Alberto De Angelis Morro Reatino Ugo Fangareggi Appunti per una biografia d’autore Le avventure di Gerard Un libro come atto d’amore - pag. 12 - ANNO XXVI n°1 Febbraio 2011 Boxe Giovanni “Flash” Parisi La vita non banale di un grande pugile - pag. 14 - - pag. 5 - MONDO SABINO euro 1,10 GRATUITO Spedizione in Abbonamento Postale -45% - Art. 2 Comma 20/B L. 626/96 - Filiale di Rieti Il Giornale del Centro Italia - Periodico Indipendente RIETI-TERNI Un asse di sviluppo integrato umbro-sabino Sembra di sognare. E’ stato emanato un bando per uno studio di fattibilità per un asse di sviluppo economico Rieti - Terni. Ho vissuto in prima persona, occupandomi di politica, il dramma della paura dei ternani di vedersi fuggire attività industriali e artigianali verso Rieti a causa dei benefici della cassa per il mezzogiorno di cui beneficiava il nucleo industriale Rieti-Cittaducale. E’ stata questa paura che ha impedito fino ad oggi il completamento della dorsale appenninica che, partendo da Civitavecchia e arrivando a Sora, dovrebbe congiungere tutto l’appennino centrale ai due porti del tirreno a nord (Civitavecchia) e a sud (Napoli), facendo uscire dall’isolamento tutte le città che gravitano sotto le montagne più alte dell’Appennino a cominciare da quella di Rieti. Finalmente oggi il tratto Rieti-Terni sembra essere una realtà, tempi tecnici e soldi permettendo. Ma francamente il bando di uno studio di fattibilità per la valorizzazione RIETI - P.LE MELVIN JONES 1-2-3 0746.204026 - 270314 - 80219 dell’Asse Rieti-Terni mi ha sorpreso non poco. Evidentemente o stanno cambiando i tempi, o finalmente i ternani si sono chiarite le idee, e ciò che prima appariva negativo ora è diventato positivo. Il progetto è sostenuto dalla Cassa di Risparmio di Terni e dalla relativa Compendio della Lectio Magistralis tenuta da Gianfranco Paris sul tema Rieti nel Risorgimento - pag. 7, 8, 9, 10 - Fondazione e il bando può essere visionato sia nel sito della provincia di Terni che in quelli della provincia e del comune di Rieti. Si tratta in sostanza dell’asse Marmore-Piediluco-lo speco francescano di Narni-la Valle Santa con i suoi quattro santuari francescani, la Valnerina ed il comune di Stroncone, i comuni di Labro, Greccio, Colli sul Velino, Cittaducale, Morro, Cantalice, Poggio Bustone e Rieti. Esso prevede la riqualificazione turistica, paesaggistica e ambientale del bacino fluviale e lacustre della cascata delle Marmore, del fiume Velino, dei laghi di Piediluco e Ventina che potrebbero essere oggetto di un progetto di navigabilità con natanti ad energia alternativa, nonché il turismo religioso con il perfe- LA MANO NERA E IL BENGODI DELL’A.T.E.R. RUGBY Dedicato a tutti i ragazzi C’è ancora tempo per crescere? C’è la voglia? - pag. 14 zionamento della via Francigena che dalla Valnerina, attraverso Terni e la Valle Santa, giunge fino a piazza San Pietro di Roma. Un tale asse, assistito dalla presenza del tratto stradale Terni-Rieti della dorsale appenninica, avrebbe tutte le caratteristiche per imporsi alla attenzione delle correnti del turismo internazionale che oggi ignora quasi completamente tutta segue a pagina 2 Alla fine il bubbone è scoppiato. Si sentiva nell’aria da vario tempo e marciava di pari passo con l’insoddisfazione di alcuni dipendenti che, tagliati fuori dal giro degli appalti, sentivano il pericolo di non poter prendere più nemmeno stipendio, ma ai quali mancava il coraggio di dire quel che sapevano o si sentivano coinvolti dallo stesso sistema che li aveva fatti assumere. I carabinieri indagavano da tempo e finalmente sono arrivati gli avvisi di garanzia [email protected] per tre dipendenti, un imprenditore ed un ex membro del consiglio di amministrazione, uno ben in vista nella lista dei politici locali. Ma per capire bene che cosa è questa storia bisogna rifarsi al recente passato quando si decise di trasformare l’Istituto Autonomo della Case Popolari in A.T.E.R., un nuovo strumento che avrebbe dovuto trasformare il vecchio e superato istituto che aveva dato una casa ai meno segue a pagina 2 [email protected] [email protected] 2 MONDO SABINO ATTUALITA’ Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011 Un asse di sviluppo integrato umbro-sabino questa zona tranne che per un turismo mordi e fuggi limitato alla cascata delle Marmore e ai santuari della Valle santa. Il territorio di cui parliamo è uno dei più belli dell’Italia centrale subappenninica, situato intorno a centro geografico della penisola conteso tra più città della zona, che Marco terenzio Varrone indicò a Reate, e che rende accessibili tutti i principali e più alti monti dell’appennino, come il gruppo dei monti Reatini, i monti della Laga, i Sibillini ed il Gran Sasso d’Italia, dal versante tirrenico della penisola. Francesco d’Assisi, partendo da sua città natale, lo percorse e abitò tutto, lasciando tracce della sua presenza in molti luoghi ritenendolo ideale per il suo percorso di santità. Esso fino ad oggi è rimasto quasi interamente trascurato da ogni forma di investimenti da parte della società emersa nella seconda metà del XX secolo, e non perché non fosse idonea, ma perché è rimasta tagliata fuori dalle vie di comunicazione realizzate dalla politica sotto le pressioni delle zone più forti de- mograficamente e quindi più appetibili elettoralmente. Il dio voto impone le sue regole allo sviluppo nazionale. Ciò da un certo punto di vista è stato un male, ma per un altro è stato un bene perché lo ha preservato dalle brutture urbanistiche che hanno imbrattato il suolo nazionale e ne hanno conservate intatte le potenzialità. Così oggi esso è ideale per essere utilizzato in tutte le sue potenzialità di sviluppo economico indirizzato verso una corretta fruizione dell’ambiente coniugando sviluppo e ambiente. Il bando sponsorizzato dalla provincia di Terni e dalla Fondazione della Carit dimostra non solo che i ternani hanno finalmente capito che lo sviluppo non può essere legato alla conservazione dei piccoli egoismi locali, ma che bisogna allargare l’orizzonte unendo le potenzialità omogenee di zone più allargate anche al di fuori della propria regione di appartenenza con progetti di ampio respiro. Forse lo hanno capito anche perché la città di Terni, che prima della seconda guerra mondiale era la più importante non solo dell’Umbria, ma anche tra tutte le città a nord di Roma e a sud di Firenze, ha registrato un notevole declino a favore di Perugia che ne ha preso il posto, e con quali risultati! Non mi pare poco, specie se si pensa che per far maturare questo processo ci sono voluti sessanta anni. Il fatto è che oggi per recuperare il terreno perduto bisogna fare presto perché l’economia italiana è in forte crisi e la gioventù stenta a trovare un posto di lavoro degno di questo nome. Uno sviluppo come quello prefigurato dal bando di cui sopra presuppone una partecipazione diretta e attiva della popolazione, non si può pensare che debba essere lo stato a mettere in moto tutte le iniziative economiche necessarie per attivare un processo di sviluppo. C’é bisogno di una imprenditoria locale del settore capace di approfittare dell’occasione, di idee fresche e legate alle necessità del mondo La mano nera e il bengodi dell’A.T.E.R. abbienti per circa cinquant’anni in una moderna e più efficiente azienda di servizi. Ma le cose non sono andate come i proclami lasciavano supporre. A parte il consiglio di amministrazione che fu concepito secondo le regole del più perfetto stile del manuale Cencelli della prima repubblica, ancor peggio si fece con i dipendenti. Ogni partito su piazza ebbe la sua quota. Così tutti i dipendenti, nessuno escluso, diventarono fin dall’inizio la possibile copertura di ogni eventuale scelleratezza. Una specie di blocco omogeneo al servizio di tutto meno che degli interessi della collettività e degli scopi fondativi dell’azienda. Tra membri del cda e dipendenti all’ATER di Rieti ci sono immischiati tutti i partiti, dico tutti dalla estrema destra alla estrema sinistra, basta scorrerei loro nomi per constatare che sono tutte persone impegnate in politica, cioè in quota di qualche partito. Questa situazione ha consentito ogni scelleratezza. Quella oggetto degli avvisi di garanzia notificati questi giorni è al limite della più sfrenata fantasia dei furbetti del quartierino. Pensate: l’ATER ha acquistato a trattativa privata e senza alcuna stima del valore dei terreni un’area per la costruzione di appartamenti in una frazione del comune di Rieti. Area che fu venduta all’ATER, attraverso una società di comodo, dallo stesso imprenditore al quale l’ATER stessa affidò l’appalto dei lavori senza bandire la gara d’appalto. Tutto ciò agevolato dal comportamento di un membro del cda e da un dirigente dell’ATER, risultato quest’ultimo parente dell’imprenditore al quale erano stati affidati i lavori. Questo per ora sul piano giudiziario. Ma non finisce qui perché si indaga su ben altro ancora, cioè sull’affidamento di appalti di manutenzione delle case di proprietà dell’ente a trattavia privata, sempre senza bando di gare d’appalto, a società che sarebbero formate da mogli e parenti di dipendenti dell’ente, appalti che avrebbero assorbito ogni disponibilità di bilancio dell’ente stesso a tal punto che oggi si fatica a pagare gli stipendi dei dipendenti che non sanno che pesci prendere, anche perché, messi lì da tutti i partiti, non possono nemmeno protestare, ma imprecare perché vittime di se stessi e del - segue dalla prima pagina moderno assistite, questo si, dalla mano pubblica, ma solo nella fase iniziale e con un processo di controllo serio perché le esperienze precedenti in materia di assistenza allo sviluppo economico che si conoscono nel nostro paese sono legate allo spreco, se non al malaffare. Quanti soldi la regione Lazio ha impiegato a Rieti per restauri di palazzi abbandonati a se stessi che dovevano servire allo sviluppo turistico, e nei quali corrono i sorci, e per progetti di sviluppo in settori silvicoli che non sono serviti a niente! Sono stati dati tanti soldi, e una volta dati chi s’è visto s’è visto. Riuscirà il bando per l’asse RietiTerni ad invertire questa tendenza e a creare le condizioni perché si imbocchi finalmente una via corretta per lo sviluppo dell’Italia centrale subappenninica? Ci vorrà molto tempo, non importa, meglio tardi che mai. C’é da augurarselo veramente. Gianfranco Paris - segue dalla prima pagina - sistema che li ha generati. Sembrerebbe un bel soggetto per una commedia degna di Edoardo De Filippo se non fosse una tragedia della monnezzosa vita politica italiana di oggi. Questo è quello che succede all’ATER oggi, un ente partorito dal sottogoverno della politica partitocratica di oggi nel quale sono applicati con certosina perfezione i metodi della Mano nera con la partecipazione di tutti al fine di coprirsi reciprocamente. Maggioranza e opposizione legati a doppio filo nella scellerata gestione della cosa pubblica al solo scopo di arricchirsi alle spalle della cittadinanza che, mantenuta nell’ignoranza dalla mancata opposizione, non riesce nemmeno a percepirne gli effetti se non quando tutto è stato compiuto. E’ così che vanno oggi le cose anche qui da noi. Ma non c’è da meravigliarsi più di tanto perché anziché reagire si preferisce sperare di essere chiamati alla spartizione del bottino perché non c’è più più nemmeno la voglia di indignarsi! Gianfranco Paris MONDO SABINO Autorizzazione Tribunale di Rieti nª 1 dell’11/02/1986 Periodicità Mensile Spedizione in Abbonamento Postale -45% Art. 2 Comma 20/B L. 662/96 Filiale di Rieti Direttore Responsabile Gianfranco Paris Redattore Capo Guido Benedetti Grafico e Illustratore Vito Maria Fimia Casa Editrice B.I.G. srl 02100 Rieti, Via delle Acque, 1 Tel. 0746/485732 Fax 0746/274159 Stampa Braille Gamma srl Centro stampa digitale via Salaria per L’Aquila Km 91 S. Rufina di Cittàducale, 02010 RI tel. 0746 696164 fax 0746 607049 Stampato il 01 - 02 - 2011 ATTUALITA’ Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011 MONDO SABINO 3 Poesia Omaggio a Vincenzo Marchioni Dire Vincenzino Marchioni è dire del dialetto reatino, mai una figura di reatino è stata legata al nostro linguaggio popolare come quella di Vincenzo. Teatro, poesia, prosa... Marchioni li usava per farci sentire sempre di più a casa nostra. Stava male da un pò di tempo, ma pochi se ne erano accorti perchè Vincenzo non lo dava a dimostrare. Ha continuato imperterrito a coltivare la sua passione dialettale e ci ha regalato le ultime cose con eleganza, preparandosi alla dipartita come AMORE ANTICU Era statu un amore “strappacòre” unu dé illi che làscianu lu signu!.. Ce aeàmo ìttu “addio senza rancore”, pe’ un destinàcciu àcidu e malignu! C’ereàmo spariàti pe’ lu munnu co’ li rimpianti e tanta “nostrazzìa”, che s’ammucchiava giornu dóppo giornu senza che gnènte la portasse via. E quanno, oppo tant’anni, la... ‘nciafrài, tra luscu e bruscu jo’ pe’ Santa Chiara, illu bollore ancora reproài, cunnìtu da la lontananza... amara! L’anni paréa non fusseru passati, ché “fascinósa” s’era conservata: la mòssa, la presenza... la risata... bórzi affogàmme anco’ ne’ élla guardàta!!! Me ìsse “ciao”, co’ un filìttu ‘e voce, e j é respusi co’ lu... “ gnottecóne “, fece un sorìsu e poi ‘na spennazzàta, che mo’jé cào pe’ tèra, a pecorone. Ce retroèssimo ‘nzéme rabbracciàti senza sapillo, come a lu passatu... e retroèssimo sùbbitu l’intesa a... Santa Chiara... jo’ pe’ la discesa...! Ne’ lu conturbaméntu appasimàtu, scordènnome l’acciacchi dé la... “ ‘ntina me ‘ntisi dé scrocchíàmme éste quattr’òssa facènno mòssa farza, co’ la schina... lu olóre lu smorzài ne’ li bacitti, ne’ la reòtena dé li sentimenti, ma éssa, pe’ responne a... tantu affettu, se ‘ntése smucicà... du’ énti finti...! Me misi a biastimàne Santapucca, mentre resistemàva la... parùcca e, pe’ accummiàsse poi li “bigudini”, me montò própiu sópre a li lopini..! fatto naturale. E così è stato. Ci lascia un patrimonio di cultura popolare che dobbiamo saper conservare e tramandare ai nostri figli, nipoti ecc... Il teatro dialettale è sempre vivo. La poesia di meno. La prosa langue. Speriamo che la scomparsa materiale di Vincenzo sia di stimolo ai giovani per andare avanti. Buon lavoro e addio Vincenzino, non ti dimenticheremo mai. Gianfranco Paris Ce reguardèssimo ‘mpo’ mortificàti, mentre che la passiò s’era... “ammosciàta” e ce lo ìsse che no’ era aria lu entaréllu friscu dé la sera. PROFUMERIA “DI GREGORIO” Sonava Santa Chiara própiu allora, chiamènno li cristiani a la preghiera... entrèssimo anche nui, ma fòre orariu, pe’ dicce, còre a còre, lu... ROSARIU..!! Felicétto ha rannoàtu: la bottéga ha repulìtu, lu negòzziu l’ha allustràtu, co’ li spécchi l’ha abbellìtu! LA FEMMINISTA E LA CASALINGA E l’ha fattu co’ lu scòpu dé sta a passu co’ li tempi: lu commèrciu mo’ è cagnàtu... qué bo’ fa?... Repenzaménti? «Fréllecate commà, qué campi affà? Sta sempre rentanàta drento a casa, non senti mai bisognu dé scappà e lavi e stiri e non te godi cosa!... Oji la fémmena ha da partecipà a la vita sociale, èsse aggiornàta... co’ lu progrèssu dé la società la parità l’aémo conquistata! Io pràtico, presémpiu, la pulìtica, faccio parte dé un clùbbe femminista, me so’ struita, sàccio tuttu àntu!!! Bo’ edé, co’ ‘na domànna te confònno?... Presémpiu se t’agghièo chi era... “Marze” (*) io so’ sicura non me sa respónne... dimmelo su... lo ìdi? No’ lo sane se qué ha fattu dé róssu istu grand’òme?!» «No’ lu conòscio no’ ‘stu personaggiu», mortificata je’ respònne Nena.... «Io, mappérò, conóscio Madalèna bo’ edé no’ la conusci ésta persona?!!» «Pobbè, m’accosta “Marze” a Madalèna... Chi è ‘sta scenziàta, tantu in vista?» « E’ élla che maritetu bà a tròa, quanno sàlli a lu “clubbe femminista”!!!» (*) Marx Legatoria “La Reate” Via Picerli, 23 - 02100 RIETI - Tel. 0746/48.25.98 (per ricordare l’amico scomparso Felice Di Gregorio) Se lu ìdi, quant’è béllu, è un piacere a remiràllu, vetri, specchi, pavimenti, da pe’ tuttu te ce ‘ncanti! E la róbba che sta ‘spòsta? Un cajólu dé profumi, una sóma dé bellétti, scattulétte... scattulùni! Tutta mèrce dé gran classe pe’ fa bèlle le signòre, che bàu lòco a rannoàsse... “l’argoménti”, a tutte l’ore. Bo’ la róbba pe’ le rughe? L’ùffiu grassu bo’ spianàtte? Te repènne ‘mpo’ dé trìppa? Le “cipólle” bo’ leàtte? Bo’ apparìne “conturbante”, ‘mprofumàta e “affascinante”? Sempre tròi un prodòttu adattu lòco là, da Felicétto! E li prezzi?... So’ “bróccàti”, non ci sta d’aé paura, me l’ha ìttu Felicétto... “gróssi” solu dé... “scrittura”!! Vincenzo Marchioni 4 ATTUALITA’ MONDO SABINO DEBITO PUBBLICO ITALIANO E REMOTE PROSPETTIVE DI RISANAMENTO Nel 2010 l’ammontare del debito pubblico italiano, secondo stime del Ministero dell’Economia, ha raggiunto l’ammontare di circa 1.840 miliardi di Euro pari al 118,5 % del PIL. Dal 2006 ad oggi lo stesso è sempre cresciuto,in valore assoluto, con un tasso di incremento medio annuo di circa il 4% (il valore del 2006 era pari a 1.584 Miliardi di Euro). Rispetto al PIL l’aumento è stato interrotto da una diminuzione di 3 punti percentuali verificatasi nel 2007 rispetto al 2006 in considerazione di un corrispondente aumento del Prodotto Interno del 4% circa. Nel 2008 quest’ultimo è aumentato dell’1,4% arrivando a misurare circa 1.568 miliardi di Euro mentre negli anni 2009 e 2010 lo stesso si è attestato su valori inferiori a tale dato rispettivamente del 3% circa e dello 0,8% circa . Nonostante la ridotta differenza tra il PIL del 2008 e quello stimato per il 2010 (0,8% circa) il disavanzo (la crescita del debito) in quest’ultimo anno è stato pari a circa 77 miliardi di Euro contro i circa 43 Miliardi di Euro del 2008 (circa l’81% in più). Tale incremento non è giustificato dalla spesa per interessi passivi (contrattasi dell’11% circa rispetto al 2008 per effetto della riduzione dei tassi) ma consegue allo squilibrio del saldo primario ( differenza tra spese al netto degli interessi ed entrate) che nel biennio 2009 – 2010 ha raggiunto valori negativi (rispettivamente Euro – 9.512 milioni ed Euro – 5.056 milioni). La pubblica amministrazione , nel biennio citato , non è stata in grado di tenere sotto controllo la spesa corrente che ha subito un incremento per effetto della crescita delle prestazioni sociali e dei redditi da lavoro dipendente. Dal 2000 al 2009 la stessa è cresciuta dal 46% al 52% del PIL men- tre le entrate hanno fatto registrare un aumento dell’1% (dal 45% del 2000 al 46% del 2009). La situazione di crisi , caratterizzata da un decremento del 20% del valore aggiunto dell’industria, ha fatto esplodere la spesa per ammortizzatori sociali , tra cui la Cassa Integrazione Guadagni ed i Contributi alle grandi aziende statali in crisi. L’elevatissima pressione fiscale e contributiva che in, molti casi, supera il 50% dei redditi imponibili, ha già prodotto un effetto scoraggiante degli investimenti al punto che , tra i paesi europei, l’Italia è la nazione in cui il PIL, nel periodo 2000 – 2010, è cresciuto di meno (appena l’1,4 %). I primi tre trimestri del 2010 hanno fatto registrare un incremento del PIL italiano superiore all’1% su base annua, ma anche se tale andamento fosse confermato, non sarebbe in grado di far diminuire il differenziale annuo tra spese ed entrate della P.A. in misura superiore a 0,8 punti del PIL (tra maggiori entrate fiscali e minori spese per ammortizzatori sociali ). In tale situazione il Deficit annuo si attesterebbe intorno ai 60 – 65 miliardi di Euro e condurrebbe il debito pubblico a superare la soglia dei 2.000 miliardi di Euro entro il prossimo triennio (il ritmo di crescita annuo medio dell’ultimo triennio è stato di circa 80 miliardi di Euro). L’enorme debito accumulato potrebbe costringere il Tesoro ad aumentare il tasso di interesse sui titoli pubblici rispetto a quelli di stati più virtuosi e ciò comporterebbe un aggravio per il Tesoro di almeno 10 miliardi di Euro all’anno. In proposito il Ministro Tremonti sta tentando di far trasferire in sede Europea l’attività di emissione dei titoli del debito pubblico per conto degli stati dell’area Euro; ne deriverebbe una riduzione dei tassi di interesse ed una minore esposizione Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011 Il Rotary Club Sabina Tevere Comunica Il Rotary Club Sabina Tevere sta completando il progetto di realizzazione di un forno per la panificazione nella città di Bamakoo, Capitale del Mali, con la collaborazione del Rotary Club locale e di una ONG che gestirà materialmente il forno. Il programma prevede l'addestramento di due operatori presso la Associazione Italiana Pizzerie che fornisce gratuitamente il materiale didattico ed i servizi di formazione. alle eventuali azioni speculative ma anche un peggioramento del sistema finanziario dei paesi ad economia trainante come la Germania. In definitiva, la situazione attuale impone l’immediata diminuzione della spesa pubblica di almeno 3 punti percentuali del PIL e cioè di circa 46 miliardi di Euro all’anno. Si potrebbe, in tal modo, avere una riduzione del deficit al 2% del PIL grazie anche ad una corrispondente diminuzione della pressione fiscale e contributiva che possa compensare l’effetto demoltiplicante della contrazione della spesa pubblica. Dato che le spese correnti per acquisti di beni e servizi sono già state oggetto di compressione nei provvedimenti governativi degli ultimi tre anni, è inevitabile la riduzione del personale dello stato e degli altri enti pubblici e l’innalzamento dell’età pensionabile. Gli stipendi del comparto pubblico, inoltre, dovranno essere equiparati a quelli del settore privato e sarà necessario usufruire di economie di scala nell’ambito della sanità e dei trasporti regionali non sempre compatibili con una gestione federalista. Da una relazione del Ministro dell’Economia è emersa la possibilità di collocare sul mercato, al fine di contrarre il debito, una parte del patrimonio immobiliare e mobiliare pubblico anche se lo stesso, al netto delle passività, ha fatto registrare, nel periodo 2004 -2008, una diminuzione di circa 165 miliardi di Euro. In assenza di tali provvedimenti il deficit e quindi il debito continueranno a salire in una situazione economica stagnante per effetto dell’elevatissima pressione fiscale e contributiva. Il tentativo di incrementare ulteriormente la pressione tributaria con vari strumenti accertativi e sanzionatori rischierebbe di creare allarme sociale con conseguenti disinvestimenti nonché fuga di capitali e risorse umane dal nostro paese. Ne seguirebbe un ulteriore impoverimento con riduzione del PIL e con un incremento della spesa pubblica per interventi sociali (la conseguenza sarebbe un peggioramento del deficit). L’ISTAT, con un documento del 29 Dicembre 2010, ha pubblicato i risultati su di una indagine campionaria riferita al Reddito ed alla Condizione di Vita delle Famiglie nel periodo 2008/2009. Per il 2008 è emersa una distribuzione del reddito molto disuguale al punto che l’ultimo quinto del reddito è posseduto da circa il 40% delle famiglie (l’Indice del Gini è pari a 0,314). Tale ripartizione, come è noto, penalizza più incisivamente le famiglie residenti nelle regioni meridionali e meno pesantemente coloro che possiedono la casa in proprietà. La crisi di produttività ed il ristagno economico, pertanto, hanno impoverito le famiglie già economicamente più deboli e, in particolare, quelle le cui entrate non sono basate su redditi fissi. Le paventate misure correttive di finanza pubblica determinerebbero un considerevole miglioramento di tali situazioni di marginalità anche con una significativa riduzione del peso contributivo e con un conseguente stimolo all’occupazione. Dr. Enrico Maria Ubertini BORTONE ARREDA Mobili IMPIANTI ELETTRICI Via O. Di Fazio n. 48 - R I E T I Loc. Zoccani - Belmonte in Sabina (RI) Alberti Luigi Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011 CINEMA Ugo Fangareggi Appunti per una biografia d’autore LE AVVENTURE DI GERARD Sapere quello che c’e stato dietro un film importante prima di realizzarlo è di un divertimento unico. Qualcosa del genere lo dice un libro sulle “stelle” hollywoodiane di Carlo Sartori. La produzione cercava una ragazzina come protagonista di un film, “Pollyanna” credo, hanno cominciato a parlarne 3anni prima, creando un movimento tale con giro di dollari che se, a quel punto non giravano il film, ormai il guadagno c’era comunque. Una cosa simile è’ successo a me e a Delle Piane, nel film: “Le avventure di Gerard” nel 1969 di Jerzy Skolimowski, detto Yurek; amico e cosceneggiatore di un altro polacco “furbetto” R.Polanski. Il regista aveva scelto noi x fare i 2 servi goyeschi della contessa Claudia Cardinale dopo centinaia di provini. Un baget di 5miliardi5 di lire. Noi avevamo un autista privato con segretaria e 200.000 lire alla settimana, x 18 settimane. Una pacchia! Inoltre dopo il film io e Carlo avevamo 8 proposte x altrettanti lavori. Gerard, 1 strano ambasciatore di Napoleone gira x l’Italia commettendo dei guai dai quali ferra’, x deretano, sempre fuori ed ogni tanto incontra questa contessa alla quale rivolge le sue grottesche attenzioni, e noi eravamo appunto i servi della stessa. Jurek, aveva la sua roulotte ed una mattina che non c’era l’acqua calda, andammo tutti a casa. Corteggiando la Cardinale, passava + tempo a spiegarle le scene che stare sul set. Tutte le mattine arrivava un cammion che portava un albero sul quale noi “servi” dovevamo essere impiccati x volare in cielo; doveva essere a disposizione del RE-gista ogni momento che gli sarebbe girato di girare quella scena. Credo che quell’albero abbia guadagnato “l’ira dio”. L’aiuto regista, il grande Tony Brandt (che una sera ci diletto’ con letture del Belli dicendo che lui e Blasetti erano gli unici che riuscivano a leggere il poeta romano come andava letto ed era vero) x ragioni di zelante sicurezza ha sospeso il ciak xchè in una strada di campagna che io e Carlo dovevamo percorrere, si rischiava di cadere nella curva che finiva su un praticello, conclusione 2 ore x costruire quella, quasi inutile, pedana di protezione. Due inquadratura o forse tre, era il massimo di girato giornaliero. Eravamo dei “DIVI”, assieme a Peter McEnery, Eli Wallach, Claudia Cardinale ancora con Cristaldi e il grande, gentile, stupendo Jack Hawkins gia’, putroppo, tracheotomizzato. La produzione non riusciva a far terminare il film, xcui fece venire il regista Jiri Menzel ad affiancare Yurek affinchè non si protraessero +, o x lo meno, accelerassero le riprese. Secondo la produz. la scelta del regista da affiancare era dovuta al film che fece “Treni strettamente sorvegliati”1966. La cosa era IRONICA e le cose continuarono talquali. Finite le riprese, del film non si seppe + niente. Dopo due anni, uscì in 1 sala a Rm e rimase 48 ore. A distanza di tempo si e’ venuto a sapere che la produzione era stata costruita x ragioni di tasse, quindi facendo FINTE terribili; il film anche se non usciva, tutti ci avevano guadagnato. Primus inter pares, Yurek che in Inghilterra si produsse il suo film “La Ragazza del bagno pubblico” vincendo dei premi. Degli 8 lavori io e Carlo facemmo solo “Quelli belli siamo noi” film casalingo, anche quello uscito 3 ore. Comunque, oltre alla delusione, è rimasto un ricordo indelebilmente…AVVENTUROSO! Nella foto, noi e il grande Jack. Alla prossima…avventura. Ossequi a tutti. MONDO SABINO MARIO MONICELLI C’era una volta un mio amico, Giorgio Sbaraglia, giornalista-scrittore di Teatro, ke sosteneva di imparare di + assistendo ad una messa in scena di un lavoro di Strehler, ke tutti gli studi ke aveva fatto. E’ verissimo! Io ho debuttato con L.Squarzina, ho continuato con De Lullo, G.Cobelli con L.Comencini, D.Risi, Fellini e Gassman…e mi fermo qui, posso confermare, a tutto titolo, ke il mio amico aveva ragione! Con il rude M.Monicelli ho vissuto 2 mesi e 20 giorni in occasione della sua decisione di scegliermi x il ruolo di Mangoldo nell’ “Armata Brancaleone”. Tutto e’ stato scritto su di Lui, poco resta di kullo ke posso dire, lo dicono i suoi films; aggiungo solo ke x me e’ stata un esperienza unica; affascinante, rude, un poco “fascista”, kando si doveva girare, nel metterti sotto kando dovevi correre e farmi sbattere da una parte all’altra, colto e affabulatore meraviglioso. In seguito mi chiamo’ x vedere se andavo bene x un ruolo in “Amici miei” ma non se ne fece nulla, x kestione di eta’. Lo rincontrai a Narni, un paio di anni fa, in occasione del festival dei films restaurati e al nostro incontro io disse: “Sono molto emozionato” e lui rispose: “Non si vede” ed io: “Si vede ke sono diventato un grande attore” ed una risata ci accompagno’, assieme a G.Montaldo (direttore del festival), Alberto Crespi (il filosofo del cinema), Steve della Casa (il chimico del cinema) ad una Luculliana cena. La sua macchina ci accompagno’ a Roma, prima in Via dei Serpenti, dove abitava, poi a casa mia. Mi sono addormentato con l’immagine della sua faccia: intelligente, spiritosa, severa ke racchiudeva umanita’, saggezza, laicita’ e liberta’ ke ogni uomo dovrebbe avere. Grande uscita di scena di un grande uomo. Cia’ Mario e tante grazie. Ugo Fangareggi 5 6 ATTUALITA’ MONDO SABINO Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011 PRO LOCO DEL TERMINILLO Forse questa è la volta buona che il Terminillo riesca a risorgere dalle sue ceneri Dopo un lungo periodo, durato qualche decennio, che ha visto accavallarsi o succedersi pasticciate e disordinate gestioni delle attività ludico sportive che avrebbero dovuto far vivere il Terminillo, condotte da più o meno volenterosi imprenditori della nostra più importante stazione turistica, dopo vari tentativi, messi in atto con la coop. “Tercop Terminillo” o in seguito a qualche barlume di rinnovata attività tentata da altre collettività associative similari, presto anch’esse miseramente spentasi, dalle sue ceneri, una rinnovata “Araba fenice” ha di nuovo spiccato il volo, che questa volta sembra voglia librarsi in aria con rinnovato vigore e con la voglia di rimanere in volo il più a lungo e nel migliore modo possibile. Già durante la scorsa stagione estiva, ci fu un tentativo da parte di un gruppo di giovani volenterosi, di svegliare il Terminillo dalla sua situazione di dormi-veglia nella quale si barcamenava da lunghissimo tempo, ed i risultati ottenuti da questo intrepido gruppo, molto “caciarone”, ma altrettanto efficace, che non solo restituì un po’ della ormai perduta vitalità alla nostra montagna, ma produsse l’effetto di far risvegliare un altro gruppo di persone, ormai in letargo da circa tredici anni, che anch’esso, quasi improvvisamente, risorse come l’uccello mitologico pocanzi ricordato, Nella scorsa estate, riunioni di disparate persone, si alternarono ad altrettante riunioni di altre disparate persone, che però avevano il comune intento di raggiungere lo stesso traguardo, cioè il risveglio ed il conseguente rilancio della stazione turistica montana, ma non ci riuscivano poiché erano l’uno contro l’altro armato. Questi due disomogenei gruppi, con l’aiuto delle opposte politiche locali, senti! senti!, quasi che le stesse si ricordassero della storia degli asini di Buridano, capirono entrambi, che se volevano confluire verso lo stesso traguardo, sarebbe stato meglio che avessero unito le energie per risolvere il problema comune. Così avvenne il 30 novembre scorso, data fatidica per il Terminillo, poiché in quel giorno si incontrarono i due “asini” che si guardarono in faccia, finalmente si compresero, e con il migliore accordo, quasi fraterno, con la benedizione delle istituzioni politiche e turistiche locali, costituirono la nuova Pro Loco del Terminillo, liquidando in modo definitivo le precedenti pro Loco, nate non bene, e vissute male. La politica, questa volta, era stata non matrigna, ma madre generatrice di una nuova creatura, sana, vitale e soprattutto piena di rinnovata energia. Alvaro Salvatori, nominato con prolungato applauso, presidente di questo rinnovato sodalizio, composto da 13 volenterosi compagni di cordata, fu soddisfatto della propria nomina anche se subito intuì il gravoso compito che le sue ancora giovani spalle avrebbero dovuto sostenere. Ben presto i suoi validi e giovani collaboratori, seppure tra insidie e diversità di vedute, figlie delle diverse esperienze acquisite nel complesso montano, si unirono nell’intento di sfrondare subito il Terminillo da quelle piccole ma ormai incallite metastasi che stavano per far soccombere la morente stazione turistica. Si riunirono più volte, e chiamarono al loro tavolo tutte, ripetasi “tutte”, le istituzioni locali, politiche e turistiche, sportive ed imprenditoriali, e tutte le forze militari, le quali, “tutte”, in un quasi protocollo d’intesa, sigillato dalla successiva riunione tenutasi nella sala riunioni della prefettura reatina, alla presenza del Prefetto Dott.ssa Clara Merolla, diventarono “nuova norma- tiva” da essere osservata e rispettata e messa in atto da tutte le istituzioni presenti. Da quel momento, al Terminillo, tutti hanno potuto notare un diverso atteggiamento da parte di queste istituzioni, le quali, seppure talvolta hanno inconsapevolmente creato piccole disfunzioni, dovute all’inesperienza del nuovo andamento gestionale della stazione turistica, hanno anche ben assolto tutti i loro compiti. I parcheggi di piazzale Zamboni, di Pian de Valli, di Campoforogna e del piazzale della “Malga”, sono risultati utilizzati in modo ottimale, come pure si è ottimizzato il numero delle autovetture parcheggiate sulla provinciale 4 bis “RietiTerminillo” dove non si sono creati i soliti disagi per il blocco della strada, che si presentavano in precedenza. In collaborazione con il Comune di Rieti, e con Antonio Perelli, assessore per il Terminillo, degnamente rappresentato dal dipendente “Ermanno”, si e’ attivato un servizio di ambulanza, sul posto, con 2 infermieri, un autista ed un portantino. Una navetta, dell’ A. S. M., con servizio gratuito, molto apprezzato dai numerosissimi utenti, ha infine collegato i vari parcheggi del comprensorio montano. Anche con l’appoggio della Provincia, ed in particolar modo con la collaborazione di Alessandro Mezzetti, assessore al turismo, si sono condivisi diversi eventi. Con il sostegno dell’A. P. T. e del suo dipendente del Terminillo “Domenico” a cui va indirizzato un dovuto segno di riconoscenza per la sua valida collaborazione, tra l’altro, si sono riaperte le piste di bob, riattivate dopo 2 anni. Una serie di altre manifestazioni ludico-sportive hanno degnamente riempito e caratterizzato le giornate che hanno preceduto e seguito le festività invernali, come pure, caldarroste, vin brulè, e bruschette, con l’accompagnamento del gruppo folkloristico “Falacrinae” di Cittareale hanno allietato la folta presenza dei turisti, dando un rinnovato slancio per il movimento turistico presente, il tutto, al momento, tramite l’autofinanziamento dei soci stessi della Pro Loco, ed in particolare del socio Renato Giuliani che ha fornito gratuitamente buoni consigli e ….parecchie lattine del suo ottimo olio. Il programma per la prossima estate presenta già un calendario pieno di eventi, tutti molto interessanti, ma le priorità programmatiche della Pro Loco, sono ancor più indirizzate alla ripresa del funzionamento dell’intero complesso degli impianti di risalita. Fornendo una continua collaborazione ai titolari della Soc. Funivie del Terminillo, si sta studiando il piano per il totale ripristino degli impianti stessi, soprattutto per ridare vitalità alla zona di Campoforogna, diventata in questi ultimi tempi la Cenerentola della stazione turistica, e del “Conetto”, dove esiste il rifugio alpino “Massimo Rinaldi”, il cui titolare Pierino Ratti, ogni giorno deve raggiungere a piedi. In questo periodo, gli organi della stampa, della televisione e della radio, locali, regionali e nazionali, unitamente ai siti web del Terminillo stesso, hanno dato ampio risalto alle attività promosse da questa neo Pro Loco, il cui presidente, noto commerciante della zona, ha dovuto tralasciare la sua impresa commerciale per potersi dedicare pienamente e proficuamente ai suoi nuovi incarichi ormai noti dalle persone “che contano” e che potranno seriamente contribuire al rilancio delle attività turistiche di questa montagna, non più, ahinoi! “Montagna di Roma”, ma ormai considerabile a tutti gli effetti, “Montagna di Rieti”, al servizio però, del turismo laziale, umbro e marchigiano, che ormai affolla il Terminillo in misura preponderante. Luigi Bernardinetti Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011 STORIA MONDO SABINO 7 ASSOCIAZIONE CULTURALE AMICI DELLA SABINA Compendio della Lectio Magistralis tenuta da Gianfranco Paris, Membro del Consiglio direttivo della Sezione di Rieti dello Istituto di Storia del Risorgimento, nell’aula Magna dello Istituto Magistrale “Elena principessa di Napoli” in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e del 162° della proclamazione della Repubblica Romana sul tema RIETI NEL RISORGIMENTO Attraverso i fatti del 1821 - 1831 - 1848/49 - 1860/61 - 1867 - 1870. Rieti nel Risorgimento braio 1831. Prima di essere fermato alcune truppe erano arrivate anche a Rieti dove li aspettavano un gruppo di rivoluzionari reatini asserragliati alle pendici dei Cappuccini di Colle San Mauro, ma allo scoperto. Uno scontro avvenne a Porta d’Arci, ma mancò l’appoggio della popolazione che rimase fedele al papa, e furono subito sconfitti. Il moto comunque diffuse nella città il seme delle idee liberali nella popolazione. Infatti qualche mese dopo si intensificarono riunioni sediziose e attività di cospirazione e cominciarono a circolare coccarde, bandiere e libelli satirici. La città di Rieti registrò nel Risorgimento una partecipazione attiva della popolazione che fu coinvolta in quasi tutti gli eventi che si verificarono prima del 1861, anno della proclamazione del Regno d’Italia, e fino alla conquista di Roma del 1870 con la breccia di Porta Pia. 1821 La prima azione avvenne nel 1821 durante i moti costituzionali che interessarono il napoletano in data 7 e 8 marzo 1821. L’esercito di Guglielmo Pepe, generale murattiano che comandava l’esercito costituzionale del regno di Napoli del borbone Ferdinando I che, dopo la Restaurazione, aveva concesso con riserva mentale una costituzione sull’esempio della Spagna, affrontò l’esercito austriaco comandato dal generale Frimont che era stato inviato dalla conferenza di Venezia a restaurare a Napoli l’ordine sancito con la Restaurazione del 1815 con il consenso dello stesso Ferdinando I, mentre il medesimo professava ufficialmente fedeltà alla costituzione appena concessa. Lo scontro si svolse nei pressi del confine tra lo stato pontificio e il regno delle due Sicilie e precisamente accanto alle pendici di Colle S. Mauro e del colle della Lesta, lungo valle Oracola e lungo la via Salaria vicino a Porta Romana e sulle alture di Sala, lungo la pianura di Villa reatina e Vazia fino a Castelfranco, coinvolgendo nella ritirata le gole di Antrodoco attraverso le quali Pepe cercò di ripiegare verso Napoli. L’armata costituzionale, che era formata da regolari dell’esercito napoletano più volontari abruzzesi e cicolani, ebbe la peggio anche perché i volontari non erano addestrati alla guerra e si sbandarono. Tracce odierne della battaglia si hanno a Villa Reatina dove la via principale si intitola via Lesta della battaglia, colle che si trova di fronte a destra della contrada reatina andando verso L’Aquila. 1848–49 1831 Il principio del non intervento della Monarchia del luglio 1830 proclamato da Luigi Filippo di Francia, incendiò di nuovo l’Europa e di conserva gli stati italiani. L’8 febbraio del 1831 venne dalle Legazioni proclamata la decadenza del potere temporale dei Papi e il 26 si costituì il Governo delle province unite. Rieti faceva parte di queste Legazioni. Papa Gregorio XVI, eletto da poco, era un reazionario di vecchio stampo che aumentò l’insofferenza delle popolazioni dello stato Pontificio. Furono costituiti due corpi armati di difesa del nuovo Governo. Il secondo, chiamato Vanguardia, fu affidato al gen. Sercognani con l’incarico di marciare attraverso l’Umbria verso Roma. Quando il principio del non intervento di Luigi Filippo si rivelò una bufala, per difendere il Governo delle province unite si dovette passare all’azione. Il Sercognani si mise in marcia verso Roma. Ma, a causa della discordia che si registrò ancora una volta tra moderati e democratici, che già aveva fatto fallire i moti del 1821, il Sercognani, che aveva messo il quartier generale a Terni, fu fermato ad Otricoli il 19 feb- A seguito dei moti liberali del 1848 che interessarono tutta l’Europa, la città di Rieti, a partire dal gennaio 1849, visse il momento di partecipazione diretta più intenso e importante di tutto il Risorgimento, e di tutta la sua storia, che la vide protagonista attiva della nascita e morte della Repubblica Romana. Il 17 gennaio il Ministro dell’Interno della Repubblica nominò una Commissione che reggesse le sorti della provincia in attesa che arrivasse il nuovo Preside nelle persone di Ippolito Vincentini, Valerio Vecchiarelli, Ludovico Petrini, Michele Micaeli, Gaetano Bonomi, Marcellino Antonini, tutti membri del Circolo Popolare e patrioti di provata fede che avevano parteggiato per la Carboneria. Il 21 gennaio si tennero le elezioni per la Assemblea Costituente della Repubblica con grande partecipazione di popolo. Si trattò di elezioni a suffragio limitato per censo e riservate ai soli uomini, ma certamente furono le prime elezioni democratiche fatte in Italia. Il vescovo mons. Curoli andò a votare disobbedendo alle direttive di Pio IX e lo fece platealmente scrivendo sulla scheda frasi inneggianti al Papa re. Furono eletti quattro reatini in rappresentanza di tutta la provincia: Ippolito Vincentini, Francesco Battistini, Giuseppe Maffei, Mario Simeoni. segue a pagina 8 8 MONDO SABINO segue da pagina 7 Il 21 gennaio arrivò il nuovo Preside della provincia Raffaele Feoli che divulgò un manifesto per i popoli della città e della provincia di Rieti. Il 26 gennaio morì il vescovo Curoli a causa di un colpo apoplettico che la voce popolare attribuì subito ad una specie di castigo divino per aver disobbedito al papa. Intanto il 13 gennaio Garibaldi aveva ottenuto dal Governo di insediarsi a Rieti per la costituzione della I Legione italiana e perché la città era in posizione strategica per la difesa di Roma e per invadere il Regno delle due Sicilie nemico della Repubblica, intenzione nutrita da Garibaldi. Il 23 gennaio Garibaldi era partito da Macerata con la Legione in via di costituzione. Ma mentre la Legione arrivò via Tolentino, Foligno, Spoleto, Terni, Rieti, Egli per esaminare i confini con il Regio delle due Sicilie passò a cavallo per Ascoli, Arquata del Tronto, Norcia, Cascia, Ruscio, Morro Reatino, dove fu salutato dal patriota Bernardino Blasi, Piediluco, dove proseguì in carrozza fino a Rieti e dove arrivò il 29 gennaio unitamente alla Legione composta da 500 uomini, accolto festosamente dalla popolazione a Porta Cintia, da dove in corteo e con la banda sfilò fino al Municipio. Il primo atto ufficiale della Legione fu di rendere gli onori al vescovo Curoli, che aveva disobbedito al papa, durante il funerale che avvenne il 30 gennaio. Gli ufficiali si sistemarono presso case private, la truppa presso la caserma di via Centuroni, i conventi di S. Antonio al Monte, S. Marone fuori città e quelli di S. Francesco e S. Agostino dentro. Più tardi furono occupate anche la casa pia degli esercizi di S. Scolatica e le scuderie di palazzo Sanizi, di palazzo Capelletti e del convento di S. Domenico. STORIA Garibaldi alloggiò a palazzo Blasetti in via Abruzzi, oggi via Garibaldi dove è apposta una targa ricordo della sua permanenza, occupando tutto il primo piano. Il marchese Colelli si ritirò in quattro stanze al piano superiore. Furono occupate anche le scuderie del palazzo. Il piano terreno fu adibito a sartoria per la cucitura delle divise per i nuovi volontari della Legione che raggiunse oltre milleduecento unità, e nella qualelavorarono tutti i sarti della città. Il 5 febbraio si aprirono i lavori della assemblea costituente e il 9 febbraio fu proclamato decaduto il potere temporale dei papi e ristabilita la Repubblica Romana. A Rieti si festeggiò tutta la notte, furono anche asportati tutti gli stemmi del papato dai palazzi e bruciati in piazza. Fu redatto e divulgato un manifesto a firma del Preside Feoli diretto ai popoli della città e della provincia di Rieti. Il 21 febbraio fu emanato un decreto che proclamava i beni ecclesiastici dello Stato proprietà della Repubblica concedendo però ai ministri del culto una sostanziosa dotazione. Il 24 febbraio fu iniziato in cattedrale l’inventario di tali beni. Ovviamente sorsero delle contestazioni e proteste per gli arredi preziosi, che il 16 marzo furono restituiti liberamente dal Preside ai parroci. Il 26 febbraio arrivò a Rieti Anita Garibaldi proveniente da Genova e ci rimase fino alla partenza della Legione. Intanto si ebbe notizia che truppe napoletane si addensavano a Cittaducale ed un avamposto a S. Rufina per restaurare il papa sul soglio di Roma e iniziarono una serie di scaramucce tra soldati posti sulla linea di confine. Garibaldi sollecitò il Feoli a preparare un proclama che incitava le popolazioni site al confine a sollevarsi in difesa della Repubblica Romana in caso di necessità, cosa Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011 che fu fatta con un manifesto che lo stesso Garibaldi definì “Grido di guerra”, che egli stesso integrò con un appello da Lui firmato. Per verità Garibaldi avrebbe voluto invadere il Regno delle due Sicilie per unirlo alla Repubblica, ma non poté dare esecuzione al suo piano per il precipitare degli eventi. Infatti aveva diramato un proclama ai popoli della Toscana e del Napoletano ad unirsi alla repubblica Romana. In questa situazione per tutto il mese di marzo si verificarono scaramucce tra legionari e regolari dell’esercito napoletano che erano stati inviati ai confini temendo un attacco da parte dei garibaldini. Nel frattempo le casse della Legione si erano fatte scarse e furono costituite due commissioni di mercanti e di possidenti per la sottoscrizione di buoni di prestito da cambiare con i contanti. Ma non essendosi verificato miglioramento fu mandata una commissione a Roma, che tornò con un forte contributo in denaro liquido. Intanto per ottenere il prestito forzoso Garibaldi usò i metodi forti inviando a pranzo a casa dei renuenti cinque legionari per ciascuno. Intanto la Legione si ingrossava con volontari che arrivavano da tutta Italia e il conte Pietro Odoardo Vicentini si diede a percorrere la provincia con lo scopo di reclutarne altri al soldo di due paoli al giorno. Bernardino Blasi di Morro reatino, nel mentre sorvegliava la zona di confine con il regno napoletano, si applicò ad arruolare nuovi volontari e fece contribuire la municipalità di Morro alle spese della truppa. Così presto la città di Rieti divenne una palestra di esercitazioni militari con grande trambusto e suoni di trombettieri. Garibaldi si comportò in modo tollerante verso i religiosi, che erano visti dai legionari come nemici, e fu severo contro i suoi subordinati che offendevano preti e chiese, sempre nello spirito di separazione tra sfera religiosa e sfera laica politica, e anche per dimostrare che la repubblica era equa nei confronti di tutti i cittadini. Diede anche lavoro ai reatini per il rafforzamento delle mura e per altre cose allo scopo di fornire motivo di guadagno a tutti. Per non creare conflitti tra i religiosi e i legionari Garibaldi dispose che i frati si recassero tutti nei conventi non coabitati con i legionari. Intanto per mantenere la disciplina le carceri rigurgitavano di legionari indisciplinati, tanto che fu necessario chiedere al vescovo l’uso delle carceri pontificie. Scoppiò anche una rissa sul ponte romano presso le due porte tra legionari lombardi e romagnoli. Ci scappò il morto. Garibaldi accorso sul luogo con il fido Agugyar sedò il tumulto a sciabolate e ne rimase molto affranto. Il Lombardo morto fu trasportato in Duomo e lì seppellito. Il 4 aprile arrivò a Rieti il prete garibaldino Ugo Bassi il quale affisse subito sotto il comune tre suoi sonetti. Il giorno 8, giorno della Pasqua del 1849, si chiese al Vicario che il Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011 Bassi celebrasse la messa in Duomo, il Vicario lo concesse, ma non consentì che egli predicasse. Allora Ugo Bassi predicò nella chiesa di S. Francesco e terminò il suo discorso con una ispirata comparazione tra la resurrezione di Cristo e la resurrezione del popolo italiano. Tenne poi un discorso sotto il palazzo Colelli in via Abruzzi, dove abitava Garibaldi. Il Preside Feoli chiese poi al Vicario del vescovo che il giorno dopo, lunedì di Pasqua, si tenesse la processione della Madonna del Popolo. Ma la stessa non si fece per motivi di ordine pubblico per timore di vilipendio alle immagini sacre e per timore che potessero nascere dei disordini tra legionari e mezzadri della piana che sono stati sempre molto attaccati a questa festa, e anche per la pioggia. L’11 aprile arrivò improvviso l’ordine di partire per Anagni attraverso Arsoli e Carsoli. Il giorno 12 arrivarono i deputati Mario Simeoni e Giuseppe Maffei ed il 13, alle sei del mattino, Garibaldi, con la carrozza dei marchesi Crispolti, partì con la Legione che contava 1264 garibaldini accompagnato per un gran tratto da una grande folla, e sotto una pioggia battente che durò due giorni. La partenza dei garibaldini non mancò di lasciare cuori infranti, tanto che due belle giovani di Maglianello, che non erano riuscite ad aggregarsi alla Legione per la ferma opposizione dei familiari, il giorno dopo fuggirono di casa per raggiungere i loro amanti. Garibaldi partendo lasciò un infiammato proclama alla cittadinanza a testimonianza della sua presenza che concludeva così: “Conserverò sempre, siccome conserveranno i miei compagni, una grata memoria di Rieti”. Altro personaggio reatino che partecipò attivamente agli eventi della Repubblica romana fu Adeodato Matricardi, nato nel 1828, che appena ventenne si arruolò nel Battaglione universitario con il quale partecipò agli eventi del 1848 e successivamente alla difesa della Repubblica romana come sergente del 3° Battaglione della I Legione italiana. 1860–61 Dopo l’arresto della II guerra d’indipendenza al Mincio, al quale seguì l’armistizio di Villafranca che consentì l’annessione al Piemonte, per mezzo dei plebisciti, della Toscana, di Parma e Piacenza, di Modena e delle Legazioni insorte spontaneamente, sorse per i liberali reatini il problema di provocare un pronunciamento a favore del Piemonte per evitare che Rieti rimanesse nel patrimonio di San Pietro che rimaneva ancora allo Stato pontificio e che comprendeva all’incirca l’odierno Lazio. Intanto Garibaldi con l’impresa dei Mille premeva da Sud e ci si aspettava che, come era nelle sue intenzioni, invadesse e liberasse anche il regno del papa re. Agli inizi del 1960 si era formata a Firenze una Commissione direttiva per le province romane allo scopo di coordinare i comitati lo- STORIA cali dell’Umbria, tra i quali anche quelli di Rieti e della Sabina, in particolare Poggio Mirteto. Intanto per fermare Garibaldi, che intanto puntava a Roma, Vittorio Emanuele decideva di occupare le Marche e l’Umbria. Intanto una deputazione di eminenti personalità delle Marche e dell’Umbria si recò a Torino da Vittorio Emanuele per invocarne la protezione. Si tentò di inviare anche due reatini, ma non arrivarono in tempo per unirsi al gruppo. Vittorio Emanuele li rassicurò diffondendo l’11 settembre un proclama nel quale annunciava l’occupazione delle Marche e dell’Umbria. Le truppe cominciarono a muoversi lo stesso giorno. Rieti intanto era in fermento, i Liberali mordevano il freno. Quando l’8 settembre arrivò la notizia che le truppe piemontesi erano arrivate a Perugia, Foligno e Spoleto, il conte Vincentini ed il cognato Fiordeponti consigliarono il Delegato mons. Ruggeri a non opporre resistenza poiché le forze reatine del papa erano veramente esigue, così si dette ordine al comandante dei Gendarmi di ritirarsi a Roma. Ma la notizia dell’arrivo dei piemontesi a Rieti non era vera, era stata diffusa allo scopo di provocare il ritiro del presidio dei gendarmi dalla piazza reatina allo scopo di preparare, con un moto popolare, la premessa che avrebbe autorizzato l’occupazione della città di Rieti da parte delle truppe piemontesi, perché la delegazione che si era recata a Spoleto per invitare il gen. Brignole ad occupare Rieti aveva ricevuto un rifiuto poiché il generale aveva ricevuto solo l’ordine di occupare le Marche e l’Umbria. Fu costituito un Comitato provvisorio che si presentò al Delegato e gli annunciò che il potere temporale dei papi a Rieti era terminato e trasferì il medesimo nel palazzo del Conte Vincetini per evitargli l’arresto e la deportazione a Torino anche perché era stato sempre un moderato MONDO SABINO 9 Fu affisso un manifesto e la notte del 22 settembre furono rimossi senza clamore gli stemmi pontifici e riposti nel vescovado. Il giorno dopo 23 la città venne addobbata con bandiere tricolori, i cittadini ostentarono coccarde tricolori e si prepararono a festeggiare l’arrivo dei soldati. Ma l’avanguardia, che era composta da un battaglione del 3° Reggimento granatieri comandata dal maggiore Molossi, venne dirottata a Rivodutri perché era stata avvistata una colonna di superstiti papalini della battaglia di Castelfidardo che cercavano di rientrare nello stato pontificio attraverso il ponte Crispolti. Il Maggiore Molossi sbarrò il ponte e intimò ai papalini di consegnare le armi, cosa che fecero volentieri anche perché erano laceri e affamati dopo il lungo cammino. Intanto arrivarono a Rieti due reggimenti di granatieri accolti con entusiasmo dalla popolazione che ricevettero gli onori militari dalla Guardia civica sotto il palazzo comunale. I soldati furono portati nella chiesa di San Domenico dove furono sfamati e rifocillati, mentre all’esterno la folla tumultuava, imprecava e minacciava. Successivamente furono rimpatriati. Fu nominato Commissario governativo il conte Oreste Brugnoli di Bagnacavallo il quale intimò al delegato Mons. Ruggeri di lasciare immediatamente la città di Rieti, pena l’arresto. Lo stesso partì con una carrozza del conte Vincentini da Porta Romana alla volta di Roma, per raggiungere la quale dovette travestirsi da contadino. Per il 4 e il 5 novembre il marchese Pepoli indisse il plebiscito per le Marche e l’Umbria, compresa la città di Rieti. Il quesito recitava: “Volete far parte della Monarchia Costituzionale di Vittorio Emanuele II?”. Gli aventi diritto al voto erano tutti coloro che avevano compiuto 21 anni e godevano dei diritti civili, gli iscritti nelle liste erano 2.391. Votarono in 1970, i SI furono 1963, i NO furono 3, schede nulle 4. I clericali si astennero. E fu la seconda volta che i reatini esercitarono il diritto di voto in libere elezioni, dopo quelle per la elezione della costituente della Repubblica romana. Il marchese Bartolomeo Vecchiarelli fu inviato a Napoli, dove il re si era recato per incontrare Garibaldi a Teano, per portare a Vittorio Emanuele i risultati del plebiscito. Nella seduta del 22 novembre 1860 del Parlamento piemontese il sovrano accettò l’annessione di tutte le province dell’Umbria. Un decreto del 15 dicembre 1860 univa le province di Spoleto, Orvieto, Rieti e Perugia in un’unica provincia per rendere più omogenea la loro amministrazione, ridurre le spese e le tasse, e rendere più amalgamati i cittadini. Rieti perdette il rango di capoluogo di provincia senza lamentarsene e versò nella cassa provinciale di Perugia 14.000 scudi accumulati. segue a pagina 10 10 MONDO SABINO segue da pagina 9 1867 Subito dopo la proclamazione del Regno d’Italia si verificò nel nostro territorio di confine con il Papato un forte flusso di emigrati da Roma che provocò molta preoccupazione e che fece nascere a Perugia un Comitato di accoglienza per incanalare il fenomeno nella legalità. A Rieti fu costituita una sezione di tale Comitato del quale fu eletto presidente il farmacista Lodovico Petrini, fervente patriota che già abbiamo visto impegnato nei fatti della Repubblica Romana, e che dal 1863 aveva fondato a Rieti la Loggia massonica Sabina, il quale si adoperò non poco con gli altri reatini ad assistere i rifugiati. Intanto si costituì il partito d’Azione, collegato all’Associazione emancipatrice italiana, che aveva sede a Genova, molto attiva nel propugnare la liberazione di Roma dal Papa re e dare compimento ad un’unità d’Italia di marca mazziniana e repubblicana. Ma tale partito era inviso alle autorità governative perché aveva sostenuto il tentativo di Garibaldi fermato dal re ad Aspromonte. Lodovico Petrini, che era capo indiscusso del partito Liberale e Delegato circondariale di pubblica sicurezza, frenò gli ardori azionisti anche perché intanto il partito clericale sembrava rialzare la testa. Il 20 giugno 1966 l’Italia dichiarò guerra all’Austria e fu la terza guerra d’indipendenza che portò, pur deludente sotto il profilo militare, con il trattato di Vienna all’annessione del Veneto alla corona dei Savoia. Intanto Garibaldi, sostenuto da quei liberali che avevano accettato a malincuore l’unità della nazione italiana sotto l’egida dei Savoia, smaniava per la conquista di Roma al cui progetto si dedicava dal 1861 e per il quale aveva rischiato la vita ad Aspromonte. Furono costituiti 14 centri di preparazione dell’impresa. Fu costituito anche il Comitato d’insurrezione di Rieti di cui fecero parte Lodovico Petrini, dimissionario dalla carica di Delegato di pubblica sicurezza, Ippolito Vincentini, che era rientrato dall’esilio guadagnato per i fatti della Repubblica romana e Angelo Dal Buono. Nella sua azione Lodovico Petrini si avvalse della collaborazione di Francesco Bartolozzi, un marchigiano che era stato costretto a trasferirsi a Collegiove dopo i fatti della Repubblica romana e che aveva sposato una Pennesi di Rieti, e Giovanni Mazzatosta di Poggio Mirteto. Il Comitato reatino fu di raccordo tra quelli di Terni e de L’Aquila e preparò una colonna di volontari che fu pronta per la campagna militare nel mese di settembre del 1867. Garibaldi emanò un proclama, e ci si aspettava che Vittorio Emanuele partecipasse attivamente e desse il via all’azione militare. Ma il re ancora una volta deluse per calcoli politici le aspettative della componente liberal–democratica del Risorgimento e cercò di STORIA impedire l’impresa ad ogni costo sconfessando Garibaldi sulla Gazzetta ufficiale del 21 settembre, così Garibaldi fu di nuovo arrestato e rispedito a Caprera. In assenza di Garibaldi i Comitati continuarono la loro azione e decisero di dare vita ugualmente alla Campagna dell’agro romano per la liberazione di Roma. La colonna dei reatini, condotta da Lodovico Petrini, partì il 2 ottobre e dopo 5 giorni si riunì con il resto delle forze a Palombara Sabina. Luogo di appuntamento con Menotti e Salomone. Il 9 ottobre Petrini si spostò a Nerola e il 13 ottobre avvenne lo scontro di Montelibretti dove la colonna reatina riportò la vittoria sugli zuavi pontifici. Intanto le altre colonne garibaldine continuavano ad affluire assistite e rifornite dalla colonna guidata da Lodovico Petrini. Fu costituito un Comitato di soccorso per assistere i feriti coadiuvato da un gruppo di signore che preparavano le bende. A Morro Reatino. Il 14 ottobre Garibaldi ruppe gli indugi, evase dall’isola di Caprera, il 20 era a Firenze, il 22 raggiungeva Terni e il 23 passò per Rieti dove fu accolto trionfalmente e salutò i reatini dal balcone di palazzo Vincentini, in via Cintia, e poi nella piazza principale dove la carrozza fu trascinata a braccia e dove una strabocchevole folla lo festeggiò con entusiasmo. Lo salutò anche Adeodato Matricardi che aveva combattuto nel battaglione universitario della Repubblica romana, aveva militato nella Guardia Civica fino al 1861 e che dopo era diventato ufficiale del regio esercito nazionale. Intanto i carabinieri avevano ricevuto l’ordine di arrestare Garibaldi ma, partito da Porta romana in carrozza, pur inseguito non fu raggiunto. Arrivato a Passo Corese entrò, con i Garibaldini eccitati dalla sua presenza, nell’agro romano, territorio dello stato pontificio per iniziare la marcia su Roma. Ma la preponderanza delle forze che difendevano il papato e soprattutto i fucili chasse- Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011 pots dei francesi di Napoleone III, al quale faceva comodo che lo stato pontificio rimasse in piedi, ebbero ragione dei garibaldini che, nonostante gli eroismi di Manterotono, furono sconfitti il 3 novembre a Mentana. Le conseguenze immediate per Rieti furono che il Comitato di assistenza agli emigrati, che aveva propugnato la partecipazione alla campagna dell’agro romano, cessò la sua attività. Stessa sorte toccò al partito di azione. Finì così la febbrile attività di quei reatini che avevano partecipato ai fatti del Risorgimento italiano con spirito liberal–democratico, i quali accettarono il fatto compiuto, come del resto stava avvenendo in tutta Italia. Nel 1868 Lodovico Petrini e gli altri fratelli sciolsero la Loggia massonica Sabina, i cui membri avevano partecipato attivamente tutti agli eventi del 1867. Continuò però la sua attività creando la Società operaia di mutuo soccorso di ispirazione mazziniana inaugurata con una svendita di generi alimentari ed una distribuzione di pane ai poveri per 400 lire, attività che la società condusse in proprio nel corso degli anni a venire avendo come punto di riferimento il retrobottega della farmacia di via Roma. E con questa società promosse a Rieti lo sviluppo dell’industria, arti e mestieri continuando a dare all’Italia il contributo di coloro che avevano vagheggiato un’Italia repubblicana, fondata sui principi della costituzione della Repubblica romana, ispirata da Mazzini, e espressione diretta di un popolo emancipato capace di reggersi sui principi della democrazia, che all’epoca erano una veranovità mondiale. Fu eletto anche sindaco di Rieti. Morì nel 1882 all’età di 69 anni amato e rispettato dalla cittadinanza tutta. 1870 Nel 1870 le truppe francesi furono richiamate in patria a causa del conflitto scoppiato con la Prussia. Era arrivato il momento perché Vittorio Emanuele portasse a compimento il processo di unità nazionale. Nella fase di concentrazione delle forze militari Reti fu scelta come sede della Divisione Cosenz e vi rimase fino a quando l’unità fu chiamata a schierarsi nella posizione assegnatale dal comando generale. Il 20 settembre fu aperta le breccia nei pressi di Porta Pia. Nell’assalto perdette la vita il bersagliere Domenico Martini che apparteneva al 5° Reggimento Bersaglieri di Rieti, 16° Battaglione. 3^ Compagnia. Roma fu così restituita all’Italia. E fu tutt’altra storia di quella vagheggiata da Mazzini, da Garibaldi e da tutti i patrioti che avevano partecipato al Risorgimento nazionale vagheggiando un’Italia liberal–democratica come i Liberali reatini. Prof. GIANFRANCO PARIS Avvocato e giornalista Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011 ATTUALITA’ Forano Quando una raccolta differenziata diventa discarica Ho letto con una certa sorpresa la lettera che Sandro Mancini di “Legambiente Bassa Sabina” ha inviato a Politici e organi di stampa, dove segnalava la presenza di una discarica abusiva sul territorio di Forano in località “Venzani”. Mi sono quindi recato sul posto per costatare, di persona, quanto si afferma nella lettera e posso dire, che la situazione è ben più tragica di quanto mostrano le foto di Mancini, in quanto, i rifiuti hanno invaso anche la sede stradale. L’ultima volta che sono passato per la strada delle Cese o Valle - perché questo è il termine esatto che indica la località - eravamo credo, alla metà di settembre e la situazione era ancora sotto controllo. Ma andiamo con ordine. Bisogna sapere che la località segnalata, in passato era utilizzata come discarica comunale dei rifiuti del paese. Quando entrò in vigore la legge che prevedeva lo stoccaggio dei rifiuti in un’unica discarica provinciale, l’Amministrazione Comunale, decise di bonificare l’area e destinarla alla raccolta differenziata di rifiuti ingombranti quali: mobili, materassi, elettrodomestici. Rifiuti che dopo la raccolta erano selezionati e smaltiti. Il servizio, peraltro encomiabile per il periodo in cui fu istituito, si prefiggeva due obiettivi: la raccolta differenziata di particolari rifiuti e prevenire la dispersione degli stessi, nel bosco prossimo all’abitato o ai bordi di strade poco frequentate. L’area era recintata con un’alta rete e munita di cancello con idonea serratura. I cittadini che intendevano smaltire tali rifiuti facevano una semplice richiesta scritta al Comune che si premurava di inviare un suo incaricato che provvedeva ad aprire il cancello per effet- tuare lo sversamento. Solo la mancanza di un controllo costante da parte delle autorità competenti ha fatto in modo che, in brevissimo tempo, la situazione precipitasse fino a diventare incontrollabile. Il cancello è spalancato e la rete è stata divelta in più punti ed i rifiuti sono un mucchio maleodorante da dove sporgono le cose più disparate compreso materiale di demolizione e vecchi infissi. Ma quello che lascia perplessi, è la presenza di numerose abitazioni che sorgono nei pressi della discarica. Possibile che coloro che le abitano abbiano accettato passivamente che tutto questo accadesse? Che nessuno si sia accorto di chi portava i rifiuti in discarica? Siamo in un paese dove ci si conosce tutti o quasi - ma nessuno ha segnalato quello che stava succedendo. Credo, senza ombra di dubbio, che l’Amministrazione Comunale abbia le sue colpe e dovrà farsene carico, ma la cosa più inquietante è costatare che la gran parte dei cittadini accetti passivamente queste forme di degrado senza muovere un dito, non solo in senso metaforico ma palese. Si può muovere “un dito” digitando una mail o un numero di telefono per segnalare le cose che non vanno. Purtroppo, ci stiamo abituando a vivere in un letamaio. Pian piano, il pattume ci sommergerà, non solo quello reale ma anche quello mediatico. Il pattume politico e istituzionale, il pattume che ci arriva nel piatto, il pattume che fa spettacolo nelle reti televisive. L’unica differenza tra la monnezza vera e quella mediatica, è che quest’ultima non manda cattivi odori. Vincenzo Masi MONDO SABINO 11 12 ATTUALITA’ MONDO SABINO Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011 MORRO REATINO UN LIBRO DI A. DE ANGELIS COME ATTO D’AMORE Alberto De Angelis ha dedicato dal 1964 ad oggi le sue attenzioni alla terra natale, il segmento di territorio situato alle pendici ovest del massiccio del Monti Reatini che comprende i comuni di Morro reatino, suo paese di nascita, Labro e Rivodutri. Essi si presentano al viandante come un balcone dal quale si può ammirare da nord tutta la meravigliosa piana reatina punteggiata dalle macchie tremule del lago di Ripasottile e del Lago Lungo, residui dell’antico Lacus Velinus con sullo sfondo la città di Rieti che dipinge il quadro d’insieme come la scenografia di uno spettacolo teatrale. Su queste pendici passò di certo nel XIII secolo il poverello d’Assisi quando si recava allo speco di Poggio Bustone per le sue meditazioni spirituali. Credo che da allora ad oggi poco sia cambiato nel paesaggio di questa zona. Magari solo le brutture urbanistiche di quest’ultimo dopoguerra, quando la cosiddetta civiltà contemporanea ha cominciato a far capolino anche da queste parti. Alberto, la cui famiglia si era trasferita a Roma quando era ancora ragazzo, vi è tornato a vivere dal 1994. E da allora attraverso l’impegno giornalistico con Mondo Sabino ha cominciato ad occuparsi della diffusione della sua immagine al di fuori del ristretto orizzonte della vista umana. Intanto continuava a scrivere poesie che erano la sua passione. Le migliori sono contenute nella raccolta “Emozioni in uno sguardo”. Poi una “Raccolta di Liriche” in sei volumetti, il romanzo d’amore “Gli occhi che sorrisero” e “Ricordando il Borgo di Don Bosco” di Roma. Dopo aver scritto molti articoli su Labro, Morro e dintorni, cominciò a scrivere anche libri sullo stesso argomento. Cominciò con “Le miniere di Buonacquisto e di Vicchiagnone, che erano una testimonianza recente della vita reale di quella zona, poi ha proseguito con “Labro paese di pietra” ed ora con “Morro Reatino-sentinella del Fuscello”. Con questo libro Alberto fa un compendio della storia e della vita del suo paese natale partendo dalle ori- gini fino ai nostri tempi. Così facendo fornisce ai suoi “paesani” l’occasione per conoscere meglio il luogo e la storia dei loro avi, e realizza un altro tassello del grande mosaico della conoscenza della Sabina. Egli parla di tutto, di storia, di economia, di costume sociale, di folklore, dei luoghi del sacro, dei miti e delle leggende, dei tempi del Risorgimento nel quale Morro registrò la presenza di Garibaldi, quando l’eroe dei due mondi venne a Rieti per i fatti della Repubblica Romana, e fece visita a Bernardino Blasi che lo ospitò, e che dopo lo aiutò nella formazione della I Legione Italiana facendo deliberare dal comune un contributo per il mantenimento dei Legionari, mentre vigilava i confini con il regno delle due Sicilie. Poi riferisce del Brigantaggio che fu particolarmente attivo subito dopo l’Unità del 1861, alimentato dai fautori dei Borboni del confinante regno delle due Sicilie. E parla anche dei fatti dell’immediato ultimo dopoguerra, dei quali è stato testimone diretto perché all’epoca era già adolescente ed in grado di registrare nella memoria ciò che accadeva. Così si parla di Noè Lattanzi, promotore della rinascita di Morro, e di Angelo Renzi. E conclude questa parte con un capitolo dedicato ai “Momenti del terrore del 1944”. Fu questo uno dei momenti più angosciosi della vita dei morresi, prima e dopo la liberazione di Rieti da parte degli Alleati. Prima perché i repubblichini di Salò consumarono varie prepotenze nei confronti della popolazione accusata di proteggere i partigiani, dopo perché alcuni facinorosi, anziché affidarsi alla legge per ottenere giustizia per i torti ricevuti, si abbandonarono a vendette personali. Mentre ci furono casi di rappresaglie a scopo di rapina che nulla avevano a che fare con le vicende politiche dell’epoca. Alberto visse in diretta la morte dello zio Di Lorenzo Pietro detto Peppino, di anni 36 con tre figli a carico, che fu catturato dai repubblichini nella valle Avanzana mentre andava a caccia, come era sua abitudine, scambiato per partigiano, spogliato e fatto morire con lo scoppio di una bomba a mano nelle vicinanze di un casaletto ancora esistente nella valle. Fu un’epoca quella con la quale non abbiamo ancora fato i conti. Si preferisce non parlarne. Ciò però fa covare negli animi un sordo rancore che alimenta un sentimento costante contrario alla pacificazione sociale Bene ha fatto quindi Alberto a trattare l’argomento perché questi sono fatti che fanno parte della carne ancora viva di Morro Reatino ed è bene che se ne parli pubblicamente per esorcizzarli. Il libro termina con un capitolo dedicato a “Spigolature, racconti, proverbi, aneddoti” con ciò fornendo proprio un quadro completo della vita e del paese di Morro Reatino. Gianfranco Paris Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011 POLITICA MONDO SABINO 13 SPAZIO AUTOGESTITO A CURA DEL CONSIGLIERE COMUNALE GIAN PIERO MARRONI DELL’IDV Quando il Sindaco omette i suoi doveri In data 30 Novembre (protocollo 70003) ho presentato un’interrogazione sui permessi rilasciati in Via Turilli, tuttora non ho ricevuto risposta da parte della Giunta. Il 16 Dicembre (protocollo 72777) altra interrogazione sul bando per il progetto di bonifica delle aree industriali dismesse, anche per questa richiesta non ho ancora rice- vuto riscontro. L’articolo 63 del regolamento del consiglio comunale parla chiaro, concede 10 giorni di tempo alla Giunta Comunale per rispondere alle interrogazioni con richiesta di risposta scritta, ma ormai è diventata una “prassi” e una “consuetudine” molto consolidata di questa amministrazione co- munale replicare con notevole ritardo. Un atteggiamento ostruzionistico e di grave intralcio verso i consiglieri comunali, che non possono svolgere la loro attività di controllo politico-amministrativo, come dettato dall’articolo 42 della 267, testo unico degli enti locali. La maggioranza che go- verna il Comune di Rieti spesso utilizza il termine “trasparenza”, ma il comportamento tenuto, ne evidenzia, nella realtà dei fatti, forte disinteresse e scarsa considerazione, gettando ulteriori ombre e dubbi riguardo agli atti sopra citati. Il mancato riscontro alle mie interrogazioni in ogni modo prefigura anche un reato ben preciso, quello di omissione di atti d’ufficio. Pertanto se nei prossimi giorni non mi saranno fornite le risposte alle interrogazioni segnalate sarò costretto a denunciare l’amministrazione comunale alle autorità competenti. Gian Piero Marroni Perché non viene pubblicata sul BUR la nuova variante al piano regolatore? La situazione del Comune di Rieti è ormai fuori controllo, grandi problemi di bilancio, vere e proprie voragini, debiti verso fornitori e imprese della nostra città per milioni di Euro, contenzioso altissimo, sistema della tassazione ai massimi livelli. A questo si aggiunge l’assenza di un’azione politica, di una presenza concreta da parte dell’amministrazione, di un programma, di un progetto della città. La carenza politica viene accentuata ormai da diverso tempo; il Sindaco ha tirato i remi in barca (non che prima remasse con vigore) e gli Assessori remano in diverse direzioni per raggiungere obiettivi e mete personalistiche, perdendo il controllo della politica, del Comune e in particolare del territorio. Il dibattito e il confronto politico sono stati narcotizzati e la città troppo spesso non è informata e non coinvolta, e su molte problematiche stenta a capire, perché volutamente messa in condizioni di non capire. Per questo motivo il sottoscritto e l’IDV hanno scelto la strada della denuncia attraverso le interrogazioni, i comunicati, le lettere aperte, affinché attraverso la stampa, si possa dar conto del lavoro che quotidianamente viene svolto, delle iniziative assunte e sopratutto aprire un dialogo informativo con i cittadini che diversamente restano all’oscuro su quanto avviene a palazzo di città. Un settore dove abbiamo battuto molto negli ultimi tempi è l’urbanistica che è il cuore della programmazione di un Comune, il centro vitale dove si costruisce (o perlomeno si dovrebbe costruire) e fonda lo sviluppo della città futura. In questi anni abbiamo avuto un’urbanistica assoggettata e dominata da alcuni imprenditori del settore edilizio che hanno fatto il bello e cattivo tempo, con l’amministrazione che è stata semplicemente a guardare (solo a guardare?). In poche parole la politica ha abdicato al ruolo di programmazione e direzione. La città è molto cresciuta, ma solo dal punto di vista edilizio, quindi in una sola direttrice, verso gli interessi dei “palazzinari”, che ho avuto modo di definire in Consiglio Comunale i veri “Giganti” di Rieti. Lo sviluppo edilizio e urbanistico è quindi stato costruito in base alle rendite ristrette dei Giganti, lasciando fuori gli interessi più generali dei cittadini. Questo è un metodo che non ci è mai piaciuto e che, in Consiglio Comunale, alcuni di noi hanno denunciato con forza, stante il perdurare di questa situazione. L’urbanistica è stata negli ultimi quindici anni terreno di un grande scontro politico. La madre di tutte le guerre è stata l’approvazione della variante al Piano regolatore. Una storia lunghissima: incarico ai tecnici nel 1990, lavori realmente iniziati nel 1993 (seconda repubblica). Il Piano è stato adottato nel 2002, in maniera a dir poco confusa e privo di tanti e essenziali documenti, in piena campagna elettorale. Approvato talmente male, in fretta e furia per vincere le imminenti elezioni, che il centrodestra dovette riadottarlo poi nel 2004. La variante al piano regolatore è quindi “servita” anche a vincere delle battaglie elettorali ( a favore del centrodestra) come nel 2002. Esso già allora conteneva tanti piaceri e tante promesse. A distanza di anni oggi abbiamo l’Assessore all’urbanistica che afferma in Commissione (4.6.2010) “che la città è stata costruita senza qualità”, e “che la variante al piano regolatore è di fatto superata” (di chi la colpa non è dato sapere). Sulla “Città senza qualità urbanistica”, ci tornerò nei prossimi numeri, posso solo dire che per anni abbiamo detto che si privilegiava troppo il cemento, la costruzione di case, il consumo del territorio, a svantaggio della programmazione e delle regole. Oggi l’assessore ammette la sconfitta del centrodestra, (e purtroppo della citta!!!), dando ragione ad alcuni consiglieri di minoranza che hanno da sempre denunciato questo stato di cose. Voglio invece soffermarmi sul secondo concetto, “la variante al piano regolatore è di fatto superata”. Mi preme ricordare che a Luglio 2010, il Consiglio Comunale, con il solito colpo di maggioranza, ha dato il via libera alla definitiva approvazione. Oggi a distanza di mesi, il Piano deve ancora essere semplicemente pubblicato sul BUR, (Bollettino Regionale) perché diventi effettivamente efficace. Lo strumento cardine della programmazione viene già considerato superato e però non si capisce perché lo si è voluto approvare a tutti i costi, perdendo ulteriore tempo e lasciando nella deregulation un settore dove ormai viene presa la norma che più “conviene”; un giorno magari per gli “uffici” e la “politica” del Comune di Rieti valgono i piani integrati, altre volte il vecchio piano regolatore, altre volte il nuovo, altre volte la Nicolazzi e via cantando. Il problema sta proprio in questo vuoto normativo, perché tanto tempo per pubblicare la variante al piano regolatore sul BUR, e renderla quindi definitivamente la legge urbanistica della città? Perché l’assessore all’urbanistica della Regione Ciocchetti (UDC) non pubblica questa benedetta variante? Quali sono gli impedimenti? Intanto il rischio è che mentre inspiegabilmente la variante al piano regolatore non è legge perché la Regione non trova una tipografia dove stampare il BUR, allo stesso tempo il sospetto è che il Comune accelera per il rila- scio di permessi a costruire in quelle aree che il nuovo PRG impedirebbe, facendo nascere il ragionevole dubbio che ci sia una “sollecitazione” verso la Regione a non pubblicare il nuovo piano. Tutto ciò mi porta a pensare che il problema non sia la tipografia, ma una vera e propria scelta politica, della Regione e del Comune. L’assessore all’urbanistica della Regione Lazio della giunta Polverini di centrodestra è Ciocchetti dell’UDC, in Provincia lo stesso Partito con delega all’Urbanistica ( guarda un po), è in maggioranza con il centrosinistra e sostiene la giunta Melilli. Questo ci fa dubitare anche sulle posizioni assunte dalla Provincia rispetto all’operato del Comune di Rieti nel settore dell’urbanistica. Una doppiezza e ambiguità che non è gradita, anche a tanta parte di elettorato di centrosinistra, che quando si reca a votare lo fa sicuramente per altri valori e coerenza nelle coalizioni, e che sicuramente non ammette inciuci e dubbi su percorsi e obiettivi. Nel frattempo che bolle in pentola? Forse qualche cosa che necessita di un pò di tempo per essere cotta al punto giusto. Il nuovo Piano potrebbe interrompere la cottura e scombinare un pò di affari? Sembra tutto oramai possibile ma: “attenti a non scottarsi”. Gian Piero Marroni 14 SPORT MONDO SABINO BOXE 1980. Giovanni Parisi tredicenne entra per la prima volta in una palestra di pugilato. Dopo un anno debutta a Trezzano nella boxe dilettantistica con il suo primo incontro perdendo per abbandono, dopo aver dominato nelle prime due riprese. La passione e la caparbietà lo portano 8 anni dopo a vincere la medaglia d’oro dei pesi piuma alle Olimpiadi di Seul, battendo in semifinale il marocchino Abdelhak Achik ed in finale il romeno Daniel Dumitrescu. E pensare che era stato convocato all’ultimissimo minuto… “Forse avrei preso una cattiva strada, quando andavo a scuola ero terribile. Fortuna che là trovai una persona, l’insegnante Alida Stringa diventata poi mia amica. Gli altri volevano bocciarmi, lei ha lottato per me, perchè era sicura che nella vita avrei combinato qualcosa di buono. Dicevano che sarei diventato un drogato o chissà che. Aveva ragione lei. Il pugilato mi ha aiutato molto, (…) sono cresciuto, ho imparato a muovermi da solo, nel mondo. A dialogare con la gente, a domare il mio carattere scontroso.” Debutta al professionismo il 15 febbraio 1989 a Vibo Valentia, la sua città natale, che aveva lasciato ad un anno, trasferendosi a Voghera. Vince per ko al terzo round contro Kenny Brown, americano dell’Indiana senza pretese. Neppure tre anni dopo arriva al mondiale. Nessun vincitore dell’oro olimpico è stato tanto rapido a battersi per una cintura iridata. A quel punto Parisi vanta 21 successi ed una sconfitta. L’avversario Javier Altamirano, un messicano dai pugni pesantissimi, ha un record di 36 vittorie con 32 ko, 3 sconfitte e altrettanti pareggi. In palio la vacante cintura WBO leggeri. Il match si svolge a Voghera il 25 RUGBY GIOVANNI “FLASH” PARISI LA VITA NON BANALE DI UN GRANDE PUGILE settembre 1992. L’incontro va oltre le attese per la drammaticità . Parisi finisce due volte al tappeto nel round iniziale, sembra tutto perduto. I colpi di Altamirano sono pietre. Ma Giovanni ha dentro qualcosa di indistruttibile. Round dopo round risorge dal tunnel, ricuce i fili di un discorso tecnico e al decimo round la situazione si capovolge. Il messicano è colpito da un destro che non perdona. Altamirano frana al tappeto senza appello. Un colpo terribile, tanto che il messicano finisce all’ospedale per accertamenti. La stampa italiana si entusiasma. Due difese (l’inglese Michael Ayers, il portoricano Antonio Rivera), poi il tentativo di conquistare la cintura WBC dei superleggeri. Ci prova contro il mitico Julio Cesar Chavez a Las Vegas l’8 aprile 1995, dopo aver combattuto nella capitale del gioco d’azzardo tre volte, battendo Mike Bryan, Richie Hess e il quotato Freddie Pendleton. Vince Chavez, ma per Giovanni una sconfitta più che onorevole. La seconda cintura la conquista il 9 marzo 1996, al Palalido, sempre per la WBO tra i superleggeri. L’avversario è il portoricano Sammy Fuentes. Giovanni ha cambiato completamente lo staff, salvo il maestro di sempre, Livio Lucarno. Andrea Locatelli si affianca ad Elio Cotena (che i tifosi del pugile reatino Vittorio Ferri ben ricordano...) e Salvatore Cherchi che gestisce l’attività del campione. La Gazzetta dello Sport festeggia il Centenario organizza per l’occasione un evento più unico che raro: vengono invitati tutti i campioni del mondo italiani. Arrivano in 18 su 21, una rassegna mai più ripetuta, Sono presenti D’Agata, Loi, Mazzinghi, Burruni, Benvenuti, Lopopolo, Arcari, Bossi, Udella, Mattioli, Antuofermo, Maurizio Stecca, Oliva, Kalambay, Damiani, Duran e Galvano. Mancano solo Rosi e Loris Stecca per lavoro, Nati impegnato a Cuba con la nazionale jr. In questo clima si svolge la sfida per la conquista del secondo mondiale. Parisi Batte l’ostico Fuentes che sembrava fatto di cemento, tanto incassava e replicava, ma all’ottavo tempo la conclusione. Lo stile è quello di Parisi: colpisce con la velocità di un flash fotografico. Fuentes centrato da un gancio destro che accusa vistosamente, tenta di continuare ma viene ancora fulminato da un altro gancio e poi da una scarica: incontro finito. E’ vero, la grande boxe è tornata. La prima difesa da scintille. Lo sfidante è un messicano che ha già detenuto lo scettro WBO nel 199293. Si chiama Carlos Gonzales, ha 24 anni un record da brividi: 82 vittorie e solo 2 sconfitte da dilettante, 45 da professionista con 40 ko, due sconfitte. La sua borsa è di 75 milioni, contro i 185 del campione. Di poche parole, famiglia povera, 10 fratelli e subito al lavoro aiuto panettiere. La boxe sulla scia del fratello Reyes. Il match è un po’ la fotocopia di quello con Altamirano. Giovanni finisce al tappeto nella prima e seconda ripresa, sui destri velenosi di un Gonzales che sembra un giustiziere implacabile. Dopo sei minuti il campione è sotto di quattro punti. Ma Parisi non è il campione per caso, e replica colpo su colpo: alla fine per i giudici c’è parità perfetta ed il titolo resta in Italia. Parisi difenderà la corona altre quattro volte (Rey Revilla, Harold Miller, Nigel Benton e Josè Manuel Berdonce), poi ritrova Carlos Gonzalez ma questa volta il messicano non perdona. Alla nona ripresa Parisi deve abbandonare: “Non cerco scuse. Fino al quinto round era andato tutto bene, perfino troppo, poi al sesto round ho beccato un pugno al naso che mi ha tolto il fiato. Volevo smettere subito, mica potevo fare altre sei riprese senza respirare. Ci ho provato per non deludere l’angolo, che tanto aveva lavorato con me e per me. Ma al nono ho capito che era inutile proseguire. Questa è la vita del ring”. Nel 2000 prova nei welter WBO, contro un altro portoricano Daniel Santos, troppo forte, troppo giovane, troppo pesante e troppo tutto. Fermo praticamente due stagioni, il tentativo si svolge a Reggio Calabria e dura quattro round. L’ultimo incontro quello con il francese Frederic Klose nell’ottobre 2006, per l’europeo welter, in apparenza era un azzardo inutile, troppo fuori tempo. Invece è risultato di grande importanza, e la risposta è nella lettera al figlio Carlos, un testamento di assoluto valore etico di padre. Giovanni anche fuori dal ring, non a cura di Guido Benedetti era uomo da pantofole facili. Va a trovare i detenuti di San Vittore, dove offre e trova una solidarietà incredibile. Qualcuno gli chiede a chi si è ispirato: “Ognuno deve provare ad essere se stesso. Ho cercato di imparare da tanti, a cominciare dal messicano Sanchez, ma se vi dico che ha chiamato i miei cani Marvin, Hagler e Marvellous capirete bene per chi mi sono emozionato”. La psicologa del carcere chiede: Quando è ora di smettere? “Quando suona la sveglia al mattino e non hai più voglia di alzarti”. Arrivano i quarant’anni e a Riccardo Crivelli che va a intervistarlo, dice: “Mia moglie e i miei figli sono la parte più bella della mia vita, ma devo ringraziare il pugilato perché mi ha dato anche i valori per cercare di essere un buon padre”. Sui politici: “Sono sempre gli stessi che dopo l’oro di Seul mi promisero una palestra nuova, mai vista. Per fortuna ci sono gli amici, quelli della scopa d’assi al bar di Medassino, loro non tradiscono mai”. Loro e i ragazzi della palestra, ai quali ha riservato l’ultimo saluto: “Ci vediamo domani e l’ultimo spenga la luce”. Muore il 25 marzo 2009 all'età di 42 anni in un incidente stradale avvenuto sulla tangenziale di Voghera. Dedicato a tutti i ragazzi. C’è ancora tempo per crescere? C’è la voglia? La differenza la fa la VOGLIA. La VOGLIA di voler dimostrare che non siamo capitati qui per caso; che fare un metro in avanti al Fassini è difficile per tutti quelli che hanno una maglia diversa da quella amaranto celeste. La VOGLIA di dare ciascuno il massimo di ciò che ha dentro e a quel punto il fiato per prendertela con i compagni lo hai già finito per sostenerli. La VOGLIA è quella che ti serve per andare a fare la 3,4,5,6,7, ... 1000-esima meta perchè così dimostri il rispetto per i tuoi avversari. Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011 400 metri di autonomia in più. VOGLIA = SANA AGGRESSIVITA’. Per trovare questa voglia c’è solo una ricetta: allenarsi ed essere disponibili ad allenarsi con sacrificio. A tutti noi la palla: martedì, mercoledì e venerdì gli allenamenti. Domenica la La VOGLIA è quella che ti fa fare 4 giri di campo in allenamento invece di 3 perchè sai che domenica in partita hai prossima occasione”. I lavoro che costruisce nel tempo ha un passo uguale e costante; le vittorie richiedono duro lavoro e preparazione. Non sono frutto del caso e non vengono subito. Guardatevi l’un l’altro negli occhi dentro lo spoglia- toio: chiedetevi cosa volete davvero . Fate quadrato, rinsaldate il vincolo d’appartenenza con ogni compagno e ciascuno si meriti la fiducia, il rispetto e l’amicizia col proprio comportamento. Non tollerate atteggiamenti che non costruiscono, aiutate il lavoro dei coach, aiutate voi stessi a crescere. Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011 POLITICA MONDO SABINO 15 SPAZIO AUTOGESTITO La società civile con la Fiom: "Sì ai diritti, No ai ricatti". Firma l'appello di Camilleri, Flores d'Arcais e Hack. Il diktat di Marchionne, che Cisl e Uil hanno firmato, contiene una clausola inaudita, che nemmeno negli anni dei reparti-confino di Valletta era stata mai immaginata: la cancellazione dei sindacati che non firmano l’accordo, l’impossibilità che abbiano una rappresentanza aziendale, la loro abrogazione di fatto. Questo incredibile annientamento di un diritto costituzionale inalienabile non sta provocando l’insurrezione morale che dovrebbe essere ovvia tra tutti i cittadini che si dicono democratici. Eppure si tratta dell’equivalente funzionale, seppure in forma post-moderna e soft (soft?), dello squadrismo contro le sedi sindacali, con cui il fascismo distrusse il diritto dei lavoratori a organizzarsi liberamente. Per questo ci sembra che la richiesta di sciopero generale, avanzata dalla Fiom, sia sacrosanta e vada appoggiata in ogni modo. L’inaudito attacco della Fiat ai diritti dei lavoratori è un attacco ai diritti di tutti i cittadini, poiché mette a repentaglio il valore fondamentale delle libertà democratiche. Ecco perché riteniamo urgente che la società civile manifesti la sua più concreta e attiva so- lidarietà alla Fiom e ai lavoratori metalmeccanici: ne va delle libertà di tutti. Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Margherita Hack Primi firmatari: don Andrea Gallo, Antonio Tabucchi, Dario Fo, Gino Strada, Franca Rame, Luciano Gallino, Giorgio Parisi, Fiorella Mannoia, Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Lorenza Carlassarre, Sergio Staino, Gianni Vattimo, Furio Colombo, Marco Revelli, Piergiorgio Odifreddi, Massimo Carlotto, Valerio Magrelli, Enzo Mazzi, Valeria Parrella, San- Sì della Consulta, sull'acqua ed i beni comuni la parola ai cittadini La Corte Costituzionale ha ammesso due quesiti referendari proposti dai movimenti per l'acqua. A primavera gli uomini e le donne di questo paese decideranno su un bene essenziale. La vittoria dei “sì” porterà ad invertire la rotta sulla gestione dei servizi idrici e più in generale su tutti i beni comuni. Attendiamo le motivazione della Consulta sulla mancata ammissione del restante quesito (quesito n. 2), ma è già chiaro che questa decisione nulla toglie alla battaglia per la ripubblicizzazione dell'acqua e che rimane intatta la forte valenza politica dei referendum. Il Comitato Promotore oggi più che mai esige un immediato provvedimento di moratoria sulle scadenze del Decreto Ronchi e sull'abrogazione degli AATO, un necessario atto di democrazia perché a decidere sull'acqua siano davvero gli italiani. Il Comitato Promotore attiverà tutti i contatti istituzionali necessari per chiedere che la data del voto referendario coincida con quella delle elezioni amministrative della prossima primavera. Da oggi inizia l'ultima tappa, siamo sicuri che le migliori energie di questo paese non si tireranno indietro. Roma, 12 gennaio 2011 drone Dazieri, Angelo d'Orsi, Lidia Ravera, Domenico Gallo, Marcello Cini, Alberto Asor Rosa, Lella Costa. (4 gennaio 2011) Per sottoscrivere l'appello vai su www.sinistrarieti.net. 16 ATTUALITA’ MONDO SABINO Anno XXVI - nº 1 Febbraio 2011 Teorema BRUNO Il 17-2-2011 ricorre il 411° anniversario del rogo di Campo dei Fiori sul quale fu arso vivo il filosofo nolano Giordano Bruno, simbolo mondiale del libero pensiero. Per celebrare l’occasione il nostro direttore ha elaborato il seguente Teorema sul tema “Laicità” che ne approfondisce l’attualità, pur essendo trascorsi ben cinque secoli. Premessa C’è in giro una grande confusione sul concetto di laicita’. La chiesa aiuta a confondere le idee definendo laico il religioso senza “ordini religiosi”, che laico non è. Un religioso non può essere laico perché il religioso è fideista e come tale non è “morso” da dubbi. Un vero laico non può che essere sempre e comunque pieno di dubbi. Il dubbio è la premessa e lo stimolo per la ricerca, metodo indispensabile per la conoscenza. Bruno introduce in pieno medioevo culturale il metodo della conoscenza e come tale opera il primo atto di quella rivoluzione culturale che porterà alla introduzione del concetto di laicità nella cultura occidentale. Conseguenze teoriche Il pensiero umano non può essere condizionato da nessuna fede. Esso deve muoversi alla ricerca del vero nel modo più ampio possibile usando tutte le forze intellettuali a sua disposizione ed ogni metodo scientifico possibile. La libertà diventa essenziale per far uscire dal buio il pensiero dell’uomo. Per libertà si intende la mancanza di qualsiasi condizionamento ideologico o fideistico. Solo la luce della conoscenza potrà illuminare l’esistenza dell’uomo e guidarlo verso il progresso. Laico quindi è l’esatto contrario di religioso. Laico è colui che crede solo in ciò che si conosce e si sperimenta. E sperimentando si va verso il progresso. Conseguenze pratiche Nella vita quotidiana il Laico deve sempre ricercare il meglio per se stesso e per gli altri. Deve cercare di capire e comportarsi in modo tale da non nuocere, ma di essere utile. Nella vita pubblica questa metodologia porta a concepire lo stato in modo etico, cioè inteso al raggiungimento del bene collettivo. Un vero laico non concepisce mai provvedimenti che vadano in senso contrario allo interesse di tutti. Giu- seppe Mazzini, che doveva conoscere bene il pensiero di Bruno, ha elaborato una teoria del potere tutta tesa alla realizzazione dello stato etico. Il pensiero italiano vanta un filone culturale in perfetta linea con il pensiero del Nolano. Ma la maggior parte degli intellettuali fa finta che non esista. Si preferisce seguire “profeti” alieni. I governanti e gli amministratori pubblici se fossero dei veri laici non si comporterebbero come fanno oggi: più tesi verso i loro interessi personali o di gruppo, piuttosto che verso l’interesse collettivo. I dirigenti d’azienda non sarebbero animati solo dal desiderio di fare utili per se e per i loro maggiori azionisti. Magari danneggiando i lavoratori ed i piccoli azionisti, come avviene di continuo. Gli impiegati ed i funzionari non si comporterebbero come fanno oggi fregandosene dei cittadini ai quali dovrebbero fornire i loro servizi, ma badando solo a prendere lo stipendio senza impegno, anzi il più delle volte scansandolo. Conclusione E’ utopistico tutto questo? E’ possibile che il germe della laicità possa dare un contributo a migliorare il funzionamento della nostra società di oggi? Oggi prevalgono nella cultura occidentale dottrine che condizionano in modo determinante la capacità dell’uomo di diventare laico. Non lo vuole la chiesa e non lo vogliono le dottrine politiche predominanti che della chiesa sono l’eguale ed il contrario. Per ora non ci sono grandi chances che il metodo Bruno possa dare frutti immediati, ma non bisogna demordere. Bisogna tener duro. La chiesa è in piena crisi perché, pur se con molto lentezza, la coscienza civile cammina inesorabilmente. Le dottrine politiche di marca marxista e liberista hanno dimostrato tutta la loro fallacità. Ci sono i presupposti perché possa verificarsi un progresso nel senso della laicità delle istituzioni. Bisogna crederci ed operare senza tentennamenti. Gianfranco Paris nuvolarossa Al tempo degli dèi falsi e bugiardi Ormai è la speranza a sentirsi sempre più oggetto di orfanotrofio, trovatella sballottata da una assistenza all’altra e senza avvenire mentre ciò che corrode l’animo collettivo è la forzata accettazione di una sorta di Destino, una ineluttabilità aldifuori di sé perché ormai tutto in mano agli imperturbabili dèi i quali, dall’Olimpo collinare cittadino, gravano sui destini del singolo. Perché un conto essere devoti a San Gettone in forma dignitosamente laica, altro in modo “controriformistico”. La misura? L‘appena accennata “disponibilità” di Antonio Cicchetti a potersi ricandidare per tornare a fare il sindaco della Città, “disponibilità” che ha acceso la insensata ma illuminante reazione di chi vedeva la messa in discussione dei vari se stessi, gente la cui cultura amministrativa ed istituzionale non va aldilà della lettura serale della propria mano. Infatti chi dannosamente e senza una minima grammatura di ridicolo preme questuando una propria e sognata presenza nella Giunta, completamente ignaro non soltanto di sé ma degli ulteriori guasti che una tale oscenità istituzionale potrebbe determinare; chi, fin dai tempi dell’allora assessore Antonio Cantèra, si autonominò nel ruolo di un Catone Censore di quartiere salvo oggi defilarsi dinanzi ad accadimenti di notevole natura eticopolitica e che investono le strutture stesse della Istituzione perché la fredda smania di poter rientrare comunque nella Istituzione risulta senzaltro più forte degli autodecantati principi dell’etica politica inquanto perso un gettone se ne deve conquistare un altro (e fosse soltanto il gettone!); e poi chi, in una catilinaria che ad un falso sdegno addizionava una falsa passione ideologic a, ieri tuonava contro chi si rendeva autonomo dalle incombenze del proprio partito creando gruppo a sé (pur rimanendo nella organicità di una scelta ideologia), mentre oggi lo stesso ex falso sdegnato non soltanto fattualmente contraddice quanto ieri affermato ma cambiando addirittura campo ideologico. Ciò nel più solidale silenzio dell’intercambiabile e complementare Catone di vicolo. San Gettone, San Gettone, quanti peccati si commettoni in tuo nome! Che speranza potrà mai avere una città dove (salvo rarissime eccezioni) si usa la Politica Cicero pro domo sua, una città in mano ad una sparpagliata falange dove maggioritaria sembra essere l’arroganza, la saccenza, la insistita rivendicazione di “Valori” ai quali non si crede, la pericolosità sociale di una classe politica che (salvo qualcuno tenuto molto a bada) emette soltanto materia e non più energia sotto forma di speranza e di futuro, generalmente “gettonotropa” ossia tendente al mantenimento od alla conquista del gettone e quindi portatrice di una pericolosità sociale ed istituzionale che rifiuta la Memoria (“la Storia è maestra di vita“) ma incardinata in una cultura che non va aldilà di un diffuso ed orgoglioso analfabetismo? I FaIsi Catoni, i falsi sdegnati, i febbricitanti tendenti alla giunta. “Al tempo degli dèi falsi e bugiardi” direbbe Dante. Si, ma proprio noi ci dovevamo capitare?