EDUCAZIONE ALLA LEGALITA'
I no CHE AIUTANO A CRESCERE
A scuola con i genitori...
Dott.ssa Valeria Zotti
Andria, 07-14-21 Marzo 2007
DA DUE A CINQUE ANNI...
LA FISSAZIONE DEI LIMITI
●
●
●
●
Fantasia e realtà non sono ancora ben separate e
definite.
I genitori fungono da intermediari fra il figlio e il
mondo esterno.
La grande sfida che devono affrontare i genitori è
quella di coltivare nei figli la passione e il
coinvolgimento nel mondo e al tempo stesso
insegnar loro ad adattarsi alle regole della società.
La capacità di dire NO diventa particolarmente
importante dopo i due anni. Il bambino ormai si sa
muovere da solo e può andare incontro a molti
pericoli; fa la sua comparsa la disciplina.
IL PROBLEMA DELLA COERENZA
●
●
●
La coerenza è importante soprattutto quando si
tratta di fissare dei limiti.
L'incoerenza crea tensione, perchè non si sa se
le proprie speranze verrano frustrate o
soddisfatte. I bambini preferiscono gli esiti
prevedibili, anche se non sono quelli desiderati,
alle montagne russe dell'alternarsi di speranze e
delusione.
La reazione più o meno coerente alle richieste
che ci vengono poste, la posizione che
assumiamo e il modo in cui affrontiamo i
conflitti sono fortemente influenzati dal nostro
carattere e dalla nostra storia.
LE PUNIZIONI
●
●
●
●
●
Le punizioni sono importanti quando si cerca di far
valere il proprio NO.
Non è la punizione che conta, ma quello che
comunicate attraverso il vostro comportamento.
Non occorre una mazza per schiacciare una noce.
Non è mai utile perdere le staffe; un
comportamento incontrollato genera paura sia
nell'adulto che nel bambino.
Ma se qualche volta, come succede a tutti
genitori, dite o fate qualcosa che poi
rimpiangete non è la fine del mondo.
Il bambino imparerà che siete un essere umano e non
un robot o un angelo.
Il modello che trasmettete è quello di una persona che
riconsidera quello che ha fatto, si rende conto degli
errori commessi, li ammette e chiede scusa.
L'importante è non venir meno alla vostra funzione di
adulti.
Una punizione deve aiutare il bambino a imparare. La
crudeltà insegna solo a essere cattivi. La vostra
punizione deve mirare ad aiutarlo a riflettere di più.
MAI DIRE NO
●
●
●
●
In questa fase è importante non frenare il loro
entusiasmo e non frustrare le loro aspirazioni.
E' importante anche che i bambini abbiano una
visione realistica di quello che possono e non
possono fare.
Negare qualsiasi dipendenza porta a diventare
autoritari, se non addirittura prepotenti.
Quando i genitori pensano di non avere nessun
potere sul comportamento del bambino
considerano i suoi desideri dei bisogni e si
adeguano. Il bambino non sarà abituato a
gestire la frustrazione e quando si troverà di
fronte ad una difficoltà farà sempre più fatica a
superarla.
MAI DIRE NO
●
●
●
All'altro estremo c'è il bambino troppo bravo.
Anche il bambino che non sopporta di essere
piccolo e reagisce con una identificazione
eccessiva con gli adulti, imitandoli, si sottrae ai
disagi che sono indispensabili per diventare grandi.
Il bambino non può imparare a controllare
l'aggressività e le emozioni negative se non ha
avuto la possibilità di provarle, di conoscerle in
prima persona. Solo così può valutarne la forza e
trovare in sé le risorse per imbrigliarle e, se
possibile, utilizzarle per scopi vantaggiosi.
L'UTILITA' DEI LIMITI
●
●
●
Sentirsi al sicuro: i limiti possono rappresentare
delle restrizioni e mandare il bambino su tutte le
furie, ma sono anche dei cancelli, che proteggono
e fanno sentire al sicuro.
Crescere forti: i limiti aiutano a sviluppare le
proprie risorse e a tollerare la frustrazione. Il
genitore che, con le migliori intenzioni, cerca di
risparmiare al figlio qualsiasi sofferenza,
potrebbe privarlo dell'opportunità di sviluppare
degli strumenti per far fronte alle difficoltà.
La frustrazione stimola il bambino a fare uso
delle proprie risorse, purché naturalmente il “no”
sia ragionevole e non generi disperazione.
IL RIFIUTO DEI LIMITI
●
●
●
Accesso di collera: i limiti spesso provocano
rabbia e dobbiamo essere in grado di affrontarla.
I bambini devono potersi arrabbiare e devono
trovare dei modi accettabili di esprimere la collera.
Dovete sperare di far nascere in vostro figlio un
forte senso di sé, perché si arrabbi quando viene
maltrattato.
L'adulto deve restare calmo, non deve farsi
sopraffare dalle emozioni del bambino al punto da
lasciarsi trascinare, cedendo anche lui all'ira.
IL RIFIUTO DEI LIMITI
●
●
●
●
Genitori o mostri? : Può essere molto inquietante
rendersi conto che un bambino vi ha trasformati in
un mostro.
Aggressività: a volte i bambini, per dar sfogo alla
collera, diventano aggressivi. L'aggressività è
spesso l'altra faccia della paura.
Un modo di non essere spaventati è assomigliare a
quelli che ci fanno paura, diventare noi
l'aggressore.
I bambini piccoli traducono subito in azione i loro
sentimenti; per capire che il pensiero deve
precedere l'azione hanno bisogno dell'esempio di
un adulto.
LA SEPARAZIONE
●
●
●
Il modo in cui il bambino vive la separazione
dipende da come gli viene presentato il tempo che
trascorrerà lontano dai genitori.
La madre si fida della persona a cui lascia il
figlio? Ha un buon ricordo dei periodi che lei
stessa trascorreva fuori casa? Pensa di lasciare il
figlio per il suo bene o per una propria esigenza,
per esempio il lavoro? Una separazione
tranquilla e fiduciosa crea nel bambino la
prospettiva che trascorrerà delle ore piacevoli.
La separazione va preparata con intelligenza.
Dovrà essere un processo graduale, ma deve
essere avviato perchè il bambino possa gustare
altre gioie oltre a quelle che voi gli offrite.
IL SONNO
●
●
●
Perchè abbiamo difficoltà a dimostrarci fermi
quando si tratta di mandare a letto i figli e a dire
loro di no quando vogliono venire nel lettone? Che
cosa interferisce nelle nostre decisioni?
Il modo in cui viene visto e praparato il sonno ne
trasmette una certa immagine.
Un bambino che di notte ha paura e viene preso
regolarmente nel lettone non elabora delle
strategie per cavarsela da solo, e di conseguenza è
sempre vulnerabile.
IL CIBO
●
●
●
Una madre che non riesce a dire no al figlio che le
chiede ogni giorno lo stesso piatto, o che gli
permette di rifiutare la maggior parte dei cibi, può
finire per lasciarsi tiranneggiare dal figlio,
accettando che le dia degli ordini.
Pur rispettando i gusti del bambino, la madre
potrebbe stabilire alcune regole.
È importante che la madre sia fiduciosa e convinta
di offrigli delle cose buone; sarà questa l'immagine
che presenterà al figlio, che il più delle volte
apprezzerà i pasti.
L' ATTESA
●
●
●
●
I bambini piccoli vivono intensamente nel qui ed
ora. Hanno un senso del tempo molto soggettivo.
Aspettare costa loro fatica; vogliono gratificazioni
istantanee, che in parte sono di natura fisica.
Se voi trovate molto penosa l'attesa, difficilmente
riuscirete a trasmettere a vostro figlio un'immagine
diversa.
Si ha quasi la sensazione che dire no, fissare dei
limiti, sia pericoloso. Invece è proprio l'opposto: è
dannoso non farlo.
IL COMPORTAMENTO DISTRUTTIVO
●
●
●
E' importante che un bambino impari a non fare
del male agli altri e , se lo fa, a riparare il danno
fatto.
Se gli viene permesso di comportarsi in modo
distruttivo, il bambino alla fine è spaventato, sia
per quello che ha fatto, sia per quello che voi
potreste fare a lui.
Il fatto di essere bloccato con fermezza viene
interpretato dal bambino come un segno che ci si
preoccupa per lui e che, per il suo bene, si è pronti
ad affrontare la sua collera.
LE BUONE MANIERE
●
●
●
●
Uno dei nuovi compiti che devono affrontare i
bambini tra due e cinque anni è quello di imparare
l'arte di stare in compagnia.
E' importante rispettare lo stile personale del
bambino che sta emergendo, dandogli però, nel
contempo, gli strumenti per cavarsela bene nella
vita.
È importante anche che come genitori, diamo
valore al fatto di essere trattati bene.
Diventare grandi comporta delle limitazioni alla
propria libertà.
GLI ANNI DELLA SCUOLA
PRIMARIA....
UN MONDO TUTTO NUOVO
●
●
●
Verso i cinque anni, tutti i bambini vivono la
transizione dalla propria casa alla scuola.
I bambini dovranno adattarsi alle regole valide per
la maggioranza, che possono non essere in
armonia con i loro bisogni individuali.
I genitori tendono ad essere ansiosi; in fondo
stanno affidando il figlio, per la maggior parte
della giornata, a persone che contribuiranno a
farne la persona che diventerà.
REGOLE A SCUOLA E A CASA
●
●
●
●
Durante la giornata scolastica i bambini devono
rispettare più regole di quelle che ci sono a casa e
inserirsi nel gruppo che diviene più ampio.
Possono riuscirci e tornare a casa sentendosi molto
indipendenti e orgogliosi del loro successo.
Se a casa la cosa non viene capita e vengono
trattati esattamente come prima, avranno
l'impressione che il loro diventare grande, ancora
molto precario, sia sminuito.
Non trattarmi come un bambino piccolo! È una
protesta frequente negli anni della scuola primaria.
E' LO STESSO BAMBINO?
●
●
●
La maggior parte dei bambini ha un
comportamento molto diverso a casa e a scuola.
Negli anni della scuola primaria, i bambini
oscillano dall'autonomia alla dipendenza, da un
atteggiamento ragionevole alle crisi di collera,
dalla fiducia in sé a un grande senso di insicurezza.
Non è facile trovare l'equilibrio fra la necessità di
appoggiarli nella loro ricerca di indipendenza e
l'esigenza di non dimenticare quanto hanno
bisogno di noi, senza però dar l'impressione di
essere trattati da bambini piccoli.
RAGIONE E LOGICA
●
●
●
A sette anni assumono grande importanza i valori
come la lealtà, la giustizia, la ragione e il torto.
Il bambino comincia a dare molto peso alla propria
capacità di ragionare e di discutere.
È un epoca in cui i bambini stanno imparando a
rapportarsi agli altri e stanno sviluppando una
coscienza.
I CONFLITTI
●
●
●
I problemi scolastici spesso sono un riflesso di ciò
che accade a casa.
E viceversa la casa può essere il terreno sul quale
vengono riprodotti ed elaborati i conflitti
scolastici.
Difendendo fermamente in famiglia la necessità di
trattarsi l'un l'altro con rispetto, si danno ai
bambini gli strumenti per affrontare i sentimenti di
frustrazione e di collera.
I CONFLITTI
●
●
È importante che un genitore mantenga il rispetto
per se stesso e non si lasci maltrattare, anche
perché così facendo, dimostrandosi convinto del
proprio valore e di non meritarsi di essere trattato
male, stabilisce un modello per il figlio lo stimola
a fare altrettanto.
In questi primi anni i bambini possono acquisire
un forte senso del proprio valore e imparare a non
lasciarsi mettere i piedi in testa. Questo risultato
non si raggiunge diventando il più forte, facendo il
prepotente, ma scaturisce dalla convinzione di
valere.
IL SENSO DEL TEMPO
●
●
●
Quando i bambino cominciano le scuole
elementari il tempo assume per loro più
significato. I bambini però soprattutto a questa età
sembrano avere una visione selettiva del tempo.
Anche questa è una conseguenza della posizione
ambigua in cui si trova il bambino: sta imparando
ad avere un maggiore autocontrollo, ma aspettare è
ancora faticoso.
In questa fase, dicendo loro di aspettare, dicendo
no a una richiesta di soddisfazione istantanea,
chiediamo loro di conservare il desiderio, o di
trovare il modo di soddisfarlo da soli.
IL SENSO DEL TEMPO
●
●
●
●
Devono imparare a gestire uno spazio di attesa.
Spesso l'attesa genera irritazione, senso di perdita,
rabbia, disperazione.
Tutti questi difficili sentimenti fanno parte del
repertorio delle emozioni umane e non è negativo
imparare a conoscerli.
È importante che non debbano aspettare talmente a
lungo da far svanire il desiderio, perché in questo
modo rischieremo di smorzare il loro interesse per
la vita.
LE ASPETTATIVE
●
●
●
●
Investiamo molto nel successo dei nostri figli; già
nella scuola primaria.
Vogliamo la perfezione o ci basta la sufficienza?
Vogliamo che il bambino eccella rispetto agli altri
o che faccia del suo meglio in rapporto a se stesso?
Le nostre aspettative possono interferire con il
ritmo e con le modalità di apprendimento che sono
ottimali per i nostri figli.
È bene saper riconoscere i bambini con difficoltà
di apprendimento: le aspettative non possono
corrispondere alle reali capacità.
LE ASPETTATIVE
●
●
Dobbiamo avere un approccio specifico, non
globale, in modo da farli sentire aiutati a superare
una particolare difficoltà e non giudicati.
Capita a volte che un bambino abbia un'autentica
passione e un talento per qualcosa che è totalmente
al di fuori del quadro di riferimento della famiglia;
in questo caso i genitori dovranno sforzarsi di
superare il senso di estraneità e le incertezze, per
consentire al figlio di esplorare da solo questo
nuovo territorio.
AUMENTA L'INDIPENDENZA
●
●
●
I genitori devono contemperare le esigenze ancora
infantili del figlio con le sue crescenti richieste di
indipendenza.
Non è un problema semplice quello di capire
quanta fiducia merita il bambino e quali sono i
giusti limiti.
Conviene forse scegliere una mediazione e
affrontare le cose con ottimismo ma con prudenza,
sapendo che il bambino potrebbe non riuscire a
cavarsela da solo; che si pone obiettivi per i quali
potrebbe aver bisogno di aiuto.
ESSERE DIVERSI
●
●
●
●
Negli anni della scuola primaria i bambini
osservano e confrontano e spesso vogliono essere
uguali agli altri.
È utile ricordare che dicendo no quando gli altri
dicono sì, insegniamo al bambino che può capitare
di essere diversi.
Questo lo aiuterà a resistere alla pressione dei pari.
Gli consentirà magari di dire no al sesso o alle
droghe senza timore di essere giudicato un
vigliacco.
L'incapacità di far valere le proprie scelte può
avere un prezzo molto alto.
I CONFLITTI
●
●
●
Se i genitori si lasciano sopraffare dai sentimenti
negativi dei figli nei confronti della scuola, non
saranno in grado di offrire loro dei punti di vista
diversi.
I problemi possono sorgere anche quando non si
presta abbastanza ascolto al disagio espresso dal
bambino.
Bisogna dunque imparare ad ascoltare e non
limitarsi a dire sì accettando in blocco il racconto
del bambino.
ASCOLTARE
●
●
●
Dobbiamo fare attenzione a non lasciarci
sopraffare dalle sofferenze dei nostri figli.
Prestando loro ascolto e accogliendo i loro
sentimenti, ma restando abbastanza distaccate da
poter
riflettere
sulle
cose,
possiamo
sdrammatizzare una esperienza negativa e proporre
un punto di vista diverso.
Questo aiuterà il bambino a ridimensionare il
problema e a considerarlo un ostacolo che è in
grado di superare.
ASCOLTARE
●
●
●
●
Un genitore che malgrado le avversità, è riuscito
ed ha avuto successo, può essere insensibile alla
richiesta di aiuto di un figlio che subisce delle
prepotenze.
L'idea che lui c'è l'ha fatta, nonostante la situazione
difficile, può renderlo incapace di vedere che il
figlio invece non ce la fa.
L'importane è ascoltare il bambino, ma prestare
anche attenzione a ciò che il suo racconto provoca
in noi.
Non è facile distinguere e analizzare ciò che,
emotivamente, appartiene a noi.
IL SENSO DI COLPA
●
●
●
●
●
Molte delle nostre difficoltà nel dire “no” hanno
origine da sensi di colpa.
Cerchiamo di risarcire nostro figlio, perché
pensiamo di averlo privato di qualcosa.
E' l'esperienza di molti genitori che lavorano.
Dire no non è facile.
Spesso si dice sì solo per avere un po di pace o per
sentirsi meglio con se stessi.
IL SENSO DI COLPA
●
●
●
Spesso i sensi di colpa ci inducono a riempire i
nostri figli di cose materiali.
Come adulti, siamo in grado di discernere e
attraverso il nostro atteggiamento anche il
bambino impara a distinguere tra desideri e
bisogno.
Se gli spazi vengono riempiti all'istante, non c'è
posto per la creatività.
IL SENSO DI COLPA
●
●
●
Se un bambino lega la propria importanza a quello
che possiede, la sua immagine di sé sarà sempre a
repentaglio.
Tollerando di non avere, invece, acquista più
fiducia in se stesso e più consapevolezza di essere
la persona che è, con un suo carattere, che la cosa
più preziosa di tutte, che nessuno gli può togliere.
È questo senso del proprio valore, di essere
apprezzati per quello che si è che aiuta a
sopravvivere nei periodi di avversità.
SPECCHIO, SPECCHIO...
●
●
●
●
E' importante per lo sviluppo del bambino che
possa ribellarsi e criticare, che abbia un proprio
punto di vista e lo esprima.
Ma è ugualmente importante che l'adulto conservi
la propria posizione e non si lasci trascinare da un
bambino.
Se avete le idee chiare è molto più probabile che
riusciate a comportarvi con fermezza, senza
vacillare al primo attacco.
Una delle cose che ci disturbano di più è ritrovare
nei nostri figli degli aspetti di noi stessi, soprattutto
se si tratta di qualità di cui non andiamo
particolarmente fieri.
LE PUNIZIONI
●
●
●
●
Talvolta potrà capitare di dover imporre la vostra
decisione magari con una punizione.
I bambini tendono ad aspettarsene e a immaginare
di ben peggiori di quelle che vengono adottate
dagli adulti.
Le punizioni sono veramente efficaci se
promuovono lo sviluppo.
Quelle che terrorizzano un bambino o lo
costringono alla sottomissione non ne fanno certo
un individuo sano.
LE PUNIZIONI
●
●
●
●
La punizione è qualcosa di specifico, e non
comporta un giudizio globale sul bambino.
È abbastanza forte da farlo riflettere, ma non tanto
grave da inibire l'apprendimento.
È importante anche che le punizioni siano messe in
relazione con il bambino e non con voi.
Se dite ad un bambino che il suo comportamento
vi fa star male lo caricate di una responsabilità
esagerata, che non gli compete.
STILE EDUCATIVO
“Modalità applicata dal genitore, o chi ne fa le veci
nella relazione con il figlio”.
Se corretto permette:
● Autonomia
● Sviluppo delle potenzialità
● Tolleranza della frustrazione
● Relazioni sociali soddisfacenti
STILE EDUCATIVO
Per la psicologia sociale, gli stili relazionali dei
genitori si basano su due dimensioni:
1) Accettazione
2) Controllo
STILE EDUCATIVO
●
●
●
Il giusto stile educativo è quello in equilibrio tra le
due posizioni.
Se dico sempre “sì” creo un onnipotente incapace
di tollerare le frustrazioni.
Se dico sempre “no” creo un infelice incapace di
provare piacere e gioia.
“Il genitore che tollera il dolore di dover proibire,
insegna al figlio a tollerare di non poter fare
sempre ciò che vuole”.
STILE EDUCATIVO PERMISSIVO
●
●
ELEVATA ACCETTAZIONE
SCARSO CONTROLLO
Il genitore permissivo:
● Non punisce e non avanza pretese
● Non guida il figlio nelle sue scelte
● Soddisfa ogni desiderio anche se privo di senso
● Accetta il figlio per quello che è
Il figlio del genitore permissivo:
● Considera il genitore privo di interessi nei suoi confronti
● Si sente privo di sostegno nei momenti difficili
STILE EDUCATIVO AUTORITARIO
●
●
ELEVATO CONTROLLO
SCARSA ACCETTAZIONE
Il genitore autoritario:
● Tenta di plasmare il figlio a seconda di un suo ideale
● Non accetta il figlio per quello che è
● Esprime valutazione e giudizi
● Scoraggia il dialogo
Il figlio del genitore autoritario:
● Tende a diventare ansioso e frustrato
● Sviluppa una bassa stima di sè
STILE EDUCATIVO AUTOREVOLE
●
●
ELEVATA ACCETTAZIONE
ELEVATO CONTROLLO
Il genitore autorevole:
● Agisce intenzionalmente, nell'ambito del possibile
● Si
pone all'interno di una relazione asimmetrica e
sistematica, all'insegna della reciprocità
● Mostra i suoi sentimenti in modo autentico
● Si
interroga circa i messaggi veicolati da taluni
comportamenti
● Accetta incondizionatamente il figlio, ma non sempre
approva i suoi comportamenti
STILE EDUCATIVO AUTOREVOLE
Il genitore autorevole:
● Ascolta il figlio con empatia valorizzando le sue parole, i
suoi sentimenti, le sue esperienze, senza sostituirsi a lui
● Manifesta stima e fiducia verso sé e verso il figlio
● Sa essere assertivo
Il figlio del genitore autorevole:
● Sviluppa senso critico
● Sicurezza
● Buone capacità di adattamento
STILI EDUCATIVI DISFUZIONALI
1) STILE IPERANSIOSO
Genitore: “Non...”
Ansia per l'incolumità fisica
Figlio: “I pericoli sono dappertutto”
CONTAGIO
EMOTIVO
2) STILE IPERPROTETTIVO
Genitore: Cerca di evitare al figlio ogni minima frustrazione
per l'incolumità emotiva
Figlio: “Non so cos'è la frustrazione”
STILI EDUCATIVI DISFUZIONALI
3) STILE IPERCRITICO
Genitore: Ingigantisce e nota sempre azioni e difetti
Rimprovera...
Figlio: “Ho sempre paura di sbagliare”
4) STILE PERFEZIONISTICO
Genitore: “Tutto ciò che non è perfetto è sbagliato”
Figlio: “Se sbaglio è una catastrofe....”
IL PICCOLO PRINCIPE
Nel “Piccolo Principe” c'è un brano molto toccante, quello in cui
la volpe chiede di essere addomesticata. Il piccolo principe
vuole giocare con la volpe che ha appena incontrato. La volpe
gli risponde che non può giocare perchè non è addomesticata.
Il piccolo principe è sconcertato, allora la volpe gli spiega che
addomesticare significa stabilire dei legami. E prosegue: “Se
tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata.
Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri.
Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà
uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù
in fondo, dei campi di grano? Io non mangio pane e il grano
per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E
questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell'oro. Allora sarà
meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano che è
dorato mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel
grano...”
Grazie per l'ascolto e per la
partecipazione attiva....
Scarica

appunti in formato - 4° circolo IMBRIANI (ex 3°)