Anno III - Numero 121 - Venerdì 23 maggio 2014 Direttore: Francesco Storace Roma, via Giovanni Paisiello n. 40 Le inchieste L'intervista Sudan Carige e Unipol: sinistre distrazioni Furlan: 'Al voto con lo spirito del '94' Parte l'appello: “Salvate Meriam” a pag. 3 Caprara a pag. 4 Ceccarelli a pag. 5 SCENARI PREOCCUPANTI SE SI DOVESSERO AFFERMARE LE POLITICHE TASSAIOLE DI RENZI O I DELIRI DI GRILLO di Francesco Storace on si offenda nessuno, ma quella di domenica è una partita a tre. Certo, conterà anche sapere se ce l’ha fatta chi è borderline attorno al quorum del 4 per cento - e i sondaggi che circolano indicano già chi è sopra e chi no, senza particolari sorprese - ma il tema non è se Salvini sarà accompagnato da tre o quattro deputati europei. La questione è come ne uscirà l’Italia. Ieri, alla manifestazione di Roma - con tantissima gente che si è stretta attorno a lui e che speriamo porti tutti alle urne - Silvio Berlusconi non le ha certo mandate a dire. E lo scenario che si delinea a seconda di chi vince le elezioni è facilmente intuibile. Se vince il Pd, Renzi si sente autorizzato a proseguire lungo la rotta dell’euforia a buon mercato, nel suo continuo caracollare da una promessa all’altra, senza mai centrare la vera questione: come far ripartire l’economia. Per ora, le ricette sono le stesse di sempre: tasse sulla casa e sui conti correnti. In Europa, trionferà il totem dell’intangibilità dell’euro, la Bce continuerà a contare su un governo più servo che amico. Se vince Grillo - ma non tutti sembrano rendersene conto - nel futuro N da portare a casa: zero. Se vince Berlusconi (e anche se non perde), si può ricominciare a sperare in una stagione migliore. Si può riprendere il percorso riformatore, il governo deve stare più attento a giocherellare con la pressione fiscale, il partito popolare europeo deve cambiare rotta se vuole essere egemone al tavolo continentale. Il fiscal compact va abbattuto; il vincolo del tre per cento tra deficit e pil va mandato in pensione; bisogna tornare a stampare moneta con una nuova missione per la Bce. Insomma, si torna sovrani del proprio destino. E’ la scommessa che si gioca domenica, dalle 7 del mattino fino alle 23. P.S. ll resto è roba da addetti ai lavori. Chi sta sopra o sotto la soglia del 4 per cento è materia che interessa i candidati e le loro famiglie. Parliamoci chiaro: non sono certo io a negare la necessità del pluralismo nella democrazia italiana e della ricostruzione di una destra vera; ma troppi errori - da parte di tutti - hanno condizionato ogni percorso politico. Dopo le elezioni calerà la polvere delle polemiche e se ci sarà capacità di ragionare ognuno dovrà sforzarsi di capire l’altro. Altrimenti non ci sarà futuro per le nostre idee. Nè in una casa tutta nostra, nè in un condominio dove si è ospiti non si sa quanto graditi. PARTITA A TRE Grande partecipazione alla manifestazione di Roma con Berlusconi: domenica tutti alle urne dell’Italia restano solo macerie. Le riforme non si fanno, si vivranno tempi durissimi con la certezza di precipitare in conflitti sociali senza prigionieri. Prevale l’odio, gli ita- ROMA, IL CENTRO-DESTRA PENSI AL DOPO-MARINO liani si denunceranno l’uno con l’altro. Apocalisse. Davvero spero che ci si fermi a riflettere prima di apporre sulla scheda la croce che ti eccita per cinque minuti e ti rovina per cinque anni. Tanto più che i deputati eletti dai 5 stelle saranno inservibili e al massimo andranno a fare spettacolo anche a Bruxelles e Strasburgo. Risultati LUCA VARANI È IL MANDANTE DELL’AGGRESSIONE A LUCIA ANNIBALI ECONOMIA La Borsa cede, Sfigurò l’ex con l’acido: settimana nera tenta il suicidio in carcere I di Bruno Rossi a arrotolato con cura maniacale un lenzuolo. Ne ha appeso un capo alle sbarre della sua cella. L’altro capo lo ha stretto attorno al collo. Così ha tentato di togliersi la vita Luca Varani, nel carcere di Castrogno, in provincia di Teramo, dove si trova detenuto per scontare venti anni di reclusione. Un gesto estremo che affonda probabilmente le sue radici nella maleodorante palude del rimorso per un’aggressione che ha disgustato l’Italia. Varani, avvocato di 37 anni, è infatti stato riconosciuto da una sentenza come il mandante dell'aggressione con l'acido alla sua ex Lucia Annibali. Una storia che è di- H L’EREDITÀ Sarra a pag. 7 ventata il simbolo di uno dei mali della società italiana. Con una donna, giovane, che vive una vicenda d’amore con passione, poi con meno slancio. Che decide di separarsi dall’uomo cui si era legata, e che entra per questo nell’inferno dello stalking, cioè della sua ossessione. E che infine, dopo qualche inquietante segnale, si ritrova uno sconosciuto in casa che le tira in faccia l’acido. Dietro quello scivolare verso il desolante panorama dell’abisso dell’umanità c’era lui, Luca Varani. Da quell’abisso Lucia è risalita librandosi sulle ali della sua incredibile forza. Ha mostrato a lui, e a tutti noi, il suo viso con i segni indelebili della stupidità e della cattiveria cui può arrivare un uomo. Ha affrontato a testa alta il processo ed anche una notorietà che, nel suo caso, davvero non può essere comoda. Come sta tuttora affrontando il pellegrinaggio tra cliniche e ospedali. Lei è risalita, Varani invece sprofonda ancora verso il basso. Le sue condizioni psicologiche avevano già cominciato a preoccupare i medici penitenziari che l’hanno in cura, e che gli avevano programmato per domani una visita psichiatrica. A salvarlo, mercoledì sera, un agente di custodia. n passato, non c’era dubbio. Oggi ci si divide tra chi dice che si tratta di “nervosismi per gli euroscettici” e chi invece parla dell’effetto di “segnali macro contrastanti provenienti dagli Usa”. Fatto sta che anche ieri la Borsa di Milano ha chiuso la seduta in calo, maglia nera d’Europa. Il Ftse Mib archivia una flessione dell'1,09% e l'All Share termina a -1,02%. E occhio anche allo spread BtpBund, rimasto costantemente sopra i 180 punti e segnato a fine giornata a 189. Certamente una giornataccia per le banche, con pesanti segni per Unipolsai (-3,8%) e Unipol (-7,33%) dopo l'indagine a carico dell'ad Carlo Cimbri. Ma una volta, comunque, non era colpa del governo se la borsa chiudeva la settimana con un quasi -4%? R.V. 2 Venerdì 23 maggio 2014 Attualità IERI LA CHIUSURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE PER LA CIRCOSCRIZIONE ITALIA CENTRALE. OGGI SI REPLICA A MILANO Berlusconi, il tetto del 3% nel mirino “Il vincolo sul rapporto deficit-Pil va abbattuto. Ed è ora che la Bce stampi moneta Renzi? Ci ha deluso, il voto di domenica sarà anche contro di lui”. Aspettando il 2015… GIOVANNI TOTI “Ha dovuto promuovere Forza Italia col bavaglio” ante interviste in tv, persino nelle emittenti regionali. Ma nessun comizio di piazza. E poi, quella sordina imposta dai giudici, sotto la minaccia di un inasprimento della pena. Berlusconi ha ancora qualche ora di campagna prima di calare nel silenzio elettorale e, sabato, nel suo impegno con i malati di Alzheimer a Cesano Boscone. Ma c’è già chi traccia un bilancio del suo inusuale tour.“Berlusconi è stato privato della possibilità di fare campagna elettorale, è colpa dei giudici”. A parlare è Giovanni Toti, la cui accusa è rimbalzata ai microfoni di ''Checkpoint'' su Tgcom24. T di Robert Vignola l luogo è quello in cui Forza Italia ha vissuto la sua rinascita, il Palazzo dei Congressi dell’Eur. È vicenda di appena pochi mesi fa, del novembre scorso. Ma da allora di acqua sotto i ponti ne è passata talmente tanta che in pochi sembrano ricordarlo. A novembre Forza Italia nasceva per rompere con il governo Letta, dai dissidenti filo-governativi sarebbe infatti nato di lì a poche ore il Nuovo Centro Destra. Letta cadde lo stesso vittima dei suoi, nel frattempo la tempesta giudiziaria su Berlusconi si sarebbe incrudelita, lo scenario politico radicalizzato su tre personalità: Renzi, Grillo e appunto Berlusconi. Durerà a lungo, tutto lo fa credere. Intanto la rinata creatura politica del Cav è pronta al suo battesimo con le europee e così, rieccole bandiere di Forza Italia sventolare al cielo di Roma. C’è attesa, perché è la manifestazione di chiusura per la circoscrizione Italia centrale, dove la lista è guidata da Antonio Tajani. Ma i big sono tanti: Maurizio Gasparri, Augusto Minzolini, Melania Rizzoli, Augusto Minzolini, Marcello Fiori e poi Baldelli, Abrignani. Particolarmente applaudita quando Tajani pronuncia il suo nome, Alessandra Mussolini. Analoga l’ovazione riservata dai partecipanti a Francesco Storace. In sala, dove risuona 'Azzurra libertà', tra bandiere di Forza I Italia e qualche striscione, circa duemila persone un nugolo di telecamere e fotografi, e non manca, in adesione alla svolta animalista del partito, qualcuno che porta il suo cane avvolto in T-shirt su misura dei quattrozampe con il simbolo di Forza Italia e la scritta Berlusconi bene in vista. All'ingresso, 'santini' elettorali dei candidati, fac simile della scheda elettorale e copie della lettera dell'ex premier a supporto di Tajani. Infine, ecco Berlusconi. Il leader del centro-destra arriva con ritardo al luogo dell’appuntamento e si scusa subito: “Sono reduce da un tour de force impressionante, per fortuna che sono giovane e posso far fronte a 20 ore di impegno continuativo”. Poi diventa più serio, tambureggia, mette carne al fuoco. Comincia a delineare ad ampi gesti nell’aria del Palazzo dei Congressi ciò che vuole portare a Bruxelles e a Strasburgo insieme ad una folta pattuglia di eurodeputati. Un’idea con più Italia in Europa e meno Europa in Italia, come richiama la campagna scelta per la scadenza elettorale. Primo ostacolo da abbattere? Il tetto del 3% deficit-Pil, che “deve e può essere del tutto abolito”. Seconda idea a stretto giro di posta, con adeguato bisogno di scandire le parole: la Bce “deve immettere denaro nell'economia” e comportarsi come una vera banca centrale, anche in tema di garanzia sui debiti degli Stati. Quindi anche “poter stampare moneta quando ci si bisogno come quando un Paese e deve pagare i suoi titoli pubblici, terzo deve fare quello che hanno fatto altri stati come gli Stati Uniti e Giappone, immettere denaro nell'economia”. Tutto ciò che non presuppone la caduta della moneta unica, perché uscire dall'euro, avverte Berlusconi, sarebbe “avventuristico, pericoloso e negativo”. Al contrario, va data forza a Forza Italia anche perché nel Ppe si cominci a ragionare in maniera diversa, con meno austerità. Una battaglia su più piani, insomma. Ma le urne che si apriranno dopodomani sono anche luogo di una battaglia nazionale, laddove il giudizio su Renzi si va ogni giorno che passa più netto. “La delusione è stata grande: abbiamo visto che questo governo si è esposto su 12 o 13 impegni ma quando si è passato alla realizzazione solo in un caso c'è stata la concretezza”, graffia Berlusconi. Che sulla valenza nazionale dell’appuntamento del 25 maggio ha pochi dubbi. “Il voto di domenica è un referendum su quello che è il nostro giudizio sul terzo governo non eletto dagli elettori, il governo Renzi. Noi eravamo, siamo e saremo all'opposizione”, aggiunge il leader di Forza Italia. Che guarda anche al futuro e vi vede nubi nere e nuovi impegni. Anche elettorali. “Con l'andamento di questa economia al massimo tra un anno, un anno e mezzo torneremo al voto”, è infatti la previsione che l’uomo di Arcore ribadisce davanti alla sua platea. Che, non è un mistero, già sta lavorando al programma targato 2015. “Nei primi Consigli dei ministri, avendo trovato le doverose coperture, garantiremo ai pensionati 1.000 euro al mese” di pensione minima e poi “per le madri di famiglia, le casalinghe, a loro dobbiamo garantire serenità e anche per loro ci impegniamo per dare 1.000 euro al mese”. Non solo: perché “quando riavremo la responsabilità di governare aboliremo l'Imu sulla casa”. E se qualcuno lo considera un fossile, ragioni sul fatto che le tasse sulla casa non sono state frenate, ma moltiplicate negli ultimi anni. E sì. Ma che prospettiva ha la coalizione storica? “I partiti più piccoli, tra cui quelli del centrodestra, da quanto ci dicono i sondaggi non arriveranno a superare lo sbarramento. Mi rivolgo agli elettori moderati che sono come noi col centrodestra. Se pensate che non raggiungerete il 4% non buttate il vostro voto. I partiti che passeranno la soglia di poco manderanno pochi eletti in Europa che saranno completamente ininfluenti in Europa”. Certo, sulle elezioni europee c’è anche un’ombra a Cinque Stelle, ma il tema resta marginale in un discorso, quello di ieri di Berlusconi, che ha avuto un profilo più politico rispetto alle pur recenti uscite. Fermo restando che il giudizio resta impietoso: “Grillo specula sul dolore e sulla disperazione, vogliono solo la vendetta su chi ritengono colpevole della situazione, a partire dai politici”. Il comizio, in videoconferenza con la Sicilia dove si svolgeva un’analoga convention con in testa i candidati alla Circoscrizione Isole, termina con le raccomandazioni ad elettori e a rappresentanti di lista e col consueto abbraccio della folla, che ovviamente lo trattiene più del previsto. “Tra poco devo scappare, perché se per le 11 (di sera, ndr) i carabinieri non mi trovano ad Arcore, mi portano a San Vittore. Trattenendomi qui mi mettete a rischio...”, dice il Cav. Che domani chiuderà la sua campagna elettorale a Milano. Almeno sarà più vicino ad Arcore… “Noi - ha aggiunto Toti - abbiamo collaborato con Renzi a scrivere le riforme, sia del Senato che quella elettorale, ma dove sono andate a finire? Andare senza un peso in Europa significa che l’Italia avrà lo stesso ruolo che aveva con Monti, cioè nessun peso. Grillo sta cercando di sfasciare tutto e non ha nulla da proporre, non conteranno nulla: i due principali blocchi in Europa saranno i progressisti e i popolari. Renzi non è stato ostacolato da nessuno, ma è prigioniero di se stesso. Il Pil è tornato a calare ed è tornato ai livelli del 2000: le cose - conclude Toti - non sono cambiate”. Via Giovanni Paisiello n.40 00198 Roma Tel. 06 85357599 - 06 84082003 Fax 06 85357556 email: [email protected] Direttore responsabile Francesco Storace Amministratore Roberto Buonasorte Direttore Generale Niccolò Accame Capo Redattore Igor Traboni Progetto grafico Raffaele Di Cintio Società editrice Amici del Giornale d’Italia Sito web www.ilgiornaleditalia.org Per la pubblicità Responsabile Marketing Daniele Belli tel. 335 6466624 - 06 37517187 mail: [email protected] -----------------Autorizzazione del Tribunale di Roma n° 286 del 19-10-2012 3 Venerdì 23 maggio 2014 AI DOMICILIARI GLI EX MANAGER BERNESCHI E MENCONI Attualità CONTROLLI NEGLI UFFICI DI BOLOGNA. IL TITOLO CROLLA IN BORSA Truffa alla Carige, sette arresti Terremoto Unipol, coinvolto l’ad Cimbri Sequestrati beni per 22 milioni di euro Indagini sulla fusione con la Sai di Giorgio Musumeci on solo UnipolSai. A finire nel mirino della magistratura, infatti, c’è anche l’istituto bancario Carige. Ieri mattina, infatti, la Guardia di Finanza ha arrestato sette persone con l’accusa di truffa ai danni dell’istituto genovese. Tra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Genova, oltre a professionisti e imprenditori immobiliari, spiccano i nomi dell’ex presidente di Banca Carige Giovanni Berneschi e l’ex presidente di Carige Assicurazioni, Ferdinando Menconi. Per i due ex manager sono stati disposti gli arresti domiciliari essendo entrambi ultrasettantenni. Tutti gli arrestati dovranno ora rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere, truffa aggravata, riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Secondo la Guardia di Finanza, dal 2006 al 2009 gli acquisti “gonfiati di società facenti capo a persone compiacenti hanno fatto in modo che fossero portati in Svizzera circa 21 milioni di euro”. Di questi, “parte è stata N impiegati per un investimento immobiliare in territorio elvetico i cui effettivi titolari erano i vertici del gruppo Carige”. A parere degli investigatori, in questo contesto appare rilevante il ruolo di mediatore di un avvocato svizzero, attraverso il quale sono transitati i capitali per nasconderne l’illegittima provenienza. Le cessioni di quote di società create ad hoc sarebbero servite, secondo quanto emerge dall’inchiesta, a consentire il passaggio dei capitali a società fittizie residenti in Paesi a fiscalità privilegiata, con clausole contrattuali che avrebbero dovuto dissimulare le reali consistenze e “pulire”, ad ogni transazione, ingenti somme di denaro. L’intervento della magistratura inquirente e degli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria di Genova della Guardia di Finanza ha permesso di impedire che il disegno criminale potesse essere portato a termine. Oltre che alla sede di Genova, gli agenti delle fiamme gialle hanno condotto perquisizioni anche a Milano e La Spezia, oltre ad aver sequestrato beni per un valore di oltre 22 milioni. amministratore delegato di UnipolSai Carlo Cimbri è indagato per aggiotaggio dalla Procura di Milano nell’inchiesta che riguarda presunti illeciti nell’operazione di fusione che ha dato vita alla società. Per lo stesso reato sono indagati anche altri tre manager: Roberto Giay, già amministratore delegato di Premafin Finanziaria; Fabio Cerchiai, ex presidente del consiglio di amministrazione di Milano Assicurazioni, e Vanes Galanti, in passato presidente del consiglio di amministrazione di Unipol Assicurazioni. La notizia è emersa dopo che, nella prima mattinata di ieri, su incarico del pm di Milano Luigi Orsi la Guardia di Finanza si è presentata presso gli uffici di Bologna della società assicurativa per eseguire le perquisizioni. Ulteriori documenti sono stati acquisiti dagli agenti delle fiamme gialle presso la sede della Consob a Roma. Secondo gli inquirenti, infatti, l’operazione potrebbe essere stata viziata da concambi L’ erronei legati al valore reale di titoli strutturati in pancia a Unipol e quindi sul valore effettivo delle azioni emesse da Unipol. Il pm Orsi potrebbe essere arrivato a scavare sulla fusione partendo dalle inchieste sul crac di Fonsai, per il quale sono sotto inchiesta per bancarotta fraudolenta e ostacolo alla vigilanza numerosi ex amministratori del gruppo, tra cui Salvatore Ligresti. L’accordo tra le compagnie, che ha portato alla nascita di Unipol Sai, era stato firmato, dopo mesi di trattative, lo scorso 31 dicembre, esordendo in borsa il 6 gennaio. Unipol Sai è la compagnia italiana leader nel rami danni, in particolare in quello auto con oltre 10 milioni di clienti, e tra le principali nel settore vita. Detiene, inoltre il secondo posto nella graduatoria nazionale delle compagnie assicurative per raccolta complessiva, pari a fine 2012 a 15,5 miliardi di euro. Disastrosa la reazione della borsa alla notizia delle indagini. Il titolo, infatti, ha accusato una flessione del 4,06%, attestandosi a 2,27 euro. G.M. I GIOVANI CANDIDATI DEL TEA PARTY SCONFITTI OVUNQUE. COSÌ TRAMONTA IL NUOVO A TUTTI I COSTI Grillo affonda oltreoceano, in Usa vincono i politici Vincitori in sei stati-chiave, i repubblicani adesso puntano alla maggioranza in Senato ltro che “grillismo” d’Oltreoceano; in America i vecchi volti del Partito repubblicano tornano in gran forma riducendo ai minimi termini il movimento del cosiddetto Tea Party che dell’antipolitica, invece, ne aveva fatto il proprio cavallo di battaglia. Situazione ribaltata, dunque. Coloro i quali soltanto cinque anni fa fecero tremare i grandi partiti statunitensi, oggi si ritrovano a leccarsi le ferite, sconfitti sonoramente da deputato con sei, sette legislature alle spalle. Il giorno del giudizio per il “grillini Usa” è stato lo scorso martedì, quando in sei stati-chiave si sono tenute le primarie repubblicane per la selezione dei candidati che correranno nelle elezioni di medio termine per il rinnovo della camera dei rappresentanti e di un terzo del senato. Il bersaglio più ambito del Tea Party era Mitch McConnell, il 72enne senatore del Kentucky dal 1985, capogruppo dei repubblicani al senato. Un volto non certo A nuovo della politica. Eppure, chi credeva di poter costringere “il vecchio” McConnell a fare gli scatoloni e lasciare definitivamente il senato, dovrà ricredersi. Sì, perché il repubblicano ha letteralmente sbaragliato lo sfidante Matt Bevin, sostenuto dai gruppi legati al Tea Party, con oltre il 60% delle preferenze. Usato sicuro, dunque. Da veterano qual è, Mitch McConnell non è lasciato intimidire dagli attacchi dello sfidante e, forte pure da un sostegno di dieci milioni di dollari, il senate minority leader ha incassato lo straordinario successo. Dati alla mano, per il Tea Party è stata una disfatta ovunque. I senatori uscenti e di lunga carriera Lindsey Graham dell’establishment, ha ottenuto il 30,6 per cento, tagliando fuori dalla competizione elettorale Karen Handel, appoggiato dall’icona del Tea Party. Anche in Oregon ha vinto il candidato “ufficiale”, la moderata Monica Wehby. Bene per i candidati d’apparato anche in Idaho e Pennsylvania. E all’inizio di maggio, inoltre, il leader della camera John Boehner aveva battuto facilmente il candidato del Tea Party nel suo distretto (South Carolina) e Lamar Alexander (Tennessee) hanno vinto ed è probabile che ce la faccia anche Thad Cochran (Mississippi). Un duro colpo per gli antipolitici d’oltreoceano arriva anche dalla Georgia, dove David Perdue, il candidato dell’Ohio. L’entusiasmo del nuovo a tutti i costi, sembra essersi affievolito. La ventata di antipolitica non sostenuta poi da azioni concrete, è stata spazzata via più o meno con la stessa velocità con la quale ap- parve. A giudicare dai risultati, gli elettori preferiscono affidarsi a volti che già conoscono, pregi e difetti compresi. A giocare a favore del partito repubblicano, una campagna elettorale organizzata e ben finanziata mirata proprio a sostenere i candidati minacciati dal Tea Party. Obbiettivo, la conquista della maggioranza al senato, con tanto di esponenti di destra dalla schiena dritta e ricchi di esperienza. Personaggi ben diversi da quelli beceri e grotteschi selezionati in passato proprio dal Tea Party. Almeno in America, dunque, la caccia ai politici è finita, a dimostrazione che una classe dirigente preparata prevale su un gruppo di “giovanotti” col solo scopo di governare, senza poi di fatto averne le capacità per farlo. Un volto privo di rughe non è sinonimo di efficacia. Gli elettori americani l’hanno capito. Questione di tempo, e gli italiani faranno lo stesso. G.M. DIRETTIVA EUROSTAT: NEL RANGE ENTRANO PROSTITUZIONE E CONTRABBANDO Anche le attività illegali per misurare il Pil utti i Paesi dell’Unione Europea, Italia compresa, inseriranno ''una stima nei conti, e quindi nel Pil, delle attività illegali, come traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol)''. La novità, rileva l’Istat, sarà inserita a partire dal 2014 nei conti, secondo le linee Eurostat. Inoltre, le spese per ricerca e sviluppo saranno considerate investimenti e non più costi, un cambiamento che ''determina un impatto positivo'' anche ''sul Pil''. L'aggiornamento potrebbe portare per l'Italia, si stimava a gennaio a Bruxelles, a una revisione al rialzo del livello del Pil tra l'1% e il 2%. T Si tratta di una novità che rientra nelle modifiche condivise a livello europeo e connesse, evidenzia l'Istat, al ''necessario superamento di riserve relative all'applicazione omogenea tra paesi Ue degli standard già esistenti''. Nello specifico, tra le riserve trasversali avanzate ce ne è una, sottolinea l'Istituto, che ''ha una rilevanza maggiore'', in quanto, appunto, riguarda l'inserimento nei conti delle attività illegali, che già il precedente sistema dei conti nazionali, datato 1995, aveva previsto, ''in ottemperanza al principio secondo il quale le stime devono essere esaustive, cioè comprendere tutte le attività che producono reddito, indi- pendentemente dal loro status giuridico''. L'Istat riconosce come la misurazione delle attività illegali sia ''molto difficile, per l'ovvia ragione che esse si sottraggono a qualsiasi forma di rilevazione, e lo stesso concetto di attività illegale può prestarsi a diverse interpretazioni''. Ecco che, aggiunge, ''allo scopo di garantire la massima comparabilità tra le stime prodotte dagli stati membri, Eurostat ha fornito linee guida ben definite. Le attività illegali di cui tutti i paesi inseriranno una stima nei conti (e quindi nel Pil) sono: traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol)''. 4 Venerdì 23 maggio 2014 Attualità PARL A IL FONDAT ORE DE L L’E S E RCIT O DI S ILVIO, CANDIDAT O CON F ORZ A ITAL IA NE L NORD-E S T Furlan: ‘Al voto, con lo stesso spirito del ‘94” “Angelino Alfano in campo mi ricorda un tale di secondi ‘Fini’” BERLUSCONI LO INCORONA di Luciana Caprara “Passione e coraggio” imone Furlan, fondatore dell’Esercito di Silvio, è candidato alle Europee nella lista di Forza Italia nella Circoscrizione Nord-Est. Il Giornale d’Italia lo ha incontrato alla vigilia dell’importante appuntamento elettorale. S Elezioni alle porte con un attestato di sostegno appoggio e fiducia da parte del presidente Silvio Berlusconi. Lei è stato l'unico candidato a ricevere questa testimonianza di stima e affetto. Perché? Sono molto grato al presidente per le bellissime parole spese in mio sostegno, credo abbia voluto dare, attraverso me, un segnale di riconoscimento a tutti coloro che con passione, coraggio e sacrificio lavorano per difendere lui e gli ideali che rappresenta. Troppo spesso la base composta da militanti, consiglieri comunali, provinciali, regionali e sindaci, persone che ci mettono la faccia e lavorano sodo sui territori vengono ignorati, la mia battaglia è costruire una Forza Italia aperta, dal basso e meritocratica che si riconosca appieno nella figura del nostro leader, questo suo segnale di apprezzamento nei miei confronti mi spinge a lottare con ancora più forza per portare a termine la Rivoluzione Liberale. La sua campagna elettorale palesemente antialfaniana si è quasi conclusa ed ha raggiunto il culmine nella manifestazione bolognese alla quale eri presente con uno schieramento pronto a replicare le proposte del leader di NCD che, all'ultimo momento ha dato forfait all'incontro di piazza. Alcuni" rumors" parlano di un ritorno in scena di Alfano in Forza Italia: cosa ne pensa? Alfano è un traditore, un trasformista, è stato eletto assieme agli altri poltronisti di NCD grazie alla forza elettorale di Silvio Berlusconi, sotto un simbolo che riportava la scritta Berlusconi Presidente, oggi mantiene in piedi un governo di sinistra con quei voti, facendo politiche di sinistra e tradendo il voto degli elettori. Il problema vero non è Alfano, che l Presidente Berlusconi ha inviato una lettera agli amici di Forza Italia per invitarli a sostenere Simone Furlan, candidato nell’Italia Nord Orientale. “Forza Italia compie 20 anni di vita – scrive Berlusconi – e per la prima volta non verrà consentito al leader del maggior partito dei moderati italiani il diritto civile di candidarsi e di essere eletto come sempre è accaduto dal 1994”. Ecco perché far scendere in campo il giovane Simone Furlan, “fondatore dell’Esercito di Silvio, colui che ho definito l’amico dei momenti difficili, che si è speso con passione e coraggio in mia difesa contro una persecuzione giudiziaria senza eguali”. L’invito di Berlusconi in sostegno di Furlan è chiaro e diretto: “Scrivere sulla scheda elettorale il suo nome – scrive il Presidente – significa dare fiducia a chi si riconosce appieno nei nostri ideali e nei nostri valori ed è stato il primo, nell’estate del 2013, a girare l’Italia con il vessillo di Forza Italia chiedendo di ritornare allo spirito del ‘94”. Giovane imprenditore, Simone Furlan è un uomo “che porterà in Europa la consapevolezza dell’Italia del Fare, che si adopererà per difendere le nostre peculiarità. Simone – continua il Cavaliere – continuerà anche la nostra battaglia per trasformare l’Europa del rigore e dei sacrifici nell’Europa della crescita e della solidarietà”. Emma Moriconi I farà di certo la stessa fine dell'altro traditore, se non ricordo male il nome certo Gianfranco Fini, la questione è creare una nuova classe dirigente coraggiosa e capace che si batta per gli ideali e valori e non per le poltrone. Quanto ad un ritorno di Alfano sono favorevole a patto che vada a fare gazebo, raccolte firme, riparta dal basso in quanto la credibilità l'ha persa totalmente. Dopo le europee quali saranno i suoi programmi in caso di sconfitta e quali in caso di vittoria? Non esiste vittoria o sconfitta, esiste un cammino che sto portando avanti, di cui questa campagna elettorale è un piccolo tassello, teso a riportare la politica tra la gente, con umiltà e partecipazione, per farla ritornare ad essere espressione delle istanze dei territori e dei bisogni dei cittadini. In questa campagna elettorale ho incontrato migliaia di persone che vogliono ancora crederci, che non si sono arrese, che vogliono sentirsi partecipi e IL SONETTO lottare al fianco di uno straordinario leader che si chiama Silvio Berlusconi, questo è un punto di partenza non di arrivo. Domanda banale ma d'obbligo data la tempistica: come convincerebbe un elettore indeciso a votare per Simone Furlan? Dico che in questa turnata elettorale non è possibile votare Silvio Berlusconi in quanto il braccio armato della sinistra, magistratura democratica, ce lo ha impedito, ma votare Furlan equivale a dare il voto a Berlusconi. Sono infatti stato il primo nel 2013 a intestarsi una battaglia forte in sua difesa e mi riconoscerò sempre in lui. Votarmi significa anche dare il voto a chi non si arrende, a chi non ci sta ad accettare il catastrofismo e la rassegnazione bensì combatte per portare in politica la capacità di chi proviene dalla piccola e media impresa e dal mondo del fare. Se il mio sogno diventa il sogno di tanti allora davvero sarà realizzabile. PUBBL ICAT O IL NUOVO RAPPORT O MONDIAL E . PE GGIO DI NOI S OL AME NT E L A GRE CIA E CONSIDERAZZIONI TRISTI Ieri se parlava tutt'assieme de questo nostro povero paese dovenno mijorà tra quarche mese si nun sentimo solo cose sceme. Competitività: l’Italia perde colpi di Francesca Ceccarelli ompetitività addio. L’Italia perde appeal a livello mondiale, almeno secondo quanto riporta il rapporto elaborato dal World Competitiveness Center dell’Imd, la famosa business school di Losanna che ogni anno stila una classifica al riguardo: l’Italia nel 2014 scende dal 44° al 46°. Se nel 2012 eravamo al 40° posto, in due anni sono state perse sei posizioni restando lungamente distanziati non solo dalla Svizzera (che è al secondo posto della classifica), ma anche dalla Germania (6°), dalla Francia (27°) e persino dalla Spagna (39esima). Peggio dello Stivale solo la Grecia che crolla dal 54esimo al 57esimo posto. Un focus particolarmente negativo per quanto riguarda la performance economica, dove si passa dal 50° al 53° posto, perdendo tre posti (dal 30 a 33esimo) nella classifica sulle infrastrutture: un piccolo segnale positivo solo nel campo dell’efficienza economica, dove si è stabili al poco gratificante 45esimo posto. C Quarcuno la chiamava la nazione, n'antr'invece nostra patri'avita oppuro tera mia ndomit'ardita e chi ce sollevava na questione pe chiede n sostanza che sarebbe nazzione, patria nzomm'o stato. Se stabbilì così n'anzia che crebbe finchè uno,n so chi, sisse cos'era co l'aria seria d'uno ch'ha contato -mo s'è ridotta n'inn'e na bbandiera!GRM Una 55esima posizione invece in fatto di efficienza del governo. L’unica ancora di salvezza per l’Italia, secondo l’Imd, è l’export (siamo secondi in quanto a focalizzazione delle produzioni e decimi per focalizzazione dei partner), bassa inflazione (19), numero di giorni per avviare una start up (15) e fattori di produzione (11). Una situazione di grande emergenza dove grande peso ha anche la bassa crescita del Pil: l’Italia è penultima su una classifica dei 60 paesi maggiormente sviluppati), prezzi dei carburanti (55), disoccupazione giovanile (54), debito pubblico ed evasione fiscale (58), credito, servizi finanziari e presenza di grandi gruppi (56), investimenti pubblici e privati in infrastrutture (59), sviluppo e applicazione delle tecnologie (57) . Ma il fondo si tocca con il sessantesimo posto su 60 paesi per quanto riguarda la pressione fiscale reale. “La capacità competitiva dell’Italia sta fortemente diminuendo – commenta il professor Salvatore Cantale dell’Imd -. Le cause sono molteplici, ma le variabili che hanno inciso di più sono riconducibili agli investimenti internazionali e al basso livello di crescita dell’occupazione. Anche se l’Italia sta costruendo un’ economia migliore in termini di crescita del Pil, gli altri Paesi lo stanno facendo più velocemente. Non è troppo tardi per invertire il trend. La nostra storia insegna che in passato ci siamo riusciti e possiamo riuscirci ancora”. Se si guarda il brand Italia con gli occhi degli stranieri la situazione non migliora di certo: in un sondaggio che ha interessato 4300 manager dei 60 paesi monitorati, il Paese è al 49esimo posto dietro alla Russia e davanti alla Francia. Al primo posto c’è Singapore, a seguire Germania e Irlanda. Nella classifica globale della competitività, Stati Uniti e Svizzera si confermano rispettivamente al primo ed al secondo posto. Singapore sale dal 5° al terzo, Hong Kong scende dal terzo al quarto e la Svezia dal quarto al quinto. La Germania conquista tre posti, sale dal nono al sesto posto, come la Danimarca che in questo posto entra nella top ten collocandosi al nono posto. 5 Venerdì 23 maggio 2014 Esteri ANCORA SENZA SOLUZIONE LA VICENDA DELLA GIOVANE DONNA DEL SUDAN CONDANNATA A MORTE “Salvate Meriam”, l’appello del marito Incinta di 8 mesi, vive incatenata e maltrattata per aver abbracciato il cristianesimo di Francesca Ceccarelli ive in carcere dl 17 febbraio, incatenata per le caviglie Meriam Yehya Ibrahim, la donna cristiana del Sudan incinta di otto mesi e condannata a morte per apostasia e a 100 frustate per adulterio. “Le sue gambe sono tutte gonfie. È oltraggioso, visto che è incinta di otto mesi e mezzo”, così ha dichiarato ai media americani Tina Ramirez, direttrice esecutiva di Hardwired, gruppo che si batte contro la persecuzione religiosa nel mondo e che sta aiutando il marito Wani, che per la prima volta ha avuto il permesso di farle visita. L’uomo in possesso di doppio passaporto, sudanese e statunitense, ha chiesto più volte e invano aiuto all’ambasciata americana in Sudan per ottenere il rilascio della moglie, che si trova in carcere insieme al figlio di 20 mesi. La condanna per Meriam lo scorso 15 maggio: la dottoressa di 27 anni è stata cresciuta come cristiana dalla madre, visto che il padre musulmano se ne è andato quando lei aveva sei anni. Ma il fratello insieme V agli zii paterni l’ha accusata di essere stata allevata come musulmana e di essersi poi convertita al cristianesimo. Ad oggi in Sudan, secondo la sharia, l’apostasia è punita con la morte e un matrimonio tra una musulmana e un cristiano non è valido e i figli che nascono dalla relazione sono illegittimi: per questo Martin, il figlio di 20 mesi di Meriam, è in prigione con lei e non può essere preso in custodia dal padre. Vista la gravità della situazione Wani, insieme agli avvocati della moglie, ricorrerà in appello per non fare eseguire la sen- PROCLAMATA LA LEGGE MARZIALE Golpe in Thailandia, esercito al potere olpo di Stato in Thailandia da parte dell’esercito. L’annuncio è arrivato ieri, con un discorso televisivo alla nazione tenuto dal capo di stato maggiore Prayuth Chan-ocha. L’esercito ha preso il potere «per ripristinare l’ordine e spingere per il raggiungimento di riforme politiche», ha detto Prayuth annunciando il golpe, il 12esimo dal 1932 a oggi, al termine del secondo incontro con le principali parti politiche in un complesso militare della capitale, che è stato circondato dai soldati pochi minuti prima del proclama di Prayuth. Sono state quindi oscurate le altre trasmissioni tv ed è stata proclamata la legge marziale in tutto il Paese. Due giorni fa l’esercito aveva proclamato la legge marziale (negando però che si trattasse di un golpe) dopo sei mesi di crisi politica e scontri di piazza, che hanno causato 28 morti e oltre 800 feriti. I soldati hanno anche preso in consegna i leader delle proteste di piazza che dallo scorso novembre hanno C insanguinato il Paese asiatico. Alcuni testimoni hanno riferito di aver visto prelevare l’ex vice premier Suthep Thaugsuban e i suoi più stretti collaboratori. Insieme a loro sono stati catturati anche i delegati dei partiti, sia al potere sia all’opposizione, che fino a poco prima avevano partecipato al secondo vertice di emergenza, convocato nell’arco di due giorni da Prayuth per cercare una soluzione alla gravissima crisi politico-istituzionale. Gli unici ad essere stati «risparmiati» sono stati gli emissari della porzione non elettiva del Senato e quelli della Commissione Elettorale Centrale. Tutti gli altri sono stati condotti dal Circolo Ufficiali della capitale, la sede dei colloqui nel frattempo circondata da centinaia di unità di rinforzo, al quartier generale del I Reggimento di Fanteria. Ora bisognerà capire se si tratta di arresti veri e propri o solo di un primo passaggio, necessario per portare a termine il golpe e instaurare la nuova dittatura militare. tenza capitale. L’uomo punta il dito contro l’ambasciata americana che non l’ha mai aiutato a risolvere il caso giudiziario: inaccettabile visto che il figlio Martin è a tutti gli effetti cittadino americano. “Ho fornito all’ambasciata tutte le prove che mi ha richiesto per dimostrare che Martin è un cittadino americano.ha dichiarato l’uomo- Ho portato il certificato di nascita, il mio certificato di matrimonio e gli esami del Dna di mio figlio, che sono stati mandati negli Stati Uniti per essere verificati. Ma mi hanno chiuso la porta in faccia”. L’emittente CNSNews ha chiesto direttamente al portavoce del Dipartimento di Stato americano, Jen Psaki, se fossero vere queste notizie ma il portavoce non ha saputo rispondergli. “Sta dicendo che non sapete se quel bambino in prigione è un cittadino americano?”, gli ha detto il giornalista. “Non abbiamo ulteriori dettagli da condividere”. Resta il fatto che ad oggi il Dipartimento non ha chiarito la sua posizione: la pressione internazionale degli Stati Uniti sarebbe essenziale per cambiare la sentenza dei giudici sudanesi in un eventuale processo di appello. ATTENTATO PROVOCA 31 VITTIME Separatisti in azione nella Cina musulmana n grave attentato che ha provocato 31 morti e 90 feriti ieri mattina ha sconvolto un mercato all'aperto a Urumqi, capitale della regione musulmana del Xinjiang, nell'ovest della Cina. Due veicoli 4x4 carichi di esplosivo sono stati lanciati tra la folla e uno dei due è esploso: "Puniremo severamente i terroristi" ha affermato il presidente cinese Xi Jinping. "Un grave e violento episodio terroristico" è stato definito dal ministero della sicurezza pubblica che ha annunciato che sono state prese misure di emergenza. E’ il più grave attentato U registrato nella regione attribuito al movimento separatista: l'attacco di ieri è avvenuto due giorni dopo che i tribunali dello Xinjiang hanno condannato 39 persone a pene detentive per accuse di gestione di gruppi terroristici, incitamento all'odio etnico, discriminazione su base etnica e fabbricazione di armi. Numerosi attentati degli ultimi mesi sono stati attribuiti dalle autorità cinesi ai separatisti della regione dello Xinjiang, la minoranza musulmana degli Uiguri. Nei disordini del 2009 a Urumqi tra uiguri e membri dell'etnia han persero la vita quasi 200 persone. Eurosky Tower . Entrare in casa e uscire dal solito. Il relax ha una nuova casa. Eurosky Tower è il grattacielo residenziale di 28 piani che sta sorgendo a Roma, nel prestigioso quartiere dell’EUR. 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RE AWARDS Premio Speciale Smart Green Building UFFICIO VENDITE Roma EUR Viale Oceano Pacifico (ang. viale Avignone) Numero Verde 800 087 087 www.euroskyroma.it 6 Venerdì 23 maggio 2014 Storia “CENTINAIA DI RAGAZZE SCRIVEVANO O SI PRESENTAVANO DI PERSONA ALLE FEDERAZIONI PROVINCIALI DEL PARTITO, CHIEDENDO DI POTER IMBRACCIARE UN FUCILE” Piera, Generale dell’Esercito/5 Donne a Salò, il racconto in prima persona da chi ha vissuto, da protagonista, una storia d’onore e di dolore di Emma Moriconi el 1943, dopo la liberazione di Mussolini dalla prigionia a Campo Imperatore un intero mondo si risveglia e ricomincia a credere. Tra quelli che rispondono all’appello del Duce ci sono molte donne: "Stava verificandosi un fenomeno inatteso e del tutto imprevisto – dice Piera Gatteschi Fondelli nel suo memoriale raccolto da Luciano Garibaldi e reperibile sul volume ‘Le soldatesse di Mussolini’ - centinaia di ragazze scrivevano o si presentavano di persona alle federazioni provinciali del partito, chiedendo di poter imbracciare un fucile per prendere il posto sia dei soldati, sia degli appartenenti alla Milizia, che si erano squagliati". Piera non esita un solo istante, alla fine del dicembre 1943 scrive a Mussolini: vuole continuare a servire l'Italia e si mette a sua disposizione. Pochi giorni dopo viene convocata a Gargnano: "Lo vedevo per la prima volta dopo la sua prigionia e la liberazione – racconta Era profondamente cambiato. Magro, il volto segnato, il collo N più sottile dentro una camicia che sembrava diventata enorme, mi venne incontro fissandomi con i suoi grandi occhi che non avevano perso nulla del loro magnetismo. […] Gatteschi - mi disse - il popolo non ha tradito". Insieme passano in rassegna la situazione delle donne nei vari Paesi in guerra. "Al termine, Mussolini mi chiese se fossi disponibile ad accettare un incarico ufficiale nella Rsi, 'un incarico - precisò - che farà di voi un generale dell'esercito che stiamo cercan- do di ricostruire'". L’impegno di Piera è totale, assoluto. Vorrebbe soldatesse non armate: "In Italia, purtroppo, c'era la guerra civile, che è la peggiore delle guerre e il più triste malanno che possa capitare a un popolo. Soldatesse armate avrebbero finito per essere impiegate in operazioni antiguerriglia, cioè in una guerra di odio, fonte di inimmaginabili atrocità, di cui proprio esse sarebbero state le principali vittime". Mussolini è d'accordo con lei. E così accade: le donne vengono militarizzate disarmate e impiegate in ospedali, retrovie, posti di ristoro, campi d'aviazione, contraerea, Comandi di piazza dell'esercito e regionali della GNR, reparti al fronte nei servizi trasmissioni, sussistenza e pronto soccorso. Piera lavora al progetto insieme a Pavolini, Graziani, Pellegrini Giampietro e Ricci. Si pensa di affidare il comando ad un generale dell'esercito, ma il Duce ha un’idea ben chiara di ciò che vuole: "Il comandante - dice Mus- solini - dovrà essere una donna, e sarà la Gatteschi". Inizia così la storia di Piera Gatteschi Fondelli generale di corpo d’armata del Servizio Ausiliario Femminile, l’unica donna generale di brigata della storia. Leggere il memoriale di Piera è commovente, vi si percepisce tutto l’ardore del patriottismo che animava la sua scelta e che l’ha portata a seguire Mussolini fino alla fine. "Quando i disegni delle divise e dei gradi furono pronti, andai a Gargnano per mostrarli al Duce. Voleva vederli e approvarli". Una divisa sobria, in grigioverde per l'inverno e color caki per 'estate, la camicia nera è prevista per chi presta servizio nella Guardia Nazionale Repubblicana. "La gonna era 'a quattro teli, con quattro passanti, lunga 4 centimetri sotto il ginocchio'. La giacca, con collo lungo a uomo e due tasche a sahariana, era prevista con cintura per le ausiliarie e con martingala per le comandanti. C'erano poi il pastrano di tipo militare, a doppio petto con sei bottoni, tasche a toppa, piegone dietro e martingala, gli scarponi, calzettoni grigioverdi, la borsa a tracolla e lo zaino. Sul bavero e sul colletto, il gladio, per le ausiliarie aggregate alle Forze Armate, e la doppia saetta per quelle assegnate alla Guardia, Infine, sul basco, una "A" fiammeggiante, di colori diversi a seconda dei gradi". Ed ecco che il 18 aprile 1944 in Gazzetta Ufficiale viene pubblicato il decreto legislativo n. 447 con cui il Duce istituisce il Servizio Ausiliario Femminile. Una storia, quella di queste donne, di onore e di dolore (...continua...) [email protected] 7 Venerdì 23 maggio 2014 Da Roma e dal Lazio CAMPIDOGLIO A MENO DI UN ANNO DAL SUO INSEDIAMENTO, IL BILANCIO DEL CENTROSINISTRA È NEGATIVO Già si pensa al dopo-Marino E Francesco Storace consiglia: “Puntare su forme di aggregazione civica, i partiti non entrino nelle schede elettorali” i respira già aria di elezioni nella capitale d’Italia. A pochi giorni dal traguardo dei 365 giorni di Ignazio Marino a Palazzo Senatorio, il bilancio della giunta di centrosinistra per i romani è negativo. In tutti i sensi: sia dal punto di vista amministrativo che politico. A fotografare il pessimo rapporto tra il chirurgo e i cittadini le tantissime contestazioni ai piedi del Campidoglio che hanno etichettato Marino come il recordman di proteste; peggio addirittura di Alemanno. Nessun alibi, quindi: il flop dell’esponente del Partito democratico è ormai sotto gli occhi di tutti. Beccato a più riprese perfino dai suoi compagni, il chirurgo rischia di non durare ancora a lungo. Secondo voci insistenti dal Campidoglio, inoltre, le elezioni europee rappresentano uno spartiacque per lo stesso piddì romano, spesso e volentieri fin troppo litigioso. A Roma la situazione è tutt’altro che tranquilla. La pensa così anche il leader de La Destra, Francesco Storace. “E’ evidente che Ignazio Marino – è assolutamente inadeguato a fare il sindaco di Roma e che la prossima primavera sarà caratterizzata dalla campagna elettorale per eleggerne il successore”. Questa l’esternazione dell’ex governatore del Lazio sulla sua pagina Facebook, il quale stila una serie di “consigli non richiesti” per il centrodestra: - far calare rapidamente le inevitabili Le priorità del sindaco? Droga e prostituzione E in molti adesso si chiedono: “Perché non torna a fare il chirurgo?” S esso, droga e… Marino. Da ben due giorni, invece di pensare alle tante problematiche di Roma, piuttosto che piagnucolare dal premier Matteo Renzi che prontamente lo salva, vedi il dl Enti locali e la questione rifiuti, il primo cittadino sta trovando spazio sui media più sulle sue teorie ideologiche - liberalizzazione delle droghe leggere o, l’ultima perla, sulle zone a luci rosse – rispetto agli atti amministrativi che ha portato a termine la sua giunta. Mentre mercoledì il sindaco di Roma ha incassato pure la bocciatura del sindaco di Bari ed ex magistrato, Michele Emiliano, sulla liberalizzazione delle droghe leggere che interpellato dall’Adnkronos ha glissato il pensiero del suo collega di partito con un “non credo che questa questione agevoli S polemiche post europee; - puntare su forme di aggregazione civica. Pensare di riesumare le sigle di partito attuali, da Fi a Fdi a Ncd significherebbe far sbadigliare gli elettori e accompagnarli al ballottaggio Pd-grillini: i partiti non entrino nelle schede elettorali; - semmai, i partiti si accontentino di eleggere loro candidati, se capaci, all'interno di liste civiche, senza inflazionare Roma con emblemi che non dicono più nulla; - primarie o no, si cerchi come can- didato sindaco chi abbia voglia di combattere e giuri di non volersi più candidare a cariche nazionali. Chi vuole salvare Roma deve pensare solo a Roma. - non sarò in gara, perché mi condanneranno – nell’indifferenza del centrodestra - per reato di opinione nei riguardi di Napolitano, perché questo prevede il codice di procedura presidenziale vigente”. Ma precisa: “Resterò solo libero di dire quello che penso. E lo dirò”. Giuseppe Sarra LA PETIZIONE IL CASO Almirante: è polemica nella destra Alemanno: “FdI-An raccoglie la sua eredità”. E Storace lo zittisce: “Da sindaco, non è stato capace di intitolargli una strada di Roma” volte ricordano, verrebbe da dire. Ad unire ultimamente gli ex dirigenti missini e anennini – quel che ne è rimasto dopo lo scioglimento di Alleanza nazionale nel Popolo della Libertà – le commemorazioni delle scomparse degli uomini simbolo della destra italiana. Un fotofinish che certamente Giorgio Almirante, leader indiscusso del Movimento sociale italiano, non sperava. Anzi, forse nemmeno immaginava. E così, nel ventiseiesimo anno dalla sua morte, tantissimi militanti lo ricordano nelle strade, nelle piazze e nelle sedi che lui amava. Molti di loro anche sui social network. Migliaia infatti i gruppi dedicati all’ “Uomo che immaginò il futuro”. Al tram cerca di attaccarsi a vario titolo, tra i tanti, l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che avrebbe avuto modo di intitolare una strada al leader del Msi, su iniziativa de La Destra, da sindaco di Roma ma non lo fece. Dinanzi allo sconforto e alla rabbia di molti militanti missini, in primis della vedova Donna Assunta, si giustificò dicendo: “Ci sarà solo quando l’idea sarà condivisa da tutti”. Un atteggiamento che scatenò A tantissime polemiche nel mondo della destra. Ma c’è dell’altro: ad un anno dalle elezioni, vista la sentenza del Tar per il rispetto delle “quote rosa”, il sindaco Alemanno tentò di allargare la sua maggioranza con l’ingresso in giunta de La Destra e dell’Udc, rispettivamente tre e due consiglieri comunali. Storace non ci pensò due volte: propose Giuliana de’ Medici, figlia di Donna Assunta Almirante. Silenzio dal Campidoglio. Un’ora prima della conferenza stampa di presentazione del nuovo assessore, Alemanno chiamò la diretta inte- ressata. “Mi ha chiamata soltanto un’ora prima della conferenza stampa – rivelò la stessa de Medici - in cui è stata annunciata la nomina del nuovo assessore al patrimonio. Ha tentato di spiegarmi le ragioni di questa decisione e di fronte alle mie proteste circa la discriminazione che si sta attuando nel Comune di Roma nei confronti di Almirante mi ha detto di voler dimostrare la sua assoluta buona fede proponendomi un posto in un consiglio di amministrazione di una municipalizzata”. Due anni dopo, Alemanno ricorda o meno il lavoro di un sindaco”, questa volta invece il primo cittadino sulla prostituzione non può vantare nemmeno il sostegno del suo fedelissimo vicesindaco, Luigi Nieri, figuriamoci quello del Pd. E così, qualche ora più tardi, forse perché ha capito di averla combinata grossa – chissà cosa penserà la componente cattolica dei democratici prima di riunire la giunta, il sindaco ha precisato: “Non è una novità che io esprima questi concetti, li esprimo da circa 25 anni”. E sulla droga ha aggiunto: “Ieri (mercoledì, ndr) li ho espressi nella sede di uno dei più importanti convegni scientifici, in cui non c’erano politici ma scienziati da ogni parte del mondo”. Intanto molti romani si chiedono: “Perché non torna a fare il chirurgo?”. Marco Compagnoni Almirante così: “Sono passati 26 anni dalla sua scomparsa, ma Giorgio Almirante rimane nei nostri cuori e nelle nostre menti. Sono numerose le battaglie portate avanti da Almirante e, ancora oggi, di straordinaria attualità: quella per l’elezione diretta Presidente della Repubblica, quella contro gli sprechi e l’eccessivo decentramento delle Regioni, la lotta contro la partitocrazia e la corruzione nella vita pubblica e quella per la partecipazione dei lavoratori alla gestione imprese. Queste battaglie – conclude l’ex sindaco - vengono riprese oggi da Fratelli d’Italia - Alleanza Nazionale, che raccoglie l’eredità di Almirante con la Fiamma Tricolore, simbolo della Destra politica e sociale italiana”. Non si è fatta attendere la replica del segretario nazionale de La Destra, Francesco Storace, che da queste colonne ieri ha dedicato il suo editoriale al leader missino: “Alemanno eviti speculazioni elettoralistiche su Almirante. Da sindaco, non è stato capace – ha ribattuto l’ex governatore del Lazio su Twitter - di intitolargli una strada di Roma. Del resto, non lo amò mai”. G.S “Roma non fa’ la stupida”, “no” al nuovo campo rom ta suscitando un mare di polemiche la progettazione del nuovo “viaggio della solidarietà”, l’ennesimo campo rom per intenderci, nella capitale in via della Cesarina. Uno stanziamento di ben due milioni di euro. A dire ‘no’ al progetto l’associazione 21 luglio che ha lanciato ieri una mobilitazione online invitando i romani a scrivere al sindaco per chiedere un intervento sulla questione. Oggetto della mobilitazione, identificata dall’ironico avvertimento “Roma, nun fa’ la stupida” e dall’hashtag #DiscriminareCosta, è il progetto del nuovo insediamento per soli rom in via della Cesarina che l’assessorato alle Politiche sociali intende realizzare nei prossimi mesi. Il nuovo campo rom sarà costruito – spiegano dall’associazione - sullo stesso terreno laddove, fino a 5 mesi fa, sorgeva uno degli 8 ‘villaggi’ della capitale. Il 16 dicembre 2013 ai 137 rom residenti nell’insediamento era stato imposto il trasferimento nel centro di raccolta di via Vissoe, lo spazio era stato smantellato e chiuso in vista dell’inizio dei lavori di costruzione della nuova struttura, così come disposto dall’assessore Rita Cutini. Lo scorso aprile, insieme ad altre dieci realtà, l’associazione 21 luglio ha chiesto al sindaco di “esprimere la sua contrarietà a tale scelta”, evidenziando da un lato la reiterazione di una politica segregativa nei confronti dei rom e, dall’altro, puntando l’indice sul tema dell’efficacia della spesa pubblica. Chiaro il messaggio: “Riconvertire le ingenti risorse economiche previste in progetti di inclusione per rom e cittadini romani in emergenza Antonio Testa abitativa e sociale”. S 8 Venerdì 23 maggio 2014 Dall’Italia TRIESTE AD AUGUSTA UN NUOVO PRIMATO: MAI REGISTRAT I COSÌ TANTI MINORI IN UNO SBARCO Emergenza continua: arriva il “barcone di bambini” ontinuano gli sbarchi e, con loro, l’emergenza nei centri di accoglienza italiani. Hanno toccato terra gli immigrati soccorsi nei giorni scorsi al largo di Capo Passero, nell’estremità orientale della Sicilia, dalla Marina Militare e dalla Guardia Costiera nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum. Oltre ai 460 diretti a Pozzallo sono arrivati ieri mattina ad Augusta altri 488 stranieri, tra cui 62 donne e 133 minori. Una “carretta del mare” che è stata battezzata il “barcone dei bambini”, proprio perché è la prima volta che in uno sbarco si registra un numero così elevato di bimbi. Nel porto sono state allestite delle tensostrutture e delle tende per garantire la prima assistenza, e sin da mercoledì sono state accumulate adeguate scorte di pannolini, biberon, confezioni di latte, indumenti e scarpette per i piccoli e piccolissimi. Sul posto, come spiega Giuseppe Occhipinti, consulente di area amministrativa dei commissari prefettizi che guidano attualmente il Comune di Augusta, è stato anche predisposto un rafforzamento dei servizi sanitari con l’impiego di pediatri. A quanto si è appreso, al momento, un bambino avrebbe viaggiato C da solo e per lui è scattata all’interno della scuola “Verdi”. A quanto riferito da accreditate fonti del Comune di Augusta, invece, sarebbero al momento una quindicina i minori, tra i 14 e i 17 anni, ad aver affrontato il viaggio “in solitaria” a differenza dei tantissimi bimbi sbarcati insieme a genitori e altri parenti. Seppur stremati, gli stranieri, per lo più siriani, egiziani e palestinesi, sarebbero tutti in apparenti buone condizioni. “I migranti e i richiedenti asilo giunti in Italia in questi mesi sono molti - spiega José Angel Oropeza, direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell’Oim - Ma la vera emergenza è operativa, perché il Governo italiano è chiamato al difficile compito di salvare migliaia di vite e di assicurare un’accoglienza dignitosa a persone che arrivano via mare. I flussi migratori - continua - sono composti più che in passato da persone in fuga da guerre e persecuzioni, ma anche da vittime di tratta e minori non accompagnati. Soggetti vulnerabili che, in assenza di politiche di integrazione efficaci, rischiano di finire in circuiti di marginalità sociale e illegalità soprattutto nel settore agricolo, vittime di sfruttamento lavorativo e di organizzazioni criminali italiane e straniere”. Manodopera senza diritti che, secondo l’Oim, potrebbe andare a rinforzare il già consistente mondo del sommerso, che si alimenta proprio del lavoro sottopagato di immigrati irregolari. “È per questo che è importante attivare subito percorsi di integrazione virtuosi e rafforzare i controlli sulle aziende perché assumano gli stranieri con contratti regolari”. L’aumento progressivo del numero di minori, e di bambini anche piccolissimi, sui barconi della speranza, fenomeno che si sta registrando nelle ultime settimane, risulta infatti uno degli aspetti più allarmanti di questa nuova ondata di sbarchi. E pone naturalmente una serie di problemi sul fronte dell’assistenza e dell’accoglienza nei luoghi di arrivo. Miriana Markovic Una volta lì c’erano gli esuli istriani rieste, una “piccola Lampedusa”. Lì, davanti ai silos, tra stazione e porto, dove una volta vennero ospitati gli esuli istriani, ora soggiornano circa 260 profughi. Sono tutti maschi sotto i 30 anni, rifugiati politici, richiedenti asilo, diniegati (la cui domanda è stata respinta e hanno presentato ricorso) e rifugiati con permesso (senza lavoro né alloggio). “I silos – spiega Don Sando Amodeo, direttore della Caritas Diocesiana ad Avvenire – è il primo appoggio per chi varca la frontiera. Dopo la Seconda guerra mondiale vi furono ospitati per anni i profughi italiani fuggiti dall’Istraia. Dentro oggi vi sono persone che non hanno trovato posto nelle strutture di accoglienza”. Mangiano alla Caritas, dove trovano anche vestiario e cure mediche. Persone probabilmente lasciate sole, immigrati che di certo però non possono essere aiutati da un’Italia che, in questo periodo storico, non è in grado neppure di dare risposte ai suo cittadini, sempre più in difficoltà a causa della crisi economica M.M. T 9 Venerdì 23 maggio 2014 Dall’Italia SIRACUSA - FINISCONO NEI GUAI LA SEDUTTRICE 2.0 E IL FIGLIO Adescava, stordiva e derubava uomini Una delle vittime è ricoverata in ospedale. Si tratta di persone sopra i 50 anni irretite sul web di Barbara Fruch descava uomini maturi tramite i social network, prometteva loro di passare una piccante serata insieme e poi li stordiva con un potente sonnifero. Era questa la tecnica utilizzata da una donna di Siracusa di 49 anni, G. P, arrestata in flagranza di reato dai carabinieri della Procura del capoluogo siciliano, mentre tentava di derubare un uomo di 58 anni. Gli investigatori erano da tempo sulle tracce della donna, considerata una “rapinatrice seriale” che con questa tecnica avrebbe realizzato diversi colpi nelle ultime settimane. Mentre la donna è stata ora condotta nel carcere di Catania, nell’operazione, è stato arrestato, e posto ai ‘domiciliari’, anche un figlio della donna, P.M., ritenuto dagli inquirenti complice della madre e trovato in possesso di 43 dosi di marijuana, A un bilancino di precisione e delle banconote di piccolo taglio. L’adescatrice irretiva le sue vittime, uomini sopra i 50 anni ai quali prometteva di passare una serata insieme, tramite un social network. Una vota stabilito l’appuntamento, che si svolgeva in un logo chiuso, molto spesso proprio a casa della donna, la stessa stordiva i malcapitati, somministrando loro un potente sonnifero in una bevanda. A quel punto entrava in azione il complice che derubava la vittima di ogni bene personale e poi lo abbandonava ancora stordito in una strada in periferia. Stessa tattica utilizzata anche con il 58enne siracusano che ha tentato di derubare, piano criminale che non è riuscita a mettere in pratica grazie all’intervento dei carabinieri. L’uomo era già stato stordito con il narcotico e quindi è stato subito portato all’ospedale di Noto dai carabinieri. Tra le vittime un 48enne di San Gregorio di Catania, un 50 enne di Gravina di Catania e un 52enne di Catania, tutti finiti al pronto soccorso a causa degli effetti del potente narcotico. Al momento sono già sei le persone accertate, tutti uomini di mezza età residenti nel catanese e nel siracusano, ma ci sarebbero uomini che non hanno sporto denuncia per pudore o per ragioni familiari visto che l’approccio iniziale tra la rapinatrice e la vittima era quello dell’incontro galante fra un uomo e una donna. La sostanza narcotizzante utilizzata dai rapinatori è stata sequestrata dai Carabinieri e sono in corso le analisi chimiche da parte del laboratorio scientifico. Alle indagini, coordinata dal procuratore Francesco Paolo Giordano e dal sostituto Martina Bonfiglio, hanno partecipato gli investigatori specializzati del Nucleo Investigativo Telematico che hanno consentito un lavoro di intelligence attraverso l’intercettazione, la localizzazione e l’identificazione dei rapinatori. Una storia del ventunesimo secolo che dimostra ancora come facebook e i social network in generale siano diventati una via sempre più battuta per scappatelle più o meno “hot”. VICENZA - QUEL MATRIMONIO “NON S’HA DA FARE” Contrari alle nozze: sequestrano il marito Hanno picchiato l’uomo e lo hanno costretto a firmare una sorta di liberatoria in cui si impegnava a separarsi dalla figlia, sposata a marzo. In manette i genitori e il fratello della donna uel matrimonio “non s’ha da fare” avevano sentenziato i genitori di una ragazza vicentina 27enne. Una linea che hanno portato avanti anche quando hanno visto che la figlia era effettivamente convogliata a nozze, nonostante la loro contrarietà. A quel punto non hanno esitato e, assieme ad un altro figlio, hanno sequestrato e riempito di botte il marito, due mesi dopo i fiori d’arancio. La vicenda è accaduta mercoledì mattina a Trissino, in provincia di Vicenza. Alla fine i carabinieri di Vicenza e Valdagno hanno arrestato il padre della sposa, Maurizio Pastore, un autotrasportatore di 62 anni, sua moglie Serenella Luciani, 52enne impiegata in una scuola del Vicentino, e il loro figlio Mirco, 25enne tecnico informatico. Genitori e fratello della ragazza avevano manifestato la loro netta contrarietà al matrimonio della giovane con un ex pugile di 41 anni, che, secondo loro non adatto alla figlia in quanto vio- Q lento e plagiatore. La ragazza è comunque andata dritta per la sua strada e nonostante il fermo disappunto dei congiunti, lo scorso marzo ha pronunciato il fatidico “sì” all’altare. Una mossa che non è stata ben vista dai genitori i quali hanno progettato e messo in atto un piano per far fallire immediatamente il matrimonio. Così sapendo di un appuntamento che la figlia e il marito avevano verso le 8.30 in uno studio medico si sono appostati verso le 6.30 del mattino in un parcheggio dei pressi dell’ambulatorio, vicino ad un supermercato. Si sono organizzati in due auto, una con tanto di vetri oscurati, attrezzati con binocolo e berrettini per seguire i movimenti della coppia. E lì sono passati all’azione. Del 41enne si sono occupati padre e figlio: lo hanno prima accecato con uno spray urticante, quindi lo hanno legato con una corda al collo, gli hanno puntato contro un coltello e lo hanno legato col nastro adesivo al sedile dell’auto. Quindi portato in aperta campagna lo hanno pestato a sangue, gettandogli sulle mani dell’acido muriatico. Infine, sempre sotto minaccia, e ridotto in gravi condizioni, è stato costretto a firmare una sorta una sorta di liberatoria, in cui si descriveva come un pessimo marito e si impegnava a separarsi e a divorziare dall’impiegata 27enne. Della figlia si è occupata invece la madre, la quale ha tentato di stordirla mettendole sulla bocca una garza imbevuta di cloroformio. Sul posto però, allertati dai passanti che avevano assistito al rapimento dell’uomo, c’erano già i carabinieri che hanno fermato la donna e successivamente i suoi familiari. La lista di reati a cui dovranno rispondere i tre, incensurati, è lunga: sequestro di persona pluriaggravato, rapina, violenza privata, lesioni pluriaggravate e porto di coltello. La madre, impiegata amministrativa, deve rispondere anche del tentato sequestro della figlia, che ha rapinato del cellulare, per evitare che chiamasse aiuto. Un episodio squallido che mette in luce le modalità brutali di una famiglia, pronta a tutto B.F. pur di ostacolare il futuro della figlia. COMO - L’AMARO BOTTINO DELLO STRANIERO: UNA BOTTIGLIA DI VINO (SEQUESTRATA) Ruba in casa Clooney: arrestato romeno Un uomo senza fissa dimora si è introdotto nei giardini della villa, poi ha forzato la porta d’ingresso ma è stato notato dalla domestica ensava di portarsi via un bel bottino, ma , evidentemente, non aveva fatto i conti con la domestica. È stato beccato il flagranza di reato il romeno 29enne che ha scavalcato la recinzione della residenza italiana di George Clooney, si è introdotto nei giardini e poi ha rubato una bottiglia di liquore dalla cantinetta. Un malloppo scarso, ma l’unico che si è potuto intascare prima di essere notato dalla domestica di villa Oleandra, a Laglio (Como), mentre cercava di sforzare la porta d’ingresso principale. La donna ha immediatamente lanciato l’allarme chiamando i carabinieri, che hanno arrestato l’intruso dopo un breve tentativo di fuga. P Il furto è avvenuto nel tardo pomeriggio di mercoledì. Sul posto sono arrivati i militari della Compagnia di Como. Il ladro appena si è reso conto di essere accerchiato ha cercato di fuggire, minacciando i carabinieri con la bottiglia che aveva in mano, ma è stato immobilizzato poco dopo e portato via. L’uomo, come reso noto dalle forze dell’ordine, era ubriaco fradicio al momento dell’arresto. “Era il mio compleanno, ho deciso di entrare lì, era tanto che ci pensavo – ha dichiarato ai carabinieri – Cercavo soldi, ero pronto a dar fuoco alla casa”. Poco prima di arrivare a Laglio, l’uomo aveva anche litigato con un autista di un bus di linea. Poi si è introdotto nella villa raggiungendo la cantinetta all’esterno della residenza, dalla quale ha rubato quella bottiglia di vino del valore di circa 25 euro, poi sequestrata. L’autore del furto, romeno senza fissa dimora e con precedenti per reati contro il patrimonio, è rinchiuso in camera di sicurezza. Processato giovedì con rito direttissimo, è stato condannato a 8 mesi con la condizionale e rimesso in libertà. Anche quando Clooney non si trova in Italia, villa Oleandra è presidiata da un custode e da personale di servizio per le manutenzioni. A Laglio, da giorni si rincorrono le voci di un imminente arrivo di George Clooney, che potrebbe essere accompagnato dalla nuova fidanzata Amal Alamuddin. Clooney è stato avvisato del tentativo di furto, ma adesso ha evidentemente altro a cui pensare… Sulle riviste di gossip non sono mancate indiscrezioni su un possibile matrimonio tra i due fidanzatini, che potrebbe B.F. essere celebrato proprio sul lago. 10 Venerdì 23 maggio 2014 Dall’Italia AULA BUNKER DELLE VALLETTE PRESIDIATA DA DECINE DI AGENTI DELLA POLIZIA, I QUATTRO IMPUTAT I IN “GABBIA” Processo No Tav aggiornato a giugno Sollevate le eccezioni di legittimità costituzionale per il reato di “attentato con finalità terroristiche” di Chantal Capasso l processo per terrorismo a quattro giovani No Tav, è stato aggiornato al 6 giugno. La Corte d'assise scioglierà, per quella data, la riserva sulle numerose eccezioni sollevate dagli avvocati difensori, i quali fra l'altro si sono opposti alla richiesta di Palazzo Chigi di costituirsi parte civile. Ieri mattina, in aula la tensione era palpabile. Sono entrati con ostentata sicurezza gli attivisti no Tav, accusati di aver attaccato il cantiere di Chiomonte nel maggio 2013 con “finalità terroristiche”. Claudio Alberto, Mattia Zanotti, Nicolò Blasi, tre dei quattro imputati del processo, sono arrivati nell’aula bunker delle Vallette, presidiata da decine di agenti della polizia, carabinieri e uomini della polizia penitenziaria, prendendo posto ognuno in una cella blindata, con le vetrate blindate affacciate sui banchi occupati da av- I vocati e giornalisti. Ottanta le persone ammesse tra il pubblico. La giuria è composta da sei donne, nessuna delle quali ha voluto venisse ripresa dalle telecamere. L'udienza è stata brevemente interrotta in attesa dell'arrivo della quarta imputata Chiara Zenobi. Mentre fuori dalle mura del Tribunale un presidio di No Tav ha manifestato con striscioni e bandiere contro le accuse gravissime contestate ai quattro attivisti, in carcere dal dicembre scorso. La pubblica accusa è com- posta dai pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo e dal procuratore aggiunto Andrea Beconi. La Corte d’Assise ha subito aperto la fase preliminare, con le richieste di costituzione di parte civile. L’Avvocatura dello stato ha chiesto la costituzione della Presidenza del consiglio, in qualità di «ente che rappresenta la sovranità dello Stato e l’interesse del mantenimento dell’ordine pubblico». Il legale Alberto Mittone ha presentato la costituzione di Ltf, la società che realizza l’opera. Mentre l’avvocato Pierfranco Bertolino ha chiesto la costituzione di parte civile del Sap il sindacato di polizia rappresentato da Giovanni Tonelli. L’avvocato Mauro Straini, del pool legale degli imputati ha subito sollevato un’eccezione di legittimità costituzionale della norma collegata alla contestazione (per la prima volta in Italia) dell’aggravante dell’articolo che specifica le condotte con «finalità terroristiche», introdotte nel 2005 dopo gli attentati di Londra e Madrid. Le attività difensive ruotano intorno alle contestazioni del reato di terrorismo, vista la sua gravità. Sulle questioni preliminari deciderà la corte. La pena prevista per il reato di "attentato con finalità terroristiche" contestato dalla procura di Torino a quattro giovani No Tav di area anarchica è "non inferiore a venti anni di reclusione". Nel fascicolo accusatorio si legge che gli aggressori "attentavano alla vita e all'incolumità delle persone" e, in particolare, agli operai che stavano lavorando; inoltre, poiché erano presenti delle unità delle forze dell'ordine (53 fra poliziotti, carabinieri e finanzieri, 37 militari dell'Esercito), la pena può essere aumentata fino ad un terzo. CROTONE - PETILIA POLICASTRO MONOPOLIO DEGLI INTERESSI DELLA ’NDRANGHETA Estorsioni e minacce: diciannove fermi A chi non si adeguava al racket venivano bruciati i camion e tagliati gli alberi di castagne e le viti ono diciannove i provvedimenti di fermo emessi dalla Dda di Catanzaro ed eseguiti dai carabinieri del Comando provinciale di Crotone, a Petilia Policastro ed in altri centri della provincia crotonese nei confronti di presunti capi e gregari delle cosche della 'ndrangheta della zona. Un vero spiegamento di forze per l’esecuzione dei fermi cui hanno partecipato circa cento militari. Sugli indagati il capo d’accusa è di associazione a delinquere di stampo mafioso, spaccio di droga, violazione in materia d'armi, estorsioni ad imprenditori e commercianti. Attraverso questa operazione, gli investigatori ritengono di aver colpito gli interessi illegali e le ramificazioni nel settore economico, produttivo e sociale dei clan del Crotonese. Sono state inoltre scoperte diverse estorsioni nei confronti di imprenditori edili, agricoli e turistico alberghieri. Gli indagati attraverso intimidazioni, minacce e violenze erano riusciti a creare un monopolio anche nelle costruzioni oltre ad un vero e proprio S racket delle castagne e dell'uva, di cui le cosche decidevano i prezzi all'ingrosso ed al dettaglio, con guadagni di centinaia di migliaia di euro, imponendo anche la manodopera. E nei confronti di chi non si adeguava al racket venivano bruciati i camion e tagliati gli alberi e le viti. Altra scoperta è quella di un'articolata attività di spaccio di stupefacenti. La cocaina veniva spacciata a giovani della provincia di Crotone. Sempre nell’ambito della stessa inchiesta, i carabinieri locali hanno anche individuato gli autori di due rapine a uffici postali ed una in abitazione, nel corso della quale un anziano era stato legato, imbavagliato e picchiato. Petilia Policastro diventato monopolio assoluto della 'ndrangheta del mercato dell'uva e delle castagne. Dalle indagini è stata ricostruita l'escalation criminale di Vincenzo Manfreda, il presunto boss di Petilia Policastro ucciso in un agguato il 24 marzo 2012. Risulta dalle documentazioni d’inchiesta che Manfreda avrebbe preso il comando della locale cosca della 'ndrangheta precedentemente diretta dai Comberiati. Per la Dda di Catanzaro Manfreda avrebbe controllato il mercato dell'uva e delle castagne. Per tutti quelli che volevano acquistare l'uva oppure il mosto dovevano rivolgersi presso l'azienda di Manfreda e chi non lo faceva subiva minacce e danneggiamenti. La cosca aveva anche imposto il prezzo da pagare. Sul fronte delle castagne è emerso che la cosca acquistava dagli agricoltori ad un prezzo tra i 50 ed i 75 centesimi, inferiore a quello di mercato, e poi rivedeva ai commercianti al costo tra 80 centesimi e un euro. Gli agricoltori che si rifiutavano di vendere il loro prodotto subivano intimidazioni. Particolare dettaglio, emerso dalle indagini, è quello legato alla statua di San Francesco di Paola che, in occasione della festa patronale, si fermava nel frantoio di Vincenzo Manfreda, il presunto boss di Petilia Policastro ucciso in un agguato il 24 marzo 2012. Quando la statua era nel frantoio veniva organizzato un banchetto per onorare il Santo. Gli investigatori ritengono che il tutto avveniva per indicare che C.C. Manfreda era il capo del clan. CONDANNATO ALL’ERGASTOLO NEL MAXI PROCESSO SPARTACUS Il boss dei Casalesi Antonio Iovine si “pente” Conosciuto come O’ Ninno, mente contabile del clan, dalla latitanza gestiva gli affari dell’impero camorristico l boss manager del clan di camorra dei Casalesi Antonio Iovine, si è “pentito”, ha deciso di collaborare con la Procura della Repubblica di Napoli. Iovine, conosciuto come 'o Ninno, per il suo volto da ragazzino, da quanto diffuso dai media, da qualche giorno ha cominciato a ricostruire ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli il complesso delle attività e dei rapporti di uno dei più potenti clan di camorra, dalla gestione delle attività criminali, alle guerre fra clan ai rapporti con esponenti politici. Iovine, 50enne, è considerato uno dei quattro capi del clan dei Casalesi, insieme a Francesco Bidognetti, Francesco Schiavone (conosciuto come Sandokan) e Michele Zagaria. Su di lui pende la condanna dell’ergastolo in I via definitiva quale epilogo del processo “Spartacus”, il più importante contro i Casalesi. Nell’autunno del 2010, dopo 15 anni di latitanza è stato stanato in un covo in una casa di Casal dei Principi, condotto agli arresti per quattro anno è stato detenuto in regime di carcere duro. Le dichiarazioni che potrà fare agli inquirenti possono essere determinanti, dato che o’Ninno è considerato l’affarista dei Casalesi, la mente contabile del clan. Nel processo per le intimidazioni (partito nel marzo 2008) nei riguardi dello scrittore Roberto Saviano e della giornalista Rosaria Capacchione, ora deputata del Pd, il pm della Dda di Napoli Antonello Ardituro, lunedì scorso in udienza, ha chiesto la condanna di Francesco Bidognetti e degli avvocati Michele Santonastaso e Carmine D’Aniello (un anno e sei mesi di reclusione ciascuno) e l’assoluzione di Antonio Iovine, “non perché non sia certo della sua colpevolezza ma perché non c’è la possibilità di dimostrarlo”, ha spiegato l’accusa. Nel grado d’appello del maxiprocesso Spartacus, Iovine viene condannato all’ergastolo, insieme ad altri componenti del clan dei Casalesi. Mente affaristica del sodalizio impegnato tra le altre attività anche nel business della spazzatura. Il ‘boss manager’ durante la latitanza ha diretto gli affari criminali del clan. Sempre a Iovine viene attribuita la capacità del clan di espandere i propri interessi ben oltre i confini campani. Per gli inquirenti, o ‘Ninno ha rappresentato per anni la camorra che fa affari e che ricicla i proventi C.C. delle attività illecite, droga e racket. 11 Venerdì 23 maggio 2014 Dall’Italia GRIDO D’ALLARME DELLA COLDIRETTI SUL MADE IN ITALY Il ragù? Una pietanza ormai “esotica” La Unilever vende il marchio registrato con il nome del sugo più conosciuto del mondo a un’azienda alimentare giapponese per due miliardi e mezzo di dollari di Valter Brogino talianità svenduta sui mercati, senza che nessuno ne difenda il nome. E non accade solo per i marchi: anche perle specialità grazie alle quali siamo riconosciuti in tutto il mondo. "È scandaloso che il nome comune di una ricetta tipica della tradizione italiana sia diventato un marchio registrato da una multinazionale che viene venduta e comperata dagli Stati uniti al Giappone senza alcun legame con la realtà produttiva del Made in Italy". Così Coldiretti commentando la cessione da parte di Unilever dei marchi ''Ragù'' e ''Bertolli'' (la divisione sughi e piatti pronti) alla giapponese Mizkan per 2,5 miliardi di dollari (circa 1,6 miliardi di euro), compresi due stabilimenti di produzione negli Stati Uniti. "Siamo di fronte ad un episodio che conferma la disattenzione con cui nel passato è stato difeso il patrimonio agroalimentare nazionale - dice il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - che ha portato nel tempo troppi a fare affari nel mondo con il falso Made in Italy che nulla ha a che fare con la realtà produttiva e occupazionale del Paese". Una lezione che, precisa Moncalvo, "dobbiamo imparare anche in riferimento al negoziato sul libero scambio in corso con gli Stati uniti dove è in ballo la tutela delle nostre denominazioni alimentari più tipiche su un mercato dove 8 formaggi di tipo italiano su 10 sono in realtà ottenuti nel Wisconsin, in California e nello Stato di New York, dal parmesan al provolone, dall''asiago alla mozzarella)". I Secondo la ricetta depositata dalla delegazione bolognese dell'Accademia italiana della cucina presso la Camera di Commercio di Bologna il vero ragù - sottolinea la Coldiretti - è fatto con i seguenti ingredienti: polpa di manzo macinata grossa, pancetta di maiale, carota gialla, costa di sedano, cipolla, passata di pomodoro o pelati, vino bianco secco, latte intero, poco brodo, olio d''oliva o burro, sale, pepe. "Con il marchio Ragù venduto dall'Unilever all'azienda giapponese si vendono invece - precisa la Coldiretti - improbabili varianti denominate ''Pizza'', ''Robusto'', ''Ragù pasta'' ed anche una tipologia ''Chunky'' per vegetariani ottenuta con tutta probabilità con pomodoro coltivato in California". Un esempio di "italian sounding" che "nulla ha a che fare con la tradizione italiana e che - continua l'associazione agricola - oltre a togliere spazi di mercato al vero Made in Italy rischia di danneggiare l''immagine della gastronomia italiana nel mondo". Non è una questione da poco, e non solo per l’immagine dell’insuperabile enogastronomia italiana, che ovviamente ne esce danneggiata. Complessivamente, infatti, le imitazioni di prodotti alimentari italiani nel mondo sviluppano un fatturato di 60 miliardi pari a quasi il doppio delle esportazioni dei prodotti originali e sono diffuse soprattutto nei Paesi più ricchi del globo. La multinazionale olandese Unilever - ricorda Coldiretti - aveva acquisito il marchio Bertolli e le attività produttive, di marketing e di vendita all'estero nel 1993 dalla finanziari Fisvi, che ne era entrata in possesso poco prima a seguito della privatizzazione della Sme, la finanziaria pubblica dell'agroalimentare. Successivamente le attività nel settore dell'olio a marchio Bertolli sono state cedute dall'Unilever al gruppo spagnolo Sos e dopo alcune peripezie sono finite proprio lo scorso mese (11 aprile 2014) insieme ai marchi ''Sasso'' e ''Carapelli'' al fondo inglese Cvc Capital Partner che ha battuto l'offerta italiana dalla joint venture formata dal Fondo strategico italiano (Fsi) e Qatar Holding. MENTRE LA CRISI MORDE TUTTO IL CONTINENTE, IN EUROPA PENSANO AD ASSURDI OBBLIGHI COMUNITARI L’Ue mette il becco pure sulle galline nostrane Procedimento contro la nostra nazione per le misure delle gabbie nelle quali sono allevate le ovaiole: puntuale arriva la condanna dalla Corte di giustizia del Lussemburgo Europa riesce a mettere becco ovunque. Anche sulle galline ovaiole. Se i greci sono affamati, se gli italiani si suicidano, a Bruxelles e Strasburgo c’è qualcuno che è pagato da tutti i contribuenti del continente per preoccuparsi della condizione delle galline ovaiole. E inevitabilmente arriva la reprimenda, magari nei confronti di coloro che si ostinano ad un minimo di autoproduzione. “L'Italia, non avendo garantito che, a partire dal primo gennaio 2012, le galline ovaiole non fossero più tenute in gabbie non modificate, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli articoli 3 e 5, paragrafo 2, della direttiva 1999/74/Ce del Consiglio, del 19 luglio 1999, che stabilisce le norme minime per la protezione delle galline ovaiole”. Ecco qua una bella dichiarazione in una lingua di legno con cui la Corte di giustizia dell'Unione europea del Lussemburgo, sollecitata dalla Commissione europea, certifica che il Bel Paese è venuto meno agli obblighi comunitari. E già, perché qualcuno ha studiato, nel lontano 1999, il modo in cui vanno tenute le galline. La direttiva di 15 anni fa dispone che, in funzione L’ del o dei sistemi adottati, gli Stati membri provvedano affinché i proprietari o detentori di galline ovaiole applichino i requisiti specifici di ciascuno dei sistemi. E quindi l'allevamento nelle gabbie non modificate (almeno 550 cm2 di superficie e 40 cm di altezza) è vietato a decorrere dal primo gennaio 2012. La Commissione fa valere dinanzi alla Corte Ue che il nostro Paese “non è stato in grado di garantire che le galline ovaiole non fossero più allevate in gabbie non modificate anche al momento della scadenza del termine fissato nel parere motivato rivoltole”. Particolare tutt’altro che irrilevante: Bruxelles sottolinea infatti pure che “l'Italia non contesta tale situazione e si è limitata a indicare che tutte le aziende italiane coinvolte sarebbero state allineate ai requisiti derivanti solo a partire dal primo luglio 2013”. Però, “alla data del 4 dicembre 2012, 239 aziende allevavano ancora sul ter- ritorio italiano 11.729.854 galline in gabbie non modificate”. Cioè, mentre la crisi desertificava il Paese, loro contavano le galline, forse per conciliarsi il sonno (al posto delle pecore). Per carità, in questa vicenda l'Italia ha cercato addirittura di difendersi, spiegando alla corte Ue che “alla data del deposito della controreplica in questa causa, nessun allevamento sul territorio italiano utilizzava più gabbie non modificate, ad eccezione di uno solo, situato nella regione Veneto, oggetto di un procedimento giudiziario ancora pendente”. Niente da fare: nella sua sentenza la Corte ricorda che, “secondo una costante giurisprudenza, l'esistenza di un inadempimento dev'essere valutata in relazione alla situazione dello Stato membro quale si presentava alla scadenza del termine stabilito nel parere motivato (nel nostro caso: 22 agosto 2012)”. Perciò non possono essere prese in considerazione dalla Corte modifiche successive. La storia paradossale non è ancora finita: il governo italiano “non può inoltre giustificarsi adducendo l'impossibilità pratica per le autorità italiane di applicare il divieto di gabbie non modificate prima del primo luglio 2013”. Di qui la sanzione cui l’Italia è stata condannata, pagando le spese legali. Gustavo Lidis 12 Venerdì 23 maggio 2014 Spettacoli SPECIALE PALMA D’ORO Cannes, un red carpet d’eccezione Tutti i film d’apertura e i rumors della Croisette per l’edizione 2014 di Luciana Caprara odici minuti di applausi tra commozione e lacrime dopo la prima di Le Meraviglie di Alice Rorhwacher, unico film italiano in concorso a Cannes, che racconta la storia di una famiglia di apicoltori, sconvolta dall’arrivo in paese di una trasmissione tv condotta da Monica Bellucci. Standing ovation, pubblico in piedi ad applaudire sorprendendo la stessa regista incredula che ha sfilato sulla Croisette come da suo stile, defilato mai ostentato. Applausi anche per il western The Homesman di Tommy Lee Jones, mentre non buono l’ingresso di Welcome to New York, film inchiesta del regista Abel Ferrara che racconta le vicende che hanno portato all’arresto di Dominique StraussKhan, l’ex direttore del Fmi, accusato nel 2011 di tentata violenza ai danni di una cameriera. Tra le critiche al film non viene neppure risparmiata la minaccia di una querela da parte dell’avvocato di Strauss-Kahn, che ha annunciato di volerla presentare a seguito della visione della prima. Insomma, in questa edizione 2014, dal Mali alla Turchia, i film presentati a Cannes sono considerati opere di denuncia. Sembra quasi che il cinema non perdoni, specie quello delle “grandi firme” in concorso. Corruzione, degrado, omologazione, avidità, fine dei valori culturali, sociali civili e religiosi soffocati dai soprusi integralisti creano un vero e proprio allarme-decadenza verso i primi titoli concorrenti che sembrano particolarmente attenti a cavalcare questa onda di denuncia, diversamente espressa. Poi, sembra addirittura che a incoraggiare tale percezione sia il mauritano Abderrahmane Sissako che con Timbuktu mette in evidenza gli orrori del totalitarismo islamico in Mali, carnefice di una popolazione che lotta per l’emancipazione. Proiettato come primo film in concorso, è stato poi soggetto di una tristissima eco dal Sudan con la notizia della condanna a morte della giovane cristiana Meriam. In questo sofisticato e commovente film corale la denuncia è esplosiva: non esiste tolleranza per chiunque infranga le regole coraniche, con l’aggravante che a raggirarla siano proprio loro, gli agenti della “polizia islamica”. E ancora, sulla Croisette fa parlare molto di sé anche il giovane Damian Szifron, che presenta le contraddizioni del suo Paese nel film intitolato Relatos Salvajes, che narra attraverso una serie di episodi lo stato di profondo degrado in cui versa l’Argentina. Thierry Fremaux l’ha voluto in concorso, una scelta forse troppo audace per un film che spari a zero sul crescente imbarbarimento contemporaneo. E nel caso di Relatos Salvajes (non casualmente prodotto da Pedro Almodovar) l’obiettivo è ampliamente raggiunto: cinque episodi che non risparmiano nessuno, dai ricchi agli indigenti, dai giovani ai D Monica Bellucci e Alice Rorhwacher; sotto, la Palma d’Oro e la presentazione di Timbuktu (al centro, Abderrahmane Sissako) sce sempre col rappresentare. Ma è The Captive del regista Atom Egoyan la delusione più cocente del Festival, dal ritmo lentissimo, il film riesce ad essere sorprendentemente fiacco, basico nell’accezione deteriore del termine. Mentre Winter Sleep è il film che un incute un certo timore reverenziale, un po’ per la durata (3 ore e 16 minuti), un po’ alla luce di un regista non esattamente conciliante. Qui Ceylan appronta uno studio comportamentale incentrato essenzialmente su una lunga serie di conversazioni: in Winter Sleep si parla tanto, per alcuni troppo a causa di protagonisti che iniziano a vomitarsi cattiverie vicendevolmente creando un clima effettivamente pesante. Su Amour Fou i pareri non sono esattamente allineati. C’è chi lo ha trovato delizioso, e chi pieno nel merito del discorso. Due righe su Party Girl, che è girato a sei mani da Marie Amachoukeli, Claire Burger e Samuel Theis. Si tratta della storia di una donna che a circa 60 anni adora ancora vivere la vita notturna in un cabaret. Il personaggio è interpretato dalla stessa donna a cui è ispirato, madre fra l’altro di Theis. La prima parte sembra noiosissima, mentre nella seconda certe tematiche vengono discretamente descritte tanto da lasciare un barlume di emozione verso il finale. Ci sono film che sembrano destinati a diventare dei guilty pleasure. Come dovrebbe essere ad esempio per Grace di Monaco, che ha aperto il Festival di Cannes 2014 tra qualche sonoro fischio e qualche timido applauso per un film sbagliato, girato male. Pessima idea quella di presentarlo in apertura. Ma nei prossimi giorni ci attenderà la notizia su chi si aggiudicherà la Palma d’Oro, e molti rumors già ad oggi parlano di una Rorhwacher che potrebbe meravigliarci con le sue Meraviglie. FOCUS “Tellurica”: dieci cortometraggi per ricordare il terremoto in Emilia vecchi, tutti ridotti allo stadio di belve reciprocamente feroci. E ancora, chi se lo immaginava che Maps to the Stars avrebbe diviso la stampa della Croisette? Da almeno tre film il regista canadese non è più caro a tanti giornalisti e la spiegazione è semplice: dopo aver raggiunto un livello di perfezione assoluta con il dittico A History of Violence - La Promessa dell’Assassino, il regista ha cambiato troppo il suo stile narrativo con A Dangerous Method, Cosmopolis e ora con Maps to the Stars. The Disappearance of Eleanor Rigby invece si presenta come un film studiato per Jessica Chastain, che tra l’altro ne è anche la produttrice oltre che la protagonista. Lei è Eleanor, donna fragile ma forte, ruolo che le si addice e che di solito fini- ue appuntamenti di rilievo in Emilia Romagna con la proiezione “Tellurica” per ricordare attraverso dieci cortometraggi firmati da dieci autori emiliani, le date del 20 e 29 maggio 2012, giorni in cui le popolazioni del posto furono sconvolte dal terremoto. Tellurica è un film collettivo che racconta quell’evento drammatico da più punti di vista: Ogni corto è stato interamente autoprodotto. Tellurica fa parte del progetto Sisma Emilia – che ha il patrocinio della Provincia di Modena, del comune di Modena, della D Regione Emilia Romagna, dell’Unione dei Comuni Modenesi Area Nord e dei Comuni di Carpi e Novi di Modena . La seconda segnalazione riguarda invece il trentesimo compleanno del Ci- nema Rosebud di Reggio Emilia, Sala d’essai gestita dall’Ufficio Cinema del Comune. La struttura in questi anni ha ospitato registi del calibro di Mario Monicelli (padrino della riapertura dopo la ristrutturazione avvenuta nel 2005), Ettore Scola, Peter Weir, Emir Kusturica, Giuseppe De Santis, Amos Gitai, Abbas Kiarostami, Carlo Mazzacurati, Lucio Fulci e molti ancora. Nel trentesimo anno di età il Rosebud è stato digitalizzato grazie a un cospicuo investimento che ha comportato l’ottenimento di contributi regionali ed europei.