Titolo: Smart Cities, Genere e Inclusione. L’intelligenza dei Territori e le Differenze
A cura di: Flavia Marzano e Maria Sangiuliano
Autoprodotto da: WISTER/SGI e European Centre for Women and Technology
Un ringraziamento particolare a Sonia Montegiove per la collaborazione al lavoro
editoriale.
Questo documento, nelle sue parti originali, è coperto da licenza Creative Commons:
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INDICE
Prefazione, Flavia Marzano e Maria Sangiuliano ........................................................... 3
Sguardi di genere sull’innovazione urbana. Ambiti di ricerca e intervento ...... 5
Smart Cities Genere e Inclusione: un'agenda di ricerca azione europea, Maria
Sangiuliano ............................................................................................................... 5
Donne al governo per un territorio veramente smart: una ricognizione sulla
Pubblica Amministrazione Locale_dopo la legge 215/2012, Flavia Marzano e Emma
Pietrafesa ................................................................................................................. 9
Mobilità di genere e smart city, Patrizia Malgieri ..................................................... 15
Violenza urbana di genere e nuove tecnologie, Rossella Selmini ........................... 17
Il punto di vista della ricerca industriale ICT ...................................................... 20
Le città del futuro: donne e tecnologia, Roberta Cocco........................................... 20
Città intelligenti in chiave hi-tech per assicurare il work-life balance delle donne,
Manuela Lavezzari.................................................................................................... 22
La Smart City del Futuro? Accessibile a tutti e a tutte, Cristina Farioli.................... 25
Partecipazione, governance, openness .............................................................. 27
Agenda Digitale di Genere, Leda Guidi .................................................................. 27
Thinking Smart Doing Gender: ri-pensare il Trentino in un’ottica di genere, Michela
Cozza..................................................................................................................... 30
Openness e Smartness. Occasioni colte e mancate, Sonia Montegiove................. 33
Smart and open community: la via dell’inclusione e della partecipazione, Fernanda
Faini....................................................................................................................... 35
Open Data di Genere. L’esperienza della Consulta delle Cittadine del Comune di
Venezia, Maria Teresa Menotto e Maria Sangiuliano .................................................... 38
Uno sguardo di genere nella applicazione delle politiche di progettazione
partecipata, Sandra Marchesi .................................................................................. 41
Contare e raccontare. Accountability e buon governo di genere, Alessandra Vaccari
............................................................................................................................. 43
Promuovere le e-skills e lavoro delle donne....................................................... 45
Contro il divario digitale e per mettere il web al servizio dello smart working al
femminile, Linda Serra ............................................................................................ 45
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Ragazze Digitali_ una summer school per attrarre le ragazze verso gli studi
informatici, Cristina Bertoli ....................................................................................... 48
L’attività lavorativa, l’opera e l’azione (Gender fake factory) delle donne nella città
Intelligente (Smart City), Marzia Vaccari ................................................................. 50
Incubatore di genere per l’innovazione collaborativa e smart, Isa Maggi .............. 54
Smart cities. Laddove parità e possibilità fanno rima, Francesca Maria Montemagno…
............................................................................................................................. 56
E- health e medicina di genere ............................................................................. 59
Smart Gender Medicine, Fulvia Signani .................................................................. 59
e-health. La persona al centro, Maria Luisa Mintrone ............................................... 62
L’e-health visto dalle donne, Ornella Fouillouze e Giovanna Marsico........................... 64
Amministrare smart. Il punto di vista delle donne elette nelle Pubbliche
Amministrazioni Locali ......................................................................................... 67
Tiziana Agostini, Comune di Venezia................................................................. 67
Maria Luisa Chiofalo, Comune di Pisa................................................................ 69
Milena D'Imperio, Provincia di Pavia .................................................................. 72
Maria Maltoni, Comune di Forlì ........................................................................... 74
Rossella Zadro, Comune di Ferrara .................................................................... 76
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Prefazione
Flavia Marzano1 e Maria Sangiuliano2
La proposta e la creazione di laboratori dedicati ad interpretare le problematiche
delle città e delle comunità intelligenti da un punto di vista di genere all’interno di
una manifestazione importante a livello nazionale come Smart Cities Exhibition è
nata nel 2012 da un incontro fruttuoso tra i percorsi della Rete WISTER (Women
for Intelligent and Smart Territories)/Stati Generali Innovazione e dello European
Centre for Women and Technology, accolto molto positivamente da ForumPA e
Futuro@lFemminile.
Siamo impegnate nella ricerca e nell’azione, in rete, per rendere l’innovazione
urbana inclusiva e sostenibile, a partire da un punto di vista di genere, ritenendo
importante mettere al centro delle politiche per le città intelligenti i bisogni, i punti di
vista, i desideri e le visioni delle donne, nelle loro diversità. Ridefinire il concetto di
intelligenza collettiva delle città partendo dai temi dell’inclusione di genere è
imprescindibile per intendere le smart cities non solo come sistemi di innovazione
tecnologica ma anche come processi di umanizzazione inclusiva, non neutra, delle
stesse tecnologie applicate alla vita urbana. L’orizzonte è quello che dovrebbe
necessariamente portare a stili di vita e di consumo ecosostenibili, date le
emergenze ambientali e climatiche del nostro tempo.
Siamo convinte che alla base di città intelligenti e pienamente inclusive delle donne
ci siano ragioni di giustizia sociale e di valorizzazione delle risorse e dei talenti
femminili, e che queste ragioni debbano tradursi in partecipazione della società
civile delle donne alla governance urbana, ma anche in un loro pieno protagonismo
nel (co) design delle soluzioni tecnologiche.
Flavia Marzano, Presidente di Stati Generali dell’Innovazione, membro dell’Innovation Advisory Group di EXPO2015,
docente alla Sapienza di Laboratorio di Tecnologie per la Comunicazione Digitale, Ideatrice di WISTER, coordinatrice
del Comitato degli Esperti per l’Innovazione di OMAT360, Consulente per la Pubblica Amministrazione e le imprese per
l’innovazione e lo sviluppo della Società dell’Informazione e della Conoscenza, valutatore esperto del V, VI e VII
Programma Quadro della Commissione Europea, Vice Presidente dell’Associazione Italiana per l’Open Government,
blogger per Wired.it,CheFuturo! e Pionero.it. Fa parte del Tavolo di esperti del Comitato di Indirizzo di AgID (Agenzia
Italia Digitale).
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Maria Sangiuliano è Deputy Director dello European Centre for Women and Technology per cui lavora anche come
project manager e ricercatrice, e con cui collabora attivamente dal 2008, coordinando il Punto di Contatto Nazionale
Italiano di ECWT per conto di CISRE/Università Ca’ Foscari. Lavora da 15 anni nell’ambito delle politiche di genere e
dell’inclusione sociale, collaborando con amministrazioni locali, cooperative e associazoni, enti e società di consulenza
italiani ed europei. La sua esperienza è maturata prevalentemente entro progetti europei e curando sia aspetti di
progettazione, gestionali e di coordinamento che di ricerca. Nel 2014 ha conseguito un PhD in Scienze della
Formazione e della Formazione con una tesi sull’integrazione di un’ottica di genere nelle città intelligenti come
processo di apprendimento in rete.
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La rete e il digitale possono rappresentare anche potenti strumenti di
democratizzazione e di empowerment di soggetti che, come le donne, sono ancora
spesso ai margini dei sistemi decisionali a livello locale e non solo, e non è un caso
che proprio partendo dalla rete e dai social media siano nate forme di condivisione
della conoscenza e di attivismo al femminile di cui anche le nostre associazioni
sono espressione.
Questo eBook vuole lasciare una traccia tangibile e disseminare i risultati del
processo di intelligenza collettiva che abbiamo attivato attraverso i workshop Smart
Cities Genere e Inclusione, in particolare di quello svoltosi a Bologna il 28 ottobre
2013, e che continuiamo un anno dopo con i Laboratori WISTER “il FattoreD_nelle
Politiche dei territori”, in programma a SCE 2014, il 22 Ottobre.
Abbiamo invitato esperte, studiose, attiviste, tecnologhe, manager di aziende ICT a
portare contributi brevi che potessero fornire spunti di riflessione in un campo
nuovo e destinato ad avere un ruolo centrale nelle politiche urbane a venire. Le
differenze di prospettive e sguardi che emergono da queste pagine sono un
elemento di ricchezza importantissimo per affrontare questioni estremamente
complesse e trovano tuttavia, come è facile vedere, punti di convergenza a più
livelli.
I contributi della prima parte dell’eBook contengono approfondimenti sulla
dimensione europea e internazionale del tema e sull’assenza delle donne dalle
politiche locali, e delineano ambiti di intervento che ci sono sembrati più
immediatamente declinabili da un punto di vista di genere, quali la mobilità e i
trasporti e la sicurezza urbana. Nella seconda parte, abbiamo ospitato gli interventi
di donne di tre grandi aziende multinazionali dell’ICT aperte alla prospettiva di
‘umanizzazione’ e centratura sulle persone delle tecnologie, mentre nella terza
abbiamo raccolto esperienze e prospettive in materia di governance partecipata e
openness. Nella convinzione che città intelligenti debbano partire da cittadine e
cittadini digitali con le necessarie competenze di uso e progettazione delle
tecnologie, abbiamo focalizzato la terza parte proprio sul lavoro di formazione delle
e-skills al femminile che molte stanno portando avanti già da anni sui territori.
Anche il tema della salute ci è parso di importanza tale da dedicargli alcuni
interventi raccolti nella quarta parte di questo e-book, proprio perché la medicina
non può dimenticare la variabile ‘genere’ e perché sono ancora molto spesso le
donne ad avere buona parte delle responsabilità di cura, inclusa la cura dei corpi e
delle loro fragilità, per cui digitalizzare servizi e processi in sanità significa partire in
primis da loro. Infine, la parola alle amministratrici, per sentire la voce di chi ha
scelto coraggiosamente in tempi di forte crisi della politica e della rappresentanza,
di impegnarsi in prima persona, provando a essere protagonista di un re-design
dell’innovazione del territorio in chiave di genere. Ringraziamo ForumPA, tutta
l’organizzazione di Smart City Exhibition e Futuro@alFemminile Microsoft per il
supporto in particolare all’edizione del 2013, e siamo estremamente grate a tutte le
partecipanti e le relatrici e quelle che verranno, perché il percorso è appena al suo
inizio!
20 Ottobre 2014
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Sguardi di genere sull’innovazione urbana.
Ambiti di ricerca e intervento
Smart Cities Genere e Inclusione: un'agenda di
ricerca azione europea.
Maria Sangiuliano3, European Centre for Women and Technology
La città ha rappresentato il luogo simbolico dell’emancipazione femminile attraverso
il 19°e il 20° secolo, e le città hanno cambiato volto attraverso la storia
dell’uguaglianza di genere, man mano che lo spazio/tempo urbano e pubblico si è
fatto sempre meno segregato dal punto di vista di genere e sempre più popolato di
corpi femminili, non più relegati esclusivamente ai luoghi della cura e della
domesticità.
I processi di urbanizzazione sembrano inarrestabili a livello globale, e in Europa si
stima che il 72% dell’intera popolazione viva in contesti urbani, che sono tra i più
esposti alle sfide ecologiche e sociali del 21° secolo, soprattutto dal punto di vista
ambientale, dei consumi energetici e dell’inquinamento, e dove convergono e si
rendono massimamente visibili le diseguaglianze sociali ed economiche e le
povertà (EC, 2014).
La progettualità di ECWT sul tema Smart Cities parte dalla convinzione per cui in
un’area di intervento sulla quale convergono l’attenzione di decisori politici dal
livello globale a quello locale, oltre che notevoli investimenti di ricerca pubblici e
privati, è di estrema importanza portare il contributo degli studi di genere e
includere nelle progettualità reti e soggetti della multiforme ‘società civile’ delle
donne.
Le definizioni di ‘smart city’ si moltiplicano mentre il dibattito ruota, dai primi anni ’90,
attorno alla necessità di non mettere in primo piano esclusivamente la dimensione
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Maria Sangiuliano è Deputy Director dello European Centre for Women and Technology per cui lavora anche come
project manager e ricercatrice, e con cui collabora attivamente dal 2008. Per conto di CISRE/Università Ca’ Foscari
coordina il Punto di Contatto Nazionale Italiano di ECWT. Lavora da 15 anni nell’ambito delle politiche di genere e
dell’inclusione sociale, collaborando con enti llocali, cooperative e associazoni, enti e società di consulenza italiani ed
europei. La sua esperienza si è svolta prevalentemente entro progetti europei e curando sia aspetti di progettazione,
gestionali e di coordinamento che di ricerca. Nel 2014 ha conseguito un PhD in Scienze della Formazione e della
Formazione con una tesi sull’integrazione di un’ottica di genere nelle città intelligenti come processo di apprendimento
in rete.
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infrastrutturale e meramente tecnologica ma di valorizzare la disponibilità e la qualità di
conoscenza, comunicazione e infrastruttura sociale, il cosiddetto capitale umano e
sociale (Hollands, 2008). Si passa da un concetto cibernetico - cognitivista
d’intelligenza a quello di ‘smartness’ per intenderne un ampliamento e un
arricchimento in una pluralità di dimensioni.
In realtà è dalla metà degli anni ’90 che si ragiona dell’impatto delle ICT sulla vita
urbana, dall’e-topia di Mitchell (1995) alle visioni meno ottimiste di Graham & Marvin
(1996 e 1999) su un nuovo urbanesimo della frammentazione.
Il concetto di smart city è rimasto tuttavia ancora vago, spesso utilizzato come mera
etichetta per fini di marketing urbano e per accrescere il profilo di competitività delle
singole città, e nella ricerca in quest’ambito è alta la consapevolezza del rischio che si
trasformi in un semplice termine di tendenza che nasconde progetti e politiche a guida
prevalente da parte degli interessi dei fornitori ICT e di infrastrutture.
In generale, mentre diversi autori tentano di isolare gli indicatori per una comparazione
tra città (Caragliu, Dal Bo & Nijkamp, 2011), i principali tra gli studi sembrano
posizionarsi indicativamente su tre tipologie prevalenti, che presentano comunque
aree di sovrapposizione: una che pone enfasi sulla crescita e sul vantaggio
competitivo, sull’aumento di ricchezza e benessere che deriva alle città
dall’intraprendere percorsi ‘smart’, spesso accentuando il ruolo di un contesto
imprenditoriale aperto, ricettivo dinamico e propenso al rischio e spesso sottolineando
il ruolo del capitale sociale e umano oltre il fattore economico. L’altra che indica come
imprescindibile, affinché, una città possa realmente definirsi ‘smart’ e a fronte del
rischio che di potenziale segregazione tra aree smart privilegiate e luoghi periferici
digitalmente esclusi, l’attenzione alla governance e alla partecipazione che, potenziate
dalla rete e dalle ICT, rendano la città più inclusiva (Allwinkle & Cruickshank; 2011,
Paskaleva, 2009 e 2011). Infine, sono presenti studi più inclini a guardare agli effetti
normalizzanti e di controllo degli spazi urbani senzienti e a mettere in dubbio la
desiderabilità degli scenari di vita che essi prefigurano (Shepard, 2011; de Waal, 2011;
Wolfram, 2012).
Tuttavia dai dibattiti in corso, il riferimento alle diseguaglianze di genere è ancora
sostanzialmente assente da tutte le tre tipologie di concezione che ho menzionate
sopra, e questo nonostante esistano potenzialmente fertili consonanze con aree
specifiche dei gender studies che più sono attinenti al discorso sullo sviluppo urbano
mediato dalle ICT, cioè in particolare gli studi su genere e innovazione, genere e studi
su tecnologia e scienza, genere e sviluppo urbano, e per le questioni più attinenti la
goverance urbana, ovviamente gli studi politici con un approccio di genere. Sarebbero
dunque già disponibili gli strumenti concettuali, gli studi e le analisi sulla base dei quali
costruire una lettura di genere delle smart cities e l’ambizione di ECWT è quella di
costruire un’agenda di ricerca e di intervento multidisciplinare che sappia avvalersi
delle competenze e delle esperienze più interessanti e promettenti maturate negli
ambiti sopra indicati.
Gli indicatori sui quali stiamo lavorando per arrivare a identificare una smart city di
genere sono articolati attorno a 3 aree principali: i processi di implementazione di
progetti smart city e le forme della governance e della partecipazione; la ricerca e il
design delle tecnologie, e infine le singole aree di contenuto o dimensioni della vita
urbana (mobilità e trasporti, sicurezza urbana, smart economy, e-health, smart
learning/education, etc.). Trasversalmente a queste tre aree, poniamo la dimensione
degli Open Data, poiché una città nella quale gli Open Data non fossero, dove
possibile e rilevante ovviamente, disaggregati per sesso e nella quale la selezione dei
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dati da digitalizzare e pubblicare non fossero interrogate in una prospettiva di genere,
non avrebbe le basi per sviluppare un approccio attento alle diseguaglianze di genere.
Secondo elemento di trasversalità, l’innovazione sociale nei contesti urbani, facilitata
dal digitale.
La scommessa è duplice: si tratta di fare in modo che l’intelligenza e la connettività
delle città del futuro non si diano senza inclusività, di genere e oltre, superando le
prevalenti visioni dicotomiche che separano innovazione tecnologica e innovazione
sociale. Oltre che nei processi di partecipazione e governance dell’innovazione
urbana, una prospettiva di genere e inclusiva deve diventare parte integrante anche
delle pratiche di progettazione delle soluzioni tecnologiche, attraverso una gamma
di metodologie che vadano dal design centrato sull’utente al co-design. Solo
accogliendo queste sfide che richiedono enormi trasformazioni culturali e
cambiamenti di strutture di potere consolidate, è possibile progettare città
intelligenti che non generino nuove "cittadelle digitali" fortificate attorno a
stratificazioni e diseguaglianze sociali già esistenti.
Con lo European Centre for Women and Technology abbiamo attivato una rete
europea su questi temi che andremo a consolidare nei prossimi tre anni attraverso
le iniziative del Commitment Smart City Gender and Diversity4 di recente
approvato dalla Commissione Europea nell’ambito di EIP (European Innovation
Partnership) on Smart Cities and Communities. Il piano d’azione del Commitment
prevede sia azioni di mappatura, raccolta di buone pratiche ed elaborazione di
indicatori a livello europeo che iniziative di progettazione e di implementazione, da
finanziarsi attraverso fondi europei e contributi privati.
In parallelo, ECWT sta concretamente lavorando su questi temi attraverso la
partecipazione a 3 linee progettuali in particolare:
 Innovazione sociale nelle città: SEiSMiC, finanziato nell’ambito del 7°
Programma Quadro/Science in Society. Qui ECWT sta mettendo a punto un
toolkit che servirà alle reti nazionali che compongono il progetto per integrare
una prospettiva di genere nelle proprie azioni.
 Smart Economy: un progetto di recente approvato nella prima call del
programma Horizon2020 da inaugurare nel Gennaio 2015, ci consentirà di
attivare e fornire strumenti ad una rete di incubatori e parchi scientificotecnologici in tutta Europa affinché più efficacemente possano rivolgere i
propri servizi alle donne e stimolare la nascita di start up digitali femminili.
Queste azioni si avvarranno della sinergia con un altro progetto
sull’imprenditorialità delle donne di cui ECWT è leader, INSPIREYoWUP.
 Smart Education/Learning: attraverso due progetti attivi e finanziati attraverso
il programma Life Long Learning (LIST e IIGMA II) ECWT sta sperimentando
modelli di intervento contro il digital divide di genere soprattutto rivolte a
donne in condizioni di particolare vulnerabilità quali anziane e migranti.
Infine ci confrontiamo continuamente su questi temi attraverso la partecipazione al
network europeo COST/GenderSTE partecipando in particolare al gruppo di lavoro
sulle città e a quello sulle Gendered Innovations.
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Un sito web del Commitment sarà pronto per fine 2014.
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Siamo convinte che i prossimi anni saranno cruciali per sviluppare ricerche e
progetti su questi temi, e che questo sia possibile solo a partire da sinergie tra le
reti interessate e attive su questi temi, sinergie di cui eventi come quelli organizzati
da WISTER/SGI e ECWT in Smart Cities Exhibition sono un valido esempio.
Bibliografia
Allwinkle, S. & Cruickshank, P. (2011). Creating Smart-er Cities: An Overview. Journal
of Urban Technology, 18(2), 1-16.
Caragliu, A., Del Bo, C. & Nijkamp, P. (2011). Smart Cities in Europe. Journal of Urban
Technology, 18(2), 65-82.
De Waal, M. (2011). The Urban Culture of Sentient Cities: From an Internet of Things
to a Public Sphere of Things. In M. Shepard (Ed). Sentient City: Ubiquitous Computing,
Architecture, and the Future of Urban Space. MIT PRESS.
European Commission (2014). The Urban dimension of EU policies- Key features of an
EU Urban Agenda. Brussels, COM(2014) 490 final.
Graham, S. & Marvin, S. (2001). Splintering Urbanism: Networked Infrastructures,
Technological Mobilities and the Urban Condition. New York - London: Routledge.
Hollands, R. G. (2008). Will the real smart city please stand up? City, 12(3), 303-320.
Mitchell, W. J. (2000). e-topia: Urban Life, Jim—But Not As We Know It. Cambridge
MA: MIT Press.
Paskaleva, K. A. (2011). The smart city: A nexus for open innovation? Intelligent
Buildings International, 3(3), 153-171.
Paskaleva, K. A. (2009). Enabling the smart city: the progress of city e-governance in
Europe. International Journal of Innovation and Regional Development, 1(4), 405-422.
Shepard, M. (Ed.) (2011). Sentient City: Ubiquitous Computing, Architecture, and the
Future of Urban Space: MIT PRESS.
Wolfram, M. (2012). Deconstructing Smart Cities: An Intertextual Reading of Concepts
and Practices for Integrated Urban and ICT Development, Proceedings REAL CORP
2012 Tagungsband 14-16. Schwechat. Disponibile in http://www.corp.at [Consultato
nel maggio 2012].
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Donne al governo per un territorio veramente
smart: una ricognizione sulla Pubblica
Amministrazione Locale dopo la legge 215/2012
Flavia Marzano5 e Emma Pietrafesa6, WISTER/SGI
L’uguaglianza tra donne e uomini è un valore fondamentale dell’Unione europea,
sancito nei suoi trattati e nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
L’integrazione del principio di uguaglianza tra donne e uomini costituisce una parte
importante di tutte le sue attività e rappresenta l’approccio generale all’attuazione di
tutte le politiche dell’UE.
Tuttavia la posizione delle donne e degli uomini presenta ancora notevoli
differenze. Ad esempio, rispetto agli uomini, i tassi di occupazione femminile sono
inferiori, le donne hanno inoltre un peso politico minore e sono più esposte alla
povertà.
Le donne, infatti, sebbene costituiscano la maggioranza della popolazione dell'UE
(52%), rappresentano solo il 35% dei membri del Parlamento Europeo nel quale
peraltro solo tre (su quattordici) dei vicepresidenti sono donne.
Di media, l'equilibrio di genere nei parlamenti nazionali degli Stati membri rimane al
24% per le donne rispetto al 76% degli uomini.
Secondo il Gender Equality Index 7 dell'Istituto Europeo per l'Uguaglianza di Genere
(EIGE), che ha combinato vari indicatori di genere in una sola sintesi per misurare
Flavia Marzano, Presidente di Stati Generali dell’Innovazione, membro dell’Innovation Advisory Group di EXPO2015,
docente alla Sapienza di Laboratorio di Tecnologie per la Comunicazione Digitale, Ideatrice di WISTER, Coordinatrice
del Comitato degli Esperti per l’Innovazione di OMAT360, Consulente per la Pubblica Amministrazione e le imprese per
l’innovazione e lo sviluppo della Società dell’Informazione e della Conoscenza, valutatore esperto del V, VI e VII
Programma Quadro della Commissione Europea, Vice Presidente dell’Associazione Italiana per l’Open Government,
blogger per Wired.it, CheFuturo! E Pionero.it. Fa parte del Tavolo degli Esperti del Comitato di Indirizzo di AgID
(Agenzia Italia Digitale).
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Emma Pietrafesa (Ph.D.) Ricercatrice non strutturata (Inail-Settore Ricerca), Cultrice della materia (Università
LUMSA) e Comunicatrice. Specializzazioni post universitarie in comunicazione pubblica e relazioni internazionali. Ha
svolto varie esperienze formative e lavorative a carattere internazionale. Parla correntemente 3 lingue oltre l’italiano:
inglese, francese e russo. Lavora e collabora nel settore delle attività di ricerca da oltre 10 anni: negli ultimi anni ha
focalizzata le proprie ricerche su tematiche di genere, ICT e social media e salute e sicurezza sul lavoro. E’
Responsabile del Coordinamento editoriale della Rivista accademica RES PUBLICA (www.lumsa.it). Collabora con
Testata giornalistica online di settore POWER&GENDER (www.power-gender.org). E’ socia dell’Associazione Italiana
della Comunicazione Pubblica e Istituzionale e membro del DIrettivo di Stati Generali dell’Innovazione (SGI). Fa parte
della Rete WISTER (Women for Intelligent and Smart TERritories).
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Il Gender Equality Index è uno strumento di misurazione unico che sintetizza la complessità della parità di genere
come un concetto multi-dimensionale in una misura user-friendly e facilmente interpretabile. È composto da sei settori
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ed esaminare i progressi compiuti in materia di parità, la percentuale più bassa
registrata è proprio in relazione al processo decisionale ed esercitazione del potere
femminile in ambito politico, registrando un punteggio di appena 38 a livello
comunitario, ben al di sotto del giro di boa per la parità di genere.
Il Parlamento Europeo ha adottato il 'Rapporto sulle donne nel processo
decisionale politico - qualità e l'uguaglianza' (2011/2295 (INI) nel 2012. In questa
relazione, il Parlamento Europeo ha invitato il Consiglio, la Commissione e gli Stati
membri a progettare e attuare efficaci politiche per la parità di genere e le strategie
multiformi per raggiungere la parità nella partecipazione politica il processo
decisionale e di leadership a tutti i livelli.
La Commissione Europea ha inoltre pubblicato un “Work Programme”
sull’uguaglianza di Genere (Strategy for equality between women and man 20102015), ma nonostante tutti gli interventi normativi (europei, nazionali e regionali) la
disuguaglianza di genere è ancora purtroppo evidente anche in Italia e sono stati
individuati quattro ingredienti principali per affrontare il problema:
1. Responsabilità
2. Partecipazione
3. Monitoraggio
4. Enforcement
In Italia il perdurare delle discriminazioni tra uomini e donne nel mondo del lavoro e
le resistenze sociali che si oppongono, talvolta attraverso sempre più frequenti
episodi di violenza, al crescente ruolo delle donne nella società, sollecitano
strategie, anche “trasversali”, in attuazione del principio del gender mainstreaming,
cardine della parità di genere, richiamato dalla Commissione Europea già nel ’95 e
successivamente esplicitato nella Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE (Nizza,
2000) e nel Trattato di Lisbona, via via fino ad arrivare alle formulazioni normative
più recenti.
La parità tra uomini e donne è uno dei valori fondanti dell’UE e anche in Italia già
nel 1997, con la Legge del 9 Dicembre n. 939, si iniziava a parlare di “Parità di
trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro” e il 30 maggio 2005 è stato
emanato il Decreto Legislativo n.145 (GU N.173 del 27 luglio 2005) per l’attuazione
della direttiva 2002/73/CE (pubblicata in GUCE n. L. 269 del 5 ottobre 2002) in
materia di parità di trattamento tra gli uomini e le donne, per quanto riguarda
l’accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionale e le
condizioni di lavoro.
Alcuni principi su cui si basa la normativa sono:
 principio di parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro;
 incoraggiamento del dialogo tra le parti sociali al fine di promuovere il
principio di parità di trattamento anche attraverso accordi;
 scambi di esperienze e monitoraggio delle prassi.
fondamentali (lavoro, denaro, conoscenza, il tempo, alimentazione e salute) e due domini satelliti (intersecano
disuguaglianze e violenze). Il lavoro di elaborazione e sviluppo del Gender Equality Index per l 'Europa è iniziato nel
2010; i risultati sono stati ufficialmente presentati in occasione di una conferenza europea tenutasi a Bruxelles lo
scorso 13 giugno 2013.
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Nonostante ciò, la situazione italiana non è davvero rosea: Consigli e Giunte
(comunali, provinciali e regionali) registrano ancora una percentuale troppo bassa
di presenze femminili nella vita politica e nelle funzioni di governo.
In Italia Consigli e Giunte (comunali, provinciali e regionali) vedono infatti ancora
una troppo bassa percentuale di donne. La parità tra uomini e donne è un valore
fondante dell’Unione Europea (UE) e anche in Italia già nel 1997 con la Legge del 9
Dicembre n. 939 (“Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro”) e
dal 2005 con il Decreto Legislativo n.145 (GU N.173 del 27 luglio 2005) per
l’attuazione della direttiva 2002/73/CE (GUCE n. L. 269 del 5 ottobre 2002) in
materia di parità di trattamento tra uomini e donne, per quanto riguarda l’accesso al
lavoro, alla formazione e alla promozione professionale e le condizioni di lavoro.
Alcuni principi su cui si basa la normativa erano all’inizio:
a. principio di parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro;
b. incoraggiamento del dialogo tra le parti sociali al fine di promuovere il
principio di parità di trattamento anche attraverso accordi, scambi di
esperienze e monitoraggio delle prassi.
A seguito dell’emanazione della L. 23 novembre 2012, n. 215 “Disposizioni per
promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte
degli enti locali e nei consigli regionali. Disposizioni in materia di pari opportunità
nella composizione delle commissioni di concorso nelle pubbliche amministrazioni”
entrata in vigore prima delle ultime elezioni 2013 (politiche e amministrative) si è
ritenuto utile effettuare uno studio sullo stato delle Giunte e dei Consigli della PAL,
analizzando i dati di tutte le Regioni e di tutte le Province e di un campione di
Comuni composto da tutti i comuni capoluogo di Regione. Per le giunte, sono stati
considerati anche i Comuni con più di 50.000 abitanti la cui amministrazione è stata
rinnovata nel 2013.
L’analisi8 di tutte le tipologie di Consigli (regionali, provinciali, comunali) ha
evidenziato che il valore medio di presenza delle donne si attesta intorno al 15% ed
è circa lo stesso per tutti e tre i livelli istituzionali (più esattamente la media è del
15% per le Regioni, del 13,5% per le Province e del 16,5% per i Comuni), quindi
non dipende significativamente dalla tipologia dell’ente né dalla sua dimensione,
mentre i dati analizzati evidenziano una separazione netta tra nord e sud del
Paese.
La variabilità delle Giunte è ancora maggiore rispetto ai Consigli; la normativa citata
ha prodotto i primi risultati nella composizione delle giunte costituite dopo le
elezioni del 2013, come nel caso di Lombardia, Lazio, Sicilia, Friuli, con unica
eccezione del Molise, in cui non è presente alcuna donna. Un ulteriore dato su cui
interrogarsi è quello relativo alle donne sindaco: su 8093 Comuni sono solo 936,
ovvero l’11,6%.
Per quanto riguarda le Giunte abbiamo preso in esame anche tutti i Comuni con più
di 50.000 abitanti la cui amministrazione è stata rinnovata nel corso del 2013.
Sono state inoltre analizzate le deleghe delle assessore considerate nel campione
considerando 5 cluster:
 Welfare e Pari Opportunità
 Cultura e Scuola
8
Effettuata prima del turno parziale di elezioni amministrative (2014).
11
 Risorse e Servizi
 Innovazione e Riorganizzazione
 Territorio e Ambiente
L'analisi ha evidenziato: una netta prevalenza femminile per deleghe su sociale e
welfare, significativa presenza nel settore cultura e territorio, presenza irrisoria per
le deleghe economicamente rilevanti (Lavori pubblici, bilancio, patrimonio, AAPP,
commercio, ecc.).
In merito ai processi decisionali a livello politico, per le donne esistono disparità
significative, ancora in tutta l'UE. Anche la crisi finanziaria ha un avuto un impatto
chiave globale per la partecipazione delle donne nel processo decisionale politico.
Sono diminuite l'attrattività della politica stessa e la politica in termini di interesse e
partecipazione.
Si ravvisano ancora importanti barriere di natura culturale: stereotipi di genere,
complessità della gestione dei ruoli e pressioni che nascono dai conflitti vita
lavorativa / vita sociale determinano un minore interesse dell’esperienza alla
partecipazione politica da parte delle donne.
Anche la mancanza di adeguati supporti per la conciliazione vita/lavoro,
particolarmente nell’ambito delle responsabilità di assistenza ai carichi di lavoro
familiari da sempre demandati alla componente femminile della società, scoraggia
e limita fortemente l’ingresso delle donne nella vita politica. Inoltre spesso le donne
non hanno sufficiente accesso alle risorse economiche e alle reti che sono
necessarie per impegnarsi in politica. Infine gli stessi partiti politici spesso non
riescono a presentare i modelli di ruolo per le donne, relegandole in particolari
settori e ruoli predefiniti. In quest’ottica il sistema delle quote di genere potrebbe
aiutare la compensazione di queste mancanze che penalizzano soprattutto
l’accesso delle donne all’attività politica.
La Commissione Europea si è impegnata a sostenere gli sforzi per promuovere una
maggiore partecipazione delle donne nelle elezioni del Parlamento europeo.
Nel nostro Paese anche a fronte dei primi risultanti incoraggianti frutto della nuova
normativa (LEGGE 23 novembre 2012, n. 215) nella composizione delle giunte
costituite dopo le elezioni del 2013 il percorso è ancora tutto in salita.
Ultimo ma non ultimo dato è il dato relativo all’Italia nel Global Gender Gap 2013
dell’OCSE che vede l’Italia ben al di sotto della media europea posizionandola
addirittura al 71° posto.
Normativa di riferimento
LEGGE 23 novembre 2012, n. 215. Disposizioni per promuovere il riequilibrio delle
rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli
regionali. Disposizioni in materia di pari opportunità nella composizione delle
commissioni di concorso nelle pubbliche amministrazioni. (12G0237) (GU n.288 del
11-12-2012).
LEGGE 12 luglio 2011, n. 120. Modifiche al testo unico delle disposizioni in materia
di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58,
concernenti la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle
società quotate in mercati regolamentati. (11G0161) (GU n.174 del 28-7-2011).
12
DECRETO LEGISLATIVO 25 gennaio 2010, n. 5. Attuazione della direttiva
2006/54/CE relativa al principio delle pari opportunità e della parità di trattamento
fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (rifusione). (10G0018) (GU
n.29 del 5-2-2010).
European
Gender
Equality
Law
Review
No
http://ec.europa.eu/justice/gender-equality/files/law_reviews/egelr_20121_final_web_en.pdf
1/2010.
European Gender Equality Law Review No 2/2010
http://ec.europa.eu/justice/gender-equality/files/fgjustice_egelr_20102_final_commission_24february2011_en.pdf
Beijing Declaration and Platform for Action – in 1995, at the United Nations Fourth
World Conference on Women, UN member states and women from around the
world created the Beijing Declaration and Platform for Action. See:
http://eurogender.eige.europa.eu/documents/beijing-declaration-and-platformaction
Beijing+10: Progress Made Within the European Union. Report from the
Luxembourg Presidency of the Council of the European Union – this report gives an
overview of the most important developments towards gender equality in the EU.
This completed the follow-up of the EU on the twelve areas of critical concern on
the Platform for Action. See:
http://eurogender.eige.europa.eu/documents/beijing10-progress-made-withineuropean-unionreport-luxembourgpresidency-council-european
Moving Beyond Quotas in the EU: An Emerging Stage of Democracy, Agnes
Hubert, 2004 – this paper was presented at the International Institute for
Democracy and Electoral Assistance/CEE Network for Gender Issues Conference
in Budapest. See:
http://eurogender.eige.europa.eu/documents/moving-beyond-quotas-eu-emergingstage-democracy
Women in Decision making Positions. Report (DG Justice 2012) – this was
prepared within the framework of the legal seminar on ‘Approaches to Equality and
Non-Discrimination Legislation inside and outside the EU’ in October 2011. See:
http://eurogender.eige.europa.eu/documents/positive-action-discussion-paper
Strategy for Equality between Women and Men 2010-2015 (COM (2010) 491 Final)
– this is the work programme of the European Commission on gender equality.
See:
http://eurlex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2010:0491:FIN:en:PDF
13
A Women’s Charter (COM (2010) 78 final) – this declaration by the European
Commission restates and strengthens the commitment of the European
Commission to making equality between women and men a reality. See:
http://eurlex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2010:0078:FIN:EN:PD
F
Biblio_linko_grafia
“Le dinamiche di reclutamento e di carriera delle donne nel sistema universitario
italiano” (P. Rossi, F. Marzano) Astrid Rassegna 12 Settembre 2008 N.77.
“Pari opportunità e non discriminazione nelle amministrazioni pubbliche in Il nuovo
diritto del lavoro” (Borelli S., a cura di Fiorillo e Perulli, Torino: Giappichelli).
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Electoral Gender Quota Systems and their Implementation in Europe – Update
2013 (EP, 2013) – this is an update of the 2011 study on electoral gender quotas
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their
implementation
in
Europe.
See:
http://www.europarl.europa.eu/document/activities/cont/201307/20130708ATT6936
0/20130708ATT69360EN.pdf
Action for Gender Balance in the European Parliament – EP Elections 2014 (EP,
2013) – this study was produced for the workshop on this theme held by the FEMM
Committee.
See:
http://www.europarl.europa.eu/document/activities/cont/201307/20130708ATT6936
2/20130708ATT69362EN.pdf
Gender Equality Index Report (EIGE, 2013) – the index gives a comprehensive
map of gender gaps in the EU and across the Member States. See:
http://eurogender.eige.europa.eu/documents/gender-equality-index-report
ARMIDA II Rapporto, Le donne ai vertici del settore pubblico, http://www.retearmida.it/index.php?option=com_content&view=article&id=299:convegno-donne-einnovazione-materiale&catid=9&Itemid=31
EIGE, European Institute for Gender Equality, Women and Political Decision
Making_online discussion report, (in corso di pubblicazione).
14
Mobilità di genere e smart city
Patrizia Malgieri9, TRT Trasporti e Territorio
Esiste una mobilità di genere? Secondo molti studi la risposta è sì. Le differenze di
genere nei modelli di mobilità sono correlate alla divisione dei ruoli nel mercato del
lavoro e nella famiglia, oltre che all'età e alla posizione economica dei soggetti. Ciò
è evidente considerando: la rilevante quota di lavoro femminile part-time (32%)
contro l’8,7% della componente maschile10; la mancata parità di carriera e salariale
messa bene in evidenza dal pay-gap medio europeo delle donne rispetto agli
uomini (in media pari a -18% con punte che superano il 30% nei Nuovi Stati
Membri); il ruolo della donna all’interno della famiglia come supplenza dello stato
sociale nello svolgere attività di cura dei componenti familiari più deboli (bambini,
anziani, malati e disabili). L’occasione per riflettere sulla relazione tra struttura
economica-sociale e mobilità di genere è stata offerta dallo studio del Parlamento
Europeo sul ruolo delle donne nella green economy11. Le esperienze europee più
avanzate (Regno Unito, Francia) e condotte in paesi emergenti (studi di organismi
internazionali: Banca Mondiale, OECD, ecc.) mettono in evidenza la presenza di
specifiche caratteristiche della mobilità delle donne, rispetto: alla distanza degli
spostamenti quotidiani; all’uso dei modi di trasporto, ai motivi degli spostamenti e
alla loro sequenza (catena dello spostamento). Più nel dettaglio le indagini12
evidenziano alcuni interessanti aspetti. I dati Eurobarometro danno conto del fatto
che gli uomini utilizzano più l’auto (57,5 % degli spostamenti contro il 45,8) e le
moto (3 % contro lo 0,5%), mentre le donne si spostano più a piedi (18,8 contro
10,2) con i mezzi pubblici (23,1 contro 18%) e in bicicletta (9,1 conte 8,3%). Le
differenze di genere permangono a parità di età e di reddito come risulta
dall’indagine condotta in Scozia sulla mobilità citata da He L., Raeside R., Chen T.,
Mc Quaid R.W.
13
14
9
Patrizia Malgieri è esperta di pianificazione dei trasporti, ha redatto numerosi piani dei trasporti, svolge attività di
formazione sui temi della mobilità urbana. Da sempre impegnata in attività di ricerca in campo europeo e nazionale. E’
responsabile dell’area pianificazione di TRT Trasporti e Territorio.
10
Dati Eurostat EU 27.
European Parliament, IRS-TRT, Briefing note on the role of women in the green economy-the issue of mobility, 2012
http://www.europarl.europa.eu/committees/en/studiesdownload.html?languageDocument=EN&file=73851
12
He L., Raeside R., Chen T., Mc Quaid R.W. (2012), Population ageing, gender and the transportation system,
Research in Transportation Economics.
13
Eurobarometer “Attitudes on issues related to EU Transport Policy”, July 2007
14
He L., Raeside R., Chen T., Mc Quaid R.W. (2012), Population ageing, gender and the transportation system,
Research in Transportation Economics.
11
15
Riconoscere la dimensione di genere rispetto alla mobilità suggerisce alcune azioni
volte a orientare le politiche della mobilità secondo un modello di smart.
1) Accessibilità, sicurezza e comfort dei trasporti. Si tratta di adeguare l’offerta
di trasporto (pubblico e non solo) alle esigenze delle donne attraverso: veicoli che
facilitino l’accesso delle donne e di quelle anziane e che abbiano uno spazio
dedicato per le persone (donne e uomini) che viaggiano con bambini (passeggini,
carrozzine, ecc.); curare l’accessibilità pedonale e ciclabile alle fermate e alle
stazioni del trasporto collettivo e la loro sicurezza. La sicurezza (intesa sia in
termini di safety che di security) rispetto al trasporto pubblico è fattore cruciale per
le donne ed è elemento determinante della scelta della modalità di trasporto.
2) Adeguare le tariffe e i costi dei servizi alla mobilità alle esigenze delle
donne. Ad esempio avere una struttura tariffaria dei servizi di trasporto che tenga
conto delle caratteristiche della mobilità femminile. Questo vale anche per i servizi
taxi e per l’auto condivisa (car sharing) in cui si potrebbero ad esempio prevedere
agevolazioni per le donne che viaggiano sole nelle ore serali, in orari di morbida,
ecc. Ma anche polizze assicurative delle auto che tengano conto dei
comportamenti più virtuosi delle donne alla guida (minori incidenti e meno gravi) ciò
si riflette in modo diretto sui minori costi sociali (incidentalità) delle donne rispetto
agli uomini.
3) Promuovere e sostenere la partecipazione delle donne nel processo
decisionale. Questa azione si concretizza su due fronti. Attraverso procedure di
valutazione di impatto delle politiche. Su questa strada si possono promuovere
strumenti come la valutazione di genere dei piani dei trasporti e della mobilità
(Gender Impact Assessment Procedures – GIAs), applicato dall’agenzia Transport
for London al fine di una verifica delle condizioni di equità di genere
nell’organizzazione dell’offerta dei servizi di trasporto. Il secondo fronte riguarda la
presenza e il ruolo delle donne nel mercato del lavoro del settore trasporti dove,
soprattutto nei ruoli tecnici dirigenziali, prevale la componente maschile. Le donne,
laddove presenti hanno mostrato sensibilità, attenzione all’innovazione e minori
livelli di compromissione, pure in un settore fortemente esposto a processi
decisionali poco trasparenti.
4) Innalzare il livello di conoscenza attraverso: i) un affinamento delle fonti
statistiche al fine di riconoscere le dimensioni, le caratteristiche di genere della
mobilità e le interazioni con le politiche per una mobilità sostenibile; ii) la
promozione della ricerca ad esempio sugli effetti delle tecnologie sulla mobilità
delle donne (cfr. telelavoro). In particolare si tratta ad esempio di riconoscere quale
contributo positivo può essere attribuito alla diffusione di pratiche di telelavoro
(ridurre il bisogno di mobilità, la congestione, il consumo di fonti energetiche non
rinnovabili e così via) e quali possono invece essere gli svantaggi associati alle
condizioni di segregazione della donna correlate alla dimensione familiare e del
mercato del lavoro; iii) sviluppare le competenze professionali e nuovi ambiti di
professionalità e di qualificazione dei servizi alla mobilità.
16
Violenza urbana di genere e nuove tecnologie
Rossella Selmini15, University of Minnesota
Un ragionamento sulla violenza di genere nello spazio urbano e su come le nuove
tecnologie possano contribuire a contrastarla richiede un’imprescindibile premessa:
non è lo spazio urbano il luogo principale della violenza di genere ma quello
domestico. Come la ricerca sul tema ci insegna, nei paesi occidentali soltanto una
parte delle violenze sulle donne – le molestie fisiche e verbali - è commessa nello
spazio pubblico. Anche gli stupri, spesso descritti dagli organi di informazione come
eventi che succedono fuori casa (e ad opera di sconosciuti) avvengono invece in
misura preponderante nell’ambito domestico e ad opera di partner, ex partner,
amici o conoscenti.
Le inchieste sulla percezione di sicurezza ci dicono anche, tuttavia, che è nello
spazio urbano che le donne si sentono più insicure. Si tratta di un paradosso solo
apparente: nello spazio pubblico le donne sperimentano senza dubbio una
sensazione di vulnerabilità, legata al rischio dell’aggressione sessuale, sempre
possibile. Inoltre, come ci ricordano le studiose femministe, la violenza sulle donne
rappresenta un continuum, che attraversa lo spazio pubblico e quello privato
manifestandosi con forme diverse, che hanno tuttavia in comune l’orientamento
degli uomini al controllo dei comportamenti femminili e l’idea che il corpo della
donna sia un oggetto di cui si può disporre.
Quando ragioniamo di tecnologie che prevengono la violenza di genere, quindi,
dobbiamo distinguere tra tecnologie che rassicurano le donne nel loro muoversi
nello spazio pubblico da quelle tecnologie che invece effettivamente riducono la
possibile vittimizzazione.
15
Rossella Selmini è dottore di ricerche in Scienze Politiche e Sociali dell’Istituto Universitario Europeo, dove ha anche
lavorato come ricercatrice. Dal 1994 e fino al 2012 è stata responsabile delle attività di ricerca del Servizio della
Regione Emilia – Romagna conosciuto come “Città sicure”, che ha sviluppato politiche di sicurezza urbana e di
coordinamento della polizia locale, di cui è poi diventata direttrice nel 2007. Dal 2007 al 2012 è stata coordinatrice
nazionale del Forum Italiano per la sicurezza Urbana e membro del comitato esecutivo del Forum Europeo per la
sicurezza urbana e della Società Europea di Criminologia. Alla attività di progettazione e di ricerca nella pubblica
amministrazione locale ha affiancato la ricerca e la didattica accademica. Dal 1998 al 2010 è stata docente a contratto
di criminologia e sociologia delle Università di Bologna, di Macerata, di Modena-Reggio Emilia e del Minnesota, e ha
insegnato in corsi post - laurea di numerose università italiane ed europee e in scuole di polizia... Dal gennaio 2013 è
professore e ricercatore associato dell’Università del Minnesota, Dipartimento di Sociologia, dove insegna criminologia
e violenza di genere.
17
Molti ricorderanno come fu, parecchio tempo fa, proprio l’introduzione della
possibilità di leggere sul display del proprio telefono di casa il numero del
chiamante a far quasi scomparire le telefonate oscene: quell’esempio ci ricorda che
le tecnologie, a volte le più semplici, possono avere effetti preventivi anche
imprevedibili, senza tuttavia aspettarci miracoli. Dopo questi brillanti risultati, infatti,
l’impatto delle nuove tecnologie sulla sicurezza delle donne non fa molti passi
avanti. Illuminazione e videosorveglianza – interventi tecnologici per eccellenza
della prevenzione situazionale – sono le misure più spesso utilizzate nei progetti
che hanno come obiettivo la sicurezza delle donne. Con una differenza: mentre una
strada ben illuminata (e soprattutto vissuta) è considerata rassicurante, le
videocamere, di cui le nostre città sono ampiamente fornite, non vengono
abitualmente considerate dalle donne uno strumento di rassicurazione, poiché
trasmettono un senso di anomia e di ipercontrollo. E’ inoltre ben noto come la
videosorveglianza sia più utile sul piano investigativo che su quello preventivo.
Soffrono delle stesse limitazioni tecnologie più moderne, come le App per le
chiamate dirette alle forze di polizie disponibili sul proprio smartphone (peraltro
assai poco diffuse o pensate come strumenti neutri per la generalità dei cittadini).
Decisamente più promettenti sono invece gli interventi il cui obiettivo è “manipolare”
l’ambiente in modo da renderlo sicuro nella percezione e/o protetto da fattori
criminogeni (definito come Crime Prevention Through Environmental Design) dove
troviamo molte misure che possono avere una funzione preventiva della violenza
sulle donne. Si va da interventi sulle politiche dei trasporti, studiando per
esempio percorsi sicuri, pensiline illuminate, fermate collocate vicino a negozi o
luoghi densamente abitati, (o predisponendo trasporti dedicati) fino alle forme di
arredo urbano che favoriscano la sicurezza. Sono possibili anche interventi più
sofisticati e complessi di riqualificazione urbana e di orientamento dei
movimenti delle persone nello spazio, che hanno l’obiettivo di rivitalizzare, con
misure sociali e “fisiche”, lo spazio urbano rendendolo meno anomico, meno
inquietante e probabilmente meno pericoloso oggettivamente. Esistono numerosi
progetti di questo genere rivolti direttamente alla sicurezza delle donne, che sono
stati sviluppati in Italia in genere nell’ambito dei progetti locali di sicurezza urbana,
senza che tuttavia tale attenzione da parte degli decisori politici diventasse
sistematica e diffusa nel territorio nazionale. Si tratta di forme di produzione di
sicurezza da sviluppare e decisamente le tecnologie “smart” possono concorrere a
questo ripensamento dello spazio urbano finalizzato alla sicurezza delle donne. E’
importante, affinché questo avvenga, che le donne siano attivamente coinvolte
nella progettazione degli interventi, poiché è il loro sguardo e la loro opinione su
cosa significa muoversi con sicurezza nella città che devono essere messi in primo
piano.
In conclusione: ci sono molte strade potenziali da percorrere, a cui le tecnologie,
vecchie e nuove, possono contribuire, la cui rilevanza sarà maggiore quanto più le
politiche locali assumano il diritto delle donne alla libertà di movimento come una
vera priorità. Ciò significa anche evitare quegli approcci alla sicurezza delle donne
che privilegiano il fattore protettivo e la restrizione delle donne in ambiti,
probabilmente sicuri ma limitati. Taxi rosa e parcheggi riservati non possono essere
lo spazio entro cui si racchiude il ripensamento della città per garantire maggiore
18
sicurezza alle donne (e quindi a tutti). E’ necessario invece ripensare la città e le
routine collettive attraverso la lente della sicurezza delle donne, incoraggiandole a
vivere la città in libertà, e responsabilizzando gli uomini ad un comportamento che
non metta le donne in pericolo. Una città intelligente dovrebbe utilizzare le
tecnologie, vecchie e nuove, per raggiungere esattamente questi obiettivi, trovando
il giusto equilibrio tra promozione della libertà femminile e protezione dalla violenza.
19
Il punto di vista della ricerca industriale ICT
Le città del futuro: donne e tecnologia
Roberta Cocco16, Microsoft Italia
Il concetto di Smart City è profondamente legato al concetto di Smart
Citizenship: nelle città del futuro l’aspetto tecnologico deve coniugarsi con
l’aspetto umano per liberare tutto il potenziale che risiede nel tessuto urbano. Le
città del futuro devono essere ripensate con un focus sulla persona nella sua
unicità, ed è fondamentale non trascurare le tematiche di diversity e gender per
consentire l’affermarsi di un modello di Smart City, in cui lo sviluppo sostenibile sia
alla portata di tutti e ciascuno possa offrire il suo contributo.
L’Italia non sta utilizzando al meglio una parte importante del suo capitale umano,
le donne. E’ una perdita significativa per la nostra economia, per la politica, per il
mondo del lavoro, per la società. Eppure sono proprio le figure femminili a popolare
i contesti sociali e urbani, anche perché gestiscono le attività legate alla vita e alla
gestione familiare, oltre al lavoro. Ecco perché mettere al centro le priorità delle
donne nella progettazione delle città di domani potrà significare mettere al
centro le priorità della collettività nel suo complesso. E in questa ricerca di centralità
è la tecnologia il driver essenziale per far sì che gli ambienti urbani che abitiamo
possano essere migliorati. Conoscere e governare in modo intelligente la
tecnologia diventa perciò prioritario per tutti ma ancor più per le donne che
troveranno in essa un alleato per affrontare il lavoro in modo più flessibile, muoversi
nei contesti urbani in modo più efficiente, gestire problematiche e situazione critiche
su tutti i fronti. Grazie anche alla mobility.
Tramite i dispositivi mobili, come gli smartphone, siamo in grado di gestire lavoro,
casa, famiglia in qualsiasi luogo ci troviamo. Tecnologia e mobility rappresentano
Con una lunga esperienza professionale in Microsoft Italia a partire dall’area Corporate Marketing, dal 20 ottobre
2011 Roberta Cocco è Direttore Responsabilità Sociale di Microsoft Italia, con il compito di coordinare tutte le iniziative
istituzionali afferenti alla sostenibilità d’impresa, indirizzando l’impegno locale per lo sviluppo e l’innovazione del nostro
paese.È stata insignita nel 2010 dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal
Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. È responsabile del progetto Futuro al femminile di Microsoft Italia.
16
20
due fattori essenziali nei processi di conciliazione della maternità con la carriera
professionale, perché essere una buona madre e un buon manager è possibile!
Basterebbe promuovere la diffusione del “New World of Work”, ovvero di una
nuova impostazione di lavoro che incentiva la flessibilità e la mobilità, il lavoro da
casa, l’orientamento ai risultati, che possono essere raggiunti anche lavorando da
remoto.
In quest’ottica, l’accesso alla tecnologia deve essere garantito a tutti, a partire dalle
nuove generazioni. In questo contesto, è necessario che le donne di domani
possano contare su un’educazione che non trascuri la componente tecnologica
delle loro formazione, anche perché solo con un background solido in materie IT e
tecnico-scientifico le ragazze potranno un domani affermarsi a livello personale,
sociale e lavorativo e apportare il proprio contributo per l’evoluzione del nostro
Paese.
Microsoft, attraverso il suo progetto di responsabilità sociale futuro@lfemminile, si
impegna a favorire la diffusione della tecnologia e dell’innovazione come leve per
incentivare la condivisione delle informazioni, delle conoscenze, delle iniziative, dei
buoni esempi, per superare le disuguaglianze di genere e dare maggiore rilevanza
al ruolo della donna nel contesto politico, economico e sociale.
La collaborazione con Forum PA è un buon esempio di come pubblico e privato
possano unire le proprie forze per condividere spunti e favorire il dibattito
sull’opportunità di impostare le città del futuro a misura di tutti, e quindi anche a
misura di donne e mamme lavoratrici.
E’ fondamentale mettere le donne e i loro bisogni al centro delle nuove città:
partecipazione, inclusione, connessione e benessere, attraverso la tecnologia e
l’innovazione, rappresentano il punto di partenza su cui costruire le smart city, e
quindi la vita, del futuro. Il valore delle Smart City risiede proprio nella
condivisione e nella partecipazione e in questa logica è strategico valorizzare
l’apporto delle donne, che all’interno della società attuale rappresentano un
elemento di ricchezza in virtù dei molteplici ruoli che ricoprono e della poliedricità
del loro punto di vista. Attraverso l’affermarsi di una nuova era di tecnologie,
Microsoft intende collaborare con le città per inaugurare servizi innovativi focalizzati
anche sulle esigenze delle donne, per coinvolgerle in modo proattivo in qualità di
cittadine e di professioniste nella vita dell’amministrazione, e per creare opportunità
a loro vantaggio, per le studentesse come per le imprenditrici.
21
Città intelligenti in chiave hi-tech per assicurare il
work-life balance delle donne
Manuela Lavezzari17, ASUS
Nella pur continua evoluzione delle società la popolazione femminile è stata spesso
relegata a una posizione subordinata. Ancora oggi, nonostante le varie rivoluzioni
culturali che hanno portato le donne a rivestire incarichi e responsabilità crescenti
in numerosi ambiti e a una posizione nella società “in teoria” analoga a quella
maschile, il segmento femminile e le sue esigenze appaiono ancora sottorappresentati in numerosi settori.
Fatta questa premesse realista, indubbiamente le Smart city rappresentano una
grande opportunità per realizzare l’obiettivo dell’eguaglianza di genere e della
parità di opportunità e diritti. Per raggiungere quest’obiettivo, a mio avviso, accanto
a una trasformazione culturale si rendono necessari investimenti in ricerca e
innovazione tecnologica.
La fruizione degli ambienti urbani e dei territori da parte delle donne, tra le diverse
angolazioni da cui la si può approcciare, pone all’attenzione alcuni aspetti sul piano
dei modelli di mobilità in relazione alla conciliazione del binomio vita-lavoro, oltre
alla questione “tempo” e “sicurezza”.
Occorre ripensare modelli progettuali in panorami hi-tech che tendano a migliorare
la complessità delle relazioni e dell’attività svolta quotidianamente dalle donne,
evidenziando la necessità di ripensare gli equilibri interni della famiglia, dei luoghi di
lavoro e anche delle città in modo da garantire il coinvolgimento delle donne e
permettere un Work-Life Balance finalmente perfetto. Occorre anche capovolgere il
modo di pensare l’ambiente urbano nella mobilità, prendendo il buono che le
tecnologie mettono a disposizione e pensare a un futuro in cui potrà non essere
sempre indispensabile attraversare con lunghi spostamenti la città per lavorare,
imparare, accedere ai servizi, fare i colloqui scolastici o lunghe code, prendere
permessi per orari di sportello non conciliabili con il lavoro e, finalmente, per iniziare
finalmente a parlare di smart work, smart education, smart e-health etc.
17
Manuela Lavezzari è Marketing Manager in ASUSTeK Italy. In Asus da oltre 10 anni si occupa di gestire budget di
marketing e comarketing con partners quali Microsoft, Intel. Amd, nVidia. Cura lo Sviluppo Brand attraverso
programmi e campagne corporate, supportando Asus nella localizzazione delle strategie globali in Italia.
22
Praticità e velocità sono due qualità che le donne moderne apprezzano in maniera
particolare perché nella vita frenetica di tutti i giorni permettono di guadagnare
tempo e risparmiare energie. Il web è una fonte inesauribile d’informazioni e di
scelte che le utenti donne sanno sfruttare rimanendo sempre “connesse”, ambito
che quindi dovrebbe essere continuamente arricchito di servizi da diversi settori. In
quest’attività smartphone e tablet si rivelano i migliori amici delle donne, anche nei
momenti di pausa e tempo libero. Poiché per motivi legati ai ruoli tradizionali della
società mediterranea, vi è ancora una netta divisione di responsabilità tra uomo e
donna all'interno della famiglia: mentre in molti casi agli uomini grava la
responsabilità di mantenere economicamente la famiglia, alle donne spettano le
questioni domestiche, di cura dei bisogni della popolazione infantile e delle persone
non autosufficienti (es. i sempre più anziani genitori).
Per tale motivo le donne sono osservatrici attente, oltre che utenti principali dei
servizi, per esempio, di istruzione e sanità, che dovrebbero essere potenziati in
ottica più tecnologica in modo da permettere una maggiore libertà, equilibrio e
divisione delle responsabilità tra entrambi i generi, con beneficio dell’intero nucleo
familiare. Il fatto che tutto ciò possa essere ridisegnato in ottica “intelligente” offre
una possibilità di condivisione tra i sessi degli oneri e, nel caso delle coppie, di
quelli relativi alla cura dei figli e degli anziani.
Le prospettive di trasformazione dei contesti urbani propongono possibilità di
sviluppo nei quali noi aziende dell’ICT stiamo contribuendo molto disegnando
modelli di mobilità, uso del tempo, sostenibilità ambientale, integrazione tra servizi,
comunicazione e interazione tra utenti. Una Smart city a misura di cittadino, senza
distinzione di genere perché in questo i bisogni delle donne nelle nuove città non
sono molto dissimili da quelli degli uomini, muove nella direzione di offrire qualità
della vita, mobility, sicurezza urbana, riduzione dei consumi energetici. Serve quindi
un nuovo approccio alla progettazione delle città del futuro tale da rimettere al
centro dei sistemi urbani la complessa rete e le dinamiche delle relazioni.
Per tale ragione ritengo che parlare di Smart city e donne non debba essere inteso
come una mera discussione per definire una sorta di “quote rosa urbane”, ma
intendersi anche come capacità di coinvolgere la donna nel processo di definizione
del nuovo sistema urbano. Delle donne possono essere valorizzate abilità che sono
tipiche quali sensibilità, energia e creatività attraverso la tecnologia, l’innovazione,
la ricerca: una sensibilità spiccatamente femminile può essere capace di
determinare un forte valore aggiunto in termini di maggiore vivibilità e sicurezza
delle città.
Per far questo bisogna sì sviluppare progetti, ma anche continuare a “formare”
digitalmente e tecnologicamente le donne. Non bisogna trascurare che esse non
sono infatti gruppo omogeneo e che la prospettiva di genere va intrecciata a quella
generazionale, culturale, alle provenienze geografiche, alle diverse abilità e
propensioni o timore per le nuove tecnologie. Si tratta di variabili significative sulle
quali tutti noi - aziende e istituzioni - abbiamo l’obbligo di fornire un contributo per
azzerare in maniera progressiva il “digital gap”, sebbene molte donne siano già
pronte in quanto digitali: i dati Istat rivelano che a navigare in rete è il 46,7% delle
donne, l’87% si collega più volte al giorno e lo fanno per coltivare più a fondo i
23
propri interessi, comunicare, informarsi, prendere parte a social network e fare
acquisti.
A questo futuro intelligente le donne, d’altro canto, possono contribuire con la loro
creatività e determinazione in un ambiente fortemente dinamico, flessibile e in
crescita, invertendo la situazione che le vede spesso grandi assenti da alcuni
contesti decisionali della politica e dell’ICT, proprio i due mondi che maggiormente
contribuiscono a creare il futuro ‘smart’ delle nostre comunità.
24
La Smart City del Futuro? Accessibile a tutti e a
tutte
Cristina Farioli18, IBM Italia
La vera sfida della smart city del futuro? Essere accessibile per chiunque ricerchi
un servizio, sia esso uomo, donna, anziano, disabile, turista, ecc. La smart city
deve essere quindi configurata sulle esigenze del cittadino, seguendo un modello di
servizi flessibile, dinamico e scalabile.
Quindi anche le donne, multitasking per vocazione e necessità, nella smart city
trovano l’occasione per cambiare alcuni paradigmi consolidati riguardo al modo di
lavorare. In particolare, poter contare su servizi disponibili in qualsiasi luogo e
momento della giornata, consente di riorganizzare e conciliare le numerose attività
quotidiane a beneficio della qualità di vita della donna stessa, ma anche di quella
delle persone che la circondano.
Diventa quindi prioritaria la definizione di un’infrastruttura che possa abilitare la
fruizione di tutti i servizi anche in mobilità, sfruttando le opportunità che la
tecnologia ci offre.
Non dobbiamo pensare a essa come qualcosa di freddo, astratto e distante dalla
realtà. Oggi parlare di tecnologia significa guardare all'innovazione: un'innovazione
che necessariamente deve mettere al centro l'uomo, la sua qualità di vita,
l'ambiente in cui vive, un futuro migliore per le prossime generazioni.
Un modello tra tanti è quanto sviluppato da IBM con il Comune di Bolzano.
Bolzano ha scelto di dare priorità al tema dell’assistenza alle categorie più deboli,
attraverso la realizzazione del progetto “Abitare sicuri”, un sistema di telemonitoraggio e tele-assistenza per anziani e altri soggetti che abbiano bisogno di
essere accuditi presso la loro abitazione. L’implementazione di tale soluzione ha
avuto come obiettivo primario il miglioramento della qualità della vita della
18
Maria Cristina Farioli dal 2009 ricopre il ruolo di Direttore Innovazione e Sviluppo Mercati di IBM Italia: in particolare
è responsabile di portare al mercato la strategia IBM dedicata a Smarter Cities, con l’obiettivo principale di aiutare le
P.A. Locali a fare sistema con il territorio sfruttando le tecnologie esistenti e trovando soluzioni innovative per meglio
rispondere alle esigenze di qualità della vità dei cittadini. Laureata in Economia Aziendale presso l'Università Cattolica
del Sacro Cuore di Milano, in passato ha ricoperto l’incarico di Assistente Universitario presso la stessa Università.
25
popolazione, rendendo le persone più indipendenti, più integrate nel contesto
sociale, offrendo al tempo stesso la possibilità di ridurre i costi del servizio sociosanitario attraverso una tecnologia meno invasiva e studiata per essere accessibile
a tutti.
Anche questo è un valore aggiunto per le donne che molto spesso sono le prime a
farsi carico della cura degli anziani.
Ma la città raggruppa un insieme di bisogni diversi. Come l’aumentato bisogno di
sicurezza urbana, l’esigenza di una maggiore fruibilità di servizi pubblici,
l’attenzione sempre maggiore rivolta al risparmio energetico e all’ambiente, che
hanno spinto le grandi aree metropolitane a ripensare la modalità attraverso cui
gestire il complesso insieme cittadino.
La sicurezza urbana è da sempre un argomento all’ordine del giorno delle
Amministrazioni e molto caro alle donne in particolare: la prevenzione del crimine
richiede un controllo capillare del territorio ed ha imposto fino ad oggi costi rilevanti.
Le camere di sorveglianza però già sono presenti e dislocate nelle nostre città,
perché allora non mettere a fattor comune tutti i dati che sono in grado di fornirci
per permettere a chi deve vegliare sulla nostra sicurezza una visibilità d’insieme,
che consentirebbe una corretta interpretazione di certi fenomeni e quindi
prevenzione e risparmio?
La smart city può essere vista come un sistema sensoristico in grado di raccogliere
i dati più svariati ed eterogenei da oggetti, ambienti e persone, che se
correttamente collezionati, integrati, interpretati e finalizzati per il bene dell’individuo
possono portare enormi vantaggi al singolo e alla comunità nella sua interezza, e
notevoli risparmi alle sempre più “povere” risorse economiche dello Stato.
La città è una metafora che può essere applicata anche in aree vaste o regionali.
Anche le imprese, che sono tessuto fondamentale dell’ecosistema territoriale,
devono e possono fare la loro parte.
La città così diventa un elemento in grado di adempiere pienamente ai diritti
dell’individuo e la tecnologia, se correttamente conosciuta e finalizzata, può
accelerare enormemente questo fenomeno.
26
Partecipazione, governance, openness
Agenda Digitale di Genere
Leda Guidi19, Comune di Bologna
"My motto, my dream, my bumper sticker is to get Every European Digital and my
ambition is to get more women into ICT."
Neelie Kroes, Vice Presidente della Commissione Europea, Responsabile
dell’Agenda Digitale Europea.
Uno studio recente della CE sulle donne nel settore delle tecnologie dell’ICT
evidenzia che 29 laureate su 1000 conseguono un diploma universitario nelle
tecnologie dell’informazione e della comunicazione (contro 95 uomini su 1000);
solo 4 su 1000 lavorano effettivamente nel comparto, mentre la componente
femminile è decisamente sottorappresentata a livello dirigenziale;
con
un’inversione di tendenza e una percentuale femminile nel comparto digitale pari a
quella maschile, il PIL europeo registrerebbe un incremento di circa 9 miliardi di
euro l’anno.
Le aziende con più donne ai posti dirigenziali sono più redditizie del 35% e
assicurano ai propri azionisti il 34% in più di utili rispetto a imprese omologhe.
Le donne sono sottorappresentate nelle posizioni manageriali e di responsabilità
(anche più che in altri settori): solo il 19,2% degli addetti del settore ICT ha un capo
donna, contro il 45,2% in altri settori. Le addette al digitale guadagnano quasi il 9%
in più; possono organizzare l’orario di lavoro in modo molto più flessibile e coerente
19
Leda Guidi è Dirigente Unità Intermedia Agenda Digitale, Settore Agenda Digitale e Tecnologie Informatiche,
Comune di Bologna. Direttore editoriale del portale del Comune di Bologna Iperbole.' Membro del gruppo "smart city"
e Agenda Digitale dell'Amministrazione, dal 1994 é team leader di numerosi progetti europei, nazionali e regionali
sull'uso delle tecnologie per lo sviluppo della societàdell'informazione e della conoscenza. Svolge attività pubblicistica
come giornalista, di consulenza e di formazione come esperta, anche per istituzion ed enti di ricerca internazionali, sui
temi della comunicazione, della telematica civica, dei new media, dei servizi di e-government, di internet per
l'inclusione, l'innovazione e lo sviluppo delle comunità., delle questioni di genere.
27
ai tempi, sono meno esposte al rischio di disoccupazione (entro il 2015 si
prevedono nell’UE 900 000 posti vacanti nel comparto ICT).
In Italia l’economia digitale italiana vale il 2% del PIL e nel corso degli ultimi 15 anni
ha generato 700 mila posti di lavoro. In particolare le PMI (quelle attive su web
hanno registrato una crescita annua del 10%).
Il Web Intensity Index, che misura la maturità dell’ecosistema digitale di una
nazione, vede l’Italia al 27° posto fra i 34 Paesi dell’Ocse. Secondo le stime del
World Economic Forum e di Mc Kinsey & Company, se l’Italia riuscisse a colmare
soltanto la metà di tale gap rispetto a Gran Bretagna, Germania o Francia entro il
2015, il valore aggiunto per il sistema-paese sarebbe di circa 25 miliardi di euro. E
in questo quadro le donne italiane - che sono il 52% della popolazione raggiungono il 48,5% d’inattività lavorativa, a fronte di una media europea del
35,1%. La responsabilità maggiore di questa situazione è da attribuire in gran
parte alla scarsità di servizi di welfare che favoriscano la conciliazione tra lavoro e
cura della famiglia (www.KeyBiz.it-http://it.finance.yahoo.com/).
Nel quadro attuale, una sintesi delle raccomandazioni per un'Agenda Digitale di
Genere, emerse da parte della rete italiana di ECWT - European Centre for Women
and Technology - e dei vari soggetti / associazioni / organismi attivi su questi temi,
deve indirizzarsi proprio all’Agenzia per l'Italia Digitale.
Nell’ approccio di genere alle politiche per l’innovazione è necessaria l’integrazione
trasversale come avviene in altri contesti europei (si veda intervento su ForumPA di
Maria Sangiuliano – ECWT/CISRE Ca’ Foscari).
Su questo terreno, infatti, i paesi europei evidenziano significative differenze.
L’Italia occupa una delle ultime posizioni nella graduatoria dell’Unione, e l’Agenda
Digitale Italiana si propone di recuperare il ritardo puntando in particolare su
alfabetizzazione, connessione wireless nelle scuole, semplificazione. I 3 punti
su cui il Governo sta lavorando sono: sistema pubblico di identità digitale,
anagrafe digitale, fatturazione elettronica.
Come convogliare a livello locale le energie creative, e disegnare scenari di vita
desiderabili e percorribili, possibili soluzioni ICT secondo modalità condivise nel
“disegno” e nelle strategie, adottando metodologie collaborative che facilitino
inclusione, formazione, empowerment delle competenze digitali a tutti i livelli della
comunità, con particolare riferimento a tutte le forme associative di donne, formali e
informali?
Accanto alle iniziative “centrali”, Regioni e Comuni stanno scrivendo proprie
Agende che, declinando principi e ambiti d’intervento europeo e nazionale sui
territori e a livello di prossimità, sperimentano nuovi modelli e criteri di messa a
punto delle azioni prioritarie. Queste linee d’intervento sono basate su paradigmi
concettuali e operativi nuovi, che considerano le comunità come “ecosistemi”
evolutivi, le città come piattaforme aperte, dove capitale sociale, cittadinanza attiva
e beni comuni trovano nella dimensione digitale una sorta di ambiente abilitante
alla propria crescita.
E’ evidente quindi come un imperativo categorico delle Agende “intelligenti” siano la
valorizzazione e l’influenza concreta nei processi d’innovazione del ruolo e dei punti
di vista femminili: questo significa evidenziare quell’insieme di linguaggi, significati
e usi che rendano conto della visione e del contributo necessario delle donne, a
livello di definizione di obiettivi/funzionalità, di progettazione della tecnologia (hw,
28
sw, piattaforme, applicative) di realizzazione di servizi integrati e “human being
oriented”.
Partendo da esperienze e intelligenze specifiche (diversità), da pratiche e vissuto
delle donne vanno integrati nella scrittura delle Agende bisogni e capacità
dell’universo femminile (bilanciamento vita privata/di lavoro, organizzazione “a
rete”, qualità della vita, economie di scala “sociali”, modelli di relazione nuovi,
ecc.…).
Un rischio va gestito: confondere la maggiore efficienza resa possibile dalle
tecnologie e dalla rete (risparmio di tempo per “essere adeguate a tutto”, mai
“inadempienti”, una visione tech-driven, multitasking in senso negativo ...) con un
effettivo miglioramento degli equilibri lavoro-vita privata, autorealizzazione, crescita
personale/professionale, ecc.
Nell’Agenda digitale di Bologna le tematiche di genere attraversano
orizzontalmente gli assi tematici sui quali il Comune –in seguito a un percorso
partecipato – ha deciso di impegnarsi, che sono: Internet come diritto e
competenze, coinvolgimento dei cittadini, nuova rete civica Iperbole2020, open
data e open government, startup digitali e promozione dei talenti.
Il percorso, durato quasi un anno, off line e on line, ha portato alla definizione
condivisa di un documento, approvato dalla Giunta nel 2012, e al lancio di un
Bando per la per la presentazione di progetti sui temi dell’Agenda Digitale. Su 113
proposte arrivate ne sono state cofinanziate 20 e altre sostenute anche attraverso
risorse specialistiche, logistiche, tecnologiche da parte dell’Amministrazione. 4 dei
progetti cofinanziati sono stati presentati da associazioni o imprese femminili; ma in
molti di quelli pervenuti sono espressivi non solo contenuti e obiettivi progettuali “di
genere” ma anche la presenza e il protagonismo nelle organizzazioni proponenti
(imprese, associazioni, singole professioniste, blogger, accademiche, …). E
questo è certamente solo l’inizio….
29
Thinking Smart Doing Gender: ri-pensare il
Trentino in un’ottica di genere
Michela Cozza20, Università degli Studi di Trento
Quello delle smart cities è un tema divenuto centrale nel dibattito pubblico. Città e
territori saranno più smart nel momento in cui sapranno rispondere ai cambiamenti
sociali ed economici e ai processi di trasformazione tecnologica in atto, sviluppando
e attuando un modello di città/territorio condiviso e partecipato, dove gli spazi siano
ripensati con il contributo dei cittadini, a partire dalle esigenze e dai bisogni
individuali, dove lo sviluppo sia sostenibile e dove la qualità della vita sia il fine
ultimo delle azioni da compiere.
Il progetto proposto dal Centro di Studi Interdisciplinari di Genere dell’Università
degli Studi di Trento (CSG), realizzato con il contributo finanziario della Provincia
Autonoma di Trento, nasce da una riflessione critica su tale dibattito, vedendo nella
sua attualità l’opportunità di costruire un’agenda smart & gendered modellata sui
bisogni e le specificità del territorio trentino – a partire dalla città di Trento – e
soprattutto in grado di accompagnare la traduzione in pratica di proposte emergenti
“dal basso”. Questa iniziativa pone l’accento sulle differenze e le disuguaglianze di
genere, attraverso le quali proporre una visione alternativa delle smart cities. Del
resto sembra proprio che l’attuale discorso sulla “città intelligente” ricalchi una
retorica tradizionale, orientata al protagonismo di un cittadino “asessuato”, dove
quindi il genere non ha cittadinanza o rischia, ancora una volta, di non averla
riconosciuta.
Il progetto si propone di animare un’intelligenza dialogante con e fra i principali
stakeholders locali, declinandone idee e proposte e gettando le premesse per
un’azione congiunta in un’ottica di genere. Si tratta di una visione umanistica e
olistica della città e del territorio, che restituisce centralità alla figura umana e alla
sua identità di genere. S’intende inoltre contribuire alla rottura del tabù tecnologico
delle smart cities, così che a un’inevitabile deriva tecnologica si sostituisca l’idea di
una città/territorio la cui intelligenza è motivata e alimentata da processi di
condivisione della conoscenza, attraverso un uso consapevole delle tecnologie
dell’informazione e della comunicazione (ICT).
20
Michela Cozza è Docente di Sociologia dell’Innovazione presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale
dell’Università di Trento e Assegnista di Ricerca presso il Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione della
stessa Università. E’ membro del Centro di Studi Interdisciplinari di Genere.
30
L’iniziativa si caratterizza per l’adozione della metodologia dell’Open Space
Technology (OST) nella realizzazione di quattro laboratori tematici. Tale modalità
consente l’apertura di veri e propri spazi di discussione, invitando i/le partecipanti
ad “abitarli” con le proprie passioni, interessi e priorità, e ad essere al tempo stesso
responsabili dei propri interventi così come delle proprie inazioni. E’ un approccio
che propone di interpretare e leggere, in modo innovativo – per alcuni eccentrico –
la complessità della vita sociale, riconoscendo e valorizzando l’importanza che
l’autorganizzazione ha acquisito nelle nostre vite, nell’epoca del web 2.0. La
conduzione dei laboratori presso le sedi di enti (il Consorzio dei Comuni Trentini e
l’Agenzia del Lavoro di Trento) esterni all’Università responsabile della
realizzazione del progetto, corrisponde alla disponibilità e volontà di coinvolgere ed
essere coinvolti in un processo di “contaminazione” culturale intelligente, guidato e
condiviso.
A partire dai noti parametri – Smart Economy, Smart People, Smart Governance,
Smart Mobility, Smart Environment, Smart Living – che secondo il Politecnico di
Vienna rendono smart una città, sono stati individuati quattro pilastri
dell’organizzazione cittadina ai quali sono stati fatti corrispondere quattro OST
tematici affrontati in un’ottica di genere:




formazione (3 Settembre 2013)
mondo del Lavoro (2 ottobre 2013)
mobilità, Ambiente e Turismo (12 novembre 2013)
salute e Benessere (11 dicembre 2013).
Attraverso questi temi o macro-ambiti d’intervento – tra loro interconnessi – il
progetto mira ad avviare un processo di riflessione partecipata e di definizione del
processo di cambiamento dell’infrastruttura fisica e culturale del territorio trentino.
Sono inoltre previsti due incontri finali di rielaborazione delle proposte e di
definizione delle priorità da far confluire entro un’agenda denominata Smart
Gendering for Trento. Si vuole inoltre contribuire alla costruzione dell’enciclopedia
dell’innovazione promossa dagli Stati Generali dell’Innovazione, partecipando allo
sviluppo del relativo wiki sul tema “Smart Communities, genere, inclusione”. Sarà
infine organizzato un evento pubblico per la restituzione degli esiti dell’iniziativa e in
particolare dell’agenda Smart Gendering for Trento. Il termine del progetto è
previsto a Marzo 2014.
Attraverso il progetto Thinking Smart Doing Gender si tratta quindi di avviare un
ripensamento – partecipato e collettivo – della città di Trento e del territorio trentino.
L’adozione della prospettiva di genere s’inserisce in un processo di innovazione
sociale funzionale al cambiamento del sistema di riferimento locale, con potenziali
ricadute sul piano nazionale, in termini di best practice.
Si tratta di considerare Trento-smart city come un processo non-verticale, una
narrazione collettiva che chiede un cambiamento profondo dei paradigmi culturali e
delle priorità d’investimento.
Il Centro Studi Interdisciplinari di Genere, attraverso il progetto Thinking Smart
Doing Gender, si propone quindi come driver di un processo di apprendimento
diffuso e continuo che coniuga la pervasività del genere con l’ubiquità delle
31
tecnologie e confluisce in un governo delle relazioni, capace di interpretarne la
complessità come valore e non come minaccia.
Affinché il cambiamento auspicato sia realizzato, occorre sviluppare nuove
“narrazioni” adottando nuove “pratiche narrative” e nuovi “dispositivi narrativi” con
cui raccontarsi e raccontare il futuro prossimo: l’ottica di genere può orientare
questo processo perché fondata sul riconoscimento del diritto di veder rispettati i
valori di genere entro una cultura diffusa rispettosa di tutte le differenze.
32
Openness e Smartness. Occasioni colte e
mancate
Sonia Montegiove21, Provincia di Perugia
Quando i territori diventano più smart ovvero non più intelligenti ma più vivibili?
Sicuramente quando la Pubblica Amministrazione si apre consentendo
quell’interazione con i cittadini che porta a comprenderne meglio i bisogni, le
problematiche e, perché no, i desideri. Così si può sintetizzare il legame che esiste
tra smartness e opennes. Un legame che è tanto più forte quanto più le modalità di
aprirsi ai cittadini da parte delle PA sono inclusive, cioè consentono a tutti di
partecipare e collaborare.
A questo proposito, si può partire dall'esempio del percorso di costruzione
partecipata dell'agenda digitale umbra per mettere in luce 5 caratteristiche
importanti che hanno fatto di questa esperienza un'esperienza inclusiva.
La partecipazione. Sembra scontato e non lo è. La decisione per una PA di
ascoltare quello che i cittadini hanno da dire su un tema importante, anche se non
di facile comprensione per tutti come quello dell'agenda digitale, è la prima buona
occasione da cogliere.
La semplicità. Aprirsi alla partecipazione usando un linguaggio troppo tecnico per
spiegare gli obiettivi o chiedendo un contributo strutturato, soprattutto su una
tematica complessa com’è quella del digitale, significherebbe coinvolgere pochi
“eletti”. Ma ha senso attivare un percorso partecipato se poi si fa una selezione
naturale già all'ingresso? Ecco perché #umbriadigitale si è rivolta ai cittadini
chiedendo un contributo d’idee. Non progetti né tanto meno progetti realizzabili. Si
è chiesto di scrivere un bisogno, un'idea, un sogno che potesse contribuire a
migliorare la vivibilità dei propri territori. La rielaborazione delle idee e la loro
trasformazione in progetti concreti è compito (spesso non facile) della PA, dei
tecnici, degli informatici. Il cittadino che scrive non deve certo avere la soluzione in
tasca.
21
Sonia Montegiove è Analista Programmatrice, Sistema Informativo e-Gov, Provincia di Perugia. Dopo un colpo di
fulmine per un IBM PS 1 ha coltivato ininterrottamente la sua passione per l’informatica. Analista programmatrice e
docente per lavoro è avida lettrice e giornalista pubblicista per pura passione. Ha fondato insieme ad altre il magazine
on line GirlsGeekLife, contribuisce attivamente a WISTER/SGI.
Website: http://unbitalgiorno.wordpress.com
33
L'informazione. Informare il maggior numero di persone possibili circa l'esistenza
e quindi le opportunità offerte da percorsi di partecipazione è un dovere della PA.
Non si può sperare che le persone interagiscano semplicemente diffondendo un
comunicato stampa. Gli strumenti d’informazione non mancano certo e devono
essere diversificati. Per #umbriadigitale è stato attivato un blog con l'obiettivo di
dare informazioni dettagliate su come il percorso stava procedendo, una pagina
Facebook, un account Twitter, un gruppo LinkedIn e un canale Youtube. Non sono
stati trascurati i mezzi di comunicazione tradizionale (giornali, televisioni e radio
locali), ma ciò che ha fatto probabilmente la differenza è stato il coinvolgimento
delle persone attraverso le associazioni. Per fare questo sono stati organizzati degli
incontri con organizzazioni di categoria, associazioni culturali e di volontariato, con
le università e altri soggetti potenzialmente interessati.
La fruibilità. L'uso appropriato delle tecnologie diventa fondamentale nel momento
in cui si chiede collaborazione e condivisione a un pubblico vasto ed eterogeneo di
persone. Non troppi anni fa sarebbe stato molto più complesso chiedere ai cittadini
di “inviare” (magari per posta?) delle idee utili a migliorare la quotidianità. Ora le
numerose piattaforme disponibili, i social network, i legami che la Rete
inevitabilmente crea sono risorse preziose per portare i cittadini a contribuire
concretamente interagendo con la PA. Per #umbriadigitale è stata scelta una
piattaforma collaborativa semplice, Ideascale, che consente previa veloce
registrazione di scrivere un pensiero ma anche partecipare mettendo un Mi piace o
un Non mi piace o commentando le proposte di altri. Il risultato di questa scelta è
stato un ideario che ha raccolto in un solo mese circa 150 idee, 170 commenti,
2mila voti e 550 utenti registrati.
Il confronto. La sensazione del parlare senza che la PA stia ad ascoltare è
piuttosto diffusa e scoraggiante. Per questo motivo, raccolte le idee si è dato vita ad
un evento che ha ospitato anche degli open talk, ovvero dei momenti di confronto
molto partecipati e apprezzati in cui chi aveva scritto l'idea è stato invitato a
presentarla per poterla sviluppare ed arricchire insieme ad altri.
Quali sono i risultati di un percorso inclusivo? Delle quasi 150 idee raccolte quasi il
50% è stato scritto da donne, che hanno portato un contributo importante e un
punto di vista diverso rispetto a quello degli uomini. Le idee delle donne per
#umbriadigitale sono quasi tutte legate al bisogno di risparmiare tempo, trovare un
equilibrio migliore tra vita lavorativa e familiare e disporre di occasioni di crescita e
formazione fruibili anche a distanza. La differenza nei modi di pensare e vivere è
una ricchezza sempre e lo è tanto più nel momento in cui la PA intende rilevare
bisogni concreti. Non si migliorano i territori tenendo in considerazione le opinioni di
una sola parte di cittadini. Non si migliorano i territori se si lascia indietro anche una
sola categoria di persone. Non si migliorano i territori se non ci si confronta, se non
si collabora, se non si condivide. Non si migliorano i territori se le PA non si
adeguano, non si aprono e se non sono capaci di sfruttare la tecnologia per aprire
un confronto propositivo e utile a tutti.
34
Smart and open community: la via dell’inclusione
e della partecipazione
Fernanda Faini22, Regione Toscana e Ass.ne Giuristi Telematici
L’impatto pervasivo delle nuove tecnologie nella società contemporanea ha fatto
emergere il principio di openness, per mezzo della crescita e della maggiore facilità
nell’accesso alle informazioni e grazie ai nuovi approcci nelle relazioni tra i diversi
soggetti. Le attuali logiche d’azione fanno parlare di “società della rete”, che si
caratterizza per la semplicità e l’immediatezza delle relazioni tra gli individui, per la
possibilità di creare inedite sinergie e per l’emersione dell’intelligenza collettiva. In
questo rinnovato tessuto sociale le parole d’ordine diventano condivisione e
partecipazione.
Questi profondi cambiamenti della società attuale hanno inciso anche da un punto
di vista giuridico e, di conseguenza, la normativa degli ultimi anni ha favorito
l’ingresso di principi e strumenti di apertura all’interno dell’ordinamento italiano. Si
caratterizzano in tal senso il decreto Semplificazioni, il decreto Sviluppo 2012, il
decreto Crescita 2.0 e, da ultimo, il decreto Trasparenza 23. L’apertura prevista da
questi interventi normativi riguarda le amministrazioni pubbliche, declinandosi
nell’open government, ma è rivolta anche a cittadini, imprese e associazioni, alla
collettività nel suo complesso.
Le recenti disposizioni prestano particolare attenzione e conferiscono rilevanza alla
trasparenza, alla qualità dell’informazione e al “come” l’informazione viene
rilasciata: agli open data24.
Giurista. Responsabile dell’assistenza giuridica e normativa in materia di amministrazione digitale, semplificazione e
open government presso Regione Toscana. Collabora come docente con l’Università di Firenze, Formez PA e altre
realtà. Autrice di pubblicazioni scientifiche e membro di associazioni che si occupano di innovazione e diritto delle
nuove tecnologie (CGT, SIIG, ANDIG e RENA).
23
Il cosiddetto decreto Semplificazioni (d.l. 9 febbraio 2012, n. 5 convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile
2012, n. 35) ha dato sostanza all’Agenda digitale italiana e il cosiddetto decreto Sviluppo 2012 (d.l. 22 giugno 2012, n.
83 convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134) contiene significative disposizioni
sull’amministrazione aperta e l’open source. Pervasive modifiche all’amministrazione digitale in direzione dell’open
government sono state apportate dal cosiddetto decreto Crescita 2.0 (d.l. 18 ottobre 2012, n. 179 convertito con
modificazioni dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221). Da ultimo, il decreto Trasparenza, il d.lgs. 14 marzo 2013, n. 33,
in attuazione della legge 6 novembre 2012, n. 190 (cosiddetta legge Anticorruzione), riordina le disposizioni in materia
di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni.
24 I dati di tipo aperto (open data), ai sensi dell’art. 68, comma 3, lett. b), del d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82 (codice
dell’amministrazione digitale), modificato da ultimo dal d.l. 179/2012 convertito con modificazioni dalla legge
221/2012, sono i dati che presentano le seguenti caratteristiche: 1) sono disponibili secondo i termini di una licenza
che ne permetta l’utilizzo da parte di chiunque, anche per finalità commerciali, in formato disaggregato (dimensione
giuridica); 2) sono accessibili attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), ivi comprese le
reti telematiche pubbliche e private, in formati aperti, sono adatti all’utilizzo automatico da parte di programmi per
elaboratori e sono provvisti dei relativi metadati (dimensione tecnologica); 3) sono resi disponibili gratuitamente
22
35
I dati aperti interessano le amministrazioni pubbliche, tenute a nuovi obblighi di
valorizzazione del patrimonio informativo e alla significativa regola dell’open by
default25. Ma gli open data riguardano necessariamente anche la collettività
destinataria di quei dati sia per rendere concreta la trasparenza e permettere il
controllo democratico, sia per favorire inedite potenzialità economiche,
permettendo di realizzare analisi, soluzioni e servizi idonei a generare crescita.
Le norme recenti, nell’ampliare, strutturare e rendere cogente la trasparenza e
l’apertura, le accompagnano con l’attenzione all’uguaglianza. E’ necessario, infatti,
che l’openness si coniughi con l’inclusione digitale, in modo da concretizzare il
principio costituzionale di uguaglianza sostanziale ed evitare nuove forme di
discriminazione. Nell’apertura dei dati questo si traduce nell’opportunità di costruire
dati aperti di genere, al fine di realizzare informazioni e applicazioni interessanti e
utili per l’universo femminile. Le finalità stesse cui sono preordinati gli open data
conducono all’opportunità di una declinazione di genere, dal momento che dati così
rilasciati, analizzati e coordinati possono far emergere realtà ed eventuali criticità,
permettendo di agire davvero un consapevole controllo democratico, foriero di
maggior efficienza.
Di conseguenza è opportuno che gli open data siano strutturati e interpretati con
indicatori di genere, al fine di realizzare informazioni e applicazioni utili non solo per
il mondo femminile, ma per la società nel suo complesso, in modo da mostrare il
grado d’inclusione e conseguentemente attivare soluzioni per risolvere criticità e
problematiche eventualmente emerse, realizzare servizi maggiormente mirati alle
diverse esigenze e contribuire allo sviluppo della società.
Da tale punto di vista i dati interessanti da declinare in ottica di genere sono i più
svariati, poiché le donne svolgono un ruolo determinante in diversi contesti ed
emergono in un vasto insieme di dati, a causa dei diversi ruoli che tradizionalmente
sommano su di sé: lavoratici, madri, soggetti cui è affidata la cura della casa, della
famiglia e degli anziani. Si tratta pertanto di ambiti molteplici, quali educazione,
scuola, welfare e sanità, mobilità e fruizione dell’ambiente, consumo energetico,
rapporto vita privata-lavoro, sicurezza delle città.
Questa eterogeneità di spaccati in cui le donne hanno conoscenze puntuali e
agiscono ruoli specifici porta all’opportunità di dare rilievo all’ottica di genere anche
nell’apertura e nella partecipazione ai servizi pubblici, da progettare con attenzione
alle diverse esigenze.
Dal punto di vista dei servizi, che la normativa attuale incentiva nella loro
erogazione online26, emerge la necessità di un coinvolgimento delle donne in tutto il
ciclo di vita di un servizio, dalla progettazione alla sua implementazione fino al
monitoraggio dello stesso. Tale intervento, idoneo a permettere la partecipazione e
la collaborazione del mondo femminile, è necessario per tenere in considerazione
quei “punti di vista” che altrimenti potrebbero sfuggire, rendendo meno funzionale il
attraverso le ICT, ivi comprese le reti telematiche pubbliche e private, oppure sono resi disponibili ai costi marginali
sostenuti per la loro riproduzione e divulgazione (dimensione economica).
25 Artt. 52 e 68 del d.lgs. 82/2005, come modificati da ultimo dal d.l. 179/2012 convertito con modificazioni dalla legge
221/2012. In particolare la cosiddetta regola dell’open by default è contenuta nell’art. 52, comma 2, d.lgs. 82/2005.
26
In particolare artt. 7 e 63 del d.lgs. 82/2005, come modificato da ultimo con il d.l. 5/2012 convertito con
modificazioni dalla legge 35/2012.
36
servizio reso, soprattutto negli esaminati contesti in cui le donne sono fruitrici
dirette, utenti privilegiati e, di conseguenza, ottime conoscitrici del servizio.
La logica di apertura e partecipazione arriva a plasmare la stessa comunità di
riferimento e anche nelle norme si individuano e si favoriscono strategie tese a
realizzare le smart communities o smart cities o, ancora, comunità intelligenti27.
Le smart communities esprimono l’essenza stessa delle tecnologie, ossia il loro
essere preordinate a rendere più funzionale e più semplice la vita della collettività
con il fine ultimo di accrescere il benessere della comunità di riferimento in termini
di miglioramento della qualità della vita, creazione di occupazione, sviluppo e
risparmio economico. In questi ambiti s’inserisce l’importanza di un’ottica di genere
nell’apertura dei dati e dei servizi. Una città non può infatti essere smart se non
coinvolge ampiamente i soggetti che la compongono e se non è inclusiva. Gli stessi
dati e servizi vivono, infatti, dello sguardo e dell’interazione dei diversi soggetti e di
conseguenza anche delle donne, che permettono un punto di vista diverso e
completo, utile affinché informazioni e servizi siano particolarmente adatti alle
esigenze espresse dall’utenza. Non a caso le norme pongono come principio
fondante della creazione e dello sviluppo delle smart communities l’inclusione
“intelligente”28, dal momento che l’openness ha come sua immediata e
imprescindibile componente l’inclusione, che insieme alla partecipazione e alla
collaborazione permettono all’apertura di generare i suoi frutti.
L’apertura e la partecipazione, che pertanto si traducono nella declinazione dei dati
in ottica di genere e nella partecipazione attiva ai servizi, possono rivelarsi
strategici per contribuire a superare o comunque evolvere il ruolo della donna nel
modello tradizionale della nostra società, ancora persistente, quale soggetto cui è
affidata la cura della casa e della famiglia. L’openness permette la conoscenza dei
dati, l’analisi delle aree di criticità, le possibilità di sviluppo, contribuendo a quella
cultura digitale necessaria a evidenziare il ruolo della rete per acquisire
consapevolezza, per la crescita individuale e professionale e, altresì, per le attività
legate alla vita quotidiana, quali la possibilità di realizzare risparmi di tempo e
minori spostamenti fisici, migliore organizzazione e semplificazione.
Trasparenza, apertura, partecipazione sono pertanto i volani attivati dalle nuove
tecnologie per realizzare un’inclusione reale, idonea a colmare i divari di genere e a
sfruttare il potenziale femminile all’interno della collettività.
Una comunità può essere “smart and open” solo se è realmente inclusiva e se
declina concretamente l’uguaglianza sostanziale nella valorizzazione di tutte le sue
diverse componenti. Solo così è possibile far emergere il valore e il potenziale
femminile e impiegarlo per realizzare il benessere della collettività, contribuendo a
renderla davvero una società “intelligente”.
27
Sulle comunità intelligenti art. 47, comma 2-bis, lett. a), d.l. 5/2012 convertito con modificazioni dalla legge
135/2012 e art. 20 d.l. 179/2012 convertito con modificazioni dalla legge 221/2012.
Ai sensi dell’art. 20, comma 15 d.l. 179/2012 convertito con modificazioni dalla legge 221/2012, l’inclusione
intelligente consiste nella capacità, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di offrire
informazioni nonché progettare ed erogare servizi fruibili senza discriminazioni dai soggetti appartenenti a categorie
deboli o svantaggiate e funzionali alla partecipazione alle attività delle comunità intelligenti.
28
37
Open Data di Genere. L’esperienza della
Consulta delle Cittadine del Comune di Venezia
Maria Teresa Menotto29, Consulta delle Cittadine Comune di Venezia, e
Maria Sangiuliano, ECWT
La Consulta delle Cittadine è uno degli organismi di partecipazione previsti nello
Statuto del Comune di Venezia ed è attualmente formata da 43 realtà associative
femminili, o composte in maggioranza da donne anche nei propri organismi direttivi,
e 13 associazioni di categoria e sindacali. La Consulta ha compiti di natura
consultiva e propositiva che esprime attraverso: espressione di pareri, elaborazione
di proposte, azioni culturali e di stimolo e formulazione di raccomandazioni. E’
quindi uno strumento istituito per rafforzare la partecipazione, il dialogo e la
comunicazione tra cittadine e Amministrazione nei termini della democrazia
partecipativa.
La Consulta è stata protagonista di un percorso di approfondimento e
interlocuzione con l’Amministrazione Comunale, attivato nei primi mesi del 2013,
sul tema degli Open Data. L’intento è stato quello di esplorare le potenzialità degli
ambiti di policy dell’Open Government da un punto di vista di genere, con finalità di
miglioramento e trasparenza delle politiche pubbliche in particolare verso la
cittadinanza femminile, con la convinzione che l’attenzione a tutte le differenze, a
partire da quella di genere, sia il presupposto per politiche inclusive e più attente ai
bisogni e alle voci di cittadine e cittadini.
L’evoluzione tecnologica delle politiche urbane, la digitalizzazione progressiva dei
servizi pubblici, un tessuto urbano pervaso da sensori collegati alla rete e ai sistemi
GPS, la disponibilità sempre maggiore di connessioni wifi e l’utilizzo crescente di
dispositivi mobili connessi in rete da parte della cittadinanza, aumentano
esponenzialmente i flussi informativi dall’amministrazione al cittadino e viceversa.
In una società della rete, sempre più orientata ai principi della partecipazione e
della condivisione, la logica dell’openness diventa centrale per liberare l’intelligenza
collettiva che dovrebbe caratterizzare le città ‘smart’. Oltre al tema della
29
Imprenditrice, socia fondatrice e presidente del cda di Soggetto Venezia, società di consulenza formata da sole
donne, esperta di comunicazione istituzionale e di marketing sociale. Ha lavorato e lavora con enti pubblici e privati
alla progettazione e organizzazione di servizi orientati alla partecipazione, alla telematica civica e alla promozione
culturale anche come formatrice. Da sempre si occupa di politiche di genere e dal 2011 è Presidente della Consulta
delle Cittadine del Comune di Venezia; da anni si dedica all’associazionismo e in particolare al volontariato
penitenziario come presidente dell’associazione “Il Granello di Senape”.
38
trasparenza e dell’accountability dell’Ente Pubblico verso la Cittadinanza, i Dati
Aperti hanno anche un potenziale economico come base per analisi della domanda
utile a progettare e ideare nuovi servizi e aree di business da parte di soggetti
privati.
Il Comune di Venezia ha avviato un proprio percorso, pioneristico nel panorama
Italiano, grazie al quale il Settore Cittadinanza Digitale, i Servizi Informativi con il
supporto di Venis spa e avvalendosi anche del supporto di una community di
esperti interni ed esterni all’Amministrazione Comunale (Open Data Venezia) ha
condotto alla pubblicazione del Portale Opendata Venezia (www.dati.venezia.it)
integrato con quello Regionale. Non da ultimo, il Comune è stato il primo in Italia a
dotarsi di un Regolamento ad hoc approvato dal Consiglio Comunale in data
27/05/2013 che incoraggia cittadini e imprese a richiedere la pubblicazione di data
set, impegnando l’Amministrazione a rispondere ed esaudire le richieste relative ai
dati in proprio diretto possesso, oltre che a quelli delle aziende partecipate. Si tratta
di un processo indubbiamente di grande impatto sull’organizzazione interna
dell’Ente e un investimento importante sui processi di digitalizzazione dei servizi
pubblici e dei processi di governance ancora solo parzialmente avviati.
Al momento sono stati pubblicati sul sito n° 64 DataSet dei quali la maggioranza
relativi alla categoria Popolazione, dati demografici e relativi alla numerosità delle
famiglie (disaggregati per sesso, nazionalità, età e suddivisi per Municipalità).
L’elenco delle Banche Dati in possesso dell’Amministrazione Comunale mostra
ulteriormente come il processo sia in fieri e potenzialmente in grado di rendere
disponibili quantità di informazioni ancora maggiori, in vista di una futura
progressiva espansione dei servizi di e-government.
La Consulta delle Cittadine ritiene che analizzare le politiche pubbliche, la domanda
e l’impatto dei servizi da un punto di vista di genere possa contribuire a un governo
della città basato sui principi della giustizia sociale e dell’eguaglianza di genere. E
che sia imprescindibile prevedere in tutte le fasi del ciclo di policy, di design e di
valutazione dei servizi delle politiche pubbliche comunali, un’attenzione trasversale
alle questioni di genere, avvalendosi in particolare di strumenti quali l’Analisi di
Impatto di Genere (ex ante), il Bilancio di Genere, la valutazione di genere delle
politiche pubbliche (ex post). L’utilizzo di questi strumenti è raccomandato peraltro
dalle istituzioni europee, a partire dalla Commissione Europea e dall’Istituto
Europeo per l’Eguaglianza di Genere.
Premesse e condizioni necessarie per la realizzazione di quanto sopra menzionato
sono la raccolta e la pubblicazione di dati (Open Data) sull’accesso ai servizi
pubblici, il monitoraggio e la valutazione degli stessi e che questi siano disaggregati
per sesso e, per una lettura più raffinata, contengano disaggregazioni per ulteriori
livelli di differenziazione (età, provenienza, disabilità, status –economico, etc.).
Per non ridurre l’Analisi di Genere delle Politiche pubbliche a un esercizio tecnicoburocratico, l’azione dell’Amministrazione dovrà prevedere momenti di
consultazione e partecipazione, in particolare della cittadinanza femminile e della
società civile organizzata delle donne, anche attraverso strumenti avanzati basati
sulle ICT, i Social Media e piattaforme di collaborazione in rete.
Le donne della Consulta hanno attivato nel corso del 2013 e attraverso diversi
incontri un dialogo positivo su questi temi con diversi settori dell’amministrazione
Comunale, a partire dal settore Cittadinanza Digitale interessando anche il relativo
39
Assessorato e quello per la Cittadinanza delle Donne. Il lavoro su questi temi si è
purtroppo interrotto poco prima della presentazione formale di una
Raccomandazione al Consiglio Comunale su questi temi, a seguito delle vicende
che hanno visto le dimissioni del Sindaco e della Giunta e lo scioglimento del
Consiglio stesso a seguito del caso MOSE.
L’idea progettuale, che speriamo possa essere ripresa e riproposta alla nuova
amministrazione dopo le elezioni del 2015, è relativa ad un lavoro di analisi e
verifica dei dataset pubblicati sul Portale Open Data per chiedere che i dati rilasciati
contengano, ove rilevante, disaggregazioni per sesso e, per quanto possibile
disaggregati anche per altri assi di differenziazione anagrafica, sociale ed
economica. Ulteriori proposte che riteniamo di poter avanzare puntano a:
 interrogare le aree di policy e i relativi servizi con un’ottica di genere per
analizzare
i
possibili
impatti
differenziati
sulla
cittadinanza
femminile/maschile;
 prevedere nei percorsi di formazione per dirigenti e dipendenti, che
accompagneranno il processo di digitalizzazione dei servizi e la raccolta di
dati e informazioni sugli stessi, moduli specifici sull’analisi di impatto di
genere delle politiche e sulla statistica di genere.
Si tratterebbe di una vera e propria sperimentazione pilota Open Data di Genere,
riguardante un settore specifico dei servizi comunali particolarmente importanti per
il lavoro delle donne come ad esempio i servizi all’infanzia e a questo fine costituire
di un Gruppo di Lavoro intersettoriale e aperto alla società civile delle donne in
grado di sviluppare analisi specifiche su banche dati già rilasciate e di elaborare
richieste di nuovi dataset. Il progetto della Consulta include in parallelo la
promozione di percorsi di monitoraggio civico di alcune aree di servizi, ispirandoci
al modello del ‘monithon’ sperimentato nell’ambito di progetti nazionali quali ‘Open
Coesione30’.
30
www.monithon.it
40
Uno sguardo di genere nella applicazione delle
politiche di progettazione partecipata
Sandra Marchesi31, Archidonne
L’architettura degli ultimi decenni ha dato vita, spesso, a uno spettacolo
individuale32, piuttosto che porsi come strumento determinante nella qualità della
vita sociale. Se s’intende come resilienza la capacità di un ecosistema di rigenerare
una condizione di equilibrio messa in crisi, il ruolo degli architetti riteniamo sia
quello di intervenire per ripristinare condizioni di sicurezza, di comfort e abitabilità
dello spazio pubblico, adeguate al divenire degli scenari di evoluzione della società.
Altri sguardi sulla città33 è una iniziativa di partecipazione alla progettazione dello
spazio pubblico. L'obiettivo è quello di fare riscoprire l'architettura come
“manifestazione dei valori collettivi e scenario della vita quotidiana”34 e di
evidenziare la valenza sociale dell'architetto come mediatore / facilitatore tra le
esigenze del cittadino e gli amministratori, nell’individuare le richieste organizzative
dello spazio comune: funzioni, destinazioni, trasformazione, temporaneità.
L'iniziativa Altri sguardi35 lavora individuando all'interno di un contesto urbano
consolidato, situazioni “marginali” o “male utilizzate” per farne emergere nuove
31
Architetto, libero professionista, consigliere dell'Ordine degli architetti PpeC della provincia di Bergamo, attuale
referente e co-fondatrice del gruppo Archidonne che si propone di incentivare attraverso varie iniziative il lavoro delle
professioniste e di contribuire con proposte concrete ad un cambiamento culturale che riconosca alla figura femminile e
alla figura maschile l'accesso ai medesimi ruoli nella vita professionale e nella vita pubblica. Sin dal 2011, attraverso i
progetti ALTRI SGUARDI SULLA CITTA' e ARCHITETTI NELLE CLASSI, l'azione del gruppo si è esplicitata anche in
interventi ed iniziative che intendono valorizzare il ruolo dell'architetto nel suo ruolo professionale e nella sua valenza
sociale.
33
Altri sguardi sulla città : rafforzare l'identificazione del cittadino con gli spazi pubblici, incoraggiando la percezione
della città come estensione dell'abitare. Iniziativa a cura del gruppo Archidonne, Ordine degli architetti PPeC della
Provincia di Bergamo
34
Altri sguardi sulla città : rafforzare l'identificazione del cittadino con gli spazi pubblici, incoraggiando la percezione
della città come estensione dell'abitare. Iniziativa a cura del gruppo Archidonne, Ordine degli architetti PPeC della
Provincia di Bergamo.
35
Nel 2011 “Altri sguardi sulla città” ha trasformato per un mese una piccola area del centro di Bergamo destinata a
parcheggio in un salotto nel quale hanno trovato spazio diverse attività normalmente espulse dai luoghi della città
produttiva: il gioco dei bambini, la sosta piacevole, laboratori creativi; nello stesso spazio abbiamo portato la voce
degli architetti organizzando alcune conferenze in piazza, fuori quindi dai circuiti accademici e dai luoghi deputati alla
parola profonda e ai ragionamenti disciplinari, direttamente a contatto con i non specialisti. Nel 2012 “Altri sguardi
sulla città” ha operato ad Albino, paese in provincia di Bergamo.
Gli Amministratori di questo paese stavano facendo il Piano urbanistico e hanno dimostrato interesse per le pratiche
partecipative del gruppo Archidonne. In questa iniziativa si è quindi posto al centro dell’attenzione il tema dello
sguardo e di come sia importante osservare ciò che ci circonda per capire. Per le strade del paese sono state appese
41
potenzialità: la realizzazione di allestimenti temporanei e a costi bassi, rende
evidente “un nuovo immaginario” e trasforma i luoghi facendo intuire altre
possibilità di uso e significazione. Fondamentale è il contributo di chi abita il luogo
quotidianamente.
L’allestimento diventa così occasione per raccogliere informazioni in merito ai
percorsi consolidati e alle abitudini di uso della città: allo stesso tempo è una
preziosa occasione per sollecitare riflessioni e visioni per utilizzi alternativi degli
spazi pubblici.
Altri sguardi sulla città festeggia in modo ludico e gioioso lo spazio pubblico come
luogo di trasformazione partecipata: la partecipazione avviene coinvolgendo le
diverse associazioni già presenti sul territorio, che, in quanto referenti consolidati di
gruppi e interessi specifici della cittadinanza, facilitano la diffusione allargata e la
messa in rete dei contenuti.
In questo panorama, le tecnologie digitali contribuiscono fortemente alla
comunicazione e all'interazione tra chi governa il territorio e chi è governato, ente
pubblico e cittadini, creando i canali appropriati dove interagire. Ogni intervento di
Altri sguardi sulla città è indirizzato da una tematica scelta e condivisa con
l’Amministrazione Pubblica che quindi potrà avvalersi degli stimoli e dei risultati
ottenuti come strumenti utili e validi per le future scelte di pianificazione del
territorio: l’intento da parte dell’Ordine degli Architetti di Bergamo è di avviare un
processo partecipativo in continuo divenire che porti a rendere costante il feedback
del cittadino, favorendo la risoluzione dei problemi aperti.
Il contributo dei cittadini aiuta l’orientamento dell’amministrazione e delle
professionalità coinvolte nel processo evolutivo della città ed è necessario per
progettare interventi basati su una condivisa sostenibilità sociale. In quest’ottica
“smart city/smart community” è la capacità di costruire e rinforzare un sistema di
relazioni sociali. Mette in campo le diverse competenze per diffondere una nuova
cultura del territorio, con l’obiettivo di raggiungere risultati migliori.
Le due edizioni di Altri Sguardi sulla Città hanno evidenziato un alto interesse da
parte della cittadinanza che ha risposto positivamente agli stimoli suggeriti,
confermato anche da una forte visibilità sulla stampa locale. Le amministrazioni
trovano ancora difficoltà a trovare i canali giusti per concretizzare queste azioni.
cornici e specchi per sottolineare punti importanti , oppure non risolti dello spazio urbano. Ai cittadini è stato poi
richiesto di fare lo stesso, di prestare attenzione e di esercitare il loro punto di vista.
Anche in questo caso un allestimento transitorio ha trasformato uno spazio critico e non risolto del paese facendolo
diventare un luogo di gioco, sosta, creatività e di parola. Dentro questo spazio la voce degli architetti ha trovato un
nuovo e inedito momento di rappresentazione attraverso un racconto corale fatto di immagini e parole lette a più voci
dal gruppo archidonne.
http://altrisguardioab.wordpress.com / http://www.architettibergamo.it
42
Contare e raccontare. Accountability e buon
governo di genere
Alessandra Vaccari36, Indica srl
Accountability significa dare conto degli esiti in relazione agli impegni assunti. I
sistemi che s’ispirano all’accountability si basano su alcuni principi quali la
trasparenza e il processo d’inclusione dei portatori d’interesse. Essi hanno
generato negli ultimi 20 anni prassi di rendicontazione ispirate al buon governo,
cioè che letteratura definisce come “l’implementazione, attraverso un approccio
multistakeholder, di miglioramenti della qualità della vita attraverso principi condivisi
e processi di lavoro collettivo” (“the implementation by multiple stakeholders of
quality of life improvements through agreed principles and processes of working
together).
L’accountability è uno degli elementi fondamentali che ci restituiscono la capacità,
tutta femminile, di trasformare il mondo.
Oggi assistiamo alla necessità di passare da una gestione delle attività che
riguardano la comunità da “contrattuale” a “collaborativa”.
Secondo il principio del buon governo il passaggio da collaborazioni di natura
contrattuale a partnership collaborativa avviene attraverso i seguenti cambiamenti:
 coinvolgimento dei cittadini: da consultazione a partecipazione al processo
decisionale;
 trasparenza: da limitata agli ambiti di richiesta specifica da parte degli
stakeholder ad apertura delle informazioni con l’obiettivo di creare un clima di
fiducia;
 accountability: da rendicontazione vincolata alle richieste contenute nei
contratti di servizio a preparazione di una rendicontazione relativa alle attività
di tutto il partnenariato verso gli altri stakeholder;
 equità, etica e inclusione sociale: da elemento considerato marginale a
valore centrale del lavoro dei partner che cercano soluzioni anche innovative
 volontà di collaborare e fare assieme: da condizione non necessaria a
fattore critico di successo;
 competitività: da fattore critico per un solo partner a fattore critico per l’intera
partnership;
36
Alessandra Vaccari, esperta di accountability e di strumenti per lo sviluppo sostenibile, è Amministratore Delegato di
Indica Srl e Docente a contratto all’Università di Ferrara
43
 leadership: da presente in ogni organizzazione per il ruolo che può ricoprire
a leadership diffusa e complessiva della partnership e del territorio servito;
 sostenibilità: da requisito di contratto a obiettivo strategico del partenariato.
Questo modello implica doti e predisposizioni tipicamente di genere in cui ognuna
di noi si riconosce nella propria quotidianità. Significa che non è fondamentale
“contare” inteso sia nel senso di avere potere che di fare di conto sui profitti, ma
raccontare, cioè dare un senso alla azione collettiva.
Donna è dare un senso, disegnare la architettura dei valori, mettere in fila ciò che è
più importante, capire le connessioni tra un perché un cosa e un come, senza
prevaricazione.
Donna è trasparenza, delle emozioni, dei pensieri, delle azioni.
Donna è buon governo, usare ciò che serve, saperlo riporre, dosare, valorizzare.
Sarà perché son donna che da 20 anni mi occupo di accountability, una disciplina
che vuole migliorare le organizzazioni, educandole ad assumersi responsabilità,
dare conto degli esiti, descrivere le azioni.
Sarà perché sono donna che so che questo lavoro non è solo tecnica fine, ma
processo di condivisione di un obiettivo comune.
Sarà che son madre che questo lavoro lo ho sempre fatto attraverso la narrazione:
raccontare dove si vuole andare, con i numeri, con l’impegno, liberandosi da
documenti aridi di pianificazione, con esempi di cambiamento generato.
Sarà che non amo gli eroi prepotenti, so che l'accountability e la trasparenza
garantiscono l'accesso da parte di tutti alla informazioni, svelano il segreto,
tracciano significato, distribuiscono il potere, generano fiducia.
44
Promuovere le e-skills e lavoro delle donne
Contro il divario digitale e per mettere il web al
servizio dello smart working al femminile
Linda Serra37, GGD Bologna
GGD Bologna è un'associazione no-profit che promuove internet e le nuove
tecnologie come principali mezzi di emancipazione femminile ed è impegnata
attivamente per la diffusione dell’alfabetizzazione digitale delle donne italiane dal
2009.
Per raggiungere questi principali obiettivi, negli ultimi anni GGD Bologna ha
realizzato diversi progetti tutti volti alla promozione internet come principale driver
di democrazia, libertà e cultura.
Girl Geek Dinners è un movimento che nasce a Londra nel 2005 ad opera di Sarah
Blow: una software engineer che puntualmente, ad ogni convegno di settore, si
vedeva apostrofata come standista o segretaria. Stanca di questa situazione,
Sarah decise di lanciare un messaggio online che più o meno recitava così: “Se sei
una donna e come me sei appassionata di nuove tecnologie, vediamoci a cena!”.
Nacque così la prima Geek Dinner. Oggi Girl Geek Dinner è presente in tutto il
mondo.
Girl Geek Dinner Italia nasce a Milano nel 2007 ad opera di Luigina Foggetti, Sarah
Rosso, Sara Maternini e Emma Tracanella. Il movimento Girl Geek Dinner mira a
facilitare l’ingresso delle donne e favorire la presenza femminile in ambienti
fortemente maschili come quello delle nuove tecnologie, scienza e matematica.
Girl Geek Dinners Bologna nasce nel 2009 come gruppo di volontarie. Nel 2011 si
costituisce associazione di promozione sociale ed opera incessantemente sul
territorio nazionale, collaborando attivamente con l’Agenda Digitale di Bologna,
37
Linda Serra é Presidente presso Girl Geek Dinners Bologna e Senior Digital Strategist presso O-one
Lavora presso un'Agenzia di Comunicazione Digitale con il compito di sviluppare strategie di comunicazione digitale.
Si occupa della gestione e progettazione di piani di comunicazione a partire dall'idea creativa fino alla sua declinazione
su tutti i mezzi. Definisce le azioni chiave, gli interlocutori, l'area di competenza. Coordina un team di project
managers, community managers, ed i rapporti con l'editore. E' supervisor della corretta esecuzione dei progetti, dei
risultati ottenuti e dell'indicatore KPI. Specializzazioni : ideazione e gestione di progetti di comunicazione focalizzati sui
nuovi media. Blogosfera Interaction Design, Interactive Community Building, Brand Identity Building and Management
of Social Presence. Social Media Strategies design and management. Concept for Mobile application per smartphones e
Tablets. Concept per siti web interattivi e portali di comunicazione.
45
l’Ambasciata USA e il Consolato di Firenze. Dal 2009 ad oggi numerosi sono gli
eventi e i progetti portati avanti da GGD Bologna, al fine di affermare la propria
presenza e il presidio attivo sul territorio. Le numerose attività e l’impegno
dell’associazione hanno inserito GGD Bologna fra i principali nodi della rete dei
gruppi innovatori, del territorio bolognese e nazionale. Qui alcuni dei principali
eventi e progetti organizzati dall’associazione dal 2009 ad oggi:
 GGD1 Bologna - 21 MARZO 2009.Tema: “Sicurezza 2.0” – Location: La
Pillola 400. Sponsor: Dr.O-One, Zonin, Fon, Orlando e ServerDonne,
Patrocinio della Provincia di Bologna. Speakers: Elvira Berlingieri e Giusella
Finocchiaro
 GGD8Bologna[Camp] Il primo GGD Camp in ITalia –Bologna 13 novembre
2010. Tema: “Chi ha paura della Rete?”– In collaborazione con #TagBoLab
Università di Bologna. Location: Urban Center SalaBorsa. 13 speech, 150
partecipanti al barcamp, 89 all’after camp party. Sponsor culturale: Mentine
Media partner ParentesiRosa Sponsor tecnico Kodak. Per il servizio wi-fi e
streaming Rigeneriamoci
 15 Ottobre 2011 “Nuove Professioni delle Donne” presso Officine Minganti
Bologna. L’evento si è posto come obiettivo principale quello di fornire alle
partecipanti informazioni, strumenti e competenze utili ad affacciarsi ad una
dimensione lavorativa digitale. Durante la giornata si sono susseguite le
testimonianze dirette di donne che hanno rivoluzionato la propria vita
lavorativa grazie a internet dimostrando in che modo il web incide fortemente
sulla società lavorativa contemporanea. L’evento si è rivolto, inoltre, a enti,
associazioni, persone fisiche interessati ad approfondire il tema delle
opportunità di lavoro offerte dalla rete, acquisendo competenze e
informazioni concrete grazie alla testimonianze dirette delle relatrici e ai
workshop che hanno caratterizzato l’evento. L’incontro è stato strutturato in
due modalità di interazione: - Seminar: testimonianze dirette di esperienze
professionali di donne che hanno cambiato vita grazie alla rete. - Workshop:
guide pratiche di alcuni strumenti di lavoro utili ad una professionalità digitale.
 “No Digital Divide” Bologna Quartiere Saragozza (http://bit.ly/1bUDGu4),
Febbraio– Maggio 2012. Un progetto di inclusione digitale indirizzata ai
cittadini di Bologna. Dopo una prima fase di alfabetizzazione digitale,
l'iniziativa è stata chiusa con una sessione incentrata su come eseguire una
campagna di social media sul territorio locale di Bologna, a promuovere
iniziative di piccole imprese locali.
 Futuro Digitale per Future Mamme, Bologna Sala Borsa. http://bit.ly/KIzZ5m),
gennaio–febbraio 2012. Progetto di inclusione digitale rivolto a future
mamme. Obiettivi principali: fornire strumenti digitali per le donne in
gravidanza ad affrontare la gravidanza e l'isolamento che a volte è tipico del
post-partum.
 “Geek-Democracy: Quello Che Le Donne Italiane Si Aspettano Dall’agenda
Digitale Europea E Dalla Politica 2.0″, Urban Center di Bologna, presso la
Biblioteca Sala Borsa, Piazza Nettuno n.3, 18 febbraio 2012.
http://www.girlgeekdinnersbologna.com/geek-democracy-manifesto/
46
 Smart Women Italy: http://www.smartwomenitaly.com Bringing Digital Culture
Across Italy, progetto che mira a contribuire alla diffusione della cultura
digitale in Italia.
 2013 Work Wide Women (workwidewomen.com) Un Social Network dedicato
alla crescita dei talenti femminili in Italia. Dedicato: alla formazione legata alle
nuove professioni del Web e all’applicazione delle nuove tecnologie in settori
come l’artigianato e digital making, al supporto dell’iniziativa imprenditoriale
delle donne italiane.
47
Ragazze Digitali_ una summer school per
attrarre le ragazze verso gli studi informatici
Cristina Bertoli38, EWMD Reggio Emilia
L’associazione EWMD delegazione di Reggio Emilia in collaborazione con la
facoltà di Ingegneria dell’Università di Modena e Reggio conducono un’iniziativa sul
divario digitale di genere per promuovere il ruolo attivo delle donne negli ambiti
lavorativi legati alle nuove tecnologie. Numerose ricerche hanno evidenziato la
scarsa presenza delle donne nei settori legati all'innovazione tecnologica a livello
sia italiano sia internazionale. Tutti i dati dimostrano come le donne siano
scarsamente coinvolte nella proposta di nuove tecnologie, servizi e applicazioni
informatiche. La società del XXI secolo, pervasa di informatica a tutti i livelli, non
potrà migliorare senza l’apporto delle idee, delle capacità e dei sogni del 50% della
popolazione mondiali. Il progetto “Ragazze Digitali” è rivolto alle studentesse del
quarto anno delle scuole medie superiori che si attua attraverso due azioni:
1) il Corso di Laurea di Ingegneria Informatica dell’Università di Modena e Reggio
ha ideato un campus estivo di quattro settimane a partire dal 16 giugno 2014
per avvicinare gradualmente le ragazze alle nuove tecnologie e metodologie per
la creazione di servizi digitali. Sono previsti laboratori orientati alla
multimedialità, alla sicurezza informatica e al software open. Tutte le ragazze
potranno far emergere le loro inclinazioni verso la tecnologia, ma soprattutto
impareranno a sfruttare la tecnologia per realizzare le proprie inclinazioni.
2) La delegazione di Reggio Emilia di EWMD svolge un’attività di sostegno
culturale attraverso un ciclo di convegni rivolto alle scolaresche delle Provincie e
di Modena e Reggio, per promuovere la Summer School cercando di
sensibilizzare le ragazze sulle potenziali prospettive di carriera nei settori legati
all’informatica; rimanerne ai margini rappresenta un’enorme perdita di
opportunità. Durante i convegni esperte di politiche di genere parleranno con le
ragazze sugli stereotipi di genere che inconsapevolmente condizionano la scelta
del percorso di studi universitari. Interverranno come relatrici donne protagoniste
Nella vita lavorativa è responsabile dei Sistemi Informativi Associati dell’Unione Terre d’Argine. Anche nel tempo
libero si occupa di progetti tecnologici sfidanti: presta volontariato nell’associazione EWMD delegazione di Reggio
Emilia per la realizzazione di un’ importate iniziativa sul divario digitale di genere in collaborazione con la facoltà di
Ingegneria dell’università di Modena e Reggio. Il progetto cerca di avvalorare il contributo di genere nei lavori legati
alla tecnologia, si rivolge alle studentesse delle scuole medie superiori per incoraggiare le inclinazioni verso percorsi di
studio informatici attraverso un ciclo di convegni. Il progetto promuove una nuova scuola estiva (al via nell’estate
2014) presso la facoltà di Ingegneria per accrescere le competenze digitali delle giovani ragazze.
38
48
dell’innovazione per fornire modelli di ruolo femminili diversi da quelli che la
società quotidianamente veicola.
Far rete con le istituzioni, con le imprese locali e con grossi partner tecnologici
mondiali è essenziale affinché l’iniziativa possa continuare il tempo sufficiente per
produrre i primi risultati. Patrocinano l’iniziativa, i Comuni di Modena e Reggio, le
provincie di Modena e Reggio, la Regione Emilia Romagna.
49
L’attività lavorativa, l’opera e l’azione (Gender
fake factory) delle donne nella città Intelligente
(Smart City)
Marzia Vaccari39, Associazione Orlando
L’orizzonte di significato in cui iscrivere la progettazione delle città future è il
miglioramento della qualità della vita; insieme uomini e donne, ognuno con le
proprie capacità e peculiarità, potrebbero trovare senso e misura nell’utilizzo e nella
produzione di ICT legata ai territori digitali localizzati (vedi Smart City). Ricercare le
mediazioni femminili all’opera nelle trasformazioni tecnologiche è importante. B.
Sterling teorizza che “fra cinquant’anni la realtà sarà re-inventata40” e definisce il
REFF come la reinvenzione del reale attraverso pratiche critiche di remix, mash up,
ricontestualizzazione, ‘reenactment’. Gender “Fake Factory"41”, svelamento/visibilità
femminile e nuove forme di valorizzazione delle donne, sono centrali, quindi, nella
trasformazione operata dalle tecnologie sulle abitudini della nostra vita quotidiana.
Dietro (e dentro) la produzione di artefatti tecnologici, diffusi su larga scala con la
rivoluzione dell’informazione e con la generalizzata utilizzazione di applicazioni
tecnologiche della scienza, c’è un profondo contenuto simbolico che non va
ignorato. Le relazioni intersoggettive tendono a essere sostituite dalle relazioni
oggettive instaurate dalla circolazione degli oggetti digitali; ancora oggi, essi sono
simboli dell’identità maschile oltre che possibilità concrete di comunicazione.
39
Marzia Vaccari, tecnologa ed esperta di progettazione ICT per il miglioramento della qualità della vita. Presta attività
di analista e progettista del sistema integrato d'Ateneo per l'informatizzazione del sistema di medicina del lavoro, di
prevenzione- protezione del rischio e di fisica sanitaria dell'Università degli Studi di Bologna. Si occupa dal 1993 del
rapporto donne e ICT da diversi punti di vista: realizzativo, formativo e teorico. Conduce da diversi anni il settore
informatico del Centro di Documentazione e Ricerca delle Donne di Bologna sorto attorno alla sua idea del "Server
Donne" e al progetto "Voci, Visioni e Azioni di donne" dell'Associazione Orlando di cui é Presidente. Il portale del
Server Donne (www.women.it), attivo dal 1996 come spazio informativo e di servizi telematici, é un progetto culturale
dell'Associazione Orlando volto ad assecondare la creazione e la diffusione di reti telematiche di genere; la
predisposizione di un flusso di informazione sessuato costantemente aggiornato; l'alfabetizzazione informatica delle
donne per favorire l'accesso all'uso del computer; la formazione di profili tecnici per un mercato del lavoro in continua
evoluzione. Nel 2006, Women.it ha vinto l'eContent Award Italy 2006, categoria eInclusion. Fra i progetti realizzati, di
particolare rilievo sono nel 2002/2005 il progetto Equal Portico Donne (www.porticodonne.it), primo portale di donne
che ha sperimentato i nuovi media digitali, fra cui un Magazine on.line, una webTv e una webRadio, come diversa
fonte di informazione sulla rappresentazione della donne nei media; il portale ha vinto il premio DONNAéWEB 2005 categoria Formazione, Lavoro, Scienze.
40
C. Hendrickson, F. Ruberti, L. Simeone, O. Persico, & Iaconesi. S (a cura di), Roma Europa FakeFactory Derive
Approdi 2010 anche in http://www.romaeuropa.org/REFF/
41
Idem
50
Le donne (anche quando tendenzialmente escluse dai principali processi di
razionalizzazione) restano i soggetti principali delle relazioni intersoggettive, e
cercano costantemente, non sempre con successo, di costruire mediazioni tra
soggettività e oggettività: è questo il «fatto» su cui la storiografia ufficiale
(maschile) della scienza e della tecnologia ha riflettuto troppo poco, nonostante i
preziosi contributi forniti dalla ricerca delle donne42. La Rete, che è un bene
comune, esprime una progettualità complessiva che permette alle sue applicazioni
di evolvere e di modificarsi adattandosi ai sistemi locali. In questo nuovo
ecosistema, le specie digitali, come il software e i frammenti di conoscenza
digitalizzabili (file audio, video, testo e tutto il catalogo dei widget e delle app), si
diffondono e si ricombinano in forme sempre diverse. La città è senza dubbio la
piattaforma in cui esercitare questi processi innovativi e in cui le persone
costruiscono nuove forme di collettività. E, sebbene la partecipazione ai processi
innovativi non sia più una prerogativa elitaria, è pur vero che persiste un diffuso
analfabetismo digitale e un marcato digital divide, che diventa un po’ più pesante se
si considera anche il genere (gender digital divide): diventa quindi prioritario
‘investire in cultura e conoscenza, accelerare la circolazione di pensiero, lavorare
sull’incontro tra le opportunità e chi può coglierle’43.
SmartBologna, Associazione Orlando e Serverdonne.
La Regione Emilia-Romagna e la città di Bologna si discostano da queste
percentuali grazie a un favorevole milieu d’innovazione (presenza del Cineca, CNR,
ENEA, Università, Comune – attraverso Iperbole: prima Rete Civica a livello
europeo - Regione Emilia Romagna) che ha, tra molte altre iniziative, assecondato
l’esperienza, riconosciuta anche a livello nazionale (partecipazione all’Internet
Governance Forum Italia), del Polo Tecnologico dell’Associazione di donne
Orlando. Spaziando in molteplici direzioni per dotare di senso il dispositivo
dell’imparare usando e dell’imparare facendo del paradigma informazionale, le
attività del Polo possono essere descritte lungo tre direzioni principali: gestione
dell’infrastruttura in un’ottica di totale indipendenza sia tecnica sia politica con
conseguente creazione di uno spazio pubblico virtuale di genere (Server Donne)44);
produzione di nuovi media ed indagine sull’accesso, partecipazione ed opportunità
di carriera alle donne nelle professioni dell’ICT (PorticoDonne45); progettazione di
software e modellizzazione di percorsi formativi e di accompagnamento per fare
emergere e riconoscere le competenze delle donne in settori a forte assetto
tecnologico (TechnéDonne46). Tre progetti di largo respiro, di cui uno (Server
42
M.Wertheim, I pantaloni di Pitagora. Dio, le donne e la matematica, Istar Libri 1996; J. Webster, Shaping Women's
Work: Gender Employment and Information Technology, Longman, London 1996; T. Terranova, Cultura Network. Per
una micropolitica dell’informazione, Manifestolibri 2006.
43
43 G. Granieri - Potenza, città contemporanea - http://www.potenzasmart.it/potenza-citta-contemporanea/
44
Il SD distribuisce e-mail protette (circa 800), forum, liste di discussione e siti web autogestiti (87), blog, archivi,
information retrieval (40 DB). Il portale del SD – www.women.it - è una testata giornalistica registrata (direttora: G.
Codrignani) con più di un milione di accessi annui. Varia e vasta la sua offerta: un CMS per la pubblicazione dei
contenuti con calendario delle iniziative ed un magazine con contributi volontari su tematiche femminili e femministe.
45
PorticoDonne – www.porticodonne.it - ha portato ad una diversa autorappresentazione della donna nei media,
diventando un esempio pratico di critica ai media mainstreaming. Oggi è un interessante archivio di prodotti
multimediali: magazine, webradio e webTV.
46
TechnéDonne – www.technedonne.it - ha esperito progettazione ICT con un’ottica di genere ed ha avviato pratiche
politiche partecipative (FemCamp).
51
Donne) ancora attivo, tutti caratterizzati da creazione di spazio pubblico produttivo
(on e off line47) politico con il ServerDonne, mediatico con PorticoDonne e
tecnologico con TecnhéDonne. Contestualmente, durante la realizzazione di questi
progetti, sono stati organizzati molti percorsi formativi: corsi di alfabetizzazione
informatica, per Bibliotecarie online con competenze di genere, Assistenti tecniche
per la mediazione informatica delle donne anziane, Giornaliste online, Sistemiste,
Assistenti tecniche informatiche. Nel presente, l’attenzione si concentra su attività
fortemente innovative e aggregative di informazioni e di produzione culturale:
Biblioteca digitale delle Donne, il motore di ricerca “Cercatrice di Rete 48”, la
gestione/costruzione d’identità sui vari social network, i nuovi scenari dell’editoria
digitale e dell’informatica della sussistenza.
R@W (Recycle @ Women – Le artigiane digitali del Centro delle Donne)
All’interno della visione fin qui descritta, si muove il progetto R@W – Recycle @
Women che promuove dei laboratori permanenti di rigenerazione
tecnico/informatici in grado di formare delle tecniche hardwariste (le artigiane
digitali) con competenze di assemblaggio PC e capacità di problem solving
sull’hardware. Si tratta, quindi, di uscire da una logica di produzione
esclusivamente consumistica mettendo in cantiere un progetto di riciclaggio
computer per perseguire l’idea di decrescita e di sviluppo sostenibile anche in
campo informatico. L’obiettivo è di combinare la green ICT e la formazione di profili
tecnici professionalizzanti. Consolidare il Learning by doing senza arrestarsi
all’alienante Learning by using49 del mercato incentivando le abilità delle donne in
campo informatico e evitare che troppo silicio si riversi in qualche discarica del
terzo mondo.
Ebook @ Women – dal Libro Aumentato alla libreria digitale femminista
[email protected] - ebook.women.it - è un’iniziativa dell’Associazione Orlando, in
collaborazione con il Server Donne, la Biblioteca Italiana delle Donne e l’Archivio di
Storia delle Donne. Il progetto si pone l’obiettivo di pubblicare e diffondere riviste
storiche e contemporanee del femminismo italiano (digitalizzate per una seconda
vita in formato elettronico) e una selezione di romanzi e saggi di autrici
contemporanee (sia di case editrici indipendenti sia, prossimamente, editi dalle
neonate edizioni ebook @ women). Gli e-book offrono una modalità nuova non solo
di diffusione ma anche, e soprattutto, di elaborazione dei contenuti e leggere
47
A partire dalla proposizione di una nuova disciplina, il societing, che introduce una diversa prospettiva di analisi dei
processi di consumo, delle sue dinamiche e dei rapporti con il sistema della produzione, per spazio pubblico produttivo
si intende il consumo che diventa viepiù produttivo quando le ICT ricombinano i due assi merci-consumo e pubblicoproduzione. Si veda Roberta Paltrinieri , Paola Parmiggiani “ Per un approccio sociologico al marketing” Franco Angeli
2008; Roberta Paltrinieri “Felicità responsabile. Il consumo oltre la società dei consumi” Franco Angeli 2012 e
Arrvidsson Adam, Giordano Alex “Societing reloaded - pubblici produttivi e innovazione sociale” Egea 2013.
48
Cercatrice di rete, search engine di genere basato su tecniche di ricerca localizzate; alternativo a google, indicizza il
web delle donne e tutti i quotidiani italiani, ri-orienta il page-rank attraverso un linguaggio sessuato restituendo
visibilità alle innumerevoli istanze femminili presenti in rete, al link cercatrice.women.it.
49
Castells, M. (2002), La nascita della società in rete, Milano, EGEA. Secondo Castells gli impieghi delle nuove
tecnologie negli ultimi decenni hanno attraversato tre fasi distinte: (a) automazione dei compiti, (b) sperimentazione
di nuovi utilizzi, (c) riconfigurazione delle applicazioni. Nei primi due stadi l’innovazione tecnologica si è sviluppata ed è
stata assimilata tramite il learning by using (cit. in Castells, 2002, p.32), mentre nel terzo stadio, i fruitori hanno
acquisito la tecnologia tramite il learning by doing, finendo per riconfigurare le reti e scoprire nuove applicazioni.
52
diventa un’attività immersiva in cui fondamentale è il ruolo di tutte le attrici in
campo: l’autrice, la casa editrice, la libraia, la lettrice. Unite e collegate per garantire
qualità e controllo, innovazione e originalità a questo filone della produzione /
distribuzione editoriale.
Nel corso del 2012/2013 è stata predisposta una piattaforma di editoria elettronica
all'indirizzo http://ebook.women.it/ per valorizzare il patrimonio storico-documentario
della Biblioteca Italiana delle Donne e dell’Archivio di Storia delle Donne: uno
strumento per sostenere studiose e ricercatrici nel processo di diffusione di
materiale documentario spesso di difficile e/o scarso reperimento. L’iniziativa, che
si è proposta fin dal principio anche come azione di impulso al mondo dell’editoria
femminista per la realizzazione di prodotti editoriali innovativi, mira nel medio
termine all’acquisizione, in collaborazione con singole e/o associazioni femministe,
di alcune riviste cartacee non più in pubblicazione. Si tratta, quindi, di digitalizzare
copie cartacee di riviste storiche del femminismo italiano per consentire alle utenti
della Biblioteca / Archivio delle Donne e alle naviganti tutte di interagire
efficacemente con le moderne tecnologie digitali e di sperimentare nuovi contenuti
e modalità di studio e di trasmissione dei saperi. Si è trattato quindi di realizzare
un’unica infrastruttura comune per la distribuzione online di riviste femministe
storiche, offrendo l’opportunità di accedere a un crescente repository di titoli.
La prima rivista disponibile nella sua intera collezione (1987 – 1996) è il periodico
Lapis - Percorsi della riflessione femminile, diretto da Lea Melandri, e posseduta in
forma cartacea dalla Biblioteca Italiana delle Donne di Bologna. Recentissima
(dicembre 2013) è poi la collaborazione con le edizioni Enciclopedia delle donne
per diffondere la cultura e la storia delle donne secondo una traiettoria condivisa:
sono già disponibili a catalogo gli ebook Però un paese ci vuole. Storie di nebbia e
di contentezza di Giovanna Grignaffini, La Ristori. Vita romanzesca di una
primadonna dell'Ottocento di Teresa Viziano, Le donne di Alessandro Magno di
Valeria Palumbo e Alghe di Francesca Vesco.
Nella direzione di rafforzare, sempre e ancora, il ruolo di punto di riferimento per la
comunità di femministe in/della rete, fornendo un supporto tecnico e editoriale per
la pubblicazione di materiali, e stringendo accordi con case editrici indipendenti con
cataloghi e/o collane sulla cultura/storia delle donne. Sarà fondamentale poter
mantenere le infrastrutture (fisiche e virtuali) per investire in linguaggi e strumenti,
sia per la ricerca sia per la produzione di informazione e cultura,
diventando/rimanendo una risorsa capace di reinventare il reale delle
trasformazioni tecnologiche in libertà e autonomia. E in questo modo il gender fake
factory potrebbe essere una delle tante grammatiche del femminismo degli anni a
venire.
53
Incubatore di genere per l’innovazione
collaborativa e smart
Isa Maggi50, Bic Italia Net
La rete italiana dei Business Innovation Centre è stata creata nel 2002 e appartiene
alla rete europea EBN (European Business Incubator Network).
In Italia la rete è rappresentata da BIC Italia Net con sede a Roma.La rete italiana è
costituita da circa 30 centri, presenti nella maggior parte delle regioni italiane,
ciascuna con la sua specificità territoriale, motore e volano di sviluppo economico,
centro di innovazione e di creatività.
A Pavia è sorto nel 2005 il primo Incubatore di genere in Europa, presso la sede di
Sportello Donna.
L' incubatore di genere a Pavia è uno spazio di co-working, di innovazione
collaborativa per rendere la città una città intelligente o “smart”, al fine di migliorare
la qualità della vita, favorire lo sviluppo economico e la crescita occupazionale di
donne all'interno di un patto tra generazioni, favorire lo sviluppo e il sostegno della
ricerca e di una forte collaborazione tra ricerca, innovazione, impresa.
Per costruire una smart city servono cittadine/i capaci di inventare un mondo
nuovo. Cittadine/i con il coraggio di seguire strade inedite e non convenzionali.
Le/i nuovi makers vogliono creare una rete per migliorare e promuovere il territorio
e il sistema dei servizi preservando e tramandando le tradizioni, facilitando al
tempo stesso l’innovazione e il cambiamento, per una città capace di stare al
passo col tempo e con i tempi di tutti. La cultura dei /delle makers è alla base di
nuovi processi di innovazione tecnologica e produttiva, che viene dal basso e si
sviluppa su piccola scala. La riutilizzazione dei risultati, in una dimensione di
genere, crea occupazione, nuovi spazi di vivibilità, pari opportunità. Ed innesca
importanti effetti virtuosi, in cui comunità crescenti di makers sperimentano nuovi
approcci alla produzione basati su tecnologie a basso costo, anche su piccolissima
scala o per un unico esemplare, fino a prefigurare una nuova rivoluzione
industriale.
La nostra idea di smart city attraversa tutti gli ambiti. È lo spazio dove la
tecnologia, la scienza, la programmazione incontrano la creatività, le differenze e i
rapporti tra le persone.
Smart city non è una meta-città, fuori o al di sopra della città reale, vissuta. Le
nuove tecnologie non fanno scomparire la città, trasformano profondamente il
50
Presidente di Sportello Donna Pavia e membro del Board of Directors di BIC Italia NET, Isa Maggi lavora da oltre 20
anni nell’ambito delle politiche di parità di genere in particolare negli ambiti dell’occupazione e dello sviluppo E’ Dottore
Commercialista ed esperta di supporto alle Start Up e Business Development,
54
modo di viverla. La smart city è una città che sostiene e contiene perché motiva,
perché coniuga innovazione, ambiente e qualità della vita. Smart city è una città
che si apre, che scambia informazioni, idee e condivide soluzioni belle da e per
vivere. Smart city non è un’utopia, è la capacità di ri-costruire una ricca trama
sociale.
All'interno dell'Incubatore di genere si crea lavoro. Non cercare lavoro, crealo”.
Diversificare i redditi delle famiglie, creare nuova occupazione, incubare nuove
imprese con processi di pre-incubazione e di accompagnamento allo start up,
realizzare il monitoraggio della dimensione di genere, delle prospettive di genere e
dell'empowerment delle donne, liberare il potenziale della crescita urbana,sfide e
progresso, città armoniose e creative, misurare e sostenere gli effetti di genere
della crisi. Porre fine alla violenza contro le donne è nostro obiettivo fondamentale.
La nostra rete Europea.
Creato nel 1984, EBN è un network che supporta piú di 250 membri, full e
associati, in Europa e oltre agendo come interfaccia con altre organizzazioni- tra
cui la Commissione Europea e l’Agenzia Spaziale Europea, fornendo expertise in
numerose aree e favorendo lo scambio di buone pratiche.
EBN ha sviluppato con DG Enterprise un Sistema di Qualità volto a incrementare il
prestigio e la credibilità dei nostri membri. Il processo di qualità –permettendoci di
identificare tendenze, buone pratiche e competenze sviluppate all’interno del
network- è uno strumento prezioso per fare benchmarking, networking e marketing.
EBN ha sviluppato una serie di servizi per i suoi membri, come ad esempio: training
specializzati, supporto per l’Europrogettazione, programmi di assistenza tecnica,
servizi di benchmarking personalizzati, pubblicazioni, un sistema di peer to peer
review, un nuovo programma di softlanding, eventi, working groups tematici, etc.
Il sito www.ebn.eu è un’ottima risorsa dove approfondire i servizi di EBN in termini
di Progetti, Qualità, Eventi e Promozione.
Di particolare rilevanza sono le seguenti pagine:
 il sistema Qualità EBN: questa pagina fornisce tutte le informazioni e i
documenti necessari a comprendere il sistema qualità sviluppato da EBN
insieme alla Commissione Europea per la gestione del marchio di qualità ECBIC
 osservatorio EBN 2011: è la versione più recente dell’osservatorio europeo
dei BIC (dati 2012)
 servizio di Benchmarking: qui si può accedere a un esempio di report che
si può ottenere richiedendo tale servizio.
 progetti Internazionali: è disponibile la lista dei progetti cui partecipa EBN.
55
Smart cities. Laddove parità e possibilità fanno
rima
Francesca Maria Montemagno51, SGI/WISTER
La città intelligente è la città del possibile. E’ l’ambiente dove si può passare dalla
potenza all’atto, in modo partecipativo e paritario.
Il futuro delle nostre città dovrà essere intelligente. Smart sembra essere l’aggettivo
2.0 che caratterizzerà il futuro prossimo e, guardando ad alcune infografiche diffuse
in rete, sembra che ogni dieci minuti, nel mondo, qualcuno “posti” su Twitter un
commento sul tema Smart City. Il vivere quotidiano lascia a ciascuno di noi
sperimentare quanto le condizioni di vita di una città – indipendentemente dalle
dimensioni e dall’estensione del territorio urbano – dipendano non solo dalla
infrastrutture fisiche ma sempre più dalle soft structure: capitale sociale, ambientale
e culturale. Le nostre città sono degli organismi viventi che grazie alla tecnologia,
alla diversa interazione in stile social media ci portano a considerare un nuovo
“WE”. Sistema urbano, innovazione, energie digitali ed internet sono le dimensioni
per comprendere il concetto di Smart City e per valutarne lo sviluppo attuale.
Le smart cities sono qualcosa di concreto per il futuro o stiamo solo parlando di una
visione che – per quanto accattivante – è solo un concetto futuribile in cerca
d’innovatori?A giudicare i risultati della seconda edizione della ricerca condotta
dall’Osservatorio INTERNET OF THINGS, promosso dalla School of Management
del Politecnico di Milano e con il supporto di partner privati c’e’ da ben sperare:
Cresce l'interesse per l’Internet of Things, il paradigma tecnologico secondo cui,
attraverso la rete Internet, ogni oggetto dell'esperienza quotidiana acquista
potenzialmente un'identità nel mondo digitale. Il 2012 ha visto un'accelerazione
nella diffusione delle soluzioni più consolidate, basate per lo più su tecnologie di
Una resiliente felice che si e’ conquistata una seconda vita, personale e professionale. Studi giuridici seguiti da una
specializzazione in comunicazione e marketing. Ha iniziato il suo percorso in azienda (SAWAYA & MORONI,
COREPLA/CONAI, GRUPPO UNENDO, GRUPPO AFIN) che l'ha portata a ricoprire il ruolo di direttora comunicazione e
affari istituzionali. Dal 2011 contribuisce a creare il network OUTSTANDINGLAB, un hub creativo a servizio delle
aziende che operano nel green, nel non profit e nel digitale. Ama indagare le dinamiche del cambiamento e subisce il
fascino dell’innovazione. Da due anni Vice Presidente di Pari o Dispare(valorizzazione di genere, comunicazione senza
stereotipi) e dal 2012 parte di THE CIRCLE | OXFAM ITALIA a supporto delle donne "dei diversi sud del mondo".
51
56
comunicazione cellulare: in Italia il numero di oggetti interconnessi tramite SIM dati
è arrivato a cinque milioni, crescendo del 25% rispetto al 2011 (contro il 13%
dell'anno precedente). Il mercato legato a queste soluzioni vale oltre 800 milioni di
euro. Rimane limitata la diffusione di soluzioni che facciano ricorso a tecnologie di
comunicazione diverse da quella cellulare, ma vi sono alcuni ambiti specifici
promettenti, tra cui in particolare quello delle Smart City, per il monitoraggio e la
gestione degli elementi della città.
Una Smart City si basa su 6 'pilastri' sono noti come: smart economy, smart
mobility, smart environment, smart people, smart living e smart governance. Se
parliamo di città intelligenti parliamo di smart grid dove il consumatore diventa
anche produttore. Immaginarle è piuttosto semplice: una maglia di connessioni, di
punti di scambio dove produrre e consumare fanno rima con efficienza energetica.
Nelle città del futuro l’aspetto tecnologico deve coniugarsi con l’aspetto umano per
liberare tutto il potenziale che risiede nel tessuto urbano. Le città del futuro devono
essere ripensate con un focus sulla persona nella sua unicità, ed è fondamentale
non trascurare le tematiche di diversity e gender parity per consentire l’affermarsi di
un modello di Smart City, in cui lo sviluppo sostenibile sia alla portata di tutti e in cui
ciascuno partecipare apportando il proprio contributo.
Una smart city è una città dove innovazione ed evoluzione sono possibili, dove la
parità è condizione base per uno sviluppo sostenibile (sia dal punto di vista
ambientale sia dal punto di vista sociale). La smart city è – sempre per dirla con
l’ausilio della lingua inglese e grazie alla formulazione per merito del Centre for
Social Innovation di Toronto – un’enabling city che si basa sul concetto di
cambiamento e su quello d’innovazione sociale. Un concetto questo tanto semplice
da spiegare ed esporre tanto articolato nella sua applicazione. Di fatto l’innovazione
per avvenire, per succedere ha bisogno di contesti arricchiti e diversificati quindi la
parità di genere e di opportunità risultano essere requisiti fondamentali per
innescare il processo di innovazione. Al contempo l’innovazione rende disponibili
sempre progressivamente nuove tecnologie, nuove modalità di interazione. Ecco
che l’innovazione avviata porta le persone (uomini e donne, donne e uomini) a
confrontarsi con il cambiamento e con la gestione del cambiamento, punto delicato
nelle organizzazioni come in società.
Una città intelligente si basa su nuovi modi di interagire, partecipare e condividere.
Una città intelligente si basa su un nuovo modello di apprendimento e di diffusione
della conoscenza e della cultura. Ecco che si fa spazio il concetto di sharing
economy accanto a quello dell’economia della conoscenza. Questo è il contesto in
cui viviamo e operiamo. Questo è l’ambiente che crea iniziative come WISTER
generatasi grazie a Flavia Marzano all’interno di Stati Generali per l’Innovazione.
WISTER è una rete di donne (ma non solo considerando le sempre più numerose
adesioni dei WISTERMISTER) che opera per condividere e moltiplicare le
conoscenze al fine di contribuire alla creazione di una vera città intelligente dove le
leve economiche, ambientali e sociali siano attivate in ottica paritaria e partecipata.
57
Per fare tutto questo WISTER propone e promuove iniziative volte alla formazione
digitale delle donne in primo luogo, alla diffusione di software aperto per
l’efficientamento professionale ma anche del proprio tempo privato. WISTER è una
rete reale e capillare diffusa a livello nazionale impegnata a organizzare e animare
incontri come il LEARNING MEETING dove delle professioniste mettono a
disposizione il proprio know how, la propria expertise per formare e aggiornare altre
donne secondo un modello gratuito e una modalità p2p (non a caso l’hashtag
ufficiale è #D2DWister). Tra le altre attività si registrano quelle sviluppate con
Sabina Ciuffini, anima e animatrice della piattaforma UNAQUALUNQUE.it, che
realizzano giornate istituzionali e tematiche (si richiama ad esempio quella
organizzata presso il Senato con il coinvolgimento delle Senatrici per riflettere sulla
comunicazione politica ai tempi dei social del 17 dicembre 2013) o ad eventi come
UNATECH (ultimo sabato di maggio, in collegamento dalla diverse città italiane che
aderiranno per una giornata di formazione digitale “hands on”).
La rete WISTER con le sue attività e il suo programma articolato vuole dare spazio
alla collaborazione, alla sperimentazione, alla trasparenza. Attraverso questo tipo
d’intervento si vuole raggiungere un obiettivo di empowerment diffuso: un supporto
costruttivo al femminile ed un contributo per un’opera di empowerment delle
comunità in cui viviamo e in cui operiamo.
58
E- health e medicina di genere
Smart Gender Medicine
FulviaSignani52
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) invita a considerare la salute bene
comune, interesse della società e risultato di una costruzione di fattori bio-sociali. In
questo contesto, la parola ‘genere’ è usata per caratteristiche, ruoli e
responsabilità, pur essi socialmente costruiti, di donne e uomini, di ragazzi e
ragazze. Genere è legato a come percepiamo noi stessi e siamo percepiti in
relazione alla società, alle aspettative che ci sono sui nostri pensieri ed azioni in
quanto donne e uomini ed è legato all’organizzazione della società in cui viviamo
[WHO, 1998].
Il termine di recente definizione ‘medicina di genere’ non rappresenta, come
potrebbe sembrare, lo studio delle malattie che colpiscono prevalentemente le
donne rispetto agli uomini, ma consiste nella ricognizione delle differenze
biologiche tra uomo e donna, con la volontà di capire e applicare l'influenza del
sesso e del genere su fisiologia, fisiopatologia e clinica. Sulla salute delle donne si
è lavorato con riferimento praticamente solo all'apparato riproduttivo e al seno, ma
in ottica di genere si considerano tutti gli organi del corpo, anche delle donne. E’
così che negli ultimi anni sono stati raggiunti importanti risultati genere-orientati, per
esempio sulle patologie cardiovascolari, la farmacologia, l’oncologia, l’epatologia e
52
Dirigente Psicologa Presidente del Comitato Unico di Garanzia delle pari opportunità e del benessere organizzativo in
Azienda USL di Ferrara, dal 2008 cura una propria formazione sul tema della medicina di genere partecipando
all'EUGIM European Curriculum in Gender Medicine Project in diverse Università (Charitè di Berlino– Germania; Sassari
– Italia; Neijmegen – Olanda- 08-12). Conduce, relaziona e organizza convegni e svolge ricerche sul fattore genere in
sanità. Pubblicazioni: 2013 SF, La salute su misura. Medicina di genere non è medicina delle donne, Este Edition,
Ferrara; 2011 Franconi F., Piperno, C., SF. Il genere tra differenze biologiche e società in Lingiardi V., Vassallo
N., Terza cultura. Idee per un futuro sostenibile., Il Saggiatore, Milano. Responsabile del progetto "Vita&Lavoro" (0911) finanziato dal Dipartimento della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ha contribuito a gestire servizi
(Consultori familiari e dei Giovani), a coordinare l'educazione alla salute aziendali, con campagne comunicative (stili di
vita, Screening oncologici femminili) e ricerche. Dall'aa 01-02 è Docente incaricata di Promozione della salute presso
l'Università di Ferrara. Già Consulente Consiglio Nazionale delle ricerche - Pisa (07-11) e Organizzazione Mondiale
della Sanità
–
Roma
(07) in
qualità
di
esperta
della Valutazione
di
impatto
sulla
salute;
Coordinatrice
Nazionale dell’Associazione Rete Italiana Città Sane – OMS (00-04) e consulente del progetto Città Sane
locale (Bologna; 00-04; Venezia 05-07).
59
l’osteoporosi. Si pensi che l’infarto, era considerato prerogativa solo degli uomini
[Oertelt-Prigione, Regitz-Zagrosek, 2012; Baggio et al., 2013; Signani, 2013].
Il sesso/genere di medici, infermieri ed altro personale sanitario ha un importante
ruolo durante la consultazione con il/la paziente. Dal famoso studio di Roter, Hall e
Aoki [2002] emerge come i medici donna includano nella conversazione con i
pazienti molte più informazioni su se stesse; abbiano uno stile di comunicazione
non-verbale più coinvolgente ed incoraggino e facilitano gli altri a parlare di sé
stessi più liberamente ed in un modo più caldo ed intimo; siano più accurate nel
valutare i sentimenti e i tratti della personalità degli altri, anche se espressi in modo
non verbale. I medici uomo, invece, hanno la tendenza a sottolineare le differenze
di status tra loro stessi ed il /la paziente. Medici, donna e uomo, differiscono per la
prescrizione di esami di approfondimento. In particolare esami più intimi, come
quelli prostatici o vaginali, sono prescritti meno frequentemente per pazienti del
sesso opposto. Inoltre i medici sia donna, che uomo, danno maggiori informazioni
ed applicano uno stile comunicativo più orientato al partner, quando vedono una
paziente donna.
L’attenzione al genere porta anche a considerare l’accesso e aderenza alla cura e
a constatare la disattenzione dei servizi sanitari ai bisogni di salute genere-specifici
[Rusticali, Petetti, 2010].
Esiste il dato empirico, molto italiano, dato dal fatto che le donne si recano dal
medico riferendo i sintomi del marito o compagno, poi ritornano per aggiornare
sull’andamento della malattia e cura. D’altra parte il maschilismo e gli stereotipi
cosiddetti ‘macho’ sono controproducenti per gli uomini stessi, anche perché
possono limitare il loro accesso alle informazioni, cure ed alla salute in senso lato.
L’effetto ‘macho’ spesso può manifestarsi nella difficoltà ad ammettere di essere
ammalati e di accettare una consultazione medica. Occorre inoltre considerare il
potenziale maschile nell’esercitare un’influenza (negativa o positiva) sulla presa di
decisione delle donne (per esempio sul tipo di contraccezione, sull’aborto, ma
anche sull’accettazione o no di pratiche mediche e chirurgiche).
I messaggi di salute e cure rivolti ai pazienti e cittadini tutti, quindi,
dovrebbero essere formulati in modo da prendere in considerazione la specificità,
toccare il coinvolgimento e far leva anche sul senso di responsabilità degli uomini.
WHO ricorda che l’attenzione dei servizi solo sulle donne (paradigmatici sono i
Consultori) può costituire una barriera per uomini che potrebbero essere
interessati, nel caso dell’esempio citato, all’uso del condom o a informazioni sulla
vasectomia, senza trovare spesso riferimenti diretti a chi rivolgersi. WHO
suggerisce quindi di promuovere e favorire l’accesso degli uomini alle informazioni,
con depliant e materiale documentario che ‘parli’ anche a loro ed invita ad
organizzare e pubblicizzare servizi per uomini, nonché attivare programmi di
educazione alla salute indirizzati agli uomini, che tengano conto delle loro
specifiche paure e dubbi [WHO, 2001]. Ai metodi comunicativi ‘tradizionali’,
potrebbero essere aggiunte le nuove tecnologie.
Nella progettazione e-health per esempio trattare l’accesso ai servizi sanitari
in ottica gender, significa come includere anche gli uomini. Mentre la domotica,
spesso organizzata pensando a una donna-che-assiste, potrebbe considerare
anche un uomo che assiste, così da favorire, con semplici azioni, un
ribilanciamento dei ruoli di genere per una salute equa.
60
Riferimenti bibliografici
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Chem Lab Med, Vol. 51, Issue 1.
Oertelt-Prigione S. Regitz-Zagrosek V. (2012), Sex and Gender Aspects in Clinical
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disponibile alla pagina www.who.int/reproductive-health/publications/WHO_98_16_
gender_and_ health _technical_paper/WHO_98_16.introduction.en.html (ultimo
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communication. Lessons from the past: perspective for the future, Geneva.
61
e-health. La persona al centro
Sara Luisa Mintrone53, Engineering
Parlando di e-health o sanità elettronica appare immediatamente chiaro il ruolo
delle donne: sono le donne che statisticamente utilizzano di più i servizi sanitari per
se o per i propri cari. Ma anche il ruolo della popolazione anziana, di crescente
rilevanza anche nell’utilizzo delle tecnologie informatiche, non deve essere
trascurato.
I target della sanità elettronica sono dunque chiari: donne ed anziani.
La verità dei fatti è che finora la progettazione delle soluzioni ha tenuto in ben
poco conto il ruolo degli utilizzatori finali, concentrandosi in prevalenza sugli
aspetti e sui contenuti della tecnologia in sé.
Va però detto che non mancano né idee né esperienze in questo ambito.
Ad esempio come Engineering abbiamo realizzato dei prototipi di soluzione
destinati a consentire un accesso al Fascicolo Sanitario Elettronico
“personalizzato” su specifici bisogni di diversi target come mamme in attesa,
anziani attivi, neonati (attraverso i loro genitori). In questo caso è stato realizzato un
prototipo di APP destinata a Smartphone attraverso la quale la mamma in attesa
può trovare risposta ai bisogni sanitari caratteristici della gravidanza: tracking del
percorso, suggerimento attività diagnostiche da protocollo clinico, collegamento al
sistema di prenotazione delle prestazioni, pagamento ticket, accesso ai referti
relativi e alle loro immagini (ad esempio l’ecografia neonatale, visualizzata non
certo a fini diagnostici, ma semplicemente affettivi).
Interessante è anche l’esperienza del Fascicolo del Cittadino che vede il Comune
di Firenze e quello di Bologna come capofila di un progetto in grado di cambiare il
Ha iniziato la sua carriera nel mondo della Sanità Elettronica nel 1986, vivendo da allora tutte le fasi evolutive di
questo ambito, ricoprendo differenti ruoli nell’area tecnica prima e marketing poi. Nel 2007 ha assunto il ruolo di
“Workflow Solution Manager” in Siemens Healthcare, con l’obiettivo di costruire un nuovo approccio al mercato
focalizzato sul “problema clinico”, integrando attraverso le tecnologie informatiche diverse soluzioni e prodotti del
mondo medicale, sia a livello di diagnostica per immagini che di diagnostica di laboratorio. Nel 2010 ha contribuito allo
scouting del mercato della sanità elettronica cinese per Dedalus Spa, nel ruolo di Direttore Marketing e International
Sales. Dal 2011 ha assunto il ruolo di Direttore dell’Innovazione e dello Sviluppo Offerta nella Direzione Pubblica
Amministrazione e Sanità di Engineering Ingegneria Informatica, l’azienda di riferimento nel settore delle tecnologie
informatiche in Italia. Durante questo lungo e variegato percorso ha avuto modo di costruire una rilevante esperienza
in molti e differenti settori della Sanità elettronica italiana ed internazionale, esperienza che le consente di contribuire
a disegnare con autorevolezza il ruolo delle tecnologie informatiche nella sanità e nella medicina del futuro.
53
62
paradigma di accesso del cittadino alla PA e della PA verso il cittadino. Infatti
attraverso un unico punto di accesso, la APP FirenzeMIA ad esempio, il cittadino
può gestire tutte le interazioni con la PA, dagli aspetti fiscali e tributari, a quelli
demografici o sanitari.
Per portare queste idee ed esperienze “a sistema” è necessario che le aziende
produttrici delle soluzioni software abbraccino con convinzione i principi della
progettazione delle soluzioni basata sull’esperienza dell’utilizzatore, meglio nota
come User-Experience Design.
Come Engineering abbiamo ad esempio istituito un Clinical Advisory Board che
ha l’obiettivo di progettare l’interfaccia in mobilità delle funzioni di Cartella Clinica.
Cinque importanti ospedali italiani, in rappresentanza di regioni e modelli
organizzativi differenti, hanno espresso 20 advisors appartenenti alle diverse
professioni mediche, infermieristiche e tecniche che collaborano a progettare
l’interfaccia dei diversi nuclei funzionali caratteristici di una cartella clinica.
Un'esperienza nuova e straordinariamente ricca di spunti interessanti, che sta
determinando la progettazione e la realizzazione di uno strumento realmente utile
per questi utilizzatori.
Infatti in questa seconda era di Internet non c’è più spazio per applicazioni “non
facili” o “non utili”. Solo soluzioni e applicazioni in grado di garantire
contemporaneamente elevata facilità d’uso e reale utilità pratica vengono
effettivamente utilizzate.
Credo dunque che sia arrivato il momento di passare dall’approccio “e-Health”,
centrato sulle tecnologie a quello “smart health” intendendo con “smart” la
centralità delle persone e dei loro bisogni.
Una “smart health”, inserita ed integrata in una smart community, può davvero
contribuire a raggiungere obiettivi di natura economica per il Sistema Sanitario, così
tanto necessari in questo periodo di crisi, assieme ad obiettivi di natura etica.
Infatti se progetteremo soluzioni focalizzandoci davvero sui bisogni delle
persone, supereremo di fatto le frammentazioni e le differenze, in una logica di
inclusione che non distingue genere, età, religione o quant’altro.
63
L’e-health visto dalle donne
Ornella Fouillouze54 e Giovanna Marsico55
Oggi:
è sabato mattina e la sveglia suona alle 7 del mattino come tutti gli altri giorni. Sì,
ecco la lista: spesa, mercato, bucato, cucina. In tutto questo, ritagliarsi un po’ di
tempo da dedicare a figli e genitori, contando comunque sulla partecipazione del
marito. Per fortuna adesso si possono prenotare le visite di sabato altrimenti
servirebbe un altro giorno di ferie cui rinunciare. Si inizia il giro recuperando il
numero all’accettazione dell’ospedale, mia madre deve fare un’ecografia al più
presto. Poi guardo il tabellone e visto che mancano più di 40 numeri, vado a fare
una rapida spesa al supermercato qui fuori. Certo i prezzi non sono concorrenziali
e l'assenza di parcheggio induce a ridurre gli acquisti...non basterà per la settimana
ma almeno il pranzo è sistemato! Dopo quasi due ore ottengo l’agognata
prenotazione e passo al prossimo punto delle cose da fare. Purtroppo il pediatra il
sabato non è reperibile, mi toccherà arrivare in ufficio tardi lunedì mattina…
Domani, forse:
Venerdì sera, accendo il portatile e inizio a navigare sul sito della Regione che mi
indica sulla mappa il centro sanitario più vicino e la qualità dei suoi servizi, non ci
speravo ma alla fine riesco a prenotare la visita per mia madre. Quindi un breve
consulto al fascicolo sanitario elettronico dei bambini, il pediatra ha indicato che il
rinnovo della vaccinazione si avvicina e mi propone delle date. Sul mio, trovo un
messaggio della ginecologa: conoscendo la data di nascita della mia primogenita,
la dottoressa ci invita ad una conferenza online d'informazione sulla la vaccinazione
54
Ornella Fouillouze, manager del mondo ICT, entra in Etnoteam negli anni '80, dando il via a un percorso di carriera
che la porta gradualmente a ricoprire ruoli di crescente importanza, fino a diventare il Direttore Generale
dell'azienda.Si distingue come esperta nel campo delle Telecomunicazioni e guida diverse importanti operazioni di
Etnoteam in questo mercato, diventando anche Amministratore Delegato di NETikos, azienda del Gruppo Etnoteam
specializzata in sitemi di billing e applicazioni in mobilità. Negli anni 2000 segue alcuni tra i più importanti progetti
Internet del gruppo. Nel 2007 passa in Sysline, società che propone soluzioni Internet nella Sanità e ne diventa
azionista e Amministratore Delegato. Dal 2012 opera come consulente indipendente per l'e-health e la telemedicina,
tramite Sales Partner. Ornella Fouillouze é laureata in Fisica e tutt'oggi continua a mantenere collaborazioni con il
mondo universitario milanese.
Direttrice di Pole Citoyenne e della piattaforma collaborativa Cancer Contribution, dal 2012 è co –fondatrice di
Patients&Web, nonchè amministratrice di Europa Donna Forum France. Ha alle spalle una lunga esperienza come
avvocato, con expertise in particolare sui temi dell’IPR.
55
64
del collo dell'utero...in effetti, tra mamme della scuola se ne parla e le informazione
non sono sempre chiare. Approfitto dell’occasione e m'iscrivo, quindi verifico anche
la data dei miei controlli annuali e prenoto i prossimi. Archiviata la questione medici
con un click, posso puntare la sveglia per domani, a questo giro posso concedermi
un’oretta in più di sonno.
Cosa abbiamo fatto in questi anni per migliorare la vita delle nostre concittadine?
Abbiamo finalmente un parlamento in cui le donne sono rappresentate, abbiamo
una presidente della Camera, ma buona parte del supporto sociale e sanitario
della famiglia allargata (genitori, figli, eventuali zii soli...) continua a gravare sulla
donna, forse per la sua innata capacità di occuparsi di tante cose
contemporaneamente, forse per il sottile senso di colpa che spesso le impone di
non disattendere i suoi compiti “tradizionali” anche quando contribuisce in modo
determinante all’andamento economico familiare.
Pertanto tutte le inefficienze del sistema sanitario si ripercuotono quasi
automaticamente sul genere femminile e causano extra lavoro.
Credo quindi che andrebbe combattuta una piccola crociata per ottenere servizi
“smart”.
Sia chiaro, i servizi digitali per la salute (e-health) non hanno come primo obiettivo
far risparmiare tempo ma migliorare il processo di cura, aiutando a salvare vite
(ad es. un monitoraggio cardiaco, o il controllo dei livelli di glucosio per pazienti
diabetici) migliorando la qualità delle informazioni gestite (quanti errori di
interpretazione possono portare prescrizioni non digitalizzate), permettendo ai
diversi professionisti di comunicare e condividere dati, per una diagnosi migliore
(fascicolo sanitario elettronico)...
Questi benefici attesi, quindi, riguardano tutte le persone. Ma la gestione
“operativa” della salute familiare è e resta “rosa”.
E’ istruttivo, a questo proposito, dare un’occhiata a quello che è successo in altri
settori. Vent’anni fa il sistema bancario sembrava immutabile, ma la rivoluzione
Internet e la competizione internazionale lo ha profondamente modificato. Ora
esistono banche che operano solo on line e che sono le più convenienti, perché la
digitalizzazione e il “fai da te” dell’utenza ha fatto crollare i loro costi di
funzionamento.
A quando una sanità che si prenota solo telefonicamente e on-line, che fornisce i
referti on-line, che fornisce servizi informativi e di autodiagnosi, che riduce
drasticamente i costi amministrativi, in modo da preservare risorse per il suo
vero “core” cioè per essere in grado di fornire un servizio sanitario di qualità per
tutti. Alcuni esempi ben funzionanti, ma isolati, ci sono anche in Italia, ad es. nel
Veneto e in Emilia.
Guardando invece all’estero, ad es. in Francia, applicazioni correnti contribuiscono
a creare nuove abitudini. Tra le altre, “Pill Tag”, attualmente testata presso alcune
farmacie pilota e sostenuta dall’associazione nazionale delle cure a domicilio, é una
semplice app d’interazione tra farmacista e paziente che allerta sulla presa del
65
farmaco: che si tratti della pillola contraccettiva, dell’antibiotico del figlio o della
compressa per la pressione della nonna osservanza e regolarità sono garantite.
La m-health56 apre oggi prospettive insospettate. Via telefono, anche le persone
meno inclini alla navigazione su internet si abituano ad utilizzare applicazioni
semplificate ma preziose per la gestione della salute: follow up di malattie
croniche quali il diabete, strumenti di allerte per le cadute, geolocalizzazione per le
persone in perdita d’autonomia, informazioni sanitarie riguardanti i viaggi, gestione
delle medicine.
E-health e m-health possono modificare radicalmente la gestione dei compiti
che in famiglia si affidano convenzionalmente alle donne: la promozione della
salute, l’educazione alla prevenzione, l’aiuto alla decisione terapeutica, la gestione
delle patologie ed il naturale carico di visite, appuntamenti ed esami. Cercare
informazioni presso le comunità on-line, proporre ai figli adolescenti dei serious
games che sensibilizzino ai rischi delle dipendenze, preparare la visita medica
redigendo la lista di domande utili, domandare agli altri internauti di classificare la
top ten degli ospedali in città... ecco solo alcuni delle possibili declinazioni delle
ITC.
Ormai le “native digitali” sono adulte, si affacciano al mondo del lavoro e alle
scelte della vita e considerano arcaico non avere servizi a portata di click. Vediamo
ad es. la popolarità di certi strumenti “social” per le giovani mamme
(www.ausl.re.it/MammeNelPallone/. Sempre in Francia, numerosi siti propongono
informazioni
e
servizi
sulla
salute
delle
donne
Esempio
di
(http://www.carenity.com/pathologies/sante-de-la-femme).
collaborazione online: Rose Magazine un sito che offre sostegno e consigli per la
gestione della vita con un cancro al seno e s’impegna perché la società modifichi il
suo sguardo sulle donne malate (http://www.rosemagazine.fr/Vivre-avec/).
Perche in Italia la “digital life” tarda tanto? Aspettiamo una sanzione
dall’Europa, che con Neelie Kroes, vicepresidente della commissione europea, ci
ricorda che l’estendersi della “digital life” è una misura dello sviluppo dei paesi
europei?
I servizi digitali per la Salute sono uno dei temi della “Smart Community”, ma da noi
di Smart Communities si occupano i sindaci e di salute si occupano i governatori
delle regioni…
Lasciatemi sognare, sabato prossimo mi sveglio comunque un’ora dopo, chissà
che davvero qualcosa in più funzioni, per me e per tutte le “donne che corrono”…
56
Per m-health s’intende l’uso di dispositivi mobilie (telefono, i-pads etc..) per promuovere prodotti le pratiche legate
alla salute, la ricerca sulla salute ed i servizi ad essa connessi. Fonte: US Department of Health and Human Services
http://www.hrsa.gov/healthit/mhealth.html
66
Amministrare smart. Il punto di vista delle donne
elette nelle Pubbliche Amministrazioni Locali
Tiziana Agostini , Comune di Venezia
57
Superare ogni forma di segregazione culturale è più semplice attraverso la
digitalizzazione che in molti casi diventa l’occasione per entrare in comunicazione
più facilmente anche con chi ti vive accanto. Il contrario di quanto affermano i
detrattori della rete. La digitalizzazione di una città è infatti integrazione culturale e
transgenerazionale e questo è provato. Accade, per esempio, in tutti i corsi di
alfabetizzazione digitale a cui le Municipalità del Comune di Venezia hanno dato
vita e nei quali si integrano le culture ma anche le generazione. Si creano fili, reti
appunto, e così si mettono in comunicazione tra loro persone apparentemente
distanti, il risultato è un miglioramento complessivo e visibile della Comunità, che
impara a conoscersi ed a riconoscersi attraverso l’apprendimento tecnologico. Le
smart city sono occasione di superamento anche del gender gap perché offrendo
opportunità immediate di relazione permettono a molte donne di usare nuovi canali
di comunicazione per veicolare idee e politiche innovative. Lo si è visto con
chiarezza dall’altra parte del Mediterraneo, dove le blogger marocchine ed arabe
57
Tiziana Agostini, dal 2010 a Giugno 2014 assessora del Comune di Venezia, con delega alle Politiche educative e
della famiglia, Cittadinanza delle Donne, Culture delle Differenze, Toponomastica. Sostenitrice della riflessione di
genere, ha pubblicato per Nuova Dimensione nel 1999 Serenissime. Viaggio nel Veneto delle donne (assieme alla
giornalista Raffaella Ianuale), nel 2001 Sogni e bisogni. Un'inchiesta tra le donne del Veneto e nel 2005 Le nuove
venete. Sogni e bisogni dell'altro mondo. Nel 2007 Le donne del Nordest, Pordenone, Edizioni Biblioteca dell'Immagine,
è risultato tra i saggi più letti in Veneto. Quindi il libro Alle radici della disuguaglianza. Manuale di pari
opportunità (2011). Laureata in letteratura italiana a Ca' Foscari, si è poi specializzata in filologia italiana. Ha
affiancato all'insegnamento negli istituti tecnici superiori l'attività di ricerca nel campo letterario e della cultura di
genere. Attiva nel mondo associazionistico, ha fondato nel 1990 il Circolo Culturale Walter Tobagi di Venezia, per il
quale ha ideato nel 1994 il “Laboratorio di scrittura creativa”. E' stata dal 2005 al 2009 vicepresidente dell'Ateneo
Veneto di Venezia e dal 2007 al 2010 vicepresidente della Fondazione del Duomo di Mestre. Tra i suoi libri Venezia,
Antologia dei grandi scrittori (2012); il Sussidiario di cultura veneta (con Manlio Cortelazzo, 1996) e la cura dei
volumi Daniele Manin e Niccolò Tommaseo. Cultura e società nella Venezia del 1848 (2000); L'identità delle Venezie
1866-1915. Confini storici, linguistici, culturali (2002); Venezia nell'età di Riccardo Selvatico (2004). Nel 2010 Tra
utopia e realtà. Il 1968 al Rotary.Venezia, Antologia dei grandi scrittori, Biblioteca dell'immagine (2013). È socia della
Società Italiana delle Letterate e del Rotary Club Venezia-Mestre. E' consorella della Venerabile Confraternita del
Bacalà alla vicentina e presidente del Bacalà Club "Pietro Querini".
67
hanno dato slancio a percorsi femministi e di liberazione attraverso nuovi linguaggi,
più internazionali.
Sul fronte dei servizi al cittadino poi l’input dato dal nuovo Governo è molto chiaro e
va verso questa direzione: digitalizzare per semplificare le procedure e rendere più
facilmente fruibile il recupero dei documenti e quindi, in qualche modo della propria
biografia. Quindi, rete diffusa e digitalizzazione non significa solo più servizi al
cittadino ma vuol dire creare una comunità più intergrata e alla fin fine recuperare in
modo nuovo un senso di aggregazione che la città come luogo geografico aveva
messo in discussione.
68
Maria Luisa Chiofalo , Comune di Pisa
58
Perché le politiche di genere sono importanti per lo sviluppo delle Città
intelligenti: different is smarter, different is dem. In questo intervento riporto,
aggiornandole, alcune idee già pubblicate in altri contesti, come da riferimenti
bibliografici. Il concetto cardinale è la distinzione tra uguaglianza, di opportunità e/o
diritti di cittadinanza, e identità come composizione unica di specificità. L'identità
conduce a sua volta ai concetti di differenza come ricchezza che alimenta sia lo
sviluppo delle capacità umane di ogni persona nella sua unicità, che lo sviluppo
della società nel suo complesso. Nella suggestiva teoria di Howard Gardner,
l'intelligenza di ciascuno è unica perché unica è la sua composizione di tante
diverse intelligenze, ciascuna delle quali evolve nel tempo a partire da esperienze e
apprendimenti (Gardner, 1997). E le tecnologie, se ben progettate e utilizzate, sono
potenti alleate per sviluppare in modo differenziale le diverse intelligenze. Una
persona che sviluppa le sue tante intelligenze è più abile e capace di evolvere con
successo la propria personalità e risolvere problemi per sé e per la comunità. In un
processo analogo, è più abile e capace di evolversi quella comunità che dà valore
alle capacità umane e a tutte le sue tante diversità, e le sa gestire come ricchezza,
come nella rivoluzionaria idea di Amartya Sen (Sen, 1998). In entrambi i casi
l'identità è composizione unica di differenze e la misura non passa attraverso
numerini come QI o PIL. Le politiche di pari opportunità sono dunque importanti per
un principio di funzionalità. Ma anche di democrazia, perché le politiche pubbliche
devono rappresentare tutte le differenze, a partire dal genere (Chiofalo, 2013a).
Oltre alle differenze irriducibili della Irigaray (Irigaray,1994), studi di neuroscienze
supportano l'idea che le donne abbiano tipicamente (non necessariamente) un
58
Nata nel 1968 a Reggio Calabria, é laureata in Fisica della Materia all'Università di Pisa e perfezionata presso la
Scuola Normale. E' docente della Facoltà di Farmacia, dove tiene un corso di matematica di base e il corso semidivulgativo "La fisica di tutti i giorni". Svolge presso il Dipartimento di Matematica attività di ricerca nella fisica dei
solidi e dei liquidi quantistici con metodi sia teorici che computazionali. E' autrice di una sessantina di pubblicazioni su
riviste internazionali. Svolge l'attività di ricerca in ambito di collaborazioni internazionali, in particolare al JILA di
Boulder (Colorado, USA), dove ha collaborato con il gruppo sperimentale guidato da Eric Cornell e Carl Wieman, premi
Nobel per la fisica nel 2001. E' autrice e conduttrice con Sara Maggi del format radiofonico "Piacere, Scienza!",
sperimentato con Marco Abate nel ciclo "Perchè Nobel?" per l'Università di Pisa. E' tra le fondatrici del Movimento
Allattamento Materno Italiano di Pisa (organismo UNICEF) che ha rappresentato nel Consiglio Cittadino per le Pari
Opportunità del Comune di Pisa nel corso di due legislature, ed é componente dell'Associazione italiana Donne e
Scienza. E' stata dirigente della Margherita, spendendosi con determinazione per la formazione del PD, di cui é
dirigente. E' componente dell'Assemblea Nazionale del PD eletta nel collegio di Cascina-San Miniato. E' stata eletta
Presidente del Consiglio Cittadino per le Pari Opportunità del Comune di Pisa nella passata legislatura.
69
approccio cognitivo che usa più intelligenze allo stesso tempo, legato alla pratica di
cura di persone e cose, al metterle in relazione attraverso forme di mediazione. Vi
corrispondono stili differenti (non migliori o peggiori) di apprendimento, creatività,
leadership. Una massa critica di donne in luoghi decisionali renderebbe questi stili
visibili. De-generazione delle differenze. Quando si accompagnano a
generalizzazioni e preconcetti, identità e differenze si irrigidiscono rispettivamente
in stereotipi e discriminazioni, che nella loro immobilità funzionano da potentissimo
ostacolo all'evoluzione personale e collettiva [Chiofalo, 2013b). Come funzionano
le politiche di pari opportunità: principi e strumenti. Due concetti ispirano le
politiche pubbliche e ad essi devono corrispondere strumenti adeguati e progettati
in modo funzionale alla loro applicazioni. (i) Mainstreaming, ovvero mettere le pari
opportunità al centro di tutte le politiche, dalla mobilità all'architettura urbana
passando per il resto. In ogni ambito serve saper misurare l'impatto di quella
politica sullo specifico segmento di popolazione, per poi riprogettare politiche
efficaci, eque e trasparenti. Strumento utile è il bilancio di genere, che a Pisa
abbiamo sperimentato nel 2013. In questa visione, risorsa necessaria è la cultura
più che le finanze: dove esiste la cultura, esiste un intero bilancio a disposizione da
impiegare, re-indirizzando da ogni comparto risorse già esistenti. A Pisa abbiamo di
recente adottato uno strumento per questo: in una delibera di Giunta
l'Amministrazione si obbliga ad utilizzare il linguaggio di genere nella
comunicazione interna ed esterna. Il linguaggio dà forma al contenuto: se la cultura
di genere c'è il linguaggio segue, se la cultura non c'è, l'uso corretto del linguaggio
aiuta a formarla. Stiamo anche progettando un altro strumento: un sistema di
indicatori che supporti chi prepara gli atti (del/la Dirigente, di Giunta, o Consiglio) e i
principali documenti di programmazione, a valutare l'impatto della decisione in
modo differenziato per genere. (ii) Empowerment, che corrisponde a rafforzare il
potere relativo dell'identità di chi vive condizioni di minori opportunità. Di solito è
tipicamente agito attraverso due strategie complementari: (a) Azioni “positive”, di
promozione di chi ha minori opportunità: è il caso delle spesso vituperate quote
rosa, che rimangono strumento indispensabile – sebbene temporaneo – per
spezzare un luguberrimo circolo vizioso; (b) Azioni “negative”, di contrasto a forme
di discriminazione e stereotipi: è il caso di percorsi educativi, a partire dall'infanzia,
che a Pisa indirizziamo come prioritari nell'assegnazione di risorse a bando per le
Istituzioni Scolastiche di ogni ordine e grado, o per il terzo settore nella gestione
dell'educazione non formale; è il caso di norme antidiscriminatorie in dispositivi di
legge; o ancora di campagne di sensibilizzazione, come nel programma Non Da
Sola attivo a Pisa dal 2004 per il contrasto alla violenza di genere, di percorsi di
educazione all'uso dei media rispetto alla rappresentazione del corpo di donne e
uomini, o infine di codici etici di autoregolamentazione della pubblicità, anche
questa una iniziativa intrapresa quest'anno a Pisa e tuttora in corso.
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Irigaray, L. (1994). Essere due. Bollati-Boringhieri
71
Commentato [MS1]:
Milena D'Imperio , Provincia di Pavia
59
La mia presenza all’edizione 2013 di Smart City Exhibition è forte di un impegno
preso proprio qui lo scorso anno e recentemente realizzato . La Provincia di Pavia,
vincendo i dubbi iniziali degli stessi dipendenti, ha dato avvio con successo al
telelavoro. I dipendenti oggi hanno la possibilità di utilizzare procedure e tecnologie
che consentono loro un rapporto diverso tra la vita familiare e l’impegno lavorativo.
Questa nuova forma di “smart working” modello penso unico in un ente pubblico,
ha portato ai lavoratori una riduzione degli sprechi di tempo dovuti agli spostamenti
casa – lavoro e lavoro – casa e al tempo stesso ha incrementato il loro livello di
produttività.
Con il 2013 il concerto di smart è andato declinandosi verso il mondo della scuola
e, più precisamente, verso un progetto di Campus Scolastico.
Il progetto è stato studiato per offrire spazi più funzionali e vivibili, con l’obiettivo di
rendere piacevole l’ambiente scolastico sia per i ragazzi che per gli adulti. Il polo
scolastico, infatti, soddisfa sia gli obiettivi formativi, che culturali e di socializzazione
dello studente che gli consentono di vivere la sua esperienza formativa in modo
pieno nell’ambito di spazi attrezzati, tecnologicamente all’avanguardia e sicuri.
Con il progetto di un Campus Scolastico, nel quale troveranno posto licei, istituti
tecnici e scuole professionali, sto lavorando ad una idea innovativa di scuola,
possibile da realizzare solo attraverso l’innovazione tecnologica. Una scuola, cioè,
fortemente digitalizzata, con un sistema WiFi e quindi con un sistema di nuovo di
59
Milena D'Imperio, é dirigente di una azienda multinazionale, é la prima donna in Provincia di Pavia a ricoprire
l'incarico di VicePresidente e la sua delega comprende: Beni ed attività culturali, politiche della scuola, politiche
giovanili, pari opportunità e Innovazione Tecnologica.La sua delega é quella che più fortemente vuole dare gambe al
bisogno di innovazione della provincia. L'innovazione - dice Milena D'Imperio - é quella di una connettività veloce ad
internet per tanti cittadini, studenti e imprese di questo territorio, dove sin qui questo servizio é ancora assente o
carente : un progetto realizzabile, rivendicando il ruolo di coordinamento e programmazione della Provincia in sinergia
con Regione e Telecom. Innovazione é anche quella di un modo più veloce ed efficiente di comunicare : idee, stimoli,
proposte, informazioni attraverso il nostro sito istituzionale". "Innovazione - aggiunge - é anche l'inserimento delle
risorse dei giovani e della determinazione delle donne nella classe dirigente e nel modo di amministrare la Provincia .
Bisogna aprire un dialogo con i giovani; conoscerne i mondi e i linguaggi per dare loro spazio e vigilare sul pieno
rispetto delle pari opportunità per tutti - donne e uomini, giovani e anziani, cittadini italiani e cittadini d'Europa e del
mondo".
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comunicazione per permettere una didattica innovativa. Docenti, studenti e famiglie
potranno interagire tra loro attraverso sistemi di e-learning e e-comunication.
I nuovi edifici scolastici sono progettati su modelli d’avanguardia dove i ragazzi oltre
a vivere la scuola semplicemente come momento di orario scolastico, possano
studiare e interagire tra di loro con attività complementari come sport, musica,
cultura, spettacolo. Una scuola che non finisce al suono della campanella, ma che
accoglie i suoi studenti in strutture adeguate per offrire una migliore qualità anche
del tempo di studio e del tempo libero.
In questo polo scolastico i ragazzi avranno infatti a disposizione una biblioteca
comune dove studiare nelle ore pomeridiane, ma anche spazi sportivi, un teatro e
una web radio che permetterà ai ragazzi di sperimentare nuove forme di
comunicazione ma anche di fare società.
La scuola non semplicemente uno stabile, un insieme di aule o di spazi ma è
qualcosa di più, che accompagna i giovani nel tempo durante la scuola ma anche
nel tempo dopo la scuola creando comunità. La Comunità della Città degli Studenti.
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Maria Maltoni , Comune di Forlì
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Forlì è una città che si caratterizza anche per una spiccata attenzione ai temi della
democrazia paritaria, infatti dal 2009 abbiamo una giunta composta al 50% da
donne ed in ruoli significativi e non tradizionalmente femminili. Abbiamo modificato
nel 2013 lo statuto prevedendo che il genere sottorappresentato in giunta non
possa scendere sotto il 40%, per garantire nel tempo questa scelta paritaria.
Realizziamo il Bilancio di genere preventivo e consuntivo come attività standard
dell'ente, per valutare e rendicontare l'impatto delle politiche sulla condizione delle
donne. I risultati sono importanti, copriamo tutta la domanda di posti per quanto
riguarda i nidi e le materne, con un importante investimento diretto nel tempo da
parte dell'ente, abbiamo un Centro antiviolenza dotato di casa rifugio gestito dal
nostro comune ed una rete antiviolenza operativa da oltre 10 anni. L'occasione di
partecipare al progetto regionale MADLER ci ha dato la possibilità di ricostruire il
profilo digitale della nostra città, con una particolare attenzione all'ottica di genere.
Infatti tante cose erano state fatte nell'ambito delle nuove tecnologie ICT, ma mai
messe a sistema. Perciò abbiamo monitorato i numerosi interventi già realizzabili
on-line, quali l'iscrizione ai nidi, pratiche di Sportello Unico attività produttive ed
edilizia; la possibilità di scaricare applicazioni per la viabilità ed il turismo, una
importante rete di videosorveglianza e wi-fi pubblico, la possibilità di telelavorare
per i nostri/e dipendenti, solo per citarne alcuni. Inoltre è stato sviluppato un
sistema integrato di informazione e comunicazione coi cittadini tramite siti web e
social network, che è stato utilizzato anche per dialoghi e consultazioni on-line.
In particolare sono stati realizzati tre percorsi di partecipazione democratica via
web, per decidere su problemi di rilevanza cittadina ed in due casi, le scelte sono
state orientate direttamente dalla consultazione on-line. Dato che sempre più l'ente
pubblico utilizza questi strumenti ed è noto il gap di genere che esiste rispetto
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Maria Maltoni è nata il 22/07/1955 a Forlimpopoli e risiede a Forlì dal 1980, sposata, ha una figlia. Nel 1979 si è laureata in Filosofia, discutendo
una tesi dal titolo "La partecipazione delle donne ai movimenti politici nel forlivese, tra la fine dell800 a la prima guerra mondiale" e da qui ha preso
avvio il suo interesse per le problematiche del mondo del lavoro, in particolare femminile, tema di cui si occupa costantemente , nel corso di tutta la
sua attività professionale, unitamente ad altri incarichi. Dal 1979 opera presso la Camera Territoriale del Lavoro di Forlì e dal 1981 al 1988 presso la
CGIL di Cesena, ricoprendo responsabilità di categoria, coordinamento femminile e responsabile comunicazione. Dal 1988 a luglio 2009 è dipendente
della CNA (Confederazione Nazionale dell'artigianato e piccola media imprese) ricoprendo successivamente diversi incarichi sia nell'ambito della
struttura organizzativa che dei mestieri e dell'imprenditoria femminile. Per le sue conoscenze nel campo del lavoro e delle politiche di genere è stata
nominata quale esperta esterna nella Commissione Pari Opportunità della Provincia di Forlì-Cesena dal 1997 al 2004, commissione in cui ha ricoperto
l'incarico di presidente per due mandati. Dal 2004 al 2009 ha fatto parte in qualità di esperta esterna della Commissione Par i Opportunità Comune di
Forlì e ne è stata eletta presidente. Svolge una costante attività pubblicistica sulle questioni di genere.
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all'uso delle nuove tecnologie, tra gli interventi del progetto MADLER è stato
inserito un corso di formazione per sole donne, con l'obiettivo di far conoscere in
particolare le opportunità offerte dai social network anche dal punto di vista
professionale. Il percorso ha riscosso grande successo e dovremo replicarlo! Con
soddisfazione però va rilevato che nei percorsi di partecipazione democratica online le donne della città erano già presenti in modo molto cospicuo, il che ci fa dire
che il tema di una città smart orientata alla qualità della vita per tutti uomini e
donne, è un obiettivo da perseguire con grande determinazione.
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Rossella Zadro , Comune di Ferrara
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Abbiamo candidato Ferrara ad essere Smart. La sfida è arrivare a sistematizzare
gli approcci, i processi ed i progetti, in una visione olistica, senza dissonanze, in
grado di appassionare ed interessare i cittadini.
Smart non è uguale a ICT! Smart è tutto ciò che può essere percepito da chi abita
le città come qualche cosa che migliora la qualità della vita, dello stare insieme,
degli spazi, dei movimenti, del tempo. E le ICT sono strumenti per concorrere a fare
ciò.
Il vero lavoro da compiere sarà generare un unicum in continuità, valorizzando
anche ciò che non è strettamente “smart” ma smart perché innovativo, inclusivo,
sostenibile, percepito “useful” della città. Open data, open science, open
goverment! Scienza, amministrazione, business, economia solidale, cultura, sanità,
ambiente. E genere!
Guardiamo alla realizzazione di un sistema Open Data, al tavolo altri soggetti
pubblici e privati, quale immensa risorsa per adottare il paradigma della
trasparenza, efficienza, conoscenza; dell’immaginazione e dell’espansione delle
opportunità. Dati. Un patrimonio, un prezioso tesoro non da tenere nel cassetto ma
di cui usufruire per generare occasioni per oggi e per domani, per noi e per i nostri
figli. Dati disaggregati di genere, per ottenere informazioni utili a politiche e
decisioni che facilitino l’agire delle donne (e degli uomini, ovviamente) e rispondano
alle necessità della vita di oggi. Le donne si occupano di tutto. Attraverso loro
passa la tradizione ma anche l’innovazione, il pragmatismo e la visione,
l’eccellenza ed il business di qualità. L’etica e la pace.
La PA, che soffre di decenni di ritardo sul governo delle informazioni e delle
connessioni con gli altri soggetti del territorio che concorrono a costruire il sistema
urbano, è necessario si approcci oggi con atteggiamento sfidante nei confronti delle
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Rossella Zadro, laureata, Assessore del Comune di Ferrara dal 2009 con deleghe all’Ambiente, alle Politiche
Energetiche, all’Accordo di Programma Polo Chimico Industriale e Tecnologico, alle Relazioni Internazionali e alla
Cooperazione Internazionale, ha svolto numerose missioni in Paesi in via di Sviluppo, in particolare in Etiopia ed
Eritrea, in qualità di cooperante internazionale. Partecipa alla Commissione Ambiente di ANCI ed è socio fondatore, per
conto del Comune di Ferrara, dell’Osservatorio Smart Cities di ANCI. Dal settembre 2013 è il Presidente Nazionale del
Coordinamento delle Agende 21 Locali Italiane.
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priorità da imporre (se necessario) per gli investimenti da compiere. L’obiettivo è
parlare lo stesso linguaggio.
Flavia ha chiesto con quale promessa da realizzare vogliamo incontrarci di nuovo
l’anno prossimo a SCE. Non ho potuto non ricordare che Ferrara, città nel cratere
del terremoto, sta lavorando alla ricostruzione non solo degli edifici, ma soprattutto
delle persone, della speranza, della fiducia, dell’identità del proprio territorio. Ho
detto che mi piacerebbe pensare “Human Smart Cities”. Un crowdsourcing delle
relazioni umane, che permette di diventare azionista del progetto che si sostiene
(simbolo dell’azionariato sociale un mattoncino creato con gli inerti del terremoto),
per riabilitare quei luoghi che ancora sono chiusi ed inagibili a causa della violenza
del terremoto ma che, con la forza delle idee e delle idee smart, possono essere
restituiti alla comunità insieme ad altro grande valore, la vicinanza e la solidarietà.
Ho raccontato che abbiamo dato vita ad un movimento FERRARAZIONE
(presentata anche a SCE 2013) che, grazie all’agire delle persone e all’azionariato
sociale, al fianco alla PA impegnata nella ricostruzione, si sta occupando di curare
progetti piccoli e veloci, per esempio il recupero di una statua danneggiata, per
dare il senso del movimento, della vita che non si è fermata ma che, anche se
faticosamente, sta continuando. Siamo attivi già da maggio 2013. Oggi lavoriamo
ad un progetto che, grazie alle tecnologie, permetta di vedere e visitare i luoghi
terremotati, i nostri beni monumentali inagibili, in particolare le chiese con i loro
chiostri e opere d’arte annesse, anche se chiusi, attraverso l’uso di strumenti
virtuali. Idea da startup, da innovation, per rilanciare il turismo dei luoghi
terremotati. Ed un bando per la costruzione di una community, una famiglia che
includa tutti coloro che hanno voglia di partecipare, azionisti del progetto, per
raccogliere le idee più sfidanti e tradurle in azioni concrete.
La storia di FERRARAZIONE è raccontata su:
http://smartinnovation.forumpa.it/story/73637/ferrarazione-fare-e-rifare-con-ilcrowdsourcing-delle-relazioni-umane
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Smart cities Genere e inclusione