Alberto De Angelis
Morro Reatino
Ugo Fangareggi
Appunti per una
biografia d’autore
Le avventure di Gerard
Un libro come
atto d’amore
- pag. 12 -
ANNO XXVI
n°1
Febbraio 2011
Boxe
Giovanni
“Flash” Parisi
La vita non banale
di un grande pugile
- pag. 14 -
- pag. 5 -
MONDO SABINO
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GRATUITO
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Il Giornale del Centro Italia - Periodico Indipendente
RIETI-TERNI
Un asse di sviluppo integrato umbro-sabino
Sembra di sognare. E’ stato emanato un bando per uno studio di fattibilità per un asse di sviluppo
economico Rieti - Terni. Ho vissuto
in prima persona, occupandomi di
politica, il dramma della paura dei
ternani di vedersi fuggire attività industriali e artigianali verso Rieti a
causa dei benefici della cassa per
il mezzogiorno di cui beneficiava il
nucleo industriale Rieti-Cittaducale.
E’ stata questa paura che ha impedito fino ad oggi il completamento
della dorsale appenninica che, partendo da Civitavecchia e arrivando
a Sora, dovrebbe congiungere tutto
l’appennino centrale ai due porti
del tirreno a nord (Civitavecchia) e
a sud (Napoli), facendo uscire dall’isolamento tutte le città che gravitano sotto le montagne più alte
dell’Appennino a cominciare da
quella di Rieti.
Finalmente oggi il tratto Rieti-Terni
sembra essere una realtà, tempi
tecnici e soldi permettendo. Ma
francamente il bando di uno studio
di fattibilità per la valorizzazione
RIETI - P.LE MELVIN JONES 1-2-3
0746.204026 - 270314 - 80219
dell’Asse Rieti-Terni mi ha sorpreso
non poco. Evidentemente o stanno
cambiando i tempi, o finalmente i
ternani si sono chiarite le idee, e ciò
che prima appariva negativo ora è
diventato positivo.
Il progetto è sostenuto dalla Cassa
di Risparmio di Terni e dalla relativa
Compendio della
Lectio Magistralis
tenuta da
Gianfranco Paris
sul tema
Rieti nel
Risorgimento
- pag. 7, 8, 9, 10 -
Fondazione e il bando può essere
visionato sia nel sito della provincia
di Terni che in quelli della provincia
e del comune di Rieti.
Si tratta in sostanza dell’asse Marmore-Piediluco-lo speco francescano di Narni-la Valle Santa con i
suoi quattro santuari francescani, la
Valnerina ed il comune di Stroncone, i comuni di Labro, Greccio,
Colli sul Velino, Cittaducale, Morro,
Cantalice, Poggio Bustone e Rieti.
Esso prevede la riqualificazione turistica, paesaggistica e ambientale
del bacino fluviale e lacustre della
cascata delle Marmore, del fiume
Velino, dei laghi di Piediluco e Ventina che potrebbero essere oggetto
di un progetto di navigabilità con
natanti ad energia alternativa, nonché il turismo religioso con il perfe-
LA MANO NERA E IL BENGODI
DELL’A.T.E.R.
RUGBY
Dedicato a tutti
i ragazzi
C’è ancora
tempo
per crescere?
C’è la voglia?
- pag. 14 zionamento della
via Francigena che dalla Valnerina,
attraverso Terni e la Valle Santa,
giunge fino a piazza San Pietro di
Roma.
Un tale asse, assistito dalla presenza del tratto stradale Terni-Rieti
della dorsale appenninica, avrebbe
tutte le caratteristiche per imporsi
alla attenzione delle correnti del turismo internazionale che oggi
ignora quasi completamente tutta
segue a pagina 2
Alla fine il bubbone è scoppiato.
Si sentiva nell’aria da vario
tempo e marciava di pari passo
con l’insoddisfazione di alcuni dipendenti che, tagliati fuori dal
giro degli appalti, sentivano il
pericolo di non poter prendere
più nemmeno stipendio, ma ai
quali mancava il coraggio di dire
quel che sapevano o si sentivano coinvolti dallo stesso sistema che li aveva fatti
assumere. I carabinieri indagavano da tempo e finalmente
sono arrivati gli avvisi di garanzia
[email protected]
per tre dipendenti, un imprenditore ed un ex membro del consiglio di amministrazione, uno ben
in vista nella lista dei politici locali. Ma per capire bene che
cosa è questa storia bisogna rifarsi al recente passato quando
si decise di trasformare l’Istituto
Autonomo della Case Popolari in
A.T.E.R., un nuovo strumento
che avrebbe dovuto trasformare
il vecchio e superato istituto che
aveva dato una casa ai meno
segue a pagina 2
[email protected]
[email protected]
2
MONDO SABINO
ATTUALITA’
Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011
Un asse di sviluppo integrato umbro-sabino
questa zona tranne che per un turismo mordi e fuggi limitato alla cascata delle Marmore e ai santuari
della Valle santa.
Il territorio di cui parliamo è uno dei
più belli dell’Italia centrale subappenninica, situato intorno a centro
geografico della penisola conteso
tra più città della zona, che Marco
terenzio Varrone indicò a Reate, e
che rende accessibili tutti i principali
e più alti monti dell’appennino,
come il gruppo dei monti Reatini, i
monti della Laga, i Sibillini ed il
Gran Sasso d’Italia, dal versante tirrenico della penisola. Francesco
d’Assisi, partendo da sua città natale, lo percorse e abitò tutto, lasciando tracce della sua presenza
in molti luoghi ritenendolo ideale
per il suo percorso di santità.
Esso fino ad oggi è rimasto quasi
interamente trascurato da ogni
forma di investimenti da parte della
società emersa nella seconda metà
del XX secolo, e non perché non
fosse idonea, ma perché è rimasta
tagliata fuori dalle vie di comunicazione realizzate dalla politica sotto
le pressioni delle zone più forti de-
mograficamente e quindi più appetibili elettoralmente. Il dio voto impone le sue regole allo sviluppo
nazionale.
Ciò da un certo punto di vista è
stato un male, ma per un altro è
stato un bene perché lo ha preservato dalle brutture urbanistiche che
hanno imbrattato il suolo nazionale
e ne hanno conservate intatte le
potenzialità.
Così oggi esso è ideale per essere
utilizzato in tutte le sue potenzialità
di sviluppo economico indirizzato
verso una corretta fruizione dell’ambiente coniugando sviluppo e
ambiente.
Il bando sponsorizzato dalla provincia di Terni e dalla Fondazione della
Carit dimostra non solo che i ternani hanno finalmente capito che lo
sviluppo non può essere legato alla
conservazione dei piccoli egoismi
locali, ma che bisogna allargare
l’orizzonte unendo le potenzialità
omogenee di zone più allargate
anche al di fuori della propria regione di appartenenza con progetti
di ampio respiro. Forse lo hanno
capito anche perché la città di
Terni, che prima della seconda
guerra mondiale era la più importante non solo dell’Umbria, ma
anche tra tutte le città a nord di
Roma e a sud di Firenze, ha registrato un notevole declino a favore
di Perugia che ne ha preso il posto,
e con quali risultati!
Non mi pare poco, specie se si
pensa che per far maturare questo
processo ci sono voluti sessanta
anni.
Il fatto è che oggi per recuperare il
terreno perduto bisogna fare presto
perché l’economia italiana è in forte
crisi e la gioventù stenta a trovare
un posto di lavoro degno di questo
nome.
Uno sviluppo come quello prefigurato dal bando di cui sopra presuppone una partecipazione diretta e
attiva della popolazione, non si può
pensare che debba essere lo stato
a mettere in moto tutte le iniziative
economiche necessarie per attivare un processo di sviluppo.
C’é bisogno di una imprenditoria locale del settore capace di approfittare dell’occasione, di idee fresche
e legate alle necessità del mondo
La mano nera e il bengodi dell’A.T.E.R.
abbienti per circa cinquant’anni in
una moderna e più efficiente
azienda di servizi.
Ma le cose non sono andate come i
proclami lasciavano supporre. A
parte il consiglio di amministrazione
che fu concepito secondo le regole
del più perfetto stile del manuale
Cencelli della prima repubblica,
ancor peggio si fece con i dipendenti. Ogni partito su piazza ebbe
la sua quota. Così tutti i dipendenti,
nessuno escluso, diventarono fin
dall’inizio la possibile copertura di
ogni eventuale scelleratezza. Una
specie di blocco omogeneo al servizio di tutto meno che degli interessi della collettività e degli scopi
fondativi dell’azienda.
Tra membri del cda e dipendenti
all’ATER di Rieti ci sono immischiati
tutti i partiti, dico tutti dalla estrema
destra alla estrema sinistra, basta
scorrerei loro nomi per constatare
che sono tutte persone impegnate
in politica, cioè in quota di qualche
partito. Questa situazione ha consentito ogni scelleratezza. Quella
oggetto degli avvisi di garanzia notificati questi giorni è al limite della
più sfrenata fantasia dei furbetti del
quartierino.
Pensate: l’ATER ha acquistato a
trattativa privata e senza alcuna
stima del valore dei terreni un’area
per la costruzione di appartamenti
in una frazione del comune di Rieti.
Area che fu venduta all’ATER, attraverso una società di comodo,
dallo stesso imprenditore al quale
l’ATER stessa affidò l’appalto dei lavori senza bandire la gara d’appalto. Tutto ciò agevolato dal
comportamento di un membro del
cda e da un dirigente dell’ATER, risultato quest’ultimo parente dell’imprenditore al quale erano stati
affidati i lavori.
Questo per ora sul piano giudiziario. Ma non finisce qui perché si indaga su ben altro ancora, cioè
sull’affidamento di appalti di manutenzione delle case di proprietà
dell’ente a trattavia privata, sempre
senza bando di gare d’appalto, a
società che sarebbero formate da
mogli e parenti di dipendenti dell’ente, appalti che avrebbero assorbito ogni disponibilità di bilancio
dell’ente stesso a tal punto che oggi
si fatica a pagare gli stipendi dei dipendenti che non sanno che pesci
prendere, anche perché, messi lì
da tutti i partiti, non possono nemmeno protestare, ma imprecare
perché vittime di se stessi e del
- segue dalla prima pagina moderno assistite, questo si, dalla
mano pubblica, ma solo nella fase
iniziale e con un processo di controllo serio perché le esperienze
precedenti in materia di assistenza
allo sviluppo economico che si conoscono nel nostro paese sono legate allo spreco, se non
al
malaffare.
Quanti soldi la regione Lazio ha impiegato a Rieti per restauri di palazzi abbandonati a se stessi che
dovevano servire allo sviluppo turistico, e nei quali corrono i sorci, e
per progetti di sviluppo in settori silvicoli che non sono serviti a niente!
Sono stati dati tanti soldi, e una
volta dati chi s’è visto s’è visto.
Riuscirà il bando per l’asse RietiTerni ad invertire questa tendenza
e a creare le condizioni perché si
imbocchi finalmente una via corretta per lo sviluppo dell’Italia centrale subappenninica? Ci vorrà
molto tempo, non importa, meglio
tardi che mai.
C’é da augurarselo veramente.
Gianfranco Paris
- segue dalla prima pagina -
sistema che li ha generati. Sembrerebbe un bel soggetto per una commedia degna di Edoardo De Filippo
se non fosse una tragedia della
monnezzosa vita politica italiana di
oggi.
Questo è quello che succede all’ATER oggi, un ente partorito dal
sottogoverno della politica partitocratica di oggi nel quale sono applicati con certosina perfezione i
metodi della Mano nera con la partecipazione di tutti al fine di coprirsi
reciprocamente.
Maggioranza e opposizione legati a
doppio filo nella scellerata gestione
della cosa pubblica al solo scopo di
arricchirsi alle spalle della cittadinanza che, mantenuta nell’ignoranza dalla mancata opposizione,
non riesce nemmeno a percepirne
gli effetti se non quando tutto è
stato compiuto.
E’ così che vanno oggi le cose
anche qui da noi. Ma non c’è da
meravigliarsi più di tanto perché anziché reagire si preferisce sperare
di essere chiamati alla spartizione
del bottino perché non c’è più più
nemmeno la voglia di indignarsi!
Gianfranco Paris
MONDO SABINO
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Tribunale di Rieti
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Stampato il 01 - 02 - 2011
ATTUALITA’
Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011
MONDO SABINO
3
Poesia Omaggio a Vincenzo Marchioni
Dire Vincenzino Marchioni è dire del dialetto reatino, mai una figura di reatino è
stata legata al nostro linguaggio popolare come quella di Vincenzo. Teatro, poesia,
prosa... Marchioni li usava per farci sentire sempre di più a casa nostra. Stava
male da un pò di tempo, ma pochi se ne erano accorti perchè Vincenzo non lo
dava a dimostrare. Ha continuato imperterrito a coltivare la sua passione dialettale
e ci ha regalato le ultime cose con eleganza, preparandosi alla dipartita come
AMORE ANTICU
Era statu un amore “strappacòre”
unu dé illi che làscianu lu signu!..
Ce aeàmo ìttu “addio senza rancore”,
pe’ un destinàcciu àcidu e malignu!
C’ereàmo spariàti pe’ lu munnu
co’ li rimpianti e tanta “nostrazzìa”,
che s’ammucchiava giornu dóppo giornu
senza che gnènte la portasse via.
E quanno, oppo tant’anni, la... ‘nciafrài,
tra luscu e bruscu jo’ pe’ Santa Chiara,
illu bollore ancora reproài,
cunnìtu da la lontananza... amara!
L’anni paréa non fusseru passati,
ché “fascinósa” s’era conservata:
la mòssa, la presenza... la risata...
bórzi affogàmme anco’ ne’ élla guardàta!!!
Me ìsse “ciao”, co’ un filìttu ‘e voce,
e j é respusi co’ lu... “ gnottecóne “,
fece un sorìsu e poi ‘na spennazzàta,
che mo’jé cào pe’ tèra, a pecorone.
Ce retroèssimo ‘nzéme rabbracciàti
senza sapillo, come a lu passatu...
e retroèssimo sùbbitu l’intesa
a... Santa Chiara... jo’ pe’ la discesa...!
Ne’ lu conturbaméntu appasimàtu,
scordènnome l’acciacchi dé la... “ ‘ntina
me ‘ntisi dé scrocchíàmme éste quattr’òssa
facènno mòssa farza, co’ la schina...
lu olóre lu smorzài ne’ li bacitti,
ne’ la reòtena dé li sentimenti,
ma éssa, pe’ responne a... tantu affettu,
se ‘ntése smucicà... du’ énti finti...!
Me misi a biastimàne Santapucca,
mentre resistemàva la... parùcca
e, pe’ accummiàsse poi li “bigudini”,
me montò própiu sópre a li lopini..!
fatto naturale. E così è stato. Ci lascia un patrimonio di cultura popolare che dobbiamo saper conservare e tramandare ai nostri figli, nipoti ecc... Il teatro dialettale
è sempre vivo. La poesia di meno. La prosa langue. Speriamo che la scomparsa
materiale di Vincenzo sia di stimolo ai giovani per andare avanti. Buon lavoro e
addio Vincenzino, non ti dimenticheremo mai.
Gianfranco Paris
Ce reguardèssimo ‘mpo’ mortificàti,
mentre che la passiò s’era... “ammosciàta”
e ce lo ìsse che no’ era aria
lu entaréllu friscu dé la sera.
PROFUMERIA “DI GREGORIO”
Sonava Santa Chiara própiu allora,
chiamènno li cristiani a la preghiera...
entrèssimo anche nui, ma fòre orariu,
pe’ dicce, còre a còre, lu... ROSARIU..!!
Felicétto ha rannoàtu:
la bottéga ha repulìtu,
lu negòzziu l’ha allustràtu,
co’ li spécchi l’ha abbellìtu!
LA FEMMINISTA
E LA CASALINGA
E l’ha fattu co’ lu scòpu
dé sta a passu co’ li tempi:
lu commèrciu mo’ è cagnàtu...
qué bo’ fa?... Repenzaménti?
«Fréllecate commà, qué campi affà?
Sta sempre rentanàta drento a casa,
non senti mai bisognu dé scappà
e lavi e stiri e non te godi cosa!...
Oji la fémmena ha da partecipà
a la vita sociale, èsse aggiornàta...
co’ lu progrèssu dé la società
la parità l’aémo conquistata!
Io pràtico, presémpiu, la pulìtica,
faccio parte dé un clùbbe femminista,
me so’ struita, sàccio tuttu àntu!!!
Bo’ edé, co’ ‘na domànna te confònno?...
Presémpiu se t’agghièo chi era... “Marze” (*)
io so’ sicura non me sa respónne...
dimmelo su... lo ìdi? No’ lo sane
se qué ha fattu dé róssu istu grand’òme?!»
«No’ lu conòscio no’ ‘stu personaggiu»,
mortificata je’ respònne Nena....
«Io, mappérò, conóscio Madalèna
bo’ edé no’ la conusci ésta persona?!!»
«Pobbè, m’accosta “Marze” a Madalèna...
Chi è ‘sta scenziàta, tantu in vista?»
« E’ élla che maritetu bà a tròa,
quanno sàlli a lu “clubbe femminista”!!!»
(*) Marx
Legatoria “La Reate”
Via Picerli, 23 - 02100 RIETI - Tel. 0746/48.25.98
(per ricordare l’amico scomparso Felice Di Gregorio)
Se lu ìdi, quant’è béllu,
è un piacere a remiràllu,
vetri, specchi, pavimenti,
da pe’ tuttu te ce ‘ncanti!
E la róbba che sta ‘spòsta?
Un cajólu dé profumi,
una sóma dé bellétti,
scattulétte... scattulùni!
Tutta mèrce dé gran classe
pe’ fa bèlle le signòre,
che bàu lòco a rannoàsse...
“l’argoménti”, a tutte l’ore.
Bo’ la róbba pe’ le rughe?
L’ùffiu grassu bo’ spianàtte?
Te repènne ‘mpo’ dé trìppa?
Le “cipólle” bo’ leàtte?
Bo’ apparìne “conturbante”,
‘mprofumàta e “affascinante”?
Sempre tròi un prodòttu adattu
lòco là, da Felicétto!
E li prezzi?... So’ “bróccàti”,
non ci sta d’aé paura,
me l’ha ìttu Felicétto...
“gróssi” solu dé... “scrittura”!!
Vincenzo Marchioni
4
ATTUALITA’
MONDO SABINO
DEBITO PUBBLICO ITALIANO
E REMOTE PROSPETTIVE
DI RISANAMENTO
Nel 2010 l’ammontare del debito
pubblico italiano, secondo stime del
Ministero dell’Economia, ha raggiunto l’ammontare di circa 1.840
miliardi di Euro pari al 118,5 % del
PIL.
Dal 2006 ad oggi lo stesso è sempre cresciuto,in valore assoluto,
con un tasso di incremento medio
annuo di circa il 4% (il valore del
2006 era pari a 1.584 Miliardi di
Euro).
Rispetto al PIL l’aumento è stato interrotto da una diminuzione di 3
punti percentuali verificatasi nel
2007 rispetto al 2006 in considerazione di un corrispondente aumento del Prodotto Interno del 4%
circa.
Nel 2008 quest’ultimo è aumentato
dell’1,4% arrivando a misurare
circa 1.568 miliardi di Euro mentre
negli anni 2009 e 2010 lo stesso si
è attestato su valori inferiori a tale
dato rispettivamente del 3% circa
e dello 0,8% circa .
Nonostante la ridotta differenza tra
il PIL del 2008 e quello stimato per
il 2010 (0,8% circa) il disavanzo (la
crescita del debito) in quest’ultimo
anno è stato pari a circa 77 miliardi
di Euro contro i circa 43 Miliardi di
Euro del 2008 (circa l’81% in più).
Tale incremento non è giustificato
dalla spesa per interessi passivi
(contrattasi dell’11% circa rispetto
al 2008 per effetto della riduzione
dei tassi) ma consegue allo squilibrio del saldo primario ( differenza
tra spese al netto degli interessi ed
entrate) che nel biennio 2009 –
2010 ha raggiunto valori negativi
(rispettivamente Euro – 9.512 milioni ed Euro – 5.056 milioni).
La pubblica amministrazione , nel
biennio citato , non è stata in grado
di tenere sotto controllo la spesa
corrente che ha subito un incremento per effetto della crescita
delle prestazioni sociali e dei redditi
da lavoro dipendente.
Dal 2000 al 2009 la stessa è cresciuta dal 46% al 52% del PIL men-
tre le entrate hanno fatto registrare
un aumento dell’1% (dal 45% del
2000 al 46% del 2009).
La situazione di crisi , caratterizzata
da un decremento del 20% del valore aggiunto dell’industria, ha fatto
esplodere la spesa per ammortizzatori sociali , tra cui la Cassa Integrazione Guadagni ed i Contributi
alle grandi aziende statali in crisi.
L’elevatissima pressione fiscale e
contributiva che in, molti casi, supera il 50% dei redditi imponibili,
ha già prodotto un effetto scoraggiante degli investimenti al punto
che , tra i paesi europei, l’Italia è la
nazione in cui il PIL, nel periodo
2000 – 2010, è cresciuto di meno
(appena l’1,4 %).
I primi tre trimestri del 2010 hanno
fatto registrare un incremento del
PIL italiano superiore all’1% su
base annua, ma anche se tale andamento fosse confermato, non sarebbe in grado di far diminuire il
differenziale annuo tra spese ed
entrate della P.A. in misura superiore a 0,8 punti del PIL (tra maggiori entrate fiscali e minori spese
per ammortizzatori sociali ).
In tale situazione il Deficit annuo si
attesterebbe intorno ai 60 – 65 miliardi di Euro e condurrebbe il debito pubblico a superare la soglia
dei 2.000 miliardi di Euro entro il
prossimo triennio (il ritmo di crescita annuo medio dell’ultimo triennio è stato di circa 80 miliardi di
Euro).
L’enorme debito accumulato potrebbe costringere il Tesoro ad aumentare il tasso di interesse sui
titoli pubblici rispetto a quelli di stati
più virtuosi e ciò comporterebbe un
aggravio per il Tesoro di almeno 10
miliardi di Euro all’anno.
In proposito il Ministro Tremonti sta
tentando di far trasferire in sede
Europea l’attività di emissione dei
titoli del debito pubblico per conto
degli stati dell’area Euro; ne deriverebbe una riduzione dei tassi di interesse ed una minore esposizione
Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011
Il Rotary Club Sabina Tevere
Comunica
Il Rotary Club Sabina Tevere sta completando il progetto di
realizzazione di un forno per la panificazione nella città di Bamakoo, Capitale del Mali, con la collaborazione del Rotary
Club locale e di una ONG che gestirà materialmente il forno. Il
programma prevede l'addestramento di due operatori presso
la Associazione Italiana Pizzerie che fornisce gratuitamente il
materiale didattico ed i servizi di formazione.
alle eventuali azioni speculative
ma anche un peggioramento del sistema finanziario dei paesi ad economia trainante come la Germania.
In definitiva, la situazione attuale
impone l’immediata diminuzione
della spesa pubblica di almeno 3
punti percentuali del PIL e cioè di
circa 46 miliardi di Euro all’anno.
Si potrebbe, in tal modo, avere
una riduzione del deficit al 2% del
PIL grazie anche ad una corrispondente diminuzione della pressione
fiscale e contributiva che possa
compensare l’effetto demoltiplicante della contrazione della spesa
pubblica.
Dato che le spese correnti per acquisti di beni e servizi sono già
state oggetto di compressione nei
provvedimenti governativi degli ultimi tre anni, è inevitabile la riduzione del personale dello stato e
degli altri enti pubblici e l’innalzamento dell’età pensionabile.
Gli stipendi del comparto pubblico,
inoltre, dovranno essere equiparati
a quelli del settore privato e sarà
necessario usufruire di economie di
scala nell’ambito della sanità e dei
trasporti regionali non sempre compatibili con una gestione federalista.
Da una relazione del Ministro dell’Economia è emersa la possibilità
di collocare sul mercato, al fine di
contrarre il debito, una parte del
patrimonio immobiliare e mobiliare
pubblico anche se lo stesso, al
netto delle passività, ha fatto registrare, nel periodo 2004 -2008, una
diminuzione di circa 165 miliardi di
Euro.
In assenza di tali provvedimenti il
deficit e quindi il debito continueranno a salire in una situazione
economica stagnante per effetto
dell’elevatissima pressione fiscale
e contributiva.
Il tentativo di incrementare ulteriormente la pressione tributaria
con vari strumenti accertativi e sanzionatori rischierebbe di creare allarme sociale con conseguenti
disinvestimenti nonché fuga di capitali e risorse umane dal nostro
paese. Ne seguirebbe un ulteriore
impoverimento con riduzione del
PIL e con un incremento della
spesa pubblica per interventi sociali
(la conseguenza sarebbe un peggioramento del deficit).
L’ISTAT, con un documento del 29
Dicembre 2010, ha pubblicato i risultati su di una indagine campionaria riferita al Reddito ed alla
Condizione di Vita delle Famiglie
nel periodo 2008/2009.
Per il 2008 è emersa una distribuzione del reddito molto disuguale al
punto che l’ultimo quinto del reddito
è posseduto da circa il 40% delle
famiglie (l’Indice del Gini è pari a
0,314).
Tale ripartizione, come è noto, penalizza più incisivamente le famiglie
residenti
nelle
regioni
meridionali e meno pesantemente
coloro che possiedono la casa in
proprietà.
La crisi di produttività ed il ristagno
economico, pertanto, hanno impoverito le famiglie già economicamente più deboli e, in particolare,
quelle le cui entrate non sono basate su redditi fissi.
Le paventate misure correttive di
finanza pubblica determinerebbero
un considerevole miglioramento di
tali situazioni di marginalità anche
con una significativa riduzione del
peso contributivo e con un conseguente stimolo all’occupazione.
Dr. Enrico Maria Ubertini
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Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011
CINEMA
Ugo Fangareggi
Appunti per una biografia d’autore
LE AVVENTURE DI GERARD
Sapere quello che c’e stato dietro un film importante prima di realizzarlo è di un divertimento unico. Qualcosa del genere lo dice un
libro sulle “stelle” hollywoodiane di Carlo Sartori. La produzione cercava una ragazzina
come protagonista di un film, “Pollyanna”
credo, hanno cominciato a parlarne 3anni
prima, creando un movimento tale con giro di
dollari che se, a quel punto non giravano il
film, ormai il guadagno c’era comunque. Una
cosa simile è’ successo a me e a Delle Piane,
nel film: “Le avventure di Gerard” nel 1969 di
Jerzy Skolimowski, detto Yurek; amico e cosceneggiatore di un altro polacco “furbetto”
R.Polanski. Il regista aveva scelto noi x fare i
2 servi goyeschi della contessa Claudia Cardinale dopo centinaia di provini. Un baget di
5miliardi5 di lire. Noi avevamo un autista privato con segretaria e 200.000 lire alla settimana, x 18 settimane. Una pacchia! Inoltre
dopo il film io e Carlo avevamo 8 proposte x
altrettanti lavori. Gerard, 1 strano ambasciatore di Napoleone gira x l’Italia commettendo
dei guai dai quali ferra’, x deretano, sempre
fuori ed ogni tanto incontra questa contessa
alla quale rivolge le sue grottesche attenzioni,
e noi eravamo appunto i servi della stessa.
Jurek, aveva la sua roulotte ed una mattina
che non c’era l’acqua calda, andammo tutti a
casa. Corteggiando la Cardinale, passava +
tempo a spiegarle le scene che stare sul set.
Tutte le mattine arrivava un cammion che
portava un albero sul quale noi “servi” dovevamo essere impiccati x volare in cielo; doveva essere a disposizione del RE-gista ogni
momento che gli sarebbe girato di girare
quella scena. Credo che quell’albero abbia
guadagnato “l’ira dio”. L’aiuto regista, il
grande Tony Brandt (che una sera ci diletto’
con letture del Belli dicendo che lui e Blasetti
erano gli unici che riuscivano a leggere il
poeta romano come andava letto ed era
vero) x ragioni di zelante sicurezza ha sospeso il ciak xchè in una strada di campagna
che io e Carlo dovevamo percorrere, si rischiava di cadere nella curva che finiva su un
praticello, conclusione 2 ore x costruire
quella, quasi inutile, pedana di protezione.
Due inquadratura o forse tre, era il massimo
di girato giornaliero. Eravamo dei “DIVI”, assieme a Peter McEnery, Eli Wallach, Claudia
Cardinale ancora con Cristaldi e il grande,
gentile, stupendo Jack Hawkins gia’, putroppo, tracheotomizzato. La produzione non
riusciva a far terminare il film, xcui fece venire
il regista Jiri Menzel ad affiancare Yurek affinchè non si protraessero +, o x lo meno, accelerassero le riprese. Secondo la produz. la
scelta del regista da affiancare era dovuta al
film che fece “Treni strettamente sorvegliati”1966. La cosa era IRONICA e le cose
continuarono talquali. Finite le riprese, del
film non si seppe + niente. Dopo due anni,
uscì in 1 sala a Rm e rimase 48 ore. A distanza di tempo si e’ venuto a sapere che la
produzione era stata costruita x ragioni di
tasse, quindi facendo FINTE terribili; il film
anche se non usciva, tutti ci avevano guadagnato. Primus inter pares, Yurek che in Inghilterra si produsse il suo film “La Ragazza del
bagno pubblico” vincendo dei premi. Degli 8
lavori io e Carlo facemmo solo “Quelli belli
siamo noi” film casalingo, anche quello uscito
3 ore. Comunque, oltre alla delusione, è rimasto un ricordo indelebilmente…AVVENTUROSO! Nella foto, noi e il grande Jack.
Alla prossima…avventura. Ossequi a tutti.
MONDO SABINO
MARIO MONICELLI
C’era una volta un mio amico, Giorgio Sbaraglia,
giornalista-scrittore di Teatro, ke sosteneva di imparare di + assistendo ad una messa in scena di un lavoro di Strehler, ke tutti gli studi ke aveva fatto. E’
verissimo! Io ho debuttato con L.Squarzina, ho continuato con De Lullo, G.Cobelli con L.Comencini,
D.Risi, Fellini e Gassman…e mi fermo qui, posso
confermare, a tutto titolo, ke il mio amico aveva ragione! Con il rude M.Monicelli ho vissuto 2 mesi e
20 giorni in occasione della sua decisione di scegliermi x il ruolo di Mangoldo nell’ “Armata Brancaleone”. Tutto e’ stato scritto su di Lui, poco resta di
kullo ke posso dire, lo dicono i suoi films; aggiungo
solo ke x me e’ stata un esperienza unica; affascinante, rude, un poco “fascista”, kando si doveva girare, nel metterti sotto kando dovevi correre e farmi
sbattere da una parte all’altra, colto e affabulatore
meraviglioso. In seguito mi chiamo’ x vedere se andavo bene x un ruolo in “Amici miei” ma non se ne
fece nulla, x kestione di eta’. Lo rincontrai a Narni,
un paio di anni fa, in occasione del festival dei films
restaurati e al nostro incontro io disse: “Sono molto
emozionato” e lui rispose: “Non si vede” ed io: “Si
vede ke sono diventato un grande attore” ed una risata ci accompagno’, assieme a G.Montaldo (direttore del festival), Alberto Crespi (il filosofo del
cinema), Steve della Casa (il chimico del cinema) ad
una Luculliana cena. La sua macchina ci accompagno’ a Roma, prima in Via dei Serpenti, dove abitava, poi a casa mia. Mi sono addormentato con
l’immagine della sua faccia: intelligente, spiritosa,
severa ke racchiudeva umanita’, saggezza, laicita’
e liberta’ ke ogni uomo dovrebbe avere. Grande
uscita di scena di un grande uomo. Cia’ Mario e
tante grazie.
Ugo Fangareggi
5
6
ATTUALITA’
MONDO SABINO
Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011
PRO LOCO DEL TERMINILLO
Forse questa è la volta buona che il Terminillo
riesca a risorgere dalle sue ceneri
Dopo un lungo periodo, durato qualche decennio, che
ha visto accavallarsi o succedersi pasticciate e disordinate gestioni delle attività
ludico sportive che avrebbero dovuto far vivere il Terminillo, condotte da più o
meno volenterosi imprenditori della nostra più importante stazione turistica,
dopo vari tentativi, messi in
atto con la coop. “Tercop
Terminillo” o in seguito a
qualche barlume di rinnovata attività tentata da altre
collettività associative similari, presto anch’esse miseramente spentasi, dalle sue
ceneri, una rinnovata “Araba
fenice” ha di nuovo spiccato
il volo, che questa volta
sembra voglia librarsi in aria
con rinnovato vigore e con
la voglia di rimanere in volo
il più a lungo e nel migliore
modo possibile.
Già durante la scorsa stagione estiva, ci fu un tentativo da parte di un gruppo di
giovani volenterosi, di svegliare il Terminillo dalla sua
situazione di dormi-veglia
nella quale si barcamenava
da lunghissimo tempo, ed i
risultati ottenuti da questo
intrepido gruppo, molto “caciarone”, ma altrettanto efficace, che non solo restituì
un po’ della ormai perduta
vitalità alla nostra montagna, ma produsse l’effetto di
far risvegliare un altro
gruppo di persone, ormai in
letargo da circa tredici anni,
che anch’esso, quasi improvvisamente,
risorse
come l’uccello mitologico
pocanzi ricordato,
Nella scorsa estate, riunioni
di disparate persone, si alternarono ad altrettante riunioni di altre disparate
persone, che però avevano
il comune intento di raggiungere lo stesso traguardo,
cioè il risveglio ed il conseguente rilancio della stazione turistica montana, ma
non ci riuscivano poiché
erano l’uno contro l’altro armato. Questi due disomogenei gruppi, con l’aiuto delle
opposte politiche locali,
senti! senti!, quasi che le
stesse si ricordassero della
storia degli asini di Buridano, capirono entrambi,
che se volevano confluire
verso lo stesso traguardo,
sarebbe stato meglio che
avessero unito le energie
per risolvere il problema comune. Così avvenne il 30
novembre scorso, data fatidica per il Terminillo, poiché
in quel giorno si incontrarono i due “asini” che si
guardarono in faccia, finalmente si compresero, e con
il migliore accordo, quasi
fraterno, con la benedizione
delle istituzioni politiche e turistiche locali, costituirono la
nuova Pro Loco del Terminillo, liquidando in modo definitivo le precedenti pro
Loco, nate non bene, e vissute male. La politica, questa volta, era stata non
matrigna, ma madre generatrice di una nuova creatura,
sana,
vitale
e
soprattutto piena di rinnovata energia.
Alvaro Salvatori, nominato
con prolungato applauso,
presidente di questo rinnovato sodalizio, composto da
13 volenterosi compagni di
cordata, fu soddisfatto della
propria nomina anche se
subito intuì il gravoso compito che le sue ancora giovani
spalle
avrebbero
dovuto sostenere. Ben presto i suoi validi e giovani collaboratori, seppure tra
insidie e diversità di vedute,
figlie delle diverse esperienze acquisite nel complesso montano, si unirono
nell’intento di sfrondare subito il Terminillo da quelle
piccole ma ormai incallite
metastasi che stavano per
far soccombere la morente
stazione turistica. Si riunirono più volte, e chiamarono
al loro tavolo tutte, ripetasi
“tutte”, le istituzioni locali,
politiche e turistiche, sportive ed imprenditoriali, e
tutte le forze militari, le quali,
“tutte”, in un quasi protocollo
d’intesa, sigillato dalla successiva riunione tenutasi
nella sala riunioni della prefettura reatina, alla presenza
del
Prefetto
Dott.ssa Clara Merolla, diventarono “nuova norma-
tiva” da essere osservata e
rispettata e messa in atto da
tutte le istituzioni presenti.
Da quel momento, al Terminillo, tutti hanno potuto notare
un
diverso
atteggiamento da parte di
queste istituzioni, le quali,
seppure talvolta hanno inconsapevolmente creato
piccole disfunzioni, dovute
all’inesperienza del nuovo
andamento gestionale della
stazione turistica, hanno
anche ben assolto tutti i loro
compiti. I parcheggi di piazzale Zamboni, di Pian de
Valli, di Campoforogna e del
piazzale della “Malga”, sono
risultati utilizzati in modo ottimale, come pure si è ottimizzato il numero delle
autovetture parcheggiate
sulla provinciale 4 bis “RietiTerminillo” dove non si sono
creati i soliti disagi per il
blocco della strada, che si
presentavano in precedenza.
In collaborazione con il Comune di Rieti, e con Antonio
Perelli, assessore per il Terminillo, degnamente rappresentato dal dipendente
“Ermanno”, si e’ attivato un
servizio di ambulanza, sul
posto, con 2 infermieri, un
autista ed un portantino.
Una navetta, dell’ A. S. M.,
con servizio gratuito, molto
apprezzato dai numerosissimi utenti, ha infine collegato i vari parcheggi del
comprensorio montano.
Anche con l’appoggio della
Provincia, ed in particolar
modo con la collaborazione
di Alessandro Mezzetti, assessore al turismo, si sono
condivisi diversi eventi. Con
il sostegno dell’A. P. T. e del
suo dipendente del Terminillo “Domenico” a cui va indirizzato un dovuto segno di
riconoscenza per la sua valida collaborazione, tra l’altro, si sono riaperte le piste
di bob, riattivate dopo 2
anni.
Una serie di altre manifestazioni ludico-sportive hanno
degnamente riempito e caratterizzato le giornate che
hanno preceduto e seguito
le festività invernali, come
pure, caldarroste, vin brulè,
e bruschette, con l’accompagnamento del gruppo folkloristico “Falacrinae” di
Cittareale hanno allietato la
folta presenza dei turisti,
dando un rinnovato slancio
per il movimento turistico
presente, il tutto, al momento, tramite l’autofinanziamento dei soci stessi
della Pro Loco, ed in particolare del socio Renato Giuliani
che
ha
fornito
gratuitamente buoni consigli
e ….parecchie lattine del
suo ottimo olio.
Il programma per la prossima estate presenta già un
calendario pieno di eventi,
tutti molto interessanti, ma
le priorità programmatiche
della Pro Loco, sono ancor
più indirizzate alla ripresa
del funzionamento dell’intero complesso degli impianti di risalita. Fornendo
una continua collaborazione
ai titolari della Soc. Funivie
del Terminillo, si sta studiando il piano per il totale ripristino degli impianti stessi,
soprattutto per ridare vitalità
alla zona di Campoforogna,
diventata in questi ultimi
tempi la Cenerentola della
stazione turistica, e del “Conetto”, dove esiste il rifugio
alpino “Massimo Rinaldi”, il
cui titolare Pierino Ratti,
ogni giorno deve raggiungere a piedi.
In questo periodo, gli organi
della stampa, della televisione e della radio, locali, regionali
e
nazionali,
unitamente ai siti web del
Terminillo stesso, hanno
dato ampio risalto alle attività promosse da questa
neo Pro Loco, il cui presidente, noto commerciante
della zona, ha dovuto tralasciare la sua impresa commerciale
per
potersi
dedicare pienamente e proficuamente ai suoi nuovi incarichi ormai noti dalle
persone “che contano” e
che potranno seriamente
contribuire al rilancio delle
attività turistiche di questa
montagna, non più, ahinoi!
“Montagna di Roma”, ma
ormai considerabile a tutti gli
effetti, “Montagna di Rieti”,
al servizio però, del turismo
laziale, umbro e marchigiano, che ormai affolla il
Terminillo in misura preponderante.
Luigi Bernardinetti
Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011
STORIA
MONDO SABINO
7
ASSOCIAZIONE CULTURALE AMICI DELLA SABINA
Compendio della Lectio Magistralis tenuta da Gianfranco Paris, Membro del Consiglio direttivo della Sezione di Rieti
dello Istituto di Storia del Risorgimento, nell’aula Magna dello Istituto Magistrale “Elena principessa di Napoli”
in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e del 162° della proclamazione della Repubblica Romana
sul tema
RIETI NEL RISORGIMENTO
Attraverso i fatti del 1821 - 1831 - 1848/49 - 1860/61 - 1867 - 1870.
Rieti nel Risorgimento
braio 1831.
Prima di essere fermato alcune truppe erano
arrivate anche a Rieti dove li aspettavano un
gruppo di rivoluzionari reatini asserragliati
alle pendici dei Cappuccini di Colle San
Mauro, ma allo scoperto.
Uno scontro avvenne a Porta d’Arci, ma
mancò l’appoggio della popolazione che rimase fedele al papa, e furono subito sconfitti.
Il moto comunque diffuse nella città il seme
delle idee liberali nella popolazione. Infatti
qualche mese dopo si intensificarono riunioni sediziose e attività di cospirazione e cominciarono a circolare coccarde, bandiere e
libelli satirici.
La città di Rieti registrò nel Risorgimento una
partecipazione attiva della popolazione che
fu coinvolta in quasi tutti gli eventi che si verificarono prima del 1861, anno della proclamazione del Regno d’Italia, e fino alla
conquista di Roma del 1870 con la breccia
di Porta Pia.
1821
La prima azione avvenne nel 1821 durante i
moti costituzionali che interessarono il napoletano in data 7 e 8 marzo 1821.
L’esercito di Guglielmo Pepe, generale murattiano che comandava l’esercito costituzionale del regno di Napoli del borbone
Ferdinando I che, dopo la Restaurazione,
aveva concesso con riserva mentale una costituzione sull’esempio della Spagna, affrontò l’esercito austriaco comandato dal
generale Frimont che era stato inviato dalla
conferenza di Venezia a restaurare a Napoli
l’ordine sancito con la Restaurazione del
1815 con il consenso dello stesso Ferdinando I, mentre il medesimo professava ufficialmente fedeltà alla costituzione appena
concessa.
Lo scontro si svolse nei pressi del confine tra
lo stato pontificio e il regno delle due Sicilie
e precisamente accanto alle pendici di Colle
S. Mauro e del colle della Lesta, lungo valle
Oracola e lungo la via Salaria vicino a Porta
Romana e sulle alture di Sala, lungo la pianura di Villa reatina e Vazia fino a Castelfranco, coinvolgendo nella ritirata le gole di
Antrodoco attraverso le quali Pepe cercò di
ripiegare verso Napoli.
L’armata costituzionale, che era formata da
regolari dell’esercito napoletano più volontari
abruzzesi e cicolani, ebbe la peggio anche
perché i volontari non erano addestrati alla
guerra e si sbandarono.
Tracce odierne della battaglia si hanno a
Villa Reatina dove la via principale si intitola
via Lesta della battaglia, colle che si trova di
fronte a destra della contrada reatina andando verso L’Aquila.
1848–49
1831
Il principio del non intervento della Monarchia del luglio 1830 proclamato da Luigi Filippo di Francia, incendiò di nuovo l’Europa
e di conserva gli stati italiani.
L’8 febbraio del 1831 venne dalle Legazioni
proclamata la decadenza del potere temporale dei Papi e il 26 si costituì il Governo
delle province unite. Rieti faceva parte di
queste Legazioni. Papa Gregorio XVI, eletto
da poco, era un reazionario di vecchio
stampo che aumentò l’insofferenza delle popolazioni dello stato Pontificio.
Furono costituiti due corpi armati di difesa
del nuovo Governo. Il secondo, chiamato
Vanguardia, fu affidato al gen. Sercognani
con l’incarico di marciare attraverso l’Umbria
verso Roma.
Quando il principio del non intervento di Luigi
Filippo si rivelò una bufala, per difendere il
Governo delle province unite si dovette passare all’azione.
Il Sercognani si mise in marcia verso Roma.
Ma, a causa della discordia che si registrò
ancora una volta tra moderati e democratici,
che già aveva fatto fallire i moti del 1821, il
Sercognani, che aveva messo il quartier generale a Terni, fu fermato ad Otricoli il 19 feb-
A seguito dei moti liberali del 1848 che interessarono tutta l’Europa, la città di Rieti, a
partire dal gennaio 1849, visse il momento
di partecipazione diretta più intenso e importante di tutto il Risorgimento, e di tutta la sua
storia, che la vide protagonista attiva della
nascita e morte della Repubblica Romana.
Il 17 gennaio il Ministro dell’Interno della Repubblica nominò una Commissione che reggesse le sorti della provincia in attesa che
arrivasse il nuovo Preside nelle persone di
Ippolito Vincentini, Valerio Vecchiarelli, Ludovico Petrini, Michele Micaeli, Gaetano Bonomi, Marcellino Antonini, tutti membri del
Circolo Popolare e patrioti di provata fede
che avevano parteggiato per la Carboneria.
Il 21 gennaio si tennero le elezioni per la Assemblea Costituente della Repubblica con
grande partecipazione di popolo. Si trattò di
elezioni a suffragio limitato per censo e riservate ai soli uomini, ma certamente furono le
prime elezioni democratiche fatte in Italia.
Il vescovo mons. Curoli andò a votare disobbedendo alle direttive di Pio IX e lo fece platealmente scrivendo sulla scheda frasi
inneggianti al Papa re. Furono eletti quattro
reatini in rappresentanza di tutta la provincia:
Ippolito Vincentini, Francesco Battistini, Giuseppe Maffei, Mario Simeoni.
segue a pagina 8
8
MONDO SABINO
segue da pagina 7
Il 21 gennaio arrivò il nuovo Preside della
provincia Raffaele Feoli che divulgò un manifesto per i popoli della città e della provincia di Rieti. Il 26 gennaio morì il vescovo
Curoli a causa di un colpo apoplettico che la
voce popolare attribuì subito ad una specie
di castigo divino per aver disobbedito al
papa. Intanto il 13 gennaio Garibaldi aveva
ottenuto dal Governo di insediarsi a Rieti per
la costituzione della I Legione italiana e perché la città era in posizione strategica per la
difesa di Roma e per invadere il Regno delle
due Sicilie nemico della Repubblica, intenzione nutrita da Garibaldi.
Il 23 gennaio Garibaldi era partito da Macerata con la Legione in via di costituzione.
Ma mentre la Legione arrivò via Tolentino,
Foligno, Spoleto, Terni, Rieti, Egli per esaminare i confini con il Regio delle due Sicilie
passò a cavallo per Ascoli, Arquata del
Tronto, Norcia, Cascia, Ruscio, Morro Reatino, dove fu salutato dal patriota Bernardino
Blasi, Piediluco, dove proseguì in carrozza
fino a Rieti e dove arrivò il 29 gennaio unitamente alla Legione composta da 500 uomini,
accolto festosamente dalla popolazione a
Porta Cintia, da dove in corteo e con la
banda sfilò fino al Municipio.
Il primo atto ufficiale della Legione fu di rendere gli onori al vescovo Curoli, che aveva
disobbedito al papa, durante il funerale che
avvenne il 30 gennaio.
Gli ufficiali si sistemarono presso case private, la truppa presso la caserma di via Centuroni, i conventi di S. Antonio al Monte, S.
Marone fuori città e quelli di S. Francesco e
S. Agostino dentro.
Più tardi furono occupate anche la casa pia
degli esercizi di S. Scolatica e le scuderie di
palazzo Sanizi, di palazzo Capelletti e del
convento di S. Domenico.
STORIA
Garibaldi alloggiò a palazzo Blasetti in via
Abruzzi, oggi via Garibaldi dove è apposta
una targa ricordo della sua permanenza, occupando tutto il primo piano.
Il marchese Colelli si ritirò in quattro stanze
al piano superiore. Furono occupate anche
le scuderie del palazzo.
Il piano terreno fu adibito a sartoria per la cucitura delle divise per i nuovi volontari della
Legione che raggiunse oltre milleduecento
unità, e nella qualelavorarono tutti i sarti
della città.
Il 5 febbraio si aprirono i lavori della assemblea costituente e il 9 febbraio fu proclamato
decaduto il potere temporale dei papi e ristabilita la Repubblica Romana.
A Rieti si festeggiò tutta la notte, furono
anche asportati tutti gli stemmi del papato
dai palazzi e bruciati in piazza.
Fu redatto e divulgato un manifesto a firma
del Preside Feoli diretto ai popoli della città
e della provincia di Rieti.
Il 21 febbraio fu emanato un decreto che proclamava i beni ecclesiastici dello Stato proprietà della Repubblica concedendo però ai
ministri del culto una sostanziosa dotazione.
Il 24 febbraio fu iniziato in cattedrale l’inventario di tali beni. Ovviamente sorsero delle
contestazioni e proteste per gli arredi preziosi, che il 16 marzo furono restituiti liberamente dal Preside ai parroci.
Il 26 febbraio arrivò a Rieti Anita Garibaldi
proveniente da Genova e ci rimase fino alla
partenza della Legione.
Intanto si ebbe notizia che truppe napoletane si addensavano a Cittaducale ed un
avamposto a S. Rufina per restaurare il papa
sul soglio di Roma e iniziarono una serie di
scaramucce tra soldati posti sulla linea di
confine. Garibaldi sollecitò il Feoli a preparare un proclama che incitava le popolazioni
site al confine a sollevarsi in difesa della Repubblica Romana in caso di necessità, cosa
Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011
che fu fatta con un manifesto che lo stesso
Garibaldi definì “Grido di guerra”, che egli
stesso integrò con un appello da Lui firmato.
Per verità Garibaldi avrebbe voluto invadere
il Regno delle due Sicilie per unirlo alla Repubblica, ma non poté dare esecuzione al
suo piano per il precipitare degli eventi. Infatti aveva diramato un proclama ai popoli
della Toscana e del Napoletano ad unirsi alla
repubblica Romana.
In questa situazione per tutto il mese di
marzo si verificarono scaramucce tra legionari e regolari dell’esercito napoletano che
erano stati inviati ai confini temendo un attacco da parte dei garibaldini.
Nel frattempo le casse della Legione si
erano fatte scarse e furono costituite due
commissioni di mercanti e di possidenti per
la sottoscrizione di buoni di prestito da cambiare con i contanti. Ma non essendosi verificato miglioramento fu mandata una
commissione a Roma, che tornò con un forte
contributo in denaro liquido.
Intanto per ottenere il prestito forzoso Garibaldi usò i metodi forti inviando a pranzo a
casa dei renuenti cinque legionari per ciascuno. Intanto la Legione si ingrossava con
volontari che arrivavano da tutta Italia e il
conte Pietro Odoardo Vicentini si diede a
percorrere la provincia con lo scopo di reclutarne altri al soldo di due paoli al giorno. Bernardino Blasi di Morro reatino, nel mentre
sorvegliava la zona di confine con il regno
napoletano, si applicò ad arruolare nuovi volontari e fece contribuire la municipalità di
Morro alle spese della truppa.
Così presto la città di Rieti divenne una palestra di esercitazioni militari con grande
trambusto e suoni di trombettieri.
Garibaldi si comportò in modo tollerante
verso i religiosi, che erano visti dai legionari
come nemici, e fu severo contro i suoi subordinati che offendevano preti e chiese, sempre nello spirito di separazione tra sfera
religiosa e sfera laica politica, e anche per
dimostrare che la repubblica era equa nei
confronti di tutti i cittadini. Diede anche lavoro ai reatini per il rafforzamento delle mura
e per altre cose allo scopo di fornire motivo
di guadagno a tutti.
Per non creare conflitti tra i religiosi e i legionari Garibaldi dispose che i frati si recassero
tutti nei conventi non coabitati con i legionari.
Intanto per mantenere la disciplina le carceri
rigurgitavano di legionari indisciplinati, tanto
che fu necessario chiedere al vescovo l’uso
delle carceri pontificie.
Scoppiò anche una rissa sul ponte romano
presso le due porte tra legionari lombardi e
romagnoli. Ci scappò il morto. Garibaldi accorso sul luogo con il fido Agugyar sedò il tumulto a sciabolate e ne rimase molto
affranto. Il Lombardo morto fu trasportato in
Duomo e lì seppellito.
Il 4 aprile arrivò a Rieti il prete garibaldino
Ugo Bassi il quale affisse subito sotto il comune tre suoi sonetti. Il giorno 8, giorno della
Pasqua del 1849, si chiese al Vicario che il
Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011
Bassi celebrasse la messa in Duomo, il Vicario lo concesse, ma non consentì che egli
predicasse. Allora Ugo Bassi predicò nella
chiesa di S. Francesco e terminò il suo discorso con una ispirata comparazione tra la
resurrezione di Cristo e la resurrezione del
popolo italiano. Tenne poi un discorso sotto
il palazzo Colelli in via Abruzzi, dove abitava
Garibaldi. Il Preside Feoli chiese poi al Vicario del vescovo che il giorno dopo, lunedì di
Pasqua, si tenesse la processione della Madonna del Popolo. Ma la stessa non si fece
per motivi di ordine pubblico per timore di vilipendio alle immagini sacre e per timore che
potessero nascere dei disordini tra legionari
e mezzadri della piana che sono stati sempre molto attaccati a questa festa, e anche
per la pioggia.
L’11 aprile arrivò improvviso l’ordine di partire
per Anagni attraverso Arsoli e Carsoli. Il
giorno 12 arrivarono i deputati Mario Simeoni
e Giuseppe Maffei ed il 13, alle sei del mattino, Garibaldi, con la carrozza dei marchesi
Crispolti, partì con la Legione che contava
1264 garibaldini accompagnato per un gran
tratto da una grande folla, e sotto una pioggia battente che durò due giorni.
La partenza dei garibaldini non mancò di lasciare cuori infranti, tanto che due belle giovani di Maglianello, che non erano riuscite ad
aggregarsi alla Legione per la ferma opposizione dei familiari, il giorno dopo fuggirono di
casa per raggiungere i loro amanti.
Garibaldi partendo lasciò un infiammato proclama alla cittadinanza a testimonianza della
sua presenza che concludeva così: “Conserverò sempre, siccome conserveranno i miei
compagni, una grata memoria di Rieti”.
Altro personaggio reatino che partecipò attivamente agli eventi della Repubblica romana
fu Adeodato Matricardi, nato nel 1828, che
appena ventenne si arruolò nel Battaglione
universitario con il quale partecipò agli eventi
del 1848 e successivamente alla difesa della
Repubblica romana come sergente del 3°
Battaglione della I Legione italiana.
1860–61
Dopo l’arresto della II guerra d’indipendenza
al Mincio, al quale seguì l’armistizio di Villafranca che consentì l’annessione al Piemonte, per mezzo dei plebisciti, della
Toscana, di Parma e Piacenza, di Modena e
delle Legazioni insorte spontaneamente,
sorse per i liberali reatini il problema di provocare un pronunciamento a favore del Piemonte per evitare che Rieti rimanesse nel
patrimonio di San Pietro che rimaneva ancora allo Stato pontificio e che comprendeva
all’incirca l’odierno Lazio.
Intanto Garibaldi con l’impresa dei Mille premeva da Sud e ci si aspettava che, come era
nelle sue intenzioni, invadesse e liberasse
anche il regno del papa re.
Agli inizi del 1960 si era formata a Firenze
una Commissione direttiva per le province
romane allo scopo di coordinare i comitati lo-
STORIA
cali dell’Umbria, tra i quali anche quelli di
Rieti e della Sabina, in particolare Poggio
Mirteto.
Intanto per fermare Garibaldi, che intanto
puntava a Roma, Vittorio Emanuele decideva di occupare le Marche e l’Umbria.
Intanto una deputazione di eminenti personalità delle Marche e dell’Umbria si recò a
Torino da Vittorio Emanuele per invocarne la
protezione. Si tentò di inviare anche due reatini, ma non arrivarono in tempo per unirsi al
gruppo.
Vittorio Emanuele li rassicurò diffondendo
l’11 settembre un proclama nel quale annunciava l’occupazione delle Marche e dell’Umbria. Le truppe cominciarono a muoversi lo
stesso giorno. Rieti intanto era in fermento, i
Liberali mordevano il freno.
Quando l’8 settembre arrivò la notizia che le
truppe piemontesi erano arrivate a Perugia,
Foligno e Spoleto, il conte Vincentini ed il cognato Fiordeponti consigliarono il Delegato
mons. Ruggeri a non opporre resistenza poiché le forze reatine del papa erano veramente esigue, così si dette ordine al
comandante dei Gendarmi di ritirarsi a
Roma.
Ma la notizia dell’arrivo dei piemontesi a Rieti
non era vera, era stata diffusa allo scopo di
provocare il ritiro del presidio dei gendarmi
dalla piazza reatina allo scopo di preparare,
con un moto popolare, la premessa che
avrebbe autorizzato l’occupazione della città
di Rieti da parte delle truppe piemontesi, perché la delegazione che si era recata a Spoleto per invitare il gen. Brignole ad occupare
Rieti aveva ricevuto un rifiuto poiché il generale aveva ricevuto solo l’ordine di occupare
le Marche e l’Umbria.
Fu costituito un Comitato provvisorio che si
presentò al Delegato e gli annunciò che il potere temporale dei papi a Rieti era terminato
e trasferì il medesimo nel palazzo del Conte
Vincetini per evitargli l’arresto e la deportazione a Torino anche perché era stato sempre un moderato
MONDO SABINO
9
Fu affisso un manifesto e la notte del 22 settembre furono rimossi senza clamore gli
stemmi pontifici e riposti nel vescovado. Il
giorno dopo 23 la città venne addobbata con
bandiere tricolori, i cittadini ostentarono coccarde tricolori e si prepararono a festeggiare
l’arrivo dei soldati.
Ma l’avanguardia, che era composta da un
battaglione del 3° Reggimento granatieri comandata dal maggiore Molossi, venne dirottata a Rivodutri perché era stata avvistata
una colonna di superstiti papalini della battaglia di Castelfidardo che cercavano di rientrare nello stato pontificio attraverso il ponte
Crispolti.
Il Maggiore Molossi sbarrò il ponte e intimò
ai papalini di consegnare le armi, cosa che
fecero volentieri anche perché erano laceri e
affamati dopo il lungo cammino.
Intanto arrivarono a Rieti due reggimenti di
granatieri accolti con entusiasmo dalla popolazione che ricevettero gli onori militari dalla
Guardia civica sotto il palazzo comunale.
I soldati furono portati nella chiesa di San
Domenico dove furono sfamati e rifocillati,
mentre all’esterno la folla tumultuava, imprecava e minacciava.
Successivamente furono rimpatriati.
Fu nominato Commissario governativo il
conte Oreste Brugnoli di Bagnacavallo il
quale intimò al delegato Mons. Ruggeri di lasciare immediatamente la città di Rieti, pena
l’arresto. Lo stesso partì con una carrozza
del conte Vincentini da Porta Romana alla
volta di Roma, per raggiungere la quale dovette travestirsi da contadino.
Per il 4 e il 5 novembre il marchese Pepoli
indisse il plebiscito per le Marche e l’Umbria,
compresa la città di Rieti. Il quesito recitava:
“Volete far parte della Monarchia Costituzionale di Vittorio Emanuele II?”.
Gli aventi diritto al voto erano tutti coloro che
avevano compiuto 21 anni e godevano dei
diritti civili, gli iscritti nelle liste erano 2.391.
Votarono in 1970, i SI furono 1963, i NO furono 3, schede nulle 4. I clericali si astennero. E fu la seconda volta che i reatini
esercitarono il diritto di voto in libere elezioni,
dopo quelle per la elezione della costituente
della Repubblica romana.
Il marchese Bartolomeo Vecchiarelli fu inviato a Napoli, dove il re si era recato per incontrare Garibaldi a Teano, per portare a
Vittorio Emanuele i risultati del plebiscito.
Nella seduta del 22 novembre 1860 del Parlamento piemontese il sovrano accettò l’annessione di tutte le province dell’Umbria. Un
decreto del 15 dicembre 1860 univa le province di Spoleto, Orvieto, Rieti e Perugia in
un’unica provincia per rendere più omogenea la loro amministrazione, ridurre le spese
e le tasse, e rendere più amalgamati i cittadini. Rieti perdette il rango di capoluogo di
provincia senza lamentarsene e versò nella
cassa provinciale di Perugia 14.000 scudi
accumulati.
segue a pagina 10
10
MONDO SABINO
segue da pagina 9
1867
Subito dopo la proclamazione del Regno
d’Italia si verificò nel nostro territorio di confine con il Papato un forte flusso di emigrati
da Roma che provocò molta preoccupazione
e che fece nascere a Perugia un Comitato di
accoglienza per incanalare il fenomeno nella
legalità. A Rieti fu costituita una sezione di
tale Comitato del quale fu eletto presidente
il farmacista Lodovico Petrini, fervente patriota che già abbiamo visto impegnato nei
fatti della Repubblica Romana, e che dal
1863 aveva fondato a Rieti la Loggia massonica Sabina, il quale si adoperò non poco
con gli altri reatini ad assistere i rifugiati.
Intanto si costituì il partito d’Azione, collegato
all’Associazione emancipatrice italiana, che
aveva sede a Genova, molto attiva nel propugnare la liberazione di Roma dal Papa re
e dare compimento ad un’unità d’Italia di
marca mazziniana e repubblicana.
Ma tale partito era inviso alle autorità governative perché aveva sostenuto il tentativo di
Garibaldi fermato dal re ad Aspromonte.
Lodovico Petrini, che era capo indiscusso del
partito Liberale e Delegato circondariale di
pubblica sicurezza, frenò gli ardori azionisti
anche perché intanto il partito clericale sembrava rialzare la testa.
Il 20 giugno 1966 l’Italia dichiarò guerra all’Austria e fu la terza guerra d’indipendenza
che portò, pur deludente sotto il profilo militare, con il trattato di Vienna all’annessione
del Veneto alla corona dei Savoia.
Intanto Garibaldi, sostenuto da quei liberali
che avevano accettato a malincuore l’unità
della nazione italiana sotto l’egida dei Savoia, smaniava per la conquista di Roma al
cui progetto si dedicava dal 1861 e per il
quale aveva rischiato la vita ad Aspromonte.
Furono costituiti 14 centri di preparazione
dell’impresa. Fu costituito anche il Comitato
d’insurrezione di Rieti di cui fecero parte Lodovico Petrini, dimissionario dalla carica di
Delegato di pubblica sicurezza, Ippolito Vincentini, che era rientrato dall’esilio guadagnato per i fatti della Repubblica romana e
Angelo Dal Buono.
Nella sua azione Lodovico Petrini si avvalse
della collaborazione di Francesco Bartolozzi,
un marchigiano che era stato costretto a trasferirsi a Collegiove dopo i fatti della Repubblica romana e che aveva sposato una
Pennesi di Rieti, e Giovanni Mazzatosta di
Poggio Mirteto.
Il Comitato reatino fu di raccordo tra quelli di
Terni e de L’Aquila e preparò una colonna di
volontari che fu pronta per la campagna militare nel mese di settembre del 1867.
Garibaldi emanò un proclama, e ci si aspettava che Vittorio Emanuele partecipasse attivamente e desse il via all’azione militare.
Ma il re ancora una volta deluse per calcoli
politici le aspettative della componente liberal–democratica del Risorgimento e cercò di
STORIA
impedire l’impresa ad ogni costo sconfessando Garibaldi sulla Gazzetta ufficiale del
21 settembre, così Garibaldi fu di nuovo arrestato e rispedito a Caprera.
In assenza di Garibaldi i Comitati continuarono la loro azione e decisero di dare vita
ugualmente alla Campagna dell’agro romano per la liberazione di Roma.
La colonna dei reatini, condotta da Lodovico
Petrini, partì il 2 ottobre e dopo 5 giorni si
riunì con il resto delle forze a Palombara Sabina. Luogo di appuntamento con Menotti e
Salomone. Il 9 ottobre Petrini si spostò a Nerola e il 13 ottobre avvenne lo scontro di
Montelibretti dove la colonna reatina riportò
la vittoria sugli zuavi pontifici. Intanto le altre
colonne garibaldine continuavano ad affluire
assistite e rifornite dalla colonna guidata da
Lodovico Petrini. Fu costituito un Comitato di
soccorso per assistere i feriti coadiuvato da
un gruppo di signore che preparavano le
bende.
A Morro Reatino.
Il 14 ottobre Garibaldi ruppe gli indugi, evase
dall’isola di Caprera, il 20 era a Firenze, il 22
raggiungeva Terni e il 23 passò per Rieti
dove fu accolto trionfalmente e salutò i reatini
dal balcone di palazzo Vincentini, in via Cintia, e poi nella piazza principale dove la carrozza fu trascinata a braccia e dove una
strabocchevole folla lo festeggiò con entusiasmo.
Lo salutò anche Adeodato Matricardi che
aveva combattuto nel battaglione universitario della Repubblica romana, aveva militato
nella Guardia Civica fino al 1861 e che dopo
era diventato ufficiale del regio esercito nazionale.
Intanto i carabinieri avevano ricevuto l’ordine
di arrestare Garibaldi ma, partito da Porta romana in carrozza, pur inseguito non fu raggiunto.
Arrivato a Passo Corese entrò, con i Garibaldini eccitati dalla sua presenza, nell’agro romano, territorio dello stato pontificio per
iniziare la marcia su Roma.
Ma la preponderanza delle forze che difendevano il papato e soprattutto i fucili chasse-
Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011
pots dei francesi di Napoleone III, al quale
faceva comodo che lo stato pontificio rimasse in piedi, ebbero ragione dei garibaldini che, nonostante gli eroismi di
Manterotono, furono sconfitti il 3 novembre
a Mentana.
Le conseguenze immediate per Rieti furono
che il Comitato di assistenza agli emigrati,
che aveva propugnato la partecipazione alla
campagna dell’agro romano, cessò la sua attività. Stessa sorte toccò al partito di azione.
Finì così la febbrile attività di quei reatini che
avevano partecipato ai fatti del Risorgimento
italiano con spirito liberal–democratico, i
quali accettarono il fatto compiuto, come del
resto stava avvenendo in tutta Italia.
Nel 1868 Lodovico Petrini e gli altri fratelli
sciolsero la Loggia massonica Sabina, i cui
membri avevano partecipato attivamente
tutti agli eventi del 1867.
Continuò però la sua attività creando la Società operaia di mutuo soccorso di ispirazione mazziniana inaugurata con una
svendita di generi alimentari ed una distribuzione di pane ai poveri per 400 lire, attività
che la società condusse in proprio nel corso
degli anni a venire avendo come punto di riferimento il retrobottega della farmacia di via
Roma.
E con questa società promosse a Rieti lo sviluppo dell’industria, arti e mestieri continuando a dare all’Italia il contributo di coloro
che avevano vagheggiato un’Italia repubblicana, fondata sui principi della costituzione
della Repubblica romana, ispirata da Mazzini, e espressione diretta di un popolo
emancipato capace di reggersi sui principi
della democrazia, che all’epoca erano una
veranovità mondiale. Fu eletto anche sindaco di Rieti. Morì nel 1882 all’età di 69 anni
amato e rispettato dalla cittadinanza tutta.
1870
Nel 1870 le truppe francesi furono richiamate
in patria a causa del conflitto scoppiato con
la Prussia. Era arrivato il momento perché
Vittorio Emanuele portasse a compimento il
processo di unità nazionale.
Nella fase di concentrazione delle forze militari Reti fu scelta come sede della Divisione
Cosenz e vi rimase fino a quando l’unità fu
chiamata a schierarsi nella posizione assegnatale dal comando generale.
Il 20 settembre fu aperta le breccia nei pressi
di Porta Pia. Nell’assalto perdette la vita il
bersagliere Domenico Martini che apparteneva al 5° Reggimento Bersaglieri di Rieti,
16° Battaglione. 3^ Compagnia.
Roma fu così restituita all’Italia. E fu tutt’altra
storia di quella vagheggiata da Mazzini, da
Garibaldi e da tutti i patrioti che avevano partecipato al Risorgimento nazionale vagheggiando un’Italia liberal–democratica come i
Liberali reatini.
Prof. GIANFRANCO PARIS
Avvocato e giornalista
Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011
ATTUALITA’
Forano
Quando una raccolta
differenziata diventa discarica
Ho letto con una certa sorpresa la lettera
che Sandro Mancini di “Legambiente
Bassa Sabina” ha inviato a Politici e organi
di stampa, dove segnalava la presenza di
una discarica abusiva sul territorio di
Forano in località “Venzani”. Mi sono quindi
recato sul posto per costatare, di persona,
quanto si afferma nella lettera e posso dire,
che la situazione è ben più tragica di
quanto mostrano le foto di Mancini, in
quanto, i rifiuti hanno invaso anche la sede
stradale.
L’ultima volta che sono passato per la
strada delle Cese o Valle - perché questo
è il termine esatto che indica la località - eravamo credo, alla metà di settembre e la
situazione era ancora sotto controllo. Ma
andiamo con ordine.
Bisogna sapere che la località segnalata,
in passato era utilizzata come discarica comunale dei rifiuti del paese. Quando entrò
in vigore la legge che prevedeva lo
stoccaggio dei rifiuti in un’unica discarica
provinciale, l’Amministrazione Comunale,
decise di bonificare l’area e destinarla alla
raccolta differenziata di rifiuti ingombranti
quali: mobili, materassi, elettrodomestici.
Rifiuti che dopo la raccolta erano selezionati e smaltiti. Il servizio, peraltro encomiabile per il periodo in cui fu istituito, si
prefiggeva due obiettivi: la raccolta differenziata di particolari rifiuti e prevenire la
dispersione degli stessi, nel bosco
prossimo all’abitato o ai bordi di strade
poco frequentate. L’area era recintata con
un’alta rete e munita di cancello con idonea
serratura. I cittadini che intendevano
smaltire tali rifiuti facevano una semplice
richiesta scritta al Comune che si premurava di inviare un suo incaricato che
provvedeva ad aprire il cancello per effet-
tuare lo sversamento.
Solo la mancanza di un controllo costante
da parte delle autorità competenti ha fatto
in modo che, in brevissimo tempo, la situazione precipitasse fino a diventare incontrollabile. Il cancello è spalancato e la rete
è stata divelta in più punti ed i rifiuti sono
un mucchio maleodorante da dove
sporgono le cose più disparate compreso
materiale di demolizione e vecchi infissi.
Ma quello che lascia perplessi, è la presenza di numerose abitazioni che sorgono
nei pressi della discarica. Possibile che coloro che le abitano abbiano accettato passivamente che tutto questo accadesse?
Che nessuno si sia accorto di chi portava i
rifiuti in discarica? Siamo in un paese dove
ci si conosce tutti o quasi - ma nessuno ha
segnalato quello che stava succedendo.
Credo, senza ombra di dubbio, che l’Amministrazione Comunale abbia le sue colpe
e dovrà farsene carico, ma la cosa più inquietante è costatare che la gran parte dei
cittadini accetti passivamente queste forme
di degrado senza muovere un dito, non
solo in senso metaforico ma palese. Si può
muovere “un dito” digitando una mail o un
numero di telefono per segnalare le cose
che non vanno.
Purtroppo, ci stiamo abituando a vivere in
un letamaio. Pian piano, il pattume ci sommergerà, non solo quello reale ma anche
quello mediatico. Il pattume politico e istituzionale, il pattume che ci arriva nel piatto,
il pattume che fa spettacolo nelle reti televisive.
L’unica differenza tra la monnezza vera e
quella mediatica, è che quest’ultima non
manda cattivi odori.
Vincenzo Masi
MONDO SABINO
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ATTUALITA’
MONDO SABINO
Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011
MORRO REATINO
UN LIBRO DI A. DE ANGELIS COME ATTO D’AMORE
Alberto De Angelis ha dedicato dal 1964 ad oggi le
sue attenzioni alla terra natale, il segmento di territorio situato alle pendici
ovest del massiccio del
Monti Reatini che comprende i comuni di Morro
reatino, suo paese di nascita, Labro e Rivodutri.
Essi si presentano al viandante come un balcone dal
quale si può ammirare da
nord tutta la meravigliosa
piana reatina punteggiata
dalle macchie tremule del
lago di Ripasottile e del
Lago Lungo, residui dell’antico Lacus Velinus con
sullo sfondo la città di Rieti
che dipinge il quadro d’insieme come la scenografia
di uno spettacolo teatrale.
Su queste pendici passò di
certo nel XIII secolo il poverello d’Assisi quando si
recava allo speco di Poggio Bustone per le sue meditazioni spirituali.
Credo che da allora ad
oggi poco sia cambiato nel
paesaggio di questa zona.
Magari solo le brutture urbanistiche di quest’ultimo
dopoguerra, quando la cosiddetta civiltà contemporanea ha cominciato a far
capolino anche da queste
parti.
Alberto, la cui famiglia si
era trasferita a Roma
quando era ancora ragazzo, vi è tornato a vivere
dal 1994. E da allora attraverso l’impegno giornalistico con Mondo Sabino
ha cominciato ad occuparsi della diffusione della
sua immagine al di fuori
del ristretto orizzonte della
vista umana. Intanto continuava a scrivere poesie
che erano la sua passione.
Le migliori sono contenute
nella raccolta “Emozioni in
uno sguardo”. Poi una
“Raccolta di Liriche” in sei
volumetti, il romanzo
d’amore “Gli occhi che sorrisero” e “Ricordando il
Borgo di Don Bosco” di
Roma.
Dopo aver scritto molti articoli su Labro, Morro e dintorni, cominciò a scrivere
anche libri sullo stesso argomento. Cominciò con
“Le miniere di Buonacquisto e di Vicchiagnone, che
erano una testimonianza
recente della vita reale di
quella zona, poi ha proseguito con “Labro paese di
pietra” ed ora con “Morro
Reatino-sentinella del Fuscello”.
Con questo libro Alberto fa
un compendio della storia
e della vita del suo paese
natale partendo dalle ori-
gini fino ai nostri tempi.
Così facendo fornisce ai
suoi “paesani” l’occasione
per conoscere meglio il
luogo e la storia dei loro
avi, e realizza un altro tassello del grande mosaico
della conoscenza della Sabina.
Egli parla di tutto, di storia,
di economia, di costume
sociale, di folklore, dei luoghi del sacro, dei miti e
delle leggende, dei tempi
del Risorgimento nel quale
Morro registrò la presenza
di Garibaldi, quando l’eroe
dei due mondi venne a
Rieti per i fatti della Repubblica Romana, e fece visita
a Bernardino Blasi che lo
ospitò, e che dopo lo aiutò
nella formazione della I Legione Italiana facendo deliberare dal comune un
contributo per il mantenimento dei Legionari, mentre vigilava i confini con il
regno delle due Sicilie.
Poi riferisce del Brigantaggio che fu particolarmente
attivo subito dopo l’Unità
del 1861, alimentato dai
fautori dei Borboni del confinante regno delle due Sicilie.
E parla anche dei fatti dell’immediato ultimo dopoguerra, dei quali è stato
testimone diretto perché
all’epoca era già adolescente ed in grado di registrare nella memoria ciò
che accadeva. Così si
parla di Noè Lattanzi, promotore della rinascita di
Morro, e di Angelo Renzi.
E conclude questa parte
con un capitolo dedicato ai
“Momenti del terrore del
1944”. Fu questo uno dei
momenti più angosciosi
della vita dei morresi,
prima e dopo la liberazione
di Rieti da parte degli Alleati. Prima perché i repubblichini
di
Salò
consumarono varie prepotenze nei confronti della
popolazione accusata di
proteggere i partigiani,
dopo perché alcuni facinorosi, anziché affidarsi alla
legge per ottenere giustizia
per i torti ricevuti, si abbandonarono a vendette personali. Mentre ci furono
casi di rappresaglie a
scopo di rapina che nulla
avevano a che fare con le
vicende politiche dell’epoca.
Alberto visse in diretta la
morte dello zio Di Lorenzo
Pietro detto Peppino, di
anni 36 con tre figli a carico, che fu catturato dai
repubblichini nella valle
Avanzana mentre andava
a caccia, come era sua
abitudine, scambiato per
partigiano, spogliato e fatto
morire con lo scoppio di
una bomba a mano nelle
vicinanze di un casaletto
ancora esistente nella
valle.
Fu un’epoca quella con la
quale non abbiamo ancora
fato i conti. Si preferisce
non parlarne. Ciò però fa
covare negli animi un
sordo rancore che alimenta un sentimento costante
contrario
alla
pacificazione sociale
Bene ha fatto quindi Alberto a trattare l’argomento perché questi sono
fatti che fanno parte della
carne ancora viva di Morro
Reatino ed è bene che se
ne parli pubblicamente per
esorcizzarli.
Il libro termina con un capitolo dedicato a “Spigolature, racconti, proverbi,
aneddoti” con ciò fornendo
proprio un quadro completo della vita e del paese
di Morro Reatino.
Gianfranco Paris
Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011
POLITICA
MONDO SABINO
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SPAZIO AUTOGESTITO A CURA DEL CONSIGLIERE COMUNALE GIAN PIERO MARRONI DELL’IDV
Quando il Sindaco omette i suoi doveri
In data 30 Novembre (protocollo 70003) ho presentato
un’interrogazione sui permessi rilasciati in Via Turilli,
tuttora non ho ricevuto risposta da parte della Giunta. Il
16 Dicembre (protocollo
72777) altra interrogazione
sul bando per il progetto di
bonifica delle aree industriali
dismesse, anche per questa
richiesta non ho ancora rice-
vuto riscontro.
L’articolo 63 del regolamento del consiglio comunale parla chiaro, concede
10 giorni di tempo alla
Giunta Comunale per rispondere alle interrogazioni
con richiesta di risposta
scritta, ma ormai è diventata
una “prassi” e una “consuetudine” molto consolidata di
questa amministrazione co-
munale replicare con notevole ritardo.
Un atteggiamento ostruzionistico e di grave intralcio
verso i consiglieri comunali,
che non possono svolgere la
loro attività di controllo politico-amministrativo, come
dettato dall’articolo 42 della
267, testo unico degli enti locali.
La maggioranza che go-
verna il Comune di Rieti
spesso utilizza il termine
“trasparenza”, ma il comportamento tenuto, ne evidenzia, nella realtà dei fatti, forte
disinteresse e scarsa considerazione, gettando ulteriori
ombre e dubbi riguardo agli
atti sopra citati.
Il mancato riscontro alle mie
interrogazioni in ogni modo
prefigura anche un reato
ben preciso, quello di omissione di atti d’ufficio.
Pertanto se nei prossimi
giorni non mi saranno fornite
le risposte alle interrogazioni
segnalate sarò costretto a
denunciare
l’amministrazione comunale alle autorità
competenti.
Gian Piero Marroni
Perché non viene pubblicata sul BUR la nuova
variante al piano regolatore?
La situazione del Comune di
Rieti è ormai fuori controllo,
grandi problemi di bilancio,
vere e proprie voragini, debiti verso fornitori e imprese
della nostra città per milioni
di Euro, contenzioso altissimo, sistema della tassazione ai massimi livelli.
A questo si aggiunge l’assenza di un’azione politica,
di una presenza concreta da
parte dell’amministrazione,
di un programma, di un progetto della città.
La carenza politica viene accentuata ormai da diverso
tempo; il Sindaco ha tirato i
remi in barca (non che prima
remasse con vigore) e gli
Assessori remano in diverse
direzioni per raggiungere
obiettivi e mete personalistiche, perdendo il controllo
della politica, del Comune e
in particolare del territorio.
Il dibattito e il confronto politico sono stati narcotizzati e
la città troppo spesso non è
informata e non coinvolta, e
su molte problematiche
stenta a capire, perché volutamente messa in condizioni
di non capire. Per questo
motivo il sottoscritto e l’IDV
hanno scelto la strada della
denuncia attraverso le interrogazioni, i comunicati, le
lettere aperte, affinché attraverso la stampa, si possa
dar conto del lavoro che
quotidianamente
viene
svolto, delle iniziative assunte e sopratutto aprire un
dialogo informativo con i cittadini che diversamente restano all’oscuro su quanto
avviene a palazzo di città.
Un settore dove abbiamo
battuto molto negli ultimi
tempi è l’urbanistica che è il
cuore della programmazione
di un Comune, il centro vitale dove si costruisce (o
perlomeno si dovrebbe costruire) e fonda lo sviluppo
della città futura.
In questi anni abbiamo avuto
un’urbanistica assoggettata
e dominata da alcuni imprenditori del settore edilizio
che hanno fatto il bello e cattivo tempo, con l’amministrazione
che
è
stata
semplicemente a guardare
(solo a guardare?). In poche
parole la politica ha abdicato
al ruolo di programmazione
e direzione. La città è molto
cresciuta, ma solo dal punto
di vista edilizio, quindi in una
sola direttrice, verso gli interessi dei “palazzinari”, che
ho avuto modo di definire in
Consiglio Comunale i veri
“Giganti” di Rieti. Lo sviluppo
edilizio e urbanistico è quindi
stato costruito in base alle
rendite ristrette dei Giganti,
lasciando fuori gli interessi
più generali dei cittadini.
Questo è un metodo che
non ci è mai piaciuto e che,
in Consiglio Comunale, alcuni di noi hanno denunciato
con forza, stante il perdurare
di questa situazione.
L’urbanistica è stata negli ultimi quindici anni terreno di
un grande scontro politico.
La madre di tutte le guerre è
stata l’approvazione della
variante al Piano regolatore.
Una storia lunghissima: incarico ai tecnici nel 1990, lavori realmente iniziati nel
1993 (seconda repubblica).
Il Piano è stato adottato nel
2002, in maniera a dir poco
confusa e privo di tanti e essenziali documenti, in piena
campagna elettorale. Approvato talmente male, in fretta
e furia per vincere le imminenti elezioni, che il centrodestra dovette riadottarlo poi
nel 2004. La variante al
piano regolatore è quindi
“servita” anche a vincere
delle battaglie elettorali ( a
favore del centrodestra)
come nel 2002.
Esso già allora conteneva
tanti piaceri e tante promesse. A distanza di anni
oggi abbiamo l’Assessore
all’urbanistica che afferma in
Commissione
(4.6.2010)
“che la città è stata costruita
senza qualità”, e “che la variante al piano regolatore è
di fatto superata” (di chi la
colpa non è dato sapere).
Sulla “Città senza qualità urbanistica”, ci tornerò nei
prossimi numeri, posso solo
dire che per anni abbiamo
detto che si privilegiava
troppo il cemento, la costruzione di case, il consumo del
territorio, a svantaggio della
programmazione e delle regole. Oggi l’assessore ammette la sconfitta del
centrodestra, (e purtroppo
della citta!!!), dando ragione
ad alcuni consiglieri di minoranza che hanno da sempre
denunciato questo stato di
cose. Voglio invece soffermarmi sul secondo concetto,
“la variante al piano regolatore è di fatto superata”. Mi
preme ricordare che a Luglio
2010, il Consiglio Comunale,
con il solito colpo di maggioranza, ha dato il via libera
alla definitiva approvazione.
Oggi a distanza di mesi, il
Piano deve ancora essere
semplicemente pubblicato
sul BUR, (Bollettino Regionale) perché diventi effettivamente
efficace.
Lo
strumento cardine della programmazione viene già considerato superato e però non
si capisce perché lo si è voluto approvare a tutti i costi,
perdendo ulteriore tempo e
lasciando nella deregulation
un settore dove ormai viene
presa la norma che più “conviene”; un giorno magari per
gli “uffici” e la “politica” del
Comune di Rieti valgono i
piani integrati, altre volte il
vecchio piano regolatore,
altre volte il nuovo, altre
volte la Nicolazzi e via cantando.
Il problema sta proprio in
questo vuoto normativo, perché tanto tempo per pubblicare la variante al piano
regolatore sul BUR, e renderla quindi definitivamente
la legge urbanistica della
città? Perché l’assessore
all’urbanistica della Regione
Ciocchetti (UDC) non pubblica questa benedetta variante? Quali sono gli
impedimenti? Intanto il rischio è che mentre inspiegabilmente la variante al piano
regolatore non è legge perché la Regione non trova
una tipografia dove stampare il BUR, allo stesso
tempo il sospetto è che il
Comune accelera per il rila-
scio di permessi a costruire
in quelle aree che il nuovo
PRG impedirebbe, facendo
nascere il ragionevole dubbio che ci sia una “sollecitazione” verso la Regione a
non pubblicare il nuovo
piano. Tutto ciò mi porta a
pensare che il problema non
sia la tipografia, ma una
vera e propria scelta politica,
della Regione e del Comune. L’assessore all’urbanistica della Regione Lazio
della giunta Polverini di centrodestra è Ciocchetti dell’UDC, in Provincia lo stesso
Partito con delega all’Urbanistica ( guarda un po), è in
maggioranza con il centrosinistra e sostiene la giunta
Melilli. Questo ci fa dubitare
anche sulle posizioni assunte dalla Provincia rispetto
all’operato del Comune di
Rieti nel settore dell’urbanistica. Una doppiezza e ambiguità che non è gradita,
anche a tanta parte di elettorato di centrosinistra, che
quando si reca a votare lo fa
sicuramente per altri valori e
coerenza nelle coalizioni, e
che sicuramente non ammette inciuci e dubbi su percorsi e obiettivi.
Nel frattempo che bolle in
pentola? Forse qualche
cosa che necessita di un pò
di tempo per essere cotta al
punto giusto. Il nuovo Piano
potrebbe interrompere la
cottura e scombinare un pò
di affari? Sembra tutto oramai possibile ma: “attenti a
non scottarsi”.
Gian Piero Marroni
14
SPORT
MONDO SABINO
BOXE
1980. Giovanni Parisi tredicenne
entra per la prima volta in una palestra di pugilato. Dopo un anno
debutta a Trezzano nella boxe dilettantistica con il suo primo incontro perdendo per abbandono, dopo
aver dominato nelle prime due riprese. La passione e la caparbietà
lo portano 8 anni dopo a vincere la
medaglia d’oro dei pesi piuma alle
Olimpiadi di Seul, battendo in semifinale il marocchino Abdelhak
Achik ed in finale il romeno Daniel
Dumitrescu. E pensare che era
stato convocato all’ultimissimo minuto… “Forse avrei preso una cattiva strada, quando andavo a
scuola ero terribile. Fortuna che là
trovai una persona, l’insegnante
Alida Stringa diventata poi mia
amica. Gli altri volevano bocciarmi,
lei ha lottato per me, perchè era sicura che nella vita avrei combinato
qualcosa di buono. Dicevano che
sarei diventato un drogato o chissà
che. Aveva ragione lei. Il pugilato
mi ha aiutato molto, (…) sono cresciuto, ho imparato a muovermi da
solo, nel mondo. A dialogare con la
gente, a domare il mio carattere
scontroso.”
Debutta al professionismo il 15
febbraio 1989 a Vibo Valentia, la
sua città natale, che aveva lasciato
ad un anno, trasferendosi a Voghera. Vince per ko al terzo round
contro Kenny Brown, americano
dell’Indiana senza pretese. Neppure tre anni dopo arriva al mondiale. Nessun vincitore dell’oro
olimpico è stato tanto rapido a battersi per una cintura iridata. A quel
punto Parisi vanta 21 successi ed
una sconfitta. L’avversario Javier
Altamirano, un messicano dai
pugni pesantissimi, ha un record di
36 vittorie con 32 ko, 3 sconfitte e
altrettanti pareggi. In palio la vacante cintura WBO leggeri.
Il match si svolge a Voghera il 25
RUGBY
GIOVANNI “FLASH” PARISI
LA VITA NON BANALE DI UN GRANDE PUGILE
settembre 1992. L’incontro va oltre
le attese per la drammaticità . Parisi finisce due volte al tappeto nel
round iniziale, sembra tutto perduto. I colpi di Altamirano sono pietre. Ma Giovanni ha dentro
qualcosa di indistruttibile. Round
dopo round risorge dal tunnel, ricuce i fili di un discorso tecnico e
al decimo round la situazione si
capovolge. Il messicano è colpito
da un destro che non perdona. Altamirano frana al tappeto senza
appello. Un colpo terribile, tanto
che il messicano finisce all’ospedale per accertamenti. La stampa
italiana si entusiasma.
Due difese (l’inglese Michael
Ayers, il portoricano Antonio Rivera), poi il tentativo di conquistare
la cintura WBC dei superleggeri.
Ci prova contro il mitico Julio
Cesar Chavez a Las Vegas l’8
aprile 1995, dopo aver combattuto
nella capitale del gioco d’azzardo
tre volte, battendo Mike Bryan, Richie Hess e il quotato Freddie
Pendleton. Vince Chavez, ma per
Giovanni una sconfitta più che
onorevole.
La seconda cintura la conquista il
9 marzo 1996, al Palalido, sempre
per la WBO tra i superleggeri.
L’avversario è il portoricano
Sammy Fuentes. Giovanni ha
cambiato completamente lo staff,
salvo il maestro di sempre, Livio
Lucarno. Andrea Locatelli si affianca ad Elio Cotena (che i tifosi
del pugile reatino Vittorio Ferri ben
ricordano...) e Salvatore Cherchi
che gestisce l’attività del campione. La Gazzetta dello Sport festeggia il Centenario organizza per
l’occasione un evento più unico
che raro: vengono invitati tutti i
campioni del mondo italiani. Arrivano in 18 su 21, una rassegna
mai più ripetuta, Sono presenti
D’Agata, Loi, Mazzinghi, Burruni,
Benvenuti, Lopopolo, Arcari,
Bossi, Udella, Mattioli, Antuofermo, Maurizio Stecca, Oliva, Kalambay, Damiani, Duran e
Galvano. Mancano solo Rosi e
Loris Stecca per lavoro, Nati impegnato a Cuba con la nazionale jr.
In questo clima si svolge la sfida
per la conquista del secondo mondiale. Parisi Batte l’ostico Fuentes
che sembrava fatto di cemento,
tanto incassava e replicava, ma
all’ottavo tempo la conclusione. Lo
stile è quello di Parisi: colpisce con
la velocità di un flash fotografico.
Fuentes centrato da un gancio destro che accusa vistosamente,
tenta di continuare ma viene ancora fulminato da un altro gancio e
poi da una scarica: incontro finito.
E’ vero, la grande boxe è tornata.
La prima difesa da scintille. Lo sfidante è un messicano che ha già
detenuto lo scettro WBO nel 199293. Si chiama Carlos Gonzales, ha
24 anni un record da brividi: 82 vittorie e solo 2 sconfitte da dilettante, 45 da professionista con 40
ko, due sconfitte. La sua borsa è di
75 milioni, contro i 185 del campione. Di poche parole, famiglia
povera, 10 fratelli e subito al lavoro
aiuto panettiere. La boxe sulla scia
del fratello Reyes. Il match è un po’
la fotocopia di quello con Altamirano. Giovanni finisce al tappeto
nella prima e seconda ripresa, sui
destri velenosi di un Gonzales che
sembra un giustiziere implacabile.
Dopo sei minuti il campione è sotto
di quattro punti. Ma Parisi non è il
campione per caso, e replica colpo
su colpo: alla fine per i giudici c’è
parità perfetta ed il titolo resta in
Italia. Parisi difenderà la corona
altre quattro volte (Rey Revilla, Harold Miller, Nigel Benton e Josè
Manuel Berdonce), poi ritrova
Carlos Gonzalez ma questa volta
il messicano non perdona. Alla
nona ripresa Parisi deve abbandonare: “Non cerco scuse. Fino al
quinto round era andato tutto
bene, perfino troppo, poi al sesto
round ho beccato un pugno al
naso che mi ha tolto il fiato. Volevo
smettere subito, mica potevo fare
altre sei riprese senza respirare. Ci
ho provato per non deludere l’angolo, che tanto aveva lavorato con
me e per me. Ma al nono ho capito
che era inutile proseguire. Questa
è la vita del ring”.
Nel 2000 prova nei welter WBO,
contro un altro portoricano Daniel
Santos, troppo forte, troppo giovane, troppo pesante e troppo
tutto. Fermo praticamente due stagioni, il tentativo si svolge a Reggio Calabria e dura quattro round.
L’ultimo incontro quello con il francese Frederic Klose nell’ottobre
2006, per l’europeo welter, in apparenza era un azzardo inutile,
troppo fuori tempo. Invece è risultato di grande importanza, e la risposta è nella lettera al figlio
Carlos, un testamento di assoluto
valore etico di padre.
Giovanni anche fuori dal ring, non
a cura di Guido Benedetti
era uomo da pantofole facili.
Va a trovare i detenuti di San Vittore, dove offre e trova una solidarietà incredibile. Qualcuno gli
chiede a chi si è ispirato: “Ognuno
deve provare ad essere se stesso.
Ho cercato di imparare da tanti, a
cominciare dal messicano Sanchez, ma se vi dico che ha chiamato i miei cani Marvin, Hagler e
Marvellous capirete bene per chi
mi sono emozionato”. La psicologa
del carcere chiede: Quando è ora
di smettere? “Quando suona la
sveglia al mattino e non hai più voglia di alzarti”.
Arrivano i quarant’anni e a Riccardo Crivelli che va a intervistarlo,
dice: “Mia moglie e i miei figli sono
la parte più bella della mia vita, ma
devo ringraziare il pugilato perché
mi ha dato anche i valori per cercare di essere un buon padre”. Sui
politici: “Sono sempre gli stessi
che dopo l’oro di Seul mi promisero una palestra nuova, mai vista.
Per fortuna ci sono gli amici, quelli
della scopa d’assi al bar di Medassino, loro non tradiscono mai”.
Loro e i ragazzi della palestra, ai
quali ha riservato l’ultimo saluto:
“Ci vediamo domani e l’ultimo
spenga la luce”.
Muore il 25 marzo 2009 all'età di
42 anni in un incidente stradale avvenuto sulla tangenziale di Voghera.
Dedicato a tutti i ragazzi.
C’è ancora tempo per crescere? C’è la voglia?
La differenza la fa
la VOGLIA.
La VOGLIA di voler dimostrare che non siamo capitati qui per caso; che fare un
metro in avanti al Fassini è
difficile per tutti quelli che
hanno una maglia diversa da
quella amaranto celeste.
La VOGLIA di dare ciascuno
il massimo di ciò che ha dentro e a quel punto il fiato per
prendertela con i compagni lo
hai già finito per sostenerli.
La VOGLIA è quella che ti
serve per andare a fare la
3,4,5,6,7, ... 1000-esima
meta perchè così dimostri il
rispetto per i tuoi avversari.
Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011
400 metri di autonomia in più.
VOGLIA = SANA AGGRESSIVITA’. Per trovare questa
voglia c’è solo una ricetta: allenarsi ed essere disponibili
ad allenarsi con sacrificio.
A tutti noi la palla: martedì,
mercoledì e venerdì gli allenamenti. Domenica la
La VOGLIA è quella che ti fa
fare 4 giri di campo in allenamento invece di 3 perchè sai
che domenica in partita hai
prossima occasione”.
I lavoro che costruisce nel
tempo ha un passo uguale e
costante;
le
vittorie
richiedono duro lavoro e
preparazione. Non sono
frutto del caso e non vengono
subito. Guardatevi l’un l’altro
negli occhi dentro lo spoglia-
toio: chiedetevi cosa volete
davvero . Fate quadrato, rinsaldate il vincolo d’appartenenza con ogni compagno e
ciascuno si meriti la fiducia, il
rispetto e l’amicizia col proprio comportamento. Non
tollerate atteggiamenti che
non costruiscono, aiutate il lavoro dei coach, aiutate voi
stessi a crescere.
Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011
POLITICA
MONDO SABINO
15
SPAZIO AUTOGESTITO
La società civile con la Fiom: "Sì ai diritti, No ai ricatti".
Firma l'appello di Camilleri, Flores d'Arcais e Hack.
Il diktat di Marchionne, che Cisl
e Uil hanno firmato, contiene
una clausola inaudita, che
nemmeno negli anni dei reparti-confino di Valletta era
stata mai immaginata: la cancellazione dei sindacati che
non firmano l’accordo, l’impossibilità che abbiano una rappresentanza aziendale, la loro
abrogazione di fatto. Questo
incredibile annientamento di
un diritto costituzionale inalienabile non sta provocando l’insurrezione
morale
che
dovrebbe essere ovvia tra tutti
i cittadini che si dicono democratici. Eppure si tratta dell’equivalente
funzionale,
seppure in forma post-moderna e soft (soft?), dello squadrismo contro le sedi sindacali,
con cui il fascismo distrusse il
diritto dei lavoratori a organizzarsi liberamente.
Per questo ci sembra che la richiesta di sciopero generale,
avanzata dalla Fiom, sia sacrosanta e vada appoggiata in
ogni modo. L’inaudito attacco
della Fiat ai diritti dei lavoratori
è un attacco ai diritti di tutti i cittadini, poiché mette a repentaglio il valore fondamentale
delle libertà democratiche.
Ecco perché riteniamo urgente
che la società civile manifesti
la sua più concreta e attiva so-
lidarietà alla Fiom e ai lavoratori metalmeccanici: ne va
delle libertà di tutti.
Andrea Camilleri, Paolo Flores
d’Arcais, Margherita Hack
Primi firmatari: don Andrea
Gallo, Antonio Tabucchi, Dario
Fo, Gino Strada, Franca
Rame, Luciano Gallino, Giorgio Parisi, Fiorella Mannoia,
Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Lorenza Carlassarre, Sergio Staino, Gianni Vattimo,
Furio Colombo, Marco Revelli,
Piergiorgio Odifreddi, Massimo
Carlotto, Valerio Magrelli, Enzo
Mazzi, Valeria Parrella, San-
Sì della Consulta, sull'acqua ed
i beni comuni la parola ai cittadini
La Corte Costituzionale ha
ammesso due quesiti referendari proposti dai movimenti per
l'acqua. A primavera gli uomini
e le donne di questo paese decideranno su un bene essenziale. La vittoria dei “sì” porterà
ad invertire la rotta sulla gestione dei servizi idrici e più in
generale su tutti i beni comuni.
Attendiamo le motivazione
della Consulta sulla mancata
ammissione del restante quesito (quesito n. 2), ma è già
chiaro che questa decisione
nulla toglie alla battaglia per la
ripubblicizzazione dell'acqua e
che rimane intatta la forte valenza politica dei referendum.
Il Comitato Promotore oggi più
che mai esige un immediato
provvedimento di moratoria
sulle scadenze del Decreto
Ronchi e sull'abrogazione
degli AATO, un necessario atto
di democrazia perché a decidere sull'acqua siano davvero
gli italiani.
Il Comitato Promotore attiverà
tutti i contatti istituzionali necessari per chiedere che la
data del voto referendario
coincida con quella delle elezioni amministrative della prossima primavera.
Da oggi inizia l'ultima tappa,
siamo sicuri che le migliori
energie di questo paese non si
tireranno indietro.
Roma, 12 gennaio 2011
drone Dazieri, Angelo d'Orsi,
Lidia Ravera, Domenico Gallo,
Marcello Cini, Alberto Asor
Rosa, Lella Costa.
(4 gennaio 2011)
Per sottoscrivere l'appello vai
su www.sinistrarieti.net.
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ATTUALITA’
MONDO SABINO
Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011
Teorema BRUNO
Il 17-2-2011 ricorre il 411° anniversario del rogo di Campo dei Fiori sul quale fu arso vivo il filosofo nolano
Giordano Bruno, simbolo mondiale del libero pensiero. Per celebrare l’occasione il nostro direttore ha elaborato
il seguente Teorema sul tema “Laicità” che ne approfondisce l’attualità, pur essendo trascorsi ben cinque secoli.
Premessa
C’è in giro una grande confusione
sul concetto di laicita’. La chiesa
aiuta a confondere le idee definendo laico il religioso senza “ordini
religiosi”, che laico non è. Un religioso non può essere laico perché
il religioso è fideista e come tale
non è “morso” da dubbi.
Un vero laico non può che essere
sempre e comunque pieno di
dubbi. Il dubbio è la premessa e lo
stimolo per la ricerca, metodo indispensabile per la conoscenza.
Bruno introduce in pieno medioevo
culturale il metodo della conoscenza e come tale opera il primo
atto di quella rivoluzione culturale
che porterà alla introduzione del
concetto di laicità nella cultura occidentale.
Conseguenze teoriche
Il pensiero umano non può essere
condizionato da nessuna fede.
Esso deve muoversi alla ricerca del
vero nel modo più ampio possibile
usando tutte le forze intellettuali a
sua disposizione ed ogni metodo
scientifico possibile.
La libertà diventa essenziale per far
uscire dal buio il pensiero dell’uomo. Per libertà si intende la
mancanza di qualsiasi condizionamento ideologico o fideistico. Solo
la luce della conoscenza potrà illuminare l’esistenza dell’uomo e guidarlo verso il progresso.
Laico quindi è l’esatto contrario di
religioso. Laico è colui che crede
solo in ciò che si conosce e si sperimenta. E sperimentando si va
verso il progresso.
Conseguenze pratiche
Nella vita quotidiana il Laico deve
sempre ricercare il meglio per se
stesso e per gli altri. Deve cercare
di capire e comportarsi in modo tale
da non nuocere, ma di essere utile.
Nella vita pubblica questa metodologia porta a concepire lo stato in
modo etico, cioè inteso al raggiungimento del bene collettivo. Un
vero laico non concepisce mai
provvedimenti che vadano in senso
contrario allo interesse di tutti. Giu-
seppe Mazzini, che doveva conoscere bene il pensiero di Bruno, ha
elaborato una teoria del potere tutta
tesa alla realizzazione dello stato
etico. Il pensiero italiano vanta un
filone culturale in perfetta linea con
il pensiero del Nolano. Ma la maggior parte degli intellettuali fa finta
che non esista. Si preferisce seguire “profeti” alieni.
I governanti e gli amministratori
pubblici se fossero dei veri laici non
si comporterebbero come fanno
oggi: più tesi verso i loro interessi
personali o di gruppo, piuttosto che
verso l’interesse collettivo.
I dirigenti d’azienda non sarebbero
animati solo dal desiderio di fare
utili per se e per i loro maggiori
azionisti. Magari danneggiando i lavoratori ed i piccoli azionisti, come
avviene di continuo.
Gli impiegati ed i funzionari non si
comporterebbero come fanno oggi
fregandosene dei cittadini ai quali
dovrebbero fornire i loro servizi, ma
badando solo a prendere lo stipendio senza impegno, anzi il più delle
volte scansandolo.
Conclusione
E’ utopistico tutto questo? E’ possibile che il germe della laicità possa
dare un contributo a migliorare il
funzionamento della nostra società
di oggi?
Oggi prevalgono nella cultura occidentale dottrine che condizionano
in modo determinante la capacità
dell’uomo di diventare laico. Non lo
vuole la chiesa e non lo vogliono le
dottrine politiche predominanti che
della chiesa sono l’eguale ed il contrario. Per ora non ci sono grandi
chances che il metodo Bruno
possa dare frutti immediati, ma non
bisogna demordere. Bisogna tener
duro. La chiesa è in piena crisi perché, pur se con molto lentezza, la
coscienza civile cammina inesorabilmente. Le dottrine politiche di
marca marxista e liberista hanno dimostrato tutta la loro fallacità. Ci
sono i presupposti perché possa
verificarsi un progresso nel senso
della laicità delle istituzioni. Bisogna crederci ed operare senza tentennamenti.
Gianfranco Paris
nuvolarossa
Al tempo degli dèi falsi e bugiardi
Ormai è la speranza a sentirsi sempre più
oggetto di orfanotrofio, trovatella sballottata
da una assistenza all’altra e senza avvenire
mentre ciò che corrode l’animo collettivo è la
forzata accettazione di una sorta di Destino,
una ineluttabilità aldifuori di sé perché ormai
tutto in mano agli imperturbabili dèi i quali,
dall’Olimpo collinare cittadino, gravano sui
destini del singolo. Perché un conto essere
devoti a San Gettone in forma dignitosamente laica, altro in modo “controriformistico”.
La misura? L‘appena accennata “disponibilità” di Antonio Cicchetti a potersi ricandidare
per tornare a fare il sindaco della Città,
“disponibilità” che ha acceso la insensata ma
illuminante reazione di chi vedeva la messa
in discussione dei vari se stessi, gente la cui
cultura amministrativa ed istituzionale non va
aldilà della lettura serale della propria mano.
Infatti chi dannosamente e senza una minima
grammatura di ridicolo preme questuando
una propria e sognata presenza nella Giunta,
completamente ignaro non soltanto di sé ma
degli ulteriori guasti che una tale oscenità istituzionale potrebbe determinare; chi, fin dai
tempi dell’allora assessore Antonio Cantèra,
si autonominò nel ruolo di un Catone Censore di quartiere salvo oggi defilarsi dinanzi
ad accadimenti di notevole natura eticopolitica e che investono le strutture stesse della
Istituzione perché la fredda smania di poter
rientrare comunque nella Istituzione risulta
senzaltro più forte degli autodecantati principi
dell’etica politica inquanto perso un gettone
se ne deve conquistare un altro (e fosse
soltanto il gettone!); e poi chi, in una catilinaria che ad un falso sdegno addizionava
una falsa passione ideologic a, ieri
tuonava contro chi si rendeva autonomo dalle
incombenze del proprio partito creando
gruppo a sé (pur rimanendo nella organicità
di una scelta ideologia), mentre oggi lo stesso
ex falso sdegnato non soltanto fattualmente
contraddice quanto ieri affermato ma cambiando addirittura campo ideologico. Ciò nel
più solidale silenzio dell’intercambiabile e
complementare Catone di vicolo. San Gettone, San Gettone, quanti peccati si commettoni in tuo nome! Che speranza potrà mai
avere una città dove (salvo rarissime eccezioni) si usa la Politica Cicero pro domo
sua, una città in mano ad una sparpagliata
falange dove maggioritaria sembra essere
l’arroganza, la saccenza, la insistita rivendicazione di “Valori” ai quali non si crede, la
pericolosità sociale di una classe politica che
(salvo qualcuno tenuto molto a bada) emette
soltanto materia e non più energia sotto
forma di speranza e di futuro, generalmente
“gettonotropa” ossia tendente al mantenimento od alla conquista del gettone e quindi
portatrice di una pericolosità sociale ed istituzionale che rifiuta la Memoria (“la Storia è
maestra di vita“) ma incardinata in una cultura
che non va aldilà di un diffuso ed orgoglioso
analfabetismo? I FaIsi Catoni, i falsi sdegnati,
i febbricitanti tendenti alla giunta. “Al tempo
degli dèi falsi e bugiardi” direbbe Dante. Si,
ma proprio noi ci dovevamo capitare?
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Febbraio 2011 - Mondo Sabino