LIBERTÀ
SIA LODATO GESÙ CRISTO
35
6 OTTOBRE 2015 | Anno CV
www.arcidiocesisassari.it
Settimanale dell’Arcidiocesi di Sassari
Sinodo: voglia di coerenza
Don Mario Simula
Alluvione a Olbia
I
UN PONTE CHE
DIVENTA SIMBOLO
Michele Spanu
L’
ondata di maltempo che ha
colpito Olbia la scorsa settimana ha riportato a galla
i limiti di una città costruita
in fretta e senza un’attenta pianificazione urbanistica. Il ponte sul rio
Siligheddu, in via Vittorio Veneto, è
diventato il simbolo di queste carenze: la struttura è stata abbattuta dopo
due anni dalla sua realizzazione perché faceva da “tappo” allo scorrere
dell’acqua. Eppure, proprio quel ponte, danneggiato dal ciclone “Cleopa>>> continua a pag. 3
A Sassari la prima
squadra di migranti
CALCIO... PER VIVERE
Marcello Mura
A
Sassari, in seconda categoria, gioca una squadra molto
particolare. Si chiama “Pagi”,
non è una parola africana e
non ha nessun significato. Pagi è la
Cooperativa che a Sassari si occupa
del centro accoglienza per migranti.
Da quest’anno Pagi è anche una società dilettantistica che, unica nel suo
genere, vede la partecipazione di soli
giocatori extracomunitari richiedenti
asilo.
>>> continua a pag. 3
Primo Piano
Laudato Si’:
Il Vangelo della
Creazione
3
l Sinodo sulla famiglia si concluderà riaffermando nella pienezza e nell’integrità la
dottrina della Chiesa sul sacramento del
matrimonio e ribadirà tutti gli impegni che
la consacrazione dell’amore di coppia a Dio
comporta.
Sarà diversa la comprensione, cioè più chiara e vicina ai linguaggi attuali, di questa dottrina
e dell’uomo che ne è il destinatario.
Sarà più profonda l’attenzione alle sofferenze che attraversano oggi il Sacramento del matrimonio. In una società che sembra non avere
altra aspettativa se non quella di una libertà
senza obblighi e senza conseguenze responsabili, è molto importante che la Chiesa ribadisca, anche in fedeltà a Dio e all’uomo, la verità. E’ necessario allo stesso tempo che entri
maggiormente in empatia con l’uomo provato
e fragile, malato di innumerevoli inconsistenze
sociali, psicologiche, religiose.
Come già si inizia a vedere, verranno snellite tutte le burocrazie. Si ricupererà l’autorità
del Vescovo nella sua Chiesa particolare. Si
presterà maggiore attenzione a tutti i casi di
matrimoni inesistenti di fatto. Non per inventare un “divorzio ecclesiastico”, insensata visione delle cose, ma per ristabilire la verità anche
all’interno delle decisioni della coppia, talvolta
non approfondite, non preparate, non mature.
Non troveremo un Sinodo parlamentare,
fatto di compromessi e di indulgenze alle mode
e alle legislazioni deresponsabilizzanti. Piuttosto ci scopriremo chiamati ad evangelizzare il
matrimonio cristiano con altro linguaggio, con
altra passione, con altra continuità e convinzione.
In fondo, alle comunità cristiane che cosa
spetta se non amare la coppia, servirla, nutrirla, accompagnarla, educarla all’amore secondo il progetto di Dio?
Le durezze, i moralismi, le inflessibili reprimende, servono soltanto ad allontanare le persone.
Trovare la coerenza tra fedeltà e incontro,
riguardo al matrimonio come Dio lo ha voluto,
è una conseguenza della sponsalità piena che
Territorio
Convegno
di studi su
Retablo Maggiore
5
chiama tutti: gli sposi, le persone consacrate,
i celibi.
Se curassimo la convergenza di tutte le scelte di vita nell’unico “mistero grande” dell’amore,
non vedremmo atteggiamenti incresciosi di disattenzione o di giudizio. Non rimbalzeremmo
la preparazione degli sposi da una parrocchia
all’altra, non metteremmo barriere di tempo.
Creeremmo una corsia assolutamente preferenziale per loro.
Nello spirito del Giubileo sulla misericordia,
la famiglia dovrebbe essere,anche per la nostra Chiesa, un tema dominante, privilegiato,
studiato, sofferto e condiviso.
Avverrà? Ce lo auguriamo.
La Chiesa parla e approfondisce e noi ci perderemo dietro inutili lamentazioni?
Qualcuno potrò cogliere questa occasione
per mettere sul tappeto i suoi problemi personali ancora aperti e irrisolti. E’ il caso del teologo polacco Charamsa. Che viva la sua esperienza non è materia che alcuno di noi può sindacare. La Chiesa può trarne le conseguenze
disciplinari. Ma la pretesa che il caso di uno o
di diversi uomini di Chiesa diventi diritto ad una
normativa “ad personam” o, più ancora, generalizzata, sarebbe un compromesso, una fuga
dalla verità e una giustificazione “a posteriori”
nei confronti di scelte già fatte autonomamente.
Un Sinodo non può e non sarà condizionato da un clamore mediatico, speriamo non pilotato. Farà il suo percorso; anche perché c’è
da supporre che i padri sinodali amino prima
di tutto lo Sposo e la Sposa, ossia Cristo e la
Chiesa e nella Chiesa l’uomo per il quale Cristo è morto.
La dinamica delle decisioni è soltanto questa.
Noi saremo attenti nel comprendere e
nell’approfondire. Speriamo di esserlo anche
nel vivere.
Se dal Sinodo dovesse scaturire una più attenta presenza nella vita delle famiglie, sarebbe già un risultato immenso.
Il rischio rimane sempre lo stesso: che si
passi accanto al povero aggredito della strada
di Gerico ignorandolo. Qualche samaritano in
più o tutti samaritani sarebbe bello!
MondoMissioni
Dal Madagascar
può arrivare
il cambiamento
11
Vita Consacrata
Domenicane
Missionarie
di San Sisto
Poste Italiane spa spedizione in abbonamento postale D.L.353/03
(conv.in L. 27/02/2004 n°46)ART.1 COMMA 1 MP-AT/C/SS/AUT.140/2008 - € 1
INSIEME PER LA FAMIGLIA
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I lettori ci scrivono
Libertà | 6 OTTOBRE 2015 | Anno CV | numero 35
[email protected]
PER IL TRASFERIMENTO DEL PARROCO AMICO
Egregio Vescovo!
Le scrivo a nome personale e
della mia famiglia.
Abito in un paese della diocesi,
e da oltre due anni, puntualmente, e sottolineo puntualmente, con il proprio coniuge,
si reca tutte le domeniche (e/o
sabati) alla Messa celebrata da
un amico sacerdote.
Ella in proposito, mi potrà dire
che tutto ciò ricade nella normalità della vita di un cristiano, se
non fosse che io, prima di frequentare la parrocchia di questo
sacerdote e di ascoltare i suoi
insegnamenti, tratti dal Vangelo
e dagli stessi messaggi di Papa
Francesco, assolutamente non
avevo alcun interesse per le
omelie/fotocopia di altre sentite
in tutto il corso della mia vita.
Tenga conto che ho superato i
sessant’anni. […]
Dopo una brutta esperienza con
la Chiesa, ho semplicemente
rivolto le mie preghiere di una
vita direttamente a Dio senza
ausilio di intermediari giacché
uomini/preti incapaci di volare
oltre la loro dimensione terrena
ed in particolare essere affrancati veramente dai difetti umani che abbondano in ognuno di
noi.
Mi sono chiesto, perché riesco
ad ascoltare il mio amico sacerdote e non gli altri? […]
Evidentemente la risposta è
tutta nella semplicità dei ragionamenti che sento nella sua
parrocchia del collegamento e
quindi dell’attualizzazione del
Vangelo alla vita quotidiana di
oggi, e della giusta asprezza
ma sempre con modi gentili
soppesati che ho potuto sentire
ed apprezzare da lui.
Forse esagero, ma vi è un parallelo evidente che io colgo tra
quanto insegna Papa Francesco (che ammiro) e questo parroco.
Ella Ill.mo Monsignore, con la
Sua decisione, apre una forte
incognita sul futuro della Comunità parrocchiale in trattazione.
Io sicuramente non vi andrò
più, giacché andare a Messa
significa ascoltare con piacere
la Parola di Dio e non sentirsi
costretti alla noia di omelie dal
sapore burocratico di cui oggi
sono piene le chiese.
Ritornerò a pregare direttamente Dio come ho sempre fatto da
una vita, posto che l’alternativa
(Papa Francesco) non è proprio in prossimità di questo territorio.
Mi perdoni, oltre agli errori di
sintassi, lo sfogo entro la presente, ma dovevo farlo giacché
su di Ella ricade nel bene e nel
male ogni responsabilità futura
della comunità in questione.
Con devozione ed affetto La
saluto vivamente
Lettera firmata
La ringrazio per aver scritto
con coraggio questa lettera.
In essa riscontro la sintesi di
tanti altri scritti similari, per
le lamentele che li caratterizzano, tutte rispettabili per la
testimonianza di affetto sincero che lega ogni scrivente
al suo parroco in partenza
verso un’altra comunità. Tutte, fondamentalmente dentro
una verità storica della Chiesa, nella sua struttura gerarchica non sempre compresa,
né forse, per via di certe scelte, pur doverose, facilmente
comprensibile.
Venendo a Lei, nella lettera
individuo da una parte il suo
lungo percorso alla ricerca
di Dio, con l’approdo ad una
chiesa e parroco che lo hanno come affascinato. Anch’io
ripeto a Lei la domanda che si
è posto: perché solo in quella
chiesa e con quel sacerdote
ha sperimentato qualcosa dei
Misteri della fede cristiana?
Le ragioni che Lei adduce
appaiono come mediazioni
sapienti della Parola di Dio,
e tanto più convincenti ove
proposte dall’amico sacerdote.
Mi consenta, tuttavia, di invitarLa a tornare da questo
amico sacerdote da me trasferito e perciò in partenza
per farsi aiutare ad aprire gli
occhi e a dilatare il cuore a
tutta al Chiesa e a tutti i sacerdoti, chiunque siano, per
abbracciarli con lo sguardo
e con tutto l’affetto possibile; soprattutto, imparando la
lezione che certamente l’amico sacerdote più volte le ha
fatto: il centro della nostra
fede è Gesù Cristo, Figlio di
Dio e nostro Salvatore. Smettendo il suo cammino di fede,
sembra che Lei voglia ridurre
questo dono alla persona del
sacerdote che ha incontrato e
che lo ha portato a Cristo.
Mi dia retta: appena il suo
amico farà il suo ingresso da
parroco nella nuova comunità affidata, vada a chiedergli
che cosa Lei deve fare perché
la folgorazione di quel giorno
diventi un fuoco che mai più
si spegne, nella parrocchia
dove lo incontrò e in ogni altra dove Lei – ne sono certo!
– continuerà ad esercitare la
sua fede, bisognosa di crescita e di maturazione.
Quanto a me, mi assumo tutta la responsabilità su quella parrocchia e sulla diocesi
che mi è stata affidata. Preghi
perché il Pastore e il gregge
siano e operino secondo il
cuore di Dio.
(+ ppa)
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dal Lunedì al Venerdì, dalle 9,30 alle 13,30, il seguente numero di telefonia mobile (o tutto il giorno tramite
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N.35 | ANNO CV
LIBERTÀ
PERIODICO ARCIDIOCESI DI SASSARI
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ARCIDIOCESI DI SASSARI
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n.9 - 13/10/2008
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Caporedattore: Mario Simula
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Gruppo redazionale: Gian Franco Addis, Antonio Brundu, Mariantonia Fara, Francesco Marruncheddu, Pietro Meloni, Marcello Mura, Michele Spanu
Hanno collaborato a questo numero: Gian Franco Addis, Paolo Atzei, Antonio Brundu, Pierangelo Casu, Mariantonia Fara, Lidianna Fiori, Antonio Loriga, Francesco Marruncheddu,
Marcello Mura, Pierangelo Muroni, Emanuele Piredda, Mario Simula, Michele Spanu, Leonarda Tola.
Direzione e Amministrazione L.go Seminario 2/a 07100 Sassari
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16/2003, vi informiamo che i
dati in nostro possesso saranno mantenuti riservati e verranno trattati esclusivamente
per soddisfare gli obblighi previsti dalla normativa in vigore.
Primo Piano
>>> continua da pag. 1
tra” nel 2013, era stato ricostruito con fondi straordinari della
Protezione civile e riaperto al
traffico pochi mesi dopo quella
tragica alluvione.
Le immagini dell’abbattimento del ponte sono state riportate da tutti i giornali nazionali,
diventando allo stesso tempo
un esempio di spreco di denaro
pubblico e di mancanza di lungimiranza. Come si può ricostruire un’opera subito dopo un’alluvione senza tenere conto del
fatto che quest’opera deve essere in grado di reggere a una
nuova emergenza dello stesso
tipo? La domanda è legittima, e
a poco servono le prese di distanze o gli scarichi di responsabilità. In tutto il resto del mondo, le strutture danneggiate da
un fenomeno naturale vengono
riprogettate appositamente prima di essere ricostruite. Basti
pensare a ciò che è avvenuto
ad Assisi, dove tutte le case del
centro storico della città sono
oggi a prova di terremoto.
A Olbia, evidentemente, la ricostruzione non ha tenuto conto delle “richieste” dell’ambiente. Da parte sua, il sindaco Giovannelli si è affrettato a spiega-
>>> continua da pag. 1
re: “Sin dal 2013 avremmo dovuto realizzare un altro tipo di
intervento, però ci fu detto dalla
Struttura commissariale della
Protezione civile che si poteva
intervenire solo per ripristinare
le opere. In quel caso ci è stato
risposto con una certa rigidità
e illogicità. In questi giorni – ha
detto alla stampa - si è verificato un fatto straordinario, il ponte con i tubolari ha manifestato
i suoi limiti e ho così deciso per
la demolizione”. Nel frattempo,
la Procura di Tempio Pausania
ha già disposto l’acquisizione
degli atti per fare chiarezza su
quanto accaduto.
Se la lezione dell’alluvione
del 2013 non è stata compresa
sino in fondo per quanto riguarda le infrastrutture, la grande
prova di solidarietà di quei giorni è ancora impressa nell’animo degli olbiesi e di tutti i sardi.
Anche in occasione dell’ultima
ondata di maltempo, tutte le
associazioni di volontariato si
sono immediatamente mobilitate per dare una mano alle
famiglie in difficoltà. Perché la
solidarietà umana, a differenza
di certi ponti, è capace di resistere alle emergenze.
Non è una cosa di poco conto se la Figc ha addirittura autorizzato l’allargamento della
quota di giocatori extracomunitari fino a portarla al 100% della
formazione.
Si perché anche Carlo Tavecchio, Presidente di Federcalcio, ha intravisto la bontà
dell’iniziativa, regalando alla
società tutta sassarese la possibilità di nascere e giocare.
Agli allenamenti non mancano mai Pierpaolo Cermelli
e Fabiana Denurra, rispettivamente Presidente e vice, sia
della squadra che del centro
di accoglienza che ha sede
nella zona industriale di Predda Niedda.
Quei ragazzi, che oggi corrono sul campo in erbetta,
sono terribili, inimmaginabili, e
se oggi li vediamo goffi e poco
esperti nel dribbling e nella
comprensione degli schemi
proposti dal mister Mauro Fanti, non dimentichiamo da dove
arrivano. Con quelle gambe
con cui inseguono il pallone,
sono scappati dalla guerra,
dalla miseria e dalla morte.
Ad aiutare il mister è sempre presente Jallow Aladaje,
che fa da traduttore. “Non
m’interessa se prima di vedere dei risultati in campo ci sarà
da lavorare sodo – dichiara
Mister Fanti, ex portiere - alcuni di questi giovani, età media
ventitrè anni, sino a qualche
giorno fa giocavano a piedi
nudi sull’asfalto, e quando
abbiamo iniziato le prime partitelle molti di loro correvano
dietro alla palla come fanno i
bambini”.
Non c’è desiderio di primeggiare in questi giovani, c’è solo
voglia di vivere, di ricominciare a sperare e, se possibile, di
iniziare a costruire un futuro
migliore.
Il mondo del calcio, purtroppo anche quello dilettantistico,
è spesso teatro di lotte, risse
e proteste. La speranza della
Pagi è anche quella di trasmettere un messaggio davvero positivo in un mondo che ne ha
bisogno. C’è qualcosa di peggio che perdere una partita e
questi ragazzi lo sanno. Forza
Pagi!
Laudato si’: la relazione della persona con la Terra/5
IL VANGELO DELLA CREAZIONE
Mons. Antonio Loriga
D
ividiamo in alcune parti
il secondo capitolo che
affronta il problema della
fede, in un’ Enciclica di
per sé rivolta a tutti gli uomini di
buona volontà, quindi anche atei,
proprio perché, come afferma il
pontefice, le convinzioni di fede e
le religioni possono offrire un indispensabile contributo “per una
ecologia integrale”.
Questo secondo capitolo presenta sette punti distinti e complementari che appunto proponiamo
in interventi specifici e che si sofferma, di fatto, in una prospettiva
antropologica cristiana di base.
In questo intervento iniziale raccogliamo dunque i primi due momenti essenziali relativi alla visione biblica e quindi cristiana della
creazione, in cui l’uomo rimane al
centro ed è posto in rapporto fondamentale con il Dio Creatore e
con la creazione stessa.
Il Papa dunque riconosce che
la crisi ecologica attuale, nelle sue
cause, per essere affrontata e risolta, deve essere vista tenendo
conto anche di una “vita interiore”,
di una “spiritualità”, e di una “saggezza religiosa”, in modo da realizzare un rapporto fondamentale
tra “scienza e fede”, tenendo conto
della stessa dottrina sociale della
Chiesa. Le convinzioni di fede offrono ai cristiani, e ad altri credenti, “motivazioni alte” per prendersi
cura della natura e dell’ambiente,
anzi fanno parte della fede cristiana stessa i doveri e gli impegni
“nei confronti della natura e del
Creatore” (nn. 62-64).
Quindi l’enciclica in un secondo
punto più ampio affronta la realtà
biblica in rapporto all’argomento,
evidenziandone la “sapienza” profonda. Non vuole certo proporre
l’intera teologia sulla Creazione,
ma mettere in luce alcuni riferimenti biblici essenziali, in una relazione più direttamente antropologica, come “rapporto dell’essere
umano con il mondo”. Ad iniziare
dal libro della Genesi con il piano
di Dio che include ‘l’umanità’, in
particolare la creazione dell’uomo da cicli che si ripetono senza sene della donna, affermando poi che so!” Dobbiamo riconoscere che
ciò era “cosa molto buona”. L’af- ciascuno di noi è voluto, ciascuno
fermazione biblica fondamentale è amato, ciascuno è necessario
è che “ogni essere umano è stato (cfr. Benedetto XVI),
creato per amore, fatto a immagiPurtroppo la realtà del peccane e somiglianza di Dio”. Pertanto to ha sconvolto tutto all’interno
la persona umana acquista “un’im- dell’uomo, e nella sua relazione
mensa dignità”, “una dignità infini- con Dio, con il prossimo e con la
ta”.
terra. Nel rapporto tra essere umaRifacendosi al Catechismo della no e natura si è creato un conflitto.
Chiesa Cattolica, riporta un’impor- Anche a questo punto viene ricortante espressione: ogni creatura dato San Francesco d’Assisi, il
umana “è capace di conoscersi, di quale, secondo l’espressione forte
possedersi, di liberamente donarsi di San Bonaventura, attraverso la
e di entrare in comunione con al- riconciliazione universale con tuttre persone”. E in particolare papa te le creature era stato riportato in
Francesco poi continua: “Che me- qualche modo allo stato di innoravigliosa certezza è sapere che la cenza originale. Pertanto anche gli
vita di ogni persona non si perde in attacchi contro la natura sono, in
un disperante caos, in un mondo un certo senso, conseguenza del
governato dalla pura casualità o peccato d’origine.
>>> continua nel prossimo numero
3
4
Politica&Società
Libertà | 6 OTTOBRE 2015 | Anno CV | numero 35
La ‘geografia’ di Alitalia
A cura di Michele Spanu
IN BREVE
TRASPORTI / VERSO
IL RIASSORBIMENTO
DEL PERSONALE SAREMAR
Il riassorbimento del personale Saremar
sarà possibile grazie a una clausola che
verrà inserita nella procedura di gara per
la gestione dei collegamenti con le isole
minori. Lo ha ribadito l’assessore ai Trasporti Massimo Deiana durante l’incontro tenuto nei giorni scorsi al municipio
di Carloforte. “L’opportunità di essere
riassunti, in base alle condizioni previste dalle norme e dal contratto collettivo
nazionale, riguarderà tutti i lavoratori a
tempo indeterminato”, ha detto Deiana.
La soluzione tecnica per salvaguardare
l’occupazione è stata esaminata sotto
il profilo amministrativo e giuridico ed è
rispettosa degli orientamenti in materia
espressi dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato.
EDITORIA / RIPRENDE IL TAVOLO
DI CONFRONTO
L’assessore della Cultura, Claudia Firino, ha incontrato a Cagliari i rappresentanti del Tavolo dell’editoria per proseguire il confronto sull’aggiornamento
della legge 22/1998. “Dopo l’ultimo incontro, e durante la pausa estiva - ha
detto l’assessore Firino - è stato fatto un
lungo e dettagliato lavoro, con il grande
supporto della struttura dell’assessorato
e con gli stessi operatori del settore, che
ci hanno aiutato a individuare meglio le
criticità e le necessità in ogni ambito
dell’editoria. Ogni realtà ha le sue dinamiche, dalle tv alle radio, ai giornali on
line, ma voglio sottolineare che c’è grande attenzione per ogni ramo del settore,
e che è mia intenzione chiudere quanto
prima e positivamente questa partita”.
SANITÀ / VERTENZA SANTA MARIA
BAMBINA DI ORISTANO
“Avremo massima attenzione per la
qualità dell’assistenza finora prestata
dal Santa Maria Bambina a pazienti di
tutta la Sardegna, pagando per le attività svolte. Occorre studiare un percorso
giuridico-amministrativo che consenta
alla struttura di riabilitazione di operare,
tenendo conto del reparto della stessa specialità che ha il San Martino”. E’
quanto dichiarato dall’assessore regionale della Sanità, Luigi Arru, in visita
al Santa Maria Bambina di Oristano.
L’esponente della Giunta Pigliaru si
è confrontato con Monsignor Ignazio
Sanna e con i vertici della struttura.
MIGRANTI / NUOVI SBARCHI
NEL SULCIS
Nuovi sbarchi di migranti nel Sulcis.
Nove stranieri sono sbarcati nella zona
di Porto Pino, mentre altre sette persone sono arrivate a Capo Teulada. I primi sono stati rintracciati dai carabinieri,
i secondi dai militari dell’Esercito che
hanno anche recuperato la piccola imbarcazione utilizzata per la traversata.
I migranti, ai quali si sommano altri due
che sono sbarcati subito dopo, sono
già stati trasferiti al Centro di prima accoglienza di Elmas. Nei giorni scorsi,
sempre nella stessa zona, era arrivata
un’altra imbarcazione con a bordo 12
persone.
SARDEGNA CANCELLATA
S
ardegna dimenticata.
La nostra isola non è
presente nella cartina
delle regioni italiane
sulla rivista di bordo Alitalia,
in lingua giapponese, realizzata per i passeggeri del volo
Tokyo-Roma.
La segnalazione è partita da
Facebook grazie a una coppia
di sposi di Sassari in viaggio di
nozze e in poco tempo ha fatto il giro del web, insieme con
la foto della rivista, suscitando
rabbia e prese di posizione.
Il deputato di Unidos, Mauro
Pili, ha condiviso la notizia sul
web con queste parole: “Sardegna cancellata. Inesistente.
Niente eventi e niente cartina.
Uno schiaffo da parte di Alitalia
che costituisce un vero e proprio affronto dopo le decine di
milioni di euro che la Regione
sarda regala a questa compagnia aerea. Il risultato è vergognoso: cancellati. Il Governo e
la Regione inesistente - prosegue il deputato - intervengano
immediatamente per cancellare questa vergogna offensiva
per la Sardegna. Un danno
d’immagine che va perseguito
in ogni modo. Ho appena trasmesso un’interrogazione al
Ministro delle infrastrutture per
chiedere un immediato intervento. Usano i soldi dei Sardi
per cancellare la Sardegna e
questo è inaccettabile”.
La compagnia di bandiera si è prontamente scusata
con una nota: “Si tratta di un
errore di stampa ed è quindi
del tutto fuori luogo parlare di
volontarietà, soprattutto considerato l’interesse di Alitalia
di offrire ai passeggeri provenienti dall’estero collegamenti in prosecuzione verso
tutte le destinazioni servite
a livello nazionale e internazionale, Sardegna ovviamente inclusa. Alitalia si scusa
dell’errore e conferma di aver
avviato una serie di verifiche
con l’editore giapponese della rivista per comprenderne
le ragioni e assicurarsi che
simili errori non si ripetano in
futuro”.
Alitalia sottolinea inoltre che
la Sardegna compare sulle pagine dedicate alla rete globale
di collegamenti di Alitalia, pubblicate sulla rivista di bordo in
lingua giapponese “Passione”,
prodotta da un editore indipendente. “Per Alitalia – prosegue
la nota - la Sardegna è un territorio strategico che come tale
viene promosso al pari di tutti i
territori che esprimono il patrimonio turistico e culturale del
Paese. Per questo Alitalia ha
dedicato alla Sardegna, e in
particolare alla Costa Smeralda, uno speciale sul numero di
luglio di “Ulisse”, il mensile in
lingua italiana e inglese a bordo di tutti i voli Alitalia. E alla
Sardegna Alitalia ha deciso
di dedicare un altro speciale
che sarà pubblicato su uno dei
prossimi numeri di “Passione”
distribuito sui voli da e per Tokyo”.
Maltempo in Sardegna
PIGLIARU RINGRAZIA I VOLONTARI
“D
urante
l’emergenza
causata
nei giorni scorsi dall’ondata di
maltempo, le associazioni di
volontariato hanno fatto un lavoro straordinario e meritano
un ringraziamento particolare”.
Le parole di ringraziamento
vengono dal presidente della
Regione, Francesco Pigliaru
che, in apertura della riunione dell’Osservatorio regionale
del volontariato, negli uffici di
viale Trento, ha sottolineato il
prezioso lavoro compiuto da
molti uomini e donne in occasione dell’ondata di maltempo
che ha colpito l’isola nei giorni scorsi-. “Il sistema Sardegna, tutto insieme, ha fatto
un grande balzo in avanti”, ha
affermato il presidente sottolineando, insieme all’apporto
dei volontari, l’importanza del
coordinamento da parte del
Centro funzionale decentrato
della Protezione civile, attivo
da gennaio.
“Tutti hanno saputo collaborare al meglio e i cittadini hanno mostrato molta più consapevolezza rispetto al passato
– ha concluso -. Ora abbiamo
un vademecum prezioso sui
comportamenti da adottare
nei casi di emergenze, che
presenteremo a tutti gli studenti nell’ambito del progetto
Iscola. Anche per questa iniziativa l’aiuto del volontariato
sarà fondamentale”.
Il governatore ha sottolineato con particolare soddisfazione l’importanza dell’istituzione
del Centro Funzionale Decentrato, un servizio fondamentale per garantire un monitoraggio costante della situazione
meteo e idrologica, che è alla
base delle attività della Protezione Civile.
Il Centro, che un Decreto
della presidenza del Consiglio
dei ministri del 2004 imponeva di istituire a tutte le Regioni, è stato inaugurato dalla
giunta Pigliaru nel 2014 (con
ben dieci anni di ritardo) e ha
iniziato a funzionare in forma
completamente
autonoma
dal 1 gennaio del 2015. I suoi
compiti sono di prevenzione
e di gestione dell’emergenza
tramite la condivisione di tutte
le informazioni di natura fisica,
metereologica e territoriale. I
dati vengono interpretati attraverso una modellistica sofisticata per poi essere inviati alla
sede della Protezione civile,
che rimane l’unico soggetto in
grado di lanciare un’eventuale
allerta.
Arte
5
Convegno di studi ad Ardara
500 ANNI DI STORIA, ARTE, FEDE
di S. Pietro di Sorres e nel
1503 arciprete di S. Antioco di
Bisarcio.
Ad
approfondire
queste
notizie storiche e ad offrire
nuove piste di ricerca in ambito
scientifico, sia dal punto di vista
storico che artistico e teologico,
il Convegno di studi celebratosi
ad Ardara, proprio all’interno
della stessa basilica, venerdì
25 settembre, in occasione
delle celebrazioni per i 500
anni del Retablo Maggiore.
Evento che ha fatto registrare
la partecipazione di numerose
persone, tra studiosi e semplici
appassionati dell’arte e della
cultura provenienti da ogni parte
della Sardegna e dall’estero.
Organizzato
dal
parroco
Mons. Tonino Cabizzosu, in
collaborazione con il Comune di
Ardara e altri enti, il convegno
ha visto succedersi alla cattedra
CAMPAGNA
ABBONAMENTI
A LIBERTÀ
Abbonarsi è semplice e
conveniente. Per ricevere
il settimanale direttamente a casa vostra, con uno
sconto rispetto all’acquisto diretto! Ecco le cifre:
2015
Ordinario
Sostenitore
Estero
Benemerito
€ 30,00
€ 50,00
€ 50,00
€ 100,00
indirizzati a una più specifica
conoscenza del Retablo gli
interventi del Prof. Andrea
Pala, del catalano Juan Bosch
Bellbona, dell’Università di
Girona, del Prof. Mauro Salis.
La seconda sessione si è
aperta con l’Elogio della Basilica
di Santa Maria del Regno del
saggista Bernardo De Muro.
Si sono quindi alternate le
relazioni di Alessandro Paolini,
Lucia Siddi, Francesca Pirodda,
don Pierangelo Muroni, Marisa
Porcu Gaias, Stefano Tedde.
A partire da un’analisi della
società del ‘400, per continuare
con una puntuale disamina
artistica del Retablo Maggiore,
del Minore, degli affreschi e della
statua lignea della Vergine, sino
ad approdare ad una lettura
mistagogica e tipologica del
Retablo stesso, si è entrati con
precisione e grande accuratezza
nell’analisi dell’opera, oggetto
di studio, stimolando ancor di
più l’interesse e l’attenzione del
pubblico su questo splendido
capolavoro che, insieme alla
Basilica che lo custodisce, è
stato per secoli al centro della
fede, della storia, dell’arte e
della cultura del nostro popolo
e meta di numerosi visitatori
che da ogni parte approdano
al paesino del Goceano per
scorgere,
attraverso
l’arte
umana, un pezzo di cielo.
Don Pierangelo Muroni
Potete effettuare il vostro Oppure attivate il vostro
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07100 - SASSARI
GRAZIE
C
hi si trova a transitare
nei pressi del paese
di Ardara, non può
non fare una tappa
alla splendida Basilica di N.S.
del Regno, gioiello del periodo
medioevale, oltre che per
invocare l’intercessione della
Vergine Maria anche per fare
esperienza di fede attraverso
la contemplazione del noto
Retablo Maggiore, posto nella
zona absidale del presbiterio
della basilica stessa.
Complesso pittorico di rara
bellezza, collocato nella basilica
nell’anno 1515, secondo la data
riportata nella predella, viene
attribuito all’artista Giovanni
Muru e al committente Joan
Cataholo che ne avrebbe
affidato l’incarico. Quest’ultimo
fu probabilmente dignitario
di rilievo in quanto, nel 1489,
risulta canonico della chiesa
insigni docenti di diverse
università nonché esperti di arte
che, approcciando il tema del
retablo da diversi punti di vista,
hanno offerto uno spaccato sugli
studi che sino ad oggi hanno
avuto quale oggetto l’opera
stessa, della quale hanno posto
in rilievo la preziosità artistica
e l’alto valore dal punto di vista
religioso.
Ad aprire i lavori il neo
eletto vescovo della diocesi di
Ozieri, Mons. Corrado Melis, il
quale ha posto l’accento sulla
importanza
dell’arte
sacra
sarda, ed in particolare del
Retablo di Ardara, nella cornice
della Chiesa che è in Sardegna.
A seguire, il saluto di Mons.
Cabizzosu e del sindaco del
paese, Francesco Dui, che
hanno dato il benvenuto ai
numerosi convenuti.
In apertura della prima
sessione dei lavori, coordinati
dal professor Giuseppe Meloni
del dipartimento di Storia
e
Letteratura
dell’ateneo
sassarese, le relazioni del
Prof. Alessandro Soddu e
dell’archeologo Marco Milanese
che hanno delineato la storia
di Ardara dal periodo giudicale
a quello feudale e illustrato i
risultati degli scavi in atto nel
palatium, a lungo sede del
Giudice di Torres e nei resti del
castello i cui ruderi risalgono
all’inizio del secondo millennio.
Di carattere più generale e
IBAN IT 78 Y076 0117
2000 0009 1752 402
6
Territorio
Libertà | 6 OTTOBRE 2015 | Anno CV | numero 35
50 anni fa moriva Giovannino Fiori
IL “SINDACO SANTO” DI PORTO TORRES
Il 25 settembre S.E. mons.
Pietro Meloni ha celebrato la
Santa Messa nel 50° anniversario della morte di Giovannino Fiori nella Parrocchia di
Cristo Risorto a Porto Torres.
È seguito l’ascolto delle testimonianze di sacerdoti e persone che lo hanno conosciuto e stimato.
Riportiamo il ricordo di Mons.
Meloni e stralci della testimonianza di Lidianna, figlia
maggiore di Giovannino Fiori.
C
inquant’anni fa il 25
settembre 1965 moriva
a Porto Torres Giovannino Fiori, sindaco della città, grande educatore nella
famiglia, nella Chiesa, nell’Azione Cattolica. Partiva dalla città
terrena verso il cielo alla giovanissima età di 34 anni, quando
la sua vita era già ricca di bontà
umana e cristiana, di amorevole
entusiasmo apostolico, di dedizione al bene comune della
società.
La sua famiglia era in boccio e l’amore per Annina aveva dato il suo bel frutto nella
nascita della piccola Lidianna,
quando la morte bussò alla sua
porta mentre stava per nascere
la seconda figlia, che lui voleva
chiamare Luisita. Insieme con
la sua sposa la affidò all’amico
Pietro Meloni perché fosse il
padrino, accanto a Placida Perda, di questo suo nuovo “gioiello”, che nacque due mesi dopo
la sua morte e che la mamma
chiamò Giovanna Luisita.
Nella comunità di San Gavino Giovannino Fiori fu insigne
testimone di vita cristiana, nella
Gioventù di Azione Cattolica divenne “Delegato Aspiranti” con
una grande passione educati-
va, nella Scuola fu straordinario
“maestro” di cultura e di vita, nei
Campi-Scuola sul Monte Limbara guida simpaticissima delle
gite, dei giochi, delle preghiere.
E condiva i suoi incontri con i
ragazzi e con i giovani di quella
vena di “bainzina” ironia che suscitava in tutti l’allegria.
Sindaco “per acclamazione”
della comunità di Porto Torres,
che si apriva in quel tempo al
nuovo sviluppo, con la semplicità della sua famiglia di pescatori
coltivò la giustizia, mostrando
che il nuovo benessere doveva
raggiungere soprattutto i deboli
e i poveri, ponendo sempre al
primo posto la dignità della persona umana. La comunità sociale ed ecclesiale di “Santu Bainzu” ha vissuto con lui un tempo
importante della sua storia.
Mons. Pietro Meloni
Vescovo Emerito
50
anni fa Giovannino
Fiori ha raggiunto
la meta che ogni
vero cristiano desidera fortemente: realizzare
il significato della propria esistenza nell’incontro irreversibile e gioioso con la persona
di Gesù Risorto…Giovannino
non è, o perlomeno non è solo
vivo nei nostri cuori (una magra
consolazione che lascio ai non
credenti), ma è realmente vivo
secondo modalità fisiche che a
noi, per ora, non è dato di conoscere… Lui amava in particolare, tra gli scritti del Nuovo Testamento, la lettera di Giacomo.
Tutta la sua pur breve vita, di 34
anni, sia quella privatissima fra
le mura domestiche, sia quella
pubblica e politica, era totalmente impregnata dallo spirito
della lettera di Giacomo: e cioè
che la fede deve incarnarsi nella vita e la vita deve lasciarsi
plasmare dalla fede. Mio padre
un giorno scrisse: “mi voglio
fare santo” e questo suo desiderio si tradusse nell’impegno
a favore dei giovani, soprattutto
di Azione Cattolica; nella vocazione matrimoniale vissuta secondo il magistero della Chiesa;
nella politica come giovane sindaco che toglieva tempo anche
a moglie e figlia piccola pur di
dedicarsi al bene comune; nella
preghiera personale e nella partecipazione assidua alla Santa
Messa ovunque si trovasse;
nell’attenzione alla cultura laica
del suo tempo e nella risposta
cristiana a questa cultura. Ad
un potente di turno che cercò
di corromperlo con una borsa
piena di denaro mio padre disse
– e scrisse – “…sul comodino di
mia moglie c’è il Vangelo”.
Una borsa piena di denaro
che fu ripetutamente offerta e
che i miei genitori (che viveva-
no del loro modesto stipendio)
neppure aprirono…Mio padre
sapeva bene che “chi vuole essere amico del mondo si rende
nemico di Dio…“Sicuramente
in Giovannino Fiori le virtù cardinali e teologali si realizzarono prima che invecchiasse..
Pratico’ le opere di misericordia dall’infanzia fino a quando,
giovane maestro carcerario,
donò il suo umico cappotto ad
un detenuto che non possedeva alcun indumento, tranne che
la divisa del carcere; le ultime
parole da lui pronunciate furono
i nomi santi di Gesù e Maria!!
Con queste opere mio padre ha
mostrato la sua fede...Ringrazio
mia madre per averne seguito
l’esempio nella vita pubblica e
privata e averci sempre parlato
di lui, e mia sorella Giovanna
Luisita per il tempo dedicato al
bene comune secondo lo spirito
insegnatoci da nostro padre.
Lidianna Fiori
Ganau incontra il nuovo Comandante Domenico Pintus
CONFRONTO SUL TEMA DELLE SERVITÙ
I
l presidente del Consiglio
regionale della Sardegna,
Gianfranco Ganau ha ricevuto in visita ufficiale il nuovo comandante del CMA Sardegna, il Generale di Divisione
Giovanni Domenico Pintus.
Nominato da poco alla guida
del Comando Militare Autonomo della Sardegna, il Generale
Pintus, originario di Abbasanta,
è il secondo sardo ad assumere
il prestigioso incarico. Al centro
del lungo colloquio con il massimo rappresentante dell’Assemblea sarda il tema delle servitù
militari nell’isola e la necessità
di procedere ad una progressiva dismissione delle aree
attualmente interessate dalle
esercitazioni militari.
“Noi siamo profondamente
convinti che la Sardegna – ha
sottolineato il presidente Ganau
– non debba più portare addosso questo peso, il 68% del totale delle servitù militari dell’intera
nazione è davvero troppo, con
la conseguente forte limitazione della sovranità territoriale e
delle possibilità di sfruttamento
e valorizzazione di vaste ed importanti aree dell’isola”.
Da qui la necessità di capire,
così come sta opportunamente
contrattando la Giunta regionale - ha spiegato il presidente
Ganau – quali siano le aree e le
strutture militari strategicamente utili o indispensabili per ragioni di interesse nazionale per
procedere ad un progressivo alleggerimento delle servitù».
Massima disponibilità al confronto per una riflessione comune sul tema è stata dimostrata
dal Gen. Pintus che ha però
chiarito come la questione abbia ora assunto una valenza politica e non più tecnica.
“Le Forze Armate così come
accade in tanti altri ambiti civili
e professionali sfruttano anche
per le esercitazioni l’ambiente
virtuale – ha spiegato il Generale Pintus – con un utilizzo sempre più frequente dei simulatori
sia per ragioni di opportunità ma
anche per una sempre più necessaria riduzione dei costi”.
Magistero del Papa
INTERVENTI DI FRANCESCO
SPIRITO DI COLLEGIALITÀ
E SINODALITÀ
La Chiesa riprende oggi il dialogo iniziato con la convocazione
del Sinodo Straordinario sulla
famiglia – e certamente anche
molto prima – per valutare e riflettere insieme sul testo dell’Instrumentum laboris, elaborato
a partire dalla Relatio Synodi e
dalle risposte delle Conferenze
Episcopali e degli organismi
aventi diritto.
Il Sinodo, come sappiamo, è un
camminare insieme con spirito di collegialità e di sinodalità,
adottando
coraggiosamente
la parresia, lo zelo pastorale e
dottrinale, la saggezza, la franchezza, e mettendo sempre
davanti ai nostri occhi il bene
della Chiesa, delle famiglie e la
suprema lex, la salus animarum
(cfr Can. 1752).
Vorrei ricordare che il Sinodo
non è un convegno o un “parlatorio”, non è un parlamento
o un senato, dove ci si mette
d’accordo. Il Sinodo, invece, è
un’espressione ecclesiale, cioè
è la Chiesa che cammina insieme per leggere la realtà con gli
occhi della fede e con il cuore di
Dio; è la Chiesa che si interroga
sulla sua fedeltà al deposito del-
la fede, che per essa non rappresenta un museo da guardare
e nemmeno solo da salvaguardare, ma è una fonte viva alla
quale la Chiesa si disseta per
dissetare e illuminare il deposito
della vita.
Il Sinodo si muove necessariamente nel seno della Chiesa e
dentro il Santo Popolo di Dio di
cui noi facciamo parte in qualità
di pastori, ossia servitori.
Il Sinodo inoltre è uno spazio
protetto ove la Chiesa sperimenta l’azione dello Spirito
Santo. Nel Sinodo lo Spirito parla attraverso la lingua di tutte le
persone che si lasciano guidare
dal Dio che sorprende sempre,
dal Dio che rivela ai piccoli ciò
che nasconde ai sapienti e agli
intelligenti, dal Dio che ha creato la legge e il sabato per l’uomo e non viceversa, dal Dio che
lascia le novantanove pecorelle
per cercare l’unica pecorella
smarrita, dal Dio che è sempre
più grande delle nostre logiche
e dei nostri calcoli.
Ricordiamo però che il Sinodo potrà essere uno spazio
dell’azione dello Spirito Santo
solo se noi partecipanti ci rivestiamo di coraggio apostolico,
umiltà evangelica e orazione
fiduciosa.
L’approfondimento
Il coraggio apostolico che non
si lascia impaurire né di fronte
alle seduzioni del mondo, che
tendono a spegnere nel cuore
degli uomini la luce della verità sostituendola con piccole e
temporanee luci, e nemmeno
di fronte all’impietrimento di alcuni cuori che - nonostante le
buone intenzioni - allontanano
le persone da Dio. «Il coraggio
apostolico di portare vita e non
fare della nostra vita cristiana
un museo di ricordi» (Omelia a
Santa Marta, 28 aprile 2015).
L’umiltà evangelica che sa
svuotarsi dalle proprie convenzioni e pregiudizi per ascoltare i fratelli Vescovi e riempirsi
di Dio. Umiltà che porta a non
puntare il dito contro gli altri per
giudicarli, ma a tendere loro la
mano per rialzarli senza mai
sentirsi superiori ad essi.
L’orazione fiduciosa è l’azione
del cuore quando si apre a Dio,
quando si fanno tacere tutti i nostri umori per ascoltare la soave
voce di Dio che parla nel silenzio. Senza ascoltare Dio tutte le
nostre parole saranno soltanto
“parole” che non saziano e non
servono. Senza lasciarci guidare dallo Spirito tutte le nostre
decisioni saranno soltanto delle “decorazioni” che invece di
esaltare il Vangelo lo ricoprono
e lo nascondono. (Introduzione
al Sinodo per la Famiglia, 5 ottobre 2015)
di Don Francesco Marruncheddu
NEL CUORE DEL SINODO
S
iamo entrati nel cuore del
Sinodo. Mentre Libertà va
in stampa infatti, in Vaticano sono da poco iniziati
i lavori dell’attesissimo Sinodo
straordinario sulla Famiglia. Da
domenica 4 ottobre, festa di San
Francesco, i 270 padri sinodali
sono riuniti per affrontare le grandi sfide della famiglia in questi
tempi così difficili. È un momento importante, un vero banco di
prova per lo stesso pontificato di
Francesco, che vive un momento
centrale del suo ministero petrino.
Entrando nell’assise, già per la
Messa in Basilica e poi nell’Aula
del Sinodo, i padri si sono detti
pronti a tutelare questo evento
dalla “tempesta della vigilia”.
Lo scandalo causato dall’ormai
ex monsignor Charamsa, già ufficiale della Congregazione per la
Dottrina della Fede e segretario
aggiunto della Commissione Teologica Internazionale, protagonista di un clamoroso ed inatteso
«coming out» omosessuale (con
tanto di compagno al seguito),
non deve diventare un secondo “caso Vatileaks”. Nessuno lo
vuole. Lo scandalo di un ufficiale
di Curia non può interferire in un
‘vero momento storico’. Il Sinodo,
afferma un Cardinale, “non si farà
dettare l’agenda da polveroni, tranelli, colpi di coda: è il tempo di
grazia della misericordia e della
Chiesa in uscita non quello degli
scandali di Vatileaks”. Del resto
tutti i padri concordano nel tenere «ben distinta l’assise vaticana
dal caso mediatico» di Kryzstof
Charamsa. Sono «questioni separate», ribadisce netto mons.
Vincenzo Paglia, Presidente del
Pontificio consiglio per la Famiglia.
È il momento di scelte e discussioni serene e ponderate,
non condizionate da scandali
montati ad hoc alla vigilia dell’assise sinodale per mettere inquietudine negli animi e togliere serenità di giudizio. La promessa che
corre sulle bocche di tutti è una
vera rassicurazione:«Parleremo
liberamente».
Sarà certamente affrontata la
situazione familiare a tutto tondo,
inclusa l’omosessualità, ma, osserva un cardinale, è “fuorviante
collegare una vicenda individuale
ad una discussione generale”. È
ben chiara l’intenzione di concentrarsi sui temi indicati dai fedeli
nei questionari, senza deviare il
confronto su una “situazione particolare”. “Siamo in mare aperto,
ci può essere qualche turbolenza” ha affermato il Card. Lorenzo
Baldisseri, Segretario del Sinodo,
ipotizzando anche accese (e costruttive) discussioni e confronti nell’assemblea, ma sempre
nell’ottica di discutere al riparo
da strumentalizzazioni, trappole, incidenti di percorso. “Si fa la
storia, non polemiche” ha detto il
porporato.
Intanto iniziano ad essere conosciute alcune posizioni emerse
in questi primi giorni. Nella relazione introduttiva nella prima sessione di lavoro per il Card. Peter
Erdö, Arcivescovo di Budapest e
Relatore generale del Sinodo, le
coppie di divorziati risposati non
possono accedere all’Eucaristia,
non per il “naufragio del primo
matrimonio” ma a causa della
«convivenza nel secondo rapporto”. Il cardinale ha affrontato
in questi termini uno dei temi più
controversi del Sinodo.
“Se siete venuti a Roma con
l’idea di un cambiamento spettacolare della dottrina, ve ne andrete delusi”, ha detto nel briefing
coi giornalisti l’Arcivescovo di Parigi Card. Vingt-Trois. “Non è che
questo Sinodo si riunisce per non
dire nulla”, ha proseguito monsignor Bruno Forte, Arcivescovo di
Chieti-Vasto e Segretario speciale
del Sinodo. “Abbiamo l’attenzione
pastorale che ci preme fortemente. Non è un Sinodo dottrinale ma
pastorale, come lo fu il Concilio
Vaticano II”. “L’anno scorso la
lettura dei media mi è sembrata
spesso bipolare – ha proseguito
Forte - si voleva mettere in luce
sempre la presenza di due o più
partiti tra i vescovi; vorrei dirvi che
dall’interno del Sinodo non è questa la percezione: si tratta di pastori, uomini di fede che si pongono in ascolto di Dio e delle attese
e delle sfide della gente; questo
ci unisce ben più profondamente
di tutti gli accenti e le differenze”.
7
8
Magistero
Libertà | 6 OTTOBRE 2015 | Anno CV | numero 35
Interventi del Vescovo
L’ANNUNCIO DEL GIUBILEO IN UN CONTESTO DI MISSIONE
O
gni Giubileo, ispirato da
Dio, pretende di essere
accolto e interpretato
alla luce della fede e
vissuto con amore generoso verso Dio e verso il prossimo, con
speranza fervida, nutrita e incoraggiata dall’attesa vigile, fedele,
paziente dell’attuarsi delle promesse di Dio.
Da qui, l’invito per una ‘cultura’ del Giubileo (significato, storia,
racconto esperienziale,…) per
saperne individuare i valori qualificanti di grazia.
Potremmo, per esempio, riprendere in merito tutte le Bolle
d’indizione dei Giubilei di questi
ultimi cinquant’anni, dalla conclusione del Concilio ad oggi, per riconoscervi la natura e l’ispirazione divina, accolta dalla Chiesa, la
finalità salvifica, lo specifico contesto storico, i programmi proposti e le esperienze vissute.
Personalmente, cercherei, nel
nucleo significante l’evento, di cogliere l’opportunità per informare
di spirito missionario tutto il programma dell’anno: l’incontro con
i singoli, le famiglie, la comunità
parrocchiale, con la Chiesa diocesana. Tenterei di annunciare
in modo semplice, ordinario, il
dono che è e la grazia che porta
ogni Giubileo, in ultima analisi, lo
stesso Cristo pienezza di grazia,
fatto tutto giubileo, e che ci invita ad accogliere il primo e ben
noto imperativo del suo annuncio:
“Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15).
In questa prospettiva, non dovremmo mai smettere di approfondire questa essenziale finalità del Giubileo. Dovremmo far
passare e circolare la notizia da
persona a persona, di famiglia in
famiglia, in ogni comunità, in ogni
situazione e ambito di vita. È certo che la salvezza passa attraverso la risposta a ogni approccio e
invito formulato allora da Gesù e
oggi mediato dalla Chiesa con la
forza del suo Spirito: “Vieni”, “oggi
mi fermerò a casa tua”, “Dammi
da bere”, “Che cosa vuoi che io
faccia?”, “Neppure io ti condanno”, “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”, …
Penserei, fossi parroco, a una
rete di comunicazione sia tramite
i mezzi e i luoghi più moderni, sia
attraverso una personalizzazione
dell’invito.
Per quale scopo? Fare del Giubileo un’occasione di evangelizzazione nuova e conversione. Ma
bisogna promuovere bene, spiegare, favorire la disponibilità e la
docilità all’ascolto del Signore.
Sono convinto che, ancora una
volta, la grazia del Giubileo passa attraverso la fatica di un pelle-
grinaggio o di un invio di casa in
casa di missionari e missionarie
che annuncino l’anno della misericordia del Signore, il Giubileo,
appunto. Senza questa fatica,
per la stragrande maggioranza
dei battezzati appartenenti a una
comunità, non vivremo di fatto il
Giubileo, perché non siamo messi in condizione di conoscere e
valutare l’evento, coincidente con
lo stesso annuncio evangelico
di salvezza, o di buona notizia
dell’amore di Dio per ogni uomo.
Ho ben chiaro di fronte al mio
sguardo e al mio cuore di Pastore
che il termine “misericordia”, per
i più, non è conosciuto, anzi viene evitato e rimosso, per lo meno
viene accantonato nel novero della globale indifferenza. E ciò perché altre priorità personali, se non
egoistiche, del solo benessere fisico, consumistico, prevalgono e
oscurano e rendono insignificante il problema o la buona notizia
della fede cristiana. Pregiudizio
e superficialità non favoriscono
certamente l’accoglienza dell’annuncio sorprendente dell’amore
di Dio. Verso il quale oggi come
ieri non c’è nel profondo dell’uomo un rifiuto aprioristico, piuttosto
molti ostacoli reali posti dai limiti
dell’uomo e dagli attuali sistemi
di pensiero, di comunicazione, di
vita e sue prospettive.
Rendere essenziale e appetibile l’intrinseco messaggio del
termine misericordia significa ripetere che Dio è amore e come
tale si manifesta all’uomo soprattutto quando questi ha bisogno di
avvertire l’amore come tenerezza
paterna, materna, compassionevole, perdonante.
Annunciare che Dio nel Figlio
si è mostrato così, fedele fino alle
estreme conseguenze esistenziali, significa proporlo nella verità
e nella realtà del cuore umano
e della storia dove la salvezza si
attua.
La Festa di Nostra Signora della Mercede
MERCEDE O MISERICORDIA
U
na straordinaria partecipazione di fedeli caratterizza ogni anno la festa
della Madonna della Mercede, Patrona del Gremio aggregato all’Ordine Mercedario. Nella
parrocchia di San Giuseppe, che
ospita il venerato simulacro della
Madonna, è stata proposta una
solenne novena di preparazione
al termine della Santa Messa vespertina nei giorni 25 Settembre
– 3 Ottobre, accompagnata dal
canto dei tradizionali “Gosos” della
Mercede in lingua sarda. Sabato 3
Ottobre alle ore 18,30 hanno avu-
to luogo i Primi Vespri Solenni alla
presenza dei gremianti Mercedari;
ha fatto seguito la Santa Messa
della vigilia, celebrata da don Alessandro Madeddu, già componente
del Gremio. Domenica 4 Ottobre,
giorno della festa, alle ore 11 il
pontificale solenne presieduto da
Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Paolo
Atzei, Arcivescovo di Sassari, il
quale ha posto molto bene in luce i
vari aspetti del significato della parola Mercede, che significa Misericordia, e il giubileo della Misericordia che sarà aperto solennemente
in Roma dal Santo Padre.
Inoltre il nostro Arcivescovo ha
ringraziato i componenti il Gremio
per aver incrementato notevolmente il culto alla Madonna della
Mercede, culto che sfocia nella
grande festa che si celebra annualmente, e ciò nonostante l’assenza dei padri Mercedari nella
nostra città fin dal 1836. La celebrazione (alla quale era presente
anche il Sindaco) è stata accompagnata dal coro della cattedrale
di Sassari diretto da Mons. Antonio Tamponi, già esponente del
Gremio. Dopo la professione di
fede, l’Arcivescovo ha consegnato
la bandiera dall’obriere uscente,
Carlo Pirino, al subentrante, Giuseppe Tilocca.
La sera, una folla straordinaria
e festante proveniente da ogni
parte della città e da altre località
ha fatto corona alle ore 17,45 alla
celebrazione dei secondi Vespri
cantati, al termine dei quali il venerato simulacro della Madonna
è stato portato in trionfo per le vie
della città. Presenti tutti i Gremi
cittadini, centinaia di fedeli con le
fiaccole, il Gruppo “Rosa Gambella” con il costume di Sennori,
il Gruppo “Ittiri Cannedu” con il
costume di Ittiri, il Centro di Cultura Sassarese con il tradizionale
costume di Sassari, le religiose,
il corpo bandistico Luigi Canepa,
i componenti il Gremio, i vigili del
fuoco, le arciconfraternite della
Santa Croce e dei Servi di Maria,
il clero, ed infine il taumaturgo e
venerato simulacro di Nostra Signora della Mercede, scortato dai
Carabinieri in grande uniforme e
da un nutrito gruppo di ispettori ed
agenti del corpo di polizia penitenziaria e seguito da una grande folla
di fedeli oranti. Presenti, inoltre, la
Direttrice della Casa Circondariale
di Sassari, dott.ssa Patrizia Incollu ed il Comandante del Corpo di
Polizia Penitenziaria di Frosinone,
dott. Elio Rocco Mare. Il cappellano del carcere di Bancali, don
Gaetano Galia, ha provveduto a
recitare la preghiera della Madonna della Mercede composta da un
detenuto.
Al rientro in chiesa è stato cantato il “Credo” e recitato il Padre
Nostro, l’Ave Maria ed il gloria al
Padre per poter lucrare l’indulgenza plenaria concessa con decreto
del Santo Padre Francesco (alle
solite condizioni) ai partecipanti
al Pontificale Solenne del mattino
ed alla grande processione della sera. Dopo il ringraziamento ai
presenti, è stata impartita la solenne benedizione con le reliquie dei
Santi Mercedari.
Pierangelo Casu
Vita diocesana
4 ottobre, la festa del Patrono d’Italia
SAN FRANCESCO PADRE DI MOLTI FIGLI
S
ono molti i centri nella
nostra diocesi che festeggiano San Francesco d’Assisi, specialmente quelli dove si trova
una parrocchia a lui dedicata
(Sassari, Ittiri) o almeno un altare nella chiesa, in particolar
modo quelli dove è presente
il Terz’Ordine Francescano o
con una consolidata tradizione
francescana, come ad esempio a Bonorva, Mores, Sorso
ed Ittiri.
Ma è in città che le celebrazioni toccano l’apice, questo
anche grazie alla presenza
dei tre conventi francescani: i
Conventuali di Santa Maria in
Betlem, i Minori di San Pietro,
i Cappuccini a San Francesco.
Sassari è tradizionalmente
una città a forte connotazione
francescana. In tutte e tre le
chiese dei conventi, dopo una
partecipata novena di preparazione, la sera del tre ottobre
è stato celebrato il suggestivo
rito del Transito, che commemora la morte beata del Poverello, avvenuta la sera di quel
giorno, 3 ottobre 1226, alla
Porziuncola presso Assisi.
I canti e le letture rimandano a quella serata così lontana
eppure così vicina allo spirito di ogni francescano: nelle
Fonti si legge che Francesco
“si fece portare il libro dei Vangeli, pregando che gli fosse
letto il brano del Vangelo secondo Giovanni, che inizia
con le parole: Sei giorni prima
della Pasqua, sapendo Gesù
ch’era giunta l’ora di passare
da questo mondo al Padre (Gv
12,1; 13,1). E dato che presto
sarebbe diventato terra e cenere, volle che gli si mettesse indosso il cilicio e venisse
cosparso di cenere. E mentre
molti frati, di cui era padre e
guida, stavano ivi raccolti con
riverenza e attendevano il beato «transito» e la benedetta
fine, quell’anima santissima si
sciolse dalla carne, per salire
nell’eterna luce, e il corpo s’addormentò nel Signore. Uno dei
suoi frati e discepoli vide l’anima del santissimo padre salire dritta al cielo al di sopra di
molte acque; ed era come una
stella, grande come la luna,
splendente come il sole e trasportata da una candida nuvoletta” (FF 511-513).
Il giorno della festa, domenica 4 ottobre, le Messe sono
state molto partecipate in tutte le chiese francescane, con
l’animazione dei cori che gravitano attorno alle rispettive realtà. Tutte le celebrazioni sono
poi culminate nella solenne
Concelebrazione Eucaristica
presieduta
dall’Arcivescovo
mons. Paolo Atzei in serata
nella Chiesa di Santa Maria in
Betlem, dove, come da tradizione, il Sindaco di Sassari, dr.
Nicola Sanna, ha offerto l’olio
e acceso insieme al Vescovo
la lampada votiva cittadina
che arde presso la statua del
Patrono d’Italia. La celebrazione, alla quale hanno partecipato i gruppi Scout è stata
animata dal Coro “Laudate et
Benedicite” di Santa Maria.
Significativi anche i riti celebrati nella piccola chiesetta
di San Francesco, nella omonima regione alla periferia della città, dove le celebrazioni
sono curate dalla parrocchia di
Gesù Buon Pastore che orga-
nizza ogni anno una suggestiva fiaccolata notturna in onore
del Poverello.
sulla formazione dei ragazzi alla
Cresima. Seguiti con dedizione
dalla giovane catechista Martina Piu,essi hanno risposto con
i loro propositi e i loro impegni
anche se non sempre sono stati
coerenti in questo. Ora si apre
per loro il cammino di pieno inserimento nella comunità cristiana come adulti nella Fede. È un
passaggio entusiasmante ma
non sempre accompagnato dal
sentire dei tempi. Ci si augura
coerenza e costanza. La comunità si impegna a sostenerli con
la preghiera, con la testimonianza ed offrendo loro degli stimoli
da cristiani adulti. I ragazzi sono
stati chiamati uno per uno ad
intingere, memori del Battesimo,
nel fonte la mano tracciando su
di sé il segno della croce come
segno di gioia e desiderio di
continuare a vivere da figli, rigenerati dall’acqua e dallo Spirito.
Il Vescovo durante l’omelia ha
sottolineato il ricordo del Battesimo invitando alla fedeltà aprendo il cuore a Gesù, “il grande
Amico”.
Le letture parlavano della famiglia, nel giorno in cui si è aperto il Sinodo.
È stata un’idea di Dio creare
la famiglia, la sua bellezza da riscoprire come cellula della Chiesa e della società.
Mons. Meloni ha invitato l’assemblea a pregare per la famiglia perchè lo Spirito Santo, per
intercessione di San Francesco
d’Assisi, la renda audace e coraggiosa testimone del Vangelo.
Al termine del Rito i ragazzi
sono stati coinvolti nella preghiera dei fedeli e nella processione offertoriale; ha animato la
liturgia il coro parrocchiale. Al
termine la foto ricordo.
(P.M.)
Don Francesco Marruncheddu
Amministrazione delle Cresime
San Giorgio, Bonnannaro
D
omenica
4 ottobre,
XXVII del Tempo Ordinario e festa di S.
Francesco d’Assisi, nella Chiesa Parrocchiale di San
Giorgio a Bonnanaro, 5 ragazzi
e 3 ragazze hanno ricevuto il
Sacramento della Confermazione dal Vescovo emerito di Nuoro
Mons. Pietro Meloni, delegato
dal nostro Arcivescovo Padre
Paolo.
Il Parroco don Matteo Bonu,
dopo alcune parole di benvenuto a “don Pietro”, ha presentato il
cammino di fede portato avanti
col catechismo.Fin dalla prima
elementare, dopo i Sacramenti
della Penitenza e dell’Eucarestia, l’impegno si è concentrato
9
10
Vita diocesana
Libertà | 6 OTTOBRE 2015 | Anno CV | numero 35
Intervista a Tonino Pintus, autore e registra dello spettacolo su P. F. Zirano
UNA GIOIOSA FATICA
che era il vero esperto di Padre
Zirano, in quanto vice postulatore
della causa. Utilissimi i suoi consigli in particolar modo per quanto
concerne l’aspetto storico: conosceva infatti tutti i documenti ritrovati in Spagna. I contatti con Padre Zucca, in questo senso, sono
stati assidui e costanti. È stato un
grande consulente, e lo spettacolo non può che essere presentato
in sua memoria. Certamente sarebbe stato in prima fila.
A che tipo di rappresentazione
teatrale assisteremo?
Proprio un anno fa nella Segreteria per la Beatificazione, è come
se sia stato lo stesso Padre Zirano ad ispirarmi! Veder nascere
e crescere il programma delle
iniziative culturali che ruotavano
attorno all’evento, mi ha ispirato
ancora di più e così ho pensato e
scritto una prima stesura. Mi trovavo così tanto “sul pezzo” che la
prima stesura fu davvero rapidissima.
Padre Zirano viene presentato
per quello che è: un perfetto imitatore di Cristo. Le scene sono
state pensate come una sorta di
Via Crucis, a partire dall’ arresto
fino alla prigionia, e all’ incontro
con il Paschà.
Viene raccontata anche la sua
vita precedente al martirio, proposta in forma di flashback.
L’opera inizia proprio con il tragitto di Padre Zirano, trascinato dai
Giannizzeri lungo la via del mercato di Algeri.
Non è stato facile realizzare le
scenografie, perchè la storia si
articola appunto tra Sardegna e
Algeri. Si è pensato quindi di realizzare scene “virtuali”, che permettono così anche i rapidi cambi
di scena tipici del teatro.
In che modo si è sviluppata
l’idea e la realizzazione dello
spettacolo?
Con quest’opera nasce quindi
una nuova compagnia teatrale,
che del beato porta il nome.
Ho sentito la responsabilità di
articolare le parti e farne appunto una prima stesura che inviai
subito a Padre Umberto Zucca,
Si, la Compagnia si chiama “Padre Zirano” e volutamente ha
visto la luce a partire da Santa Maria di Betlem, in particolar
Come è nata l’idea di uno spettacolo teatrale su Francesco
Zirano?
modo dalle associazioni francescane presenti nel Convento. È
tutta gente motivata che respira
quell’aria francescana da cui Zirano proveniva.
Gli attori, tutti dilettanti alle prime
esperienze ma con buona volontà sono entusiasti e non vedono
l’ora di andare in scena.
Il Teatro Smeraldo è stato scelto per questa prima edizione,
pensando al possibile numero di
spettatori, ma anche e soprattutto
perché patrimonio delle comunità
parrocchiali di Sassari.
I prezzi dei biglietti?
Bassi, popolari, alla portata di tutti. Non poteva che essere così!
Con quali sentimenti stai vivendo gli ultimi preparativi?
È stata una grande fatica ma è
grande anche la felicità. Mi sono
innamorato della figura di Padre
Zirano già da un anno fa. Dobbiamo guardare a questo luminoso
esempio sassarese di dedizione
e martirio a causa della Fede cristiana.
Festa Patronale nella parrocchia di San Vincenzo de’ Paoli
IL SANTO DELLA CARITÀ
D
omenica 27 settembre,
nella parrocchia San
Vincenzo de’ Paoli si
è celebrata la festa del
Santo Patrono.
Una celebrazione familiare,
sobria, improntata alla preghiera e ai segni di comunione e
carità.
Da giovedì 24 a sabato 26
don Daniele Contieri, designato come diacono collaboratore della parrocchia, ha tenuto
l’omelia delle messe del Triduo
di preparazione. È stata per lui
occasione per avere un primo
contatto con la Comunità nella
quale dovrà esercitare il ministero diaconale.
Nel giorno della festa, si è
voluto dare un risalto particolare alla messa del pomeriggio,
presieduta da don Emanuele
Piredda.
Era accompagnato da Padre
Gaston, vicario generale della
Diocesi di Ihosy, nel Madagascar, dove don Emanuele è missionario “Fidei Donum”.
La diocesi di Ihosy è stata
fondata dai Missionari vincenziani, molto attivi nel Madagascar.
Nell’omelia don Emanuele,
seguendo la liturgia della Domenica, ha indicato San Vincenzo come uomo che si è lasciato guidare dallo Spirito, con
un esercizio oltremodo intenso
della carità.
Si è fatto interprete delle necessità dei poveri davanti ai potenti della terra ed ha aiutato i
ricchi ad utilizzare le proprie ricchezze per “guadagnare il Regno dei cieli”.
Anche Padre Gaston ha voluto rivolgere il suo saluto alla
Comunità a nome della sua
Diocesi. Dopo la Santa Messa
i gruppi della parrocchia hanno
invitato i presenti a condividere
nel piazzale della chiesa un bel
momento di fraternità con un
abbondante buffet.
I poveri che frequentano la
mensa parrocchiale che già
avevano gustato un pranzo speciale, erano partecipi della festa
di tutti. Alla fine l’ammaina bandierine, segno folcloristico della
festa.
MondoMissioni
11
Don Emanuele Piredda racconta l’esperienza missionaria nelle parrocchie
DAL MADAGASCAR PUÒ ARRIVARE IL CAMBIAMENTO
D
urante le numerose
chiacchierate assieme
alle tante persone che
sto incontrando in questo periodo, ho notato con interesse che molti di loro hanno
studiato geografia o perlomeno
si sono messi davanti ad una
cartina per individuare questo
Madagascar che il Vescovo ha
scelto come luogo per inviare
due sacerdoti della diocesi in
missione. Ho piacevolmente
scoperto che luoghi come Ihosy, Fianarantsoa, Analavoka e
Isifotra hanno un suono familiare per i più. Parlare di Madagascar nell’era digitale e della televisione via cavo senza essere
ben ferrato potrebbe essere
un’esperienza disastrosa; rischi di fare brutte figure. Per
questo ho deciso, in questo
articolo, di non parlare di geografia. Vorrei cercare di capire,
invece, che posto dovrebbe
avere la missione in Madagascar nel cuore della nostra diocesi, quindi nel cuore di ognuno di noi. La conoscenza della
situazione geo-politica e socio-culturale di un paese non
è obbligatoriamente sinonimo
di un seria e giusta attenzione.
Nel mio articolo di qualche
settimana fa’ dal titolo “Madagascar, mia terra interiore”
pubblicato su Libertà, ho fatto
un appello alla responsabilità
che ogni singolo cristiano deve
avere nei confronti di tanti popoli che in qualche modo sono
vittime di un sistema ingiusto.
Essere responsabili significa,
in lingua evangelica, mettere
gli ultimi al centro del nostro
interesse affinché diventino
ispirazione per le nostre scelte. La nostra chiesa locale, per
poter crescere ed essere “lampada messa sul candelabro”
(cf. 4, 21), deve saper mettere
i poveri al centro. Certo non è
semplice, ma è il cammino che
ci porta verso la realizzazione
del modello.
Se devo vedere la diocesi
di Sassari anche attraverso il
mio operato, devo ammettere che siamo ancora lontani
dall’obbiettivo. Però, se pur
ancora lontani dal modello,
abbiamo decisamente iniziato
questo cammino.
Il Vescovo Padre Paolo, facendosi interprete dell’esigenza impellente di mettere i poveri al centro per essere chiesa
che cammina, ha inviato me e
don Francesco nella diocesi di
Ihosy. Diocesi che è ultima tra
le ultime, giovane tra le giovani
chiese africane, piccola tra le
piccole chiese locali.
In questo mio girare, visitando le parrocchie, i gruppi
e le persone di questa nostra
Chiesa turritana, mi sono reso
conto che la decisione di Padre Paolo di iniziare una cooperazione missionaria con la
diocesi di Ihosy e la disponibilità mia e di don Francesco
è insufficiente per poter rico-
noscersi come chiesa missionaria, come comunità cristiana
che ha messo gli ultimi al centro della sua esistenza.
Senza l’impegno di ciascuna parrocchia, gruppo e singola persona, dal primo dei
laici all’ultimo dei sacerdoti,
potremmo essere sicuramente
dei bravi filantropi, ma essere
chiesa missionaria va ben oltre e richiede altro.
Nella maggior parte delle
realtà che sto visitando vedo
grande fermento e desiderio
di muoversi verso “l’ altro”.
Ma il rischio di usare “l’ altro”
- poveri emarginati, immigrati, profughi, popoli del sud del
mondo - per farsi un nome in
questo mondo, proprio come
il racconto biblico della torre
di babele, è serio e reale. I
popoli del sud del mondo non
sono dei contenitori vuoti nei
quali io possa svuotare la mia
“generosità”, ma sono come
lo specchio nel quale, riconoscendo i tratti somatici del mio
volto, vedo anche i difetti e i
segni di usura.
La scelta del vescovo di realizzare una cooperazione missionaria con la chiesa di Ihosy
è stata una scelta profetica e ci
pone degli interrogativi. Saremo
in grado di raccogliere questa
sfida che il nostro pastore ci ha
lanciato e mettere la chiesa di
Ihosy come ‘musa ispiratrice’
delle nostre scelte? Oppure
continueremo a credere che
fare missione è fare l’elemosina e fare assistenzialismo?
È veramente curioso come ci
lasciamo influenzare e contagiare facilmente da quelle che
consideriamo grandi culture
e non degniamo della minima
considerazione quelli che invece hanno la possibilità di renderci grandi al modo del Vangelo... Lasciamoci contagiare e
influenzare dai poveri!
Don Emanuele Piredda
sacerdote fidei donum
Diocesi di Ihosy
Vescovo
S. E. Mons. Fulgence
Razakarivony, M.S.
Sacerdoti
32 di cui 15 secolari
e 17 regolari
Religiosi
28 uomini, 97 donne
Abitanti
321.000
Battezzati
71.845 (22,4% del totale)
Battezzati per sacerdote
2.245
Superficie
40.990 km² (quasi il
doppio della Sardegna)
Parrocchie
3
Distretti pastorali
10 (tra i quali Analavoka
nel quale lavorano
don Emanuele
e don Francesco)
Erezione
13 aprile 1967
12
Vita consacrata
Libertà | 6 OTTOBRE 2015 | Anno CV | numero 35
Di Leonarda Tola
Istituto delle Domenicane Missionarie di San Sisto
LE SUORE DI MADRE LALIA
Incontriamo Le Suore Domenicane Missionarie di S.Sisto
nella Casa S.Agnese a Sassari.
Otto le suore che attualmente
abitano il palazzo di Corso Trinità, principalmente dedite alla
conduzione della storica Scuola
Elementare Paritaria sorta nel
1947, parificata nel 1963, oggi
con 5 classi e 86 bambini e di
una Scuola dell’Infanzia Paritaria. Presente in Sardegna solo
a Sassari e a Fertilia, la Congregazione delle Suore Domenicane Missionarie di S. Sisto è
di diritto pontificio e appartiene
alla grande famiglia domenicana che in ambito femminile
conta nel mondo diverse denominazioni; fondata a Roma il 17
gennaio 1893 da madre Maria
Antonia Lalìa, ebbe l’approvazione definitiva delle Costituzioni nel 1943 modificate e confermate, a seguito del Concilio
Vaticano II, il 2 febbraio 1986.
LA FONDATRICE
VENERABILE
M. ANTONIA LALIA
Suor Maria Antonia Lalìa,
nasce a Misilmeri in Sicilia
nel 1839; figlia di un giudice,
Rachele Lalìa. Giovanissima
prende i voti nel monastero
domenicano del suo paese assumendo il nome della madre
defunta. La sua vita nella comunità religiosa di cui divenne
superiora per 25 anni fu una
strenua preparazione al viaggio che sognava di fare oltre
confine, in particolare verso la
Russia, luogo che per tutta la
vita accese la passione missionaria di un cuore votato
alla predicazione del Vangelo
nella tensione verso l’unità dei
cristiani intorno al Papa e alla
Chiesa.
Il salto verso la terra dello zar
Alessandro III, a cui madre
Lalìa scriveva lettere come ad
altri personaggi che fecero la
storia dell’Ottocento, non ci
sarà se non molto dopo la sua
morte: un secolo dopo, il 29
aprile 1993 quando le prime
missionarie di San Sisto posero piede in Russia.
Dopo aver lasciato la Sicilia nel
1891 suor Lalìa arrivò a Roma,
dove, in mezzo a difficoltà e
ostacoli indicibili, fondò la Congregazione delle Suore Domenicane nel complesso monumentale di S.Sisto che anche
oggi è la Casa Generalizia.
Un luogo ricchissimo d’arte e
di storia, legato alla memoria
del primo monastero fondato
da San Domenico di Guzman,
tra il Celio e l’Aventino, il Circo
Massimo e le Terme di Caracalla, risanato dall’abbandono
e dal deperimento da madre
M.Antonia, umile donna consapevole dei suoi poveri mezzi,
la meschinella come si definiva, ma rocciosa nella fede e
“incorreggibile” nella fantasia
del bene e nell’operosità apostolica. Qualità che affinava sotto la guida spirituale di sacerdoti santi come il Servo di Dio
Annibale di Francia
Come Santa Caterina, suor
Lalìa osava scrivere ai potenti
(Napoleone III, il Papa) negli
anni del Risorgimento e in
quelli tumultuosi, a causa della
Questione Romana, del dopo
Unità d’Italia, prendendo posizione a difesa della Chiesa
cattolica e per la sua integrità
minacciata. Il ventennio romano (1891-1910) vide l’ apertura di case in diverse località
d’Italia e tra queste Sassari.
A Madre Lalìa toccò nel 1910
di patire l’allontanamento da
Roma disposto dalle autorità ecclesiastiche e accettato nell’obbedienza e nella
rinuncia per il bene della Con-
Le Case Religiose di S. Sisto
sono nell’ ‘altro mondo’ e costituiscono una realtà viva di
apostolato e di diffusione del
Vangelo, avamposti di fraternità e prossimità cristiana nel
lavoro concreto a vantaggio
degli strati poveri della popolazione. Case e luoghi di incontro tra culture e religioni rispettate e accolte nella rivisitata
fedeltà all’originaria passione
ecumenica della Fondatrice .
Tra l’Italia e i luoghi di missione
corre lo spirito di sorellanza e
gregazione. Si ritirò a Ceglie
Messapica in Puglia dove morì
il l9 aprile 1914 a 74 anni. Nel
1939 le spoglie della Fondatrice furono trasferite a Roma
e tumulate nell’Aula Capitolina
di San Sisto. Nel 1985 è stata
introdotta la causa di canonizzazione.
la disponibilità a condividere
ideali e vita attiva, uno scambio che lega la vecchia Europa
dove inaridiscono le fonti della
vocazione femminile religiosa
all’America Latina da cui arriva
nuova speranza di fioritura.
Come nella missione di Quebrantadero in Messico da cui
proviene la giovane consorella
che è una delle maestre della
scuola di S.Agnese, conquistata al carisma domenicano, dice
sorridendo, dal “ sorriso” di
suor Cristina Merella di Florinas, in questi giorni in Sardegna e in procinto di tornare in
Messico.
Una storia alle spalle che dà
profondità e futuro alla presenza delle Domenicane di S.
Sisto a Sassari nell’Istituto S.
Agnese. Patrimonio educativo
della città, scuola con salde
radici gestita da ‘suore maestre
patentate,’ come Suor Maria
Enrichetta coordinatrice delle
attività educative e didattiche.
Secondo “quanto tramandato
dalla Fondatrice” (Piano Offerta Formativa).
OPERE E CARISMA
Sulla scia della Fondatrice le
Suore Domenicane improntarono la loro vocazione religiosa al
servizio delle persone deboli e
bisognose, all’ educazione e
formazione religiosa della gioventù e all’evangelizzazione
per la salvezza delle anime,
arrivando ad istituire 87 fondazioni con la punta massima
nel 1964 di 571 suore. L’ opera
missionaria della Congregazione si estende in molte parti
del mondo principalmente in
America Latina con la fondazione di tre missioni in Guatemala, tre in Perù , una in Honduras e una in Messico.
InformaCaritas
A cura di Gian Franco Addis
13
I progetti dell’Ufficio Animazione
ANIMANDO L’ANNO PASTORALE
Con l’inizio dell’anno pastorale
la Caritas diocesana propone
alle comunità parrocchiali alcune iniziative attraverso l’Ufficio Animazione.
Missione Romania
Progetto “Indice”
e “A tutto campo”
Anche quest’anno viene rinnovato l’ impegno per i percorsi
educativi sui temi Intercultura,
Diversità e Pace nella scuola
primaria con il progetto “Indice” e di educazione alla cittadinanza nella scuola superiore di
secondo grado con il progetto
“A tutto campo”, nello specifico
sul tema Immigrazione in collaborazione con il CTP (Centro
Territoriale per la Formazione Permanente). In entrambi i
progetti sono impegnati giovani volontari che prestano i loro
servizio nelle classi della scuola primaria e del CTP. Qualora
nelle vostre comunità ci fossero giovani interessati ad impegnarsi in questo ambito, potrete
contattarci.
Le esperienze incoraggiano a
mantenere fermo l’impegno della missione all’estero in Romania
per i giovani della Diocesi durante il periodo estivo. Quest’anno i
giovani missionari edizione 2015
hanno pensato di promuovere dei
percorsi educativi per i bambini e
gli adolescenti delle comunità parrocchiali al fine di sensibilizzarli al
tema della missione e fargli conoscere la realtà di Braila (Romania).
I missionari sono disponibili per
l’animazione nel periodo tra metà
ottobre e dicembre 2015.
della Chiesa Diocesana secondo
i propri statuti. Per questo motivo, per il secondo anno si rinnova
un’alleanza educativa di carattere
pluriennale (2014-2016) capace di
sperimentare e interrogarsi riguardo nuove forme di evangelizzazione e promozione umana. Il progetto “EXIT- 2.0” è pensato per far
nascere e diffondere esperienze
concrete di misericordia e percorsi formativi capaci di coinvolgere
giovani e giovanissimi, dando loro
la possibilità di vivere esperienze
‘forti’ e di crescita capaci di alimentare e stimolare il proprio percorso
di fede, aiutandoli a rispondere alle
loro domande di vita. La partecipazione è proposta a tutti i gruppi di
giovani e adolescenti della Chiesa
Diocesana di Sassari.
Spettacolo
“Ti racconto il CiP…”
Exit 2.0
L’Azione Cattolica come la Caritas sono chiamate a concorrere
alla missione evangelizzatrice
Gli animatori del percorso di crescita umana e spirituale denominato “Circo in Parrocchia” (CiP)
curato dall’Ufficio Animazione
della Caritas diocesana, promuovono il loro spettacolo dal titolo “Ti
racconto il Cip…” nel quale si in-
tersecano la figura del clown e del
circo e l’esperienza di fede che è
elemento essenziale del CiP. Gli
animatori sono disponibili a realizzare lo spettacolo nelle parrocchie
interessate.
Animazione pastorale
rivolta ad adolescenti
e giovani
Viene offerta la possibilità di coinvolgere gli adolescenti e i giovani
delle comunità parrocchiali e delle
diverse realtà ecclesiali attraverso percorsi educativi strutturati in
incontri, anche modulari (dalle 4
alle 8 ore) su diversi temi quali:
immigrazione, stili di vita, educazione alla pace, educazione alla
mondialità, povertà ed eventuali
altre tematiche riguardanti la testimonianza della Carità.
Tutte le informazioni, dettagli delle
attività proposte e l’organizzazione
degli eventi si possono trovare nel
sito della Caritas diocesana www.
caritasturritana.it , essere richieste
a animazione.caritasturritana@
live.it o contattando il numero 347
6141739.
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La Parola di Dio
Libertà | 6 OTTOBRE 2015 | Anno CV | numero 35
XXVIII Domenica del Tempo Ordinario (ANNO B)
LETTURE: Sapienza 7, 7-11; Salmo 89; Ebrei 4, 12-13; Marco 10, 17-30
COSA AVRÒ IN CAMBIO, SIGNORE? LA SAPIENZA DEL CUORE
I
l linguaggio degli sguardi è
molto presente nei Vangeli. Sguardi accolti o sguardi
schivati o rifiutati. Pietro si
lascia guardare e si converte
all’amore del Maestro. Giuda
fugge e fugge con lui la sua vita.
Zaccheo è felice che il Signore sollevi lo sguardo verso di lui
e trova una vita nuova.
Il “tale” del Vangelo di Marco
inciampa nello sguardo di Gesù
che lo fissa e lo ama, ma inciampa soltanto, e abbassando
gli occhi se ne va triste. Ha altri
beni sui quali fissare l’attenzione.
E’ troppo ricco per fare il passo successivo all’osservanza
dei comandamenti. Il passo della radicalità di chi lascia tutto e
segue Gesù per gustare il bene
più grande.
“Quanto è difficile che un ricco entri nel Regno!”. È l’amara
constatazione del Signore. Penso anche nei nostri confronti. Io
fisso l’eucaristia nell’adorazione
solenne. Cosa sto contemplando? Gesù che mi inquieta, che
mi vuole attrarre a sé con vincoli
di amore o la mia vanagloria devozionale?
Io fisso il Signore quando
proclamo il suo Vangelo. Quanto quella Parola che è Lui ha
fatto breccia nel mio cuore al
punto da diventare codice esistenziale e non puro godimento
estetico?
Mi viene paura, a volte, pensando a tutte quelle occasioni
di grazia nelle quali Gesù mi ha
fissato nella profondità del cuore e mi ha detto il suo amore e
io ho continuato a guardare altrove!
Gli apostoli si pongono il
problema di quell’uomo ricco;
vogliono capire chi potrà allora salvarsi. E Gesù non esita a
dire che ciò che è impossibile
per l’uomo non è impossibile
per Dio. Due cose vuole dirci:
dobbiamo chiedere la grazia,
dobbiamo essere docili alla grazia.
Un’altra domanda pongono i
discepoli: “Di noi che abbiamo
lasciato tutto per seguirti, che
cosa ne sarà?”. Ancora una volta Gesù annuncia il suo Vangelo liberante: “Avrete il centuplo
e il Regno. Dopo aver attraversato il Mar Rosso della prova
fino alla morte”.
E’ proprio vero che la Parola di Dio è come una spada a
doppio taglio che affonda i suoi
colpi nel vivo della nostra carne
e delle nostre midolla, per far
emergere l’inutile, il superfluo,
«va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!».
Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato;
possedeva infatti molti beni»
l’illusorio e avviare il cammino
della conversione senza ritorni,
se non quelli momentanei dovuti alla debolezza.
Gesù promette ai suoi discepoli il centuplo. Cosa significa?
Credo che ce lo riveli con
grande chiarezza il testo della
Sapienza. Il Signore, in cambio
di ogni idolo abbandonato per il
Regno, ci dona la Sapienza, se
stesso.
Troverò nel mio cuore la luce
per comprendere che pur di
possedere la Sapienza occorre
stimare un nulla la ricchezza?
In certi momenti mi chiedo
che cosa manchi alle nostre
comunità e alla nostra Chiesa
locale oggi. Non riesco a darmi altra risposta che questa:
ci manca l’amore alla Sapienza. Nelle scelte, nei confronti,
nei dialoghi, nella lealtà che
dovrebbe essere reciproca e
senza riserve, nel servizio disinteressato e libero, nell’umiltà
autentica capace di riconoscere
prima di tutto i peccati personali.
Che dico? La Sapienza manca alle comunità e alla nostra
Chiesa? No. Manca a me. Di
questo sono certo e ogni giorno
ne pago il prezzo!
Don Mario Simula
Cultura
111 ‘ritratti’ del Cardinale
“MARTINI E NOI”
C
arlo Maria Martini moriva
il 31 agosto 2012 a 85
anni. A tre anni dalla sua
scomparsa esce Il libro
curato dal teologo Marco Vergottini “Martini e noi” (ed.Piemme)
che raccoglie 111 contributi stilati da personalità varie, uomini di
chiesa, della cultura e della vita
pubblica, Ravasi, Bartolomeo I,
Giulio Giorello, Romano Prodi,
Ferrucco De Bortoli, Gad Lerner,
Zagreblesky...
“Mi basta essere stato uno
dei tanti che hanno servito il
Signore, la Chiesa e l’umanità”
rispondeva Martini alla domanda
su quale immagine sarebbe rimasta di lui. Un’immagine gigantesca, si può dire, se si misurano
le profondità che la figura di Martini ha scavato nella coscienza e
memoria dei cattolici e dei tanti
lontani che il Cardinale incontrò
con atteggiamento di ascolto e di
dialogo.
“Il problema dell’ascolto sta
al cuore della riflessione e della
esperienza di Dio di Carlo Maria Martini… Dobbiamo cercare
di dire l’ascolto: fedeltà difficile, di cui Carlo Maria Martini è
stato insuperabile maestro per
credenti e non credenti ” scrive il filosofo Massimo Cacciari,
autore di uno dei 111 “ritratti” e
che nel 1987 fu chiamato ad aprire col Cardinale la Cattedra dei
non credenti, una novità pastorale che fece allora della diocesi
di Milano un faro di speranza e di
illuminazione.
Cacciari riconosce a Martini il
merito di aver instaurato un rapporto con l’intelligenza laica, che
guarda alla religione non come a
un fatto di superstizione da lasciare al popolino, ma con l’ attenzione che non rifiuta il confronto con
la fede, interpellata a sua volta ad
interrogarsi sul mondo e sull’uomo che vive nel tempo e nella
storia. La ‘classe’ di Martini e il
suo ordine mentale, derivato dalla
scuola ignaziana, erano all’origine della comprensione con cui si
faceva prossimo agli altri.
Ricordando l’immagine che del
Cardinale si era fatta nel corso di
una lunga amicizia, mons. Bruno
Forte sottolinea la “signorilità e il
garbo” con cui sapeva sorridere,
anche di sé; il tratto di “timidezza”
verso l’interlocutore, da rispettare
nella sua irriducibile alterità, da
accostare “quasi con pudore”.
Un uomo che di fronte al “sacro
rispetto” che suscitava nei semplici fedeli rispondeva con una
soggezione che faceva risaltare il
valore degli altri. Da lui si poteva
“capire come la vera grandezza è inseparabile dall’umiltà,
e questa a sua volta non è che
esercizio e disciplina di verità
davanti a Dio” scrive Forte.
A Martini “stava a cuore la
presenza della Chiesa nella società contemporanea, l’impatto
del Vangelo nella vita quotidiana odierna, in Italia come nel
mondo” annota Enzo Bianchi,
priore di Bose, ricordando l’ impegno che lo accomunava al Cardinale nell’ essere “uomini della
Parola”. Lo studio amatissimo
delle Scritture da leggere meditare, pregare e amare, per tutta la
vita fu “lampada per i suoi passi
e luce per il cammino”, criterio
per comprender l’agire degli uomini, per il discernimento del presente e per l’intuizione del futuro.
Vito Mancuso introduce il suo
contributo scegliendo un passo di
Martini tratto da Conversazioni
notturne a Gerusalemme: “Non
mi spaventano tanto le defezioni
dalla Chiesa o il fatto che qualcuno abbandoni un incarico ecclesiastico. Mi angustiano, invece,
le persone che non pensano, che
sono in balìa degli eventi. Vorrei
individui pensanti. Questo è l’importante. Soltanto allora si porrà
la questione se siano credenti o
non credenti”.
Mancuso rivela la paterna accoglienza che il Cardinale, che
l’aveva ordinato, gli riservava,
anche dopo il suo abbandono del
sacerdozio, aiutandolo a “tenere
a bada la sensazione di essere
abbandonato”.
La galleria dei “ritratti” rimanda
al nitido profilo di un uomo di Dio,
maestro di fede e protagonista. Leonarda Tola
In Limba
15
Dicios antigos e vida moderna
S’INGANNIA TORRAT A S’INGANNADORE
U
na borta sa zente teniat in cussideru meda
s’onestade e pro cussu
chilcaiat de l’imparare
a sos fizos fintzas dae candho
fint minores. Sa fromma solita,
impreada dae sos antigos, fit
cussa de narrer peràulas pagas pro ammentare cosas de
importu mannu, e chi a nois,
comente totu ischimus, est
lompida ripitindhela dae babbu
a fizu.
Cun su dìciu: “S’ingannia torrat a s’ingannadore” si cheriat
avertire, pius de totu, sos chi si
fint ammanitzendhe a sa gherra de sa vida. Cun cussas ses
peràulas ebbia lis imparaiant
chi no andhaiat bene a ingannare sos àteros, nemmancu in
sos giogos, ca s’ingannia torrat a chie l’urdinzat e la tesset.
Duncas, non si deviat fagher
solu ca non fit cosa bona, ma
non si deviat fagher ca, primma
o poi, essiat a pizu e tandho
s’ingannadore perdiat s’unore
e beniat cunsideradu pessone
disonesta.
Paulis
PRO SA FESTA DE SU 2015
Intitulada a Paulis ses Maria
e sa mama ses de Nostru Segnore
s’est unida una bella compagnia
pro ti festare umpare a Matteu priore,
e pro ti fagher ancora pius onore
t’amus giuttu preghende a s’abazia
cun caddos, launeddas e cunfraria
cun costumenes e d’onzi tipu de fiore;
su 2015 curriat s’annu
e sa data teniat unu sensu
e religiosos c’alat de terra anzena,
s’Arcipiscamu de Tatari mannu
e dai-Roma s’Abate Cistercensu
e dai Mores su Padre pro sa novena.
810 annos umpare a tie
prega pro nois Maria a notte e a die.
Ma su dìciu lu naraiant puru
candho capitaiat de lu bider
averadu e non pro dare avertentzias ebbia. Antzis, est propriu ca ndhe teniant proas giaras chi su dìciu l’ant postu tra
sos imparos antigorios e gai
nois lu podimus impreare fintzas in dies de oe. Forsis non
lu naramus pius pro fagher crescher in s’onestade sa gioventude, ca sos modos de narrer
de una borta dant fastizu a sos
orjas de sos modernos, ma addananti de medas ingannias de
su tempus nostru benit de sé, a
chie l’at rimunidu in su sidhadu
de sas connoschentzias suas,
a l’ammentare e a narrer chi est
veridadosu e chi su narrer de
sos antigos si averat semper.
Una pro giara e manna
l’amus tenta in custas urtimas
chidas, cun sa essida apizu de
s’ingannia urdinzada dae sa
Wolkswagen, chi aiat inventadu su modu de cuare cantu
sas automobiles suas, postas
a currer in sas istradas, imbrutaiant s’ambiente. Pariat totu
bene cuadu, ma calchi cosa at
iscobiadu e gai at devidu ammiter de aer trucadu su sistema
pro ingannare chie controllaiat.
Sa figura chi at fatu de tzertu
no est bella e no est pagu nem-
mancu su chi li costat in fama
e in dinari, ca devet passare
in rassegna totu sas machinas
trucadas e cambiare s’intzidiu
ingannadore. Cuss’iscoberta at
fatu pensare a malu sas autoridades chi tenent sa responsabilidade de cussos setores e
gai ant isterridu sos controllos
puru a àteras marcas de automobiles.
Si damus una mirada a totu
su fagher de su mundhu ingannias chi torrant a s’ingannadore
ndhe agatamus a muntones.
Cussas bene afianzadas, pro
calchi periudu resessint a dare
sos balanzos disizados ma,
candho benint iscobertas, sos
ingannadores s’agatant a buca
a terra, cun sa cara betada dae
sa irgonza e cun sos punzos
pienos de bentu. Si innanti fint
cunsiderados potentes e de riguardu, pustis si devent acuntentare de passare in su registru
de sos disonestos, unu passazu
chi podet esser acumpagnadu
fintzas dae cundennas dadas
dae sa Giustiscia, cunfromma a
Lege e non solu dae su populu.
Mezus fit istadu a no aer ingannadu, ponindhe mente a su
dìciu.
Mariantonia Fara
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In Calendario
Libertà | 6 OTTOBRE 2015 | Anno CV | numero 35
CELEBRAZIONI LITURGICHE PRESIEDUTE DALL’ARCIVESCOVO
Domenica 18 ottobre 2015, ore 20,30
VEGLIA MISSIONARIA
Cattedrale di San Nicola – Sassari
Venerdì 23 ottobre 2015, ore 18,00
COMMEMORAZIONE DEL SERVO DI DIO
PADRE GIOVANNI BATTISTA MANZELLA
Chiesa Ss. Sacramento – Sassari
Domenica 25 ottobre 2015, ore 18,00
PONTIFICALE NELLA SOLENNITÀ
DEI SANTI MARTIRI TURRITANI
Basilica di San Gavino – Porto Torres
Domenica 1 Novembre 2015, ore 11,00
PONTIFICALE NELLA SOLENNITÀ
DI TUTTI I SANTI
Cattedrale di San Nicola – Sassari
Lunedì 2 Novembre 2015, ore 15,30
COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI
Cappella del Cimitero - Sassari
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35 2015 Liberta - Arcidiocesi di Sassari