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Centro Interuniversitario di Ricerca sulla Selvaggina e i
Miglioramenti Ambientali a fini Faunistici
(CIRSeMAF).
LA PRODUZIONE DI FAUNA SELVATICA COME ALTERNATIVA E
INTEGRAZIONE ALLE PRODUZIONI AGRICOLE
Alberto Meriggi
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Introduzione
Uno dei più importanti valori della fauna selvatica è il suo utilizzo a scopo ricreativo, sia mediante
osservazione degli animali selvatici nei loro habitat naturali, sia mediante prelievo, vale a dire
attraverso l’attività venatoria, che può essere esercitato in varie forme su alcune specie e
popolazioni. Questo valore può essere quantificato e monetizzato aggiungendosi ad altri valori del
territorio derivanti dalle diverse forme di destinazione e, in particolare, dall’uso per le produzioni
agricole.
Nonostante il vistoso calo del numero di cacciatori, in atto da circa un ventennio in numerose
regioni e province italiane, rimane elevato l’interesse venatorio per la fauna selvatica che si traduce
spesso in un indotto economico di notevole interesse, soprattutto quando l’attività è gestita a
livello privato. In molte realtà ambientali italiane, svantaggiate da un punto di vista agricolo per la
particolare collocazione e per le peculiari caratteristiche dei terreni, la produzione di fauna selvatica
di interesse venatorio può diventare un’alternativa o, almeno, un’integrazione al reddito derivante
dalla produzione agricola. Queste situazioni ambientali ricadono soprattutto nelle zone collinari e
montane dove non è possibile attuare coltivazioni specializzate come la vite e l’ulivo, ma anche in
zone di pianura non irrigua.
L’attuale politica agricola comunitaria, con una generale tendenza a ridurre le sovvenzioni alle
aziende, ha reso ancor più necessaria l’individuazione di forme alternative di reddito ad
integrazione o sostituzione di quello agricolo.
Gli istituti di gestione della fauna selvatica
La legge nazionale sulla tutela e gestione della fauna selvatica attualmente in vigore è la legge
quadro n° 157 del 1992. Questa legge disciplina l’attività venatoria in Italia secondo un sistema
misto pubblico e privato. Accanto a istituti di carattere associazionistico (Ambiti Territoriali di
Caccia e Comprensori Alpini), sono previste zone protette gestite direttamente dalle province
(Zone di Ripopolamento e Cattura, Oasi di Protezione, Oasi di Protezione per l’Avifauna, Centri
Pubblici di Produzione della Fauna Selvatica) e zone a gestione privata. Quest’ultime sono, in
particolare, le Aziende Faunistico-Venatorie (AFV), le Aziende Agro-Turistico-Venatorie (AATV), i
Centri Privati di Produzione della Fauna Selvatica (CPPFS) e le Zone Addestramento Cani (ZAC)
permanenti e temporanee.
Per la produzione di fauna selvatica come alternativa e integrazione alle produzioni agricole, è
necessario focalizzare sugli istituti privati di gestione, poiché questi possono essere istituiti su fondi
agricoli di proprietà di singoli o consociando più proprietari di terreni, per raggiungere
un’estensione sufficiente.
Secondo un’indagine EURISPES (“Rapporto sulla caccia in Italia” anno 2000), le AFV e le AATV
sono aumentate in Italia passando da 918, nel 1989, a 1399, nel 1997, con un incremento di
superficie da 948.848 ha a 1.318.542 ha e con una tendenza alla diminuzione per quanto riguarda
la dimensione media (Fig. 1).
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Le regioni maggiormente interessate dalla presenza di AFV sono, nell’ordine, la Sardegna, la
Toscana, l’Emilia Romagna, il Piemonte, la Lombardia e il Veneto; mentre le AATV sono
concentrate soprattutto in Toscana, Veneto e Emilia Romagna (Figg. 2 e 3). I CPPFS sono presenti
solo in alcune province italiane e, in ogni modo, in numero molto limitato.
La gestione degli istituti privati
La legge 157/92 definisce le finalità e le modalità generali di gestione degli istituti faunisticovenatori privati.
Aziende Faunistico-Venatorie (AFV). Sono istituti senza fini di lucro, soggetti a tasse di concessione
regionale, per prevalenti finalità naturalistiche e faunistiche con particolare riferimento alla tipica
fauna alpina e appenninica, alla grossa fauna europea (Ungulati) e a quella acquatica; non è
consentito immettere o liberare fauna selvatica posteriormente alla data del 31 agosto.
Aziende Agro-Turistico-Venatorie (AATV). Hanno finalità di impresa agricola, sono soggette a tassa
di concessione regionale e in esse sono consentiti l’immissione e l’abbattimento, per tutta la
stagione venatoria, di fauna selvatica d’allevamento; devono essere preferibilmente situate in
territori di scarso rilievo faunistico e coincidere con i terreni di una o più aziende agricole ricadenti
in aree di agricoltura svantaggiata, ovvero dismesse da interventi agricoli.
Centri Privati di Produzione della Fauna Selvatica allo stato naturale (CPPFS). Sono istituti
organizzati in forma di azienda agricola singola, consortile o cooperativa, dove è vietato l’esercizio
dell’attività venatoria ed è consentito il prelievo di animali allevati, appartenenti a specie cacciabili,
da parte del titolare dell’impresa agricola, di dipendenti della stessa e di persone nominativamente
indicate.
Sulla base delle indicazioni contenute nella legge 157/92, la gestione privata della fauna selvatica
si differenzia secondo il tipo di istituto considerato. In particolare, nelle AFV dovranno essere
mantenute popolazioni autosufficienti e in equilibrio con l’ambiente delle specie vocazionali, con un
prelievo basato sulla produttività naturale delle popolazioni. Nelle AATV, invece, sarà possibile
effettuare immissioni continue di animali allevati e predisporre un prelievo totalmente svincolato
dalla produttività naturale. Infine, nei CPPFS, potranno essere mantenute densità elevate e
artificiali (p. es. con foraggiamento, recinzioni, ecc.) ed effettuare un prelievo di animali vivi a
scopo di traslocazione e immissione in altre aree, basato, comunque, sulla produttività naturale.
Perché comunque l’attività venatoria, dove prevista, possa essere condotta in modo soddisfacente
dagli utenti e perché la produttività naturale delle popolazioni di selvaggina possa essere
massimizzata, è necessario che per la gestione degli istituti faunistico-venatori privati vengano
seguite alcune linee guida fondamentali.
Aziende Faunistico-Venatorie
Valutazione della capacità portante per le diverse specie e gestione indirizzata alle specie
vocazionali
Eventuali reintroduzioni di specie prioritarie per la gestione e conservazione
Censimenti accurati e piani di prelievo
Sorveglianza
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Controllo dei predatori
Miglioramenti ambientali
Conversione dei terreni ad un tipo d’agricoltura tradizionale
Foraggiamento nei periodi limitanti
Aziende Agro-Turistico-Venatorie
Allevamenti di selvaggina di qualità
Strutture per le immissioni
Interventi per la sopravvivenza degli animali rilasciati
Interventi sull’ambiente per l’esercizio di un’attività venatoria soddisfacente
Zone per l’addestramento dei cani da caccia
Strutture per l’accoglienza dei cacciatori e dei familiari
Organizzazione di attività ricreative per familiari e/o accompagnatori
Centri Privati di Produzione della Fauna Selvatica allo stato naturale
Valutazione dell’idoneità del territorio per le diverse specie
Interventi per l’incremento della capacità portante
foraggiamento)
Interventi per la riduzione della dispersione (recinzioni)
Interventi per l’incremento della produttività
Censimenti
Definizione del prelievo sostenibile
Sorveglianza
Controllo dei predatori
(miglioramenti
ambientali
e
Produttività del territorio per le specie d’interesse venatorio
Le specie di selvaggina di maggior interesse per una produzione alternativa a quella agricola
appartengono agli ordini dei Galliformi e dei Lagomorfi e al superordine degli Ungulati. In
particolare, tra i Galliformi, le specie più importanti sono il Fagiano (Phasianus colchicus), la
Starna (Perdix perdix) e la Pernice rossa (Alectoris rufa), tra i Lagomorfi sostanzialmente la
Lepre comune (Lepus europaeus) e, tra gli Ungulati, il Capriolo (Capreolus capreolus), il Daino
(Dama dama) e il Cinghiale (Sus scrofa). Queste specie, in generale, trovano buone condizioni
d’idoneità ambientale sul territorio italiano, con variazioni di densità e produttività delle popolazioni
correlate alle caratteristiche ambientali.
Il Fagiano trova le migliori condizioni dell’habitat nelle zone pianeggianti e collinari variamente
coltivate, con presenza di piccoli boschi e cespugliati. La Starna e la Pernice rossa hanno come
habitat ottimale le zone collinari coltivate con la tradizionale rotazione cereali-foraggiere e con
presenza di vegetazione naturale in forma di cespugliati e incolti erbacei. Gli stessi tipi di ambiente
sono idonei anche per la Lepre, la quale, però, raggiunge elevate densità e produttività anche nelle
pianure non irrigue intensamente coltivate.
Per quanto riguarda gli Ungulati, per il Capriolo e il Daino gli ambienti ottimali sono quelli collinari
con presenza alternata di coltivi a rotazione e boschi naturali non molto estesi; per il Cinghiale,
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invece, a causa del forte impatto sulle coltivazioni, le zone più adatte sono quelle con elevata
copertura forestale, a media altitudine, con boschi di querce e castagneti.
La produttività delle popolazioni selvatiche di queste specie è in relazione all’idoneità del territorio
e, di conseguenza, anche il prelievo sostenibile dalle popolazioni può variare con la classe
d’idoneità. Nelle tabelle 1 e 2 sono indicate le densità pre-riproduttive minime e massime per le
diverse specie in relazione all’idoneità ambientale, gli incrementi annui e il prelievo sostenibile dalle
popolazioni. E’ da notare come questi dati si riferiscano a popolazioni naturali non soggette a
ripopolamenti e in equilibrio con la capacità portante del territorio in cui vivono. I valori di densità,
incremento annuo e mortalità invernale sono stati ricavati da diversi studi effettuati in Italia in
zone protette e il prelievo sostenibile è stato calcolato in modo conservativo, considerandolo
completamente additivo della mortalità naturale.
Rendimento economico
Considerando il valore di mercato delle specie di fauna selvatica sopra elencate, come capi prodotti
in condizioni naturali e non allevati in cattività, è possibile calcolare il rendimento economico del
territorio esprimendolo in euro per km2 (Tab. 3). I valori esposti in tabella sono stati calcolati
considerando il costo del singolo capo di selvaggina abbattuto in istituti faunistico-venatori privati.
Per quanto riguarda il Fagiano, è stato considerato il costo di fagiani selvatici, nel caso di animali di
allevamento, liberati per l’attività venatoria, il valore scenderebbe in modo consistente. Nel caso
della Starna e della Pernice rossa, se si tratta di individui prelevati in popolazioni naturali, il valore
non è quantificabile poiché esse sono specie molto sensibili sulle quali il prelievo deve essere
programmato con molta cautela e la cui caccia può interessare solo un ristretto numero di
appassionati. Per quanto riguarda gli ungulati, i valori riportati sono da considerarsi medie tra capi
da trofeo, femmine e giovani.
Le specie di maggior interesse economico per una produzione abbinata o in alternativa a quella
agricola sono senza dubbio la Lepre, il Cinghiale e il Capriolo. Il cinghiale può interessare
soprattutto territori ad agricoltura marginale e svantaggiata, mentre il Capriolo e la Lepre anche
zone molto produttive dal punto di vista agricolo e la Lepre anche aree ad agricoltura intensiva.
Conclusioni
Dai dati sopra esposti risulta che la produzione di fauna selvatica ad integrazione o sostituzione del
reddito agricolo può assumere un notevole interesse sia in zone dove l’attività agricola vede
diminuire progressivamente la sua sostenibilità economica, sia in zone di produzioni agricole
intensive e remunerative. Dal punto di vista dell’utilizzo della fauna selvatica, per i proprietari e i
conduttori di fondi agricoli è possibile abbinare l’attività venatoria al prelievo di animali vivi per
ripopolamenti e reintroduzioni, oppure ad altre forme di utilizzo. Tra queste una delle più
interessanti attualmente è l’addestramento dei cani da ferma su specie come la Starna, la Pernice
rossa e il Fagiano o dei cani da seguita sulla Lepre. Queste diverse forme, con una buona gestione
degli istituti privati previsti dalla legge, possono coesistere e aumentare ulteriormente il
rendimento economico dato da una consistente presenza di fauna selvatica sul territorio.
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Tab 1 - Densità pre-riproduttive, Incrementi Annui, Mortalità Invernali e Prelievo
Sostenibile sulla consistenza post-riproduttiva (A) e pre-riproduttiva (B), per le diverse
specie di Galliformi
PS
Classe
Densità
IA
MI
d’idoneità
(n° ind./Km2)
%
%
%
Specie
A
B
Bassa
10-20
50
20
15
20
Media
20-50
90
20
27
38
Alta
50-70
100
15
35
70
Bassa
5-10
Media
10-20
80
30
14
26
Alta
20-40
219
60
10
28
Fagiano
(pianura)
Fagiano
(collina)
Bassa
2-5
Alta
5-10
Bassa
3- 6
90
37
10
20
Alta
6-12
121
38
17
37
Starna
Pernice rossa
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Tab. 2 - Densità pre-riproduttive, Incrementi Annui, Mortalità Invernali e Prelievo
Sostenibile sulla consistenza post-riproduttiva (A) e pre-riproduttiva (B), per la Lepre e
le diverse specie di Ungulati
PS%
Classe
Densità
IA
MI
d’idoneità
( ind./Km2)
%
%
Bassa
5-10
70
30
12
20
Media
10-30
100
30
20
40
Alta
30-60
120
20
35
76
Bassa
5-10
Media
10-20
100
35
15
30
Alta
20-40
Bassa
5-10
Media
10-20
60
19
19
30
Alta
20-30
35
11
15
20
Specie
A
B
Lepre
(pianura)
Lepre
(collina)
Capriolo
Daino
Bassa
2-5
Media
5-10
Alta
10-15
Media
5-10
100
7
42
85
Alta
10-15
140
9
50
120
Cinghiale
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Tab. 3 - Produzione per km2 e ricavo in euro per alcune specie di selvagginaù
Capi/km2
Euro/km2
Fagiano
2 - 26
150 - 1950
Starna
2-3
?
Pernice rossa
1-4
?
10 - 37
1800 – 14594
1-9
400 - 3600
Daino
0,4 - 3
280 – 2100
Cinghiale
4 - 18
1200 - 5400
Specie
Lepre
Capriolo
Fig. 1 – Numero, estensione (x 1000 ha) ed estensione media delle AFV e delle AATV in
Italia (1989-1997)
1500
1400
1300
numero
superficie (*1000 ha)
estensione media
1200
1100
1000
900
97
19
96
19
95
19
94
19
93
19
92
19
91
19
90
19
19
89
800
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Fig. 2 - Numero ed estensione (x 1000 ha) delle AFV nelle diverse regioni (1997)
300
n°
250
superficie (*1000 ha)
200
150
100
50
Tr mb
en ar
tin dia
o
A.
Ve A.
Fr net
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0
Fig. 3 - Numero ed estensione (x 1000 ha) delle AATV nelle diverse regioni (1997)
100
90
80
70
60
50
40
30
20
10
0
superficie
Tr mb
en ar
tin dia
o
A.
Ve A.
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n°
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