Lezione IV
Storia delle città dell’area
vesuviana: l’età imperiale
Una vita tranquilla
• Come molte altre località dell’Italia romana, anche le città
dell’area vesuviana, dopo la conclusione delle guerre
civili, sembrano aver vissuto un periodo di tranquillità.
• L’epoca di pace portata dal nuovo regime imperiale di
Augusto deve aver portato prosperità e sicurezza anche
nell’area vesuviana.
– Di conseguenza le nostre città scompaiono praticamente dalle
fonti letterarie.
• Un silenzio interrotto solamente da alcuni drammatici
episodi avvenuti a Pompei: la strage del 59 d.C. e il
terremoto del 62 d.C.
• E da una vicenda locale di soprusi ai danni dei beni
pubblici, sempre a Pompei, ci è nota dalla
documentazione epigrafica.
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Tacito, Annali, XIV, 17: strage
nell’anfiteatro di Pompei
• Sub idem tempus levi
initio atrox caedes orta
inter colonos Nucerinos
Pompeianosque gladiatorio spectaculo, quod Livineius Regulus, quem
motum senatu rettuli,
edebat. quippe oppidana
lascivia in vicem incessente[s] probra, dein saxa,
postremo
ferrum
sumpsere
• All’incirca in quel periodo i futili
motivi di una disputa insorta tra
gli abitanti di due colonie
romane, Nocera e Pompei, provocarono un orrendo massacro.
Livineio Regolo, che ho già
citato per esser stato espulso
dal Senato, organizzò uno
spettacolo di gladiatori. Dallo
scambio di reciproci sberleffi,
consueti nelle piccole comunità,
si passò alle ingiurie, poi alle
sassate, infine si pose mano
alle spade.
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Tacito, Annali, XIV, 17: strage
nell’anfiteatro di Pompei
• validiore Pompeianorum plebe, apud quos spectaculum
edebatur. ergo deportati sunt
in urbem multi e Nucerinis
trunco per vulnera corpore,
ac plerique liberorum aut
parentum mortes deflebant.
cuius rei iudicium princeps
senatui, senatus consulibus
permisit. et rursus re ad patres relata, prohibiti publice
in decem annos eius modi
coetu Pompeiani collegiaque, quae contra leges instituerant, dissoluta; Livineius
et qui alii seditionem conciverant exilio multati sunt.
• Ebbero la meglio gli abitanti di
Pompei, dove si erano svolti i
giochi. Alcuni Nocerini vennero
riportati a casa con gravi ferite e
mutilazioni e non pochi piansero la
morte di un figlio o di un padre.
L’imperatore affidò al Senato
l’inchiesta sull’accaduto e il Senato
la trasmise ai consoli. Quando la
questione ritornò al Senato, ai
Pompeiani fu fatto divieto di
organizzare altri spettacoli simili per
10 anni e le loro associazioni illegali
furono messe fuori legge. Livineio e
gli altri promotori della sedizione
furono puniti con l’esilio.
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L’interno dell’anfiteatro di Pompei
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Una rappresentazione degli scontri
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Una rappresentazione degli scontri
• L’affresco è stato rinvenuto in una casa che proprio da
esso ha preso il nome di Casa della rissa nell’anfiteatro.
• A prima vista potrebbe sembrare la semplice
rappresentazione di duelli fra gladiatori.
• Ma il fatto che ci siano scontri anche al di fuori
dell’anfiteatro rende assai probabile che il soggetto
siano in realtà gli incidenti del 59 d.C.
• La singolare scelta del soggetto lascia pensare che
l’evento avesse destato grande impressione a Pompei e
forse anche un certo compiacimento nei Pompeiani,
risultati vincitori dello scontro … .
– Potrebbe testimoniarlo il graffito CIL IV, 1293 dalla Casa dei
Dioscuri: Campani, victoria una / cum Nucerinis peristis!
(“Campani, siete morti insieme ai Nocerini in quella vittoria”).
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Particolare dell’affresco: scontri
all’esterno dell’anfiteatro
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Gli elementi di interesse nella vicenda
• L’esistenza di rivalità campanilistiche tra comunità vicine
anche nell’Italia di età imperiale, forse acuiti da liti
confinarie.
• Il coinvolgimento di un ex-senatore, un nobile decaduto
che aveva organizzato e presumibilmente finanziato i
giochi: un modo per riconquistare spazio in provincia dopo
il fallimento nella capitale?
– Le responsabilità di Livineio Regolo si intuiscono dalla sua
condanna all’esilio, ma non sono meglio definite; il passaggio
relativo alla sua espulsione dal Senato è nella parte perduta degli
Annali.
• Il ruolo potenzialmente destabilizzante dei collegia, che in
effetti vennero sciolti nell’occasione.
– Dopo il pesante coinvolgimento dei collegia nei disordini degli
ultimi anni della Repubblica, il diritto associativo era stato
strettamente regolamentato: ma evidentemente i controlii non
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erano troppo stretti.
Una squalifica abbreviata?
• Alcuni studiosi hanno supposto che il bando
decennale degli spettacoli gladiatorii sia stato
abbreviato.
• Le motivazioni:
– I buoni uffici dell’imperatrice Poppea Sabina, cui viene
attribuita la proprietà di una sontuosa villa di Oplontis
e addirittura un’origine pompeiana.
– La necessità di risollevare gli animi dei Pompeiani,
abbattuti dal terremoto del 62 d.C.
– Festeggiare, forse alla presenza dello stesso Nerone,
il fatto che l’imperatore fosse scampato ad un altro
terremoto che colpì Napoli nel 64 d.C.
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Un’ipotesi di singolare debolezza
• La prova principale dell’argomentazione: una lettura
congetturale dell’annuncio CIL IV, 7988, b-c:
– [Pro salute Neron]is / [in terrae motu, pugnabunt] Pompeis
pr(idie) Non(as) et Non(iis) Iun(iis) [---] // [Ti(berio)] Claudi[o
Vero feliciter].
– “Per la salvezza di Nerone nel terremoto, combatteranno a
Pompei il giorno prima delle None e nelle None di Giugno …
Viva Ti. Claudio Vero!”
• L’integrazione di ll.1-2 sulla base di CIL IV, 3822: Pro
salute Ner[onis] / in terr[ae motu ---].
• L’identificazione dell’organizzatore con Ti. Claudius
Verus, che fu duoviro nel 61 o nel 62 d.C.
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Le obiezioni
• La pesante integrazione della lacuna a ll. 1-2 pare del
tutto
ingiustificata
(P.
Sabbatini
Tumolesi,
Gladiatorum paria, Roma 1980, pp. 49-50, n°20 A).
• La stessa lettura di CIL IV, 3822 è incerta: a l. 2 si
può forse leggere interr[ex] e la scritta potrebbe non
aver alcun rapporto con l. 1, che è in caratteri più
grandi (Sabbatini, op. cit., p. 50, n° 20 B).
• Se anche il personaggio ricordato in CIL IV, 7988 c è
Ti. Claudio Vero, non è certo che la sua menzione si
connessa con i giochi ricordati alle linee precedenti.
• Le stesse motivazioni addotte per giustificare il
condono della squalifica sono piuttosto deboli.
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Le connessioni pompeiane di
Poppea Sabina
• In un archivio delle tavolette ercolanesi si ricorda una
proprietà di Poppea nell’area di Pompei.
– Ma la famiglia imperiale aveva estesissimi possedimenti in tutta
l’Italia ed anche nelle province, non solo nel luogo di origine.
• La gens Poppaea è attestata a Pompei.
– Ma si tratta di un gentilizio piuttosto comune anche in altre regioni
dell’Italia.
• Alcuni indizi riconducono la grandiosa villa di Oplontis
(detta appunto Villa di Poppea) a Nerone e alla moglie: per
esempio il nome di un loro schiavo, Beryllus, graffito su un
muro.
– La villa ha certamente dimensioni imperiali; ma il nome Beryllus è
noto per almeno 43 personaggi diversi dalla sola documentazione
epigrafica latina.
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La cosiddetta Villa di Poppea di
Oplontis
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La ripresa dei giochi gladiatorii per celebrare lo
scampato pericolo di Nerone?
• L’episodio del terremoto che colpì Napoli nel 64 d.C.,
presente Nerone, ci è narrato da Svetonio e da
Tacito, con qualche divergenza.
• L’episodio sembra risalire agli inizi dell’anno: uno
spettacolo gladiatorio a Pompei nel mese di Giugno
sembra essere troppo tardivo per celebrare lo
scampato pericolo.
• Tacito ricorda che Nerone presenziò ad uno
spettacolo gladiatorio a Benevento, ma tace
sull’eventuale partecipazione a giochi tenuti a
Pompei.
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Svetonio, Vita di Nerone, 20, 2: il
terremoto di Napoli del 64 d.C.
• Et prodit Neapoli
primum ac ne concusso quidem repente motu terrae
theatro ante cantare
destitit, quam incohatum
absolveret
nomon
• Si esibì per la prima
volta a Napoli e non
terminò di cantare
prima di aver finito il
suo pezzo, nonostante un’improvvisa
scossa di terremoto
avesse fatto tremare
il teatro.
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Tacito, Annali, XV, 33: il terremoto di
Napoli del 64 d.C.
• C. Laecanio M. Licinio
consulibus acriore in dies
cupidine adigebatur Nero
promiscas scaenas frequentandi … Non tamen Romae
incipere ausus Neapolim
quasi
Graecam
urbem
delegit ... Ergo contractum
oppidanorum vulgus, et
quos e proximis coloniis et
municipiis eius rei fama
civerat, quique Caesarem
per honorem aut varios
usus
sectantur,
etiam
militum manipuli, theatrum
Neapolitanorum complent.
• Durante il consolato di C. Lecanio
e M. Licinio [64 d.C.] la smania
che pungeva Nerone di prodursi
sulle scene si faceva di giorno in
giorno in giorno più acuta … Non
osando tuttavia esordire a Roma,
scelse Napoli, come città greca
… Si raccolse quindi la folla degli
abitanti e riempì il teatro, insieme
con tutti quelli che la notizia
dell’avvenimento aveva richiamato dalle colonie prossime e dai
municipi, con coloro che accompagnavano Cesare a titolo di
onore o per svariate occorrenze,
e infine con manipoli di soldati. 17
Tacito, Annali, XV, 34: il terremoto di
Napoli del 64 d.C.
• Illic, plerique ut arbitra[ba]ntur,
triste, ut ipse, providum potius
et secundis numinibus evenit:
nam egresso qui adfuerat
populo vacuum et sine ullius
noxa theatrum collapsum est.
ergo per compositos cantus
grates dis atque ipsam recentis
casus fortunam celebrans petiturusque maris Hadriae traiectus apud Beneventum interim
consedit, ubi gladiatorium munus a Vatinio celebre edebatur.
• Avvenne qui un fatto che i più
ritennero di malaugurio, e che
Nerone invece reputò provvidenziale e segno del favore divino: appena usciti gli spettatori, il
teatro vuoto crollò senza danno
d’alcuno. Egli compose allora un
elaborato carme di gratitudine
agli dèi e di celebrazione della
recente fortuna; e mentre si
accingeva ad attraversare l’Adriatico, fece sosta a Benevento,
dove Vatinio offriva con grande
concorso di pubblico uno spettacolo di gladiatori.
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La vicenda della squalifica:
qualche considerazione finale
• È certo possibile che la squalifica decennale
dell’anfiteatro di Pompei (che sarebbe terminata nel
69 d.C.) sia stata abbreviata.
– Abbiamo alcuni annunci di spettacoli gladiatorii non
esattamente databili, ma che comunque sembrano risalire
agli ultimi anni di vita della città.
• Tuttavia le fonti richiamate a sostegno di una ripresa
dei giochi nel 64 d.C. sono assolutamente
insufficienti.
• Pare certo che la squalifica fu messa in atto
veramente, anche se non riguardò tutti gli spettacoli.
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CIL IV, 7989 a-c: spettacoli senza
gladiatori a Pompei
• Pro salute / Neronis Claudi Caesaris Aug(usti) Germanici,
Pompeis Ti(beri) Claudi Veri venatio / athletae et
sparsiones erint V, IIII K(alendas) Mart(ias). CCCLXXIII //
Claudio Vero felic(iter).
• “Per la salvezza di Nerone Claudio Cesare Augusto
Germanico, ci sarà a Pompei, nei giorni 25 e 26 febbraio,
uno spettacolo di Tiberio Claudio Vero: caccia, giochi
atletici e distribuzioni. 373. Viva Claudio Vero!”
– La mancata menzione di gladiatori in questo spettacolo tenuto da
Claudio Vero intorno agli anni del suo duovirato del 61 o 62 d.C.
sembra da connettere con la squalifica del 59 d.C.
– La cifra 373 potrebbe riferirsi al numero di sesterzi distribuiti nella
sparsio.
20
CIL IV, 7889 a: una riproduzione
21
Seneca, Questioni naturali, VI, 1, 13: il terremoto del 62 d.C.
• Pompeios, celebrem Campaniae
urbem, in quam ab altera parte
Surrentinum Stabianumque litus,
ab altera Herculanense conueniunt et mare ex aperto reductum amoeno sinu cingunt,
consedisse terrae motu uexatis
quaecumque adiacebant regionibus, Lucili, uirorum optime,
audiuimus, et quidem hibernis
diebus, quos uacare a tali
periculo maiores nostri solebant
promittere.
• Mi è giunta notizia, ottimo
Lucilio, che Pompei, l’affollata
città della Campania, situata là
dove convergono da una parte
la costa di Sorrento e di Stabia,
dall’altro quella di Ercolano,
cingendo con ameno golfo il
mare che vi si interna, è andata
in rovina per un terremoto, che
ha fatto danni in tutta la zona
circostante e proprio nella stagione invernale, che dovrebbe
essere immune da un simile
pericolo, come assicuravano i
nostri antichi.
22
Seneca, Questioni naturali, VI, 1, 13: il terremoto del 62 d.C.
• Nonis Februariis hic fuit motus
Regulo et Uerginio consulibus,
qui Campaniam, numquam
securam huius mali, indemnem
tamen et totiens defunctam
metu, magna strage uastauit:
nam et Herculanensis oppidi
pars ruit dubieque stant etiam
quae relicta sunt, et Nucerinorum colonia ut sine clade ita
non sine querela est;
• Questo terremoto è avvenuto il
5 febbraio sotto il consolato di
Regolo e Virginio e ha sconvolto con ingenti danni la
Campania, mai al riparo da simili calamità, ma finora incolume, sia pure a prezzo di numerosi spaventi: è infatti crollata
parte della città di Ercolano e
anche ciò che è stato risparmiato è pericolante, e così pure la
colonia di Nocera, benché non
seriamente danneggiata, ha lo
stesso di che lagnarsi;
23
Seneca, Questioni naturali, VI, 1, 13: il terremoto del 62 d.C.
• Neapolis quoque priuatim
multa, publice nihil amisit
leuiter ingenti malo perstricta:
uillae uero prorutae, passim
sine iniuria tremuere. Adiciuntur his illa: sexcentarum
ouium gregem exanimatum et
diuisas statuas, motae post
hoc mentis aliquos atque
impotentes sui errasse.
• anche Napoli ha avuto le sue
perdite, a scapito però di
singoli cittadini, non dell’intera
città, appena sfiorata dall’immane catastrofe: qualche villa
è rovinata, qualche altra ha
subito scosse senza lesioni. A
questi danni se ne aggiungono
altri: un foltissimo gregge di
pecore ucciso e statue spaccate; qualcuno dopo il fatto si è
messo a vagare per i campi
con la mente sconvolta e fuori
di sé.
24
Il terremoto del 62 d.C. nella
testimonianza di Seneca
• Il filosofo riprende una concezione, già presente
in Aristotele, secondo la quale di preferenza i
terremoti si verificavano in primavera o in
autunno.
• Seneca, attraverso il ricordo della coppia
consolare, data l’evento al 63 d.C., in contrasto
con Tacito (vedi diapositiva seguente), che lo
pone nel 62 d.C.
– In genere si accorda preferenza alla testimonianza
tacitiana, espungendo dal testo di Seneca Regulo et
Verginio consulibus, o meglio, supponendo un errore
del filosofo.
25
Il terremoto del 62 d.C. nella
testimonianza di Tacito, Annali, XV, 22, 2
• Isdem consulibus gymnasium ictu fulminibus conflagravit, effigies in eo
Neronis ad informe aes
liquefacta. et motu terrae
celebre Campaniae oppidum Pompei magna ex
parte proruit; defunctaque
virgo Vestalis Laelia, in
cuius locum Cornelia ex
familia Cossorum capta
est.
• Sotto i medesimi consoli
s’incendiò la palestra per un
colpo di fulmine e la statua di
Nerone che era in quell’edificio
venne liquefatta in un informe
ammasso di bronzo. Inoltre un
terremoto distrusse in gran
parte la celebre città di Pompei,
in Campania. Morì la vergine
Vestale Lelia, ed al suo posto
fu scelta Cornelia, della famiglia
dei Cossi.
26
Una testimonianza iconografica sul
terremoto del 62 d.C.: i rilievi della Casa
di L. Cecilio Giocondo
• Il rilievo rappresenta l’area del foro, con a sinistra il tempio di
Giove, Giunone e Minerva pericolosamente inclinato verso
sinistra e le statue equestri che lo fiancheggiano nell’atto di
crollare; a destra una scena di sacrificio di un bue.
27
Una testimonianza iconografica sul
terremoto del 62 d.C.: i rilievi della Casa
di L. Cecilio Giocondo
• In questo secondo pannello la Porta Vesuvio sta per crollare verso
destra, staccandosi dal vicino castellum aquae; a destra un
carretto sta per ribaltarsi.
28
Gli effetti del terremoto del 62 d.C.
• Un dibattito aperto: secondo alcuni studiosi nel 79
d.C. Pompei era ancora una città in ginocchio.
– La riconversione di eleganti edifici residenziali, abbandonati
dai loro proprietari e trasformati in botteghe artigiane.
– Nel 79 d.C. molti lavori di restauro degli edifici danneggiati
erano ancora in corso (il tempio di Venere, il tempio di Iside),
altri edifici erano ancora in rovina.
• Altri studiosi attenuano questo giudizio:
– I lavori in corso nel 79 d.C. erano normali lavori di restauro.
– Alcuni danni dovevano risalire non al terremoto del 62 d.C.,
ma alle scosse che precedettero l’eruzione del 79 d.C.
29
La controversia sui terreni pubblici
• Ci è nota solo dalla documentazione epigrafica, che attesta l’intervento
di un inviato di Vespasiano, T. Suedio Clemente.
• Forse approfitando della confusione creata dal terremoto del 62 d.C.
alcuni privati si erano impadroniti illegalmente di terreni pubblici.
• Dopo le opportune indagini, che comportarono anche misurazioni
catastali, Clemente restituì alla comunità i terreni di sua pertinenza.
• Clemente, personaggio di una certa ambiguità, intervenne anche nella
politica locale, sostenendo in particolare un candidato al duovirato, M.
Epidio Sabino.
• Molto probabilmente scampò all’eruzione del Vesuvio: un T. Suedio
Clemente lasciò la sua “firma” sulla celebre statua cantante del
Colosso di Memnone in Egitto, il 13 novembre 79 d.C.
30
CIL X, 1018: la
contesa sui terreni
pubblici
• Ex auctoritate / imp(eratoris)
Caesaris / Vespasiani Aug(usti) / loca publica a
privatis / possessa T(itus)
Suedius Clemens, / tribunus, causis cognitis et mensuris factis rei / publicae
Pompeianorum / restituit.
31
L’ambizioso Suedio Clemente
• Un centurione primipilo degli eserciti otoniani nella guerra
civile del 69 d.C., di cui Tacito, Storie, II, 12 tratteggia un
ritratto ambiguo:
– Suedius Clemens ambitioso imperio regebat, ut adversus
modestiam disciplinae corruptus, ita proeliorum avidus
(“Suedio Clemente esercitava il suo comando mosso
dall’ambizione, tanto lassista nei confronti della disciplina
militare, quanto desideroso di combattere”).
• Come molti Otoniani, passò dalla parte di Vespasiano e in
effetti, al momento della missione a Pompei, lo troviamo
col grado di tribunus, comandante di una delle coorti delle
milizie di Roma (pretoriani o urbaniciani?).
• Se si accetta l’identificazione col personaggio che lascia la
firma sul colosso di Memnone, la sua carriera proseguì col
grado
di
praefectus
castrorum,
comandante
dell’accampamento legionario.
32
Il Colosso di
Memnone
• La statua rappresenta in
realtà il faraone Amenhotep
III, ma venne identificata dai
greci col ritratto dell’eroe
Memnone.
• L’aria che si riscaldava al
mattino, passando dalle
fessure
della
pietra,
provocava
dei
suoni,
interpretati come il saluto di
Memnone
alla
madre
Aurora.
• Una delle attrazioni turistiche
più famose dell’Antichità.
33
La singolare importanza di CIL X,
1018
• Il rinvenimento di questa iscrizione nel
1763, con la sua chiara allusione alla
res publica Pompeianorum sciolse i
dubbi sull’identità della città che allora si
iniziava a scavare.
• Negli precedenti si riteneva che la città
che stava emergendo dal sito allora
chiamato Civita fosse l’antica Stabia.
34
Per saperne di più
• J. Andreau, Histoire des séismes et histoire
économique. Le tremblement de terre de Pompéi
(62 ap. J.-C.), «Annales (ESC)», 28 (1973), pp.
369-395 [Biblioteca digitale].
• M. Beard, Prima del fuoco. Pompei, storie di ogni
giorno, Roma – Bari 2011, pp. 33-64.
• D.H. Berry (a cura di), Cicero. Pro P. Sulla
Oratio, Cambridge 1996.
• A.E. Cooley – M.G.L. Cooley, Pompeii. A
Sourcebook, London – New York 2004, pp. 5-31
[Biblioteca digitale].
35
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Una breve storia delle città dell`area vesuviana