicina Molecolare
“Angelo Novicelli” della Clinica Pediatrica di Brescia, diretta dal
Professor Luigi Notarangelo. L’assegno di ricerca, istituito su fondi
raccolti tramite iniziative promosse dalla sezione Bresciana dell’AIP,
consentirà alla dottoressa Claretta Gioia Losi di
continuare a lavorare su un progetto di ricerca, di cui è
responsabile il Prof. Alessandro Plebani, con lo scopo di
chiarire meglio i meccanismi molecolari che stanno alla base delle immunodeficienze
con un difetto prevalente dell’immunità umorale. Alcuni pazienti affetti da queste
forme di immunodeficienza hanno in circolo un numero anche normale di linfociti B
che però non funzionano correttamente, non sono cioè in grado di produrre anticorpi.
Al momento poco sappiamo dei meccanismi che stanno alla base di questi difetti.
Conoscerli potrà consentire di proporre per questi pazienti delle terapie più efficaci e,
perché no, in un prossimo futuro anche risolutive.
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Grazie Marco.
Non senza una profonda commozione ricordiamo la “Corriburcina”, la corsa podistica non competitiva
organizzata da Marco Barberis ed i suoi amici al parco della Burcina in Pollone di Biella, il cui ricavato è stato
devoluto all’AIP. Era stata una giornata che tutti noi ricordiamo con piacere, piena di entusiasmo ed allegria.
Nonostante fossero gli inizi di ottobre, il tempo era mite e il parco della Burcina rivestito dei colori quasi
autunnali ci offriva tutta la sua selvaggia bellezza. Marco aveva voluto unire lo sport alla sensibilizzazione
sulle immunodeficienze primitive ed il risultato era stato entusiasmante con oltre 300 partecipanti di tutte le
età..
E’ stata l’ultima volta che abbiamo visto Marco. Poche settimane dopo, inaspettatamente quanto inspiegabilmente, se ne è andato, portato via da un male fatale e fulmineo, del tutto estraneo alla XLA con cui lottava,
che non aveva mai accettato, ma con la quale aveva imparato a convivere.
Non lo dimenticheremo.
Andrea, Bianca, la Dott.ssa Soresina e Marco
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informa
I Gruppi Locali
E’ nata la sezione locale “AIP-Piemonte e Valle d’Aosta”
Franco Vinassa, Presidente Sezione Piemonte e Valle d’Aosta
Carissimi lettori di “AIP informa”, siamo lieti di annunciarVi che, grazie anche all’importante collaborazione del prof. P.A. Tovo e della Dr.ssa S. Martino del Centro di Immunologia dell’Ospedale Infantile Regina
Margherita di Torino, é nata la sezione locale “Piemonte e Valle d’Aosta” dell’A.I.P.
Abbiamo istituito la sezione locale per essere più vicini a chi soffre a causa delle immunodeficienze primitive, per meglio comprendere le reali necessità ed i problemi degli ammalati, dei loro familiari, dei medici e
degli infermieri.
La sede della sezione è stata posta all’interno del Reparto di Immunologia del succitato Ospedale.
L
e complicanze respiratorie, soprattutto sinusiti, rappresentano uno dei maggiori problemi clinici
dei pazienti con deficit dell’immunità, pur con una adeguata profilassi con immunoglobuline e una
terapia antibiotica.
Per la guarigione e per evitare complicanze polmonari è indispensabile mantenere la pervietà delle
vie aeree superiori con lavaggi nasali ed eventualmente eseguire una fisioterapia respiratoria per il
drenaggio delle secrezioni.
E’ indispensabile che i pazienti ed i familiari vengano sensibilizzati al problema e adeguatamente istruiti.
Per fare ciò i medici e il personale infermieristico del Centro di Immunologia dell’Ospedale Infantile
Regina Margherita di Torino hanno organizzato un incontro con lo pneumologo e la fisioterapista per il
giorno 28 gennaio 2005, alle ore 17,30, presso la Sala Consiglio situata al primo piano dell’ospedale.
Napoli, in dirittura d’arrivo
Massimo Prencipe
Il 9 ottobre scorso c’è stata la riunione in vista della fondazione della sezione partenopea.
Erano presenti pazienti adulti e genitori, ma anche medici, specializzandi e personale paramedico.
L’incontro è stato molto seguito, informativo e concreto per tutti. La gente comincia ad avere la sensazione
concreta che sta nascendo qualcosa che gli appartiene, anche nella realtà locale di tutti i giorni, e, quindi,
seguiva con forte interesse,
Il Dr. Spadaro ha dato un’ulteriore dimostrazione di avere una grande capacità di sensibilizzare, anche i più
refrattari, alla partecipazione attiva.
Nuovi nominativi si sono aggiunti al nostro elenco e ci sono state due nuove candidature per la formazione
del Direttivo locale. E’ stata inoltre espressa l’intenzione di organizzare nel futuro seminari e giornate dedicate a medici di base e pediatri per sensibilizzarli sulle problematiche delle IDP.
Insomma, siamo sulla strada giusta, ora si comincia a lavorare sul serio.
Milano, in cammino
Elio Giuliana
Per motivi organizzativi e logistici la riunione del Gruppo di Milano è stata rinviata agli inizi del 2005, ma
non per questo è meno sentita ed attesa.
L’incontro fra pazienti e medici si terrà presso l’aula Magna della Clinica Mangiagalli - Via Della Commenda
15, Milano - il giorno 12 Marzo 2005 alle ore 15.00. Con la collaborazione della professoressa Pietrogrande ed
il suo staff siamo già al lavoro, il programma riserverà delle interessanti sorprese. Vi aspettiamo numerosi!
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… i primi passi di Firenze
Giuseppe Ciasullo
Sabato 11 dicembre 2004 presso i locali dell’ospedale Meyer di Firenze si è tenuto il primo incontro di
familiari di bambini malati di immunodeficienze e malati stessi, con tre obiettivi fondamentali:
1. Conoscersi meglio
2. Saperne di più riguardo le più recenti documentazioni sul settore
3. Creare la sede toscana dell’Associazione per le Immunodeficienze Primitive (A.I.P.)
L’incontro, voluto ed organizzato dalla professoressa Azzari di Firenze, ha coinvolto le famiglie interessate
dalla patologia, che, in molti casi, per la prima volta hanno avuto l’occasione di conoscersi e discutere
insieme. A presenziare l’incontro invece è stata chiamata Bianca Pizzera che con la sua grande esperienza ed
umanità si è resa disponibile a darci tutte le notizie di cui avevamo bisogno. La professoressa Azzari, dopo
aver presentato la riunione, si è giustamente assentata per partecipare al convegno medico di aggiornamento
sui protocolli che si teneva sempre al Meyer in quella giornata con la presenza dei maggiori specialisti del
settore. Bianca, invece, ci ha illustrato in breve quella che è la funzione dell’associazione a livello nazionale
e come organizzarci noi in Toscana per poter rendere operativa l’associazione stessa. Durante la conferenza è
emerso chiaro il bisogno di tutti di saperne di più sulle patologie di cui si occupa l’A.I.P., perché ancora molta è
l’ignoranza presente anche all’interno delle famiglie e la difficoltà di reperire informazioni sull’argomento. Per
quello che è emerso si è visto come anche nei medici generici è facile imbattersi in una certa disinformazione
riguardo le immunodeficienze primitive, soprattutto per quanto riguarda la diagnosi delle stesse.E’emerso
quindi che, grazie ad una rete capillare estesa a tutta Italia (e non solo), è
possibile meglio organizzarsi e dare maggior voce ai malati, per farsi
carico dei loro diritti e delle loro aspettative.
Così, alla fine del convegno, sono iniziate le suddivisioni dei
ruoli per dare vita a questa nuova associazione in Toscana,
con la raccolta dei dati dei partecipanti e la decisione di un
nuovo incontro nel mese di gennaio.
Brescia batte ogni record
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Fantasia e dinamismo non sono mancati agli amici di Brescia ed in particolare a Giorgio e Maura che, improvvisandosi di volta in volta piccoli mercanti, calciatori, motociclisti e
corridori, hanno organizzato innumerevoli e ingegnose iniziative per sensibilizzare sulle IDP e per raccogliere
fondi. Sono stati organizzati piccoli stand per l’offerta di oggetti e la distribuzione di materiale informativo in
occasione di fiere e di feste locali che si sono tenute nel circondario Bresciano.
Ovunque ci fosse una manifestazione pubblica, il Gruppo dell’AIP era presente con il suo piccolo stand, i suoi
poster colorati, il suo materiale informativo, ma soprattutto con la voglia di farsi conoscere e di parlare alla
gente delle immunodeficienze primitive.
Come non menzionare “La Partita del sole”, che nonostante
l’auspicio del nome si è svolta sotto una pioggia scrosciante, la
bella sfida a calcetto fra i nostri pazienti e i medici dell’ospedale
di Brescia contro la squadra Leader Sport. Ed alla fine un gradito
dono dal Brescia Calcio: la maglia di Roberto Baggio.
Il “Motoclub Rombo di Tuono” di Torbole Casaglia in occasione
del raduno annuale ha deciso di sostenere la nostra causa. L’AIP
Bresciana era rappresentata per l’occasione dal prof. Plebani, il
quale, dopo il discorso di apertura del presidente del motoclub,
Partita del Sole - Brescia
Sig.Corrado Comanzo, ha illustrato quali sono le finalità
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dell’associazione ad un pubblico che si è rivelato molto attento
e sensibile. Speriamo vivamente che Rombo di Tuono rinnovi
l’invito l’anno prossimo e cogliamo l’occasione per ringraziare i
componenti ed i simpatizzanti del motoclub.
Ed ultimo, ma non per importanza, il 4 dicembre scorso si è
tenuto presso l’Aula Nocivelli - Ospedale dei Bambini di Brescia
il 2° Incontro medici, pazienti e familiari. Ospite d’eccezione
il Direttore Sanitario, Dr. Spiazzi, che ha parlato degli sforzi
per migliorare gli spazi e la collocazione logistica dei reparti
di pediatria e del DH di immunologia. L’assistenza ottimale al
DISHOW - Montichiari (Bs)
paziente è stato il tema trattato dal prof. Plebani ed il presidente
Del Zotti ha parlato del ruolo attivo dell’associazione e delle iniziative del gruppo dei pazienti di Brescia. Nel
suo intervento la professoressa Neri ha affrontato l’aspetto psicologico nelle malattie croniche e ha presentato
il “Progetto Qualità di Vita”, che vede il Centro di Brescia come esperienza pilota e verrà allargato ai centri
partecipanti ai protocolli diagnostici-terapeutici per le immunodeficienze primitive. Il brindisi di Buon Natale
ha suggellato la collaborazione tra medici e pazienti.
Prof. Plebani, Prof.ssa Neri - Bs 04/12/04
Parco Gallo - Brescia
Un tributo d’affetto e di riconoscenza vanno al professor Plebani, alla dottoressa Soresina, a Giusy, Paola,
Patrizia e alle altre infermiere del DH di Immunologia di Brescia, che con il loro straordinario aiuto hanno
contribuito al successo delle iniziative.
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Testimonianze
Viaggiare per sopravvivere, oppure somministrazione sottocutanea?
…con questo mio piccolo contributo vorrei accentuare l’attenzione su un problema di cui molti di noi in
qualità di “malati rari” sono stati e sono continuamente vittime…
È dal 2000 che la sottoscritta è sottoposta a sostituzioni intravenose mensili o quindicinali di immunoglobuline. Fortuna ha voluto che la mia malattia
venisse riconosciuta nel paese in cui lavoro per parte
dell’anno. Quando ritorno nella mia terra d’origine
sono costretta a riprendere il treno e a viaggiare per
600 km per ottemperare a queste scadenze.
Nella mia città, infatti, questa terapia viene riservata
solo ai bambini. L’unica alternativa a questa possibilità è quella di prendere il treno e recarmi nella regione
confinante. Questo comporta un viaggio di tre ore di
andata e tre di ritorno, oppure l’obbligo, di fatto, di
dover trascorrere la nottata in albergo. In base alla
terapia, infatti, è consigliato non guidare e la sensazione di spossatezza che ad essa segue comporta per certi
pazienti di prendere normalmente un intero giorno di
permesso dal lavoro.
Non è il momento di parlare delle difficoltà dell’assuefarsi alla cura nell’arco di questi anni sia dal
punto di vista fisico che psicologico, ma a questa
fatica devono aggiungersi in questa come in tante altre
malattie anche le notevoli difficoltà che un paziente
deve superare per potersi curare. Vorrei cogliere l’occasione per accennare ad una problematica generale
della nostra società: il mestiere di paziente è il più
difficile in assoluto. Nella maggior parte dei casi la
persona si ammala anche perché inconsciamente sta in
primis male psicologicamente e ha in quel momento
bisogno più di un essere sano delle attenzioni di chi lo
circonda. Da paziente esordiente uno inconsciamente
si illude di potersi abbandonare nelle mani di medici e
parenti che lo faranno “resuscitare”. È, invece, questo
il momento in cui – privi di forza psicologica e fisica – se si vuole guarire si deve sguainare le armi: 1)
affrontare il panico dell’ignoto malessere 2) convincere il medico della mutua di non essere un ammalato
immaginario 3) in caso di ricovero in ospedale…confrontarsi con un ambiente del tutto nuovo, privo di
comforts, privacy, con cibo di solito improponibile,
magari con vicini di letto sull’orlo di una crisi di nervi
o moribondi 4) affrontare mille analisi 4) accettare la
diagnosi 5) fidarsi della diagnosi 6) decidere quale
terapia tra quelle proposte è la migliore 7) provare la
terapia sul proprio corpo 8) non da ultimo tenere conto
delle relative conseguenze sulla vita dei propri familiari!!!!!! Insomma un programmino direi da tesi di
laurea! Ringraziamo, però, che nel cosiddetto “mondo
civilizzato” almeno se ne può usufruire.
Una volta laureato il paziente spererebbe, però, di
poter mettere in pratica ciò che ha imparato. Il malato,
quindi, diagnosticata la malattia, accettata la situazione, scelta la terapia spererebbe di trovare il modo di
seguirla.
In Italia già in passato avevo bussato a numerose porte
per poter ottenere di essere curata senza dover percorrere chilometri; quest’estate, non credendo alla realtà
dei fatti e dubitando sempre di me stessa e dei miei
tentativi, di buona volontà ho organizzato sin dalla
primavera incontri con medici regionali per riuscire
nel mio intento e per evitare intoppi nei mesi estivi.
Appena arrivata in Italia ho contattato vari specialisti
negli ospedali, presso il volontariato regionale, presso
il distretto sanitario… Purtroppo i miei mesi di pausa
corrispondono alle ferie dei medici: anzi a quanto
constatato sembra che gli immunologi (o comunque
chi come medico poteva prestarsi all’infusione) della
mia città siano andati in ferie tutti il giorno 21 luglio
2004. Devo, però, ricordare che la mia malattia non si
prende mai periodi di riposo.
Alla fine delle mie ricerche e dopo aver ripreso
il treno per ritornare oltre confine ad ottemperare
all’improrogabile “scadenza”….avendo imparato ad
essere tollerante verso chi esercita un’insostituibile
stressante, complicata e delicata professione come
quella del medico e sicuramente merita le sospirate
ferie e ad essere tollerante verso un sistema sanitario
caotico, ho continuato a cercare di raggiungere queste
persone anche dall’estero. Questa volta ho pensato
che bisognava organizzarsi almeno un anno prima.
Le telefonate hanno, però, troncato il mio ottimismo:
alla fine venivo rimandata dal medico di base, il quale
mi rispondeva: “Cara paziente, cosa vuole questo è il
sistema italiano!”
Devo dire che sarò anche un emigrante stagionale “di
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lusso”…nel senso che come altri laureati disoccupati
nel mio paese non vado a lavorare 24 ore al giorno
come cameriera nelle gelaterie d’oltralpe.., ma nonostante ciò – e senza togliere nulla a un paese estero che
mi ha dato tante possibilità- ho sempre sperato quanto
prima di ritornare nel mio bellissimo e invidiatissimo
paese, dove la gente è più simile al mio modo di sentire e di essere, dove per quasi 30 anni sono cresciuta,
dove vive ancora la mia famiglia, dove l’emozionalità non è un difetto…dove la creatività cresce frutto
abbondante e spontaneo…
Ho sempre lavorato onestamente e più del dovuto,
non vedo perché non abbia diritto a un posto di lavoro
a casa mia, ma conscia del lusso della mia passione
professionale tento di capire…quello che non riesco a
comprendere e che emozionalmente mi ferisce nel profondo è come da italiana non abbia diritto nemmeno
alla terapia…come alcuni medici mi dicano:…”Torni
a farsi curare all’estero”….
Parato il colpo, nella mia doppia veste di “emigrante”
di lusso, quasi mi vergogno delle mie pretese…gli
Italiani che non trovano sufficiente appoggio nel sistema sanitario nazionale non hanno sempre la possibilità di oltrepassare i confini per migliorare patologie
peggiori della mia.
Altro punto “di lusso”…da una parte ringrazio i miei
genitori di avermi dato un’istruzione che mi permette
per lo meno di capire in parte quello che i medici mi
raccontano cercando di usare una lingua comprensibile ai pazienti e che mi permette inoltre di fare le mie
scelte terapeutiche e di combattere per delle soluzioni
chiedendo, informandomi, usando internet….ricordando, però, la figura caricaturale del tipico “povero
ed ignorante” fornita dai nostri cari comici italiani, mi
domando chi non ha queste possibilità ed è colpito da
una malattia rara come fa?
Riconosco, infine, che la mia “tolleranza” nei confronti del “sistema”, in realtà è dovuta alla passività
che accompagna le critiche giornaliere a uno stato di
cui noi siamo parte integrante.
Mi domando, quindi, quali siano le possibilità in
qualità di cittadini italiani di prendere parte attiva e
costruttiva al miglioramento: 1) il voto 2) il volontariato….e poi?
…proprio in questi giorni, però, ecco la soluzione,
almeno alla mia problematica e a quella di coloro
che –per lo meno all’estero- sono soggetti alla stessa
sindrome….
…egoisticamente parlando, infatti, devo ringraziare
la recentissima introduzione nel paese dove lavoro di
una nuova terapia: la somministrazione sottocutanea.
Essa permette di regolarmi da sola i tempi e i modi di
assunzione e quindi di essere indipendente da ambulatori e medici.
Vi immaginate? Niente più stress con appuntamenti in
ambulatorio, non dover aumentare la velocità di somministrazione per dover sopperire alla mancanza di
letti, non contrastare più con medici che solo al quarto
tentativo trovano la vena, rinunciare a tutti i premedicamenti e ai conservanti chimici del preparato…e non
dover preparare per l’ennesima volta una valigia…Al
contrario stare comodamente seduti in salotto, o lavorare al computer, o leggersi il giornale per due/quattro
ore alla settimana, usufruendo delle serate a cui segue
una notte di riposo…
Anche per un’agofobica come la sottoscritta introdurre un aghetto nella pancia senza problemi di posizionamento non rappresenta un grosso sforzo.
La cassa ammalati estera ci fornisce la macchinetta
e il preparato, come succede a un normale diabetico:
ora non comprendo perché in Italia un diabetico deve
avere vantaggi diversi da un ammalato di CIVD.
….paradosso vuole che la macchinetta che regola
l’afflusso del preparato sia prodotta a Milano….
Rita
Per raccontarci la Vostra storia scrivete a:
[email protected]
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informa
Grazie a...
Desideriamo esprimere la nostra più profonda gratitudine a tutte le persone che con la loro generosità ci sostengono nella lotta contro le Immunodeficienze Primitive.
Un grazie particolare va ai parenti, agli amici, ai compagni di scuola e di gioco e alle loro famiglie e alla
maestra di Luca Prada.
Ringraziamo i dipendenti della Tecnomeccanica Biellese, la famiglia e tutti gli amici di Marco Barberis, che
non dimenticheremo mai.
Grazie alla signora Enrica Bozzetto, alla sorella di Andrea, ai genitori del piccolo Filippo Rosati, alla famiglia
Badio, al signor David Rossi di Prato, alle famiglie Fara, Nisi, Carcano, Stefanucci e Soncini, che hanno voluto
ricordare con un’offerta all’AIP i loro cari, che non sono più tra noi.
La nostra riconoscenza va alla B.M.C. di Gussago (Bs) e a tutti gli amici e parenti di Lauretta per i loro
contributi a favore della cura delle IDP e in particolare dell’Atassia Teleangectasia.
Ringraziamo il signor Corrado Bedeschi, la Camata Costruzioni e la Pietrobon Pavimenti, che con il loro
sostegno, hanno contribuito alla realizzazione della manifestazione canora in ricordo di Valeria.
E ancora la signora Nicolina Zanella, il commendatore Ezio Foppa Pedretti, i genitori di Martina di Negrar,
il nonno di Maurizio, Nicoletta Tadiello, Giuseppe Visenzi, la famiglia Ciampi Sorbo, cui vanno i nostri più
affettuosi saluti, Andrea Valliti e tutti i suoi amici, Patrizia e Ugo Cascarano.
Ringraziamo inoltre l’amica Ivana Alfonso di Peri di Dolcè per il sostegno e l’opera di sensibilizzazione sulle IDP.
Infine i nostri ringraziamenti più sinceri vanno alla Aventis Behring Spa e alla Grifols Italia Spa per aver contribuito a sostenere i nostri progetti.
Notizie FLASH
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DI DISCUSSIONE.
Il forum è suddiviso in sotto categorie tematiche in cui discutere liberamente con altre persone dei propri
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‘Conferma della password’ che sono i campi minimi necessari per registrarsi sul forum.
Il mio consiglio è che più dati si forniscono e meglio è per tutti gli utenti del forum AIP, ma ad ogni modo
solo i campi sopra citati sono assolutamente necessari affinché la registrazione abbia successo.
l Cliccare sul pulsante “Invia”, posto in fondo alla modulo di registrazione, una sola volta e la registrazio
ne avviene, dovreste anche ricevere via e-mail la conferma di avvenuta registrazione.
Questo è quanto, se ci dovessero essere dei problemi non esitate a riferirmeli.
Ciao e buona registrazione a tutti.
Andrea, AIP webmaster.
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