DIO E LA PENA DI
MORTE
Manalli s.p.a.
ANDREA MANETTA
DAVIDE CAVALLI
Nessuno tocchi Caino
Dio ha tollerato la pena di morte solo
nel Vecchio Testamento
La novità del Messia
La Passione
Il Medioevo
L’ambivalenza del Cattolicesimo
Nessuno tocchi Caino
Gn 14,15: "Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere
lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi
potrà uccidere». Ma il Signore gli disse: «Però chiunque ucciderà Caino subirà la
vendetta sette volte!». Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo
colpisse chiunque l'avesse incontrato.“ Si, Caino aveva inaugurato il primo
omicidio della storia. La figura di Caino è certamente emblematica. La portata
spirituale e teologica della sua storia vanno molto aldilà della semplice verità
storiografica. Caino non è storicamente vissuto, ma è certamente esistito. Egli
rappresenta gli inizi della società umana, quando presa coscienza della
distinzione razziale, l'uomo si è riconosciuto diverso dal resto del creato. La
storia di Caino ci dice che fin dagli inizi, dopo un periodo di pace "paradisiaca",
l'uomo è stato un ribelle alla vita. Perché Dio non ha sterminato Caino ? Perché
ha permesso che Caino sopravvivesse ? Non avrebbe potuto fermare questa
catena di male fin dall'inizio ? Anzi, non solo risparmia Caino, ma pone in lui un
segno perché "non lo colpisse chiunque l'avesse incontrato". Dio quindi non
ammette in alcun modo la vendetta dell'uomo, la legge del taglione. Nessuno
tocchi Caino. Non perché Caino se lo meriti. Ma nessuno tocchi Caino.
Dio tollerò ma solo a metà
In Mt 19,8 Gesù parla alla folla: "Gli obiettarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto
di ripudio e mandarla via?». Rispose loro Gesù: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha
permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così.".
Gesù non è venuto per annullare il Vecchio Testamento (Mt 5,17) ma per dare compimento. Che
cosa significa "dare compimento" ?
Significa 2 cose:
1. Gesù, come Messia, realizza tutte le profezie annunciate nel V.T.
2. Gesù, come Maestro, ci spiega il vero senso delle scritture del V.T. ristabilendo un giusto
equilibrio nell'interpretazione di certe affermazioni.
In Mt 19,8 Gesù parla del ripudio, ammesso da Mosè sotto determinate condizioni "per la
durezza" del cuore degli Israeliti. Forse gli istraeliti avevano il cuore duro solo verso le loro
mogli? E' possibile affermare con certezza che solo questo precetto fosse dato per la durezza
del loro cuore?
La Bibbia è stata scritta da uomini sotto l'ispirazione dello Spirito Santo. Nelle Scritture si
amalgamano, quindi, pensieri superiori con pensieri frutto della cultura dello scrittore, del
luogo di provenienza e dell'epoca.
Riteniamo che anche nei casi in cui la Bibbia ammette la pena di morte vi sia più parte
dell'uomo che non di Dio, il quale ha permesso, in certi casi, la pena di morte, affinché fosse
chiaro agli ebrei, e a tutto il mondo, che determinati crimini erano talmente gravi da richiedere
la morte stessa del loro autore.
Durante l'Antico Testamento Dio ha agito in modo pedagogico: non ha rivelato la verità tutta
insieme, ma ha fatto crescere il suo popolo poco a poco, fino ad arrivare a Gesù. Così Dio
appare molto duro in alcuni precetti, mentre è molto "largo" in altre situazioni (ad esempio non
condanna Giacobbe che aveva più mogli, e neanche Abramo, il padre dei giusti, che ha lasciato
sua moglie tra le braccia del re Abimèlech, facendola passare per sua sorella - Gen 20).
Ma in Gesù la morale è definitiva. E la pena di morte non è più ammessa.
La novità del Messia
Gv 8 "Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui
ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel
mezzo, gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato
di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma
Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi
di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò,
se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo.
Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore».E
Gesù le disse: «Neanche io ti condanno; và e d'ora in poi non peccare più».“ Gesù non condivide il comportamento della
donna; infatti le dice "non peccare più". Per i canoni dell'epoca il comportamento della donna era meritevole di morte. Gesù
stronca in pieno le intenzioni di quegli uomini, pronti a lapidare la donna. Non dice loro di perdonare, perché in fondo non
aveva fatto cose gravi. Non dice loro che devono essere buoni e che quindi devono perdonare quella donna. Dice loro che
sono ipocriti e malvagi. Ipocriti in primo luogo, perché se la donna era stata sorpresa in flagrante adulterio, dov'era l'uomo
che stava con lei? Forse solo la donna meritava la morte? E l'uomo? Ancora discriminazione. Malvagi, perché non
provavano alcun segno di terrore nel compiere un atto barbaro come quello della lapidazione. Malvagi perché questo
sembrava farli star bene, mettere in risalto il loro alto senso della giustizia, la loro giustizia. Abbassando quella donna loro
si innalzavano. Certo , Gesù con la frase : "Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra" non voleva appiattire la
differenza tra i reati. Indubbiamente esistono reati più gravi e reati che lo sono meno. Ma ogni peccato, è una ferita contro
se stessi e contro l'umanità, una ferita che se non viene curata può dare origine a qualcosa di più grave. Nessuno di noi è
esente da colpa, quindi nessuno di noi può giudicare e condannare. Inoltre esistono persone che hanno ricevuto di più
dalla vita e persone che hanno ricevuto meno (vedi la parabola dei talenti) quindi anche un peccato lieve può essere grave
per chi ha ricevuto molto e un peccato grave esserlo meno per chi ha ricevuto poco. Allora, si dirà, se non possiamo
giudicare, dobbiamo abolire i tribunali ? Assolutamente no. L'istituzione del tribunale è di per sé cosa buona. Gesù non
abolisce la Legge. Non ha mai affermato che possiamo fare a meno della legge, di qualunque legge si tratti. Perché la legge
regola e disciplina i rapporti umani, dipana le dispute, agisce come deterrente. Ma la legge umana non è sempre così vicina
alla legge di Dio, è spesso imperfetta, è spesso maschilista e razzista (come nel caso riportato sopra). Ancora peggiore,
spesso, ne è l'applicazione. Gesù non afferma che quella donna (e l'uomo con il quale ha peccato) non fossero colpevoli.
Gesù condanna qui, apertamente la pena di morte. Dobbiamo ricordarci infatti che nella mentalità dell'epoca l'atto
compiuto dai due era gravissimo e quindi meritevole di morte. Ora ogni epoca e ogni cultura ha la sua scala di valori.
Affermare il principio della legalità della pena di morte significa lasciare in balia della cultura e della scala di valori del
governo vigente la possibilità di uccidere uomini e donne su basi molto discutibili (è ciò che sta accadendo nei paesi
asiatici quali Cina e Giappone). CONTINUA >
La novità del Messia 2
Mc 10,46-52: "E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e
a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare.
Costui, al sentire che c'era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di
Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli
gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Allora Gesù si fermò e disse:
«Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». Egli,
gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che
vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia la vista!». E Gesù gli
disse: «Và, la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo
per la strada.“ Quando Gesù guarisce un essere umano, non chiede il certificato di
buona condotta. Il cristianesimo è fondato su una giustificazione che non dipende
dalle buone opere dell'uomo, ma sulla misericordia e sulla gratuità di Dio. La
salvezza è sempre un dono, mai un merito. Un dono che si accetta per fede. E' la
salvezza stessa, poi, che produce l'uomo nuovo, capace di amare e liberare. Gesù
agisce secondo una logica che non ci appartiene. Noi siamo nella logica della
retribuzione. Siamo nella logica della legge del taglione. Ma il contrario di questa
logica non è l'impunità. Il contrario non è il semplice "perdono".L'abolizione della
logica del taglione ci obbliga a riformulare la nostra società perché ci sia una
maggiore equità negli strati sociali, una società delle opportunità fondata su 3
principi: libertà, solidarietà, sussidiarietà. La morte di ciascun condannato, non è
vittoria della giustizia, ma sconfitta della società.
Il Sinedrio secondo Giovanni
12Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo
legarono 13e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo
sacerdote in quell'anno. 14Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: "È meglio
che un uomo solo muoia per il popolo".15Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme con
un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò
con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; 16Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta.
Allora quell'altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece
entrare anche Pietro. 17E la giovane portinaia disse a Pietro: "Forse anche tu sei dei
discepoli di quest'uomo?". Egli rispose: "Non lo sono". 18Intanto i servi e le guardie
avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con
loro e si scaldava.19Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e
alla sua dottrina. 20Gesù gli rispose: "Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre
insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto
nulla di nascosto. 21Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto
loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto". 22Aveva appena detto questo, che una delle
guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: "Così rispondi al sommo sacerdote?".
23Gli rispose Gesù: "Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene,
perché mi percuoti?". 24Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote.25Intanto
Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: "Non sei anche tu dei suoi discepoli?". Egli lo
negò e disse: "Non lo sono". 26Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a
cui Pietro aveva tagliato l'orecchio, disse: "Non ti ho forse visto con lui nel giardino?".
27Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.
Pilato e Caifa secondo
Giovanni
28Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l'alba ed essi non vollero entrare
nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. 29Uscì dunque Pilato verso di
loro e domandò: "Che accusa portate contro quest'uomo?". 30Gli risposero: "Se non fosse un
malfattore, non te l'avremmo consegnato". 31Allora Pilato disse loro: "Prendetelo voi e
giudicatelo secondo la vostra legge!". Gli risposero i Giudei: "A noi non è consentito mettere a
morte nessuno". 32Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale
morte doveva morire.33Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: "Tu sei
il re dei Giudei?". 34Gesù rispose: "Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio
conto?". 35Pilato rispose: "Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno
consegnato a me; che cosa hai fatto?". 36Rispose Gesù: "Il mio regno non è di questo mondo;
se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi
consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù". 37Allora Pilato gli disse: "Dunque tu
sei re?". Rispose Gesù: "Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono
venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia
voce". 38Gli dice Pilato: "Che cos'è la verità?". E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e
disse loro: "Io non trovo in lui nessuna colpa. 39Vi è tra voi l'usanza che io vi liberi uno per la
Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?". 40Allora essi gridarono di nuovo: "Non
costui, ma Barabba!".Barabba era un brigante.
La Via Crucis secondo
Giovanni
17Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico
Gòlgota, 18dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo. 19Pilato
compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: "Gesù il Nazareno, il re dei Giudei". 20Molti
Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in
ebraico, in latino e in greco. 21I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: "Non scrivere: il re dei
Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei". 22Rispose Pilato: "Ciò che ho scritto, ho scritto".23I
soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun
soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. 24Perciò
dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise
tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte.E i soldati fecero proprio così. 25Stavano presso la
croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. 26Gesù allora, vedendo la
madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco il tuo figlio!". 27Poi disse al
discepolo: "Ecco la tua madre!". E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.28Dopo questo, Gesù,
sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: "Ho sete". 29Vi era lì un
vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla
bocca. 30E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: "Tutto è compiuto!". E, chinato il capo, spirò.31Era il giorno
della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno
solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. 32Vennero
dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. 33Venuti
però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, 34ma uno dei soldati gli colpì il fianco
con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.35Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera
e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. 36Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura:
Non gli sarà spezzato alcun osso. 37E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui
che hanno trafitto.38Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatéa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per
timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse.Allora egli andò e prese il
corpo di Gesù. 39Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una
mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. 40Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende
insieme con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei. 41Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi
era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo,nel quale nessuno era stato ancora deposto.42Là dunque
deposero Gesù,a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.
•Allora Pilato lo
consegnò ai soldati
perché fosse
crocifisso. (Gv
19,16; Mc 15,15)
La crocefissione
Avendo già subìto
una pesante
flagellazione, Gesù
cadde più volte
lungo il percorso e
non riuscì a portare
il patibulum sino alla
cima del Golgota;
per questo i soldati
obbligarono Simone
di Cirene ad aiutarlo.
La crocifissione
eraconsiderato il più
crudele dei supplizi.Di
regola, i crocifissi morivano
asfissiati.
Gesù fu
inchiodato ai
polsi stando
sdraiato per
terra e poi fu
issato sullo
stipes. Il piede
sinistro venne
inchiodato
sovrapposto al
destro,
direttamente
contro la croce,
senza alcun
appoggio.
Il colpo di lancia al costato fu dato
poche ore dopo la morte, per
constatare l'avvenuto decesso e
permettere quindi la sepoltura del
cadavere.
Il Medioevo
Gen 1,26 : E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra
somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul
bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla
terra».Secondo Pio XII certe criminose azioni possono portare alla perdita
del diritto alla vita.Concordi con Pio XII nella condanna di tali atti e di coloro
che le compiono non possiamo però contraddire la Bibbia secondo la quale
"l'uomo è stato fatto a immagine di Dio". Certo, si dirà, certi delinquenti
dimostrano tutto fuorché di essere immagine di un Dio-Amore. Dimostrano
anche di aver perso ogni senso di coscienza.Nonostante ciò crediamo che
in ogni uomo permanga una luce, seppure impercettibile, non tanto di
bontà, quanto di quella immagine che Dio ha impresso nell'anima di
ciascuno di noi. E' una realtà spirituale, non morale. L'anima umana non
può essere toccata dall'uomo, perché non è in suo potere. L'uomo può
comportarsi da animale, ma non diventerà mai, fisicamente, un animale.
Forse, proprio per questo è maggiormente condannabile.Tuttavia il diritto
alla vita non deriva dalle nostre azioni ma solo dal fatto di essere stati voluti
da Dio. E' la sua immagine impressa nella nostra anima il marchio che ci
legittima alla vita.Relativizzare la sacralità della vita potrebbe essere molto
pericoloso.
Dal Medioevo ai giorni nostri
La Chiesa ha compiuto la maggior parte dei suoi passi nella giustificazione della
pena di morte durante il Medio Evo, anche se per fedeltà a se stessa continua ad
ammetterla tutt'oggi. Tuttavia nelle parole di Giovanni Paolo II si trovano segni di
speranza che la Chiesa possa, anche ufficialmente, rivedere le sue posizioni in
materia.Diciamo ufficialmente perché nei fatti la Chiesa promuove la grazia per i
condannati a morte. I vescovi del Messico hanno redatto ultimamente, un
documento con il quale intendono opporsi fermamente a questa barbarie :"Since the
reinstatement of the death penalty in the United States in 1976, the Catholic Bishops
of the United States have repeatedly condemned its use as a violation of the sanctity
of human life. Capital punishment, along with abortion and euthanasia, is
inconsistent with the belief of millions of Texans that all life is sacred."STATEMENT
BY CATHOLIC BISHOPS OF TEXAS ON CAPITAL PUNISHMENT (October 20, 1997) In
tempi passati la maggior giustificazione alla pena di morte derivava dall'insicurezza
delle carceri. C'era quindi la possibilità, concreta, che un criminale tornasse in breve
in libertà, costituendo un pericolo per l'incolumità della società.
Oggi però abbiamo sufficiente tecnologia per combattere le evasioni e sufficienti
mezzi per impedire che la sola corruzione possa consentire ad un condannato di
tornare in libertà e nuocere nuovamente alla società.
Dipende solo dallo stato promulgare leggi dure e farle rispettare. Dipende dallo stato
costruire carceri sicure.Oggi la pena di morte non è più assolutamente ammissibile!
L’ambivalenza del Cattolicesimo
Come pastore fedele alla mia chiesa, mi trovo a combattere con evidenti incoerenze nella sua posizione sulla questione. La
nostra storia è motivo di turbamento. Prima di Costantino vi sono abbondanti prove di pacifismo, ma l'elezione di Damaso I
(366) segnò un svolta profonda sulla questione dell'uccisione. Costui assunse una banda che uccise 137 seguaci del rivale
Ursino. Nel 385/396 cristiani uccisero altri cristiani nel nome dell'ortodossia dottrinale (l'esecuzione di Priscilliano d'Avila) e
Leone I (440-461) approvò la cosa. Quando i crociati catturarono Gerusalemme, bruciarono la sinagoga con i giudei
imprigionati dentro. La crociata di papa Innocenzo III (119-1216) contro gli albigesi, capeggiata dal generale cistercense
Arnoldo Almarico, uccise fra i 7.000 e i 20.000 uomini, donne e bambini nella città di Béziers. Simone di Montfort continuò
la guerra e mantenne il papa perfettamente informato su tutti gli sviluppi. In una lettera al Montfort, il papa lodò e ringraziò
Dio "per ciò che ha misericordiosamente compiuto attraverso dite e questi altri il cui zelo per la fede ortodossa ha
infiammato a quest'opera contro i Suoi più perniciosi nemici". Dall'azione alla giustificazione non c'è che un passo, e in
una professione di fede imposta a presunti eretici troviamo la prima giustificazione ufficiale dell'uccisione: "Il potere
secolare può, senza peccato mortale, eseguire sentenze capitali, a condizione che punisca con giustizia, non per odio, con
prudenza, non con precipitazione" (1210). Gregorio IX scrisse (1227): "È dovere di ogni cattolico perseguire gli eretici", e a
tal fine istituì l'Inquisizione papale (1232). La tortura fu approvata da Innocenzo IV (1252) nella bolla Ad extirpanda. Gli
eretici potevano essere bruciati sul rogo, coloro che si pentivano dovevano essere incarcerati a vita. Scrivendo su questo
sfondo, Tommaso d'Aquino divenne una delle giustificazioni modello della pena di morte. Nella Summa Theologiae egli
scrive: "Sebbene uccidere un uomo che rispetta la propria dignità sia cosa essenzialmente peccaminosa, uccidere un
uomo che pecca può essere un bene, come uccidere una bestia: infatti un uomo cattivo, come insiste a dire il Filosofo, è
peggiore e più nocivo dì una bestia" (II-II, q. 64, a.. 2 [trad. it., La somma teologica, vol. 17, Edizioni Studio Domenicano,
Bologna 1984, 170]). "I chierici sono incaricati del ministero della nuova legge, in cui non vengono prescritte pene di morte
o di mutilazioni corporali" (II-II, q. 64, a. 4 [trad. it. cit., 174]). Per comprendere questo insegnamento, totalmente estraneo al
carattere di un uomo di così profonda spiritualità, si deve ricordare che egli aveva otto anni quando fu istituita
l'Inquisizione papale e ventisette quando fu approvata la tortura; pertanto gli sarebbe stato assolutamente impossibile,
come maestro e scrittore, mettere in questione la moralità della pena di morte. Citano a difesa dell'uso di quest'ultima
significa non cogliere fino a che punto la sua situazione storica ne limitasse la libertà. È interessante che neppure i
protestanti trovassero nulla di riprovevole nella pena di morte. L'inquisizione spagnola uccise circa 3.000 eretici, ma sotto
la legge inglese furono uccise circa 20.000 streghe. Il totale delle streghe uccise, da parte cattolica e protestante, è stato
valutato fra le 200.000 e le 500.000. La pena di morte è stata rimossa dagli statuti vaticani soltanto nel 1969. Ha fatto
scalpore la rivendicazione del "diritto e il dovere della legittima autorità pubblica di infliggere [...] la pena di morte" da parte
del Catechismo del 1992.Il cardinale Ratzinger dichiarò (1997) che in una successiva revisione la pena di morte sarebbe
stata esclusa "in ogni caso e senza eccezioni", ma ciò non è avvenuto.
La nuova edizione cita l'insegnamento tradizionale e afferma che "i casi di assoluta necessità di soppressione del reo sono
ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti".
L’ambivalenza del cattolicesimo
L'implicazione è che uccidere non è, da parte dello stato, sbagliato in sé. Il professor Rocchio ha
sostenuto che la posizione del Catechismo è "sofisticata, sottile e globale". E certamente lo è. Da una
parte, conviene con il Tribunale europeo per i diritti umani sul fatto che "la pena capitale non è più
coerente con i principi locali di giustizia", ma allo stesso tempo sottintende che la chiesa non ha mutato la
sua posizione sul diritto intrinseco dello stato di uccidere. Rocchio immagina certe società primitive il cui
solo mezzo per difendere se stesse consiste nell'uccidere il criminale. Ma questo argomento è
fondamentalmente viziato. Molte società primitive mutilano i criminali. Ciò impedisce all'assassino di
uccidere di nuovo, è una pratica barbara, ma la maggior parte delle persone converrebbe che è meno
grave dell'uccidere la persona interessata. Comunque, il Vaticano II ha condannato la mutilazione. Esiste il
problema aggiuntivo della tortura. Negli Stati Uniti, l'impiccagione, l'iniezione letale, l'elettro-esecuzione e
la camera a gas sono tutte legali. In un'opinione mordacemente dissenziente sulla questione della
crudeltà e della pena di morte, il primo giudice Brennan ha inserito una descrizione grafica dell'elettroesecuzione. Egli ha scritto, citando dai documenti: "La forza della corrente elettrica è così potente che i
bulbi oculari del recluso talvolta schizzano sulle guance; spesso defeca, orina e vomita sangue e bava [...]
talvolta prende fuoco". Nel 1990, quando la Florida ha ucciso Jesse Tapero, dalla sua testa sono sprizzate
fiamme.Racconti dell'odore della carne che brucia, di un uomo liberatosi nella camera a gas nel corso
dell'esecuzione, dimostrano tutti che la pena di morte non è soltanto tortura, ma la sua inevitabilità è, per
l'individuo che la attende, un incubo ricorrente, una tortura mentale e psicologica continua, un fatto
rilevato dal Tribunale europeo per i diritti umani.Il Vaticano II condanna come cose "vergognose" che
"guastano la civiltà umana [...] e ledono grandemente l'onore del Creatore" "tutto ciò che viola l'integrità
della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte al corpo e alla mente", ecc. Sicuramente
l'ultima espressione si riferisce alla tortura.Così il Vaticano ll condanna punizioni meno gravi
dell'uccisione che il Catechismo sostiene.Lo stesso Catechismo insegna inoltre che la masturbazione (n.
2352) e la fornicazione (n. 2353) sono gravemente peccaminosi, che ogni controllo artificiale della
riproduzione da parte di una coppia sposata è intrinsecamente cattivo (n. 2370), e tuttavia l'uccisione
deliberata di un criminale da parte dello stato non lo è. Fare questo confronto significa affrontare la
questione della coerenza e della credibilità nell'insegnamento della chiesa.
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DIO E LA PENA DI MORTE