+
Pragmatica della
comunicazione umana
Sociologia della comunicazione
Prof. Vincenzo Romania
+
Che cos’è la pragmatica?

Lo studio degli effetti pratici degli atti comunicativi, ovvero lo studio di come
la comunicazione può influenzare la vita sociale degli individui: esempi
riconoscimento status clandestino, valutazione statistica delle manifestazioni
politiche.

Il testo Pragmatica della comunicazione umana, pubblicato nel 1967 è un
classico della psicologia sociale che permette di superare tutte le
psicoterapie che non considerano le intersoggettività: le patologie non
nascono per problemi dell’individuo ma della comunicazione.

Perché lo studiamo? Perché le teorie della Scuola di Palo Alto costituiscono
uno dei riferimenti più importanti nell’analisi dei processi comunicativi,
nelle scienze della vita quotidiana contemporanee

Perché ci permette di applicare l’analisi dei frame allo studio delle relazioni
interpersonali.
+
Non è possibile non comunicare

“C’è una proprietà del comportamento che difficilmente
potrebbe essere più fondamentale e proprio perché è troppo
ovvia viene spesso trascurata: il comportamento non ha un
suo opposto. In altre parole, non esiste un qualcosa che sia un
non-comportamento o, per dirla, anche più semplicemente,
non è possibile non avere un comportamento.

Ora, se si accetta che l ’ intero comportamento in una
situazione di interazione ha valore di messaggio, vale a dire
che è comunicazione, ne consegue che comunque ci si sforzi,
non si può non comunicare.” (41)
+
Di conseguenza

Tutto il comportamento è comunicazione: comportamento =
comunicazione;

Non esiste un non comportamento quindi non esiste una non
comunicazione;

Interagire vuol dire comunicare: interagendo e comunicando
sono gli stessi termini, dal nostro punto di vista;

“Una singola unità di comunicazione sarà chiamata
messaggio…una serie di messaggi scambiati tra persone
sarà definita interazione”.
+
Possibili alternative ad un invito a
conversare

Rifiuto della comunicazione: ‘non ho voglia di parlare con
te’.

Accettazione della comunicazione;

Squalificazione della comunicazione: rendere la
comunicazione banale, degradando il valore dell’altro come
nostro interlocutore. Watzlawick indica varie tecniche: lettura
p. 66.
+
Elementi della comunicazione

Ogni atto comunicativo contiene una parte di contenuto (la
questione di cui si sta dibattendo, ad esempio un evento, o la
valutazione di un acquisto, la presa di una decisione
familiare) e una parte di relazione, relativa, sulle singole aree
trattate e più estesamente su tutta la relazione, al modo in cui
i due o più interlocutori si dividono e riconoscono
reciprocamente i ruoli.

Anche quando non parliamo esplicitamente della relazione,
ogni modo con cui ci rivolgiamo all’altro implica un più o
meno esplicito riconoscimento relazionale.

Le escalation conflittuali, in una coppia, sono quasi sempre
dettate da una confusione fra i problemi di contenuto e quelli
di relazione.
+
Comunicare come vediamo l’altro

Così come a livello di contenuto ci può essere rifiuto,
accettazione o squalificazione di una comunicazione; a livello
di relazione ci può essere una conferma dell’identità
relazionale dell’altro, un rifiuto di quanto lui afferma o una
disconferma della sua identità. Esempi a p. 76-77, 129.

La comunicazione dei partecipanti ad una relazione può
basarsi, anche per lungo tempo, su di una reciproca
impenetrabilità: nessuno dei due interlocutori, a causa del
tipo di relazione che si è instaurata riesce a comprendere
davvero cosa l’altro pensa (es. p.81).
+
Concetti più importanti: feedback

“Vogliamo precisare che non limitiamo il nostro interesse all’effetto
della comunicazione sul ricevitore (come generalmente si fa), ma ci
occupiamo anche dell’effetto che la reazione del ricevitore ha sul
trasmettitore, poiché riteniamo che i due effetti siano inscindibili.
Non è dunque un caso se non ci soffermiamo sui rapporti
trasmettitore-segno o ricevitore-segno e preferiamo invece
focalizzare il rapporto trasmettitore-ricevitore in quanto mediato dalla
comunicazione” (16).

Esempi: il coniuge analfabeta che impara a leggere e scrivere e
lascia una compagna, poiché un corso di lingua porta entrambi a
comprendere che la ragione della loro relazione era la sua
dipendenza. Più in generale, in una famiglia come sistema, il
miglioramento della situazione di un familiare, porta ad un
progresso dell’intera famiglia.
+
Il concetto di relazione

E’ in Watzlawick una estensione del concetto matematico di funzione: una
madre e un figlio stanno in una relazione, in maniera comparabile a come
due unità matematiche stanno in una relazione complessa all’interno di un
sistema.

Rispetto a quello di rapporto interpersonale, il concetto di relazione viene
esteso sino a ricomprendere ogni necessario riferimento ad una cornice,
che precede ogni percezione: il movimento è una percezione in relazione ad
un punto di riferimento. Per imparare bene, si può pensare alla relazione
come al legame processuale che lega due o più entità.

Ogni comunicazione crea una relazione: “ogni comunicazione implica un
impegno e perciò definisce la relazione. È un altro modo per dire che una
comunicazione non soltanto trasmette informazione, ma al tempo stesso
impone un comportamento. Accettando l’impostazione di Bateson, si è giunti
a considerare queste due operazioni come l’aspetto di ‘notizia’ (report) e di
‘comando’ (command) di ogni comunicazione” (43).

Ciò che vuole dire è che ogni atto comunicativo comunica anche ruoli ed
identità degli interlocutori.
+
Relazione sana

Quanto più una relazione è sana, tanto più “l’aspetto
relazionale della comunicazione receda sullo sfondo.
Viceversa, le relazioni malate sono caratterizzate da una lotta
costante per definire la natura della relazione, mentre
l’aspetto di contenuto della comunicazione diventa sempre
meno importante (Watzlawick et al. 1967/1971: 45).
+
Sistema e ambiente

Per sistema Watzlawick ha in mente un insieme di elementi
che si influenzano a vicenda e che tendono, come gli organi
di un corpo anche a trovare un equilibrio insieme. In tal
senso egli vede una famiglia come una totalità, che
coinvolge, per l’appunto tutti i membri che ne fanno parte

La distinzione che egli propone fra sistema e ambiente è una
distinzione puramente formale, basata su di un atto di
informazione: se intendiamo infatti l’ambiente come il
contesto, cioè ‘ciò che sta fuori al sistema e che lo può
influenzare’ allora questa distinzione dipende
esclusivamente da un atto di interpretazione.
+
Tipi di relazione comunicativa

I tipi fondamentali di relazione comunicativa sono essenzialmente
due: simmetrica e complementare: “l’interazione simmetrica..è
caratterizzata dall’uguaglianza e dalla ‘minimizzazione’ della
differenza, mentre il proesso opposto caratterizza l’interazione
complementare’.

La relazione complementare produce due ruoli fondamentali: la
posizione primaria o superiore one-up e quella secondaria o
inferiore one down.

Non c’è un tipo di relazione ideale: in una famiglia o in una coppia
che consuma, chi vi partecipa alterna i tipi di distribuzione di ruolo
e riconosce all’Altro simmetria e complementarietà a seconda dei
casi.

Al contrario, sia simmetria che complementarietà possono causare
patologie di coppia: esempi pp. 96 e ss.
+
Retroazione

Non necessariamente un elemento precedente (premessa comunicativa)
influenza lo sviluppo o determina lo svilupparsi di un elemento successivo.

Più spesso un fine atteso, in quanto ultimo elemento di una catena
comunicativa, ha una retroazione sugli elementi precedenti.

“ La scoperta della cibernetica ha cambiato tutti questi schemi e ha
dimostrato che i due concetti possono unificarsi in una struttura più
esauriente. La scoperta della retroazione ha reso possibile questo nuovo
modo di vedere le cose. Una catena in cui l’evento a produce l’evento b, e
poi b produce c, e c a sua volta, causa d, ec.., può sembrare che abbia le
proprietà di un sistema lineare deterministico. Ma se d riconduce ad a, il
sistema è circolare e funziona in un modo completamente diverso. Rivela un
comportamento che è sostanzialmente analogo a quello di quei fenomeni
che non consentono di compiere l ’ analisi nei termini di un rigoroso
determinismo lineare” (24)
+
Retroazione positiva e negativa

“La retroazione può essere positiva o negativa; nel corso
della nostra trattazione parleremo più spesso di retroazione
negativa perché caratterizza l’omeostasi (stato stazionario) e
gioca quindi un ruolo importante nel far raggiungere e
mantenere a stabilità delle relazioni.

“La retroazione positiva prova invece un cambiamento, cioè
la perdita di stabilità o di equilibrio”

Qui positiva e negativa non indicano quindi la qualità della
retroazione ma il suo prodotto: una retroazione negativa è
quella che blocca lo sviluppo della relazione e le identità
degli individui; una retroazione positiva è quella che
permette, tramite l’interazione, di sviluppare le identità.
+
La punteggiatura della sequenza
degli eventi

Una conseguenza del concetto di retroazione è che in una
relazione ci possono essere divergenti modi di considerare
la punteggiatura della sequenza degli eventi.

Con questo concetto Watzlawick intende soprattutto la
direzione delle catene di casualità (‘cosa ha influenzato
cosa’ o ‘chi ha influenzato chi’) e il punto di origine, ovvero
la premessa di un determinato flusso di comunicazione (‘è
cominciato tutto quando…) che le persone percepiscono.

È tipico della teoria matematica della comunicazione,
intendere la punteggiatura della sequenza degli eventi come
un procexsso con una origine precisa ed uno sviluppo
lineare. La teoria pragmatica non individua premesse e
sceglie un approccio circolare.
+
Modello cibernetico della
comunicazione: dalla prima lezione..
Da Reusch e Bateson, Communication. The Social Matrix of
Psychiatry, 1951 (trad. it. 1976).
Cosa aggiunge?
a)Considera l’ambiente come
elemento del processo comunicativo;
b)Introduce un modello circolare
della comunicazione
c)Introduce i temi cibernetici della
retroazione, del feedback, del campo
comunicativo.
Nei sistemi cibernetici, tutto è connesso con tutto; la connessione
olistica si dipana nel rimando di azioni e retroazioni o feedback (positivi
o negativi) a causalità circolare. La causalità circolare si distingue da
quella lineare di A su B; invece, A e B sono insieme causa ed effetto
l’uno dell’altro.
+
Ridondanza

In ogni comunicazione umana risiede sempre una certa dose
di ridondanza, un richiamo circolare fra contesto e testo, che
non fa che rafforzare ognuno dei due rendendo più robusta
la struttura comunicativa. Una comunicazione ridondante
permette quindi la comprensibilità soprattutto interna e
consente ai partecipanti ad una interazione di comunicare
anche senza possedere una conoscenza del tutto esauriente
sul testo che stanno comunicando.

Il tema della ridondanza richiede la necessità di considerare
ogni atto verbale o più estesamente comunicativo come un
nuovo frame poiché ogni atto verbale contiene e crea il
contesto con cui quelli successivi e quelli precedenti
possono essere letti.
+
Ridondanza

“Si dice che il materiale dei messaggi ha ridondanza se,
quando riceve la sequenza priva di qualche elemento, il
ricevitore può risalire agli elementi mancanti con esito
migliore di quello garantito dal caso. È stato rilevato che, in
effetti, il termine ridondanza così impiegato è sinonimo di
‘strutturazione’ (patterning). [...] il concetto di ridondanza Ë
almeno in parte sinonimo di significato. A mio parere, se il
ricevitore può risalire alle parti mancanti del messaggio,
allora le parti ricevute devono, di fatto, contenere un
significato che si riferisce alle porzioni mancanti ed è
informazione su quelle…cioè quando un osservatore
percepisce solo certe parti di una sequenza o configurazione
di fenomeni, egli è in molti casi capace di risalire, con esito
migliore di quello stocastico, alle parti che non può
direttamente percepire (Bateson 1972/1976: 451).
+
Il frame comunicativo in Bateson

Consiste di due tipi di atti linguistici: gli atti metalinguistici e
gli atti metacomunicativi: “La comunicazione verbale umana
può operare, e in effetti opera sempre, a molti livelli di
astrazione tra loro contrastanti. Tali livelli, a partire da quello,
apparentemente semplice, dell’enunciazione (<<Il gatto è
sulla stuoia>>), si estendono in due direzioni. Una gamma o
insieme di questi livelli più astratti comprende quei
messaggi espliciti o impliciti in cui l’oggetto del discorso è il
linguaggio; li chiameremo metalinguistici…L’altro insieme
di livelli di astrazione sarà da noi chiamato meta
comunicativo …L’oggetto del discorso, in questi livelli, è la
relazione fra gli interlocutori. Si noterà che la grande
maggioranza dei messaggi, sia metalinguistici che meta
comunicativi, restano impliciti” (219)
+
Metacomunicazione

“Quando non usiamo più la comunicazione per comunicare
ma per comunicare sulla comunicazione, come dobbiamo
inevitabilmente fare studiando la comunicazione, gli schemi
concettuali che adoperiamo non fan parte della
comunicazione ma vertono su di essa. Definiamo quindi
metacomunicazione, per analogia con la metamatematica, la
comunicazione sulla comunicazione” (33).

La capacità di metacomunicare, cioè di discutere sulla
cornice con cui si sta comunicando è una competenza
necessaria per ogni relazione comunicativa sana e positiva.
+
Il gioco come metacomunicazione
“Quello in cui mio imbattei allo zoo è un fenomeno ben noto
a tutti: vidi due giovani scimmie che giocavano, cioè erano
impegnate in una sequenza interattiva, le cui azioni unitarie,
o segnali, erano simili, ma non identiche, a quelle del
combattimento. Era evidente, anche all’osservatore umano,
che la sequenza nel suo complesso non era un
combattimento, ed era evidente all’osservatore umano che,
per le scimmie che vi partecipavano, questo era ‘ non
combattimento ’ . Ora questo fenomeno, il gioco, può
presentarsi solo se gli organismi partecipanti sono capaci in
qualche misura di meta comunicare, cioè di scambiarsi
segnali che portino il messaggio: <<Questo è un gioco>>.”
(221).
+
La comunicazione è circolare

“Mentre nelle catene causali, che sono lineari e progressive,
ha senso parlare del principio e dell fine di una catena, tali
termini sono privi di significato in sistemi con circuiti di
retroazione. Non c’è fine né principio in un cerchio.” (38)

Quindi ogni elemento di una catena comunicativa influenza
l’altro in senso sincronico (gli interlocutori) e diacronico (fini,
premesse).

Pur tuttavia, all’interno dei propri frame comunicativi, le
persone tendono a vedere i processi comunicativi come
lineari, secondo una personale punteggiatura delle sequenze
di comunicazione tra i comunicanti.
+
Il doppio legame come frame autocontraddittorio

Due o più persone sono coinvolte in una relazione intensa che ha un alto valore di
sopravvivenza fisica e/o psicologica per una di esse, per alcune, o per tutte. Le
situazioni in cui si hanno tipicamente queste relazioni intense includono (ma non
sono limitate ad esse) la vita familiare (soprattutto l’interazione genitore-figlio); la
dipendenza materiale; la prigionia; l’amicizia; l’amore…

In un simile contesto viene dato un messaggio che è strutturato in modo tale che (a)
asserisce qualcosa, (b) asserisce qualcosa sulla propria asserzione, e (c) queste
due asserzioni si escludono a vicenda. Quindi, se il messaggio è un ingiunzione,
l’ingiunzione deve essere disobbedita per essere obbedita; se è una definizione
del Sé o dell’altro, la persona di cui si è data la definizione è quel tipo di persona
soltanto se non lo è, e non lo è se lo è….
+
Il doppio legame come frame autocontraddittorio

Infine si impedisce al ricettore del messaggio di uscir fuori dallo
schema stabilito da questo messaggio, o metacomunicando su di
esso (commentandolo) o chiudendosi in se stesso. [..] Questa
situazione spesso si ha quando viene proibito in modo più o meno
evidente di mostrare una qualsiasi consapevolezza della
contraddizione o del vero problema in questione. Una persona in
una situazione di doppio legame è quindi probabile che si trovi
punita (o almeno che le si faccia provare un senso di colpa) per
avere avuto percezioni corrette, e che venga definita ‘cattiva’ o
‘folle’ per aver magari insinuato che esite una discrepanza tra ciò
che vede e ciò che ‘dovrebbe’ vedere. La sostanza del doppio
legame è dunque questa” (Watlawick et al., 210).

Il prodotto di un tale tipo di metacomunicazione è un relazione
patologica prolungata che porta alla schizofrenia
+
Nelle relazioni che funzionano…
“La capacità di scambiarsi messaggi sulla comunicazione, di analizzare le
azioni significative proprie e altrui è fondamentale per un rapporto
sociale soddisfacente. In ogni rapporto normale ha luogo uno scambio
continuo di messaggi metacomunicativi, del tipo: “Che cosa vuoi dire?”, o
“Perché hai fatto questo?” o “Mi stai prendendo in giro?” e così via. Per
distinguere esattamente ciò che i nostri interlocutori intendono, dobbiamo
essere in grado di analizzare direttamente o indirettamente le loro
espressioni. Ed è proprio questo livello metacomunicativo che lo
schizofrenico non sembra in grado di usare in modo soddisfacente; e, viste
le caratteristiche della madre, si capisce facilmente il perché. [...] Come
conseguenza, il bambino cresce senza sviluppare la sua capacità di
comunicare sulla comunicazione, e pertanto resta privo dell’abilità sulla
comunicazione, e pertanto resta privo dell’abilità di determinare il vero
significato di ciò che gli altri dicono e dell’abilità di esprimere ciò che gli
altri dicono e dell’abilità di esprimere ciò che egli stesso veramente
intende, che è un requisito fondamentale per stabilire reazioni normali
(Bateson 1972/1976, 258).
+
Le ingiunzioni paradossali…

In particolare, nelle famiglie i figli o i coniugi che sviluppano
schizofrenia sono stati soggetti da chi sta in posizione one up
all’interno di quelle che Watzlawick chiama ingiunzioni paradossali,
ovvero ingiunzioni che per essere soddisfatte devono non essere
soddisfatte.

Conseguentemente chi sta in posizione one down si troverà sempre
a sbagliare, ciò renderà la posizione one up rigidamente
immutabile, il circolo di retroazione tenderà a rafforzare e la
posizione in posizione one down tenderà a sviluppare una
psicopatologia.

Esempi di comunicazione paradossale:

Dovresti amarmi;

Voglio che tu mi domini (da moglie a marito passivo);

Sai che sei libero di andare, caro; non preoccuparti se comincio a piangere.

Voglio che tu abbia voglia da solo di studiare.
+
Una relazione funziona come un
gruppo di Galois, o meglio come
una classe (Whitehead e Russell)
Un gruppo, in algebra, ha le seguenti caratteristiche:

È composta da un gruppo di elementi di qualsiasi natura, con una
caratteristica in comune;

Combinando gli elementi in sequenze varianti, il risultato resta
simile;

Un gruppo contiene un elemento di identità, che composto ad ogni
elemento del gruppo lo lascia immutato;

Per ogni elemento del gruppo esiste il suo reciproco;

In Principia Mathematica, Whitehead e Russell indicano la classe come
un gruppo composto da un elemento esterno che lo caratterizza.
Questo è il punto fondamentale per comprendere la
metacomunicazione.
+
Cambiamento 1 e Cambiamento 2

“Una persona che ha un incubo può fare molte cose nel suo
sogno: correre, nascondersi, lottare, strillare, saltare da un
dirupo, ecc., ma nessun cambiamento da uno qualunque di
tali comportamenti a un altro porrebbe mai fine all’incubo.
D’ora in poi ci riferiremo a questo tipo di cambiamento come
al cambiamento1. l’unico modo di uscir fuori da un sogno
implica il cambiamento dal sognare all’esser desti. L’esser
desti, evidentemente, non fa più parte del sogno,m ma è un
cambiamento a uno stato completamente diverso. D’ora
innanzi ci riferiremo a questo tipo di cambiamento come al
cambiamento 2…Il cambiamento 2 è quindi il cambiamento
di un cambiamento” (Change, p.27).
+
Come cambiare un frame?
Riprendendo la teoria cibernetica, Watzlawick distingue fra
comportamenti che mutano la situazione all’interno della classe
di relazione stabile e comportamenti che mutano il frame stesso:
“La teoria dei gruppi ci offre una struttura concettuale sul
genere di cambiamento che può verificarsi all’interno di un
sistema il quale resta invece immutato; la teoria dei tipi logici
non prende in considerazione ciò che accade dentro una classe,
cioè tra i suoi elementi, ma ci fornisce uno schema per
considerare a relazione tra elemento e classe e la singolare
metamorfosi insita nei passaggi da un livello logico a quello
immediatamente superiore. Se accettiamo questa distinzione
fondamentale tra le due teorie, ne consegue che ci sono due tipi
diversi di cambiamento: uno che si verifica dentro un dato
sistema il quale resta immutato, mentre l’altro – quando si
verifica – cambia il sistema stesso” (27).
A volte la possibilità di un cambiamento di classe avviene, nelle
relazioni troppo stabili, per eventi fortuiti (lettura da Change)
Scarica

SOC-COM10_palo_alto