Anno III - Numero 121 - Venerdì 23 maggio 2014
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
Le inchieste
L'intervista
Sudan
Carige e Unipol:
sinistre distrazioni
Furlan: 'Al voto
con lo spirito del '94'
Parte l'appello:
“Salvate Meriam”
a pag. 3
Caprara a pag. 4
Ceccarelli a pag. 5
SCENARI PREOCCUPANTI SE SI DOVESSERO AFFERMARE LE POLITICHE TASSAIOLE DI RENZI O I DELIRI DI GRILLO
di Francesco Storace
on si offenda nessuno, ma quella
di domenica è
una partita a tre.
Certo, conterà anche sapere se ce l’ha fatta
chi è borderline attorno al
quorum del 4 per cento - e
i sondaggi che circolano indicano già chi è sopra e chi
no, senza particolari sorprese - ma il tema non è se
Salvini sarà accompagnato
da tre o quattro deputati europei. La questione è come
ne uscirà l’Italia.
Ieri, alla manifestazione di
Roma - con tantissima gente
che si è stretta attorno a lui
e che speriamo porti tutti
alle urne - Silvio Berlusconi
non le ha certo mandate a
dire. E lo scenario che si
delinea a seconda di chi
vince le elezioni è facilmente intuibile.
Se vince il Pd, Renzi si sente
autorizzato a proseguire lungo la rotta dell’euforia a
buon mercato, nel suo continuo caracollare da una promessa all’altra, senza mai
centrare la vera questione:
come far ripartire l’economia. Per ora, le ricette sono
le stesse di sempre: tasse
sulla casa e sui conti correnti. In Europa, trionferà il
totem dell’intangibilità
dell’euro, la Bce continuerà a contare su un governo più servo che
amico.
Se vince Grillo - ma non tutti sembrano rendersene conto - nel futuro
N
da portare a casa: zero.
Se vince Berlusconi (e anche
se non perde), si può ricominciare a sperare in una
stagione migliore. Si può riprendere il percorso riformatore, il governo deve stare più attento a giocherellare con la pressione fiscale,
il partito popolare europeo
deve cambiare rotta se vuole essere egemone al tavolo
continentale.
Il fiscal compact va abbattuto; il vincolo del tre per
cento tra deficit e pil va
mandato in pensione; bisogna tornare a stampare moneta con una nuova missione
per la Bce. Insomma, si torna
sovrani del proprio destino.
E’ la scommessa che si gioca
domenica, dalle 7 del mattino fino alle 23.
P.S. ll resto è roba da addetti
ai lavori. Chi sta sopra o
sotto la soglia del 4 per cento è materia che interessa i
candidati e le loro famiglie.
Parliamoci chiaro: non sono
certo io a negare la necessità del pluralismo nella democrazia italiana e della ricostruzione di una destra
vera; ma troppi errori - da
parte di tutti - hanno condizionato ogni percorso politico. Dopo le elezioni calerà
la polvere delle polemiche
e se ci sarà capacità di ragionare ognuno dovrà sforzarsi di capire l’altro. Altrimenti
non ci sarà futuro per le nostre
idee. Nè in una casa tutta nostra,
nè in un condominio dove si è
ospiti non si sa quanto graditi.
PARTITA A TRE
Grande partecipazione alla manifestazione di Roma
con Berlusconi: domenica tutti alle urne
dell’Italia restano solo macerie.
Le riforme non si fanno, si vivranno
tempi durissimi con la certezza di
precipitare in conflitti sociali senza
prigionieri. Prevale l’odio, gli ita-
ROMA, IL CENTRO-DESTRA PENSI AL DOPO-MARINO
liani si denunceranno l’uno con
l’altro. Apocalisse. Davvero spero
che ci si fermi a riflettere prima
di apporre sulla scheda la croce
che ti eccita per cinque minuti e ti
rovina per cinque anni. Tanto più
che i deputati eletti dai 5 stelle
saranno inservibili e al massimo
andranno a fare spettacolo anche
a Bruxelles e Strasburgo. Risultati
LUCA VARANI È IL MANDANTE DELL’AGGRESSIONE A LUCIA ANNIBALI
ECONOMIA
La Borsa cede,
Sfigurò l’ex con l’acido:
settimana nera
tenta il suicidio in carcere I
di Bruno Rossi
a arrotolato con cura
maniacale un lenzuolo. Ne ha appeso un
capo alle sbarre della sua
cella. L’altro capo lo ha stretto
attorno al collo. Così ha tentato di togliersi la vita Luca
Varani, nel carcere di Castrogno, in provincia di Teramo, dove si trova detenuto
per scontare venti anni di
reclusione. Un gesto estremo
che affonda probabilmente
le sue radici nella maleodorante palude del rimorso per
un’aggressione che ha disgustato l’Italia.
Varani, avvocato di 37 anni,
è infatti stato riconosciuto da
una sentenza come il mandante dell'aggressione con
l'acido alla sua ex Lucia Annibali. Una storia che è di-
H
L’EREDITÀ
Sarra a pag. 7
ventata il simbolo di uno dei
mali della società italiana.
Con una donna, giovane, che
vive una vicenda d’amore
con passione, poi con meno
slancio. Che decide di separarsi dall’uomo cui si era
legata, e che entra per questo
nell’inferno dello stalking,
cioè della sua ossessione. E
che infine, dopo qualche inquietante segnale, si ritrova
uno sconosciuto in casa che
le tira in faccia l’acido.
Dietro quello scivolare verso
il desolante panorama dell’abisso dell’umanità c’era lui,
Luca Varani. Da quell’abisso
Lucia è risalita librandosi sulle
ali della sua incredibile forza.
Ha mostrato a lui, e a tutti
noi, il suo viso con i segni indelebili della stupidità e della
cattiveria cui può arrivare un
uomo. Ha affrontato a testa
alta il processo ed anche una
notorietà che, nel suo caso,
davvero non può essere comoda. Come sta tuttora affrontando il pellegrinaggio
tra cliniche e ospedali.
Lei è risalita, Varani invece
sprofonda ancora verso il
basso. Le sue condizioni psicologiche avevano già cominciato a preoccupare i medici penitenziari che l’hanno
in cura, e che gli avevano
programmato per domani
una visita psichiatrica. A salvarlo, mercoledì sera, un
agente di custodia.
n passato, non c’era dubbio. Oggi ci si divide tra
chi dice che si tratta di
“nervosismi per gli euroscettici” e chi invece parla
dell’effetto di “segnali macro contrastanti provenienti
dagli Usa”. Fatto sta che
anche ieri la Borsa di Milano
ha chiuso la seduta in calo,
maglia nera d’Europa. Il
Ftse Mib archivia una flessione dell'1,09% e l'All Share termina a -1,02%. E occhio anche allo spread BtpBund, rimasto costantemente sopra i 180 punti e segnato a fine giornata a 189.
Certamente una giornataccia
per le banche, con pesanti
segni per Unipolsai (-3,8%)
e Unipol (-7,33%) dopo l'indagine a carico dell'ad Carlo
Cimbri. Ma una volta, comunque, non era colpa del
governo se la borsa chiudeva la settimana con un
quasi -4%?
R.V.
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Venerdì 23 maggio 2014
Attualità
IERI LA CHIUSURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE PER LA CIRCOSCRIZIONE ITALIA CENTRALE. OGGI SI REPLICA A MILANO
Berlusconi, il tetto del 3% nel mirino
“Il vincolo sul rapporto deficit-Pil va abbattuto. Ed è ora che la Bce stampi moneta
Renzi? Ci ha deluso, il voto di domenica sarà anche contro di lui”. Aspettando il 2015…
GIOVANNI TOTI
“Ha dovuto promuovere
Forza Italia col bavaglio”
ante interviste in tv,
persino nelle emittenti
regionali. Ma nessun
comizio di piazza. E poi,
quella sordina imposta dai
giudici, sotto la minaccia di
un inasprimento della pena.
Berlusconi ha ancora qualche ora di campagna prima
di calare nel silenzio elettorale e, sabato, nel suo impegno con i malati di Alzheimer a Cesano Boscone.
Ma c’è già chi traccia un
bilancio del suo inusuale
tour.“Berlusconi è stato privato della possibilità di fare
campagna elettorale, è colpa dei giudici”. A parlare è
Giovanni Toti, la cui accusa
è rimbalzata ai microfoni di
''Checkpoint'' su Tgcom24.
T
di Robert Vignola
l luogo è quello in cui
Forza Italia ha vissuto
la sua rinascita, il Palazzo dei Congressi
dell’Eur. È vicenda di
appena pochi mesi fa, del novembre scorso. Ma da allora
di acqua sotto i ponti ne è
passata talmente tanta che in
pochi sembrano ricordarlo. A
novembre Forza Italia nasceva
per rompere con il governo
Letta, dai dissidenti filo-governativi sarebbe infatti nato di lì
a poche ore il Nuovo Centro
Destra. Letta cadde lo stesso
vittima dei suoi, nel frattempo
la tempesta giudiziaria su Berlusconi si sarebbe incrudelita,
lo scenario politico radicalizzato su tre personalità: Renzi,
Grillo e appunto Berlusconi.
Durerà a lungo, tutto lo fa credere. Intanto la rinata creatura
politica del Cav è pronta al
suo battesimo con le europee
e così, rieccole bandiere di
Forza Italia sventolare al cielo
di Roma. C’è attesa, perché
è la manifestazione di chiusura
per la circoscrizione Italia
centrale, dove la lista è guidata
da Antonio Tajani. Ma i big
sono tanti: Maurizio Gasparri,
Augusto Minzolini, Melania
Rizzoli, Augusto Minzolini,
Marcello Fiori e poi Baldelli,
Abrignani. Particolarmente
applaudita quando Tajani pronuncia il suo nome, Alessandra Mussolini. Analoga l’ovazione riservata dai partecipanti a Francesco Storace.
In sala, dove risuona 'Azzurra
libertà', tra bandiere di Forza
I
Italia e qualche striscione, circa duemila persone un nugolo
di telecamere e fotografi, e
non manca, in adesione alla
svolta animalista del partito,
qualcuno che porta il suo
cane avvolto in T-shirt su misura dei quattrozampe con il
simbolo di Forza Italia e la
scritta Berlusconi bene in vista. All'ingresso, 'santini' elettorali dei candidati, fac simile
della scheda elettorale e copie
della lettera dell'ex premier
a supporto di Tajani.
Infine, ecco Berlusconi. Il leader del centro-destra arriva
con ritardo al luogo dell’appuntamento e si scusa subito:
“Sono reduce da un tour de
force impressionante, per fortuna che sono giovane e posso far fronte a 20 ore di impegno continuativo”. Poi diventa più serio, tambureggia,
mette carne al fuoco. Comincia a delineare ad ampi gesti
nell’aria del Palazzo dei Congressi ciò che vuole portare
a Bruxelles e a Strasburgo insieme ad una folta pattuglia
di eurodeputati. Un’idea con
più Italia in Europa e meno
Europa in Italia, come richiama la campagna scelta per
la scadenza elettorale. Primo
ostacolo da abbattere? Il tetto
del 3% deficit-Pil, che “deve
e può essere del tutto abolito”.
Seconda idea a stretto giro
di posta, con adeguato bisogno di scandire le parole: la
Bce “deve immettere denaro
nell'economia” e comportarsi
come una vera banca centrale, anche in tema di garanzia sui debiti degli Stati. Quindi
anche “poter stampare moneta quando ci si bisogno
come quando un Paese e
deve pagare i suoi titoli pubblici, terzo deve fare quello
che hanno fatto altri stati come
gli Stati Uniti e Giappone, immettere denaro nell'economia”. Tutto ciò che non presuppone la caduta della moneta unica, perché uscire dall'euro, avverte Berlusconi, sarebbe “avventuristico, pericoloso e negativo”. Al contrario, va data forza a Forza
Italia anche perché nel Ppe
si cominci a ragionare in maniera diversa, con meno austerità. Una battaglia su più
piani, insomma.
Ma le urne che si apriranno
dopodomani sono anche luogo di una battaglia nazionale,
laddove il giudizio su Renzi
si va ogni giorno che passa
più netto. “La delusione è
stata grande: abbiamo visto
che questo governo si è esposto su 12 o 13 impegni ma
quando si è passato alla realizzazione solo in un caso c'è
stata la concretezza”, graffia
Berlusconi. Che sulla valenza
nazionale dell’appuntamento
del 25 maggio ha pochi dubbi. “Il voto di domenica è un
referendum su quello che è
il nostro giudizio sul terzo governo non eletto dagli elettori,
il governo Renzi. Noi eravamo,
siamo e saremo all'opposizione”, aggiunge il leader di
Forza Italia. Che guarda anche
al futuro e vi vede nubi nere
e nuovi impegni. Anche elettorali. “Con l'andamento di
questa economia al massimo
tra un anno, un anno e mezzo
torneremo al voto”, è infatti
la previsione che l’uomo di
Arcore ribadisce davanti alla
sua platea. Che, non è un mistero, già sta lavorando al programma targato 2015. “Nei
primi Consigli dei ministri,
avendo trovato le doverose
coperture, garantiremo ai pensionati 1.000 euro al mese”
di pensione minima e poi
“per le madri di famiglia, le
casalinghe, a loro dobbiamo
garantire serenità e anche per
loro ci impegniamo per dare
1.000 euro al mese”. Non
solo: perché “quando riavremo la responsabilità di governare aboliremo l'Imu sulla
casa”. E se qualcuno lo considera un fossile, ragioni sul
fatto che le tasse sulla casa
non sono state frenate, ma
moltiplicate negli ultimi anni.
E sì. Ma che prospettiva ha la
coalizione storica? “I partiti
più piccoli, tra cui quelli del
centrodestra, da quanto ci dicono i sondaggi non arriveranno a superare lo sbarramento. Mi rivolgo agli elettori
moderati che sono come noi
col centrodestra. Se pensate
che non raggiungerete il 4%
non buttate il vostro voto. I
partiti che passeranno la soglia di poco manderanno pochi eletti in Europa che saranno completamente ininfluenti in Europa”.
Certo, sulle elezioni europee
c’è anche un’ombra a Cinque
Stelle, ma il tema resta marginale in un discorso, quello
di ieri di Berlusconi, che ha
avuto un profilo più politico
rispetto alle pur recenti uscite.
Fermo restando che il giudizio
resta impietoso: “Grillo specula sul dolore e sulla disperazione, vogliono solo la vendetta su chi ritengono colpevole della situazione, a partire
dai politici”.
Il comizio, in videoconferenza
con la Sicilia dove si svolgeva
un’analoga convention con
in testa i candidati alla Circoscrizione Isole, termina
con le raccomandazioni ad
elettori e a rappresentanti di
lista e col consueto abbraccio
della folla, che ovviamente
lo trattiene più del previsto.
“Tra poco devo scappare,
perché se per le 11 (di sera,
ndr) i carabinieri non mi trovano ad Arcore, mi portano
a San Vittore. Trattenendomi
qui mi mettete a rischio...”,
dice il Cav. Che domani chiuderà la sua campagna elettorale a Milano. Almeno sarà
più vicino ad Arcore…
“Noi - ha aggiunto Toti - abbiamo collaborato con Renzi
a scrivere le riforme, sia del
Senato che quella elettorale,
ma dove sono andate a finire? Andare senza un peso
in Europa significa che l’Italia avrà lo stesso ruolo che
aveva con Monti, cioè nessun peso. Grillo sta cercando di sfasciare tutto e non
ha nulla da proporre, non
conteranno nulla: i due principali blocchi in Europa saranno i progressisti e i popolari. Renzi non è stato
ostacolato da nessuno, ma
è prigioniero di se stesso.
Il Pil è tornato a calare ed è
tornato ai livelli del 2000:
le cose - conclude Toti - non
sono cambiate”.
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Venerdì 23 maggio 2014
AI DOMICILIARI GLI EX MANAGER BERNESCHI E MENCONI
Attualità
CONTROLLI NEGLI UFFICI DI BOLOGNA. IL TITOLO CROLLA IN BORSA
Truffa alla Carige,
sette arresti
Terremoto Unipol,
coinvolto l’ad Cimbri
Sequestrati beni per 22 milioni di euro
Indagini sulla fusione con la Sai
di Giorgio Musumeci
on solo UnipolSai. A finire nel mirino
della magistratura, infatti, c’è anche
l’istituto bancario Carige. Ieri mattina,
infatti, la Guardia di Finanza ha arrestato sette persone con l’accusa di truffa ai
danni dell’istituto genovese. Tra i destinatari
delle ordinanze di custodia cautelare emesse
dal gip del tribunale di Genova, oltre a professionisti e imprenditori immobiliari, spiccano
i nomi dell’ex presidente di Banca Carige
Giovanni Berneschi e l’ex presidente di Carige
Assicurazioni, Ferdinando Menconi. Per i due
ex manager sono stati disposti gli arresti domiciliari essendo entrambi ultrasettantenni.
Tutti gli arrestati dovranno ora rispondere, a
vario titolo, di associazione a delinquere,
truffa aggravata, riciclaggio e intestazione fittizia di beni.
Secondo la Guardia di Finanza, dal 2006 al
2009 gli acquisti “gonfiati di società facenti
capo a persone compiacenti hanno fatto in
modo che fossero portati in Svizzera circa
21 milioni di euro”. Di questi, “parte è stata
N
impiegati per un investimento immobiliare
in territorio elvetico i cui effettivi titolari
erano i vertici del gruppo Carige”. A parere
degli investigatori, in questo contesto appare
rilevante il ruolo di mediatore di un avvocato
svizzero, attraverso il quale sono transitati i
capitali per nasconderne l’illegittima provenienza. Le cessioni di quote di società
create ad hoc sarebbero servite, secondo
quanto emerge dall’inchiesta, a consentire
il passaggio dei capitali a società fittizie residenti in Paesi a fiscalità privilegiata, con
clausole contrattuali che avrebbero dovuto
dissimulare le reali consistenze e “pulire”,
ad ogni transazione, ingenti somme di denaro. L’intervento della magistratura inquirente e degli uomini del Nucleo di Polizia
Tributaria di Genova della Guardia di Finanza
ha permesso di impedire che il disegno
criminale potesse essere portato a termine.
Oltre che alla sede di Genova, gli agenti
delle fiamme gialle hanno condotto perquisizioni anche a Milano e La Spezia, oltre ad
aver sequestrato beni per un valore di oltre
22 milioni.
amministratore delegato di UnipolSai Carlo Cimbri
è indagato per aggiotaggio dalla Procura di Milano nell’inchiesta che riguarda
presunti illeciti nell’operazione
di fusione che ha dato vita alla società. Per lo
stesso reato sono indagati anche altri tre manager: Roberto Giay, già amministratore delegato di Premafin Finanziaria; Fabio Cerchiai,
ex presidente del consiglio di amministrazione
di Milano Assicurazioni, e Vanes Galanti, in
passato presidente del consiglio di amministrazione di Unipol Assicurazioni. La notizia è
emersa dopo che, nella prima mattinata di
ieri, su incarico del pm di Milano Luigi Orsi
la Guardia di Finanza si è presentata presso
gli uffici di Bologna della società assicurativa
per eseguire le perquisizioni. Ulteriori documenti sono stati acquisiti dagli agenti delle
fiamme gialle presso la sede della Consob a
Roma.
Secondo gli inquirenti, infatti, l’operazione
potrebbe essere stata viziata da concambi
L’
erronei legati al valore reale
di titoli strutturati in pancia a
Unipol e quindi sul valore effettivo delle azioni emesse
da Unipol. Il pm Orsi potrebbe
essere arrivato a scavare sulla
fusione partendo dalle inchieste sul crac di Fonsai, per il quale sono
sotto inchiesta per bancarotta fraudolenta e
ostacolo alla vigilanza numerosi ex amministratori del gruppo, tra cui Salvatore Ligresti.
L’accordo tra le compagnie, che ha portato
alla nascita di Unipol Sai, era stato firmato,
dopo mesi di trattative, lo scorso 31 dicembre,
esordendo in borsa il 6 gennaio. Unipol Sai è
la compagnia italiana leader nel rami danni,
in particolare in quello auto con oltre 10
milioni di clienti, e tra le principali nel settore
vita. Detiene, inoltre il secondo posto nella
graduatoria nazionale delle compagnie assicurative per raccolta complessiva, pari a fine
2012 a 15,5 miliardi di euro. Disastrosa la
reazione della borsa alla notizia delle indagini.
Il titolo, infatti, ha accusato una flessione del
4,06%, attestandosi a 2,27 euro.
G.M.
I GIOVANI CANDIDATI DEL TEA PARTY SCONFITTI OVUNQUE. COSÌ TRAMONTA IL NUOVO A TUTTI I COSTI
Grillo affonda oltreoceano, in Usa vincono i politici
Vincitori in sei stati-chiave, i repubblicani adesso puntano alla maggioranza in Senato
ltro che “grillismo” d’Oltreoceano;
in America i vecchi volti del Partito
repubblicano tornano in gran forma
riducendo ai minimi termini il movimento
del cosiddetto Tea Party che dell’antipolitica, invece, ne aveva fatto il proprio
cavallo di battaglia. Situazione ribaltata,
dunque. Coloro i quali soltanto cinque
anni fa fecero tremare i grandi partiti
statunitensi, oggi si ritrovano a leccarsi
le ferite, sconfitti sonoramente da deputato
con sei, sette legislature alle spalle.
Il giorno del giudizio per il “grillini Usa”
è stato lo scorso martedì, quando in sei
stati-chiave si sono tenute le primarie
repubblicane per la selezione dei candidati
che correranno nelle elezioni di medio
termine per il rinnovo della camera dei
rappresentanti e di un terzo del senato.
Il bersaglio più ambito del Tea Party era
Mitch McConnell, il 72enne senatore del
Kentucky dal 1985, capogruppo dei repubblicani al senato. Un volto non certo
A
nuovo della politica. Eppure, chi credeva di poter
costringere “il vecchio”
McConnell a fare gli scatoloni e lasciare definitivamente il senato, dovrà
ricredersi. Sì, perché il repubblicano ha letteralmente sbaragliato lo sfidante
Matt Bevin, sostenuto dai
gruppi legati al Tea Party,
con oltre il 60% delle preferenze. Usato sicuro, dunque. Da veterano qual è,
Mitch McConnell non è
lasciato intimidire dagli
attacchi dello sfidante e,
forte pure da un sostegno di dieci milioni
di dollari, il senate minority leader ha incassato lo straordinario successo.
Dati alla mano, per il Tea Party è stata
una disfatta ovunque. I senatori uscenti
e di lunga carriera Lindsey Graham
dell’establishment, ha ottenuto il 30,6 per cento,
tagliando fuori dalla competizione elettorale Karen
Handel, appoggiato dall’icona del Tea Party. Anche
in Oregon ha vinto il candidato “ufficiale”, la moderata Monica Wehby.
Bene per i candidati d’apparato anche in Idaho e
Pennsylvania. E all’inizio
di maggio, inoltre, il leader
della camera John Boehner aveva battuto facilmente il candidato del Tea
Party nel suo distretto
(South Carolina) e Lamar Alexander
(Tennessee) hanno vinto ed è probabile
che ce la faccia anche Thad Cochran
(Mississippi). Un duro colpo per gli antipolitici d’oltreoceano arriva anche dalla
Georgia, dove David Perdue, il candidato
dell’Ohio.
L’entusiasmo del nuovo a tutti i costi,
sembra essersi affievolito. La ventata di
antipolitica non sostenuta poi da azioni
concrete, è stata spazzata via più o meno
con la stessa velocità con la quale ap-
parve. A giudicare dai risultati, gli elettori
preferiscono affidarsi a volti che già conoscono, pregi e difetti compresi. A giocare a favore del partito repubblicano,
una campagna elettorale organizzata e
ben finanziata mirata proprio a sostenere
i candidati minacciati dal Tea Party. Obbiettivo, la conquista della maggioranza
al senato, con tanto di esponenti di
destra dalla schiena dritta e ricchi di
esperienza. Personaggi ben diversi da
quelli beceri e grotteschi selezionati in
passato proprio dal Tea Party.
Almeno in America, dunque, la caccia ai
politici è finita, a dimostrazione che una
classe dirigente preparata prevale su un
gruppo di “giovanotti” col solo scopo di
governare, senza poi di fatto averne le
capacità per farlo. Un volto privo di
rughe non è sinonimo di efficacia. Gli
elettori americani l’hanno capito. Questione di tempo, e gli italiani faranno lo
stesso.
G.M.
DIRETTIVA EUROSTAT: NEL RANGE ENTRANO PROSTITUZIONE E CONTRABBANDO
Anche le attività illegali per misurare il Pil
utti i Paesi dell’Unione Europea,
Italia compresa, inseriranno
''una stima nei conti, e quindi
nel Pil, delle attività illegali, come
traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol)''. La novità,
rileva l’Istat, sarà inserita a partire
dal 2014 nei conti, secondo le linee
Eurostat.
Inoltre, le spese per ricerca e sviluppo
saranno considerate investimenti e
non più costi, un cambiamento che
''determina un impatto positivo'' anche
''sul Pil''. L'aggiornamento potrebbe
portare per l'Italia, si stimava a gennaio
a Bruxelles, a una revisione al rialzo
del livello del Pil tra l'1% e il 2%.
T
Si tratta di una novità che rientra
nelle modifiche condivise a livello
europeo e connesse, evidenzia l'Istat,
al ''necessario superamento di riserve relative all'applicazione omogenea tra paesi Ue degli standard
già esistenti''. Nello specifico, tra le
riserve trasversali avanzate ce ne è
una, sottolinea l'Istituto, che ''ha una
rilevanza maggiore'', in quanto, appunto, riguarda l'inserimento nei
conti delle attività illegali, che già il
precedente sistema dei conti nazionali, datato 1995, aveva previsto, ''in
ottemperanza al principio secondo
il quale le stime devono essere esaustive, cioè comprendere tutte le attività che producono reddito, indi-
pendentemente dal loro status giuridico''.
L'Istat riconosce come la misurazione
delle attività illegali sia ''molto difficile,
per l'ovvia ragione che esse si sottraggono a qualsiasi forma di rilevazione, e lo stesso concetto di attività
illegale può prestarsi a diverse interpretazioni''. Ecco che, aggiunge,
''allo scopo di garantire la massima
comparabilità tra le stime prodotte
dagli stati membri, Eurostat ha fornito
linee guida ben definite. Le attività
illegali di cui tutti i paesi inseriranno
una stima nei conti (e quindi nel Pil)
sono: traffico di sostanze stupefacenti,
servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol)''.
4
Venerdì 23 maggio 2014
Attualità
PARL A IL FONDAT ORE DE L L’E S E RCIT O DI S ILVIO, CANDIDAT O CON F ORZ A ITAL IA NE L NORD-E S T
Furlan: ‘Al voto, con lo stesso spirito del ‘94”
“Angelino Alfano in campo mi ricorda un tale di secondi ‘Fini’”
BERLUSCONI LO INCORONA
di Luciana Caprara
“Passione
e coraggio”
imone Furlan, fondatore dell’Esercito di Silvio, è candidato alle Europee nella lista di Forza Italia
nella Circoscrizione Nord-Est. Il Giornale d’Italia lo ha incontrato alla vigilia
dell’importante appuntamento elettorale.
S
Elezioni alle porte con un attestato
di sostegno appoggio e fiducia da
parte del presidente Silvio Berlusconi. Lei è stato l'unico candidato
a ricevere questa testimonianza di
stima e affetto. Perché?
Sono molto grato al presidente per le
bellissime parole spese in mio sostegno,
credo abbia voluto dare, attraverso
me, un segnale di riconoscimento a
tutti coloro che con passione, coraggio
e sacrificio lavorano per difendere lui
e gli ideali che rappresenta. Troppo
spesso la base composta da militanti,
consiglieri comunali, provinciali, regionali e sindaci, persone che ci mettono la faccia e lavorano sodo sui territori vengono ignorati, la mia battaglia
è costruire una Forza Italia aperta, dal
basso e meritocratica che si riconosca
appieno nella figura del nostro leader, questo suo
segnale di apprezzamento nei miei confronti mi
spinge a lottare con ancora più forza per portare a
termine la Rivoluzione Liberale.
La sua campagna elettorale palesemente antialfaniana si è quasi conclusa ed ha raggiunto il
culmine nella manifestazione bolognese alla
quale eri presente con uno schieramento pronto
a replicare le proposte del leader di NCD che,
all'ultimo momento ha dato forfait all'incontro di
piazza. Alcuni" rumors" parlano di un ritorno in
scena di Alfano in Forza Italia: cosa ne pensa?
Alfano è un traditore, un trasformista, è stato eletto
assieme agli altri poltronisti di NCD grazie alla
forza elettorale di Silvio Berlusconi, sotto un simbolo
che riportava la scritta Berlusconi Presidente, oggi
mantiene in piedi un governo di sinistra con quei
voti, facendo politiche di sinistra e tradendo il voto
degli elettori. Il problema vero non è Alfano, che
l Presidente Berlusconi ha inviato una lettera agli amici di
Forza Italia per invitarli a sostenere Simone Furlan, candidato
nell’Italia Nord Orientale. “Forza
Italia compie 20 anni di vita –
scrive Berlusconi – e per la prima
volta non verrà consentito al leader del maggior partito dei moderati italiani il diritto civile di
candidarsi e di essere eletto come
sempre è accaduto dal 1994”.
Ecco perché far scendere in campo il giovane Simone Furlan,
“fondatore dell’Esercito di Silvio,
colui che ho definito l’amico dei
momenti difficili, che si è speso
con passione e coraggio in mia
difesa contro una persecuzione
giudiziaria senza eguali”. L’invito
di Berlusconi in sostegno di Furlan
è chiaro e diretto: “Scrivere sulla
scheda elettorale il suo nome –
scrive il Presidente – significa
dare fiducia a chi si riconosce
appieno nei nostri ideali e nei
nostri valori ed è stato il primo,
nell’estate del 2013, a girare
l’Italia con il vessillo di Forza
Italia chiedendo di ritornare allo
spirito del ‘94”. Giovane imprenditore, Simone Furlan è un uomo
“che porterà in Europa la consapevolezza dell’Italia del Fare,
che si adopererà per difendere
le nostre peculiarità. Simone –
continua il Cavaliere – continuerà
anche la nostra battaglia per trasformare l’Europa del rigore e
dei sacrifici nell’Europa della
crescita e della solidarietà”.
Emma Moriconi
I
farà di certo la stessa fine dell'altro traditore, se
non ricordo male il nome certo Gianfranco Fini, la
questione è creare una nuova classe dirigente coraggiosa e capace che si batta per gli ideali e
valori e non per le poltrone. Quanto ad un ritorno
di Alfano sono favorevole a patto che vada a fare
gazebo, raccolte firme, riparta dal basso in quanto
la credibilità l'ha persa totalmente.
Dopo le europee quali saranno i suoi programmi
in caso di sconfitta e quali in caso di vittoria?
Non esiste vittoria o sconfitta, esiste un cammino
che sto portando avanti, di cui questa campagna
elettorale è un piccolo tassello, teso a riportare la
politica tra la gente, con umiltà e partecipazione,
per farla ritornare ad essere espressione delle
istanze dei territori e dei bisogni dei cittadini.
In questa campagna elettorale ho incontrato migliaia
di persone che vogliono ancora crederci, che non
si sono arrese, che vogliono sentirsi partecipi e
IL SONETTO
lottare al fianco di uno straordinario leader che si
chiama Silvio Berlusconi, questo è un punto di
partenza non di arrivo.
Domanda banale ma d'obbligo data la tempistica: come convincerebbe un elettore indeciso
a votare per Simone Furlan?
Dico che in questa turnata elettorale non è possibile
votare Silvio Berlusconi in quanto il braccio armato
della sinistra, magistratura democratica, ce lo ha
impedito, ma votare Furlan equivale a dare il voto
a Berlusconi. Sono infatti stato il primo nel 2013 a
intestarsi una battaglia forte in sua difesa e mi riconoscerò sempre in lui. Votarmi significa anche
dare il voto a chi non si arrende, a chi non ci sta ad
accettare il catastrofismo e la rassegnazione bensì
combatte per portare in politica la capacità di chi
proviene dalla piccola e media impresa e dal
mondo del fare. Se il mio sogno diventa il sogno di
tanti allora davvero sarà realizzabile.
PUBBL ICAT O IL NUOVO RAPPORT O MONDIAL E . PE GGIO DI NOI S OL AME NT E L A GRE CIA
E CONSIDERAZZIONI TRISTI
Ieri se parlava tutt'assieme
de questo nostro povero paese
dovenno mijorà tra quarche mese
si nun sentimo solo cose sceme.
Competitività: l’Italia perde colpi
di Francesca Ceccarelli
ompetitività addio. L’Italia perde
appeal a livello mondiale, almeno
secondo quanto riporta il rapporto
elaborato dal World Competitiveness
Center dell’Imd, la famosa business
school di Losanna che ogni anno stila
una classifica al riguardo: l’Italia nel
2014 scende dal 44° al 46°.
Se nel 2012 eravamo al 40° posto, in
due anni sono state perse sei posizioni
restando lungamente distanziati non solo
dalla Svizzera (che è al secondo posto
della classifica), ma anche dalla Germania (6°), dalla Francia (27°) e persino
dalla Spagna (39esima). Peggio dello
Stivale solo la Grecia che crolla dal
54esimo al 57esimo posto.
Un focus particolarmente negativo per
quanto riguarda la performance economica, dove si passa dal 50° al 53° posto, perdendo tre posti (dal 30 a 33esimo)
nella classifica sulle infrastrutture: un
piccolo segnale positivo solo nel campo
dell’efficienza economica, dove si è
stabili al poco gratificante 45esimo posto.
C
Quarcuno la chiamava la nazione,
n'antr'invece nostra patri'avita
oppuro tera mia ndomit'ardita
e chi ce sollevava na questione
pe chiede n sostanza che sarebbe
nazzione, patria nzomm'o stato.
Se stabbilì così n'anzia che crebbe
finchè uno,n so chi, sisse cos'era
co l'aria seria d'uno ch'ha contato
-mo s'è ridotta n'inn'e na bbandiera!GRM
Una 55esima posizione invece in fatto
di efficienza del governo.
L’unica ancora di salvezza per l’Italia,
secondo l’Imd, è l’export (siamo secondi
in quanto a focalizzazione delle produzioni e decimi per focalizzazione dei
partner), bassa inflazione (19), numero
di giorni per avviare una start up (15) e
fattori di produzione (11).
Una situazione di grande emergenza
dove grande peso ha anche la bassa
crescita del Pil: l’Italia è penultima su
una classifica dei 60 paesi maggiormente
sviluppati), prezzi dei carburanti (55),
disoccupazione giovanile (54), debito
pubblico ed evasione fiscale (58), credito,
servizi finanziari e presenza di grandi
gruppi (56), investimenti pubblici e privati in infrastrutture (59), sviluppo e applicazione delle tecnologie (57) . Ma il
fondo si tocca con il sessantesimo posto
su 60 paesi per quanto riguarda la pressione fiscale reale.
“La capacità competitiva dell’Italia sta
fortemente diminuendo – commenta il
professor Salvatore Cantale dell’Imd -. Le
cause sono molteplici, ma le variabili che
hanno inciso di più sono riconducibili agli
investimenti internazionali e al basso livello
di crescita dell’occupazione. Anche se
l’Italia sta costruendo un’ economia migliore
in termini di crescita del Pil, gli altri Paesi
lo stanno facendo più velocemente. Non
è troppo tardi per invertire il trend. La
nostra storia insegna che in passato ci
siamo riusciti e possiamo riuscirci ancora”.
Se si guarda il brand Italia con gli occhi
degli stranieri la situazione non migliora
di certo: in un sondaggio che ha interessato 4300 manager dei 60 paesi monitorati, il Paese è al 49esimo posto
dietro alla Russia e davanti alla Francia.
Al primo posto c’è Singapore, a seguire
Germania e Irlanda.
Nella classifica globale della competitività, Stati Uniti e Svizzera si confermano
rispettivamente al primo ed al secondo
posto. Singapore sale dal 5° al terzo,
Hong Kong scende dal terzo al quarto
e la Svezia dal quarto al quinto. La Germania conquista tre posti, sale dal nono
al sesto posto, come la Danimarca che
in questo posto entra nella top ten collocandosi al nono posto.
5
Venerdì 23 maggio 2014
Esteri
ANCORA SENZA SOLUZIONE LA VICENDA DELLA GIOVANE DONNA DEL SUDAN CONDANNATA A MORTE
“Salvate Meriam”, l’appello del marito
Incinta di 8 mesi, vive incatenata e maltrattata per aver abbracciato il cristianesimo
di Francesca Ceccarelli
ive in carcere dl 17 febbraio, incatenata per le
caviglie Meriam Yehya
Ibrahim, la donna cristiana del Sudan incinta di
otto mesi e condannata a morte
per apostasia e a 100 frustate per
adulterio.
“Le sue gambe sono tutte gonfie. È
oltraggioso, visto che è incinta di
otto mesi e mezzo”, così ha dichiarato ai media americani Tina Ramirez, direttrice esecutiva di Hardwired, gruppo che si batte contro la
persecuzione religiosa nel mondo
e che sta aiutando il marito Wani, che
per la prima volta ha avuto il permesso
di farle visita.
L’uomo in possesso di doppio passaporto, sudanese e statunitense, ha chiesto
più volte e invano aiuto all’ambasciata
americana in Sudan per ottenere il rilascio della moglie, che si trova in carcere
insieme al figlio di 20 mesi. La condanna
per Meriam lo scorso 15 maggio: la
dottoressa di 27 anni è stata cresciuta
come cristiana dalla madre, visto che il
padre musulmano se ne è andato quando
lei aveva sei anni. Ma il fratello insieme
V
agli zii paterni l’ha accusata di essere
stata allevata come musulmana e di essersi poi convertita al cristianesimo.
Ad oggi in Sudan, secondo la sharia,
l’apostasia è punita con la morte e un
matrimonio tra una musulmana e un cristiano non è valido e i figli che nascono
dalla relazione sono illegittimi: per questo
Martin, il figlio di 20 mesi di Meriam, è
in prigione con lei e non può essere
preso in custodia dal padre.
Vista la gravità della situazione Wani, insieme agli avvocati della moglie, ricorrerà
in appello per non fare eseguire la sen-
PROCLAMATA LA LEGGE MARZIALE
Golpe in Thailandia,
esercito al potere
olpo di Stato in Thailandia
da parte dell’esercito.
L’annuncio è arrivato ieri,
con un discorso televisivo alla
nazione tenuto dal capo di stato
maggiore Prayuth Chan-ocha.
L’esercito ha preso il potere
«per ripristinare l’ordine e spingere per il raggiungimento di
riforme politiche», ha detto
Prayuth annunciando il golpe,
il 12esimo dal 1932 a oggi, al
termine del secondo incontro
con le principali parti politiche
in un complesso militare della
capitale, che è stato circondato
dai soldati pochi minuti prima
del proclama di Prayuth. Sono
state quindi oscurate le altre
trasmissioni tv ed è stata proclamata la legge marziale in
tutto il Paese.
Due giorni fa l’esercito aveva
proclamato la legge marziale
(negando però che si trattasse
di un golpe) dopo sei mesi di
crisi politica e scontri di piazza,
che hanno causato 28 morti e
oltre 800 feriti. I soldati hanno
anche preso in consegna i leader delle proteste di piazza che
dallo scorso novembre hanno
C
insanguinato il Paese asiatico.
Alcuni testimoni hanno riferito
di aver visto prelevare l’ex vice
premier Suthep Thaugsuban e
i suoi più stretti collaboratori.
Insieme a loro sono stati catturati anche i delegati dei partiti,
sia al potere sia all’opposizione,
che fino a poco prima avevano
partecipato al secondo vertice
di emergenza, convocato nell’arco di due giorni da Prayuth
per cercare una soluzione alla
gravissima crisi politico-istituzionale. Gli unici ad essere stati
«risparmiati» sono stati gli
emissari della porzione non
elettiva del Senato e quelli della
Commissione Elettorale Centrale. Tutti gli altri sono stati
condotti dal Circolo Ufficiali
della capitale, la sede dei colloqui nel frattempo circondata
da centinaia di unità di rinforzo,
al quartier generale del I Reggimento di Fanteria.
Ora bisognerà capire se si tratta
di arresti veri e propri o solo
di un primo passaggio, necessario per portare a termine il
golpe e instaurare la nuova
dittatura militare.
tenza capitale. L’uomo punta il dito
contro l’ambasciata americana che
non l’ha mai aiutato a risolvere il
caso giudiziario: inaccettabile visto
che il figlio Martin è a tutti gli effetti
cittadino americano. “Ho fornito all’ambasciata tutte le prove che mi
ha richiesto per dimostrare che
Martin è un cittadino americano.ha dichiarato l’uomo- Ho portato il
certificato di nascita, il mio certificato
di matrimonio e gli esami del Dna
di mio figlio, che sono stati mandati
negli Stati Uniti per essere verificati.
Ma mi hanno chiuso la porta in
faccia”.
L’emittente CNSNews ha chiesto
direttamente al portavoce del Dipartimento di Stato americano, Jen Psaki, se
fossero vere queste notizie ma il portavoce non ha saputo rispondergli. “Sta
dicendo che non sapete se quel bambino
in prigione è un cittadino americano?”,
gli ha detto il giornalista. “Non abbiamo
ulteriori dettagli da condividere”.
Resta il fatto che ad oggi il Dipartimento
non ha chiarito la sua posizione: la pressione internazionale degli Stati Uniti sarebbe essenziale per cambiare la sentenza dei giudici sudanesi in un eventuale
processo di appello.
ATTENTATO PROVOCA 31 VITTIME
Separatisti in azione
nella Cina musulmana
n grave attentato che
ha provocato 31
morti e 90 feriti ieri
mattina ha sconvolto un
mercato all'aperto a
Urumqi, capitale della regione musulmana del Xinjiang, nell'ovest della
Cina. Due veicoli 4x4 carichi di esplosivo sono
stati lanciati tra la folla e
uno dei due è esploso:
"Puniremo severamente i
terroristi" ha affermato il
presidente cinese Xi Jinping. "Un grave e violento
episodio terroristico" è
stato definito dal ministero
della sicurezza pubblica
che ha annunciato che
sono state prese misure
di emergenza.
E’ il più grave attentato
U
registrato nella regione
attribuito al movimento
separatista: l'attacco di
ieri è avvenuto due giorni
dopo che i tribunali dello
Xinjiang hanno condannato 39 persone a pene
detentive per accuse di
gestione di gruppi terroristici, incitamento all'odio
etnico, discriminazione su
base etnica e fabbricazione di armi. Numerosi
attentati degli ultimi mesi
sono stati attribuiti dalle
autorità cinesi ai separatisti della regione dello
Xinjiang, la minoranza musulmana degli Uiguri. Nei
disordini del 2009 a Urumqi tra uiguri e membri
dell'etnia han persero la
vita quasi 200 persone.
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6
Venerdì 23 maggio 2014
Storia
“CENTINAIA DI RAGAZZE SCRIVEVANO O SI PRESENTAVANO DI PERSONA ALLE FEDERAZIONI PROVINCIALI DEL PARTITO, CHIEDENDO DI POTER IMBRACCIARE UN FUCILE”
Piera, Generale dell’Esercito/5
Donne a Salò, il racconto in prima persona da chi ha vissuto, da protagonista, una storia d’onore e di dolore
di Emma Moriconi
el 1943, dopo la
liberazione
di
Mussolini dalla
prigionia a Campo
Imperatore un intero mondo si risveglia e ricomincia a credere. Tra quelli
che rispondono all’appello
del Duce ci sono molte donne: "Stava verificandosi un fenomeno inatteso e del tutto
imprevisto – dice Piera Gatteschi Fondelli nel suo memoriale raccolto da Luciano
Garibaldi e reperibile sul volume ‘Le soldatesse di Mussolini’ - centinaia di ragazze
scrivevano o si presentavano
di persona alle federazioni
provinciali del partito, chiedendo di poter imbracciare
un fucile per prendere il posto
sia dei soldati, sia degli appartenenti alla Milizia, che si
erano squagliati". Piera non
esita un solo istante, alla fine
del dicembre 1943 scrive a
Mussolini: vuole continuare
a servire l'Italia e si mette a
sua disposizione. Pochi giorni
dopo viene convocata a Gargnano: "Lo vedevo per la prima volta dopo la sua prigionia
e la liberazione – racconta Era profondamente cambiato.
Magro, il volto segnato, il collo
N
più sottile dentro una camicia
che sembrava diventata enorme, mi venne incontro fissandomi con i suoi grandi
occhi che non avevano perso
nulla del loro magnetismo.
[…] Gatteschi - mi disse - il
popolo non ha tradito". Insieme passano in rassegna la
situazione delle donne nei
vari Paesi in guerra. "Al termine, Mussolini mi chiese se
fossi disponibile ad accettare
un incarico ufficiale nella Rsi,
'un incarico - precisò - che
farà di voi un generale dell'esercito che stiamo cercan-
do di ricostruire'". L’impegno
di Piera è totale, assoluto.
Vorrebbe soldatesse non armate: "In Italia, purtroppo,
c'era la guerra civile, che è
la peggiore delle guerre e il
più triste malanno che possa
capitare a un popolo. Soldatesse armate avrebbero finito
per essere impiegate in operazioni antiguerriglia, cioè in
una guerra di odio, fonte di
inimmaginabili atrocità, di
cui proprio esse sarebbero
state le principali vittime".
Mussolini è d'accordo con
lei. E così accade: le donne
vengono militarizzate disarmate e impiegate in ospedali,
retrovie, posti di ristoro, campi d'aviazione, contraerea,
Comandi di piazza dell'esercito e regionali della GNR,
reparti al fronte nei servizi
trasmissioni, sussistenza e
pronto soccorso.
Piera lavora al progetto insieme a Pavolini, Graziani,
Pellegrini Giampietro e Ricci.
Si pensa di affidare il comando ad un generale dell'esercito, ma il Duce ha un’idea
ben chiara di ciò che vuole:
"Il comandante - dice Mus-
solini - dovrà essere una donna, e sarà la Gatteschi". Inizia
così la storia di Piera Gatteschi Fondelli generale di corpo d’armata del Servizio Ausiliario Femminile, l’unica
donna generale di brigata
della storia. Leggere il memoriale di Piera è commovente, vi si percepisce tutto
l’ardore del patriottismo che
animava la sua scelta e che
l’ha portata a seguire Mussolini fino alla fine.
"Quando i disegni delle divise
e dei gradi furono pronti, andai a Gargnano per mostrarli
al Duce. Voleva vederli e approvarli". Una divisa sobria,
in grigioverde per l'inverno
e color caki per 'estate, la
camicia nera è prevista per
chi presta servizio nella Guardia Nazionale Repubblicana.
"La gonna era 'a quattro teli,
con quattro passanti, lunga 4
centimetri sotto il ginocchio'.
La giacca, con collo lungo a
uomo e due tasche a sahariana, era prevista con cintura
per le ausiliarie e con martingala per le comandanti.
C'erano poi il pastrano di tipo
militare, a doppio petto con
sei bottoni, tasche a toppa,
piegone dietro e martingala,
gli scarponi, calzettoni grigioverdi, la borsa a tracolla e
lo zaino. Sul bavero e sul colletto, il gladio, per le ausiliarie
aggregate alle Forze Armate,
e la doppia saetta per quelle
assegnate alla Guardia, Infine,
sul basco, una "A" fiammeggiante, di colori diversi a seconda dei gradi".
Ed ecco che il 18 aprile 1944
in Gazzetta Ufficiale viene
pubblicato il decreto legislativo n. 447 con cui il Duce
istituisce il Servizio Ausiliario
Femminile. Una storia, quella
di queste donne, di onore e
di dolore
(...continua...)
[email protected]
7
Venerdì 23 maggio 2014
Da Roma e dal Lazio
CAMPIDOGLIO
A MENO DI UN ANNO DAL SUO INSEDIAMENTO, IL BILANCIO DEL CENTROSINISTRA È NEGATIVO
Già si pensa al dopo-Marino
E Francesco Storace consiglia: “Puntare su forme di aggregazione
civica, i partiti non entrino nelle schede elettorali”
i respira già aria di elezioni
nella capitale d’Italia. A pochi
giorni dal traguardo dei 365
giorni di Ignazio Marino a Palazzo Senatorio, il bilancio della giunta
di centrosinistra per i romani è negativo. In tutti i sensi: sia dal punto di
vista amministrativo che politico.
A fotografare il pessimo rapporto tra
il chirurgo e i cittadini le tantissime
contestazioni ai piedi del Campidoglio che hanno etichettato Marino
come il recordman di proteste; peggio
addirittura di Alemanno.
Nessun alibi, quindi: il flop dell’esponente del Partito democratico è ormai
sotto gli occhi di tutti. Beccato a più
riprese perfino dai suoi compagni, il
chirurgo rischia di non durare ancora
a lungo.
Secondo voci insistenti dal Campidoglio, inoltre, le elezioni europee
rappresentano uno spartiacque per
lo stesso piddì romano, spesso e volentieri fin troppo litigioso. A Roma
la situazione è tutt’altro che tranquilla.
La pensa così anche il leader de La
Destra, Francesco Storace.
“E’ evidente che Ignazio Marino – è
assolutamente inadeguato a fare il
sindaco di Roma e che la prossima
primavera sarà caratterizzata dalla
campagna elettorale per eleggerne
il successore”. Questa l’esternazione
dell’ex governatore del Lazio sulla
sua pagina Facebook, il quale stila
una serie di “consigli non richiesti”
per il centrodestra:
- far calare rapidamente le inevitabili
Le priorità del sindaco?
Droga e prostituzione
E in molti adesso si chiedono: “Perché
non torna a fare il chirurgo?”
S
esso, droga e… Marino.
Da ben due giorni, invece di pensare alle tante
problematiche di Roma, piuttosto che piagnucolare dal
premier Matteo Renzi che
prontamente lo salva, vedi il
dl Enti locali e la questione
rifiuti, il primo cittadino sta
trovando spazio sui media
più sulle sue teorie ideologiche - liberalizzazione delle
droghe leggere o, l’ultima
perla, sulle zone a luci rosse
– rispetto agli atti amministrativi che ha portato a termine la sua giunta.
Mentre mercoledì il sindaco
di Roma ha incassato pure la
bocciatura del sindaco di Bari
ed ex magistrato, Michele Emiliano, sulla liberalizzazione delle droghe leggere che interpellato dall’Adnkronos ha glissato il pensiero del suo collega
di partito con un “non credo
che questa questione agevoli
S
polemiche post europee;
- puntare su forme di aggregazione
civica. Pensare di riesumare le sigle
di partito attuali, da Fi a Fdi a Ncd significherebbe far sbadigliare gli elettori e accompagnarli al ballottaggio
Pd-grillini: i partiti non entrino nelle
schede elettorali;
- semmai, i partiti si accontentino di
eleggere loro candidati, se capaci,
all'interno di liste civiche, senza inflazionare Roma con emblemi che
non dicono più nulla;
- primarie o no, si cerchi come can-
didato sindaco chi abbia voglia di
combattere e giuri di non volersi più
candidare a cariche nazionali. Chi
vuole salvare Roma deve pensare
solo a Roma.
- non sarò in gara, perché mi condanneranno – nell’indifferenza del
centrodestra - per reato di opinione
nei riguardi di Napolitano, perché
questo prevede il codice di procedura
presidenziale vigente”. Ma precisa:
“Resterò solo libero di dire quello
che penso. E lo dirò”.
Giuseppe Sarra
LA PETIZIONE
IL CASO
Almirante: è polemica nella destra
Alemanno: “FdI-An raccoglie la sua eredità”. E Storace lo zittisce:
“Da sindaco, non è stato capace di intitolargli una strada di Roma”
volte ricordano, verrebbe da
dire. Ad unire ultimamente
gli ex dirigenti missini e anennini – quel che ne è rimasto dopo
lo scioglimento di Alleanza nazionale nel Popolo della Libertà – le
commemorazioni delle scomparse
degli uomini simbolo della destra
italiana. Un fotofinish che certamente
Giorgio Almirante, leader indiscusso
del Movimento sociale italiano, non
sperava. Anzi, forse nemmeno immaginava.
E così, nel ventiseiesimo anno dalla
sua morte, tantissimi militanti lo ricordano nelle strade, nelle piazze
e nelle sedi che lui amava. Molti di
loro anche sui social network. Migliaia infatti i gruppi dedicati all’
“Uomo che immaginò il futuro”.
Al tram cerca di attaccarsi a vario
titolo, tra i tanti, l’ex sindaco di
Roma, Gianni Alemanno, che avrebbe avuto modo di intitolare una
strada al leader del Msi, su iniziativa
de La Destra, da sindaco di Roma
ma non lo fece.
Dinanzi allo sconforto e alla rabbia
di molti militanti missini, in primis
della vedova Donna Assunta, si
giustificò dicendo: “Ci sarà solo
quando l’idea sarà condivisa da
tutti”. Un atteggiamento che scatenò
A
tantissime polemiche nel mondo
della destra.
Ma c’è dell’altro: ad un anno dalle
elezioni, vista la sentenza del Tar
per il rispetto delle “quote rosa”, il
sindaco Alemanno tentò di allargare
la sua maggioranza con l’ingresso
in giunta de La Destra e dell’Udc,
rispettivamente tre e due consiglieri
comunali.
Storace non ci pensò due volte:
propose Giuliana de’ Medici, figlia
di Donna Assunta Almirante. Silenzio
dal Campidoglio. Un’ora prima
della conferenza stampa di presentazione del nuovo assessore,
Alemanno chiamò la diretta inte-
ressata.
“Mi ha chiamata soltanto un’ora
prima della conferenza stampa –
rivelò la stessa de Medici - in cui è
stata annunciata la nomina del
nuovo assessore al patrimonio. Ha
tentato di spiegarmi le ragioni di
questa decisione e di fronte alle
mie proteste circa la discriminazione che si sta attuando nel Comune di Roma nei confronti di Almirante mi ha detto di voler dimostrare la sua assoluta buona fede
proponendomi un posto in un consiglio di amministrazione di una
municipalizzata”.
Due anni dopo, Alemanno ricorda
o meno il lavoro di un sindaco”, questa volta invece il primo cittadino sulla prostituzione
non può vantare nemmeno il
sostegno del suo fedelissimo
vicesindaco, Luigi Nieri, figuriamoci quello del Pd.
E così, qualche ora più tardi,
forse perché ha capito di averla combinata grossa – chissà
cosa penserà la componente
cattolica dei democratici prima di riunire la giunta, il
sindaco ha precisato: “Non è
una novità che io esprima
questi concetti, li esprimo da
circa 25 anni”. E sulla droga
ha aggiunto: “Ieri (mercoledì,
ndr) li ho espressi nella sede
di uno dei più importanti convegni scientifici, in cui non
c’erano politici ma scienziati
da ogni parte del mondo”.
Intanto molti romani si chiedono: “Perché non torna a
fare il chirurgo?”.
Marco Compagnoni
Almirante così: “Sono passati 26
anni dalla sua scomparsa, ma
Giorgio Almirante rimane nei nostri cuori e nelle nostre menti.
Sono numerose le battaglie portate avanti da Almirante e, ancora
oggi, di straordinaria attualità:
quella per l’elezione diretta Presidente della Repubblica, quella
contro gli sprechi e l’eccessivo
decentramento delle Regioni, la
lotta contro la partitocrazia e la
corruzione nella vita pubblica e
quella per la partecipazione dei
lavoratori alla gestione imprese.
Queste battaglie – conclude l’ex
sindaco - vengono riprese oggi
da Fratelli d’Italia - Alleanza Nazionale, che raccoglie l’eredità di
Almirante con la Fiamma Tricolore,
simbolo della Destra politica e
sociale italiana”.
Non si è fatta attendere la replica
del segretario nazionale de La Destra, Francesco Storace, che da
queste colonne ieri ha dedicato il
suo editoriale al leader missino:
“Alemanno eviti speculazioni elettoralistiche su Almirante. Da sindaco,
non è stato capace – ha ribattuto
l’ex governatore del Lazio su Twitter
- di intitolargli una strada di Roma.
Del resto, non lo amò mai”. G.S
“Roma non fa’
la stupida”,
“no” al nuovo
campo rom
ta suscitando un mare di polemiche la progettazione del nuovo “viaggio della solidarietà”,
l’ennesimo campo rom per intenderci, nella
capitale in via della Cesarina. Uno stanziamento di
ben due milioni di euro. A dire ‘no’ al progetto l’associazione 21 luglio che ha lanciato ieri una mobilitazione online invitando i romani a scrivere al sindaco
per chiedere un intervento sulla questione. Oggetto
della mobilitazione, identificata dall’ironico avvertimento
“Roma, nun fa’ la stupida” e dall’hashtag #DiscriminareCosta, è il progetto del nuovo insediamento per
soli rom in via della Cesarina che l’assessorato alle
Politiche sociali intende realizzare nei prossimi mesi.
Il nuovo campo rom sarà costruito – spiegano dall’associazione - sullo stesso terreno laddove, fino a
5 mesi fa, sorgeva uno degli 8 ‘villaggi’ della capitale.
Il 16 dicembre 2013 ai 137 rom residenti nell’insediamento era stato imposto il trasferimento nel
centro di raccolta di via Vissoe, lo spazio era stato
smantellato e chiuso in vista dell’inizio dei lavori di
costruzione della nuova struttura, così come disposto
dall’assessore Rita Cutini. Lo scorso aprile, insieme
ad altre dieci realtà, l’associazione 21 luglio ha
chiesto al sindaco di “esprimere la sua contrarietà a
tale scelta”, evidenziando da un lato la reiterazione
di una politica segregativa nei confronti dei rom e,
dall’altro, puntando l’indice sul tema dell’efficacia
della spesa pubblica. Chiaro il messaggio: “Riconvertire
le ingenti risorse economiche previste in progetti di
inclusione per rom e cittadini romani in emergenza
Antonio Testa
abitativa e sociale”.
S
8
Venerdì 23 maggio 2014
Dall’Italia
TRIESTE
AD AUGUSTA UN NUOVO PRIMATO: MAI REGISTRAT I COSÌ TANTI MINORI IN UNO SBARCO
Emergenza continua: arriva
il “barcone di bambini”
ontinuano gli sbarchi e,
con loro, l’emergenza nei
centri di accoglienza italiani. Hanno toccato terra
gli immigrati soccorsi nei giorni
scorsi al largo di Capo Passero,
nell’estremità orientale della Sicilia,
dalla Marina Militare e dalla Guardia Costiera nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum. Oltre ai
460 diretti a Pozzallo sono arrivati
ieri mattina ad Augusta altri 488
stranieri, tra cui 62 donne e 133
minori.
Una “carretta del mare” che è
stata battezzata il “barcone dei
bambini”, proprio perché è la prima volta che in uno sbarco si registra un numero così elevato di
bimbi. Nel porto sono state allestite
delle tensostrutture e delle tende
per garantire la prima assistenza,
e sin da mercoledì sono state accumulate adeguate scorte di pannolini, biberon, confezioni di latte,
indumenti e scarpette per i piccoli
e piccolissimi.
Sul posto, come spiega Giuseppe
Occhipinti, consulente di area amministrativa dei commissari prefettizi che guidano attualmente il
Comune di Augusta, è stato anche
predisposto un rafforzamento dei
servizi sanitari con l’impiego di
pediatri.
A quanto si è appreso, al momento,
un bambino avrebbe viaggiato
C
da solo e per lui è scattata all’interno della scuola “Verdi”. A quanto riferito da accreditate fonti del
Comune di Augusta, invece, sarebbero al momento una quindicina i minori, tra i 14 e i 17 anni,
ad aver affrontato il viaggio “in
solitaria” a differenza dei tantissimi
bimbi sbarcati insieme a genitori
e altri parenti. Seppur stremati, gli
stranieri, per lo più siriani, egiziani
e palestinesi, sarebbero tutti in
apparenti buone condizioni.
“I migranti e i richiedenti asilo
giunti in Italia in questi mesi sono
molti - spiega José Angel Oropeza,
direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell’Oim - Ma la vera emergenza è
operativa, perché il Governo italiano è chiamato al difficile compito
di salvare migliaia di vite e di assicurare un’accoglienza dignitosa
a persone che arrivano via mare.
I flussi migratori - continua - sono
composti più che in passato da
persone in fuga da guerre e persecuzioni, ma anche da vittime di
tratta e minori non accompagnati. Soggetti vulnerabili che, in assenza di politiche di integrazione efficaci, rischiano di finire
in circuiti di marginalità
sociale e illegalità soprattutto nel settore agricolo,
vittime di sfruttamento lavorativo e di organizzazioni
criminali italiane e straniere”. Manodopera senza
diritti che, secondo l’Oim,
potrebbe andare a rinforzare il già consistente mondo del sommerso, che si
alimenta proprio del lavoro
sottopagato di immigrati
irregolari. “È per questo
che è importante attivare
subito percorsi di integrazione virtuosi e rafforzare
i controlli sulle aziende
perché assumano gli stranieri con
contratti regolari”.
L’aumento progressivo del numero
di minori, e di bambini anche piccolissimi, sui barconi della speranza, fenomeno che si sta registrando nelle ultime settimane, risulta infatti uno degli aspetti più
allarmanti di questa nuova ondata
di sbarchi. E pone naturalmente
una serie di problemi sul fronte
dell’assistenza e dell’accoglienza
nei luoghi di arrivo.
Miriana Markovic
Una volta lì
c’erano
gli esuli istriani
rieste, una “piccola Lampedusa”. Lì,
davanti ai silos, tra stazione e porto,
dove una volta vennero ospitati gli
esuli istriani, ora soggiornano circa 260
profughi. Sono tutti maschi sotto i 30 anni,
rifugiati politici, richiedenti asilo, diniegati
(la cui domanda è stata respinta e hanno
presentato ricorso) e rifugiati con permesso
(senza lavoro né alloggio).
“I silos – spiega Don Sando Amodeo, direttore della Caritas Diocesiana ad Avvenire
– è il primo appoggio per chi varca la
frontiera. Dopo la Seconda guerra mondiale
vi furono ospitati per anni i profughi italiani
fuggiti dall’Istraia. Dentro oggi vi sono
persone che non hanno trovato posto nelle
strutture di accoglienza”. Mangiano alla
Caritas, dove trovano anche vestiario e
cure mediche.
Persone probabilmente lasciate sole, immigrati che di certo però non possono essere aiutati da un’Italia che, in questo periodo storico, non è in grado neppure di
dare risposte ai suo cittadini, sempre più
in difficoltà a causa della crisi economica
M.M.
T
9
Venerdì 23 maggio 2014
Dall’Italia
SIRACUSA - FINISCONO NEI GUAI LA SEDUTTRICE 2.0 E IL FIGLIO
Adescava, stordiva e derubava uomini
Una delle vittime è ricoverata in ospedale. Si tratta di persone sopra i 50 anni irretite sul web
di Barbara Fruch
descava uomini maturi tramite i social network, prometteva loro di passare una
piccante serata insieme e
poi li stordiva con un potente sonnifero. Era questa la tecnica utilizzata
da una donna di Siracusa di 49
anni, G. P, arrestata in flagranza di
reato dai carabinieri della Procura
del capoluogo siciliano, mentre tentava di derubare un uomo di 58
anni.
Gli investigatori erano da tempo
sulle tracce della donna, considerata
una “rapinatrice seriale” che con
questa tecnica avrebbe realizzato
diversi colpi nelle ultime settimane.
Mentre la donna è stata ora condotta
nel carcere di Catania, nell’operazione, è stato arrestato, e posto ai
‘domiciliari’, anche un figlio della
donna, P.M., ritenuto dagli inquirenti
complice della madre e trovato in
possesso di 43 dosi di marijuana,
A
un bilancino di precisione e delle
banconote di piccolo taglio.
L’adescatrice irretiva le sue vittime,
uomini sopra i 50 anni ai quali prometteva di passare una serata insieme, tramite un social network. Una
vota stabilito l’appuntamento, che si
svolgeva in un logo chiuso, molto
spesso proprio a casa della donna,
la stessa stordiva i malcapitati, somministrando loro un potente sonnifero
in una bevanda. A quel punto entrava
in azione il complice che derubava
la vittima di ogni bene personale e
poi lo abbandonava ancora stordito
in una strada in periferia.
Stessa tattica utilizzata anche con il
58enne siracusano che ha tentato di
derubare, piano criminale che non
è riuscita a mettere in pratica grazie
all’intervento dei carabinieri. L’uomo
era già stato stordito con il narcotico
e quindi è stato subito portato all’ospedale di Noto dai carabinieri.
Tra le vittime un 48enne di San Gregorio di Catania, un 50 enne di Gravina di Catania e un 52enne di Catania, tutti finiti al pronto soccorso a
causa degli effetti del potente narcotico. Al momento sono già sei le
persone accertate, tutti uomini di
mezza età residenti nel catanese e
nel siracusano, ma ci sarebbero uomini che non hanno sporto denuncia
per pudore o per ragioni familiari
visto che l’approccio iniziale tra la
rapinatrice e la vittima era quello
dell’incontro galante fra un uomo e
una donna.
La sostanza narcotizzante utilizzata
dai rapinatori è stata sequestrata
dai Carabinieri e sono in corso le
analisi chimiche da parte del laboratorio scientifico. Alle indagini, coordinata dal procuratore Francesco
Paolo Giordano e dal sostituto Martina Bonfiglio, hanno partecipato gli
investigatori specializzati del Nucleo
Investigativo Telematico che hanno
consentito un lavoro di intelligence
attraverso l’intercettazione, la localizzazione e l’identificazione dei rapinatori.
Una storia del ventunesimo secolo
che dimostra ancora come facebook
e i social network in generale siano
diventati una via sempre più battuta
per scappatelle più o meno “hot”.
VICENZA - QUEL MATRIMONIO “NON S’HA DA FARE”
Contrari alle nozze: sequestrano il marito
Hanno picchiato l’uomo e lo hanno costretto a firmare una sorta di liberatoria in cui si impegnava
a separarsi dalla figlia, sposata a marzo. In manette i genitori e il fratello della donna
uel matrimonio “non s’ha da fare” avevano
sentenziato i genitori di una ragazza vicentina 27enne.
Una linea che hanno portato avanti anche quando
hanno visto che la figlia era effettivamente convogliata a nozze, nonostante la loro contrarietà.
A quel punto non hanno esitato e, assieme ad
un altro figlio, hanno sequestrato e riempito di
botte il marito, due mesi dopo i fiori d’arancio.
La vicenda è accaduta mercoledì mattina a Trissino, in provincia di Vicenza. Alla fine i carabinieri
di Vicenza e Valdagno hanno arrestato il padre
della sposa, Maurizio Pastore, un autotrasportatore
di 62 anni, sua moglie Serenella Luciani, 52enne
impiegata in una scuola del Vicentino, e il loro
figlio Mirco, 25enne tecnico informatico.
Genitori e fratello della ragazza avevano manifestato la loro netta contrarietà al matrimonio
della giovane con un ex pugile di 41 anni, che,
secondo loro non adatto alla figlia in quanto vio-
Q
lento e plagiatore. La ragazza è comunque
andata dritta per la sua strada e nonostante il
fermo disappunto dei congiunti, lo scorso marzo
ha pronunciato il fatidico “sì” all’altare.
Una mossa che non è stata ben vista dai genitori
i quali hanno progettato e messo in atto un
piano per far fallire immediatamente il matrimonio.
Così sapendo di un appuntamento che la figlia
e il marito avevano verso le 8.30 in uno studio
medico si sono appostati verso le 6.30 del
mattino in un parcheggio dei pressi dell’ambulatorio, vicino ad un supermercato. Si sono organizzati in due auto, una con tanto di vetri
oscurati, attrezzati con binocolo e berrettini per
seguire i movimenti della coppia. E lì sono
passati all’azione.
Del 41enne si sono occupati padre e figlio: lo
hanno prima accecato con uno spray urticante,
quindi lo hanno legato con una corda al collo,
gli hanno puntato contro un coltello e lo hanno
legato col nastro adesivo al sedile dell’auto.
Quindi portato in aperta campagna lo hanno
pestato a sangue, gettandogli sulle mani dell’acido
muriatico. Infine, sempre sotto minaccia, e ridotto
in gravi condizioni, è stato costretto a firmare
una sorta una sorta di liberatoria, in cui si descriveva come un pessimo marito e si impegnava
a separarsi e a divorziare dall’impiegata 27enne.
Della figlia si è occupata invece la madre, la
quale ha tentato di stordirla mettendole sulla
bocca una garza imbevuta di cloroformio. Sul
posto però, allertati dai passanti che avevano
assistito al rapimento dell’uomo, c’erano già i
carabinieri che hanno fermato la donna e successivamente i suoi familiari.
La lista di reati a cui dovranno rispondere i tre,
incensurati, è lunga: sequestro di persona pluriaggravato, rapina, violenza privata, lesioni pluriaggravate e porto di coltello. La madre, impiegata amministrativa, deve rispondere anche del
tentato sequestro della figlia, che ha rapinato
del cellulare, per evitare che chiamasse aiuto.
Un episodio squallido che mette in luce le
modalità brutali di una famiglia, pronta a tutto
B.F.
pur di ostacolare il futuro della figlia.
COMO - L’AMARO BOTTINO DELLO STRANIERO: UNA BOTTIGLIA DI VINO (SEQUESTRATA)
Ruba in casa Clooney: arrestato romeno
Un uomo senza fissa dimora si è introdotto nei giardini della villa,
poi ha forzato la porta d’ingresso ma è stato notato dalla domestica
ensava di portarsi via un bel bottino, ma ,
evidentemente, non aveva fatto i conti con
la domestica. È stato beccato il flagranza
di reato il romeno 29enne che ha scavalcato la
recinzione della residenza italiana di George
Clooney, si è introdotto nei giardini e poi ha
rubato una bottiglia di liquore dalla cantinetta.
Un malloppo scarso, ma l’unico che si è potuto
intascare prima di essere notato dalla domestica
di villa Oleandra, a Laglio (Como), mentre
cercava di sforzare la porta d’ingresso principale.
La donna ha immediatamente lanciato l’allarme
chiamando i carabinieri, che hanno arrestato
l’intruso dopo un breve tentativo di fuga.
P
Il furto è avvenuto nel tardo pomeriggio di mercoledì. Sul posto sono arrivati i militari della
Compagnia di Como.
Il ladro appena si è reso conto di essere accerchiato ha cercato di fuggire, minacciando i carabinieri con la bottiglia che aveva in mano, ma
è stato immobilizzato poco dopo e portato via.
L’uomo, come reso noto dalle forze dell’ordine,
era ubriaco fradicio al momento dell’arresto.
“Era il mio compleanno, ho deciso di entrare lì,
era tanto che ci pensavo – ha dichiarato ai carabinieri – Cercavo soldi, ero pronto a dar fuoco
alla casa”.
Poco prima di arrivare a Laglio, l’uomo aveva
anche litigato con un autista di un bus di linea.
Poi si è introdotto nella villa raggiungendo la
cantinetta all’esterno della residenza, dalla quale
ha rubato quella bottiglia di vino del valore di
circa 25 euro, poi sequestrata.
L’autore del furto, romeno senza fissa dimora
e con precedenti per reati contro il patrimonio,
è rinchiuso in camera di sicurezza. Processato
giovedì con rito direttissimo, è stato condannato
a 8 mesi con la condizionale e rimesso in libertà.
Anche quando Clooney non si trova in Italia,
villa Oleandra è presidiata da un custode e da
personale di servizio per le manutenzioni. A
Laglio, da giorni si rincorrono le voci di un imminente arrivo di George Clooney, che potrebbe
essere accompagnato dalla nuova fidanzata
Amal Alamuddin. Clooney è stato avvisato del
tentativo di furto, ma adesso ha evidentemente
altro a cui pensare… Sulle riviste di gossip non
sono mancate indiscrezioni su un possibile matrimonio tra i due fidanzatini, che potrebbe
B.F.
essere celebrato proprio sul lago.
10
Venerdì 23 maggio 2014
Dall’Italia
AULA BUNKER DELLE VALLETTE PRESIDIATA DA DECINE DI AGENTI DELLA POLIZIA, I QUATTRO IMPUTAT I IN “GABBIA”
Processo No Tav aggiornato a giugno
Sollevate le eccezioni di legittimità costituzionale per il reato di “attentato con finalità terroristiche”
di Chantal Capasso
l processo per terrorismo a
quattro giovani No Tav, è stato
aggiornato al 6 giugno. La Corte
d'assise scioglierà, per quella
data, la riserva sulle numerose eccezioni sollevate dagli avvocati difensori, i quali fra l'altro si sono opposti alla richiesta di Palazzo Chigi
di costituirsi parte civile.
Ieri mattina, in aula la tensione era
palpabile. Sono entrati con ostentata
sicurezza gli attivisti no Tav, accusati
di aver attaccato il cantiere di Chiomonte nel maggio 2013 con “finalità
terroristiche”.
Claudio Alberto, Mattia Zanotti, Nicolò
Blasi, tre dei quattro imputati del
processo, sono arrivati nell’aula bunker delle Vallette, presidiata da decine
di agenti della polizia, carabinieri e
uomini della polizia penitenziaria,
prendendo posto ognuno in una cella
blindata, con le vetrate blindate affacciate sui banchi occupati da av-
I
vocati e giornalisti. Ottanta le persone
ammesse tra il pubblico.
La giuria è composta da sei donne,
nessuna delle quali ha voluto venisse
ripresa dalle telecamere. L'udienza
è stata brevemente interrotta in attesa
dell'arrivo della quarta imputata
Chiara Zenobi.
Mentre fuori dalle mura del Tribunale
un presidio di No Tav ha manifestato
con striscioni e bandiere contro le
accuse gravissime contestate ai quattro attivisti, in carcere dal dicembre
scorso. La pubblica accusa è com-
posta dai pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo e dal
procuratore aggiunto Andrea
Beconi.
La Corte d’Assise ha subito
aperto la fase preliminare,
con le richieste di costituzione di parte civile. L’Avvocatura dello stato ha chiesto la costituzione della Presidenza del consiglio, in qualità di «ente che rappresenta
la sovranità dello Stato e l’interesse del mantenimento
dell’ordine pubblico».
Il legale Alberto Mittone ha
presentato la costituzione
di Ltf, la società che realizza
l’opera. Mentre l’avvocato
Pierfranco Bertolino ha chiesto la
costituzione di parte civile del Sap
il sindacato di polizia rappresentato
da Giovanni Tonelli. L’avvocato Mauro Straini, del pool legale degli imputati ha subito sollevato un’eccezione di legittimità costituzionale
della norma collegata alla contestazione (per la prima volta in Italia)
dell’aggravante dell’articolo che
specifica le condotte con «finalità
terroristiche», introdotte nel 2005
dopo gli attentati di Londra e Madrid.
Le attività difensive ruotano intorno
alle contestazioni del reato di terrorismo, vista la sua gravità. Sulle
questioni preliminari deciderà la
corte.
La pena prevista per il reato di "attentato con finalità terroristiche" contestato dalla procura di Torino a quattro giovani No Tav di area anarchica
è "non inferiore a venti anni di reclusione". Nel fascicolo accusatorio si
legge che gli aggressori "attentavano
alla vita e all'incolumità delle persone"
e, in particolare, agli operai che stavano lavorando; inoltre, poiché erano
presenti delle unità delle forze dell'ordine (53 fra poliziotti, carabinieri
e finanzieri, 37 militari dell'Esercito),
la pena può essere aumentata fino
ad un terzo.
CROTONE - PETILIA POLICASTRO MONOPOLIO DEGLI INTERESSI DELLA ’NDRANGHETA
Estorsioni e minacce: diciannove fermi
A chi non si adeguava al racket venivano bruciati i camion e tagliati gli alberi di castagne e le viti
ono diciannove i provvedimenti di fermo
emessi dalla Dda di Catanzaro ed eseguiti
dai carabinieri del Comando provinciale
di Crotone, a Petilia Policastro ed in altri centri
della provincia crotonese nei confronti di presunti
capi e gregari delle cosche della 'ndrangheta
della zona. Un vero spiegamento di forze per
l’esecuzione dei fermi cui hanno partecipato
circa cento militari.
Sugli indagati il capo d’accusa è di associazione
a delinquere di stampo mafioso, spaccio di
droga, violazione in materia d'armi, estorsioni
ad imprenditori e commercianti. Attraverso
questa operazione, gli investigatori ritengono di
aver colpito gli interessi illegali e le ramificazioni
nel settore economico, produttivo e sociale dei
clan del Crotonese. Sono state inoltre scoperte
diverse estorsioni nei confronti di imprenditori
edili, agricoli e turistico alberghieri.
Gli indagati attraverso intimidazioni, minacce e
violenze erano riusciti a creare un monopolio
anche nelle costruzioni oltre ad un vero e proprio
S
racket delle castagne e dell'uva, di cui le cosche
decidevano i prezzi all'ingrosso ed al dettaglio,
con guadagni di centinaia di migliaia di euro,
imponendo anche la manodopera.
E nei confronti di chi non si adeguava al racket
venivano bruciati i camion e tagliati gli alberi e
le viti. Altra scoperta è quella di un'articolata
attività di spaccio di stupefacenti. La cocaina
veniva spacciata a giovani della provincia di
Crotone. Sempre nell’ambito della stessa inchiesta,
i carabinieri locali hanno anche individuato gli
autori di due rapine a uffici postali ed una in
abitazione, nel corso della quale un anziano era
stato legato, imbavagliato e picchiato. Petilia Policastro diventato monopolio assoluto della 'ndrangheta del mercato dell'uva e delle castagne.
Dalle indagini è stata ricostruita l'escalation criminale di Vincenzo Manfreda, il presunto boss
di Petilia Policastro ucciso in un agguato il 24
marzo 2012.
Risulta dalle documentazioni d’inchiesta che
Manfreda avrebbe preso il comando della locale
cosca della 'ndrangheta precedentemente diretta
dai Comberiati. Per la Dda di Catanzaro Manfreda
avrebbe controllato il mercato dell'uva e delle
castagne. Per tutti quelli che volevano acquistare
l'uva oppure il mosto dovevano rivolgersi presso
l'azienda di Manfreda e chi non lo faceva subiva
minacce e danneggiamenti. La cosca aveva anche imposto il prezzo
da pagare. Sul fronte delle castagne
è emerso che la cosca acquistava
dagli agricoltori ad un prezzo tra i
50 ed i 75 centesimi, inferiore a
quello di mercato, e poi rivedeva
ai commercianti al costo tra 80 centesimi e un euro. Gli agricoltori che
si rifiutavano di vendere il loro prodotto subivano intimidazioni. Particolare dettaglio, emerso dalle indagini, è quello legato alla statua
di San Francesco di Paola che, in
occasione della festa patronale, si
fermava nel frantoio di Vincenzo
Manfreda, il presunto boss di Petilia Policastro
ucciso in un agguato il 24 marzo 2012. Quando
la statua era nel frantoio veniva organizzato un
banchetto per onorare il Santo. Gli investigatori
ritengono che il tutto avveniva per indicare che
C.C.
Manfreda era il capo del clan.
CONDANNATO ALL’ERGASTOLO NEL MAXI PROCESSO SPARTACUS
Il boss dei Casalesi Antonio Iovine si “pente”
Conosciuto come O’ Ninno, mente contabile del clan, dalla latitanza gestiva gli affari dell’impero camorristico
l boss manager del clan di camorra dei Casalesi Antonio Iovine, si è “pentito”, ha deciso
di collaborare con la Procura della Repubblica
di Napoli.
Iovine, conosciuto come 'o Ninno, per il suo
volto da ragazzino, da quanto diffuso dai media,
da qualche giorno ha cominciato a ricostruire
ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia
di Napoli il complesso delle attività e dei rapporti
di uno dei più potenti clan di camorra, dalla gestione delle attività criminali, alle guerre fra clan
ai rapporti con esponenti politici.
Iovine, 50enne, è considerato uno dei quattro
capi del clan dei Casalesi, insieme a Francesco
Bidognetti, Francesco Schiavone (conosciuto
come Sandokan) e Michele Zagaria.
Su di lui pende la condanna dell’ergastolo in
I
via definitiva quale epilogo del processo “Spartacus”, il più importante contro i Casalesi. Nell’autunno del 2010, dopo 15 anni di latitanza è
stato stanato in un covo in una casa di Casal dei
Principi, condotto agli arresti per quattro anno
è stato detenuto in regime di carcere duro. Le
dichiarazioni che potrà fare agli inquirenti
possono essere determinanti, dato che o’Ninno
è considerato l’affarista dei Casalesi, la mente
contabile del clan.
Nel processo per le intimidazioni (partito nel
marzo 2008) nei riguardi dello scrittore Roberto
Saviano e della giornalista Rosaria Capacchione,
ora deputata del Pd, il pm della Dda di Napoli
Antonello Ardituro, lunedì scorso in udienza, ha
chiesto la condanna di Francesco Bidognetti e
degli avvocati Michele Santonastaso e Carmine
D’Aniello (un anno e sei mesi di reclusione ciascuno) e l’assoluzione di Antonio Iovine, “non
perché non sia certo della sua colpevolezza
ma perché non c’è la possibilità di dimostrarlo”,
ha spiegato l’accusa.
Nel grado d’appello del maxiprocesso Spartacus,
Iovine viene condannato all’ergastolo, insieme
ad altri componenti del clan dei Casalesi. Mente
affaristica del sodalizio impegnato tra le altre
attività anche nel business della spazzatura. Il
‘boss manager’ durante la latitanza ha diretto gli
affari criminali del clan. Sempre a Iovine viene
attribuita la capacità del clan di espandere i
propri interessi ben oltre i confini campani. Per
gli inquirenti, o ‘Ninno ha rappresentato per anni
la camorra che fa affari e che ricicla i proventi
C.C.
delle attività illecite, droga e racket.
11
Venerdì 23 maggio 2014
Dall’Italia
GRIDO D’ALLARME DELLA COLDIRETTI SUL MADE IN ITALY
Il ragù? Una pietanza ormai “esotica”
La Unilever vende il marchio registrato con il nome del sugo più conosciuto del mondo
a un’azienda alimentare giapponese per due miliardi e mezzo di dollari
di Valter Brogino
talianità svenduta sui mercati, senza
che nessuno ne difenda il nome. E
non accade solo per i marchi: anche
perle specialità grazie alle quali siamo
riconosciuti in tutto il mondo.
"È scandaloso che il nome comune di una
ricetta tipica della tradizione italiana sia diventato un marchio registrato da una multinazionale che viene venduta e comperata
dagli Stati uniti al Giappone senza alcun legame con la realtà produttiva del Made in
Italy". Così Coldiretti commentando la cessione da parte di Unilever dei marchi ''Ragù''
e ''Bertolli'' (la divisione sughi e piatti pronti)
alla giapponese Mizkan per 2,5 miliardi di
dollari (circa 1,6 miliardi di euro), compresi
due stabilimenti di produzione negli Stati
Uniti. "Siamo di fronte ad un episodio che
conferma la disattenzione con cui nel passato
è stato difeso il patrimonio agroalimentare
nazionale - dice il presidente della Coldiretti
Roberto Moncalvo - che ha portato nel tempo
troppi a fare affari nel mondo con il falso
Made in Italy che nulla ha a che fare con la
realtà produttiva e occupazionale del Paese".
Una lezione che, precisa Moncalvo, "dobbiamo imparare anche in riferimento al negoziato sul libero scambio in corso con gli
Stati uniti dove è in ballo la tutela delle
nostre denominazioni alimentari più tipiche
su un mercato dove 8 formaggi di tipo
italiano su 10 sono in realtà ottenuti nel Wisconsin, in California e nello Stato di New
York, dal parmesan al provolone, dall''asiago
alla mozzarella)".
I
Secondo la ricetta depositata dalla delegazione bolognese dell'Accademia italiana
della cucina presso la Camera di Commercio
di Bologna il vero ragù - sottolinea la Coldiretti - è fatto con i seguenti ingredienti:
polpa di manzo macinata grossa, pancetta
di maiale, carota gialla, costa di sedano, cipolla, passata di pomodoro o pelati, vino
bianco secco, latte intero, poco brodo, olio
d''oliva o burro, sale, pepe.
"Con il marchio Ragù venduto dall'Unilever
all'azienda giapponese si vendono invece -
precisa la Coldiretti - improbabili varianti
denominate ''Pizza'', ''Robusto'', ''Ragù pasta''
ed anche una tipologia ''Chunky'' per vegetariani ottenuta con tutta probabilità con pomodoro coltivato in California". Un esempio
di "italian sounding" che "nulla ha a che
fare con la tradizione italiana e che - continua
l'associazione agricola - oltre a togliere spazi
di mercato al vero Made in Italy rischia di
danneggiare l''immagine della gastronomia
italiana nel mondo".
Non è una questione da poco, e non solo
per l’immagine dell’insuperabile enogastronomia italiana, che ovviamente ne esce
danneggiata. Complessivamente, infatti, le
imitazioni di prodotti alimentari italiani nel
mondo sviluppano un fatturato di 60 miliardi
pari a quasi il doppio delle esportazioni
dei prodotti originali e sono diffuse soprattutto nei Paesi più ricchi del globo. La multinazionale olandese Unilever - ricorda Coldiretti - aveva acquisito il marchio Bertolli
e le attività produttive, di marketing e di
vendita all'estero nel 1993 dalla finanziari
Fisvi, che ne era entrata in possesso poco
prima a seguito della privatizzazione della
Sme, la finanziaria pubblica dell'agroalimentare. Successivamente le attività nel settore dell'olio a marchio Bertolli sono state
cedute dall'Unilever al gruppo spagnolo
Sos e dopo alcune peripezie sono finite
proprio lo scorso mese (11 aprile 2014) insieme ai marchi ''Sasso'' e ''Carapelli'' al
fondo inglese Cvc Capital Partner che ha
battuto l'offerta italiana dalla joint venture
formata dal Fondo strategico italiano (Fsi)
e Qatar Holding.
MENTRE LA CRISI MORDE TUTTO IL CONTINENTE, IN EUROPA PENSANO AD ASSURDI OBBLIGHI COMUNITARI
L’Ue mette il becco pure sulle galline nostrane
Procedimento contro la nostra nazione per le misure delle gabbie nelle quali sono allevate le ovaiole:
puntuale arriva la condanna dalla Corte di giustizia del Lussemburgo
Europa riesce a mettere becco ovunque. Anche sulle galline ovaiole. Se i greci sono
affamati, se gli italiani si suicidano,
a Bruxelles e Strasburgo c’è qualcuno che è pagato da tutti i contribuenti del continente per preoccuparsi della condizione delle
galline ovaiole. E inevitabilmente
arriva la reprimenda, magari nei
confronti di coloro che si ostinano
ad un minimo di autoproduzione.
“L'Italia, non avendo garantito che,
a partire dal primo gennaio 2012,
le galline ovaiole non fossero più
tenute in gabbie non modificate,
è venuta meno agli obblighi ad
essa incombenti in forza degli articoli 3 e 5, paragrafo 2, della direttiva 1999/74/Ce del Consiglio,
del 19 luglio 1999, che stabilisce
le norme minime per la protezione
delle galline ovaiole”. Ecco qua
una bella dichiarazione in una lingua di legno con cui la Corte di
giustizia dell'Unione europea del
Lussemburgo, sollecitata dalla
Commissione europea, certifica
che il Bel Paese è venuto meno
agli obblighi comunitari. E già,
perché qualcuno ha studiato, nel
lontano 1999, il modo in cui vanno
tenute le galline. La direttiva di
15 anni fa dispone che, in funzione
L’
del o dei sistemi adottati,
gli Stati membri provvedano affinché i proprietari
o detentori di galline ovaiole applichino i requisiti
specifici di ciascuno dei
sistemi. E quindi l'allevamento nelle gabbie non
modificate (almeno 550
cm2 di superficie e 40 cm
di altezza) è vietato a decorrere dal primo gennaio
2012. La Commissione fa
valere dinanzi alla Corte
Ue che il nostro Paese
“non è stato in grado di
garantire che le galline
ovaiole non fossero più
allevate in gabbie non modificate anche al momento
della scadenza del termine fissato nel parere motivato rivoltole”. Particolare tutt’altro che irrilevante: Bruxelles sottolinea
infatti pure che “l'Italia
non contesta tale situazione e si è limitata a indicare
che tutte le aziende italiane coinvolte sarebbero state allineate ai
requisiti derivanti solo a partire
dal primo luglio 2013”. Però, “alla
data del 4 dicembre 2012, 239
aziende allevavano ancora sul ter-
ritorio italiano 11.729.854 galline
in gabbie non modificate”. Cioè,
mentre la crisi desertificava il Paese, loro contavano le galline, forse
per conciliarsi il sonno (al posto
delle pecore).
Per carità, in questa vicenda l'Italia
ha cercato addirittura di difendersi, spiegando alla corte Ue che
“alla data del deposito della controreplica in questa causa, nessun
allevamento sul territorio italiano
utilizzava più gabbie non
modificate, ad eccezione
di uno solo, situato nella
regione Veneto, oggetto
di un procedimento giudiziario ancora pendente”. Niente da fare: nella
sua sentenza la Corte ricorda che, “secondo una
costante giurisprudenza,
l'esistenza di un inadempimento dev'essere valutata in relazione alla situazione dello Stato membro quale si presentava
alla scadenza del termine
stabilito nel parere motivato (nel nostro caso: 22
agosto 2012)”. Perciò non
possono essere prese in
considerazione dalla Corte modifiche successive.
La storia paradossale non
è ancora finita: il governo
italiano “non può inoltre
giustificarsi adducendo
l'impossibilità pratica per
le autorità italiane di applicare il divieto di gabbie non
modificate prima del primo luglio
2013”. Di qui la sanzione cui l’Italia
è stata condannata, pagando le
spese legali.
Gustavo Lidis
12
Venerdì 23 maggio 2014
Spettacoli
SPECIALE PALMA D’ORO
Cannes, un red carpet d’eccezione
Tutti i film d’apertura e i rumors della Croisette per l’edizione 2014
di Luciana Caprara
odici minuti di applausi
tra commozione e lacrime
dopo la prima di Le Meraviglie di Alice Rorhwacher, unico film italiano
in concorso a Cannes, che racconta
la storia di una famiglia di apicoltori, sconvolta dall’arrivo in paese
di una trasmissione tv condotta da
Monica Bellucci. Standing ovation,
pubblico in piedi ad applaudire
sorprendendo la stessa regista incredula che ha sfilato sulla Croisette
come da suo stile, defilato mai
ostentato.
Applausi anche per il western The
Homesman di Tommy Lee Jones,
mentre non buono l’ingresso di
Welcome to New York, film inchiesta
del regista Abel Ferrara che racconta le vicende che hanno portato
all’arresto di Dominique StraussKhan, l’ex direttore del Fmi, accusato nel 2011 di tentata violenza ai
danni di una cameriera. Tra le critiche al film non viene neppure risparmiata la minaccia di una querela da parte dell’avvocato di
Strauss-Kahn, che ha annunciato
di volerla presentare a seguito
della visione della prima.
Insomma, in questa edizione 2014,
dal Mali alla Turchia, i film presentati a Cannes sono considerati
opere di denuncia. Sembra quasi
che il cinema non perdoni, specie
quello delle “grandi firme” in concorso. Corruzione, degrado, omologazione, avidità, fine dei valori
culturali, sociali civili e religiosi
soffocati dai soprusi integralisti
creano un vero e proprio allarme-decadenza verso i primi titoli
concorrenti che sembrano particolarmente attenti a cavalcare questa onda di denuncia, diversamente
espressa.
Poi, sembra addirittura che a incoraggiare tale percezione sia il
mauritano Abderrahmane Sissako
che con Timbuktu mette in evidenza gli orrori del totalitarismo
islamico in Mali, carnefice di una
popolazione che lotta per l’emancipazione. Proiettato come primo
film in concorso, è stato poi soggetto di una tristissima eco dal
Sudan con la notizia della condanna a morte della giovane cristiana Meriam. In questo sofisticato
e commovente film corale la denuncia è esplosiva: non esiste tolleranza per chiunque infranga le
regole coraniche, con l’aggravante
che a raggirarla siano proprio loro,
gli agenti della “polizia islamica”.
E ancora, sulla Croisette fa parlare
molto di sé anche il giovane Damian Szifron, che presenta le contraddizioni del suo Paese nel film
intitolato Relatos Salvajes, che narra
attraverso una serie di episodi lo
stato di profondo degrado in cui
versa l’Argentina. Thierry Fremaux
l’ha voluto in concorso, una scelta
forse troppo audace per un film
che spari a zero sul crescente imbarbarimento contemporaneo. E
nel caso di Relatos Salvajes (non
casualmente prodotto da Pedro
Almodovar) l’obiettivo è ampliamente raggiunto: cinque episodi
che non risparmiano nessuno, dai
ricchi agli indigenti, dai giovani ai
D
Monica Bellucci e Alice Rorhwacher; sotto, la Palma d’Oro e la presentazione di Timbuktu (al centro, Abderrahmane Sissako)
sce sempre col rappresentare.
Ma è The Captive del regista Atom
Egoyan la delusione più cocente
del Festival, dal ritmo lentissimo,
il film riesce ad essere sorprendentemente fiacco, basico nell’accezione deteriore del termine.
Mentre Winter Sleep è il film che
un incute un certo timore reverenziale, un po’ per la durata (3 ore e
16 minuti), un po’ alla luce di un
regista non esattamente conciliante. Qui Ceylan appronta uno studio
comportamentale incentrato essenzialmente su una lunga serie
di conversazioni: in Winter Sleep
si parla tanto, per alcuni troppo a
causa di protagonisti che iniziano
a vomitarsi cattiverie vicendevolmente creando un clima effettivamente pesante.
Su Amour Fou i pareri non sono
esattamente allineati. C’è chi lo
ha trovato delizioso, e chi pieno
nel merito del discorso.
Due righe su Party Girl, che è girato
a sei mani da Marie Amachoukeli,
Claire Burger e Samuel Theis. Si
tratta della storia di una donna
che a circa 60 anni adora ancora
vivere la vita notturna in un cabaret.
Il personaggio è interpretato dalla
stessa donna a cui è ispirato, madre
fra l’altro di Theis.
La prima parte sembra noiosissima,
mentre nella seconda certe tematiche vengono discretamente descritte tanto da lasciare un barlume
di emozione verso il finale.
Ci sono film che sembrano destinati
a diventare dei guilty pleasure.
Come dovrebbe essere ad esempio
per Grace di Monaco, che ha aperto
il Festival di Cannes 2014 tra qualche sonoro fischio e qualche timido
applauso per un film sbagliato, girato male. Pessima idea quella di
presentarlo in apertura.
Ma nei prossimi giorni ci attenderà
la notizia su chi si aggiudicherà la
Palma d’Oro, e molti rumors già
ad oggi parlano di una Rorhwacher
che potrebbe meravigliarci con le
sue Meraviglie.
FOCUS
“Tellurica”: dieci cortometraggi
per ricordare il terremoto in Emilia
vecchi, tutti ridotti allo stadio di
belve reciprocamente feroci.
E ancora, chi se lo immaginava
che Maps to the Stars avrebbe diviso la stampa della Croisette? Da
almeno tre film il regista canadese
non è più caro a tanti giornalisti e
la spiegazione è semplice: dopo
aver raggiunto un livello di perfezione assoluta con il dittico A History
of Violence - La Promessa dell’Assassino, il regista ha cambiato troppo il suo stile narrativo con A Dangerous Method, Cosmopolis e ora
con Maps to the Stars.
The Disappearance of Eleanor Rigby
invece si presenta come un film
studiato per Jessica Chastain, che
tra l’altro ne è anche la produttrice
oltre che la protagonista. Lei è Eleanor, donna fragile ma forte, ruolo
che le si addice e che di solito fini-
ue appuntamenti di
rilievo in Emilia Romagna con la proiezione “Tellurica” per ricordare attraverso dieci
cortometraggi firmati da
dieci autori emiliani, le
date del 20 e 29 maggio
2012, giorni in cui le popolazioni del posto furono
sconvolte dal terremoto.
Tellurica è un film collettivo
che racconta quell’evento
drammatico da più punti
di vista: Ogni corto è stato
interamente autoprodotto.
Tellurica fa parte del progetto Sisma Emilia – che
ha il patrocinio della Provincia di Modena, del comune di Modena, della
D
Regione Emilia Romagna,
dell’Unione dei Comuni
Modenesi Area Nord e
dei Comuni di Carpi e
Novi di Modena .
La seconda segnalazione
riguarda invece il trentesimo compleanno del Ci-
nema Rosebud di Reggio
Emilia, Sala d’essai gestita
dall’Ufficio Cinema del Comune. La struttura in questi
anni ha ospitato registi del
calibro di Mario Monicelli
(padrino della riapertura
dopo la ristrutturazione
avvenuta nel 2005), Ettore
Scola, Peter Weir, Emir Kusturica, Giuseppe De Santis, Amos Gitai, Abbas Kiarostami, Carlo Mazzacurati,
Lucio Fulci e molti ancora.
Nel trentesimo anno di età
il Rosebud è stato digitalizzato grazie a un cospicuo investimento che ha
comportato l’ottenimento
di contributi regionali ed
europei.
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