LIBERTÀ SIA LODATO GESÙ CRISTO 35 6 OTTOBRE 2015 | Anno CV www.arcidiocesisassari.it Settimanale dell’Arcidiocesi di Sassari Sinodo: voglia di coerenza Don Mario Simula Alluvione a Olbia I UN PONTE CHE DIVENTA SIMBOLO Michele Spanu L’ ondata di maltempo che ha colpito Olbia la scorsa settimana ha riportato a galla i limiti di una città costruita in fretta e senza un’attenta pianificazione urbanistica. Il ponte sul rio Siligheddu, in via Vittorio Veneto, è diventato il simbolo di queste carenze: la struttura è stata abbattuta dopo due anni dalla sua realizzazione perché faceva da “tappo” allo scorrere dell’acqua. Eppure, proprio quel ponte, danneggiato dal ciclone “Cleopa>>> continua a pag. 3 A Sassari la prima squadra di migranti CALCIO... PER VIVERE Marcello Mura A Sassari, in seconda categoria, gioca una squadra molto particolare. Si chiama “Pagi”, non è una parola africana e non ha nessun significato. Pagi è la Cooperativa che a Sassari si occupa del centro accoglienza per migranti. Da quest’anno Pagi è anche una società dilettantistica che, unica nel suo genere, vede la partecipazione di soli giocatori extracomunitari richiedenti asilo. >>> continua a pag. 3 Primo Piano Laudato Si’: Il Vangelo della Creazione 3 l Sinodo sulla famiglia si concluderà riaffermando nella pienezza e nell’integrità la dottrina della Chiesa sul sacramento del matrimonio e ribadirà tutti gli impegni che la consacrazione dell’amore di coppia a Dio comporta. Sarà diversa la comprensione, cioè più chiara e vicina ai linguaggi attuali, di questa dottrina e dell’uomo che ne è il destinatario. Sarà più profonda l’attenzione alle sofferenze che attraversano oggi il Sacramento del matrimonio. In una società che sembra non avere altra aspettativa se non quella di una libertà senza obblighi e senza conseguenze responsabili, è molto importante che la Chiesa ribadisca, anche in fedeltà a Dio e all’uomo, la verità. E’ necessario allo stesso tempo che entri maggiormente in empatia con l’uomo provato e fragile, malato di innumerevoli inconsistenze sociali, psicologiche, religiose. Come già si inizia a vedere, verranno snellite tutte le burocrazie. Si ricupererà l’autorità del Vescovo nella sua Chiesa particolare. Si presterà maggiore attenzione a tutti i casi di matrimoni inesistenti di fatto. Non per inventare un “divorzio ecclesiastico”, insensata visione delle cose, ma per ristabilire la verità anche all’interno delle decisioni della coppia, talvolta non approfondite, non preparate, non mature. Non troveremo un Sinodo parlamentare, fatto di compromessi e di indulgenze alle mode e alle legislazioni deresponsabilizzanti. Piuttosto ci scopriremo chiamati ad evangelizzare il matrimonio cristiano con altro linguaggio, con altra passione, con altra continuità e convinzione. In fondo, alle comunità cristiane che cosa spetta se non amare la coppia, servirla, nutrirla, accompagnarla, educarla all’amore secondo il progetto di Dio? Le durezze, i moralismi, le inflessibili reprimende, servono soltanto ad allontanare le persone. Trovare la coerenza tra fedeltà e incontro, riguardo al matrimonio come Dio lo ha voluto, è una conseguenza della sponsalità piena che Territorio Convegno di studi su Retablo Maggiore 5 chiama tutti: gli sposi, le persone consacrate, i celibi. Se curassimo la convergenza di tutte le scelte di vita nell’unico “mistero grande” dell’amore, non vedremmo atteggiamenti incresciosi di disattenzione o di giudizio. Non rimbalzeremmo la preparazione degli sposi da una parrocchia all’altra, non metteremmo barriere di tempo. Creeremmo una corsia assolutamente preferenziale per loro. Nello spirito del Giubileo sulla misericordia, la famiglia dovrebbe essere,anche per la nostra Chiesa, un tema dominante, privilegiato, studiato, sofferto e condiviso. Avverrà? Ce lo auguriamo. La Chiesa parla e approfondisce e noi ci perderemo dietro inutili lamentazioni? Qualcuno potrò cogliere questa occasione per mettere sul tappeto i suoi problemi personali ancora aperti e irrisolti. E’ il caso del teologo polacco Charamsa. Che viva la sua esperienza non è materia che alcuno di noi può sindacare. La Chiesa può trarne le conseguenze disciplinari. Ma la pretesa che il caso di uno o di diversi uomini di Chiesa diventi diritto ad una normativa “ad personam” o, più ancora, generalizzata, sarebbe un compromesso, una fuga dalla verità e una giustificazione “a posteriori” nei confronti di scelte già fatte autonomamente. Un Sinodo non può e non sarà condizionato da un clamore mediatico, speriamo non pilotato. Farà il suo percorso; anche perché c’è da supporre che i padri sinodali amino prima di tutto lo Sposo e la Sposa, ossia Cristo e la Chiesa e nella Chiesa l’uomo per il quale Cristo è morto. La dinamica delle decisioni è soltanto questa. Noi saremo attenti nel comprendere e nell’approfondire. Speriamo di esserlo anche nel vivere. Se dal Sinodo dovesse scaturire una più attenta presenza nella vita delle famiglie, sarebbe già un risultato immenso. Il rischio rimane sempre lo stesso: che si passi accanto al povero aggredito della strada di Gerico ignorandolo. Qualche samaritano in più o tutti samaritani sarebbe bello! MondoMissioni Dal Madagascar può arrivare il cambiamento 11 Vita Consacrata Domenicane Missionarie di San Sisto Poste Italiane spa spedizione in abbonamento postale D.L.353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n°46)ART.1 COMMA 1 MP-AT/C/SS/AUT.140/2008 - € 1 INSIEME PER LA FAMIGLIA 12 2 I lettori ci scrivono Libertà | 6 OTTOBRE 2015 | Anno CV | numero 35 [email protected] PER IL TRASFERIMENTO DEL PARROCO AMICO Egregio Vescovo! Le scrivo a nome personale e della mia famiglia. Abito in un paese della diocesi, e da oltre due anni, puntualmente, e sottolineo puntualmente, con il proprio coniuge, si reca tutte le domeniche (e/o sabati) alla Messa celebrata da un amico sacerdote. Ella in proposito, mi potrà dire che tutto ciò ricade nella normalità della vita di un cristiano, se non fosse che io, prima di frequentare la parrocchia di questo sacerdote e di ascoltare i suoi insegnamenti, tratti dal Vangelo e dagli stessi messaggi di Papa Francesco, assolutamente non avevo alcun interesse per le omelie/fotocopia di altre sentite in tutto il corso della mia vita. Tenga conto che ho superato i sessant’anni. […] Dopo una brutta esperienza con la Chiesa, ho semplicemente rivolto le mie preghiere di una vita direttamente a Dio senza ausilio di intermediari giacché uomini/preti incapaci di volare oltre la loro dimensione terrena ed in particolare essere affrancati veramente dai difetti umani che abbondano in ognuno di noi. Mi sono chiesto, perché riesco ad ascoltare il mio amico sacerdote e non gli altri? […] Evidentemente la risposta è tutta nella semplicità dei ragionamenti che sento nella sua parrocchia del collegamento e quindi dell’attualizzazione del Vangelo alla vita quotidiana di oggi, e della giusta asprezza ma sempre con modi gentili soppesati che ho potuto sentire ed apprezzare da lui. Forse esagero, ma vi è un parallelo evidente che io colgo tra quanto insegna Papa Francesco (che ammiro) e questo parroco. Ella Ill.mo Monsignore, con la Sua decisione, apre una forte incognita sul futuro della Comunità parrocchiale in trattazione. Io sicuramente non vi andrò più, giacché andare a Messa significa ascoltare con piacere la Parola di Dio e non sentirsi costretti alla noia di omelie dal sapore burocratico di cui oggi sono piene le chiese. Ritornerò a pregare direttamente Dio come ho sempre fatto da una vita, posto che l’alternativa (Papa Francesco) non è proprio in prossimità di questo territorio. Mi perdoni, oltre agli errori di sintassi, lo sfogo entro la presente, ma dovevo farlo giacché su di Ella ricade nel bene e nel male ogni responsabilità futura della comunità in questione. Con devozione ed affetto La saluto vivamente Lettera firmata La ringrazio per aver scritto con coraggio questa lettera. In essa riscontro la sintesi di tanti altri scritti similari, per le lamentele che li caratterizzano, tutte rispettabili per la testimonianza di affetto sincero che lega ogni scrivente al suo parroco in partenza verso un’altra comunità. Tutte, fondamentalmente dentro una verità storica della Chiesa, nella sua struttura gerarchica non sempre compresa, né forse, per via di certe scelte, pur doverose, facilmente comprensibile. Venendo a Lei, nella lettera individuo da una parte il suo lungo percorso alla ricerca di Dio, con l’approdo ad una chiesa e parroco che lo hanno come affascinato. Anch’io ripeto a Lei la domanda che si è posto: perché solo in quella chiesa e con quel sacerdote ha sperimentato qualcosa dei Misteri della fede cristiana? Le ragioni che Lei adduce appaiono come mediazioni sapienti della Parola di Dio, e tanto più convincenti ove proposte dall’amico sacerdote. Mi consenta, tuttavia, di invitarLa a tornare da questo amico sacerdote da me trasferito e perciò in partenza per farsi aiutare ad aprire gli occhi e a dilatare il cuore a tutta al Chiesa e a tutti i sacerdoti, chiunque siano, per abbracciarli con lo sguardo e con tutto l’affetto possibile; soprattutto, imparando la lezione che certamente l’amico sacerdote più volte le ha fatto: il centro della nostra fede è Gesù Cristo, Figlio di Dio e nostro Salvatore. Smettendo il suo cammino di fede, sembra che Lei voglia ridurre questo dono alla persona del sacerdote che ha incontrato e che lo ha portato a Cristo. Mi dia retta: appena il suo amico farà il suo ingresso da parroco nella nuova comunità affidata, vada a chiedergli che cosa Lei deve fare perché la folgorazione di quel giorno diventi un fuoco che mai più si spegne, nella parrocchia dove lo incontrò e in ogni altra dove Lei – ne sono certo! – continuerà ad esercitare la sua fede, bisognosa di crescita e di maturazione. Quanto a me, mi assumo tutta la responsabilità su quella parrocchia e sulla diocesi che mi è stata affidata. Preghi perché il Pastore e il gregge siano e operino secondo il cuore di Dio. (+ ppa) SERVIZIO ABBONAMENTI Per segnalare problemi sulle spedizioni o gli abbonamenti al settimanale diocesano, è possibile contattare, dal Lunedì al Venerdì, dalle 9,30 alle 13,30, il seguente numero di telefonia mobile (o tutto il giorno tramite SMS, WhatsApp e Telegram). N.35 | ANNO CV LIBERTÀ PERIODICO ARCIDIOCESI DI SASSARI Proprietà ARCIDIOCESI DI SASSARI Reg. Trib. Sassari n.9 - 13/10/2008 Direttore responsabile: Paolo Atzei Vice Direttore: Leonarda Tola Caporedattore: Mario Simula http://www.arcidiocesisassari.it Gruppo redazionale: Gian Franco Addis, Antonio Brundu, Mariantonia Fara, Francesco Marruncheddu, Pietro Meloni, Marcello Mura, Michele Spanu Hanno collaborato a questo numero: Gian Franco Addis, Paolo Atzei, Antonio Brundu, Pierangelo Casu, Mariantonia Fara, Lidianna Fiori, Antonio Loriga, Francesco Marruncheddu, Marcello Mura, Pierangelo Muroni, Emanuele Piredda, Mario Simula, Michele Spanu, Leonarda Tola. Direzione e Amministrazione L.go Seminario 2/a 07100 Sassari Tel. 079.20.21.877 - Cell. 348.83.64.612 (dal Lun al Ven, dalle 9,30 alle 13,30) E-mail - [email protected] Abbonamento Ordinario € 30,00 Sostenitore € 50,00 - Estero € 50,00 - Benemerito € 100,00 Stampa NUOVA STAMPA COLOR s r l Zona Industriale - Muros (SS) - tel. 079 345999 [email protected] Ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs. 16/2003, vi informiamo che i dati in nostro possesso saranno mantenuti riservati e verranno trattati esclusivamente per soddisfare gli obblighi previsti dalla normativa in vigore. Primo Piano >>> continua da pag. 1 tra” nel 2013, era stato ricostruito con fondi straordinari della Protezione civile e riaperto al traffico pochi mesi dopo quella tragica alluvione. Le immagini dell’abbattimento del ponte sono state riportate da tutti i giornali nazionali, diventando allo stesso tempo un esempio di spreco di denaro pubblico e di mancanza di lungimiranza. Come si può ricostruire un’opera subito dopo un’alluvione senza tenere conto del fatto che quest’opera deve essere in grado di reggere a una nuova emergenza dello stesso tipo? La domanda è legittima, e a poco servono le prese di distanze o gli scarichi di responsabilità. In tutto il resto del mondo, le strutture danneggiate da un fenomeno naturale vengono riprogettate appositamente prima di essere ricostruite. Basti pensare a ciò che è avvenuto ad Assisi, dove tutte le case del centro storico della città sono oggi a prova di terremoto. A Olbia, evidentemente, la ricostruzione non ha tenuto conto delle “richieste” dell’ambiente. Da parte sua, il sindaco Giovannelli si è affrettato a spiega- >>> continua da pag. 1 re: “Sin dal 2013 avremmo dovuto realizzare un altro tipo di intervento, però ci fu detto dalla Struttura commissariale della Protezione civile che si poteva intervenire solo per ripristinare le opere. In quel caso ci è stato risposto con una certa rigidità e illogicità. In questi giorni – ha detto alla stampa - si è verificato un fatto straordinario, il ponte con i tubolari ha manifestato i suoi limiti e ho così deciso per la demolizione”. Nel frattempo, la Procura di Tempio Pausania ha già disposto l’acquisizione degli atti per fare chiarezza su quanto accaduto. Se la lezione dell’alluvione del 2013 non è stata compresa sino in fondo per quanto riguarda le infrastrutture, la grande prova di solidarietà di quei giorni è ancora impressa nell’animo degli olbiesi e di tutti i sardi. Anche in occasione dell’ultima ondata di maltempo, tutte le associazioni di volontariato si sono immediatamente mobilitate per dare una mano alle famiglie in difficoltà. Perché la solidarietà umana, a differenza di certi ponti, è capace di resistere alle emergenze. Non è una cosa di poco conto se la Figc ha addirittura autorizzato l’allargamento della quota di giocatori extracomunitari fino a portarla al 100% della formazione. Si perché anche Carlo Tavecchio, Presidente di Federcalcio, ha intravisto la bontà dell’iniziativa, regalando alla società tutta sassarese la possibilità di nascere e giocare. Agli allenamenti non mancano mai Pierpaolo Cermelli e Fabiana Denurra, rispettivamente Presidente e vice, sia della squadra che del centro di accoglienza che ha sede nella zona industriale di Predda Niedda. Quei ragazzi, che oggi corrono sul campo in erbetta, sono terribili, inimmaginabili, e se oggi li vediamo goffi e poco esperti nel dribbling e nella comprensione degli schemi proposti dal mister Mauro Fanti, non dimentichiamo da dove arrivano. Con quelle gambe con cui inseguono il pallone, sono scappati dalla guerra, dalla miseria e dalla morte. Ad aiutare il mister è sempre presente Jallow Aladaje, che fa da traduttore. “Non m’interessa se prima di vedere dei risultati in campo ci sarà da lavorare sodo – dichiara Mister Fanti, ex portiere - alcuni di questi giovani, età media ventitrè anni, sino a qualche giorno fa giocavano a piedi nudi sull’asfalto, e quando abbiamo iniziato le prime partitelle molti di loro correvano dietro alla palla come fanno i bambini”. Non c’è desiderio di primeggiare in questi giovani, c’è solo voglia di vivere, di ricominciare a sperare e, se possibile, di iniziare a costruire un futuro migliore. Il mondo del calcio, purtroppo anche quello dilettantistico, è spesso teatro di lotte, risse e proteste. La speranza della Pagi è anche quella di trasmettere un messaggio davvero positivo in un mondo che ne ha bisogno. C’è qualcosa di peggio che perdere una partita e questi ragazzi lo sanno. Forza Pagi! Laudato si’: la relazione della persona con la Terra/5 IL VANGELO DELLA CREAZIONE Mons. Antonio Loriga D ividiamo in alcune parti il secondo capitolo che affronta il problema della fede, in un’ Enciclica di per sé rivolta a tutti gli uomini di buona volontà, quindi anche atei, proprio perché, come afferma il pontefice, le convinzioni di fede e le religioni possono offrire un indispensabile contributo “per una ecologia integrale”. Questo secondo capitolo presenta sette punti distinti e complementari che appunto proponiamo in interventi specifici e che si sofferma, di fatto, in una prospettiva antropologica cristiana di base. In questo intervento iniziale raccogliamo dunque i primi due momenti essenziali relativi alla visione biblica e quindi cristiana della creazione, in cui l’uomo rimane al centro ed è posto in rapporto fondamentale con il Dio Creatore e con la creazione stessa. Il Papa dunque riconosce che la crisi ecologica attuale, nelle sue cause, per essere affrontata e risolta, deve essere vista tenendo conto anche di una “vita interiore”, di una “spiritualità”, e di una “saggezza religiosa”, in modo da realizzare un rapporto fondamentale tra “scienza e fede”, tenendo conto della stessa dottrina sociale della Chiesa. Le convinzioni di fede offrono ai cristiani, e ad altri credenti, “motivazioni alte” per prendersi cura della natura e dell’ambiente, anzi fanno parte della fede cristiana stessa i doveri e gli impegni “nei confronti della natura e del Creatore” (nn. 62-64). Quindi l’enciclica in un secondo punto più ampio affronta la realtà biblica in rapporto all’argomento, evidenziandone la “sapienza” profonda. Non vuole certo proporre l’intera teologia sulla Creazione, ma mettere in luce alcuni riferimenti biblici essenziali, in una relazione più direttamente antropologica, come “rapporto dell’essere umano con il mondo”. Ad iniziare dal libro della Genesi con il piano di Dio che include ‘l’umanità’, in particolare la creazione dell’uomo da cicli che si ripetono senza sene della donna, affermando poi che so!” Dobbiamo riconoscere che ciò era “cosa molto buona”. L’af- ciascuno di noi è voluto, ciascuno fermazione biblica fondamentale è amato, ciascuno è necessario è che “ogni essere umano è stato (cfr. Benedetto XVI), creato per amore, fatto a immagiPurtroppo la realtà del peccane e somiglianza di Dio”. Pertanto to ha sconvolto tutto all’interno la persona umana acquista “un’im- dell’uomo, e nella sua relazione mensa dignità”, “una dignità infini- con Dio, con il prossimo e con la ta”. terra. Nel rapporto tra essere umaRifacendosi al Catechismo della no e natura si è creato un conflitto. Chiesa Cattolica, riporta un’impor- Anche a questo punto viene ricortante espressione: ogni creatura dato San Francesco d’Assisi, il umana “è capace di conoscersi, di quale, secondo l’espressione forte possedersi, di liberamente donarsi di San Bonaventura, attraverso la e di entrare in comunione con al- riconciliazione universale con tuttre persone”. E in particolare papa te le creature era stato riportato in Francesco poi continua: “Che me- qualche modo allo stato di innoravigliosa certezza è sapere che la cenza originale. Pertanto anche gli vita di ogni persona non si perde in attacchi contro la natura sono, in un disperante caos, in un mondo un certo senso, conseguenza del governato dalla pura casualità o peccato d’origine. >>> continua nel prossimo numero 3 4 Politica&Società Libertà | 6 OTTOBRE 2015 | Anno CV | numero 35 La ‘geografia’ di Alitalia A cura di Michele Spanu IN BREVE TRASPORTI / VERSO IL RIASSORBIMENTO DEL PERSONALE SAREMAR Il riassorbimento del personale Saremar sarà possibile grazie a una clausola che verrà inserita nella procedura di gara per la gestione dei collegamenti con le isole minori. Lo ha ribadito l’assessore ai Trasporti Massimo Deiana durante l’incontro tenuto nei giorni scorsi al municipio di Carloforte. “L’opportunità di essere riassunti, in base alle condizioni previste dalle norme e dal contratto collettivo nazionale, riguarderà tutti i lavoratori a tempo indeterminato”, ha detto Deiana. La soluzione tecnica per salvaguardare l’occupazione è stata esaminata sotto il profilo amministrativo e giuridico ed è rispettosa degli orientamenti in materia espressi dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato. EDITORIA / RIPRENDE IL TAVOLO DI CONFRONTO L’assessore della Cultura, Claudia Firino, ha incontrato a Cagliari i rappresentanti del Tavolo dell’editoria per proseguire il confronto sull’aggiornamento della legge 22/1998. “Dopo l’ultimo incontro, e durante la pausa estiva - ha detto l’assessore Firino - è stato fatto un lungo e dettagliato lavoro, con il grande supporto della struttura dell’assessorato e con gli stessi operatori del settore, che ci hanno aiutato a individuare meglio le criticità e le necessità in ogni ambito dell’editoria. Ogni realtà ha le sue dinamiche, dalle tv alle radio, ai giornali on line, ma voglio sottolineare che c’è grande attenzione per ogni ramo del settore, e che è mia intenzione chiudere quanto prima e positivamente questa partita”. SANITÀ / VERTENZA SANTA MARIA BAMBINA DI ORISTANO “Avremo massima attenzione per la qualità dell’assistenza finora prestata dal Santa Maria Bambina a pazienti di tutta la Sardegna, pagando per le attività svolte. Occorre studiare un percorso giuridico-amministrativo che consenta alla struttura di riabilitazione di operare, tenendo conto del reparto della stessa specialità che ha il San Martino”. E’ quanto dichiarato dall’assessore regionale della Sanità, Luigi Arru, in visita al Santa Maria Bambina di Oristano. L’esponente della Giunta Pigliaru si è confrontato con Monsignor Ignazio Sanna e con i vertici della struttura. MIGRANTI / NUOVI SBARCHI NEL SULCIS Nuovi sbarchi di migranti nel Sulcis. Nove stranieri sono sbarcati nella zona di Porto Pino, mentre altre sette persone sono arrivate a Capo Teulada. I primi sono stati rintracciati dai carabinieri, i secondi dai militari dell’Esercito che hanno anche recuperato la piccola imbarcazione utilizzata per la traversata. I migranti, ai quali si sommano altri due che sono sbarcati subito dopo, sono già stati trasferiti al Centro di prima accoglienza di Elmas. Nei giorni scorsi, sempre nella stessa zona, era arrivata un’altra imbarcazione con a bordo 12 persone. SARDEGNA CANCELLATA S ardegna dimenticata. La nostra isola non è presente nella cartina delle regioni italiane sulla rivista di bordo Alitalia, in lingua giapponese, realizzata per i passeggeri del volo Tokyo-Roma. La segnalazione è partita da Facebook grazie a una coppia di sposi di Sassari in viaggio di nozze e in poco tempo ha fatto il giro del web, insieme con la foto della rivista, suscitando rabbia e prese di posizione. Il deputato di Unidos, Mauro Pili, ha condiviso la notizia sul web con queste parole: “Sardegna cancellata. Inesistente. Niente eventi e niente cartina. Uno schiaffo da parte di Alitalia che costituisce un vero e proprio affronto dopo le decine di milioni di euro che la Regione sarda regala a questa compagnia aerea. Il risultato è vergognoso: cancellati. Il Governo e la Regione inesistente - prosegue il deputato - intervengano immediatamente per cancellare questa vergogna offensiva per la Sardegna. Un danno d’immagine che va perseguito in ogni modo. Ho appena trasmesso un’interrogazione al Ministro delle infrastrutture per chiedere un immediato intervento. Usano i soldi dei Sardi per cancellare la Sardegna e questo è inaccettabile”. La compagnia di bandiera si è prontamente scusata con una nota: “Si tratta di un errore di stampa ed è quindi del tutto fuori luogo parlare di volontarietà, soprattutto considerato l’interesse di Alitalia di offrire ai passeggeri provenienti dall’estero collegamenti in prosecuzione verso tutte le destinazioni servite a livello nazionale e internazionale, Sardegna ovviamente inclusa. Alitalia si scusa dell’errore e conferma di aver avviato una serie di verifiche con l’editore giapponese della rivista per comprenderne le ragioni e assicurarsi che simili errori non si ripetano in futuro”. Alitalia sottolinea inoltre che la Sardegna compare sulle pagine dedicate alla rete globale di collegamenti di Alitalia, pubblicate sulla rivista di bordo in lingua giapponese “Passione”, prodotta da un editore indipendente. “Per Alitalia – prosegue la nota - la Sardegna è un territorio strategico che come tale viene promosso al pari di tutti i territori che esprimono il patrimonio turistico e culturale del Paese. Per questo Alitalia ha dedicato alla Sardegna, e in particolare alla Costa Smeralda, uno speciale sul numero di luglio di “Ulisse”, il mensile in lingua italiana e inglese a bordo di tutti i voli Alitalia. E alla Sardegna Alitalia ha deciso di dedicare un altro speciale che sarà pubblicato su uno dei prossimi numeri di “Passione” distribuito sui voli da e per Tokyo”. Maltempo in Sardegna PIGLIARU RINGRAZIA I VOLONTARI “D urante l’emergenza causata nei giorni scorsi dall’ondata di maltempo, le associazioni di volontariato hanno fatto un lavoro straordinario e meritano un ringraziamento particolare”. Le parole di ringraziamento vengono dal presidente della Regione, Francesco Pigliaru che, in apertura della riunione dell’Osservatorio regionale del volontariato, negli uffici di viale Trento, ha sottolineato il prezioso lavoro compiuto da molti uomini e donne in occasione dell’ondata di maltempo che ha colpito l’isola nei giorni scorsi-. “Il sistema Sardegna, tutto insieme, ha fatto un grande balzo in avanti”, ha affermato il presidente sottolineando, insieme all’apporto dei volontari, l’importanza del coordinamento da parte del Centro funzionale decentrato della Protezione civile, attivo da gennaio. “Tutti hanno saputo collaborare al meglio e i cittadini hanno mostrato molta più consapevolezza rispetto al passato – ha concluso -. Ora abbiamo un vademecum prezioso sui comportamenti da adottare nei casi di emergenze, che presenteremo a tutti gli studenti nell’ambito del progetto Iscola. Anche per questa iniziativa l’aiuto del volontariato sarà fondamentale”. Il governatore ha sottolineato con particolare soddisfazione l’importanza dell’istituzione del Centro Funzionale Decentrato, un servizio fondamentale per garantire un monitoraggio costante della situazione meteo e idrologica, che è alla base delle attività della Protezione Civile. Il Centro, che un Decreto della presidenza del Consiglio dei ministri del 2004 imponeva di istituire a tutte le Regioni, è stato inaugurato dalla giunta Pigliaru nel 2014 (con ben dieci anni di ritardo) e ha iniziato a funzionare in forma completamente autonoma dal 1 gennaio del 2015. I suoi compiti sono di prevenzione e di gestione dell’emergenza tramite la condivisione di tutte le informazioni di natura fisica, metereologica e territoriale. I dati vengono interpretati attraverso una modellistica sofisticata per poi essere inviati alla sede della Protezione civile, che rimane l’unico soggetto in grado di lanciare un’eventuale allerta. Arte 5 Convegno di studi ad Ardara 500 ANNI DI STORIA, ARTE, FEDE di S. Pietro di Sorres e nel 1503 arciprete di S. Antioco di Bisarcio. Ad approfondire queste notizie storiche e ad offrire nuove piste di ricerca in ambito scientifico, sia dal punto di vista storico che artistico e teologico, il Convegno di studi celebratosi ad Ardara, proprio all’interno della stessa basilica, venerdì 25 settembre, in occasione delle celebrazioni per i 500 anni del Retablo Maggiore. Evento che ha fatto registrare la partecipazione di numerose persone, tra studiosi e semplici appassionati dell’arte e della cultura provenienti da ogni parte della Sardegna e dall’estero. Organizzato dal parroco Mons. Tonino Cabizzosu, in collaborazione con il Comune di Ardara e altri enti, il convegno ha visto succedersi alla cattedra CAMPAGNA ABBONAMENTI A LIBERTÀ Abbonarsi è semplice e conveniente. Per ricevere il settimanale direttamente a casa vostra, con uno sconto rispetto all’acquisto diretto! Ecco le cifre: 2015 Ordinario Sostenitore Estero Benemerito € 30,00 € 50,00 € 50,00 € 100,00 indirizzati a una più specifica conoscenza del Retablo gli interventi del Prof. Andrea Pala, del catalano Juan Bosch Bellbona, dell’Università di Girona, del Prof. Mauro Salis. La seconda sessione si è aperta con l’Elogio della Basilica di Santa Maria del Regno del saggista Bernardo De Muro. Si sono quindi alternate le relazioni di Alessandro Paolini, Lucia Siddi, Francesca Pirodda, don Pierangelo Muroni, Marisa Porcu Gaias, Stefano Tedde. A partire da un’analisi della società del ‘400, per continuare con una puntuale disamina artistica del Retablo Maggiore, del Minore, degli affreschi e della statua lignea della Vergine, sino ad approdare ad una lettura mistagogica e tipologica del Retablo stesso, si è entrati con precisione e grande accuratezza nell’analisi dell’opera, oggetto di studio, stimolando ancor di più l’interesse e l’attenzione del pubblico su questo splendido capolavoro che, insieme alla Basilica che lo custodisce, è stato per secoli al centro della fede, della storia, dell’arte e della cultura del nostro popolo e meta di numerosi visitatori che da ogni parte approdano al paesino del Goceano per scorgere, attraverso l’arte umana, un pezzo di cielo. Don Pierangelo Muroni Potete effettuare il vostro Oppure attivate il vostro versamento in un ufficio abbonamento allo sporpostale, compilando il tello bancario: bollettino intestato a: APS Libertà Periodico Diocesi di Sassari Largo Seminario 2/a conto corrente 91752402 APS Libertà Periodico Diocesi di Sassari Largo Seminario 2/a 07100 - SASSARI GRAZIE C hi si trova a transitare nei pressi del paese di Ardara, non può non fare una tappa alla splendida Basilica di N.S. del Regno, gioiello del periodo medioevale, oltre che per invocare l’intercessione della Vergine Maria anche per fare esperienza di fede attraverso la contemplazione del noto Retablo Maggiore, posto nella zona absidale del presbiterio della basilica stessa. Complesso pittorico di rara bellezza, collocato nella basilica nell’anno 1515, secondo la data riportata nella predella, viene attribuito all’artista Giovanni Muru e al committente Joan Cataholo che ne avrebbe affidato l’incarico. Quest’ultimo fu probabilmente dignitario di rilievo in quanto, nel 1489, risulta canonico della chiesa insigni docenti di diverse università nonché esperti di arte che, approcciando il tema del retablo da diversi punti di vista, hanno offerto uno spaccato sugli studi che sino ad oggi hanno avuto quale oggetto l’opera stessa, della quale hanno posto in rilievo la preziosità artistica e l’alto valore dal punto di vista religioso. Ad aprire i lavori il neo eletto vescovo della diocesi di Ozieri, Mons. Corrado Melis, il quale ha posto l’accento sulla importanza dell’arte sacra sarda, ed in particolare del Retablo di Ardara, nella cornice della Chiesa che è in Sardegna. A seguire, il saluto di Mons. Cabizzosu e del sindaco del paese, Francesco Dui, che hanno dato il benvenuto ai numerosi convenuti. In apertura della prima sessione dei lavori, coordinati dal professor Giuseppe Meloni del dipartimento di Storia e Letteratura dell’ateneo sassarese, le relazioni del Prof. Alessandro Soddu e dell’archeologo Marco Milanese che hanno delineato la storia di Ardara dal periodo giudicale a quello feudale e illustrato i risultati degli scavi in atto nel palatium, a lungo sede del Giudice di Torres e nei resti del castello i cui ruderi risalgono all’inizio del secondo millennio. Di carattere più generale e IBAN IT 78 Y076 0117 2000 0009 1752 402 6 Territorio Libertà | 6 OTTOBRE 2015 | Anno CV | numero 35 50 anni fa moriva Giovannino Fiori IL “SINDACO SANTO” DI PORTO TORRES Il 25 settembre S.E. mons. Pietro Meloni ha celebrato la Santa Messa nel 50° anniversario della morte di Giovannino Fiori nella Parrocchia di Cristo Risorto a Porto Torres. È seguito l’ascolto delle testimonianze di sacerdoti e persone che lo hanno conosciuto e stimato. Riportiamo il ricordo di Mons. Meloni e stralci della testimonianza di Lidianna, figlia maggiore di Giovannino Fiori. C inquant’anni fa il 25 settembre 1965 moriva a Porto Torres Giovannino Fiori, sindaco della città, grande educatore nella famiglia, nella Chiesa, nell’Azione Cattolica. Partiva dalla città terrena verso il cielo alla giovanissima età di 34 anni, quando la sua vita era già ricca di bontà umana e cristiana, di amorevole entusiasmo apostolico, di dedizione al bene comune della società. La sua famiglia era in boccio e l’amore per Annina aveva dato il suo bel frutto nella nascita della piccola Lidianna, quando la morte bussò alla sua porta mentre stava per nascere la seconda figlia, che lui voleva chiamare Luisita. Insieme con la sua sposa la affidò all’amico Pietro Meloni perché fosse il padrino, accanto a Placida Perda, di questo suo nuovo “gioiello”, che nacque due mesi dopo la sua morte e che la mamma chiamò Giovanna Luisita. Nella comunità di San Gavino Giovannino Fiori fu insigne testimone di vita cristiana, nella Gioventù di Azione Cattolica divenne “Delegato Aspiranti” con una grande passione educati- va, nella Scuola fu straordinario “maestro” di cultura e di vita, nei Campi-Scuola sul Monte Limbara guida simpaticissima delle gite, dei giochi, delle preghiere. E condiva i suoi incontri con i ragazzi e con i giovani di quella vena di “bainzina” ironia che suscitava in tutti l’allegria. Sindaco “per acclamazione” della comunità di Porto Torres, che si apriva in quel tempo al nuovo sviluppo, con la semplicità della sua famiglia di pescatori coltivò la giustizia, mostrando che il nuovo benessere doveva raggiungere soprattutto i deboli e i poveri, ponendo sempre al primo posto la dignità della persona umana. La comunità sociale ed ecclesiale di “Santu Bainzu” ha vissuto con lui un tempo importante della sua storia. Mons. Pietro Meloni Vescovo Emerito 50 anni fa Giovannino Fiori ha raggiunto la meta che ogni vero cristiano desidera fortemente: realizzare il significato della propria esistenza nell’incontro irreversibile e gioioso con la persona di Gesù Risorto…Giovannino non è, o perlomeno non è solo vivo nei nostri cuori (una magra consolazione che lascio ai non credenti), ma è realmente vivo secondo modalità fisiche che a noi, per ora, non è dato di conoscere… Lui amava in particolare, tra gli scritti del Nuovo Testamento, la lettera di Giacomo. Tutta la sua pur breve vita, di 34 anni, sia quella privatissima fra le mura domestiche, sia quella pubblica e politica, era totalmente impregnata dallo spirito della lettera di Giacomo: e cioè che la fede deve incarnarsi nella vita e la vita deve lasciarsi plasmare dalla fede. Mio padre un giorno scrisse: “mi voglio fare santo” e questo suo desiderio si tradusse nell’impegno a favore dei giovani, soprattutto di Azione Cattolica; nella vocazione matrimoniale vissuta secondo il magistero della Chiesa; nella politica come giovane sindaco che toglieva tempo anche a moglie e figlia piccola pur di dedicarsi al bene comune; nella preghiera personale e nella partecipazione assidua alla Santa Messa ovunque si trovasse; nell’attenzione alla cultura laica del suo tempo e nella risposta cristiana a questa cultura. Ad un potente di turno che cercò di corromperlo con una borsa piena di denaro mio padre disse – e scrisse – “…sul comodino di mia moglie c’è il Vangelo”. Una borsa piena di denaro che fu ripetutamente offerta e che i miei genitori (che viveva- no del loro modesto stipendio) neppure aprirono…Mio padre sapeva bene che “chi vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio…“Sicuramente in Giovannino Fiori le virtù cardinali e teologali si realizzarono prima che invecchiasse.. Pratico’ le opere di misericordia dall’infanzia fino a quando, giovane maestro carcerario, donò il suo umico cappotto ad un detenuto che non possedeva alcun indumento, tranne che la divisa del carcere; le ultime parole da lui pronunciate furono i nomi santi di Gesù e Maria!! Con queste opere mio padre ha mostrato la sua fede...Ringrazio mia madre per averne seguito l’esempio nella vita pubblica e privata e averci sempre parlato di lui, e mia sorella Giovanna Luisita per il tempo dedicato al bene comune secondo lo spirito insegnatoci da nostro padre. Lidianna Fiori Ganau incontra il nuovo Comandante Domenico Pintus CONFRONTO SUL TEMA DELLE SERVITÙ I l presidente del Consiglio regionale della Sardegna, Gianfranco Ganau ha ricevuto in visita ufficiale il nuovo comandante del CMA Sardegna, il Generale di Divisione Giovanni Domenico Pintus. Nominato da poco alla guida del Comando Militare Autonomo della Sardegna, il Generale Pintus, originario di Abbasanta, è il secondo sardo ad assumere il prestigioso incarico. Al centro del lungo colloquio con il massimo rappresentante dell’Assemblea sarda il tema delle servitù militari nell’isola e la necessità di procedere ad una progressiva dismissione delle aree attualmente interessate dalle esercitazioni militari. “Noi siamo profondamente convinti che la Sardegna – ha sottolineato il presidente Ganau – non debba più portare addosso questo peso, il 68% del totale delle servitù militari dell’intera nazione è davvero troppo, con la conseguente forte limitazione della sovranità territoriale e delle possibilità di sfruttamento e valorizzazione di vaste ed importanti aree dell’isola”. Da qui la necessità di capire, così come sta opportunamente contrattando la Giunta regionale - ha spiegato il presidente Ganau – quali siano le aree e le strutture militari strategicamente utili o indispensabili per ragioni di interesse nazionale per procedere ad un progressivo alleggerimento delle servitù». Massima disponibilità al confronto per una riflessione comune sul tema è stata dimostrata dal Gen. Pintus che ha però chiarito come la questione abbia ora assunto una valenza politica e non più tecnica. “Le Forze Armate così come accade in tanti altri ambiti civili e professionali sfruttano anche per le esercitazioni l’ambiente virtuale – ha spiegato il Generale Pintus – con un utilizzo sempre più frequente dei simulatori sia per ragioni di opportunità ma anche per una sempre più necessaria riduzione dei costi”. Magistero del Papa INTERVENTI DI FRANCESCO SPIRITO DI COLLEGIALITÀ E SINODALITÀ La Chiesa riprende oggi il dialogo iniziato con la convocazione del Sinodo Straordinario sulla famiglia – e certamente anche molto prima – per valutare e riflettere insieme sul testo dell’Instrumentum laboris, elaborato a partire dalla Relatio Synodi e dalle risposte delle Conferenze Episcopali e degli organismi aventi diritto. Il Sinodo, come sappiamo, è un camminare insieme con spirito di collegialità e di sinodalità, adottando coraggiosamente la parresia, lo zelo pastorale e dottrinale, la saggezza, la franchezza, e mettendo sempre davanti ai nostri occhi il bene della Chiesa, delle famiglie e la suprema lex, la salus animarum (cfr Can. 1752). Vorrei ricordare che il Sinodo non è un convegno o un “parlatorio”, non è un parlamento o un senato, dove ci si mette d’accordo. Il Sinodo, invece, è un’espressione ecclesiale, cioè è la Chiesa che cammina insieme per leggere la realtà con gli occhi della fede e con il cuore di Dio; è la Chiesa che si interroga sulla sua fedeltà al deposito del- la fede, che per essa non rappresenta un museo da guardare e nemmeno solo da salvaguardare, ma è una fonte viva alla quale la Chiesa si disseta per dissetare e illuminare il deposito della vita. Il Sinodo si muove necessariamente nel seno della Chiesa e dentro il Santo Popolo di Dio di cui noi facciamo parte in qualità di pastori, ossia servitori. Il Sinodo inoltre è uno spazio protetto ove la Chiesa sperimenta l’azione dello Spirito Santo. Nel Sinodo lo Spirito parla attraverso la lingua di tutte le persone che si lasciano guidare dal Dio che sorprende sempre, dal Dio che rivela ai piccoli ciò che nasconde ai sapienti e agli intelligenti, dal Dio che ha creato la legge e il sabato per l’uomo e non viceversa, dal Dio che lascia le novantanove pecorelle per cercare l’unica pecorella smarrita, dal Dio che è sempre più grande delle nostre logiche e dei nostri calcoli. Ricordiamo però che il Sinodo potrà essere uno spazio dell’azione dello Spirito Santo solo se noi partecipanti ci rivestiamo di coraggio apostolico, umiltà evangelica e orazione fiduciosa. L’approfondimento Il coraggio apostolico che non si lascia impaurire né di fronte alle seduzioni del mondo, che tendono a spegnere nel cuore degli uomini la luce della verità sostituendola con piccole e temporanee luci, e nemmeno di fronte all’impietrimento di alcuni cuori che - nonostante le buone intenzioni - allontanano le persone da Dio. «Il coraggio apostolico di portare vita e non fare della nostra vita cristiana un museo di ricordi» (Omelia a Santa Marta, 28 aprile 2015). L’umiltà evangelica che sa svuotarsi dalle proprie convenzioni e pregiudizi per ascoltare i fratelli Vescovi e riempirsi di Dio. Umiltà che porta a non puntare il dito contro gli altri per giudicarli, ma a tendere loro la mano per rialzarli senza mai sentirsi superiori ad essi. L’orazione fiduciosa è l’azione del cuore quando si apre a Dio, quando si fanno tacere tutti i nostri umori per ascoltare la soave voce di Dio che parla nel silenzio. Senza ascoltare Dio tutte le nostre parole saranno soltanto “parole” che non saziano e non servono. Senza lasciarci guidare dallo Spirito tutte le nostre decisioni saranno soltanto delle “decorazioni” che invece di esaltare il Vangelo lo ricoprono e lo nascondono. (Introduzione al Sinodo per la Famiglia, 5 ottobre 2015) di Don Francesco Marruncheddu NEL CUORE DEL SINODO S iamo entrati nel cuore del Sinodo. Mentre Libertà va in stampa infatti, in Vaticano sono da poco iniziati i lavori dell’attesissimo Sinodo straordinario sulla Famiglia. Da domenica 4 ottobre, festa di San Francesco, i 270 padri sinodali sono riuniti per affrontare le grandi sfide della famiglia in questi tempi così difficili. È un momento importante, un vero banco di prova per lo stesso pontificato di Francesco, che vive un momento centrale del suo ministero petrino. Entrando nell’assise, già per la Messa in Basilica e poi nell’Aula del Sinodo, i padri si sono detti pronti a tutelare questo evento dalla “tempesta della vigilia”. Lo scandalo causato dall’ormai ex monsignor Charamsa, già ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede e segretario aggiunto della Commissione Teologica Internazionale, protagonista di un clamoroso ed inatteso «coming out» omosessuale (con tanto di compagno al seguito), non deve diventare un secondo “caso Vatileaks”. Nessuno lo vuole. Lo scandalo di un ufficiale di Curia non può interferire in un ‘vero momento storico’. Il Sinodo, afferma un Cardinale, “non si farà dettare l’agenda da polveroni, tranelli, colpi di coda: è il tempo di grazia della misericordia e della Chiesa in uscita non quello degli scandali di Vatileaks”. Del resto tutti i padri concordano nel tenere «ben distinta l’assise vaticana dal caso mediatico» di Kryzstof Charamsa. Sono «questioni separate», ribadisce netto mons. Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio consiglio per la Famiglia. È il momento di scelte e discussioni serene e ponderate, non condizionate da scandali montati ad hoc alla vigilia dell’assise sinodale per mettere inquietudine negli animi e togliere serenità di giudizio. La promessa che corre sulle bocche di tutti è una vera rassicurazione:«Parleremo liberamente». Sarà certamente affrontata la situazione familiare a tutto tondo, inclusa l’omosessualità, ma, osserva un cardinale, è “fuorviante collegare una vicenda individuale ad una discussione generale”. È ben chiara l’intenzione di concentrarsi sui temi indicati dai fedeli nei questionari, senza deviare il confronto su una “situazione particolare”. “Siamo in mare aperto, ci può essere qualche turbolenza” ha affermato il Card. Lorenzo Baldisseri, Segretario del Sinodo, ipotizzando anche accese (e costruttive) discussioni e confronti nell’assemblea, ma sempre nell’ottica di discutere al riparo da strumentalizzazioni, trappole, incidenti di percorso. “Si fa la storia, non polemiche” ha detto il porporato. Intanto iniziano ad essere conosciute alcune posizioni emerse in questi primi giorni. Nella relazione introduttiva nella prima sessione di lavoro per il Card. Peter Erdö, Arcivescovo di Budapest e Relatore generale del Sinodo, le coppie di divorziati risposati non possono accedere all’Eucaristia, non per il “naufragio del primo matrimonio” ma a causa della «convivenza nel secondo rapporto”. Il cardinale ha affrontato in questi termini uno dei temi più controversi del Sinodo. “Se siete venuti a Roma con l’idea di un cambiamento spettacolare della dottrina, ve ne andrete delusi”, ha detto nel briefing coi giornalisti l’Arcivescovo di Parigi Card. Vingt-Trois. “Non è che questo Sinodo si riunisce per non dire nulla”, ha proseguito monsignor Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto e Segretario speciale del Sinodo. “Abbiamo l’attenzione pastorale che ci preme fortemente. Non è un Sinodo dottrinale ma pastorale, come lo fu il Concilio Vaticano II”. “L’anno scorso la lettura dei media mi è sembrata spesso bipolare – ha proseguito Forte - si voleva mettere in luce sempre la presenza di due o più partiti tra i vescovi; vorrei dirvi che dall’interno del Sinodo non è questa la percezione: si tratta di pastori, uomini di fede che si pongono in ascolto di Dio e delle attese e delle sfide della gente; questo ci unisce ben più profondamente di tutti gli accenti e le differenze”. 7 8 Magistero Libertà | 6 OTTOBRE 2015 | Anno CV | numero 35 Interventi del Vescovo L’ANNUNCIO DEL GIUBILEO IN UN CONTESTO DI MISSIONE O gni Giubileo, ispirato da Dio, pretende di essere accolto e interpretato alla luce della fede e vissuto con amore generoso verso Dio e verso il prossimo, con speranza fervida, nutrita e incoraggiata dall’attesa vigile, fedele, paziente dell’attuarsi delle promesse di Dio. Da qui, l’invito per una ‘cultura’ del Giubileo (significato, storia, racconto esperienziale,…) per saperne individuare i valori qualificanti di grazia. Potremmo, per esempio, riprendere in merito tutte le Bolle d’indizione dei Giubilei di questi ultimi cinquant’anni, dalla conclusione del Concilio ad oggi, per riconoscervi la natura e l’ispirazione divina, accolta dalla Chiesa, la finalità salvifica, lo specifico contesto storico, i programmi proposti e le esperienze vissute. Personalmente, cercherei, nel nucleo significante l’evento, di cogliere l’opportunità per informare di spirito missionario tutto il programma dell’anno: l’incontro con i singoli, le famiglie, la comunità parrocchiale, con la Chiesa diocesana. Tenterei di annunciare in modo semplice, ordinario, il dono che è e la grazia che porta ogni Giubileo, in ultima analisi, lo stesso Cristo pienezza di grazia, fatto tutto giubileo, e che ci invita ad accogliere il primo e ben noto imperativo del suo annuncio: “Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15). In questa prospettiva, non dovremmo mai smettere di approfondire questa essenziale finalità del Giubileo. Dovremmo far passare e circolare la notizia da persona a persona, di famiglia in famiglia, in ogni comunità, in ogni situazione e ambito di vita. È certo che la salvezza passa attraverso la risposta a ogni approccio e invito formulato allora da Gesù e oggi mediato dalla Chiesa con la forza del suo Spirito: “Vieni”, “oggi mi fermerò a casa tua”, “Dammi da bere”, “Che cosa vuoi che io faccia?”, “Neppure io ti condanno”, “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”, … Penserei, fossi parroco, a una rete di comunicazione sia tramite i mezzi e i luoghi più moderni, sia attraverso una personalizzazione dell’invito. Per quale scopo? Fare del Giubileo un’occasione di evangelizzazione nuova e conversione. Ma bisogna promuovere bene, spiegare, favorire la disponibilità e la docilità all’ascolto del Signore. Sono convinto che, ancora una volta, la grazia del Giubileo passa attraverso la fatica di un pelle- grinaggio o di un invio di casa in casa di missionari e missionarie che annuncino l’anno della misericordia del Signore, il Giubileo, appunto. Senza questa fatica, per la stragrande maggioranza dei battezzati appartenenti a una comunità, non vivremo di fatto il Giubileo, perché non siamo messi in condizione di conoscere e valutare l’evento, coincidente con lo stesso annuncio evangelico di salvezza, o di buona notizia dell’amore di Dio per ogni uomo. Ho ben chiaro di fronte al mio sguardo e al mio cuore di Pastore che il termine “misericordia”, per i più, non è conosciuto, anzi viene evitato e rimosso, per lo meno viene accantonato nel novero della globale indifferenza. E ciò perché altre priorità personali, se non egoistiche, del solo benessere fisico, consumistico, prevalgono e oscurano e rendono insignificante il problema o la buona notizia della fede cristiana. Pregiudizio e superficialità non favoriscono certamente l’accoglienza dell’annuncio sorprendente dell’amore di Dio. Verso il quale oggi come ieri non c’è nel profondo dell’uomo un rifiuto aprioristico, piuttosto molti ostacoli reali posti dai limiti dell’uomo e dagli attuali sistemi di pensiero, di comunicazione, di vita e sue prospettive. Rendere essenziale e appetibile l’intrinseco messaggio del termine misericordia significa ripetere che Dio è amore e come tale si manifesta all’uomo soprattutto quando questi ha bisogno di avvertire l’amore come tenerezza paterna, materna, compassionevole, perdonante. Annunciare che Dio nel Figlio si è mostrato così, fedele fino alle estreme conseguenze esistenziali, significa proporlo nella verità e nella realtà del cuore umano e della storia dove la salvezza si attua. La Festa di Nostra Signora della Mercede MERCEDE O MISERICORDIA U na straordinaria partecipazione di fedeli caratterizza ogni anno la festa della Madonna della Mercede, Patrona del Gremio aggregato all’Ordine Mercedario. Nella parrocchia di San Giuseppe, che ospita il venerato simulacro della Madonna, è stata proposta una solenne novena di preparazione al termine della Santa Messa vespertina nei giorni 25 Settembre – 3 Ottobre, accompagnata dal canto dei tradizionali “Gosos” della Mercede in lingua sarda. Sabato 3 Ottobre alle ore 18,30 hanno avu- to luogo i Primi Vespri Solenni alla presenza dei gremianti Mercedari; ha fatto seguito la Santa Messa della vigilia, celebrata da don Alessandro Madeddu, già componente del Gremio. Domenica 4 Ottobre, giorno della festa, alle ore 11 il pontificale solenne presieduto da Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Paolo Atzei, Arcivescovo di Sassari, il quale ha posto molto bene in luce i vari aspetti del significato della parola Mercede, che significa Misericordia, e il giubileo della Misericordia che sarà aperto solennemente in Roma dal Santo Padre. Inoltre il nostro Arcivescovo ha ringraziato i componenti il Gremio per aver incrementato notevolmente il culto alla Madonna della Mercede, culto che sfocia nella grande festa che si celebra annualmente, e ciò nonostante l’assenza dei padri Mercedari nella nostra città fin dal 1836. La celebrazione (alla quale era presente anche il Sindaco) è stata accompagnata dal coro della cattedrale di Sassari diretto da Mons. Antonio Tamponi, già esponente del Gremio. Dopo la professione di fede, l’Arcivescovo ha consegnato la bandiera dall’obriere uscente, Carlo Pirino, al subentrante, Giuseppe Tilocca. La sera, una folla straordinaria e festante proveniente da ogni parte della città e da altre località ha fatto corona alle ore 17,45 alla celebrazione dei secondi Vespri cantati, al termine dei quali il venerato simulacro della Madonna è stato portato in trionfo per le vie della città. Presenti tutti i Gremi cittadini, centinaia di fedeli con le fiaccole, il Gruppo “Rosa Gambella” con il costume di Sennori, il Gruppo “Ittiri Cannedu” con il costume di Ittiri, il Centro di Cultura Sassarese con il tradizionale costume di Sassari, le religiose, il corpo bandistico Luigi Canepa, i componenti il Gremio, i vigili del fuoco, le arciconfraternite della Santa Croce e dei Servi di Maria, il clero, ed infine il taumaturgo e venerato simulacro di Nostra Signora della Mercede, scortato dai Carabinieri in grande uniforme e da un nutrito gruppo di ispettori ed agenti del corpo di polizia penitenziaria e seguito da una grande folla di fedeli oranti. Presenti, inoltre, la Direttrice della Casa Circondariale di Sassari, dott.ssa Patrizia Incollu ed il Comandante del Corpo di Polizia Penitenziaria di Frosinone, dott. Elio Rocco Mare. Il cappellano del carcere di Bancali, don Gaetano Galia, ha provveduto a recitare la preghiera della Madonna della Mercede composta da un detenuto. Al rientro in chiesa è stato cantato il “Credo” e recitato il Padre Nostro, l’Ave Maria ed il gloria al Padre per poter lucrare l’indulgenza plenaria concessa con decreto del Santo Padre Francesco (alle solite condizioni) ai partecipanti al Pontificale Solenne del mattino ed alla grande processione della sera. Dopo il ringraziamento ai presenti, è stata impartita la solenne benedizione con le reliquie dei Santi Mercedari. Pierangelo Casu Vita diocesana 4 ottobre, la festa del Patrono d’Italia SAN FRANCESCO PADRE DI MOLTI FIGLI S ono molti i centri nella nostra diocesi che festeggiano San Francesco d’Assisi, specialmente quelli dove si trova una parrocchia a lui dedicata (Sassari, Ittiri) o almeno un altare nella chiesa, in particolar modo quelli dove è presente il Terz’Ordine Francescano o con una consolidata tradizione francescana, come ad esempio a Bonorva, Mores, Sorso ed Ittiri. Ma è in città che le celebrazioni toccano l’apice, questo anche grazie alla presenza dei tre conventi francescani: i Conventuali di Santa Maria in Betlem, i Minori di San Pietro, i Cappuccini a San Francesco. Sassari è tradizionalmente una città a forte connotazione francescana. In tutte e tre le chiese dei conventi, dopo una partecipata novena di preparazione, la sera del tre ottobre è stato celebrato il suggestivo rito del Transito, che commemora la morte beata del Poverello, avvenuta la sera di quel giorno, 3 ottobre 1226, alla Porziuncola presso Assisi. I canti e le letture rimandano a quella serata così lontana eppure così vicina allo spirito di ogni francescano: nelle Fonti si legge che Francesco “si fece portare il libro dei Vangeli, pregando che gli fosse letto il brano del Vangelo secondo Giovanni, che inizia con le parole: Sei giorni prima della Pasqua, sapendo Gesù ch’era giunta l’ora di passare da questo mondo al Padre (Gv 12,1; 13,1). E dato che presto sarebbe diventato terra e cenere, volle che gli si mettesse indosso il cilicio e venisse cosparso di cenere. E mentre molti frati, di cui era padre e guida, stavano ivi raccolti con riverenza e attendevano il beato «transito» e la benedetta fine, quell’anima santissima si sciolse dalla carne, per salire nell’eterna luce, e il corpo s’addormentò nel Signore. Uno dei suoi frati e discepoli vide l’anima del santissimo padre salire dritta al cielo al di sopra di molte acque; ed era come una stella, grande come la luna, splendente come il sole e trasportata da una candida nuvoletta” (FF 511-513). Il giorno della festa, domenica 4 ottobre, le Messe sono state molto partecipate in tutte le chiese francescane, con l’animazione dei cori che gravitano attorno alle rispettive realtà. Tutte le celebrazioni sono poi culminate nella solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo mons. Paolo Atzei in serata nella Chiesa di Santa Maria in Betlem, dove, come da tradizione, il Sindaco di Sassari, dr. Nicola Sanna, ha offerto l’olio e acceso insieme al Vescovo la lampada votiva cittadina che arde presso la statua del Patrono d’Italia. La celebrazione, alla quale hanno partecipato i gruppi Scout è stata animata dal Coro “Laudate et Benedicite” di Santa Maria. Significativi anche i riti celebrati nella piccola chiesetta di San Francesco, nella omonima regione alla periferia della città, dove le celebrazioni sono curate dalla parrocchia di Gesù Buon Pastore che orga- nizza ogni anno una suggestiva fiaccolata notturna in onore del Poverello. sulla formazione dei ragazzi alla Cresima. Seguiti con dedizione dalla giovane catechista Martina Piu,essi hanno risposto con i loro propositi e i loro impegni anche se non sempre sono stati coerenti in questo. Ora si apre per loro il cammino di pieno inserimento nella comunità cristiana come adulti nella Fede. È un passaggio entusiasmante ma non sempre accompagnato dal sentire dei tempi. Ci si augura coerenza e costanza. La comunità si impegna a sostenerli con la preghiera, con la testimonianza ed offrendo loro degli stimoli da cristiani adulti. I ragazzi sono stati chiamati uno per uno ad intingere, memori del Battesimo, nel fonte la mano tracciando su di sé il segno della croce come segno di gioia e desiderio di continuare a vivere da figli, rigenerati dall’acqua e dallo Spirito. Il Vescovo durante l’omelia ha sottolineato il ricordo del Battesimo invitando alla fedeltà aprendo il cuore a Gesù, “il grande Amico”. Le letture parlavano della famiglia, nel giorno in cui si è aperto il Sinodo. È stata un’idea di Dio creare la famiglia, la sua bellezza da riscoprire come cellula della Chiesa e della società. Mons. Meloni ha invitato l’assemblea a pregare per la famiglia perchè lo Spirito Santo, per intercessione di San Francesco d’Assisi, la renda audace e coraggiosa testimone del Vangelo. Al termine del Rito i ragazzi sono stati coinvolti nella preghiera dei fedeli e nella processione offertoriale; ha animato la liturgia il coro parrocchiale. Al termine la foto ricordo. (P.M.) Don Francesco Marruncheddu Amministrazione delle Cresime San Giorgio, Bonnannaro D omenica 4 ottobre, XXVII del Tempo Ordinario e festa di S. Francesco d’Assisi, nella Chiesa Parrocchiale di San Giorgio a Bonnanaro, 5 ragazzi e 3 ragazze hanno ricevuto il Sacramento della Confermazione dal Vescovo emerito di Nuoro Mons. Pietro Meloni, delegato dal nostro Arcivescovo Padre Paolo. Il Parroco don Matteo Bonu, dopo alcune parole di benvenuto a “don Pietro”, ha presentato il cammino di fede portato avanti col catechismo.Fin dalla prima elementare, dopo i Sacramenti della Penitenza e dell’Eucarestia, l’impegno si è concentrato 9 10 Vita diocesana Libertà | 6 OTTOBRE 2015 | Anno CV | numero 35 Intervista a Tonino Pintus, autore e registra dello spettacolo su P. F. Zirano UNA GIOIOSA FATICA che era il vero esperto di Padre Zirano, in quanto vice postulatore della causa. Utilissimi i suoi consigli in particolar modo per quanto concerne l’aspetto storico: conosceva infatti tutti i documenti ritrovati in Spagna. I contatti con Padre Zucca, in questo senso, sono stati assidui e costanti. È stato un grande consulente, e lo spettacolo non può che essere presentato in sua memoria. Certamente sarebbe stato in prima fila. A che tipo di rappresentazione teatrale assisteremo? Proprio un anno fa nella Segreteria per la Beatificazione, è come se sia stato lo stesso Padre Zirano ad ispirarmi! Veder nascere e crescere il programma delle iniziative culturali che ruotavano attorno all’evento, mi ha ispirato ancora di più e così ho pensato e scritto una prima stesura. Mi trovavo così tanto “sul pezzo” che la prima stesura fu davvero rapidissima. Padre Zirano viene presentato per quello che è: un perfetto imitatore di Cristo. Le scene sono state pensate come una sorta di Via Crucis, a partire dall’ arresto fino alla prigionia, e all’ incontro con il Paschà. Viene raccontata anche la sua vita precedente al martirio, proposta in forma di flashback. L’opera inizia proprio con il tragitto di Padre Zirano, trascinato dai Giannizzeri lungo la via del mercato di Algeri. Non è stato facile realizzare le scenografie, perchè la storia si articola appunto tra Sardegna e Algeri. Si è pensato quindi di realizzare scene “virtuali”, che permettono così anche i rapidi cambi di scena tipici del teatro. In che modo si è sviluppata l’idea e la realizzazione dello spettacolo? Con quest’opera nasce quindi una nuova compagnia teatrale, che del beato porta il nome. Ho sentito la responsabilità di articolare le parti e farne appunto una prima stesura che inviai subito a Padre Umberto Zucca, Si, la Compagnia si chiama “Padre Zirano” e volutamente ha visto la luce a partire da Santa Maria di Betlem, in particolar Come è nata l’idea di uno spettacolo teatrale su Francesco Zirano? modo dalle associazioni francescane presenti nel Convento. È tutta gente motivata che respira quell’aria francescana da cui Zirano proveniva. Gli attori, tutti dilettanti alle prime esperienze ma con buona volontà sono entusiasti e non vedono l’ora di andare in scena. Il Teatro Smeraldo è stato scelto per questa prima edizione, pensando al possibile numero di spettatori, ma anche e soprattutto perché patrimonio delle comunità parrocchiali di Sassari. I prezzi dei biglietti? Bassi, popolari, alla portata di tutti. Non poteva che essere così! Con quali sentimenti stai vivendo gli ultimi preparativi? È stata una grande fatica ma è grande anche la felicità. Mi sono innamorato della figura di Padre Zirano già da un anno fa. Dobbiamo guardare a questo luminoso esempio sassarese di dedizione e martirio a causa della Fede cristiana. Festa Patronale nella parrocchia di San Vincenzo de’ Paoli IL SANTO DELLA CARITÀ D omenica 27 settembre, nella parrocchia San Vincenzo de’ Paoli si è celebrata la festa del Santo Patrono. Una celebrazione familiare, sobria, improntata alla preghiera e ai segni di comunione e carità. Da giovedì 24 a sabato 26 don Daniele Contieri, designato come diacono collaboratore della parrocchia, ha tenuto l’omelia delle messe del Triduo di preparazione. È stata per lui occasione per avere un primo contatto con la Comunità nella quale dovrà esercitare il ministero diaconale. Nel giorno della festa, si è voluto dare un risalto particolare alla messa del pomeriggio, presieduta da don Emanuele Piredda. Era accompagnato da Padre Gaston, vicario generale della Diocesi di Ihosy, nel Madagascar, dove don Emanuele è missionario “Fidei Donum”. La diocesi di Ihosy è stata fondata dai Missionari vincenziani, molto attivi nel Madagascar. Nell’omelia don Emanuele, seguendo la liturgia della Domenica, ha indicato San Vincenzo come uomo che si è lasciato guidare dallo Spirito, con un esercizio oltremodo intenso della carità. Si è fatto interprete delle necessità dei poveri davanti ai potenti della terra ed ha aiutato i ricchi ad utilizzare le proprie ricchezze per “guadagnare il Regno dei cieli”. Anche Padre Gaston ha voluto rivolgere il suo saluto alla Comunità a nome della sua Diocesi. Dopo la Santa Messa i gruppi della parrocchia hanno invitato i presenti a condividere nel piazzale della chiesa un bel momento di fraternità con un abbondante buffet. I poveri che frequentano la mensa parrocchiale che già avevano gustato un pranzo speciale, erano partecipi della festa di tutti. Alla fine l’ammaina bandierine, segno folcloristico della festa. MondoMissioni 11 Don Emanuele Piredda racconta l’esperienza missionaria nelle parrocchie DAL MADAGASCAR PUÒ ARRIVARE IL CAMBIAMENTO D urante le numerose chiacchierate assieme alle tante persone che sto incontrando in questo periodo, ho notato con interesse che molti di loro hanno studiato geografia o perlomeno si sono messi davanti ad una cartina per individuare questo Madagascar che il Vescovo ha scelto come luogo per inviare due sacerdoti della diocesi in missione. Ho piacevolmente scoperto che luoghi come Ihosy, Fianarantsoa, Analavoka e Isifotra hanno un suono familiare per i più. Parlare di Madagascar nell’era digitale e della televisione via cavo senza essere ben ferrato potrebbe essere un’esperienza disastrosa; rischi di fare brutte figure. Per questo ho deciso, in questo articolo, di non parlare di geografia. Vorrei cercare di capire, invece, che posto dovrebbe avere la missione in Madagascar nel cuore della nostra diocesi, quindi nel cuore di ognuno di noi. La conoscenza della situazione geo-politica e socio-culturale di un paese non è obbligatoriamente sinonimo di un seria e giusta attenzione. Nel mio articolo di qualche settimana fa’ dal titolo “Madagascar, mia terra interiore” pubblicato su Libertà, ho fatto un appello alla responsabilità che ogni singolo cristiano deve avere nei confronti di tanti popoli che in qualche modo sono vittime di un sistema ingiusto. Essere responsabili significa, in lingua evangelica, mettere gli ultimi al centro del nostro interesse affinché diventino ispirazione per le nostre scelte. La nostra chiesa locale, per poter crescere ed essere “lampada messa sul candelabro” (cf. 4, 21), deve saper mettere i poveri al centro. Certo non è semplice, ma è il cammino che ci porta verso la realizzazione del modello. Se devo vedere la diocesi di Sassari anche attraverso il mio operato, devo ammettere che siamo ancora lontani dall’obbiettivo. Però, se pur ancora lontani dal modello, abbiamo decisamente iniziato questo cammino. Il Vescovo Padre Paolo, facendosi interprete dell’esigenza impellente di mettere i poveri al centro per essere chiesa che cammina, ha inviato me e don Francesco nella diocesi di Ihosy. Diocesi che è ultima tra le ultime, giovane tra le giovani chiese africane, piccola tra le piccole chiese locali. In questo mio girare, visitando le parrocchie, i gruppi e le persone di questa nostra Chiesa turritana, mi sono reso conto che la decisione di Padre Paolo di iniziare una cooperazione missionaria con la diocesi di Ihosy e la disponibilità mia e di don Francesco è insufficiente per poter rico- noscersi come chiesa missionaria, come comunità cristiana che ha messo gli ultimi al centro della sua esistenza. Senza l’impegno di ciascuna parrocchia, gruppo e singola persona, dal primo dei laici all’ultimo dei sacerdoti, potremmo essere sicuramente dei bravi filantropi, ma essere chiesa missionaria va ben oltre e richiede altro. Nella maggior parte delle realtà che sto visitando vedo grande fermento e desiderio di muoversi verso “l’ altro”. Ma il rischio di usare “l’ altro” - poveri emarginati, immigrati, profughi, popoli del sud del mondo - per farsi un nome in questo mondo, proprio come il racconto biblico della torre di babele, è serio e reale. I popoli del sud del mondo non sono dei contenitori vuoti nei quali io possa svuotare la mia “generosità”, ma sono come lo specchio nel quale, riconoscendo i tratti somatici del mio volto, vedo anche i difetti e i segni di usura. La scelta del vescovo di realizzare una cooperazione missionaria con la chiesa di Ihosy è stata una scelta profetica e ci pone degli interrogativi. Saremo in grado di raccogliere questa sfida che il nostro pastore ci ha lanciato e mettere la chiesa di Ihosy come ‘musa ispiratrice’ delle nostre scelte? Oppure continueremo a credere che fare missione è fare l’elemosina e fare assistenzialismo? È veramente curioso come ci lasciamo influenzare e contagiare facilmente da quelle che consideriamo grandi culture e non degniamo della minima considerazione quelli che invece hanno la possibilità di renderci grandi al modo del Vangelo... Lasciamoci contagiare e influenzare dai poveri! Don Emanuele Piredda sacerdote fidei donum Diocesi di Ihosy Vescovo S. E. Mons. Fulgence Razakarivony, M.S. Sacerdoti 32 di cui 15 secolari e 17 regolari Religiosi 28 uomini, 97 donne Abitanti 321.000 Battezzati 71.845 (22,4% del totale) Battezzati per sacerdote 2.245 Superficie 40.990 km² (quasi il doppio della Sardegna) Parrocchie 3 Distretti pastorali 10 (tra i quali Analavoka nel quale lavorano don Emanuele e don Francesco) Erezione 13 aprile 1967 12 Vita consacrata Libertà | 6 OTTOBRE 2015 | Anno CV | numero 35 Di Leonarda Tola Istituto delle Domenicane Missionarie di San Sisto LE SUORE DI MADRE LALIA Incontriamo Le Suore Domenicane Missionarie di S.Sisto nella Casa S.Agnese a Sassari. Otto le suore che attualmente abitano il palazzo di Corso Trinità, principalmente dedite alla conduzione della storica Scuola Elementare Paritaria sorta nel 1947, parificata nel 1963, oggi con 5 classi e 86 bambini e di una Scuola dell’Infanzia Paritaria. Presente in Sardegna solo a Sassari e a Fertilia, la Congregazione delle Suore Domenicane Missionarie di S. Sisto è di diritto pontificio e appartiene alla grande famiglia domenicana che in ambito femminile conta nel mondo diverse denominazioni; fondata a Roma il 17 gennaio 1893 da madre Maria Antonia Lalìa, ebbe l’approvazione definitiva delle Costituzioni nel 1943 modificate e confermate, a seguito del Concilio Vaticano II, il 2 febbraio 1986. LA FONDATRICE VENERABILE M. ANTONIA LALIA Suor Maria Antonia Lalìa, nasce a Misilmeri in Sicilia nel 1839; figlia di un giudice, Rachele Lalìa. Giovanissima prende i voti nel monastero domenicano del suo paese assumendo il nome della madre defunta. La sua vita nella comunità religiosa di cui divenne superiora per 25 anni fu una strenua preparazione al viaggio che sognava di fare oltre confine, in particolare verso la Russia, luogo che per tutta la vita accese la passione missionaria di un cuore votato alla predicazione del Vangelo nella tensione verso l’unità dei cristiani intorno al Papa e alla Chiesa. Il salto verso la terra dello zar Alessandro III, a cui madre Lalìa scriveva lettere come ad altri personaggi che fecero la storia dell’Ottocento, non ci sarà se non molto dopo la sua morte: un secolo dopo, il 29 aprile 1993 quando le prime missionarie di San Sisto posero piede in Russia. Dopo aver lasciato la Sicilia nel 1891 suor Lalìa arrivò a Roma, dove, in mezzo a difficoltà e ostacoli indicibili, fondò la Congregazione delle Suore Domenicane nel complesso monumentale di S.Sisto che anche oggi è la Casa Generalizia. Un luogo ricchissimo d’arte e di storia, legato alla memoria del primo monastero fondato da San Domenico di Guzman, tra il Celio e l’Aventino, il Circo Massimo e le Terme di Caracalla, risanato dall’abbandono e dal deperimento da madre M.Antonia, umile donna consapevole dei suoi poveri mezzi, la meschinella come si definiva, ma rocciosa nella fede e “incorreggibile” nella fantasia del bene e nell’operosità apostolica. Qualità che affinava sotto la guida spirituale di sacerdoti santi come il Servo di Dio Annibale di Francia Come Santa Caterina, suor Lalìa osava scrivere ai potenti (Napoleone III, il Papa) negli anni del Risorgimento e in quelli tumultuosi, a causa della Questione Romana, del dopo Unità d’Italia, prendendo posizione a difesa della Chiesa cattolica e per la sua integrità minacciata. Il ventennio romano (1891-1910) vide l’ apertura di case in diverse località d’Italia e tra queste Sassari. A Madre Lalìa toccò nel 1910 di patire l’allontanamento da Roma disposto dalle autorità ecclesiastiche e accettato nell’obbedienza e nella rinuncia per il bene della Con- Le Case Religiose di S. Sisto sono nell’ ‘altro mondo’ e costituiscono una realtà viva di apostolato e di diffusione del Vangelo, avamposti di fraternità e prossimità cristiana nel lavoro concreto a vantaggio degli strati poveri della popolazione. Case e luoghi di incontro tra culture e religioni rispettate e accolte nella rivisitata fedeltà all’originaria passione ecumenica della Fondatrice . Tra l’Italia e i luoghi di missione corre lo spirito di sorellanza e gregazione. Si ritirò a Ceglie Messapica in Puglia dove morì il l9 aprile 1914 a 74 anni. Nel 1939 le spoglie della Fondatrice furono trasferite a Roma e tumulate nell’Aula Capitolina di San Sisto. Nel 1985 è stata introdotta la causa di canonizzazione. la disponibilità a condividere ideali e vita attiva, uno scambio che lega la vecchia Europa dove inaridiscono le fonti della vocazione femminile religiosa all’America Latina da cui arriva nuova speranza di fioritura. Come nella missione di Quebrantadero in Messico da cui proviene la giovane consorella che è una delle maestre della scuola di S.Agnese, conquistata al carisma domenicano, dice sorridendo, dal “ sorriso” di suor Cristina Merella di Florinas, in questi giorni in Sardegna e in procinto di tornare in Messico. Una storia alle spalle che dà profondità e futuro alla presenza delle Domenicane di S. Sisto a Sassari nell’Istituto S. Agnese. Patrimonio educativo della città, scuola con salde radici gestita da ‘suore maestre patentate,’ come Suor Maria Enrichetta coordinatrice delle attività educative e didattiche. Secondo “quanto tramandato dalla Fondatrice” (Piano Offerta Formativa). OPERE E CARISMA Sulla scia della Fondatrice le Suore Domenicane improntarono la loro vocazione religiosa al servizio delle persone deboli e bisognose, all’ educazione e formazione religiosa della gioventù e all’evangelizzazione per la salvezza delle anime, arrivando ad istituire 87 fondazioni con la punta massima nel 1964 di 571 suore. L’ opera missionaria della Congregazione si estende in molte parti del mondo principalmente in America Latina con la fondazione di tre missioni in Guatemala, tre in Perù , una in Honduras e una in Messico. InformaCaritas A cura di Gian Franco Addis 13 I progetti dell’Ufficio Animazione ANIMANDO L’ANNO PASTORALE Con l’inizio dell’anno pastorale la Caritas diocesana propone alle comunità parrocchiali alcune iniziative attraverso l’Ufficio Animazione. Missione Romania Progetto “Indice” e “A tutto campo” Anche quest’anno viene rinnovato l’ impegno per i percorsi educativi sui temi Intercultura, Diversità e Pace nella scuola primaria con il progetto “Indice” e di educazione alla cittadinanza nella scuola superiore di secondo grado con il progetto “A tutto campo”, nello specifico sul tema Immigrazione in collaborazione con il CTP (Centro Territoriale per la Formazione Permanente). In entrambi i progetti sono impegnati giovani volontari che prestano i loro servizio nelle classi della scuola primaria e del CTP. Qualora nelle vostre comunità ci fossero giovani interessati ad impegnarsi in questo ambito, potrete contattarci. Le esperienze incoraggiano a mantenere fermo l’impegno della missione all’estero in Romania per i giovani della Diocesi durante il periodo estivo. Quest’anno i giovani missionari edizione 2015 hanno pensato di promuovere dei percorsi educativi per i bambini e gli adolescenti delle comunità parrocchiali al fine di sensibilizzarli al tema della missione e fargli conoscere la realtà di Braila (Romania). I missionari sono disponibili per l’animazione nel periodo tra metà ottobre e dicembre 2015. della Chiesa Diocesana secondo i propri statuti. Per questo motivo, per il secondo anno si rinnova un’alleanza educativa di carattere pluriennale (2014-2016) capace di sperimentare e interrogarsi riguardo nuove forme di evangelizzazione e promozione umana. Il progetto “EXIT- 2.0” è pensato per far nascere e diffondere esperienze concrete di misericordia e percorsi formativi capaci di coinvolgere giovani e giovanissimi, dando loro la possibilità di vivere esperienze ‘forti’ e di crescita capaci di alimentare e stimolare il proprio percorso di fede, aiutandoli a rispondere alle loro domande di vita. La partecipazione è proposta a tutti i gruppi di giovani e adolescenti della Chiesa Diocesana di Sassari. Spettacolo “Ti racconto il CiP…” Exit 2.0 L’Azione Cattolica come la Caritas sono chiamate a concorrere alla missione evangelizzatrice Gli animatori del percorso di crescita umana e spirituale denominato “Circo in Parrocchia” (CiP) curato dall’Ufficio Animazione della Caritas diocesana, promuovono il loro spettacolo dal titolo “Ti racconto il Cip…” nel quale si in- tersecano la figura del clown e del circo e l’esperienza di fede che è elemento essenziale del CiP. Gli animatori sono disponibili a realizzare lo spettacolo nelle parrocchie interessate. Animazione pastorale rivolta ad adolescenti e giovani Viene offerta la possibilità di coinvolgere gli adolescenti e i giovani delle comunità parrocchiali e delle diverse realtà ecclesiali attraverso percorsi educativi strutturati in incontri, anche modulari (dalle 4 alle 8 ore) su diversi temi quali: immigrazione, stili di vita, educazione alla pace, educazione alla mondialità, povertà ed eventuali altre tematiche riguardanti la testimonianza della Carità. Tutte le informazioni, dettagli delle attività proposte e l’organizzazione degli eventi si possono trovare nel sito della Caritas diocesana www. caritasturritana.it , essere richieste a animazione.caritasturritana@ live.it o contattando il numero 347 6141739. 14 La Parola di Dio Libertà | 6 OTTOBRE 2015 | Anno CV | numero 35 XXVIII Domenica del Tempo Ordinario (ANNO B) LETTURE: Sapienza 7, 7-11; Salmo 89; Ebrei 4, 12-13; Marco 10, 17-30 COSA AVRÒ IN CAMBIO, SIGNORE? LA SAPIENZA DEL CUORE I l linguaggio degli sguardi è molto presente nei Vangeli. Sguardi accolti o sguardi schivati o rifiutati. Pietro si lascia guardare e si converte all’amore del Maestro. Giuda fugge e fugge con lui la sua vita. Zaccheo è felice che il Signore sollevi lo sguardo verso di lui e trova una vita nuova. Il “tale” del Vangelo di Marco inciampa nello sguardo di Gesù che lo fissa e lo ama, ma inciampa soltanto, e abbassando gli occhi se ne va triste. Ha altri beni sui quali fissare l’attenzione. E’ troppo ricco per fare il passo successivo all’osservanza dei comandamenti. Il passo della radicalità di chi lascia tutto e segue Gesù per gustare il bene più grande. “Quanto è difficile che un ricco entri nel Regno!”. È l’amara constatazione del Signore. Penso anche nei nostri confronti. Io fisso l’eucaristia nell’adorazione solenne. Cosa sto contemplando? Gesù che mi inquieta, che mi vuole attrarre a sé con vincoli di amore o la mia vanagloria devozionale? Io fisso il Signore quando proclamo il suo Vangelo. Quanto quella Parola che è Lui ha fatto breccia nel mio cuore al punto da diventare codice esistenziale e non puro godimento estetico? Mi viene paura, a volte, pensando a tutte quelle occasioni di grazia nelle quali Gesù mi ha fissato nella profondità del cuore e mi ha detto il suo amore e io ho continuato a guardare altrove! Gli apostoli si pongono il problema di quell’uomo ricco; vogliono capire chi potrà allora salvarsi. E Gesù non esita a dire che ciò che è impossibile per l’uomo non è impossibile per Dio. Due cose vuole dirci: dobbiamo chiedere la grazia, dobbiamo essere docili alla grazia. Un’altra domanda pongono i discepoli: “Di noi che abbiamo lasciato tutto per seguirti, che cosa ne sarà?”. Ancora una volta Gesù annuncia il suo Vangelo liberante: “Avrete il centuplo e il Regno. Dopo aver attraversato il Mar Rosso della prova fino alla morte”. E’ proprio vero che la Parola di Dio è come una spada a doppio taglio che affonda i suoi colpi nel vivo della nostra carne e delle nostre midolla, per far emergere l’inutile, il superfluo, «va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni» l’illusorio e avviare il cammino della conversione senza ritorni, se non quelli momentanei dovuti alla debolezza. Gesù promette ai suoi discepoli il centuplo. Cosa significa? Credo che ce lo riveli con grande chiarezza il testo della Sapienza. Il Signore, in cambio di ogni idolo abbandonato per il Regno, ci dona la Sapienza, se stesso. Troverò nel mio cuore la luce per comprendere che pur di possedere la Sapienza occorre stimare un nulla la ricchezza? In certi momenti mi chiedo che cosa manchi alle nostre comunità e alla nostra Chiesa locale oggi. Non riesco a darmi altra risposta che questa: ci manca l’amore alla Sapienza. Nelle scelte, nei confronti, nei dialoghi, nella lealtà che dovrebbe essere reciproca e senza riserve, nel servizio disinteressato e libero, nell’umiltà autentica capace di riconoscere prima di tutto i peccati personali. Che dico? La Sapienza manca alle comunità e alla nostra Chiesa? No. Manca a me. Di questo sono certo e ogni giorno ne pago il prezzo! Don Mario Simula Cultura 111 ‘ritratti’ del Cardinale “MARTINI E NOI” C arlo Maria Martini moriva il 31 agosto 2012 a 85 anni. A tre anni dalla sua scomparsa esce Il libro curato dal teologo Marco Vergottini “Martini e noi” (ed.Piemme) che raccoglie 111 contributi stilati da personalità varie, uomini di chiesa, della cultura e della vita pubblica, Ravasi, Bartolomeo I, Giulio Giorello, Romano Prodi, Ferrucco De Bortoli, Gad Lerner, Zagreblesky... “Mi basta essere stato uno dei tanti che hanno servito il Signore, la Chiesa e l’umanità” rispondeva Martini alla domanda su quale immagine sarebbe rimasta di lui. Un’immagine gigantesca, si può dire, se si misurano le profondità che la figura di Martini ha scavato nella coscienza e memoria dei cattolici e dei tanti lontani che il Cardinale incontrò con atteggiamento di ascolto e di dialogo. “Il problema dell’ascolto sta al cuore della riflessione e della esperienza di Dio di Carlo Maria Martini… Dobbiamo cercare di dire l’ascolto: fedeltà difficile, di cui Carlo Maria Martini è stato insuperabile maestro per credenti e non credenti ” scrive il filosofo Massimo Cacciari, autore di uno dei 111 “ritratti” e che nel 1987 fu chiamato ad aprire col Cardinale la Cattedra dei non credenti, una novità pastorale che fece allora della diocesi di Milano un faro di speranza e di illuminazione. Cacciari riconosce a Martini il merito di aver instaurato un rapporto con l’intelligenza laica, che guarda alla religione non come a un fatto di superstizione da lasciare al popolino, ma con l’ attenzione che non rifiuta il confronto con la fede, interpellata a sua volta ad interrogarsi sul mondo e sull’uomo che vive nel tempo e nella storia. La ‘classe’ di Martini e il suo ordine mentale, derivato dalla scuola ignaziana, erano all’origine della comprensione con cui si faceva prossimo agli altri. Ricordando l’immagine che del Cardinale si era fatta nel corso di una lunga amicizia, mons. Bruno Forte sottolinea la “signorilità e il garbo” con cui sapeva sorridere, anche di sé; il tratto di “timidezza” verso l’interlocutore, da rispettare nella sua irriducibile alterità, da accostare “quasi con pudore”. Un uomo che di fronte al “sacro rispetto” che suscitava nei semplici fedeli rispondeva con una soggezione che faceva risaltare il valore degli altri. Da lui si poteva “capire come la vera grandezza è inseparabile dall’umiltà, e questa a sua volta non è che esercizio e disciplina di verità davanti a Dio” scrive Forte. A Martini “stava a cuore la presenza della Chiesa nella società contemporanea, l’impatto del Vangelo nella vita quotidiana odierna, in Italia come nel mondo” annota Enzo Bianchi, priore di Bose, ricordando l’ impegno che lo accomunava al Cardinale nell’ essere “uomini della Parola”. Lo studio amatissimo delle Scritture da leggere meditare, pregare e amare, per tutta la vita fu “lampada per i suoi passi e luce per il cammino”, criterio per comprender l’agire degli uomini, per il discernimento del presente e per l’intuizione del futuro. Vito Mancuso introduce il suo contributo scegliendo un passo di Martini tratto da Conversazioni notturne a Gerusalemme: “Non mi spaventano tanto le defezioni dalla Chiesa o il fatto che qualcuno abbandoni un incarico ecclesiastico. Mi angustiano, invece, le persone che non pensano, che sono in balìa degli eventi. Vorrei individui pensanti. Questo è l’importante. Soltanto allora si porrà la questione se siano credenti o non credenti”. Mancuso rivela la paterna accoglienza che il Cardinale, che l’aveva ordinato, gli riservava, anche dopo il suo abbandono del sacerdozio, aiutandolo a “tenere a bada la sensazione di essere abbandonato”. La galleria dei “ritratti” rimanda al nitido profilo di un uomo di Dio, maestro di fede e protagonista. Leonarda Tola In Limba 15 Dicios antigos e vida moderna S’INGANNIA TORRAT A S’INGANNADORE U na borta sa zente teniat in cussideru meda s’onestade e pro cussu chilcaiat de l’imparare a sos fizos fintzas dae candho fint minores. Sa fromma solita, impreada dae sos antigos, fit cussa de narrer peràulas pagas pro ammentare cosas de importu mannu, e chi a nois, comente totu ischimus, est lompida ripitindhela dae babbu a fizu. Cun su dìciu: “S’ingannia torrat a s’ingannadore” si cheriat avertire, pius de totu, sos chi si fint ammanitzendhe a sa gherra de sa vida. Cun cussas ses peràulas ebbia lis imparaiant chi no andhaiat bene a ingannare sos àteros, nemmancu in sos giogos, ca s’ingannia torrat a chie l’urdinzat e la tesset. Duncas, non si deviat fagher solu ca non fit cosa bona, ma non si deviat fagher ca, primma o poi, essiat a pizu e tandho s’ingannadore perdiat s’unore e beniat cunsideradu pessone disonesta. Paulis PRO SA FESTA DE SU 2015 Intitulada a Paulis ses Maria e sa mama ses de Nostru Segnore s’est unida una bella compagnia pro ti festare umpare a Matteu priore, e pro ti fagher ancora pius onore t’amus giuttu preghende a s’abazia cun caddos, launeddas e cunfraria cun costumenes e d’onzi tipu de fiore; su 2015 curriat s’annu e sa data teniat unu sensu e religiosos c’alat de terra anzena, s’Arcipiscamu de Tatari mannu e dai-Roma s’Abate Cistercensu e dai Mores su Padre pro sa novena. 810 annos umpare a tie prega pro nois Maria a notte e a die. Ma su dìciu lu naraiant puru candho capitaiat de lu bider averadu e non pro dare avertentzias ebbia. Antzis, est propriu ca ndhe teniant proas giaras chi su dìciu l’ant postu tra sos imparos antigorios e gai nois lu podimus impreare fintzas in dies de oe. Forsis non lu naramus pius pro fagher crescher in s’onestade sa gioventude, ca sos modos de narrer de una borta dant fastizu a sos orjas de sos modernos, ma addananti de medas ingannias de su tempus nostru benit de sé, a chie l’at rimunidu in su sidhadu de sas connoschentzias suas, a l’ammentare e a narrer chi est veridadosu e chi su narrer de sos antigos si averat semper. Una pro giara e manna l’amus tenta in custas urtimas chidas, cun sa essida apizu de s’ingannia urdinzada dae sa Wolkswagen, chi aiat inventadu su modu de cuare cantu sas automobiles suas, postas a currer in sas istradas, imbrutaiant s’ambiente. Pariat totu bene cuadu, ma calchi cosa at iscobiadu e gai at devidu ammiter de aer trucadu su sistema pro ingannare chie controllaiat. Sa figura chi at fatu de tzertu no est bella e no est pagu nem- mancu su chi li costat in fama e in dinari, ca devet passare in rassegna totu sas machinas trucadas e cambiare s’intzidiu ingannadore. Cuss’iscoberta at fatu pensare a malu sas autoridades chi tenent sa responsabilidade de cussos setores e gai ant isterridu sos controllos puru a àteras marcas de automobiles. Si damus una mirada a totu su fagher de su mundhu ingannias chi torrant a s’ingannadore ndhe agatamus a muntones. Cussas bene afianzadas, pro calchi periudu resessint a dare sos balanzos disizados ma, candho benint iscobertas, sos ingannadores s’agatant a buca a terra, cun sa cara betada dae sa irgonza e cun sos punzos pienos de bentu. Si innanti fint cunsiderados potentes e de riguardu, pustis si devent acuntentare de passare in su registru de sos disonestos, unu passazu chi podet esser acumpagnadu fintzas dae cundennas dadas dae sa Giustiscia, cunfromma a Lege e non solu dae su populu. Mezus fit istadu a no aer ingannadu, ponindhe mente a su dìciu. Mariantonia Fara 16 In Calendario Libertà | 6 OTTOBRE 2015 | Anno CV | numero 35 CELEBRAZIONI LITURGICHE PRESIEDUTE DALL’ARCIVESCOVO Domenica 18 ottobre 2015, ore 20,30 VEGLIA MISSIONARIA Cattedrale di San Nicola – Sassari Venerdì 23 ottobre 2015, ore 18,00 COMMEMORAZIONE DEL SERVO DI DIO PADRE GIOVANNI BATTISTA MANZELLA Chiesa Ss. Sacramento – Sassari Domenica 25 ottobre 2015, ore 18,00 PONTIFICALE NELLA SOLENNITÀ DEI SANTI MARTIRI TURRITANI Basilica di San Gavino – Porto Torres Domenica 1 Novembre 2015, ore 11,00 PONTIFICALE NELLA SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI Cattedrale di San Nicola – Sassari Lunedì 2 Novembre 2015, ore 15,30 COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI Cappella del Cimitero - Sassari